Can Europe stay united in China trade battle? Ceuta migrant crisis offers a warning





di Luca Cangianti
Nicoletta Vallorani, Ogni cosa e nessuna, Zona 42, 2025, pp. 335, stampa € 16,90, ebook € 8,49.
Fuori c’è il Grande Nulla. Milano è una città circondata da mura, sporca, devastata dalle gang. È una società autoritaria e ferocemente classista: si è estinta la mediazione politica, anche nelle sue versioni liberali di puro belletto; i manifestanti residuali vengono pestati nell’indifferenza generale; il velo e la danza sono proibiti nei luoghi pubblici; «Il clima è diventato un clown che procede a casaccio saltellando tra dune e pozzanghere», ma il governo nega tutto. Nel frattempo sono comparse malattie incomprensibili: in mancanza di meglio vengono chiamate «cancro generico». L’aspettativa di vita crolla, ma «Per i notiziari va tutto bene». I bambini nascono mediante stupro istituzionalizzato nel Reparto grembi, dove «le donne sono incubatrici da smaltire a nascita avvenuta». La sterilità dilaga, spietata come la giustizia poetica.
È questo il mondo narrativo di Ogni cosa e nessuna, l’ultimo romanzo di Nicoletta Vallorani. Si tratta di un panorama trasversale a molte narrazioni dei nostri tempi. Alcuni esempi a caso: Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (biopolitica del corpo femminile), Qualcosa, là fuori e Il mondo senza inverno di Bruno Arpaia (implicazioni politiche della crisi climatica), Don’t Look up (negazionismo), L’attacco dei giganti (il muro come dispositivo totalitario). Un caso? Niente affatto: è l’inconscio sociale che emerge nelle accoglienti pieghe del fantastico proiettando luce sulle tendenze della vita contemporanea.
All’interno di questo contesto s’incrociano le storie di due personaggi. Il primo è Giuditta, una donna sterile, non conforme, ferita, malata. Per professione racconta storie ai bambini che crescono nella clinica ostetrica, il Corelli – dal nome del tristemente reale Cpr del capoluogo lombardo. Giuditta, sembra innocua, ingenua, affetta da deficit cognitivo, ma esercita una sottile agency eversiva «infilando qualche folletta monella qui e là, o qualche animaletto burlone che se ne infischia delle norme, o qualche maghetta nubile e senza figli che però è felice così. Basta poco per cambiare la direzione delle storie, e quel poco è rivoluzione.» La seconda co-protagonista è un’aliena. Non ha un genere specifico e nemmeno un singolo corpo. Di volta in volta, nel corso delle epoche, è vittima di violenza sessuale, “strega” che cura con le erbe, transessuale, lupo artico, aquila, formica. Medusa è come uno stormo: «Il mio corpo si modella col combinarsi del puzzle delle mie parti», spiega. «Diversamente dagli umani, non nasciamo con un corpo: lo componiamo in relazione al tempo e al movimento da una sfera all’altra, da un mondo a uno diverso.» Il suo obiettivo è conoscerci. Nel corso del suo viaggio millenario scopre la fragilità dei maschi della nostra specie che «si pensano eroi» e la nostra passione per la binarietà: «Voi esseri umani siete rassicurati dalle opposizioni senza vie di mezzo: il bianco e il nero, il morto e il vivo, il maschio e la femmina; il buono e il cattivo; il giusto e quello che non lo è, e via così.»
Da una parte, Medusa è la cugina stellare dei viaggiatori delle Lettere persiane, ma dall’altra è l’incarnazione di un’alternativa di vita sociale. La sua specifica corporeità rimanda al rapporto hegeliano del singolo (uccello) con la totalità (stormo), o addirittura all’individuo sociale pienamente liberato così come descritto nei Grundrisse marxiani. Medusa non ha genere, eppure si è trovata «quasi sempre femmina», perché l’apertura del corpo femminile, sembra dirci Vallorani, è, d’altra parte, disposizione alla relazione.
Il punto di vista che ondeggia tra le varie forme personali, lo stile delicato e riflessivo, gli inserti lirici, predispongono il lettore e la lettrice ad accogliere il messaggio libertario e salvifico di questo romanzo. Medusa non ha nemmeno un esplicito orientamento politico-filosofico, eppure sembra giungere a noi da un modo di vita superiore, non per guidarci, ma forse per accompagnarci, via da questo inferno capitalistico. Al tramonto, come uno stormo migrante, le une accanto alle altre, prendendoci cura gli uni degli altri.


Era l’11 gennaio 1693 quando la Sicilia orientale fu colpita da quello che, ad oggi, è classificato nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) come il più forte evento sismico degli ultimi mille anni accaduto nell’intero territorio nazionale. Per il Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (CFTI5Med), addirittura il più forte degli ultimi duemila. Si tratta di un terremoto di magnitudo stimata Mw 7.3 (seguito da un imponente maremoto) che causò, secondo le fonti, oltre 50mila morti, danneggiando gravemente un’area di oltre 14.000 chilometri quadrati. E fu l’apice di una sequenza sismica che durò almeno tre anni.
Dal lutto e dalle macerie sorsero città dall’aspetto totalmente nuovo, spesso in siti diversi dai precedenti, edificate secondo moderni criteri urbanistici, dando vita a quel laboratorio architettonico che fu il Barocco siciliano e che oggi continuiamo ad ammirare. La meraviglia di alcune delle nuove piante cittadine, delle chiese e dei palazzi, ha addirittura spesso messo in ombra la tragedia causata dall’evento e generato alcune lacune nell’interpretazione delle conseguenze socioeconomiche e politiche dei decenni successivi.
Proprio per questa sua immensa portata, il terremoto del 1693 è stato oggetto di diversi studi scientifici e, allo stesso tempo, è profondamente radicato nella cultura e nella tradizione popolare siciliana. Tuttavia, la ricerca e la memoria collettiva (fatta di miti, canti e racconti tramandati di generazione in generazione) raramente si sono incontrati.
La Sicilia Orientale, sulla base della sua storia sismica e delle informazioni disponibili dagli studi sulle sorgenti sismogenetiche, è una delle zone a maggiore pericolosità sismica d’Italia. Un fattore che, insieme alla presenza di aree intensamente popolate e vulnerabili, sia dal punto di vista sociale che del patrimonio edilizio ed infrastrutturale, determina un elevato rischio sismico e impone una costante opera di prevenzione, nella quale la consapevolezza della popolazione ha un ruolo tutt’altro che secondario.
È proprio per queste ragioni che nasce la nuova Story map “Val di Noto 1693. Storia e miti del terremoto più forte nei cataloghi sismici italiani”. L’obiettivo è raccontare non solo i dati del sisma, ma la storia dell’evento e della ricostruzione ad esso successiva, insieme al suo radicamento nella cultura popolare.
La Story map è organizzata in sette capitoli, che, attraverso carte storiche, mappe interattive, immagini e video, descrivono:
La Story map è aperta da una breve introduzione in cui la presentazione dell’evento dal punto di vista storico e scientifico è corredata da un canto popolare, proposto in forma scritta e orale, che dalla fine del ‘600 è arrivato fino ai giorni nostri.
Il primo capitolo si sviluppa invece attraverso la descrizione della sismicità della Sicilia orientale, con carte e dettagli “tecnici”.
Il secondo capitolo è dedicato alla descrizione della sequenza sismica, con particolare attenzione alle scosse del 9 e dell’11 gennaio. Questi due eventi sono raccontati attraverso delle mappe interattive centrate sulle località colpite e sugli effetti prodotti.
Cliccando sulle singole località è possibile conoscere la distanza dall’epicentro, gli effetti sull’ambiente naturale conosciuti e l’intensità del terremoto in base agli effetti visibili e ai danni provocati (scala Mercalli-Cancani-Sieberg – MCS).
Il terzo capitolo è invece dedicato a una breve presentazione del contesto storico, raccontato anche attraverso documenti e ritratti di alcuni dei protagonisti di quel tempo.
Al centro del quarto capitolo vi è poi la gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni politiche, le priorità del viceregno (in quel tempo la Sicilia faceva parte del Regno di Spagna ed era amministrata da un Viceré), l’azione dei poteri locali e le sofferenze patite dalle popolazioni.
Una mappa multimediale permette anche di osservare la struttura ideata dal Viceregno per la gestione dell’emergenza e il suo effettivo funzionamento: ogni punto sulla mappa corrisponde a un’apposita giunta o a uno specifico incarico creato ad hoc subito dopo il terremoto e cliccando su ognuno di essi è possibile sapere chi ricoprì quel ruolo e quali mansioni svolse. Il capitolo è chiuso da un filmato tratto dall’edizione del 2025 della commemorazione che ogni anno la popolazione di Grammichele svolge tra le rovine dell’antica Occhiolà, il sito abbandonato dopo il terremoto.
Il quinto capitolo ripercorre la lunga ricostruzione delle città delocalizzate, descrivendo le tante modalità attraverso cui si scelse di spostare i centri in un nuovo sito e i tratti comuni alle diverse vicende.
Una mappa interattiva permette di esplorare le città ricostruite in un nuovo sito, visionare carte storiche e foto dei luoghi più rappresentativi, ma anche scoprire dove si trovavano le città prima del terremoto, i processi attraverso i quali si scelse di spostarsi e le modalità della ricostruzione.
Il sesto capitolo è dedicato alle città che furono riedificate nel medesimo sito, tracciando dinamiche, successi e limiti dei processi di ricostruzione. Un approfondimento, anche fotografico, è dedicato al caso di Catania e una mappa interattiva permette di approfondire, attraverso immagini e descrizioni, alcuni esempi della cosiddetta “Guerra delle Parrocchie” che esplose in città come Ragusa e Modica e che contribuì all’edificazione di alcune delle più celebri chiese del Val di Noto.
Un approfondimento sul Barocco siciliano nel settimo capitolo, corredato da numerose immagini, insieme a un canto dedicato al terremoto dal cantautore siciliano Carlo Muratori chiudono il racconto di un evento che ha ancora tanto da raccontare e, soprattutto, da insegnare anche ai giorni nostri.
“Val di Noto 1693. Storia e miti del terremoto più forte nei cataloghi sismici italiani” è parte di un più ampio progetto di ricerca, i cui primi risultati sono stati recentemente pubblicati nell’articolo Marino, C.; Mattia, M. The Long‑Term Legacy of the 1693 Val Di Noto Earthquake: Emergency Management, Reconstruction, and Institutional Impact. Ann. Geophys. 2026, 69. https://doi.org/10.4401/ag-9507.
La story map è disponibile nella galleria INGVterremoti e al seguente link: Val di Noto 1693
A cura di Christian Marino e Mario Mattia (INGV-Osservatorio Etneo)
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Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale



In the last 10 months, residents in neighborhoods across Omaha, Nebraska, have contacted the city and federal government after tests by the Flatwater Free Press and ProPublica showed they had enough of the toxic metal in their yards for the dirt to be dug up and replaced under Environmental Protection Agency rules.
But the responses they’ve received have been inconsistent.
Three of them received new testing and were promised additional cleanup. Yet others were denied a new cleanup or told the news organizations they never heard back.
One resident said the city tested her yard, found it exceeded the EPA’s lead contamination level and sent her a letter saying cleanup was necessary. Months later the city backtracked, saying she did not qualify because she lived outside the primary cleanup zone. Another said she called 14 times before the city told her it would not retest because she hadn’t built or demolished anything in her yard since the EPA replaced the soil in 2012.
The EPA and the city have spent decades cleaning up residential properties in east Omaha after a century of pollution from a lead smelter and other factories downtown. The EPA had set a lead level that it uses to determine which properties to clean up, and the news organizations’ tests found these residents’ yards were over the limit.
But the city said that according to EPA rules, it can’t rely on testing by the newsrooms or any other groups to drive testing and cleanup decisions.
Peter Olson thought he was one of the lucky ones. His yard was one of thousands that the federal government had dug up and replaced since cleanup began in 1999. But a Flatwater Free Press and ProPublica soil test conducted in September showed he had too much of the toxic metal in the yard. When his wife contacted the EPA, Olson hoped a federal employee would offer another test and cleanup.
Instead, all the agency could do was examine a small area in the backyard where a deck once stood, according to an email Olson shared from an EPA project manager for the site. The rest of the yard, including an area that was high for lead in the news organizations’ tests, was ineligible, the agency said without explaining why.
The city told Mary Royers it could test her soil because a shed had been demolished and a garage had been built in her backyard, which could have disturbed or uncovered contaminated soil. Unlike with Olson, the city analyzed the whole yard and agreed to clean up several areas around her house.
Olson said he and his wife agreed to the more limited testing the EPA offered them, though they worry about what might be in the rest of their yard. They’re currently waiting for the testing.
An Omaha lead smelter spread dust that seeped into the soil and bodies of many residents. The EPA spent decades cleaning up the surrounding area — but not Council Bluffs, Carter Lake or Bellevue.
Omahans’ dirt generally qualifies for cleanup if it has more than 400 parts per million of lead in it — about the equivalent of a marble dispersed in a 10-gallon bucket of soil. The EPA adopted that standard in 2009. To date, contractors have dug up and replaced nearly 14,000 yards, mostly in a 27-square-mile area on the city’s east side, which has been declared a federal Superfund site. In 2015, the agency handed over remaining remediation work to Omaha.
Asked about the different responses residents have received, EPA spokesperson Kellen Ashford said in an email that each property is unique, and new sampling depends heavily on whether site conditions have changed because of construction or demolition that might have disturbed or exposed the soil.
“EPA strives to be fair and equitable in its decision-making process while adjusting to changes in agency policies, funding, and cleanup approaches,” he said.
Steve Zivny, who leads Omaha’s Lead Information Office, also said these decisions are made on a case-by-case basis. The city is able to test and clean up within the site but must seek approval from the EPA before doing any work outside those boundaries. The city is paid with settlement money from the smelter and other polluters.
Recently, the city sent letters to some residents outside the boundaries of the Superfund site saying they needed cleanup but reversed course after the EPA said the homes would not qualify, Zivny said.
Amy Haney lives about a half-mile outside the site’s western edge, a boundary the EPA drew by estimating where only a small percentage of homes were likely to have high lead levels. As a result, Haney’s home was never tested. But a Flatwater Free Press and ProPublica test found it had nearly 1.5 times the level that would qualify for a lead cleanup.
The result felt like a “kick in the gut,” she said. The news organizations tested 35 properties within a three-quarter-mile radius of Haney’s home. Four, including Haney’s house, were above the cleanup level.
Haney contacted the city, which told her the EPA would retest her home this summer.
While the EPA has cleaned up homes outside the site in the past, Ashford said any sampling beyond the site’s bounds right now is for investigative purposes only, and those homeowners may not be eligible for remediation.
The agency’s priority is cleaning up within the Superfund site as well as properties that impact children, he said.
Even when kids test high for lead, however, the city and the EPA don’t always retest yards.
Sabrina, a north Omaha resident whose soil we tested, said doctors found lead in three of her children. (She asked that her last name not be published to protect their identities.) In 2020, after her daughter’s blood-lead test, the city and a nonprofit replaced windows that contained lead-based paint. But they didn’t test the yard.
The only information Sabrina said she received about the dirt was the EPA test results from 2003 that showed the yard didn’t qualify for cleanup.
“I felt like that was kind of a lazy response,” Sabrina said. Despite the window replacements, doctors have found lead in her other kids’ blood.
The Flatwater Free Press and ProPublica tested her soil in May and found the lead was over the cleanup level and twice as high as the EPA’s 2003 test records showed.
Sabrina requested a new test, but the city denied it, saying no work had been done on the property and it couldn’t rely on the newsrooms’ results.
Zivny said the city has asked the EPA to revisit that decision in light of her children’s blood test results.
The post Lead Contamination Is Still a Problem in Omaha. Why Is the City Cleaning Up Some Yards and Not Others? appeared first on ProPublica.
Un terremoto di magnitudo Richter ML 4.3 è stato registrato dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale alle ore 10:15 italiane del 4 agosto 2026, 6.7 km a sud – ovest di Pisa, ad una profondità di circa 8 Km.
Nell’ora successiva al terremoto sono state registrate 5 repliche, tutte di magnitudo inferiore a 2.0.
Di seguito la tabella con i Comuni entro 20 km dall’epicentro:
La zona interessata da questo terremoto è caratterizzata da pericolosità sismica media, come testimoniato dalla Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale (MPS04) e dai forti terremoti avvenuti in passato.
Secondo il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15 v. 4.0, in passato in questa area non sono avvenuti forti terremoti. Il più forte terremoto registrato in questa parte della Toscana è l’evento di Orciano Pisano del 14 agosto 1846 di magnitudo stimata pari a Mw 6.0. Più recentemente possiamo ricordare l’evento del 19 ottobre 2013 di M 3.4 localizzato lungo la costa pisana.
Dalla mappa della sismicità strumentale dal 1985 ad oggi notiamo che l’area interessata da questo terremoto è caratterizzata da sismicità prevalentemente lungo la costa tra Pisa e Livorno.
La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP), calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento stimato fino al V grado MCS.
Dalla mappa dei risentimenti macrosismici ricavate dai 1868 questionari inviati al sito www.hsit.it, in continuo aggiornamento, notiamo che l’evento di questa mattina è stato risentito in un’area molto estesa, in particolare nelle province di Pisa, Livorno, Lucca, Firenze e La Spezia con valori di intensità fino al IV grado MCS. Il terremoto è stao risentito anche a Genova e Bologna con valori di intensità fino al IV grado MCS.
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Decades after the last plume of lead-laced smoke rose from a smelting plant in Omaha, Nebraska, the Flatwater Free Press and ProPublica found lead in concentrations that pose a threat to people’s health in soil throughout east Omaha.
Our investigation began more than two years ago, when Leah Keinama, who previously worked for a food security nonprofit, could not find up-to-date information about lead contamination for gardeners in Omaha. Keinama, now the director of civic journalism at the Nebraska Journalism Trust, and reporters at the Flatwater Free Press knew about the city’s refining history, so they teamed up to find out whether concerns about lead exposure were still warranted all these years later.
The Environmental Protection Agency declared a 27-square-mile area within the city a hazardous waste zone, known as a Superfund site, after the American Smelting and Refining Company closed in the 1990s. That prompted a lengthy period of testing and remediation. Today, unless Omaha residents pay for private testing, there aren’t many avenues to find out how much lead is in their soil if their property had been tested by the city and EPA in the past.
An Omaha lead smelter spread dust that seeped into the soil and bodies of many residents. The EPA spent decades cleaning up the surrounding area — but not Council Bluffs, Carter Lake or Bellevue.
Throughout our reporting, we heard from hundreds of Omaha residents who said they didn’t know about the city’s lead history. Some said they believed that because the EPA had already cleaned up thousands of properties that had high concentrations of lead in the soil, there was nothing to worry about.
Our goal was to reach people in every neighborhood in and around the Superfund site. So we knocked on doors, hung up flyers around town, visited a community health center, attended multiple events, partnered with local libraries, and spoke to a college classroom to invite people to sign up for free soil testing. We also posted our online form in various social media channels and shared the news with other local media. We made our reporting available in Spanish, as roughly 10% of residents living within the Superfund site don’t speak English.
Flatwater Free Press initially partnered with local libraries and a community-based organization to distribute do-it-yourself kits with instructions on how to collect a soil sample. We received fewer than 100 samples using this method before switching to a sign-up system in which residents indicated they wanted our team to collect soil from their yard.
After a resident signed up for testing, a member of the reporting team (usually Keinama or Flatwater Free Press reporter Chris Bowling) went to their home, put on latex gloves, wiped down a stainless steel spoon with an unscented wipe and scooped about 3 to 4 tablespoons of soil from the middle of the yard into a sealable vial. We made sure not to collect samples too close to the house or too close to the road, which the EPA has found can be overly contaminated by paint or the remnants of leaded gasoline, respectively. When demand for testing increased, we hired two part-time soil collectors.
We sent labeled samples to Accurate Analytical Testing, an EPA-accredited lab, for $10 per test. Once we received the results from the lab, we informed residents (unless they had opted out of receiving their result) and put together a guide to answer some of their top questions.
Our soil collection process differed from the EPA’s method of taking multiple composite samples from five sections of the yard. We chose to take a single sample from one area of each yard to reach more people and keep costs reasonable. In a few cases, we took multiple samples from the same yard and tested each sample individually but used only the highest result for our analysis.
The EPA said sampling a single area “can be strongly biased high or low” compared to composite sampling. However, several of the nine environmental contamination experts we spoke to said single samples can offer broad conclusions about contamination in an area when enough are collected, which several experts felt we had achieved. Some said our sampling would likely underestimate contamination on a property.
Other experts said our testing method would not accurately depict lead levels across a particular yard because of how variable the contamination can be. At the same time, experts also told us the EPA’s method of gathering multiple composite samples can still miss hot spots or underestimate contamination.
Over the past two years, we used the EPA’s sampling protocol as guidance to collect soil from 620 homes in and just outside of the Omaha Superfund site. (We’re continuing to collect samples from the nearby cities of Bellevue, Nebraska; Carter Lake, Iowa; and Council Bluffs, Iowa.)
We matched each home at which we took a soil sample with Omaha’s lead registry, which includes details like the address’ remediation status and results of the EPA’s testing, and compared our test results with historic data. Some homes that had previously undergone the EPA’s remediation process had high levels of lead contamination, our analysis found.
Our testing shows that lead contamination at levels that pose a risk to residents’ health is fairly widespread — even in sites that the EPA previously addressed.
Throughout our reporting, we spoke to nine experts in environmental and lead contamination to make sense of our findings. Several said the EPA should do more testing and possibly cleanup in Omaha.
We asked the EPA about our findings. The agency said it will work with the city of Omaha to “investigate the outcomes you have noted” and work with the city and property owners to take corrective action if needed in accordance with 2009 cleanup guidelines.
The post The EPA Doesn’t Typically Retest Homes in the Country’s Largest Residential Lead Superfund Site. So We Did. appeared first on ProPublica.

Shortly after buying her house in 2022, Mary Royers learned from a man across the street that her Omaha, Nebraska, neighborhood was contaminated with lead. But her yard, like thousands of others, had been cleaned up, the neighbor said.
Royers wanted to be sure. So the 36-year-old educator checked a website where the city tracks the soil test results of every home in a 27-square-mile area surrounding the site of an old lead smelter. She saw “remediated” written in bright green letters. The federal government had completed the work two decades ago. An expert must have tested the dirt and determined the problem was solved, she thought.
Relieved, Royers set about sowing the garden of her dreams. Hours disappeared as she thrust her hands into the soil, tearing up the grass and planting purple coneflower for bees to harvest and prairie grass to sway in the breeze.
“You have the green light from the city. That means everything’s safe,” she said. “I remember thinking, ‘Thank God I don’t have to worry about that.’”
But a soil test conducted last fall by the Flatwater Free Press and ProPublica found otherwise: Royers’ yard still has more than 1.5 times the level of lead that the Environmental Protection Agency’s cleanup was supposed to have eliminated.
Reading the emailed results, she felt “gut-wrenching disbelief,” she said.
“All I could think about was the dirt under my nails and all over my face,” said Royers, who has largely given up gardening for now. She explained later, “It felt like a betrayal of that trust.”
Since 1999, the EPA has spent $273 million digging up and backfilling nearly 14,000 yards across east Omaha to address contamination left from the smelter and other factories downtown. It’s the largest residential lead cleanup in the country. And the agency’s Superfund program has repeatedly heralded it as a success.
But, it turns out, Omaha’s soil might not be as safe as officials have advertised. The news organizations tested soil from more than 600 properties, including 150 that the EPA said had been cleaned up. In those tests, 1 in 10 yards marked as remediated still had enough lead to qualify for cleanup under the original guidelines. And nearly a quarter of the properties we tested in east Omaha could qualify for further study under new guidance released by the Trump administration last fall.
The results suggest the EPA has more work to do, said Howard Mielke, a longtime researcher of lead-contaminated soil who’s considered one of the field’s foremost experts. Not only should the agency clean up the areas that tested above the remediation level, he said, but it also should test other homes.
“If you find a couple of high results, chances are many high results will be nearby,” said Mielke, an adjunct professor at the Tulane University School of Medicine.
Some experts and environmental advocates said our findings reflect weaknesses in the EPA’s approach to cleaning up residential lead sites, which can leave a lot of lead behind.
Jeff Tittel, former director of the Sierra Club in New Jersey, the state with the most Superfund sites, said he repeatedly watched the EPA declare its work done after wrongly assuming everything had been cleaned up.
“On paper, everything’s wonderful,” he said, “but at the sites, there’s still chaos.”

The EPA declined an interview request with senior officials overseeing the Omaha cleanup.
In an emailed response, spokesperson Kellen Ashford said the EPA is committed to cleaning up contaminated sites to protect residents and the environment. “The diligent cleanup efforts have led to a dramatic decrease in elevated blood lead levels” in Omaha, he said. (While the percentage of kids testing high for lead has dropped significantly, as it has nationally, kids in the Omaha site still test high for lead at rates above the national average.)
Ashford said the EPA could not assess the news organizations’ results without further investigation, but property owners can reach out to the EPA or the city of Omaha, which now manages the site for the federal government, if they have concerns.
“Because it would not be possible to completely remove all lead,” Ashford said, the EPA and the city also try to educate the community about lead risks and precautions.
The city is already responding to the news organization’s findings.
The day after receiving her results, Royers forwarded them to the city’s lead office, asking if anything could be done. An employee tested her dirt and found even higher levels than the news organizations did. The city plans to clean the yard up again in August, Royers said.
But the EPA and the city have refused to clean up or test properties of others who have reached out about their high lead results.
The agency has also not said what it plans to do about properties that are below the current cleanup level but above President Donald Trump’s new screening level, which could prompt further action. Any update would come after a new site study the agency plans to release in October 2027, Ashford said.
Royers and her partner, Stephen Matthews, are thankful for the new cleanup, but they wonder: How many other Omahans may be misled or unaware about lead contamination in their yards?
“We’re one house out of thousands,” Matthews said.

It’s difficult to identify why some cleaned-up properties still test high for lead.
That’s in part because Omaha’s lead problem is almost as old as the city itself. The American Smelting and Refining Company produced lead to make batteries, cover cables and enrich gasoline for more than a century. After the smelter closed in 1997, the EPA estimated the plant and other factories had dumped 200,000 tons of lead dust — enough to fill at least 1,600 rail cars — across Omaha’s east side.
At the time, the Superfund program, which had started only a decade before, was still trying to figure out how to clean up residential sites like Omaha’s, then home to 125,000 people. Old factory sites could be bulldozed and excavated, the contaminated material carted away. But the Omaha site involved people’s homes and yards.
The agency tested nearly every yard in east Omaha and came up with a plan: It would dig up and replace parts of yards that had a concentration of more than 400 parts per million of lead — the equivalent of a marble in a 10-pound bucket of dirt.
But that meant that some properties were cleaned up while neighboring ones that had only slightly lower levels of lead were not.
Hewing to that kind of strict standard doesn’t make sense, said Gabriel Filippelli, an Indiana University earth sciences professor and longtime lead researcher.
“From a scientific standpoint, a 390 is the same as a 410,” Filippelli said. “It’s the same as a 400. They’re all about the same value.”
Failing to clean up neighboring properties can also lead to recontamination over time. When it’s windy and the ground is dry, tiny lead particles in the dirt — generally about one-hundredth the width of a human hair — become airborne and spread, Filippelli said.
When the Superfund program started, the agency cleaned an entire yard if its average lead level among multiple samples was over the limit.
But by the time the Omaha cleanup started, the method had changed. In Omaha, it divided yards into five sections: two in the backyard, two in the front yard and a thin ring around the home’s perimeter called the dripline, which often contains the most contaminated dirt but can also contain remnants of lead paint.
The agency took multiple samples per section of yard and replaced a section’s soil only if the average was over 400 parts per million. This approach could lead them to miss hot spots or leave behind areas that have high lead levels but are just under the cleanup threshold. Contractors also did not dig up the driplines if another part of the yard wasn’t over the limit.
This could explain why the Flatwater Free Press and ProPublica’s testing found that about 1 in 20 homes that didn’t qualify for cleanup originally now tested above the cleanup threshold. In addition, the news outlets found several properties outside the Superfund site that were over the limit.


In the early days of the cleanup, Don Preister, a longtime Omaha lead advocate and former state senator, argued for the EPA to clean up entire yards and to lower the level of lead that would qualify for remediation, calling the agency’s solution a half-measure.
But the EPA decided that its approach made the most of limited money and prioritized the highest-risk areas. One EPA manager told Omahans in 2004 that the choice to remove only sections of yards was “economical,” according to meeting records.
“It brought out feelings of hurt,” Preister said of the EPA’s choice. “Children are likely to still be impacted, and their health affected.”
The EPA’s national guidelines did advise against “‘patchwork clean-up’ patterns which are prone to recontamination” when adjacent sections are high. But the agency didn’t give clear guidance on how to implement that, several former site managers said, and some felt they had to follow the rules strictly or risk violating federal law or agreements with companies paying to clean up their pollution.
Ashford acknowledged that the agency has to adhere strictly to its cleanup plans but said in some cases, like an industrial site near a residential area, the EPA may clean up to a lower level to prevent recontamination.
Another problem was that east Omaha was full of older homes that contained lead paint that could recontaminate cleaned soil over time. Following local pressure, the EPA agreed to test homes’ paint. If it contained lead, the agency repainted the outside. But the EPA did not repaint houses whose soil did not also qualify for cleanup. Studies in urban areas have found homes with deteriorating paint have contaminated nearby gardens.
Ashford said an EPA study found most lead-based paint contamination in Omaha was within 6 feet of the house.
Brenda González Rocha, who has lived in her south Omaha home since 2020, thinks both soil and paint are to blame for the lead that doctors found in her 4-year-old daughter’s blood. Her basement had lead paint, which she hired a company to fix.
But although the EPA cleaned up her yard in 2012, the Flatwater Free Press and ProPublica tests found levels of lead that are higher than before the agency remediated it. González is surrounded by properties with lingering lead. A yard down the street that had high lead levels was never remediated. The banks of the nearby highway were never dug up and replaced. The house next door has lead paint on it, according to the city lead website.
Ashford said it’s unlikely that wind-blown dust from one house to another would recontaminate cleaned areas with enough lead to surpass the cleanup level.
But nearly all the remediated properties the newsrooms tested that were over the cleanup threshold are within 100 yards of a property that originally qualified for remediation but wasn’t cleaned up. A third had two such neighboring properties.
González’s eight kids, between 8 months and 22 years old, love to play outside. They jump on the trampoline, ride bikes and play soccer. Now González is anxious whenever they’re in the yard.
“I worry that this could affect their quality of life,” she said. “I would feel bad if something happened to them during their development. I would feel responsible.”

Once the EPA chooses a fix for a Superfund site, it is generally required to review the site every five years to update the public on the progress of the cleanup. But the ways those reviews are done leave unanswered questions about whether the solution is working and how much lead is in Omaha today, said experts who examined the reports for the Flatwater Free Press and ProPublica.
In their reviews, government officials in Omaha track how intact the grass is on top of the new soil. If it is exposed or has been disturbed, it could be a sign that any remaining lead is no longer safely underground and could blow around.
But they don’t retest a representative sample of properties.
An Omaha lead smelter spread dust that seeped into the soil and bodies of many residents. The EPA spent decades cleaning up the surrounding area — but not Council Bluffs, Carter Lake or Bellevue.
Cleanups often take several tries to get right, said Tittel, the former New Jersey Sierra Club director, and recontamination or missed contamination can be a huge problem.
Tittel said he has seen similar patterns in New Jersey. In 1979, Tittel helped show EPA employees where the Ford Motor Company dumped industrial waste into abandoned mine pits. Since then, he has seen the mess declared a Superfund site, marked safe, become a Superfund site again and spawn a lawsuit that Ford settled in 2009 as locals continued discovering more hazards.
“It’s sort of a benign neglect when it comes to these sites,” Tittel said. “Government just wants to get it over with because it’s taking so long. They end up cutting corners or looking the other way.”
A Ford spokesperson said the company takes its environmental responsibility seriously and has been working with state and federal officials to clean up the site.
Retesting soil does not appear to be standard at other sites, according to reviews examined by the Flatwater Free Press and ProPublica. But it should be, said Debbie Chizewer, a managing attorney with the environmental law group Earthjustice. Without ongoing testing, the EPA can’t really know if its solution is working, she said, and residents won’t know how toxins in the environment are impacting their health.
“I think for the five-year review to be meaningful, you need to do testing,” she said.
Ashford said the EPA retests properties on a case-by-case basis, such as when construction disturbs the soil. The periodic reviews, which in Omaha have led to an ongoing reevaluation of the site’s cleanup level, allow the EPA to ensure these unique, complex sites protect people and the environment over time, he said.
Steve Zivny, who leads Omaha’s Lead Information Office, also said new testing and cleanup decisions depend on factors such as whether kids live at the home and whether they have tested for a high lead exposure.

The EPA’s reviews of the Omaha site do point to some potential problems. In 2024, inspectors found 98% of the lawns had been disturbed, indicating a risk that buried lead could be exposed. That includes having weeds, bare soil or demolished buildings. But the EPA tested only 32 sites where homes had been demolished and found six exceeded the cleanup level. To them, that indicated the solution was “generally protective; however, more data should be collected to support this conclusion,” according to the report.
Those figures, however, trouble Ian von Lindern, who oversaw lead cleanup at an Idaho Superfund site for more than 30 years. He doesn’t doubt the federal government did a good job hauling away tons of toxins in Omaha. But he’s sure they couldn’t get all of it.
At the Idaho site, the EPA requires people to request permits from a local health district before digging in their yards. Local health employees can also test residents’ dirt, and, if it’s above the cleanup level, it may qualify for further remediation.
Without someone keeping a close eye on the fixes, recontamination can occur as people dig up lead-contaminated soil or unremediated soil is allowed to blow around.
“Those remedies are, I don’t want to use the word failing, but they’re becoming less effective,” he said.
Royers worries many homes in Omaha fit that description.
This summer, the educator is letting the weeds grow freely in her garden. Pretty soon, the city is going to replace it anyway.
The thought makes her feel guilty. More people should know about potential lead in their yard and have access to tests and cleanups. But that would require acknowledging that after decades and hundreds of millions of dollars spent, there are cracks in the cleanup. Royers isn’t sure that will happen.
“The priority is pretending like things are OK,” she said. “Clearly it’s not.”

The post The EPA Spent Millions Cleaning Up a Massive Superfund Site. Our Tests Found Toxic Levels of Lead in Many Yards. appeared first on ProPublica.



Sono stati 1482 gli eventi registrati dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale dall’1 al 31 luglio 2026, un numero quasi invariato rispetto al precedente mese di giugno, con una media che rimane costante con circa 47 terremoti al giorno. Dei 1482 eventi registrati, 138 terremoti hanno avuto una magnitudo pari o superiore a 2.0 e soltanto 15 eventi magnitudo pari o superiore a 3.0.
Nell’ultimo giorno del mese, il 31 luglio, è stato registrato il terremoto di magnitudo maggiore avvenuto sul territorio nazionale. Alle ore 19:46 italiane nell’area dei Campi Flegrei, è stato localizzato un terremoto di magnitudo Md 4.7, ad una profondità pari a circa 3 km, con epicentro tra Pozzuoli e Quarto. L’evento è stato risentito in tutta l’area dei Campi Flegrei, in tutta la città di Napoli, ad Ischia e nella penisola sorrentina con risentimenti fino al VI-VII grado MCS. Con questa forte scossa è iniziato uno sciame sismico con numerosi eventi tra i quali anche diversi terremoti di magnitudo superiore a 3.
Durante questo mese ricordiamo anche altri terremoti che hanno superato magnitudo 4 avvenuti tra il 24 e il 25 luglio con epicentro in Mar Tirreno Meridionale (ML 4.5), in territorio austriaco (ML 4.1) e infine il terremoto del 25 luglio di magnitudo Mw 4.2 (ML 4.1) con epicentro in provincia di Isernia , risentito in un’area molto estesa dal Tirreno all’Adriatico, in particolare nelle province di Isernia, Frosinone, L’Aquila, Campobasso con valori di intensità fino al V-VI grado MCS.
Le mappe, insieme ad altri prodotti del monitoraggio, sono disponibili sul sito dell’Osservatorio Nazionale Terremoti e sul Portale Web dell’INGV.
La rubrica “I terremoti del mese” è a cura di M. Pignone (INGV-ONT) .
Dalle ore 19:46 del 31 luglio 2026 è in corso uno sciame sismico nell’area Campi Flegrei. Alle ore 11:28 di oggi, 1 agosto, sono stati rilevati in via preliminare 169 terremoti con magnitudo Md ≥ 0.0 e una magnitudo massima Md = 4.7 ± 0.3.
Nella mappa sono riportate le localizzazioni degli eventi con magnitudo Md ≥ 1.0.
Il terremoto di magnitudo Md = 4.7 ± 0.3 (Mw 4.4 ± 0.3) è avvenuto alle ore 19:46 del 31 luglio 2026 ad una profondità di circa 3 km ed è stato localizzato dalla Sala Operativa INGV-OV tra le località di Pozzuoli e Quarto.
Si riporta l’elenco degli eventi localizzati finora (ore 11:28 del 1 agosto 2026) di magnitudo Md ≥ 1.5:
| Data IT | Orario IT | Md (±0.3) | Profondità (km) |
| 31/07/2026 | 19:46:43 | 4.7 | 2.6 |
| 31/07/2026 | 19:50:36 | 1.7 | 1.0 |
| 31/07/2026 | 20:49:58 | 1.6 | 2.6 |
| 31/07/2026 | 20:57:32 | 2.9 | 2.6 |
| 31/07/2026 | 21:25:29 | 1.9 | 2.4 |
| 31/07/2026 | 22:00:09 | 3.8 | 2.7 |
| 31/07/2026 | 22:02:47 | 1.7 | 2.9 |
| 31/07/2026 | 22:04:39 | 1.7 | 2.7 |
| 31/07/2026 | 22:14:37 | 1.9 | 0.4 |
| 31/07/2026 | 22:36:43 | 1.7 | 1.7 |
| 31/07/2026 | 22:55:22 | 1.7 | 1.4 |
| 31/07/2026 | 23:22:26 | 1.7 | 2.3 |
| 31/07/2026 | 23:34:47 | 2.7 | 1.2 |
| 31/07/2026 | 23:35:39 | 3.1 | 1.4 |
| 31/07/2026 | 23:46:38 | 1.5 | 1.7 |
| 01/08/2026 | 00:03:29 | 1.6 | 1.7 |
| 01/08/2026 | 00:27:11 | 1.5 | 1.8 |
| 01/08/2026 | 01:01:27 | 2.0 | 0.5 |
| 01/08/2026 | 01:20:13 | 3.1 | 0.6 |
| 01/08/2026 | 01:23:21 | 2.4 | 0.4 |
| 01/08/2026 | 01:35:56 | 2.5 | 0.4 |
| 01/08/2026 | 02:07:23 | 2.3 | 1.9 |
| 01/08/2026 | 02:07:31 | 2.5 | 0.4 |
| 01/08/2026 | 05:41:55 | 2.0 | 0.9 |
| 01/08/2026 | 05:47:12 | 3.1 | 1.3 |
| 01/08/2026 | 05:49:26 | 3.0 | 1.1 |
| 01/08/2026 | 06:11:30 | 2.2 | 0.6 |
| 01/08/2026 | 06:14:31 | 2.1 | 0.4 |
| 01/08/2026 | 06:20:08 | 1.5 | 1.1 |
| 01/08/2026 | 06:21:23 | 1.8 | 1.4 |
| 01/08/2026 | 07:45:19 | 2.5 | 2.7 |
| 01/08/2026 | 08:12:23 | 2.1 | 0.5 |
Ricordiamo che è importante attenersi alle informazioni fornite attraverso i canali ufficiali dagli enti preposti alla gestione del fenomeno e che tutti gli aggiornamenti sullo sciame e ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web della banca dati GOSSIP dell’Osservatorio Vesuviano e sui canali web e social INGVvulcani.
Licenza

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Alle ore 19:46 italiane (17:46 UTC) del 31 luglio 2026, nell’area dei Campi Flegrei, è avvenuto un terremoto di magnitudo Md 4.7, ad una profondità pari a circa 3 km, localizzato dalla Sala Operativa INGV-OV (Napoli) tra le località di Pozzuoli e Quarto.
E’ in corso uno sciame sismico in quest’area e all’orario di emissione del Comunicato dell’Osservatorio Vesuviano (20:25 italiane) sono stati rilevati in via preliminare 10 terremoti con magnitudo Md ≥ 0.0 e una magnitudo massima Md = 4.7 ±0.3.
Di seguito la tabella con i Comuni entro 10 km dall’epicentro:
La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP), calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento stimato fino al VII grado MCS.
Dalla mappa dei risentimenti macrosismici ricavate dai questionari inviati al sito www.hsit.it, in continuo aggiornamento, notiamo che l’evento è stato risentito in tutta l’area dei Campi Flegrei, in tutta la città di Napoli, ad Ischia e nella penisola sorrentina con risentimenti fino al VI grado MCS.
Tutti gli aggiornamenti sullo sciame e ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web della banca dati GOSSIP dell’Osservatorio Vesuviano: https://terremoti.ov.ingv.it/gossip/flegrei/2026/index.html
Licenza

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.








Il motto è stato coniato. Ed è molto suggestivo e ambizioso. La sua traduzione operativa, beh, questo è tutt’altro discorso. Molto, molto complicato. “Un’Europa più forte in una Nato più forte”. È il motto contenuto nella dichiarazione finale approvata dai 32 ambasciatori alleati e, a ben vedere, il senso del vertice di Ankara sta tutto qui. Tener fede alle promesse dell’anno scorso, far vedere agli Usa e a Donald Trump che il vecchio mondo sta davvero aprendo i cordoni della borsa, tracciando percorsi “credibili” verso il famoso 5% di Pil in difesa.
Il segretario generale Mark Rutte (e gli sherpa) hanno fatto il possibile per costruire un summit (l’ennesimo) a prova di Trump. Ma l’apprensione è palpabile perché se il tycoon deraglierà si potrà entrare in una fase che alcuni, alla Nato, non esitano a definire “pericolosa”. Oggi in una Ankara super blindata – centinaia i manifestanti anti-vertice arrestati – prima dell’arrivo dei leader, si terrà un gigantesco forum dell’industria della difesa transatlantica in cui verranno annunciati contratti, intese e cooperazioni per miliardi e miliardi: è uno degli spettacoli pirotecnici organizzati per stuzzicare l’immaginazione di Trump. Poi c’è la cena al palazzo presidenziale del Sultano, Recep Tayyip Erdoğan. Lì i 32 capi di Stato e di Governo alleati saranno soli – senza ambasciatori o consiglieri – con mogli (o mariti) e gli ospiti, tra cui ad esempio Volodymyr Zelensky.
In parallelo, le cene dei ministri degli Esteri e della Difesa, dove sono stati invitati, rispettivamente, i Paesi del Golfo e i partner asiatici (Giappone, Corea, Australia e Nuova Zelanda). Mercoledì sarà la volta del vertice vero e proprio: un giro di tavolo del Consiglio Atlantico da 2-3 ore massimo, proprio per limitare il più possibile i rischi. Ecco, si capirà allora perché c’è chi vorrebbe abolire la ricorrenza annuale (gli Usa in primis ma non solo) e dunque l’edizione del 2027 prevista a Tirana è in bilico anche perché l’Albania è tra i Paesi che non è ancora al 2%. Il Paese candidato a egemone del nuovo corso della Nato 2.0 è senz’altro la Germania, che intende arrivare al 3,5% della difesa ‘core’ già nel 2029, con uno sforzo di bilancio mostruoso: nessuno, in Europa, ha una potenza di fuoco economica simile. Varsavia, pur con le debite proporzioni, è l’altro astro nascente della sicurezza continentale, che affianca i leader tradizionali, Francia e Gran Bretagna.
In questo quadro, l’incognita resta The Donald. «Putin vuole finire la guerra in Ucraina, lo vuole fortemente», proclama Trump nello Studio Ovale, nel giorno dell’ennesima strage di civili uccisi nei bombardamenti russi. «Anche Zelensky lo vuole, ne parleremo al vertice della Nato», ha aggiunto. “Tre settimane fa ho detto al presidente Xi che gli Stati Uniti hanno l’esercito più potente del mondo e non ha avuto nulla da obiettare”, ha fatto sapere il tycoon, riferendo del colloquio con il presidente cinese. A prendere la parola è anche il “cameriere” del tycoon a Bruxelles, al secolo Mark Rutte, segretario generale della Nato. Gli Usa non stanno «spaccando» la Nato, assicura Rutte nel corso della conferenza stampa prevertice, rispondendo ad una domanda sull’attacco di Hegseth alla scorsa ministeriale difesa. «Avere una revisione della postura e delle forze è una mossa saggia, sarà in consultazione con gli alleati, non c’è da preoccuparsi», ha aggiunto. Se lo dice lui…
Ad Ankara si disserta, in Ucraina si continua a morire. È di almeno 20 morti il bilancio degli attacchi russi della scorsa notte sull’Ucraina, che hanno preso di mira la capitale Kiev e la sua regione. Lo riferiscono le autorità locali, precisando che 14 persone sono morte a Kiev e altre 6 nella sua regione. L’aeronautica militare ucraina ha riferito che la Russia ha lanciato durante la notte 351 droni e 68 missili, prendendo di mira principalmente Kiev, e ha precisato che tutti i 29 missili balistici hanno colpito i loro obiettivi, sottolineando l’urgente necessità di un maggiore sostegno in materia di difesa. «Per intercettare i missili balistici, abbiamo bisogno dei mezzi per l’intercettazione», ha affermato il portavoce dell’aeronautica militare, Yurii Ihnat, parlando alla tv nazionale. «I russi stanno certamente sfruttando il fatto che ora vi sia una grave carenza di missili intercettori, sia in Ucraina che nel mondo», ha aggiunto.
In questo scenario devastato, Volodymyr Zelensky ha esortato i suoi alleati a prendere «decisioni forti» al vertice Nato «È di fondamentale importanza che il mondo, in primis gli Stati Uniti e i nostri partner europei, escano dal vertice Nato di Ankara con decisioni forti a sostegno della nostra difesa aerea», ha dichiarato il presidente ucraino sui suoi canali social. «Finché i missili Patriot rimarranno nelle scorte dei nostri alleati, la Russia è solo incoraggiata a continuare a `squarciare´ gli edifici residenziali. Stati Uniti e Europa hanno abbastanza forza per fermare questo terrore». La forza ce l’hanno. Quello che scarseggia è la volontà politica di esercitarla. E non solo a Washington. È il 1.594° giorno di guerra in Ucraina, ma Trump assicura: la fine della guerra è più vicina di quanto si crede. Sullo sfondo, il clamore dei missili che piovono su Kiev.
Il 29 marzo, nel Teatro comunale di Isola del Liri (FR), si è svolto l'incontro tra due libri e due autori: Mensaleri di Wu Ming 2 e Biografia di una classe operaia. I cartai della valle del Liri. 1824 - 1954 di Alfredo Martini.
A tenere le fila del dialogo ci ha pensato Lorenzo Teodonio.
«Questa sarà una conversazione anfibia, ambigua... Dubbia... Anche mostruosa!»
Così Giada Peterle, direttrice del Museo di Geografia dell'Università di Padova, ha introdotto l'incontro su Gli uomini pesce, svoltosi proprio in quel luogo il 19 maggio 2026. Luogo che, ha aggiunto Peterle, è il«naturale approdo» del romanzo, sia perché parte di quest'ultimo è «ancorata» in quelle stanze, sia perché trattasi di un «romanzo geografico», anzi, di un romanzo che è «geografo esso stesso» e ci interroga sulla geografia come forma del pensiero.
A confrontarsi sul libro un parterre di docenti di geografia: Francesco Visentin, Andrea Pase, Luca Bonardi e Margherita Cisani. Al termine dei loro interventi, Wu Ming 1 ha raccolto gli spunti, ricostruito le tappe del suo lavoro sul romanzo e risposto alle domande del pubblico. Nel mentre, è arrivata una lettera di Antonia Nevi, di cui si è data pubblica lettura.
Terra Infecta di Andrea Bagnato (Mack, 2026) è una controstoria dei paesaggi urbani e rurali italiani. Ricostruisce la distruzione delle zone umide venete, le politiche di «risanamento» urbano e spostamenti di popolazione a Napoli e Materia, e il periodo del confinamento in Lombardia durante la pandemia di Covid. Il libro è al tempo stesso una critica dell'igiene come dispositivo di controllo e una raccolta di momenti rivelatori di comunità, guarigione e resistenza.
Il 27 aprile 2026 Bagnato ha presentato Terra Infecta alla libreria Modo Infoshop di Bologna, affiancato da Chiara Davino, architetta e ricercatrice all'Università di Bologna, e Wu Ming 1. Buon ascolto.
Sabato 14 marzo 2026, nel rione Pilastro di Bologna, Wu Ming 2 ha presentato il suo romanzo Mensaleri (Einaudi 2025), in dialogo con Roberto Panzacchi del Comitato Besta, al presidio contro il MuBa.
Il MuBa è il "Museo dei bambini", un progetto tanto fumoso nei contenuti quanto impattante sul verde e sul suolo del parco Mitilini-Moneta-Stefanini. Un progetto che la giunta Lepore-Clancy, la più ebbra di cemento e asfalto a memoria di vivente, vuole imporre con la forza, dopo uno dei soliti "percorsi partecipati" fittizi, quelli con cui si cerca di mascherare una politica autoritaria e deferente verso gli interessi delle lobby edilizie e infrastrutturali.
La presentazione ha toccato molti punti di convergenza tra il romanzo e le lotte ambientali in corso in città e non solo, poi è sfociata in un grande attacco psichico al cantiere. A officiare il rituale, le Sorelle e fratelli del libero spirito con la collaborazione dell'Associazione psicogeografica di Bologna (APB).
L'ओम् (Ōṁ) corale è risuonato per un quarto d'ora, forte e malaugurante per la controparte. Nella storia dei movimenti bolognesi l'attacco psichico ha una tradizione trentennale, e negli ultimi anni è stato decisivo nelle lotte in difesa del parco don Bosco, a S. Donato, e del giardino San Leonardo, in zona universitaria.
Durante il rituale è stato distribuito l'opuscolo dell'APB "Storia disinvolta degli attacchi psichici", tiratura limitata di 125 copie, non disponibile on line.
Ecco l'audio dei due momenti clou della giornata.
La mattina di domenica 18 gennaio, nella sala principale della Casa delle culture di Trieste, Rodrigo Nunes ha presentato il suo libro Né verticale né orizzontale. Una teoria dell'organizzazione politica (Alegre, 2025) in dialogo con la redazione della rivista Charta Sporca e con gli scrittori e attivisti Wu Ming 1, Igor Štiks e Andrea Olivieri.
Molti gli interventi durante la discussione, tra cui quello di Gian Andrea Franchi dell'associazione Linea d'ombra (autore di Per un comunismo della cura, Derive Approdi 2025) e di Riccardo Laterza, consigliere comunale della lista civica Adesso Trieste.
N.B. Durante l'introduzione e nei primi minuti dell'intervento di WM1 si sentono i rumori della sala che si "assesta", spostamenti di sedie eccetera. Proseguendo con l'ascolto, la qualità migliora notevolmente.
La mattina del 15 novembre 2025 Wu Ming 1 ha presentato il romanzo Gli uomini pesce alla libreria Lovat di Trieste, in dialogo con Andrea Olivieri, tra le altre cose autore del bellissimo Una cosa oscura, senza pregio (Alegre, 2019).
L'incursione in città, come già quella di Wu Ming 4 di due settimane prima, è avvenuta in barba a certi ambienti cittadini e al sindaco in persona, che in un'intervista televisiva ci aveva dichiarati, senza giri di parole, presenze sgradite. Una lunga polemica, durata settimane, che abbiamo ignorato.
Verso la fine della registrazione si fa riferimento anche a questo, ma per il resto si parla d'altro. Di territori e corpi, di confini e sconfinamenti, di s/memorie della pandemia, di movimenti come ecosistemi e di «mediazioni al rialzo».
Nell'autunno 2025 il filosofo e attivista brasiliano Rodrigo Nunes ha girato l'Italia presentando – in italiano – il suo libro Né verticale né orizzontale. Una teoria dell'organizzazione politica (traduzione di Enrico Gullo, Alegre, 2025).
Libro e tour sono arrivati con tempismo perfetto, poco dopo le grandi mobilitazioni e gli scioperi generali contro il genocidio palestinese. Nunes è partito da Palermo il 20 ottobre e, risalendo la Penisola, ha toccato diverse città e importanti situazioni di movimento e lotta – come quella dell'Ex GKN a Firenze – per concludere il tour il 7 novembre ad Avigliana (TO), ospite del movimento No Tav valsusino.
Wu Ming 1 ha affiancato Nunes in tre occasioni: a Ferrara il 29 ottobre (a cura della Comune di Ferrara), a Bologna il 4 novembre (ospiti dell'Ex Centrale di via Corticella) e, appunto, ad Avigliana.
Quest'ultimo evento era nell'ambito di «Avere vent'anni è avere sogni grandi», la rassegna celebrante il ventennale della Battaglia del Seghino (31 ottobre 2005) e della riconquista popolare del presidio di Venaus (8 dicembre 2005). Per approfondimenti, si veda il libro di WM1 Un viaggio che non promettiamo breve (Einaud, 2016).
Nella conversazione, durata più di due ore, si è parlato dei movimenti come ecologie; dei cicli di lotte del 2001-02, del 2011 e del 2019; di come dieci anni fa il pendolo delle lotte abbia oscillato tra orizzontalismo e verticalismo, con tentativi di costruire «partiti dei movimenti»; di come si possa avere leadership senza leaderismo, eccetera. Con tanti esempi e racconti, e una coda sulla pandemia.
Tra le intervenute, la punkastorie femminista Filo Sottile.
Buon ascolto.
Moltitudini in marcia contro gli imperi: contadini d’Inghilterra con roncole e forconi nell’anno del Signore 1381; cardatori, popolo minuto di opifici, arti e mestieri nella rivolta dei ciompi del 1378; artigiani boemi nella rivolta hussita e taborita del 1419; seguaci di Hans il pifferaio e ancora contadini d’Alsazia, Svevia e Ungheria; braccianti e minatori di Turingia, smossi dai dodici articoli della predicazione anabattista.
La storia europea medievale e moderna è attraversata da rivolte contadine che, nella lettura del Vangelo, hanno trovato il canale per contestare radicalmente l’ordine sociale esistente e i padroni della Terra. Il 18 ottobre 2025 Wu Ming 4 è intervenuto al festival Montefedi di Bergamo, sunteggiando gli anni di lavoro dalla stesura di Q (1995-1998) alla traduzione del romanzo di William Morris Il sogno di John Ball (Alegre, 2025), in dialogo con Francesca Tasca del Centro Culturale Protestante, studiosa del movimento valdese e autrice del libro Storia dei Valdesi (Claudiana, 2024).
Mercoledì 8 ottobre 2025 Wu Ming 2 ha presentato il suo romanzo Mensaleri insieme a Christian Raimo. Si è parlato di letteratura e lavoro, società del controllo, scrittura collettiva, comicità, commedia all'italiana, stregoneria capitalista e plustempo.
Buon ascolto
Manca ormai solo una settimana all’uscita di Mensaleri, il nuovo romanzo scritto da Wu Ming 2.
Chi ha dato un’occhiata alla quarta di copertina, sa che la vicenda si svolge a Mensaleri, il villaggio operaio costruito accanto alla cartiera Mensa, sul fiume Leri, nei primi anni dell’Italia unita. Lo stabilimento, dopo diversi passaggi di mano, chiude i battenti nel 1993, nonostante le lotte e i presidi.
Ma a tramutare lo sconcerto in speranza, si presenta un imprenditore di grido, bisnipote del mitico Fondatore. La sua proposta è un irresistibile progetto di rigenerazione del sito industriale: un museo, un centro congressi, un laboratorio di ricerca sul riciclo della carta, le sedi di quattro grandi marchi di moda, un nuovo quartiere. E uno spettacolo teatrale, affidato alla regista Toni Pohlmann, scritto e recitato dalla gente del paese, per celebrarne la prima età dell’oro, all’alba della seconda.
In anteprima, Wu Ming 2 legge il primo capitolo. Buon ascolto e appuntamento in libreria tra una settimana.
«– I romanzi radiofonici, giovanotto, – mormorò Josefina Sánchez, come se commettesse un sacrilegio. – Stanno diventando sempre più strambi.»
(Mario Vargas Llosa, La zia Julia e lo scribacchino)
Nel biennio 2022-2023 portammo in tour Radio Ufo 78, un radiodramma/concerto, un melologo, una sghemba e psichedelica suite con scrittori, musicisti e «caverna dell'antimateria».
I due scrittori erano Wu Ming 1 e Jadel Andreetto, quest'ultimo in doppia veste, in quanto bassista del Bhutan Clan.
I musicisti erano quelli del Bhutan Clan, appunto: band cresciuta a Bologna sonorizzando trekking urbani e serate letterarie, nel contesto del cantiere culturale permanente Resistenze in Cirenaica.
Per varie ragioni il gruppo si è sciolto come tale nel 2024, ma le sperimentazioni proseguono sotto l'egida di Melologos, «laboratorio di fonologia narrativa» che ora è al lavoro su Gli uomini pesce.
«Caverna dell'antimateria» è come chiamavamo, in omaggio al pittore situazionista Giuseppe Pinot Gallizio, l'ambiente sonoro pazientemente ingegnerizzato in studio che ogni tanto erompeva nell'esecuzione dal vivo.
I testi dello spettacolo erano in gran parte tratti da Ufo 78, ma alcuni brani – come già avveniva nel romanzo – gettavano ponti verso un altro mondo narrativo: quello del «Ciclo di Tanino & Karl» di Jadel Andreetto & Guglielmo Pispisa. Finora ne sono usciti due episodi: Tutta quella brava gente (firmato con lo pseudonimo «Marco Felder», Rizzoli 2019) e La parola amore uccide (Rizzoli, 2022). Anzi, tre, perché il terzo è in forma di podcast: Morte di un giallista bolzanino (RaiPlaySound, 2023).
Radio Ufo 78 era un'unica suite della durata di circa un'ora e 15 minuti. Prima di salire sul palco, chiedevamo al pubblico di applaudire soltanto alla fine.
Dopo una prova aperta allo Spazio Stria di Padova, sempre disponibile per i nostri lanci di ballons d'essai, Radio Ufo 78 si mise in strada. La formula era anfibia e strana e non proponibile ovunque, gli incastri di impegni non erano semplici... Insomma, riuscimmo a mettere in fila solamente sette date. Di alcune resta testimonianza.
La migliore registrazione, realizzata a tracce separate dal mixer (ringraziamo il fonico Gianluca Fabbri), è quella della serata in piazza a S. Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini. Era la sera del 9 luglio 2023, l'evento era organizzato da Rapsodia, su iniziativa del nostro amico Emiliano Visconti.
Stefano D'Arcangelo di Melologos ha lavorato su quelle tracce, per far emergere ogni suono con la massima chiarezza, e oggi, alla buon'ora, possiamo rendere disponibile all'ascolto Radio Ufo 78, per chi non c'era alle serate e anche per chi c'era e vuole riascoltarlo. Lo facciamo a due anni esatti da quell'esibizione.
La formazione:
Wu Ming 1 – voce e vociferazioni
Jadel Andreetto – voce e basso
Giroweedz – basso e ingegneria sonora
Bruno Fiorini – chitarra
Stefano D'Arcangelo – tastiere, elettronica, antimateria
Michele Koukoussis – batteria
Con la partecipazione di Filo Sottile (nella parte di Carmen) e Donatella Allegro (nella parte di Milena).
La sera del 13 giugno 2025 Wu Ming 1 – in dialogo con Maria Calabrese della Biblioteca Popolare Giardino, che ha organizzato la serata, e col collega scrittore Girolamo De Michele – ha presentato Gli uomini pesce alla Scuola di Viale K, Ferrara. Vicinissimo a dove, nel romanzo, Dante dà appuntamento ad Antonia
Si è parlato di «plurinomio fantastico», giochi di parole, poetica del perturbante e decostruzione del maschile, ma anche del non-umano in letteratura dopo le riflessioni di Amitav Ghosh, di "intelligenze" artificiali e di molte altre cose. In sala c'erano circa 40°, ma voi potete ascoltare l'audio dove volete, anche dentro una ghiacciaia. Buon ascolto.
Testo della conferenza tenuta da Wu Ming 4 al teatro di Dozza (BO) il 2 settembre 2023, nell’ambito delle celebrazioni per Tolkien 50.
Un’attualizzazione di certe tematiche tolkieniane alla luce delle urgenze ambientali, al di là di qualsivoglia intento celebrativo e – ovviamente – in direzione ostinata e contraria rispetto alle kermesse e mostre governative. Si parla di Mordor, Jorn de Précy, «riformisti sarumaniani» e Jacques Camatte.
Prima l'affaire pandoro, poi il video del pentimento e infine l'intervista da Fazio. Il "sentiment" è sempre stato negativo. Ma sebbene la cover del settimanale possa sembrare un punto a suo favore, non è detto che il vento sia cambiato. L'analisi di Roberto Esposito, ceo di DeRev, società di strategia, comunicazione e marketing digital

Giuliano Sangiorgi incontra scrittori, chef, attori e comici e condivide con loro i punti in comune delle loro carriere: l’immaginazione e la capacità di sognare.
Con questo podcast, il cantante mette a confronto il processo creativo in campi anche molto diversi tra loro, regalando all'ospite di ogni puntata una nuova improvvisazione musicale e a chi ascolta un ritratto a due inedito e sorprendente

In ogni libro, film, canzone, serie tv, opera d’arte, c’è sempre la scintilla di un’idea. Winston, come l’eroe di 1984 di George Orwell, vuole trovarla e raccontarla , anche solo per uno spunto, per cinque giorni alla settimana per circa quattro minuti. Un podcast di Pierluigi Battista per HuffPost.


Nel 1990, centinaia di corpi mummificati furono trovati sepolti in barche in un’inospitale area desertica nella regione autonoma uigura dello Xinijang, nel nord-ovest della Cina. Conosciute come le mummie del bacino del Tarim, ora sono state esaminate geneticamente e gli scienziati hanno ristretto le origini delle misteriose mummie. I risultati sono piuttosto sorprendenti.
I corpi e gli abiti delle mummie sono sorprendentemente intatti nonostante risalgano a 4.000 anni fa e sono stati scoperti nel bacino del Tarim nello Xinjiang. I lineamenti del viso e il colore dei capelli sono visibili, essendo stati naturalmente preservati dall’aria secca del deserto.
Le mummie furono scoperte sepolte in bare a forma di barca ricoperte di pelli di mucca. Accanto a loro c’erano i segni di una società agricola: prodotti alimentari come grano, orzo e formaggio, nonché bestiame come pecore, capre e bovini.
Avevano l’aspetto di stranieri provenienti da una terra straniera perché erano alti, portavano cappelli di feltro di lana e stivaletti di cuoio, e alcuni di loro avevano i capelli biondi. Tuttavia, i genomi di 13 mummie risalenti a 4.000 anni fa, straordinariamente conservati, non erano migranti che portavano la tecnologia dall’Occidente, come si supponeva in precedenza. Uno studio sul DNA delle mummie rivela che si trattava di gente del posto con profonde radici nella zona.
In uno studio pubblicato sul Nature Journal , i ricercatori hanno analizzato i dati genetici raccolti dalle mummie. Risalgono al 2.100-1.700 a.C. e hanno rivelato la provenienza delle persone.
Sembrano essere le reliquie di un’antica popolazione scomparsa in Eurasia dopo l’ultima era glaciale, ancestrale delle popolazioni indigene che vivono oggi in Siberia e nelle Americhe.
In foto una donna dell’età del bronzo mummificata naturalmente, che fu sepolta a Xiaohe nel bacino del Tarim.
Gli individui distanti 400 chilometri l’uno dall’altro, alle estremità opposte del bacino del Tarim, avevano un DNA simile a quello dei fratelli. Anche se le mummie erano gente del posto che non si era sposata con i pastori migranti nelle vicine valli montane, non erano culturalmente isolate. Già 4000 anni fa avevano abbracciato nuove idee e culture: indossavano abiti di lana tessuta, costruivano sistemi di irrigazione, coltivavano grano e miglio non autoctoni, allevavano pecore e capre e mungevano il bestiame per produrre formaggio.
Sebbene lavori precedenti abbiano dimostrato che le mummie vivevano sulle rive di un’oasi nel deserto, non è ancora chiaro il motivo per cui furono sepolte in barche ricoperte di pelli di bestiame con remi in testa – una pratica rara che non si trova da nessun’altra parte nella regione e forse meglio associato ai Vichinghi.
Secondo lo studio, il gruppo era nella zona da qualche tempo e aveva una distinta discendenza locale, che confutava le teorie secondo cui si trattava di pastori della regione meridionale del Mar Nero russo, dell’Asia centrale o dei primi agricoltori dell’altopiano iraniano.
Christina Warinner, autrice dello studio, professoressa di antropologia all’Università di Harvard e leader del gruppo di ricerca presso il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, ha dichiarato in una dichiarazione: “Le mummie hanno affascinato a lungo sia gli scienziati che il pubblico sin dalla loro scoperta originale. Oltre ad essere straordinariamente conservati, sono stati ritrovati in un contesto molto insolito e presentano elementi culturali diversi e lontani”.
I ricercatori hanno anche affermato che è possibile che una popolazione sia geneticamente isolata ma anche culturalmente cosmopolita.
Oltre a esaminare i genomi sequenziati dai resti di cinque individui del bacino di Dzungarian più a nord nella regione autonoma uigura dello Xinjiang in Cina, i ricercatori hanno anche esaminato i dati genetici delle mummie più antiche del bacino del Tarim, che risalgono a un periodo compreso tra 3.700 e 4.100 anni. . Risalenti tra 4.800 e 5.000 anni fa, sono i resti umani più antichi rinvenuti nella regione

L'articolo TROVATE IN CINA DELLE MUMMIE SEPOLTE NEL DESERTO IN BARCHE proviene da Giubbe Rosse News.
Il 5 novembre 2024 gli Stati Uniti d’America sceglieranno il nuovo presidente. Ai blocchi di partenza ci sono sempre loro due, Donald Trump e Joe Biden. Ex presidente e presidente uscente, 77 e 81 anni a testa. In un Paese sempre più diviso. Tra ricorsi storici e ricorsi in aule di giustizia, quest’elezione segnerà forse più di altre il presente e il futuro, non solo dell’America ma dell’intero Occidente. Vi racconteremo le grandi storie, dei nostri giorni e del passato, quelle che hanno fatto grande gli Stati Uniti d’America. E faremo chiarezza, per capire insieme come, tra caucus, primarie, congressi, grandi elettori, si diventa presidente del più forte e importante Paese del mondo. Un podcast mensile di Gerardo Greco e Giulio Ucciero.


Il podcast in 20 episodi di Michele Bovi e Pasquale Panella che raccoglie testimonianze e documentazioni esclusive e che segnala i nomi di tutti gli italiani – cineasti, attori, professionisti e artigiani – che lavorarono in incognito per il kolossal del 1959 premiato da 11 Oscar. Immagini e documenti esclusivi su www.benhurunaltrofilm.it
Lo speciale: Ben-Hur, un altro film

Edgardo Ghizzoni morì nell’agosto del 1929, otto anni e mezzo dopo il Veglione Rosso che costò la vita ai primi due correggesi uccisi dai fascisti, Mario Gasparini e Agostino Zaccarelli. E’ l’undicesimo della serie: più di un omicidio all’anno, in media, per una cittadina di provincia che allora contava poco meno di ventimila abitanti.
Di lui sappiamo pochissimo: operaio, pittore, affascinato dalle idee di Antonio Gramsci, ce lo immaginiamo tra coloro che cercavano di proporre un’arte proletaria del tutto alternativa a quella borghese.
Come sempre, riportiamo qui sotto la scheda biografica preparata in occasione della mostra di Casa del Popolo Spartaco: «1920/2020. In ricordo dei primi martiri antifascisti correggesi».
Edgardo Ghizzoni (1905 – 1929), nato a Budrio di Correggio, operaio di professione, fu anche pittore e realizzò un ritratto a olio di Agostino Zaccarelli, regalato a Vittorio Saltini e gelosamente conservato. Faceva parte di quella gioventù socialista orientata alla corrente gramsciana de L’Ordine Nuovo e come altri militanti fu vittima di bastonature, di cui una particolarmente violenta al capo e alla schiena, nel periodo 1921–1922. Decise allora di intraprendere la strada dell’emigrazione, come fecero anche altri suoi compagni, trasferendosi a Milano.
Di salute ormai irrimediabilmente compromessa, morì di tubercolosi, contratta in seguito alle percosse, il 13 agosto 1929.
Furio Rabitti aderì prima al circolo socialista poi alla federazione giovanile del neonato Partito comunista d’Italia, come fece la quasi totalità della gioventù socialista di Correggio. Veniva spesso arrestato e anche percosso, in occasione di movimenti di alti gerarchi o di feste socialiste.
Insieme al fratello Ivanoe e al più piccolo Parsifal, che faceva il garzone, aveva aperto un salone di barbiere nel 1923. Duramente bastonato dai fascisti nel 1925, contrasse, in con- seguenza delle gravi lesioni, una nefrite, che lo portò alla morte, a Correggio, il 25 novembre 1930, a ventisei anni di età.
La composizione è di Stefano Pilia, che la esegue per chitarra sola. La voce e il testo sono di Wu Ming 2.
Quando ascoltiamo la storia di una persona uccisa dai fascisti, ci aspettiamo sempre un epilogo violento. Invece, anche le bastonate e le torture possono essere letali a distanza di tempo, come una fibra d’amianto.
Pico Mariani morì a Parigi, nel 1926, e il suo nome non starebbe in Veglione rosso, se attorno a lui non ci fosse stata una vasta comunità di esuli correggesi, gente che se lo ricordava malato ancor prima di emigrare. Anzi: che se lo ricordava emigrante proprio perché malato, rotto nel fisico dagli attacchi squadristi, e costretto a scegliere tra la fuga all’estero e la certezza di una nuova, fatale aggressione.
Purtroppo, quelle che aveva già subito si rivelarono sufficienti, lontano da casa, dopo mesi di sofferenze.
Nell’audioracconto che gli abbiamo dedicato, la musica è composta da Antonio Macaretti, che la suona con la sua fisarmonica insieme a Stefano Pilia (chitarra) e Mattia Cipolli (violoncello). I testi e la voce sono di Wu Ming 2.
Ernesto Monselici era di idee socialiste, alle quali credeva senza fare mistero di condividere la linea del PSI. Solo nel 1924 aderì al Partito Comunista d’Italia. Mutilato di guerra, trascorreva parte del suo tempo a discutere con i compagni alla cooperativa di consumo di Budrio, frazione di Correggio. Quando nel giugno del 1922 le squadracce devastarono e incendiarono l’edificio, Ernesto fu violentemente bastonato. Caduto a terra, venne soccorso dai compagni e portato in casa di conoscenti. Nell’aprile 1924, mentre transitava per la pubblica via nel suo paese, venne fermato da sei giovani fascisti e nuovamente percosso con colpi di bastone al capo e alle spalle, assieme al compagno Alderigio Veroni.
In seguito alle percosse ricevute venne ricoverato all’ospedale di Modena con la diagnosi «forte uricemia». Lì si spense nel luglio dello stesso anno.
Finora sei brani, degli otto che abbiamo pubblicato, sono stati prodotti a partire dalle registrazioni dei singoli strumenti e della voce, miscelate insieme. Uno (“Antonio Pellicciari”) è il live del concerto di presentazione a Correggio. Questo invece è un live da camera, registrato in presa diretta, a tracce separate, in una sede (inufficiale) della Wu Ming Foundation. Al violoncello: Mattia Cipolli, che ha scritto anche la musica. Testo e voce sono di Wu Ming 2.
I fratelli Angelo e Pico Mariani, antifascisti come Carlo e Nello Rosselli, a differenza di loro non vennero uccisi insieme, nello stesso momento e luogo. Entrambi perseguitati fin da ragazzi, nei medesimi anni, furono però colpiti a morte in tempi diversi.
Angelo, il maggiore, fu il primo. In questo racconto musicale, il settimo di Veglione rosso, a esporre la sua vicenda è un narratore collettivo, interpretato dalla voce di Wu Ming 2 – mentre tutti i musicisti coinvolti in questo progetto suonano un brano composto per l’occasione da Mattia Cipolli.
Di umili origini, Angelo Mariani (1901 – 1924) cresce nella frazione di Budrio. Trasferitosi a Correggio con la famiglia in cerca di lavoro, si avvicina alla figura di Agostino Zaccarelli che per lui diventa un mentore, tanto che Angelo fu fra i quarantanove (su cinquanta giovani socialisti
totali) che seguirono Zaccarelli nella scissione del 1921 e fondarono la Federazione Giovanile Comunista Italiana di Correggio.
Angelo legge molto e compone poesie dialettali che raccontano il suo ambiente nativo di operai e braccianti. Nel 1922 viene preso di mira e per più volte bastonato dai fascisti. A causa delle percosse inizia ad avere problemi polmonari, contraendo la tubercolosi.
Alla fine del 1923, viene nuovamente picchiato e portato alla sede del Fascio dove gli viene imposto di bere un bicchiere di olio motore. A causa della salute già cagionevole per via della malattia e dello scompenso fisico causato dall’avvelenamento da olio, Angelo viene ricoverato all’ospedale di Correggio dove trova la morte pochi giorni dopo.
Brano tratto dalla suite Radio Ufo 78, di Wu Ming 1 e Bhutan Clan, eseguita dal vivo a S. Giovanni in Marignano (RN) la sera del 9 luglio 2023.
Radio Ufo 78 è uno spettacolo nato dall'ibridazione tra il nostro Ufo 78 e i romanzi Tutta quella brava gente e La parola amore uccide dei colleghi Jadel Andreetto – anch'egli sul palco in quanto vocalist e bassista del BC – e Guglielmo Pispisa.
Prodotto dal laboratorio Melologos, c/o Nassau, via de' Griffoni 5/2.
Valerio Minnella incontrò Achille Croce e altri militanti nonviolenti valsusini alla marcia Milano-Vicenza del 1970. Parlandoci, fu molto colpito dalla loro determinazione e dal fatto che fossero vegetariani. Poco dopo, infatti, lo diventò anche lui.
Negli anni successivi, quelli della lotta per l’obiezione di coscienza, Valerio ebbe molti rapporti con Torino, dove l'11 marzo 1972 bruciò la cartolina-precetto e si fece arrestare. Alberto Perino – allora esponente del Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta, nel nuovo secolo uno dei nomi più noti del movimento No Tav – esibì il celebre cartello «HO FATTO IL MILITARE E ME NE VERGOGNO» proprio a un corteo in solidarietà ad alcuni obiettori incarcerati, tra i quali Valerio. Quel cartello gli valse una denuncia e un processo per vilipendio alle forze armate.
Quando è venuta l’idea di presentare il libro in valle, ovviamente Condove è il primo posto che ci è venuto in mente. A Condove c'erano Achille Croce, don Giuseppe Viglongo, il GVAN e il giornale «Dialogo in valle». Fu uno degli epicentri della stessa lotta che anche Valerio portò avanti, e fu importante per la sua formazione.
La sera del 30 giugno, nella sala della biblioteca comunale Margherita Hack, abbiamo chiuso un cerchio, rendendo omaggio a tutti i suddetti. C'eravamo tutt'e tre: Valerio, WM1 e Filo. Dopo i saluti del sindaco Jacopo Suppo, abbiamo dialogato fittamente con Maurizio Piccione. Sono poi intervenuti Andrea Galli, presidente del Valsusa FilmFest, e lo stesso Alberto Perino. Buon ascolto.
Lo spettacolo Radio Ufo 78 è prodotto dal laboratorio Melologos ed eseguito da Wu Ming 1 & Bhutan Clan. Per sapere di che si tratta, ecco qui la scheda artistica.
La prova generale l’abbiamo fatta in pubblico il 5 maggio scorso, allo spazio Stria di Padova.
Radio Ufo 78 è un’unica suite senza interruzioni tra un brano e l’altro, perciò abbiamo chiesto di applaudire solo alla fine. Non eravamo a organico completo: per cause di forza maggiore mancava Jadel Andreetto, quindi avevamo un solo basso e una sola voce. Ad ogni modo, tutto è andato bene.
Ecco un momento del flusso di quella sera, registrato con un fonografo da Thomas Alva Edison, buonanima (si fa per dire). Qualità da bootleg, ma a chi non ha ancora sentito niente dà una prima idea.
Un audioracconto per ognuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti prima della Seconda guerra mondiale, le cui storie sono raccontate in Veglione rosso; uno per ognuno dei dodici mesi del 2023. Testi di Wu Ming 2, musiche di Stefano Pilia e dell'Ensemble Concordanze.
Di fede prampoliniana, Antonio Bellelli fu l’anima del movimento socialista operaio correggese.
Fu consigliere comunale in quattro occasioni: nel 1899, 1902, 1905 e 1920. Presidente della prima cooperativa di consumo di Fosdondo, membro del Consiglio generale della Camera del lavoro di Reggio Emilia, fu anche delegato ai congressi nazionali del PSI, nel 1904, 1911 e 1913. Nel '21 aderì alla sottoscrizione in favore del popolo russo per sostenere economicamente il primo Paese fondato sui Soviet.
Nella sede del Fascio di Fosdondo, fu costretto dai fascisti a bere un bicchiere di olio, probabilmente di ricino ma non è escluso che si trattasse di olio motore, in quanto questo di solito era il trattamento riservato agli antifascisti più pericolosi. In seguito a tale episodio la sua salute fu irrimediabilmente compromessa. Ricoverato all’ospedale di Correggio per peritonite, vi morì all’età di cinquantacinque anni, il 16 luglio 1923. Poche ore prima di morire, Bellelli disse al parroco don Pivetti, che andò a fargli visita: «Come uomo la visita la accetto, come parroco no»
Questo melologoè stato eseguito al Teatro Monte Baldo di Brentonico (TN) il 24 marzo 2023. Wu Ming 1 ha letto i capitoli 2 e 3 del Primo movimento di Ufo 78 – la visione collettiva di Incontri ravvicinati del terzo tipo seguita da una camminata notturna per le vie di Torino – mentre Luca Casarotti lavorava ditastiere, elettronica e ingegneria sonora.
Trattasi di composizione spontanea, senza partiture di sorta ma con chiare premesse teoriche, messe giù nellapresentazione scritta da Luca Casarotti.
Ufo 78– Concerto non-identificato è una produzione Mελóλογος. Grazie a tutte le compagne e i compagni del circolo ARCI di Brentonico per l’organizzazione della serata. Grazie in particolare ad Assia per i riflessi prontissimi di fronte a un problema manifestatosi all’improvviso e la disponibilità messa in campo per risolverlo!
Un audioracconto per ognuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti prima della Seconda guerra mondiale, le cui storie sono raccontate in Veglione rosso; uno per ognuno dei dodici mesi del 2023. Testi di Wu Ming 2, musiche di Stefano Pilia e dell'Ensemble Concordanze.
Umberto Bizzoccoli (Correggio, 19.09.1903 - 22.02.1922) fin da giovane si aggrega al circolo socialista di Correggio di cuiè attivo dirigente e organizzatore con Agostino Zaccarelli. Sarà poi il primo segretario comunista dopo la scissione del 1921.
Per sfuggire all’attenzione fascista, nel maggio 1921 si arruola in Marina nella città ligure di La Spezia. Mentre si trova in libera uscita viene violentemente bastonato su mandato dei fascisti di Correggio.
La violenta bastonatura gli provoca gravi danni ai polmoni, a causa dei quali poco tempo dopo contrae la tubercolosi. Il 29 gennaio scrive ai suoi genitori le sue "naturali ed ultime volontà": «Io professo onestamente una dottrina di amore e fratellanzache esclude le corporazioni religiose di ogni genere. Io obbedisco alla verità che credo di aver veduta».
Muore a Correggio, il 22 febbraio 1922 a soli diciotto anni.
I funerali si trasformano in una grande manifestazione antifascista, con il feretro scortato dai giovani comunisti capeggiatidal segretario della FGCI reggiana Camillo Montanari.
Melologo/radiodramma tratto dal racconto di Wu Ming 1 Volodja (2011) e realizzato per il primo Festival di letteratura working class, svoltosi dal 31 marzo al 2 aprile 2023 al presidio degli operai ex-GKN in lotta, Campi Bisenzio (FI).
Wu Ming 1– Voce e vociferazioni
Stefano D'Arcangelo – caverna dell'antimateria
«Volodja è tratto dall’omonimo racconto che scrissi nel 2011 per il progetto «I muri di Mirafiori», nell’ambito del laboratorio urbano Situa.to [...]
Mi viene l’idea di resuscitare il fantasma di Vladimir Majakovskij. Nel racconto il poeta georgiano appare tra gli operai della Fiat nella primavera del 1969, immemore di tutto quanto gli accadde dopo il 1923, quando tornò in Russia dopo le vacanze trascorse con l’amico Viktor Šklovskij sull’isola di Norderney, nel Mare del Nord.
Rinvenuto in forma spettrale, Volodja – diminutivo di Vladimir, così lo chiamavano gli amici – comprende di essere in Italia e si domanda che fare, e decide di fare, ποιεῖν, fare poesia, partecipando a suo modo alle lotte che stanno montando a Mirafiori [...]
Stefano utilizza registrazioni originali della vocedi Majakovskij e musica d’avanguardia sovietica degli anni Venti, come la Sinfonia di sirene di Arsenij Avramov e Fonderia di Aleksandr Mosolov [...]»
Una produzione Melologos, laboratorio di fonologia narrativa c/o Nassau, via de' Griffoni 5/2a, Bologna
Un audioracconto per ognuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti prima della Seconda guerra mondiale, le cui storie sono raccontate in Veglione rosso; uno per ognuno dei dodici mesi del 2023. Testi di Wu Ming 2, musiche di Stefano Pilia e dell'Ensemble Concordanze.
Nella sua frazione, Fazzano, Antonio Pellicciari era considerato un’autorità per il modo in cui riusciva a porre i problemi delle rivendicazioni dei contadini e degli operai.
Fu attivo nel movimento cooperativo, quando la voce di Camillo Prampolini spargeva nella provincia di Reggio Emilia il seme educativo di teorie socialiste.
Dal 2 al 4 agosto 1922, assiemeai compagni Bagni, Messori e Pellacani, aderì agli Arditi del popolo e partecipò alla difesa della città di Parma dall’invasione degli squadristi guidati da Italo Balbo.
Duramente perseguitato dai fascisti, bastonato, seviziato più volte tanto da procurargli degli scompensi fisici, morìacausa di una polmonite acuta nel febbraio 1923.
Wu Ming 1: voce
Luca Demicheli: basso elettrico e loop machine
Melologo basato sull'improvvisazione, eseguito dal vivo il 3 marzo 2023 alla Casa del Popolo di Sottolongera, Trieste, nell'ambito della serata«Da La Q di Qomplotto a Ufo 78», organizzata dal collettivo Burjana.
Testi tratti dal romanzo di Wu Ming Ufo 78 (Einaudi, Torino 2022), capitolo 13, Primo movimento, «Roma, giovedí 16 e venerdí 17 marzo», e 6, Terzo movimento, «Torino, martedí 9 maggio».
Un audioracconto per ognuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti prima della Seconda guerra mondiale, le cui storie sono raccontate in Veglione rosso; uno per ognuno dei dodici mesi del 2023. Testi di Wu Ming 2, musiche di Stefano Pilia e dell'Ensemble Concordanze.
Aristodemo Cocconi nasce il 7 marzo 1880 e vive a Canolo di Correggio, dove possiede un podere insieme alla moglie e ai due figli. Contadino di mestiere,è anche socio della latteria sociale e molto attivo nella cooperazione così come nel sindacato.
È militante del Partito socialista, come lo sono il padre e il fratello Giovanni, assessore della giunta socialista di Correggio. Nell’agosto del 1920 i Cocconi sono in prima fila durante uno sciopero, in occasione del quale un interminabile corteo di contadini manifesta in bicicletta.
La vita militante della famiglia Cocconi attira così l’attenzione degli agrari e delle loro squadracce fasciste.
Il 14 agosto 1921, due noti fascisti correggesi gli sparano alla testa a pochi metri da casa,mentre altri nello stesso momento incendiano la casa del fratello, che il 15 aprile dell’anno seguente sarà nuovamente vittima di violenza, colpito da un attentato dinamitardo, fortunatamente senza esito mortale.
Chitarra, fisarmonica e voce sono le tre protagoniste sonore del secondo melologo che abbiamo ricavato da Veglione rosso. Manca il violencello– e soltanto alla fine, col dodicesimo racconto, spiegheremo il motivo di quest’alternanza tra i tre strumenti. Per ora ci limitiamo a dire che c’è una logica, parallela – o meglio: isomorfa – rispetto a quella che si nasconde nei testi. A voi scoprirle!
Agostino nasce nel 1899 da una famiglia di vecchie tradizioni socialiste. Già nel 1914 partecipa alle riunioni antimilitariste che i socialisti organizzavano in tutto il comune. Inizia quindi da giovanissimo a essere militante e tutti gli attribuiscono grandi capacità oratorie, con le quali riesce a entusiasmare giovani e anziani. Diventa dirigente del Circolo giovanile socialista di Correggio e, in campo provinciale, amico e spalla del segretario Camillo Montanari. Successivamente, l’esperienza militare gli dà modo di conoscere molti altri dirigenti del movimento giovanile che cominciavano a elaborare un pensiero più propriamente comunista, ispirandosi alla corrente gramsciana de L’Ordine Nuovo. Al congresso giovanile del luglio 1920, il suo discorso riceve le pubbliche lodi degli onorevoli Prampolini, Storchi e Zibordi. È poi tratto in arresto per aver partecipato, ancora soldato, a un convegno del giornale «L’Avanguardia».
Viene ucciso all’ingresso del cortile della Casa del popolo di Correggio, come il suo compagno Mario Gasparini, l’ultimo giorno dell’anno 1920.
La sera del 16 dicembre 2022, sul palco del teatro Nanny Loi di Cagliari l’attore Felice Montervino e l’ensemble La città di notte hanno eseguito per la prima volta la suite HalloMoro, con testi tratti da Ufo 78 e canzoni composte ad hoc. Il tutto nella cornice di Marina Cafè Noir, l’edizione del ventennale.
Citiamo dall’autopresentazione della band:
«La Città di Notte nasce dall’urgenza di descrivere le due facce della vita notturna: quella contemplativa, scura ed evocativa della città vuota avvolta dalle tenebre e illuminata da pallide luci e quella caotica dei locali di piccole dimensioni, in cui si beve, si balla, si suda e ci si consuma.»
Chein questa notte, presto o tardi, si vedessero oggetti volanti non-identificati era inevitabile.
Felice Montervino – Proliferazione di voci recitanti
Diego Pani – Voce, elettronica, armonica
Andrea Schirru – Piano elettrico
Edoardo Meledina – Contrabbasso
Frank Stara – Batteria
Nel pomeriggio di sabato 14 gennaio 2023 Wu Ming 1 e Mariano Tomatis hanno presentato Ufo 78 alla Biblioteca civica centrale di Torino.
In sala c’erano anche diversi soci del Centro Italiano Studi Ufologici (CISU), tra cui Paolo Fiorino e Paolo Toselli, che è anche il fondatore del Ceravolc (Centro per la raccolta delle voci e leggende contemporanee).
Un audioracconto per ognuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti prima della Seconda guerra mondiale, le cui storie sono raccontate in Veglione rosso; uno per ognuno dei dodici mesi del 2023. Testi di Wu Ming 2, musiche di Stefano Pilia e dell'Ensemble Concordanze.
Quello che coinvolse Mario Gasparini fu un duplice omicidio, l’unico della serie di Veglione rosso: per questo, il suo racconto si completa solo ascoltando quello per Agostino Zaccarelli, che sarà disponibile a febbraio.
Di seguito, riportiamo la scheda su Mario Gasparini preparata in occasione della mostra di Casa del Popolo Spartaco «1920/2020. In ricordo dei primi martiri antifascisti correggesi».
Nato a San Martino in Rio (RE), membro sin da giovane del Partito socialista, partecipava attivamente alle lotte rivendicative della sua categoria, quella dei muratori. Lotte nelle quali si fece notare per il suo coraggio, la sua decisione, il suo carattere fermo e ribelle. Fu eletto capolega della sua frazione, Fazzano, dove divenne un capace dirigente sindacale. Nel Partito socialista si orientò subito verso la corrente massimalista, poi verso quella comunista.
La notte dell’ultimo dell’anno 1920, le organizzazioni socialiste, per festeggiare la vittoria elettorale, avevano indetto nel teatro comunale di Correggio il «Veglione Rosso». I fascisti, venuti da fuori città, finanziati dagli agrari, per impedire che la festa avesse luogo, organizzarono una spedizione punitiva. Vicino al portone della Casa del popolo, dopo diverse provocazioni, iniziarono a sparare e colpirono a morte Mario Gasparini.
Lo Speciale n.7, pubblicato il 4 dicembre 2022, includeva una lettura del nostro amico attore Marco Manfredi, una di quelle che esegue dal vivo accompagnandoci in alcune tappe del tour:«Risveglio sul monte», ovvero il capitolo 1 del Secondo movimento, registrato il 21 novembre 2022 da Paolo La Ganga allo studio PLG Music, Pianoro (BO). C’era solo la voce, niente musica né altri accompagnamenti o commenti sonori.
Ebbene, nella versione che proponiamo oggi c’è anche la musica. L’ha composta e sovraincisa, senza preavvisare nessuno, una vecchia conoscenza di Giap: Davide Gastaldo, notav valsusino e attualmente sindaco di Mompantero, che in un’altra delle sue vite è anche musicista e autore teatrale.
Radio Piemonte Internationalè il primo podcast realizzato dal laboratorio Melologos, che abbiamo fondato a Bologna e ha la propria sede a Nassau, nuovo spazio polivalente in via de' Griffoni 5/2.
Radio Piemonte International si ispira al formato del radiodramma, e si svolge in un atto unico di 19 minuti. Nell'arco di tre mesi, dall'ottobre al dicembre 2022, abbiamo adattato, messo in scena e sonorizzato un capitolo di Ufo 78, il 17 del Secondo movimento. Ecco le voci che udirete:
Wu Ming 1 – Voce narrante, gli ufologi Bonino e Ravarino, "Giuseppe"
Donatella Allegro – Milena Cravero
Jadel Andreetto – "Walter"
Filomena "Filo" Sottile – Carmen
Come si diceva, la produzione – montaggio, missaggio, ingegneria sonora ecc. – è di Melologos, un lavoro di squadra coordinato da Stefano D'Arcangelo. Registrazione della voce di WM1 a cura di Giroweedz.
Frammento del lungo Reading daUfo 78andato in scena la sera dell’8 dicembre 2022 alle Officine Culturali Ergot di Lecce e trasmesso il 17 dicembre su Radio Sonar come puntata speciale diR&D Vibes, storico programma reggae (R&D sta per«Roots&Dub»). La puntata completaè qui.
Riddim: R&D Vibes
Voci: Wu Ming 2, Mariela, Mauro
Tromba: Giorgio Distante
Più punk di così è impossibile, ed è una versione voce e ukulele!
Filomena«Filo» Sottilepropone una cover del leggendario pezzo deiJimmy fa ascoltare a Milena. Eseguita dal vivo durante la presentazione del romanzo ad Almese (TO) il 12 novembre 2022.Ufo 78), che inPaolo ContediLa Topolino amaranto(a sua volta un "centone" deLa Renault 4 amarantoFioi de Kan,
Una collaborazione tra noi ei Criminali, band bolognese "sorella" degliSkiantosche sperimenta con atmosfere e stilemi tipicamente Seventies e tipicamente italiani, ispirandosi alla musica da cinema scritta ai tempi da Piero Piccioni, Piero Umiliani, Riz Ortolani, Franco Micalizzi… Su nostra suggestione,Massimo“Max Magnus” Magnaniha arrangiato un pezzo in modo più “tedesco” del solito, ottenendo qualcosa all'incrocio tra il Micalizzi diItalia a mano armata, i Neu! diHallogalloe il Klaus Schulze diWahnfried 1883. Qualcosa di perfetto, dunque, per declamarci sopra un estratto diUfo 78, capitolo 6, Terzo movimento: il sogno di Milena.
Musica:«Al confine della paura» di Paolo Ferrario e Massimo Magnani
Voci: Wu Ming (1&2)
Tutti gli strumenti sono suonati da Massimo Magnani
Computer programming: Massimo Magnani
Pre mix: Paolo Ferrario
Registrato e mixato da Paolo La Ganga @ PLG Music.
Puntata specialedel programma«Lo specchio rotto», gestito dal collettivoDikotomikosu RKO, dedicata aUfo 78.
Unvortice– cfr.Skiantos:«Bravo! Cretino! Scemo!» – di musiche, voci, reperti sonori d’epoca e d’oggi avviluppa uno scambio di dispacci tra Mirko di Dikotomiko e WM1 e WM2.
Che ruolo ha nel romanzo l’essere rapiti? Di cos’è stato il nomeAldo Moronei giorni del suo sequestro? Il«riflusso» fu progettato a tavolino? Perché non riusciamo a fare davvero i conti con gli anni Settanta? Dobbiamo chiamarli «fenomeni aerei non identificati»? Dura 53 minuti. Buon ascolto.
Esperimento volante a titolo di esempio, cfr. la discussionequi.
«Non a caso l’ufologia in Italia è molto diffusa fra i ravers che di slancio utopico ne hanno da vendere.»
«Le veglie ufofile di Jimmy erano antesignane quiete dei rave. Del resto, se sotto i pezzi di Kosmische Musik che stanno in playlist metti una cassa dritta a 220 bpm (ma già 140 va bene), il gioco è fatto, trovi l’anello mancante.»
Mercoledì 14 ottobre 2020, alla biblioteca Sala Borsa di Bologna, Wu Ming 2 eGiuseppe Palumbo, affiancati daTiziana Roversi, hanno presentatoLa battaglia della merda, ultima uscita della collana«Fatterelli bolognesi» della casa editrice Minerva.
Il libro– scritto e illustrato per bambine e bambini dai 10 anni in su – è ispirato a un “fatterello” che accadde a Bologna tra il 1327 e il 1334, nel bel mezzo delle lotte tra guelfi e ghibellini, quando la città era governata dal francese Bertrando del Poggetto, rappresentante del Papa in Italia, durante il trasloco dei pontefici ad Avignone.
La battaglia del titolo, in particolare,è quella che permise ai Bolognesi di cacciare l’infame Bertrando, dopo averlo assediato per due settimane nel suo castello nuovo di pacca, usando come arma quintali di merda.
Il 7 maggio 2022 alla libreria Modo Infoshop di Bologna siè svolta una presentazione congiunta del libro del collettivo Moira Dal SitoQuando qui sarà tornato il mare. Storie dal clima che ci attende(a cura di Wu Ming 1, Alegre, 2020) e del libro di Sandro Abruzzese e Marco BelliNiente da vedere. Cronache dal Polesine e altri spazi sconfinati(Rubbettino, 2021).
Nel corso della chiacchierata, siè parlato anche di svariati altri libri, daLa grande cecitàdi Amitav Ghosh aViaggio nel Delta del Podi Danilo Trombin passando per la raccolta poeticaMacellodi Ivano Ferrari. Buon ascolto.
Il 23 aprile 2022 Wu Ming 1 ha partecipato a un ricordo collettivo di Valerio Evangelisti nell’ambito dell’evento di strada «Oltre il ponte – festa partigiana», svoltosi alla Bolognina, all’incrocio tra via Ferrarese e via Algardi.
Wu Ming 1 ha parlato dell’uso del fantastico e del soprannaturale nei libri di Valerio (in particolare nella «Trilogia del Metallo»:Metallo urlante,Black FlageAntracite). La visione, il sogno e l’evocazione di spiriti erano al tempo stesso componenti imprescindibili della poetica evangelistiana, strumenti d’indagine della realtà e, last but not least, espressione di una critica dello scientismo tecnocratico. Lo stesso scientismo che ha fatto strame dell’intelligenza nel biennio 2020–2021, quelli della gestione pandemica che anche Valerio ha pubblicamente avversato.
A seguire, la lettura di un racconto del 2003 con protagonista il pistolero e stregone Pantera, sacerdote del Palo Mayombe:Città di metallo e luci.Il ventennale del collettivoKai Zen, la parola Bolzano uccide, lo sfascio qualunquista del«noir all’italiana», apologia diFruttero& Lucentini, che fine ha fattoMarco Felder, una guida all’ascolto del folk apocalittico e tante altre cose nella conversazione tra un 50% di Kai Zen e un 66,6666666% diWu Ming.
La chiacchierata siè svolta alla libreria Ubik di Bologna il 16 marzo scorso, in forma di presentazione deLa parola amore uccide, romanzo diJadel AndreettoeGuglielmo Pispisaappena edito da Rizzoli.
Registrazione, sound editing e perturbazioni byBhutan Clan. Dura un’ora e 24 minuti.
Riprende la serieLa Q di Podqast, il cui ultimo episodio– l'ottavo, intitolato «Lumi» e con ospiteGad Lerner– risaliva all'estate scorsa.
Nel novembre e dicembre scorso, alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Roma 2 di Tor Vergata si è svolto, suddiviso in quattro incontri, un seminario sul cospirazionismo.
Ideazione e cura dell’iniziativa si devono alla professoressaSimona Foà, docente di Teoria della letteratura e coordinatrice del corso di Laurea Magistrale in Scienze dell'Informazione, della comunicazione e dell'editoria. Il seminario traeva spunto direttamente dalla pubblicazione diLa Q di Complotto.
In un certo senso, il libroè "tornato a casa". Il suo primo nucleo narrativo e concettuale, infatti, ha preso forma proprio nelle aule di Tor Vergata, nell’anno accademico 2018-2019, quando Wu Ming 1 – per l’occasione docente a contratto – ha tenuto il corso di Giornalismo culturale, dedicandolo proprio alle fantasie di complotto.
Il 15 novembre scorso WM1 ha inaugurato il seminario, in dialogo con Simona Foà e conCarmela Morabito, storica della psicologia e delle neuroscienze cognitive, che a Roma 2 insegna Fondamenti della psicologia e Introduzione alle Scienze del comportamento.
Durante l’incontro si è parlato del libro, della sua costruzione e dei suoi temi da angolature peculiari, fino a quel momento "improposte". Da qui la scelta di farne la nona puntata delpodqast.
Si intitola«Forme» perché la domanda a cui si cerca di rispondere è: perché il libro ha quesaforma, questeforme?
Trattandosi di un intero incontro seminariale, questa puntata dura più delle precedenti: due ore e un quarto spaccate.
Tema musicale della sigla:The Foggy Dew, ballata irlandese scritta daCanon Charles O'Neill, riscrittura per pianoforte diFrederic Rzewski, eseguita daThomas Kotcheff.
In background: cut-up di frammenti daThe Foggy Dew, op. cit., tagliati, rovesciati e mescolati con criterio random.
«L'appello è una dichiarazione di guerra. Politica e storica: ma anche transtorica e transpolitica, metastorica e metapolitica. I potenti della Terra riuniti a Genova per il G8 e i loro colti e strapagati consulenti e collaboratori non si troveranno davanti solo il "popolo di Seattle", i ragazzinidelle scuole, i ragazzacci dei centri sociali e un po' di disgraziati e di fricchettoni assortiti in vena di suonar chitarre e di spaccar vetrine. O meglio, quelli ci saranno, certo: ma con loro, dietro di loro, assieme a loro, dentro di loro marcerà un immenso Popolo di Morti. E il documento le passa in rassegna, queste armate coperte dalla polvere dei secoli e disperse dal vento della storia e le chiama per nome, con l'epica pignoleria dell'omerico "Catalogo delle Navi"... »
Così scriveva lo storicoFranco Cardinisu«L'Espresso» del 22/06/2001, commentando l'appelloDalle moltitudini d'Europa in marcia contro l'Impero e verso Genova, che scrivemmo nella primavera di quell'anno, in vista del G8 di Genova.
Non solo lo scrivemmo, ma lo registrammo, con l’attrice e performerAnna Rispolicome voce recitante, l’allora cantante e vocal trainerAntonio Amorosialla voce suonante, eMassimo Carozzigià allora addetto a ciò che fa oggi, ovvero all'ingegneria sonora. Carozzi collaborava con noi nel progetto Utter Bliss.
In occasione del ventennale, a partiredal podcastLimonicurato daAnnalisa Camilliper Internazionale, l'appelloè tornato fuori e molte persone lo stanno citando.
Nel 2009, in vista deldecennale, come Wu Ming facemmo una lunga autocritica sulla nostra mitopoiesi pre-G8, e parlammo anche diDalle moltitudini...Riproponiamo quel testo, anche perché letto oggi ha molte risonanze col presente.
https://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap6_IXa.htm
La settima puntata deLa Q di Podqastprende il titolo dauna famosa scritta murale:«LeggeteNanni Balestrini».
È infatti dedicata al grande poeta, scrittore, artista visivo e
intellettuale rivoluzionario, nel secondo anniversario della sua morte,
avvenuta il 19 maggio 2019 *.
Il“gancio” è il lungo omaggio reso da Wu Ming 1 a Balestrini neLa Q di Qomplotto.
Parliamo, naturalmente, dei“famigerati” capitoli che chiudono la prima
parte del libro: «La virulenza illustrata» e «Burnout».
A
dialogare con WM1 di questo– nonché di tecniche narrative, di
ibridazioni letterarie, di autofiction e altro – è lo scrittore
triestinoAndrea Olivieri, autore di uno degli«oggetti narrativi non-identificati» più interessanti degli ultimi anni:Una cosa oscura, senza pregio(Alegre, 2019).
Nelle puntate di quest’audioserie Wu Ming 1, autore diLa Q di Qomplotto. QAnon e dintorni: come le fantasie di complotto difendono il sistema(Edizioni Alegre, 2021), sviluppa i temi del suo nuovo libro
confrontandosi con interlocutori e interlocutrici, persone citate nel
libro stesso e/o la cui influenza e il cui aiuto sono stati importanti.
La sesta puntata, intitolata«Emergenze», è la prima registrata live, in un luogo all'aperto, il parco di Villa Angeletti a Bologna. Lì, giovedì 7 maggio, Wu Ming 1 si è incontrato con Wolf Bukowski, saggista e scrittore, autore di diversi libri tra cui l'ultimo in ordine cronologico, «La buona educazione degli oppressi», Alegre, 2019).
La conversazione tra Bukowski e WM1è incentrata sui temi del «panico morale», delle politiche securitarie nelle città e dell'emergenza perenne come metodo di governo nell'epoca neoliberista. Si parte da una comparazione tra il Satanic Panic negli USA degli anni '80 e la campagna sulla «Tolleranza Zero» durante il mandato di Rudy Giuliani come sindaco di New York (1993-2001). Si prosegue attualizzando quelle linee, sempre con un occhio a quanto appena successo con l'emergenza-pandemia.
Nelle puntate di quest'audioserie Wu Ming 1, autore di«La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni: come le fantasie di complotto difendono il sistema» (Edizioni Alegre, 2021), sviluppa i temi del suo nuovo libro confrontandosi con interlocutori e interlocutrici, persone citate nel libro stesso e/o la cui influenza e il cui aiuto sono stati importanti.
La quinta puntata de La Q di Podqast, intitolata«Mitologie», è condotta dallo storico e filosofoEnrico Manera, studioso di teorie del mito e autore di diversi saggi sul pensiero diFurio Jesi(1941-1980), tra cui la monografiaFurio Jesi. Mito, violenza, memoria(Carocci, 2012)– oltreché studioso dell'opera letteraria e semiologica diUmberto Eco. Nel 2018 ha dedicato al trentennale de Il pendolo di Foucault un articolo uscito suGiapcol titolo«La superstizione porta sfortuna».
La conversazione tra Manera e WM1 ha proprio Jesi ed Eco come numi tutelari: parte dalPendoloe alPendoloritorna, dopo aver messo in moto concetti jesiani come«macchina mitologica» e «materiali mitologici» per parlare di fantasie di complotto e social media, di eterogenesi dei fini, e di cosa significhi «con ogni mezzo necessario».La quarta puntata intitolata«Di(s)visioni», è condotta dall’antropologaStefania Consigliere, autrice di diversi libri tra cui il recenteFavole del reincanto. Molteplicità, immaginario, rivoluzione. Registrata il 22 aprile scorso, prende le mosse da un quesito prettamente antropologico– cosa succede alle collettività "prese" dalle fantasie di complotto? – ed è (finora) quella che più s’addentra nella questione dell’emergenza pandemica, delle sue insensatezze e aporie, dei suoi danni per nulla collaterali, del cospirazionismo come risposta spesso disperata alla situazione.
Nelle
puntate di quest'audioserie Wu Ming 1, autore diLa Q di
Qomplotto. QAnon e dintorni: come le fantasie di complotto difendono il
sistema(Edizioni Alegre, Roma 2021), sviluppa i temi del suo nuovo
libro confrontandosi con interlocutori e interlocutrici, persone citate
nel libro stesso, la cui influenza e il cui aiuto sono stati
fondamentali.
Questa
terza puntataè dedicata al ruolo delle donne nelle fantasie di
complotto e nelle tribù del cospirazionismo, in primis dentro QAnon. Wu
Ming 1 introduce un importante intervento diSelene Pascarella, giornalista e criminologa, autrice dei libriTabloid InfernoePozzi(entrambi editi da Alegre) e dell'inchiesta in tre puntate«I satanisti ammazzano al sabato».
Dopo la prima puntata intitolata«Magia», dove a conversare con WM1 c'era Mariano Tomatis (scrittore, mago, storico e critico dell'illusionismo), ecco la seconda, «Questioni di metodo», con Luca Casarotti, musicista e critico musicale, oltreché giurista e in quella veste coordinatore del Legal Team della Wu Ming Foundation.
Nelle cinque puntate di quest'audioserie Wu Ming 1, autore di La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni: come le fantasie di complotto difendono il sistema (Edizioni Alegre, Roma 2021), sviluppa i temi del suo nuovo libro confrontandosi con interlocutori e interlocutrici, persone citate nel libro stesso, la cui influenza e il cui aiuto sono stati fondamentali.
Credits per la sigla:
Alessio Melandri (grafica)
Florian Cramer (voce)
Fabrizio P. Belletati (musica)
Colonna sonora:
Bix Beiderbecke,«For No Reason At All In C»
Bix Beiberbecke,«In A Mist»
Nelle cinque puntate di quest'audioserie Wu Ming 1, autore diLa Q di Qomplotto. QAnon e dintorni: come le fantasie di complotto difendono il sistema(Edizioni Alegre, Roma 2021), approfondirà i temi del suo nuovo libro confrontandosi con interlocutori e interlocutrici, persone citate nel libro stesso, la cui influenza e il cui aiuto sono stati fondamentali.
La prima puntata si intitola«Magia». A conversare con WM1 c'è il torineseMariano Tomatis, scrittore, storico dell'illusionismo e«iniettore di meraviglia».
Credits per la sigla:
Alessio Melandri(grafica)
Florian Cramer(voce)
Fabrizio P. Belletati(musica)
Colonna sonora:
Bix Beiderbecke,«For No Reason At All In C»
Bix Beiberbecke,«In A Mist»
In this conversation between Wu Ming 1 and Florian Cramer, QAnon is discussed as a template for contemporary social-media-driven conspiracy fantasies that work simultaneously as games and a new kind of cults. By focusing on the mutation of conspiracy myths from countercultural phenomena to contemporary meme and influencer culture, the two speakers focus on QAnon, Pizzagate and Covid-19-related conspiracy narratives.
The conversation is centered around Wu Ming 1’s forthcoming book La Q di Qomplotto: QAnon e dintorni. Come le fantasie di complotto difendono il sistema [The Q in Qonspiracy: QAnon and its surroundings. How Conspiracy Fantasies Defend the System], to be published on March 25th by Edizioni Alegre, Rome.
Organized by Disruption Network Lab, March 12th, 2021.
Session di improvvisazione radicale svoltasu a Catania il 31 agosto scorso, nell’ambito della rassegna «Stralunata».
La rassegnaè curata dal musicistaFrancesco Cusa– uno dei più inventivi batteristi d’Europa – insieme all’associazione Gammazita e a Lunaria Edizioni.
Quella sera, in piazza Federico di Svevia, Wu Ming 1 ha letto brani de«La macchina del vento» accompagnato da due storici ed eccelsi sodali: lo stesso Cusa e il pianista e polistrumentistaFabrizio Puglisi, per l’occasione impegnato a tastiere e synth analogico.
La collaborazione tra WM1 e Cusa dura da ben quindici anni, essendo iniziata ai tempi di«New Thing»
Per quanto riguarda la collaborazione con Puglisi, invece, ricordiamo la performance «We Insist! (For Emmanuel Chidi Namdi)»all’edizione 2016 del Festivaletteratura di Mantova. Anche in quell’occasione la lettura fu da «New Thing»
Registrazione dal vivo:Luca Recupero. Una approfondita recensione dell’evento, a firma diLuca Casarotti,si trova qui.
Il 4 giugno 2019, alla Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, alle h.17, si è il convegno «Vent’anni di Q: sul rapporto tra ricerca storica e narrativa». C'eravamo noi in formazione completa –quella originale, ossia i quattro autori di Q, Luca/Wu Ming 3 compreso – e, soprattutto, due dei più importanti storici europei degli ultimi cinquant’anni (almeno): Adriano Prosperi e Carlo Ginzburg.
Abbiamo già scritto molte volte di come le ricerche di Prosperi e Ginzburg, individuali e congiunte, siano state fondamentali per immaginare e scrivere fabula e intreccio di Q. Ebbene, pare che dopo tanti anni abbiamo «restituito il favore», chiudendo un cerchio: anche grazie al ventennale di Q si è da poco fatta una scoperta archivistica importante, della quale nel convegno si è reso conto. Ed è così che, nella storia di questo romanzo e del suo ventennale, si incontrano nel modo più virtuoso e fecondo possibile le due dimensioni che da sempre cerchiamo di tenere insieme: l’archivio e la strada.
Il 9 maggio, al Mezzocannone Occupato di Napoli, Wu Ming 1 ha letto cinque brani del romanzo accompagnato in diretta dalle musiche di Marco Messina (membro storico dei 99 Posse, co-fondatore del trio Elem e non solo) e Fabrizio Elvetico (co-fondatore degli Elem e di Illachime Quartet), ovvero il duo che già aveva composto la colonna sonora per la versione teatrale de L’Armata dei Sonnambuli.
Su questa formula continueremo a lavorare, e in autunno riproporremo il reading in giro per l’Italia. Intanto, come teaser, ecco uno stralcio di quella prima «prova aperta». Estratto del capitolo 3, Prima parte, pagg. 71-73. Durata: 7’22”. Buon ascolto.
On QAnon, Luther Blissett, conspiracy theories and the 30th anniversary of Foucault's Pendulum. Some Qcards on how Italian Literature and Italian counterculture experimented with ways of understanding and creatively debunking conspiracism. Lecture held by Wu Ming 1– one of the authors of the novel Q – at McGill University, Montréal, Department of Languages, Literatures and Cultures, on September 20th, 2018.
You can browse the presentation here:Il 4 febbraio 2018, una domenica sera, allo Spaziomusica di Pavia siè rinnovato un sodalizio, quello tra Wu Ming e i nostri “cugini” Yo Yo Mundi. Sodalizio che nel 2004diede vita all’album54, tratto dal nostro romanzo di due anni prima.
Abbiamo riproposto dal vivo un brano di quell’album,Ettore (Stella Rossa vince), per la prima volta con Wu Ming 1 alla voce recitante. Un ritorno, e un ricordo del collega (collega di tutti noi: scrittore e musicista), compagno e amicoStefano Tassinari, che nel 2002 fece conoscere le due band.
Paolo Enrico Archetti Maestri– chitarra
Andrea Cavalieri– basso
Eugenio Merico– batteria
Chiara Giacobbe– violino
Wu Ming 1– voce recitante
Registrato dal vivo al Teatro della Fortuna di Fano, il 14 ottobre 2017, in occasione del 5° Festival del Giornalismo Culturale.
Voce: Wu Ming 2.
Musiche: Frida X.
Testi: Emanuele Galesi, dall’Atlante dei Classici Padani.Fotografie: Filippo Minelli, Wu Ming 2 e altri.
Registrato dal vivo al Teatro della Fortuna di Fano, il 14 ottobre 2017, in occasione del 5° Festival del Giornalismo Culturale.
Voce: Wu Ming 2.
Musiche: Frida X.
Testi: Emanuele Galesi, dall’Atlante dei Classici Padani.
Fotografie: Filippo Minelli, Terra Project, Incompiuto siciliano, Wu Ming 2 e altri]
Registrato dal vivo al Teatro della Fortuna di Fano, il 14 ottobre 2017, in occasione del 5° Festival del Giornalismo Culturale.
Voce: Wu Ming 2.
Musiche: Frida X.
Testi: Emanuele Galesi, dall’Atlante dei Classici Padani.Fotografie: Filippo Minelli, Wu Ming 2 e altri.
Conferenza di Wu Ming 4, 20 maggio 2017, Sala Rossa del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Partendo dal concetto di complementarità tra i generi, rintracciabile già all’origine della subcreazione tolkieniana, l’intervento di Wu Ming 4 ne cerca le tracce attraverso i personaggi maschili e femminili più noti e meno noti della narrativa del Professore. L’equilibrio di maschile e femminile è fondamentale per tutti i personaggi di Arda, a prescindere dal loro genere. Un’occasione per osservare da vicino il lavoro di Tolkien sulle figure femminili del canone letterario antico e medievale, punto di partenza che viene rideclinato e trasformato per ottenere personaggi dal carattere propriamente moderno e al tempo stesso universali.
è stato fatto giustamente notare che Wu Ming 4 ha detto una cosa inesatta circa la triste sorte di Arwen, la cui morte per struggimento non avviene dopo un tempo lunghissimo bensì l’anno successivo alla morte di Aragorn (vedi finale del capitolo I dell’Appendice A del Signore degli Anelli). L’equivoco è stato dovuto a un’interpretazione errata del passaggio succitato e Wu Ming 4 non può che scusarsene. Ringraziamo per la segnalazione, che tornerà utile per l’eventuale pubblicazione del testo della conferenza.
Wu Ming 1 presentaUn viaggio che non promettiamo breveal CSA Sisma di Macerata, 3 febbraio 2017.
00:01:15 - Perché proprio in Val di Susa?
00:51:05 - La storia del territorio valsusino dimostra come la lotta sia un'esperienza di vita e un processo formativo per le popolazioni coinvolte.
01:13:55 - La strategia dell'abbandono nelle zone terremotate diventa una premessa sistemica a nuove aggressioni del territorio.
01:17:10 - Le forme di ribellione della popolazione a questo meccanismo di aggressione del territorio.
01:20:05 - Le resistenze devono avere una precondizione: l'amore.
01:27:38 - Le relazioni spazio-temporali del libro con il territorio marchigiano.
01:34:25 - Il rapporto del movimento NOTAV con Internet e i social network.
01:42:48 - La strategia di dequalificazione culturale e tecnica dei movimenti nelle battaglie che portano avanti.
02:02:33 - Le lotte contro le grandi opere dei movimenti sono tutte contro il modello di capitalismo italiano.
Domenica 9 aprile 2017, Zerocalcare e Wu Ming 1 si sono incontrati al Festival del giornalismo di Perugia e, in una grande sala gremita, hanno risposto alle domande del giornalista di Vice Italia Leonardo Bianchi.
Siè discusso di reportage“ibridi”, non-fiction creativa, informazione e narrazione, storie e territori.
Cosa vuol dire«raccontare una storia con ogni mezzo necessario»?
In cosa si stanno trasformando il«romanzo di non-fiction» e il reportage narrativo?
Siè cercato di rispondere a queste domande partendo da due esempi concreti, due libri usciti nel 2016: Kobane Calling e Un viaggio che non promettiamo breve.
Kobane Calling racconta una rivoluzione sui generis in una regione martoriata da guerra e terrorismo; Un viaggio che non promettiamo breve racconta una mobilitazione di massa lunga un quarto di secolo in una valle alpina sui generis.
In entrambi i casi, si parla di lotte, di esperimenti di autogestione e autogoverno, di terre di confine un tempo ritenute“marginali” ma che oggi, grazie alla lotta, si ritrovano al centro di mappe, discorsi, strategie e immaginari.
Radio 3, 28 gennaio 2017. Quarta puntata diTolkien: un viaggio inaspettato, condotto daLoredana LipperinieArturo Stàlteri, curate daFederica Barozzicon la regia diDiego Marras.
Conversazione con Wu Ming 4.
Quale concezione del male si trova nel più celebre romanzo di Tolkien? Quali sono i modi del suo agire? Che tipo di mondo ci racconta Tolkien con l’affresco della Terra di Mezzo? Perché la morte è un tema così importante nella sua opera?
00:00. Introduzione di Arturo Stalteri e Loredana Lipperini.
02:40. Wu Ming 4: l’ambigua immagine del male nel Signore degli Anelli. (06:22). Paganesimo e cristianesimo in Tolkien.
10:15. Johan De Meij, Gollum, da Sinfonia n. 1,“Le Signeur des Anneaux”, (1988).
12:07. Wu Ming 4: i personaggi di Tolkien oscillano tra dannazione e salvezza: Frodo, Gollum, Boromir.
14:39. Il legame tra male e potere: la scorciatoia per il bene.
16:17. Il tema della morte.
19:08: Lingalad, Beren e Tinuviel (2003)
21:27. Intervista a Giuseppe Festa, leader dei Lingalad.
26:14. Wu Ming 4: i personaggi femminili (anticipazione della prossima puntata).
27:00Finale.
Quattro volte perché l'esecuzione pavese (Palazzo Broletto, 10 marzo 2017) è stata più breve.
Wu Ming 1 - voce
Luca Casarotti - tasti bianchi e neri
Il concerto per voce e tastiere consiste in un’unica lunga suite, suddivisa in cinque movimenti; questi ultimi corrispondono ad altrettanti passaggi del libro che vedono protagonista Turi Vaccaro.
La musica diCinque volte Turi Vaccarosi basa sul concetto di«improvvisazione formale» o «composizione istantanea», due espressioni all’apparenza quasi antifrastiche che in pratica vogliono dire questo: nulla di ciò che Luca suona è preparato, non c’è una sola nota scritta; ma l’ambizione è di dare alle melodie, alle armonie, ai rumori e ai ritmi improvvisati di volta in volta una disciplina e uno sviluppo che li avvicinino ad un’idea compositiva, senza rinunciare alla spontaneità e ai rischi dell’esecuzione estemporanea.
Ogni esecuzioneè perciò – sottilmente o marcatamente – diversa dalla precedente.
Cinque volte Turi Vaccaroè il reading/concerto ideato e portato in tournée da Wu Ming 1 (voce) eLuca Casarotti(tastiere).È stato eseguito quattro volte: al Barrio Campagnola di Bergamo il 16 dicembre 2016, al centro sociale SOS Fornace di Rho il 12 gennaio 2017, al Teatro del Lido di Ostia il 3 marzo 2017 e a Palazzo Broletto, Pavia, il 10 marzo 2017. Questa è la registrazione della serata a Rho.
N.B. Dopo una stringa di presentazioni e assemblee in centri sociali poco riscaldati, WM1 era quasi completamente senza voce. Ha dovuto tirar fuori qualcosa usando il diaframma.You want it darker?
Il concerto per voce e tastiere consiste in un’unica lunga suite, suddivisa in cinque movimenti; questi ultimi corrispondono ad altrettanti passaggi del libro che vedono protagonista Turi Vaccaro.
La musica di Cinque volte Turi Vaccaro si basa sul concetto di«improvvisazione formale» o «composizione istantanea», due espressioni all’apparenza quasi antifrastiche che in pratica vogliono dire questo: nulla di ciò che Luca suona è preparato, non c’è una sola nota scritta; ma l’ambizione è di dare alle melodie, alle armonie, ai rumori e ai ritmi improvvisati di volta in volta una disciplina e uno sviluppo che li avvicinino ad un’idea compositiva, senza rinunciare alla spontaneità e ai rischi dell’esecuzione estemporanea.
Ogni esecuzioneè perciò – sottilmente o marcatamente – diversa dalla precedente.
Radio 3, 21 gennaio 2017. Terza puntata diTolkien: un viaggio inaspettato,all’interno del programmaPantheon, condotto daLoredana LipperinieArturo Stàlteri, curato daFederica Barozzicon la regia diDiego Marras.
00:00. Introduzione di Loredana Lipperini e Arturo Stalteri: eroi arturiani, eroi tolkieniani… e Aragorn.
03:00. Wu Ming 4: differenza tra eroi classici ed eroi tolkieniani. Aragorn e gli Hobbit.
06:47Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm, la battaglia di Maldon… e Re Théoden.
09:45. I cavalieri di Rohan dei Mostly Autumn.
10:43.“The Riders of Rohan” (2001)
14:03. Wu Ming 4: Sir Gawain e il Cavaliere Verde. (17:10) Tolkien e la rilettura nazista del mito nordico.
19:57. Pär Lindh, compositore svedese e fondatore dei Pär Lindh Project.
21:02.“Boromir last battle” (2004).
22:12. Intervista a Pär Lindh. Musicare Bilbo. Stratificazione di messaggi e significati nell’opera di Tolkien. Il problema di Boromir è estremamente interessante.
28:32: al prossimo sabato sulla questione del Male.