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Etna, l’Ingv: “Nuova intensa attività esplosiva dal cratere Voragine”

L’Etna, che sembrava essersi acquietato nelle ultime ore, torna a far parlare di sé dopo i disagi creati alla circolazione degli aerei a cavallo di Ferragosto. Secondo il sistema di monitoraggio in rete dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Osservatorio etneo, di Catania, una uova e intensa attività esplosiva si è manifestata a partire dal pomeriggio dal cratere Voragine. Il tremore vulcanico, che segnala l’energia presente nei condotti magmatici interni, è in risalita e staziona su valori molto alti. L’avviso per l’aviazione, il Vona (Volcano observatory notice for aviation), emesso dall’Ingv, al momento è rimasto arancione.

“Prosegue l’attività effusiva dalle bocche a quota 2750m e 1990m dell’Etna – ha comunicato l’Osservatorio -. Dai rilievi sul campo effettuati dal personale dell’INGV-OE risulta che alle ore 16.22 è ripresa l’attività stromboliana al cratere della Voragine; successivamente, si è intensificata l’attività di emissione di cenere al Cratere di Nord Est. Dal punto di vista sismico, dalla tarda serata di ieri l’ampiezza media del tremore vulcanico ha mostrato ampie oscillazioni tra valori bassi e medi, crescendo sempre più in ampiezza. Nelle ultime ore di oggi l’incremento è stato sempre più marcato e dalle ore 18 circa l’ampiezza del tremore è passata dall’intervallo dei valori medi a quelli alti. Dalle ore 18 circa l’attività infrasonica mostra un evidente incremento nel numero degli eventi infrasonici con ampiezze basse ma evidente carattere di crescita. Gli eventi risultano localizzati al cratere Voragine. Anche la stazione di Cratere del Piano mostra l’inizio di un modesto trend”.

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Finisce l’afa, arrivano i temporali: l’Italia tra grandine, vento e nuovi disagi. La mappa delle previsioni

Dal caldo estremo ai temporali. L’Italia si prepara a cambiare rapidamente scenario dopo settimane segnate da temperature elevate, afa persistente, siccità e incendi. Ma la fine dell’ondata di calore non coincide necessariamente con un ritorno alla normalità: nei prossimi giorni il rischio sarà quello di fenomeni violenti, con temporali intensi, forti raffiche di vento e locali grandinate. Il primo segnale arriva già oggi, con una sola città ancora contrassegnata dal bollino rosso del ministero della Salute: Bari. Napoli e Trieste sono invece tra le prime città a tornare nel livello verde, quello associato a condizioni di caldo nella norma stagionale.

Il cambio di circolazione atmosferica sarà più evidente da lunedì 17 agosto. Una perturbazione in transito sull’Europa centrale porterà maggiore instabilità su diverse aree del Paese. La Protezione civile ha valutato l’allerta gialla in 13 regioni. Le precipitazioni interesseranno inizialmente Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto ed Emilia-Romagna, per poi estendersi a Toscana, Umbria, Marche e Abruzzo.

Non sarà, dunque, soltanto una parentesi di pioggia. I temporali potranno essere accompagnati da rovesci di forte intensità, raffiche di vento e grandinate. Fenomeni che, dopo settimane di caldo e terreni messi a dura prova dalla siccità, possono a loro volta creare disagi e problemi sul territorio. Secondo le previsioni di iLMeteo.it, dopo le precipitazioni di domani tornerà temporaneamente il sole tra martedì e mercoledì, mentre le temperature continueranno a diminuire. La tregua dovrebbe diventare più marcata nella seconda parte della settimana: da giovedì 20 agosto sono attesi nuovi temporali, soprattutto al Centro-Nord, associati a un ulteriore calo termico.

È una svolta attesa dopo un periodo nel quale il caldo ha lasciato conseguenze pesanti. Le temperature elevate e prolungate hanno favorito condizioni di siccità e contribuito ad alimentare numerosi incendi, mentre il caldo estremo ha avuto anche conseguenze sulla salute e, in alcuni casi, è stato associato a decessi. Proprio gli incendi restano uno dei fronti più delicati. Dal Trentino all’Abruzzo, dal Veneto all’Emilia-Romagna, sono ancora impegnate numerose squadre dei vigili del fuoco. La situazione più critica viene segnalata in Carnia, dove i roghi boschivi continuano da oltre una settimana. Particolarmente complessa la situazione sul monte Amariana e sul monte Amarianute, dove il fuoco è ancora attivo e in espansione.

Nell’area interessata dagli incendi resta l’indicazione di limitare l’esposizione all’aperto e, qualora fosse indispensabile sostare all’esterno, di utilizzare dispositivi di protezione delle vie respiratorie FFP2 o FFP3. Intanto, con la fine di Ferragosto, è iniziato anche il controesodo. L’Anas segnala al momento traffico scorrevole, in un’estate nella quale le abitudini di viaggio sembrano essere cambiate: molte famiglie hanno scelto di distribuire i rientri durante i giorni feriali, evitando di concentrarli nel fine settimana. Da lunedì a giovedì 20 agosto sono previsti oltre 34,7 milioni di spostamenti sulle strade italiane, con il picco atteso proprio lunedì, quando si stimano circa 8,8 milioni di viaggi.

Il caldo, dunque, sembra avviarsi verso la fine, ma l’estate non concede ancora una vera tregua. Alle temperature estreme che hanno caratterizzato le ultime settimane subentreranno temporali e grandinate, con un nuovo rischio di disagi soprattutto nelle aree più colpite dai fenomeni intensi e dagli incendi. Il passaggio da un’emergenza all’altra potrebbe essere, per molte zone del Paese, particolarmente rapido.

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Il cambiamento climatico ferma lo sci estivo su tutte le Alpi: stop anche sullo Stelvio

Diciassette gradi al ghiacciaio del Forni a oltre 2mila metri e 9 gradi al Passo Marinelli a circa 3mila metri di quota. Se a valle gli italiani boccheggiano, sulle vette delle montagne più frequentate non si può sciare. Il cambiamento climatico trasforma inevitabilmente anche turismo e hobby. Questa estate non è possibile sciare in Italia e la situazione è la stessa in tutte le Alpi, non solo italiane ma anche nelle stazioni svizzere, francesi e austriache e anche in Norvegia. In Europa le uniche possibilità di sciare, insomma, sono al momento solo nelle piste indoor.

Lo sci estivo ha chiuso per caldo nel comprensorio del Cervino, poi in quello di Ponte di Legno Tonale e ora anche sullo Stelvio, dove le temperature altissime che non si abbassano a sufficienza nemmeno la notte. Si tratta di condizioni che “non permettono di garantire i consueti standard di qualità e, soprattutto, di sicurezza necessari per la pratica dello sci estivo” ha spiegato la Sifas, Società Impianti Funiviari allo Stelvio, che ha chiuso dal giorno di Ferragosto le piste annunciando che “l’attività sciistica sul ghiacciaio dello Stelvio è sospesa fino a data da destinarsi. Rimane, invece, attivo il servizio delle funivie per salire al ghiacciaio”. La società continuerà a monitorare meteo e condizioni della montagna “nella speranza di un ribasso delle temperature e di un miglioramento dello stato del ghiacciaio”.

Al Cervino lo stop era arrivato il 31 luglio da Zermatt Bergbahnen, società svizzera che gestisce gli impianti sul ghiacciaio del Teodulo, a quota 3.000 metri, al confine con l’Italia. Gli impianti del versante italiano, con partenza da Breuil-Cervinia, sono rimasti aperti fino a Plateau-Rosa ma anche in questo caso solo per gli escursionisti. Mentre sul monte Bianco è stata sospesa la salita dal versante italiano e sono stati chiusi per sicurezza anche i due rifugi francesi Tête Rousse e Goûter, tanto che prima di Ferragosto 32 turisti che erano saliti al rifugio hanno dovuto prendere a loro spese un elicottero per rientrare perché il sindaco di Saint-Gervaise aveva negato loro il soccorso visto che avevano deciso di salire nonostante i divieti per il rischio frane. Una scelta che ha innescato una serie di polemiche in Francia ancora non terminate.

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Ferragosto ad alta tensione nelle carceri: agenti aggrediti e disordini in tutta Italia. I sindacati: “Nordio si svegli dal torpore”

È stato un Ferragosto di tensione nelle carceri italiane, sempre più invivibili a causa del sovraffollamento (che ha toccato il 141%) e del caldo insopportabile. Vari eventi critici sono stati segnalati negli ultimi giorni dalle sigle della Polizia penitenziaria, a partire da un’evasione avvenuta sabato dalla casa circondariale di Potenza: due detenuti di nazionalità tunisina, ha comunicato il sindacato Sappe, sono “riusciti a sfruttare una criticità strutturale dell’istituto, arrampicandosi e raggiungendo i tetti per poi guadagnare l’esterno”. Entrambi sono stati rintracciati in città nell’arco di poche ore. Sempre sabato, a Saluzzo (Cuneo), la vicecomandante della Polizia penitenziaria è stata aggredita da un cinquantenne detenuto in Alta sicurezza, Francesco Coffa, membro dell’omonimo clan della Sacra corona unita brindisina, che l’ha strattonata prima di essere bloccato dagli agenti. “Non è accettabile che una rappresentante dell’amministrazione penitenziaria impegnata nello svolgimento delle proprie funzioni possa essere aggredita all’interno dell’istituto”, denuncia Leo Beneduci, segretario del sindacato Osapp, esortando il ministro della Giustizia Carlo Nordio a farsi carico della situazione “con urgenza e senza ulteriori indugi. Servono interventi immediati, maggiori garanzie per il personale e una gestione del circuito di Alta sicurezza realmente adeguata al livello di pericolosità dei soggetti detenuti. Non possiamo aspettare che si verifichi una tragedia“, incalza.

Ancora il 15 agosto, nel penitenziario della Dozza a Bologna, un detenuto ha appiccato un incendio nella sezione Rh del reparto infermeria: poiché gli idranti non funzionavano, il personale ha dovuto spegnere le fiamme con secchi d’acqua. Due sottufficiali intervenuti, tra cui l’ispettore di Sorveglianza generale, sono rimasti intossicati dal fumo. A denunciarlo è ancora l’Osapp, segnalando che si tratta dell’ultimo di una serie di “eventi critici molto gravi” avvenuti negli ultimi giorni. Il 14 agosto, ricorda infatti il sindacato, un detenuto del reparto penale ha puntato una lametta alla gola di un agente, che ha riportato un piccolo taglio, e poi ha aggredito il personale intervenuto colpendo con un calcio al petto un altro agente. Sempre nello stesso reparto, un altro detenuto “ha cercato di aggredire un sottufficiale e gli ha sputato in faccia”. Giovedì 13 agosto, invece, quattro agenti sono stati aggrediti nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino da un detenuto italiano di 35 anni – sottoposto al regime di sorveglianza particolare – e trasportati in ambulanza al pronto soccorso. Un episodio che ha spinto l’Osapp a chiedere un intervento dell’amministrazione penitenziaria, invitando Nordio a “scuotersi dal torpore” e ad agire con tempestività.

Finora infatti l’esecutivo non ha adottato nessun provvedimento rilevante per migliorare la situazione nelle carceri, fatta eccezione per alcune misure-spot dall’impatto minimo (l’ultima è la norma per far scontare ai tossicodipendenti la pena in comunità, finanziata però con i fondi necessari per appena cinquecento persone). “Tra i molteplici fallimenti di questo governo, la situazione delle carceri è certamente tra quelli più gravi“, denuncia il senatore Pd Walter Verini, capogruppo in Commissione Antimafia, che a Ferragosto ha visitato gli istituti di Perugia e Terni. “Sovraffollamento insopportabile, grave mancanza di personale, situazioni di 40/45 gradi da sopportare in spazi troppo piccoli per più persone. E in diversi casi mancanza d’acqua, acqua razionata in questa estate torrida, scarse condizioni igienico-sanitarie. Poche le risposte ai tanti problemi sanitari che affliggono i detenuti. Pochi magistrati di sorveglianza per evadere le tante richieste. Situazioni di tensione che abbiamo toccato con mano”. A Santa Maria Capua Vetere invece la visita del deputato dem Stefano Graziano, secondo cui “occorre intervenire su due fronti: da un lato, rafforzare immediatamente gli organici e, dall’altro, ridurre il sovraffollamento attraverso misure strutturali e un miglioramento delle condizioni detentive. È necessario mettere il personale nelle condizioni di lavorare e garantire ai detenuti standard compatibili con la funzione rieducativa della pena”, afferma.

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Un bimbo aggredito da un animale selvatico a Noicattaro (Bari), è il terzo: il sindaco chiude i parchi

La paura torna a Noicattaro, nel Barese, e questa volta a finire nel mirino di un animale selvatico è un bambino di appena 6 anni. È successo la sera di Ferragosto, intorno alle 23, in un parco cittadino tra via San Filippo Neri e via Rutigliano, dove un gruppo di famiglie si era ritrovato per trascorrere la serata. Secondo la ricostruzione diffusa attraverso una segnalazione sui social, il piccolo sarebbe stato avvicinato e azzannato da un animale selvatico, forse un lupo. Le urla degli adulti avrebbero messo in fuga l’animale. Dell’episodio è stato diffuso anche un video relativo a un presunto avvistamento, ma l’identificazione dell’esemplare resta ancora da accertare.

Il bambino è stato soccorso e trasferito all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, dove è ricoverato nel reparto di Chirurgia pediatrica. Ha riportato alcune ferite al torace: le lesioni sono state trattate e suturate e il piccolo si trova ora sotto osservazione. È il terzo bambino coinvolto in episodi analoghi nello stesso territorio. Il primo caso risale alla sera del 4 agosto, quando due minori erano stati aggrediti. Da allora le autorità hanno avviato una serie di interventi per individuare l’animale e mettere in sicurezza le aree maggiormente esposte.

La caccia all’animale

Dopo le prime aggressioni, in Prefettura a Bari è stata istituita una task force, d’intesa con la Regione Puglia, per cercare di identificare l’animale. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella che possa trattarsi di un lupo, ma gli accertamenti non hanno ancora fornito una conferma definitiva. Il 14 agosto, con un decreto del presidente Antonio Decaro, è stato autorizzato il prelievo e la cattura dell’esemplare. La nuova aggressione ha fatto nuovamente scattare l’allarme. Domenica mattina il sindaco di Noicattaro, Raimondo Innamorato, ha convocato d’urgenza la Polizia locale, l’Asl veterinaria e i volontari per fare il punto sulla situazione e intensificare i pattugliamenti.

Il primo cittadino si è inoltre confrontato con la prefetta di Bari Rossana Riflesso, con la Regione, l’Università di Bari, il Cnr e la Polizia metropolitana.

Una pattuglia di carabinieri forestali con un drone sta monitorando dal primo pomeriggio di domenica le campagne che circondano la cittadina. La Regione Puglia ha disposto nelle ultime ore una intensificazione della presenza di fototrappole e veterinari autorizzati alla cattura. All’ospedale pediatrico di Bari dove sono stati ricoverati due bambini azzannati (il terzo non ha fortunatamente riportato lesioni), è stato inoltre chiesto di fare un tampone che è stato poi inviato all’istituto zooprofilattico per il controllo del Dna.

Parchi chiusi di notte

Nel frattempo resta in vigore l’ordinanza firmata dal sindaco, che dispone la chiusura notturna del parco comunale dalle 21 alle 8 e vieta l’accesso alle aree di verde pubblico vicine alle zone agricole su tutto il territorio cittadino. Il provvedimento scade lunedì mattina alle 8. La sua eventuale proroga sarà valutata dopo la nuova riunione della task force, convocata lunedì alle 12 in Prefettura a Bari.

Il Comune ha deciso di rafforzare i controlli. Pattuglie della Polizia locale, con il supporto delle altre forze dell’ordine, monitoreranno i parchi cittadini per impedire l’accesso alle famiglie e ai bambini e verificare il rispetto del divieto. Una misura resa necessaria anche dal fatto che nei giorni scorsi l’ordinanza non sarebbe stata sempre rispettata. Lo stesso sindaco, in un video diffuso sui social, ha ricordato che anche la zona dell’ultima aggressione rientrava tra quelle interdette. “Non è limitazione della libertà – ha detto Innamorato – , è buon senso e tutela della pubblica incolumità in presenza di un rischio serio e concreto”.

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Uomo morto in casa dopo un litigio a Stignano (Reggio Calabria): fermata la moglie. Attesa per l’autopsia

È stata sottoposta a fermo la moglie di Franco Fava, l’operaio edile di 55 anni trovato morto nella sua abitazione di Stignano, nel Reggino, la sera di Ferragosto. La donna, 47 anni, era in casa con il marito al momento del decesso. I due, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, stavano litigando da tempo quando l’uomo sarebbe caduto nella cucina dell’abitazione, battendo violentemente la parte posteriore della testa sul pavimento. La dinamica, però, non è ancora stata chiarita. È proprio su questo punto che si concentrano gli accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Roccella Ionica e della Procura di Locri: bisogna stabilire se Fava abbia perso l’equilibrio durante il litigio oppure se sia stato spinto dalla moglie. Al momento sarebbe stata esclusa l’ipotesi che l’uomo sia stato colpito con un corpo contundente.

Dopo la caduta, Fava avrebbe perso conoscenza quasi subito. I vicini, allarmati dalle urla provenienti dall’abitazione, hanno chiamato i soccorsi. Quando il personale del 118 è arrivato, l’uomo era già in condizioni disperate. I sanitari hanno tentato di rianimarlo, ma Fava è morto nel giro di pochi minuti. Nell’abitazione i carabinieri hanno trovato alcune tracce di sangue. I militari hanno effettuato i rilievi per ricostruire quanto accaduto e verificare l’origine delle tracce. La casa è stata successivamente posta sotto sequestro.

Fava viveva a Stignano con la moglie e le loro due figlie gemelle di 14 anni. Le ragazze si trovavano in casa al momento dei fatti, ma non avrebbero assistito alla caduta del padre. Dopo essere state prese in carico dai servizi sociali, sono state affidate temporaneamente ad alcuni familiari della coppia. La moglie, secondo quanto si è appreso, non avrebbe fornito dichiarazioni agli investigatori né ai magistrati. Dopo i primi accertamenti, la Procura ha disposto nei suoi confronti il fermo.

Resta ora da stabilire con esattezza la causa della morte e, soprattutto, che cosa abbia provocato il trauma alla testa. L’ipotesi investigativa è che la lesione sia stata provocata dalla caduta sul pavimento della cucina, ma saranno gli accertamenti medico-legali a fornire elementi decisivi. L’autopsia dovrà chiarire l’entità del trauma e se sia compatibile con una caduta accidentale o con una spinta. Compagnia di Roccella Jonica, impegnati negli accertamenti per ricostruire quanto accaduto.

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