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China names new Tibet party chief as Communist Party reshuffles regional leadership

Al via EOSC-CONNECT: GARR contribuisce allo sviluppo della Federazione EOSC

Prende il via EOSC-CONNECT, il progetto europeo finanziato da Horizon Europe che punta a rafforzare la Federazione European Open Science Cloud (EOSC) collegando 14 nodi nazionali all’infrastruttura europea.
automake @ Savannah: automake 1.19 released [stable]
Automake 1.19 released. Announcement:
https://lists.gnu ... -09/msg00001.html
RIPE Fellowship Applications Open for RIPE 94 and RIPE 95
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The RIPE Chair Team Reports - September 2026
Taiwan’s opposition casts doubt on ‘rock solid’ US ties ahead of Xi-Trump summit

Who from China’s side will be in the room at this week’s Xi-Trump summit?

Moving to a New Board Structure
Zucca Land Milano 2026 torna in città
Dal 26 settembre al 1° novembre 2026 torna a Milano ZuccaLand, l’appuntamento autunnale ospitato all’Oasi Ca’ Granda, in Via Giuseppe Ripamonti 428.
Per l’occasione il frutteto si veste dei colori dell’autunno e diventa un grande campo di zucche, con giochi, laboratori creativi, picnic e tante attività pensate per grandi e bambini.
Per chi desidera immergersi nell’atmosfera tipica dell’autunno senza lasciare Milano, ZuccaLand rappresenta uno degli appuntamenti più caratteristici della stagione. L’esperienza richiama i tradizionali pumpkin patch: si passeggia tra le zucche, si sceglie la propria preferita, ci si diverte con giochi ispirati alla vita di campagna e si può trascorrere qualche ora all’aria aperta con un picnic nel verde.
Chi vuole completare il proprio programma autunnale può abbinare la visita agli altri appuntamenti dedicati ad Halloween e alla stagione autunnale in programma a Milano.

ZuccaLand: un angolo d’autunno nel cuore di Milano
ZuccaLand Milano 2026 prende vita all’interno dell’Oasi Ca’ Granda, realtà agricola e naturalistica situata nel Parco Agricolo Sud Milano.
Con l’arrivo dell’autunno, il frutteto cambia completamente aspetto: zucche, balle di paglia, scenografie fotografiche e installazioni stagionali creano un ambiente pensato per famiglie, bambini e gruppi di amici.
L’esperienza non si limita quindi alla semplice raccolta delle zucche.
Lo ZuccaPass permette di entrare nell’area dedicata, partecipare alle attività proposte e scegliere una zucca da portare a casa come ricordo della giornata.
Giochi, laboratori e attività per tutta la famiglia
Il programma di ZuccaLand comprende numerose attività ispirate alla campagna e al mondo autunnale.
Tra queste ci sono il labirinto di paglia, la pista con i trattorini, la corsa con le carriole, il bowling contadino, il lancio degli anelli, i giochi dedicati alle zucche e il tiro a segno.
Non mancano inoltre photo booth e installazioni a tema autunnale, mercatini con produttori agricoli e artigiani e gli ZuccaLab, laboratori creativi compresi nel biglietto.
I laboratori vengono proposti a rotazione direttamente durante la giornata e sono accessibili fino al raggiungimento del numero massimo di partecipanti previsto per ciascun turno.
Una formula particolarmente adatta alle famiglie con bambini, ma anche a chi desidera semplicemente trascorrere qualche ora immerso nella natura e nei colori dell’autunno.

Picnic, aperitivi e prodotti agricoli a Km Zero
La giornata può proseguire anche al di fuori del campo di zucche.
All’Oasi Ca’ Granda è infatti possibile aggiungere all’esperienza un cestino picnic e rilassarsi tra il frutteto, i prati e gli spazi verdi della struttura.
L’obiettivo è trasformare una semplice visita al pumpkin patch in una vera giornata all’aria aperta, con la particolarità di trovarsi ancora all’interno della città di Milano.
Nel corso della stagione sono inoltre previsti mercatini agricoli e appuntamenti dedicati ai prodotti dell’Oasi e alle produzioni locali.
ZuccaLand Milano 2026: date, orari e informazioni
Dove: Oasi Ca’ Granda, Via Giuseppe Ripamonti 428, Milano
Periodo: dal 26 settembre al 1° novembre 2026
Giorni di apertura: sabato e domenica
Orario: dalle 10:00 alle 18:00
Ingressi: organizzati in fasce orarie ogni ora
La fascia prenotata stabilisce l’orario di ingresso. Una volta entrati, è possibile rimanere all’interno dell’area fino all’orario di chiusura.
L’accesso generale all’Oasi Ca’ Granda è gratuito, mentre per entrare nell’area di ZuccaLand e partecipare alle attività è necessario acquistare lo ZuccaPass.

Prezzi ZuccaLand Milano 2026
ZuccaPass singolo – 15 €
Comprende l’ingresso per una persona, una zucca e le attività ZuccaLand.
ZuccaPass 3 persone – 38 €
Comprende l’ingresso per tre persone, una zucca e le attività ZuccaLand.
ZuccaPass 4 persone – 45 €
Comprende l’ingresso per quattro persone, due zucche e le attività ZuccaLand.
Zucca extra – 10 €
È possibile acquistare una zucca aggiuntiva, fino a esaurimento disponibilità.
Bambini, animali, passeggini e parcheggio
I bambini nati dal 2024 possono entrare gratuitamente e non è necessario registrarli.
I cani sono ammessi, purché vengano sempre tenuti al guinzaglio. È possibile accedere anche con i passeggini, tenendo presente che alcuni tratti dell’area agricola potrebbero essere meno agevoli.
È inoltre disponibile un parcheggio gratuito, fino a esaurimento dei posti.
In caso di pioggia, la prenotazione può essere spostata su un’altra data disponibile.
Dove raccogliere le zucche a Milano nell’autunno 2026
Uno dei punti di forza di ZuccaLand è proprio la sua posizione: per vivere l’esperienza di un vero campo di zucche non è necessario organizzare una gita fuori porta.
Pur rimanendo a Milano, ci si ritrova in pochi minuti circondati da frutteti, campi e spazi agricoli.
La protagonista assoluta rimane naturalmente la zucca. Una volta entrati nel campo, è possibile scegliere quella prevista dal proprio ZuccaPass e portarla a casa al termine della visita.
Una proposta semplice e originale per famiglie, bambini e gruppi di amici che desiderano celebrare l’arrivo dell’autunno senza allontanarsi dalla città.
Come prenotare ZuccaLand Milano
Per partecipare è consigliabile acquistare anticipatamente lo ZuccaPass,
selezionando la giornata e la fascia oraria preferita.
Le prenotazioni e tutte le informazioni ufficiali sono disponibili sul sito dell’Oasi Ca’ Granda.
Domande frequenti su ZuccaLand Milano 2026
Quando apre ZuccaLand Milano 2026?
L’evento è previsto ogni sabato e domenica dal 26 settembre al 1° novembre 2026,
con apertura dalle 10:00 alle 18:00.
Quanto costa ZuccaLand?
Lo ZuccaPass individuale costa 15 €. Il pacchetto per tre persone costa 38 €, mentre quello per quattro persone costa 45 €. Una zucca aggiuntiva può essere acquistata al prezzo di 10 €.
Dove si trova il campo di zucche?
ZuccaLand viene allestito presso Oasi Ca’ Granda, in Via Giuseppe Ripamonti 428 a Milano, all’interno del Parco Agricolo Sud Milano.
I laboratori creativi sono compresi nel prezzo?
Sì. Gli ZuccaLab sono inclusi nello ZuccaPass e vengono organizzati a rotazione durante la giornata, fino all’esaurimento dei posti disponibili per ciascun turno.
L’ingresso all’Oasi Ca’ Granda è gratuito?
Sì. L’accesso generale all’Oasi è gratuito. Per entrare nell’area allestita di ZuccaLand e prendere parte alle attività è invece necessario essere in possesso dello ZuccaPass.
Informazioni aggiornate al 18 settembre 2026. Date, orari, prezzi, disponibilità e modalità di partecipazione potrebbero subire variazioni.
Per le informazioni aggiornate e le prenotazioni è consigliabile consultare il sito ufficiale di Oasi Ca’ Granda.
https://www.oasicagranda.it/eventi
L'articolo Zucca Land Milano 2026 torna in città proviene da InfoMilano.news.
RIPE NCC, ITU and Permanent Mission of Lebanon Host Session of the ITU Demystifying Digital Series
RIPE NCC, ITU and Permanent Mission of Lebanon Host Session of the ITU Demystifying Digital Series
Sarà DIFFICILE ci avevano avvisato 👉 Questa giornata cambia la nostra idea di viaggio in Islanda

Episodio 1196: Pensavamo di essere pronti a tutto a bordo del nostro camion 4x4, ma l'interno dell'Islanda sa sempre come rimetterti al tuo posto. In questa giornata abbiamo deciso di abbandonare le tracce principali per avventurarci in alcune delle deviazioni più selvagge e impegnative del deserto centrale, la leggendaria zona di Sprengisandur. Nonostante il via libera dei Ranger, le condizioni della pista, i guadi profondi e i terreni lavici hanno messo a dura prova il nostro mezzo, cambiando completamente la nostra idea di viaggio in questa terra incredibile. Una giornata intensa, imprevedibile e ricca di decisioni cruciali dove sbagliare traiettoria non era un'opzione.
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Lucky Luciano: ucciso? | Lucky Luciano Episodio 6

Sorvegliato dalle autorità italiane e americane, Luciano trascorre gli ultimi anni tra Roma e Napoli, mentre intorno a lui continuano a muoversi uomini della criminalità organizzata internazionale, investigatori e personaggi destinati a entrare nella storia della mafia.
In questo documentario ricostruiamo l'ultima fase della vita di Lucky Luciano: i controlli della polizia, i suoi rapporti e i suoi incontri, fino agli ultimi anni a Napoli e alla morte improvvisa all'aeroporto di Capodichino nel gennaio 1962.
Una morte ufficialmente attribuita a un infarto, ma sulla quale nel tempo sono state avanzate anche ipotesi alternative. Luciano morì davvero per cause naturali oppure dietro la sua morte potrebbe esserci stato altro?
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📌 IN QUESTO DOCUMENTARIO SCOPRIRAI
✓ Il ritorno definitivo di Lucky Luciano in Italia
✓ Gli anni successivi al viaggio all'Avana
✓ La sorveglianza delle autorità italiane e americane
✓ Gli ultimi anni tra Roma e Napoli
✓ I rapporti e gli incontri di Luciano nel dopoguerra
✓ Gli episodi che segnarono gli ultimi anni della sua vita
✓ La morte all'aeroporto di Napoli-Capodichino
✓ Le ricostruzioni e le ipotesi nate intorno alla sua morte
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Lucky Luciano – Storia del boss italoamericano
Guarda gli altri documentari della serie nella playlist dedicata.
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NASA Astronaut Reid Wiseman Attends Ravens vs. Saints Game

BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 9.21 - ACROBATA

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Viaggiatrici di passioni ad alta velocità
La seconda, dalle sembianze di una danzatrice, si prepara ad un viaggio oltre frontiera, dopo aver accettato una proposta di lavoro nell'ambito della sua passione: il podcast.
Voci che incantano o che inquietano
Italiya, Italiya!
Un nomade esistenziale
Mollate gli ormeggi
A seguire, lei, la donna che amava musica e musicisti in egual misura, di ritorno dall'isola dove all'ombra di un vulcano divampano ardenti passioni insieme ai lapilli.
La doppia vita di mia moglie/3
La doppia vita di mia moglie/2
Il DJ e la youtuber
Chi si ferma è perduto
Dentro una 500
Mi ricordo quella volta a Katmandu
Donne tarpate in casa
Di marinai e di piedi
Dal suono dei tamburi a quello di oscure presenze
Speciale "Il treno va - In viaggio nella storia": i treni e la guerra
"L'autunno ci insegna a tornare più leggeri" di Francesca Colaluce
Former top PLA generals expelled from Communist Party for factionalism and disloyalty

La nueva tracción a sangre – Por Ivone Alves García

Por Ivone Alves García
Cuatro décadas de crisis no dejaron en la Argentina una pobreza pasajera. Dejaron una pobreza con domicilio fijo, con generaciones nacidas y criadas adentro de ella, que Buenos Aires terminó incorporando a su paisaje con la misma naturalidad con que incorporó un semáforo o una parada de colectivo. Familias enteras durmiendo en la calle, adictos sin que el sexo, el color o la edad salve a ninguno, carros empujados a pulso durante kilómetros, una marginalidad que ya no se presenta como emergencia sino como mobiliario urbano permanente: eso es lo que queda cuando una sociedad decide, sin votarlo nunca, que ya nada le sorprenda, que mientras pueda salvarse a sí misma, lo demás no importa.
Los números no dejan margen para la duda ni para la excusa. En 1980 vivían 37.010 personas en villas, asentamientos y núcleos habitacionales transitorios de la Ciudad. En 1991 eran 52.608. En 2001, 107.805. En 2010, 163.587. Hoy rondan las doscientas mil (1). Esa curva no describe una crisis puntual que se supera y se deja atrás: describe una acumulación continua, década tras década, gobierno tras gobierno, en la que cada derrumbe sumó una capa nueva de gente que la recuperación siguiente jamás llegó a disolver. Nadie recuperó ese terreno. Nadie lo intentó en serio.
La hiperinflación de 1989 fue el primer gran quiebre y mostró la velocidad con la que esta sociedad puede caer: en mayo de 1988 el 12,7 por ciento de los porteños estaba bajo la línea de pobreza; en octubre de 1989, el 22,5 por ciento; en el conjunto del Gran Buenos Aires, el 47,3. Los años noventa demostraron algo todavía más incómodo: que estabilizar la moneda no reconstruye lo que la moneda rota ya había destruido. La pobreza bajó al 16,8 por ciento en el Gran Buenos Aires en 1993, sí, pero la desocupación abierta subió del 5,5 por ciento en 1985 al 18,9 por ciento en 1995, y hacia 1999 la pobreza ya había vuelto a trepar al 26,7 por ciento. El trabajo dejó de ser la vía de integración que había sido durante buena parte del siglo XX y nadie construyó otra en su lugar. Se limitaron a mirar cómo esa función social se apagaba.
En mayo de 2002, prácticamente la mitad de la población del Gran Buenos Aires estaba bajo la línea de pobreza. En octubre, el 54,3 por ciento. Ahí nació la escena que hasta hoy define a esta ciudad: hombres y mujeres revisando bolsas de residuos, arrastrando carros cargados de cartón entre los colectivos de avenidas de seis carriles. El Gobierno porteño reaccionó formalizando esa actividad con la Ley 992, armando cooperativas, centros verdes, alguna cobertura social. Y sin embargo — y esto es lo que nadie quiere decir en voz alta — el cartonero no desapareció cuando la economía volvió a crecer. Quedó incorporado a Buenos Aires como una función urbana permanente, como si empujar un carro con la propia espalda fuera, a esta altura, un empleo más de la ciudad. Lo que había sido la respuesta desesperada a un derrumbe nacional se convirtió en el funcionamiento normal de una de las ciudades más ricas del país. Eso no es una historia de superación. Es una historia de asimilación de lo intolerable, y punto: no hay gobierno, de ningún signo, que pueda reclamar haberla revertido, porque ninguno lo hizo.
Ahí adquiere su verdadero peso la imagen de la tracción a sangre, y conviene detenerse en ella porque es la clave de todo lo demás. Buenos Aires empezó a restringir la circulación de vehículos tirados por animales desde los años sesenta, y en 1968 la prohibición ya alcanzaba amplias zonas de la ciudad. La decisión fue clara y no admitió matices: hacer que un caballo arrastrara un peso semejante, durante horas, sobre el asfalto, era un maltrato inaceptable, y la ciudad no estaba dispuesta a seguir permitiéndolo. Décadas después reapareció el mismo carro, con la misma carga, tirado ahora por una persona que dobla el cuerpo entero para moverlo entre colectivos y automóviles. No hubo una decisión explícita que reemplazara al animal por el ser humano. Hubo algo bastante más grave y mucho más revelador: una sociedad que le reconoció al caballo una dignidad física que jamás extendió a la persona que terminó ocupando su lugar exacto, en la misma calle, con la misma carga, con el mismo esfuerzo. Esa es la medida exacta — no aproximada, exacta — de cuánto hemos naturalizado. Prohibimos que un animal sufriera así. Toleramos, sin pestañear, que un ser humano sufra exactamente así todos los días desde hace más de veinte años.
Los datos sobre el crecimiento de las villas porteñas reflejan esta realidad: entre 1980 y 2001 la población se triplicó, y en la década siguiente siguió aumentando. No se trata de familias atravesando una dificultad pasajera, sino de personas que levantaron su vida entera en esos barrios. Con el tiempo, la pobreza dejó de ser una racha de ingresos insuficientes para transformarse en una realidad estructural, con un entorno y una economía informal que se afianzaron como parte de la rutina diaria.
Esa permanencia ya no necesita ninguna estadística para probarse: se camina, se huele, se atraviesa. Y no solo en el sur, no solo en la villa de siempre — se ve en los barrios, se ve en pleno centro. En Once, en Retiro, hay cuadras enteras que después de que oscurece se volvieron directamente intransitables. Se multiplicaron los indigentes. La gente duerme a la intemperie contra cualquier persiana, en cualquier zaguán, sin que a esta altura eso mueva a nadie a llamar a ningún lado. Los adictos se drogan a la vista de todos, en la vereda, a plena luz si hace falta. Los robos ya casi nadie los denuncia, porque para qué. Y lo primero que golpea, caminando por ahí, ni siquiera es lo que se ve: es el olor. Orina y materia fecal pegados a las fachadas de edificios que supieron tener otro brillo y hoy están sin mantenimiento, cerrados, con casas enteras vacías en pleno centro de la Ciudad más rica del país. Ese deterioro no necesita ninguna planilla del INDEC para probarse. Alcanza con salir a caminar después de las ocho de la noche y dejar de mirar para otro lado.
El último relevamiento oficial de la Ciudad, de noviembre de 2025, registró 5.176 personas en situación de calle: 1.613 directamente en la vía pública, 3.563 alojadas en Centros de Inclusión Social. Los censos de organizaciones sociales dan cifras bastante mayores. Con el dato oficial alcanza y sobra para entender la dimensión: miles de personas dependen hoy, en esta ciudad, de una vereda, una estación, un parador o una cama transitoria para pasar la noche. Detrás de cada una de esas personas hay una trayectoria distinta — desempleo prolongado, separaciones, destrucción del vínculo familiar, problemas de salud mental, adicciones — pero eso no diluye la responsabilidad de nadie: al contrario, confirma que el sistema que debía sostener a esas personas en cada uno de esos puntos de quiebre falló en todos ellos, uno por uno, sin excepción.
Y mientras tanto, la respuesta del Estado sigue siendo la misma de siempre. Llama el comerciante, interviene la policía, la persona camina dos cuadras y la ciudad sigue su ritmo. El vecino y el comerciante tienen problemas reales, y nadie los obliga a cargar con lo que el Estado abandonó. Pero la escena se repite idéntica: alguien que no tiene adónde ir, expulsado de un umbral para que un negocio pueda abrir. Eso no es política social; es apenas una forma barata de disimular el problema. Desalojar a alguien no le devuelve la salud, ni los documentos, ni el techo, ni el trabajo que se le fueron cayendo de las manos en el camino. Sin esas cuatro bases sostenidas en el tiempo —no como promesas, sino como política real—, la misma historia vuelve a empezar en la esquina de al lado.
Con el paso de los años, esa marcha incesante fue calando más hondo que el mero acostumbramiento: terminó por anestesiar el alma y privarnos de la facultad misma de contemplar al otro. Cuando el dolor ajeno irrumpe de forma efímera, aún logra conmocionar las fibras de nuestra compasión; pero cuando se acampa como rutina en el umbral cotidiano, la mirada lo diluye hasta volverlo invisible. Aquel ser humano, depositario de un aliento divino y de un discurrir vital habitado por gozos y quebrantos, deja de ser contemplado en su sacralidad originaria para quedar reducido a un rótulo que incomoda: el que duerme en el umbral, el que clama por una moneda, el que rebusca entre los despojos, el que se encorva bajo el yugo de su carro. Esa erosión del asentimiento amoroso no constituye un fallo moral exclusivo del transeúnte desgastado; es, en verdad, el fruto maduro y silente de décadas de un Estado que prefirió el maquillaje efímero al auténtico acto de sanación, plenamente consciente —pues las frías estadísticas se lo recuerdan año tras año— de que los remiendos superficiales jamás restituyen la dignidad perdida y tan solo postergan la herida unos metros más allá.
Lo que más pesa en todo esto no es que el problema sea difícil de resolver, sino que se dejó de intentar hace mucho. Correr a alguien de una vereda no es una solución: es una decisión consciente de patear el tema para más adelante. Resulta difícil de entender que una ciudad que en 1968 tuvo la firmeza de prohibir que un caballo sufriera ese desgaste, hoy acepte como algo normal que lo haga una persona. No es una cuestión de falta de recursos, sino de haberse acostumbrado a mirar para otro lado. Y ese acostumbramiento es tan responsable de lo que pasa en la calle como cualquier recorte de presupuesto o cualquier política pública pensada para la foto.
Mientras tanto, bajo la mirada indiferente de la gente que apura el paso para no ver, y bajo el cálculo ruin de una clase política que edificó su confort sobre la resignación ajena, los carros siguen rodando. En 1968 esta ciudad tuvo un destello de conciencia y decidió que ningún caballo iba a seguir arrastrando semejante yugo por sus calles: hubo, al menos esa vez, una dignidad que alguien se tomó el trabajo de salvaguardar. Hoy, más de medio siglo después, un sistema anestesiado —político por desidia, social por agotamiento— contempla en silencio cómo hombres, mujeres, ancianos y niños, sin distinción de sexo, de color ni de edad, todos portadores de ese mismo aliento divino que alguna vez se nos enseñó a reconocer en el rostro del otro, empujan ese peso con la espalda encorvada sin que ya nadie los mire dos veces. Ahí están las mujeres que ninguna marcha nombra, las que duermen solas bajo un cartón o se pinchan en un umbral mientras el discurso oficial se llena la boca hablando de cuidarlas: la pobreza no pregunta el sexo de nadie antes de destruirlo, es cruel exactamente igual con todos, y esa igualdad brutal deja en evidencia a quienes dicen defender a la mujer solamente cuando la mujer aparece en un lugar cómodo para defenderla. No es solamente que el poder haya decidido no resolverlo: es que el resto de nosotros, ocupados en sostenernos a nosotros mismos sobre un piso que también tiembla, dejamos de tener ojos para el que cae. Ahí, exactamente ahí, se consuma la blasfemia cotidiana: hemos resuelto, en el altar silencioso de nuestra propia comodidad, que el esfuerzo que le negamos al animal por compasión sea, sin que nadie lo firme ni lo vote, el único destino posible para nuestros semejantes.
(1) Fuente: DGEyC (GCBA) 1980-2010; INDEC / RENABAP 2010 y 2022. Los dos tramos usan criterios de medición distintos y no son directamente comparables entre sí.
USB Toscana in piazza il 26 settembre a Firenze contro guerra e carovita
USB Toscana aderisce e partecipa al corteo regionale del 26 settembre a Firenze, indetto per la difesa del territorio da guerra, speculazione e sionismo.
La Toscana è uno snodo cruciale per un Occidente sempre più frammentato dal punto di vista del progetto politico ma sempre più coinvolto nel sistema guerra. Camp Darby e Coltano, la nuova pista dell'aeroporto di Firenze, i porti di Livorno e Piombino, la base NATO di Firenze sud, il parco agrofotovoltaico di Roccastrada e quello della Valdera, il passaggio di proprietà delle acciaierie Lucchini: sono tutti interventi ad alto impatto sul territorio e legati a fondi israeliani e ucraini. La Regione Toscana garantisce l'agibilità a questi progetti, funzionali alla guerra e sostenuti dagli stessi attori che portano avanti il genocidio in Palestina: NATO, Stati Uniti ed entità sionista. In questo quadro si colloca il console onorario di "Israele" Marco Carrai, presidente di Toscana Aeroporti e consigliere nel CDA delle ex acciaierie Lucchini, figura di raccordo tra la politica regionale e gli investitori legati all'entità sionista.
Il conto lo paghiamo noi. Salari bassissimi, prezzi e bollette in crescita, gasolio alle stelle, scuole e ospedali in sofferenza, leggi sempre più repressive, territori devastati sul piano sociale e ambientale. Il carovita che colpisce le masse popolari nasce da un modo di produzione in crisi, che cerca di risolvere la sua stessa crisi scaricando i costi su chi lavora. Da un lato taglia i servizi e comprime i salari, dall'altro sposta risorse enormi verso la spesa militare e l'economia di guerra. Sono due facce della stessa risposta alla crisi, e per questo la lotta contro la guerra e quella contro il carovita vanno tenute insieme.
È qui che si definisce il ruolo del nostro sindacato. USB si organizza nei luoghi di lavoro, dove la macchina bellica funziona grazie al lavoro di chi trasporta, carica, costruisce, amministra e insegna. Da lì si può intervenire sul meccanismo che tenta di valorizzare il lavoro. Portiamo la questione della guerra dentro le rivendicazioni quotidiane, perché un sindacato che difende il salario e tace su chi drena le risorse verso gli armamenti difende male anche il salario.
Chiediamo a lavoratrici, lavoratori, studenti e cittadini di mobilitarsi in tutta la Toscana per rompere la catena della guerra e togliere la maschera a una giunta regionale che si presenta come pacifista e di sinistra, ma che partecipa alla militarizzazione e alla devastazione del territorio.
Non è la prima mobilitazione e non sarà l'ultima. Il 30 ottobre abbiamo già in programma lo sciopero internazionale dei porti. Uno sciopero contro la guerra, la militarizzazione dell'intera società e per il lavoro dignitoso. L'azione di sciopero del 30 ottobre non si esaurirà nello specifico delle rivendicazioni dei portuali ma, a partire da queste, rilancerà l'opposizione di classe di lavoratrici, lavoratori e studenti contro guerra e carovita.
Come sempre, serve una risposta compatta ai venti di guerra che soffiano sempre più forte anche sul nostro territorio. Come sempre, serve organizzarsi e continuare a costruire un progetto generale e una strategia antimilitarista e antibellicista per difendere l'ambiente e il lavoro.

Nearly half of Taiwanese lack confidence in US defence commitments, survey finds

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Inferno a Tor Sapienza gli abitanti sul piede di guerra e la Polizia arretra

In via Cesare Tallone, gli abitanti sono costretti a convivere ogni giorno con una situazione fuori controllo: lo scheletro di un enorme stabile abbandonato è diventato rifugio per decine di sbandati e criminali, trasformandosi in una "terra di nessuno" dove l'illegalità regna sovrana e le forze dell'ordine riescono a intervenire solo in assetto antisommossa.
Siamo andati sul posto per ascoltare il comitato di quartiere: residenti che, al di là di ogni colore politico o provenienza, si battono pacificamente per difendere le proprie famiglie, vincere la paura e denunciare un degrado che va avanti da troppi anni.
Quando abbiamo provato ad avvicinarci allo stabile per documentare le condizioni della struttura, la risposta è stata immediata: minacce, insulti e un fitto lancio di bottiglie. Persino la pattuglia di polizia presente sul posto non ha potuto fare altro che presidiare a distanza, evidenziando i limiti operativi di fronte a un'area trasformata in una fortezza illegale.
Un mostro di cemento tra urla notturne, spaccio e continue violenze, nel silenzio delle istituzioni.
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#Roma #TorSapienza #Degrado #CronacaRoma #Inchiesta #Periferie
Former Shenzhen mayor Qin Weizhong under corruption probe by China’s discipline watchdog

Il glutine infiamma il cervello
Postgres Migration
After more than 20 years on MySQL, the NTP Pool is moving its primary database1 to PostgreSQL. The beta site switches over first, this weekend.
Postgres has been the default open source database for years now. It works better with the Go tools the newer code is built on, and it’s easier to run on our Kubernetes clusters.
The conversion leaned heavily on LLMs and AI coding agents. Most of the work was in the website, which has by far the most legacy code and the most varied ways of talking to the database. Other parts, like the monitoring code, needed much less work.
La Repubblica dei partiti: ideologie, famiglie politiche e pratiche nella democrazia italiana – corso di formazione aperto a tutti e gratuito
Quest’anno si sono celebrati gli ottant’anni della Repubblica italiana. Oltre alle iniziative organizzate per il 2 giugno scorso abbiamo pensato di proporre un approfondimento attraverso un corso di formazione per docenti – aperto a tutta la cittadinanza – dedicato alle famiglie politiche, ai partiti e alle figure più rappresentative della prima fase di vita della società italiana, dal dopoguerra ai primi anni Novanta.
Benché la quasi totalità delle strutture che hanno regolato quel capitolo di vita pubblica – e non solo – della nazione sia oggi scomparsa, ci è parso fondamentale cercare di capire che cosa sono state, cosa hanno rappresentato e quali suggestioni possono suggerire per il futuro. Lo faremo attraverso alcuni tra i libri più aggiornati della storiografia nazionale, con l’aiuto dei loro autori, di qualificati docenti universitari, ricercatori e protagonisti di quelle vicende. Lo scopo non è certo quello di rifugiarsi nel passato, ma di comprenderlo al fine di tentare di decifrare – almeno in parte – la società odierna e i dubbi che ci pone quotidianamente.
– GLI INCONTRI
9 Ottobre, ore 17.00 / L’idea di Repubblica
Lessico della Repubblica. Dal Risorgimento all’integrazione europea, diretto da Maurizio Ridolfi, il Mulino, 2026
Dicembre / Il cattolicesimo
Alcide De Gasperi. La cultura di un politico cattolico, di Jacopo Cellini, Carocci, 2025
Febbraio / Il socialismo
Malgrado tutto dobbiamo farcela: i socialisti e lo Shock of the Global, di Jacopo Perazzoli, Biblion, 2024
Marzo / Il comunismo
Donne comuniste nell’Italia del Novecento. Partito, società, identità di genere, a cura di Fiammetta Balestracci, Viella, 2025
Aprile / L’ azionismo
Ferruccio Parri. Dalla genesi dell’antifascismo alla guida del governo, di Andrea Ricciardi, Biblion, 2023
– SEDE
Edificio dell’Orologio – Sede ISTORECO (Piazza Luigi Orlando, Livorno)
– ORARIO
Tutti gli incontri si terranno indicativamente alle ore 17.00. Nel corso dei mesi sarà pubblicata, per ciascun appuntamento, un’apposita locandina con la data, l’orario definitivo e i nomi dei relatori.
– ATTESTATO
ISTORECO ETS è parte della Rete degli istituti associati all’Istituto Nazionale “Ferruccio Parri” (già INSMLI), riconosciuto agenzia di formazione accreditata presso il MIM. Sarà rilasciato ai richiedenti un attestato di partecipazione, che potrà essere richiesto attraverso la piattaforma SOFIA
Communist Party sets October plenum date as Xi prepares for Trump summit

IL CHICCO DI RISO NON È MAI SOLO UN CHICCO DI RISO | Thich Nhat Hanh
木工技艺之绝户榫,打不开 #woodworking

大家好,我是阿木爷爷,一名喜欢专注于做木工的的老木匠,如果您喜欢我的视频,请持续关注我的频道, 我们拍摄的视频以木质工艺品为主,接下来我和我儿子也在努力拍摄更多有创意的视频,分享给大家,让每一个阅读者学到知识,缓解心情,频道里也有很多精彩的作品,大家可以慢慢欣赏,谢谢你们的支持。
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#阿木爷爷GrandpaAmu#手工艺#老木匠
RELEASE the KRAKEN! Funny FART Prank at the Beach!!

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IN TRAPPOLA NEL VHS - Tento di riparare i videoregistratori Samsung SV-300W e Hitachi VT-S895E

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https://www.youtube.com/watch?v=UXBFO4JqdhY
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Timeline:
00:00 - Intro
02:45 - Riparazione del flat cable
07:32 - Prova di registrazione bestemmiata
09:30 - Sostituzione cinghia
11:23 - Acquisto due S-VHS su eBay
12:18 - Unboxing e primi test
15:25 - Prendi Ebay Prendi!
15:40 - Diagnosi meccanica ed elettronica
18:10 - Scambio schede tra i due S-VHS
20:47 - Ricostruzione piste corrose
21:40 - Primo successo con i nastri S-VHS
22:31 - Trapianto della meccanica
24:37 - Test finale di registrazione
25:27 - I nastri del 1989 ritrovati
26:44 - Tanti saluti a sòreta
27:05 - Quark
28:40 - ERROR
#diy #funny #timecapsule #vhs #retro #fix #mvvblog
Arresto di due ladri da parte dei Carabinieri in borghese

gzip @ Savannah: gzip-1.15 released [stable]
This is to announce gzip-1.15, a stable release.
Special thanks to Paul Eggert for his indefatigable support.
There have been 119 commits by 5 people in the 75 weeks since 1.14.
See the NEWS below for a brief summary.
Thanks to everyone who has contributed!
The following people contributed changes to this release:
Bruno Haible (2)
Collin Funk (2)
Jim Meyering (24)
Mark Adler (3)
Paul Eggert (88)
Jim
[on behalf of the gzip maintainers]
==================================================================
Here is the GNU gzip home page:
https://gnu.org/s/gzip/
Here are the compressed sources:
https://ftp.gnu.org/gnu/gzip/gzip-1.15.tar.gz (1.2MB)
https://ftp.gnu.org/gnu/gzip/gzip-1.15.tar.xz (792KB)
https://ftp.gnu.org/gnu/gzip/gzip-1.15.zip (1.5MB)
Here are the GPG detached signatures:
https://ftp.gnu.org/gnu/gzip/gzip-1.15.tar.gz.sig
https://ftp.gnu.org/gnu/gzip/gzip-1.15.tar.xz.sig
https://ftp.gnu.org/gnu/gzip/gzip-1.15.zip.sig
Use a mirror for higher download bandwidth:
https://www.gnu.org/order/ftp.html
Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:
SHA256 (gzip-1.15.tar.gz) = VFiGz1f6iKZeln+/cFkD1/yyVnyCxzQkk+gujXsaIQs=
SHA3-256 (gzip-1.15.tar.gz) = Pi3C560xPn/r7b8OPXzDZolBiOfpW/Bo9G+wUAdbgCw=
SHA256 (gzip-1.15.tar.xz) = mqDMeA3sFWuCgoRIM7NCq3ywjCXSzZoYac3Q3zHe/0g=
SHA3-256 (gzip-1.15.tar.xz) = gwwVDPignGjkxS/sw1QPN+PInnUE5sxAjkefL5C3/Mk=
SHA256 (gzip-1.15.zip) = UvU0W04E/rexLC/qZ1/40GucNXMTtUh2yDu6cdICzhA=
SHA3-256 (gzip-1.15.zip) = nhoi+h4j1rwxGJSA8pwkqehAoraNQGbcgvGxYOcxQkg=
Verify the base64 SHA256 checksum with 'cksum -a sha256 --check'
from coreutils-9.2 or OpenBSD's cksum since 2007.
Verify the base64 SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 --check'
from coreutils-9.8.
Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact. First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball. Then, run a command like this:
gpg --verify gzip-1.15.tar.gz.sig gzip-1.15.tar.gz
The signature should match the fingerprint of the following key:
pub rsa4096/0x7FD9FCCB000BEEEE 2010-06-14 [SCEA]
Key fingerprint = 155D 3FC5 00C8 3448 6D1E EA67 7FD9 FCCB 000B EEEE
uid [ultimate] Jim Meyering <jim@meyering.net>
uid [ultimate] Jim Meyering <meyering@fb.com>
uid [ultimate] Jim Meyering <meyering@gnu.org>
If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.
gpg --locate-external-key jim@meyering.net
gpg --recv-keys 7FD9FCCB000BEEEE
wget -q -O- 'https://savannah.gnu.org/project/release-gpgkeys.php?group=gzip&download=1' | gpg --import -
As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:
wget -q https://ftp.gnu.org/gnu/gnu-keyring.gpg
gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify gzip-1.15.tar.gz.sig gzip-1.15.tar.gz
This release is based on the gzip git repository, available as
git clone https://https.git.savannah.gnu.org/git/gzip.git
with commit e6263160768c73f6117f3c1de78291a60f2cb796 tagged as v1.15.
For a summary of changes and contributors, see:
https://gitweb.git.savannah.gnu.org/gitweb/?p=gzip.git;a=shortlog;h=v1.15
or run this command from a git-cloned gzip directory:
git shortlog v1.14..v1.15
This release was bootstrapped with the following tools:
Autoconf 2.73.1-b400b
Automake 1.19
Gnulib 2026-09-04 331c8d065a8a753de71f084f068473ccd5e4c34a
NEWS
* Noteworthy changes in release 1.15 (2026-09-20) [stable]
** Bug fixes
gzip no longer can mistakenly remove the wrong file if some other
process simultaneously renames a gzip destination's ancestor.
[bug present since the beginning]
gzip -d no longer rejects PKZIP signatures, local header, and data
descriptors. These can appear in well-formed streamed zip files.
[bug present since the beginning]
gzip diagnostics now quote file names containing unusual characters.
[bug present since the beginning]
A use of uninitialized memory on some malformed inputs has been fixed.
[bug present since the beginning]
A buffer overflow has been fixed when decompressing an .lzh file
after decompressing a .Z file.
[bug present since the beginning]
When decompressing an .lzh file, the output is no longer corrupted
when an internal bit buffer is not properly cleared.
[bug present since the beginning]
When decompressing an .lzh file after another .lzh file, the output is
no longer corrupted by the previous file's decoding table.
[bug present since the beginning]
gzip --synchronous no longer fails to synchronize unreadable parent
directories on platforms like GNU/Linux that have O_PATH, or to
synchronize any parent directories on platforms like FreeBSD that
have O_SEARCH but not O_PATH.
[bug introduced in gzip-1.7]
On old-fashioned or limited platforms lacking mktemp, gzexe, zdiff
and znew no longer have a race when creating a temporary file.
[bug present since the beginning]
** Changes in behavior
gzip no longer insists on the "C" locale; instead, it follows the
typical practice of using the locale specified by the environment.
This change, which is needed for file name quoting, can affect the
format of floating-point numbers output by gzip's -l and -v options.
Diagnostics are still in English, though.
gzip -l now reports "-Inf%" instead of "0.0%" for the infinite
compression ratio of an empty file.
znew's -P option is now ignored, with a warning. It was present
only to improve performance, and its implementation had too many
bugs to be worth supporting.
** Platforms no longer supported
The following platforms (or earlier) are no longer supported because
their old multibyte libraries do not work well enough: FreeBSD 4.11
(2005), HP-UX 11.00 (1997), Minix 3.1.8 (2010), MS-Windows 8.1
(2013) via mingw without UCRT.
Chinese lawyers offer coaching for when corruption busters come knocking

pspp @ Savannah: PSPP 2.1.2 has been released.
I'm very pleased to announce the release of a new version of GNU PSPP. PSPP is a program for statistical analysis of sampled data. It is a free replacement for the proprietary program SPSS.
Changes from 2.1.1 to 2.1.2:
- Translation updates.
- Bug fixes.
Please send PSPP bug reports to bug-gnu-pspp@gnu.org.
48 ORE di PURA TENSIONE nel nulla dell'Islanda 🥶 Giro del mondo in camper 4x4

Episodio 1195: Rigore, prudenza o la voglia irrefrenabile di scoprire cosa c'è dietro la prossima cresta?
In questo episodio ci spingiamo nel cuore selvaggio dell'Islanda affrontando la F26, una delle piste sterrate più estreme e spettacolari del Paese. Tra colline di terra lavica, canyon mozzafiato, guadi impegnativi e il meteo islandese che non fa sconti, ogni chilometro è una sfida continua tra il rispetto del mezzo e la voglia di esplorare.
Dal deserto di pietra fino ai panorami epici a due passi dai grandi ghiacciai come il Vatnajökull: salite a bordo con noi!
⏱️ Capitoli del video:
00:00 - L'attacco della F26 e la scelta giusta
02:15 - Tra fango, pioggia e colline laviche
05:30 - Il canyon e la cascata spettacolare nascosta tra le colonne di basalto
10:45 - Si sale di quota: panorami estremi e vista sui ghiacciai
14:20 - I primi veri guadi della giornata
18:30 - Arrivo al campo e panoramica sul mezzo
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[2026-10-22] BRICIOLE FEST - Il primo festival transfemminista a Siena @ Siena - Polo San Niccolò (22/10), Spazio Livi (23/10)
BRICIOLE FEST - Il primo festival transfemminista a Siena
Siena - Polo San Niccolò (22/10), Spazio Livi (23/10) - Via Roma, 56 (Siena)(giovedì, 22 ottobre 09:00)

Siamo una collettiva transfemminista nata nel 2023 dall'esigenza di costruire uno spazio sicuro di confronto, cura, socialità ed organizzazione. Dalla nascita della F.R.O.G. abbiamo sempre cercato di portare la pratica transfemminista, queer e antispecista negli spazi cittadini ed universitari, consapevoli che tutto questo non sarebbe mai stato possibile senza la creazione di una rete. Confronto dopo confronto, ci ha insegnato sempre di più quanto un deserto sociale in città possa voler dire maggiori opportunità di immaginare e costruire collettivamente qualcosa di diverso, qualcosa per tuttə e in cui tuttə hanno la responsabilità di mantenerlo safer.
Per questo abbiamo voluto creare il BRICIOLE FEST, un momento in cui conoscerci, stare insieme e ri-conoscerci nelle nostre identità multiple, non conformi e dissidenti. Il programma, che pubblicheremo a breve, sarà ricco di arte, banchette di autoproduzioni dal basso, presentazioni di libri, workshop, musica e tanto altro!
Intanto possiamo già darvi le info più necessarie:
◾ GIOVEDÌ 22/10 (Polo San Niccolò) - dalle 9:00 alle 19:00
◾ VENERDÌ 23/10 (Spazio Livi) - dalle 16:00 alle 02:00 (circa)
Seguiranno aggiornamenti, e vi aspettiamo numerose a Siena! 🐜✨🐜
NIST Awards More Than $1.7 Million to Support Cybersecurity Workforce Development Across 8 States
How will Beijing receive the most senior Taiwan official at Apec events this year?

Fedora Linux 45 Beta Released with Python 3.15, GCC 16.2, and Major Security Changes

The Fedora Project has officially released Fedora Linux 45 Beta, giving users an early look at the technologies expected to form the foundation of the final Fedora 45 release. The beta became available on September 15, 2026, after Fedora's Quality team approved Release Candidate 1.3 for publication.
Fedora 45 Beta brings significant changes throughout the operating system, including Python 3.15, GCC 16.2, glibc 2.44, GNU Binutils 2.47, Go 1.27, LLVM 23, Podman 6, stricter RPM signature verification, improved DNF5 protections, a new userspace virtual console, standardized desktop secret storage, and substantial installer improvements.
The release is available across Fedora Workstation, KDE Plasma Desktop, Server, Cloud, IoT, Atomic Desktops, Spins, and Labs, although a few prerelease images are excluded.
Fedora 45 Beta Is Now Available
Fedora Linux 45 Beta represents the final major public testing milestone before Fedora 45 reaches stable status.
Fedora describes its beta releases as code-complete previews that closely represent what users should expect from the final version. Development isn't finished, however, and bugs or incomplete migrations can still be discovered during real-world testing.
Fedora 45 Beta is currently available in several major editions:
- Fedora Workstation 45 Beta
- Fedora KDE Plasma Desktop 45 Beta
- Fedora Server 45 Beta
- Fedora Cloud 45 Beta
- Fedora IoT 45 Beta
- Fedora Atomic Desktops
- Fedora Spins
- Fedora Labs
Existing Fedora installations can also be upgraded to the beta using Fedora's DNF system-upgrade process.
Fedora's official Workstation download page confirms Beta 1.3 images for both x86_64 and AArch64 systems.
A New Virtual Console with kmscon
One of Fedora 45's more unusual system-level changes is the replacement of the traditional in-kernel console with kmscon.
Fedora describes kmscon as a modern userspace virtual terminal implementation that provides smoother rendering, better internationalization and font handling, improved visual integration, and security improvements compared with the older console infrastructure.
This affects the virtual terminals users encounter outside their normal graphical desktop session.
Most desktop users spend relatively little time interacting directly with these consoles, but they remain important for troubleshooting, system administration, servers, recovery operations, and systems running without a graphical environment.
Moving that functionality into userspace also gives Fedora more flexibility for future development instead of relying entirely on the legacy kernel console implementation.
425 DX News #1846 [Calendar]
425 DX News #1846
Il Segretario Generale Alberto Lombardo al Congresso Mondiale sulla Noonomia
Nessun ordine sociale viene mai distrutto prima che si siano sviluppate tutte le forze produttive per le quali esso è sufficiente, e i nuovi rapporti di produzione, superiori ai precedenti, non sostituiscono mai quelli più vecchi prima che le condizioni materiali della loro esistenza siano maturate nell’ambito della vecchia società. L’umanità si pone quindi inevitabilmente solo quei compiti che è in grado di risolvere, poiché un esame più attento mostrerà sempre che il problema stesso sorge solo quando le condizioni materiali per la sua soluzione sono già presenti o almeno in via di formazione
(Karl Marx, Contributo alla critica dell’economia politica, Prefazione, 1859).
1. L’impatto che l’Intelligenza artificiale avrà sulle nostre società è oggetto di discussione da diversi punti di vista. Qui vogliamo indagare sul cambiamento del valore che merci e servizi subiranno con la sua sempre più ampia diffusione e il prevedibile impatto sui rapporti sociali.
Partiamo dalla teoria del valore-lavoro che vede il valore di una merce (materiale o immateriale) nella quantità di lavoro umano incorporato (al di là dei problemi di conversione dei valori in prezzi).
L’ampio uso della gigantesca mole di dati accumulati e disponibile dall’IA, fa sì che vengano utilizzate e messe a profitto (al mero costo informatico) anche le ore di lavoro (produttivo, ma anche non produttivo) precedentemente prodotte nelle forme più disparate. Questo lavoro umano come può essere valutato? Esso viene appropriato dal capitale, anche se non viene pagato, sebbene vi siano dei costi di estrazione. L’assimilazione più immediata è quella alle risorse naturali che diventano una rendita per il capitale.
Marx (III Libro del Capitale e Teorie Del Plusvalore) distingue la rendita assoluta dalla rendita differenziale. La prima è quella che si genera perché esiste il monopolio della proprietà privata su certi fattori di produzione (per es. il possesso della terra coltivabile), la seconda è quella che nasce dal fatto che tali fattori hanno una redditività maggiore o minore (per es., diversa fertilità dei terreni). Marx distingue due tipi di rendita differenziale, la rendita differenziale I, derivante dalla diversa redditività di diversi lotti, e la rendita differenziale II, nascente da successivi investimenti di capitale nel medesimo lotto. Al momento ciò che viene messo a profitto non è tanto l’uso dell’AI (che potremmo assimilare alla rendita assoluta derivante dal mero possesso), quanto quei servizi di AI più performanti che vengono offerti a pagamento e quindi assimilabili alla rendita differenziale, in cui la redditività maggiore deriva non da una diversa “fertilità” della banca dati (che Marx chiamerebbe rendita differenziale I), ma dalla rendita differenziale II, nascente da successivi investimenti di capitale nel medesimo terreno.
D’altronde:
«Ogni “miglioramento” diminuisce il prezzo delle merci, [dei] mezzi di sussistenza. Il salario ossia il valore del lavoro, quindi, aumenta e diminuisce in proporzione inversa allo sviluppo della forza produttiva del lavoro, in quanto quest’ultima produca beni di prima necessità che entrano nel consumo medio della classe operaia. Il saggio del plusvalore (del profitto) diminuisce o aumenta, quindi, in rapporto diretto a come si sviluppa la forza produttiva del lavoro, perché questo sviluppo abbassa o eleva il salario.» (Marx, Teorie Del Plusvalore, Parte II).
Se ora l’AI è destinata a far aumentare a dismisura la produttività del lavoro, possiamo assistere a un’esplosione dei profitti e a un crollo dei salari.
2. Gli elementi fondamentali del processo produttivo, per come sono presentati da S. Bodrunov (Noonomia, P. 1, c. I, sez. 1.2), possono essere studiati nei rapporti e nelle contraddizioni che generano. Questi sono sì i pilastri fondamentali del processo produttivo, la cui caratterizzazione ne dipende, ma ne sono anche oggetto, in quanto ne vengono influenzati a loro volta.
La prima distinzione che si può individuare di questi quattro elementi è quella della loro genesi e del loro fine; se il lavoro umano e le materie prime sono generate esternamente dal processo produttivo, se sono cioè presupposti a questo, la stessa cosa non si può dire per le tecnologie e l’organizzazione della produzione, che invece ne sono i primi frutti.
In generale si può dire che le tecnologie e l’organizzazione del lavoro sono le caratteristiche del soggetto che vive il processo produttivo, sono caratteristiche della società che ne è influenzata o che le adopera, sono cioè frutti dell’astuzia della ragione. Il lavoro umano e le materie prime sono invece l’oggetto immediato del processo produttivo, la base materiale dalla quale questo scaturisce.
Pertanto, l’organizzazione del lavoro è la risposta dell’uomo al problema, posto dal processo produttivo, di come ottenere il massimo risultato dal lavoro umano potenziale disponibile. Così le tecnologie sono la risposta dell’uomo al problema, di simile origine, di come ottenere il massimo risultato dalle materie prime potenziali disponibili. Sono due problemi di ottimizzazione. Delle materie prime e del lavoro umano potenziali, perché il massimo del lavoro umano, che potrebbe confluire nel processo produttivo, considerato rispetto agli uomini totali che lo potrebbero generare, non è detto che sia raggiunto; la stessa cosa vale per le materie prime.
3. Il sistema di produzione capitalista ha attraversato nella sua storia numerosissime crisi; senza però mai esserne stato definitivamente travolto, ha saputo superarle sempre, anche rispetto agli assetti particolari che, sorti in situazioni di altrettanto fermento consolidatisi in anni più quieti, sono infine collassati a causa delle contraddizioni dalle quali erano emersi. Queste crisi sono conseguenze di dinamiche interne al sistema economico, ma presto hanno ricadute in altre sfere.
L’aspetto che primo tra tutti ne è influenzato è senz’altro quello sociale, cioè l’organizzazione del lavoro. Sono da considerarsi parte dell’organizzazione del lavoro anche tutti quei processi che mirano a riprodurre il lavoro umano o a disporne in quantità adeguata a quella richiesta e sostenibile dal sistema produttivo. Storicamente gli sviluppi di queste contraddizioni sono molteplici e generalmente sfociano in violenza politica volta ad evitare che il sistema economico subisca dei mutamenti strutturali, questa vi è accompagnata però da una buona dose di riforme, necessarie alla razionalizzazione del processo produttivo e al superamento della crisi. Un esempio di questo fenomeno è il fordismo, indagato già sotto questo aspetto da A. Gramsci nei suoi Quaderni del Carcere. Chiaramente a questa soluzione vi è un limite: per mantenere la situazione invariata, occorre sempre ricercare equilibrio tra le classi sociali, che ovviamente avvantaggerà la classe borghese, ma che persuaderà le altre classi a non ingaggiare una lotta per la conquista dei mezzi di produzione.
Una seconda sfera nella quale sono osservabili dei mutamenti è quella dei rapporti internazionali tra gli Stati, dalla necessità di distruggere parte del sistema produttivo esistente e di aprire nuovi mercati sorge l’imperialismo. Questa soluzione deve però scontrarsi ad oggi con dei limiti di natura tecnica, la guerra convenzionale ha ridotto drasticamente la sua portata, per via della capacità distruttiva delle armi cresciuta a dismisura che, in caso di utilizzo, non permetterebbero il raggiungimento sicuro dei risultati sperati. Ad oggi si impiegano dunque sistemi misti, i cui effetti risultano però trascurabili in molti casi, che non possono assorbire la totalità delle contraddizioni generate sul piano economico.
4. Lo sviluppo della tecnica appare quindi come l’ultima spiaggia ed è quello che l’AI dovrebbe incarnare. Generare, a parità di risorse impiegate, risultati maggiori, può essere la soluzione del problema.
Va sottolineato che qualunque mutamento in una delle sfere sopra elencate ha effetti su tutte le altre e su sé stessa, perciò, in questo contesto, si può affermare di essere entrati nella fase dei sistemi di produzione in cui l’organizzazione del lavoro si occupa prioritariamente dello sviluppo delle tecnologie.
Gli enormi progressi tecnologici che si sono raggiunti negli ultimi anni possono far pensare che il sapere sociale generale si innalzerà ad un ritmo sempre più elevato, lasciando a galla solo chi sarà in grado di rimanere al passo. Questo fenomeno apre al rischio di un accentramento dei capitali spaventoso e alla necessità di far partire una corsa allo sviluppo scientifico su scala mondiale, che genererà enormi sconquassi in ogni campo. Inoltre la necessità di impiego di forza lavoro sarà ridotta al minimo, se nel medio periodo si potrà vedere una tendenza maggiore all’impiego di forza lavoro specializzata questo potrebbe non perpetuarsi nel lungo periodo ed anzi si potrebbero raggiungere tassi di disoccupazione elevatissimi. Infatti, se le rivoluzioni industriali precedenti sono state capaci di assorbire nei nuovi settori produttivi tutta la manodopera espulsa da quelli vecchi e in dismissione, questo sembra del tutto precluso con la rivoluzione dell’AI. La diffusione sempre più capillare agirà come una droga che risolve il problema immediato e ne crea uno ancora più grande nell’immediato futuro.
Ciò ci porta a un’altra considerazione marxiana, ossia la caduta tendenziale del tasso di profitto, conseguenti alle crisi economiche, come le crisi di sovrapproduzione, la distruzione delle forze produttive e l’immane scontro tra i capitali a livello internazionale. Un’astrazione scientifica che si ripropone nella società capitalistica – in forme e modi odierni – ma nella sostanza del tutto simile a quella descritta da Marx. Si badi bene qui che si parla di caduta del saggio, ossia della percentuale, non della caduta assoluta, quindi non sono i profitti a diminuire, ma la loro redditività, ossia la quantità relativa di profitti rispetto all’enorme massa di capitali che è stata finora accumulata. Inoltre la caduta è tendenziale; ciò non implica in alcun modo la previsione di un crollo inevitabile, come hanno preconizzato le degenerazioni meccanicistiche e opportunistiche della II Internazionale socialdemocratica dopo la morte di Engels, proprio per togliere dall’ordine del giorno la rivoluzione proletaria.
Il capitalismo si dibatterà ancora una volta tra l’incudine di dover contrastare la caduta del saggio di profitto a fronte di una massa di capitali (soprattutto speculativi e fittizi) che richiedono voracemente sempre più profitti assoluti, e la necessità di distribuire reddito che possa acquistare produzioni sempre più vaste. Il gioco dei rapporti ineguali a livello internazionale che ha per secoli estratto beni dal Sud del mondo e consentito le società benestanti del Nord sembra al tramonto. Sia per la saldatura dei Paesi intorno ai BRICS, sia per la rivoluzione tecnologica che il Sud, con in testa la Cina, sta compiendo uscendo dalla trappola delle produzioni a basso contenuto di valore aggiunto. D’altro lato nel Nord la voracità dell’assorbimento dei profitti ancora al di fuori di esso limita fortemente la capacità redistributiva che finora ha retto il patto sociale tra le classi nel Nord.
Una società in cui l’organizzazione del lavoro, la creatività, l’innovazione di prodotto più ancora che di processo saranno il discrimine tra vivere o soccombere dovrà necessariamente cambiare il paradigma dei rapporti di produzione.
Non ci si aspetta che questo possa avvenire senza sconquassi, come tutte le fine delle società pregresse, ma mai come oggi l’umanità potrà porsi concretamente il problema di riunificare la socializzazione della produzione e la socializzazione dei mezzi di produzione.
In una parola: Socialismo o barbarie
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COSI Telescope Comes Together

Beijing, Taipei need peace deal before reunification, Taiwanese scholar says

Settembre 2026
novità centro studi libertari / archivio g. pinelli
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Scopriamo comportamenti nascosti nelle pagine web - CYBER 10 FUZZ

Questo è l'episodio nove della serie "Cybersecurity per principanti", offerto gratis per tutti su YouTube. La serie è portata avanti dal progetto Esadecimale, che nasce per offrire il migliore spazio di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano. Per provare con mano le challenge mostrate nella serie potete iscrivervi in piattaforma:
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DENTRO IL DEGRADO di Viale Palmiro Togliatti: Qui la gente è PRIGIONIERA

Tracce evidenti di illegalità a ogni incrocio, cantieri infiniti mai portati a termine e un senso d'insicurezza costante: la sera ci si barrica in casa sperando nella quiete, la mattina si esce con il timore di imbattersi in soggetti alterati e violenti. Un viaggio lungo una sola strada che racchiude tutti i problemi irrisolti della periferia romana.
Cosa ne pensate della situazione? Lasciate un commento con la vostra testimonianza.
Iscrivetevi al canale e attivate la campanella per altri reportage.
FASHION WEEK in TORRE BRANCA
Venerdì 25 settembre 2026 Milano si guarda dall’alto:
una speciale experience tra panorama, atmosfera e glamour nel cuore della Fashion Week.

Durante la settimana più glamour dell’anno, Milano cambia ritmo, si veste di stile e diventa il punto d’incontro internazionale di moda, creatività e nuove tendenze.
Venerdì 25 settembre 2026, nel pieno della Milano Fashion Week, arriva un appuntamento pensato per vivere la città da una prospettiva completamente diversa: una salita sulla Torre Branca accompagnata da un esclusivo aperitivo, sospesi sopra lo skyline milanese.
Un’esperienza suggestiva nel cuore di Parco Sempione, a pochi passi dal Castello Sforzesco e dalla Triennale Milano, all’interno di uno dei luoghi più iconici e sorprendenti della città.
MILANO COME NON L’AVETE MAI VISTA
Progettata da Gio Ponti e Cesare Chiodi e inaugurata nel 1933 in occasione della V Triennale, la Torre Branca è uno dei simboli dell’architettura milanese del Novecento.
Con i suoi 108,6 metri di altezza, domina Parco Sempione e regala dalla sommità una prospettiva straordinaria sulla città. Un moderno ascensore conduce al belvedere in meno di un minuto e, quando la visibilità lo permette, lo sguardo può spingersi oltre il profilo di Milano fino alla pianura lombarda, alle Alpi e agli Appennini.
Ed è proprio qui che, in occasione della Fashion Week, la semplice visita si trasforma in una vera Milan Experience.

FASHION WEEK ABOVE MILAN
La serata di venerdì 25 settembre unirà il fascino della salita sulla Torre Branca al piacere di un aperitivo esclusivo, creando un momento da vivere e condividere durante una delle settimane più attese dell’anno.
Prima l’emozione dell’ascesa. Poi Milano che lentamente si apre sotto gli occhi, con il Castello Sforzesco, Parco Sempione e lo skyline contemporaneo a disegnare un panorama unico. Infine l’aperitivo, per celebrare la Fashion Week in un’atmosfera elegante e fuori dall’ordinario.
Un appuntamento pensato non semplicemente come un aperitivo, ma come un’esperienza:
Milano vista dall’alto nel momento in cui Milano è al centro del mondo della moda.
La Milano Fashion Week Primavera/Estate 2027, in programma dal 22 al 28 settembre 2026, porta infatti in città oltre 200 appuntamenti tra sfilate, presentazioni ed eventi, trasformando Milano in un grande palcoscenico internazionale dedicato a moda, design e creatività.

UNA SERA SOPRA LA CITTÀ
La Torre Branca diventa così il luogo ideale per concedersi una parentesi speciale nel vortice della Fashion Week: un punto privilegiato dal quale osservare Milano e lasciarsi conquistare dalla sua atmosfera.
COME PARTECIPARE
Fai il tuo Accredito e riserva il tuo posto seguendo questo link :
https://www.infomilano.news/eventi/torrebrancafashionweek2026
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Venerdì 25 settembre 2026
TORRE BRANCA – MILANO
Parco Sempione – Viale Luigi Camoens 2
Salita panoramica + Aperitivo esclusivo
Per una sera non limitatevi a vivere Milano.
Guardatela dall’alto.
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Apparato urinario: il senso biologico
BYUNG-CHUL HAN | TROPPO VIVI PER MORIRE, TROPPO MORTI PER VIVERE
Come fare un’analisi SEO completa di un sito web: guida pratica all’audit
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CAPIF 5: Regional Interconnectivity in Central Asia
General Meeting October 2026: Draft Agenda Published
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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 9.17 - PEACE & LOVE

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NASA Unveils Enterprise, the First Space Shuttle

It’s Time to Test Fedora 45 Beta
Fedora 45 beta has been released with updated Gnome, KDE Plasma, and kernel.
Il fronte cyber del porto
Immagine in evidenza rielaborata con Intelligenza Artificiale
Una nave portacontainer arriva in porto e si ferma sotto una fila di gru portuali alte quanto un palazzo. Le loro braccia si allungano sopra il ponte, agganciano uno dei container impilati a bordo e lo spostano a terra. È una coreografia che si ripete migliaia di volte al giorno in ogni grande porto del mondo, con una precisione crescente e tempi sempre più ridotti. Da operazioni simili dipende buona parte del commercio mondiale e del suo ritmo.
A prima vista, una gru portuale (in gergo: ship-to-shore) sembra soprattutto una grande struttura meccanica, quasi un residuato industriale: acciaio, motori, cavi e carrucole costruiti per sollevare decine di tonnellate. La verità è che le gru installate nei grandi porti contemporanei sono ormai inserite all’interno di ecosistemi digitali molto complessi, piene come sono di sensori che controllano posizione, velocità e oscillazione dei container; software che coordinano i movimenti; strumenti per comunicare con gli altri dispositivi del porto e delle navi, ecc.
La trasformazione di strumenti meccanici in dispositivi digitali non riguarda peraltro solo le gru, ma i porti nel loro complesso. Negli ultimi decenni i terminal si sono riempiti di sistemi informatici che assegnano gli spazi ai container, coordinano camion e treni, gestiscono gli ingressi in banchina, registrano i movimenti delle merci e stabiliscono in quale ordine una nave debba essere caricata o scaricata. Nei terminal più automatizzati, parte delle operazioni che un tempo richiedevano centinaia di persone viene oggi eseguita o coordinata da software, sensori e veicoli autonomi. E i progressi di intelligenza artificiale – in termini soprattutto di computer vision, IoT/sensori, digital twin e veicoli autonomi – promettono di rendere la tendenza ancora più evidente in futuro.
Tanta efficienza è necessaria perché nei porti il tempo costa più che altrove. Una nave ferma anziché in viaggio consuma enormi risorse finanziarie. Una colonna di tir in coda perché c’è stato un errore nell’assegnazione di uno slot di carico è un danno che si ripercuote a cascata su migliaia di altri trasporti. Per questo conoscere con precisione e rapidità dove si trova un container, quanto spazio rimane su un cargo, in quale ordine vanno caricate o scaricate le stive è un fattore fondamentale per ridurre tempi e costi e aumentare l’efficienza logistica.
Più efficiente diventa la logistica, più facile ed economico risulta l’organizzazione di catene produttive distribuite su migliaia di chilometri, ovvero la struttura industriale alla base del sistema produttivo contemporaneo. La digitalizzazione dei porti è, in altre parole, uno degli sviluppi tecnologici che hanno permesso alla globalizzazione di funzionare con l’enorme fluidità ed efficienza raggiunta negli ultimi decenni.
Questa stessa trasformazione ha però prodotto altre conseguenze: un porto più digitalizzato è efficiente, ma è anche più vulnerabile ad attacchi informatici e ad altri generi di sabotaggio tecnologico. Ed è così che, di recente, anche i macchinari portuali hanno iniziato a diventare una questione cyber e geopolitica.
Il problematico dominio di ZPMC
Il caso più evidente è quello delle gru prodotte da Shanghai Zhenhua Heavy Industries Company, meglio nota come ZPMC. L’azienda cinese è diventata negli ultimi trent’anni il principale produttore mondiale di gru portuali e le sue macchine sono oggi presenti nei terminal di decine di paesi. Negli Stati Uniti, in particolare, ZPMC è arrivata a occupare una posizione dominante tra le gru portuali installate nei porti commerciali.
Per molto tempo questo dato ha interessato solo gli addetti ai lavori. ZPMC era semplicemente un’azienda che vendeva macchinari grandi, costosi e difficili da produrre a clienti che avevano bisogno di movimentare un numero crescente di carichi nel minor tempo possibile. La sua espansione era, prima di tutto, una storia industriale: quella di un’azienda che, come molte altre realtà cinesi, era riuscita a conquistare un settore altamente specializzato grazie alla capacità produttiva, ai prezzi competitivi e alla possibilità (pure questa logistica) di consegnare in tutto il mondo delle gru già quasi completamente assemblate.
Poi sono arrivati gli anni Venti ed è mutato il contesto politico. Negli Stati Uniti del post-Covid la crescente competizione con la Cina ha trasformato progressivamente alcune dipendenze industriali in problemi di sicurezza nazionale. È accaduto con i semiconduttori, con le apparecchiature per le telecomunicazioni, con le batterie, con una lunga serie di tecnologie e materie prime considerate critiche.
E alla fine è arrivato anche il turno delle gru. Macchinari che fino a pochi anni prima venivano raccontati soprattutto come moltiplicatori di efficienza hanno cominciato a essere descritti col vocabolario del rischio. Ci si è iniziati per esempio a domandare come fosse possibile che un componente industriale prodotto da un’azienda cinese, contenente hardware e software provenienti da una filiera internazionale, non solo fosse finito in ogni molo d’America (quelle ZPMC rappresentano quasi l’80% delle gru portuali presenti negli Stati Uniti), ma avesse libero accesso ad alcune delle reti infrastrutturali più importanti dell’economia USA.
Normali gru o spie cyber?
Nel febbraio del 2024, l’amministrazione Biden è così intervenuta sulla cybersecurity dei porti statunitensi, dedicando particolare attenzione proprio alle gru ship-to-shore prodotte in Cina. Il timore era che sistemi di comunicazione, accessi remoti o altre componenti digitali potessero essere sfruttati per raccogliere informazioni o, in uno scenario più grave, interferire con le operazioni portuali. Nacque così sui media l’espressione “gru-spia”, che evocava l’immagine di queste enormi mantidi d’acciaio cinesi affacciate sui porti americani, le quali, oltre a spostare container, avrebbero potuto rappresentare una specie di cavallo di Troia digitale.
Era un’immagine potente, ma anche una semplificazione della realtà politica dietro il fenomeno. Il problema delle gru ZPMC non si limita alla eventuale, presunta, e tutta da dimostrare, volontà cinese di sabotare la logistica americana o mondiale. Il problema delle gru ZPMC ha a che fare con il difficilissimo ripensamento di un sistema industriale internazionale che per decenni ha ricercato l’efficienza estrema, ma che, negli ultimi anni, è diventato politicamente sempre più spaventato da se stesso. E questo genera alcuni paradossi.
Il primo paradosso è che una gru ZPMC non è, in realtà, interamente cinese. Come molti oggetti industriali complessi del nostro tempo, è il risultato di una catena di fornitura internazionale. Al suo interno contiene motori, sensori e componenti prodotti da aziende europee, giapponesi o americane, assemblati in Cina e infine installati in un porto dall’altra parte del mondo. Una filiera così stratificata è una caratteristica normale dell’industria contemporanea, ma rende molto difficile stabilire dove cominci e dove finisca il rischio associato a una determinata tecnologia.
Eliminare una gru cinese da un porto americano, per esempio, non significa necessariamente eliminare tutti i componenti critici cinesi dall’infrastruttura del porto. Allo stesso modo, sostituire una gru cinese con una macchina europea o giapponese non solo costa di più, ma non garantisce necessariamente che questa non utilizzi a sua volta componenti o subfornitori cinesi in qualche punto della sua supply chain (che è la ragione per cui la burocrazia del protezionismo è una delle questioni tecnicamente più complesse al mondo).
Nel caso di una gru portuale, poi, la questione si complica ulteriormente perché il prodotto non termina ai confini della macchina. Una volta installata, la gru viene collegata all’ecosistema digitale del terminal. Deve comunicare con altri sistemi, essere aggiornata, diagnosticata, riparata. Le configurazioni variano da porto a porto e alcune macchine possono essere controllate, programmate o assistite da remoto.
Nel corso delle indagini condotte nel 2023 e nel 2024 dal Congresso USA furono trovati modem cellulari installati su alcune gru ZPMC o all’interno delle infrastrutture di rete che le servivano. In alcuni casi, secondo le commissioni parlamentari che condussero l’indagine, quegli apparati non erano esplicitamente previsti dai contratti stipulati dai porti. ZPMC aveva inoltre richiesto in diverse occasioni accesso remoto alle proprie gru, ufficialmente per attività di diagnostica e manutenzione.
Nessuna di queste caratteristiche, presa isolatamente, è la cosiddetta “smoking gun”. D’altra parte, un modem può avere una funzione perfettamente legittima e l’accesso da remoto, quando possibile, è comune nella manutenzione delle apparecchiature industriali, visti i grossi risparmi che permette. Il problema è che la stessa funzione che permette a un ingegnere di diagnosticare un guasto a distanza può, se progettata o configurata (magari intenzionalmente) male, trasformarsi in un punto di accesso per qualcun altro.
Le indagini statunitensi hanno quindi mostrato vulnerabilità e possibilità di accesso, ma non hanno dimostrato che Pechino abbia effettivamente utilizzato le gru ZPMC per spiare o sabotare i porti statunitensi. Nel rapporto sulle minacce informatiche al sistema marittimo pubblicato nel 2025, la Coast Guard precisava che i propri specialisti non avevano osservato attività malevole sulle o attraverso le gru, pur ritenendo che le vulnerabilità individuate le rendessero possibili.
È una distinzione importante: una vulnerabilità informatica può essere una falla tecnica, ma non indica inequivocabilmente la volontà di arrecare un danno. Una backdoor deliberatamente inserita da un produttore è invece qualcosa di diverso, perché implica intenzionalità. Dimostrare infine che l’eventuale backdoor individuata sia stata effettivamente utilizzata da uno Stato per attività di spionaggio richiede un ulteriore salto probatorio.
Il paradosso della globalizzazione
Ed è qui che rischio informatico effettivo e percezione del rischio geopolitico (con tutti i pregiudizi che essa comporta) finiscono per sovrapporsi. Un governo che si occupa della sicurezza di infrastrutture essenziali non può soltanto domandarsi se qualcuno abbia già sfruttato una vulnerabilità o se esista per errore o per dolo, ma deve soprattutto chiedersi, e a maggior ragione nel caso di un porto, se qualcuno potrebbe usarla in futuro e con quali effetti. Bloccare un grande terminal significa infatti rallentare l’arrivo di generi alimentari, di farmaci, di componenti industriale e, in caso di conflitti, di materiale destinato alle forze armate. La vulnerabilità di un porto può avere conseguenze che si propagano nell’entroterra per migliaia di chilometri.
Ma proprio perché il ragionamento riguarda non ciò che accade o è accaduto ma ciò che potrebbe accadere, diventa difficile stabilire quale sia un livello di rischio accettabile. Se fosse necessario eliminare da qualunque infrastruttura critica ogni tecnologia potenzialmente vulnerabile, o riconducibile a un avversario politico, bisognerebbe ricostruire interamente le catene di fornitura mondiali.
Il problema è che le dipendenze tecnologiche – nei porti o nei data center – non nascono per caso e soprattutto non scompaiono rapidamente. ZPMC ha conquistato il mercato perché per decenni ha fatto esattamente ciò che il sistema economico globale chiedeva ai suoi fornitori: produrre su larga scala, contenere i costi, aumentare l’efficienza e consegnare in tutto il mondo.
ZPMC ha conquistato e dominato il settore per anni perché era un produttore capace non soltanto di costruire enormi gru, ma anche di assemblarle, trasportarle via mare e installarle direttamente nei terminal, offrendo ai propri clienti un vantaggio economico e di efficienza molto concreto. Per un porto che deve aumentare rapidamente la propria capacità, la provenienza geografica dei macchinari è stata per molto tempo una questione secondaria rispetto al prezzo, ai tempi di consegna e alle prestazioni.
Per trent’anni aziende e governi hanno costruito le loro supply chain partendo dall’idea che contasse solo l’efficienza: se un’azienda era in grado di produrre una gru migliore o più economica, aveva senso acquistarla. Se assemblare un prodotto dall’altra parte del mondo consentiva di abbassarne il prezzo, era razionale organizzare la produzione in quel modo. E la possibilità di spostare merci rapidamente, e con costi relativamente bassi, rendeva tutto questo molto conveniente. La posizione di quasi monopolio del settore raggiunta da ZPMC non è dunque un’anomalia della globalizzazione. Al contrario, è la dimostrazione del suo successo.
La vicenda delle “gru-spia” cinesi ci mostra quindi cosa succede quando la stessa logica che si è esaltata per anni viene filtrata attraverso un paradigma politico diverso e un clima di scarsa fiducia internazionale. La globalizzazione aveva entusiasticamente costruito la propria efficienza sulla convinzione che l’interdipendenza fosse soprattutto una risorsa. La competizione geopolitica contemporanea dà invece priorità all’ipotesi opposta: che ogni interdipendenza sia anche, almeno potenzialmente, una vulnerabilità. E così facendo non sta mettendo in discussione soltanto gli effetti della globalizzazione (chi dipende da chi, dove vengono prodotti i beni o chi controlla determinate tecnologie), ma anche gli strumenti materiali con cui la globalizzazione stessa funziona.
L'articolo Il fronte cyber del porto proviene da Guerre di Rete.
Terrorismo e Imperialismo: Due facce dello stesso sistema – Intervento del Partito Comunista a Mosca
Versione integrale dell’intervento del Vicesegretario Generale Matteo Di Cocco al III Forum Antifascista di Mosca tenutosi a Maggio 2026.
IL FASCISMO NON È UN INCIDENTE — È LA RISPOSTA VIOLENTA DEL CAPITALISMO
Il Fascismo non è un incidente della storia. Non è una deviazione, non è un’anomalia. È il frutto avvelenato della degenerazione sistemica del capitalismo che, quando entra in crisi o si sente minacciato dai movimenti popolari e operai, reagisce con ferocia, togliendo la propria maschera della democrazia per mostrare il volto violento. Quello della violenza di classe.
Come insegnato da Antonio Gramsci, la pavidità dei partiti operai — egemonizzati dalle correnti riformiste, incapaci di una visione ideologica corretta — è stata la prima causa della sconfitta del movimento operaio italiano di fronte alla marea nera.
Non possiamo ripetere quegli errori. Non possiamo più permetterci quella codardia, sperando di strappare qualche simpatia qua e là nel campo socialdemocratico (se non peggio).
Questo perché (e ne abbiamo le prove giorno dopo giorno) il fascismo in occidente sopravvive e continua a riprodursi perché negli ultimi trent’anni l’ideologia e la modalità d’azione dei comunisti è stata smantellata e deligittimata, pezzo dopo pezzo da chi in una folle rincorsa ai richiami delle élite finanziarie ha abbracciato il neoliberismo dando vita ad una pseudo sinistra, incarnata in fine da chi a Bruxelles, nel Consiglio Europeo ha avuto il coraggio di equiparare il nazismo ed il comunismo, distruggendo nel frattempo lo stato sociale e continuando a sostenere il regime neo nazista di Kiev.
In Italia, come nel resto dell’Europa abbiamo sempre più la prova che la forma più avanzata di fascismo non ha più la camicia nera addosso, ma hanno i vessilli di chi ha tradito la classe operaia invece di difenderla. Questo tradimento è un sintomo, di una malattia più ampia.
Una malattia che si chiama fascismo moderno.
TERRORISMO COME CATEGORIA POLITICA
Il terrorismo, come il fascismo non è un fenomeno autonomo che cade dal cielo ed in questo ci rifacciamo proprio a quanto dichiarato dal Presidium del Comitato Centrale del KPRF nel giugno del 2024:
“Per sconfiggere il terrorismo, è necessario superare il capitalismo, unire la società sugli ideali della giustizia, e quindi del socialismo. L’esperienza sovietica ci dà un grande esempio di come la società può unirsi, forgiare una forte armatura della sicurezza nazionale e vergognare il nemico più cinico e crudele” (https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html) [1]”
Il nostro Partito condivide in pieno questa lettura, le radici del terrorismo in epoca contemporanea sempre più affonda le radici nella povertà, nella diseguaglianza, nei conflitti militari fomentati dall’imperialismo per il controllo delle risorse o per la gestione delle proprie sfere di influenza a livello geopolitico fino alla frammentazione sociale prodotta coscienziosamente dal capitalismo neoliberista.
Possiamo definire il terrorismo come un fenomeno con tre facce, per quanto riguarda l’analisi politica contemporanea.
- C’è il terrorismo come atto criminale di massa contro civili innocenti
- C’è il terrorismo di Stato, organizzato da chi attacca popolazioni civili e finanzia organizzazioni e milizie paramilitari che organizzano stragi o colpi di Stato
- Infine, c’è l’uso strumentale della categoria “terrorismo” utilizzata come arma ideologica per attaccare chi si oppone alle manovre imperialiste, per reprimere i movimenti popolari legittimando le aggressioni militari.
Qui ci poniamo una domanda: chi è il vero terrorista? Chi difende un popolo e la propria identità nazionale dall’aggressione di un governo fascista o quello stesso governo che attacca quei popoli? Noi sicuramente sappiamo da che parte stare.
[1] Dal servizio stampa del Comitato Centrale del KPRF 24 Giugno 2024 https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html
L’UCRAINA E IL NODO DEL CONFLITTO
Se parliamo di strutture imperialiste e terroriste in occidente non possiamo evitare di parlare della NATO che con la sua continua aggressione imperialista con il allargamento ad est violando non solo gli accordi del 1991, ma qualsivoglia briciolo di buonsenso, hanno trasformato l’Ucraina in un avamposto anti-russo. Per questo il Partito Comunista (Italia) condanna nettamente il sostegno dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America a tutti quei settori che hanno egemonizzato il potere di Kiev dal colpo di Stato del 2014 in poi.
Fin da Euromaidan, l’obiettivo non è stato minimamente quello di mettere al centro la volontà del popolo ucraino, ma quello di accerchiare ed indebolire la Russia accerchiandola e cercando di distruggere qualsiasi forma di opposizione all’egemonia del dollaro e della finanza anglosassone, distruggendo quel filo rosso che unisce i popoli russi ed ucraini da ben prima che nascesse la NATO o che gli Stati Uniti d’America fossero un pensiero di Franlink o Jefferson.
Come è ben documentato, il regime di Kiev ha trasformato l’Ucraina nel primo stato terrorista d’Europa permettendo l’uso di metodi deliberatamente terroristici come gli attacchi ad infrastrutture civili, sabotaggi e addirittura uso di missili forniti dall’Occidente contro le popolazioni residenti nelle regioni del Donbass.
Se ci fossero dubbi, questo non è il comportamento di una democrazia, questo non è il comportamento di uno stato aggredito (come molti in Italia ed Europa definiscono l’Ucraina) ma questo è puro e semplice terrorismo di Stato, armato e finanziato dall’imperialismo occidentale.
L’Ucraina non è più una nazione, ma un asset strategico militare in mano a potenze straniere.
Le sanzioni contro la Russia si sono ritorte contro l’Europa stessa.
La NATO ogni giorno di più viene umiliata.
I popoli del Donbass si sono ribellati ed hanno preso le armi per difendere la propria autodeterminazione.
Oggi la Russia insieme alla Cina Socialista ed a tutte quelle nazioni che vogliono uscire dal giogo imperialista hanno l’opportunità di costruire un fronte per la pace e la sovranità economica e politica dei popoli.
Dobbiamo purtroppo constatare che in questo momento in Italia non ci sono le condizioni minime per attuare una politica di questo tipo, poiché la nostra nazione è da anni ormai retrocessa al rango di colonia.
Nostro l’ardito compito far risaltare le contraddizioni del sistema e sfruttarle per riportare anche in Italia il protagonismo della politica sull’economia e del popolo sull’imperialismo.
IL NEOLIBERISMO È IN GUERRA PERMANENTE
Cari compagni, dobbiamo essere chiari su un punto: non siamo di fronte a una crisi passeggera o ad un’anomalia che verrà risolta con qualche aggiustamento diplomatico.
Ci troviamo di fronte ad una crisi strutturale del capitalismo, che cerca la sua via d’uscita — come sempre nella storia — attraverso l’unico metodo che conosce: la guerra, la militarizzazione delle società e la distruzione dei diritti sociali conquistati dai lavoratori nel Novecento.
L’Unione Europea si è rivelata per quello che i comunisti hanno sempre denunciato: un apparato tecnico e burocratico al servizio del complesso militare del capitale.
Euro, Unione Europea e NATO non difendono la democrazia ma ne sono la diretta negazione.
Lo vediamo nelle politiche di austerità che negli anni hanno colpito i popoli europei, lo vediamo nella continua promozione di uno spirito anticomunista anche a livello istituzionale, non solo falsificando la storia, ma spergiurando sulle tombe di chi ha sacrificato la propria vita 81 anni fa per liberare il continente dal dominio nazifascista.
L’aumento smisurato delle spese militari sacrificando sanità, istruzione e pensioni sono il segnale di un’opera di distruzione della società per piegarla alla volontà delle élite economiche e militari utilizzando l’invenzione di una fantomatica minaccia russa come alibi per accelerare il processo di smantellamento di ogni residuo di Stato sociale.
Visto il continuo attacco dell’Unione Europea al suo stesso popolo, vista la continua ricerca di un nemico per militarizzare e spaventare gli europei convincendoli della giustezza di una futura guerra … possiamo definire la stessa Unione Europea come un’entità terroristica?
LA RISPOSTA COMUNISTA
La risposta comunista non può essere né nazionalista né semplicemente pacifista.
Deve essere internazionalista e di classe.
Se vogliamo essere all’altezza del compito che la storia ci sta ponendo dobbiamo riunire tutti coloro che rifiutano il controllo imperialista, chi è a favore della sovranità de popoli ed contro l’ingerenza straniera.
Dobbiamo combattere tutti quei piani di riarmo che sono propedeutici a future aggressioni e conflitti, dobbiamo far si che tutte le componenti sociali dei nostri rispettivi stati difendano lo Stato Sociale e smascherino le pseudosinistra neoliberista, finto socialdemocratiche e tutti coloro che hanno tradito i loro popoli.
Nel nostro paese, il Partito Comunista (Italia) porta avanti questa battaglia senza compromessi. Non partecipiamo al gioco delle alleanze con il centro-sinistra atlantista. Non sosteniamo le missioni militare all’estero o l’invio di armi in Ucraina, siamo contro la NATO e contro l’Unione Europea del capitale.
Per questo il nostro compito non deve fermarsi solo a tutti coloro che si riconoscono nella nostra ideologia, ma dobbiamo essere capaci di egemonizzare quei movimenti di massa spontanei che altrimenti sarebbero fini a loro stessi: come ci hanno insegnato Lenin e Gramsci serve un partito, una direzione politica ed una visione ideologica chiara.
VERSO LA VITTORIA
Compagni, permettetemi di chiudere con una riflessione che porto anche a nome del Segretario Generale Alberto Lombardo. Siamo qui a Mosca, capitale dell’Unione Sovietica che ha resistito all’invasione nazifascista ed ha liberato il continente dal pericolo nero al costo della vita di oltre venti milioni dei suoi figli.
L’Armata Rossa a Stalingrado non ha fermato la macchina militare nazifascista solo per l’Unione Sovietica, ma lo ha fatto per la libertà di tutto il mondo, fu la vittoria del socialismo sul fascismo, la vittoria del popolo sulla barbaria capitalista.
Lo abbiamo già detto lo scorso anno, per rispetto e onore del popolo sovietico Volvograd non deve essere Stalingrado pochi giorni dell’anno, ma deve tornare ad essere Stalingrado tutto l’anno!
Proprio su quell’esempio eroico noi siamo chiamati ad un’altra battaglia, sotto forme diverse contro nemici che oggi hanno giacche e cravatte. Invece dei carri armati usano canali di informazione, fondi di investimento e le banche centrali per manipolare la vita delle persone e la loro percezione della realtà.
Ma la sostanza non cambia: il capitalismo quando è in crisi torna a mostrare il suo volto di violenza, di guerra e di terrorismo contro i popoli.
Non so quando arriverà la Vittoria. Ma so che, quando arriverà, voglio che ci sia anche il mio ed il contributo del mio Partito.
Ma questa battaglia l’abbiamo già vinta una volta, 81 anni fa e non ce lo hanno mai perdonato.
Facciamolo accadere ancora una voltaSlava Stalingrad! Vperëd k pobede!
(Avanti verso la vittoria!)
English VersionIII International Forum — Moscow, May 2026
Terrorism and Imperialism: Two Faces of the Same System
First of all, allow me to convey greetings to you from the General Secretary, comrade Alberto Lombardo, and from the entire Central Committee of the Communist Party (Italy).
We thank the KPRF – Communist Party of the Russian Federation for organizing this Forum and for allowing us to bring the voices of those in Italy who fight every day against imperialism, war, and fascism in its many contemporary forms.
FASCISM IS NOT AN ACCIDENT — IT IS CAPITALISM’S VIOLENT RESPONSE
Fascism is not an accident of history. It is not a deviation, it is not an anomaly. It is the poisonous fruit of the systemic degeneration of capitalism, which, when it enters into crisis or feels threatened by popular and workers’ movements, reacts ferociously, removing its democratic mask to reveal its violent face. That of class violence.
As Antonio Gramsci taught, the cowardice of workers’ parties—dominated by reformist currents, incapable of a correct ideological vision—was the primary cause of the defeat of the Italian workers’ movement in the face of the oil slick.
We can’t repeat those mistakes. We can no longer afford that cowardice, hoping to gain some sympathy here and there in the social democratic camp (or worse).
This is because (and we have proof of this day after day) fascism in the West survives and continues to reproduce itself because over the last thirty years the ideology and mode of action of the communists have been dismantled and delegitimized, piece by piece, by those who, in a mad pursuit of the calls of the financial elite, have embraced neoliberalism, giving birth to a pseudo-left, ultimately embodied by those in Brussels, in the European Council, who had the courage to equate Nazism and Communism, meanwhile destroying the welfare state and continuing to support the neo-Nazi regime in Kiev.
In Italy, as in the rest of Europe, we have growing evidence that the most advanced form of fascism no longer wears black shirts, but instead carries the banners of those who betrayed the working class instead of defending it. This betrayal is a symptom of a broader disease.
A disease called modern fascism.
TERRORISM AS A POLITICAL CATEGORY
Terrorism, like fascism, is not an autonomous phenomenon that falls from the sky and in this we refer precisely to what was declared by the Presidium of the Central Committee of the KPRF in June 2024:
“To defeat terrorism, it is necessary to overcome capitalism, to unite society around the ideals of justice, and therefore of socialism. The Soviet experience gives us a great example of how society can unite, forge a strong armor of national security, and shame the most cynical and cruel enemy.”https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html) ”
Our Party fully shares this view: the roots of terrorism in contemporary times are increasingly rooted in poverty, inequality, military conflicts fomented by imperialism for the control of resources or the management of its own spheres of influence at the geopolitical level, up to the social fragmentation consciously produced by neoliberal capitalism.
We can define terrorism as a three-faceted phenomenon, as far as contemporary political analysis is concerned.
• There is terrorism as a mass criminal act against innocent civilians
• There is state terrorism, organized by those who attack civilian populations and finance paramilitary organizations and militias that organize massacres or coups d’état
• Finally, there is the instrumental use of the category “terrorism” employed as an ideological weapon to attack those who oppose imperialist maneuvers, to repress popular movements by legitimizing military aggression.
Here we ask ourselves a question: who is the real terrorist? Those who defend a people and their national identity from the aggression of a fascist government, or the very government that attacks those people? We certainly know which side we’re on.
UKRAINE AND THE CRUCIAL ISSUE
When we talk about imperialist and terrorist structures in the West, we cannot avoid mentioning NATO, which, with its ongoing imperialist aggression and eastern enlargement—violating not only the 1991 agreements but every shred of common sense—has transformed Ukraine into an anti-Russian outpost. For this reason, the Communist Party (Italy) strongly condemns the European Union and the United States’ support for all those sectors that have dominated Kiev’s power since the 2014 coup.
Since Euromaidan, the goal has not been to put the will of the Ukrainian people at the center, but to encircle and weaken Russia by encircling it and trying to destroy any form of opposition to the hegemony of the dollar and Anglo-Saxon finance, destroying the common thread that has united the Russian and Ukrainian peoples since well before NATO was born or the United States of America was even a thought of Franklin or Jefferson.
As is well documented, the Kiev regime has transformed Ukraine into Europe’s first terrorist state by allowing the use of deliberate terrorist methods such as attacks on civilian infrastructure, sabotage, and even the use of Western-supplied missiles against populations living in the Donbass regions.
If there were any doubt, this is not the behavior of a democracy, this is not the behavior of an attacked state (as many in Italy and Europe define Ukraine) but this is pure and simple state terrorism, armed and financed by Western imperialism.
Ukraine is no longer a nation, but a strategic military asset in the hands of foreign powers.
Sanctions against Russia have backfired on Europe itself.
NATO is being humiliated more and more every day.
The people of Donbass rebelled and took up arms to defend their self-determination.
Today, Russia, together with Socialist China and all those nations that wish to escape from the imperialist yoke, have the opportunity to build a front for peace and the economic and political sovereignty of the peoples.
Unfortunately, we must note that at this time in Italy the minimum conditions for implementing a policy of this type do not exist, since our nation has been relegated to the rank of a colony for years now.
Ours is the daring task of highlighting the contradictions of the system and exploiting them to restore, in Italy too, the role of politics over the economy and of the people over imperialism.
NEOLIBERALISM IS AT PERMANENT WAR
Dear comrades, we must be clear on one point: we are not facing a temporary crisis or an anomaly that will be resolved with some diplomatic adjustments.
We are facing a structural crisis of capitalism, which seeks its way out—as always throughout history—through the only method it knows: war, the militarization of societies, and the destruction of the social rights won by workers in the twentieth century.
The European Union has revealed itself to be what the communists have always denounced: a technical and bureaucratic apparatus at the service of capital’s military complex.
The Euro, the European Union and NATO do not defend democracy but are its direct negation.
We see it in the austerity policies that have affected the peoples of Europe over the years, we see it in the continued promotion of an anti-communist spirit even at the institutional level, not only by falsifying history, but by perjuring themselves on the graves of those who sacrificed their lives 81 years ago to liberate the continent from Nazi-Fascist rule.
The disproportionate increase in military spending, sacrificing healthcare, education, and pensions, signals a drive to destroy society, bending it to the will of the economic and military elites. The invention of a phantom Russian threat serves as an excuse to accelerate the dismantling of every vestige of the welfare state.
Given the European Union’s ongoing attack on its own people, given its constant search for an enemy to militarize and frighten Europeans into believing a future war is justified… can we define the European Union itself as a terrorist entity?
THE COMMUNIST RESPONSE
The communist response can be neither nationalist nor simply pacifist.
It must be internationalist and class-based.
If we want to live up to the task that history is placing before us, we must unite all those who reject imperialist control, those who are in favor of the sovereignty of peoples and those who are against foreign interference.
We must fight all those rearmament plans that pave the way for future aggression and conflict. We must ensure that all social groups in our respective countries defend the Welfare State and expose the neoliberal pseudo-left, fake social democrats, and all those who have betrayed their peoples.
In our country, the Communist Party (Italy) is fighting this battle uncompromisingly. We do not participate in the game of alliances with the Atlanticist center-left. We do not support military missions abroad or the shipment of weapons to Ukraine; we are against NATO and the European Union of capital.
For this reason, our task must not be limited to those who identify with our ideology, but we must be capable of hegemonizing those spontaneous mass movements that would otherwise be ends in themselves: as Lenin and Gramsci taught us, we need a party, a political leadership, and a clear ideological vision.
TOWARDS VICTORY
Comrades, allow me to close with a reflection I also offer on behalf of Secretary General Alberto Lombardo. We are here in Moscow, the capital of the Soviet Union, which resisted the Nazi-Fascist invasion and freed the continent from the dark peril at the cost of the lives of over twenty million of its sons.
The Red Army at Stalingrad did not stop the Nazi-fascist military machine just for the Soviet Union, but it did so for the freedom of the entire world. It was the victory of socialism over fascism, the victory of the people over capitalist barbarism.
We said it last year: out of respect and honor for the Soviet people, Volgograd must not be Stalingrad for a few days a year, but must return to being Stalingrad all year round!
Precisely on the basis of that heroic example, we are called to another battle, in a different form, against enemies who today wear suits and ties. Instead of tanks, they use information channels, investment funds, and central banks to manipulate people’s lives and their perception of reality.
But the substance does not change: when capitalism is in crisis, it returns to show its face of violence, war, and terrorism against people.
I don’t know when Victory will come. But I know that, when it does, I want my contribution and that of my Party to be there too.
But we already won this battle once, 81 years ago, and they never forgave us.
Let’s make it happen one more time
Slava Stalingradu! Vperëd k pobede!
(Onward to victory!)
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L'articolo Terrorismo e Imperialismo: Due facce dello stesso sistema – Intervento del Partito Comunista a Mosca proviene da IL PARTITO COMUNISTA - Sito Ufficiale.
AUTO D’EPOCA IN MARCIA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: A MILANO I MOTORI ACCENDONO I RIFLETTORI SUL 1522
Domenica 20 settembre 2026 Milano ospita un evento speciale in cui la passione per le auto e le moto d’epoca incontra un messaggio sociale di fondamentale importanza: dire NO alla violenza sulle donne e far conoscere sempre di più il 1522, il numero nazionale antiviolenza e stalking.
Si chiama “1522 – Motori in marcia contro la violenza sulle donne”
l’iniziativa che porterà sulle strade della Città metropolitana di Milano decine di vetture e motociclette storiche, unite da un particolare che rende questo raduno diverso da qualsiasi altro: tutti i mezzi porteranno lo stesso numero, 1522.
Non un numero di gara, quindi, ma un messaggio da ricordare.

1522: QUATTRO NUMERI CHE POSSONO FARE LA DIFFERENZA
Il vero protagonista della giornata sarà infatti il 1522, il servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità.
Il numero è gratuito e attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, da rete fissa e mobile. Operatrici specializzate accolgono le richieste di aiuto e sostegno delle donne vittime di violenza e stalking, offrendo informazioni e orientamento verso centri antiviolenza, case rifugio e servizi presenti sul territorio.
Il servizio garantisce anonimato ed è disponibile anche attraverso la chat del sito ufficiale 1522.eu.
L’obiettivo dell’evento milanese è quindi semplice ma potentissimo: portare il numero 1522 fuori dalle campagne istituzionali e farlo circolare fisicamente per la città, trasformando le auto storiche in ambasciatrici di un messaggio contro la violenza.
LE AUTO STORICHE ATTRAVERSANO MILANO
La manifestazione partirà la mattina dal Museo Fratelli Cozzi di Legnano, per poi muoversi in corteo verso Milano.
Auto e moto d’epoca attraverseranno il territorio metropolitano mostrando il bollo 1522 e raggiungeranno nel corso della giornata Milano e l’area di Cascina Merlata.
Tra i mezzi sono annunciate anche alcune vetture storiche dell’Autocentro di Milano della Polizia di Stato.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Città metropolitana di Milano, Museo Fratelli Cozzi, UpTown Milano, Scuderia Sant Ambroeus e Raduno della Domenica Auto Storiche di Milano, insieme agli altri partner aderenti al progetto.
L’ARRIVO IN CASCINA: AUTO, PERSONE E UN UNICO MESSAGGIO
La parte conclusiva della manifestazione si svolgerà nell’area di via Pier Paolo Pasolini 3 a Milano, nella cornice di Cascina Merlata/UpTown, dove si trova anche Cascina Corten.
Dalle 14:30 il momento conclusivo sarà aperto anche al pubblico, con la possibilità di vedere da vicino le vetture e le moto storiche e partecipare a una giornata che vuole trasformare una passione tradizionalmente legata al mondo dei motori in uno strumento di sensibilizzazione sociale.
E non è casuale nemmeno l’orario scelto per il momento simbolicamente più importante della manifestazione.
ALLE ORE 15:22 MILANO SI FERMA PER UN MESSAGGIO
Alle 15:22, richiamando volutamente le quattro cifre del numero antiviolenza, è previsto uno dei momenti più suggestivi della giornata.
Un drone riprenderà dall’alto le auto e le moto storiche e le persone presenti, che contribuiranno a comporre simbolicamente la scritta:
1522
Un’immagine pensata per essere condivisa e diffusa, affinché quelle quattro cifre possano raggiungere il maggior numero possibile di persone.
Perché conoscere il 1522 può significare sapere a chi rivolgersi nel momento in cui se ne ha bisogno.
UNA PASSIONE CHE DIVENTA SOLIDARIETÀ
L’iniziativa avrà anche una componente concreta di solidarietà. Le donazioni raccolte attraverso l’iscrizione degli equipaggi sono destinate alla Fondazione Una Nessuna Centomila, impegnata nel contrasto alla violenza di genere.
Il raduno diventa così molto più di una semplice esposizione di splendide automobili del passato.
È un modo per utilizzare la forza comunicativa del mondo dei motori per parlare di un problema profondamente attuale.
Domenica 20 settembre a Milano i motori faranno rumore per rompere un silenzio ancora più importante.
E il numero da portare a casa, questa volta, non sarà quello di una vettura.
Sarà il 1522.
1522 – NUMERO ANTIVIOLENZA E STALKING
Gratuito
Attivo 24 ore su 24, 365 giorni all’anno
Disponibile anche tramite chat
Per chiedere aiuto, sostegno o anche semplicemente un consiglio.
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Blocco dell’area a caldo di Taranto: la lotta di classe indica la strada della riconversione
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THOMAS MERTON: NESSUN UOMO È UN’ISOLA | Perché abbiamo paura di essere soli
Data Query Service (DQS)
Abbiamo già creato un account presso la Blocklist via DNS Query in precedenza, nella pagina dedicata a RBL (si veda qui).
Installazione del plugin per SpamaAssassin
Intanto disabilitiamo le query ordinarie aggiungendo questo in /etc/mail/spamassassin/local.cf:
# disable spamhaus score URIBL_DBL_SPAM 0 score URIBL_DBL_PHISH 0 score URIBL_DBL_MALWARE 0 score URIBL_DBL_ABUSE 0 score URIBL_DBL_ABUSE_REDIR 0 score URIBL_DBL_ABUSE_PHISH 0 score URIBL_DBL_ABUSE_MALWARE 0 score URIBL_DBL_BLOCKED 0 score URIBL_DBL_BLOCKED_OPENDNS 0 # disable DNSWL score RCVD_IN_DNSWL_BLOCKED 0 score RCVD_IN_DNSWL_MED 0 score RCVD_IN_DNSWL_HI 0 score RCVD_IN_DNSWL_LOW 0
Scaricare l'ultimo pacchetto:
git clone https://github.com/spamhaus/spamassassin-dqs
Le cose ora vanno in modo leggermente diverso a seconda che il servizio HBL sia abilitato o meno (lo è solo per gli account a pagamento).
Entrare nella cartella 4.0.0+ e lanciare il test per confermare che la nostra chiave sia valida anche per HBL (il chè non significa che sia pure abilitata):
sh hbltest.sh Please input your DQS key: xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx Looking up test record for HBL... done Your DQS key xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx is enabled for HBL You can copy sh_hbl.cf and sh_hbl_scores.cf if you want HBL enabled
Ora è necessario modificare alcuni dei file di configurazione con il contenuto esatto della chiave (sostituire xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx con il contenuto della chiave):
sed -i -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh.cf sed -i -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh_hbl.cf
Se si sta usando FreeBSD, i comandi cambiano leggermente:
sed -i "" -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh.cf sed -i "" -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh_hbl.cf
Se non si ha HBL abilitato, è sufficiente copiare i due file seguenti nella cartella di configurazione:
cp sh.cf sh_scores.cf /etc/mail/spamassassin
Ora si proceda più sotto nella sezione test.
Se invece si ha HBL abilitato, modificare il file sh.pre nella prima riga:
loadplugin Mail::SpamAssassin::Plugin::SH <config_directory>/SH.pm
E' necessario sostituire <config_directory> con la propria cartella di configurazione, che è /etc/mail/spamassassin. Quindi la riga diventa:
loadplugin Mail::SpamAssassin::Plugin::SH /etc/mail/spamassassin/SH.pm
Se si ha una chiave con HBL abilitato, e assumendo che la cartella di configurazione sia /etc/mail/spamassassin, copiare lì i file di configurazione:
cp SH.pm sh.cf sh_scores.cf sh_hbl.cf sh_hbl_scores.cf sh.pre /etc/mail/spamassassin
Ora abilitare HBL modificando il file /etc/mail/spamassassin/v342.pre. E' necessario localizzare la riga:
loadplugin Mail::SpamAssassin::Plugin::HashBL
ed eventualmente rimuovere il cancelletto # iniziale.
Riavviare SpamAssassin:
spamdctl restart
Testare il setup in questo modo:
spamassassin --lint
se non si ottiene nulla come output allora il test è andato bene.
Testare il filtro
Andare alla pagina https://blt.spamhaus.com/ e inserire un indirizzo email valido. Quindi aggiungere la chiave DQS e lanciare i test:

Si otterrà un risultato del genere:

Qui HBL è disabilitato, mentre i messaggi con i test DBL e ZRD hanno apparentemente fallito. Assicurarsi che invece i messaggi con il test DBL e ZRD siano stati bloccati da SpamAssassin controllando la cartella spam::
Content analysis details: (19.5 points, 5.0 required)
pts rule name description
---- ---------------------- --------------------------------------------------
0.7 SPF_HELO_SOFTFAIL SPF: HELO does not match SPF record (softfail)
-0.0 BAYES_20 BODY: Bayes spam probability is 5 to 20%
[score: 0.0573]
0.0 DMARC_MISSING Missing DMARC policy
2.8 TXREP TXREP: Score normalizing based on sender's reputation
8.0 SH_DBL_HEADERS A domain found in headers (mail from, reply-to etc..)
is listed in DBL
[dbl-dqs.blt.spamhaus.net]
8.0 SH_DBL_BODY The domain of an email address found in body is listed in
DBL
[dbl-dqs.blt.spamhaus.net]
Content analysis details: (12.1 points, 5.0 required)
pts rule name description
---- ---------------------- --------------------------------------------------
-0.0 SPF_HELO_PASS SPF: HELO matches SPF record
8.0 SH_HELO_ZRD_VERY_FRESH The domain used in the HELO string is listed
in ZRD and the domain age is between 0 and 4
hours
[zrd-dqs.blt.spamhaus.net]
-0.0 BAYES_20 BODY: Bayes spam probability is 5 to 20%
[score: 0.1579]
1.0 FORGED_SPF_HELO No description available.
0.4 KHOP_HELO_FCRDNS Relay HELO differs from its IP's reverse DNS
0.0 DMARC_MISSING Missing DMARC policy
2.7 TXREP TXREP: Score normalizing based on sender's reputation
Non Fate Questo Errore in Islanda: Piste Segrete e Guadi Impossibili

Episodio 1194: Vogliamo visitare l’Islanda passando dalle retrovie: strade secondarie, percorsi senza indicazioni, parcheggi gratuiti dove esistono solo quelli a pagamento e luoghi dove arrivano pochissime persone.
Il problema è che, quando lasci la strada principale, non sai mai dove finirai.
Potremmo trovare posti incredibili completamente lontani dal turismo… oppure imboccare semplicemente delle strade sbagliate.
Con il nostro camion 4x4 Valentino attraversiamo guadi, percorriamo piste sempre più remote e cerchiamo un modo diverso per scoprire l’Islanda.
E alla fine arriviamo in alcuni dei paesaggi più incredibili di questo viaggio.
Questa è l’Islanda vista dalle retrovie.
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www @ Savannah: What's Wrong with GitHub?
A new article by Jacob Bachmeyer and Richard Stallman
to answer the question, What's Wrong with GitHub?
has been published at https://www.gnu.o ... -with-github.html
Software developers, the GNU Project urges you to avoid
hosting your repositories on GitHub. This is to avoid
being on the receiving end of harmful practices, and
avoid leading others to be victims too. This article
focuses on a few of GitHub's worst problems, and the
wrongs and harm they can do.
Passion Meets Precision at NASA’s Flight Research Lab
4 min read
Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)

Long before they helped shape NASA’s future aerospace breakthroughs, Derek Abramson, Justin Hall, and Justin Link were in their garages and homes building radio‑controlled aircraft, testing new ideas, and flying their creations at hobby events. That early passion now fuels the work of NASA’s Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory at the agency’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California.
At NASA Armstrong’s subscale flight lab, the team turns that lifelong enthusiasm into mission-focused innovation. The laboratory supports research that ranges from advanced navigation systems for future landings on the Moon and Mars to emerging aeronautics concepts that need quick, low-cost evaluation. NASA’s small, remotely piloted and autonomous aircraft allow engineers to explore ideas that could be difficult, risky or expensive to test at full scale.
Skilled team
Abramson, Hall, and Link play key roles in that work. Abramson serves as the laboratory’s chief engineer. Hall is the chief pilot. Link is a drone pilot. Together, they integrate emerging aerospace technologies with the lab’s subscale aircraft fleet and, when needed, design and build aircraft or flight experiments to evaluate new concepts.

Abramson’s expertise, built through service in the U.S. Navy and the aerospace industry, centers on technical oversight, management, and system design. Hall is known for creative approaches to problem solving and uses practical methods to address technical challenges and maintain flight safety. Link specializes in designing and fabricating research vehicles and draws on extensive hands-on experience to understand what works, and what does not, in flight.
On weekends, the team often tinkers in their garages or hangars building radio-control aircraft, researching hobby trends, or exploring new technologies. You might see them flying their creations at hobby events or attending trade shows. Their passion for flight brought Abramson, Hall, and Link together years before they one-by-one joined NASA more than a decade ago, though each discovered that spark in a different way.
Early influences
Abramson’s interest began as a child with rubber-band powered stick and tissue aircraft and radio-controlled models. His early aviation pursuits led to his first solo flight while in high school and a pilot’s license. In the Navy, he worked on multiple aircraft, including EA-6B and the F-18, as an avionics technician. As an engineer, he supported the B-1 and CV-22 Osprey aircraft flight tests. As an intern at NASA Armstrong, he used his operational and engineering experience on remotely piloted and autonomous aircraft.
Hall’s interest grew after seeing historic aircraft including the Mach 3 SR-71 fly over his elementary school playground and watching Space Shuttle Challenger land from above his dad’s shoulders. He has built and flown model and remotely piloted aircraft for as long as he can remember. His reputation flying radio-controlled hobby aircraft at fly-ins and trade events led to an offer to fly subscale aircraft at NASA.


Link was five years old when he built balsa-wood aircraft with his dad and flew them in a field near their home. As he grew older, his hobby expanded to include radio-controlled cars, boats, helicopters, and aircraft. Aviation runs deep in Link’s family. His great grandfather served in the U.S. Army Air Corps, his grandfathers served in the U.S. Air Force, and his dad was an Air Force avionics technician. Link raced sailplanes, competed with scaled warbird aircraft, and was encouraged by family and friends to pursue an aviation profession. He has worked with large drones for more than 11 years, focusing on research and development, composite materials, and specialized fabrication methods.
Together, the team applies its experience and knowledge in rapid design, fabrication, integration and flight testing to bring new ideas to flight. Their work continues to support NASA’s missions across aeronautics, science, and exploration.
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Data Broker Radaris Loses Domains in Privacy Fight
The consumer data broker Radaris.com has long had a reputation for ignoring requests to remove personal information from its vast empire of people-search services online. That reputation caught up with the company recently in a lawsuit alleging Radaris violated a New Jersey privacy law that provides for hefty fines against data brokers that publish personal information on state law enforcement officials. In the face of repeated stonewalling and prevarication by attorneys for Radaris, the judge in the case ordered that radaris.com and more than a dozen other data broker domains be transferred to the plaintiffs.

The radaris.com website, prior to the domain transfer to Atlas.
In February 2024, Radaris was sued by Atlas Data Privacy Corp, a company that has been pursuing data brokers alleged to be violating a New Jersey statute called Daniel’s Law. The statute allows state law enforcement officials, government personnel, judges and their families to have their information completely removed from commercial data brokers and people-search services, and provides for fines of $1,000 per violation against companies that ignore removal requests.
Less than a month after Atlas sued Radaris, KrebsOnSecurity published a deep dive into the Radaris co-founders — Igor and Dmitry Lubarsky (also spelled Lybarsky) — Russian-born brothers living in Massachusetts who operate a dizzying array of people-search companies as well as a number of Russian language dating services and affiliate programs.
Attorneys for the Lubarsky brothers threatened to sue for defamation if the story wasn’t removed and an apology issued. Their attorney asserted that our reporting was wildly inaccurate, and that the true owners of the company were Ukrainians living in Ukraine.

The Lubarsky brothers Dmitry or “Dan” (left) and Gary/Igor.
KrebsOnSecurity doubled down and showed how the Lubarsky brothers built and operated Radaris and other data broker companies using a fictitious CEO’s name. Our follow-up story noted that Radaris’s attorney — a lawyer with the Boston Law Group named Val Gurvits — admitted his clients had invented the CEO pseudonym “Gary Norden,” and that Radaris also had issued multiple press releases over the years that quoted the fake CEO while seeking money from potential investors.
Attorneys for Radaris waited until the last minute to appear in court and contest what was all but certain to be a default judgment in favor of the plaintiffs, and then told the court that Atlas had failed to serve the real owners and operators of Radaris and several of its sister data broker companies.
Atlas re-filed the lawsuit in June 2025, this time dramatically expanding the number of Radaris family data brokers accused of violating Daniel’s Law. Matt Adkisson, president and CEO of Atlas, said Radaris turned to a tried-and-true playbook: Delaying in court until the last possible minute, and playing shell games with Radaris’s true country of origin and the individuals listed as owners and operators of these sites.
“We refer to this period as their island-hopping phase. Privacy policies changed constantly, and new entities kept appearing from places like the Marshall Islands, the British Virgin Islands, and Seychelles,” Adkisson told KrebsOnSecurity. “Behind the scenes, it felt like a shell game. Defense lawyers told the court that certain entities merely operated the domains and were the proper parties to sue. But by the time a judgment neared, those entities would be discarded and new entities would appear. Meanwhile, the lawyers claimed the other entities that actually owned the domains should not be held responsible.”
Adkisson said when the defendants updated their terms of service to state that Radaris was suddenly managed by a company in the Marshall Islands, Atlas hired an investigator in that country and soon learned the brand new entity that Radaris claimed was managing the company didn’t even exist yet.
Mr. Gurvits stepped forward as Radaris’s attorney in a class action lawsuit the company temporarily lost in 2017 because it never contested the claim in court. When the plaintiffs told the judge they couldn’t collect on the $7.5 million default judgment, the court ordered the domain registry Verisign to transfer the radaris.com domain name to the plaintiffs.
Mr. Gurvits appealed that verdict, arguing the lawsuit hadn’t named the actual owners of the Radaris domain name — a Cyprus company called Bitseller Expert Limited — and thus taking the domain away would be a violation of their due process rights.
The judge in the 2017 case ruled in Radaris’ favor — halting the domain transfer — and told the plaintiffs they could refile their complaint. Soon after, the operator of Radaris changed from Bitseller to Andtop Company, an entity formed (PDF) in the Marshall Islands in Oct. 2020. The plaintiffs never re-filed their lawsuit.
“That seemed to be their modus operandi,” said Raj Parikh, a partner at PEM Law in New Jersey who handles most of the Daniel’s Law litigation for Atlas. “In the past, they won by attrition. Plaintiffs’ attorneys tired of the procedural games and just gave up. That strategy worked for a decade, and it probably would have worked in this case too, since any financial recovery from foreign actors will be difficult. But we were acutely aware of the threat this website posed to law enforcement officers and other public officials in New Jersey, and decided early on to commit whatever time and resources were necessary to remove that threat.”
On August 26, the judge in the New Jersey case found the defendants were given multiple chances to appear and defend the claims against them but had failed to do so. Mr. Gurvits declined to comment on the case, saying it had been assigned to another attorney, a Mr. Victor Worms. In response to questions, Mr. Worms asserted the New Jersey court transferred Radaris.com to Atlas as part of a default judgment against Radaris.com, which is not a legal entity.
“We have made a motion to vacate that default judgment on the grounds that it is void since a non-entity has no legal capacity to sue or be sued,” Worms replied. “We also intend to pursue all appropriate appeals because we believe the transfer of Radaris.com amounts to a forfeiture in violation of various constitutional principles.”
While radaris.com still comes up prominently in results when searching online for U.S. residents by name, the domain no longer sells detailed personal dossiers on millions of Americans. Its homepage now displays a notice from Atlas, as well as links to our previous reporting on Radaris.
EMAIL CONFIRMATIONS
Atlas told KrebsOnSecurity that it has obtained more than 10,000 emails and documents in the course of litigation, and that those messages confirm our previous reporting on the owners and operators of Radaris and its myriad companies.
Atlas said the emails clearly establish that the nominal legal vehicles — Radaris America, Inc.; Bitseller Expert Limited; Digital Orbit Corp; Core Solutions Group Inc; Lucky Solutions Inc; Virtura Corp; Veripages Inc.; Nuform Solutions Inc.; Growth Data Advisors Inc.; Property Experts, Inc — are all administered by the same three or four people from the same mailboxes, share one bank or payment card set, and are all managed from one virtual office address.
“The corpus establishes, with documentary evidence generated independently by banks, payment processors, hosting providers, registrars, software-as-a-service vendors and the operators’ own systems, that radaris.com and at least twenty-five other people-search websites are one operation run by a small Boston-area group whose administrative, financial and technical functions sit on the difive.com mail domain and its successors (centerex.com, scienteco.com, eprofit.com, realmo.com, pub360.com),” reads a summary shared by Atlas.
Atlas said the emails show Radaris.com earns approximately $42,000 a month, while Veripages.com earns around $45,000 monthly via its partnership with the Lifetime Value Company, a marketing and advertising firm whose brands include PeopleLooker, PeopleSmart, NumberGuru, and Bumper, a car history site.
According to Atlas, the emails also showed the Radaris family of websites earns as much as $25,000 each month from their partnership with Onerep, a company that claims to help people remove their information from people-search sites. In March 2024, KrebsOnSecurity revealed how the Belarusian founder of Onerep had launched and operated dozens of people-search sites over the years and was continuing to operate one of them (Nuwber), effectively spreading the disease and selling the cure.

The domain radaris.com now redirects to this notice from Atlas about the court-ordered domain transfer.
All told, the New Jersey court has so far transferred 14 domain names from the Radaris family of companies to Atlas. Radaris.com now redirects to a notice of the court-ordered domain transfer.
THE ROAD AHEAD
The Radaris family of companies is still potentially facing fines of $1,000 per alleged violation of Daniel’s Law. For the time being, however, Daniel’s Law is facing a constitutional challenge from virtually all of the 150 other consumer data broker firms being sued by Atlas.
The data broker industry responded by having at least 70 of the Atlas lawsuits moved to federal court, challenging the New Jersey statute as overly broad and a violation of the First Amendment. The U.S. Court of Appeals for the Third Circuit has not yet issued a decision on the constitutional challenge, but either way the case is widely expected to be appealed all the way to the U.S. Supreme Court.
Meanwhile, at least 14 other states have now passed laws modeled after the New Jersey statute, with more states considering similar measures. However, West Virginia’s Daniel’s Law was ruled facially unconstitutional under the First Amendment by a federal district court in August 2025.
Justin Sherman is a privacy expert and author of the forthcoming book “The Middlemen,” which examines how the data broker industry powers modern surveillance. Sherman said federal lawmakers have long faced intense lobbying by the technology industry against more restrictive U.S. data privacy laws, but that many powerful industries are now working against passing comprehensive data privacy legislation.
“These days at the federal level, add in the intense amount of lobbying against these laws from social media companies, big tech, cryptocurrency firms, and now AI proponents in the mix who claim that limiting their data scraping is somehow going to collapse the whole U.S. economy under Chinese rule,” he said.
Sherman said people-search companies will continue to thrive unless and until Congress enacts meaningful consumer privacy and data protection laws that are relevant to life in the 21st century. That’s because virtually all state privacy laws exempt records that might be considered “public” or “government” documents, including voting registries, property filings, marriage certificates, motor vehicle records, criminal records, court documents, death records, professional licenses, bankruptcy filings, and more.
At least 25 states have passed or implemented laws requiring age verification for residents seeking to access adult content online, but there is no federal law that limits how the companies that are scanning everyone’s drivers license can use, share or keep the data provided. Had such restrictions been enshrined in law, we may have avoided the recent breach at IDScan.net, which exposed the drivers license information on more than 153 million Americans when the records were briefly turned into a point-and-click identity theft service on the dark web.
“The average person can look at Daniel’s Law and have a perfectly normal reaction, which is that everyone should be covered, not just police and judges,” Sherman said. “But we don’t need more wake-up calls. We’ve had eight million wake-up calls already on the need for better privacy laws. The lack of comprehensive federal privacy law is not for a lack of knowledge, and anyone claiming otherwise is either not reading the news or kidding themselves.”
unifont @ Savannah: Unifont 18.0.01 Released
16 September 2026 Unifont 18.0.01 is now available. This release is aligned with Unicode 18.0.0, adding almost 400 new glyphs.
Download this release from GNU server mirrors at:
https://ftpmirror ... /unifont-18.0.01/
or if that fails,
https://ftp.gnu.o ... /unifont-18.0.01/
or, as a last resort,
ftp://ftp.gnu.org ... /unifont-18.0.01/
These files are also available on the unifoundry.com website:
https://unifoundr ... /unifont-18.0.01/
Font files are in the subdirectory
https://unifoundr ... 0.01/font-builds/
A more detailed description of font changes is available at
https://unifoundr ... nifont/index.html
and of utility program changes at
https://unifoundr ... nt-utilities.html
Information about Hangul modifications is at
https://unifoundr ... hangul/index.html
and
http://unifoundry ... l-generation.html
Enjoy!
Paul Hardy, GNU Unifont Maintainer
Indonesia's Anak Krakatau

Thunderbird 156 Released with OAuth Improvements, OpenPGP Updates, and Major Linux Fixes

The Thunderbird team has officially released Thunderbird 156, bringing another round of new features, security improvements, authentication enhancements, and reliability fixes to the popular open-source email client. Released on September 15, 2026, the update is available for Linux alongside Windows and macOS.
Thunderbird 156 is not a dramatic redesign of the desktop mail client. Instead, it concentrates on improving areas that matter to everyday users and system administrators, including OAuth authentication, OpenPGP, POP3, IMAP, Exchange Web Services, SMTP, attachments, calendars, enterprise policies, and security.
For Linux users in particular, the release delivers several fixes affecting common mail protocols and account configurations while retaining support for Linux environments using GTK+ 3.14 or newer.
Thunderbird 156 Arrives on Linux
Thunderbird 156 follows version 154, which arrived in August with features including optional system tray operation and Microsoft Graph support for Microsoft 365.
Version 156 continues the project's monthly release cycle with a more targeted collection of authentication, security, compatibility, and reliability improvements.
According to Thunderbird's official release notes, version 156 requires:
- Linux: GTK+ 3.14 or newer
- Windows: Windows 10 or newer
- macOS: macOS 10.15 or newer
Thunderbird 156 was officially released on September 15.
Linux distribution availability will vary because distributions can package Thunderbird according to their own schedules. Users receiving Thunderbird through another packaging channel may therefore see version 156 at a different time.
Custom OAuth Support Expands
One of the most significant areas of development in Thunderbird 156 is OAuth authentication.
Thunderbird now supports custom OAuth configurations containing an issuer ID and client secret for IMAP and POP3 accounts. Custom OAuth support has also been extended specifically to POP3.
OAuth has become increasingly important as email providers move away from conventional username-and-password authentication toward token-based authentication.
For Thunderbird, broader custom OAuth support means users and organizations have greater flexibility when connecting the client to mail services that don't fit Thunderbird's predefined provider configurations.
This can be particularly useful in enterprise environments, self-hosted infrastructure, and organizations operating their own identity systems.
Exchange Custom OAuth Setup Fixed
Exchange users receive an important related correction.
Ubuntu Stonking Stingray Gets Even Rustier
Ubuntu 26.10 has completed its migration to the Rust-based coreutils.
Umberto Eco alla Convenzione nazionale de L'Ulivo. Milano, 24 marzo 1996

Abstract: L'intervento di Umberto Eco alla Convenzione nazionale de L'Ulivo, svoltasi al Palatrussardi di Milano dal 23 al 24 marzo 1996
Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
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Il Massimo del Gelato festeggia il suo 25° anniversario
Da 25 anni il gusto prende colore grazie a voi.
Si farà festa con un evento speciale al Bobino Milano.
Venticinque anni di gusto, colore e passione meritano di essere festeggiati come si deve.
Il Massimo del Gelato celebra l’importante traguardo del suo 25° anniversario con un
evento speciale, in programma giovedì 24 settembre 2026, a partire dalle ore 18:30,
presso il Bobino Milano in Piazzale Stazione Genova, 4.

L’evento nasce come un momento di ringraziamento dedicato a tutti coloro che, nel
corso degli anni, hanno scelto Il Massimo del Gelato come punto di riferimento in città.
Per l’occasione, nella terrazza dello storico locale “Bobino”
a Milano verrà allestito uno
spazio dedicato: qui i partecipanti non solo potranno riscattare il proprio gelato in
omaggio, ma avranno anche la possibilità di accompagnare l’esperienza con un piacevole
aperitivo, con flute e un buffet pensato per l’occasione.
–
COME PARTECIPARE ALL’EVENTO :
Fai il tuo ACCREDITO NOMINALE su questo link :
https://www.infomilano.news/eventi/25annidimassimodelgelato
–
Il programma della serata:
Un gelato in omaggio per tutti i partecipanti registrati;
Un photobooth per immortalare la serata e portare a casa un ricordo dell’
evento;
Musica e sorprese pensati per rendere la serata ancora più coinvolgente.
Un piacevole aperitivo da godersi nella terrazza del locale.
Questi 25 anni rappresentano molto più di un semplice anniversario: sono il risultato
della fiducia e dell’affetto delle persone che hanno scelto Il Massimo del Gelato ogni
giorno. Con questo evento Massimo e Alessio Travani vogliono dire semplicemente
grazie e condividere insieme un nuovo, dolcissimo capitolo della loro storia.

Il Massimo Del Gelato
Via Lodovico Castelvetro 18, Milano
IG: massimodelgelato

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Cinema in Festa: a Milano biglietti a 3,50 euro dal 21 al 24 settembre 2026
Quattro giornate dedicate al grande schermo con un prezzo davvero speciale.
Da lunedì 21 a giovedì 24 settembre 2026 torna Cinema in Festa, l’iniziativa che consente di assistere ai film in programmazione nelle sale aderenti acquistando il biglietto a soli 3,50 euro.
L’appuntamento coincide con l’avvio della nuova stagione cinematografica e coinvolge numerosi cinema di Milano e dell’hinterland. La promozione non riguarda soltanto alcuni titoli selezionati: il prezzo agevolato viene applicato ai film della normale programmazione delle sale partecipanti, comprese le produzioni internazionali.
Quattro giorni di cinema a soli 3,50 euro
Nato nel 2022 dalla collaborazione tra ANEC e ANICA, Cinema in Festa è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura e con la collaborazione dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello.
Il progetto prevede ogni anno due appuntamenti, tradizionalmente organizzati nei mesi di giugno e settembre. L’edizione di settembre 2026 rappresenta l’ultimo appuntamento del progetto quinquennale, che arriva quest’anno alla sua conclusione.
Dal 21 al 24 settembre sarà quindi possibile scegliere tra i film proposti dalle sale aderenti e acquistare il biglietto al prezzo di 3,50 euro per ogni spettacolo. In caso di acquisto online, le singole strutture potrebbero applicare eventuali costi aggiuntivi legati alla prevendita.
I cinema aderenti a Milano
Anche a Milano Cinema in Festa coinvolge numerose realtà, dai grandi multisala alle sale indipendenti, fino ad alcuni dei cinema storici più conosciuti della città.
Tra le strutture che hanno partecipato all’edizione di giugno e che figurano tra quelle coinvolte nell’iniziativa milanese troviamo Anteo Palazzo del Cinema, Anteo CityLife, Arcobaleno Filmcenter, Ariosto Spaziocinema, Beltrade, Centrale Multisala, Cinelandia Milano Certosa, Cineteca Milano Arlecchino, Cineteca Milano MIC, Colosseo Multisala, Ducale Multisala, Eliseo Multisala, Il Cinemino, Martinitt Cinema Teatro, Mexico, Notorious Cinemas Gloria, Notorious Cinemas Merlata Bloom, Orfeo Multisala, Palestrina, Plinius e UCI Cinemas Bicocca.
Per l’edizione di settembre è comunque opportuno controllare preventivamente la programmazione e verificare l’effettiva partecipazione del singolo cinema prima di procedere con l’acquisto, poiché l’adesione viene definita autonomamente da ciascuna struttura.
L’iniziativa si estende inoltre all’hinterland milanese, con cinema presenti, tra gli altri, ad Assago, Bellinzago Lombardo, Cerro Maggiore, Cesano Boscone, Cinisello Balsamo, Cologno Monzese, Gorgonzola, Legnano, Magenta, Melzo, Paderno Dugnano, Pioltello, Rho, Rozzano, San Donato Milanese, San Giuliano Milanese e Sesto San Giovanni.
Quali film rientrano nella promozione
Uno degli aspetti più interessanti di Cinema in Festa è proprio la possibilità di scegliere liberamente tra i titoli della normale programmazione delle sale partecipanti. Il biglietto promozionale non è quindi riservato a un genere specifico né a una selezione limitata di pellicole.
L’appuntamento di settembre cade inoltre in un periodo particolarmente ricco per gli appassionati di cinema, grazie all’arrivo delle nuove uscite della stagione autunnale e di diversi titoli internazionali attesi sul grande schermo.
Per scoprire quali film saranno disponibili e individuare il cinema aderente più comodo è possibile consultare il programma ufficiale di Cinema in Festa, dove vengono pubblicate le sale partecipanti e le relative proiezioni.
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NIST Awards More Than $30 Million for MEP Centers in 11 States and Puerto Rico
NIST Finalizes Guidelines on Protecting Online Identity and Access Tokens From Misuse
Artemis III Crew Visits NASA Kennedy's Vehicle Assembly Building

ASO AC Calls for Nominations for Seat 9 on the ICANN Board of Directors
ASO AC Calls for Nominations for Seat 9 on the ICANN Board of Directors
GNU Health: GNUHealthCon 2026 – XI Free Software and Social Medicine Conference
Dear community
The XI edition of GNUHealthCon will take place in Gran Canaria, Spain, this December 18th, and you are invited!
Celebrating 20 years of Freedom and Equity in Healthcare
This edition is special for us because we will be celebrating the 20th anniversary of the first GNU Solidario mission that took place in Santiago del Estero, Argentina in October 2006. That remote rural school, the teachers, the children and their families generated a profound inspirational impact on me, so deep that since then I have dedicated most of my life to the field Social Medicine. GNU Health is both a result of that experience, and the main channel to deliver freedom and dignity around the globe.

In this edition, besides the technical and social talks, we will have the space to commemorate these 20 years. During these two decades we have gone through many things. We have many happy stories to share, but we also have sad ones, that made us learn and be more resilient. Stories of people from countries around the world that have conformed this wonderful community around GNU Solidario. Stories and experiences that have made GNU Health the leading Free/Libre Health and Hospital Information System.
I want to personally invite all of you who has been part of this beautiful journey: The GNU community; hospitals and health institutions around the world that use GNU Health; sister projects (Tryton, Orthanc,..); national and regional governments that have adopted GNU Health; sponsors; the open science and academic communities; developers and core team members… you are all part of the success of the project and we have to celebrate this edition together.

Pre-conference party
GHCON2026 will be on Friday, December 18th in Gran Canaria. The night before we will have the pre-conference party. Most probably, the event will be in a hotel in the mountains, and the idea is to arrive to the hotel on Thursday 17th. We will update in our official Mastodon account. (look for #GHCon2026 hashtag)
Please make sure you register (https://www.gnuhealth.org/ghcon/2026/) so we can prepare de logistics.
Looking forward to meeting personally all of you, and have a wonderful time in Gran Canaria!
Love and happy hacking
Luis
纯手工打造木制榫卯挂衣架 #woodworking

大家好,我是阿木爷爷,一名喜欢专注于做木工的的老木匠,如果您喜欢我的视频,请持续关注我的频道, 我们拍摄的视频以木质工艺品为主,接下来我和我儿子也在努力拍摄更多有创意的视频,分享给大家,让每一个阅读者学到知识,缓解心情,频道里也有很多精彩的作品,大家可以慢慢欣赏,谢谢你们的支持。
Youtube 【阿木爷爷 Grandpa Amu】https://bit.ly/2X8YIu3
Facebook【阿木爷爷 Grandpa Amu】https://www.facebook.com/GrandpaAmu188/
本频道制作的所有视频都符合平台的使用政策,没有任何违规行为。
#阿木爷爷GrandpaAmu#手工艺#老木匠
FSF News: GNU Boot joins FSF fiscal sponsorship program
Dobbiamo andare via da qui... Ci mandano sulla strada più pericolosa | Islanda Overland

Episodio 1193: Rimaniamo bloccati per circa 48 all'Askja, potremmo dire che ci è andata bene rispetto alla volta precedente in cui eravamo rimasti bloccati dalla neve per 5 giorni. Si provano sensazioni davvero particolari in queste occasioni, un po' ci si sente impotenti e cosi minuscoli di fronte alla natura, dall'altra se ne apprezza la bellezza anche quando le condizioni diventano estreme.
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Claiborne Merritt
Andrea
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Lucky Luciano: il patto ? | Lucky Luciano Episodio 5

In questo documentario ricostruiamo gli ultimi anni americani di Luciano, il suo rilascio dal carcere, il controverso legame con lo sbarco alleato in Sicilia, la deportazione in Italia e il tentativo di tornare al centro degli affari di Cosa Nostra.
La storia conduce fino a L’Avana, dove nel 1946 alcuni dei più importanti esponenti della mafia americana si riuniscono mentre Luciano cerca di ristabilire la propria influenza oltreoceano. Un incontro passato alla storia come la Conferenza dell’Avana.
━━━━━━━━━━━━━━━━━━━━━━
📌 IN QUESTO DOCUMENTARIO
✔ Lucky Luciano e la collaborazione con le autorità americane
✔ Il ruolo della mafia durante la Seconda guerra mondiale
✔ Il controverso rapporto con lo sbarco alleato in Sicilia
✔ La liberazione di Luciano nel 1946
✔ L'espulsione dagli Stati Uniti e il ritorno in Italia
✔ Il tentativo di rientrare negli affari americani
✔ Il viaggio a Cuba
✔ La Conferenza dell’Avana del 1946
✔ I rapporti con i grandi boss di Cosa Nostra americana
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🎬 ITALIA MISTERO
Documentari e approfondimenti sulla storia della criminalità organizzata, della mafia, dei grandi misteri italiani e delle vicende che hanno segnato il Novecento.
🔔 Iscriviti al canale e attiva la campanella per non perdere i prossimi documentari.
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#LuckyLuciano #CosaNostra #Mafia #MafiaAmericana #Sicilia #SecondaGuerraMondiale #Havana #ItaliaMistero
coreutils @ Savannah: coreutils-9.12 released [stable]
This is to announce coreutils-9.12, a stable release.
Notable changes include:
env supports a new --env0-from=FILE option to support
full persistence and restoration of the environment.
This also supports e.g. filtering like:
env -i --env0-from=<( env -0 | sed -z ... )
Commands now have safer terminal output,
avoiding confusing output or corrupted terminal state.
Commands that traverse directories no longer
fail merely if files are being removed in parallel.
ptx has improved robustness, avoiding potential infinite loops.
tee fixes robustness issues introduced in the previous release,
where it could go into an infinite loop or incorrectly error
in the presence of short writes.
stty is more accepting of variations in requested speed.
sort(1) will now better use available memory
and parallel operation when reading from pipes.
There have also been many bug fixes and other changes
as summarized in the NEWS below.
There have been 288 commits by 16 people in the 21 weeks since 9.11.
Thanks to everyone who has contributed!
Arun Bhattacharya (1) Leonid Evdokimov (1)
Ayesha Shafique (1) Mateusz Nosek (1)
Bruno Haible (5) Max Downey Twiss (1)
Collin Funk (98) Paul Eggert (12)
Guanqiang Han (1) Pádraig Brady (118)
H. Peter Anvin (1) Sylvestre Ledru (33)
Ismail Ramzi (1) aizu-m (2)
Iván Ezequiel Rodriguez (2) oech3 (11)
Pádraig [on behalf of the coreutils maintainers]
==================================================================
Here is the GNU coreutils home page:
https://gnu.org/s/coreutils/
Here are the compressed sources:
https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.12.tar.gz (16MB)
https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.12.tar.xz (6.4MB)
Here are the GPG detached signatures:
https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.12.tar.gz.sig
https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.12.tar.xz.sig
Use a mirror for higher download bandwidth:
https://www.gnu.org/order/ftp.html
Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:
SHA256 (coreutils-9.12.tar.gz) = FMv1pN4Me3+jufp/raTFiy3v4zM2qo/YPXYixcTr3BM=
SHA3-256 (coreutils-9.12.tar.gz) = 14aJyepDW60jsaL4cq5T/UFMwUJEkXDyUqZEQlsnLFM=
SHA256 (coreutils-9.12.tar.xz) = pIAZhVlzPps9qZnpBUOsb4iKLKpUTY1mTFofF+Uo4hA=
SHA3-256 (coreutils-9.12.tar.xz) = cKcyD1sxJr1tdWgWbh0+OKwOEIpaf2ACThlaHZooZDA=
Verify the base64 SHA256 checksum with 'cksum -a sha256 --check'
from coreutils-9.2 or OpenBSD's cksum since 2007.
Verify the base64 SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 --check'
from coreutils-9.8.
Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact. First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball. Then, run a command like this:
gpg --verify coreutils-9.12.tar.gz.sig coreutils-9.12.tar.gz
The signature should match the fingerprint of the following key:
pub rsa4096/0xDF6FD971306037D9 2011-09-23 [SC]
Key fingerprint = 6C37 DC12 121A 5006 BC1D B804 DF6F D971 3060 37D9
uid [ultimate] Pádraig Brady <P@draigBrady.com>
uid [ultimate] Pádraig Brady <pixelbeat@gnu.org>
If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.
gpg --locate-external-key P@draigBrady.com
gpg --recv-keys DF6FD971306037D9
wget -q -O- 'https://savannah.gnu.org/project/release-gpgkeys.php?group=coreutils&download=1' | gpg --import -
As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:
wget -q https://ftp.gnu.org/gnu/gnu-keyring.gpg
gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify coreutils-9.12.tar.gz.sig coreutils-9.12.tar.gz
This release is based on the coreutils git repository, available as
git clone https://https.git.savannah.gnu.org/git/coreutils.git
with commit c0f8514d989184921d9b12a4d103a7b23abc5af8 tagged as v9.12.
For a summary of changes and contributors, see:
https://gitweb.git.savannah.gnu.org/gitweb/?p=coreutils.git;a=shortlog;h=v9.12
or run this command from a git-cloned coreutils directory:
git shortlog v9.11..v9.12
This release was bootstrapped with the following tools:
Autoconf 2.73.16-0a513
Automake 1.18.1
Gnulib 2026-09-07 106e9b2384d08a1696fcbd40cbab52237943f208
Bison 3.8.2
NEWS
* Noteworthy changes in release 9.12 (2026-09-14) [stable]
** Bug fixes
'chcon', 'chgrp', 'chmod', 'chown', 'du', 'ls' which traverse hierarchies with
-R, no longer fail merely because files may be being removed in parallel.
[This bug was present in "the beginning".]
'comm - -' no longer closes standard input twice. Previously it would
mistakenly exit with a nonzero status.
[This bug was present in "the beginning".]
'cp', 'install', and 'mv' now fall back to a standard copy
if a --reflink=auto clone fails due to EDQUOT, ENOMEM, or ENOSPC.
E.g., with XFS, a clone can exhaust metadata space in an allocation
group, while a standard copy works.
[bug introduced in coreutils-9.2]
'cut -d' with multiple multi-byte delimiter options specified
will correctly match the last delimiter specified.
[bug introduced with multi-byte support in coreutils-9.11]
'date -d '1-2-3' "+%_D"' no longer propagates flags like _ and - to the year
component of the %D date specifier, keeping consistent component formatting.
[bug introduced in coreutils-8.31]
'du --max-depth=N' now exits with a nonzero exit status and an error message
if N is negative. Previously it behaved as if N were zero.
[bug introduced in coreutils-9.4]
'factor' avoids a buffer over-read (CWE-126) for certain values.
[bug introduced in coreutils-9.8]
'head' and 'tail' now quote names in file headers when needed.
[This bug was present in "the beginning".]
'ls --color' no longer reads freed memory when LS_COLORS sets "ln=target"
and later becomes unparsable, e.g., LS_COLORS='ln=target:x'.
[This bug was present in "the beginning".]
'mv' now warns when copying extended attributes fails with ENOTSUP, e.g., when
moving files to a file system that does not support them.
[bug introduced in coreutils-7.3]
'numfmt', 'printf', and 'seq' on Solaris, no longer output an extraneous e+00
when using a large precision like "%.5119f".
[This bug was present in "the beginning".]
'pinky -l' no longer no longer prints output in the incorrect order when
standard output is fully buffered, e.g., when redirected to a file.
[bug introduced in coreutils-9.10]
'pr' now exits gracefully upon exceeding internal accounting limits,
like when processing large tab stops.
[This bug was present in "the beginning".]
'ptx -G' no longer loops forever when the output width is smaller than
twice the gap size, as with 'ptx -G -w4', or when a long reference
leaves that little room, as with 'ptx -G -r'.
[This bug was present in "the beginning".]
'ptx -W' no longer loops forever with a word regular expression that can
match the empty string, like: echo ab | ptx -W 'a*'.
[This bug was present in "the beginning".]
'shred' no longer blocks when opening a FIFO that has no readers.
[This bug was present in "the beginning".]
'stty' no longer fails when the system uses speed encodings that
are variations of the requested speed.
[bug introduced in coreutils-9.8]
'tee' no longer loops infinitely after writing all output if a write call sets
errno to EAGAIN.
[bug introduced in coreutils-9.11]
'tee' no longer treats short writes as errors.
[bug introduced in coreutils-9.11]
'test' no longer treats '-a' and '-o' as operators when given as strings to a
binary operator. E.g., 'test -a -a -a' exits successfully instead of exiting
with an error.
[This bug was present in "the beginning".]
'truncate --reference=R' no longer hangs when R is a FIFO with no readers.
[bug introduced in coreutils-8.17]
'unexpand -t' no longer overflows a heap buffer, for tab values > SIZE_MAX/16,
or with multi-byte blank characters longer than the tab value.
[bugs introduced in coreutils-9.11]
'uniq -w' no longer overruns the read buffer in multibyte locales.
[bug introduced in coreutils-9.5]
'wc' no longer reads past the end of a lookup table in legacy multibyte
locales like SHIFT-JIS where a single byte can decode to a wide character.
[bug introduced in coreutils-9.5]
Messages from Gnulib are no longer mistranslated in non-English locales.
[bug introduced in coreutils-9.6]
** New Features
'env' now supports --env0-from=FILE to read NUL-delimited environment entries
from a file. With -i, entries are preserved exactly, allowing full
round-tripping of environments containing duplicate or nonstandard entries.
'stat' and 'tail' now know about the "failfs" and "nullfs" file system types.
stat -f -c%T now reports the file system type,
and tail -f uses inotify for these file systems.
uname adds the -A,--all-labeled option to label all output, one item per line.
** Changes in behavior
'env' and 'printenv' now quote printed environment variables honoring the
QUOTING_STYLE environment variable, defaulting to shell-escape style. This
avoids printing arbitrary data to the terminal and allows the output to be
sourced by a POSIX shell.
'ls' -w,--width no longer includes '\n' in the width of a line.
I.e., the width or $COLUMNS is interpreted to be an _inclusive_ maximum.
'stat' now uses shell quoting when required, to more robustly escape
file names. Previously it only quoted file names with the %N format.
The default quoting honors the QUOTING_STYLE env variable (like %N).
Also %Qn is a newly supported format combination to quote file names,
leaving the existing %n format for when quoting is not desired.
** Improvements
When built with the configure option '--with-wtmpdb', invocations of
'who /var/log/wtmp' and 'users /var/log/wtmp' use the wtmpdb database
instead of the file /var/log/wtmp. This makes them Y2038-safe.
'cut -w' operates more efficiently when extracting the start of a line
in multi-byte locales, giving 4x more throughput with typical input.
'df', 'du', 'ls', 'od', 'pr', and 'sort' now escape invalid arguments in error
messages for options expecting an integer.
'env -0, and 'printenv -0' now explicitly set binary mode on output
so that no CRLF translation is done e.g., on windows.
'install -C' will now avoid updating file metadata when the destination
already has the appropriate ownership and permissions.
'basename', 'dirname', 'du', 'readlink', and 'realpath' now quote output in
shell-escape style when standard output is a terminal. The QUOTING_STYLE
environment variable can be used to adjust or disable the quoting.
'ls -m' now quotes files names containing commas when appropriate,
so users can better distinguish separating commas.
'ls' now replaces newlines in file names if ambiguous with separators.
Previously newlines were protected only when outputting to a terminal.
'sort' will now better use available memory and parallel operation
when reading from unknown sized inputs like pipes.
'uniq -c' now operates up to 2.5x times faster on systems with unlocked stdio
functions.
** Build-related
'logname' now builds, where getlogin() is replaced (e.g. with musl),
and systemd libs are being used, by linking the required libraries.
The multi-call binary built with configure --enable-single-binary is reduced
in size by around 10KB through the more efficient reuse of the 'test' code
by '[', and the 'true' code by 'false'.
configure no longer accepts the --with-linux-crypto option, which allowed
cksum, md5sum, and sha*sum to use the Linux AF_ALG API. This API will be
deprecated in Linux 7.2 and is less performant than OpenSSL.
The configure option '--enable-systemd' is renamed to '--with-systemd'.
The option '--enable-systemd' was a misnomer and is now deprecated.
The 'sort' binary now uses the UAPI Group's .note.dlopen ELF note
to indicate its dependency on libcrypto.
NASA Kicks Off Inspiration Tour with Steelers vs. Falcons Game

BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 9.14 - GALERA

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"La questione ebraica di Arnold Schönber" di Francesco Scoditti
HO DISTRUTTO I FRENI DELL'M2 - M2 GT3 Project

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Andate e moltiplicatevi! 10 100 1000 server nascano — Go forth and multiply! May 10 – 100 – 1000 servers spark up
[IT]
In questi giorni di repressione feroce, ideologica e senza alcuna base di realtà, ci avete spesso chiesto: “Come possiamo aiutarvi?”.
La prima risposta alla domanda è immediata: se volete aiutarci, create nuovi spazi in rete.
Di server liberi ce ne sono troppo pochi, che si tratti di mail, web hosting o qualunque altro servizio utile.
E non lo pensiamo da oggi, lo pensiamo dal marzo 2001, quando abbiamo fondato A/I – è da quei tempi, infatti, che invitiamo alla creazione di miriadi di server autogestiti e che citiamo la frase pseudo-biblica
“Andate e moltiplicatevi, dissero le cavallette!”.
Ma se prima le nostre parole sembravano una profezia da cyberpunk paranoici, adesso si tratta di una priorità ineluttabile.
Andate e moltiplicatevi, dunque. Copiateci. Copiate quello che abbiamo fatto. Copiate il codice che abbiamo usato. Copiate l ’idea a cui abbiamo cercato di dare forma. Oppure prendete i pezzi che vi piacciono e inventatevi un vostro remix.
Se c ’è qualcosa che può mettere in difficoltà i nostri avversari, oggi, ieri, sempre, è la nostra capacità di diffondere il virus dell ’autogestione e dell ’autodeterminazione, di moltiplicare in maniera frattale le infrastrutture del dissenso.
Autistici/Inventati non siamo solo noi. Autistici/Inventati muore ma altri mille ne sono già nati e altri mille ne devono nascere ancora.
Ma non basta: quella a cui assistiamo è una strategia coordinata di escalation repressiva
che cerca di cambiare radicalmente le regole del gioco e il suo stesso terreno. Questo significa che il problema non riguarda solo un piccolo gruppo di persone, ma è un tema che va socializzato e assunto collettivamente
nel senso più ampio del termine, dagli individui, passando per i progetti autogestiti fino ad arrivare alla società nel suo complesso.
In gioco ci sono la libertà d ’espressione, informazione e associazione, l ’esistenza di infrastrutture che resistano
alle smanie di dominio degli autocrati (statunitensi o meno) e la volontà senza confini di sottrarre quelli che si considerano beni di tutti – come le infrastrutture di comunicazione – all ’imperialismo di qualcuno.
Sono temi molto al di là di noi, riguardano tutti coloro che non vogliono vivere sentendosi merce da manipolare, ma che vogliono determinare autonomamente la propria vita e le proprie relazioni.
Per rispondere all’avanzata del tecno-fascismo è necessario un ampio schieramento comune, solidale e internazionale, per costruire argini che proteggano luoghi e infrastrutture autonome da qualsiasi volontà autoritaria.
Quindi, per tornare alle domande da cui siamo partite: grazie per aver raccontato quello che sta succedendo, per la solidarietà e per la capacità di molti di capire che quello che è successo a noi è un granello che potrebbe diventare valanga, nel male ma forse anche nel bene.
Sono cose che ci riempiono il cuore, ma adesso è il momento di fare un passo in più, di spingere la nostra immaginazione oltre il ristretto orizzonte
imposto da questi tempi bui. La nostra speranza è che questo attacco alla libertà delle reti scateni una resistenza collettiva forte e creativa. Che mille piattaforme sboccino, che mille collettivi hacktivist si formino, che mille server nascano! Che la fine di A/I dia vita a una miriade di infrastrutture del dissenso mai immaginate prima.
Andate e moltiplicatevi, dissero le cavallette! E mentre vi moltiplicate, provate a immaginare un mondo di lotta, resistenza e autogestione come non lo avete visto mai.
COLLETTIVO AUTISTICI/INVENTATI
[EN]
In these days of rabid, ideological and groundless repression you have often asked us: “How can we support you?”
The first answer that has come to our minds is: if you want to help, create new spaces online. There are way too few autonomous servers around there, whether for email and web hosting or for any other useful communication tools.
This idea is by no means new. We have been repeating it since March 2001, when A/I began its adventure. Already back then we had started calling for the creation of countless self-managed servers, and with this hope in mind we coined the pseudo-biblical phrase:
“Go forth and multiply, the grasshoppers said!”
As much as these words may have sounded like a paranoid cyberpunk prophecy at the time, today they turn out to be an urgent necessity.
Go forth and multiply, then. Copy us. Copy what we ’ve done. Copy the code we ’ve used. Copy the idea we ’ve tried to give shape to. Or just take what you need from us and remix it.
If there ’s something our adversaries fear and loathe – now, in the past and forever – is our ability to spread the virus of self-management and self-determination, to fractally replicate infrastructures of dissent.
Autistici/Inventati is not only us. Autistici/Inventati may die, but thousands have already been born and thousand more will arise.
And that ’s not all. What ’s unfolding all around us is a coordinated strategy to escalate repression
with the goal of fundamentally changing not only the rules of the game, but its very terrain. This means that what is happening does not concern just a handful of people, but needs to be shared and faced collectively
and as widely as possible – by individuals, autonomous projects, organizations and by the whole society.
What ’s at stake is freedom of speech, information and association, as well as the sheer existence of infrastructure capable of resisting authoritarianism
(not only in the United States). What ’s at stake is the possibility to keep fighting everywhere to defend fundamental commons – like communication infrastructures – from someone ’s imperialism.
It ’s something well beyond ourselves. It concerns anybody who wants to live without feeling commodified and strives to self-determine their lives and relationships. If we want to resist this advancing techno-fascism, we need a wide international solidarity effort to build frameworks protecting autonomous infrastructure and spaces that are free from any authoritarian intent.
So, let ’s get back to the question we started with: we are thankful to all of you who have been telling the story of what ’s happened to us. We are grateful for the wide solidarity that you ’ve shown to us and for your ability to understand that what ’s happened to us is but one small step in the cascade of events that will probably unfold, certainly for worse, but perhaps also for better.
This vision fills our hearts. But now it ’s time to take a step further, to push our imagination beyond the shrinking horizons of possibility
these dark times force on us. Our hope is that this attack on the freedom of networks unleashes powerful and creative collective resistance. May a thousand platforms bloom, may a thousand hacktivist collectives be born, may a thousand servers spark up! May the end of A/I produce a myriad instrastructures of dissent as we could never imagine before.
Go forth and multiply, the grasshoppers said! And while you ’re at it, try and imagine a world of struggle, resistance and self-management the likes of which you have never seen.
AUTISTICI/INVENTATI COLLECTIVE
Impara a programmare con progetti significativi!

In questo video descrivi il funzionamento della piattaforma e le idee che ho voluto inserire al suo interno. La piattaforma è disponibile su
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Populismo rurale, o colonialismo urbano?Un’analisi dei conflitti interni all’ambientalismo, a partire da una ricerca sul campo
di Elisa Lello [da Rivista Malamente n. 41, set. 2026]

Il rapporto tra ambientalismo e ruralità non è facile. Se da una parte la campagna dovrebbe essere luogo di elezione dell’ambientalismo, per via del semplice fatto di consentire, almeno in teoria, una vita più a contatto con il mondo naturale, in realtà proprio qui assistiamo talvolta a proteste che vengono definite “anti-ambientaliste”, per il loro contrapporsi a politiche di tutela ambientale: è il caso delle mobilitazioni al centro della presente ricerca, una contro l’istituzione di un parco naturale, l’altra contro una miniera di litio indispensabile per la transizione green ed energetica. Non è affatto raro incontrare, nei discorsi di queste e altre proteste rurali, accuse esplicite contro un ambientalismo vissuto come qualcosa di cittadino, “da salotto”, estraneo al territorio. Dal punto di vista opposto, urbano, queste proteste sono spesso liquidate come “populismo rurale”, come se gli abitanti delle campagne fossero naturalmente, costitutivamente, chiusi, tradizionalisti, anti-ambientalisti.
Ma davvero le cose stanno in questo modo? Davvero le proteste rurali contro politiche (presentate come) ambientali sono alimentate dal populismo rurale? E che ruolo gioca, all’interno di questi conflitti, il sapere esperto e scientifico: siamo di fronte a un fronteggiarsi tra ambientalisti (urbani) pro-scienza e populisti (rurali) anti-scientifici, così come previsto da quella lettura, o le cose sono più complesse? [leggi tutto…]
1. I casi di studio, in Italia e in Portogallo
Abbiamo analizzato, partendo da questi interrogativi, due casi di conflitto ambientale, in una ricerca di cui proponiamo qui una sintesi[1]. Il primo caso riguarda una tipica politica conservazionista: il conflitto è tra i sostenitori e gli oppositori del Parco nazionale del Catria, Nerone e Alpe della Luna, nella porzione interna, in larga parte appenninica, della provincia di Pesaro-Urbino, coinvolgendo alcune province e regioni limitrofe. Il progetto, promosso da associazioni ambientaliste fin dagli anni ’80, non ha mai visto la luce per via dell’opposizione di alcuni settori della politica e della società civile locale, preoccupati per i vincoli che il Parco avrebbe imposto alle attività economiche locali e per la perdita di potere decisionale sul territorio.
Nel secondo caso esploriamo la contestazione di una green policy, cioè le lotte contro quella che dovrebbe diventare la più grande miniera di litio a cielo aperto in Europa, nelle montagne del Nord del Portogallo, tra i villaggi di Covas do Barroso, Romainho, Muro e Dornelas, presentata come opera strategica ai fini della transizione energetica ed ecologica. In una battaglia che dura, ormai, da nove anni, e che è diventata una sorta di linea del Piave rispetto ai mille progetti di (ri)apertura di attività estrattive che stanno piovendo sull’intero territorio portoghese, le proteste denunciano il pesante impatto ecologico e sociale delle miniere, che andrebbero a distruggere l’economia di una regione fortemente votata a un’agricoltura sostenibile e di piccola scala, basata su sistemi tradizionali e complessi di gestione comunitaria dell’acqua e della terra (Baldìos), che le è valsa, peraltro, il riconoscimento da parte della FAO come World Agricultural Heritage[2].

2. Dal populismo rurale…
Le resistenze a politiche ambientali vengono in genere ricondotte alla diagnosi del populismo rurale, secondo cui gli abitanti delle campagne sarebbero naturalmente propensi a orientamenti conservatori e tradizionalisti, e ostili a idee emancipative, cosmopolite e progressiste. Questa “predisposizione naturale” sarebbe ora accentuata dalla crescente marginalizzazione delle aree rurali europee, dovuta a deindustrializzazione, contrazione dei servizi pubblici, invecchiamento e declino demografico, perdita di voce e rappresentanza politica. Le aree rurali sarebbero quindi pienamente coinvolte nella spirale della protesta populista come vendetta dei luoghi che non contano[3] e che sentono di non avere un futuro. Da qui un ribollire di risentimento, frustrazione, che condurrebbe a chiusure identitarie e richieste di protezione dal nuovo e dal diverso; prendendo, anche, la direzione di un tradizionalismo morale che informerebbe visioni regressive sui ruoli di genere, una certa esaltazione della mascolinità rurale e della whiteness, ostilità verso i migranti.
Se la “Rivoluzione silenziosa” degli anni ’60 e ’70 aveva portato alla ribalta valori post-materialisti, libertari e cosmopoliti – tra cui l’ambientalismo – non stupisce che l’attuale montata neo-populista che troverebbe il suo epicentro nelle aree marginali e rurali europee venga interpretata nei termini di un “contraccolpo culturale”[4]: una reazione di segno contrario, quindi autoritario e tradizionalista, che porta con sé un rifiuto di quei valori, alimentando quindi anche un “anti-ambientalismo” intrecciato – e questo è un aspetto cruciale – allo scetticismo verso la scienza e il sapere esperto.
Una variante, all’interno di questo quadro diagnostico, è quella del “populismo energetico”, in cui vengono tracciate connessioni tra populismo di destra, scetticismo verso il cambiamento climatico e opposizioni locali contro gli impianti di energie rinnovabili.

3. … Alla spaccatura tra agricoltura (rurale) contro ambientalismo (urbano)
Ma le tensioni tra ruralità e ambientalismo vengono messe a fuoco, in letteratura, anche rispetto all’agricoltura, e in particolare all’agroecologia: un tema è quello delle difficoltà che ostacolano il diffondersi di discorsi e pratiche legati all’autodeterminazione alimentare nelle campagne. È interessante notare come una delle cause principali venga ricondotta al fatto che i promotori di pratiche agroecologiche siano prevalentemente i cosiddetti neo-rurali, i “ritornanti” (back-to-landers) con cultura e formazione prettamente urbane, che decidono di cambiare vita e stabilirsi in campagne dove provano a creare nuove reti, scontrandosi però talvolta con sentimenti di diffidenza (reciproci) nel rapporto con gli abitanti rurali, dovuti a differenze profonde nelle visioni del mondo, nel linguaggio, nei valori[5].
La spaccatura tra mondo agricolo e ambientalismo è stata recentemente rinfocolata dal modo in cui sono state lette e trattate le proteste degli agricoltori europei. Anziché prendere sul serio le loro ragioni provando al contempo a sfidare i limiti di quelle proteste – ragionando su come le loro difficoltà si inserissero all’interno di un settore agricolo soffocato e costretto all’iperproduttività dal connubio industrializzazione-grande distribuzione – si è preferito adagiarsi su una lettura pigra, buona soprattutto per confortare le premesse ideologiche di chi la propone: una lettura che ha ricalcato le linee interpretative del populismo rurale, regressivo, anti-ambientalista, dove quest’ultimo concetto è appunto definito come “caratterizzato dall’opposizione a politiche ambientali e dallo scetticismo verso il consenso scientifico intorno alle questioni ambientali (…). Questa posizione è tipicamente contraddistinta dalla resistenza alle iniziative normative finalizzate a proteggere e preservare l’ambiente, comprese le politiche in materia di cambiamenti climatici, controllo dell’inquinamento e conservazione della biodiversità”[6].
In questo modo, le proteste sono state interpretate, da ampia parte degli ambienti di sinistra e ambientalisti, secondo l’assai debole e riduttiva lettura del particolarismo egoista (imputato agli agricoltori) insofferente alle regolamentazioni volte al bene collettivo e alla tutela dell’ambiente[7], suscitando particolare sospetto, quando non ostilità, presso l’attivismo eco-climatico, con radicamento prevalentemente urbano. In seguito, la scelta di Von der Leyen di retrocedere (solo) sugli aspetti del Green New Deal più chiaramente improntati all’ecologia, motivandola come tentativo di andare incontro alle proteste degli agricoltori, è stata il colpo di grazia che ha cementato la linea di conflitto tra mondo agricolo, radicato nelle campagne, e un ambientalismo prevalentemente urbano.

4. La ricerca: cenni sul metodo
In entrambi i casi di studio abbiamo fatto ricorso ad analisi dei documenti e della stampa, e abbiamo partecipato a diversi momenti di incontro e discussione, con un approccio attento a problematizzare la distinzione tra soggetto e oggetto della ricerca, a considerarne l’impatto sociale, a tenere ben presente la necessità di decolonizzare i metodi di indagine. Per quanto riguarda il caso-studio appenninico, abbiamo svolto una rilevazione demoscopica su un campione rappresentativo in base a genere ed età della popolazione dei comuni coinvolti nel progetto del Parco (n=818); insieme ad un approfondimento qualitativo attraverso interviste semi-strutturate a figure rilevanti tra i sostenitori come tra i detrattori del parco. Il caso portoghese ha incluso un’etnografia durante l’Acampamento em defesa do Barroso (un campeggio internazionale contro l’estrattivismo che si tiene ogni anno a Covas do Barroso), a cui ho partecipato nell’agosto 2024, corredata da alcune interviste a ricercatori/trici e attivisti/e con lunga esperienza di ricerca in loco.
5. Quanto sono anti-ambientalisti gli anti-ambientalisti?
Nel caso-studio appenninico, dove avevamo a disposizione dati quantitativi, abbiamo innanzitutto voluto verificare se esista una correlazione, sul piano statistico, tra anti-ambientalismo (inteso come ostilità verso l’azione degli ambientalisti locali) e gli orientamenti che la letteratura associa al populismo: non ne abbiamo trovato tracce significative. Non c’è, tra quanti esprimono scetticismo nei confronti degli ambientalisti, un sostegno maggiormente diffuso rispetto al resto del campione verso orientamenti tradizionalisti o di chiusura riguardo a ruoli di genere, orientamenti sessuali, immigrazione; né si osserva un più accentuato scetticismo verso il sapere esperto e le autorità del sapere accreditato. La lettura “populista” riceve qui una prima smentita.
Quindi, ci siamo chiesti: in che misura chi viene definito come “anti-ambientalista” (perché ostile alle azioni degli ambientalisti locali) ha davvero posizioni anti-ambientaliste? La risposta, sul piano quantitativo, è netta: gli “anti-ambientalisti” condividono in ampia maggioranza, e senza differenze apprezzabili rispetto al resto del campione, la necessità di anteporre le ragioni della tutela ambientale a quelle della crescita economica. Insomma, oltre a non avere molto a che spartire coi populisti, questi anti-ambientalisti sembrano persino ambientalisti…
Per sbrogliare la matassa conviene, al solito, affidarsi alle interviste. Tra le figure più attive nell’avversare il parco, troviamo così l’agronoma che supporta e promuove la transizione di agricoltori e allevatori verso metodi di produzione biologici; e che, in modo simile al più noto e attivo esponente politico locale del fronte No-Parco, adotta nella vita personale scelte e accorgimenti che denotano un profondo coinvolgimento con i temi dell’ecologia. Non per caso, il sopracitato esponente politico si ritrova dalla stessa parte della barricata con gli stessi attivisti, che nella controversia sul Parco stanno invece sul fronte opposto, quando si tratta di difendere il territorio dal metanodotto “Linea Adriatica” o dai grandi progetti di speculazione sulle rinnovabili che incombono anche qui, come nel resto dell’Appennino.

Nelle parole di chi avversa il Parco, più che anti-ambientalismo, troviamo echi di quell’“ambientalismo dei poveri” di cui parla Martinez-Alier[8]: la rivendicazione di un diverso ambientalismo, quello degli agricoltori e coltivatori locali che sono attenti affinché fonti e abbeveratoi di montagna siano in ordine e le popolazioni di insetti impollinatori in buona salute, visto che da questo dipende il loro sostentamento; e che denunciano i limiti di un ambientalismo, appunto, urbano, astratto, disattento alle geografie locali, inconsapevole di quanto le campagne risentano di diseguaglianze che non sono solo redistributive ma anche “di riconoscimento” – dei valori, scelte di vita, priorità locali.
L’opposizione al Parco deriva semmai dai timori circa i vincoli che questo potrebbe introdurre (in particolare per la caccia, la gestione del bosco e del legname, le attività estrattive), oltre che dalla percezione di una proposta calata dall’alto, di cui peraltro non sono stati comunicati in modo efficace, soprattutto in passato, i benefici per il territorio. Gli stessi promotori del parco sono consapevoli di questi limiti nel coinvolgimento della popolazione, che sono peraltro all’origine dello scetticismo che hanno finora riservato al progetto anche le Comunanze agrarie. Appare tuttavia interessante la possibilità che si aprano nuovi canali di dialogo tra i due fronti intorno a quali possano essere gli strumenti (e se il parco possa essere uno di questi) per difendere queste magnifiche montagne da quella che sia i promotori che gli oppositori del parco percepiscono ora come la reale minaccia incombente: che possano essere trasformate in “zone di sacrificio”, sotto il grandinare di megapale eoliche, metanodotto, impianti sciistici con nuove strade e bacini artificiali e nuove arterie viarie con relativi trafori.
Nel caso portoghese, è ancora più evidente come le proteste contro la green policy non abbiano nulla a che spartire con l’anti-ambientalismo. Al contrario, si richiamano esplicitamente all’ecologia, denunciando le contraddizioni di una transizione dipinta come ecologica attraverso discorsi manipolativi e green washing. Lo slogan che risuona più spesso è “VERDE È O BARROSO!”, ad enfatizzare l’assurdità di considerare ecologica un’infrastruttura che distruggerebbe l’ecosistema insieme a un’organizzazione socio-economica davvero sostenibile.
“Quando queste miniere sono etichettate come ecologiche le persone qui rispondono: oh, ma come può essere ecologico questo? Come una critica all’ambientalismo dell’industria e degli stati (…). Loro rispondono: Verde è o Barroso! Quello che pratichiamo qui è agricoltura sostenibile, gestione sostenibile dell’acqua (…). Dicono: guardate, coltiviamo il nostro cibo. Viviamo come vivevano i nostri nonni. Ci prendiamo cura delle foreste. Possiamo bere dal fiume. E ricicliamo tutto, riutilizziamo e compostiamo. Quindi è economia circolare, questi paroloni: beh è quello che facciamo qui, sapete?” (Int. 7)
È interessante notare che la loro rivendicazione non si limita alla classica argomentazione della giustizia ambientale, secondo cui è ingiusto che questi territori sostengano il costo di una crisi climatica di cui non sono primariamente responsabili; ma si spinge più a fondo, interrogando il ruolo della scienza e dell’expertise alla base della transizione green, e le loro premesse onto-epistemologiche, come vedremo più avanti.

6. L’impoverimento delle zone rurali alimenta il ressentiment populista?
Prima, tuttavia, ci siamo chiesti se, come prevede la prospettiva del populismo rurale, l’impoverimento e il senso di essere stati deprivati del futuro spingano la popolazione verso orientamenti populisti. Anche in questo caso le risposte vanno in tutt’altra direzione, consegnandoci un quadro assai interessante.
Nel caso dell’Appennino, i servizi di base – in particolare ospedali e pronto soccorso – fino a pochi anni fa ancora presenti in luoghi facilmente raggiungibili, sono stati chiusi, a fronte dell’invecchiare della popolazione. Gli intervistati ci raccontano che, se fanno fatica a sensibilizzare le persone del luogo alla tutela ambientale, non è certo per sentimenti anti-ambientalisti o indifferenza: di fronte all’abbandono e alla desertificazione dei servizi, le priorità sono, inevitabilmente, altre.
Nelle montagne portoghesi, all’interno di comunità locali in larga maggioranza contrarie alle miniere, la sensazione di non avere più un futuro prevale invece proprio tra le minoranze che sono invece acquiescenti o favorevoli. La percezione di marginalità, quindi, ha un impatto opposto a quello che ci si attenderebbe: non alimenta una sfiducia verso le miniere motivata da uno scetticismo “populista” verso la transizione ecologica; al contrario, disincentiva la protesta contro le miniere, e non per adesione alla narrativa green, bensì per sentimenti di resa e capitolazione.
“Questa signora ci ha detto che nel villaggio vicino non è nato un bambino negli ultimi 12 o 14 anni (…). La gente pensa che, a un certo punto, vivere lì sia come un vicolo cieco. Un vicolo cieco, nel senso che i bambini non hanno alcun futuro lì, quindi potrebbero prendere un po’ di soldi da quel pezzo di terra e darli ai figli, così che possano fare quello che vogliono e costruirsi una vita in città, o qualsiasi altra cosa sia.” (Int. 8)
Nonostante il declino demografico e l’emigrazione abbiano colpito duro anche tra le montagne portoghesi, diversi tra i ricercatori-attivisti intervistati problematizzano e anzi rifiutano la nozione di marginalità. Sostengono che le comunità del Barroso siano consapevoli e orgogliose della propria organizzazione sociale ed economica, del loro stile di vita, delle risorse locali. La loro tesi è che la narrativa della marginalità sia un costrutto esterno, imposto, funzionale a giustificare la “sacrificabilità” del territorio. Le mobilitazioni contro le miniere, dunque, non sono alimentate dalla frustrazione conseguente alla marginalità: al contrario, rappresentano precisamente una sfida a quella narrazione.
“Quindi c’è un altro tipo di ricchezza (…). No, non c’è povertà. Queste cose le vedi nei report di Savannah (l’impresa che gestisce le miniere, NdI), ma quelle sono tattiche che servono solo a screditare e a conquistare il loro spazio narrativo. Ma vedrai che lì non c’è nulla del genere. Voglio dire, non più del solito. (…) Le case sono vecchie, costruite in pietra. Sono grandi, spaziose, con l’acqua corrente. Le infrastrutture sono vecchie, ma molto ben tenute. Sono costruite per durare nel tempo. Sono tranquilli, si aiutano a vicenda. C’è questa mentalità diversa che li rende ricchi.” (Int. 10)
“Ma è chiaramente una regione isolata. E questo è, ovviamente, uno dei pretesti utilizzati dai promotori di questo genere di progetti: stiamo portando cose positive in questa terra dove non c’è nulla” (Int. 7)

7. Scienza contro anti-scienza, o conflitto tra epistemologie?
Nel caso portoghese, proprio come il conflitto non può essere descritto nei termini di ambientalismo contro anti-ambientalismo, allo stesso modo non riflette in alcun modo un’opposizione tra scienza e populismo anti-scientifico. L’expertise scientifica gioca piuttosto un ruolo complesso e ambivalente per entrambe le parti.
Se l’impresa e le istituzioni che sostengono le miniere si appellano ai dati sul cambiamento climatico, la scienza viene anche utilizzata come strumento di controinsurrezione. Una narrativa paternalistica che infantilizza le comunità locali, descrivendole come incapaci di prendere decisioni razionali e informate, viene usata per stigmatizzare e delegittimare le proteste. L’opposizione a politiche presuntamente evidence-based viene liquidata come frutto di ignoranza, anti-scienza o negazionismo climatico[9]: la scienza viene qui mobilitata per giustificare posture chiaramente coloniali, del resto già evidenti nel descrivere i territori come terra nullius.
Dalla parte opposta, il fronte contrario alle miniere ricorre prevalentemente agli studi sociali per mettere in discussione la presunta oggettività delle scienze dure – in questo caso, in particolare la geologia – e per spostare le proteste da una cornice particolarista, esposta ad accuse (per quanto strumentali) di sindrome Nimby, verso una prospettiva più ampia di critica all’estrattivismo e al paradigma della crescita infinita.
Soprattutto, però, la critica alle miniere fa leva sul concetto di “riduzionismo climatico”: sulla critica, cioè, alla tendenza imperante a ridurre la complessità della questione ecologica alla sola dimensione climatica, peraltro astraendola dalle sue connessioni con gli altri aspetti del collasso ambientale (perdita di biodiversità, industrializzazione dell’agricoltura, impermeabilizzazione dei suoli…); e, in secondo luogo, alla tendenza a ridurre lo stesso cambiamento climatico a una mera questione di concentrazione di CO2 atmosferica. Questo approccio (doppiamente) riduzionistico viene valutato non solo fuorviante, ma pericoloso, perché porta a giustificare interventi e politiche che peggiorano ulteriormente la crisi ecologica – come, appunto, l’estrazione di minerali e terre rare, e la stessa artificializzazione di ambienti naturali per costruire “parchi” eolici o foto/agrivoltaici.
Questo riduzionismo, si sostiene, si basa su premesse epistemologiche proprie della scienza occidentale, a loro volta fondate su un’ontologia che presuppone una rigida separazione tra il regno del pensiero e dell’intenzionalità – concepito come esclusivamente umano – e la natura, conseguentemente ridotta a materia inerte governata da leggi meccaniche. Le origini storiche dell’epistemologia scientifica occidentale coincidono con l’avvento di una natura “morta”, inanimata, che ha perso la connessione con la ciclicità – e i limiti – del nascere, crescere e morire[10]; l’ecofemminismo ha svelato i nessi tra l’avvento di questa onto-epistemologia, necessaria per l’affermarsi della società industriale e del capitalismo, e la cancellazione violenta di sistemi di conoscenza che, anche in Occidente, rifiutavano la separazione tra materia e spirito[11] (Federici, 2004; Merchant, 1980). È proprio questa visione del mondo che costruisce la natura come una riserva di risorse che possono essere illimitatamente estratte e sfruttate per alimentare l’accumulazione capitalista. Paradossalmente, questa ontologia, insieme all’epistemologia scientifica in essa radicata, pretende di imporsi come l’unica legittima e universalmente valida, superiore a tutte le altre forme di conoscenza esistenti ed esistite, relegate di conseguenza al rango di credenze e superstizioni: eppure, è precisamente all’origine del collasso ecologico in cui ci troviamo[12].
Nell’osservazione etnografica durante l’Acampamento è risultato evidente come queste riflessioni esondino rispetto ai confini dell’elaborazione intellettuale, per riecheggiare diffusamente nei discorsi, nelle pratiche e nei comportamenti. Non parliamo di una sfida esplicitamente tematizzata all’epistemologia scientifica, ma di evidenti disponibilità e interesse condivisi a esplorare aree di conoscenza e approcci che ne sfidano i fondamenti. Alcuni laboratori, ad esempio, trattavano di rabdomanzia e radiestesia, mentre altri presentavano approcci terapeutici olistici. La necessità di recuperare conoscenze tradizionali legate alle erbe e al femminile veniva qui presentata esplicitamente come resistenza politica che riconosce la necessità di riappropriarsi di conoscenze ancestrali per decolonizzare i corpi dalla medicina biochimica (e dall’industria) e al contempo ristabilire forme di autonomia comunitaria capaci di sfidare quella spirale di delega e dipendenza dagli esperti e dal mercato che costituisce, fin dalle origini, la cifra del capitalismo.
Anche certi slogan (come “Queremos um mundo onde caibam muitos mundos”) insieme alla centralità di aspetti legati all’identità e alle tradizioni rurali (maschere e strumenti tradizionali, musiche popolari), e allo spazio riservato ai contributi ecofemministi in evidente connessione con il ruolo preminente giocato dalle donne nell’organizzazione delle proteste, sembrano convergere nella messa in discussione dell’onto-epistemologia dominante e nell’apertura e anzi ricerca di risposte in cosmovisioni altre.

8. Lotte territoriali, comunità locali e climattivismo
La capacità di collegare la lotta locale contro le miniere a una più ampia critica dell’estrattivismo e del green capitalism viene associata a una stretta e costante interazione tra comunità locali, attivisti e ricercatori, che certo non è stata semplice. Lo stesso Acampamento è fonte di prevedibili tensioni che riecheggiano quelle evocate dalla letteratura, conseguenti all’arrivo simultaneo di centinaia (circa 450 nel 2024) di attivisti ambientali, anarchici, punk, freak, hippies e artisti, in villaggi abitati da persone in prevalenza anziane, spesso descritte come tradizionaliste e molto religiose. Nelle interviste viene sottolineata l’importanza di costruire relazioni di fiducia nell’incontro tra questi mondi così differenti, in cui però è “chi viene da fuori che ha una maggiore responsabilità nel comprendere le dinamiche locali; che non significa cambiare le proprie convinzioni politiche o i propri valori, ma capire che deve muoversi in un contesto che a volte è molto conservatore (…). Ma quello che ho constatato è che quando c’è fiducia, e a volte la fiducia deve adattarsi alla realtà e ai valori della gente, le persone sono molto aperte.” (Int. 9)
Un esempio emblematico di questo atteggiamento è stato il divieto, deciso dopo interminabili assemblee, di bandire nudismo e toplessness (femminile come maschile) nelle spiagge fluviali e all’interno dello stesso campeggio, in modo da non urtare la sensibilità degli abitanti.
Assente o difficoltoso, invece, il dialogo con l’attivismo climatico. Un dato prevedibile nel caso portoghese, dove l’obiettivo della decarbonizzazione collide con il doversi fare carico dei costi locali della transizione energetica. Gli attivisti raccontano che, nei tentativi che pure ci sono stati di avviare un dialogo, i climattivisti apparivano più impegnati a persuadere della validità e urgenza delle proprie campagne che a lasciarsi coinvolgere in un confronto e nell’ascolto delle preoccupazioni delle comunità locali.
Nel caso appenninico, invece, non sono state tematizzate contraddizioni tra l’istituzione del parco e le battaglie per il clima: tuttavia, anche in questo caso, il dialogo è risultato inesistente. Gli attivisti pro-Parco descrivono i movimenti climatici come prevalentemente urbani, con un profilo anagrafico chiaramente giovane in netto contrasto col loro (in prevalenza cinquantenni e oltre) e un approccio astratto, poco attento alle problematiche territoriali.
Conclusioni: verso una mappa dei conflitti interni all’ambientalismo
In entrambi i casi, l’opposizione a politiche (presentate come) ambientali non trova una spiegazione nel populismo rurale: l’attenzione va posta piuttosto sulla misura in cui le politiche proposte riescono a coinvolgere le popolazioni locali, tenere in considerazione il loro punto di vista e rispondere alle loro necessità.
Semmai, a fare problema è proprio la tendenza – sottesa alla categoria di “populismo rurale” – a dare per scontato lo stereotipo del campagnolo/montagnino ignorante e buzzurro, di mentalità ristretta e conservatrice. Senza nemmeno che sorga il sospetto su quanto quella categoria sia impregnata di colonialismo. A conferma di quanto strumenti e prospettive decoloniali, utilizzati (giustamente) nell’osservare l’alterità in continenti e culture lontani, è più difficile vengano invece mobilitati a casa nostra, nonostante la violenza coloniale si sia abbattuta anche sulla civiltà contadina europea.
Più che a un conflitto tra ambientalisti e anti-ambientalisti, i casi studiati ci portano a concepire l’ambientalismo stesso come spazio sempre più conteso e attraversato da diverse linee di conflitto, che tendono a intrecciarsi tra di loro.
Una prima è quella tra transizione green ed ecologismo anti-capitalista: le critiche alla narrazione green non muovono da posizioni anti-ambientaliste bensì dal considerarla un’appropriazione capitalista di rivendicazioni e principi ecologisti volta a proseguire lo sfruttamento della natura ai fini dell’accumulazione.
La seconda riguarda invece la frattura urbano/rurale, che si collega a modi differenti di intendere la difesa ambientale. Qui, è cruciale vedere come le “diseguaglianze di riconoscimento” che portano a raccontare da una prospettiva urbana – inferiorizzandoli – valori, identità e scelte di vita delle popolazioni rurali, si intreccino all’uso della scienza per infantilizzare le popolazioni rurali, sminuire conoscenze situate differenti dall’expertise accreditata di volta in volta, giustificare la narrativa della marginalità per cui tutto si può prendere perché tanto non c’è nulla – nemmeno più il futuro! – secondo il più classico dei meccanismi della dominazione coloniale.
Ma queste due linee di conflitto si intrecciano con una terza, che ha a che fare con le premesse onto-epistemologiche: da una parte la natura come stock di risorse quantificabili ed estraibili, materia misurabile e riproducibile, che apre la porta a ogni forma di riduzionismo, e insieme di manipolazione e soluzionismo tecnologici – dalla transizione energetica ai nuovi OGM e oltre – e a ogni forma di ibridazione tra un “naturale” pensato fin dall’inizio come macchinico e il tecnologico. Dall’altra, un ecologismo che muove da un’idea di natura come “ciò che nasce”, con i suoi limiti, la sua imprevedibilità che sfugge e si ribella a qualunque riduzionismo, il suo mistero da rispettare e accompagnare nel suo divenire; un ecologismo che, quindi, non può che essere tecnocritico, olistico, femminile. E comunitario, volto alla riappropriazione di saperi situati e negati, e di forme di auto-organizzazione e gestione collettiva dei beni comuni, terra e acqua incluse.
[1] L’articolo su cui si basa la presente sintesi è: Lello, Elisa and Barberis, Eduardo (2026) Rural populists? Questioning the link between anti-environmentalism, populism and science criticism in rural areas. Territory, Politics, Governance, 1-17, https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/21622671.2026.2677566. In questa sede abbiamo volutamente ridotto all’essenziale le citazioni bibliografiche, che possono invece essere trovate, insieme a un’esposizione più articolata delle premesse teoriche, della metodologia e dei risultati, nell’articolo originale.
[2] Dunlap, A., & Riquito, M. (2023). Social warfare for lithium extraction? Open-pit lithium mining, counterinsurgency tactics and enforcing green extractivism in northern Portugal. Energy Research & Social Science, 95, 1–21.
[3] Rodríguez-Pose, A. (2018). The revenge of the places that don’t matter (and what to do about it). Cambridge Journal of Regions, Economy and Society, 11(1), 189–209.
[4] Norris, P., & Inglehart, R. (2018). Cultural backlash: Trump, brexit, and authoritarian populism. Cambridge University Press.
[5] Bilewicz, A. M. (2020). Beyond the modernisation paradigm: Elements of a food sovereignty discourse in farmer protest movements and alternative food networks in Poland. Sociologia Ruralis, 60(4), 754–772.
[6] Bujdei-Tebeica, V. (2024). Green policies, gray areas. Civil Szemle, 21(2), 31–47, pp. 33.
[7] Riproducendo, per inciso, la stessa linea argomentativa, altrettanto fallace, usata pochi anni prima per linciare chi denunciava la torsione autoritaria di uno Stato che trasformava, attraverso imposizioni e lasciapassare, diritti universali in concessioni sub conditione dell’obbedienza: e dell’obbedienza non a normative a tutela del bene comune, bensì al volere di case farmaceutiche ed élite globali.
[8] Martinez-Alier, J. (2002). The environmentalism of the poor: A study of ecological conflicts and valuation. Edward Elgar Publishing.
[9] Canelas, J., & Carvalho, A. (2023). The dark side of the energy transition: Extractivist violence, energy (in)justice and lithium mining in Portugal. Energy Research & Social Science, 100, 103096
[10] Cayley, D. (2009). Ivan Illich. I fiumi a Nord del Futuro. Quodlibet.
[11] Merchant, C. (1980). The death of nature: Women, ecology, and the scientific revolution. Harper & Row.
[12] Consigliere, S. (2020). Favole del reincanto. Molteplicità, immaginario, rivoluzione. DeriveApprodi.
L'articolo Populismo rurale, o colonialismo urbano?Un’analisi dei conflitti interni all’ambientalismo, a partire da una ricerca sul campo proviene da Rivista Malamente.
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11 SETTEMBRE. 25 ANNI DI BUGIE. 25 ANNI DI CRIMINI
«… i nuovi documenti pubblicati dall’amministrazione di Zohran Mamdani hanno rivelato come le autorità di New York hanno ingannato il grande pubblico sulla qualità dell’aria a Ground Zero dopo gli attacchi dell’11 settembre dove, nonostante i proclami, si respirava amianto.» [1]
Sono 25 anni che la propaganda a reti unificate ci propina l’incredibile versione che le autorità statunitensi hanno accreditato: due aerei hanno abbattuto tre grattacieli, la fusoliera di un altro aereo ha bucato uno dei muri più blindati del Pentagono mentre i due motori non lo hanno nemmeno graffiato e un quarto aereo si è schiantato in un prato senza lasciare i più comuni rottami.
Ora finalmente comincia a sgretolarsi il muro di gomma, almeno per la parte che mette sotto accusa tutte le autorità precedenti di mancato allarme. Nel gioco delle parti della pseudodemocrazia americana non è consentito di più.
Era del tutto impossibile che l’enorme nuvola di detriti sollevatasi a Manhattan non fosse altamente nociva. Le Torri dovevano essere smantellate contenendo alte quantità di amianto. Più facile e infinitamente meno costoso buttarle giù. Il costo lo avrebbero pagato i cittadini di New York e in prima fila i suoi eroici pompieri.
Infatti, secondo quanto emerge dalle 170mila pagine di documenti sulla qualità dell’aria dopo gli attentati pubblicati dall’amministrazione della città, si mostra che l’amianto fu trovato “quasi dovunque” vicino all’area delle torri gemelle mentre le autorità rassicuravano la popolazione del contrario. In seguito le malattie legate a polveri e fumi hanno causato più morti degli attentati, ove morirono 2.977 persone.
La “Guerra al Terrorismo”, inaugurata allora contro un nemico perfetto che loro definiscono di volta in volta in base ai loro interessi, ha portato morte e distruzione in Afghanistan, Iraq, Yemen, Pakistan, Somalia, Libia, Siria, Venezuela, Nigeria e Iran.
Oltre 940.000 morti “diretti”. Di questi, più di 432.000 sarebbero civili. Poi ci sono le morti “indirette (crollo dei sistemi sanitari, fame, malattie, infrastrutture distrutte). Al Jazeera, citando il Watson Institute, indica un range di 3,6–3,8 milioni di morti indirette.
Al cittadino americano finora ciò è costato 5.800 miliardi di dollari a oggi. Coi costi futuri per i veterani: almeno 2,2 trilioni nei prossimi decenni.
Non ci sono le parole per commentare e forse non servono neanche.
[1] https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/09/la-rabbia-dei-pompieri-di-new-york-per-lamianto-nellaria-dopo-l119_c7168942-f9b4-4ba2-ae57-31aad909399f.html
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Howto tecnico per salvare i tuoi dati sui servizi A/I – Technical howto to back up your data on A/I services
[IT]
Nei prossimi 10 giorni tutti i servizi sui server Autistici/Inventati saranno spenti.
Questo significa che tutte le mail smetteranno di funzionare, quindi se avete utilizzato le nostre caselle di posta per registrarvi su servizi vari online dovete al più presto cambiare queste mail.
Di seguito trovate indicazioni su come esportare dati per i vari servizi presenti sulla infrastruttura di A/I.
1. NOBLOGS
Gli owner e admin dei blog riceveranno un’email con un link per scaricare il proprio blog inclusi post e uploads, in una forma che rende possibile la migrazione su una diversa piattaforma WordPress.
Ecco le istruzioni passo dopo passo per importare quello che ti forniamo in una nuova installazione di WordPress:
- Accedi alla bacheca del tuo nuovo blog WordPress.
- Passa il mouse su Strumenti nel menu a sinistra e clicca su Importa.
- Trova la voce WordPress in fondo alla lista e clicca su Installa ora.
- Clicca su Avvia l’importazione una volta completata l’installazione.
- Clicca su Scegli file e seleziona il file XML salvato sul tuo computer.
- Clicca su Carica file e importa.
- Assegna gli articoli a un autore esistente o crea un nuovo utente nella schermata successiva.
- Seleziona la casella Scarica e importa gli allegati per trasferire anche le immagini e i media.
- Clicca su Invia per avviare il processo. Al termine apparirà un messaggio di conferma.
Se riscontri errori durante il caricamento (ad esempio per file troppo grandi), contattaci scrivendo una mail a help@inventati.org. Possiamo spiegarti come aumentare il limite di caricamento o come dividere il file XML in parti più piccole. (o cerca online).
Inoltre, importare gli allegati funzionerà solo se noblogs.org è ancora accessibile. Se non lo è, dovrai installare nel tuo nuovo blog un plugin specializzato per cambiare i link ai files salvati.
Nota che dopo lo spegnimento della nostra infrastruttura non sarà più possibile contattarci. Se pensi di aver bisogno di aiuto con la migrazione, cerca di migrare il tuo blog su una nuova piattaforma WordPress prima di quella data.
2. MAIL
I vostri messaggi di posta sono conservati in formato criptato nei dischi nei nostri server, noi non possiamo accedere al contenuto, soltanto voi con la vostra password potete. È importante che scarichiate la vostra casella prima della chiusura dei servizi di A/I, successivamente non sarà più possibile recuperare i messaggi.
Dalla webmail non è possibile scaricare i messaggi. Potete solo selezionarli in blocco e cancellarli, di fatto svuotando la casella. Per salvarli dovete installare un software per la gestione delle email sul vostro computer e scaricarli. Consigliamo di usare Thunderbird. Qui trovate la guida su come fare:
https://www.inventati.org/docs/mail/thunderbird
Non forniremo informazioni per attività di sincronizzare ed esportazione verso servizi di posta terzi e/o commerciali.
La rubrica dei contatti può essere scaricata dalla webmail, usando l’opzione “Esporta” nel menu “Contatti”.
Parametri di connessione
- Protocollo: IMAP
- Server in entrata:
- Server: mail.inventati.org
- Porta 993 (SSL/TLS) / 143 (STARTTLS)
- Server in uscita:
- Server: smtp.inventati.org
- Porta: 465 (SSL/TLS) / 587 (STARTTLS)
- Il nome utente dev’essere identico al tuo indirizzo email.
3. SITI WEB
Consigliamo di scaricare i contenuti dei siti web attualmente ospitati su A/I usando il protocollo WebDAV con un client opportuno. Ricordiamo che i parametri di accesso sono disponibili su https://www.inventati.org/docs/web/webdav#come-scaricare-il-tuo-sito
Troverete un dump dei database SQL associati ai siti nella home directory dell’account WebDAV.
Software consigliati
4. MAILING LIST e NEWSLETTER
Agli admin di mailing list e newsletter è stata inviata una mail con la lista degli iscritti. se non l’avete ricevuta controllate la cartella dello spam o inviate una mail a help@inventati.org specificando il nome della lista (le mail verranno in ogni caso inviate solo agli indirizzi indicati come owner della lista in questione).
Se volete ricevere l’archivio dei messaggi (se esiste) mandate una mail a help@inventati.org e vedremo cosa riusciamo a fare.
[EN]
In the next 10 days Autistici/Inventati’s services will be terminated.
This means that all email accounts will stop working, so if you have used them to register on third-party services you will have to change your username (or your recovery email) for those services.
This page includes instructions on how to export your data on services you have been using in A/I’s infrastructure.
1. NOBLOGS
Blog owners and admins will receive an email with a link to download a backup of their blog, including posts and media uploads, in a format that will make it possible to migrate to a different WordPress platform.
Here’s a step-to-step tutorial on how to import the downloaded data to a new WordPress site:
Steps to Import your Noblogs backup to another WordPress site:
- Log in to the dashboard of your new WordPress blog.
- Hover over Tools in the left-hand menu and click Import.
- Find WordPress at the bottom of the list and click Install Now.
- Click Run Importer once the installation is completed.
- Click Choose File to select your saved XML file from your computer.
- Click Upload file and import.
- Assign the posts to an existing author or create a new user in the next screen.
- Check the box labeled Download and import file attachments to copy your images and media over.
- Click Submit to start the import process. A success message will appear when it is done
If you see an error message during the upload process (e.g. because files are too large) send an email to help@inventati.org. We can send instructions on how to increase the upload limits or split the XML file into smaller parts. (Alternatively you can look online for solutions.)
It’s important to note that importing uploaded media will only be possible if noblogs.org is still accessible. Once Noblogs stops working, you’ll need to install a plugin in your new blog to change links of saved files.
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AI Fixes Linux Bottlenecks Using “Hideous” Code
A Linux developer used AI to fix bottlenecks that caused problems when building the kernel. The resulting AI-generated code needed a lot of work.
Dust and Water in Sagittarius A*

BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 9.10 - MISTERBIANCO

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Mattarello-Acquaviva (Trento), sabato 17 e domenica 18 ottobre: Due giorni contro carcere e guerra. Programma completo
Riceviamo e diffondiamo:
Qui la chiamata in pdf: DUE GIORNI CONTRO CARCERE E GUERRA
Qui il programma completo dell’iniziativa: Due giorni contro carcere e guerra2
Due giorni contro carcere e guerra2
DUE GIORNI CONTRO CARCERE E GUERRA
La guerra è sempre un fatto di politica interna.
Sia perché le sue basi materiali sono vicine a noi (come industrie, logistica, ricerca) sia perché ha un ritorno altrettanto materiale (nei termini di guerra al nemico interno, intruppamento della società, costi che vengono fatti pagare alla classe proletaria).
Se il compito di rovesciare la guerra tra Stati e tra gli sfruttati in guerra contro gli sfruttatori non può gravare sulle spalle di un qualunque movimento specifico, a noi rimane il compito di dare concretezza alla solidarietà internazionalista e capire come essere all’altezza delle sfide della nostra epoca.
Un anno fa la due giorni contro “carcere e guerra” al terreno No Tav di Acquaviva (Trento) è stata occasione per ritrovarsi tra compagni e compagne e pensare la lotta fuori dalle carceri unita a quella dentro di esse, anche grazie a contributi scritti di diversi prigionieri. Cadendo a ridosso delle giornate di blocco di settembre e ottobre, ha anche permesso un confronto rispetto a quello che stava accadendo. A un anno di distanza, tanto è successo ma non sono venute meno le ragioni per discutere di “carcere e guerra”.
Il genocidio a Gaza continua, con l’estensione della guerra totale a Yemen, Iran e Libano.
L’imperialismo statunitense mostra i muscoli in Sudamerica dietro la facciata della lotta “al narco-terrorismo” e si rivale sui suoi alleati-vassalli europei, scatenando nel frattempo la violenza anti-proletaria per le strade delle proprie città (coi raid tecnologicamente equipaggiati dell’ICE).
La competizione tra le potenze – che per quanto ci concerne si concretizza nel riarmo dell’Occidente – si traduce in una feroce predazione delle risorse necessarie a un capitalismo digitale che sviluppa l’IA come nuova atomica, mentre rende progressivamente il pianeta inadatto alla vita (come testimoniano le temperature record dell’estate trascorsa).
Emerge in tutta la sua arroganza una tecno-oligarchia che non ha problemi a considerare gran parte dell’umanità massa eccedente e a trattarla come bestiame da macello.
Il razzismo sistemico si riverbera nelle periferie e nell’intera società occidentale.
L’altra faccia del riarmo è la crescente repressione, in Italia strutturata attorno ai costantemente aggiornati decreti sicurezza: impunità per gli omicidi di Stato, allargamento della sorveglianza tecnologica, criminalizzazione della gioventù immigrata, finanche la proposta di messa al bando degli “anarchici e antifascisti” dopo la morte di Sara e Sandrone…
Ma non viviamo in un tempo in cui i soli colpi vengono assestati dal nemico di classe.
Insurrezioni e sommosse si succedono per tutto il mondo (dall’Indonesia alla Bolivia).
Nel ventre della Bestia alle resistenze contro l’ICE si aggiungono quelle contro i progetti di datacenter e una crescente rabbia contro gli oligarchi capitalisti (testimoniata dai vari attacchi a CEOs e dal ritorno del sabotaggio).
In Albania un progetto immobiliare israelo-saudita-statunitense ha scatenato un movimento di massa contro il governo.
In Italia i moti del “Blocchiamo tutto” hanno palesato la disponibilità al conflitto di nuove generazioni, riemersa poi in momenti di conflittualità come la piazza bolognese per Fakir.
Le sfide che ci pone la tendenza alla guerra mondiale necessitano tanto di riflessione quanto di iniziativa.
Proponiamo questa due giorni con in testa, più che delle proposte, degli interrogativi da affinare assieme, per avere più slancio nelle lotte a cui partecipiamo e parteciperemo.
Che strada dovremmo prendere come internazionalisti contro un mondo di guerra, genocidio e incarcerazione tecnologica?
Che cosa significa essere con la resistenza palestinese e contro lo Stato di Israele?
Quali valutazioni e quali prospettive possiamo condividere a partire da quanto si è mosso nell’ultimo anno, in Italia e non solo, contro colonialismo e genocidio?
Quali le possibilità di lotta a partire dai nervi scoperti che strutturano i rapporti tra Israele e stati occidentali, dalle reti logistiche alla trama dell’interesse economico?
A quali scenari di incarcerazione tecnologica lavorano gli stati e che ruolo giocherà l’apparato di controllo nel disinnescare e reprimere la protesta alle nostre latitudini?
Che forme di rivolta ed evasione sono praticabili contro le sue manifestazioni più tangibili, come i data center?
Come sta cambiando la forma del potere (e dunque la possibilità di attaccarlo) oggi che l’apparato tecnologico sta riempiendo il mondo di enormi “contenitori” di dati necessari al suo stesso mantenimento?
Quello che sta venendo vidimato, decreto dopo decreto, è la costruzione di un diritto penale da stato di guerra.
La lotta dentro le carceri è punita sempre più duramente e lottando fuori è sempre più facile finirci dentro: con l’art. 270 quinquies è sufficiente la disponibilità di testi o materiale video per essere arrestati con l’accusa di terrorismo, mentre alle mobilitazioni al fianco della resistenza palestinese hanno fatto seguito decine di misure cautelari, non ci dimentichiamo dei due compagni che hanno perso la vita mentre erano sottoposti a tali misure.
Con quali prospettive possiamo immaginare di affrontare il carcere di oggi nell’eventualità di essere arrestati/e?
Quali insegnamenti traiamo dall’esperienza dei Prisoners for Palestine e dalla mobilitazione internazionale in loro sostegno?
Come provare dunque a dare una dimensione internazionale alle lotte all’interno del carcere?
In che modo un movimento contro la guerra si fa carico di sostenere i propri prigionieri a partire dai prigionieri palestinesi attualmente detenuti in Italia?
Come si possono affrontare le nuove forme di repressione economica (es. multe per manifestazioni e “grida sediziose”)?
Come affrontare collettivamente la risposta repressiva agli ultimi blocchi e alla mobilitazioni per la Palestina?
Con Sara e Sandrone nel cuore.
Anche quest’anno la due giorni si terrà al Terreno Notav di Acqua Viva (Mattarello, Trento), Sabato 17 e Domenica 18 Ottobre. Sarà disponibile campeggiare e sono gradite le distro.
Pranzi e cena saranno benefit per spese legali e mantenimento dei prigionieri.
Accordo per la rete quantistica europea tra GÉANT e Quantum Internet Alliance

GÉANT e la Quantum Internet Alliance (QIA) hanno firmato un Protocollo d'Intesa per rafforzare la collaborazione sulle tecnologie di rete quantistica, sulle infrastrutture e sullo sviluppo dell'ecosistema quantistico europeo.
Agenti AI in azienda: dopo l’entusiasmo arriva la prova dei fatti
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The /3 Body Problem
Artemis II Crew at NASA Marshall

Cuba denuncia gli effetti del blocco USA: la conferenza stampa integrale di Bruno Rodríguez Parrilla
Transcripción íntegra de la conferencia de prensa del ministro de Relaciones Exteriores, Bruno Rodríguez Parrilla, para la presentación del Informe de Cuba sobre las afectaciones del bloqueo de EEUU contra Cuba
Moderadora: Saludos a todos los colegas de la prensa nacional, de la prensa extranjera acreditada en el país. Hoy, en conferencia de prensa, el ministro de Relaciones Exteriores de la República de Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, para presentar el Informe sobre el impacto del bloqueo de Estados Unidos contra nuestro país. Ministro, en la sala se encuentran: 47 corresponsales de 25 medios de 12 países. También saludo a los televidentes, a los usuarios de Internet. Se está transmitiendo en vivo por la televisión cubana, por la radio cubana, por las plataformas digitales de la Cancillería y de la Presidencia. Tenga usted la palabra.
Canciller: Muchas gracias, mis saludos. Aprecio profundamente que compartan este tiempo con nosotros.
El informe que tradicionalmente presenta la República de Cuba al Secretario General de las Naciones Unidas, por su solicitud, aporta información rigurosa sobre los daños económicos, comerciales y financieros del bloqueo del gobierno de los Estados Unidos contra Cuba.
Pongo énfasis en esta ocasión en el impacto tremendo en las personas, en las familias cubanas, en definitiva, en todo nuestro pueblo. Porque el bloqueo no castiga a un gobierno, castiga la vida cotidiana de un pueblo en todos los ámbitos. Es un acto de castigo colectivo, que se expresa en los largos meses viviendo con solo dos o tres horas diarias de electricidad o menos, con los alimentos echándose a perder, el calor que no deja dormir, los padres abanicando a sus bebés, los niños en penumbra haciendo sus tareas escolares, los jóvenes sin conectividad o sin recreación, los abuelos sin televisión o a veces, incluso, radio, toda la vida familiar dañada.
La orden ejecutiva del presidente de los Estados Unidos del 29 de enero, decretó el bloqueo de combustibles que impide los suministros, incluso pagados, por la amenaza de sanciones; intimida a las compañías dueñas de los buques tanqueros y los acosa; amenaza a las navieras y les prohíbe transportar incluso partes y piezas para las termoeléctricas o para sistemas fotovoltaicos.
Un barco de crudo de 100.000 toneladas permitiría reducir drásticamente los apagones por aproximadamente dos semanas. Si se pudiera importar fuel y diésel para los grupos electrógenos de los conjuntos de motores generadores de la llamada generación distribuida, podría reducirse el apagón al mínimo; pero el bloqueo de combustibles impide importarlos. Hemos cambiado aceleradamente la matriz energética con la fuente solar. Ahora se amenaza a las navieras para que no traigan tampoco paneles solares ni baterías para los nuevos parques fotovoltaicos, que hemos aprendido a instalar en solo 45 días.
El castigo se expresa en las semanas sin abasto de agua. Una fuente de abasto de agua funciona con conjuntos de motores eléctricos que se apagan, obviamente, durante el apagón. Incluso, una breve interrupción eléctrica los desconecta y requiere después varias horas para recuperar la presión de agua en las conductoras. Ocurre lo mismo con las plantas de bombeo, las estaciones de rebombeo y los impulsores en las tuberías. Estos sistemas se protegen con grupos electrógenos, pero estos funcionan también con fuel o diésel que no nos dejan importar.
El bloqueo nos priva de recursos. Tampoco nos permite importar partes y piezas para esos grupos electrógenos. Sin embargo, trabajamos arduamente para movilizar grupos electrógenos con capacidad de funcionar y para asegurar energía fotovoltaica al suministro de agua.
El bloqueo energético castiga a los niños recién nacidos que para sobrevivir dependen del funcionamiento estable de un equipo médico como una incubadora, por ejemplo. Y en el apagón, cuando falla el grupo electrógeno del hospital, los médicos tienen que salvarlos con técnicas aplicadas de forma manual, por ejemplo, para suplir la ventilación asistida. Igual que las personas que esperan una cirugía, entre ellos niños, y saben que el grupo electrógeno que protege el quirófano del hospital depende también de un grupo electrógeno que puede tener dificultades o falta de combustible, de un grupo electrógeno que apenas tiene combustible para funcionar. Han ocurrido hechos dramáticos en que ha habido que terminar algunas cirugías mayores con el alumbrado de lámparas recargables o en algún caso con la luz de los teléfonos móviles del personal médico.
Saben las personas que están pendientes de una cirugía que este servicio está limitado precisamente por la falta de electricidad que genera, sobre todo, la falta de combustible. Se ha hecho un gran esfuerzo con resultados alentadores para proteger con sistemas fotovoltaicos a los hospitales, policlínicos y otros centros de salud. El bloqueo castiga a quienes tienen un enfermo en casa y dificultades para transportarlo al hospital o un familiar que requiere hemodiálisis y conocen las limitaciones por combustibles del servicio de ambulancias y de otros igualmente afectados. Pese a todo, se han adquirido ambulancias, se garantiza un mínimo de combustible para ellas y se asegura el transporte para hemodiálisis.
Sufren los padres o familiares que buscan con angustia un medicamento imprescindible, que puede estar en uno de los más de siete mil contenedores, que las amenazas del gobierno de Estados Unidos a las compañías navieras no dejan llegar a la Isla, o que se produce en Cuba, pero cuyas materias primas o insumos están en otro contenedor.
Los datos muestran un aumento de la mortalidad infantil de cuatro por cada mil nacidos vivos en 2018 a 9,9 en 2025. Son niños, no son números. Son las muertes que no debieron ocurrir por privarse a Cuba y a su sólido y eficaz sistema de salud pública de recursos legítimos.
Hablamos, por ejemplo, del sistema que debe cuidar a una mujer embarazada, tratar a un niño enfermo y atender a quien llega a una urgencia médica. La salud necesita los recursos. Los pacientes necesitan los tratamientos a tiempo que el cerco energético y las medidas contra las navieras impiden llegar a Cuba.
La crueldad del castigo colectivo se expresa en los miles y miles de cubanos y cubanas que luchan a diario sin transporte público para llegar al trabajo porque el parque automotor está prácticamente paralizado sin combustible. Los niños, adolescentes y maestros caminan muchas veces largas distancias para llegar a las escuelas. Pero hemos adquirido y ensamblamos motos, triciclos y vehículos eléctricos. A pesar de tanto daño, Cuba ha logrado la hazaña de haber iniciado el actual curso escolar para sus niños, con más garantías y mejor aseguramiento, en condiciones de universalidad, equidad y calidad, que la que garantizan países latinoamericanos o los propios Estados Unidos en comunidades de bajos ingresos.
Aún bajo las condiciones extremas que encara nuestra economía se asegura el financiamiento anual indispensable para la educación especial de niños y jóvenes con discapacidades auditivas o psicomotoras o intelectuales. Para una familia, ese financiamiento significa oportunidades para que su hijo aprenda, se comunique y participe. Su futuro es más que una cifra en un balance estadístico.
La depresión de los ingresos reales y el encarecimiento de la vida de las familias cubanas por efecto del recrudecimiento aún más extremo del bloqueo, con la Orden ejecutiva del primero de mayo, provoca enormes sufrimientos y angustias. El bloqueo de combustibles y las amenazas contra las navieras producen apagones, impiden el abasto de agua y afectan todos los servicios a la población. La hostilidad y la agresión alcanzan todos los ámbitos de la vida.
No se trata de daños colaterales, frase también inaceptable de la guerra criminal de Estados Unidos contra Cuba. Son las víctimas de un diseño agresivo, de un plan fríamente calculado. Es el objetivo de las medidas que se aplican. Es el castigo colectivo contra los cubanos para buscar objetivos políticos. El bloqueo castiga, queremos vivir en paz. Castiga a todas las familias, queremos que nos dejen en paz.
El presidente Donald Trump dijo el 8 de enero de 2026, al responder una pregunta sobre la política de su gobierno contra Cuba, y cito: “no creo que se pueda ejercer mucha más presión salvo entrar y destrozar el lugar”. El Secretario de Estado que mentía consistentemente diciendo que el bloqueo de combustible no existía, el 7 de agosto declaró y cito: “No hay válvulas de escape. Cada vez que crean un nuevo mecanismo para intentar librarse del cerco, simplemente lo bloqueamos”, señaló. Es el mismo sentimiento despiadado y espíritu destructivo detrás del genocidio que se comete en Gaza. En Cuba es silencioso, sin bombas, pero también mata.
Ya el gobierno de Estados Unidos no logra confundir ni desorientar. Dentro de ese país hay reconocimiento y conciencia creciente sobre el abuso y crecen las voces que reclaman su cese inmediato.
Los días 27 y 28 de octubre próximo, la Asamblea General de las Naciones Unidas considerará nuevamente el tema de su agenda titulado: “Necesidad de poner fin al bloqueo económico, comercial y financiero impuesto por los Estados Unidos de América contra Cuba”. A pesar de la extraordinaria presión e intimidación del gobierno de los Estados Unidos, de su Departamento de Estado, de sus embajadas y misiones diplomáticas, sobre los Estados miembros, nuestro pueblo confía en el respaldo abrumador del planeta al reclamo de que se ponga fin al bloqueo en la votación que tendrá lugar el miércoles 28 de octubre, cerca del mediodía.
El informe que hoy presentamos, y está en toda su extensión en poder de ustedes, incluye los daños ocasionados por la guerra económica contra Cuba entre marzo de 2025 y febrero de 2026. Reúne ejemplos elocuentes, testimonios desgarradores y datos irrebatibles sobre sus efectos en nuestra economía, en los derechos humanos, en la vida cotidiana de las personas.
Detrás de cada cifra hay un rostro humano. Detrás de cada medida de bloqueo hay una tragedia o un drama familiar. Se estiman en 8 mil 83 millones de dólares los perjuicios del bloqueo entre el primero de marzo de 2025 y el 28 de febrero de 2026. Es una cifra récord, por encima del récord del año pasado. Los daños del bloqueo han aumentado en este periodo un 7% superior al nivel récord registrado hace un año. Los daños acumulados en estas décadas de aplicación del bloqueo ascienden a 178 mil 700 millones de dólares a precios corrientes. Es otro récord, un 4,7% más elevado que lo informado antes.
El informe estima que, de no existir el bloqueo, el PIB de Cuba a precios corrientes habría crecido significativamente en 2025. Ese estimado expresa las oportunidades de revitalización del sector productivo, de nuestras capacidades de exportación, de recuperación de nuestra economía, de posibilidades de desarrollo social, perdidas precisamente por efectos directos del castigo colectivo, que provoca también una disminución de la capacidad de nuestro gobierno para continuar desarrollando, perfeccionando, las políticas sociales que son parte de nuestro modelo económico y social.
El informe recoge con datos y amplia explicación el impacto extendido, integral, transversal, profundo, del bloqueo energético en todos los ámbitos de la vida nacional. Esta es una realidad que nadie mínimamente informado o elementalmente honesto pueda decir que desconoce. Habría que identificar qué ocurriría en cualquier otro país que hubiera enfrentado por más de 8 meses un cerco energético absoluto, equivalente a un bloqueo naval que es un acto de guerra, según el Derecho Internacional.
¿Qué país en esas condiciones podría mantener la paz, el consenso social, la estabilidad, la participación de los ciudadanos en las soluciones a las dificultades y la seguridad ciudadana?
Ante este cruel desafío, Cuba trabaja denodadamente; nunca se dejará vencer. Atiende hoy con gran esfuerzo, las necesidades más perentorias de la población, mantiene y se propone mejorar las políticas sociales como máxima prioridad sin que nadie quede desamparado.
Avanzaremos rápida y resueltamente en la aplicación de los cambios económicos y sociales recientemente aprobados por la Asamblea Nacional del Poder Popular, que esperamos produzcan resultados iniciales a corto plazo y que permita avanzar en mejorar las condiciones de bienestar de nuestra población.
Es necesario recordar el diseño original de la política de los gobiernos de los Estados Unidos contra Cuba, recogido en aquel infame memorándum interno del subsecretario de Estado, fechado en 1960, del subsecretario de Estado Lester Mallory, que dice, y cito: “emplear rápidamente todos los métodos posibles para debilitar la vida económica de Cuba, lograr la privación de dinero y suministros, reducirle sus recursos financieros y salarios reales, provocar hambre, desesperación y el derrocamiento del gobierno.” La política vigente del gobierno de los Estados Unidos contra Cuba configura y tipifica un acto de genocidio según las convenciones internacionales, reproduce los objetivos y busca generar una catástrofe como la del holocausto que sufrió el pueblo cubano en la última década del siglo XIX bajo la reconcentración del Capitán General Valeriano Weyler.
Weyler y Lester Mallory reencarnan en algunos políticos estadounidenses y algunos funcionarios del Departamento de Estado.
Se producen a diario declaraciones terribles, no solo de funcionarios oficiales, sino también de congresistas rabiosamente anticubanos, de figuras neofascistas extremadamente conservadoras de la política estadounidense, de herederos, de los esbirros y ladrones que lucraron en la dictadura de Fulgencio Batista, de los que piensan que la solución de Cuba es el tutelaje de los Estados Unidos, o de los que pretenden entregar Cuba a las peores fuerzas de Miami que vivieron siempre de la industria anticubana.
Son los políticos que llaman a la violencia, que amparan acciones terroristas, que instigan a la desestabilización de Cuba y que instan permanentemente al Presidente de los Estados Unidos a una agresión militar directa contra nuestro pueblo.
Cerrar todas las salidas económicas de un país significa asfixiar a una población en su conjunto e intentar en ese empeño inducir una crisis humanitaria por la vía del castigo colectivo.
No habrá una crisis humanitaria en Cuba porque nuestro pueblo es profundamente solidario, comprende y tiene elevada conciencia de las causas de los problemas y sufrimientos que afrontamos, se moviliza colectivamente en estrecha unidad y es sujeto protagonista de los cambios que estamos introduciendo para responder a problemas del pasado y a la durísima coyuntura actual con una actualización y cambios de nuestro modelo económico y también siempre social, orientado a la justicia social, a la igualdad de oportunidades y a la dignidad de las cubanas y cubanos.
No es un ataque a un gobierno con el que el vecino del norte tiene diferencias políticas, no es de ninguna manera un acto de legítima defensa de la principal potencia militar, nuclear, tecnológica y económica del planeta.
No protege ningún interés nacional ni de los ciudadanos ni empresarios estadounidenses. No representa ni responde a la voluntad, los sentimientos ni los intereses de los contribuyentes, de los electores de ese país. Tampoco, en modo alguno, responde a los sentimientos y los intereses de la inmensa mayoría de los cubanos residentes en el exterior, en particular de los residentes en los Estados Unidos ni de sus descendientes, que quieren para sus familias, para su nación, para su patria, lo mejor.
No reacciona el gobierno de los Estados Unidos con estas políticas genocidas a ninguna amenaza inusual y extraordinaria. Sin embargo, asienta ambas órdenes ejecutivas del 29 de enero y el 1 de mayo en esa increíble calumnia. No reacciona a ninguna amenaza real, de ninguna manera.
Cuba no es una amenaza, el bloqueo sí. No es, de ninguna manera, Cuba una amenaza. Somos un país de paz, queremos y merecemos la paz.
Junto al criterio ampliamente mayoritario de la comunidad internacional, reitero ahora y vamos a reiterar en Naciones Unidas: acaben de poner fin al bloqueo.
Déjennos vivir en paz.
Moderadora: Sí Ministro, hemos recibido solicitud de tres medios que están presentes en sala.
La Televisión Cubana, el Canal Cubano de Noticias. Por favor, preséntese.
Periodista: Roxana Arian, del Canal Cubano de Noticias. Ministro, el Secretario de Estado de los Estados Unidos ha declarado en reiteradas ocasiones que su gobierno ha dispuesto 100 millones de dólares de ayuda humanitaria para nuestro país y que Cuba la ha rechazado. ¿Me puede decir cuál es la realidad de esos fondos y qué cantidad de dinero ha entrado a nuestro país?
Ministro: Ellos mienten constantemente. El ofrecimiento de los supuestos 100 millones de dólares en ayuda humanitaria a Cuba se hizo público insólitamente en la Santa Sede, cuando ni siquiera era conocido por las iglesias cubanas ni por nuestro gobierno.
Habría que decir que después de que nuestro gobierno hubiere aceptado y facilitado la ayuda humanitaria por 3 millones de dólares, muy prolongada en el tiempo, en respuesta a los daños que provocó el huracán Melissa, se había hecho un ofrecimiento de 9 millones de dólares adicionales. Alguna aritmética oscura en el Departamento de Estado redujo esta cifra a 6 millones de dólares, inmediatamente aceptada por instituciones religiosas internacionales, altamente reconocidas por las iglesias en Cuba y por nuestro gobierno. De esos que eran 9 y fueron después 6 millones, se ha ejecutado algo más de 1 millón.
Puedo decir que de aquel ofrecimiento de los 100 millones de dólares, del que en un momento fuentes creíbles dijeron que se excluían las medicinas y los alimentos y otras dijeron que demoraría hasta finales de año, puedo informar que se ha ejecutado el envío de un módulo de alimentos y de productos de aseo para 700 familias cubanas. Probablemente calculado su precio según otra tasa, supongo, porque es difícil pensar que 700 módulos para una familia cuesten los 91 mil dólares que se plantean que ha sido así.
Emplazo otra vez, al gobierno de los Estados Unidos, en particular al Departamento de Estado, a que diga cuándo comienza a ejecutarse esa ayuda humanitaria, si incluirá medicinas y alimentos, que es una verdadera prioridad para nuestro pueblo y por qué demora largos meses en ejecutarse, cuándo empezará y sobre todo cuándo terminará.
Por supuesto que Cuba acepta siempre toda ayuda humanitaria ofrecida desde cualquier rincón del planeta, bajo las prácticas internacionales y normas de la cooperación y de la ayuda humanitaria reconocida por las Naciones Unidas, que siempre excluyen totalmente cualquier condicionamiento, cualquier manipulación política; porque no debe nadie lucrar políticamente con la necesidad ni el sufrimiento, y que también excluyen, por supuesto, cualquier fórmula lesiva a la soberanía nacional.
Puedo decir que el gobierno cubano está en estrecho contacto con las iglesias cubanas que participarán en la distribución de esta ayuda y les dará todo su apoyo para que sea rápida y eficaz. Espero que el Departamento de Estado haga algo.
Moderadora: Tenemos también una pregunta de la agencia AP.
Periodista: Buenos días o buenas tardes, Ministro. Andrea Rodríguez, de la agencia de prensa AP.
Señor, hemos en las últimas semanas escuchado muchísimo sobre conversaciones, diálogos, nos vimos, no nos vimos, ¿me podría decir oficial y exactamente en qué momento se encuentran estas conversaciones con Estados Unidos, si es que son reales o no? Y si hay una agenda, o ¿cuál será la hoja de ruta para destrabar esta situación que ya lleva tantos meses? En este sentido, también quisiera saber si las autoridades de Estados Unidos les han hecho llegar algún tipo de comentario sobre las 176 medidas, la aprobación de las 176 medidas, algunas de las cuales son aperturistas en la misma dirección, más allá de los motivos que tenga o no Cuba, de los pedidos de Estados Unidos de una apertura.
Y una precisión, discúlpeme. Usted mencionó ahora unos 8.000 millones de dólares de pérdidas en un año pero que irían hasta el mes de febrero. O sea, contemplando un mes el cerco energético actual. ¿Cuántos millones de dólares le sumaría y cuál sería la proporción de estos seis meses que han sido los más dramáticos y los más incrementados en cuanto al cerco energético y financiero que vive Cuba? Gracias.
Ministro: Como se ha dicho, ha habido conversaciones con el Departamento de Estado. Se mantienen comunicaciones en este sentido. Dichas conversaciones no muestran avances ni progresos, a partir de la falta de voluntad del gobierno de los Estados Unidos.
Cuba reitera que estará dispuesta a continuar dichas conversaciones sobre bases del Derecho Internacional, sin precondiciones, en igualdad soberana, en absoluto pie de igualdad, sobre bases de respeto mutuo, beneficio recíproco para nuestros pueblos, sin injerencia en nuestros asuntos internos.
No ha habido, ni hay en este momento negociaciones, ni hay agendas, ni hojas de ruta. Puedo decir que mantenemos la disposición de continuar esos contactos a pesar de la falta de progresos.
No ha habido ningún pronunciamiento oficial del gobierno de los Estados Unidos sobre los cambios económicos y sociales decididos recientemente por la Asamblea Nacional del Poder Popular. No ha habido esos pronunciamientos y la verdad es que no hace ninguna falta que los haya, porque se refieren al ejercicio de las facultades soberanas de la República de Cuba, que residen indeclinablemente y únicamente en el pueblo cubano.
Sin embargo, sí recibimos constantemente señales y preguntas de amplios sectores de la sociedad estadounidense, de personas, de cubanos residentes en ese país, de empresarios y compañías, personas de negocios, personas de buena voluntad, figuras del Congreso de los Estados Unidos, políticos de distintos Estados, profundamente interesados en conocer mejor y en saber cómo podrían aprovechar las oportunidades que se abren para ampliar vínculos comerciales, de cooperación, de inversión y, sobre todo, contrastan la amplitud de estas transformaciones con el estrechamiento del cerco energético y de la persecución a las navieras que transportan suministros a Cuba y nos preguntan cómo podrían hacerlo en esas circunstancias.
Nos llama la atención que nos pregunten consistentemente en qué vienen esos más de 7 mil contenedores, si esos contenedores han sido pagados ya, si responden a relaciones contractuales, a contratos firmados con navieras internacionales y quiénes son las entidades que en Cuba han contratado esas cargas. Y se asombran cuando le decimos que la mayor parte de esas cargas han sido contratadas por pequeñas, medianas, compañías privadas cubanas, que el grueso de esas cargas son alimentos, medicinas y dispositivos médicos, y que obviamente se trata de cargas previamente contratadas y pagadas según las reglas universalmente aceptadas de comercio internacional; y que es esta política de estrangulamiento energético, impropia de una situación de paz, porque es un acto de guerra que afecta la libertad de comercio y la libertad de navegación.
El cálculo que yo he presentado aquí es un cálculo riguroso, que se basa en una metodología basada en estándares internacionales, que fue hace ya unos cuantos años auditada por una comisión del Congreso de los Estados Unidos que la declaró con arreglo a las prácticas contables internacionales y metodológicamente rigurosa.
Esta cifra no incluye los daños del cerco energético, ni incluye los daños de las sanciones secundarias a partir de que esos efectos, respecto a la Orden del 29 de enero, se produjeron ya desde la semana subsiguiente.
Por tanto, lo más pronto que podamos, trataremos de cerrar las estadísticas de este año, pero nos atenemos a la metodología rigurosa establecida por las entidades cubanas reguladoras desde el punto de vista de la estadística económica, a la metodología de la Resolución de la Asamblea General que solicita al Secretario General informe sobre el estado de cumplimiento de la Resolución o de incumplimiento, pudiéramos decir, y le pide información sobre estos aspectos. No hemos querido alterar esa metodología, pero anticipo que los daños en estos meses multiplican los daños que se produjeron en el periodo precedente.
Moderadora: Ministro, una última pregunta de Alma Plus.
Periodista: Gracias. Nora Becerril de Alma Plus TV. Las recientes órdenes ejecutivas emitidas por Washington califican a Cuba como una amenaza a la seguridad nacional y además endurecen el cerco energético como se hablaba en el informe. ¿Cómo responde Cuba a esta catalogación? ¿Cómo responde a esto? ¿Y qué tan real consideran la amenaza de una acción militar directa?
Ministro: Mienten, mienten constantemente. Por eso la política de agresión y bloqueo contra Cuba concita tanto aislamiento y descrédito internacional para el gobierno de los Estados Unidos.
Si no fuera una amenaza real, si no fuera una amenaza a la existencia de Cuba, que nosotros siempre nos tomamos muy en serio, si no fuera una amenaza que no solo descansa en la retórica, sino en los testimonios de numerosas fuentes serias, analistas, entidades no gubernamentales estadounidenses, que presentan evidencias de que el gobierno de Estados Unidos realiza preparativos militares reales, cuando uno escucha desde el Presidente al Secretario de Estado, y muy recientemente al Secretario de Guerra, diciendo que una agresión militar directa contra Cuba, está entre las opciones que están sobre la mesa del Presidente de los Estados Unidos, claro que uno tiene que tomarse en serio esa amenaza, unida a la experiencia de Cuba al respecto, y en la experiencia de todos en el planeta, que han sufrido y sufren hoy, no solo la destrucción del orden internacional, sino también la proliferación de agresiones más allá de las medidas coercitivas unilaterales, la proliferación de conflictos o las guerras que ha librado o libra hoy el gobierno de los Estados Unidos.
Por tanto, nuestro pueblo, nuestro Estado, las toma muy en serio y se prepara para defender con determinación, a ultranza, nuestra independencia, soberanía e integridad territorial.
Pero si no fuera una amenaza de ese calibre y si no fuera una amenaza que esperamos que nunca se haga realidad, porque provocaría un verdadero baño de sangre, porque provocaría pérdidas de vidas, no solo de cubanas y cubanos, sino también de jóvenes estadounidenses que serían enviados a una guerra que no quieren, que no es suya, que no responde al menor interés nacional ni de los ciudadanos ni del pueblo estadounidense. Y está claro que defenderemos, con igual determinación que en el pasado, nuestra independencia, soberanía e integridad territorial.
Pero, al mismo tiempo, nuestro Estado, nuestro gobierno, trabaja activamente en el ámbito de nuestras políticas económicas y sociales, en respuesta a problemas estructurales de nuestra economía, a problemas de las últimas décadas y al efecto de estrangulamiento que provoca hoy el cerco energético, que repito, equivale a un bloqueo naval que es un acto de guerra. De manera que nuestro pueblo hoy se enfrasca con el mayor esfuerzo en afrontar las dificultades y en resolverlas con la participación y el concurso de todos. Muchas gracias.
Moderadora: Muchísimas gracias. Así concluye la conferencia de prensa.
(Cubaminrex)
Trascrizione integrale della conferenza stampa del ministro degli Affari Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, per la presentazione del Rapporto di Cuba sugli effetti del blocco degli Stati Uniti contro Cuba
Moderatrice: Un saluto a tutti i colleghi della stampa nazionale e della stampa estera accreditata nel Paese. Oggi si tiene la conferenza stampa del Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, per presentare il rapporto sull’impatto del blocco degli Stati Uniti contro il nostro Paese. Ministro, in sala sono presenti 47 corrispondenti di 25 organi di stampa di 12 Paesi. Un saluto anche ai telespettatori e agli utenti di Internet. La conferenza viene trasmessa in diretta dalla televisione cubana, dalla radio cubana e sulle piattaforme digitali del Ministero degli Affari Esteri e della Presidenza. A Lei la parola.
Ministro: Sì, molte grazie. Vi saluto e apprezzo profondamente il fatto che condividiate questo momento con noi.
Il rapporto che tradizionalmente la Repubblica di Cuba presenta al Segretario Generale delle Nazioni Unite, su sua richiesta, fornisce informazioni rigorose sui danni economici, commerciali e finanziari causati dal blocco del governo degli Stati Uniti contro Cuba.
In questa occasione desidero porre l’accento sul suo enorme impatto sulle persone, sulle famiglie cubane e, in definitiva, su tutto il nostro popolo, perché il blocco non punisce un governo: colpisce la vita quotidiana di un intero popolo in ogni suo ambito. È un atto di punizione collettiva. Lo si vede nei lunghi mesi trascorsi con appena due o tre ore di elettricità al giorno, o anche meno; negli alimenti che vanno a male; nel caldo che non lascia dormire; nei genitori che fanno aria ai propri neonati; nei bambini che svolgono i compiti scolastici nella penombra; nei giovani senza connessione a Internet o senza possibilità di svago; negli anziani senza televisione e, a volte, persino senza radio. Tutta la vita familiare ne risulta danneggiata.
L’Ordine Esecutivo del Presidente degli Stati Uniti del 29 gennaio ha decretato il blocco dei combustibili, impedendone le forniture persino quando sono già state pagate, attraverso la minaccia di sanzioni; intimidisce e perseguita le compagnie proprietarie delle petroliere, minaccia le compagnie di navigazione e vieta loro di trasportare perfino parti e componenti destinati alle centrali termoelettriche o agli impianti fotovoltaici.
Una petroliera con 100.000 tonnellate di greggio consentirebbe di ridurre drasticamente i blackout per circa due settimane. Se potessimo importare olio combustibile e diesel per i gruppi elettrogeni, per i motori e i generatori della cosiddetta generazione distribuita, i blackout potrebbero essere ridotti al minimo, ma il blocco dei combustibili ne impedisce l’importazione. Abbiamo accelerato la trasformazione del mix energetico puntando sull’energia solare. Ora si minacciano le compagnie di navigazione affinché non trasportino neppure pannelli solari e batterie destinati ai nuovi parchi fotovoltaici, che abbiamo imparato a installare in appena 45 giorni.
La punizione si manifesta anche nelle settimane senza approvvigionamento idrico. Una fonte di approvvigionamento d’acqua funziona grazie a sistemi di motori elettrici che, ovviamente, si fermano durante un blackout. Anche una breve interruzione dell’elettricità li disconnette e sono poi necessarie diverse ore per ripristinare la pressione dell’acqua nelle condutture. Lo stesso accade con gli impianti di pompaggio, le stazioni di rilancio e i sistemi di rilancio della pressione nelle condotte. Questi sistemi sono protetti da gruppi elettrogeni, che però funzionano anch’essi con fuel oil o diesel che non ci viene consentito importare.
Il blocco ci priva di risorse. Non ci consente neppure di importare parti e componenti per questi gruppi elettrogeni. Ciononostante, lavoriamo intensamente per mobilitare i gruppi elettrogeni ancora in grado di funzionare e per garantire energia fotovoltaica ai sistemi di approvvigionamento idrico.
Il blocco energetico colpisce i neonati la cui sopravvivenza dipende dal funzionamento stabile di un’apparecchiatura medica, come per esempio un’incubatrice. E durante un blackout, quando il gruppo elettrogeno dell’ospedale smette di funzionare, i medici devono salvarli ricorrendo a tecniche manuali, ad esempio per sostituire la ventilazione assistita. Lo stesso vale per le persone in attesa di un intervento chirurgico, tra cui anche bambini. E sanno che il gruppo elettrogeno che garantisce il funzionamento della sala operatoria dipende anch’esso da un generatore che può avere problemi o trovarsi senza combustibile, o che dispone appena del combustibile necessario per continuare a funzionare. Si sono verificati episodi drammatici in cui è stato necessario portare a termine interventi chirurgici importanti con l’illuminazione di lampade ricaricabili o, in alcuni casi, con la luce dei telefoni cellulari del personale medico.
Le persone in attesa di un intervento chirurgico sanno che questo servizio è limitato proprio dalla mancanza di elettricità, dovuta soprattutto alla carenza di combustibile. È stato compiuto un grande sforzo, con risultati incoraggianti, per dotare di sistemi fotovoltaici gli ospedali, i policlinici e altri centri sanitari. Il blocco colpisce chi ha un malato in casa e incontra difficoltà a trasportarlo in ospedale, oppure chi ha un familiare che necessita di emodialisi e conosce le limitazioni, dovute alla mancanza di combustibile, del servizio di ambulanze e di altri servizi analogamente colpiti. Nonostante tutto, sono state acquistate ambulanze, viene garantito per esse un minimo di combustibile e viene assicurato il trasporto dei pazienti che necessitano di emodialisi.
Soffrono i genitori o i familiari che cercano con angoscia un farmaco indispensabile che potrebbe trovarsi in uno degli oltre 7.000 container ai quali le minacce del governo degli Stati Uniti contro le compagnie di navigazione impediscono di arrivare sull’isola, oppure che viene prodotto a Cuba ma le cui materie prime o forniture si trovano in uno di quei container.
I dati mostrano un aumento della mortalità infantile da 4 ogni 1.000 nati vivi nel 2018 a 9,9 nel 2025. Sono bambini, non numeri. Sono morti che non avrebbero dovuto verificarsi e che sono avvenute perché Cuba e il suo solido ed efficace sistema sanitario pubblico sono stati privati di risorse che spettano loro legittimamente.
Parliamo, per esempio, del sistema che deve assistere una donna incinta, curare un bambino malato e prestare assistenza a chi arriva al pronto soccorso. La sanità ha bisogno di risorse; i pazienti hanno bisogno di ricevere tempestivamente le cure che l’assedio energetico e le misure contro le compagnie di navigazione impediscono di far arrivare a Cuba.
La crudeltà della punizione collettiva si manifesta nelle migliaia e migliaia di cubane e cubani che ogni giorno devono affrontare enormi difficoltà per raggiungere il posto di lavoro a causa della mancanza di trasporto pubblico, perché il parco veicoli è praticamente paralizzato per mancanza di combustibile. Bambini, adolescenti e insegnanti devono spesso percorrere a piedi lunghe distanze per raggiungere le scuole, ma abbiamo acquistato e stiamo assemblando motocicli, tricicli e veicoli elettrici. Nonostante tutti questi danni, Cuba è riuscita nell’impresa di avviare l’attuale anno scolastico per i propri bambini con maggiori garanzie e migliori condizioni, in termini di universalità, equità e qualità, rispetto a quelle assicurate da Paesi latinoamericani o dagli stessi Stati Uniti nelle comunità a basso reddito.
Anche nelle condizioni estreme che la nostra economia sta affrontando, viene garantito ogni anno il finanziamento indispensabile per l’istruzione speciale dei bambini e dei giovani con disabilità uditive, psicomotorie o intellettive. Per una famiglia, quel finanziamento significa opportunità affinché il proprio figlio possa imparare, comunicare e partecipare. Il suo futuro vale più di una cifra in un bilancio statistico.
La riduzione dei redditi reali e l’aumento del costo della vita per le famiglie cubane, conseguenza dell’inasprimento ancora più estremo del blocco con l’Ordine Esecutivo del 1º maggio, provocano enormi sofferenze e angosce. Il blocco dei combustibili e le minacce contro le compagnie di navigazione provocano blackout, impediscono l’approvvigionamento idrico e colpiscono tutti i servizi alla popolazione. L’ostilità e l’aggressione investono ogni ambito della vita.
Non si tratta di “danni collaterali”, espressione anch’essa inaccettabile, della guerra criminale degli Stati Uniti contro Cuba. Sono le vittime di un disegno aggressivo, di un piano freddamente calcolato. Questo è l’obiettivo delle misure che vengono applicate. È una punizione collettiva contro i cubani per perseguire obiettivi politici. Il blocco punisce. Noi vogliamo vivere in pace. Punisce tutte le famiglie. Vogliamo che ci lascino in pace.
Il Presidente Donald Trump, l’8 gennaio 2026, rispondendo a una domanda sulla politica del suo governo nei confronti di Cuba, dichiarò, e cito: «Non credo che si possa esercitare molta più pressione, a meno di entrare e distruggere il posto». Il Segretario di Stato, che mentiva sistematicamente sostenendo che il blocco dei combustibili non esistesse, il 7 agosto dichiarò, e cito: «Non ci sono valvole di sfogo. Ogni volta che creano un nuovo meccanismo per cercare di sottrarsi all’assedio, noi semplicemente lo blocchiamo». È lo stesso sentimento spietato e lo stesso spirito distruttivo che stanno dietro al genocidio perpetrato a Gaza. A Cuba è silenzioso, senza bombe, ma uccide anch’esso.
Ormai il governo degli Stati Uniti non riesce più a confondere né a disorientare. All’interno di quel Paese cresce la consapevolezza dell’abuso e aumentano le voci che ne chiedono l’immediata cessazione.
Il 27 e 28 ottobre prossimi l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tornerà a esaminare il punto all’ordine del giorno intitolato «Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba». Nonostante le straordinarie pressioni e intimidazioni esercitate dal governo degli Stati Uniti, dal suo Dipartimento di Stato, dalle sue ambasciate e missioni diplomatiche sugli Stati membri, il nostro popolo confida nel sostegno schiacciante della comunità internazionale alla richiesta di porre fine al blocco nella votazione che si terrà mercoledì 28 ottobre, intorno a mezzogiorno.
Il rapporto che presentiamo oggi, e che avete a disposizione nella sua versione integrale, comprende i danni causati dalla guerra economica contro Cuba tra marzo 2025 e febbraio 2026. Raccoglie esempi eloquenti, testimonianze strazianti e dati inconfutabili sui suoi effetti sulla nostra economia, sui diritti umani e sulla vita quotidiana delle persone.
Dietro ogni cifra c’è un volto umano; dietro ogni misura del blocco c’è una tragedia o un dramma familiare. I danni causati dal blocco tra il 1º marzo 2025 e il 28 febbraio 2026 sono stimati in 8 miliardi e 83 milioni di dollari. È una cifra record, superiore al record dello scorso anno. In questo periodo, i danni causati dal blocco sono aumentati del 7% rispetto al livello record registrato un anno fa. I danni accumulati in questi decenni di applicazione del blocco ammontano a 178,700 milioni di dollari a prezzi correnti. È un altro record, superiore del 4,7% rispetto a quanto precedentemente comunicato.
Il rapporto stima che, in assenza del blocco, nel 2025 il PIL di Cuba a prezzi correnti sarebbe cresciuto in misura significativa. Questa stima riflette le opportunità perdute di rilancio del settore produttivo, delle nostre capacità di esportazione, di ripresa della nostra economia e delle possibilità di sviluppo sociale, proprio per effetto diretto della punizione collettiva. Essa provoca inoltre una riduzione della capacità del nostro governo di continuare a sviluppare e perfezionare le politiche sociali che fanno parte del nostro modello economico e sociale.
Il rapporto illustra, con dati e ampie spiegazioni, l’impatto esteso, complessivo, trasversale e profondo del blocco energetico in tutti gli ambiti della vita nazionale. Questa è una realtà che nessuno, se minimamente informato o semplicemente onesto, può affermare di ignorare. Bisognerebbe chiedersi che cosa accadrebbe in qualsiasi altro Paese che avesse dovuto affrontare per oltre otto mesi un assedio energetico assoluto, equivalente a un blocco navale, che secondo il diritto internazionale costituisce un atto di guerra.
Quale Paese, in simili condizioni, sarebbe in grado di mantenere la pace, il consenso sociale, la stabilità, la partecipazione dei cittadini alla soluzione delle difficoltà e la sicurezza pubblica?
Di fronte a questa crudele sfida, Cuba lavora instancabilmente. Non si lascerà mai sconfiggere. Oggi affronta con enormi sforzi le necessità più urgenti della popolazione. Mantiene e intende migliorare le politiche sociali come massima priorità, senza lasciare nessuno privo di protezione.
Procederemo rapidamente e con determinazione nell’applicazione dei cambiamenti economici e sociali recentemente approvati dall’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, che auspichiamo producano primi risultati nel breve periodo e consentano di migliorare le condizioni di benessere della nostra popolazione.
È necessario ricordare il disegno originale della politica dei governi degli Stati Uniti contro Cuba, contenuto in quell’infame memorandum interno del 1960 del Sottosegretario di Stato Lester Mallory, che afferma, e cito: «Impiegare rapidamente tutti i mezzi possibili per indebolire la vita economica di Cuba, privarla di denaro e rifornimenti, ridurne le risorse finanziarie e i salari reali, provocare fame, disperazione e il rovesciamento del governo». L’attuale politica del governo degli Stati Uniti contro Cuba configura e integra gli estremi di un atto di genocidio secondo le convenzioni internazionali; riproduce quegli obiettivi e mira a provocare una catastrofe come quella dell’olocausto subito dal popolo cubano nell’ultimo decennio del XIX secolo.
Sotto la riconcentrazione imposta dal Capitano Generale Valeriano Weyler, Weyler e Lester Mallory sembrano reincarnarsi in alcuni politici statunitensi e in alcuni funzionari del Dipartimento di Stato.
Ogni giorno vengono rilasciate dichiarazioni terribili, non soltanto da funzionari governativi, ma anche da parlamentari ferocemente anticubani, da esponenti neofascisti ed estremamente conservatori della politica statunitense, dagli eredi degli aguzzini e dei ladri che si arricchirono durante la dittatura di Fulgencio Batista, da coloro che ritengono che la soluzione per Cuba sia la tutela degli Stati Uniti o da quanti pretendono di consegnare Cuba alle peggiori forze di Miami, che hanno sempre vissuto dell’industria anticubana.
Sono i politici che invocano la violenza, che proteggono azioni terroristiche, che istigano alla destabilizzazione di Cuba e che sollecitano continuamente il Presidente degli Stati Uniti a compiere un’aggressione militare diretta contro il nostro popolo.
Chiudere tutte le vie d’uscita economiche di un Paese significa soffocare un’intera popolazione e tentare, attraverso questo obiettivo, di provocare una crisi umanitaria mediante la punizione collettiva.
Non ci sarà una crisi umanitaria a Cuba perché il nostro popolo è profondamente solidale, comprende e possiede un’elevata consapevolezza delle cause dei problemi e delle sofferenze che affrontiamo, si mobilita collettivamente in stretta unità ed è protagonista dei cambiamenti che stiamo introducendo per rispondere ai problemi del passato e alla durissima congiuntura attuale, attraverso un aggiornamento e cambiamenti del nostro modello economico, sempre anche sociale, orientato alla giustizia sociale, all’uguaglianza delle opportunità e alla dignità delle cubane e dei cubani.
Non si tratta di un attacco contro un governo con il quale il vicino del Nord ha divergenze politiche; non è in alcun modo un atto di legittima difesa della principale potenza militare, nucleare, tecnologica ed economica del pianeta; non tutela alcun interesse nazionale né dei cittadini né degli imprenditori statunitensi; non rappresenta né risponde alla volontà, ai sentimenti o agli interessi dei contribuenti e degli elettori di quel Paese.
Non risponde neppure, in alcun modo, ai sentimenti e agli interessi dell’immensa maggioranza dei cubani residenti all’estero, in particolare di quelli che vivono negli Stati Uniti, né dei loro discendenti, che desiderano il meglio per le loro famiglie, per la loro nazione, per la loro patria.
Con queste politiche genocidarie, il governo degli Stati Uniti non reagisce ad alcuna minaccia insolita e straordinaria; eppure entrambi gli Ordini Esecutivi del 29 gennaio e del 1º maggio si fondano su questa incredibile calunnia. Non reagisce in alcun modo ad alcuna minaccia reale.
Cuba non è una minaccia, il blocco sì. Cuba non è in alcun modo una minaccia. Siamo un Paese di pace, vogliamo e meritiamo la pace.
In sintonia con la posizione largamente maggioritaria della comunità internazionale, lo ribadisco ora e lo ribadiremo alle Nazioni Unite: ponete fine una volta per tutte al blocco.
Lasciateci vivere in pace.
Moderatrice: Sì, Ministro, abbiamo ricevuto richieste di intervento da parte di tre organi di stampa presenti in sala.
La televisione cubana, il Canale Cubano di Notizie. Per favore, si presenti.
Giornalista: Roxana Arián, del Canale Cubano di Notizie.
Il Segretario di Stato degli Stati Uniti ha dichiarato in diverse occasioni che il suo governo ha stanziato 100 milioni di dollari in aiuti umanitari per il nostro Paese e che Cuba li avrebbe rifiutati. Può dirci quale sia la realtà riguardo a questi fondi e quale somma di denaro sia effettivamente arrivata nel nostro Paese?
Ministro: Mentono continuamente. L’offerta dei presunti 100 milioni di dollari in aiuti umanitari a Cuba fu resa pubblica, in maniera insolita, presso la Santa Sede, quando non ne erano a conoscenza né le Chiese cubane né il nostro governo.
Va ricordato che, dopo che il nostro governo aveva accettato e agevolato un aiuto umanitario di 3 milioni di dollari, la cui attuazione si è protratta molto nel tempo, in risposta ai danni causati dall’uragano Melissa, era stata formulata un’offerta di ulteriori 9 milioni di dollari. Una qualche oscura aritmetica del Dipartimento di Stato ridusse immediatamente questa cifra a 6 milioni di dollari, accettati da istituzioni religiose internazionali altamente riconosciute dalle Chiese a Cuba e dal nostro governo. Di quei 9 milioni, diventati poi 6, è stato effettivamente erogato poco più di un milione.
Posso dire che, per quanto riguarda quell’offerta di 100 milioni di dollari, rispetto alla quale in un determinato momento fonti credibili avevano affermato che sarebbero stati esclusi medicinali e alimenti, mentre altre avevano riferito che l’attuazione sarebbe stata rinviata fino alla fine dell’anno, posso informare che è stato effettuato l’invio di un pacco di generi alimentari e prodotti per l’igiene destinato a 700 famiglie cubane. Probabilmente hanno calcolato i prezzi secondo altri tassi, immagino, perché è difficile pensare che 700 pacchi destinati ad altrettante famiglie costino i 91.000 dollari che sostengono siano stati spesi.
Invito ancora una volta il governo degli Stati Uniti, e in particolare il Dipartimento di Stato, a dire quando inizierà concretamente l’erogazione di questi aiuti umanitari, se comprenderanno medicinali e alimenti, che costituiscono una vera priorità per il nostro popolo, e perché la loro attuazione richieda tanti mesi. Quando inizierà e, soprattutto, quando terminerà?
Naturalmente Cuba accetta sempre qualsiasi aiuto umanitario offerto da qualunque parte del pianeta, nel rispetto delle prassi internazionali e delle norme di cooperazione e assistenza umanitaria riconosciute dalle Nazioni Unite, che escludono sempre e completamente qualsiasi condizionamento o manipolazione politica, perché nessuno deve trarre profitto politico dal bisogno o dalla sofferenza, e che escludono naturalmente anche qualsiasi formula lesiva della sovranità nazionale.
Posso dire che il governo cubano è in stretto contatto con le Chiese cubane che parteciperanno alla distribuzione di questi aiuti e fornirà loro tutto il sostegno necessario affinché tale distribuzione sia rapida ed efficace. Spero che il Dipartimento di Stato faccia qualcosa.
Moderatrice: Abbiamo anche una domanda dell’agenzia AP.
Giornalista: Buongiorno, o buonasera, Ministro. Andrea Rodríguez, dell’agenzia di stampa AP.
Signor Ministro, nelle ultime settimane abbiamo sentito parlare moltissimo di colloqui, dialoghi: sì, no, ci siamo incontrati, non ci siamo incontrati. Potrebbe dirci ufficialmente ed esattamente a che punto si trovano questi colloqui con gli Stati Uniti, ammesso che siano reali? Esiste un’agenda o quale sarebbe la tabella di marcia per sbloccare questa situazione che dura ormai da molti mesi? A questo proposito, vorrei anche sapere se le autorità statunitensi vi abbiano fatto pervenire qualche tipo di commento sulle 176 misure, sull’approvazione delle 176 misure, alcune delle quali prevedono aperture nella stessa direzione — al di là delle motivazioni che Cuba possa avere — delle richieste statunitensi di una maggiore apertura.
E una precisazione, mi scusi. Lei ha appena parlato di circa 8 miliardi di dollari di perdite in un anno, ma il periodo considerato arriva fino a febbraio. Vale a dire che comprende soltanto un mese dell’attuale assedio energetico. Quanti milioni di dollari aggiungerebbe e quale sarebbe la proporzione corrispondente a questi sei mesi, che sono stati i più drammatici e quelli in cui si è maggiormente intensificato l’assedio energetico e finanziario che Cuba sta vivendo? Grazie.
Ministro: Come è stato detto, vi sono stati colloqui con il Dipartimento di Stato. Le comunicazioni in questo senso proseguono. Tali colloqui non mostrano avanzamenti né progressi, a causa della mancanza di volontà del governo degli Stati Uniti.
Cuba ribadisce di essere disposta a proseguire tali colloqui sulla base del diritto internazionale, senza precondizioni, nel rispetto dell’uguaglianza sovrana e in condizioni di assoluta parità, sulla base del rispetto reciproco e del beneficio reciproco per i nostri popoli, senza ingerenze nei nostri affari interni.
Non vi sono state e non vi sono in questo momento negoziazioni, né esistono agende o tabelle di marcia. Posso dire che manteniamo la disponibilità a proseguire questi contatti, nonostante la mancanza di progressi.
Non vi è stata alcuna dichiarazione ufficiale del governo degli Stati Uniti sui cambiamenti economici e sociali recentemente decisi dall’Assemblea Nazionale del Potere Popolare. Non vi sono state dichiarazioni di questo tipo e, a dire il vero, non ve n’è alcun bisogno, perché tali cambiamenti riguardano l’esercizio delle prerogative sovrane della Repubblica di Cuba, che risiedono in maniera inalienabile ed esclusiva nel popolo cubano.
Riceviamo invece costantemente segnali e domande da ampi settori della società statunitense, da singole persone, da cubani residenti in quel Paese, da imprenditori e aziende, uomini e donne d’affari, persone di buona volontà, membri del Congresso degli Stati Uniti e politici di diversi Stati, profondamente interessati a conoscere meglio e a capire come poter cogliere le opportunità che si aprono per ampliare i rapporti commerciali, di cooperazione e di investimento. E soprattutto mettono a confronto l’ampiezza di queste trasformazioni con l’inasprimento dell’assedio energetico e della persecuzione contro le compagnie di navigazione che trasportano forniture a Cuba. E ci chiedono come potrebbero farlo in simili circostanze.
Ci colpisce che ci chiedano sistematicamente che cosa contengano gli oltre 7.000 container, se tali container siano già stati pagati, se siano oggetto di rapporti contrattuali e di contratti firmati con compagnie di navigazione internazionali e quali siano gli enti cubani che hanno commissionato quelle merci. E rimangono sorpresi quando diciamo loro che la maggior parte di questi carichi è stata commissionata da piccole e medie imprese private cubane; che la maggior parte delle merci consiste in alimenti, medicinali e dispositivi medici; e che, ovviamente, si tratta di merci precedentemente ordinate e pagate secondo le regole universalmente accettate del commercio internazionale. Ed è questa politica di strangolamento energetico, impropria di una situazione di pace perché costituisce un atto di guerra, a colpire la libertà di commercio e la libertà di navigazione. E il terzo elemento?
Il calcolo che ho presentato qui è un calcolo rigoroso, basato su una metodologia conforme agli standard internazionali, che diversi anni fa fu sottoposta a verifica da una commissione del Congresso degli Stati Uniti, la quale la dichiarò conforme alle pratiche contabili internazionali e metodologicamente rigorosa.
Questa cifra non comprende i danni causati dall’assedio energetico né quelli derivanti dalle sanzioni secondarie, poiché gli effetti dell’Ordine del 29 gennaio cominciarono a manifestarsi già dalla settimana successiva.
Pertanto, cercheremo di chiudere quanto prima le statistiche relative a quest’anno, ma ci atteniamo alla rigorosa metodologia stabilita dagli organismi cubani competenti in materia di statistica economica e alla metodologia prevista dalla risoluzione dell’Assemblea Generale, che chiede al Segretario Generale di riferire sullo stato di attuazione della risoluzione — o, potremmo dire, sul suo mancato rispetto — e gli richiede informazioni su questi aspetti. Non abbiamo voluto modificare tale metodologia, ma posso anticipare che i danni di questi mesi sono molte volte superiori a quelli registrati nel periodo precedente.
Moderatrice: Ministro, un’ultima domanda da Alma Plus.
Giornalista: Grazie. Nora Becerril di Alma Plus TV.
I recenti Ordini Esecutivi emanati da Washington definiscono Cuba una minaccia alla sicurezza nazionale e, inoltre, inaspriscono l’assedio energetico, come si è detto nel rapporto. Come risponde Cuba a questa definizione? Come risponde a tutto ciò? E quanto considerate reale la minaccia di un’azione militare diretta?
Ministro: Mentono, mentono continuamente. Per questo la politica di aggressione e di blocco contro Cuba provoca un isolamento e un discredito internazionali così profondi per il governo degli Stati Uniti.
Se non fosse una minaccia reale, se non fosse una minaccia all’esistenza di Cuba — cosa che noi prendiamo sempre molto sul serio —, se non fosse una minaccia che non si basa soltanto sulla retorica, ma anche sulle testimonianze di numerose fonti autorevoli, analisti ed enti non governativi statunitensi che presentano prove del fatto che il governo degli Stati Uniti sta compiendo reali preparativi militari; quando si ascoltano il Presidente, il Segretario di Stato o, molto recentemente, il Segretario alla Guerra affermare che un’aggressione militare diretta contro Cuba rientra tra le opzioni sul tavolo del Presidente degli Stati Uniti, è evidente che tale minaccia debba essere presa sul serio. E ciò alla luce dell’esperienza di Cuba in materia e dell’esperienza di tutti coloro che, nel pianeta, hanno subito e continuano oggi a subire non soltanto la distruzione dell’ordine internazionale, ma anche la proliferazione di aggressioni che vanno oltre le misure coercitive unilaterali, nonché il moltiplicarsi dei conflitti e delle guerre che il governo degli Stati Uniti ha combattuto o combatte ancora oggi.
Pertanto, il nostro popolo e il nostro Stato prendono molto seriamente queste minacce e si preparano a difendere con determinazione, fino in fondo, la nostra indipendenza, sovranità e integrità territoriale.
Ma anche se non si trattasse di una minaccia di tale portata, e benché speriamo che essa non si concretizzi mai, perché provocherebbe un vero bagno di sangue, perché causerebbe perdite di vite non soltanto tra le cubane e i cubani, ma anche tra giovani statunitensi che verrebbero mandati a combattere una guerra che non vogliono, che non appartiene loro e che non risponde al benché minimo interesse nazionale né dei cittadini né del popolo statunitense. Ed è chiaro che difenderemo, con la stessa determinazione dimostrata in passato, la nostra indipendenza, sovranità e integrità territoriale.
Allo stesso tempo, però, il nostro Stato e il nostro governo lavorano attivamente nell’ambito delle nostre politiche economiche e sociali per rispondere ai problemi strutturali della nostra economia, ai problemi accumulati negli ultimi decenni e all’effetto di strangolamento provocato oggi dall’assedio energetico che, lo ripeto, equivale a un blocco navale e costituisce un atto di guerra. Il nostro popolo è quindi oggi impegnato con il massimo sforzo ad affrontare le difficoltà e a risolverle attraverso la partecipazione e il contributo di tutti.
Moderatrice: Molte grazie. Grazie davvero. Con questo si conclude la conferenza stampa.
(Traduzione non ufficiale a cura di ANAIC e EmbaCuba-Italia)
Link: Ministerio de Relaciones Exteriores de Cuba
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- Cleaner limit anonymous mode to default user #9235
- Fix HTML ingestions in templates #9146, #9170
- Fix bad header filtering bypass #8964
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javascript:URI scheme (protocol) #8263 - Fix wrong player parent logic leading to invalid type #8893, simplepie#978
- Consistently enable
XML_OPTION_PARSE_HUGE#8894, simplepie#977 - Fix null warning in IRI for PHP 8.5+ #8918, simplepie#979
- Fix sanitizer whitelist stripping order #9066
- Show only one representation per
media:group#9009 - Bump upstream SimplePie #8947
- Security: Disallow
- Features
- Filter global view feed list by state and search #9132
- Use global view when searching from subscription page #9144
- New option to hide badges showing number of unread articles (Phantom Obligation) #8844
- Refresh only feeds in the current view #9060
- Offer to add a prefix when resharing user labels #9236
- Add log search to the logs page #9059
- Add configurable
log_levelsystem setting #9185 - New option to keep or not the custom sort order when navigating between categories and feeds #8969
- New per-feed option to show or hide enclosures (attachments) #9015
- Detect JSON feeds from URLs containing
json#9058- Also when subscribing via the API #9167
- Order categories during OPML import/export according to position #9203
- OPML: include each feed’s refresh interval (TTL) in export/import #8982
- Log failed CSS content retrieval (Web scraping) #9077
- Allow providing a category when adding a feed by bookmarklet #9047
- Add LinkAce sharing service #9024
- Add Nextcloud Bookmarks sharing service #9032
- Filter global view feed list by state and search #9132
- Bug fixing
- Fix lost elements while parsing search query #8884
- Fix “mark as read older than…” widening the active search #9173
- Fix saving user queries #9190
- Fix SQL errors breaking some regex searches with MySQL / MariaDB #9036
- Fix marking filtered label articles as read in SQLite and PostgreSQL #9264
- Fix tagging an already-tagged entry on PostgreSQL raising a SQL error instead of being a no-op #9136
- PostgreSQL: make committing new entries resilient to duplicate keys #9231
- Preserve negative timezone offsets in date intervals #9071
- Fix feed dropdown bugs due to hash desync #8949
- Fix slider not reinitializing after form submit #8973
- Minz: Skip loading duplicated JS/CSS assets #9000
- Respect
simplepie_syslog_enabledfor the uses cache logs #8986 - Fix statistics repartition averages #8996
- Fix article hover date visibility #8997
- Keep search and state filters when marking articles as read #9007
- Fix
--db-prefixsilently drops following CLI flags #9042 - Remove stale dynamic favicon links #9127
- Fix desync between favicon and title unread counters #9262
- Fix outdated username length hint on registration and install forms #9013
- Redirect away from wrong URL paths #9075
- Fix auto-share shortcut on first use #9072
- Exclude hidden feeds from global view counts #9152
- Fix only the last
<media:credit>being written to the RSS output #9174
- CLI
- API
- Deployment
- Docker alternative image updated to Alpine 3.24 with PHP 8.5.7 and Apache 2.4.67 #8916
- Start supporting PHP 8.6+
- Docker dev
:newestwith PHP 8.6 #9155
- Docker dev
- Docker: attach provenance and SBOM attestations to the published image #9150
- Apache use only
CONN_REMOTE_ADDRin logs whenmod_remoteipis available, for compatibility with LiteSpeed Web Server #8890 - Fix
.dockerignorebeing ignored during build in CI #9001 - New
ENABLE_ACCESS_LOGenvironment variable to disable access logs #9191 - Check GMP during 32-bit installation #9046
- Improve actualize mutex to allow multiple instances #9045
- OIDC: redirect to a default URL on expired auth state instead of 400 #9143
- UI
- Always jump article to top when header is offscreen, also when Stick the article to the top when opened is disabled #8870
- Move article header/footer options (feed title, authors and date, icons position, tags) from Reading to Display configuration #9139
- Move disable button before remove button in user management #8944
- Keep scroll position of slider after form submit #8974
- Group export feeds by category #9079, #9154
- Sort feed names with locale-aware collation #8985
- Sort labels with locale-aware collation #9023
- Format unread counter in title on page load #9263
- Display slider after submit for all buttons in feed update UI #8999
- Improve aside keyboard navigation #9202
- Allows usage of Ctrl/Shift keys with the open website shortcut #9186
- Fix padding for
.nav_menuin Alternative-Dark, Flat, and Nord themes #8901 - Fix typo in alert error border
colorvariable #9266 - Use JavaScript
Event()constructor instead of deprecatedinitEvent()#9035 - Use
:user-invalidinstead of:invalidfor CSS form field styling #9025 - Remove unused simple layout #8998
- Various UI and style improvements: #8823, #8824,
#9140, #9145
- Extensions
- Minor
Minz_Extensiontyping #8952 - Improve extension list fetch diagnostics #9055
- Fix a PHP warning in Serve action #9267
- Fix extension settings cancel action #9053
- Fix sharing menu conflicts with extensions #9074
- Add read status hook for entries #8995
- Dispatch a new JavaScript event
freshrss:entryStateChangewhen an entry finishes being marked read/unread #9031 - Redirect after saving user CSS/JS so changes apply immediately #9006
- Minor
- I18n
- New plural system #8988
- Pluralize the new articles count message
- Prefer OS-bundled Japanese fonts when UI language is Japanese #9002
- Add Azerbaijani #9269
- Add Lithuanian #9201, #9213
- Improve Brazilian Portuguese #9240, #9242
- Improve German #9149
- Improve Greek #8977, #9038
- Improve Hungarian #8879
- Improve Indonesian (Bahasa Indonesia) #9220
- Improve Italian #8880
- Improve Japanese #9064
- Improve Persian #8923
- Improve Spanish #8878, #9245
- Improve Traditional Chinese #9037, #9069, #9223
- Improve Turkish #8966, #8971, #8970,
#8989 - Improve Ukrainian #8871
- Refactor user query translation keys #9049
- New plural system #8988
- Misc.
- Update to PHPMailer 7.1.1 #8907
- Improve PHP code #8906, #9156
- Fix PHPStan 2.2.2 in CLI #8911
- Migrate
markdownlint-clitomarkdownlint-cli2#8987 - Update dev dependencies #8904, #8905, #8926,
#8939, #8940, #8963,
#8961, #8959, #8958,
#8962, #8960, #9148,
#9162, #9165, #9158,
#9159, #9176, #9178,
#9179, #9219, #9253,
#9254, #9255, #9257
Il fragile patto di fiducia della cybersecurity
Immagine in evidenza rielaborata con ausilio dell’intelligenza artificiale
Il 3 aprile 2026, un utente registrato sotto il nome di Nightmare Eclipse pubblica sulla piattaforma GitHub – di proprietà di Microsoft – uno strumento chiamato BlueHammer: un archivio contenente il codice necessario a sfruttare una vulnerabilità di Defender, l’antivirus integrato in Microsoft Windows.
Il messaggio di accompagnamento alla pubblicazione di BlueHammer suona come un’accusa alla stessa azienda, che secondo l’autore “avrebbe saputo cosa sarebbe successo”. Nei giorni seguenti, sullo stesso account vengono pubblicate informazioni su due vulnerabilità zero-day che prendono ancora di mira lo stesso antivirus, battezzate RedSun e UnDefend.
Tra il 10 e il 16 aprile 2026, i ricercatori di Huntress hanno osservato l’impiego delle tre vulnerabilità pubblicate da Nightmare Eclipse nel corso di un’intrusione ai danni di un’azienda. RedSun e UnDefend erano inoltre ancora zero-day, perché Microsoft non aveva ancora distribuito la relativa patch. Nessuno dei tre exploit sembra aver avuto successo durante l’attacco: la vicenda ha però riacceso i riflettori sul sistema che regola la pubblicazione delle vulnerabilità nel mondo della cybersecurity.
Scoprire una falla di sicurezza ancora sconosciuta rappresenta il Santo Graal dei cyber criminali. Uno zero-day può infatti consentire di colpire anche sistemi ben protetti, sfruttando una vulnerabilità per la quale non esiste ancora una correzione.
Scovare uno zero-day non è però qualcosa alla portata di tutti. E i casi in cui i gruppi criminali sono riusciti a individuare indipendentemente vulnerabilità di questo tipo sono rarissimi. Nelle cronache, l’uso di strumenti di attacco che fanno leva su falle di sicurezza di questo tipo è stato storicamente associato a organizzazioni dotate di risorse notevoli – tra cui i cosiddetti gruppi APT (Advanced Persistent Threat) – e che spesso agiscono direttamente sotto il controllo statale.
Normalmente, le nuove vulnerabilità software vengono invece individuate da società di cybersecurity e ricercatori indipendenti, che passano al setaccio il codice dei software più diffusi secondo la logica di “trovare la falla prima che lo facciano i cattivi”. Le scoperte sono gestite in modo che la loro pubblicazione avvenga solo dopo che il problema è già stato segnalato allo sviluppatore, in modo che abbia il tempo di predisporre e distribuire l’aggiornamento che lo corregge e – possibilmente – che la maggior parte degli utenti abbia il tempo di installare l’update.
Il difficile concetto di “responsible disclosure”
Definire le modalità con cui vengono pubblicati i dettagli delle vulnerabilità individuate dai ricercatori non è semplice come potrebbe sembrare a prima vista. La prassi di segnalare prima la vulnerabilità allo sviluppatore del software e di attendere il rilascio di un aggiornamento prima di renderne pubblici i dettagli – la cosiddetta “responsible disclosure” – si basa infatti su convenzioni, più che su regole vincolanti: norme di buon senso pensate per evitare che una falla di sicurezza venga esposta prima che sia disponibile una correzione, com’è accaduto nel caso delle vulnerabilità pubblicate da Nightmare Eclipse.
Se ci si fermasse a questo, però, si correrebbe il rischio che le segnalazioni vengano semplicemente ignorate. Nel corso degli anni, nel settore della cybersecurity si è spesso citata la frase – ormai quasi un clichè e attribuito prevalentemente a Microsoft – “it’s not a bug, it’s a feature” (non è una falla, è una funzionalità), che molti ricercatori avrebbero incassato come risposta per sminuire l’impatto delle vulnerabilità individuate.
A complicare ulteriormente le cose c’è l’aspetto economico legato al sistema di segnalazione delle falle di sicurezza. I programmi di bug bounty implementati da tutte le maggiori aziende software prevedono, infatti, ricompense economiche per i ricercatori che segnalano un problema di sicurezza. Insomma: nella gestione del processo pesa anche il rischio che qualcuno possa ignorare la segnalazione per non sborsare il compenso dovuto.
Segnalazioni con la scadenza
Per evitare che l’inerzia (o la malafede) dello sviluppatore possa lasciare esposti i sistemi dei suoi utenti a una vulnerabilità, è stata introdotta una consuetudine basata sul concetto di scadenza. Ogni team che lavora sulla ricerca di vulnerabilità impone un termine (solitamente 30, 60 o 90 giorni) entro il quale la società deve rilasciare l’aggiornamento che corregge la vulnerabilità. Trascorso il termine, è considerato lecito pubblicare i dettagli del bug per consentire agli utilizzatori di implementare le misure di mitigazione più opportune.
Tutto bene, quindi? Non proprio. Alcune vulnerabilità, infatti, non sono semplicissime da correggere e i casi in cui il mancato rispetto dei termini si è scontrato con una rigida intransigenza da parte di chi li ha segnalati non sono mancati. I più celebri attriti hanno interessato il team Google Project Zero, Microsoft e Apple. In almeno un paio di occasioni (i dettagli qui e qui), infatti, gli esperti di Google hanno rilasciato i dettagli su bug che non erano stati tempestivamente corretti.
Quando le regole saltano
Il caso di Nightmare Eclipse, che da qualche mese sta appassionando il ristretto settore dei commentatori della cybersecurity, si colloca al di fuori di quanto finora illustrato. Dopo le prime tre vulnerabilità, il fantomatico ricercatore di sicurezza ha infatti sparato a raffica una serie di ulteriori bug. Alla fine, l’elenco completo comprende: YellowKey, GreenPlasma, MiniPlasma, GreenPlanet, GreatXML, LegacyHive e ShieldBreak. In tutto, Nightmare Eclipse ha pubblicato i dettagli di ben dieci vulnerabilità che interessano diversi prodotti Microsoft.
Non solo: la scelta dei tempi di pubblicazione sembra essere stata accuratamente pianificata per rendere particolarmente difficile a Microsoft distribuire con puntualità gli aggiornamenti di sicurezza ai propri clienti. Per Windows, infatti, l’azienda di Satya Nadella concentra normalmente il rilascio degli aggiornamenti di sicurezza nel secondo martedì di ogni mese, il cosiddetto Patch Tuesday. Una modalità che consente di raggruppare le correzioni e che, soprattutto per le aziende, offre il vantaggio di poter pianificare gli aggiornamenti con un certo grado di prevedibilità.
Tra aprile e agosto, Nightmare Eclipse ha pubblicato le vulnerabilità con una tempistica apparentemente studiata per mettere Microsoft in difficoltà: almeno quattro sono state rese pubbliche il giorno stesso o immediatamente dopo il Patch Tuesday. In questo modo, se Microsoft avesse mantenuto la normale cadenza mensile degli aggiornamenti, i sistemi Windows sarebbero potuti rimanere esposti per quasi un mese. Un modus operandi diabolico, orientato a provocare il massimo disagio possibile e che, in alcuni casi, ha spinto Microsoft a distribuire correzioni al di fuori del normale ciclo mensile.
A contribuire a massimizzare il danno reputazionale subito dall’azienda, per la verità, ha contribuito anche la sorte. La pubblicazione di BlueHammer, la prima vulnerabilità di Windows Defender, è quasi coincisa con l’improvvida pubblicazione di un articolo sul sito ufficiale di Microsoft (poi apparentemente rimosso) che promuoveva il suo antivirus dicendo esplicitamente che per la maggior parte degli utenti “non serve un antivirus di terze parti”, pubblicizzandone quindi l’affidabilità proprio mentre finiva nel mirino di Nightmare Eclipse.
L’ingestibile vendetta dell’ex
Il vero problema nell’intera vicenda di Nigthmare Eclipse è che Microsoft si è scoperta estremamente vulnerabile nei confronti di quella che potrebbe essere stata soltanto la vendetta di un ex collaboratore che non ha gradito il trattamento che ha ricevuto da parte dell’azienda.
Una ricostruzione puntuale e verificabile di quanto sia accaduto precedentemente alle comunicazioni pubbliche è pressoché impossibile. Anche perché il protagonista della vicenda ha dimostrato più volte di essere piuttosto “ondivago”, inviando messaggi contraddittori sui suoi canali social. Le rivendicazioni più esplicite riguardano il fatto che Microsoft avrebbe cancellato il suo account sul Microsoft Security Response Center (MSRC), il portale che permette ai ricercatori di sottoporre le segnalazioni di nuove vulnerabilità e attiva i processi di bug bounty.
Nel corso di una conversazione su Discord riportata da uno dei partecipanti, Nightmare Eclipse avrebbe affermato di essere addirittura un ex dipendente della filiale tedesca di Microsoft. Un’ipotesi che era già circolata nel settore, ma che l’azienda non ha mai confermato.
Una certa familiarità con i processi di sicurezza adottati da Microsoft e l’evidente buona conoscenza dell’antivirus di Windows (la metà delle vulnerabilità pubblicate interessavano proprio Defender) sono indizi che confermerebbero questa pista. Tanto più che, in alcuni casi, Nightmare Eclipse ha dimostrato una discreta abilità nell’aggirare gli aggiornamenti messi a punto da Microsoft per mitigare le falle di sicurezza. Insomma, il ricercatore aderisce piuttosto bene al profilo di un “insider” che sta sfruttando tutte le sue conoscenze per massimizzare il danno.
Botta e risposta
Le reazioni di Microsoft non contribuiscono particolarmente a fare chiarezza sulla vicenda. Il 23 maggio ha sospeso l’account di Nightmare Eclipse su GitHub rimuovendo in seguito i contenuti. In un comunicato ufficiale del 27 maggio, l’azienda ha poi usato toni piuttosto duri, criticando senza mezzi termini il rilascio “non coordinato” delle vulnerabilità, pur senza minacciare direttamente azioni legali contro il ricercatore.
Le contromisure adottate da Microsoft non hanno portato a grandi risultati. Nightmare Eclipse ha infatti prima aperto un repository autogestito per continuare la sua opera di pubblicazione e poi – a metà giugno, quando ormai la vicenda stava facendo parecchio rumore nell’ambiente – ha abbandonato il suo blog ufficiale su Blogspot, sostenendo che Google, proprietaria della piattaforma, avrebbe censurato ingiustamente i suoi contenuti e creandone uno nuovo sulla sua piattaforma personale.
Al di là delle speculazioni su come si sia arrivati a questa sorta di “duello rusticano” e a quali siano i reali retroscena di tutta la vicenda Nightmare Eclipse, quello che emerge è il quadro terribilmente fragile di un sistema pieno di contraddizioni. Il comportamento dell’ormai famigerato ricercatore di sicurezza, infatti, non viola direttamente nessuna legge.
Il concetto di responsible disclosure è basato su consuetudini e le normative presenti negli Stati Uniti e in Europa, pur avendo progressivamente introdotto regole e procedure per la divulgazione coordinata delle vulnerabilità, non disciplinano in maniera puntuale tutti gli aspetti del rapporto tra ricercatori e aziende. Una parte importante del sistema continua quindi a fare riferimento alle “buone pratiche” sviluppatesi negli anni sulla base dei principi dell’hacking etico e a una visione un po’ romantica di una community che collabora per un bene comune superiore.
Insomma: tutto il sistema si basa sostanzialmente su un rapporto basato su fiducia, etica e correttezza di tutte le parti coinvolte. In un settore in cui si intrecciano giganteschi interessi economici, crescenti tensioni geopolitiche e la variabile impazzita rappresentata dall’impatto dell’intelligenza artificiale, gli scricchiolii sono sempre più evidenti.
P.S: Nel corso della stesura di questo articolo, sul repository di Nightmare Eclipse sono state rilasciate nuove vulnerabilità zero-day. L’elenco delle “vittime” comprende anche Nvidia, Kaspersky, Crowdstrike e Avast.
| # | Data | Exploit | Bersaglio | Impatto |
|---|---|---|---|---|
| 1 | 3 aprile | BlueHammer | Microsoft Defender | Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema |
| 2 | 12 aprile | RedSun | Microsoft Defender | Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema |
| 3 | 15 aprile | UnDefend | Microsoft Defender | Disabilitazione/blocco degli aggiornamenti Defender |
| 4 | 12 maggio | YellowKey | BitLocker / WinRE | Accesso a dati cifrati con Bitlocker |
| 5 | 12 mag. | GreenPlasma | CTFMON / CTF | Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema |
| 6 | 15 mag. | MiniPlasma | Cloud Files Mini Filter Driver | Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema |
| 7 | 9 giugno | RoguePlanet | Microsoft Defender | Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema |
| 8 | 10 giugno | GreatXML | BitLocker / WinRE | Accesso a dati cifrati con Bitlocker |
| 9 | 14 luglio | LegacyHive | Windows User Profile Service | LPE / manipolazione degli hive di altri utenti |
| 10 | 11 agosto | ShieldBreak | Microsoft Defender | Bypass della patch di RoguePlanet. Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema |
| 11 | 26 agosto | HardBreacher | Kaspersky Endpoint Security | Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema |
| 12 | 30 agosto | GreenSection | NVIDIA Vulkan driver | Crash |
| 13 | 30 agosto | PrettyPrague | AVAST Antivirus | Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema |
| 14 | 3 settembre | FalconFlank | Crowdstrike Falcon EDR | Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema |
| 15 | 9 settembre | ShieldCrash | Microsoft Defender | Bypass della patch di ShieldBreak. Ottenimento di privilegi di amministratore sul sistema |
L'articolo Il fragile patto di fiducia della cybersecurity proviene da Guerre di Rete.
Firenze, dal 2 al 4 ottobre: Incontro intergalattico di GC e convegno di agroecologia luddista
Riceviamo e diffondiamo. Scarica il programma:
Ecco Edustorage: lo storage federato per i dati di ricerca

Il 22 settembre GARR e Cubbit presentano in un webinar Edustorage, la sperimentazione di una rete di storage federata e geograficamente distribuita per la comunità dell’istruzione e della ricerca.
Microsoft Plugs Nearly 1,000 Security Holes
Microsoft Corp. today issued updates to plug at least 974 security holes in its Windows operating systems and other software, by far its biggest single patch batch ever. Microsoft says artificial intelligence is helping to speed the discovery of vulnerabilities, but security experts warn that many organizations already are struggling to prioritize the more human-intensive endeavor of testing and deploying so many fixes each month.

Image: Shutterstock.com, Kirill Makarov.
This month’s patch bundle obliterates the software giant’s previous record set in July, when it released updates for at least 570 security vulnerabilities. September’s Patch Tuesday brings this year’s total to more than 2,600, more than twice Microsoft’s previous record-setting patch year in 2020 (1,245) and with three more months to go.
There are two “zero-day” flaws fixed this month that are being actively exploited: both CVE-2026-81963 and CVE-2026-85880 allow an attacker to elevate their privileges on Windows system.
Fully 113 of the bugs addressed today earned Microsoft’s “critical” rating, meaning they could be abused by malware or miscreants to seize control over a vulnerable Windows machine with little or no help from the user.
Among the more serious critical flaws this month is CVE-2026-69730, a DNS weakness present in Windows Server 2012 onward and on Windows 10. Microsoft warns that an unauthenticated attacker could leverage this weakness simply by sending a specially crafted packet to an affected system, and that it is likely to be exploited.
Also scary is CVE-2026-69829, a critical, remote code execution flaw in the Windows Shell. This vulnerability has a CVSS base score of 9.8 (10 is the most severe), and can be exploited with low attack complexity, no privileges, and no user interaction.

Microsoft’s summary of the security updates released today. Image: msrc.microsoft.com.
Microsoft is hardly alone in shipping monster patch bundles lately. Many other large software companies, including Adobe, Cisco, Google, Mozilla and Oracle, all have recently credited AI-assisted research with increasing their patch cadence and volume (Google said today it is now going to ship security updates every two weeks).
Tyler Reguly, associate director of security research and development at Fortra, said one core challenge with deploying Windows updates is that they need to be tested before being installed across an organization because not all third-party software works seamlessly in the face of changes to the underlying operating system.
“It’s time to put our CISOs and CSOs on notice,” Reguly said. “How are you helping your teams through these difficult times? Do you have your teams deploy after hours and on weekends to avoid disruption to the business environment? Do you reward them for that effort? Time to dig into your budget and buy dinner for your teams that are working on Saturday to get patches rolled out before users return to work on Monday.”
Satnam Narang is senior staff research engineer at Tenable. Narang said it’s important to recognize that while the number of vulnerabilities being patched by Microsoft is rising, the number of flaws that can and will affect most organizations remains quite low.
“AI-assisted vulnerability discovery in 2026 is creating larger haystacks, but it isn’t finding more needles,” he said. “It’s critical that organizations understand which vulnerabilities actually apply to them, whether they pose a threat by being reachable and exploitable, and prioritize remediation based on this risk context.”
Of course, regular Windows users don’t need to test patches before deploying them, but they still need to open Windows Update periodically or else assent to the program’s nag notices about pending updates. And at the rate these Windows patch releases are ballooning in size, it’s probably best not to let them pile up month after month.
Enterprise Windows admins will want to keep an eye on askwoody.com for news of any updates that appear to be causing problems. As always, the SANS Internet Storm Center has a per-patch breakdown ordered by severity and urgency.
Advanced Video Coding Still Under Patent
Brazilian patent BRPI0109962B1 has expired, which means that DivX and Xvid are no longer problematic for Linux, but it doesn’t mean that video is all of a sudden fully unleashed.
Superbubble in the Large Magellanic Cloud

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The Internet’s New Edge Builders
Wichtig! Field Day 2026: Fristen und Spielregeln für die Logs
Die Antennen sind abgebaut, die QSOs im Kasten. Aber Hand aufs Herz: Wer liest vor einem Contest schon das ganze Reglement von A bis Z? Genau deshalb haben wir für den SSB Field Day 2026 ein paar Punkte herausgepickt, die unbedingt zu beachten sind, damit es keine bösen Überraschungen gibt.
8 Tage – und die Uhr läuft
Nach dem Field Day habt ihr 8 Tage Zeit, Euer Log einzureichen. Nicht 9, nicht «wenn ich am Wochenende dazu komme» und auch nicht «ich dachte, der Kollege macht das». Die Logs müssen zwingend über das webbasierte User-Interface der USKA eingereicht werden: https://contestlog.uska.ch. Ausnahme für unsere SWLs: SWL-Logs dürfen per E-Mail an contest@uska.ch gesandt werden.
Abgeschickt ist noch nicht angekommen
Euer Log gilt erst dann als akzeptiert, wenn ihr vom Auswerter eine Eingangsbestätigung per E-Mail erhalten habt. Keine Bestätigung? Dann bitte auch einmal dort nachsehen, wo sich gelegentlich wichtige E-Mails zwischen «Sie haben 12 Millionen geerbt» und «Ihr Paket konnte nicht zugestellt werden» verirren: Im Spam-Ordner.
Cabrillo – und nichts anderes
Akzeptiert wird ausschliesslich das Cabrillo-Format. PDF, Excel, Word, ein Foto des Logbuchs oder eine kunstvoll beschriftete Serviette vom Field-Day-Grill mögen durchaus ihren Charme haben – für die Auswertung helfen sie uns leider nicht weiter. Für Einmannstationen gilt zusätzlich: Die vorgeschriebenen Ruhezeiten müssen im Log unter SOAPBOX: oder OFFTIME: aufgeführt sein.
Soapbox: Hier darf es dafür richtig menschlich werden
Nicht nur QSOs interessieren uns. Berichte und Fotos von Euren Field-Day-Erlebnissen könnt Ihr ebenfalls über die Soapbox einreichen. Ob perfekte Antennenanlage, improvisierter Mast, Regen, Sonnenschein, kulinarische Meisterleistung oder die Geschichte darüber, warum genau dieses eine Kabel natürlich zu Hause lag – wir freuen uns über Eure Eindrücke.
Rufzeichen drauf – Auswerter glücklich
Bitte benennt Eure Dateien mit eurem Rufzeichen, zum Beispiel: HB9A.CBR, HB9A.ALL, HB9A.LOG Das erleichtert die Zuordnung erheblich und verhindert spannende Ratespiele in der Contest-Auswertung.
Keine zusätzliche Unterschrift nötig
Mit der elektronischen Einreichung des Logs erklärt Ihr automatisch, dass Ihr das Wettbewerbsreglement und die Konzessionsvorschriften eingehalten habt. Eine zusätzliche schriftliche Erklärung ist nicht erforderlich.
Und die wichtigste Empfehlung zum Schluss: Lest bitte trotzdem das vollständige und überarbeitete Field-Day-Reglement 2026. Denn dieser Beitrag ersetzt das Reglement ungefähr so gut wie ein Dummy Load eine gute DX-Antenne.
Dominik HB9CZF freut sich auf Dein/Euer Cabrillo-Log, das innerhalb von 8 Tagen seinen Weg zu ihm findet.
73 und viel Erfolg beim SSB Field Day 2027!
Andy, HB9JOE
Leiter Radiosports der USKA
Published: HB9HGH 2026-09-08 06:37:31
qmHandle
qmHandle è un semplice programma che consente di visualizzare e di gestire la coda dei messaggi.
Changelog
- Sep 7, 2026 (version 1.3.5)
- Usepgrepas a fallback whenpidofis unavailable
- UseenvinPerlshebang for portability - Jul 10, 2025
- Add-xand-Xparametr for remove email by To/Cc/Bcc by @Stetinac in #1
-start/stop qmailcommand changed todaemontools svc - 13 Aprile 13 2025
- il progetto risulta abbandonato, così ho copiato i sorgenti nel mio spazio github, applicato le piccole patch e rilasciato il tutto come versione 1.3.3 - 17 febbraio 2024
- applicata una patch per risolvere un refuso nell'uso dei parametri quando viene stampato l'help
- unita la patch precedente con quella già usata per sostituire svc con qmailctl nei comandi stop/startqmail
Installazione
Scaricare da sourceforge e installare il binario:
wget https://github.com/sagredo-dev/qmHandle/archive/refs/tags/v1.3.5.tar.gz tar xzf v1.3.5.tar.gz cd qmHandle-1.3.5 chown -R root:root . cp qmHandle /usr/local/bin
sei hai Debian GNU/Linux con il suo pacchetto qmail edita qmHandle e decommenta
#my ($stopqmail) = '/etc/init.d/qmail stop';
Utilizzo
# qmHandle --help
qmHandle v1.3.5
Copyright 1998-2003 Michele Beltrame
Available parameters:
-a : try to send queued messages now (qmail must be running)
-l : list message queues
-L : list local message queue
-R : list remote message queue
-s : show some statistics
-mN : display message number N
-dN : delete message number N
-fsender : delete message from sender
-F're' : delete message from senders matching regular expression re
-Stext : delete all messages that have/contain text as Subject
-h're' : delete all messages with headers matching regular expression re (case insensitive)
-b're' : delete all messages with body matching regular expression re (case insensitive)
-H're' : delete all messages with headers matching regular expression re (case sensitive)
-B're' : delete all messages with body matching regular expression re (case sensitive)
-xaddr : delete all messages where recipient address matches 'addr' (To/Cc/Bcc)
-X're' : delete all messages where recipient address (To/Cc/Bcc) matching regular expression re
-t're' : flag messages with recipients in regular expression 're' for earlier retry (note: this lengthens the time message can stay in queue)
-D : delete all messages in the queue (local and remote)
-V : print program version
Additional (optional) parameters:
-c : display colored output
-N : list message numbers only
(to be used either with -l, -L or -R)
You can view/delete multiple message i.e. -d123 -v456 -d567
FreeBSD 14.5-RELEASE Available
Abbiategrasso (Mi), domenica 27 settembre: Ondata center. Fermiamo i datacenter ovunque
Riceviamo e diffondiamo
Udine-Trieste, 11 e 22 settembre: Due iniziative solidali e contro il 41-bis
Riceviamo e diffondiamo:
DUE INIZIATIVE IN SOLIDARIETÀ CON UN COMPAGNO DELL’ASSEMBLEA CONTRO IL CARCERE E LA REPRESSIONE DEL FRIULI E DI TRIESTE.
DUE INIZIATIVE CONTRO IL REGIME DI TORTURA DEMOCRATICA DEL 41 BIS.
DUE INIZIATIVE CONTRO IL SISTEMA AUTORITARIO, PREVARICATORE, SFRUTTATORE E VIOLENTO CHE PRODUCE LA SOCIETÀ BASATA SUI PRIVILEGI.
Il prossimo 21 settembre, lunedì mattina alle h 9:00, si svolgerà a Trieste, presso il tribunale, l’udienza di appello per un procedimento che vede imputato un nostro compagno.
Saremo davanti al tribunale per manifestare la nostra solidarietà e ribadire che il regime di carcerazione del 41 bis è una tortura autorizzata dallo Stato democratico verso i soggetti che non accettano di piegarsi. È il tentativo di blindare questa situazione per accelerare il processo di criminalizzazione del conflitto e portarci alla guerra.
L’11 settembre, venerdì sera alle h 20:00, a Udine, allo Spazio autogestito (via de Rubeis), verrà proiettato il documentario autoprodotto 181 giorni contro il 41 bis. Lo sciopero della fame di Alfredo Cospito, che ripercorre e rievoca le mobilitazioni e le piazze “agitate” dell’inverno 2022-’23, al fianco del prigioniero rivoluzionario anarchico Alfredo Cospito, tutt’ora rinchiuso al regime infame del 41 bis. Sarà anche un’occasione di approfondimento e discussione sul recente passato, sulla gestione autoritaria della pandemia covid-19, sulla risposta repressiva dello Stato alle richieste, a volte molto lucide e coscienti, dei detenuti, sull’imposizione del bavaglio a chiunque abbia osato schierarsi al loro fianco. Sulla necessità di non dimenticare e continuare la lotta!
liberetutti [at] autistiche.org
zardinsmagneticsradio.noblogs.org
t.me/zardins
Associazione “Senza Sbarre”
casella postale 129
34121 TRIESTE
—
Assemblea permanente
contro il carcere e la repressione
del Friuli e di Trieste
Associazione “Senza sbarre”
c.p.129, 34121 Trieste
zardinsmagneticsradio.noblogs.org
Trento, venerdì 11 settembre: Presidio al carcere
Riceviamo e diffondiamo
De Pedis: il sangue dei Testaccini

In questo video ricostruiamo il ruolo e il contesto di De Pedis attraverso una serie di episodi cruciali: gli omicidi di Selis, Lecce e Barbieri e l’attentato contro Roberto Rosone, vicepresidente del Banco Ambrosiano.
Una sequenza di delitti e regolamenti di conti che permette di seguire l’evoluzione dei rapporti all’interno della criminalità romana e di comprendere meglio la posizione assunta nel tempo da Enrico De Pedis.
Attraverso testimonianze, atti giudiziari e ricostruzioni dell’epoca, ripercorriamo protagonisti, alleanze, contrasti e retroscena di una delle fasi più violente della storia della Banda della Magliana.
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Metto alla prova la nuova Orbea Wild LT 2026: è davvero la bici elettrica più potente mai costruita per arrampicarsi ovunque?
Ho finalmente tra le mani questo mostro delle biciclette per testarla a fondo. Non mi sono limitato a un giro tranquillo, ho voluto vedere come si comporta questa Orbea Wild LT 2026 mettendola a confronto diretto con un furgone da due tonnellate. È una sfida estrema per capire se la tecnologia attuale può davvero superare ostacoli impossibili.
Durante questo test e-bike, cerco di spingere al limite ogni componente, analizzando se la potenza dichiarata si traduce in una reale capacità di arrampicata sui terreni più tecnici. Se state cercando una mtb elettrica capace di ridefinire le vostre uscite, questo video vi mostrerà cosa succede quando la potenza incontra il sentiero.
Iscriviti per non perdere i prossimi test tecnici e fatemi sapere nei commenti se secondo voi questa è la bici definitiva.
"Siamo fatti di storie" di Luciano Peccarisi
GNU Guix: Demystifying complex configurations
Guix system and Guix home introduce the concept of services. These provide users
with a way to control background processes, commonly refereed as
daemons, as well as ways of
controlling the setup of files. For example,
openssh-service-type
is a service which controls a SSH
daemon. In contrast,
etc-service-type
is a service that populates the contents of the /etc directory.
One peculiarity of Guix services is that it's customary to provide Scheme bindings for the different fields. By that I mean that the different fields of the configuration of most services will be a type. The benefit of this is that users get a uniform configuration language for their services, at the cost of additional complexity when developing the service. Which is why, for a long time, Guix users seem to struggle with defining complex configurations. There are a number of reasons for this, we will try to close the gap today by going through defining a configuration for Goimapnotify.
This blog post assumes that the reader is somewhat familiar with Guix and knows how to setup a development environment for it. If that's not the case, read The Perfect Setup and Using Guix interactively.
A Goimapnotify configuration is written in
YAML. Therefore, we will need to serialize
the different Guile Scheme fields to this format. Let's take the example
configuration that the author gives in the project's
README.md:
configurations:
- host: example.com
port: 143
tls: true
tlsOptions:
rejectUnauthorized: false
starttls: true
idleLogoutTimeout: 15
username: USERNAME
alias: ExampleCOM
password: PASSWORD
xoAuth2: false
boxes:
- mailbox: INBOX
onNewMail: 'mbsync examplecom:INBOX'
onChangedMail: 'mbsync examplenet:INBOX'
onChangedMailPost: SKIP
onNewMailPost: SKIP
- hostCMD: COMMAND_TO_RETRIEVE_HOST
port: 993
tls: true
tlsOptions:
rejectUnauthorized: true
starttls: true
username: ''
usernameCMD: ''
password: ''
passwordCMD: ''
xoAuth2: false
onNewMail: ''
onNewMailPost: ''
onChangedMail: ''
onChangedMailPost: ''
onDeletedMail: ''
onDeletedMailPost: ''
boxes:
- mailbox: INBOX
onNewMail: 'mbsync examplenet:INBOX'
onNewMailPost: SKIP
onChangedMail: 'mbsync examplenet:INBOX'
- mailbox: Junk
onNewMail: 'mbsync examplenet:Junk'
onNewMailPost: SKIPJust by looking at the hierarchy we can already envision how to organize our scheme records. We will need the following:
home-goimapnotify-configuration-fieldsgoimapnotify-configurationgoimapnotify-box-configurationgoimapnotify-tls-options-configuration
The final configuration that the service for Goimapnotify will rely on, will be
home-goimapnotify-configuration-fields. It will contain a configurations
field where each item will be a goimapnotify-configuration; each box in those
configurations will be a goimapnotify-box-configuration. Additionally, each of
those configurations will have an optional
goimapnotify-tls-options-configuration.
The (gnu services configuration) module provides us with the API that we need
to define these configurations. The most important helpers for defining
configurations are:
define-configuration: For configurations that need to serialize fields into a different format, generally configuration files.define-configuration/no-serialization: For configurations that do not need to emit any files. Generally all the fields are consumed by the Shepherd services that rely on the configuration but no translation from Scheme to a different format is needed.
In our case, we need to translate the different configuration fields to YAML, so
we will need to use define-configuration.
The following sections are written so you can follow along, you are encouraged to drop into a REPL (short for read-eval-print loop) and import the required module:
,use (gnu services configuration)goimapnotify-tls-options-configuration
To make it easy for ourselves, we will start form the in-out, after all, you wouldn't want to build a house from the rooftop, would you?
(define-configuration goimapnotify-tls-options-configuration
(reject-unauthorized?
(boolean #f)
"Whether to reject unauthorized TLS certificates.")
(starttls?
(boolean #f)
"Whether to use STARTTLS.")
(prefix goimapnotify-))evaluating the above snippet will throw an unbound variable exception, bear with me.
Refer to the
manual
for an in-depth explanation of the syntax of define-configuration.
The first argument is the name of the configuration object,
goimapnotify-tls-options-configuration in this case. After it, we define the
different typed fields. We are defining boolean fields that are, by default, set
to false. The biggest source of confusion when defining configurations comes
because define-configuration is a macro that introduces identifiers that do
not appear in the source code—it's an unhygienic
macro. That
means that the macro will expand to code which defines symbols that are not
visible when reading the source file.
One can inspect the expansion of the macro by using the ,expand REPL command. It will be quite verbose, so don't try to read all of it, instead search through it; you will find some revealing things, such as:
scheme@(gnu home services mail)> ,expand (define-configuration goimapnotify-tls-options-configuration
(reject-unauthorized?
(boolean #f)
"Whether to reject unauthorized TLS certificates.")
(starttls?
(boolean #f)
"Whether to use STARTTLS.")
(prefix goimapnotify-))
$20 = (begin ...
(define goimapnotify-tls-options-configuration? ...)
(define goimapnotify-tls-options-configuration-reject-unauthorized? ...)
(define goimapnotify-tls-options-configuration-starttls? ...)
...
(define <goimapnotify-tls-options-configuration> ...)
...
(define goimapnotify-tls-options-configuration ...)
(define goimapnotify-tls-options-configuration-fields
((@@ (gnu services configuration) list)
(let* ((name (let ((x 'reject-unauthorized?)) x)) ...
(serializer (let ((x goimapnotify-serialize-boolean)) x)) ...)
...)
(let* ((name (let ((x 'starttls?)) x)) ...
(serializer (let ((x goimapnotify-serialize-boolean)) x)) ...)
...))))In the previous snippet, ... represents omitted code. As you can see from the
macro expansion, define-configuration introduces quite a few identifiers. You
may recognize the shared prefix in those identifiers, that's right, it's the
prefix specified by that last field that we didn't explain from the
configuration definition, (prefix goimapnotify-).
By inspecting the macro expansion, it's easy to understand what happens under the hood. When a prefix is specified, we instruct the macro to append that prefix to all the generated identifiers. This is useful to avoid naming collisions; for example, when defining the configuration in a module with other configuration records that serialize to different formats. After all, it's not the same to serialize to YAML than to INI, or any other format a tool may require.
Remember that unbound variable problem I mentioned before? If you paid close
attention to the macro expansion, you may have noticed those references to
goimapnotify-serialize-boolean, those are our unbound variables. The macro
expects us to define these serialization procedures, let's do that.
Defining the missing serializers
Since the configuration machinery knows nothing about the output format, we must
define how this translation happens. In our case, we are translating to YAML. By
looking at the example configuration provided by the Goimapnotify developers, we
can see that the field names are written in camel case, and their respective
values are separated from the names through the : character.
Helpers
Let's start by making a function that takes a symbol and transforms it into a
string that's a camelized version of that symbol. We will use
object->camel-case-string from the (gnu home services utils) module:
,use (gnu home services utils)(define (camelize-field-name field-name)
(let ((str (object->camel-case-string field-name)))
(if (string-suffix? "?" str)
(string-drop-right str 1)
str)))
;; Usage: (camelize-field-name 'reject-unauthorized?) => "rejectUnauthorized"In YAML, there is no convention of suffixing booleans with a ?, so our
camelizer drops it when found.
camelize-field-name gives us a field name, but we want to serialize the value
too. Let's define a field serialization procedure to help us:
(define (goimapnotify-serialize-field field-name val)
"The mapping is used to serialize certain FIELD-NAMES specially."
(let* ((field-name-mapping '((host-command . hostCmd)
(user-name . username)
(user-name-command . usernameCmd)
(password-command . passwordCmd)))
(field-name* (or (assq-ref field-name-mapping field-name)
field-name)))
(format #f "~a: ~s~%"
(camelize-field-name field-name*)
val)))
;; Usage: (goimapnotify-serialize-field 'reject-unauthorized? 'true) => "rejectUnauthorized: true\n"Notice how we introduced field-name-mapping to tailor the field name passed to
camelize-field-name to emit the specific naming that Goimapnotify expects. In
Guix, we have a specific naming convention, so we want fields like user-name
to map to username (instead of userName) and fields like password-command
to map to passwordCmd (instead of passwordCommand).
That's enough to serialize most values to YAML, but there's an extra Guix-specific feature we should make use of to make the service more convenient to users: G-Expressions.
Are you familiar with them? If not, I encourage you to read this wonderful trilogy of blog posts: Dissecting Guix. It took me some time to wrap my head around these concepts, but once you do, I think you will like them too. In any case, that serializer is using those expressions because we want users of our configuration to be able to intermingle packages and other file-like objects in their fields. Since this is a blog post about writing configurations, I won't dive deep into G-Expressions, but let's try to get you a sense for them.
You will need to import (guix gexp) for the following snippet to work.
(define (goimapnotify-serialize-field field-name val)
"The mapping is used to serialize certain FIELD-NAMES specially."
(let* ((field-name-mapping '((host-command . hostCmd)
(user-name . username)
(user-name-command . usernameCmd)
(password-command . passwordCmd)))
(field-name* (or (assq-ref field-name-mapping field-name)
field-name)))
#~(format #f "~a: ~s~%"
#$(camelize-field-name field-name*)
#$val)))That's not so bad, is it? What was that? 6 more characters? Surely you wouldn't be scared of that, but just in case, let me give you some extra reassurance on what's happening here. This G-Expression thing, also known as gexp, is just the way you let Guix know that this code is for later. "When is later?", you may wonder. Simplifying it, that "later" is when Guix knows where file-like objects will be located in your disk; that long path on the store you may have seen before.
For example, a package is a file-like object, so when you build the package Guix will tell you where it was stored:
$ guix build cowsay
/gnu/store/gz170ppi2hxssp4h3yw5jh4gdw6x9ws0-cowsay-3.8.4Preceding an expression with #~ (or gexp), one effectively tells Guix "don't
evaluate this code until you know what this expression should expand to". And
that other syntax, #$ (or ungexp), is telling Guix to replace the file-like
object for its lowered representation, usually a path in the store. For a
package like cowsay, that would be that
/gnu/store/gz170ppi2hxssp4h3yw5jh4gdw6x9ws0-cowsay-3.8.4 paths we saw before.
With that said, if you are like me, you won't be comfortable if you cannot debug this expressions, so let me give you some supper powers.
In your REPL, import the (guix) module. This will augment the REPL with some
additional commands that will simplify our life:
scheme@(guile-user)> ,use (guix)
scheme@(guile-user)> ,help guix
Guix Commands [abbrev]:
,run-in-store EXP - Run EXP through the store monad.
,verbosity LEVEL - Change build verbosity to LEVEL.
,lower OBJECT - Lower OBJECT into a derivation or store file and return it.
,build OBJECT [BUILD-MODE] - Lower OBJECT and build it, returning its output file name(s).
,build-options OPTIONS - Set build options to OPTIONS. Print previous value (to allow easy restore).
,build-graft GRAFT? - Set whether grafts should be performed.
,enter-store-monad - Enter a REPL for values in the store monad.
,phases - Return the build phases of the package defined by FORM.
,configure-flags - Return the configure flags of the package defined by FORM.
,make-flags - Return the make flags of the package defined by FORM.Let's see what that gexp is up to:
scheme@(gnu home services mail)> (goimapnotify-serialize-field 'reject-unauthorized? ''true)
$6 = #<gexp (format #f "~a: ~s\n" #<gexp-input "rejectUnauthorized":out> #<gexp-input (quote true):out>) gnu/home/services/mail.scm:252:2 7f4c7d9deb40>There is a little helper to approximate a gexp to it's output:
scheme@(gnu home services mail)> (gexp->approximate-sexp $6)
$7 = (format #f "~a: ~s\n" "rejectUnauthorized" (quote true))
scheme@(gnu home services mail)> (primitive-eval $7)
$8 = "rejectUnauthorized: true\n"That gets us an idea of what will be emitted to disk, but for more complex procedures, this is not going to cut it, specially if there are multiple gexps combined. So let's build that gexp:
;; 'gexp->file' comes from the '(guix gexp)' module. You can ask the REPL more
;; information about a symbol through ',a SYMBOL'.
scheme@(gnu home services mail)> ,a gexp->file
(guix gexp): gexp->file #<procedure gexp->file (name exp #:key guile set-load-path? module-path splice? system target)>
scheme@(gnu home services mail)> (gexp->file "test.scm" $6)
$8 = #<procedure 7f3f7d456ea0 at guix/gexp.scm:2098:2 (state)>In order for Guix to build a value, it needs to be something Guix can lower—an
object that can be "compiled" down to a file in the store (these are referred to
as file-like objects, because they can be inserted in any piece of code that
expects a file name). A gexp cannot be built by itself, because there is nowhere
to output it to. The above snippet creates a file-like object that will be
emitted to a file named test.scm in the store. That file will contain our
expression. As you see, we've got a procedure. The REPL printer tells us that
this procedure needs some state; this is just a way of indicating you that
this is a monadic procedure that can only be run in the context of a store
connection. Read The Store
Monad for
more information.
I will build it manually just once for demonstration purposes, don't blink:
scheme@(gnu home services mail)> ,use (guix store)
scheme@(gnu home services mail)> (run-with-store (open-connection)
$8)
$9 = #<derivation /gnu/store/gq71r3sgilfvsicfnifln8n0wfksam13-test.scm.drv => /gnu/store/c3hxw7pgnxchw1zldnc9nrb8iwwrqf78-test.scm 7f3f7e2de000>Where we are saying "run the procedure we got in the context of a store
connection", we opened that connection through open-connection. Let's not do
that again... Fortunately we have those useful REPL commands I just told you
about, so we can archive the same result by doing this:
scheme@(gnu home services mail)> ,run-in-store $8
$10 = #<derivation /gnu/store/gq71r3sgilfvsicfnifln8n0wfksam13-test.scm.drv => /gnu/store/c3hxw7pgnxchw1zldnc9nrb8iwwrqf78-test.scm 7fcd92f7f0f0>That's better, isn't it?
Now, this is a derivation. That's something Guix can build:
scheme@(gnu home services mail)> ,build $10
building /gnu/store/gq71r3sgilfvsicfnifln8n0wfksam13-test.scm.drv...
$11 = "/gnu/store/c3hxw7pgnxchw1zldnc9nrb8iwwrqf78-test.scm"What's that? You don't want this magic command? Okay, the same thing can be done with:
scheme@(gnu home services mail)> (run-with-store (open-connection)
(built-derivations (list $10)))
$12 = #t
scheme@(gnu home services mail)> (derivation->output-path $10)
$13 = "/gnu/store/c3hxw7pgnxchw1zldnc9nrb8iwwrqf78-test.scm"At last, a file! What's in there?
$ cat /gnu/store/c3hxw7pgnxchw1zldnc9nrb8iwwrqf78-test.scm
(format #f "~a: ~a\n" "rejectUnauthorized" "true")Okay that seems about right. We can even run it:
scheme@(gnu home services mail)> (call-with-input-file $13
(lambda (port)
(primitive-eval (read port))))
$14 = "rejectUnauthorized: true\n"You've seen the secret sauce, let's continue with what brought us here.
(define (goimapnotify-serialize-boolean field-name val)
(goimapnotify-serialize-field field-name (if val ''true ''false)))With this our configuration won't complain about the missing serializer. Let's continue.
One last thing, notice how, after moving to the gexp version of
goimapnotify-serialize-field, we started double quoting the symbols true and
false, this is because the #$ syntax will replace the value in place, and
the value of 'true is true, without the quote. If we didn't double quote,
the staged code after expansion would look like this:
(format #f "~a: ~s\n" "rejectUnauthorized" true)When what we really want is to expand to this:
(format #f "~a: ~s\n" "rejectUnauthorized" 'true)The reason for this is that we want users to be able to write staged code on the different fields. If one of the values of a field where to be something like this:
(goimapnotify-serialize-field 'favorite-game #~(string-append #$cowsay "/bin/cowsay"))The expansion would be this:
(format #f "~a: ~s\n" "favoriteGame" (string-append "/gnu/store/gz170ppi2hxssp4h3yw5jh4gdw6x9ws0-cowsay-3.8.4" "/bin/cowsay"))The string-append procedure is evaluated right before the format call, not
when the gexp is getting lowered.
Serializing
The (gnu services configuration) module we imported earlier provides us with
serialize-configuration, it takes two arguments, a configuration object and the
fields that compose that configuration.
The define-configuration macro defined the
goimapnotify-tls-options-configuration constructor for us, we can create a
configuration with the default values like this:
scheme@(gnu home services mail)> (goimapnotify-tls-options-configuration)
$10 = #<<goimapnotify-tls-options-configuration> reject-unauthorized?: #f starttls?: #f %location: #f>Then, we can serialize it like this:
scheme@(gnu home services mail)> (serialize-configuration $10 goimapnotify-tls-options-configuration-fields)
$11 = #<gexp gnu/services/configuration.scm:165:2 7ff1fd2cbf60>If you recall form the macro expansion we saw earlier,
goimapnotify-tls-options-configuration-fields, was one of those identifiers
that got generated.
You should already know how to build that gexp we've got:
scheme@(gnu home services mail)> (gexp->file "test.yaml" $11)
$12 = #<procedure 7efd8b10c2d0 at guix/gexp.scm:2098:2 (state)>
scheme@(gnu home services mail)> ,use (guix)
scheme@(gnu home services mail)> ,run-in-store $12
$13 = #<derivation /gnu/store/z59sf3nhh80668z8njljfxcymgi071pr-test.yaml.drv => /gnu/store/xam1210yl1vdxix0bgpfalf6drpv6xbx-test.yaml 7efd8a80fd70>
scheme@(gnu home services mail)> ,build $13
$14 = "/gnu/store/xam1210yl1vdxix0bgpfalf6drpv6xbx-test.yaml"
scheme@(gnu home services mail)> (call-with-input-file $14
(lambda (port)
(display (primitive-eval (read port)))))
rejectUnauthorized: false
starttls: falseThat's some nice YAML syntax... We better speed up the pace or I will retire before finishing up this blog post.
goimapnotify-box-configuration
Next in line is goimapnotify-box-configuration, you know the drill. We start
by declaring the configuration with define-configuration, specifying each
field name, type and docstring:
(define-configuration goimapnotify-box-configuration
(mailbox
string
"The mailbox to monitor.")
(on-new-mail
maybe-string-or-gexp
"The command to execute when new mail arrives.")
(on-new-mail-post
maybe-string-or-gexp
"The command to execute after the new-mail command.")
(on-changed-mail
maybe-string-or-gexp
"The command to execute when mail is changed.")
(on-changed-mail-post
maybe-string-or-gexp
"The command to execute after the changed-mail command.")
(on-deleted-mail
maybe-string-or-gexp
"The command to execute when mail is deleted.")
(on-deleted-mail-post
maybe-string-or-gexp
"The command to execute after the deleted-mail command.")
(prefix goimapnotify-))You may have noticed that we have two new types. strings, easy enough, and
maybe-string-or-gexp, not so easy; right? Worry not, here comes the
explanation.
Let's start by defining the string type:
(define-maybe string (prefix msmtp-configuration-))You may be very confused right now. What has msmtp-configuration to do with
our goimapnotify-configuration example? Well, I want this blog post to get you
ready for the real world, and in the wild, you will make configurations in
modules that contain other configurations. The example we are looking up today
is a narration of my adventures making the Goimapnotify service from the (gnu services mail) module, in that module, there is already a configuration for
msmtp.
With that said, if we tried to do this:
(define-maybe string (prefix goimapnotify-))We would be surprised with a warning that looks something like this:
$ make
...
[ 94%] GUILEC gnu/home/services/mail.go
gnu/home/services/mail.scm:67:0: warning: shadows previous definition of `maybe-string?' at gnu/home/services/mail.scm:63:0
gnu/home/services/mail.scm:278:0: warning: shadows previous definition of `goimapnotify-serialize-maybe-string' at gnu/home/services/mail.scm:67:0That's unexpected, isn't it? Nothing we've seen so far points to a
maybe-string? procedure, let's look at what is going under the hood of that
define-maybe macro:
scheme@(gnu home services mail)> ,expand (define-maybe string (prefix msmtp-configuration-))
$15 = (begin
(define (maybe-string? val)
(or ((@@ (gnu services configuration) not)
((@@ (gnu services configuration) maybe-value-set?) val))
(string? val)))
(define (msmtp-configuration-serialize-maybe-string field-name val)
(if (string? val)
(msmtp-configuration-serialize-string field-name val)
"")))Do you see it? The macro is expanding to some code that introduces two new
procedures into the module, one following the prefix, that would be
msmtp-configuration-serialize-maybe-string, and one that just declares the
predicate for the maybe type.
Given that, the warning is now apparent. If we call again that macro with a
string as the first argument, we will get the same predicate after the
expansion, leading to the redefinition warning.
So, for this particular case, instead of using the macro, we will define manually the two procedures required for our configuration:
;; The module already had this helper defined.
(define (string-or-gexp? obj)
(or (string? obj)
(gexp? obj)))
;; ... omitted lines ...
(define (goimapnotify-serialize-string field-name val)
(goimapnotify-serialize-field field-name val))
(define (goimapnotify-serialize-maybe-string field-name val)
(if (maybe-value-set? val)
(goimapnotify-serialize-string field-name val)
""))
(define goimapnotify-serialize-string-or-gexp
goimapnotify-serialize-string)
(define (goimapnotify-serialize-maybe-string-or-gexp field-name val)
(if (and (maybe-value-set? val)
(string-or-gexp? val))
(goimapnotify-serialize-string-or-gexp field-name val)
""))The above snippet defines all the serializers we need for the new types. Notice
that they are just some simple wrappers around the
goimapnotify-serialize-field helper. That procedure is doing all the heavy
lifting here, and fortunately for us, it already handles gexps. Therefore, the
fields that have a type that accepts a gexp are straightforward to declare.
That would be it for the goimapnotify-box-configuration declaration. As showed
in the previous section, the REPL is your friend. I had never written such a
complex configuration before, but thanks to this "elegant weapon for a more
civilized age", I could find my way by poking things
around.
Let's continue!
goimapnotify-configuration
You know the drill, we start by defining the fields we need. Again, I'm doing this just by looking at the README example provided by the developers of Goimapnotify:
(define-configuration goimapnotify-configuration
(host
string
"The IMAP server hostname.")
(host-command
maybe-string-or-gexp
"The command to retrieve the IMAP server hostname.")
(port
(integer 993)
"The port that the IMAP server listens on.")
(tls?
(boolean #f)
"Enable or disable TLS.")
(tls-options
maybe-goimapnotify-tls-options-configuration
"TLS options for the IMAP connection."
(serializer serialize-maybe-goimapnotify-tls-options-configuration))
(idle-logout-timeout
maybe-integer
"The idle logout timeout in minutes.")
(user-name
maybe-string
"The user-name for authentication.")
(user-name-command
maybe-string-or-gexp
"The command to retrieve the user-name.")
(alias
maybe-string
"An alias for the account.")
(password
maybe-string
"The password for authentication.")
(password-command
maybe-string-or-gexp
"The command to retrieve the password.")
(xo-auth2?
(boolean #f)
"Enable or disable XOAUTH2 authentication.")
(wait
maybe-integer
"The delay in seconds before the mail syncing is triggered.")
(boxes
list-of-goimapnotify-boxes-configurations
"The mailboxes to monitor."
(serializer serialize-list-of-goimapnotify-boxes-configurations))
(prefix goimapnotify-))You are already familiar with most of those types, but there are some new things here:
integerandmaybe-integermaybe-goimapnotify-tls-options-configurationlist-of-goimapnotify-boxes-configurations
Let's start with the obvious ones first.
integer
The module already had a maybe definition for the integer. If you recall from
the macro expansion earlier, that means that there is already a symbol for the
predicate maybe-integer?:
(define-maybe integer (prefix msmtp-configuration-))We still need a serializer that follows our prefix:
(define (goimapnotify-serialize-integer field-name val)
(goimapnotify-serialize-field field-name val))
(define (goimapnotify-serialize-maybe-integer field-name val)
(if (maybe-value-set? val)
(goimapnotify-serialize-integer field-name val)
""))Simple enough. Moving on!
maybe-goimapnotify-tls-options-configuration
(define (serialize-goimapnotify-tls-options-configuration field-name val)
(let ((serialization (serialize-configuration val goimapnotify-tls-options-configuration-fields)))
#~(begin
(use-modules (ice-9 format) (ice-9 string-fun))
(format #f "~a:
~a~%"
'#$(camelize-field-name field-name)
(string-replace-substring #$serialization "\n" "\n ")))))
(define-maybe goimapnotify-tls-options-configuration)You are already familiar with the define-maybe macro. The serializer is also
quite simple. Since we already defined a record that contains within all the
required information to serialize it, we just need to make a simple wrapper
around serialize-configuration.
Before moving forward, notice how the serializers from this section doesn't
contain that goimapnotify- prefix. This is an arbitrary decision, but since
there is already goimapnotify in the symbol name, I think it's a bit redundant
to add it. For the configuration definition to know which serializer to use, we
have to be specific in the serializer argument of the fields, that's why in the
configuration we had this declaration specifying a (serializer ...) for the
field:
(define-configuration goimapnotify-configuration
;; ... omitted lines ...
(tls-options
maybe-goimapnotify-tls-options-configuration
"TLS options for the IMAP connection."
(serializer serialize-maybe-goimapnotify-tls-options-configuration))
;; ... omitted lines ...
(prefix goimapnotify-))list-of-goimapnotify-boxes-configurations
First we need a prefix to know if we have a list of
goimapnotify-box-configuration objects, that one is simple:
(define (list-of-goimapnotify-boxes-configurations? lst)
(and (not (null? lst))
(every goimapnotify-box-configuration? lst)))Now we need a serializer that knows how to handle a list of these objects:
(define (serialize-list-of-goimapnotify-boxes-configurations field-name value)
(let ((serializations (cons 'list
(map (cut serialize-configuration <>
goimapnotify-box-configuration-fields)
value))))
#~(begin
(use-modules (ice-9 format) (ice-9 string-fun))
(format #f "~a:
~{ - ~a~%~}"
'#$(camelize-field-name field-name)
(map (lambda (s)
(string-replace-substring s "\n" "\n "))
#$serializations)))))Looks a bit daunting, but it's just staged code, remember our earlier explanation of gexps. This code is only constructing a string with the shape we need.
As a reminder, we are serializing to YAML, that means that lists are prefixed by
a - character. Following the Goimapnotify README, the indentation would be
something like this:
boxes:
- mailbox: INBOX
onNewMail: 'mbsync examplenet:INBOX'
onNewMailPost: SKIP
onChangedMail: 'mbsync examplenet:INBOX'
- mailbox: Junk
onNewMail: 'mbsync examplenet:Junk'
onNewMailPost: SKIPThis is what that format call is doing. Refer to
Formatted-Output
for more information.
We are only lacking a way to generate a complete configuration, remember that
goimapnotify-configuration is an object for a single configuration. According
to the README of Goimapnotify, the configuration file can take a list of
configurations.
home-goimapnotify-configuration
This is the last configuration we will need, it will be used directly by the service:
(define-configuration home-goimapnotify-configuration
(goimapnotify
(file-like goimapnotify)
"The @code{goimapnotify} package to use."
empty-serializer)
(configurations
(list-of-goimapnotify-configurations)
"A list of @code{goimapnotify-configuration} records which contain
information about all your accounts configurations."))Simple enough, the first field is the Guix package that provides the
goimapnotify program. This one is used by the service to start the
process. Since it doesn't need to appear in any configuration file, we don't
need to serialize it, hence the empty-serializer.
On last serializer:
(define (serialize-list-of-goimapnotify-configurations field-name value)
(let ((serializations (cons 'list
(map (cut serialize-configuration <>
goimapnotify-configuration-fields)
value))))
#~(begin
(use-modules (ice-9 format) (ice-9 string-fun))
(format #f "~a:
~{ - ~a~%~}"
'#$(camelize-field-name field-name)
(map (lambda (s)
(string-replace-substring s "\n" "\n "))
#$serializations)))))The rationale for this code is the same as the one explained for
list-of-goimapnotify-boxes-configurations.
Defining the Shepherd service
The service definition; at last!
(define (home-goimapnotify-shepherd-service config)
(let ((log-file #~(string-append %user-log-dir "/goimapnotify.log")))
(list
(shepherd-service
(provision '(goimapnotify))
(modules '((shepherd support))) ;for '%user-log-dir'
(documentation "Run a goimapnotify process")
(start #~(make-forkexec-constructor
(list
#$(file-append
(home-goimapnotify-configuration-goimapnotify config)
"/bin/goimapnotify")
"-conf" #$(mixed-text-file "goimapnotify.yaml"
(serialize-configuration config
home-goimapnotify-configuration-fields)))
#:log-file #$log-file))
(stop #~(make-kill-destructor))))))Refer to Shepherd Services for more information on how to write Shepherd services. I will only highlight how to handle the configuration we just wrote.
We have already done all the hard work, the configuration declaration contains
all the information needed to perform the serialization of the different fields
to YAML, we just need to call serialize-configuration. For example:
scheme@(gnu home services mail)> (define test-config
(home-goimapnotify-configuration
(configurations
(list
(goimapnotify-configuration
(host "test.example.com")
(boxes
(list
(goimapnotify-box-configuration
(mailbox "Test")))))))))
scheme@(gnu home services mail)> (serialize-configuration test-config home-goimapnotify-configuration-fields)
$6 = #<gexp gnu/services/configuration.scm:165:2 7f3448e678a0>That serialization gives a gexp ready to be wrapped in a file-like so it can be
lowered to the store. That's what mixed-text-file is doing:
scheme@(gnu home services mail)> (mixed-text-file "goimapnotify.yaml"
(serialize-configuration test-config
home-goimapnotify-configuration-fields))
$7 = #<<computed-file> name: "goimapnotify.yaml" gexp: #<gexp guix/gexp.scm:2171:6 7f343915ef60> guile: #f options: (#:local-build? #t)>
scheme@(gnu home services mail)>We've got ourselves a service, but there is one last thing before we go!
Defining the service type
As mentioned in the previous section, refer to Defining Services for what's going on here. The last thing we need do is declare the relation that this service has with respect to others:
(define home-goimapnotify-service-type
(service-type
(name 'home-goimapnotify)
(extensions
(list (service-extension home-shepherd-service-type
home-goimapnotify-shepherd-service)))
(description "Configures the @code{goimapnotify} IMAP Mailbox notifier.")))We did it!
Closing words
Still here? That was long... But here we are, we defined our complex configuration.
Congratulations on reading till the end, by this time you should already be an expert on defining Guix configurations.
We acknowledge that there are some improvements to do on the API for defining configurations. We would like to have a way to specify symbol mapping for field names in the declaration, so that serializers can be generalized better. It would also be nice if we could refactor some of our configuration definitions so the serializers that can be generalized are reused between declarations. After all, there are many configuration files in similar formats.
For all of these improvements, we are counting on you! I wrote this blog post to empower you to participate in the development. If this is something that resonates with you, come join the fun!
IrLUG - Linux Day 2026
Call for talks aperta il 31 agosto 2026. Ventiquattresimo anno del gruppo, dodicesimo Linux Day irpino documentato.
A/I Chiude, Restare Umani – A/I Shuts Down, Stay Human
[IT]
Non appena abbiamo scoperto di essere finite sulla lista delle organizzazioni terroristiche globali, abbiamo scritto, dichiarato e promesso che avremmo cercato di resistere fino a che fosse stato possibile, che non ci saremmo arrese finché avessimo intravisto delle possibilità legali. Abbiamo mantenuto e difeso con orgoglio un’infrastruttura libera, riservata, autonoma e soprattutto partigiana.
Per noi restare umani non è un semplice slogan.
Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate.
Non possiamo accettare uno scontro o prestarci a strumentalizzazioni che mettano in pericolo le loro vite, le vite dei loro cari, lasciandole alla mercé di autocrati, fascisti e agenzie che agiscono per vie extra-legali.La concreta possibilità di poter essere la causa di conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che anche solo interagisce con noi non ci permette altre scelte.
A/I chiude. Il collettivo Autistici/Inventati chiude e sospenderà tutti i servizi a breve termine.
Non c’è un modo facile per dirlo o per spiegarlo.
Ogni giorno in cui siamo rimaste online a partire dal 26 agosto è stata una vittoria, ma noi dobbiamo fermarci oggi.
Nessuna di noi ha simpatia per i gesti eroici e men che meno per i martiri, quindi non ne faremo e non ne chiederemo. In questo clima continuare a offrire i nostri servizi è solo un pericolo in più per le nostre utenti, e per tutte le persone che fanno parte delle nostre comunità. In un mondo di accuse slegate dai fatti non possiamo che aspettarci un’ulteriore repressione sproporzionata. Questo ci mette di fronte all’impossibilità di mantenere il nostro progetto originario: offrire strumenti sicuri e non mercificati.
Sono stati 25 anni bellissimi. Sono stati una “bella storia”.
Ora mollate il pc, uscite, lottate, abbracciatevi e non perdete il sorriso. Perché noi ci fermiamo. Ma la resistenza e le idee no. Restiamo umani.
A brevissimo spiegheremo come salvare il contenuto dei blog, mail, siti e altri suggerimenti di tipo tecnico. Tenete comunque sempre presente che, così come è stato chiuso senza alcun preavviso il dominio autistici.org, nel frattempo potrebbero esserci altri problemi del genere che non siamo in grado di prevedere.
Collettivo Autistici/Inventati
[EN]
The day we discovered we had been designated a global terrorist organization, we promised that we would try to resist as long as this was possible, that we would not back down as long as we could see options to stand our ground. For years, we have proudly maintained and defended a free, privacy-friendly, autonomous and politically committed infrastructure.
“Stay human” is not an empty phrase to us.
It means, above all, that we have a responsibility to protect our users, those who build the human networks we rely, and for the communities who flooded us with messages of support and solidarity.
We cannot engage in a fight or expose ourselves to manipulations that threaten the lives of these people and their loved ones, leaving them at the mercy of autocrats, fascists and agencies that take extra-legal courses of action. The possibility that our work may cause legal and financial consequences to those who are close to us – or even only have something to do with us – leaves us no choice.
A/I is shutting down. The Autistici/Inventati collective is shutting down and will soon discontinue all of the services we provide.
There is no easy way to announce or explain this.
Every day we stayed online after August 26, 2026, has been a victory, but now we are forced to stop.
None of us holds eroic gestures and martyrs in high esteem, therefore we will demand no sacrifices. Not from us, not from anyone else. In this political climate, continuing to offer our services endangers our users and anyone who is part of our communities. In a world where allegations are disconnected from reality, we can only expect repression to be increasingly disproportionate. Under these circumstances, we are no longer able to maintain our original mission – offering secure and non-commercial digital tools.
These 25 years have been amazing. It’s been an “incredible ride”.
Now turn off your PCs, get out of your homes, struggle, hug each other and keep on smiling. We are stopping, but the Resistance and ideas do not stop. Stay human.
We will soon send instructions on how to back up the content of your blogs, mailboxes and websites, along with more technical recommendations. But keep in mind that, just as the autistici.org domain was made unreachable without previous notice, in the next few days we might suffer similar issues that we may not be able to predict.
Autistici/Inventati Collective
Banca Etica sequestra i fondi di A/I / Banca Etica shuts down A/I funds
[IT]
Venerdì 4 settembre Banca Etica ci ha comunicato in una riunione che eserciterà l’opzione di rescissione unilaterale dal contratto con l’Associazione AI ODV e che i fondi attualmente presenti sul conto frutto delle donazioni di migliaia di persone, associazioni e collettivi non saranno nella disponibilità dell’Associazione.
Al di là delle molte parole spese dai dirigenti della Banca per lavarsi la coscienza, i fatti dicono che Banca Etica non solo si adegua al diktat dell’autocrate statunitense, ma ne rincara la dose mettendosi al suo stesso livello.
E tutto questo senza alcun preavviso e senza darci alcuna possibilità di disporre dei fondi dell’Associazione in maniera adeguata o di trovare una soluzione condivisa.
La decisione di Banca Etica di fatto ci mette nell’impossibilità di onorare i nostri impegni amministrativi, pagare i nostri fornitori ed erogare i servizi che le persone che hanno scelto A/I si aspettano.
L’Associazione non ha altra soluzione che adire tutte le vie legali a nostra disposizione contro questa decisione, che riteniamo illegittima e immotivata (allo stato attuale delle cose), per fare in modo che le donazioni che le persone ci hanno affidato possano tornare a nostra disposizione.
[EN]
On Friday, September 4th, Banca Etica met the AI ODV association in a videocall and told us that they are going to shut down our bank account unilaterally, thus terminating our contract for good, and that the funds still on the account, which we raised through donations from thousands of people, organizations and collectives, will not be at the association’s disposal.
Banca Etica has been spending many words to justify their actions and pretend they are on our side, but their actions counter all of their statements, clearly showing how they are just faithful servants of the US autocrat.
And this has happened without us being notified or allowed to adequately use our funds or agree upon some kind of solution.
Banca Etica’s decision has made it impossible for us to honour our administrative committments, to pay our service providers and to provide our users with the services they have chosen us for.
The AI ODV association has no other option than to pursue all the legal tools available to counter this decision, which we deem illegitimate and unmotivated (at least as things stand at the present moment), so as to be able to access the funds people donated to us.
Presentiamo keepitfree.ai / Announcing keepitfree.ai
[IT]
Dal 26 agosto, quando il Dipartimento del Tesoro statunitense, tramite OFAC, ci ha sanzionato come “Specially Designated Global Terrorist” (SDGT), sono successe tante cose, tanto si è mosso. Ed è solo l’inizio.
Il 28 agosto il dominio autistici.org è sparito dalla faccia del globo terracqueo.
Tutto questo, è bene sottolinearlo ogni volta, nonostante A/I non abbia compiuto alcun reato, né negli USA e tanto meno in Italia, e nonostante nessun giudice, USA o italiano, ci abbia mai contestato alcunché.
Non siamo e mai saremo una struttura “neutra”. Siamo un collettivo antifascista e anticapitalista, che usa la tecnologia per rendere possibile una comunicazione libera in cui la privacy non sia un mero dato di marketing, ma un fatto reale.
Abbiamo deciso di creare uno spazio unico per raccogliere quello che sta avvenendo dopo il 26 agosto, per permettere a tutta quella imprevedibile, caotica, magnifica comunità solidale di restare aggiornata più facilmente sulle conseguenze della decisione del governo USA e su quello che stiamo facendo.
Su #KeepItFree troverete comunicati, aggiornamenti tecnici, rassegna stampa, solidarietà, campagne, lettere aperte, banner, petizioni e speriamo molto di più.
Sono stati giorni convulsi, e i prossimi non saranno più leggeri. Per questo vi chiediamo di continuare a sostenerci e a costruire con noi una comunicazione resistente. Perché comunicare non è terrorismo. Perché noi siamo la Resistenza.
Perché crediamo in infrastrutture solidali, antifasciste, ma soprattutto libere. KEEP THE INTERNET FREE!
https://keepitfree.ai/it/announcements/presentiamo-https/keepitfree.ai/
[EN]
Many things happened since August 26, 2026, when the Office of Foreign Assets Control (OFAC) at the US Department of the Treasury included us in their list of “Specially Designated Global Terrorists” (SDGT). This is just the beginning.
On August 28 our autistici.org domain was wiped from the face of Earth.
Bear in mind: all of this happened without A/I committing any crime, neither in Italy nor in the US, and without any prosecutor ever indicting us either for felonies or for misdemeanors.
We are not a “neutral” structure, and we will never be. We are an anti-fascist and anti-capitalist collective, we use technology to enable independent communications and we believe privacy is not a mere marketing claim, but an actual value.
We have now created a dedicated space to document what has been unfolding since August 26, to empower our unpredictable, chaotic and magnificent solidarity network by keeping it up to date with the consequences of the US government designation and our responses.
On #KeepItFree you will find press releases, technical updates, news articles, expressions of solidarity, support campaigns, open letters, banners, petitions, and much more.
These days have been crazy, and the next to come won’t be calmer. So we ask you to keep supporting us and stand with us in building a communication infrastructure that speaks Truth to Power. Speech is not terrorism. Expect resistance.
KEEP THE INTERNET FREE!
https://keepitfree.ai/announcements/announcing-https/keepitfree.ai/
"Elettra Back On Air !"- 11ma edizione - 7/8 giugno 2025
ARI Fidenza ci informa che sabato 7 e domenica 8 giugno 2025 verrà attivato il cimelio del panfilo “Elettra“ con il nominativo speciale di Stazione Commemorativa Marconiana con il nominativo IY4RXO ("RX Oscillator") valido per il diploma radioamatoriale "MARCONI - PATENTED BY".
Tutte le informazioni sulla pagina di ARI Fidenza.
Incontro alla Scuola Mazzini
Il giorno 8 maggio abbiamo fatto un incontro con le seconde medie della scuola Mazzini di Livorno, per divulgare e dimostrare la "radio" in alcuni dei suoi aspetti.
Le parole di Fabrizio IU5GEZ sintetizzano quello che si siamo portati a casa dall'incontro: «Quando senti dire "posso provare ancora a parlare alla radio?" vuol dire che qualcosa ha funzionato!»
L'incontro ha avuto eco sulla stampa locale: https://www.quilivorno.it/news/scuola/le-mazzini-a-scuola-di-radio/
Ecco due momenti dell'incontro:

La scuola Mazzini sta facendo un bel percorso di preparazione allo School Contact e lo stanno documentando su una bacheca virtuale https://padlet.com/tincanid/scuola-mazzini-chiama-spazio-4az1cqf3wbs024cj
THIS is ROCK BOTTOM! Funny FART Prank at the Beach!!

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Autistici / Inventati CHIUDE
100 videocassette nella posta, pezzi di retrocomputer e il vinile di Frieren

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Musica
https://www.youtube.com/watch?v=jNzPiKC-lok
https://www.youtube.com/watch?v=HUkPBO2CZPM
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Timeline
00:00 - Introduzione dal nuovo studio
02:49 - Primo pacco: accessori scart e pile vintage
04:06 - RAM e supporti magnetici
05:22 - Unboxing: lo stock incredibile di 100 Mini DV
05:40 - Test tecnico: Mini DV vs DVCAM
06:33 - Differenze tra nastri DAT Audio e DDS per backup
08:33 - Secondo pacco: pile, digitale terrestre e lettori DVD
09:41 - Terzo pacco: piastra Marantz (analisi e test di accensione)
11:14 - Quarto pacco: scheda video e lettore CD/Radio (smontaggio)
12:51 - Quinto pacco: hardware vintage (CPU, GPU e Monitor)
14:08 - Sesto pacco: il vinile di Frieren
15:32 - Saluti finali e ringraziamenti
16:10 - Bloopers e fuori onda divertenti
#frieren #vinile #posta #unboxing #video #cassette #retrogaming #retro
Attacco incendiario contro il parco auto dell’Istituto federale per le attività immobiliari, contro la NATO, contro la Bundeswehr, contro la guerra (Pinneberg, Germania, 16 agosto 2026)
Attacco incendiario contro il parco auto dell’Istituto federale per le attività immobiliari, contro la NATO, contro la Bundeswehr, contro la guerra (Pinneberg, Germania, 16 agosto 2026)
Ciao, oggi vogliamo presentarvi l’Istituto federale per le attività immobiliari (BImA). Non lo conoscete? Sembra noioso? Anche noi la pensavamo così fino a poco tempo fa. Ma la collaborazione tra il settore civile e quello militare sta dando risultati sorprendenti.
Per questo motivo, nella notte tra il 15 e il 16 agosto 2026, abbiamo dato fuoco al parco auto della BImA a Pinneberg (Schleswig-Holstein), al numero 1 di Eggerstedtstraße.
La BImA si occupa della gestione e della valorizzazione di tutte le caserme e gli immobili dell’esercito federale tedesco. Il compito principale della BImA è garantire gli spazi e i terreni di cui hanno bisogno varie istituzioni federali, in particolare l’esercito federale, la polizia federale e la dogana.
Inoltre, la BImA organizza programmi edilizi, ad esempio per la costruzione di nuovi alloggi per le forze armate. La BImA è coinvolta anche in numerose strutture della NATO, ad esempio nella gestione dei beni immobili delle truppe NATO e nella gestione della rete di condutture di quest’ultima.
Come potete vedere, quindi, ci sono molti motivi per interessarsi all’“Istituto federale per la gestione immobiliare”. La cooperazione civile-militare offre inoltre diverse opportunità…
Sabotiamo la Bundeswehr, sabotiamo ogni manovra della NATO, sabotiamo la guerra!
Contro ogni Stato, ogni nazione e il servizio militare obbligatorio!
Per la vita, l’auto-organizzazione e l’azione diretta!
[Pubblicato in tedesco in https://de.indymedia.org/node/858133 | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/17/attacco-incendiario-contro-il-parco-auto-dellistituto-federale-per-le-attivita-immobiliari-contro-la-nato-contro-la-bundeswehr-contro-la-guerra-pinneberg-germania-16-agosto-2026/]
Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft da parte di Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione (Montreal, Canada, 5 agosto 2026)
Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft da parte di Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione (Montreal, Canada, 5 agosto 2026)
Visita a domicilio a uno sviluppatore di droni AI e attacco con bottiglie Molotov contro Microsoft
Nella notte di mercoledì 5 agosto, sono state sfondate le finestre e la porta di un’abitazione e una sede di Microsoft è stata presa di mira con delle bombe molotov.
L’azione era diretta contro la residenza ufficiale del fondatore e la sede centrale di Munera Intelligence. Munera sviluppa droni basati sull’intelligenza artificiale che, grazie alla tecnologia AI, sorveglieranno le nostre strade, come previsto da un accordo con il Comune di Montreal annunciato a giugno. Le finestre e la porta dell’abitazione di Dominic MacDuff-Auger sono state distrutte.
Il Comune ha dichiarato che i droni verranno utilizzati esclusivamente nelle zone di cantiere. Tuttavia, come qualsiasi sistema di videosorveglianza, i dati raccolti non faranno altro che rafforzare il sistema di controllo che la polizia sta implementando per coprire l’intera città. Il programma sui droni fa parte di un progetto più ampio che include l’installazione, recentemente annunciata, di telecamere alimentate dall’intelligenza artificiale e gestite dalla polizia in tutta la città. L’obiettivo è normalizzare le crescenti intrusioni nelle nostre vite e condurre una guerra costante contro la nostra capacità di vivere in libertà. Se si consentirà al Comune di sviluppare l’uso dei droni con intelligenza artificiale, non c’è dubbio che il nostro futuro assomiglierà sempre più a un mondo in cui il cielo sarà pieno di robot che effettuano consegne per Amazon e vigilano sulla nostra totale obbedienza a governi sempre più autoritari.
La stessa notte, sono state lanciate bottiglie molotov contro una sede della Microsoft. Questo attacco è una risposta alla silenziosa espansione dei data center, settore in cui Microsoft riveste un ruolo di primo piano. I data center rappresentano un elemento fondamentale del potere capitalista contemporaneo. Sono al centro dell’ascesa dell’intelligenza artificiale che, da un lato, sta distruggendo il pianeta e, dall’altro, sta creando nuovi strumenti di sorveglianza. La tecnologia di Microsoft, tra le altre, è utilizzata dal governo israeliano nella sua campagna di genocidio contro il popolo palestinese. Durante l’attacco si sono verificate delle difficoltà nell’accendere le bottiglie molotov, difficoltà che non si erano presentate durante le prove. State certi che in futuro queste difficoltà verranno risolte.
Ci era stato detto che ci attendeva un futuro migliore, un futuro in cui le persone avrebbero avuto tutto ciò di cui avevano bisogno, in cui l’acqua e il cibo sarebbero stati abbondanti e sani e l’aria perfettamente respirabile, in cui il lavoro sarebbe stato ridotto al minimo e le persone avrebbero vissuto senza padroni né dei. Che fine ha fatto questo futuro? Dobbiamo forse aspettare che la fantascienza di 1984, Mad Max o Blade Runner diventi realtà, mentre facciamo da cavie per le sette tecnologiche? No, finché una rivoluzione è ancora possibile, potete contarci: andremo fino in fondo!
Niente più pietà. È ora di dichiarare guerra all’intelligenza artificiale, alla sorveglianza e ai loro sviluppatori! I metodi che adotteremo dovranno essere all’altezza della gravità della nostra situazione: bombe molotov, attacchi alle abitazioni e altro ancora. Non possiamo più rimandare il momento di combattere, lottare e attaccare fino alla vittoria totale. La vittoria totale della rivoluzione sociale. La vittoria totale della vita. L’IA deve essere distrutta!
Giorni migliori ci attendono. Viva la rivoluzione anarchica!
Revolutionary Anarchist Liberation Front [Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione]
[Pubblicato in inglese in https://mtlcounterinfo.org/house-visit-for-ai-drone-developer-and-molotov-attack-on-microsoft/ | Pubblicato in francese in https://mtlcontreinfo.org/attaque-residentielle-contre-le-developpeur-des-drones-ia-et-attaque-molotov-contre-microsoft/ | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/13/comunicato-di-rivendicazione-per-lattacco-alla-residenza-di-dominic-macduff-auger-fondatore-di-munera-intelligence-azienda-produttrice-di-droni-ia-e-per-il-lancio-di-bottiglie-molotov-contro-una/]
Contro il DDL salva-sionismo, resistenza a oltranza! Roma, 9 settembre: presidio contro il ddl Romeo
Riceviamo e diffondiamo questo importante testo e appuntamento:
Scarica la chiamata in pdf: testo su 9 (rev REV)
Resistenza a Oltranza
I fronti di guerra si allargano sempre di più e il genocidio in Palestina continua senza sosta. L’Italia è in prima fila in ogni massacro. È in prima fila in Asia occidentale con la guida della missione Aspides, con l’invio di ben 700 soldati in Arabia Saudita e con l’utilizzo delle basi militari in territorio italiano, nonché con l’uso di radar per i bombardamenti. È in prima fila in Ucraina, fornendo materiale bellico, supporto logistico e politico, inviando addestratori e dando appoggio incondizionato al governo fantoccio di Kiev. È da sempre in prima fila nel sostenere il genocidio del popolo palestinese, fornendo copertura politica, economica e cooperazione a tutti i livelli all’entità sionista, arrivando addirittura a lucrare sul massacro stesso, riuscendo, ad esempio, ad accaparrarsi lo sfruttamento del gas di fronte alle coste di Gaza tramite Eni. Per permettere che questa carneficina continui indisturbata, lo Stato italiano deve blindare sempre di più il fronte interno e quindi portare la guerra alle classi subalterne e a tutte le forme di opposizione e resistenza, anche potenziali, alla macchina da guerra. Da qui nasce l’esigenza di varare una lunga serie di provvedimenti liberticidi che hanno preso la forma di decreti o pacchetti sicurezza. Anche il disegno di Legge Romeo si inserisce in questo apparato repressivo ed è rivolto in particolare al movimento in sostegno alla Palestina nato per opporsi al genocidio in corso. Come Coordinamento di solidarietà col popolo palestinese ci siamo subito resi conto della pericolosità di questo ennesimo attacco e insieme alla Rete Liberi di Lottare abbiamo prodotto un’opuscolo “da battaglia” che spiega nel dettaglio i contenuti nonché la genesi di questo ddl e lo abbiamo presentato in decine di spazi e contesti sociali. Per questo non approfondiremo qui i contenuti specifici ma ci limiteremo a dire che il DDL mira ad equiparare l’antisemitismo all’antisionismo, adottando la faziosa definizione formulata dall’International Holocaust Remebrance Alliance (IHRA, organizzazione governativa costituita dai Paesi NATO, a cui si aggiungono Argentina ed Israele). Ci teniamo invece a sottolineare come nella Commissione Parlamentare dedicata, tutti i partiti dell’arco parlamentare abbiano partecipato attivamente alla stesura del testo. La cosiddetta opposizione si è spinta addirittura a proporre varie altre formulazioni perfettamente sovrapponibili a quella votata al Senato (es. Del Rio). Il decreto è stato approvato al Senato anche con i voti del PD e la ridicola opposizione di M5S e AVS. Infatti, se da un lato il M5S è responsabile insieme al PD dell’adozione della definizione di antisemitismo dell’IHRA sotto il 2° governo Conte, dall’altro ricordiamo tutti le scomposte e imbarazzanti prese di distanza dei vertici di AVS da Hannoun e compagni che continuano a restare in galera accusati di terrorismo. Sono tutti complici. Quindi a chi parla di difesa della democrazia facciamo presente che il regime democratico capitalista e genocidario occidentale è la causa di tutte le guerre e i massacri a cui stiamo assistendo e non può essere riformato ma solo combattuto con tutte le forze di cui disponiamo. A chi si spinge a suggerire allo Stato forme alternative e più sostenibili di repressione (ad es. la Dichiarazione di Gerusalemme), ricordiamo che le barricate hanno solo due lati: o si sta con l’imperialismo occidentale o si sta con le popolazioni martoriate e oppresse da esso. L’illusione di poter riformare il sistema è sepolta sotto un cumulo di macerie insanguinate. Per noi esiste un’unica risposta possibile a questo ennesimo attacco repressivo: Resistenza a Oltranza! Continueremo a difendere la gloriosa resistenza del popolo palestinese in tutte le sue forme! Continueremo a gridare “Palestina libera dal fiume fino al mare!” Continueremo a difendere i prigionieri politici, palestinesi e non, perseguitati dallo Stato! Continueremo a sostenere che il 7 ottobre è stato un atto di legittima resistenza! Continueremo a dire che Israele è un’entità coloniale, suprematista e genocida!
Per questo il 9 settembre saremo sotto il Parlamento italiano dove avrà inizio la discussione sul ddl “salva-sionismo” che rappresenta una intollerabile forma di censura che di fatto istituisce il “terrorismo della parola” per chi non si allinea con il sionismo.
E continueremo poi, il 17 settembre alle 16:30 in aula Majorana al dipartimento di Fisica, dove abbiamo convocato una assemblea a cui invitiamo a partecipare tutti coloro che non vogliono rassegnarsi al silenzio o al collaborazionismo per organizzarci e reagire insieme alla deriva repressiva. Avremo anche i contributi di Georges Abdallah e dei compagni della rivista francese Supernova.
Sai enumerare i virtual hosts? Cybersecurity 09 - VHOST

Questo è l'episodio nove della serie "Cybersecurity per principanti", offerto gratis per tutti su YouTube. La serie è portata avanti dal progetto Esadecimale, che nasce per offrire il migliore spazio di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano. Per provare con mano le challenge mostrate nella serie potete iscrivervi in piattaforma:
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Husserl | Imparare a vedere di nuovo
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TOUR MEDITERRANEO AMERIGO VESPUCCI

L'Amerigo Vespucci al largo di Livorno nel settembre del 2016, foto di Luca Aless - Opera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento
Come sappiamo la nave Amerigo Vespucci è partita dal porto di Genova il 1° luglio del 2023 per compiere il giro del mondo circumnavigando il globo toccando 28 paesi e i 5 continenti.
Nella parte finale del viaggio è arrivata in Italia circumnavigando la penisola toccando vari porti del nostro paese, per concludere il suo viaggio il 10 giugno 2025 a Genova.
Tra questi porti la Vespucci si è fermata anche nel porto di Livorno dal 4 al 8 giugno 2025 dove è stata accolta dai locali e dai numerosi turisti che volevano visitarla con grande entusiasmo.
Fatta questa doverosa premessa, alcuni mesi fa il nostro socio Alessandro Landi IW5ELA, essendo in buoni rapporti con l’Associazione, è stato contattato dall'Associazione Radioamatori Marinai d'Italia (ARMI) affinché la nostra Sezione partecipasse all'evento che avrebbe organizzato per ogni porto toccato dalla nave, la Sezione ARI della città in cui sarebbe attraccata, con un nominativo speciale sarebbe uscita in aria omaggiando così la presenza della nave stessa nel porto.
Alessandro ha girato la richiesta al CD di Sezione che con entusiasmo ha accettato, è partito così l'iter burocratico per la richiesta del nominativo speciale al Ministero competente, che è stata espletata dal buon IW5ELA. Il nominativo assegnatoci è stato II5IABJ.
A questo punto siamo partiti con la ricerca degli operatori ed hanno dato la loro disponibilità:
IZ5CMI IK5SRF I5KOV IU5HWS IK5PYM IU5LCL per la nostra Sezione e IK5JWQ e IU5PBT delle Sezioni VERSILIA e CECINA che ci hanno dato una grossa mano.
Quindi......pronti via!!!!!
Il 4 giugno siamo usciti in aria col nostro nominativo speciale nelle varie bande e modi e chi più e chi meno ci siamo "scatenati", ci sono state delle difficoltà iniziali con la piattaforma QSOHUNTER dove dovevamo scaricare i QSO, ma poi è andato via tutto liscio fino alla fine.
L'ultimo giorno domenica 8 abbiamo operato dalla nostra Sezione dando la possibilità ai nuovi patentati di poter operare col nominativo speciale e qui sono stati protagonisti IU5SDG Rossano operatore radio e IU5HKX Daniele assistente alla registrazione dei QSO.
Ciliegina sulla torta la partecipazione di Ale IW5ELA come operatore CW, che ha messo a segno un cospicuo numero di collegamenti.
Risultato finale: 1668 QSO di cui 1247 SSB--325CW--87 FT8--9 RTTY
Giunti alla fine di questa attività volevo ringraziare coloro che hanno messo a disposizione un po' del loro tempo affinché la cosa andasse a buon fine, e così è stato.
Mi auguro che la cosa sia stata divertente al di là del risultato ottenuto, un ringraziamento particolare a IW5ELA Alessandro per il suo impegno nella richiesta del nominativo, la costruzione del sito su QRZ.COM e per la stampa delle cartoline QSL.
GRAZIE DI CUORE A TUTTI IZ5CMI ALESSANDRO

Per approfondire:
24 ORE DA LEONI LIONS AMARANTO RUGBY
Nell’ambito dell’attività ludico formativa di giovani atleti rugbysti U10, la società LIONS AMARANTO RUGBY, della quale faccio parte, ha invitato la sezione ARI di Livorno per un incontro di avvicinamento dei bambini al mondo della radio.
La giornata si è tenuta allo stadio societario Priami di Stagno durante la cosi detta “24 ORE da LEONI”, ovvero un giorno intero dedicato a giochi, incontri formativi con altre realtà cittadine e condivisione di spazi e momenti per creare quello spirito di squadra e sostegno proprio della disciplina sportiva del rugby.
Grazie alla disponibilità dei soci sono state installate: una stazione VHF sintonizzata sul nostro ripetitore R1 ed una radio HF.
Dopo una bellissima introduzione del nostro segretario Carlo IK5FTL che ha spaziato dalla storia di Marconi e della radio, passando dalla telegrafia fino ad arrivare ad Internet è giunto il momento di far parlare i bambini.
Superato il cosi detto “micro panico” si sono subito adoprati, con l’aiuto di un OM, a sommergere di domande il nostro Ivo I5XX e Gino IU5RUZ su: esperienze, modalità operative, collegamento più distante, tipologia di antenna usata e curiosità varie, non comuni per dei bambini che molto probabilmente fino a poco tempo prima non conoscevano assolutamente il nostro mondo.
Per finire è stato fatto un QSO in cw, incuriosendo questa volta gli adulti presenti.
L’incontro si è concluso con il più bel classico saluto rugbistico, ovvero abbracciati tutti in cerchio urlando il motto della squadra U10: “RISPETTO PER TUTTI, PAURA DI NESSUNO”.
Ringrazio tutti i soci della sezione di Livorno che hanno dato la propria disponibilità presenziando la manifestazione: IK5PYM, IW5BUX, IU5TSW, quelli che si sono fatti presenti via radio: I5XX, IU5RUZ, IU5TRK e tutti quelli che solo pensandoci si sono messi all’ascolto sull’R1.
Il nostro futuro passa anche attraverso queste manifestazioni, il seme è stato gettato, chissà che non attecchisca! 73 de IW5ELA....ALE
{gallery}24_ORE_DA_LEONI_LIONS_AMARANTO_RUGBY_2025/{/gallery}
Lunar Occultation of Venus

Closing the IPv6 First-Packet Gap with GRAND
Simon Josefsson: Soft-launching the DiffOS project
Today marks the day of soft-launching of my Debian derivative, which I’ve been using on several of my own machines for the past year or so. This is still work in progress, but I wanted to establish a launch date of the project so below is the DiffOS manifesto as motivation for continued work.
DiffOS is For Freedom! DiffOS is the Debian Increment For Freedom Operating System.
- Aspire to the goals of GNU FSDG and become a recognized Free GNU/Linux distribution.
- Uses Debian GNU/Linux as upstream.
- Support for all architectures supported by Debian.
- Provide Containers, Cloud Images, LiveCD and installer ISOs.
- Provide standalone hosting of the package repository.
- Provide documentation and issue tracker.
- Keep changes to a minimal, in particular:
- Upstream-first policy to prefer that any changes are made in Debian, and only if that fails they are considered for DiffOS.
- Binary package re-use for as much as is possible.
- Don’t modify any source-level Debian package unless REQUIRED by the FSDG (e.g., for freedom concerns) or REQUIRED by the Debian project (e.g., for branding reasons).
- Publish a list of packages that are added, removed or modified compared to Debian, with justification for each change.
- Publish Diffoscope-style outputs comparing our artifacts with comparable Debian artifact.
- Everything built from CI/CD pipelines, inspired by the Salsa CI pipeline but extended to cover the package repository and installation images as well, to allow modern GitSecDevOps of the entire supply-chain.
- Use inspiration from other Debian-derived FSDG distributions Trisquel GNU/Linux and PureOS, and broader with GNU Guix especially on how to approach existing freedom concerns in packages.
- Git Forge agnostic. While currently hosted on GitLab.com, scripts and configuration are (or will be) designed to allow setup on self-hosted GitLab instance, Codeberg.org or self-hosted Forgejo.
- Maintained by Humans – THE HUMAN MANIFESTO FOR THE AGE OF ARTIFICIAL INTELLIGENCE.
Happy Hacking!
Piombino 1943. Dall’armistizio alla Resistenza
Piombino 1943. Dall'armistizio alla Resistenza
L’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nella provincia di Livorno, l’ANPI Provinciale di Livorno e di Piombino, con il patrocinio del Comune di Piombino, promuovono due incontri di studio dedicati ai mesi che, dall’8 settembre 1943, segnarono il passaggio dalla crisi dello Stato alla nascita della Resistenza, con particolare attenzione alla vicenda piombinese e alle origini della Battaglia.
Giovedì 10 settembre – Centro Giovani “F. De Andrè”
La resa incondizionata dell’8 settembre e i CLN
Interventi di Giovanni Brunetti (Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nella provincia di Livorno) ed Emanuele Vannucci (Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Pistoia).
Sabato 12 settembre – Area del Rivellino
La Battaglia di Piombino e la nascita della Resistenza
Saluti delle Istituzioni. Intervento di Davide Conti (storico e consulente delle Procure di Bologna e Brescia).
Gli incontri sono a ingresso libero e aperti alla cittadinanza.
GPT-6 Astra è arrivato: OpenAI apre l’era dell’AGI?
L'articolo GPT-6 Astra è arrivato: OpenAI apre l’era dell’AGI? proviene da FullPress.
2,000 Vulnerabilities per Linux Release
Thanks to AI bug hunters, the Linux kernel is seeing record numbers of vulnerabilities, and it's overwhelming developers.
BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 9.3 - NO PROBLEM

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Lavoro: aperte quattro posizioni come NOC Specialist

GARR cerca quattro NOC Specialist con esperienza da inserire nel team responsabile del monitoraggio e della gestione operativa della rete GARR. Le persone selezionate saranno assunte con contratto a tempo indeterminato nella sede di Roma.
Igniting Roman's Journey

When Traceroutes Lie: How TTL Jumps Can Give Us a False Impression of the Internet’s Topology
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Comunicato di Solidarietà Autistici-Inventati

Giro di vite contro gli hacker, edizione 2026
Solidarietà a Autistici/Inventati per la designazione speciale di terrorismo globale da parte del Dipartimento di Stato americano in collaborazione speciale con la tesoreria yankee.
"Specially Designated Global Terrorist" significa letteralmente: "decidiamo noi chi è terrorista" in barba alle liste ONU o …
prova

August Lunar Eclipse Rises Over Louisiana

parallel @ Savannah: GNU Parallel 20260822 ('Ceuta') released
GNU Parallel 20260822 ('Ceuta') has been released. It is available for download at: lbry://@GnuParallel:4
Quote of the month:
Parallel has an option for almost everything, it's almost too much.
-- tester457@ycombinator
New in this release:
- Replacement string: {%jq: jq-expression %}
- Use $^X when calling perl. So if different versions of perl are found in $PATH, we use the same version that started GNU Parallel.
- Bug fixes and man page updates.
GNU Parallel - For people who live life in the parallel lane.
If you like GNU Parallel record a video testimonial: Say who you are, what you use GNU Parallel for, how it helps you, and what you like most about it. Include a command that uses GNU Parallel if you feel like it.
About GNU Parallel
GNU Parallel is a shell tool for executing jobs in parallel using one or more computers. A job can be a single command or a small script that has to be run for each of the lines in the input. The typical input is a list of files, a list of hosts, a list of users, a list of URLs, or a list of tables. A job can also be a command that reads from a pipe. GNU Parallel can then split the input and pipe it into commands in parallel.
If you use xargs and tee today you will find GNU Parallel very easy to use as GNU Parallel is written to have the same options as xargs. If you write loops in shell, you will find GNU Parallel may be able to replace most of the loops and make them run faster by running several jobs in parallel. GNU Parallel can even replace nested loops.
GNU Parallel makes sure output from the commands is the same output as you would get had you run the commands sequentially. This makes it possible to use output from GNU Parallel as input for other programs.
For example you can run this to convert all jpeg files into png and gif files and have a progress bar:
parallel --bar convert {1} {1.}.{2} ::: *.jpg ::: png gif
Or you can generate big, medium, and small thumbnails of all jpeg files in sub dirs:
find . -name '*.jpg' |
parallel convert -geometry {2} {1} {1//}/thumb{2}_{1/} :::: - ::: 50 100 200
You can find more about GNU Parallel at: http://www.gnu ... rg/s/parallel/
You can install GNU Parallel in just 10 seconds with:
$ (wget -O - pi.dk/3 || lynx -source pi.dk/3 || curl pi.dk/3/ || \
fetch -o - http://pi.dk/3 ) > install.sh
$ sha1sum install.sh | grep c555f616391c6f7c28bf938044f4ec50
12345678 c555f616 391c6f7c 28bf9380 44f4ec50
$ md5sum install.sh | grep 707275363428aa9e9a136b9a7296dfe4
70727536 3428aa9e 9a136b9a 7296dfe4
$ sha512sum install.sh | grep b24bfe249695e0236f6bc7de85828fe1f08f4259
83320d89 f56698ec 77454856 895edc3e aa16feab 2757966e 5092ef2d 661b8b45
b24bfe24 9695e023 6f6bc7de 85828fe1 f08f4259 6ce5480a 5e1571b2 8b722f21
$ bash install.sh
Watch the intro video on http://www.youtub ... L284C9FF2488BC6D1
Walk through the tutorial (man parallel_tutorial). Your command line will love you for it.
When using programs that use GNU Parallel to process data for publication please cite:
O. Tange (2018): GNU Parallel 2018, March 2018, https://doi.org/1 ... 81/zenodo.1146014.
If you like GNU Parallel:
- Give a demo at your local user group/team/colleagues
- Post the intro videos on Reddit/Diaspora*/forums/blogs/ Identi.ca/Google+/Twitter/Facebook/Linkedin/mailing lists
- Get the merchandise https://gnuparall ... igns/gnu-parallel
- Request or write a review for your favourite blog or magazine
- Request or build a package for your favourite distribution (if it is not already there)
- Invite me for your next conference
If you use programs that use GNU Parallel for research:
- Please cite GNU Parallel in you publications (use --citation)
If GNU Parallel saves you money:
- (Have your company) donate to FSF https://my.f ... .org/donate/
About GNU SQL
GNU sql aims to give a simple, unified interface for accessing databases through all the different databases' command line clients. So far the focus has been on giving a common way to specify login information (protocol, username, password, hostname, and port number), size (database and table size), and running queries.
The database is addressed using a DBURL. If commands are left out you will get that database's interactive shell.
When using GNU SQL for a publication please cite:
O. Tange (2011): GNU SQL - A Command Line Tool for Accessing Different Databases Using DBURLs, ;login: The USENIX Magazine, April 2011:29-32.
About GNU Niceload
GNU niceload slows down a program when the computer load average (or other system activity) is above a certain limit. When the limit is reached the program will be suspended for some time. If the limit is a soft limit the program will be allowed to run for short amounts of time before being suspended again. If the limit is a hard limit the program will only be allowed to run when the system is below the limit.
freeipmi @ Savannah: FreeIPMI 1.6.19 Released
o Fix minor groff warnings in manpages.
o Fix portability of building manpages.
o Fix minor bugs found by code analysis:
- bmc-watchdog: Fix bug with --arp-response command line parsing.
- ipmi/rmcpping: Fix bug with finding an IPv6 interface.
- ipmidetect: fix bug in which hostname configs not used properly
- ipmi-oem intelnm: fix parsing of hours/minutes error
- ipmi-oem: Correct Dell CMC IPv6 autoconfiguration output.
- ipmi-oem: Correct Dell iDRAC web server control output.
- libipmidetect: Isolate partial results between fallback servers.
- libipmidetect: Honor caller-provided hostnames over configured defaults.
- common: Preserve stream state when finishing buffered output.
- common: Fix buffer-output configuration parse issue.
- common: Parse UTC offset configuration as an integer.
- ipmiconsole: Monitor both console descriptors.
- ipmiconsole: Check valid payload instance range correctly.
- ipmi-sel: Honor post-clear after full tail output.
- ipmi-fru: Report DIMM capacities in megabytes.
- ipmi-chassis: Apply the Power-On Hours scale correctly.
- libipmimonitoring: fix mem-leak on SEL iterator
- libipmimonitoring: allow cipher suite 0 in configs
- libipmimonitoring: report NO_SEL_RECORDS instead of
NO_SENSOR_READINGS cut and paste errors in some functions.
o Fix potential stack overflows found by code analysis in ipmi-oem dell get-system-info command (specifically idrac-info, cmc-info, cmc-ipv6-info subcommands) and ipmi-oem fujitsu get-sel-entry-long-text.
o Fix potential stack overflow in libfreeipmi also related to Fujitsu long SEL entries.
https://ftp.gnu.o ... pmi-1.6.19.tar.gz
automake @ Savannah: automake-1.18.92 released [beta]
This is to announce automake-1.18.92, a beta release in preparation for automake-1.19. Announcement:
https://lists.gnu ... -08/msg00000.html
unrtf @ Savannah: unrtf 0.21.12
unrtf 0.21.12 is released, fixing a serious recently submitted security issue.
health @ Savannah: GNU Health strict No Generative Artificial Intelligence Policy
Dear community
We have included in the GNU Health Code of Conduct the strict NO Generative Artificial Intelligence policy.
The current version reads:
GNU Health Strict No Generative Artificial Intelligence Policy
GNU Health is social project made by humans and for humans. We DO NOT accept any code, artwork, review, documentation or issues created by generative Artifical Intelligence (GenAI) / Large Language Models (LLMs).
The GNU Health no-AI policy is because we strongly believe that:
* GenAI is bad for Mother Nature
* GenAI is bad for human rights, especially for underserved and marginalized communities.
* GenAI is bad for the Free Software and Free Culture communities.
* GenAI is bad for you
Last but not least, GNU Health manages critical health information both at personal and population level. There must be a reasoning behind every single line of code. We make all the effort to minimize bugs that can jeopardize the integrity and security of the system, and we can not risk the project by putting it in hands of stochastic parrots.
Let’s keep the art and science of computing a human virtue.
You can read the entire, most current version of GNU Health Code of conduct here:
https://docs.gnuh ... ndix/conduct.html
Banca Etica limita l’operatività del conto dell’Associazione AI ODV / Banca Etica temporarily suspends A/I bank account
[IT]
Cominciamo dai fatti.
A seguito dell’iscrizione del Collettivo A/I e dell’Associazione AI ODV nella lista delle organizzazioni terroristiche globali, dopo alcune telefonate informali Banca Etica ha limitato l’operatività del conto bancario dell’Associazione nella giornata di martedì 1 settembre 2026 alle 9 di mattina. La comunicazione rispetto a tale limitazione cautelativa in attesa di verifiche è avvenuta in forma scritta solo alle 13. Alle 16 dello stesso giorno si è svolta una riunione tra rappresentanti della Banca e team legale dell’Associazione AI ODV.
Durante questo incontro Banca Etica ha confermato che la limitazione del conto rimarrà operativa quantomeno fino all’esito delle richieste interpretative formulate dalla Banca al MEF, a ABI e ad Assopopolari, nonché a consulenti legali esterni. A oggi, pertanto, Banca Etica non ha comunicato nessuna disponibilità a riattivare il conto.
La nostra posizione in merito non cambia: riteniamo che la scelta di Banca Etica (che ha scelto e non è stata obbligata a limitare il conto) sia eccessiva in termini di zelo e nemmeno rientri in quanto previsto dal provvedimento statunitense. Chiediamo quindi che venga ripristinata immediatamente l’operatività del conto.
Banca Etica e le istituzioni economico-finanziario-politiche di suo riferimento intendono adeguarsi alla prepotenza delle decisioni extragiudiziarie e al bullismo politico di un paese terzo che non ha su di esse alcuna giurisdizione? Noi pensiamo sia ora che alle parole di solidarietà seguano fatti concreti e azioni che vi corrispondano. Oppure si può scegliere di essere subordinati agli Stati Uniti come dimostrato in questi giorni.
Collettivo Autistici/Inventati
[EN]
Let’s start from the beginning.
Following the designation of A/I Collective and Associazione AI ODV [ODV: nonprofit organization legally recognized in Italy] as Specially Designated Global Terrorist, Banca Etica, through a series of phone calls, communicated the temporarily suspension of the Association’s bank account, effective from Tuesday, September 9, 2026, at 9:00 AM (Italian time). The follow-up formal communication regarding the precautionary suspension of the account pending verification was delivered in written form only at 1:00 PM. Later on the same day, at 4:00 PM, the bank representatives met with Associazione AI ODV legal team.
During this meeting, Banca Etica confirmed that the temporary suspension of the account will stay in place at least until they receive a response to the inquiries they forwarded to the Italian Ministry of Economy and Finance (MEF), the Italian Banking Association (ABI), and the Italian National Association of Cooperative Banks (Assopopolari), as well as to external legal consultants. Thus far, Banca Etica did not communicate any intention to reinstate the account.
Our position on this matter does not change: Banca Etica’s decision to restrict the account in the absence of a legally binding request is excessive both in terms of over-compliance and with respect to the US designation itself. We thus demand our account to be immediately reinstated in full.
Are Banca Etica and associated financial, economic, and political institutions willing to submit to the arrogance of extra-judiciary decisions and political bullying of a third country that bears no jurisdiction over them? This is the time for words of solidarity to be matched by concrete actions. The alternative is to choose to be subordinated to the United States.
Autistici/Inventati Collective
Google Maps peggiora il traffico?
Immagine in evidenza generata con intelligenza artificiale
Più siamo obbedienti, più il traffico si concentra su poche strade: non è un effetto collaterale, ma una caratteristica strutturale dei navigatori satellitari. Succede ogni volta che milioni di automobilisti interrogano nello stesso momento Google Maps o TomTom e ricevono in risposta le stesse indicazioni, quelle che l’algoritmo giudica migliori: una convergenza che nessun singolo utente ha scelto. A piena adozione, mostra un nuovo studio intitolato Traffic Concentration Effect of Urban Navigation Services, la varietà delle strade effettivamente usate cala anche del 14%: un conformismo algoritmico che può emergere quando si ottimizzano i singoli tragitti senza coordinare le scelte dell’insieme degli automobilisti.
Il numero chiave è 60%. È la soglia di adozione (la quota di automobilisti che segue fedelmente il navigatore) oltre la quale – secondo lo studio condotto dal team di Luca Pappalardo, ricercatore del CNR e della Scuola Normale Superiore, applicando dati reali di mobilità e le API dei principali navigatori a Milano, Roma e Firenze – le emissioni totali di CO2 tornano spesso a salire, aumentando la disuguaglianza tra chi vive in centro e chi vive in periferia. Fino a quella soglia, seguire il navigatore nelle ore di punta continua a essere vantaggioso; superata, il beneficio collassa. Restano due domande aperte, che riguardano amministratori e cittadini insieme: quanto è forte questo effetto fuori dalle simulazioni? E quanto viene amplificato dal feedback continuo tra il traffico che l’algoritmo genera e le nuove raccomandazioni che ne derivano?
Centri protetti, arterie che scoppiano
Il meccanismo di base è semplice. Ogni navigatore applica un “algoritmo di cammino minimo” – ovvero cerca il percorso più veloce – su un grafo (la rete stradale) in cui ogni tratto ha un costo, tipicamente il tempo di percorrenza. Tra un’origine e una destinazione i percorsi davvero convenienti sono pochi, quindi utenti diversi finiscono per ricevere in gran parte le stesse indicazioni. È quello che i ricercatori chiamano traffic concentration effect: la stessa dinamica che da anni riversa le auto dirette al Brennero nei paesini di montagna, o che nel 2018 aveva paralizzato una cittadina del New Jersey.
Il team di Pappalardo ha misurato l’effetto facendo variare il tasso di adozione dallo 0 al 100%, in tre città e in due condizioni di traffico. A basso carico i navigatori generalmente hanno un effetto positivo: chi li segue fa il percorso più breve possibile, e questo riduce le emissioni indipendentemente da quante altre persone fanno lo stesso. Nelle ore di punta il quadro cambia: il beneficio regge solo a bassa adozione, e superata la soglia del 60% le emissioni non solo smettono di calare ma arrivano, in alcuni casi, a superare quelle dello scenario senza navigatori.
Le mappe prodotte dallo studio mostrano anche dove va a finire il traffico spostato: dalle strade interne dei quartieri centrali verso le grandi arterie di scorrimento, tipicamente periferiche. “Il problema è quando quelle strade non sono in grado di accomodare questi grandi volumi”, spiega Giuliano Cornacchia, ricercatore del Cnr e primo autore dello studio. A Firenze, dove la tangenziale è in grado di assorbire ulteriore traffico, la redistribuzione avviene senza troppi danni. A Roma no: il traffico extra si scarica sul Grande Raccordo Anulare, già saturo, ed è per questo che lì le emissioni peggiorano invece di migliorare.
C’è poi un effetto sociale che lo studio non misura direttamente, ma che i dati geografici suggeriscono con chiarezza. “A vivere in centro sono tipicamente le persone benestanti, a vivere in prossimità delle arterie sono invece mediamente le persone di medio-basso reddito”, osserva Pappalardo. “I navigatori sembrano quindi favorire i primi, creando ulteriore disagio agli altri”. È un’ipotesi plausibile più che un risultato dimostrato, precisa il ricercatore, ma coerente con quanto osservato in tutte e tre le città: spostando il traffico dal centro alla periferia, cambia anche chi respira smog e sopporta il rumore.
Per arrivare a questi numeri, i ricercatori hanno incrociato dati reali sulla domanda di mobilità – chi si sposta da dove a dove, con una granularità molto più fine del singolo quartiere – con le indicazioni ottenute interrogando le API di Google Maps, TomTom, Bing Maps e Mapbox. I flussi risultanti sono stati fatti circolare in SUMO, un simulatore di traffico sviluppato dal Centro aerospaziale tedesco, capace di riprodurre semafori, incroci e code come se le auto viaggiassero realmente insieme sulla rete stradale.
Due elementi rendono il risultato più solido. Il primo riguarda la pluralità dei provider: non sappiamo esattamente quali parametri usino Google, TomTom, Bing Maps o Mapbox nei loro algoritmi, ma le raccomandazioni si sovrappongono in media per oltre il 76%. “Per come sono conformati creano una concentrazione del traffico e lo spostano verso l’arteria”, dice Cornacchia: l’effetto non dipende dal singolo provider, è strutturale. Vale anche per il routing “eco”, che attenua ma non elimina il problema: “Se tutti prendiamo la stessa eco-route il vantaggio individuale collassa su se stesso”. Ottimizzare il singolo viaggio, insomma, non produce un ottimo di sistema. Il secondo elemento è un modello matematico di una città stilizzata, che riproduce lo stesso fenomeno a prescindere dalla forma reale della rete stradale. “I meccanismi individuati nelle tre città test non dipendono dalle loro strutture, ma dalla forza di concentrazione esercitata dai navigatori”, riassume Pappalardo. “Quindi qualsiasi altra città si prenda, accadrà qualcosa di simile”.
Per chi amministra una città, questo non significa restare a guardare, ma lavorare sulla diversificazione delle rotte disponibili. Una ricerca ancora in corso dello stesso gruppo mostra che alcune città hanno margine per farlo – possono quindi creare alternative valide alle arterie più battute – mentre altre, come Roma con la sua dipendenza dal raccordo anulare, ne hanno molto meno.
È possibile sistemare il problema?
Le piattaforme potrebbero, tecnicamente, ottimizzare non solo il singolo tragitto, ma il sistema nel suo complesso. Lo dimostra Google stessa in uno studio pubblicato su Nature Cities nel giugno 2026: modificando l’algoritmo per penalizzare leggermente il passaggio su un centinaio di tratti stradali congestionati per ciascuna di dieci città americane, gli autori hanno ottenuto un aumento mediano della velocità del 2% su quei tratti, con un risparmio potenziale stimato in oltre mille tonnellate di CO2 equivalente l’anno per città. “Dimostrano che hanno il potere di definire dove va il traffico, e che si può ancora migliorare”, commenta Pappalardo. “Il paper di Google suggerisce che, di default, quella visione di rete non viene applicata”.
Nessuna norma, oggi, le obbliga a farlo. Il Digital Services Act classifica Google Maps come very large online platform – unica piattaforma del settore urbano a rientrarvi – e la sottopone a obblighi di valutazione del rischio. Ma il regolamento non menziona esplicitamente gli effetti collettivi prodotti dagli algoritmi di ottimizzazione urbana. “Non si parla esplicitamente di rischio collettivo, ma di un approccio basato sui rischi sistemici”, dice Pappalardo, che lo considera “un difetto un po’ generale” delle normative europee sulle piattaforme: non affrontano in modo specifico gli impatti aggregati che algoritmi come quelli dei navigatori possono produrre sul territorio. Per una piattaforma, aggiungere una funzione di ottimizzazione collettiva è uno sforzo in più che, senza un obbligo di legge, semplicemente non conviene.
Non è una lacuna casuale: politicamente, il disagio prodotto da navigatori che concentrano smog e traffico su certe strade, amplificando le disuguaglianze tra centro e periferia, è troppo diffuso e indiretto per essere percepito come un problema urgente. “La gente vede facilmente il proprio tornaconto, è difficile vedere il collettivo”, dice Pappalardo.
Il margine per intervenire, comunque, si sta restringendo. Con un settore automotive sempre più orientato alla guida autonoma, l’unico elemento che oggi tiene il tasso di adozione sotto il 100% – la mediazione umana, fatta di disobbedienze, distrazioni, scelte personali – è destinato a sparire: un’auto a guida autonoma non ha altra scelta che seguire l’algoritmo. Il tasso di obbedienza salirà vertiginosamente, e senza alternativa. L’effetto di concentrazione già capace di ribaltare i benefici ambientali a Roma diventerebbe, a quel punto, pressoché strutturale.
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Bridging the Gap Between Theory and Practice in Internet Operations
FBI Probes Service Selling 153M+ Drivers Licenses
A new identity theft service launched on the dark web this week is selling digital scans of more than 153 million drivers licenses from people in the United States and Canada. Based on interviews with individuals whose licenses are available for purchase on this service, it appears to be siphoning images collected by a widely-used identity verification company based in Louisiana. KrebsOnSecurity also has learned that the New Orleans field office of the Federal Bureau of Investigation (FBI) today launched an official inquiry into the source of the images.

A record available at this identity theft service that includes the drivers license for U.S. Defense Secretary Pete Hegseth, one of several high-ranking U.S. government officials whose drivers licenses can be found for sale.
On Monday, Aug. 31, a source alerted KrebsOnSecurity to a service advertised by a new user on the Russian cybercrime forum Exploit, offering access to digital scans of identity documents on more than 170 million people in North America. The source brought it to my attention because the proprietor of this identity theft service offered my Virginia drivers license as a free sample in their initial sales thread on Exploit.
The service, dubbed Nexus, claims to have more than 153 million drivers licenses for people in the United States and Canada, as well as more than 10 million identification cards; more than three million travel documents and/or international IDs; and at least 579,000 medical cards.
A quick look around Nexus finds they are likely not exaggerating about that 153 million number: Running a blank search in Nexus (with no search parameters entered) returns approximately 11.5 million pages of results, with roughly 15 results displayed per page. It includes documents from people in both Canada and the United States, but the bulk of these records are on Americans: searching for just Canadian drivers licenses returns approximately 1.1 million results, with the largest concentration from Ontario (473,673 records).
Curiously, the identity records include not only drivers licenses but also marijuana dispensary cards. Some of the records list their “source” as “CDL,” presumably short for “commercial drivers license.” Other records carry the source notation of “CAC,” which may refer to Common Access Cards, government issued identity cards that grant physical access to government buildings and secure rooms.
The people behind Nexus claim the license images are coming from an active breach at “a major identity verification company” whose customers include multiple Fortune 500 companies.

The record totals listed by the Nexus identity theft service. The number of drivers license records increased by nearly 400,000 in the span of just 24 hours.
“We have been continuously exfiltrating new data for over a year into our private database,” the service enthused in its introductory post on Exploit. “Records are available to preview before purchase with pertinent information redacted. Customer photos are displayed if available.”
Indeed, over the past 24 hours, the number of drivers license records listed as available in Nexus has increased by nearly 400,000, suggesting that freshly stolen license data is being harvested and uploaded to this service on a semi-regular basis.
The record featuring my drivers license includes six image files: three pairs of photos of the license’s front and back, a basic image scan, as well as infrared and ultraviolet versions of the same images. A date and timestamp is appended to each image file, and the timestamp on my license scan corresponds to a date in June 2025 when I took a flight to the midwest United States to attend a family funeral.

Some of the 153 million+ license scans — including mine — feature six image files with date and timestamps appended to the filenames. Not all records include photos, and some that do feature photos do not display the associated filenames.
Intent on discovering the source of this data, KrebsOnSecurity asked more than a dozen friends and family members for permission to search for their licenses in this service. Each person whose license could be found (nine of them) confirmed having traveled on or very close to the dates in the timestamps attached to their images. It is unclear what timezone these timestamps are in, but from reviewing car rental records shared by several people who helped with this research, it appears the timezone is set to Greenwich Mean Time (GMT).
At first, I thought the source of the data might have something to do with airports. However, that theory went out the window when it became apparent there were no passports in this data set. Also, only some of those who helped with this research said they showed their drivers license at the airport on the day of their travel. One person whose license was in Nexus hadn’t flown at all recently, but was renting a car from Hertz for several months around the date of their timestamp.
Two of those who agreed to help are federal employees who said they shared other forms of government identification when passing through airport security. However, those individuals each said they shared their state-issued drivers licenses later that day when renting vehicles at their respective destinations, and that both rented their cars from Hertz.
After finding a note in my calendar for the day of my June 2025 flight reminding me to bring my passport, I remembered that I also never actually shared my drivers license when I went through security at Reagan National Airport on that day because I did not yet have a Real ID, a security-enhanced drivers license that is now required by the Transportation Security Administration (TSA) for all domestic travel. Instead, I showed the TSA agent my government-issued U.S. passport.
Here’s where it gets interesting: I was able to find my mother’s drivers license in this service as well, and the timestamps for her images are just a few seconds apart from mine. That’s notable because we both handed our licenses to the Hertz rental car representative at the same time.
According to my mom, the only place she gave her drivers license to that day was the rental car company, and if memory serves that is also true for me. I don’t recall if the rental car representative inserted our licenses into any kind of machine, but I remember they held onto them for several minutes behind the counter while we were signing various forms. KrebsOnSecurity sought comment from Hertz and will update this story in the event they reply.
Zach Edwards is a well-known security and privacy researcher who recently launched a service called DecryptAds to help people better understand how online advertisers are tracking them. A scan of Edwards’s drivers license is available for purchase on this identity theft service, and Edwards said the timestamp on his record corresponds to the middle of a trip last month to Las Vegas for the annual DEFCON security conference.
Edwards told KrebsOnSecurity that although he did not rent a car in Vegas, he did hand over his license at the TSA checkpoint, at a marijuana dispensary in Vegas, and at his hotel (the Aria). But he said the only one of those three that for sure scanned his ID in some kind of device was the dispensary.

To enter Planet13’s weed dispensary in Las Vegas, one must pass through a red telephone booth. Image: Zach Edwards.
Edwards said the dispensary he visited that day was Planet13, a multi-state chain with stores in California, Florida, Illinois and Nevada. In 2022, the New Orleans-based identity provider idscan.net published a press release announcing an exclusive identity verification agreement with Planet13’s dispensaries nationally. IDScan says it processes ID verification for more than 1,000 marijuana dispensaries in 19 U.S. states.
The “trust” page of idscan.net states that the company provides identity verification services for numerous big brands, including Hertz, Target, Fedex, Motorola Solutions, the financial services giant Jack Henry, and Caesars Entertainment. And as idscan.net’s own documentation states, the technology scans IDs with both infrared and ultraviolet light. Idscan.net says the company’s systems and technology perform more than 21 million verifications monthly, at more than 20,000 locations around the world.

Image: idscan.net.
Contacted by KrebsOnSecurity, idscan.net said it was investigating the matter, but the company has not yet shared an official statement or a substantive reply to specific questions sent via email.
“At this point I’m not able to share any additional information, but the updates you have provided have been welcome, and helpful to our team’s investigation,” wrote Jillian Kossman, a marketing and operations leader at idscan.net.
During the course of my research for this story, word got around to the FBI that I was poking at the apparent source of this new identity theft service’s data. Probably they were tipped off when I shared with a trusted source that Nexus also is selling the drivers license information for the assistant director of the FBI (I did not find FBI Director Kash Patel’s license in Nexus).
Earlier this afternoon, I was added to a conference call with a half-dozen FBI agents, including senior leaders from the agency’s cyber division. During that call, the FBI shared that earlier today their New Orleans field office opened an official investigation into an apparent breach involving idscan.net.
Edwards said that as more in-person and online experiences require sharing drivers licenses, vendors who collect this sensitive data need to be held to a higher standard.
“This episode should further strengthen the resolve for people who are fighting back against online ID schemes which are requiring countless providers to ask for drivers licenses in order to access services under the guise of protecting kids,” Edwards told KrebsOnSecurity. “These systems are putting sensitive data into more and more 3rd party vendors, and we don’t have nearly the oversight to ensure they are safe.”
Larry Baldwin is principal intelligence researcher at the cybersecurity firm Cybera. Baldwin said a front and back scan of his drivers license available at Nexus contains timestamps that correspond to the date of a car rental from Hertz on a recent vacation.
Baldwin said the Nexus identity theft service presents multiple serious security and privacy threats, noting that state-issued drivers licenses are commonly used as proof of one’s identity when opening new lines of credit. Baldwin said the service could also dangerously expose many people who do not wish to be found but who cannot meaningfully change their appearance (or at least not enough to fool today’s AI-based image matching tools).
This category of people, he said, includes those fleeing domestic violence, and even people who have been assigned a whole new life and identity as part of the federal government’s witness protection program, which is generally reserved for criminal defendants in racketeering and conspiracy investigations who agree to cooperate with federal authorities.
“Just when it seems like we’re making some headway in improving authentication controls through drivers license verification systems, this happens and the very thing those improvements are dependent on are compromised,” Baldwin said.
Update, Sept. 8: IDscan.net published a brief notice saying it has “determined that an unauthorized third party may have accessed and/or copied certain customer information, including full names and drivers license or other government-issued identification numbers.” The statement said IDscan.net is notifying affected individuals and offering credit protection services.
Update, Sept. 2, 6:05 p.m. ET: A spokesperson for Caesars Entertainment said Caesars has not been a client of IDScan.net and has not used VeriScan since February 2025, despite IDScan.net listing them as a client on their website. That person said Caesars had no active VeriScan accounts at the time of the incident and did not authorize IDScan.net to retain data from its accounts, and that IDScan.net said the incident should have no impact on Caesars Entertainment.
Update, 8:56 p.m. ET: Shortly after this story was published, the Nexus identity theft service website vanished from the darkweb, replacing its login page with a plain text message that reads, “This service is no longer available.”
This is a potentially fast-moving story. Any changes or updates will be noted here along with a timestamp.
Linux Exempt from California’s Age Verification Law
So long as Linux is distributed under the GPL, MIT, BSD, and Apache licenses, the OS is exempt from being required to verify the age of its users in California.
Artemis III RS-25 Engine Processing: #3 Lift

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Angelo Izzo tornò a uccidere il processo a Luca Palaia

In questo documento ripercorriamo il processo attraverso le testimonianze, gli interrogatori, le ricostruzioni dell'accusa e della difesa e i passaggi decisivi che portarono alla sentenza.
Il materiale processuale, originariamente trasmesso dalla RAI, è stato rimontato e condensato per ricostruire in maniera più diretta e comprensibile lo svolgimento del procedimento giudiziario.
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✓ Le accuse contestate ad Angelo Izzo e Andrea Palaia
✓ La ricostruzione degli omicidi di Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano
✓ Le testimonianze ascoltate durante il processo
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NASA's Nancy Grace Roman Space Telescope Launches

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FACCIAMO STORIA! L’offerta formativa ISTORECO per l’anno scolastico 2026/2027
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Ecco il nuovo fascicolo con tutte le proposte didattiche che l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nella provincia di Livorno rivolge alle scuole del territorio.
Anche quest’anno abbiamo provato a costruire percorsi che non si limitino a ripercorrere il Novecento, ma che aiutino a leggere il presente attraverso le sue radici. Sono sei moduli tematici, tre itinerari di urban trekking e un programma di formazione per docenti.
Cosa si trova nel fascicolo:
- Carte che parlano. Cos’è davvero un archivio? Una mattinata in Istituto, con le mani sui documenti.
- Il regime scende in campo. Sport e fascismo: lo stadio dove siete già stati mille volte è anche un documento politico.
- Chi scrive le notizie. La stampa livornese durante il Ventennio, e cosa succede quando qualcuno decide cosa si può scrivere.
- Le intenzioni e le idee. La sorveglianza politica nelle dittature, fra Italia e DDR. In collaborazione con l’Archivio di Stato di Livorno.
- Il giorno del voto. 2 giugno 1946: diritti e doveri di una democrazia. In collaborazione con l’Archivio di Stato di Livorno.
- Un percorso pieno di contraddizioni. L’emancipazione delle donne in Italia: una storia che non procede in linea retta, e che non è ancora finita.
- Urban trekking. Per tre ore la città diventa un’aula. E a spiegarla sono gli studenti stessi,formati dal nostro personale: sulle tracce delle Pietre d’Inciampo, nei luoghi del Novecento politico livornese, fra i segni della guerra e della ricostruzione.
Formazione docenti. Corsi e seminari riconosciuti sul portale SOFIA del MIM, aperti anche a cittadini e studenti interessati. Quest’anno: il ciclo di presentazioni “La Repubblica dei partiti” e i seminari con l’Archivio di Stato “Gli Archivi raccontano”.
Come funziona:
Tutti i percorsi sono gratuiti, ma subordinati alla disponibilità dell’Istituto: ogni classe può accedere a un massimo di due moduli, e i progetti realizzati con l’Archivio di Stato di Livorno accolgono al massimo 4 classi. Siamo sempre disponibili al confronto con gli insegnanti per calibrare i percorsi sulla classe e sulla programmazione: se avete un’ idea, parliamone!
Per aderire scrivete a didattica.istoreco.li@gmail.com, indicando scuola, classi coinvolte, percorso di interesse e un recapito telefonico.
Erfolgreiches 1. Funkfest des FACB
Volles Haus auf der SSA Sichern.
Die Regenwolken machten einen Bogen um Liestal. Auf dem Areal der SSA Sichern herrschte am Sonntag, 30. August 2026, dichter Betrieb. Der Funkamateurclub Basel (FACB) hatte zu seinem 1. Funkfest geladen. OM und YLs trafen auf neugierige Gäste, packten Messgeräte aus und fachsimpelten über Antennenformen.
Nachwuchs-Hams im Einsatz
Am Löttisch im 1. Stock rauchten die Kolben. Kinder setzten Bauteile auf Platinen, zogen Lötpunkte und bauten kleine Schaltungen. Bei der Schnitzeljagd rannten die Nachwuchskräfte mit Peilempfängern, um die versteckten Sender aufzuspüren. «Hier begreifen die Jugendlichen HF-Technik sofort», meinte ein sichtlich zufriedener Helfer an der Station.
USKA mit eigenem Stand
Auch die USKA war mit einem eigenen Stand vertreten, an dem unter anderem Lora-Geräte vorgestellt wurden. Zusammen mit Abordnungen befreundeter Clubs und Organisationen aus der Region diskutierten die Vorstandsmitglieder aktuelle Vereinsthemen bei Grilladen und Risotto.
Grossartiges Event
Happy Radio Basel begleitete das Treffen von früh bis spät. Das mobile Studio übertrug den ganzen Tag live über den DAB+-Sender St. Chrischona und fing Stimmen direkt am Festplatz ein. Die Mischung aus Funkbetrieb, SCBO-Präsenz, Flohmarkt und Verpflegung machte das 1. Funkfest zu einem grossartigen Event für den FACB.
Published: HB9HGH 2026-08-30 20:21:30
POO POO, All Aboard! Funny FART Prank In New York!!

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Bluetooth Speaker Vocaloid Fai Da Te: Come trasformare immondizia in qualcosa di utile - Parte 2

Prima parte https://www.youtube.com/watch?v=IR6tAsLtFNo
Musica con Teto https://youtu.be/HUkPBO2CZPM
Musica con Miku https://www.youtube.com/watch?v=NgSabh52pEA
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00:00 - Teatro del Silenzio
00:31 - Obiettivo del progetto
01:06 - Componenti e schede di recupero
01:58 - Analisi della scheda Bluetooth
03:04 - Progettazione 3D
04:10 - Primo test di stampa e correzioni
05:12 - Assemblaggio dei moduli nel nuovo pannello
05:47 - Primo test di accensione e audio
07:00 - Controllo volume e ricarica rapida
08:25 - Cablaggio completo
10:18 - Assemblaggio finale
11:52 - Test di portata e potenza
12:51 - "Cacciaviti di merda"
13:21 - The Recording Is Copyright - Kasane Teto
14:20 - Mandatemi i vostri video!
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#diy #hatsunemiku #vocaloid #bluetooth #speaker
Your mail isn’t lost: info on how to get it back – No, non hai perso tutta la mail: ecco come accedere alla tua posta
[EN]
Some hours ago the domain autistici.org became unreachable. Together with it, we also lost the mail server address mail.autistici.org and of course you won’t be able to receive any further emails on your @autistici.org email account.
But not all is lost!
- If you have an @autistici.org email address, we will soon restore your mail address on a new domain (we’re working on it!). Until this is done, you won’t be able to receive or send new emails, but you will still be able to access your account. You will find all your existing emails there.
- If you have an email address on our servers using any other domain, you can now access your mailbox and receive and send emails both on the webmail or through your usual mail client.
- To access your mailbox on the webmail, go to https://www.inventati.org and click the Login button in the top left corner of our home page. Then enter your normal email credentials to log in to your account.
- For standalone clients (such us Thunderbird, etc.) you will only need to change the mail server address from mail.autistici.org to mail.inventati.org (for incoming email) and from smtp.autistici.org to smtp.inventati.org (for outbound email). Once you’re done, you will be able to log in to your mailbox as usual.
We are trying to survive this apocalypse (as well as possible). Keep tight! We will keep updating you step by step on our blog.
[IT]
Stanotte il dominio autistici.org è andato giù. Per questo, il server di posta mail.autistici.org è diventato irraggiungibile e le mail dirette agli indirizzi @autistici.org non possono venire recapitate.
Ma non tutto è perduto!
- Se hai un indirizzo @autistici.org stiamo lavorando per trasferire la tua casella su un nuovo dominio (su questo seguiranno presto aggiornamenti!). Nel frattempo non potrai inviare o ricevere nuove mail, ma potrai comunque accedere al tuo account. Una volta dentro, troverai tutto il tuo archivio di posta.
- Se hai un indirizzo di posta sui nostri server con qualsiasi altro dominio, puoi nuovamente accedere alla tua casella e spedire e ricevere mail usando la webmail o il tuo solito client di posta.
- Per accedere alla webmail, apri la nostra home all’indirizzo https://www.inventati.org e clicca Login in alto a sinistra. Poi inserisci il tuo nome utente e la tua password per accedere al tuo account.
- Se preferisci usare un client di posta (per esempio Thunderbird), non devi fare altro che cambiare l’indirizzo del server da mail.autistici.org a mail.inventati.org (per la posta in entrata) e da smtp.autistici.org a smtp.inventati.org (per la posta in uscita). A quel punto potrai usare il tuo account email come al solito.
Stiamo cercando di fare del nostro meglio per sopravvivere a questa apocalisse. Tieni duro e abbi fiducia! Continueremo a pubblicare aggiornamenti via via che ne abbiamo.
Comunicato stampa Autistici / Inventati 29.8.2026
Il 26 agosto 2026 il Dipartimento del Tesoro statunitense, tramite OFAC – il settore che gestisce e applica sanzioni economiche e finanziarie -, ha sanzionato Autistici/Inventati (A/I), collettivo italiano che dal 2001 fornisce infrastrutture digitali a movimenti e attivisti. Washington lo ha designato come Specially Designated Global Terrorist (SDGT) accusandolo di aver fornito supporto finanziario, materiale o tecnologico a terrorismo e a organizzazioni già sanzionate. A/I respinge le accuse e sostiene che la propria attività consiste nell’offrire strumenti per l’autodifesa digitale e infrastruttura per la libertà di comunicazione.
La designazione statunitense non equivale automaticamente a una messa al bando di A/I in Italia o nell’Unione Europea. USA, UE e singoli stati dispongono di sistemi giuridici e liste antiterrorismo distinti. L’inserimento nella lista OFAC produce però una forte pressione sugli operatori che hanno rapporti con il soggetto designato: banche, piattaforme e fornitori di servizi si trovano costretti a interrompere rapporti con chi riceve sanzioni dell’OFAC per evitare ripercussioni penali.
Così, a meno di 48 ore dalla pubblicazione della notizia, il 28 agosto, il dominio autistici.org è risultato non normalmente raggiungibile. Il collettivo ha ricondotto il problema al livello DNS e al registry del dominio .org, Public Interest Registry (PIR). Nonostante i server che ospitano i servizi legati al dominio autistici.org fossero attivi, il dominio stesso era stato reso irraggiungibile in quanto il sistema DNS (Domain Name System), che traduce il nome leggibile di tutti i siti e di tutti i servizi internet nell’indirizzo numerico dei relativi server, aveva smesso di funzionare per il dominio autistici.org. Così sono diventate irraggiungibili sia le migliaia di caselle di posta gestite da Autistici/Inventati che molti altri servizi forniti da A/I.
Poche ore dopo, anche Noblogs.org, la piattaforma di blogging gestita dal collettivo Autistici/Inventati, è stata esposta a un problema di sicurezza che ha costretto i gestori di A/I a metterla temporaneamente offline per risolvere il problema tecnico.
Oltre a intessere una fitta comunicazione con utenti, giornalisti e avvocati, il collettivo A/I si è subito messo all’opera per ripristinare tutti i servizi, e ieri a fine giornata il servizio di posta era nuovamente accessibile per quasi tutti gli utenti e la piattaforma Noblogs.org è tornata online anche se solo in lettura, vale a dire che i blog si possono leggere ma che i loro gestori non sono ancora in grado di pubblicare nuovi post. I tecnici di A/i sono ancora all’opera per ripristinare completamente i servizi il prima possibile, mettendoli ulteriormente in sicurezza.
Le conseguenze della designazione americana non riguardano solo internet. Ieri sera, poco prima della chiusura degli uffici, Banca Etica ha comunicato al collettivo l’intenzione di chiudere il rapporto bancario in seguito all’inserimento di A/I nella lista OFAC. È un passaggio significativo perché mostra come una decisione presa da un’autorità statunitense possa produrre conseguenze concrete anche nei rapporti finanziari di un’organizzazione italiana., che ha considerato troppo rischioso mantenere i rapporti con A/I.
Le conseguenze riferite dal collettivo non riguardano solo il conto bancario: anche PayPal ha deciso immediatamente di bloccare l’account di Autistici/Inventati.
Il quadro complessivo è quindi quello di una possibile interruzione a cascata di servizi diversi: infrastruttura web, nomi a dominio, posta elettronica e strumenti finanziari. È proprio questa moltiplicazione dei punti di dipendenza che rende la vicenda diversa dal semplice oscuramento di una pagina web.
Collettivo Autistici / Inventati
Mail ufficio stampa: ai-press@squat.net
Telefono: +4915730233591
Aggiornamento situazione Noblogs / Noblogs status update
[IT]
Il 28 agosto 2026 qualcuno è riuscito ad avere accesso come utente privilegiato alla piattaforma noblogs.org, sfruttando una vulnerabilità del software che usiamo per fornire la piattaforma.
L’accesso è durato per circa due ore, durante le quali è stata cambiata la homepage di noblogs.org e non possiamo escludere che l’autore possa aver avuto accesso al database delle utenti, che contiene la lista delle mail di chi gestisce i blog e le loro password (non in chiaro).
Nessun indirizzo IP, né di chi scrive né di chi legge, è conservato nel server.
Il nostro blog Cavallette pubblica in automatico sul nostro profilo Mastodon e quindi un post scritto dall’attaccante è stato ripubblicato anche lì.
Consigliamo a chiunque avesse il plugin di Mastodon Autopost attivo sul blog, come noi, di cambiarsi immediatamente le password dell’account social, e di revocare l’autorizzazione di Noblogs da Impostazioni Profilo->Account->Authorized Apps.
Per ora noblogs.org é UP ed online in sola lettura.
Stiamo lavorando per ripristinare al più presto ed al meglio tutte le funzionalità di Noblogs!
Stay tuned!
Website: https://inventati.org
Blog: https://cavallette.noblogs.org
Social: https://mastodon.bida.im/@cavallette
[EN]
On August 28, 2026, someone managed to gain access to the noblogs.org platform as a privileged user, exploiting a vulnerability in the software we use to provide the platform.
The access lasted for about two hours, during which the homepage of noblogs.org was changed, and we cannot rule out that the attacker may have had access to the users’ database, which contains the list of email addresses of the people who manage the blogs and their passwords (not in plain text).
No IP addresses, neither of those who write nor of those who read, are stored on the server.
Our blog Cavallette automatically publishes to our Mastodon profile, so a post written by the attacker was also reposted there.
We recommend that anyone with the Mastodon Autopost plugin enabled on their blog, as we do, immediately change the password of their social account and revoke Noblogs’ authorization from Profile Settings → Account → Authorized Apps.
For now, noblogs.org is UP and online in read-only mode.
We are working to restore all of Noblogs’ functionalities as soon as possible and in the best possible way!
Stay tuned!
Website: https://inventati.org
Blog: https://cavallette.noblogs.org
Social: https://mastodon.bida.im/@cavallette
CHE CI FACCIO QUI? Discesa dell’anima e destino dell’uomo | Giamblico
Edith Stein e il mistero dell’empatia | Che cosa significa comprendere un’altra persona?
QmailAdmin
qmailAdmin è un software libero che fornisce un'interfaccia web per gestire sistemi qmail con domini virtuali basati su vpopmail. Fornisce amministrazione per la creazione/cancellazione di utenti, alias, forward, mailing list e autoesponder.
Changelog
- Aug 29, 2026
- Bug fix: avoided to add translations from 400 to 450, as they are reserved strings for autoresponder's headers in #9. Thanks to ueli for spotting the bug. - Nov 28, 2025 (v1.2.27)
- Solved a compilation break on mailinglist.c whenonchangeis enabled in vpopmail a6395a9
---with-auth-logbecomes--with-auth-logdire6bdd48
- DroppedVPOPMAIL_DEFS_Hdef in template.c 658eaa9
- Revised the definition ofPACKAGEandVERSIONmacros in several.cfiles 18abb99 bff23be
- Functionsfile_exists()andstr_replace()renamed tofile_exists2()andstr_replace2()on util.c because they are already defined invpopmailbff23be
- Fixed quick search button functionality (wasn't working well) bff23be
-qmailadminnow requiresvpopmail-5.6.11a640c59
- Solved undefinedEZMLDIRand changing--enable-auth-logto--enable-auth-logdirin #5
- Dropped a lot ofbrtags in lang files, fixed accents in italian language in #6
- Dropped unusued--enable-helpfeature inconfigurein #7
-mailinglist.c: ifMySQLsupport is enabledmysql:localhostis the default host in #8 - Nov 8, 2025 (v1.2.26)
- Improved the handling of program exit because of wrong configuration. This should avoid the unpleasant "blank screen" situation in some cases.
* Configure program is now able to require a minimumvpopmailversion 3846a52
* Upgrade in auth-logging feature: added configurable auth log path via--with-auth-log=DIR(default ~vpopmail/log). Log file now written undervpopmailprivileges instead ofapache. 59e234d 04e2bf9 0c75b47 5f768b1
* Added verbosity to the "File error" event #4
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FreeBSD 14.5-RC1 Available
IOTW: HTC confirms cyber attack as BlackCat ransomware gang teases stolen data
NASA's Artemis II Crew Receives Congressional Space Medal of Honor

AI non ti rende migliore.

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大家好,我是阿木爷爷,一名喜欢专注于做木工的的老木匠,如果您喜欢我的视频,请持续关注我的频道, 我们拍摄的视频以木质工艺品为主,接下来我和我儿子也在努力拍摄更多有创意的视频,分享给大家,让每一个阅读者学到知识,缓解心情,频道里也有很多精彩的作品,大家可以慢慢欣赏,谢谢你们的支持。
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Installazione configurazione di simscan
- Info: https://github.com/qmail/simscan
- Chagelog
- John Simpson's simscan page (patch and a lot of info)
- README
- Versione: simscan-1.4.6.2
- Patch applicata (13 settembre 2023)
Simscan è un semplice programma che abilita il servizio qmail smtpd a rigettare virus , spam e a bloccare allegati durante la conversazione SMTP in modo da ridurre al minimo il carico per il sistema.
Dettagli sulla versione 1.4.6
Come si può notare, per comodità ho spostato i sorgenti di simscan nel mio spazio github. Ciononostante, tutte le informazioni riguardanti simscan continueranno a essere pubblicate qui, e questa è la pagina dove chiedere eventualmente supporto.
La versione 1.4.6 è un fork della version 1.4.1, che a sua volta aggiorna il programma originale di Inter7.
Nella versione 1.4.1 i sorgenti sono stati ripuliti e leggermente modernizzati (per evitare vari warming durante la compilazione), contegono varie correzioni di bug e patche, tra le quali quasi tutte quelle di John Simpson (l'unica mancante è la patch "debug" che applicheremo comunque, come mostrato sotto) e il bug fix di Gustavo Castro che era presente nella mia precedente patch combinata. Pertanto la versione 1.4.2 aggiunge solamente solo quanto segue:
- La debug patch di John Simpson, che consente di migliorare il debud a livello di
qmail-smtpd(maggiori informazioni nel sito di jms); - un bug fix di Bob Greco secondo il quale un messaggio ricevuto con destinatari locali multipli eseguiva
spamccome utente null invece di estrarre il nome utente dal primo destinatario.
Maggiori informazioni qui https://notes.sagredo.eu/en/qmail-notes-185/simscan-38.html#comment844 -
La mia patch attachments-size-limit che consente di superare un limite di
simscanper cui i messaggi con allegati di dimensione superiore a 250k non vengono passati aspamassassin. Questa patch consente di impostare la dimensione massima in byte attraverso la variabilesize_limitnel file /var/qmail/control/simcontrol file. Inoltre, gli eventi dovesimscannon viene attivato sono ora loggati (prima lo erano solo se il debug è attivo).
AI come nuova barriera d'accesso alla sicurezza informatica

0:00 Sicurezza informatica come opportunità gratuita
0:42 Paesi in via di sviluppo e talenti emersi
1:21 AI come potenziale barriera economica
2:07 Materiale gratuito ancora disponibile
2:18 Possibili sviluppi futuri dell'hardware
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Civil Servants Sworn in at NASA Ames

[REPOST] The Server Called Paranoia: Defend Autistici/Inventati Before September 25
Ripubblichiamo (in inglese) un bel post di Sabot Media che ripercorre la nostra storia e la collega a quanto sta avvenendo con la nostra iscrizione nella lista delle organizzazioni globali terroristiche da parte dell’amministrazione americana. Ringraziamo Sabot Media perché ha fatto un lavoro eccellente e che ci aiuta a rispamiare tempo ed energie per la battaglia.
We are re-posting a post by Sabot Media summarizing our history and connecting it to our recent designation as global terrorist organization by the US administration. We thank Sabot Media for the excellent job and for sparing us some time and energy that we will use to fight back.
Support A/I
Cloud Code mi sostituisce? Non proprio...

0:00 La paura iniziale della sostituzione
0:27 La verità più sottile
0:36 Come Cloud Code mi ha evoluto
1:08 La skill evolution oltre la sostituzione
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Imprenditori massomafiosi e appalti sulla A32
RIPE NCC Member Update: August 2026
RIPE NCC Member Update: August 2026
The Server Called Paranoia: Defend Autistici/Inventati Before September 25
[ZINE] A White Trash Manifesto by Sunday Flint
[ZINE] Grays Harbor SOS
Grays Harbor SOS
May Day and the Murder of William McKay: 100 Years Later
Isabelle Santin And Chosen Few Software: What Liberation Can Look Like In Tech
Glaring Examples – Volume 1
David From Queer Satanic on Power Dynamics, Anarchy, and Satanism
The Saboteurs #36
Two Alleged ‘TeamPCP’ Hackers Arrested in Australia
Authorities in Australia have arrested two men believed to be members of TeamPCP, a prolific cybercrime and data extortion group blamed for perpetrating the longest running spree of software supply chain attacks ever.
In a statement released today, the Australian Federal Police (AFP) said two men from Western Australia, aged 21 and 23, were arrested in connection with a “sophisticated cybercrime syndicate that allegedly created malicious open-source software to rob thousands of global businesses.”
The AFP did not name the defendants, but KrebsOnSecurity learned the 21-year-old suspect’s real identity in June, and has been communicating with him ever since. This story includes interviews with TeamPCP’s self-described spokesperson, and examines clues left behind by the TeamPCP leader that likely led to his undoing.
TeamPCP vaulted onto the cybercrime scene in late 2025, embedding malicious code in hundreds of open source software tools and extorting victims for profit. Members of the group made headlines by compromising corporate cloud environments using a self-propagating worm dubbed Shai-Hulud, which added malicious code to open source programs maintained by developers whose credentials at public code repositories like GitHub or NPM were phished or stolen.
Writing for Wired, journalist Andy Greenberg described TeamPCP’s core tactic as a kind of cyclical exploitation of software developers.
“The hackers gain access to a network where an open source tool commonly used by coders is being developed,” Greenberg wrote in May. “The hackers plant malware in the tool that ends up on other software developers’ machines, including some who are writing other tools intended to be used by coders. The malware allows TeamPCP’s hackers to steal credentials that let them publish malicious versions of those software development tools, too. The cycle repeats, and TeamPCP’s collection of breached networks grows.”
TeamPCP also has practiced something akin to cyclical recruitment. In May, the source code for the third iteration of Shai-Hulud was published online, and TeamPCP soon after launched a contest offering $1,000 in virtual currency to whichever participant could conduct the largest supply chain operation using the worm’s code. According to the contest rules, participants were scored based on the number of weekly and monthly downloads of packages they compromised — directly incentivizing them to target the most popular code libraries.

A screenshot of a message from TeamPCP’s Telegram account, announcing the supply chain hacking contest. Image: dataminr.com.
“TeamPCP has stated the competition is a recruiting opportunity and they intend to purchase all meaningful access harvested from participants’ campaigns,” the security firm Dataminr wrote. “The $1,000 XMR (Monero) prize is a recruitment floor and has been dismissed by the actor as ‘just like participation trophy,’ adding ‘if you find something good you will be paid way more,’ confirming the contest’s true function as talent identification and malicious access acquisition at scale.”
In March, TeamPCP executed a supply chain attack targeting AI infrastructure by compromising the code for LiteLLM, an open source AI gateway that connects users to more than 100 different large language models. A recent analysis by the security firm CloudSEK found TeamPCPs attack on LiteLLM harvested cloud service keys and other secrets from more than 2,500 organizations, including many of the world’s top technology companies.
In May, TeamPCP claimed credit for compromising at least 3,800 code repositories at the Microsoft-owned GitHub, after a GitHub developer installed a code extension that was compromised by TeamPCP’s malware.
MEET THE CYBERCATS
Security experts say TeamPCP is less of a hacker group than an amalgamation of threat actors from multiple cybercriminal gangs who sometimes work together toward similar goals.
“It is not a structured criminal crew with a single operator,” said Austin Larsen, a principal threat analyst with the Google Threat Intelligence Group. “It is a peer community of individually-skilled actors, with one clear center of gravity.”
That center of gravity is George Prepakis, an accomplished security researcher and self-described exploit developer who operates the Twitter/X profile @kernelstub. Earlier this year, @kernelstub tweeted a public invite link to a Matrix chat server he created and dubbed “Cybercats,” and TeamPCP and several other cybercrime entities have been using this server to communicate daily for the past several months.

A screenshot of the Matrix chat server “Cybercats,” whose members used hacker handles associated with multiple distinct cybercrime groups that have occasionally collaborated on a series of supply chain and data ransom attacks over the past nine months.
Kernelstub, like other administrators in the Cybercats chat, has been using his Twitter/X profile name as his handle in these Matrix communications, frequently tweeting references to other members and to conversations taking place in the Cybercats chat. In a number of cases, the corresponding X accounts for members of the Cybercats chat taunted cybercrime victims publicly before the incidents were reported in the news media.
The Cybercats administrator listed at the top of the screenshot above — “Boxturtle” — is a close associate of TeamPCP who has been tweeting about the group’s conquests under the name @xpl0itrsturtle. This handle corresponds to a data breach broker active on Breachforums and Darkforums who has been selling data stolen in a wave of recent breaches at automobile manufacturers, including BMW Group, Audi, Honda, Mercedes-Benz, Volvo and Toyota, as well as data allegedly taken from Snapchat and SportRadar.

The data leak site for the extortion group or handle “xpl0itrs.”
The Cybercats administrator “SeesawSec” in the screenshot above is the alias of whoever is behind the cybercrime group known as Fulcrumsec, which recently claimed credit for data extortion attacks against the pharmaceutical giant Novo Nordisk, the data broker LexisNexis, and Avnet, a Fortune 500 distributor of electronic components.

The data leak site of Fulcrum Security, a.k.a. Fulcrumsec.
The Cybercats administrator “@pcpcasper” also has been using a similar name on X to discuss TeamPCP’s attacks and victims. This person has an extensive message history on Telegram, where their messages and shared videos show @pcpcasper is an active and vocal member of the National Socialist Network, a neo-Nazi political organization based in Australia.
At one point in these chats, @pcpcasper shared videos and images of what they claimed was their cat, and several of those videos place this user in Western Australia. One source close to the investigation told KrebsOnSecurity that @pcpcasper was one of the two arrested, a claim supported by messages that @kernelstub posted online this morning.
The Cybercats member roster pictured above also features an administrator with the username “T,” which is short for the now-banned Twitter/X profile @pcpcats, the account operated by the self-described TeamPCP spokesperson who was arrested today. As we’ll see in a moment, @pcpcats also is from Western Australia.
By the time @kernelstub tweeted a public invite link to the Cybercats Matrix server, T/@pcpcats was posting only infrequently to the group chat, with other members often inquiring as to his whereabouts and well-being. The group’s collective concern related to @pcpcats’s tendency to blame his increasingly extended absences on the use of hallucinogens and other narcotics that kept him awake for days on end, but also caused him to crash in bed for several days after the highs wore off.
WHO IS THE TEAMPCP LEADER?
The Cybercats member @pcpcats has used multiple nicknames on the cybercrime forums, including EllisD25/LSD on Darkforums, BulkDMT on Breachstars, and Express on Breachforums. These accounts are linked because they all advertised the same Tox ID and/or Session ID as instant message contact handles in their cybercrime forum posts. BulkDMT was also known on the forums as DMT Host, which was a virtual private server (VPS) hosting service that was peddled on Darkforums and Breachstars.

DMT Host/EllisD25, posting on the English-language cybercrime community DarkForums in September 2025. Image: ke-la.com.
According to the cyber intelligence firm Intel 471, Express registered on Breachforums using the email address shitstickpp@gmail.com. Intel 471 finds Express posted on Breachforums across a two-month period in 2025 using four different Internet addresses located in South Africa. On July 30, 2025, Express announced on Breachforums they were selling access to 14 gigabytes of data stolen from South Africa’s State Information Technology Agency.
The threat intelligence platform Flashpoint recorded more than a year’s worth of messages from the TeamPCP leader’s alter ego on Telegram — Persy_PCP — who claimed they split their life living between two countries [full disclosure: Flashpoint is an advertiser on this blog]. “I have these [files] as well, problem is these are in another country,” Persy_PCP explained to another user inquiring about a stolen data set in November 2025.
Later that month, Persy_PCP complained, “My whole country is racist and they want people like me dead.” Flashpoint records show BulkDMT shared in September 2025 that “this country is going to fucking starve when they take the farmers land,” a likely reference to white landowners in South Africa who claim to be targeted by an ongoing genocide campaign.
This tracks with public reporting on TeamPCP. Cyberscoop reported in June that Google had traced TeamPCP’s residential and mobile Internet address connections to South Africa, “indicating the primary operator was located there during at least some of its attacks.”
BulkDMT also shared on the group chat at Breachforums that they were recovering from an addiction to methamphetamine. “My life is kinda fucked rn [right now], but that’s fine and there isn’t really a point in pouring so much emotional energy into that fact, my parents had money but I unfortunately got really addicted to some things so I don’t get to benefit from that. As long as I continue to survive, stay sober, and move closer towards my goals that’s enough drive and meaning.”
The identity threat protection company SpyCloud finds shitstickpp@gmail.com shows up in the registration of an account called ChristmasSnow on the cybercrime community Raidforums in 2022. Nearly all of the Internet addresses used to access that account came from ISPs in Perth, Australia, SpyCloud found.
KrebsOnSecurity looked up all of those Perth IP addresses in passive DNS records maintained by DomainTools.com, and found one of them — 211.27.196.111 — for several years was used as a private file server by a family in Perth with the last name of Thomson. Those records show at least three hosts — ithomson.direct.quickconnect.to (a remote Synology server), kthomson0061.direct.quickconnect.to, and joshuawthomson39.myqnapcloud.com (a QNAP network storage device) — persisted at that address between 2022 and 2025.
Searching on “joshuathomson39” in the breach tracking service Constella Intelligence reveals an account at the freight forwarding company kwe.com created in the name of Joshua Thomson from Perth, Australia. The open source intelligence platform Epieos finds the phone number attached to that kwe.com account was used to register a Facebook profile for Josh Thomson, which says his family includes a brother named Ruben, his father Ian, and his mom Cindy.
That Facebook profile also says Josh and his family are originally from Pietermaritzburg, in KwaZulu-Natal, South Africa, but currently living in Cottesloe, a beach-side suburb of Perth. A search in DomainTools for Ian Thomson and Australia unearthed five domains by the same registrant, including securecomputing.au, thomson.org.au, and thomsonfamily.net.au. Ian Thomson is a dentist in Cottesloe, and a biography says he graduated from The University of the Witwatersrand in Johannesburg, South Africa.
Constella finds a joshua@thomson.org.au registered a number of accounts online, but Josh doesn’t seem to have much of a connection to dodgy cybercrime forums. His brother Ruben, on the other hand, has quite the presence on these communities, dating back to at least 2018. Constella reports ruben@thomson.org.au frequently reused the password “joshuathomson1,” and Constella further finds that password was used by just a handful of accounts, including yolosolo17@gmail.com and surfinup8@gmail.com.
According to Intel 471, surfinup8@gmail.com was used to register the user Yolosolo17 on the crime forum Altenen in 2018, and that user account was registered from the Perth address 110.141.230.15. On Altenen, Yolosolo17 advertised free web proxies, as well as the domain rubenthomson.com, which was at one point used to sell steeply discounted iPhones. DomainTools says rubenthomson.com was hosted at 110.141.230.15 and registered to surfinup8@gmail.com.

A cached copy of the domain rubenthomson.com from 2017 shows a login page underneath a banded stack of money. Image: archive.org.
SpyCloud reports 10.141.230.15 was used by the email address sheepstealing@gmail.com on Raidforums and surfinup8@gmail.com on Nulled, and that the same IP was used by the email addresses ian@thomsonfamily.net.au, jasper@yakuza.cc, and rubenthomson1@gmail.com. SpyCloud also shows that sheepstealing Gmail address is tied to the accounts Sheep420, YoloSolo117 and Yakuza.cc on Raidforums, and to the account “Sheep Stealing” on Hackforums. Intel 471 says sheepstealing@gmail.com was used to register the account DingoFlour on Breachforums in October 2023, as well Sheepx on Altenen.
Epieos reports that ruben@securecomputing.au is tied to an Airbnb account for Ruben, who described himself as a Web developer who went to school at the University of Western Australia and was living outside the country. “Hey, I’m Ruben, my friends call me Ellis. I’m a Perth creative who occasionally books rooms when visiting family and for photography.”
Epieos also finds sheepstealing@gmail.com registered an upwork.com profile under the name Ruben, who said his main skills are setting up secure server hosting solutions and PHP full-stack Web development.
“I’m familiar with Linux, working with relational databases (SQL),” the Upwork profile reads. “I also script in Python mainly for writing social media bots.”

The Upwork profile for Ruben Thomson in Cottesloe, Australia.
Epieos further discovered sheepstealing@gmail.com is connected to a Microsoft account for Ruben Thomson, and to a now-defunct GitHub account called XmasSnow/XmasSnowisBack that scammed people on the forums in 2022 by claiming to sell exclusive exploits for recently-released software patches (recall that shitstickpp@gmail.com was used to register a forum account named ChristmasSnow).
This same sheepstealing email address registered a Twitter/X account in 2026 called “Gone Fishing” that lists its location as South Africa. That Gmail account also left several reviews for businesses listed on Google Maps over the past seven years, but all of those establishments are located on the west coast of Australia.

Business reviews in Western Australia left by the Google account sheepstealing at gmail.com.
The people search service Pipl finds a 21-year-old Ruben Thomson in Western Australia who has a phone number ending in 979. A lookup on that number at Epieos reveals it is connected to a TikTok account under the name Ellis, and to a PayPal account in the name of Ruben Thomson.
Finally, a search on the name Ruben Thomson from Cottesloe at the Australian government’s record of registered businesses finds he has incorporated or served as an official in multiple companies created since 2024, including Secure Computing Solutions, Tensor Industries, and another entity ironically named OPSEC Express. Recall that Express was BulkDMT’s nickname on Breachforums.

Australian companies connected to Ruben Thomson. Image: abr.business.gov.au.
It’s ironic because OPSEC is short for the term “operational security,” which refers to techniques and behaviors used to obfuscate and compartmentalize one’s real-life identity online, and using your cybercrime handle as part of your own company name is very much the antithesis of that practice.
There is at least one other major opsec failure by Ruben that exposed a link to TeamPCP. In June 2025, someone using the name Ruben Thomson registered on HackerOne, a popular “bug bounty” program that seeks to reward and recognize researchers who agree to work with affected software vendors to help fix the flaws before publishing about their findings. What was Ruben Thomson’s chosen HackerOne username? Deadcatx3, a nickname that has been flagged by multiple security firms as an alias used by TeamPCP.

The HackerOne profile for “Ruben Thomson” uses the nickname Deadcatx3, which multiple security firms have concluded is an alias used by TeamPCP. Image credit: flare.io.
INTERVIEW WITH ELLIS
In early July 2026, not long after having discovered clues about Ellis’s real life identity, KrebsOnSecurity interviewed the TeamPCP leader via Signal, where he was remarkably open about his activities and personal struggles [for the sake of simplicity, the TeamPCP spokesperson will be referred to from here on as Ellis].
Ellis claims he stopped doing cybercrime for TeamPCP in March 2026 — just before the attacks that compromised LiteLLM — and that at least one other individual has taken over the group’s leadership since then. Ellis shared that a year earlier he had just completed the latest in a series of detox and sobriety programs, and was two months sober when he reconnected with some old friends from the malware development scene.
“One year ago I needed help monetizing some [GitHub credentials], I was two months sober and needed a distraction and something to keep busy as well as people to speak to,” Ellis said. “I had largely disconnected from my old circle, they had become very toxic and I needed to get away from the substances. Previously I had done some mass exploitation campaigns and grew up doing [malware development] and [capture the flag] contests. There were some friends who were also vending but had stopped a while, and one of them introduced me to some chats where I posted access for sale.”
Prior to that, Ellis said, he was homeless and hopping between “some very unstable places.”
“Blackhatting is fun,” he said. “There are actual rewards and incentives to learn and you grow with your team. Without qualifications, no employer will even take the time to hear you out.”
Ellis claims he’s earned a grand total of about $20,000 for his activities with TeamPCP, and that it was never about the money or fame for him. Asked whether his experiences with TeamPCP might prepare him for gainful employment in a legitimate IT job, Ellis said he doubted it.
“I am nowhere close to a skill level where I am comfortable, and this would take maybe half a decade of further experience,” he said. “I no longer have to choose between rent and food for that I’m grateful and so are the team members.”
Ellis expressed no remorse over his cybercrime activities, and said he was grateful for the friendships and relationships built throughout his engagement with TeamPCP. The young hacker also seemed resigned to his fate, and told KrebsOnSecurity that he’ll accept the consequences if he’s ever arrested.
“If I’ve already been found out then its out of my control, I’ll make peace with that,” he said. “Honestly, I think someone like me needs a lot of help that prison just can’t provide. If I had the funds to study different parts of the field and closer guidance, this would have turned out differently. But that’s a pipe dream and we both know this.”
It is clear from reading Ellis’s posts to the group’s Matrix server chats that his struggles with sobriety are ongoing. On Thursday, June 25, Ellis told @kernelstub he was about to “trip” with his “homie.”
“What kind,” @kernelstub inquired.
“Ketty and some DMT,” Ellis replied, referring to the dissociative anesthetic ketamine and dimethyltryptamine (DMT), a powerful psychedelic compound that is found naturally in some plants but is also synthetically produced in underground lab environments. “There’s a little 2cb so we might throw that in the mix,” he continued, referring to another psychedelic compound by its chemical shorthand.
Roughly two weeks before his arrest, Ellis told KrebsOnSecurity he was ready to leave his life of crime behind and was prepared to turn himself in, but that in the meantime he was making plans to tie up loose ends.
Less than 24 hours later, the TeamPCP leader posted an image on Telegram showing a yellowish powdered substance in a baggie and on a scale, possibly synthetic DMT. The image shows the powder being weighed next to a series of small vape cartridges, two of which are open on the table in front of the photographer.

An image posted by the TeamPCP leader to Telegram, advertising his acquisition of some type of psychoactive substance, most likely a synthetic version of the powerful hallucinogen known as DMT.
The two defendants were arrested Wednesday morning. The AFP said the men face a combined 14 cybercrime offenses and are scheduled to appear in Perth Magistrates Court today.
Charlie Eriksen is a security researcher at Aikido Security who has closely followed TeamPCP’s cybercrime campaigns. Eriksen said TeamPCP are a good example of a new kind of threat actor that does not fit neatly into the usual categories.
“They are not a state actor, not quite organized cybercrime, and not purely ideological,” he said. “Their motivations seem to mix money, disruption, attention, and ideology.”
Eriksen said that historically there has always been a meaningful gap between reading about an attack technique and being able to reliably turn it into an operational campaign, but that large language models (LLMs) and artificial intelligence increasingly are helping threat actors to bypass that knowledge gap.
“You had to understand the research, adapt the code, troubleshoot it, build infrastructure around it, and then repeat that process across different targets,” he said. “LLMs have compressed that gap significantly.”
According to Eriksen, this creates an environment where threat actors suddenly have the ability to operate at significant scale without having developed the operational discipline that traditionally accompanies that level of capability. Put another way, it sets the stage for cybercriminals who are capable enough to cause significant damage, but not necessarily careful enough to understand or care about the consequences.
“They can be noisy, they can make mistakes,” he said. “They can leave evidence everywhere. They can take risks that a professional criminal group or intelligence service would consider completely unacceptable. But that does not necessarily make them less dangerous. In some ways, it can make them more dangerous.”
In a recent blog post, Eriksen called TeamPCP’s Shai-Hulud worm the “best thing to happen to supply chain security,” because it forced GitHub and other public coding platforms to erect new security safeguards.
In direct response to TeamPCP’s broad success at pushing poisoned versions of popular software packages, GitHub in late July introduced a three-day “cooldown” mechanism for Dependabot, the platform’s tool for auto-fetching newly shipped updates for any package dependencies. Cooldown periods are designed to help buy time for security tools and package maintainers to identify and remove any compromised versions. Other coding ecosystems like Python and various JavaScript platforms also added support for cooldown periods this year amid growing calls from security experts about the need for more widespread adoption of the safety feature.
Eriksen said TeamPCP’s legacy is that they achieved in the span of a few months what the supply chain security community has been unable to do for years.
“They managed to wake up Microsoft to the fact that they had become negligent in terms of security,” Eriksen said. “By compromising GitHub and stealing their source code, they humiliated Microsoft into action, making them finally act on what we had been asking them to do and take seriously for a while now.”
Update, 10:08 a.m. ET: A story this morning from ABC News in Australia confirms Ruben Ian Thomson of Cottesloe was one of the two arrested. The 23-year-old suspect thought to be @pcpcasper, Michael Gaebler, also was arrested in Perth. ABC News reports that Thomson was denied bail (Mr. Gaebler’s attorney reportedly did not request bail for his client), and that both men will be held in custody until their next court appearance on September 18.
AFRINIC Appoints Mike Silber as Chief Executive Officer
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Roll Out the Cake: Linux Turns 35
35 years ago, a Finnish student began a humble project that would forever change the course of technology.
FSF News: Job opportunity: Systems Integration Administrator at the Free Software Foundation
Roman Space Telescope Travels to SpaceX Hangar

Kurzbericht 6. EMC-Level 1 Videokonferenz 2026
Am Dienstag, 25. August 2026 fand die 6. EMC-Level 1 Videokonferenz 2026 statt.
Urs HB9BKT informierte über den Stand der Aktivitäten von der neuen USKA-Web-Seite durch Andreas HB9BLA und dem neuen Webeditor Tayfun HB3YPJ.
Weiter über die Traktanden der nächsten IARU-1 Konferenz in Wien im September 2026 und über die erfolgte Euroloop-Sanierung vom Bahnhof Davos. Er erläuterte den Stand betreffend den Aktivitäten zur Störungsbehebung vom Smart Meter L&G E450 in Menziken.
Armin HB9MFL berichtete über die Störungsbehebung im 137 kHz Band und über technische Aspekte vom BKW-Deitingen Smart Meter.
Matthias HB9BNO informierte, wie er mit Ferritkernen die Balkon-Solaranlage eines Nachbarn entstörte.
Manfred HB9RLZ meldete, dass seine Störung auf 80m verschwunden ist, ohne dass der Störer vorher klar lokalisiert, resp. gepeilt werden konnte.
Die nächste EMC-Videokonferenz findet am Dienstag, 29. September 2026 um 2015 HBT statt. Eine entsprechende Einladung folgt.
USKA-Mitglieder können die gezeigten Unterlagen und das Protokoll hier herunterladen.
Martin HB9GYF
Published: HB9HGH 2026-08-26 19:18:10
Why Your Backups Are Too Big: A Practical Guide to Content-Defined Chunking
By Gilles Chehade
You change one line in a large file. Your “incremental” backup re-uploads the whole thing anyway.
Nine times out of ten, it’s not the network, and it’s not your storage backend. It’s the algorithm deciding where to cut your data into pieces.
Every deduplication system works the same way: split data into pieces, hash each piece, keep one copy per distinct hash. A piece is named after its own content, so two identical pieces are, by definition, the same piece. Snapshot a filesystem today and again tomorrow, and if most of the data hasn’t changed, most pieces are already in the store. The second snapshot costs you almost nothing.
That’s not a nice-to-have. A backup that actually survives an incident needs to be encrypted, frequent, immutable, replicated and verified, and each of those requirements multiplies what you store. When deduplication is weak, those multipliers stack until backing up everything becomes unaffordable, and teams quietly retreat to backing up only what they call “critical.” Good deduplication is what makes backing up everything affordable again.
And all of it rests on one assumption: unchanged data should yield unchanged pieces.
Where fixed-size chunking falls apart
The obvious way to split a file is to cut every N bytes. It’s fast. It also wrecks deduplication the moment you touch the file.
Add one byte near the front and every boundary after it slides over by one. Nothing lines up with where it used to be, so every hash downstream is “new,” so the store treats the entire rest of the file as fresh data. Edit one line in a 40 GB file and you re-upload close to 40 GB of it. Nothing meaningful changed, only the offsets did, and fixed-size boundaries are glued to offsets.
How content-defined chunking fixes it
Content-Defined Chunking (CDC) picks boundaries based on what the data is, not where it happens to sit.
Slide a small window over the byte stream and keep a rolling hash, cheap enough to update incrementally that the whole scan stays linear, then cut a boundary wherever that hash matches an agreed pattern.
Now insert a byte. The boundaries right around the edit shift. But once the window slides past the change, the hash sequence goes back to matching what it was before, and the boundaries fall back into place on their own. One piece changes. Everything else deduplicates cleanly against the previous snapshot. That self-resynchronizing behaviour is the whole point of CDC.

Picking an algorithm
There’s more than one way to build a rolling hash and a cut rule.
Rabin fingerprinting is the textbook original, correct but slow and allocation-heavy by today’s standards. FastCDC swapped the polynomial hash for a much cheaper Gear hash and normalized the chunk-size distribution, and it became the field’s workhorse. UltraCDC trades a bit of speed for fewer, larger chunks. JC is a newer design that turns out to be strikingly fast. There are also keyed variants, where the hash table is seeded from a secret so two different stores cut the same data at different points, which matters if you care about not leaking which chunks you hold.
We benchmarked these in go-cdc-chunkers, the open-source chunking library behind our backup engine, Plakar, on 1 GiB of random data, the worst case since there’s no structure to exploit. JC hits 3747 MB/s, comfortably ahead of the Gear-based FastCDC variants. Rabin runs about 7.5x slower and allocates roughly 3.3 MB per operation versus a few KB for the others, which on a busy host is the difference between a run you notice and one you don’t. Full benchmarks and charts are published separately.
Using it is trivial:
// One interface for the whole family.
c, _ := chunkers.NewChunker("jc", reader) // or "fastcdc", "ultracdc", "kfastcdc"
for {
chunk, err := c.Next()
// ... hash and store the chunk ...
if err == io.EOF {
break
}
}
Determinism is the feature that matters most
Here’s the part that gets too little respect.
Give it enough time and “FastCDC” stops meaning one thing. Every implementation picks up small departures from the paper: a mask off by a bit, a window starting a byte early, a threshold nudged for taste. Harmless for a benchmark. For a storage system it’s a slow-motion disaster, because boundaries are part of your data’s identity. Change how you cut and yesterday’s pieces stop matching today’s, so deduplication degrades with no error and no warning. The store just grows faster than it should.
The fix is to publish spec-faithful, explicitly versioned variants and treat the version number as a promise: a given version cuts a given input the same way, on any machine, forever. Improvements ship under a new name people adopt on purpose, so nothing re-cuts existing data out from under anyone. Versioning also buys you cross-language conformance vectors, published inputs with expected boundaries that any implementation, in any language, can check itself against, byte for byte. That’s what turns “spec-faithful” from a claim into something you can actually test.
So whatever you pick, hold out for two things: a pinned, versioned spec of exactly how boundaries get computed, and published test vectors you can verify yourself. Speed is negotiable. Determinism isn’t.
Why we built this in the open
go-cdc-chunkers is open source for the same reason all of Plakar is. Backup is a trust problem before it is a technical one: you hand one system the single copy of your data meant to survive everything else, yet with most products you cannot read the code, review the cryptography, or verify the recovery path until the day you need it. Open source is the only honest answer I know, and it is the one I took from years on OpenSMTPD and OpenBSD: formats outlive vendors, a backup you cannot open in ten years is not a backup, and the community that reads the code is part of the security model.
Try it yourself
To see the deduplication effect directly, you can reproduce the experiment with an open source backup implementation that uses CDC. The following example uses Plakar.”
On macOS, brew install plakarkorp/tap/plakar; on any platform with Go 1.23.3 or newer, go install github.com/PlakarKorp/plakar@latest. Prebuilt binaries, apt and AUR packages for every platform are on the download page.
Create a local store (Plakar calls it a Kloset). It will prompt for a passphrase, since everything is encrypted before it touches disk:
plakar at $HOME/backups create
Now back up a directory:
plakar at $HOME/backups backup $HOME/Documents
The last line of the output tells you what happened:
info: backup: created unsigned snapshot dd62691d of size 6.4 KiB in 125ms (wrote 577 KiB)
Two numbers matter there: the logical size of what you backed up, and the bytes actually written to the store. Now the part that shows CDC working. Change one file, add a paragraph to a document, then run the exact same backup command again. You get a new, self-contained snapshot, but the bytes written the second time are a small fraction of the first, because every chunk that did not change was already in the store and is simply referenced rather than rewritten. Insert a few bytes at the top of a large file and the diagram above becomes concrete: the chunks after the edit resynchronise and deduplicate against the first snapshot instead of being stored again.
You can list snapshots, verify one is intact, then restore it somewhere else:
plakar at $HOME/backups ls
plakar at $HOME/backups check dd62691d
plakar at $HOME/backups restore -to $HOME/restored dd62691d
If you would rather look before installing anything, a public instance of the web UI runs at https://demo.plakar.io with real backups to browse.
Resources
It’s all open source: the chunking library is go-cdc-chunkers and the backup engine is Plakar, with the full v1.1.0 benchmarks published for anyone who wants to reproduce them.
Gilles Chehade is a long-time OpenBSD developer and the co-founding CTO of PlakarKorp. He created Plakar.io as a personal tool in 2015 before turning it into an open backup platform that gives security and infrastructure teams “resilience as code.”
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FORLÌ: PRESIDIO AL CARCERE OGNI PRIMO LUNEDÌ DEL MESE
PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ AI RECLUSI NEL CPR DI GRADISCA D’ISONZO (GO)
Consulenza SEO in Italia: come orientarsi tra le agenzie
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Astronauts Anil Menon and Sophie Adenot on Spacewalk

GIOVEDI 27 AGOSTO 2026
ASO AC Selects Oscar Robles to Fill ICANN Board Seat 9 Vacancy
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NIST Researchers Supersize Quantum Technology to Help Detect Faint Photons
Carlo Palermo: l'inchiesta prima della strage di Pizzolungo

Trasferitosi a Trapani per proseguire il lavoro avviato da Giangiacomo Ciaccio Montalto, il magistrato diventò il bersaglio dell’attentato del 2 aprile 1985. L’autobomba destinata a Carlo Palermo uccise Barbara Rizzo e i suoi figli gemelli di sei anni, Giuseppe e Salvatore Asta.
Attraverso una lunga intervista a Carlo Palermo, immagini d’archivio e la ricostruzione delle successive indagini giudiziarie, il video ripercorre il cammino che condusse alla strage e la ricerca dei suoi mandanti ed esecutori.
Cosa troverai in questo video:
• L’inchiesta di Trento sui traffici internazionali di droga, armi e valuta
• Le dichiarazioni di Carlo Palermo sui collegamenti tra mafia, terrorismo e criminalità internazionale
• Il coinvolgimento nell’indagine di trafficanti, finanzieri e personaggi legati ai servizi segreti e alla P2
• L’incontro tra Carlo Palermo e Giangiacomo Ciaccio Montalto
• L’omicidio del magistrato trapanese nel gennaio 1983
• Il trasferimento di Carlo Palermo a Trapani
• L’attentato di Pizzolungo del 2 aprile 1985
• La morte di Barbara Rizzo e dei gemelli Giuseppe e Salvatore Asta
• Le testimonianze e le immagini raccolte subito dopo la strage
• Le indagini sui mandanti e sugli esecutori materiali
• Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia
• I processi e le condanne arrivate negli anni successivi
• Gli interrogativi ancora aperti sul movente dell’attentato
Le ipotesi e i collegamenti controversi emersi nel corso delle indagini vengono presentati come tali e distinti dai fatti accertati in sede giudiziaria.
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NASA Astronaut Reid Wiseman at Freedom 250 Grand Prix

FAKIR
MARZABOTTO: CENA DI AUTOFINANZIAMENTO PER RACCOLTA OLIVE IN PALESTINA
Basta cemento e speculazione. Giù le mani dagli Orti Urbani!
Strategie di remarketing: cosa sono, come funzionano e come attivarle
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MONTO LO SCARICO PIÙ ESTREMO PER LA BMW M1000R (casino assoluto + fiamme)

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DNS Abuse and Criminal Infrastructure: Beyond Definitions and Blocklists
中华榫卯之十字榫的应用案例 #woodworking

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Film e pedagogia anarchica – Terza Parte

Jonas qui aura 25 ans en l’an 2000 (trad.: Jonas che avrà 25 nel 2000, 1976) di Alain Tanner si distingue per una versione più apertamente libertaria di sinistra, seppur altrettanto riflessiva, della pedagogia cinematografica. Il film si apre con una panoramica circolare di una statua di Rousseau a Ginevra, accompagnata da una solenne voce fuori campo che cita una famosa osservazione del filosofo – “essere umano è essere incatenato dalle nostre istituzioni.” Questo frammento dell’Emile tralascia di informare il pubblico sul corteggiamento del grande romantico [illuminista] con i precetti autoritari: la sua teoria educativa contiene componenti quasi anarchiche che non coesistono facilmente con il credo secondo cui i bambini necessitano di un’ «identità nazionale» che possa infondere «valori patriottici nei suoi futuri cittadini.»1
L’omaggio affettuoso e, a tratti, delicatamente sarcastico di Tanner alla generazione del post-68 prende alla lettera le parole del riconosciuto padre dell’educazione progressista e considera la possibilità che gli individui siano effettivamente capaci di auto-liberarsi. Il film si incentra sulle attività di una comune che deve costantemente affrontare la minaccia della dissoluzione – e non è una coincidenza accidentale che molti dei protagonisti siano educatori. Ad esempio, il mix di militanza proletaria e competenze agricole pratiche che caratterizza Mathieu, uomo di estrazione operaia, gli conferisce uno status simile a quello dell’ “intellettuale organico” tanto agognato da Gramsci. Chiaramente la tradizione anarchica ha spesso esortato lo sviluppo dei talenti intellettuali e manuali, e la variante anarco-comunista dell’ “educazione integrale”di Kropotkin promuove questa idea con notevole fervore – «una società dove ciascun individuo produca sia lavoro manuale sia lavoro intellettuale; dove ciascun essere umano valido sia un lavoratore e ciascun lavoratore lavori sia nei campi sia nelle officine industriali; dove ogni agglomerato di individui, abbastanza grande da disporre di una certa varietà di risorse naturali – sia esso una nazione o una regione – produca e consumi in proprio la maggior parte del suo prodotto agricolo e industriale.»2
È significativo che Mathieu organizzi e tenga lezioni nella “scuola libera” della comune, e il suo entusiasmo nell’insegnare ai giovanissimi si allinea al credo di Ferrer – secondo cui la pedagogia radicale e la trasformazione sociale sono indissolubilmente intrecciate. Nonostante l’ovvia ammirazione per le iniziative educative di Mathieu, Tanner e lo sceneggiatore John Berger decidono di dedicare un considerevole e più lungo tempo sullo schermo alle lezioni liceali tenute da Marco, il più distratto dei compagni di Mathieu nella comune.
Anche se Jonah lascia intendere che Marco incarni un modello archetipico di Nuova Sinistra Marxista, la sua lezione sulla teoria della storia del “collegamento a catena” fonde il materialismo di un marxismo decisamente libertario con una diffidenza anarchica nei confronti del progresso e del lavoro alienante. La lezione di Marco unisce allegria e sobrietà; essa suggerisce che anche dei semplici pezzi di salsiccia, tagliati con un coltello da macellaio, possano smascherare l’ingenuità di chi crede in un progresso senza fine. Senza romanticizzare la visione della storia condivisa dalle società preindustriali, Marco osserva che il capitalismo industriale ha portato a “un nuovo tipo di violenza”, dove la concezione ciclica del tempo condiviso dalla società agricola è stata rimpiazzata da una nozione standardizzata e gerarchica del tempo – che ha plasmato la soggettività richiedendo di “timbrare l’entrata e l’uscita.”
La riflessione di Marco sulle discontinuità storiche richiama il passaggio di Fernand Braudel dall’enfasi sugli eventi storici ritenuti «fondamentali» all’attenzione per i modelli più quotidiani della vita di tutti i giorni,3 e ricorda anche la storiografia eterodossa del “progetto delle gallerie” di Walter Benjamin.4 Al contrario, l’approccio pedagogico dell’insegnante un po’ imbarazzato può essere ricondotto agli sforzi di Lev Tolstoj — educatore anarchico oltre che celebre romanziere — di imparare dai bambini contadini curiosi che frequentavano la sua scuola sperimentale di breve durata. Uno dei saggi educativi più rappresentativi di Tolstoj è intitolato Chi deve insegnare l’arte letteraria e a chi? L’insegneremo noi ai figli dei contadini o i figli dei contadini l’insegneranno a noi?5
Questa domanda, apparentemente retorica ma in realtà molto sentita, riassume alcune delle contraddizioni che devono affrontare i pedagoghi anti-autoritari come Marco. Gli educatori radicali devono risolvere il dilemma di rifiutarsi di fornire agli studenti informazioni già digerite, mantenendo al contempo un atteggiamento impegnato che resista alle banalità di un tiepido pluralismo. Come molti sostenitori contemporanei delle classi aperte, Tolstoj concepiva l’educazione come una «conversazione… un’avventura intellettuale non preparata.»6
Le finte lezioni di storia culinaria di Marco evocano le lacune – le fratture non assimilabili – all’interno della storia; come il materialismo idiosincratico di Benjamin, questo approccio ha il potenziale di favorire la riflessione critica, ma non è viziato da una stridenza autocratica.
Per Susan Buck-Morss, l’impegno di Benjamin verso una storiografia delle immagini dialettiche — «una rappresentazione grafica e concreta della verità» in cui la storia «si fa strada senza un quadro totalizzante» — è ispirato dal suo desiderio di formulare una «filosofia dalla storia» piuttosto che una «filosofia della storia.»7 Il desiderio benjaminiano di un metodo storico che eviti la certezza “teleologica” della visione del passato di Leopold von Ranke — «il narcotico più potente del XIX secolo»8 9— non è dissimile dalla tesi di Marco secondo cui l’identificazione delle lacune – o dei “buchi” – della storia richiede un processo di scavo paziente, poiché spesso “nessuno capiva” le trasformazioni storiche epocali.
L’intraprendente insegnante crede che “il capitalismo stia collassando,” ma non partecipa alla tentazione stantia di affermare come la rivoluzione sia dietro l’angolo. A questo proposito, il tono della lezione di Marco ricorda le ironie a più livelli che abbondano nei copioni delle trasmissioni radiofoniche di Benjamin pensate ai bambini. La disquisizione di Mathieu sulla crisi “pseudo-petrolifera” non offre rimedi; si domanda addirittura se gli studenti saranno “ancora vivi negli anni 2000.” La sua rassegnazione malinconica somiglia al millenarismo materialista di Benjamin: credere che esaminare la catastrofe possa aiutarci a percepire «un lampo devastante o un’illuminazione.»10
Mentre la lezione di storia di Marco e la versione lirica della teoria della crisi di Mathieu mettono entrambe in discussione i luoghi comuni liberali e conservatori, una sequenza successiva con protagonista la fidanzata di Marco, Marie, rielabora il modello suggestivo, seppur epistemologicamente traballante, di educazione anarchica proposto da Tolstoj. Sebbene molte delle tecniche impiegate da Tolstoj nella sua scuola di Yasnaya Polyana abbiano ispirato gli educatori anarchici contemporanei, la sua convinzione che gli insegnanti debbano riportare i bambini a uno stato di armonia – svanito a causa della civiltà -, ha una risonanza idealista che molti docenti radicali contemporanei faticano ad accettare con tutto il cuore. Gli sforzi di Marco per stimolare la partecipazione della classe, mettendo in relazione le sofferenze personali di Marie con questioni sociali più ampie, sono in linea con l’assunto tolstojano secondo cui l’educazione è essenzialmente dialogica – sebbene il suo spirito di dubbio radicale abbia ben poco in comune con l’atmosfera quasi teologica di Yasnaya Polyana.
Naturalmente, l’impegno di un insegnante verso un’educazione non gerarchica può essere facilmente vanificato dalla noia degli studenti: la propensione occasionale di Tanner a inquadrare i volti degli studenti di Marco rivela un coinvolgimento mentale tutt’altro che totale; durante la fondamentale lezione di storia, la telecamera mostra che alcuni studenti sono sinceramente assorti, mentre un altro gruppo sembra francamente annoiato. Ciononostante, la difficile situazione di Marie, una cassiera di un supermercato di Ginevra che viola sistematicamente la legge non attraversando il confine svizzero per andare a dormire in Francia al termine della giornata lavorativa, suscita sincera empatia negli studenti di Marco. Come molte classi radicali, quella di Marco oscilla tra le possibilità emancipatorie e la necessità di affrontare le preoccupazioni quotidiane.
Il giorno in cui Marie fa la sua apparizione in classe, Marco annuncia che, invece dell’esame in programma, la classe dovrebbe “collegare” la conoscenza del dilemma di Marie ai propri “desideri.” Sebbene sia un tentativo un po’ forzato di stabilire delle affinità tra le fatiche del lavoro, l’irrazionalità delle restrizioni legalistiche e il richiamo del desiderio erotico, la sostituzione, da parte di Marco, delle astrazioni pedagogiche con goffe riflessioni autobiografiche risponde almeno in parte all’appello di Roland Barthes a una pedagogia radicale che combatta la «tirannia del significato imposto.»11
Marie alla fine viene licenziata dal suo lavoro per aver fatto generosi e non autorizzati “sconti” agli anziani e indigenti del supermercato, e il film implicitamente appoggia la sua improvvisata forma di giustizia distributiva. La sua magnanimità può sembrare intuitiva; ma questo desiderio spontaneo di condividere la ricchezza corrisponde a una certa tendenza minoritaria all’interno dell’anarchismo ottocentesco, battezzata da Élisée Reclus come “la reprise individuelle” — il recupero individuale dei prodotti del lavoro.
Secondo la biografa di Reclus, Marie Fleming, il teorico e geografo anarchico riteneva che «ci fosse poca differenza tra il lavoro nel contesto della società borghese e ciò che la legge definiva furto, poiché entrambe le attività comportavano l’appropriazione di ricchezza… pertanto… recuperare in modo extragiudiziale i beni rubati era perfettamente giusto.»12
Sebbene alcuni compagni di Reclus (in particolare Peter Kropotkin e Jean Grave) ritenessero che ciò costituisse una distorsione insostenibile dei principi anarchici, Marie attualizza con fascino la “reprise individuelle” post-68, richiamando l’osservazione del situazionista Raoul Vaneigem secondo cui «l’appropriazione è una risposta normale alle provocazioni della merce.»13
Con uno spirito analogo, il breve film Barres (1984) di Luc Moullet esplora l’espropriazione creativa con brio comico. Barres, nonostante la sua spensieratezza ironica, può essere considerato un film pedagogico, poiché Moullet dimostra meticolosamente il modo migliore per evitare di pagare il biglietto della metropolitana di Parigi. Le lezioni che il pubblico riceve su come applicare la gomma da masticare ai tornelli (un “destabilizzatore”), eludere il personale di sicurezza e trasformare l’evasione del biglietto in uno sport competitivo sono intervallate da titoli faceti (si dice che superare in astuzia la sorveglianza della metropolitana rafforzi la “solidarietà tra le classi”) e persino da citazioni di Pascal inserite in un contesto davvero assurdo. Sebbene Barres possa sembrare uno scherzo insignificante, il film insegna al suo pubblico (nonostante una sana dose di bonaria ironia) una forma utile di resistenza collettiva. La giocosa rivisitazione di Jonah dei Lehrstücke brechtiani14 e la riformulazione da parte di Barres del motto di Proudhon, «la proprietà è un furto,» non si limitano a illustrare modalità pedagogiche che potrebbero essere etichettate come anarchiche. Funzionano anche come esercizi cinematografici pedagogici che, senza eccessiva pesantezza, indicano il superamento delle forme autoritarie scolastiche radicate. Entrambi i film hanno cercato di sostenere, e implicitamente insegnare, una resistenza concertata in un periodo dove le speranze radicali stavano svanendo. Jonah, il bambino che dà il titolo al film e che incarna le speranze utopiche di Tanner e Berger, funge da metafora ambigua della difficoltà di aderire a una politica e a un’etica anti-autoritaria in tempi bui. Sebbene il film colleghi, in modo piuttosto prevedibile, Jonah ai suoni rasserenanti della musica delle balene, esso costituisce un omaggio indiretto all’ Inside the Whale di George Orwell – il quale, a sua volta, attinge dall’eredità del Jonah biblico.
Inside the Whale è un’impresa virtuosistica di difesa del diavolo, una celebrazione perversa della sensibilità del tutto apolitica di Henry Miller. Eppure, con una manovra retorica inverosimile, Orwell, forse in modo piuttosto condiscendente, definì Miller «un romanziere proletario… perché la sua passività politica era vicina agli atteggiamenti reali degli uomini comuni.»15
Sebbene la sensibilità di Tanner e Berger abbia poco in comune con quella di Orwell, il radicalismo post-68 di Jonah mantiene un precario equilibrio tra la pedagogia anarchica di Marco e Mathieu e le inclinazioni New Age di personaggi come Madeleine e Max, le cui preoccupazioni principali — questioni abbastanza innocue come l’astrologia e il sesso tantrico — possono essere ricondotte alla disillusione di questi protagonisti nei confronti dell’impegno politico. La struttura pedagogica aperta del film lascia in sospeso la questione se Jonah stesso seguirà le orme di Marco e Mathieu o resisterà all’impegno politico rimanendo all’interno della balena. Per alcuni spettatori, il collegamento che Jonah fa tra pedagogia ed ethos contro-culturale può sembrare radicato in un’epoca ormai passata. Eppure, in un periodo in cui insegnanti e studenti negli Stati Uniti stanno combattendo una battaglia ostica contro le rigide priorità dei test standardizzati e del Common Core,16 una nuova generazione sta imparando che l’istruzione è spesso una forma di controllo sociale.
Come le aule autoritarie di Hard Times, le scuole pubbliche americane del ventunesimo secolo si concentrano sull’insegnamento esclusivo “dei fatti” e trattano gli studenti come contenitori vuoti da riempire di informazioni. Sebbene questo approccio possa essere appropriato per trasformare gli studenti in cittadini passivi e obbedienti, esso ignora l’importanza del gioco per i bambini e soffoca il loro potenziale creativo. Negli anni Sessanta, un vivace movimento di educazione alternativa si oppose alle ipocrisie della pedagogia autoritaria e lanciò un appello a favore delle “scuole libere” indipendenti. Gran parte del fermento esploso negli Stati Uniti ispirò l’insegnante di origini scozzesi A. S. Neil a pubblicare, nel 1960, Summerhill: A Radical Approach to Child Rearing. La Summerhill School, fondata nel 1921, è situata nella campagna inglese ed è diventata col tempo il simbolo del disprezzo della fiorente contro-cultura nei confronti dell’educazione autoritaria. In un’antologia intitolata Summerhill: For and Against (1970), i confini politici sono chiaramente delineati. Il defunto repubblicano Max Rafferty, famoso sovrintendente statale californiano all’istruzione pubblica (in carica dal 1963 al 1971), denunciò Summerhill per aver degradato «il vero apprendimento a favore di un’orgia disorganizzata.» Di contro, l’attivista degli anni Sessanta Michael Rossman, noto per la sua partecipazione al movimento per la libertà di parola di Berkeley, salutò l’esperimento di Summerhill come il precursore di un «nuovo ordine sociale.»17 Poichè Neill riconobbe che Summerhill non poteva permettersi di ammettere studenti poveri, il suo esperimento educativo venne accusato di rivolgersi esclusivamente ai ricchi.
Verso la fine degli anni Sessanta, Herbert Kohl, autore del saggio 36 Children (1967) – dove raccontava le sue esperienze di insegnante ad Harlem -, e Jonathan Kozol, l’educatore che si era fatto un nome con il libro di memorie Death at an Early Age: The Destruction of the Hearts and Minds of Negro Children in the Boston Public Schools (1967), divennero sostenitori delle Free Schools dei quartieri poveri – una rivisitazione dell’ideale pastorale di Neill. (Il libro di Kozol, Free Schools (1972) fornisce consigli agli educatori interessati a fondare le proprie scuole alternative).18 Naturalmente, pochi dei sostenitori delle scuole libere degli anni Sessanta conoscevano i principi educativi di Francisco Ferrer – anche se le idee di quest’ultimo si diffusero rapidamente negli Stati Uniti e ispirarono la nascita delle filiali della Escuela Moderna a New York e nel New Jersey durante i primi anni del ventesimo secolo. Secondo Paul Avrich, autore della storia definitiva del movimento americano della Modern School, i diplomati di queste scuole «sembrano aver interiorizzato una forte etica cooperativa e libertaria, uno spirito di mutuo soccorso e di sovranità individuale rimasti impressi per tutta la loro vita adulta, indipendentemente dalle loro idee politiche o dalla loro professione.»19 Questi precedenti storici influenzano sottilmente Approaching the Elephant di Amanda Rose Wilder, una cronaca dell’anno inaugurale della Teddy McArdle Free School (una scuola libera contemporanea a Little Falls, nel New Jersey). Chiamata così in onore del protagonista bambino-veggente del racconto Teddy di J. D. Salinger, alcuni titoli introduttivi del documentario mostrano il debito che ha la scuola verso gli ideali anti-autoritari di Ferrer e rivelano che, al momento della sua fondazione, era una delle poche scuole libere esistenti al mondo da quando la prima era apparsa sulla scena a Barcellona nel 1901 — la 262ª per la precisione.20
È tuttavia rivelatore come molti critici cinematografici, pur mostrandosi entusiasti dell’opera di Wilder, abbiano sottolineato il “caos nelle classi” e paragonato le buffonate relativamente innocue dei ragazzi della Teddy McArdle agli eventi macabri de Il signore delle mosche. Come esposto da Alexander Khost, direttore della scuola, «pochissime persone hanno una qualche conoscenza o esperienza della pedagogia anarchica. Si tratta di un argomento difficile per un documentario ed è un tema che viene facilmente estrapolato dal contesto.»21
Strappare l’argomento dal suo contesto è ovviamente possibile perché, nel periodo di massimo splendore delle Free Schools (anni Sessanta e Settanta), le scuole autoritarie hanno eclissato quelle alternative fino a diventare una norma monolitica. Dato che sia gli insegnanti sia gli studenti trovano difficile sfuggire al loro condizionamento autoritario, non sorprende che l’atmosfera in classe alla Teddy McArdle sia difficile. L’anarchismo in una singola classe non è un obiettivo facilmente raggiungibile; gli esperimenti utopici faticano a prosperare in mezzo a realtà distopiche.
Forse la disparità tra l’idealismo della pedagogia anarchica e le dure lotte quotidiane legate alla gestione di una scuola è una delle ragioni per cui il critico Matt Zoller Seitz si è chiesto se le Free Schools fossero una «correzione eccessiva e mal indirizzata» al «sistema scolastico quasi fascista» americano.22
Un aspetto sorprendente del documentario di Wilder, che rende implicitamente omaggio alle reality fiction23 di Frederick Wiseman e al direct cinema24 dei fratelli Maysles e di D. A. Pennebaker, è il modo in cui la suggestiva fotografia in bianco e nero e l’assenza di cellulari, computer e videogiochi ci convincono di essere tornati alla fine degli anni Sessanta o all’inizio degli anni Settanta. Secondo Seitz, il rifiuto del direct cinema di imporre un approccio didattico o guidare gli spettatori verso una conclusione specifica spiega probabilmente perché il documentario funzioni come un “test di Roschach.” Gli spettatori già inclini allo scetticismo nei confronti delle Free Schoools, vedranno probabilmente confermate le loro supposizioni, mentre coloro che simpatizzano per i modelli educativi anti-autoritari vedranno molto probabilmente le difficoltà di crescita della Teddy McArdle – che secondo Neil è dovuto alla «libertà che agisce lentamente; possono volerci diversi anni prima che un bambino impari cosa significa.»25
Le “riunioni democratiche” alla Teddy McArdle, che sembrano ispirarsi al modello auto-governativo di Summerhill, mettono in luce le difficoltà degli studenti e dei docenti nel confrontarsi con il significato di “autonomia” in una comunità educativa. Una vivace bambina di nome Lucy incarna le contraddizioni di una studentessa alle prese con le sfide poste dall’eliminazione delle lezioni obbligatorie e dalla necessità di confrontarsi con le realtà che gli anarchici definiscono “auto-attività” o “auto-liberazione.”26 All’inizio, Lucy è cauta e diplomatica. Esita a usare una sega durante il lavoro con il legno perché teme che sua madre possa non approvare e, piuttosto che criticare il disegno di un compagno, si limita a confessare che “non è il suo stile.” Successivamente esce dal suo guscio e sostiene che gli adulti stiano cercando di imporre unilateralmente le loro regole ai bambini. Che abbia ragione o torto è irrilevante; le minime “regole” servono, dopotutto, a garantire la sicurezza di tutti. È comunque rassicurante che lei confermi l’affermazione di Neill secondo cui «l’… Assemblea Generale della Scuola ha più valore di una settimana di programma scolastico.»27
La maggior parte dei critici si è concentrata sulla seconda metà del film, legata alla decisione della scuola di espellere Jiovanni, un ragazzo che, nonostante il suo notevole fascino, è considerato un bullo che disturba l’ordine. Per alcuni commentatori, l’incapacità della Teddy McArdle di rendere Jiovanni un membro produttivo della comunità è la prova del suo fallimento. Un altro modo, più sfumato, di interpretare il clamore suscitato dal comportamento turbolento di Jiovanni è comprendere che le Free Schools sono sempre progetti in evoluzione o, giusto per riprendere un termine utilizzato dagli anarchici contemporanei, “Zone Autonome Temporanee.”
Verso la fine del film, Khost ammette che, per certi aspetti, la Teddy McArdle è “molto simile” alla scuola che sognava quando era un ragazzo infelice nella scuola pubblica, mentre, per altri aspetti, è “molto diversa” da ciò che da bambino immaginava come antidoto alla scuola autoritaria.
Nella misura in cui è riuscito, almeno per un breve periodo, a contrastare i test e l’irreggimentazione che ancora dominano il sistema scolastico americano, il suo mandato nella scuola è stato più un successo che un fallimento.
È forse superfluo dire che, negli ultimi anni, il paradigma della scuola alternativa è stato cooptato dagli opinionisti neoliberisti e dalla destra religiosa. La prospettiva neoliberista, che spesso si maschera da interesse personale illuminato a nome di genitori disperati, è esemplificata dal documentario altamente fuorviante di Davis Guggenheim, Waiting for Superman. (2010)
Con una manovra piuttosto subdola volta a screditare l’istruzione pubblica e a promuovere le charter schools,28 il film esalta il successo di una manciata di questi istituti (come la Harlem Children’s Zone di Geoffrey Canada), mentre quelli che hanno fallito non vengono menzionati. Gli anarchici, certamente, hanno costantemente attaccato l’agenda conformista delle scuole pubbliche americane. Ciononostante, molte charter schools, spesso affiliate a catene aziendali o istituzioni religiose, sono delle imitazioni sotto-finanziate delle loro controparti pubbliche. Nel tentativo di liberare la pedagogia dalle false alternative offerte da questa dicotomia pubblico/privato, Joseph Todd suggerisce che la “descolarizzazione anarchica,” o l’istruzione domestica anarchica, possa essere inserita in una categoria denominata “contropubblico educativo,” ispirata dalla teoria politica di Nancy Fraser
Da questo punto di vista, le alternative radicali all’istruzione tradizionale si svincolano dalle sterili dicotomie tra ambito privato e pubblico ed emergono come una sfida sia alle scuole pubbliche repressive sia alle problematiche e quasi pubbliche charter schools.29
Continua…
Note
1Simon, Mass Enlightenment, p. 58.
2Peter Kropotkin, Fields Factories, and Workshops, edited by Colin Ward (London: Allen & Unwin, 1974), p. 26. Nota del blog. La citazione che abbiamo riportato è tratta da Petr Kropotkin, Campi, fabbriche, officine, a cura di Colin Ward, trad. it. a cura di Franco Marano,Eleuthera, Milano, 2015, Seconda Edizione, p. 26. Il pezzo in questione, seppur tradotto in modo diverso, si trova in Kropotkin P., Le industrie nazionali, trad. it. a cura di Libero Tancredi, Biblioteca della Rivista Novatore, New York, 1910, p. 14. L’opuscolo in questione rappresenta una prima e parziale traduzione in italiano degli articoli Fields, Factories and Workshop pubblicati tra il 1888 e il 1890 su Forum e The Nineteeth Century di Londra. Questi saggi, spiega il traduttore Tancredi nella prefazione dell’opuscolo, «non ebbero quasi nessuno eco nel campo anarchico e sovversivo: nonostante il nome dell’autore, poche e monche traduzioni ne furono fatte in lingua francese: una piccola parte soltanto vide la luce in un opuscolo intitolato Il Fallimento del Sistema Industriale, edito nel 1897 in Italia, apparso recentemente in America, dopo un seppellimento di circa tredici anni.» (op. cit., p. 5) L’edizione italiana menzionata da Tancredi era quella della Tipografia di Osvaldo Paggi a Pitigliano; l’introduzione venne scritta da Evening (pseudonimo di Pietro Raveggi) e pubblicata in parte su L’Avvenire Sociale. Periodico Settimanale, a. II, n. 2, 9 Gennaio 1897, pagg. 2-3. Oltre a rivedere una traduzione vecchia di tredici anni, Tancredi non solo sintetizzò il lavoro fatto da Kropotkin in questi saggi ma espose un futuro programma di traduzione e pubblicazione: «Seguiranno altri opuscoli contenenti i tre capitoli su L’avvenire dell’Agricoltura; quindi i due capitoli sulle Piccole industrie e Villaggi industriali; infine, gli ultimi due capitoli: Lavoro manuale e lavoro intellettuale, e Conclusione. Tutti formeranno la serie a cui poniamo nome, traducendo la frase del Kropotkin: Campi, Fabbriche ed Officine.» (ibidem, p. 7) Solo nel 1982 sarebbe stato tradotto e pubblicato per intero Campi, fabbriche, officine dalla casa editrice Antistato di Milano.
3Vedere Fernand Braudel, On History, trans. Sarah Matthews (Chicago: University of Chicago Press, 1983).
4Nota del blog. Ci si riferisce all’opera incompiuta di Walter Benjamin, I “passagges” di Parigi, Einaudi, Torino, 2000, 1218 p.. I passages erano le gallerie commerciali parigine coperte da strutture in ferro e vetro e illuminate a gas. All’interno c’erano ristoranti e negozi che vendevano profumi, gadget e vestiti. Benjamin considerava i passages come una manifestazione del capitalismo dove la merce, così esposta, appariva seducente e attrattiva per la clientela e, al contempo, nascondeva l’alienazione e l’inumanità produttiva. L’autore tedesco descriveva la nascita e l’evoluzione del capitalismo odierno attraverso la storia della Parigi ottocentesca, con i suoi cambiamenti urbani e personaggi più o meno famosi che lì sono nati e/o vissuti. Porton cita questo tema per sottolineare come la storia, secondo Benjamin, non sia una linea retta ma un intreccio di eventi e vite vissute.
5Nota del blog. Chi deve insegnare l’arte letteraria e a chi? L’insegneremo noi ai figli dei contadini o i figli dei contadini l’insegneranno a noi? in Lev Tolstoj, La scuola di Jasnaja Poljana e altri scritti pedagogici. A cura di Ugo Zanrino, Minerva Italica, Bergamo-Milano-Padova-Firenze-Roma-Napoli-Bari-Messina, Settembre 1970, pp. 150-155
6Alan Pinch, Tolstoy on Education: Tolstoy’s Educational Writings 1861–1862 (Rutherford, Madison e Teaneck, N.J.: Farleigh Dickinson University Press, 1982), p. 35. Caryl Emerson afferma in modo provocatorio che, sebbene Tolstoj possa «sostenere l’abolizione della gerarchia… non è significativo come il conte Tolstoj sia ora ai piedi dei contadini. L’asse non è cambiato. Vi è ancora l’onnipresente monologo kto kogo («chi fa cosa a chi») […] ancora incastonato in quello che Bachtin definirebbe un “dialogo pedagogico”: “Chi conosce e possiede la verità istruisce chi ne è ignaro e in errore.”» Sebbene vi sia indubbiamente del vero nella critica di Emerson, essa sembra confondere la pedagogia di Tolstoj con la sua agenda estetica di romanziere. Cfr. Emerson, The Tolstoy Connection in Bakhtin in Gary Saul Morson, Caryl Emerson, Rethinking Bakhtin: Extensions and Challenges (Evanston, Ill.: Northwestern University Press, 1989), p. 152.
7Susan Buck-Morss, The Dialectics of Seeing: Walter Benjamin and the Arcades Project (Cambridge, Mass. and London: MIT Press, 1989), p. 55.
8Ibid., p. 279.
9Nota del blog. È opportuno fare una specifica, seppur succinta. Il metodo proposto da Walter Benjamin nella ricerca storica «libera le immense energie della storia imprigionate nel «c’era una volta» della storiografia classica. La storia, che mostrava la cosa «come è stata veramente», è stata il più forte narcotico del secolo.» (Walter Benjamin, I “passagges”, op. cit., p. 518) L’autore tedesco cita lo storico Von Ranke in quanto quest’ultimo esponeva, nelle sue opere e lezioni all’università, la più rigorosa aderenza possibile alle fonti primarie storiche. La questione della certezza teleologica – una dottrina filosofica secondo cui ogni azione dell’essere umano, sia essa volontaria o involontaria, è orientata verso un fine o uno scopo preciso -, in Von Ranke si manifesta proprio in quel “la storia come è stata veramente.” Non vi è un principio di neutralità e di consultazioni di più fonti in quanto, secondo lo storico tedesco, è «la volontà di Dio all’opera nella Storia» (Jeremy Black, A brief history of history, Indiana University Press, 2023, p. 144-145) e l’utilizzo di questi materiali ha uno scopo politico specifico. Questi passaggi risultano palesi nelle pubblicazioni di Von Ranke sulla Germania e sul modo in cui essa, secondo lo storico vissuto nel periodo bismarckiano (seconda metà dell’Ottocento), sia diventata grande grazie alla guida prussiana. Il fine postulato o desiderato diventa, quindi, la variabile di controllo attraverso cui si interpreta il resto della narrazione.
10Jeffrey Mehlman, Walter Benjamin, for Children: An Essay on His Radio Years (Chicago and London: University of Chicago Press, 1993), p. 25.
11Roland Barthes, The Grain of the Voice: Interviews 1962–1980 (New York: Hill & Wang, 1985), p. 242.
12Marie Fleming, The Anarchist Way to Socialism (Totowa, N.J.: Roman & Littlefield, 1979), p. 195. Nota del blog. In Elisée Reclus, Natura e società. Scritti di geografia sovversiva, a cura di John P. Clark, Eleuthera, Milano, 1999, si riporta questa posizione di Reclus riguardo il «recupero parziale del prodotto collettivo attraverso la riappropriazione personale della quota che spetta ai singoli individui. […] Reclus è convinto che il furto sia un fatto grave, ma secondo lui chi ne rimane vittima dovrebbe prendersela con le istituzioni che hanno elevato il furto a sistema. In una lettera del 1887 scrive che, essendo la proprietà privata un furto, «se per rimettere le cose a posto, qualcuno la tocca, animato da uno spirito di giustizia e di solidarietà, io non ho niente in contrario.» Aggiunge di non avere l’inclinazione «per carattere, per abitudine, per tendenza personale» ad agire in questo modo, ma di non avere il diritto di chiedere agli altri di comportarsi come lui. Ai tanti che restavano sconcertati dai modi da gentiluomo con cui difendeva le attività di quel genere, egli replicava che la loro reazione era ingiustificata. Perché reiterare l’ipocrita condanna della cultura dominante nei confronti degli oppressi che tentano di rendere meno dura la propria condizione attraverso queste pratiche di riappropriazione? La forma davvero ripugnante di ladrocinio è quella praticata dai ricchi e dai potenti, che con risultati molto più consistenti sequestrano il prodotto del lavoro altrui. Il senso di giustizia di Reclus è scosso da un sistema che esalta i grandi e più efficienti ladri additandoli a modelli di virtù e di successo nella vita, mentre condanna alla miseria, al disprezzo e alla galera chi cerca di riprendersi al massimo una piccola percentuale di quello che gli è stato sottratto.»(op. cit., p. 83) Secondo Clark, questo pensiero del furto di Reclus mal coincideva col suo principio di giustizia sociale attraverso un processo collettivo e rischiava di andare verso derive più nichiliste che anarchiche: «se tutto è furto, tutto è inganno e tutto è sfruttamento (dato che noi facciamo parte di sistemi corrotti in cui questi mali sono presenti ovunque) allora «tutto è permesso». Per elevato che sia il criterio morale di Reclus, sotto questo aspetto diventa fautore di una sorta di laissez faire etico che disgraziatamente implica uno sfrenato egoismo al posto della pratica di liberazione sociale da lui auspicata.» (op. cit., p. 84)
13Ratgeb (Raoul Vaneigem), Contributions to the Revolutionary Struggle Intended to be Discussed, Corrected and Principally Put into Practice Without Delay, trans. Paul Sharkey (London: Elephant Editions, 1990), p. 14. Ratgeb osserva che «la riappropriazione individuale dei beni sottratti dallo Stato e dalla classe dei datori di lavoro non fa altro che alimentare il processo di mercificazione, a meno che non si trasformi in un’azione collettiva e porti alla liquidazione totale del sistema.»
14Nota del blog. Ci si riferisce a brevi opere teatrali sperimentali pensate come un atto di studio e educazione politico e sociale per i partecipanti.
15Alex Swerdling, Orwell and the Left (New Haven, Conn. and London: Yale University Press, 1974), p. 20.
16Nota del blog. Conosciuti come Common Core State Standards, indicano il grado di conoscenza della matematica e lingua inglese degli studenti (dall’asilo fino all’ultimo anno di scuola superiore). Tale sistema serve a preparare i giovani per l’università e il mondo del lavoro al termine del loro percorso scolastico.
17Harold Hart ed., Summerhill: For and Against (New York: Hart, 1970), pp. 24, 153.
18Vedere Jonathan Kozol, Death at an Early Age: The Destruction of the Hearts and Minds of Negro Children in the Boston Public Schools (New York: Houghton Mifflin Harcourt, 1967), e Jonathan Kozol, Free Schools (New York: Houghton Mifflin Harcourt, 1972).
19Paul Avrich, The Modern School Movement: Anarchism and Education in the United States (Princeton, N.J.: Princeton University Press, 1980), p. 352.
20Wilder cita sempre questa cifra – difficilmente da verificare -, nelle interviste e nei comunicati stampa. Si veda, ad esempio, la nota di programma relativa a Approaching the Elephant al Festival Internazionale del Cinema di Rotterdam del 2015. Link: https://iffr.com/en/2015/films/approaching-the-elephant.
21Email di Alexander Khost a Richard Porton, 13 Gennaio 2016.
22Matt Zoller Seitz, Approaching the Elephant, Rogerebert.com, 20 Febbraio 2015. Link: https://www.rogerebert.com/reviews/approaching-the-elephant-2014
23Nota del blog. Genere cinematografico che mescola le tecniche della finzione narrativa con l’apparenza della realtà documentaria. Vi si trovano storie inventate o derivanti da eventi reali.
24Nota del blog. Sottogenere documentaristico che si concentra sulla cattura della realtà in modo non intrusivo e il più possibile fedele.
25A. S. Neill, Summerhill (Harmondsworth, U.K.: Penguin, 1968), 115.
26Nota del blog. Come spiegato da Morpheus, Basic Principles of Anarchism, 2003, «gli anarchici credono nell’auto-liberazione. La liberazione degli oppressi può avvenire solo attraverso le azioni degli oppressi stessi (sia individualmente che collettivamente). Chi si trova ai margini della società deve ribellarsi contro chi sta al vertice e rifiutarsi di obbedirgli. Non si può costringere nessuno a essere libero. L’anarchia non può essere creata da un’avanguardia che prende il potere, ma solo attraverso l’auto-liberazione degli oppressi.» Link qui.
27Ibid., p. 62.
28Nota del blog. Strutture scolastiche che godono di un particolare statuto di autonomia, legato a un sistema di finanziamento misto al quale contribuiscono fondi pubblici e privati. Esse, infatti, oltre a donazioni private ricevono finanziamenti pubblici (inferiori rispetto a quelli delle scuole pubbliche) in cambio di un assoggettamento ad un minor numero di regole, leggi e vincoli statutari.
29Joseph Todd, From Deschooling to Unschooling: Rethinking Anarchopeda-gogy after Ivan Illich, in Robert Haworth, Anarchist Pedagogies: Collective Theories,Actions, and Critical Reflections on Education (Oakland, Calif. and Edinburgh: AKPress, 2012), p. 73.
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三十三道中华榫卯,匠心传承【阿木爷爷 Grandpa Amu】

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La laicità dello Stato

Traduzione parziale di Laïque in Encyclopédie anarchiste. Tomo Deuxieme, La Librairie internationale, Parigi,1925-1934, pp. 1178-1181
Presentazione
Qualche giorno fa il sindaco di Catania Enrico Trantino, prima della deposizione del presunto cranio all’interno del busto di Sant’Agata, patrona della città etnea, ha baciato il teschio come “segno di devozione, un gesto di amore per la nostra Santa, che in quel momento ho espresso a nome di tutti quanti i catanesi, pensando che i cittadini potessero apprezzare quel che stavo facendo.”1
Il vespaio di polemiche non si è fatto ovviamente attendere: chi manifesta disgusto, chi crea meme ad hoc e battute facili sull’atto necrofilo, chi presenta la Santa come un simbolo femminista perché disse no a chi voleva riportarla nel mondo pagano e così via. I difensori istituzionali politici del primo cittadino catanese hanno ribadito che l’atto è una manifestazione d’amore e storia per la propria città e i cittadini.
Una scena del genere, al di là che fosse una pratica in voga durante il Medioevo,2 ci riporta in mente una serie di questione che qui, per ragioni di spazio, tratteremo in forma succinta.
Il simbolo del teschio di Sant’Agata, così come altri formato sangue, femori, braccia, costati, bacini etc, rappresenta una delle tante ostentazioni pubbliche del potere – laico e religioso -, spingendo le persone ad agire come vuole la classe dirigente clericale-politica.
Ciò viene confermato dallo storico Peter Brown nel libro Il culto dei santi. L’origine e la diffusione di una nuova religiosità : le reliquie, secondo il culto religioso, sono una forma di mediazione tra Dio e l’uomo attraverso una presenza stabile e costante di tali oggetti. Grazie a esse si assiste a «nuove forme di esercizio del potere, nuovi legami di dipendenza, nuove segrete speranze di protezione e giustizia in un mondo in cambiamento.»3
L’anarchico francese Albert Libertad (pseudonimo di Albert Joseph) definiva tutto questo, e senza mezzi termini, come il culto della carogna, dove «il morto non è solamente un germe di corruzione in seguito alla disgregazione chimica del suo corpo che avvelena l’atmosfera: lo è ancora di più per la consacrazione del passato, per l’immobilizzazione dell’idea ad uno stadio dell’evoluzione. Vivendo, il suo pensiero si sarebbe evoluto, sarebbe andato più avanti. Morto, esso si cristallizza. Ed è esattamente questo il momento che i vivi scelgono per ammirarlo, per santificarlo, per deificarlo. […] I morti ci dirigono; i morti ci comandano, i morti prendono il posto dei vivi […] ostruiscono le città, le strade, le piazze. Li incontriamo in marmo, in pietra, in bronzo; questa iscrizione ci dice la loro nascita, quest’altra la loro dimora. […] II culto dei morti è una delle più grossolane aberrazioni dei vivi. È un residuato delle religioni promettenti il paradiso.»4
La religione, in una società che si definisce laica – e quindi diversa, in linea molto teorica, dai governi teocratici -, accoglie un pubblico estremamente eterogeneo. Ricchi e poveri, padroni e precari-servi, intellettuali e stupidi: una massa così diversa a livello socio-economico ma pronta a raccogliersi quando la religione chiama. Certo, chi vive una condizione disagiata in territori fortemente clientelari e attraversati da quelle che vengono considerate organizzazioni criminali, la preghiera, insieme agli interventi degli enti del terzo settore5 di stampo religioso (cattolico, protestante o musulmano che sia), è l’unica speranza di volere un mondo e futuro diverso.
Se vediamo la questione in generale, e quindi al di là delle sole soggettività marginalizzate o escluse, possiamo dire che la credenza religiosa sia un immaginario collettivo dove le divinità con i santi, le sante e i profeti, fungono da taumaturghi nelle vite delle persone in generale.
Lo stomaco, però, non si riempie solo di belle parole. Occorrono degli atti materiali. Come accennavamo prima, gli enti del terzo settore di stampo religioso (come ad esempio la Caritas) scendono in campo quando lo Stato non riesce e non vuole intervenire nell’aiutare la parte della popolazione povera e impoverita. Così prosperano le mense, i dormitori o social-housing, fino a arrivare al micro-credito6 atto a ripristinare il commercio e dare fiducia al sistema capitalistico.
La domanda che sorge è: chi finanzia tutto questo? Ovviamente la cosiddetta parte ricca, a livello economico, della popolazione. Parliamo in pratica di quella che si divide la torta dei finanziamenti europei o statali, sbatte fuori gli affittuari per seguire il trend economico del momento – affitti a breve termine da destinare al turismo -, e impone prezzi dei beni di prima necessità e non solo tramite la Distribuzione Organizzata.
Secondo i razionalisti liberali, in buona o cattiva fede, la religione, nella società o Stato laico, non viene messa da parte ma ha un ruolo, sempre in linea teorica, subalterna all’entità statale. Il punto però è che di fronte alla pervasività sociale ed economica della religione, quest’ultima ha un rapporto alla pari con le istituzioni politiche e economiche. Non è, come erroneamente si pensa, una degenerazione del potere statale. Tutt’altro. È semplicemente una dimostrazione pratica di come i poteri culturali, sociali, economici siano uniti fra loro e collaborino attivamente nel mantenere privilegi e scale sociali ad hoc. Se dovessimo dirlo in termini anarchici, Stato, Capitale e Religione hanno un rapporto orizzontale dove la funzione di tale relazione è la sacralizzazione e feticizzazione del principio di proprietà e di gerarchia.
Appare così evidente che l’atto compiuto da Trantino nelle vesti di figura istituzionale mostri come il laicismo dello Stato non sia tanto prono ai diktat religiosi cristiani (in questo caso, vista la parte di mondo in cui viviamo) quanto, invece, legato strettamente al potere clericale e capitalistico.
Anche chi pretende di far uscire una figura di un Santo o una Santa dall’alveo religioso solo per attirare persone – soprattutto marginalizzate – dalla propria parte, fa un atto politicamente anti-emancipatorio e dà il fianco a quella società capitalistica desiderosa di mostrarsi “umana” nonostante «semini la morte, con la sua cattiva organizzazione, con la miseria che crea, con la mancanza d’igiene, le privazioni e l’ignoranza di cui soffrono gli individui. Sostenendo una tale società, gli uomini sono dunque la causa della loro stessa sofferenza e, invece di gemere davanti al destino, farebbero meglio a lavorare per migliorare le condizioni di esistenza in modo che la vita umana si sviluppi al suo massimo grado e alla sua massima intensità.»7
La traduzione parziale che presentiamo è tratta dal secondo tomo dell’Encyclopédie anarchiste. Abbiamo preferito usare “Laico, laicità” e non solo “Laico” in quanto nel testo redatto dall’anarchico Barbedette si passi dal parlare del personale laico all’interno delle Chiese alla laicità dello Stato.
Le parti non tradotte si riferiscono a episodi storici legati alla storia della Francia medievale, rinascimentale, illuministica, rivoluzionaria, ottocentesca e inizi del Novecento. Il motivo per non aver tradotto ciò è stato soltanto per evitare di appesantire la lettura e, al contempo, risaltare tutti i punti critici citati dall’estensore della voce.
Laico, laicità
di Lucien Barbedette8
In senso stretto, è laico ogni cristiano che non appartiene alla gerarchia ecclesiastica; da qui il nome di frati laici o laici, dato nei conventi a quegli imbecilli che non ricevono gli ordini sacri e si limitano a svolgere il ruolo di domestici [del clero]. Secondo il diritto canonico, le suore della carità, i fratelli delle scuole cristiane, tutti i monaci non tonsurati,9 così come l’esercito delle monache, rimangono nella categoria dei laici, nonostante gli immensi servizi che rendono al cattolicesimo. Per essere chierico, occorre aver ricevuto almeno gli ordini minori o la tonsura. Quest’ultimo grado non è che un segno di presa di possesso da parte delle autorità ecclesiastiche. Un tempo veniva conferito ai bambini nobili appena usciti dalla culla e destinati al clero. Come gli ordini minori, [l’esser laico] non comporta né il celibato né alcuno degli obblighi assunti dal sacerdote o dal semplice suddiacono.10 Questa condizione, però, evitava i processi presso i tribunali civili e, a volte, faceva ottenere benefici ecclesiastici – diventando persino cardinali.11 Oggi ha importanza solo per i seminaristi abbastanza stupidi o astuti da accettare di diventare docili funzionari del Vaticano.
Il termine laico ha assunto un significato ben diverso; serve a qualificare, ai nostri giorni, qualsiasi persona o cosa che non appartenga alla Chiesa. Pur non essendo sacerdoti, i frati ignoranti, i gesuiti in vestito corto,12 i conversi di ogni ordine, a volte persino i sacrestani pretendono di separarsi dal mondo profano per entrare nella tribù di Levi. Indossando la cuffia e il velo, le donne stesse si immaginano di diventare persone sacre, dimenticando che la Chiesa le ha escluse per sempre dalla sua gerarchia. Infatti, di fronte alla crescente ondata di incredulità popolare, e per lusingare la vanità di fedeli abbastanza sciocchi da servirli, le autorità ecclesiastiche accettano di riservare l’epiteto di laici agli uomini, alle dottrine o alle istituzioni che non traggono ispirazione dalle idee teocratiche. A leggere gli scrittori benpensanti, sembra che laico sia, per loro, sinonimo di criminale o di diabolico; di conseguenza, questo maldestro aggettivo non è più appropriato quando si tratta dei devoti servitori dei signori parroci.
«Quando la Chiesa era onnipotente, essa si era profondamente separata dalla massa popolare e aveva costituito una sorta di società a sé stante, con istituzioni speciali, proprie, e soprattutto non aveva trascurato di concedersi tutti i vantaggi che le sembravano idonei ad assicurare il suo dominio. In origine era stata povera, debole, popolare; diventata potente, cessò di essere liberale e protettrice come un tempo. Non c’è mai stato un governo più avido di potere né più geloso delle proprie prerogative [come la Chiesa]; e invece di rimanere popolare, mantenersi in quell’ambiente sociale fecondo e vivificante, si isolò sempre più, avendo cura di tracciare, per quanto possibile, delle linee di demarcazione tra sé e il popolo; non volle né portare lo stesso nome del popolo, né vivere la stessa vita. Vi è allora la condizione ecclesiastica e la condizione laica, due giurisdizioni, due tipi, se non due nature di beni, i primi con privilegi, i secondi con oneri, ecc. «Ogni laico», recita un antico regolamento, «che incontri per strada un sacerdote o un diacono, gli offrirà il proprio collo come appoggio13; se il laico e il sacerdote sono entrambi a cavallo, il laico si fermerà e saluterà riverentemente il sacerdote; se il sacerdote è a piedi e il laico a cavallo, il laico scenderà e risalirà solo quando l’ecclesiastico sarà a breve distanza, il tutto sotto pena di essere scomunicato per tutto il tempo che piacerà al metropolita.» Bisogna ammettere che la Chiesa e il clero hanno un po’ allentato la morsa da allora, ma non certo di loro spontanea volontà. Re e popoli hanno dovuto lottare successivamente e a turno per sfuggire a quel giogo che per secoli ha oppresso l’Europa nel corpo e nell’anima, in misura inaudita.» (Maurice Lachâtre, Le dictionnaire universel panthéon littéraire et encyclopédie illustrée. Tome Deuxieme, Administration de Librairie, Parigi, 1854, p. 256)
La Chiesa, piena di diffidenza per il semplice fedele, finché era padrona spingeva verso la tirannia, fino al punto di vietare l’insegnamento pubblico a chiunque non fosse chierico; adesso ha bisogno di quei laici tanto disprezzati. Si sa che i re di Francia erano ecclesiasti di Roma per diritto di nascita; chiunque oggi sia ricco o influente riveste la dignità di cameriere del papa o di cavaliere di un ordine romano. La gioventù dorata fornisce barellieri per Lourdes, istruttori per il catechismo, reclutatori volontari per tutte le opere sacerdotali. Così la prelatura riconoscente conferisce a questa schiera di chierichetti i titoli di crociati eucaristici, paggi di Cristo e cavalieri della croce.
Elevati al di sopra del vulgum pecus, questi ausiliari del clero occupano un posto ben definito, di fatto se non di diritto, nella gerarchia levitica che scende, a livelli successivi, dai cardinali ai volgari spioni della sacrestia.
È nel mondo dell’istruzione che la Chiesa si dichiara violentemente ostile allo spirito laico. Comprendendo che le menti adulte e normali non avrebbero potuto accettare il suo assurdo credo, rivendicò ben presto il diritto esclusivo di aprire scuole e istruire i bambini. Poi, una volta che le sue pretese vennero accolte, si guardò bene dal rendere la scienza accessibile al popolo. […]
E l’Università ha sempre dato prova, nei confronti del cattolicesimo, di una tolleranza che rasenta la servilità. Innumerevoli sono i credenti nell’istruzione secondaria e superiore; in tre quarti dei licei, il cappellano è il vero capo dell’istituto: e, per ottenere gli alti gradi accademici, sembra indispensabile frequentare la Chiesa, il Tempio o la Loggia. Chi viola la neutralità scolastica a favore delle idee cristiane è difeso in partenza; ma si perseguita senza tregua il nemico di tutti gli dei, antichi o nuovi che siano. Naturalmente, la morale tradizionale, il patriottismo, i pregiudizi razziali, ecc., fanno parte del corredo della laicità. […]
Nel suo straordinario libro Vers l’éducation humaine. La Laïque contre l’enfant, pubblicato nel 1911, Stephen Mac Say14 aveva perfettamente previsto questa evoluzione. E le sue critiche non hanno perso attualità dopo la tempesta del 1914–1918 – a riprova del fatto che non riguardavano vizi passeggeri, ma le piaghe durature del nostro sistema educativo. Ci sarebbe molto da citare: l’insensatezza dei programmi scolastici, i difetti insormontabili dei metodi pedagogici, gli obiettivi dichiarati o segreti dello Stato educatore.
«I soggetti laici ci sembrano meno incatenati perché, in realtà, lo sono attraverso una moltitudine di catene più sottili. L’enorme catena (comunque ben arrugginita) del cattolicesimo ci stringe maggiormente. Nella scuola cristiana si vede sempre Dio dietro l’uomo, al di là del vincolo del Dovere. Nella scuola laica, una leggera nebbia di dubbio nasconde, a volte, la divinità; ma il vincolo costituito dai molteplici filamenti la asservisce agli stessi oscuri imperativi. E non mi si venga a dire che questo spirito, ancora in vigore nei programmi, è in via di estinzione e che con la religione della causa prima15 scomparirà la «base esterna» (fondata a sua volta sulla fede) della morale. Risponderò che la laicità è consapevole del fatto che «pretendere di piegare il bambino al giogo della disciplina e dell’obbedienza, creare in lui un principio che lo induca ad accettare volontariamente la legge del lavoro e del dovere e non chiedere questa forza alla religione, significa tentare un’impresa impossibile,» che non è irreligiosa, ma religiosa in modo diverso, e che non è colpa sua se l’influenza della religione diminuisce non appena il suo assoluto si umanizza. Man mano che questo punto d’appoggio crolla, si fonda il dogma del Dovere nel cielo ipotetico di una nuova religione e la Patria sarà il primo Dio della decadenza».
E poi quali intuizioni penetranti sul soffocamento sistematico dell’iniziativa nel bambino:
«Il suo povero corpo esuberante è preda di regolamenti e divieti. Si muove solo al comando. Sono le otto. Un fischio. Come uno stormo di passeri che volano, i bambini interrompono i loro giochi. Su due file, la colonna varca la soglia della scuola. Si fa improvvisamente silenzio. Le teste si chinano. Saluto deferente al caporale pedagogo e al tempio scolastico. Gli alunni si fanno strada verso i banchi e, al segnale, si siedono. Docili, almeno in apparenza, all’orario imposto dalla volontà del maestro, si adeguano alle lezioni che, negli stessi giorni, negli stessi momenti, assorbono i loro sforzi. Scrivono a comando, recitano a comando, spostano libri e quaderni a comando. »
Così il bambino di sei anni, molto aperto il primo giorno, sarà chiuso il giorno dopo e completamente spento dopo una settimana di scuola… Non che gli educatori siano sempre da condannare. Stephen Mac Say l’ha ben visto non appena [gli educatori] vogliono ribellarsi alla routine. Essi vengono assaliti da numerose difficoltà: le materie del programma e il controllo dei presidi, degli ispettori, della burocrazia, delle famiglie – generalmente tradizionaliste. Nelle nostre scuole laiche, il margine di manovra individuale sembra singolarmente limitato per l’insegnante; è impossibile impartirvi un’educazione veramente umana. Ma occorrerebbero risorse che non abbiamo per fondarne altre – animate dallo spirito che desideriamo. Non disperiamo tuttavia: è soprattutto dalla nostra inerzia che deriva il trionfo dei nostri avversari.
Note
1Il bacio del Sindaco al teschio di Sant’Agata divide i social: tra devozione, ironia e polemiche–Il bacio del Sindaco al teschio di Sant’Agata divide i social: tra devozione, ironia e polemiche, Catania Today, 18 Luglio 2026. Link
2Nel periodo medievale si pensava che le reliquie corporali dei santi e delle sante compissero miracoli. In Jacques Le Goff e Nicolas Truong, Il corpo nel Medioevo, trad. it. a cura di Fausta Cataldi Villari, Laterza Editori, Roma-Bari, 2005, gli autori scrivono che «il santo medievale possiede anch’egli un potere che passa attraverso il corpo e si rivolge prevalentemente ai corpi. Come scrive Peter Brown, il santo è un «morto anomalo»: il suo cadavere e la sua tomba guariscono i malati che vi si accostano e riescono a toccare parti delle sue spoglie, divenute reliquie corporali, o il suo sepolcro. La sua efficacia si esercita soprattutto nei confronti del corpo: guarigione delle malattie, risanamento degli storpi e in particolare dei corpi deboli e a rischio, come quelli di bambini appena nati, partorienti, vecchi.» (op. cit., p. 130)
3Peter Brown, Il culto dei santi. L’origine e la diffusione di una nuova religiosità, trad. it. a cura di Luciana Repici Cambiano, Einaudi, Torino, 1983, p. 22
4Albert Libertad, Il culto della carogna e altri testi tratti da l’Anarchie, trad. it. Melina Di Marca, Edizioni Anarchismo, Catania, Marzo 1981, pp. 13-15
5Gli enti del terzo settore sono delle organizzazioni senza scopo di lucro che perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale nell’interesse generale. In Italia sono state normate dal decreto legislativo n. 117 del 2017.
7Albert Libertad, op. cit., p. 18
8Lucien Barbedette, nato nel 1890, conseguì la maturità a ventitré anni e poi una laurea in lettere e filosofia e una in scienze naturali. Nel 1919 fu nominato professore al liceo di Luxeuil-les-Bains (Haute-Saône); lì insegnava filosofia e storia e, se necessario, anche greco e latino. Antoine Perrier, che lo conobbe negli anni 1923-1925, lo descrisse così: «di bassa statura, ulteriormente rimpicciolita da un semplice mantello che arrivava quasi a terra e da un cappello a bombetta calato su una testa illuminata da piccoli occhi vivaci, dietro grossi occhiali, e prolungata da una lunga barba fulva.» Eccellente pedagogo, «possedeva l’arte di insegnare e sapeva suscitare l’interesse dei suoi allievi», disse uno di questi su di lui. Nella conduzione delle sue lezioni non vi era nulla di dogmatico e queste erano impartite attraverso una conversazione amichevole; gli argomenti trattati venivano presentati sotto diversi aspetti e gli allievi, pochi, è vero, a quell’epoca in un corso di filosofia – una decina al massimo –, erano invitati a discuterne. Nel 1925 era membro, insieme ad altri anarchici – tra cui L. Rimbault e V. Spielman – del consiglio di amministrazione dell’associazione Les Compagnons de la pensée, i cui presidenti erano Han Ryner e J. H. Rosny, e che pubblicava il mensile La Houle (Lione, 1926-1928), dedicato essenzialmente alla difesa degli intellettuali di lingua francese. All’inizio degli anni ’30 Lucien Barbedette era membro onorario dell’Union des Intellectuels Pacifistes (UIP), il cui presidente era Gérard de Lacaze-Duthiers, la vicepresidente Lucie Caradek e il segretario Louis Fillet. L’UIP pubblicò il giornale La Clameur (almeno 14 numeri dal novembre 1932 all’aprile 1936), il cui responsabile era René de Sanzy. Barbedette morì a causa di una crisi cardiaca nel 1942. Fonte principale: Les Anarchistes, dictionnaire biographique du mouvement libertaire francophone, Atelier/Éditions ouvrières, Ivry-sur-Seine, 2014, voce Lucien Barbedette.
11Nota del blog. L’autore si riferisce a quel ruolo che, prima della riforma del codice canonico del 1917, veniva chiamato cardinale laico. Questo ruolo prevedeva il ricevimento degli ordini minori, ovvero che potevano svolgere servizi per la Chiesa ma senza l’ordinazione sacramentale dei preti e vescovi. Il ruolo di “cardinale laico,” quindi, era per ribadire, a livello pubblico o di una comunità di credenti, una posizione di potere e prestigio.
12Nota del blog. Definizione francese antica con cui si definivano i laici affiliati ai gesuiti.
13Nota del blog. Il laico doveva salutare per primo e col capo chino il sacerdote.
14Nota del blog. Anarchico e docente francese, Mac Say collaborò con diversi giornali anarchici. I suoi scritti principali riguardavano l’educazione, la salute e la difesa degli animali.
15Nota del blog. Per giustificare l’esistenza di Dio, Tommaso d’Aquino riprese ne Le cinque vie per dimostrare l’esistenza di Dio la Fisica di Aristotele. Per il teologo cristiano, «la seconda via parte dalla nozione di causa efficiente. Troviamo nel mondo sensibile che vi è un ordine tra le cause efficienti, ma non si trova, ed è impossibile, che una cosa sia causa efficiente di se medesima; ché altrimenti sarebbe prima di se stessa, cosa inconcepibile. Ora, un processo all’infinito nelle cause efficienti è assurdo. Perché in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell’intermedia, e l’intermedia è causa dell’ultima, siano molte le intermedie o una sola; ora, eliminata la causa è tolto anche l’effetto: se dunque nell’ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neppure l’ultima, né l’intermedia. Ma procedere all’infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente; e così non avremo neppure l’effetto ultimo, né le cause intermedie: ciò che evidentemente è falso. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.» (La Somma Teologica, I, q. 2, trad. it. a cura dei Domenicani italiani, edizione Adriano Salani, Città di Castello, 1964) Mac Say riprende questo concetto per ribadire come la religione cristiana non metta in discussione la laicità dello Stato – quest’ultima basata a sua volta su un atto di fede religioso.
Grosse Ehre der USKA durch die ETH Zürich
Seit Dezember 2025 ist das HBradio ein fester Bestandteil der E-Periodica in der ETH-Bibliothek.
Nach rund 2-jähriger Vorarbeit war die ETH überzeugt, dass die Qualität des HBradio die hohen Ansprüche der Hochschule erfüllt. Das bedeutet eine grosse Ehre für die USKA, für ihr reichhaltiges Wissen und auch dasjenige ihrer Mitglieder. Nun wird dieses Wissen weltweit für jedermann kostenlos zugänglich gemacht.
Das HBradio ist ab Nr. 1/2008 bis 3/2026 im Tiff-Format aufgeschaltet; es können einzelne Seiten oder ganze Hefte heruntergeladen und wenn gewünscht ausgedruckt werden. Das neueste Heft bleibt jeweils für einen Monat gesperrt und ist in dieser Zeit nur für USKA-Mitglieder über www.uska.ch zugänglich.
Der Hefte des old man (1932 – 2007) ist in der E-Periodica nicht verfügbar, da wohl alle Hefte gescannt sind, deren Qualität aber nicht ausreichend ist. Für Interessenten sind sämtliche Hefte des old man im sog. USB-History-Stick enthalten, der im USKA-FanShop für CHF 48 Franken bei shop@uska.ch bezogen werden kann.
Dieser USB-Stick enthält zusätzlich zum old man auch sämtliche Hefte des HBradio; ist also ein Nachschlagewerk über mehr als 90 Jahre USKA-Geschichte.
Published: HB9HGH 2026-08-21 18:33:22
GNU Taler news: Book chapter on Taler as sCBDC technology published
Artemis Mission Patches

GNUnet News: GNUnet 0.29.0
GNUnet 0.29.0 released
We are pleased to announce the release of GNUnet 0.29.0.
GNUnet is an alternative network stack for building secure, decentralized and
privacy-preserving distributed applications.
Our goal is to replace the old insecure Internet protocol stack.
Starting from an application for secure publication of files, it has grown to
include all kinds of basic protocol components and applications towards the
creation of a GNU internet.
This is a new major release. The release addresses a couple of regressions and general instability of the transport subsystem. Major versions may break protocol compatibility with the 0.28.X versions. Please be aware that Git master is thus henceforth (and has been for a while) INCOMPATIBLE with the 0.28.X GNUnet network, and interactions between old and new peers will result in issues. In terms of usability, users should be aware that there are still a number of known open issues in particular with respect to ease of use, but also some critical privacy issues especially for mobile users. Also, the nascent network is tiny and thus unlikely to provide good anonymity or extensive amounts of interesting information. As a result, the 0.29.0 release is still only suitable for early adopters with some reasonable pain tolerance .
Download links
- gnunet-0.29.0.tar.gz ( signature )
- There are known moderate implementation limitations in CADET that negatively impact performance.
- There are known moderate design issues in FS that also impact usability and performance.
- There are minor implementation limitations in SET that create unnecessary attack surface for availability.
- The RPS subsystem remains experimental.
The GPG key used to sign is: 3D11063C10F98D14BD24D1470B0998EF86F59B6A
Note that due to mirror synchronization, not all links might be functional early after the release. For direct access try http://ftp.gnu.org/gnu/gnunet/
Changes
A detailed list of changes can be found in the git log, the NEWS.
Known Issues
In addition to this list, you may also want to consult our bug tracker at bugs.gnunet.org which lists about 190 more specific issues.
Thanks
This release was the work of many people. The following people contributed code and were thus easily identified: Christian Grothoff, Florian Dold, TheJackiMonster, and Martin Schanzenbach.
Ancient Milky Way Merger

NASA's B777 Gets New Coat of Paint

Sulla repressione a seguito del triplice attacco coordinato contro le abitazioni di esponenti del partito di governo Nea Dīmokratia, sulla riapertura del cosiddetto caso Marfin e oltre
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The tarball is signed and you can get the PGP signature at
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GNU poke (http://www.j ... rch.net/poke) is an interactive, extensible
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as bits and bytes, it provides a full-fledged procedural,
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structures and to operate on them.
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User interface updates
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Poke Language updates
- Floating-point arithmetic is now supported on uint<32>/uint<64> types.
uint<32> will be interpreted as a single-precision floating-point number
and uint<64> will be interpreted as a double-precision floating-point
number as defined per the IEEE 754 standard.
The following expressions are now supported:
- Addition: a .+ b
- Subtraction: a .- b
- Multiplication: a .* b
- Division: a ./ b
- Ceil-devision: a ./^ b
- Exponentiation: a .** b
- Remainder: a .% b
- Post-increment: a.++
- Pre-increment: .++a
- Post-decrement: a.--
- Pre-decrement: .--a
- Negation: .-a
- Less-than: a .< b
- Less-than-or-equal-to: a .<= b
- Greater-than: a .> b
- Greater-than-or-equal-to: a .>= b
- Equal-to: a .== b
- Not-equal-to: a .!= b
Poke Runtime updates
- Thanks to the great work of David Faust, poke now supports reactive IO
spaces! Extent of a PVM value mapped in a given IO space will be tracked
and values will be re-mapped only if a write happens in their extent; which
is a big performance win for read-intense programs.
- A bunch of undefined behavior (UB) releated to left-shifts has been fixed.
- Improved human-readable message of E_conv exception when verifying
length/size of an array with dynamic bound(s) to help the user to
understand the mistake.
Poke compiler updates
- Now poke can properly handle writes to nested integral struct/unions
fields. Previously write to nested fields of integral structs did not
materialize in IO space.
Standard Poke Library updates
- Closure's pretty printer now adds closure's name (identifier) to output.
- Two new functions to calculate square root of single and double precision
floating point numbers: sqrtf and sqrtd.
They accept uint<32> and uint<64> respectively as the IEEE 754 single and
double precision floating-point numbers.
libpoke updates
- Version of DSO is bumped to 2.0.0, and from this release onward, we try
to not break the ABI, and bump the version components according to the
libtool's recommendation (when needed).
- To be able to keep the ABI backward-compatibility promise, all public APIs
are now accepting either pk_compiler or pk_val. This is the first step
toward removing global state from libpoke to be able to have multiple
instances of libpoke in a single process (and also to be able to accomplish
thread-safety). We're not there yet, but we'll be there some day (hopefully
soon)!
IO subsystem updates
- IOS_F_TRUNCATE has been re-introduced (it was removed after release of
poke 1.0 by the rationale that it's not that useful of a flag. Turns
out it's quite useful to start from an empty file when assembling binary
files from scratch using poke.
Pickles updates
- Improved ustar pickle and add tests. Method get_last_mod_time has been
fixed and the following methods has been added:
get_{file,owner_user,group}_name.
- Improved time pickle to print date and time properly (zero-padded), and
also add ptime_str function to get date/time information as a string.
Platform supports
- We tried to improve MinGW compilation situation by importing more Gnulib
modules, but we still cannot have poke executable for MinGW platform.
Help is very much appreciated in this area!
Documentation updates
- Thanks to people who actually read the reference manual, this release
includes a bunch of corrections to the documentation! Cheers to them!
Happy poking!
Mohammad-Reza Nabipoor
La rara intervista a Calderone i quattro ragazzi uccisi da Santapaola

Calderone racconta di aver trovato i ragazzi legati all’interno di una stalla nella tenuta di Francesco Scinardo, a Mazzarino. Dopo l’arrivo di Salvatore “Turi” Santapaola, riconosciuto dai prigionieri, sarebbe prevalsa la decisione di eliminarli. Uno dei ragazzi aveva appena dodici anni ed era così piccolo da non arrivare al finestrino dell’automobile.
Nell’intervista Calderone ammette la propria partecipazione, racconta di aver tentato inutilmente di impedire il delitto e descrive il peso portato per dieci anni prima di confessare tutto a Giovanni Falcone. Una testimonianza drammatica che pone anche un interrogativo sul significato del pentimento e sulla differenza tra ravvedimento personale e collaborazione con la giustizia.
Cosa troverai in questo video:
• L’ingresso di Nitto Santapaola nella famiglia mafiosa di Catania
• Il rapporto tra Santapaola e i fratelli Giuseppe e Antonino Calderone
• La testimonianza di Calderone al Maxiprocesso Ter
• Il sequestro dei quattro ragazzini di San Cristoforo
• Il racconto della notte trascorsa nella tenuta di Mazzarino
• La decisione di uccidere i ragazzi dopo il riconoscimento di Turi Santapaola
• L’ammissione delle responsabilità da parte di Antonino Calderone
• La confessione resa a Giovanni Falcone
• Il rapporto tra Calderone e il magistrato
• La reazione del collaboratore di giustizia alla strage di Capaci
• La distinzione tra pentimento e collaborazione con la giustizia
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• Questo video è frutto di ricerca giornalistica e utilizza solo fonti pubbliche e accessibili.
• Alcune immagini o brevi spezzoni video sono riprodotti per finalità di cronaca, critica, commento o informazione ai sensi dell'art. 70 LDA.
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• Non vengono promossi comportamenti contrari alla legge.
• Questo contenuto NON costituisce pubblicità né contiene contenuti sponsorizzati.
Impostare il firewall con Fail2Ban
- Versione: 1.1.1
- Maggiori informazioni qui
- Howto (wiki)
- Manuale
Fail2ban ispeziona i log file (ad es. /var/log/apache/error_log) e banna IPs che mostrano un comportamento sospetto -- troppe password sbagliate, tentativi di exploits, etc. Generalmente Fail2Ban è quindi usato per aggiornare le regole del firewall al fine di rigettare gli indirizzi IP durante un intervallo di tempo settabile, benchè ogni altra azione (come l'invio di una mail di notifica) può anche altresì essere impostata. Tra le altre cose Fail2Ban mette a disposizione dei filtri per diversi servizi come apache, courier, ssh, etc.
Mostrerò brevemente come installare e configurare fail2ban per rigettare le connessioni di IP sospetti, specialmente quelli riguardanti la patch qmail-dnsrbl. Ciò evita di essere bannati noi stessi da spamhaus, che è gratuito solo fino a 100.000 query al giorno.
fail2ban richiede che si abbia un firewall come nftables o iptables attivo.
Changelog
- Aug 16, 2026
- Fail2Ban upgraded to v. 1.1.1 (changelog) - Nov 8, 2025
- qmailadmin log file is now /home/vpopmail/log/qmailadmin-auth.log - Mar 14, 2025
- dovecot filter updated for dovecot 2.4
Stinky SURPRISE!! Funny FART Prank in NEW York!

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Teto Bluetooth Speaker con pezzi di recupero - Prima Parte con xTool M2 Laser Printer

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01:21 - Unboxing xTool M2
04:19 - Installazione del modulo laser da 20W
04:52 - Prima calibrazione e configurazione Wi-Fi
06:23 - Preparazione della testina di stampa Inkjet
07:22 - Preparazione del legno e setup del software
09:32 - Stampa Inkjet e taglio laser su legno
10:39 - Test sensore anticollisione
14:46 - Assemblaggio del pannello altoparlante
15:13 - Creazione di sticker personalizzati
17:15 - Creazione di action figure in legno
18:02 - Incisione laser su oggetti cilindrici (Valvola)
18:35 - Conclusioni e saluti finali
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Notfunk in Kolumbien: Bitte Frequenzen freihalten!
Nach dem schweren Erdbeben in Kolumbien sichern Funkamateure die Notfallkommunikation. Die IARU bittet weltweit um Funkdisziplin.
Weil die kommerzielle Mobilfunk- und Datennetze in den betroffenen Regionen sofort zusammenbrachen, übernahmen Funkamateurinnen und Funkamateure die lebenswichtige Verbindung für Rettungsorganisationen in Kolumbien.
Relaisstationen mit Solarpanels
Faber Mosquera, HK6F, Notfunkkoordinator der Liga Colombiana de Radioaficionados (LCRA), koordiniert den Einsatz landesweit. Freiwillige der Liga Radio Quindío stiegen auf den 3600 Meter hohen Cerro Campanario, um Relaisstationen mit Solarpanels und Akkus wieder in Betrieb zu nehmen. Dieser Standort versorgt den Amateurfunk und die regionalen Katastrophenschutzbehörden.
Manuelle Umschaltung
Mitglieder der Asociación de Radioaficionados del Eje Cafetero waren während der Erdstösse direkt an ihrer Relaisstation vor Ort. Weil die Notstromautomatik versagte, schalteten die Techniker das Aggregat manuell zu. Nach 15 Minuten liefen die eigenen Relais sowie die Funktechnik der Partnerorganisationen wieder.
«Unverzichtbare Arbeit»
Carlos Alberto Santamaria González, CO2JC, Notfunkkoordinator der IARU-Region 2, lobt den Einsatz: «Die kolumbianische Amateurfunkgemeinschaft leistet unverzichtbare Arbeit. Sie stellt ihre Kommunikationssysteme und personellen Ressourcen für Rettung, Bergung und Personensuche bereit.»
Die IARU-Region 2 bittet Funkamateur/-innen weltweit, die folgenden Notfunkfrequenzen zwingend freizuhalten:
(3985 kHz)
7060 kHz
(7240 kHz)
(7275 kHz)
14300 kHz
21360 kHz
(sowie lokal 146.520 MHz).
Published: HB9HGH 2026-08-16 15:13:48
FreeBSD 14.5-BETA2 Available
Son of a BEE STING! 🐝💨 #shorts #funny #fartprank

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BUON FERRAGOSTO!...
Nasce “Le Avventure di Aippy”, la nuova collana educativa di AIP Edizioni
L’Associazione Italiana Prepper è lieta di annunciare l’uscita di “Le Avventure di Aippy – Il Grande Blackout”, il primo volume della nuova collana editoriale dedicata alla preparazione alle emergenze per bambini in vendita su Amazon.
Pensata per accompagnare i più giovani alla scoperta della sicurezza e della resilienza con un linguaggio semplice, positivo e mai allarmistico, la collana ha come protagonista Aippy, una simpatica aquila esploratrice che, insieme ai suoi amici, aiuta i bambini a comprendere come affrontare piccoli e grandi imprevisti quotidiani.
Nel primo volume, dedicato al blackout domestico, i giovani lettori imparano l’importanza di mantenere la calma, cercare una fonte di luce sicura, risparmiare energia, comunicare correttamente e aiutare chi si trova in difficoltà.
Il libro unisce racconto, illustrazioni, missioni, giochi, tavole da colorare e attività da realizzare con un adulto. Non si limita quindi a trasmettere nozioni, ma coinvolge attivamente i bambini, stimolando osservazione, autonomia, capacità decisionale e collaborazione familiare.
Con “Le Avventure di Aippy”, AIP Edizioni inaugura un progetto educativo più ampio, pensato per avvicinare bambini, famiglie, scuole e gruppi educativi ai temi della prevenzione e della preparazione consapevole.
Perché essere preparati non significa avere paura, ma imparare ad affrontare ogni situazione con maggiore calma, sicurezza e responsabilità.
L'articolo Nasce “Le Avventure di Aippy”, la nuova collana educativa di AIP Edizioni proviene da Associazione Italiana Preppers.
Idea Luminosa con xTool M2

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Total Solar Eclipse in Sunflower Field

Retevis RM15: 6 Watt, IP68 e GALLEGGIANTE! Ma si può usare in Italia?

È una radio da 6 Watt, con 88 canali, certificazione IP68, batteria da 2000 mAh e soprattutto una caratteristica molto interessante: galleggia in acqua!
Durante il video vediamo da vicino la radio, le sue caratteristiche, la qualità costruttiva, le funzioni e parliamo anche della normativa italiana relativa all’utilizzo delle VHF marittime.
⚠️ ATTENZIONE: questa è una VHF marittima e non una PMR446. L’utilizzo in Italia è soggetto alla normativa relativa al servizio radioelettrico marittimo e alle autorizzazioni previste.
Link al prodotto RM15: https://s.click.aliexpress.com/e/_c4bFxCP5
Link al negozio RETEVIS: https://www.aliexpress.com/store/1100693560/pages/all-items.html?
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Deploying IPv6-first EKS on AWS: What Still Doesn't Work, and What It Saves
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Politiche antimigratorie nell’Argentina di Milei

Traduzione degli articoli
– Argentina endurece su ley migratoria: Milei expulsará y prohibirá la entrada a quienes “agravien” al país
–Expulsiones exprés: alerta migrante ante el DNU 681
Il presidente dell’Argentina, Javier Milei, ha vietato, con un decreto legge, l’ingresso nel Paese agli stranieri che abbiano offeso gli argentini, nonché la loro espulsione qualora si trovino già sul territorio.
Il Governo argentino prosegue la sua denuncia contro una presunta campagna “anti-Argentina” dopo i Mondiali di calcio di quest’anno. Il decreto, pubblicato questo giovedì (30 Luglio, ndt) sul Bollettino Ufficiale, modifica la Ley de Migraciones (trad.: Legge sull’Immigrazione) e introduce nuovi articoli per negare l’ingresso nel territorio argentino e revocare i permessi di soggiorno già concessi.
In questo provvedimento il Governo afferma che negli ultimi tempi «sono aumentati considerevolmente i messaggi di odio e gli atti di ostilità e disprezzo rivolti specificamente contro il popolo argentino, la sua cultura e la sua identità nazionale». Aggiunge che tali comportamenti rappresentano «un rischio per tutti gli argentini» e incidono «sulle condizioni di convivenza armoniosa e di pace sociale.»
L’Esecutivo chiarisce che «in nessun caso potranno rientrare» in queste disposizioni «quelle espressioni di dissenso ideologico o di critica politica, accademica o civica che costituiscano un legittimo esercizio dei diritti sanciti dalla Costituzione». Poche ore prima della pubblicazione del decreto, l’Ufficio del Presidente ha diffuso un comunicato in cui sottolineava che «la difesa della nazione, dei suoi cittadini e dei suoi simboli non è negoziabile».
Milei insiste su una presunta campagna «anti-Argentina»
«Chi attacca la Repubblica Argentina non è benvenuto nel nostro Paese», ha affermato il governo di Milei. Questa decisione fa seguito alle denunce dello stesso esecutivo riguardo una presunta «campagna anti-Argentina» scaturita dalle critiche formulate sui social network dopo la finale dei Mondiali, in cui l’Argentina ha perso contro la Spagna.
Milei ha affermato che lo scorso 26 Luglio il governo brasiliano avrebbe finanziato parte di questa presunta campagna, con l’appoggio del Messico e del Partito Democratico degli Stati Uniti. La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha negato l’esistenza di una campagna del suo governo contro l’Argentina.
Mercoledì (29 Luglio, ndt) il ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno ha citato, nell’ambito di questa presunta campagna, i post di personaggi quali la cantante spagnola Rosalía, giunta oggi (30 Luglio, ndt) a Buenos Aires per iniziare il tour di concerti in Argentina, e gli attori Samuel L. Jackson e Javier Bardem. Le critiche diffuse sui social da parte di questi personaggi, che l’algoritmo ha contribuito a rendere virali, erano incentrate sulle accuse di razzismo e presunti favori arbitrali a favore dell’Argentina durante i Mondiali.
Analisi e impatto della Ley de Migraciones
Il Governo, tramite il Decreto de Necesidad y Urgencia (trad.: Decreto di Necessità e Urgenza (DNU)) n. 681/2026, ha modificato in modo sostanziale la Ley de Migraciones n. 25.871. La nuova normativa autorizza la Dirección Nacional de Migraciones (trad.: Direzione Nazionale delle Migrazioni (DNM)) a revocare i permessi di soggiorno ed espellere dal Paese i cittadini stranieri accusati di incitamento all’odio o di aver offeso i simboli nazionali. La normativa ha suscitato una reazione immediata e uno stato di allerta presso le comunità di migranti e le organizzazioni per i diritti umani – che mettono in guardia contro la discrezionalità, l’incostituzionalità e l’uso politico della misura.
ANRed ha parlato con Iber Mamani, esponente di spicco della comunità boliviana in ambito migratorio, e con il dottor Acosta, avvocato penalista con studio a Villa Celina, una delle zone con la maggiore concentrazione di popolazione migrante dell’area metropolitana [di Buenos Aires].
Il migrante come «carne da cannone» e il bavaglio istituzionale
Da una prospettiva territoriale, Iber Mamani ha sottolineato che l’attuazione del decreto genera uno stato di vulnerabilità e incertezza tra le persone migranti. Secondo lui, il presidente Javier Milei «sta sfruttando la campagna anti-argentina per far credere di essere un difensore della patria, ma allo stesso tempo si contraddice quando promuove una legge per l’extranjerización1 delle terre».
Per il militante sociale, la misura va oltre la presunta tutela della sovranità e il decreto d’urgenza viene utilizzato per stigmatizzare le comunità, usandoli come «carne da cannone» di fronte all’erosione politica e sociale del governo. «Tra gli obiettivi di questo decreto vi è quello di mettere un bavaglio a quanti di noi militano per i diritti umani e denunciano il vero razzismo e la xenofobia presente in Argentina», ha affermato Mamani.
Ambiguità giuridica: il pericolo della libera interpretazione
L’inquietudine a livello territoriale su chi e come verrà applicata la nuova normativa trova eco nell’analisi giuridica. Il dott. Acosta ha avvertito della mancanza di precisione tecnica nella stesura del testo ufficiale. «La legge, con questa modifica, non specifica azioni particolari e lascia che tale criterio sia lasciato all’interpretazione della DNM e, eventualmente, dei giudici,» ha spiegato.
Riguardo al peso che la DNM acquisisce con questa norma, il giurista ha precisato: «Sì, il DNU intende dare lo status di sentenza definitiva alle deliberazioni dell’ente preposto per la migrazione. Ma la legge ci fornisce gli strumenti per esercitare la nostra difesa, poiché potremmo trovarci di fronte a un errore dell’autorità migratoria e chiederne quindi la revisione.»
Di fronte a un’accusa formale, l’autorità valuterà se la condotta dello straniero rientri nella definizione di «odio», un termine ampio che comprende concetti quali avversione, disprezzo o fobia, secondo quanto stabilito dalla RAE (Real Academia Española). Per quanto riguarda l’oltraggio ai simboli nazionali, il penalista ha chiarito che non si tratta di un reato nuovo nell’ordinamento giuridico: «L’articolo 222 del Codice Penale argentino prevede già una pena detentiva da 1 a 4 anni per chi offende la bandiera; semplicemente ora viene applicato alla legge sull’immigrazione tramite il DNU».
Giusto processo, difesa e incostituzionalità
Di fronte alla possibilità che lo Stato applichi sanzioni amministrative ed espella le persone dal Paese, Acosta ha rassicurato che le garanzie del giusto processo rimangono in vigore. In caso di una notifica, lo straniero ha il diritto di conoscere nei dettagli l’accusa — data, ora e azione specifica — per esercitare la propria difesa, poiché spetta allo Stato l’onere della prova.
«Gli strumenti che la legge continua a fornirci sono gli stessi: la presentazione di un ricorso gerarchico o diretto2 al DNM e, eventualmente, la richiesta di revisione giudiziaria», ha spiegato. Un punto chiave per rassicurare le comunità è che l’espulsione non diventa automaticamente definitiva: la presentazione di un ricorso sospende la decisione della DNM fino alla sua risoluzione definitiva.
Sebbene l’avvocato abbia respinto l’ipotesi che il decreto violi la libertà di espressione — dato che esclude esplicitamente la critica dei cittadini e il dissenso ideologico —, ha sottolineato che questa è la principale strategia di difesa legale nel ricorso di incostituzionalità presentato contro il DNU. «Vi è una posizione quasi unanime di costituzionalisti e avvocati difensori secondo cui non vi era né la necessità né l’urgenza tali da giustificare l’emanazione di un decreto del genere. Questa legge non segue l’iter previsto dalla nostra Costituzione, ovvero attraverso il Congresso», ha concluso.
La resistenza continua: dai quartieri ai tribunali internazionali
Di fronte all’entrata in vigore della nuova norma, la risposta sul territorio si articola come la continuazione di un piano di lotta preesistente. Mamani ha spiegato che la resistenza comunitaria si sta costruendo «giorno dopo giorno con l’impegno militante» a partire dalla condanna del decreto 366/2025 – normativa che ha dato il via alle modifiche restrittive della Ley de Migraciones.
Di fronte a questo nuovo attacco istituzionale, le organizzazioni hanno deciso di mantenere e rafforzare il proprio piano d’azione su due fronti simultanei.
A livello locale, hanno intensificato le politiche di informazione, consulenza e accompagnamento nelle procedure di regolarizzazione attraverso il sistema RaDEx.3
A livello internazionale, hanno riattivato le rivendicazioni presentando denunce, richieste di relazioni e istanze di audizioni dinanzi agli organismi internazionali per i diritti umani, in attesa di una presa di posizione ufficiale che fermi le misure attuate dall’Esecutivo.
Note del blog
1È un processo socio-economico dove i beni o le risorse di un paese passano sotto il controllo o la proprietà di entità straniere. Questi beni possono includere imprese, terreni, risorse naturali, immobili e altro ancora. Tale processo si può manifestare in vari modi come l’acquisizione di imprese locali da parte di società straniere, l’acquisto di terreni da parte di investitori stranieri o lo sfruttamento delle risorse naturali da parte di aziende internazionali.
2Impugnazione di un qualsiasi atto amministrativo dinanzi all’organo superiore gerarchico dell’autorità che lo ha emanato.
3Il RaDEx (Radicación a Distancia de Extranjeros) è il sistema utilizzato dalla Dirección Nacional de Migraciones argentino che permette agli stranieri di iniziare le pratiche per la residenza temporanea o permanente nel Paese sudamericano.
Nuove edizioni disponibili: “Lo Stato e il suo ruolo storico” di Pëtr Kropotkin e “La dimensione anarchica” di Alfredo M. Bonanno (Edizioni Anarchismo, luglio 2026)
Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft da parte di Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione (Montreal, Canada, 5 agosto 2026)
NIST National Construction Safety Team Advisory Committee Meeting Scheduled for Sept. 23 and 24, 2026
Perseids Meteor Shower

Il Nera scorre ma non dimentica. Continuiamo a parlare di Sara e Sandro (Gavelli, 23 agosto 2026)
Planned Maintenance on Saturday, 22 August 2026 – Some Services Unavailable
Planned Maintenance on Saturday, 22 August 2026 – Some Services Unavailable
榫卯工艺制作一把非常结实的木梳 #woodworking

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2026 Total Solar Eclipse in Spain

wdiff @ Savannah: wdiff-1.2.3 released [stable]
This is to announce wdiff-1.2.3, a stable release.
There have been 29 commits by 2 people in the 637 weeks since 1.2.2.
See the NEWS below for a brief summary.
Thanks to everyone who has contributed!
The following people contributed changes to this release:
Bob Proulx (6)
Simon Josefsson (23)
Happy Hacking,
Simon [on behalf of the wdiff maintainers]
==================================================================
Here is the GNU wdiff home page:
https://www.gnu.org/software/wdiff/
Manual:
https://www.gnu.org/software/wdiff/manual/
https://www.gnu.org/software/wdiff/manual/wdiff.html - HTML format
https://www.gnu.org/software/wdiff/manual/wdiff.pdf - PDF format
Here are the compressed sources and a GPG detached signature:
https://ftp.gnu.org/gnu/wdiff/wdiff-1.2.3.tar.gz
https://ftp.gnu.org/gnu/wdiff/wdiff-1.2.3.tar.gz.sig
Here is minimal source-only "git archive" sources:
https://ftp.gnu.org/gnu/wdiff/wdiff-v1.2.3-src.tar.gz
https://ftp.gnu.org/gnu/wdiff/wdiff-v1.2.3-src.tar.gz.sig
Use a mirror for higher download bandwidth:
https://www.gnu.org/order/ftp.html
Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:
File: wdiff-1.2.3.tar.gz
SHA256 sum: 29a4457eb0ed35c902e6732d71f25e1d6c7fe7fa0eda0fb6c371ed6779b49fd6
SHA3-256 sum: 2f558fe6b7a69524f29d266c4018c80a10135cef2e4a53ae3c2944c1fc12c95d
File: wdiff-v1.2.3-src.tar.gz
SHA256 sum: dc29d8f530471b9a8935413dca32e45848363f6e58888fc7307f5f052b8fb827
SHA3-256 sum: 4db1f41eda5e1525f3ced491af1fc1ad094cc21c209e789d12a1ea8f611be24e
Verify the SHA256 checksum with either sha256sum, sha256, or
'shasum -a 256'.
Verify the SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 -l 256 --base64'
from coreutils-9.8.
Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact. First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball. Then, run a command like this:
gpg --verify wdiff-1.2.3.tar.gz.sig
The signature should match the fingerprint of the following key:
pub ed25519 2019-03-20 [SC]
B1D2 BD13 75BE CB78 4CF4 F8C4 D73C F638 C53C 06BE
uid Simon Josefsson <simon@josefsson.org>
If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.
gpg --locate-external-key simon@josefsson.org
gpg --recv-keys 51722B08FE4745A2
wget -q -O- 'https://savannah.gnu.org/project/release-gpgkeys.php?group=wdiff&download=1' | gpg --import -
As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:
wget -q https://ftp.gnu.org/gnu/gnu-keyring.gpg
gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify wdiff-1.2.3.tar.gz.sig
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用古老的工艺制作摔不烂的木梳,材料和纹路是关键【阿木爷爷 Grandpa Amu】

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Sjoerd Wolthers Appointed Chief Technology Officer
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poke @ Savannah: GNU poke 4.90 pre-release is available
GNU poke (http://www.j ... rch.net/poke) is an interactive, extensible
editor for binary data. Not limited to editing basic entities such
as bits and bytes, it provides a full-fledged procedural,
interactive programming language designed to describe data
structures and to operate on them.
GNU poke 4.90 pre-release is now available at
https://alpha.gnu ... /poke-4.90.tar.gz
The tarball is signed and you can get the PGP signature at
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pre-release, and the subsequent needed additional pre-releases.
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Mohammad-Reza Nabipoor
I GELATI CHE CI HANNO ROVINATO L'INFANZIA

Via Poma: 7 profili genetici, chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?

Simonetta Cesaroni venne uccisa il 7 agosto 1990 negli uffici dell’Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù, in via Carlo Poma 2, a Roma. Da allora si sono susseguiti sospetti, processi, assoluzioni e piste rimaste senza riscontro.
Questo documentario ripercorre la storia del caso e approfondisce anche le ipotesi che, nel corso degli anni, hanno chiamato in causa ambienti legati ai servizi segreti. Collegamenti controversi e mai provati, emersi da testimonianze, informative, atti parlamentari e vicende parallele come il delitto dell’Olgiata e lo scandalo dei fondi riservati del SISDE.
Cosa troverai in questo video:
• Le nuove indagini e il confronto tra sette profili genetici
• L’omicidio di Simonetta Cesaroni e le anomalie sulla scena del delitto
• Il fermo di Pietrino Vanacore e i primi sospetti
• La pista Federico Valle e il ruolo del testimone Roland Föller
• Il delitto dell’Olgiata e le presunte connessioni tra le due indagini
• Lo scandalo SISDE e gli interrogativi sui fondi riservati
• Le dichiarazioni di Luciano Porcari sulla società di Via Poma
• Gli accertamenti giudiziari sulle ipotesi riguardanti i servizi segreti
• La riapertura delle indagini e gli sviluppi più recenti
Le piste e le testimonianze controverse vengono presentate come tali: non costituiscono una prova del coinvolgimento dei servizi segreti nell’omicidio.
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Film e pedagogia anarchica – Seconda Parte

Il Cinema in classe: autorità, riforma e anarchia
La tesi di Philippe Ariès secondo cui la cultura occidentale “ha inventato” le istituzioni dell’infanzia e dell’adolescenza alla fine del Medioevo ha fornito un punto di partenza storico per numerosi pedagogisti e teorici radicali. L’affermazione di Ariès – contestata da alcuni storici ma non definitivamente smentita -, secondo cui il concetto stesso di “innocenza infantile” sarebbe uno sviluppo post-rinascimentale — alimentato dal passaggio dalla vita comunitaria a quella che oggi conosciamo come famiglia nucleare e dallo sviluppo di un complesso codice di comportamento specifico per ogni età1 —, è stata importante per una pedagogia anarchica che cerca di sfidare il potere esercitato sui bambini e sugli adolescenti.
La venerazione della cosiddetta innocenza infantile si rivelò un’arma a doppio taglio; il passaggio «dalla dottrina del peccato originale al culto della virtù originale nel bambino»2 non fu del tutto salutare. Il “bambino romantico” ispirò l’opera profondamente libertaria di William Blake,3 ma incoraggiò anche un’accettazione sentimentale e regressiva dell’inevitabilità della dipendenza e della sottomissione giovanile.
Nel diciannovesimo secolo, inoltre, i cliché sdolcinati del bambino romantico coesistevano con una stigmatizzazione verso i bambini poveri e di strada – etichettati come «selvaggi.» Hugh Cunningham ha dimostrato come il discorso razziale e imperialista della Gran Bretagna del diciannovesimo secolo coincidesse con gli atteggiamenti nei confronti dei giovani indigenti. I bambini delle “ragged schools”4 londinesi venivano definiti «barbari e coraggiosi come gli indiani d’America del Nord», mentre i bambini dei bassifondi, ritenuti ineducabili, venivano descritti come «arabi di strada», «kaffir inglesi»5 e «ottentotti.»6 7
La pedagogia riformista tende a mascherare il proprio paternalismo con atteggiamenti e terminologia più edulcoranti. Secondo Ian Hunter, la “nuova” pedagogia liberale del diciannovesimo secolo, plasmata da figure culturali come Matthew Arnold e burocrati dell’istruzione meno noti come James Kay-Shuttleworth, abbracciava una forma di controllo sociale la cui influenza è rilevabile nella scuola odierna.
Arnold, ispettore scolastico statale oltre che critico culturale, chiarì l’ethos contraddittorio della pedagogia riformista: la supervisione morale dei bambini, specialmente quelli della classe operaia (considerati poco migliori degli animali), era legata alla «correzione attraverso l’espressione di sé.»8
Una critica anarchica verso i “film sulle classi scolastiche” – che rappresentano, e spesso incarnano, i valori pedagogici dominanti -, deve tenere conto del fatto che l’educazione autoritaria è spesso accompagnata da un’attenzione, per quanto paternalistica, alla vita interiore e allo sviluppo morale degli studenti.
Se il principio guida dell’educazione anarchica è «rendere il desiderio dell’allievo, piuttosto che la volontà dell’insegnante, l’elemento motivante dell’apprendimento,»9 un’analisi dei film ambientati nelle classi può rivelare come le rappresentazioni di un finto libertarismo si alternino, spesso, a celebrazioni meno adulterate di scolarizzazione autoritaria.
Può sembrare presuntuoso mettere a confronto le narrazioni pedagogiche americane con i film dell’Europa occidentale – in quanto il sistema scolastico americano, relativamente decentralizzato, contrasta nettamente con le controparti centralizzate di paesi quali la Francia e la Gran Bretagna. Una certa omogeneità ideologica permea i film ambientati in classe: si potrebbe, seguendo Bachtin, parlare di un «cronotopo» scolastico, poiché la classe fornisce una «matrice transculturale, spazio-temporale»10 che plasma il genere e le sue propensioni narrative.
Hard Times di Charles Dickens è una narrazione scolastica fondamentale.
Il romanzo potrebbe essere considerato una risposta allegorica a varie leggi che rendevano l’istruzione sempre più obbligatoria per i bambini della classe operaia. Una forma di istruzione decisamente coercitiva, ma presumibilmente umana e pratica, sostituì gradualmente le difficoltà del lavoro minorile. Lo spettro del signor Gradgrind, l’insegnante assurdamente utilitarista che Dickens caricaturizza con gioia, aleggia su molte rappresentazioni cinematografiche di insegnanti autoritari. Il suo entusiasmo letterale per i soli fatti si può cogliere anche in rappresentazioni più moderate di insegnanti liberali e ben intenzionati. Hard Times mescola il reame banale e empirico dell’aula di Gradgrind con il demi-monde11 seducente e sensuale del circo di Sleary, la cui affascinante sfrontatezza è esaltata da un linguaggio colorito e decisamente non utilitaristico.
L’adattamento della BBC di Hard Times ha sottilmente alterato i ritmi del romanzo di Dickens, intrecciando il vitalismo grezzo del circo con le scene ambientate in classe che aprono la storia. L’unione tra la rigida celebrazione dei fatti di Gradgrind e la vitalità volgare del circo è riuscita così bene che, secondo un critico, l’opera di Dickens è stata migliorata.12 Anziché considerare l’aula e la sua innocua atmosfera carnevalesca come regni autonomi, questo adattamento lasciava intravedere la possibilità che l’aula stessa potesse essere trasformata in un luogo di festa.
Sebbene pochi tra gli insegnanti di Hollywood possedessero l’involontario brio comico di Gradgrind, molti di questi film abbracciavano solennemente quel messianismo educativo che Dickens derideva e sottolineavano lo scisma tra la sobrietà dell’aula e la cultura popolare con una stridente tendenziosità che avrebbe potuto divertire lo scrittore inglese.
Blackboard Jungle (1955) di Richard Brooks è un esempio paradigmatico di film in cui un insegnante viene ritratto come un redentore quasi santo.
In una rivisitazione umanistica e pseudo-liberale dell’opposizione ottocentesca tra pedagoghi crociati e studenti “selvaggi” da domare, Richard Dadier (interpretato da Glenn Ford) prende in mano una turbolenta classe dei quartieri poveri con la disinvoltura di un generale dai modi gentili — una versione più giovane e irsuta dell’allora presidente Eisenhower. Non ignaro delle nuove tecniche educative, Dadier. un giorno. decide di far ascoltare alcuni dei suoi amati dischi di Bix Beiderbecke alla sua classe turbolenta. La visione di Dadier di essere alla moda è troppo all’antica per la sua classe di emarginati urbani. Loro preferiscono il rock and roll e, con gioioso abbandono, distruggono senza pietà le sue registrazioni in vinile di jazz bianco. Mentre Dickens satirizzava il pragmatismo privo di immaginazione di Gradgrind, Brooks celebra acriticamente il liberalismo paternalistico di Dadier. Alla fine del film, molti studenti sembrano pentiti e sono apparentemente sulla buona strada per diventare dei cittadini noiosamente rispettosi della legge.13
Questa traiettoria narrativa rudimentale — ciò che si potrebbe definire un “modello redentore” di pedagogia — si ripete, con variazioni a volte eccentriche, in decine di film che hanno come protagonisti degli studenti indisciplinati delle grandi città: To Sir With Love (1967) (dove Sidney Poitier, che in The Blackboard Jungle interpretava un delinquente minorile, diventa l’incarnazione afroamericana di Richard Dadier), Up the Down Staircase (1967) di Alan Pakula, Io speriamo che me la cavo di Lina Wertmuller (1992; una versione siciliana14 di The Blackboard Jungle e altrettanto insopportabile) e Dangerous Minds (1995) di John N. Smith, sono tra i tanti film che appartengono a questo sottogenere altamente schematico.
The Blackboard Jungle e Dangerous Minds hanno, come protagonisti, dei personaggi con un’esperienza militare: ciò li renderebbe, in teoria, idonei all’insegnamento nei quartieri poveri. Ma l’umanesimo reazionario di questi film impallidisce se paragonato a Lean on Me (1985) di John Avildsen, un omaggio romanzato al preside di Newark, Joe Clark, la cui particolare visione della disciplina scolastica si avvicina, almeno retoricamente, a una sorta di fascismo pedagogico. L’ideologia di molti film autoritari ambientati in classe è sintetizzata in modo incisivo dal protagonista di Bigger Than Life (1956) di Nicholas Ray, un insegnante squilibrato che crede che «l’infanzia sia una malattia congenita e lo scopo dell’educazione sia curarla.»
Nell’epoca vittoriana si sviluppò un consenso unanime secondo cui anche i bambini delle classi superiori fossero dei piccoli selvaggi; la loro educazione, tuttavia, era concepita per renderli fedeli servitori dello Stato e amministratori dell’impero — un processo che raggiunse il suo apogeo nella scuola pubblica britannica.
Tom Brown’s Schooldays di Robert Stevenson (1940, un adattamento rispettoso del romanzo di Thomas Hughes) rende omaggio al preside di Rugby, il dottor Thomas Arnold (padre di Matthew Arnold, interpretato con severa benevolenza da Cedric Hardwicke), e questo esempio di anglofilia hollywoodiana tratta Arnold come una divinità pedagogica. Il preside di Rugby era considerato un importante riformatore dell’istruzione, poiché il suo regime eliminò di fatto gran parte del bullismo, del nonnismo e dell’ubriachezza che avevano spinto Arnold nella sua crociata per creare un ambiente educativo meno spietato. All’inizio del film, pronuncia un discorso chiave in cui promette che Rugby “non è più la scuola di barbari selvaggi ma di giovani timorati di Dio.” Arnold credeva che la scuola dovesse contribuire a domare le inclinazioni fondamentalmente malvagie dei ragazzini; l’istituzione non era tanto una comunità di scolari quanto una versione embrionale dello Stato che gli studenti avrebbero poi governato. Il nazionalismo moralizzatore di Arnold e la sua fervida difesa dei classici come fulcro del programma scolastico delle scuole private continuarono ben oltre il ventesimo secolo.
Eppure, quando Mike Figgis realizzò il remake dell’opera teatrale di Terence Rattigan, The Browning Version, nel 1995, l’interpretazione di Albert Finney nei panni del disilluso insegnante di lettere classiche finì per apparire come una parodia moderata dei valori arnoldiani. Probabilmente la campana a morto della cinematografica per le discipline, un tempo rispettate, come il latino e il greco, era suonata anni prima con Torment (1944) di Alf Sjöberg, in cui il professore di latino, Caligola, è ritratto come un surrogato di Hitler.
Anni dopo, guardando retrospettivamente a un periodo di vero fascismo, Amarcord (1974) di Fellini derideva le assurde pretese di Mussolini di invocare la grandezza dell’antica Roma nelle scuole: una serie di sequenze mostra scolari vivaci che, tra scoregge e rutti, si fanno strada attraverso lezioni futili.
L’autoritarismo insipido trasmesso dagli educatori protagonisti di High School (1968) di Frederick Wiseman è molto più vicino alle tendenze contemporanee dell’istruzione di massa rispetto alle cadenze altisonanti di Thomas Arnold o alle più recenti esortazioni sul valore redentore dell’espressione di sé. Il film comprime diversi mesi di noia scolastica attraverso un ritratto ingegnosamente montato di una tipica giornata scolastica, a tratti infernale e a tratti involontariamente comica. Diversi critici hanno notato come l’inquadratura di un camion del latte — su cui spicca il logo “Penn Made Product” — nella sequenza iniziale del film alluda sia alla missione della scuola di sfornare cittadini impeccabilmente solidi, sia alla sardonica «analisi del condizionamento sessuale e della definizione di genere» di Wiseman.15 Nonostante alcune esemplari analisi formali di High School, le implicazioni dei suoi subdoli pregiudizi anti-autoritari non sono state sufficientemente esaminate. Secondo la storia completa di Edward A. Krug sulle scuole superiori americane (divisa in due volumi), il trionfo di quella che è ormai conosciuta come la «teoria dell’investimento nell’istruzione» ha prodotto un’ideologia che esaltava la «necessità del controllo sociale» e promuoveva «il rigoroso adeguamento dell’individuo al gruppo».16 Eppure Krug ci fa notare che questa ideologia non si sia affermata senza difficoltà. Nel corso degli anni ’20, ad esempio, gli ideali pedagogici della Progressive Education Association (trad.: Associazione per l’Educazione Progressista) (un’organizzazione che, per la maggior parte, incarnava il programma riformista di John Dewey) contestavano, con successi occasionali, un’insidiosa enfasi della standardizzazione. I sostenitori della standardizzazione riuscirono a trarre sostegno ideologico da quella che Michael Katz definisce «l’ironia delle prime riforme scolastiche.»17 Katz racconta che nel diciannovesimo secolo i ricchi cittadini del Massachusetts promuovevano l’istruzione secondaria obbligatoria, incontrando però la resistenza dei membri della classe operaia – che mal sopportavano la generosità paternalistica dei magnati industriali. Alla fine, l’ideologia ufficiale trionfò: le scuole pubbliche divennero l’incarnazione di un egualitarismo idealmente concepito per appianare le differenze tra ricchi e poveri.
High School è ambientato in un contesto borghese dove gli insegnanti e amministratori vanno fieri dell’eccellenza del loro programma di preparazione all’università. Ma la sfilata di docenti e burocrati inefficaci che il film mette in scena, siano essi ferocemente autocratici o debolmente liberali, riflette la standardizzazione della conoscenza – che si può riscontrare, in misura variabile, anche nelle scuole della classe operaia o nei collegi d’élite. Wiseman alterna ripetutamente i primi piani dei docenti adulti con successive inquadrature larghe e medi primi piani degli studenti annoiati; si instaura così un ritmo in cui la “resistenza passiva” – forse inconsapevole – degli alunni sgonfia la pomposità dei loro insegnanti. Tuttavia, il film non si concentra su ritratti ad hominem dei personaggi: mette alla berlina la pedagogia autoritaria con una critica sistematica. Una sequenza prolungata in cui un’insegnante di inglese discute una canzone di Simon&Garfunkel con i suoi studenti indifferenti – un esercizio goffo, seppur commovente, di modernità malintesa – costituisce un’accusa altrettanto schiacciante contro l’impostazione gerarchica della scuola quanto le uscite di un preside responsabile della disciplina – che somiglia a un istruttore militare particolarmente feroce. In definitiva, le buone intenzioni del corpo docente devono essere liquidate come irrilevanti, poiché l’oppressività della Northeast High School non è generata solo da individui imperfetti. Una delle sequenze più emblematiche di High School mostra uno scambio tra il preside responsabile della disciplina e uno studente mite che insiste per essere esonerato dalla lezione di educazione fisica. Il fatto che la scuola debba imporre indiscriminatamente un regime che esige la sottomissione totale del corpo e della mente a leggi spesso irrazionali richiama alla mente le osservazioni fatte da Foucault in Sorvegliare e punire. Questa standardizzazione è entrata nella pedagogia del diciassettesimo secolo, quando le scuole hanno introdotto una serie di esami regolari volti a garantire una valutazione e sorveglianza continue. L’attenzione prestata da Wiseman sugli studenti ribelli che vagano per i corridoi senza permesso documenta la banalizzazione dei riti dell’umanesimo utilitaristico. Il divario tra l’idealismo liberale della scuola superiore e la realtà della sua noia schematica ricorda la sintesi di Raymond Williams sull’anti-utilitarismo di Hard Times: «l’affidarsi alla ragione, che nel breve termine era purificante e liberatorio, divenne in una società reale un’alienazione della ragione.»18 L’insidiosità della variante americana del “giudizio normalizzante” potrebbe benissimo costituire il tema centrale di Wiseman. Almeno in un contesto britannico o europeo, il riconoscimento delle sottili differenze di classe porta alla consapevolezza di come l’istruzione diventi una componente cruciale di una più generale stratificazione sociale. La distinzione fatta da Basil Bernstein,19 ad esempio, tra i codici linguistici “ristretti” condivisi dagli studenti della classe operaia a casa e quelli formali “elaborati” imposti dall’ambiente scolastico (per non parlare degli inevitabili vantaggi di cui godono gli studenti della classe media) offre una prospettiva che è, per la maggior parte, estranea alla sociologia americana dominante. Poiché l’ideologia americana prevalente abbraccia l’appiattimento delle differenze di classe e una fede implicita in un egualitarismo illusorio, la fusione tra gli obiettivi della scuola e dello Stato che High School afferma è forse più omogenea negli Stati Uniti che altrove. Quando, verso la fine del film, un funzionario scolastico legge una lettera di uno studente probabilmente caduto in Vietnam – evidenziando dei collegamenti tangibili tra i valori di cittadinanza della scuola superiore e il sacrificio militare -, diventa palese una diluizione forse inevitabile dell’altruismo pedagogico di John Dewey.
Nonostante alcuni radicali, come Henry Giroux, abbiano promosso una versione rivisitata del modello deweyano di “educazione alla cittadinanza,” l’educazione progressista difesa dallo stesso Dewey precede immediatamente quella che potrebbe essere definita una ritirata verso lo sciovinismo liberale — il suo sostegno alla Prima guerra mondiale dimostra che la riforma educativa liberale è costantemente vulnerabile alla cooptazione.20 Come proclamava Stirner, l’educazione non dovrebbe promuovere la produzione di “cittadini utili,” ma incoraggiare la formazione di individui autonomi che, ovviamente, non si distacchino dagli interessi dei propri concittadini.
High School II (1994), sequel del film di Wiseman, presenta le classi aperte della Central Park East di New York City: l’attenzione della scuola per le «relazioni personali tra docenti e studenti»21 è, almeno implicitamente, posta come un’alternativa empatica al lavoro scolastico alienante documentato in High School. Sebbene sia evidente che l’ambiente didattico sia meno opprimente alla Central Park East rispetto al precedente film, i gruppi di incontro pedagogici della scuola newyorkese facilitano la formazione di cittadini utili in modo più gentile e delicato. Il modello educativo terapeutico di Carl Rogers concepiva l’educazione non coercitiva come un mezzo per l’auto-trasformazione e non per il cambiamento sociale: «quando la minaccia al sé è ridotta al minimo, l’individuo si avvale delle occasioni di apprendere per arricchire sé stesso.»22 Una lunga riunione del corpo docente, che Wiseman riprende in tempo reale, abbina una discussione sui punteggi degli Advanced Placement23 con le battute dei docenti intrise di retorica auto-realizzante.24 La pedagogia liberale di High School II e del Central Park East richiama l’appello di Dewey a un «adeguamento flessibile» delle istituzioni sociali25 — un obiettivo che potrebbe portare a una maggiore autostima, ma che è ben lontano dalle aspirazioni della pedagogia anarchica.
Se High School II fa uso dei luoghi comuni dell’educazione progressista e, allo stesso tempo, riafferma lo status quo, Le Gai Savoir (1967) di Jean-Luc Godard spoglia l’ Émile di Rousseau della sua compiacenza romantica. Come nei film La Chinoise e Tout va bien, la “sinistra maoista” funge da anarchismo occulto che il regista si rifiuta categoricamente di riconoscere.
Le Gai Savoir incentra un dialogo sulle aporie della rappresentazione cinematografica, intervallato da frammenti mediatici citati in chiave parodistica. Il film vede Jean-Pierre Léaud nei panni del protagonista Émile, che fonde l’anomia della Nouvelle Vague con un radicalismo ingenuo, e Juliet Berto in quelli di Patricia, una militante di sinistra che lavora come modella di nascosto. A differenza della progressione lineare dei film tradizionali ambientati nelle aule scolastiche, l’opera di Godard non è un omaggio a un pedagogo messianico o a una tecnica educativa, ma funge esso stesso da forma esplorativa di pedagogia. Nonostante un inevitabile cenno quasi parodistico a Rousseau, la pedagogia cinematografica di Le Gai Savoir ricorda maggiormente i dialoghi filosofici dal tono caustico e comico di Denis Diderot, in particolare Il nipote di Rameau e Il sogno di D’Alembert. Un dialogo come quello de Il nipote di Rameau, caratterizzato da una forma di argomentazione stimolante e vertiginosa, promuove un salutare squilibrio filosofico ben diverso dal liberalismo schematico di Rousseau. Come osserva Elisabeth de Fontenay, Diderot «mina le pretese del soggetto maschile occidentale di imporre un fondamento della conoscenza neutra e del potere sovrano». Figure marginali come «la suora, il cieco, il nipote di Rameau… destabilizzano l’ordine vigente nelle sue cinque manifestazioni: politica, metafisica, religiosa, etica e matematica.»26 La destabilizzazione post-consumistica delle categorie estetiche fisse operata da Le Gai Savoir assomiglia molto di più al pionieristico «testo aperto» di Diderot che alle certezze conclusive dell’ Émile – una narrazione in cui il percorso intellettuale dell’eroe omonimo si conclude con un conforto domestico non dialettico. Il film di Godard è più vicino alle ironie dialettiche della «coscienza infelice» ironizzata da Hegel, un concetto profondamente influenzato da Il nipote di Rameau. L’esortazione di Patricia a “partire da zero… e vedere se ci sono tracce” evoca la tendenza di Diderot nell’oscillare tra la serietà intellettuale e quello che P. N. Furbank definisce cinismo «auto-sovvertente.» Il giocoso pseudo-rigore del film può essere interpretato come una scherzosa accusa alla brama di rigore effettivo del primo strutturalismo. La voce fuori campo sussurrata, marchio di fabbrica di Godard, ad esempio, ci informa che Émile è stato colpito al cuore durante una manifestazione, ma è stato salvato da una copia dei Cahiers du Cinéma infilata nel suo maglione. Godard rifiuta di scegliere tra la cinefilia e una critica politica più autolesionista e genuinamente didattica. Lo schema pedagogico di Émile e Patricia esemplifica questa tensione interna, poiché sintetizza sia una poetica che una politica della rappresentazione. Il primo anno del programma di studi della loro università alternativa sarebbe stato dedicato alla raccolta e alla valutazione di suoni e immagini; il secondo anno sarebbe proceduto alla scomposizione di tali suoni e immagini; il terzo si sarebbe concluso con una sintesi pseudo-hegeliana — una ricostituzione creativa del linguaggio cinematografico e televisivo.
Gli anarchici possono trovare molto da ammirare in questa rivisitazione di Émile. Il connubio operato da Godard tra leninismo e poetica modernista ricorda la singolare fusione di Julia Kristeva tra anarchismo estetico e maoismo dogmatico.27 Ciononostante, l’anti-stalinismo del film (in un’osservazione casuale, Patricia, una modella di lingerie, osserva che il quotidiano comunista L’Humanité e quello conservatore Le Figaro pubblicano le stesse insipide pubblicità che la ritraggono e le permettono di pagare l’affitto) e gli omaggi anti-autoritari (nella colonna sonora si sente la voce di Cohn-Bendit) rivelano che Godard non ha ceduto alle panacee autoritarie richieste dal maoismo.
A volte, i film ambientati in classe apparentemente anti-autoritari nascondono un pregiudizio conformista sommerso. Entre les murs (La classe, 2008) di Laurent Cantet, premiato all’unanimità con la Palma d’Oro al Festival di Cannes e definito un film “perfetto” dal presidente Sean Penn, è un’opera ambigua. Da un lato rafforza l’autoritarismo apparentemente benigno e il facile culto dell’eroe tipico di Blackboard Jungle; dall’altro critica senza troppa convinzione l’autorità carismatica dell’eroe-insegnante. Sebbene Justin Chang di Variety abbia definito Entre les murs «un gradito contrappeso» ai film «all’americana» come il già citato Dangerous Minds28 (e A. O. Scott del New York Times ha, a sua volta, stroncato il film commerciale con Michelle Pfeiffer e elogiato il lungometraggio francese in quanto sofisticato), l’opera di Cantet è una versione meno banale e più sottile del tanto vituperato modello americano. In altre parole: un film che piace al grande pubblico.
Certamente non è privo di fascino il film di Cantet: è intrigante soprattutto per le contraddizioni che incarna, così come per la sua visione ambivalente del sistema educativo francese e del consenso ideologico che esso rappresenta. Girato in quello che i critici pigri hanno definito uno «stile documentaristico» (ma con un’estetica patinata e in formato widescreen che corrisponde a pochissimi documentari), il film di Cantet si sforza di mantenere una distanza ironica sia dall’esperienza vissuta che dal materiale di partenza. Per evitare l’imbarazzante disparità tra l’idealismo documentaristico e l’avidità vecchio stile che spinse il gentile maestro della scuola rurale di Être et avoir (2002) a fare causa per ottenere una parte dei profitti del film,29 l’opera di Cantet è saldamente ancorata al regno della finzione.
Schivando abilmente lo stile alla James Frey,30 l’ex insegnante di scuola media (e collaboratore di Cahiers du Cinéma) François Bégaudeau interpreta una versione fittizia di sé stesso basata sul suo romanzo autobiografico. Con modestia (in un modo sospettosamente arrogante), Bégaudeau insiste nelle interviste di “non essere una star,” ma semplicemente il “personaggio principale” di un film estremamente democratico. E in una narrazione libera e diretta da un progressista non dogmatico, l’accento è posto principalmente sugli scambi tra l’intrepido, ma palesemente imperfetto, insegnante e gli studenti, interpretati da affascinanti non professionisti, nella sua classe sempre vivace e multiculturale. La spontaneità apparente delle scene in classe è il risultato di una preparazione meticolosa. Il cast ha partecipato a lunghi workshop dove, guidati dai consigli di Bégaudeau, le improvvisazioni hanno costituito la base della sceneggiatura finale. Molti degli intermezzi prevalentemente comici della prima metà del film smorzano con arguzia l’arroganza di Bégaudeau — nonostante sfoggi questa presunzione come un distintivo d’onore strategicamente ironico. A titolo esemplificativo, un lungo scambio sulle opinioni riguardanti il congiuntivo imperfetto ribadisce come la lingua rifletta la stratificazione di classe in una Francia ultra-gerarchica. Il dibattito su questo aspetto notoriamente spinoso della grammatica francese spinge gli studenti e il loro insegnante, notoriamente polemico, in una discussione dove le loro argomentazioni, e i ruoli sociali, sembrano quasi predeterminati. I ragazzi, com’era prevedibile, si lamentano che “nessuno parla così,” mentre Bégaudeau, forse in parte con ironia, difende con vigore il congiuntivo come parte dell’arsenale letterario francese. In un’altra scena cruciale, Khoumba, una studentessa intelligente ma irascibile, mette alla prova la pazienza del suo insegnante rifiutandosi di leggere ad alta voce in classe un brano tratto da Il diario di Anna Frank. È interessante notare due aspetti: il primo riguarda il disinteresse di un gruppo multietnico di studenti per la “rilevanza” di Anna Frank — in un contesto nordamericano, probabilmente, si sarebbe verificato il contrario —; il secondo è la scontrosità di Khoumba: la sua reazione nasce più dall’ostilità del suo insegnante che da una critica tangibile all’universalismo francese.
Sebbene Cantet non perda quasi nessuna occasione per sottolineare i difetti del suo protagonista, in Entre les murs traspare in definitiva una certa compiacenza che permette a Bégaudeau di trionfare – nonostante le sue uscite verbali infelici e la propensione all’auto-sabotaggio pedagogico. Mentre il film si avvia verso una conclusione che un piccolo gruppo di critici dissenzienti ha giustamente definito superficiale, la tensione melodrammatica si fa più intensa e la simpatia che Cantet si è guadagnato grazie ad alcune scene lievi ma affascinanti comincia a svanire. Una controversia inventata tra l’insegnante anticonformista, lo studente africano scontroso Souleymane e la ragazza algerina vivace Esmeralda indebolisce una possibile ed energica critica ai dogmi dell’istruzione francese. Esmeralda, in qualità di rappresentante degli studenti, partecipa a una riunione del corpo docente della scuola e si infuria quando Bégaudeau definisce Souleymane “limitato.” Colto alla sprovvista, liquida con stizza Esmeralda e una delle sue amiche con la frase: “vi comportate come delle sgualdrine.” Eppure, quando l’insegnante mortificato fa le sue scuse come da copione cinematografico (dopo aver inizialmente tentato, invano, di integrare la sua gaffe in un’altra lezione di grammatica), una discussione in classe che riassume i risultati dell’anno presenta l’omaggio, in forma colloquiale, di Esmeralda alla Repubblica di Platone. La goffaggine di questo colpo di grazia narrativo è davvero sbalorditiva: dopo aver ricevuto una semplice bacchettata sulle mani per la scorrettezza politica, lo sfortunato insegnante viene nuovamente incoronato come un eccentrico re filosofo e incarnazione del dialogo socratico. In ultima analisi, i difetti di Entre les murs – nonostante la finta umiltà del suo protagonista – possono essere attribuiti alla riluttanza di affrontare le radici sistemiche della disuguaglianza educativa.
Il fascino di L’esquive (2003) di Abdel Kechiche risiede negli sforzi dei ragazzi emarginati di origine nordafricana di appropriarsi della letteratura classica francese per le proprie esigenze. Mentre il loro anonimo insegnante bianco rimane al sicuro sullo sfondo, Bégaudeau monopolizza lo schermo ed emerge come un insopportabile magister ludi.31
Il defunto sociologo Pierre Bourdieu, forse il critico più incisivo del privilegio educativo francese, ha inconsapevolmente individuato il dilemma centrale di Entre les murs nella sua opera riguardante l’ «educazione e il dominio», affermando che «l’ideologia giacobina su cui si basa la critica tradizionale del sistema didattico, così come alcune critiche tradizionali alle riforme governative di questo sistema, giustifica in realtà il sistema con il pretesto di sfidarlo, oltre a difendere il conservatorismo pedagogico di molti di coloro che chiedono queste riforme, anche all’interno dell’università.»32 Nonostante le intenzioni indubbiamente buone, i metodi didattici innovativi di Bégaudeau finiscono per “giustificare” la disuguaglianza strutturale che cercano di contrastare. Una simile accusa farebbe senza dubbio infuriare l’insegnante sicuro di sé, dato che egli stesso invoca la terminologia di Bourdieu nell’opuscolo di presentazione del film, sostenendo in modo del tutto ragionevole che «una scuola […] è, in fin dei conti, discriminatoria, ineguale, favorisce la riproduzione, ecc.». Ciò che Bégaudeau ovviamente non può ammettere, tuttavia, è che la sua sceneggiatura lo pone sempre al centro della scena, come burattinaio del film. Come osserva Bourdieu, «la scuola ha anche una funzione di mistificazione […] convince coloro che elimina che il loro destino sociale […] è dovuto alla loro mancanza di doti naturali, e in questo modo contribuisce a impedire a costoro di scoprire che il loro destino individuale è un caso particolare di un destino collettivo.»33 Come innumerevoli film ambientati in classe, Entre les murs mistifica il processo educativo, sostenendo che le aule tetre e reazionarie possono essere trasformate grazie all’intervento empatico, seppur in ultima analisi condiscendente, di un insegnante eroico. Il fatto che Cantet sia più consapevole di queste insidie rispetto ai suoi numerosi precursori hollywoodiani non giustifica la fondamentale disonestà del suo film.
Note
1Philippe Ariès, Centuries of Childhood: A Social History of Family Life, trans. Robert Baldick (New York: Vintage Books, 1962). Ariès è citato, insieme ad altri, da Smith e Spring. Per una critica ad Aries, vedere Leonard Pollock, Forgotten Children: Parent–Child Relations from 1500 to 1900 (Cambridge, U.K.: Cambridge University Press, 1983).
2Peter Coveney, The Image of Childhood: The Individual and Society: A Study of the Theme in English Literature (Baltimore: Penguin Books, 1967), p. 33. Successivamente (p. 92), Coveney osserva che «per i grandi romantici […] il bambino era un’immagine attiva, un’espressione della potenza umana di fronte all’esperienza umana». Egli distingue questa concezione dal «concetto romantico, degradato e innocente vittoriano» esemplificato «dalle vacuità di Little Lord Fauntleroy» — che degenera in «qualcosa di staticamente giustapposto all’esperienza».
3Nota del blog. Porton si riferisce alla raccolta di poesie di Blake, Canti dell’innocenza e dell’esperienza. Che mostrano i due contrari stati dell’anima umana.
4Nota del blog. Tradotto come “scuole degli straccioni.” Nate nella prima metà del diciannovesimo secolo, le ragged schools erano sostenute da enti di beneficenza e offrivano vari servizi educativi e di altro tipo ai bambini poveri quali istruzione elementare, formazione professionale, catechismo, club per l’abbigliamento e gruppi di fattorini e lustrascarpe. Questi istituti chiusero i battenti nel 1902.
5Nota del blog. Kaffir deriva dall’arabo kāfir (كافر) (trad.: non credente o miscredente) e veniva utilizzato dalle popolazioni arabo-islamiche verso quelle non musulmane dell’Africa Orientale e Sud Orientale. Gli europei – prima i portoghesi, poi olandesi e inglesi – adottarono questo termine in modo dispregiativo e discriminatorio verso gli abitanti dell’Africa sub-sahariana e, più in generale, a tutti quelli non caucasici.
6Nota del blog. Ottentotti deriva dall’afrikaans hottentots (trad.: balbuziente) e ci si riferiva, in modo discriminatorio, alla popolazione Khoekhoe stanziata nell’odierno Sudafrica. Il termine dispregiativo, come Kaffir, venne esteso a tutte le popolazioni di origine africana.
7Hugh Cunningham, The Children of the Poor: Representations of Childhood Since the Seventeenth Century (Oxford, U.K.: Basil Blackwell, 1991), pp. 107–8. Cunningham osserva inoltre che Thomas Beggs riteneva i bambini dei quartieri poveri «orde predatrici della strada» che «sembravano “quasi appartenere a una razza a sé stante”.»
8Arnold è citato in Ian Hunter, Culture and Government (London: Macmillan, 1988), p. 115.
9Paul Avrich, The Modern School Movement: Anarchism and Education in the United States (Princeton, N.J.: Princeton University Press, 1980), p. 13.
10Vedere anche Michael Holquist, Dialogism: Bakhtin and his World (London and New York: Routledge, 1990), pp. 107–48. Per una specifica applicazione del concetto di Bakhtin alla produzione cinematografica, vedere l’osservazione di Robert Stam sul “chronotope . . . historicizes space and time,” in Robert Stam, Subversive Pleasures: Bakhtin, Cultural Criticism, and Film (Baltimore: Johns Hopkins University Press, 1989), p. 41.
11Nota del blog. Parola macedonia (demi e monde, traduzione letterale: mezzo mondo) che indica un ambiente sociale corrotto e che ostenta gli atteggiamenti di un ceto elevato.
12Per altre produzioni della BBC vedere il capitolo di George Ford “Dickens’s Hard Times on Television: Problems of Adaptation,” in George Ford e Sylvère Monod, ed., Hard Times: An Authoritative Text—Backgrounds, Sources and Contemporary Reactions, Criticism (New York: W.W. Norton, 1990), pp. 401–11.
13Per un interessante confronto tra The Blackboard Jungle e alcuni film più recenti ambientati in classe, si veda Gilles Gony, Le Prof et la horde: sur Blackboard Jungle, Mery per Sempre et Train of Dreams, Cahiers de la Cinémathèque*, dicembre 1990, pp. 67–73.
14Nota del blog. Il film di Wertmuller è ambientato a Napoli e non in Sicilia come scritto da Porton. La regista italiana mostra una realtà più dal punto di vista dei bambini e delle bambine che del protagonista interpretato da Paolo Villaggio: ciò lo si denota dal titolo stesso del film, “io speriamo che me la cavo,” che è la frase finale di un tema scritto da un alunno della classe diretta dal protagonista. La speranza invocata era quella di vivere decentemente in una realtà dove gli under 14 erano pedine iper-sfruttate e poi gettate via dal Capitale criminale e/o legale (clan camorristici o imprenditori). Lo stesso protagonista adulto, che interpreta un maestro, non ha velleità eccessivamente redentrici come invece accaduto a altri protagonisti di film italiani analoghi di quel periodo storico – si pensi a Mery per sempre o a Caro Maestro, giusto per citarne due. Lo spaccato mostrato da Wertmuller evidenzia un degrado fatto di corruzione e violenza dove a pagarne le conseguenze sono le soggettività più deboli (i bambini e le bambine), costrette fin da subito a seguire gli schemi di sopravvivenza violenta e asociale degli adulti.
15Barry K. Grant, Voyages of Discovery: The Cinema of Frederick Wiseman (Urbana and Chicago: University of Illinois Press, 1992), p. 57.
16Edward A. Krug, The Shaping of the American High School (Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1964).
17Michael Katz, The Irony of Early School Reform (Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1968).
18Raymond Williams, “Introduction,” in Charles Dickens, Hard Times (New York: Fawcett, 1966), p. 7.
19Vedere Basil Bernstein, Class, Codes, and Control (St Albans, U.K.: Paladin, 1973).
20Questa visione si contrappone alla visione generosa del liberalismo di Dewey delineata da Robert B. Westbrook in John Dewey and American Democracy (Ithaca, N.Y. and London: Cornell University Press, 1991).
21Questa è la descrizione che Wiseman stesso fa di Central Park East. Vedere Cynthia Lucia, Revisiting High School: An Interview with Frederick Wiseman, Cineaste, 20, n. 4 (1994): 6. Per una descrizione della politica educativa della scuola, vedere Deborah Meier, The Power of their Ideas: Lessons for America from a Small School in Harlem (Boston: Beacon Press, 1995).
22Carl R. Rogers, Freedom to Learn (Columbus, Ohio: Charles E. Merrill, 1969), p. 162. Nota del blog. C. R. Rogers, Libertà nell’apprendimento, trad. it. a cura di Roberto Tettucci, Giunti Barbera, Firenze, 1973, p. 193
23Nota del blog. L’Advanced Placement è un programma di corsi e di esami di livello universitario offerto agli studenti delle scuole superiori. Creato dall’organizzazione College Board, permette agli studenti di studiare materie avanzate, guadagnare crediti validi per l’università e migliorare il proprio curriculum accademico per l’ammissione ai college.
24Il film Stand and Deliver (1987) di Ramon Menendez presenta una versione hollywoodiana più cinica di questo approccio ai test standardizzati. Un esame di matematica del programma Advanced Placement viene utilizzato come espediente per rafforzare la tradizionale ideologia americana del successo sociale-economico.
25Questo passaggio del Democracy and Education di Dewey è citato in Andrew Delbanco, John Dewey’s America, Partisan Review 63, no. 3 (1996): 516
26De Fontenay è citato in P. N. Furbank, Diderot: A Critical Biography (New York: Alfred A. Knopf, 1992), p. 68.
27Vedere per esempio Julia Kristeva, Revolution in Poetic Language, trans. Margaret Waller (New York: Columbia University Press, 1984).
28Justin Chang, “The Class,” Variety, 23 Maggio 2008
29Nota del blog. Lopez, il personaggio principale del documentario, citò in giudizio i registi perché questi avevano sfruttato la sua immagine senza autorizzazione. Il tribunale rigettò la sua istanza. Fonti: French film star teacher sues, BBC, 13 Ottobre 2003. Link; Defeat for teacher who sued over film profits, The Guardian, 29 Settembre 2004. Link
30Nota del blog. Uno stile crudo, realistico e a ritmi serrati.
31Nota del blog. Il magister ludi è un gioco di parole che significa maestro di gioco o maestro di scuola. Con questa citazione, Porton si riferisce all’onorificenza massima della comunità isolata di Castalia del romanzo di Hermann Hesse, Il giuoco delle perle di vetro. Il paradosso che emerge dall’accostamento tra il protagonista del film di Cantet e quello del romanzo di Hesse è che quest’ultimo, divenuto magister ludi, a un certo punto mette in discussione l’isolamento stesso di Castalia e tutto l’impianto sociale e culturale su cui essa si fonda.
32Pierre Bourdieu, Political Interventions: Social Science and Political Action, trans. David Fernbach (London and New York: Verso Books, 2008), p. 34.
33Ibid., 38
NASA Astronaut Jessica Meir Uses VR Goggles

FreeBSD 14.5-BETA1 Available
DebConf26 closes in Santa Fe and DebConf27 announced
È USCITO IL NUOVO NUMERO DI LATEBRE
ucspi-tcp6
- Info: http://www.fehcom.de/ipnet/ucspi-tcp6.html
- Autore: Erwin Hoffmann. Le funzionalità IPv6 sono state incluse dalla IPv6 patch di Felix von Leitner. Il lavoro originale ucspi-tcp 0.88 da cui è derivato ucspi-tcp6 è di D.J. Bernstein
- Version: 1.13.08
ucspi-tcp6 è una derivaziorne del programma di Daniel Bernsteins ucspi-tcp 0.88, che aggiunge, tra le altre cose, le funzionalità ipv6 al programma originale ucspi-tcp. tcpserver e tcpclient sono strumenti di facile utilizzo dalla linea di comando per costruire applicazioni client-server TCP.
A partire dalla versione 1.13.05 è richiesto il pacchetto mandoc sia per ucspi-tcp6 che per ucspi-ssl. Gli utenti Slackware possono trovare il pacchetto su slackbuild.org.
Installare ucspi-tcp6
TCP6_VER=1.13.08
cd /var/qmail/
wget https://www.fehcom.de/ipnet/ucspi-tcp6/ucspi-tcp6-${TCP6_VER}.tgz
tar xzf ucspi-tcp6-${TCP6_VER}.tgz
cd net/ucspi-tcp6-${TCP6_VER}/
./package/install
L'utilizzo di tcpserver, per quanto riguarda l'IPv4, è del tutto simile a quello del programma originale di Bernstein.
Upgrade
In caso di upgrade di ucspi-tcp6 è necessario uccidere i processi tcpserver e riavviare qmail (qmailctl sarà installato dopo):
qmailctl reboot

















































