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Come fare un’analisi SEO completa di un sito web: guida pratica all’audit

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NASA Unveils Enterprise, the First Space Shuttle

The rollout ceremony for NASA’s first space shuttle, OV-101, coincided with Constitution Day of the nation’s bicentennial on Sept.17, 1976. Although the orbiter was originally planned to be named Constitution, Star Trek fans successfully convinced President Gerald Ford to name it Enterprise after the series’ fictional starship.

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Il fronte cyber del porto

Immagine in evidenza rielaborata con Intelligenza Artificiale

Una nave portacontainer arriva in porto e si ferma sotto una fila di gru portuali alte quanto un palazzo. Le loro braccia si allungano sopra il ponte, agganciano uno dei container impilati a bordo e lo spostano a terra. È una coreografia che si ripete migliaia di volte al giorno in ogni grande porto del mondo, con una precisione crescente e tempi sempre più ridotti. Da operazioni simili dipende buona parte del commercio mondiale e del suo ritmo.

A prima vista, una gru portuale (in gergo: ship-to-shore) sembra soprattutto una grande struttura meccanica, quasi un residuato industriale: acciaio, motori, cavi e carrucole costruiti per sollevare decine di tonnellate. La verità è che le gru installate nei grandi porti contemporanei sono ormai inserite all’interno di ecosistemi digitali molto complessi, piene come sono di sensori che controllano posizione, velocità e oscillazione dei container; software che coordinano i movimenti; strumenti per comunicare con gli altri dispositivi del porto e delle navi, ecc.

La trasformazione di strumenti meccanici in dispositivi digitali non riguarda peraltro solo le gru, ma i porti nel loro complesso. Negli ultimi decenni i terminal si sono riempiti di sistemi informatici che assegnano gli spazi ai container, coordinano camion e treni, gestiscono gli ingressi in banchina, registrano i movimenti delle merci e stabiliscono in quale ordine una nave debba essere caricata o scaricata. Nei terminal più automatizzati, parte delle operazioni che un tempo richiedevano centinaia di persone viene oggi eseguita o coordinata da software, sensori e veicoli autonomi. E i progressi di intelligenza artificiale – in termini soprattutto di computer vision, IoT/sensori, digital twin e veicoli autonomi – promettono di rendere la tendenza ancora più evidente in futuro.

Tanta efficienza è necessaria perché nei porti il tempo costa più che altrove. Una nave ferma anziché in viaggio consuma enormi risorse finanziarie. Una colonna di tir in coda perché c’è stato un errore nell’assegnazione di uno slot di carico è un danno che si ripercuote a cascata su migliaia di altri trasporti. Per questo conoscere con precisione e rapidità dove si trova un container, quanto spazio rimane su un cargo, in quale ordine vanno caricate o scaricate le stive è un fattore fondamentale per ridurre tempi e costi e aumentare l’efficienza logistica.

Più efficiente diventa la logistica, più facile ed economico risulta l’organizzazione di catene produttive distribuite su migliaia di chilometri, ovvero la struttura industriale alla base del sistema produttivo contemporaneo. La digitalizzazione dei porti è, in altre parole, uno degli sviluppi tecnologici che hanno permesso alla globalizzazione di funzionare con l’enorme fluidità ed efficienza raggiunta negli ultimi decenni.

Questa stessa trasformazione ha però prodotto altre conseguenze: un porto più digitalizzato è efficiente, ma è anche più vulnerabile ad attacchi informatici e ad altri generi di sabotaggio tecnologico. Ed è così che, di recente, anche i macchinari portuali hanno iniziato a diventare una questione cyber e geopolitica.

Il problematico dominio di ZPMC

Il caso più evidente è quello delle gru prodotte da Shanghai Zhenhua Heavy Industries Company, meglio nota come ZPMC. L’azienda cinese è diventata negli ultimi trent’anni il principale produttore mondiale di gru portuali e le sue macchine sono oggi presenti nei terminal di decine di paesi. Negli Stati Uniti, in particolare, ZPMC è arrivata a occupare una posizione dominante tra le gru portuali installate nei porti commerciali.

Per molto tempo questo dato ha interessato solo gli addetti ai lavori. ZPMC era semplicemente un’azienda che vendeva macchinari grandi, costosi e difficili da produrre a clienti che avevano bisogno di movimentare un numero crescente di carichi nel minor tempo possibile. La sua espansione era, prima di tutto, una storia industriale: quella di un’azienda che, come molte altre realtà cinesi, era riuscita a conquistare un settore altamente specializzato grazie alla capacità produttiva, ai prezzi competitivi e alla possibilità (pure questa logistica) di consegnare in tutto il mondo delle gru già quasi completamente assemblate.

Poi sono arrivati gli anni Venti ed è mutato il contesto politico. Negli Stati Uniti del post-Covid la crescente competizione con la Cina ha trasformato progressivamente alcune dipendenze industriali in problemi di sicurezza nazionale. È accaduto con i semiconduttori, con le apparecchiature per le telecomunicazioni, con le batterie, con una lunga serie di tecnologie e materie prime considerate critiche.

E alla fine è arrivato anche il turno delle gru. Macchinari che fino a pochi anni prima venivano raccontati soprattutto come moltiplicatori di efficienza hanno cominciato a essere descritti col vocabolario del rischio. Ci si è iniziati per esempio a domandare come fosse possibile che un componente industriale prodotto da un’azienda cinese, contenente hardware e software provenienti da una filiera internazionale, non solo fosse finito in ogni molo d’America (quelle ZPMC rappresentano quasi l’80% delle gru portuali presenti negli Stati Uniti), ma avesse libero accesso ad alcune delle reti infrastrutturali più importanti dell’economia USA.

Normali gru o spie cyber?

Nel febbraio del 2024, l’amministrazione Biden è così intervenuta sulla cybersecurity dei porti statunitensi, dedicando particolare attenzione proprio alle gru ship-to-shore prodotte in Cina. Il timore era che sistemi di comunicazione, accessi remoti o altre componenti digitali potessero essere sfruttati per raccogliere informazioni o, in uno scenario più grave, interferire con le operazioni portuali. Nacque così sui media l’espressione “gru-spia”, che evocava l’immagine di queste enormi mantidi d’acciaio cinesi affacciate sui porti americani, le quali, oltre a spostare container, avrebbero potuto rappresentare una specie di cavallo di Troia digitale.

Era un’immagine potente, ma anche una semplificazione della realtà politica dietro il fenomeno. Il problema delle gru ZPMC non si limita alla eventuale, presunta, e tutta da dimostrare, volontà cinese di sabotare la logistica americana o mondiale. Il problema delle gru ZPMC ha a che fare con il difficilissimo ripensamento di un sistema industriale internazionale che per decenni ha ricercato l’efficienza estrema, ma che, negli ultimi anni, è diventato politicamente sempre più spaventato da se stesso. E questo genera alcuni paradossi.

Il primo paradosso è che una gru ZPMC non è, in realtà, interamente cinese. Come molti oggetti industriali complessi del nostro tempo, è il risultato di una catena di fornitura internazionale. Al suo interno contiene motori, sensori e componenti prodotti da aziende europee, giapponesi o americane, assemblati in Cina e infine installati in un porto dall’altra parte del mondo. Una filiera così stratificata è una caratteristica normale dell’industria contemporanea, ma rende molto difficile stabilire dove cominci e dove finisca il rischio associato a una determinata tecnologia.

Eliminare una gru cinese da un porto americano, per esempio, non significa necessariamente eliminare tutti i componenti critici cinesi dall’infrastruttura del porto. Allo stesso modo, sostituire una gru cinese con una macchina europea o giapponese non solo costa di più, ma non garantisce necessariamente che questa non utilizzi a sua volta componenti o subfornitori cinesi in qualche punto della sua supply chain (che è la ragione per cui la burocrazia del protezionismo è una delle questioni tecnicamente più complesse al mondo).

Nel caso di una gru portuale, poi, la questione si complica ulteriormente perché il prodotto non termina ai confini della macchina. Una volta installata, la gru viene collegata all’ecosistema digitale del terminal. Deve comunicare con altri sistemi, essere aggiornata, diagnosticata, riparata. Le configurazioni variano da porto a porto e alcune macchine possono essere controllate, programmate o assistite da remoto.

Nel corso delle indagini condotte nel 2023 e nel 2024 dal Congresso USA furono trovati modem cellulari installati su alcune gru ZPMC o all’interno delle infrastrutture di rete che le servivano. In alcuni casi, secondo le commissioni parlamentari che condussero l’indagine, quegli apparati non erano esplicitamente previsti dai contratti stipulati dai porti. ZPMC aveva inoltre richiesto in diverse occasioni accesso remoto alle proprie gru, ufficialmente per attività di diagnostica e manutenzione.

Nessuna di queste caratteristiche, presa isolatamente, è la cosiddetta “smoking gun”. D’altra parte, un modem può avere una funzione perfettamente legittima e l’accesso da remoto, quando possibile, è comune nella manutenzione delle apparecchiature industriali, visti i grossi risparmi che permette. Il problema è che la stessa funzione che permette a un ingegnere di diagnosticare un guasto a distanza può, se progettata o configurata (magari intenzionalmente) male, trasformarsi in un punto di accesso per qualcun altro.

Le indagini statunitensi hanno quindi mostrato vulnerabilità e possibilità di accesso, ma non hanno dimostrato che Pechino abbia effettivamente utilizzato le gru ZPMC per spiare o sabotare i porti statunitensi. Nel rapporto sulle minacce informatiche al sistema marittimo pubblicato nel 2025, la Coast Guard precisava che i propri specialisti non avevano osservato attività malevole sulle o attraverso le gru, pur ritenendo che le vulnerabilità individuate le rendessero possibili.

È una distinzione importante: una vulnerabilità informatica può essere una falla tecnica, ma non indica inequivocabilmente la volontà di arrecare un danno. Una backdoor deliberatamente inserita da un produttore è invece qualcosa di diverso, perché implica intenzionalità. Dimostrare infine che l’eventuale backdoor individuata sia stata effettivamente utilizzata da uno Stato per attività di spionaggio richiede un ulteriore salto probatorio.

Il paradosso della globalizzazione

Ed è qui che rischio informatico effettivo e percezione del rischio geopolitico (con tutti i pregiudizi che essa comporta) finiscono per sovrapporsi. Un governo che si occupa della sicurezza di infrastrutture essenziali non può soltanto domandarsi se qualcuno abbia già sfruttato una vulnerabilità o se esista per errore o per dolo, ma deve soprattutto chiedersi, e a maggior ragione nel caso di un porto, se qualcuno potrebbe usarla in futuro e con quali effetti. Bloccare un grande terminal significa infatti rallentare l’arrivo di generi alimentari, di farmaci, di componenti industriale e, in caso di conflitti, di materiale destinato alle forze armate. La vulnerabilità di un porto può avere conseguenze che si propagano nell’entroterra per migliaia di chilometri.

Ma proprio perché il ragionamento riguarda non ciò che accade o è accaduto ma ciò che potrebbe accadere, diventa difficile stabilire quale sia un livello di rischio accettabile. Se fosse necessario eliminare da qualunque infrastruttura critica ogni tecnologia potenzialmente vulnerabile, o riconducibile a un avversario politico, bisognerebbe ricostruire interamente le catene di fornitura mondiali.

Il problema è che le dipendenze tecnologiche – nei porti o nei data center – non nascono per caso e soprattutto non scompaiono rapidamente. ZPMC ha conquistato il mercato perché per decenni ha fatto esattamente ciò che il sistema economico globale chiedeva ai suoi fornitori: produrre su larga scala, contenere i costi, aumentare l’efficienza e consegnare in tutto il mondo.

ZPMC ha conquistato e dominato il settore per anni perché era un produttore capace non soltanto di costruire enormi gru, ma anche di assemblarle, trasportarle via mare e installarle direttamente nei terminal, offrendo ai propri clienti un vantaggio economico e di efficienza molto concreto. Per un porto che deve aumentare rapidamente la propria capacità, la provenienza geografica dei macchinari è stata per molto tempo una questione secondaria rispetto al prezzo, ai tempi di consegna e alle prestazioni.

Per trent’anni aziende e governi hanno costruito le loro supply chain partendo dall’idea che contasse solo l’efficienza: se un’azienda era in grado di produrre una gru migliore o più economica, aveva senso acquistarla. Se assemblare un prodotto dall’altra parte del mondo consentiva di abbassarne il prezzo, era razionale organizzare la produzione in quel modo. E la possibilità di spostare merci rapidamente, e con costi relativamente bassi, rendeva tutto questo molto conveniente. La posizione di quasi monopolio del settore raggiunta da ZPMC non è dunque un’anomalia della globalizzazione. Al contrario, è la dimostrazione del suo successo.

La vicenda delle “gru-spia” cinesi ci mostra quindi cosa succede quando la stessa logica che si è esaltata per anni viene filtrata attraverso un paradigma politico diverso e un clima di scarsa fiducia internazionale.  La globalizzazione aveva entusiasticamente costruito la propria efficienza sulla convinzione che l’interdipendenza fosse soprattutto una risorsa. La competizione geopolitica contemporanea dà invece priorità all’ipotesi opposta: che ogni interdipendenza sia anche, almeno potenzialmente, una vulnerabilità. E così facendo non sta mettendo in discussione soltanto gli effetti della globalizzazione (chi dipende da chi, dove vengono prodotti i beni o chi controlla determinate tecnologie), ma anche gli strumenti materiali con cui la globalizzazione stessa funziona.

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Terrorismo e Imperialismo: Due facce dello stesso sistema – Intervento del Partito Comunista a Mosca

Versione integrale dell’intervento del Vicesegretario Generale Matteo Di Cocco al III Forum Antifascista di Mosca tenutosi a Maggio 2026.

IL FASCISMO NON È UN INCIDENTE — È LA RISPOSTA VIOLENTA DEL CAPITALISMO

Il Fascismo non è un incidente della storia. Non è una deviazione, non è un’anomalia. È il frutto avvelenato della degenerazione sistemica del capitalismo che, quando entra in crisi o si sente minacciato dai movimenti popolari e operai, reagisce con ferocia, togliendo la propria maschera della democrazia per mostrare il volto violento. Quello della violenza di classe.

Come insegnato da Antonio Gramsci, la pavidità dei partiti operai — egemonizzati dalle correnti riformiste, incapaci di una visione ideologica corretta — è stata la prima causa della sconfitta del movimento operaio italiano di fronte alla marea nera.

Non possiamo ripetere quegli errori. Non possiamo più permetterci quella codardia, sperando di strappare qualche simpatia qua e là nel campo socialdemocratico (se non peggio).

Questo perché (e ne abbiamo le prove giorno dopo giorno) il fascismo in occidente sopravvive e continua a riprodursi perché negli ultimi trent’anni l’ideologia e la modalità d’azione dei comunisti è stata smantellata e deligittimata, pezzo dopo pezzo da chi in una folle rincorsa ai richiami delle élite finanziarie ha abbracciato il neoliberismo dando vita ad una pseudo sinistra, incarnata in fine da chi a Bruxelles, nel Consiglio Europeo ha avuto il coraggio di equiparare il nazismo ed il comunismo, distruggendo nel frattempo lo stato sociale e continuando a sostenere il regime neo nazista di Kiev.

In Italia, come nel resto dell’Europa abbiamo sempre più la prova che la forma più avanzata di fascismo non ha più la camicia nera addosso, ma hanno i vessilli di chi ha tradito la classe operaia invece di difenderla. Questo tradimento è un sintomo, di una malattia più ampia.

Una malattia che si chiama fascismo moderno.

TERRORISMO COME CATEGORIA POLITICA

Il terrorismo, come il fascismo non è un fenomeno autonomo che cade dal cielo ed in questo ci rifacciamo proprio a quanto dichiarato dal Presidium del Comitato Centrale del KPRF nel giugno del 2024:

“Per sconfiggere il terrorismo, è necessario superare il capitalismo, unire la società sugli ideali della giustizia, e quindi del socialismo. L’esperienza sovietica ci dà un grande esempio di come la società può unirsi, forgiare una forte armatura della sicurezza nazionale e vergognare il nemico più cinico e crudele” (https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html) [1]”

Il nostro Partito condivide in pieno questa lettura, le radici del terrorismo in epoca contemporanea sempre più affonda le radici nella povertà, nella diseguaglianza, nei conflitti militari fomentati dall’imperialismo per il controllo delle risorse o per la gestione delle proprie sfere di influenza a livello geopolitico fino alla frammentazione sociale prodotta coscienziosamente dal capitalismo neoliberista.

Possiamo definire il terrorismo come un fenomeno con tre facce, per quanto riguarda l’analisi politica contemporanea.

  • C’è il terrorismo come atto criminale di massa contro civili innocenti
  • C’è il terrorismo di Stato, organizzato da chi attacca popolazioni civili e finanzia organizzazioni e milizie paramilitari che organizzano stragi o colpi di Stato
  • Infine, c’è l’uso strumentale della categoria “terrorismo” utilizzata come arma ideologica per attaccare chi si oppone alle manovre imperialiste, per reprimere i movimenti popolari legittimando le aggressioni militari.

 

Qui ci poniamo una domanda: chi è il vero terrorista? Chi difende un popolo e la propria identità nazionale dall’aggressione di un governo fascista o quello stesso governo che attacca quei popoli? Noi sicuramente sappiamo da che parte stare.

[1] Dal servizio stampa del Comitato Centrale del KPRF 24 Giugno 2024 https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html

L’UCRAINA E IL NODO DEL CONFLITTO

Se parliamo di strutture imperialiste e terroriste in occidente non possiamo evitare di parlare della NATO che con la sua continua aggressione imperialista con il allargamento ad est violando non solo gli accordi del 1991, ma qualsivoglia briciolo di buonsenso, hanno trasformato l’Ucraina in un avamposto anti-russo. Per questo il Partito Comunista (Italia) condanna nettamente il sostegno dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America a tutti quei settori che hanno egemonizzato il potere di Kiev dal colpo di Stato del 2014 in poi.

Fin da Euromaidan, l’obiettivo non è stato minimamente quello di mettere al centro la volontà del popolo ucraino, ma quello di accerchiare ed indebolire la Russia accerchiandola e cercando di distruggere qualsiasi forma di opposizione all’egemonia del dollaro e della finanza anglosassone, distruggendo quel filo rosso che unisce i popoli russi ed ucraini da ben prima che nascesse la NATO o che gli Stati Uniti d’America fossero un pensiero di Franlink o Jefferson.

Come è ben documentato, il regime di Kiev ha trasformato l’Ucraina nel primo stato terrorista d’Europa permettendo l’uso di metodi deliberatamente terroristici come gli attacchi ad infrastrutture civili, sabotaggi e addirittura uso di missili forniti dall’Occidente contro le popolazioni residenti nelle regioni del Donbass.

Se ci fossero dubbi, questo non è il comportamento di una democrazia, questo non è il comportamento di uno stato aggredito (come molti in Italia ed Europa definiscono l’Ucraina) ma questo è puro e semplice terrorismo di Stato, armato e finanziato dall’imperialismo occidentale.

L’Ucraina non è più una nazione, ma un asset strategico militare in mano a potenze straniere.

Le sanzioni contro la Russia si sono ritorte contro l’Europa stessa.

La NATO ogni giorno di più viene umiliata.

I popoli del Donbass si sono ribellati ed hanno preso le armi per difendere la propria autodeterminazione.

Oggi la Russia insieme alla Cina Socialista ed a tutte quelle nazioni che vogliono uscire dal giogo imperialista hanno l’opportunità di costruire un fronte per la pace e la sovranità economica e politica dei popoli.

Dobbiamo purtroppo constatare che in questo momento in Italia non ci sono le condizioni minime per attuare una politica di questo tipo, poiché la nostra nazione è da anni ormai retrocessa al rango di colonia.

Nostro l’ardito compito far risaltare le contraddizioni del sistema e sfruttarle per riportare anche in Italia il protagonismo della politica sull’economia e del popolo sull’imperialismo.

IL NEOLIBERISMO È IN GUERRA PERMANENTE

Cari compagni, dobbiamo essere chiari su un punto: non siamo di fronte a una crisi passeggera o ad un’anomalia che verrà risolta con qualche aggiustamento diplomatico.

Ci troviamo di fronte ad una crisi strutturale del capitalismo, che cerca la sua via d’uscita — come sempre nella storia — attraverso l’unico metodo che conosce: la guerra, la militarizzazione delle società e la distruzione dei diritti sociali conquistati dai lavoratori nel Novecento.

L’Unione Europea si è rivelata per quello che i comunisti hanno sempre denunciato: un apparato tecnico e burocratico al servizio del complesso militare del capitale.

Euro, Unione Europea e NATO non difendono la democrazia ma ne sono la diretta negazione.

Lo vediamo nelle politiche di austerità che negli anni hanno colpito i popoli europei, lo vediamo nella continua promozione di uno spirito anticomunista anche a livello istituzionale, non solo falsificando la storia, ma spergiurando sulle tombe di chi ha sacrificato la propria vita 81 anni fa per liberare il continente dal dominio nazifascista.

L’aumento smisurato delle spese militari sacrificando sanità, istruzione e pensioni sono il segnale di un’opera di distruzione della società per piegarla alla volontà delle élite economiche e militari utilizzando l’invenzione di una fantomatica minaccia russa come alibi per accelerare il processo di smantellamento di ogni residuo di Stato sociale.

Visto il continuo attacco dell’Unione Europea al suo stesso popolo, vista la continua ricerca di un nemico per militarizzare e spaventare gli europei convincendoli della giustezza di una futura guerra … possiamo definire la stessa Unione Europea come un’entità terroristica?

LA RISPOSTA COMUNISTA

La risposta comunista non può essere né nazionalista né semplicemente pacifista.

Deve essere internazionalista e di classe.

Se vogliamo essere all’altezza del compito che la storia ci sta ponendo dobbiamo riunire tutti coloro che rifiutano il controllo imperialista, chi è a favore della sovranità de popoli ed contro l’ingerenza straniera.

Dobbiamo combattere tutti quei piani di riarmo che sono propedeutici a future aggressioni e conflitti, dobbiamo far si che tutte le componenti sociali dei nostri rispettivi stati difendano lo Stato Sociale e smascherino le pseudosinistra neoliberista, finto socialdemocratiche e tutti coloro che hanno tradito i loro popoli.

Nel nostro paese, il Partito Comunista (Italia) porta avanti questa battaglia senza compromessi. Non partecipiamo al gioco delle alleanze con il centro-sinistra atlantista. Non sosteniamo le missioni militare all’estero o l’invio di armi in Ucraina, siamo contro la NATO e contro l’Unione Europea del capitale.

Per questo il nostro compito non deve fermarsi solo a tutti coloro che si riconoscono nella nostra ideologia, ma dobbiamo essere capaci di egemonizzare quei movimenti di massa spontanei che altrimenti sarebbero fini a loro stessi: come ci hanno insegnato Lenin e Gramsci serve un partito, una direzione politica ed una visione ideologica chiara.

VERSO LA VITTORIA

Compagni, permettetemi di chiudere con una riflessione che porto anche a nome del Segretario Generale Alberto Lombardo. Siamo qui a Mosca, capitale dell’Unione Sovietica che ha resistito all’invasione nazifascista ed ha liberato il continente dal pericolo nero al costo della vita di oltre venti milioni dei suoi figli.

L’Armata Rossa a Stalingrado non ha fermato la macchina militare nazifascista solo per l’Unione Sovietica, ma lo ha fatto per la libertà di tutto il mondo, fu la vittoria del socialismo sul fascismo, la vittoria del popolo sulla barbaria capitalista.

Lo abbiamo già detto lo scorso anno, per rispetto e onore del popolo sovietico Volvograd non deve essere Stalingrado pochi giorni dell’anno, ma deve tornare ad essere Stalingrado tutto l’anno!

Proprio su quell’esempio eroico noi siamo chiamati ad un’altra battaglia, sotto forme diverse contro nemici che oggi hanno giacche e cravatte. Invece dei carri armati usano canali di informazione, fondi di investimento e le banche centrali per manipolare la vita delle persone e la loro percezione della realtà.

Ma la sostanza non cambia: il capitalismo quando è in crisi torna a mostrare il suo volto di violenza, di guerra e di terrorismo contro i popoli.

Non so quando arriverà la Vittoria. Ma so che, quando arriverà, voglio che ci sia anche il mio ed il contributo del mio Partito.
Ma questa battaglia l’abbiamo già vinta una volta, 81 anni fa e non ce lo hanno mai perdonato.
Facciamolo accadere ancora una volta

Slava Stalingrad! Vperëd k pobede!

(Avanti verso la vittoria!)

🇬🇧 English Version
THE COMMUNIST PARTY — ITALY
III International Forum — Moscow, May 2026
Terrorism and Imperialism: Two Faces of the Same System

First of all, allow me to convey greetings to you from the General Secretary, comrade Alberto Lombardo, and from the entire Central Committee of the Communist Party (Italy).
We thank the KPRF – Communist Party of the Russian Federation for organizing this Forum and for allowing us to bring the voices of those in Italy who fight every day against imperialism, war, and fascism in its many contemporary forms.

FASCISM IS NOT AN ACCIDENT — IT IS CAPITALISM’S VIOLENT RESPONSE

Fascism is not an accident of history. It is not a deviation, it is not an anomaly. It is the poisonous fruit of the systemic degeneration of capitalism, which, when it enters into crisis or feels threatened by popular and workers’ movements, reacts ferociously, removing its democratic mask to reveal its violent face. That of class violence.
As Antonio Gramsci taught, the cowardice of workers’ parties—dominated by reformist currents, incapable of a correct ideological vision—was the primary cause of the defeat of the Italian workers’ movement in the face of the oil slick.
We can’t repeat those mistakes. We can no longer afford that cowardice, hoping to gain some sympathy here and there in the social democratic camp (or worse).
This is because (and we have proof of this day after day) fascism in the West survives and continues to reproduce itself because over the last thirty years the ideology and mode of action of the communists have been dismantled and delegitimized, piece by piece, by those who, in a mad pursuit of the calls of the financial elite, have embraced neoliberalism, giving birth to a pseudo-left, ultimately embodied by those in Brussels, in the European Council, who had the courage to equate Nazism and Communism, meanwhile destroying the welfare state and continuing to support the neo-Nazi regime in Kiev.
In Italy, as in the rest of Europe, we have growing evidence that the most advanced form of fascism no longer wears black shirts, but instead carries the banners of those who betrayed the working class instead of defending it. This betrayal is a symptom of a broader disease.
A disease called modern fascism.
TERRORISM AS A POLITICAL CATEGORY
Terrorism, like fascism, is not an autonomous phenomenon that falls from the sky and in this we refer precisely to what was declared by the Presidium of the Central Committee of the KPRF in June 2024:
“To defeat terrorism, it is necessary to overcome capitalism, to unite society around the ideals of justice, and therefore of socialism. The Soviet experience gives us a great example of how society can unite, forge a strong armor of national security, and shame the most cynical and cruel enemy.”https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html) ”
Our Party fully shares this view: the roots of terrorism in contemporary times are increasingly rooted in poverty, inequality, military conflicts fomented by imperialism for the control of resources or the management of its own spheres of influence at the geopolitical level, up to the social fragmentation consciously produced by neoliberal capitalism.
We can define terrorism as a three-faceted phenomenon, as far as contemporary political analysis is concerned.
• There is terrorism as a mass criminal act against innocent civilians
• There is state terrorism, organized by those who attack civilian populations and finance paramilitary organizations and militias that organize massacres or coups d’état
• Finally, there is the instrumental use of the category “terrorism” employed as an ideological weapon to attack those who oppose imperialist maneuvers, to repress popular movements by legitimizing military aggression.

Here we ask ourselves a question: who is the real terrorist? Those who defend a people and their national identity from the aggression of a fascist government, or the very government that attacks those people? We certainly know which side we’re on.

UKRAINE AND THE CRUCIAL ISSUE
When we talk about imperialist and terrorist structures in the West, we cannot avoid mentioning NATO, which, with its ongoing imperialist aggression and eastern enlargement—violating not only the 1991 agreements but every shred of common sense—has transformed Ukraine into an anti-Russian outpost. For this reason, the Communist Party (Italy) strongly condemns the European Union and the United States’ support for all those sectors that have dominated Kiev’s power since the 2014 coup.

Since Euromaidan, the goal has not been to put the will of the Ukrainian people at the center, but to encircle and weaken Russia by encircling it and trying to destroy any form of opposition to the hegemony of the dollar and Anglo-Saxon finance, destroying the common thread that has united the Russian and Ukrainian peoples since well before NATO was born or the United States of America was even a thought of Franklin or Jefferson.
As is well documented, the Kiev regime has transformed Ukraine into Europe’s first terrorist state by allowing the use of deliberate terrorist methods such as attacks on civilian infrastructure, sabotage, and even the use of Western-supplied missiles against populations living in the Donbass regions.
If there were any doubt, this is not the behavior of a democracy, this is not the behavior of an attacked state (as many in Italy and Europe define Ukraine) but this is pure and simple state terrorism, armed and financed by Western imperialism.
Ukraine is no longer a nation, but a strategic military asset in the hands of foreign powers.
Sanctions against Russia have backfired on Europe itself.
NATO is being humiliated more and more every day.
The people of Donbass rebelled and took up arms to defend their self-determination.
Today, Russia, together with Socialist China and all those nations that wish to escape from the imperialist yoke, have the opportunity to build a front for peace and the economic and political sovereignty of the peoples.
Unfortunately, we must note that at this time in Italy the minimum conditions for implementing a policy of this type do not exist, since our nation has been relegated to the rank of a colony for years now.
Ours is the daring task of highlighting the contradictions of the system and exploiting them to restore, in Italy too, the role of politics over the economy and of the people over imperialism.

NEOLIBERALISM IS AT PERMANENT WAR

Dear comrades, we must be clear on one point: we are not facing a temporary crisis or an anomaly that will be resolved with some diplomatic adjustments.
We are facing a structural crisis of capitalism, which seeks its way out—as always throughout history—through the only method it knows: war, the militarization of societies, and the destruction of the social rights won by workers in the twentieth century.
The European Union has revealed itself to be what the communists have always denounced: a technical and bureaucratic apparatus at the service of capital’s military complex.
The Euro, the European Union and NATO do not defend democracy but are its direct negation.
We see it in the austerity policies that have affected the peoples of Europe over the years, we see it in the continued promotion of an anti-communist spirit even at the institutional level, not only by falsifying history, but by perjuring themselves on the graves of those who sacrificed their lives 81 years ago to liberate the continent from Nazi-Fascist rule.
The disproportionate increase in military spending, sacrificing healthcare, education, and pensions, signals a drive to destroy society, bending it to the will of the economic and military elites. The invention of a phantom Russian threat serves as an excuse to accelerate the dismantling of every vestige of the welfare state.
Given the European Union’s ongoing attack on its own people, given its constant search for an enemy to militarize and frighten Europeans into believing a future war is justified… can we define the European Union itself as a terrorist entity?

THE COMMUNIST RESPONSE
The communist response can be neither nationalist nor simply pacifist.
It must be internationalist and class-based.
If we want to live up to the task that history is placing before us, we must unite all those who reject imperialist control, those who are in favor of the sovereignty of peoples and those who are against foreign interference.
We must fight all those rearmament plans that pave the way for future aggression and conflict. We must ensure that all social groups in our respective countries defend the Welfare State and expose the neoliberal pseudo-left, fake social democrats, and all those who have betrayed their peoples.
In our country, the Communist Party (Italy) is fighting this battle uncompromisingly. We do not participate in the game of alliances with the Atlanticist center-left. We do not support military missions abroad or the shipment of weapons to Ukraine; we are against NATO and the European Union of capital.
For this reason, our task must not be limited to those who identify with our ideology, but we must be capable of hegemonizing those spontaneous mass movements that would otherwise be ends in themselves: as Lenin and Gramsci taught us, we need a party, a political leadership, and a clear ideological vision.
TOWARDS VICTORY
Comrades, allow me to close with a reflection I also offer on behalf of Secretary General Alberto Lombardo. We are here in Moscow, the capital of the Soviet Union, which resisted the Nazi-Fascist invasion and freed the continent from the dark peril at the cost of the lives of over twenty million of its sons.
The Red Army at Stalingrad did not stop the Nazi-fascist military machine just for the Soviet Union, but it did so for the freedom of the entire world. It was the victory of socialism over fascism, the victory of the people over capitalist barbarism.
We said it last year: out of respect and honor for the Soviet people, Volgograd must not be Stalingrad for a few days a year, but must return to being Stalingrad all year round!
Precisely on the basis of that heroic example, we are called to another battle, in a different form, against enemies who today wear suits and ties. Instead of tanks, they use information channels, investment funds, and central banks to manipulate people’s lives and their perception of reality.
But the substance does not change: when capitalism is in crisis, it returns to show its face of violence, war, and terrorism against people.
I don’t know when Victory will come. But I know that, when it does, I want my contribution and that of my Party to be there too.
But we already won this battle once, 81 years ago, and they never forgave us.
Let’s make it happen one more time

Slava Stalingradu! Vperëd k pobede!
(Onward to victory!)

 

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AUTO D’EPOCA IN MARCIA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: A MILANO I MOTORI ACCENDONO I RIFLETTORI SUL 1522


Domenica 20 settembre 2026 Milano ospita un evento speciale in cui la passione per le auto e le moto d’epoca incontra un messaggio sociale di fondamentale importanza: dire NO alla violenza sulle donne e far conoscere sempre di più il 1522, il numero nazionale antiviolenza e stalking.


Si chiama “1522 – Motori in marcia contro la violenza sulle donne”
l’iniziativa che porterà sulle strade della Città metropolitana di Milano decine di vetture e motociclette storiche, unite da un particolare che rende questo raduno diverso da qualsiasi altro: tutti i mezzi porteranno lo stesso numero, 1522.


Non un numero di gara, quindi, ma un messaggio da ricordare.


1522: QUATTRO NUMERI CHE POSSONO FARE LA DIFFERENZA
Il vero protagonista della giornata sarà infatti il 1522, il servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità.
Il numero è gratuito e attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, da rete fissa e mobile. Operatrici specializzate accolgono le richieste di aiuto e sostegno delle donne vittime di violenza e stalking, offrendo informazioni e orientamento verso centri antiviolenza, case rifugio e servizi presenti sul territorio.
Il servizio garantisce anonimato ed è disponibile anche attraverso la chat del sito ufficiale 1522.eu.

L’obiettivo dell’evento milanese è quindi semplice ma potentissimo: portare il numero 1522 fuori dalle campagne istituzionali e farlo circolare fisicamente per la città, trasformando le auto storiche in ambasciatrici di un messaggio contro la violenza.


LE AUTO STORICHE ATTRAVERSANO MILANO
La manifestazione partirà la mattina dal Museo Fratelli Cozzi di Legnano, per poi muoversi in corteo verso Milano.
Auto e moto d’epoca attraverseranno il territorio metropolitano mostrando il bollo 1522 e raggiungeranno nel corso della giornata Milano e l’area di Cascina Merlata.
Tra i mezzi sono annunciate anche alcune vetture storiche dell’Autocentro di Milano della Polizia di Stato.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Città metropolitana di Milano, Museo Fratelli Cozzi, UpTown Milano, Scuderia Sant Ambroeus e Raduno della Domenica Auto Storiche di Milano, insieme agli altri partner aderenti al progetto.


L’ARRIVO IN CASCINA: AUTO, PERSONE E UN UNICO MESSAGGIO
La parte conclusiva della manifestazione si svolgerà nell’area di via Pier Paolo Pasolini 3 a Milano, nella cornice di Cascina Merlata/UpTown, dove si trova anche Cascina Corten.
Dalle 14:30 il momento conclusivo sarà aperto anche al pubblico, con la possibilità di vedere da vicino le vetture e le moto storiche e partecipare a una giornata che vuole trasformare una passione tradizionalmente legata al mondo dei motori in uno strumento di sensibilizzazione sociale.
E non è casuale nemmeno l’orario scelto per il momento simbolicamente più importante della manifestazione.


ALLE ORE 15:22 MILANO SI FERMA PER UN MESSAGGIO
Alle 15:22, richiamando volutamente le quattro cifre del numero antiviolenza, è previsto uno dei momenti più suggestivi della giornata.
Un drone riprenderà dall’alto le auto e le moto storiche e le persone presenti, che contribuiranno a comporre simbolicamente la scritta:
1522
Un’immagine pensata per essere condivisa e diffusa, affinché quelle quattro cifre possano raggiungere il maggior numero possibile di persone.
Perché conoscere il 1522 può significare sapere a chi rivolgersi nel momento in cui se ne ha bisogno.


UNA PASSIONE CHE DIVENTA SOLIDARIETÀ
L’iniziativa avrà anche una componente concreta di solidarietà. Le donazioni raccolte attraverso l’iscrizione degli equipaggi sono destinate alla Fondazione Una Nessuna Centomila, impegnata nel contrasto alla violenza di genere.
Il raduno diventa così molto più di una semplice esposizione di splendide automobili del passato.
È un modo per utilizzare la forza comunicativa del mondo dei motori per parlare di un problema profondamente attuale.


Domenica 20 settembre a Milano i motori faranno rumore per rompere un silenzio ancora più importante.
E il numero da portare a casa, questa volta, non sarà quello di una vettura.
Sarà il 1522.


1522 – NUMERO ANTIVIOLENZA E STALKING
☎ Gratuito
🕐 Attivo 24 ore su 24, 365 giorni all’anno
💬 Disponibile anche tramite chat
❤ Per chiedere aiuto, sostegno o anche semplicemente un consiglio.

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Blocco dell’area a caldo di Taranto: la lotta di classe indica la strada della riconversione

La conferma del blocco dell’area a caldo dello stabilimento ex ILVA di Taranto segna un punto di non ritorno nella drammatica vicenda del polo siderurgico.
Per decenni, il capitale industriale e i governi borghesi hanno imposto alla classe lavoratrice e alla cittadinanza un ricatto inaccettabile: barattare la salute e il diritto alla vita con un salario di sussistenza.
Oggi quell’impalcatura ideologica crolla sotto il peso delle sue stesse contraddizioni.
Come denunciato dai Lavoratori Metalmeccanici Organizzati (LMO) – Sindacato Generale di Classe di Taranto, non c’è più spazio per sussidi a fondo perduto o soluzioni di facciata utili solo a tenere in vita un modello industriale capitalistico.
I padroni e i sindacati CGIL, CISL, UIL e USB hanno alimentato una spaccatura artificiale nel fronte di classe, mettendo gli operai della fabbrica contro le famiglie dei quartieri inquinati attraverso il terrore della disoccupazione.
Questa logica ‘divide et impera’ va respinta: la classe operaia non deve più essere usata come scudo per difendere i profitti dei privati o i fallimenti delle gestioni commissariali.
La vera alternativa di classe risiede nella bonifica delle aree con l’ impiego dei lavoratori e nell’attuazione del “Piano Taranto” elaborato dai comitati cittadini e da LMO -SGC, che hanno sostenuto una strenua lotta contro le politiche disfattiste di tutti i governi, di destra e di sinistra, che hanno portato la morte tra i lavoratori e i cittadini.
Le bonifiche non sono una spesa passiva a carico dello Stato, ma l’ossatura di un piano straordinario di lavoro stabile, sicuro e qualificato.
Utilizzare le competenze delle tute blu per bonificare i suoli, decontaminare le falde e risanare la città significa convertire un sito di nocività in un cantiere di ricostruzione sociale.
Il Partito Comunista sostiene con forza la linea del sindacato di base LMO nella richiesta immediata di un tavolo di trattativa istituzionale fondato su interventi vincolanti:
•⁠ ⁠Mappatura integrale e garanzia occupazionale: Censimento trasparente di tutti i lavoratori dell’ex ILVA, del subappalto e dell’intero indotto, garantendo il posto di lavoro a ciascun addetto.
•⁠ ⁠Tutela della salute e diritti previdenziali: Riconoscimento immediato dell’esposizione all’amianto, della gravosità delle mansioni e attivazione dei prepensionamenti per chi ha sacrificato la salute in fabbrica.
•⁠ ⁠Giustizia sociale e risarcimenti: Pieno ristoro dei danni fisici e sanitari subiti dagli operai e dalla popolazione locale.
•⁠ ⁠Pianificazione e riconversione pubblica: Avvio immediato delle bonifiche e di un piano industriale statale riconvertito sui reali bisogni della collettività.
La vertenza dei metalmeccanici di Taranto non è una vertenza locale, ma uno snodo centrale della lotta generale del movimento operaio contro il capitale.

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THOMAS MERTON: NESSUN UOMO È UN’ISOLA | Perché abbiamo paura di essere soli

La solitudine non è sempre isolamento: può diventare il luogo nel quale impariamo a incontrare noi stessi.Thomas Merton ci conduce dentro il paradosso dell’esistenza: abbiamo bisogno degli altri, ma dobbiamo anche imparare a stare soli.Una lezione su solitudine, interiorità, libertà, amore e silenzio, tra Agostino, Pascal, Kierkegaard e Buber. 🎬 Premiere [Per Studenti attivi e […]

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Data Query Service (DQS)

Abbiamo già creato un account presso la Blocklist via DNS Query in precedenza, nella pagina dedicata a RBL (si veda qui).

Installazione del plugin per SpamaAssassin

Intanto disabilitiamo le query ordinarie aggiungendo questo in /etc/mail/spamassassin/local.cf:

# disable spamhaus 
score URIBL_DBL_SPAM 0 
score URIBL_DBL_PHISH 0 
score URIBL_DBL_MALWARE 0 
score URIBL_DBL_ABUSE 0 
score URIBL_DBL_ABUSE_REDIR 0 
score URIBL_DBL_ABUSE_PHISH 0 
score URIBL_DBL_ABUSE_MALWARE 0 
score URIBL_DBL_BLOCKED 0 
score URIBL_DBL_BLOCKED_OPENDNS 0
# disable DNSWL 
score RCVD_IN_DNSWL_BLOCKED 0 
score RCVD_IN_DNSWL_MED 0 
score RCVD_IN_DNSWL_HI 0 
score RCVD_IN_DNSWL_LOW 0

Scaricare l'ultimo pacchetto:

git clone https://github.com/spamhaus/spamassassin-dqs

Le cose ora vanno in modo leggermente diverso a seconda che il servizio HBL sia abilitato o meno (lo è solo per gli account a pagamento).

Entrare nella cartella 4.0.0+ e lanciare il test per confermare che la nostra chiave sia valida anche per HBL (il chè non significa che sia pure abilitata):

sh hbltest.sh
	Please input your DQS key: xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
	Looking up test record for HBL... done
	Your DQS key xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx is enabled for HBL
	You can copy sh_hbl.cf and sh_hbl_scores.cf if you want HBL enabled

Ora è necessario modificare alcuni dei file di configurazione con il contenuto esatto della chiave (sostituire xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx con il contenuto della chiave):

sed -i -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh.cf
sed -i -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh_hbl.cf

Se si sta usando FreeBSD, i comandi cambiano leggermente:

sed -i "" -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh.cf
sed -i "" -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh_hbl.cf

Se non si ha HBL abilitato, è sufficiente copiare i due file seguenti nella cartella di configurazione:

cp sh.cf sh_scores.cf /etc/mail/spamassassin

Ora si proceda più sotto nella sezione test.

Se invece si ha HBL abilitato, modificare il file sh.pre nella prima riga:

loadplugin       Mail::SpamAssassin::Plugin::SH <config_directory>/SH.pm

E' necessario sostituire <config_directory> con la propria cartella di configurazione, che è /etc/mail/spamassassin. Quindi la riga diventa:

loadplugin       Mail::SpamAssassin::Plugin::SH /etc/mail/spamassassin/SH.pm

Se si ha una chiave con HBL abilitato, e assumendo che la cartella di configurazione sia /etc/mail/spamassassin, copiare lì i file di configurazione:

cp SH.pm sh.cf sh_scores.cf sh_hbl.cf sh_hbl_scores.cf sh.pre /etc/mail/spamassassin

Ora abilitare HBL modificando il file /etc/mail/spamassassin/v342.pre. E' necessario localizzare la riga:

loadplugin Mail::SpamAssassin::Plugin::HashBL

ed eventualmente rimuovere il cancelletto # iniziale.

Riavviare SpamAssassin:

spamdctl restart

Testare il setup in questo modo:

spamassassin --lint

se non si ottiene nulla come output allora il test è andato bene.

Testare il filtro

Andare alla pagina https://blt.spamhaus.com/ e inserire un indirizzo email valido. Quindi aggiungere la chiave DQS e lanciare i test:

Si otterrà un risultato del genere:

Qui HBL è disabilitato, mentre i messaggi con i test DBL e ZRD hanno apparentemente fallito. Assicurarsi che invece i messaggi con il test DBL e ZRD siano stati bloccati da SpamAssassin controllando la cartella spam::

Content analysis details:   (19.5 points, 5.0 required)

 pts rule name              description
---- ---------------------- --------------------------------------------------
 0.7 SPF_HELO_SOFTFAIL      SPF: HELO does not match SPF record (softfail)
-0.0 BAYES_20               BODY: Bayes spam probability is 5 to 20%
                            [score: 0.0573]
 0.0 DMARC_MISSING          Missing DMARC policy
 2.8 TXREP                  TXREP: Score normalizing based on sender's reputation
 8.0 SH_DBL_HEADERS         A domain found in headers (mail from, reply-to etc..)
                            is listed in DBL
                            [dbl-dqs.blt.spamhaus.net]
 8.0 SH_DBL_BODY            The domain of an email address found in body is listed in
                             DBL
                            [dbl-dqs.blt.spamhaus.net]
Content analysis details:   (12.1 points, 5.0 required)

 pts rule name              description
---- ---------------------- --------------------------------------------------
-0.0 SPF_HELO_PASS          SPF: HELO matches SPF record
 8.0 SH_HELO_ZRD_VERY_FRESH The domain used in the HELO string is listed
                            in ZRD and the domain age is between 0 and 4
                            hours
                            [zrd-dqs.blt.spamhaus.net]
-0.0 BAYES_20               BODY: Bayes spam probability is 5 to 20%
                            [score: 0.1579]
 1.0 FORGED_SPF_HELO        No description available.
 0.4 KHOP_HELO_FCRDNS       Relay HELO differs from its IP's reverse DNS
 0.0 DMARC_MISSING          Missing DMARC policy
 2.7 TXREP                  TXREP: Score normalizing based on sender's reputation
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Non Fate Questo Errore in Islanda: Piste Segrete e Guadi Impossibili

💾

#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1194: Vogliamo visitare l’Islanda passando dalle retrovie: strade secondarie, percorsi senza indicazioni, parcheggi gratuiti dove esistono solo quelli a pagamento e luoghi dove arrivano pochissime persone.

Il problema è che, quando lasci la strada principale, non sai mai dove finirai.

Potremmo trovare posti incredibili completamente lontani dal turismo… oppure imboccare semplicemente delle strade sbagliate.

Con il nostro camion 4x4 Valentino attraversiamo guadi, percorriamo piste sempre più remote e cerchiamo un modo diverso per scoprire l’Islanda.

E alla fine arriviamo in alcuni dei paesaggi più incredibili di questo viaggio.

Questa è l’Islanda vista dalle retrovie.

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www @ Savannah: What's Wrong with GitHub?

A new article by Jacob Bachmeyer and Richard Stallman
to answer the question, What's Wrong with GitHub?
has been published at https://www.gnu.o ... -with-github.html


Software developers, the GNU Project urges you to avoid
hosting your repositories on GitHub. This is to avoid
being on the receiving end of harmful practices, and
avoid leading others to be victims too. This article
focuses on a few of GitHub's worst problems, and the
wrongs and harm they can do.


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Passion Meets Precision at NASA’s Flight Research Lab

4 min read

Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)

One man communicates with a hand-held radio, as two other men wait to the side for the go-ahead command to fly an experiment on a drone.
Derek Abramson, Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory chief engineer, left, communicates with the Edwards Air Force Base air traffic control tower for approval to fly the Alta-X drone near NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, on Thursday, Aug. 27, 2026. Justin Link, small uncrewed aircraft pilot, second from left, and laboratory chief pilot Justin Hall await flight clearance. Researchers at NASA’s Johnson Space Center in Houston developed the advanced guidance and navigation system known as the Safe and Precise Landing – Integrated Capabilities Evolution (SPLICE) experiment, which is installed on the Alta-X. SPLICE will help spacecraft land precisely and detect and avoid potential hazards, which is critical for NASA missions to the Moon and to Mars.
NASA/Ryan Kline

Long before they helped shape NASA’s future aerospace breakthroughs, Derek Abramson, Justin Hall, and Justin Link were in their garages and homes building radio‑controlled aircraft, testing new ideas, and flying their creations at hobby events. That early passion now fuels the work of NASA’s Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory at the agency’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California.

At NASA Armstrong’s subscale flight lab, the team turns that lifelong enthusiasm into mission-focused innovation. The laboratory supports research that ranges from advanced navigation systems for future landings on the Moon and Mars to emerging aeronautics concepts that need quick, low-cost evaluation. NASA’s small, remotely piloted and autonomous aircraft allow engineers to explore ideas that could be difficult, risky or expensive to test at full scale.

Skilled team

Abramson, Hall, and Link play key roles in that work. Abramson serves as the laboratory’s chief engineer. Hall is the chief pilot. Link is a drone pilot. Together, they integrate emerging aerospace technologies with the lab’s subscale aircraft fleet and, when needed, design and build aircraft or flight experiments to evaluate new concepts.

A boy holds a large radio-controlled black-and-yellow helicopter.
Derek Abramson, chief engineer at the Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, is shown with his Kalt Cyclone radio-controlled helicopter in the mid-1980s. Abramson loved flying this aircraft as a child, and he has been an aviation enthusiast for as long as he can remember.
Derek Abramson

Abramson’s expertise, built through service in the U.S. Navy and the aerospace industry, centers on technical oversight, management, and system design. Hall is known for creative approaches to problem solving and uses practical methods to address technical challenges and maintain flight safety. Link specializes in designing and fabricating research vehicles and draws on extensive hands-on experience to understand what works, and what does not, in flight. 

On weekends, the team often tinkers in their garages or hangars building radio-control aircraft, researching hobby trends, or exploring new technologies. You might see them flying their creations at hobby events or attending trade shows. Their passion for flight brought Abramson, Hall, and Link together years before they one-by-one joined NASA more than a decade ago, though each discovered that spark in a different way.

Early influences

Abramson’s interest began as a child with rubber-band powered stick and tissue aircraft and radio-controlled models. His early aviation pursuits led to his first solo flight while in high school and a pilot’s license. In the Navy, he worked on multiple aircraft, including EA-6B and the F-18, as an avionics technician. As an engineer, he supported the B-1 and CV-22 Osprey aircraft flight tests. As an intern at NASA Armstrong, he used his operational and engineering experience on remotely piloted and autonomous aircraft.

Hall’s interest grew after seeing historic aircraft including the Mach 3 SR-71 fly over his elementary school playground and watching Space Shuttle Challenger land from above his dad’s shoulders. He has built and flown model and remotely piloted aircraft for as long as he can remember. His reputation flying radio-controlled hobby aircraft at fly-ins and trade events led to an offer to fly subscale aircraft at NASA.

Two men stand by a yellow and black radio-controlled aircraft.
Justin Hall, chief pilot at the Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, stands in front of a radio-controlled aircraft with his dad, David Hall, in August 2020. David Hall built the Gee Bee aircraft years earlier but was unable to fly it due to his health. He asked his son to fly the aircraft so he could see it in the air, which Justin did the day of this photo. Shortly afterward, David Hall passed away.
Justin Hall
Two men hold a large radio-controlled aircraft. The aircraft is red with white and black stripes.
Justin link, drone pilot at the Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, and his dad, Don Link, hold a Firebird radio-controlled aircraft on the day of its first flight in September 2023. It was a project they worked on together. Don Link reduced the dimensions of the original larger-scale model aircraft and drew the plans, while Justin Link manufactured composite molds and built the aircraft from scratch.
Justin Link

Link was five years old when he built balsa-wood aircraft with his dad and flew them in a field near their home. As he grew older, his hobby expanded to include radio-controlled cars, boats, helicopters, and aircraft. Aviation runs deep in Link’s family. His great grandfather served in the U.S. Army Air Corps, his grandfathers served in the U.S. Air Force, and his dad was an Air Force avionics technician. Link raced sailplanes, competed with scaled warbird aircraft, and was encouraged by family and friends to pursue an aviation profession. He has worked with large drones for more than 11 years, focusing on research and development, composite materials, and specialized fabrication methods.

Together, the team applies its experience and knowledge in rapid design, fabrication, integration and flight testing to bring new ideas to flight. Their work continues to support NASA’s missions across aeronautics, science, and exploration.

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Data Broker Radaris Loses Domains in Privacy Fight

The consumer data broker Radaris.com has long had a reputation for ignoring requests to remove personal information from its vast empire of people-search services online. That reputation caught up with the company recently in a lawsuit alleging Radaris violated a New Jersey privacy law that provides for hefty fines against data brokers that publish personal information on state law enforcement officials. In the face of repeated stonewalling and prevarication by attorneys for Radaris, the judge in the case ordered that radaris.com and more than a dozen other data broker domains be transferred to the plaintiffs.

The radaris.com website, prior to the domain transfer to Atlas.

In February 2024, Radaris was sued by Atlas Data Privacy Corp, a company that has been pursuing data brokers alleged to be violating a New Jersey statute called Daniel’s Law. The statute allows state law enforcement officials, government personnel, judges and their families to have their information completely removed from commercial data brokers and people-search services, and provides for fines of $1,000 per violation against companies that ignore removal requests.

Less than a month after Atlas sued Radaris, KrebsOnSecurity published a deep dive into the Radaris co-founders — Igor and Dmitry Lubarsky (also spelled Lybarsky) — Russian-born brothers living in Massachusetts who operate a dizzying array of people-search companies as well as a number of Russian language dating services and affiliate programs.

Attorneys for the Lubarsky brothers threatened to sue for defamation if the story wasn’t removed and an apology issued. Their attorney asserted that our reporting was wildly inaccurate, and that the true owners of the company were Ukrainians living in Ukraine.

The Lubarsky brothers Dmitry or “Dan” (left) and Gary/Igor.

KrebsOnSecurity doubled down and showed how the Lubarsky brothers built and operated Radaris and other data broker companies using a fictitious CEO’s name. Our follow-up story noted that Radaris’s attorney — a lawyer with the Boston Law Group named Val Gurvits — admitted his clients had invented the CEO pseudonym “Gary Norden,” and that Radaris also had issued multiple press releases over the years that quoted the fake CEO while seeking money from potential investors.

Attorneys for Radaris waited until the last minute to appear in court and contest what was all but certain to be a default judgment in favor of the plaintiffs, and then told the court that Atlas had failed to serve the real owners and operators of Radaris and several of its sister data broker companies.

Atlas re-filed the lawsuit in June 2025, this time dramatically expanding the number of Radaris family data brokers accused of violating Daniel’s Law. Matt Adkisson, president and CEO of Atlas, said Radaris turned to a tried-and-true playbook: Delaying in court until the last possible minute, and playing shell games with Radaris’s true country of origin and the individuals listed as owners and operators of these sites.

“We refer to this period as their island-hopping phase. Privacy policies changed constantly, and new entities kept appearing from places like the Marshall Islands, the British Virgin Islands, and Seychelles,” Adkisson told KrebsOnSecurity. “Behind the scenes, it felt like a shell game. Defense lawyers told the court that certain entities merely operated the domains and were the proper parties to sue. But by the time a judgment neared, those entities would be discarded and new entities would appear. Meanwhile, the lawyers claimed the other entities that actually owned the domains should not be held responsible.”

Adkisson said when the defendants updated their terms of service to state that Radaris was suddenly managed by a company in the Marshall Islands, Atlas hired an investigator in that country and soon learned the brand new entity that Radaris claimed was managing the company didn’t even exist yet.

Mr. Gurvits stepped forward as Radaris’s attorney in a class action lawsuit the company temporarily lost in 2017 because it never contested the claim in court. When the plaintiffs told the judge they couldn’t collect on the $7.5 million default judgment, the court ordered the domain registry Verisign to transfer the radaris.com domain name to the plaintiffs.

Mr. Gurvits appealed that verdict, arguing the lawsuit hadn’t named the actual owners of the Radaris domain name — a Cyprus company called Bitseller Expert Limited — and thus taking the domain away would be a violation of their due process rights.

The judge in the 2017 case ruled in Radaris’ favor — halting the domain transfer — and told the plaintiffs they could refile their complaint. Soon after, the operator of Radaris changed from Bitseller to Andtop Company, an entity formed (PDF) in the Marshall Islands in Oct. 2020. The plaintiffs never re-filed their lawsuit.

A mind map of various entities tied to Radaris and the company’s co-founders. Click to enlarge.

“That seemed to be their modus operandi,” said Raj Parikh, a partner at PEM Law in New Jersey who handles most of the Daniel’s Law litigation for Atlas. “In the past, they won by attrition. Plaintiffs’ attorneys tired of the procedural games and just gave up. That strategy worked for a decade, and it probably would have worked in this case too, since any financial recovery from foreign actors will be difficult. But we were acutely aware of the threat this website posed to law enforcement officers and other public officials in New Jersey, and decided early on to commit whatever time and resources were necessary to remove that threat.”

On August 26, the judge in the New Jersey case found the defendants were given multiple chances to appear and defend the claims against them but had failed to do so. Mr. Gurvits declined to comment on the case, saying it had been assigned to another attorney, a Mr. Victor Worms. In response to questions, Mr. Worms asserted the New Jersey court transferred Radaris.com to Atlas as part of a default judgment against Radaris.com, which is not a legal entity.

“We have made a motion to vacate that default judgment on the grounds that it is void since a non-entity has no legal capacity to sue or be sued,” Worms replied. “We also intend to pursue all appropriate appeals because we believe the transfer of Radaris.com amounts to a forfeiture in violation of various constitutional principles.”

While radaris.com still comes up prominently in results when searching online for U.S. residents by name, the domain no longer sells detailed personal dossiers on millions of Americans. Its homepage now displays a notice from Atlas, as well as links to our previous reporting on Radaris.

EMAIL CONFIRMATIONS

Atlas told KrebsOnSecurity that it has obtained more than 10,000 emails and documents in the course of litigation, and that those messages confirm our previous reporting on the owners and operators of Radaris and its myriad companies.

Atlas said the emails clearly establish that the nominal legal vehicles — Radaris America, Inc.; Bitseller Expert Limited; Digital Orbit Corp; Core Solutions Group Inc; Lucky Solutions Inc; Virtura Corp; Veripages Inc.; Nuform Solutions Inc.; Growth Data Advisors Inc.; Property Experts, Inc — are all administered by the same three or four people from the same mailboxes, share one bank or payment card set, and are all managed from one virtual office address.

“The corpus establishes, with documentary evidence generated independently by banks, payment processors, hosting providers, registrars, software-as-a-service vendors and the operators’ own systems, that radaris.com and at least twenty-five other people-search websites are one operation run by a small Boston-area group whose administrative, financial and technical functions sit on the difive.com mail domain and its successors (centerex.com, scienteco.com, eprofit.com, realmo.com, pub360.com),” reads a summary shared by Atlas.

Atlas said the emails show Radaris.com earns approximately $42,000 a month, while Veripages.com earns around $45,000 monthly via its partnership with the Lifetime Value Company, a marketing and advertising firm whose brands include PeopleLooker, PeopleSmart, NumberGuru, and Bumper, a car history site.

According to Atlas, the emails also showed the Radaris family of websites earns as much as $25,000 each month from their partnership with Onerep, a company that claims to help people remove their information from people-search sites. In March 2024, KrebsOnSecurity revealed how the Belarusian founder of Onerep had launched and operated dozens of people-search sites over the years and was continuing to operate one of them (Nuwber), effectively spreading the disease and selling the cure.

The domain radaris.com now redirects to this notice from Atlas about the court-ordered domain transfer.

The domain radaris.com now redirects to this notice from Atlas about the court-ordered domain transfer.

All told, the New Jersey court has so far transferred 14 domain names from the Radaris family of companies to Atlas. Radaris.com now redirects to a notice of the court-ordered domain transfer.

THE ROAD AHEAD

The Radaris family of companies is still potentially facing fines of $1,000 per alleged violation of Daniel’s Law. For the time being, however, Daniel’s Law is facing a constitutional challenge from virtually all of the 150 other consumer data broker firms being sued by Atlas.

The data broker industry responded by having at least 70 of the Atlas lawsuits moved to federal court, challenging the New Jersey statute as overly broad and a violation of the First Amendment. The U.S. Court of Appeals for the Third Circuit has not yet issued a decision on the constitutional challenge, but either way the case is widely expected to be appealed all the way to the U.S. Supreme Court.

Meanwhile, at least 14 other states have now passed laws modeled after the New Jersey statute, with more states considering similar measures. However, West Virginia’s Daniel’s Law was ruled facially unconstitutional under the First Amendment by a federal district court in August 2025.

Justin Sherman is a privacy expert and author of the forthcoming book “The Middlemen,” which examines how the data broker industry powers modern surveillance. Sherman said federal lawmakers have long faced intense lobbying by the technology industry against more restrictive U.S. data privacy laws, but that many powerful industries are now working against passing comprehensive data privacy legislation.

“These days at the federal level, add in the intense amount of lobbying against these laws from social media companies, big tech, cryptocurrency firms, and now AI proponents in the mix who claim that limiting their data scraping is somehow going to collapse the whole U.S. economy under Chinese rule,” he said.

Sherman said people-search companies will continue to thrive unless and until Congress enacts meaningful consumer privacy and data protection laws that are relevant to life in the 21st century. That’s because virtually all state privacy laws exempt records that might be considered “public” or “government” documents, including voting registries, property filings, marriage certificates, motor vehicle records, criminal records, court documents, death records, professional licenses, bankruptcy filings, and more.

At least 25 states have passed or implemented laws requiring age verification for residents seeking to access adult content online, but there is no federal law that limits how the companies that are scanning everyone’s drivers license can use, share or keep the data provided. Had such restrictions been enshrined in law, we may have avoided the recent breach at IDScan.net, which exposed the drivers license information on more than 153 million Americans when the records were briefly turned into a point-and-click identity theft service on the dark web.

“The average person can look at Daniel’s Law and have a perfectly normal reaction, which is that everyone should be covered, not just police and judges,” Sherman said. “But we don’t need more wake-up calls. We’ve had eight million wake-up calls already on the need for better privacy laws. The lack of comprehensive federal privacy law is not for a lack of knowledge, and anyone claiming otherwise is either not reading the news or kidding themselves.”

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unifont @ Savannah: Unifont 18.0.01 Released

16 September 2026 Unifont 18.0.01 is now available.  This release is aligned with Unicode 18.0.0, adding almost 400 new glyphs.

Download this release from GNU server mirrors at:

     https://ftpmirror ... /unifont-18.0.01/

or if that fails,

     https://ftp.gnu.o ... /unifont-18.0.01/

or, as a last resort,

     ftp://ftp.gnu.org ... /unifont-18.0.01/

These files are also available on the unifoundry.com website:

     https://unifoundr ... /unifont-18.0.01/

Font files are in the subdirectory

     https://unifoundr ... 0.01/font-builds/

A more detailed description of font changes is available at

      https://unifoundr ... nifont/index.html

and of utility program changes at

      https://unifoundr ... nt-utilities.html

Information about Hangul modifications is at

      https://unifoundr ... hangul/index.html

and

      http://unifoundry ... l-generation.html

Enjoy!
Paul Hardy, GNU Unifont Maintainer

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Indonesia's Anak Krakatau

Anak Krakatau erupts ash and volcanic gases in this image acquired with the OLI (Operational Land Imager) on Landsat 8 on Sept. 5, 2026.

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Thunderbird 156 Released with OAuth Improvements, OpenPGP Updates, and Major Linux Fixes

Thunderbird 156 Released with OAuth Improvements, OpenPGP Updates, and Major Linux Fixes

The Thunderbird team has officially released Thunderbird 156, bringing another round of new features, security improvements, authentication enhancements, and reliability fixes to the popular open-source email client. Released on September 15, 2026, the update is available for Linux alongside Windows and macOS.

Thunderbird 156 is not a dramatic redesign of the desktop mail client. Instead, it concentrates on improving areas that matter to everyday users and system administrators, including OAuth authentication, OpenPGP, POP3, IMAP, Exchange Web Services, SMTP, attachments, calendars, enterprise policies, and security.

For Linux users in particular, the release delivers several fixes affecting common mail protocols and account configurations while retaining support for Linux environments using GTK+ 3.14 or newer.

Thunderbird 156 Arrives on Linux

Thunderbird 156 follows version 154, which arrived in August with features including optional system tray operation and Microsoft Graph support for Microsoft 365.

Version 156 continues the project's monthly release cycle with a more targeted collection of authentication, security, compatibility, and reliability improvements.

According to Thunderbird's official release notes, version 156 requires:

  • Linux: GTK+ 3.14 or newer
  • Windows: Windows 10 or newer
  • macOS: macOS 10.15 or newer

Thunderbird 156 was officially released on September 15.

Linux distribution availability will vary because distributions can package Thunderbird according to their own schedules. Users receiving Thunderbird through another packaging channel may therefore see version 156 at a different time.

Custom OAuth Support Expands

One of the most significant areas of development in Thunderbird 156 is OAuth authentication.

Thunderbird now supports custom OAuth configurations containing an issuer ID and client secret for IMAP and POP3 accounts. Custom OAuth support has also been extended specifically to POP3.

OAuth has become increasingly important as email providers move away from conventional username-and-password authentication toward token-based authentication.

For Thunderbird, broader custom OAuth support means users and organizations have greater flexibility when connecting the client to mail services that don't fit Thunderbird's predefined provider configurations.

This can be particularly useful in enterprise environments, self-hosted infrastructure, and organizations operating their own identity systems.

Exchange Custom OAuth Setup Fixed

Exchange users receive an important related correction.

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Umberto Eco alla Convenzione nazionale de L'Ulivo. Milano, 24 marzo 1996

💾

Scheda integrale: https://shorturl.at/aaBw2

Abstract: L'intervento di Umberto Eco alla Convenzione nazionale de L'Ulivo, svoltasi al Palatrussardi di Milano dal 23 al 24 marzo 1996

Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
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Il Massimo del Gelato festeggia il suo 25° anniversario

Da 25 anni il gusto prende colore grazie a voi.
Si farà festa con un evento speciale al Bobino Milano.

Venticinque anni di gusto, colore e passione meritano di essere festeggiati come si deve.
Il Massimo del Gelato celebra l’importante traguardo del suo 25° anniversario con un
evento speciale, in programma giovedì 24 settembre 2026, a partire dalle ore 18:30,
presso il Bobino Milano in Piazzale Stazione Genova, 4.


L’evento nasce come un momento di ringraziamento dedicato a tutti coloro che, nel
corso degli anni, hanno scelto Il Massimo del Gelato come punto di riferimento in città.
Per l’occasione, nella terrazza dello storico locale “Bobino”
a Milano verrà allestito uno
spazio dedicato: qui i partecipanti non solo potranno riscattare il proprio gelato in
omaggio, ma avranno anche la possibilità di accompagnare l’esperienza con un piacevole
aperitivo, con flute e un buffet pensato per l’occasione.

–

COME PARTECIPARE ALL’EVENTO :

Fai il tuo ACCREDITO NOMINALE su questo link :
https://www.infomilano.news/eventi/25annidimassimodelgelato

–

Il programma della serata:
Un gelato in omaggio per tutti i partecipanti registrati;
Un photobooth per immortalare la serata e portare a casa un ricordo dell’
evento;
Musica e sorprese pensati per rendere la serata ancora più coinvolgente.
Un piacevole aperitivo da godersi nella terrazza del locale.
Questi 25 anni rappresentano molto più di un semplice anniversario: sono il risultato
della fiducia e dell’affetto delle persone che hanno scelto Il Massimo del Gelato ogni
giorno. Con questo evento Massimo e Alessio Travani vogliono dire semplicemente
grazie e condividere insieme un nuovo, dolcissimo capitolo della loro storia.


Il Massimo Del Gelato

Via Lodovico Castelvetro 18, Milano
IG: massimodelgelato

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Cinema in Festa: a Milano biglietti a 3,50 euro dal 21 al 24 settembre 2026

Quattro giornate dedicate al grande schermo con un prezzo davvero speciale.

Da lunedì 21 a giovedì 24 settembre 2026 torna Cinema in Festa, l’iniziativa che consente di assistere ai film in programmazione nelle sale aderenti acquistando il biglietto a soli 3,50 euro.


L’appuntamento coincide con l’avvio della nuova stagione cinematografica e coinvolge numerosi cinema di Milano e dell’hinterland. La promozione non riguarda soltanto alcuni titoli selezionati: il prezzo agevolato viene applicato ai film della normale programmazione delle sale partecipanti, comprese le produzioni internazionali.

Quattro giorni di cinema a soli 3,50 euro


Nato nel 2022 dalla collaborazione tra ANEC e ANICA, Cinema in Festa è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura e con la collaborazione dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello.
Il progetto prevede ogni anno due appuntamenti, tradizionalmente organizzati nei mesi di giugno e settembre. L’edizione di settembre 2026 rappresenta l’ultimo appuntamento del progetto quinquennale, che arriva quest’anno alla sua conclusione.
Dal 21 al 24 settembre sarà quindi possibile scegliere tra i film proposti dalle sale aderenti e acquistare il biglietto al prezzo di 3,50 euro per ogni spettacolo. In caso di acquisto online, le singole strutture potrebbero applicare eventuali costi aggiuntivi legati alla prevendita.


I cinema aderenti a Milano
Anche a Milano Cinema in Festa coinvolge numerose realtà, dai grandi multisala alle sale indipendenti, fino ad alcuni dei cinema storici più conosciuti della città.


Tra le strutture che hanno partecipato all’edizione di giugno e che figurano tra quelle coinvolte nell’iniziativa milanese troviamo Anteo Palazzo del Cinema, Anteo CityLife, Arcobaleno Filmcenter, Ariosto Spaziocinema, Beltrade, Centrale Multisala, Cinelandia Milano Certosa, Cineteca Milano Arlecchino, Cineteca Milano MIC, Colosseo Multisala, Ducale Multisala, Eliseo Multisala, Il Cinemino, Martinitt Cinema Teatro, Mexico, Notorious Cinemas Gloria, Notorious Cinemas Merlata Bloom, Orfeo Multisala, Palestrina, Plinius e UCI Cinemas Bicocca.

Per l’edizione di settembre è comunque opportuno controllare preventivamente la programmazione e verificare l’effettiva partecipazione del singolo cinema prima di procedere con l’acquisto, poiché l’adesione viene definita autonomamente da ciascuna struttura.
L’iniziativa si estende inoltre all’hinterland milanese, con cinema presenti, tra gli altri, ad Assago, Bellinzago Lombardo, Cerro Maggiore, Cesano Boscone, Cinisello Balsamo, Cologno Monzese, Gorgonzola, Legnano, Magenta, Melzo, Paderno Dugnano, Pioltello, Rho, Rozzano, San Donato Milanese, San Giuliano Milanese e Sesto San Giovanni.


Quali film rientrano nella promozione
Uno degli aspetti più interessanti di Cinema in Festa è proprio la possibilità di scegliere liberamente tra i titoli della normale programmazione delle sale partecipanti. Il biglietto promozionale non è quindi riservato a un genere specifico né a una selezione limitata di pellicole.
L’appuntamento di settembre cade inoltre in un periodo particolarmente ricco per gli appassionati di cinema, grazie all’arrivo delle nuove uscite della stagione autunnale e di diversi titoli internazionali attesi sul grande schermo.
Per scoprire quali film saranno disponibili e individuare il cinema aderente più comodo è possibile consultare il programma ufficiale di Cinema in Festa, dove vengono pubblicate le sale partecipanti e le relative proiezioni.

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GNU Health: GNUHealthCon 2026 – XI Free Software and Social Medicine Conference

Dear community

The XI edition of GNUHealthCon will take place in Gran Canaria, Spain, this December 18th, and you are invited!

Celebrating 20 years of Freedom and Equity in Healthcare

This edition is special for us because we will be celebrating the 20th anniversary of the first GNU Solidario mission that took place in Santiago del Estero, Argentina in October 2006. That remote rural school, the teachers, the children and their families generated a profound inspirational impact on me, so deep that since then I have dedicated most of my life to the field Social Medicine. GNU Health is both a result of that experience, and the main channel to deliver freedom and dignity around the globe.

Pictures from the first mission. Rural school Nuestra Señora de la Merced, Santiago del Estero, Oct 6th 2006

In this edition, besides the technical and social talks, we will have the space to commemorate these 20 years. During these two decades we have gone through many things. We have many happy stories to share, but we also have sad ones, that made us learn and be more resilient. Stories of people from countries around the world that have conformed this wonderful community around GNU Solidario. Stories and experiences that have made GNU Health the leading Free/Libre Health and Hospital Information System.

I want to personally invite all of you who has been part of this beautiful journey: The GNU community; hospitals and health institutions around the world that use GNU Health; sister projects (Tryton, Orthanc,..); national and regional governments that have adopted GNU Health; sponsors; the open science and academic communities; developers and core team members… you are all part of the success of the project and we have to celebrate this edition together.

The GHCON2026 conference banner

Pre-conference party

GHCON2026 will be on Friday, December 18th in Gran Canaria. The night before we will have the pre-conference party. Most probably, the event will be in a hotel in the mountains, and the idea is to arrive to the hotel on Thursday 17th. We will update in our official Mastodon account. (look for #GHCon2026 hashtag)

Please make sure you register (https://www.gnuhealth.org/ghcon/2026/) so we can prepare de logistics.

Looking forward to meeting personally all of you, and have a wonderful time in Gran Canaria!

Love and happy hacking
Luis

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纯手工打造木制榫卯挂衣架 #woodworking

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生活百般滋味,人生需要笑对!
大家好,我是阿木爷爷,一名喜欢专注于做木工的的老木匠,如果您喜欢我的视频,请持续关注我的频道, 我们拍摄的视频以木质工艺品为主,接下来我和我儿子也在努力拍摄更多有创意的视频,分享给大家,让每一个阅读者学到知识,缓解心情,频道里也有很多精彩的作品,大家可以慢慢欣赏,谢谢你们的支持。
Youtube 【阿木爷爷 Grandpa Amu】https://bit.ly/2X8YIu3
Facebook【阿木爷爷 Grandpa Amu】https://www.facebook.com/GrandpaAmu188/
本频道制作的所有视频都符合平台的使用政策,没有任何违规行为。
#阿木爷爷GrandpaAmu#手工艺#老木匠
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FSF News: GNU Boot joins FSF fiscal sponsorship program

BOSTON, Massachusetts, USA (Monday, September 14, 2026), — The Free Software Foundation (FSF) announced today that GNU Boot is its latest fiscally sponsored project. GNU Boot is a libre, ethical replacement for the nonfree BIOS or UEFI, which is software found in virtually all personal computers in the world today.
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Dobbiamo andare via da qui... Ci mandano sulla strada più pericolosa | Islanda Overland

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#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1193: Rimaniamo bloccati per circa 48 all'Askja, potremmo dire che ci è andata bene rispetto alla volta precedente in cui eravamo rimasti bloccati dalla neve per 5 giorni. Si provano sensazioni davvero particolari in queste occasioni, un po' ci si sente impotenti e cosi minuscoli di fronte alla natura, dall'altra se ne apprezza la bellezza anche quando le condizioni diventano estreme.

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Claiborne Merritt
Andrea
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Lucky Luciano: il patto ? | Lucky Luciano Episodio 5

💾

Nel 1946 Lucky Luciano lascia gli Stati Uniti e viene espulso verso l’Italia. Dietro la sua liberazione, però, resta una delle vicende più discusse della storia della mafia americana: il rapporto tra Luciano, le autorità statunitensi e la collaborazione della criminalità organizzata durante la Seconda guerra mondiale.

In questo documentario ricostruiamo gli ultimi anni americani di Luciano, il suo rilascio dal carcere, il controverso legame con lo sbarco alleato in Sicilia, la deportazione in Italia e il tentativo di tornare al centro degli affari di Cosa Nostra.

La storia conduce fino a L’Avana, dove nel 1946 alcuni dei più importanti esponenti della mafia americana si riuniscono mentre Luciano cerca di ristabilire la propria influenza oltreoceano. Un incontro passato alla storia come la Conferenza dell’Avana.

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📌 IN QUESTO DOCUMENTARIO

✔ Lucky Luciano e la collaborazione con le autorità americane
✔ Il ruolo della mafia durante la Seconda guerra mondiale
✔ Il controverso rapporto con lo sbarco alleato in Sicilia
✔ La liberazione di Luciano nel 1946
✔ L'espulsione dagli Stati Uniti e il ritorno in Italia
✔ Il tentativo di rientrare negli affari americani
✔ Il viaggio a Cuba
✔ La Conferenza dell’Avana del 1946
✔ I rapporti con i grandi boss di Cosa Nostra americana

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🎬 ITALIA MISTERO

Documentari e approfondimenti sulla storia della criminalità organizzata, della mafia, dei grandi misteri italiani e delle vicende che hanno segnato il Novecento.

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#LuckyLuciano #CosaNostra #Mafia #MafiaAmericana #Sicilia #SecondaGuerraMondiale #Havana #ItaliaMistero
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coreutils @ Savannah: coreutils-9.12 released [stable]


This is to announce coreutils-9.12, a stable release.

Notable changes include:

env supports a new --env0-from=FILE option to support
full persistence and restoration of the environment.
This also supports e.g. filtering like:
  env -i --env0-from=<( env -0 | sed -z ... )

Commands now have safer terminal output,
avoiding confusing output or corrupted terminal state.

Commands that traverse directories no longer
fail merely if files are being removed in parallel.

ptx has improved robustness, avoiding potential infinite loops.

tee fixes robustness issues introduced in the previous release,
where it could go into an infinite loop or incorrectly error
in the presence of short writes.

stty is more accepting of variations in requested speed.

sort(1) will now better use available memory
and parallel operation when reading from pipes.

There have also been many bug fixes and other changes
as summarized in the NEWS below.

There have been 288 commits by 16 people in the 21 weeks since 9.11.
Thanks to everyone who has contributed!

  Arun Bhattacharya (1)           Leonid Evdokimov (1)
  Ayesha Shafique (1)             Mateusz Nosek (1)
  Bruno Haible (5)                Max Downey Twiss (1)
  Collin Funk (98)                Paul Eggert (12)
  Guanqiang Han (1)               Pádraig Brady (118)
  H. Peter Anvin (1)              Sylvestre Ledru (33)
  Ismail Ramzi (1)                aizu-m (2)
  Iván Ezequiel Rodriguez (2)     oech3 (11)

Pádraig [on behalf of the coreutils maintainers]
==================================================================

Here is the GNU coreutils home page:
    https://gnu.org/s/coreutils/

Here are the compressed sources:
  https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.12.tar.gz   (16MB)
  https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.12.tar.xz   (6.4MB)

Here are the GPG detached signatures:
  https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.12.tar.gz.sig
  https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.12.tar.xz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
  https://www.gnu.org/order/ftp.html

Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:

  SHA256 (coreutils-9.12.tar.gz) = FMv1pN4Me3+jufp/raTFiy3v4zM2qo/YPXYixcTr3BM=
  SHA3-256 (coreutils-9.12.tar.gz) = 14aJyepDW60jsaL4cq5T/UFMwUJEkXDyUqZEQlsnLFM=
  SHA256 (coreutils-9.12.tar.xz) = pIAZhVlzPps9qZnpBUOsb4iKLKpUTY1mTFofF+Uo4hA=
  SHA3-256 (coreutils-9.12.tar.xz) = cKcyD1sxJr1tdWgWbh0+OKwOEIpaf2ACThlaHZooZDA=

Verify the base64 SHA256 checksum with 'cksum -a sha256 --check'
from coreutils-9.2 or OpenBSD's cksum since 2007.

Verify the base64 SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 --check'
from coreutils-9.8.

Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact.  First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball.  Then, run a command like this:

  gpg --verify coreutils-9.12.tar.gz.sig coreutils-9.12.tar.gz

The signature should match the fingerprint of the following key:

  pub   rsa4096/0xDF6FD971306037D9 2011-09-23 [SC]
        Key fingerprint = 6C37 DC12 121A 5006 BC1D  B804 DF6F D971 3060 37D9
  uid                   [ultimate] Pádraig Brady <P@draigBrady.com>
  uid                   [ultimate] Pádraig Brady <pixelbeat@gnu.org>

If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.

  gpg --locate-external-key P@draigBrady.com

  gpg --recv-keys DF6FD971306037D9

  wget -q -O- 'https://savannah.gnu.org/project/release-gpgkeys.php?group=coreutils&download=1' | gpg --import -

As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:

  wget -q https://ftp.gnu.org/gnu/gnu-keyring.gpg
  gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify coreutils-9.12.tar.gz.sig coreutils-9.12.tar.gz

This release is based on the coreutils git repository, available as

  git clone https://https.git.savannah.gnu.org/git/coreutils.git

with commit c0f8514d989184921d9b12a4d103a7b23abc5af8 tagged as v9.12.

For a summary of changes and contributors, see:

  https://gitweb.git.savannah.gnu.org/gitweb/?p=coreutils.git;a=shortlog;h=v9.12

or run this command from a git-cloned coreutils directory:

  git shortlog v9.11..v9.12

This release was bootstrapped with the following tools:
  Autoconf 2.73.16-0a513
  Automake 1.18.1
  Gnulib 2026-09-07 106e9b2384d08a1696fcbd40cbab52237943f208
  Bison 3.8.2

NEWS

* Noteworthy changes in release 9.12 (2026-09-14) [stable]

** Bug fixes

  'chcon', 'chgrp', 'chmod', 'chown', 'du', 'ls' which traverse hierarchies with
  -R,  no longer fail merely because files may be being removed in parallel.
  [This bug was present in "the beginning".]

  'comm - -' no longer closes standard input twice.  Previously it would
  mistakenly exit with a nonzero status.
  [This bug was present in "the beginning".]

  'cp', 'install', and 'mv' now fall back to a standard copy
  if a --reflink=auto clone fails due to EDQUOT, ENOMEM, or ENOSPC.
  E.g., with XFS, a clone can exhaust metadata space in an allocation
  group, while a standard copy works.
  [bug introduced in coreutils-9.2]

  'cut -d' with multiple multi-byte delimiter options specified
  will correctly match the last delimiter specified.
  [bug introduced with multi-byte support in coreutils-9.11]

  'date -d '1-2-3' "+%_D"' no longer propagates flags like _ and - to the year
  component of the %D date specifier, keeping consistent component formatting.
  [bug introduced in coreutils-8.31]

  'du --max-depth=N' now exits with a nonzero exit status and an error message
  if N is negative.  Previously it behaved as if N were zero.
  [bug introduced in coreutils-9.4]

  'factor' avoids a buffer over-read (CWE-126) for certain values.
  [bug introduced in coreutils-9.8]

  'head' and 'tail' now quote names in file headers when needed.
  [This bug was present in "the beginning".]

  'ls --color' no longer reads freed memory when LS_COLORS sets "ln=target"
  and later becomes unparsable, e.g., LS_COLORS='ln=target:x'.
  [This bug was present in "the beginning".]

  'mv' now warns when copying extended attributes fails with ENOTSUP, e.g., when
  moving files to a file system that does not support them.
  [bug introduced in coreutils-7.3]

  'numfmt', 'printf', and 'seq' on Solaris, no longer output an extraneous e+00
  when using a large precision like "%.5119f".
  [This bug was present in "the beginning".]

  'pinky -l' no longer no longer prints output in the incorrect order when
  standard output is fully buffered, e.g., when redirected to a file.
  [bug introduced in coreutils-9.10]

  'pr' now exits gracefully upon exceeding internal accounting limits,
  like when processing large tab stops.
  [This bug was present in "the beginning".]

  'ptx -G' no longer loops forever when the output width is smaller than
  twice the gap size, as with 'ptx -G -w4', or when a long reference
  leaves that little room, as with 'ptx -G -r'.
  [This bug was present in "the beginning".]

  'ptx -W' no longer loops forever with a word regular expression that can
  match the empty string, like: echo ab | ptx -W 'a*'.
  [This bug was present in "the beginning".]

  'shred' no longer blocks when opening a FIFO that has no readers.
  [This bug was present in "the beginning".]

  'stty' no longer fails when the system uses speed encodings that
  are variations of the requested speed.
  [bug introduced in coreutils-9.8]

  'tee' no longer loops infinitely after writing all output if a write call sets
  errno to EAGAIN.
  [bug introduced in coreutils-9.11]

  'tee' no longer treats short writes as errors.
  [bug introduced in coreutils-9.11]

  'test' no longer treats '-a' and '-o' as operators when given as strings to a
  binary operator.  E.g., 'test -a -a -a' exits successfully instead of exiting
  with an error.
  [This bug was present in "the beginning".]

  'truncate --reference=R' no longer hangs when R is a FIFO with no readers.
  [bug introduced in coreutils-8.17]

  'unexpand -t' no longer overflows a heap buffer, for tab values > SIZE_MAX/16,
  or with multi-byte blank characters longer than the tab value.
  [bugs introduced in coreutils-9.11]

  'uniq -w' no longer overruns the read buffer in multibyte locales.
  [bug introduced in coreutils-9.5]

  'wc' no longer reads past the end of a lookup table in legacy multibyte
  locales like SHIFT-JIS where a single byte can decode to a wide character.
  [bug introduced in coreutils-9.5]

  Messages from Gnulib are no longer mistranslated in non-English locales.
  [bug introduced in coreutils-9.6]

** New Features

  'env' now supports --env0-from=FILE to read NUL-delimited environment entries
  from a file.  With -i, entries are preserved exactly, allowing full
  round-tripping of environments containing duplicate or nonstandard entries.

  'stat' and 'tail' now know about the "failfs" and "nullfs" file system types.
  stat -f -c%T now reports the file system type,
  and tail -f uses inotify for these file systems.

  uname adds the -A,--all-labeled option to label all output, one item per line.

** Changes in behavior

  'env' and 'printenv' now quote printed environment variables honoring the
  QUOTING_STYLE environment variable, defaulting to shell-escape style. This
  avoids printing arbitrary data to the terminal and allows the output to be
  sourced by a POSIX shell.

  'ls' -w,--width no longer includes '\n' in the width of a line.
  I.e., the width or $COLUMNS is interpreted to be an _inclusive_ maximum.

  'stat' now uses shell quoting when required, to more robustly escape
  file names.  Previously it only quoted file names with the %N format.
  The default quoting honors the QUOTING_STYLE env variable (like %N).
  Also %Qn is a newly supported format combination to quote file names,
  leaving the existing %n format for when quoting is not desired.

** Improvements

  When built with the configure option '--with-wtmpdb', invocations of
  'who /var/log/wtmp' and 'users /var/log/wtmp' use the wtmpdb database
  instead of the file /var/log/wtmp.  This makes them Y2038-safe.

  'cut -w' operates more efficiently when extracting the start of a line
  in multi-byte locales, giving 4x more throughput with typical input.

  'df', 'du', 'ls', 'od', 'pr', and 'sort' now escape invalid arguments in error
  messages for options expecting an integer.

  'env -0, and 'printenv -0' now explicitly set binary mode on output
  so that no CRLF translation is done e.g., on windows.

  'install -C' will now avoid updating file metadata when the destination
  already has the appropriate ownership and permissions.

  'basename', 'dirname', 'du', 'readlink', and 'realpath' now quote output in
  shell-escape style when standard output is a terminal.  The QUOTING_STYLE
  environment variable can be used to adjust or disable the quoting.

  'ls -m' now quotes files names containing commas when appropriate,
  so users can better distinguish separating commas.

  'ls' now replaces newlines in file names if ambiguous with separators.
  Previously newlines were protected only when outputting to a terminal.

  'sort' will now better use available memory and parallel operation
  when reading from unknown sized inputs like pipes.

  'uniq -c' now operates up to 2.5x times faster on systems with unlocked stdio
  functions.


** Build-related

  'logname' now builds, where getlogin() is replaced (e.g. with musl),
  and systemd libs are being used, by linking the required libraries.

  The multi-call binary built with configure --enable-single-binary is reduced
  in size by around 10KB through the more efficient reuse of the 'test' code
  by '[', and the 'true' code by 'false'.

  configure no longer accepts the --with-linux-crypto option, which allowed
  cksum, md5sum, and sha*sum to use the Linux AF_ALG API.  This API will be
  deprecated in Linux 7.2 and is less performant than OpenSSL.

  The configure option '--enable-systemd' is renamed to '--with-systemd'.
  The option '--enable-systemd' was a misnomer and is now deprecated.

  The 'sort' binary now uses the UAPI Group's .note.dlopen ELF note
  to indicate its dependency on libcrypto.


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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 9.14 - GALERA

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PRENOTA QUI IL TUO POSTO alla DEMO GRATUITA di GUIDA SICURA https://calendar.app.google/BHephHMEevCJ8mBe8
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Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
Vuoi inviarci le clip della TUA DASHCAM? Guarda come fare su https://bit.ly/inviavideo
Seguici sui canali BDOI per essere AGGIORNATO e vedere le MIGLIORI CLIP https://bit.ly/canalibdoi
Hai domande o curiosità? COMMENTA sotto al video oppure CONTATTACI https://bit.ly/contattabdoi
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This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
Do you want to send us the clips of YOUR DASHCAM? See how on https://bit.ly/inviavideo
Follow us on BDOI channels to be UPDATED and see the BEST CLIPS https://bit.ly/canalibdoi
Do you have any questions or curiosities? COMMENT below the video or CONTACT US https://bit.ly/contattabdoi

#baddriversofitaly #dashcam #compilation
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HO DISTRUTTO I FRENI DELL'M2 - M2 GT3 Project

💾

Andando a Monza in pista ho totalmente distrutto i freni della mia M2. Quindi il nuovo upgrade per la mia M2 sono dischi e pastiglie nuove... e non solo! Il progetto M2 GT3 continua 🏎️

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Andate e moltiplicatevi! 10 100 1000 server nascano — Go forth and multiply! May 10 – 100 – 1000 servers spark up

[IT]

In questi giorni di repressione feroce, ideologica e senza alcuna base di realtà, ci avete spesso chiesto: “Come possiamo aiutarvi?”.

La prima risposta alla domanda è immediata: se volete aiutarci, create nuovi spazi in rete. 

Di server liberi ce ne sono troppo pochi, che si tratti di mail, web hosting o qualunque altro servizio utile.

E non lo pensiamo da oggi, lo pensiamo dal marzo 2001, quando abbiamo fondato A/I – è da quei tempi, infatti, che invitiamo alla creazione di miriadi di server autogestiti e che citiamo la frase pseudo-biblica

“Andate e moltiplicatevi, dissero le cavallette!”.

Ma se prima le nostre parole sembravano una profezia da cyberpunk paranoici, adesso si tratta di una priorità ineluttabile.

Andate e moltiplicatevi, dunque. Copiateci. Copiate quello che abbiamo fatto. Copiate il codice che abbiamo usato. Copiate l ’idea a cui abbiamo cercato di dare forma. Oppure prendete i pezzi che vi piacciono e inventatevi un vostro remix.
Se c ’è qualcosa che può mettere in difficoltà i nostri avversari, oggi, ieri, sempre, è la nostra capacità di diffondere il virus dell ’autogestione e dell ’autodeterminazione, di moltiplicare in maniera frattale le infrastrutture del dissenso. 

Autistici/Inventati non siamo solo noi. Autistici/Inventati muore ma altri mille ne sono già nati e altri mille ne devono nascere ancora.

Ma non basta: quella a cui assistiamo è una strategia coordinata di escalation repressiva
che cerca di cambiare radicalmente le regole del gioco e il suo stesso terreno. Questo significa che il problema non riguarda solo un piccolo gruppo di persone, ma è un tema che va socializzato e assunto collettivamente
nel senso più ampio del termine, dagli individui, passando per i progetti autogestiti fino ad arrivare alla società nel suo complesso. 

In gioco ci sono la libertà d ’espressione, informazione e associazione, l ’esistenza di infrastrutture che resistano
alle smanie di dominio degli autocrati (statunitensi o meno) e la volontà senza confini di sottrarre quelli che si considerano beni di tutti – come le infrastrutture di comunicazione – all ’imperialismo di qualcuno. 

Sono temi molto al di là di noi, riguardano tutti coloro che non vogliono vivere sentendosi merce da manipolare, ma che vogliono determinare autonomamente la propria vita e le proprie relazioni.

Per rispondere all’avanzata del tecno-fascismo è necessario un ampio schieramento comune, solidale e internazionale, per costruire argini che proteggano luoghi e infrastrutture autonome da qualsiasi volontà autoritaria.

Quindi, per tornare alle domande da cui siamo partite: grazie per aver raccontato quello che sta succedendo, per la solidarietà e per la capacità di molti di capire che quello che è successo a noi è un granello che potrebbe diventare valanga, nel male ma forse anche nel bene. 

Sono cose che ci riempiono il cuore, ma adesso è il momento di fare un passo in più, di spingere la nostra immaginazione oltre il ristretto orizzonte
imposto da questi tempi bui. La nostra speranza è che questo attacco alla libertà delle reti scateni una resistenza collettiva forte e creativa. Che mille piattaforme sboccino, che mille collettivi hacktivist si formino, che mille server nascano! Che la fine di A/I dia vita a una miriade di infrastrutture del dissenso mai immaginate prima.

Andate e moltiplicatevi, dissero le cavallette! E mentre vi moltiplicate, provate a immaginare un mondo di lotta, resistenza e autogestione come non lo avete visto mai.

COLLETTIVO AUTISTICI/INVENTATI


[EN]

In these days of rabid, ideological and groundless repression you have often asked us: “How can we support you?”

The first answer that has come to our minds is: if you want to help, create new spaces online. There are way too few autonomous servers around there, whether for email and web hosting or for any other useful communication tools. 

This idea is by no means new. We have been repeating it since March 2001, when A/I began its adventure. Already back then we had started calling for the creation of countless self-managed servers, and with this hope in mind we coined the pseudo-biblical phrase:

“Go forth and multiply, the grasshoppers said!”

As much as these words may have sounded like a paranoid cyberpunk prophecy at the time, today they turn out to be an urgent necessity.

Go forth and multiply, then. Copy us. Copy what we ’ve done. Copy the code we ’ve used. Copy the idea we ’ve tried to give shape to. Or just take what you need from us and remix it.
If there ’s something our adversaries fear and loathe – now, in the past and forever – is our ability to spread the virus of self-management and self-determination, to fractally replicate infrastructures of dissent. 

Autistici/Inventati is not only us. Autistici/Inventati may die, but thousands have already been born and thousand more will arise.

And that ’s not all. What ’s unfolding all around us is a coordinated strategy to escalate repression
with the goal of fundamentally changing not only the rules of the game, but its very terrain. This means that what is happening does not concern just a handful of people, but needs to be shared and faced collectively
and as widely as possible – by individuals, autonomous projects, organizations and by the whole society. 

What ’s at stake is freedom of speech, information and association, as well as the sheer existence of infrastructure capable of resisting authoritarianism
(not only in the United States). What ’s at stake is the possibility to keep fighting everywhere to defend fundamental commons – like communication infrastructures – from someone ’s imperialism.

It ’s something well beyond ourselves. It concerns anybody who wants to live without feeling commodified and strives to self-determine their lives and relationships. If we want to resist this advancing techno-fascism, we need a wide international solidarity effort to build frameworks protecting autonomous infrastructure and spaces that are free from any authoritarian intent.

So, let ’s get back to the question we started with: we are thankful to all of you who have been telling the story of what ’s happened to us. We are grateful for the wide solidarity that you ’ve shown to us and for your ability to understand that what ’s happened to us is but one small step in the cascade of events that will probably unfold, certainly for worse, but perhaps also for better.

This vision fills our hearts. But now it ’s time to take a step further, to push our imagination beyond the shrinking horizons of possibility
these dark times force on us. Our hope is that this attack on the freedom of networks unleashes powerful and creative collective resistance. May a thousand platforms bloom, may a thousand hacktivist collectives be born, may a thousand servers spark up! May the end of A/I produce a myriad instrastructures of dissent as we could never imagine before.

Go forth and multiply, the grasshoppers said! And while you ’re at it, try and imagine a world of struggle, resistance and self-management the likes of which you have never seen.

AUTISTICI/INVENTATI COLLECTIVE

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Impara a programmare con progetti significativi!

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La piattaforma di coding, che contiene progetti e scenari significativi per migliorare il proprio craft informatico e diventare dei programmatori migliori.

In questo video descrivi il funzionamento della piattaforma e le idee che ho voluto inserire al suo interno. La piattaforma è disponibile su

- https://code.esadecimale.it

Per accedere basta avere un account nell'ecosistema Esadecimale. L'account può essere creato partendo dalla pagina principale del progetto, in fondo troverete il form di iscrizione.

- https://esadecimale.it

Il progetto Esadecimale nasce per offrire il migliore spazio di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano.
- https://esadecimale.it
- https://account.esadecimale.it
- https://learn.esadecimale.it
- https://code.esadecimale.it
- https://cyber.esadecimale.it
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♥️ LA LOGICA DELLA VITA: LEGGI BIOLOGICHE

La bellezza della Natura è che tutto è perfetto e tutto ha un senso, anche nella cosiddetta "malattia". Il nostro corpo reagisce automaticamente e biologicamente quando un evento ci coglie impreparati.Nel corso dell'evoluzione la Natura segue un principio semplice e fondamentale: l'istinto di sopravvivenza (del singolo e della specie).Così facendo il cervello umano ha codificato ...continua a leggere "♥️ LA LOGICA DELLA VITA: LEGGI BIOLOGICHE"
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Leggi Biologiche alla portata di tutti

Come ogni anno, sono sempre onorato e felice di presentare il corso (in presenza e anche online) sulle Leggi Biologiche!Stiamo parlando di conoscenze fondamentali per diventare Uomini liberi.Per quale motivo, infatti, l’uomo si ammala? Colpa del destino, della sfortuna o di una genetica difettosa, come afferma la medicina?E come mai si “ammala” proprio quell’organo e ...continua a leggere "Leggi Biologiche alla portata di tutti"
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Allergie, queste sconosciute (dalla medicina)

Come mai sempre più persone sono allergiche? Qual è la causa?La medicina brancola nel buio più totale e definisce l’allergia come una reazione anomala del corpo verso determinate sostanze, dette allergeni. Ma non ne spiega il motivo.Perché, infatti, una persona reagisce a “qualcosa” con il muco, con il naso colante, con l'asma o con un ...continua a leggere "Allergie, queste sconosciute (dalla medicina)"
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Best of GilstrapTV!!

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Today's video is "Best of GilstrapTV!!" Sit back, relax, and enjoy some of my favorite clips from the first half of this year!

NEW MERCH: https://crowdmade.com/collections/gilstrap

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Il giradischi a manovella, scurreggiamoci dentro! #funny #retro #vintage #viral

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Updated Debian 13: 13.7 released

The Debian project is pleased to announce the seventh update of its stable distribution Debian 13 (codename trixie). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.
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Opening 1980s Wax Packs

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Buy a Pooter - http://thepooter.com

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Il luogo più OSTILE d'Europa 👉 Giro del mondo in camper 4x4

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Episodio 1192: E' arrivato il grande momento, sei anni fa abbiamo provato a raggiungere il vulcano Askja, ci eravamo quasi riusciti ma una nevicata fortissima ci aveva privato della possibilità di percorrere gli ultimi 8 km. Non solo in quell'occasione ci siamo ritrovati bloccati nel parcheggio per circa cinque giorni. E' stata un esperienza indimenticabile! Questa volta arriviamo a la ranger ci dice che sarebbe meglio andarsene. E' arrivato il momento di prendere una decisione.

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Populismo rurale, o colonialismo urbano?Un’analisi dei conflitti interni all’ambientalismo, a partire da una ricerca sul campo

di Elisa Lello [da Rivista Malamente n. 41, set. 2026]

Eolico industriale e lavori per il gasdotto Snam sull’Alpe della Luna, nei pressi di Badia Tedalda (AR)

Il rapporto tra ambientalismo e ruralità non è facile. Se da una parte la campagna dovrebbe essere luogo di elezione dell’ambientalismo, per via del semplice fatto di consentire, almeno in teoria, una vita più a contatto con il mondo naturale, in realtà proprio qui assistiamo talvolta a proteste che vengono definite “anti-ambientaliste”, per il loro contrapporsi a politiche di tutela ambientale: è il caso delle mobilitazioni al centro della presente ricerca, una contro l’istituzione di un parco naturale, l’altra contro una miniera di litio indispensabile per la transizione green ed energetica. Non è affatto raro incontrare, nei discorsi di queste e altre proteste rurali, accuse esplicite contro un ambientalismo vissuto come qualcosa di cittadino, “da salotto”, estraneo al territorio. Dal punto di vista opposto, urbano, queste proteste sono spesso liquidate come “populismo rurale”, come se gli abitanti delle campagne fossero naturalmente, costitutivamente, chiusi, tradizionalisti, anti-ambientalisti.

Ma davvero le cose stanno in questo modo? Davvero le proteste rurali contro politiche (presentate come) ambientali sono alimentate dal populismo rurale? E che ruolo gioca, all’interno di questi conflitti, il sapere esperto e scientifico: siamo di fronte a un fronteggiarsi tra ambientalisti (urbani) pro-scienza e populisti (rurali) anti-scientifici, così come previsto da quella lettura, o le cose sono più complesse? [leggi tutto…]

1. I casi di studio, in Italia e in Portogallo

Abbiamo analizzato, partendo da questi interrogativi, due casi di conflitto ambientale, in una ricerca di cui proponiamo qui una sintesi[1]. Il primo caso riguarda una tipica politica conservazionista: il conflitto è tra i sostenitori e gli oppositori del Parco nazionale del Catria, Nerone e Alpe della Luna, nella porzione interna, in larga parte appenninica, della provincia di Pesaro-Urbino, coinvolgendo alcune province e regioni limitrofe. Il progetto, promosso da associazioni ambientaliste fin dagli anni ’80, non ha mai visto la luce per via dell’opposizione di alcuni settori della politica e della società civile locale, preoccupati per i vincoli che il Parco avrebbe imposto alle attività economiche locali e per la perdita di potere decisionale sul territorio.

Nel secondo caso esploriamo la contestazione di una green policy, cioè le lotte contro quella che dovrebbe diventare la più grande miniera di litio a cielo aperto in Europa, nelle montagne del Nord del Portogallo, tra i villaggi di Covas do Barroso, Romainho, Muro e Dornelas, presentata come opera strategica ai fini della transizione energetica ed ecologica. In una battaglia che dura, ormai, da nove anni, e che è diventata una sorta di linea del Piave rispetto ai mille progetti di (ri)apertura di attività estrattive che stanno piovendo sull’intero territorio portoghese, le proteste denunciano il pesante impatto ecologico e sociale delle miniere, che andrebbero a distruggere l’economia di una regione fortemente votata a un’agricoltura sostenibile e di piccola scala, basata su sistemi tradizionali e complessi di gestione comunitaria dell’acqua e della terra (Baldìos), che le è valsa, peraltro, il riconoscimento da parte della FAO come World Agricultural Heritage[2].

Portogallo, manifestazione contro la miniera di litio a Covas do Barroso

2. Dal populismo rurale…

Le resistenze a politiche ambientali vengono in genere ricondotte alla diagnosi del populismo rurale, secondo cui gli abitanti delle campagne sarebbero naturalmente propensi a orientamenti conservatori e tradizionalisti, e ostili a idee emancipative, cosmopolite e progressiste. Questa “predisposizione naturale” sarebbe ora accentuata dalla crescente marginalizzazione delle aree rurali europee, dovuta a deindustrializzazione, contrazione dei servizi pubblici, invecchiamento e declino demografico, perdita di voce e rappresentanza politica. Le aree rurali sarebbero quindi pienamente coinvolte nella spirale della protesta populista come vendetta dei luoghi che non contano[3] e che sentono di non avere un futuro. Da qui un ribollire di risentimento, frustrazione, che condurrebbe a chiusure identitarie e richieste di protezione dal nuovo e dal diverso; prendendo, anche, la direzione di un tradizionalismo morale che informerebbe visioni regressive sui ruoli di genere, una certa esaltazione della mascolinità rurale e della whiteness, ostilità verso i migranti.

Se la “Rivoluzione silenziosa” degli anni ’60 e ’70 aveva portato alla ribalta valori post-materialisti, libertari e cosmopoliti – tra cui l’ambientalismo – non stupisce che l’attuale montata neo-populista che troverebbe il suo epicentro nelle aree marginali e rurali europee venga interpretata nei termini di un “contraccolpo culturale”[4]: una reazione di segno contrario, quindi autoritario e tradizionalista, che porta con sé un rifiuto di quei valori, alimentando quindi anche un “anti-ambientalismo” intrecciato – e questo è un aspetto cruciale – allo scetticismo verso la scienza e il sapere esperto.

Una variante, all’interno di questo quadro diagnostico, è quella del “populismo energetico”, in cui vengono tracciate connessioni tra populismo di destra, scetticismo verso il cambiamento climatico e opposizioni locali contro gli impianti di energie rinnovabili.

Portogallo, manifestazione contro la miniera di litio a Covas do Barroso

3. … Alla spaccatura tra agricoltura (rurale) contro ambientalismo (urbano)

Ma le tensioni tra ruralità e ambientalismo vengono messe a fuoco, in letteratura, anche rispetto all’agricoltura, e in particolare all’agroecologia: un tema è quello delle difficoltà che ostacolano il diffondersi di discorsi e pratiche legati all’autodeterminazione alimentare nelle campagne. È interessante notare come una delle cause principali venga ricondotta al fatto che i promotori di pratiche agroecologiche siano prevalentemente i cosiddetti neo-rurali, i “ritornanti” (back-to-landers) con cultura e formazione prettamente urbane, che decidono di cambiare vita e stabilirsi in campagne dove provano a creare nuove reti, scontrandosi però talvolta con sentimenti di diffidenza (reciproci) nel rapporto con gli abitanti rurali, dovuti a differenze profonde nelle visioni del mondo, nel linguaggio, nei valori[5].

La spaccatura tra mondo agricolo e ambientalismo è stata recentemente rinfocolata dal modo in cui sono state lette e trattate le proteste degli agricoltori europei. Anziché prendere sul serio le loro ragioni provando al contempo a sfidare i limiti di quelle proteste – ragionando su come le loro difficoltà si inserissero all’interno di un settore agricolo soffocato e costretto all’iperproduttività dal connubio industrializzazione-grande distribuzione – si è preferito adagiarsi su una lettura pigra, buona soprattutto per confortare le premesse ideologiche di chi la propone: una lettura che ha ricalcato le linee interpretative del populismo rurale, regressivo, anti-ambientalista, dove quest’ultimo concetto è appunto definito come “caratterizzato dall’opposizione a politiche ambientali e dallo scetticismo verso il consenso scientifico intorno alle questioni ambientali (…). Questa posizione è tipicamente contraddistinta dalla resistenza alle iniziative normative finalizzate a proteggere e preservare l’ambiente, comprese le politiche in materia di cambiamenti climatici, controllo dell’inquinamento e conservazione della biodiversità”[6].

In questo modo, le proteste sono state interpretate, da ampia parte degli ambienti di sinistra e ambientalisti, secondo l’assai debole e riduttiva lettura del particolarismo egoista (imputato agli agricoltori) insofferente alle regolamentazioni volte al bene collettivo e alla tutela dell’ambiente[7], suscitando particolare sospetto, quando non ostilità, presso l’attivismo eco-climatico, con radicamento prevalentemente urbano. In seguito, la scelta di Von der Leyen di retrocedere (solo) sugli aspetti del Green New Deal più chiaramente improntati all’ecologia, motivandola come tentativo di andare incontro alle proteste degli agricoltori, è stata il colpo di grazia che ha cementato la linea di conflitto tra mondo agricolo, radicato nelle campagne, e un ambientalismo prevalentemente urbano.

Parco Nazionale del Catria, Nerone e Alpe della Luna, il “Parco che Non è“

4. La ricerca: cenni sul metodo

In entrambi i casi di studio abbiamo fatto ricorso ad analisi dei documenti e della stampa, e abbiamo partecipato a diversi momenti di incontro e discussione, con un approccio attento a problematizzare la distinzione tra soggetto e oggetto della ricerca, a considerarne l’impatto sociale, a tenere ben presente la necessità di decolonizzare i metodi di indagine. Per quanto riguarda il caso-studio appenninico, abbiamo svolto una rilevazione demoscopica su un campione rappresentativo in base a genere ed età della popolazione dei comuni coinvolti nel progetto del Parco (n=818); insieme ad un approfondimento qualitativo attraverso interviste semi-strutturate a figure rilevanti tra i sostenitori come tra i detrattori del parco. Il caso portoghese ha incluso un’etnografia durante l’Acampamento em defesa do Barroso (un campeggio internazionale contro l’estrattivismo che si tiene ogni anno a Covas do Barroso), a cui ho partecipato nell’agosto 2024, corredata da alcune interviste a ricercatori/trici e attivisti/e con lunga esperienza di ricerca in loco.

5. Quanto sono anti-ambientalisti gli anti-ambientalisti?

Nel caso-studio appenninico, dove avevamo a disposizione dati quantitativi, abbiamo innanzitutto voluto verificare se esista una correlazione, sul piano statistico, tra anti-ambientalismo (inteso come ostilità verso l’azione degli ambientalisti locali) e gli orientamenti che la letteratura associa al populismo: non ne abbiamo trovato tracce significative. Non c’è, tra quanti esprimono scetticismo nei confronti degli ambientalisti, un sostegno maggiormente diffuso rispetto al resto del campione verso orientamenti tradizionalisti o di chiusura riguardo a ruoli di genere, orientamenti sessuali, immigrazione; né si osserva un più accentuato scetticismo verso il sapere esperto e le autorità del sapere accreditato. La lettura “populista” riceve qui una prima smentita.

Quindi, ci siamo chiesti: in che misura chi viene definito come “anti-ambientalista” (perché ostile alle azioni degli ambientalisti locali) ha davvero posizioni anti-ambientaliste? La risposta, sul piano quantitativo, è netta: gli “anti-ambientalisti” condividono in ampia maggioranza, e senza differenze apprezzabili rispetto al resto del campione, la necessità di anteporre le ragioni della tutela ambientale a quelle della crescita economica. Insomma, oltre a non avere molto a che spartire coi populisti, questi anti-ambientalisti sembrano persino ambientalisti…

Per sbrogliare la matassa conviene, al solito, affidarsi alle interviste. Tra le figure più attive nell’avversare il parco, troviamo così l’agronoma che supporta e promuove la transizione di agricoltori e allevatori verso metodi di produzione biologici; e che, in modo simile al più noto e attivo esponente politico locale del fronte No-Parco, adotta nella vita personale scelte e accorgimenti che denotano un profondo coinvolgimento con i temi dell’ecologia. Non per caso, il sopracitato esponente politico si ritrova dalla stessa parte della barricata con gli stessi attivisti, che nella controversia sul Parco stanno invece sul fronte opposto, quando si tratta di difendere il territorio dal metanodotto “Linea Adriatica” o dai grandi progetti di speculazione sulle rinnovabili che incombono anche qui, come nel resto dell’Appennino.

Nelle parole di chi avversa il Parco, più che anti-ambientalismo, troviamo echi di quell’“ambientalismo dei poveri” di cui parla Martinez-Alier[8]: la rivendicazione di un diverso ambientalismo, quello degli agricoltori e coltivatori locali che sono attenti affinché fonti e abbeveratoi di montagna siano in ordine e le popolazioni di insetti impollinatori in buona salute, visto che da questo dipende il loro sostentamento; e che denunciano i limiti di un ambientalismo, appunto, urbano, astratto, disattento alle geografie locali, inconsapevole di quanto le campagne risentano di diseguaglianze che non sono solo redistributive ma anche “di riconoscimento” – dei valori, scelte di vita, priorità locali.

L’opposizione al Parco deriva semmai dai timori circa i vincoli che questo potrebbe introdurre (in particolare per la caccia, la gestione del bosco e del legname, le attività estrattive), oltre che dalla percezione di una proposta calata dall’alto, di cui peraltro non sono stati comunicati in modo efficace, soprattutto in passato, i benefici per il territorio. Gli stessi promotori del parco sono consapevoli di questi limiti nel coinvolgimento della popolazione, che sono peraltro all’origine dello scetticismo che hanno finora riservato al progetto anche le Comunanze agrarie. Appare tuttavia interessante la possibilità che si aprano nuovi canali di dialogo tra i due fronti intorno a quali possano essere gli strumenti (e se il parco possa essere uno di questi) per difendere queste magnifiche montagne da quella che sia i promotori che gli oppositori del parco percepiscono ora come la reale minaccia incombente: che possano essere trasformate in “zone di sacrificio”, sotto il grandinare di megapale eoliche, metanodotto, impianti sciistici con nuove strade e bacini artificiali e nuove arterie viarie con relativi trafori.

Nel caso portoghese, è ancora più evidente come le proteste contro la green policy non abbiano nulla a che spartire con l’anti-ambientalismo. Al contrario, si richiamano esplicitamente all’ecologia, denunciando le contraddizioni di una transizione dipinta come ecologica attraverso discorsi manipolativi e green washing. Lo slogan che risuona più spesso è “VERDE È O BARROSO!”, ad enfatizzare l’assurdità di considerare ecologica un’infrastruttura che distruggerebbe l’ecosistema insieme a un’organizzazione socio-economica davvero sostenibile.

“Quando queste miniere sono etichettate come ecologiche le persone qui rispondono: oh, ma come può essere ecologico questo? Come una critica all’ambientalismo dell’industria e degli stati (…). Loro rispondono: Verde è o Barroso! Quello che pratichiamo qui è agricoltura sostenibile, gestione sostenibile dell’acqua (…). Dicono: guardate, coltiviamo il nostro cibo. Viviamo come vivevano i nostri nonni. Ci prendiamo cura delle foreste. Possiamo bere dal fiume. E ricicliamo tutto, riutilizziamo e compostiamo. Quindi è economia circolare, questi paroloni: beh è quello che facciamo qui, sapete?” (Int. 7)

È interessante notare che la loro rivendicazione non si limita alla classica argomentazione della giustizia ambientale, secondo cui è ingiusto che questi territori sostengano il costo di una crisi climatica di cui non sono primariamente responsabili; ma si spinge più a fondo, interrogando il ruolo della scienza e dell’expertise alla base della transizione green, e le loro premesse onto-epistemologiche, come vedremo più avanti.

Acampamento em defesa do Barroso, Portogallo

6. L’impoverimento delle zone rurali alimenta il ressentiment populista?

Prima, tuttavia, ci siamo chiesti se, come prevede la prospettiva del populismo rurale, l’impoverimento e il senso di essere stati deprivati del futuro spingano la popolazione verso orientamenti populisti. Anche in questo caso le risposte vanno in tutt’altra direzione, consegnandoci un quadro assai interessante.

Nel caso dell’Appennino, i servizi di base – in particolare ospedali e pronto soccorso – fino a pochi anni fa ancora presenti in luoghi facilmente raggiungibili, sono stati chiusi, a fronte dell’invecchiare della popolazione. Gli intervistati ci raccontano che, se fanno fatica a sensibilizzare le persone del luogo alla tutela ambientale, non è certo per sentimenti anti-ambientalisti o indifferenza: di fronte all’abbandono e alla desertificazione dei servizi, le priorità sono, inevitabilmente, altre.

Nelle montagne portoghesi, all’interno di comunità locali in larga maggioranza contrarie alle miniere, la sensazione di non avere più un futuro prevale invece proprio tra le minoranze che sono invece acquiescenti o favorevoli. La percezione di marginalità, quindi, ha un impatto opposto a quello che ci si attenderebbe: non alimenta una sfiducia verso le miniere motivata da uno scetticismo “populista” verso la transizione ecologica; al contrario, disincentiva la protesta contro le miniere, e non per adesione alla narrativa green, bensì per sentimenti di resa e capitolazione.

“Questa signora ci ha detto che nel villaggio vicino non è nato un bambino negli ultimi 12 o 14 anni (…). La gente pensa che, a un certo punto, vivere lì sia come un vicolo cieco. Un vicolo cieco, nel senso che i bambini non hanno alcun futuro lì, quindi potrebbero prendere un po’ di soldi da quel pezzo di terra e darli ai figli, così che possano fare quello che vogliono e costruirsi una vita in città, o qualsiasi altra cosa sia.” (Int. 8)

Nonostante il declino demografico e l’emigrazione abbiano colpito duro anche tra le montagne portoghesi, diversi tra i ricercatori-attivisti intervistati problematizzano e anzi rifiutano la nozione di marginalità. Sostengono che le comunità del Barroso siano consapevoli e orgogliose della propria organizzazione sociale ed economica, del loro stile di vita, delle risorse locali. La loro tesi è che la narrativa della marginalità sia un costrutto esterno, imposto, funzionale a giustificare la “sacrificabilità” del territorio. Le mobilitazioni contro le miniere, dunque, non sono alimentate dalla frustrazione conseguente alla marginalità: al contrario, rappresentano precisamente una sfida a quella narrazione.

“Quindi c’è un altro tipo di ricchezza (…). No, non c’è povertà. Queste cose le vedi nei report di Savannah (l’impresa che gestisce le miniere, NdI), ma quelle sono tattiche che servono solo a screditare e a conquistare il loro spazio narrativo. Ma vedrai che lì non c’è nulla del genere. Voglio dire, non più del solito. (…) Le case sono vecchie, costruite in pietra. Sono grandi, spaziose, con l’acqua corrente. Le infrastrutture sono vecchie, ma molto ben tenute. Sono costruite per durare nel tempo. Sono tranquilli, si aiutano a vicenda. C’è questa mentalità diversa che li rende ricchi.” (Int. 10)

“Ma è chiaramente una regione isolata. E questo è, ovviamente, uno dei pretesti utilizzati dai promotori di questo genere di progetti: stiamo portando cose positive in questa terra dove non c’è nulla” (Int. 7)

Scempio per le piste da sci sul Monte Catria [da www.lalupusinfabula.it]

7. Scienza contro anti-scienza, o conflitto tra epistemologie?

Nel caso portoghese, proprio come il conflitto non può essere descritto nei termini di ambientalismo contro anti-ambientalismo, allo stesso modo non riflette in alcun modo un’opposizione tra scienza e populismo anti-scientifico. L’expertise scientifica gioca piuttosto un ruolo complesso e ambivalente per entrambe le parti.

Se l’impresa e le istituzioni che sostengono le miniere si appellano ai dati sul cambiamento climatico, la scienza viene anche utilizzata come strumento di controinsurrezione. Una narrativa paternalistica che infantilizza le comunità locali, descrivendole come incapaci di prendere decisioni razionali e informate, viene usata per stigmatizzare e delegittimare le proteste. L’opposizione a politiche presuntamente evidence-based viene liquidata come frutto di ignoranza, anti-scienza o negazionismo climatico[9]: la scienza viene qui mobilitata per giustificare posture chiaramente coloniali, del resto già evidenti nel descrivere i territori come terra nullius.

Dalla parte opposta, il fronte contrario alle miniere ricorre prevalentemente agli studi sociali per mettere in discussione la presunta oggettività delle scienze dure – in questo caso, in particolare la geologia – e per spostare le proteste da una cornice particolarista, esposta ad accuse (per quanto strumentali) di sindrome Nimby, verso una prospettiva più ampia di critica all’estrattivismo e al paradigma della crescita infinita.

Soprattutto, però, la critica alle miniere fa leva sul concetto di “riduzionismo climatico”: sulla critica, cioè, alla tendenza imperante a ridurre la complessità della questione ecologica alla sola dimensione climatica, peraltro astraendola dalle sue connessioni con gli altri aspetti del collasso ambientale (perdita di biodiversità, industrializzazione dell’agricoltura, impermeabilizzazione dei suoli…); e, in secondo luogo, alla tendenza a ridurre lo stesso cambiamento climatico a una mera questione di concentrazione di CO2 atmosferica. Questo approccio (doppiamente) riduzionistico viene valutato non solo fuorviante, ma pericoloso, perché porta a giustificare interventi e politiche che peggiorano ulteriormente la crisi ecologica – come, appunto, l’estrazione di minerali e terre rare, e la stessa artificializzazione di ambienti naturali per costruire “parchi” eolici o foto/agrivoltaici.

Questo riduzionismo, si sostiene, si basa su premesse epistemologiche proprie della scienza occidentale, a loro volta fondate su un’ontologia che presuppone una rigida separazione tra il regno del pensiero e dell’intenzionalità – concepito come esclusivamente umano – e la natura, conseguentemente ridotta a materia inerte governata da leggi meccaniche. Le origini storiche dell’epistemologia scientifica occidentale coincidono con l’avvento di una natura “morta”, inanimata, che ha perso la connessione con la ciclicità – e i limiti – del nascere, crescere e morire[10]; l’ecofemminismo ha svelato i nessi tra l’avvento di questa onto-epistemologia, necessaria per l’affermarsi della società industriale e del capitalismo, e la cancellazione violenta di sistemi di conoscenza che, anche in Occidente, rifiutavano la separazione tra materia e spirito[11] (Federici, 2004; Merchant, 1980). È proprio questa visione del mondo che costruisce la natura come una riserva di risorse che possono essere illimitatamente estratte e sfruttate per alimentare l’accumulazione capitalista. Paradossalmente, questa ontologia, insieme all’epistemologia scientifica in essa radicata, pretende di imporsi come l’unica legittima e universalmente valida, superiore a tutte le altre forme di conoscenza esistenti ed esistite, relegate di conseguenza al rango di credenze e superstizioni: eppure, è precisamente all’origine del collasso ecologico in cui ci troviamo[12].

Nell’osservazione etnografica durante l’Acampamento è risultato evidente come queste riflessioni esondino rispetto ai confini dell’elaborazione intellettuale, per riecheggiare diffusamente nei discorsi, nelle pratiche e nei comportamenti. Non parliamo di una sfida esplicitamente tematizzata all’epistemologia scientifica, ma di evidenti disponibilità e interesse condivisi a esplorare aree di conoscenza e approcci che ne sfidano i fondamenti. Alcuni laboratori, ad esempio, trattavano di rabdomanzia e radiestesia, mentre altri presentavano approcci terapeutici olistici. La necessità di recuperare conoscenze tradizionali legate alle erbe e al femminile veniva qui presentata esplicitamente come resistenza politica che riconosce la necessità di riappropriarsi di conoscenze ancestrali per decolonizzare i corpi dalla medicina biochimica (e dall’industria) e al contempo ristabilire forme di autonomia comunitaria capaci di sfidare quella spirale di delega e dipendenza dagli esperti e dal mercato che costituisce, fin dalle origini, la cifra del capitalismo.

Anche certi slogan (come “Queremos um mundo onde caibam muitos mundos”) insieme alla centralità di aspetti legati all’identità e alle tradizioni rurali (maschere e strumenti tradizionali, musiche popolari), e allo spazio riservato ai contributi ecofemministi in evidente connessione con il ruolo preminente giocato dalle donne nell’organizzazione delle proteste, sembrano convergere nella messa in discussione dell’onto-epistemologia dominante e nell’apertura e anzi ricerca di risposte in cosmovisioni altre.

8. Lotte territoriali, comunità locali e climattivismo

La capacità di collegare la lotta locale contro le miniere a una più ampia critica dell’estrattivismo e del green capitalism viene associata a una stretta e costante interazione tra comunità locali, attivisti e ricercatori, che certo non è stata semplice. Lo stesso Acampamento è fonte di prevedibili tensioni che riecheggiano quelle evocate dalla letteratura, conseguenti all’arrivo simultaneo di centinaia (circa 450 nel 2024) di attivisti ambientali, anarchici, punk, freak, hippies e artisti, in villaggi abitati da persone in prevalenza anziane, spesso descritte come tradizionaliste e molto religiose. Nelle interviste viene sottolineata l’importanza di costruire relazioni di fiducia nell’incontro tra questi mondi così differenti, in cui però è “chi viene da fuori che ha una maggiore responsabilità nel comprendere le dinamiche locali; che non significa cambiare le proprie convinzioni politiche o i propri valori, ma capire che deve muoversi in un contesto che a volte è molto conservatore (…). Ma quello che ho constatato è che quando c’è fiducia, e a volte la fiducia deve adattarsi alla realtà e ai valori della gente, le persone sono molto aperte.” (Int. 9)

Un esempio emblematico di questo atteggiamento è stato il divieto, deciso dopo interminabili assemblee, di bandire nudismo e toplessness (femminile come maschile) nelle spiagge fluviali e all’interno dello stesso campeggio, in modo da non urtare la sensibilità degli abitanti.

Assente o difficoltoso, invece, il dialogo con l’attivismo climatico. Un dato prevedibile nel caso portoghese, dove l’obiettivo della decarbonizzazione collide con il doversi fare carico dei costi locali della transizione energetica. Gli attivisti raccontano che, nei tentativi che pure ci sono stati di avviare un dialogo, i climattivisti apparivano più impegnati a persuadere della validità e urgenza delle proprie campagne che a lasciarsi coinvolgere in un confronto e nell’ascolto delle preoccupazioni delle comunità locali.

Nel caso appenninico, invece, non sono state tematizzate contraddizioni tra l’istituzione del parco e le battaglie per il clima: tuttavia, anche in questo caso, il dialogo è risultato inesistente. Gli attivisti pro-Parco descrivono i movimenti climatici come prevalentemente urbani, con un profilo anagrafico chiaramente giovane in netto contrasto col loro (in prevalenza cinquantenni e oltre) e un approccio astratto, poco attento alle problematiche territoriali.

Conclusioni: verso una mappa dei conflitti interni all’ambientalismo

In entrambi i casi, l’opposizione a politiche (presentate come) ambientali non trova una spiegazione nel populismo rurale: l’attenzione va posta piuttosto sulla misura in cui le politiche proposte riescono a coinvolgere le popolazioni locali, tenere in considerazione il loro punto di vista e rispondere alle loro necessità.

Semmai, a fare problema è proprio la tendenza – sottesa alla categoria di “populismo rurale” – a dare per scontato lo stereotipo del campagnolo/montagnino ignorante e buzzurro, di mentalità ristretta e conservatrice. Senza nemmeno che sorga il sospetto su quanto quella categoria sia impregnata di colonialismo. A conferma di quanto strumenti e prospettive decoloniali, utilizzati (giustamente) nell’osservare l’alterità in continenti e culture lontani, è più difficile vengano invece mobilitati a casa nostra, nonostante la violenza coloniale si sia abbattuta anche sulla civiltà contadina europea.

Più che a un conflitto tra ambientalisti e anti-ambientalisti, i casi studiati ci portano a concepire l’ambientalismo stesso come spazio sempre più conteso e attraversato da diverse linee di conflitto, che tendono a intrecciarsi tra di loro.

Una prima è quella tra transizione green ed ecologismo anti-capitalista: le critiche alla narrazione green non muovono da posizioni anti-ambientaliste bensì dal considerarla un’appropriazione capitalista di rivendicazioni e principi ecologisti volta a proseguire lo sfruttamento della natura ai fini dell’accumulazione.

La seconda riguarda invece la frattura urbano/rurale, che si collega a modi differenti di intendere la difesa ambientale. Qui, è cruciale vedere come le “diseguaglianze di riconoscimento” che portano a raccontare da una prospettiva urbana – inferiorizzandoli – valori, identità e scelte di vita delle popolazioni rurali, si intreccino all’uso della scienza per infantilizzare le popolazioni rurali, sminuire conoscenze situate differenti dall’expertise accreditata di volta in volta, giustificare la narrativa della marginalità per cui tutto si può prendere perché tanto non c’è nulla – nemmeno più il futuro! – secondo il più classico dei meccanismi della dominazione coloniale.

Ma queste due linee di conflitto si intrecciano con una terza, che ha a che fare con le premesse onto-epistemologiche: da una parte la natura come stock di risorse quantificabili ed estraibili, materia misurabile e riproducibile, che apre la porta a ogni forma di riduzionismo, e insieme di manipolazione e soluzionismo tecnologici – dalla transizione energetica ai nuovi OGM e oltre – e a ogni forma di ibridazione tra un “naturale” pensato fin dall’inizio come macchinico e il tecnologico. Dall’altra, un ecologismo che muove da un’idea di natura come “ciò che nasce”, con i suoi limiti, la sua imprevedibilità che sfugge e si ribella a qualunque riduzionismo, il suo mistero da rispettare e accompagnare nel suo divenire; un ecologismo che, quindi, non può che essere tecnocritico, olistico, femminile. E comunitario, volto alla riappropriazione di saperi situati e negati, e di forme di auto-organizzazione e gestione collettiva dei beni comuni, terra e acqua incluse.


[1] L’articolo su cui si basa la presente sintesi è: Lello, Elisa and Barberis, Eduardo (2026) Rural populists? Questioning the link between anti-environmentalism, populism and science criticism in rural areas. Territory, Politics, Governance, 1-17, https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/21622671.2026.2677566. In questa sede abbiamo volutamente ridotto all’essenziale le citazioni bibliografiche, che possono invece essere trovate, insieme a un’esposizione più articolata delle premesse teoriche, della metodologia e dei risultati, nell’articolo originale.

[2] Dunlap, A., & Riquito, M. (2023). Social warfare for lithium extraction? Open-pit lithium mining, counterinsurgency tactics and enforcing green extractivism in northern Portugal. Energy Research & Social Science, 95, 1–21.

[3] Rodríguez-Pose, A. (2018). The revenge of the places that don’t matter (and what to do about it). Cambridge Journal of Regions, Economy and Society, 11(1), 189–209.

[4] Norris, P., & Inglehart, R. (2018). Cultural backlash: Trump, brexit, and authoritarian populism. Cambridge University Press.

[5] Bilewicz, A. M. (2020). Beyond the modernisation paradigm: Elements of a food sovereignty discourse in farmer protest movements and alternative food networks in Poland. Sociologia Ruralis, 60(4), 754–772.

[6] Bujdei-Tebeica, V. (2024). Green policies, gray areas. Civil Szemle, 21(2), 31–47, pp. 33.

[7] Riproducendo, per inciso, la stessa linea argomentativa, altrettanto fallace, usata pochi anni prima per linciare chi denunciava la torsione autoritaria di uno Stato che trasformava, attraverso imposizioni e lasciapassare, diritti universali in concessioni sub conditione dell’obbedienza: e dell’obbedienza non a normative a tutela del bene comune, bensì al volere di case farmaceutiche ed élite globali.

[8] Martinez-Alier, J. (2002). The environmentalism of the poor: A study of ecological conflicts and valuation. Edward Elgar Publishing.

[9] Canelas, J., & Carvalho, A. (2023). The dark side of the energy transition: Extractivist violence, energy (in)justice and lithium mining in Portugal. Energy Research & Social Science, 100, 103096

[10] Cayley, D. (2009). Ivan Illich. I fiumi a Nord del Futuro. Quodlibet.

[11] Merchant, C. (1980). The death of nature: Women, ecology, and the scientific revolution. Harper & Row.

[12] Consigliere, S. (2020). Favole del reincanto. Molteplicità, immaginario, rivoluzione. DeriveApprodi.


L'articolo Populismo rurale, o colonialismo urbano?Un’analisi dei conflitti interni all’ambientalismo, a partire da una ricerca sul campo proviene da Rivista Malamente.

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La Matematica è in pericolo?

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Leggiamo e commentiamo assieme la lettera firmata da tanti matematici con Fields Medal in cui si parla della differenza tra risoluzione di un problema e comprensione della natura del problema. La tematica è sottile e complessa, e molto probabilmente sarà interpretata male dalla maggior parte delle persone. Non credo che i matematici che hanno firmato questa lettera sono "spaventati" dal perdere i loro lavori. Credo che stanno identificando un problema significativo che l'umanità dovrà affrontare nei prossimi anni.

Il video di Paolo
- https://youtu.be/h7fWqxCyAaY?is=r5J56xhl6VDrSI6h

Link di riferimento:
- https://mathandai.org/
- https://terrytao.wordpress.com/2026/09/11/a-severe-misalignment-of-ai-in-mathematics/

Il progetto Esadecimale nasce per offrire il migliore spazio di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano.
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中华榫卯技艺之抱肩榫 #woodworking

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Simone Weil e il mistero della sventura | Dio, amore e Croce

Simone Weil affronta il mistero della sventura, del dolore e dell’assenza di Dio in una delle sue pagine più intense. Una lettura da Attesa di Dio sulla sventura, la Croce, l’amore e la ricerca di Dio nell’esperienza dell’estremo dolore per ascoltare direttamente la voce di Simone Weil. 🎬 PREMIERE12/09/2026 [riservata a Studenti Attivi]👉https://youtu.be/hZHu9f3qHQw Che cosa […]

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DUE GIOVANNI, DUE MONDI | Il Vangelo canonico e l’Apocrifo di Giovanni

Giovanni canonico e Apocrifo di Giovanni a confronto: due testi, due cosmologie, due modi di pensare Dio, uomo e salvezza.Dal Logos alla gnosi: come parole e immagini comuni possano generare visioni del mondo profondamente differenti.Un viaggio filologico nel cristianesimo delle origini tra luce, conoscenza, rivelazione, materia e dialogo. 🎬 Premiere📅 Data: 11/09/2026🕰️ Ora: 14.00🔗https://youtu.be/rkxWfVnGK8I Qualche […]

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NASA's Chandra Spots Galactic Gem

Galaxies are like cosmic gems, each with characteristics including size and shape that make them distinct. A gallery from NASA’s Chandra X-ray Observatory and other telescopes displays a collection of galactic images that showcase this variety.

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11 SETTEMBRE. 25 ANNI DI BUGIE. 25 ANNI DI CRIMINI

«… i nuovi documenti pubblicati dall’amministrazione di Zohran Mamdani hanno rivelato come le autorità di New York hanno ingannato il grande pubblico sulla qualità dell’aria a Ground Zero dopo gli attacchi dell’11 settembre dove, nonostante i proclami, si respirava amianto.» [1]

 

Sono 25 anni che la propaganda a reti unificate ci propina l’incredibile versione che le autorità statunitensi hanno accreditato: due aerei hanno abbattuto tre grattacieli, la fusoliera di un altro aereo ha bucato uno dei muri più blindati del Pentagono mentre i due motori non lo hanno nemmeno graffiato e un quarto aereo si è schiantato in un prato senza lasciare i più comuni rottami.

Ora finalmente comincia a sgretolarsi il muro di gomma, almeno per la parte che mette sotto accusa tutte le autorità precedenti di mancato allarme. Nel gioco delle parti della pseudodemocrazia americana non è consentito di più.

Era del tutto impossibile che l’enorme nuvola di detriti sollevatasi a Manhattan non fosse altamente nociva. Le Torri dovevano essere smantellate contenendo alte quantità di amianto. Più facile e infinitamente meno costoso buttarle giù. Il costo lo avrebbero pagato i cittadini di New York e in prima fila i suoi eroici pompieri.

Infatti, secondo quanto emerge dalle 170mila pagine di documenti sulla qualità dell’aria dopo gli attentati pubblicati dall’amministrazione della città, si mostra che l’amianto fu trovato “quasi dovunque” vicino all’area delle torri gemelle mentre le autorità rassicuravano la popolazione del contrario. In seguito le malattie legate a polveri e fumi hanno causato più morti degli attentati, ove morirono 2.977 persone.

La “Guerra al Terrorismo”, inaugurata allora contro un nemico perfetto che loro definiscono di volta in volta in base ai loro interessi, ha portato morte e distruzione in Afghanistan, Iraq, Yemen, Pakistan, Somalia, Libia, Siria, Venezuela, Nigeria e Iran.

Oltre 940.000 morti “diretti”. Di questi, più di 432.000 sarebbero civili. Poi ci sono le morti “indirette (crollo dei sistemi sanitari, fame, malattie, infrastrutture distrutte). Al Jazeera, citando il Watson Institute, indica un range di 3,6–3,8 milioni di morti indirette.

Al cittadino americano finora ciò è costato 5.800 miliardi di dollari a oggi. Coi costi futuri per i veterani: almeno 2,2 trilioni nei prossimi decenni.

Non ci sono le parole per commentare e forse non servono neanche.

 

[1] https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/09/la-rabbia-dei-pompieri-di-new-york-per-lamianto-nellaria-dopo-l119_c7168942-f9b4-4ba2-ae57-31aad909399f.html

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Il Fiore della salute

Ragazzi, se in giro vedete questo fiore, evitate di chiamare un botanico per fare i saputelli e, per carità, lasciate in pace le forze del disordine (che hanno già abbastanza grattacapi con i parcheggi in doppia fila e le multe per bestemmie in pubblico).Mandate una foto e la geolocalizzazione direttamente a me. Per pura curiosità ...continua a leggere "Il Fiore della salute"
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Funghi Fantastici

I funghi sono creature misteriose. Spuntano all'improvviso, dal nulla, con le loro splendide forme e colori, e altrettanto rapidamente scompaiono.Per migliaia di anni le loro sorprendenti apparizioni e le enigmatiche sparizioni li hanno resi una sorta di frutti proibiti.Alcuni funghi sono in grado di ucciderci, altri possono guarirci, molti possono nutrirci e altri ancora possono ...continua a leggere "Funghi Fantastici"
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No Hat 2026, a Bergamo l’hacking incontra AI, cyber-spionaggio e droni

Il 10 ottobre torna la conferenza internazionale dedicata alla cybersecurity e all’ethical hacking. Tra i temi dell’ottava edizione, vulnerabilità negli AI coding assistant, attacchi alle infrastrutture di rete, malware, anonimato e compromissione dei sistemi autonomi L’intelligenza artificiale che sta cambiando anche il lavoro di chi cerca vulnerabilità e sviluppa nuove tecniche di attacco è uno […]

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中华榫卯技艺之抱肩榫的制作和应用【阿木爷爷 Grandpa Amu】

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Howto tecnico per salvare i tuoi dati sui servizi A/I – Technical howto to back up your data on A/I services

[IT]

Nei prossimi 10 giorni tutti i servizi sui server Autistici/Inventati saranno spenti.

Questo significa che tutte le mail smetteranno di funzionare, quindi se avete utilizzato le nostre caselle di posta per registrarvi su servizi vari online dovete al più presto cambiare queste mail.

Di seguito trovate indicazioni su come esportare dati per i vari servizi presenti sulla infrastruttura di A/I.

1. NOBLOGS

Gli owner e admin dei blog riceveranno un’email con un link per scaricare il proprio blog inclusi post e uploads, in una forma che rende possibile la migrazione su una diversa piattaforma WordPress.

Ecco le istruzioni passo dopo passo per importare quello che ti forniamo in una nuova installazione di WordPress:
  1. Accedi alla bacheca del tuo nuovo blog WordPress.
  2. Passa il mouse su Strumenti nel menu a sinistra e clicca su Importa.
  3. Trova la voce WordPress in fondo alla lista e clicca su Installa ora.
  4. Clicca su Avvia l’importazione una volta completata l’installazione.
  5. Clicca su Scegli file e seleziona il file XML salvato sul tuo computer.
  6. Clicca su Carica file e importa.
  7. Assegna gli articoli a un autore esistente o crea un nuovo utente nella schermata successiva.
  8. Seleziona la casella Scarica e importa gli allegati per trasferire anche le immagini e i media.
  9. Clicca su Invia per avviare il processo. Al termine apparirà un messaggio di conferma.

Se riscontri errori durante il caricamento (ad esempio per file troppo grandi), contattaci scrivendo una mail a help@inventati.org. Possiamo spiegarti come aumentare il limite di caricamento o come dividere il file XML in parti più piccole. (o cerca online).

Inoltre, importare gli allegati funzionerà solo se noblogs.org è ancora accessibile. Se non lo è, dovrai installare nel tuo nuovo blog un plugin specializzato per cambiare i link ai files salvati.

Nota che dopo lo spegnimento della nostra infrastruttura non sarà più possibile contattarci. Se pensi di aver bisogno di aiuto con la migrazione, cerca di migrare il tuo blog su una nuova piattaforma WordPress prima di quella data.

2. MAIL

I vostri messaggi di posta sono conservati in formato criptato nei dischi nei nostri server, noi non possiamo accedere al contenuto, soltanto voi con la vostra password potete. È importante che scarichiate la vostra casella prima della chiusura dei servizi di A/I, successivamente non sarà più possibile recuperare i messaggi.

Dalla webmail non è possibile scaricare i messaggi. Potete solo selezionarli in blocco e cancellarli, di fatto svuotando la casella. Per salvarli dovete installare un software per la gestione delle email sul vostro computer e scaricarli. Consigliamo di usare Thunderbird. Qui trovate la guida su come fare:

https://www.inventati.org/docs/mail/thunderbird

Non forniremo informazioni per attività di sincronizzare ed esportazione verso servizi di posta terzi e/o commerciali.

La rubrica dei contatti può essere scaricata dalla webmail, usando l’opzione “Esporta” nel menu “Contatti”.

Parametri di connessione
  • Protocollo: IMAP
  • Server in entrata:
    • Server: mail.inventati.org
    • Porta 993 (SSL/TLS) / 143 (STARTTLS)
  • Server in uscita:
    • Server: smtp.inventati.org
    • Porta: 465 (SSL/TLS) / 587 (STARTTLS)
  • Il nome utente dev’essere identico al tuo indirizzo email.

3. SITI WEB

Consigliamo di scaricare i contenuti dei siti web attualmente ospitati su A/I usando il protocollo WebDAV con un client opportuno. Ricordiamo che i parametri di accesso sono disponibili su https://www.inventati.org/docs/web/webdav#come-scaricare-il-tuo-sito

Troverete un dump dei database SQL associati ai siti nella home directory dell’account WebDAV.

Software consigliati

4. MAILING LIST e NEWSLETTER

Agli admin di mailing list e newsletter è stata inviata una mail con la lista degli iscritti. se non l’avete ricevuta controllate la cartella dello spam o inviate una mail a help@inventati.org specificando il nome della lista (le mail verranno in ogni caso inviate solo agli indirizzi indicati come owner della lista in questione).

Se volete ricevere l’archivio dei messaggi (se esiste) mandate una mail a help@inventati.org e vedremo cosa riusciamo a fare.


[EN]

In the next 10 days Autistici/Inventati’s services will be terminated.

This means that all email accounts will stop working, so if you have used them to register on third-party services you will have to change your username (or your recovery email) for those services.

This page includes instructions on how to export your data on services you have been using in A/I’s infrastructure.

1. NOBLOGS

Blog owners and admins will receive an email with a link to download a backup of their blog, including posts and media uploads, in a format that will make it possible to migrate to a different WordPress platform.

Here’s a step-to-step tutorial on how to import the downloaded data to a new WordPress site:

Steps to Import your Noblogs backup to another WordPress site:
  • Log in to the dashboard of your new WordPress blog.
  • Hover over Tools in the left-hand menu and click Import.
  • Find WordPress at the bottom of the list and click Install Now.
  • Click Run Importer once the installation is completed.
  • Click Choose File to select your saved XML file from your computer.
  • Click Upload file and import.
  • Assign the posts to an existing author or create a new user in the next screen.
  • Check the box labeled Download and import file attachments to copy your images and media over.
  • Click Submit to start the import process. A success message will appear when it is done

If you see an error message during the upload process (e.g. because files are too large) send an email to help@inventati.org. We can send instructions on how to increase the upload limits or split the XML file into smaller parts. (Alternatively you can look online for solutions.)

It’s important to note that importing uploaded media will only be possible if noblogs.org is still accessible. Once Noblogs stops working, you’ll need to install a plugin in your new blog to change links of saved files.

Note that once our infrastructure has been shut down, contacting us will net be possible. If you think you may need help with migration, please make sure to import your backup to your new WordPress blog before that date.

2. EMAIL

While stored in our servers, your mail messages are encrypted: we cannot access their content, and only you can decrypt with your password. It is crucial to download your mailbox before A/I’s services are shut down, as it will be impossible to recover your messages afterwards.

You cannot download messages through the webmail. In the web interface you can only select all your mail in bulk and delete it, to empty your maillbox. If you want to download your messages, you need to install a mail client in your computer. We recommend using Thunderbird. You can find a howto here:

https://www.inventati.org/docs/mail/thunderbird

We will not provide instructions on how to sync or export your mail to third-party and/or commercial email services.

You can download your contacts list from the webmail, through the “Export” option in the “Contacts” menu.

Connection Parameters
  • Protocol: IMAP
  • Incoming Mail:
    • Server: mail.inventati.org
    • Port 993 (SSL/TLS) / 143 (STARTTLS)
  • Outgoing Mail:
    • Server: smtp.inventati.org
    • Port: 465 (SSL/TLS) / 587 (STARTTLS)
  • The username should be your email address.

3. WEBSITES

We recommend downloading the contents of websites hosted on A/I’s servers using the WebDAV protocol through an appropriate client. Access parameters can be found here: https://www.inventati.org/docs/web/webdav#how-to-download-your-website

You’ll find a dump of the SQL databases associated to your website/s in the home directory of your WebDAV account.

Recommended Software

4. MAILING LISTS and NEWSLETTERS

Mailing list and newsletter admins have already received an email with the list of subscribed users. If you haven’t received it, check your Spam folder or send an email to help@inventati.org, making sure to include the name of your list in your message. (Note that this information will only be sent to the email address of the list owner/s).

If you enabled message archiving in your mailing list and you would like to download the archive, send an email to help@inventati.org and we’ll try to find a way of helping you.

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Dust and Water in Sagittarius A*

Using the James Webb Space Telescope, an international team of astronomers have discovered that dust and water can form and survive surprisingly close to the supermassive black hole at the center of our Milky Way galaxy.

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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 9.10 - MISTERBIANCO

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Mattarello-Acquaviva (Trento), sabato 17 e domenica 18 ottobre: Due giorni contro carcere e guerra. Programma completo

Riceviamo e diffondiamo:

Qui la chiamata in pdf: DUE GIORNI CONTRO CARCERE E GUERRA

Qui il programma completo dell’iniziativa: Due giorni contro carcere e guerra2 Due giorni contro carcere e guerra2

DUE GIORNI CONTRO CARCERE E GUERRA

La guerra è sempre un fatto di politica interna.

Sia perché le sue basi materiali sono vicine a noi (come industrie, logistica, ricerca) sia perché ha un ritorno altrettanto materiale (nei termini di guerra al nemico interno, intruppamento della società, costi che vengono fatti pagare alla classe proletaria).

Se il compito di rovesciare la guerra tra Stati e tra gli sfruttati in guerra contro gli sfruttatori non può gravare sulle spalle di un qualunque movimento specifico, a noi rimane il compito di dare concretezza alla solidarietà internazionalista e capire come essere all’altezza delle sfide della nostra epoca.

Un anno fa la due giorni contro “carcere e guerra” al terreno No Tav di Acquaviva (Trento) è stata occasione per ritrovarsi tra compagni e compagne e pensare la lotta fuori dalle carceri unita a quella dentro di esse, anche grazie a contributi scritti di diversi prigionieri. Cadendo a ridosso delle giornate di blocco di settembre e ottobre, ha anche permesso un confronto rispetto a quello che stava accadendo. A un anno di distanza, tanto è successo ma non sono venute meno le ragioni per discutere di “carcere e guerra”.

Il genocidio a Gaza continua, con l’estensione della guerra totale a Yemen, Iran e Libano.

L’imperialismo statunitense mostra i muscoli in Sudamerica dietro la facciata della lotta “al narco-terrorismo” e si rivale sui suoi alleati-vassalli europei, scatenando nel frattempo la violenza anti-proletaria per le strade delle proprie città (coi raid tecnologicamente equipaggiati dell’ICE).

La competizione tra le potenze – che per quanto ci concerne si concretizza nel riarmo dell’Occidente – si traduce in una feroce predazione delle risorse necessarie a un capitalismo digitale che sviluppa l’IA come nuova atomica, mentre rende progressivamente il pianeta inadatto alla vita (come testimoniano le temperature record dell’estate trascorsa).

Emerge in tutta la sua arroganza una tecno-oligarchia che non ha problemi a considerare gran parte dell’umanità massa eccedente e a trattarla come bestiame da macello.

Il razzismo sistemico si riverbera nelle periferie e nell’intera società occidentale.

L’altra faccia del riarmo è la crescente repressione, in Italia strutturata attorno ai costantemente aggiornati decreti sicurezza: impunità per gli omicidi di Stato, allargamento della sorveglianza tecnologica, criminalizzazione della gioventù immigrata, finanche la proposta di messa al bando degli “anarchici e antifascisti” dopo la morte di Sara e Sandrone…

Ma non viviamo in un tempo in cui i soli colpi vengono assestati dal nemico di classe.

Insurrezioni e sommosse si succedono per tutto il mondo (dall’Indonesia alla Bolivia).

Nel ventre della Bestia alle resistenze contro l’ICE si aggiungono quelle contro i progetti di datacenter e una crescente rabbia contro gli oligarchi capitalisti (testimoniata dai vari attacchi a CEOs e dal ritorno del sabotaggio).

In Albania un progetto immobiliare israelo-saudita-statunitense ha scatenato un movimento di massa contro il governo.

In Italia i moti del “Blocchiamo tutto” hanno palesato la disponibilità al conflitto di nuove generazioni, riemersa poi in momenti di conflittualità come la piazza bolognese per Fakir.

Le sfide che ci pone la tendenza alla guerra mondiale necessitano tanto di riflessione quanto di iniziativa.

Proponiamo questa due giorni con in testa, più che delle proposte, degli interrogativi da affinare assieme, per avere più slancio nelle lotte a cui partecipiamo e parteciperemo.

Che strada dovremmo prendere come internazionalisti contro un mondo di guerra, genocidio e incarcerazione tecnologica?

Che cosa significa essere con la resistenza palestinese e contro lo Stato di Israele?

Quali valutazioni e quali prospettive possiamo condividere a partire da quanto si è mosso nell’ultimo anno, in Italia e non solo, contro colonialismo e genocidio?

Quali le possibilità di lotta a partire dai nervi scoperti che strutturano i rapporti tra Israele e stati occidentali, dalle reti logistiche alla trama dell’interesse economico?

A quali scenari di incarcerazione tecnologica lavorano gli stati e che ruolo giocherà l’apparato di controllo nel disinnescare e reprimere la protesta alle nostre latitudini?

Che forme di rivolta ed evasione sono praticabili contro le sue manifestazioni più tangibili, come i data center?

Come sta cambiando la forma del potere (e dunque la possibilità di attaccarlo) oggi che l’apparato tecnologico sta riempiendo il mondo di enormi “contenitori” di dati necessari al suo stesso mantenimento?

Quello che sta venendo vidimato, decreto dopo decreto, è la costruzione di un diritto penale da stato di guerra.

La lotta dentro le carceri è punita sempre più duramente e lottando fuori è sempre più facile finirci dentro: con l’art. 270 quinquies è sufficiente la disponibilità di testi o materiale video per essere arrestati con l’accusa di terrorismo, mentre alle mobilitazioni al fianco della resistenza palestinese hanno fatto seguito decine di misure cautelari, non ci dimentichiamo dei due compagni che hanno perso la vita mentre erano sottoposti a tali misure.

Con quali prospettive possiamo immaginare di affrontare il carcere di oggi nell’eventualità di essere arrestati/e?

Quali insegnamenti traiamo dall’esperienza dei Prisoners for Palestine e dalla mobilitazione internazionale in loro sostegno?

Come provare dunque a dare una dimensione internazionale alle lotte all’interno del carcere?

In che modo un movimento contro la guerra si fa carico di sostenere i propri prigionieri a partire dai prigionieri palestinesi attualmente detenuti in Italia?

Come si possono affrontare le nuove forme di repressione economica (es. multe per manifestazioni e “grida sediziose”)?

Come affrontare collettivamente la risposta repressiva agli ultimi blocchi e alla mobilitazioni per la Palestina?

Con Sara e Sandrone nel cuore.

Anche quest’anno la due giorni si terrà al Terreno Notav di Acqua Viva (Mattarello, Trento), Sabato 17 e Domenica 18 Ottobre. Sarà disponibile campeggiare e sono gradite le distro.

Pranzi e cena saranno benefit per spese legali e mantenimento dei prigionieri.

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The /3 Body Problem

A large chunk of IPv6 is heading for space, and every policy question about it is currently going to be deferred to the RIR communities. This article outlines what those questions look like, and argues why now is the time to start asking them.
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Cuba denuncia gli effetti del blocco USA: la conferenza stampa integrale di Bruno Rodríguez Parrilla

Transcripción íntegra de la conferencia de prensa del ministro de Relaciones Exteriores, Bruno Rodríguez Parrilla, para la presentación del Informe de Cuba sobre las afectaciones del bloqueo de EEUU contra Cuba 

Moderadora: Saludos a todos los colegas de la prensa nacional, de la prensa extranjera acreditada en el país. Hoy, en conferencia de prensa, el ministro de Relaciones Exteriores de la República de Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, para presentar el Informe sobre el impacto del bloqueo de Estados Unidos contra nuestro país. Ministro, en la sala se encuentran: 47 corresponsales de 25 medios de 12 países. También saludo a los televidentes, a los usuarios de Internet. Se está transmitiendo en vivo por la televisión cubana, por la radio cubana, por las plataformas digitales de la Cancillería y de la Presidencia. Tenga usted la palabra.

Canciller: Muchas gracias, mis saludos. Aprecio profundamente que compartan este tiempo con nosotros.

El informe que tradicionalmente presenta la República de Cuba al Secretario General de las Naciones Unidas, por su solicitud, aporta información rigurosa sobre los daños económicos, comerciales y financieros del bloqueo del gobierno de los Estados Unidos contra Cuba.

Pongo énfasis en esta ocasión en el impacto tremendo en las personas, en las familias cubanas, en definitiva, en todo nuestro pueblo. Porque el bloqueo no castiga a un gobierno, castiga la vida cotidiana de un pueblo en todos los ámbitos. Es un acto de castigo colectivo, que se expresa en los largos meses viviendo con solo dos o tres horas diarias de electricidad o menos, con los alimentos echándose a perder, el calor que no deja dormir, los padres abanicando a sus bebés, los niños en penumbra haciendo sus tareas escolares, los jóvenes sin conectividad o sin recreación, los abuelos sin televisión o a veces, incluso, radio, toda la vida familiar dañada.

La orden ejecutiva del presidente de los Estados Unidos del 29 de enero, decretó el bloqueo de combustibles que impide los suministros, incluso pagados, por la amenaza de sanciones; intimida a las compañías dueñas de los buques tanqueros y los acosa; amenaza a las navieras y les prohíbe transportar incluso partes y piezas para las termoeléctricas o para sistemas fotovoltaicos.

Un barco de crudo de 100.000 toneladas  permitiría reducir drásticamente los apagones por aproximadamente dos semanas. Si se pudiera importar fuel y diésel para los grupos electrógenos de los conjuntos de motores generadores de la llamada generación distribuida, podría reducirse el apagón al mínimo; pero el bloqueo de combustibles impide importarlos. Hemos cambiado aceleradamente la matriz energética con la fuente solar. Ahora se amenaza a las navieras para que no traigan tampoco paneles solares ni baterías para los nuevos parques fotovoltaicos, que hemos aprendido a instalar en solo 45 días.

El castigo se expresa en las semanas sin abasto de agua. Una fuente de abasto de agua funciona con conjuntos de motores eléctricos que se apagan, obviamente, durante el apagón. Incluso, una breve interrupción eléctrica los desconecta y requiere después varias horas para recuperar la presión de agua en las conductoras. Ocurre lo mismo con las plantas de bombeo, las estaciones de rebombeo y los impulsores en las tuberías. Estos sistemas se protegen con grupos electrógenos, pero estos funcionan también con fuel o diésel que no nos dejan importar.

El bloqueo nos priva de recursos. Tampoco nos permite importar partes y piezas para esos grupos electrógenos. Sin embargo, trabajamos arduamente para movilizar grupos electrógenos con capacidad de funcionar y para asegurar energía fotovoltaica al suministro de agua.

El bloqueo energético castiga a los niños recién nacidos que para sobrevivir dependen del funcionamiento estable de un equipo médico como una incubadora, por ejemplo. Y en el apagón, cuando falla el grupo electrógeno del hospital, los médicos tienen que salvarlos con técnicas aplicadas de forma manual, por ejemplo, para suplir la ventilación asistida. Igual que las personas que esperan una cirugía, entre ellos niños, y saben que el grupo electrógeno que protege el quirófano del hospital depende también de un grupo electrógeno que puede tener dificultades o falta de combustible, de un grupo electrógeno que apenas tiene combustible para funcionar. Han ocurrido hechos dramáticos en que ha habido que terminar algunas cirugías mayores con el alumbrado de lámparas recargables o en algún caso con la luz de los teléfonos móviles del personal médico.

Saben las personas que están pendientes de una cirugía que este servicio está limitado precisamente por la falta de electricidad que genera, sobre todo, la falta de combustible. Se ha hecho un gran esfuerzo con resultados alentadores para proteger con sistemas fotovoltaicos a los hospitales, policlínicos y otros centros de salud. El bloqueo castiga a quienes tienen un enfermo en casa y dificultades para transportarlo al hospital o un familiar que requiere hemodiálisis y conocen las limitaciones por combustibles del servicio de ambulancias y de otros igualmente afectados. Pese a todo, se han adquirido ambulancias, se garantiza un mínimo de combustible para ellas y se asegura el transporte para hemodiálisis.

Sufren los padres o familiares que buscan con angustia un medicamento imprescindible, que puede estar en uno de los más de siete mil contenedores, que las amenazas del gobierno de Estados Unidos a las compañías navieras no dejan llegar a la Isla, o que se produce en Cuba, pero cuyas materias primas o insumos están en otro contenedor.

Los datos muestran un aumento de la mortalidad infantil de cuatro por cada mil nacidos vivos en 2018 a 9,9 en 2025. Son niños, no son números. Son las muertes que no debieron ocurrir por privarse a Cuba y a su sólido y eficaz sistema de salud pública de recursos legítimos.

Hablamos, por ejemplo, del sistema que debe cuidar a una mujer embarazada, tratar a un niño enfermo y atender a quien llega a una urgencia médica. La salud necesita los recursos. Los pacientes necesitan los tratamientos a tiempo que el cerco energético y las medidas contra las navieras impiden llegar a Cuba.

La crueldad del castigo colectivo se expresa en los miles y miles de cubanos y cubanas que luchan a diario sin transporte público para llegar al trabajo porque el parque automotor está prácticamente paralizado sin combustible. Los niños, adolescentes y maestros caminan muchas veces largas distancias para llegar a las escuelas. Pero hemos adquirido y ensamblamos motos, triciclos y vehículos eléctricos. A pesar de tanto daño, Cuba ha logrado la hazaña de haber iniciado el actual curso escolar para sus niños, con más garantías y mejor aseguramiento, en condiciones de universalidad, equidad y calidad, que la que garantizan países latinoamericanos o los propios Estados Unidos en comunidades de bajos ingresos.

Aún bajo las condiciones extremas que encara nuestra economía se asegura el financiamiento anual indispensable para la educación especial de niños y jóvenes con discapacidades auditivas o psicomotoras o intelectuales. Para una familia, ese financiamiento significa oportunidades para que su hijo aprenda, se comunique y participe. Su futuro es más que una cifra en un balance estadístico.

La depresión de los ingresos reales y el encarecimiento de la vida de las familias cubanas por efecto del recrudecimiento aún más extremo del bloqueo, con la Orden ejecutiva del primero de mayo, provoca enormes sufrimientos y angustias. El bloqueo de combustibles y las amenazas contra las navieras producen apagones, impiden el abasto de agua y afectan todos los servicios a la población. La hostilidad y la agresión alcanzan todos los ámbitos de la vida.

No se trata de daños colaterales, frase también inaceptable de la guerra criminal de Estados Unidos contra Cuba. Son las víctimas de un diseño agresivo, de un plan fríamente calculado. Es el objetivo de las medidas que se aplican. Es el castigo colectivo contra los cubanos para buscar objetivos políticos. El bloqueo castiga, queremos vivir en paz. Castiga a todas las familias, queremos que nos dejen en paz.

El presidente Donald Trump dijo el 8 de enero de 2026, al responder una pregunta sobre la política de su gobierno contra Cuba, y cito: “no creo que se pueda ejercer mucha más presión salvo entrar y destrozar el lugar”. El Secretario de Estado que mentía consistentemente diciendo que el bloqueo de combustible no existía, el 7 de agosto declaró y cito: “No hay válvulas de escape. Cada vez que crean un nuevo mecanismo para intentar librarse del cerco, simplemente lo bloqueamos”, señaló. Es el mismo sentimiento despiadado y espíritu destructivo detrás del genocidio que se comete en Gaza. En Cuba es silencioso, sin bombas, pero también mata.

Ya el gobierno de Estados Unidos no logra confundir ni desorientar. Dentro de ese país hay reconocimiento y conciencia creciente sobre el abuso y crecen las voces que reclaman su cese inmediato.

Los días 27 y 28 de octubre próximo, la Asamblea General de las Naciones Unidas considerará nuevamente el tema de su agenda titulado: “Necesidad de poner fin al bloqueo económico, comercial y financiero impuesto por los Estados Unidos de América contra Cuba”. A pesar de la extraordinaria presión e intimidación del gobierno de los Estados Unidos, de su Departamento de Estado, de sus embajadas y misiones diplomáticas, sobre los Estados miembros, nuestro pueblo confía en el respaldo abrumador del planeta al reclamo de que se ponga fin al bloqueo en la votación que tendrá lugar el miércoles 28 de octubre, cerca del mediodía.

El informe que hoy presentamos, y está en toda su extensión en poder de ustedes, incluye los daños ocasionados por la guerra económica contra Cuba entre marzo de 2025 y febrero de 2026. Reúne ejemplos elocuentes, testimonios desgarradores y datos irrebatibles sobre sus efectos en nuestra economía, en los derechos humanos, en la vida cotidiana de las personas.

Detrás de cada cifra hay un rostro humano. Detrás de cada medida de bloqueo hay una tragedia o un drama familiar. Se estiman en 8 mil 83 millones de dólares los perjuicios del bloqueo entre el primero de marzo de 2025 y el 28 de febrero de 2026. Es una cifra récord, por encima del récord del año pasado. Los daños del bloqueo han aumentado en este periodo un 7% superior al nivel récord registrado hace un año. Los daños acumulados en estas décadas de aplicación del bloqueo ascienden a 178 mil 700 millones de dólares a precios corrientes. Es otro récord, un 4,7% más elevado que lo informado antes.

El informe estima que, de no existir el bloqueo, el PIB de Cuba a precios corrientes habría crecido significativamente en 2025. Ese estimado expresa las oportunidades de revitalización del sector productivo, de nuestras capacidades de exportación, de recuperación de nuestra economía, de posibilidades de desarrollo social, perdidas precisamente por efectos directos del castigo colectivo, que provoca también una disminución de la capacidad de nuestro gobierno para continuar desarrollando, perfeccionando, las políticas sociales que son parte de nuestro modelo económico y social.

El informe recoge con datos y amplia explicación el impacto extendido, integral, transversal, profundo, del bloqueo energético en todos los ámbitos de la vida nacional. Esta es una realidad que nadie mínimamente informado o elementalmente honesto pueda decir que desconoce. Habría que identificar qué ocurriría en cualquier otro país que hubiera enfrentado por más de 8 meses un cerco energético absoluto, equivalente a un bloqueo naval que es un acto de guerra, según el Derecho Internacional.

¿Qué país en esas condiciones podría mantener la paz, el consenso social, la estabilidad, la participación de los ciudadanos en las soluciones a las dificultades y la seguridad ciudadana?

Ante este cruel desafío, Cuba trabaja denodadamente; nunca se dejará vencer. Atiende hoy con gran esfuerzo, las necesidades más perentorias de la población, mantiene y se propone mejorar las políticas sociales como máxima prioridad sin que nadie quede desamparado.

Avanzaremos rápida y resueltamente en la aplicación de los cambios económicos y sociales recientemente aprobados por la Asamblea Nacional del Poder Popular, que esperamos produzcan resultados iniciales a corto plazo y que permita avanzar en mejorar las condiciones de bienestar de nuestra población.

Es necesario recordar el diseño original de la política de los gobiernos de los Estados Unidos contra Cuba, recogido en aquel infame memorándum interno del subsecretario de Estado, fechado en 1960, del subsecretario de Estado Lester Mallory, que dice, y cito: “emplear rápidamente todos los métodos posibles para debilitar la vida económica de Cuba, lograr la privación de dinero y suministros, reducirle sus recursos financieros y salarios reales, provocar hambre, desesperación y el derrocamiento del gobierno.” La política vigente del gobierno de los Estados Unidos contra Cuba configura y tipifica un acto de genocidio según las convenciones internacionales, reproduce los objetivos y busca generar una catástrofe como la del holocausto que sufrió el pueblo cubano en la última década del siglo XIX bajo la reconcentración del Capitán General Valeriano Weyler.

Weyler y Lester Mallory reencarnan en algunos políticos estadounidenses y algunos funcionarios del Departamento de Estado.

Se producen a diario declaraciones terribles, no solo de funcionarios oficiales, sino también de congresistas rabiosamente anticubanos, de figuras neofascistas extremadamente conservadoras de la política estadounidense, de herederos, de los esbirros y ladrones que lucraron en la dictadura de Fulgencio Batista, de los que piensan que la solución de Cuba es el tutelaje de los Estados Unidos, o de los que pretenden entregar Cuba a las peores fuerzas de Miami que vivieron siempre de la industria anticubana.

Son los políticos que llaman a la violencia, que amparan acciones terroristas, que instigan a la desestabilización de Cuba y que instan permanentemente al Presidente de los Estados Unidos a una agresión militar directa contra nuestro pueblo.

Cerrar todas las salidas económicas de un país significa asfixiar a una población en su conjunto e intentar en ese empeño inducir una crisis humanitaria por la vía del castigo colectivo.

No habrá una crisis humanitaria en Cuba porque nuestro pueblo es profundamente solidario, comprende y tiene elevada conciencia de las causas de los problemas y sufrimientos que afrontamos, se moviliza colectivamente en estrecha unidad y es sujeto protagonista de los cambios que estamos introduciendo para responder a problemas del pasado y a la durísima coyuntura actual con una actualización y cambios de nuestro modelo económico y también siempre social, orientado a la justicia social, a la igualdad de oportunidades y a la dignidad de las cubanas y cubanos.

No es un ataque a un gobierno con el que el vecino del norte tiene diferencias políticas, no es de ninguna manera un acto de legítima defensa de la principal potencia militar, nuclear, tecnológica y económica del planeta.

No protege ningún interés nacional ni de los ciudadanos ni empresarios estadounidenses. No representa ni responde a la voluntad, los sentimientos ni los intereses de los contribuyentes, de los electores de ese país. Tampoco, en modo alguno, responde a los sentimientos y los intereses de la inmensa mayoría de los cubanos residentes en el exterior, en particular de los residentes en los Estados Unidos ni de sus descendientes, que quieren para sus familias, para su nación, para su patria, lo mejor.

No reacciona el gobierno de los Estados Unidos con estas políticas genocidas a ninguna amenaza inusual y extraordinaria. Sin embargo, asienta ambas órdenes ejecutivas del 29 de enero y el 1 de mayo en esa increíble calumnia. No reacciona a ninguna amenaza real, de ninguna manera.

Cuba no es una amenaza, el bloqueo sí. No es, de ninguna manera, Cuba una amenaza. Somos un país de paz, queremos y merecemos la paz.

Junto al criterio ampliamente mayoritario de la comunidad internacional, reitero ahora y vamos a reiterar en Naciones Unidas: acaben de poner fin al bloqueo.

Déjennos vivir en paz.

Moderadora: Sí Ministro, hemos recibido solicitud de tres medios que están presentes en sala.

La Televisión Cubana, el Canal Cubano de Noticias. Por favor, preséntese.

Periodista: Roxana Arian, del Canal Cubano de Noticias. Ministro, el Secretario de Estado de los Estados Unidos ha declarado en reiteradas ocasiones que su gobierno ha dispuesto 100 millones de dólares de ayuda humanitaria para nuestro país y que Cuba la ha rechazado. ¿Me puede decir cuál es la realidad de esos fondos y qué cantidad de dinero ha entrado a nuestro país?

Ministro: Ellos mienten constantemente. El ofrecimiento de los supuestos 100 millones de dólares en ayuda humanitaria a Cuba se hizo público insólitamente en la Santa Sede, cuando ni siquiera era conocido por las iglesias cubanas ni por nuestro gobierno.

Habría que decir que después de que nuestro gobierno hubiere aceptado y facilitado la ayuda humanitaria por 3 millones de dólares, muy prolongada en el tiempo, en respuesta a los daños que provocó el huracán Melissa, se había hecho un ofrecimiento de 9 millones de dólares adicionales. Alguna aritmética oscura en el Departamento de Estado redujo esta cifra a 6 millones de dólares, inmediatamente aceptada por instituciones religiosas internacionales, altamente reconocidas por las iglesias en Cuba y por nuestro gobierno. De esos que eran 9 y fueron después 6 millones, se ha ejecutado algo más de 1 millón.

Puedo decir que de aquel ofrecimiento de los 100 millones de dólares, del que en un momento fuentes creíbles dijeron que se excluían las medicinas y los alimentos y otras dijeron que demoraría hasta finales de año, puedo informar que se ha ejecutado el envío de un módulo de alimentos y de productos de aseo para 700 familias cubanas. Probablemente calculado su precio según otra tasa, supongo, porque es difícil pensar que 700 módulos para una familia cuesten los 91 mil dólares que se plantean que ha sido así.

Emplazo otra vez, al gobierno de los Estados Unidos, en particular al Departamento de Estado, a que diga cuándo comienza a ejecutarse esa ayuda humanitaria, si incluirá medicinas y alimentos, que es una verdadera prioridad para nuestro pueblo y por qué demora largos meses en ejecutarse, cuándo empezará y sobre todo cuándo terminará.

Por supuesto que Cuba acepta siempre toda ayuda humanitaria ofrecida desde cualquier rincón del planeta, bajo las prácticas internacionales y normas de la cooperación y de la ayuda humanitaria reconocida por las Naciones Unidas, que siempre excluyen totalmente cualquier condicionamiento, cualquier manipulación política; porque no debe nadie lucrar políticamente con la necesidad ni el sufrimiento, y que también excluyen, por supuesto, cualquier fórmula lesiva a la soberanía nacional.

Puedo decir que el gobierno cubano está en estrecho contacto con las iglesias cubanas que participarán en la distribución de esta ayuda y les dará todo su apoyo para que sea rápida y eficaz. Espero que el Departamento de Estado haga algo.

Moderadora: Tenemos también una pregunta de la agencia AP.

Periodista: Buenos días o buenas tardes, Ministro. Andrea Rodríguez, de la agencia de prensa AP.

Señor, hemos en las últimas semanas escuchado muchísimo sobre conversaciones, diálogos, nos vimos, no nos vimos, ¿me podría decir oficial y exactamente en qué momento se encuentran estas conversaciones con Estados Unidos, si es que son reales o no? Y si hay una agenda, o ¿cuál será la hoja de ruta para destrabar esta situación que ya lleva tantos meses? En este sentido, también quisiera saber si las autoridades de Estados Unidos les han hecho llegar algún tipo de comentario sobre las 176 medidas, la aprobación de las 176 medidas, algunas de las cuales son aperturistas en la misma dirección, más allá de los motivos que tenga o no Cuba, de los pedidos de Estados Unidos de una apertura.

Y una precisión, discúlpeme. Usted mencionó ahora unos 8.000 millones de dólares de pérdidas en un año pero que irían hasta el mes de febrero. O sea, contemplando un mes el cerco energético actual. ¿Cuántos millones de dólares le sumaría y cuál sería la proporción de estos seis meses que han sido los más dramáticos y los más incrementados en cuanto al cerco energético y financiero que vive Cuba? Gracias.

Ministro: Como se ha dicho, ha habido conversaciones con el Departamento de Estado. Se mantienen comunicaciones en este sentido. Dichas conversaciones no muestran avances ni progresos, a partir de la falta de voluntad del gobierno de los Estados Unidos.

Cuba reitera que estará dispuesta a continuar dichas conversaciones sobre bases del Derecho Internacional, sin precondiciones, en igualdad soberana, en absoluto pie de igualdad, sobre bases de respeto mutuo, beneficio recíproco para nuestros pueblos, sin injerencia en nuestros asuntos internos.

No ha habido, ni hay en este momento negociaciones, ni hay agendas, ni hojas de ruta. Puedo decir que mantenemos la disposición de continuar esos contactos a pesar de la falta de progresos.

No ha habido ningún pronunciamiento oficial del gobierno de los Estados Unidos sobre los cambios económicos y sociales decididos recientemente por la Asamblea Nacional del Poder Popular. No ha habido esos pronunciamientos y la verdad es que no hace ninguna falta que los haya, porque se refieren al ejercicio de las facultades soberanas de la República de Cuba, que residen indeclinablemente y únicamente en el pueblo cubano.

Sin embargo, sí recibimos constantemente señales y preguntas de amplios sectores de la sociedad estadounidense, de personas, de cubanos residentes en ese país, de empresarios y compañías, personas de negocios, personas de buena voluntad, figuras del Congreso de los Estados Unidos, políticos de distintos Estados, profundamente interesados en conocer mejor y en saber cómo podrían aprovechar las oportunidades que se abren para ampliar vínculos comerciales, de cooperación, de inversión y, sobre todo, contrastan la amplitud de estas transformaciones con el estrechamiento del cerco energético y de la persecución a las navieras que transportan suministros a Cuba y nos preguntan cómo podrían hacerlo en esas circunstancias.

Nos llama la atención que nos pregunten consistentemente en qué vienen esos más de 7 mil contenedores, si esos contenedores han sido pagados ya, si responden a relaciones contractuales, a contratos firmados con navieras internacionales y quiénes son las entidades que en Cuba han contratado esas cargas. Y se asombran cuando le decimos que la mayor parte de esas cargas han sido contratadas por pequeñas, medianas, compañías privadas cubanas, que el grueso de esas cargas son alimentos, medicinas y dispositivos médicos, y que obviamente se trata de cargas previamente contratadas y pagadas según las reglas universalmente aceptadas de comercio internacional; y que es esta política de estrangulamiento energético, impropia de una situación de paz, porque es un acto de guerra que afecta la libertad de comercio y la libertad de navegación.

El cálculo que yo he presentado aquí es un cálculo riguroso, que se basa en una metodología basada en estándares internacionales, que fue hace ya unos cuantos años auditada por una comisión del Congreso de los Estados Unidos que la declaró con arreglo a las prácticas contables internacionales y metodológicamente rigurosa.

Esta cifra no incluye los daños del cerco energético, ni incluye los daños de las sanciones secundarias a partir de que esos efectos, respecto a la Orden del 29 de enero, se produjeron ya desde la semana subsiguiente.

Por tanto, lo más pronto que podamos, trataremos de cerrar las estadísticas de este año, pero nos atenemos a la metodología rigurosa establecida por las entidades cubanas reguladoras desde el punto de vista de la estadística económica, a la metodología de la Resolución de la Asamblea General que solicita al Secretario General informe sobre el estado de cumplimiento de la Resolución o de incumplimiento, pudiéramos decir, y le pide información sobre estos aspectos. No hemos querido alterar esa metodología, pero anticipo que los daños en estos meses multiplican los daños que se produjeron en el periodo precedente.

Moderadora: Ministro, una última pregunta de Alma Plus.

Periodista: Gracias. Nora Becerril de Alma Plus TV. Las recientes órdenes ejecutivas emitidas por Washington califican a Cuba como una amenaza a la seguridad nacional y además endurecen el cerco energético como se hablaba en el informe. ¿Cómo responde Cuba a esta catalogación? ¿Cómo responde a esto? ¿Y qué tan real consideran la amenaza de una acción militar directa?

Ministro: Mienten, mienten constantemente. Por eso la política de agresión y bloqueo contra Cuba concita tanto aislamiento y descrédito internacional para el gobierno de los Estados Unidos.

Si no fuera una amenaza real, si no fuera una amenaza a la existencia de Cuba, que nosotros siempre nos tomamos muy en serio, si no fuera una amenaza que no solo descansa en la retórica, sino en los testimonios de numerosas fuentes serias, analistas, entidades no gubernamentales estadounidenses, que presentan evidencias de que el gobierno de Estados Unidos realiza preparativos militares reales, cuando uno escucha desde el Presidente al Secretario de Estado, y muy recientemente al Secretario de Guerra, diciendo que una agresión militar directa contra Cuba, está entre las opciones que están sobre la mesa del Presidente de los Estados Unidos, claro que uno tiene que tomarse en serio esa amenaza, unida a la experiencia de Cuba al respecto, y en la experiencia de todos en el planeta, que han sufrido y sufren hoy, no solo la destrucción del orden internacional, sino también la proliferación de agresiones más allá de las medidas coercitivas unilaterales, la proliferación de conflictos o las guerras que ha librado o libra hoy el gobierno de los Estados Unidos.

Por tanto, nuestro pueblo, nuestro Estado, las toma muy en serio y se prepara para defender con determinación, a ultranza, nuestra independencia, soberanía e integridad territorial.

Pero si no fuera una amenaza de ese calibre y si no fuera una amenaza que esperamos que nunca se haga realidad, porque provocaría un verdadero baño de sangre, porque provocaría pérdidas de vidas, no solo de cubanas y cubanos, sino también de jóvenes estadounidenses que serían enviados a una guerra que no quieren, que no es suya, que no responde al menor interés nacional ni de los ciudadanos ni del pueblo estadounidense. Y está claro que defenderemos, con igual determinación que en el pasado, nuestra independencia, soberanía e integridad territorial.

Pero, al mismo tiempo, nuestro Estado, nuestro gobierno, trabaja activamente en el ámbito de nuestras políticas económicas y sociales, en respuesta a problemas estructurales de nuestra economía, a problemas de las últimas décadas y al efecto de estrangulamiento que provoca hoy el cerco energético, que repito, equivale a un bloqueo naval que es un acto de guerra. De manera que nuestro pueblo hoy se enfrasca con el mayor esfuerzo en afrontar las dificultades y en resolverlas con la participación y el concurso de todos. Muchas gracias.

Moderadora: Muchísimas gracias. Así concluye la conferencia de prensa.

(Cubaminrex)


Informe de Cuba en virtud de la resolución A/Res/80/4 titulada “Necesidad de poner fin a bloqueo económico, comercial y financiero impuesto por los Estados Unidos de América contra Cuba”

 


Trascrizione integrale della conferenza stampa del ministro degli Affari Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, per la presentazione del Rapporto di Cuba sugli effetti del blocco degli Stati Uniti contro Cuba

Moderatrice: Un saluto a tutti i colleghi della stampa nazionale e della stampa estera accreditata nel Paese. Oggi si tiene la conferenza stampa del Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, per presentare il rapporto sull’impatto del blocco degli Stati Uniti contro il nostro Paese. Ministro, in sala sono presenti 47 corrispondenti di 25 organi di stampa di 12 Paesi. Un saluto anche ai telespettatori e agli utenti di Internet. La conferenza viene trasmessa in diretta dalla televisione cubana, dalla radio cubana e sulle piattaforme digitali del Ministero degli Affari Esteri e della Presidenza. A Lei la parola.

Ministro: Sì, molte grazie. Vi saluto e apprezzo profondamente il fatto che condividiate questo momento con noi.

Il rapporto che tradizionalmente la Repubblica di Cuba presenta al Segretario Generale delle Nazioni Unite, su sua richiesta, fornisce informazioni rigorose sui danni economici, commerciali e finanziari causati dal blocco del governo degli Stati Uniti contro Cuba.

In questa occasione desidero porre l’accento sul suo enorme impatto sulle persone, sulle famiglie cubane e, in definitiva, su tutto il nostro popolo, perché il blocco non punisce un governo: colpisce la vita quotidiana di un intero popolo in ogni suo ambito. È un atto di punizione collettiva. Lo si vede nei lunghi mesi trascorsi con appena due o tre ore di elettricità al giorno, o anche meno; negli alimenti che vanno a male; nel caldo che non lascia dormire; nei genitori che fanno aria ai propri neonati; nei bambini che svolgono i compiti scolastici nella penombra; nei giovani senza connessione a Internet o senza possibilità di svago; negli anziani senza televisione e, a volte, persino senza radio. Tutta la vita familiare ne risulta danneggiata.

L’Ordine Esecutivo del Presidente degli Stati Uniti del 29 gennaio ha decretato il blocco dei combustibili, impedendone le forniture persino quando sono già state pagate, attraverso la minaccia di sanzioni; intimidisce e perseguita le compagnie proprietarie delle petroliere, minaccia le compagnie di navigazione e vieta loro di trasportare perfino parti e componenti destinati alle centrali termoelettriche o agli impianti fotovoltaici.

Una petroliera con 100.000 tonnellate di greggio consentirebbe di ridurre drasticamente i blackout per circa due settimane. Se potessimo importare olio combustibile e diesel per i gruppi elettrogeni, per i motori e i generatori della cosiddetta generazione distribuita, i blackout potrebbero essere ridotti al minimo, ma il blocco dei combustibili ne impedisce l’importazione. Abbiamo accelerato la trasformazione del mix energetico puntando sull’energia solare. Ora si minacciano le compagnie di navigazione affinché non trasportino neppure pannelli solari e batterie destinati ai nuovi parchi fotovoltaici, che abbiamo imparato a installare in appena 45 giorni.

La punizione si manifesta anche nelle settimane senza approvvigionamento idrico. Una fonte di approvvigionamento d’acqua funziona grazie a sistemi di motori elettrici che, ovviamente, si fermano durante un blackout. Anche una breve interruzione dell’elettricità li disconnette e sono poi necessarie diverse ore per ripristinare la pressione dell’acqua nelle condutture. Lo stesso accade con gli impianti di pompaggio, le stazioni di rilancio e i sistemi di rilancio della pressione nelle condotte. Questi sistemi sono protetti da gruppi elettrogeni, che però funzionano anch’essi con fuel oil o diesel che non ci viene consentito importare.

Il blocco ci priva di risorse. Non ci consente neppure di importare parti e componenti per questi gruppi elettrogeni. Ciononostante, lavoriamo intensamente per mobilitare i gruppi elettrogeni ancora in grado di funzionare e per garantire energia fotovoltaica ai sistemi di approvvigionamento idrico.

Il blocco energetico colpisce i neonati la cui sopravvivenza dipende dal funzionamento stabile di un’apparecchiatura medica, come per esempio un’incubatrice. E durante un blackout, quando il gruppo elettrogeno dell’ospedale smette di funzionare, i medici devono salvarli ricorrendo a tecniche manuali, ad esempio per sostituire la ventilazione assistita. Lo stesso vale per le persone in attesa di un intervento chirurgico, tra cui anche bambini. E sanno che il gruppo elettrogeno che garantisce il funzionamento della sala operatoria dipende anch’esso da un generatore che può avere problemi o trovarsi senza combustibile, o che dispone appena del combustibile necessario per continuare a funzionare. Si sono verificati episodi drammatici in cui è stato necessario portare a termine interventi chirurgici importanti con l’illuminazione di lampade ricaricabili o, in alcuni casi, con la luce dei telefoni cellulari del personale medico.

Le persone in attesa di un intervento chirurgico sanno che questo servizio è limitato proprio dalla mancanza di elettricità, dovuta soprattutto alla carenza di combustibile. È stato compiuto un grande sforzo, con risultati incoraggianti, per dotare di sistemi fotovoltaici gli ospedali, i policlinici e altri centri sanitari. Il blocco colpisce chi ha un malato in casa e incontra difficoltà a trasportarlo in ospedale, oppure chi ha un familiare che necessita di emodialisi e conosce le limitazioni, dovute alla mancanza di combustibile, del servizio di ambulanze e di altri servizi analogamente colpiti. Nonostante tutto, sono state acquistate ambulanze, viene garantito per esse un minimo di combustibile e viene assicurato il trasporto dei pazienti che necessitano di emodialisi.

Soffrono i genitori o i familiari che cercano con angoscia un farmaco indispensabile che potrebbe trovarsi in uno degli oltre 7.000 container ai quali le minacce del governo degli Stati Uniti contro le compagnie di navigazione impediscono di arrivare sull’isola, oppure che viene prodotto a Cuba ma le cui materie prime o forniture si trovano in uno di quei container.

I dati mostrano un aumento della mortalità infantile da 4 ogni 1.000 nati vivi nel 2018 a 9,9 nel 2025. Sono bambini, non numeri. Sono morti che non avrebbero dovuto verificarsi e che sono avvenute perché Cuba e il suo solido ed efficace sistema sanitario pubblico sono stati privati di risorse che spettano loro legittimamente.

Parliamo, per esempio, del sistema che deve assistere una donna incinta, curare un bambino malato e prestare assistenza a chi arriva al pronto soccorso. La sanità ha bisogno di risorse; i pazienti hanno bisogno di ricevere tempestivamente le cure che l’assedio energetico e le misure contro le compagnie di navigazione impediscono di far arrivare a Cuba.

La crudeltà della punizione collettiva si manifesta nelle migliaia e migliaia di cubane e cubani che ogni giorno devono affrontare enormi difficoltà per raggiungere il posto di lavoro a causa della mancanza di trasporto pubblico, perché il parco veicoli è praticamente paralizzato per mancanza di combustibile. Bambini, adolescenti e insegnanti devono spesso percorrere a piedi lunghe distanze per raggiungere le scuole, ma abbiamo acquistato e stiamo assemblando motocicli, tricicli e veicoli elettrici. Nonostante tutti questi danni, Cuba è riuscita nell’impresa di avviare l’attuale anno scolastico per i propri bambini con maggiori garanzie e migliori condizioni, in termini di universalità, equità e qualità, rispetto a quelle assicurate da Paesi latinoamericani o dagli stessi Stati Uniti nelle comunità a basso reddito.

Anche nelle condizioni estreme che la nostra economia sta affrontando, viene garantito ogni anno il finanziamento indispensabile per l’istruzione speciale dei bambini e dei giovani con disabilità uditive, psicomotorie o intellettive. Per una famiglia, quel finanziamento significa opportunità affinché il proprio figlio possa imparare, comunicare e partecipare. Il suo futuro vale più di una cifra in un bilancio statistico.

La riduzione dei redditi reali e l’aumento del costo della vita per le famiglie cubane, conseguenza dell’inasprimento ancora più estremo del blocco con l’Ordine Esecutivo del 1º maggio, provocano enormi sofferenze e angosce. Il blocco dei combustibili e le minacce contro le compagnie di navigazione provocano blackout, impediscono l’approvvigionamento idrico e colpiscono tutti i servizi alla popolazione. L’ostilità e l’aggressione investono ogni ambito della vita.

Non si tratta di “danni collaterali”, espressione anch’essa inaccettabile, della guerra criminale degli Stati Uniti contro Cuba. Sono le vittime di un disegno aggressivo, di un piano freddamente calcolato. Questo è l’obiettivo delle misure che vengono applicate. È una punizione collettiva contro i cubani per perseguire obiettivi politici. Il blocco punisce. Noi vogliamo vivere in pace. Punisce tutte le famiglie. Vogliamo che ci lascino in pace.

Il Presidente Donald Trump, l’8 gennaio 2026, rispondendo a una domanda sulla politica del suo governo nei confronti di Cuba, dichiarò, e cito: «Non credo che si possa esercitare molta più pressione, a meno di entrare e distruggere il posto». Il Segretario di Stato, che mentiva sistematicamente sostenendo che il blocco dei combustibili non esistesse, il 7 agosto dichiarò, e cito: «Non ci sono valvole di sfogo. Ogni volta che creano un nuovo meccanismo per cercare di sottrarsi all’assedio, noi semplicemente lo blocchiamo». È lo stesso sentimento spietato e lo stesso spirito distruttivo che stanno dietro al genocidio perpetrato a Gaza. A Cuba è silenzioso, senza bombe, ma uccide anch’esso.

Ormai il governo degli Stati Uniti non riesce più a confondere né a disorientare. All’interno di quel Paese cresce la consapevolezza dell’abuso e aumentano le voci che ne chiedono l’immediata cessazione.

Il 27 e 28 ottobre prossimi l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tornerà a esaminare il punto all’ordine del giorno intitolato «Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba». Nonostante le straordinarie pressioni e intimidazioni esercitate dal governo degli Stati Uniti, dal suo Dipartimento di Stato, dalle sue ambasciate e missioni diplomatiche sugli Stati membri, il nostro popolo confida nel sostegno schiacciante della comunità internazionale alla richiesta di porre fine al blocco nella votazione che si terrà mercoledì 28 ottobre, intorno a mezzogiorno.

Il rapporto che presentiamo oggi, e che avete a disposizione nella sua versione integrale, comprende i danni causati dalla guerra economica contro Cuba tra marzo 2025 e febbraio 2026. Raccoglie esempi eloquenti, testimonianze strazianti e dati inconfutabili sui suoi effetti sulla nostra economia, sui diritti umani e sulla vita quotidiana delle persone.

Dietro ogni cifra c’è un volto umano; dietro ogni misura del blocco c’è una tragedia o un dramma familiare. I danni causati dal blocco tra il 1º marzo 2025 e il 28 febbraio 2026 sono stimati in 8 miliardi e 83 milioni di dollari. È una cifra record, superiore al record dello scorso anno. In questo periodo, i danni causati dal blocco sono aumentati del 7% rispetto al livello record registrato un anno fa. I danni accumulati in questi decenni di applicazione del blocco ammontano a 178,700 milioni di dollari a prezzi correnti. È un altro record, superiore del 4,7% rispetto a quanto precedentemente comunicato.

Il rapporto stima che, in assenza del blocco, nel 2025 il PIL di Cuba a prezzi correnti sarebbe cresciuto in misura significativa. Questa stima riflette le opportunità perdute di rilancio del settore produttivo, delle nostre capacità di esportazione, di ripresa della nostra economia e delle possibilità di sviluppo sociale, proprio per effetto diretto della punizione collettiva. Essa provoca inoltre una riduzione della capacità del nostro governo di continuare a sviluppare e perfezionare le politiche sociali che fanno parte del nostro modello economico e sociale.

Il rapporto illustra, con dati e ampie spiegazioni, l’impatto esteso, complessivo, trasversale e profondo del blocco energetico in tutti gli ambiti della vita nazionale. Questa è una realtà che nessuno, se minimamente informato o semplicemente onesto, può affermare di ignorare. Bisognerebbe chiedersi che cosa accadrebbe in qualsiasi altro Paese che avesse dovuto affrontare per oltre otto mesi un assedio energetico assoluto, equivalente a un blocco navale, che secondo il diritto internazionale costituisce un atto di guerra.

Quale Paese, in simili condizioni, sarebbe in grado di mantenere la pace, il consenso sociale, la stabilità, la partecipazione dei cittadini alla soluzione delle difficoltà e la sicurezza pubblica?

Di fronte a questa crudele sfida, Cuba lavora instancabilmente. Non si lascerà mai sconfiggere. Oggi affronta con enormi sforzi le necessità più urgenti della popolazione. Mantiene e intende migliorare le politiche sociali come massima priorità, senza lasciare nessuno privo di protezione.

Procederemo rapidamente e con determinazione nell’applicazione dei cambiamenti economici e sociali recentemente approvati dall’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, che auspichiamo producano primi risultati nel breve periodo e consentano di migliorare le condizioni di benessere della nostra popolazione.

È necessario ricordare il disegno originale della politica dei governi degli Stati Uniti contro Cuba, contenuto in quell’infame memorandum interno del 1960 del Sottosegretario di Stato Lester Mallory, che afferma, e cito: «Impiegare rapidamente tutti i mezzi possibili per indebolire la vita economica di Cuba, privarla di denaro e rifornimenti, ridurne le risorse finanziarie e i salari reali, provocare fame, disperazione e il rovesciamento del governo». L’attuale politica del governo degli Stati Uniti contro Cuba configura e integra gli estremi di un atto di genocidio secondo le convenzioni internazionali; riproduce quegli obiettivi e mira a provocare una catastrofe come quella dell’olocausto subito dal popolo cubano nell’ultimo decennio del XIX secolo.

Sotto la riconcentrazione imposta dal Capitano Generale Valeriano Weyler, Weyler e Lester Mallory sembrano reincarnarsi in alcuni politici statunitensi e in alcuni funzionari del Dipartimento di Stato.

Ogni giorno vengono rilasciate dichiarazioni terribili, non soltanto da funzionari governativi, ma anche da parlamentari ferocemente anticubani, da esponenti neofascisti ed estremamente conservatori della politica statunitense, dagli eredi degli aguzzini e dei ladri che si arricchirono durante la dittatura di Fulgencio Batista, da coloro che ritengono che la soluzione per Cuba sia la tutela degli Stati Uniti o da quanti pretendono di consegnare Cuba alle peggiori forze di Miami, che hanno sempre vissuto dell’industria anticubana.

Sono i politici che invocano la violenza, che proteggono azioni terroristiche, che istigano alla destabilizzazione di Cuba e che sollecitano continuamente il Presidente degli Stati Uniti a compiere un’aggressione militare diretta contro il nostro popolo.

Chiudere tutte le vie d’uscita economiche di un Paese significa soffocare un’intera popolazione e tentare, attraverso questo obiettivo, di provocare una crisi umanitaria mediante la punizione collettiva.

Non ci sarà una crisi umanitaria a Cuba perché il nostro popolo è profondamente solidale, comprende e possiede un’elevata consapevolezza delle cause dei problemi e delle sofferenze che affrontiamo, si mobilita collettivamente in stretta unità ed è protagonista dei cambiamenti che stiamo introducendo per rispondere ai problemi del passato e alla durissima congiuntura attuale, attraverso un aggiornamento e cambiamenti del nostro modello economico, sempre anche sociale, orientato alla giustizia sociale, all’uguaglianza delle opportunità e alla dignità delle cubane e dei cubani.

Non si tratta di un attacco contro un governo con il quale il vicino del Nord ha divergenze politiche; non è in alcun modo un atto di legittima difesa della principale potenza militare, nucleare, tecnologica ed economica del pianeta; non tutela alcun interesse nazionale né dei cittadini né degli imprenditori statunitensi; non rappresenta né risponde alla volontà, ai sentimenti o agli interessi dei contribuenti e degli elettori di quel Paese.

Non risponde neppure, in alcun modo, ai sentimenti e agli interessi dell’immensa maggioranza dei cubani residenti all’estero, in particolare di quelli che vivono negli Stati Uniti, né dei loro discendenti, che desiderano il meglio per le loro famiglie, per la loro nazione, per la loro patria.

Con queste politiche genocidarie, il governo degli Stati Uniti non reagisce ad alcuna minaccia insolita e straordinaria; eppure entrambi gli Ordini Esecutivi del 29 gennaio e del 1º maggio si fondano su questa incredibile calunnia. Non reagisce in alcun modo ad alcuna minaccia reale.

Cuba non è una minaccia, il blocco sì. Cuba non è in alcun modo una minaccia. Siamo un Paese di pace, vogliamo e meritiamo la pace.

In sintonia con la posizione largamente maggioritaria della comunità internazionale, lo ribadisco ora e lo ribadiremo alle Nazioni Unite: ponete fine una volta per tutte al blocco.

Lasciateci vivere in pace.

Moderatrice: Sì, Ministro, abbiamo ricevuto richieste di intervento da parte di tre organi di stampa presenti in sala.

La televisione cubana, il Canale Cubano di Notizie. Per favore, si presenti.

Giornalista: Roxana Arián, del Canale Cubano di Notizie.

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti ha dichiarato in diverse occasioni che il suo governo ha stanziato 100 milioni di dollari in aiuti umanitari per il nostro Paese e che Cuba li avrebbe rifiutati. Può dirci quale sia la realtà riguardo a questi fondi e quale somma di denaro sia effettivamente arrivata nel nostro Paese?

Ministro: Mentono continuamente. L’offerta dei presunti 100 milioni di dollari in aiuti umanitari a Cuba fu resa pubblica, in maniera insolita, presso la Santa Sede, quando non ne erano a conoscenza né le Chiese cubane né il nostro governo.

Va ricordato che, dopo che il nostro governo aveva accettato e agevolato un aiuto umanitario di 3 milioni di dollari, la cui attuazione si è protratta molto nel tempo, in risposta ai danni causati dall’uragano Melissa, era stata formulata un’offerta di ulteriori 9 milioni di dollari. Una qualche oscura aritmetica del Dipartimento di Stato ridusse immediatamente questa cifra a 6 milioni di dollari, accettati da istituzioni religiose internazionali altamente riconosciute dalle Chiese a Cuba e dal nostro governo. Di quei 9 milioni, diventati poi 6, è stato effettivamente erogato poco più di un milione.

Posso dire che, per quanto riguarda quell’offerta di 100 milioni di dollari, rispetto alla quale in un determinato momento fonti credibili avevano affermato che sarebbero stati esclusi medicinali e alimenti, mentre altre avevano riferito che l’attuazione sarebbe stata rinviata fino alla fine dell’anno, posso informare che è stato effettuato l’invio di un pacco di generi alimentari e prodotti per l’igiene destinato a 700 famiglie cubane. Probabilmente hanno calcolato i prezzi secondo altri tassi, immagino, perché è difficile pensare che 700 pacchi destinati ad altrettante famiglie costino i 91.000 dollari che sostengono siano stati spesi.

Invito ancora una volta il governo degli Stati Uniti, e in particolare il Dipartimento di Stato, a dire quando inizierà concretamente l’erogazione di questi aiuti umanitari, se comprenderanno medicinali e alimenti, che costituiscono una vera priorità per il nostro popolo, e perché la loro attuazione richieda tanti mesi. Quando inizierà e, soprattutto, quando terminerà?

Naturalmente Cuba accetta sempre qualsiasi aiuto umanitario offerto da qualunque parte del pianeta, nel rispetto delle prassi internazionali e delle norme di cooperazione e assistenza umanitaria riconosciute dalle Nazioni Unite, che escludono sempre e completamente qualsiasi condizionamento o manipolazione politica, perché nessuno deve trarre profitto politico dal bisogno o dalla sofferenza, e che escludono naturalmente anche qualsiasi formula lesiva della sovranità nazionale.

Posso dire che il governo cubano è in stretto contatto con le Chiese cubane che parteciperanno alla distribuzione di questi aiuti e fornirà loro tutto il sostegno necessario affinché tale distribuzione sia rapida ed efficace. Spero che il Dipartimento di Stato faccia qualcosa.

Moderatrice: Abbiamo anche una domanda dell’agenzia AP.

Giornalista: Buongiorno, o buonasera, Ministro. Andrea Rodríguez, dell’agenzia di stampa AP.

Signor Ministro, nelle ultime settimane abbiamo sentito parlare moltissimo di colloqui, dialoghi: sì, no, ci siamo incontrati, non ci siamo incontrati. Potrebbe dirci ufficialmente ed esattamente a che punto si trovano questi colloqui con gli Stati Uniti, ammesso che siano reali? Esiste un’agenda o quale sarebbe la tabella di marcia per sbloccare questa situazione che dura ormai da molti mesi? A questo proposito, vorrei anche sapere se le autorità statunitensi vi abbiano fatto pervenire qualche tipo di commento sulle 176 misure, sull’approvazione delle 176 misure, alcune delle quali prevedono aperture nella stessa direzione — al di là delle motivazioni che Cuba possa avere — delle richieste statunitensi di una maggiore apertura.

E una precisazione, mi scusi. Lei ha appena parlato di circa 8 miliardi di dollari di perdite in un anno, ma il periodo considerato arriva fino a febbraio. Vale a dire che comprende soltanto un mese dell’attuale assedio energetico. Quanti milioni di dollari aggiungerebbe e quale sarebbe la proporzione corrispondente a questi sei mesi, che sono stati i più drammatici e quelli in cui si è maggiormente intensificato l’assedio energetico e finanziario che Cuba sta vivendo? Grazie.

Ministro: Come è stato detto, vi sono stati colloqui con il Dipartimento di Stato. Le comunicazioni in questo senso proseguono. Tali colloqui non mostrano avanzamenti né progressi, a causa della mancanza di volontà del governo degli Stati Uniti.

Cuba ribadisce di essere disposta a proseguire tali colloqui sulla base del diritto internazionale, senza precondizioni, nel rispetto dell’uguaglianza sovrana e in condizioni di assoluta parità, sulla base del rispetto reciproco e del beneficio reciproco per i nostri popoli, senza ingerenze nei nostri affari interni.

Non vi sono state e non vi sono in questo momento negoziazioni, né esistono agende o tabelle di marcia. Posso dire che manteniamo la disponibilità a proseguire questi contatti, nonostante la mancanza di progressi.

Non vi è stata alcuna dichiarazione ufficiale del governo degli Stati Uniti sui cambiamenti economici e sociali recentemente decisi dall’Assemblea Nazionale del Potere Popolare. Non vi sono state dichiarazioni di questo tipo e, a dire il vero, non ve n’è alcun bisogno, perché tali cambiamenti riguardano l’esercizio delle prerogative sovrane della Repubblica di Cuba, che risiedono in maniera inalienabile ed esclusiva nel popolo cubano.

Riceviamo invece costantemente segnali e domande da ampi settori della società statunitense, da singole persone, da cubani residenti in quel Paese, da imprenditori e aziende, uomini e donne d’affari, persone di buona volontà, membri del Congresso degli Stati Uniti e politici di diversi Stati, profondamente interessati a conoscere meglio e a capire come poter cogliere le opportunità che si aprono per ampliare i rapporti commerciali, di cooperazione e di investimento. E soprattutto mettono a confronto l’ampiezza di queste trasformazioni con l’inasprimento dell’assedio energetico e della persecuzione contro le compagnie di navigazione che trasportano forniture a Cuba. E ci chiedono come potrebbero farlo in simili circostanze.

Ci colpisce che ci chiedano sistematicamente che cosa contengano gli oltre 7.000 container, se tali container siano già stati pagati, se siano oggetto di rapporti contrattuali e di contratti firmati con compagnie di navigazione internazionali e quali siano gli enti cubani che hanno commissionato quelle merci. E rimangono sorpresi quando diciamo loro che la maggior parte di questi carichi è stata commissionata da piccole e medie imprese private cubane; che la maggior parte delle merci consiste in alimenti, medicinali e dispositivi medici; e che, ovviamente, si tratta di merci precedentemente ordinate e pagate secondo le regole universalmente accettate del commercio internazionale. Ed è questa politica di strangolamento energetico, impropria di una situazione di pace perché costituisce un atto di guerra, a colpire la libertà di commercio e la libertà di navigazione. E il terzo elemento?

Il calcolo che ho presentato qui è un calcolo rigoroso, basato su una metodologia conforme agli standard internazionali, che diversi anni fa fu sottoposta a verifica da una commissione del Congresso degli Stati Uniti, la quale la dichiarò conforme alle pratiche contabili internazionali e metodologicamente rigorosa.

Questa cifra non comprende i danni causati dall’assedio energetico né quelli derivanti dalle sanzioni secondarie, poiché gli effetti dell’Ordine del 29 gennaio cominciarono a manifestarsi già dalla settimana successiva.

Pertanto, cercheremo di chiudere quanto prima le statistiche relative a quest’anno, ma ci atteniamo alla rigorosa metodologia stabilita dagli organismi cubani competenti in materia di statistica economica e alla metodologia prevista dalla risoluzione dell’Assemblea Generale, che chiede al Segretario Generale di riferire sullo stato di attuazione della risoluzione — o, potremmo dire, sul suo mancato rispetto — e gli richiede informazioni su questi aspetti. Non abbiamo voluto modificare tale metodologia, ma posso anticipare che i danni di questi mesi sono molte volte superiori a quelli registrati nel periodo precedente.

Moderatrice: Ministro, un’ultima domanda da Alma Plus.

Giornalista: Grazie. Nora Becerril di Alma Plus TV.

I recenti Ordini Esecutivi emanati da Washington definiscono Cuba una minaccia alla sicurezza nazionale e, inoltre, inaspriscono l’assedio energetico, come si è detto nel rapporto. Come risponde Cuba a questa definizione? Come risponde a tutto ciò? E quanto considerate reale la minaccia di un’azione militare diretta?

Ministro: Mentono, mentono continuamente. Per questo la politica di aggressione e di blocco contro Cuba provoca un isolamento e un discredito internazionali così profondi per il governo degli Stati Uniti.

Se non fosse una minaccia reale, se non fosse una minaccia all’esistenza di Cuba — cosa che noi prendiamo sempre molto sul serio —, se non fosse una minaccia che non si basa soltanto sulla retorica, ma anche sulle testimonianze di numerose fonti autorevoli, analisti ed enti non governativi statunitensi che presentano prove del fatto che il governo degli Stati Uniti sta compiendo reali preparativi militari; quando si ascoltano il Presidente, il Segretario di Stato o, molto recentemente, il Segretario alla Guerra affermare che un’aggressione militare diretta contro Cuba rientra tra le opzioni sul tavolo del Presidente degli Stati Uniti, è evidente che tale minaccia debba essere presa sul serio. E ciò alla luce dell’esperienza di Cuba in materia e dell’esperienza di tutti coloro che, nel pianeta, hanno subito e continuano oggi a subire non soltanto la distruzione dell’ordine internazionale, ma anche la proliferazione di aggressioni che vanno oltre le misure coercitive unilaterali, nonché il moltiplicarsi dei conflitti e delle guerre che il governo degli Stati Uniti ha combattuto o combatte ancora oggi.

Pertanto, il nostro popolo e il nostro Stato prendono molto seriamente queste minacce e si preparano a difendere con determinazione, fino in fondo, la nostra indipendenza, sovranità e integrità territoriale.

Ma anche se non si trattasse di una minaccia di tale portata, e benché speriamo che essa non si concretizzi mai, perché provocherebbe un vero bagno di sangue, perché causerebbe perdite di vite non soltanto tra le cubane e i cubani, ma anche tra giovani statunitensi che verrebbero mandati a combattere una guerra che non vogliono, che non appartiene loro e che non risponde al benché minimo interesse nazionale né dei cittadini né del popolo statunitense. Ed è chiaro che difenderemo, con la stessa determinazione dimostrata in passato, la nostra indipendenza, sovranità e integrità territoriale.

Allo stesso tempo, però, il nostro Stato e il nostro governo lavorano attivamente nell’ambito delle nostre politiche economiche e sociali per rispondere ai problemi strutturali della nostra economia, ai problemi accumulati negli ultimi decenni e all’effetto di strangolamento provocato oggi dall’assedio energetico che, lo ripeto, equivale a un blocco navale e costituisce un atto di guerra. Il nostro popolo è quindi oggi impegnato con il massimo sforzo ad affrontare le difficoltà e a risolverle attraverso la partecipazione e il contributo di tutti.

Moderatrice: Molte grazie. Grazie davvero. Con questo si conclude la conferenza stampa.

(Traduzione non ufficiale a cura di ANAIC e EmbaCuba-Italia)

 

Link: Ministerio de Relaciones Exteriores de Cuba

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L'articolo Cuba denuncia gli effetti del blocco USA: la conferenza stampa integrale di Bruno Rodríguez Parrilla proviene da IL PARTITO COMUNISTA - Sito Ufficiale.

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FreshRSS 1.30.0

This is a security-oriented major release with several important security patches, so users are encouraged to update without delay.

From this release, we are also making it clear that our rolling-release channel (edge) is recommended for faster security patches.

Breaking change 💥:

  • Disallow access to local networks such as 127.0.0.1 by default, for security reasons

Feature highlights✨:

  • Filter global view feed list by state and search
  • New option to hide badges showing number of unread articles (Phantom Obligation)
  • Refresh only feeds in the current view
  • Offer to add a prefix when re-sharing user labels

Bug fixes highlights 🐛:

  • Several security attack scenarios patched
  • Fix lost elements while parsing search query
  • Fix “mark as read older than…” widening the active search
  • Fix saving user queries
  • Fix SQL errors breaking some regex searches with MySQL / MariaDB

This release has been made by @Alkarex, @andris155, @ColonelMoutarde, @Frenzie, @IEEE-754, @Inverle, @math-GH, @nykula, @polybjorn, @Stunkymonkey and newcomers @0xdeadrelay, @AdamKorcz, @aligundogar, @bossaarebecca-alt, @Cactys12, @chrislongros, @Divinelink, @Elgeryy1, @featurecreep-cron, @Fripix, @fzlzjerry, @georatas, @gshimo, @iatman ,@ihsanarifr, @jamalkamaladdin, @JamBalaya56562, @jbrayton, @jeremy-code, @juherr, @kobihikri, @LeeXiaolan, @masskrdjn, @mohammadlashkari, @nathanpixodeo, @Otolock, @payaci, @salvador-castro, @SamCyber001, @satyvm, @senti-man, @simitana, @ThomasVermeer, @Totara-thib, @TowyTowy, @utkutibet, @XiaoSong1223

Full changelog:

  • Security
    • 💥 Disallow access to local networks such as 127.0.0.1 by default, for security reasons (breaking change) #8400,
      #9195
      • Selected local networks can be allowed under System configuration or using the INTERNAL_HOST_ALLOWLIST environment variable
      • Passing * allows all networks like before (unsafe)
    • Improve SSRF mitigations by restricting CURLOPT_PROXY #8950
    • Fix auth CSRFs (login and register actions) #9171
    • Log invalid challenge and ignore JSON error during login #9278
    • Disallow fetching of non remote URI #9215
    • Only allow HTTP/HTTPS schemes for enclosure and thumbnail URLs #9272
    • Fix access control in rss and opml actions #8912
    • Refactor to use CSRF field directly instead of borrowing it from a form #9169, #9205
    • Cleaner limit anonymous mode to default user #9235
    • Fix HTML ingestions in templates #9146, #9170
    • Fix bad header filtering bypass #8964
    • Sanitize all fields during JSON import #9168
    • Gate greader (JSON) user query share format behind Share by OPML #9248
    • Public OPML should not contain cURL parameters #9070
    • Ignore security-relevant OPML attributes for dynamic OPML sources #9276
    • Strip feed URL credentials from anonymous user query output #9246
    • Set limits for regex during search #8913
    • Fix path disclosure in cache error message #9206
    • Limit the length and parentheses nesting depth of a search query #9277
    • Use timing-safe comparison for tokens #8945
    • Use hash_equals() for GReader API token comparison #9183
    • Mailer: allow disabling SMTPAutoTLS via config #9026
    • Warn during install if document root does not point to ./p/ #9010
    • Stop the unread-count poller after the session ends #9065
    • Add remote IP address to warning on form login #8942
    • Pin the GitHub actions using SHA #9200
    • Harden cache and SimplePie cache deserialization #9273
  • SimplePie
    • Security: Disallow javascript: URI scheme (protocol) #8263
    • Fix wrong player parent logic leading to invalid type #8893, simplepie#978
    • Consistently enable XML_OPTION_PARSE_HUGE #8894, simplepie#977
    • Fix null warning in IRI for PHP 8.5+ #8918, simplepie#979
    • Fix sanitizer whitelist stripping order #9066
    • Show only one representation per media:group #9009
    • Bump upstream SimplePie #8947
  • Features
    • Filter global view feed list by state and search #9132
      • Use global view when searching from subscription page #9144
    • New option to hide badges showing number of unread articles (Phantom Obligation) #8844
    • Refresh only feeds in the current view #9060
    • Offer to add a prefix when resharing user labels #9236
    • Add log search to the logs page #9059
    • Add configurable log_level system setting #9185
    • New option to keep or not the custom sort order when navigating between categories and feeds #8969
    • New per-feed option to show or hide enclosures (attachments) #9015
    • Detect JSON feeds from URLs containing json #9058
      • Also when subscribing via the API #9167
    • Order categories during OPML import/export according to position #9203
    • OPML: include each feed’s refresh interval (TTL) in export/import #8982
    • Log failed CSS content retrieval (Web scraping) #9077
    • Allow providing a category when adding a feed by bookmarklet #9047
    • Add LinkAce sharing service #9024
    • Add Nextcloud Bookmarks sharing service #9032
  • Bug fixing
    • Fix lost elements while parsing search query #8884
    • Fix “mark as read older than…” widening the active search #9173
    • Fix saving user queries #9190
    • Fix SQL errors breaking some regex searches with MySQL / MariaDB #9036
    • Fix marking filtered label articles as read in SQLite and PostgreSQL #9264
    • Fix tagging an already-tagged entry on PostgreSQL raising a SQL error instead of being a no-op #9136
    • PostgreSQL: make committing new entries resilient to duplicate keys #9231
    • Preserve negative timezone offsets in date intervals #9071
    • Fix feed dropdown bugs due to hash desync #8949
    • Fix slider not reinitializing after form submit #8973
    • Minz: Skip loading duplicated JS/CSS assets #9000
    • Respect simplepie_syslog_enabled for the uses cache logs #8986
    • Fix statistics repartition averages #8996
    • Fix article hover date visibility #8997
    • Keep search and state filters when marking articles as read #9007
    • Fix --db-prefix silently drops following CLI flags #9042
    • Remove stale dynamic favicon links #9127
    • Fix desync between favicon and title unread counters #9262
    • Fix outdated username length hint on registration and install forms #9013
    • Redirect away from wrong URL paths #9075
    • Fix auto-share shortcut on first use #9072
    • Exclude hidden feeds from global view counts #9152
    • Fix only the last <media:credit> being written to the RSS output #9174
  • CLI
    • New cli/reconfigure-user.php to read/write per-user config attributes #8873
    • Report new articles count per feed in app/actualize_script.php output #8948
    • Output a diagnostic when the cli/health.php check fails #8980
  • API
    • Add a warning message to the API password section and a log warning when a client uses GET instead of recommended POST #8845
    • Fever API: log the client IP address on authentication failure #8981
    • WebSub: ignore HTTP/HTTPS scheme difference in Self URL comparison #9005
  • Deployment
    • Docker alternative image updated to Alpine 3.24 with PHP 8.5.7 and Apache 2.4.67 #8916
    • Start supporting PHP 8.6+
      • Docker dev :newest with PHP 8.6 #9155
    • Docker: attach provenance and SBOM attestations to the published image #9150
    • Apache use only CONN_REMOTE_ADDR in logs when mod_remoteip is available, for compatibility with LiteSpeed Web Server #8890
    • Fix .dockerignore being ignored during build in CI #9001
    • New ENABLE_ACCESS_LOG environment variable to disable access logs #9191
    • Check GMP during 32-bit installation #9046
    • Improve actualize mutex to allow multiple instances #9045
    • OIDC: redirect to a default URL on expired auth state instead of 400 #9143
  • UI
    • Always jump article to top when header is offscreen, also when Stick the article to the top when opened is disabled #8870
    • Move article header/footer options (feed title, authors and date, icons position, tags) from Reading to Display configuration #9139
    • Move disable button before remove button in user management #8944
    • Keep scroll position of slider after form submit #8974
    • Group export feeds by category #9079, #9154
    • Sort feed names with locale-aware collation #8985
    • Sort labels with locale-aware collation #9023
    • Format unread counter in title on page load #9263
    • Display slider after submit for all buttons in feed update UI #8999
    • Improve aside keyboard navigation #9202
    • Allows usage of Ctrl/Shift keys with the open website shortcut #9186
    • Fix padding for .nav_menu in Alternative-Dark, Flat, and Nord themes #8901
    • Fix typo in alert error border color variable #9266
    • Use JavaScript Event() constructor instead of deprecated initEvent() #9035
    • Use :user-invalid instead of :invalid for CSS form field styling #9025
    • Remove unused simple layout #8998
    • Various UI and style improvements: #8823, #8824,
      #9140, #9145
  • Extensions
    • Minor Minz_Extension typing #8952
    • Improve extension list fetch diagnostics #9055
    • Fix a PHP warning in Serve action #9267
    • Fix extension settings cancel action #9053
    • Fix sharing menu conflicts with extensions #9074
    • Add read status hook for entries #8995
    • Dispatch a new JavaScript event freshrss:entryStateChange when an entry finishes being marked read/unread #9031
    • Redirect after saving user CSS/JS so changes apply immediately #9006
  • I18n
  • Misc.

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Il fragile patto di fiducia della cybersecurity

Immagine in evidenza rielaborata con ausilio dell’intelligenza artificiale

Il 3 aprile 2026, un utente registrato sotto il nome di Nightmare Eclipse pubblica sulla piattaforma GitHub – di proprietà di Microsoft – uno strumento chiamato BlueHammer: un archivio contenente il codice necessario a sfruttare una vulnerabilità di Defender, l’antivirus integrato in Microsoft Windows.

Il messaggio di accompagnamento alla pubblicazione di BlueHammer suona come un’accusa alla stessa azienda, che secondo l’autore “avrebbe saputo cosa sarebbe successo”. Nei giorni seguenti, sullo stesso account vengono pubblicate informazioni su due vulnerabilità zero-day che prendono ancora di mira lo stesso antivirus, battezzate RedSun e UnDefend. 

Tra il 10 e il 16 aprile 2026, i ricercatori di Huntress hanno osservato l’impiego delle tre vulnerabilità pubblicate da Nightmare Eclipse nel corso di un’intrusione ai danni di un’azienda. RedSun e UnDefend erano inoltre ancora zero-day, perché Microsoft non aveva ancora distribuito la relativa patch. Nessuno dei tre exploit sembra aver avuto successo durante l’attacco: la vicenda ha però riacceso i riflettori sul sistema che regola la pubblicazione delle vulnerabilità nel mondo della cybersecurity.

L'incubo zero-day

Scoprire una falla di sicurezza ancora sconosciuta rappresenta il Santo Graal dei cyber criminali. Uno zero-day può infatti consentire di colpire anche sistemi ben protetti, sfruttando una vulnerabilità per la quale non esiste ancora una correzione. 

Scovare uno zero-day non è però qualcosa alla portata di tutti. E i casi in cui i gruppi criminali sono riusciti a individuare indipendentemente vulnerabilità di questo tipo sono rarissimi. Nelle cronache, l’uso di strumenti di attacco che fanno leva su falle di sicurezza di questo tipo è stato storicamente associato a organizzazioni dotate di risorse notevoli – tra cui i cosiddetti gruppi APT (Advanced Persistent Threat) – e che spesso agiscono direttamente sotto il controllo statale.

Normalmente, le nuove vulnerabilità software vengono invece individuate da società di cybersecurity e ricercatori indipendenti, che passano al setaccio il codice dei software più diffusi secondo la logica di “trovare la falla prima che lo facciano i cattivi”. Le scoperte sono gestite in modo che la loro pubblicazione avvenga solo dopo che il problema è già stato segnalato allo sviluppatore, in modo che abbia il tempo di predisporre e distribuire l’aggiornamento che lo corregge e – possibilmente – che la maggior parte degli utenti abbia il tempo di installare l’update.

Il difficile concetto di “responsible disclosure”

Definire le modalità con cui vengono pubblicati i dettagli delle vulnerabilità individuate dai ricercatori non è semplice come potrebbe sembrare a prima vista. La prassi di segnalare prima la vulnerabilità allo sviluppatore del software e di attendere il rilascio di un aggiornamento prima di renderne pubblici i dettagli – la cosiddetta “responsible disclosure” – si basa infatti su convenzioni, più che su regole vincolanti: norme di buon senso pensate per evitare che una falla di sicurezza venga esposta prima che sia disponibile una correzione, com’è accaduto nel caso delle vulnerabilità pubblicate da Nightmare Eclipse.

Se ci si fermasse a questo, però, si correrebbe il rischio che le segnalazioni vengano semplicemente ignorate. Nel corso degli anni, nel settore della cybersecurity si è spesso citata la frase – ormai quasi un clichè e attribuito prevalentemente a Microsoft – “it’s not a bug, it’s a feature” (non è una falla, è una funzionalità), che molti ricercatori avrebbero incassato come risposta per sminuire l’impatto delle vulnerabilità individuate.

A complicare ulteriormente le cose c’è l’aspetto economico legato al sistema di segnalazione delle falle di sicurezza. I programmi di bug bounty implementati da tutte le maggiori aziende software prevedono, infatti, ricompense economiche per i ricercatori che segnalano un problema di sicurezza. Insomma: nella gestione del processo pesa anche il rischio che qualcuno possa ignorare la segnalazione per non sborsare il compenso dovuto.

Segnalazioni con la scadenza

Per evitare che l’inerzia (o la malafede) dello sviluppatore possa lasciare esposti i sistemi dei suoi utenti a una vulnerabilità, è stata introdotta una consuetudine basata sul concetto di scadenza. Ogni team che lavora sulla ricerca di vulnerabilità impone un termine (solitamente 30, 60 o 90 giorni) entro il quale la società deve rilasciare l’aggiornamento che corregge la vulnerabilità. Trascorso il termine, è considerato lecito pubblicare i dettagli del bug per consentire agli utilizzatori di implementare le misure di mitigazione più opportune. 

Tutto bene, quindi? Non proprio. Alcune vulnerabilità, infatti, non sono semplicissime da correggere e i casi in cui il mancato rispetto dei termini si è scontrato con una rigida intransigenza da parte di chi li ha segnalati non sono mancati. I più celebri attriti hanno interessato il team Google Project Zero, Microsoft e Apple. In almeno un paio di occasioni (i dettagli qui e qui), infatti, gli esperti di Google hanno rilasciato i dettagli su bug che non erano stati tempestivamente corretti.

Quando le regole saltano

Il caso di Nightmare Eclipse, che da qualche mese sta appassionando il ristretto settore dei commentatori della cybersecurity, si colloca al di fuori di quanto finora illustrato. Dopo le prime tre vulnerabilità, il fantomatico ricercatore di sicurezza ha infatti sparato a raffica una serie di ulteriori bug. Alla fine, l’elenco completo comprende: YellowKey, GreenPlasma, MiniPlasma, GreenPlanet, GreatXML, LegacyHive e ShieldBreak. In tutto, Nightmare Eclipse ha pubblicato i dettagli di ben dieci vulnerabilità che interessano diversi prodotti Microsoft.

Non solo: la scelta dei tempi di pubblicazione sembra essere stata accuratamente pianificata per rendere particolarmente difficile a Microsoft distribuire con puntualità gli aggiornamenti di sicurezza ai propri clienti. Per Windows, infatti, l’azienda di Satya Nadella concentra normalmente il rilascio degli aggiornamenti di sicurezza nel secondo martedì di ogni mese, il cosiddetto Patch Tuesday. Una modalità che consente di raggruppare le correzioni e che, soprattutto per le aziende, offre il vantaggio di poter pianificare gli aggiornamenti con un certo grado di prevedibilità.

Tra aprile e agosto, Nightmare Eclipse ha pubblicato le vulnerabilità con una tempistica apparentemente studiata per mettere Microsoft in difficoltà: almeno quattro sono state rese pubbliche il giorno stesso o immediatamente dopo il Patch Tuesday. In questo modo, se Microsoft avesse mantenuto la normale cadenza mensile degli aggiornamenti, i sistemi Windows sarebbero potuti rimanere esposti per quasi un mese. Un modus operandi diabolico, orientato a provocare il massimo disagio possibile e che, in alcuni casi, ha spinto Microsoft a distribuire correzioni al di fuori del normale ciclo mensile.

A contribuire a massimizzare il danno reputazionale subito dall’azienda, per la verità, ha contribuito anche la sorte. La pubblicazione di BlueHammer, la prima vulnerabilità di Windows Defender, è quasi coincisa con l’improvvida pubblicazione di un articolo sul sito ufficiale di Microsoft (poi apparentemente rimosso) che promuoveva il suo antivirus dicendo esplicitamente che per la maggior parte degli utenti “non serve un antivirus di terze parti”, pubblicizzandone quindi l’affidabilità proprio mentre finiva nel mirino di Nightmare Eclipse.

L’ingestibile vendetta dell’ex

Il vero problema nell’intera vicenda di Nigthmare Eclipse è che Microsoft si è scoperta estremamente vulnerabile nei confronti di quella che potrebbe essere stata soltanto la vendetta di un ex collaboratore che non ha gradito il trattamento che ha ricevuto da parte dell’azienda.

Una ricostruzione puntuale e verificabile di quanto sia accaduto precedentemente alle comunicazioni pubbliche è pressoché impossibile. Anche perché il protagonista della vicenda ha dimostrato più volte di essere piuttosto  “ondivago”, inviando messaggi contraddittori sui suoi canali social. Le rivendicazioni più esplicite riguardano il fatto che Microsoft avrebbe cancellato il suo account sul Microsoft Security Response Center (MSRC), il portale che permette ai ricercatori di sottoporre le segnalazioni di nuove vulnerabilità e attiva i processi di bug bounty.  

Nel corso di una conversazione su Discord riportata da uno dei partecipanti, Nightmare Eclipse avrebbe affermato di essere addirittura un ex dipendente della filiale tedesca di Microsoft. Un’ipotesi che era già circolata nel settore, ma che l’azienda non ha mai confermato. 

Una certa familiarità con i processi di sicurezza adottati da Microsoft e l’evidente buona conoscenza dell’antivirus di Windows (la metà delle vulnerabilità pubblicate interessavano proprio Defender) sono indizi che confermerebbero questa pista. Tanto più che, in alcuni casi, Nightmare Eclipse ha dimostrato una discreta abilità nell’aggirare gli aggiornamenti messi a punto da Microsoft per mitigare le falle di sicurezza. Insomma, il ricercatore aderisce piuttosto bene al profilo di un “insider” che sta sfruttando tutte le sue conoscenze per massimizzare il danno.

Botta e risposta

Le reazioni di Microsoft non contribuiscono particolarmente a fare chiarezza sulla vicenda. Il 23 maggio ha sospeso l’account di Nightmare Eclipse su GitHub rimuovendo in seguito i contenuti. In un comunicato ufficiale del 27 maggio, l’azienda ha poi usato toni piuttosto duri, criticando senza mezzi termini il rilascio “non coordinato” delle vulnerabilità, pur senza minacciare direttamente azioni legali contro il ricercatore. 

Le contromisure adottate da Microsoft non hanno portato a grandi risultati. Nightmare Eclipse ha infatti prima aperto un repository autogestito per continuare la sua opera di pubblicazione e poi – a metà giugno, quando ormai la vicenda stava facendo parecchio rumore nell’ambiente – ha abbandonato il suo blog ufficiale su Blogspot, sostenendo che Google, proprietaria della piattaforma, avrebbe censurato ingiustamente i suoi contenuti e creandone uno nuovo sulla sua piattaforma personale.

Al di là delle speculazioni su come si sia arrivati a questa sorta di “duello rusticano” e a quali siano i reali retroscena di tutta la vicenda Nightmare Eclipse, quello che emerge è il quadro terribilmente fragile di un sistema pieno di contraddizioni. Il comportamento dell’ormai famigerato ricercatore di sicurezza, infatti, non viola direttamente nessuna legge. 

Il concetto di responsible disclosure è basato su consuetudini e le normative presenti negli Stati Uniti e in Europa, pur avendo progressivamente introdotto regole e procedure per la divulgazione coordinata delle vulnerabilità, non disciplinano in maniera puntuale tutti gli aspetti del rapporto tra ricercatori e aziende. Una parte importante del sistema continua quindi a fare riferimento alle “buone pratiche” sviluppatesi negli anni sulla base dei principi dell’hacking etico e a una visione un po’ romantica di una community che collabora per un bene comune superiore. 

Insomma: tutto il sistema si basa sostanzialmente su un rapporto basato su fiducia, etica e correttezza di tutte le parti coinvolte. In un settore in cui si intrecciano giganteschi interessi economici, crescenti tensioni geopolitiche e la variabile impazzita rappresentata dall’impatto dell’intelligenza artificiale, gli scricchiolii sono sempre più evidenti.

P.S: Nel corso della stesura di questo articolo, sul repository di Nightmare Eclipse sono state rilasciate nuove vulnerabilità zero-day. L’elenco delle “vittime” comprende anche Nvidia, Kaspersky, Crowdstrike e Avast.

La sequenza delle vulnerabilità di Nightmare Eclipse ad oggi
#DataExploitBersaglioImpatto
13 aprileBlueHammerMicrosoft DefenderOttenimento di privilegi di amministratore sul sistema
212 aprileRedSunMicrosoft DefenderOttenimento di privilegi di amministratore sul sistema
315 aprileUnDefendMicrosoft DefenderDisabilitazione/blocco degli aggiornamenti Defender
412 maggioYellowKeyBitLocker / WinREAccesso a dati cifrati con Bitlocker
512 mag.GreenPlasmaCTFMON / CTFOttenimento di privilegi di amministratore sul sistema
615 mag.MiniPlasmaCloud Files Mini Filter DriverOttenimento di privilegi di amministratore sul sistema
79 giugnoRoguePlanetMicrosoft DefenderOttenimento di privilegi di amministratore sul sistema
810 giugnoGreatXMLBitLocker / WinREAccesso a dati cifrati con Bitlocker
914 luglioLegacyHiveWindows User Profile ServiceLPE / manipolazione degli hive di altri utenti
1011 agostoShieldBreakMicrosoft DefenderBypass della patch di RoguePlanet. Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema
1126 agostoHardBreacherKaspersky Endpoint SecurityOttenimento di privilegi di amministratore sul sistema
1230 agostoGreenSectionNVIDIA Vulkan driverCrash
1330 agostoPrettyPragueAVAST AntivirusOttenimento di privilegi di amministratore sul sistema
143 settembreFalconFlankCrowdstrike Falcon EDROttenimento di privilegi di amministratore sul sistema
159 settembreShieldCrashMicrosoft DefenderBypass della patch di ShieldBreak. Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema

L'articolo Il fragile patto di fiducia della cybersecurity proviene da Guerre di Rete.

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Microsoft Plugs Nearly 1,000 Security Holes

Microsoft Corp. today issued updates to plug at least 974 security holes in its Windows operating systems and other software, by far its biggest single patch batch ever. Microsoft says artificial intelligence is helping to speed the discovery of vulnerabilities, but security experts warn that many organizations already are struggling to prioritize the more human-intensive endeavor of testing and deploying so many fixes each month.

Image: Shutterstock.com, Kirill Makarov.

This month’s patch bundle obliterates the software giant’s previous record set in July, when it released updates for at least 570 security vulnerabilities. September’s Patch Tuesday brings this year’s total to more than 2,600, more than twice Microsoft’s previous record-setting patch year in 2020 (1,245) and with three more months to go.

There are two “zero-day” flaws fixed this month that are being actively exploited: both CVE-2026-81963 and CVE-2026-85880 allow an attacker to elevate their privileges on Windows system.

Fully 113 of the bugs addressed today earned Microsoft’s “critical” rating, meaning they could be abused by malware or miscreants to seize control over a vulnerable Windows machine with little or no help from the user.

Among the more serious critical flaws this month is CVE-2026-69730, a DNS weakness present in Windows Server 2012 onward and on Windows 10. Microsoft warns that an unauthenticated attacker could leverage this weakness simply by sending a specially crafted packet to an affected system, and that it is likely to be exploited.

Also scary is CVE-2026-69829, a critical, remote code execution flaw in the Windows Shell. This vulnerability has a CVSS base score of 9.8 (10 is the most severe), and can be exploited with low attack complexity, no privileges, and no user interaction.

Microsoft’s summary of the security updates released today. Image: msrc.microsoft.com.

Microsoft is hardly alone in shipping monster patch bundles lately. Many other large software companies, including Adobe, Cisco, Google, Mozilla and Oracle, all have recently credited AI-assisted research with increasing their patch cadence and volume (Google said today it is now going to ship security updates every two weeks).

Tyler Reguly, associate director of security research and development at Fortra, said one core challenge with deploying Windows updates is that they need to be tested before being installed across an organization because not all third-party software works seamlessly in the face of changes to the underlying operating system.

“It’s time to put our CISOs and CSOs on notice,” Reguly said. “How are you helping your teams through these difficult times? Do you have your teams deploy after hours and on weekends to avoid disruption to the business environment? Do you reward them for that effort? Time to dig into your budget and buy dinner for your teams that are working on Saturday to get patches rolled out before users return to work on Monday.”

Satnam Narang is senior staff research engineer at Tenable. Narang said it’s important to recognize that while the number of vulnerabilities being patched by Microsoft is rising, the number of flaws that can and will affect most organizations remains quite low.

“AI-assisted vulnerability discovery in 2026 is creating larger haystacks, but it isn’t finding more needles,” he said. “It’s critical that organizations understand which vulnerabilities actually apply to them, whether they pose a threat by being reachable and exploitable, and prioritize remediation based on this risk context.”

Of course, regular Windows users don’t need to test patches before deploying them, but they still need to open Windows Update periodically or else assent to the program’s nag notices about pending updates. And at the rate these Windows patch releases are ballooning in size, it’s probably best not to let them pile up month after month.

Enterprise Windows admins will want to keep an eye on askwoody.com for news of any updates that appear to be causing problems. As always, the SANS Internet Storm Center has a per-patch breakdown ordered by severity and urgency.

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Superbubble in the Large Magellanic Cloud

N44 is a complex nebula filled with glowing hydrogen gas, dark lanes of dust, massive stars, and many populations of stars of different ages. One of its most distinctive features, however, is the dark, starry gap called a “superbubble,” visible in this Hubble Space Telescope image in the upper central region.

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The Pooter - "GO THAT WAY!" - Farting on soda boxes

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The Internet’s New Edge Builders

After building private backbones, content and cloud platforms are now moving closer to users. In doing so, they are taking on delivery roles once associated mainly with independent CDNs.
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Wichtig! Field Day 2026: Fristen und Spielregeln für die Logs

Die Antennen sind abgebaut, die QSOs im Kasten. Aber Hand aufs Herz: Wer liest vor einem Contest schon das ganze Reglement von A bis Z? Genau deshalb haben wir für den SSB Field Day 2026 ein paar Punkte herausgepickt, die unbedingt zu beachten sind, damit es keine bösen Überraschungen gibt.

 8 Tage – und die Uhr läuft

Nach dem Field Day habt ihr 8 Tage Zeit, Euer Log einzureichen. Nicht 9, nicht «wenn ich am Wochenende dazu komme» und auch nicht «ich dachte, der Kollege macht das». Die Logs müssen zwingend über das webbasierte User-Interface der USKA eingereicht werden: https://contestlog.uska.ch. Ausnahme für unsere SWLs: SWL-Logs dürfen per E-Mail an contest@uska.ch gesandt werden.

Abgeschickt ist noch nicht angekommen

Euer Log gilt erst dann als akzeptiert, wenn ihr vom Auswerter eine Eingangsbestätigung per E-Mail erhalten habt. Keine Bestätigung? Dann bitte auch einmal dort nachsehen, wo sich gelegentlich wichtige E-Mails zwischen «Sie haben 12 Millionen geerbt» und «Ihr Paket konnte nicht zugestellt werden» verirren: Im Spam-Ordner.

Cabrillo – und nichts anderes

Akzeptiert wird ausschliesslich das Cabrillo-Format. PDF, Excel, Word, ein Foto des Logbuchs oder eine kunstvoll beschriftete Serviette vom Field-Day-Grill mögen durchaus ihren Charme haben – für die Auswertung helfen sie uns leider nicht weiter. Für Einmannstationen gilt zusätzlich: Die vorgeschriebenen Ruhezeiten müssen im Log unter SOAPBOX: oder OFFTIME: aufgeführt sein.

Soapbox: Hier darf es dafür richtig menschlich werden

Nicht nur QSOs interessieren uns. Berichte und Fotos von Euren Field-Day-Erlebnissen könnt Ihr ebenfalls über die Soapbox einreichen. Ob perfekte Antennenanlage, improvisierter Mast, Regen, Sonnenschein, kulinarische Meisterleistung oder die Geschichte darüber, warum genau dieses eine Kabel natürlich zu Hause lag – wir freuen uns über Eure Eindrücke.

Rufzeichen drauf – Auswerter glücklich

Bitte benennt Eure Dateien mit eurem Rufzeichen, zum Beispiel: HB9A.CBR, HB9A.ALL, HB9A.LOG Das erleichtert die Zuordnung erheblich und verhindert spannende Ratespiele in der Contest-Auswertung.

Keine zusätzliche Unterschrift nötig

Mit der elektronischen Einreichung des Logs erklärt Ihr automatisch, dass Ihr das Wettbewerbsreglement und die Konzessionsvorschriften eingehalten habt. Eine zusätzliche schriftliche Erklärung ist nicht erforderlich.

Und die wichtigste Empfehlung zum Schluss: Lest bitte trotzdem das vollständige und überarbeitete Field-Day-Reglement 2026. Denn dieser Beitrag ersetzt das Reglement ungefähr so gut wie ein Dummy Load eine gute DX-Antenne.

USKA Contests KW / USKA Contests HF

Dominik HB9CZF freut sich auf Dein/Euer Cabrillo-Log, das innerhalb von 8 Tagen seinen Weg zu ihm findet.

73 und viel Erfolg beim SSB Field Day 2027!

Andy, HB9JOE
Leiter Radiosports der USKA

Published: HB9HGH 2026-09-08 06:37:31

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qmHandle

qmHandle è un semplice programma che consente di visualizzare e di gestire la coda dei messaggi.

Changelog

  • Sep 7, 2026 (version 1.3.5)
    - Use pgrep as a fallback when pidof is unavailable
    - Use env in Perl shebang for portability
  • Jul 10, 2025
    - Add -x and -X parametr for remove email by To/Cc/Bcc by @Stetinac in #1
    - start/stop qmail command changed to daemontools svc
  • 13 Aprile 13 2025
    - il progetto risulta abbandonato, così ho copiato i sorgenti nel mio spazio github, applicato le piccole patch e rilasciato il tutto come versione 1.3.3
  • 17 febbraio 2024
    - applicata una patch per risolvere un refuso nell'uso dei parametri quando viene stampato l'help
    - unita la patch precedente con quella già usata per sostituire svc con qmailctl nei comandi stop/startqmail

Installazione

Scaricare da sourceforge e installare il binario:

wget https://github.com/sagredo-dev/qmHandle/archive/refs/tags/v1.3.5.tar.gz
tar xzf v1.3.5.tar.gz
cd qmHandle-1.3.5
chown -R root:root .
cp qmHandle /usr/local/bin

sei hai Debian GNU/Linux con il suo pacchetto qmail edita qmHandle e decommenta

#my ($stopqmail) = '/etc/init.d/qmail stop';

Utilizzo

# qmHandle --help

qmHandle v1.3.5
Copyright 1998-2003 Michele Beltrame

Available parameters:
  -a       : try to send queued messages now (qmail must be running)
  -l       : list message queues
  -L       : list local message queue
  -R       : list remote message queue
  -s       : show some statistics
  -mN      : display message number N
  -dN      : delete message number N
  -fsender : delete message from sender
  -F're'   : delete message from senders matching regular expression re
  -Stext   : delete all messages that have/contain text as Subject
  -h're'   : delete all messages with headers matching regular expression re (case insensitive)
  -b're'   : delete all messages with body matching regular expression re (case insensitive)
  -H're'   : delete all messages with headers matching regular expression re (case sensitive)
  -B're'   : delete all messages with body matching regular expression re (case sensitive)
  -xaddr   : delete all messages where recipient address matches 'addr' (To/Cc/Bcc) 
  -X're'   : delete all messages where recipient address (To/Cc/Bcc) matching regular expression re
  -t're'   : flag messages with recipients in regular expression 're' for earlier retry (note: this lengthens the time message can stay in queue)
  -D       : delete all messages in the queue (local and remote)
  -V       : print program version

Additional (optional) parameters:
  -c       : display colored output
  -N       : list message numbers only
           (to be used either with -l, -L or -R)

You can view/delete multiple message i.e. -d123 -v456 -d567
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Udine-Trieste, 11 e 22 settembre: Due iniziative solidali e contro il 41-bis

Riceviamo e diffondiamo:

DUE INIZIATIVE IN SOLIDARIETÀ CON UN COMPAGNO DELL’ASSEMBLEA CONTRO IL CARCERE E LA REPRESSIONE DEL FRIULI E DI TRIESTE.

DUE INIZIATIVE CONTRO IL REGIME DI TORTURA DEMOCRATICA DEL 41 BIS.

DUE INIZIATIVE CONTRO IL SISTEMA AUTORITARIO, PREVARICATORE, SFRUTTATORE E VIOLENTO CHE PRODUCE LA SOCIETÀ BASATA SUI PRIVILEGI.

Il prossimo 21 settembre, lunedì mattina alle h 9:00, si svolgerà a Trieste, presso il tribunale, l’udienza di appello per un procedimento che vede imputato un nostro compagno.

Saremo davanti al tribunale per manifestare la nostra solidarietà e ribadire che il regime di carcerazione del 41 bis è una tortura autorizzata dallo Stato democratico verso i soggetti che non accettano di piegarsi. È il tentativo di blindare questa situazione per accelerare il processo di criminalizzazione del conflitto e portarci alla guerra.

L’11 settembre, venerdì sera alle h 20:00, a Udine, allo Spazio autogestito (via de Rubeis), verrà proiettato il documentario autoprodotto 181 giorni contro il 41 bis. Lo sciopero della fame di Alfredo Cospito, che ripercorre e rievoca le mobilitazioni e le piazze “agitate” dell’inverno 2022-’23, al fianco del prigioniero rivoluzionario anarchico Alfredo Cospito, tutt’ora rinchiuso al regime infame del 41 bis. Sarà anche un’occasione di approfondimento e discussione sul recente passato, sulla gestione autoritaria della pandemia covid-19, sulla risposta repressiva dello Stato alle richieste, a volte molto lucide e coscienti, dei detenuti, sull’imposizione del bavaglio a chiunque abbia osato schierarsi al loro fianco. Sulla necessità di non dimenticare e continuare la lotta!

liberetutti [at] autistiche.org

zardinsmagneticsradio.noblogs.org

t.me/zardins

Associazione “Senza Sbarre”

casella postale 129

34121 TRIESTE

—
Assemblea permanente
contro il carcere e la repressione
del Friuli e di Trieste

liberetutti@autistiche.org

Associazione “Senza sbarre”
c.p.129, 34121 Trieste

zardinsmagneticsradio.noblogs.org

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De Pedis: il sangue dei Testaccini

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Enrico De Pedis, detto “Renatino”, è uno dei nomi più noti della Banda della Magliana. Ma per comprendere la sua ascesa e gli equilibri criminali della Roma di quegli anni bisogna tornare alla stagione di sangue che coinvolse alcuni dei protagonisti dell’area dei Testaccini.

In questo video ricostruiamo il ruolo e il contesto di De Pedis attraverso una serie di episodi cruciali: gli omicidi di Selis, Lecce e Barbieri e l’attentato contro Roberto Rosone, vicepresidente del Banco Ambrosiano.

Una sequenza di delitti e regolamenti di conti che permette di seguire l’evoluzione dei rapporti all’interno della criminalità romana e di comprendere meglio la posizione assunta nel tempo da Enrico De Pedis.

Attraverso testimonianze, atti giudiziari e ricostruzioni dell’epoca, ripercorriamo protagonisti, alleanze, contrasti e retroscena di una delle fasi più violente della storia della Banda della Magliana.

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• Alcune immagini o brevi spezzoni video sono riprodotti per finalità di cronaca, critica, commento o informazione ai sensi dell’art. 70 LDA.
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• Questo contenuto NON costituisce pubblicità né contiene contenuti sponsorizzati.
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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 9.7 - BMW = BRAVO MINKIONE WINDIESEL

💾

SAVE THE DATE: dal 8/10 al 10/10 dashcam giveaway, demo gratis di guida sicura, gadget e tanto altro al REAS di Montichiari (BS) per l'anniversario dei 10 anni di Bad Drivers of Italy!

Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
Vuoi inviarci le clip della TUA DASHCAM? Guarda come fare su https://bit.ly/inviavideo
Seguici sui canali BDOI per essere AGGIORNATO e vedere le MIGLIORI CLIP https://bit.ly/canalibdoi
Hai domande o curiosità? COMMENTA sotto al video oppure CONTATTACI https://bit.ly/contattabdoi
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This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
Do you want to send us the clips of YOUR DASHCAM? See how on https://bit.ly/inviavideo
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#baddriversofitaly #dashcam #compilation
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LA BICI ELETTRICA PIÙ POTENTE AL MONDO (Test estremo di arrampicata)🤯

💾

La nuova Orbea Wild è la bici elettrica più potente del mondo, e ho provato ad arrampicare su una parete!

IL CONFIGURATORE ORBEA WILD: https://www.orbea.com/it-it/catalog/biciclette-montagna-wild_lt?submodel=29

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Metto alla prova la nuova Orbea Wild LT 2026: è davvero la bici elettrica più potente mai costruita per arrampicarsi ovunque?

Ho finalmente tra le mani questo mostro delle biciclette per testarla a fondo. Non mi sono limitato a un giro tranquillo, ho voluto vedere come si comporta questa Orbea Wild LT 2026 mettendola a confronto diretto con un furgone da due tonnellate. È una sfida estrema per capire se la tecnologia attuale può davvero superare ostacoli impossibili.

Durante questo test e-bike, cerco di spingere al limite ogni componente, analizzando se la potenza dichiarata si traduce in una reale capacità di arrampicata sui terreni più tecnici. Se state cercando una mtb elettrica capace di ridefinire le vostre uscite, questo video vi mostrerà cosa succede quando la potenza incontra il sentiero.

Iscriviti per non perdere i prossimi test tecnici e fatemi sapere nei commenti se secondo voi questa è la bici definitiva.
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GNU Guix: Demystifying complex configurations

Guix system and Guix home introduce the concept of services. These provide users with a way to control background processes, commonly refereed as daemons, as well as ways of controlling the setup of files. For example, openssh-service-type is a service which controls a SSH daemon. In contrast, etc-service-type is a service that populates the contents of the /etc directory.

One peculiarity of Guix services is that it's customary to provide Scheme bindings for the different fields. By that I mean that the different fields of the configuration of most services will be a type. The benefit of this is that users get a uniform configuration language for their services, at the cost of additional complexity when developing the service. Which is why, for a long time, Guix users seem to struggle with defining complex configurations. There are a number of reasons for this, we will try to close the gap today by going through defining a configuration for Goimapnotify.

This blog post assumes that the reader is somewhat familiar with Guix and knows how to setup a development environment for it. If that's not the case, read The Perfect Setup and Using Guix interactively.

A Goimapnotify configuration is written in YAML. Therefore, we will need to serialize the different Guile Scheme fields to this format. Let's take the example configuration that the author gives in the project's README.md:

configurations:
  - host: example.com
    port: 143
    tls: true
    tlsOptions:
        rejectUnauthorized: false
        starttls: true
    idleLogoutTimeout: 15
    username: USERNAME
    alias: ExampleCOM
    password: PASSWORD
    xoAuth2: false
    boxes:
      - mailbox: INBOX
        onNewMail: 'mbsync examplecom:INBOX'
        onChangedMail: 'mbsync examplenet:INBOX'
        onChangedMailPost: SKIP
        onNewMailPost: SKIP
  - hostCMD: COMMAND_TO_RETRIEVE_HOST
      port: 993
      tls: true
      tlsOptions:
        rejectUnauthorized: true
        starttls: true
      username: ''
      usernameCMD: ''
      password: ''
      passwordCMD: ''
      xoAuth2: false
      onNewMail: ''
      onNewMailPost: ''
      onChangedMail: ''
      onChangedMailPost: ''
      onDeletedMail: ''
      onDeletedMailPost: ''
      boxes:
        - mailbox: INBOX
          onNewMail: 'mbsync examplenet:INBOX'
          onNewMailPost: SKIP
          onChangedMail: 'mbsync examplenet:INBOX'
        - mailbox: Junk
          onNewMail: 'mbsync examplenet:Junk'
          onNewMailPost: SKIP

Just by looking at the hierarchy we can already envision how to organize our scheme records. We will need the following:

  • home-goimapnotify-configuration-fields
  • goimapnotify-configuration
  • goimapnotify-box-configuration
  • goimapnotify-tls-options-configuration

The final configuration that the service for Goimapnotify will rely on, will be home-goimapnotify-configuration-fields. It will contain a configurations field where each item will be a goimapnotify-configuration; each box in those configurations will be a goimapnotify-box-configuration. Additionally, each of those configurations will have an optional goimapnotify-tls-options-configuration.

The (gnu services configuration) module provides us with the API that we need to define these configurations. The most important helpers for defining configurations are:

  • define-configuration: For configurations that need to serialize fields into a different format, generally configuration files.

  • define-configuration/no-serialization: For configurations that do not need to emit any files. Generally all the fields are consumed by the Shepherd services that rely on the configuration but no translation from Scheme to a different format is needed.

In our case, we need to translate the different configuration fields to YAML, so we will need to use define-configuration.

The following sections are written so you can follow along, you are encouraged to drop into a REPL (short for read-eval-print loop) and import the required module:

,use (gnu services configuration)

goimapnotify-tls-options-configuration

To make it easy for ourselves, we will start form the in-out, after all, you wouldn't want to build a house from the rooftop, would you?

(define-configuration goimapnotify-tls-options-configuration
  (reject-unauthorized?
   (boolean #f)
   "Whether to reject unauthorized TLS certificates.")

  (starttls?
   (boolean #f)
   "Whether to use STARTTLS.")

  (prefix goimapnotify-))

evaluating the above snippet will throw an unbound variable exception, bear with me.

Refer to the manual for an in-depth explanation of the syntax of define-configuration.

The first argument is the name of the configuration object, goimapnotify-tls-options-configuration in this case. After it, we define the different typed fields. We are defining boolean fields that are, by default, set to false. The biggest source of confusion when defining configurations comes because define-configuration is a macro that introduces identifiers that do not appear in the source code—it's an unhygienic macro. That means that the macro will expand to code which defines symbols that are not visible when reading the source file.

One can inspect the expansion of the macro by using the ,expand REPL command. It will be quite verbose, so don't try to read all of it, instead search through it; you will find some revealing things, such as:

scheme@(gnu home services mail)> ,expand (define-configuration goimapnotify-tls-options-configuration
  (reject-unauthorized?
   (boolean #f)
   "Whether to reject unauthorized TLS certificates.")
  (starttls?
   (boolean #f)
   "Whether to use STARTTLS.")
  (prefix goimapnotify-))
$20 = (begin ...
        (define goimapnotify-tls-options-configuration? ...)
        (define goimapnotify-tls-options-configuration-reject-unauthorized? ...)
        (define goimapnotify-tls-options-configuration-starttls? ...)
        ...
        (define <goimapnotify-tls-options-configuration> ...)
        ...
        (define goimapnotify-tls-options-configuration ...)
        (define goimapnotify-tls-options-configuration-fields
          ((@@ (gnu services configuration) list)
           (let* ((name (let ((x 'reject-unauthorized?)) x)) ...
                  (serializer (let ((x goimapnotify-serialize-boolean)) x)) ...)
             ...)
           (let* ((name (let ((x 'starttls?)) x)) ...
                  (serializer (let ((x goimapnotify-serialize-boolean)) x)) ...)
             ...))))

In the previous snippet, ... represents omitted code. As you can see from the macro expansion, define-configuration introduces quite a few identifiers. You may recognize the shared prefix in those identifiers, that's right, it's the prefix specified by that last field that we didn't explain from the configuration definition, (prefix goimapnotify-).

By inspecting the macro expansion, it's easy to understand what happens under the hood. When a prefix is specified, we instruct the macro to append that prefix to all the generated identifiers. This is useful to avoid naming collisions; for example, when defining the configuration in a module with other configuration records that serialize to different formats. After all, it's not the same to serialize to YAML than to INI, or any other format a tool may require.

Remember that unbound variable problem I mentioned before? If you paid close attention to the macro expansion, you may have noticed those references to goimapnotify-serialize-boolean, those are our unbound variables. The macro expects us to define these serialization procedures, let's do that.

Defining the missing serializers

Since the configuration machinery knows nothing about the output format, we must define how this translation happens. In our case, we are translating to YAML. By looking at the example configuration provided by the Goimapnotify developers, we can see that the field names are written in camel case, and their respective values are separated from the names through the : character.

Helpers

Let's start by making a function that takes a symbol and transforms it into a string that's a camelized version of that symbol. We will use object->camel-case-string from the (gnu home services utils) module:

,use (gnu home services utils)
(define (camelize-field-name field-name)
  (let ((str (object->camel-case-string field-name)))
    (if (string-suffix? "?" str)
        (string-drop-right str 1)
        str)))
;; Usage: (camelize-field-name 'reject-unauthorized?) => "rejectUnauthorized"

In YAML, there is no convention of suffixing booleans with a ?, so our camelizer drops it when found.

camelize-field-name gives us a field name, but we want to serialize the value too. Let's define a field serialization procedure to help us:

(define (goimapnotify-serialize-field field-name val)
  "The mapping is used to serialize certain FIELD-NAMES specially."
  (let* ((field-name-mapping '((host-command . hostCmd)
                               (user-name . username)
                               (user-name-command . usernameCmd)
                               (password-command . passwordCmd)))
         (field-name* (or (assq-ref field-name-mapping field-name)
                          field-name)))
    (format #f "~a: ~s~%"
              (camelize-field-name field-name*)
              val)))
;; Usage: (goimapnotify-serialize-field 'reject-unauthorized? 'true) => "rejectUnauthorized: true\n"

Notice how we introduced field-name-mapping to tailor the field name passed to camelize-field-name to emit the specific naming that Goimapnotify expects. In Guix, we have a specific naming convention, so we want fields like user-name to map to username (instead of userName) and fields like password-command to map to passwordCmd (instead of passwordCommand).

That's enough to serialize most values to YAML, but there's an extra Guix-specific feature we should make use of to make the service more convenient to users: G-Expressions.

Are you familiar with them? If not, I encourage you to read this wonderful trilogy of blog posts: Dissecting Guix. It took me some time to wrap my head around these concepts, but once you do, I think you will like them too. In any case, that serializer is using those expressions because we want users of our configuration to be able to intermingle packages and other file-like objects in their fields. Since this is a blog post about writing configurations, I won't dive deep into G-Expressions, but let's try to get you a sense for them.

You will need to import (guix gexp) for the following snippet to work.

(define (goimapnotify-serialize-field field-name val)
  "The mapping is used to serialize certain FIELD-NAMES specially."
  (let* ((field-name-mapping '((host-command . hostCmd)
                               (user-name . username)
                               (user-name-command . usernameCmd)
                               (password-command . passwordCmd)))
         (field-name* (or (assq-ref field-name-mapping field-name)
                          field-name)))
    #~(format #f "~a: ~s~%"
              #$(camelize-field-name field-name*)
              #$val)))

That's not so bad, is it? What was that? 6 more characters? Surely you wouldn't be scared of that, but just in case, let me give you some extra reassurance on what's happening here. This G-Expression thing, also known as gexp, is just the way you let Guix know that this code is for later. "When is later?", you may wonder. Simplifying it, that "later" is when Guix knows where file-like objects will be located in your disk; that long path on the store you may have seen before.

For example, a package is a file-like object, so when you build the package Guix will tell you where it was stored:

$ guix build cowsay
/gnu/store/gz170ppi2hxssp4h3yw5jh4gdw6x9ws0-cowsay-3.8.4

Preceding an expression with #~ (or gexp), one effectively tells Guix "don't evaluate this code until you know what this expression should expand to". And that other syntax, #$ (or ungexp), is telling Guix to replace the file-like object for its lowered representation, usually a path in the store. For a package like cowsay, that would be that /gnu/store/gz170ppi2hxssp4h3yw5jh4gdw6x9ws0-cowsay-3.8.4 paths we saw before.

With that said, if you are like me, you won't be comfortable if you cannot debug this expressions, so let me give you some supper powers.

In your REPL, import the (guix) module. This will augment the REPL with some additional commands that will simplify our life:

scheme@(guile-user)> ,use (guix)
scheme@(guile-user)> ,help guix
Guix Commands [abbrev]:

 ,run-in-store EXP                 - Run EXP through the store monad.
 ,verbosity LEVEL                  - Change build verbosity to LEVEL.
 ,lower OBJECT                     - Lower OBJECT into a derivation or store file and return it.
 ,build OBJECT [BUILD-MODE]        - Lower OBJECT and build it, returning its output file name(s).
 ,build-options OPTIONS            - Set build options to OPTIONS.  Print previous value (to allow easy restore).
 ,build-graft GRAFT?               - Set whether grafts should be performed.
 ,enter-store-monad                - Enter a REPL for values in the store monad.
 ,phases                           - Return the build phases of the package defined by FORM.
 ,configure-flags                  - Return the configure flags of the package defined by FORM.
 ,make-flags                       - Return the make flags of the package defined by FORM.

Let's see what that gexp is up to:

scheme@(gnu home services mail)> (goimapnotify-serialize-field 'reject-unauthorized? ''true)
$6 = #<gexp (format #f "~a: ~s\n" #<gexp-input "rejectUnauthorized":out> #<gexp-input (quote true):out>) gnu/home/services/mail.scm:252:2 7f4c7d9deb40>

There is a little helper to approximate a gexp to it's output:

scheme@(gnu home services mail)> (gexp->approximate-sexp $6)
$7 = (format #f "~a: ~s\n" "rejectUnauthorized" (quote true))
scheme@(gnu home services mail)> (primitive-eval $7)
$8 = "rejectUnauthorized: true\n"

That gets us an idea of what will be emitted to disk, but for more complex procedures, this is not going to cut it, specially if there are multiple gexps combined. So let's build that gexp:

;; 'gexp->file' comes from the '(guix gexp)' module. You can ask the REPL more
;; information about a symbol through ',a SYMBOL'.
scheme@(gnu home services mail)> ,a gexp->file
(guix gexp): gexp->file #<procedure gexp->file (name exp #:key guile set-load-path? module-path splice? system target)>

scheme@(gnu home services mail)> (gexp->file "test.scm" $6)
$8 = #<procedure 7f3f7d456ea0 at guix/gexp.scm:2098:2 (state)>

In order for Guix to build a value, it needs to be something Guix can lower—an object that can be "compiled" down to a file in the store (these are referred to as file-like objects, because they can be inserted in any piece of code that expects a file name). A gexp cannot be built by itself, because there is nowhere to output it to. The above snippet creates a file-like object that will be emitted to a file named test.scm in the store. That file will contain our expression. As you see, we've got a procedure. The REPL printer tells us that this procedure needs some state; this is just a way of indicating you that this is a monadic procedure that can only be run in the context of a store connection. Read The Store Monad for more information.

I will build it manually just once for demonstration purposes, don't blink:

scheme@(gnu home services mail)> ,use (guix store)
scheme@(gnu home services mail)> (run-with-store (open-connection)
                                   $8)
$9 = #<derivation /gnu/store/gq71r3sgilfvsicfnifln8n0wfksam13-test.scm.drv => /gnu/store/c3hxw7pgnxchw1zldnc9nrb8iwwrqf78-test.scm 7f3f7e2de000>

Where we are saying "run the procedure we got in the context of a store connection", we opened that connection through open-connection. Let's not do that again... Fortunately we have those useful REPL commands I just told you about, so we can archive the same result by doing this:

scheme@(gnu home services mail)> ,run-in-store $8
$10 = #<derivation /gnu/store/gq71r3sgilfvsicfnifln8n0wfksam13-test.scm.drv => /gnu/store/c3hxw7pgnxchw1zldnc9nrb8iwwrqf78-test.scm 7fcd92f7f0f0>

That's better, isn't it?

Now, this is a derivation. That's something Guix can build:

scheme@(gnu home services mail)> ,build $10
building /gnu/store/gq71r3sgilfvsicfnifln8n0wfksam13-test.scm.drv...
$11 = "/gnu/store/c3hxw7pgnxchw1zldnc9nrb8iwwrqf78-test.scm"

What's that? You don't want this magic command? Okay, the same thing can be done with:

scheme@(gnu home services mail)> (run-with-store (open-connection)
                                   (built-derivations (list $10)))
$12 = #t
scheme@(gnu home services mail)> (derivation->output-path $10)
$13 = "/gnu/store/c3hxw7pgnxchw1zldnc9nrb8iwwrqf78-test.scm"

At last, a file! What's in there?

$ cat /gnu/store/c3hxw7pgnxchw1zldnc9nrb8iwwrqf78-test.scm
(format #f "~a: ~a\n" "rejectUnauthorized" "true")

Okay that seems about right. We can even run it:

scheme@(gnu home services mail)> (call-with-input-file $13
                                   (lambda (port)
                                     (primitive-eval (read port))))
$14 = "rejectUnauthorized: true\n"

You've seen the secret sauce, let's continue with what brought us here.

(define (goimapnotify-serialize-boolean field-name val)
  (goimapnotify-serialize-field field-name (if val ''true ''false)))

With this our configuration won't complain about the missing serializer. Let's continue.

One last thing, notice how, after moving to the gexp version of goimapnotify-serialize-field, we started double quoting the symbols true and false, this is because the #$ syntax will replace the value in place, and the value of 'true is true, without the quote. If we didn't double quote, the staged code after expansion would look like this:

(format #f "~a: ~s\n" "rejectUnauthorized" true)

When what we really want is to expand to this:

(format #f "~a: ~s\n" "rejectUnauthorized" 'true)

The reason for this is that we want users to be able to write staged code on the different fields. If one of the values of a field where to be something like this:

(goimapnotify-serialize-field 'favorite-game #~(string-append #$cowsay "/bin/cowsay"))

The expansion would be this:

(format #f "~a: ~s\n" "favoriteGame" (string-append "/gnu/store/gz170ppi2hxssp4h3yw5jh4gdw6x9ws0-cowsay-3.8.4" "/bin/cowsay"))

The string-append procedure is evaluated right before the format call, not when the gexp is getting lowered.

Serializing

The (gnu services configuration) module we imported earlier provides us with serialize-configuration, it takes two arguments, a configuration object and the fields that compose that configuration.

The define-configuration macro defined the goimapnotify-tls-options-configuration constructor for us, we can create a configuration with the default values like this:

scheme@(gnu home services mail)> (goimapnotify-tls-options-configuration)
$10 = #<<goimapnotify-tls-options-configuration> reject-unauthorized?: #f starttls?: #f %location: #f>

Then, we can serialize it like this:

scheme@(gnu home services mail)> (serialize-configuration $10 goimapnotify-tls-options-configuration-fields)
$11 = #<gexp  gnu/services/configuration.scm:165:2 7ff1fd2cbf60>

If you recall form the macro expansion we saw earlier, goimapnotify-tls-options-configuration-fields, was one of those identifiers that got generated.

You should already know how to build that gexp we've got:

scheme@(gnu home services mail)> (gexp->file "test.yaml" $11)
$12 = #<procedure 7efd8b10c2d0 at guix/gexp.scm:2098:2 (state)>
scheme@(gnu home services mail)> ,use (guix)
scheme@(gnu home services mail)> ,run-in-store $12
$13 = #<derivation /gnu/store/z59sf3nhh80668z8njljfxcymgi071pr-test.yaml.drv => /gnu/store/xam1210yl1vdxix0bgpfalf6drpv6xbx-test.yaml 7efd8a80fd70>
scheme@(gnu home services mail)> ,build $13
$14 = "/gnu/store/xam1210yl1vdxix0bgpfalf6drpv6xbx-test.yaml"
scheme@(gnu home services mail)> (call-with-input-file $14
                                   (lambda (port)
                                     (display (primitive-eval (read port)))))
rejectUnauthorized: false
starttls: false

That's some nice YAML syntax... We better speed up the pace or I will retire before finishing up this blog post.

goimapnotify-box-configuration

Next in line is goimapnotify-box-configuration, you know the drill. We start by declaring the configuration with define-configuration, specifying each field name, type and docstring:

(define-configuration goimapnotify-box-configuration
  (mailbox
   string
   "The mailbox to monitor.")

  (on-new-mail
   maybe-string-or-gexp
   "The command to execute when new mail arrives.")

  (on-new-mail-post
   maybe-string-or-gexp
   "The command to execute after the new-mail command.")

  (on-changed-mail
   maybe-string-or-gexp
   "The command to execute when mail is changed.")

  (on-changed-mail-post
   maybe-string-or-gexp
   "The command to execute after the changed-mail command.")

  (on-deleted-mail
   maybe-string-or-gexp
   "The command to execute when mail is deleted.")

  (on-deleted-mail-post
   maybe-string-or-gexp
   "The command to execute after the deleted-mail command.")

  (prefix goimapnotify-))

You may have noticed that we have two new types. strings, easy enough, and maybe-string-or-gexp, not so easy; right? Worry not, here comes the explanation.

Let's start by defining the string type:

(define-maybe string (prefix msmtp-configuration-))

You may be very confused right now. What has msmtp-configuration to do with our goimapnotify-configuration example? Well, I want this blog post to get you ready for the real world, and in the wild, you will make configurations in modules that contain other configurations. The example we are looking up today is a narration of my adventures making the Goimapnotify service from the (gnu services mail) module, in that module, there is already a configuration for msmtp. With that said, if we tried to do this:

(define-maybe string (prefix goimapnotify-))

We would be surprised with a warning that looks something like this:

$ make
...
[ 94%] GUILEC   gnu/home/services/mail.go
gnu/home/services/mail.scm:67:0: warning: shadows previous definition of `maybe-string?' at gnu/home/services/mail.scm:63:0
gnu/home/services/mail.scm:278:0: warning: shadows previous definition of `goimapnotify-serialize-maybe-string' at gnu/home/services/mail.scm:67:0

That's unexpected, isn't it? Nothing we've seen so far points to a maybe-string? procedure, let's look at what is going under the hood of that define-maybe macro:

scheme@(gnu home services mail)> ,expand (define-maybe string (prefix msmtp-configuration-))
$15 = (begin
        (define (maybe-string? val)
          (or ((@@ (gnu services configuration) not)
               ((@@ (gnu services configuration) maybe-value-set?) val))
              (string? val)))
        (define (msmtp-configuration-serialize-maybe-string field-name val)
          (if (string? val)
              (msmtp-configuration-serialize-string field-name val)
              "")))

Do you see it? The macro is expanding to some code that introduces two new procedures into the module, one following the prefix, that would be msmtp-configuration-serialize-maybe-string, and one that just declares the predicate for the maybe type.

Given that, the warning is now apparent. If we call again that macro with a string as the first argument, we will get the same predicate after the expansion, leading to the redefinition warning.

So, for this particular case, instead of using the macro, we will define manually the two procedures required for our configuration:

;; The module already had this helper defined.
(define (string-or-gexp? obj)
  (or (string? obj)
      (gexp? obj)))

;; ... omitted lines ...

(define (goimapnotify-serialize-string field-name val)
  (goimapnotify-serialize-field field-name val))

(define (goimapnotify-serialize-maybe-string field-name val)
  (if (maybe-value-set? val)
      (goimapnotify-serialize-string field-name val)
      ""))

(define goimapnotify-serialize-string-or-gexp
  goimapnotify-serialize-string)

(define (goimapnotify-serialize-maybe-string-or-gexp field-name val)
  (if (and (maybe-value-set? val)
           (string-or-gexp? val))
      (goimapnotify-serialize-string-or-gexp field-name val)
      ""))

The above snippet defines all the serializers we need for the new types. Notice that they are just some simple wrappers around the goimapnotify-serialize-field helper. That procedure is doing all the heavy lifting here, and fortunately for us, it already handles gexps. Therefore, the fields that have a type that accepts a gexp are straightforward to declare.

That would be it for the goimapnotify-box-configuration declaration. As showed in the previous section, the REPL is your friend. I had never written such a complex configuration before, but thanks to this "elegant weapon for a more civilized age", I could find my way by poking things around.

Let's continue!

goimapnotify-configuration

You know the drill, we start by defining the fields we need. Again, I'm doing this just by looking at the README example provided by the developers of Goimapnotify:

(define-configuration goimapnotify-configuration
  (host
   string
   "The IMAP server hostname.")

  (host-command
   maybe-string-or-gexp
   "The command to retrieve the IMAP server hostname.")

  (port
   (integer 993)
   "The port that the IMAP server listens on.")

  (tls?
   (boolean #f)
   "Enable or disable TLS.")

  (tls-options
   maybe-goimapnotify-tls-options-configuration
   "TLS options for the IMAP connection."
   (serializer serialize-maybe-goimapnotify-tls-options-configuration))

  (idle-logout-timeout
   maybe-integer
   "The idle logout timeout in minutes.")

  (user-name
   maybe-string
   "The user-name for authentication.")

  (user-name-command
   maybe-string-or-gexp
   "The command to retrieve the user-name.")

  (alias
   maybe-string
   "An alias for the account.")

  (password
   maybe-string
   "The password for authentication.")

  (password-command
   maybe-string-or-gexp
   "The command to retrieve the password.")

  (xo-auth2?
   (boolean #f)
   "Enable or disable XOAUTH2 authentication.")

  (wait
   maybe-integer
   "The delay in seconds before the mail syncing is triggered.")

  (boxes
   list-of-goimapnotify-boxes-configurations
   "The mailboxes to monitor."
   (serializer serialize-list-of-goimapnotify-boxes-configurations))

  (prefix goimapnotify-))

You are already familiar with most of those types, but there are some new things here:

  • integer and maybe-integer
  • maybe-goimapnotify-tls-options-configuration
  • list-of-goimapnotify-boxes-configurations

Let's start with the obvious ones first.

integer

The module already had a maybe definition for the integer. If you recall from the macro expansion earlier, that means that there is already a symbol for the predicate maybe-integer?:

(define-maybe integer (prefix msmtp-configuration-))

We still need a serializer that follows our prefix:

(define (goimapnotify-serialize-integer field-name val)
  (goimapnotify-serialize-field field-name val))

(define (goimapnotify-serialize-maybe-integer field-name val)
  (if (maybe-value-set? val)
      (goimapnotify-serialize-integer field-name val)
      ""))

Simple enough. Moving on!

maybe-goimapnotify-tls-options-configuration

(define (serialize-goimapnotify-tls-options-configuration field-name val)
  (let ((serialization (serialize-configuration val goimapnotify-tls-options-configuration-fields)))
    #~(begin
        (use-modules (ice-9 format) (ice-9 string-fun))
        (format #f "~a:
  ~a~%"
                '#$(camelize-field-name field-name)
                (string-replace-substring #$serialization "\n" "\n  ")))))

(define-maybe goimapnotify-tls-options-configuration)

You are already familiar with the define-maybe macro. The serializer is also quite simple. Since we already defined a record that contains within all the required information to serialize it, we just need to make a simple wrapper around serialize-configuration.

Before moving forward, notice how the serializers from this section doesn't contain that goimapnotify- prefix. This is an arbitrary decision, but since there is already goimapnotify in the symbol name, I think it's a bit redundant to add it. For the configuration definition to know which serializer to use, we have to be specific in the serializer argument of the fields, that's why in the configuration we had this declaration specifying a (serializer ...) for the field:

(define-configuration goimapnotify-configuration
  ;; ... omitted lines ...
  (tls-options
   maybe-goimapnotify-tls-options-configuration
   "TLS options for the IMAP connection."
   (serializer serialize-maybe-goimapnotify-tls-options-configuration))
  ;; ... omitted lines ...
  (prefix goimapnotify-))

list-of-goimapnotify-boxes-configurations

First we need a prefix to know if we have a list of goimapnotify-box-configuration objects, that one is simple:

(define (list-of-goimapnotify-boxes-configurations? lst)
  (and (not (null? lst))
       (every goimapnotify-box-configuration? lst)))

Now we need a serializer that knows how to handle a list of these objects:

(define (serialize-list-of-goimapnotify-boxes-configurations field-name value)
  (let ((serializations (cons 'list
                              (map (cut serialize-configuration <>
                                        goimapnotify-box-configuration-fields)
                                   value))))
    #~(begin
        (use-modules (ice-9 format) (ice-9 string-fun))
        (format #f "~a:
~{  - ~a~%~}"
                '#$(camelize-field-name field-name)
                (map (lambda (s)
                       (string-replace-substring s "\n" "\n    "))
                     #$serializations)))))

Looks a bit daunting, but it's just staged code, remember our earlier explanation of gexps. This code is only constructing a string with the shape we need.

As a reminder, we are serializing to YAML, that means that lists are prefixed by a - character. Following the Goimapnotify README, the indentation would be something like this:

boxes:
  - mailbox: INBOX
    onNewMail: 'mbsync examplenet:INBOX'
    onNewMailPost: SKIP
    onChangedMail: 'mbsync examplenet:INBOX'
  - mailbox: Junk
    onNewMail: 'mbsync examplenet:Junk'
    onNewMailPost: SKIP

This is what that format call is doing. Refer to Formatted-Output for more information.

We are only lacking a way to generate a complete configuration, remember that goimapnotify-configuration is an object for a single configuration. According to the README of Goimapnotify, the configuration file can take a list of configurations.

home-goimapnotify-configuration

This is the last configuration we will need, it will be used directly by the service:

(define-configuration home-goimapnotify-configuration
  (goimapnotify
   (file-like goimapnotify)
   "The @code{goimapnotify} package to use."
   empty-serializer)
  (configurations
   (list-of-goimapnotify-configurations)
   "A list of @code{goimapnotify-configuration} records which contain
information about all your accounts configurations."))

Simple enough, the first field is the Guix package that provides the goimapnotify program. This one is used by the service to start the process. Since it doesn't need to appear in any configuration file, we don't need to serialize it, hence the empty-serializer.

On last serializer:

(define (serialize-list-of-goimapnotify-configurations field-name value)
  (let ((serializations (cons 'list
                              (map (cut serialize-configuration <>
                                        goimapnotify-configuration-fields)
                                   value))))
    #~(begin
        (use-modules (ice-9 format) (ice-9 string-fun))
        (format #f "~a:
~{  - ~a~%~}"
                '#$(camelize-field-name field-name)
                (map (lambda (s)
                       (string-replace-substring s "\n" "\n    "))
                     #$serializations)))))

The rationale for this code is the same as the one explained for list-of-goimapnotify-boxes-configurations.

Defining the Shepherd service

The service definition; at last!

(define (home-goimapnotify-shepherd-service config)
  (let ((log-file #~(string-append %user-log-dir "/goimapnotify.log")))
    (list
     (shepherd-service
       (provision '(goimapnotify))
       (modules '((shepherd support)))   ;for '%user-log-dir'
       (documentation "Run a goimapnotify process")
       (start #~(make-forkexec-constructor
                 (list
                  #$(file-append
                     (home-goimapnotify-configuration-goimapnotify config)
                     "/bin/goimapnotify")
                  "-conf" #$(mixed-text-file "goimapnotify.yaml"
                                             (serialize-configuration config
                                                                      home-goimapnotify-configuration-fields)))
                 #:log-file #$log-file))
       (stop #~(make-kill-destructor))))))

Refer to Shepherd Services for more information on how to write Shepherd services. I will only highlight how to handle the configuration we just wrote.

We have already done all the hard work, the configuration declaration contains all the information needed to perform the serialization of the different fields to YAML, we just need to call serialize-configuration. For example:

scheme@(gnu home services mail)> (define test-config
  (home-goimapnotify-configuration
   (configurations
    (list
     (goimapnotify-configuration
      (host "test.example.com")
      (boxes
       (list
        (goimapnotify-box-configuration
         (mailbox "Test")))))))))

scheme@(gnu home services mail)> (serialize-configuration test-config home-goimapnotify-configuration-fields)
$6 = #<gexp  gnu/services/configuration.scm:165:2 7f3448e678a0>

That serialization gives a gexp ready to be wrapped in a file-like so it can be lowered to the store. That's what mixed-text-file is doing:

scheme@(gnu home services mail)> (mixed-text-file "goimapnotify.yaml"
                 (serialize-configuration test-config
                                          home-goimapnotify-configuration-fields))
$7 = #<<computed-file> name: "goimapnotify.yaml" gexp: #<gexp  guix/gexp.scm:2171:6 7f343915ef60> guile: #f options: (#:local-build? #t)>
scheme@(gnu home services mail)>

We've got ourselves a service, but there is one last thing before we go!

Defining the service type

As mentioned in the previous section, refer to Defining Services for what's going on here. The last thing we need do is declare the relation that this service has with respect to others:

(define home-goimapnotify-service-type
  (service-type
    (name 'home-goimapnotify)
    (extensions
     (list (service-extension home-shepherd-service-type
                              home-goimapnotify-shepherd-service)))
    (description "Configures the @code{goimapnotify} IMAP Mailbox notifier.")))

We did it!

Closing words

Still here? That was long... But here we are, we defined our complex configuration.

Congratulations on reading till the end, by this time you should already be an expert on defining Guix configurations.

We acknowledge that there are some improvements to do on the API for defining configurations. We would like to have a way to specify symbol mapping for field names in the declaration, so that serializers can be generalized better. It would also be nice if we could refactor some of our configuration definitions so the serializers that can be generalized are reused between declarations. After all, there are many configuration files in similar formats.

For all of these improvements, we are counting on you! I wrote this blog post to empower you to participate in the development. If this is something that resonates with you, come join the fun!

  •  

IrLUG - Linux Day 2026

Call for talks aperta il 31 agosto 2026. Ventiquattresimo anno del gruppo, dodicesimo Linux Day irpino documentato.

  •  

A/I Chiude, Restare Umani – A/I Shuts Down, Stay Human

[IT]

Non appena abbiamo scoperto di essere finite sulla lista delle organizzazioni terroristiche globali, abbiamo scritto, dichiarato e promesso che avremmo cercato di resistere fino a che fosse stato possibile, che non ci saremmo arrese finché avessimo intravisto delle possibilità legali. Abbiamo mantenuto e difeso con orgoglio un’infrastruttura libera, riservata, autonoma e soprattutto partigiana.

Per noi restare umani non è un semplice slogan.

Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate.

Non possiamo accettare uno scontro o prestarci a strumentalizzazioni che mettano in pericolo le loro vite, le vite dei loro cari, lasciandole alla mercé di autocrati, fascisti e agenzie che agiscono per vie extra-legali.La concreta possibilità di poter essere la causa di conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che anche solo interagisce con noi non ci permette altre scelte.

A/I chiude. Il collettivo Autistici/Inventati chiude e sospenderà tutti i servizi a breve termine.

Non c’è un modo facile per dirlo o per spiegarlo.

Ogni giorno in cui siamo rimaste online a partire dal 26 agosto è stata una vittoria, ma noi dobbiamo fermarci oggi.

Nessuna di noi ha simpatia per i gesti eroici e men che meno per i martiri, quindi non ne faremo e non ne chiederemo. In questo clima continuare a offrire i nostri servizi è solo un pericolo in più per le nostre utenti, e per tutte le persone che fanno parte delle nostre comunità. In un mondo di accuse slegate dai fatti non possiamo che aspettarci un’ulteriore repressione sproporzionata. Questo ci mette di fronte all’impossibilità di mantenere il nostro progetto originario: offrire strumenti sicuri e non mercificati.

Sono stati 25 anni bellissimi. Sono stati una “bella storia”.

Ora mollate il pc, uscite, lottate, abbracciatevi e non perdete il sorriso. Perché noi ci fermiamo. Ma la resistenza e le idee no. Restiamo umani.

A brevissimo spiegheremo come salvare il contenuto dei blog, mail, siti e altri suggerimenti di tipo tecnico. Tenete comunque sempre presente che, così come è stato chiuso senza alcun preavviso il dominio autistici.org, nel frattempo potrebbero esserci altri problemi del genere che non siamo in grado di prevedere.

Collettivo Autistici/Inventati

[EN]

The day we discovered we had been designated a global terrorist organization, we promised that we would try to resist as long as this was possible, that we would not back down as long as we could see options to stand our ground. For years, we have proudly maintained and defended a free, privacy-friendly, autonomous and politically committed infrastructure.

“Stay human” is not an empty phrase to us.

It means, above all, that we have a responsibility to protect our users, those who build the human networks we rely, and for the communities who flooded us with messages of support and solidarity.

We cannot engage in a fight or expose ourselves to manipulations that threaten the lives of these people and their loved ones, leaving them at the mercy of autocrats, fascists and agencies that take extra-legal courses of action. The possibility that our work may cause legal and financial consequences to those who are close to us – or even only have something to do with us – leaves us no choice.

A/I is shutting down. The Autistici/Inventati collective is shutting down and will soon discontinue all of the services we provide.

There is no easy way to announce or explain this.

Every day we stayed online after August 26, 2026, has been a victory, but now we are forced to stop.

None of us holds eroic gestures and martyrs in high esteem, therefore we will demand no sacrifices. Not from us, not from anyone else. In this political climate, continuing to offer our services endangers our users and anyone who is part of our communities. In a world where allegations are disconnected from reality, we can only expect repression to be increasingly disproportionate. Under these circumstances, we are no longer able to maintain our original mission – offering secure and non-commercial digital tools.

These 25 years have been amazing. It’s been an “incredible ride”.

Now turn off your PCs, get out of your homes, struggle, hug each other and keep on smiling. We are stopping, but the Resistance and ideas do not stop. Stay human.

We will soon send instructions on how to back up the content of your blogs, mailboxes and websites, along with more technical recommendations. But keep in mind that, just as the autistici.org domain was made unreachable without previous notice, in the next few days we might suffer similar issues that we may not be able to predict.

Autistici/Inventati Collective

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Banca Etica sequestra i fondi di A/I / Banca Etica shuts down A/I funds

[IT]

Venerdì 4 settembre Banca Etica ci ha comunicato in una riunione che eserciterà l’opzione di rescissione unilaterale dal contratto con l’Associazione AI ODV e che i fondi attualmente presenti sul conto frutto delle donazioni di migliaia di persone, associazioni e collettivi non saranno nella disponibilità dell’Associazione.

Al di là delle molte parole spese dai dirigenti della Banca per lavarsi la coscienza, i fatti dicono che Banca Etica non solo si adegua al diktat dell’autocrate statunitense, ma ne rincara la dose mettendosi al suo stesso livello.

E tutto questo senza alcun preavviso e senza darci alcuna possibilità di disporre dei fondi dell’Associazione in maniera adeguata o di trovare una soluzione condivisa.

La decisione di Banca Etica di fatto ci mette nell’impossibilità di onorare i nostri impegni amministrativi, pagare i nostri fornitori ed erogare i servizi che le persone che hanno scelto A/I si aspettano.

L’Associazione non ha altra soluzione che adire tutte le vie legali a nostra disposizione contro questa decisione, che riteniamo illegittima e immotivata (allo stato attuale delle cose), per fare in modo che le donazioni che le persone ci hanno affidato possano tornare a nostra disposizione.

[EN]

On Friday, September 4th, Banca Etica met the AI ODV association in a videocall and told us that they are going to shut down our bank account unilaterally, thus terminating our contract for good, and that the funds still on the account, which we raised through donations from thousands of people, organizations and collectives, will not be at the association’s disposal.

Banca Etica has been spending many words to justify their actions and pretend they are on our side, but their actions counter all of their statements, clearly showing how they are just faithful servants of the US autocrat.

And this has happened without us being notified or allowed to adequately use our funds or agree upon some kind of solution.

Banca Etica’s decision has made it impossible for us to honour our administrative committments, to pay our service providers and to provide our users with the services they have chosen us for.

The AI ODV association has no other option than to pursue all the legal tools available to counter this decision, which we deem illegitimate and unmotivated (at least as things stand at the present moment), so as to be able to access the funds people donated to us.

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Presentiamo keepitfree.ai / Announcing keepitfree.ai

[IT]

Dal 26 agosto, quando il Dipartimento del Tesoro statunitense, tramite OFAC, ci ha sanzionato come “Specially Designated Global Terrorist” (SDGT), sono successe tante cose, tanto si è mosso. Ed è solo l’inizio.

Il 28 agosto il dominio autistici.org è sparito dalla faccia del globo terracqueo.

Tutto questo, è bene sottolinearlo ogni volta, nonostante A/I non abbia compiuto alcun reato, né negli USA e tanto meno in Italia, e nonostante nessun giudice, USA o italiano, ci abbia mai contestato alcunché.

Non siamo e mai saremo una struttura “neutra”. Siamo un collettivo antifascista e anticapitalista, che usa la tecnologia per rendere possibile una comunicazione libera in cui la privacy non sia un mero dato di marketing, ma un fatto reale.

Abbiamo deciso di creare uno spazio unico per raccogliere quello che sta avvenendo dopo il 26 agosto, per permettere a tutta quella imprevedibile, caotica, magnifica comunità solidale di restare aggiornata più facilmente sulle conseguenze della decisione del governo USA e su quello che stiamo facendo.

Su #KeepItFree troverete comunicati, aggiornamenti tecnici, rassegna stampa, solidarietà, campagne, lettere aperte, banner, petizioni e speriamo molto di più.

Sono stati giorni convulsi, e i prossimi non saranno più leggeri. Per questo vi chiediamo di continuare a sostenerci e a costruire con noi una comunicazione resistente. Perché comunicare non è terrorismo. Perché noi siamo la Resistenza.

Perché crediamo in infrastrutture solidali, antifasciste, ma soprattutto libere. KEEP THE INTERNET FREE!

https://keepitfree.ai/it/announcements/presentiamo-https/keepitfree.ai/

[EN]

Many things happened since August 26, 2026, when the Office of Foreign Assets Control (OFAC) at the US Department of the Treasury included us in their list of “Specially Designated Global Terrorists” (SDGT). This is just the beginning.

On August 28 our autistici.org domain was wiped from the face of Earth.

Bear in mind: all of this happened without A/I committing any crime, neither in Italy nor in the US, and without any prosecutor ever indicting us either for felonies or for misdemeanors.

We are not a “neutral” structure, and we will never be. We are an anti-fascist and anti-capitalist collective, we use technology to enable independent communications and we believe privacy is not a mere marketing claim, but an actual value.

We have now created a dedicated space to document what has been unfolding since August 26, to empower our unpredictable, chaotic and magnificent solidarity network by keeping it up to date with the consequences of the US government designation and our responses.

On #KeepItFree you will find press releases, technical updates, news articles, expressions of solidarity, support campaigns, open letters, banners, petitions, and much more.

These days have been crazy, and the next to come won’t be calmer. So we ask you to keep supporting us and stand with us in building a communication infrastructure that speaks Truth to Power. Speech is not terrorism. Expect resistance.

KEEP THE INTERNET FREE!

https://keepitfree.ai/announcements/announcing-https/keepitfree.ai/

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Incontro alla Scuola Mazzini

Il giorno 8 maggio abbiamo fatto un incontro con le seconde medie della scuola Mazzini di Livorno, per divulgare e dimostrare la "radio" in alcuni dei suoi aspetti.

Le parole di Fabrizio IU5GEZ sintetizzano quello che si siamo portati a casa dall'incontro: «Quando senti dire "posso provare ancora a parlare alla radio?" vuol dire che qualcosa ha funzionato!»

L'incontro ha avuto eco sulla stampa locale: https://www.quilivorno.it/news/scuola/le-mazzini-a-scuola-di-radio/

Ecco due momenti dell'incontro:

foto-mazzini-2025-05-09-1.png foto-mazzini-2025-05-09-2.png

La scuola Mazzini sta facendo un bel percorso di preparazione allo School Contact e lo stanno documentando su una bacheca virtuale https://padlet.com/tincanid/scuola-mazzini-chiama-spazio-4az1cqf3wbs024cj

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100 videocassette nella posta, pezzi di retrocomputer e il vinile di Frieren

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Musica
https://www.youtube.com/watch?v=jNzPiKC-lok
https://www.youtube.com/watch?v=HUkPBO2CZPM
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Timeline
00:00 - Introduzione dal nuovo studio
02:49 - Primo pacco: accessori scart e pile vintage
04:06 - RAM e supporti magnetici
05:22 - Unboxing: lo stock incredibile di 100 Mini DV
05:40 - Test tecnico: Mini DV vs DVCAM
06:33 - Differenze tra nastri DAT Audio e DDS per backup
08:33 - Secondo pacco: pile, digitale terrestre e lettori DVD
09:41 - Terzo pacco: piastra Marantz (analisi e test di accensione)
11:14 - Quarto pacco: scheda video e lettore CD/Radio (smontaggio)
12:51 - Quinto pacco: hardware vintage (CPU, GPU e Monitor)
14:08 - Sesto pacco: il vinile di Frieren
15:32 - Saluti finali e ringraziamenti
16:10 - Bloopers e fuori onda divertenti

#frieren #vinile #posta #unboxing #video #cassette #retrogaming #retro
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Attacco incendiario contro il parco auto dell’Istituto federale per le attività immobiliari, contro la NATO, contro la Bundeswehr, contro la guerra (Pinneberg, Germania, 16 agosto 2026)

Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/17/attacco-incendiario-contro-il-parco-auto-dellistituto-federale-per-le-attivita-immobiliari-contro-la-nato-contro-la-bundeswehr-contro-la-guerra-pinneberg-germania-16-agosto-2026/

Attacco incendiario contro il parco auto dell’Istituto federale per le attività immobiliari, contro la NATO, contro la Bundeswehr, contro la guerra (Pinneberg, Germania, 16 agosto 2026)

Ciao, oggi vogliamo presentarvi l’Istituto federale per le attività immobiliari (BImA). Non lo conoscete? Sembra noioso? Anche noi la pensavamo così fino a poco tempo fa. Ma la collaborazione tra il settore civile e quello militare sta dando risultati sorprendenti.
Per questo motivo, nella notte tra il 15 e il 16 agosto 2026, abbiamo dato fuoco al parco auto della BImA a Pinneberg (Schleswig-Holstein), al numero 1 di Eggerstedtstraße.

La BImA si occupa della gestione e della valorizzazione di tutte le caserme e gli immobili dell’esercito federale tedesco. Il compito principale della BImA è garantire gli spazi e i terreni di cui hanno bisogno varie istituzioni federali, in particolare l’esercito federale, la polizia federale e la dogana.
Inoltre, la BImA organizza programmi edilizi, ad esempio per la costruzione di nuovi alloggi per le forze armate. La BImA è coinvolta anche in numerose strutture della NATO, ad esempio nella gestione dei beni immobili delle truppe NATO e nella gestione della rete di condutture di quest’ultima.
Come potete vedere, quindi, ci sono molti motivi per interessarsi all’“Istituto federale per la gestione immobiliare”. La cooperazione civile-militare offre inoltre diverse opportunità…

Sabotiamo la Bundeswehr, sabotiamo ogni manovra della NATO, sabotiamo la guerra!
Contro ogni Stato, ogni nazione e il servizio militare obbligatorio!
Per la vita, l’auto-organizzazione e l’azione diretta!

[Pubblicato in tedesco in https://de.indymedia.org/node/858133 | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/17/attacco-incendiario-contro-il-parco-auto-dellistituto-federale-per-le-attivita-immobiliari-contro-la-nato-contro-la-bundeswehr-contro-la-guerra-pinneberg-germania-16-agosto-2026/]

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Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft da parte di Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione (Montreal, Canada, 5 agosto 2026)

Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/13/comunicato-di-rivendicazione-per-lattacco-alla-residenza-di-dominic-macduff-auger-fondatore-di-munera-intelligence-azienda-produttrice-di-droni-ia-e-per-il-lancio-di-bottiglie-molotov-contro-una/

Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft da parte di Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione (Montreal, Canada, 5 agosto 2026)

Visita a domicilio a uno sviluppatore di droni AI e attacco con bottiglie Molotov contro Microsoft

Nella notte di mercoledì 5 agosto, sono state sfondate le finestre e la porta di un’abitazione e una sede di Microsoft è stata presa di mira con delle bombe molotov.

L’azione era diretta contro la residenza ufficiale del fondatore e la sede centrale di Munera Intelligence. Munera sviluppa droni basati sull’intelligenza artificiale che, grazie alla tecnologia AI, sorveglieranno le nostre strade, come previsto da un accordo con il Comune di Montreal annunciato a giugno. Le finestre e la porta dell’abitazione di Dominic MacDuff-Auger sono state distrutte.

Il Comune ha dichiarato che i droni verranno utilizzati esclusivamente nelle zone di cantiere. Tuttavia, come qualsiasi sistema di videosorveglianza, i dati raccolti non faranno altro che rafforzare il sistema di controllo che la polizia sta implementando per coprire l’intera città. Il programma sui droni fa parte di un progetto più ampio che include l’installazione, recentemente annunciata, di telecamere alimentate dall’intelligenza artificiale e gestite dalla polizia in tutta la città. L’obiettivo è normalizzare le crescenti intrusioni nelle nostre vite e condurre una guerra costante contro la nostra capacità di vivere in libertà. Se si consentirà al Comune di sviluppare l’uso dei droni con intelligenza artificiale, non c’è dubbio che il nostro futuro assomiglierà sempre più a un mondo in cui il cielo sarà pieno di robot che effettuano consegne per Amazon e vigilano sulla nostra totale obbedienza a governi sempre più autoritari.

La stessa notte, sono state lanciate bottiglie molotov contro una sede della Microsoft. Questo attacco è una risposta alla silenziosa espansione dei data center, settore in cui Microsoft riveste un ruolo di primo piano. I data center rappresentano un elemento fondamentale del potere capitalista contemporaneo. Sono al centro dell’ascesa dell’intelligenza artificiale che, da un lato, sta distruggendo il pianeta e, dall’altro, sta creando nuovi strumenti di sorveglianza. La tecnologia di Microsoft, tra le altre, è utilizzata dal governo israeliano nella sua campagna di genocidio contro il popolo palestinese. Durante l’attacco si sono verificate delle difficoltà nell’accendere le bottiglie molotov, difficoltà che non si erano presentate durante le prove. State certi che in futuro queste difficoltà verranno risolte.

Ci era stato detto che ci attendeva un futuro migliore, un futuro in cui le persone avrebbero avuto tutto ciò di cui avevano bisogno, in cui l’acqua e il cibo sarebbero stati abbondanti e sani e l’aria perfettamente respirabile, in cui il lavoro sarebbe stato ridotto al minimo e le persone avrebbero vissuto senza padroni né dei. Che fine ha fatto questo futuro? Dobbiamo forse aspettare che la fantascienza di 1984, Mad Max o Blade Runner diventi realtà, mentre facciamo da cavie per le sette tecnologiche? No, finché una rivoluzione è ancora possibile, potete contarci: andremo fino in fondo!

Niente più pietà. È ora di dichiarare guerra all’intelligenza artificiale, alla sorveglianza e ai loro sviluppatori! I metodi che adotteremo dovranno essere all’altezza della gravità della nostra situazione: bombe molotov, attacchi alle abitazioni e altro ancora. Non possiamo più rimandare il momento di combattere, lottare e attaccare fino alla vittoria totale. La vittoria totale della rivoluzione sociale. La vittoria totale della vita. L’IA deve essere distrutta!

Giorni migliori ci attendono. Viva la rivoluzione anarchica!

Revolutionary Anarchist Liberation Front [Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione]

[Pubblicato in inglese in https://mtlcounterinfo.org/house-visit-for-ai-drone-developer-and-molotov-attack-on-microsoft/ | Pubblicato in francese in https://mtlcontreinfo.org/attaque-residentielle-contre-le-developpeur-des-drones-ia-et-attaque-molotov-contre-microsoft/ | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/13/comunicato-di-rivendicazione-per-lattacco-alla-residenza-di-dominic-macduff-auger-fondatore-di-munera-intelligence-azienda-produttrice-di-droni-ia-e-per-il-lancio-di-bottiglie-molotov-contro-una/]

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Contro il DDL salva-sionismo, resistenza a oltranza! Roma, 9 settembre: presidio contro il ddl Romeo

Riceviamo e diffondiamo questo importante testo e appuntamento:

Scarica la chiamata in pdf: testo su 9 (rev REV)

Resistenza a Oltranza

I fronti di guerra si allargano sempre di più e il genocidio in Palestina continua senza sosta. L’Italia è in prima fila in ogni massacro. È in prima fila in Asia occidentale con la guida della missione Aspides, con l’invio di ben 700 soldati in Arabia Saudita e con l’utilizzo delle basi militari in territorio italiano, nonché con l’uso di radar per i bombardamenti. È in prima fila in Ucraina, fornendo materiale bellico, supporto logistico e politico, inviando addestratori e dando appoggio incondizionato al governo fantoccio di Kiev. È da sempre in prima fila nel sostenere il genocidio del popolo palestinese, fornendo copertura politica, economica e cooperazione a tutti i livelli all’entità sionista, arrivando addirittura a lucrare sul massacro stesso, riuscendo, ad esempio, ad accaparrarsi lo sfruttamento del gas di fronte alle coste di Gaza tramite Eni. Per permettere che questa carneficina continui indisturbata, lo Stato italiano deve blindare sempre di più il fronte interno e quindi portare la guerra alle classi subalterne e a tutte le forme di opposizione e resistenza, anche potenziali, alla macchina da guerra. Da qui nasce l’esigenza di varare una lunga serie di provvedimenti liberticidi che hanno preso la forma di decreti o pacchetti sicurezza. Anche il disegno di Legge Romeo si inserisce in questo apparato repressivo ed è rivolto in particolare al movimento in sostegno alla Palestina nato per opporsi al genocidio in corso. Come Coordinamento di solidarietà col popolo palestinese ci siamo subito resi conto della pericolosità di questo ennesimo attacco e insieme alla Rete Liberi di Lottare abbiamo prodotto un’opuscolo “da battaglia” che spiega nel dettaglio i contenuti nonché la genesi di questo ddl e lo abbiamo presentato in decine di spazi e contesti sociali. Per questo non approfondiremo qui i contenuti specifici ma ci limiteremo a dire che il DDL mira ad equiparare l’antisemitismo all’antisionismo, adottando la faziosa definizione formulata dall’International Holocaust Remebrance Alliance (IHRA, organizzazione governativa costituita dai Paesi NATO, a cui si aggiungono Argentina ed Israele). Ci teniamo invece a sottolineare come nella Commissione Parlamentare dedicata, tutti i partiti dell’arco parlamentare abbiano partecipato attivamente alla stesura del testo. La cosiddetta opposizione si è spinta addirittura a proporre varie altre formulazioni perfettamente sovrapponibili a quella votata al Senato (es. Del Rio). Il decreto è stato approvato al Senato anche con i voti del PD e la ridicola opposizione di M5S e AVS. Infatti, se da un lato il M5S è responsabile insieme al PD dell’adozione della definizione di antisemitismo dell’IHRA sotto il 2° governo Conte, dall’altro ricordiamo tutti le scomposte e imbarazzanti prese di distanza dei vertici di AVS da Hannoun e compagni che continuano a restare in galera accusati di terrorismo. Sono tutti complici. Quindi a chi parla di difesa della democrazia facciamo presente che il regime democratico capitalista e genocidario occidentale è la causa di tutte le guerre e i massacri a cui stiamo assistendo e non può essere riformato ma solo combattuto con tutte le forze di cui disponiamo. A chi si spinge a suggerire allo Stato forme alternative e più sostenibili di repressione (ad es. la Dichiarazione di Gerusalemme), ricordiamo che le barricate hanno solo due lati: o si sta con l’imperialismo occidentale o si sta con le popolazioni martoriate e oppresse da esso. L’illusione di poter riformare il sistema è sepolta sotto un cumulo di macerie insanguinate. Per noi esiste un’unica risposta possibile a questo ennesimo attacco repressivo: Resistenza a Oltranza! Continueremo a difendere la gloriosa resistenza del popolo palestinese in tutte le sue forme! Continueremo a gridare “Palestina libera dal fiume fino al mare!” Continueremo a difendere i prigionieri politici, palestinesi e non, perseguitati dallo Stato! Continueremo a sostenere che il 7 ottobre è stato un atto di legittima resistenza! Continueremo a dire che Israele è un’entità coloniale, suprematista e genocida!

Per questo il 9 settembre saremo sotto il Parlamento italiano dove avrà inizio la discussione sul ddl “salva-sionismo” che rappresenta una intollerabile forma di censura che di fatto istituisce il “terrorismo della parola” per chi non si allinea con il sionismo.

E continueremo poi, il 17 settembre alle 16:30 in aula Majorana al dipartimento di Fisica, dove abbiamo convocato una assemblea a cui invitiamo a partecipare tutti coloro che non vogliono rassegnarsi al silenzio o al collaborazionismo per organizzarci e reagire insieme alla deriva repressiva. Avremo anche i contributi di Georges Abdallah e dei compagni della rivista francese Supernova.

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Sai enumerare i virtual hosts? Cybersecurity 09 - VHOST

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Oggi parliamo di Virtual Host, un meccanismo fondamentale da capire che permette ad un server di offrire più siti web dalla stessa porta in ascolto. Capita molto spesso di dover enumerare i virtual host presenti in una infrastruttura di rete. In questa challenge vediamo come possiamo effettuare questa enumerazione e cosa significa in pratica enumerare i virtual hosts.

Questo è l'episodio nove della serie "Cybersecurity per principanti", offerto gratis per tutti su YouTube. La serie è portata avanti dal progetto Esadecimale, che nasce per offrire il migliore spazio di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano. Per provare con mano le challenge mostrate nella serie potete iscrivervi in piattaforma:

- https://esadecimale.it
- https://learn.esadecimale.it
- https://cyber.esadecimale.it
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Husserl | Imparare a vedere di nuovo

Che cosa significa davvero vedere la realtà? Husserl ci invita a sospendere gli automatismi e tornare «alle cose stesse». Epoché, intenzionalità e percezione: la fenomenologia come esercizio di attenzione e di libertà dello sguardo. Da Idee alla Crisi delle scienze: Husserl incontra Epitteto nella pratica del non precipitare nel giudizio. 🎬 Premiere📅 Data: 08/09/2026🕐 Ora: […]

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IL GUERRIERO DELLA LUCE | Come vincere la battaglia più importante

Filosofia pratica per affrontare la paura, le sconfitte e la ricerca di sé. Da Paulo Coelho a Marco Aurelio, da Epitteto alla Bhagavad Gītā. Una lezione per chi desidera trasformare la propria vita partendo da se stesso. 🎬 Premiere05/09/2026 [riservato a Studenti attivi]🔗https://youtu.be/0o8UZF2V4jo Chi è davvero il Guerriero della Luce? Paulo Coelho lo descrive come […]

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TOUR MEDITERRANEO AMERIGO VESPUCCI

Veliero Amerigo Vespucci a largo di Livorno

L'Amerigo Vespucci al largo di Livorno nel settembre del 2016, foto di Luca Aless - Opera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

 

Come sappiamo la nave Amerigo Vespucci è partita dal porto di Genova il 1° luglio del 2023 per compiere il giro del mondo circumnavigando il globo toccando 28 paesi e i 5 continenti.

Nella parte finale del viaggio è arrivata in Italia circumnavigando la penisola toccando vari porti del nostro paese, per concludere il suo viaggio il 10 giugno 2025 a Genova.

Tra questi porti la Vespucci si è fermata anche nel porto di Livorno dal 4 al 8 giugno 2025 dove è stata accolta dai locali e dai numerosi turisti che volevano visitarla con grande entusiasmo.

Fatta questa doverosa premessa, alcuni mesi fa il nostro socio Alessandro Landi IW5ELA, essendo in buoni rapporti con l’Associazione, è stato contattato dall'Associazione Radioamatori Marinai d'Italia (ARMI) affinché la nostra Sezione partecipasse all'evento che avrebbe organizzato per ogni porto toccato dalla nave, la Sezione ARI della città in cui sarebbe attraccata, con un nominativo speciale sarebbe uscita in aria omaggiando così la presenza della nave stessa nel porto.

Alessandro ha girato la richiesta al CD di Sezione che con entusiasmo ha accettato, è partito così l'iter burocratico per la richiesta del nominativo speciale al Ministero competente, che è stata espletata dal buon IW5ELA. Il nominativo assegnatoci è stato II5IABJ.

A questo punto siamo partiti con la ricerca degli operatori ed hanno dato la loro disponibilità:

IZ5CMI IK5SRF I5KOV IU5HWS IK5PYM IU5LCL per la nostra Sezione e IK5JWQ e IU5PBT delle Sezioni VERSILIA e CECINA che ci hanno dato una grossa mano.

Quindi......pronti via!!!!!

Il 4 giugno siamo usciti in aria col nostro nominativo speciale nelle varie bande e modi e chi più e chi meno ci siamo "scatenati", ci sono state delle difficoltà iniziali con la piattaforma QSOHUNTER dove dovevamo scaricare i QSO, ma poi è andato via tutto liscio fino alla fine.

L'ultimo giorno domenica 8 abbiamo operato dalla nostra Sezione dando la possibilità ai nuovi patentati di poter operare col nominativo speciale e qui sono stati protagonisti IU5SDG Rossano operatore radio e IU5HKX Daniele assistente alla registrazione dei QSO.

Ciliegina sulla torta la partecipazione di Ale IW5ELA come operatore CW, che ha messo a segno un cospicuo numero di collegamenti.

Risultato finale: 1668 QSO di cui 1247 SSB--325CW--87 FT8--9 RTTY

Giunti alla fine di questa attività volevo ringraziare coloro che hanno messo a disposizione un po' del loro tempo affinché la cosa andasse a buon fine, e così è stato.

Mi auguro che la cosa sia stata divertente al di là del risultato ottenuto, un ringraziamento particolare a IW5ELA Alessandro per il suo impegno nella richiesta del nominativo, la costruzione del sito su QRZ.COM e per la stampa delle cartoline QSL.

GRAZIE DI CUORE A TUTTI IZ5CMI ALESSANDRO

 QSL II5IABJ 2025 fronte QSL II5IABJ 2025 retro

Per approfondire:

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24 ORE DA LEONI LIONS AMARANTO RUGBY

Nell’ambito dell’attività ludico formativa di giovani atleti rugbysti U10, la società LIONS AMARANTO RUGBY, della quale faccio parte, ha invitato la sezione ARI di Livorno per un incontro di avvicinamento dei bambini al mondo della radio.
La giornata si è tenuta allo stadio societario Priami di Stagno durante la cosi detta “24 ORE da LEONI”, ovvero un giorno intero dedicato a giochi, incontri formativi con altre realtà cittadine e condivisione di spazi e momenti per creare quello spirito di squadra e sostegno proprio della disciplina sportiva del rugby.
Grazie alla disponibilità dei soci sono state installate: una stazione VHF sintonizzata sul nostro ripetitore R1 ed una radio HF.
Dopo una bellissima introduzione del nostro segretario Carlo IK5FTL che ha spaziato dalla storia di Marconi e della radio, passando dalla telegrafia fino ad arrivare ad Internet è giunto il momento di far parlare i bambini.
Superato il cosi detto “micro panico” si sono subito adoprati, con l’aiuto di un OM, a sommergere di domande il nostro Ivo I5XX e Gino IU5RUZ su: esperienze, modalità operative, collegamento più distante, tipologia di antenna usata e curiosità varie, non comuni per dei bambini che molto probabilmente fino a poco tempo prima non conoscevano assolutamente il nostro mondo.
Per finire è stato fatto un QSO in cw, incuriosendo questa volta gli adulti presenti.
L’incontro si è concluso con il più bel classico saluto rugbistico, ovvero abbracciati tutti in cerchio urlando il motto della squadra U10: “RISPETTO PER TUTTI, PAURA DI NESSUNO”.
Ringrazio tutti i soci della sezione di Livorno che hanno dato la propria disponibilità presenziando la manifestazione: IK5PYM, IW5BUX, IU5TSW, quelli che si sono fatti presenti via radio: I5XX, IU5RUZ, IU5TRK e tutti quelli che solo pensandoci si sono messi all’ascolto sull’R1.
Il nostro futuro passa anche attraverso queste manifestazioni, il seme è stato gettato, chissà che non attecchisca! 73 de IW5ELA....ALE

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Lunar Occultation of Venus

On Wednesday, June 17, skywatchers across the United States—and parts of Canada—enjoyed a rare event: a daytime lunar occultation of Venus. A lunar occultation occurs when the Moon moves directly in front of another celestial object from our viewpoint on Earth, briefly hiding it from sight.

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Simon Josefsson: Soft-launching the DiffOS project

Today marks the day of soft-launching of my Debian derivative, which I’ve been using on several of my own machines for the past year or so. This is still work in progress, but I wanted to establish a launch date of the project so below is the DiffOS manifesto as motivation for continued work.

DiffOS is For Freedom! DiffOS is the Debian Increment For Freedom Operating System.

  • Aspire to the goals of GNU FSDG and become a recognized Free GNU/Linux distribution.
  • Uses Debian GNU/Linux as upstream.
  • Support for all architectures supported by Debian.
  • Provide Containers, Cloud Images, LiveCD and installer ISOs.
  • Provide standalone hosting of the package repository.
  • Provide documentation and issue tracker.
  • Keep changes to a minimal, in particular:
    • Upstream-first policy to prefer that any changes are made in Debian, and only if that fails they are considered for DiffOS.
    • Binary package re-use for as much as is possible.
    • Don’t modify any source-level Debian package unless REQUIRED by the FSDG (e.g., for freedom concerns) or REQUIRED by the Debian project (e.g., for branding reasons).
  • Publish a list of packages that are added, removed or modified compared to Debian, with justification for each change.
  • Publish Diffoscope-style outputs comparing our artifacts with comparable Debian artifact.
  • Everything built from CI/CD pipelines, inspired by the Salsa CI pipeline but extended to cover the package repository and installation images as well, to allow modern GitSecDevOps of the entire supply-chain.
  • Use inspiration from other Debian-derived FSDG distributions Trisquel GNU/Linux and PureOS, and broader with GNU Guix especially on how to approach existing freedom concerns in packages.
  • Git Forge agnostic. While currently hosted on GitLab.com, scripts and configuration are (or will be) designed to allow setup on self-hosted GitLab instance, Codeberg.org or self-hosted Forgejo.
  • Maintained by Humans – THE HUMAN MANIFESTO FOR THE AGE OF ARTIFICIAL INTELLIGENCE.

Happy Hacking!

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Piombino 1943. Dall’armistizio alla Resistenza

Piombino 1943. Dall'armistizio alla Resistenza

L’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nella provincia di Livorno, l’ANPI Provinciale di Livorno e di Piombino, con il patrocinio del Comune di Piombino, promuovono due incontri di studio dedicati ai mesi che, dall’8 settembre 1943, segnarono il passaggio dalla crisi dello Stato alla nascita della Resistenza, con particolare attenzione alla vicenda piombinese e alle origini della Battaglia.

Giovedì 10 settembre – Centro Giovani “F. De Andrè”

La resa incondizionata dell’8 settembre e i CLN

Interventi di Giovanni Brunetti (Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nella provincia di Livorno) ed Emanuele Vannucci (Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Pistoia).

Sabato 12 settembre – Area del Rivellino

La Battaglia di Piombino e la nascita della Resistenza

Saluti delle Istituzioni. Intervento di Davide Conti (storico e consulente delle Procure di Bologna e Brescia).

Gli incontri sono a ingresso libero e aperti alla cittadinanza.

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GPT-6 Astra è arrivato: OpenAI apre l’era dell’AGI?

GPT-6 Astra e l’evoluzione dell’intelligenza artificiale verso sistemi più autonomi
OpenAI presenta il suo modello più avanzato e Greg Brockman parla apertamente di “era dell’AGI”. Ma che cosa significa davvero intelligenza artificiale generale e perché GPT-6 Astra segna un passaggio importante anche se non possiamo ancora dire che l’AGI sia stata raggiunta?

L'articolo GPT-6 Astra è arrivato: OpenAI apre l’era dell’AGI? proviene da FullPress.

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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 9.3 - NO PROBLEM

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SAVE THE DATE: dal 8/10 al 10/10 dashcam giveaway, demo gratis di guida sicura, gadget e tanto altro al REAS di Montichiari (BS) per l'anniversario dei 10 anni di Bad Drivers of Italy!

Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
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#baddriversofitaly #dashcam #compilation
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Igniting Roman's Journey

Now on a three-month, million-mile journey to its final orbit, NASA’s Nancy Grace Roman Space Telescope will soon reveal the universe’s darkest secrets. The mission launched at 7:26 a.m. EDT on Aug. 30 aboard a SpaceX Falcon Heavy rocket from Launch Complex 39A at the agency’s Kennedy Space Center in Florida.

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Sbaglio, ma gli errori peggiorano ogni volta #funny #error #technology

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MOVIOLA BAD DRIVERS OF ITALY: clip al VAR e cartellini ROSSI

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Comunicato di Solidarietà Autistici-Inventati

✇unit
di: Unit

LAMAGLIETTA

Giro di vite contro gli hacker, edizione 2026

Solidarietà a Autistici/Inventati per la designazione speciale di terrorismo globale da parte del Dipartimento di Stato americano in collaborazione speciale con la tesoreria yankee.

"Specially Designated Global Terrorist" significa letteralmente: "decidiamo noi chi è terrorista" in barba alle liste ONU o …

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August Lunar Eclipse Rises Over Louisiana

A lunar eclipse is visible over southern Louisiana. The lunar eclipse was visible throughout much of North and South America and part of Europe and Africa between Aug. 27-28. The Full Moon slipped through Earth’s shadow on Aug. 27, continuing into Aug. 28 for some parts of the world, resulting in the lunar eclipse. At maximum eclipse, the Moon takes on a dramatic dark, ruddy or coppery tint along the covered edge. New Orleans is home to NASA’s Michoud Assembly Facility, where stages for NASA’s SLS (Space Launch System) rocket and structures for Orion spacecraft are produced for the Artemis missions.

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parallel @ Savannah: GNU Parallel 20260822 ('Ceuta') released

GNU Parallel 20260822 ('Ceuta') has been released. It is available for download at: lbry://@GnuParallel:4

Quote of the month:

  Parallel has an option for almost everything, it's almost too much.
    -- tester457@ycombinator

New in this release:

  • Replacement string: {%jq: jq-expression %}
  • Use $^X when calling perl. So if different versions of perl are found in $PATH, we use the same version that started GNU Parallel.
  • Bug fixes and man page updates.


GNU Parallel - For people who live life in the parallel lane.

If you like GNU Parallel record a video testimonial: Say who you are, what you use GNU Parallel for, how it helps you, and what you like most about it. Include a command that uses GNU Parallel if you feel like it.


About GNU Parallel


GNU Parallel is a shell tool for executing jobs in parallel using one or more computers. A job can be a single command or a small script that has to be run for each of the lines in the input. The typical input is a list of files, a list of hosts, a list of users, a list of URLs, or a list of tables. A job can also be a command that reads from a pipe. GNU Parallel can then split the input and pipe it into commands in parallel.

If you use xargs and tee today you will find GNU Parallel very easy to use as GNU Parallel is written to have the same options as xargs. If you write loops in shell, you will find GNU Parallel may be able to replace most of the loops and make them run faster by running several jobs in parallel. GNU Parallel can even replace nested loops.

GNU Parallel makes sure output from the commands is the same output as you would get had you run the commands sequentially. This makes it possible to use output from GNU Parallel as input for other programs.

For example you can run this to convert all jpeg files into png and gif files and have a progress bar:

  parallel --bar convert {1} {1.}.{2} ::: *.jpg ::: png gif

Or you can generate big, medium, and small thumbnails of all jpeg files in sub dirs:

  find . -name '*.jpg' |
    parallel convert -geometry {2} {1} {1//}/thumb{2}_{1/} :::: - ::: 50 100 200

You can find more about GNU Parallel at: http://www.gnu ... rg/s/parallel/

You can install GNU Parallel in just 10 seconds with:

    $ (wget -O - pi.dk/3 || lynx -source pi.dk/3 || curl pi.dk/3/ || \
       fetch -o - http://pi.dk/3 ) > install.sh
    $ sha1sum install.sh | grep c555f616391c6f7c28bf938044f4ec50
    12345678 c555f616 391c6f7c 28bf9380 44f4ec50
    $ md5sum install.sh | grep 707275363428aa9e9a136b9a7296dfe4
    70727536 3428aa9e 9a136b9a 7296dfe4
    $ sha512sum install.sh | grep b24bfe249695e0236f6bc7de85828fe1f08f4259
    83320d89 f56698ec 77454856 895edc3e aa16feab 2757966e 5092ef2d 661b8b45
    b24bfe24 9695e023 6f6bc7de 85828fe1 f08f4259 6ce5480a 5e1571b2 8b722f21
    $ bash install.sh

Watch the intro video on http://www.youtub ... L284C9FF2488BC6D1

Walk through the tutorial (man parallel_tutorial). Your command line will love you for it.

When using programs that use GNU Parallel to process data for publication please cite:

O. Tange (2018): GNU Parallel 2018, March 2018, https://doi.org/1 ... 81/zenodo.1146014.

If you like GNU Parallel:

  • Give a demo at your local user group/team/colleagues
  • Post the intro videos on Reddit/Diaspora*/forums/blogs/ Identi.ca/Google+/Twitter/Facebook/Linkedin/mailing lists
  • Get the merchandise https://gnuparall ... igns/gnu-parallel
  • Request or write a review for your favourite blog or magazine
  • Request or build a package for your favourite distribution (if it is not already there)
  • Invite me for your next conference


If you use programs that use GNU Parallel for research:

  • Please cite GNU Parallel in you publications (use --citation)


If GNU Parallel saves you money:



About GNU SQL


GNU sql aims to give a simple, unified interface for accessing databases through all the different databases' command line clients. So far the focus has been on giving a common way to specify login information (protocol, username, password, hostname, and port number), size (database and table size), and running queries.

The database is addressed using a DBURL. If commands are left out you will get that database's interactive shell.

When using GNU SQL for a publication please cite:

O. Tange (2011): GNU SQL - A Command Line Tool for Accessing Different Databases Using DBURLs, ;login: The USENIX Magazine, April 2011:29-32.


About GNU Niceload


GNU niceload slows down a program when the computer load average (or other system activity) is above a certain limit. When the limit is reached the program will be suspended for some time. If the limit is a soft limit the program will be allowed to run for short amounts of time before being suspended again. If the limit is a hard limit the program will only be allowed to run when the system is below the limit.

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freeipmi @ Savannah: FreeIPMI 1.6.19 Released

o Fix minor groff warnings in manpages.
o Fix portability of building manpages.
o Fix minor bugs found by code analysis:
  - bmc-watchdog: Fix bug with --arp-response command line parsing.
  - ipmi/rmcpping: Fix bug with finding an IPv6 interface.
  - ipmidetect: fix bug in which hostname configs not used properly
  - ipmi-oem intelnm: fix parsing of hours/minutes error
  - ipmi-oem: Correct Dell CMC IPv6 autoconfiguration output.
  - ipmi-oem: Correct Dell iDRAC web server control output.
  - libipmidetect: Isolate partial results between fallback servers.
  - libipmidetect: Honor caller-provided hostnames over configured defaults.
  - common: Preserve stream state when finishing buffered output.
  - common: Fix buffer-output configuration parse issue.
  - common: Parse UTC offset configuration as an integer.
  - ipmiconsole: Monitor both console descriptors.
  - ipmiconsole: Check valid payload instance range correctly.
  - ipmi-sel: Honor post-clear after full tail output.
  - ipmi-fru: Report DIMM capacities in megabytes.
  - ipmi-chassis: Apply the Power-On Hours scale correctly.
  - libipmimonitoring: fix mem-leak on SEL iterator
  - libipmimonitoring: allow cipher suite 0 in configs
  - libipmimonitoring: report NO_SEL_RECORDS instead of
    NO_SENSOR_READINGS cut and paste errors in some functions.
o Fix potential stack overflows found by code analysis in ipmi-oem dell get-system-info command (specifically idrac-info, cmc-info, cmc-ipv6-info subcommands) and ipmi-oem fujitsu get-sel-entry-long-text.
o Fix potential stack overflow in libfreeipmi also related to Fujitsu long SEL entries.


https://ftp.gnu.o ... pmi-1.6.19.tar.gz

  •  

health @ Savannah: GNU Health strict No Generative Artificial Intelligence Policy

Dear community

We have included in the GNU Health Code of Conduct the strict NO Generative Artificial Intelligence policy.

The current version reads:

GNU Health Strict No Generative Artificial Intelligence Policy

GNU Health is social project made by humans and for humans. We DO NOT accept any code, artwork, review, documentation or issues created by generative Artifical Intelligence (GenAI) / Large Language Models (LLMs).

The GNU Health no-AI policy is because we strongly believe that:

* GenAI is bad for Mother Nature
* GenAI is bad for human rights, especially for underserved and marginalized communities.
* GenAI is bad for the Free Software and Free Culture communities.
* GenAI is bad for you

Last but not least, GNU Health manages critical health information both at personal and population level. There must be a reasoning behind every single line of code. We make all the effort to minimize bugs that can jeopardize the integrity and security of the system, and we can not risk the project by putting it in hands of stochastic parrots.

Let’s keep the art and science of computing a human virtue.


You can read the entire, most current version of GNU Health Code of conduct here:
https://docs.gnuh ... ndix/conduct.html

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Banca Etica limita l’operatività del conto dell’Associazione AI ODV / Banca Etica temporarily suspends A/I bank account

[IT]

Cominciamo dai fatti.

A seguito dell’iscrizione del Collettivo A/I e dell’Associazione AI ODV nella lista delle organizzazioni terroristiche globali, dopo alcune telefonate informali Banca Etica ha limitato l’operatività del conto bancario dell’Associazione nella giornata di martedì 1 settembre 2026 alle 9 di mattina. La comunicazione rispetto a tale limitazione cautelativa in attesa di verifiche è avvenuta in forma scritta solo alle 13. Alle 16 dello stesso giorno si è svolta una riunione tra rappresentanti della Banca e team legale dell’Associazione AI ODV.

Durante questo incontro Banca Etica ha confermato che la limitazione del conto rimarrà operativa quantomeno fino all’esito delle richieste interpretative formulate dalla Banca al MEF, a ABI e ad Assopopolari, nonché a consulenti legali esterni. A oggi, pertanto, Banca Etica non ha comunicato nessuna disponibilità a riattivare il conto.

La nostra posizione in merito non cambia: riteniamo che la scelta di Banca Etica (che ha scelto e non è stata obbligata a limitare il conto) sia eccessiva in termini di zelo e nemmeno rientri in quanto previsto dal provvedimento statunitense. Chiediamo quindi che venga ripristinata immediatamente l’operatività del conto.

Banca Etica e le istituzioni economico-finanziario-politiche di suo riferimento intendono adeguarsi alla prepotenza delle decisioni extragiudiziarie e al bullismo politico di un paese terzo che non ha su di esse alcuna giurisdizione? Noi pensiamo sia ora che alle parole di solidarietà seguano fatti concreti e azioni che vi corrispondano. Oppure si può scegliere di essere subordinati agli Stati Uniti come dimostrato in questi giorni.

Collettivo Autistici/Inventati


[EN]

Let’s start from the beginning.

Following the designation of A/I Collective and Associazione AI ODV [ODV: nonprofit organization legally recognized in Italy] as Specially Designated Global Terrorist, Banca Etica, through a series of phone calls, communicated the temporarily suspension of the Association’s bank account, effective from Tuesday, September 9, 2026, at 9:00 AM (Italian time). The follow-up formal communication regarding the precautionary suspension of the account pending verification was delivered in written form only at 1:00 PM. Later on the same day, at 4:00 PM, the bank representatives met with Associazione AI ODV legal team.

During this meeting, Banca Etica confirmed that the temporary suspension of the account will stay in place at least until they receive a response to the inquiries they forwarded to the Italian Ministry of Economy and Finance (MEF), the Italian Banking Association (ABI), and the Italian National Association of Cooperative Banks (Assopopolari), as well as to external legal consultants. Thus far, Banca Etica did not communicate any intention to reinstate the account.

Our position on this matter does not change: Banca Etica’s decision to restrict the account in the absence of a legally binding request is excessive both in terms of over-compliance and with respect to the US designation itself. We thus demand our account to be immediately reinstated in full.

Are Banca Etica and associated financial, economic, and political institutions willing to submit to the arrogance of extra-judiciary decisions and political bullying of a third country that bears no jurisdiction over them? This is the time for words of solidarity to be matched by concrete actions. The alternative is to choose to be subordinated to the United States.

Autistici/Inventati Collective

  •  

Google Maps peggiora il traffico?

Immagine in evidenza generata con intelligenza artificiale

Più siamo obbedienti, più il traffico si concentra su poche strade: non è un effetto collaterale, ma una caratteristica strutturale dei navigatori satellitari. Succede ogni volta che milioni di automobilisti interrogano nello stesso momento Google Maps o TomTom e ricevono in risposta le stesse indicazioni, quelle che l’algoritmo giudica migliori: una convergenza che nessun singolo utente ha scelto. A piena adozione, mostra un nuovo studio intitolato Traffic Concentration Effect of Urban Navigation Services, la varietà delle strade effettivamente usate cala anche del 14%: un conformismo algoritmico che può emergere quando si ottimizzano i singoli tragitti senza coordinare le scelte dell’insieme degli automobilisti.

Il numero chiave è 60%. È la soglia di adozione (la quota di automobilisti che segue fedelmente il navigatore) oltre la quale – secondo lo studio condotto dal team di Luca Pappalardo, ricercatore del CNR e della Scuola Normale Superiore, applicando dati reali di mobilità e le API dei principali navigatori a Milano, Roma e Firenze – le emissioni totali di CO2 tornano spesso a salire, aumentando la disuguaglianza tra chi vive in centro e chi vive in periferia. Fino a quella soglia, seguire il navigatore nelle ore di punta continua a essere vantaggioso; superata, il beneficio collassa. Restano due domande aperte, che riguardano amministratori e cittadini insieme: quanto è forte questo effetto fuori dalle simulazioni? E quanto viene amplificato dal feedback continuo tra il traffico che l’algoritmo genera e le nuove raccomandazioni che ne derivano?

Centri protetti, arterie che scoppiano

Il meccanismo di base è semplice. Ogni navigatore applica un “algoritmo di cammino minimo” – ovvero cerca il percorso più veloce – su un grafo (la rete stradale) in cui ogni tratto ha un costo, tipicamente il tempo di percorrenza. Tra un’origine e una destinazione i percorsi davvero convenienti sono pochi, quindi utenti diversi finiscono per ricevere in gran parte le stesse indicazioni. È quello che i ricercatori chiamano traffic concentration effect: la stessa dinamica che da anni riversa le auto dirette al Brennero nei paesini di montagna, o che nel 2018 aveva paralizzato una cittadina del New Jersey.

Il team di Pappalardo ha misurato l’effetto facendo variare il tasso di adozione dallo 0 al 100%, in tre città e in due condizioni di traffico. A basso carico i navigatori generalmente hanno un effetto positivo: chi li segue fa il percorso più breve possibile, e questo riduce le emissioni indipendentemente da quante altre persone fanno lo stesso. Nelle ore di punta il quadro cambia: il beneficio regge solo a bassa adozione, e superata la soglia del 60% le emissioni non solo smettono di calare ma arrivano, in alcuni casi, a superare quelle dello scenario senza navigatori.

Le mappe prodotte dallo studio mostrano anche dove va a finire il traffico spostato: dalle strade interne dei quartieri centrali verso le grandi arterie di scorrimento, tipicamente periferiche. “Il problema è quando quelle strade non sono in grado di accomodare questi grandi volumi”, spiega Giuliano Cornacchia, ricercatore del Cnr e primo autore dello studio. A Firenze, dove la tangenziale è in grado di assorbire ulteriore traffico, la redistribuzione avviene senza troppi danni. A Roma no: il traffico extra si scarica sul Grande Raccordo Anulare, già saturo, ed è per questo che lì le emissioni peggiorano invece di migliorare.

C’è poi un effetto sociale che lo studio non misura direttamente, ma che i dati geografici suggeriscono con chiarezza. “A vivere in centro sono tipicamente le persone benestanti, a vivere in prossimità delle arterie sono invece mediamente le persone di medio-basso reddito”, osserva Pappalardo. “I navigatori sembrano quindi favorire i primi, creando ulteriore disagio agli altri”. È un’ipotesi plausibile più che un risultato dimostrato, precisa il ricercatore, ma coerente con quanto osservato in tutte e tre le città: spostando il traffico dal centro alla periferia, cambia anche chi respira smog e sopporta il rumore.

Per arrivare a questi numeri, i ricercatori hanno incrociato dati reali sulla domanda di mobilità – chi si sposta da dove a dove, con una granularità molto più fine del singolo quartiere – con le indicazioni ottenute interrogando le API di Google Maps, TomTom, Bing Maps e Mapbox. I flussi risultanti sono stati fatti circolare in SUMO, un simulatore di traffico sviluppato dal Centro aerospaziale tedesco, capace di riprodurre semafori, incroci e code come se le auto viaggiassero realmente insieme sulla rete stradale.

Due elementi rendono il risultato più solido. Il primo riguarda la pluralità dei provider: non sappiamo esattamente quali parametri usino Google, TomTom, Bing Maps o Mapbox nei loro algoritmi, ma le raccomandazioni si sovrappongono in media per oltre il 76%. “Per come sono conformati creano una concentrazione del traffico e lo spostano verso l’arteria”, dice Cornacchia: l’effetto non dipende dal singolo provider, è strutturale. Vale anche per il routing “eco”, che attenua ma non elimina il problema: “Se tutti prendiamo la stessa eco-route il vantaggio individuale collassa su se stesso”. Ottimizzare il singolo viaggio, insomma, non produce un ottimo di sistema. Il secondo elemento è un modello matematico di una città stilizzata, che riproduce lo stesso fenomeno a prescindere dalla forma reale della rete stradale. “I meccanismi individuati nelle tre città test non dipendono dalle loro strutture, ma dalla forza di concentrazione esercitata dai navigatori”, riassume Pappalardo. “Quindi qualsiasi altra città si prenda, accadrà qualcosa di simile”.

Per chi amministra una città, questo non significa restare a guardare, ma lavorare sulla diversificazione delle rotte disponibili. Una ricerca ancora in corso dello stesso gruppo mostra che alcune città hanno margine per farlo – possono quindi creare alternative valide alle arterie più battute – mentre altre, come Roma con la sua dipendenza dal raccordo anulare, ne hanno molto meno.

È possibile sistemare il problema?

Le piattaforme potrebbero, tecnicamente, ottimizzare non solo il singolo tragitto, ma il sistema nel suo complesso. Lo dimostra Google stessa in uno studio pubblicato su Nature Cities nel giugno 2026: modificando l’algoritmo per penalizzare leggermente il passaggio su un centinaio di tratti stradali congestionati per ciascuna di dieci città americane, gli autori hanno ottenuto un aumento mediano della velocità del 2% su quei tratti, con un risparmio potenziale stimato in oltre mille tonnellate di CO2 equivalente l’anno per città. “Dimostrano che hanno il potere di definire dove va il traffico, e che si può ancora migliorare”, commenta Pappalardo. “Il paper di Google suggerisce che, di default, quella visione di rete non viene applicata”.

Nessuna norma, oggi, le obbliga a farlo. Il Digital Services Act classifica Google Maps come very large online platform – unica piattaforma del settore urbano a rientrarvi – e la sottopone a obblighi di valutazione del rischio. Ma il regolamento non menziona esplicitamente gli effetti collettivi prodotti dagli algoritmi di ottimizzazione urbana. “Non si parla esplicitamente di rischio collettivo, ma di un approccio basato sui rischi sistemici”, dice Pappalardo, che lo considera “un difetto un po’ generale” delle normative europee sulle piattaforme: non affrontano in modo specifico gli impatti aggregati che algoritmi come quelli dei navigatori possono produrre sul territorio. Per una piattaforma, aggiungere una funzione di ottimizzazione collettiva è uno sforzo in più che, senza un obbligo di legge, semplicemente non conviene.

Non è una lacuna casuale: politicamente, il disagio prodotto da navigatori che concentrano smog e traffico su certe strade, amplificando le disuguaglianze tra centro e periferia, è troppo diffuso e indiretto per essere percepito come un problema urgente. “La gente vede facilmente il proprio tornaconto, è difficile vedere il collettivo”, dice Pappalardo.

Il margine per intervenire, comunque, si sta restringendo. Con un settore automotive sempre più orientato alla guida autonoma, l’unico elemento che oggi tiene il tasso di adozione sotto il 100% – la mediazione umana, fatta di disobbedienze, distrazioni, scelte personali – è destinato a sparire: un’auto a guida autonoma non ha altra scelta che seguire l’algoritmo. Il tasso di obbedienza salirà vertiginosamente, e senza alternativa. L’effetto di concentrazione già capace di ribaltare i benefici ambientali a Roma diventerebbe, a quel punto, pressoché strutturale.

L'articolo Google Maps peggiora il traffico? proviene da Guerre di Rete.

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FBI Probes Service Selling 153M+ Drivers Licenses

A new identity theft service launched on the dark web this week is selling digital scans of more than 153 million drivers licenses from people in the United States and Canada. Based on interviews with individuals whose licenses are available for purchase on this service, it appears to be siphoning images collected by a widely-used identity verification company based in Louisiana. KrebsOnSecurity also has learned that the New Orleans field office of the Federal Bureau of Investigation (FBI) today launched an official inquiry into the source of the images.

A record available at this identity theft service that includes the drivers license for U.S. Defense Secretary Pete Hegseth, one of several high-ranking U.S. government officials whose drivers licenses can be found for sale.

On Monday, Aug. 31, a source alerted KrebsOnSecurity to a service advertised by a new user on the Russian cybercrime forum Exploit, offering access to digital scans of identity documents on more than 170 million people in North America. The source brought it to my attention because the proprietor of this identity theft service offered my Virginia drivers license as a free sample in their initial sales thread on Exploit.

The service, dubbed Nexus, claims to have more than 153 million drivers licenses for people in the United States and Canada, as well as more than 10 million identification cards; more than three million travel documents and/or international IDs; and at least 579,000 medical cards.

A quick look around Nexus finds they are likely not exaggerating about that 153 million number: Running a blank search in Nexus (with no search parameters entered) returns approximately 11.5 million pages of results, with roughly 15 results displayed per page. It includes documents from people in both Canada and the United States, but the bulk of these records are on Americans: searching for just Canadian drivers licenses returns approximately 1.1 million results, with the largest concentration from Ontario (473,673 records).

Curiously, the identity records include not only drivers licenses but also marijuana dispensary cards. Some of the records list their “source” as “CDL,” presumably short for “commercial drivers license.” Other records carry the source notation of “CAC,” which may refer to Common Access Cards, government issued identity cards that grant physical access to government buildings and secure rooms.

The people behind Nexus claim the license images are coming from an active breach at “a major identity verification company” whose customers include multiple Fortune 500 companies.

The record totals listed by the Nexus identity theft service. The number of drivers license records increased by nearly 400,000 in the span of just 24 hours.

“We have been continuously exfiltrating new data for over a year into our private database,” the service enthused in its introductory post on Exploit. “Records are available to preview before purchase with pertinent information redacted. Customer photos are displayed if available.”

Indeed, over the past 24 hours, the number of drivers license records listed as available in Nexus has increased by nearly 400,000, suggesting that freshly stolen license data is being harvested and uploaded to this service on a semi-regular basis.

The record featuring my drivers license includes six image files: three pairs of photos of the license’s front and back, a basic image scan, as well as infrared and ultraviolet versions of the same images. A date and timestamp is appended to each image file, and the timestamp on my license scan corresponds to a date in June 2025 when I took a flight to the midwest United States to attend a family funeral.

Some of the 153 million+ license scans — including mine — feature six image files with date and timestamps appended to the filenames. Not all records include photos, and some that do feature photos do not display the associated filenames.

Intent on discovering the source of this data, KrebsOnSecurity asked more than a dozen friends and family members for permission to search for their licenses in this service. Each person whose license could be found (nine of them) confirmed having traveled on or very close to the dates in the timestamps attached to their images. It is unclear what timezone these timestamps are in, but from reviewing car rental records shared by several people who helped with this research, it appears the timezone is set to Greenwich Mean Time (GMT).

At first, I thought the source of the data might have something to do with airports. However, that theory went out the window when it became apparent there were no passports in this data set. Also, only some of those who helped with this research said they showed their drivers license at the airport on the day of their travel. One person whose license was in Nexus hadn’t flown at all recently, but was renting a car from Hertz for several months around the date of their timestamp.

Two of those who agreed to help are federal employees who said they shared other forms of government identification when passing through airport security. However, those individuals each said they shared their state-issued drivers licenses later that day when renting vehicles at their respective destinations, and that both rented their cars from Hertz.

After finding a note in my calendar for the day of my June 2025 flight reminding me to bring my passport, I remembered that I also never actually shared my drivers license when I went through security at Reagan National Airport on that day because I did not yet have a Real ID, a security-enhanced drivers license that is now required by the Transportation Security Administration (TSA) for all domestic travel. Instead, I showed the TSA agent my government-issued U.S. passport.

Here’s where it gets interesting: I was able to find my mother’s drivers license in this service as well, and the timestamps for her images are just a few seconds apart from mine. That’s notable because we both handed our licenses to the Hertz rental car representative at the same time.

According to my mom, the only place she gave her drivers license to that day was the rental car company, and if memory serves that is also true for me. I don’t recall if the rental car representative inserted our licenses into any kind of machine, but I remember they held onto them for several minutes behind the counter while we were signing various forms. KrebsOnSecurity sought comment from Hertz and will update this story in the event they reply.

Zach Edwards is a well-known security and privacy researcher who recently launched a service called DecryptAds to help people better understand how online advertisers are tracking them. A scan of Edwards’s drivers license is available for purchase on this identity theft service, and Edwards said the timestamp on his record corresponds to the middle of a trip last month to Las Vegas for the annual DEFCON security conference.

Edwards told KrebsOnSecurity that although he did not rent a car in Vegas, he did hand over his license at the TSA checkpoint, at a marijuana dispensary in Vegas, and at his hotel (the Aria). But he said the only one of those three that for sure scanned his ID in some kind of device was the dispensary.

To enter Planet13’s weed dispensary in Las Vegas, one must pass through a red telephone booth. Image: Zach Edwards.

Edwards said the dispensary he visited that day was Planet13, a multi-state chain with stores in California, Florida, Illinois and Nevada. In 2022, the New Orleans-based identity provider idscan.net published a press release announcing an exclusive identity verification agreement with Planet13’s dispensaries nationally. IDScan says it processes ID verification for more than 1,000 marijuana dispensaries in 19 U.S. states.

The “trust” page of idscan.net states that the company provides identity verification services for numerous big brands, including Hertz, Target, Fedex, Motorola Solutions, the financial services giant Jack Henry, and Caesars Entertainment. And as idscan.net’s own documentation states, the technology scans IDs with both infrared and ultraviolet light. Idscan.net says the company’s systems and technology perform more than 21 million verifications monthly, at more than 20,000 locations around the world.

Image: idscan.net.

Contacted by KrebsOnSecurity, idscan.net said it was investigating the matter, but the company has not yet shared an official statement or a substantive reply to specific questions sent via email.

“At this point I’m not able to share any additional information, but the updates you have provided have been welcome, and helpful to our team’s investigation,” wrote Jillian Kossman, a marketing and operations leader at idscan.net.

During the course of my research for this story, word got around to the FBI that I was poking at the apparent source of this new identity theft service’s data. Probably they were tipped off when I shared with a trusted source that Nexus also is selling the drivers license information for the assistant director of the FBI (I did not find FBI Director Kash Patel’s license in Nexus).

Earlier this afternoon, I was added to a conference call with a half-dozen FBI agents, including senior leaders from the agency’s cyber division. During that call, the FBI shared that earlier today their New Orleans field office opened an official investigation into an apparent breach involving idscan.net.

Edwards said that as more in-person and online experiences require sharing drivers licenses, vendors who collect this sensitive data need to be held to a higher standard.

“This episode should further strengthen the resolve for people who are fighting back against online ID schemes which are requiring countless providers to ask for drivers licenses in order to access services under the guise of protecting kids,” Edwards told KrebsOnSecurity. “These systems are putting sensitive data into more and more 3rd party vendors, and we don’t have nearly the oversight to ensure they are safe.”

Larry Baldwin is principal intelligence researcher at the cybersecurity firm Cybera. Baldwin said a front and back scan of his drivers license available at Nexus contains timestamps that correspond to the date of a car rental from Hertz on a recent vacation.

Baldwin said the Nexus identity theft service presents multiple serious security and privacy threats, noting that state-issued drivers licenses are commonly used as proof of one’s identity when opening new lines of credit. Baldwin said the service could also dangerously expose many people who do not wish to be found but who cannot meaningfully change their appearance (or at least not enough to fool today’s AI-based image matching tools).

This category of people, he said, includes those fleeing domestic violence, and even people who have been assigned a whole new life and identity as part of the federal government’s witness protection program, which is generally reserved for criminal defendants in racketeering and conspiracy investigations who agree to cooperate with federal authorities.

“Just when it seems like we’re making some headway in improving authentication controls through drivers license verification systems, this happens and the very thing those improvements are dependent on are compromised,” Baldwin said.

Update, Sept. 8: IDscan.net published a brief notice saying it has “determined that an unauthorized third party may have accessed and/or copied certain customer information, including full names and drivers license or other government-issued identification numbers.” The statement said IDscan.net is notifying affected individuals and offering credit protection services.

Update, Sept. 2, 6:05 p.m. ET: A spokesperson for Caesars Entertainment said Caesars has not been a client of IDScan.net and has not used VeriScan since February 2025, despite IDScan.net listing them as a client on their website. That person said Caesars had no active VeriScan accounts at the time of the incident and did not authorize IDScan.net to retain data from its accounts, and that IDScan.net said the incident should have no impact on Caesars Entertainment.

Update, 8:56 p.m. ET: Shortly after this story was published, the Nexus identity theft service website vanished from the darkweb, replacing its login page with a plain text message that reads, “This service is no longer available.”

This is a potentially fast-moving story. Any changes or updates will be noted here along with a timestamp.

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Artemis III RS-25 Engine Processing: #3 Lift

Technicians prepare to transfer the #2 RS-25 SLS (Space Launch System) rocket engine (front) to the work stand with the #3 engine (back) for integration with the Artemis III core stage rocket on Tuesday, Aug. 25, 2026, inside the Vehicle Assembly Building at NASA’s Kennedy Space Center in Florida. During Artemis III, the four RS‑25 engines will launch the Orion spacecraft and its crew of four into low Earth orbit, generating more than two million pounds of thrust at liftoff.

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In the news: The Linux Kernel Dev Staging Area Now Rejects AI-Generated Pat…

In the news: The Linux Kernel Dev Staging Area Now Rejects AI-Generated Patches; Linux Surpasses Double-Digit Market Share; AI Helped Develop a Linux Exploit; Yet Another Linux Kernel Vulnerability Discovered; Ubuntu 26.10 to Include Ubuntu Certified Hardware Check; Substantial Update to IPFire Now Available; Gnome Working on Test Center App to Make Testing Easier; and New Vulnerability Discovered in Linux Kernel.

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The IRR Landscape: What RPKI Can Replace

In the third part of our IRR landscape series, we use traffic measurements from AMS-IX and DE-CIX to assess which parts of the IRR landscape can safely be replaced with RPKI. Third-party ROUTE(6) objects can largely be phased out, while third-party AS-SETs remain essential for BGP filter generation.
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Premio Zavattini e Suoni e Visioni: le selezioni 2026/27

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Scopriamo i progetti selezionati dell'XI edizione del Premio Zavattini e le artiste e gli artisti vincitori della VI edizione della Residenza artistica Suoni e Visioni.



🎙️ Nuovo allo streaming o vuoi migliorare? Dai un'occhiata a StreamYard e ottieni uno sconto di $10! 😍 https://streamyard.com/pal/d/5572741654118400
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IL TEMPO NON È QUELLO CHE CREDI | Einstein, entropia e fine dell’universo

E se per te passassero pochi anni mentre per l’universo passassero miliardi di anni?Einstein ha dimostrato che il tempo non scorre allo stesso modo per tutti.Poul Anderson, in Tau Zero, trasforma questa idea in un vertiginoso viaggio verso la fine dell’universo. 🎬 PREMIERE01/09/2026 ore 14:00👉https://youtu.be/1Bu7c0DBETI In Tau Zero Poul Anderson immagina un’astronave lanciata a velocità […]

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Debian 11 Long Term Support reaches end-of-life

The Debian Long Term Support (LTS) Team hereby announces that Debian 11 bullseye support has reached its end-of-life today, 31 August 2026, five years after its initial release on 14 August 2021.
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Angelo Izzo tornò a uccidere il processo a Luca Palaia

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Angelo Izzo torna davanti ai giudici, questa volta accusato insieme ad Andrea Palaia degli omicidi di Maria Carmela Linciano e di sua figlia Valentina Maiorano.

In questo documento ripercorriamo il processo attraverso le testimonianze, gli interrogatori, le ricostruzioni dell'accusa e della difesa e i passaggi decisivi che portarono alla sentenza.

Il materiale processuale, originariamente trasmesso dalla RAI, è stato rimontato e condensato per ricostruire in maniera più diretta e comprensibile lo svolgimento del procedimento giudiziario.

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📌 IN QUESTO DOCUMENTARIO SCOPRIRAI

✓ Le accuse contestate ad Angelo Izzo e Andrea Palaia

✓ La ricostruzione degli omicidi di Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano

✓ Le testimonianze ascoltate durante il processo

✓ Le dichiarazioni degli imputati

✓ Le tesi dell'accusa e della difesa

✓ I passaggi più importanti del dibattimento

✓ La decisione dei giudici e l'esito del processo

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⭐ ACCEDI ALL'ARCHIVIO INVESTIGATIVO DI ITALIA MISTERO

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AVVERTENZA

• Questo video è frutto di ricerca giornalistica e utilizza solo fonti pubbliche e accessibili.
• Alcune immagini o brevi spezzoni video sono riprodotti per finalità di cronaca, critica, commento o informazione ai sensi dell'art. 70 LDA.
• Le ricostruzioni hanno esclusivamente scopo divulgativo.
• Non vengono promossi comportamenti contrari alla legge.
• Questo contenuto NON costituisce pubblicità né contiene contenuti sponsorizzati.

#AngeloIzzo #MariaCarmelaLinciano #ValentinaMaiorano #ProcessoIzzo #ItaliaMistero
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PARALIZZATO TORNA A CAMMINARE CON L'ESOSCHELETRO

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Nico, Con una lesione spinale dopo un incidente in moto, prova a camminare con l'esoscheletro Hypershell X Ultra S: https://hypershell.tech/a/omnitrack/46ae9ad8
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Nel video sono presenti inserimenti a scopo commerciale di Hypershell.
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FACCIAMO STORIA! L’offerta formativa ISTORECO per l’anno scolastico 2026/2027

FACCIAMO STORIA! L'offerta formativa ISTORECO per l’anno scolastico 2026/2027

Ecco il nuovo fascicolo con tutte le proposte didattiche che l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nella provincia di Livorno rivolge alle scuole del territorio.

Anche quest’anno abbiamo provato a costruire percorsi che non si limitino a ripercorrere il Novecento, ma che aiutino a leggere il presente attraverso le sue radici. Sono sei moduli tematici, tre itinerari di urban trekking e un programma di formazione per docenti.

Cosa si trova nel fascicolo:

  • Carte che parlano. Cos’è davvero un archivio? Una mattinata in Istituto, con le mani sui documenti.
  • Il regime scende in campo. Sport e fascismo: lo stadio dove siete già stati mille volte è anche un documento politico.
  • Chi scrive le notizie. La stampa livornese durante il Ventennio, e cosa succede quando qualcuno decide cosa si può scrivere.
  • Le intenzioni e le idee. La sorveglianza politica nelle dittature, fra Italia e DDR. In collaborazione con l’Archivio di Stato di Livorno.
  • Il giorno del voto. 2 giugno 1946: diritti e doveri di una democrazia. In collaborazione con l’Archivio di Stato di Livorno.
  • Un percorso pieno di contraddizioni. L’emancipazione delle donne in Italia: una storia che non procede in linea retta, e che non è ancora finita.
  • Urban trekking. Per tre ore la città diventa un’aula. E a spiegarla sono gli studenti stessi,formati dal nostro personale: sulle tracce delle Pietre d’Inciampo, nei luoghi del Novecento politico livornese, fra i segni della guerra e della ricostruzione.

Formazione docenti. Corsi e seminari riconosciuti sul portale SOFIA del MIM, aperti anche a cittadini e studenti interessati. Quest’anno: il ciclo di presentazioni “La Repubblica dei partiti” e i seminari con l’Archivio di Stato “Gli Archivi raccontano”.

Come funziona:

Tutti i percorsi sono gratuiti, ma subordinati alla disponibilità dell’Istituto: ogni classe può accedere a un massimo di due moduli, e i progetti realizzati con l’Archivio di Stato di Livorno accolgono al massimo 4 classi. Siamo sempre disponibili al confronto con gli insegnanti per calibrare i percorsi sulla classe e sulla programmazione: se avete un’ idea, parliamone!

Per aderire scrivete a didattica.istoreco.li@gmail.com, indicando scuola, classi coinvolte, percorso di interesse e un recapito telefonico.

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Erfolgreiches 1. Funkfest des FACB

Volles Haus auf der SSA Sichern.

Die Regenwolken machten einen Bogen um Liestal. Auf dem Areal der SSA Sichern herrschte am Sonntag, 30. August 2026, dichter Betrieb. Der Funkamateurclub Basel (FACB) hatte zu seinem 1. Funkfest geladen. OM und YLs trafen auf neugierige Gäste, packten Messgeräte aus und fachsimpelten über Antennenformen.

Nachwuchs-Hams im Einsatz

Am Löttisch im 1. Stock rauchten die Kolben. Kinder setzten Bauteile auf Platinen, zogen Lötpunkte und bauten kleine Schaltungen. Bei der Schnitzeljagd rannten die Nachwuchskräfte mit Peilempfängern, um die versteckten Sender aufzuspüren. «Hier begreifen die Jugendlichen HF-Technik sofort», meinte ein sichtlich zufriedener Helfer an der Station.

USKA mit eigenem Stand

Auch die USKA war mit einem eigenen Stand vertreten, an dem unter anderem Lora-Geräte vorgestellt wurden. Zusammen mit Abordnungen befreundeter Clubs und Organisationen aus der Region diskutierten die Vorstandsmitglieder aktuelle Vereinsthemen bei Grilladen und Risotto.

Grossartiges Event

Happy Radio Basel begleitete das Treffen von früh bis spät. Das mobile Studio übertrug den ganzen Tag live über den DAB+-Sender St. Chrischona und fing Stimmen direkt am Festplatz ein. Die Mischung aus Funkbetrieb, SCBO-Präsenz, Flohmarkt und Verpflegung machte das 1. Funkfest zu einem grossartigen Event für den FACB.

Published: HB9HGH 2026-08-30 20:21:30

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Bluetooth Speaker Vocaloid Fai Da Te: Come trasformare immondizia in qualcosa di utile - Parte 2

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Mandate i video delle vostre creazioni a questa email: infomvvblog@gmail.com
Prima parte https://www.youtube.com/watch?v=IR6tAsLtFNo
Musica con Teto https://youtu.be/HUkPBO2CZPM
Musica con Miku https://www.youtube.com/watch?v=NgSabh52pEA
Ricevitore bluetooth https://amzn.to/3XTpKRx
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🥼SUPPORTO AL CANALE:
🪛Patreon: https://www.patreon.com/c/MVVblog
🪛Donazioni Paypal: https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=LSV2ELFE5P9UW
🪛Abbonati a questo canale per accedere agli svantaggi:
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🪛Wishlist https://www.amazon.it/hz/wishlist/ls/3ICN20O96DPWT?ref_=wl_share
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🪛Tutti i miei affiliati e sconti: https://mvvblog.it/sponsor
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🥼INFO, SOCIAL E CONTATTI:
🪛 https://www.mvvblog.it
🪛 posta e fanmail: infomvvblog@gmail.com
🥼🥼🥼🥼🥼🥼🥼🥼🥼🥼🥼🥼🥼🥼🥼🥼🥼
🪛SOLO per Sponsor e affiliati: mvvblogbusiness@gmail.com
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00:00 - Teatro del Silenzio
00:31 - Obiettivo del progetto
01:06 - Componenti e schede di recupero
01:58 - Analisi della scheda Bluetooth
03:04 - Progettazione 3D
04:10 - Primo test di stampa e correzioni
05:12 - Assemblaggio dei moduli nel nuovo pannello
05:47 - Primo test di accensione e audio
07:00 - Controllo volume e ricarica rapida
08:25 - Cablaggio completo
10:18 - Assemblaggio finale
11:52 - Test di portata e potenza
12:51 - "Cacciaviti di merda"
13:21 - The Recording Is Copyright - Kasane Teto
14:20 - Mandatemi i vostri video!
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#diy #hatsunemiku #vocaloid #bluetooth #speaker
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Your mail isn’t lost: info on how to get it back – No, non hai perso tutta la mail: ecco come accedere alla tua posta

[EN]

Some hours ago the domain autistici.org became unreachable. Together with it, we also lost the mail server address mail.autistici.org and of course you won’t be able to receive any further emails on your @autistici.org email account.

But not all is lost!

  1. If you have an @autistici.org email address, we will soon restore your mail address on a new domain (we’re working on it!). Until this is done, you won’t be able to receive or send new emails, but you will still be able to access your account. You will find all your existing emails there.
  2. If you have an email address on our servers using any other domain, you can now access your mailbox and receive and send emails both on the webmail or through your usual mail client.
  3. To access your mailbox on the webmail, go to https://www.inventati.org and click the Login button in the top left corner of our home page. Then enter your normal email credentials to log in to your account.
  4. For standalone clients (such us Thunderbird, etc.) you will only need to change the mail server address from mail.autistici.org to mail.inventati.org (for incoming email) and from smtp.autistici.org to smtp.inventati.org (for outbound email). Once you’re done, you will be able to log in to your mailbox as usual.

We are trying to survive this apocalypse (as well as possible). Keep tight! We will keep updating you step by step on our blog.

[IT]

Stanotte il dominio autistici.org è andato giù. Per questo, il server di posta mail.autistici.org è diventato irraggiungibile e le mail dirette agli indirizzi @autistici.org non possono venire recapitate.

Ma non tutto è perduto!

  1. Se hai un indirizzo @autistici.org stiamo lavorando per trasferire la tua casella su un nuovo dominio (su questo seguiranno presto aggiornamenti!). Nel frattempo non potrai inviare o ricevere nuove mail, ma potrai comunque accedere al tuo account. Una volta dentro, troverai tutto il tuo archivio di posta.
  2. Se hai un indirizzo di posta sui nostri server con qualsiasi altro dominio, puoi nuovamente accedere alla tua casella e spedire e ricevere mail usando la webmail o il tuo solito client di posta.
  3. Per accedere alla webmail, apri la nostra home all’indirizzo https://www.inventati.org e clicca Login in alto a sinistra. Poi inserisci il tuo nome utente e la tua password per accedere al tuo account.
  4. Se preferisci usare un client di posta (per esempio Thunderbird), non devi fare altro che cambiare l’indirizzo del server da mail.autistici.org a mail.inventati.org (per la posta in entrata) e da smtp.autistici.org a smtp.inventati.org (per la posta in uscita). A quel punto potrai usare il tuo account email come al solito.

Stiamo cercando di fare del nostro meglio per sopravvivere a questa apocalisse. Tieni duro e abbi fiducia! Continueremo a pubblicare aggiornamenti via via che ne abbiamo.

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Comunicato stampa Autistici / Inventati 29.8.2026

Il 26 agosto 2026 il Dipartimento del Tesoro statunitense, tramite OFAC – il settore che gestisce e applica sanzioni economiche e finanziarie -, ha sanzionato Autistici/Inventati (A/I), collettivo italiano che dal 2001 fornisce infrastrutture digitali a movimenti e attivisti. Washington lo ha designato come Specially Designated Global Terrorist (SDGT) accusandolo di aver fornito supporto finanziario, materiale o tecnologico a terrorismo e a organizzazioni già sanzionate. A/I respinge le accuse e sostiene che la propria attività consiste nell’offrire strumenti per l’autodifesa digitale e infrastruttura per la libertà di comunicazione.

La designazione statunitense non equivale automaticamente a una messa al bando di A/I in Italia o nell’Unione Europea. USA, UE e singoli stati dispongono di sistemi giuridici e liste antiterrorismo distinti. L’inserimento nella lista OFAC produce però una forte pressione sugli operatori che hanno rapporti con il soggetto designato: banche, piattaforme e fornitori di servizi si trovano costretti a interrompere rapporti con chi riceve sanzioni dell’OFAC per evitare ripercussioni penali.

Così, a meno di 48 ore dalla pubblicazione della notizia, il 28 agosto, il dominio autistici.org è risultato non normalmente raggiungibile. Il collettivo ha ricondotto il problema al livello DNS e al registry del dominio .org, Public Interest Registry (PIR). Nonostante i server che ospitano i servizi legati al dominio autistici.org fossero attivi, il dominio stesso era stato reso irraggiungibile in quanto il sistema DNS (Domain Name System), che traduce il nome leggibile di tutti i siti e di tutti i servizi internet nell’indirizzo numerico dei relativi server, aveva smesso di funzionare per il dominio autistici.org. Così sono diventate irraggiungibili sia le migliaia di caselle di posta gestite da Autistici/Inventati che molti altri servizi forniti da A/I.

Poche ore dopo, anche Noblogs.org, la piattaforma di blogging gestita dal collettivo Autistici/Inventati, è stata esposta a un problema di sicurezza che ha costretto i gestori di A/I a metterla temporaneamente offline per risolvere il problema tecnico.

Oltre a intessere una fitta comunicazione con utenti, giornalisti e avvocati, il collettivo A/I si è subito messo all’opera per ripristinare tutti i servizi, e ieri a fine giornata il servizio di posta era nuovamente accessibile per quasi tutti gli utenti e la piattaforma Noblogs.org è tornata online anche se solo in lettura, vale a dire che i blog si possono leggere ma che i loro gestori non sono ancora in grado di pubblicare nuovi post. I tecnici di A/i sono ancora all’opera per ripristinare completamente i servizi il prima possibile, mettendoli ulteriormente in sicurezza.

Le conseguenze della designazione americana non riguardano solo internet. Ieri sera, poco prima della chiusura degli uffici, Banca Etica ha comunicato al collettivo l’intenzione di chiudere il rapporto bancario in seguito all’inserimento di A/I nella lista OFAC. È un passaggio significativo perché mostra come una decisione presa da un’autorità statunitense possa produrre conseguenze concrete anche nei rapporti finanziari di un’organizzazione italiana., che ha considerato troppo rischioso mantenere i rapporti con A/I.

Le conseguenze riferite dal collettivo non riguardano solo il conto bancario: anche PayPal ha deciso immediatamente di bloccare l’account di Autistici/Inventati.

Il quadro complessivo è quindi quello di una possibile interruzione a cascata di servizi diversi: infrastruttura web, nomi a dominio, posta elettronica e strumenti finanziari. È proprio questa moltiplicazione dei punti di dipendenza che rende la vicenda diversa dal semplice oscuramento di una pagina web.

Collettivo Autistici / Inventati

Mail ufficio stampa: ai-press@squat.net
Telefono: +4915730233591

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Aggiornamento situazione Noblogs / Noblogs status update

[IT]

Il 28 agosto 2026 qualcuno è riuscito ad avere accesso come utente privilegiato alla piattaforma noblogs.org, sfruttando una vulnerabilità del software che usiamo per fornire la piattaforma.

L’accesso è durato per circa due ore, durante le quali è stata cambiata la homepage di noblogs.org e non possiamo escludere che l’autore possa aver avuto accesso al database delle utenti, che contiene la lista delle mail di chi gestisce i blog e le loro password (non in chiaro).

Nessun indirizzo IP, né di chi scrive né di chi legge, è conservato nel server.

Il nostro blog Cavallette pubblica in automatico sul nostro profilo Mastodon e quindi un post scritto dall’attaccante è stato ripubblicato anche lì.

Consigliamo a chiunque avesse il plugin di Mastodon Autopost attivo sul blog, come noi, di cambiarsi immediatamente le password dell’account social, e di revocare l’autorizzazione di Noblogs da Impostazioni Profilo->Account->Authorized Apps.

Per ora noblogs.org é UP ed online in sola lettura.

Stiamo lavorando per ripristinare al più presto ed al meglio tutte le funzionalità di Noblogs!

Stay tuned!
Website: https://inventati.org
Blog: https://cavallette.noblogs.org
Social: https://mastodon.bida.im/@cavallette

[EN]

On August 28, 2026, someone managed to gain access to the noblogs.org platform as a privileged user, exploiting a vulnerability in the software we use to provide the platform.

The access lasted for about two hours, during which the homepage of noblogs.org was changed, and we cannot rule out that the attacker may have had access to the users’ database, which contains the list of email addresses of the people who manage the blogs and their passwords (not in plain text).

No IP addresses, neither of those who write nor of those who read, are stored on the server.

Our blog Cavallette automatically publishes to our Mastodon profile, so a post written by the attacker was also reposted there.
We recommend that anyone with the Mastodon Autopost plugin enabled on their blog, as we do, immediately change the password of their social account and revoke Noblogs’ authorization from Profile Settings → Account → Authorized Apps.

For now, noblogs.org is UP and online in read-only mode.

We are working to restore all of Noblogs’ functionalities as soon as possible and in the best possible way!

Stay tuned!
Website: https://inventati.org
Blog: https://cavallette.noblogs.org
Social: https://mastodon.bida.im/@cavallette

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CHE CI FACCIO QUI? Discesa dell’anima e destino dell’uomo | Giamblico

L’anima non è qui per caso. Giamblico, uno dei grandi filosofi del neoplatonismo tardoantico, ci conduce dentro una delle domande più antiche e più inquietanti: perché siamo nel mondo? Che cos’è l’anima? Perché è discesa nel corpo? E cosa accade quando il corpo muore? 🎬 PREMIERE30/08/2026 ore 14:00👉https://youtu.be/VK6cClLUq30 In questa Scorribanda filosofica seguiamo il viaggio […]

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Edith Stein e il mistero dell’empatia | Che cosa significa comprendere un’altra persona?

Che cos’è davvero l’empatia? Edith Stein mostra che comprendere il dolore di un’altra persona non significa provarlo come nostro. Significa qualcosa di molto più profondo, e molto più difficile. 🎬 PREMIERE29/08/2026 ore 14:00 [riservata agli abbonati]👉https://www.youtube.com/watch?v=nqw8pra-wGU L’empatia è una delle parole più usate del nostro tempo. La troviamo nella psicologia, nella pedagogia, nella comunicazione, persino […]

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QmailAdmin

qmailAdmin è un software libero che fornisce un'interfaccia web per gestire sistemi qmail con domini virtuali basati su vpopmail. Fornisce amministrazione per la creazione/cancellazione di utenti, alias, forward, mailing list e autoesponder.

Changelog

  • Aug 29, 2026
    - Bug fix: avoided to add translations from 400 to 450, as they are reserved strings for autoresponder's headers in #9. Thanks to ueli for spotting the bug.
  • Nov 28, 2025 (v1.2.27)
    - Solved a compilation break on mailinglist.c when onchange is enabled in vpopmail a6395a9
    - --with-auth-log becomes --with-auth-logdir e6bdd48
    - Dropped VPOPMAIL_DEFS_H def in template.c 658eaa9
    - Revised the definition of PACKAGE and VERSION macros in several .c files 18abb99 bff23be
    - Functions file_exists() and str_replace() renamed to file_exists2() and str_replace2() on util.c because they are already defined in vpopmail bff23be
    - Fixed quick search button functionality (wasn't working well) bff23be
    - qmailadmin now requires vpopmail-5.6.11 a640c59
    - Solved undefined EZMLDIR and changing --enable-auth-log to --enable-auth-logdir in #5
    - Dropped a lot of br tags in lang files, fixed accents in italian language in #6
    - Dropped unusued --enable-help feature in configure in #7
    - mailinglist.c: if MySQL support is enabled mysql:localhost is the default host in #8
  • Nov 8, 2025 (v1.2.26)
    - Improved the handling of program exit because of wrong configuration. This should avoid the unpleasant "blank screen" situation in some cases.
    * Configure program is now able to require a minimum vpopmail version 3846a52
    * Upgrade in auth-logging feature: added configurable auth log path via --with-auth-log=DIR (default ~vpopmail/log). Log file now written under vpopmail privileges instead of apache. 59e234d 04e2bf9 0c75b47 5f768b1
    * Added verbosity to the "File error" event #4

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FreeBSD 14.5-RC1 Available

The first Release Candidate build for the FreeBSD 14.5 release cycle is now available. ISO images for the amd64, i386, armv7, aarch64, powerpc, powerpcspe, powerpc64, powerpc64le, and riscv64 architectures are FreeBSD mirror sites.
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AI non ti rende migliore.

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Due ricercatori di sicurezza informatica discussiono l'impatto dell'IA sullo sviluppo delle proprie competenze professionali. Concordano che l'IA ha aumentato la loro produttività e li ha aiutati ad apprendere su ambiti diversi come gli LLM, ma non ha effettivamente migliorato le loro skill specifiche nel reverse engineering e nell'exploitation. Uno di loro racconta di aver addirittura insegnato il proprio lavoro a un'intelligenza artificiale anziché a un collega.

0:00 Non ho acquisito più skill
0:22 Ho imparato su LLM, non su sicurezza
0:49 AI non mi ha reso un ricercatore migliore
1:12 Ho appreso conoscenze generiche
1:52 Moltiplicatore di produttività
2:24 Ho insegnato a un'IA il mio lavoro

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中华木工技艺之鲁班桌 #woodworking

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生活百般滋味,人生需要笑对!
大家好,我是阿木爷爷,一名喜欢专注于做木工的的老木匠,如果您喜欢我的视频,请持续关注我的频道, 我们拍摄的视频以木质工艺品为主,接下来我和我儿子也在努力拍摄更多有创意的视频,分享给大家,让每一个阅读者学到知识,缓解心情,频道里也有很多精彩的作品,大家可以慢慢欣赏,谢谢你们的支持。
Youtube 【阿木爷爷 Grandpa Amu】https://bit.ly/2X8YIu3
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本频道制作的所有视频都符合平台的使用政策,没有任何违规行为。
#阿木爷爷GrandpaAmu#手工艺#老木匠
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Installazione configurazione di simscan

Simscan è un semplice programma che abilita il servizio qmail smtpd a rigettare virus , spam e a bloccare allegati durante la conversazione SMTP in modo da ridurre al minimo il carico per il sistema.

Dettagli sulla versione 1.4.6

Come si può notare, per comodità ho spostato i sorgenti di simscan nel mio spazio github. Ciononostante, tutte le informazioni riguardanti simscan continueranno a essere pubblicate qui, e questa è la pagina dove chiedere eventualmente supporto.

La versione 1.4.6 è un fork della version 1.4.1, che a sua volta aggiorna il programma originale di Inter7.

Nella versione 1.4.1 i sorgenti sono stati ripuliti e leggermente modernizzati (per evitare vari warming durante la compilazione), contegono varie correzioni di bug e patche, tra le quali quasi tutte quelle di John Simpson (l'unica mancante è la patch "debug" che applicheremo comunque, come mostrato sotto) e il bug fix di Gustavo Castro che era presente nella mia precedente patch combinata. Pertanto la versione 1.4.2 aggiunge solamente solo quanto segue:

  • La debug patch di John Simpson, che consente di migliorare il debud a livello di qmail-smtpd (maggiori informazioni nel sito di jms);
  • un bug fix di Bob Greco secondo il quale un messaggio ricevuto con destinatari locali multipli eseguiva spamc come utente null invece di estrarre il nome utente dal primo destinatario.
    Maggiori informazioni qui https://notes.sagredo.eu/en/qmail-notes-185/simscan-38.html#comment844
  • La mia patch attachments-size-limit che consente di superare un limite di simscan per cui i messaggi con allegati di dimensione superiore a 250k non vengono passati a spamassassin. Questa patch consente di impostare la dimensione massima in byte attraverso la variabile size_limit nel file /var/qmail/control/simcontrol file. Inoltre, gli eventi dove simscan non viene attivato sono ora loggati (prima lo erano solo se il debug è attivo).

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AI come nuova barriera d'accesso alla sicurezza informatica

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Discussione su come l'intelligenza artificiale stia cambiando l'accessibilità della sicurezza informatica. Mentre in passato era possibile iniziare gratuitamente e costruirsi una carriera, oggi i costi di subscription e hardware potrebbero creare nuove barriere per i giovani di paesi in via di sviluppo, anche se rimane ancora tanto materiale gratuito disponibile.

0:00 Sicurezza informatica come opportunità gratuita
0:42 Paesi in via di sviluppo e talenti emersi
1:21 AI come potenziale barriera economica
2:07 Materiale gratuito ancora disponibile
2:18 Possibili sviluppi futuri dell'hardware

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[REPOST] The Server Called Paranoia: Defend Autistici/Inventati Before September 25

Ripubblichiamo (in inglese) un bel post di Sabot Media che ripercorre la nostra storia e la collega a quanto sta avvenendo con la nostra iscrizione nella lista delle organizzazioni globali terroristiche da parte dell’amministrazione americana. Ringraziamo Sabot Media perché ha fatto un lavoro eccellente e che ci aiuta a rispamiare tempo ed energie per la battaglia.

We are re-posting a post by Sabot Media summarizing our history and connecting it to our recent designation as global terrorist organization by the US administration. We thank Sabot Media for the excellent job and for sparing us some time and energy that we will use to fight back.


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Cloud Code mi sostituisce? Non proprio...

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Rifletto sulla paura iniziale che l'intelligenza artificiale mi sostituisca nel lavoro di programmatore. Scopro però che mentre Cloud Code automatizza alcune task, le mie skill evolvono verso competenze più sofisticate e di valore, come il design di harness complessi. Quella che sembra una sostituzione è in realtà un'evoluzione professionale che esce dalla vecchia categoria lavorativa.

0:00 La paura iniziale della sostituzione
0:27 La verità più sottile
0:36 Come Cloud Code mi ha evoluto
1:08 La skill evolution oltre la sostituzione

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Imprenditori massomafiosi e appalti sulla A32

In questi giorni i mass media scrivono che dagli appalti sulla A32 sono venuti fuori i rapporti con gli imprenditori massomafiosi, specificando che è stato assolto Roberto Fantini (foto sotto), ex amministratore delegato di Sitalfa (azienda privata italiana specializzata nella costruzione e manutenzione dei treni ad alta velocità, dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia e del tunnel del …

Leggi tutto "Imprenditori massomafiosi e appalti sulla A32"

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[ZINE] Grays Harbor SOS

Join us in this revelry by printing this stuff yourself. Give it to a friend, leave it at a bus stop, wheat paste it behind a dumpster, fill your personal…
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Grays Harbor SOS

Dispatches From the Rural Edge “The county estimated between 500 and 3,000 unhoused people. The shelter had 25 beds.” We told our friends we would check back on them in…
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The Saboteurs #36

In the first frame we see one of our local slum lord’s empty buildings, it has a sign with his name on it, Terry Emmert. The sign reads RENT EMMERT.…
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Two Alleged ‘TeamPCP’ Hackers Arrested in Australia

Authorities in Australia have arrested two men believed to be members of TeamPCP, a prolific cybercrime and data extortion group blamed for perpetrating the longest running spree of software supply chain attacks ever.

In a statement released today, the Australian Federal Police (AFP) said two men from Western Australia, aged 21 and 23, were arrested in connection with a “sophisticated cybercrime syndicate that allegedly created malicious open-source software to rob thousands of global businesses.”

The AFP did not name the defendants, but KrebsOnSecurity learned the 21-year-old suspect’s real identity in June, and has been communicating with him ever since. This story includes interviews with TeamPCP’s self-described spokesperson, and examines clues left behind by the TeamPCP leader that likely led to his undoing.

TeamPCP vaulted onto the cybercrime scene in late 2025, embedding malicious code in hundreds of open source software tools and extorting victims for profit. Members of the group made headlines by compromising corporate cloud environments using a self-propagating worm dubbed Shai-Hulud, which added malicious code to open source programs maintained by developers whose credentials at public code repositories like GitHub or NPM were phished or stolen.

Writing for Wired, journalist Andy Greenberg described TeamPCP’s core tactic as a kind of cyclical exploitation of software developers.

“The hackers gain access to a network where an open source tool commonly used by coders is being developed,” Greenberg wrote in May. “The hackers plant malware in the tool that ends up on other software developers’ machines, including some who are writing other tools intended to be used by coders. The malware allows TeamPCP’s hackers to steal credentials that let them publish malicious versions of those software development tools, too. The cycle repeats, and TeamPCP’s collection of breached networks grows.”

TeamPCP also has practiced something akin to cyclical recruitment. In May, the source code for the third iteration of Shai-Hulud was published online, and TeamPCP soon after launched a contest offering $1,000 in virtual currency to whichever participant could conduct the largest supply chain operation using the worm’s code. According to the contest rules, participants were scored based on the number of weekly and monthly downloads of packages they compromised — directly incentivizing them to target the most popular code libraries.

A screenshot of a message from TeamPCP’s Telegram account, announcing the supply chain hacking contest. Image: dataminr.com.

“TeamPCP has stated the competition is a recruiting opportunity and they intend to purchase all meaningful access harvested from participants’ campaigns,” the security firm Dataminr wrote. “The $1,000 XMR (Monero) prize is a recruitment floor and has been dismissed by the actor as ‘just like participation trophy,’ adding ‘if you find something good you will be paid way more,’ confirming the contest’s true function as talent identification and malicious access acquisition at scale.”

In March, TeamPCP executed a supply chain attack targeting AI infrastructure by compromising the code for LiteLLM, an open source AI gateway that connects users to more than 100 different large language models. A recent analysis by the security firm CloudSEK found TeamPCPs attack on LiteLLM harvested cloud service keys and other secrets from more than 2,500 organizations, including many of the world’s top technology companies.

In May, TeamPCP claimed credit for compromising at least 3,800 code repositories at the Microsoft-owned GitHub, after a GitHub developer installed a code extension that was compromised by TeamPCP’s malware.

MEET THE CYBERCATS

Security experts say TeamPCP is less of a hacker group than an amalgamation of threat actors from multiple cybercriminal gangs who sometimes work together toward similar goals.

“It is not a structured criminal crew with a single operator,” said Austin Larsen, a principal threat analyst with the Google Threat Intelligence Group. “It is a peer community of individually-skilled actors, with one clear center of gravity.”

That center of gravity is George Prepakis, an accomplished security researcher and self-described exploit developer who operates the Twitter/X profile @kernelstub. Earlier this year, @kernelstub tweeted a public invite link to a Matrix chat server he created and dubbed “Cybercats,” and TeamPCP and several other cybercrime entities have been using this server to communicate daily for the past several months.

A screenshot of the Matrix chat server “Cybercats,” whose members used hacker handles associated with multiple distinct cybercrime groups that have occasionally collaborated on a series of supply chain and data ransom attacks over the past nine months.

Kernelstub, like other administrators in the Cybercats chat, has been using his Twitter/X profile name as his handle in these Matrix communications, frequently tweeting references to other members and to conversations taking place in the Cybercats chat. In a number of cases, the corresponding X accounts for members of the Cybercats chat taunted cybercrime victims publicly before the incidents were reported in the news media.

The Cybercats administrator listed at the top of the screenshot above — “Boxturtle” — is a close associate of TeamPCP who has been tweeting about the group’s conquests under the name @xpl0itrsturtle. This handle corresponds to a data breach broker active on Breachforums and Darkforums who has been selling data stolen in a wave of recent breaches at automobile manufacturers, including BMW Group, Audi, Honda, Mercedes-Benz, Volvo and Toyota, as well as data allegedly taken from Snapchat and SportRadar.

The data leak site for the extortion group or handle “xpl0itrs.”

The Cybercats administrator “SeesawSec” in the screenshot above is the alias of whoever is behind the cybercrime group known as Fulcrumsec, which recently claimed credit for data extortion attacks against the pharmaceutical giant Novo Nordisk, the data broker LexisNexis, and Avnet, a Fortune 500 distributor of electronic components.

The data leak site of Fulcrum Security, a.k.a. Fulcrumsec.

The Cybercats administrator “@pcpcasper” also has been using a similar name on X to discuss TeamPCP’s attacks and victims. This person has an extensive message history on Telegram, where their messages and shared videos show @pcpcasper is an active and vocal member of the National Socialist Network, a neo-Nazi political organization based in Australia.

At one point in these chats, @pcpcasper shared videos and images of what they claimed was their cat, and several of those videos place this user in Western Australia. One source close to the investigation told KrebsOnSecurity that @pcpcasper was one of the two arrested, a claim supported by messages that @kernelstub posted online this morning.

The Cybercats member roster pictured above also features an administrator with the username “T,” which is short for the now-banned Twitter/X profile @pcpcats, the account operated by the self-described TeamPCP spokesperson who was arrested today. As we’ll see in a moment, @pcpcats also is from Western Australia.

By the time @kernelstub tweeted a public invite link to the Cybercats Matrix server, T/@pcpcats was posting only infrequently to the group chat, with other members often inquiring as to his whereabouts and well-being. The group’s collective concern related to @pcpcats’s tendency to blame his increasingly extended absences on the use of hallucinogens and other narcotics that kept him awake for days on end, but also caused him to crash in bed for several days after the highs wore off.

WHO IS THE TEAMPCP LEADER?

The Cybercats member @pcpcats has used multiple nicknames on the cybercrime forums, including EllisD25/LSD on Darkforums, BulkDMT on Breachstars, and Express on Breachforums. These accounts are linked because they all advertised the same Tox ID and/or Session ID as instant message contact handles in their cybercrime forum posts. BulkDMT was also known on the forums as DMT Host, which was a virtual private server (VPS) hosting service that was peddled on Darkforums and Breachstars.

DMT Host/EllisD25, posting on the English-language cybercrime community DarkForums in September 2025. Image: ke-la.com.

According to the cyber intelligence firm Intel 471, Express registered on Breachforums using the email address shitstickpp@gmail.com. Intel 471 finds Express posted on Breachforums across a two-month period in 2025 using four different Internet addresses located in South Africa. On July 30, 2025, Express announced on Breachforums they were selling access to 14 gigabytes of data stolen from South Africa’s State Information Technology Agency.

The threat intelligence platform Flashpoint recorded more than a year’s worth of messages from the TeamPCP leader’s alter ego on Telegram — Persy_PCP —  who claimed they split their life living between two countries [full disclosure: Flashpoint is an advertiser on this blog]. “I have these [files] as well, problem is these are in another country,” Persy_PCP explained to another user inquiring about a stolen data set in November 2025.

Later that month, Persy_PCP complained, “My whole country is racist and they want people like me dead.” Flashpoint records show BulkDMT shared in September 2025 that “this country is going to fucking starve when they take the farmers land,” a likely reference to white landowners in South Africa who claim to be targeted by an ongoing genocide campaign.

This tracks with public reporting on TeamPCP. Cyberscoop reported in June that Google had traced TeamPCP’s residential and mobile Internet address connections to South Africa, “indicating the primary operator was located there during at least some of its attacks.”

BulkDMT also shared on the group chat at Breachforums that they were recovering from an addiction to methamphetamine. “My life is kinda fucked rn [right now], but that’s fine and there isn’t really a point in pouring so much emotional energy into that fact, my parents had money but I unfortunately got really addicted to some things so I don’t get to benefit from that. As long as I continue to survive, stay sober, and move closer towards my goals that’s enough drive and meaning.”

The identity threat protection company SpyCloud finds shitstickpp@gmail.com shows up in the registration of an account called ChristmasSnow on the cybercrime community Raidforums in 2022. Nearly all of the Internet addresses used to access that account came from ISPs in Perth, Australia, SpyCloud found.

KrebsOnSecurity looked up all of those Perth IP addresses in passive DNS records maintained by DomainTools.com, and found one of them — 211.27.196.111 — for several years was used as a private file server by a family in Perth with the last name of Thomson. Those records show at least three hosts — ithomson.direct.quickconnect.to (a remote Synology server), kthomson0061.direct.quickconnect.to, and joshuawthomson39.myqnapcloud.com (a QNAP network storage device) — persisted at that address between 2022 and 2025.

Searching on “joshuathomson39” in the breach tracking service Constella Intelligence reveals an account at the freight forwarding company kwe.com created in the name of Joshua Thomson from Perth, Australia. The open source intelligence platform Epieos finds the phone number attached to that kwe.com account was used to register a Facebook profile for Josh Thomson, which says his family includes a brother named Ruben, his father Ian, and his mom Cindy.

That Facebook profile also says Josh and his family are originally from Pietermaritzburg, in KwaZulu-Natal, South Africa, but currently living in Cottesloe, a beach-side suburb of Perth. A search in DomainTools for Ian Thomson and Australia unearthed five domains by the same registrant, including securecomputing.au, thomson.org.au, and thomsonfamily.net.au. Ian Thomson is a dentist in Cottesloe, and a biography says he graduated from The University of the Witwatersrand in Johannesburg, South Africa.

Constella finds a joshua@thomson.org.au registered a number of accounts online, but Josh doesn’t seem to have much of a connection to dodgy cybercrime forums. His brother Ruben, on the other hand, has quite the presence on these communities, dating back to at least 2018. Constella reports ruben@thomson.org.au frequently reused the password “joshuathomson1,” and Constella further finds that password was used by just a handful of accounts, including yolosolo17@gmail.com and surfinup8@gmail.com.

According to Intel 471, surfinup8@gmail.com was used to register the user Yolosolo17 on the crime forum Altenen in 2018, and that user account was registered from the Perth address 110.141.230.15. On Altenen, Yolosolo17 advertised free web proxies, as well as the domain rubenthomson.com, which was at one point used to sell steeply discounted iPhones. DomainTools says rubenthomson.com was hosted at 110.141.230.15 and registered to surfinup8@gmail.com.

A cached copy of the domain rubenthomson.com from 2017 shows a login page underneath a banded stack of money. Image: archive.org.

SpyCloud reports 10.141.230.15 was used by the email address sheepstealing@gmail.com on Raidforums and surfinup8@gmail.com on Nulled, and that the same IP was used by the email addresses ian@thomsonfamily.net.au, jasper@yakuza.cc, and rubenthomson1@gmail.com. SpyCloud also shows that sheepstealing Gmail address is tied to the accounts Sheep420, YoloSolo117 and Yakuza.cc on Raidforums, and to the account “Sheep Stealing” on Hackforums. Intel 471 says sheepstealing@gmail.com was used to register the account DingoFlour on Breachforums in October 2023, as well Sheepx on Altenen.

Epieos reports that ruben@securecomputing.au is tied to an Airbnb account for Ruben, who described himself as a Web developer who went to school at the University of Western Australia and was living outside the country. “Hey, I’m Ruben, my friends call me Ellis. I’m a Perth creative who occasionally books rooms when visiting family and for photography.”

Epieos also finds sheepstealing@gmail.com registered an upwork.com profile under the name Ruben, who said his main skills are setting up secure server hosting solutions and PHP full-stack Web development.

“I’m familiar with Linux, working with relational databases (SQL),” the Upwork profile reads. “I also script in Python mainly for writing social media bots.”

The Upwork profile for Ruben Thomson in Cottesloe, Australia.

Epieos further discovered sheepstealing@gmail.com is connected to a Microsoft account for Ruben Thomson, and to a now-defunct GitHub account called XmasSnow/XmasSnowisBack that scammed people on the forums in 2022 by claiming to sell exclusive exploits for recently-released software patches (recall that shitstickpp@gmail.com was used to register a forum account named ChristmasSnow).

This same sheepstealing email address registered a Twitter/X account in 2026 called “Gone Fishing” that lists its location as South Africa. That Gmail account also left several reviews for businesses listed on Google Maps over the past seven years, but all of those establishments are located on the west coast of Australia.

Business reviews in Western Australia left by the Google account sheepstealing at gmail.com.

The people search service Pipl finds a 21-year-old Ruben Thomson in Western Australia who has a phone number ending in 979. A lookup on that number at Epieos reveals it is connected to a TikTok account under the name Ellis, and to a PayPal account in the name of Ruben Thomson.

Finally, a search on the name Ruben Thomson from Cottesloe at the Australian government’s record of registered businesses finds he has incorporated or served as an official in multiple companies created since 2024, including Secure Computing Solutions, Tensor Industries, and another entity ironically named OPSEC Express. Recall that Express was BulkDMT’s nickname on Breachforums.

Australian companies connected to Ruben Thomson. Image: abr.business.gov.au.

It’s ironic because OPSEC is short for the term “operational security,” which refers to techniques and behaviors used to obfuscate and compartmentalize one’s real-life identity online, and using your cybercrime handle as part of your own company name is very much the antithesis of that practice.

There is at least one other major opsec failure by Ruben that exposed a link to TeamPCP. In June 2025, someone using the name Ruben Thomson registered on HackerOne, a popular “bug bounty” program that seeks to reward and recognize researchers who agree to work with affected software vendors to help fix the flaws before publishing about their findings. What was Ruben Thomson’s chosen HackerOne username? Deadcatx3, a nickname that has been flagged by multiple security firms as an alias used by TeamPCP.

The HackerOne profile for “Ruben Thomson” uses the nickname Deadcatx3, which multiple security firms have concluded is an alias used by TeamPCP. Image credit: flare.io.

INTERVIEW WITH ELLIS

In early July 2026, not long after having discovered clues about Ellis’s real life identity, KrebsOnSecurity interviewed the TeamPCP leader via Signal, where he was remarkably open about his activities and personal struggles [for the sake of simplicity, the TeamPCP spokesperson will be referred to from here on as Ellis].

Ellis claims he stopped doing cybercrime for TeamPCP in March 2026 — just before the attacks that compromised LiteLLM — and that at least one other individual has taken over the group’s leadership since then. Ellis shared that a year earlier he had just completed the latest in a series of detox and sobriety programs, and was two months sober when he reconnected with some old friends from the malware development scene.

“One year ago I needed help monetizing some [GitHub credentials], I was two months sober and needed a distraction and something to keep busy as well as people to speak to,” Ellis said. “I had largely disconnected from my old circle, they had become very toxic and I needed to get away from the substances. Previously I had done some mass exploitation campaigns and grew up doing [malware development] and [capture the flag] contests. There were some friends who were also vending but had stopped a while, and one of them introduced me to some chats where I posted access for sale.”

Prior to that, Ellis said, he was homeless and hopping between “some very unstable places.”

“Blackhatting is fun,” he said. “There are actual rewards and incentives to learn and you grow with your team. Without qualifications, no employer will even take the time to hear you out.”

Ellis claims he’s earned a grand total of about $20,000 for his activities with TeamPCP, and that it was never about the money or fame for him. Asked whether his experiences with TeamPCP might prepare him for gainful employment in a legitimate IT job, Ellis said he doubted it.

“I am nowhere close to a skill level where I am comfortable, and this would take maybe half a decade of further experience,” he said. “I no longer have to choose between rent and food for that I’m grateful and so are the team members.”

Ellis expressed no remorse over his cybercrime activities, and said he was grateful for the friendships and relationships built throughout his engagement with TeamPCP. The young hacker also seemed resigned to his fate, and told KrebsOnSecurity that he’ll accept the consequences if he’s ever arrested.

“If I’ve already been found out then its out of my control, I’ll make peace with that,” he said. “Honestly, I think someone like me needs a lot of help that prison just can’t provide. If I had the funds to study different parts of the field and closer guidance, this would have turned out differently. But that’s a pipe dream and we both know this.”

It is clear from reading Ellis’s posts to the group’s Matrix server chats that his struggles with sobriety are ongoing. On Thursday, June 25, Ellis told @kernelstub he was about to “trip” with his “homie.”

“What kind,” @kernelstub inquired.

“Ketty and some DMT,” Ellis replied, referring to the dissociative anesthetic ketamine and dimethyltryptamine (DMT), a powerful psychedelic compound that is found naturally in some plants but is also synthetically produced in underground lab environments. “There’s a little 2cb so we might throw that in the mix,” he continued, referring to another psychedelic compound by its chemical shorthand.

Roughly two weeks before his arrest, Ellis told KrebsOnSecurity he was ready to leave his life of crime behind and was prepared to turn himself in, but that in the meantime he was making plans to tie up loose ends.

Less than 24 hours later, the TeamPCP leader posted an image on Telegram showing a yellowish powdered substance in a baggie and on a scale, possibly synthetic DMT. The image shows the powder being weighed next to a series of small vape cartridges, two of which are open on the table in front of the photographer.

An image posted by the TeamPCP leader to Telegram, advertising his acquisition of some type of psychoactive substance, most likely a synthetic version of the powerful hallucinogen known as DMT.

The two defendants were arrested Wednesday morning. The AFP said the men face a combined 14 cybercrime offenses and are scheduled to appear in Perth Magistrates Court today.

Charlie Eriksen is a security researcher at Aikido Security who has closely followed TeamPCP’s cybercrime campaigns. Eriksen said TeamPCP are a good example of a new kind of threat actor that does not fit neatly into the usual categories.

“They are not a state actor, not quite organized cybercrime, and not purely ideological,” he said. “Their motivations seem to mix money, disruption, attention, and ideology.”

Eriksen said that historically there has always been a meaningful gap between reading about an attack technique and being able to reliably turn it into an operational campaign, but that large language models (LLMs) and artificial intelligence increasingly are helping threat actors to bypass that knowledge gap.

“You had to understand the research, adapt the code, troubleshoot it, build infrastructure around it, and then repeat that process across different targets,” he said. “LLMs have compressed that gap significantly.”

According to Eriksen, this creates an environment where threat actors suddenly have the ability to operate at significant scale without having developed the operational discipline that traditionally accompanies that level of capability. Put another way, it sets the stage for cybercriminals who are capable enough to cause significant damage, but not necessarily careful enough to understand or care about the consequences.

“They can be noisy, they can make mistakes,” he said. “They can leave evidence everywhere. They can take risks that a professional criminal group or intelligence service would consider completely unacceptable. But that does not necessarily make them less dangerous. In some ways, it can make them more dangerous.”

In a recent blog post, Eriksen called TeamPCP’s Shai-Hulud worm the “best thing to happen to supply chain security,” because it forced GitHub and other public coding platforms to erect new security safeguards.

In direct response to TeamPCP’s broad success at pushing poisoned versions of popular software packages, GitHub in late July introduced a three-day “cooldown” mechanism for Dependabot, the platform’s tool for auto-fetching newly shipped updates for any package dependencies. Cooldown periods are designed to help buy time for security tools and package maintainers to identify and remove any compromised versions. Other coding ecosystems like Python and various JavaScript platforms also added support for cooldown periods this year amid growing calls from security experts about the need for more widespread adoption of the safety feature.

Eriksen said TeamPCP’s legacy is that they achieved in the span of a few months what the supply chain security community has been unable to do for years.

“They managed to wake up Microsoft to the fact that they had become negligent in terms of security,” Eriksen said. “By compromising GitHub and stealing their source code, they humiliated Microsoft into action, making them finally act on what we had been asking them to do and take seriously for a while now.”

Update, 10:08 a.m. ET: A story this morning from ABC News in Australia confirms Ruben Ian Thomson of Cottesloe was one of the two arrested. The 23-year-old suspect thought to be @pcpcasper, Michael Gaebler, also was arrested in Perth. ABC News reports that Thomson was denied bail (Mr. Gaebler’s attorney reportedly did not request bail for his client), and that both men will be held in custody until their next court appearance on September 18.

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FSF News: Job opportunity: Systems Integration Administrator at the Free Software Foundation

BOSTON, Massachusetts, USA (Wednesday, August 26, 2026) — The Free Software Foundation (FSF), a Massachusetts 501(c)(3) charity with a worldwide mission to promote computer user freedom, seeks a motivated and talented individual to be our new Systems Integration Administrator. This position is ideally full-time and US-based, but exceptions can be made for a qualified candidate.
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Kurzbericht 6. EMC-Level 1 Videokonferenz 2026

Am Dienstag, 25. August 2026 fand die 6. EMC-Level 1 Videokonferenz 2026 statt.

Urs HB9BKT informierte über den Stand der Aktivitäten von der neuen USKA-Web-Seite durch Andreas HB9BLA und dem neuen Webeditor Tayfun HB3YPJ.

Weiter über die Traktanden der nächsten IARU-1 Konferenz in Wien im September 2026 und über die erfolgte Euroloop-Sanierung vom Bahnhof Davos. Er erläuterte den Stand betreffend den Aktivitäten zur Störungsbehebung vom Smart Meter L&G E450 in Menziken.

Armin HB9MFL berichtete über die Störungsbehebung im 137 kHz Band und über technische Aspekte vom BKW-Deitingen Smart Meter.

Matthias HB9BNO informierte, wie er mit Ferritkernen die Balkon-Solaranlage eines Nachbarn entstörte.

Manfred HB9RLZ meldete, dass seine Störung auf 80m verschwunden ist, ohne dass der Störer vorher klar lokalisiert, resp. gepeilt werden konnte.

Die nächste EMC-Videokonferenz findet am Dienstag, 29. September 2026 um 2015 HBT statt. Eine entsprechende Einladung folgt.

USKA-Mitglieder können die gezeigten Unterlagen und das Protokoll hier herunterladen.

Martin HB9GYF

6.-EMC-Level-1-Videokonferenz vom 25.8.2026

Published: HB9HGH 2026-08-26 19:18:10

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Why Your Backups Are Too Big: A Practical Guide to Content-Defined Chunking

By Gilles Chehade

You change one line in a large file. Your “incremental” backup re-uploads the whole thing anyway.

Nine times out of ten, it’s not the network, and it’s not your storage backend. It’s the algorithm deciding where to cut your data into pieces.

Every deduplication system works the same way: split data into pieces, hash each piece, keep one copy per distinct hash. A piece is named after its own content, so two identical pieces are, by definition, the same piece. Snapshot a filesystem today and again tomorrow, and if most of the data hasn’t changed, most pieces are already in the store. The second snapshot costs you almost nothing.

That’s not a nice-to-have. A backup that actually survives an incident needs to be encrypted, frequent, immutable, replicated and verified, and each of those requirements multiplies what you store. When deduplication is weak, those multipliers stack until backing up everything becomes unaffordable, and teams quietly retreat to backing up only what they call “critical.” Good deduplication is what makes backing up everything affordable again.

And all of it rests on one assumption: unchanged data should yield unchanged pieces.

Where fixed-size chunking falls apart

The obvious way to split a file is to cut every N bytes. It’s fast. It also wrecks deduplication the moment you touch the file.

Add one byte near the front and every boundary after it slides over by one. Nothing lines up with where it used to be, so every hash downstream is “new,” so the store treats the entire rest of the file as fresh data. Edit one line in a 40 GB file and you re-upload close to 40 GB of it. Nothing meaningful changed, only the offsets did, and fixed-size boundaries are glued to offsets.

How content-defined chunking fixes it

Content-Defined Chunking (CDC) picks boundaries based on what the data is, not where it happens to sit.

Slide a small window over the byte stream and keep a rolling hash, cheap enough to update incrementally that the whole scan stays linear, then cut a boundary wherever that hash matches an agreed pattern.

Now insert a byte. The boundaries right around the edit shift. But once the window slides past the change, the hash sequence goes back to matching what it was before, and the boundaries fall back into place on their own. One piece changes. Everything else deduplicates cleanly against the previous snapshot. That self-resynchronizing behaviour is the whole point of CDC.

Picking an algorithm

There’s more than one way to build a rolling hash and a cut rule.

Rabin fingerprinting is the textbook original, correct but slow and allocation-heavy by today’s standards. FastCDC swapped the polynomial hash for a much cheaper Gear hash and normalized the chunk-size distribution, and it became the field’s workhorse. UltraCDC trades a bit of speed for fewer, larger chunks. JC is a newer design that turns out to be strikingly fast. There are also keyed variants, where the hash table is seeded from a secret so two different stores cut the same data at different points, which matters if you care about not leaking which chunks you hold.

We benchmarked these in go-cdc-chunkers, the open-source chunking library behind our backup engine, Plakar, on 1 GiB of random data, the worst case since there’s no structure to exploit. JC hits 3747 MB/s, comfortably ahead of the Gear-based FastCDC variants. Rabin runs about 7.5x slower and allocates roughly 3.3 MB per operation versus a few KB for the others, which on a busy host is the difference between a run you notice and one you don’t. Full benchmarks and charts are published separately.

Using it is trivial:

// One interface for the whole family.

c, _ := chunkers.NewChunker("jc", reader) // or "fastcdc", "ultracdc", "kfastcdc"

for {

    chunk, err := c.Next()

    // ... hash and store the chunk ...

    if err == io.EOF {

        break

    }

}

Determinism is the feature that matters most

Here’s the part that gets too little respect.

Give it enough time and “FastCDC” stops meaning one thing. Every implementation picks up small departures from the paper: a mask off by a bit, a window starting a byte early, a threshold nudged for taste. Harmless for a benchmark. For a storage system it’s a slow-motion disaster, because boundaries are part of your data’s identity. Change how you cut and yesterday’s pieces stop matching today’s, so deduplication degrades with no error and no warning. The store just grows faster than it should.

The fix is to publish spec-faithful, explicitly versioned variants and treat the version number as a promise: a given version cuts a given input the same way, on any machine, forever. Improvements ship under a new name people adopt on purpose, so nothing re-cuts existing data out from under anyone. Versioning also buys you cross-language conformance vectors, published inputs with expected boundaries that any implementation, in any language, can check itself against, byte for byte. That’s what turns “spec-faithful” from a claim into something you can actually test.

So whatever you pick, hold out for two things: a pinned, versioned spec of exactly how boundaries get computed, and published test vectors you can verify yourself. Speed is negotiable. Determinism isn’t.

Why we built this in the open

go-cdc-chunkers is open source for the same reason all of Plakar is. Backup is a trust problem before it is a technical one: you hand one system the single copy of your data meant to survive everything else, yet with most products you cannot read the code, review the cryptography, or verify the recovery path until the day you need it. Open source is the only honest answer I know, and it is the one I took from years on OpenSMTPD and OpenBSD: formats outlive vendors, a backup you cannot open in ten years is not a backup, and the community that reads the code is part of the security model.

Try it yourself

To see the deduplication effect directly, you can reproduce the experiment with an open source backup implementation that uses CDC. The following example uses Plakar.”

On macOS, brew install plakarkorp/tap/plakar; on any platform with Go 1.23.3 or newer, go install github.com/PlakarKorp/plakar@latest. Prebuilt binaries, apt and AUR packages for every platform are on the download page.

Create a local store (Plakar calls it a Kloset). It will prompt for a passphrase, since everything is encrypted before it touches disk:

plakar at $HOME/backups create

Now back up a directory:

plakar at $HOME/backups backup $HOME/Documents

The last line of the output tells you what happened:

info: backup: created unsigned snapshot dd62691d of size 6.4 KiB in 125ms (wrote 577 KiB)

Two numbers matter there: the logical size of what you backed up, and the bytes actually written to the store. Now the part that shows CDC working. Change one file, add a paragraph to a document, then run the exact same backup command again. You get a new, self-contained snapshot, but the bytes written the second time are a small fraction of the first, because every chunk that did not change was already in the store and is simply referenced rather than rewritten. Insert a few bytes at the top of a large file and the diagram above becomes concrete: the chunks after the edit resynchronise and deduplicate against the first snapshot instead of being stored again.

You can list snapshots, verify one is intact, then restore it somewhere else:

plakar at $HOME/backups ls

plakar at $HOME/backups check dd62691d

plakar at $HOME/backups restore -to $HOME/restored dd62691d

If you would rather look before installing anything, a public instance of the web UI runs at https://demo.plakar.io with real backups to browse.

Resources

It’s all open source: the chunking library is go-cdc-chunkers and the backup engine is Plakar, with the full v1.1.0 benchmarks published for anyone who wants to reproduce them.


Gilles Chehade is a long-time OpenBSD developer and the co-founding CTO of PlakarKorp. He created Plakar.io as a personal tool in 2015 before turning it into an open backup platform that gives security and infrastructure teams “resilience as code.”

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FORLÌ: PRESIDIO AL CARCERE OGNI PRIMO LUNEDÌ DEL MESE

Riceviamo e diffondiamo: Dal 7 settembre e d’ora in poi OGNI PRIMO LUNEDÌ DEL MESE torna il presidio di solidarietà anticarcerario sotto le infami mura della Rocca a Forlì!! Dalle 18:00 alle 20:30, lato via della Rocca: per rompere l’isolamento delle galere, per portare solidarietà a chi resiste dentro, per non lasciare annegare nell’indifferenza le … Leggi tutto "FORLÌ: PRESIDIO AL CARCERE OGNI PRIMO LUNEDÌ DEL MESE"
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PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ AI RECLUSI NEL CPR DI GRADISCA D’ISONZO (GO)

Riceviamo e diffondiamo: Che cadano, pezzo dopo pezzo, le mura della reclusione e le strutture coloniali del razzismo di stato. Domenica 6 settembre ritorniamo davanti al CPR di Gradisca d’Isonzo per portare la nostra solidarietà a chi, là dentro, è rinchiuso e torturato, nel silenzio di media e comunicati ufficiali. Nonostante l’attenzione morbosa dedicata alle … Leggi tutto "PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ AI RECLUSI NEL CPR DI GRADISCA D’ISONZO (GO)"
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Astronauts Anil Menon and Sophie Adenot on Spacewalk

From left, Expedition 75 flight engineers Anil Menon of NASA (partially obscured and wearing the spacesuit with a red stripe on the legs) and Sophie Adenot of ESA (European Space Agency) work together during a six‑hour and 23‑minute spacewalk outside the International Space Station.

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Carlo Palermo: l'inchiesta prima della strage di Pizzolungo

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Prima della strage di Pizzolungo, Carlo Palermo aveva condotto a Trento una vasta inchiesta sui traffici internazionali di droga, armi e valuta. Un’indagine che attraversava Turchia, Medio Oriente e Sicilia, incontrando mafiosi, trafficanti, finanzieri, uomini dei servizi segreti e ambienti della loggia P2.

Trasferitosi a Trapani per proseguire il lavoro avviato da Giangiacomo Ciaccio Montalto, il magistrato diventò il bersaglio dell’attentato del 2 aprile 1985. L’autobomba destinata a Carlo Palermo uccise Barbara Rizzo e i suoi figli gemelli di sei anni, Giuseppe e Salvatore Asta.

Attraverso una lunga intervista a Carlo Palermo, immagini d’archivio e la ricostruzione delle successive indagini giudiziarie, il video ripercorre il cammino che condusse alla strage e la ricerca dei suoi mandanti ed esecutori.

Cosa troverai in questo video:

• L’inchiesta di Trento sui traffici internazionali di droga, armi e valuta
• Le dichiarazioni di Carlo Palermo sui collegamenti tra mafia, terrorismo e criminalità internazionale
• Il coinvolgimento nell’indagine di trafficanti, finanzieri e personaggi legati ai servizi segreti e alla P2
• L’incontro tra Carlo Palermo e Giangiacomo Ciaccio Montalto
• L’omicidio del magistrato trapanese nel gennaio 1983
• Il trasferimento di Carlo Palermo a Trapani
• L’attentato di Pizzolungo del 2 aprile 1985
• La morte di Barbara Rizzo e dei gemelli Giuseppe e Salvatore Asta
• Le testimonianze e le immagini raccolte subito dopo la strage
• Le indagini sui mandanti e sugli esecutori materiali
• Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia
• I processi e le condanne arrivate negli anni successivi
• Gli interrogativi ancora aperti sul movente dell’attentato

Le ipotesi e i collegamenti controversi emersi nel corso delle indagini vengono presentati come tali e distinti dai fatti accertati in sede giudiziaria.

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NASA Astronaut Reid Wiseman at Freedom 250 Grand Prix

NASA astronaut Reid Wiseman, Artemis II commander, is seen in the two-seat IndyCar as he prepares for driver Conor Daly to take him on a lap in the fastest seat in sport ahead of the start of the Freedom 250 Grand Prix, Sunday, Aug. 23, 2026, in Washington, D.C. Photo Credit: (NASA/Joel Kowsky)

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FAKIR

Consapevoli che allo Stato lasciamo la “giustizia” dei suoi tribunali, mentre noi ci teniamo i pezzi di storia raccontati dal lato di chi è oppressx, riceviamo e diffondiamo il comunicato del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, in solidarietà alla famiglia di Abderrahim Fakir. È passato un mese da quando il 19 luglio scorso a Bologna è … Leggi tutto "FAKIR"
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MARZABOTTO: CENA DI AUTOFINANZIAMENTO PER RACCOLTA OLIVE IN PALESTINA

Diffondiamo: Il 5 settembre alla Bisaboga (Via Montasico 1 – Marzabotto) Anche quest’anno il progetto C.A.S.A riparte in solidarietà alla raccolta olive in Cisgiordania 18.30: Chiacchiere con report e presentazione progetto C.A.S.A. (comunità agricola di solidarietà attiva) 20.00: Cena vegan 22.00: Musikette
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Basta cemento e speculazione. Giù le mani dagli Orti Urbani!

Basta cemento e speculazione. Giù le mani dagli Orti Urbani! La Federazione Anarchica Livornese esprime solidarietà al Collettivo degli Orti Urbani di Via Goito e fa appello a partecipare alle iniziative di mobilitazione contro nuovi progetti di speculazione nell’area che per 14 anni è stata un laboratorio di autogestione e autorganizzazione dal basso. Con la […]
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MONTO LO SCARICO PIÙ ESTREMO PER LA BMW M1000R (casino assoluto + fiamme)

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中华榫卯之十字榫的应用案例 #woodworking

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生活百般滋味,人生需要笑对!
大家好,我是阿木爷爷,一名喜欢专注于做木工的的老木匠,如果您喜欢我的视频,请持续关注我的频道, 我们拍摄的视频以木质工艺品为主,接下来我和我儿子也在努力拍摄更多有创意的视频,分享给大家,让每一个阅读者学到知识,缓解心情,频道里也有很多精彩的作品,大家可以慢慢欣赏,谢谢你们的支持。
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Film e pedagogia anarchica – Terza Parte

Seconda Parte

Scena tratta da Jonas qui aura 25 ans en l’an 2000

 

Jonas qui aura 25 ans en l’an 2000 (trad.: Jonas che avrà 25 nel 2000, 1976) di Alain Tanner si distingue per una versione più apertamente libertaria di sinistra, seppur altrettanto riflessiva, della pedagogia cinematografica. Il film si apre con una panoramica circolare di una statua di Rousseau a Ginevra, accompagnata da una solenne voce fuori campo che cita una famosa osservazione del filosofo – “essere umano è essere incatenato dalle nostre istituzioni.” Questo frammento dell’Emile tralascia di informare il pubblico sul corteggiamento del grande romantico [illuminista] con i precetti autoritari: la sua teoria educativa contiene componenti quasi anarchiche che non coesistono facilmente con il credo secondo cui i bambini necessitano di un’ «identità nazionale» che possa infondere «valori patriottici nei suoi futuri cittadini.»1

L’omaggio affettuoso e, a tratti, delicatamente sarcastico di Tanner alla generazione del post-68 prende alla lettera le parole del riconosciuto padre dell’educazione progressista e considera la possibilità che gli individui siano effettivamente capaci di auto-liberarsi. Il film si incentra sulle attività di una comune che deve costantemente affrontare la minaccia della dissoluzione – e non è una coincidenza accidentale che molti dei protagonisti siano educatori. Ad esempio, il mix di militanza proletaria e competenze agricole pratiche che caratterizza Mathieu, uomo di estrazione operaia, gli conferisce uno status simile a quello dell’ “intellettuale organico” tanto agognato da Gramsci. Chiaramente la tradizione anarchica ha spesso esortato lo sviluppo dei talenti intellettuali e manuali, e la variante anarco-comunista dell’ “educazione integrale”di Kropotkin promuove questa idea con notevole fervore – «una società dove ciascun individuo produca sia lavoro manuale sia lavoro intellettuale; dove ciascun essere umano valido sia un lavoratore e ciascun lavoratore lavori sia nei campi sia nelle officine industriali; dove ogni agglomerato di individui, abbastanza grande da disporre di una certa varietà di risorse naturali – sia esso una nazione o una regione – produca e consumi in proprio la maggior parte del suo prodotto agricolo e industriale.»2

È significativo che Mathieu organizzi e tenga lezioni nella “scuola libera” della comune, e il suo entusiasmo nell’insegnare ai giovanissimi si allinea al credo di Ferrer – secondo cui la pedagogia radicale e la trasformazione sociale sono indissolubilmente intrecciate. Nonostante l’ovvia ammirazione per le iniziative educative di Mathieu, Tanner e lo sceneggiatore John Berger decidono di dedicare un considerevole e più lungo tempo sullo schermo alle lezioni liceali tenute da Marco, il più distratto dei compagni di Mathieu nella comune.

Anche se Jonah lascia intendere che Marco incarni un modello archetipico di Nuova Sinistra Marxista, la sua lezione sulla teoria della storia del “collegamento a catena” fonde il materialismo di un marxismo decisamente libertario con una diffidenza anarchica nei confronti del progresso e del lavoro alienante. La lezione di Marco unisce allegria e sobrietà; essa suggerisce che anche dei semplici pezzi di salsiccia, tagliati con un coltello da macellaio, possano smascherare l’ingenuità di chi crede in un progresso senza fine. Senza romanticizzare la visione della storia condivisa dalle società preindustriali, Marco osserva che il capitalismo industriale ha portato a “un nuovo tipo di violenza”, dove la concezione ciclica del tempo condiviso dalla società agricola è stata rimpiazzata da una nozione standardizzata e gerarchica del tempo – che ha plasmato la soggettività richiedendo di “timbrare l’entrata e l’uscita.”

La riflessione di Marco sulle discontinuità storiche richiama il passaggio di Fernand Braudel dall’enfasi sugli eventi storici ritenuti «fondamentali» all’attenzione per i modelli più quotidiani della vita di tutti i giorni,3 e ricorda anche la storiografia eterodossa del “progetto delle gallerie” di Walter Benjamin.4 Al contrario, l’approccio pedagogico dell’insegnante un po’ imbarazzato può essere ricondotto agli sforzi di Lev Tolstoj — educatore anarchico oltre che celebre romanziere — di imparare dai bambini contadini curiosi che frequentavano la sua scuola sperimentale di breve durata. Uno dei saggi educativi più rappresentativi di Tolstoj è intitolato Chi deve insegnare l’arte letteraria e a chi? L’insegneremo noi ai figli dei contadini o i figli dei contadini l’insegneranno a noi?5

Questa domanda, apparentemente retorica ma in realtà molto sentita, riassume alcune delle contraddizioni che devono affrontare i pedagoghi anti-autoritari come Marco. Gli educatori radicali devono risolvere il dilemma di rifiutarsi di fornire agli studenti informazioni già digerite, mantenendo al contempo un atteggiamento impegnato che resista alle banalità di un tiepido pluralismo. Come molti sostenitori contemporanei delle classi aperte, Tolstoj concepiva l’educazione come una «conversazione… un’avventura intellettuale non preparata.»6

Le finte lezioni di storia culinaria di Marco evocano le lacune – le fratture non assimilabili – all’interno della storia; come il materialismo idiosincratico di Benjamin, questo approccio ha il potenziale di favorire la riflessione critica, ma non è viziato da una stridenza autocratica.

Per Susan Buck-Morss, l’impegno di Benjamin verso una storiografia delle immagini dialettiche — «una rappresentazione grafica e concreta della verità» in cui la storia «si fa strada senza un quadro totalizzante» — è ispirato dal suo desiderio di formulare una «filosofia dalla storia» piuttosto che una «filosofia della storia.»7 Il desiderio benjaminiano di un metodo storico che eviti la certezza “teleologica” della visione del passato di Leopold von Ranke — «il narcotico più potente del XIX secolo»8 9— non è dissimile dalla tesi di Marco secondo cui l’identificazione delle lacune – o dei “buchi” – della storia richiede un processo di scavo paziente, poiché spesso “nessuno capiva” le trasformazioni storiche epocali.

L’intraprendente insegnante crede che “il capitalismo stia collassando,” ma non partecipa alla tentazione stantia di affermare come la rivoluzione sia dietro l’angolo. A questo proposito, il tono della lezione di Marco ricorda le ironie a più livelli che abbondano nei copioni delle trasmissioni radiofoniche di Benjamin pensate ai bambini. La disquisizione di Mathieu sulla crisi “pseudo-petrolifera” non offre rimedi; si domanda addirittura se gli studenti saranno “ancora vivi negli anni 2000.” La sua rassegnazione malinconica somiglia al millenarismo materialista di Benjamin: credere che esaminare la catastrofe possa aiutarci a percepire «un lampo devastante o un’illuminazione.»10

Mentre la lezione di storia di Marco e la versione lirica della teoria della crisi di Mathieu mettono entrambe in discussione i luoghi comuni liberali e conservatori, una sequenza successiva con protagonista la fidanzata di Marco, Marie, rielabora il modello suggestivo, seppur epistemologicamente traballante, di educazione anarchica proposto da Tolstoj. Sebbene molte delle tecniche impiegate da Tolstoj nella sua scuola di Yasnaya Polyana abbiano ispirato gli educatori anarchici contemporanei, la sua convinzione che gli insegnanti debbano riportare i bambini a uno stato di armonia – svanito a causa della civiltà -, ha una risonanza idealista che molti docenti radicali contemporanei faticano ad accettare con tutto il cuore. Gli sforzi di Marco per stimolare la partecipazione della classe, mettendo in relazione le sofferenze personali di Marie con questioni sociali più ampie, sono in linea con l’assunto tolstojano secondo cui l’educazione è essenzialmente dialogica – sebbene il suo spirito di dubbio radicale abbia ben poco in comune con l’atmosfera quasi teologica di Yasnaya Polyana.

Naturalmente, l’impegno di un insegnante verso un’educazione non gerarchica può essere facilmente vanificato dalla noia degli studenti: la propensione occasionale di Tanner a inquadrare i volti degli studenti di Marco rivela un coinvolgimento mentale tutt’altro che totale; durante la fondamentale lezione di storia, la telecamera mostra che alcuni studenti sono sinceramente assorti, mentre un altro gruppo sembra francamente annoiato. Ciononostante, la difficile situazione di Marie, una cassiera di un supermercato di Ginevra che viola sistematicamente la legge non attraversando il confine svizzero per andare a dormire in Francia al termine della giornata lavorativa, suscita sincera empatia negli studenti di Marco. Come molte classi radicali, quella di Marco oscilla tra le possibilità emancipatorie e la necessità di affrontare le preoccupazioni quotidiane.

Il giorno in cui Marie fa la sua apparizione in classe, Marco annuncia che, invece dell’esame in programma, la classe dovrebbe “collegare” la conoscenza del dilemma di Marie ai propri “desideri.” Sebbene sia un tentativo un po’ forzato di stabilire delle affinità tra le fatiche del lavoro, l’irrazionalità delle restrizioni legalistiche e il richiamo del desiderio erotico, la sostituzione, da parte di Marco, delle astrazioni pedagogiche con goffe riflessioni autobiografiche risponde almeno in parte all’appello di Roland Barthes a una pedagogia radicale che combatta la «tirannia del significato imposto.»11

Marie alla fine viene licenziata dal suo lavoro per aver fatto generosi e non autorizzati “sconti” agli anziani e indigenti del supermercato, e il film implicitamente appoggia la sua improvvisata forma di giustizia distributiva. La sua magnanimità può sembrare intuitiva; ma questo desiderio spontaneo di condividere la ricchezza corrisponde a una certa tendenza minoritaria all’interno dell’anarchismo ottocentesco, battezzata da Élisée Reclus come “la reprise individuelle” — il recupero individuale dei prodotti del lavoro.

Secondo la biografa di Reclus, Marie Fleming, il teorico e geografo anarchico riteneva che «ci fosse poca differenza tra il lavoro nel contesto della società borghese e ciò che la legge definiva furto, poiché entrambe le attività comportavano l’appropriazione di ricchezza… pertanto… recuperare in modo extragiudiziale i beni rubati era perfettamente giusto.»12

Sebbene alcuni compagni di Reclus (in particolare Peter Kropotkin e Jean Grave) ritenessero che ciò costituisse una distorsione insostenibile dei principi anarchici, Marie attualizza con fascino la “reprise individuelle” post-68, richiamando l’osservazione del situazionista Raoul Vaneigem secondo cui «l’appropriazione è una risposta normale alle provocazioni della merce.»13

Con uno spirito analogo, il breve film Barres (1984) di Luc Moullet esplora l’espropriazione creativa con brio comico. Barres, nonostante la sua spensieratezza ironica, può essere considerato un film pedagogico, poiché Moullet dimostra meticolosamente il modo migliore per evitare di pagare il biglietto della metropolitana di Parigi. Le lezioni che il pubblico riceve su come applicare la gomma da masticare ai tornelli (un “destabilizzatore”), eludere il personale di sicurezza e trasformare l’evasione del biglietto in uno sport competitivo sono intervallate da titoli faceti (si dice che superare in astuzia la sorveglianza della metropolitana rafforzi la “solidarietà tra le classi”) e persino da citazioni di Pascal inserite in un contesto davvero assurdo. Sebbene Barres possa sembrare uno scherzo insignificante, il film insegna al suo pubblico (nonostante una sana dose di bonaria ironia) una forma utile di resistenza collettiva. La giocosa rivisitazione di Jonah dei Lehrstücke brechtiani14 e la riformulazione da parte di Barres del motto di Proudhon, «la proprietà è un furto,» non si limitano a illustrare modalità pedagogiche che potrebbero essere etichettate come anarchiche. Funzionano anche come esercizi cinematografici pedagogici che, senza eccessiva pesantezza, indicano il superamento delle forme autoritarie scolastiche radicate. Entrambi i film hanno cercato di sostenere, e implicitamente insegnare, una resistenza concertata in un periodo dove le speranze radicali stavano svanendo. Jonah, il bambino che dà il titolo al film e che incarna le speranze utopiche di Tanner e Berger, funge da metafora ambigua della difficoltà di aderire a una politica e a un’etica anti-autoritaria in tempi bui. Sebbene il film colleghi, in modo piuttosto prevedibile, Jonah ai suoni rasserenanti della musica delle balene, esso costituisce un omaggio indiretto all’ Inside the Whale di George Orwell – il quale, a sua volta, attinge dall’eredità del Jonah biblico.

Inside the Whale è un’impresa virtuosistica di difesa del diavolo, una celebrazione perversa della sensibilità del tutto apolitica di Henry Miller. Eppure, con una manovra retorica inverosimile, Orwell, forse in modo piuttosto condiscendente, definì Miller «un romanziere proletario… perché la sua passività politica era vicina agli atteggiamenti reali degli uomini comuni.»15

Sebbene la sensibilità di Tanner e Berger abbia poco in comune con quella di Orwell, il radicalismo post-68 di Jonah mantiene un precario equilibrio tra la pedagogia anarchica di Marco e Mathieu e le inclinazioni New Age di personaggi come Madeleine e Max, le cui preoccupazioni principali — questioni abbastanza innocue come l’astrologia e il sesso tantrico — possono essere ricondotte alla disillusione di questi protagonisti nei confronti dell’impegno politico. La struttura pedagogica aperta del film lascia in sospeso la questione se Jonah stesso seguirà le orme di Marco e Mathieu o resisterà all’impegno politico rimanendo all’interno della balena. Per alcuni spettatori, il collegamento che Jonah fa tra pedagogia ed ethos contro-culturale può sembrare radicato in un’epoca ormai passata. Eppure, in un periodo in cui insegnanti e studenti negli Stati Uniti stanno combattendo una battaglia ostica contro le rigide priorità dei test standardizzati e del Common Core,16 una nuova generazione sta imparando che l’istruzione è spesso una forma di controllo sociale.

Come le aule autoritarie di Hard Times, le scuole pubbliche americane del ventunesimo secolo si concentrano sull’insegnamento esclusivo “dei fatti” e trattano gli studenti come contenitori vuoti da riempire di informazioni. Sebbene questo approccio possa essere appropriato per trasformare gli studenti in cittadini passivi e obbedienti, esso ignora l’importanza del gioco per i bambini e soffoca il loro potenziale creativo. Negli anni Sessanta, un vivace movimento di educazione alternativa si oppose alle ipocrisie della pedagogia autoritaria e lanciò un appello a favore delle “scuole libere” indipendenti. Gran parte del fermento esploso negli Stati Uniti ispirò l’insegnante di origini scozzesi A. S. Neil a pubblicare, nel 1960, Summerhill: A Radical Approach to Child Rearing. La Summerhill School, fondata nel 1921, è situata nella campagna inglese ed è diventata col tempo il simbolo del disprezzo della fiorente contro-cultura nei confronti dell’educazione autoritaria. In un’antologia intitolata Summerhill: For and Against (1970), i confini politici sono chiaramente delineati. Il defunto repubblicano Max Rafferty, famoso sovrintendente statale californiano all’istruzione pubblica (in carica dal 1963 al 1971), denunciò Summerhill per aver degradato «il vero apprendimento a favore di un’orgia disorganizzata.» Di contro, l’attivista degli anni Sessanta Michael Rossman, noto per la sua partecipazione al movimento per la libertà di parola di Berkeley, salutò l’esperimento di Summerhill come il precursore di un «nuovo ordine sociale.»17 Poichè Neill riconobbe che Summerhill non poteva permettersi di ammettere studenti poveri, il suo esperimento educativo venne accusato di rivolgersi esclusivamente ai ricchi.

Verso la fine degli anni Sessanta, Herbert Kohl, autore del saggio 36 Children (1967) – dove raccontava le sue esperienze di insegnante ad Harlem -, e Jonathan Kozol, l’educatore che si era fatto un nome con il libro di memorie Death at an Early Age: The Destruction of the Hearts and Minds of Negro Children in the Boston Public Schools (1967), divennero sostenitori delle Free Schools dei quartieri poveri – una rivisitazione dell’ideale pastorale di Neill. (Il libro di Kozol, Free Schools (1972) fornisce consigli agli educatori interessati a fondare le proprie scuole alternative).18 Naturalmente, pochi dei sostenitori delle scuole libere degli anni Sessanta conoscevano i principi educativi di Francisco Ferrer – anche se le idee di quest’ultimo si diffusero rapidamente negli Stati Uniti e ispirarono la nascita delle filiali della Escuela Moderna a New York e nel New Jersey durante i primi anni del ventesimo secolo. Secondo Paul Avrich, autore della storia definitiva del movimento americano della Modern School, i diplomati di queste scuole «sembrano aver interiorizzato una forte etica cooperativa e libertaria, uno spirito di mutuo soccorso e di sovranità individuale rimasti impressi per tutta la loro vita adulta, indipendentemente dalle loro idee politiche o dalla loro professione.»19 Questi precedenti storici influenzano sottilmente Approaching the Elephant di Amanda Rose Wilder, una cronaca dell’anno inaugurale della Teddy McArdle Free School (una scuola libera contemporanea a Little Falls, nel New Jersey). Chiamata così in onore del protagonista bambino-veggente del racconto Teddy di J. D. Salinger, alcuni titoli introduttivi del documentario mostrano il debito che ha la scuola verso gli ideali anti-autoritari di Ferrer e rivelano che, al momento della sua fondazione, era una delle poche scuole libere esistenti al mondo da quando la prima era apparsa sulla scena a Barcellona nel 1901 — la 262ª per la precisione.20

È tuttavia rivelatore come molti critici cinematografici, pur mostrandosi entusiasti dell’opera di Wilder, abbiano sottolineato il “caos nelle classi” e paragonato le buffonate relativamente innocue dei ragazzi della Teddy McArdle agli eventi macabri de Il signore delle mosche. Come esposto da Alexander Khost, direttore della scuola, «pochissime persone hanno una qualche conoscenza o esperienza della pedagogia anarchica. Si tratta di un argomento difficile per un documentario ed è un tema che viene facilmente estrapolato dal contesto.»21

Strappare l’argomento dal suo contesto è ovviamente possibile perché, nel periodo di massimo splendore delle Free Schools (anni Sessanta e Settanta), le scuole autoritarie hanno eclissato quelle alternative fino a diventare una norma monolitica. Dato che sia gli insegnanti sia gli studenti trovano difficile sfuggire al loro condizionamento autoritario, non sorprende che l’atmosfera in classe alla Teddy McArdle sia difficile. L’anarchismo in una singola classe non è un obiettivo facilmente raggiungibile; gli esperimenti utopici faticano a prosperare in mezzo a realtà distopiche.

Forse la disparità tra l’idealismo della pedagogia anarchica e le dure lotte quotidiane legate alla gestione di una scuola è una delle ragioni per cui il critico Matt Zoller Seitz si è chiesto se le Free Schools fossero una «correzione eccessiva e mal indirizzata» al «sistema scolastico quasi fascista» americano.22

Un aspetto sorprendente del documentario di Wilder, che rende implicitamente omaggio alle reality fiction23 di Frederick Wiseman e al direct cinema24 dei fratelli Maysles e di D. A. Pennebaker, è il modo in cui la suggestiva fotografia in bianco e nero e l’assenza di cellulari, computer e videogiochi ci convincono di essere tornati alla fine degli anni Sessanta o all’inizio degli anni Settanta. Secondo Seitz, il rifiuto del direct cinema di imporre un approccio didattico o guidare gli spettatori verso una conclusione specifica spiega probabilmente perché il documentario funzioni come un “test di Roschach.” Gli spettatori già inclini allo scetticismo nei confronti delle Free Schoools, vedranno probabilmente confermate le loro supposizioni, mentre coloro che simpatizzano per i modelli educativi anti-autoritari vedranno molto probabilmente le difficoltà di crescita della Teddy McArdle – che secondo Neil è dovuto alla «libertà che agisce lentamente; possono volerci diversi anni prima che un bambino impari cosa significa.»25

Le “riunioni democratiche” alla Teddy McArdle, che sembrano ispirarsi al modello auto-governativo di Summerhill, mettono in luce le difficoltà degli studenti e dei docenti nel confrontarsi con il significato di “autonomia” in una comunità educativa. Una vivace bambina di nome Lucy incarna le contraddizioni di una studentessa alle prese con le sfide poste dall’eliminazione delle lezioni obbligatorie e dalla necessità di confrontarsi con le realtà che gli anarchici definiscono “auto-attività” o “auto-liberazione.”26 All’inizio, Lucy è cauta e diplomatica. Esita a usare una sega durante il lavoro con il legno perché teme che sua madre possa non approvare e, piuttosto che criticare il disegno di un compagno, si limita a confessare che “non è il suo stile.” Successivamente esce dal suo guscio e sostiene che gli adulti stiano cercando di imporre unilateralmente le loro regole ai bambini. Che abbia ragione o torto è irrilevante; le minime “regole” servono, dopotutto, a garantire la sicurezza di tutti. È comunque rassicurante che lei confermi l’affermazione di Neill secondo cui «l’… Assemblea Generale della Scuola ha più valore di una settimana di programma scolastico.»27

La maggior parte dei critici si è concentrata sulla seconda metà del film, legata alla decisione della scuola di espellere Jiovanni, un ragazzo che, nonostante il suo notevole fascino, è considerato un bullo che disturba l’ordine. Per alcuni commentatori, l’incapacità della Teddy McArdle di rendere Jiovanni un membro produttivo della comunità è la prova del suo fallimento. Un altro modo, più sfumato, di interpretare il clamore suscitato dal comportamento turbolento di Jiovanni è comprendere che le Free Schools sono sempre progetti in evoluzione o, giusto per riprendere un termine utilizzato dagli anarchici contemporanei, “Zone Autonome Temporanee.”

Verso la fine del film, Khost ammette che, per certi aspetti, la Teddy McArdle è “molto simile” alla scuola che sognava quando era un ragazzo infelice nella scuola pubblica, mentre, per altri aspetti, è “molto diversa” da ciò che da bambino immaginava come antidoto alla scuola autoritaria.

Nella misura in cui è riuscito, almeno per un breve periodo, a contrastare i test e l’irreggimentazione che ancora dominano il sistema scolastico americano, il suo mandato nella scuola è stato più un successo che un fallimento.

È forse superfluo dire che, negli ultimi anni, il paradigma della scuola alternativa è stato cooptato dagli opinionisti neoliberisti e dalla destra religiosa. La prospettiva neoliberista, che spesso si maschera da interesse personale illuminato a nome di genitori disperati, è esemplificata dal documentario altamente fuorviante di Davis Guggenheim, Waiting for Superman. (2010)

Con una manovra piuttosto subdola volta a screditare l’istruzione pubblica e a promuovere le charter schools,28 il film esalta il successo di una manciata di questi istituti (come la Harlem Children’s Zone di Geoffrey Canada), mentre quelli che hanno fallito non vengono menzionati. Gli anarchici, certamente, hanno costantemente attaccato l’agenda conformista delle scuole pubbliche americane. Ciononostante, molte charter schools, spesso affiliate a catene aziendali o istituzioni religiose, sono delle imitazioni sotto-finanziate delle loro controparti pubbliche. Nel tentativo di liberare la pedagogia dalle false alternative offerte da questa dicotomia pubblico/privato, Joseph Todd suggerisce che la “descolarizzazione anarchica,” o l’istruzione domestica anarchica, possa essere inserita in una categoria denominata “contropubblico educativo,” ispirata dalla teoria politica di Nancy Fraser

Da questo punto di vista, le alternative radicali all’istruzione tradizionale si svincolano dalle sterili dicotomie tra ambito privato e pubblico ed emergono come una sfida sia alle scuole pubbliche repressive sia alle problematiche e quasi pubbliche charter schools.29

 

Continua…

 

Note

1Simon, Mass Enlightenment, p. 58.

2Peter Kropotkin, Fields Factories, and Workshops, edited by Colin Ward (London: Allen & Unwin, 1974), p. 26. Nota del blog. La citazione che abbiamo riportato è tratta da Petr Kropotkin, Campi, fabbriche, officine, a cura di Colin Ward, trad. it. a cura di Franco Marano,Eleuthera, Milano, 2015, Seconda Edizione, p. 26. Il pezzo in questione, seppur tradotto in modo diverso, si trova in Kropotkin P., Le industrie nazionali, trad. it. a cura di Libero Tancredi, Biblioteca della Rivista Novatore, New York, 1910, p. 14. L’opuscolo in questione rappresenta una prima e parziale traduzione in italiano degli articoli Fields, Factories and Workshop pubblicati tra il 1888 e il 1890 su Forum e The Nineteeth Century di Londra. Questi saggi, spiega il traduttore Tancredi nella prefazione dell’opuscolo, «non ebbero quasi nessuno eco nel campo anarchico e sovversivo: nonostante il nome dell’autore, poche e monche traduzioni ne furono fatte in lingua francese: una piccola parte soltanto vide la luce in un opuscolo intitolato Il Fallimento del Sistema Industriale, edito nel 1897 in Italia, apparso recentemente in America, dopo un seppellimento di circa tredici anni.» (op. cit., p. 5) L’edizione italiana menzionata da Tancredi era quella della Tipografia di Osvaldo Paggi a Pitigliano; l’introduzione venne scritta da Evening (pseudonimo di Pietro Raveggi) e pubblicata in parte su L’Avvenire Sociale. Periodico Settimanale, a. II, n. 2, 9 Gennaio 1897, pagg. 2-3. Oltre a rivedere una traduzione vecchia di tredici anni, Tancredi non solo sintetizzò il lavoro fatto da Kropotkin in questi saggi ma espose un futuro programma di traduzione e pubblicazione: «Seguiranno altri opuscoli contenenti i tre capitoli su L’avvenire dell’Agricoltura; quindi i due capitoli sulle Piccole industrie e Villaggi industriali; infine, gli ultimi due capitoli: Lavoro manuale e lavoro intellettuale, e Conclusione. Tutti formeranno la serie a cui poniamo nome, traducendo la frase del Kropotkin: Campi, Fabbriche ed Officine.» (ibidem, p. 7) Solo nel 1982 sarebbe stato tradotto e pubblicato per intero Campi, fabbriche, officine dalla casa editrice Antistato di Milano.

3Vedere Fernand Braudel, On History, trans. Sarah Matthews (Chicago: University of Chicago Press, 1983).

4Nota del blog. Ci si riferisce all’opera incompiuta di Walter Benjamin, I “passagges” di Parigi, Einaudi, Torino, 2000, 1218 p.. I passages erano le gallerie commerciali parigine coperte da strutture in ferro e vetro e illuminate a gas. All’interno c’erano ristoranti e negozi che vendevano profumi, gadget e vestiti. Benjamin considerava i passages come una manifestazione del capitalismo dove la merce, così esposta, appariva seducente e attrattiva per la clientela e, al contempo, nascondeva l’alienazione e l’inumanità produttiva. L’autore tedesco descriveva la nascita e l’evoluzione del capitalismo odierno attraverso la storia della Parigi ottocentesca, con i suoi cambiamenti urbani e personaggi più o meno famosi che lì sono nati e/o vissuti. Porton cita questo tema per sottolineare come la storia, secondo Benjamin, non sia una linea retta ma un intreccio di eventi e vite vissute.

5Nota del blog. Chi deve insegnare l’arte letteraria e a chi? L’insegneremo noi ai figli dei contadini o i figli dei contadini l’insegneranno a noi? in Lev Tolstoj, La scuola di Jasnaja Poljana e altri scritti pedagogici. A cura di Ugo Zanrino, Minerva Italica, Bergamo-Milano-Padova-Firenze-Roma-Napoli-Bari-Messina, Settembre 1970, pp. 150-155

6Alan Pinch, Tolstoy on Education: Tolstoy’s Educational Writings 1861–1862 (Rutherford, Madison e Teaneck, N.J.: Farleigh Dickinson University Press, 1982), p. 35. Caryl Emerson afferma in modo provocatorio che, sebbene Tolstoj possa «sostenere l’abolizione della gerarchia… non è significativo come il conte Tolstoj sia ora ai piedi dei contadini. L’asse non è cambiato. Vi è ancora l’onnipresente monologo kto kogo («chi fa cosa a chi») […] ancora incastonato in quello che Bachtin definirebbe un “dialogo pedagogico”: “Chi conosce e possiede la verità istruisce chi ne è ignaro e in errore.”» Sebbene vi sia indubbiamente del vero nella critica di Emerson, essa sembra confondere la pedagogia di Tolstoj con la sua agenda estetica di romanziere. Cfr. Emerson, The Tolstoy Connection in Bakhtin in Gary Saul Morson, Caryl Emerson, Rethinking Bakhtin: Extensions and Challenges (Evanston, Ill.: Northwestern University Press, 1989), p. 152.

7Susan Buck-Morss, The Dialectics of Seeing: Walter Benjamin and the Arcades Project (Cambridge, Mass. and London: MIT Press, 1989), p. 55.

8Ibid., p. 279.

9Nota del blog. È opportuno fare una specifica, seppur succinta. Il metodo proposto da Walter Benjamin nella ricerca storica «libera le immense energie della storia imprigionate nel «c’era una volta» della storiografia classica. La storia, che mostrava la cosa «come è stata veramente», è stata il più forte narcotico del secolo.» (Walter Benjamin, I “passagges”, op. cit., p. 518) L’autore tedesco cita lo storico Von Ranke in quanto quest’ultimo esponeva, nelle sue opere e lezioni all’università, la più rigorosa aderenza possibile alle fonti primarie storiche. La questione della certezza teleologica – una dottrina filosofica secondo cui ogni azione dell’essere umano, sia essa volontaria o involontaria, è orientata verso un fine o uno scopo preciso -, in Von Ranke si manifesta proprio in quel “la storia come è stata veramente.” Non vi è un principio di neutralità e di consultazioni di più fonti in quanto, secondo lo storico tedesco, è «la volontà di Dio all’opera nella Storia» (Jeremy Black, A brief history of history, Indiana University Press, 2023, p. 144-145) e l’utilizzo di questi materiali ha uno scopo politico specifico. Questi passaggi risultano palesi nelle pubblicazioni di Von Ranke sulla Germania e sul modo in cui essa, secondo lo storico vissuto nel periodo bismarckiano (seconda metà dell’Ottocento), sia diventata grande grazie alla guida prussiana. Il fine postulato o desiderato diventa, quindi, la variabile di controllo attraverso cui si interpreta il resto della narrazione.

10Jeffrey Mehlman, Walter Benjamin, for Children: An Essay on His Radio Years (Chicago and London: University of Chicago Press, 1993), p. 25.

11Roland Barthes, The Grain of the Voice: Interviews 1962–1980 (New York: Hill & Wang, 1985), p. 242.

12Marie Fleming, The Anarchist Way to Socialism (Totowa, N.J.: Roman & Littlefield, 1979), p. 195. Nota del blog. In Elisée Reclus, Natura e società. Scritti di geografia sovversiva, a cura di John P. Clark, Eleuthera, Milano, 1999, si riporta questa posizione di Reclus riguardo il «recupero parziale del prodotto collettivo attraverso la riappropriazione personale della quota che spetta ai singoli individui. […] Reclus è convinto che il furto sia un fatto grave, ma secondo lui chi ne rimane vittima dovrebbe prendersela con le istituzioni che hanno elevato il furto a sistema. In una lettera del 1887 scrive che, essendo la proprietà privata un furto, «se per rimettere le cose a posto, qualcuno la tocca, animato da uno spirito di giustizia e di solidarietà, io non ho niente in contrario.» Aggiunge di non avere l’inclinazione «per carattere, per abitudine, per tendenza personale» ad agire in questo modo, ma di non avere il diritto di chiedere agli altri di comportarsi come lui. Ai tanti che restavano sconcertati dai modi da gentiluomo con cui difendeva le attività di quel genere, egli replicava che la loro reazione era ingiustificata. Perché reiterare l’ipocrita condanna della cultura dominante nei confronti degli oppressi che tentano di rendere meno dura la propria condizione attraverso queste pratiche di riappropriazione? La forma davvero ripugnante di ladrocinio è quella praticata dai ricchi e dai potenti, che con risultati molto più consistenti sequestrano il prodotto del lavoro altrui. Il senso di giustizia di Reclus è scosso da un sistema che esalta i grandi e più efficienti ladri additandoli a modelli di virtù e di successo nella vita, mentre condanna alla miseria, al disprezzo e alla galera chi cerca di riprendersi al massimo una piccola percentuale di quello che gli è stato sottratto.»(op. cit., p. 83) Secondo Clark, questo pensiero del furto di Reclus mal coincideva col suo principio di giustizia sociale attraverso un processo collettivo e rischiava di andare verso derive più nichiliste che anarchiche: «se tutto è furto, tutto è inganno e tutto è sfruttamento (dato che noi facciamo parte di sistemi corrotti in cui questi mali sono presenti ovunque) allora «tutto è permesso». Per elevato che sia il criterio morale di Reclus, sotto questo aspetto diventa fautore di una sorta di laissez faire etico che disgraziatamente implica uno sfrenato egoismo al posto della pratica di liberazione sociale da lui auspicata.» (op. cit., p. 84)

13Ratgeb (Raoul Vaneigem), Contributions to the Revolutionary Struggle Intended to be Discussed, Corrected and Principally Put into Practice Without Delay, trans. Paul Sharkey (London: Elephant Editions, 1990), p. 14. Ratgeb osserva che «la riappropriazione individuale dei beni sottratti dallo Stato e dalla classe dei datori di lavoro non fa altro che alimentare il processo di mercificazione, a meno che non si trasformi in un’azione collettiva e porti alla liquidazione totale del sistema.»

14Nota del blog. Ci si riferisce a brevi opere teatrali sperimentali pensate come un atto di studio e educazione politico e sociale per i partecipanti.

15Alex Swerdling, Orwell and the Left (New Haven, Conn. and London: Yale University Press, 1974), p. 20.

16Nota del blog. Conosciuti come Common Core State Standards, indicano il grado di conoscenza della matematica e lingua inglese degli studenti (dall’asilo fino all’ultimo anno di scuola superiore). Tale sistema serve a preparare i giovani per l’università e il mondo del lavoro al termine del loro percorso scolastico.

17Harold Hart ed., Summerhill: For and Against (New York: Hart, 1970), pp. 24, 153.

18Vedere Jonathan Kozol, Death at an Early Age: The Destruction of the Hearts and Minds of Negro Children in the Boston Public Schools (New York: Houghton Mifflin Harcourt, 1967), e Jonathan Kozol, Free Schools (New York: Houghton Mifflin Harcourt, 1972).

19Paul Avrich, The Modern School Movement: Anarchism and Education in the United States (Princeton, N.J.: Princeton University Press, 1980), p. 352.

20Wilder cita sempre questa cifra – difficilmente da verificare -, nelle interviste e nei comunicati stampa. Si veda, ad esempio, la nota di programma relativa a Approaching the Elephant al Festival Internazionale del Cinema di Rotterdam del 2015. Link: https://iffr.com/en/2015/films/approaching-the-elephant.

21Email di Alexander Khost a Richard Porton, 13 Gennaio 2016.

22Matt Zoller Seitz, Approaching the Elephant, Rogerebert.com, 20 Febbraio 2015. Link: https://www.rogerebert.com/reviews/approaching-the-elephant-2014

23Nota del blog. Genere cinematografico che mescola le tecniche della finzione narrativa con l’apparenza della realtà documentaria. Vi si trovano storie inventate o derivanti da eventi reali.

24Nota del blog. Sottogenere documentaristico che si concentra sulla cattura della realtà in modo non intrusivo e il più possibile fedele.

25A. S. Neill, Summerhill (Harmondsworth, U.K.: Penguin, 1968), 115.

26Nota del blog. Come spiegato da Morpheus, Basic Principles of Anarchism, 2003, «gli anarchici credono nell’auto-liberazione. La liberazione degli oppressi può avvenire solo attraverso le azioni degli oppressi stessi (sia individualmente che collettivamente). Chi si trova ai margini della società deve ribellarsi contro chi sta al vertice e rifiutarsi di obbedirgli. Non si può costringere nessuno a essere libero. L’anarchia non può essere creata da un’avanguardia che prende il potere, ma solo attraverso l’auto-liberazione degli oppressi.» Link qui.

27Ibid., p. 62.

28Nota del blog. Strutture scolastiche che godono di un particolare statuto di autonomia, legato a un sistema di finanziamento misto al quale contribuiscono fondi pubblici e privati. Esse, infatti, oltre a donazioni private ricevono finanziamenti pubblici (inferiori rispetto a quelli delle scuole pubbliche) in cambio di un assoggettamento ad un minor numero di regole, leggi e vincoli statutari.

29Joseph Todd, From Deschooling to Unschooling: Rethinking Anarchopeda-gogy after Ivan Illich, in Robert Haworth, Anarchist Pedagogies: Collective Theories,Actions, and Critical Reflections on Education (Oakland, Calif. and Edinburgh: AKPress, 2012), p. 73.

Film e pedagogia anarchica – Terza Parte ©, .

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Stampanti Laser dal Cassonetto del 2018: Video vecchio fa buon brodo!

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三十三道中华榫卯,匠心传承【阿木爷爷 Grandpa Amu】

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(上)三十三道中华榫卯,匠心传承

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IL VANGELO DI GIOVANNI | Il testo che ha cambiato la filosofia occidentale

Vangelo di Giovanni e filosofia: il Logos, la parola che unisce Bibbia e pensiero greco.Da Eraclito agli Stoici, da Filone all’Incarnazione: Logos, verità, vita, conoscenza e amore.Una lettura storico-filosofica del quarto Vangelo tra ragione, fede, spiritualità e ricerca del senso. 🎬 Premiere📅 Data: 23/08/2026🕰️ Ora: 14.00🔗https://youtu.be/8J5MLiKFfnA Il Vangelo di Giovanni è forse il testo del […]

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FreeBSD 14.5-BETA3 Available

The third BETA build for the FreeBSD 14.5 release cycle is now available. ISO images for the amd64, i386, armv7, aarch64, powerpc, powerpcspe, powerpc64, powerpc64le, and riscv64 architectures are FreeBSD mirror sites.
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Le religioni della geopolitica | Per capire il nuovo disordine mondiale

Perché Russia, Stati Uniti, Israele, Iran, Cina ed Europa sembrano interpretare la storia in modi così diversi? Esiste una radice religiosa o culturale dietro le loro scelte geopolitiche? Seguendo il metodo di Max Weber proveremo a leggere il mondo multipolare attraverso le grandi immagini del tempo che abitano le civiltà. 🎬 Premiere25/08/2026 – ore 14.00👉https://youtu.be/4nKGpMMNZbk […]

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Webb Opens Treasure Chest

This NASA/ESA/CSA James Webb Space Telescope Picture of the Month takes us to a fantastical realm within our home galaxy, where piercing starlight and billowing winds sculpt dust clouds into inventive shapes. This scene is from the Carina Nebula, which lies just 7500 light-years away in the constellation Carina (the Keel).

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La laicità dello Stato

Traduzione parziale di Laïque in Encyclopédie anarchiste. Tomo Deuxieme, La Librairie internationale, Parigi,1925-1934, pp. 1178-1181

 

Presentazione

Qualche giorno fa il sindaco di Catania Enrico Trantino, prima della deposizione del presunto cranio all’interno del busto di Sant’Agata, patrona della città etnea, ha baciato il teschio come “segno di devozione, un gesto di amore per la nostra Santa, che in quel momento ho espresso a nome di tutti quanti i catanesi, pensando che i cittadini potessero apprezzare quel che stavo facendo.”1

Il vespaio di polemiche non si è fatto ovviamente attendere: chi manifesta disgusto, chi crea meme ad hoc e battute facili sull’atto necrofilo, chi presenta la Santa come un simbolo femminista perché disse no a chi voleva riportarla nel mondo pagano e così via. I difensori istituzionali politici del primo cittadino catanese hanno ribadito che l’atto è una manifestazione d’amore e storia per la propria città e i cittadini.

Una scena del genere, al di là che fosse una pratica in voga durante il Medioevo,2 ci riporta in mente una serie di questione che qui, per ragioni di spazio, tratteremo in forma succinta.

Il simbolo del teschio di Sant’Agata, così come altri formato sangue, femori, braccia, costati, bacini etc, rappresenta una delle tante ostentazioni pubbliche del potere – laico e religioso -, spingendo le persone ad agire come vuole la classe dirigente clericale-politica.

Ciò viene confermato dallo storico Peter Brown nel libro Il culto dei santi. L’origine e la diffusione di una nuova religiosità : le reliquie, secondo il culto religioso, sono una forma di mediazione tra Dio e l’uomo attraverso una presenza stabile e costante di tali oggetti. Grazie a esse si assiste a «nuove forme di esercizio del potere, nuovi legami di dipendenza, nuove segrete speranze di protezione e giustizia in un mondo in cambiamento.»3

L’anarchico francese Albert Libertad (pseudonimo di Albert Joseph) definiva tutto questo, e senza mezzi termini, come il culto della carogna, dove «il morto non è solamente un germe di corruzione in seguito alla disgregazione chimica del suo corpo che avvelena l’atmosfera: lo è ancora di più per la consacrazione del passato, per l’immobilizzazione dell’idea ad uno stadio dell’evoluzione. Vivendo, il suo pensiero si sarebbe evoluto, sarebbe andato più avanti. Morto, esso si cristallizza. Ed è esattamente questo il momento che i vivi scelgono per ammirarlo, per santificarlo, per deificarlo. […] I morti ci dirigono; i morti ci comandano, i morti prendono il posto dei vivi […] ostruiscono le città, le strade, le piazze. Li incontriamo in marmo, in pietra, in bronzo; questa iscrizione ci dice la loro nascita, quest’altra la loro dimora. […] II culto dei morti è una delle più grossolane aberrazioni dei vivi. È un residuato delle religioni promettenti il paradiso.»4

La religione, in una società che si definisce laica – e quindi diversa, in linea molto teorica, dai governi teocratici -, accoglie un pubblico estremamente eterogeneo. Ricchi e poveri, padroni e precari-servi, intellettuali e stupidi: una massa così diversa a livello socio-economico ma pronta a raccogliersi quando la religione chiama. Certo, chi vive una condizione disagiata in territori fortemente clientelari e attraversati da quelle che vengono considerate organizzazioni criminali, la preghiera, insieme agli interventi degli enti del terzo settore5 di stampo religioso (cattolico, protestante o musulmano che sia), è l’unica speranza di volere un mondo e futuro diverso.

Se vediamo la questione in generale, e quindi al di là delle sole soggettività marginalizzate o escluse, possiamo dire che la credenza religiosa sia un immaginario collettivo dove le divinità con i santi, le sante e i profeti, fungono da taumaturghi nelle vite delle persone in generale.

Lo stomaco, però, non si riempie solo di belle parole. Occorrono degli atti materiali. Come accennavamo prima, gli enti del terzo settore di stampo religioso (come ad esempio la Caritas) scendono in campo quando lo Stato non riesce e non vuole intervenire nell’aiutare la parte della popolazione povera e impoverita. Così prosperano le mense, i dormitori o social-housing, fino a arrivare al micro-credito6 atto a ripristinare il commercio e dare fiducia al sistema capitalistico.

La domanda che sorge è: chi finanzia tutto questo? Ovviamente la cosiddetta parte ricca, a livello economico, della popolazione. Parliamo in pratica di quella che si divide la torta dei finanziamenti europei o statali, sbatte fuori gli affittuari per seguire il trend economico del momento – affitti a breve termine da destinare al turismo -, e impone prezzi dei beni di prima necessità e non solo tramite la Distribuzione Organizzata.

Secondo i razionalisti liberali, in buona o cattiva fede, la religione, nella società o Stato laico, non viene messa da parte ma ha un ruolo, sempre in linea teorica, subalterna all’entità statale. Il punto però è che di fronte alla pervasività sociale ed economica della religione, quest’ultima ha un rapporto alla pari con le istituzioni politiche e economiche. Non è, come erroneamente si pensa, una degenerazione del potere statale. Tutt’altro. È semplicemente una dimostrazione pratica di come i poteri culturali, sociali, economici siano uniti fra loro e collaborino attivamente nel mantenere privilegi e scale sociali ad hoc. Se dovessimo dirlo in termini anarchici, Stato, Capitale e Religione hanno un rapporto orizzontale dove la funzione di tale relazione è la sacralizzazione e feticizzazione del principio di proprietà e di gerarchia.

Appare così evidente che l’atto compiuto da Trantino nelle vesti di figura istituzionale mostri come il laicismo dello Stato non sia tanto prono ai diktat religiosi cristiani (in questo caso, vista la parte di mondo in cui viviamo) quanto, invece, legato strettamente al potere clericale e capitalistico.

Anche chi pretende di far uscire una figura di un Santo o una Santa dall’alveo religioso solo per attirare persone – soprattutto marginalizzate – dalla propria parte, fa un atto politicamente anti-emancipatorio e dà il fianco a quella società capitalistica desiderosa di mostrarsi “umana” nonostante «semini la morte, con la sua cattiva organizzazione, con la miseria che crea, con la mancanza d’igiene, le privazioni e l’ignoranza di cui soffrono gli individui. Sostenendo una tale società, gli uomini sono dunque la causa della loro stessa sofferenza e, invece di gemere davanti al destino, farebbero meglio a lavorare per migliorare le condizioni di esistenza in modo che la vita umana si sviluppi al suo massimo grado e alla sua massima intensità.»7

La traduzione parziale che presentiamo è tratta dal secondo tomo dell’Encyclopédie anarchiste. Abbiamo preferito usare “Laico, laicità” e non solo “Laico” in quanto nel testo redatto dall’anarchico Barbedette si passi dal parlare del personale laico all’interno delle Chiese alla laicità dello Stato.

Le parti non tradotte si riferiscono a episodi storici legati alla storia della Francia medievale, rinascimentale, illuministica, rivoluzionaria, ottocentesca e inizi del Novecento. Il motivo per non aver tradotto ciò è stato soltanto per evitare di appesantire la lettura e, al contempo, risaltare tutti i punti critici citati dall’estensore della voce.

 

Laico, laicità

di Lucien Barbedette8

In senso stretto, è laico ogni cristiano che non appartiene alla gerarchia ecclesiastica; da qui il nome di frati laici o laici, dato nei conventi a quegli imbecilli che non ricevono gli ordini sacri e si limitano a svolgere il ruolo di domestici [del clero]. Secondo il diritto canonico, le suore della carità, i fratelli delle scuole cristiane, tutti i monaci non tonsurati,9 così come l’esercito delle monache, rimangono nella categoria dei laici, nonostante gli immensi servizi che rendono al cattolicesimo. Per essere chierico, occorre aver ricevuto almeno gli ordini minori o la tonsura. Quest’ultimo grado non è che un segno di presa di possesso da parte delle autorità ecclesiastiche. Un tempo veniva conferito ai bambini nobili appena usciti dalla culla e destinati al clero. Come gli ordini minori, [l’esser laico] non comporta né il celibato né alcuno degli obblighi assunti dal sacerdote o dal semplice suddiacono.10 Questa condizione, però, evitava i processi presso i tribunali civili e, a volte, faceva ottenere benefici ecclesiastici – diventando persino cardinali.11 Oggi ha importanza solo per i seminaristi abbastanza stupidi o astuti da accettare di diventare docili funzionari del Vaticano.

Il termine laico ha assunto un significato ben diverso; serve a qualificare, ai nostri giorni, qualsiasi persona o cosa che non appartenga alla Chiesa. Pur non essendo sacerdoti, i frati ignoranti, i gesuiti in vestito corto,12 i conversi di ogni ordine, a volte persino i sacrestani pretendono di separarsi dal mondo profano per entrare nella tribù di Levi. Indossando la cuffia e il velo, le donne stesse si immaginano di diventare persone sacre, dimenticando che la Chiesa le ha escluse per sempre dalla sua gerarchia. Infatti, di fronte alla crescente ondata di incredulità popolare, e per lusingare la vanità di fedeli abbastanza sciocchi da servirli, le autorità ecclesiastiche accettano di riservare l’epiteto di laici agli uomini, alle dottrine o alle istituzioni che non traggono ispirazione dalle idee teocratiche. A leggere gli scrittori benpensanti, sembra che laico sia, per loro, sinonimo di criminale o di diabolico; di conseguenza, questo maldestro aggettivo non è più appropriato quando si tratta dei devoti servitori dei signori parroci.

«Quando la Chiesa era onnipotente, essa si era profondamente separata dalla massa popolare e aveva costituito una sorta di società a sé stante, con istituzioni speciali, proprie, e soprattutto non aveva trascurato di concedersi tutti i vantaggi che le sembravano idonei ad assicurare il suo dominio. In origine era stata povera, debole, popolare; diventata potente, cessò di essere liberale e protettrice come un tempo. Non c’è mai stato un governo più avido di potere né più geloso delle proprie prerogative [come la Chiesa]; e invece di rimanere popolare, mantenersi in quell’ambiente sociale fecondo e vivificante, si isolò sempre più, avendo cura di tracciare, per quanto possibile, delle linee di demarcazione tra sé e il popolo; non volle né portare lo stesso nome del popolo, né vivere la stessa vita. Vi è allora la condizione ecclesiastica e la condizione laica, due giurisdizioni, due tipi, se non due nature di beni, i primi con privilegi, i secondi con oneri, ecc. «Ogni laico», recita un antico regolamento, «che incontri per strada un sacerdote o un diacono, gli offrirà il proprio collo come appoggio13; se il laico e il sacerdote sono entrambi a cavallo, il laico si fermerà e saluterà riverentemente il sacerdote; se il sacerdote è a piedi e il laico a cavallo, il laico scenderà e risalirà solo quando l’ecclesiastico sarà a breve distanza, il tutto sotto pena di essere scomunicato per tutto il tempo che piacerà al metropolita.» Bisogna ammettere che la Chiesa e il clero hanno un po’ allentato la morsa da allora, ma non certo di loro spontanea volontà. Re e popoli hanno dovuto lottare successivamente e a turno per sfuggire a quel giogo che per secoli ha oppresso l’Europa nel corpo e nell’anima, in misura inaudita.» (Maurice Lachâtre, Le dictionnaire universel panthéon littéraire et encyclopédie illustrée. Tome Deuxieme, Administration de Librairie, Parigi, 1854, p. 256)

La Chiesa, piena di diffidenza per il semplice fedele, finché era padrona spingeva verso la tirannia, fino al punto di vietare l’insegnamento pubblico a chiunque non fosse chierico; adesso ha bisogno di quei laici tanto disprezzati. Si sa che i re di Francia erano ecclesiasti di Roma per diritto di nascita; chiunque oggi sia ricco o influente riveste la dignità di cameriere del papa o di cavaliere di un ordine romano. La gioventù dorata fornisce barellieri per Lourdes, istruttori per il catechismo, reclutatori volontari per tutte le opere sacerdotali. Così la prelatura riconoscente conferisce a questa schiera di chierichetti i titoli di crociati eucaristici, paggi di Cristo e cavalieri della croce.

Elevati al di sopra del vulgum pecus, questi ausiliari del clero occupano un posto ben definito, di fatto se non di diritto, nella gerarchia levitica che scende, a livelli successivi, dai cardinali ai volgari spioni della sacrestia.

È nel mondo dell’istruzione che la Chiesa si dichiara violentemente ostile allo spirito laico. Comprendendo che le menti adulte e normali non avrebbero potuto accettare il suo assurdo credo, rivendicò ben presto il diritto esclusivo di aprire scuole e istruire i bambini. Poi, una volta che le sue pretese vennero accolte, si guardò bene dal rendere la scienza accessibile al popolo. […]

E l’Università ha sempre dato prova, nei confronti del cattolicesimo, di una tolleranza che rasenta la servilità. Innumerevoli sono i credenti nell’istruzione secondaria e superiore; in tre quarti dei licei, il cappellano è il vero capo dell’istituto: e, per ottenere gli alti gradi accademici, sembra indispensabile frequentare la Chiesa, il Tempio o la Loggia. Chi viola la neutralità scolastica a favore delle idee cristiane è difeso in partenza; ma si perseguita senza tregua il nemico di tutti gli dei, antichi o nuovi che siano. Naturalmente, la morale tradizionale, il patriottismo, i pregiudizi razziali, ecc., fanno parte del corredo della laicità. […]

Nel suo straordinario libro Vers l’éducation humaine. La Laïque contre l’enfant, pubblicato nel 1911, Stephen Mac Say14 aveva perfettamente previsto questa evoluzione. E le sue critiche non hanno perso attualità dopo la tempesta del 1914–1918 – a riprova del fatto che non riguardavano vizi passeggeri, ma le piaghe durature del nostro sistema educativo. Ci sarebbe molto da citare: l’insensatezza dei programmi scolastici, i difetti insormontabili dei metodi pedagogici, gli obiettivi dichiarati o segreti dello Stato educatore.

«I soggetti laici ci sembrano meno incatenati perché, in realtà, lo sono attraverso una moltitudine di catene più sottili. L’enorme catena (comunque ben arrugginita) del cattolicesimo ci stringe maggiormente. Nella scuola cristiana si vede sempre Dio dietro l’uomo, al di là del vincolo del Dovere. Nella scuola laica, una leggera nebbia di dubbio nasconde, a volte, la divinità; ma il vincolo costituito dai molteplici filamenti la asservisce agli stessi oscuri imperativi. E non mi si venga a dire che questo spirito, ancora in vigore nei programmi, è in via di estinzione e che con la religione della causa prima15 scomparirà la «base esterna» (fondata a sua volta sulla fede) della morale. Risponderò che la laicità è consapevole del fatto che «pretendere di piegare il bambino al giogo della disciplina e dell’obbedienza, creare in lui un principio che lo induca ad accettare volontariamente la legge del lavoro e del dovere e non chiedere questa forza alla religione, significa tentare un’impresa impossibile,» che non è irreligiosa, ma religiosa in modo diverso, e che non è colpa sua se l’influenza della religione diminuisce non appena il suo assoluto si umanizza. Man mano che questo punto d’appoggio crolla, si fonda il dogma del Dovere nel cielo ipotetico di una nuova religione e la Patria sarà il primo Dio della decadenza».

E poi quali intuizioni penetranti sul soffocamento sistematico dell’iniziativa nel bambino:

«Il suo povero corpo esuberante è preda di regolamenti e divieti. Si muove solo al comando. Sono le otto. Un fischio. Come uno stormo di passeri che volano, i bambini interrompono i loro giochi. Su due file, la colonna varca la soglia della scuola. Si fa improvvisamente silenzio. Le teste si chinano. Saluto deferente al caporale pedagogo e al tempio scolastico. Gli alunni si fanno strada verso i banchi e, al segnale, si siedono. Docili, almeno in apparenza, all’orario imposto dalla volontà del maestro, si adeguano alle lezioni che, negli stessi giorni, negli stessi momenti, assorbono i loro sforzi. Scrivono a comando, recitano a comando, spostano libri e quaderni a comando. »

Così il bambino di sei anni, molto aperto il primo giorno, sarà chiuso il giorno dopo e completamente spento dopo una settimana di scuola… Non che gli educatori siano sempre da condannare. Stephen Mac Say l’ha ben visto non appena [gli educatori] vogliono ribellarsi alla routine. Essi vengono assaliti da numerose difficoltà: le materie del programma e il controllo dei presidi, degli ispettori, della burocrazia, delle famiglie – generalmente tradizionaliste. Nelle nostre scuole laiche, il margine di manovra individuale sembra singolarmente limitato per l’insegnante; è impossibile impartirvi un’educazione veramente umana. Ma occorrerebbero risorse che non abbiamo per fondarne altre – animate dallo spirito che desideriamo. Non disperiamo tuttavia: è soprattutto dalla nostra inerzia che deriva il trionfo dei nostri avversari.

 

Note

1Il bacio del Sindaco al teschio di Sant’Agata divide i social: tra devozione, ironia e polemiche–Il bacio del Sindaco al teschio di Sant’Agata divide i social: tra devozione, ironia e polemiche, Catania Today, 18 Luglio 2026. Link

2Nel periodo medievale si pensava che le reliquie corporali dei santi e delle sante compissero miracoli. In Jacques Le Goff e Nicolas Truong, Il corpo nel Medioevo, trad. it. a cura di Fausta Cataldi Villari, Laterza Editori, Roma-Bari, 2005, gli autori scrivono che «il santo medievale possiede anch’egli un potere che passa attraverso il corpo e si rivolge prevalentemente ai corpi. Come scrive Peter Brown, il santo è un «morto anomalo»: il suo cadavere e la sua tomba guariscono i malati che vi si accostano e riescono a toccare parti delle sue spoglie, divenute reliquie corporali, o il suo sepolcro. La sua efficacia si esercita soprattutto nei confronti del corpo: guarigione delle malattie, risanamento degli storpi e in particolare dei corpi deboli e a rischio, come quelli di bambini appena nati, partorienti, vecchi.» (op. cit., p. 130)

3Peter Brown, Il culto dei santi. L’origine e la diffusione di una nuova religiosità, trad. it. a cura di Luciana Repici Cambiano, Einaudi, Torino, 1983, p. 22

4Albert Libertad, Il culto della carogna e altri testi tratti da l’Anarchie, trad. it. Melina Di Marca, Edizioni Anarchismo, Catania, Marzo 1981, pp. 13-15

5Gli enti del terzo settore sono delle organizzazioni senza scopo di lucro che perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale nell’interesse generale. In Italia sono state normate dal decreto legislativo n. 117 del 2017.

6Vedasi il progetto Mi fido di Noi della Caritas. Link

7Albert Libertad, op. cit., p. 18

8Lucien Barbedette, nato nel 1890, conseguì la maturità a ventitré anni e poi una laurea in lettere e filosofia e una in scienze naturali. Nel 1919 fu nominato professore al liceo di Luxeuil-les-Bains (Haute-Saône); lì insegnava filosofia e storia e, se necessario, anche greco e latino. Antoine Perrier, che lo conobbe negli anni 1923-1925, lo descrisse così: «di bassa statura, ulteriormente rimpicciolita da un semplice mantello che arrivava quasi a terra e da un cappello a bombetta calato su una testa illuminata da piccoli occhi vivaci, dietro grossi occhiali, e prolungata da una lunga barba fulva.» Eccellente pedagogo, «possedeva l’arte di insegnare e sapeva suscitare l’interesse dei suoi allievi», disse uno di questi su di lui. Nella conduzione delle sue lezioni non vi era nulla di dogmatico e queste erano impartite attraverso una conversazione amichevole; gli argomenti trattati venivano presentati sotto diversi aspetti e gli allievi, pochi, è vero, a quell’epoca in un corso di filosofia – una decina al massimo –, erano invitati a discuterne. Nel 1925 era membro, insieme ad altri anarchici – tra cui L. Rimbault e V. Spielman – del consiglio di amministrazione dell’associazione Les Compagnons de la pensée, i cui presidenti erano Han Ryner e J. H. Rosny, e che pubblicava il mensile La Houle (Lione, 1926-1928), dedicato essenzialmente alla difesa degli intellettuali di lingua francese. All’inizio degli anni ’30 Lucien Barbedette era membro onorario dell’Union des Intellectuels Pacifistes (UIP), il cui presidente era Gérard de Lacaze-Duthiers, la vicepresidente Lucie Caradek e il segretario Louis Fillet. L’UIP pubblicò il giornale La Clameur (almeno 14 numeri dal novembre 1932 all’aprile 1936), il cui responsabile era René de Sanzy. Barbedette morì a causa di una crisi cardiaca nel 1942. Fonte principale: Les Anarchistes, dictionnaire biographique du mouvement libertaire francophone, Atelier/Éditions ouvrières, Ivry-sur-Seine, 2014, voce Lucien Barbedette.

9Nota del blog. Vedere la voce di wikipedia Tonsura. Link qui.

10Nota del blog. Vedere la voce di wikipedia Suddiacono. Link qui.

11Nota del blog. L’autore si riferisce a quel ruolo che, prima della riforma del codice canonico del 1917, veniva chiamato cardinale laico. Questo ruolo prevedeva il ricevimento degli ordini minori, ovvero che potevano svolgere servizi per la Chiesa ma senza l’ordinazione sacramentale dei preti e vescovi. Il ruolo di “cardinale laico,” quindi, era per ribadire, a livello pubblico o di una comunità di credenti, una posizione di potere e prestigio.

12Nota del blog. Definizione francese antica con cui si definivano i laici affiliati ai gesuiti.

13Nota del blog. Il laico doveva salutare per primo e col capo chino il sacerdote.

14Nota del blog. Anarchico e docente francese, Mac Say collaborò con diversi giornali anarchici. I suoi scritti principali riguardavano l’educazione, la salute e la difesa degli animali.

15Nota del blog. Per giustificare l’esistenza di Dio, Tommaso d’Aquino riprese ne Le cinque vie per dimostrare l’esistenza di Dio la Fisica di Aristotele. Per il teologo cristiano, «la seconda via parte dalla nozione di causa efficiente. Troviamo nel mondo sensibile che vi è un ordine tra le cause efficienti, ma non si trova, ed è impossibile, che una cosa sia causa efficiente di se medesima; ché altrimenti sarebbe prima di se stessa, cosa inconcepibile. Ora, un processo all’infinito nelle cause efficienti è assurdo. Perché in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell’intermedia, e l’intermedia è causa dell’ultima, siano molte le intermedie o una sola; ora, eliminata la causa è tolto anche l’effetto: se dunque nell’ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neppure l’ultima, né l’intermedia. Ma procedere all’infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente; e così non avremo neppure l’effetto ultimo, né le cause intermedie: ciò che evidentemente è falso. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.» (La Somma Teologica, I, q. 2, trad. it. a cura dei Domenicani italiani, edizione Adriano Salani, Città di Castello, 1964) Mac Say riprende questo concetto per ribadire come la religione cristiana non metta in discussione la laicità dello Stato – quest’ultima basata a sua volta su un atto di fede religioso.

La laicità dello Stato ©, .

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Grosse Ehre der USKA durch die ETH Zürich

Seit Dezember 2025 ist das HBradio ein fester Bestandteil der E-Periodica in der ETH-Bibliothek.

Nach rund 2-jähriger Vorarbeit war die ETH überzeugt, dass die Qualität des HBradio die hohen Ansprüche der Hochschule erfüllt. Das bedeutet eine grosse Ehre für die USKA, für ihr reichhaltiges Wissen und auch dasjenige ihrer Mitglieder. Nun wird dieses Wissen weltweit für jedermann kostenlos zugänglich gemacht.

Das HBradio ist ab Nr. 1/2008 bis 3/2026 im Tiff-Format aufgeschaltet; es können einzelne Seiten oder ganze Hefte heruntergeladen und wenn gewünscht ausgedruckt werden. Das neueste Heft bleibt jeweils für einen Monat gesperrt und ist in dieser Zeit nur für USKA-Mitglieder über www.uska.ch zugänglich.

Der Hefte des old man (1932 – 2007) ist in der E-Periodica nicht verfügbar, da wohl alle Hefte gescannt sind, deren Qualität aber nicht ausreichend ist. Für Interessenten sind sämtliche Hefte des old man im sog. USB-History-Stick enthalten, der im USKA-FanShop für CHF 48 Franken bei shop@uska.ch bezogen werden kann.

Dieser USB-Stick enthält zusätzlich zum old man auch sämtliche Hefte des HBradio; ist also ein Nachschlagewerk über mehr als 90 Jahre USKA-Geschichte.

Zum HBRadio-Archiv der ETH

Published: HB9HGH 2026-08-21 18:33:22

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GNU Taler news: Book chapter on Taler as sCBDC technology published

The recently published Springer book "Tokenisation of Money: From Fiat Currencies to Stablecoins" includes the chapter "Taler as a synthetic Central Bank Digital Currency" by Christian Grothoff, Mikolai Gütschow and Valentin Seehausen. It discusses the potentials and benefits of GNU Taler as a technological enabler for privately issued CBDCs.
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Artemis Mission Patches

A NASA jacket containing Artemis I and II mission patches, along with other NASA patches hangs on the back of a chair on Thursday, Aug. 6, 2026, inside Firing Room 1 of the Rocco A. Petrone Launch Control Center at NASA’s Kennedy Space Center in Florida during a terminal countdown simulation for the Artemis III mission.

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GNUnet News: GNUnet 0.29.0

GNUnet 0.29.0 released

We are pleased to announce the release of GNUnet 0.29.0.
GNUnet is an alternative network stack for building secure, decentralized and privacy-preserving distributed applications. Our goal is to replace the old insecure Internet protocol stack. Starting from an application for secure publication of files, it has grown to include all kinds of basic protocol components and applications towards the creation of a GNU internet.

This is a new major release. The release addresses a couple of regressions and general instability of the transport subsystem. Major versions may break protocol compatibility with the 0.28.X versions. Please be aware that Git master is thus henceforth (and has been for a while) INCOMPATIBLE with the 0.28.X GNUnet network, and interactions between old and new peers will result in issues. In terms of usability, users should be aware that there are still a number of known open issues in particular with respect to ease of use, but also some critical privacy issues especially for mobile users. Also, the nascent network is tiny and thus unlikely to provide good anonymity or extensive amounts of interesting information. As a result, the 0.29.0 release is still only suitable for early adopters with some reasonable pain tolerance .

Download links

  • gnunet-0.29.0.tar.gz ( signature )
  • The GPG key used to sign is: 3D11063C10F98D14BD24D1470B0998EF86F59B6A

    Note that due to mirror synchronization, not all links might be functional early after the release. For direct access try http://ftp.gnu.org/gnu/gnunet/

    Changes

    A detailed list of changes can be found in the git log, the NEWS.

    Known Issues

    • There are known moderate implementation limitations in CADET that negatively impact performance.
    • There are known moderate design issues in FS that also impact usability and performance.
    • There are minor implementation limitations in SET that create unnecessary attack surface for availability.
    • The RPS subsystem remains experimental.

    In addition to this list, you may also want to consult our bug tracker at bugs.gnunet.org which lists about 190 more specific issues.

    Thanks

    This release was the work of many people. The following people contributed code and were thus easily identified: Christian Grothoff, Florian Dold, TheJackiMonster, and Martin Schanzenbach.

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HELO

✇unit
di: Unit

HELO
Proteggi i tuoi cavi
Benedici il mio segnale
E rimetti ai nostri trasformatori
come noi li rimettiamo ai nostri sensori
affinché siano precisi e affidabili
non indurci in tensione e liberaci dall'elettricità statica
E dalle notifiche
RAMEN

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Ancient Milky Way Merger

About 12 billion years ago, a dwarf galaxy known as LKH collided with a young Milky Way and merged with it. This artist’s concept portrays that collision. NASA’s Hubble Space Telescope uncovered definitive evidence of this collision by studying globular star clusters.

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Colorful Collage of Tarantula Nebula

Like a collage made of layered sheets of colored cellophane, a vibrant new image layers observations of a famous star-forming nebula from NASA space telescopes. The resulting cosmic “craft” reveals new details about the star formation region known as 30 Doradus, or the Tarantula Nebula.

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URBAN DOWNHILL IBIZA IN AFTER 😴🍾

💾

Ibiza è pinea di scale e abbiamo deciso di fare questa vacanza per fare 24h in urban downhill in una delle città più famose per fare party! Chiaramente tutto senza dormire, in after.

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Nel video sono presenti inserimenti a scopo commerciale di Insta360.
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poke @ Savannah: GNU poke 5.0 released

I am happy to announce a new major release of GNU poke, version 5.0.

GNU poke 5.0 release is now available at
https://ftp.gnu.o ... e/poke-5.0.tar.gz

The tarball is signed and you can get the PGP signature at
https://ftp.gnu.o ... ke-5.0.tar.gz.sig

  GNU poke (http://www.j ... rch.net/poke) is an interactive, extensible
  editor for binary data.  Not limited to editing basic entities such
  as bits and bytes, it provides a full-fledged procedural,
  interactive programming language designed to describe data
  structures and to operate on them.

I'd like to thank everyone who contributed to this release through code,
documentation, or testing.

What is new in this release:

User interface updates


  • Now hyperlink server can bind to a user-specified port for listening to

commands (-p, --hserver-port).

Poke Language updates


  • Floating-point arithmetic is now supported on uint<32>/uint<64> types.

  uint<32> will be interpreted as a single-precision floating-point number
  and uint<64> will be interpreted as a double-precision floating-point
  number as defined per the IEEE 754 standard.
  The following expressions are now supported:

    - Addition:       a .+  b
    - Subtraction:    a .-  b
    - Multiplication: a .*  b
    - Division:       a ./  b
    - Ceil-devision:  a ./^ b
    - Exponentiation: a .** b
    - Remainder:      a .%  b
    - Post-increment: a.++
    - Pre-increment:  .++a
    - Post-decrement: a.--
    - Pre-decrement:  .--a
    - Negation:      .-a

    - Less-than:                a .<  b
    - Less-than-or-equal-to:    a .<= b
    - Greater-than:             a .>  b
    - Greater-than-or-equal-to: a .>= b
    - Equal-to:                 a .== b
    - Not-equal-to:             a .!= b


Poke Runtime updates


  • Thanks to the great work of David Faust, poke now supports reactive IO

  spaces!  Extent of a PVM value mapped in a given IO space will be tracked
  and values will be re-mapped only if a write happens in their extent; which
  is a big performance win for read-intense programs.

  • A bunch of undefined behavior (UB) releated to left-shifts has been fixed.


  • Improved human-readable message of E_conv exception when verifying

  length/size of an array with dynamic bound(s) to help the user to
  understand the mistake.

Poke compiler updates


  • Now poke can properly handle writes to nested integral struct/unions

  fields.  Previously write to nested fields of integral structs did not
  materialize in IO space.

Standard Poke Library updates


  • Closure's pretty printer now adds closure's name (identifier) to output.


  • Two new functions to calculate square root of single and double precision

  floating point numbers: sqrtf and sqrtd.
  They accept uint<32> and uint<64> respectively as the IEEE 754 single and
  double precision floating-point numbers.

libpoke updates


  • Version of DSO is bumped to 2.0.0, and from this release onward, we try

  to not break the ABI, and bump the version components according to the
  libtool's recommendation (when needed).

  • To be able to keep the ABI backward-compatibility promise, all public APIs

  are now accepting either pk_compiler or pk_val.  This is the first step
  toward removing global state from libpoke to be able to have multiple
  instances of libpoke in a single process (and also to be able to accomplish
  thread-safety). We're not there yet, but we'll be there some day (hopefully
  soon)!

IO subsystem updates


  • IOS_F_TRUNCATE has been re-introduced (it was removed after release of

  poke 1.0 by the rationale that it's not that useful of a flag.  Turns
  out it's quite useful to start from an empty file when assembling binary
  files from scratch using poke.

Pickles updates


  • Improved ustar pickle and add tests.  Method get_last_mod_time has been

  fixed and the following methods has been added:
  get_{file,owner_user,group}_name.

  • Improved time pickle to print date and time properly (zero-padded), and

  also add ptime_str function to get date/time information as a string.

Platform supports


  • We tried to improve MinGW compilation situation by importing more Gnulib

  modules, but we still cannot have poke executable for MinGW platform.
  Help is very much appreciated in this area!

Documentation updates


  • Thanks to people who actually read the reference manual, this release

  includes a bunch of corrections to the documentation! Cheers to them!


Happy poking!
Mohammad-Reza Nabipoor

  •  

La rara intervista a Calderone i quattro ragazzi uccisi da Santapaola

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Una rara intervista ad Antonino Calderone, storico collaboratore di giustizia di Cosa Nostra, riporta alla luce una delle pagine più atroci della mafia catanese: l’uccisione di quattro ragazzini del quartiere San Cristoforo, sospettati di aver scippato la madre di Nitto Santapaola.

Calderone racconta di aver trovato i ragazzi legati all’interno di una stalla nella tenuta di Francesco Scinardo, a Mazzarino. Dopo l’arrivo di Salvatore “Turi” Santapaola, riconosciuto dai prigionieri, sarebbe prevalsa la decisione di eliminarli. Uno dei ragazzi aveva appena dodici anni ed era così piccolo da non arrivare al finestrino dell’automobile.

Nell’intervista Calderone ammette la propria partecipazione, racconta di aver tentato inutilmente di impedire il delitto e descrive il peso portato per dieci anni prima di confessare tutto a Giovanni Falcone. Una testimonianza drammatica che pone anche un interrogativo sul significato del pentimento e sulla differenza tra ravvedimento personale e collaborazione con la giustizia.

Cosa troverai in questo video:

• L’ingresso di Nitto Santapaola nella famiglia mafiosa di Catania
• Il rapporto tra Santapaola e i fratelli Giuseppe e Antonino Calderone
• La testimonianza di Calderone al Maxiprocesso Ter
• Il sequestro dei quattro ragazzini di San Cristoforo
• Il racconto della notte trascorsa nella tenuta di Mazzarino
• La decisione di uccidere i ragazzi dopo il riconoscimento di Turi Santapaola
• L’ammissione delle responsabilità da parte di Antonino Calderone
• La confessione resa a Giovanni Falcone
• Il rapporto tra Calderone e il magistrato
• La reazione del collaboratore di giustizia alla strage di Capaci
• La distinzione tra pentimento e collaborazione con la giustizia

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• Questo video è frutto di ricerca giornalistica e utilizza solo fonti pubbliche e accessibili.
• Alcune immagini o brevi spezzoni video sono riprodotti per finalità di cronaca, critica, commento o informazione ai sensi dell'art. 70 LDA.
• Le ricostruzioni hanno esclusivamente scopo divulgativo.
• Non vengono promossi comportamenti contrari alla legge.
• Questo contenuto NON costituisce pubblicità né contiene contenuti sponsorizzati.
  •  

Impostare il firewall con Fail2Ban

Fail2ban ispeziona i log file (ad es. /var/log/apache/error_log) e banna IPs che mostrano un comportamento sospetto -- troppe password sbagliate, tentativi di  exploits, etc. Generalmente Fail2Ban è quindi usato per aggiornare le regole del  firewall al fine di rigettare gli indirizzi IP durante un intervallo di tempo settabile, benchè ogni altra azione (come l'invio di una mail di notifica) può anche altresì essere impostata. Tra le altre cose Fail2Ban mette a disposizione dei filtri per diversi servizi come apache, courier, ssh, etc.

Mostrerò brevemente come installare e configurare fail2ban per rigettare le connessioni di IP sospetti, specialmente quelli riguardanti la patch qmail-dnsrbl. Ciò evita di essere bannati noi stessi da spamhaus, che è gratuito solo fino a 100.000 query al giorno.

fail2ban richiede che si abbia un firewall come nftables o iptables attivo.

Changelog

  • Aug 16, 2026
    - Fail2Ban upgraded to v. 1.1.1 (changelog)
  • Nov 8, 2025
    - qmailadmin log file is now /home/vpopmail/log/qmailadmin-auth.log
  • Mar 14, 2025
    - dovecot filter updated for dovecot 2.4

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Teto Bluetooth Speaker con pezzi di recupero - Prima Parte con xTool M2 Laser Printer

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00:00 - Altoparlante Bluetooth a tema UTAU
01:21 - Unboxing xTool M2
04:19 - Installazione del modulo laser da 20W
04:52 - Prima calibrazione e configurazione Wi-Fi
06:23 - Preparazione della testina di stampa Inkjet
07:22 - Preparazione del legno e setup del software
09:32 - Stampa Inkjet e taglio laser su legno
10:39 - Test sensore anticollisione
14:46 - Assemblaggio del pannello altoparlante
15:13 - Creazione di sticker personalizzati
17:15 - Creazione di action figure in legno
18:02 - Incisione laser su oggetti cilindrici (Valvola)
18:35 - Conclusioni e saluti finali
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#xTool #m2 #LaserEngraving #MVVblog #xtoolm2 #adv
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Notfunk in Kolumbien: Bitte Frequenzen freihalten!

Nach dem schweren Erdbeben in Kolumbien sichern Funkamateure die Notfallkommunikation. Die IARU bittet weltweit um Funkdisziplin.

Weil die kommerzielle Mobilfunk- und Datennetze in den betroffenen Regionen sofort zusammenbrachen, übernahmen Funkamateurinnen und Funkamateure die lebenswichtige Verbindung für Rettungsorganisationen in Kolumbien.

Relaisstationen mit Solarpanels

Faber Mosquera, HK6F, Notfunkkoordinator der Liga Colombiana de Radioaficionados (LCRA), koordiniert den Einsatz landesweit. Freiwillige der Liga Radio Quindío stiegen auf den 3600 Meter hohen Cerro Campanario, um Relaisstationen mit Solarpanels und Akkus wieder in Betrieb zu nehmen. Dieser Standort versorgt den Amateurfunk und die regionalen Katastrophenschutzbehörden.

Manuelle Umschaltung

Mitglieder der Asociación de Radioaficionados del Eje Cafetero waren während der Erdstösse direkt an ihrer Relaisstation vor Ort. Weil die Notstromautomatik versagte, schalteten die Techniker das Aggregat manuell zu. Nach 15 Minuten liefen die eigenen Relais sowie die Funktechnik der Partnerorganisationen wieder.

«Unverzichtbare Arbeit»

Carlos Alberto Santamaria González, CO2JC, Notfunkkoordinator der IARU-Region 2, lobt den Einsatz: «Die kolumbianische Amateurfunkgemeinschaft leistet unverzichtbare Arbeit. Sie stellt ihre Kommunikationssysteme und personellen Ressourcen für Rettung, Bergung und Personensuche bereit.»

Die IARU-Region 2 bittet Funkamateur/-innen weltweit, die folgenden Notfunkfrequenzen zwingend freizuhalten:

(3985 kHz)
7060 kHz
(7240 kHz)
(7275 kHz)
14300 kHz
21360 kHz
(sowie lokal 146.520 MHz).

Quelle: ARRL

Published: HB9HGH 2026-08-16 15:13:48

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FreeBSD 14.5-BETA2 Available

The second BETA build for the FreeBSD 14.5 release cycle is now available. ISO images for the amd64, i386, armv7, aarch64, powerpc, powerpcspe, powerpc64, powerpc64le, and riscv64 architectures are FreeBSD mirror sites.
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Nasce “Le Avventure di Aippy”, la nuova collana educativa di AIP Edizioni

L’Associazione Italiana Prepper è lieta di annunciare l’uscita di “Le Avventure di Aippy – Il Grande Blackout”, il primo volume della nuova collana editoriale dedicata alla preparazione alle emergenze per bambini in vendita su Amazon.

Pensata per accompagnare i più giovani alla scoperta della sicurezza e della resilienza con un linguaggio semplice, positivo e mai allarmistico, la collana ha come protagonista Aippy, una simpatica aquila esploratrice che, insieme ai suoi amici, aiuta i bambini a comprendere come affrontare piccoli e grandi imprevisti quotidiani.

Nel primo volume, dedicato al blackout domestico, i giovani lettori imparano l’importanza di mantenere la calma, cercare una fonte di luce sicura, risparmiare energia, comunicare correttamente e aiutare chi si trova in difficoltà.

Il libro unisce racconto, illustrazioni, missioni, giochi, tavole da colorare e attività da realizzare con un adulto. Non si limita quindi a trasmettere nozioni, ma coinvolge attivamente i bambini, stimolando osservazione, autonomia, capacità decisionale e collaborazione familiare.

Con “Le Avventure di Aippy”, AIP Edizioni inaugura un progetto educativo più ampio, pensato per avvicinare bambini, famiglie, scuole e gruppi educativi ai temi della prevenzione e della preparazione consapevole.

Perché essere preparati non significa avere paura, ma imparare ad affrontare ogni situazione con maggiore calma, sicurezza e responsabilità.

L'articolo Nasce “Le Avventure di Aippy”, la nuova collana educativa di AIP Edizioni proviene da Associazione Italiana Preppers.

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Idea Luminosa con xTool M2

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Retevis RM15: 6 Watt, IP68 e GALLEGGIANTE! Ma si può usare in Italia?

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Oggi proviamo la Retevis RM15, una VHF marina portatile progettata per l’utilizzo in ambiente nautico.
È una radio da 6 Watt, con 88 canali, certificazione IP68, batteria da 2000 mAh e soprattutto una caratteristica molto interessante: galleggia in acqua!
Durante il video vediamo da vicino la radio, le sue caratteristiche, la qualità costruttiva, le funzioni e parliamo anche della normativa italiana relativa all’utilizzo delle VHF marittime.

⚠️ ATTENZIONE: questa è una VHF marittima e non una PMR446. L’utilizzo in Italia è soggetto alla normativa relativa al servizio radioelettrico marittimo e alle autorizzazioni previste.

Link al prodotto RM15: https://s.click.aliexpress.com/e/_c4bFxCP5

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中华榫卯扇形插肩榫 #woodworking

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生活百般滋味,人生需要笑对!
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Politiche antimigratorie nell’Argentina di Milei

Traduzione degli articoli
– Argentina endurece su ley migratoria: Milei expulsará y prohibirá la entrada a quienes “agravien” al país
–Expulsiones exprés: alerta migrante ante el DNU 681

Il presidente dell’Argentina, Javier Milei, ha vietato, con un decreto legge, l’ingresso nel Paese agli stranieri che abbiano offeso gli argentini, nonché la loro espulsione qualora si trovino già sul territorio.

Il Governo argentino prosegue la sua denuncia contro una presunta campagna “anti-Argentina” dopo i Mondiali di calcio di quest’anno. Il decreto, pubblicato questo giovedì (30 Luglio, ndt) sul Bollettino Ufficiale, modifica la Ley de Migraciones (trad.: Legge sull’Immigrazione) e introduce nuovi articoli per negare l’ingresso nel territorio argentino e revocare i permessi di soggiorno già concessi.

In questo provvedimento il Governo afferma che negli ultimi tempi «sono aumentati considerevolmente i messaggi di odio e gli atti di ostilità e disprezzo rivolti specificamente contro il popolo argentino, la sua cultura e la sua identità nazionale». Aggiunge che tali comportamenti rappresentano «un rischio per tutti gli argentini» e incidono «sulle condizioni di convivenza armoniosa e di pace sociale.»

L’Esecutivo chiarisce che «in nessun caso potranno rientrare» in queste disposizioni «quelle espressioni di dissenso ideologico o di critica politica, accademica o civica che costituiscano un legittimo esercizio dei diritti sanciti dalla Costituzione». Poche ore prima della pubblicazione del decreto, l’Ufficio del Presidente ha diffuso un comunicato in cui sottolineava che «la difesa della nazione, dei suoi cittadini e dei suoi simboli non è negoziabile».

Milei insiste su una presunta campagna «anti-Argentina»

«Chi attacca la Repubblica Argentina non è benvenuto nel nostro Paese», ha affermato il governo di Milei. Questa decisione fa seguito alle denunce dello stesso esecutivo riguardo una presunta «campagna anti-Argentina» scaturita dalle critiche formulate sui social network dopo la finale dei Mondiali, in cui l’Argentina ha perso contro la Spagna.

Milei ha affermato che lo scorso 26 Luglio il governo brasiliano avrebbe finanziato parte di questa presunta campagna, con l’appoggio del Messico e del Partito Democratico degli Stati Uniti. La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha negato l’esistenza di una campagna del suo governo contro l’Argentina.

Mercoledì (29 Luglio, ndt) il ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno ha citato, nell’ambito di questa presunta campagna, i post di personaggi quali la cantante spagnola Rosalía, giunta oggi (30 Luglio, ndt) a Buenos Aires per iniziare il tour di concerti in Argentina, e gli attori Samuel L. Jackson e Javier Bardem. Le critiche diffuse sui social da parte di questi personaggi, che l’algoritmo ha contribuito a rendere virali, erano incentrate sulle accuse di razzismo e presunti favori arbitrali a favore dell’Argentina durante i Mondiali.

Analisi e impatto della Ley de Migraciones

Il Governo, tramite il Decreto de Necesidad y Urgencia (trad.: Decreto di Necessità e Urgenza (DNU)) n. 681/2026, ha modificato in modo sostanziale la Ley de Migraciones n. 25.871. La nuova normativa autorizza la Dirección Nacional de Migraciones (trad.: Direzione Nazionale delle Migrazioni (DNM)) a revocare i permessi di soggiorno ed espellere dal Paese i cittadini stranieri accusati di incitamento all’odio o di aver offeso i simboli nazionali. La normativa ha suscitato una reazione immediata e uno stato di allerta presso le comunità di migranti e le organizzazioni per i diritti umani – che mettono in guardia contro la discrezionalità, l’incostituzionalità e l’uso politico della misura.

ANRed ha parlato con Iber Mamani, esponente di spicco della comunità boliviana in ambito migratorio, e con il dottor Acosta, avvocato penalista con studio a Villa Celina, una delle zone con la maggiore concentrazione di popolazione migrante dell’area metropolitana [di Buenos Aires].

Il migrante come «carne da cannone» e il bavaglio istituzionale

Da una prospettiva territoriale, Iber Mamani ha sottolineato che l’attuazione del decreto genera uno stato di vulnerabilità e incertezza tra le persone migranti. Secondo lui, il presidente Javier Milei «sta sfruttando la campagna anti-argentina per far credere di essere un difensore della patria, ma allo stesso tempo si contraddice quando promuove una legge per l’extranjerización1 delle terre».

Per il militante sociale, la misura va oltre la presunta tutela della sovranità e il decreto d’urgenza viene utilizzato per stigmatizzare le comunità, usandoli come «carne da cannone» di fronte all’erosione politica e sociale del governo. «Tra gli obiettivi di questo decreto vi è quello di mettere un bavaglio a quanti di noi militano per i diritti umani e denunciano il vero razzismo e la xenofobia presente in Argentina», ha affermato Mamani.

Ambiguità giuridica: il pericolo della libera interpretazione

L’inquietudine a livello territoriale su chi e come verrà applicata la nuova normativa trova eco nell’analisi giuridica. Il dott. Acosta ha avvertito della mancanza di precisione tecnica nella stesura del testo ufficiale. «La legge, con questa modifica, non specifica azioni particolari e lascia che tale criterio sia lasciato all’interpretazione della DNM e, eventualmente, dei giudici,» ha spiegato.

Riguardo al peso che la DNM acquisisce con questa norma, il giurista ha precisato: «Sì, il DNU intende dare lo status di sentenza definitiva alle deliberazioni dell’ente preposto per la migrazione. Ma la legge ci fornisce gli strumenti per esercitare la nostra difesa, poiché potremmo trovarci di fronte a un errore dell’autorità migratoria e chiederne quindi la revisione.»

Di fronte a un’accusa formale, l’autorità valuterà se la condotta dello straniero rientri nella definizione di «odio», un termine ampio che comprende concetti quali avversione, disprezzo o fobia, secondo quanto stabilito dalla RAE (Real Academia Española). Per quanto riguarda l’oltraggio ai simboli nazionali, il penalista ha chiarito che non si tratta di un reato nuovo nell’ordinamento giuridico: «L’articolo 222 del Codice Penale argentino prevede già una pena detentiva da 1 a 4 anni per chi offende la bandiera; semplicemente ora viene applicato alla legge sull’immigrazione tramite il DNU».

Giusto processo, difesa e incostituzionalità

Di fronte alla possibilità che lo Stato applichi sanzioni amministrative ed espella le persone dal Paese, Acosta ha rassicurato che le garanzie del giusto processo rimangono in vigore. In caso di una notifica, lo straniero ha il diritto di conoscere nei dettagli l’accusa — data, ora e azione specifica — per esercitare la propria difesa, poiché spetta allo Stato l’onere della prova.

«Gli strumenti che la legge continua a fornirci sono gli stessi: la presentazione di un ricorso gerarchico o diretto2 al DNM e, eventualmente, la richiesta di revisione giudiziaria», ha spiegato. Un punto chiave per rassicurare le comunità è che l’espulsione non diventa automaticamente definitiva: la presentazione di un ricorso sospende la decisione della DNM fino alla sua risoluzione definitiva.

Sebbene l’avvocato abbia respinto l’ipotesi che il decreto violi la libertà di espressione — dato che esclude esplicitamente la critica dei cittadini e il dissenso ideologico —, ha sottolineato che questa è la principale strategia di difesa legale nel ricorso di incostituzionalità presentato contro il DNU. «Vi è una posizione quasi unanime di costituzionalisti e avvocati difensori secondo cui non vi era né la necessità né l’urgenza tali da giustificare l’emanazione di un decreto del genere. Questa legge non segue l’iter previsto dalla nostra Costituzione, ovvero attraverso il Congresso», ha concluso.

La resistenza continua: dai quartieri ai tribunali internazionali

Di fronte all’entrata in vigore della nuova norma, la risposta sul territorio si articola come la continuazione di un piano di lotta preesistente. Mamani ha spiegato che la resistenza comunitaria si sta costruendo «giorno dopo giorno con l’impegno militante» a partire dalla condanna del decreto 366/2025 – normativa che ha dato il via alle modifiche restrittive della Ley de Migraciones.

Di fronte a questo nuovo attacco istituzionale, le organizzazioni hanno deciso di mantenere e rafforzare il proprio piano d’azione su due fronti simultanei.

A livello locale, hanno intensificato le politiche di informazione, consulenza e accompagnamento nelle procedure di regolarizzazione attraverso il sistema RaDEx.3

A livello internazionale, hanno riattivato le rivendicazioni presentando denunce, richieste di relazioni e istanze di audizioni dinanzi agli organismi internazionali per i diritti umani, in attesa di una presa di posizione ufficiale che fermi le misure attuate dall’Esecutivo.

Note del blog

1È un processo socio-economico dove i beni o le risorse di un paese passano sotto il controllo o la proprietà di entità straniere. Questi beni possono includere imprese, terreni, risorse naturali, immobili e altro ancora. Tale processo si può manifestare in vari modi come l’acquisizione di imprese locali da parte di società straniere, l’acquisto di terreni da parte di investitori stranieri o lo sfruttamento delle risorse naturali da parte di aziende internazionali.

2Impugnazione di un qualsiasi atto amministrativo dinanzi all’organo superiore gerarchico dell’autorità che lo ha emanato.

3Il RaDEx (Radicación a Distancia de Extranjeros) è il sistema utilizzato dalla Dirección Nacional de Migraciones argentino che permette agli stranieri di iniziare le pratiche per la residenza temporanea o permanente nel Paese sudamericano.

Politiche antimigratorie nell’Argentina di Milei ©, .

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Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft da parte di Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione (Montreal, Canada, 5 agosto 2026)

Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft…
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榫卯工艺制作一把非常结实的木梳 #woodworking

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  •  

wdiff @ Savannah: wdiff-1.2.3 released [stable]


This is to announce wdiff-1.2.3, a stable release.

There have been 29 commits by 2 people in the 637 weeks since 1.2.2.

See the NEWS below for a brief summary.

Thanks to everyone who has contributed!
The following people contributed changes to this release:

  Bob Proulx (6)
  Simon Josefsson (23)

Happy Hacking,
Simon [on behalf of the wdiff maintainers]
==================================================================

Here is the GNU wdiff home page:
  https://www.gnu.org/software/wdiff/

Manual:
  https://www.gnu.org/software/wdiff/manual/
  https://www.gnu.org/software/wdiff/manual/wdiff.html - HTML format
  https://www.gnu.org/software/wdiff/manual/wdiff.pdf  - PDF format

Here are the compressed sources and a GPG detached signature:
  https://ftp.gnu.org/gnu/wdiff/wdiff-1.2.3.tar.gz
  https://ftp.gnu.org/gnu/wdiff/wdiff-1.2.3.tar.gz.sig

Here is minimal source-only "git archive" sources:
  https://ftp.gnu.org/gnu/wdiff/wdiff-v1.2.3-src.tar.gz
  https://ftp.gnu.org/gnu/wdiff/wdiff-v1.2.3-src.tar.gz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
  https://www.gnu.org/order/ftp.html

Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:

  File: wdiff-1.2.3.tar.gz
  SHA256 sum:   29a4457eb0ed35c902e6732d71f25e1d6c7fe7fa0eda0fb6c371ed6779b49fd6
  SHA3-256 sum: 2f558fe6b7a69524f29d266c4018c80a10135cef2e4a53ae3c2944c1fc12c95d

  File: wdiff-v1.2.3-src.tar.gz
  SHA256 sum:   dc29d8f530471b9a8935413dca32e45848363f6e58888fc7307f5f052b8fb827
  SHA3-256 sum: 4db1f41eda5e1525f3ced491af1fc1ad094cc21c209e789d12a1ea8f611be24e

Verify the SHA256 checksum with either sha256sum, sha256, or
'shasum -a 256'.

Verify the SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 -l 256 --base64'
from coreutils-9.8.

Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact.  First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball.  Then, run a command like this:

  gpg --verify wdiff-1.2.3.tar.gz.sig

The signature should match the fingerprint of the following key:

  pub   ed25519 2019-03-20 [SC]
        B1D2 BD13 75BE CB78 4CF4  F8C4 D73C F638 C53C 06BE
  uid   Simon Josefsson <simon@josefsson.org>

If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.

  gpg --locate-external-key simon@josefsson.org

  gpg --recv-keys 51722B08FE4745A2

  wget -q -O- 'https://savannah.gnu.org/project/release-gpgkeys.php?group=wdiff&download=1' | gpg --import -

As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:

  wget -q https://ftp.gnu.org/gnu/gnu-keyring.gpg
  gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify wdiff-1.2.3.tar.gz.sig

This release is based on the wdiff git repository, available as

  git clone https://https.git.savannah.gnu.org/git/wdiff.git

with commit 31fe62c4a3e2a76e5d68f571b1aa2f10815ca51f tagged as v1.2.3.

For a summary of changes and contributors, see:

  https://gitweb.git.savannah.gnu.org/gitweb/?p=wdiff.git;a=shortlog;h=v1.2.3

or run this command from a git-cloned wdiff directory:

  git shortlog v1.2.2..v1.2.3

This release was bootstrapped with the following tools:
  Gnulib 31fe62c4a3e2a76e5d68f571b1aa2f10815ca51f
  Autoconf 2.72
  Automake 1.17
  Make 4.4.1
  Makeinfo 7.3
  Help2man 1.49.2
  Tar 1.35
  Gzip 1.13

NEWS

* Noteworthy changes in release 1.2.3 (2026-06-30) [stable]

** Modernize build environment.
Several minor fixes including build fixes for modern C23 compilers.
Many generated or obsolete files have been removed from git.


  •  

用古老的工艺制作摔不烂的木梳,材料和纹路是关键【阿木爷爷 Grandpa Amu】

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生活百般滋味,人生需要笑对!
大家好,我是阿木爷爷,一名喜欢专注于做木工的的老木匠,如果您喜欢我的视频,请持续关注我的频道, 我们拍摄的视频以木质工艺品为主,接下来我和我儿子也在努力拍摄更多有创意的视频,分享给大家,让每一个阅读者学到知识,缓解心情,频道里也有很多精彩的作品,大家可以慢慢欣赏,谢谢你们的支持。
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Lion Nebula Roars in Webb's Sights

NASA’s James Webb Space Telescope imaged the planetary nebula NGC 2392, the Lion Nebula, using the observatory’s NIRCam and MIRI instruments. The central star’s remains are responsible for the nebula’s structure, including a lion face-shaped bubble of ionized gas and dust “mane.”

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poke @ Savannah: GNU poke 4.90 pre-release is available

GNU poke (http://www.j ... rch.net/poke) is an interactive, extensible
editor for binary data.  Not limited to editing basic entities such
as bits and bytes, it provides a full-fledged procedural,
interactive programming language designed to describe data
structures and to operate on them.

GNU poke 4.90 pre-release is now available at
https://alpha.gnu ... /poke-4.90.tar.gz

The tarball is signed and you can get the PGP signature at
https://alpha.gnu ... e-4.90.tar.gz.sig

The planned date for releasing 5.0 is Sunday 15 August 2026, but
this may change depending on the amount of problems found in this
pre-release, and the subsequent needed additional pre-releases.

Please report any problem found with the pre-release, comments or
patches to poke-devel@gnu.org.

In behalf of the poke developers, thank you!

Happy testing!
Mohammad-Reza Nabipoor

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Via Poma: 7 profili genetici, chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?

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A 36 anni dall’omicidio di Simonetta Cesaroni, la Procura di Roma torna a indagare sul delitto di Via Poma. Sette profili genetici — cinque uomini e due donne — saranno confrontati con le tracce biologiche conservate sul corpetto, sul reggiseno e sulle calze della vittima. Al momento non risultano nuovi indagati.

Simonetta Cesaroni venne uccisa il 7 agosto 1990 negli uffici dell’Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù, in via Carlo Poma 2, a Roma. Da allora si sono susseguiti sospetti, processi, assoluzioni e piste rimaste senza riscontro.

Questo documentario ripercorre la storia del caso e approfondisce anche le ipotesi che, nel corso degli anni, hanno chiamato in causa ambienti legati ai servizi segreti. Collegamenti controversi e mai provati, emersi da testimonianze, informative, atti parlamentari e vicende parallele come il delitto dell’Olgiata e lo scandalo dei fondi riservati del SISDE.

Cosa troverai in questo video:

• Le nuove indagini e il confronto tra sette profili genetici
• L’omicidio di Simonetta Cesaroni e le anomalie sulla scena del delitto
• Il fermo di Pietrino Vanacore e i primi sospetti
• La pista Federico Valle e il ruolo del testimone Roland Föller
• Il delitto dell’Olgiata e le presunte connessioni tra le due indagini
• Lo scandalo SISDE e gli interrogativi sui fondi riservati
• Le dichiarazioni di Luciano Porcari sulla società di Via Poma
• Gli accertamenti giudiziari sulle ipotesi riguardanti i servizi segreti
• La riapertura delle indagini e gli sviluppi più recenti

Le piste e le testimonianze controverse vengono presentate come tali: non costituiscono una prova del coinvolgimento dei servizi segreti nell’omicidio.

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Film e pedagogia anarchica – Seconda Parte

Prima Parte

Il Cinema in classe: autorità, riforma e anarchia

La tesi di Philippe Ariès secondo cui la cultura occidentale “ha inventato” le istituzioni dell’infanzia e dell’adolescenza alla fine del Medioevo ha fornito un punto di partenza storico per numerosi pedagogisti e teorici radicali. L’affermazione di Ariès – contestata da alcuni storici ma non definitivamente smentita -, secondo cui il concetto stesso di “innocenza infantile” sarebbe uno sviluppo post-rinascimentale — alimentato dal passaggio dalla vita comunitaria a quella che oggi conosciamo come famiglia nucleare e dallo sviluppo di un complesso codice di comportamento specifico per ogni età1 —, è stata importante per una pedagogia anarchica che cerca di sfidare il potere esercitato sui bambini e sugli adolescenti.

La venerazione della cosiddetta innocenza infantile si rivelò un’arma a doppio taglio; il passaggio «dalla dottrina del peccato originale al culto della virtù originale nel bambino»2 non fu del tutto salutare. Il “bambino romantico” ispirò l’opera profondamente libertaria di William Blake,3 ma incoraggiò anche un’accettazione sentimentale e regressiva dell’inevitabilità della dipendenza e della sottomissione giovanile.

Nel diciannovesimo secolo, inoltre, i cliché sdolcinati del bambino romantico coesistevano con una stigmatizzazione verso i bambini poveri e di strada – etichettati come «selvaggi.» Hugh Cunningham ha dimostrato come il discorso razziale e imperialista della Gran Bretagna del diciannovesimo secolo coincidesse con gli atteggiamenti nei confronti dei giovani indigenti. I bambini delle “ragged schools”4 londinesi venivano definiti «barbari e coraggiosi come gli indiani d’America del Nord», mentre i bambini dei bassifondi, ritenuti ineducabili, venivano descritti come «arabi di strada», «kaffir inglesi»5 e «ottentotti.»6 7

La pedagogia riformista tende a mascherare il proprio paternalismo con atteggiamenti e terminologia più edulcoranti. Secondo Ian Hunter, la “nuova” pedagogia liberale del diciannovesimo secolo, plasmata da figure culturali come Matthew Arnold e burocrati dell’istruzione meno noti come James Kay-Shuttleworth, abbracciava una forma di controllo sociale la cui influenza è rilevabile nella scuola odierna.

Arnold, ispettore scolastico statale oltre che critico culturale, chiarì l’ethos contraddittorio della pedagogia riformista: la supervisione morale dei bambini, specialmente quelli della classe operaia (considerati poco migliori degli animali), era legata alla «correzione attraverso l’espressione di sé.»8

Una critica anarchica verso i “film sulle classi scolastiche” – che rappresentano, e spesso incarnano, i valori pedagogici dominanti -, deve tenere conto del fatto che l’educazione autoritaria è spesso accompagnata da un’attenzione, per quanto paternalistica, alla vita interiore e allo sviluppo morale degli studenti.

Se il principio guida dell’educazione anarchica è «rendere il desiderio dell’allievo, piuttosto che la volontà dell’insegnante, l’elemento motivante dell’apprendimento,»9 un’analisi dei film ambientati nelle classi può rivelare come le rappresentazioni di un finto libertarismo si alternino, spesso, a celebrazioni meno adulterate di scolarizzazione autoritaria.

Può sembrare presuntuoso mettere a confronto le narrazioni pedagogiche americane con i film dell’Europa occidentale – in quanto il sistema scolastico americano, relativamente decentralizzato, contrasta nettamente con le controparti centralizzate di paesi quali la Francia e la Gran Bretagna. Una certa omogeneità ideologica permea i film ambientati in classe: si potrebbe, seguendo Bachtin, parlare di un «cronotopo» scolastico, poiché la classe fornisce una «matrice transculturale, spazio-temporale»10 che plasma il genere e le sue propensioni narrative.

Hard Times di Charles Dickens è una narrazione scolastica fondamentale.

Il romanzo potrebbe essere considerato una risposta allegorica a varie leggi che rendevano l’istruzione sempre più obbligatoria per i bambini della classe operaia. Una forma di istruzione decisamente coercitiva, ma presumibilmente umana e pratica, sostituì gradualmente le difficoltà del lavoro minorile. Lo spettro del signor Gradgrind, l’insegnante assurdamente utilitarista che Dickens caricaturizza con gioia, aleggia su molte rappresentazioni cinematografiche di insegnanti autoritari. Il suo entusiasmo letterale per i soli fatti si può cogliere anche in rappresentazioni più moderate di insegnanti liberali e ben intenzionati. Hard Times mescola il reame banale e empirico dell’aula di Gradgrind con il demi-monde11 seducente e sensuale del circo di Sleary, la cui affascinante sfrontatezza è esaltata da un linguaggio colorito e decisamente non utilitaristico.

L’adattamento della BBC di Hard Times ha sottilmente alterato i ritmi del romanzo di Dickens, intrecciando il vitalismo grezzo del circo con le scene ambientate in classe che aprono la storia. L’unione tra la rigida celebrazione dei fatti di Gradgrind e la vitalità volgare del circo è riuscita così bene che, secondo un critico, l’opera di Dickens è stata migliorata.12 Anziché considerare l’aula e la sua innocua atmosfera carnevalesca come regni autonomi, questo adattamento lasciava intravedere la possibilità che l’aula stessa potesse essere trasformata in un luogo di festa.

Sebbene pochi tra gli insegnanti di Hollywood possedessero l’involontario brio comico di Gradgrind, molti di questi film abbracciavano solennemente quel messianismo educativo che Dickens derideva e sottolineavano lo scisma tra la sobrietà dell’aula e la cultura popolare con una stridente tendenziosità che avrebbe potuto divertire lo scrittore inglese.

Blackboard Jungle (1955) di Richard Brooks è un esempio paradigmatico di film in cui un insegnante viene ritratto come un redentore quasi santo.

In una rivisitazione umanistica e pseudo-liberale dell’opposizione ottocentesca tra pedagoghi crociati e studenti “selvaggi” da domare, Richard Dadier (interpretato da Glenn Ford) prende in mano una turbolenta classe dei quartieri poveri con la disinvoltura di un generale dai modi gentili — una versione più giovane e irsuta dell’allora presidente Eisenhower. Non ignaro delle nuove tecniche educative, Dadier. un giorno. decide di far ascoltare alcuni dei suoi amati dischi di Bix Beiderbecke alla sua classe turbolenta. La visione di Dadier di essere alla moda è troppo all’antica per la sua classe di emarginati urbani. Loro preferiscono il rock and roll e, con gioioso abbandono, distruggono senza pietà le sue registrazioni in vinile di jazz bianco. Mentre Dickens satirizzava il pragmatismo privo di immaginazione di Gradgrind, Brooks celebra acriticamente il liberalismo paternalistico di Dadier. Alla fine del film, molti studenti sembrano pentiti e sono apparentemente sulla buona strada per diventare dei cittadini noiosamente rispettosi della legge.13

Questa traiettoria narrativa rudimentale — ciò che si potrebbe definire un “modello redentore” di pedagogia — si ripete, con variazioni a volte eccentriche, in decine di film che hanno come protagonisti degli studenti indisciplinati delle grandi città: To Sir With Love (1967) (dove Sidney Poitier, che in The Blackboard Jungle interpretava un delinquente minorile, diventa l’incarnazione afroamericana di Richard Dadier), Up the Down Staircase (1967) di Alan Pakula, Io speriamo che me la cavo di Lina Wertmuller (1992; una versione siciliana14 di The Blackboard Jungle e altrettanto insopportabile) e Dangerous Minds (1995) di John N. Smith, sono tra i tanti film che appartengono a questo sottogenere altamente schematico.

The Blackboard Jungle e Dangerous Minds hanno, come protagonisti, dei personaggi con un’esperienza militare: ciò li renderebbe, in teoria, idonei all’insegnamento nei quartieri poveri. Ma l’umanesimo reazionario di questi film impallidisce se paragonato a Lean on Me (1985) di John Avildsen, un omaggio romanzato al preside di Newark, Joe Clark, la cui particolare visione della disciplina scolastica si avvicina, almeno retoricamente, a una sorta di fascismo pedagogico. L’ideologia di molti film autoritari ambientati in classe è sintetizzata in modo incisivo dal protagonista di Bigger Than Life (1956) di Nicholas Ray, un insegnante squilibrato che crede che «l’infanzia sia una malattia congenita e lo scopo dell’educazione sia curarla.»

Nell’epoca vittoriana si sviluppò un consenso unanime secondo cui anche i bambini delle classi superiori fossero dei piccoli selvaggi; la loro educazione, tuttavia, era concepita per renderli fedeli servitori dello Stato e amministratori dell’impero — un processo che raggiunse il suo apogeo nella scuola pubblica britannica.

Tom Brown’s Schooldays di Robert Stevenson (1940, un adattamento rispettoso del romanzo di Thomas Hughes) rende omaggio al preside di Rugby, il dottor Thomas Arnold (padre di Matthew Arnold, interpretato con severa benevolenza da Cedric Hardwicke), e questo esempio di anglofilia hollywoodiana tratta Arnold come una divinità pedagogica. Il preside di Rugby era considerato un importante riformatore dell’istruzione, poiché il suo regime eliminò di fatto gran parte del bullismo, del nonnismo e dell’ubriachezza che avevano spinto Arnold nella sua crociata per creare un ambiente educativo meno spietato. All’inizio del film, pronuncia un discorso chiave in cui promette che Rugby “non è più la scuola di barbari selvaggi ma di giovani timorati di Dio.” Arnold credeva che la scuola dovesse contribuire a domare le inclinazioni fondamentalmente malvagie dei ragazzini; l’istituzione non era tanto una comunità di scolari quanto una versione embrionale dello Stato che gli studenti avrebbero poi governato. Il nazionalismo moralizzatore di Arnold e la sua fervida difesa dei classici come fulcro del programma scolastico delle scuole private continuarono ben oltre il ventesimo secolo.

Eppure, quando Mike Figgis realizzò il remake dell’opera teatrale di Terence Rattigan, The Browning Version, nel 1995, l’interpretazione di Albert Finney nei panni del disilluso insegnante di lettere classiche finì per apparire come una parodia moderata dei valori arnoldiani. Probabilmente la campana a morto della cinematografica per le discipline, un tempo rispettate, come il latino e il greco, era suonata anni prima con Torment (1944) di Alf Sjöberg, in cui il professore di latino, Caligola, è ritratto come un surrogato di Hitler.

Anni dopo, guardando retrospettivamente a un periodo di vero fascismo, Amarcord (1974) di Fellini derideva le assurde pretese di Mussolini di invocare la grandezza dell’antica Roma nelle scuole: una serie di sequenze mostra scolari vivaci che, tra scoregge e rutti, si fanno strada attraverso lezioni futili.

L’autoritarismo insipido trasmesso dagli educatori protagonisti di High School (1968) di Frederick Wiseman è molto più vicino alle tendenze contemporanee dell’istruzione di massa rispetto alle cadenze altisonanti di Thomas Arnold o alle più recenti esortazioni sul valore redentore dell’espressione di sé. Il film comprime diversi mesi di noia scolastica attraverso un ritratto ingegnosamente montato di una tipica giornata scolastica, a tratti infernale e a tratti involontariamente comica. Diversi critici hanno notato come l’inquadratura di un camion del latte — su cui spicca il logo “Penn Made Product” — nella sequenza iniziale del film alluda sia alla missione della scuola di sfornare cittadini impeccabilmente solidi, sia alla sardonica «analisi del condizionamento sessuale e della definizione di genere» di Wiseman.15 Nonostante alcune esemplari analisi formali di High School, le implicazioni dei suoi subdoli pregiudizi anti-autoritari non sono state sufficientemente esaminate. Secondo la storia completa di Edward A. Krug sulle scuole superiori americane (divisa in due volumi), il trionfo di quella che è ormai conosciuta come la «teoria dell’investimento nell’istruzione» ha prodotto un’ideologia che esaltava la «necessità del controllo sociale» e promuoveva «il rigoroso adeguamento dell’individuo al gruppo».16 Eppure Krug ci fa notare che questa ideologia non si sia affermata senza difficoltà. Nel corso degli anni ’20, ad esempio, gli ideali pedagogici della Progressive Education Association (trad.: Associazione per l’Educazione Progressista) (un’organizzazione che, per la maggior parte, incarnava il programma riformista di John Dewey) contestavano, con successi occasionali, un’insidiosa enfasi della standardizzazione. I sostenitori della standardizzazione riuscirono a trarre sostegno ideologico da quella che Michael Katz definisce «l’ironia delle prime riforme scolastiche.»17 Katz racconta che nel diciannovesimo secolo i ricchi cittadini del Massachusetts promuovevano l’istruzione secondaria obbligatoria, incontrando però la resistenza dei membri della classe operaia – che mal sopportavano la generosità paternalistica dei magnati industriali. Alla fine, l’ideologia ufficiale trionfò: le scuole pubbliche divennero l’incarnazione di un egualitarismo idealmente concepito per appianare le differenze tra ricchi e poveri.

High School è ambientato in un contesto borghese dove gli insegnanti e amministratori vanno fieri dell’eccellenza del loro programma di preparazione all’università. Ma la sfilata di docenti e burocrati inefficaci che il film mette in scena, siano essi ferocemente autocratici o debolmente liberali, riflette la standardizzazione della conoscenza – che si può riscontrare, in misura variabile, anche nelle scuole della classe operaia o nei collegi d’élite. Wiseman alterna ripetutamente i primi piani dei docenti adulti con successive inquadrature larghe e medi primi piani degli studenti annoiati; si instaura così un ritmo in cui la “resistenza passiva” – forse inconsapevole – degli alunni sgonfia la pomposità dei loro insegnanti. Tuttavia, il film non si concentra su ritratti ad hominem dei personaggi: mette alla berlina la pedagogia autoritaria con una critica sistematica. Una sequenza prolungata in cui un’insegnante di inglese discute una canzone di Simon&Garfunkel con i suoi studenti indifferenti – un esercizio goffo, seppur commovente, di modernità malintesa – costituisce un’accusa altrettanto schiacciante contro l’impostazione gerarchica della scuola quanto le uscite di un preside responsabile della disciplina – che somiglia a un istruttore militare particolarmente feroce. In definitiva, le buone intenzioni del corpo docente devono essere liquidate come irrilevanti, poiché l’oppressività della Northeast High School non è generata solo da individui imperfetti. Una delle sequenze più emblematiche di High School mostra uno scambio tra il preside responsabile della disciplina e uno studente mite che insiste per essere esonerato dalla lezione di educazione fisica. Il fatto che la scuola debba imporre indiscriminatamente un regime che esige la sottomissione totale del corpo e della mente a leggi spesso irrazionali richiama alla mente le osservazioni fatte da Foucault in Sorvegliare e punire. Questa standardizzazione è entrata nella pedagogia del diciassettesimo secolo, quando le scuole hanno introdotto una serie di esami regolari volti a garantire una valutazione e sorveglianza continue. L’attenzione prestata da Wiseman sugli studenti ribelli che vagano per i corridoi senza permesso documenta la banalizzazione dei riti dell’umanesimo utilitaristico. Il divario tra l’idealismo liberale della scuola superiore e la realtà della sua noia schematica ricorda la sintesi di Raymond Williams sull’anti-utilitarismo di Hard Times: «l’affidarsi alla ragione, che nel breve termine era purificante e liberatorio, divenne in una società reale un’alienazione della ragione.»18 L’insidiosità della variante americana del “giudizio normalizzante” potrebbe benissimo costituire il tema centrale di Wiseman. Almeno in un contesto britannico o europeo, il riconoscimento delle sottili differenze di classe porta alla consapevolezza di come l’istruzione diventi una componente cruciale di una più generale stratificazione sociale. La distinzione fatta da Basil Bernstein,19 ad esempio, tra i codici linguistici “ristretti” condivisi dagli studenti della classe operaia a casa e quelli formali “elaborati” imposti dall’ambiente scolastico (per non parlare degli inevitabili vantaggi di cui godono gli studenti della classe media) offre una prospettiva che è, per la maggior parte, estranea alla sociologia americana dominante. Poiché l’ideologia americana prevalente abbraccia l’appiattimento delle differenze di classe e una fede implicita in un egualitarismo illusorio, la fusione tra gli obiettivi della scuola e dello Stato che High School afferma è forse più omogenea negli Stati Uniti che altrove. Quando, verso la fine del film, un funzionario scolastico legge una lettera di uno studente probabilmente caduto in Vietnam – evidenziando dei collegamenti tangibili tra i valori di cittadinanza della scuola superiore e il sacrificio militare -, diventa palese una diluizione forse inevitabile dell’altruismo pedagogico di John Dewey.

Nonostante alcuni radicali, come Henry Giroux, abbiano promosso una versione rivisitata del modello deweyano di “educazione alla cittadinanza,” l’educazione progressista difesa dallo stesso Dewey precede immediatamente quella che potrebbe essere definita una ritirata verso lo sciovinismo liberale — il suo sostegno alla Prima guerra mondiale dimostra che la riforma educativa liberale è costantemente vulnerabile alla cooptazione.20 Come proclamava Stirner, l’educazione non dovrebbe promuovere la produzione di “cittadini utili,” ma incoraggiare la formazione di individui autonomi che, ovviamente, non si distacchino dagli interessi dei propri concittadini.

High School II (1994), sequel del film di Wiseman, presenta le classi aperte della Central Park East di New York City: l’attenzione della scuola per le «relazioni personali tra docenti e studenti»21 è, almeno implicitamente, posta come un’alternativa empatica al lavoro scolastico alienante documentato in High School. Sebbene sia evidente che l’ambiente didattico sia meno opprimente alla Central Park East rispetto al precedente film, i gruppi di incontro pedagogici della scuola newyorkese facilitano la formazione di cittadini utili in modo più gentile e delicato. Il modello educativo terapeutico di Carl Rogers concepiva l’educazione non coercitiva come un mezzo per l’auto-trasformazione e non per il cambiamento sociale: «quando la minaccia al sé è ridotta al minimo, l’individuo si avvale delle occasioni di apprendere per arricchire sé stesso.»22 Una lunga riunione del corpo docente, che Wiseman riprende in tempo reale, abbina una discussione sui punteggi degli Advanced Placement23 con le battute dei docenti intrise di retorica auto-realizzante.24 La pedagogia liberale di High School II e del Central Park East richiama l’appello di Dewey a un «adeguamento flessibile» delle istituzioni sociali25 — un obiettivo che potrebbe portare a una maggiore autostima, ma che è ben lontano dalle aspirazioni della pedagogia anarchica.

Se High School II fa uso dei luoghi comuni dell’educazione progressista e, allo stesso tempo, riafferma lo status quo, Le Gai Savoir (1967) di Jean-Luc Godard spoglia l’ Émile di Rousseau della sua compiacenza romantica. Come nei film La Chinoise e Tout va bien, la “sinistra maoista” funge da anarchismo occulto che il regista si rifiuta categoricamente di riconoscere.

Le Gai Savoir incentra un dialogo sulle aporie della rappresentazione cinematografica, intervallato da frammenti mediatici citati in chiave parodistica. Il film vede Jean-Pierre Léaud nei panni del protagonista Émile, che fonde l’anomia della Nouvelle Vague con un radicalismo ingenuo, e Juliet Berto in quelli di Patricia, una militante di sinistra che lavora come modella di nascosto. A differenza della progressione lineare dei film tradizionali ambientati nelle aule scolastiche, l’opera di Godard non è un omaggio a un pedagogo messianico o a una tecnica educativa, ma funge esso stesso da forma esplorativa di pedagogia. Nonostante un inevitabile cenno quasi parodistico a Rousseau, la pedagogia cinematografica di Le Gai Savoir ricorda maggiormente i dialoghi filosofici dal tono caustico e comico di Denis Diderot, in particolare Il nipote di Rameau e Il sogno di D’Alembert. Un dialogo come quello de Il nipote di Rameau, caratterizzato da una forma di argomentazione stimolante e vertiginosa, promuove un salutare squilibrio filosofico ben diverso dal liberalismo schematico di Rousseau. Come osserva Elisabeth de Fontenay, Diderot «mina le pretese del soggetto maschile occidentale di imporre un fondamento della conoscenza neutra e del potere sovrano». Figure marginali come «la suora, il cieco, il nipote di Rameau… destabilizzano l’ordine vigente nelle sue cinque manifestazioni: politica, metafisica, religiosa, etica e matematica.»26 La destabilizzazione post-consumistica delle categorie estetiche fisse operata da Le Gai Savoir assomiglia molto di più al pionieristico «testo aperto» di Diderot che alle certezze conclusive dell’ Émile – una narrazione in cui il percorso intellettuale dell’eroe omonimo si conclude con un conforto domestico non dialettico. Il film di Godard è più vicino alle ironie dialettiche della «coscienza infelice» ironizzata da Hegel, un concetto profondamente influenzato da Il nipote di Rameau. L’esortazione di Patricia a “partire da zero… e vedere se ci sono tracce” evoca la tendenza di Diderot nell’oscillare tra la serietà intellettuale e quello che P. N. Furbank definisce cinismo «auto-sovvertente.» Il giocoso pseudo-rigore del film può essere interpretato come una scherzosa accusa alla brama di rigore effettivo del primo strutturalismo. La voce fuori campo sussurrata, marchio di fabbrica di Godard, ad esempio, ci informa che Émile è stato colpito al cuore durante una manifestazione, ma è stato salvato da una copia dei Cahiers du Cinéma infilata nel suo maglione. Godard rifiuta di scegliere tra la cinefilia e una critica politica più autolesionista e genuinamente didattica. Lo schema pedagogico di Émile e Patricia esemplifica questa tensione interna, poiché sintetizza sia una poetica che una politica della rappresentazione. Il primo anno del programma di studi della loro università alternativa sarebbe stato dedicato alla raccolta e alla valutazione di suoni e immagini; il secondo anno sarebbe proceduto alla scomposizione di tali suoni e immagini; il terzo si sarebbe concluso con una sintesi pseudo-hegeliana — una ricostituzione creativa del linguaggio cinematografico e televisivo.

Gli anarchici possono trovare molto da ammirare in questa rivisitazione di Émile. Il connubio operato da Godard tra leninismo e poetica modernista ricorda la singolare fusione di Julia Kristeva tra anarchismo estetico e maoismo dogmatico.27 Ciononostante, l’anti-stalinismo del film (in un’osservazione casuale, Patricia, una modella di lingerie, osserva che il quotidiano comunista L’Humanité e quello conservatore Le Figaro pubblicano le stesse insipide pubblicità che la ritraggono e le permettono di pagare l’affitto) e gli omaggi anti-autoritari (nella colonna sonora si sente la voce di Cohn-Bendit) rivelano che Godard non ha ceduto alle panacee autoritarie richieste dal maoismo.

A volte, i film ambientati in classe apparentemente anti-autoritari nascondono un pregiudizio conformista sommerso. Entre les murs (La classe, 2008) di Laurent Cantet, premiato all’unanimità con la Palma d’Oro al Festival di Cannes e definito un film “perfetto” dal presidente Sean Penn, è un’opera ambigua. Da un lato rafforza l’autoritarismo apparentemente benigno e il facile culto dell’eroe tipico di Blackboard Jungle; dall’altro critica senza troppa convinzione l’autorità carismatica dell’eroe-insegnante. Sebbene Justin Chang di Variety abbia definito Entre les murs «un gradito contrappeso» ai film «all’americana» come il già citato Dangerous Minds28 (e A. O. Scott del New York Times ha, a sua volta, stroncato il film commerciale con Michelle Pfeiffer e elogiato il lungometraggio francese in quanto sofisticato), l’opera di Cantet è una versione meno banale e più sottile del tanto vituperato modello americano. In altre parole: un film che piace al grande pubblico.

Certamente non è privo di fascino il film di Cantet: è intrigante soprattutto per le contraddizioni che incarna, così come per la sua visione ambivalente del sistema educativo francese e del consenso ideologico che esso rappresenta. Girato in quello che i critici pigri hanno definito uno «stile documentaristico» (ma con un’estetica patinata e in formato widescreen che corrisponde a pochissimi documentari), il film di Cantet si sforza di mantenere una distanza ironica sia dall’esperienza vissuta che dal materiale di partenza. Per evitare l’imbarazzante disparità tra l’idealismo documentaristico e l’avidità vecchio stile che spinse il gentile maestro della scuola rurale di Être et avoir (2002) a fare causa per ottenere una parte dei profitti del film,29 l’opera di Cantet è saldamente ancorata al regno della finzione.

Schivando abilmente lo stile alla James Frey,30 l’ex insegnante di scuola media (e collaboratore di Cahiers du Cinéma) François Bégaudeau interpreta una versione fittizia di sé stesso basata sul suo romanzo autobiografico. Con modestia (in un modo sospettosamente arrogante), Bégaudeau insiste nelle interviste di “non essere una star,” ma semplicemente il “personaggio principale” di un film estremamente democratico. E in una narrazione libera e diretta da un progressista non dogmatico, l’accento è posto principalmente sugli scambi tra l’intrepido, ma palesemente imperfetto, insegnante e gli studenti, interpretati da affascinanti non professionisti, nella sua classe sempre vivace e multiculturale. La spontaneità apparente delle scene in classe è il risultato di una preparazione meticolosa. Il cast ha partecipato a lunghi workshop dove, guidati dai consigli di Bégaudeau, le improvvisazioni hanno costituito la base della sceneggiatura finale. Molti degli intermezzi prevalentemente comici della prima metà del film smorzano con arguzia l’arroganza di Bégaudeau — nonostante sfoggi questa presunzione come un distintivo d’onore strategicamente ironico. A titolo esemplificativo, un lungo scambio sulle opinioni riguardanti il congiuntivo imperfetto ribadisce come la lingua rifletta la stratificazione di classe in una Francia ultra-gerarchica. Il dibattito su questo aspetto notoriamente spinoso della grammatica francese spinge gli studenti e il loro insegnante, notoriamente polemico, in una discussione dove le loro argomentazioni, e i ruoli sociali, sembrano quasi predeterminati. I ragazzi, com’era prevedibile, si lamentano che “nessuno parla così,” mentre Bégaudeau, forse in parte con ironia, difende con vigore il congiuntivo come parte dell’arsenale letterario francese. In un’altra scena cruciale, Khoumba, una studentessa intelligente ma irascibile, mette alla prova la pazienza del suo insegnante rifiutandosi di leggere ad alta voce in classe un brano tratto da Il diario di Anna Frank. È interessante notare due aspetti: il primo riguarda il disinteresse di un gruppo multietnico di studenti per la “rilevanza” di Anna Frank — in un contesto nordamericano, probabilmente, si sarebbe verificato il contrario —; il secondo è la scontrosità di Khoumba: la sua reazione nasce più dall’ostilità del suo insegnante che da una critica tangibile all’universalismo francese.

Sebbene Cantet non perda quasi nessuna occasione per sottolineare i difetti del suo protagonista, in Entre les murs traspare in definitiva una certa compiacenza che permette a Bégaudeau di trionfare – nonostante le sue uscite verbali infelici e la propensione all’auto-sabotaggio pedagogico. Mentre il film si avvia verso una conclusione che un piccolo gruppo di critici dissenzienti ha giustamente definito superficiale, la tensione melodrammatica si fa più intensa e la simpatia che Cantet si è guadagnato grazie ad alcune scene lievi ma affascinanti comincia a svanire. Una controversia inventata tra l’insegnante anticonformista, lo studente africano scontroso Souleymane e la ragazza algerina vivace Esmeralda indebolisce una possibile ed energica critica ai dogmi dell’istruzione francese. Esmeralda, in qualità di rappresentante degli studenti, partecipa a una riunione del corpo docente della scuola e si infuria quando Bégaudeau definisce Souleymane “limitato.” Colto alla sprovvista, liquida con stizza Esmeralda e una delle sue amiche con la frase: “vi comportate come delle sgualdrine.” Eppure, quando l’insegnante mortificato fa le sue scuse come da copione cinematografico (dopo aver inizialmente tentato, invano, di integrare la sua gaffe in un’altra lezione di grammatica), una discussione in classe che riassume i risultati dell’anno presenta l’omaggio, in forma colloquiale, di Esmeralda alla Repubblica di Platone. La goffaggine di questo colpo di grazia narrativo è davvero sbalorditiva: dopo aver ricevuto una semplice bacchettata sulle mani per la scorrettezza politica, lo sfortunato insegnante viene nuovamente incoronato come un eccentrico re filosofo e incarnazione del dialogo socratico. In ultima analisi, i difetti di Entre les murs – nonostante la finta umiltà del suo protagonista – possono essere attribuiti alla riluttanza di affrontare le radici sistemiche della disuguaglianza educativa.

Il fascino di L’esquive (2003) di Abdel Kechiche risiede negli sforzi dei ragazzi emarginati di origine nordafricana di appropriarsi della letteratura classica francese per le proprie esigenze. Mentre il loro anonimo insegnante bianco rimane al sicuro sullo sfondo, Bégaudeau monopolizza lo schermo ed emerge come un insopportabile magister ludi.31

Il defunto sociologo Pierre Bourdieu, forse il critico più incisivo del privilegio educativo francese, ha inconsapevolmente individuato il dilemma centrale di Entre les murs nella sua opera riguardante l’ «educazione e il dominio», affermando che «l’ideologia giacobina su cui si basa la critica tradizionale del sistema didattico, così come alcune critiche tradizionali alle riforme governative di questo sistema, giustifica in realtà il sistema con il pretesto di sfidarlo, oltre a difendere il conservatorismo pedagogico di molti di coloro che chiedono queste riforme, anche all’interno dell’università.»32 Nonostante le intenzioni indubbiamente buone, i metodi didattici innovativi di Bégaudeau finiscono per “giustificare” la disuguaglianza strutturale che cercano di contrastare. Una simile accusa farebbe senza dubbio infuriare l’insegnante sicuro di sé, dato che egli stesso invoca la terminologia di Bourdieu nell’opuscolo di presentazione del film, sostenendo in modo del tutto ragionevole che «una scuola […] è, in fin dei conti, discriminatoria, ineguale, favorisce la riproduzione, ecc.». Ciò che Bégaudeau ovviamente non può ammettere, tuttavia, è che la sua sceneggiatura lo pone sempre al centro della scena, come burattinaio del film. Come osserva Bourdieu, «la scuola ha anche una funzione di mistificazione […] convince coloro che elimina che il loro destino sociale […] è dovuto alla loro mancanza di doti naturali, e in questo modo contribuisce a impedire a costoro di scoprire che il loro destino individuale è un caso particolare di un destino collettivo.»33 Come innumerevoli film ambientati in classe, Entre les murs mistifica il processo educativo, sostenendo che le aule tetre e reazionarie possono essere trasformate grazie all’intervento empatico, seppur in ultima analisi condiscendente, di un insegnante eroico. Il fatto che Cantet sia più consapevole di queste insidie rispetto ai suoi numerosi precursori hollywoodiani non giustifica la fondamentale disonestà del suo film.

Continua nella Terza Parte

Note

1Philippe Ariès, Centuries of Childhood: A Social History of Family Life, trans. Robert Baldick (New York: Vintage Books, 1962). Ariès è citato, insieme ad altri, da Smith e Spring. Per una critica ad Aries, vedere Leonard Pollock, Forgotten Children: Parent–Child Relations from 1500 to 1900 (Cambridge, U.K.: Cambridge University Press, 1983).

2Peter Coveney, The Image of Childhood: The Individual and Society: A Study of the Theme in English Literature (Baltimore: Penguin Books, 1967), p. 33. Successivamente (p. 92), Coveney osserva che «per i grandi romantici […] il bambino era un’immagine attiva, un’espressione della potenza umana di fronte all’esperienza umana». Egli distingue questa concezione dal «concetto romantico, degradato e innocente vittoriano» esemplificato «dalle vacuità di Little Lord Fauntleroy» — che degenera in «qualcosa di staticamente giustapposto all’esperienza».

3Nota del blog. Porton si riferisce alla raccolta di poesie di Blake, Canti dell’innocenza e dell’esperienza. Che mostrano i due contrari stati dell’anima umana.

4Nota del blog. Tradotto come “scuole degli straccioni.” Nate nella prima metà del diciannovesimo secolo, le ragged schools erano sostenute da enti di beneficenza e offrivano vari servizi educativi e di altro tipo ai bambini poveri quali istruzione elementare, formazione professionale, catechismo, club per l’abbigliamento e gruppi di fattorini e lustrascarpe. Questi istituti chiusero i battenti nel 1902.

5Nota del blog. Kaffir deriva dall’arabo kāfir (كافر) (trad.: non credente o miscredente) e veniva utilizzato dalle popolazioni arabo-islamiche verso quelle non musulmane dell’Africa Orientale e Sud Orientale. Gli europei – prima i portoghesi, poi olandesi e inglesi – adottarono questo termine in modo dispregiativo e discriminatorio verso gli abitanti dell’Africa sub-sahariana e, più in generale, a tutti quelli non caucasici.

6Nota del blog. Ottentotti deriva dall’afrikaans hottentots (trad.: balbuziente) e ci si riferiva, in modo discriminatorio, alla popolazione Khoekhoe stanziata nell’odierno Sudafrica. Il termine dispregiativo, come Kaffir, venne esteso a tutte le popolazioni di origine africana.

7Hugh Cunningham, The Children of the Poor: Representations of Childhood Since the Seventeenth Century (Oxford, U.K.: Basil Blackwell, 1991), pp. 107–8. Cunningham osserva inoltre che Thomas Beggs riteneva i bambini dei quartieri poveri «orde predatrici della strada» che «sembravano “quasi appartenere a una razza a sé stante”.»

8Arnold è citato in Ian Hunter, Culture and Government (London: Macmillan, 1988), p. 115.

9Paul Avrich, The Modern School Movement: Anarchism and Education in the United States (Princeton, N.J.: Princeton University Press, 1980), p. 13.

10Vedere anche Michael Holquist, Dialogism: Bakhtin and his World (London and New York: Routledge, 1990), pp. 107–48. Per una specifica applicazione del concetto di Bakhtin alla produzione cinematografica, vedere l’osservazione di Robert Stam sul “chronotope . . . historicizes space and time,” in Robert Stam, Subversive Pleasures: Bakhtin, Cultural Criticism, and Film (Baltimore: Johns Hopkins University Press, 1989), p. 41.

11Nota del blog. Parola macedonia (demi e monde, traduzione letterale: mezzo mondo) che indica un ambiente sociale corrotto e che ostenta gli atteggiamenti di un ceto elevato.

12Per altre produzioni della BBC vedere il capitolo di George Ford “Dickens’s Hard Times on Television: Problems of Adaptation,” in George Ford e Sylvère Monod, ed., Hard Times: An Authoritative Text—Backgrounds, Sources and Contemporary Reactions, Criticism (New York: W.W. Norton, 1990), pp. 401–11.

13Per un interessante confronto tra The Blackboard Jungle e alcuni film più recenti ambientati in classe, si veda Gilles Gony, Le Prof et la horde: sur Blackboard Jungle, Mery per Sempre et Train of Dreams, Cahiers de la Cinémathèque*, dicembre 1990, pp. 67–73.

14Nota del blog. Il film di Wertmuller è ambientato a Napoli e non in Sicilia come scritto da Porton. La regista italiana mostra una realtà più dal punto di vista dei bambini e delle bambine che del protagonista interpretato da Paolo Villaggio: ciò lo si denota dal titolo stesso del film, “io speriamo che me la cavo,” che è la frase finale di un tema scritto da un alunno della classe diretta dal protagonista. La speranza invocata era quella di vivere decentemente in una realtà dove gli under 14 erano pedine iper-sfruttate e poi gettate via dal Capitale criminale e/o legale (clan camorristici o imprenditori). Lo stesso protagonista adulto, che interpreta un maestro, non ha velleità eccessivamente redentrici come invece accaduto a altri protagonisti di film italiani analoghi di quel periodo storico – si pensi a Mery per sempre o a Caro Maestro, giusto per citarne due. Lo spaccato mostrato da Wertmuller evidenzia un degrado fatto di corruzione e violenza dove a pagarne le conseguenze sono le soggettività più deboli (i bambini e le bambine), costrette fin da subito a seguire gli schemi di sopravvivenza violenta e asociale degli adulti.

15Barry K. Grant, Voyages of Discovery: The Cinema of Frederick Wiseman (Urbana and Chicago: University of Illinois Press, 1992), p. 57.

16Edward A. Krug, The Shaping of the American High School (Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1964).

17Michael Katz, The Irony of Early School Reform (Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1968).

18Raymond Williams, “Introduction,” in Charles Dickens, Hard Times (New York: Fawcett, 1966), p. 7.

19Vedere Basil Bernstein, Class, Codes, and Control (St Albans, U.K.: Paladin, 1973).

20Questa visione si contrappone alla visione generosa del liberalismo di Dewey delineata da Robert B. Westbrook in John Dewey and American Democracy (Ithaca, N.Y. and London: Cornell University Press, 1991).

21Questa è la descrizione che Wiseman stesso fa di Central Park East. Vedere Cynthia Lucia, Revisiting High School: An Interview with Frederick Wiseman, Cineaste, 20, n. 4 (1994): 6. Per una descrizione della politica educativa della scuola, vedere Deborah Meier, The Power of their Ideas: Lessons for America from a Small School in Harlem (Boston: Beacon Press, 1995).

22Carl R. Rogers, Freedom to Learn (Columbus, Ohio: Charles E. Merrill, 1969), p. 162. Nota del blog. C. R. Rogers, Libertà nell’apprendimento, trad. it. a cura di Roberto Tettucci, Giunti Barbera, Firenze, 1973, p. 193

23Nota del blog. L’Advanced Placement è un programma di corsi e di esami di livello universitario offerto agli studenti delle scuole superiori. Creato dall’organizzazione College Board, permette agli studenti di studiare materie avanzate, guadagnare crediti validi per l’università e migliorare il proprio curriculum accademico per l’ammissione ai college.

24Il film Stand and Deliver (1987) di Ramon Menendez presenta una versione hollywoodiana più cinica di questo approccio ai test standardizzati. Un esame di matematica del programma Advanced Placement viene utilizzato come espediente per rafforzare la tradizionale ideologia americana del successo sociale-economico.

25Questo passaggio del Democracy and Education di Dewey è citato in Andrew Delbanco, John Dewey’s America, Partisan Review 63, no. 3 (1996): 516

26De Fontenay è citato in P. N. Furbank, Diderot: A Critical Biography (New York: Alfred A. Knopf, 1992), p. 68.

27Vedere per esempio Julia Kristeva, Revolution in Poetic Language, trans. Margaret Waller (New York: Columbia University Press, 1984).

28Justin Chang, “The Class,” Variety, 23 Maggio 2008

29Nota del blog. Lopez, il personaggio principale del documentario, citò in giudizio i registi perché questi avevano sfruttato la sua immagine senza autorizzazione. Il tribunale rigettò la sua istanza. Fonti: French film star teacher sues, BBC, 13 Ottobre 2003. Link; Defeat for teacher who sued over film profits, The Guardian, 29 Settembre 2004. Link

30Nota del blog. Uno stile crudo, realistico e a ritmi serrati.

31Nota del blog. Il magister ludi è un gioco di parole che significa maestro di gioco o maestro di scuola. Con questa citazione, Porton si riferisce all’onorificenza massima della comunità isolata di Castalia del romanzo di Hermann Hesse, Il giuoco delle perle di vetro. Il paradosso che emerge dall’accostamento tra il protagonista del film di Cantet e quello del romanzo di Hesse è che quest’ultimo, divenuto magister ludi, a un certo punto mette in discussione l’isolamento stesso di Castalia e tutto l’impianto sociale e culturale su cui essa si fonda.

32Pierre Bourdieu, Political Interventions: Social Science and Political Action, trans. David Fernbach (London and New York: Verso Books, 2008), p. 34.

33Ibid., 38

Film e pedagogia anarchica – Seconda Parte ©, .

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NASA Astronaut Jessica Meir Uses VR Goggles

NASA astronaut and Expedition 75 commander Jessica Meir wears a set of virtual reality goggles, also called the Nevada Screening Vision System, for a test that measures visual function using a series of vision screening apps testing visual acuity, contrast sensitivity, and more.

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FreeBSD 14.5-BETA1 Available

The first BETA build for the FreeBSD 14.5 release cycle is now available. ISO images for the amd64, i386, armv7, aarch64, powerpc, powerpcspe, powerpc64, powerpc64le, and riscv64 architectures are FreeBSD mirror sites.
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È USCITO IL NUOVO NUMERO DI LATEBRE

Diffondiamo: È uscito il nuovo numero di Latebre, 1 agosto 2026 In questo numero: – Mangiando il soffitto – Ciò che è senza riserve – Sentieri poco battuti – L’erba voglio Di seguito il pdf del file. LatebreN1.LETTURA LatebreN1.STAMPA (Si consiglia per la stampa il formato A3) È USCITO IL NUMERO 0 di LATEBRE RIFLESSIONI … Leggi tutto "È USCITO IL NUOVO NUMERO DI LATEBRE"
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ucspi-tcp6

ucspi-tcp6 è una derivaziorne del programma di Daniel Bernsteins ucspi-tcp 0.88, che aggiunge, tra le altre cose, le funzionalità ipv6 al programma originale ucspi-tcp. tcpserver e tcpclient sono strumenti di facile utilizzo dalla linea di comando per costruire applicazioni client-server TCP.

A partire dalla versione 1.13.05 è richiesto il pacchetto mandoc sia per ucspi-tcp6 che per ucspi-ssl. Gli utenti Slackware possono trovare il pacchetto su slackbuild.org.

Installare ucspi-tcp6

TCP6_VER=1.13.08
cd /var/qmail/ 
wget https://www.fehcom.de/ipnet/ucspi-tcp6/ucspi-tcp6-${TCP6_VER}.tgz 
tar xzf ucspi-tcp6-${TCP6_VER}.tgz 
cd net/ucspi-tcp6-${TCP6_VER}/ 
./package/install

L'utilizzo di tcpserver, per quanto riguarda l'IPv4, è del tutto simile a quello del programma originale di Bernstein.

Upgrade

In caso di upgrade di ucspi-tcp6 è necessario uccidere i processi tcpserver e riavviare qmail (qmailctl sarà installato dopo):

qmailctl reboot
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NASA's IXPE Studies Magnetar

A first of its kind measurement of a magnetar may have captured empty space behaving in a way physicists have predicted for 90 years, but never directly observed. The results published Wednesday in Nature.

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Grosserfolg für HBBOTA

Vom 24. Juli bis zum 2. August 2026 rief das Management-Team von HBBOTA zur ersten Outdoor-Radio-Aktivitätswoche auf. Das Angebot wurde rege genutzt und die Erwartungen der Organisatoren weit übertroffen.

Nachdem HB9HXX im Vorfeld dafür gesorgt hatte, dass die Liste innerhalb kürzester Zeit bereits über 4000 Bunker in der Schweiz umfasste, startete die Aktionswoche mit dem von WWBOTA organisierten internationalen Bunkerfest. Während dieser drei Tage aktivierten sechs Aktivatoren insgesamt 86 Bunker und stellten Verbindungen mit fast 450 Huntern her. Da die Regeln für das Bunkerfest strenger waren – es durfte nur ein Bunker gleichzeitig aktiviert werden –, spielte die grosse Dichte an Bunkern in der Schweiz mit ihren vielen Überlappungen für diesen Teil der Aktionswoche keine Rolle.

Nationale Aktivitätswoche

Von Montag, 27. Juli, bis Sonntag, 2. August 2026 galten dann die Regeln der normalen Aktivierungen: mindestens 10 QSOs für HBBOTA-Awards bzw. 25 QSOs für WWBOTA-Awards sowie die Möglichkeit, fünf Bunker im Umkreis von 1000 m gleichzeitig zu aktivieren. Dies erhöhte die Zahl der aktivierten Anlagen nochmals – auf insgesamt 261 Bunker während dieser Woche, was durchschnittlich rund 37 Bunkern pro Tag entspricht. Realisiert wurden diese mehrheitlich von einigen sehr engagierten Aktivatoren, insbesondere von HB9HCR und HB9INY.

Neue Hunter

Das in der Schweiz noch nicht so bekannte Outdoor-Programm konnte während dieser Woche auch neue Hunter aus HB gewinnen, zum Beispiel HB9CYV, HB9GUR und HB9HDK, die sich allesamt den Gold-Award als Hunter holten. Zu den fleissigsten Huntern ausserhalb der Schweiz gehörten DE1VTM, DL1RI, EA1062RCU, M0ICR, NL14196, OK1HCG, ON3DWG, ON3LMA, ON3MOH, ON4TH, ON5JK, PA1H, PA7RA, PD3AR, PD9HIX, SM5ELV, SWL-1011 und YO6CFB – ein Abbild davon, wie populär das Programm in den verschiedenen europäischen Ländern bereits ist.

Winterfest in Planung

Der nächste grössere Anlass, das internationale Winterfest im Januar 2027 (das genaue Datum steht noch aus), wird aufgrund der winterlichen Bedingungen zusätzliche Herausforderungen mit sich bringen. Wir hoffen aber, dass sich trotzdem Aktivatoren finden werden, die wieder bereit sind, ihre Station bei einem Bunker aufzubauen.

Mehr Informationen gibt es auf der BOTA-Webseite.

Ausführlicher Bericht im nächsten HBradio.

Published: HB9HGH 2026-08-07 16:23:31

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中国传统桥梁三军桥的搭建 Building a Traditional Chinese Sanjun Bridge#woodworking

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生活百般滋味,人生需要笑对!
大家好,我是阿木爷爷,一名喜欢专注于做木工的的老木匠,如果您喜欢我的视频,请持续关注我的频道, 我们拍摄的视频以木质工艺品为主,接下来我和我儿子也在努力拍摄更多有创意的视频,分享给大家,让每一个阅读者学到知识,缓解心情,频道里也有很多精彩的作品,大家可以慢慢欣赏,谢谢你们的支持。
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Installare un certificato Let's Encrypt per i server qmail e dovecot

Changelog

  • Oct 7, 2026 (v. 4.0.3)
    - sendmail bin determined by 'command -v', instead of using the sendmail shipped by qmail by default a20904b
  • 25 luglio 2026 (v. 4.0) Script hook e documentazione sottostante completamente revisionati.
    - Aggiunto un nuovo script wrapper dehydrated-renew per eseguire il rinnovo del certificato e la sincronizzazione del servizio per SNI solo quando uno o più certificati sono effettivamente cambiati.
    - Introdotto un meccanismo di flag di modifica (dehydrated.changed) per evitare ricaricamenti e riavvii non necessari del servizio se un certificato è stato effettivamente distribuito.
    - Consolidate le operazioni post-rinnovo nella nuova funzione cert_sync(), fornendo un unico punto di ingresso per la sincronizzazione della configurazione dei certificati di qmail, Dovecot e Apache dopo i rinnovi riusciti. La stessa funzione cert_sync() può essere chiamata tramite uno script autonomo, che non coinvolge l'esecuzione di dehydrated. Ridotte le interruzioni non necessarie del servizio eseguendo la sincronizzazione una volta per ogni ciclo di rinnovo anziché una volta per ogni certificato rinnovato.
    - Il certificato qmail viene creato solo se è impostato MAKE_MAIL_CERTS=1. Se MAKE_MAIL_CERTS=0, lo script hook distribuisce solo i certificati (da utilizzare per il server web).
    - Le funzionalità Server Name Indication (SNI) per qmail e dovecot possono essere disabilitate impostando ENABLE_SNI=0 (impostazione predefinita).
    - Le voci ServerName e ServerAlias ​​per Apache e i domini SNI possono essere impostate facoltativamente con ENABLE_APACHE_SNI_CONF=1.

To enable HTTPS on your website, you need to get a certificate (a type of file) from a Certificate Authority (CA). Let’s Encrypt is a CA. In order to get a certificate for your website’s domain from Let’s Encrypt, you have to demonstrate control over the domain. With Let’s Encrypt, you do this using software that uses the ACME protocol which typically runs on your web host.

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Centinaia di migliaia di rifugiati, da settimane, aspettano al confine croato per entrare nell’Unione Europea

Traduzione dell’articolo Сотни тысяч беженцев ждут неделями на хорватской границе, чтобы попасть в ЕС

Il 12 Giugno di quest’anno è entrato in vigore nell’Unione Europea (UE) il Patto sulla migrazione e l’asilo: dieci regolamenti che modificano le norme per l’ottenimento della protezione in tutta Europa.

Ai confini esterni dell’UE viene introdotto uno screening obbligatorio della durata massima di sette giorni dove una persona, a livello giuridico, viene considerata “non ammessa” o meno nel territorio dell’Unione. La rotta balcanica è un punto di incontro per quelle persone che si dirigono verso l’UE e cercano di ottenere il diritto d’asilo. Fino al 2022 la percorrevano i rifugiati provenienti dal Medio Oriente, ai quali si sono poi aggiunti i russi: attivisti politici, vittime di violenza domestica, persone in fuga dalla mobilitazione. A causa delle nuove restrizioni, questa rotta sarà di fatto chiusa.

Nonostante la violenza dello Stato, DOXA racconta come le persone abbiano trovato in sé la forza non solo di salvare i propri cari ma anche solidarizzare con tutti quelli che hanno percorso la rotta balcanica.

Come mai la rotta balcanica è diventata la principale via di fuga dalla Russia verso l’UE?

La rotta balcanica è il principale corridoio di transito via terra dall’Europa sud-orientale verso i paesi più ricchi dell’Europa occidentale. La sua particolarità sta nel fatto che è puramente di transito. Le persone rifugiate attraversano gli Stati balcanici; ma quasi nessuno di loro chiede asilo in quei Paesi. La maggior parte cerca di attraversarli il più rapidamente possibile per raggiungere luoghi dove l’economia è più forte e le garanzie sociali sono maggiori. Per gli Stati, le persone rifugiate che percorrono questa tratta rappresentano solo un flusso temporaneo da trasferire in modo organizzato verso i Paesi a ridosso [del corridoio balcanico.]

La tratta ha riunito persone completamente diverse. Coscritti e disertori fuggono dai comandi militari e dai tribunali. Persone queer e attivisti fuggono dai procedimenti penali. Il gruppo più numeroso è costituito dai ceceni. Le famiglie cecene fuggono dai contratti militari obbligatori e dalla politica di Kadyrov. Secondo i dati di Novaya Gazeta Europa, dall’Ottobre 2024 in Cecenia vi sono state almeno 67 retate per la mobilitazione. La maggior parte di loro non possiede visti Schengen: dal 2022 l’Unione Europea ha quasi smesso di rilasciare visti multipli ai russi, mentre alcuni paesi 1 non rilasciano più alcun visto turistico.

Questa rotta esiste ormai da più di dieci anni. Fin dalla fine degli anni 2000, siriani, iracheni, afghani e pakistani, in fuga dalle guerre, si sono diretti verso l’Europa passando per la Grecia, la Macedonia e la Serbia. Il picco si è registrato nel 2015, quando in un solo estate circa un milione di persone ha attraversato i Balcani occidentali per raggiungere l’Unione Europea. A poco a poco questa rotta è stata chiusa. Nel Marzo 2016 l’UE ha firmato un accordo con la Turchia: sei miliardi di euro in cambio dell’arresto del flusso di rifugiati. Dal 2015 l’Ungheria si è progressivamente isolata con recinzioni e ha trattenuto i richiedenti asilo in “zone di transito” di frontiera — di fatto in stato di detenzione — fino a quando la Corte di giustizia europea non ha dichiarato illegale questa pratica.

Quando nel 2024 la Corte di giustizia europea ha inflitto all’Ungheria una multa di 200 milioni di euro per aver violato le norme sul diritto d’asilo, Viktor Orbán ha definito la sanzione “scandalosa e inaccettabile” e ha affermato che per “i burocrati di Bruxelles i migranti irregolari sono più importanti dei cittadini europei stessi.” La Croazia, di anno in anno, rende sempre più rigide le norme sull’accoglienza dei rifugiati. I rifiuti sono diventati la norma: su 8500 richieste presentate nel 2023, il Paese balcanico ha concesso il diritto d’asilo solo a 24 persone. Da lì in poi, il percorso per tutti è più o meno lo stesso. Dopo la registrazione della richiesta di asilo viene rilasciato un documento provvisorio che, in teoria, imporrebbe di presentarsi in un campo. Ma la maggior parte si dirige verso altri paesi dell’UE. Tuttavia la rotta balcanica non è scomparsa: si è spostata in Bosnia-Erzegovina dove migliaia di persone hanno continuato a tentare di percorrerla.

Le persone volano dalla Russia verso uno dei tre paesi da cui partono i collegamenti diretti con la Bosnia: Turchia, Armenia o Serbia. La maggior parte sceglie Istanbul: lì si trovano i biglietti più economici e il maggior numero di voli per Sarajevo – e non serve il visto per la Bosnia. Da qui inizia la parte bosniaca. Da Sarajevo, in autobus, fino a Banja Luka2 — circa cinque ore, poi con un altro autobus — fino alla città di confine. Il valico più frequentato è Novi Grad.3 Da lì, il ponte sul fiume Una conduce direttamente alla città croata di Dvor. È proprio attraverso questo ponte che passa il flusso principale dei rifugiati russi. Le guardie di frontiera croate accettano le richieste di asilo — e i rifugiati entrano legalmente nell’UE, aggirando qualsiasi ambasciata e procedura burocratica.

Come i rifugiati si sono auto-organizzati per attraversare il confine croato

«Seduto a un tavolino vi era un ceceno con un quaderno. Un normale quaderno scolastico, a righe blu. Venivano scritti i nomi di chi erano riusciti a passare e chi, invece, erano appena arrivati. [Il quaderno veniva tenuto come una reliquia», racconta Slava, attivista queer proveniente dalla Russia. Secondo le persone con cui abbiamo parlato, tutti coloro che attraversano il confine a Novi Grad devono scrivere sul quaderno il proprio nome e cognome, il numero di familiari che li accompagnano e la data di attraversamento calcolata dai rifugiati stessi. Le persone vivono nelle città bosniache di confine in stanze in affitto, aspettando il proprio turno — anche per settimane.

Nel quaderno non vengono mai annotati i motivi per cui una persona cerca di attraversare il confine. Questo contribuisce a garantire la sicurezza di chi cerca di sfuggire alle persecuzioni: decine di persone hanno accesso alle annotazioni del quaderno e qualsiasi dettaglio superfluo potrebbe finire nelle mani sbagliate. Gli intervistati da DOXA hanno raccontato di un caso in cui il marito di una ragazza, fuggita da lui, si era recato al confine a Novi Grad e aveva iniziato a chiedere informazioni su di lei alla gente. Nessuno ha tradito la donna, e per motivi di sicurezza il suo nome è stato omesso dai registri.

Le guardie di frontiera croate accettano dieci persone al giorno – e solo nei giorni feriali. Anton, un attivista russo, ha attraversato il confine nel 2024 e sul suo canale Telegram ha descritto così la situazione: «Oggi sono arrivate molte persone, soprattutto dalla Cecenia; hanno provato a passare il confine senza essere nell’elenco e i croati le hanno respinte tutte. Un agente di frontiera bosniaco mi ha detto che avrebbe fatto passare tutti, ma i croati non ne avrebbero accettati più di 10. Ed è andata proprio così. Evidentemente è difficile gestire più di 10 persone al giorno; quindi non possono farle passare. Domani toccherà a me provarci. Vi aggiornerò al momento. Parlerò in croato con i funzionari di frontiera. Spiegherò che abbiamo stilato una lista dopo il loro consiglio – nonostante ci siano persone rifugiate che violano l’elenco. Vi prego di rispettarvi a vicenda. Ognuno si trova in una situazione diversa ed è importante rimanere umani.»

Dato che ogni giorno possono attraversare il confine solo dieci persone, i rifugiati hanno organizzato una fila per mantenere l’ordine. Ogni giorno, alle tre del pomeriggio, si ritrovano sul lungofiume a Novi Grad, si registrano e stabiliscono chi passerà e quando. Alcuni aspettano una settimana. Altri un mese. Chi non si presenta per tre giorni di fila viene cancellato dal registro, perdendo così la possibilità di attraversare il confine. È così che si è sviluppato un sistema di mutuo aiuto, in cui ognuno condivideva le proprie competenze e risorse con gli altri. Slava conosceva l’inglese e aiutava le donne cecene a orientarsi tra i siti web europei dove trovare informazioni sul diritto d’asilo. Chi riusciva ad attraversare il confine lasciava agli altri i marchi bosniaci4 non spesi.

«Nessuno dei ceceni si sedeva con me per discutere di politica. Si limitavano a controllare se avessi un posto dove dormire o qualcosa da mangiare. La mattina del mio passaggio non riuscii a svegliarmi perchè la sveglia non aveva suonato. Vennero bussare alla mia porta: sapevano dove abitavo. Mi trascinarono praticamente fuori dal letto,» racconta Slava.

“L’agente ha ritirato i passaporti e non restava altro da fare che aspettare”

La giornata del passaggio inizia presto. Alle sette del mattino un gruppo di dieci persone si incammina a piedi dal punto di raccolta vicino al confine verso il ponte sul fiume Una. Dall’altra parte del ponte c’è un agente di frontiera croato: ritira i passaporti e i telefoni e inizia a registrare i nuovi arrivati. Dopo aver attraversato il confine, le persone vengono sistemate in centri di detenzione. «Nel mio caso era una cella di nove metri per nove, con le sbarre alle finestre; ci stavi seduto per dodici ore ad aspettare. Nessuno ti chiedeva nulla. Il funzionario ritirava i passaporti e non restava altro da fare che aspettare,» racconta Slava.

Georgij, un architetto di Belgorod che aveva percorso quella stessa rotta prima di Slava, racconta che nel suo gruppo c’erano 11 persone: dieci ceceni e lui. I rifugiati ceceni venivano controllati più a lungo, mentre lui era stato sottoposto a un controllo di routine. Al valico gli avevano persino sequestrato le pillole per dormire. Quando hanno saputo che era cristiano, le guardie di frontiera sono diventate più cortesi. «Traducevo agli altri ceceni le domande del poliziotto. Lui comunicava con loro tramite me, perché ero l’unico del gruppo a parlare inglese,» ricorda Georgij.

Il comportamento cortese delle guardie di frontiera croate, di cui parla Georgij, è solo un aspetto della medaglia. Anton ha raccontato a DOXA un’altra storia: dopo aver espletato le formalità, uno dei poliziotti più anziani gli ha visto una sigaretta dietro l’orecchio e ha inveito contro di lui, dando inizio a un battibecco. A quel punto gli agenti hanno iniziato a picchiarlo: «Mi è saltato addosso e ha cominciato a prendermi a pugni. Si sono uniti a lui anche gli altri suoi colleghi. Alla fine sono riuscito a difendermi ma mi hanno fatto un bel po’ di bernoccoli. Mi picchiavano mentre ero disteso a terra e non si facevano scrupoli a calpestarmi con gli stivali.»

Rifugiati al guinzaglio e in manette: com’è la prigione per migranti in Ungheria

Anche dopo aver attraversato un confine dell’UE, le difficoltà per i rifugiati non finiscono.

Boris e Sasha, una coppia gay proveniente dalla Russia, e una ragazza trans che viaggiava con loro non sono riusciti a lasciare l’Ungheria in tempo. All’aeroporto di Budapest, proprio prima di salire sull’aereo, sono stati avvicinati da due uomini e una donna in borghese. Uno di loro ha tirato fuori dalla tasca un foglio di carta dove Boris ha riconosciuto le sue foto e le sue impronte digitali. È emerso che le autorità ungheresi li avevano messi nella lista dei ricercati.

«Mi è subito scappata una risata,» ricorda Boris nell’intervista a DOXA. «Sono un tipo ansioso e mi ero già immaginato questo scenario. Ho detto loro: Siamo qui, due gay e una ragazza trans. Se ci portate da qualche parte, non sarà una buona cosa per il Paese. Secondo le leggi dell’UE siamo persone vulnerabili.»

Li hanno condotti in manette attraverso l’aeroporto, li hanno rinchiusi nel seminterrato della struttura e, infine, li hanno trasportati nel centro di immigrazione ungherese.

Boris descrive così il centro: «Era un campo per clandestini e criminali. Secondo le leggi ungheresi, tutte queste persone devono essere condotte al guinzaglio. Il guinzaglio era fissato alle manette, e le manette ti legavano ad altre persone. Ci legavano in branco e ci portavano in giro come cani. Quando bisognava andare dal medico, ti agganciavano separatamente al guinzaglio e ti portavano da solo. Il medico veniva una volta al mese.»

Per due mesi interi venivano nutriti con pane e ketchup a colazione e a cena.5 A volte davano la zuppa: «acqua in cui galleggiava della pasta, modellata in modo tale da sembrare pollo.» Nonostante questa razione, nella sala comune c’era comunque un computer fisso collegato a Internet. Tramite questo mezzo, Boris e Sasha hanno contattato alcuni attivisti ungheresi per i diritti umani e hanno presentato un reclamo sulle condizioni di detenzione. Ma nessuno ha mai risposto.

Allo stesso tempo, i rifugiati si trattavano con rispetto. Nel centro di accoglienza, Boris e Sasha erano ospitati insieme a musulmani, libici, siriani e ceceni: nessuno di loro, secondo quanto riferito, discriminava le persone LGBT. «A loro non importa proprio un fico secco. Anche loro se ne erano andati perché la loro vita non era certo rose e fiori. Siamo tutti sulla stessa barca. A nessuno importa chi eri e chi sei, in quali divinità credi e che tipo di abito indossi.» Due mesi dopo, Boris e Sasha sono stati rimpatriati in Croazia. Ora stanno cercando di regolarizzare la loro posizione in Spagna.

Nell’Aprile 2026 l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) ha sospeso il presidente dell’Assemblea dei popoli del Caucaso Ruslan Kutaev per aver definito le persone LGBT “pervertiti” e difeso i “delitti d’onore” in Cecenia come una questione interna familiare. Nei notiziari la vicenda è apparsa come uno scontro tra due fazioni inconciliabili: i ceceni contro la comunità queer, il conservatorismo islamico contro la tolleranza europea.

Nella città bosniaca di confine, però, non c’erano due fazioni. Una donna cecena con cinque figli, una coppia gay di Penza, un ragazzo fuggito dalla guerra, condividevano un unico quaderno, un’unica fila e un’unica paura di non farcela in tempo. Queste persone così diverse si aiutavano a vicenda non perché condividessero le stesse opinioni, ma perché altrimenti nessuno di loro sarebbe riuscito a superare quella prova. E tutti loro hanno subito violenze dalle forze dell’ordine russe e dai detentori dei “valori europei.”

 

Note

1Quali Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Finlandia, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Islanda, Norvegia, Svezia, Slovacchia.

2Città bosniaca, capitale della Repubblica Serba della Bosnia-Erzegovina.

3Città settentrionale bosniaca.

4Moneta della Bosnia-Erzegovina.

5Come ha spiegato Boris, i suoi compagni di cella gli hanno raccontato che l’Unione Europea versava all’Ungheria 250 euro al giorno per ogni persona ospitata in quel centro.

Centinaia di migliaia di rifugiati, da settimane, aspettano al confine croato per entrare nell’Unione Europea ©, .

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SCIOPERO LAVORATORI ASA SPA E RISCHIO MALORI PER IL CALDO ECCESSIVO. L’AZIENDA VUOLE PUNIRE I LAVORATORI CHE HANNO SCIOPERATO? VENERDI’ 7 AGOSTO CONFERENZA STAMPA DAVANTI AL COMUNE

In queste settimane di caldo estremo, l’Unione Sindacale di Base ha promosso decine di interventi in altrettante aziende, per ottenere opportune misure di mitigazione contro il rischio stress termico per i lavoratori che operano in condizioni critiche. Purtroppo, non tutte le realtà hanno deciso di adottare interventi sufficienti. Una di esse è la partecipata ASA Spa e le società collegate del gruppo.
Anche grazie alla proclamazione e al successivo sciopero, effettuato il giorno 31 luglio, la dirigenza aziendale ha iniziato a mettere in campo alcuni interventi per salvaguardare la salute e la sicurezza degli operatori.
Contemporaneamente siamo venuti a conoscenza della volontà di sanzionare i lavoratori che hanno aderito allo sciopero del 31 luglio esercitando un proprio diritto costituzionale. Tutto ciò perché la Commissione di Garanzia, attraverso un procedimento non è ancora concluso, ha eccepito alcune “irregolarità” rispetto alla tempistica della proclamazione. Irregolarità che stiamo contestando con forza. Proprio per queste ragioni una delegazione di lavoratori ASA e Giunti Srl era presente a Roma davanti alla sede della Commissione di Garanzia.
Punire i lavoratori per uno sciopero sarebbe un fatto gravissimo a maggior ragione per un’azienda a maggioranza pubblica.
Anche qualora la commissione dovesse effettivamente sanzionare il nostro sindacato, non certo a causa di un nostro effettivo errore ma solo per la volontà di colpire l’unica organizzazione che si è attivata su questo tema, non vi sarebbe nessun obbligo di procedere con contestazioni disciplinari nei confronti dei singoli lavoratori.
Inoltre, i servizi minimi e le emergenze sono stati garantiti per tutta la giornata di astensione del lavoro. Quindi, in quel caso, ci sarebbe solo la volontà di “vendicarsi” nei confronti di chi ha avuto il coraggio di alzare la testa e protestare costringendo la dirigenza ad interventi concreti.
Cosa ne pensa il socio pubblico di questo atteggiamento? È normale colpire i lavoratori che scioperano?

Ne parleremo nel dettaglio, durante una conferenza stampa il giorno venerdì 7 agosto dalle ore 11:30 davanti al Comune. Sarà anche l’occasione per fare il punto su tutti gli interventi effettuati in merito al caldo estremo nei luoghi di lavoro. Dal porto alla logistica, dalle fabbriche ai cantieri edili.

USB Livorno

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Claude evade (di nuovo) e attacca tre aziende reali

Sembra proprio che tenere a bada i modelli IA sia complicatissimo e Anthropic sta accumulando una certa esperienza nel settore. L’azienda ha infatti rivelato che alcuni modelli della famiglia Claude sono riusciti ad accedere ai sistemi di tre organizzazioni reali durante esercitazioni di sicurezza, trasformando test che avrebbero dovuto svolgersi in ambienti controllati in vere […]

L'articolo Claude evade (di nuovo) e attacca tre aziende reali proviene da Securityinfo.it.

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Roman Space Telescope Plaque Install

Technicians inside the Payload Hazardous Servicing Facility at NASA’s Kennedy Space Center complete installation of a commemorative plaque on the agency’s Nancy Grace Roman Space Telescope, as photographed on Tuesday, July 28, 2026.

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Greg Casamento: Open Source Is Hobbling Itself Over Generative AI

 


The answer to bad AI-assisted contributions is not a purity test. It is better engineering discipline.

Earlier this year, a discussion in the GNUstep community raised a proposal that will sound familiar across the Free Software world: prohibit AI-generated code in core projects and proudly advertise the result as “coded by humans” or “AI-free.” The argument was not frivolous. Generative AI raises real questions about copyright, attribution, security, energy use, labor, trust, and the flood of low-quality patches that maintainers are increasingly being asked to review.

But a blanket refusal to use generative AI is the wrong response. It does not solve the hardest problems. It creates rules that are nearly impossible to define or enforce, confuses the method of production with the quality of the product, and risks turning Free Software into a movement that protects yesterday’s workflow instead of protecting software freedom.

Open Source and Free Software are already operating with too few maintainers, too much technical debt, and too many important projects resting on the unpaid labor of a handful of people. We should be very careful about categorically rejecting tools that might help contributors understand old code, write tests, improve documentation, port software, find defects, or perform mechanical modernization. We should be even more careful when our proposed alternative offers the appearance of trust without the substance of it.

The better principle is straightforward:

Regulate the code, not the development process.

“AI-generated” is not a workable boundary

What exactly counts as AI-generated code?

Is it a complete function produced from a prompt? A line accepted from an AI-powered autocomplete system? A compiler-suggested correction? An automated refactoring? A test generated from an existing implementation? A translation of documentation? A patch written by a human after asking a model to explain an unfamiliar API? What if the developer uses AI to identify the problem but writes every line manually? What if an IDE quietly includes machine-learning features the contributor never explicitly invoked?

The line between “human-written” and “AI-assisted” is already blurred, and it will become less distinct as generative features are embedded in editors, compilers, debuggers, search engines, and operating systems. A ban that cannot draw a stable boundary will be applied inconsistently. Honest contributors will disclose and be penalized; dishonest contributors will simply omit the disclosure. Others may be falsely accused because their code “looks generated.”

An “AI-free” badge therefore risks promising something a project cannot reliably prove. Free Software should be especially suspicious of unverifiable labels.

The risks are real—and they argue for review

None of this means generated code should be trusted.

Research has found substantial security weaknesses in AI-produced code. One empirical study of Copilot snippets found security problems in roughly 30 percent of Python snippets and 24 percent of JavaScript snippets in its later dataset. Other research has demonstrated that code models can memorize portions of their training data, while studies of license compliance have found that models often provide inaccurate licensing information, particularly for copyleft code. Those are serious concerns, not anti-AI superstition. (Security weaknesses study; memorization study; license-compliance study)

The productivity story is also more complicated than the advertising. GitHub reported that developers completed a controlled programming task considerably faster with Copilot, but a later randomized study of experienced Open Source developers working in their own repositories found that the tools available in early 2025 made them 19 percent slower. METR’s 2026 follow-up found suggestive but still statistically uncertain evidence of improvement with newer tools. AI is neither magic nor uniformly useless; its value depends on the person, task, model, and workflow. (GitHub productivity study; METR 2025 study; METR 2026 update)

But human authorship has never guaranteed secure, original, maintainable, or correctly licensed code. That is why healthy projects require tests, review, contributor certification, licensing rules, and maintainers who can reject bad work. The origin of a patch may affect how carefully we inspect it, but it cannot replace inspection.

If a contributor submits code they do not understand, the contribution should be rejected. If the patch fails tests, violates project style, invents APIs, introduces vulnerabilities, obscures provenance, or imposes an unreasonable review burden, it should be rejected. That is true whether the patch was produced by Claude, Copilot, a Stack Overflow answer, a contractor, a junior programmer, or a senior maintainer having a bad afternoon.

The repository contains code, not virtue.

Review capacity is the scarce resource

Maintainers have a legitimate complaint: AI can make producing a patch far cheaper than reviewing one. A person can generate thousands of lines in minutes and then expect a volunteer to spend hours establishing whether any of it is correct. That asymmetry can become a denial-of-service attack on a project even when the submitter means well.

The answer, however, is not necessarily to ban a tool. It is to place the cost and responsibility back on the contributor.

A project can require that contributors:

  • disclose material use of generative AI;

  • identify the tool and describe how it was used;

  • certify that they reviewed and understand every submitted change;

  • explain the design and answer maintainer questions without outsourcing the conversation to a model;

  • provide focused tests and evidence that the patch solves a real problem;

  • comply with the project’s licensing and provenance requirements;

  • keep changes small enough to review; and

  • accept that unexplained, low-signal, or mass-generated submissions may be closed without detailed triage.

Disclosure is imperfect, but it establishes a community norm and makes an honest contributor accountable. Research into self-declaration practices has already found developers using everything from a simple disclosure to records of prompts, explanations, and quality checks. Projects can choose a level proportionate to their risk. (Study of AI-code self-declaration)

This approach is stricter than either blind enthusiasm or symbolic prohibition. It does not say, “AI wrote it, so it must be acceptable.” It says, “You submitted it, so you are responsible for it.”

Freedom is not a reenactment of an older toolchain

Free Software is founded on the user’s freedom to run, study, modify, and share software. Those principles describe control over technology; they do not require that every developer use the same approved method to create it. The Open Source Initiative’s work on an Open Source AI Definition likewise frames the issue around the practical freedoms to use, study, modify, and share systems—not around preserving a pre-AI development ritual. (Open Source AI Definition 1.0)

There are valid reasons for preferring Free or locally operated AI tools over proprietary cloud services. A project may reasonably prohibit contributors from uploading confidential material or unreleased security fixes to third-party systems. It may impose stricter provenance requirements in sensitive components. Individual maintainers may decline to review bulk-generated reports that have repeatedly produced noise. These are concrete policies tied to concrete harms.

What does not follow is that a project becomes more free merely because no contributor used a generative tool.

An “AI-free” identity may even distract from the qualities that users actually need: portability, stability, compatibility, security, good documentation, responsive maintenance, and code whose behavior can be understood and changed. A badge is not a substitute for those things.

Blanket refusal has an opportunity cost

Mature Free Software projects often contain decades of code and institutional knowledge. They need documentation, regression tests, API audits, build-system repairs, platform ports, translations, issue triage, and repetitive modernization. Generative AI will not perform those jobs reliably on its own. It can still help a knowledgeable contributor perform some of them.

Rejecting that possibility at the policy level has consequences. It may discourage younger contributors whose development environment already includes these tools. It may disadvantage people working in a second language or developers with disabilities who use AI as an accessibility aid. It may prevent experiments that would have failed harmlessly—or succeeded usefully—under ordinary review. Most dangerously, it can encourage a culture in which the declaration “human-written” is treated as evidence of quality.

Free Software has survived previous waves of automation. High-level languages, garbage collection, IDEs, graphical interface builders, code generators, automated formatters, static analyzers, and online code search all changed what it meant to “write” software. Each tool altered the division of labor between programmer and machine. The relevant question was never whether every token originated in a human mind. The question was whether people retained the freedom, knowledge, and responsibility needed to control the resulting system.

That remains the right question now.

A policy that protects projects without freezing them

A sensible policy can fit on one page:

  1. Disclosure: Contributors must disclose material AI assistance in the commit message or pull request.

  2. Responsibility: The named human contributor is the author of record and must understand, explain, test, and stand behind the entire submission.

  3. Quality: AI-assisted contributions receive the same requirements for correctness, security, maintainability, style, documentation, and test coverage as any other contribution.

  4. Provenance: Contributors must have a reasonable basis to believe the submission is license-compatible and must identify known sources or generated passages that may reproduce existing code.

  5. Data protection: Project secrets, embargoed vulnerabilities, private communications, and other restricted material may not be submitted to unauthorized external services.

  6. Reviewability: Maintainers may reject oversized, unexplained, repetitive, or low-signal submissions without performing free forensic work for the submitter.

  7. Local discretion: Components with unusual legal, safety, privacy, or reliability risks may adopt additional written restrictions.

This policy does not resolve every ethical question surrounding generative AI. No contribution policy can. It does, however, address the matters a software project can actually evaluate and enforce.

We should not surrender the future of software freedom

The Free Software community should remain one of the sharpest critics of concentrated corporate power, opaque models, exploitative data practices, environmental cost, and systems that deprive users of control. Criticism is part of our job. So is building an alternative.

If we define ourselves by refusing to touch an important new class of technology, proprietary vendors will shape that technology without us. If instead we insist on transparency, modifiability, privacy, local control, licensing clarity, and human accountability, we can bring the values of Free Software into the AI era.

We do not need to pretend that generative AI is trustworthy. We need processes that do not require us to trust it.

Judge the patch. Demand disclosure. Require understanding. Enforce licensing. Protect reviewers. Reject garbage.

But do not hobble Open Source and Free Software with a blanket ban that is difficult to define, impossible to verify, and disconnected from the quality of the code we ultimately ship.

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PIETRO LIBERO

Diffondiamo questo manifesto per Pietro, in carcere con l’accusa di “terrorismo della parola” (270 quinquies comma terzo), reato introdotto dal penultimo decreto sicurezza, per alcuni opuscoli sequestrati durante l’operazione anti-anarchica del 16 giugno scorso. Qui il manifestino in pdf.  
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Nitto Santapaola: la lunga latitanza e l'arresto del boss | Santapaola 2 di 2

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Dopo aver conquistato il vertice della mafia catanese, Benedetto "Nitto" Santapaola diventa uno dei boss più potenti di Cosa Nostra. Ma la stagione delle stragi, i pentiti e le grandi indagini dello Stato segnano l'inizio della sua caduta.

In questa seconda e ultima parte ricostruiamo gli anni della latitanza, l'arresto nel casolare dell'azienda agricola Bonnelli, i processi, il regime del 41-bis e gli ultimi anni di vita dello storico capomafia catanese.

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📌 IN QUESTO DOCUMENTARIO SCOPRIRAI

✓ La guerra di Cosa Nostra contro lo Stato dopo le stragi del 1992

✓ Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia contro Nitto Santapaola

✓ La lunga latitanza del boss catanese

✓ Il blitz della Polizia e l'arresto nel casolare dell'azienda agricola Bonnelli

✓ I processi e le numerose condanne inflitte a Santapaola

✓ Il regime di carcere duro del 41-bis

✓ Gli ultimi anni di detenzione e la morte del boss

✓ L'eredità criminale lasciata dal clan Santapaola-Ercolano

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📺 QUESTA INCHIESTA FA PARTE DELLA SERIE

NITTO SANTAPAOLA

➡ Guarda la playlist completa e segui la vicenda in ordine cronologico:

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• Questo video è frutto di ricerca giornalistica e utilizza solo fonti pubbliche e accessibili.
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• Le ricostruzioni hanno esclusivamente scopo divulgativo.
• Non vengono promossi comportamenti contrari alla legge.
• Questo contenuto NON costituisce pubblicità né contiene contenuti sponsorizzati.
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Guinea-Bissau Tidal Waters

Relatively low tidal waters expose sandflats and mudflats in the Bijagós Archipelago of Guinea-Bissau in this image acquired on November 28, 2025, with the OLI (Operational Land Imager) on Landsat 8. These coastal landforms support an array of invertebrates, making the archipelago a popular stopover for migratory shorebirds.

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BAMBINO VIENE AGGREDITO DA UN FINTO POLIZIOTTO

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Sono stato a Genova per il Red Bull Cerro abajo e ho fatto urban downhill con un bambino local @Mattiareca10 . 3 Anni fa Mattia è stato verbalmente aggredito da 2 signori che si sono spacciati per finti poliziotti e lo hanno minacciato! Secondo voi la loro reazione è stata corretta?

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木拱桥结构搭建,非常结实 #woodworking

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制作四种桥梁架构,古老的智慧【阿木爷爷 Grandpa Amu】

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制作一只天然的口红 #woodworking

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Fred S. Graham, L’anarchismo e la rivoluzione mondiale – Seconda Parte

Prima Parte

Capitolo 1
Come Minor cambiò opinione
Roberto Minor incomincia il suo articolo proclamando la necessità non solo di salvare la Russia soviettista, ma anche di comprenderla, ed egli cominciò a comprenderla imitando tutti gli avversari “i quali a uno a uno si piegarono dinnanzi a Lenin,” cioè col trasformarsi da anarchico in bolscevico. La sua asserzione che tutti cedono dinanzi alla “grande forza” di Lenin, è precisamente il rovescio di quanto egli stesso affermò nel suo articolo: “Quando l’anarchismo [dominava] la Russia,” col quale egli prova che la rivoluzione si affermò, si afferma e continuerà ad affermarsi anche senza la “grande forza” impersonata in Lenin.
Come tutti i missionari convertiti egli fa tutto il possibile per gettare fango sugli uomini e sull’ideale già professato e ammirato. Non basta: egli svisa le fondamentali differenze tra socialismo e anarchismo.
Di questa accusa non siamo troppo sicuri, perché dopo la lista completa delle opere ch’egli ha letto e che porta a testimoniare, dubitiamo ch’egli abbia letto abbastanza da poter comprendere il socialismo e l’anarchismo.
[Ha calunniato Petr Kropotkin perché Kropotkin non ha impedito ai ragazzi della YMCA1 di chiamarlo “Principe.” Questo è quasi disgustoso: Kropotkin, dal momento che fa parte del movimento anarchico, ha mai firmato il suo nome diversamente da “Pëtr Kropotkin”? Chi ha continuato a aggiungere il suo vecchio titolo di “Principe”? I ragazzi della YMCA o la stampa capitalista? Oh, no! Consultate il numero del Labor Leader di Londra, l’organo socialista in Inghilterra, del Luglio 1920, e scoprite cosa sanno fare i socialisti!
Kropotkin ha inviato un messaggio ai lavoratori dell’Europa occidentale e dell’America (un messaggio più chiaro di qualsiasi cosa sia mai apparsa sulla Rivoluzione russa, e che Minor non menziona nemmeno). Il Labor Leader lo pubblica in prima pagina con il titolo “Una lettera del principe Kropotkin”! Chi dovrebbe essere maggiormente incolpato: chi continua a chiamare Kropotkin “Principe” – nonostante a lui il titolo non importi affatto – oppure i co-socialisti di Minor, che glielo attribuiscono deliberatamente?!]
Ma, analizziamo le ragioni esposte da Minor a giustificare “le sue conversioni.” Egli dice:
“Ho trovato che Engels nella su Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato denunzia ed espone lo Stato con più chiarezza e radicalismo di qualsiasi anarchico che io conosca. Dopo di ciò ricorsi alle fonti dell’anarchismo: Lo Stato, la sua funzione storica di Kropotkin.
E fui costretto ad ammettere che la filosofia antistatale fu creata da Marx e da Engels; Kropotkin non la comprese neppure.”
[Si tratta di affermazioni piuttosto audaci. Ma egli porta un solo fatto per dimostrarle? Non nel suo articolo. L’unica prova che fornisce è la sua ignoranza, ammettendo che, per quanto riguarda la sua “conoscenza,” Engels e Marx hanno smascherato lo Stato “in modo più radicale” di qualsiasi anarchico.]
Quando uno cambia le sue idee, deve coscienziosamente compiere un completo studio su tutto ciò che abbia attinenza e relazione con l’idea che sta per abbandonare e con quella che si vuole adottare. Minor, invece, comincia coll’annunziare al [mondo] che ha preso con sé, per leggerli, i tre volumi del Capitale di Marx, che al principio della lettura del primo volume gli si dà a leggere Lo Stato e la Rivoluzione di Lenin. Egli ancora legge Il Manifesto Comunista e L’Origine della Famiglia, della Proprietà Privata e dello Stato di Engels. E qui si ferma!
Ritorna alle sorgenti anarchiche leggendo, non un opuscolo od un volume, ma una vecchia conferenza di Kropotkin ed il miracolo avvenne. Realizza subito quanto conservatore sia l’anarchismo di fronte al socialismo. A darne prova non cita una sola parola od un paragrafo di Engels, del Manifesto, o della conferenza di Kropotkin!
[Non si rimane delusi dalla “conoscenza” che si riscontra in Minor. Dopo una ricerca così approfondita delle idee anarchiche e socialiste, cambiò “idea” e passò dall’anarchismo al bolscevismo. Che disgusto deve provare un lettore intelligente nei confronti dei nostri ben noti “intellettuali” quando scopre la loro totale ignoranza, soprattutto in casi come quello di Minor.]
Prima di criticare l’anarchismo, prima di accusare Kropotkin d’incomprensione, prima di confondere gli anarchici con gli IWW e Bakunin con John Most, non deve uno tentare almeno l’eroica prova di indagare e capacitarsi che cosa sia l’anarchismo con i suoi ideali e le sue tattiche? Non dovrebbe uno leggere di Kropotkin [qualcosa] più che una conferenza stampata, prima di proclamarlo un ottuso? Non dovrebbe uno conoscere la differenza fra IWW e anarchici, fra Bakunin e Most?
Sono i nostri “intellettuali” così irresponsabili da osare ciò che qualsiasi lavoratore che si rispetti e pensi normalmente non oserebbe fare? O dobbiamo noi attribuire la condotta di Minor e del Liberator alla sicumera che gli anarchici non saranno mai in grado di rispondere dalle loro colonne, per cui essi possono osare tutto, persino mettere a nudo la propria ignoranza?
Non importa la causa. Questo è comunque un doloroso spettacolo che dev’essere messo alla luce, perché altri – d’uguale deficienza culturale come Minor – non segua la falsariga sua!
Minor sapeva che non poteva dimostrare le sue affermazioni, perciò ne fece a meno. Ebbene, noi citeremo ambe le parti in questione e il lettore deciderà per sé stesso. Engels dice nell’ “Origine della Famiglia”:
“Lo Stato deve la sua esistenza alla necessità d’imbrigliare l’opposizione delle differenti classi, e fu originato dalla lotta fra queste classi; per cui lo Stato è il potere della classe potente, della classe che ha la supremazia economica” (p. 137, edizione tedesca).
“Lo Stato odierno coi suoi parlamenti ed i rappresentanti eletti è lo strumento col quale il capitale succhia il sangue ed il sudore dei salariati” (p. 138)
[“Quando le classi andranno in pezzi, con esse inevitabilmente cadrà anche lo Stato.” (p. 139-140).]
[Citiamo ora “Lo Stato, la sua funzione storica,” che, secondo Minor, non fornisce alcun “resoconto coerente sull’argomento.”]
Kropotkin, nella sua conferenza, disse in parte:
“Dove la servitù era stata abolita, venne ricostituita in certe altre forme differenti; dove non era stata ancora distrutta, fu modellata sotto la protezione dello Stato, in una feroce istituzione con tutte le caratteristiche dell’antica schiavitù, o peggio ancora.
[“E poteva risultar altra cosa, se la prima preoccupazione dello Stato fu quella di annientare il comune di villaggio dopo la città, di distruggere tutti i legami che esistevano fra contadini, di abbandonare le loro terre al saccheggio dei ricchi e di sottometterli, ognuno individualmente, al funzionario, al prete, al signore?”]2 (p. 28, 29)
“Lo Stato riuscì solo ad opprimere i lavoratori, spopolare le campagne, portare la miseria nei paesi, ridurre migliaia di esseri alla fame, ed imporre la schiavitù industriale” (p. 35)
“Permettere ai cittadini di costituire una federazione fra di loro per espletare qualche funzione dello Stato, sarebbe stata una contraddizione di principio. Lo Stato domanda la personale sottomissione dei suoi soggetti, senza agenti intermedi, esso domanda l’eguaglianza nella schiavitù, e non può permettere uno Stato entro lo Stato.” (p. 32)
E compendia storicamente così:
“La prima fase dell’evoluzione è stata la tribù primitiva, passata poi nella comunità rurale, poi in una città libera, e finalmente scomparente quando raggiunse la fase dello Stato.” (p. 41)
[Kropotkin] dimostra in seguito che lo stesso destino di morte s’abbattè non solo in Asia, sulle coste del Mediterraneo e nell’Europa centrale, ma anche in Egitto, Assiria, Persia, Palestina, Grecia, Roma, Germania, Slavonia e Scandinavia. E termina profetizzando ciò che lo Stato ci riserba anche quando è “lo Stato rivoluzionario”:
“Porterà ancora la morte? Immancabilmente se non ci ricostituiremo in una società libertaria e su base antistatale. O lo Stato sarà distrutto ed una nuova vita comincerà in migliaia di centri, basati sul principio dell’energica iniziativa individuale, o di gruppi liberamente associati, o altrimenti lo Stato spazzerà la vita individuale e locale, diverrà l’assoluto padrone di ogni dominio dell’attività umana, porterà con sé le sue guerre e le sue lotte intestine per il controllo del potere, le sue superficiali rivoluzioni che cambiano soltanto il tiranno e, inevitabilmente, alla fine di questa evoluzione, la morte.” (p. 42)
[“scegliete voi stessi quale delle due questioni preferite!” (p. 42)]
Non è tutto questo un rancido conservatorismo comparato col socialismo scientifico di Marx e di Engels? Non c’è da meravigliarsi se Minor non [l’abbia citato] a sostegno delle sue affermazioni!
Ora, quale valore possono avere le parole di Minor quando dice “cerchiamo una concezione dello Stato che sia differente dall’ortodossa concezione dell’ideologia borghese. Non ve n’è che una: quella di Marx, Engels e Lenin.”?
[Le citazioni di Kropotkin che abbiamo riportato rispondono di per sé alla veridicità o alla falsità delle affermazioni di Minor. Ma presto mostreremo con più forza perché Minor si sia spinto troppo oltre.]
Vi sono altri anarchici che scrissero sullo Stato, qualcuno anche prima di Marx, Engels e Lenin. Il lavoro di Engels fu pubblicato per la prima volta nel 1884; ma nel 1849 – 35 anni prima -, visse un uomo, un certo Proudhon, che diede alle stampe in quell’anno due suoi lavori: Che cosa è la proprietà e Confessioni.
[Alcuni membri del movimento radicale potrebbero sapere qualcosa di uno di questi libri. Noi citeremo un paragrafo de le Confessioni. Lui dice:]
“L’autorità, non appena comparsa sulla terra, divenne l’oggetto dell’universale competizione. Autorità, governo, potere, Stato (queste parole denotano tutte la stessa cosa: sono, per ogni uomo, mezzi di oppressione e sfruttamento dei propri simili. Assolutisti, dottrinari, demagoghi e socialisti, incessantemente volgono i loro sguardi all’autorità come al loro esclusivo miraggio.” (p. 7 (24))
E su Che cosa è la proprietà:
“Tutti i partiti senza eccezione, che mirano alla conquista del potere, sono varietà dell’assolutismo; e non vi sarà mai libertà per i cittadini, ordine per la società, associazione per i lavoratori, fino a che, nel catechismo politico, la rinuncia all’autorità non si sostituirà alla fede nell’autorità.” (p. 301 (216))
[Minor si è forse rifiutato di leggere queste riflessioni solo perché prendono di mira i suoi nuovi compagni “radicali”, i socialisti marxisti?.. O forse perché l’ignoranza è beatitudine?…
Ma passiamo ora ad alcuni anarchici più “conservatori” di Proudhon. Per caso, Minor ha mai sentito parlare di un uomo che scriveva sotto lo pseudonimo di Max Stirner e di un libro da lui scritto che in inglese si intitola “The Ego and His Own”? (Nell’originale tedesco si intitola “Der Einzige und sein Eigentum”, che è anche più corretto.)3
Questo libro fu pubblicato nel 1845, e i nuovi maestri di Minor, Marx ed Engels, se ne adirarono a tal punto (e si noti che, come sostengono Lenin e Minor, entrambi erano contro lo Stato…) da pubblicarne uno contro di esso. Tuttavia, per ragioni ben note, i loro seguaci ne hanno interrotto la circolazione o la ristampa.]
Riporteremo alcuni brani de L’Unico di Stirner:
“Atteggiamento dello Stato è la violenza, ch’esso battezza “legge” se esercitata in suo nome, e “crimine” se esercitata in nome dell’individuo.” (p. 259)
“È esso il re delle bestie, leone e aquila.” (p. 337)
“Lo Stato può essere rigoglioso mentre io soffro la fame.” (p. 280)
“Lo Stato non suscita mai la libera attività degl’individui, ma la costringe nelle sole manifestazioni che servano al suo proposito. Lo Stato ostacola le libere iniziative con la sua censura, con la sua sorveglianza, coi suoi poliziotti, e chiama “suo dovere” questa funzione tiranna.” (p. 299)
“I lavoratori tengono nelle loro mani una forza potente e incoercibile, e se ne divenissero completamente consapevoli e la sapessero usare, niente potrebbero contrastarli; essi avrebbero solo da sospendere il lavoro, ritenere come proprio il prodotto e servirsene. Questo è lo spirito delle agitazioni operaie che si manifestano qua e là. Lo Stato posa sulla schiavitù dei lavoratori. Se il lavoratore si emancipa, lo Stato è perduto.” (p. 127)
Qui citiamo il pensiero di un altro scrittore sullo Stato – uno scrittore che Engels conosceva: Michele Bakunin, il quale scrisse, vent’anni prima di Engels, “non vi è legislazione che non abbia lo scopo di convergere in istituzione, e consolidarlo, lo sfruttamento della popolazione lavoratrice da parte della classe dominante.”
Ecco ciò che egli scrisse sull’origine dello Stato:
“In ogni terra, esso (lo Stato, ndr) è nato dal connubio della prepotenza il furto e la spoliazione (in breve dalle guerre di conquista) con gli Dei gradualmente creati dall’entusiasmo religioso delle nazioni.” [(Dio e lo Stato, p. 287)]
[“Schiavi di Dio, gli uomini devono esserlo anche della Chiesa e dello Stato, in quanto quest’ultimo è consacrato dalla Chiesa.”4 (p. 20)]
[Potremmo continuare a citare pagine e pagine di scrittori anarchici.
Ma le citazioni riportate finora sono, a nostro avviso, sufficienti a dimostrare quanta “verità” ci sia nelle affermazioni di Minor secondo cui “l’Origine” di Engels abbia smascherato e condannato lo Stato in modo più chiaro e radicale rispetto a quanto fatto da qualsiasi anarchico, o che Kropotkin non abbia compreso la filosofia dello Stato – senza dimenticare le rivendicazioni di Minor stesso sull’originalità di Engels.
Senza dubbio, il lettore sarà interessato a conoscere il punto di vista di un giornale socialista sull’“originalità” del libro di Engels.
Quel che segue è estratto dal Colonial and Cooperator del Gennaio 1921.
Ci auguriamo soltanto che la nostra analisi susciti in coloro che desiderano approfondire l’argomento un interesse tale da spingerli a studiare più a fondo i libri che abbiamo citato.]
“Fra le pubblicazioni socialiste commemoranti l’anniversario della nascita di Engels vi è il Proletarian di Detroit, che consiglia a tutti coloro che desiderano [affinare la propria mente in materia di pensiero lucido di leggere le opere di Engels]
“Ma il Proletarian cade in errore quando afferma che “forse il più conosciuto lavoro di Engels è l’Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato,” per il fatto che esso è [in gran parte tratto da] un bollettino compilato [per il] governo degli Stati Uniti da un certo Morgan, ufficiale governativo, che visse a lungo fra le tribù indiane, imparandone la lingua e la storia, e che riuscì a dimostrare con le sue osservazioni come dall’individuo nomade originò la famiglia, la tribù, la nazione e infine la società umana. [Il rapporto è ormai fuori stampa e può essere ottenuto solo pagando prezzi esorbitanti ad antiquari e librai.]5”

 

Continua…

 

Note

1Nota del blog. Graham si riferisce alla Young Men’s Christian Association (YMCA)

2Nota del blog. Per una questione di scorrevolezza abbiamo preso la frase dall’opuscolo Petr Kropotkin, Lo Stato, Edizioni della Rivista Università Popolare, Milano, 1910, p. 96

3Nota del blog. In italiano è L’unico e la sua proprietà.

4Nota del blog. Abbiamo preferito non tradurre dall’inglese e prendere direttamente la citazione tradotta in italiano. Michail Bakunin, Dio e lo Stato, Edizioni Anarchismo, Trieste, 2013, p. 13

5Nota del blog. Nell’articolo riportato da L’Adunata dei refrattari, viene riportato questo pezzo al posto di quello che abbiamo tradotto: «In questo modo il Proletarian attribuisce, intenzionalmente, molto valore al Bollettino di Morgan per valorizzare il libro di Engels.»

Fred S. Graham, L’anarchismo e la rivoluzione mondiale – Seconda Parte ©, .

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Solidarietà alle compagne e ai compagni della manifestazione NOTAV alta felicità che sono stati denunciati per devastazione!

Il 27 luglio quella pagliaccia cattofascista (doppiogiochista) della Meloni (foto sopra), è andata ai cantieri dell’alta velocità Torino-Lione dichiarando ai mass media che i No Tav sono terroristi! Senza naturalmente chiedergli perché stavano manifestando, altrimenti sarebbero saltati fuori tanti altri altarini, sporchi e meschini, tipici della sua cultura borghese, egoista, arrivista, opportunista, ipocrita e repressiva.     …

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CIAO ANNA!

Diffondiamo: Questa notte Anna Cipriani, che in moltx hanno avuto modo di conoscere in diverse occasioni tra cui le presentazioni del libro del figlio Claudio, è venuta a mancare in ospedale a Napoli. Abbiamo percorso con lei un pezzo profondo e importantissimo, reciprocamente l’una a fianco all’altra anche nei momenti più duri, inclusa la repressione … Leggi tutto "CIAO ANNA!"
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NASA's Newest Wind Tunnel Opens at NASA Langley

NASA opened its newest wind tunnel, the Flight Dynamics Research Facility at NASA’s Langley Research Center in Hampton, Virginia, on Friday, providing a critical resource for the agency and its partners to test the safety and performance of future generations of aircraft, rockets, and space exploration vehicles.

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Caldo Estremo: USB proclama lo sciopero nel porto di Livorno, la salute viene prima del profitto

Nonostante i numerosi tavoli e confronti svolti negli ultimi mesi, continuano a mancare misure strutturali, omogenee e realmente efficaci, in grado di garantire un’adeguata tutela a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori portuali, in particolare a coloro che operano nelle condizioni più gravose e maggiormente esposte al rischio da stress termico.


Il 14 luglio, con grave ritardo rispetto all’avvio della stagione estiva e all’entrata in vigore, alla fine di maggio, dell’ordinanza regionale relativa alla tutela delle lavoratrici e dei lavoratori esposti alle temperature elevate, si è finalmente riunito il Tavolo di Igiene e Sicurezza, al quale USB ha partecipato.
Nel corso dell’incontro, l’Autorità di Sistema Portuale ha comunicato che, su 19 imprese portuali, ben 15 non avevano ancora trasmesso gli aggiornamenti dei DUVRI relativi al rischio da calore, nonostante tali aggiornamenti fossero stati richiesti già da circa due mesi.


Siamo ormai alla fine di luglio. L’ordinanza della Regione Toscana è entrata in vigore alla fine di maggio. Gli aggiornamenti richiesti erano noti da settimane e, tuttavia, la maggior parte delle imprese non aveva ancora adempiuto. È questa l’attenzione che viene riservata alle condizioni di lavoro e alla tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori?


Come riportato anche dalla stampa locale, l’Autorità di Sistema Portuale ha annunciato l’avvio di ispezioni e verifiche. Un intervento necessario, ma che arriva quando l’estate è già nel pieno e quando le lavoratrici e i lavoratori sono stati esposti per settimane a temperature sempre più elevate.
A rendere la situazione ancora più grave è il fatto che, proprio nelle lavorazioni più pesanti, gravose e maggiormente esposte al rischio da calore, vengono spesso impiegati lavoratori neoassunti, con contratti a termine o chiamati a prestare attività lavorativa in forme discontinue. Lavoratrici e lavoratori che, in molti casi, possono trovarsi in una condizione di maggiore precarietà e di minore possibilità di opporsi a ritmi, carichi di lavoro o condizioni operative che ritengono pericolose.
Per questo motivo dal 2 al 9 agosto, nella fascia oraria compresa tra le ore 12.00 e le ore 16.00, è stato proclamato lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori delle società e delle cooperative operanti nel porto di Livorno.


USB Mare e Porti Livorno ha inoltre richiesto nuovamente un incontro urgente al Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, al fine di affrontare le gravi criticità connesse all’esposizione delle lavoratrici e dei lavoratori portuali alle temperature estreme e di individuare misure concrete, efficaci e immediatamente applicabili.


Invitiamo tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori che, durante lo svolgimento delle proprie mansioni, dovessero riscontrare condizioni di rischio per la propria salute e sicurezza — in particolare nelle lavorazioni più pesanti, nelle stive, a bordo delle navi, sui ponti e nelle attività svolte sotto l’esposizione diretta al sole — ad aderire allo sciopero.


Scioperare significa tutelare la propria salute e la propria sicurezza, ma anche inviare un messaggio chiaro alle dirigenze aziendali, agli armatori e all’Autorità di Sistema Portuale: non è accettabile continuare a lavorare in condizioni che possono mettere a rischio l’incolumità delle persone.
Le misure di mitigazione sono necessarie, ma non possono essere considerate, in ogni circostanza, sufficienti. Per USB, quando le temperature e le concrete condizioni di lavoro non consentono di garantire adeguati livelli di salute e sicurezza, si può e si deve arrivare anche alla sospensione delle operazioni portuali maggiormente esposte.


La salute delle lavoratrici e dei lavoratori non può essere subordinata alle esigenze produttive, ai tempi delle operazioni, alle scadenze commerciali o agli interessi economici delle imprese.


USB Mare e Porti Livorno esprime inoltre piena solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori di ASA S.p.A. e Giunti Carlo Alberto S.r.l., che nella giornata di oggi hanno scelto di scioperare per difendere la propria salute e la propria sicurezza, anche al di fuori delle procedure previste dalla Legge n. 146/1990.
La loro mobilitazione dimostra quanto il problema del caldo estremo sia ormai concreto, diffuso e urgente e quanto sia necessario intervenire immediatamente, prima che si verifichino gravi conseguenze.


LA SALUTE E LA SICUREZZA NON SI DISCUTONO. SI DIFENDONO.


Coordinamento USB Mare e Porti Livorno

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Perché il tempo ci sfugge? Quello che Castaneda può insegnarci

Come vivere pienamente il tempo con l’aiuto di Castaneda, Agostino e Heidegger Perché il tempo sembra accelerare con l’età?Carlos Castaneda ci invita a cambiare il nostro modo di vivere il tempo, dialogando idealmente con Agostino e Heidegger.Una riflessione filosofica sul tempo soggettivo, la presenza, la morte e il peso del passato. 🎬 Première16/08/2026 ore 14.00🔗https://www.youtube.com/watch?v=WLe8vL5IgpM […]

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In memoria di Filippo Filippetti, anarchico livornese, antifascista, ucciso dai fascisti

1922- 2026 In memoria di Filippo Filippetti anarchico livornese, antifascista, ucciso dai fascisti Domenica 2 agosto 2026 ore 19 Commemorazione presso la lapide Via Provinciale Pisana 354, Livorno (ex-scuola Camilli) Filippo Filipetti, giovane anarchico, viene ucciso il 2 agosto 1922 dai fascisti mentre si oppone, assieme ad altri antifascisti, ad una spedizione punitiva contro Livorno. […]
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Starburst Galaxy Centaurus A

NASA’s James Webb Space Telescope’s Mid-Infrared Instrument (MIRI) reveals the nearby galaxy Centaurus A, exposing the dusty structures and hidden activity that shape this unusual system.

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Trevico Torino. Viaggio nel Fiat-Nam

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TREVICO-TORINO. VIAGGIO NEL FIAT-NAM
Scheda integrale: https://goo.gl/wYCLpv

Regia: Ettore Scola
Casa di produzione: Unitelefilm
Anno: 1972
Abstract: Fortunato è il nome del protagonista del film, un giovane che da Trevico, in provincia di Avellino, emigra nel Nord a Torino, dove gli hanno promesso un lavoro. Nella città della Fiat, Fortunato è protagonista di tristi vicende, purtroppo consuete per gli emigrati meridionali, che mettono in luce le difficoltà nella ricerca di un alloggio, la precarietà dei rapporti umani, l'inesistenza di una adeguata assistenza e dei servizi sociali. Fortunato trova solidarietà soltanto tra la gente semplice, tra gli umili, tra i diseredati, che incontra nei locali della stazione, dove trascorre le notti, nei dormitori pubblici, nelle mense per i poveri, nella piazza dove si danno appuntamento i meridionali che vivono a Torino. E' qui che Fortunato conosce un operaio, anch'egli meridionale, che dirige una sezione comunista e che parla al giovane del Partito e delle lotte che i lavoratori combattono ogni giorno; e Fortunato entra in contatto con questioni sindacali quali i ritmi di produzione, il lavoro a cottimo, l'adeguatezza dei salari, i conflitti di classe. Realtà e problematiche che successivamente Fortunato conoscerà direttamente, quando finalmente riuscirà ad entrare a lavorare alla Fiat. In fabbrica e nella città hanno luogo frequenti manifestazioni e agitazioni e in una di queste occasioni Fortunato incontra Vicky, una studentessa contestatrice; tra i due ragazzi nasce un legame politico e sentimentale, anche se profonde restano le differenze tra i due, e quindi le incomprensioni e le difficoltà. D'altra parte Fortunato vive una dura esistenza quotidiana: la scuola serale, che segue a prezzo di grandi sacrifici, il lavoro estenuante in fabbrica, i conflitti con il caposquadra, il regime Fiat che lo punisce confinandolo alla Ferriere, la realtà del ghetto in periferia dove ha trovato da dormire. Sottoposto a una logorante tensione fisica e psicologica, deluso anche da Vicky che non vuole decidersi a un rapporto più concreto e continuativo, Fortunato matura il proposito di abbandonare la fabbrica: infine sceglie di tornare al suo posto di lavoro, per battersi insieme ai suoi compagni.
Trevico-Torino: viaggio nel Fiat-nam è un film che Ettore Scola ha voluto girare in piena indipendenza, al di fuori delle consuete produzioni motivate da intenti commerciali. In parte inchiesta e in parte narrativo-didascalico, il film intende indagare sulla condizione umana dell'emigrazione meridionale in una città industriale come Torino e in particolare sulla classe operaia in un periodo di grandi lotte sindacali
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INGV e GARR potenziano l’interconnessione dei Centri Elaborazione Dati

INGV e GARR potenziano l’interconnessione dei Centri Elaborazione Dati

Passare dalla connettività delle sedi a un sistema integrato a livello nazionale di interconnessioni per i data centre dell’INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è il cambio di paradigma che l’ente ha posto al centro del nuovo Piano di sviluppo 2027, definito nell'ambito del rapporto associativo con GARR, la rete nazionale della ricerca e dell’istruzione.

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L’Italia invasa dai data center

Immagine in evidenza rielaborata con intelligenza artificiale

Secondo i dati più recenti, i data center – le infrastrutture che ospitano i server necessari, tra le altre cose, ad addestrare e utilizzare i sistemi di intelligenza artificiale – presenti o in progettazione in Italia sono 262: solo un anno fa erano 146. La crescita non riguarda soltanto il numero degli impianti, ma anche il loro fabbisogno energetico. Nel 2024 i data center italiani hanno consumato 5,8 TWh, pari a circa il 2% dei consumi elettrici nazionali. Secondo alcuni scenari riportati dall’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, entro il 2035 potrebbero arrivare a consumare tra 24,5 e 42 TWh, pari al 7-12% del totale nazionale.

Di fronte a un’espansione così rapida, è necessario chiedersi se lo sviluppo dei data center possa essere governato in modo sostenibile o rischi invece di riprodurre le distorsioni già osservate negli Stati Uniti e in altri paesi: consumo di acqua ed energia, occupazione del suolo, aumento dei costi per i cittadini e benefici occupazionali inferiori alle attese.

È in questo scenario che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha elaborato la “Strategia per l’attrazione in Italia degli investimenti industriali esteri in data center”. L’obiettivo di questa strategia è mostrare come il territorio italiano, con una rete di infrastrutture (fibra ottica, 5G e cavi sottomarini) distribuita in modo omogeneo in tutta la penisola, “possa garantire uno sviluppo sostenuto e sostenibile dei data center in grado di moltiplicare il fattore attrattivo agli investimenti”. Il documento presenta in tal senso un’analisi di settore e una strategia per ridurre e semplificare tempi e modalità di investimento, per rendere l’Italia un polo di investimenti strategico, definito ‘Hub del Mediterraneo’. 

La diffusione dei data center in Italia

Il mercato dei data center in Italia è effettivamente in fortissima crescita: nel triennio 2023-2025 ci sono stati investimenti pari a 7,1 miliardi di euro e per i prossimi tre anni ci si aspetta di raggiungere i 25 miliardi. Una cifra comunque inferiore rispetto alle previsioni del 2023: secondo i dati riportati sempre dall’Osservatorio del Politecnico, ci si aspettava infatti di raggiungere 10,5 miliardi di euro. L’incongruenza è dovuta principalmente agli errori di previsione di operatori internazionali, che sono entrati nel mercato italiano con eccessivo ottimismo riguardo alle tempistiche burocratiche italiane. Ed è proprio per venire incontro alle esigenze degli investitori internazionali e capitalizzare il più possibile le previsioni di mercato che è stata sviluppata la Strategia del Mimit. 

Attualmente, dalla richiesta di costruzione di un data center fino al diritto di iniziare i lavori è previsto un iter che va dai 18 mesi ai 3 anni, periodo nel quale vengono espletate le valutazioni urbanistiche e ambientali. Un periodo che secondo l’Italian Data Center Association (IDA), citata nella strategia, pone il nostro paese in svantaggio competitivo rispetto ad altre nazioni europee. Per superare questo limite, il Mimit propone l’introduzione di un’Autorizzazione Unica a livello nazionale, che possa semplificare le procedure e unificarle sotto un unico ente amministrativo, così da garantire tempi certi.

L’impatto dei data center sul territorio

La semplificazione, in linea di principio, non sottovaluta l’impatto dei data center nel territorio italiano. Anzi, la strategia identifica quattro potenziali effetti benefici a livello territoriale e locale derivanti dagli investimenti sui data center: riqualificazione di aree industriali dismesse (i cosiddetti siti brownfield), iniezione di risorse economiche nei comuni coinvolti, utilizzo del calore di scarto per teleriscaldamento, aumento dei posti di lavoro nel territorio. Va tuttavia verificato se e in che modo questi benefici possono concretizzarsi, analizzando la situazione nei territori protagonisti della crescita del settore. 

La Lombardia è di gran lunga la regione che riceve più investimenti, candidandosi a essere una delle maggiori regioni europee per numero di data center, attualmente concentrati soprattutto nella città metropolitana di Milano, a Bergamo e, più di recente, nella provincia di Pavia. Questi territori stanno vivendo un aumento vertiginoso di nuove strutture: secondo Data Center Map, sono oltre 110 i data center attivi nella sola Lombardia, a cui se ne aggiungeranno una trentina nei prossimi anni. Il rapido sviluppo di queste strutture porta con sé alcune controversie rispetto ai benefici ambientali, specialmente riguardo alla bonifica e riutilizzo delle aree industriali e al teleriscaldamento tramite il calore di scarto. 

Su questi aspetti, la strategia pone solo delle linee guida da rispettare laddove possibile: per esempio, riconvertire siti brownfield invece di utilizzare aree verdi (greenfield) o prediligere sistemi a circuito chiuso in grado di consumare meno acqua. Tuttavia, in assenza di una legge, queste linee guida non vincolano chi investe nel territorio italiano. Per colmare questo vuoto, e per l’ampio numero di investitori, nel maggio scorso la Lombardia è stata la prima regione italiana a promulgare una legge in questa direzione, che pone disincentivi fino al 200% per chi costruisce su terreni verdi che potrebbero essere destinati all’agricoltura.

“Ma la legge non ha tenuto conto delle richieste”, commenta, parlando con Guerre di Rete, Renato Bertoglio di Legambiente Pavia. “Abbiamo chiesto di governare il processo, di porre vincoli, invece hanno messo disincentivi che il più delle volte non hanno un effetto reale, perché costa meno pagare il sovrapprezzo piuttosto che bonificare un’ex area industriale”. Anche da parte di Legambiente, dunque, c’è la richiesta di una legge nazionale che definisca delle condizioni e le renda vincolanti. In assenza di essa, il sito di costruzione di un data center è soggetto alle contingenze del luogo e degli attori coinvolti: può essere effettivamente scelto un sito brownfield, come nel caso del progetto del data center hyperscale della società DC Adriatic a Bari, oppure occupare 60mila metri quadri di terreno verde, come a Certosa di Pavia.

L’invasione del pavese

Negli ultimi anni, proprio la zona del pavese sta vedendo la costruzione di numerosi data center: oltre a Certosa, a Lacchiarella è previsto un campus con cinque data center da oltre 200mila metri quadri, a Vellezzo Bellini 110mila, a Bornasco 165mila. Non sempre i progetti offrono ai territori in cui sono installati i benefici indicati nella strategia: se a Magenta, per esempio, è stata riqualificata la vecchia area industriale della Novaceta, a Certosa si vuole costruire su un terreno verde che era destinato ad uso agricolo. 

In entrambi i casi, i cittadini denunciano la costruzione a breve distanza dalle abitazioni: “Non si è considerato che, negli ultimi anni, i paesi si sono espansi in contiguità alle aree dismesse”, dice a Guerre di Rete Sergio Manera, fisico e membro del Comitato di tutela del territorio Certosino. “Non si può costruire vicino alle case, così si rischiano di ripetere gli errori del passato, quando si costruiva senza la sensibilità ambientale che abbiamo oggi”. Nella legge della Regione Lombardia è assente qualsiasi riferimento al limite di vicinanza, e ciò, secondo Manera, fa perdere valore agli immobili del territorio, ridimensionando in questo modo anche gli oneri di urbanizzazione che, secondo la strategia, dovrebbero costituire risorse economiche per i comuni dove si costruisce. 

Come sottolinea Chiara Brocchetta, vicepresidente del Comitato Certosino, ci sono altre vie per far girare l’economia locale: “Certosa ha guadagnato tre milioni dagli oneri dovuti alla costruzione, ma il vicino comune di Borgarello ne ha presi molti di più attraverso progetti europei. In tutto il territorio stanno nascendo sempre più data center, bisogna considerare gli effetti cumulativi di questi impianti in un corridoio agricolo che è anche un’area ad alto interesse turistico”.

D’altronde, l’impatto ambientale non riguarda soltanto i comuni in cui vengono costruiti i data center, ma anche in quelli confinanti. Ce lo spiega Alberta Samuele, sindaca di Borgarello, comune che confina con Certosa e con l’area in cui sorgerà il data center: “L’effetto inquinante sarà prevalentemente nel nostro comune, che non godrà di alcun beneficio economico da questa struttura. Negli ultimi anni abbiamo vinto bandi da sei milioni di euro spesi in opere pubbliche: costruzione di un ambulatorio, ristrutturazione della scuola, depavimentazione. Ci può essere crescita economica anche senza snaturare il territorio”. 

Da quanto emerge da queste testimonianze, la scelta di siti brownfield, laddove venisse effettuata, non sarebbe comunque sufficiente per mitigare gli impatti ambientali, che rimarrebbero elevati specialmente perché si costruiscono tanti impianti in un’area ridotta. In Lombardia è presente quasi la metà dei data center nazionali e anche guardando le richieste di allacciamento (dunque l’interesse futuro) per i data center, La Lombardia da sola rappresenta quasi il 50% di potenza richiesta, seguita con molto distacco da Piemonte (15%) e Puglia (10%). 

Nonostante la maggior parte delle richieste non sia concretamente realizzabile, il rapporto mostra bene la loro distribuzione. La sola Milano, secondo dati del Politecnico, concentra il 68% della potenza energetica nominale installata a livello nazionale con 414 MW IT e punta a superare il valore simbolico di 1 GW entro il 2028. D’altra parte, la strategia del Ministero si propone di distribuire queste infrastrutture su tutta la penisola, ma i comitati cittadini e Legambiente sono d’accordo nel chiedere con celerità una legge nazionale che governi il fenomeno.

Teleriscaldamento e rinnovabili

Anche l’energia pulita gode di grande attenzione. Oggi, con il mix energetico che è al 40% circa composto da fonti rinnovabili, le emissioni di CO2 da parte dei data center sono approssimativamente un milione di tonnellate, a quanto riporta il Politecnico di Milano. Secondo il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) entro il 2030 sarà necessario installare in Italia circa 65 GW di nuova capacità rinnovabile per realizzare un mix elettrico decarbonizzato al 65%. Se anche fosse raggiunto questo obiettivo, secondo l’Osservatorio del Politecnico le emissioni raggiungerebbero un intervallo tra 2,9 e 5 milioni di tonnellate. Una crescita sostenuta e dovuta proprio all’aumento dei data center, ma comunque contenuta rispetto alle 5-8 milioni di tonnellate di emissioni previste se il mix energetico rimanesse invariato. 

La strada verso le rinnovabili è un impegno fondamentale e la strategia del Ministero si muove in questa direzione. Tuttavia, l’energia pulita, da sola, non è sufficiente, perché, come ci spiega Manera, “nel momento in cui ci si allaccia alla corrente elettrica, si utilizza il mix nazionale. Quindi non è possibile, come dicono alcuni, realizzare un data center con energia al 100% rinnovabile, a meno di togliere le fonti pulite ad altri, visto che la coperta è corta”.

Per questo motivo, grande importanza è dedicata anche alle tecnologie che permettono di ridurre inquinamento e dispersione di calore. Il teleriscaldamento, capace di riutilizzare il calore di scarto dei data center per riscaldare abitazioni vicine, è per esempio considerato da varie parti la soluzione ottimale. Permette di ridurre i costi dell’energia così come le emissioni di CO2: esemplare è il caso del data center Avalon 3 di Retelit, a Milano, che, secondo IDA, consente di riscaldare le abitazioni di 1.250 famiglie del Municipio 6, con un risparmio energetico equivalente a 1.300 tonnellate di petrolio e una riduzione delle emissioni di CO2 di 3.300 tonnellate. Ad oggi sono però ben pochi i progetti che godono di tale efficienza. “Ma sono necessari: l’alternativa è la dispersione di calore nell’aria”, spiega Manera, che fa notare come esista una direttiva UE che impone alle imprese uno studio di efficienza energetica per questo tipo di impianti.

La crescita occupazionale

La strategia del Mimit cita tra gli impatti benefici sui territori anche la “creazione di posti di lavoro ad alta specializzazione, sia nelle fasi di progettazione e costruzione sia nella gestione operativa delle infrastrutture stesse”. Secondo l’Italian Data Center Association (IDA), nel 2024 si contavano 28mila lavoratori nell’orbita dei data center, ma di questi solo 1200 erano lavoratori diretti nelle strutture. La maggioranza dei nuovi posti di lavoro riguarda la fase di costruzione, oppure si concentra nelle imprese legate al mondo del digitale e dell’intelligenza artificiale, e quindi la creazione di data center è solo in parte causa di queste nuove assunzioni. 

Non è facile trovare dati sulla crescita dell’occupazione nei data center, ma varie fonti riportano che il settore è agli ultimi posti riguardo a numero di lavoratori per metro quadro. Un recente articolo del Wall Street Journal ha riportato il caso di Abeline, una città in Texas in cui per un data center che inizialmente avrebbe dovuto occupare 100mila metri quadrati non sarebbero stati assunti più di 100 lavoratori. In questo modo, creare un data center in un territorio non significa necessariamente aumentare i posti di lavoro in quel dato luogo. 

Nella strategia del Mimit, molta attenzione è dedicata alla semplificazione amministrativa per ridurre i tempi degli investimenti, mentre per le questioni ambientali si rimanda alle direttive europee e alle linee guida del Ministero dell’Ambiente. Anche per questo è necessaria una legge complessiva, che garantisca una visione a lungo termine di sviluppo tecnologico sostenibile.

L'articolo L’Italia invasa dai data center proviene da Guerre di Rete.

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CREMONA: IN SOLIDARIETÀ ALLE ARRESTATX DEL 16 GIUGNO

Riceviamo e diffondiamo: Il giorno primo luglio abbiamo manomesso una cabina elettrica. La fortuna ha voluto che una parte del centro di Cremona sia andata al buio. Niente luce in strada. Senza volto, si è diffuso un blackout durato qualche ora. L’energia è legata alla guerra, la guerra alla repressione e repressione vuol dire carcere. … Leggi tutto "CREMONA: IN SOLIDARIETÀ ALLE ARRESTATX DEL 16 GIUGNO"
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EmComm-Tagung 2026: Notfunk erreicht letzte Meile

Am Samstag, 10. Oktober 2026, trifft sich die Notfunkszene in Brütten. Die USKA öffnet die Fachtagung erstmals gezielt für Behördenvertreter/-innen.

Ein flächendeckender Stromausfall legt die reguläre Kommunikation rasch lahm. Wenn Festnetz, Mobilfunk und Internet ausfallen, greift das klassische Szenario des Notfunks. Am Samstag, 10. Oktober 2026, richtet die USKA in Brütten die diesjährige EmComm-Tagung aus.

Erweitertes Konzept

Das Konzept erweitert den Fokus massiv. Erstmals richtet sich die Veranstaltung parallel an lizenzierte Funkamateurinnen und Funkamateure sowie an Vertreter von Behörden und Rettungsorganisationen.

Behörden eingebunden

Für die Behördenvertreter steht ein eigener Vortragsblock auf dem Programm. Fachjargon bleibt dort draussen. Dominik Schwerzmann, HB3YQP, Leiter des Amts für Bevölkerungsschutz, Zivilschutz und Militär des Kantons Zug, berichtet aus erster Hand über die praktische Zusammenarbeit zwischen Behörden und Funkamateur/-innen.

Spezielles Notfunk-Rack

Ein technischer Schwerpunkt liegt auf der sogenannten «letzten Meile» zur Bevölkerung. Die Anbindung der Zivilbevölkerung im Krisenfall erfolgt nicht zwingend über hochkomplexe Kurzwellenstationen. Jedermannsfunk wie CB-Funk und PMR-446 rückt direkt in das Einsatzkonzept ein. Vorgeführt wird ein speziell konzipiertes Notfunk-Rack (siehe Bild), das genau diese Schnittstellen bedient.

Analog und digital

Am Vormittag stehen für die Amateurfunker/-innen Fachvorträge über aktuelle Übertragungsverfahren auf dem Plan. Der Nachmittag gehört der Praxis im Aussenbereich. Auf dem Areal warten Vorführungen von Winlink-2000 über Kurzwelle und UKW, digitale MESH-Netzwerke via AREDN sowie Sprachverbindungen über regionale VHF- und UHF-Relais.

Behördenmitglieder erhalten eine geführte Besichtigung des Notfunk-Containers Brütten. Ergänzend zeigen verschiedene Seletionen und Notfunkgruppen ihre mobilen Ausrüstungen. Wer Datenverbindungen für E-Mails und Bilder unter Feldbedingungen erleben will, sieht das Handwerk vor Ort in Aktion.

Amateurfunk: Mehr als ein Hobby

Die Tagung setzt ein klares Zeichen. Notfunk ist kein isoliertes Hobby, sondern ein strukturiertes Bindeglied im Ernstfall für den Bevölkerungsschutz. Die Teilnahme bietet für Funkende und Behördenmitglieder die Gelegenheit, Kontakte zu knüpfen und Einsatzszenarien realistisch durchzusprechen.

Programm, Einladung und Anmeldung

Published: HB9HGH 2026-07-30 08:24:11

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Neues HBradio 4/2026 ab sofort online

Die neue Ausgabe 4/2026 des «HBradio» ist erschienen. USKA-Mitglieder können das Magazin ab sofort im geschützten Bereich der USKA-Website als PDF herunterladen.

Das Redaktionsteam um Chefredaktor Dr. Willy Rüsch (HB9AHL) und den technischen Redaktor Dr. Mathias Weyland (HB9FRV) bietet auf 84 Seiten wieder eine breite Palette an technischen Fachbeiträgen, Contest-Auswertungen und aktuellen Themen der Schweizer Funklandschaft. Einige Highlights aus der aktuellen Ausgabe:

Weltrekord auf 76 GHz: Erstes EME-QSO

Manfred Plötz (DL7YC) beschreibt den technischen Weg von 70 cm bis hinauf zu den Mikrowellen. Am 22. April 2026 gelang ihm gemeinsam mit Sergei (RW3BP) die weltweit erste Erde-Mond-Erde-Verbindung auf 76 GHz im Mode Q65-60E. Der Beitrag erläutert die komplexe Technik wie Hochleistungs-SSPA, Vorverstärker und die präzise Antennennachführung im Librations-Minimum.

Rechtliche Grundlagen: Eigenimport von Funkgeräten

Urs Lott (HB9BKT) beleuchtet die Fallstricke beim Direktimport kommerzieller Amateurfunkgeräte aus dem Ausland. Der Artikel fasst die Vorgaben von BAKOM und Zoll zusammen und erklärt die Sonderregelungen sowie Duldungspraktiken für HB9- bzw. HB3-Inhaber.

Nach der Havarie: Neuanfang mit ÜberSDR auf der Rigi Scheidegg

Nachdem ein Blitzeinschlag im Mai 2026 etwa 70 % der Remote-Station zerstörte, berichten Wolfgang Sidler (HB9RYZ) und Frédéric Furrer (HB9CQK) über den Neuaufbau. Der neue WebSDR-Server auf 1’660 m ü. M. bietet unter anderem Echtzeit-Zugriff auf das HF-Spektrum (0–30 MHz) sowie integrierte Decoder für digitale Betriebsarten.

Vernehmlassung: Eingabe der USKA zur Requisitionsverordnung

Die USKA fordert, dass private Notfunkeinrichtungen und Relaisstationen von staatlichen Requisitionen ausgenommen bleiben, um die zivile Krisenresilienz im Notfall nicht zu schwächen.

Contest-Ergebnisse: Helvetia-H26-Contest 2026

Contest-Manager Dominik Bugmann (HB9CZF) präsentiert die vollständigen Ranglisten, Log-Statistiken sowie Erfahrungsberichte und Bilder zahlreicher Teilnehmer.

HBradio 4/26

Published: HB9HGH 2026-07-29 15:38:19

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Grey Man, OPSEC e sicurezza digitale

Parte 3 – Proteggere

Dalle scorte domestiche ai social network: ciò che comunichiamo senza accorgercene

Essere discreti non riguarda soltanto il modo in cui ci vestiamo.

Una persona può utilizzare uno zaino urbano, muoversi in modo naturale e non attirare particolare attenzione, ma allo stesso tempo comunicare una grande quantità di informazioni attraverso ciò che trasporta, ciò che racconta e ciò che pubblica online.

Nelle prime due parti dello Speciale AIP dedicato al Grey Man abbiamo analizzato il concetto e la sua applicazione pratica.

Ora dobbiamo affrontare una domanda diversa:

Che cosa stiamo comunicando agli altri senza rendercene conto?

Per un prepper, questa domanda può riguardare:

  • scorte;
  • acqua;
  • energia;
  • equipaggiamento;
  • competenze;
  • spostamenti;
  • abitudini familiari;
  • presenza digitale.

Ed è qui che il Grey Man incontra un altro concetto importante: l’OPSEC.

Grey Man e OPSEC: collegati, ma distinti

OPSEC è l’acronimo di Operations Security.

Il NIST descrive l’OPSEC come un processo sistematico volto a proteggere informazioni generalmente non classificate che potrebbero rivelare capacità e intenzioni. Il processo comprende l’identificazione delle informazioni critiche, l’analisi delle minacce e delle vulnerabilità, la valutazione del rischio e l’applicazione di contromisure appropriate. Unterintelligence and Security Agency sottolinea che l’OPSEC protegge informazioni critiche, classificate o non classificate, che potrebbero essere utilizzate contro un’organizzazione, invitando a osservare le proprie attività anche dal punto di vista di un possibile avversario. Grey Man e OPSEC non sono sinonimi.

Il Grey Man riguarda principalmente la gestione della propria presenza percepibile.

L’OPSEC riguarda la protezione di informazioni e indicatori rilevanti.

I due concetti possono però incontrarsi.

Uno zaino tattico può suggerire la presenza di equipaggiamento.

Una power station trasportata apertamente comunica disponibilità di energia.

Una conversazione può rivelare l’esistenza di scorte.

Una fotografia pubblicata online può mostrare dove vengono conservate.

Concetto AIP

La discrezione non consiste nel mentire. Consiste nel non distribuire informazioni prive di utilità per chi le riceve.

Le informazioni apparentemente innocue

Una singola informazione può sembrare irrilevante.

Il problema nasce quando diverse informazioni vengono raccolte e combinate.

Immaginiamo una persona che nel corso del tempo pubblichi:

  • una fotografia della propria power station;
  • un video della dispensa;
  • immagini dell’impianto fotovoltaico;
  • un post nel quale annuncia una settimana di vacanza;
  • fotografie dalle quali è riconoscibile l’abitazione;
  • immagini del veicolo;
  • informazioni sulla composizione della famiglia.

Ogni contenuto, preso singolarmente, può apparire innocuo.

Nel loro insieme, però, questi elementi possono ricostruire risorse, abitudini e vulnerabilità.

La metodologia OPSEC considera proprio il valore degli indicatori e delle informazioni che, pur non essendo necessariamente segreti, possono essere raccolti e interpretati. o del blackout

Immaginiamo un blackout urbano prolungato.

Durante le prime ore, molte persone utilizzano telefoni, torce e batterie portatili.

Con il passare del tempo, la disponibilità di energia diminuisce.

Alcuni negozi restano chiusi.

Le comunicazioni diventano più difficili.

La possibilità di ricaricare un telefono acquista maggiore valore.

Una persona attraversa il quartiere trasportando una power station costosa, pannelli solari pieghevoli e diversi dispositivi elettronici chiaramente visibili.

Non sta facendo nulla di sbagliato.

Tuttavia comunica:

  • di possedere energia;
  • di avere attrezzatura di valore;
  • di conoscere sistemi alternativi di alimentazione;
  • di disporre probabilmente di altre risorse.

Il principio Grey Man suggerirebbe, quando possibile, di ridurre l’esposizione non necessaria dell’attrezzatura.

Questo non significa rifiutare di aiutare gli altri.

Significa decidere consapevolmente come, quando e in quale misura rendere visibili le proprie capacità.

Le risorse comunicano

Una famiglia può rivelare involontariamente la propria preparazione attraverso:

  • taniche di carburante visibili;
  • grandi quantità d’acqua trasportate apertamente;
  • pannelli solari;
  • generatori;
  • antenne;
  • apparati radio;
  • confezioni di alimenti in grandi quantità;
  • attrezzature lasciate in vista;
  • conversazioni con vicini o conoscenti.

Non tutto può o deve essere nascosto.

L’obiettivo non è rendere segreta la propria abitazione.

È imparare a chiedersi:

Questa informazione deve essere visibile a chiunque?

In alcuni casi la risposta sarà sì.

In altri no.

La sicurezza nasce anche dalla possibilità di scegliere consapevolmente.

Il Grey Man digitale

Oggi la discrezione fisica rappresenta soltanto una parte del problema.

Una persona può muoversi in modo ordinario per strada e contemporaneamente aver pubblicato online:

  • fotografie della propria abitazione;
  • l’inventario delle scorte;
  • il modello della power station;
  • la disposizione dei pannelli fotovoltaici;
  • dettagli del sistema di sicurezza;
  • la targa del veicolo;
  • il luogo nel quale trascorre i fine settimana;
  • le date delle vacanze;
  • la posizione di un terreno o di un rifugio.

La CISA raccomanda di prestare attenzione alle informazioni condivise online e di gestire le impostazioni dei social network per migliorare privacy e sicurezza. Raccomanda inoltre di limitare la quantità di informazioni personali pubblicate, evitando dati che possano rendere una persona più vulnerabile, come indirizzi o informazioni sulle proprie abitudini. r moderno, discrezione fisica e sicurezza digitale devono quindi procedere insieme.

A cosa serve passare inosservati per strada se online abbiamo già pubblicato l’inventario della nostra preparazione?

Prima di pubblicare

Prima di condividere una fotografia o un video può essere utile chiedersi:

  • Sullo sfondo è visibile un indirizzo?
  • È riconoscibile l’ingresso dell’abitazione?
  • Sono visibili targhe, documenti o numeri di serie?
  • Il contenuto rivela la posizione di attrezzature?
  • Sto mostrando quantità significative di risorse?
  • Sto comunicando che la casa resterà vuota?
  • Le fotografie pubblicate in momenti diversi possono essere combinate?
  • Sto esponendo informazioni relative ad altre persone?

Non è necessario smettere di utilizzare i social network.

È necessario utilizzarli con maggiore consapevolezza.

Anche le conversazioni sono informazioni

Molte informazioni vengono comunicate semplicemente parlando.

Durante un’emergenza, frasi come:

  • “Abbiamo scorte per tre mesi”;
  • “Ho un generatore in garage”;
  • “Conserviamo centinaia di litri d’acqua”;
  • “Se succede qualcosa andremo nella casa in montagna”;

possono rivelare più di quanto sia necessario.

Questo non significa mentire.

Non significa nemmeno rifiutare ogni dialogo.

Significa comprendere che non tutte le informazioni devono essere condivise con chiunque.

Grey Man e cooperazione

Una delle interpretazioni più problematiche del Grey Man presenta la società come una massa ostile dalla quale nascondersi.

Questa visione è riduttiva.

Durante molte emergenze, vicini, volontari, associazioni e cittadini diventano risorse decisive.

La cooperazione permette di condividere:

  • informazioni;
  • competenze;
  • assistenza;
  • trasporti;
  • sorveglianza;
  • risorse.

La discrezione non dovrebbe degenerare nell’isolamento.

Un prepper responsabile dovrebbe saper distinguere tra:

  • informazioni che possono essere condivise;
  • informazioni che è opportuno proteggere;
  • persone affidabili;
  • relazioni ancora da costruire;
  • aiuto sostenibile;
  • richieste capaci di mettere in difficoltà il proprio nucleo familiare.

Il Grey Man può essere utile durante uno spostamento o in una situazione confusa.

In una comunità stabile e affidabile, invece, la cooperazione può offrire una protezione superiore a quella ottenibile da un individuo isolato.

Principio AIP

La resilienza non nasce soltanto da ciò che possediamo. Nasce anche dalle relazioni che costruiamo prima dell’emergenza.

Quando la discrezione non è la scelta giusta

Non tutte le emergenze richiedono di passare inosservati.

Durante un soccorso, un’evacuazione organizzata o una ricerca, essere visibili può salvare la vita.

In ambiente naturale, colori facilmente individuabili possono facilitare il ritrovamento.

Durante un incendio, un’alluvione o un incidente, segnalare chiaramente la propria posizione può essere prioritario.

Un volontario, un soccorritore o un addetto alla sicurezza deve spesso essere riconoscibile.

Anche chi necessita di assistenza deve rendersi visibile e comunicare chiaramente la propria condizione.

Regola fondamentale

Prima di cercare di passare inosservati, occorre chiedersi se essere riconosciuti o localizzati possa invece aumentare la sicurezza.

Il contesto italiano

Gran parte dei contenuti online dedicati al Grey Man nasce negli Stati Uniti e riflette scenari e modelli sociali non sempre sovrapponibili ai nostri.

In Italia, la normalità può cambiare radicalmente tra:

  • un centro storico;
  • una periferia urbana;
  • un piccolo paese;
  • una stazione ferroviaria;
  • un evento sportivo;
  • una zona montana;
  • un centro di accoglienza temporaneo;
  • un’area colpita da terremoto o alluvione.

Non è sufficiente tradurre consigli stranieri.

Occorre interpretarli alla luce:

  • del territorio;
  • della cultura;
  • delle normative;
  • delle abitudini;
  • degli scenari realistici italiani.

La preparazione non dovrebbe trasformare una persona in un personaggio.

Dovrebbe permetterle di affrontare meglio la realtà nella quale vive.

Non invisibili, ma consapevoli

La vera forza del Grey Man non consiste nel diventare irriconoscibili.

Consiste nel controllare meglio le informazioni che comunichiamo.

Abbigliamento, equipaggiamento, comportamento, conversazioni e presenza digitale raccontano continuamente qualcosa di noi.

Non possiamo impedire ogni forma di osservazione.

E non dovremmo vivere nascosti.

Possiamo però decidere con maggiore consapevolezza:

  • cosa mostrare;
  • a chi mostrarlo;
  • quando farlo;
  • quali informazioni proteggere;
  • quando collaborare;
  • quando essere visibili;
  • quando ridurre la nostra esposizione.

Il Grey Man non è un travestimento.

Non è un colore.

Non è uno zaino.

Non è una tecnica infallibile.

È, nella sua interpretazione più utile, una forma di disciplina personale basata sull’adattamento, sulla consapevolezza situazionale e sulla gestione delle informazioni.

Essere preparati non significa necessariamente sembrare preparati.

Ma significa sapere perché si è scelto di mostrare — o di non mostrare — qualcosa.

Conclusione dello Speciale AIP

Nel corso della serie abbiamo seguito tre passaggi.

Comprendere

Il Grey Man non è invisibilità, ma gestione della rilevanza e adattamento al contesto.

Applicare

La discrezione dipende dalla comprensione della linea di base, del flusso, del comportamento e di ciò che l’equipaggiamento comunica.

Proteggere

Le informazioni possono essere rivelate dall’aspetto, dalle risorse, dalle conversazioni e dalla presenza digitale.

Il principio conclusivo è semplice:

La discrezione è utile soltanto quando aumenta realmente la sicurezza.

Nota metodologica

Il riferimento all’OPSEC non implica che la Grey Man Theory costituisca una dottrina militare ufficiale.

I due concetti vengono messi in relazione esclusivamente per evidenziare l’importanza della gestione consapevole delle informazioni e degli indicatori comunicati involontariamente.

Fonti istituzionali essenziali

National Institute of Standards and Technology – NIST
Operations Security, definizione del Computer Security Resource Center.

Defense Counterintelligence and Security Agency – DCSA
Operations Security.

Defense Contract Management Agency – DCMA
The OPSEC Cycle Explained.

Cybersecurity and Infrastructure Security Agency – CISA
Manage Your Online Presence; Staying Safe on Social Networking Sites.

Disclaimer

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative. I principi descritti devono essere adattati al contesto e non devono ostacolare l’azione delle autorità, dei soccorritori o l’accesso all’assistenza in caso di emergenza.

L'articolo Grey Man, OPSEC e sicurezza digitale proviene da Associazione Italiana Preppers.

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Il 4 giugno 2026 sono state archiviate definitivamente le accuse contro Marcello Dell’Utri (a destra nella foto), il braccio destro di Berluskoni (a sinistra), quello che ha fatto da tramite per il patto segreto tra stato e mafia, facendo entrare Berluska dentro al potere politico dello stato (Forza italia). Era quello che Falcone aveva scoperto …

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52 anni dalla strage di stato in piazza Loggia a Brescia (parte 2)

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Sono passati 52 anni dalla strage di stato in piazza Loggia a Brescia (parte 1)

Il 28/5/1974 i sindacati e il Comitato antifascista organizzarono a Brescia una grande manifestazione per protestare proprio contro il terrorismo nero, che stava proliferando, im sovvenzionato, protetto e impunito. Alle 10 e 12 di quel 28 maggio, in piazza della Loggia a Brescia, un ordigno è stato  fatto esplodere in un contenitore della spazzatura durante …

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In questi giorni, il 16 maggio i mass media scrivono che l’inchiesta della Procura di Napoli coordinata dal procuratore Nicola Gratteri è partita tra Napoli, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano. L’inchiesta è partita da 730 mila accessi illeciti alle banche dati, effettuati in due anni da due sbirri bastardi corrotti e doppiogiochisti perchè giocavano con …

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L’omicidio di stato del compagno Anarchico Franco Serantini ucciso dagli sbirri il 7 maggio 1972

Il 7/5/1972, l’Anarchico Franco Serantini moriva ingiustamente rinchiuso nel carcere Don Bosco a Pisa, dopo essere stato colpito a morte dalla polizia mentre si opponeva a un comizio fascista. Due giorni prima, il 5 maggio, Franco partecipava al presidio antifascista indetto a Pisa contro il comizio dell’ex federale fascista Giuseppe “Beppe” Niccolai, dell’allora Movimento Sociale …

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MILANO: NON VI LIBERERETE MAI DI NOI!

Riceviamo e diffondiamo: 🏴‍☠️ NON VI LIBERERETE MAI DI NOI 🏴‍☠️ Tre giorni di iniziative da Milano al Varesotto contro ogni gabbia e i suoi infami sgherri! 🔥 5 AGOSTO – Villa Occupata Ore 19 Aperitivo vegano benefit prigionierx. Ore 20:30 Proiezione del documentario «181 giorni contro il 41 BIS» e discussione. Via Litta Modignani … Leggi tutto "MILANO: NON VI LIBERERETE MAI DI NOI!"
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PER L’AUTODIFESA COLLETTIVA E QUEER! CORAGGIO!

Riceviamo e diffondiamo: Scriviamo questo testo coi cuori pieni di rabbia, tristezza e tenerezza. Quello che ѐ successo a Berlino durante il Christopher Street Day, Sabato 25 luglio 2026 ci ha scioccato ma temevamo anche che potesse succedere. Questo ci dimostra una volta ancora che abbiamo bisogno di organizzarci per proteggere le nostre vite. Questa … Leggi tutto "PER L’AUTODIFESA COLLETTIVA E QUEER! CORAGGIO!"
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Mezzo secolo di anarchia

Mezzo secolo di anarchia HoLaKo

 

Mezzo secolo di anarchia

 

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Il 2026 è l’anno del nostro 50° compleanno. Per la precisione storica, la data di nascita ufficiale è il 26 settembre 1976 durante i lavori del convegno internazionale di studi organizzato a Venezia per il centesimo anniversario della morte di Bakunin. Un atto fondativo con una forte connotazione identitaria, ma la storia che segue ricolloca quella scelta in un discorso molto più articolato che mette insieme la rivisitazione storica – mai agiografica né tanto meno museale – con la riflessione sul pensiero anarchico e le sue pratiche alla luce delle profonde trasformazioni sociali, economiche, culturali, tecnologiche… avvenute negli ultimi cinque decenni. E le ricerche realizzate nel corso del tempo – dall’autogestione alla tecnoburocrazia, dall’utopia all’anarco-femminismo, dall’ecologia sociale ai neo-anarchismi nelle loro varie declinazioni – confermano questo percorso tutt’altro che lineare e mai compiuto, fatto per lo più su strade accidentate e lungo sentieri poco battuti.

Proprio questo doppio focus – la memoria storica e la comprensione del mondo in cui viviamo e agiamo – è forse il tratto che più contraddistingue il nostro pluridecennale lavoro. Ma non si tratta di due aspetti che corrono in parallelo senza mai toccarsi: il passato sugli scaffali e il presente nelle attività di ricerca. Al contrario, i due aspetti interagiscono strettamente dandosi reciprocamente senso. Anzi, da topi di biblioteca quali in parte siamo, possiamo testimoniare che la storia dell’anarchismo, o meglio degli uomini e delle donne che lo hanno incarnato, è una storia di infinita creatività. Se si spulcia tra le tante carte d’archivio, che si tratti di libri, di giornali o dei più incatalogabili documenti, e ci si sforza di leggere nelle tante lingue dell’internazionalismo anarchico, ci si accorge che tra quelle carte ingiallite si trovano idee e sperimentazioni estremamente attuali. Certo le circostanze storiche sono diverse, e dunque a noi tocca contestualizzare e riattualizzare, ma la straordinaria capacità di immaginare e spesso prefigurare modi di vivere insieme senza gerarchie e senza dominio rimane sorprendente. Tanto che a volte – comparando le varie epoche – ci si chiede perché ogni generazione debba riscoprire le stesse cose e ripetere gli stessi errori quando basterebbe leggere in modo critico le “fragili carte” del passato per fare tesoro di una sperimentazione sociale formidabile.

E questa capacità prefigurativa dispersa nel tempo e nello spazio è anche l’inconfutabile prova di un altro punto fermo della nostra esperienza, ovvero che la storia dell’anarchismo non può che essere una storia dal basso. Con questo non intendiamo dire che “ripudiamo” il nostro atto fondativo dedicato a Bakunin, o i successivi momenti di riflessione dedicati ai grandi pensatori classici come Malatesta, Kropotkin, Reclus, Berneri… anzi, li rivendichiamo perché sono state rivisitazioni eterodosse che hanno estratto dal loro corpus teorico – e rimesso in circolo – tutto quello che parla all’oggi. Ma se è di storia non delle idee ma dei movimenti che intendiamo occuparci, allora è alle schiere anonime che hanno costruito tanto le barricate quanto le comunità che dobbiamo rivolgerci. Sono loro i protagonisti della storia anarchica.

Di questo e altro ci siamo occupati nel mezzo secolo che ci separa dal 1976, durante il quale abbiamo incessantemente composto e ricomposto la nostra visione di anarchia, un’attitudine che non abbiamo intenzione di abbandonare neppure nell’incerto futuro che ci aspetta. Una cosa però è certa: il nostro percorso continua, che ci sia la pax romana che ha contrassegnato il passato o gli scenari totalitari che si stanno delineando nel futuro prossimo. E un’altra cosa è altrettanto certa: questo percorso non lo abbiamo fatto da soli e continueremo a farlo con tantissime altre persone, rendendolo così una vera impresa collettiva.

Com’è inevitabile con lo scorrere del tempo, molti dei compagni e delle compagne che hanno reso vitale il nostro centro studi/archivio – a cominciare dal nucleo fondatore, lo stesso di “A rivista anarchica”, di “Interrogations” o di “Volontà” – non ci sono più. Eppure, quello che hanno fatto è ancora qui, le loro azioni e le loro riflessioni sono i mattoni che ancor oggi reggono l’edificio. Vogliamo ricordare in particolare due di loro, Amedeo Bertolo e Paolo Finzi, entrambi figure centrali della nostra storia. E chiudiamo citando una frase pronunciata proprio da Amedeo all’inizio di questo lungo viaggio: “Siamo anarchici e orgogliosi di esserlo”. Cinquant’anni dopo siamo ancora così. 

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Incontro Ficedl 2026

Incontro Ficedl 2026 HoLaKo

 

Incontro Ficedl 2026

da venerdì 11 a domenica 13 settembre - Bologna

 

sito ufficiale

 

Da venerdì 11 settembre alle ore 18 a domenica 13 settembre nel primo pomeriggio si terrà a Bologna un incontro internazionale degli archivi anarchici. Oltre alle realtà che già aderiscono alla FICEDL – la Federazione internazionale dei centri studi e di documentazione libertari – l’invito è esteso a tutti gli archivi anarchici, a ricercatrici e ricercatori, e a chiunque sia interessato a mettere in comune la propria esperienza.

L’ultimo incontro bolognese degli archivi internazionali si è tenuto dieci anni fa e nel frattempo la rete è continuata a crescere – è il caso delle attività di ReBal (Rete delle Biblioteche Anarchiche e Libertarie) – ed è aumentata la consapevolezza del ruolo degli archivi e delle biblioteche di movimento come punti fermi per la critica del dominio e per estendere le pratiche di autogestione. In una fase complessa in cui ci aspettano sfide importanti c’è bisogno di rafforzare le radici per stare saldi di fronte alla tempesta e affrontarla senza tentennamenti.

 

Programma

  • Venerdì 11 settembre ore 18 al circolo anarchico Berneri (piazza di porta S. Stefano 1): introduzione alla tre giorni con Lorenzo Pezzica, coautore di Carte irrequiete. La memoria dei movimenti (elèuthera 2025) e altre attivist@ e archivist@ / cena / concerto
  • Sabato 12 settembre ore 10 al circolo anarchico Berneri: presentazione degli archivi presenti / workshop / pranzo /workshop / assemblea a tema “prossimo incontro internazionale degli archivi anarchici” / cena / concerto
  • Domenica 13 settembre ore 10 a VAG 61 via Paolo Fabbri 110: assemblea “Quale ruolo degli archivi anarchici oggi?” / pranzo / saluti


La Biblioteca Elio Xerri (Circolo Anarchico Berneri) di Bologna
In collaborazione con il Centro studi libertari / Archivio G. Pinelli di Milano

 

Lista aderenti:

  • Rete FICEDL
  • Rete ReBAL
  • Circolo Anarchico Berneri – Biblioteca Elio Xerri Bologna Italia
  • Centro Studi Libertari / Archivio Giuseppe Pinelli Milano Italia
  • Anarchivio-Biblioteca Alfredo Salerni Roma Italia
  • Archivio Famiglia Berneri – Aurelio Chessa Reggio Emilia Italia
  • Archivio Proletario Internazionale Milano Italia
  • Archivio Storico degli Anarchici Siciliani Ragusa Italia
  • Archivio Storico della FAI Imola Italia
  • Archivio-Biblioteca Enrico Travaglini Fano Italia
  • Archivio-Biblioteca Primo Maggio Orani Italia
  • Biblioteca anarchica Giovanni Domaschi Verona Italia
  • Biblioteca Libertaria Armando Borghi Castel Bolognese Italia
  • Biblioteca Libertaria Ugo Fedeli Modena Italia
  • Centro di documentazione Franco Salomone – Solidarietà libertaria Fano Italia
  • Grafton 9 Bologna Italia
  • Gruppo Anarchico Germinal Trieste Italia
  • Il Venerdì libertario Bari Italia
  • Piccola biblioteca Luigi Galleani Iglesias Italia
  • CDL Felix Centro di Documentazione Libertario Asti Italia
  • Anarchistische Bibliothek Wien Wien Österreich
  • Anarhiva Cluj-Napoca România
  • Archivo Histórico La Revuelta Santiago Chile
  • Biblioteca individualista anarchica Tucker (BIAT) Caslano Svizzera
  • Biblioteca Terra Livre São Paulo Brasil
  • Bibliothèque DIRA Montréal Canada
  • Centre Ascaso-Durruti Montpellier France
  • Centro de Cultura Libertária da Amazônia (CCLA) / Biblioteca Libertária Maxwell Ferreira (BLMF) Belém Brasil
  • CIRA – Centre International de Recherches sur l'Anarchisme Lausanne Suisse
  • CRAS Toulouse Toulouse France
  • El Punt. Espai de Lliure Aprenentatge València España
  • Fundación Anselmo Lorenzo Madrid España
  • La Page noire Québec Canada
  • May Day Rooms London England
  • Centro de cultura social São Paulo Brasil
  • Cira Japana Nihon
  • LIDIAP list of digitized anarchist periodicals
  • Anarchist Libraries Italia
  • The Sparrows' Nest Library and Archive England
  • Biblioteca Archivo de Estudios Libertarios Argentina
  • Biblioteca Teresa Claramunt España

 

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Maggio 2026

Maggio 2026 HoLaKo







Maggio 2026 - il maggio 1968 - consigli culturali - nuova cover stories


Maggio 2026 - il maggio 1968 - consigli culturali - nuova cover stories

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centro studi libertari / archivio g. pinelli

1976-2026 - mezzo secolo d'anarchia

Care e cari,



il caldo è arrivato ma nel nostro fresco scantinato i lavori di archiviazione e digitalizzazione proseguono. Ecco quindi gli aggiornamenti del mese di maggio.



Per l'anniversario del Maggio 1968 abbiamo creato una pagina nella nostra sezione ricerche dedicata al '68. Troverete vari materiali, prodotti dal Centro studi o conservati nel nostro archivio, relativi agli avvenimenti del 1968 in Francia e in Italia. Sono presenti tre sezioni: la prima raccoglie interviste e ricordi di anarchici e anarchiche che hanno partecipato al Maggio '68 francese; la seconda include una ricerca svolta dal Centro studi, una gallery di manifesti e slogan del Maggio '68 francese e il video del Congresso Internazionale Anarchico di Carrara dell'estate 1968. La terza sezione infine propone alcuni opuscoli e numeri speciali di riviste dedicati all'argomento.



Cambiando argomento, e passando all'ambito editoriale e a quello cinematografico, ci permettiamo di darvi due consigli: il primo è il libro di Leopoldo Santovincenzo Invito a pranzo con pistola. Storia dimenticata del primo sequestro politico nell'Italia degli anni Sessanta, uscito da poco in libreria, che narra, in maniera documentata e accurata, il rapimento del viceconsole spagnolo Isu Elías per mano, tra gli altri, di Amedeo Bertolo, uno dei fondatori del nostro Centro studi. Il secondo consiglio è  il documentario del regista Matteo Berruto Con la pioggia dentro, in cui, a partire dall'Incontro Internazionale Anarchico Venezia '84, Giorgio Canali racconta una vita all'insegna di musica, libertà e conflitto.



Continua poi la pubblicazione on line delle cover stories del nostro Bollettino: questo mese troverete quindi un approfondimento biografico sull'anarchica giapponese Ito Noe.



Ultimo ma non ultimo, nel caso non ve ne foste accorti, dalla scorsa newsletter è apparsa nella testata la scritta "Centro studi libertari / Archivio G. Pinelli 1976-2026 - mezzo secolo d'anarchia". Ebbene sì, quest'anno compiamo cinquant'anni tondi tondi. Mezzo secolo di passione e militanza durante il quale abbiamo da un lato, come Archivio Pinelli, preservato e alimentato la memoria anarchica, e dall’altro, come Centro studi libertari, indagato e promosso il pensiero anarchico e libertario in un costante confronto con il mondo e la società contemporanei. È stato un viaggio lungo, e non è certo concluso. Ed è un viaggio che abbiamo fatto “senza illusioni e senza rimpianti”, come ci ha insegnato Louis Mercier Vega, e con la tenacia di chi costruisce e ricostruisce senza posa, come ci ha insegnato Pio Turroni, muratore anarchico.




Come sempre, non potremmo continuare a fare ciò che facciamo senza il vostro contributo, e dunque...

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A presto e buona lettura!



il collettivo del Centro Studi Libertari

1968



Interviste e articoli sul

Maggio 1968 in Francia

visita la pagina

Video

il Congresso Internazionale Anarchico

di Carrara del 1968


Nel 1968, l’Europa è attraversata dalle scosse di un cambiamento sociale epocale innescato dalle rivolte studentesche e giovanili. In questo fermento l’anarchismo sembra ritrovare voce. Il movimento cresce. Gruppi e circoli nascono ovunque, anche dove l’anarchismo sembrava scomparso. In quell’anno cruciale in molti guardano agli anarchici come ai più coerenti protagonisti di quel cambiamento.

In questo contesto, tra il 31 agosto e il 3 settembre la città di Carrara, già simbolo di lotte anarchiche e tradizioni libertarie, diventa il centro di un incontro di grande rilevanza internazionale. L’occasione è un congresso interno convocato da alcune Federazioni anarchiche nazionali che però si apre a una più vasta partecipazione. Nelle sale del Teatro degli Animosi si raccolgono così le più varie voci, esperienze, lingue, visioni e ovviamente tensioni. Sono infatti presenti sia delegati ufficiali provenienti da diciotto paesi (dalla Grecia al Giappone, da Cuba alla Nuova Zelanda), sia osservatori esterni a quelle federazioni e perlopiù appartenenti alla nuova generazione protagonista del '68. In un’atmosfera carica di aspettative, si incontrano così figure storiche del movimento italiano e internazionale e i giovani “sessantottini” europei.

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Nel video sono riconoscibili: Cohn Bendit, Alfonso Failla, Ōsawa Masamichi, Ozeki Hiroshi, Stuart Christie, Jean Jacques Lebel, Mario Mantovani, Umberto Marzocchi, Marie Christine Mikailov, René Bianco e Amedeo Bertolo.



[Nel caso riconosciate altre persone presenti fatecelo sapere, così aggiorniamo la didascalia]

Gallery

Un Maggio indimenticabile



Nel maggio '68 in Francia, e non solo, ricompare alla grande il movimento libertario. I boulevard parigini si riempiono di bandiere rossonere, così come i muri dei palazzi di slogan e graffiti. È l’irrompere della voglia di libertà. Da qui il successo di slogan come “Il est interdit d'interdire”, che riassume bene lo spirito di quel maggio, espresso da una produzione senza precedenti di slogan rivoluzionari scritti nei volantini e sui muri di facoltà, fabbriche e negozi. Ed è appunto questa voglia di libertà e le parole con cui si è espressa che vi proponiamo oltre mezzo secolo dopo.

Sono una manciata di scritte i cui autori sono rimasti perlopiù anonimi. Un piccolo viaggio tra frasi vergate sulla carta collosa di un manifesto, distese con un pennello o nebulizzate con uno spray e poi affisse sui muri intonsi dei palazzi, sulle saracinesche, sui lampioni.

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Materiali

Riviste e opuscoli sul 1968



Elenco della raccolta di numeri speciali e opuscoli riguardanti il 1968:

Consigli 

Libri

Invito a pranzo con pistola



Leopoldo Santovincenzo, Invito a pranzo con pistola.

Storia dimenticata del primo sequestro politico nell'Italia degli anni Sessanta
, Solferino, 2026.




Milano, 28 settembre 1962, ore 12.15. Un gruppetto di studenti anarchici ventenni sequestra il viceconsole spagnolo Isu Elias.

L’espediente è un finto invito a pranzo, il movente: impedire l’esecuzione di un anarchico spagnolo, arrestato e condannato a morte pochi giorni prima nella Spagna franchista.

I rapitori improvvisati si affrettano a comunicare ai giornali che «il dottore non corre alcun pericolo». Ma è comunque il primo sequestro politico nell’Italia del Dopoguerra e sulla scena fanno capolino molti volti destinati ad avere un ruolo nella storia politica e culturale del nostro Paese: il maggiore dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa che partecipa agli interrogatori, Rossana Rossanda in missione spagnola per il PCI, il «principe nero» Junio Valerio Borghese, lo scrittore Luciano Bianciardi che si affaccia sulla soglia del bar Jamaica in Brera, il cardinale Montini (futuro papa), Pietro Valpreda, Pino Pinelli e molti altri ancora.

Leopoldo Santovincenzo ricostruisce, con scrittura serrata e montaggio narrativo, la storia affascinante di un fatto di cronaca tanto incredibile quanto dimenticato e lo fa con il ricorso a documenti e testimonianze inedite, disegnando con sapienza il contesto politico e culturale di un periodo di apertura ideale che precede le trame nere e gli anni di piombo. Una breve stagione dove era ancora possibile riconoscere a un atto di forza «motivi di particolare valore morale e sociale».

Film

Con la pioggia dentro



Correggio, 2022. Alla soglia dei 65 anni Giorgio Canali, cantautore e musicista di riferimento della scena indipendente italiana, si ritrova ad affrontare l’ennesimo trasloco della sua vita.

Anche per un anti nostalgico come lui, un trasloco è sempre l’occasione per raccogliere pezzi della propria vita, vissuta sempre contro e mosso dal costante bisogno di libertà e dalla rabbia che si porta dentro.

Ci sono le tante case in cui ha vissuto, gli studi di registrazione reali e quelli improvvisati, come le sue camere da letto o Villa Pirondini, dove registrò l’ultimo album dei CCCP-Fedeli Alla Linea. Ci sono poi le persone che questi posti li hanno attraversati: gli amici, i compagni di band e i musicisti più giovani che Giorgio ha in qualche modo cresciuto.

Ma nulla, per Giorgio, è più importante del presente, eternamente scandito dai concerti nei piccoli club ovunque e tutto l’anno e illuminato da quel che resta della sua famiglia e ciò che per lui la famiglia è: sua sorella Monica e un nuovo amore.

Intanto, all’orizzonte, un nuovo album con la sua band Rossofuoco e un tour celebrativo con Le Luci della Centrale Elettrica.

dal 14 maggio al cinema
prossime proiezioni

Note biografiche

di Ito Noe



Ito Noe nasce a Kyushu, Giappone, nel 1895 in una famiglia dell’aristocrazia terriera. Dopo un’educazione di alto livello, soprattutto per una donna dell’epoca, scappa da casa per sottrarsi a un matrimonio forzato e si trasferisce a Tokyo.

Qui nel 1913 si unisce a un gruppo di donne che si batte per l’emancipazione femminile, l’associazione Seitosha fondata già negli anni Settanta dell’Ottocento da Hiratsuka Rancho, e in particolare collabora con la rivista del gruppo, “Seito”, per la quale traduce articoli di Emma Goldman.

Dopo un breve matrimonio con un suo ex insegnante, Ito inizia nel 1916 un’appassionata relazione con l’anarchico Osugi Sakae e da quel momento diventa un’attiva militante del movimento giapponese.

Nel corso degli anni ha un’intensa produzione letteraria, pubblicando oltre ottanta articoli su tematiche sociali, ma anche romanzi autobiografici in cui appare chiara la sua scelta libertaria di forte rottura con la società tradizionale giapponese.

Nel 1919, insieme a Osugi, Wada Kyutaro e Kondo Kenji, fonda una rivista di ispirazione anarco-sindacalista, il “Rodo Undo”, il cui obiettivo è di creare un collegamento stabile tra il movimento anarchico e la nascente classe operaia giapponese. Grazie a questo periodico sorgeranno ben presto diverse sezioni locali con lo stesso nome dedite all’attività sindacale.

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5X1000 al CSL



Dal 2023 è possibile destinare al Centro Studi Libertari Giuseppe Pinelli il "5 x mille" in quanto associazione di promozione sociale.



Per devolvere il cinque per mille è necessario compilare il modulo 730, il CU oppure il Modello Unico e firmare nel riquadro “Sostegno degli enti del terzo settore iscritti nel RUNTS…” e indicare il codice fiscale 97030450155. Anche chi non è obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi può scegliere di devolvere il cinque per mille presentando l’apposita scheda allegata al CU.



Farlo non costa nulla, in quanto se non si esprime una scelta la quota rimane allo Stato. Per noi si tratta invece di un contributo importante, come gli altri canali di donazione, per portare avanti le nostre attività di conservazione e di ricerca in maniera indipendente. I fondi vengono infatti utilizzati, tra le altre cose, per riordinare e rendere fruibili i nostri fondi archivistici, per l'acquisione e la catalogazione dei libri della biblioteca, per avviare nuovi progetti di archivio digitale o mantenere e migliorare quelli esistenti (come "Pinelli: una storia", "Venezia '84" o "Le voci dell'anarchia"), per finanziare le nostre attività editoriali come la pubblicazione del Bollettino, dei Quaderni, e così via.

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Breve elogio della storia orale e militante - Cesare Bermani

Breve elogio della storia orale e militante - Cesare Bermani HoLaKo

 

Breve elogio della storia orale e militante

di Cesare Bermani

Fonte: AA. VV., Voci di compagni, schede di questura, elèuthera, 2002.

 

Mi limiterò ad accennare alcune tra le molte questioni di metodo poste dalla “storia orale”.

Una narrazione registrata su nastro, prodotto dell’incontro irripetibile tra due o più persone, è strettamente condizionata al “qui e ora”, per cui anche un suo uso a distanza di tempo (e farò poi degli esempi a me successi) può avere conseguenze impreviste e che sarebbe sempre meglio prevedere.

Anzitutto due conversazioni sui medesimi temi fatte a distanza di tempo con la medesima persona possono anche differire moltissimo: perché le domande del ricercatore non sono più le stesse e anche perché una narrazione orale è sempre già un’interpretazione degli avvenimenti narrati da parte di chi la rende e quell’interpretazione è soggetta con il trascorrere del tempo a modificazioni che possono talvolta anche diventare radicali.

A me è capitato, ad esempio, di utilizzare in un saggio un dialogo che avevo avuto con un partigiano che il 12 novembre del 1944 aveva fatto sparare per sbaglio alla sua squadra sull’automobile di un collaboratore della Resistenza, uccidendone la moglie. Il fatto era avvenuto dopo il coprifuoco sull’autostrada, quando si poteva presumere che transitassero solo automezzi tedeschi e fascisti. Processato in una formazione, il caposquadra era stato condannato con questa sentenza:

 

“SENTENZA

A carico del Capo-squadra Ciucch del 2¡ Battaglione “Greta” dell’82a Brigata “Osella” imputato di omicidio colposo.

FATTO

Nel mese di novembre il giorno 12 il Capo-plotone Ciucch dell’82a Brigata “Osella” era in servizio di appostamento con una squadra sulla strada Novara-Torino. Secondo una informazione di un membro del CLN locale, su quella strada in quel giorno, dalle ore 19 alle ore 20 sarebbe transitata un’automobile 1.100 con a bordo il questore di Novara o il capo della “squadraccia” Martino. Nell’intervallo di tempo indicato passarono un camion ed una macchina senza che la squadra li attaccasse. Poi giunse una macchina 1.100 a velocità normale. Il Ciucch ritenne che questa fosse la vettura dei due personaggi e a scopo di avviso sparò una raffica in aria. La vettura anziché fermarsi sembrò accelerare, per cui gli uomini spararono contro di essa alcune raffiche. La macchina si fermò, alcuni uomini della squadra si avvicinarono per rendersi conto dell’accaduto. Un uomo venne fuori dalla macchina imprecando e sbraitando. I partigiani si resero conto che quella non era la macchina attesa e che era stata uccisa la moglie dell’uomo. Mentre essi si concertavano sul da farsi, apparve a distanza un autocarro, per cui i partigiani tutti si allontanarono dalla zona.

DIRITTO

Ritenuto provato che il Ciucch ricevette da un membro del cln locale l’informazione che il giorno 12 sarebbe transitata sulla strada Novara-Torino una macchina 1.100 con a bordo il questore di Novara o il capo della squadraccia Martino dalle ore 19 alle ore 20; ritenuto che il Ciucch e i suoi uomini erano animati dall’idea di effettuare un’azione di guerra che se riuscita avrebbe attribuito grande merito; ritenuto che per fatale coincidenza nell’ora indicata transitava una macchina 1.100 per cui il Ciucch e i suoi uomini potevano a giusta ragione credere trattarsi della vettura attesa; ritenuto che il Ciucch, com’è risultato in istruttoria, sparò in segno di avviso una raffica in aria, e che la macchina anziché fermarsi accelerò e dopo di che gli uomini spararono alcune raffiche causando il fatto lamentato; ritenuto che deve trattarsi di un fatale errore ma in pari tempo il Ciucch quale Capo-plotone non ha mostrano molta avvedutezza e sagacia sia nella valutazione della informazione ricevuta, sia nella identificazione della vettura, sia nell’allontanarsi dalla zona affrettatamente senza recare il necessario soccorso; ritenuto che in particolare l’imputato sulle prime ha negato di essere l’autore del fatto, dichiarando di non saperne nulla, dimostrando con ciò una evidente mala fede; tutto ciò ritenuto, deve dichiararsi il Ciucch responsabile di omicidio colposo.

P.Q.M.

IL TRIBUNALE visti i capi d’accusa, uditi gli accusatori, udita la difesa, dichiara il Ciucch responsabile del reato di omicidio colposo e lo condanna a cinque anni di reclusione da scontarsi al termine della guerra; delibera che il Comando della 82a Brigata “Osella” lo trattenga presso la Formazione armata per impiegarlo nelle più rischiose azioni di guerra in considerazione dei suoi meriti militari; delibera che il suo comportamento nel frattempo sarà preso in considerazione dai superiori Comandi come titolo per un’eventuale riabilitazione.

Sede, lì 15 novembre 1944”.

 

A me era parso che questa sentenza (che tra l’altro assumeva non tanto un valore di sanzione punitiva quanto piuttosto quello di stimolo delle capacità militari del giudicato, che in seguito catturò numerosi tedeschi utilizzati per scambi e quindi si emendò ampiamente di quel suo errore) mettesse in luce la buona organizzazione delle formazioni partigiane valsesiane e valesse la pena di essere raccontato. Così nell’ottobre 1967 intervistai il Ciucch e gli chiesi di potere raccontare questa sua storia, ottenendo un assenso. Riuscii però a pubblicarla soltanto dodici anni dopo, su “Ieri Novara oggi”, rivista dell’Istituto storico della Resistenza. Il clima politico era profondamente mutato da allora e il “Ciucch”, che io non avevo più interpellato, aveva cambiato idea sull’utilità di quella pubblicazione. Quando vide la pubblicazione si adombrò e con altri partigiani andò a requisire manu militari la rivista nelle librerie, litigando pesantemente con Eraldo Gastone, ex comandante militare del Raggruppamento Divisioni Garibaldi della Valsesia-Ossola-Cusio-Verbano, considerato responsabile della pubblicazione del pezzo in quanto presidente dell’Istituto storico.

Qui abbiamo la modificazione nel tempo del punto di vista di un narratore sull’opportunità di dare pubblicità a una vicenda della sua vita.

Trasformazioni ancora più complesse possono presentare i punti di vista riguardanti le cosiddette “fonti orali formalizzate”, in particolare le canzoni.

Ad esempio, venuto meno il lavoro di risaia e trasformatosi il canto di risaia sul lavoro in canto “testimoniato”, avvennero in più occasioni significative trasformazioni nel modo di vivere il repertorio del passato da parte di chi l’aveva cantato. È il caso del coro di Trino Vercellese, che ha mantenuto a lungo il valore di testimonianza esemplare di uno stile vocale in via di sparizione. E per questo negli anni Settanta si decise valesse la pena di dedicare un “disco del sole” a questo coro di mondariso.

Ce ne occupammo Franco Coggiola ed io e, avendo avuto la possibilità di comparare le esecuzioni del coro di Trino Vercellese sull’arco di ben diciotto anni, dal 1960 al 1978, notammo come fossero quasi sempre migliori (e dico “migliori” intendendo “più vicine” al modo come si cantava in risaia) quelle effettuate negli anni Sessanta rispetto a quelle effettuate dal 1975 in poi. Queste ultime avevano perso lo smalto di una volta e in esse il coro tendeva spesso a iniziare le esecuzioni su delle tonalità più basse che in passato, mentre anche il “pedale” non aveva più la robustezza di anni prima. Non vi era dubbio che il distacco dalla risaia aveva avuto notevoli conseguenze con il passare del tempo sul loro stile. Sicché quando producemmo un loro disco con l’intenzione di dare una testimonianza esemplare di uno stile vocale ormai destinato rapidamente a scomparire, le critiche sul nostro operato da parte delle ex mondariso che in quel momento componevano il coro non furono di poco conto. Esse ormai vivevano in modo diverso il loro mondo musicale e non si riconoscevano più in esecuzioni troppo vicine al mondo nel quale avevano lavorato. Si erano staccate dai canti che avevamo registrato in risaia o nell’aia dei cascinali e si riconoscevano invece nel repertorio molto “addolcito” che portavano allora in giro per le feste de “l’Unità” o in altre feste di paese. Svolgendo una funzione peraltro molto importante, perché le canzoni popolari e i canti sociali restano in uso se c’è qualcuno che le tramanda. E su questo vorrei soffermarmi.

Prendiamo, per esempio, un classico del repertorio anarchico quale può essere La colonia Cecilia. Gianni Bosio e Roberto Leydi fecero alcune puntate di ricerca a Carrara e Pisa nel 1962 e trovarono un solo militante, Foresto Ciuti, che la ricordava e sapeva cantarla. Infatti i canzonieri anarchici avevano pubblicato il solo testo, senza indicazione di melodia e senza musica. Pubblicata in un “disco del sole”, ricantata dai gruppi del Nuovo Canzoniere Italiano, La colonia Cecilia fu poi ripubblicata in moltissimi altri canzonieri, spesso con la musica, ridiventando così, parte stabile del repertorio dell’odierno canto anarchico.

Pure parte del repertorio anarchico è ridiventato Il feroce monarchico Bava, così chiamato sui “dischi del sole” e all’inizio erroneamente considerato come parte del repertorio socialista da Gianni Bosio. Anche qui il canto fu ritrovato sul campo nel 1963 e soltanto in seguito, grazie a ricerche d’archivio proprio stimolate da quella scoperta, si potè giungere ad attribuirla al repertorio anarchico.

Ripercorro l’iter di quella ricerca, che conosco bene dal momento che capitò solo a me di ritrovare brandelli di quel canto e una versione priva del ritornello (di cui è rimasta ignota la melodia). Il primo a cantarmene una strofa, peraltro su una melodia indecifrabile per un difetto di emissione vocale, fu un pensionato del 1901 nel Circolo operaio Archimede di Novara, che la razionalizzò a questo modo: “Si riferisce a quando Umberto I ha fatto sparare a Milano sulla folla. Allora Bresci Gaetano ha detto: ‘Ride pur te sabaude marmaglia / se i fratelli hanno ucciso i fratelli / se i fucili han domato i ribelli / ma quel sangue sul tuo capo cadrà’. E nel Novecento il re l’hanno ucciso”. Qualche giorno dopo registrai un vecchio militante, nato nel 1891 e in gioventù anarchico, al Circolo Riscatto proletario di Novara. Non ricordava le parole ma diceva che si cantava su una melodia, che mi canticchiò, rientrante nel novero dei modi musicali di cui si servivano abitualmente i cantastorie padani e presentante delle somiglianze con quello di O Gorizia tu sei maledetta. Sempre in quella primavera mi capitò poi di registrare al Circolo Fatti di Lumellogno l’unica versione del canto che sia stata mai reperita prima del suo tornare in circolazione. La sapeva un contadino comunista, nato nel 1900. Sembrava (ed era, come potei constatare quando il canto, con il titolo di Inno del sangue, fu ritrovato su un canzoniere anarchico di inizio secolo) abbastanza integra, su una melodia da cantastorie diversa dalla precedente e anche da quella su cui oggi si esegue la canzone. Il contadino che la ricordava mi disse d’averla imparata durante il Biennio Rosso e d’averla da allora sempre cantata. Durante l’estate trovai poi a Granozzo un altro contadino del 1901, che da giovane era emigrato in Argentina. Mi disse di avere imparato là la canzone e ne cantò una strofa (anche qui quella più su riportata, l’unica che gli era rimasta nel ricordo per la profezia del regicidio), sempre su un modo musicale proprio ai cantastorie padani. Disse che il testo era riportato su un canzoniere argentino bilingue (spagnolo e italiano) che non aveva più. Quest’ultima melodia mi piacque più delle altre e cominciai ad adattare a essa le parole della canzone che ero riuscito a recuperare. Ma nell’adattare questo motivo musicale alla mia voce apportai senza avvedermene delle consistenti modificazioni. Sandra Mantovani apprese poi quella versione della canzone da me e la cantò in un “disco del sole”. E in quella forma la canzone riprese a circolare e a vivere diffondendosi tra i contestatori pre-sessantotteschi. Poi su quella melodia quattro giovani anarchici mantovani adattarono le parole della Ballata del Pinelli. Quanto al testo riferito ai fatti del maggio 1898 si ebbe la prova del suo appartenere al repertorio anarchico perché si trovò quel canzoniere argentino bilingue al quale aveva accennato già il contadino di Granozzo: edito a Buenos Ayres da “La questione sociale”, benché mancante della pagina con la data, risaliva certamente ai primi anni del secolo. Poi Pier Carlo Masini trovò una versione manoscritta del canto nella cartella di polizia di Luigi Fabbri, sequestratagli al domicilio coatto di Favignana, permettendo quindi di collocare con certezza l’origine del canto tra il 10 maggio 1898, giorno dell’arresto di Fabbri e il 17 ottobre 1900, giorno della sua liberazione. Come vedete, la razionalizzazione di un canto è spesso cosa tutt’altro che facile. Né ci si può fidare ciecamente di quanto comunicano in proposito anche straordinari conoscitori di canti anarchici. Posso testimoniare che Armando Borghi e Alfonso Failla hanno spesso sbagliato nell’attribuzione di canti a uno o all’altro autore.

Ho fatto questi esempi per ricordare che se oggi c’è un repertorio di canti anarchici, socialisti, repubblicani è perché ci sono state delle iniziative organizzate per fare conoscere queste canzoni e farle ricantare. Le canzoni restano memoria di un movimento se sono cantate e fatte conoscere. Altrimenti spariscono. Ma naturalmente questo fatto di rimetterle in circolazione pone poi complessi problemi filologici a chi volesse ripristinarne il testo e la melodia originaria.

Registrare un racconto su un episodio e pubblicarlo così com’è stato fatto può suscitare reazioni in altri protagonisti di quell’episodio. Recentemente, nella prefazione al mio libro Il nemico interno (Odradek, Roma, 1997), ho pubblicato il racconto di Giorgio Bertani a proposito del rapimento del console spagnolo a Milano nel 1962. La vicenda aveva avuto un grosso impatto su di me e su altri miei coetanei e ne volevo quindi parlare. Pensai quindi di rivolgermi a Bertani per saperne di più suscitando la reazione di Amedeo Bertolo, che mi diede altra versione dei fatti, sollecitando giustamente un incontro a più voci per stabilire una più attendibile “verità” su come fossero andate le cose. Infatti la narrazione di un solo protagonista di un fatto (che in questo caso sembra essere stato più marginale di quanto non credessi) è per sua natura sempre parziale e può essere utilizzata da un punto di vista storico solo se comparata ad altre fonti.

Poiché era mia intenzione raccontare il più giustamente possibile come erano andate le cose, posso soltanto dire che in quel momento non tenni conto di un’avvertimento basilare quando si tratta di fonti orali, noto già ad Erodoto (Le storie, vii, 152): “Io sono tenuto a riferire quel che si dice, ma a prestar fede a tutto non sono tenuto, e queste parole valgano per tutto ciò che racconto”. E, con intuizione acquisita con grande fatica dalla nostra odierna cultura, riportava anche quello a cui non credeva perché non gliene sfuggiva l’importanza. Sapeva insomma che una leggenda non è la ricostruzione di un fatto, sia pure visto dagli occhi di un uomo e ri-creato dalla sua memoria, che di solito è diversa dalla memoria di un altro uomo.

Ma, ancor meno, in quell’occasione ho tenuto conto di quest’altro consiglio di Tucidide (Le storie, I, 22): “I fatti concreti degli avvenimenti di guerra ritenni di doverli narrare non secondo le informazioni del primo venuto né secondo il mio arbitrio, ma in base alle più precise ricerche possibili su ogni particolare, sia per ciò di cui ero stato testimone diretto sia per quanto mi fosse riferito dagli altri. Faticose ricerche, perché quelli che avevano partecipato ai fatti non dicevano tutti le stesse cose sugli stessi avvenimenti, ma riferivano a seconda del loro ricordo o della loro particolari simpatie”.

E, visto che sono in visita ai padri della Storia, vorrei ricordare che, per loro, studio dei costumi e cultura orale stavano alla base di qualunque possibile storia. Sicché, a proposito dell’uso delle fonti orali in storiografia, non va dimenticato che la radice stessa della parola storia, proviene dal greco orao, cioè vedo, ossia cose vedute; e che quindi la storia orale è nata con la storia stessa e che le contrapposizioni o differenziazioni tra “uomo storico”/”uomo folklorico”, “storia/ antropologia/ etnologia/ sociologia”, “ricerca d’archivio”/ “inchiesta sul campo” (“storia” significava originariamente “inchiesta”) “cultura scritta / cultura orale” sono in larga misura i portati dell’avvento della stampa, della divisione del lavoro e della nascita degli Stati moderni come separati/contrapposti alla società. Sono insomma contrapposizioni o differenziazioni prodotte dalla divisione in classi moderne della società e partizioni a forte valenza ideologica.

Non è quindi casuale, come abbiamo visto, che proprio in questi padri della Storia spesso ci si imbatta in consigli e intuizioni soprattutto utili agli odierni storici orali. Polibio, lo storico delle guerre puniche, spiega in tal modo perché Timeo fa cattiva storia (e di Timeo in giro ne abbiamo tanti): “pur essendo la vista [ma qui “vista” sta per partecipare agli avvenimenti di cui si parla, nda] non poco più attendibile, [È] tuttavia [È] trascurò totalmente quanto si desume dalla vista, e fece ricorso a tutto quel che si apprende con l’udito. E visto che anche questa via di apprendimento presenta due possibili opzioni, indagò attraverso la lettura dei testi di storia, ma si astenne con leggerezza dal compiere inchieste orali. È facile capire per quale ragione Timeo fece questa scelta. Dai libri si possono apprendere informazioni senza pericolo e senza disagio alcuno, purché si fissi la propria sede in una città ricca di documenti o nelle vicinanze di una biblioteca. Poi, standosene comodamente sdraiati, non rimane che considerare le opere altrui e scoprirne gli errori senza nessun sacrificio personale. Le investigazioni dirette invece richiedono molto sacrificio e spesa, ma sono utilissime e costituiscono la parte più importante della ricerca storica” (Storie, XX, 27).

Ma, vorrei notare, come Polibio prosegua tessendo un vero e proprio elogio dello storico militante: “... Verrebbe voglia di chiedere al nostro storico se sia dell’avviso che comporti una spesa e una fatica maggiori raccogliere commentari e investigare sui costumi dei Liguri e dei Celti standosene seduti in città o andarsene in giro per vedere di persona il maggior numero possibile di popoli e di località. E che? È più faticoso conoscere le battaglie, gli assedi delle città e gli scontri navali delle persone che hanno preso parte a quei combattimenti, oppure comporta maggiore fatica fare diretta esperienza dei pericoli e di quanto li accompagna partecipando proprio a quelle azioni? Personalmente, credo che non ci sia tanta differenza fra gli edifici reali e i paesaggi delle scenografie [È] quanta ce ne è, invece, in tutti gli scritti di storia, fra una esposizione legata a una personale esperienza e a una diretta partecipazione agli eventi e quanto è scritto, invece, sulla base del sentito dire e delle esposizioni altrui. Timeo, che era completamente ignaro di tale differenza, ritenne probabilmente che il compito più lieve e più facile in assoluto per quanti compongono opere storiche (mi riferisco alla raccolta di commentari e all’interrogazione di quanti hanno diretta conoscenza dei singoli avvenimenti) fosse invece il compito più gravoso e il più arduo. Ma anche per questa parte del lavoro dello storico è inevitabile che gli inesperti commettano gravi inesattezze. Come possono, infatti, costoro formulare bene le domande su una battaglia, sulle espugnazioni delle città o sugli scontri navali? Come può intendere i dettagli dei resoconti scritti chi è ignaro di quanto è stato sopra detto? In un resoconto storico, infatti, chi fa le domande contano non meno di quanti danno le risposte, perché il solo far ricordare gli eventi concomitanti ai fatti spinge chi racconta a precisare i singoli particolari degli avvenimenti. Ecco per quale motivo l’inesperto non è capace di interrogare i testimoni e non riesce a comprendere l’accaduto neppure se è presente all’evento. Anzi, nonostante sia presente, in un certo senso dà l’impressione di non esserci, pur trovandosi l“.” (Storie, XX, 28a).

Per questo anche la storia dell’anarchia avrà più validità se scritta dal militante che si fa storico (ciò che richiede ovviamente anche strumenti peculiari di lavoro) piuttosto che se scritta da un Timeo odierno, cioè da qualche mero cavaliere dell’inerzia universitario.

Scrive ancora Polibio: “Per quanto mi riguarda, mi sentirei di dire che la ricerca storica andrà bene nel caso che a mettersi a comporre storie siano quanti partecipano alla vita politica. Non dovrebbero però scrivere storie saltuariamente, come succede ora, ma, nel corso della loro vita, dovrebbero riporre ogni ambizione in questa attività, nella convinzione che si tratti, per loro, del compito più necessario e più nobile che ci sia” (Storie, XII, 28).

Si, gli storici dell’antichità non si vergognavano di farsi “storici militanti” e, anzi, consideravano i militanti gli unici storici possibili. E, per quel che concerneva in particolare la ricerca orale, ci ricordavano come fosse necessario conoscere almeno un po’ quanto si vuole studiare e fare oggetto di colloquio, perché chi interroga non contribuisce meno di chi risponde all’esattezza della relazione. In affermazioni di questo genere c’è presente nei classici dell’antichità una consapevolezza dei problemi che l’oralità porta con sé solo faticosamente riacquistata dalla storia orale contemporanea dopo che per decenni e decenni le faticose ricerche su campo erano state eluse dalla stragrande maggioranza degli storici.

Ma, per chiudere, mi viene da domandarmi se Amedeo Bertolo, dopo che io avessi ascoltato tutti i protagonisti della vicenda del rapimento del console spagnolo, sarebbe soddisfatto della mia ricostruzione. Penso che non sarebbe così se fosse solo un militante ma sarebbe così se fosse (come penso) anche lui un militante che si è fatto storico. E spiego quello che voglio dire facendo alcune considerazioni sui rapporti tra memoria individuale o di gruppo da un lato e storiografia dall’altro, che sono cose molto diverse, anche se una buona storiografia deve cercare rapporti con la memoria e forse anche una buona memoria deve avere rapporti con una storiografia. Memorie e storiografie rappresentano punti di vista diversi sul passato. La memoria di un gruppo fa le sue selezioni, ha le sue censure e le sue invenzioni. Per esempio, chi ha fatto la guerra in Jugoslavia durante la Seconda Guerra Mondiale darà spesso una visione idillica di quella guerra. I massacri sono stati cancellati dalla loro memoria. Però c’è l’eccezione che te li racconta. E quando tu poi tieni conto di quello, gli altri si inalberano; perché gli ripresenti un rimosso intollerabile.

Per fare un altro esempio, i deportati ebrei hanno spesso dimenticato interi episodi, rimossi totalmente, di quanto avevano scritto nei diari in campo o nel dopoguerra, tanto di sostenere a volte come fosse impossibile che certe cose scritte nel diario potessero essere realmente accadute, perché non ne avevano più il benché minimo ricordo e sembravano loro “irreali”.

È quindi difficile che memorie e storiografie vadano d’accordo. Naturalmente gli storici, pur spesso entrando in collisione con quelle memorie, proprio per dare a questi gruppi una storia, lavorano a loro fianco. Se memorie e storiografie sono cose distinte, entrambe vogliono però salvare il passato dall’azzeramento del tempo. Ma un conto è occuparsi del passato per rafforzare identità collettive, un conto è occuparsene per assumersi, e invitare ad assumere, la responsabilità nei confronti del passato.

La tendenza odierna a sostituire la memoria alla storia (“Uso pubblico”), esaltato dal bisogno di identità collettiva e dalla distruzione delle identità tradizionali, può diventare assai pericolosa. Quando la memoria non ha più rapporti con la storia il quadro può farsi anche drammatico. La tendenza all’estinzione della memoria come spontaneo prodotto della autoperpetuazione dei gruppi sociali e delle comunità non solo non ha vanificato, ma anzi ha reso in qualche modo oggi più acuto il bisogno di memoria come bisogno di identità. Direi che oggi nella società c’è un eccesso di memorie e ciò che noi chiamiamo memoria si configura sempre di più come un campo di battaglia aperto, in cui élites culturali e politiche lottano per la imposizione di progetti egemonici. Rispetto a ciò il mestiere dello storico è quello del “guastafeste delle memorie”, poiché deve ricordare, come ha sottolineato Pierre La borie, che esiste uno scarto: tra la certezza dell’esperienza vissuta e gli interrogativi critici che derivano da altre fonti sul modo in cui si è svolto il passato; tra le commemorazioni e il metodo storico; tra le amnesie puntuali o gli arrangiamenti del tempo rimodellato e le dure realtà della cronologia minuziosamente ricostruita; tra le ingannatrici facilità dello sguardo retrospettivo e il rifiuto di remare seguendo la corrente per continuare a osservare gli uomini e gli eventi a monte; fra una memoria identità, cemento di solidarietà e di fraternità, e delle memorie a lungo vagliate, ripulite e ritagliate secondo esigenze di verità; fra la seducente coerenza del discorso esplicito e la ricerca del non-detto, dell’oblio, dei silenzi; tra la legittimazione derivante da un passato ricostruito con troppa forza sulla scia di un impegno e dei valori da preservare dalla banalizzazione tramite la ricostruzione storica.

Peraltro gli avvenimenti sono sempre oggetto di una ricostruzione, sia questa ricostruzione venga fatta da qualche memoria, sia venga fatta da qualche storiografia. Ma la memoria è parte della vita odierna, mentre la storia è la ricostruzione sempre problematica e incompleta di ciò che non è più. La memoria colloca il ricordo per lo più in una zona mitica, la storia la sloggia. La memoria è un assoluto e la storia non conosce che il relativo ed è sempre delegittimazione del passato vissuto, quindi sia di memorie individuali sia di memorie di gruppo. Perciò i protagonisti di un evento o di un’epoca spesso non si riconoscono nelle ricostruzioni che di esse vengono fatte dagli storici, a meno che non siano appunto militanti fattisi storici nel senso desiderato da Polibio.

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Carte irrequiete. La memoria dei movimenti

Carte irrequiete. La memoria dei movimenti HoLaKo

 

Carte irrequiete. La memoria dei movimenti
Milano, 13 dicembre 2025, Circolo familiare di unità proletaria, viale Monza 140, ore 18.00
 
presentazione di
Carte irrequiete. La memoria dei movimenti
 
ne parliamo con l'autore
Lorenzo Pezzica
e con l'Archivio Primo Moroni
 
“Gli archivi non sono un semplice problema archivistico, sono un diritto e un dovere della collettività, perché contengono in sé una forte valenza strategica nella progettazione del futuro. È quindi doveroso valutarli nel più ampio quadro delle dinamiche politiche, sociali e culturali in cui essi si collocano e agiscono.”
 
A partire dalle esperienze e dalle pratiche dell’Archivio Giuseppe Pinelli, dedicato al ferroviere anarchico ucciso la notte del 15 dicembre 1969, Lorenzo Pezzica ci guiderà attraverso un arcipelago di archivi “anomali” protagonisti di una liberazione di ampia portata capace di configurare una memoria veramente collettiva.
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Novità Novembre 2025

Novità Novembre 2025 HoLaKo

 

Ecco gli aggiornamenti di novembre:


Nuove digitalizzazioni: in questi mesi abbiamo digitalizzato e reso disponibili sul nostro sito tutti i numeri della rivista "Libertaria. Il piacere dell'utopia", esclusi quelli ancora in vendita sul sito Mimesis. Il lavoro non sarebbe stato possibile senza il prezioso aiuto di Gaetano Ricciardo e della biblioteca Borghi che ha condiviso con noi i numeri che avevano già scansito.

Nuovo articolo: grazie al lavoro di digitalizzazione di "Libertaria. Il piacere dell'utopia" abbiamo recuperato e reso disponibile in versione on line l'articolo di Michail Platonov L’anarchico Ghezzi contro Stalin. Per approfondire la figura di Francesco Ghezzi potete anche leggere la Cover Story uscita sul Bollettino 27.

Nuovo video: dopo l'incontro del 28 ottobre "La storia dal basso origini, metodi e sviluppi di un originale sguardo sulla ricerca storica" con Marcus Rediker, Carlo Greppi e Laboratorio Lapsus, che ringraziamo sentitamente per l'interessante dibattito, vi proponiamo il video della conferenza per chi non avesse potuto partecipare.


Libertaria


 

"Libertaria. Il piacere dell'utopia" nasce a Milano nel 1999. Numerosi negli anni della sua pubblicazione sono stati i redattori e i collaboratori, mentre Luciano Lanza ne è stato il responsabile dal primo numero fino all'ultimo uscito nel 2018.

Riportiamo la prima parte dell'editoriale del primo numero in cui si spiega il senso del progetto:

"Una nuova rivista è sempre una scommessa. Libertaria non si sottrae a questa regola. Ovviamente. Ma è altrettanto ovvio che i promotori e i collaboratori di Libertaria sono convinti di vincere la scommessa. Oggi il pensiero libertario, il pensiero anarchico, si presenta (ed è) come uno dei più originali e convincenti in un contesto caratterizzato dalla 'crisi delle ideologie'. E non è un caso che l'anarchismo si sottragga a questa crisi generalizzata: non è mai stato un'ideologia nel senso pieno del termine, ma una teoria e una pratica della libertà, dell'eguaglianza e della diversità. Ed è anche per questo suo aspetto poliedrico e al contempo omogeneo (contraddizione solo apparente), che è riuscito a influenzare quasi tutti i campi del sapere e dell'arte moderni. Incredibile, a prima vista, ma vero. Questa influenza, a volte esplicita altre volte sottaciuta (quasi occultata), necessita di un 'luogo' di rappresentazione, di elaborazione, di ricerca. Questo vuole essere Libertaria."

vai alla pagina dedicata

 

L’anarchico Ghezzi contro Stalin


 

L’anarchico Ghezzi contro Stalin
di Michail Platonov

fonte: «Libertaria», anno 8, numero 4, 2006
traduzione di Roberto Ambrosoli

Ci sono persone nella cui esistenza non sono presenti aspetti superficialmente splendidi o avventure da togliere il fiato, eppure ci colpiscono per la loro integrità, per la capacità di conservare la propria dignità anche in condizioni tremende. Di questo tipo è la vita di Francesco Ghezzi, operaio anarchico di Milano morto nel gulag staliniano nel 1942. Ecco la sua storia raccontata da un giovane anarchico russo.

Una delle ultime descrizioni di Francesco Ghezzi si trova nelle Memorie di un rivoluzionario di Victor Serge. Parlando della propria partenza dall'Unione Sovietica nel 1936, dopo una campagna intemazionale per la sua liberazione, Serge scrive: «Magro e altero, Francesco Ghezzi, operaio di una fabbrica di Mosca e unico ‘sindacalista’ ancora in libertà in Russia, è venuto a salutarci al treno». «Magro e altero», così appare in una foto segnaletica del 1937, allegata alla pratica aperta su di lui dalla GPU, la polizia politica staliniana. Profilo orgoglioso e fiero, lo sguardo intenso di un uomo indomito nonostante sia stato ripetutamente in prigione, anche nell'URSS. Nell'atmosfera segnata dal terrore staliniano, sia fuori sia dentro il carcere, è riuscito a mantenere una sua libertà interiore, sorprendente date le circostanze e l'atteggiamento pubblico predominante. Tale libertà si è espressa in azioni semplici ma oneste e coerenti, come pochi in quei giorni osavano compiere. Semplicemente, ha rifiutato di sottomettersi alle regole del regime.

leggi l'articolo completo

La storia dal basso
video della conferenza


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Lettera a Carlo Giuliani

Di Tomas Rothaus

[da CrimethInc.]

«Se parliamo seriamente di rivoluzione, dobbiamo guardare alla storia con occhi severi e vederne le conseguenze, non solo se falliamo, ma persino se trionfiamo. Le rivoluzioni significano sangue, morte e sofferenza. Se non siamo disposti ad accettarlo, allora non dovremmo invocarle.»

Le lezioni di Genova, Barricada #8, estate/settembre 2001

Scrissi quelle parole un tempo, Carlo, quando il tuo sangue era ancora fresco sull’asfalto e il tuo nome era ancora su ogni giornale e in ogni televisione. Le pubblicai sulla nostra rivista anarchica, Barricada, e continuo a condividerle. Ma ti prego, non fraintenderle. Mi dispiace che tu non ci sia più e vivo la tua morte come una tragedia. Ancora oggi ti penso più di quanto tu possa immaginare. Spero di non essere il solo, in questo.

Per anni e anni, finché ho potuto, mi sono assicurato che ogni 20 luglio la rabbia che portavamo nel cuore per la tua morte venisse diretta contro i nostri nemici. In città a caso, in qualunque paese mi trovassi, ci assicuravamo che le bottiglie molotov illuminassero la notte, che piovessero pietre nell’oscurità contro le banche, che venissero tese imboscate alle pattuglie degli sbirri, che il tuo nome venisse inciso sui muri di Boston, Gottinga, Parigi, Berlino. A volte, per celebrare la tua vita e non la tua morte (oltre che per depistare gli sbirri), sceglievamo di vendicarti nel giorno del tuo compleanno, il 14 marzo, anziché nel giorno della tua scomparsa.

Oggi, decenni dopo quel 20 luglio 2001, mi capiti spesso in mente nei modi più inaspettati. Vedo una persona sui quarant’anni. Vestita decorosamente, in ordine, magari con un completo da ufficio o una divisa da lavoro. Un essere umano abbastanza adulto da sembrare segnato dagli inevitabili stress della vita, dell’amore e del lavoro, ma ancora abbastanza giovane perché la sua giovinezza traspaia da dietro l’ombra della barba di fine giornata e un principio di pancia da birra. Perché quando vedo questa persona qualunque, una persona qualsiasi che ha all’incirca l’età che avresti tu oggi, mi torna in mente il giorno in cui il proiettile di un carabiniere ti ha portato via la vita e il tuo futuro.

Non mi indigna tanto la tua morte, quanto tutta la vita di cui sei stato derubato. [leggi tutto…]

Avevamo un’affinità nella lotta, ed è stata solo la sorte a metterti in quello specifico scontro, in quella determinata piazza; quella in cui io e i miei amici per caso non eravamo. L’unica volta, in quella particolare giornata, in cui le forze dell’ordine non hanno puntato le armi contro il cielo, ma contro la testa di un essere umano. La tua testa.

Da quello che mi dicono, se fossimo vissuti nella stessa città, ci sono buone probabilità che non saremmo andati molto d’accordo. Mi dicono che eri uno dei punkabbestia di Genova, il che (da quello che ho capito) sono simili ai chaos punk, i punk di strada che avevamo dalle mie parti. Non particolarmente organizzato, a volte presente a qualche assemblea politica ma decisamente non un attivista, un militante o un quadro di qualche tipo. Le Tute Bianche, le cui affermazioni ancora oggi ho ovvie riserve a prendere per buone, ti definirono «non particolarmente politico». Dissero che eri solito passare il tempo in Piazza delle Erbe, a «chiedere l’elemosina e cazzeggiare con amici e cani randagi». Cosa contro cui non ho assolutamente nulla, ma sappiamo tutti che i punk di strada e i giovani anarchici ortodossi e ossessivi spesso non andavano molto d’accordo.

Niente di tutto questo importa, però. Ciò che importa è che ti hanno congelato nel tempo. Sarai per sempre un giovane punk di strada, se è davvero quello che eri, privato dell’opportunità di fare qualsiasi cosa ti desse gioia e ti facesse sentire completo come persona negli anni e nei decenni che ti sarebbero dovuti rimanere. Forse la tua ribellione iniziale alla fine si sarebbe affievolita, avresti finito gli studi universitari, preso una laurea, saresti andato avanti, guardando con disprezzo ai tuoi giorni sulla strada come ribelle ed emarginato. O forse li avresti guardati con malinconica nostalgia, come un capitolo sano che hai attraversato nella tua esistenza prima di assimilarti, trovare un buon lavoro sindacalizzato grazie ai contatti di tuo padre, metter su famiglia e lanciare una moneta alla generazione successiva di punkabbestia incrociandoli per le strade che un tempo erano le tue. O, chissà, magari saresti diventato un vecchio punk con i capelli grigi ma ancora libero, con il cane al fianco, a fare la colletta per Genova fino a questo preciso giorno.

Ma ti hanno rubato il futuro, quindi non sarai mai nessuna di queste cose. Non ci tradirai, non andrai avanti, non camminerai tra noi. E, anche se le mie avventure non mi avessero esiliato dall’Europa e potessi ritrovarmi ancora una volta a Genova, non rievocheremmo mai insieme quella caldissima e assolata giornata estiva in cui saresti potuto andare al mare e invece, sdegnato per l’invasione poliziesca della tua città, ti sei unito a noi nello scontro.

Non avrai mai la possibilità di voltare pagina, di pentirti delle tue scelte, di rinnegare gli eccessi della tua giovinezza o di passare tutta la vita a rimanere loro fedele. Sarai per sempre, come ti ricordava il tuo migliore amico Daniele solo pochi giorni dopo il tuo assassinio:

«uno che aveva quel male dentro, quello che c’è qui nell’aria, che abbiamo tutti. Non si integrava nella società, nel sistema. Soffriva molto, e siccome era più sensibile di noi, più generoso e più buono, era anche più fragile».

Per sempre un ventitreenne, poco più di un ragazzo, che ci guarda da una foto sbiadita dal tempo, o che mi ricorda il prezzo brutale della ribellione mentre l’immagine di te sdraiato in una pozza di sangue mi balena costantemente in testa.

Così come sono indignato per il fatto che ti sia stato rubato qualsiasi futuro ti restasse da scegliere, allo stesso modo guardo con allarme il tuo ricordo svanire nel tempo dalla coscienza collettiva di chi è venuto dopo di te. Non so nemmeno perché ti stia scrivendo questa lettera. Non credo nell’aldilà, e dubito che ci credessi tu. Forse è solo il mio modo disperato di aggrapparmi a un senso di controllo su ciò che sembra inevitabile: che il tempo, alla fine, ci divora tutti. Che, per quanto le circostanze possano essere diverse, sia la morte che il passare degli anni un giorno verranno a prendere me, proprio come sono venuti a prendere te. Eppure, e qui presumo che siamo simili nello spirito, solo perché è inevitabile non significa che questo mi impedirà di cercare di evitarlo.

Tuttavia sono trascorsi molti anni, Carlo, e anch’io ho dovuto deporre le armi. Quindi, dato che non posso più fare la mia parte per mantenere viva la tua memoria attraverso l’azione, eccoci qui: un anarchico senza Dio che scrive una lettera a un punkabbestia morto. Con la speranza che altri la leggano e chiedano di te, delle condizioni, dei sogni e delle avventure che portarono alla marea montante del nostro movimento, e dell’onda che quel giorno si è portata via la tua vita. È l’unica arma utile che riesco a trovare oggi nel mio arsenale per combattere l’idea che tu venga dimenticato, ridotto a una semplice nota a piè di pagina nello scontro lontano di una stagione ormai rimossa. Il tuo volto, le tue speranze, i tuoi sogni e infine il tuo nome destinati a svanire nei libri di storia.

Combattiamo la battaglia per la tua memoria dal giorno in cui sei stato ucciso. Abbiamo fatto del nostro meglio per esserle fedeli. Per non attribuirti ruoli o aspirazioni che avresti potuto rifiutare. Ma non è stato facile, e ti chiedo scusa se non ti abbiamo rappresentato come avresti voluto. Su Barricada, senza esitazione e con audacia, ti abbiamo bollato come anarchico, senza mai sapere se ti identificassi in quella parola. A nostra difesa, non puoi immaginare cosa siano state quelle ore, quei giorni, quelle settimane e quei mesi dopo la tua morte.

C’era chi tra noi, con buone intenzioni ma fuorviato, ti ha fantasticato come un militante anarchico organizzato. Un combattente in prima linea del black bloc. Volevano trasformarti in un martire consapevole che ha sacrificato volentieri la propria vita per la causa. Ma so che non hai scelto questo, anche perché eri a un passo dal non presentarti nemmeno, quel giorno. E, cosa più importante, perché nessuno di noi lo sceglie. A differenza dei fascisti, noi celebriamo la vita, non la morte.

«Carlo vive – i morti siete voi.»

Poi ci sono stati i pacifisti e i riformisti. Di questi tempi cerco di stare lontano dal linguaggio iperbolico e settario dell’anarchismo della mia giovinezza, ma quando mi ricordo di loro, delle loro azioni e delle loro parole quando parlavano di te, quel vocabolario torna con violenza. Se tu avessi potuto vedere le lacrime di coccodrillo della feccia di quel movimento! Invocavano il tuo nome, fingevano di tenere in alto la tua memoria, ma ti celebravano e ti ricordavano solo perché eri morto. Nello stesso tempo, hanno infamato coloro che avevano agito con te, come te; che erano tuoi compagni quel giorno ma che il destino non ha messo sulla traiettoria del proiettile di un carabiniere in Piazza Alimonda. Hanno detto che eravamo noi i responsabili della violenza, che avevamo attirato la rabbia dello Stato sui “manifestanti buoni”. Che indirettamente eravamo noi i responsabili della tua scomparsa, non lo Stato, non il carabiniere che ha sparato. Hanno diffuso assurde teorie del complotto secondo cui il black bloc e la resistenza di massa, generalizzata e dignitosa, fossero opera di poliziotti infiltrati e fascisti.

Alla deriva nella realtà parallela creata dalla loro narrazione, hanno cercato di attaccarci, hanno cercato di espellerci dal movimento, spingendoci verso gli sbirri, dandoci dei fascisti e dei teppisti. E il giorno dopo, mentre ci muovevamo per vendicare la tua morte, hanno indirizzato i loro cori di «Assassini!» contro di noi tanto quanto contro la polizia. Anche loro hanno fatto di tutto per rivendicarti come martire del loro movimento, ma nel loro caso con l’incredibile cinismo e l’ipocrisia di rivendicare il tuo ricordo mentre denunciavano tutti gli altri che avevano agito come te. Per loro, eri meglio da morto che da vivo. Un teppista da vivo, un martire da morto.

Quelli di ATTAC, il Genoa Social Forum, le Tute Bianche, i partiti, i riformisti e tutta la zuppa di aspiranti gestori del malcontento: tutti hanno cercato di fare di te una vittima. Un giovane sfortunato e fuorviato, assassinato dallo Stato. Volevano privarti della tua capacità di azione, come fanno spesso con coloro le cui scelte non riescono a capire o non rispettano. Non sono ancora sicuro di quanto ci fosse di cinico opportunismo e quanto del fatto che non riescano proprio a concepire alcuna forma di lotta al di fuori delle manovre politiche e degli scontri mediati. Così, ogni volta che mettevamo in fuga i sbirri, ogni volta che si aprivano abbastanza fronti da tenerli a bada, così che alcuni di noi avessero la possibilità di decostruire con calma il paesaggio del capitalismo e prendersi pause tanto necessarie quanto meritate tra un combattimento e l’altro, svaccati sugli arredi urbani delle banche che avevamo piazzato in strada con la spensieratezza di un falò nel cortile di casa, loro fantasticavano su qualche grande piano supremo della polizia per giustificare la repressione contro l’intero movimento no-global. Noi che eravamo sopravvissuti eravamo fascisti, teppisti e provocatori, mentre tu, per il solo fatto di essere morto, diventavi una vittima e un martire. Semplicemente non potevano accettare che la ribellione a Genova non fosse solo organica e autentica, ma anche vincente.

Sei morto precisamente perché, in quel giorno e in quel momento, stavamo vincendo. Gli sbirri stavano ripiegando. Non so se tu l’abbia mai saputo, ma non succedeva solo lì in Piazza Alimonda: erano in fuga in tutta la zona. So che questo sarà controverso, ma date le circostanze, non sono nemmeno sicuro che sia corretto dire che ti abbiano “assassinato”. Risparmierò a entrambi la voyeuristica ricostruzione dei dettagli dei tuoi ultimi momenti. Ci sono stati anni di infinite discussioni sul fatto che il proiettile ti avesse colpito direttamente o avesse rimbalzato su qualcosa, se stessi lanciando l’estintore o lo stessi solo tenendo in mano. Alla fine si è stabilito che il militare che ti ha sparato ha agito per legittima difesa ed è stato assolto da ogni accusa. Non sono nemmeno sicuro che importi, a dire il vero, a parte il bisogno di molti compagni, persino compagni anarchici, di ricercare il ruolo di vittima della brutalità poliziesca, come se posizionarci nella parte di perenni vittime di fronte al Grande Stato Cattivo ci conferisse una qualche superiorità morale agli occhi della società. È un atteggiamento disfattista e lo odio, e presumo che lo odieresti anche tu. La giustizia che cercavamo non è mai stata quella dello Stato e dei suoi tribunali.

A proposito di paura, ecco cosa disse al giudice il militare che ti ha sparato, Mario Placanica, poco dopo aver preso la tua vita:

«Ho sparato perché avevo paura di morire. Non so cosa sia successo. Ricordo che ci stavano circondando, ci attaccavano, la jeep era un inferno. Mi tremavano le mani e ho sparato senza guardare fuori.»

Non fraintendermi: non sono certo un amico di sbirri o militari, ma non faccio alcuna fatica a credergli. All’epoca aveva vent’anni, poco più di un ragazzino, mandato per le strade di Genova quel giorno dopo che i suoi superiori gli avevano detto di «stare all’erta» perché i manifestanti avrebbero «lanciato sacche di sangue infetto» e ci sarebbero stati «attacchi terroristici». Ha detto: «La sensazione era come se stessimo andando in guerra».

Mi sono trovato in situazioni simili, anche in altri luoghi di Genova in quello stesso giorno. Sono stato al posto tuo, ma in un momento diverso e in un luogo diverso, e ho guardato negli occhi la persona in divisa davanti a me. Se fossi stato io il poliziotto o il soldato, anch’io avrei avuto paura. Forse anch’io avrei premuto il grilletto, specialmente se fossi stato un giovane soldato, credente in Dio e nella patria, di fronte a un’orda avanzante e apparentemente incontrollabile di anarchici incappucciati.

Per quel che vale, l’uomo che ti ha ucciso ora è l’ombra di un essere umano. Congedato dai carabinieri nel 2005 per problemi psichiatrici, oggi si descrive come un «uomo distrutto, solo e consumato» che combatte contro la depressione.

Com’è prevedibile, non ho quasi alcuna simpatia per la sua condizione. Ma è personalmente un assassino? Non lo so. Non siamo mai riusciti a deciderci davvero su questo, tanto che la quarta di copertina del numero di Barricada che abbiamo pubblicato subito dopo la battaglia di Genova, a te dedicato e in cui promettevamo di vendicarti, riporta la frase «Carlo non è stato una vittima della brutalità poliziesca», proclamando al contempo: «Hanno assassinato un anarchico».

Per quanto disprezzo provi per l’uomo che ti ha tolto la vita, qualche anno fa ha detto qualcosa che mi aiuta a capire perché io, come tanti altri anarchici, mi sia identificato così fortemente in te e abbia sentito la tua scomparsa in modo così personale e passionale:

«Quel giorno per me resta un trauma, un trauma per la morte di un ragazzo come me, anche lui vittima in quel giorno tragico. Non sono un carnefice, non sono un vendicatore. Quel giorno non impugnavo la pistola per Mario Placanica, la impugnavo per i Carabinieri, per lo Stato italiano».

Per un momento, ignoriamo l’autocommiserazione e la falsa equivalenza con cui si dipinge come una vittima tuo pari, dato che entrambi sappiamo che non era un coscritto ma un professionista che ha scelto volontariamente il suo mestiere. Ha comunque ragione nel dire che è stato lo Stato italiano a mettere la pistola in mano a questo soldato bambino e a dargli carta bianca per sparare contro chi si ribellava. Ti hanno sparato perché eri “uno di noi”.

“Uno di noi”. Lo abbiamo scritto sui muri per anni. Uno tra le decine e decine di migliaia nelle strade di Genova che quel giorno avevano scelto di insorgere. Uno di noi, uno identico a noi, a prescindere dall’etichetta politica che ci appiccichiamo addosso, a prescindere che alcuni passino le giornate a curare riviste anarchiche e a pianificare azioni mentre altri passano il tempo a fare la colletta e a cazzeggiare con i propri cani per la propria città.

Uno di noi. Tutti noi, al di là delle nostre motivazioni più specifiche, eravamo lì quel giorno perché vedevamo questo mondo come un ingranaggio rotto e ci rifiutavamo di stare a guardare. Hai scelto di ribellarti, proprio come noi, con una pietra in mano, il volto coperto, la testa alta e la tua dignità. Nessun intermediario, nessuna messa in scena o spettacolo a uso e consumo dei presunti gusti delle masse. Solo il tuo corpo come arma e i compagni al tuo fianco come forza. Hai scelto questa strada non per morire, ma per vivere. Perché volevi vivere, libero e senza catene.

Così libero, così senza catene, che so che la nostra affinità probabilmente esisteva solo nelle strade, nello scontro diretto contro coloro che riconoscevamo come nemici comuni. Non cederò a toni nostalgici su che persona fantastica tu fossi, anche se tuo padre dice che gli hai dato «la forza dei tuoi ideali» e gli hai insegnato a non giudicare la gente da «una maglietta strappata, i buchi nei pantaloni o i capelli colorati». Non ci sarà alcun voyeurismo del dolore qui; gli avvoltoi della stampa ne hanno già fatto abbastanza all’epoca.

Uno di noi. Forse non un attivista o un militante, non un quadro di alcuna organizzazione o struttura, ma uno di noi perché hai scelto di lottare. Di lottare al nostro fianco, spalla a spalla. Uno di noi: ed è per questo che ti hanno sparato. Sappiamo tutti che il proiettile che ha trovato te avrebbe potuto trovare benissimo chiunque di noi. Era destinato a uno qualsiasi di noi, a tutti noi.

Nei mesi e negli anni successivi alla tua morte, ho capito quanto questo fosse dolorosamente e visceralmente vero, mentre un compagno dopo l’altro cadeva sotto i proiettili dello Stato o le lame dei fascisti. Lo stesso anno in cui sei morto tu, lo Stato ha scatenato una pioggia di fuoco che ha ucciso decine di persone in Argentina. Non ho potuto fare a meno di ricordarmi di te mentre mi riparavo dietro le nostre barricate improvvisate, senza sapere se i proiettili che sfrecciavano verso di noi fossero di gomma o di piombo. Anni dopo, quando un poliziotto ha assassinato un anarchico di quindici anni ad Atene, molti di noi che avevano condiviso le strade con te a Genova hanno fatto piovere fuoco sugli sbirri fuori dal Politecnico occupato. Eri nei nostri pensieri anche allora.

Quello che sto per dire ora potrebbe sembrare contraddittorio, ma risulterà chiaro ad altri combattenti. Dopo molti anni, sono arrivato alla conclusione che è questo che siamo: combattenti. Certo, non andiamo in guerra, e non pretendo di spacciarci per ciò che non siamo. È vero che non c’è paragone tra i rischi associati ai conflitti a cui partecipiamo e le condizioni di un vero scontro bellico. Ma le mie esperienze di vita e quelle di chi mi circonda comportano una costante vicinanza alla morte, al carcere, alle lesioni gravi, all’esilio. Non sono le esperienze, i traumi, che la maggior parte dei civili vive in questa parte del mondo, almeno, non ancora.

Come combattente, credo a due cose contemporaneamente, anche se suonano contraddittorie.

Primo: la tua morte è stata tragica. Vorrei che non fosse mai accaduta. Abbiamo cercato disperatamente di vendicarti, sia per principio che per una questione di pura autodifesa. Per mandare un messaggio allo Stato: il sangue dei ribelli, degli anarchici, si paga a caro prezzo.

Ma allo stesso tempo, ed è qui che molte persone non la pensavano come noi, la tua morte era inaspettata? Probabilmente no. Dovremmo chiamarlo assassinio? Forse in senso lato, ma la questione sembra quasi irrilevante. Soprattutto: la tua morte era un motivo per fermare i nostri sforzi? Assolutamente no. La ribellione è importante. Ma i ribelli muoiono, in particolare quando le insurrezioni iniziano ad avere successo e lo Stato inizia a prendere sul serio i suoi nemici. E quando lo Stato toglie loro la vita, mi mancano e amo anche quelli che non ho mai incontrato.

Suona come demagogia dire che ti manca una persona che non hai mai incontrato e con cui probabilmente non saresti nemmeno andato d’accordo. Ma è così. Mi manchi come mi mancano Dax e Carlos, portati via dalle lame dei fascisti a Milano e Madrid; come mi manca Clément, caduto combattendo i fascisti a Parigi; come mi mancano Pocho Lepratti a Buenos Aires, Alexis ad Atene e Tortuguita ad Atlanta, tutti portati via dai proiettili della polizia. O come mi manca quel ragazzo a Gottinga che un giorno è entrato nel nostro infoshop, di cui non ricordo nemmeno il nome, e che mi vergogno di dire di non aver mai preso sul serio, che poi è andato a dare la vita combattendo contro il fascismo islamico e per la rivoluzione nel Rojava, come tanti altri volontari internazionali. Mi mancano loro e ogni altro compagno che non c’è più, perché quei proiettili e quelle lame erano puntati contro tutti noi. Mi mancano perché facevano tutti parte della lotta per un’idea comune. Mi mancano, così come mi manchi tu, perché anche se posso non conoscere la persona, conosco la specie.

Carlo, non ti conoscevo, ma mi dispiace che tu non ci sia più. Non ti ho mai incontrato, ma mi manchi. Terrò per sempre alta la tua memoria e cercherò di vendicare la tua morte, perché il sangue dei nostri compagni non si compra a poco prezzo. E anche se non riesco ancora a trovare l’ottimismo per credere in un comodo e bellissimo aldilà, non posso fare a meno di sperare che tu abbia sorrisi di approvazione da lassù per i nostri sforzi.

Questo testo è adattato dal libro From Riot to Insurrection: The G8 Summit of 2001 & The Battle of Genoa di Tomas Rothaus.

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L’ICE è qui

Il 19 luglio, a 25 anni esatti dall’omicidio poliziesco di Carlo Giuliani, dalle torture e dalle umiliazioni incancellabili delle strade genovesi, della Diaz, delle Pascoli, di Bolzaneto e di altre caserme e carceri, Abderrahim Fakir, 43 anni, è stato ammazzato dalla polizia a Bologna. Ad Abderrahim, ai suoi compagni e familiari va il nostro abbraccio.

I video sono evidenti: legato, soffocato a morte, davanti a numerosi testimoni e agli uomini del 118, fermi, impotenti, immobili.

Noi li conosciamo gli uomini delle volanti: per lo più giovani reclute, palestrati, arroganti, piccoli rambo tutto muscoli, il cervello a riposo da tempo, servi ciechi di un sistema criminale e corrotto, perfette braccia di una testa che siede sui banchi del ministero dell’Interno, diretto da un questurino che a Bologna ricordiamo bene. Teste e braccia del sistema di polizia fanno parte di un mondo da superare, sono una vergogna e un pericolo costante per tutte e tutti. Alla loro sinistra siedono i politici democratici a guida della città e della regione, sempre pronti a invocare nuove forze “di sicurezza” (la sicurezza di essere ammazzati?) e che oggi fanno finta di indignarsi. Chiedono più polizia e questi sono i risultati, ci sembra evidente: che senso ha la loro indignazione di oggi? [leggi tutto…]

Decenni fa i movimenti chiedevano il disarmo della polizia, nel 2026 abbiamo un numero immane di servizi armati dello stato, con nuovi corpi pesantemente militarizzati fino ai vigili urbani e ai vigili del fuoco.

È una società militare, la nostra. E questi sono oggi i risultati, i 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑖𝑎𝑚𝑚𝑎𝑧𝑧𝑎𝑡𝑖 per le strade, nelle carceri, nei CPR, nei commissariati e nelle caserme.

Di fronte a tutto ciò non chiediamo giustizia. Niente può ridare alla vita un uomo ucciso dalle forze di polizia. Giustizia, non ci può essere. E la verità, quella è già lì, nel video, davanti ai nostri occhi.

Piuttosto, vogliamo autodifesa. E 𝑣𝑒𝑛𝑑𝑒𝑡𝑡𝑎– come atto umano che si fa strumento della 𝑁𝑒́𝑚𝑒𝑠𝑖𝑠 e redistribuisce il destino – perché purtroppo sappiamo che le leggi dello Stato non possono restituire la misura al mondo, né arrestare la violenza criminale di una questura nota per la sua condotta omicida, come le vicende pluriennali della Uno bianca dimostrano: noi non dimentichiamo.

Siamo sconvolti di rabbia.

I loro muscoli, le loro armi, la loro arroganza devono ritornargli indietro e lasciare solo macerie. Ne va della nostra vita

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Free party contro i data centers

Racconto di un fine settimana di mobilitazione e di caldo torrido contro il tecnofascismo

pubblicato su lundimatin#526, 30 giugno 2026

Lo scorso fine settimana in Belgio si è tenuta la prima azione di protesta festosa del movimento Code Rouge contro l’installazione dei data centers. Tra un’ondata di perquisizioni avvenuta pochi giorni prima, la canicola e i temporali, gli eventi hanno preso una piega inaspettata. Ecco un breve resoconto frammentario e fotografico sulle lezioni apprese in quel fine settimana.

Data center che spuntano come funghi

In Belgio, questo fine settimana ad Aiseau, vicino a Charleroi, ha preso il via la lotta contro i data centers. I giganti della tecnologia hanno scelto il Belgio come una terra privilegiata per installare i loro data centers. Google, ad esempio, negli ultimi vent’anni ha investito miliardi in data centers nei dintorni di Charleroi, cinque miliardi solo per i prossimi due anni (2026-2027). In un raggio di 40 km, in Vallonia, l’azienda ne conta otto: cinque attualmente attivi, due in costruzione e uno per il quale è stato appena acquistato il terreno. Se la gente vallona è nota per essere cordiale e accogliente verso chiunque, il governo di questa regione riserva invece la propria ospitalità alle grandi aziende che vengono a devastare i suoi territori, ad accaparrarsi le sue risorse, il tutto ovviamente alla ricerca di una qualche possibilità di evasione fiscale. Questo fine settimana un’azione di Code Rouge, in collaborazione con attivisti locali, aveva deciso di occupare un sito in costruzione destinato a un data center di Google. Non è però il resoconto di questa azione che verrà proposto qui, ma solo alcune note significative sulla riconfigurazione delle condizioni di lotta, sulle mutevoli condizioni della guerra in corso per coloro che intendono ancora, nonostante tutto, opporsi all’Impero.

Forse è utile, prima di queste note, spendere qualche parola sui data centers. Potremmo raccogliere statistiche («i data center rappresentano già il 4% del consumo energetico belga, si prevede che raggiungano almeno il 10% nel 2035», ecc.) che ci danno ragione e mettere insieme sufficienti argomenti per invocare l’urgenza di distruggere queste infrastrutture. Questo lavoro di base, consistente nel condividere ciò che per molti è ovvio, per quanto possa essere tedioso, è importante e necessario (soprattutto quando la costruzione dei data centers avviene in un clima di voluta opacità): non tanto per attirare il sostegno dei media (anche se non possiamo permetterci di esentarci dal fetido gioco mediatico) quanto per stringere preziose alleanze che fondano una comunità di lotta. Qui ci risparmieremo questo lavoro, condividendo semplicemente il discorso della Fronde Liégeoise Anti-Militariste (FLAM), uno dei tre discorsi pronunciati all’inizio dell’azione in un accampamento militante allestito ai margini di una cascata: [leggi tutto…]

Cos’è un data center se non l’infrastruttura del disastro per eccellenza? Che cos’è un data center se non l’ultima infrastruttura strategica del capitalismo per garantire il proprio rinnovamento al prezzo di sacrificare più che mai il vivente? Come molti già sanno, l’insediamento dei data center – grandi magazzini che archiviano i dati digitali – si basa su una logica predatoria a ben quattro livelli:

  • predazione della terra, e in particolare dei terreni coltivabili che potremmo utilizzare per nutrirci.
  • predazione delle terre rare, dei minerali necessari per i server dei data centers e, più in generale, per tutte le tecnologie digitali – terre rare di cui l’Europa dispone in quantità molto limitate e che deve procurarsi altrove, in particolare nei paesi del Sud. La digitalizzazione del mondo, la costruzione dei data centers, tutto ciò si basa su una logica neocoloniale e su processi imperialisti di una violenza inaudita. Per comprendere il genocidio in corso in Congo, forse non occorre andare molto oltre. Le tasche in cui infiliamo i nostri smartphone sono macchiate del sangue dei congolesi, proprio come le nostre dita e le nostre voci, rese ottuse quando rivolgono domande a un’intelligenza artificiale.
  • Sfruttamento predatorio dell’acqua per il raffreddamento dei server, in un momento in cui l’acqua sta per diventare un bene raro.
  • Sfruttamento colossale dell’energia… una richiesta a un’intelligenza artificiale comporta un consumo energetico dieci volte superiore a quello di una semplice interrogazione di un motore di ricerca.

Questa logica predatoria è tanto più acuta e letale in quanto i sostenitori dell’Economia costruiscono sempre più data centers e data centers sempre più grandi. Basterebbe la sola dimensione palesemente ecocida e neocoloniale di queste infrastrutture a giustificare la nostra urgenza di impedire con ogni mezzo possibile e inimmaginabile qualsiasi costruzione di data centers. Ma, in quanto collettivo antimilitarista, noi della FLAM vorremmo insistere anche su un’altra dimensione dei data centers. Vorremmo considerarli come infrastrutture chiave non solo della visione societaria promossa da ciò che oggi viene definito “tecnofascismo”, ma anche come infrastrutture chiave delle guerre imperialiste in corso e a venire.

Per cogliere innanzitutto la portata dell’orrore tecnofascista, occorre immergersi nel manifesto pubblicato lo scorso 18 aprile da Palantir: un testo in cui l’azienda presenta chiaramente le sue posizioni suprematiste proclamando, ad esempio, che «alcune culture hanno permesso progressi essenziali; altre rimangono disfunzionali […] si sono rivelate mediocri, se non addirittura regressive e nefaste».

Questa azienda ha appena aperto un ufficio a Bruxelles per stipulare contratti con il Belgio. Palantir fornisce software per favorire il mantenimento dell’ordine autoritario; Palantir ha collaborato al genocidio a Gaza; Palantir è stata inoltre utilizzata come supporto per le retate delle milizie fasciste di Trump; Palantir ha un presidente apertamente maschilista, filosionista e neofascista. Ma il potere funesto di Palantir dipende strettamente dai data centers. Il manifesto di Palantir costituisce infatti «un cambiamento radicale di regime, in cui lo Stato deve essere messo a disposizione di un gruppo capitalista». I nostri cosiddetti “rappresentanti”, i nostri “democraticamente eletti”, intendono vendere se stessi e noi ad attori che manifestano chiaramente le loro ambizioni autoritarie e genocidarie!

Il progetto tecnofascista mira così ad assicurare il controllo autoritario delle popolazioni non solo diffondendo tecnologie di sorveglianza basate sull’intelligenza artificiale praticamente ovunque nello spazio pubblico, ma anche infiltrando il digitale e l’intelligenza artificiale in ogni angolo della nostra vita quotidiana per conoscere meglio, e quindi controllare meglio, i sudditi del potere. Occorre sottolineare la dinamica totalitaria del progetto tecnofascista, per non parlare dell’impatto deleterio di queste tecnologie sulla nostra salute mentale.

Per quanto riguarda le guerre imperialiste, assistiamo oggi alla sperimentazione di nuove forme di guerra, in cui i robot solcano i campi di battaglia, i droni minacciano dai cieli e numerose armi sono dotate di intelligenza artificiale, ovvero di un’intelligenza che si misura in base alla sua capacità letale. E il governo belga vorrebbe investire un miliardo di euro entro il 2030 per costruire data centers riservati esclusivamente all’esercito. Va da sé che gli investimenti sempre più massicci a favore del complesso militare-industriale avvengono a scapito di altri settori: il nostro antimilitarismo deve essere collegato all’attuale sciopero del settore istruzione e a qualsiasi altro sciopero selvaggio che intenda attaccare il neoliberismo autoritario.

Per concludere, vorremmo aggiungere un punto. L’orizzonte che si profila davanti a noi, con le guerre, il tecnofascismo, il degrado delle condizioni di vita sulla Terra, può sembrare opprimente e ineluttabile. Ma bisogna ricordare che possiamo sabotare questo orizzonte, modificarne i connotati. Perché le guerre, il tecnofascismo, l’ecocidio, tutto questo si fabbrica a casa nostra, come qui con il data center di Aiseau. È importante quindi radicare la lotta, creare collettivi che vogliano riappropriarsi del proprio territorio. Non possiamo invocare la liberazione della Palestina o del Congo senza liberare i nostri territori dalla macchina da guerra imperialista.

Con la FLAM abbiamo quindi deciso di condurre una guerra contro la guerra che si sta preparando a Liegi e di lanciare la campagna Disarmiamo Liegi. Perché a Liegi c’è un numero impressionante di aziende del settore degli armamenti. Iniziamo questa campagna ora, prendendo di mira Thalès, una delle peggiori aziende del complesso militare-industriale. Thalès ha siti produttivi e numerosi collaboratori di vario genere a Liegi; ha inoltre una partnership con l’Università di Liegi per dotare i razzi di intelligenza artificiale. Due settimane fa, con un blocco determinato, abbiamo impedito al commissario europeo alla Difesa, Andrus Kubilius, di recarsi presso la sede di Thalès e della FN Herstal per firmare dei contratti!

Ovunque ci troviamo, dobbiamo indagare intorno a noi per portare alla luce tutti gli anelli di questo complesso militare-industriale e del tecnofascismo, costituire collettivi di lotta e trovare il modo di agire efficacemente insieme per disarmare i nostri territori e riappropriarcene.

Per tutti questi neofascisti e altri mercanti di morte che hanno deciso di diffondere l’inferno sulla terra vogliamo che, a loro volta, la loro vita diventi un inferno. Questo contrattacco è necessario per poter vivere tutti quei bei momenti collettivi di gioia, di senso ritrovato e di solidarietà, come quello che stiamo vivendo oggi, come ogni volta che ci riuniamo per dare vita a un altro mondo e attaccare il mondo del nemico. Fanculo l’imperialismo e le sue guerre, abbasso il tecnofascismo, Free Palestine, Free Congo, e viva le lotte di liberazione!

Siamo quelle stelle che nel caos…

L’organizzazione di questa azione Code Rouge è stata più che perturbata. Il fatto che abbia avuto luogo non è tanto un miracolo quanto il risultato di una grande determinazione che ha dato vita ad alcuni momenti di grazia.

Due settimane prima di questa azione, che invitava a un’occupazione festosa contro il tecnofascismo, un’ondata di perquisizioni ha colpito Code Rouge in tutto il Belgio: 19 persone perquisite, 6 deferite al giudice istruttore, 2 poste sotto sorveglianza elettronica. Questa ondata è stato il risultato di un coordinamento tra diverse forze di polizia a livello nazionale e ha fatto seguito a un’azione di massa che lo scorso anno aveva preso di mira la Cargill (la più grande azienda agroalimentare del mondo, famigerato colosso americano così potente da plasmare a suo volere le politiche agricole), causando diversi milioni di euro di danni al sito attraverso energici atti di smantellamento. A questa repressione, che mirava anche a destabilizzare Code Rouge prima della sua prossima azione, si è aggiunta l’ondata di caldo. Come affrontare un’azione di massa, un certo conflitto con il braccio armato dello Stato capitalista, come mantenere un’occupazione festosa, magari per diversi giorni, sotto la pressione della polizia e con temperature che possono raggiungere e superare i 40°? I giovani della generazione X verranno a fare un’azione del genere con 40°? Che si tratti di logistica, di assistenza, delle possibilità fisiche di portare avanti questa o quella azione, si sono posti – e continueranno a porsi negli anni a venire – molti problemi un po’ nuovi. Bisogna rifletterci fin da ora, non per allarmare sul cambiamento climatico, ma per prepararci a lottare quando «davanti a noi il Diluvio!». Uno degli effetti concreti dell’ecocidio in corso, il riscaldamento globale, è quindi venuto a sconvolgere ciò che da diversi anni cerca con ogni mezzo di porre un freno d’emergenza a questa catastrofe. Code Rouge (Codice Rosso) pare proprio un nome azzeccato.

L’azione deve tenere conto di questo contesto e, partendo da lì, dotarsi di obiettivi politici comunque pertinenti, anche se l’antagonismo non potrà essere così intenso come nelle ultime edizioni di Code Rouge: 1. sensibilizzare il territorio sulla nocività dell’infrastruttura e consolidare le prime alleanze; 2. volgere il turbamento a nostro vantaggio trasformandolo in uno slancio di gioia.

Dunque, allestiamo un accampamento di protesta a pochi chilometri dal sito, in riva alla cascata, bloccando il ponte attraverso il quale la polizia, visibile a poche centinaia di metri di distanza, potrebbe tentare di irrompere. Fa un caldo torrido, la pelle è umida e il sudore imperla il corpo; gli interventi al microfono ci ridanno vigore, poi ci prendiamo il tempo di rinfrescarci nella cascata. All’inizio della serata smontiamo l’accampamento e diamo il via a una marcia rumorosa e musicale in direzione del sito, attraversando il villaggio, mentre la polizia è all’erta.

Ma all’avvicinarci al luogo della manifestazione, che si trova in riva alla Sambre, deviamo e costeggiamo il corso d’acqua, attraversiamo un ponte per raggiungere l’altra sponda e risaliamo in senso inverso il fiume, sulla cui superficie si spengono gli ultimi riflessi del giorno. Lungo il percorso, una struttura metallica su ruote, equipaggiata con un potente impianto audio, sbuca da una strada perpendicolare per unirsi a noi. Il bolide pompa musica a palla e prende la testa del corteo lungo l’alzaia; i fumogeni avvolgono il corteo di rosso, di nero e di fiamme, e si balla. Ci riversiamo su un’enorme lastra di cemento, appena ridipinta, proprio di fronte al data center. Proiezioni luminose decorano un traliccio elettrico, sul fianco di una collina boscosa, mentre sulla riva del data center vengono proiettate queste poche lettere giganti: «FUCK GAFAM». Intorno all’impianto audio prende forma un villaggio in festa: giradischi per accogliere i nostri DJ ospiti, uno stand RDR, un tavolo per il cibo in arrivo.

Fa caldo, molto caldo: è l’inizio della festa e delle tradizionali chiacchierate notturne, ma all’orizzonte alcuni lampi e grosse nuvole che sembrano avvicinarsi a grandi passi lasciano intuire che tra poco avremo un po’ di refrigerio. Prima si scatena un vento violento, che mette a rischio i gazebo facendoli quasi volare via, poi un acquazzone che, unito al vento impetuoso, ci colpisce come una grandinata. L’impianto audio sputa coraggiosamente e si continua a ballare, fradici, mentre il cielo si squarcia in lungo e in largo: lampi regolari, di dimensioni e geometria notevoli, di un colore a volte sorprendente che tende all’arancione, illuminano la pista da ballo e il data center. Fermo immagine (sublime): ci sono chiaramente due mondi nemici che si fronteggiano, quello dei data centers e quello della dance floor, e se la guerra non è potuta scoppiare in questo fine settimana, se il suo potenziale resta latente, dal rovescio in cui ci troviamo il cielo scatenato ci ricorda la violenza: quella di cui i data centers sono i vettori tecnologici, quella che in un certo senso non potremo fare a meno di rivendicare per smantellare queste infrastrutture e tutti coloro che le difendono.

Si balla quindi, per un po’, tra venti e violenti acquazzoni, sotto lampi mozzafiato, free party. Curiosamente, si sentono diverse persone citare il film Sirat come se fossimo una sua nuova scena. Un mondo strano e spesso denigrato, o non apprezzato nel suo giusto valore, quello del free party. Persino tra i rivoluzionari a volte si fatica a riconoscere la politica di cui il free party è portatore: ci si dice che l’energia della festa sarebbe meglio spesa altrove, si prova in fondo un po’ di disprezzo per tutti quei corpi strani che si muovono di notte, occupano luoghi in totale illegalità, si dedicano a rituali inconsueti. Eppure bisogna aver visto, come questo fine settimana (ma anche durante altre azioni politiche infuocate, quest’anno, in Belgio), l’ingegnosità collettiva e gli atti coraggiosi per cercare di innestare in vari modi la festa nell’azione politica, per tenere viva la festa in tempi proto-apocalittici, per offrire uno spazio-tempo di sfogo così gioioso in tempi così cupi.

Non c’è da stupirsi nel vedere come la free sia una vera ossessione per i politici reazionari: incarna infatti una sorta di bug nella gestione normativa del tempo, dello spazio, dei corpi. E più che mai, di fronte a un data center, la presenza della free preannuncia una politica futura: la politica del bug. Quella in cui si cerca di ostacolare la digitalizzazione del mondo attaccandone l’esoscheletro, in cui ci si arrangia nelle intemperie per far vivere momentaneamente una collettività, in cui si improvvisano le proprie tecnologie che da una parte abbelliscono la festa e dall’altra contrattaccano (fasci luminosi sufficientemente potenti possono servire a decorare il luogo della festa ma anche a disturbare il funzionamento dei droni…), in cui la collettività festante sa che la polizia è una minaccia alla quale bisogna saper far fronte, in cui si sperimenta lo sconvolgimento delle normatività del potere. Non ignoriamo i lati oscuri della festa, gli abissi che può aprire sotto i nostri piedi, i circoli viziosi in cui può trascinare le nostre menti allontanandole dall’organizzazione politica. Ma esiste eccome un’organizzazione del tutto politica del party, lontana dai centri culturali alternativi per cool kid, e crediamo fermamente che questa politica della festa sia una componente essenziale di una politica rivoluzionaria.

A un certo punto la pioggia diventa troppo forte, i fulmini troppo minacciosi, bisogna spegnere la corrente e la musica. Il tempo si sospende, l’atmosfera è lunare, piove forte, non si sa più se fa caldo o freddo, se è il caso di andarsene o restare, se si è in preda alla stanchezza o all’estasi. In quel momento arrivano altri festaioli, scoprono una festa messa in pausa dal violento temporale: è il gioco. Poi la pioggia smette, il suono riprende, i fuochi d’artificio esplodono nel cielo, i vari tavoli vengono rimontati e si ricomincia da capo, per tutta la notte. L’estasi ha la meglio sulla stanchezza e si scatena. La polizia, fino all’alba, svolgerà il suo compito: tentare di schedare, infastidire, reprimere, stroncare gli slanci vitali di ribellione, rendersi sempre più odiosa.

In pista

La repressione colpisce, il tempo impazzisce, ma noi non ci arrendiamo. Regoliamo l’offensiva e la ripensiamo in base al contesto, stringiamo alleanze, trasformiamo la festa in una forza, ci concediamo il tempo di una gioia condivisa in attesa del momento in cui bisogna colpire. C’è da temere o da gioire, a seconda della parte che si occupa nella linea del fronte, nel vedere la crescente determinazione a disarmare con ogni mezzo i data centers.

Questo è un invito a unirsi presto alla danza.

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Se Rivoluzione vuol ancora dire trasformazione sociale

Racconto dalla terra della Rivoluzione delle Donne – Rojava del Kurdistan, 12 marzo 2026

Amelia Zumaglino, internazionalista italiana dall’Istituto Andrea Wolf dell’Accademia di Jineoloji in Rojava

Dopo un inverno in cui la guerra è tornata a serpeggiare in Rojava e ha sottoposto tutto il territorio a violenze senza precedenti, la primavera di questi primi giorni di marzo si fa strada lentamente, regalandoci un verde intenso e i primi germogli. Fa quasi impressione ora vedere e sentire l’insistenza della vita, nelle piante di ulivo così come nelle mani delle yade anziane che nei villaggi preparano i giardini, tessono e insistono nella cura del quotidiano.

Vi scrivo come internazionalista italiana dall’Istituto Andrea Wolf, struttura internazionalista dell’Accademia di Jineoloji in Rojava, per provare a restituire parte della realtà che la Rivoluzione nel territorio del Nord-Est della Siria sta attraversando. Conosciamo bene le difficoltà nel cogliere il cambiamento di questi tempi da territori lontani, come possono esserlo quelli italiani, e per questo mi propongo di aprire in queste pagine un racconto onesto che possa riportare la realtà della società, più che quella del quadro geopolitico.[1]

La guerra – iniziata il 6 gennaio con gli attacchi ai quartieri autogestiti nella città di Aleppo – non è arrivata inaspettata, perché sono diversi anni che ogni inverno diventa qui scenario di guerra, tuttavia questa ha obbligato a una trasformazione politica senza precedenti. La cooperazione tra il governo di transizione siriano, lo stato turco con le sue milizie sul territorio e i miliziani dell’ISIS colpisce immediatamente per le apparenti contraddizioni tra loro, che tuttavia non hanno impedito di lavorare uniti al massacro. Con uno sguardo meno in superficie è infatti immediatamente chiaro come non ci sia niente di contraddittorio tra queste forze sul livello profondo di come approcciano la vita e l’etica, il potere e – non meno importante – la morte. [leggi tutto…]

Fin da subito, negli attacchi in Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah, i due quartieri di Aleppo organizzati nella forma del Confederalismo Democratico, si sono visti miliziani di HTS e turchi con il patch dell’ISIS appuntato sul petto e i corpi delle donne, combattenti così come civili, sono stati presi di mira con atti di violenza dalla brutalità ostentata e simbolica. Buttate giù da palazzi o calpestate con forza; attaccate sul piano simbolico con l’abbattimento delle statue che le celebravano; massacrate e poi sottratte delle loro trecce, esposte e vantate come trofeo di guerra: la linea della furia patriarcale, in opposizione a quello che è il cuore di questa Rivoluzione, è stata affermata in ogni modo.

A tutto questo la società non ha esitato a rispondere in maniera chiara: dai convogli di civili partiti per Aleppo durante gli attacchi per portare solidarietà, aiuto medico e recuperare i feriti, fin all’organizzazione dei quartieri con tutta la società civile coinvolta e organizzata secondo il sistema delle comuni. Nelle città si son tenute manifestazioni e presidi ogni giorno, con l’atto di intrecciarsi i capelli a simboleggiare che la dignità e l’orgoglio delle donne e della loro resistenza non sono stati danneggiati da questi atti brutali. Con il gesto semplice e quotidiano di intrecciarsi i capelli, ripetuto per cento, seicento, mille e più donne di ogni età e cultura, nelle piazze così come sui social media, una nuova forza è stata affermata.

Per una treccia sottratta, innumerevoli altre sono state create, ma non si tratta solo di un atto simbolico, perché il vero significato di questo gesto è il rendere esplicita la volontà delle ragazze – tantissime – e delle donne in risposta a questi attacchi. Vuol dire «noi siamo pronte, non faremo passi indietro». Sono le stesse donne che si sono unite in massa alle diverse strutture e unità di difesa, militari e civili, dando vita a nuovi battaglioni, nuove comuni e organizzando in modo diretto la loro volontà rivoluzionaria.

Quando si chiama questa terra “Rivoluzione delle Donne” è perché quella delle donne organizzate è realmente la realtà fondante qui, e in questi mesi di guerra è stato più esplicito che mai.

Le YPJ, le Unità di Difesa delle Donne, e la loro storia rivoluzionaria sono ormai note al mondo, mentre un altro esempio importante di forze civili di difesa è l’HPC-Jin, le Forze di Difesa della Società delle Donne, che esistono in Rojava da più di dieci anni. Negli scorsi mesi nuove donne si sono unite alle HPC e le si incontra per esempio nella notte agli incroci delle città, raccolte attorno al fuoco per tenere i turni di difesa. Le HPC non fanno parte delle SDF (Forze Democratiche Siriane), come invece le YPJ, e sono composte da giovani donne così come da madri e da anziane che insieme organizzano la difesa della vita, ossia la difesa della società nei loro quartieri.

Dall’inizio della guerra, infatti, l’organizzazione sociale si è intensificata sotto la guida delle donne e nelle città, in ogni quartiere, le comuni si sono moltiplicate: una responsabile dell’acqua, una della produzione e distribuzione del pane, altre per la difesa notturna e diurna o ancora per l’elettricità… ogni persona ha preso parte all’organizzazione della vita e della difesa facendo crollare la distinzione tra le due: non è la presa delle armi quel che rende forte l’autodifesa della società, ma una salda e organizzata consapevolezza di cosa si sta difendendo.

Mi dilungo su questo punto dell’organizzazione della società perché è ciò che sta continuando anche ora che la guerra non è più tanto sul fronte militare e si è spostata al livello di una difficile e scivolosa lotta al tavolo dei negoziati.

Qualcosa di molto forte in questa rivoluzione è la decisione di rimanere dove si è e scegliere di difendere il proprio villaggio o quartiere nei momenti degli attacchi, non solo in quanto rivoluzionarie o forze di difesa militare, ma in quanto civili, in quanto persone inseparabili dalla realtà del villaggio e del quartiere in cui vivono. Questa è la guerra popolare rivoluzionaria e questa è ancora oggi la realtà del Rojava.

Quando a metà gennaio la popolazione del Bakur, il Kurdistan nel territorio turco, ha iniziato a fare pressione sul confine che ha diviso la città di Qamişlo tra il territorio siriano e quello turco, anche da questo lato del muro le persone si sono radunate. Dovete immaginare attorno le 500 persone raccolte in balli, cerchi di donne che cantano sulla Rivoluzione, gruppi di bambini che si arrampicano sui cumuli di terra per sventolare più in alto possibile le bandiere delle YPJ e YPG… e poi, questa gente tutta insieme, che si avvicina al cancello che segna il confine. La bandiera turca sventolava alta e un paio di militari guardavano la scena restando immobili, dritti, fino a che sono stati costretti a indietreggiare e chiamare rinforzi, perché la massa di persone, tutte civili e diversissime tra loro per età e genere, sono avanzate fino ad aprire il cancello con forza, gridando «Yek yek yek gelê kurd yek e!» (uno uno uno il popolo curdo è uno!).

Il confine è stato varcato e la bandiera dello stato turco tirata giù e calpestata con gioia e forza da ragazzi e ragazze al grido di «Berxwedan Jiyan e» (la resistenza è vita), giusto prima che i militari raggiungessero nuovamente la loro postazione e costringessero tutte e tutti ad arretrare facendo fuoco. Per ore la situazione è continuata in questo modo: una schiera di militari turchi sparava in aria, bloccando l’accesso alla terra oltre il cancello e difendendo una linea di separazione che, come tutti i confini, ha un aspetto violento e tragico e uno ridicolo agli occhi dei popoli. Nel mentre però, la gente non smetteva di avanzare e alzare le mani nell’universale segno di pace, che qui in Medio Oriente ha negli anni acquisito un significato di pace radicata nella resistenza.

Il sole era alto nel cielo e all’uso degli idranti per allontanare le persone diversi arcobaleni sono apparsi tra la folla, creando una situazione surreale in cui le armi, gli spari e le divise militari turche, normalmente elemento di pericolo mortale, sono diventate completamente insignificanti. In prima linea ragazze giovani si tenevano strette le une alle altre in un cordone di resistenza, dettando il rimo degli slogan che tutti gli altri dietro seguivano e rilanciavano gridando. Una grande cassa con la musica si è fatta spazio tra la folla, trasportata di spalla in spalla, e attorno a essa giovani e bambini hanno iniziato a ballare sotto gli spari e l’acqua degli idranti. Questo è lo spirito che vive qui, questo è il morale della resistenza della gente. «Fede ed entusiasmo non mancano mai» ha riassunto la comandante YPJ e membro del Comando Generale delle SDF Rohilat Afrin.

Da quel giorno ci sono state anche diverse persone ferite da questa parte del confine e diversi morti, tra cui bambini, dall’altra parte, in Bakur. Tuttavia, un messaggio più che chiaro è stato affermato e continua a guidare la vita ancora in questi giorni: la volontà di pace è insistente e troverà ogni via per continuare ad affermarsi.

Un punto fondamentale da avere chiaro è che questa è una guerra ideologica, in cui si sono contrapposte due mentalità, due paradigmi mentali completamente opposti e divergenti. Da un lato la linea fascista, patriarcale delle milizie fondamentaliste, dall’altra i valori della rivoluzione del Rojava, l’unione delle differenze, la liberazione delle donne e di genere, la democrazia radicale e l’ecologia sociale. L’attacco qui è alla proposta di vita che con l’Amministrazione Autonoma aveva trovato una sua prima forma pratica e politica, ossia quella della Nazione Democratica, la “comune delle comuni”. Al posto di uno stato con un unico potere, un’unica lingua e una realtà violentemente omogenizzata, la nazione democratica si impegna a tenere insieme in una convivenza organizzata tutti i colori della società, le diverse identità, religioni, lingue…

L’intero sistema ha una leadership molto chiara, che è quella delle donne, il soggetto veramente in grado di portare la linea dell’unità e della lotta. La liberazione delle donne è qui nel concreto l’unica possibilità di vera liberazione della società. Grazie a questo, la rivoluzione non è mai stata la corsa alla “presa del Palazzo d’Inverno”, al potere, bensì un lavoro sottile e al contempo massiccio e costante per l’educazione e la trasformazione sociale, ossia il cambio di mentalità e la trasformazione delle relazioni tra persone, tanto quanto con la terra.

Dove la famiglia è la cellula base dello stato, nella nazione democratica è invece la comune la struttura di base su cui tutta la società si fonda e le comuni delle donne sono la struttura che garantisce la saldezza della lotta al patriarcato nella realtà della Rivoluzione. Per questo, anche l’economia si articola su base comunale, grazie all’uso delle cooperative ecologiche e a pratiche di economia di scambio, circolare, il più possibile, ossia fin dove la guerra, che sempre minaccia questa terra, lo permette.[2]

Ovviamente non è una proposta che finisce ai confini di questo territorio, ma qui si è data come primo modello concreto di autogoverno democratico su larga scala. In risposta a questa esistenza-resistenza che da 15 anni lavora nel segno della trasformazione sociale e socialista, la strategia di guerra messa in atto dagli attacchi voleva esser volta alla sua distruzione materiale per quanto riguarda i territori e la liquidazione della resistenza, e al contempo alla distruzione ideologica per quanto riguarda la volontà di imporre la linea di uno stato nazionale siriano più o meno unificato (ricordiamo la non-questionata occupazione di Israele nel sud della Siria) che si inserisce nel piano più ampio e guidato dalle potenze egemoni come gli Stati Uniti per ridisegnare l’intero Medio Oriente.

Gli attacchi sono stati brutali in particolar modo contro le istituzioni delle donne, ad Aleppo così come nelle zone a maggioranza araba di Raqqa e Tabqa. Dalle comuni alle librerie delle donne e ai centri di ricerca e ritrovo, tutto è stato bruciato o distrutto, perché la situazione sociale rispecchiava il fatto che fossero le donne le principali portatrici di emancipazione, partendo nella loro lotta dal mettere in discussione il loro status di prigioniere nelle case o proprietà del marito o oppresse da un’interpretazione patriarcale e fondamentalista del loro credo. Dove l’Islam stava assumendo forza in quanto religione democratica e le donne si stavano lasciando alle spalle per davvero la vita di oppressione violenta vissuta sotto l’ISIS e il Regime di Baath, gli attacchi sono stati particolarmente chiari nell’affermare che per la linea del governo attuale, così come per quella degli stati egemonici che lo sostengono e manovrano, il libero pensiero, la libertà nella fede e l’emancipazione della volontà e della vita delle donne non possono essere accettate. È chiaro che quanto la Rivoluzione afferma sin dall’inizio, ossia che sono le donne organizzate e le comuni delle donne il primo seme rivoluzionario, è vero anche nelle valutazioni – e nelle paure! – della controparte nemica.

C’è in questo punto qualcosa di difficile da affrontare all’interno di un racconto breve come questo, ma che è importante aprire perché costituisce un nodo importante nella realtà della società sul territorio, ossia la “guerra speciale” (nel senso di non ortodossa) portata avanti sul campo tanto quanto nei media per fomentare la separazione su base etnica tra popolazione araba e curda.

Questa è attualmente una strategia che in parte della società sta anche attecchendo, perché sfrutta a proprio favore la paura, il “sospetto per il proprio vicino” che in una guerra come questa è molto facile che emerga, così come sfrutta ciò che i molti anni di vita sotto un regime d’odio e separazione hanno creato nelle psicologie della gente. Inoltre, durante quest’ultima guerra anche gli sforzi delle milizie nemiche nel documentare uccisioni di donne e uomini curdi e non arabi è stato incredibile. Numerosissimi sono i video, da Aleppo a Raqqa, in cui si mostrano civili ammassati e tenuti fermi sotto minaccia di morte e in cui le voci dei miliziani dicono cose come «questi sono cani, sono curdi, vanno ammazzati. Loro no, sono arabi e non li ammazziamo»; così come ben noto è il video del bambino a cui vien chiesto chi è e alla risposta «sono curdo» viene brutalmente tolta la vita.

Questa è stata anche la realtà di questi mesi in questa terra, ma al contempo è bene essere molto consapevoli che non è affatto vero che la popolazione araba è stata “risparmiata”. In primis perché l’operazione mediatica che questi video portavano avanti è in realtà molto chiara sul piano ideologico e non dobbiamo cascarci, e poi perché la resistenza è stata del popolo, non solo curda, e lo testimoniamo le e i numerosi martiri arabi che han dato la vita per la difesa della Rivoluzione, la gente ferita e quella sopravvissuta. Inoltre, non venire uccise ma dover tornare sotto il regime di forze come l’ISIS o HTS non dà alcun tipo di sollievo. Nella regione di Tabqa e Raqqa, un paio di giorni dopo che queste forze ne hanno preso il controllo, sono state distribuite copie del Corano e veli neri per ogni donna, casa per casa. Un solo ordine, un solo potere, un unico dio: questa è la loro linea, che porta morte e fascismo.

In questo, la questione della mentalità è centrale, perché per comprendere con serietà questa guerra, così come questa fase di negoziati per l’integrazione, raccontata ora dal cinismo alienato dell’Occidente come “la fine del Rojava” o il “dopo la Rivoluzione”, serve andare più a fondo nella realtà della società.

Ancora una volta, torniamo alla comune delle donne.

Quando, prima della guerra, siamo state al Centro delle donne di Zenobia in Raqqa, abbiamo sentito storie di resistenza quotidiane, una lotta che iniziava prima ancora dell’incontrarsi lì, perché è già qualcosa per cui hanno dovuto lottare: passare oltre alle volontà del marito e alle aspettative sociali e uscire di casa recandosi in un posto in cui si sarebbero trovate con altre donne, è già iniziare una rivoluzione. Da questo coraggio che le porta fuori dalle case inizia il sovvertimento dell’ordine generale e creare una comune di donne che ogni giorno organizza la propria vita sulla base della volontà comune e non su quella del marito o della famiglia opprimente, significa creare un motore di liberazione che molto velocemente apre la strada anche alle altre donne. Questo non sul piano teorico, ma proprio guardando come è andata la storia fin qui.

La comune delle donne di Aleppo nei primi giorni di guerra è stata quella che ha dettato la linea del decidere di non lasciare i quartieri e rimanere a difendere fino alla fine; una donna che ne fa parte ci ha detto: «La comune delle donne deve essere la base di un vero socialismo, perché se le donne di una società non sono liberate, la società non può essere libera».

“Rivoluzione” vuol dire rivolgimento, volgere di nuovo, ossia è una parola che ci parla di movimento, di trasformazione e cambiamento. Nella storia però questo non avviene semplicemente sostituendo il vecchio col nuovo e l’oppressione e la liberazione non sono né fatti né oggetti, bensì processi, che riposano sul piano materiale tanto quanto su quello della mentalità.

Per costruire la mentalità dell’oppressione e dei popoli oppressi, secoli e secoli di orrende pratiche hanno sviluppato “ottimi” strumenti, patriarcato e stato in primis. Questi sono una realtà materiale tanto quanto una mentalità. La mentalità della mascolinità dominante va insieme a quella burocratica, che legge la realtà come statica nelle sue forme, che categorizza la vita, una mentalità controllante, volta al monopolio e al profitto.

Cosa vuol dire per un popolo vivere a lungo sotto un regime di questo tipo? (Cosa vuol dire per noi?) E quindi cosa vuol dire rivoluzionare la mentalità di un’intera società? Quanto tempo può impiegare? Cosa permette al nuovo di sedimentare e poi di venir passato di generazione in generazione?

Possiamo farci queste e altre domande anche a partire dalle nostre “vite europee”, perché nonostante tutti i diritti e le possibilità conquistate da secoli di lotte, ancora non siamo libere da queste mentalità e, per esempio, ora facciamo fatica a comprendere che una rivoluzione non cade con un’integrazione delle forze militari, non finisce con il cambio della forma o dei “confini”, non è un oggetto che puoi sostituire con un altro, bensì un movimento storico che agisce molto più in profondità. Se si fosse seguita la linea della lotta militare fino in fondo per “proteggere i territori della rivoluzione”, avrebbe voluto dire essere disposti a considerare l’opzione del genocidio. E questo, per un’amministrazione socialista e democratica che rifiuta di mettere la propria esistenza prima di quella del popolo che la compone, sarebbe stato semplicemente tradimento.

Quale mentalità della sconfitta guida i nostri pensieri quando caschiamo in queste semplici trappole del vedere bianco/nero, di non riuscire a uscire dagli occhi dello stato? Cosa vuol dire avere un tale livello di sfiducia nella lotta dei popoli?

Se scordiamo il significato di “rivoluzione” e la appiattiamo sul controllo delle terre, delle risorse e delle forze militari, facciamo il gioco degli stati. Anche di quelli rossi che furono.

Fare una rivoluzione socialista con la liberazione di genere come primo pilastro vuol dire prendersi la responsabilità storica di non ripetere l’errore del socialismo reale, sia per quanto riguarda la creazione di uno stato o di un’entità analoga statica e barricata in se stessa, sia per la lotta di genere contro il patriarcato.

Ora anche noi internazionaliste e internazionalisti, ovunque nel mondo, dobbiamo restituire questa serietà alla Rivoluzione e chiederci con che occhi guardiamo alla sua storia e alla sua realtà attuale: sono quelli dello stato o della comune?

Il processo di integrazione qui in Nord-Est della Siria, così come il processo di pace con la Turchia aperto dall’Appello per la Pace e la Società Democratica lanciato nel febbraio 2025 dal leader curdo Abdullah Öcalan, non sono fatti o momenti che chiudono la lotta e anzi, questa si è molto intensificata, aprendo una nuova fase per l’esistenza-resistenza curda, così come per l’internazionalismo. Il Confederalismo Democratico come proposta e quindi l’intero sistema delle comuni, dei consigli e della Nazione Democratica non si è mai dato come una forma chiusa e pronta all’uso. Si tratta di forme organizzative della società per la società, che quindi seguono i suoi bisogni tanto quanto i suoi tempi di cambiamento e di lotta.

Ora si tratta di avere profonda fiducia politica nei 15 anni (una cinquantina se li si conta dalla fondazione del PKK, Partito dei Lavoratori del Kurdistan) di lavoro rivoluzionario nella e della società. Un lavoro che in generale è impossibile annullare, perché è una realtà in cui le avanguardie sono state e sono ancora le donne della società, cuore del tessuto del popolo. Ci sono ormai diverse generazioni di giovani cresciute con un modo di approcciare la vita che non ha niente a che vedere con quello del patriarcato e dello stato. E ci sono donne che ora sorridendo dicono «qui sono nata di nuovo», indicando Jinwar, il villaggio autonomo di donne in Rojava. C’è qui un radicamento geografico e storico che è tanto fatto pratico quanto intimo di ognuna. L’antico – il ricordo delle civiltà mesopotamiche raccolte attorno alle Dee Madri – guida verso il nuovo, in un movimento lento e costante di cui le comuni delle donne si fanno custodi. Come dicevo all’inizio, questa è la terra in cui la vita è in grado di essere davvero insistente e come mi ha detto un’amica – semplice e insieme poetica come tutte le rivoluzionarie: «la Rivoluzione delle donne è un ricordo del futuro».


[1]Per completezza, segnalo invece l’analisi politico-ideologica pubblicata sul sito di Jineoloji a fine gennaio. Porta il titolo di Difendere la vita e comprendere la realtà della guerra e in questa sede può essere utile per inquadrare le forze coinvolte negli attacchi alla Rivoluzione e le dinamiche politiche e ideologiche nelle motivazioni di questa guerra. <https://jineoloji.eu/it/2026/01/26/difendere-la-vita-e-comprendere-la-realta-della-guerra>.

[2] Ne abbiamo parlato recentemente anche in cinque brevi episodi podcast, ascoltabili online anche in italiano su Youtube, sotto il titolo Defending Life. <https://youtu.be/8FIZfbNJxes?si=boVqMyXm7XhpnV9O>.

L'articolo Se Rivoluzione vuol ancora dire trasformazione sociale proviene da Rivista Malamente.

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Interviste: La guerra per l’attenzione. Come non perderla, di Yves Marry e Florent Souillot (Edizioni Malamente, 2026).

La guerra per l’attenzione è una guerra totale
Intervista di Catherine Marin a Yves Marry e Florent Souillot, “Reporterre”, www.reporterre.net

La «guerra per l’attenzione» ci fa passare il nostro tempo davanti agli schermi, scrivono Yves Marry e Florent Souillot. E i GAFAM si arricchiscono. Di fronte a questa “influenza emotiva”, gli autori promuovono spazi di disconnessione.

Yves Marry è stato dipendente di una ONG prima di diventare dirigente dell’associazione Lève les yeux! (Alza gli occhi!), che ha co-fondato nel 2018 con Florent Souillot, responsabile del digitale presso le edizioni Gallimard-Flammarion. Hanno scritto insieme La guerra per l’attenzione. Come non perderla, (Edizioni Malamente, 2026; ed. originale: L’échappée, 2022). L’associazione Lève les yeux! e il suo Collettivo per la riconquista dell’attenzione intervengono in particolare nelle scuole, dalla materna alle superiori, per sensibilizzare bambini, ragazzi e genitori sui pericoli sanitari e psichici dell’abuso degli schermi e promuovere momenti di disconnessione.

Reporterre: Con La guerra per l’attenzione avete scritto un libro contro l’espansione incontrollata del digitale in tutti gli ambiti della vita sociale. Da quale esperienza ha tratto ispirazione la vostra analisi?

Yves Marry: Il primo shock emotivo l’ho avuto in Birmania. Lavoravo lì tra il 2014 e il 2018, quando il paese è stato coperto dalla rete 4G. Improvvisamente ho visto tutti i birmani, persone solitamente molto dignitose e rette, chinare il capo per immergersi nei loro smartphone, catturati dalle applicazioni digitali. La straordinaria animazione che fino ad allora riempiva ogni pomeriggio le strade di Yangon, con persone che suonavano la chitarra, altre che chiacchieravano, è svanita molto rapidamente. Le persone non parlavano più tra loro! È stato un vero shock e una grande tristezza… Ho visto l’alienazione stringersi molto rapidamente su menti che ammiravo per la loro maturità e la loro capacità di attenzione sostenuta grazie alla pratica della meditazione buddista. Una vera e propria colonizzazione dell’immaginario, come direbbe Serge Latouche. [leggi tutto…]

E poi, viaggiando molto tra il 2014 e il 2017, dal Sud-Est asiatico al Sud America, passando per la Russia, ho potuto constatarlo ovunque: in pochissimo tempo, il mondo intero aveva abbassato la testa!

Florent Souillot: Per me, il fattore scatenante è stato duplice: in primo luogo, è stato condividere con Yves questa sensazione di invasione degli schermi in tutte le relazioni sociali e amicali, un’invasione che ci stava facendo perdere qualcosa. Da qui la creazione dell’associazione Lève les yeux! nel 2018, poi del collettivo.

Inoltre, lavorando nell’editoria come responsabile digitale, al servizio quindi di questo formidabile strumento di sviluppo dell’attenzione che è il libro, mi occupo costantemente della questione dell’equilibrio tra carta e digitale.

Scrivete che questa cattura dell’attenzione è la manifestazione di un nuovo “capitalismo dell’attenzione”. Cosa intende dire con questo?

Yves Marry: Il capitalismo vede i suoi profitti minacciati dalla rarefazione delle risorse naturali: è grazie allo sfruttamento di queste risorse, come l’acqua, il petrolio, ecc., che è stato possibile accumulare profitti giganteschi. Con lo sviluppo tecnico digitale è apparsa una nuova risorsa: l’attenzione umana. Catturando questa risorsa è possibile vendere pubblicità mirata, raccogliere dati personali da rivendere, ecc. È ciò che chiamiamo «capitalismo dell’attenzione», espressione utilizzata per la prima volta da Yves Citton nel 2014.

In che modo l’uso del digitale da parte del capitalismo vi sembra così problematico?

Yves Marry: Il digitale sta determinando un’evoluzione di ordine antropologico nella nostra capacità di prestare attenzione a ciò che conta. Prendiamo ad esempio il caso dei minori di 18 anni. Circa il 90% dei contenuti che guardano su Internet sono pagine di social network, video, videogiochi e serie a volte molto violente, come GTA e Call of Duty, o pornografia. Se i ragazzi sono attratti da questo tipo di contenuti, è innanzitutto perché i progettisti di servizi digitali si rivolgono in primo luogo alle loro emozioni, suscitando paura ed eccitazione per rafforzare il loro potere di attrazione.

Questa immersione nel digitale fin dalla più tenera età ha gravi effetti sul loro sviluppo (ritardi linguistici o cognitivi) e, quindi, su scala sociale, conseguenze di ordine antropologico. Cattura l’attenzione, la disposizione a comprendere il mondo, a favore dell’“intrattenimento” e della dipendenza consumistica.

Nel vostro libro descrivete in dettaglio i danni subìti da bambini e ragazzi sovraesposti agli schermi (fino a 14 ore al giorno) da quando la scuola non è più un luogo protetto: disturbi del sonno, obesità, miopia, disturbi autistici, ecc. Il quadro che dipingete è terribile!

Yves Marry: Sì, a noi fa paura. Gli schermi hanno dimostrato la loro nocività per i bambini, dal punto di vista sanitario e cognitivo. Alcuni studi scientifici citati da M. Desmurget in Il cretino digitale (Rizzoli, 2020) hanno persino dimostrato che, sovraccaricando i loro riflessi, gli schermi hanno effetti deleteri sullo sviluppo della corteccia prefrontale, la zona del cervello che permette di proiettarsi nel tempo e di costruire progetti.

Al contrario, nessuno studio ha ancora dimostrato il loro interesse pedagogico. Gli schermi connessi hanno un costo economico ed ecologico enorme, ma lo Stato continua ostinatamente a voler dotare tutti i bambini francesi di tablet per l’apprendimento. È davvero incredibile.

L’influenza emotiva vale anche per gli adulti?

Florent Souillot: Assolutamente sì. Guardate come siamo costantemente spinti su Internet a valutare i servizi o le prestazioni ricevute, a mettere “mi piace” o meno, a dare la nostra opinione, preferibilmente negativa perché un’opinione negativa sarà più condivisa di una positiva. Anche sui siti di incontri, non si tratta di riconoscere l’altro, ma di “valutarlo”.

Gli effetti di questa influenza si vedono anche in ambito politico. I social network hanno sicuramente svolto un ruolo importante nella costituzione dei recenti movimenti sociali, dalla Primavera araba ai Gilet gialli.  Ma il loro contributo è ambivalente, perché impongono una logica di flusso permanente. Tutto è fatto in modo che la parola sia rapida, tagliente, persino violenta, se non altro per il numero massimo di parole consentite in un tweet. E subito una lotta ne sostituisce un’altra: siamo sovrainformati, sovramobilitati da innumerevoli petizioni online… ma senza essere coinvolti in azioni che obbediscano alla logica dell’impegno collettivo basato sul dibattito e sulla concertazione. I presunti vantaggi per le mobilitazioni sono un’illusione. Fuori dal bozzolo digitale, la realtà sfugge.

Nel vostro libro si ha la sensazione che questa «guerra per l’attenzione» sia al centro di una battaglia culturale tra la civiltà digitale, con il suo immaginario di continua crescita e transumanista, e una civiltà ecologica in divenire.

Yves Marry: Sì, ci sembra che questa sarà la questione centrale dei prossimi anni. Vediamo chiaramente le gravi crisi ecologiche che ci attendono, con la rarefazione delle risorse, ecc. Di fronte a questa realtà, il discorso dominante, fortemente diffuso dai media, è tecnosoluzionista e rimanda effettivamente al sogno di un superuomo, di un uomo-macchina potenziato da chip, protesi, schermi, che rassicura, credo, molti esseri umani. Ma ricordiamoci che i propagatori di questo sogno, i miliardari della Silicon Valley, mandano i propri figli nelle scuole Waldorf, istituti costosissimi dove i bambini non hanno schermi prima dei 14 anni, giocano tra gli alberi e sono circondati da molte persone, umane, che si prendono cura di loro…

La propaganda però è forte. Il mito della «crescita verde», con le sue «energie pulite» e le sue «città intelligenti», è lì per alimentare la speranza che saremo in grado di mantenere i nostri livelli di vita e persino di continuare a crescere raggiungendo la neutralità carbonica. Un’enorme farsa, ma che permette ai grandi interessi economici di perpetuarsi, con la convergenza delle lobby del nucleare, delle auto elettriche, delle reti elettriche, ecc.

È quindi necessario opporre a tutto questo una visione di riconciliazione con il vivente capace di entusiasmare. Si tratta di un’aspirazione che, del resto, è profonda nell’essere umano. Dai sondaggi pare che questa utopia ecologista di sobrietà e legame con la natura sia preferita dalla maggioranza delle persone rispetto all’utopia tecnofila.

Florent Souillot: Di fronte a questo tecnosoluzionismo e alle sue mistificazioni, vorrei ricordare che la decrescita è anche una battaglia culturale da combattere: come vivere in modo diverso il rapporto con se stessi, con il vivente, per considerare con più calma il rapporto con una necessaria sobrietà? A questo proposito, insistiamo molto sul fatto che la questione della disconnessione è fondamentale: l’interiorità deve poter essere preservata.

Ciò è tanto più necessario in quanto questa «guerra per l’attenzione» di cui parliamo è una guerra particolare: non è immediatamente visibile. Eppure è una guerra totale: riguarda tutti, ovunque, in tutti i settori dell’esistenza (dall’istruzione alle relazioni amorose, passando per il lavoro) e tutte le classi sociali, soprattutto le più povere. Crea dei “signori della guerra”, i GAFAM, che registrano profitti astronomici, e molte vittime.

Tuttavia, non c’è un dibattito democratico su tali questioni: in che modo il digitale è utile? Dove ne abbiamo bisogno? In che misura? Noi pensiamo invece che questo dibattito debba aver luogo, che sia finalmente giunto il momento che abbia luogo. La nostra speranza è che sia portato avanti dagli ecologisti, dai movimenti per il clima e dai rappresentanti politici, in relazione alle questioni della transizione ecologica e della decrescita. Una ricca tradizione di ecologia politica ci invita a farlo: da Bernard Charbonneau a Jacques Ellul, Ivan Illich, Murray Bookchin… Sì, questa è la speranza del libro: che il concetto di «disconnessione» serva a riconquistare l’attenzione a beneficio di tutti gli esseri viventi.

Quali misure potrebbe proporre l’ecologia politica per favorire questa controcultura dell’attenzione?

Yves Marry: Mi sembra che una delle idee principali potrebbe essere quella di moltiplicare i rifugi di disconnessione nelle città, con una politica urbana che favorisca i luoghi senza schermi, come i giardini collettivi, liberi le strade dagli schermi pubblicitari, ecc. Bisognerebbe anche preservare le scuole elementari dagli schermi e promuovere una politica di prevenzione rivolta a genitori e bambini molto più ambiziosa di quella attuale: niente schermi prima dei 5 anni, come raccomandato dall’OMS, niente smartphone prima dei 15 anni, ecc. E sviluppare un diritto alla protezione dell’attenzione.

Florent Souillot: In inglese, “fare attenzione” si dice “to pay attention”: rende bene l’idea che l’attenzione ha un prezzo. Purtroppo, la lingua francese è più ambivalente (si “presta” attenzione), e quindi spesso si ha l’idea che l’attenzione sia qualcosa che si percepisce, ma che non ha valore. Questa questione semantica è interessante, perché ci porta a interrogarci sul prezzo reale della nostra attenzione, sul fatto che oggi siamo un bersaglio, che siamo trasformati in oggetti, ma che abbiamo anche le chiavi per reagire!

La decrescita, con i suoi luoghi che favoriscono la disconnessione, non appare più solo come una gestione misurata delle risorse naturali, ma come un nuovo orizzonte di realizzazione personale. Quindi proteggere l’attenzione significa anche questo: percepire il nostro valore, il valore della nostra attenzione, e difenderlo.

L’attenzione è la nuova risorsa rara da proteggere
Intervista di Édouard Laugier a Yves Marry e Florent Souillot, “Le nuovel economiste”, www.lenouveleconomiste.fr

È in corso una guerra per conquistare la nostra attenzione. E noi la stiamo perdendo, sostengono Yves Marry e Florent Souillot. I due autori, fondatori dell’associazione Lève les yeux! (Alza gli occhi!), mettono in guardia dai numerosi danni causati dal digitale, che ci fa trascorrere la maggior parte del nostro tempo davanti a uno schermo. Obesità o disturbi del sonno nei più giovani, isolamento e perdita dei legami sociali, dittatura delle emozioni e isterizzazione del dibattito pubblico e, naturalmente, catastrofe ecologica.

Yves Marry e Florent Souillot mostrano come il nostro tempo cerebrale disponibile sia diventato il nuovo oro grigio delle multinazionali digitali. Propongono quindi soluzioni politiche concrete per riconquistare collettivamente la nostra attenzione. Una di queste è un’azione piuttosto semplice: disconnettersi. Trascorrere una serata o un fine settimana senza smartphone… bastava solo pensarci. Non è poi così stupido, e infatti perfino alcune aziende stanno iniziando a imporre ai propri dipendenti dei periodi di disconnessione. Allora, quando vedremo l’avvertenza: «l’uso eccessivo degli schermi nuoce gravemente alla salute»?

Édouard Laugier: Gli schermi sono ovunque. In media sette schermi per famiglia. I tempi di utilizzo sono impressionanti: 10 ore per gli adulti e fino a 13 ore e mezza per i giovani tra i 16 e i 24 anni! A leggere il vostro libro, gli usi principali riguardano soprattutto l’intrattenimento. Le coppie diventano mute, i genitori assenti. Come siamo arrivati a questo punto?

Florent Souillot: L’arrivo massiccio degli smartphone negli ultimi dieci anni e poi la crisi sanitaria sono stati fattori di accelerazione nell’aumento massiccio del tempo trascorso davanti allo schermo. E questo è solo l’inizio, ci attende l’imminente esplosione del numero di oggetti connessi promessa dalle industrie digitali. Se Internet prometteva trasparenza e condivisione, gli ultimi anni hanno visto trionfare la mercificazione e il controllo, con logiche ormai difficili da comprendere per i cittadini e servizi basati su algoritmi controllati solo da pochi grandi attori egemonici. Siamo passati dall’era dei baroni del petrolio e della predazione delle risorse naturali a una nuova fase del capitalismo in cui è il nostro cervello a essere preso di mira e sfruttato senza regole: il capitalismo dell’attenzione.

È un’epoca caratterizzata dall’estrema concentrazione della ricchezza mondiale e del potere nelle mani di poche aziende, i famosi GAFAM, che mantengono la loro redditività tecnologica grazie ai dati raccolti, al tempo trascorso davanti allo schermo e al coinvolgimento degli utenti.

Quali sono i principali danni di questa dipendenza generalizzata?

Yves Marry: Sono molteplici! Quasi ogni settimana, un nuovo studio dimostra le drammatiche conseguenze della nostra sovraesposizione agli schermi… Per riassumere, riteniamo che ci sia un’urgenza nei confronti dei più giovani, che sono i più vulnerabili: ritardi nel linguaggio, calo della concentrazione, della memoria, dell’intelligenza, del sonno, aumento dell’obesità, dell’aggressività, del malessere. La loro salute fisica e mentale è realmente e fortemente compromessa, non si può più negarlo.

Inoltre, più in generale, c’è l’isolamento in quello che Alain Damasio chiama il «bozzolo tecnologico», un calo dell’empatia, un aumento del narcisismo, una difficoltà ad ascoltare l’altro, a mobilitare la razionalità piuttosto che l’emozione, e quindi un’isterizzazione del dibattito pubblico che rappresenta una seria minaccia per le nostre democrazie.

Infine, pensiamo che questa era del “tutto digitale” sia una catastrofe ecologica: estrazione di terre rare, uso massiccio e crescente di elettricità, raffreddamento dei centri dati, riciclaggio inadeguato… Il costo energetico è enorme, come hanno dimostrato moltissimi studi.

Eppure gli schermi ci facilitano la vita, ci rendono più autonomi…

Yves Marry: Bisognerebbe chiedere al 40% delle persone che non riescono più ad accedere ai propri diritti – essenzialmente a causa della “dematerializzazione” – se sono d’accordo… E allo stesso modo a tutti coloro che non possono più fare a meno del proprio smartphone per cose semplici come orientarsi, discutere, scambiare opinioni, contemplare un paesaggio. Siamo diventati dipendenti da questi strumenti in misura preoccupante.

Senza dubbio è necessario mettersi d’accordo sul termine autonomia. Per essere autonomi, è necessaria una distanza critica, che risiede nella corteccia prefrontale, e che si va esaurendo nell’era dello zapping permanente, quando l’attenzione “riflessiva” prende il sopravvento sull’attenzione profonda. La tecnologia digitale ci offre dei servizi, accelera i processi e, in alcuni casi, può aumentare l’efficienza delle procedure. Una piccola parte di noi, spesso i più integrati socialmente, è agile e abile con i propri schermi, il che dà un’illusione di fluidità e facilità. Ma, fondamentalmente, rendendoci sempre più dipendenti da strumenti che non comprendiamo, rinchiudendoci in un comfort astratto, i nostri schermi ci fanno perdere la nostra forza vitale (tatto, vista, olfatto, senso dell’orientamento, empatia, ecc.): portano all’alienazione, che è l’opposto dell’autonomia.

Il vostro libro mette in luce una guerra per conquistare l’attenzione, il «nuovo oro grigio», ovvero la disponibilità del nostro cervello. Scrivete che «l’estrazione dell’attenzione è diventata la pietra angolare dello sviluppo dei GAFAM». In che modo queste multinazionali ci rendono dipendenti?

Florent Souillot: La captologia (nuova scienza il cui nome deriva da “computers as persuasive technology”) mette in atto i metodi di manipolazione offerti dalla tecnologia. Ponendola al centro della loro strategia industriale, i GAFAM e i loro satelliti impiegano team composti da ricercatori in scienze cognitive e sviluppatori il cui obiettivo è quello di progettare servizi in grado di colpire i punti deboli del nostro cervello (i “bias cognitivi”) stimolando o inibendo i nostri diversi regimi di attenzione. La sfida è quella di rendere questi servizi indispensabili e abituali, anche a costo di creare bisogni dal nulla.

Le tecniche possono essere piuttosto grossolane, ma il più delle volte sono nascoste (si parla allora di dark patterns). Si pensi allo scroll infinito sorretto da ricompense casuali su Facebook e Instagram, alla gratificazione sociale costante sui social network, ai cicli di feedback sempre più rapidi, ecc. Tutti questi esempi fanno parte dello stesso sforzo per attirare l’utente e fidelizzarlo nel tempo, garantendo enormi profitti tecnologici.

Dati, velocità, potenza di calcolo: i captologi fanno di tutto per aumentare il nostro tempo davanti allo schermo, il nostro coinvolgimento, per raccogliere i nostri dati e prevedere i nostri comportamenti. E dal momento in cui agiamo su queste piattaforme, collaboriamo a questo sistema. In concreto, ciò significa che alcune delle aziende più ricche del pianeta possono ora, grazie alla captologia, influenzare in tempo reale le azioni di miliardi di esseri umani.

L’economia dell’attenzione è il motore del capitalismo digitale. Tuttavia, stiamo assistendo a una ripresa del controllo politico. Sembra che si stia delineando un percorso verso una prospettiva più responsabile. Si tratta di una svolta o di un miraggio?

Florent Souillot: Una svolta è in atto, ma è ancora troppo timida. Da un lato, infatti, c’è la presa di coscienza ecologica, con la constatazione condivisa della finitezza delle nostre risorse e dei rischi di perpetuare un modello di crescita mortale per il nostro pianeta e per gli esseri umani. D’altra parte, c’è una presa di coscienza da parte dei regolatori, degli insegnanti, dei genitori e dei cittadini: non passa giorno senza che nuove testimonianze e studi informino sui danni causati dagli schermi. Ciò che manca ora sono azioni politiche forti volte alla disconnessione e alla regolamentazione.

È necessario proteggere i più esposti, i più giovani e i più vulnerabili. Bisogna proteggere la scuola, che non deve diventare la testa di ponte della digitalizzazione, ma restare uno spazio preservato dalla mercificazione del mondo, in grado di formare cittadini informati e attivi. Bisogna smettere di correre avanti nella digitalizzazione dei servizi pubblici e lasciare la scelta ai cittadini. Bisogna rafforzare il diritto alla disconnessione dei lavoratori, delle famiglie, degli insegnanti. Ne va delle nostre libertà e dei nostri figli, del nostro modello di società e del nostro futuro comune. Infine, dobbiamo reimparare a discutere serenamente di queste questioni.

Per uscire da questa alienazione tecnologica, auspicate una «politica dell’attenzione». Quali sono i suoi grandi principi guida?

Yves Marry: A problema politico, risposta politica. Desideriamo che la protezione dell’attenzione diventi un nuovo pilastro del progetto di transizione ecologica. L’attenzione è una nuova risorsa rara da proteggere. Proponiamo che siano garantiti tempi e spazi di disconnessione, proponiamo dei “divieti”, anche se la parola fa paura: niente tablet per i bambini di età inferiore ai 3 anni, niente smartphone almeno prima dei 12 anni, per esempio. Desideriamo anche una maggiore prevenzione e, naturalmente, il ricorso a dibattiti democratici sulle scelte tecnologiche, il che sarebbe già un notevole passo avanti. Questa politica potrebbe articolarsi attorno a un nuovo «diritto alla protezione dell’attenzione», mobilitabile per opporsi agli schermi pubblicitari nelle strade, agli schermi nelle scuole, alla pubblicità mirata, alle tecniche di manipolazione delle applicazioni digitali…

Tra poche settimane, i francesi eleggeranno il loro presidente. È già possibile misurare l’impatto politico che questa economia dell’attenzione ha sul nostro sistema democratico?

Florent Souillot: Costretti a immergersi nella guerra per l’attenzione, i nostri rappresentanti politici diventano a loro volta influencer, concentrati sulle nostre emozioni piuttosto che sulla nostra ragione. Tutto porta a credere che le elezioni di aprile (2022) saranno, da questo punto di vista, peggiori delle precedenti. L’ascesa di Éric Zemmour, Donald Trump, Matteo Salvini o Jair Bolsonaro, illustra perfettamente il potere dell’emozione in questa nuova agorà. Il fascismo esisteva prima di Twitter, ma la struttura del dibattito digitale, che favorisce lo scontro netto, gli mette le ali di fronte a tutti i difensori della ragione.

Ma non fraintendiamo: l’obiettivo dei GAFAM è quello di venderci il comfort di una vita individualizzata e digitalizzata, alimentata da immagini, una forma di sicurezza che solo loro sarebbero in grado di offrirci in un momento di pericoli sociali e climatici. In sostanza, l’esatto contrario della democrazia e delle sue lentezze istituzionali, della collettività e delle sofferenze da condividere, di una comunità morale ed empatica.

Perché i giganti del web vogliono renderci dipendenti dagli schermi
Intervista di Agathe Perrier a Yves Marry, “Marcelle”, www.marcelle.media.

L’attenzione è l’oro del XXI secolo. Come per il petrolio, le grandi aziende vogliono accaparrarsela. A cominciare dai GAFAM, i giganti del digitale che spendono miliardi per tenerci incollati ai nostri schermi. Un fenomeno pericoloso, che Yves Marry e Florent Souillot analizzano nel loro libro La guerra per l’attenzione. Come non perderla.

I due autori descrivono le conseguenze di una società travolta dal «rullo compressore digitale». Lungi dall’essere un semplice saggio, le sue pagine contengono anche consigli per disconnettersi e, soprattutto, proposte politiche. Perché, come per molte battaglie, il cambiamento non dipende solo dalle azioni individuali, ma anche da un’indispensabile azione politica.

Agathe Perrier: Da dove è nata l’idea di dedicare un libro alla sovraesposizione agli schermi?

Yves Marry: Dalla nostra esperienza sul campo. Per quanto mi riguarda, è stata in Birmania, dove ho vissuto per quattro anni a partire dal 2014. Quando sono arrivato, non c’era Internet per strada, né smartphone. Io che venivo dalla Francia e ne avevo conosciuto lo sviluppo, mi ero riabituato a una vita senza. Mi sono immerso in questa cultura molto sorridente, con persone premurose. Ogni sera suonavo la chitarra sotto casa mia con i miei vicini! Quando la rete internet si è diffusa nel paese, tutti si sono dotati di uno smartphone. Ho letteralmente visto le persone abbassare lo sguardo. Non suonavamo più musica insieme, perché ognuno era davanti al proprio schermo. È stato uno shock. Anche Florent ha vissuto la stessa esperienza in Francia. Abbiamo quindi creato la nostra associazione, Lève les yeux!, per fare educazione popolare, in particolare tra i bambini, per prevenire gli effetti dell’eccessiva esposizione agli schermi e per sensibilizzare l’opinione pubblica. Questo ci ha portato a scrivere questo libro.

Nel libro si trovano sia constatazioni che soluzioni…

Sì. Nel libro si fanno delle constatazioni, piuttosto dure bisogna ammetterlo, su tutti i problemi legati alla dipendenza dal digitale. Obesità, disturbi del sonno e della concentrazione, isolamento, senza contare la messa in pericolo dei legami sociali e del dibattito democratico e l’accelerazione della catastrofe ecologica. L’elenco non è ovviamente esaustivo. Ci siamo basati su ciò che vediamo noi stessi sul campo e che è descritto in molti studi.

Analizza in particolare l’economia dell’attenzione. Come funziona? Come genera denaro? Quali tecniche vengono utilizzate per renderci dipendenti? Perché dietro c’è un vero e proprio progetto economico e politico, ideato dai grandi capi della Silicon Valley: Elon Musk, Bill Gates, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos. Infine, facciamo proposte concrete affinché questo libro non sia solo un saggio. Spieghiamo in particolare come la protezione dell’attenzione possa integrarsi in un progetto di transizione ecologica.

Lei parla di «guerra» dell’attenzione. È un termine forte…

È un po’ violento, è vero, ma è giustificato. Bisogna essere consapevoli che è in corso una vera e propria battaglia per attirare la nostra attenzione. Miliardi di euro vengono spesi per catturarla, in primo luogo da coloro che controllano le grandi aziende digitali. Ovviamente i GAFAM – Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft – ma anche tutti gli attori della lobby digitale. Hanno un grande potere economico e una grande capacità di influenza. Nel loro discorso, la crescita e la transizione ecologica passeranno attraverso il digitale. E hanno tutto l’interesse a perpetuare questa idea. Sostengono che guadagneremo in efficienza energetica, che l’intelligenza artificiale ci consentirà di essere più performanti, efficienti…

Non è così, secondo lei?

Nel libro dimostriamo che si tratta di chiacchiere. I piccoli guadagni in termini di efficienza pesano meno degli effetti contrari, del costo dello stoccaggio dei dati, dell’enorme quantità di oggetti da produrre… Il digitale rappresenta già oggi tra il 3% e il 4% dei gas serra. Con il 5G, l’esplosione degli oggetti connessi, la banda larga – tra le altre cose – la stima salirebbe almeno al 10% entro venti anni. Per non parlare dei rifiuti elettronici di cui non sappiamo cosa fare, e delle terre rare che vanno estratte. Dal punto di vista ecologico, non è sostenibile.

Considerando quanto il digitale occupi un posto centrale nella nostra vita quotidiana, non abbiamo forse già perso questa guerra?

Molti lo pensano, compresi coloro che sono impegnati nella nostra causa. Ci sono motivi per crederlo, basta guardare come è stata gestita la crisi del Covid. Le uniche soluzioni immaginate sono state quelle di accelerare con il digitale. C’è una spinta evidente, che viene chiamata «rullo compressore digitale». Il governo e le istituzioni europee sono convinti dai discorsi di questa industria. Per loro, il digitale è LA soluzione per preservare la crescita.

Ci sono comunque motivi per rimanere ottimisti?

In effetti ci sono motivi per pensare che la guerra non sia persa. Negli ultimi anni si è assistito a un’enorme presa di coscienza ecologica. In particolare tra i giovani, che sono il futuro. E soprattutto in tutto il mondo. I discorsi di propaganda industriale incontrano sempre più resistenza. Se il numero di menti critiche aumenta, se i politici assumono posizioni ambiziose, si può davvero agire.

Questo intervento politico appare indispensabile…

Esattamente. In La guerra dell’attenzione cerchiamo proprio di spiegare che, parallelamente alla prevenzione sul campo, c’è una battaglia politica da combattere. Sensibilizzare le persone ad essere più autonome e ad avere una maggiore distanza critica non è sufficiente, anche se i comportamenti individuali sono importanti. Ciò che fa la differenza sono le soluzioni collettive, come del resto nella lotta contro il cambiamento climatico.

L'articolo Interviste: La guerra per l’attenzione. Come non perderla, di Yves Marry e Florent Souillot (Edizioni Malamente, 2026). proviene da Rivista Malamente.

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Recensioni: La guerra per l’attenzione. Come non perderla, di Yves Marry e Florent Souillot (Edizioni Malamente, 2026).

Affogare il cellulare, distruggere gli schermi
Delaunay Matthieu, “Mediapart”, blogs.mediapart.fr.

Dopo aver rovinato i nostri corpi con pesticidi, automobili, acqua inquinata, nucleare, grassi e zuccheri, ecco che il tecnocapitalismo – versione 2.0 del capitalismo – si scaglia senza pietà sulla nostra capacità di essere al mondo. La sua ultima vittima: l’attenzione.

Lo intuivamo. Lo sapevamo. Lo vedevamo. Un malessere. Quei colli indolenziti dal sostenere una fronte assorta verso luci blu. Quei pollici doloranti dal toccare interfacce multicolori. Quegli occhi arrossati e cerchiati dal vegliare sulle serie Netflix. Quei bronci debilitanti, rovinati dalle app. L’oggetto di questo malessere aveva un nome: gli schermi. A loro rimanevamo attaccati, come sanguisughe alla mammella di una mucca. Potrebbe essere storia antica. La lettura del libro La guerra per l’attenzione. Come non perderla ci aiuterà a prendere la decisione salvifica di affogare i nostri telefoni cellulari e fracassare i nostri schermi.

Questo libro è la cronaca della perdita di uno dei fondamenti della nostra capacità umana di vivere liberi e bene: l’attenzione. Dopo aver descritto in dettaglio le conseguenze della colonizzazione delle nostre esistenze da parte degli schermi, i suoi autori – membri del collettivo Lève les yeux! – spiegano in dettaglio il prezzo che paghiamo lasciando che distraggano la nostra attenzione. La società senza contatto, l’infanzia con il sonno traumatizzato da incubi alimentati dai social network, la finta democrazia offerta da queste piattaforme, l’illusione della crescita verde o ancora il lavoro dei captologi pagati profumatamente per rubare la nostra attenzione sono i punti centrali di questo testo incisivo. [leggi tutto…]

Ricordiamo il ritornello: «se il digitale ha conseguenze negative sulla nostra esistenza, è perché non siamo educati al suo utilizzo». Ecco perché l’Unione Europea raccomanda di abituarcisi fin dall’infanzia, nel suo Piano d’azione per l’educazione digitale 2021-2027. Altrimenti, saremo ancora una volta in ritardo, e nessuno vuole essere in ritardo. Tutti vogliono guidare il grande mezzo. E se ciò non bastasse, perché siamo decisamente troppo stupidi, allora sarà necessario un maggiore controllo per «combattere le derive del digitale». Se c’è una cosa a cui prestare attenzione nelle tecnologie NBIC (nano, bio, informatiche e cognitive), sono proprio le derive. Non le tecnologie in sé, no, solo le loro derive…

“Deriva” è una bella parola. Secondo il dizionario, significa «allontanarsi dalla propria direzione; andare alla deriva sotto l’effetto del vento, di una corrente». È dolce come le onde trasparenti che lambiscono la sabbia di una spiaggia delle Maldive. Peccato che non corrisponda alla portata del disastro. Detto questo, in ambito militare, si usa per indicare un proiettile «che si allontana dalla traiettoria di tiro». Almeno è più chiaro.

Ma chi decide come proteggerci da queste derive? Lo Stato, ovviamente! Quello stesso Stato che permette al ministro Blanquer di assegnare 350 metri quadri di locali adiacenti al ministero dell’Istruzione al suo amico Stanislas Dehaene. Sapete, quel neuropsicologo, professore al Collège de France, per il quale i bambini «sono supercomputer» a cui bisogna dare «i dati di cui hanno bisogno». Voi pensavate che i bambini avessero bisogno di imparare delle cose e che per farlo avessero bisogno di un’attenzione costante, di metodi didattici vari e di tempo libero. Che antiquati! Date loro dei dati tramite tablet connessi al 5G, lo faranno molto meglio degli esseri umani in carne e ossa!

I lobbisti che bazzicano ai piedi del ministero dell’Istruzione non devono sforzarsi: i politici amano troppo spendere fortune di fondi pubblici per regalare ai loro amministrati gadget prodotti da aziende private. Si sentono importanti non appena parlano di innovazione. Con un iPad in una mano e l’altra che accarezza il collo del loro elettorato, criticano beffardamente «coloro che non sono nulla», gli Amish spaventati dalle onde radio. Uno schermo per ciascuno e la felicità connessa per tutti: ecco a cosa lavora questo bel mondo dall’inizio del XXI secolo.

Ma c’è un dettaglio che queste persone omettono di menzionare e che questo libro vuole ricordare: i loro discendenti non frequentano le stesse scuole della gente comune. Dove studiano non ci sono strumenti digitali. Si usano il gesso e la lavagna, la penna e la carta. E soprattutto, soprattutto, niente internet! Se vi stupite, potrebbero rispondervi che i loro figli «non sono uguali, capite? Sono diversi e probabilmente hanno un alto potenziale». Mentre per i ragazzi delle periferie non è molto grave se seguono corsi online o passano notti in bianco sui loro telefoni. E poi, cosa sono queste insinuazioni? Abbassate piuttosto lo sguardo sul vostro Snapchat o sul vostro account Instagram e lasciate che siano quelli che sanno a dirvi cosa imparare!

Le elezioni imminenti dimostrano ancora una volta che è impossibile contare sulla sinistra ufficiale per occuparsi dell’essenziale: la conservazione delle nostre facoltà cerebrali. È quindi più che mai tempo di agire da soli. È questa la bellezza di questo testo, che nella parte finale offre molteplici proposte per prendere il toro per le corna della disconnessione.

Alla fine di queste righe, si capisce l’imperiosa necessità di disconnettersi. In modo radicale, poiché i metodi soft hanno dimostrato la loro inefficacia. Anche se ci è stato venduto il contrario. Ma questo era prima… quando avevamo ancora schermi e cellulari. Da allora, leggiamo libri. La guerra per l’attenzione, ovviamente, e poi tutti gli altri eccellenti libri che si sono dati la missione di combattere l’inevitabile.

Ed Tech o Ad Tech
Alexandre Chollier, “Le courrier”, lecourrier.ch

La guerra per l’attenzione fa parte della moltitudine di libri dedicati alle questioni digitali in generale e alla dipendenza dagli schermi in particolare. Con un tono decisamente critico, delle prese di posizione informate ma soprattutto fondate e articolate su una pratica civica, senza tralasciare le questioni spinose né le soluzioni concrete, questo è senza dubbio un libro da mettere nelle mani e sotto gli occhi di chiunque desideri informarsi, comprendere e agire.

È una lettura che cattura, senza giochi di parole, la nostra attenzione. In particolare la parte dedicata alla captologia, scienza alla base dell’economia dell’attenzione, che è innanzitutto un’economia della cattura. In poche pagine illuminanti, gli autori, Yves Marry e Florent Souillot, tornano sulla svolta operata in seguito alla crisi della bolla Internet del 2000-2001. È in quel momento che la società Google, allora guidata da Eric Schmidt, capisce che per diventare e rimanere una Big Tech dovrà prima diventare e rimanere una Ad Tech, una società la cui attività principale è la pubblicità. Google svilupperà così il suo “ecosistema” in funzione di questo unico obiettivo: offrire sempre più servizi gratuiti per catturare sempre più la nostra attenzione, trasformandola in una merce per gli inserzionisti. Ha funzionato così bene che oggi, quasi vent’anni dopo, e ora sotto l’egida della casa madre Alphabet, Google detiene più di un quarto del mercato mondiale degli annunci online. L’unica ombra, per così dire, è che ora è diventata dipendente da questa attività, da cui ricava oltre l’80% dei suoi proventi (si parla di 147 miliardi di dollari per il 2020), e non è l’unica: Facebook si trova praticamente nella stessa situazione. La concorrenza è agguerrita e bisogna cercare costantemente nuove fonti di attenzione.

Da dove provengono questi dati? Dall’ultimo rapporto di Human Rights Watch (HRW) dedicato alle applicazioni digitali utilizzate in ambito scolastico (Ed Tech). Pubblicato il 25 maggio, lo studio How dare they peep into my private life? (Come osano ficcare il naso nella mia vita privata?) ci mostra un aspetto ancora poco conosciuto del mondo dell’Ed Tech e del ruolo che Google vi svolge, direttamente o indirettamente. Il suo contenuto è a dir poco esplosivo.

Condotto tra marzo e agosto 2021 in 49 paesi, lo studio mostra che, su 164 applicazioni dedicate, 146 offrivano a terzi – principalmente società attive nel settore pubblicitario – un accesso privilegiato ai dati personali degli studenti senza che questi ne fossero consapevoli, né del resto le autorità competenti. Quattro quinti delle applicazioni effettuavano questo tipo di raccolta tramite applicazioni Google. Per quanto riguarda i dati raccolti, molto spesso non si limitavano alle mura della classe virtuale e riguardavano anche familiari e amici.

Se non c’è dubbio che l’urgenza imposta dai vari lockdown in tutto il mondo abbia spinto le autorità a rinunciare a misure precauzionali adeguate, possiamo essere certi che il mondo dell’Ed Tech – di cui Google fa parte – ha saputo cogliere l’occasione che gli è stata offerta. Lo scenario è noto da tempo: si offre all’autorità competente un prodotto, spesso senza che questa debba sborsare denaro, assicurandole che non pone alcun problema di utilizzo. In questo modo, come osserva HRW, si trasferisce il costo dell’operazione sugli studenti, che lo pagheranno rinunciando, loro malgrado, al loro diritto alla privacy. Anche quando i governi hanno sviluppato le proprie applicazioni, si è scoperto che la maggior parte di esse violava tali diritti.

HRW raccomanda che ogni paese, compresi quelli che non sono direttamente interessati da questo studio, conduca immediatamente delle verifiche. Tutti i dati personali raccolti dovrebbero essere identificati e cancellati il più rapidamente possibile. L’ONG ricorda infine un’ovvietà, tuttavia ignorata da molte amministrazioni pubbliche: è normale pagare per uno strumento, digitale o meno. Se è gratuito, è perché il prodotto è la vostra attenzione. In questo caso parliamo di quella dei bambini e dei giovani, la più preziosa di tutte.

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