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IN PIAZZA PER ABDERRAHIM FAKIR – BASTA POLIZIA!
BASTA POLIZIA!
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CONTRO LO STATO CHE DA SEMPRE UCCIDE I PROLETARI, A NAPOLI IERI SI E’MANIFESTATO PER L’UCCISIONE DI UN NOSTRO FRATELLO: FAKIR.
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MIL€X: l’aumento della spesa militare è strutturale. Si spende sempre di più. Il Parlamento lo sa? Vogliamo trasparenza e controllo democratico
Comunicato Stampa Il documento dell'Osservatorio MIL€X, in collaborazione con il Movimento Nonviolento Spese militari italiane: mezzo “trilione” pagato dal 2010 e quasi 500 miliardi in più da qui al 2035 Presentato alla Camera l’Annuario Mil€x 2026: le serie pluriennali dal 2010, gli scenari futuri e i dati a consuntivo dimostrano che l’aumento della spesa militare [...]
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Pronto l’annuario MIL€X 2026 sulle spese militari italiane
Oggi, giovedì 23 luglio alle 16.00, verrà presentato a Montecitorio l'annuario MIL€X 2026 sulle spese militari italiane. Segui lo streaming in diretta tramite WebTV della Camera dei Deputati A breve, anche sul nostro sito, tutti i dati. E' possibile sostenere il lavoro dell'Osservatorio MIL€X con delle donazione: QUI L'operato dell'Osservatorio MIL€X è sostenuto dal Movimento [...]
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Fu strage e genocidio. L’Italia fascista al fianco di Franco contro il popolo iberico
Durante la guerra civile spagnola (1936-1939) Barcellona fu pesantemente bombardata dalla Regia Aeronautica italiana. Le incursioni più gravi si svolsero nei giorni del 16, 17 e 18 marzo 1938 e provocarono oltre mille morti e la distruzione di decine di edifici.
L’azione fu ordinata da Mussolini in persona, allora capo del governo italiano e che godeva della fiducia del re, senza informare la Giunta golpista di Burgos.
La Regia Aeronautica era intervenuta in Spagna fin dai primi giorni del conflitto, su ordine diretto di Mussolini, che aveva inviato 12 bombardieri SM 81 con i relativi equipaggi e specialisti, per permettere l’invio in Spagna delle truppe marocchine agli ordini dei generali ribelli. Per evitare complicazioni internazionali, furono cancellati i simboli identificativi e i piloti furono dotati di documenti falsi. Una volta arrivati nel Marocco Spagnolo, gli equipaggi vennero arruolati nel Tercio de etranjeros, la Legione straniera spagnola, e costituirono il nucleo di quella che sarà chiamata l’Aviazione Legionaria.
Gli aerei che bombardavano Barcellona e Valencia provenivano dalle basi nelle isole Baleari. All’indomani dell’alzamiento dei generali fascisti contro la Repubblica (19 luglio 1936), nelle isole Baleari questi ultimi ottennero un successo, sopraffacendo le forze popolari. Ben presto da Barcellona, sotto la guida del Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste, furono organizzate spedizioni che portarono alla liberazione di Ibiza e Minorca, e a sbarcare nella stessa Maiorca (16 agosto1936), dove le forze fasciste stavano per essere sopraffatte. Per evitare che le Baleari tornassero sotto il controllo repubblicano, l’Italia fascista inviò nell’arcipelago il console della milizia Arconovaldo Bonacorsi (26 agosto 1936), alla guida di uno stormo di bombardieri e caccia, che ebbero rapidamente ragione dei miliziani (19 settembre 1936).
Il Bonacorsi impose alle Baleari la propria dittatura personale e compì massicce stragi fra i sostenitori della Repubblica, che secondo alcune fonti raggiungevano la cifra di tremila persone. I massacri compiuti dagli italiani e dai falangsti spinsero lo scrittore reazionario francese Georges Bernanos a condannare il franchismo nel suo libro “I grandi cimiteri sotto la Luna”.
Il governo fascista puntava all’annessione dell’arcipelago, come rivelò Camillo Berneri nel 1937 basandosi sui documenti trovati nel consolato italiano di Barcellona, all’indomani della sconfitta, in quella città, della ribellione fascista. Del resto, le isole erano state riempite di simboli fascisti come le aquile romane; la via principale di Palma di Maiorca fu ribattezzata “Via Roma”. Il governo italiano stabilì a Maiorca la principale base militare in Spagna. Le isole Baleari furono poste sotto la giurisdizione del Ministero della Marina Militare italiano.
Alla fine di ottobre 1936 la presenza militare italiana sull’isola ammontava a 12.100 unità e le bandiere italiane sventolavano sull’isola.
Furono più di settecento gli aerei che il governo fascista impiegò contro le forze repubblicane in Spagna, dal 1936 al 1939.
Accanto all’Aeronautica fu impiegata anche la Marina Militare: lo scopo era garantire la sicurezza dei convogli, come quelli che trasportarono l’armata d’Africa sul territorio metropolitano, e il rifornimento della zona nazionalista. A partire dall’estate del 1937 fu attuato il blocco dei porti repubblicani, con l’uso di sommergibili senza insegne, provocando l’affondamento di parecchie navi che portavano aiuti alla Spagna repubblicana.
Anche in questo caso Francia e Gran Bretagna misero in scena la commedia di una conferenza internazionale per la sicurezza della navigazione nel Mediterraneo, che si concluse con l’istituzione di pattuglie navali di controllo a cui avrebbero partecipato anche Italia e Germania, gli stati responsabili degli affondamenti, e da cui sarebbe stata esclusa l’Unione Sovietica, la principale vittima.
Dal 15 dicembre 1936 cominciò anche l’intervento di terra. Da quella data fu operativa la M.M.I.S. (Missione Militare Italiana in Spagna), composta da istruttori che avevano l’incarico di formare due Brigate Miste italo-spagnole nonché di fornire materiali e armi. Sotto questo nome, un primo contingente di 3000 soldati viene inviato a Cadice con un ponte aereo.
Il 17 febbraio 1937 la M.M.I.S. divenne il C.T.V. (Corpo Truppe Volontarie), composto in massima parte da volontari del Regio Esercito e della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, l’organizzazione degli squadristi. Complessivamente, il Corpo Truppe Volontarie arriverà a contare fino a 70.000 effettivi. L’importanza di tale contributo si capisce subito se si pensa che i generali golpisti, all’indomani del colpo di stato, disponevano di 80.000 uomini delle truppe regolari.
Nel febbraio del 1937, la divisione di camicie nere “Dio lo vuole” partecipa all’offensiva franchista su Malaga. L’apporto italiano è decisivo per la sconfitta repubblicana: oltre alle camicie nere, l’aviazione legionaria e la Marina Militare bombardano. Dopo la conquista di Malaga, una massa di 250.000 persone abbandona la città e si dirige verso Alméria, in territorio repubblicano, inseguita dalle camicie nere e dall’aviazione: i fascisti italiani compiono un massacro, assassinando dalle 5.000 alle 15.000 persone. È il peggior crimine contro i civili di tutta la guerra di Spagna.
Nel marzo 1937 truppe italiane composte da circa 35.000 unità sono impiegate nella battaglia di Guadalajara, con cui il generale Franco spera di conquistare Madrid. La volontà dei caporioni fascisti è chiara: alla vigilia dell’attacco, il generale Mario Roatta, che comanda il C.T.V., dirama una circolare in cui ordina di fucilare dopo la cattura gli italiani combattenti nelle fila della Repubblica. Dell’esecuzione di tale ordine il generale doverosamente informava i superiori romani con telegramma del 12 marzo 1937. Coerentemente Roatta alla vigilia di Guadalajara aveva esortato le sue truppe a non temere i decantati “internazionali”, trattandosi solo di “quelli stessi che i nostri squadristi hanno sonoramente legnato per le vie d’Italia”. Nonostante queste roboanti dichiarazioni, gli italiani subiscono una pesante sconfitta, perdendo 3.800 combattenti, tra morti, feriti e prigionieri. Il C.T.V. lascia sul terreno anche una grande quantità di armi e materiale: 65 cannoni, 13 mortai, 10 carri armati, 500 mitragliatrici e 3.000 fucili. A Guadalajara Mussolini è stato sconfitto da “quegli stessi” di cui parlava Roatta, dagli anarcosindacalisti di Cipriano Mera e dai comunisti di Lister.
Dopo la sconfitta di Guadalajara, le truppe inviate dal governo fascista italiano cominciano ad operare in unità miste spagnole e italiane.
Il Corpo Truppe Volontarie parteciperà alla battaglia di Santander (agosto-settembre 1937) e successivamente viene trasferito sul fronte aragonese, dove prese parte alla corsa verso il mare che nel 1938 spezzerà in due il territorio repubblicano.
Nel 1939 il C.T.V. partecipa alla conquista di Barcellona e di tutta la Catalogna. Alla notizia che sono stati presi anche molti italiani, anarchici e comunisti, Mussolini ordina di farli fucilare tutti, ed aggiunge: “I morti non raccontano la storia”.
L’intervento del governo italiano in Spagna è stato decisivo per la vittoria del generale Franco, ed è stato favorito e appoggiato dalle altre potenze imperialiste, che vedevano il pericolo della Spagna rivoluzionaria. Si è caratterizzato per una lunga striscia di sangue, di massacri di civili, per cui nessuno ha pagato. Finché è stato al potere Francisco Franco, il generalissimo aveva tutto l’interesse a nascondere la montagna di morti provocati dalla sua Cruzada; una volta che Franco è morto e il franchismo è caduto, il nuovo regime ha preferito aderire alla Comunità Economica Europea e mantenere buoni rapporti con l’Italia.
Che cosa significa ancora oggi l’intervento italiano in Spagna ce lo dice un sito antifascista catalano: genocidio. L’armadio delle stragi non comprende solo Marzabotto o Sant’Anna di Stazzema: in quell’armadio c’è anche l’Amba Aradam, Barcellona, Maiorca, Malaga e così via. Che senso ha per lo Stato italiano chiedere il risarcimento alla Germania per i crimini di guerra del 1944-1945, se non si preoccupa di risarcire le vittime dell’aggressione alla Spagna nel 1936-39? Se non rende conto del blocco della costa mediterranea per impedire il traffico marittimo da e per la Repubblica; dei bombardamenti a tappeto nelle città per diffondere il terrore tra la popolazione civile; della distruzione sistematica delle infrastrutture civili lungo l’intera costa catalana e valenciana; dell’occupazione di Maiorca, con i massacri degli oppositori?
Alla fine della seconda guerra mondiale, alla conferenza di Parigi del febbraio 1947, l’Italia dovette pagare un risarcimento economico a Jugoslavia, Grecia, Unione Sovietica, Etiopia, Albania. Egitto e Libia avrebbero ricevuto un risarcimento in seguito. Le riparazioni sono ancora esecutive, con mezzi diplomatici e giudiziari, ma le vittime iberiche sono le uniche che non hanno ricevuto alcuna riparazione dai governi italiani che sono succeduti al regime fascista di Mussolini. Evidentemente trucidare un popolo realmente in grado di battersi contro il fascismo è considerato ancora oggi meritorio.
Tiziano Antonelli
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Microsoft Patches a Record 570 Security Flaws
Microsoft Corp. today released software updates to plug at least 570 security holes in its Windows operating systems and other software, almost triple the number of vulnerabilities the software giant fixed in its record-smashing Patch Tuesday release last month. Microsoft attributed the burgeoning patch counts to vulnerability discoveries aided by artificial intelligence.

Nearly 60 of the bugs quashed in July’s Patch Tuesday earned a “critical” severity rating, meaning miscreants or malware could use them to seize remote control over a Windows device with little or no help from the user. Microsoft also addressed three zero-day flaws, including two that are already being exploited in the wild.
Two of the zero-day weaknesses allow an attacker to elevate their user rights on a Windows system, as do approximately 250 other elevation of privilege flaws fixed this month; they include CVE-2026-56155 — an Active Directory Federation Services bug — and CVE-2026-56164, a Microsoft Sharepoint vulnerability.
CVE-2026-50661 is a security feature bypass in Windows BitLocker that could allow attackers to gain access to encrypted data if they have physical access to the device. Microsoft said this bug has been detailed publicly, but that it is not aware of any active exploitation.
In a blog post on July 9, Microsoft Executive Vice President Pavan Davuluri wrote that Windows users will notice “a higher volume of security updates included in each security release” as a result of AI aiding in the discovery of vulnerabilities.
“The pace of vulnerability discovery is changing with advances in AI making it possible to find more issues, faster, across more code, with new mechanisms that can accelerate both discovery and analysis,” Davuluri wrote.
Jack Bicer, director of vulnerability research at Action1, called attention to CVE-2026-48561, a remote code execution flaw in Microsoft Copilot (with a 9.6 CVSS threat score) that allows an unauthorized attacker to execute code over the network. Microsoft says an attacker could exploit this bug by hosting a malicious website that causes Microsoft Edge for Android to automatically send crafted prompts to Copilot when a user visits the site.
As AI advances the state of vulnerability discovery and remediation, it is also making it easier for attackers to quickly devise working exploits for known software flaws. Microsoft has long labeled security bugs using its “exploitability index,” which is Redmond’s best guess as to how likely it is that attackers will be able to figure out a reliable way to exploit a given vulnerability.
But Satnam Narang, senior staff research engineer at Tenable, argues that Microsoft’s exploitability index needs to do a better job of shifting with the machine speed of discovery. For example, Microsoft originally gave this month’s SharePoint zero-day an exploitability rating of “less likely,” although the flaw was added to CISA’s Known Exploited Vulnerabilities list on July 1.
“Anthropic’s Red Team’s own findings for known vulnerabilities (n-days) revealed how fragile this system has become, with its Mythos Preview model being able to produce proof-of-concept exploits for 13 of 14 vulnerabilities that were rated ‘Exploitation Less Likely’ or ‘Exploitation Unlikely,'” Narang said. “What this means is that our way of looking at Patch Tuesday has changed, because the exploitability index is centered around humans, not AI tools, and as these tools continue to improve, defense needs to improve alongside it.”
Chris Goettl at Ivanti observed that the record patch numbers from Microsoft come as a number of other major software makers are increasing their patch cadence, including Adobe which announced today it is moving to twice-monthly security bulletins published on the 2nd and 4th Tuesday of each month (Adobe also cited AI for accelerating their patch cycles). Cisco, Mozilla and Oracle also are shipping updates more frequently, while Google’s patch batches in June 2026 totaled more than 900 security fixes, Goettl noted.
Backing up your Windows system and/or data is always a good idea before applying operating system updates. Given the volume of patches addressed this month it may be wise for end users to wait a few days before applying these fixes. It’s not uncommon for security patches to introduce system stability issues, and those chances probably increase quite a bit with the gigantic patch count released today.
Further reading:
Tra Cristo e Narciso – Su Diventare un’opera d’arte (Timeo, 2026) di Boris Groys
La contemplazione di sé è per l’essere umano non tanto un bisogno naturale quanto un desiderio, come dimostra la nostra fisiologia, che ha collocato gli occhi nella zona anteriore della testa, da dove è impossibile guardare se stessi integralmente. In Diventare un’opera d’arte (Timeo, 2026) il filosofo tedesco Boris Groys muove dalla considerazione che questo desiderio è narcisistico nel senso letterale del termine, in quanto presuppone che chi lo serba si trasformi in un’immagine oggettiva e accessibile a chiunque, in primo luogo a sé stesso, proprio come Narciso che si specchiava nelle acque del lago.

Nel suo agile saggio Groys mostra come questo desiderio sia divenuto universale nella nostra società e connesso a quello di una qualche forma di vita dopo la morte, garantita proprio dall’immagine, indipendente dal corpo del defunto. Le considerazioni di Groys si allargano poi alle opere d’arte e alle installazioni che sopravvivono al defunto e sono a lui dedicate, come mausolei o monumenti. Tutte queste cose assolvono la funzione di rendere visibile la persona cui si riferiscono – a prescindere che si tratti di una celebrità, di un artista o di un personaggio illustre –, dando così rispondenza a un desiderio narcisistico, ma non solo: esercitano anche un influsso sul nostro immaginario collettivo e dunque, almeno indirettamente, sulle decisioni collettive attraverso le quali si dipana la vita in società.
Secondo il filosofo tedesco, il narcisista aspira ad appropriarsi della prospettiva di cui gli altri godono sul proprio corpo, in altre parole vuole “guardarsi attraverso gli occhi degli altri” (p. 8); si pone così in una posizione eccentrica rispetto a sé stesso, per ammirarsi come dovrebbero ammirarlo gli altri: a distanza, come un oggetto gradevole che si dà nello spazio. Nella misura in cui rappresenta visivamente e ostenta le proprie sembianze, il narcisista crea “uno spazio di mediazione tra il [suo] sguardo e quello degli altri” (p. 19): è su questo terreno che – soprattutto quando la sua immagine contrasta con le convenzioni dominanti – lotta per affermare e prendere il controllo della propria immagine esteriore, sociale.
Sebbene l’ambizione del narcisista sembri chiamare in causa una smodata considerazione del suo ego, il suo modus operandi contraddice le basilari esigenze di autoconservazione e cura di sé: infatti, per offrirsi allo sguardo al contempo proprio e degli altri, il narcisista deve diventare quel che Groys chiama “forma pura, vuota”, cioè spogliarsi dell’“oscuro spazio di interessi privati, bisogni e desideri al di sotto della sua superficie” (p. 17), rinunciare alla propria soggettività, sacrificare il proprio mondo interiore in nome della propria immagine esteriore. Così il filosofo tedesco accomuna Narciso, talmente immerso nella contemplazione di sé da morire di inedia, e Cristo, che tramite la crocifissione assurge a icona sacra per tutti i fedeli. Il processo di spoliazione interiore del sé intrapreso dal narcisista viene infatti accostato da Groys alla “kenosi”, termine che nella teologia cristiana indica lo svuotamento di sé praticato da Cristo, che si estrania dalla propria natura divina per assumere la condizione umana e farsi servo obbediente di Dio fino proprio alla morte in croce.
Però, mentre il sacrificio di Cristo si compie in nome del disegno divino, quello di Narciso si consuma nel segno della completa socializzazione di sé; per socializzazione di sé Groys intende l’ingresso e l’affermazione della propria immagine nell’immaginario collettivo, il suo riconoscimento presso il pubblico. La nostra società secolarizzata ha abbandonato il disegno divino e inaugurato “un mondo di design totale” (p. 35), dove è lo sguardo divino è stato sostituito da quello degli altri; quest’ultimo è esclusivamente esteriore:
la società vede solo il nostro corpo e non la nostra anima. L’atteggiamento etico viene sostituito da quello estetico ed erotico. Alla società non interessa la nostra anima, ma la nostra immagine pubblica. (p. 12)
Il desiderio di essere accettati da Dio, che implica di occuparsi della propria anima, viene rimpiazzato da quello di essere ammirato dagli altri, che esige di conformare la propria immagine.
Ciò non significa che la società del design totale sia completamente dimentica dell’anima; anzi, sotto il suo influsso l’anima si materializza: essa infatti si estetizza e si manifesta attraverso l’immagine di sé che ciascuno riesce a costruire. Ecco: l’essere umano designer di sé stesso.
Secondo Groys, il design di sé diviene il medium per la costruzione e lo svelamento dell’anima, che, in questa prospettiva e nei limiti della nostra biologia, si identifica così con l’aura data dall’aspetto che scegliamo per il nostro corpo, dai vestiti che indossiamo, agli oggetti di cui ci circondiamo, dagli spazi che abitiamo, fino ai contesti culturali a cui apparteniamo. Adulterando un popolare proverbio, potremmo dire che “l’abito fa l’anima”.
Ciò che conta al fine di determinare la propria immagine è non soltanto il corpo, ma tutto quanto lo circonda: Groys parla di cornice per indicare l’ambiente in cui ci localizziamo e che, con noi ben posizionati al suo interno, ritagliamo per offrirci allo sguardo degli altri, proprio come Narciso, che incornicia il riflesso del suo corpo nel lago. Ritrarsi con un selfie mentre si è in un viaggio di volontariato oppure in visita presso la sede di un’istituzione politica sovranazionale o presso l’Expo non è un fatto neutrale: in ciascun caso si dichiarerà la propria adesione a un certo immaginario, se non a precisi valori, mentalità, programmi e ideologie.
Secondo il filosofo tedesco la politica non è immune da questo processo di estetizzazione dell’anima, di presentazione della propria etica allo sguardo degli altri:nella misura in cui sono estetizzati dai media, i corpi dei politici si fanno veicolo di dichiarazioni più precise e credibili di piani e programmi, spesso soggetti a cambiamenti arbitrari e comunque esposti a una proliferazione che sovrasta il tempo di attenzione del pubblico. Così, la presenza di un politico in un centro di accoglienza e la sua prossimità fisica ai migranti e agli operatori del centro oppure alle locali forze dell’ordine è percepita dal pubblico come ben più impressionante, e dunque convincente, dei punti dedicati al tema migratorio dal programma elettorale del suo partito di appartenenza.
All’estetizzazione della politica fa da contrappunto “la politicizzazione dell’arte” (p. 47): secondo Groys, quando si guarda un’opera d’arte non si può fare a meno di guardare il suo contesto, cioè la cornice nella quale viene presentata, come se opera e cornice costituissero un corpo unitario. L’artista può servirsi così di qualsiasi contesto geografico (urbano, rurale, industriale, bellico o naturale) come cornice per politicizzare la sua opera, per conferirle un’aura che palesi la propria etica. Così, i murales realizzati da Bansky a Gaza e in Cisgiordania, come quelli che ritraggono un soldato israeliano che controlla i documenti di un asino o una ragazzina palestinese che perquisisce un soldato, manifestano la personale visione politica dello street artist anche per il fatto di essere localizzati negli spazi dell’occupazione militare, talvolta persino sui resti di edifici distrutti dai militari israeliani.
Insomma, che si prendano in considerazione le persone comuni o i politici o gli artisti e le loro opere, l’estetizzazione è trasversale e si compie attraverso il design di sé e dunque costruendo una cornice nella quale collocare la propria immagine (o, nel caso degli artisti, le proprie opere).
Groys scrive che viviamo circondati dagli altri e dal loro sguardo: se ne può dedurre che il posizionamento in una cornice – presentarsi, per esempio, come membro del nucleo artistico del quartiere o affiliato a un network di scrittori della controcultura di una città – dipende dalla capacità di farsi spazio tra gli altri ed esporsi senza timore al loro giudizio; e questa capacità è strettamente legata alla posizione di classe e al capitale culturale, cioè al sapere che abbiamo maturato pagando rette universitarie e post-universitarie e di cui ci avvaliamo per farci strada nel caotico mondo del design di sé.
Secondo Groys, manifestarsi sotto forma d’immagine localizzata in una cornice “vuol dire prodursi sotto forma di opera d’arte” (p. 25) e dunque nella parvenza di cosa meritevole di tutela e cura:
Per un essere umano, diventare un’opera d’arte significa liberarsi dalla schiavitù, rendersi immune alla violenza, evitare di essere utilizzato come mezzo per il bene sociale, diventare oggetto di protezione. (p. 75)
La protezione assicura all’immagine la durevolezza nel tempo: l’aspirazione del narcisista è infatti di riscuotere l’ammirazione non solo dei suoi contemporanei, ma anche delle generazioni future. Così, la produzione dell’immagine di sé coincide con la produzione di vita ultraterrena: le immagini sono indipendenti dalla nostra presenza e capaci di manifestarsi oltre la durata della nostra vita. L’accesso alla vita ultraterrena è garantito al narcisista da quel che Groys identifica come “cadavere pubblico”. Questa espressione ricomprende non solo le immagini, ma anche manufatti artistici e prodotti culturali, nonché cose materiali e immateriali (come i profili social), che si riferiscono al defunto.
Nel suo precedente saggio Filosofia della cura (Timeo, 2023) Groys parla di corpi simbolici, un’espressione maggiormente ampia che indica tanto i documenti che ineriscono alla nostra persona e ci consentono di avere accesso al sistema di cura quanto i prodotti dell’ingegno e dello spirito di una persona. Per sistema di cura Groys intende quel complesso di istituzioni, sorte in concomitanza con l’affermarsi degli Stati-nazione, che tutelano e preservano la salute delle persone in un’ottica biopolitica: è l’endiadi di Stato-nazione e capitale a volerci occupabili e produttivi, nonché buoni e affidabili cittadini.
Il sistema di cura – spiega però Groys in Diventare un’opera d’arte – non si occupa esclusivamente dei nostri corpi fisici ma anche dei corpi simbolici, onde preservarli dall’azione del tempo; precisamente, si fa carico di quei corpi simbolici che rappresentano al contempo cadaveri pubblici.
Così, la mediazione del sistema di cura è necessaria per la sopravvivenza dei cadaveri pubblici. Groys nota come l’impegno profuso dal sistema di cura vari nel corso della storia, in dipendenza sia del tipo di cadavere pubblico che della tecnologia a disposizione della civiltà.Le piramidi egizie, che svettano nel deserto come montagne, come enti della natura, abbisognano di una manutenzione praticamente nulla.
Le civiltà successive, come la greca e la romana, hanno assicurato la vita ultraterrena delle persone più illustri tramite statue e monumenti, cadaveri pubblici meno resistenti alla prova del tempo. Per questo i monumenti sono periodicamente sottoposti a restauri e le statue vengono sorvegliate e custodite in musei o siti culturali, cioè in spazi dedicati, che – basandoci sul lessico di Groys – potremmo definire come cimiteri di cadaveri pubblici.
I manoscritti prodotti dagli amanuensi nel medioevo e i quadri di quell’epoca, del Rinascimento e delle successive fasi artistiche si dimostrano ancora più fragili: si trovano non solo in dei musei, ma anche dentro teche di vetro che li proteggono dall’azione corrosiva dell’atmosfera.
Il corpo di Lenin conservato nel mausoleo per lui appositamente costruito a ridosso delle mura del Cremlino sulla piazza Rossa di Mosca è un esempio di come la sorte dei cadaveri pubblici dell’età moderna sia legata a doppio filo alla tecnologia: un gruppo di lavoro dell’Istituto di ricerca per le strutture biologiche di Mosca lo monitora costantemente per mantenerlo in condizioni adatte all’esposizione.
Nell’epoca contemporanea, in cui la digitalizzazione invade sempre più momenti e attività della nostra vita, smaterializzandoli, i cadaveri pubblici “sono frammentati e sparpagliati” (p. 96) nello spazio digitale: la loro esistenza dipende dalla fornitura di energia elettrica, che a sua volta dipende dallo sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’essere umano e dunque dalla salute di quel che Marx chiamava ricambio organico tra uomo e natura. La democratizzazione dell’accesso alla vita ultraterrena, la garanzia offerta da internet di un cadavere pubblico per ciascuno, è direttamente proporzionale alla fragilità dello stesso cadavere pubblico.
Così, gli scritti di un autore, come pure i primi piani di una celebrità televisiva, sono disseminati tra le pagine web, e all’utente dello spazio digitale non resta altro da fare che agire come Iside, la quale recuperò per tutto l’Egitto i brani del corpo del marito per ricomporlo. Riunire invece i cadaveri pubblici in cimiteri dedicati – come biblioteche, pinacoteche e musei – significa salvarli da quel decentramento estremo prodotto da internet. Inoltre, l’articolazione del sistema culturale in archivi e depositi accessibili, in pratica in siti museali, ci permette di comunicare con autori e artisti defunti e di apprendere le forme pure e vuote che essi hanno prodotto tramite quello svuotamento di sé che è il presupposto del desiderio narcisistico: in tal modo forme risalenti a epoche passate possono essere utilizzate “come maschere e costumi per i corpi viventi contemporanei”, dando luogo a una sorta di revival culturale che promette “un nuovo inizio che cambierebbe il corso della storia” (p. 79). Groys ritiene che, per cambiare la società, sia necessario un revival delle vecchie forme anziché un’invenzione di nuove forme:
per cambiare noi stessi o la società dobbiamo uscire da questa società, trovare una metaposizione in rapporto a essa dalla quale il cambiamento diventi possibile. Qualsiasi forma che venga inventata qui e ora appartiene alla contemporaneità, anche se è proiettata nel futuro. Questo significa che solo il passato può offrire una raccolta delle metaforme vuote che possono essere riempite dal nuovo contenuto. (p. 91)
Le forme pure del passato capaci di orientarci nella direzione da imprimere al nostro vivere comune vengono selezionate tramite l’evoluzione culturale: sono lo stato di salute dell’immaginario collettivo e le convenzioni maggioritarie nell’opinione pubblica a gettare nell’oblio o chiamare alla resurrezione i cadaveri pubblici.
Il saggio di Groys lascia spazio ad alcune considerazioni sui cadaveri pubblici e sul loro ruolo nella nostra contemporaneità. La loro solidità dipende senz’altro dalla posizione di classe, dal genere e dall’etnia del defunto cui si riferiscono, ma anche dal suo capitale simbolico – cioè dalla capacità di attrarre l’attenzione. Questa capacità si traduce nell’influenza che i cadaveri pubblici possono esercitare sul nostro immaginario collettivo e sulle nostre credenze e opinioni. Che influsso possano avere sul presente i cadaveri pubblici di cui è disseminata l’infosfera, troppo numerosi per godere tutti quanti di una considerazione tale da elevarli a modelli e comunque smembrati in brani che segmentano l’attenzione dei nostri contemporanei? Nell’attuale epoca del semiocapitale, in cui l’attenzione delle persone, scarsa e deperibile, viene catturata al fine di estrarre dati da vendere, l’attenzione da dedicare a questo o a quell’altro defunto è determinata dalle prospettive di sfruttamento economico del suo cadavere pubblico, rese fattibili dall’accesso a pagamento ai siti museali e dai diritti d’autore sulle opere artistiche e letterarie. Se, per esempio, il cadavere pubblico di Che Guevara può esercitare un qualche influsso sulla nostra vita associata, assurgendo a forma pura da assumere per cambiare il presente, ciò dipende dalla vendibilità dei libri su di lui e dalle potenzialità turistiche dei siti a lui dedicati, in ultima istanza dalla commerciabilità della sua immagine e della relativa cornice. Così, l’economia cannibalizza la politica.
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USA fuori dai Mondiali, nella partita del caso Balogun il Belgio dilaga ed esulta con la Trump Dance: “Ribalta questo”
A niente è servito tutto il polverone, il caso più clamoroso scoppiato ai Mondiali di calcio in corso tra USA, Canada e Messico, sollevato soltanto incidentalmente dal campo quanto piuttosto dalla Casa Bianca: da Donald Trump che in spregio a ogni pudore e formalità aveva telefonato alla FIFA per chiedere conto dell’espulsione del capocannoniere statunitense Folarin Balogun. E la FIFA aveva eseguito: squalifica sospesa all’attaccante americano per un anno, abile e arruolabile per gli ottavi di finale. E Belgio esterrefatto, UEFA all’attacco, ogni appassionato sconvolto, anche in Italia tra l’altro nei giorni dello scontro frontale con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. 4 a 1 è finita ieri sera a favore dei Diables Rouges. Con Folarin in campo. USA fuori.
Poche ore prima della partita, dalla Casa Bianca, Trump aveva ammesso di aver telefonato alla FIFA per il cartellino rosso rimediato da Balogun per un intervento involontario ma pericoloso e scomposto nella partita contro la Bosnia Erzegovina. “Ho visto la partita, e capisco davvero bene lo sport. Quello non era un fallo; non era nemmeno un’infrazione. Erano due ragazzi che correvano a tutta velocità e che sono capitati a sbattere l’uno contro l’altro. Non puoi prendere il tuo piede e posizionarlo correttamente sul piede di qualcun altro. Questo arbitro è un po’ sospetto: se controlli il suo passato, non voglio dirlo perché non mi piace creare controversie, ma è molto sospetto”.
Anche Gianni Infantino, il presidente della FIFA, ieri aveva respinto le polemiche e aveva spiegato che ogni decisione presa dagli organi giudiziari della FIFA sono indipendenti, che “la loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio”, che parla abitualmente con Trump e con altri Capi di Stato, funzionari governativi e stakeholder e che “quello che faccio sempre, però, è rispettare quelle decisioni e l’autonomia degli organi che le prendono. Che ci piaccia personalmente una decisione o no è irrilevante. Il rispetto per le istituzioni indipendenti e il rispetto della legge sono ciò che protegge l’integrità delle nostre competizioni e la credibilità della FIFA in ogni momento”. Aveva confermato la telefonata ma negato che abbia influito in qualche modo sulla decisione di sospendere la squalifica dell’attaccante.
La FIFA aveva così respinto il ricorso del Belgio, giudicato “inammissibile” in quanto la Nazionale “non è parte del procedimento e, pertanto, non ha titolo per impugnare la decisione” proprio mentre Trump spiegava e argomentava le ragioni della sua telefonata, ammettendo tra le altre cose che non conosceva il significato di un cartellino rosso nel gioco del calcio. “Non sapevo cosa significasse, non pensavo significasse molto. Poi ho iniziato a sentire che non può giocare nella prossima partita, almeno nella prossima partita. Quando prendono il tuo miglior giocatore e dicono che non puoi giocare è molto ingiusto. Un conto è penalizzare qualcuno per la partita, ma come fai a penalizzare per una partita che non è ancora stata giocata? È molto ingiusto. Quindi, sì, ho chiesto una revisione alla FIFA. Ho parlato con un uomo molto rispettato, per cui il livello di rispetto è aumentato di dieci volte”.
Alcuni avevano lanciato un appello all’allenatore degli USA, Mauricio Pochettino, affinché non schierasse Balogun che, nella notte italiana, alla fine ha giocato e non ha brillato. È stato giudicato come uno dei peggiori in campo. Due gol e un assist per Charles De Ketelaere, terzo gol di Hans Vanaen, nei minuti di recupero il quarto gol di Romelu Lukaku, attaccante del Napoli, ex Inter e Roma, che ha esultato con la “Trump Dance”. L’unico gol degli USA è stato segnato da Malik Tillman. “Ribalta questo”, ha postato l’account ufficiale del Belgio che ai quarti di finale giocherà contro la Spagna, il 10 luglio al Los Angeles Stadium, in California. Con l’uscita degli Stati Uniti tutte le nazionali dei Paesi organizzatori sono fuori dai Mondiali.
Eternit abbandonato sul Romito: intervengono gli Ispettori Ambientali
La Polizia Municipale avvia le indagini per risalire all’autore dello scempio prefigurandosi un reato di natura penale
Non potevano certamente passare inosservati agli operatori di AAMPS/Retiambiente due “big bag” in polietilene di grosse dimensioni contenenti materiale di risulta da lavorazioni edili abbandonati nelle ore notturne accanto ad un cassonetto stradale per la raccolta dei rifiuti in località Le Vaschette sul Romito a ridosso della scogliera.
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Tonnellate di rifiuti urbani raccolti e trattati Aprile 2026
| RIFIUTI URBANI TRATTATI | Aprile 2026 | TOTALE ANNO 2026 |
| Carta e cartoni | 725,55 | 2.999,70 |
| Imballaggi in vetro | 438,54 | 1.650,97 |
| Multimateriale Leggero | 669,81 | 2.620,38 |
| Legno e ingombranti | 478,01 | 1.940,22 |
| Frazione organica e compostabili | 1.388,92 | 5.559,82 |
| RAEE | 62,21 | 238,62 |
| Altre RD | 195,10 | 791,76 |
| Macerie | 98,95 | 370,49 |
| Rifiuto indifferenziato | 2.593,58 | 10.087,94 |
| Totale tonnellate | 6.650,67 | 26.259,90 |
| Efficienza % raccolta differenziata | 61,00% | 61,58% |
| Variaz. efficienza % RD su anno 2025 | -0,49% | -0,87% |
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Tonnellate di rifiuti urbani raccolti e trattati Marzo 2026
| RIFIUTI URBANI TRATTATI | Marzo 2026 | TOTALE ANNO 2026 |
| Carta e cartoni | 746,30 | 2.274,15 |
| Imballaggi in vetro | 416,77 | 1.223,03 |
| Multimateriale Leggero | 696,24 | 1.950,57 |
| Legno e ingombranti | 507,91 | 1.331,09 |
| Frazione organica e compostabili | 1.483,17 | 4.168,26 |
| RAEE | 59,65 | 176,41 |
| Altre RD | 207,32 | 601,03 |
| Macerie | 109,62 | 271,54 |
| Rifiuto indifferenziato | 2.494,35 | 7.499,96 |
| Totale tonnellate | 6.721,32 | 19.496,04 |
| Efficienza % raccolta differenziata | 62,89% | 61,53% |
| Variaz. efficienza % RD su anno 2025 | +0,6% | -1,37% |
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“Straborgo”: servizi di pulizia e raccolta rifiuti efficaci e puntuali
Iacomelli: “Ha funzionato il patto di collaborazione con i cittadini e gli esercenti”. Salvetti: “AAMPS/Retiambiente indispensabile per il successo di tutti i nostri eventi”.
In mezzo alla gente, ma con discrezione ed efficienza. Gli operatori di AAMPS/Retiambiente hanno contribuito alla riuscita dell’evento Straborgo che da venerdì 29 maggio a sabato 1 giugno ha visto migliaia di persone, tra cittadini e turisti, affollare le strade del quartiere. Una presenza continuativa per garantire la pulizia di Piazza Mazzini e delle strade limitrofe e realizzare la raccolta dei rifiuti sia con la vuotatura dei contenitori stradali sia con la raccolta dei materiali differenziati prodotti con quantitativi ingenti dagli esercenti della zona.
“Questa tipologia di manifestazione – commenta Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente – risulta per noi sempre particolarmente impegnativa soprattutto nel periodo estivo che prevede un’articolazione complessa dei nostri servizi di raccolta e spazzamento. Dobbiamo operare h24 e, allo stesso tempo, districarci tra la folla garantendo sempre le opportune condizioni di sicurezza per i nostri lavoratori e i cittadini. Siamo particolarmente soddisfatti nell’essere riusciti a dare il nostro contributo. Ho il piacere di sottolineare – conclude Iacomelli – la cooperazione che abbiamo riscontrato da parte degli organizzatori, degli abitanti del quartiere e degli esercenti che si sono prodigati per rispettare le regole straordinarie di conferimento dei rifiuti differenziati”.
“Lo dico da sempre – afferma Luca Salvetti, Sindaco di Livorno. AAMPS/Retiambiente è un’azienda che funziona egregiamente nell’erogazione dei servizi resi alla cittadinanza e questi eventi ne sono la riprova. Senza i puntuali servizi di spazzamento e raccolta dei rifiuti non saremmo qui a parlare del successo di Straborgo. Ringrazio i lavoratori per il consueto impegno profuso, gli abitanti del quartiere per la disponibilità concessa e gli esercenti per avere collaborato al meglio delle rispettive possibilità. Ora sotto con le altre kermesse in programma per la lunga stagione estiva”.
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AAMPS/Retiambiente: ancora un bilancio in utile
Approvato il bilancio 2025, è il settimo consecutivo. Il Sindaco: “AAMPS orgoglio della città”
Ratificando un utile di 252.000 € l’Assemblea dei Soci di AAMPS ha approvato nei giorni scorsi il bilancio aziendale 2025. Un risultato in linea con quanto registrato negli anni precedenti, comprendendo anche quelli relativi all’uscita anticipata dal concordato preventivo in continuità, con i bilanci che avevano ottenuto analoghi risultati (965.202€ nel 2019, 2.2912.441€ nel 2020, 515.035€ nel 2021, 94.835€ nel 2022, 131.270€ nel 2023 e 145.704 € nel 2024).
La notizia era stata anticipata nei giorni scorsi durante una conferenza stampa dedicata ai bilanci di tutte le aziende partecipate del Comune di Livorno, ma il Sindaco di Livorno Luca Salvetti, affiancato dall’Amministratore Unico Aldo Iacomelli e dalle assessore Viola Ferroni e Giovanna Cepparello, ha tenuto ad aprire un faro su AAMPS/Retiambiente.
Luca Salvetti, Sindaco di Livorno
“Sono orgoglioso di questa azienda, dei servizi che eroga e di tutti i suoi lavoratori. Nel 2019 abbiamo trovato AAMPS in concordato preventivo, con un futuro a dir poco incerto e il rischio concreto di vederla soccombere sotto il peso di conti sballati e servizi alla cittadinanza inadeguati. Ora registriamo l’ennesimo bilancio in utile consecutivo, con il personale incrementato e stabilizzato e prospettive di consolidamento e sviluppo prima impensabili. In tale percorso siamo riusciti a traghettarla in RetiAmbiente consolidandone la vocazione industriale e riuscendo a contenere la TARI senza aumentarla per cinque anni e allineandola agli importi degli altri capoluoghi di provincia della Toscana. Sono i fatti che ci permettono di respingere al mittente le accuse sollevate recentemente da alcuni esponenti dell’opposizione in consiglio comunale ammantate di macroscopiche inesattezze e castronerie indecifrabili sia riconducibili all’azienda sia alla sua holding”.
Viola Ferroni, assessora alle Società Partecipate
“AAMPS ha fatto un incontrovertibile cambio di passo tornando ad essere un’azienda in salute con un ruolo di primo piano sia nell’erogazione dei servizi alla cittadinanza sia tra le società operative locali dell’Ato Toscana Costa che compongono la galassia Retiambiente e dove l’azienda riveste un ruolo di primo piano assoluto. Il cammino è stato impervio con ostacoli che sembravano insormontabili. Oggi siamo invece nella possibilità di guardare al futuro con grande ottimismo e rinnovate prospettive di consolidamento sia sul versante economico-finanziario sia su quello dello sviluppo industriale”.
Giovanna Cepparello, assessora alla Gestione dei rifiuti e Igiene ambientale
“I numeri sono dalla nostra parte e ci dicono che AAMPS può cogliere risultati importanti inerenti la vocazione ambientale che è chiamata a rappresentare ed esprimere. Nonostante mesi di particolare difficoltà, dovuti a contingenze operative affrontate con impegno e sacrificio da parte di tutti, oggi l’azienda può guardare in avanti con rinnovato entusiasmo e approssimarsi ad innovare e introdurre importanti cambiamenti nella gestione dei rifiuti a livello locale in linea con le strategie condivise con le altre SOL del gruppo Retiambiente. Chiederemo ai cittadini la consueta collaborazione con l’obiettivo di aumentare le percentuali di raccolta differenziata, conferendo materiali di maggiore qualità, e allo stesso tempo continuare a diminuire la produzione dei rifiuti nelle rispettive abitazioni”.
Aldo Iacomelli, Amministratore Unico
AAMPS è un fiore all’occhiello di Livorno. Una società interamente pubblica che eroga servizi ambientali a favore della città fin dal 1949 con grande efficacia ed efficienza impegnando 421 lavoratori in moto perpetuo nella raccolta dei rifiuti, nella pulizia delle strade e nei servizi cimiteriali e commerciali. Tutto questo con i conti sotto controllo suffragati anche dall’assenza di debiti e avendo comunque effettuato importanti investimenti, attingendo a finanziamenti dedicati, senza fare ricorso al credito bancario. Il tutto nella massima trasparenza richiesta ad una società in house providing in affiancamento alla sua holding con la quale condividere strategie industriali ben ponderate”.
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Rifiuti: quali servizi nella festività del 2 giugno
Alla raccolta solo alcune modifiche nelle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra
In vista della festività di martedì 2 giugno AAMPS/Retiambiente conferma che il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. Sono previsti solo alcuni cambiamenti negli itinerari di interesse per gli abitanti delle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra.
Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno della Festa della Repubblica:
Area Livorno Nord
Indifferenziato: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Area Sant’Jacopo Marradi
Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il lunedì.
Area Vittoria Stazione Zola
Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Area Livorno est
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Picchianti – Porta a Terra
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Ardenza – La Rosa
Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Livorno Sud
Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Pentagono
Multimateriale: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00 del giorno di raccolta.
Aree Pentagono e Centro Allargato
Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati. Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi martedì e riapriranno il giorno seguente. Servizio di raccolta pannolini/pannoloni: non effettuato nei giorni festivi.
Ringraziamo i cittadini per la consueta collaborazione. Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).
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Il 78% delle aziende ha già subito o sospetta incidenti legati all’IA
A leggere il nuovo “2026 Cloud Security Report” realizzato da Check Point insieme a Cybersecurity Insiders, sembra proprio che l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende stia crescendo più rapidamente della capacità delle organizzazioni di proteggerla. Il report, basato sulle risposte di 1.042 professionisti IT e cybersecurity provenienti da organizzazioni di tutto il mondo, mostra un quadro […]
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Deiezioni liquide: da domani obbligo di rimuoverle
Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.
Livorno, 19 maggio 2026 – Da domani, mercoledì 20 maggio, sarà in vigore a Livorno l’ordinanza che obbliga i proprietari e i detentori di cani a rimuovere con acqua le deiezioni liquide degli animali nelle aree pubbliche e di uso pubblico.
L’ordinanza, della quale ha parlato la stampa italiana e straniera, avrà una durata di cinque mesi e terminerà il 31 ottobre in vista poi di introdurre questo provvedimento all’interno di regolamento comunale che estenderà l’obbligo a tutto l’anno.
In pratica sarà obbligo munirsi di appositi contenitori d’acqua da utilizzare per l’immediata rimozione delle deiezioni liquide depositate su superfici pavimentate e su altri spazi di arredo urbano, e sui mezzi di locomozione (ad esempio ruote di macchine o di scooter) parcheggiati sulla pubblica via.
È inoltre fatto assoluto divieto di consentire ai cani di urinare a ridosso di portoni e vetrine ed accessi ad abitazioni, uffici e negozi.
Lo ha stabilito appunto l’Amministrazione comunale con l’ordinanza sindacale n. 135 del 28 aprile 2026, emanata a seguito delle numerose segnalazioni pervenute da parte di cittadini che evidenziano il disagio determinato dalle maleodoranze e gli inconvenienti igienico-sanitari derivanti dalla presenza di deiezioni liquide animali sugli spazi destinati alla socializzazione di adulti e bambini, visto anche il notevole e crescente numero di animali d’affezione, in particolare cani, presenti sul territorio comunale.
Il provvedimento è stato al centro di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato: la vicesindaca con delega alla Tutela Animali Libera Camici, l’assessora con Delega al Decoro Urbano Giovanna Cepparello, la garante degli animali Elisa Amato, la dirigente del Settore Manutenzioni e Cura della Città Silvia Borgo, la dirigente settore Istruzione, Giovani, Partecipazione e Tutela Animale Michela Casarosa, la responsabile dei Servizi Territoriali della Polizia Municipale Michela Pedini, la funzionaria Barbara Saliva, il responsabile del Decoro Urbano di Aamps/Retiambiente Andrea Valenti, la guardia zoofila dell’Oipa Giuliano Morelli.
Per quanto riguarda le deiezioni solide, gli articoli 31 e 32 del vigente Regolamento Comunale sulla Tutela degli Animali (la cui ultima modifica risale al 2018) prescrivono l’obbligo di rimuoverle immediatamente a chi accompagna i cani nelle zone pedonali e nelle aree verdi, comprese quelle di libera circolazione dei cani, nei giardini e nei parchi, negli esercizi pubblici, commerciali e nei locali ed uffici aperti al pubblico, utilizzando mezzi idonei alla rimozione, da mostrare su richiesta del Pubblico Ufficiale, a pena di sanzione secondo quanto previsto dall’art. 42 dello stesso Regolamento.
Il Regolamento attuale non prevede però analoga norma per quanto attiene alle deiezioni liquide.
Nelle more di una modifica alla regolamentazione comunale vigente, l’ordinanza 135/2026 adotta misure atte a prevenire e contenere tali fenomeni, per tutto il periodo più critico dal punto di vista climatico. Il significativo aumento delle temperature che si verifica in primavera-estate, associato a una diminuzione delle precipitazioni, incide infatti anche sulla salubrità e sul decoro degli spazi urbani, anche in conseguenza della maggiore evaporazione di liquidi organici dalle superfici pavimentate.
Nello specifico, il testo integrale dell’ordinanza n. 135 impone, dal 20 maggio al 31 ottobre, a tutti i possessori o detentori a qualsiasi titolo di cani, anche se incaricati temporaneamente della loro custodia o conduzione:
• di munirsi, durante l’accompagnamento dei cani, di apposite bottigliette, spruzzatori o altri contenitori d’acqua, senza aggiunta di sostanze chimiche o detergenti, da versare all’occorrenza;
• di riversare una congrua quantità di acqua in corrispondenza del punto interessato dalle deiezioni liquide dei cani ai fini della loro diluizione e della ripulitura delle superfici interessate, su tutte le aree urbane pubbliche o ad uso pubblico e relativi manufatti e sulle aree private che si affacciano su aree pubbliche o ad uso pubblico, nonché sui mezzi di locomozione parcheggiati sulla pubblica via;
• è fatto divieto assoluto di consentire ai cani di urinare a ridosso dei portoni di ingresso e degli accessi ad abitazioni, uffici e negozi e vetrine.
L’inosservanza di queste disposizioni comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 25 a 500 euro, ai sensi dell’art. 7-bis del D. Lgs. 267/2000.
Rimane comunque a carico del trasgressore il ripristino dei luoghi.
Gli interventi
La Vicesindaca ha introdotto l’ordinanza sottolineando la sua grande risonanza mediatica, anche a livello internazionale.
“Lo scopo principale non è punitivo, ma mira a elevare lo standard di igiene e decoro delle strade, dei marciapiedi e degli arredi urbani. Livorno conta circa 20.000 cani, un numero consistente che richiede responsabilità da parte dei proprietari per garantire una convivenza civile. La mancanza di rispetto delle regole da parte di una minoranza danneggia il lavoro degli operatori, dei proprietari responsabili e limita la fruibilità degli spazi pubblici, come i parchi, specialmente per i bambini”.
La Vicesindaca ha inoltre ricordato che l’Amministrazione ha rimosso i divieti di accesso ai cani in molti parchi per favorire le famiglie, ma avverte che, “se le segnalazioni di sporcizia e cani senza guinzaglio continueranno, potrebbero essere reintrodotte limitazioni”.
Ha inoltre ricordato il protocollo d’intesa con le guardie zoofile dell’OIPA, che hanno il potere di elevare sanzioni insieme alla Polizia Locale.
L’Assessora Cepparello ha parlato degli aspetti pratici e sociali del provvedimento sottolineando come l’ordinanza nasca anche per tutelare le persone con disabilità motoria, che spesso sporcano i propri ausili (sedie a rotelle) sui marciapiedi non puliti, portando poi lo sporco in casa. “I proprietari dei cani devono munirsi di bottigliette o spruzzatori con semplice acqua (senza sapone) da usare sui punti interessati dalle deiezioni liquide”. Ha ricordato il divieto assoluto di far urinare i cani ridosso di portoni, accessi ad abitazioni. “Si è optato per un’ordinanza, per agire tempestivamente prima dell’estate, quando il calore accentua i cattivi odori. L’ordinanza prevede una scadenza, ma recepiremo questo provvedimento all’interno di un regolamento in modo che l’obbligo delle bottigliette diventi permanente in tutte le stagioni e i mesi dell’anno. Il Comune non può lavare quotidianamente centinaia di chilometri di strade e la collaborazione dei cittadini è strategica”.
La Garante degli Animali ha posto l’accento sulla salute pubblica e sulla sicurezza nei parchi. Ha evidenziato che le deiezioni non raccolte contengono batteri e parassiti pericolosi per gli animali e soprattutto per i bambini che giocano nei prati. Ha citato situazioni di particolare degrado riscontrate nella zona di San Jacopo e vicino alla Baracchina Bianca, “dove i muri sono sporchi e i marciapiedi pieni di deiezioni solide”. Ha richiamato l’obbligo del guinzaglio nei luoghi pubblici, denunciando episodi di maleducazione subiti quando ha cercato di far rispettare questa norma. Infine ha esortato i cittadini a un maggiore rispetto per l’ambiente e per la città, sottolineando che il decoro urbano è un dovere di ogni proprietario.
Andrea Valenti, responsabile Decoro Urbano AAMPS/Retiambiente ha affermato: “Aamps si muove su due versanti: pulizia e sensibilizzazione al cittadino. In entrambi i casi abbiamo favorito un potenziamento dei servizi, pertanto forniamo un contributo determinante alla cura della città anche per contrastare il fenomeno dell’abbandono delle deiezioni canine. Siamo anche prossimi all’acquisto di 100 contenitori dedicati che avranno una bocca di ingresso dei sacchini molto piccola e, pertanto, non potranno essere utilizzati impropriamente per l’inserimento di sacchi invece destinati alla raccolta dei rifiuti. Nel mese di giugno provvederemo all’installazione presso le aree di sgambatura dei cani, i parchi pubblici e nelle zone che, dalle segnalazioni pervenute, risultano più soggetto a questa tipologia di abbandono”.
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Bilanci in utile delle cinque aziende partecipate del Comune di Livorno
Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.
Raggiunge i 208 milioni il valore totale della
produzione
Livorno, 18 maggio 2021 – Negli ultimi anni le società partecipate del Comune
di Livorno hanno consolidato risultati positivi sotto il profilo economico,
gestionale e della qualità dei servizi erogati ai cittadini, confermando il valore
strategico del sistema pubblico locale e la capacità delle aziende di affrontare le
sfide dell’innovazione, della sostenibilità e dell’efficienza amministrativa.
Il quadro che emerge dai bilanci evidenzia una crescita costante della solidità
patrimoniale e organizzativa di realtà fondamentali per il territorio come
Esteem Srl, Casalp Spa, AAMPS Spa, Farma.Li Srl e ASA Spa. I bilanci 2025,
alcuni dei quali in corso di approvazione in questi giorni ed entro il 30 giugno,
come previsto dal Codice Civile, non fanno eccezione, ma anzi confermano
questo trend positivo.
In particolare, AAMPS Spa ha registrato bilanci in utile negli ultimi cinque
esercizi, confermando il raggiungimento di un equilibrio economico e
finanziario stabile dopo il percorso di risanamento completato negli anni
precedenti.
Anche Casalp Spa ha dimostrato un consolidamento del ruolo operativo svolto
per i Comuni dell’area livornese ed in particolare si è distinta in questi anni per
le azioni di recupero delle morosità e per la capacità di guidare, su un tema
complesso ed attuale come quello dell’abitare, politiche finalizzate a gestire un
ambito che è sempre più lontano dalla gestione patrimoniale e sempre più
vicino a quello sociale.
Positivi anche i segnali provenienti da ASA Spa, che continua a rappresentare
un presidio essenziale per lo sviluppo infrastrutturale e ambientale del
territorio, mantenendo elevati standard di servizio e una struttura societaria
solida.
Crescita significativa anche per Esteem Srl, realtà attiva nei servizi informatici,
nel supporto alla gestione dei tributi comunali e nella gestione della sosta a
pagamento, che negli ultimi esercizi ha registrato un incremento del fatturato e
dell’occupazione, rafforzando il proprio ruolo di supporto tecnologico alla
pubblica amministrazione locale, confermando di essere una struttura in
espansione e capace di innovare i servizi digitali rivolti ai cittadini.
Importanti risultati sono stati raggiunti inoltre da Farma.Li Srl, con i propri
bilanci che negli ultimi anni evidenziano una gestione economica positiva e un
progressivo rafforzamento della capacità finanziaria dell’azienda. Farma.Li ha
proseguito il percorso di ammodernamento delle farmacie comunali, puntando
sulla qualità dell’assistenza, sulla prossimità territoriale e sull’innovazione dei
servizi sanitari e socioassistenziali.
Nel complesso, il sistema delle partecipate del Comune di Livorno conferma
dunque una traiettoria positiva, caratterizzata da investimenti, equilibrio
economico e miglioramento della qualità dei servizi pubblici locali. Un
patrimonio amministrativo e industriale che rappresenta un elemento
strategico per la crescita della città, per la tutela dell’interesse pubblico e per la
capacità del territorio di affrontare con solidità le sfide future.
Il sindaco Luca Salvetti ha aperto l’incontro sottolineando come le società
partecipate siano uno strumento imprescindibile per la gestione della città e dei
servizi ai cittadini. “Abbiamo lavorato sette anni sulla riorganizzazione e
l’aumento del personale, presentando numeri eloquenti, lo dimostrano i bilanci
in utile. Tutte e cinque le società principali (ASA, AMS, Farmali, Casalp e
Steam) hanno chiuso l’anno in positivo.
Il valore complessivo della produzione è di 208 milioni di euro, con un
incremento di 29 milioni rispetto al 2019.
Le aziende hanno raggiunto quota 1143 di personale con un aumento di 193
unità rispetto al 2019, diventando la terza realtà lavorativa del territorio dopo
l’ASL e il Comune stesso”.L’Assessora al Bilancio con delega alle Società Partecipate Viola Ferroni ha
ringraziato l’Ufficio Società Partecipate, che ha definito la “spina dorsale” dei
risultati ottenuti. “Ribadisco l’importanza della governance pubblica per
perseguire obiettivi di interesse collettivo, andando oltre il semplice dato di
bilancio. Farmali ha concentrato il focus sulla vicinanza ai cittadini ed alla
ristrutturazione delle farmacie. Casalp ha ottenuto buoni risultati nel recupero
crediti e nell’efficientamento degli alloggi. Esteem ha incrementato i servizi,
inclusa la recente gestione della sosta a pagamento. Aamps ha raggiunto la
stabilità dopo un passato complicato che ha fatto “tribolare”
l’Amministrazione”.Il direttore generale del Comune Nicola Falleni ha evidenziato il superamento
delle storiche criticità finanziarie delle partecipate: “che in passato
rappresentavano un “neo” nel bilancio comunale” ed ha fornito i dati del
bilancio consolidato 2024.“Il “gruppo” (Comune + aziende) conta oltre 2.200 dipendenti. Valore della
produzione totale: quasi 570 milioni di euro. Utile consolidato: circa 14 milioni
di euro. Patrimonio netto: 763 milioni di euro”.Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente ha dichiarato:
“Presenti e affidabili: con questi due aggettivi e in estrema sintesi sono nella
possibilità di descrivere la nostra azienda nel panorama delle municipalizzate
locali. Ogni giorno contribuiamo al decoro urbano con grande impegno e sforzo
da parte dei nostri operatori garantendo l’erogazione di servizi efficienti fin
dalle primissime ore della mattina sia sul versante della raccolta sia su quello
dello spazzamento. É importante sottolineare che per l’anno 2025 ci avvaliamo
di un utile di bilancio di 252mila euro. Un risultato che reputiamo importante
da affiancare all’evidenza di non avere registrato debiti. Siamo quindi orgogliosi
per quanto stiamo riuscendo complessivamente a fare, con uno sguardo di
ulteriore fiducia anche sul versante operativo essendo prossimi a realizzare,
avvalendoci anche di finanziamenti da parte della Regione Toscana, di due
ulteriori centri di raccolta per il corretto conferimento dei rifiuti dei cittadini. A
breve lanceremo anche una campagna di comunicazione rivolta a tutta la
cittadinanza per stringere ulteriormente il patto con i cittadini nel contrastare il
fenomeno degli abbandoni e aumentare le migliori azioni per la riduzione nella
produzione dei rifiuti indifferenziati, per la quale stiamo già registrando risultati
lusinghieri”.Claudio Puccetti, amministratore unico di Farmali ha definito l’azienda con gli
aggettivi “tranquillo” e “partecipativo”.
Ha sottolinea il buon clima lavorativo tra i 60 dipendenti distribuiti su 9
farmacie. Ha messo in risalto la totale autonomia finanziaria della società, “che
permette di autofinanziare gli investimenti (come le ristrutturazioni di varie
farmacie) senza ricorrere a finanziamenti esterni.L’obiettivo futuro è spostare
la missione del farmacista sempre più verso i servizi di telemedicina”.Marcello Canovaro presidente di Casalp ha utilizzato gli aggettivi “rigoroso” e
“partecipato” per definire il bilancio della società.
“La società ha superato pesanti difficoltà iniziate nel 2019 e ora chiude il
bilancio in positivo. Casalp non punta all’utile, ma a reinvestire ogni risorsa nel
mantenimento del patrimonio e in nuovi edifici.
Negli ultimi tre anni sono stati investiti oltre 50 milioni di euro nella provincia e
messi a disposizione degli assegnatari 592 appartamenti precedentemente
sfitti”.Stefano Taddia presidente di Asa sceglie gli aggettivi “collettivo” e “sostenibile”.
Esprime orgoglio per i 56,7 milioni di euro di investimenti effettuati nell’ultimo
anno, segnando un +150% rispetto al 2020.
Sottolinea come l’efficienza delle società di servizio pubblico sia un elemento
fondamentale per la sostenibilità e il benessere del territorio.Antonio Paladini amministratore unico di Esteem descrive l’azienda come
“consolidata” e “visionaria”.
Riporta una crescita enorme negli ultimi 12 anni: “il personale è passato da 9 a
40 dipendenti e il fatturato è salito da circa 450.000 euro a quasi 2 milioni di
euro. L’azienda si è evoluta accettando servizi nuovi e diversi, come la gestione
dei parcheggi, mantenendo però un’anima orientata all’innovazione informatica
per il futuro dei servizi ai cittadini”.Il Sindaco ha concluso la conferenza stampa ringraziando gli Uffici Comunali e i
due assessori che si sono succeduti nella gestione delle partecipate, Gianfranco Simoncini e Viola Ferroni.
L'articolo Bilanci in utile delle cinque aziende partecipate del Comune di Livorno proviene da Aamps Livorno.
La montagna non si arrende ai giochi d’azzardo
Nessun impianto, nessun rimorso: alcune considerazioni e un racconto a più voci della mobilitazione dello scorso febbraio
Lo scorso 9 febbraio una quindicina di escursioni hanno punteggiato la dorsale appenninica e l’arco alpino al grido La montagna non si arrende. Dopo l’esperienza di Reimagine winter (marzo ’23) e Ribelliamoci AlPeggio (ottobre ’23) decine di associazioni, spazi sociali, comitati di abitanti, climattiviste si convocano in risposta alla chiamata dell’Associazione Proletari Escursionisti.
Un primo dato interessante sta proprio qui: realtà diverse, associative e militanti, singoli oppositori o gruppi organizzati riflettono le proprie voci di dissenso a progetti che disegnano una prospettiva di turismo sempre più aggressiva basata sulla depredazione dei territori. Troviamo che questa saldatura descriva due importanti momenti. Tanto per cominciare, sappiamo che in questa fase le lotte locali fanno paura al potere e sono tra le poche efficaci. Basti qui ricordare la pesantissima repressione NoTav, le manganellate al parco Don Bosco di Bologna, le forze dell’ordine sempre più spesso mandate a monitorare gruppi e iniziative di protesta locale o ancora le lotte contro il furto d’acqua e le dighe d’Oltralpe. Unire queste lotte a partire dall’urgenza dello sperpero olimpico e metterle in connessione tra loro non farà che rafforzarle e migliorarne l’efficacia, rendendo una volta ancora più esplicito il trait d’union che le accomuna: la necessità di sviluppare comunità disposte a interagire con i territori e a ragionare di come starci dentro e non sopra, insieme alll’improrogabilità di opporsi a prospettive che minacciano e calpestano luoghi ogni anno più fragili. Visioni superate, fuori tempo massimo, che strizzano ancora dopo aver spremuto. Idee sepolte, energivore, idrovore e che possono essere tranquillamente descritte come negazioniste del cambiamento climatico.
In questo solco la proposta di una giornata di mobilitazione sincrona che riconosce nei Giochi olimpici invernali 2026 l’elemento apicale di una lunga sequenza di iniziative nocive e imposte, che drenano risorse pubbliche e minano la vita non solo umana nei territori coinvolti, può fungere da apripista a una galassia di resistenze contro cave e miniere, grandi opere stradali sovradimensionate, impianti eolici industriali, estrazione di fonti fossili, nuovi impianti di risalita. Un cartello capace di interrogare e interrogarsi su possibili forme di mutuo appoggio, produzione di spazi di confronto e formazione, impellenza di far emergere le lotte con lo scopo di portare a casa piccoli e grandi risultati utili a infondere fiducia nel binomio stop nocività / riprogettazione dal basso. Tutto nasce dall’appello: «Le terre alte bruciano. Non è una metafora. Lo zero termico a 4200 metri in pieno autunno, i ghiacciai si sfaldano, il permafrost si scioglie, le alluvioni devastanti sono la realtà quotidiana delle nostre montagne. Una realtà che stride con l’ostinazione di chi, dalle Alpi agli Appennini, continua a proporre un modello di sviluppo anacronistico e predatorio, basato su pratiche estrattive e grandi-eventi come i giochi olimpici invernali.
La monocoltura turistica sottrae risorse economiche pubbliche a beneficio di pochi, a scapito di modelli plurali e alternativi di contrasto allo spopolamento delle terre interne e di convivenza armonica in territori montani fragili e unici».
I numeri, le opere (e i giorni) di una crisi
Il versante sud delle alpi paga per primo il costo della crisi climatica: 260 impianti sciistici dismessi, oltre 170 in funzione “a intermittenza”, i bacini per l’innevamento artificiale crescono del 10% toccando la cifra record di 158 secondo il Rapporto Neve Diversa di Legambiente. Sempre in tema di dati, le prime analisi della Rete Open Olympics illustrano l’economia della promessa olimpica a partire dagli open data pubblicati sul sito di SiMiCo, l’SpA a controllo pubblico e principale stazione appaltante delle infrastrutture del ticket Milano-Cortina 2026. Dati che raccontano il modello spompo di una nazione al collasso che dopo essere implosa nell’industria e nella sua capacità di produzione non sa far altro che iniettare liquidità per generare reddito sottraendo spazi di cittadinanza. E così si ruba acqua a comunità che necessitano di autobotti per bagnare gli orti, si progettano impianti che abbattono boschi, si trasformano rifugi alpinistici in resort di lusso. La logica della turistificazione genera souvenir finto-artigianali, attrae gruppi di investimento, cancella servizi essenziali per le comunità. Il risultato di questo “favore al turismo” costi quel che costi altro non è che l’annientamento di economie locali, la crescita dei prezzi e l’impossibilità di vivere e sviluppare relazioni dove si è nati e cresciuti, quando anche vi ci si volesse rimanere.
L’esplosione e l’atomizzazione del tessuto sociale.
Scritte contro l’eccessiva invadenza del turismo all’Alpe di Siusi
A un anno dallo start nella gestione del cantiere olimpico 2026, la metà delle opere risulta ancora in progettazione o in gara, le attese di una VAS nazionale sono state tradite e sulla Lombardia insiste il carico più alto (50% ca. di 3,38 miliardi) sia per numero di opere che per costo. La conclusione di diverse opere di “legacy”, che per il 70% sono stradali e per il 30% ferroviarie) è già in agenda per il 2028, 2030, 2032. Il binomio fretta/ritardo, distrattamente salutato come pura imperizia, costituisce una leva fondamentale della logica commissariale e della sua capacità di accelerare i processi di trasformazione territoriale bypassando i processi democratici di ascolto, interlocuzione, cessione di potere all’agognata sovranità popolare. A questo scenario si aggiungono i costi per la realizzazione dei Giochi veri e propri, in carico alla Fondazione Milano Cortina 2026 per 1,6 miliardi di euro.
Il 70% delle opere collaterali alle Olimpiadi – in una nazione in cui crollano ponti, si sfaldano guardrail e lo stato di edifici pubblici a cominciare dalle scuole è pessimo, in cui le case non a norma, abusive, e a forte rischio in caso di evento sismico o meteorologico è disarmante, in cui la manutenzione è inesistente e la priorità è spostare masse di turisti nel grand tour dell’invasione – sono strade. La politica pretende di ridurre gli intasamenti stradali aumentando il numero delle carreggiate – come nel caso del Passante di Bologna – e delle carrozzabili – come per la tangenziale di Bormio – senza ammettere che così facendo fa aumentare il volume del traffico e torna al “via”, a dover ampliare e costruire ancora e ancora.
Opere per giustificare opere: infrastrutture per raggiungere borghi e città tronfi di mattone e bonus edilizi, centri urbani tirati a lucido e gentrificati, in preda alla smania di decoro e respingenti. Un Paese ricco di infrastrutture turistiche mal progettate che chiamano ciclabili. Opere inutili rispetto all’idea originaria – agevolare la mobilità interna -, che quando non contribuiscono a causare disastri, come in Emilia, sottraggono spazio ai marciapiedi e pedoni.
L’ottica turistica nasconde nocività sotto al tappeto e inventa peculiarità e tradizioni, economie e bella vita, in una valanga schizofrenica che si ingigantisce e travolge tutto quel che incontra. Impianti anacronistici e funi ricollocate nella tradizionale destinazione d’uso, come nel caso dell’ovovia di Trieste, «una vetrina commerciale per le sue [di Leitner, ndr] cabinovie urbane, dato che il cambiamento climatico preclude altri impianti in quota». Meleti pervasivi che occupano il territorio in maniera tossica, fatta di fitofarmaci e pesticidi, mentre si invita la gente a voltarsi dall’altra parte per ammirare funivie che trasporteranno la frutta da stoccare. È questo il progetto Melinda che, vestiti i panni di novella Grimm, racconta una Biancaneve al contrario fatta di una funivia, riduzione del traffico di camion, buone mele “green” e biodiversità. Come se non fosse una presa per i fondelli parlare di biodiversità mentre si impone una monocoltura (o bi-coltura, se includiamo i vigneti) nociva.
Come se la costruzione e il mantenimento di un impianto non fossero energivori, non impattassero sul territorio non inquinassero; come se, tolte poche centinaia di metri al trasporto su gomma – l’”ultimo miglio” – i camion non continuassero a portar merce dai produttori alla stazione di partenza della funivia, e dalla cella ipogea della cava di stoccaggio ai centri di distribuzione.
In Trentino, la regione “illuminata” in cui l’invasione di animali umani inizia a produrre più noie che reddito, la Provincia preferisce millantare invasioni di una fauna anch’essa re-introdotta a uso turistico, salvo non garantirle il minimo spazio vitale e negarle corridoi di dispersione per poterla poi additare a emergenza criminale e pretendere di abbatterla.
La negazione della vita per l’aleatorietà del fatturato perché, grattata la vernice, la menzogna si svela per quello che è: altro che interesse per l’ambiente, rispetto per le comunità, scelte lungimiranti per la collettività.
Interesse privato e pittate di vernice, stop
Per i Giochi è previsto l’arrivo di 1,8 milioni di presenze, che a mezzo stampa si usa arrotondare a 2 milioni, ma che in realtà è un modo curioso di parlare di 500.000 persone, per intenderci un settantesimo del giubileo capitolino.
Il Rapporto di sostenibilità, impatto e legacy è una lettura di sicuro svago per gli amanti della chiarezza circa gli obiettivi dell’impresa: rafforzare la posizione sia di Milano, come città met dinamica e votata ad ospitare eventi internazionali, che di Cortina, quale località nel cuore delle Dolomiti e della regione alpina, attrazione turistica e polo leader a livello mondiale per sport invernali. Se solo escludiamo i nomi di località e discipline che riportano la parola alpina o alpino questa è l’unica volta in cui le Alpi sono citate in 164 pagine di documento. A titolo di paragone il lemma Milano (sede di gara della maggior parte delle discipline) restituisce oltre 250 risultati.
Narrazioni dunque, cumuli di narrazioni che mirano a intruppare e a spostare l’attenzione dal cuore del problema: il modello di business distruttivo.
Ecco perché è importantissimo questo inizio di “camminata larga”, ecco perché ci auguriamo che la contestazione fuori e oltre, al tema stretto “Milano-Cortina”, si allarghi. Partire dalle singole opere, dagli impianti, dai progetti – che siano in alto come in basso, in città come in piccoli borghi semi-disabitati –; partire dai sommovimenti e dalle lotte, metterle in “rete”. Perché le narrazioni attorno all’Olimpiade o a qualsiasi altro soggetto speculativo si adattano di volta in volta succhiando respiro, ma sono accomunate dalla stessa logica, perfettamente sovrapponibile a quella che anima l’assalto a tutto lo stivale: soldi, sfruttamento, impoverimento sociale.
Leggere la dinamica aiuta a allargare lo sguardo, apre riflessioni di respiro, e sposta il piano. In questa logica non ha senso controbattere alla produzione immaginifica del monolite olimpico fatto di mille piedi, stare sul pezzo delle Olimpiadi come evento anacronistico, immaginare un unico motore no-olimpico.
Come bene ha scritto Alberto di Monte, il nostro compagno Abo, su Umanità Nova: «L’importante non è vincere, oggi è importante non partecipare». Ne siamo convinti, le montagne meritano una nuova diserzione, le olimpiadi meritano diserzione, questo mondo merita diserzione.
Disertare le loro battaglie e le loro costruzioni del nemico, spostare l’asse verso il conflitto giusto: non contro le narrazioni sognanti e distorcenti che produce il capitale, ma contro esso stesso.
Bormio – Fake snow, real profit!
La comitiva in arrivo in pullman da Milano è accolta a Bormio dalla prima neve di stagione, che da qualche giorno scende copiosa in alta valle. Le centocinquanta persone partecipanti inscenano un’escursione-manifestazione-perlustrazione fino all’imbocco della Valdidentro prima di ripiegare nel centro storico per un pomeriggio di presidi itineranti. Sì perché la contestazione olimpica non è ben accetta dall’amministrazione locale né dalla questura di Sondrio e diverse iniziative sono state precettate nel tentativo di scorare i dimostranti e di tenere a distanza le sensibilità più curiose. L’epilogo di fronte all’ecomostro delle tribune al piede delle piste, lungo la via che dovrebbe intercettare il traffico della nuova tangenzialina, è la fotografia plastica dei “Giochi della sostenibilità”.
Lo ski stadium di Bormio durante il presidio
Per raggiungere Bormio abbiamo risalito la Valle Camonica e scavallato il passo dell’Aprica. Lungo il tragitto, sopra le nostre teste nubi dense contrastano con un paesaggio brullo, fatto per l’ennesimo inverno consecutivo di scarsissime precipitazioni, sia piovose che nevose.
Attraversando la valle scorgiamo Montecampione, località sciistica fallita, e per fortuna: per tutta la bassa valle non s’intravede nemmeno una spruzzata di bianco. È febbraio ma sembra autunno.
Più a Nord la situazione non è migliore, qualche incrostazione dalla Presolana, dal Pizzo Badile camuno e dalla Concarena in su, macchia appena monti di oltre 2000m di quota.
All’Aprica, poco meno di 1200 mslm, scorgiamo i primi spazzaneve, i primi fiocchi. Siamo quasi stupiti, siamo in cinque ed è la prima neve dell’anno che vediamo. La località è triste: poca gente per la via centrale, ancor meno sulle piste, lingue bianche e artificiali a dividere masse verdi d’abete. Forse anche la gente si sta stancando di sport invernali senza inverno.
Il passo dell’Aprica la mattina del 9 febbraio
Scendiamo in Valtellina: a Tirano monti e fondovalle sono asciutti quanto quelli camuni. Man mano che ci inerpichiamo verso Bormio riprendono i fiocchi, “sta a vedere che portiamo il dono più prezioso al nemico”. Arriviamo a Bormio in leggero anticipo, la Piana dell’Alute è magnifica, ampia, di un verde che comincia a imbiancare.
I bormini le sono molto legati, la amano per la sua storia, per il suo valore paesaggistico, per quello che è. Andrebbe vista, visitata, protetta; la nuova amministrazione invece la vorrebbe devastare per farci passare la “tangenzialina”. Altro che tangere, sventrare una piana stupenda per proiettare il vomito-massa nel cuore di Bormio. Chissà se reggerà a queste sollecitazioni. Chissà se questo piccolo microcosmo resisterà all’infarto.
Cercando un parcheggio attraversiamo piazza Kuerc dove ancora non c’è nessuno. Lasciamo l’auto, calziamo gli scarponi e torniamo in centro. Bormio fa la stessa impressione dell’Aprica: pochi turisti, poco movimento in pista e fuori, i vecchi fasti delle località sciistiche sono passati, resistono giusto i comprensori-mastodonte come il Tonale, luogo di un’altra camminata di questo 9 febbraio.
In piazza ci dirigiamo verso un bar per un caffè, due ragazze ci fermano e chiedono se sia qui il ritrovo. «Sì, e manca poco. Speriamo che il meteo non rovini la giornata».
Al bar veniamo accolti bene, le ragazze che lo gestiscono ci chiedono se siamo qui per via della manifestazione, sono curiose. Fuori le stesse scene, qualche passante ci saluta e chiede, così come gli agricoltori che hanno approntato un mercatino sotto la copertura della piazza.
La storiella dei valligiani chiusi, dei montanari ostili ai movimenti e felici di vedere “soldi per lo sviluppo” si scioglie come i fiocchi che cadono sul selciato di questa piazza.
Il pullman da Milano è in ritardo, cogliamo l’occasione per salutare qualche conoscenza e per conoscere persone nuove che nel frattempo si stanno radunando. Il pericolo è scongiurato, gente ce n’è.
A un certo punto avvertiamo una presenza chiassosa, svolto l’angolo e intravedo uno striscione che recita «Milano-Cortina 2026. Dalle Montagne alle città. Olimpiadi insostenibili».
È arrivato il pullman, e bene: la questura ha vietato di tutto un po’, cortei compresi, ma la cosa non preoccupa né impensierisce troppo.
Ci muoviamo quasi subito dietro lo striscione, ci sono anche alcune bandiere e intoniamo cori. I milanesi hanno studiato un canzoniere simpatico, provocatorio, scherzoso.
Il corteo si fa, e attraversa tutto il paese. Qualche curioso si sporge dalle finestre, qualcun’altra chiede. Un signore è incuriosito dalla bandiera palestinese che sventola. «Cosa c’entra con questa iniziativa?», chiede. «Le lotte si tengono assieme, così si dà senso alle cose, alle sorellanza».
Capisce. Annuisce. Se ne va sorridendo.
Attraversiamo il fondovalle costeggiando il canale termale e poi pieghiamo a destra, inerpicandoci nei boschi, la neve attacca e meglio così, sotto di lei insidiose lastre di ghiaccio fanno pattinare e battere le natiche a terra a più di uno di noi. Ma fa presa anche negli animi, i cani ci zampettano felici, qualcuno ci si tuffa, si comincia una divertita battaglia a palle di neve. Nel frattempo tre digos stanchi, compito ingrato, ci seguono a sempre maggior distanza.
Disinteressati.
I locali hanno preparato alcuni interventi che danno il senso della giornata: la tangenziale, il progetto spalti della pista Stelvio che è già costato decine di milioni di euro e che altrettanti ne mangerà, la gentrificazione, la difficoltà del vivere ai margini dell’impero.
C’è di tutto, ce n’è per tutti; quello che una volta tanto manca è la frustrazione, il senso di impotenza, e forse questa è la cosa più importante.
Il senso della giornata, il motivo dell’umore positivo è dato alla perfezione da uno degli interventi del pomeriggio, di nuovo in Piazza del Kuerc, nel primo dei presidi mobili a cui i divieti questurini di corteo ci hanno obbligato. Tessere, unirsi, combattere. Essere consci che non è una battaglia per vincere, che le olimpiadi si faranno, ma che su qualche opera si può vincere e se su quelle vittorie si costruisce consapevolezza si segna un punto importante, si aggrega, si rilancia.
Ci sarebbe di che confrontarsi, ce ne sarà occasione: i problemi bresciani risuonano in quelli valtellinesi, che fanno eco a quelli milanesi, del tutto simili a quelli appenninici, «che al mercato mio padre comprò»; se saremo bravi sarà semplice intersecare le lotte, riportarle a quello che sono: un’unica grande battaglia contro un unico nemico arrogante.
Durante il rientro attraversiamo boschi di abeti e larici, vallette, passiamo dietro ai bagni di Bormio (ora irrimediabilmente chic), ci immergiamo in questa testimonianza silente delle peculiarità di un territorio maestoso e delicato. Lungo il cammino e prima della foto di rito da un belvedere, a fine camminata, è previsto un altro breve intervento che – appunto perché la lotta è una – include anche il racconto di quello che è successo al lago Bianco, dove si è pensato di posare tubi al fine di sfruttare il bacino per l’innevamento artificiale. In pieno Parco Nazionale dello Stelvio, prosciugando una torbiera e la sua complessità ecologica, a dimostrazione che è tutto sott’attacco, anche le aree più fragili e che pensavamo tutelate.
La camminata è stata intensa, avvolta dall’odore e da quel senso di ovattamento sempre più raro che regala la neve, che aiuta a riflettere, che fa meglio percepire le sinapsi. Torniamo in piazza, mangiamo qualcosa e ci prepariamo per l’ultima parte della giornata, fatta di presidi dinamici che descrivano il senso dell’iniziativa e i cantieri “insostenibili”, con ultima tappa sotto le colate di cemento della già citata pista Stelvio.
Si uniscono a noi comitati locali, due arzilli avanti con gli anni volantinano e raccolgono firme per i trasporti gestiti da regione Lombardia, contro il suo assessore, contro Trenord. Altro piccolo legame tra le due valli unite nello scempio: in quella camuna si va sviluppando il primo progetto italiano di treno a idrogeno su una linea capace di offrire soltanto disservizio, da anni.
A causa di un piccolo acciacco e della conseguente sofferenza di uno di noi ce ne andiamo poco prima della fine e dei saluti, non partecipando all’ultimo dei presìdi, del resto “si parte e si torna insieme”. Ce ne andiamo però soddisfatti, pieni del senso di una giornata proficua, necessaria.
Le connessioni ci sono tutte, le volontà anche. Non resta che cospirare.
Caldarola – Anche in Appennino: la montagna non si arrende
(a due passi dai Sibillini)
Ci ritroviamo a camminare nell’Appennino maceratese a distanza di diversi mesi dall’escursione che ci portò a osservare dall’alto l’area interessata dal progetto monster degli impianti di Sassotetto e a diversi anni dalla fantastica Festa di Alpinismo Molotov del 2018. In questa fascia di montagna, a rispondere all’appello per la giornata di mobilitazione sono state due associazioni locali: C.A.S.A. Cosa Accade se Abitiamo e L’Occhio Nascosto dei Sibillini, ma la partecipazione come vedremo è stata poi molto più ampia, sia da parte di singoli che di realtà del territorio. Ma partiamo dalle basi, sottolineando un aspetto che non smetteremo di evidenziare: le dinamiche predatorie e speculative che interessano quest’area sono le stesse che ritroviamo in tutte le terre alte (e non solo in quelle), con l’aggravante che vanno a insistere su un territorio che ancora mostra tutte le ferite del sisma 2016/2017. Ferite visibili, fatte di case e paesi ancora – quando va bene – in fase di ricostruzione e di un tessuto sociale sempre più in difficoltà. Quando, nei primi mesi del post-terremoto, parlavamo di un territorio che rischiava di essere ancor più sotto attacco perché reso più debole dalle scosse e dalla mala gestione dell’emergenza (prima) e della ricostruzione (poi), facevamo una previsione fin troppo semplice.
Per questo mobilitarsi in queste aree ha a avrà per lungo tempo una doppia valenza, una “di base” e una specifica sulle varie tematiche che si intendono affrontare. Questa volta gli interventi che hanno unito i nostri passi si sono concentrati su tre temi di base: i progetti turistici sui Sibillini, il Gasdotto SNAM che attraversa queste zone, il parco eolico che dovrebbe sorgere proprio dove stiamo camminando. Quest’ultimo tema è quello su cui ci si è soffermati maggiormente, anche ma non solo per il luogo scelto per l’escursione di questa giornata.
Riprendiamo dall’appello: “(…) a ridosso del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, tra i comuni di Caldarola, Camerino e Serrapetrona, in provincia di Macerata, dovrebbe sorgere un parco eolico con aerogeneratori alti 200 m. A conferma di come l’energia rinnovabile, di cui ovviamente condividiamo la necessità alla base, non sia buona “di per sé” ma vada comunque sempre inserita in un contesto di rapporti sociali, politici ed economici e valutata considerando anche l’impatto sull’ambiente, sulle comunità e sull’intero territorio. Non è illogico riconoscere che dietro la famigerata transizione ecologica si nascondano altri interessi (il parco eolico in questione è stato richiesto appunto da una multinazionale norvegese con sede anche in Italia) che non hanno nessuna ricaduta positiva sulle comunità – defraudate di qualunque potere decisionale – perpetuando in chiave “green” lo stesso sistema economico che ci ha portato fino a questo punto.”
Riportiamo queste considerazioni perché sono tornate più volte nel corso degli interventi e perché se sostituiamo il parco eolico con gli impianti di risalita o con il gasdotto il risultato finale non cambia: nessuna ricaduta positiva sui territori ed estrattivismo da parte del capitale. Su queste basi ci ritroviamo lungo il sentiero che da poco più avanti l’abitato di Castiglione si muove verso i Prati delle Raie e Croce di Valcimarra. Ci muoviamo intorno ai mille metri di quota e una fitta nebbia ci accompagna fin dalla partenza, siamo 100? 120? 90? È persino difficile contarsi e nel lungo serpentone si riconoscono le sagome solo dei dieci avanti e dietro ciascuno di noi. Una composizione variegata e di tutte le età, compagne e compagni che si incontrano sia in piazza che lungo i sentieri di montagna ma anche appassionati di escursionismo e persone del luogo sensibili agli argomenti trattati. Chi conosce questi posti racconta di come normalmente il panorama da quassù sia fantastico, da un lato le vette dei Sibillini che a tratti spuntano dietro ogni curva, dall’altro la vallata e Camerino in lontananza. Oggi la nebbia rende tutto surreale e qualcuno aggiunge che “oggi non avremmo visto neanche le pale se le avessero già piazzate”.
Durante le prime due soste sul gasdotto e – soprattutto – sul parco eolico sono tante le domande e le considerazioni che si accavallano e chi ne sa di più prova a rispondere, non tanto sui tecnicismi quanto sull’assurdità del progetto in sé. Qualcuno ricorda che solo nelle Marche sono più di cento le pale eoliche – alte 250 metri – che dovrebbero essere installate lungo i crinali appenninici, tanto che sempre oggi sul Monte Strega è in corso un’altra escursione sempre sullo stesso tema.
Continuiamo a salire e si iniziano a vedere i primi scampoli di cielo blu, giusto in tempo per la foto di rito con uno striscione realizzato con su scritto a caratteri cubitali “La montagna non si arrende”. Dopo poche centinaia di metri accompagnati dal sole l’itinerario ci porta a ripiombare nella nebbia per l’ultima “pausa narrata” sui progetti da decine di milioni di euro che andranno a impattare sui Sibillini con la scusa della “transizione turistica”, che ovviamente non viene chiamata così, ma sembra troppo affine alla transizione ecologica per non fare un accostamento.
Scendendo ci siamo chiesti cosa avesse significato questa giornata e l’opinione di tutti è che, nonostante il meteo e un territorio che negli ultimi anni ne ha passate di tutti i colori, c’è ancora una spinta a mobilitarsi su questi temi. Spinta che ci auguriamo sia solo il primo passo di una rincorsa verso i prossimi appuntamenti, perché l’escursione di oggi ci ha dimostrato che nonostante tutto gli spazi di possibilità ci sono. Sempre.
Ponte di Legno – Ri-pensare le terre alte per la loro salvaguardia
La camminata a Ponte di Legno – pensata e condotta da APE Brescia, MTO2694, Unione Sportiva Stella Rossa, Collettivo 5.37 e L’Oco! Orco che orto – ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, nonostante una fitta nevicata lungo il sentiero e pioggia battente all’imbocco della Val Sozzine, luogo di ritrovo della manifestazione, ma non è stata che l’apice di un percorso preparatorio di respiro.
Va infatti fatta una doverosa premessa: in Valle Camonica sono state organizzate tre serate preparatorie alla camminata del 9 febbraio, con l’intento di coinvolgere una popolazione che sobbolle disorientata, di mettere a fuoco le tante questioni camune sul tavolo – Terme di Ponte di Legno, depredamento del bacino del Lago Bianco per realizzare un nuovo impianto di innevamento artificiale, ampliamento del comprensorio del Monte Tonale, Montecampione, terra di progetti di turistificazione varia – tra i quali spicca Imago nei parchi Nazionali delle Incisioni Rupestri. – e di tentativi di costruire relazioni stabili tra cittadini sparsi, associazioni, comitati e collettivi locali che si stanno opponendo o che ragionano criticamente su singoli progetti, per rinforzare la protesta.
Tre serate molto partecipate e vivaci, organizzate da realtà strutturate che sono state in grado di aprirsi e accogliere la partecipazione non scontata di tanti singoli sparsi, sensibili ai temi ambientali e sociali del territorio. Tre assemblee grazie alle quali si è generato un passaparola propedeutico a allargare lo sguardo e le presenze del 9 febbraio.
Nel suo complesso, la mobilitazione è infatti stata molto più larga rispetto a quella che ha frequentato il serpentone colorato del 9; sintomo di una tematica sentita e della capacità di intercettare molte istanze e soprattutto molti volti nuovi rispetto a quelli a cui ci la militanza camuna è abituata.
Il percorso scelto si è snodato lungo la ciclabile che da Ponte di Legno sale verso il Passo del Tonale, una camminata adatta a tutti, con punti panoramici dai quali osservare direttamente i luoghi delle criticità trattate e sufficientemente visibile perché i turisti in risalita verso le piste del Tonale se ne accorgessero. Ad accogliere i partecipanti giunti in auto e con un pullman, una micro delegazione delle forze dell’ordine che, una volta rassicurate rispetto all’idea pacifica della mobilitazione e della mancanza di volontà di bloccare le piste – voce preoccupata e forse messa in circolo con una certa malizia – si è allontanata salutando. Di altro tenore l’interesse della stampa locale, presente con rappresentanti di tutte le emittenti, che si è presentata per produrre servizi e articoli una volta tanto piuttosto potabili.
Il meteo non è stato clemente, ma un percorso ben studiato ha consentito a chi non fosse attrezzato o si trovasse in difficoltà a camminare sotto la neve di seguire gli interventi muovendosi da una sosta all’altra, lungo la strada. Gli interventi hanno rivendicato maggiore vivibilità, sia economica e sociale che ecologica e ambientale. Hanno messo in luce la scarsità di prospettive e di servizi per i camuni: spopolamento, mancanza di servizi, redditi inferiori rispetto a quelli di pianura, impossibilità di non avere un’auto a causa dell’inefficienza della mobilità pubblica, aggravata dal progetto di Trenord di realizzare una linea sperimentale a idrogeno e ribadito contrarietà al continuo sperpero di risorse per ampliare i demani sciabili.
La Valle Camonica infatti, anche se non sarà direttamente impattata dalle Olimpiadi, fa parte di quei territori che continuano a drenare fondi collettivi per cercare di rilanciare il turismo con nuovi comprensori, cannoni e sbancamenti, senza pensare minimamente di diversificare le proposte o gettando lo sguardo a un turismo più responsabile e meno impattante.
Immaginando le tappe di avvicinamento e la giornata di mobilitazione, si è scelto un percorso indagante, morbido e inclusivo ben riassunto da questa dichiarazione del comitato MTO2694: «Progetti come quello sul Monte Tonale Occidentale, poco chiaro e ancora fumoso, che in alcune ipotesi prevede lo sbancamento della cima e il disboscamento della Valle del Lares, sono un attacco all’ambiente e alla biodiversità». Un progetto «anacronistico, fuori tempo massimo». […] «Le critiche sono tante e addirittura alcune sono condivise da Regione Lombardia. La stessa Regione Lombardia che ha parzialmente finanziato questi impianti. Le criticità sono davanti agli occhi di tutti». Siamo contrari agli ampliamenti dei demani sciabili con nuovi impianti perché ci sembra una forzatura, non solo nei confronti dell’ambiente ma anche del clima che cambia. Noi non siamo contro lo sci, siamo contro le forzature».
Per concludere, questa scelta, premiata da una folta partecipazione complessiva, ha dimostrato che stimolando un dibattito serio ci sono forze per continuare a sviluppare percorsi di critica, e si riesce anche a attrarre nuove presenze, fino all’8 febbraio per nulla scontate.
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Fonti istituzionali
Cruscotto con lo stato di avanzamento delle opere in carico a Simico
Dossier di candidatura
Rapporto di Sostenibilità, Impatto e Legacy 2023
Proposta Programma per la Realizzazione dei Giochi Olimpici
Fonti open
Primo report OpenOlympics
Secondo report OpenOlympics
Rapporto Neve diversa 2024
Fonti compagne
La montagna non si arrende (utili in calce alla pagina “materiali audio” e “cose interessanti”)
Tracce (immagini satellitari impianti sciistici in lombardia dal 2016, Off Topic Lab)
Umanità nova (articolo di Alberto “Abo” di Monte)
Video integrale convegno Off Topic
Video Duccio Facchini – Altreconomia
L'articolo La montagna non si arrende ai giochi d’azzardo sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.
Al 9 febbraio: la montagna non si arrende, e nemmeno noi
Per il 9 febbraio c’è una chiama imprescindibile.
Non solo le Olimpiadi di cui abbiamo scritto un anno fa, ciò che accade nelle terre interne, lungo i rilievi di tutta la penisola, non può lasciare indifferenti.
Mentre la terra brucia per via della crisi climatica in cui siamo immersi, annusatone il sangue, i predoni dell’estrattivismo che fa rima con accanimento apparecchiano un banchetto di corvi sulla pretesa carogna di intere comunità, decisi a spremere dal turismo tutto quel che possono.
Disboscano foreste giunte al limite di sopportazione e colpite da bostrico, Vaia e dissesti assortiti, percorrono la strada della cementificazione esasperata per nuove strutture, infrastrutture e palazzetti dal gusto distopico. Attraggono mosche sullo zucchero di non-altrove utili a mettere in scena experience fotocopia, fatte degli stessi panorami fitti di vetro e cemento, degli stessi sapori, odori, colori e ritmi; le rinchiudono a sciare in cattedrali post-atomiche, a passeggio per i “corsi” di ex villaggi di pastori e stalle, ingozzandosi degli stessi cibi di lusso.
Venghino siori venghino, il ceto medio si indebiti per una settimana bianca all-inclusive, terme-spa-motoslitta e pesce di mare. Per un giro a Cortina a respirare la stessa aria di Milano e replicarne le stesse pose fatte di vasche dello shopping e apericena.
Sono gli ultimi colpi di maglio di un capitalismo – col capitale degli altri però (cioè soldi nostri) – che mette la sua rovina in scena, che non immagina altro che portare allo sfinimento un modello fatto in questo caso di altri piloni e di cannoni via via più performanti (si legga: idrovori).
Beautiful che incontra il sogno di soldi facili e il fatalismo della corsa all’oro nel Klondike, l’eterno presente capitalista la cui mentalità viene diffusa a pioggia da soap opere eterne, con Ridge in decadenza che giunto all’ottantesima stagione – i primi impianti coincidono grossomodo con l’Italia repubblicana – è costretto a recitare aggrappato al deambulatore e col catetere infilato.
Un modello che attrezza pacchetti divertimento per qualsiasi gusto purché non siano rispettosi nemmeno quando sono causa dell’agonia di luoghi in cui non spingono a calarsi incuriositi, ma a colonizzare; all’occorrenza si può sempre far sbriluccicare specchietti conditi dalla retorica del “recupero” della montagna abbandonata, dal recover washing si potrebbe dire.
Champagne e motori; sfarzo sguaiato e arroganza, il requiem della nostra decadenza fatta di topi festanti mentre la nave affonda, quando non andrebbero spazzati via soltanto questi abbagli di uno sviluppo che non c’è se non nei conti in banca di chi lo sfrutta, andrebbero rimosse anche tutta un’infrastrutturazione nociva, le narrazioni sull’aria sana, i miti romantici dell’alpe e del quanto si stia bene in montagna.
Tutto ciò non è emendabile, non è perfettibile, non c’è compensazione o posti-lavoro-in-cambio che tenga. È da abbattere in toto, fino a festeggiarne il cadavere. Solo allora sarà possibile provare a immaginare qualcosa che possa avere senso.
Il quadro che abbiamo tracciato è piuttosto apocalittico, e tutt’attorno ai monti non è meglio. L’intero pianeta umano sta subendo scosse telluriche forti, capaci di disarticolare e annichilire il pensiero dei più positivi.
È frustrante trovarsi immersi in questo clima, sa dell’amara perdita di ogni speranza e voglia di rimettersi in gioco.
Del resto i primi a rendersi conto che la pacchia del turismo invernale è finita sono proprio i costruttori di impianti di risalita, che infatti cercano grottescamente di rifilare le loro cabinovie alle città, spacciandole per mezzi di trasporto urbani sostenibili ed eco-friendly.
È successo a Kotor in Montenegro, sta succedendo a Trieste, prossimamente succederà a Genova. A Trieste la mobilitazione spontanea di cittadini e comitati di quartiere è per ora riuscita a fermare un progetto ad alto impatto ambientale, che prevede la distruzione di un bosco protetto per permettere la costruzione di una cabinovia al servizio delle navi da crociera e del loro indotto. Diciamo “per ora” perché dopo due anni di mobilitazioni e di azioni legali è finalmente saltato il finanziamento PNRR; ma l’ineffabile ministro Salvini ha promesso un finanziamento ad hoc, con fondi ministeriali, perché lo Stato e la ditta appaltatrice, la Leitner, non possono permettersi di essere messi in scacco da un’accozzaglia di pezzenti.
Proprio per questo è ancora più importante esserci a ogni latitudine, tener duro e non abbandonarsi al fato.
Siamo in ottima compagnia, la rete che sta stringendo le maglie è larga e importante, dobbiamo darle continuità e forza ben oltre alle Olimpiadi, perché ne va anche delle nostre vite, della differenza che corre tra arrancarvici e viverle.
Abbiamo deciso di aderire all’appello La montagna non si arrende e di mettere a nudo le difficoltà che attraversano noi e l’intero paesaggio.
Ci sono iniziative di tutti i tipi, sono ben accette anche piccole testimonianze pressoché individuali, contribuiamo a propagare l’onda, partecipate, inventatevi qualcosa e stringete rapporti.
Dal canto nostro, noi non ci concentreremo su una manifestazione singola ma contamineremo e ci faremo contaminare, spalmandoci e stando nella galassia di iniziative che si vanno a creare.
Restituiremo le esperienze dei nostri corpi. A dopo il 9, ancora e ancora.
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