Modalità di lettura

Opel Omega, 40 anni dopo

Nell'autunno del 1986 debuttava una delle Opel più significative di quel periodo. La Omega, presentata al Salone di Parigi dello stesso anno, raccoglieva l'eredità della Rekord e proponeva una nuova visione della berlina di fascia medio-alta. A quarant'anni dal debutto, per il rinnovamento stilistico e per le innovazioni tecniche la tre volumi tedesca rappresenta un passaggio cruciale per la Casa di Rüsselsheim.

Un progetto per il futuro

Con la Omega, la Opel archiviò le linee d'ispirazione americana che avevano caratterizzato le sue berline precedenti, scegliendo una carrozzeria dalle forme più morbide. Il frontale spiovente e le superfici laterali pulite contribuirono a ottenere un coefficiente di penetrazione aerodinamica compreso tra 0,28 e 0,30, a seconda delle versioni. Il suo sviluppo, che introduceva un avantreno e un assale posteriore di nuova concezione, richiese poi un investimento di circa due miliardi di marchi e portò alla realizzazione di una nuova linea produttiva a Rüsselsheim. Un modello destinato dunque a inaugurare una nuova fase industriale, con l'esteso impiego della progettazione assistita da computer e una maggiore attenzione per l'efficienza e la qualità costruttiva.

Una lunga carriera

Prodotta fino al 1994, la prima serie della Omega - con la seconda generazione commercializzata fino al 2003 - era disponibile in versione berlina e station wagon. La gamma motori comprendeva i quattro cilindri benzina da 1.8 e 2 litri e i diesel e turbodiesel da 2.3 litri, mentre al vertice dell'offerta si collocavano i sei cilindri in linea 3.0 a 12 e 24 valvole, capaci di erogare fino a 204 CV. Nel 1989 arrivò inoltre la versione sviluppata in collaborazione con la Lotus, una delle Opel più conosciute dagli appassionati.

Opel Omega 40 anni - 1Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 2Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 3Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 4Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 5Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 6Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 7Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 8Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 9Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 10Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 11Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 12Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 13Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 14Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 15Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 16Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 17Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 18Ruoteclassiche
Opel Omega 40 anni - 19Ruoteclassiche

  •  

Dalla produzione di serie alle missioni militari. Debutta Renault 4TROOP

In occasione di Eurosatory 2026, il principale salone europeo dedicato alla difesa terrestre, Renault Group e Thales hanno presentato 4TROOP, un prototipo di Veicolo Civile Multi-Ruolo (VCMR) sviluppato per rispondere alle nuove esigenze operative delle forze armate.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra il costruttore automobilistico francese e il gruppo specializzato in sistemi elettronici e comunicazioni sicure. L’obiettivo è integrare tecnologie militari avanzate su piattaforme derivate dalla produzione civile, con l’intento di ridurre tempi e costi di sviluppo, semplificare la logistica e sfruttare reti di assistenza già esistenti.

Basato su un veicolo della gamma Renault, 4TROOP incorpora sistemi di comunicazione sicura, connettività tattica e strumenti di supporto decisionale sviluppati da Thales. Il mezzo è progettato per elaborare grandi quantità di dati operativi, coordinare droni e robot terrestri e fungere da centro di comando mobile configurabile in funzione delle missioni.

Il prototipo esposto a Eurosatory è dotato di propulsione ibrida a trazione integrale. Secondo i due partner, questa configurazione consente di combinare autonomia operativa e capacità di movimento a bassa rumorosità. Il sistema Vehicle-to-Load (V2L) permette inoltre di alimentare apparecchiature elettriche direttamente sul campo, aumentando l’autonomia energetica delle unità impiegate.

Tra gli impieghi previsti figurano attività di ricognizione, coordinamento delle operazioni, supporto logistico, controllo di aree sensibili, scorta e gestione di sistemi autonomi. Le tecnologie installate derivano in parte dall’ecosistema SCORPION, il programma di digitalizzazione delle forze armate terrestri francesi, e comprendono piattaforme per la gestione delle comunicazioni, il coordinamento multi-sensore e la protezione cyber delle operazioni.

Renault ha sottolineato come il concetto possa essere adattato a diverse tipologie di veicoli del gruppo, dai suv ai veicoli commerciali leggeri. Secondo le aziende coinvolte, l’approccio consentirebbe alle forze armate di acquisire rapidamente nuove capacità operative mantenendo la compatibilità con i sistemi di comando e controllo già in uso.

L'articolo Dalla produzione di serie alle missioni militari. Debutta Renault 4TROOP proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Maserati MCPURA Cielo Tributo, omaggio alla Tipo 26

La 1000 Miglia 2026 che attraversa Modena e una Maserati unica consegnata proprio in quel momento: non poteva esserci cornice più simbolica per la MCPURA Cielo Tributo 1926, creazione speciale del programma Fuoriserie realizzata per celebrare il centenario del Tridente. Un omaggio che riporta idealmente al 25 aprile 1926, quando Alfieri Maserati prese il via alla Targa Florio con la Tipo 26, prima vettura del marchio a sfoggiare il celebre emblema.

Ponte tra due epoche

La one-off modenese trae ispirazione proprio dalla Tipo 26, modello che segnò l'inizio della storia sportiva della Casa. La consegna è avvenuta nello showroom Maserati di Modena mentre la Freccia Rossa attraversava la città, rafforzando il legame tra il marchio e una competizione che vide la prima partecipazione di una Maserati nel 1931 con la Tipo 26 C, vincitrice della propria classe.

Ispirata alle corse Anni Venti

La carrozzeria è rifinita nella tinta Grigio Lamiera Matte, accompagnata da una livrea che combina Rosso Capannelle, Blu Infinito e Bianco Pastello. Sul cofano compare il badge originale della Tipo 26, mentre il Tridente storico trova spazio sul frontale e sul montante B. Non mancano ulteriori richiami al passato: sulle porte figurano le firme di Alfieri Maserati e del meccanico Guerino Bertocchi, protagonisti della Targa Florio del 1926.

Personalizzazione interna

La personalizzazione prosegue nell'abitacolo, dove il Tridente è ricamato sui poggiatesta e si affianca a una dotazione che comprende, tra l'altro, il pacchetto Carbonio, il sistema audio Sonus Faber High Premium e numerosi dispositivi di assistenza alla guida. La MCPURA Cielo Tributo 1926 rappresenta così una delle iniziative dell'Anno del Tridente, il programma con cui Maserati celebra i cento anni del simbolo ideato da Mario Maserati e ispirato alla Fontana del Nettuno di Bologna.

Maserati MCPURA Cielo Tributo 1926 - 1Ruoteclassiche
Maserati MCPURA Cielo Tributo 1926 - 2Ruoteclassiche
Maserati MCPURA Cielo Tributo 1926 - 3Ruoteclassiche
Maserati MCPURA Cielo Tributo 1926 - 4Ruoteclassiche
Maserati MCPURA Cielo Tributo 1926 - 5Ruoteclassiche
Maserati MCPURA Cielo Tributo 1926 - 6Ruoteclassiche
Maserati MCPURA Cielo Tributo 1926 - 7Ruoteclassiche
Maserati MCPURA Cielo Tributo 1926 - 8Ruoteclassiche
Maserati MCPURA Cielo Tributo 1926 - 9Ruoteclassiche
Maserati MCPURA Cielo Tributo 1926 - 10Ruoteclassiche
Maserati MCPURA Cielo Tributo 1926 - 11Ruoteclassiche
Maserati MCPURA Cielo Tributo 1926 - 12Ruoteclassiche

Input ingredient 0
  •  

Citroën Visa, le serie speciali

La Citroën Visa, introdotta sul mercato nel 1978, è una vettura controversa, quasi dimenticata o perlomeno trascurata, dalla gestazione travagliata ma dalle molte qualità e un design al quale il tempo sta rendendo giustizia. Intendiamoci, non è di certo un capolavoro - e del resto in casa Citroën ci sono delle icone inarrivabili - ma, soprattutto in alcuni allestimenti, ha dato prova di essere più di un’umile utilitaria senza pretese, sfoggiando interni di lusso oppure assumendo look aggressivi confortati da prestazioni che l’hanno portata anche nei rally.

La prima di tutte

La versione "Carte Noire" è stata la prima edizione limitata (2.500 esemplari) basata sulla Visa, presentata nel settembre 1978 e basata sull’allestimento Super, il top di gamma. Gli elementi distintivi, oltre al colore nero con profili dorati lungo le fiancate e sui montanti posteriori, erano i paraurti anch’essi neri, rispetto al normale grigio, i cerchi dorati con coprimozzi cromati e il logo "Carte Noire" posizionato sul portellone posteriore. Di gran lusso gli interni, con i sedili di similpelle di colore beige (un materiale Citroën chiamato Boxline) dotati di poggiatesta, un’autoradio Blaupunkt, cruscotto di plastica anziché di tessuto e la decalcomania “Carte Noire” sul posacenere. Il motore era unicamente il quattro cilindri di 1.1 litri e 57 CV. 

Cambia il colore della riga

Commercializzata tra il 1980 e il 1981 è invece la versione “Noire filet rouge” che, come suggerisce il nome, si caratterizza per una scelta cromatica che riprende quella della “Carte Noire” ma con i profili rossi. Anche l’allestimento è il medesimo, quindi ritroviamo gli interni di similpelle “Boxline” ma i sedili anteriori qui sono privi dei poggiatesta e la dotazione di serie è meno ricca, anche perché non viene prodotta in serie limitata ma resa disponibile come opzione su tutta la gamma di serie. Per questo motivo poteva essere abbinata anche alle altre motorizzazioni presenti a listino.

Voglia di mare

Sempre nel 1980 viene presentata quella che, per correttezza filologica, è l’effettiva seconda serie speciale della Visa. Si chiama “Sextant”, s’ispira ad atmosfere marinare e presenta una livrea molto complessa da realizzare tra mascherature e adesivi: su una base color bianco Meije venivano infatti aggiunte le parti in Blu Azurite, mentre i cerchi erano bianchi con coprimozzi cromati e sui parafanghi anteriori era riportato il logo “Sextant”. Anche i paraurti erano colorati, di blu, mentre non erano presenti le modanature laterali e gli interni riprendevano le stesse tonalità della livrea, con sedili in tessuto Blu Cenere. Come sulla “Carte Noire”, il cruscotto era di plastica, c’era la predisposizione per l’autoradio e il tergicristallo posteriore e, essendo basata sull’allestimento “Super”, montava il motore 1.1 litri da 57 CV. Ne furono realizzati 2.000 esemplari, principalmente per il mercato francese.

Super con la X

Oggi è una delle versioni più rare benché sia stata prodotta in 3.500 esemplari tra l’estate del 1980 e il 1981, facendo da ponte al restyling del frontale della Visa che, in qualche modo, viene qui anticipato. Sei i colori disponibili: Beige Colorado, Blu Regatta metallizzato, Rame Tammela metallizzato, Nero Argento, Rosso Geranio e Verde Iroise metallizzato. Solo per alcuni di essi erano previsti paraurti anteriori e posteriori in tinta carrozzeria, mentre tutte le “Super X” avevano uno spoiler anteriore, una decorazione adesiva nera sul pannello laterale posteriore e lo specchietto retrovisore esterno destro. Molto caratteristici gli interni di tessuto a righe, abbinati al colore esterno: arancione/marrone, blu/nero o due toni di verde. La dotazione prevedeva poggiatesta anteriori, contagiri e orologio digitale, posacenere anteriori e posteriori, mentre tra gli optional figuravano gli interni di similpelle, i cerchi in lega e il tetto apribile. Come la Visa “Super E” sulla quale era basata, presentava inoltre retronebbia e luci di retromarcia e ripiano posteriore rimovibile, oltre al motore - il solito 1.1 litri - potenziato da 57 a 64 CV.

Sportiva internazionale

La “Chrono” è la prima serie speciale sportiva, prodotta nel 1982 per il mercato francese (2.160 esemplari) e, dall’anno successivo, in altri 1.650 unità destinate ad altri Paesi europei, tra cui l’Italia, dove ne arrivarono 400. Impossibile confonderla, a partire dalla livrea che, a seconda dei mercati, riprendeva i colori nazionali: la base era il Bianco Meije e in Francia le strisce erano blu e rosse, mentre in Italia ovviamente verdi e rosse, con l’aggiunta di adesivi "Total" sui parafanghi anteriori, coperture protettive per i fendinebbia e indicatori di direzione laterali (in Francia non erano obbligatori). Il look da rally era ulteriormente accentuato da passaruota in tinta, rivettati alla carrozzeria, spoiler e cornici anteriori rosse, fendinebbia e cerchi in lega “Amil” da 13" bianchi con bordo di alluminio lucidato. Spettacolare, considerata la tipologia della vettura, il cruscotto, esclusivo del modello: un tripudio di indicatori e strumenti circolari che davano una decisa impronta racing a tutto l’abitacolo, con rivestimenti di plastica blu per il cruscotto, abolizione del tipico barilotto “a satellite” per indicatori di direzione e tergicristalli, volante sportivo a tre razze e sedili da corsa con rivestimento in jersey. Il motore era un quattro cilindri di 1.3 litri da ben 93 CV grazie a pistoni rinforzati, albero a camme e testata specifici, mentre per gli esemplari da esportazione lo stesso motore si fermava a 80 CV. Con soli 850 Kg e i due carburatori doppio corpo Solex, toccava i 173 km/h.

Quella da rally

A ispirare la “Chrono” però era stata la versione “Trophée”. Poco dopo il lancio della Visa II, era stato creato il "Visa Trophy", evolutosi in "International Visa Trophy", disputato con una versione Gruppo 5 della Visa Super X. Dopo aver valutato vari prototipi a motore centrale per il Gruppo B, la Citroën decise di puntare su una Visa “normale” che, per poter partecipare alle gare, doveva però essere prodotta in 200 esemplari stradali. Nascono così le Visa “Trophée", basate sulla Visa Gruppo 5 ma equipaggiate con un motore di cilindrata inferiore, il quattro cilindri in linea da 1.2 litri della “Super X (rispetto al 1.3 litri della Visa Gruppo 5), portato a 100 CV, abbinati a una cura dimagrante a base di vetroresina per cofano, paraurti, portiere e portellone posteriore e plexiglas per tutti i finestrini, a eccezione del parabrezza. Di conseguenza, la vettura pesava 695 kg e poteva toccare i 180 km/h mentre il tocco estetico finale erano i passaruota allargati, i cerchi in lega e le decalcomanie laterali rosse e blu, entrambi poi ripresi dalla Chrono.

L’elegante

Rimaniamo nel 1982 per un’altra serie in edizione limitata (1.000 o 1.800 esemplari, le fonti sono discordi) che si caratterizza per dettagli eleganti. Basata sull’allestimento “Luxury” della Visa II Super E, si caratterizzava per un colore esclusivo, il Rosso Delage e una striscia laterale bianca che correva dalla griglia al paraurti posteriore, mentre il logo "West End" era posizionato sui parafanghi anteriori e sul portellone posteriore. I paraurti e le modanature laterali erano di colore nero e, inoltre, era presente il tetto apribile e i cerchi in lega da 13” modello “Visa”. Molti particolari gli interni, con i sedili rivestiti della ben nota similpelle Boxline abbinata a tappezzeria bordeaux e cruscotto rivestito in Tep, un materiale plastico morbido. Il motore era il consueto 1.1 litri da 57 CV.

La bandiera

Si chiama “Drapeau” (bandiera) ed è, alla fine dei conti, un semplice allestimento, destinato al mercato inglese, basato su adesivi rossi e blu che, perfidamente, possono evocare sia il tricolore francese che l’Union Jack. Assomiglia molto alla “Chrono”, ma i cerchi in lega sono quelli della “West End” e la griglia anteriore ha le lamelle argentate, mentre gli interni erano quelli di tessuto standard presenti nella gamma con i sedili anteriori dotati di poggiatesta. Una caratteristica curiosa della “Drapeau” è che veniva offerta su tutte le motorizzazioni disponibili, dalla Special con il bicilindrico da 0.6 litri , alla Super E da 1.1 litri fino alla Super X da 1.2 litri.

La preziosa

Sempre dedicata al mercato inglese e sempre commercializzata nel 1982 è la “Platinum”. Era disponibile in un unico colore, il Grigio Perla Metallizzato, con gli stessi cerchi in lega della “West End” e della “Drapeau”, mentre le modanature laterali e i paraurti erano neri. Il logo era posizionato sopra al parafango posteriore, all’interno della decorazione adesiva blu che partiva dal frontale e correva lungo le fiancate a comporre un motivo a righe parallele. In comune con le altre versioni speciali per il mercato britannico c’erano la mascherina con lamelle argentate e i cerchi in lega “Visa”, mentre per gli interni vale lo stesso discorso della “Drapeau”, anche se limitati alle opzioni disponibili per la Super E da 1.1 litri su cui era basata.

La più chic

Ha un nome simile, “Platine”, ma è riservata al mercato francese e viene lanciata nel 1983. Si caratterizzava per il colore esclusivo Grigio Nettuno metallizzato decorato con una tripla striscia adesiva in due toni di grigio e rosso, mentre il logo era posizionato sia all’altezza dei parafanghi anteriori che sulla parte destra del cofano, vicino alla mascherina a lamelle cromate. Paraurti e modanature laterali erano neri e i cerchi in lega da 13" erano come quelli della Visa GT. Per quanto riguarda l’abitacolo, c’erano rivestimenti di tessuto jersey grigio oppure tartan grigio-rosso, poggiatesta e pannelli porta in tinta, predisposizione per autoradio e antenna sul tetto. Il motore invece era il tranquillo 1.1 litri da 57 CV.

La più esclusiva

Prodotta per tre anni, dal 1985 al 1987, questa edizione limitata completa la trilogia "Leader", in quanto era già stata presentata sulla BX e sulla CX e totalizza quasi 12 mila esemplari. Basata sulla Visa 11 RE, lee sue caratteristiche distintive erano il colore esclusivo, Grigio Perla metallizzato, con finiture laterali di color grigio scuro nella parte inferiore delle portiere, sotto alle modanature nere (come i paraurti), mentre sopra c’era una sottile riga rossa. La calandra era quella cromata e si poteva scegliere tra cerchi in lamiera con o senza copricerchi specifici, simili a quelli della Visa 14 TRS, ma in tinta unita. Ripresi dalla Visa GT invece erano i due spoiler posteriori e i sedili sportivi con tessuto grigio/tartan specifico e poggiatesta, mentre i motori disponibili erano due: il classico 1.1 litri a benzina da 57 CV e l’1.7 litri diesel da 60 CV.

Un brindisi allo stile

È forse la più stilosa tra tutte le Visa, si chiama “Champagne” ed è stata prodotta in esclusiva per la Gran Bretagna nel 1983. Basata sulla “Super E” con l’1.1 litri da 57 CV, si distingueva innanzitutto per il colore della carrozzeria, unico, esclusivo e, visto il nome della versione, praticamente inevitabile, ovvero Champagne metallizzato. Paraurti e modanature laterali sono color grigio scuro mentre la decorazione adesiva che corre lungo la fiancata, di colore blu scuro - e che incorpora il logo - è modellata come quella della “Platinum”. A completare la dotazione, vetri oscurati, tetto apribile, cerchi in lega modello “Visa”, poggiatesta anteriori, sedile posteriore sdoppiabile 50/50. L’interno era rivestito di un elegante velluto bicolore beige e i sedili, reclinabili, avevano un disegno esclusivo, improntato alla massima comodità.

Frizzante sportiva

Sono 2.000 gli esemplari prodotti, nel 1984, della “GT Tonic”, ovvero una versione speciale sulla base della Visa GT, spinta dall’1.3 litri da 80 CV. Disponibile nell’unico colore Bianco Meije, esteso a passaruota allargati, spoiler, minigonne laterali, paraurti e griglia della mascherina anteriore, presentava delle strisce laterali nere/rosse, a filo con i finestrini, mentre il logo era posizionato sulle portiere anteriori e sul portellone. Anche i cerchi in lega - quelli della Chrono - erano verniciati di bianco, con coprimozzi rossi e il look sportivo era completato da fendinebbia, spoiler posteriore (nero), due specchietti retrovisori e interni ripresi dalla GT, con tessuto nero e rosso, ma con il cruscotto e il volante sportivo della Chrono.

Viva le Olimpiadi

Commercializzata in occasione delle Olimpiadi 1984 e giustamente battezzata “Olympique”, è stata prodotta in 3.000 esemplari, basati sull’allestimento RE con il motore di 1.1 litri. Tre i colori disponibili, bianco, rosso e blu, con doppie strisce decorative nere, come paraurti e modanature laterali, oltre al logo "Olympique" sulle portiere anteriori. I copricerchi imitano i cerchi in lega della GT e per dare un tocco sportivo c’è lo spoiler posteriore, mentre gli interni sono assolutamente basici, con rivestimenti in jersey, poggiatesta anteriori, predisposizione autoradio e tappetini in moquette agugliata.

Una GT al risparmio

Sono 3.500 le unità prodotte della “Challenger”, in pratica una versione speciale su base “GT” (quindi con l’1.3 litri da 80 CV) ma con una dotazione semplificata. Il colore era il solito Bianco Meije, utilizzato anche per i paraurti, con quello anteriore privo di fendinebbia ma dotato di presa d’aria centrale e spoiler, decorato con una linea rossa ripresa anche sulla fiancata, a filo dei finestrini. La stessa era ripetuta nella metà inferiore delle portiere insieme ad altre due - più grosse - di colore nero, mentre il logo, di colore rosso, era posizionato a metà delle portiere anteriori e sul portellone. Priva di modanature laterali, il contrasto visivo era dato dalle cornici, mascherina e spoiler posteriore, tutti verniciati di nero, mentre in cerchi in lega da 13” erano verniciati di bianco e c’era un solo specchietto retrovisore. All’interno, sedili in stile Visa GT in tessuto nero con profili rossi ma privi di poggiatesta.

Solo per la Germania

La “Crystal” del 1987 - oltre ad essere l’ultima serie speciale della Visa - è riservata al mercato tedesco e presenta una sofisticata livrea adesiva a fronte di un allestimento abbastanza basico. Troviamo un colore esclusivo, il “Silverblau" metallizzato, mentre le modanature, i paraurti e lo spoiler posteriore sono di colore grigio scuro e i cerchi sono di semplice lamiera con coprimozzi di plastica. La decorazione adesiva si sviluppa sia nella parte inferiore delle fiancate, sotto alle modanature, con una serie di righe blu, sia con una singola che corre per tutta la fiancata e comprende il logo, presente anche sul portellone. La griglia anteriore ha le lamelle argentate mentre all’interno ritroviamo i rivestimenti di tessuto jersey grigi della “Platine”, sedili anteriori con poggiatesta e predisposizione autoradio con antenna e due altoparlanti. Curiosa la scelta di renderla disponibile esclusivamente con l’1.7 litri diesel da 60 CV.

La più speciale

Dobbiamo tornare indietro fino al 1983 per raccontare la storia della “1000 Pistes”, nome curioso nato dalla vittoria nell’omonimo rally di una Visa 4x4 sperimentale. Proprio la trazione integrale è la caratteristica distintiva di questa specialissima versione, in pratica la versione stradale della Gruppo B, con motore 1.4 litri da 112 CV e prodotta nel 1984 nelle classiche 200 unità richieste per l’omologazione dei 20 esemplari destinati ai rally. La base per la “1000 Pistes” era la GT Tonic, della quale conservava passaruota allargati e minigonne, ma lo spoiler era bianco così come i cerchi, provenienti dalla Peugeot 104 ZS2 (verniciati di bianco) e la mascherina affiancata da fari gemellati rotondi. I classici colori della bandiera francese erano proposti nella vistosa grafica che avvolgeva la parte inferiore delle fiancate con la scritta “4 routes motrices” e attraversava orizzontalmente il portellone, dove gli adesivi formavano anche le scritte “Citroën” e “1000 Pistes”.

Citroen Visa serie speciali - 1Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 2Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 3Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 4Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 5Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 6Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 7Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 8Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 9Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 10Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 11Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 12Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 13Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 14Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 15Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 16Ruoteclassiche
Citroen Visa serie speciali - 17Ruoteclassiche

  •  

Transizione verde: parola a chi lavora  

I lavoratori dell’automotive non chiedono di fermare la transizione ecologica. Chiedono invece formazione, investimenti, tutela del reddito e una politica industriale capace di governarla. È questo il messaggio che emerge dalla nuova puntata di “A qualcuno piace verde”, il podcast dell’Alleanza Clima Lavoro curato da Massimo Alberti, dedicata al punto di vista di chi vive ogni giorno il cambiamento nei luoghi di lavoro.

Da anni il dibattito pubblico sulla crisi dell’automotive europeo e italiano è accompagnato da una narrazione ricorrente: la transizione ecologica sarebbe la principale minaccia per il lavoro e per il futuro del settore. L’elettrificazione viene spesso descritta come una scelta imposta dall’alto, osteggiata da chi lavora e destinata a produrre chiusure di fabbriche e perdita di occupazione.

Ma è davvero così?

Per rispondere a questa domanda, la puntata parte dalle testimonianze raccolte a Bologna in occasione del convegno nazionale dell’Alleanza Clima Lavoro “Mobilità sostenibile al lavoro”, svoltosi il 14 e 15 maggio. Dalle voci di lavoratrici e lavoratori di aziende come Bonfiglioli, Caterpillar e Berco emergono preoccupazioni per il futuro occupazionale e per le trasformazioni in corso, ma anche la consapevolezza che il cambiamento tecnologico sia già una realtà e che ignorarlo significherebbe aggravare ulteriormente la crisi del settore.

Nella puntata queste testimonianze vengono messe a confronto con i risultati del rapporto “L’auto in transizione. Il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori del settore in Italia”, realizzato dall’Alleanza Clima Lavoro su un campione rappresentativo di 501 addette e addetti dell’intera filiera automobilistica italiana: operai/e, impiegati/e, quadri e dirigenti, dalla componentistica alla produzione, fino alla vendita e al post-vendita.

Il rapporto restituisce un’immagine molto diversa da quella troppo spesso proposta nel confronto politico e mediatico. Il primo elemento che emerge è che la transizione non appartiene al futuro, ma è già realtà: secondo le persone intervistate, quattro aziende su cinque risultano oggi coinvolte, in forme diverse, nei processi di trasformazione industriale legati alla mobilità elettrica e sostenibile. Il tema, quindi, non è più se la transizione debba avvenire oppure no.

La vera questione riguarda il modo in cui questo cambiamento viene concretamente governato. Le lavoratrici e i lavoratori del comparto esprimono una forte richiesta di politiche pubbliche per accompagnare la trasformazione. Il 60% giudica inefficaci le misure messe in campo in Italia a sostegno del settore. E si registra una distanza crescente tra la velocità con cui cambiano tecnologie, mercati e processi produttivi e la capacità delle istituzioni di offrire strumenti adeguati per affrontare questa fase.

Un secondo tema centrale riguarda le competenze. Oltre il 90% delle persone coinvolte nel sondaggio riconosce che il settore sta attraversando trasformazioni che richiedono nuove professionalità. Eppure meno del 40% ritiene di possedere pienamente le competenze necessarie per affrontarle. Tecnologie elettriche, digitalizzazione, ricerca e sviluppo, intelligenza artificiale: sono queste le aree considerate più importanti per il futuro dell’automotive.

La formazione rappresenta quindi uno snodo decisivo. Tuttavia il quadro che emerge dall’indagine è tutt’altro che rassicurante. Meno del 60% dei lavoratori ha partecipato ad attività formative negli ultimi tre anni e circa uno su quattro segnala la totale assenza di opportunità di aggiornamento professionale. Una situazione che rischia di ampliare ulteriormente il divario tra esigenze produttive e competenze disponibili.

La ricerca mostra inoltre come la transizione si inserisca in un contesto segnato da forti difficoltà industriali e occupazionali. Cassa integrazione, contratti di solidarietà, delocalizzazioni, esternalizzazioni e uscite incentivate rappresentano esperienze diffuse tra le persone intervistate. Segno che molte criticità del settore precedono la diffusione dell’auto elettrica e affondano le loro radici in problemi e ritardi strutturali dell’industria italiana ed europea.

Il messaggio del sondaggio dell’Alleanza Clima Lavoro è chiaro. Le lavoratrici e i lavoratori dell’automotive italiano non chiedono di fermare il cambiamento: chiedono piuttosto di governarlo in modo adeguato. Due persone su tre ritengono infatti necessario guidare la transizione attraverso investimenti, formazione, sostegno al reddito nei periodi di riconversione e maggiore coinvolgimento dei lavoratori nei processi decisionali.

È questa la prospettiva della giusta transizione che l’Alleanza Clima Lavoro sostiene da sempre: coniugare decarbonizzazione, innovazione industriale, qualità del lavoro e tutela sociale. Perché la vera alternativa non è tra ambiente e occupazione, ma tra una transizione subita e una transizione governata.

In un dibattito pubblico spesso dominato dagli slogan, il sondaggio dell’Alleanza Clima Lavoro restituisce la parola a chi la transizione la vive ogni giorno nei luoghi di lavoro. E il messaggio che arriva dalle fabbriche è chiaro: il cambiamento non va fermato, va governato.

Ascolta la tredicesima puntata del podcast!

L'articolo Transizione verde: parola a chi lavora   sembra essere il primo su Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro.

  •  
❌