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Ventisette anni dopo

L’11 agosto del 1999 si è verificata l’ultima eclissi di Sole visibile da non trascurabili porzioni del territorio europeo. Dall’Italia la Luna ha occultato solo parzialmente la nostra stella. La percentuale di oscuramento variò tra il 95 per cento nel nord della penisola e il 65 per cento nelle isole maggiori.

Noi cosa facevamo in quei giorni lontani, sul finire degli anni ‘90? Era estate e un giovane Cremonini mechato di rosso imperversava in radio conducendoci su fiabeschi colli bolognesi, favolosi per me, bimbetta di otto anni cresciuta nella provincia barese, per la quale una città del Nord si collocava alla stessa inaudita distanza di una galassia lontana, e nell’inconsapevolezza di noi tutti che mai avremmo giurato che quel pezzo ci saremmo ritrovati a ballarlo a ogni compleanno, matrimonio, festa qualsiasi nei ventisette anni successivi.

Copertina dell’album “Ciao” (1999) di Lucio Dalla (Pressing)

Interrogato rispetto all’album “Ciao”, uscito nel settembre del ’99, Lucio Dalla non mancò di citare l’eclissi, tra gli avvenimenti che scandirono quella fine di millennio: «Ciao alla confusione, ciao al secolo che finisce: con tutto quello che è successo quest’anno, guerre, eclissi, terremoti, vittime, previsioni di fine del mondo, tutto come un groviglio multimediale, uno scontro di luci… ed io lì, nel centro, ad intercettare ogni cosa, perché non potrei mai restare passivo o indifferente».

L’eclissi avvenne alle undici di un mercoledì mattina.

Di come mi apparve il fenomeno e di quale emozione provocò in me, non ricordo nulla. Quello che ricordo benissimo invece fu lo sforzo per procacciarsi un dispositivo che consentisse la visione dell’attesissimo evento. Dispositivo che nel mio caso consistette in un vetro da saldatore, sfoggiato con orgoglio da mia sorella sulla tovaglia immacolata a fine pranzo, e che ci aveva procurato il giorno prima Giovanni, il meccanico nostro vicino di casa. Quella mattina, come ogni giorno di quelle estati a ridosso del 2000, stavo giocando con altri bambini per la strada quando rincasai per assistere al prodigio. Bisognava esserci quel giorno, questo ricordo. Voi dov’eravate?

Particolare dell’Estadio Municipal de Riazor, stadio della squadra di casa, il Deportivo La Coruña. Crediti: F. Loiacono

Ventisette anni dopo a La Coruña tira aria di vigilia. Quando stamattina ho aperto gli occhi, il cielo era compatto, londinese. Adesso timidi raggi di sole stanno aprendosi varchi sempre più significativi, e congiuntamente a essi si avverte una crescente quota di umidità. Per domani, le previsioni parlano di cieli incerti. Sereno, foschia, nubi basse, sereno, questa fastidiosa incostanza è quel che riportano noti siti web sulle condizioni meteorologiche. Io sto andando a fare un sopralluogo dalle parti della Torre de Hércules, un faro di costruzione romana e, leggo su Wikipedia, il più antico al mondo ancora in funzione, per verificare che la zona circostante sia adeguata alla visione dell’eclissi. Il receptionist del complesso di appartamenti in cui soggiorno mi ha suggerito Monte de San Pedro come invitante punto di osservazione, dalla parte opposta della città. Secondo lui ci vuole una mezz’ora di ascesa, ma dato che ieri mi ha riferito un tempo per raggiungere il supermercato che poi, nella pratica, si è rivelato il triplo dello stesso, guardo il suo consiglio con una certa ritrosia.

Ieri sera, sfinita dai passi, dall’ansia di perdere la coincidenza all’aeroporto di Madrid causa vicissitudini Schengen, e dalle cinque ore di sonno della notte precedente, ritrovavo me stessa cenando in un posto denominato El Templo del Gol, situato evidentemente nei paraggi dello Stadio Riazor, santuario del Deportivo La Coruña. Mangio polpette di jamón serrano mescolato a un formaggio indecifrabile mentre assisto all’ossimoro dato da cinque attempate signore, manifestamente più vispe della sottoscritta a partire dai vestitoni coloratissimi sfoggiati al tavolo di fronte, dinanzi a copiosi quantitativi di birra e un gioco di carte non identificato, mentre i Daft Punk sullo schermo in alto suonano a bomba questo pezzo qui. Pezzo cui segue una ballata – a me ignota quanto i suoi esecutori – della band messicana Maná, il cui frontman, mi auguro per stanchezza, avevo confuso con un giovane Gianluca Grignani.

Quando esco è ancora giorno e la città anche a uno sguardo disattento si rivela spalmata di manifesti che anticipano l’evento di domani. Alle fermate degli autobus sovente capita di imbattersi in una locandina dell’Odissea che stranamente non è quella di Nolan ma una rivisitazione in chiave eclittica.

Tipico manifesto alle fermate degli autobus di La Coruña. Crediti: F. Loiacono

Le librerie non sono da meno, sfoggiando per l’occasione un vasto repertorio astronomico in vetrina.

Vetrina di una libreria di La Coruña. Crediti: F. Loiacono

C’è chi mercoledì pomeriggio chiude tutto per andare a vedere l’eclissi, come annuncia, con relative scuse, il foglio affisso davanti a un centro scommesse.

L’annuncio affisso davanti a un centro scommesse in vista dell’eclissi. Crediti: F. Loiacono

Un signore in camicia hawaiana, che scopro essere Fernando Romay, star della pallacanestro spagnola degli anni ‘80, ci invita a seguire l’eclissi sull’emittente locale Televisión de Galicia. Mi aiuto con Google Translate per decifrare quel che dice al riguardo La Voz de Galicia, quotidiano spagnolo che ha sede proprio a La Coruña: «L’ombra dell’altissimo giocatore di basket galiziano (2,13 metri) è identica all’ombra che l’eclissi proietterà in Galizia il 12 agosto.»

Un manifesto della campagna pubblicitaria sull’eclissi della Televisión de Galicia. Crediti: F. Loiacono

Infine, rimanendo in tema di grandi eventi, non mancano attestazioni dell’ultimo mondiale vinto, benché in verità mi aspettassi di trovarne molte di più. Di questa merceria del centro città certamente l’allestimento più laborioso.

Una merceria nel centro di La Coruña ricostruisce le fasi che hanno portato alla vittoria della Spagna nell’ultimo mondiale. Crediti: F. Loiacono

Il receptionist mi ha comunicato che la struttura è colonizzata da persone giunte a La Coruña apposta per l’eclissi – su quest’affermazione non ho ragione di dubitare.

Su Instagram vengo intercettata da Lorenzo, Francesco e Simone, che sono arrivati questa mattina da Genova. Hanno viaggiato tutta la notte per essere qui. Dicono che a Ferrol il cielo dovrebbe essere sgombro da nubi basse durante l’eclissi. E che La Coruña, pur essendo vicina, è molto più a rischio.

Intanto che butto giù queste righe il cielo si è aperto, benché si scorga una lieve foschia diffusa. Ieri guardavo il Sole intorno alle 20 e 20 risplendere sopra lo stadio, ignaro che domani più o meno alla stessa ora qualcuna gli ruberà la scena. Fosse stata ieri, l’eclissi, sarebbe stato perfetto. Ma domani è domani. Nell’incertezza che ammanta la città, e sempre affligge e ravviva le umane vicende, una cosa è certa. Vogliamo esserci. Come nel ’99.


Per seguire i team scientifici dell’Inaf e le inviate di Media Inaf in Spagna per l’eclissi:

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Quando ci si mette in viaggio per qualcosa

Mentre mi dirigo verso La Coruña, nel nord della Spagna, con l’intento di documentare l’eclissi totale della nostra stella che si verificherà dopodomani sera, rifletto su tutte quelle volte in cui ci si mette in viaggio per qualcosa. Nello specifico, qualcosa di non facile realizzazione. Quando, insomma, si parte e ci si arrischia in tentativi azzardati, imprese di dubbia natura, al limite dello sfacciato, spedizioni senza promesse di riuscita.

Passeggeri in partenza all’aeroporto di Bari-Palese. Noto è il luogo da cui si parte – a volte, nemmeno quello. Quale, invece, la destinazione? Crediti: F. Loiacono/Media Inaf

Questo mi ha riportato ai miei diciott’anni, all’ardimentoso viaggio che intrapresi con mio padre da Bari a Firenze per assistere a Fiorentina-Liverpool, partita di calcio nella fase a gironi di Champions League, in un giorno d’autunno di un remoto 2009. Meno di dieci giorni prima la Fiorentina era capitolata all’Olimpico sotto i colpi di Totti e De Rossi. Il Liverpool era quello di Torres, Gerrard e Mascherano, e non serve aggiungere altro.

Questo viaggio – quello di oggi – mi fa pensare a quell’altro perché ciò che li accomuna è l’esito improbabile che si va cercando. All’epoca: una vittoria contro una delle massime espressioni del calcio inglese e internazionale. Stavolta, l’ambizione di assistere all’oscuramento del nostro astro da parte del disco lunare, al crepuscolo di un giorno di agosto. Fenomeno che a La Coruña si verificherà alla miserabile altezza di dodici gradi sull’orizzonte, e pertanto facilmente esposto a un’ulteriore eclissi da parte di innumerevoli ostacoli terrestri. Esperienza che viene ricercata non in un luogo asciutto, in qualche zona dell’entroterra spagnolo, certamente più consona a cieli tersi – e dove, avvedutamente, mi pare si stiano recando tutti quelli a cui chiedo – ma in una città esposta ai capricci dell’Oceano Atlantico. Località eletta in maniera assolutamente non ponderata – come la maggior parte delle scelte compiute dalla sottoscritta, forse per una sorta di avversione ai calcoli attenti, calcoli su cui il mio lavoro di astronoma si basa, e che mi è necessario abolire in tutte le altre faccende della mia vita – se non per il fatto di trovarsi nella fascia di totalità, e per il desiderio di realizzare un reportage sull’evento astronomico in un luogo di mare.

In verità, la pur esigua altezza dell’eclissi sull’orizzonte è maggiore di otto gradi rispetto al sud della Spagna, il che rende La Coruña uno dei posti geometricamente meglio disposti per la contemplazione del fenomeno nella penisola iberica. Se favorita dalla geometria, meno giova alla città galiziana la posizione oceanica. Ubicazione in virtù della quale è altamente probabile che l’umidità si manifesti, la foschia all’orizzonte si stenda spietata, un addensarsi di nuvole incomba, o che qualche altro fatto cospiri alla mancata visione di un evento che sarà obiettivamente difficile da osservare, anche ponderando tutto – perlomeno dalla Spagna, per gli elementi detti sopra. Ma pure dall’Islanda, certamente più fortunata in termini di altezza dell’allineamento astronomico in oggetto, ma molto meno, almeno sulla carta, in fatto di cieli sereni.

Le probabilità di riuscita sono minime. E ciononostante si parte comunque. Quante volte lo abbiamo fatto?

La mia modesta impresa me ne ricorda un’altra, ben più ambiziosa e che pure attiene a fatti astronomici, impresa mirabilmente raccontata da Leonardo Piccione in un libro di qualche anno fa – una recensione si legge qui. Quella dell’astronomo Guillaume Le Gentil, che si recò in luoghi remoti per osservare un fenomeno che in verità a un’eclissi rassomiglia assai. In astronomia viene detto transito, ovvero il passaggio di un corpo celeste – nella fattispecie, il pianeta Venere – davanti a un altro corpo celeste – il Sole, nella vicenda raccontata, come nell’eclissi di dopodomani. La posta in gioco era altissima: la misura di Le Gentil avrebbe portato niente meno che alla stima, ignota nel Settecento, delle dimensioni del Sistema solare.

Due volte ebbe la possibilità di mirare l’agognato evento e due volte la mancò. Burrasche, conflitti, personaggi ostili e una «nuvola fatale» fra gli elementi che congiurarono alla mancata visione del passaggio di Venere sul disco solare. Lo sventurato astronomo nei suoi diari annoterà: «Questo è il fato che talvolta attende gli astronomi. Avevo percorso più di diecimila leghe, attraversato innumerevoli mari. Mi ero esiliato dalla mia patria per essere infine spettatore di una nuvola fatale che venne a piazzarsi davanti al sole nel momento esatto delle mia osservazione, per derubarmi dei frutti delle mie pene e delle mie fatiche…»

Cosa impariamo dalle nostre imprese mancate? Dal disallineamento fra esito e aspettativa? Dall’ineliminabile sfasatura fra le nostre manie di perfezione e gli individui maldestri che siamo? Dal dover accettare che ogni misura, anche la più accurata, è soggetta ad un errore?

Pur risiedendo a Bologna da oltre un decennio, il luogo di partenza è Bari, la mia città natale. Come quella volta. Diciassette anni dopo mio padre mi saluta sulla porta di casa.

Quella volta a Firenze, come forse qualcuno rammenterà, la partita si concluse con un invaticinabile 2 a 0 da parte della Fiorentina, in un’irripetibile notte di fine settembre. Per me fu gioia immensa dopo uno dei periodi più bui della mia vita. Soprattutto, fu capire che gli esiti non sono già scritti, ma che si possono costruire. E che partire, provare, anche trasferte scellerate come quella – agli occhi dei miei compagni di classe di un liceo del centro di Bari, nell’anno di rinfervorato e straripante entusiasmo attorno alla squadra cittadina, neopromossa in Serie A dopo otto anni – trasferte scellerate agli occhi dei miei compagni ma mai ai miei, vale sempre la pena. Forse è facile dirlo dopo una vittoria. E forse un po’ ci ho preso il vizio.

«Hai vinto al Superenalotto, Federì».

Come finirà questa volta?


Per seguire i team scientifici dell’Inaf e le inviate di Media Inaf in Spagna per l’eclissi:

 

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ARI Pozzuoli informa via radio


La Sezione ARI di Pozzuoli ha attivato un innovativo sistema automatico di radiodiffusione del bollettino di sorveglianza dei Campi Flegrei.

Le informazioni vengono estrapolate, mediante un software, dai documenti ufficiali pubblicati settimanalmente dall'Osservatorio Vesuviano e dal Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, per essere poi elaborate e convertite in audio che viene trasmesso sul ripetitore IR8AC sulla frequenza 145.6250 MHz, che copre in maniera strategica i comuni dell’Area Flegrea.

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Update 7/26

Siamo lieti di informare tutta la comunità radioamatoriale italiana che, con protocollo n. 5536/2026, abbiamo appena ricevuto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) la conferma del rinnovo delle sperimentazioni frequenziali nelle gamme 1810-1830 kHz, 40.660-40.700 MHz e 70.100-70.400 MHz.

Ricordiamo che i relativi bandplan sono disponibili sul sito www.ari.it e che il MIMIT prevede l'utilizzo del portale sperimentazioni.ari.it per il monitoraggio dei fenomeni interferenziali e la raccolta dei log delle attività sperimentali.

Ogni attività svolta e ogni log caricato rappresentano un passo importante verso la possibile assegnazione definitiva di queste bande al Servizio di Radioamatore. Per questo motivo invitiamo tutti i radioamatori autorizzati a partecipare attivamente alle sperimentazioni e a caricare tempestivamente i propri log sul portale dedicato.

Un sentito ringraziamento va a tutti i Soci ARI che, con il loro sostegno all'Associazione, rendono possibile il raggiungimento di questi importanti risultati e la prosecuzione delle attività istituzionali a favore dell'intera comunità radioamatoriale italiana.

Buona sperimentazione a tutti... fino al 31 dicembre 2026!

Il futuro di queste bande dipende anche dalla partecipazione di ciascuno di noi. Facciamo sentire la nostra presenza in aria e dimostriamo, con i fatti, quanto siano importanti per il Servizio di Radioamatore.

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IARU Reg. 1: pubblicata la 4ª edizione dell'EOP


La IARU Regione 1 ha annunciato la pubblicazione della quarta edizione di Ethics and Operating Procedures for the Radio Amateur (EOP), il documento di riferimento internazionale dedicato ai principi etici e alle corrette procedure operative nel Servizio di Radioamatore.

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YOTA Summer Camp 2026

Seguite giorno dopo giorno l'avventura della squadra italiana allo YOTA Summer Camp 2026, in programma a Wagrain (Austria) dal 25 luglio al 1° agosto.
Una settimana ricca di attività, formazione, sperimentazione e amicizia, durante la quale i giovani radioamatori italiani si confronteranno con coetanei provenienti da numerosi Paesi, condividendo la comune passione per il radiantismo.

Mostreremo, giorno dopo giorno, i racconti, le immagini e i momenti più significativi dell'esperienza, per vivere insieme tutte le emozioni dello YOTA Summer Camp 2026 cliccate sull'immagine sotto!


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Perché la normalità è semplicemente noiosa


Il doppio centenario della JARL

Il 12 giugno 2026, la Japan Amateur Radio League (JARL) ha celebrato il centesimo anniversario della sua fondazione. Successivamente, la nostra consorella IARU festeggerà il centenario dell’emissione della prima licenza ufficiale per una “stazione sperimentale privata di radiotelegrafia e radiotelefonia a onde corte”, rilasciata il 10 settembre 1927 a Kankichi Kusama con nominativo JXAX. La sperimentazione era limitata a una sola banda (38 metri) e con una potenza massima di 10 watt, ma ciò che conta è il riconoscimento a livello governativo dell’attività radioamatoriale, fino a quel momento condotta in modo “abusivo”.

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FBI Seizes NetNut Proxy Platform, Popa Botnet

The Federal Bureau of Investigation (FBI) said today it worked with industry partners to seize hundreds of domains associated with NetNut, a sprawling residential proxy service operated by the publicly-traded Israeli company Alarum Technologies [NASDAQ: ALAR]. The action comes roughly two weeks after KrebsOnSecurity published findings from multiple security firms connecting NetNut to the Popa botnet, a collection of at least two million devices that have been compromised by malicious software with little or no consent from victims.

The NetNut homepage today was replaced by this seizure banner from the FBI.

On June 19, three different security firms issued similar findings: That NetNut is a residential proxy network which populates a botnet called Popa, and distributes software for devices commonly found in homes, such as smart TVs and streaming boxes. NetNut’s software turns those systems into always-on residential proxy nodes that are rented to others, who predominantly use them to relay abusive and intrusive Internet traffic, such as mass content scraping, advertising fraud, and account takeover activity.

Earlier today, NetNut’s homepage was replaced with a seizure notice from the FBI and the Internal Revenue Service Criminal Investigation division. The seizure notice thanked Google, Lumen, Shadowserver and other industry partners for their help in dismantling hundreds of domains tied to the Popa botnet, which experts say has long been synonymous with NetNut’s residential proxy infrastructure.

In a blog post published today, the Google Threat Intelligence Group (GTIG) said NetNut’s proxy network is widely resold and white-labeled by a number of third-party proxy providers, and that its services are heavily sought out by cybercriminals seeking to obfuscate the source of their malicious traffic. The GTIG said that in a single week during June 2026, they observed 316 distinct clusters of threat actors using suspected NetNut exit nodes, including cybercriminal and espionage groups.

“These bad actors can use NetNut to mask their origin IP address when accessing victim environments, accessing their own infrastructure, and conducting password spray attacks,” Google’s GTIG wrote. “Furthermore, when a consumer device becomes an exit node, unauthorized network traffic passes through it. This means bad actors can access other private devices on the same home network, effectively exposing them to Internet threats.”

Google said it disabled Google accounts and services used by NetNut for malware command and control, and that it shared technical intelligence on NetNut’s software development kits (SDKs) and backend infrastructure with platform providers, law enforcement and research firms. The company also disabled apps known to bundle NetNut’s various SDKs.

Omer Weiss, legal counsel for NetNut parent Alarum Technologies, said the company was aware of the FBI seizure and cooperating with investigators.

“Alarum takes this matter seriously and will fully cooperate with law enforcement to ensure any misuse of its infrastructure is thoroughly investigated and those responsible are held to account,” Weiss said in a written statement.

Benjamin Brundage is founder of the proxy tracking service Synthient, one of the companies that published evidence last month linking the Popa botnet to NetNut and Alarum Technologies. Brundage said the domain seizures appear to have disrupted both the Popa botnet and the NetNut proxy network that rides on top of it.

Brundage said NetNut’s apparent demise is likely to be a great disadvantage for the cybercrime community, which was already reeling from legal actions by Google earlier this year that seized infrastructure for NetNut’s biggest competitor — IPIDEA.

“I think this takedown is going to have a big impact, because NetNut gained significant popularity after the IPIDEA takedown,” he said. “Also NetNut has been incredibly common among resellers, and they were on par with IPIDEA in terms of their daily traffic, quality, size, price per gigabyte, all of it.”

NetNut’s infrastructure, in a nutshell. Image: Black Lotus Labs, Lumen.

The NetNut and Popa botnet takedown may have another added benefit, Brundage said: Lessening the impact of large distributed denial-of-service botnets that have been built on the backs of poorly configured residential proxy services. In January, Synthient revealed how cybercriminals had built the world’s largest DDoS botnet (Kimwolf) by tunneling through IPIDEA proxy connections into the local networks of TV box owners, and infecting other Android-based devices behind the victim’s firewall.

While many of the bigger proxy providers took steps to block this activity, resellers of the major proxy networks have been far slower to respond to the threat, Brundage said.

“In terms of all these TV box devices getting compromised from the proxy network, it will have an impact on the DDoS botnets out there,” he said.

For its part, Google reckons today’s actions have caused “significant degradation to NetNut’s proxy network and its business operations, reducing the available pool of devices for the proxy operator by millions.” But the company warns that proxy networks can rebuild themselves by effectively reselling other proxy services, as IPIDEA has done over the past few months.

“Google has high confidence that many popular residential proxy brands are in fact whitelabeling the NetNut botnet,” the GTIG report concludes. “While we expect this disruption to have a larger ripple effect across the residential proxy ecosystem, observations after the disruption of IPIDEA proved that individual networks can appear resilient. What we have observed is that when faced with the degradation of their own botnet, proxy operators begin buying capacity from their competitors, effectively becoming a reseller. We recognize that creating a lasting disruption in this fluid ecosystem means we must scale our efforts to target the infrastructure of several interconnected providers.”

As KrebsOnSecurity has warned repeatedly, most of the no-name TV streaming boxes for sale on the major e-commerce websites either come pre-installed with residential proxy software, or require the installation of proxy SDKs in order to use the device for its stated purpose (streaming pirated movies, sporting events and TV shows). Google’s advice here is sound: When it comes to TV boxes, stick to name brands from reputable manufacturers, and then be sparing and judicious with any apps you choose to install.

The sketchy TV boxes that are being commandeered by the Popa botnet and other threats all come with or require the user to install unofficial Android operating systems that do not operate within the confines of Google’s Official Play Protect store. Google says consumers can confirm whether or not a device is built with the official Android TV OS and Play Protect certification by following these instructions.

Even people without TV streaming boxes can find their smart TVs enrolled in residential proxy networks, just by installing one of thousands of apps available for download on Samsung and LG smart TVs. In a report released last month, the proxy tracking company Spur found 42 percent of apps available for download via the webOS operating system on LG smart TVs include SDKs that turn one’s television into an always-on residential proxy node. More than a quarter of the apps made for Samsung’s Tizen operating system had similar residential proxy components, Spur found.

Image: Spur.us.

Update, 4:24 p.m. ET: Included a statement shared post-publication from an attorney representing NetNut parent Alarum Technologies.

Update, July 8, 2:34 p.m. ET: The website for Alarum Technologies — alarum[.]io — now also features a seizure notice from the FBI. The company’s stock has taken a beating since the FBI action, and is currently trading at $2.62 a share, a roughly 67 percent decline over the past week.

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L'Editoriale di luglio/agosto 2026

A un anno dall'insediamento
Gianluca Mazzini, IK4LZH

Siamo arrivati al primo anno dall’insediamento di questo Consiglio Direttivo Nazionale. Un anno certamente non semplice. E, devo dirlo con sincerità, anche abbastanza diverso da come me lo ero immaginato. Pensavo che avremmo potuto concentrare molte energie sull’innovazione, sulle novità, su nuovi progetti, muovendoci in uno scenario consolidato e relativamente ordinato. Invece ci siamo trovati, molto più spesso, a doverci occupare della gestione quotidiana, dell’ordinario, delle pendenze, delle urgenze, delle tante piccole e grandi cose che permettono all’Associazione di funzionare.
Credo sia giusto parlarne. Anzi, credo sia doveroso.
Perché siamo volontari. Tutti noi prendiamo le attività del CDN per quello che sono: un servizio reso all’Associazione, accanto al nostro lavoro, ai nostri affetti, alle nostre famiglie, alle nostre attività personali. E accanto alla nostra passione, che resta prima di tutto la radio. Prima dell’associazionismo, prima della gestione, prima delle carte, delle email, dei verbali, dei conti, delle scadenze.
La radio è il motivo per cui siamo qui.
Con questa premessa, è doveroso parlare anche delle ragazze e dei ragazzi di ARI. Sono splendidi. E se molte cose funzionano, funzionano grazie a loro.
Un tempo erano molti di più. Poi, con gli anni, il numero delle persone operative è diminuito, per motivi diversi, non sempre facili da capire fino in fondo. Anche quando, nelle gestioni precedenti, si è cercato di rafforzare la struttura, non è stato semplice riuscirci. Non per disattenzione, ma per oggettiva complessità.


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Il 78% delle aziende ha già subito o sospetta incidenti legati all’IA

A leggere il nuovo “2026 Cloud Security Report” realizzato da Check Point insieme a Cybersecurity Insiders, sembra proprio che l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende stia crescendo più rapidamente della capacità delle organizzazioni di proteggerla. Il report, basato sulle risposte di 1.042 professionisti IT e cybersecurity provenienti da organizzazioni di tutto il mondo, mostra un quadro […]

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