A 36 anni dall’omicidio di Simonetta Cesaroni, la Procura di Roma torna a indagare sul delitto di Via Poma. Sette profili genetici — cinque uomini e due donne — saranno confrontati con le tracce biologiche conservate sul corpetto, sul reggiseno e sulle calze della vittima. Al momento non risultano nuovi indagati.
Simonetta Cesaroni venne uccisa il 7 agosto 1990 negli uffici dell’Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù, in via Carlo Poma 2, a Roma. Da allora si sono susseguiti sospetti, processi, assoluzioni e piste rimaste senza riscontro.
Questo documentario ripercorre la storia del caso e approfondisce anche le ipotesi che, nel corso degli anni, hanno chiamato in causa ambienti legati ai servizi segreti. Collegamenti controversi e mai provati, emersi da testimonianze, informative, atti parlamentari e vicende parallele come il delitto dell’Olgiata e lo scandalo dei fondi riservati del SISDE.
Cosa troverai in questo video:
• Le nuove indagini e il confronto tra sette profili genetici
• L’omicidio di Simonetta Cesaroni e le anomalie sulla scena del delitto
• Il fermo di Pietrino Vanacore e i primi sospetti
• La pista Federico Valle e il ruolo del testimone Roland Föller
• Il delitto dell’Olgiata e le presunte connessioni tra le due indagini
• Lo scandalo SISDE e gli interrogativi sui fondi riservati
• Le dichiarazioni di Luciano Porcari sulla società di Via Poma
• Gli accertamenti giudiziari sulle ipotesi riguardanti i servizi segreti
• La riapertura delle indagini e gli sviluppi più recenti
Le piste e le testimonianze controverse vengono presentate come tali: non costituiscono una prova del coinvolgimento dei servizi segreti nell’omicidio.
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Dopo aver conquistato il vertice della mafia catanese, Benedetto "Nitto" Santapaola diventa uno dei boss più potenti di Cosa Nostra. Ma la stagione delle stragi, i pentiti e le grandi indagini dello Stato segnano l'inizio della sua caduta.
In questa seconda e ultima parte ricostruiamo gli anni della latitanza, l'arresto nel casolare dell'azienda agricola Bonnelli, i processi, il regime del 41-bis e gli ultimi anni di vita dello storico capomafia catanese.
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📌 IN QUESTO DOCUMENTARIO SCOPRIRAI
✓ La guerra di Cosa Nostra contro lo Stato dopo le stragi del 1992
✓ Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia contro Nitto Santapaola
✓ La lunga latitanza del boss catanese
✓ Il blitz della Polizia e l'arresto nel casolare dell'azienda agricola Bonnelli
✓ I processi e le numerose condanne inflitte a Santapaola
✓ Il regime di carcere duro del 41-bis
✓ Gli ultimi anni di detenzione e la morte del boss
✓ L'eredità criminale lasciata dal clan Santapaola-Ercolano
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📺 QUESTA INCHIESTA FA PARTE DELLA SERIE
NITTO SANTAPAOLA
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Dall’omicidio di Giuseppe Calderone alla conquista della mafia catanese.
In questa prima parte ricostruiamo la scalata al potere di Nitto Santapaola: l’ingresso in Cosa Nostra, il rapporto con Giuseppe Calderone, l’avvicinamento ai Corleonesi, la guerra contro Alfio Ferlito e gli eventi che conducono fino all’omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa.
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📌 IN QUESTO DOCUMENTARIO SCOPRIRAI
✓ Le origini di Benedetto “Nitto” Santapaola nel quartiere San Cristoforo di Catania
✓ Il suo ingresso nella famiglia mafiosa catanese e l’ascesa al fianco di Giuseppe Calderone
✓ I rapporti con Totò Riina, Michele Greco e il gruppo dei Corleonesi
✓ Il tradimento e l’omicidio di Giuseppe Calderone nel settembre 1978
✓ La guerra per il controllo di Catania tra Santapaola e Alfio Ferlito
✓ La strage della circonvallazione di Palermo e l’eliminazione di Ferlito
✓ Il consolidamento del potere di Santapaola nella mafia catanese
✓ Le prime indagini sul suo possibile coinvolgimento nell’omicidio del generale dalla Chiesa
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Nel 1997 una telefonata intercettata tra Marco Accetti e la sua ex compagna Ornella Carnazza rimase per anni dimenticata negli archivi. Soltanto molti anni dopo, riletta alla luce delle dichiarazioni di Accetti sul caso Emanuela Orlandi, avrebbe attirato nuovamente l'attenzione degli investigatori e della Commissione parlamentare d'inchiesta.
In questa puntata analizziamo il contenuto di quella conversazione, il contesto in cui fu registrata e il motivo per cui alcune frasi continuano ancora oggi a suscitare interrogativi. Le parole pronunciate durante l'intercettazione rappresentano davvero un elemento rilevante oppure possono essere interpretate in modo diverso?
📌 In questo video:
• L'intercettazione telefonica del 1997
• Chi era Ornella Carnazza
• Il rapporto con Marco Accetti
• Le frasi che richiamano Emanuela Orlandi
• Perché quella telefonata è tornata al centro delle indagini
• Gli elementi documentali oggi disponibili
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Tra le fonti di approfondimento consultate per la realizzazione di questo contenuto si segnala il Blog Emanuela Orlandi, dal quale sono stati tratti materiali, analisi e documentazione originale dedicati alla ricostruzione della vicenda.
https://emanuelaorlandi.altervista.org/
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Cosa nascondeva davvero l'Agenda Rossa di Paolo Borsellino? E quale legame potrebbe esistere con il misterioso carteggio tra Winston Churchill e Benito Mussolini? Due vicende apparentemente lontane che continuano ad alimentare uno dei più grandi misteri della storia italiana.
In questa terza e ultima parte analizziamo la scomparsa dell'Agenda Rossa di Paolo Borsellino dopo la strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992 e il presunto carteggio segreto Churchill-Mussolini, da decenni al centro di ipotesi, testimonianze e ricerche storiche. Un viaggio tra documenti scomparsi, depistaggi e interrogativi ancora aperti.
Cosa troverai in questo video:
✔ La scomparsa dell'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
✔ I depistaggi e le testimonianze legate alla strage di via D'Amelio
✔ Il mistero del carteggio segreto tra Churchill e Mussolini
✔ Le trattative riservate durante la Seconda Guerra Mondiale
✔ I documenti scomparsi dagli archivi di Stato
✔ Le ipotesi sul possibile ricatto politico legato ai documenti
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Cosa sapevano davvero Aldo Moro e Licio Gelli? E perché chi ha provato a raccontarlo è morto prima di poterlo fare? Una pellicola scomparsa, un'agenda rossa mai ritrovata, pagine segrete nascoste per dodici anni dentro un muro.
Siamo tra la strage di piazza Fontana del 1969 e il sequestro di Aldo Moro del 1978, negli anni più bui della Repubblica italiana. Protagonisti di questa storia sono Licio Gelli, capo della loggia P2, lo stesso Aldo Moro e i giornalisti che hanno pagato con la vita il tentativo di far emergere la verità.
Cosa trovi in questo video:
✔️ La vera lista della P2 e i nomi mai resi pubblici
✔️ Il Memoriale di Aldo Moro ritrovato in via Monte Nevoso
✔️ Le 229 pagine nascoste per dodici anni dentro una parete
✔️ Il collegamento tra il memoriale e Gladio
✔️ Le morti sospette di Pecorelli, Turatello e Chichiarelli
✔️ La pellicola Super 8 girata a piazza Fontana nel 1969
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Cosa succede quando i documenti più pericolosi d'Italia scompaiono nel momento esatto in cui potrebbero distruggere chi ha il potere? Tre casi. Tre archivi spariti. Tre misteri che non sono mai stati davvero chiusi.
La notte del 16 luglio 1999, Massimo Carminati svuota 147 cassette di sicurezza nel caveau del Tribunale di Roma: non cerca denaro, cerca carte. Roberto Calvi lascia Londra con una borsa nera piena di documenti — viene trovato impiccato sotto il Blackfriars Bridge il mattino dopo. Michele Sindona costruisce la Lista dei 500, un elenco segreto di politici, industriali e militari che finisce nelle mani di Cosa Nostra come strumento di ricatto verso mezza Italia che conta.
Cosa trovi in questo video:
✔️ Il colpo di Carminati al Tribunale di Roma e il legame con Mafia Capitale
✔️ La borsa nera di Roberto Calvi e i documenti che avrebbero dovuto salvarlo
✔️ La Lista dei 500 di Sindona: chi c'era e perché è sparita
✔️ Come i documenti riservati diventano armi di ricatto nelle mani sbagliate
✔️ I tre archivi scomparsi che nessun processo ha ancora restituito
✔️ L'anteprima della Parte 2: memoriale Moro, agenda rossa Borsellino, bobine Tom Ponzi
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Come fa la mafia a trasformare milioni di dollari di sangue e droga in ville, pale eoliche e scaffali di supermercati? Il denaro sporco non scompare — cambia forma. E chi sa dove guardare riesce ancora a seguirne la scia.
In questa terza e ultima parte di "Follow the Money" scopriamo il destino dei grandi clan mafiosi dopo la guerra di mafia degli anni Ottanta. Gli Inzerillo e i Gambino — i cosiddetti "scappati" — tornano in Sicilia dopo decenni di esilio americano e riprendono silenziosamente il controllo degli affari. Seguiamo gli investimenti segreti di Matteo Messina Denaro nell'energia eolica e nella grande distribuzione. E restiamo senza parole davanti al ritrovamento dei 200 milioni nascosti dai Tamburello.
Cosa trovi in questo video:
✔️ Il ritorno degli Inzerillo e dei Gambino in Sicilia dopo l'esilio americano
✔️ Come Matteo Messina Denaro investiva nella green economy e nell'eolico
✔️ La penetrazione di Cosa Nostra nella grande distribuzione alimentare
✔️ Il ritrovamento dei 200 milioni nascosti dalla famiglia Tamburello
✔️ I meccanismi del riciclaggio mafioso nell'economia legale italiana
✔️ Come lo Stato ha cercato — e spesso fallito — di seguire il denaro
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Il 13 dicembre 1984 un broker lombardo entra in tribunale a Lugano e comincia a parlare. Per la prima volta, i soldi della mafia hanno un nome, un percorso, una firma. Ma i miliardi di Totò Riina — nascosti tra diamanti africani, conti svizzeri e nomi eccellenti — non sono mai stati trovati tutti.
Totò Riina ha governato Cosa Nostra per ventiquattro anni da latitante, in un appartamento di Palermo sotto falsa identità. Il suo braccio finanziario, Vito Roberto Palazzolo, costruiva intanto un impero tra il Sudafrica e la Namibia. Il ministro degli appalti, Angelo Siino, garantiva le percentuali su ogni grande contratto pubblico siciliano. Quando Riina viene arrestato nel 1993, i sequestri sfiorano cento miliardi di lire — ma lui stesso, intercettato, dichiara: "Se recupero anche un terzo di quello che ho, sono sempre ricco."
Cosa trovi in questo video:
✔️ L'arresto del broker Palazzolo a Lugano nel 1984 e il crollo della rete bancaria di Cosa Nostra
✔️ La latitanza di Totò Riina a Palermo e il sistema degli appalti siciliani gestito da Angelo Siino
✔️ La fuga di Palazzolo in Sudafrica, i diamanti angolani e l'impero costruito sotto apartheid
✔️ I lingotti d'oro e diamanti trovati a Castelvetrano, custoditi da don Ciccio Messina Denaro
✔️ Il ruolo di Ninetta Bagarella nella gestione del patrimonio sommerso di Riina
✔️ L'arresto di Palazzolo a Bangkok nel 2012 e i segreti che non ha mai rivelato
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Dove finiscono i soldi della mafia? Chi erano i padroni del traffico internazionale di eroina — e come hanno nascosto miliardi tra paradisi fiscali, prestanome e conti esteri? Nel maggio 2026, la risposta è arrivata con un sequestro da 200 milioni di euro.
Matteo Messina Denaro non era solo il capo di Cosa Nostra: era anche il custode di un patrimonio immenso, costruito in decenni di narcotraffico e riciclaggio. Ma prima di lui, negli anni '70 e '80, erano Stefano Bontate, Salvatore Inzerillo e Gaetano Badalamenti a controllare i flussi di denaro sporco che attraversavano il mondo — dalle raffinerie di eroina siciliane agli investimenti immobiliari in Florida, fino alle alleanze con i Gambino di Brooklyn.
Cosa trovi in questo video:
✔️ Il sequestro da 200 milioni di euro a Messina Denaro nel 2026: società, immobili e conti esteri
✔️ Stefano Bontate, "il Principe di Villagrazia": il boss che gestiva il narcotraffico internazionale
✔️ Salvatore Inzerillo e il traffico di eroina con i Gambino di New York
✔️ Gaetano Badalamenti e il controllo della Cupola: investimenti e fuga dal potere
✔️ Come funziona il riciclaggio mafioso: prestanome, paradisi fiscali e canali finanziari esteri
✔️ La guerra di mafia degli anni '80 e la distruzione dei patrimoni dei Bontate e degli Inzerillo
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Due boss che hanno insanguinato l'Italia intera. I fratelli Graviano — Giuseppe detto "Madre Natura" e Filippo detto "U' Siccu" — hanno guidato il mandamento di Brancaccio nel periodo più feroce di Cosa Nostra, ordinando stragi, omicidi eccellenti e terrorizzando Palermo per anni.
Sotto la loro regia maturarono le stragi del 1993: le bombe di Via dei Georgofili a Firenze, Via Palestro a Milano, San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma. Prima ancora, nel settembre del 1993, fu assassinato Don Pino Puglisi, il parroco che si opponeva alla mafia con le sole armi del Vangelo. Arrestati nel 1994, i Graviano sono tuttora al 41-bis — ma la loro storia non è chiusa.
Cosa trovi in questo video:
✔️ L'ascesa dei fratelli Graviano al controllo del mandamento di Brancaccio a Palermo
✔️ L'omicidio di Don Pino Puglisi: il prete di Brancaccio che sfidò la mafia con il Vangelo
✔️ Le stragi del 1993: le bombe di Firenze, Milano e Roma e il ruolo dei Graviano
✔️ L'arresto a Milano nel gennaio-febbraio 1994 e le condanne all'ergastolo
✔️ Il 41-bis e trent'anni di carcere: cosa sapevano che nessuno ha ancora detto
✔️ Le dichiarazioni esplosive di Giuseppe Graviano nei tribunali italiani: nomi, incontri, trattative
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Chi erano davvero i fratelli Graviano? Due uomini di Brancaccio che hanno ordinato stragi, fatto esplodere bombe nel cuore d'Italia e ucciso un prete di quartiere. Giuseppe e Filippo Graviano: i killer più fedeli a Totò Riina.
I fratelli Graviano sono stati tra i protagonisti più oscuri della stagione stragista di Cosa Nostra. Dall'organizzazione degli attentati contro Maurizio Costanzo alle stragi che hanno cambiato per sempre la storia d'Italia, fino all'omicidio di Don Pino Puglisi, Italia Mistero ricostruisce il potere del clan di Brancaccio e il terrore imposto negli anni più sanguinosi della mafia siciliana.
Cosa trovi in questo video:
✔️ Chi sono Giuseppe e Filippo Graviano: il clan di Brancaccio e i legami con Totò Riina
✔️ Gli attentati contro Maurizio Costanzo del 1993: chi ha organizzato le bombe
✔️ Le stragi di Capaci e via D'Amelio: il ruolo dei Graviano nella strategia del terrore
✔️ L'omicidio di Don Pino Puglisi: il prete di Brancaccio ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993
✔️ Le bombe del 1993 a Roma, Milano e Firenze: la strategia di attacco allo Stato
✔️ Collaboratori di giustizia, processi e condanne: la caduta dei fratelli Graviano
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Chi erano davvero i fratelli Graviano e perché il loro nome è indissolubilmente legato alle stragi più sanguinarie di Cosa Nostra? Giuseppe e Filippo Graviano guidarono uno dei clan più spietati di Palermo — e qualcuno, alla fine, li tradì dall'interno.
I fratelli Graviano controllavano il quartiere di Brancaccio con il pugno di ferro: dal traffico di droga agli omicidi eccellenti, fino al ruolo centrale nella strategia stragista dei primi anni '90. Il loro legame con Matteo Messina Denaro e l'ipotesi del tradimento dopo il loro arresto nel 1994 rimangono uno dei misteri irrisolti di Cosa Nostra.
Cosa trovi in questo video:
✔️ Le origini del clan Graviano e il dominio criminale di Brancaccio a Palermo
✔️ L'omicidio di Padre Michele Pezzuto: un delitto che scosse la Sicilia
✔️ Il ruolo dei Graviano nella strategia stragista di Cosa Nostra negli anni '90
✔️ I legami tra i fratelli Graviano e il boss latitante Matteo Messina Denaro
✔️ L'arresto del 1994: cosa successe e chi tradì i due boss di Brancaccio
✔️ Le lotte di potere interne a Cosa Nostra tra omicidi, intrighi e vendette
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Chi ha ucciso Mino Pecorelli il 20 marzo 1979? Il direttore dell'Osservatorio Politico sapeva troppo — sul dossier Mifobiali, sul petrolio e sui nomi che non si potevano pronunciare. Un omicidio che nessuno volle davvero risolvere.
Pecorelli era una delle voci più scomode d'Italia: le sue inchieste toccavano la P2 di Licio Gelli, i servizi segreti deviati, il caso Moro e i vertici della politica nazionale. Il dossier Mifobiali conteneva rivelazioni sui poteri occulti degli anni '70 che legavano logge massoniche, traffici di petrolio e politici di primo piano. La sua morte fu l'ultimo silenziatore di una storia che non si è mai del tutto spenta.
Cosa trovi in questo video:
✔️ Chi era Mino Pecorelli e come nacque la rivista OP (Osservatorio Politico)
✔️ Il dossier Mifobiali: contenuto, origini e rivelazioni sui poteri occulti italiani
✔️ I legami tra Pecorelli, la P2, Licio Gelli e i servizi segreti deviati
✔️ Il ruolo di Andreotti e le connessioni con il caso Moro e il sequestro
✔️ L'omicidio del 20 marzo 1979: mandanti, moventi e verità mai dette
✔️ Perché il caso Mifobiali-Pecorelli suscita ancora interrogativi irrisolti
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• Alcune immagini o brevi spezzoni video sono riprodotti per finalità di cronaca, critica, commento o informazione ai sensi dell'art. 70 LDA.
• Le ricostruzioni hanno esclusivamente scopo divulgativo.
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Chi erano davvero i fratelli Savi? Cosa nascondeva quella Fiat bianca che per anni ha seminato terrore in Italia? E cosa rivela oggi Alberto Savi che non aveva mai detto prima?
Per oltre dieci anni, la banda della Uno Bianca ha compiuto rapine, stragi e omicidi in tutta Italia, lasciandosi dietro 24 vittime e decenni di misteri. Tre fratelli — Roberto, Fabio e Alberto Savi — erano agenti di polizia di giorno, killer di notte. Ma a distanza di decenni, Alberto Savi torna a parlare con nuove dichiarazioni: ci sono complici rimasti nell'ombra? Qualcuno ha coperto la banda?
Cosa trovi in questo video:
✔️ La storia completa della banda della Uno Bianca e dei fratelli Savi
✔️ Le stragi e gli omicidi più efferati: vittime, luoghi, dinamiche
✔️ Come tre poliziotti riuscirono a sfuggire per anni alle indagini
✔️ Le nuove dichiarazioni di Alberto Savi: verità o depistaggio?
✔️ I segreti mai emersi e le ombre che ancora avvolgono il caso
✔️ Perché alcune domande sul caso Uno Bianca restano senza risposta
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