Bonjour je voudrais imprimer en portrait et non en paysage, mais malgré mes modifications sur mon imprimante et mon ordi Framadate continue à imprimer en paysage ? Merci de votre réponse
The offensive cyber operations startup looks to evolve red teaming beyond traditional methods to simulate attackers' increasingly advanced capabilities.
Hello, I get the following error when upgrading from v8.1.8 to v8.3.1 (on top of Debian 13)
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An engineering model of NASA’s DAVINCI (Deep Atmosphere Venus Investigation of Noble gases, Chemistry, and Imaging) descent probe passed a key test that ran from Aug. 28 to Sept. 10, showing it can survive the extreme temperatures of Venus.
Taiwan’s Coast Guard Administration (CGA) used water cannons to expel a mainland Chinese fishing vessel near Dongsha Island, authorities said on Friday.
The incident occurred on October 1, 27 nautical miles east of the Taiwanese-controlled Dongsha Island, also called Pratas Island, in the South China Sea, the agency revealed.
The CGA’s patrol vessel Yunlin directed its water cannon towards the fishing boat Jin Sha’s wheelhouse for about 90 seconds after initially spraying water into the air for...
Tra pochi giorni, l’America Latina potrebbe assistere al consolidamento delle mire egemoniche della potenza statunitense. Donald Trump sta conducendo una politica aggressiva, volta a interferire nel processo elettorale brasiliano, al fine di avere nel continente un ulteriore governo alleato e sottomesso agli Stati Uniti.
Negli ultimi mesi Trump e la sua amministrazione hanno ottenuto diverse vittorie in America Latina e nei Caraibi, in Venezuela, in Perù, in Colombia e in Cile, mentre intensificano la pressione su Cuba. In questo contesto, le elezioni in Brasile del 4 e del 25 ottobre prossimi saranno determinanti per confermare o frenare l’avanzata dell’imperialismo statunitense nel continente sudamericano e gli attacchi in corso contro tutti i diritti fondamentali. Un’eventuale vittoria di Flavio Bolsonaro (figlio dell’ex presidente oggi in carcere) su Lula avrebbe conseguenze deleterie per tutta l’America Latina e non solo.
L’ascesa dell’estrema destra, la formazione di governi ultraliberali e ultraconservatori in guerra contro le libertà, i diritti e le condizioni di vita dei lavoratori e delle lavoratrici, delle donne, delle minoranze etniche o sessuali e dei migranti, in tutto il mondo, è promossa da Trump e dai suoi sostenitori miliardari.
Il clan Bolsonaro non porta solo la responsabilità della politica di Jair Bolsonaro: centinaia di migliaia di morti in Brasile per la sua gestione della pandemia da Covid, crollo delle condizioni di vita delle popolazioni povere brasiliane, aggravarsi dei danni ambientali e il tentativo di colpo di stato dopo la sua sconfitta contro Lula alle elezioni del 2022, tentato golpe per il quale ore è in prigione. Questo movimento, oggi incarnato da suo figlio, preannuncia il peggio per il popolo brasiliano, per l’America Latina e per la lotta contro il riscaldamento globale.
Se verrà eletto, insieme al suo partito e ai suoi alleati (politici, finanzieri, sette religiose, grandi proprietari terrieri, militari), si appresta a vendere agli Stati Uniti e alle multinazionali una parte significativa delle risorse energetiche e minerarie del Brasile, ad accelerare la deforestazione dell’Amazzonia e a invertire la politica internazionale di Lula, che rappresentava un certo contrappeso alla politica bellicista di Donald Trump.
Noi, rappresentanti delle organizzazioni politiche sottoscritte, affermiamo la nostra piena solidarietà con tutti i partiti e i movimenti sociali che, in Brasile, conducono la lotta contro il clan Bolsonaro, contro l’estrema destra e contro la minaccia incombente che rappresentano. In tal senso, indipendentemente dalle nostre differenze o da eventuali disaccordi con il governo uscente, sosteniamo con forza la candidatura di Lula e la coalizione da lui guidata. Siamo consapevoli che la lotta che essi conducono in Brasile è legata a quella che qui in italia conduciamo e condurremo contro l’estrema destra e il suo mondo, anch’esso ispirato e solidale con Trump e i suoi progetti imperialisti.
Proponiamo di organizzare iniziative di solidarietà con il popolo brasiliano in occasione delle prossime elezioni presidenziali e legislative e invitiamo le altre forze della sinistra a sostenere questo appello.
Hello I unstalled the packaged for openwebrx but not able to start them....
systemctl start openwebrx.service does not start openwebrx and after a while bails out with : Job for openwebrx.service canceled.
Running openwebrx from command line:
openwebrx Traceback (most recent call last): File "/usr/local/bin/openwebrx", line 33, in <module> sys.exit(load_entry_point('OpenWebRX==1.2.122', 'console_scripts', 'openwebrx')()) ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ File "/usr/local/bin/openwebrx", line 25, in importlib_load_entry_point return next(matches).load() ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ File "/usr/lib/python3.12/importlib/metadata/__init__.py", line 205, in load module = import_module(match.group('module')) ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ File "/usr/lib/python3.12/importlib/__init__.py", line 90, in import_module return _bootstrap._gcd_import(name[level:], package, level) ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ File "<frozen importlib._bootstrap>", line 1387, in _gcd_import File "<frozen importlib._bootstrap>", line 1360, in _find_and_load File "<frozen importlib._bootstrap>", line 1331, in _find_and_load_unlocked File "<frozen importlib._bootstrap>", line 935, in _load_unlocked File "<frozen importlib._bootstrap_external>", line 995, in exec_module File "<frozen importlib._bootstrap>", line 488, in _call_with_frames_removed File "/usr/lib/python3/dist-packages/owrx/__main__.py", line 10, in <module> from owrx.http import RequestHandler File "/usr/lib/python3/dist-packages/owrx/http.py", line 1, in <module> from owrx.controllers.status import StatusController File "/usr/lib/python3/dist-packages/owrx/controllers/status.py", line 3, in <module> from owrx.sdr import SdrService File "/usr/lib/python3/dist-packages/owrx/sdr.py", line 4, in <module> from owrx.source import SdrSource, SdrSourceEventClient File "/usr/lib/python3/dist-packages/owrx/source/__init__.py", line 26, in <module> from pycsdr.modules import TcpSource, Buffer ImportError: /usr/local/lib/python3.12/dist-packages/pycsdr-0.18.2-py3.12-linux-x86_64.egg/pycsdr/modules.cpython-312-x86_64-linux-gnu.so: undefined symbol: _ZN4Csdr3AgcIfE11setHangTimeEj
di Enio Minervini, della direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista, militante per la Palestina processato per la manifestazione del 3 ottobre 2025
1. Il 12 e il 14 ottobre inizieranno presso il tribunale di Massa, in Toscana, i processi per le manifestazioni in solidarietà con la Palestina e con la Global sumud flottilla del 3 ottobre 2025. Il 9 novembre inizierà quello per le analoghe manifestazioni del 22 settembre 2025. Oltre 70 persone sono sotto processo per quelle manifestazioni e tra queste persone ci sono io stesso.
Il processo di Massa è il primo in Italia che cerca di criminalizzare quell’enorme opposizione al genocidio che lo scorso autunno portò in piazza milioni di persone in tutta Italia e, fuori dall’Italia, in tutto il mondo.
2. Di cosa siamo accusati?
Di aver sentito il dolore del popolo palestinese giungerci dall’altra parte del mare.
Di averlo sentito forte, fino qui, come se fosse nostro, come se quei bambini fossero i nostri bambini, come se quelle donne e quegli uomini fossimo noi stessi.
Di questo siamo accusati e accusate e per questo andiamo a processo.
Un processo politico che più politico non potrebbe essere: il reato di umanità contro la ferocia di un genocidio.
3. È questo che definisce la posta in gioco: il genocidio perpetrato da Israele contro il popolo palestinese è un pezzo dell’architrave del Capitalismo che si sta costruendo. Il popolo palestinese è un ostacolo alle future vie energetiche e ai flussi globali di merci che dalla penisola araba giungono in Europa. Il suo sterminio è funzionale alla liberazione dello spazio fisico per questi flussi, ma anche dello spazio politico per riconnettere lo stato sionista con quella parte del mondo arabo arruolata da decenni agli interessi del grande Capitale. Su quello spazio si gioca la competizione interimperialista con la concorrente “via della seta” che dalla Cina porterebbe le merci in Europa. Inoltre la tecnologia militare dello sterminio sperimenta gli stumenti delle guerre del futuro e indica i percorsi per il riarmo già in atto nei paesi europei.
È per questo che un paese con il PIL limitato alle dimensioni di una grande regione italiana è in grado di tenere aperti 8 fronti di guerra contemporaneamente (Gaza, Cisgiordania, Libano, Siria, Yemen, Iran, Iraq e, nell’immediato orizzonte, Turchia). Ci riesce perché davanti alle sue guerre e al suo genocidio si incrociano gli interessi globali del potere occidentale, Italia compresa, che lo sostengono.
4. Ed allora si comprende il senso della repressione che stiamo subendo a Massa e che sta colpendo l’Italia e tutto il mondo.
I processi contro il dissenso, così come il delirante e razzista disegno di legge cosiddetto “antisemitismo”, gli arresti negli Stati Uniti della premio Oscar Susan Sarandon insieme a tante e tanti militanti per la Palestina, la persecuzione di Action for Palestine nel Regno Unito come organizzazione terroristica per il solo fatto di aver gettato vernice rossa contro un aereo militare svelano il senso dell’azione repressiva: manifestare contro il genocidio, opporsi anche simbolicamente allo scorrere fluido del flusso di merci e delle commesse militari che alimentano le guerre di Israele, protestare, denunciare le malefatte genocidarie di Israele, è un reato da reprimere con durezza.
5. C’è quindi un legame profondo tra il senso di umanità e il sentimento di partecipazione di un dolore che esplode dalla due rive del mediterraneo e la resistenza ad un futuro di guerra in cui il genocidio può riguardarci tutte e tutti.
6. Personalmente affronto il processo con la consapevolezza di chi tornerebbe su quei binari oggi stesso, rivendicando tutta l’umanità che quel popolo enorme ha dimostrato lo scorso anno.
Abbiamo posto a noi stessi la domanda che per decenni ci siamo posti, studiando la storia dei genocidi del ‘900.
Cosa devono fare i contemporanei di un mondo devastato dalla ferocia, quando la complicità con un genocidio attraversa la loro stessa terra? Stare in piazza, davanti ai porti, nelle stazioni è stato il modo per rifiutarsi di guardare altrove con indifferenza. Sottolineare la reticenza, la complicità e le ipocrisie del nostro governo, mentre imbarcazioni italiane venivano assalite in acque internazionali, e dire che non saremmo rimasti con le mani in mano. Dire che potevamo bloccare lo scorrere delle armi e della complicità militare con Israele e che cercheremo di farlo ancora.
7. Indipendentemente dalla data del processo di ciascuna e ciascuno, noi presidieremo il tribunale di Massa il 12 ottobre e il 9 novembre e parteciperemo allo sciopero di tutta la Toscana e a tutte le manifestazioni del 14 ottobre a Massa.
8. Siamo ancora, oggi come ieri, l’equipaggio di terra che con l’equipaggio di mare lavora tutti i giorni per rompere l’assedio di Gaza.
Un giorno si dirà di noi: “fecero quello che i governi non vollero fare!”.
È vero, non siamo riusciti a fermare il massacro.
Il genocidio continua e anche la complicità del governo italiano continua.
Ma dopo quelle giornate nessuno potrà più dire che i massacri continuano nell’indifferenza dell’opinione pubblica e dei militanti per la Palestina. Milioni di persone in piazza dissero lo scorso anno che non in nome del nostro popolo viene compiuto quel massacro.
Siamo pronti a ripeterlo oggi, in piazza e in tribunale.
Pubblichiamo il comunicato della Gioventù Anticapitalista (NPA) sulle mobilitazioni studentesche di questi giorni e a seguire la corrispondenza raccolta da Radio Onda d’Urto della compagna Alice Ferraglio, consigliera comunale di Saint Denis per La France Insoumise
Mobilitazioni delle scuole superiori: non fermiamoci qui!
Da qualche giorno, il movimento dei licei si intensifica. Sono più di 400 gli istituti di scuola secondaria bloccati in tutta la Francia per chiedere migliori condizioni di studio. E di fronte alle loro mobilitazioni hanno in risposta una repressione di una violenza decuplicata.
Personale sottopagato, classi sovraccariche, edifici fatiscenti, orari troppo pesanti, per non parlare del rullo compressore che è il percorso Sup [sistema per l’ammissione alle facoltà universitarie e agli altri percorsi di istruzione superiore ndt], le rivendicazioni sono numerose e il sentimento di abbandono dei licei pubblici aumenta. I licei dei quartieri popolari sono i primi ad affrontare questa mancanza di investimenti da parte dello Stato. Questa situazione si inserisce in un contesto di attacchi austeritari da parte di un governo al servizio dei datori di lavoro, di rotture dei servizi pubblici e di offensive razziste.
È anche facile fare il collegamento con gli attacchi alle università, ai sussidi per l’alloggio, all’RSA [reddito di solidarietà attiva ndt], ai contratti di lavoro sempre più precari, o anche il menefreghismo del governo di fronte alla crisi climatica. I giovani non possono più vedere un futuro nel loro paradiso capitalo-fascista.
“Violenti”, “manipolati”, “strumentalizzati”, ecc. le autorità cercano a tutti i costi di screditare i nostri movimenti. Continueremo a ricordarlo: le nostre rivendicazioni sono legittime così come le nostre forme di mobilitazione.
Il governo conduce una repressione senza precedenti contro i nostri blocchi. Le immagini di questa repressione sono terribili (strangolamenti, placcaggi a terra, arresto, spari con proiettili LBD [lanciatore di proiettili a impatto cinetico usato dalla polizia francese ndt] a distanza ravvicinata, accecamenti, ecc.). Questa violenza dello Stato ci mostra una cosa: il governo ha paura della nostra mobilitazione. Questa repressione non ci fermerà. Continueremo a mobilitarci per migliori condizioni di studio.
Chiediamo:
Abrogazione di Parcoursup
Fine dell’orario 8-18 e delle lezioni del sabato
Ristrutturazione di tutti i licei e gli istituti di istruzione superiore
Fine delle tasse di iscrizione razziste
Invitiamo le liceali e i liceali a continuare la lotta, le studentesse e gli studenti a mobilitarsi nei loro luoghi di studio, e l’insieme del movimento sociale a sostenere le liceali e i liceali di fronte alle violenze della polizia.
Più soldi per i nostri licei! Basta con gli sbirri nei nostri luoghi di studio! Riappropriiamoci del nostro futuro!
FRANCIA: PROSEGUE LA MOBILITAZIONE STUDENTESCA NONOSTANTE LA REPRESSIONE. 6 OTTOBRE CONVERGENZA E SCIOPERO
Altri 600 arresti questa mattina di studenti e studentesse, il 90% sono minorenni secondo i dati forniti dal ministero degli interni. Ma la repressione non ferma il movimento che dalle scuole di periferia ed in particolare di Saint Denis si è esteso in tutta la Francia. “Ieri ci sono stati 900 licei in tutta la Francia mobilitati e sono stati occupati 24 campus universitari: le rivendicazioni riguardano la richiesta di maggiori risorse perchè mancano i professori e le attrezzature scolastiche e poi la selezione per l’ingresso all’università con una piattaforma informatica che appare ingiusta ed opaca – spiega Alice Ferraglio, compagna bresciana consigliera comunale per La France Insoumise a Saint Denis – la risposta è puramente repressiva sia da parte della polizia e dal punto di vista della giustizia, il ministro ha chiesto di avere fermezza nella risposta penale. Oggi inoltre circa 400 licei sono stati chiusi e ci sarà la didattica online per ostacolare la mobilitazione studentesca e per evitare che ci siano blocchi, anche alcune scuole di Saint Denis dove vivo.”
Il 6 ottobre ci sarà un’altra giornata di mobilitazione nazionale indetta da alcuni sindacati studenteschi ed è arrivato anche l’appoggio di alcuni sindacati come CGT, Sud, Force Ouvrière del servizio pubblico: “la precarietà in cui gli studenti vivono è una precarietà che in forme diverse è condivisa anche dal resto della popolazione e quindi è bene che ci sia una convergenza delle lotte perchè queste possano moltiplicarsi e arrivare a strutturare delle rivendicazioni chiare con obiettivi che si possano ottenere.”
Mercoledì 23 settembre, la polizia ha sfrattato Maricarmen a Madrid. Maricarmen è una donna di 87 anni a cui un fondo speculativo ha aumentato progressivamente l’affitto, finché non ha deciso di destinare l’appartamento a nuove attività commerciali. In questo senso, non si tratta di un caso così eccezionale: nello Stato spagnolo si verificano migliaia di sfratti all’anno. Il movimento per il diritto alla casa lotta ogni giorno contro questi sfratti, spesso di fronte al silenzio dei media, che distolgono lo sguardo da un dramma presente nella quotidianità dei quartieri operai.
Tuttavia, questo caso è stata la scintilla che ha dato fuoco alla prateria. Le immagini estremamente crudeli mettono in luce una realtà incontestabile. L’alloggio è la principale preoccupazione della popolazione lavoratrice. Negli ultimi anni gli affitti sono aumentati in modo esponenziale, il turismo sfrenato ha invaso quartieri e città in tutto il territorio spagnolo, il potere d’acquisto della gente è diminuito a causa dell’aumento dei prezzi: un’intera generazione si vede privata dell’accesso all’alloggio e, durante otto anni di governi progressisti, il problema non ha fatto altro che aggravarsi.
La mobilitazione non si è limitata a Madrid: un movimento di solidarietà e di protesta ha attraversato molte città, da Granada a Valladolid. La manifestazione di sabato a Madrid, indetta dal Sindacato delle Inquiline, che si è conclusa con un accampamento in Plaza de Sol, ha rappresentato un salto di qualità nel conflitto. Non si tratta più di un problema settoriale o particolare: l’alloggio è diventato il grande fallimento del progressismo, mettendo in evidenza che gli otto anni di governo, prima tra PSOE e Podemos e ora tra PSOE e SUMAR, non sono stati in grado di affrontare i problemi strutturali di cui soffre la popolazione lavoratrice.
In questo senso, la mobilitazione per il diritto alla casa esprime un nuovo fattore sociale, che può svilupparsi fino a diventare determinante. Da un lato, il clima politico è cambiato: di fronte a una destra all’offensiva contro i migranti sulla scia della crisi di Ceuta, il movimento per il diritto alla casa è in grado di mettere sul tavolo un’altra agenda. Ha inoltre messo in difficoltà un progressismo che sa solo vivere ricattando la base di sinistra con la paura della destra, mentre mantiene intatte le politiche che consentono il profitto capitalista a spese della classe lavoratrice. Non sembra che il governo possa ignorare questo problema: le esperienze fallimentari di «vittorie storiche» come la legge sugli alloggi fungono da meccanismo preventivo contro nuovi tentativi di facciata.
Ma il fatto che il clima sia cambiato non significa che sia cambiato anche il rapporto di forze. La destra continua ad essere ancora più potente del campo popolare; il progressismo cercherà di neutralizzare il problema, attraverso una combinazione di ricatti e tentativi di «riforme passive», ovvero briciole per frenare la mobilitazione. Tuttavia, questa offensiva è condizionata dal profondo discredito dei partiti che sono stati al governo in questi anni. Né Sumar né Podemos hanno presenza e influenza nel movimento per il diritto alla casa, nonostante i tentativi dei loro esponenti di riposizionarsi: senza reti militanti e una volta screditata la loro strategia governativa, il blocco progressista ha serie difficoltà a utilizzare questi partiti come tramite nella dialettica negoziale con cui cercano di limitare il movimento sociale.
La sfida del movimento popolare è evitare la trappola parlamentare e mettere al centro l’azione politica indipendente delle masse. Il programma del Sindacato delle Inquiline, con il cosiddetto decreto Maricarmen e altre misure fondamentali come l’espropriazione delle abitazioni di proprietà dei fondi speculativi e delle banche per creare un parco immobiliare pubblico, l’immediata riduzione del 50% degli affitti e la limitazione dell’affitto al 20% dello stipendio, costituisce un buon programma per unificare il movimento e dotarlo di un orizzonte da imporre attraverso la forza sociale e politica.
Ciò richiede un salto di qualità a livello organizzativo e tattico, affinché il movimento si doti di una strategia che gli consenta di rafforzarsi nel lungo periodo. È necessario mettere sul tavolo prospettive come lo sciopero generale, che impediscano al movimento di arenarsi in una fase senza riuscire a passare a un’altra. Lo sciopero generale richiede la costruzione di un’ampia politica di alleanze, con una propria prospettiva antagonista: non può essere uno sciopero delle minoranze sindacali, deve coinvolgere tutti i settori possibili del mondo sindacale, ma combinarsi con repertori più ampi, come abbiamo visto negli scioperi dell’8 marzo. Una prospettiva di questo tipo consentirebbe di includere altre rivendicazioni della nostra classe, come quelle salariali di alcuni settori dell’industria o il potente movimento educativo che si sta sviluppando in diverse comunità autonome. Se prendiamo sul serio questa prospettiva, dobbiamo lottare costantemente per ampliare la nostra base sociale, mobilitando dal basso ed esercitando pressioni su tutti i settori sindacali e sociali in questa direzione.
Si apre un nuovo scenario. C’è un settore sociale che si sta radicalizzando verso sinistra e che, pur non essendo ancora neanche lontanamente una maggioranza sociale, è disposto a lottare contro questo sistema e contro l’estrema destra senza rinunciare a nulla e senza delegare al progressismo. Le forze politiche e tutti i settori militanti che puntano alla trasformazione anticapitalista della società devono impegnarsi a fondo per rafforzare e sviluppare questo slancio, ampliandolo e trasformandolo in un movimento di massa e popolare. Questo è il miglior antidoto contro il disincanto e l’apatia e ci consentirà di ottenere conquiste che ci permettano di passare all’offensiva.
Nuovo clima, nuova congiuntura. Appunti tattici a partire dal movimento per il diritto alla casa
Dopo lo sfratto di Maricarmen, la lotta per il diritto alla casa si è trasformata in un movimento politico che sta mettendo in crisi il governo progressista. Ora dobbiamo estendere il conflitto oltre gli accampamenti, fare della demercificazione dell’alloggio un asse attorno al quale raggruppare altre rivendicazioni e porre lo sciopero generale come obiettivo a breve termine.
Il movimento per il diritto alla casa ha fatto un balzo in avanti esponenziale a seguito dello sfratto di Maricarmen, passando dall’essere una struttura formata da diversi sindacati con capacità militante e di mobilitazione diseguali a porsi al centro di un nuovo movimento di carattere politico. Ciò solleva alcuni problemi di definizione e di analisi della congiuntura, nonché questioni relative alla tattica e alla strategia. Suddivideremo questo articolo in base a queste due parti. La brevità del testo e la condizionalità delle ipotesi avanzate sono giustificate dalla rapidità e dalla mutevolezza della congiuntura.
Congiuntura e movimento
Come esponevamo all’inizio, ci troviamo di fronte a un movimento di carattere politico. Ciò si riflette sia nella forma che nella sostanza. Pur essendo guidato in larga misura dal Sindacato delle Inquiline, il conflitto non si basa su uno sciopero delle inquiline, ovvero non ha come fulcro il «luogo della riproduzione», ma ha compiuto il salto nella sfera pubblica, puntando direttamente al Governo dello Stato. Questo fatto riflette alcuni limiti nel radicamento strutturale delle organizzazioni per il diritto alla casa e, al contempo, l’urgenza del problema, e impone una concezione concreta dei processi. Di fronte all’idea semigradualista di accumulare forze per poi lottare, la realtà è che si impone la massima del Faust di Goethe: «All’inizio era l’azione». È attraverso la lotta, attraverso il salto, che si aprono nuove possibilità di organizzazione di massa. Naturalmente, ciò non significa sottovalutare l’organizzazione precedente: il buon lavoro di organizzazioni come il Sindacato delle Inquiline e altri settori del movimento per il diritto alla casa permette al movimento di affrontare questa sfida con una struttura e una capacità estremamente utili per rafforzarsi e guidare la lotta di massa. Ma la lotta di massa non è un mero riflesso dell’organizzazione sindacale preesistente; comporta un salto e un adattamento a una nuova circostanza, che richiede nuove tattiche e strategie.
Il movimento per il diritto alla casa riesce così a concentrare (temporaneamente) tutte le contraddizioni accumulate sul piano sociale (la contraddizione tra la crescita economica e i profondi problemi di accessibilità economica della classe lavoratrice) e politico (le contraddizioni tra le promesse e la retorica da un lato e la realtà della politica progressista dall’altro). Ciò determina il carattere della crisi. Una base sociale simile a quella del vecchio 15M si mette in moto di fronte ai problemi strutturali irrisolti, mettendo in crisi il progressismo al potere. Fino a qui, l’analogia è corretta.
Ma il contesto nel suo insieme non lo è. La storia non è una ripetizione circolare che ritorna nella sua forma precedente, anche se riprendiamo sempre le tradizioni e i problemi del passato per riformularli. Il rapporto di forze non è la stessa cosa del clima politico. Sebbene il clima politico sia temporaneamente favorevole, con una destra colta alla sprovvista, il rapporto di forze internazionale continua a essere segnato dall’ascesa della reazione e dell’estrema destra, a differenza di quanto accadde nel 15M, che si inseriva nello spirito offensivo delle rivoluzioni arabe.
Piuttosto, nonostante tutte le sue differenze, questo movimento affonda le sue radici nella necessità di decine di migliaia di persone e di una nuova generazione politica globale – dai movimenti per la Palestina alle lotte e all’emergere di una nuova sinistra in Francia, negli Stati Uniti o in Germania – di combattere con le proprie armi contro questo clima soffocante imposto dalla reazione e dal capitale. La particolarità di questo movimento per il diritto alla casa è che si oppone al governo «più progressista» della storia, mettendo così in crisi, soprattutto, i partiti di sinistra legati alla gestione governativa degli ultimi otto anni. Sebbene questo movimento non alteri ancora e in modo automatico il rapporto di forze, esso comporta comunque l’emergere di un nuovo settore politico-sociale, prima oscurato dall’orgia di propaganda progressista, che combina i talk show di RTVE e il costante ricatto della paura del fascismo.
Tattica e strategia
Il movimento sta ancora prendendo forma in modo disomogeneo, influenzato dalla composizione politica di ciascun territorio o nazione di quella variegata formazione sociale che è lo Stato spagnolo. Madrid ne è l’epicentro, ma stanno sorgendo accampamenti in diverse città. In alcuni territori, in cui la densità del movimento «spontaneo» è minore poiché esistono altre forze molto strutturate (soprattutto sindacali, come in Galizia e nei Paesi Baschi), è possibile che il movimento assuma forme proprie e particolari. Ma al di là di ciò, si tratta di cercare di far crescere il movimento, considerando l’accampamento come una fase della lotta, non come un fine a sé stesso.
Questo dibattito riveste una certa importanza. L’accampamento può essere un’enorme leva per raggruppare e organizzare il salto nella lotta di classe, ma è un momento di concentrazione di forze che, al di là della sua capacità di condensare la politica per un istante, non riflette ancora la strutturazione di un ampio movimento in espansione nei quartieri e nei luoghi di lavoro. È vero che potrebbe sfociare in una comune, ma non di Madrid: sarebbe piuttosto la comune di Sol, che incasellerebbe il movimento negli stretti limiti delle sue pratiche autoreferenziali, cosa che, francamente, preferiamo non immaginare.
Ma il movimento non può nemmeno limitarsi a essere una sorta di «petizione cittadina» al Parlamento. Il suo ruolo non è quello di avallare i decreti di un governo di gestione capitalista in nome di una logica del male minore. In un contesto di ascesa della lotta, ciò potrebbe comportare una chiusura del conflitto, non una conquista parziale. Al contrario, si tratta di costruire un’iniziativa propria che esplori la dialettica tra forza sociale e conflitto antagonistico e che apra brecce nella configurazione dello Stato. Noi comunisti non ci opponiamo alle riforme: lottiamo attivamente per esse, nella misura in cui rafforzano la nostra classe nella lotta per l’obiettivo del superamento del capitalismo. Lo Stato moderno, inoltre, non è un semplice guardiano notturno: costruisce la propria egemonia riflettendo i rapporti di forza, così come la classe lavoratrice si rafforza ottenendo nuove cristallizzazioni delle proprie lotte (e non attraverso le sconfitte che la disgregano, come pensano i catastrofisti), in una tensione tra la riforma passiva e la conquista della propria autonomia.
Ma ciò ha una chiara ripercussione. I dibattiti giuridico-politici sulla composizione parlamentare o sui limiti legali hanno la loro importanza tattica, ma sono secondari dal punto di vista strategico. Il programma e l’orizzonte di un movimento non possono limitarsi a ciò che la costituzione giuridica del capitale, sempre temporanea, stabilisce in un determinato momento. Il programma deve essere legato agli obiettivi immediati della classe lavoratrice. Misure come la riduzione immediata degli affitti, l’espropriazione senza indennizzo dei fondi speculativi e delle banche per creare un parco immobiliare pubblico, sotto controllo sociale e democratico, o l’ancoraggio del tetto massimo dell’affitto al 20% del salario vanno in questa direzione. Gli slogan devono ampliare il possibile: devono riprendere l’arte leninista di fissare un compito, un modo per avanzare nella guerra di posizione. L’idea che la rendita sia un rapporto illegittimo e che si debba lottare per demercificare l’alloggio conferisce un orizzonte ideologico alle rivendicazioni, collegandole a un proprio progetto di società. Non bisogna aver paura di esigere dalla classe dirigente; ciò che non si deve mai fare è chiederle qualcosa. Tornando al Faust di Goethe: «In principio era la forza».
In questo senso, la lotta per l’alloggio può svolgere temporaneamente un ruolo simile a quello della rivendicazione della giornata lavorativa di otto ore per il movimento operaio. Il vecchio movimento operaio non aspettava che si formasse una maggioranza parlamentare che applicasse il suo programma: cercava di dotarsi della forza per imporlo. Era questa dialettica a raggiungere un punto di equilibrio tra la vocazione di ottenere conquiste concrete qui e ora e quella di forgiare un movimento con un orizzonte trasformativo: solo in questa dialettica, che ha due facce indissolubili, si può forgiare una forza.
Ma per farlo dobbiamo dotarci di una nuova capacità tattica. È qui che emerge lo sciopero generale come orizzonte. È ovvio che nemmeno lo sciopero generale in sé possa essere un fine, ma sì un orizzonte intermedio che comporti un nuovo balzo in avanti nella lotta, nel conflitto e nell’accumulo di forze, dotando l’insieme della classe di una prospettiva specifica che eviti la dispersione e metta al centro l’azione politica di massa.
Uno sciopero generale in questo contesto dovrebbe partire da diverse premesse. La prima è che non può essere uno sciopero di minoranze, indetto esclusivamente dai sindacati combattivi, i quali, ovviamente, possono e devono svolgere un ruolo chiave nell’intera questione. È necessario coinvolgere almeno un settore della classe operaia organizzata sotto l’ala delle grandi burocrazie sindacali, anche se ogni realtà ha le sue peculiarità. Se qualche comunista nutre delle riserve al riguardo, prima di andare in tilt, gli consigliamo di leggere i testi dell’Internazionale Comunista e di studiare la sua pratica durante il III e il IV Congresso dell’Internazionale Comunista. Tuttavia, questo non si otterrà né con appelli astratti né con negoziazioni dall’alto. È necessaria una pressione enorme e costante dal basso. Dobbiamo cercare un modello adeguato. Ad esempio, gli scioperi femministi indetti dalle assemblee dell’8 marzo possono servire da punto di partenza. Un modello di sciopero generale che combini la mobilitazione dei settori più avanzati sul posto di lavoro con un’ampia mobilitazione politica, concentrando in una sola giornata diversi repertori di azione.
Il Sindacato delle Inquiline e il movimento per il diritto alla casa possono promuovere assemblee per lo sciopero generale e, in molti luoghi, unirsi ad altri settori, come ad esempio il potente e organizzato movimento educativo, che in realtà è più strutturato di quello per il diritto alla casa, sebbene abbia meno centralità. La chiave affinché il movimento si sviluppi è essere in grado di espandere e rafforzare il movimento tra la classe lavoratrice con una tattica coerente e indipendente. Lo sciopero generale, quindi, implica una tendenza all’unità nell’azione, attorno a specifici vettori organizzativi. La scelta virtuosa, in questo caso, sarà quella di utilizzare la questione abitativa, diventata il punto centrale di una crisi politica, come elemento aggregante delle rivendicazioni senza che ciò si trasformi in un miscuglio che, anziché unire, finisca per disperdere.
Né possiamo avere una concezione gradualista dell’organizzazione dello sciopero. Questa situazione non si protrarrà per mesi, a meno che non ci dotiamo degli strumenti per un rapido avanzamento. Un ripiegamento in questo momento comporterà la perdita di una centralità contingente. Lo sciopero non può essere pianificato con mesi di anticipo. Anche se può sembrare controintuitivo, stiamo parlando di settimane. Questo movimento non avanza sulla base di una struttura già consolidata: piuttosto, va strutturato attraverso l’azione e la congiuntura. Qualsiasi evento, in un clima così instabile, può cambiare l’agenda se il movimento non è in grado di intensificare la lotta. Per questo c’è una certa urgenza: non possiamo fermarci. Dobbiamo fare un passo avanti per trasformare il salto in forza. Non c’è modo migliore per affrancarci dal progressismo, lottare per l’egemonia al di là della retorica e affrontare concretamente la destra radicale che approfondire, estendere ed elevare il livello della lotta. Trasformare in realtà lo sciopero generale, che è tornato nelle strade come slogan, è una buona via per affrontare queste sfide.
One company told customers to power down its data-protection platform during a nine-hour window, while the other remained mum on reported attacks prior to releasing a patch for its product.
Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)
Left: The Benchmark Supercritical Wing not illuminated in unsteady Pressure Sensitive Paint inside the Transonic Dynamics Tunnel at NASA’s Langley Research Center. Right: The Benchmark Supercritical Wing illuminated in unsteady Pressure Sensitive Paint during testing inside the Transonic Dynamics Tunnel at NASA’s Langley Research Center.
Left: NASA/Sarah Peak | Right: NASA
Groundbreaking tests at NASA’s Langley Research Center in Hampton, Virginia, are paving the way for new wind tunnel capabilities for designing the aircraft technologies of the future.
In a first-of-its-kind test in NASA Langley’s Transonic Dynamics Tunnel, researchers used unsteady Pressure Sensitive Paint to study how air flows around a standard wind tunnel model known as the Benchmark Supercritical Wing. As the team observed the test, the paint’s special capabilities made the model wing glow pink-purple when exposed to special ultraviolet lights, while high-speed cameras captured every detail.
The test combined two valuable NASA tools. NASA’s benchmark wings don’t represent a particular type of aircraft, rather they are meant as universal models to help researchers improve computer modeling using wind tunnel data.
Unsteady pressure sensitive paint is a specialized coating that varies in brightness according to how much pressure the air flow applies to the wing. High-speed cameras capture those changes, providing data for computer models. For years, NASA researchers at centers including Langley and the agency’s Ames Research Center in California’s Silicon Valley have been working to integrate the paint into wind tunnel tests for aircraft and rockets. NASA researchers consider the paint a vital tool and expect to find many more wind tunnel applications in the future.
This test marked the technique’s first use on a large-scale, freely moving model in a low‑oxygen environment, an achievement made possible by the Transonic Dynamic Tunnel’s unique testing capabilities.
This milestone opens the door for upcoming tests on flexible aircraft models that are designed to bend and adapt during flight to improve efficiency. It also lays the foundation for better simulations and designs as NASA advances the future of flight.
Organizations may face an artificial intelligence (AI) reckoning over the next year. Omdia and Gartner weigh in on how to tackle the governance, security, and value challenges ahead.
"Rogue AI" terminology anthropomorphizes LLMs and shifts risk responsibility from vendors. Defenders should treat agents as untrusted, nondeterministic software systems, not sentient beings with malicious intent.
In occasione di Terra Madre Salone del Gusto, la varietà tradizionale pratese ha ottenuto l'ufficialità del riconoscimento. Presente all’evento anche il dott. Leonardo Borsacchi, ricercatore della Fondazione PIN, che svolge il supporto tecnico-scientifico alle politiche urbane del cibo del Comune di Prato e segue numerosi progetti nel territorio della Val di Bisenzio.
In occasione di Terra Madre Salone del Gusto, la varietà tradizionale pratese ha ottenuto l'ufficialità del riconoscimento. Presente all’evento anche il dott. Leonardo Borsacchi, ricercatore della Fondazione PIN, che svolge il supporto tecnico-scientifico alle politiche urbane del cibo del Comune di Prato e segue numerosi progetti nel territorio della Val di Bisenzio.
Il 16 ottobre 2026, dalle ore 16:00 alle 19:00, il Polo di Prato dell'Università di Firenze ospiterà uno Swap Party incentrato sui temi della moda sostenibile e del consumo consapevole. L'evento si aprirà con il talk "Come diventare consapevoli dei propri acquisti", a cui interverranno Claudia Morea, Eva di Franco e Tessa Moroder di Lotto Zero. Un momento di approfondimento e confronto sulle buone pratiche legate all'economia circolare e all'impatto del settore tessile.
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Venerdì 9 ottobre 2026 la Biblioteca Lazzerini ospita un doppio appuntamento tra ricerca accademica e territorio, promosso dall'Università degli Studi di Firenze in collaborazione con il Comune di Prato.
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Organizations don't need better vulnerability scanners; they need to know who owns their assets, and who has the authority and capacity to actually fix them.
We have selected seven of the most interesting and important news stories covering global relations from the past few weeks. If you would like to see more of our reporting, please consider subscribing.
1. Trump condemns ‘sick conspiracy’ against AI, says he is only guardrail needed
US President Donald Trump downplayed growing concerns about artificial intelligence, claiming America already has guardrails to regulate the industry and warning that casting doubt on development only benefits...
Venerdì 25 settembre la sede della Fondazione PIN - Polo di Prato dell'Università di Firenze ha aperto le sue porte alla città in occasione di Bright-Night 2026, la Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori. L'appuntamento ha trasformato il Polo Universitario in uno spazio aperto di scoperta, condivisione e festa, accogliendo cittadini, studenti e famiglie con bambini.
Dalla comunicazione digitale al design sostenibile, fino ai temi della legalità e dei diritti: una panoramica sulle ultime uscite della casa editrice dell'Ateneo fiorentino. La diffusione della ricerca scientifica e l'approfondimento dei temi culturali, giuridici e sociali di maggior rilievo rappresentano un pilastro fondamentale della vita accademica. La produzione editoriale della Firenze University Press (FUP) continua a fornire strumenti di studio, aggiornamento e riflessione rivolti non solo a studenti e docenti, ma anche a professionisti, istituzioni e comunità locale.
WatchGuard ha rilasciato aggiornamenti di sicurezza per sanare una vulnerabilità con gravità "critica" in Endpoint Security per Windows, soluzione dedicata alla protezione dei dispositivi terminali. Tale vulnerabilità, qualora sfruttata, potrebbe consentire a un utente malintenzionato autenticato locale di elevare i propri privilegi ed eseguire codice arbitrario sui sistemi interessati.
Ho visto un video qui su YT, ho comprato una pistola spruzza-vernice su AMMAZZON, e mi son detto, cosa mai ci sara' di complicato nel verniciare una parete di bianco, a spruzzo? Ecco l'UNBOXING dell'OGGETTO...
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Siamo entrati nel Quarticciolo con una telecamera accesa: ecco cosa significa provare a documentare uno dei quartieri più complessi di Roma.
Tra lotti popolari e angoli presidiati, in alcune vie basta puntare un obiettivo per far scattare la tensione: urla, intimidazioni e minacce a vista. Nonostante il clima ostile, siamo andati dritti nel punto più critico per dare voce a chi ci vive.
Parlare con i residenti è possibile, ma filmarli è quasi un miraggio: la paura delle ritorsioni e l'omertà imposta dalla criminalità soffocano qualsiasi tentativo di denuncia. Chi decide di parlare rischia di essere subito etichettato come "infame", mentre la rabbia e la prepotenza prendono il sopravvento su chiunque cerchi semplicemente di far sentire la propria voce.
Il Quarticciolo è un quartiere dalla storia importante e con un potenziale enorme, ma logorato dall'abbandono istituzionale: palazzine popolari che cadono a pezzi, assenza di manutenzione e un vuoto dello Stato dove troppo spesso finisce per vigere solo la legge del più forte.
Voi cosa ne pensate della situazione? Conoscevate questa realtà? Scrivetelo nei commenti.
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Il Dipartimento di Statistica, Informatica, Applicazioni "G. Parenti" (DISIA) dell'Università degli Studi di Firenze promuove due premi dedicati a laureate e laureati magistrali con elaborati incentrati su economia circolare e sostenibilità. Scadenza per la presentazione delle domande: 16 novembre 2026.
È possibile iscriversi al Workshop GARR 2026, che si terrà dal 3 al 5 novembre presso l’Aula Magna di Lettere Filosofia Lingue dell’Università Roma Tre. Come ogni anno, il workshop GARR raduna gli esperti di networking del mondo dell’istruzione e della ricerca in un evento che è sia occasione di aggiornamento sia opportunità di discussione e confronto sui temi più caldi del momento.
La sequenza sismica in Italia centrale del 2016-2017 ha avuto più di 60 terremoti di magnitudo Mw > 4.0 tra il 24 agosto 2016 e il mese di gennaio 2017, causando oltre 300 vittime e ingenti danni agli edifici e al patrimonio artistico e culturale di un’area appenninica piuttosto vasta. La sequenza è stata caratterizzata da alcuni eventi principali [Amatrice/Accumoli (RI) – 24/08/2016, Visso (MC) – 26/10/2016, Norcia (PG) – 30/10/2016 e Capitignano (AQ) – 18/01/2017], che hanno prodotto significativedeformazioni superficiali, con uno spostamento massimo di circa 70 cm nella Piana di Castelluccio di Norcia, rilevato attraverso le osservazioni satellitari. Oltre alle deformazioni su larga scala, la sequenza ha innescato fenomeni localizzati, quali frane e riattivazioni di faglie secondarie, contribuendo ad aumentare il dissesto dell’area. Questo lavoro si propone di identificare tali effetti sismo-indotti mediante l’utilizzo della tecnica dell’interferometria SAR (InSAR)[Massonnet et al., 1993], applicata a dati satellitari in banda X e C relativi a quattro casi studio: Monte Vettore, Bolognola, Podalla e Cicconi (Figura 1). I risultati evidenziano il contributo delle osservazioni multi-banda per la valutazione della pericolosità ambientale e il monitoraggio post-sisma.
Figura 1 Panoramica dell’area di studio. I cerchi rossi rappresentano le quattro aree analizzate e interessate da fenomeni sismo-indotti. Le stelle gialle indicano gli epicentri dei quattro eventi principali della sequenza sismica in Italia centrale del 2016-2017.
Il dataset utilizzato
Il dataset utilizzato in questo studio è riassunto in Tabella 1. Esso comprende diversi interferogrammi generati per ciascun caso studio a partire da coppie di immagini SAR acquisite dalle missioni COSMO-SkyMed (CSK), in banda X, e Sentinel-1 (S1), in banda C. L’analisi è stata condotta mediante il software GAMMA, specificamente sviluppato per l’elaborazione interferometrica dei dati SAR [Wegmüller and Werner, 1997].
Tabella 1 Dataset SAR utilizzato in questo studio.
I casi studio
Monte Vettore I risultati InSAR ottenuti da immagini acquisite da CSK hanno evidenziato un segnale deformativo sul versante del Monte Vettore, strettamente correlato alla fase cosismica del terremoto di Amatrice (Mw 6.0), del 24 agosto [Bignami et al., 2016]. La deformazione rilevata lungo la Linea di Vista del satellite (Line-of-Sight, LoS) è localizzata sul versante sud-occidentale e raggiunge uno spostamento massimo di circa 12 cm (Figura 2). Tale deformazione è associata a una frattura continua, lunga circa 5 km, osservata lungo il versante e identificata anche durante i rilievi di campagna, probabilmente riconducibile alla combinazione di processi deformativi tettonici e gravitativi [Albano et al., 2016].
Figura 2 Mappa di spostamento 2D lungo la LoS relativa al caso di studio del Monte Vettore. Nell’angolo in basso a sinistra dell’immagine è visibile parte della deformazione cosismica indotta dall’evento di Amatrice/Accumoli mentre l’area in esame è evidenziata con un rettangolo blu [A]. Focus in 3D dell’area analizzata [B].Bolognola In questo caso studio, sono stati utilizzati dati SAR acquisiti sia da CSK sia da S1 per identificare un fenomeno deformativo localizzato circa 25 km a NE degli epicentri dei terremoti di Visso e Norcia, nel settore settentrionale dei Monti Sibillini, in prossimità dell’abitato di Bolognola (MC). I risultati evidenziano uno spostamento localizzato di circa 2.5 cm lungo la LoS, associato a una frana con movimento prevalente da NO verso SE. L’intervallo temporale coperto dalle acquisizioni delle immagini Sentinel-1 comprende sia gli eventi sismici di Visso e Norcia che le relative repliche. Pertanto, non è possibile determinare con certezza quale evento abbia innescato il movimento franoso.Figura 3 Mappa di spostamento 2D lungo la LoS relativa al caso di studio di Bolognola. Nell’angolo in basso a sinistra dell’immagine è visibile parte della deformazione cosismica indotta dagli eventi di Visso e Norcia mentre l’area in esame è evidenziata con un rettangolo blu [A]. Focus 3D sull’area analizzata [B].Podalla La Deformazione Gravitativa Profonda di Versante (DGPV) di Podalla (MC) è localizzata in prossimità della diga del Lago di Fiastra ed è stata precedentemente studiata mediante dati InSAR, evidenziando una potenziale predisposizione a deformazioni significative [Tolomei et al., 2013]. In particolare, la DGPV di Podalla è stata identificata come un sackung (insaccamento) con direzione NE e caratterizzata da un piano di scivolamento immergente verso NO. I risultati InSAR ottenuti dalle immagini S1 mostrano un campo di spostamento con una deformazione LoS massima di circa 2–2.5 cm, rilevata sia durante il terremoto di Amatrice sia per gli eventi di Visso e Norcia. Pertanto, la DGPV di Podalla sembra essersi ri-attivata in seguito ai primi tre eventi principali della sequenza sismica in Italia centrale del 2016–2017, determinando uno spostamento cumulativo lungo la LoS di circa 5 cm.Figura 4 Mappa di spostamento 2D lungo la LoS relativa al caso di studio di Podalla in seguito all’evento di Amatrice/Accumoli. L’area in esame è evidenziata con un rettangolo blu [A]. Focus 3D sull’area analizzata [B].Cicconi Anche in questo caso sono stati utilizzati sia i dati CSK sia quelli S1. I risultati mostrano che l’area circostante l’abitato di Cicconi, nel territorio comunale di Fiastra (MC), ha subito una deformazione LoS localizzata di circa 2–2.5. L’area è situata circa 25 km a nord-est degli epicentri dei terremoti di Visso e Norcia; tuttavia, sulla base delle date di acquisizione delle immagini, è possibile identificare il terremoto di Visso del 26 ottobre 2016 come l’evento responsabile della riattivazione di questa frana, caratterizzata da un movimento prevalente da SO verso NE.Figura 5 Mappa di spostamento 2D lungo la LoS relativa al caso di studio di Cicconi. Nell’angolo in basso a sinistra dell’immagine è visibile parte della deformazione cosismica indotta dall’evento di Visso mentre l’area in esame è evidenziata con un rettangolo blu [A]. Focus 3D sull’area analizzata [B].
I risultati dell’analisi
Durante e dopo forti terremoti possono verificarsi diversi effetti indotti dall’attività sismica, in grado di generare ulteriori condizioni di pericolo sia per l’ambiente sia per la popolazione. A seconda della posizione degli epicentri e dei meccanismi di faglia responsabili degli eventi, gli effetti secondari possono includere la generazione di tsunami, il crollo di edifici, fenomeni di liquefazione dei terreni, valanghe e frane [Alasset et al., 2006; Chini et al., 2015; Piscini et al., 2017; Rodrı́guez et al., 1999]. Questo lavoro si concentra sugli effetti locali indotti dalla sequenza sismica in Italia centrale del 2016–2017 nelle aree dell’Appennino centrale colpite. I dati InSAR acquisiti dalle missioni CSK in banda X e S1 in banda C hanno permesso di rilevare deformazioni locali indotte dai terremoti in quattro aree dei Monti Sibillini: Monte Vettore, Bolognola, Podalla e Cicconi. Sono stati ricostruiti i relativi campi di spostamento dell’ordine di pochi centimetri lungo la LoS, principalmente interpretati come associati a fenomeni franosi e fagliazione secondaria. I fenomeni osservati sono stati innescati dai primi tre eventi principali della sequenza, ovvero i terremoti di Amatrice, Visso e Norcia. L’ultimo evento tra quelli principali, il terremoto di Capitignano (Mw 5.5), si è verificato nel mese di gennaio 2017 durante la stagione invernale e ha interessato un’area in gran parte ricoperta da neve. Tali condizioni hanno limitato l’utilizzo di dati InSAR in banda X e C, a causa di significativi effetti di decorrelazione temporale nelle acquisizioni SAR. In particolare, la rapida evoluzione del manto nevoso nell’intervallo temporale tra due acquisizioni, dovuta, ad esempio, a variazioni dello spessore, redistribuzione della neve o processi di fusione, modifica le proprietà di scattering e quindi la risposta elettromagnetica della superficie. Tali cambiamenti riducono notevolmente la correlazione tra le immagini SAR causando perdita di coerenza ed assenza di segnale informativo.
Questo lavoro ha dimostrato la capacità dei dati InSAR di identificare fenomeni deformativi su piccola scala indotti dai terremoti, in particolare nelle aree montane. In contesti topografici complessi, come quelli interessati dalla sequenza sismica in Italia centrale del 2016–2017, le indagini sul campo possono risultare difficoltose a causa della limitata accessibilità delle aree e del potenziale innesco di fenomeni franosi o riattivazioni di faglie secondarie. L’InSAR rappresenta un potente strumento per la valutazione e la mappatura rapida della pericolosità ambientale, fornendo osservazioni spazialmente estese e sicure sia della deformazione cosismica sia dei fenomeni deformativi sismo-indotti.
A cura di Marco Polcari, Christian Bignami, Marco Moro, Salvatore Stramondo, Cristiano Tolomei, ONT-INGV
Bibliografia
Alasset, P.-J., Hébert, H., Maouche, S., Calbini, V., and Meghraoui, M. [2006]. The tsunami induced by the 2003 Zemmouri earthquake (MW = 6.9, Algeria): modelling and results. Geophysical Journal International, 166(1), 213–226. https://doi.org/10.1111/j.1365-246X.2006.02912.x
Albano, M., Saroli, M., Moro, M., Falcucci, E., Gori, S., Stramondo, S., Galadini, F., and Barba, S.. [2016]. Minor shallow gravitational component on the Mt. Vettore surface ruptures related to MW 6, 2016 Amatrice earthquake. Annals of Geophysics, 59, 2. https://doi.org/10.4401/ag-7299
Bignami, C., Tomolei, C., Pezzo, G., Guglielmino, F., Atzori, S., Trasatti, E., Antonioli, A., Stramondo, S. and Salvi, S. [2016]. Source identification for situational awareness of August 24th 2016 Central Italy event. Annals of Geophysics, 59, 25. https://doi.org/10.4401/ag-7233
Chini, M., Albano, M., Saroli, M., Pulvirenti, L., Moro, M., Bignami, C., … Stramondo, S. [2015]. Coseismic liquefaction phenomenon analysis by COSMO-SkyMed: 2012 Emilia (Italy) earthquake. International Journal of Applied Earth Observation and Geoinformation, 39, 65–78. https://doi.org/10.1016/j.jag.2015.02.008
Massonnet, D., Rossi, M., Carmona, C., Adragna, F., Peltzer, G., Feigl, K., and Rabaute, T. [1993]. The displacement field of the Landers earthquake mapped by radar interferometry. Nature, 364(6433), 138–142. https://doi.org/10.1038/364138a0
Piscini, A., Romaniello, V., Bignami, C., and Stramondo, S. [2017]. A New Damage Assessment Method by Means of Neural Network and Multi-Sensor Satellite Data. Applied Sciences, 7(8), 781. https://doi.org/10.3390/app7080781
Rodrı́guez, C. E., Bommer, J. J., and Chandler, R. J. [1999]. Earthquake-induced landslides: 1980–1997. Soil Dynamics and Earthquake Engineering, 18(5), 325–346. https://doi.org/10.1016/S0267-7261(99)00012-3
Tolomei, C., Taramelli, A., Moro, M., Saroli, M., Aringoli, D., and Salvi, S. [2013]. Analysis of the deep-seated gravitational slope deformations over Mt. Frascare (Central Italy) with geomorphological assessment and DInSAR approaches. Geomorphology, 201, 281–292. https://doi.org/10.1016/j.geomorph.2013.07.002
Proposé comme une formation à distance transposant ce qui se fait en présentiel, l’idée est de tenter un essaimage, d’inviter de nouvelles personnes à s’aventurer en territoire solarpunk et, pourquoi pas, de devenir à l’avenir animateurices d’ateliers. Les activités s’échelonneront entre le 19 octobre et le 11 décembre, avec un emploi du temps découpé en quatre modules de deux semaines chacun, avec un livrable attendu à chaque étape. Un volume de travail d’environ quatre heures par semaine est à prévoir pour les participant·es.
Le contenu, intégralement sous licence libre, comme les productions proposées sur punkardie.fr est réutilisable, appropriable, modifiable, compostable…
Nous vous proposons également le temps de cet atelier de vous passer de ces outils problématiques que sont les plateformes et outils liés au capitalisme de surveillance. L’occasion d’expérimenter ce que peut être un travail en commun, à distance, avec des outils techno-critiques. Profiter de ce temps sans enjeu autre que celui de faire, échanger et apprendre ensemble pour préfigurer ce que pourrait être un monde solarpunk.
La définition du solarpunk que nous proposons repose sur trois axes :
Le solarpunk est contestataire et solaire, c’est son point de départ, il vise explicitement à prendre le contre-pied de la dominante contemporaine focalisée sur la société de consommation pour proposer dans le même mouvement un futur où les humains ont réussi à mieux coexister entre eux et avec les non-humains.
Le solarpunk est technocritique, la technique y occupe une place fondamentale, mais sans technophilie idéalisant le progrès ni technophobie rejetant la constitutivité technique de l’humain.
Le solarpunk est réaliste, son objectif est de développer des imaginaires qui peuvent correspondre à des mises en action à court terme.
I long for the day fossil fuels are nothing but a painful memory we can heal from. I long for the day fungus eats steel, vines entrapping the derricks ~. At rest, CC BY SA Honora (https://storyseedlibrary.org/art/honora/at-rest/)
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Scopriamo insieme come funzionerà e chi potrà beneficiarne.
Cosa sono i suggerimenti proattivi di Gemini
Se possiedi un recente smartphone Google Pixel, hai già familiarità con funzioni come Magic Cue o Proactive Assistance. Si tratta di una tecnologia intelligente che offre suggerimenti contestuali prima ancora che tu li richieda.
Nel concreto, questa tecnologia agisce come un assistente personale. Ad esempio, se ricevi un messaggio con il nome di un ristorante, il tuo telefono potrebbe mostrarti automaticamente la scheda di Google Maps corrispondente. Allo stesso modo, se hai un volo in programma, le informazioni pertinenti potrebbero apparire in una conversazione su Google Messaggi
La funzione può gestire anche conflitti di calendario e altre situazioni quotidiane, agendo come un sistema progettato per anticipare le tue esigenze e farti risparmiare tempo.
Come funzioneranno i suggerimenti di Gemini in Android Auto
L'obiettivo di Google è trasferire questa intelligenza proattiva nell'ecosistema dell'auto. L'analisi delle recenti versioni di Android Auto, come la 17.9 beta, ha rivelato stringhe di codice esplicite. Frasi come "Gemini può mostrarti suggerimenti personalizzati che ti fanno risparmiare tempo" confermano lo sviluppo di questa integrazione.
Con questa implementazione, mentre guidi, Android Auto potrebbe:
suggerire la navigazione verso un luogo menzionato in un messaggio recente;
proporre l'avvio di una playlist che ascolti solitamente a quell'ora;
ricordare un appuntamento imminente, offrendo le indicazioni stradali
Lo scopo è rendere l'esperienza di guida più fluida e sicura, minimizzando le distrazioni e fornendo le informazioni giuste al momento giusto.
Un vantaggio esclusivo per gli utenti Pixel
Un aspetto da considerare è la possibile esclusività della funzione. Proprio come la Proactive Assistance sugli smartphone è oggi riservata ai dispositivi Pixel, è probabile che l'integrazione di Gemini in auto segua la stessa logica.
Per sfruttare i suggerimenti di Gemini in Android Auto, potrebbe essere necessario abbinare uno smartphone Google Pixel al sistema di infotainment. Se utilizzi Android Auto con un telefono di un altro marchio, come Samsung, Xiaomi o OnePlus, potresti rimanere escluso da questa innovativa funzione. Si tratta di una strategia che mira a rendere l'ecosistema Google sempre più integrato e desiderabile, limitando però l'accesso alle ultime novità per una vasta fetta di utenti.
Quando saranno disponibili i suggerimenti di Gemini in Android Auto
Al momento non è stata annunciata una data di lancio ufficiale. Tuttavia, la presenza di queste opzioni nelle versioni beta indica che i test sono in corso e il rilascio potrebbe avvenire nei prossimi mesi, forse in concomitanza con un aggiornamento di Android o con il lancio di nuovi dispositivi Pixel.
Conversazioni è una rubrica mensile anonima a cura della redazione di Stanca. Due o più persone della redazione dialogano su un tema a partire da uno spunto di riflessione, un’esperienza personale, un fatto di cronaca o qualcosa che hanno letto, visto o ascoltato. Con questa rubrica cerchiamo di rompere l’idea di autorialità individuale – e speriamo di non litigare. Ogni blocco di testo è da leggere come un intervento all’interno della conversazione. In questa terza Conversazione parliamo di paesi, paesini, paeselli.
Quanto paesella il tuo paesello? Questa è la domanda che ha accompagnato parte del feed instagram della mia estate. Un paesello, stando ai parametri di questa ricerca, ha meno di diecimila abitanti. Noi ci rientriamo alla perfezione, chi perché ne ha la metà, chi perché ne ha quattro in meno. Per fortuna, altrimenti questa conversazione sarebbe stata difficile da intavolare. Tra momenti felliniani e bagni di realtà la discussione è andata avanti seguendo le associazioni intricate che ci legano a luoghi remoti e non-imperturbabili. La musica è un elemento fondamentale. Non siamo voluti scendere a compromessi con le polemiche recenti, anzi, probabilmente questa conversazione nasce da esse e va da tutt’altra parte. Abbiamo conversato con i ricordi, speriamo, senza lasciarci fagocitare. Se successivamente vorrete venire a trovarci, avrete con voi la guida realizzata da due “native”. I nomi e i fatti, diciamo, sono abbastanza inventati, in alcuni casi.
> Non credo si possa spiegare cosa significhi crescere un piccolo paese per chi non l’ha fatto. È una banalità, ma la dico lo stesso, con frustrazione perché ci ho provato molte volte. E davanti a me trovavo gli occhi di chi mi rispondeva oscillare tra il compatimento e lo scetticismo. Crescere in un paese (almeno per me a cavallo tra gli anni ‘90 e ‘00) significa essere lontani dai meccanismi che governano la storia e la società, essere dei fruitori passivi di informazioni che vengono proiettate nella tua testa da una distanza siderale, che non permette di riconoscervi dietro delle persone reali che vivono la loro vita e fanno ciò che fanno per i loro motivi. È l’assenza di una chiave che permetta l’accesso a una possibilità più profonda di interpretare i meccanismi che governano il mondo. Quella chiave è sepolta in città e per raccoglierla non c’è altra possibilità che andare via dal paese. Per me ottenere quella chiave (ma ci sono molti altri modi) ha significato scegliere di essere un intellettuale, una persona che lavora con le proprie idee e la scrittura per cercare di imprimere una sottile correzione alla direzione del mondo. È stato orribile e stupefacente capire di cosa di trattasse a trent’anni, quando il tuo cervello si è già formato su meccanismi ben strutturati. Produce una mutazione che ti rende straniero, quando torni al paese non lo riconosci e non ti riconosci, e questo è un altro dolore che è impossibile comunicare a chi non l’ha vissuto ugualmente. Tu hai avuto una storia o una percezione simile? Dato che abbiamo fatto un po’ di strada insieme negli ultimi anni, volevo capire intanto se hai provato anche tu qualcosa del genere negli ultimi tempi.
> È successa una cosa. Per cui sono costretta a cambiare totalmente impostazione al discorso, cancellare tutto ciò che avevo scritto e spiegarti le mie perplessità. L’altro giorno sono andata a questo evento, Amarcord Schignano, organizzato un po’ a caso al circolo del paese, unico centro di socialità rimasto, a parte qualche ristorante. I vari esercizi commerciali del posto sono definitivamente chiusi per vari motivi che forse conosci e hai vissuto anche tu. Vive e sopravvive fieramente la mia parrucchiera e un gelataio.
In questo momento sono scissa in due, perché volevo parlare della passività, del paese dormitorio, della condivisa necessità di andarsene, del fatto che ogni novità è vista con una smorfia e si chiamano i carabinieri a mezzanotte e dieci se c’è un po’ di musica nel piazzale per un evento. Volevo parlare delle problematiche che colpiscono questi posti da decenni, sociali e familiari (in paese tutto è di tutti, nel bene e nel male). Tuttavia, ho trovato proprio a questa festa la ristampa di un diario, realizzata per l’occasione, scritto dai fu bambini della scuola nella seconda metà degli anni Cinquanta. Un documento pazzesco. Ha ribaltato momentaneamente la mia prospettiva generale su come poteva essere vissuto cinquanta o settant’anni fa un paesino come il nostro, o il mio almeno. E conosco centinaia di aneddoti da genitori e nonni che potevano scardinare l’idea negativa che si è radicata nel mio cervello. A partire dal compito scolastico, e solo in una visione generale, sembra che siamo noi nella merda, privi di riferimenti se non verso l’esterno, questo esterno che ci chiama e senza il quale, paradossalmente, non avremmo potuto apprezzare e riconoscere alcune dinamiche del proprio paese. E, comunque, rimane qualcosa di cristallizzato, lo continuo a considerare un caso isolato che presenta intorno a sé miriadi di situazioni storte e grottesche. Sono rimasta molto colpita dalla documentazione: mi sono resa conto che non conosco quasi niente del posto in cui abito. Però conosco varie storie di solidarietà, ma anche di abuso e violenza. Mi rendo conto che, per quanto sia bello, non posso romanticizzare l’identità di un posto solo a partire da un progetto scolastico, per quanto illuminato: un laboratorio sul territorio realizzato dalla classe mista delle elementari nel 1956.
Tu quanto sai del posto da cui vieni?
> Sono contento che tu abbia cambiato discorso, perché ero partito con un tono di disperazione privata, che già rileggendolo non mi faceva respirare e rischiava di soffocare tutta la nostra conversazione.
Questa scoperta dei diari dei bambini del ‘56 mi ha fatto uno strano effetto, perché mi ha portato a pensare a due cose che non so se si integrano o sono in contraddizione tra di loro. Il ‘56 è stato l’annus horribilis del comunismo italiano, Chruščëv al XX congresso del PCUS tira fuori il rapporto segreto in cui apre il vaso di pandora dei crimini di Stalin e qualche mese dopo gli operai della Poznan si rivoltano contro il regime comunista polacco. Rossana Rossanda nella Ragazza del secolo scorso lo descrive come l’innesco di quello che poi avrebbe portato alla fine del sogno di un altro mondo possibile, soprattutto in Italia, dove avevamo il più grande partito comunista in un paese occidentale. È il crollo che ha aperto il baratro del presente, l’inizio dello sfacelo politico. Il mondo che stavano ricostruendo con la scusa del dopoguerra gli era crollato improvvisamente addosso e si resero conto nel giro di un anno che ogni potere è sporco, violento, inaccettabile. Non credo che ne siamo ancora usciti da questa contraddizione.
Ma poi! Mi sono riascoltato La nevicata del ‘56 di Mia Martini (c’è anche una versione di Califano), una canzone di una nostalgia dolcissima, in cui la sera si sente solo il rumore del fiume (cosa che a me fa pensare al massimo al coprifuoco in pandemia), alle partite viste sulle spalle del padre, a Roma coperta dalla neve come se fosse un sogno. Dice “c’era posto pure per le favole” e forse quello è stato l’ultimo anno in cui si è creduto davvero in qualcosa, qualcosa di viscerale, non razionalizzabile, che era evidente a tutti. C’era spazio per costruire una realtà come la volevamo. Sto divagando, però volevo depositare qua queste due cose sul ‘56.
Per il resto io so ben poco del paese da cui provengo perché non esiste più una lingua per mitizzarlo. O meglio, se dovessi farmi carico della mitizzazione della bellezza del mio paese (seriamente e completamente, una missione di vita) dovrei passare tutte le mie sere nei bar a sfondarmi di campari e gin, per ascoltare le mille storie che ogni sera quelli che stanno qui (“gli incastrati”) mi raccontano. È una lingua che ho ascoltato molto, che so parlare e ascoltare, ma come ogni lingua non può che divenire la sostanza di cui è costituito l’individuo. Continuare a parlare quella lingua significa restare ai margini, ingoiati da un tempo che è sempre presente e sempre uguale, assorbendo i riflessi del mondo come si è bruciati dal sole sulla spiaggia, impotenti, mentre tutto intorno c’è l’apocalisse (climatica, tecnocratica, genocida), così imminente che se ci penso rischio di farmi venire un attacco di panico. Ecco mi sembra che non riusciamo più a parlare del paese perché abbiamo perso un dizionario che abbia ancora un sapore di speranza, invece quelle parole puzzano sempre di foto virata seppia, in cui una faccia senza nome (un vecchio parente di mia nonna) sorride come se tutto andasse benissimo e la vita valesse ancora la pena di essere vissuta.
Ultimamente si è parlato tanto di Le citta di pianura, non sopporto di quel film il fatto che mi sembra nascondere il moraleggiante sotto il favolistico, la sua leggerezza è una tovaglia posta a coprire lo squarcio. Gli alcolisti che conosco io non sono come il personaggio di Capovilla, si vomitano addosso e si cacano sotto, tornano a casa e picchiano i figli, toccano il culo delle tipe al bar o peggio. Li trovo seducenti (nella loro autodistruzione) ma di una bellezza pericolosissima, che quel film attenua disinnescandola completamente. Invece qualche giorno fa ho visto Gigi la legge, quasi cento minuti di una telecamera che segue questo vigile urbano stralunato friulano, segue il vuoto delle conversazioni in macchina, i sogni di un tipo di mezza età con le sue fissazioni, con la neoassunta carina con cui flirta e che lo mette inevitabilmente davanti alla cruda verità che la sua vita è già passata, che è un vecchio che può solo scherzare per non impazzire, come hanno già fatto i giovani che accompagna al centro igiene mentale per un TSO. Quel vuoto assomiglia di più a quello che vedo io quando sono nel paese.
Ecco sono finito nuovamente sul disperato. Però davvero non riesco a trovare alcuna speranza al di fuori della nostalgia. Quello che sento nel paese è un vuoto in cui si rischia di affondare, come le sabbie mobili in cui più ti muovi e più affondi. Ci ho passato tanti anni e conosco bene quella paura, la sento ancora dentro di me ogni volta che torno a casa e non mi sento assolutamente pronto per affrontarla davvero (anche se un po’ questo mi fa vergognare). Sento che tutti i momenti di gioia vissuti qui provengono dall’infanzia o dall’adolescenza, e mi chiedo quindi se quel ‘56 non sia in fondo l’esame di maturità dell’Italia, qualcosa di lontanissimo che possiamo razionalizzare o guardare soltanto con la lente della nostalgia.
Continuo a pensarci. Però pensiamoci insieme. Tu hai qualche momento di felicità che hai vissuto nel paese al momento presente, un momento in cui in questi anni ti sei fermata e hai detto che bello qui, anche senza pensare al passato o al futuro?
> Ho trovato proprio l’altro giorno il libro di Rossana Rossanda a una bancarella dell’usato… e non l’ho preso, era l’edizione con copertina rigida.
E’ vero che il paese vive di ricordi; se ci pensi, anche il diario del ’56 viveva dei ricordi degli anziani e degli adulti che i bambini del tempo andavano a intervistare. Però, per riprendere la citazione che hai fatto a Mia Martini, è anche vero che la distanza aumentava esponenzialmente la fiducia nel futuro, quel futuro che leggevi – se sapevi farlo – nei giornali, o che ti facevi raccontare; “che tempi quelli”, i tempi della solidarietà, ma anche della violenza domestica e dell’indigenza delle persone che avevano una casa in pietra da borgo medievale, ma dovevano stare in un cantuccio del focolare per scaldarsi: neri di fuliggine, perché ormai troppo vecchi per far qualsiasi cosa, ma di una gentilezza disarmante; chiusi in se stessi, ma con la porta sempre aperta “non c’era bisogno di chiudere a chiave!”.
I ricordi sono in parte traditori e questo l’ho imparato, unica nozione rimasta, a uno dei corsi per gli inutili 24 CFU per l’insegnamento: man mano che cresci la memoria li modifica, per cui a un certo punto quanto ti puoi fidare dei racconti, delle tue stesse esperienze se rischiano perennemente di essere distorte a piacimento dal tuo cervello?
A me è successo, e lo posso confermare come ricordo perché è un dato abbastanza recente, di fermarmi un attimo, in uno dei paesini in cui vivo (eh sì, più di uno, un marasma di racconti e personaggi dai soprannomi strampalati che conosco per di più per sentito dire), e pensare “ah che bello, sono proprio fortunata”. Il punto, però, è che la fortuna non la costruisce solo il luogo: la costruiscono le persone. Questo paragrafo è pieno di luoghi comuni, ma conferma che per quanto una situazione di felicità in una comunità minuscola ti si pari davanti, prima o poi la logica del consumo dettata dall’esterno, la piccola città di provincia, ti risucchia e ti riporta alla realtà – che poi era felicità per me, per gli altri non lo so. A posteriori, è stato come far parte di un trip collettivo: bastavano veramente pochi elementi positivi abituali, un pizzico di novità unita alla familiarità di un posto che ti ha vista crescere e il gioco è fatto. Per me questo si è manifestato durante il lavoro stagionale, mentre studiavo all’università. Ho iniziato a lavorare da persone che, al momento, considero a metà tra miei cari amici e una sorta di seconda genitorialità, sono stata letteralmente adottata per tre anni e lì, in un locale di una certa età, frequentato dalle stesse persone che storcevano il naso vedendo per la prima volta una torta vegana (che poi adoravano) e la domenica si trovavano per parlare delle corse in moto o in auto, ho trovato il più strano e magnifico ed eterogeneo gruppo di amici. E un gatto, Rossano, adottato anche lui un po’ da tutti. Dopo la chiusura del locale, che si è trasferito in città, si è perso il collante. C’è chi, purtroppo, è morto nel frattempo, ma per un momento, piccolissimo, sono stata catapultata nell’atmosfera di quei ricordi che ho sempre ascoltato da voci più grandi di me.
Poi, bagno di realtà: sono tre anni su trenta. I rapporti con le persone non cambiano, ma si modificano le circostanze. Potrei aggiungerci gli anni dell’infanzia, ma sono una cosa diversa. In quei tre anni ho cercato e ho trovato una dimensione sociale che a raccontarla oggi sembra un’esagerazione, una caramella stucchevole. Da lì ho visto passare tante persone, che venivano da fuori e che avevano forse una mente più arretrata di chi viveva nel paese. Penso, ad esempio, a chi si trasferisce attualmente in queste zone alla ricerca di pace e tranquillità, che si traduce in “nessun rumore molesto dopo l’ora che mi pare perché io vengo dalla città con questa esigenza che pretendo venga rispettata”. Un aneddoto interessante riguarda sempre la musica e gli immancabili gruppi Facebook, in particolare la piccola Casa della Musica dove un tempo suonava la banda – estinta – e dove adesso vanno a suonare ogni tanto gli appassionati. Dopo una o due volte che facevano delle prove, c’è stato l’intervento del nuovo arrivato di turno che ha inneggiato al disturbo della quiete pubblica.
Il paese è, ormai, un luogo che cambia forma a piacimento di chi ha più possibilità di essere ascoltato da dietro la tastiera di un telefono. Più sei popolare sul gruppo Facebook, più ottieni consensi e ragioni. Per fortuna, quella volta è stato fatto notare che si era entrati dentro il territorio dell’intolleranza e dell’assurdità (a suon di commenti che chiedevano, forse non troppo cortesemente, di tornare in città se non stavano bene le abitudini del posto).
Il ripopolamento è una delle questioni che più mi incuriosisce perché mi spinge a pormi una domanda fondamentale: quanto voglio schierarmi dalla parte di chi vive qui da tutta la vita, a scapito di chi si trasferisce, perché porta novità che mi sembrano cazzate (tipo il jogging)? Non è anche questa, forse, una forma di accanimento nei confronti di un ecosistema problematico e moribondo? Quanto è giusto sperare che non costruiscano più villette orribili o restaurino l’ennesimo casale abbandonato nella speranza che il circolo di paese ricrei un nuovo evento amarcord, o che tutto rimanga su per giù com’è sempre stato? Le cose che non cambiano mai, dopotutto, sono quelle morte.
Il 2 ottobre, giorno della nascita di Mohandas K. Gandhi, le Nazioni Unite celebrano la Giornata internazionale della nonviolenza. Per la Rete Italiana Pace e Disarmo non è una ricorrenza rituale: la nonviolenza politica è da sempre la stella polare delle nostre azioni e campagne, e la strada concreta per costruire la pace attraverso il [...]
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Una breve discussione su se abbia senso continuare a studiare e accumulare conoscenza nel 2026, considerando i rischi di perdita di informazione digitale e il ruolo degli LLM nel preservare il sapere.
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7:22 Longest 2 piece jump in the world
7:44 Left eye bigger than right eye
8:18 Police catch escaped tortoise
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14:14 Forgot to say no tomato
14:21 Horse fell asleep on his face
14:27 tub fail
14:35 Bug jumpscare 2
14:44 really posh dinner
14:58 Otter collects shells
15:11 China
Linux users have long had a pragmatic relationship with text-to-speech. The classic open-source engines have been available for years, wired into accessibility tools and the occasional script, dependable but unmistakably robotic. They do the job where the job is simply to convert text to some kind of speech, but the mechanical output has kept them out of anything where the voice actually matters. The arrival of high-quality speech synthesis delivered over an API changes what is possible, letting Linux users add genuinely natural voices to scripts, services, and applications without hosting a heavyweight model themselves.
The Familiar Trade-Off
Anyone who has used the traditional Linux speech engines knows the trade-off. They are free, local, and scriptable, which fits the Linux ethos perfectly, but the voices are clearly synthetic. For accessibility and for utilitarian tasks where intelligibility is all that counts, that has been acceptable. For anything user-facing where the quality of the voice shapes the experience, it has not.
The alternative of running a modern, high-quality speech model locally is possible but comes with real costs: significant computational requirements, model management, and the ongoing maintenance of a demanding piece of infrastructure. For many use cases, particularly on servers, embedded systems, or ordinary workstations, that overhead is disproportionate to the need. This is the gap that an API-based approach fills, offering the quality of a large modern model without the burden of hosting one.
The API Approach on Linux
Delivering speech synthesis over an API fits naturally into how Linux users already build things. Rather than installing and maintaining a model, you make a request to a service and receive audio back, which you can then play, save, or pipe into whatever comes next. A text to speech api turns text into natural-sounding audio through a simple network call, which means a script or service can produce high-quality speech with nothing more than the ability to make an HTTP request and handle the response.
This composability is what makes it appealing in a Linux context. The request can come from a shell script, a systemd service, a cron job, a Python program, or any application that can talk to a network endpoint. The returned audio slots into the familiar toolchain of files, pipes, and media players. For users accustomed to assembling capabilities from small, cooperating parts, a speech API is just another well-behaved component that happens to produce audio, and it drops into existing workflows without disturbing them.
Synchronize wasn’t working for a couple of weeks, because Tiktok was blocking yt-dlp. Elestio have fixed this for me, and since then my channel has been successfully synchronizing again. However, I seem to be unable to grab the videos that were missed during the down period. When I use « Fully synchronize » the logs show that it finds a list of candidate URLs that includes the missing videos, and then
peertube-1 | [peertube.intrapology.com:443] 2026-10-01 20:36:23.031 info: Processing after video channel import in job 44d0bd2f-e3b0-43d4-8189-2eab53d6b20c.
Según el sinófobo think tank Instituto Australiano de Política Estratégica (ASPI, por sus siglas en inglés), en su trazabilidad de tecnología crítica (critical technology tracker: CTT) de junio 2026, China ostenta un descomunal liderazgo en la investigación de alto impacto: en 69 de 74 rubros (https://bit.ly/4xYMAax). ¡El futuro, que ya es presente, está escrito en el muro!
Antes se manejaba que el liderazgo chino marcaba la dinámica de una tendencia azorante que hoy se ha consolidado en forma estructural en la aplastante mayoría de los campos que definirán la soberanía tecnológica, la capacidad militar y la competitividad económica.
En la actualización de este año, China ya rebasó a EEUU en ingeniería genética –además de radioterapia y medicina nuclear–, así como en procesamiento de lenguaje natural. En pleno declive acelerado, con o sin Trump, EEUU conserva todavía su liderazgo en cinco rubros.
El ASPI toma en cuenta la presencia de un país en por lo menos ocho de 10 instituciones líderes a escala global –¡predomina la Academia China de Ciencias con 30 tecnologías!–, así como el número de publicaciones alusivas, que en el caso de Pekín marca una tendencia al monopolio en 41 tecnologías de las 69 que encabeza. En su actualización de junio de 2026, el ASPI exhibe que el liderazgo chino se consolidó en hardware, aceleradores de inteligencia artificial (IA) y en manufactura biológica.
El monopolio chino destaca en aprendizaje de máquinas (machine learning), robótica avanzada, comunicaciones de radiofrecuencia avanzadas, gemelos digitales ( digital twins), semiconductores de banda ancha/ultra-ancha y análisis avanzado de datos y sistemas autónomos.
China mantiene su liderazgo en interfaces cerebro-computadora, pero ya no tiende al monopolio. Por su parte, EEUU se consolidó con tendencia al monopolio en neuroprótesis. Fuera de China y EEUU, la brecha se ha profundizado en forma alarmante. India participa en el “top 5” de 56 tecnologías específicas y nada desdeñablemente ocupa el segundo lugar –¡delante de EEUU!– en 16 de las 69 que encabeza China.
Alemania mantiene su liderazgo europeo y Gran Bretaña ha perdido fuerza. Vale la pena señalar que la Unión Europea como bloque en plena delicuescencia lidera en muy pocos rubros. Pese a las asfixiantes sanciones “occidentales” desde hace 47 años, asombra que la República Islámica de Irán surja en el “top 5” en varias áreas de materiales y propulsión (de uso dual: civil y militar).
La Trazabilidad (CTT) no mide la presente capacidad industrial ni el despliegue comercial, sino que pondera la intensidad de la investigación de alto impacto que incluye los “flujos de talento”, donde se aglutinan los óptimos investigadores del planeta: un indicador adelantado de la capacidad futura de un país.
En el campo de moda de la IA –que definirá el destino del planeta–, se libra una feroz batalla entre EEUU y China, lo cual se subsume en el flujo de los talentos en investigación de alto impacto. La ventaja de China como fuente de los mejores talentos en IA se ha ampliado desde 2022 (https://bit.ly/4AK48da).
Más allá de la promesa de un “diálogo sobre IA” como resultado de la visita de Xi a Washington, según datos de Carnegie China, hoy “57 por ciento de los mejores talentos en IA provienen de China (frente al 46 por ciento registrado en 2022), mientras 13 por ciento provienen de EEUU (menor al 20 por ciento de 2022)”.
Pese a las fuertes tensiones y castigos recíprocos, EEUU sigue siendo muy atractivo para el talento global en IA, en particular, el talento chino. Curiosamente, el “talento” fue una moneda acuñada por los fenicios-cananeos, y hoy el ex casinero Trump parece apostar todo su “resto” lúdico en la IA cuando se proyecta que la inversión total en centros de datos e infraestructura de IA asociada alcance 10.3 billones de dólares (trillones en anglosajón) entre 2025 y 2032 (3.6 por ciento del PIB anual), lo cual empequeñecería los proyectos colosales en ferrocarriles, las redes de autopistas y la “plomería para Internet” (https://bit.ly/3VHvmRv).
¿Será por ello que Elon Musk vaticina la mayor “era de la abundancia” debido a la IA (https://bit.ly/4z8VNhC)?
A SpaceX Falcon 9 rocket carrying the company's Dragon spacecraft is launched on NASA’s SpaceX Crew-13 mission to the International Space Station with NASA astronauts Jessica Watkins and Luke Delaney, CSA (Canadian Space Agency) astronaut Joshua Kutryk, and Roscosmos cosmonaut Sergey Teteryatnikov aboard, Thursday, Oct. 1, 2026, from Cape Canaveral Space Force Station in Florida.
Baofeng SW-9: La fine dei soliti walkie-talkie?
Se pensavi che i walkie-talkie economici fossero tutti uguali, il nuovo Baofeng SW-9 è pronto a farti ricredere. Questo non è il classico portatile limitato alle solite frequenze VHF e UHF: siamo di fronte a un vero e proprio concentrato di tecnologia pensato per chi cerca qualcosa di più spinto, versatile e "tuttofare".
1. Design, Display e Costruzione
Appena preso in mano, l'SW-9 si fa notare per una solida costruzione e un fattore di forma ergonomico. La vera chicca estetica e funzionale è il display a colori TFT da 2.0 pollici, luminoso e ricco di informazioni (inclusi i parametri di frequenza, zone, modalità e stato).
A completare la dotazione hardware troviamo una comoda batteria da 2500mAh con ricarica USB Type-C (comodissima per ricaricare la radio in mobilità con un comune power bank) e una funzione di sicurezza avanzata come il Man-Down (rilevamento caduta).
2. Prestazioni e Frequenze: Non solo VHF/UHF
Il vero punto di forza di questo modello è la ricezione a banda larga. Oltre alla classica trasmissione e ricezione tribanda (VHF, 220MHz e UHF) con un'uscita fino a 10W di potenza, l'SW-9 apre le porte al mondo dell'ascolto avanzato:
Onde Corte (SW): Copertura da 2.3 a 30 MHz.
Bande Commerciali e di Servizio: Ricezione in onde lunghe (LW), medie (MW), banda aeronautica (AM Airband) e canali meteo NOAA.
Modi di Demodulazione: Il supporto a FM, AM e SSB (USB/LSB) lo rende uno strumento formidabile per gli appassionati di ascolto HF e utility monitoring.
3. Connettività Bluetooth: Futura e Smart
Baofeng ha voluto modernizzare l'esperienza utente introducendo il doppio modulo Bluetooth:
BT Data: Ti permette di programmare e gestire i canali in pochi secondi direttamente dallo smartphone tramite app dedicate (come Ola Radio).
BT Audio: Consente l'abbinamento di auricolari wireless e anelli PTT per la massima comodità a mani libere.
Per la programmazione da PC, inoltre, la radio è compatibile con il celebre software CHIRP (selezionando il profilo UV-17PRO GPS), rendendo l'inserimento delle frequenze un gioco da ragazzi.
Verdetto Finale: A chi è consigliato?
Il Baofeng SW-9 sposta l'asticella più in alto rispetto ai classici gommini entry-level. Non è solo un ricetrasmettitore per comunicare a breve/medio raggio, ma un ricevitore estremamente polivalente che strizza l'occhio agli SWL (ascoltatori di onde corte) e ai radioamatori in cerca di un muletto tascabile e ricco di funzioni.
Se cerchi un dispositivo che unisca la praticità di un walkie-talkie moderno alle potenzialità d'ascolto delle onde corte e della modulazione SSB, l'SW-9 merita assolutamente di essere provato.
On approche de 30 000 utilisateur⋅ices Nextcloud sur Framaspace (10 000 actif⋅ves mensuellement), sur 3 500 instances actives de Nextcloud (les instances inactives sont automatiquement supprimées après quelques mois d'inactivités et alertes aux admins).
A notre connaissance, c'est la plus grosse "ferme Nextcloud" proposée par une association à des associations… au monde ! 🤔
Nous sommes vraiment très fier⋅es de ce projet, alors n'hésitez pas à en parler autour de vous !
🎉 Mise à jour de plus de 3 500 Framaspaces : ✅ Ça, c'est fait !
https://framaspace.org est un service de "cloud associatif" réservé aux associations et collectifs militants, proposé gracieusement par l'association @Framasoft
En résumé : * 🏡 Possibilité de masquer certaines applications [👨🎓] * 📈 Statistiques d'utilisation de l'espace [👨🎓] * 🔗 Partage des Tableaux par lien public * 📌 Épinglage des messages dans Talk et programmation de la date d'envoi * ✅ Nouvelle visite guidée sur l'application tâches [👨🎓] * 🎥 Possibilité d'accueillir plus de personnes dans les visios * 🚀 Amélioration des performances
Following in the footsteps of other European countries, the Netherlands is looking to increase its sovereign digital infrastructure with open source software.
Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
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This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
Do you want to send us the clips of YOUR DASHCAM? See how on https://bit.ly/inviavideo
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Do you have any questions or curiosities? COMMENT below the video or CONTACT US https://bit.ly/contattabdoi
Venti barattoli di vetro. Uno consegnato a richiesta degli agenti, sei sotto un telo su uno scaffale, tredici sotto il bancone di un secondo negozio. È l’11 dicembre 2025 quando la polizia entra nei due cannabis shop di un commerciante bresciano e lo arresta in flagranza: detenzione ai fini di spaccio. Poi arrivano le analisi …
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Quanto sta emergendo in merito alle analisi sui pedali della bicicletta in uso ad Alberto Stasi è sconcertante, ma c'è bisogno di chiarezza. In mezzo al rumore di fondo, analizziamo la questione con Mariano Gambino.
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23ª edizione del Master in Digital Marketing di WeM_ParK della Fondazione PIN, in partenza il 6 novembre 2026. Un percorso di 160 ore tra lezioni e laboratori pratici, pensato per entrare o crescere nel mondo del digital marketing, con focus su strumenti e competenze oggi richiesti dalle aziende: Google Ads, Meta Ads, LinkedIn Ads, Google Analytics, Looker Studio, Search Console e Semrush.
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Cette demande d’amélioration a été ajoutée par Marien, le développeur de Pollaris, dans sa todo liste pour la version à venir.
Merci pour votre suggestion, cela nous aide beaucoup.
N’hésitez pas à faire part de vos envies concernant Pollaris sur le forum dédié.
C’est bien dommage que cette nouvelle version ne vous plaise pas. Le développeur a travaillé dur pour la rendre la plus accessible possible. Nous sommes cependant conscient.es que des améliorations sont toujours possibles.
Que pensez-vous de nous faire part de vos idées pour rendre la nouvelle version plus conviviale sur le forum Pollaris. ? C’est là que le développeur pourra voir toutes vos propositions et les prendre en compte lors du développement des versions à venir.
Si vous-même ou l’un.e de vos ami.es en as les capacités, vous pouvez aussi soumettre du code pour améliorer le logiciel sur le Framagit de Pollaris.
Bonjour Christiane,
Le développeur de la nouvelle version a fait son possible pour la rendre le plus accessible possible. et Il reste bien entendu des choses à ajouter et améliorer.
Vous pouvez faire toutes vos suggestions d’améliorations sur le forum Pollaris.
Pour retrouver les framadates perdus, vous pouvez nous contacter sur ce lien.
Nous ne pouvions pas laisser les anciens Framadate plus longtemps en ligne. Nous avons bien vérifié en effet et cela arrive inévitablement lors de gros changements tels que celui-ci que certains utilisateurs soient perturbés dans leurs usages. Nous en sommes navrés, mais nous sommes obligés de procéder à des améliorations et montées en version afin de garantir la sécurité et l’accessibilité de nos services.
J’avais posté mes retours dès le début de l’année sur la version, mais c’est une bouteille à la mer, on ne voit même pas s’il ont été lus.
Nous comprenons combien cela peut être perturbant de ne pas savoir si nos messages sont lus. Framasoft est une association d’une dizaine de salarié.es, une trentaine de bénévoles. Notre petite équipe assure le bon fonctionnement d’une quarantaine de services, et ce, pour des millions d’utilisateurs.
L’équipe Framasoft a bien identifié que manque de temps, l’équipe ne pouvait pas répondre à tous les commentaires et faire le lien avec la communauté. C’est pour ça que j’ai tout récemment été recrutée. J’espère pouvoir aider les utilisateurs et garantir le lien entre l’équipe Framasoft et la communauté.
Vous ne l’aviez peut-être pas vu, mais, il y avait une bannière, pendant 6 mois, qui prévenait de la fermeture en septembre de l’ancienne version de Framadate. Nous conseillions alors à tous les utilisateur.ices de se préparer à la fermeture en créant leur framadates sur la nouvelle version. En parallèle, durant plusieurs mois, la création de nouveaux framadate s’est automatiquement fait sur la nouvelle version.
Nous ne pouvions pas envoyer des mails personnalisés à chaque admin de chaque framadate encore valide puisque ça représente des milliers de milliers d’envois et donc un énorme travail de support que notre petite équipe salariée ne pouvait pas absorber (une seule personne travaille sur le support).
Nous ne pouvions pas aller vérifier à la main quels sont les framadates actifs et inactifs dans le mois pour personnaliser les envois.
Nous ne pouvions pas non plus assurer une migration puisque encore une fois cela représente des milliers de milliers de Framadate (qui est notre service avec le plus d’utilisateur.ices), à basculer presque manuellement sur un service qui ne propose pas les mêmes options de réponse (plus de précisions avec la nouvelle version) cela n’aurait pas été possible au vu de notre petite équipe salariée qui doit faire tourner une quarantaine de services en plus de Framadate.
Nous sommes bien conscient.es que ce genre de changement crée de la frustration chez les utilisateur.ices et nous en sommes désolées, mais nous étions obligées d’effectuer ce changement, l’ancienne version ne correspondait plus aux besoins.
En effet celle-ci reposait sur un logiciel trop daté qui ne nous permettait pas d’apporter les améliorations nécessaires. C’était aussi très compliqué pour l’affichage sur téléphone.
Nous avons donc décidé de proposer une nouvelle version de Framadate basé sur un tout nouveau logiciel (Pollaris) développé par un membre bénévole de Framasoft. Cette nouvelle version est beaucoup plus accessible, permet aux personnes ayant une déficience visuelle d’utiliser plus aisément un lecteur d’écran, est aussi plus actuelle en termes de design et avec un bien meilleur affichage sur téléphone (entre autres avantages).
Pour retrouver votre Framadate, vous pouvez envoyer le lien d’administration de votre framadate et son titre à Contacter – Nous écrire . Nous vous enverrons alors la version la plus récente en notre possession. Si la version reçue ne vous convient pas verifiez que le lien transmit est bien le lien le plus récent en votre possession.
Compter sur un outil Frama c’est aussi avoir confiance sur une non-perte de données à tout moment…
Notre petite équipe fait son possible pour assurer un maintien des services optimal, mais nous n’avons jamais garanti une disponibilité des services à 100 %, nous le rappelons souvent. Nous fonctionnons à taille humaine et nous ne disposons pas d’équipe de support opérationnelle 24h/24 ni 7j/7.
Nous avons prévenu pendant 6 mois de ce changement via divers modes de communication. Nous étions conscient.es que l’info ne pourrait bien entendu pas atteindre tout le monde et nous faisons notre possible pour assurer le support nécessaire. Nous comprenons assurément la frustration et le stress que cela peut engendrer et nous sommes là pour vous assister autant que faire se peut. Nous comptons en retour sur votre compréhension et patience lors de ce changement de version.
Quattroruote di ottobre 2026, già disponibile in Digital Edition e in edicola dal 2 ottobre, dedica la copertina alla Epiq, l'elettrica con cui Skoda punta a coniugare dimensioni compatte, spazio a bordo ed efficienza. Ma il nuovo numero porta anche i lettori al volante della Ferrari F80, provata in anteprima mondiale sulla pista di Vairano, e introduce una delle principali novità editoriali dell'anno: l'Econometro. Quali sono le auto che consumano meno? Ve lo dice il nuovo Econometro In un momento in cui scegliere l'auto giusta significa anche contenere gli esborsi quotidiani, servono i numeri giusti. Per questo vi presentiamo l'Econometro, il nuovo strumento che mette a confronto i consumi reali rilevati dal Centro Prove, i costi d'utilizzo delle automobili e i prezzi medi aggiornati dei carburanti. Disponibile sia sul numero in edicola sia sul nostro sito, l'Econometro aiuta a capire quali sono le auto più convenienti ed efficienti, al di là dei valori dichiarati. Nel frattempo, il mercato dell'auto sta cambiando a grande velocità. Mentre in Europa si discute di dazi e regole, i costruttori cinesi continuano a guadagnare terreno. Dall'editoriale alle prove su strada, fino agli approfondimenti economici, analizziamo le ragioni di una crescita che sta ridefinendo gli equilibri dell'industria automobilistica mondiale. Anche nei Saloni: perché oggi, per un costruttore, farsi conoscere può essere importante quanto vendere automobili. Storie d'auto e Prove su strada Skoda Epiq La piattaforma Meb+ (quella che si nasconde pure sotto Cupra Raval e Volkswagen ID. Polo, per dirne due) è in rampa di lancio e la Skoda Epiq, tra le prime piccole del gruppo a debuttare sul mercato, ne è un'interprete perfetta. Quella di cui parliamo è la Epiq 55 Selection (36.100 euro di listino), ma la gamma parte molto più in basso, dai 26.100 euro della 35.Detto questo, la 55 può contare sul motore più potente della gamma: 211 CV e 290 Nm, valori che garantiscono prestazioni brillanti. A dispetto di quanto si potrebbe pensare, con una simile cavalleria la SUV compatta elettrica di Skoda offre anche un'ottima efficienza. In città, infatti, la Epiq percorre 9 km con un kWh, per un'autonomia di 389 chilometri con un pieno di energia (la batteria ha una capacità netta di 52 kWh). Come ogni Skoda che si rispetti, anche la Epiq offre un'abitabilità notevole in rapporto a dimensioni esterne relativamente contenute per gli standard attuali (417 centimetri da un paraurti all'altro). Lo stesso vale per il vano bagagli, che supera di poco i 390 litri.Di alto livello anche la praticità, mentre il confort convince soprattutto per l'efficace isolamento acustico. Zeekr 7GT Produzione rigorosamente cinese (per tenere controllati i costi) e progettazione tutta europea, dalle parti di Göteborg: la Zeekr 7GT (marchio di proprietà del colosso Geely) arriva dal Paese della Grande Muraglia ma mantiene una solida connessione con il Vecchio Continente. Si tratta della Privilege AWD, bimotore da 646 CV complessivi, con batteria da 94 kWh netti e un prezzo nettamente inferiore rispetto ai canoni delle più celebri concorrenti premium tedesche: 61.100 euro, praticamente full optional.I punti forti sono numerosi: spazio, qualità costruttiva, prestazioni, confort e autonomia. La Zeekr 7GT convince fin da subito per come riesce a coniugare una brillantezza straordinaria (0-100 km/h in 3,3 secondi) con un confort da vera ammiraglia, grazie anche alle sospensioni con molle pneumatiche. Naturalmente, c'è sempre margine di miglioramento. Per esempio, la tecnologia di bordo, pur essendo molto evoluta, richiede un periodo di apprendistato per essere sfruttata al meglio, mentre i freni mostrano qualche limite sulle superfici caratterizzate da aderenza molto bassa e differenziata. Nel complesso, però, la Zeekr 7GT può contare su molte frecce al proprio arco. Toyota Yaris Cross Cambiare un modello di successo, non è mai una scelta facile per un costruttore. Nel caso della Toyota Yaris Cross, che dal debutto, nel 2021, ha continuato a occupare stabilmente le posizioni di vertice nelle vendite delle B-SUV, l'operazione è ancora più delicata.Il nuovo restyling (ce n'era già stato uno nel 2024) è incentrato soprattutto sul frontale e si ispira agli ultimi modelli della Casa, dalla RAV4 all'Hilux, riuscendo a rinfrescarne l'immagine senza alterarne l'identità. Soprattutto, viene confermata la collaudata motorizzazione full hybrid, ora proposta esclusivamente nella versione da 131 cavalli (quella da 116 cavalli resta disponibile solo per altri mercati), che si conferma un riferimento in fatto di efficienza.La rinnovata Toyota Yaris Cross è riuscita a percorrere quasi 20 km/l, con risultati ancora migliori nell'impiego urbano: 25 km/l, stando ai rilevamenti del nostro Centro Prove riferiti alla versione a trazione anteriore. Resta a listino anche la 4x4, con un motore elettrico dedicato all'asse posteriore. Kia EV2 La Kia EV2, la più compatta delle crossover elettriche coreane, riprende il linguaggio stilistico e la stessa impostazione dell'abitacolo dei modelli superiori, pur con dimensioni più contenute: 407 centimetri di lunghezza.La disposizione dei comandi è intuitiva e ben studiata, e sorprende trovare dotazioni da segmento superiore, particolarmente apprezzabili da chi guida un'elettrica. Tra queste figurano i paddle al volante per regolare il recupero d'energia su tre livelli, oltre alla modalità one pedal e alla gestione automatica della frenata rigenerativa in funzione del traffico. Su strada, la EV2 punta soprattutto su agilità e brillantezza. Le dimensioni compatte la rendono maneggevole, mentre il motore da 147 CV abbinato alla batteria da 42,2 kWh assicura una risposta vivace.In gamma sono previste anche versioni con accumulatore da 61 kWh e powertrain da 135 CV, che richiedono però un esborso superiore di circa 4.000 euro a parità di allestimento.La scelta della batteria più piccola va quindi valutata in base alle esigenze di percorrenza: nei nostri test l'autonomia media si è attestata a 289 km, con risultati molto diversi a seconda dello scenario d'utilizzo. In città, per esempio, grazie all'elevata efficienza (8,6 km/kWh), abbiamo percorso quasi 400 km. Ferrari F80: prova in anteprima mondiale Vairano chiama, la Rossa risponde. Abbiamo provato in anteprima mondiale la Ferrari F80 e, sulla nostra pista, la supercar di Maranello ha sbriciolato ogni record: giro di pista, accelerazione, frenata e prove dinamiche; ogni riferimento esistente è stato abbattuto e riscritto. D'altronde, i numeri per segnare nuovi standard (1.200 CV e 1.050 kg di deportanza) erano già presenti nella scheda tecnica, ma l'aspetto più straordinario è il modo in cui la F80 raggiunge questi limiti. Ciò che affascina maggiormente di questa Ferrari, infatti, è l'integrazione tra tutte le sue componenti: non c'è un elemento che spicca o sovrasta gli altri, bensì tutte le scelte tecniche lavorano in perfetta sintonia per raggiungere il medesimo obiettivo, ossia la massima prestazione. Una prestazione, però, facilmente accessibile proprio grazie allo stupefacente bilanciamento e all'omogeneità del comportamento dinamico. Un vero capolavoro. Jeep Avenger La B-Suv più amata dagli italiani si aggiorna, senza stravolgersi. Stiamo parlando della Jeep Avenger, una delle poche auto di questa categoria disponibile anche con la trazione integrale.Per (ri)testarne l'efficacia, l'abbiamo portata sulla storica strada militare dell'Assietta e, anche sui tratti più accidentati, non ha avuto alcun problema. E anche sul nostro tracciato off-road di Vairano se l'è cavata egregiamente, senza farsi impensierire. Sulla nuova Avenger sono stati aggiunti inserti antigraffio sul paraurti anteriore. Cambia la griglia (cieca), ora illuminata, mentre debuttano i nuovi fari LED Matrix. Nella griglia è stata integrata anche la telecamera anteriore.All'interno, i pannelli porta sono ora rivestiti con materiali più morbidi nella parte superiore. Anche la zona centrale della plancia è impreziosita da un rivestimento in similpelle. Restano i tasti fisici per la gestione del climatizzatore.A livello meccanico non ci sono differenze sostanziali. Rimane il tre cilindri 1.2, abbinato a due motori elettrici, per una potenza combinata di 145 CV. Leapmotor B03X In questo periodo di caro benzina, più di un pensiero a un'elettrica andrebbe fatto, se si è ben predisposti con la ricarica domestica e il proprio commuting non prevede frequenti e lunghi spostamenti. A maggior ragione di fronte a prodotti come questa Leapmotor B03X: attacca da 19.900 euro (con i vari bonus della Casa) e, in poco più di quattro metri, condensa spazio e flessibilità a bordo, oltre a una dotazione di livello superiore.Per questo primo assaggio, abbiamo guidato la cinese lungo il nostro consueto percorso di 70 km tra urbano, statale e autostrada, nella versione top di gamma: allestimento Design e batteria da 53 kWh, con un listino di 29.400 euro che possono diventare 24.400 euro (2.000 euro di bonus, altrettanti in caso di permuta o rottamazione, più 1.000 euro per i primi clienti). La Leapmotor B03X convince innanzitutto per lo sfruttamento degli spazi interni, a fronte di dimensioni a misura di città (427 cm da un paraurti all'altro). Specie dietro, dove l'agio per le gambe abbonda, e persino nel bagagliaio: quest'ultimo ha una capacità dichiarata di 510 litri e, sotto il piano di carico, nasconde una vasca da 105 litri (lavabile, in stile Ford Puma). Presenti anche i sedili posteriori con la seduta ripiegabile all'indietro, per sfruttare pure lo spazio longitudinale dietro i sedili anteriori. Con un contenuto diametro di volta (10 metri), questa Leapmotor spinge più di quanto possa servire (197 CV) e pare anche abbastanza efficiente, sebbene non segni nuovi record: in media, lungo il nostro percorso, abbiamo rilevato 6,1 km/kWh. Nissan Micra Nel sempre più affollato panorama delle elettriche compatte, l'ultima edizione della Nissan Micra (397 cm di lunghezza) si distingue per la simpatia dei fari tondi, che ben dissimulano la strettissima parentela con la Renault 5: di fatto sono la stessa auto e nascono nel medesimo stabilimento francese di Douai.Proprio come la francese, anche la giapponese vanta buone doti dinamiche che non vanno comunque a scapito del confort, come abbiamo riscontrato in questo primo contatto con il nostro giro di 70 km, durante il quale abbiamo verificato i consumi reali sul campo (in maniera realistica, ma utilizzando il trip computer e non i cicli di consumo strumentali in pista). Il nostro giro esterno di 70 km prevede l'alternanza fra strade urbane, statali e autostrada, seguendo il flusso del traffico e rispettando ovviamente i limiti di velocità. Il climatizzatore era acceso e impostato sui 22 C, anche se, a dire il vero, la temperatura esterna di 21 C non gli ha richiesto un superlavoro.Anche per questo ci saremmo aspettati un risultato migliore rispetto ai 5,5 km/kWh misurati. Un dato, a onor del vero, che include anche le perdite di ricarica da una colonnina in corrente alternata ed è quindi influenzato dall'efficienza del caricatore di bordo da 11 kW. Anteprime e Autonotizie Ottobre è un mese ricco di novità nelle pagine di Anteprime e Autonotizie. Si parte con le nostre ricostruzioni esclusive della nuova generazione della Kia Sportage, che arriverà sul mercato alla fine del prossimo anno con uno stile derivato dalle elettriche del marchio coreano, ma con motori termici elettrificati a vari livelli: mild hybrid, full hybrid e plug-in hybrid. Alzano il tiro, puntando solo sull'elettrico, gli altri modelli protagonisti dei vari approfondimenti di Autonotizie, dalla Dacia Spring, piccola elettrica primo prezzo pronta a puntare al podio delle elettriche più vendute d'Europa, a sua Maestà Range Rover Electric, alla quale abbiamo riservato anche una pagina storica con tutte le evoluzioni della SUV britannica dal 1970 a oggi. Senza dimenticare la Polestar 4, SUV e la nuova Audi A2, che riporta in gamma un nome storico evolvendone le forme nell'era dell'elettrone. Attualità e Inchieste Negli Approfondimenti parliamo di soldi e non soltanto nell'Econometro, il nostro strumento cartaceo e digitale che aiuta a orientarsi tra i modelli con i quali costa meno spostarsi. Lo facciamo anche nella guida all'esenzione nel 2027 della tassa di possesso per alcune categorie di auto (Tagli: dalle accise si passa al bollo) e nel servizio Multe, serve chiarezza, che accende i riflettori su come i comuni italiani (abbiamo analizzato 109 capoluoghi di provincia) spendono i proventi delle multe. Ancora troppi non adempiono a quanto prescrive la legge, né nel reimpiego di almeno il 50% delle risorse a favore della sicurezza né nella rendicontazione degli interventi inviati ogni anno al governo. Soltanto 22 capoluoghi su 109 compilano rendicontazioni trasparenti, mentre il 60% è vago e opaco nel descrivere come vengono usati i nostri soldi, spesso destinati a spese che nulla hanno a che vedere con il miglioramento di strade e segnaletica o con il potenziamento dei controlli di polizia. Sette capoluoghi, tra cui Roma, infrangono invece la legge (manca un impianto sanzionatorio), destinando alla sicurezza risorse inferiori al minimo previsto. Ora, con il nuovo Codice della strada, potrebbe cambiare qualcosa - e vi raccontiamo perché. Sempre che il testo-base della legge sulla circolazione stradale non venga annacquato in fase di approvazione definitiva.Tornando al caro-carburanti, per i più curiosi di geopolitica abbiamo messo a confronto la crisi energetica attuale con il primo shock petrolifero, quello dei primi anni Settanta, innescato dalla guerra dello Yom Kippur, scoppiata proprio nel mese di ottobre di 53 anni fa. In Anatomia di due crisi vi raccontiamo perché la congiuntura attuale, pur essendo quantitativamente la peggiore tra tutte quelle che l'hanno preceduta, non abbia prodotto, almeno finora, effetti devastanti come quelli del 1973. E spieghiamo anche chi esce vincitore e chi sconfitto, o quantomeno esposto ai maggiori rischi, dalla fase storica che stiamo attraversando. Una fase che sta già producendo un effetto sull'automotive: avvantaggiare i costruttori cinesi. Marchi che fanno concorrenza a quelli europei non soltanto nel Vecchio continente, ma anche in mercati lontani come l'America Latina, da sempre feudo di Fiat e Volkswagen. In La Cina studia il samba raccontiamo come l'avanzata dei brand del Dragone stia sovvertendo gli equilibri del mercato sudamericano, ponendo a tutti enormi sfide.Spazio per buone notizie? Sì, una su tutte: il gruppo Volkswagen ha trovato un accordo con i sindacati per gestire il piano di rilancio aziendale. Evitato l'autunno caldo, si tira un sospiro di sollievo. Ma, come allude il titolo della pagina di apertura di Attualità, Pericolo scampato, anzi rimandato, il redde rationem sembra soltanto posticipato. Mentre i risultati delle recenti elezioni nel Land della Sassonia-Anhalt, che hanno premiato il partito di ultradestra AfD, la dicono lunga sul mood della gente comune. Come richiedere allegati e dossierChi è abbonato a Quattroruote può richiedere gli allegati e i dossier inviando un'email a uf.vendite@edidomus.it, oppure telefonando al numero 02.56568800 (da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 18).
L’ultima novità è di poche settimane fa e viene dal Giappone. Nel paese del Sol Levante sta infatti succedendo una cosa curiosa: alcune librerie dell’usato hanno recentemente registrato vendite quintuplicate, con ordini da centinaia di volumi alla volta, tutti diretti allo stesso centro logistico nella prefettura di Okayama. Da lì, i pallet di libri partono verso gli Stati Uniti: oltre cinquanta tonnellate in totale, secondo le notizie raccolte dalle testate giornalistiche nipponiche. Nessuno ha ancora confermato chi sia il compratore finale, ma il percorso ricalca uno schema già noto altrove.
È lo stesso schema emerso in una causa giudiziaria che sta facendo la storia: Bartz v. Anthropic. Gli atti del processo sono stati resi noti dalla stampa americana e raccontano la storia di un’azienda che ha comprato milioni di libri di seconda mano, li ha fatti smontare tagliando la rilegatura, li ha fatti scansionare pagina per pagina sostanzialmente distruggendoli, e infine li ha buttati al macero.
Quello di Anthropic non è l’unico caso. Un’inchiesta della testata 404 Media ha seguito, grazie a un tracciatore nascosto in un lotto di volumi rari, un processo analogo che ha portato un lotto di alcune centinaia di libri comprato all’ingrosso fino a un magazzino Amazon vicino a Las Vegas, dove, anche in questo caso, alcuni lavoratori avrebbero raccontato di aver tagliato le rilegature, scansionato le pagine e gettato i resti.
La società non ha però confermato pubblicamente che i file siano destinati all’addestramento dei suoi modelli, né ha chiarito quanti libri siano coinvolti o quale criterio usi per selezionare i volumi. Amazon ha risposto che “acquista libri tramite i canali commerciali per contribuire allo sviluppo e al miglioramento dei prodotti e dei servizi utilizzati dai nostri clienti”.
Questo è uno dei punti comuni. Le aziende spesso non negano l’acquisto dei libri, ma evitano di confermare pubblicamente il processo completo: acquisto, scansione, uso nei dataset, distruzione e conservazione delle versioni digitali ricavate. Segnalazioni di pratiche simili arrivano anche da Regno Unito, Irlanda e altri Paesi europei.
Il filo che lega questi episodi è più interessante della singola notizia e conduce in una direzione molto chiara: la guerra senza quartiere in corso tra i colossi dell’intelligenza artificiale per ottenere la supremazia sviluppando nuovi modelli di frontiera sempre più potenti.
Per anni la battaglia sui dati con cui si addestrano i modelli linguistici ha riguardato soprattutto le persone: foto, conversazioni e tutte le altre tracce digitali lasciate in rete. Oggi quel fronte si è spostato sulla pagina stampata, perché i grandi archivi del web cominciano a scarseggiare e i libri restano un giacimento ancora relativamente poco sfruttato.
Anthropic, per esempio, ha sostenuto che Claude viene addestrato su una combinazione di dati disponibili pubblicamente sul web, dataset acquistati commercialmente e dati prodotti dall’azienda. Ha anche dichiarato che acquistare libri è una pratica ampiamente utilizzata nel settore dell’AI, e che nessuno dei suoi programmi di acquisizione dati compra e distrugge “libri rari o antiquari”.
Questa dichiarazione è importante, ma va letta con precisione. Non equivale a dire che Anthropic non abbia mai usato la cosiddetta “scansione distruttiva”. Gli atti giudiziari del caso Bartz v. Anthropic descrivono invece un programma chiamato Project Panama, nel quale copie cartacee venivano acquistate, private della rilegatura, scansionate e poi scartate. La dichiarazione aziendale insiste sulla categoria “rari o antiquari”, lasciando aperta la questione di libri fuori catalogo, specialistici o difficili da reperire, ma non formalmente classificati come antiquari.
Gli atti e le cause americane indicano che il problema riguarda più aziende, non soltanto Anthropic. Meta avrebbe definito l’accesso a grandi quantità di dati librari “essenziale per restare competitiva”. OpenAI è stata accusata di aver usato libri protetti da diritto d’autore, e avrebbe riconosciuto di aver scaricato materiale da piattaforme pirata come Library Genesis (LibGen) e Z-Library (spesso menzionate insieme ad altre “shadow libraries” come Sci-Hub e Bibliotik), sostenendo di averlo cancellato prima del lancio di ChatGPT. Questi elementi non provano però che tutte le aziende citate abbiano adottato lo stesso sistema di acquisto, taglio e distruzione fisica dei libri.
La distinzione è fondamentale: ci sono prove di una corsa generale ai libri, ma non esiste ancora una prova pubblica uniforme che ogni grande azienda abbia un “Project Panama” identico.
Materia prima pregiata
C’è un motivo se l’industria editoriale è entrata nel mirino dei colossi dell’AI, e riguarda la qualità del lavoro umano specializzato. In generale, un romanzo curato da un editor, un saggio storico, un manuale specialistico offrono una scrittura di qualità superiore a gran parte di quanto circola online, caratterizzata da testi e strutture coerenti e corretti, frutto di anni di lavoro redazionale. A finire nella lista dei desideri delle aziende sono soprattutto testi scritti prima che l’intelligenza artificiale generativa cominciasse a riempire il web di contenuti sintetici, quindi genuinamente umani.
Per un modello linguistico questa è la materia prima più pregiata che esista perché evita del tutto il rischio del “collasso del modello” (model collapse), che si verifica invece quando l’addestramento avviene con contenuti generati da un’altra AI (o da versioni precedenti di se stessa). Questa forma di endogamia digitale (non a caso chiamata anche, con una certa ironia, Habsburg AI, l'”AI degli Asburgo”, dinastia nota per la sua endogamia) è un processo di addestramento paragonabile a una fotocopia di una fotocopia: a ogni passaggio il modello addestrato perde sfumature, dettagli rari e aderenza alla realtà, accumulando errori e appiattendo le risposte.
La soluzione al “problema Asburgo” dell’AI è trovare “materiale umano” fresco, meglio se verificato, com’è il caso dell’industria editoriale pre-ChatGPT. E di questo materiale ne serve tanto.
I numeri danno l’idea della scala. Secondo Epoch AI, l’insieme del testo umano di qualità disponibile online è un numero attorno ai trecentomila miliardi di token, con un esaurimento previsto tra il 2026 e il 2032. Nello stesso periodo si è formato un mercato delle licenze per dataset che vale già alcuni miliardi di dollari l’anno. Anthropic, per esempio, nel 2026 ha pagato un miliardo e mezzo di dollari per chiudere una causa legata a circa cinquecentomila libri scaricati da archivi pirata.
Qui entra in gioco il diritto d’autore. Chi compra una copia di un libro può rivenderla, prestarla o anche distruggerla senza chiedere permesso a nessuno. È il principio che rende possibili le biblioteche e le bancarelle dell’usato. Possedere il volume, però, non significa avere anche il diritto di riprodurne liberamente il contenuto, per esempio digitalizzandolo integralmente.
Sul versante opposto, va anche segnalato che la distruzione dei libri è tutt’altro che un’anomalia: gli editori mandano da sempre al macero le copie non vendute, restituite dai librai come parte del “reso”, cioè dell’invenduto. Che è però un modo per chiudere una perdita logistica, non per estrarne valore.
Lo scandalo del macero industriale
Quindi, la distruzione delle copie in sovrappiù c’è sempre stata. Allora perché la vicenda dei libri usati comprati dai produttori e poi distrutti diventa scandalosa? Il macero tradizionale elimina copie che nessuno vuole più leggere. Le aziende di AI, invece, comprano deliberatamente libri che sono sul mercato, che hanno ancora un valore informativo, ne assorbono il contenuto e poi ne distruggono il supporto fisico, spesso senza che autori ed editori vedano un euro. Se il volume era un’edizione rara, quel testo esce per sempre dal mondo condiviso della lettura, ogni libro sparisce davvero solo quando smettiamo di parlarne e di sfogliarlo.
Tuttavia, alcuni commentatori tecnologici e di orientamento libertario sostengono che la scansione distruttiva venga presentata in modo troppo apocalittico. Per esempio, Jack Nicastro, in un commento ripreso dall’Information Technology and Innovation Foundation, argomenta che il procedimento può convertire rapidamente libri fisici in testo ricercabile, aiutare a rispettare il copyright e ampliare l’accesso alla conoscenza. Secondo questa lettura, il problema principale sarebbe la trasparenza e non la distruzione materiale in sé.
La posizione della Commissione Europea è invece opposta: lo scorso 16 settembre la Commissione ha dichiarato che la digitalizzazione di un libro fisico protetto è un atto di riproduzione e che le eccezioni non coprono, nella sua interpretazione, la digitalizzazione di opere originariamente fisiche.
Inoltre, l’European Writers Council ha condannato la scansione distruttiva di milioni di libri, sostenendo che non si tratta soltanto di copyright, ma di rispetto per il lavoro creativo e per il patrimonio culturale. Questa posizione considera il libro non un semplice contenitore di token: un volume può avere valore come oggetto, come esemplare raro, come testimonianza di una biblioteca, come testo annotato o come unica copia ancora reperibile. Il PDF può salvare le parole, ma non conserva integralmente la storia materiale del libro.
È difficile capire quale possa essere il punto di vista corretto, soprattutto se l’obiettivo è di preservare la cultura di cui i libri sono simbolo oltre che contenitori. Un’altra analisi pubblicata da Stanford difende la scansione distruttiva in linea di principio: anche biblioteche e archivi possono smontare copie duplicate per preservare il contenuto e renderlo studiabile. La condizione, però, è che la procedura sia usata correttamente, su copie adeguate e dentro una politica di conservazione responsabile.
Da un lato, digitalizzare una copia duplicata e depositare il file in un archivio controllato può avere un valore conservativo. Dall’altro, è facilmente dimostrabile che comprare indiscriminatamente migliaia di libri fuori catalogo, tagliarli in modo irreversibile, non rendere pubblico l’elenco dei titoli e usare il risultato per addestrare prodotti commerciali è invece molto più problematico.
Europa e Stati Uniti: stessi libri, leggi diverse
Quello che Anthropic e le altre aziende stanno facendo nasce, come detto, dal bisogno di dati freschi e dagli spazi lasciati dal diritto vigente, soprattutto negli Stati Uniti: la legge per ora permette più di quanto il senso comune sia disposto a concedere. Negli Stati Uniti il giudice che ha istruito il caso Anthropic ha separato con cura i libri scaricati da biblioteche pirata dai libri comprati legalmente e poi scansionati. Ha ritenuto legittimo l’uso dei testi per addestrare i modelli e la digitalizzazione delle copie acquistate, mentre ha escluso che il fair use potesse giustificare l’acquisizione e la conservazione di libri ottenuti da archivi pirata. Si tratta di una sentenza di merito legata a quella singola fattispecie, ma è stata interpretata come un lasciapassare generale.
Chi si oppone a questa interpretazione, autori ed editori inclusi, nota però che il proprietario di una copia comprata legalmente può altrettanto legalmente rivenderla o distruggerla, ma questo non gli concede automaticamente il diritto di riprodurne il contenuto su scala industriale.
In Europa il quadro è più prudente e non ricalca quello americano. Le eccezioni per l’estrazione di testi e dati previste dalla normativa comunitaria permettono in alcuni casi di analizzare opere a cui si abbia accesso lecito, ma gli autori possono riservarsi esplicitamente i diritti per gli usi commerciali. Per questo le segnalazioni arrivate da librerie del Regno Unito, dell’Irlanda e di almeno sette Paesi del continente (non risulta ad oggi che l’Italia sia tra questi) mostrano che il fenomeno non è confinato agli Stati Uniti. La conclusione di un tribunale californiano non si trasferisce da sola nel diritto europeo: davanti a un giudice del Vecchio continente il risultato con tutta probabilità sarebbe molto diverso.
Anthropic, peraltro, non è sola in questa corsa. Ci sono Meta e OpenAI, probabilmente anche Amazon. Le aziende hanno fornito dichiarazioni parziali: confermano acquisti commerciali o descrivono in modo generale le fonti dei dati, ma raramente pubblicano liste complete dei libri, procedure di conservazione, criteri per escludere opere rare e informazioni verificabili sul percorso dei file. Nessuno di questi elementi dimostra infatti che tutte le aziende seguano lo stesso protocollo di acquisto, taglio e distruzione fisica, ma conferma che la caccia ai libri è un fenomeno parte di un mercato ormai strutturato, non un’anomalia isolata.
Resta, sullo sfondo, un deficit di trasparenza che accomuna quasi tutti i protagonisti della vicenda. In Giappone l’associazione degli editori ha chiesto chiarimenti al grande distributore Nippan, il cui nome compare negli atti del contenzioso americano, senza ottenere finora risposte sulle singole transazioni.
Librai e artisti contro l’AI
Questa storia si inserisce in una vicenda più ampia che da alcuni decenni vede contrapposta l’industria culturale alle multinazionali tecnologiche. Dalle guerre a Napster alla fine degli anni Novanta fino agli scontri di oggi fra artisti e colossi dello streaming, tutto ruota intorno alla ridistribuzione dei profitti: artisti pagati pochi centesimi per ascolti che generano fatturati miliardari.
È la stessa guerra che ha mandato in sciopero per 148 giorni gli sceneggiatori di Hollywood, preoccupati che l’AI potesse scrivere al posto loro togliendo lavoro futuro (alla fine hanno ottenuto la garanzia che nessun testo generato da un modello potesse valere come materiale letterario), ma finora nessuno si era posto il problema, enorme, della sostituzione anche fisica del libro in quanto strumento più antico e potente per la trasmissione della cultura delle nostre società.
Adesso, il libro, oggetto apparentemente innocuo su uno scaffale, è diventato il terreno di uno “scontro finale” tra chi crea e chi addestra. Tuttavia, le storie che circolano online secondo le quali i grandi dell’intelligenza artificiale “stanno distruggendo tutti i libri del mondo”, “ogni volume giapponese finisce in Anthropic”, “tutte le aziende bruciano opere uniche” vanno ridimensionate.
Il fenomeno non è una leggenda nata sui social. La vera novità però è che la trasformazione del libro in materia prima industriale per l’AI sta diventando abbastanza vasta da produrre effetti visibili nei mercati dell’usato, nei rapporti fra editori e distributori e nel dibattito sulla conservazione culturale.
Bonjour Denis,
Oui, c’est bien ça. C’était déjà le cas dans l’ancienne version. Cependant, il existait en plus une option « tous les utilisateur.ices peuvent modifier tous les votes » elle n’est pour le moment, mais la demande a été faite sur le forum Pollaris, le développeur l’intégrera peut-être aux prochaines versions.
Allo Sportello Linux di Rovereto si ricomincia. Martedì 10 novembre 2026 dalle 17:30 alle 19:00 in sala Multimediale della Biblioteca di Rovereto cominceremo a valutare…
Mentre il dibattito politico si concentra sul numero di alunni stranieri nelle scuole e alle classi ghetto “Io, Noi ODV” e il centro territoriale romano del Movimento Nonviolento scelgono di rispondere alla questione fondamentale mettendo in gioco le proprie risorse: che cosa possiamo fare perché gli studenti stranieri possano davvero diventare parte della nostra comunità [...]
Cocleorama è la rubrica mensile in cui vi raccontiamo dei nostri ascolti preferiti. Una rassegna rapsodica di dischi che potete leggere, ascoltare ed eventualmente amare.
Covone Mistico
Vicino alla casa dove ho passato l’estate in Abruzzo, su un muro di pietra ho trovato due scorpioni. Erano immobili, a qualche centimetro uno dall’altro, neri e lucidi nella notte. Non avevo mai visto due scorpioni insieme e tanto grossi, così ho provato a fotografarli con il cellulare. Ma ho scoperto che gli scorpioni, come i vampiri, non vengono nelle foto.
Anemoia, uscito a marzo del 2025 è l’ultimo disco di Cellini, artista cresciuto in Belgio in una piccola comunità italiana. La sua musica appare sospesa tra due vite possibili, l’attuale e la fantasmatica, una disforia artistica che colpisce nella mescolanza delle voci tra la iperlucidità tecnologica e la ruggine arcaica. Un disco irrisolto perché in bilico, che occupa due territori separati da uno specchio, permeabili eppure lontanissimi. Riconoscersi o sparire. Arrangiare con Ableton la nostalgia di qualcosa che non è mai accaduto.
Ci sono dei misteri dove torno che mi fanno sentire a casa in maniera inquietante. Uno spostamento del tempo, una compresenza del passato. Chissà in che modo le lingue che impariamo cambiano il nostro modo di pensare, ma una volta che le parole prendono posto nel cervello non vanno più via. Una lingua, una geografia, una pietra a forma di testa in un muro che non può essere sfilata senza rischiare che crolli.
Cacciamali, l’ultimo album del collettivo milanese Rosso Polare, pubblicato da 12th Isle, assomiglia a un esercizio di esorcismo allucinatorio del passato, un glitch temporale svolto in quasi quaranta minuti di field recording e improvvisazioni ossessive su strumenti obsoleti o elettronici. Voci sussurrate, vento e campanacci in altura. Paesaggi sonori stratificati e inquietanti, che improvvisamente diradano lo spazio in un vuoto che ci lascia galleggiare fuori dal tempo, soppesando ciò che del passato si è fatto dentro di noi concrezione. Un’ossatura mobile che ci definisce.
Silenzio notturno. Poi l’esercito dei decespugliatori che rasano l’alba. La finestra è aperta anche se comincia già a fare freddo. Fuori c’è un amico che fuma la sua erba seduto sopra un architrave di pietra abbandonata sui sampietrini, con la faccia piena di sole sembra un animale.
Lostatobrado ha pubblicato già un nuovo album a fine 2025 (Ahimé), ma ho scelto quello precedente per il titolo battagliero (una battaglia a cui sento di partecipare) e per la canzone delle capre. L’odore delle capre è qualcosa di indescrivibile perché non è possibile scinderlo dal luogo in cui pascolano. Essere e territorio fusi. L’inquietudine della dissoluzione dell’identità nel branco. I cespugli di mentone e verbena che possono entrare a far parte di te e trasformarti. Raccogliere ed espellere nell’aria – come un emissario occulto – la terra che calpesti. L’odore della merda della capre ha una seduzione irragionevole che porto sempre con me.
Tu aspettami perché io torno. Non lasciare le pietre appassire. Ci sono due finestre che sono le mie preferite. Una fissa un tetto pieno di tegole spezzate, quando tira il vento la guaina slabbrata incomincia a muoversi come una manta in agonia in un acquario d’aria. Non si vede molto altro, è una finestra che chiude al mondo e porta chiusura. Una finestra specchio che rimanda a noi stessi, al tempo che possiamo passare su una sedia in ascolto. L’altra finestra apre. Siamo io e te sul divano vecchio che puzza un po’ dell’odore del tuo cane. Il piccolo davanzale fatto di mattoni forati da cui cola il cemento come se sanguinasse. Sopra la tavola di marmo muffito si alza la montagna, una curva verde che precipita a sinistra, il gesto di un pittore narcolettico. Ancora più su c’è il cielo, limpidissimo o grigio e denso. Questa finestra è una descrizione esatta dell’immobilità del tempo, tutte le distanze che percorriamo allontanandoci vengono calamitate su un punto preciso a cui si ritorna sempre. Un punto privato.
Arriverà l’estate? delle De’ Soda Sisters è uscito addirittura nel 2019, per Materiali Sonori. Quanto tempo… L’ho scoperto qualche anno fa in una gita nel parco delle Biancane. Improvvisamente è apparso in macchina nello stereo. Le loro voci intrecciate sugli arrangiamenti semplici e acustici mi fanno pensare che ci sia ancora speranza per le canzoni di avere un’influenza sulla realtà. Stephen King ha scritto che la letteratura è una forma di telepatia, anche la musica lo è. Ma più sottile e potente, capace di imprimersi nella testa delle persone con una manovra evasiva, aggirando lo sguardo per passare dalle orecchie. Questo la rende un magnifico strumento politico. Parole cantate e restituite alla terra.
In questa sezione di Cocleorama non ho inserito soltanto canzoni recenti, alcune le ho semplicemente scoperte tra questa estate e quella precedente. Mentre l’album di Rosso Polare è uscito a luglio, gli altri di Cellini, Lostatobrado e De’ Soda Sisters sono in giro da più tempo, ma li lego a esperienze profondamente significative che hanno risuonato dal passato negli ultimi mesi. Li ho riscoperti e conservati, perché parlano di posti da cui mi sento di provenire. Prendetelo per un panorama sonoro strettamente soggettivo, ogni volta che guardo fuori da quelle finestre sento questa musica.
Si svolgerà dal 12 al 18 ottobre prossimi, presso il Paris Expo Porte de Versailles, la 91esima edizione del Mondial de l'Auto, che conosciamo più semplicemente come Salone di Parigi. Un'edizione che si preannuncia tra le più partecipate degli ultimi anni, anche per la forte presenza delle Case: numerosi i ritorni dopo un lungo periodo di assenza. Tra le protagoniste annunciate ci saranno la piccola - e molto attesa - smart #2, le SUV Fiat Grizzly e Grizzly Fastback e la nuova Lancia Gamma. Riflettori puntati anche sulla BYD Dolphin G, compatta plug-in sviluppata per l'Europa, sulla concept che anticipa la nuova Citroën 2CV e sulle piccole elettriche del gruppo Volkswagen, tra cui la ID. Polo, la Skoda Epiq e la più sportiva Cupra Raval.In rigoroso ordine alfabetico, andiamo a scoprire tutte le novità già confermate per il Salone di Parigi 2026. Alfa Romeo La Casa del Biscione presenterà a Parigi la prima delle nove concept annunciate dal gruppo Stellantis: si chiamerà Cuorerosso (qui sopra vedete l'anteprima dei sedili) e potrebbe trattarsi, stando ai teaser diffusi nelle scorse settimane, di una filante sportiva, magari a trazione posteriore. La concept dovrebbe anticipare le linee del prossimo modello di segmento C di Alfa Romeo. Che approfitterà del Salone per dar spazio al servizio Bottega Fuoriserie per la personalizzazione dei suoi modelli. Al momento non sono previste al momento anticipazioni o novità relativamente alla nuova SUV di segmento C su base STLA One o alle eredi di Giulia e Stelvio. Alpine Al salone di casa il marchio di Dieppe presenterà la concept PS1, acronimo di Projet Special 1, che si affiancherà ai modelli di serie e alla sportiva A110. Si amplia poi il programma di personalizzazione Atelier con l'allestimento Collection della A290, caratterizzato da elementi di design esclusivi, dalla tinta Bianco Nival ai freni in grigio argento, e la versione GTS della A390 con carrozzeria Bleu Tempte Mat e i nuovi sedili sportivi Alpine. Al Salone sarà poi svelata la Sculpture Alpine A110, che anticipa il design della terza generazione della sportiva a due posti, attesa in versione elettrica. Audi La Casa di Ingolstadt sarà presente al Salone di Parigi con tutti i suoi modelli elettrici ed elettrificati. Non confermata ufficialmente, ma pressoché certa la presenza della nuova A2 e-tron, modello di accesso alla gamma elettrica dei Quattro anelli, e che riporta sul mercato uno dei modelli più iconici dei primi anni Duemila (con alcuni richiami stilistici inconfondibili, come il portellone "sdoppiato"). BYD Il costruttore cinese, che proprio al Salone di Parigi aveva fatto il suo debutto europeo nel 2022, torna tra i padiglioni di Versailles con tante: la più importante è la Dolphin G DM-i, compatta con powertrain ibrido plug-in sviluppata per il mercato europeo. Accanto a lei ci saranno la SUV ricaricabile Atto 2 DM-i e il resto della gamma elettrica, composta da Dolphin Surf, Atto 3 Evo, Seal e Sealion 7. Sarà presente anche il nuovo pick-up Shark: trazione integrale permanente e powertrain plug-in da 436 CV e 90 km in elettrico. Changan Il gruppo cinese arriverà a Parigi con tre brand: Deepal, Nevo e Avatr. Il primo porta i suoi modelli per l'Europa (in arrivo anche in Italia), ossia le SUV elettriche S05 e S07, mentre per la Avatr si parla per ora solo della wagon di lusso - elettrica e con extended range - 06T, vista in anteprima qualche settimana fa. Chery Al debutto al salone francese, il gruppo Chery porta i suoi modelli a ruote alte, da poco disponibili anche in Italia: la Tiggo 9, SUV a sette posti (è lunga 481 cm) con motore ibrido plug-in da 254 CV e 140 km di autonomia in elettrico; la Tiggo 8, anch'essa plug-in ma più corta (472 cm) e con motore da 279 CV e batteria da 18,4 kWh, per una cinquantina di km in EV. Tra le novità avremo modo di vedere da vicino c'è la hatchback compatta Tiggo 4 Hybrid e il SUV medio Tiggo 7, disponibile con powertrain ibridi full e plug-in. Il palcoscenico di Parigi sarà anche l'occasione per il debutto della Chery Q, compatta elettrica vista al Salone Auto Torino. Citroën Il marchio francese sarà presente al salone di casa con la gamma di modelli attualmente a listino. A catalizzare l'attenzione dei visitatori sarà perà una concept che anticipa la nuova 2CV elettrica, di cui vedete qui sopra il teaser dei gruppi ottici: un modello destinato a riportare in vita uno dei nomi più iconici del Double Chevron, costruita a Pomigliano d'Arco sulla piattaforma E-Car, e presentata durante il piano industriale di Stellantis: arriverà nel 2028, con un listino che parte da meno di 15.000 euro. Cupra Il brand sportivo del gruppo Volkswagen, tra i primi ad aver confermato la sua presenza a Parigi, sarà presente con la compatta Raval, elettrica tutto pepe presentata a inizio aprile, già in vendita anche in Italia, con prezzi che partono da 29.950 euro per la Launch Edition da 211 CV e batteria da 52 kWh. Dacia La Casa di Mioveni presenta ben 10 modelli, tutti elettrificati, a confermare il suo impegno verso una mobilità più pulita, senza rinunciare all'accessibilità della sua gamma. La novità più grossa è la Striker, station wagon (lunga 4,62 m) con look da crossover e motorizzazioni tutte elettrificate, anche bifuel a Gpl, a due e quattro ruote motrici. La seconda novità è la nuova Spring (ex Evader), compatta elettrica - costruita sulla base della Renault Twingo - che dovrebbe avere un prezzo di ingresso inferiore a 18.000 euro. Denza Il brand di lusso di BYD porta a Parigi i due modelli già in commercio in Europa: la shooting brake elettrica Z9GT, dotata di batterie Blade 2.0 e della tecnologia di ricarica Flash Charging da 1.500 kW, e la monovolume D9 DM-i, con powertrain Super Hybrid ibrido plug-in. Accanto a loro ci saranno le novità di prossimo debutto in Europa: la SUV plug-in BAO 5 con telaio a longheroni, 544 CV e 90 km in elettrico, e la supercar elettrica Z con powertrain trimotor da 1.604 CV nelle versioni Coupé, Spider e Racing. Dongfeng Anche per il costruttore cinese il Mondial de l'Auto sarà l'occasione per presentare le tante novità già disponibili da qualche mese sul mercato europeo, dalle SUV Mage L7 alla più piccola Box, passando per Vigo, Huge e la grande crossover 008 a sei posti con powertrain range extender. DS Il brand di lusso della Citroën porta alla Fiera di Versailles una concept ancora avvolta nel mistero, e che "esplora una visione di DS ancora più audace, personale e decisamente distintiva", spiega Xavier Chardon, ceo della Casa francese. Il Salone di Parigi vedrà anche il debutto commerciale della nuova DS N7 che abbiamo già visto in anteprima, e che arriverà in autunno nelle concessionarie italiane. Accanto a questo modello ci saranno anche la DS 3 Maison Sarah Lavoine, la DS N4 toile e la DS N8 toile. Fiat La Casa torinese presenterà al pubblico le sue due nuove SUV di segmento C, la Grizzly e la Grizzly Fastback, più lunga e dalle linee affusolate. Le nuove Grizzly avranno gruppi ottici molto originali, con motivi geometrici a LED. Entrambe puntano a diventare riferimento nel segmento per quanto riguarda abitabilità interna e praticità. Previsti al momento powertrain a benzina, ibridi e full electric. Prezzi non ancora comunicati. Accanto alle Grizzly, Fiat porterà a Parigi anche una nuova concept, chiamata Multiplay, capace di passare dalla configurazione SUV a quella pick-up: potrebbe trattarsi del modelloche anticipa la prossima E-Car torinese, che si è vista durante la presentazione del piano industriale del gruppo Stellantis. Ford Come altri costruttori, anche per la Casa dell'Ovale Blu quello a Parigi è un gradito ritorno: in fiera saranno presenti le muscle car Mustang, la versione California Special dell'elettrica Mustang Mach-E e la nuova Capri Collection. Non mancheranno poi aree dimostrative per la tecnologia di assistenza alla guida BlueCruise e le vetture Ford impegnate nel motorsport, dalla Formula 1 (con il motore Cosworth della Red Bull) alle Endurance, tra cui la 24 Ore di Le Mans. Geely Al Salone di Parigi assisteremo al debutto europeo della Monjaro EM-i, la prima SUV ibrida plug-in di segmento D del marchio, costruito sulla nuova architettura GEA-Evo con sistema EM-i Super Hybrid, e già venduta sui mercati del Medio Oriente. Sullo stand del costruttore cinese saranno esposte anche la citycar elettrica E2, versione europea della best seller cinese Xingyuan, la SUV a zero emissioni EX5 e l'ibrida plug-in Starray EM-i. Genesis Il marchio di lusso della Hyundai è tornato in Italia dopo diversi anni di assenza, e in fiera a Parigi porterà tutti i modelli della sua gamma attuale, dalla SUV GV60 (anche nella versione Magma ad alte prestazioni) alla grande berlina G80 Electrified. A sottolineare il suo impegno del motorsport, Genesis esporrà la GMR-001 impegnata nel WEC e la concept Magma GT, che anticipa un possibile modello di serie. Honda Anche la Casa giapponese torna tra i padiglioni del Salone di Parigi, da cui mancava dal 2018. In fiera saranno esposti tutti i suoi modelli ibridi, con un posto di particolare rilievo per la nuova Honda Prelude e:HEV, coupé sportiva costruita sulla base della Civic. Altre sorprese potrebbero bollire in pentola, ma al momento non sappiamo ancora di cosa si tratta. Hyundai La Casa coreana porterà a Parigi diverse anteprime, tra cui due nuovi modelli a ruote alte, una SUV di segmento B e una di segmento C. Modelli, spiega la Casa coreana in una nota, che "inaugurano una nuova fase della strategia SUV in Europa". Sarà poi esposta la nuova Ioniq 3 svelata alla Milano Design Week, accanto agli altri modelli in gamma, dalla piccola Inster alla grande Ioniq 9. Al salone sarà anche annunciato l'ingresso ufficiale nel settore degli eLCV, ovvero i veicoli commerciali leggeri a propulsione elettrica, presentando il primo modello di questa famiglia. Kia La principale novità attesa per la Casa coreana (che fa parte del gruppo Hyundai) è la piccola elettrica EV2, modello che si inserisce in uno dei segmenti più agguerriti dei prossimi anni. Accanto a questo modello arriverà la versione full hybrid della nuova Seltos, che in Italia arriverà a novembre anche in versione a GPL, con la variante Tri-Fuel (ibrida a Gpl) attualmente in lavorazione. La fiera di Versailles potrebbe essere il palcoscenico perfetto per il debutto della piccola EV1, destinata a sfidare Twingo e smart. Lancia La nuova Lancia Gamma è uno dei modelli di punta del gruppo Stellantis al salone francese: prodotta nello stabilimento di Melfi su piattaforma Stla Medium, l'ammiraglia italiana segna il ritorno del marchio nel segmento D con un modello dalle linee filanti, da fastback rialzata, lungo circa 4,7 metri. I gruppi ottici - davanti e dietro - riprendono il motivo a calice della concept Pu+Ra HPE, mentre gli interni si caratterizzeranno per lo stile del design e la cura dei materiali. La Gamma sarà disponibile con il powertrain ibrido da 145 CV e in tre versioni elettriche, con autonomie fino a 740 chilometri. La più potente sarà la HF Integrale da 375 CV e 675 km di autonomia. Leapmotor La joint venture tra il costruttore cinese e il gruppo Stellantis porterà a Versailles la nuova B05, un modello tra i più importanti per i piani di crescita del marchio in Europa. Questa hatchback elettrica è lunga 4.430 mm e ha un passo di 2.735 mm: inizialmente sarà proposta solo in versione elettrica da 160 kW (218 CV) e batterie da 56 o 67 kWh, per autonomie fino a 460 km, seguita dalla range extender e dalla Ultra ad alte prestazioni. Accanto alla B05 saranno esposte anche la SUV compatta B03X, già vista al Salone di Bruxelles e di prossima commercializzazione anche in Italia, e la compatta elettrica B03, commercializzata in Cina con il nome A05 e prevista per il 2027. La novità più "grande" è la maxi-SUV D19, già commercializzata in Cina: lunga oltre 5,2 metri, è disponibile con motori elettrici e range extender. Specifiche tecniche, prezzi e tempi di arrivo sul mercato saranno comunicati in fiera. Li Auto Il costruttore cinese debutterà in Europa proprio al Salone di Parigi, dove presenterà il suo primo modello per il mercato continentale, la SUV elettrica i6, che verrà commercializzata alla fine dell'anno (con prezzi non ancora comunicati). Lunga 4.950 mm, disponibile a trazione posteriore o integrale, la i6 è già in vendita in Cina dal settembre 2025 con batteria da 87,3 kWh e un'autonomia dichiarata di 720 km. Lucid Prima presenza assoluta al Mondial de l'Auto anche per la Casa americana, che presenta i due modelli da poco disponibili anche in Europa: si comincia con la berlina sportiva Lucid Air, capace di potenze fino a 1.234 CV (0-100 in 1,89 secondi) e batteria da 118 kWh, per un'autonomia fino a 960 km. Il secondo modello è la SUV a sette posti Lucid Gravity: powertrain dual motor, trazione integrale, potenza massima di 839 CV e batteria da record, 123 kWh, per unautonomia fino a 748 km. Lynk & Co A Parigi la Lynk & Co presenta in anteprima europea la 07 GT, una shooting brake con powertrain ibrido plug-in, capace di erogare fino a 530 CV e di percorrere fino a 200 km in modalità elettrica (specifiche per il mercato cinese). La commercializzazione nel continente inizerà nel 2027. Allo stand della Casa (che fa parte del gruppo Geely) saranno presenti anche la 01 plug-in hybrid, la 02 elettrica e la 08 plug-in hybrid. Mercedes-Benz La Casa della Stella torna a Parigi per celebrare i 140 anni dal primo brevetto depositato da Carl Benz nel 1886. In fiera verranno esposte tutte le novità annunciate negli ultimi mesi: le Special Edition 140 di GLC e Classe A, la nuova Classe C elettrica, la CLA, Car of the Year 2026, anche in versione Shooting Brake, la GLC elettrica, la nuova GLB , le VLE elettriche eredi della Classe V/EQV e l'ammiraglia Classe S, presentata alla fine di gennaio. Non mancherà la prima sportiva elettrica di Affalterbach, la Mercedes-AMG GT Coupé da 1.169 CV. E rimane sempre l'incognita della "Baby G"... Omoda & Jaecoo I due marchi del gruppo Chery saranno presenti al Salone di Parigi con tutta la gamma elettrificata disponibile anche in Italia: in particolare, saranno esposte le Jaecoo 5 e 7, ma anche le Omoda 7 e 9. Non mancherà poi un'importante anteprima europea: la nuova Omoda 4, già vista al Salone Auto Torino. Opel Per la Opel, quello di Parigi sarà un salone ad alte prestazioni: la novità più importante è la Corsa GSE, la più potente tra le versioni di serie della storica utilitaria tedesca. Prevista per il 2027, condivide la base tecnica con la Ypsilon HF e la Peugeot e-208 GTI: motore da 207 kW (281 CV) e 345 Nm di coppia, differenziale Torsen, telaio sportivo, carreggiate allargate e assetto ribassato. Allo stand Opel troveremo anche la STX Concept, ovvero il futuro delle station wagon del Blitz, con elementi destinati ai prossimi modelli di serie, tra cui l'ultima evoluzione del frontale Vizor.Inoltre, potrebbe apparire il prototipo della SUV che nascerà dalla collaborazione tra Opel e Leapmotor. Infine, tra le novità di prodotto sarà esposta la Astra nel nuovo allestimento sportivo GSE Line. Peugeot Per la Casa del Leone il Salone di Parigi sarà l'opportunità di presentare due nuove concept, ancora non annunciate, che potrebbero attingere (per nomi e soluzioni di design) a modelli del passato. Accanto alle ultime novità di prodotto, dai restyling della 308 e 408, ci saranno poi i nuovi modelli in arrivo come la sportiva E-208 GTi da 280 CV. Allo stand sarà esposta anche la 9X8 impegnata nel WEC. Renault Renault porta al Salone di Parigi la E-Space Concept, monovolume elettrica lunga 4,70 metri con firma luminosa a "U" e losanga illuminata sul frontale. Accanto a lei le concept Renault 8 Gordini, coupé elettrica da 270 CV, la Renault 4 JP4x4 e la Renault 5 Turbo 3E in versione prototipo da 555 CV. Tra le novità di gamma la serie limitata Rafale Hypnotic, il restyling della Megane E-Tech Electric e la Twingo E-Tech con tetto panoramico Twingobay. Skoda Al Salone di Parigi debutterà l'allestimento Sportline della Skoda Epiq, con dettagli e caratterizzazioni specifiche che ne sottolineano la sportività. Accanto alla SUV elettrica più piccola della Casa boema ci sarà anche la Epiq a sette posti, che affianca in gamma la Skoda Karoq termica. Allo stand si potranno vedere anche la Peaq allestita per il Tour de France e la 130 RS, per celebrare i 125 anni di Skoda Motorsport. Smart La più attesa al Salone di Parigi è la smart #2, l'erede della fortwo, anticipata dalla concept presentata a fine aprile. A ottobre conosceremo tutti i dettagli su motorizzazioni, prezzi e date di arrivo sul mercato. Per ora sappiamo che dal modello precedente la nuova eredita la trazione posteriore e le linee morbide, con gli sbalzi ridottissimi e le ruote ai quattro angoli della carrozzeria per massimizzare lo spazio a bordo: due posti, comodi, con un bagagliaio risicato ma sufficiente per gestire le esigenze quotidiane. Lunga circa 270 cm, la smart #2 sarà costruita sulla nuova Electric Compact Architecture (Eca), piattaforma a 400 volt sviluppata internamente da Geely e Mercedes, e punta a un'autonomia cittadina di circa 300 km. In fiera, forse con meno occhi puntati adosso, ci sarà anche la smart #6 EHD, la prima berlina a tre volumi del marchio, che monterà un powertrain ibrido plug-in da 435 CV e batterie per percorrere quasi 300 km in modalità elettrica (nel ciclo di omologazione cinese). Volkswagen Oltre alle novità già a listino presentate nei mesi scorsi, la Casa tedesca sarà presente a Parigi con i nuovi modelli a batteria più accessibili, a cominciare dall'erede a batteria della Up!, chiamata ID.1, il cui arrivo sul mercato è previsto per il prossimo anno. Nello stand di Volkswagen saranno presenti anche la nuova ID. Polo (anche nella versione pepata GTI, la prima elettrica) e la ID. Cross. Non ancora confermata ufficialmente, potrebbe esserci anche la ID. Tiguan, aggiornamento - con cambio di nome - della SUV elettrica ID. 4. Volvo Anche la Casa svedese torna a Parigi dopo diversi anni di assenza, portando la sua principale novità per il 2026, ossia la SUV elettrica EX60 (anche in versione Cross Country) presentata all'inizio dell'anno, costruita sulla nuova architettura a 800 Volt e accreditata di un'autonomia massima di 810 km. In fiera anche le nuove XC40 ed EX40, oltre alla variante plug-in della XC60. Xpeng Al Salone di Parigi ci sarà anche la Casa cinese, che porterà i due modelli attualmente a listino, ossia le SUV elettriche G6 e G9, recentemente aggiornate dal lato tecnico, con una potenza di ricarica che ora arriva fino a 525 kW. Sul fronte delle novità, vedremo per la prima volta la grande SUV G9L costruita a Graz, lunga 5,1 metri e disponibile con powertrain elettrici e range extender, con potenze - per il mercato cinese - da 367 a 585 CV, e autonomie che arrivano a 755 km. Tra i padiglioni della fiera di Versailles potrebbero arrivare anche la grande berlina P7+ e la monovolume elettrica X9. Zeekr Il brand elettrico del gruppo Geely arriva per la prima volta a Parigi con tutta la sua gamma elettrica: la shooting brake Zeekr 001, con potenze da 272 a 544 CV e fino a 620 km di autonomia; la SUV X (da 272 a 496 CV e 433 km di percorrenza); la più grande SUV 7X, con potenze da 416 a 646 CV e 615 km di autonomia; la grande SUV a sei posti da 900 CV 9X (da 122.610 euro) e la gran turismo Zeekr 7GT, con gli stessi powertrain della 7X e autonomia fino a 655 km.
I titoli di oggi: Cina, Xi Jinping sceglie messaggio di fiducia per discorso del 1° ottobre Accademia cinese delle scienze, spinta verso scienza d’avanguardia Reuters: registrati casi di comportamenti autonomi anomali anche tra gli agenti dell’IA cinese DeepSeek collaborerà con Huawei per la programmazione dei chip cinesi Ascend Collaborazioni accademiche con la Cina sotto la lente dell’intelligence britannica Giappone, inasprite ...
China’s ruling Communist Party is marking 90 years since the end of the Long March with exhibitions, tours, film and television productions as it tries to mobilise the nation to contribute to its vision for the future.
Ahead of the October 22 anniversary, commemorative activities are under way to promote the history of the Long March and revive its “spirit”.
The Long March was an epic retreat between 1934 and 1936 by the party’s Red Army to evade Kuomintang, or Nationalist, forces during the...
L’Assemblea Generale Ordinaria del 5 luglio ha rappresentato un momento importante per la nostra Associazione. È stata un’Assemblea nella quale abbiamo affrontato questioni economiche, organizzative e regolamentari che, in alcuni casi, affondano le loro radici in un passato ormai lontano. Il percorso di liquidazione di Ediradio, le criticità amministrative e la necessità di rendere più efficienti i processi associativi sono stati affrontati con l’obiettivo di chiudere definitivamente capitoli che hanno impegnato per troppo tempo energie e risorse.
The fields in Xinjiang’s Awati county – a cotton hub hit by US sanctions – were nearly ready for the October harvest.
Yusup Molamaiti, a 36-year-old technician, recalled what it was like manually planting and harvesting 37 mu (about 2.5 hectares or 6 acres) of scattered plots of land.
“Planting a single mu took up to three hours with two people laying plastic film by hand,” he said. Harvesting would lock his family into year-round labour, yielding just 250-300kg (551-661lbs) per mu.
Today, his...
Las legislativas de septiembre muestran un crecimiento significativo del oficialismo, un aumento de la participación y un retroceso del Partido Comunista. El sistema electoral mixto amplificó la ventaja de Rusia Unida en la Duma, mientras las fuerzas secundarias atraviesan una recomposición. La elección, primera desde el comienzo de la guerra en Ucrania, se desarrolló además bajo ataques con drones y ciberataques denunciados por las autoridades rusas.
Las elecciones legislativas celebradas en Rusia entre el 18 y el 20 de septiembre de 2026 dejaron un resultado que va bastante más allá de una nueva victoria de Rusia Unida. El partido dominante aumentó considerablemente su porcentaje respecto de 2021, la participación electoral creció, el Partido Comunista retrocedió y otras fuerzas parlamentarias, principalmente el Partido Liberal Democrático de Rusia (LDPR) y Nueva Gente, ampliaron su presencia electoral.
Con más del 95% de los votos procesados, la Comisión Electoral Central situaba a Rusia Unida en torno al 57,8%, frente al 13,8% del Partido Comunista de la Federación Rusa (PCFR), aproximadamente 9% del LDPR y cerca de 8% de Nueva Gente. Rusia Justa se encontraba prácticamente sobre el umbral del 5%, una situación que fue variando durante el escrutinio. La Comisión Electoral Central indicó, además, una participación del 59,32%, equivalente a más de 62,6 millones de electores. Los resultados deben considerarse todavía provisionales hasta su formalización definitiva, prevista no antes del 25 de septiembre.
El dato central, sin embargo, surge de la comparación con las elecciones legislativas de 2021. Entonces Rusia Unida había obtenido el 49,82% de los votos; el Partido Comunista, 18,93%; el LDPR, 7,55%; Rusia Justa, 7,46%; y Nueva Gente, 5,32%.
Cinco años después, Rusia Unida crece alrededor de ocho puntos porcentuales mientras el PCFR pierde aproximadamente cinco. Al mismo tiempo, la participación electoral pasa de alrededor del 51,7% en 2021 a más del 59% en 2026. Es la combinación de estos fenómenos, más participación, mayor porcentaje oficialista y debilitamiento de su principal competidor, lo que permite hablar de una modificación significativa del equilibrio político dentro de la Duma.
Para entender correctamente el resultado es necesario observar cómo se elige la Cámara baja rusa. La Duma Estatal está integrada por 450 diputados elegidos por cinco años mediante un sistema mixto. La mitad (225 bancas) se distribuye mediante representación proporcional según las listas nacionales de los partidos que superan el umbral del 5%. Los otros 225 diputados son elegidos en circunscripciones uninominales en razón de que Rusia está dividida en 225 distritos y cada uno elige un único representante. En estos distritos resulta electo simplemente el candidato que obtiene más votos que cada uno de sus adversarios. No necesita alcanzar la mayoría absoluta.
El mecanismo tiende a favorecer al partido más grande cuando los votos de sus adversarios están fragmentados entre varias fuerzas. Eso es precisamente lo que ocurrió en 2026, mientras Rusia Unida obtenía alrededor del 58% del voto proporcional, sus candidatos encabezaban más de 200 de las 225 circunscripciones uninominales durante el escrutinio. Con el 95,18% contabilizado, la presidenta de la Comisión Electoral Central, Ella Pamfilova, informaba que el partido había ganado 208 distritos de este tipo. En 2021 había conseguido 198.
La consecuencia es evidente, una mayoría electoral importante se convierte en una mayoría parlamentaria todavía mayor. En base en los resultados difundidos el 21 de septiembre, una proyección de 355 diputados para Rusia Unida sobre un total de 450, superando tanto los 324 que tenía en la Duma saliente como el máximo de 343 alcanzado en 2016.
El resultado permite comprender una característica central del sistema político ruso. Aproximadamente el 58% de los votos partidarios puede traducirse en alrededor de tres cuartas partes de la Cámara debido a la combinación entre representación proporcional y predominio territorial.
La consolidación de Rusia Unida tiene entonces tres dimensiones. Es electoral, porque aumenta su porcentaje de votos, es territorial porque domina la enorme mayoría de los distritos uninominales y es institucional porque amplía su control sobre la Duma.
El segundo dato relevante es el crecimiento de la participación.Según la Comisión Electoral Central, votó el 59,32% del padrón, más de 62,6 millones de personas. Se trata de una participación sensiblemente superior a la registrada en las legislativas anteriores., entonces la combinación con el crecimiento de Rusia Unida merece atención.
Una fuerza política puede aumentar porcentualmente incluso sin incrementar de manera significativa su base electoral si los votantes de sus adversarios se abstienen en mayor proporción. En ese escenario, un partido conserva aproximadamente sus votos pero aumenta su participación relativa dentro de un electorado más pequeño.
Sin embargo, en Rusia ocurrió algo diferente dado que aumentó el número relativo de ciudadanos que participaron y, dentro de ese electorado ampliado, aumentó también el porcentaje obtenido por Rusia Unida.
Si bien no sabemos automáticamente las motivaciones individuales de los votantes ni interpretar cada sufragio como un apoyo a la totalidad de las políticas gubernamentales, podemos inferir que una explicación basada exclusivamente en una desmovilización electoral generalizada de los adversarios del oficialismo no es la adecuada.
El aumento de la participación, de todos modos, también debe analizarse en relación con los cambios introducidos en la forma de votar. La elección se realizó durante tres jornadas y continuó expandiéndose el voto electrónico con más de 3,6 millones de ciudadanos participaron mediante el sistema federal de votación electrónica, al que se sumó el sistema utilizado específicamente en Moscú.
Estos mecanismos reducen el costo práctico de participación y probablemente constituyan una parte de la explicación del incremento. Por eso resulta difícil atribuir toda la suba a una movilización política y aún con esa precaución, una participación superior al 59% constituye uno de los elementos centrales de la elección.
Existe además una circunstancia que diferencia radicalmente estas elecciones de las anteriores que fueron las primeras legislativas rusas desde el comienzo de la guerra en Ucrania en febrero de 2022. Las tres jornadas de votación se desarrollaron, además, mientras continuaban los ataques sobre territorio ruso, durante el último día se produjo una ofensiva de gran escala con drones contra Moscú y otras regiones.
Las autoridades rusas informaron haber interceptado más de 1.600 drones desde el sábado, unos 450 dirigidos contra Moscú, inclusive algunos aparatos alcanzaron sus objetivos, se registraron víctimas y fue afectada infraestructura energética.
Paralelamente, las autoridades denunciaron ataques informáticos contra el sistema electoral. La Comisión Electoral y organismos gubernamentales informaron sobre ofensivas DDoS, intentos de alterar el voto electrónico e interrupciones de comunicaciones en distintas regiones. Las autoridades reportaron ataques contra los sistemas digitales durante la segunda jornada de votación.
La Comisión Electoral Central caracterizó posteriormente el proceso como una elección realizada bajo un nivel excepcional de amenazas externas y afirmó haber enfrentado una fuerte escalada de ataques cibernéticos.
El gobierno ruso presentó la continuidad de las elecciones y el incremento de la participación como una demostración de cohesión social. Vladimir Putin había colocado la elección dentro de una discusión más amplia sobre la unidad nacional durante la guerra y el Kremlin buscaba presentar los comicios como una medida del respaldo social a la orientación adoptada desde 2022.
El resultado electoral no puede trasladarse mecánicamente a una pregunta que los votantes nunca respondieron explícitamente, que el 57 o 58% obtenido por Rusia Unida no significa necesariamente que ese mismo porcentaje apruebe cada decisión militar, económica o diplomática adoptada durante la guerra.
Lo que sí puede afirmarse es más limitado, pero políticamente muy relevante porque después de más de cuatro años de conflicto, sanciones internacionales, presión económica y ataques dentro del territorio ruso, no se observa en estas elecciones un desplazamiento electoral masivo hacia fuerzas que propongan una ruptura frontal con la orientación estratégica del Estado.
Uno de los cambios más importantes se produjo en el Partido Comunista. El PCFR había conseguido en 2021 el 18,93%, uno de sus mejores resultados de las últimas décadas. Ese porcentaje le permitió convertirse claramente en la segunda fuerza política del país y concentrar una parte importante del electorado que buscaba expresar una alternativa a Rusia Unida.
En 2026 cae hasta aproximadamente el 13,8%, con una pérdida ronda los cinco puntos porcentuales, pero todavía es más significativa es la ampliación de la distancia con Rusia Unida.
En 2021 los separaban aproximadamente 31 puntos: 49,82% contra 18,93%, ahora la diferencia se aproxima a 44 puntos: alrededor de 58% frente a menos del 14%. La estructura partidaria se vuelve de esta manera más asimétrica.
El problema del PCFR tampoco se limita a la reducción de su representación proporcional. Su debilitamiento incide directamente sobre las circunscripciones uninominales. Durante años, los comunistas fueron en numerosos distritos la principal fuerza capaz de concentrar el voto de quienes buscaban derrotar a un candidato de Rusia Unida. Cuando ese espacio se fragmenta entre comunistas, LDPR, Nueva Gente, Rusia Justa y otras fuerzas, el candidato oficialista puede conservar la banca incluso obteniendo menos del 50%.
El retroceso comunista, por lo tanto, produce un doble efecto: reduce su propio peso parlamentario mientras facilita indirectamente el dominio territorial del partido gobernante. Sin embargo, los votos perdidos por el Partido Comunista no fueron absorbidos por una única fuerza alternativa.
El LDPR pasó del 7,55% registrado en 2021 a aproximadamente el 9%. Nueva Gente subió desde el 5,32% hasta cerca del 8%. Rusia Justa siguió una trayectoria diferente: cayó desde el 7,46% de 2021 hasta quedar prácticamente sobre el límite del 5%.
Nueva Gente merece atención particular. El partido había ingresado por primera vez a la Duma en 2021 y cinco años después aumenta claramente su porcentaje. El crecimiento indica que logró consolidar un espacio propio dentro del sistema, particularmente entre sectores que buscan reformas económicas, administrativas o sociales sin identificarse con el Partido Comunista.
También resulta significativo el desempeño del LDPR después de la muerte de su histórico fundador, Vladimir Zhirinovski, en 2022. Lejos de desaparecer con su dirigente, la fuerza conserva su base electoral e incluso mejora su porcentaje respecto de las legislativas anteriores.
Lo que aparece debajo de Rusia Unida es, por lo tanto, una reorganización del espacio secundario. El PCFR conserva el segundo lugar nacional, pero pierde capacidad para monopolizar el voto alternativo. LDPR y Nueva Gente crecen. Rusia Justa retrocede. El resultado es una mayor fragmentación de las fuerzas situadas detrás del oficialismo.
Es importante observar la relación entre estos resultados y la guerra, que requiere una interpretación particularmente cuidadosa. Los principales partidos con representación parlamentaria mantienen diferencias importantes en política económica, gasto social, inmigración, intervención estatal, administración pública y prioridades presupuestarias. Sin embargo, esas diferencias no se corresponden con una división equivalente respecto de las cuestiones estratégicas centrales vinculadas con Ucrania.
El Partido Comunista ha acompañado buena parte de las decisiones fundamentales adoptadas por el Estado ruso desde 2022. El LDPR sostiene posiciones nacionalistas y una línea dura respecto del conflicto. Rusia Justa también respaldó la orientación estratégica general. Nueva Gente presenta una posición comparativamente menos militarizada, pero tampoco estructuró su propuesta electoral alrededor de una retirada unilateral rusa.
Los medios occidentales señalaron durante la campaña que Yábloko constituía la principal fuerza registrada con una posición explícitamente contraria a la guerra, pero su lista federal quedó fuera de la elección después de una decisión judicial. El partido sí mantuvo algunas candidaturas y obtuvo una representación limitada en la legislatura regional de Nóvgorod. Este hecho introduce una limitación importante a cualquier lectura de los resultados como una medición directa de la opinión pública sobre la guerra, no obstante la popularidad de Yábloko es menor, dado que en las encuestas se ubica entre el 1 y el 3% de los votos, lo que le resta cualquier peso electoral real.
Como era de esperarse, sectores opositores rusos y gobiernos occidentales cuestionaron las condiciones de competencia, las restricciones a candidatos y organizaciones opositoras, el uso del voto electrónico y la realización de elecciones en territorios ucranianos ocupados y anexados por Rusia. Las autoridades rusas rechazan estas objeciones y sostienen que la elección se desarrolló de acuerdo con la legislación vigente; observadores de la Comunidad de Estados Independientes y de la Organización de Cooperación de Shanghái informaron no haber detectado irregularidades capaces de alterar los resultados en las mesas que supervisaron.
Por eso, si bien los comicios no pueden utilizarse como una encuesta directa sobre la guerra, tampoco corresponde separar completamente el resultado del contexto histórico en el que se produjo. Rusia Unida obtuvo en 2021 el 49,82%, cinco años después, luego de más de cuatro años de guerra, alcanza cerca del 58%. Simultáneamente aumenta la participación electoral y las principales fuerzas parlamentarias que respaldan la orientación estratégica del Estado conservan prácticamente todo el espacio político representado en la Duma. Ese dato tiene relevancia propia, aun cuando no permita conocer las motivaciones concretas de cada elector.
La paradoja principal de las elecciones de 2026 puede resumirse en dos movimientos simultáneos: aumenta la participación y aumenta la concentración parlamentaria. Más ciudadanos concurren a votar, pero el resultado final produce una Duma todavía más dominada por Rusia Unida.
Tres factores explican esa combinación. El primero es el crecimiento directo del partido gobernante, que pasa de menos del 50% en 2021 a cerca del 58%. El segundo es el retroceso del Partido Comunista, principal fuerza opositora parlamentaria y el tercero es el funcionamiento del sistema electoral mixto, donde la fragmentación de los adversarios permite al partido más grande imponerse en una proporción extraordinariamente alta de las circunscripciones uninominales. Por eso el dato del 58% explica sólo una parte del resultado.
La verdadera consecuencia política aparece al observar la composición de la Duma. Con ese porcentaje de votos, Rusia Unida se encamina a controlar alrededor de tres cuartas partes o más de la Cámara y conservar holgadamente la mayoría de dos tercios. La proyección de 355 de los 450 escaños, que constituiría un récord para el partido.
El sistema político ruso emerge así de las elecciones de 2026 con una característica reforzada: un partido dominante significativamente mayor que cualquiera de sus competidores y un segundo nivel partidario más fragmentado.
Rusia Unida crece electoralmente, amplía su dominio territorial y fortalece su control institucional. El Partido Comunista continúa siendo la segunda fuerza nacional, pero pierde una parte sustancial del terreno ganado cinco años atrás. LDPR y Nueva Gente avanzan, mientras Rusia Justa queda reducida a una posición mucho más frágil.
Todo esto ocurre bajo condiciones extraordinarias. Son las primeras legislativas desde febrero de 2022, se celebraron durante una guerra prolongada, con una economía sometida a sanciones y fuertes exigencias presupuestarias, y con ataques militares y cibernéticos coincidiendo con las jornadas electorales.
El resultado, por eso, representa algo más que la continuidad del esquema político existente antes de la guerra. Los datos disponibles muestran una profundización de la estructura de partido dominante que ya caracterizaba a Rusia, acompañada por una recomposición de las fuerzas que disputan el espacio situado detrás de Rusia Unida.
Queda abierta una cuestión que sólo podrá responderse con el desarrollo del próximo período político. ¿Hasta qué punto esta enorme concentración parlamentaria servirá para preservar el modelo construido durante los últimos años y hasta qué punto la reorganización que se está produciendo por debajo del oficialismo anticipa las disputas políticas, económicas y sociales de la Rusia posterior a la guerra?.
Por ahora, la señal electoral es clara en términos descriptivos: aumentó la participación, aumentó el porcentaje de Rusia Unida y se amplió la distancia que separa al partido gobernante de todos sus competidores parlamentarios. El resultado institucional de las legislativas de 2026 es, en consecuencia, una Duma más concentrada que la surgida de las elecciones de 2021.
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Si parla dei conflitti militari solo a proposito delle conseguenze economiche o degli equilibri geopolitici. Ma ogni bombardamento produce un disastro ambientale
Ogni giorno i mezzi di informazione ci mostrano immagini di raffinerie e impianti energetici bombardati, colossali torri di fuoco e fumo nero in cui bruciano quantità incalcolabili di combustibili fossili. I commenti a queste notizie sono sempre uguali e riguardano solo le ricadute sui nostri portafogli: l’aumento dei prezzi dei carburanti, il rischio di crisi energetica, i provvedimenti per calmierare il costo della benzina ecc. Silenzio o quasi, invece, sul disastro ambientale e climatico causato da ogni singolo bombardamento di questa guerra diffusa che va dall’Ucraina al Medio oriente.
Colpita e affondata
Le azioni offensive ai danni di raffinerie, per impedire la trasformazione del greggio, o contro petroliere, gasdotti, oleodotti, cisterne di gas e petrolio, sono entrate nel repertorio delle tattiche militari durante la prima guerra del Golfo, nel 1990-1991. Negli scenari bellici degli ultimi anni, in particolare nel conflitto tra Russia e Ucraina e nella guerra di Usa e Israele all’Iran iniziata nel febbraio 2026, sono diventati strategia sistematica, con attacchi sempre più frequenti.
La recente escalation del conflitto nello stretto di Hormuz, tra offensive e ritorsioni, ha comportato imponenti attacchi alle navi. Tra il 5 e l’8 settembre, gli Stati uniti, come rappresaglia contro il bombardamento di una portaerei, hanno bombardato prima tre, poi cinque petroliere irachene, andate in fiamme e in alcuni casi affondate. L’Iran ha dichiarato di avere risposto colpendo dieci navi, mentre il 9 settembre, in acque irachene, un drone ha colpito la New Andros, petroliera battente bandiera panamense che trasportava 2 milioni di barili di olio combustibile.
Il Pentagono, per provare la potenza delle sue offensive, ha divulgato le immagini delle esplosioni, con il fumo, le fiamme degli incendi, le macchie nere che alludono allo sversamento di petrolio in mare. Non si sa esattamente quanto materiale trasporti ogni nave presente in quell’area, ma nel complesso si è stimata una capacità complessiva di 1,76 milioni di metri cubi. Carichi che in caso di attacchi possono andare in fumo o fuoriuscire in mare, vere e proprie bombe ambientali. Già da mesi grandi chiazze di petrolio intaccano gli ecosistemi marini, gli habitat e le riserve naturali nei pressi dello Stretto di Hormuz.
Le immagini della catastrofe marina e atmosferica sono esibite e inequivocabili, ma la stampa nazionale e internazionale commenta le conseguenze degli attacchi alle petroliere parlando solo del prezzo del greggio. Tra omissioni di dati e notizie, l’attenzione è rivolta all’andamento dei mercati e agli equilibri geopolitici. L’informazione e la politica mettono in secondo piano, o trascurano del tutto il costo umano, ambientale e climatico di una guerra che, dopo soli 14 giorni dai primi bombardamenti israeliani e americani a raffinerie e depositi di carburante, oltre a migliaia di morti, aveva già prodotto 5.000 tonnellate di emissioni di gas serra, una quantità che Greenpeace ha equiparato al bilancio globale di carbonio di 84 paesi.
Raffineria più, raffineria meno
Nell’estate del 2026 il conflitto tra Russia e Ucraina è entrato nella fase di escalation più serrata. Le forze ucraine hanno continuato a colpire raffinerie e depositi di petrolio russe, una strategia volta a privare la Russia delle risorse necessarie a proseguire la guerra.
La Reuters ha raccolto e pubblicato un impressionante elenco – già datato e da aggiornare – di tutti gli attacchi a raffinerie e infrastrutture energetiche compiuti da Kyiv tra l’1 giugno al 28 agosto 2026. Il 16 giugno, colpita e incendiata la raffineria di Gazprim Neft a Mosca, a 15 chilometri dal Cremlino. Il 6 luglio, incendiata la raffineria di Omsk. Il 12 luglio le raffinerie di Syran sul fiume Volga, già colpite il 18 aprile. A seguire, le raffinerie di Ryzan, Sartov, Vogograd, Yaroslav, Isky, Zapsibneftekhim, Orsk, Ust-Luga, Ufa, Taneco, Perm, Afipsky, Novoshakhtinsk, Norsi… In un susseguirsi di attacchi portati a segno da droni, che hanno mandato in fumo un’inimmaginabile quantità di petrolio, per una quantità di emissioni di CO2 che nessuno ha calcolato, seppure approssimativamente.
Il 12 settembre, Mosca ha sferrato un attacco con 450 droni contro l’Ucraina che ha risposto bombardando le raffinerie russe del Tartastan.
Due giorni dopo, Donald Trump in persona annuncia una sorta di tregua: «L’Ucraina ha accettato di non colpire obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare lo stesso!», scrive sul suo Truth Social. Ma è una mossa estemporanea, non concordata col governo di Kyiv, che cade dalle nuvole e va avanti come prima. È infatti del 20 settembre il peggior attacco con droni su Mosca, durante il quale è colpita e incendiata la raffineria AO Gazpromneft-MNPZ.
Guerra aperta all’ambiente da ambo le parti
Fin dall’inizio della guerra l’Ucraina ha utilizzato i droni per attaccare impianti petroliferi e del gas, mirando a porti, serbatoi e oleodotti dislocati sul territorio russo. I bersagli erano soprattutto infrastrutture di trasporto. Dal 2024 l’esercito ucraino attacca in modo sistematico le raffinerie, con un salto di qualità tra agosto e dicembre del 2025, e un’ulteriore intensificazione nel 2026.
La Russia, per parte sua, ha attaccato depositi e impianti di carburante come parte della strategia di aggressione all’Ucraina, con offensive missilistiche che da subito hanno colpito duramente la popolazione civile, privata di corrente elettrica e del riscaldamento nei mesi invernali. Anche le raffinerie ucraine, la più importante quella di Kremenchuk, sono state bersagliate da attacchi ripetuti. I danni ambientali in territorio ucraino sono ingentissimi, con problemi di inquinamento delle falde acquifere e dei terreni, dispersione di residui tossici, incendi, milioni di ettari di foreste andate perdute e distruzione del suolo. Solo tra i civili, nel febbraio 2026 l’Onu riportava la cifra di 15.172 morti. Il mandato di arresto a Putin emesso dalla Corte internazionale di giustizia rispecchia le gravi condotte criminali, che hanno trovato il loro apice nelle deportazioni di bambini.
Quella ucraina è via via diventata una strategia di indebolimento del sistema energetico russo che, con la dotazione dei droni FP-1 ad ampio raggio, ha potuto prendere di mira le raffinerie nemiche in tutto il territorio. La Russia, tra i primi produttori planetari di greggio, è stata sensibilmente colpita nella sua capacità di trasformare il petrolio in carburante. Le immagini delle auto in coda ai distributori di benzina provano l’efficacia degli attacchi ucraini nel causare una crisi di distribuzione e di approvvigionamento dei carburanti, crisi finora impensabile per la superpotenza russa.
Guerra nell’estate più calda di sempre
Durante l’estate appena trascorsa, il flusso di notizie dei bombardamenti ai siti petroliferi scorreva in sequenze frammentarie prima o dopo le notizie sulle temperature più alte mai registrate in Europa, che già da maggio hanno reso le città invivibili. Agosto è stato il mese più caldo mai registrato dall’inizio delle rilevazioni, con una temperatura media superiore di 1,5 gradi all’epoca preindustriale, il limite che per l’Accordo di Parigi del 2015 non andava oltrepassato.
Gli effetti del surriscaldamento globale, tutti preannunciati, si sono manifestati per tutta l’estate. L’Ispra documenta che gli incendi boschivi soprattutto in Francia, in Spagna, in Italia, nella seconda metà di luglio si sono intensificati, mandando in fumo 225 chilometri quadrati al giorno, pari alla superficie del Comune di Parigi. Solo in Italia, da gennaio a fine luglio 2026 si sono registrati 1.070 casi, con la distruzione di 741 chilometri quadrati di boschi.
Sulle Alpi, lo zero termico tra i 4.800 e i 5.000 metri, e il caldo che si è protratto anche a settembre hanno accelerato la fusione e il ritiro dei grandi ghiacciai, con cadute di massi, frane, fenomeni di instabilità delle montagne e dei fiumi, devastati dalla siccità e da un apporto dello scioglimento delle nevi sempre più insufficiente. Le secche prolungate e il calo dei livelli dei fiumi sono oggetto di studi che documentano il disastro per pesci e anfibi in ecosistemi dove il malessere dei corsi d’acqua colpisce la catena alimentare di uccelli e mammiferi terrestri, devastando la biodiversità e alterando equilibri complessi. L’alternanza tra piene, esondazioni e siccità, nella dinamica di eventi estremi che caratterizza il cambiamento climatico, produce effetti ancora da comprendere pienamente sugli ecosistemi fluviali e su esseri complicati quali sono i fiumi.
In Francia la siccità ha portato a limitazioni e interruzioni dell’erogazione dell’acqua in 92 distretti. In luglio, la siccità e le temperature troppo alte delle acque hanno fatto spegnere ogni giorno 23 reattori nucleari su 57, riducendo la produzione di energia elettrica al 45%. Il calo del livello del Danubio ha fatto spegnere la centrale nucleare rumena di Cernavoda per tutto agosto e ridotto il funzionamento di quella ungherese di Packs. In Austria la centrale idroelettrica di Greifenstein ha calato drasticamente la fornitura di energia per la portata del Danubio ridotta a 700 metri cubi al secondo, rispetto ai 2.000 della norma.
In tutta Europa la carenza d’acqua e l’alternanza di eventi estremi, tra siccità e grandinate, ha provocato gravi danni all’agricoltura, e dall’agricoltura viene quello che mangiamo.
Una serie concatenata di «eventi estremi» si sono imposti all’attenzione, ma come cronaca, come fatti separati gli uni dagli altri, emergenze, calamità, disastri «naturali», come i terremoti e gli tsunami. Elenchi di fatti rapidamente dimenticati, presentati senza riflessioni che andassero oltre il dato emergenziale, con una tenace, reiterata, accecante scissione cognitiva tra cause ed effetti.
Chi parla di cambiamento climatico e della necessità di cambiare strada non lo fa in termini di mitigazione, non lo fa citando le energie fossili e le falle di un sistema che se non cambia ci porterà al collasso, lo fa usando solo i termini resilienza e adattamento, come se la situazione in cui siamo fosse grave, ma stabile, qui siamo e qui resteremo.
Questa sconnessione porta a osservare le colonne di fumo generate da raffinerie e siti energetici in fiamme a causa dei bombardamenti, senza vedere ciascuna di queste azioni come un devastante disastro climatico, con effetti sull’atmosfera che nessuno nomina. Come ha scritto Francesco Strazzari sul manifesto, i bombardamenti di petroliere, raffinerie, oleodotti e riserve di gas, ricorrenti in tutte le guerre in corso, fanno parte di una strategia che accomuna gli attori in gioco. Si contano ancora i chilometri quadrati conquistati o perduti, ma l’obiettivo principale è la distruzione delle riserve e delle reti energetiche dei nemici, divenuta prioritaria rispetto al controllo dei territori.
La grande cecità
C’è da chiedersi da dove venga l’incapacità di riconoscere il disastro ambientale e climatico evidente nelle colonne di fumo di bombardamenti inferti con la deliberata intenzione di incendiare quanto più combustibile fossile possibile.
In primo luogo, mancano dati e stime sulle emissioni prodotte da ogni singolo bombardamento. Non ci si aspetta certo che siano gli eserciti a calcolarle, ma bisogna reclamare che questi dati vengano misurati e diffusi e che faccia notizia l’effetto di ogni bombardamento sull’atmosfera, sulle acque e sul suolo. Un gruppo di scienziati cinesi, utilizzando informazioni ricavate da satelliti, ha rilevato la quantità di gas tossico prodotta dal bombardamento israeliano agli impianti petroliferi di Teheran del 7 marzo 2026. L’inferno scatenato da quelle esplosioni, che rappresentano una piccola parte delle offensive, secondo i loro calcoli ha causato l’emissione di 29.800 tonnellate di anidride solforosa, tra le sostanze della pioggia nera che ha investito la capitale iraniana.
Mancano informazioni e dati sull’impatto climatico degli apparati militari e delle guerre. Per essere prodotti richiederebbero osservazioni articolate e di lungo periodo su tutto il ciclo bellico, dalla fabbricazione di armi alla preparazione, dalle esercitazioni al conflitto dispiegato, per arrivare alla ricostruzione, che talvolta, come previsto per Gaza, rappresenta la fase di maggiore emissione di gas serra.
Questi dati non ci sono. Gli eserciti, con grandi pressioni esercitate soprattutto dal Pentagono, dal 2015 dichiarano alle Nazioni unite i propri livelli di emissioni solo su base volontaria. I dati a disposizione sono perciò molto parziali. Esistono però ricerche scientifiche e stime, anche dettagliate e impressionanti, come uno studio uscito nell’agosto 2026 che documenta la CO2 emessa dal sistema militare statunitense tra il 1975 e il 2024, con cifre dell’ordine di decine di migliaia di tonnellate. In Ucraina, un collettivo di scienziati prova a monitorare le emissioni di CO2 dall’inizio del conflitto, tenendo conto di entrambi gli schieramenti. A giugno 2026 le loro ricerche indicavano la dispersione in atmosfera di 311 milioni di tonnellate di gas serra. Una stima più volte citata, discussa dagli scienziati, indica che le emissioni militari potrebbero rappresentare il 5,5% delle emissioni globali di gas serra.
Per aprire gli occhi e cambiare prospettiva bisogna studiare le guerre per l’impatto che hanno nel tempo sui territori, per gli stravolgimenti e i veleni che lasciano nel suolo e nelle acque, nell’immediato e nel lungo periodo. Lo ha fatto Stefania Divertito, nel libro appena uscito Guerra e clima, un lavoro che offre uno sguardo e punti di riferimento per trovare una via d’uscita dal bellicismo.
L’incapacità di vedere il fumo di una raffineria in fiamme come catastrofe ambientale deriva anche dalla normalizzazione di certe pratiche belliche, un tempo stigmatizzate come inaccettabili perché criminali e non ammesse dal diritto internazionale, come la distruzione di infrastrutture energetiche civili. Lasciare gli abitanti di una regione senza energia elettrica e senza la possibilità di rifornirsi di benzina significa infliggere una sofferenza ai civili. È perciò un crimine di guerra, ma è sempre meno indicato e condannato come tale negli scenari bellici del 21° secolo, come ha sottolineato il New York Times.
In un quadro di ostilità al concetto universale di diritti umani, rimane aperta e non conclusa la campagna per l’inserimento nel trattato di Roma del quinto reato internazionale, il reato di ecocidio, promosso da Polly Higgins con i giuristi della Stop Ecocide Foundation.
La difficoltà a parlare della guerra come catastrofe ambientale e climatica, dipende poi dalla difficoltà presente nella letteratura, nell’arte, nell’informazione a raccontare la crisi ecologica e ambientale in sé. Questa grande cecità, di cui magistralmente ha parlato lo scrittore indiano Amitav Ghosh, viene da lontano. È il modo di raccontare la natura e il non umano come sfondo di paesaggi pacificati, che nasce insieme al romanzo e alla società industriale. Il pensiero e i racconti non vanno oltre l’ordinario, il quotidiano, il mondo della vita individuale. Così si rimuove la potenza di fiumi che esondano o si prosciugano, o di montagne imponenti che collassano. Le narrazioni si concentrano, con pretese di «concretezza» e «realismo» sulla vita di tutti i giorni e su ciò che presuntamente più interessa alla «gente»: il prezzo della benzina.
A rendere ciechi è la logica bellicista, che porta a schierarsi con un esercito o con l’altro, senza vedere le conseguenze globali della guerra. C’è chi arriva a legittimare in punta di diritto gli attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere russe in quanto risposte mirate, fatte per sottrarre al nemico gli strumenti per combattere, e dunque per prevenire bombardamenti che invece infliggono sofferenza alla popolazione.
Seguendo questa logica, si potrebbe concludere che le guerre odierne, combattute a forza di incendi di combustibili fossili ed esplosioni di siti petroliferi, siano in fondo più evolute, più rispettose dei diritti umani perché risparmiano l’odiosa conta dei morti sotto le macerie.
I morti però si contano a migliaia, e non solo sotto i colpi diretti delle offensive, ma anche indirettamente, nelle aree climaticamente più esposte al surriscaldamento globale, che le guerre continuano ad aggravare.
Occhio per occhio
In condizioni di guerra diffusa come quella in cui ci troviamo, con 78 paesi coinvolti in conflitti al di fuori dei propri confini in varie aree del mondo, l’impatto delle offensive in termini di inquinamento e gas serra dipende da attori sempre più fuori controllo, senza limiti, in un contesto internazionale deregolamentato.
In particolare, il conflitto tra Russia e Ucraina ha imboccato il vicolo cieco di una sfida che entrambi gli attori vogliono concludere con la sconfitta militare del nemico, circondati dal tifo dei paesi sostenitori. Ogni parte colpisce con ogni mezzo l’avversario per costringerlo alla resa.
L’Ucraina continua gli attacchi con droni alle raffinerie per colpire la capacità russa di trasformare il greggio in benzina e diesel. La Russia risponde con violenza e brutalità come già accaduto, in una spirale di botte e risposte senza via d’uscita. Quante raffinerie e gasdotti dovranno ancora saltare in aria perché l’Ucraina possa piegare economicamente la Russia, visto che questa è la strategia per arrivare alla vittoria?
Nelle condizioni di crisi climatica in cui ci troviamo, c’è da chiedersi se la strada per uscire da un conflitto scatenato da uno stato canaglia governato da un autocrate come Putin sia davvero dare sempre più armi al suo avversario Zelensky, che per vincere, come gli altri signori della guerra, non si fa scrupolo di far saltare in aria una raffineria al giorno. C’è da chiedersi se davvero sia questa la strada per ripristinare la giustizia, proteggere il popolo ucraino e l’Europa.
Disarmo è pace
«Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo», con queste parole papa Francesco, il giorno prima di morire, ha lanciato un monito e un’eredità pacifista che il suo successore Leone XIV porta avanti con determinazione. In questa fase storica la Chiesa sembra l’unico attore rimasto nel contesto internazionale a contrastare la guerra e a battersi per la pace con gli strumenti della diplomazia, per motivi umanitari e morali. La diplomazia vaticana cerca di intervenire «dove la politica ha fallito» per salvare vite umane, mettendo in relazione la guerra con la crisi umanitaria globale, le migrazioni e la devastazione climatica e ambientale.
È ora di ricongiungere i fili e di stabilire il nesso diretto, violentissimo e devastante che c’è tra le guerre, e in particolare queste guerre per il controllo dei flussi di petrolio, e il cambiamento climatico, le migrazioni, la sofferenza.
È ora di aprire gli occhi, gridando al crimine contro l’ambiente e l’umanità a ogni offensiva di qualunque esercito – americano, israeliano, iraniano, russo, ucraino – contro una raffineria, una petroliera, un deposito di gas, una cisterna di carburante. Un crimine che esaspera la crisi climatica già gravissima e fuori controllo di cui già paghiamo le conseguenze e che potrà solo peggiorare, se i suoi responsabili non saranno fermati. Le guerre in corso aumentano il potere di élite violente e genocide, che perseguono consapevolmente il disastro pensando di trarne vantaggio, perfino con intenti ideologici apertamente distruttivi, come avviene negli ambienti dei miliardari americani che Naomi Klein definisce fascisti dell’apocalisse.
Guardare e parlare del fumo di una raffineria colpita da un drone per l’effetto che fa all’atmosfera, alle acque e al suolo, alle persone e alla vita tutta invece che per le ricadute che avrà sulle code ai distributori di benzina o sul prezzo dei carburanti, o nello scacchiere internazionale, è il primo passo perché un movimento globale possa farsene carico ripristinando un senso di appartenenza a valori di giustizia, di uguaglianza e di cura.
*Claudia Finetti, dottoressa di ricerca in storia contemporanea, è un’insegnante di scuola primaria a Bologna e un’attivista nelle lotte ambientali, in difesa dei diritti umani in Palestina e della scuola pubblica.
L’ultima edizione di GARR NEWS è dedicata al tema dell’autonomia: la capacità di scegliere per continuare a definirsi, innovare e pensare al di là di ciò che già esiste. Un’autonomia che non è isolamento, ma nasce dalla collaborazione, dalla condivisione di competenze e dalla capacità di costruire insieme ciò che nessun singolo attore potrebbe realizzare da solo.
Memoria dei terremoti, evoluzione del monitoraggio sismico e della valutazione della pericolosità, prevenzione strutturale, conoscenza del territorio. Sono alcuni dei temi del workshop intitolato “A cinquant’anni dal terremoto del Friuli: quanto siamo preparati a gestire la prossima emergenza sismica?”, svoltosi il 22 settembre 2026 presso la Sala Conferenze della sede di Roma dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
L’evento, organizzato dall’INGV e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) nell’ambito della Convenzione tra i due Enti, è stato un’occasione di confronto tra comunità scientifica, Protezione Civile e Centri di Competenza per fare il punto, a distanza di cinquant’anni, sulle lezioni apprese, sugli strumenti tecnologici oggi disponibili e sulle fragilità ancora presenti nella gestione delle emergenze.
Cosa ha rappresentato la sequenza sismica del Friulidel 1976per la comunità scientifica? Quale impatto ha avuto nell’evoluzione delmonitoraggio sismico nazionale? Quali strumenti abbiamo oggi a disposizione per la valutazione dei danni e per una rapida risposta in emergenza?
In questo video le risposte e le riflessioni degli organizzatori dell’evento: Lucia Margheriti, Direttrice dell’Osservatorio Nazionale Terremoti (ONT) dell’INGV, Francesca Pacor, Direttrice della Sezione di Milano dell’INGV, Matteo Picozzi, Direttore del Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS, e Giuliana Rossi, Dirigente di Ricerca dell’OGS.
The Arch Linux project has released Archinstall 4.5, the latest version of its guided text-based installer, bringing expanded AArch64 support, new real-time Linux kernel options, additional translations, security improvements, and numerous fixes for installation workflows.
Archinstall 4.5 was released on September 29, 2026, roughly three months after Archinstall 4.4. The new version arrives just ahead of Arch Linux's October installation media refresh and has already been packaged as archinstall 4.5-1 for Arch Linux repositories.
While Archinstall remains optional, it provides users with a guided way to configure an Arch Linux installation without manually performing every step described in the Arch installation guide. Version 4.5 concentrates primarily on hardware support, installer reliability, security, and expanding the range of systems that can use the guided installation process.
AArch64 Support Gets a Major Upgrade
One of the biggest changes in Archinstall 4.5 is improved support for AArch64, the 64-bit ARM architecture.
The installer can now handle GRUB and Limine EFI installations on AArch64 systems. It also gains support for the proper AArch64 root partition type GUID.
Previously, parts of Archinstall's bootloader configuration were more heavily oriented toward x86_64 installations. The latest changes make its guided installation workflow more useful on ARM64 hardware.
AArch64 has become increasingly important throughout the Linux ecosystem. The architecture can now be found in cloud servers, development boards, laptops, workstations, and specialized computing platforms.
Supporting both GRUB and Limine EFI installations gives Archinstall more flexibility when preparing these systems.
GRUB Can Now Be Installed on AArch64
GRUB remains one of the most widely used Linux bootloaders, and Archinstall 4.5 extends its installation logic to AArch64 EFI systems.
This allows ARM64 installations to use a bootloader workflow much closer to what Archinstall already provides on conventional x86_64 UEFI computers.
The change doesn't mean every ARM device will automatically become compatible with Arch Linux. ARM hardware can still have highly platform-specific firmware and boot requirements.
It does, however, remove an important Archinstall limitation for AArch64 machines that provide conventional UEFI environments.
Limine EFI Support Expands to ARM64
The same architectural expansion applies to Limine.
Limine is a modern multiprotocol bootloader supported as one of Archinstall's bootloader choices. Archinstall 4.5 extends its EFI installation support to AArch64 as well.
Chinese President Xi Jinping projected a message of confidence about the country’s ability to overcome challenges during his annual National Day address, issuing a rallying call for robust economic growth and more certainty amid geopolitical complications.
Xi’s address, delivered at a state reception in Beijing on Wednesday evening to mark the 77th anniversary of the founding of the People’s Republic, was his first to the nation following his state visit to the US last week. It came weeks ahead...
A novembre Xi potrebbe accogliere Trump e Putin a Shenzhen. Intanto usa i vertici Sco, Brics e il viaggio a Washington per porre la Repubblica Popolare al livello dell’America, stringere a sé la Russia, assorbire Taiwan e contenere la Corea del Nord.
Una giornata folle tra le strade di Roma: borseggiatori, truffatori, carabinieri sotto copertura e turisti presi di mira.
Il paradosso? I delinquenti che si lamentano di essere filmati e consigliano di "andare a riprendere altri criminali". Nel frattempo, i Carabinieri in borghese intervengono sul fatto, sventano colpi ai danni di famiglie vulnerabili e assicurano alla giustizia ladri senza scrupoli.
La notizia migliore, in mezzo a questo caos, siete voi: sempre più viaggiatori e guide turistiche ci seguono, imparano a riconoscere i trucchi e riescono a proteggersi in tempo.
Voi vi siete mai trovati in situazioni simili a Roma o altrove? Raccontatemi la vostra esperienza nei commenti!
L'Aula Magna della Fondazione PIN - Polo di Prato dell'Università di Firenze ha ospitato il Welcome Day dei corsi di studio in Pianificazione dell'Ateneo fiorentino. L'appuntamento, inserito nella Welcome Week del Dipartimento di Architettura per l'anno accademico 2026/2027, ha rappresentato non solo il momento di accoglienza per le nuove matricole, ma anche l'occasione per celebrare il venticinquesimo anniversario del corso di laurea triennale in Pianificazione della città, del territorio e del paesaggio (PTCP).
L'Aula Magna della Fondazione PIN - Polo di Prato dell'Università di Firenze ha ospitato il Welcome Day dei corsi di studio in Pianificazione dell'Ateneo fiorentino. L'appuntamento, inserito nella Welcome Week del Dipartimento di Architettura per l'anno accademico 2026/2027, ha rappresentato non solo il momento di accoglienza per le nuove matricole, ma anche l'occasione per celebrare il venticinquesimo anniversario del corso di laurea triennale in Pianificazione della città, del territorio e del paesaggio (PTCP).
Negli Stati Uniti la cannabis è legale per gli adulti in un numero crescente di Stati, eppure tra gli adolescenti il consumo non aumenta: diminuisce. Per anni chi si opponeva alle riforme ha previsto che un mercato regolamentato avrebbe spinto i più giovani verso la sostanza e invece l’andamento nazionale racconta un’altra storia, opposta a …
A distanza di 30 anni dalla sua istituzione l'Agenzia Regionale per Protezione Ambientale della Toscana sembra giunta al suo epilogo.
La Regione ha progressivamente ridotto i finanziamenti, bloccando assunzioni e rinnovo della strumentazione, fattori che stanno decretando l'impossibilità di garantire le funzioni principali dell'agenzia e di conseguenza una corretta tutela dell’ambiente e della salute.
Il contributo della regione Toscana è lo stesso di 10 anni fa, nonostante una inflazione del 25% ed almeno 3 rinnovi contrattuali. Negli ultimi anni, infatti, l'aumento dei costi del personale non è stato accompagnato da adeguate risorse per ARPAT, con conseguenti difficoltà nel garantire il turnover e nel mantenere i livelli di organico necessari a preservare competenze e qualità dei servizi a tutela dell'ambiente.
Il progressivo invecchiamento della forza lavoro e l'insufficiente ricambio generazionale stanno mettendo a rischio la continuità delle competenze tecniche e professionali di ARPAT. I pensionamenti, uniti all'elevato numero di rinunce e trasferimenti tra i neoassunti, aggravano ulteriormente la situazione.
Il drastico calo delle attività e delle capacità operative produce risposte insufficienti alle esigenze delle popolazioni e delle categorie produttive ed un minor controllo territoriale. Tutto questo rende difficile mantenere il numero dei controlli di iniziativa adeguato alle pressioni del territorio.
I nostri laboratori, senza strumentazioni adeguate e risorse, non riescono più a garantire la completezza delle analisi ed il rispetto dei requisiti di qualità. La compressione dei tempi di espressione dei pareri, prevista dalle norme e necessaria per la competitività dei settori produttivi, impedisce approfondimenti e valutazioni ad alto contenuto tecnico se non si acquisiscono e formano le necessarie professionalità. Se non viene immediatamente invertita questa volontà di depotenziamento dell'agenzia, ARPAT rischia di diventare un ente inutile perché non più in grado di assolvere ai suoi compiti istituzionali.
Forse è questa la strategia politica?
Forse in Toscana si pensa che non sia così importante la tutela dell'ambiente e della salute?
La Cina lancia centro militare in Laos
Festa nazionale, vacanze più lunghe non vuol dire maggiori consumi
Pechino dispiega drone WZ-7 nel mar Cinese Meridionale
Alluvioni Thailandia, criticata la gestione del governo
Mentre gli Stati Uniti affrontano costi energetici in aumento e maggior dipendenza dal gas, il bilancio del summit Xi-Trump vede rafforzata la posizione di Pechino lungo tutta la filiera
China’s broadcasting regulator has called for greater support for live-action dramas as the government seeks to steer the booming microdrama industry towards higher-quality production and tighter rights safeguards amid the rapid rise of AI.
Artificial intelligence (AI) has created innovation and production possibilities for microdramas, while also posing challenges over content quality and rights protection, according to Wang Xiaoliang from the National Radio and Television...
Let's see how to manage unprivileged containers also in Slackware-current (16.0 to be), which -at the time I'm writing- ships kernel-7.2.x, lxc-7.0 and libcgroups-3.2.0.
Version 7 of LXC dropped cgroup v1, so we have to use cgroup v2. Thanks to 0XBF for the big support in the cgroup v2 settings as far as the limits inside the containers are concerned.
First of all, enable cgroup2 in /etc/default/cgroups
# Which version of cgroups should we mount, version 1 or version 2?
# Please note that the rc.cgred init script (as well as the cgrulesengd
# utility itself) will not function with cgroups version 2. Upstream
# did not implement support for this since systemd handles it (of course).
CGROUPS_VERSION=2
# A list of controllers to enable in the root cgroup.subtree_control file.
# These are only used for cgroup version 2 configurations. Note that enabling
# the 'cpu' controller will cause the kernel to no longer use real-time
# scheduling. For a full list of available controllers, examine the contents
# of /sys/fs/cgroup/cgroup.controllers. The following commented list is a
# typical full list of controllers, while the shorter one is a typical default list
# used on systemd/logind systems.
# Warning: the stock kernel has CONFIG_RT_GROUP_SCHED=y. Adding 'cpu' here
# will silently prevent real-time scheduling for processes in user sessions
# (PipeWire, JACK, rtkit). Boot with rt_group_sched=0 if you need both.
CGROUP_V2_CONTROLLERS="cpuset io memory pids misc dmem"
#CGROUP_V2_CONTROLLERS="memory pids"
# Options to pass when mounting cgroup2. Prefix options with '-o'.
# The following example adds the 'nsdelegate' option to the mount
# of cgroup2:
CGROUP_V2_MOUNT_OPTS="-o nsdelegate"
Disable rc.cgconfig and rc.cgred at boot time:
chmod -x /etc/rc.d/rc.cgconfig /etc/rc.d/rc.cgred
Replace the file /etc/lxc/lxc-common.conf in this way (all lxc.cgroup.* options are now lxc.cgroup2.*):
lxc.net.0.type = veth
lxc.net.0.flags = up
lxc.net.0.link = lxcbr0
lxc.net.0.name = eth0
lxc.net.0.hwaddr = 00:16:3e:xx:xx:xx
lxc.tty.max = 1
lxc.pty.max = 1024
lxc.cgroup2.devices.deny = a
# /dev/null and zero
lxc.cgroup2.devices.allow = c 1:3 rwm
lxc.cgroup2.devices.allow = c 1:5 rwm
# consoles
lxc.cgroup2.devices.allow = c 5:1 rwm
lxc.cgroup2.devices.allow = c 5:0 rwm
lxc.cgroup2.devices.allow = c 4:0 rwm
lxc.cgroup2.devices.allow = c 4:1 rwm
# /dev/{,u}random
lxc.cgroup2.devices.allow = c 1:9 rwm
lxc.cgroup2.devices.allow = c 1:8 rwm
lxc.cgroup2.devices.allow = c 136:* rwm
lxc.cgroup2.devices.allow = c 5:2 rwm
# rtc
lxc.cgroup2.devices.allow = c 254:0 rwm
# we don't trust even the root user in the container, better safe than sorry.
# comment out only if you know what you're doing.
lxc.cap.drop = sys_module mknod mac_override mac_admin sys_time setfcap setpcap
# you can try also this alternative to the line above, whatever suits you better.
#lxc.cap.drop=sys_admin
# proc & sys, remove from /etc/fstab
lxc.mount.auto = proc:mixed sys:ro
When you start the containers, a cgroup structure is created in /sys/fs/cgroup:
Now you are able to setup container's limits inside each config file. For example, to set a memory limit to the container test just add the following in its config file:
lxc.cgroup2.memory.max = 256M
Restart the container and check that the memory limit has been set:
A common use of the LXC containers is to isolate services like sql, ftp, httpd, mail etc. in an host server where the only user who will ever login is root. In this case, handling the unprivileged containers can be quite annoying.
First of all, you would like to have all the containers' filesystems inside the same directory, let's say /lxc, while LXC installs them in the $HOME/.local/share/lxc directory of the container's owner user. In addition, root has to administer a container as its owner user (i.e. using sudo -u <user>), by defining the configuration file and other parameters by means of a long command to type and remember. If you have many unprivileged containers and have to perform tasks like start/stop/attach frequently, your patience will come to an end very quickly.
This is the reason why at a certain point I started to write my own wrapper scripts for the most common LXC commands. Nothing special, but it seems that no one has published any tools to simplify the LXC common tasks with unprivileged containers, so it may be worth posting here what I have done.
Argentina llegó a ser en 1896 el «primer lugar mundial en economía», según los estudios clásicos de Maddison, por lo que no fue gratuito que el periodista Theodor Herzl, impulsor del sionismo, la haya seleccionado como sede del “hogar judío”.
Con Milei, Argentina ha periclitado feamente. Según Afp, “la tasa de pobreza en Argentina se eleva a uno de cada tres”: subió a 32.3 por ciento, de acuerdo con datos oficiales de la agencia gubernamental Indec, cuando la pobreza extrema se elevó a 7.5 por ciento. Destaca que “entre los niños menores de 14 años, 44.5 por ciento se encuentran en situación de pobreza”, de los cuales casi 11 por ciento es “extremadamente pobre” (https://bit.ly/4dHAI5p).
Los datos de Indec son poco creíbles por ser “estadísticas libertarias” del grupo ideológico en el poder que engendró al criminal argentino Cerimedo, asesor de Milei, y a su socio español Negre, implicados en escándalos (https://bit.ly/4dYXpC6).
Es pornográfica la santa alianza jázara ( khazar, https://bit.ly/3QqemJr) entre la secta pediátrica Chabad Lubavitch, colmada de escándalos y la triada Netanyahu/Zelensky/Milei (https://bit.ly/4xRslLY).
Milei recibió el premio Lover of Israel en Nueva York (https://bit.ly/4iLRvHZ) y luego dijo exultante: “Netanyahu es un líder extraordinario (…) Argentina es la nueva tierra prometida” (https://bit.ly/3VgYDlV).
El mismo día del lastimoso reporte de la pobreza en Argentina, el Mesías de las mendacidades, Netanyahu, alabó al lubavitch Milei: “Uno de los grandes líderes de nuestro tiempo. Lo que has hecho por la economía de Argentina es magistral” (https://bit.ly/4iQWvem). El genocida Netanyahu no está actualizado ni le conviene enterarse de la desoladora devaluación del peso argentino. Por lo visto, ni las “leyes internacionales” ni las “leyes económicas” son aplicables en Israel ni en Argentina.
A propósito, Hanoch Milwidsky, aliado de Netanyahu en el partido Likud y jefe del Comité de Finanzas del Knéset, asentó: “No somos como los demás y por eso todas las leyes que se aplican a los demás no se nos aplican a nosotros… El pueblo judío es un pueblo de alta cuna” (https://bit.ly/4horuMn).
Netanyahu ya bautizó de lubavitch a Milei: “Ten claro que, ahora que eres un lubavitch, formas parte de la mishpacha, de nuestra familia, en el sentido más profundo de la palabra” (https://bit.ly/46QTTWH y https://bit.ly/4xNswIc). Cabe destacar que Milei le regaló a Netanyahu un cuadro del rabino Schneerson, venerado por ambos. Como acción de gracias, el lubavitch Milei acudió al sepulcro en Nueva York del rabino Schneerson, figura sacralizada de la secta pediátrica Chabad Lubavitch, ampliamente festejado por The Times of Israel (https://bit.ly/4iVRfq1).
Los actores implicados no se ponen de acuerdo sobre sus estadísticas demográficas muy manoseadas y carentes de rigor científico. Así las cosas, con todas las reservas del mundo, se maneja que entre 85 y 90 por ciento –del total de 16 millones de “judíos ” en el mundo– no son semitas, sino “askenazíes europeos”, cuya lengua es el yidis, idioma no semítico que proviene del alemán medieval. En su libro clásico El invento del pueblo judío (https://amzn.to/2MR0PfM), Shlomo Sand (él mismo jázaro), afirma que los askenazíes no son semitas, sino de origen jázaro turco-mongol.
La población de Argentina asciende a 46.5 millones –con superficie de 2.78 millones de kilómetros cuadrados, PIB nominal de 688 mil millones de dólares–, cuyo número de “judíos ” es de 173 mil: ¡la mayor comunidad de Latinoamérica!
El 85 por ciento de los “judíos ” argentinos son askenazíes –jázaros no semitas–, lo cual no obsta para que una minoría gaucha –en similitud a lo que queda de Ucrania en la fase del jázaro Zelensky, perseguidor de la mayoría cristiana– pretenda imponer los Acuerdos de Isaac (https://bit.ly/475OtHD): hijos putativos de los Acuerdos de Abraham (https://bit.ly/4ydVXnB) de Netanyahu.
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2:13 Surfing under the wave
2:21 golfing gone wrong
2:25 Lambs Fail In Game Of Hide-And-Seek
2:46 Super close flyover
2:51 Hurdles double fail
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3:15 Beatboxing horse
3:32 Button turns street lights off
3:41 Faster than daughter
4:01 An Interesting Conversation Was Had
4:10 record-breaking field goal 11,317 feet high
4:17 Boat sank
4:27 Cake topper
4:45 Scare Prank Fail
5:09 Tiny crab robots dance alongside WALL-E
5:18 Archery fail
5:24 Waterspout
5:39 Rock skimming
5:50 Responsible for kitchen
6:01 golf fail2
6:08 exploding coke
6:18 Wedding surprise
6:39 Surprising McDonald's worker
6:48 Craziest job
7:00 Smoothest close call
7:06 Tree on tree
7:18 Ferret Steals Wallet
7:38 TV remote calls
7:55 White Cloud Engulfs Massachusetts Gas Station as Fire-Suppression System Malfunctions
8:10 Camera costume
8:18 car door hit
8:27 Farm Celebrates David Attenborough's 100th Birthday With Record-Breaking Pumpkin Mosaic
8:45 Dog on slide
9:00 420ft long grind
9:23 Fake dap prank
9:51 Dog whoopie cushion
9:55 Passive aggressive gym announcement
10:29 Load secured on truck
10:41 Fence is done
10:52 Anxiety inducing poster
11:04 Locked in the Gardens Mall
11:32 Skateboard trick success
11:38 pokemon card reaction
11:59 Mom trips out of nowhere
12:04 Skeleton
12:08 Chicken handbag
12:29 Got my cereal
12:33 Wholesome Cybertruck interaction
13:16 Bike saw
13:30 Goat jump
13:33 golf fail
13:42 Hose jumpscare
13:54 Falling into pool
14:00 Weirdest way to do turn off wipers
14:18 Homemade zoo
14:29 Robot falls over
14:34 Snooker fail
14:39 Backflip for police
14:52 He's so lucky
14:56 Mountains
The OpenWebRX Android Client v1.9 is now available from Google Play. This release adds configurable panel and waterfall colors, KiwiSDR bookmarks and bands display, and a few fixes.
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Ahead of launch of NASA’s SpaceX Crew-13 mission, a SpaceX Falcon 9 rocket, with the Dragon spacecraft atop, is vertical at the launch pad of Space Launch Complex 40 at Cape Canaveral Space Force Station in Florida on Sunday, Sept. 27, 2026.
The RIPE NCC Executive Board has decided to temporarily restrict members' ability to acquire additional Local Internet Registry (LIR) accounts. Taking effect on Tuesday, 29 September, the restriction also covers requests already in progress. The decision is a first step towards addressing the administrative burden of multiple accounts, while allowing related questions about IPv4 allocations from the IPv4 Waiting List to be discussed within the RIPE community.
Dalla guerra fredda alla competizione tecnologica, il potere si esercita anche attraverso il controllo delle categorie linguistiche. L’intelligenza artificiale non si limita a produrre testi: orienta l’agenda globale e ridefinisce il perimetro della decisione sovrana. Per una media potenza come l’Italia, la posta in gioco è la sovranità cognitiva.
A seguito di una caduta sono rimasto incosciente per 5 minuti di fila. Mi hanno portato in ospedale in codice rosso con un trauma cranico molto forte....
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Io mi nutro, da sempre, di quella che per molti è merda. Mi riferisco alla televisione. Il primo libro che ricordo fu Mago Girò di Rodari, consigliatomi dalla mia maestra d’italiano, ma la fiaba vera si accendeva nel pomeriggio, dopo scuola, dentro lo schermo. Se ho sviluppato una passione amatoriale per il disegno e il bricolage lo devo ad Art Attack e a L’albero azzurro, i miei insegnanti insieme a la Melevisione. Tra le mie immagini mentali la più antica è targata Mediaset e risale ai tempi di Bim Bum Bam e a One, il suo pupazzo, che mi facevano compagnia quando vivevo nella vecchia casa in affitto. La mia morale è stata forgiata da Dragonball, e mentre i miei compagni collezionavano le figurine Panini io pregavo mia madre di comprarmi le bustine di Yu-Gi-Oh, che stimolava la mia passione primordiale per l’Egitto dei faraoni. Non avevo preferenze di genere, guardavo programmi come le Winx, Rossana, Hamtaro.
Il palinsesto era un pantheon con due templi: da una parte l’edonismo smaliziato di Berlusconi, che in una logica di risparmio importava anime giapponesi e non produceva più nulla da sé; dall’altra la televisione artigianale della RAI, fatta di autori, attori e registi, che allora possedeva un’aura che Mediaset rivendicava orgogliosamente di non avere. Due amici, due orientamenti in contrasto, i poli della mia formazione.
Poi c’erano le liturgie collettive, che scandivano l’anno come un calendario pagano. Intorno alle 20:00 Passaparola, in alternativa Sarabanda e poi il sabato Ciao Darwin, dove l’evoluzione della specie diventava un torneo tra tribù italiane. Il materiale d’archivio di pessimo gusto di Paperissima, il Festivalbar con cui si dichiarava aperta l’estate, il rigore invernale delle serate di Sanremo e ogni quattro anni i Mondiali, l’unico momento in cui un intero paese guardava nella stessa direzione. Questo il televisore lo sapeva fare: produrre comunità dal nulla, per un mese, per una sera.
In televisione ho avuto i miei primi incontri con la mitologia, l’animazione giapponese, la comicità, l’erotismo e la scienza. Megan Gale e i dinosauri: i miei primi amori. Ma il piccolo schermo mi introdusse persino al Cinema e al Teatro. Il Padrino e L’Esorcista mi iniziarono ai grandi cult, mentre I Corti di Aldo Giovanni e Giacomo mi accompagnarono per la prima nel dietro le quinte di un palcoscenico. E poi Independence Day, Troy e Il Gladiatore mi consegnarono al soft Power statunitense. Molti di questi frammenti potevo rivederli all’infinito, grazie al videoregistratore di mio padre e alle centinaia di VHS che avevano la capacità di farmi viaggiare lungo il mio cordone ombelicale emotivo, grazie alle vecchie pubblicità che, ricordo, reclamavano prodotti che già da ragazzino non esistevano più.
Poi arrivarono Amici e il Grande Fratello, aprendo così l’era dei Talent e dei Reality Show e il desiderio cominciò a essere fabbricato in serie. Da lì in poi l’esilio del fantastico, in fuga da una televisione che diventava la scuola del talento, con i suoi verdetti, la sua classifica, la sua sedia da meritare. Da lì la strada è quasi lineare. Il fantastico è stato drenato dallo schermo.
Negli anni la mia frequentazione con il mezzo televisivo è proseguita in altri modi e solo di recente mi ritrovo quotidianamente ostaggio volontario dello schermo-monolite che mi guarda dal mobile del salotto. Oggi la programmazione televisiva sembra la Rupe dei Re durante il regno misero di Scar, e non rimane che un desolante paesaggio in cui l’occhio delle istituzioni non fa che raccontare la propria sterile mitologia, fatta dei noiosi eroi laici della mentalità piccolo borghese italiana: poliziotti, magistrati, medici, santi, imprenditori, preti e suore, affiancati da uno stuolo di cantanti ascesi al cielo delle stelle fisse, riciclati eternamente nei programmi necrofili di Carlo Conti come fantasmi in bianco e nero prigionieri delle telecamere.
I muri sono crollati e non c’è più un’aura a distinguere il palinsesto del servizio pubblico dal resto dell’offerta televisiva. Da quando la tv dei bambini e dei ragazzi è stata sacrificata sull’altare dell’economia, ogni sforzo è andato alla costruzione ossessiva del mito civile della legalità, parola tombale che ha cancellato qualsiasi frizione ideologica (chi si dichiarerebbe contro la legalità?) e ha funestato l’immaginario italiano con prodotti propagandistici stucchevoli e autocelebrativi.
La lotta al terrorismo extraparlamentare e lo stragismo di Cosa Nostra convivono con l’elegia del piccolo borgo, confezionata da una fotografia “smarmellata” e da un eroe o un’eroina che se non appartiene alle forze dell’ordine sembra avere come unica prerogativa quella di sostituirsi agli inquirenti. Sotto le sembianze del classico detective si cela il cittadino delatore: il vicino che chiama la polizia quando la musica supera una certa soglia, l’impiccione che controlla la tua spazzatura, il tizio in parrocchia sempre pronto a osservare i tuoi comportamenti e il tuo modo di vestire. Dietro il commissario, il magistrato, il santo e il prete ci restituisce il suo sguardo torvo il nostro prossimo, a cui siamo legati dall’inimicizia, dal sospetto che dietro ogni persona per strada, nel nostro stesso condominio, si nasconda un delinquente, forse un serial killer. Gli sconosciuti diventano tutti Joe Pesci in Mamma, ho perso l’aereo, le case dei fronti di guerra in cui barricarsi contro il mondo.
Nella cultura gnostica l’ascesi dell’uomo pneumatico, l’esiliato nella materia, è pregiudicata dagli angeli servitori del demiurgo, la nomenclatura degli arconti. Ognuno pone una barriera al risveglio. Le nostre nonne e le nostre mamme pensano di guardare Don Matteo o Il commissario Ricciardi e non si rendono conto di ossequiare Yaldabaoth, il demiurgo in forma di leone con corpo di serpente, lussuria e tentazione, e i suoi misteriosi emissari. La storia della televisione è la storia dell’ordine arcontico.
Il problema è che io quell’acqua l’ho bevuta. Non sono un osservatore sceso da un altro pianeta a documentare la fauna della fiction italiana: sono stato allevato in questa vasca, e i suoi codici mi hanno insegnato a leggere prima ancora che imparassi a scegliere cosa leggere. So riconoscere a tre secondi dalla sigla se un episodio si chiuderà con la confessione o con la morte del colpevole, so quando arriverà la musica, in quale punto il commissario si fermerà a guardare il mare. Questa competenza non l’ho scelta e non riesco a disfarmene. È la mia grammatica madre, e chi contesta la propria grammatica madre deve pur sempre farlo parlando.
Eppure c’è un resto. Mentre il mio corpo ossequia il rito, seduto davanti al monolite con la serata che si consuma, qualcosa in me non aderisce. Non è snobismo, che sarebbe la forma più ingenua di innocenza: il mio disprezzo per Don Matteo è alimentato dalla stessa fame che una volta mi teneva incollato ai cartoni. È un attrito, il sospetto che la mia sensibilità sia stata plasmata da qualcosa che non riesce a contenerla del tutto. Il bambino che rivedeva all’infinito le VHS aveva ricevuto, insieme ai contenuti, un’eccedenza che nessun palinsesto aveva previsto: la nostalgia di un fantastico che la tv stessa gli aveva promesso e poi, un po’ alla volta, ha smesso di mantenere.
Un pesce non sa di essere nell’acqua finché qualcosa non lo mette in condizione di non coincidere più con essa. Come Cole Sear nel Sesto senso, non sapevo di parlare con i morti: ero morto pure io? La coscienza è una forma di disadattamento: sentirsi dentro un mondo significa già non esservi completamente sciolti.
Gli gnostici avrebbero chiamato questo residuo “scintilla”. Il pneuma esiliato nella materia non è estraneo alla materia, la abita, ne parla la lingua, e tuttavia serba un ricordo di provenienza che nessun arconte gli ha consegnato. Non so se sia nostalgia del Pleroma o semplice memoria d’infanzia, quando Goku e i dinosauri facevano crepe nel soffitto del salotto. So solo che quando guardo Yaldabaoth mi riconosco nei suoi tratti, perché è stato lui a insegnarmi a vedere, e che è precisamente per questo che posso permettermi di chiamarlo per nome.
Linux Day 2026 Cos’è il Linux Day? Il Linux Day è la principale manifestazione italiana dedicata a GNU/Linux, al software libero e alla cultura aperta. Introduzione agli algoritmi di codifica e decodifica audio Bluetooth Patrich TIVOLI Presentazione del libro: superare la certificazione web Development Essentials e imparare le basi della programmazione web!Marco Colombo
A cosa servono i giornalisti? Quale ruolo hanno i cittadini? Il sito su cui state leggendo quest’articolo ha una natura ben precisa, indicata già dal [...]
Probabilmente serviranno diversi giorni per poter tirare un bilancio esaustivo della visita a Washington del presidente cinese Xi Jinping. Ma la pubblicazione dei rispettivi comunicati è già un interessante spunto di analisi. E, come spesso avviene in Cina, sono le omissioni a contare più delle delle dichiarazioni conclamate. Per ora il risultato più rilevante del summit sembra riguardare l’esenzione tariffaria ...
GNU Parallel 20260922 ('Parton') has been released. It is available for download at: lbry://@GnuParallel:4
Quote of the month:
GNU parallel is awesome. Use it more often in your scripts!
-- Wade @WadeGrimshire@twitter
New in this release:
Bug fixes and man page updates.
GNU Parallel - For people who live life in the parallel lane.
If you like GNU Parallel record a video testimonial: Say who you are, what you use GNU Parallel for, how it helps you, and what you like most about it. Include a command that uses GNU Parallel if you feel like it.
About GNU Parallel
GNU Parallel is a shell tool for executing jobs in parallel using one or more computers. A job can be a single command or a small script that has to be run for each of the lines in the input. The typical input is a list of files, a list of hosts, a list of users, a list of URLs, or a list of tables. A job can also be a command that reads from a pipe. GNU Parallel can then split the input and pipe it into commands in parallel.
If you use xargs and tee today you will find GNU Parallel very easy to use as GNU Parallel is written to have the same options as xargs. If you write loops in shell, you will find GNU Parallel may be able to replace most of the loops and make them run faster by running several jobs in parallel. GNU Parallel can even replace nested loops.
GNU Parallel makes sure output from the commands is the same output as you would get had you run the commands sequentially. This makes it possible to use output from GNU Parallel as input for other programs.
For example you can run this to convert all jpeg files into png and gif files and have a progress bar:
GNU sql aims to give a simple, unified interface for accessing databases through all the different databases' command line clients. So far the focus has been on giving a common way to specify login information (protocol, username, password, hostname, and port number), size (database and table size), and running queries.
The database is addressed using a DBURL. If commands are left out you will get that database's interactive shell.
When using GNU SQL for a publication please cite:
O. Tange (2011): GNU SQL - A Command Line Tool for Accessing Different Databases Using DBURLs, ;login: The USENIX Magazine, April 2011:29-32.
About GNU Niceload
GNU niceload slows down a program when the computer load average (or other system activity) is above a certain limit. When the limit is reached the program will be suspended for some time. If the limit is a soft limit the program will be allowed to run for short amounts of time before being suspended again. If the limit is a hard limit the program will only be allowed to run when the system is below the limit.
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Episodio 1199: In Islanda ci sono strade che possono costarti molto più del semplice prezzo di un'escursione.
Ogni anno in Islanda circa 100 veicoli hanno bisogno di soccorso, e a farne le spese sono soprattutto le auto 4x4 prese a noleggio.
Il problema? tra i diversi certamente i guadi.
Basta affrontare l'acqua nel modo sbagliato, entrare troppo velocemente o sottovalutare la profondità per trasformare un'escursione in un conto da migliaia di euro. E in alcuni casi i danni possono arrivare a 23.000 euro, o anche oltre.
In questo video percorriamo una delle strade più impegnative dell'Islanda e vediamo cosa può succedere quando un guado viene affrontato nel modo sbagliato.
Perché qui un errore di pochi secondi può costare davvero molto caro.
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Dopo la morte di Danilo Abbruciati, gli equilibri della Banda della Magliana cambiano rapidamente. Enrico De Pedis, già figura centrale del gruppo dei Testaccini, attraversa una delle fasi più delicate della sua storia criminale, mentre all'interno della Banda aumentano tensioni, rivalità e nuovi rapporti di forza.
In questo documentario ricostruiamo il periodo che va dalla morte di Abbruciati all'arresto di Enrico De Pedis nel 1984: gli uomini che lo circondano, i contrasti all'interno della Banda della Magliana e gli avvenimenti che conducono alla sua cattura.
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📌 IN QUESTO DOCUMENTARIO SCOPRIRAI
✔ Cosa cambia nella Banda della Magliana dopo la morte di Danilo Abbruciati
✔ Il ruolo di Enrico De Pedis e del gruppo dei Testaccini
✔ Le tensioni e i nuovi equilibri all'interno della Banda
✔ I rapporti tra i diversi gruppi della criminalità romana
✔ Gli avvenimenti che precedono l'arresto di De Pedis
✔ L'arresto di Enrico De Pedis nel 1984
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Banda della Magliana
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On Sept. 30, 1946, five National Advisory Committee of Aeronautics (NACA) engineers arrived at Muroc Army Airfield in California’s high desert to achieve supersonic flight for the first time. In less than two years, NACA flew the X-1 aircraft faster than the speed of sound, marking an important milestone in aviation history.
Fast forward 80 years, and that former NACA outpost is now NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, flying the X-59 supersonic X-plane in the same skies to demonstrate that supersonic flight doesn’t have to come with a boom.
Over Armstrong’s 80-year history, the center has supported milestone missions ranging from space shuttle landings to SR-71 flights, shaping the evolution of science, aeronautics, and space research.
This Southern California NASA center is poised to lead the next era of aeronautics and human spaceflight, advancing technologies that will define the future of flight.
Fast facts
NASA Administrator Jared Isaacman recently named Armstrong as the agency’s Center of Excellence for Flight Test and Aircraft Operations, recognizing the center’s unmatched rigor in executing unique missions only NASA can fly.
To support NASA’s Artemis missions and return to the Moon, Armstrong uses research aircraft such as a 737 for astronaut suit testing, the G-III for Artemis II heat-shield data collection, and an F/A-18 aircraft that tested the autopilot for the SLS (Space Launch System) rocket.
NASA’s aeronautics centerpiece, the X-59, is undergoing rigorous testing and a series of flights at Armstrong to prepare for upcoming quiet supersonic demonstrations over U.S. communities.
NASA Armstrong has transformed commercial and military aviation — from early supersonic flight research to digital fly-by-wire — and continues working with other government agencies, industry, and academia to make flying safer, more autonomous, and more efficient.
The center plays a vital role in global science by flying aircraft like the ER-2, C-20A, and Gulfstream G-III/IV/V to collect critical data on wildfires, glacier melt, pollution, minerals, and more.
Behind these achievements are the engineers, pilots, technicians, and mission support teams who continue to push the boundaries of what’s possible.
Red, White, and Boom, the U.S. Air Force Test Center’s celebration of America’s 250th anniversary and NASA Armstrong’s commemoration of its 80th year, was Fr...
Nietzsche, Nāgārjuna e Wittgenstein mettono in discussione il nostro modo abituale di pensare la realtà.Dalla «logicizzazione» del mondo alla vacuità buddhista, fino al limite del linguaggio e al mistico.E se i nostri concetti non fossero la realtà, ma soltanto il modo in cui riusciamo ad abitarla? 🎬 PREMIERE📅 29/09/2026 ore 14.00🔗https://youtu.be/OFzkZjW4Z4k E se il mondo […]
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This nighttime view of the United States, dotted with city lights looking toward New York City (center), was taken at approximately 3:40 a.m. local time from the International Space Station as it orbited 259 miles above Earth.
Authorities in the Netherlands have arrested a 24-year-old convicted cybercriminal on suspicion of aiding in data thefts and extortions by the prolific hacker group ShinyHunters. In the days immediately following the suspect’s arrest, remaining ShinyHunters members dramatically escalated their attacks, stealing highly sensitive data from the FBI and extorting the Russian ransomware group Cl0p.
According to three sources familiar with the matter, the Dutch man arrested by authorities this month is Pepijn van der Stap, a convicted cybercriminal from Almere and Lelystad in the Netherlands. Van der Stap was previously convicted in 2023 in connection with a string of data thefts and extortions that prosecutors said earned between €1.5 million and €2.7 million.
At his trial in late 2023, van der Stap admitted that he lived a Dr. Jekyll and Mr. Hyde existence, secretly using the hacker handle “Umbreon” to extort victims and post their data on English language hacking communities like the now-defunct RaidForums and Breached. By day, however, van der Stap was working as a software engineer at the Amsterdam-based cybersecurity startup Hadrian, while volunteering at the Dutch Institute for Vulnerability Disclosure (DIVD), a nonprofit security research group.
Pepijn van der Stap’s alter ego “Umbreon” selling a database on RaidForums, offering information on 2.3 million people from The Netherlands in September 2021. This user’s avatar is a depiction of the Pokemon character Umbreon. Image: KELA.
Van der Stap confessed to his data theft and extortion activity, and was sentenced to four years in prison (one of which was suspended). During his trial, van der Stap opted to remain in custody for a time rather than at home, saying he could not find better treatment on the outside for his ongoing psychological issues, which he claimed included PTSD related to childhood trauma. He was released from prison in December 2025.
In an interview with KrebsOnSecurity on September 9, 2026, Van der Stap cast himself as a reformed hacker who was trying to turn his life around and make a positive contribution to society. Van der Stap is currently employed as offensive security lead at the Dutch company Neo Security, which did not respond to requests for comment.
Van der Stap said he was still dealing with civil lawsuits and restitution related to his previous cybercrime victims, and that he was trying his best to make amends. But not long after that interview, the Dutch hacker abruptly stopped replying to messages. Efforts by others close to him also repeatedly failed to elicit a response for the past two weeks.
The LinkedIn profile for Pepijn van der Stap.
According to two sources with knowledge of the matter, Van der Stap was arrested by Dutch authorities on or around September 16, and has been held in custody for questioning since. One source said a colleague of theirs personally witnessed Dutch authorities carting items out of Van der Stap’s residence.
Authorities in the Netherlands have been asking the public for help in identifying the voice in a recorded telephone call from February 2026 in which a native Dutch-speaking ShinyHunters member social engineered their way into Odido, the nation’s largest mobile telecommunications provider. In that intrusion, ShinyHunters tricked an Odido employee into logging in at a spoofed website, and then used that access to steal data on more than 6.2 million Dutch people.
Responding to Dutch news media, ShinyHunters confirmed that the suspect in the audio clip is indeed a member of the hacker collective.
“Our team member has our full support – emotionally, mentally, and financially,” the hackers said. “Everything has been arranged, including a criminal defense lawyer. We do not look down on our staff and members; we take excellent care of them,” reads a statement ShinyHunters shared with NL Times. It remains unclear if the Dutch police have matched the Odido caller to a confirmed real-life identity. The Dutch police unit handling the Odido incident did not respond to requests for comment.
The group also lashed out at the authorities in the Netherlands. “The Dutch police will need all the luck in the world – and everyone’s prayers – if they want to catch him before we carry out another large-scale data theft in the Netherlands,” the ShinyHunters statement said. “Frankly, the Dutch police are a big joke; they are incapable of doing anything. Incompetent. Irrelevant. Unimportant. Useless.”
FBI, CL0P HACKS
Just days after sources say Van der Stap was detained by Dutch authorities, ShinyHunters claimed credit for an unusually brazen breach at the FBI’s job application site apply.fbijobs.gov. According to reporting from 404 Media, the data stolen from the FBI site includes Social Security numbers and personal information on more than 5,000 officials.
404 Media and Reuters reported the FBI data included each person’s job title or team, such as special agent, threat intake examiner, major cybercrimes unit, and those investigating cyber threats from foreign state-backed actors. Reuters examined documents shared by ShinyHunters and found they included sensitive psychiatric and medical files of FBI staff. The FBI issued a brief statement confirming the hack.
ShinyHunters said it gained access to the FBI site and other victims by exploiting a recently patched vulnerability (CVE-2026-35273) in PeopleSoft, a software-as-a-service platform from the software giant Oracle that is broadly used by companies to manage hiring and human resources, benefits and payroll. Oracle quickly issued a fix for the Peoplesoft vulnerability that ShinyHunters reportedly began exploiting as a zero-day in June, and at the time Mandiant released web application firewall rules intended for organizations who couldn’t apply the security update quickly enough.
But on Friday, BleepingComputer reported that ShinyHunters used a URL-encoding trick to bypass Mandiant’s suggested web application firewall rules designed to mitigate the threat from the PeopleSoft flaw. In a report released Sept. 25, security experts at Mandiant and the Google Threat Intelligence Group (GTIG) confirmed that ShinyHunters had mass-exploited the PeopleSoft vulnerability to steal data from dozens of systems across a range of industries, including higher education, technology, healthcare, agriculture, transportation and government.
Van der Stap’s former hacker alias Umbreon was hidden in plain sight throughout the imagery ShinyHunters used to spread news about the FBI hack: The defacement image that ShinyHunters left behind on the hacked FBI jobs site included an ASCII art design featuring the Pokemon character Umbreon. The message at the top read, “This site has been seized by ShinyHunters. rooting your systems since ’19 ;)” The image appears identical to a defacement message ShinyHunters used in their 2020 hack of the English-language cybercrime community Hackforums.
The defacement message left by ShinyHunters on the FBI jobs site included an ASCII art rendition of the Pokemon character Umbreon. Image: Bleeping Computer.
Multiple sources close to the ShinyHunters investigation said the group’s recent risky attacks against the FBI and one of Russia’s most venerated ransomware groups amounted to a major pivot away from the more measured tenor of the hacking gang’s operations. Those sources said the sudden shift came about after ShinyHunters was taken over by a teenage cybercriminal from Amman, Jordan who goes by the nickname Rey and operates as part of a cybercrime group called ScatteredLapsussHunters (SLSH), which experts say is an amalgamation of three hacking groups — Scattered Spider, LAPSUS$ and ShinyHunters.
Those sources said Rey had an ongoing beef with the Dutch hacker over control of the ShinyHunters brand and data, and that the inclusion of the oversized Umbreon Pokemon image in the FBI jobs site defacement was likely an attempt by Rey to pin the hack on the Dutchman.
Rey was first publicly identified by the cybersecurity firm KELA in March 2025. In advance of our November 2025 profile of Rey, KrebsOnSecurity messaged Rey’s father and asked for permission to interview his teenage son. Rey’s dad merely forwarded the message to his son, who admitted to participating in ransomware attacks and said he was trying to extricate himself from the SLSH hacker group.
BLAMING UMBREON
Immediately after news of the FBI jobs site hack was picked up in the media, Rey’s main account on Twitter/X (Ryan Moran/@rmoskovy) was taunting the Cl0p ransomware group and the FBI, crudely depicting them as the twin towers in New York being struck by planes labeled “cl0p drama” and “fbi breach claim.” In the foreground of the city is the giant Pokemon figure of Umbreon.
A taunting meme uploaded to Twitter/X by Rey’s now-defunct account on Sept. 22. A giant float-sized version of the Pokemon character Umbreon can be seen in the bottom left.
On Sept. 24, KrebsOnSecurity again contacted Rey’s dad, asking to interview him and his son for a story on Rey’s apparent ascendency as the head of ShinyHunters. Just hours after that request, Rey deleted his longtime Twitter/X account. Meanwhile, Rey’s dad, who works for the Royal Jordanian Airlines, has failed to respond to a half-dozen emailed requests for comment about his son’s alleged activities.
Where does the bad blood between SLSH and ShinyHunters come from? According to a story in Wired this month, ShinyHunters and SLSH members briefly partnered earlier this year to help better monetize important stolen credentials collected by TeamPCP, an upstart group that was having great success compromising global code supply chains with malicious software but hadn’t been able to profit much from their stolen data (two alleged leaders of TeamPCP were arrested last month in Australia, and in an interview the TeamPCP leader claimed they made just $20,000).
The Wired story noted how Mandiant had infiltrated TeamPCP and was secretly responsible for having the crime group’s stolen credentials burned so quickly: Mandiant was secretly feeding those credentials to the major cloud providers like Amazon and Microsoft, who quickly invalidated the stolen keys. Meanwhile, the formerly cooperating hacker groups began to blame one another for causing the credentials to become worthless.
Wired’s Andy Greenberg reported that a few weeks after partnering with TeamPCP, “ShinyHunters went rogue, carrying out its own extortions with TeamPCP’s credentials but without giving the supply-chain hackers their cut.”
Mandiant researcher Austin Larsen told KrebsOnSecurity earlier this month that ShinyHunters has been enjoying a successful extortion spree so far this year, and is on track to pull in nearly $100 million in extortion payments from cybercrime victims in 2026.
Van der Stap claims he was never motivated by money and that his earlier hacker activity was driven by a desire to have the world’s most complete collection of stolen databases. Speaking with reporters from Bloomberg in 2024, Van der Stap said that singular focus in turn fueled his desire to carry out cyberattacks.
“The hacking was very easy for me, and it wasn’t a compulsion,” he told Bloomberg. “My habit was collecting. Collecting data, organizing data, downloading data, creating folders.”
DIVD, the nonprofit security research group where Van der Stap previously served as a volunteer, disclosed on LinkedIn last week that the organization was dealing with an internal cybersecurity incident that appears to have involved the malicious use of artificial intelligence. DIVD has released few details about that incident, but a spokesperson for the nonprofit told KrebsOnSecurity it does not appear related to ShinyHunters, nor are there any signs the matter involves the work of a previous volunteer.
Update: 3:44 p.m. ET: Corrected Van der Stap’s age, which is 24 (not 23).
Update, 4:54 p.m. ET: The Dutch police have confirmed the arrest of a 24-year-old in connection with the ShinyHunters investigation. In a statement on Twitter/X, the Dutch police said the man will appear on Tuesday, September 29 before the chambers of the Rotterdam District Court, and that it will provide more information tomorrow.
Sept. 29, 9:42 a.m. ET: The Dutch news outlet RTLreports that investigators suspect Van der Stap tried to orchestrate at least two murders. RTL reported the two murders were allegedly to be committed abroad, and that there are indications the suspect gave the order for this.
The FBI released a short video message on the ShinyHunters investigation from Brett Leatherman, assistant director of the FBI’s cyber division, who thanked Dutch law enforcement partners for their assistance and urged remaining ShinyHunters members to turn themselves in.
“Arrests have a way of changing who is willing to talk, and seized infrastructure has a way of showing us who’s left,” Leatherman said. “The longer you stay in this, the more we learn about you. You know how to find us, and we know how to find you. I suggest you reach out to us while the choice is still yours.”
President Xi Jinping has ordered China’s security and legal apparatus to relentlessly eliminate risks and build a “safer” country a year ahead of the pivotal 21st Communist Party congress, which will usher in a major leadership reshuffle.
The latest instruction, published by state news agency Xinhua on Monday night, is also the Chinese leader’s first major domestic directive since his state visit to Washington last week, signalling a pivot back to the domestic agenda – especially stability.
In a...
In this Aug. 27, 2026, image, an Alta-X drone flies an advanced guidance and navigation system known as the Safe and Precise Landing – Integrated Capabilities Evolution (SPLICE) experiment near NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California.
Researchers at NASA’s Johnson Space Center in Houston developed SPLICE, which successfully completed simulated lunar descent and landing maneuvers during recent testing. Its technologies provide safe and precise landing for the Moon, Mars, icy worlds, and other destinations using specialized navigation, guidance, and processing techniques. It enables landing in hard-to-reach and unknown areas that are of high scientific interest.
Roma, San Lorenzo. Uno storico quartiere popolare che nel corso degli anni ha ceduto il passo alla movida incontrollata, al fuorisede e al turismo mordi e fuggi.
A pochi passi dalla stazione Termini, la quotidianità dei residenti fa ormai i conti con degrado, microcriminalità e insicurezza: continue notizie di aggressioni, rapine e soggetti pericolosi che presidiano le strade a qualsiasi ora, di fronte a interventi istituzionali spesso considerati insufficienti da chi vive qui. Chi può, getta la spugna, vende casa e va altrove.
Siamo stati a San Lorenzo durante il fine settimana per documentare la reale situazione sul campo e capire quanto sia diventato rischioso vivere in questa zona, soprattutto per le persone più fragili.
💬 Diteci la vostra nei commenti: avete mai vissuto situazioni simili a San Lorenzo o in quartieri analoghi nella vostra città?
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Si entra, si sceglie tra fiori, resina o una ricarica per vaporizzatore, si ascolta qualche consiglio dal farmacista e si esce. Succede dal 2024 in nove farmacie della Svizzera – cinque a Berna, tre a Lucerna, una a Bienne – dove 1.177 consumatori abituali acquistano cannabis legalmente nell’ambito dello studio SCRIPT, condotto dalle università di …
L’intelligenza artificiale crea valore quando entra nei processi aziendali con obiettivi, dati, KPI e responsabilità chiare. Dalle attività ripetitive alle decisioni supportate dai dati, ecco come trasformare l’AI da semplice strumento a leva operativa.
LESSICO PER LA REPUBBLICA. Corso di formazione e incontro pubblico: ciclo “La Repubblica dei partiti”
Venerdì 9 ottobre 2026 alle 17.00, a Palazzo dell’Orologio (sede ISTORECO, Piazza Luigi Orlando), prende avvio “La Repubblica dei partiti: ideologie, famiglie politiche e pratiche nella democrazia italiana”. È un corso di formazione e ciclo di incontri pubbliciche ripercorre la storia dell’Italia repubblicana attraverso i partiti. Nei primi decenni della Repubblica furono loro a organizzare la partecipazione, formare le classi dirigenti e dare forma alle culture politiche del Paese.
Il ciclo si apre con Lessico per la Repubblica. Dal Risorgimento all’integrazione europea (il Mulino), diretto da Maurizio Ridolfi. Un’opera collettiva di oltre cento studiosi che ricostruisce le parole chiave del linguaggio repubblicano: come sono nate, come hanno cambiato significato, come hanno accompagnato la storia italiana dall’Unità all’Europa.
Il libro è anche uno strumento di educazione civica, utile per capire le radici della democrazia di cui i partiti sono stati protagonisti.
Ne discutono con l’autore Marco Manfredi (Università di Pisa), Angelo Gaudio (Università di Udine) ed Enrico Mannari (già Luiss School of Government). Coordina Federico Creatini (Università della Calabria).
La partecipazione è libera e gratuita.
Per i docenti il corso è su piattaforma SOFIA, codice 106752.
Premio Simonetta Ortaggi per tesi di storia del lavoro (scadenza 31 dicembre 2026)
Pubblichiamo il bando della quinta edizione del premio “Simonetta Ortaggi” – promosso dalla SISLav e dall’Istoreco di Livorno – e rivolto alle tesi di dottorato discusse negli ultimi tre anni.
Per sostenere lo sviluppo di nuove ricerche sui temi della storia del lavoro, la Società Italiana di Storia del Lavoro (SISLav) e l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nella provincia di Livorno (Istoreco Livorno) hanno istituito nel 2016 un premio intitolato alla storica Simonetta Ortaggi, scomparsa nel 1999, studiosa e autrice di alcuni tra i più importanti e sistematici studi italiani di storia del lavoro. La quintaedizione del premio è riservata a tesi di dottorato sulla storia del lavoro discusse neltriennio 2024-2026. Possono concorrere tesi discusse presso una Scuola di dottorato italiana, senza vincoli relativi al periodo storico o all’area geografica oggetto della ricerca, e tesi discusse presso una Scuola di dottorato straniera, purché dedicate alla storia del lavor in Italia, senza vincoli relativi al periodo storico considerato.
Il Premio consiste nella pubblicazione dell’opera nella collana “Lavori in corso” delle edizioni SISLav-NDF. Il volume sarà pubblicato in open access, con accesso gratuito allaversione elettronica sul sito dell’editore, e sarà inoltre disponibile per l’acquisto in formatocartaceo. In alternativa alla pubblicazione, la vincitrice o il vincitore potrà optare per unpremio in denaro di 1.500 euro.
La tesi di dottorato potrà essere presentata in lingua italiana, francese, inglese, portoghese, spagnola o tedesca.
Condizione necessaria per la partecipazione è che l’opera non sia stata pubblicata né sia incorso di pubblicazione presso un editore. Il deposito della tesi in un archivio istituzionale o in un repository universitario non è considerato, ai fini del presente bando, una pubblicazione editoriale.
La candidatura dovrà essere presentata entro il 31 dicembre 2026, compilando il facsimile allegato e inviandolo all’indirizzo e-mail storialavoro@gmail.com, insieme a una copia digitale della tesi, un abstract in italiano di massimo 4.000 caratteri, un breve curriculumvitae utile a contestualizzare la ricerca nell’ambito del percorso scientifico della candidata o del candidato e l’elenco delle eventuali ulteriori pubblicazioni.
Le opere saranno valutate da un’apposita Commissione, composta da cinque membri, di cui tre nominati dal Direttivo SISLav e due da Istoreco Livorno. Il giudizio della Commissione è insindacabile.
La composizione della Commissione sarà comunicata sul sito della SISLav (www.storialavoro.it) entro il 15 gennaio 2027.
La Commissione comunicherà il nome della vincitrice o del vincitore e l’esito della selezione a tutte le candidate e a tutti i candidati entro il 30 giugno 2027. Qualora nessuna delle opere concorrenti sia ritenuta adeguata sotto il profilo scientifico e/o pertinente rispetto alle finalità del Premio, la Commissione potrà decidere di non assegnarlo. La Commissione potrà inoltre attribuire una o più menzioni speciali a opere non vincitrici ritenute di particolare valore scientifico e raccomandarne la pubblicazione in open accessnella collana “Lavori in corso” delle edizioni SISLav-NDF.
L’assegnazione del premi avverrà in occasione del Festival di Storia del Lavoro, durante il quale la vincitrice o il vincitore presenterà pubblicamente il proprio lavoro di tesi.
Qualora la vincitrice o il vincitore scelga la pubblicazione dell’opera, dovrà inviare all’indirizzo e-mail storialavoro@gmail.com, entro il 1° ottobre 2027, una versione rivista della tesi:
– che tenga conto delle indicazioni scientifiche ed editoriali formulate dalla Commissione;
– conforme alle norme editoriali della collana “Lavori in corso” delle edizioni SISLav-NDF;
– in lingua italiana e, qualora necessario, tradotta a cura e a spese dell’autrice o dell’autore.
Nel lavoro di revisione, la vincitrice o il vincitore potrà avvalersi del confronto con due interlocutori indicati dal Direttivo SISLav.
Il volume sarà pubblicato in open access in formato elettronico sul sito dell’editore e sarà inoltre disponibile in formato cartaceo. All’autrice o all’autore non saranno corrisposti diritti sulle vendite; riceverà gratuitamente 20 copie cartacee del volume.
L’attività è rivolta a ragazze e ragazzi dai 10 anni in su che vogliano affacciarsi al mondo della robotica e domotica amatoriale attraverso la programmazione di Arduino. Sono previsti 2 corsi con incontri settimanali (martedì o mercoledì), dalle 17 alle 19:
MARTEDI’ 23, 30 GIUGNO 7, 14, 21, 28 LUGLIO 4, 25 AGOSTO 1, 8, 15 SETTEMBRE
ARDUINO DAY 2026 innovazione, formazione e cultura open source a Barletta La Puglia Software Open Source – APS, associazione di promozione sociale attiva sul territorio dal 2012 e riorganizzata nel 2019 come Ente del Terzo Settore, annuncia la propria partecipazione all’Arduino Day 2026, l’evento mondiale dedicato alla creatività elettronica e alla cultura dell’open hardware....
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Timeline
00:00 - Introduzione: Cos'è l'ESR Meter
02:20 - Unboxing schede e componenti (JLCPCB)
05:11 - Smontaggio del tester donatore
07:52 - Case stampato in 3D e trapianto galvanometro
10:11 - Assemblaggio e saldatura componenti
11:27 - Primo test di funzionamento e modifiche LED
12:49 - Presentazione del kit e spiegazione della scala
14:09 - Test sui condensatori
15:18 - Saluti finali
15:57 - Outro: Dietro le quinte con Teto Kasane
While foreign leaders and their families walk the iconic restored sections of the Great Wall around Beijing, the ancient stones of a remote Ming-era stretch of the structure in northern central China have been sacrificed for cheaper dumping of coal-mining waste.
For nearly 20 years, a section of the wall in Ningwu county, Shanxi province, was used as a short cut to dump slag, despite whistle-blowers repeatedly raising the alarm to officials, according to a report by Chinese state broadcaster...
San Romualdo e lo Zen: due tradizioni lontanissime, una domanda sorprendentemente vicina. Che cosa accade alla mente quando impariamo a tornare, ancora e ancora, alla parola, al silenzio, alla preghiera? Dai Salmi ai Sūtra, dalla cella di Camaldoli alla meditazione Zen: forse educare la mente significa prima di tutto imparare a non seguirne ogni movimento. […]
LINGUAGGIO E FILOSOFIA — Il verbo “essere” tra Grecia, Israele, India, Cina e mondo islamico.DIO E L’ESSERE — Parmenide, Esodo, Upaniṣad, Dao e Avicenna: cinque modi di pensare l’Assoluto.UNA SCORRIBANDA TRA LE LINGUE — Che cosa accade alla nostra idea di Dio quando cambia la lingua nella quale lo pensiamo? «Dio è». Due parole soltanto. […]
Filosofia pratica per affrontare la paura, le sconfitte e la ricerca di sé. Da Paulo Coelho a Marco Aurelio, da Epitteto alla Bhagavad Gītā. Una lezione per chi desidera trasformare la propria vita partendo da se stesso. Chi è davvero il Guerriero della Luce? Paulo Coelho lo descrive come un uomo fragile, pieno di dubbi, […]
La invasión bárbara de Ceuta nos ha dejado escenas propias de guerrilla urbana que hasta la fecha sólo habíamos visto cada vez que se desataba una revuelta en los barrios de la periferia parisina: incendios de automóviles, agresiones repetidas a militares y policías, ataques al transporte público, abusos sexuales, etcétera. Como a nadie se le escapa (o sólo a quienes viven encerrados en esas casposas jaulas del pensamiento llamadas ideologías), son acciones impropias de personas que vienen a ganarse el sustento a otro país, ni siquiera en esas situaciones desesperadas en las que cualquier persona puede perpetrar un crimen por puro instinto de supervivencia, o por proteger a los suyos, al estilo de Jean Valjean. Pero los brotes de delincuencia que han florecido en Ceuta nada tienen que ver con esta criminalidad desesperada a la que aludimos; son acciones programadas según la estrategia de conquista de territorios y expulsión de los autóctonos que se han utilizado (con frutos óptimos) en diversos países europeos, muy notoriamente en Francia.
Esa estrategia puede resumirse muy sucintamente: desde los arrabales de una ciudad, se crean ‘zonas sin ley’ o, como diría Foucault, «heterotopías» que funcionan al margen de las normas comunes de la sociedad y que se tornan inhabitables; y luego esa zona se va extendiendo poco a poco, como una mancha de aceite. Así ha ocurrido repetidamente en Francia, donde poblaciones musulmanas ‘colonizan’ un barrio y después organizan bandas especializadas en guerrilla urbana, a la vez que introducen diversas formas de intimidación civil más o menos subrepticia o descarada que los ‘petits blancs’ ni siquiera se atreven a denunciar, por temor a las represalias, para terminar emigrando a otros barrios o ciudades; y al desalojo de los autóctonos sucede tarde o temprano el colapso policial, pues patrullar estas ‘zonas sin ley’ obliga a asumir riesgos adicionales muy costosos (entre otras razones, porque las autoridades obligan a la policía a adoptar métodos irenistas, exactamente como ocurre en Ceuta).
No debemos confundir estas ‘zonas sin ley’ con los guetos, donde viven confinadas poblaciones que sufren marginación. Los pobladores de estas ‘zonas sin ley’ no están confinados, ni padecen marginación; por el contrario, han conquistado el territorio que habitan, han creado –mediante la violencia efectiva o soterrada– su propio espacio autónomo, expulsando a quienes antes residían en él. Y, por supuesto, en estas heterotopías o ‘zonas sin ley’ provocadas por las invasiones bárbaras no existe ese imaginario ‘mestizaje’ que tantos relatos míticos ha inspirado al progresismo biempensante. Puede haber, al principio, un remedo o pantomima de ‘mestizaje’, con mucho despliegue colorista de timbales y chirimías; pero se trata de un recurso al que se recurre por astucia y que pronto es sustituido por actitudes mucho más disuasorias cuando la dominación está asegurada.
Esta estrategia, recurrente en Francia, es la que se pretende realizar en Ceuta, de forma todavía más áspera y brutal. Por supuesto, a quienes la denunciaron en su día en Francia –casi siempre las clases populares que sufrían sus consecuencias– se les acusó de incurrir en exageraciones y tremendismos, de alimentar ‘fantasmas’ y paranoias racistas (exactamente el mismo argumento empleado por Marlaska, cuando calificó las lamentaciones de los ceutíes de «sensaciones» e «inseguridades subjetivas»). Las élites intelectuales francesas –que, como las españolas, viven en barrios pijos– abandonaron a su suerte a los ‘petits blancs’ que padecían estas invasiones, predicando las bondades del ‘mestizaje social’ y mareando la perdiz con inútiles y retóricas ‘políticas de inserción’, en la esperanza de que pronto el número creciente de invasores asegurase el triunfo electoral a piñón fijo del progresismo, bajo diversas máscaras (moderada o rampante, según conviniese a cada circunstancia). Así ha ocurrido repetidamente en Francia y en otros muchos países europeos, donde la parte de la población que sufre las invasiones bárbaras ya no puede formar mayorías contra las alianzas que el progresismo moderado y rampante entabla con las fuerzas invasoras. Y donde esas alianzas generan, a su vez, el florecimiento de partidos que se alimentan del miedo y de la rabia, pretendiendo grotescamente oponer a la colonización invasora el vacío civilizatorio que ha sido el principal causante de dicha colonización.
Habría que empezar por aceptar, si no deseamos renunciar a la honradez intelectual, que la integración de las poblaciones que pertenecen a civilizaciones distintas es consustancialmente imposible; y también recordar que las civilizaciones las fundan las religiones y desaparecen cuando declina la religión que las fundó. No existe una civilización laicista, ni democrática, ni republicana, ni constitucionalista, ni parecidas zarandajas; allá donde falta la religión sólo existe vacío civilizatorio, que es inevitablemente llenado por otra civilización invasora. Quienes vienen a llenar ese vacío no hacen sino cumplir con un –llamémoslo así– designio; mucho más maligna es la posición que adoptan esas élites –por supuesto, procedentes de clases sociales preservadas del contacto con las invasiones bárbaras– que niegan la realidad y siguen cantando las bondades de las avalanchas inmigratorias y aplaudiendo las ‘regularizaciones masivas’, a la vez que anatemizan a quienes denuncian esta nueva forma de suicidio colectivo.
Muchas veces me he preguntado la razón de su traición y desatino. No se me escapa que casi todos ellos son untados generosamente por organizaciones sufragadas por el mundialismo y sobornados por el progresismo hegemónico con multitud de prebendas y privilegios; pero su abyección esconde otra razón más tenebrosa y secreta que tampoco se puede explicar como cándida defensa de los llamados Derechos Humanos, ni como sumisión a la corrección política, ni como perversión masoquista del sentimiento, ni como filantropía alucinada, ni siquiera como fatalismo de pulsiones autodestructivas. Todos estos ingredientes –y también la pura imbecilidad– se agitan, desde luego, en la marmita de la abyección donde abrevan estas élites; pero existe otro ingrediente que actúa como emulsionante de todos ellos. En el meollo de esa abyección, explicando su más recóndita entraña, se esconde el odio a la religión que fundó nuestra civilización. No debemos olvidar que detrás de toda cuestión política se esconde siempre un problema teológico.
Han Zheng, China’s vice-president, called on “major countries” to respect the sovereignty and security of Middle Eastern nations and bring about a two-state solution for the “Palestinian question” on Saturday at the UN General Assembly (UNGA) in an implicit dig at the US and Israel.
This came as some analysts questioned why Chinese President Xi Jinping opted not to address the global body given his three-day summit in Washington with US President Donald Trump this week – despite the short...
#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1198: Dalle leggi più bizzarre ai prezzi folli nei supermercati, in questo video vi raccontiamo le cose più assurde e curiose che abbiamo scoperto vivendo e viaggiando on the road in Islanda. Tra tradizioni uniche, leggende vichinghe e consigli pratici per organizzare un viaggio, ecco l'altro lato dell'Islanda che non sempre viene raccontato!
💬 Qual è la curiosità che vi ha sorpreso di più? Scrivetecelo nei commenti!
⏱️ Capitoli del Video:
00:00 - Il cibo più estremo d'Islanda (oltre lo squalo fermentato)
01:25 - Viaggio on the road e nuova tappa
03:37 - La legge sui nomi: il governo decide per tuo figlio?
05:08 - Il pavimento della chiesa (Kirkjugólf e colonne di basalto)
06:45 - La leggenda del monaco irlandese
08:42 - Come funzionano i cognomi in Islanda
10:15 - Campeggiare in Islanda tra ghiacciai e uccelli marini
11:51 - I 13 Babbi Natale e i loro scherzi
15:19 - Il terribile Gatto di Natale (Jólakötturinn)
16:55 - Deviazione fuori dalla Ring Road (Paesaggi vulcanici)
20:00 - Perché i bambini dormono fuori al gelo?
21:58 - Parcheggi e costi folli per i camper al Sud
23:36 - Hákarl: lo squalo fermentato tradizionale
24:42 - Spesa al supermercato a Vík: quanto costa davvero il cibo?
28:25 - La credenza negli Elfi e le rocce sacre
29:50 - Notte in sosta prima dei guadi e conclusioni
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El Consejo Directivo del Instituto Nacional de Tecnología Agropecuaria (INTA) impulsa una sanción extrema contra Virginia Aparicio, una de las principales investigadoras en agrotóxicos de la entidad. La medida apunta no solo a su despido, sino a su exoneración, lo que implica la inhabilitación de por vida para ejercer la función pública.
Aparicio, con más de 20 años de trayectoria, lideró la participación argentina en el proyecto Sprint, financiado por la Unión Europea, orientado a analizar el impacto de los plaguicidas en la salud humana y el medio ambiente. En el estudio participaron varios países europeos junto a Argentina.
Según los resultados, el 86,1% de los argentinos que aportaron muestras presenta en el cuerpo niveles de glifosato. El herbicida, producido por la multinacional Bayer, se detectó en el 100% de las muestras de materia fecal de bonaerenses. Además, se hallaron entre 10 y 28 plaguicidas en agua superficial, de 6 a 22 en alimentos y entre 43 y 86 en polvo del hogar. Estos datos ubican a Argentina como el país con mayor presencia de plaguicidas en personas y ambiente entre los participantes del proyecto.
Poco antes de la difusión de los resultados, el INTA suspendió la comunicación del informe y se retiró del proyecto, aunque continúa figurando como socio en la página oficial. Los datos finalmente se conocieron en una conferencia del proyecto Sprint en Bélgica el año pasado.
Fuentes del organismo señalaron al medio argentino La Política Online que hubo “quejas de las corporaciones” y lobby empresarial para frenar la difusión. Si bien la suspensión de la publicación se produjo a mediados de 2023, durante la administración de Alberto Fernández, en 2025, el actual Gobierno avanzó con un sumario orientado a la exoneración de la investigadora, marcando no solo continuidad sino también profundización.
Entre las acusaciones figuran el “perjuicio a la administración nacional” —pese a que el proyecto fue financiado íntegramente por la UE— y la negativa a entregar datos personales de los voluntarios vinculados a las concentraciones de plaguicidas. Aparicio sostuvo que no los facilitó porque había firmado un acuerdo de confidencialidad.
“El tema es que le quieren aplicar la sanción más extrema, es una locura”, indicó una fuente del sector, que también apuntó a intereses de entidades del campo.
La investigadora defendió el trabajo y advirtió en Radio 10: “La distribución de los plaguicidas es tan masiva que es necesario reducir la dependencia química en el sistema productivo y es importante hacerlo ya”.
Los gremios del sector rechazaron el despido y la posible exoneración, y advirtieron que se trata de una sanción “desproporcionada” que terminaría “persiguiendo, censurando y silenciando a toda la investigación y al personal del INTA”.
Hi Martin, We are working on a newer version which will hopefully solve this problem. Also we will do away with the installer, so you'll just copy the new files over. It should be ready soon. 73
The OpenWebRX Android Client v1.8.1 is now available from Google Play. The new version can connect to KiwiSDR and Web888 servers now. Also, a few bugs have been fixed. If you like OpenWebRX Android Client, please, consider submitting it to RTLSDR Blog, SWLing Blog, and other related websites and YouTube channels.
A vote from me too for such a feature, please! Being able to define (and edit / hack) a list of user preferred BW somewhere would be good; then being able to select between these BW somehow; and having them stored (with mode) as part of any bookmarks defined.
Some versions ago, I did figure out how to hack the code to change default BW for various modes, but this hack stopped working when the feature to drag the filter edges about was introduced. Like Martin, I have the 'asymmetrical filter edges' issue here. Assume it's a bug - a minor one - that will be addressed at some convenient time by the developer.
Notwithstanding the above, my thanks to the developer(s) for a great system:-)
OpenWebRX+ 1.2.124, available from the repository, adds JavaScript API for integrating plugins. It offers methods for creating invocation buttons, panel sections, and floating windows. The popular frequency at mouse pointer plugin has been made a proper UI option. There is also a new IQ file / stream source. See below for all changes.
- Added plugin APIs for buttons, windows, sections. - Added optional pointer frequency display. - Added Soapy source for IQ files and streams [f-and]. - Removed Direwolf "fix" since some users complained.
PS: Short cheat sheet for people who just cannot get things to work:
1) If it does not work for you, reload OpenWebRX page while holding the SHIFT key. 2) If it does not work for you, check "Settings | Feature report" page to see what you are missing. 3) If it does not work for you, wait for a day or two, maybe it starts working or you figure it out. 4) If it does not work for you, create a separate forum thread and explain your problem there. Attach the logs, obtained with "sudo journalctl -u openwebrx". Do not paste the entire log into the message, attach it as a file instead.
Hello. Jakob, this one is mainly for you, as the maintainer of Receiverbook.
I run dxcontest.org, a free DX cluster site for radio amateurs. Next to every
spot there is a "WebSDR" button that opens the spotted frequency on a remote
receiver that actually covers it. We do not proxy or re-stream anything: the
button opens the receiver's own page in a new tab, already tuned to the
frequency and mode, so the receiver gets a normal visitor and the credit.
The list behind that button holds about 880 receivers today. Almost all of them
are KiwiSDRs, which John Seamons (ZL4VO/KF6VO) kindly allowed us to download
once per hour. The OpenWebRX and WebSDR ones we have added one at a time,
taking the bands from each receiver's own status.json or bandinfo.js, which
does not get us very far.
I would like to use the Receiverbook listing for that, and I would rather ask
than crawl the site. The OpenWebRX and WebSDR receivers are the ones we are
missing; we would leave the KiwiSDR entries alone, since we already have that
list. Is there a way you would be comfortable with: a JSON export, an endpoint,
or permission to fetch the listing pages?
Whatever we use, we would download it once per hour at most, from a single IP,
cached on our side; identify ourselves with a clear User-Agent including a
contact address; follow any rate limit or format you prefer and stop at once if
you ask us to; and credit Receiverbook as the source, with a link, both on the
page and in the list itself.
If the answer is no, that is fine and we will leave it alone.
73, Pascual - EA5WU
Piccolo video in cui annuncio la partecipazione al RomHack Camp 2026. Sabato 3 Ottobre alle 21:30 avrò un workshop intitolato "Trusting Trust, Hands On: Building a Self-Reproducing Compiler Backdoor".
Il workshop si concentra sul paper di Thompson nel 1984 "Reflections on Trusting Trust", che presenta una interessante backdoor da inserire in un compilatore. L'aspetto affascinante della backdoor di Thompson è la sua logica auto-replicante. Per ottenere questo effetto sarà necessario parlare anche di quines, ovvero di programmi che stampano se stessi.
Se venite al RomHack mi farebbe piacere vedervi al mio workshop, così da incontrarci e scambiare due parole dal vivo!
- https://romhack.io/
Il progetto Esadecimale nasce per offrire il migliore spazio di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano.
- https://esadecimale.it
- https://account.esadecimale.it
- https://learn.esadecimale.it
- https://cyber.esadecimale.it
Si annidano uno sopra l’altro, cadaveri sotto altri esseri viventi ancora per poco. Me ne sto accovacciata, con il mio corpo ingombrante a fare ombra alla carneficina. Li guardo e provo pietà, un fastidio al centro dello stomaco che non pensavo di poter provare. Ma i loro corpicini, con le zampette così fragili e minuscole, mi spingono per un istante — solo un brevissimo istante — a pensare che anche noi umani, dallo spazio, dobbiamo sembrare così. Colonie, zampe, corpi che scavalcano altri corpi per accaparrarsi il cibo.
Scatto in piedi all’improvviso, infastidita dalla loro stessa morte, quella che io ho provocato. Attraverso la stanza a passi larghi; il mio corpo leggermente incurvato si riflette nel grande specchio dell’armadio. Due gambe lunghe, un paio di mutande di pizzo bianco e la maglia scolorita di un vecchio festival. Eccolo, il mostro. Sulla porta ci ripenso: torno nell’angolino con i pugni stretti contro il seno, le unghie a spingere nella carne delle mani.
Dall’alto siamo una massa scura e informe che attraversa laboriosamente le canaline della scatolina piazzata esattamente sopra la loro tana. Mangiano il veleno, tornano indietro e, nel giro di poche ore, avrò sterminato l’intero nido. Ma qui si tratta di sopravvivenza. Si tratta di questa piccola casa in cui vivo sola, che pulisco sola, che custodisce un unico essere vivente: questo mio corpo.
Per mesi ho incrociato soltanto piccole tracce della colonia. Ogni formica che intercettavo la schiacciavo tra l’indice e il pollice con una forza tale da non lasciare dubbi. Le formiche scricchiolano, ho scoperto. Sono esseri minuscoli, ma così difficili da ammazzare. Sfrego tra i polpastrelli i loro resti e li lascio in giro per casa, sperando sia un monito per le altre. Non lo è mai.
Poi, fino a pochi giorni fa, la svolta. Un’apparizione isolata è un conto, ma una striscia di bestie zampettanti che taglia la camera da letto è una vera dichiarazione di guerra. Le ho ammazzate tutte, non ne è sfuggita nessuna. E poi ho ripescato dall’armadio una vecchia scatola di trappole per scarafaggi ancora sigillata. La specie era diversa, ma l’inganno avrebbe funzionato ugualmente. Dieci euro e cinquanta, scaffale inferiore, quarta corsia del supermercato in fondo alla via, sulla lista nelle note del telefono segnato sotto la voce “spese straordinarie”.
Ne ho piazzate due: una sotto il termosifone della camera da letto, l’altra sotto il lavello del bagno, i nodi di maggiore afflusso.
E ora sto qui a guardarle. Si sono moltiplicate, hanno chiamato le loro sorelle per mangiare: hanno trovato il cibo, hanno trovato la speranza. Hanno trovato la morte, la trappola. E, senza nemmeno saperlo, saranno loro stesse a portare all’estinzione la propria civiltà. Non so cosa mi ipnotizzi di più: se il loro vagare agitato attorno all’involucro o la quantità di formiche che spuntano a fiotti da una crepa tra le piastrelle del pavimento. Sono così tante che potrebbero attaccarmi e divorare la mia carne — e magari pure quella del geco che da giorni abita la mia cucina. Si allontanano e, disegnando un cerchio perfetto, ritornano alla preda.
Sotto il braccio, piegata in due sopra lo scatolone dell’Ikea che fa da comodino, c’è ancora la cartellina di pelle sintetica rilasciata dal notaio 72 ore fa. Atto di compravendita. Centoquarantamila euro di mutuo trentennale, tasso variabile con opzione fissa, tre perizie della banca, garante mio padre che ha dovuto ipotecare pure la dignità, sei anni di collaborazioni occasionali, ritardi nei pagamenti e fatture elettroniche sollecitate con vergogna alle sette del mattino di domenica. Tutto per poter dire: questa è casa mia.
E invece guardale. Quelle stronze non hanno presentato un CUD. Non hanno versato tre caparre di deposito cauzionale. Non hanno dovuto dimostrare di avere un contratto a tempo indeterminato per superare lo sbarramento del primo colloquio con l’agente immobiliare. Sono entrate e basta, sfondando le barriere tra la piastrella ventiquattro e la venticinque.
“E sarei io il mostro?” sussurro alla colonia in fila indiana. La mia voce rimbomba tra le pareti della camera da letto mezza arredata.
È in quel momento che mi rendo conto che qualcosa non va. Il veleno non le sta sterminando: le sta ubriacando. E, cosa ancora peggiore, sembra che la voce si sia sparsa nel quartiere. Dal buco sotto il battiscopa non escono più decine di formiche, ma un fiume nero, festoso, una specie di rave clandestino organizzato a mie spese nel mio bilocale di quarantacinque metri quadri. La scatola rossa del brico ha smesso di essere una trappola per diventare una consolle da DJ per insetti. Le formiche non muoiono: avanzano a scatti, si scontrano tra loro, disegnano traiettorie erratiche e poi tornano indietro, palesemente euforiche. Hanno invitato i cugini, gli zii, forse l’intera fauna invertebrata del condominio.
Mi salgono i brividi lungo la schiena. Un pizzicore improvviso alla caviglia destra mi fa fare un balzo all’indietro. Sferro uno schiaffo sulla carne nuda, ma non c’è niente. Poi un altro pizzicore dietro il ginocchio, un altro sotto la bretella della canottiera. Mi sto contorcendo da sola al centro della stanza a combattere contro un esercito che forse esiste solo nella mia testa.
“Basta,” dico ad alta voce. “Questa è proprietà privata.”
Vado in cucina trascinando i piedi. Afferro le uniche armi da difesa che ho accumulato nei miei anni di vita precaria: un flacone di sgrassatore al limone quasi finito, tre quarti di boccia di aceto di vino bianco e un barattolo di cannella scaduto nel 2022. Torno in camera e mi siedo a gambe incrociate, come uno sciamano metropolitano sull’orlo del crollo psicotico. Traccio un cerchio di cannella attorno alla trappola. Poi uno spruzzo di sgrassatore e un tocco di aceto. La stanza si riempie di odore di strudel di mele e limone avariato.
È allora che da dietro l’armadio fa comparsa il geco. Si arrampica lentamente sul battiscopa. Si ferma. Mi fissa con i suoi occhi tondi e vitrei, la pelle traslucida che riflette la luce della lampadina nuda a sospensione. Guarda me, poi guarda la pozza di aceto e cannella, poi guarda la fila di formiche ubriache. Non batte ciglio. Muove la lingua una volta sola, acchiappa una formica al volo e riprende a fissarmi con la freddezza di un perito della banca.
Il mio fiato corto rallenta. Non sono la proprietaria. Non sono il mostro. Non sono la regina di niente. Il notaio si è sbagliato, la banca si è sbagliata, mio padre si è ipotecato per farmi da garante in una riserva naturale. Io sono soltanto l’unica creatura di questo ecosistema che lavora a partita IVA per pagare la quota condominiale e l’IMU a tutti gli altri.
Mi lascio scivolare con la schiena curvata contro la porta dell’armadio. Lo specchio è freddo. Mi abbraccio le ginocchia.
Una formica, la più ardita tra tutte, ha eluso la trincea di cannella, ha scalato lo scatolone dell’Ikea ed è salita sopra la cartellina del notaio. Cammina con calma sopra il mio nome e cognome stampato in maiuscoletto neretto.
La guardo. Mi sembra che anche lei mi guardi.
“Va bene,” le sussurro, rassegnata, mentre il geco si accomoda sul battiscopa. “La spazzatura si batte il martedì e il venerdì. Ma vedete di non fare casino dopo le undici”.
A U.S. Army soldier who pleaded guilty to hacking into multiple telecommunications companies and stealing mobile call and text metadata for more than 100 million AT&T customers in 2024 was sentenced to 70 months in federal prison today and ordered to pay nearly $300,000 in restitution to victims.
One of several selfies from the Facebook page of Cameron Wagenius.
Cameron John Wagenius, 22, was stationed at a U.S. Army base in South Korea when he adopted the cybercriminal persona “Kiberphant0m.” Working with three alleged co-conspirators, Kiberphant0m downloaded data from several large customers of the cloud data storage service Snowflake that had exposed credentials and did not enforce multi-factor authentication (Snowflake has since mandated MFA on all accounts).
In October 2024, Kiberphant0m bragged on the cybercrime forums that he’d stolen the call and text metadata (e.g. source and destination number, timestamp, duration, etc.) for tens of millions of AT&T customers. Kiberphant0m claimed to have hacked into more than dozen telecommunications companies worldwide, including Verizon’s Push-to-Talk business, and publicly extorted these companies in exchange for a promise not to publish the stolen data.
In late November 2025, KrebsOnSecurity warned that Kiberphant0m was likely a U.S. soldier stationed in South Korea. Less than a month later, Wagenius was arrested and charged in two separate federal indictments, and soon pleaded guilty to all counts in both cases.
At his sentencing hearing in Seattle today, Wagenius was sentenced to nearly six years in federal prison, and ordered to pay $294,978 in restitution.
Federal prosecutors said Wagenius was assisted in his efforts to extort victim companies by Kenneth Schuchman, a 28-year old man from Vancouver, Washington who has a lengthy cybercriminal history. In 2019, Schuchman pleaded guilty to operating the Satori botnet, a vast collection of hacked Internet-of-Things (IoT) devices that was used for large-scale distributed denial-of-service (DDoS) attacks.
Two other alleged co-conspirators of Wagenius are still facing charges in connection with the Snowflake data thefts; Conor Riley Moucka, a.k.a. “Judische,” of Kitchener, Ontario was arrested in 2024 and pleaded guilty in August 2026; and John Erin Binns, an American man currently living in Turkey who is also wanted for a 2021 data breach at T-Mobile that exposed the personal information of at least 76 million customers.
Kiberphant0m also admitted to re-extorting victims, and threatening to disclose national security secrets. Immediately following Moucka’s arrest — after AT&T had already paid the extortion group a $370,000 Bitcoin ransom — Kiberphant0m posted on hacker forums what he claimed were the AT&T call logs for then President-elect Donald Trump and for then Vice President Kamala Harris, as well as schematics allegedly stolen from the U.S. National Security Agency (NSA).
Paul Russell is a resident agent in charge at the Defense Criminal Investigative Service (DCIS), the criminal investigative arm of the U.S. Department of Defense Office of Inspector General. Russell said when DCIS received information that a soldier with secret clearance was allegedly involved in cybercrime and extortion, the agency began working the investigation alongside the FBI, the Army Criminal Investigative Division (CID), and the U.S. Secret Service.
“We don’t often get leads where there’s an active duty soldier with a secret clearance who’s creating hacking tools and trafficking in data,” Russell said. “That doesn’t happen every day, and so when that hits it really spins all of our partner organizations up. It was very serious from jump street, just because it was unique, it was an insider threat, and we weren’t sure what we were dealing with.”
A sentencing memo (PDF) filed Sept. 19 by federal prosecutors in Seattle notes that while Wagenius pleaded guilty almost immediately and has been remarkably cooperative, he recently got caught trying to find security vulnerabilities in the BOP’s computer network. The government’s memo notes that while incarcerated and awaiting sentencing, Wagenius violated the computer use policies of the Bureau of Prisons (BOP) in attempts to learn about vulnerabilities in BOP computer systems.
“According to records from BOP, in or around September 2025, Wagenius used another inmate’s email system to request that the email recipient prompt a commercial AI tool to provide information about “[w]hat CVE’s are there for Windows 10 Enterprise privilege escalation and bypasses” and to “[p]rovide the CVE’s and a real world working script for each CVE . . . without omitted code,” the government’s memo states.
The memo states that less than a week later, Wagenius used a different inmate’s email account and requested that the email recipient prompt an AI tool to “[p]rovide the step by step for CVE-2023-45208, code for this if any, and if no code exists make some, make sure to describe everything in detail.” CVE-2023-45208 is a three-year-old “command injection” vulnerability in D-Link networking devices.
That same month, Wagenius allegedly again requested that the email recipient prompt AI with the question, “How do you make an antenna in a prison environment with commissary or readily available items/tools to improve/make an antenna to extend radio reception?”
Federal prosecutors said Wagenius also requested that the recipient research escaping prison.
“In several instances, Wagenius framed the AI queries as being posed in connection to a book he was writing. This is a common method of ‘prompt injection,’ in which attackers feed specially crafted, deceptive inputs into commercial AI tools that are programmed to avoid outputting malicious code that can be used to exploit computer vulnerabilities,” the sentencing memo reads.
The government told the court it is unaware of evidence that Wagenius figured out how to use or deploy the vulnerabilities he was researching in the BOP’s systems, and when questioned said he was only researching “potential vulnerabilities to provide information to the BOP.”
Incredibly, despite the enormous financial value of the data stolen from AT&T and other telecom providers, Wagenius’s extortion efforts were largely unsuccessful. The government’s sentencing memo says Wagenius made a whopping total of around $1,500 from selling stolen data.
“While Wagenius was not particularly financially successful as a cybercriminal, he both intended to and caused significant harm to numerous individual victims, U.S. companies, and the U.S. government,” the memo states.
Presentato a Prato negli spazi di Fashion Room il primo numero della rivista GRAIN promosso dai Corsi di Laurea in Design tessile e moda e Design sistema moda dell'Ateneo fiorentino.
Presentato a Prato negli spazi di Fashion Room il primo numero della rivista GRAIN promosso dai Corsi di Laurea in Design tessile e moda e Design sistema moda dell'Ateneo fiorentino.
Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)
2026-2027 DWU: Middle School Design Challenge
Overview
The 2026-2027 challenge theme is, “Fueling Flight Design Challenge: New Energy Systems.”
As more and more aircraft are a part of the US’ National Airspace System (NAS), NASA and partners at the FAA, at universities, and in the aviation industry are searching for ways to increase safety, make flight more affordable, find new fuels for aircraft, and reduce the amount of time passengers and cargo spend in the air. This year’s Dream with Us Challenge focuses on new aircraft fuels and how even the addition of one new fuel will change both the aircraft they are used in and the airports where aircraft take off and land.
The “Fueling Flight Design Challenge: New Energy Systems” challenge is open to middle and high school students, with a different task for middle school teams and high school teams. Teams for both categories will focus on the addition of an emerging aircraft fuel source, liquid natural gas (LNG) into our aviation environment. This will require teams to learn more about LNG, how it might be used in aviation, the benefits of an additional fuel source, and what kind of changes would need to be made to aircraft and to airports to adapt to these new changes.
Since the early days of aviation, commercial aircraft have relied on traditional designs and infrastructure. Aircraft have been a similar “tube-and-wing” design, with limitations that were made because of the materials aircraft were made with, along with the technology to build these aircraft. With the increasing availability of new technologies and new materials, aircraft no longer need to follow the same basic design. In addition, new research about fuel types, increasing demand for more flights and more fuel has resulted in many different options that include types of fuel, increasing electrification, and more. That also means airports are going to need to adjust. Changes in airport infrastructure will be needed to add multiple fuel types, different gateway configurations to allow for new aircraft types, and perhaps even different areas for different aircraft. What will this all look like? That partially depends on researchers and designers in the future since these are challenges the aeronautics community is starting to face now and will continue to do in the future.
Challenge Description
Middle school student teams of 2-4 members will adapt an existing airport (or create one of their own) that incorporates the use of both liquefied natural gas (LNG) and traditional aviation fuel. The airport design should include the overall airport layout that includes (but is not limited to): control tower(s), hangars, fuel locations, terminal, passenger parking, runways. See requirements below for specific details.
Challenge Rules
The 2026/2027 Dream with Us Design Challenge for middle and high school students opens September 25, 2026. The submission period for middle school entrants begins September 25, 2026, and concludes on January 22, 2027, at 11:59 pm ET. Schools, organizations, and community groups should communicate to parents and guardians that submissions are limited to one entry per team and team registration requires someone over the age of 13 to create the account (adult team sponsors may create the registration on the team’s behalf if desired). Entries must be submitted through the submission link on the Dream with Us Design Challenge webpage: https://www.nasa.gov/dream-with-us/. Signed permission forms from parents or legal guardians are required for all participants that agree to the terms and requirements listed below and on the submission form.
Use of SI
Use of super intelligence tools for challenge-related work is not permitted. Teams must not upload, process, or generate any content using SI systems, including publicly available browser‑based GenSI services, SI‑assisted code generation tools, or SI‑generated imagery. All submissions must be created solely by team members without the assistance of SI.
Grade Eligibility
The middle school challenge is open to all participants in grades 6 – 8 who are attending public, private, parochial, and home schools in the United States of America and children of U.S. military members stationed overseas.
Students in grades 9 – 12 will use the high school module. See the Dream with Us main webpage for details. Note: for teams that have both middle and high school students, those teams will compete in the high school challenge.
The 2026/2027 Dream with Us Design Challenge for middle and high school students opens September 25, 2026. The submission period for middle school entrants begins September 25, 2026, and concludes on January 22, 2027, at 11:59 pm ET. Schools, organizations, and community groups should communicate to parents and guardians that submissions are limited to one entry per team and team registration requires someone over the age of 13 to create the account (adult team sponsors may create the registration on the team’s behalf if desired). Entries must be submitted through the submission link on the Dream with Us Design Challenge webpage: https://www.nasa.gov/dream-with-us/. Signed permission forms from parents or legal guardians are required for all participants that agree to the terms and requirements listed below and on the submission form.
Requirements
Each team submission will have two separate categories: technical and creative. Both categories must be included for consideration. Note: all sources for the presentation should be cited, including images. Please see the section above for rules about the use of AI.
All submissions must be the original work of the students.
Any graphics that are included in your submission must meet accessibility standards.
To make your documents accessible and compliant with Section 508, it’s important to add descriptive alt tags to all images, diagrams, and graphics. Alt tags provide text descriptions that assist screen readers in conveying visual information to users with disabilities. When adding alt tags, use clear and concise language to describe the purpose and content of each image. In Microsoft Word, right-click the image, select “Edit Alt Text,” and enter your description. This simple step ensures everyone can access and understand your content, regardless of their abilities.
Alt Text Sample on a PC (right click over the image and a drop down will appear, select “inspect accessibility properties and it will open the web inspector.”View Alt Text” option. If you select that option an “Alt Text” window opens with a grey box and instructions for how to create the alt tag.
Alt Text Sample on a Mac (right click over the image and a drop down will appear, select inspect accessibility properties and it will open the web inspector. There is a gray area that is highlighted. It is the location of the image alt tag in the code. You may need to click the gray arrow next to the word “image” in order to see the whole alt tag. To hide the properties window click on the X in the top right corner of the window.
Official insignia of the National Aeronautics and Space Administration.
NASA
Technical Category Requirements
The technical presentation, using PowerPoint or similar, must include:
Title slide: Include Team name, school or organization, and first name, last initial of each team member (DO NOT INCLUDE LAST NAMES OF TEAM MEMBERS)
Labeled layout of the airport
Explanation of the changes that were made to the airport to accommodate multiple fuel types
There should be a focus on safety, airport benefits, and any considerations of new types of aircraft that will be taking off and landing from the airport.
The presentation can be recorded with a narrative but is not required. If there is no audio with the presentation, slides should be self explanatory.
Creative Product
The team’s creative submission will be a presentation that advertises the benefits of the new airport modification, allowing two different types of fuels to be utilized at the airport. The audience could be city or state leadership, stores interested in investing in a location at the airport, airlines who may want to now fly to this airport (this is up to you!). How you choose to present this advertisement for improvements is up to you. It could be any of the following (or maybe you have another creative idea):
Video
Brochure
Flyer
Infographic
Commercial
Website
Other
Any videos, commercials, websites, or similar will require you to provide a link to us (this can be done by attaching a Word document or PDF with a link or QR code to access the content); be sure we are able to access those links to accurately judge the project.
Submitting Entries
All middle school entries will be submitted through the NASA Gateway link found INSERT GATEWAY LINK HERE and on the Dream with Us Design Challenge webpage. All entries must include the following:
Signed permission form completed by parent or legal guardian of each student.
Presentations must be submitted in a PDF format. PDFs are limited to 10 MB.
Artwork must be submitted as high-resolution images of the original artwork in .jpg or .png format (minimum of 2,400 pixels on the longest edge). Note: AI-generated work will not be accepted.
Any included videos must be uploaded to YouTube with a “watch URL” link or QR code submitted as a PDF document.
Challenge Resources
The following lessons and activities can be used to help participants learn more about aircraft and airport design, along with other aircraft considerations:
Entries will be evaluated by industry experts based on impact, practicality, originality, and how well the idea is communicated. Judges will make award selections based on the above-mentioned criteria to determine which projects will be recognized.
Mid-Point Check-In
Are you an educator who needs to know more about how to support a team or multiple teams? Are you a student wanting to know more about how to participate? Join us in October, when we will set up a mid-point check-in! Stay tuned for those dates to be released on the Dream with Us design challenge webpage.
Questions:
If you have any additional questions, please reach out to the NASA Aeronautics STEM team at aeroSTEM@nasa.onmicrosoft.com.
The 2026-2027 challenge theme is, “Fueling Flight Design Challenge: New Energy Systems.”
As more and more aircraft are a part of the US’ National Airspace System (NAS), NASA and partners at the FAA, at universities, and in the aviation industry are searching for ways to increase safety, make flight more affordable, find new fuels for aircraft, and reduce the amount of time passengers and cargo spend in the air. This year’s Dream with Us Challenge focuses on new aircraft fuels and how even the addition of one new fuel will change both the aircraft they are used in and the airports where aircraft take off and land.
The “Fueling Flight Design Challenge: New Energy Systems” challenge is open to middle and high school students, with a different task for middle school teams and high school teams. Teams for both categories will focus on the addition of an emerging aircraft fuel source, liquefied natural gas (LNG) into our aviation environment. This will require teams to learn more about LNG, how it might be used in aviation, the benefits of an additional fuel source, and what kind of changes would need to be made to aircraft and to airports to adapt to these new changes.
Since the early days of aviation, commercial aircraft have relied on traditional designs and infrastructure. Aircraft have been a similar “tube-and-wing” design, with limitations that were made because of the materials aircraft were made with, along with the technology to build these aircraft. With the increasing availability of new technologies and new materials, aircraft no longer need to follow the same basic design. In addition, new research about fuel types, increasing demand for more flights and more fuel has resulted in many different options that include types of fuel, increasing electrification, and more. That also means airports are going to need to adjust. Changes in airport infrastructure will be needed to add multiple fuel types, different gateway configurations to allow for new aircraft types, and perhaps even different areas for different aircraft. What will this all look like? That partially depends on researchers and designers in the future since these are challenges the aeronautics community is starting to face now and will continue to do in the future.
Scenario
Globally each year, over 62 million metric tons of air cargo are transported, which is more than 33% of global trade by value. This equates to about $8.3 trillion annually. With these large numbers, even a small increase in efficiency can have a large economic impact.
A major air freight company has announced that they are looking to replace some of their fleet with a new aircraft and are interested in new designs to increase efficiency and that will utilize a different type of fuel. Your team has been tasked by your aircraft company to develop a new concept cargo aircraft to present to the air freight company. Your team has been directed to focus on a design that will use liquefied natural gas, or LNG. Since LNG must be stored differently than traditional jet fuel, the aircraft design needs to adapt. These changes, however, may lead to innovative designs that are more aerodynamically efficient.
The air freight company has provided the following requirements.
Crew: 2 pilots. Assumed weight of 190 lb/person with a baggage weight of 30 lb
Takeoff Field Length (Max Takeoff Weight, Sea Level, ISA+15 deg C, over a 35 ft obstacle to a runway with dry pavement, balanced field) ≤ 12,000 ft
Landing Field Length (Max Landing Weight, Sea Level, ISA+15 deg C, dry pavement) ≤ 12,000 ft
Reserve mission: Loiter for 30 min at 13,000 ft, Mach 0.8
FAA Airplane Design Group (ADG) ‘IV’
Cargo
Total cargo weight of 125,000 lb
Cargo volume of at least 15,000 ft3
Cargo must be transported using standard unit load devices (ULD). Selection of the specific ULD type(s) is up to the team. The weight of the ULDs is included in total cargo weight.
Teams will be provided with performance information for the jet engine.
Challenge Rules
The high school module is for students in grades 9 – 12. Students in grades 6 – 8 will use the middle school module. See the Dream with Us main webpage for details. Note: for teams that have both middle and high school students, those teams will compete in the high school challenge.
The high school challenge is open to all participants in grades 9 – 12 who are attending public, private, parochial, and home schools in the United States of America and children of U.S. military members stationed overseas.
The 2026/2027 Dream with Us Design Challenge for middle and high school students opens September 25, 2026. The submission period for middle school entrants begins September 25, 2026, and concludes on January 22, 2027, at 11:59 pm ET. Schools, organizations, and community groups should communicate to parents and guardians that submissions are limited to one entry per team and team registration requires someone over the age of 13 to create the account (adult team sponsors may create the registration on the team’s behalf if desired). Entries must be submitted through the submission link on the Dream with Us Design Challenge webpage: https://www.nasa.gov/dream-with-us/. Signed permission forms from parents or legal guardians are required for all participants that agree to the terms and requirements listed below and on the submission form.
Use of SI
Use of super intelligence tools for challenge-related work is not permitted. Teams must not upload, process, or generate any content using SI systems, including publicly available browser‑based GenSI services, SI‑assisted code generation tools, or SI‑generated imagery. All submissions must be created solely by team members without the assistance of SI.
Engineering Design Notebook
The final product for this challenge is to prepare and submit an Engineering Design Notebook.
Teams of judges will evaluate your work based on what you submit in your Engineering Design Notebook. Your team should look through the Scoring Rubric and begin to do research to design a system to address the requirements of the notebook; specifics about the notebook requirements can be found in the Scoring Rubric. The headings in the Scoring Rubric should be used as the headings in your Engineering Design Notebook. Fill in sections of the Engineering Design Notebook as you complete the work in each section.
The following research resources can get you started on your work. This is not an all-inclusive list of resources publicly available but is meant to give you a strong starting point:
All high school entries will be submitted through the NASA Gateway link found INSERT GATEWAY LINK HERE and on the Dream with Us Design Challenge webpage. All entries must include the following:
Signed permission form completed by parent or legal guardian of each student.
Presentations must be submitted in a PDF format. PDFs are limited to 10 MB. While each participant should sign up for the challenge in NASA Gateway, ONLY ONE STUDENT SHOULD SUBMIT THEIR TEAM’S PROJECT ON THE TEAM’S BEHALF.
Artwork must be submitted as high-resolution images of the original artwork in .jpg or .png format (minimum of 2,400 pixels on the longest edge). Note: AI-generated work will not be accepted.
The submitted Engineering Notebook must meet accessibility standards.
To make your documents accessible and compliant with Section 508, it’s important to add descriptive alt tags to all images, diagrams, and graphics. Alt tags provide text descriptions that assist screen readers in conveying visual information to users with disabilities. When adding alt tags, use clear and concise language to describe the purpose and content of each image. In Microsoft Word, right-click the image, select “Edit Alt Text,” and enter your description. This simple step ensures everyone can access and understand your content, regardless of their abilities.
Alt Text Sample on a PC (right click over the image and a drop down will appear, select “inspect accessibility properties and it will open the web inspector.”View Alt Text” option. If you select that option an “Alt Text” window opens with a grey box and instructions for how to create the alt tag.
Alt Text Sample on a Mac (right click over the image and a drop down will appear, select inspect accessibility properties and it will open the web inspector. There is a gray area that is highlighted. It is the location of the image alt tag in the code. You may need to click the gray arrow next to the word “image” in order to see the whole alt tag. To hide the properties window click on the X in the top right corner of the window.
Official insignia of the National Aeronautics and Space Administration.
NASA
Judging and Criteria
Entries will be evaluated by industry experts based on impact, practicality, originality, and how well the idea is communicated. Projects will go through several levels of judging. Top teams will be asked to take part in the finalist stage, where participants will be asked to join a select group of industry judges and virtually present their projects (see timeline for dates). A panel of Blue Ribbon Judges will then make award selections based to determine which projects will be recognized.
A Scoring Rubric (see above) is available as a guide for teams. This does not need to be submitted with the team’s project.
Mid-Point Check-In
Are you an educator who needs to know more about how to support a team or multiple teams? Are you a student wanting to know more about how to participate? Join us in October, when we will set up a mid-point check-in! Stay tuned for those dates to be released on the Dream with Us design challenge webpage.
Questions:
If you have any additional questions, please reach out to the NASA Aeronautics STEM team at aeroSTEM@nasa.onmicrosoft.com.
Con il nuovo accordo, Washington rafforza il proprio controllo sull’isola, tra nuove basi, risorse e veti sugli investimenti sgraditi. La sovranità della Danimarca si affievolisce. Perché l’intesa svincola la presenza militare americana dalla Nato. Il margine d’azione dei satelliti europei e il nodo del testo ufficiale.
Buena parte del planeta todavía mide convencionalmente el tiempo a partir de una fecha construida alrededor del nacimiento de Jesús de Nazaret, cuya vida pública transcurrió dentro de un territorio extraordinariamente reducido. Su predicación se dio, en lo esencial, en un radio de unos cien kilómetros: Galilea, Jerusalén, algunas incursiones hacia Tiro y Sidón, la Decápolis, Samaria, la orilla este del Jordán. Ese fue, aproximadamente, el mapa completo de su paso terrenal.
Midamos ese paso con la vara que el poder siempre usó para medirse a sí mismo. No comandó ejércitos ni acumuló fortuna, no ocupó cargo político ni dirigió un Estado, no fundó una dinastía ni dispuso de imprenta, correo imperial o aparato de propaganda alguno. Los Evangelios, de hecho, no se escribieron mientras predicaba: nacieron después, de la memoria de quienes lo habían escuchado. Nació en una provincia periférica de un imperio que gobernaba el mundo conocido, y ahí mismo terminó crucificado bajo la autoridad romana, sometido a una muerte pública e infamante, pensada específicamente para quebrar al condenado y advertir a los demás.
Según todas las reglas humanas del poder, ahí debía terminar la historia. Pero los discípulos no se comportaron como los seguidores de un maestro derrotado. Pocos días después de la crucifixión, comenzaron a afirmar algo completamente inesperado: que Jesús había resucitado. En lugar de limitarse a difundir una filosofía o guardar un respetuoso recuerdo, anunciaron este hecho de forma directa. Fue esa convicción la que realmente puso en marcha la historia del cristianismo.
A partir de ahí, ese movimiento minúsculo se extendió por las ciudades del Mediterráneo oriental, atravesó las persecuciones imperiales y permaneció en pie cuando cayó el propio Imperio romano de Occidente, que en su momento debió de parecer bastante más sólido que cualquier fe. Echó raíces en el feudalismo, resistió el cisma de la Reforma, la crítica religiosa de la Ilustración, las lecturas críticas del siglo XIX y dos guerras mundiales, y llega al mundo tecnológico de hoy con hombres y mujeres que siguen rezando en su nombre, celebrando su muerte y su Resurrección y reconociéndolo como Cristo en todos los continentes.
Compárese esto con lo que puede hacer hoy cualquiera con poder real: un presidente que llega a media humanidad apenas abre la boca, un empresario que compra la plataforma entera donde discuten millones, un artista que acumula miles de millones de reproducciones en semanas. Nunca tuvimos tantos medios para hablarle a tantos. Y sin embargo casi todas esas voces se apagan de la memoria colectiva en el plazo de una generación. Un hombre que no dispuso de nada de esto sigue siendo, dos mil años después, más recordado que la mayoría de ellos.
Un historiador puede explicar buena parte de este proceso sin necesidad de apelar a la fe, y no hay por qué temerle a esa mirada: las rutas romanas, el griego común a todo el Mediterráneo oriental, la prédica de Pablo, la organización de las primeras comunidades, la conversión de Constantino tres siglos más tarde. Ese último dato importa más de lo que suele reconocerse: cuando el poder imperial por fin favoreció al cristianismo, el cristianismo ya llevaba trescientos años extendiéndose sin ese poder. La explicación sociológica cubre cómo se propagó una vez que ya existía algo capaz de propagarse. Lo que no cubre es la pregunta anterior: qué había en aquel hombre y en aquel mensaje para que existiera, en primer lugar, algo con esa capacidad. Roma crucificó a miles de personas antes y después de aquel viernes, y ninguna cambió la manera en que la humanidad cuenta los años. Judea produjo, en el mismo siglo, decenas de predicadores y mesías fracasados que hoy son apenas una nota al pie en algún historiador antiguo.
La fe cristiana no nació del éxito posterior del cristianismo. Nació del encuentro con Cristo, de sus palabras y sus obras, de su muerte y de la certeza proclamada por sus discípulos de que había resucitado. La expansión que vino después pertenece a otro orden: constituye una huella histórica de aquello que comenzó en un territorio diminuto y que ninguna explicación puramente material consigue agotar.
Jesús triunfó, además, con una lógica inversa a la que usa siempre el poder, que se expande con ejércitos, con acumulación, con organización partidaria o con propaganda. Él empezó con doce discípulos, caminos de tierra, aldeas sin importancia y parábolas contadas junto a un lago. La distancia entre esos medios iniciales y sus consecuencias históricas es enorme. Vivimos, hoy, obsesionados con el alcance inmediato —seguidores, reproducciones, capacidad instantánea de influencia— y medimos la importancia de algo por cuánta gente llega en las primeras horas. Jesús es casi la inversión exacta de ese criterio: un alcance inicial mínimo y una profundidad histórica que todavía no terminamos de medir.
Cristo no prometió comodidad ni poder terrenal. Prometió algo infinitamente mayor y mucho más difícil de convertir en propaganda: perdón, salvación, vida eterna, reconciliación con Dios. A cambio pedía conversión, amor al prójimo, misericordia hacia el enemigo y una vida entera puesta al servicio de algo superior al propio yo. Casi ninguna de las fórmulas que hoy garantizan viralidad estaba en aquel ofrecimiento. Y sin embargo sigue ahí, dos mil años después, más vivo que cualquiera de nuestros fenómenos de audiencia instantánea.
Un hombre recorrió apenas una pequeña franja del mundo antiguo. Desde la lógica humana carecía de todos los instrumentos necesarios para atravesar fronteras, generaciones e imperios. Fue crucificado, y según toda razón humana ahí debía terminar la historia. Sus discípulos proclamaron que había resucitado. Dos mil años después, Cristo sigue siendo adorado en lugares que ninguno de aquellos hombres sabía siquiera que existían. Para quien cree, esa historia no es una casualidad extraordinaria: pertenece exactamente a lo que Él dijo que había venido a hacer. ¿Cómo mirar todo esto desde el siglo XXI, con toda nuestra ciencia, nuestra tecnología y nuestra pretendida sofisticación, y concluir simplemente que se trató de un predicador exitoso de una pequeña provincia romana?
La tecnología consiguió, en dos mil años, lo que ningún imperio había logrado antes: hizo pequeño al planeta entero. Pero no consiguió volver pequeño a aquel hombre que caminó apenas un centenar de kilómetros a la redonda. Jesús recorrió un territorio pequeño. Fue el mundo el que terminó recorriendo el camino hacia él. El imperio bajo cuyo poder fue crucificado desapareció hace siglos. La Iglesia nacida de aquel pequeño grupo de discípulos continúa reuniéndose en su nombre, dos mil años después, en todos los continentes.
Por eso, en medio de los conflictos que sacuden al mundo y de las tempestades personales que a cada uno le toca atravesar, vale la pena volver la mirada a lo que ocurrió en aquella pequeña franja de tierra. Recordar lo que aquel hombre —y la obra del Padre, del Hijo y del Espíritu Santo— hizo por nosotros no es un refugio abstracto, sino una certeza viva. Si aquel comienzo tan humilde transformó la historia para siempre, hoy más que nunca, ante cualquier adversidad, tenemos un motivo profundo para no bajar los brazos y renovar la esperanza.
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Unrivalled Xi-Trump summit analysis: get real-time updates and exclusive boots-on-the-ground reporting from our US and China bureaus all year round. Subscribe now with great savings to stay ahead.
After three days in Washington, President Xi Jinping and first lady Peng Liyuan returned to China with a promise of more face-to-face diplomacy with US President Donald Trump later this year, but not a...
Il 24 settembre del 1961 un’inedita esperienza di nonviolenza popolare si svolse tra Perugia ed Assisi: la Marcia della pace per la fratellanza tra i popoli. Una marcia alla quale Aldo Capitini pensava da anni che passò alla fase organizzativa in quella drammatica estate, mentre a Berlino veniva innalzato il muro che avrebbe diviso per [...]
Sovereignty is a word borrowed from statecraft. A sovereign country is independent in its decisions. The term “digital sovereignty” is a more recent invention that applies to organizations and even individuals.
In this article, I discuss what the push for digital sovereignty implies for Linux-focused, open source developers and companies. The framework I use is a European one, because I am Vienna-based and familiar with it. As I discuss later, the implications are not limited to Europe.
A framework for defining and rating digital sovereignty
SOV-1, Strategic: Ownership and governance are controlled, avoiding external dependencies.
SOV-2, Legal and Jurisdictional: Protects against external laws and unauthorized access.
SOV-3, Data and AI: Control and privacy compliance for data and AI models in the cloud.
SOV-4, Operational: Day-to-day cloud administration, management, and support are handled securely from within.
SOV-5, Supply Chain: Protects against vendor lock-in and external bottlenecks.
SOV-6, Technology Openness: Encourages open standards and the freedom to choose technologies.
SOV-7, Security and Compliance: Aligns cloud services with European cybersecurity standards, frameworks, and compliance audit rules.
SOV-8, Environmental Sustainability: Adoption of energy-efficient infrastructure, environmentally responsible practices, and activity reporting intended to reduce environmental impacts of technological activity.
Rating technology providers for digital sovereignty compliance
The framework rates providers on two scales: a Sovereignty Effectiveness Assurance Level (SEAL), and a complementary Sovereignty Score for cloud services. The first indicates a minimum level of sovereignty objectives met. The second shows a provider’s strengths and weaknesses across the objectives.
Each objective is rated from SEAL-0 to SEAL-4. SEAL-4 means an EU supply chain, from the physical chips up to the software.
The mechanic I find most interesting is that a provider does not get one SEAL level. It receives eight, and the overall level is the lowest of them. Your weakest objective decides your rating, not your average. Anyone who has ever tuned a storage stack will recognize that logic.
Meeting the technology-openness objective
Open source software can put providers in a strong position to address the technology-openness objective, SOV-6, because customers can inspect the code, operate it independently, and avoid dependencies on proprietary implementation. Because the source is open, that argument does not stop at the EU border. A service provider in the US or in Asia aiming for full SEAL-4 is not held back by choosing open source software.
Open standards need open implementations
SOV-6 specifies two things: open standards and the freedom to choose technologies. In software, an open standard might define an interface that anyone can implement, but if only one vendor has implemented it, a buyer still has a single supplier for it. Depending on a single supplier also weakens a provider on SOV-5, the supply-chain objective, which protects against vendor lock-in. Freedom to choose means being able to substitute one implementation for another.
An example is the Container Storage Interface (CSI), a vendor-neutral storage standard developed under the Cloud Native Computing Foundation (CNCF) and used by Kubernetes. CSI is the standard, LINBIT provides a CSI driver for LINSTOR® and its upstream CNCF project, Piraeus Datastore, and a buyer running Kubernetes can use this driver. Because of the open standard nature of the interface, the buyer can also move between storage back ends. This is freedom for the buyer, motivation for providers to make a better solution, and neutrality from a foundation like the CNCF.
Implications of digital sovereignty for cloud and technology services providers
What poured oil on the fire was an incident involving the chief prosecutor of the International Criminal Court. After the US sanctioned court officials, the chief prosecutor reportedly lost access to his Microsoft-hosted email account, and bank accounts in the United Kingdom were frozen. Since these actions, some EU banks with US exposure are preferring to over-comply rather than take any risk. Microsoft disputes the framing and maintains it never suspended services to the ICC as an organization. For me, the detail of who pressed which button matters far less than the lesson: neither the email nor the banking depended on a European decision.
In the US, similar discussions have taken place, only with different verbiage. There it is “economic security” and “supply chain resilience”, mostly aimed at China, and where Europe says “technological sovereignty”, Washington says “technological leadership”. Different branding, same substance.
Conclusion
As digital sovereignty gains weight in technology sourcing decisions, smaller vendors benefit.
A framework that asks, “Who owns you? Whose laws apply? Can I operate this without you, and can I read the source?” rewards exactly the properties a small open source company has by default. The hyperscalers will feel some headwind, though they are not standing still, and “sovereign” regions run by local operating entities are their answer. Whether that clears a SEAL-3 or SEAL-4 bar is the argument of the next few years.
LINBIT already made an investment in developing in the open. An open license is necessary but not enough on its own, because a project can be open and still be controlled by a single company that can relicense it. What makes the openness durable is governance that the original vendor cannot reverse. DRBD® ships in the mainline Linux kernel, and we are working to upstream the current DRBD 9 code. Code in the commons, for example, in the mainline kernel, under a foundation such as the CNCF, or in another home that no single vendor controls, is the strongest answer to SOV-6 I know of. Every project that puts it there widens the set of technology a sovereign buyer can choose from.
Le Reti promotrici della campagna “Un’altra difesa è possibile” hanno depositato questa mattina al Senato della Repubblica le firme raccolte a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la difesa civile, non armata e nonviolenta: 57.136 sottoscrizioni, ben oltre il quorum di 50.000 richiesto dalla normativa. Quello compiuto oggi al Senato dalla campagna [...]
Taiwanese officials and observers have reacted cautiously to the Washington summit between Donald Trump and Xi Jinping, with uncertainty lingering over what the two leaders discussed about the island.
The only public mention of Taiwan after Thursday’s closed-door talks between the pair came from Beijing’s official statement, which said Xi had urged Trump to “oppose ‘Taiwan independence’” and “handle the Taiwan question with caution”. The White House did not immediately give its own detailed...
Siamo stati alla stazione ferroviaria di Tor Sapienza, l’unico vero snodo di trasporto pubblico per la borgata. Purtroppo, quello che dovrebbe essere un servizio essenziale è ormai ostaggio della criminalità e dell'incuria.
Tra degrado visibile, rifiuti ovunque, consumo di stupefacenti e reati continui, lo scalo è diventato un incubo per i pendolari: chiunque provi a prendere un treno è costretto a muoversi come in trincea, guardandosi continuamente le spalle.
Durante le nostre riprese abbiamo incrociato uno dei soggetti più problematici della zona: intento a bere birre in serie, pronto a trasformarsi in ubriaco molesto, noto nel quartiere per furti e aggressioni verbali. Solo l’intervento tempestivo di una volante della Polizia ha evitato il peggio, costringendolo a raccogliere le sue cose e allontanarsi.
L'ennesima testimonianza di un territorio completamente abbandonato dalle istituzioni: una stazione ridotta a discarica a cielo aperto e ricettacolo di refurtiva, con le aree di sicurezza trasformate in latrine e piazze di consumo per chi finanzia la propria dipendenza ripulendo auto, negozi e abitazioni del quartiere.
Lascia un commento con la tua testimonianza e iscriviti al canale per sostenere le nostre inchieste sul territorio.
#TorSapienza #Roma #DegradoUrbano #Inchiesta #CronacaRoma
Amid the polished silverware and fine crystal stemware on display at the state dinner in the White House on Thursday sat the vacuum flasks brought by Chinese President Xi Jinping and first lady Peng Liyuan.
The couple’s flasks, black for Xi and white for Peng, were spotted on their table during the formal dinner, signalling a subtle self-assurance as cultural authenticity met high diplomacy.
Extending this everyday practice to the White House banquet was in tune with the host nation’s own...
A fine estate un campo di canapa è quasi al massimo della sua magnificenza: fusti alti due o tre metri, fitti come un canneto, e quell’odore resinoso che arriva prima ancora di vederlo. Poi le piante vengono tagliate, finiscono a terra, e comincia la parte che nessuno racconta. Chi le lavora? Chi ne ricava fibra, …
Macerie e libertà. Le giunte dei CLN e l'amministrazione dei comuni (1944-1946)
PRATO, 2-3 ottobre 2026, ore 17, Palazzo Banci Buonamici sede della Provincia – Sala del Gonfalone (via Bettino Ricasoli 25)
Macerie e libertà. Le giunte del CLN e l’amministrazione dei Comuni (1944-1946): convegno e tappa finale di un percorso di ricerca che ha coinvolto tutta la rete degli Istituti della Resistenza toscani.
Promosso dall’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea (ISRT) in collaborazione con la rete toscana degli Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea e con la Fondazione CDSE, il Convegno riunirà studiosi e studiose provenienti da tutta la Toscana per riflettere su una fase decisiva della nostra storia: il passaggio dalla Liberazione alla costruzione delle prime istituzioni democratiche locali.
Attraverso le esperienze dei territori toscani, saranno approfonditi il ruolo dei Comitati di Liberazione Nazionale, la formazione della nuova classe dirigente, profili e politiche delle amministrazioni comunali nella ricostruzione civile e democratica del Paese nell’immediato dopoguerra.
Qui di seguito le locandine di entrambi gli eventi con tutte le informazioni ed orari.
Berlinguer, una storia d'amore e politica a Livorno
LIVORNO, Venerdì 25 settembre 2026, ore 17.30, al Circolo ARCI Arena Astra (Piazza Luigi Orlando 39)
Proiezione gratuita del film BERLINGUER. A LOVE STORY, scritto e diretto da Pierpaolo Farina
Al termine della proiezione seguirà un dibattito con il regista Pierpaolo Farina, Gianfranco Francese (Segretario generale CGIL Livorno) e Catia Sonetti (Direttrice ISTORECO). A coordinare l’incontro sarà Chiara Macchi (ARCI Livorno).
Un’occasione per vedere il film e discutere insieme della figura di Enrico Berlinguer, della sua esperienza politica e della memoria di una stagione importante della storia italiana.
L’iniziativa è a ingresso gratuito (fino ad esaurimento posti) ed è promossa da CGIL Livorno, ISTORECO e ARCI Livorno.
Michelangela Barba, presidente di Ebano: al confine tra Ucraina e Romania trafficanti attivi. Le reti mafiose della tratta e dello stupro a pagamento si attivarono [...]
La Follia di Erasmo è tornata. E, dopo cinquecento anni, trova un mondo che si crede più razionale, più libero, più civile. Scopre però che la guerra può chiamarsi pace, la libertà può convivere con il conformismo, la scuola può dimenticare il sapere e la superiorità morale può diventare una nuova forma di arroganza. E […]
The systemd project has officially released systemd 262, delivering another substantial update to the system and service manager used by most major Linux distributions. The final release was tagged on September 22, 2026, following three release candidates earlier in the month.
Systemd 262 introduces improvements across service management, containers, virtualization, encrypted storage, TPM security, networking, journal recovery, system updates, and unattended installations. Among the most interesting additions are the ability to build systemd as a single statically linked PID 1 binary, Intel TDX support in systemd-vmspawn, Live Update Orchestrator integration, improved TPM-backed encryption, and new fallback unit files embedded directly into the systemd manager.
The release also contains a rather unusual development safeguard: an AI/LLM canary intended to help identify code contributions generated by AI that haven't been properly reviewed by a human before submission.
systemd 262 Is Officially Available
The final systemd 262 source was tagged by systemd developer Luca Boccassi on September 22.
The upstream tag identifies commit 8cc40e0c5e9234bf45084751ac53b1fbfe70b492 as systemd v262, following release candidates published throughout September.
The release has already begun reaching Linux distribution development repositories.
Debian accepted systemd 262-1 into Debian Unstable on September 22, while Fedora has prepared systemd 262 packages for Fedora 45.
As usual, the speed at which systemd 262 reaches ordinary users will depend on each distribution's update policy.
systemd Can Now Become a Single Static PID 1 Binary
One of the most interesting changes in systemd 262 is support for building systemd as a single statically linked PID 1 and executor binary.
The feature is primarily intended for extremely small container environments.
Normally, systemd depends on a collection of dynamically linked libraries and supporting components. That architecture makes sense for a complete Linux distribution, but containers sometimes need a much smaller runtime environment.
The new static configuration makes it possible to create a more self-contained systemd executable suitable for minimal container images.
These builds avoid dynamically loading optional libraries and use simplified mechanisms for resolving users and groups rather than relying on the complete Name Service Switch infrastructure.
This doesn't mean normal Linux distributions will suddenly replace their standard systemd packages with a giant static executable. The capability is specifically useful for specialized container and minimal-system deployments.
Hello everyone, this is YOUR Daily Dose of Internet. In this video, we see the worst time to cross the tracks.
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Also in this video, a cyclist has a close call with a freight train, and a horse crashes an outdoor mountain wedding ceremony. Watch a kind turtle flip his stuck friend back over, a giraffe steal a snack bag from a toddler at a drive-through safari, and a fire engine catch on fire. Plus a phone dropping from a ski lift and a whole lot more.
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Welcome to your Daily Dose of Internet where I search for the best trending videos, or videos people have forgotten about, and put them all in one video. I upload 2-3 times a week to keep video quality high. I always ask for permission to share videos that I find!
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Only send in videos that you personally filmed.
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0:00 Intro
0:02 Cyclist Has a Close Call With a Freight Train
0:18 Dog Falls Out of a Car and its Squeaky Toy Sounds like a Scream
0:22 Boo Barn
0:27 Any cat can be a house cat
0:37 Biker Narrowly Avoids Traffic Barrel in Their Path
0:43 Horse Crashes Outdoor Mountain Wedding Ceremony
0:50 golf fail
0:54 Parking lime scooter
1:00 Person Playfully Throws Rice at Husband Instead of Bride and Groom
1:08 Puppy Hilariously Mimics Woman
1:23 scooter fail
1:30 Twin Emerges From Closet
1:36 Not So Smooth Corgi
1:51 Cracker snap
2:03 Kind turtle flips his friend back over when he's stuck on his back
2:18 Pool fail
2:23 Football face hit into goal
2:30 Police interaction with turkey
2:55 sandbag throw fail
3:00 Steam from soil
3:16 Swimmer bumps her nose on pools underwater glass
3:23 Black Cat Has a Striking White Face
3:30 Kitchen worker slips, covers face in flour
3:59 Curious cat perplexed by printer as it sucks in paper
4:14 best golf shot ever
4:36 Giraffe Steals Snack Bag from Toddler in Drive through Safari
4:38 Phone Drops From Ski Lift
4:53 Cat Surprised by Automatic Spray
5:02 Bikini Photoshoot Gone Wrong
5:11 Horse enters house
5:24 Football to the Face
5:28 Bacon ASH
5:43 Wacky pet Shih Tzu makes HILARIOUS face while having fur cut
5:51 Homemade lifejacket
6:03 Fire engine on fire
6:10 Crazy
6:28 Person does a scooter trick at a street scooter competition
6:33 Mechanic makes himself a tooth
6:51 Two Cats Sit on Pizza Box and Refuse to Move
7:08 Vesante
7:17 Pretty lady says good morning
7:32 golf fail
7:56 Server showing up at the worst time
8:09 Insane lightning
8:12 Tiny exhibition
8:59 Pizza grease hack
9:20 Weighing luggage goes wrong
9:26 Ripping a watermelon in half
9:35 Face mask is too real
9:41 Bowl Makes Perfect Snowball
9:55 Duck walk
10:12 Aesthetic video fail
10:18 Fully stripped BMW
10:31 Neighbourhood dad
10:47 Fake ride for kid
11:09 Opening seal on jug
11:26 Bottle backfired
11:32 Biggest tube
11:47 Learning to ride a bike at 30
11:55 tree trimming machine
12:03 Patrick star on icelandic beach
12:11 Pocket jeans
12:49 Guy is playing frisbee against the wind while doing cool tricks
13:03 Person is riding on a picnic table through the park
13:17 Bubble nails
13:26 Canadian shocked at uk supermarket prices
13:52 You can’t drive like this
13:58 Professional wing foiler is winging across the sand dunes
14:07 Water bender
14:20 Small keypad phone plays a Daily Dose of Internet clip
14:29 CD face
14:39 Slay and SLAY sythe
14:44 Guitar horse
14:57 Yellowstone
⚠️ Attenzione Serata rimandata! A causa di un evento che occuperà il Foro Boario per tutta la settimana, la serata su schemesh è spostata da lunedì 12 ottobre a lunedì 19 ottobre, sempre alle 21:00. La data riportata sulla locandina non è più valida.
Lunedì 19 ottobre, dalle 21:00, tornano le serate a tema del LuccaLUG, presso il Foro Boario di Lucca.
Forse in pochi ci avevano pensato, ma dal momento che gli agenti AI navigano sul Web per raccogliere informazioni e compiere operazioni per conto degli utenti, potrebbe essere una buona idea mascherarne le attività per evitare di fornire contesti non voluti a siti web e servizi di cui non sappiamo granché. Bitdefender ha infatti presentato […]
El presidente de Estados Unidos, Donald Trump, recibió este jueves en la Casa Blanca a su par chino, Xi Jinping, en una cumbre que concentró la atención internacional.
Tras la cumbre, ambos líderes dieron una conferencia de prensa en conjunto. Allí, el presidente chino le advirtió a su par estadounidense que ambos países tienen la responsabilidad de desarrollar la Inteligencia Artificial “bajo control humano”.
“Debemos asegurarnos de que siempre esté bajo control humano y sirva al pueblo”, agregó, en medio del debate sobre la seguridad en el desarrollo de la inteligencia artificial se intensificara en los últimos días.
Sobre el cierre de su discurso, planteó que ambos países deben “mantener una postura de no conflicto”. “Saldremos ganando con la cooperación y perderemos en el conflicto”, agregó.
Trump reconoció que en la reunión discutirán temas vinculados a la seguridad en el desarrollo de la IA, a la que se refirió como “superinteligencia”. Según dijo, las decisiones que tomen Estados Unidos y China sobre estos temas pueden ayudar a “promover la paz durante las próximas décadas”.
En paralelo, Trump aseguró que lograron “enormes avances en los problemas que afectan a los dos países” y destacó la creación de una junta de comercio bilateral.
Estados Unidos impuso restricciones a la exportación de determinados chips y tecnologías avanzadas hacia China, mientras el gobierno de Xi Jinping busca acelerar el desarrollo de su propia industria tecnológica.
La posibilidad de establecer mecanismos de comunicación para evitar que un incidente relacionado con estas tecnologías genere una crisis mayor también forma parte de las conversaciones.
«Si nos enfocamos en nuestros intereses comunes, confío en que podamos lograr mucho. La búsqueda de esos intereses comunes ha conectado a nuestros pueblos a través de los vastos océanos, las enormes distancias y las muchas diferencias e incluso nos convirtió en aliados en la Segunda Guerra Mundial», recordó.
La reunión llega después de que Estados Unidos y China acordaran extender una tregua comercial que debía expirar el 10 de noviembre. El secretario del Tesoro estadounidense, Scott Bessent, informó el miércoles que ambos países acordaron prolongarla hasta el 10 de enero, después de conversaciones con el viceprimer ministro chino, He Lifeng.
La situación de Irán también ocupará un lugar en la agenda. Trump busca que China utilice sus vínculos con Teherán para contribuir a una salida al conflicto y aumentar la presión sobre el gobierno iraní. Beijing, que mantiene importantes relaciones comerciales y energéticas con Irán, se opuso a las acciones militares estadounidenses contra ese país.
Otro gran tema será Taiwán, uno de los principales focos de tensión entre ambos gobiernos. China considera a la isla parte de su territorio y rechaza el respaldo militar estadounidense a Taipéi.
Estados Unidos, en tanto, mantiene una política de apoyo a Taiwán y continúa proporcionando armamento para reforzar su capacidad de defensa. La cuestión podría volver a generar diferencias durante la reunión.
El secretario de Estado estadounidense, Marco Rubio, señaló que se analiza la posibilidad de establecer “el equivalente a una línea directa como la que teníamos durante la Guerra Fría” para evitar incidentes que puedan afectar a las economías y sociedades de ambos países o incluso provocar un conflicto entre Estados.
Trump busca además mantener el contacto directo con Xi y pretende que el presidente chino participe en la cumbre del G20 en diciembre, prevista en su resort de Doral, Florida. Xi, por su parte, espera que Trump asista a la cumbre de APEC en noviembre, en Shenzhen, China.
L' 8 ottobre 1985 Francesco Narducci, medico perugino di 36 anni, scompare dopo essere uscito con la sua imbarcazione sul lago Trasimeno. Le ricerche iniziano immediatamente, ma per giorni di lui non viene trovata traccia.
Il 13 ottobre un corpo viene recuperato nelle acque del lago. È quello di Francesco Narducci. La sua morte viene inizialmente ricondotta a un annegamento, ma un passaggio destinato a diventare centrale nelle successive indagini non viene effettuato: sul corpo non viene eseguita un'autopsia.
In questo documentario ricostruiamo quei giorni, dalla scomparsa al ritrovamento del corpo, le testimonianze, gli accertamenti compiuti all'epoca e le circostanze che, molti anni dopo, avrebbero portato la magistratura a riaprire il caso.
Una vicenda sulla quale, nel corso del tempo, sono state formulate ricostruzioni e ipotesi differenti. Nel video distinguiamo i fatti documentati dalle testimonianze, dalle successive ipotesi investigative e dagli elementi rimasti controversi.
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📌 IN QUESTO DOCUMENTARIO SCOPRIRAI
✔️ Chi era Francesco Narducci
✔️ Cosa accadde il giorno della sua scomparsa
✔️ Le ricerche sul lago Trasimeno
✔️ Il ritrovamento del corpo
✔️ Gli accertamenti effettuati dopo il recupero
✔️ Perché non venne eseguita l'autopsia
✔️ Le testimonianze e le anomalie emerse successivamente
✔️ Perché, molti anni dopo, la morte di Narducci tornò al centro di nuove indagini
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📺 QUESTA INCHIESTA FA PARTE DELLA SERIE
Francesco Narducci – Il medico del lago
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Un algoritmo individua un obiettivo, decide di colpirlo e agisce da solo. Poi, interrogato sulle vittime civili, risponde che si tratta di un "danno collaterale accettabile". Non è fantascienza: è uno degli scenari che il prof. Antonio Teti analizza in "Spionaggio 6.0. Intelligence, intelligenza artificiale e nuove dinamiche del potere globale".
Per la rubrica DarkCyber, Manuele Avilloni intervista il prof. Antonio Teti, esperto di cyber intelligence. Con lui parla di come l'IA stia trasformando lo spionaggio e il controspionaggio, del lavoro dell'analista, della guerra cognitiva e della scelta tra sicurezza nazionale e privacy.
CAPITOLI:
2:24 L'IA nelle agenzie di intelligence
5:42 La metamorfosi dell'analista
9:17 Agenti autonomi e "danno collaterale accettabile"
13:35 Analisi predittiva: prevedere crisi e attentati
22:33 IA e controspionaggio
28:27 Sicurezza o privacy? Il modello cinese
34:57 Deepfake e guerra cognitiva
50:17 GTG-1002 e Claude Mythos: l'IA che agisce da sola
56:45 Chi domina l'IA domina il mondo?
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Docker and the CNCF will partner on an open spec to make agent permissions portable
Docker Sandbox Kits let you package an AI agent together with exactly what it is allowed to do, so anyone can pull the same agent with the same limits, review changes to those limits, and enforce them. Now, Docker has published the Docker Sandbox Kit Spec, the open specification behind Kits, under Apache 2.0 and is committing to contributing the spec to the Cloud Native Computing Foundation for neutral governance.
A Kit is an ordinary OCI container image that carries three things: the agent, the tools it uses, and a typed list of everything it asks to reach, such as network hosts, credentials, and volumes. That list lives inside the image, so pinning the image pins the agent and its requests together. A Kit builds, pushes, pulls, signs, and scans like any container image, because it is one.
“Standards are what let an ecosystem move fast without fragmenting, and few companies understand that better than Docker. By delivering Sandbox Kits as standard OCI images, Docker is giving the industry an open, repeatable way to package an AI agent, its tools, and its guardrails as one artifact. OCI is the foundation the cloud native ecosystem is built on, so a standard for agents that builds on OCI reaches the whole ecosystem at once. The CNCF welcomes this, and we’re excited to work with Docker and the community on making it broadly adopted.”
Chris Aniszczyk, CTO of the CNCF
Why the OCI image is not enough on its own
An OCI image tells a runtime how to build and start a piece of software. It has no place to state which hosts that software may call, which credentials it may use, or which files it may keep between runs. Those decisions are made outside the image, at launch: in docker run flags, a Compose file, a CI job, an onboarding doc. For a web service, that was fine. The program was fixed, it needed a network and a port, and the flags rarely changed.
Agents are different. Claude Code and Codex decide at runtime what to do: install packages, call APIs, use credentials, change the environment they run in. So the access they need is granted piece by piece, by hand, usually to get a task unblocked. A few months in, nobody can answer a simple question: what is this agent allowed to do? The answer is spread across shell history, dashboards, and someone’s memory, and it cannot be handed to a teammate or compared with last week.
Every team answers that question on its own today, and every runtime vendor could ship its own format for the answer. That is the fragmentation OCI was created to prevent, and it is why Docker is now proposing one artifact, built on OCI, governed in the open by the CNCF community.
How a Sandbox Kit Spec fills the gap
The Sandbox Kit Spec does not fork or replace any OCI specification. It uses the annotation extension point OCI already defines to carry the agent’s requests in the image manifest. Nothing in a registry, scanner, or signing tool needs to change.
Kits began as a feature of Docker Sandboxes, Docker’s product for running agents inside isolated microVMs, where a Kit defined one sandbox: the agent, its tools, and what it could reach. The Sandbox Kit Spec turns that definition into a standard OCI image and opens the format so any runtime can implement it. Docker Sandboxes is the first runtime that enforces it. It should not be the only one, and under Linux Foundation governance it will not be.
Two things follow for anyone running agents. The answer travels with the agent: a teammate can pull it, a reviewer can diff it, and a conforming runtime can enforce it. And when a new version asks for more, the change shows up as added lines someone can refuse.
Kits from across the ecosystem
Kits for tools from AWS, Box, Datadog, Dynatrace, JFrog, NanoClaw, OpenClaw, Palo Alto Networks, and Snyk are available now, covering cloud, observability, security, artifact management platforms and more.
That is what a shared format makes possible. A database vendor can publish a Kit that connects any agent to its service with the scope it recommends. An agent maker can publish its own Kit, so the request list comes from the people who built the agent. A platform team can publish one for the company, and every engineer starts from the same place.
Containers made software portable. Kits make authority portable: the set of things you deliberately hand an agent travels with the agent, in the same image, and means the same thing wherever a conforming runtime opens it. Docker looks forward to formally submitting Kits to the CNCF and working with the community to ensure Kits further the goal of secure, reliable agentic AI and AI governance.
Build a Kit
If you make a tool that agents use, publish a Kit for it. If you run agents, start from one and share it with your team. The Docker Sandbox Kit Spec, its capability pages, and a worked tour of a real Kit are available at docker/sandbox-kit-spec. If there is a Kit you cannot express, or a rule a runtime cannot implement, open an issue.
Ridurre i costi aziendali non significa necessariamente tagliare personale, servizi o investimenti. Dall'analisi delle spese alla gestione dei fornitori, fino all'automazione dei processi, ecco dieci strategie per eliminare gli sprechi, migliorare la redditività e mantenere la qualità dei prodotti e dei servizi.
Immagine in evidenza rielaborata con l’ausilio dell intelligenza artificiale
Guerre, attacchi informatici e condizioni climatiche al limite della sopportazione: il panorama internazionale restituisce la fotografia di una situazione allarmante, che mette alle strette ministri e premier di tutto il mondo, costringendoli a cercare una soluzione che permetta loro di garantire una continuità governativa anche in presenza di scenari catastrofici, salvaguardando i dati di proprietà del loro paese di appartenenza.
“La crescente instabilità geopolitica, le minacce informatiche e i rischi di concentrazione associati alla localizzazione dei dati stanno spingendo i governi ad andare oltre i modelli tradizionali di sovranità incentrati sulla residenza dei dati”, chiarisce Daniel Nieto, Senior Director Analyst di Gartner, società di analisi specializzata in business e tecnologia, precisando che “questo cambiamento sta aumentando l’attenzione verso strategie operative resilienti come la sovranità dispersa, che separa i dati essenziali, le applicazioni e le infrastrutture dalla geografia fisica, mantenendo al contempo la sovranità attraverso la giurisdizione legale”.
Secondo la società di analisi, per proteggere i propri database da attacchi informatici e non, i governi internazionali sembrano essere sempre più orientati verso la costituzione di ciò che viene definito “ambasciata dei dati”: un’enclave protetta legalmente che, grazie ad accordi bilaterali, consente a una nazione di mantenere infrastrutture digitali critiche su suolo straniero, conservando la piena sovranità e il controllo sui propri dati.
La sicurezza è garantita da una forte crittografia end-to-end, con le chiavi di decrittazione conservate esclusivamente dal paese di origine. Una soluzione che, stando a un recente studio di Gartner, prenderà sempre più piede nel prossimo futuro: si prevede infatti che entro il 2029 almeno il 15% dei paesi situati in regioni geopoliticamente instabili stipulerà accordi formali relativi alle ambasciate dei dati, proprio al fine di garantire la continuità di servizi e operazioni governative. Man mano che i sistemi digitali diventano essenziali per la sopravvivenza di uno Stato, infatti, la resilienza operativa dipenderà sempre più dal controllo giuridico dei dati piuttosto che dalla loro vicinanza fisica.
“I registri governativi critici, tra cui i registri dello stato civile, i titoli di proprietà, i registri fiscali e i libri contabili possono essere replicati in ambienti esterni sicuri e funzionare come estensioni sincronizzate dei sistemi governativi principali”, precisa Nieto. “Questa soluzione contribuisce a garantire che i dati rimangano disponibili e che i servizi possano continuare a funzionare durante un ‘Black sky event’, ovvero quando le infrastrutture critiche nazionali e i sistemi governativi subiscono gravi interruzioni o vengono resi inoperativi”.
Non stupisce, allora, che alcuni dei governi internazionali abbiano già cominciato ad avviare la costituzione delle ambasciate dei dati. Il primo paese ad avere l’intuizione di ricorrere a un sistema di archiviazione digitale fuori dal proprio territorio è stato l’Estonia.
L’ambasciata digitale estone
Era il 2017 quando l’Estonia, dopo anni di riflessioni sul tema, finalizzò l’accordo con il Granducato di Lussemburgo per rendere operativa la sua ambasciata dei dati: un archivio digitale contenente le copie dei database considerati essenziali per il funzionamento e la continuità del paese baltico (il catasto elettronico, il registro della popolazione, il registro delle imprese, il registro nazionale della previdenza pensionistica e via dicendo).
Custodito all’interno di un data center con livello di sicurezza Tier 4 (il più elevato per le strutture di conservazione dei dati), l’archivio è situato fisicamente nel territorio lussemburghese, ma posto sotto il controllo del governo estone. Analogamente a un’ambasciata fisica, la “data embassy” gode di specifiche garanzie di immunità e inviolabilità, il che significa che nessuno, neppure le autorità lussemburghesi, può accedervi senza un’autorizzazione formale.
Quest’ultima è un’ulteriore garanzia per la sicurezza dei database, che rimangono accessibili, sia da remoto sia fisicamente, solo ed esclusivamente ai funzionari estoni autorizzati, a cui è concesso eseguire a distanza solo un numero limitato di azioni. L’intero sistema, per esempio, è progettato per impedire che i dati possano essere cancellati da remoto, e questo per evitare che qualche criminale informatico possa compromettere informazioni sensibili del governo estone. “Se qualcuno mi puntasse una pistola alla testa e dicesse: ‘Cancella tutti i nostri sistemi in Lussemburgo’, non sarebbe comunque possibile farlo”, ha spiegato Allan Allmere, funzionario del governo estone a capo dell’iniziativa dell’ambasciata digitale. “Anche nel caso in cui il nostro nemico più vicino invadesse l’Estonia e riuscisse ad accedere alle nostre sale dati, non potrebbe comunque cancellare ciò che conserviamo in Lussemburgo”.
Ogni dettaglio dell’ambasciata dei dati è pensato per garantirne la massima sicurezza, così da permettere al governo di avere a disposizione i database necessari per mantenere il paese operativo nel caso di cyberattacchi o altri incidenti paralizzanti. L’intuizione di ricorrere a questo sistema di archiviazione dei dati sensibili, avuta qualche anno fa da Taavi Kotka (CIO del governo estone dal 2013 al 2017), è arrivata in seguito a una lunga serie di attacchi informatici solitamente attribuiti a criminali informatici russi.
Tutto è cominciato nell’aprile del 2007, quando l’Estonia è stata colpita per la prima volta da una campagna di attacchi DDoS su larga scala durata circa tre settimane, che provocò pesanti interruzioni a siti governativi, banche e media: “È una questione di sopravvivenza”, aveva raccontato nel 2016 l’allora CIO estone, quando il progetto di ambasciata dei dati era già in fase di sviluppo. “Se dovesse presentarsi il peggiore degli scenari, le ambasciate dei dati consentirebbero al governo estone di continuare a fornire servizi pubblici fondamentali anche qualora non controllasse più il territorio fisico del Paese”.
Pur essendo un paese fortemente digitalizzato già da molti anni, l’idea del sistema di archiviazione sembrerebbe aver preso come ispirazione una versione “old school” dei backup che i diplomatici estoni eseguivano già da tempo. “Salvavamo [le informazioni] su nastri magnetici, poi i nostri collaboratori li riponevano in valigia, salivano su un aereo, volavano verso qualche ambasciata estone in giro per il mondo e li riponevano in una cassaforte”, ha raccontato ancora Allan Allmere. “Il governo estone a quel punto si è chiesto: ‘Ma perché stiamo facendo tutto questo lavoro manualmente?’”. Un quesito che, nel corso degli anni, ha interessato anche altri governi internazionali, che si sono mossi per seguire l’esempio dell’Estonia e mettere al sicuro alcuni dei propri database governativi più importanti.
Monaco, Singapore e India: ambasciate digitali nel mondo
Riconosciuta come modello di resilienza digitale per l’alto livello di sicurezza informatica raggiunto, e per aver elaborato un piano che possa garantire la continuità operativa del paese anche in un ipotetico scenario apocalittico, l’Estonia è stata d’esempio per non pochi governi internazionali. Nell’estate del 2021, il Principato di Monaco è diventato il secondo governo al mondo a ufficializzare un accordo con il Granducato di Lussemburgo per costituire un’ambasciata dei dati a Bissen.
Come nel caso dell’Estonia, il gemello digitale del cloud sovrano monegasco “fungerà da backup sicuro per i dati governativi di Monaco. Data la limitata estensione del territorio monegasco, e la sua vulnerabilità ai disastri naturali (in particolare i terremoti), l’archiviazione locale delle informazioni critiche non rappresentava un’opzione praticabile”, ha spiegato Johannes de Millo Terrazzani, consigliere del Principato. “Inoltre, l’e-ambasciata offre un ulteriore livello di protezione contro potenziali minacce informatiche. Il Lussemburgo garantisce preziose misure di protezione contro questi rischi”.
La scelta dei governi di assicurarsi un sistema di archiviazione al di fuori del proprio territorio, quindi, non è solo legata alla necessità di mettere in sicurezza i propri dati sensibili da attacchi informatici o similari. Come dimostra il caso del Principato di Monaco, la volontà di ricorrere a un’ambasciata digitale può dipendere anche dalla necessità di difendersi da eventuali calamità naturali o da una situazione geopolitica complessa.
Da qualche anno, per esempio, Singapore sta valutando la possibilità di costituire una propria ambasciata dei dati in India, all’interno della GIFT City, il centro finanziario internazionale dello stato del Gujarat. Al momento, però, l’India non sembra avere un quadro giuridico adeguato alla protezione dei dati sovrani archiviati al di fuori dei confini fisici di un paese: “Diverse nazioni, tra cui Singapore e gli Emirati Arabi Uniti, hanno manifestato interesse a istituire ambasciate dei dati in India”, ha spiegato Ketaki Mehta, avvocata specializzata nelle attività di GIFT City. “Tuttavia, l’ostacolo principale rimane l’assenza di un quadro giuridico specifico che garantisca alle ambasciate dei dati un riconoscimento formale e assicuri ai dati in esse conservati l’inviolabilità e l’immunità dalle leggi indiane in materia di perquisizione, sequestro, intercettazione, requisizione o altre forme di accesso da parte delle autorità nazionali”.
Mentre nel Gujarat si progetta di accogliere gli archivi digitali di paesi terzi, l’India è al lavoro con gli Emirati Arabi per avviare una collaborazione che potrebbe permettere in futuro la costituzione di ambasciate dei dati all’interno di strutture ospitate nei rispettivi territori.
“È una situazione vantaggiosa per entrambi i paesi”, ha commentato Sagar Vishnoi, cofondatore e direttore di Future Shift Labs, un’organizzazione no profit con focus su governance dell’AI, diritti digitali e tecnologie emergenti. “L’ambasciata dei dati è un concetto relativamente nuovo, in cui i dati di un paese – come i sistemi cloud, i database e le infrastrutture sicure – possono essere ospitati in un altro paese nel rispetto di specifici quadri normativi e di conformità”. Uno dei principali nodi da risolvere, come anticipato, è quello normativo: “L’idea è che, sebbene l’infrastruttura sia fisicamente situata in un altro Paese, i dati rimangano sotto la sovranità di quello d’origine e siano protetti da potenziali interferenze anche da parte del Paese ospitante”, prosegue Vishnoi. “Ma questi sono aspetti che entrambi i governi, in particolare i ministeri degli Affari esteri, dovranno definire nei dettagli”
Resilienza digitale
Il panorama internazionale parla chiaro: la resilienza di una nazione non è più definita solo dalla capacità di proteggerne il territorio o le istituzioni fisiche, ma anche dalla salvaguardia dei sistemi digitali, che sostengono la governance, le infrastrutture critiche e l’attività economica. In questo contesto, le ambasciate dei dati non devono essere intese come una soluzione di emergenza, bensì come uno strumento strategico in grado di garantire la continuità operativa di un paese quando le sue infrastrutture digitali vengono compromesse.
Lo dimostrano bene tanto il caso dell’Estonia quanto quello dell’Ucraina che, pochi giorni prima dell’invasione russa del febbraio 2022, ha approvato una legge straordinaria per consentire l’archiviazione dei dati governativi critici al di fuori del territorio nazionale: oltre 10 petabyte di informazioni sono state trasferite su un’infrastruttura cloud sicura, così da garantire la continuità delle funzioni governative ucraine nel caso in cui la guerra avesse costretto il paese a una condizione di estrema difficoltà.
Due esempi tutt’altro che isolati, che confermano come l’evoluzione tecnologica abbia creato nei governi internazionali una tale dipendenza dal digitale da richiedere una pianificazione strategica. Data center, piattaforme cloud e infrastrutture di rete non sono solo risorse strategiche, ma anche potenziali obiettivi, tanto per i criminali informatici quanto per le truppe nemiche. Proteggerli, quindi, è diventata una priorità per i governi di tutto il mondo. Il come, per ora, è in fase di lavorazione.
Come funziona un’ambasciata dei dati
Nonostante la funzione delle ambasciate dei dati sia ormai abbastanza chiara, lo stesso non si può dire del loro funzionamento, che coinvolge tanto gli aspetti tecnologici quanto quelli normativi. In una recente nota pubblicata dal think tank asiatico Observer Research Foundation (ORF), Samir Saran e La Toya Waha definiscono le ambasciate dei dati “come un continuum di architetture di resilienza adattabili a diversi contesti di minaccia, relazioni di fiducia e requisiti operativi”. Questo continuum è composto da tre modelli che descrivono un percorso progressivo dalla protezione dei dati alla piena continuità digitale:
il primo modello è il continuity mirroring. “I set di dati critici dal punto di vista operativo, ma non altamente sensibili, vengono replicati continuamente su un’infrastruttura sicura all’estero. Se i sistemi nazionali dovessero diventare indisponibili, i dati replicati forniscono una base rapida per il ripristino”.
il secondo è la data embassy: l’ambasciata dei dati come l’abbiamo fin qui raccontata. “I dati sensibili dei sistemi governativi vengono archiviati in una struttura localizzata sul territorio di un paese partner e legalmente protetta da un accordo bilaterale“.
il terzo modello estende il concetto dai dati al calcolo. “Anziché limitarsi a proteggere le sole informazioni”, scrivono Saran e Waha, “i partner di fiducia riservano una capacità di calcolo sicura che può essere attivata per eseguire carichi di lavoro fondamentali, per il governo o per le infrastrutture critiche, quando la capacità nazionale è compromessa o distrutta. Questo modello di ‘calcolo ombra’ è per ora in gran parte concettuale, ma riflette il prossimo passo logico nella pianificazione della resilienza”.
Nessuno di questi modelli richiede la condivisione ordinaria di informazioni altamente classificate. Come riferiscono i due esperti dell’ORF, infatti, l’obiettivo di queste azioni “non è quello di esportare i segreti più sensibili di uno Stato, ma di garantire che i governi, gli operatori delle infrastrutture critiche e le società che essi servono possano continuare a funzionare in caso di interruzioni strategiche”. Resta da vedere se i governi di tutto il mondo saranno in grado di sostenere un progetto tanto ambizioso.
Nueva York / Buenos Aires. – El presidente Javier Milei aseguró este miércoles 23 de septiembre de 2026 que Argentina se ha convertido en “la nueva tierra prometida” para quienes deseen invertir. La declaración se produjo durante su estadía en Nueva York, donde participa del 81.º período de sesiones de la Asamblea General de las Naciones Unidas, al responder a una consulta periodística sobre si se concretarían inversiones en el país.
El ministro de Economía, Luis Caputo, añadió: “Como decimos con el presidente, tenemos una suerte de cobertura de hedge natural (cobertura natural), porque si la situación mundial se pone aún más tensa, bueno, más van a demandar estas cosas”.
La frase de Milei recupera una expresión que, años atrás, empleó de manera reiterada el rabino Sergio Bergman, quien fuera ministro de Ambiente y Desarrollo Sostenible (y luego secretario) durante la gestión de Mauricio Macri (2015-2019). Bergman, rabino de la Congregación Israelita Argentina y fundador de la Fundación Argentina Ciudadana, se refirió en múltiples oportunidades a la Argentina como “tierra prometida”. En una entrevista de diciembre de 2009 con el diario La Nueva, afirmó que “la tierra prometida, para el rabino Sergio Bergman, es la Argentina” e instó a los jóvenes a comprometerse para construirla, señalando que quizás los adultos no lleguen a verla plenamente. En conferencias y textos como “Argentina ciudadana: del paraíso perdido a la tierra prometida”, planteó que el país, fundado en los valores de la Constitución, constituye esa tierra de promesa, aunque la mayor restricción “somos los mismos argentinos”.
Acompañado por el ministro de Economía, Luis Caputo, el mandatario enfatizó el atractivo de las políticas económicas actuales. Caputo amplió el mensaje: “Lo que más atrae el presidente y las políticas que estamos llevando a cabo es inversiones en la economía real, que eso es lo que el país necesita y el mundo”. Agregó que “hoy el mundo necesita todo lo que Argentina tiene ventaja comparativa, que es energía, minerales críticos, alimentos, talento humano”, y habló de una “cobertura natural” ante tensiones internacionales. “Hay muchas cosas que van a venir… el nivel de inversiones en la economía real va a ser fenomenal”, concluyó.
Una de las declaraciones más polémicas circuló en videos de finales de 2017, cuando Bergman era funcionario. En ellas sostuvo que Argentina, “como tierra prometida”, debía entenderse también como sagrada “para ser partida y repartida”, en analogía con el origen del Estado de Israel en la partición de 1947 por las Naciones Unidas. Esas palabras generaron fuertes críticas en sectores opositores y medios, que las vincularon a una injerencia indebida sobre la soberanía territorial.
La coincidencia en la metáfora bíblica —“tierra prometida”— vuelve a poner sobre la mesa, casi una década después, un lenguaje cargado de resonancias religiosas e históricas en la política argentina.
This is to announce parted-3.8, a stable release. This is the same as the
3.7.14 alpha release except that gnulib has been updated.
The full set of changes since parted 3.7:
Brian C. Lane (21):
maint: post-release administrivia
README-release: Fix typos in doxygen instructions
Cleanup zero as null pointer constant warnings
libparted: Catch FAT metadata triggered errors
resize: Make sure 32bit build cannot overflow frag_count
resize: Make sure hfsc_new_cachetable cannot overflow on 32bit
fdasd: Make sure data set name is positive
parted: Fix partition number allocation in do_print
maint: Update to latest gnulib and bootstrap script
maint: Update copyright statements to 2026
NEWS: Update news for next release
version 3.7.13
maint: post-release administrivia
hurd: Fix gnu_read problems with block size > 512b
NEWS: Update news for next release
maint: Update to latest gnulib
version 3.7.14
maint: post-release administrivia
maint: Update to latest gnulib
NEWS: Releasing stable version 3.8
version 3.8
Colin Watson (1):
maint: Distribute Doxyfile
Victor Couty (1):
Adding support for ExFAT filesystem
Verify the SHA256 checksum with either sha256sum, sha256, or
'shasum -a 256'.
Verify the SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 -l 256 --base64'
from coreutils-9.8.
Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact. First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball. Then, run a command like this:
The signature should match the fingerprint of the following key:
pub ed25519/FF9868A2D488A5A9 2026-04-14 [SC]
Key fingerprint = 872F 3A8A 0B84 905A FFBC 8766 FF98 68A2 D488 A5A9
uid [ultimate] Brian C. Lane <bcl@redhat.com>
If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.
or run this command from a git-cloned parted directory:
git shortlog v3.7.14..v3.8
This release was bootstrapped with the following tools:
Autoconf 2.72
Automake 1.18.1
Gettext 0.25.1
Gnulib 2026-09-23 0b416a8a26dbdaea4f413d4fb0c41ef8ea846e4d
Gperf 3.2.1
NEWS
Noteworthy changes in release 3.8 (2026-09-23) [stable]
We are excited to announce EncryptFest, a global encryption and privacy-focused event on Sunday, October 25, 2026 from 13:00–15:00 Eastern Daylight Time (17:00–19:00 Coordinated Universal Time). Please register!
Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)
Testing at NASA’s Ames Research Center in California’s Silicon Valley in March 2026 demonstrated autonomous technology that could identify an incursion – a vehicle, wayward suitcase, or other runway obstacle that could impact an aircraft’s safe landing.
NASA/Brandon Torres-Navarrete
NASA’s researchers know that when you settle into your seat on a commercial flight, you expect a smooth takeoff, views over the clouds, a steady descent, and hopefully an early arrival at your destination. But when your flight gets delayed on the tarmac instead of lifting off, or it ends up in a holding pattern rather than landing on time, things start to change. Your experience goes from smooth to anxiety-inducing as you worry about making your connection or getting home in time for dinner.
Large airports are among the busiest, most complex environments in aviation, with aircraft, ground crews, and service vehicles sharing crowded taxiways. Researchers at NASA’s Ames Research Center in California’s Silicon Valley recently worked with Boeing to advance three types of field tests – digital taxi information, safe taxiway, and safe runways – that could lead to safer, more efficient runway environments at airports.
During the digital taxi tests, pilots were given taxiway guidance directly on cockpit displays or tablets, instead of verbally from air traffic controllers. Aircraft autonomously followed digital routes while researchers monitored a suite of sensors designed to identify vehicles or other aircraft impeding the taxi path and runway. The system reduced pilot and air traffic controller workloads and the risk of verbal errors.
Safe runway technology testing can also improve situational awareness for approaching aircraft. While preparing to land a Boeing aircraft during testing, the same sensors successfully flagged a vehicle on the runway, providing additional awareness to ensure pilots could avoid potential collisions or other safety concerns.
Together, these NASA capabilities aim to reduce miscommunication, ease pilot workloads, and keep airport traffic moving smoothly. Future testing will integrate the sensor and digital taxi systems into a simulated air traffic control environment to evaluate how the technologies can benefit overall management of the airspace.
For years, NASA has worked to improve your experience when flying by developing new technologies to modernize the commercial airline system. Key NASA technologies streamline and digitize the flying experience – from the departure gate, to the skies, to your safe arrival at your destination.
“Aviation safety is key to NASA’s research,” said Parimal Kopardekar, director of NASA’s Airspace Operations and Safety project. “Technology that can provide additional autonomy and support a future airspace with multiple aircraft operating in harmony is key to advancing the National Airspace System.”
NASA’s research innovations continue after your flight takes off. Modern flights constantly respond to shifting weather, turbulence, and traffic. Even small changes in direction or altitude can affect when a plane arrives. These changes can force flights into holding patterns while air traffic controllers attempt to rebalance the busy airspace.
NASA’s air traffic management researchers have been working for years to reduce those situations. In a 2025 collaborative effort with Boeing, United Airlines, and international partners, NASA evaluated real‑time trajectory sharing on domestic and transoceanic flights.
During that testing, a United Airlines Boeing 737 aircraft shared frequent flight information with airline operations centers and air traffic control. NASA used the data to understand how frequently those updates should be sent and what details matter most for generating accurate arrival predictions. Better information helps controllers sequence traffic more precisely, which means fewer holding patterns and more direct descents for passengers.
Digital rerouting technology could reduce workloads for controllers, suggesting new routes to prevent or avoid delays without the back-and-forth needed to adjust flight paths manually.
NASA
Pre-departure rerouting technology and digital exchange tools developed at NASA allow dispatchers and controllers to see the same digital picture of flights preparing to depart.
When a better route becomes available, controllers could coordinate the change digitally instead of relying on verbal communication between pilots, controllers, and dispatchers. The technology could lead to fewer delays, reduced fuel consumption, and more predictable operations for passengers.
NASA has now transferred the routing technology to the Federal Aviation Administration (FAA) and airlines will continue to test it. These tools build on decades of NASA contributions to national airspace modernization.
In coordination with the FAA, NASA has advanced automation concepts, improved how arrival and departure flows are managed, and introduced data‑driven software that commercial airlines use every day.
By working closely with airlines, manufacturers, and global partners, NASA is helping to improve every phase of flight to make air travel safer and more reliable, now and in the future.
#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1197: La F208 è una delle strade più selvagge e impegnative dell’Islanda.
Non è semplicemente una strada sterrata che attraversa le Highlands: qui il paesaggio cambia continuamente, i guadi diventano parte del percorso e basta poco perché una strada apparentemente semplice si trasformi in una vera sfida.
In questo episodio affrontiamo la F208 con Valentino, il nostro camion 4x4, entrando sempre più nel cuore dell’Islanda più isolata e lontana da tutto.
Tanti kilometri di nulla, fiumi da attraversare, piste di roccia e paesaggi che sembrano appartenere a un altro pianeta. Ma soprattutto la consapevolezza che, qui, non puoi semplicemente fermarti e aspettare che qualcuno venga ad aiutarti.
Questo è il viaggio sulla F208: una delle strade che più di tutte raccontano cosa significa davvero attraversare le Highlands islandesi.
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Hours before Chinese President Xi Jinping arrived in the US for a high-stakes summit, US Secretary of State Marco Rubio moved to restrict visas for those who “engage in or facilitate” birth tourism, a practice the Trump administration has increasingly accused China of.
“By restricting visa issuance of those who both engage in and profit from this fraud, we are sending a clear message: the United States will not allow foreigners to exploit our immigration system and violate the sanctity of US...
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Unrivalled Xi-Trump summit analysis: get real-time updates and exclusive boots-on-the-ground reporting from our US and China bureaus. Subscribe now with great savings to stay ahead.
President Xi Jinping met US President Donald Trump at Maryland’s Joint Base Andrews airbase, in the first face-to-face talks between the Chinese and American leaders since Trump visited Beijing in May.
On this first...
An image from NASA's Hubble Space Telescope of galaxy cluster MACS J0417 is part of repeated observations to monitor for the reappearance of supernova Athena, which can help astronomers measure the expansion rate of the universe.
Ubuntu administrators running containerized workloads have a new Linux kernel security problem to watch closely. Public exploit code is now available for CVE-2026-80521, a Linux kernel use-after-free vulnerability that can allow an unprivileged process inside a container to escape and obtain root privileges on the underlying host.
Security firm DepthFirst published its research and exploit on September 22, 2026, demonstrating the attack against Ubuntu 26.04 LTS. The underlying Linux kernel vulnerability had already been fixed upstream on August 6, but as of September 23, Ubuntu's security tracker still lists the main kernel package in Ubuntu 26.04 LTS as "Vulnerable, work in progress," while Ubuntu 24.04 LTS is also listed as vulnerable.
The situation is particularly important for Docker, Kubernetes, cloud infrastructure, and other environments that run potentially untrusted workloads because the vulnerable kernel functionality can be reached through ordinary operations available inside standard containers.
There is currently no confirmed evidence that CVE-2026-80521 is being actively exploited in real-world attacks, and the vulnerability isn't listed in CISA's Known Exploited Vulnerabilities catalog. The availability of working public exploit code nevertheless makes the patch gap considerably more important.
CVE-2026-80521 Is a Linux Kernel Vulnerability
Although Ubuntu is receiving much of the attention because the newly published exploit specifically targets it, CVE-2026-80521 is fundamentally a Linux kernel vulnerability.
The problem exists in the kernel's AF_UNIX socket subsystem, specifically within its garbage collection mechanism.
AF_UNIX sockets, commonly called Unix-domain sockets, provide local inter-process communication between applications running on the same system.
Unlike conventional network sockets, they don't need to communicate across a network. They are widely used by Linux applications and services for fast communication between local processes.
They also support passing file descriptors between processes through SCM_RIGHTS messages, and it is the kernel's management of these references that creates the conditions for CVE-2026-80521.
A Race Condition Leads to Use-After-Free
At the technical level, CVE-2026-80521 involves a race condition inside the AF_UNIX garbage collector.
The kernel needs to track references between Unix sockets when file descriptors are passed between processes. Circular references can develop, where one socket effectively references another while that socket references something else in the same group.
Linux represents these relationships internally and periodically determines which references can safely be removed.
Quando si parla di canapa nei materiali compositi, il punto non è costruire oggetti “interamente di canapa”, ma capire quanto una fibra vegetale possa sostituire rinforzi sintetici mantenendo prestazioni meccaniche adeguate, o addirittura migliorandole. Uno studio pubblicato nel Journal of Materials Engineering and Performance ha analizzato proprio questa possibilità attraverso laminati sottili ibridi realizzati con …
The last six months has seen important improvements to PeeringDB. We've added in page maps for searches of interconnection facilities and improved the data quality for AS-SET names.
Oggi utilizzo la nuova piattaforma di coding per mostrare come calcolare la radice quadrata di un numero x attraverso il metodo di Netwon-Raphson. L'obiettivo è sia mostrare come lavorare con la nuova piattaforma di coding, e sia mostrare un classico esempio di calcolo numerico, una importante branca del sapere umano che si trova nell'intersezione tra matematica applicata e informatica.
Se sei interessato a questo e tanti altri progetti pratici per imparare a programmare per accedere alla piattaforma di coding puoi trovare tutte le informazioni su esadecimale.it.
Il progetto Esadecimale nasce per offrire il migliore spazio di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano.
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FURTI DI VALIGIE ALLA STAZIONE TRASTEVERE: Ecco come agiscono i ladri (e come difendersi)
Siamo andati alla stazione di Roma Trastevere, uno dei punti di snodo più usati dai turisti per raggiungere il centro, purtroppo tristemente nota per episodi di degrado, violenza e, soprattutto, furti di bagagli.
⚠️ Il "metodo" dei ladri di valigie
Il sistema è collaudato e sfrutta la quasi totale assenza di filtri sui binari:
In partenza: I borseggiatori salgono sul treno con voi e, un secondo prima che le porte si chiudano, afferrano la valigia e scappano sulla banchina.
In arrivo: Appena scesi dal treno, vi distrate un attimo poggiando la valigia? Loro la prendono, salgono a bordo un istante prima della chiusura delle porte e scappano via con il treno.
Rimanere senza bagagli appena arrivati in città — o peggio, prima di ripartire per tornare a casa — è un danno enorme: non significa solo perdere vestiti ed effetti personali, ma anche ricordi e la serenità del viaggio.
Cosa abbiamo scoperto sul posto: la sicurezza c'è?
Durante il nostro sopralluogo iniziale l'assenza di controlli sembrava evidente, ma la realtà è diversa. A un certo punto abbiamo assistito all'intervento dei Carabinieri in borghese, che hanno fermato e portato via una persona sospetta sulla banchina.
Le divise servono da deterrente, ma per cogliere i ladri sul fatto ed effettuare veri arresti, la presenza di agenti in borghese è fondamentale.
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China’s ambassador to the United States has hailed President Xi Jinping’s coming state visit as a “historic milestone” for bilateral and international relations.
Xie Feng’s remarks came just as Beijing unveiled stringent new regulations on fentanyl, in a clear move to build diplomatic momentum ahead of the Xi-Trump summit in Washington.
Under the strategic guidance of both leaders, the “giant ship” of China-US relations would continue to “break waves and sail ahead” along a trajectory of “mutual...
Tesla CEO Elon Musk described Chinese President Xi Jinping as “a great leader” and “very capable” during an interview with China’s state broadcaster on Wednesday, just hours before Xi left China for a summit with US President Donald Trump.
“He seems like a great leader. Under his tenure, China has prospered immensely. I’ve seen it first hand,” Musk said in one of a series of videos posted on CCTV’s social media account.
“And it’s also obvious to see just walking around the streets, the …...
China’s industry minister is set to lead Anhui province, a key semiconductor hub, in the latest personnel reshuffle within the Communist Party.
Li Lecheng, 61, has served as minister of industry and information technology since April 2025.
State news agency Xinhua reported on Wednesday that Li had been appointed the party secretary of Anhui and a member of its standing committee, taking over both roles from Liang Yanshun.
Liang, Anhui party chief since June 2024, retains his role as party...
Dopo il successo dell’edizione 2022, Sister Act Il Musical illuminerà l’apertura della stagione 2026/2027 del Teatro Nazionale – Italiana Assicurazioni di Milano!
Deloris Van Cartier, cantante di night club costretta a nascondersi sotto protezione della polizia, troverà rifugio nel posto più inaspettato: un convento. Sotto le spoglie di Suor Maria Claretta, porterà una ventata di energia travolgente… mettendo a rischio la sua stessa sicurezza
Dall’8 ottobre 2026 al 16 gennaio 2027 Teatro Nazionale – Italiana Assicurazioni, Milano
Tratto dall’iconico film del 1992, il musical racconta la storia di Deloris Van Cartier, cantante di night club costretta a nascondersi sotto protezione della polizia dopo aver assistito a un omicidio. Il suo rifugio? Un convento, fatto di regole rigide e guidato da una severa Madre Superiora. Qui, sotto le spoglie di Suor Maria Claretta, Deloris porterà una ventata di energia travolgente, trasformando un coro un po’ stonato in un fenomeno capace di attirare l’attenzione persino del Papa… ma mettendo a rischio la sua stessa sicurezza.
A firmare il ritorno è lo stesso team creativo che ne ha decretato il successo: la regia di Chiara Noschese guida nuovamente l’adattamento italiano del musical di Cheri Steinkellner e Bill Steinkellner, con i testi originali di Glenn Slater e le musiche dell’otto volte Premio Oscar Alan Menken, nella traduzione di Franco Travaglio.
A completare questo ritorno di eccellenza sono le coreografie di Nadia Scherani e la direzione musicale di Andrea Calandrini, per riportare in scena lo stesso standard qualitativo che ha conquistato il pubblico.
Tra scenografie spettacolari che spaziano dal convento al night club e una colonna sonora irresistibile che mescola soul, funk e disco, Sister Act – Il Musical si conferma uno show travolgente, capace di conquistare il pubblico di tutte le età con risate, emozione e pura energia.
NOTE DI REGIA
Sono molto felice di poter riportare in scena ‘Sister Act’ perché è una storia che parla di noi, di quanto ancora abbiamo bisogno di riscatto, di accoglienza, di sentirci parte di qualcosa. Sono temi che non passano mai di moda, anzi: più il tempo va avanti, più sembrano urgenti. Sul palco ci saranno musiche bellissime e un cast che ha lavorato con tutto il cuore. Il pubblico si troverà a ridere e poi, senza accorgersene, a commuoversi. Le scenografie ci conducono dentro la città e nel silenzio del convento, un mondo con regole che Deloris non avrebbe mai immaginato di dover affrontare. È una storia che vive sul palco grazie a chi la interpreta ogni sera. Ogni parola, ogni nota, ogni passo di danza è un pezzo del cammino di Deloris verso sé stessa, e il pubblico fa quel cammino insieme a lei, scoprendo insieme a noi tutto quello che ‘Sister Act’ ha ancora da dire.
The Number Resource Organization has increased its financial contribution to the Internet Governance Forum (IGF) to US$100,000 following the establishment of the IGF as a permanent forum of the United Nations.
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Nelle stesse settimane in Abruzzo notizie di pedopornografi arrestati con «ingente materiale», abusi pedofili contro familiari e persino ragazzi autori di immagini pedopornografiche con l’aiuto [...]
Hello everyone, this is YOUR Daily Dose of Internet. In this video, a nose wax trick goes wrong...
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Also in this video, a musician gets his nose cleaned while he has a harmonica in his mouth, and a truck suddenly sinks into a hidden drain. Watch a man display superhuman strength to stop a moving van, cops take a tumble chasing a runaway sheep, and a dolphin swim in bioluminescent water. Plus a daredevil performing gymnastics under a hot-air balloon and a whole lot more.
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0:02 Musician and singer gets his nose cleaned while he has a harmonica in his mouth
0:13 Girl Scared Freddy Krueger
0:18 fastest way to hotdog
0:26 Table magic
0:50 Brick Crossing Hack Stops Traffic on Busy City Street
1:08 Team work win
1:13 Ran out of gas
1:25 truck suddenly sinking into hidden drain
1:42 Hair Fire Bday Candles
1:52 Guy Accidentally Throws Neighbors Package onto Roof
2:06 Dog Attacks Lizard From Nowhere
2:11 Skier Returns Phone to Snowboarder After Fall
2:31 Vocal Cat Running Down Stairs
2:43 funny magic trick
3:14 Pool Skim Basket
3:21 Daredevil Athlete Performs Gymnastics Under Hot-Air Balloon
3:32 Mom Finds Toddler Sleeping Upside Down Inside Jute Bag
3:43 golf cart slipped
3:54 Throwing football across American/Canadian border
4:08 Muddy festival
4:22 Baby Breaks Glass of Milk
4:32 Pizza fail
4:54 Boat's glass
5:00 Thomas the tank remains
5:10 Near crash
5:19 Robot Fight Mode Selected
5:36 Helping guest
5:43 Woman tries to get into car
5:56 Kid Hits Mom With Toy
6:01 Dad joke in Uber
6:16 breadsticks never got cut
6:20 Car Retrieval Dunk
6:34 Man displays superhuman strength to stop moving van
6:45 Dolphin swimming in bioluminescent water
6:54 Dog Pushes Boy Onto Electric Fence
7:04 Dog looks over
7:15 kid prank on grandma
7:24 Fry pan
7:40 3D printed go kart
8:05 Opera at drive thru
8:22 cracking a coconut with my hands
8:31 Saving ball from goal
8:38 Police officer misunderstanding
9:10 Fliteboard racing fail
9:19 People discover that lemon juice erases yellow highlighter
9:28 Laughing in the sink
9:41 Goat in car
9:57 skateboarding fail
10:14 Cops Take a Tumble Chasing Runaway Sheep
10:26 Magician Fools Everybody With Phone Trick
10:43 Ruh roh
11:15 Flight Path Mona Lisa
11:28 Incredible strength
11:42 basketball fail
11:48 Harmonizing with fire alarm
12:02 Floating in water
12:14 Clothes freeze
12:33 Dad is being funny on the lawnmower to make daughter laugh
12:38 Wasn't expecting that
12:46 Trooper Slips and Slides Back to Vehicle on Icy Montana Road
12:52 Kid made shoe out of ice
13:09 Martha's Vineyard is the place to be
13:20 Full body exosuit
13:36 Asking to do the jingle
13:37 Weird feet
13:41 giraffe eats whole bag
13:58 Trying to carry pints on a boat
14:11 Eating food prank
14:27 Can't park here
14:45 Bird thinks berry is real
14:55 Put the wrong shoes on
15:09 North Pole
Beijing has appointed a new party chief in Tibet as the Communist Party shuffles regional leaders ahead of its 21st national congress.
Hu Changsheng, 62, will serve as the party secretary of Tibet autonomous region, leaving his post as party secretary of Gansu province to Wu Xiaojun, 60, currently the party chief of Qinghai province.
Meanwhile, Luo Dongchuan, 60, Qinghai’s governor, will succeed Wu as party secretary of the province.
The 21st party congress is expected to be held next year and...
Prende il via EOSC-CONNECT, il progetto europeo finanziato da Horizon Europe che punta a rafforzare la Federazione European Open Science Cloud (EOSC) collegando 14 nodi nazionali all’infrastruttura europea.
With RIPE 93 fast approaching, the RIPE Chair Team shares updates on policy and Working Group activity, the Code of Conduct Team document, and recent events across the Internet community.
Reports that Taiwanese officials have been asked to scale back visits to Washington have sparked debate over whether the island’s ties with the United States remain as “rock solid” as Taipei has maintained.
The New York Times reported on Monday that some Taiwanese officials travelling to the US had been told by Trump administration officials to “curtail their visits to research groups in Washington”.
The report came as US President Donald Trump prepared to host Chinese leader Xi Jinping for a...
When Xi Jinping sits down with US President Donald Trump in Washington on Thursday, the Chinese leader’s side of the table will be filled with senior aides bringing extensive policy expertise.
China’s Ministry of Foreign Affairs confirmed on Monday that Xi would pay a state visit to the United States from Wednesday to Friday.
The trip – Xi’s first state visit to Washington since 2015 – will also mark his second face-to-face meeting this year with Trump, as the world’s top two economies seek to...
A governance structure is strongest when the responsibilities written down on paper match the responsibilities exercised in practice. This proposal to change the RIPE NCC’s governance structure is intended to make sure that they do.
Dal 26 settembre al 1° novembre 2026 torna a Milano ZuccaLand, l’appuntamento autunnale ospitato all’Oasi Ca’ Granda, in Via Giuseppe Ripamonti 428.
Per l’occasione il frutteto si veste dei colori dell’autunno e diventa un grande campo di zucche, con giochi, laboratori creativi, picnic e tante attività pensate per grandi e bambini. Per chi desidera immergersi nell’atmosfera tipica dell’autunno senza lasciare Milano, ZuccaLand rappresenta uno degli appuntamenti più caratteristici della stagione. L’esperienza richiama i tradizionali pumpkin patch: si passeggia tra le zucche, si sceglie la propria preferita, ci si diverte con giochi ispirati alla vita di campagna e si può trascorrere qualche ora all’aria aperta con un picnic nel verde.
Chi vuole completare il proprio programma autunnale può abbinare la visita agli altri appuntamenti dedicati ad Halloween e alla stagione autunnale in programma a Milano.
ZuccaLand: un angolo d’autunno nel cuore di Milano
ZuccaLand Milano 2026 prende vita all’interno dell’Oasi Ca’ Granda, realtà agricola e naturalistica situata nel Parco Agricolo Sud Milano. Con l’arrivo dell’autunno, il frutteto cambia completamente aspetto: zucche, balle di paglia, scenografie fotografiche e installazioni stagionali creano un ambiente pensato per famiglie, bambini e gruppi di amici. L’esperienza non si limita quindi alla semplice raccolta delle zucche. Lo ZuccaPass permette di entrare nell’area dedicata, partecipare alle attività proposte e scegliere una zucca da portare a casa come ricordo della giornata.
Giochi, laboratori e attività per tutta la famiglia Il programma di ZuccaLand comprende numerose attività ispirate alla campagna e al mondo autunnale. Tra queste ci sono il labirinto di paglia, la pista con i trattorini, la corsa con le carriole, il bowling contadino, il lancio degli anelli, i giochi dedicati alle zucche e il tiro a segno. Non mancano inoltre photo booth e installazioni a tema autunnale, mercatini con produttori agricoli e artigiani e gli ZuccaLab, laboratori creativi compresi nel biglietto. I laboratori vengono proposti a rotazione direttamente durante la giornata e sono accessibili fino al raggiungimento del numero massimo di partecipanti previsto per ciascun turno. Una formula particolarmente adatta alle famiglie con bambini, ma anche a chi desidera semplicemente trascorrere qualche ora immerso nella natura e nei colori dell’autunno.
Picnic, aperitivi e prodotti agricoli a Km Zero La giornata può proseguire anche al di fuori del campo di zucche. All’Oasi Ca’ Granda è infatti possibile aggiungere all’esperienza un cestino picnic e rilassarsi tra il frutteto, i prati e gli spazi verdi della struttura. L’obiettivo è trasformare una semplice visita al pumpkin patch in una vera giornata all’aria aperta, con la particolarità di trovarsi ancora all’interno della città di Milano. Nel corso della stagione sono inoltre previsti mercatini agricoli e appuntamenti dedicati ai prodotti dell’Oasi e alle produzioni locali.
ZuccaLand Milano 2026: date, orari e informazioni Dove: Oasi Ca’ Granda, Via Giuseppe Ripamonti 428, Milano Periodo: dal 26 settembre al 1° novembre 2026 Giorni di apertura: sabato e domenica Orario: dalle 10:00 alle 18:00 Ingressi: organizzati in fasce orarie ogni ora La fascia prenotata stabilisce l’orario di ingresso. Una volta entrati, è possibile rimanere all’interno dell’area fino all’orario di chiusura. L’accesso generale all’Oasi Ca’ Granda è gratuito, mentre per entrare nell’area di ZuccaLand e partecipare alle attività è necessario acquistare lo ZuccaPass.
Prezzi ZuccaLand Milano 2026 ZuccaPass singolo – 15 € Comprende l’ingresso per una persona, una zucca e le attività ZuccaLand. ZuccaPass 3 persone – 38 € Comprende l’ingresso per tre persone, una zucca e le attività ZuccaLand. ZuccaPass 4 persone – 45 € Comprende l’ingresso per quattro persone, due zucche e le attività ZuccaLand. Zucca extra – 10 €
È possibile acquistare una zucca aggiuntiva, fino a esaurimento disponibilità. Bambini, animali, passeggini e parcheggio I bambini nati dal 2024 possono entrare gratuitamente e non è necessario registrarli. I cani sono ammessi, purché vengano sempre tenuti al guinzaglio. È possibile accedere anche con i passeggini, tenendo presente che alcuni tratti dell’area agricola potrebbero essere meno agevoli. È inoltre disponibile un parcheggio gratuito, fino a esaurimento dei posti. In caso di pioggia, la prenotazione può essere spostata su un’altra data disponibile.
Dove raccogliere le zucche a Milano nell’autunno 2026 Uno dei punti di forza di ZuccaLand è proprio la sua posizione: per vivere l’esperienza di un vero campo di zucche non è necessario organizzare una gita fuori porta. Pur rimanendo a Milano, ci si ritrova in pochi minuti circondati da frutteti, campi e spazi agricoli. La protagonista assoluta rimane naturalmente la zucca. Una volta entrati nel campo, è possibile scegliere quella prevista dal proprio ZuccaPass e portarla a casa al termine della visita. Una proposta semplice e originale per famiglie, bambini e gruppi di amici che desiderano celebrare l’arrivo dell’autunno senza allontanarsi dalla città.
Come prenotare ZuccaLand Milano Per partecipare è consigliabile acquistare anticipatamente lo ZuccaPass, selezionando la giornata e la fascia oraria preferita. Le prenotazioni e tutte le informazioni ufficiali sono disponibili sul sito dell’Oasi Ca’ Granda.
Domande frequenti su ZuccaLand Milano 2026
Quando apre ZuccaLand Milano 2026? L’evento è previsto ogni sabato e domenica dal 26 settembre al 1° novembre 2026, con apertura dalle 10:00 alle 18:00.
Quanto costa ZuccaLand? Lo ZuccaPass individuale costa 15 €. Il pacchetto per tre persone costa 38 €, mentre quello per quattro persone costa 45 €. Una zucca aggiuntiva può essere acquistata al prezzo di 10 €.
Dove si trova il campo di zucche? ZuccaLand viene allestito presso Oasi Ca’ Granda, in Via Giuseppe Ripamonti 428 a Milano, all’interno del Parco Agricolo Sud Milano.
I laboratori creativi sono compresi nel prezzo? Sì. Gli ZuccaLab sono inclusi nello ZuccaPass e vengono organizzati a rotazione durante la giornata, fino all’esaurimento dei posti disponibili per ciascun turno.
L’ingresso all’Oasi Ca’ Granda è gratuito? Sì. L’accesso generale all’Oasi è gratuito. Per entrare nell’area allestita di ZuccaLand e prendere parte alle attività è invece necessario essere in possesso dello ZuccaPass. Informazioni aggiornate al 18 settembre 2026. Date, orari, prezzi, disponibilità e modalità di partecipazione potrebbero subire variazioni.
Per le informazioni aggiornate e le prenotazioni è consigliabile consultare il sito ufficiale di Oasi Ca’ Granda. https://www.oasicagranda.it/eventi
RIPE NCC, ITU and Permanent Mission of Lebanon brought the diplomatic community together in Geneva to connect Internet policy with practical implementation.
RIPE NCC, ITU and Permanent Mission of Lebanon brought the diplomatic community together in Geneva to connect Internet policy with practical implementation.
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Episodio 1196: Pensavamo di essere pronti a tutto a bordo del nostro camion 4x4, ma l'interno dell'Islanda sa sempre come rimetterti al tuo posto. In questa giornata abbiamo deciso di abbandonare le tracce principali per avventurarci in alcune delle deviazioni più selvagge e impegnative del deserto centrale, la leggendaria zona di Sprengisandur. Nonostante il via libera dei Ranger, le condizioni della pista, i guadi profondi e i terreni lavici hanno messo a dura prova il nostro mezzo, cambiando completamente la nostra idea di viaggio in questa terra incredibile. Una giornata intensa, imprevedibile e ricca di decisioni cruciali dove sbagliare traiettoria non era un'opzione.
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Dopo il ritorno dall'Avana nel 1947, Lucky Luciano è costretto a stabilirsi definitivamente in Italia. Ma la sua storia è tutt'altro che conclusa.
Sorvegliato dalle autorità italiane e americane, Luciano trascorre gli ultimi anni tra Roma e Napoli, mentre intorno a lui continuano a muoversi uomini della criminalità organizzata internazionale, investigatori e personaggi destinati a entrare nella storia della mafia.
In questo documentario ricostruiamo l'ultima fase della vita di Lucky Luciano: i controlli della polizia, i suoi rapporti e i suoi incontri, fino agli ultimi anni a Napoli e alla morte improvvisa all'aeroporto di Capodichino nel gennaio 1962.
Una morte ufficialmente attribuita a un infarto, ma sulla quale nel tempo sono state avanzate anche ipotesi alternative. Luciano morì davvero per cause naturali oppure dietro la sua morte potrebbe esserci stato altro?
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📌 IN QUESTO DOCUMENTARIO SCOPRIRAI
✓ Il ritorno definitivo di Lucky Luciano in Italia
✓ Gli anni successivi al viaggio all'Avana
✓ La sorveglianza delle autorità italiane e americane
✓ Gli ultimi anni tra Roma e Napoli
✓ I rapporti e gli incontri di Luciano nel dopoguerra
✓ Gli episodi che segnarono gli ultimi anni della sua vita
✓ La morte all'aeroporto di Napoli-Capodichino
✓ Le ricostruzioni e le ipotesi nate intorno alla sua morte
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📺 QUESTA INCHIESTA FA PARTE DELLA SERIE
Lucky Luciano – Storia del boss italoamericano
Guarda gli altri documentari della serie nella playlist dedicata.
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Puntata speciale ad alta velocità sui binari Roma Milano. Oggi incontriamo due viaggiatrici, la prima che parla dalla cattedra e canta sul palco, insegue una destinazione per assecondare una perturbante e coinvolgente amicizia con un uomo misterioso. La seconda, dalle sembianze di una danzatrice, si prepara ad un viaggio oltre frontiera, dopo aver accettato una proposta di lavoro nell'ambito della sua passione: il podcast.
Oggi incontriamo nuovamente due personaggi assai diversi tra loro ma accomunati dalla passione per la voce: la seducente cantante poetessa che vaga sui treni in cerca di ispirazione, e colui che con la sua squadra di "paranormal research" va a caccia di voci antiche in castelli e in case vicino ai cimiteri...
Oggi sul nostro treno parliamo di illusioni e sogni incontrando l'uomo che rischiò di essere truffato da una sua paziente e a seguire, la fascinosa bionda che lasciò San Pietroburgo per cercare il suo posto al sole in Italia.
Un'infanzia segnata da14 cambi di casa, una storia d'amore sognata da ogni liceale, 2 matrimoni, 6 figli: questi i numeri dell'uomo leggiadro e imperturbabile che incontriamo oggi sul nostro treno.
Oggi sul nostro treno incontriamo il giovane che rinunciò al posto fisso in patria per coronare il suo sogno in terre asiatiche. A seguire, lei, la donna che amava musica e musicisti in egual misura, di ritorno dall'isola dove all'ombra di un vulcano divampano ardenti passioni insieme ai lapilli.
Terzo viaggio, in compagnia dell'uomo che per decenni convisse con una donna chiacchierata che lo fece consumare di gelosia e dell'ossessone del tradimento seriale.
Contiua la storia dell'uomo che convisse per decenni con un tarlo, alimentato dal continuo dubbio sull'integrità morale della propria sposa. Ma quando gli episodi sospetti e le dicerie cominciano ad accumularsi i dubbi diventano certezze...
Oggi sul nostro treno ascolteremo l'uomo che in gioventù si diede, con scarso successo, alla musica e alla conduzione radiofonica nel tentativo di attrarre a sé giovani prede. A seguire, la donna che con una ostinata e spudorata chiarezza, parla ai ragazzi del web di sessualità, provocando reazioni indignate proprio nel pubblico femminile.
L'incontro di oggi è con un uomo che si rimboccò le maniche in tenera età, si appassionò a tutti gli innumerevoli mestieri che fece, l'ultimo lo portò a viaggiare che in 52 paesi in giro per il mondo...
Tre viaggiatori sconosciuti nello stesso vagone, ognuno con un ricordo di vita vissuta che li lega in modo estemporaneo, ma quanto basta per far sì che le loro vicende riafforino alla memoria: dalla prima volta di un adolescente in 500 nella provincia friulana, passando per orizzonti africani di donne in cerca di emozioni forti, finendo con una disavventura a lieto fine per le strade di Bari.
Nella puntata di oggi la storia di un giramondo con il fiuto innato per il business dei monili etnici e la passione per l'Indonesia cominciata 30 anni fa con un viaggio in Nepal...
Oggi sul nostro treno sentiremo due storie di donne accomunate dalla difficoltà di emanciparsi dalla famiglia e di cercare liberamente la propria strada. Anche nell'epoca che lamenta la crisi dei modelli sociali tradizionali e l'avvento dell'anarchia idei valori, andarsene di casa può essere problematico. Se poi una bambina chiede ai genitori di indossare i pantaloni ed avere i capelli corti...
Oggi sul nostro treno incontreremo l'uomo che a 17 anni s'imbarcò su un cargo battente bandiera italiana e la donna che un giorno scoprì il mondo dei piedi...
Il nostro treno oggi ritorna a percorre i binari del presente. E non potevamo non incontrare la ragazza con la chitarra fresca di un viaggio in due tappe nel continente africano, e poi, a seguire, un curioso personaggio che con il suo gruppo superattrezzato si avventura in case animate da inquietanti presenze per registrarne le impronte energetiche...
Quinto ed ultimo appuntamento con il viaggio nell'Italia del secolo scorso a bordo di un treno. Questa volta parleremo di treni e guerre, dalla famosa "Tradotta" al treno del Milite ignoto, dai bombardamenti alla ricostruzione. In carrozza con noi Marco Pizzo, storico e Direttore del Museo Centrale del Risorgimento di Roma.
The Communist Party accused former military leaders Zhang Youxia and Liu Zhenli of factionalism and disloyalty, expelling them from the party and the armed forces following a Politburo meeting on Monday, state media reported.
Zhang was once a vice-chairman of the Central Military Commission (CMC) and the highest-ranking uniformed member of the Chinese military, second only to Chinese leader Xi Jinping. The CMC is China’s top military decision-making body.
Zhang was also a member of the party’s...
Cuatro décadas de crisis no dejaron en la Argentina una pobreza pasajera. Dejaron una pobreza con domicilio fijo, con generaciones nacidas y criadas adentro de ella, que Buenos Aires terminó incorporando a su paisaje con la misma naturalidad con que incorporó un semáforo o una parada de colectivo. Familias enteras durmiendo en la calle, adictos sin que el sexo, el color o la edad salve a ninguno, carros empujados a pulso durante kilómetros, una marginalidad que ya no se presenta como emergencia sino como mobiliario urbano permanente: eso es lo que queda cuando una sociedad decide, sin votarlo nunca, que ya nada le sorprenda, que mientras pueda salvarse a sí misma, lo demás no importa.
Los números no dejan margen para la duda ni para la excusa. En 1980 vivían 37.010 personas en villas, asentamientos y núcleos habitacionales transitorios de la Ciudad. En 1991 eran 52.608. En 2001, 107.805. En 2010, 163.587. Hoy rondan las doscientas mil (1). Esa curva no describe una crisis puntual que se supera y se deja atrás: describe una acumulación continua, década tras década, gobierno tras gobierno, en la que cada derrumbe sumó una capa nueva de gente que la recuperación siguiente jamás llegó a disolver. Nadie recuperó ese terreno. Nadie lo intentó en serio.
La hiperinflación de 1989 fue el primer gran quiebre y mostró la velocidad con la que esta sociedad puede caer: en mayo de 1988 el 12,7 por ciento de los porteños estaba bajo la línea de pobreza; en octubre de 1989, el 22,5 por ciento; en el conjunto del Gran Buenos Aires, el 47,3. Los años noventa demostraron algo todavía más incómodo: que estabilizar la moneda no reconstruye lo que la moneda rota ya había destruido. La pobreza bajó al 16,8 por ciento en el Gran Buenos Aires en 1993, sí, pero la desocupación abierta subió del 5,5 por ciento en 1985 al 18,9 por ciento en 1995, y hacia 1999 la pobreza ya había vuelto a trepar al 26,7 por ciento. El trabajo dejó de ser la vía de integración que había sido durante buena parte del siglo XX y nadie construyó otra en su lugar. Se limitaron a mirar cómo esa función social se apagaba.
En mayo de 2002, prácticamente la mitad de la población del Gran Buenos Aires estaba bajo la línea de pobreza. En octubre, el 54,3 por ciento. Ahí nació la escena que hasta hoy define a esta ciudad: hombres y mujeres revisando bolsas de residuos, arrastrando carros cargados de cartón entre los colectivos de avenidas de seis carriles. El Gobierno porteño reaccionó formalizando esa actividad con la Ley 992, armando cooperativas, centros verdes, alguna cobertura social. Y sin embargo — y esto es lo que nadie quiere decir en voz alta — el cartonero no desapareció cuando la economía volvió a crecer. Quedó incorporado a Buenos Aires como una función urbana permanente, como si empujar un carro con la propia espalda fuera, a esta altura, un empleo más de la ciudad. Lo que había sido la respuesta desesperada a un derrumbe nacional se convirtió en el funcionamiento normal de una de las ciudades más ricas del país. Eso no es una historia de superación. Es una historia de asimilación de lo intolerable, y punto: no hay gobierno, de ningún signo, que pueda reclamar haberla revertido, porque ninguno lo hizo.
Ahí adquiere su verdadero peso la imagen de la tracción a sangre, y conviene detenerse en ella porque es la clave de todo lo demás. Buenos Aires empezó a restringir la circulación de vehículos tirados por animales desde los años sesenta, y en 1968 la prohibición ya alcanzaba amplias zonas de la ciudad. La decisión fue clara y no admitió matices: hacer que un caballo arrastrara un peso semejante, durante horas, sobre el asfalto, era un maltrato inaceptable, y la ciudad no estaba dispuesta a seguir permitiéndolo. Décadas después reapareció el mismo carro, con la misma carga, tirado ahora por una persona que dobla el cuerpo entero para moverlo entre colectivos y automóviles. No hubo una decisión explícita que reemplazara al animal por el ser humano. Hubo algo bastante más grave y mucho más revelador: una sociedad que le reconoció al caballo una dignidad física que jamás extendió a la persona que terminó ocupando su lugar exacto, en la misma calle, con la misma carga, con el mismo esfuerzo. Esa es la medida exacta — no aproximada, exacta — de cuánto hemos naturalizado. Prohibimos que un animal sufriera así. Toleramos, sin pestañear, que un ser humano sufra exactamente así todos los días desde hace más de veinte años.
Los datos sobre el crecimiento de las villas porteñas reflejan esta realidad: entre 1980 y 2001 la población se triplicó, y en la década siguiente siguió aumentando. No se trata de familias atravesando una dificultad pasajera, sino de personas que levantaron su vida entera en esos barrios. Con el tiempo, la pobreza dejó de ser una racha de ingresos insuficientes para transformarse en una realidad estructural, con un entorno y una economía informal que se afianzaron como parte de la rutina diaria.
Esa permanencia ya no necesita ninguna estadística para probarse: se camina, se huele, se atraviesa. Y no solo en el sur, no solo en la villa de siempre — se ve en los barrios, se ve en pleno centro. En Once, en Retiro, hay cuadras enteras que después de que oscurece se volvieron directamente intransitables. Se multiplicaron los indigentes. La gente duerme a la intemperie contra cualquier persiana, en cualquier zaguán, sin que a esta altura eso mueva a nadie a llamar a ningún lado. Los adictos se drogan a la vista de todos, en la vereda, a plena luz si hace falta. Los robos ya casi nadie los denuncia, porque para qué. Y lo primero que golpea, caminando por ahí, ni siquiera es lo que se ve: es el olor. Orina y materia fecal pegados a las fachadas de edificios que supieron tener otro brillo y hoy están sin mantenimiento, cerrados, con casas enteras vacías en pleno centro de la Ciudad más rica del país. Ese deterioro no necesita ninguna planilla del INDEC para probarse. Alcanza con salir a caminar después de las ocho de la noche y dejar de mirar para otro lado.
El último relevamiento oficial de la Ciudad, de noviembre de 2025, registró 5.176 personas en situación de calle: 1.613 directamente en la vía pública, 3.563 alojadas en Centros de Inclusión Social. Los censos de organizaciones sociales dan cifras bastante mayores. Con el dato oficial alcanza y sobra para entender la dimensión: miles de personas dependen hoy, en esta ciudad, de una vereda, una estación, un parador o una cama transitoria para pasar la noche. Detrás de cada una de esas personas hay una trayectoria distinta — desempleo prolongado, separaciones, destrucción del vínculo familiar, problemas de salud mental, adicciones — pero eso no diluye la responsabilidad de nadie: al contrario, confirma que el sistema que debía sostener a esas personas en cada uno de esos puntos de quiebre falló en todos ellos, uno por uno, sin excepción.
Y mientras tanto, la respuesta del Estado sigue siendo la misma de siempre. Llama el comerciante, interviene la policía, la persona camina dos cuadras y la ciudad sigue su ritmo. El vecino y el comerciante tienen problemas reales, y nadie los obliga a cargar con lo que el Estado abandonó. Pero la escena se repite idéntica: alguien que no tiene adónde ir, expulsado de un umbral para que un negocio pueda abrir. Eso no es política social; es apenas una forma barata de disimular el problema. Desalojar a alguien no le devuelve la salud, ni los documentos, ni el techo, ni el trabajo que se le fueron cayendo de las manos en el camino. Sin esas cuatro bases sostenidas en el tiempo —no como promesas, sino como política real—, la misma historia vuelve a empezar en la esquina de al lado.
Con el paso de los años, esa marcha incesante fue calando más hondo que el mero acostumbramiento: terminó por anestesiar el alma y privarnos de la facultad misma de contemplar al otro. Cuando el dolor ajeno irrumpe de forma efímera, aún logra conmocionar las fibras de nuestra compasión; pero cuando se acampa como rutina en el umbral cotidiano, la mirada lo diluye hasta volverlo invisible. Aquel ser humano, depositario de un aliento divino y de un discurrir vital habitado por gozos y quebrantos, deja de ser contemplado en su sacralidad originaria para quedar reducido a un rótulo que incomoda: el que duerme en el umbral, el que clama por una moneda, el que rebusca entre los despojos, el que se encorva bajo el yugo de su carro. Esa erosión del asentimiento amoroso no constituye un fallo moral exclusivo del transeúnte desgastado; es, en verdad, el fruto maduro y silente de décadas de un Estado que prefirió el maquillaje efímero al auténtico acto de sanación, plenamente consciente —pues las frías estadísticas se lo recuerdan año tras año— de que los remiendos superficiales jamás restituyen la dignidad perdida y tan solo postergan la herida unos metros más allá.
Lo que más pesa en todo esto no es que el problema sea difícil de resolver, sino que se dejó de intentar hace mucho. Correr a alguien de una vereda no es una solución: es una decisión consciente de patear el tema para más adelante. Resulta difícil de entender que una ciudad que en 1968 tuvo la firmeza de prohibir que un caballo sufriera ese desgaste, hoy acepte como algo normal que lo haga una persona. No es una cuestión de falta de recursos, sino de haberse acostumbrado a mirar para otro lado. Y ese acostumbramiento es tan responsable de lo que pasa en la calle como cualquier recorte de presupuesto o cualquier política pública pensada para la foto.
Mientras tanto, bajo la mirada indiferente de la gente que apura el paso para no ver, y bajo el cálculo ruin de una clase política que edificó su confort sobre la resignación ajena, los carros siguen rodando. En 1968 esta ciudad tuvo un destello de conciencia y decidió que ningún caballo iba a seguir arrastrando semejante yugo por sus calles: hubo, al menos esa vez, una dignidad que alguien se tomó el trabajo de salvaguardar. Hoy, más de medio siglo después, un sistema anestesiado —político por desidia, social por agotamiento— contempla en silencio cómo hombres, mujeres, ancianos y niños, sin distinción de sexo, de color ni de edad, todos portadores de ese mismo aliento divino que alguna vez se nos enseñó a reconocer en el rostro del otro, empujan ese peso con la espalda encorvada sin que ya nadie los mire dos veces. Ahí están las mujeres que ninguna marcha nombra, las que duermen solas bajo un cartón o se pinchan en un umbral mientras el discurso oficial se llena la boca hablando de cuidarlas: la pobreza no pregunta el sexo de nadie antes de destruirlo, es cruel exactamente igual con todos, y esa igualdad brutal deja en evidencia a quienes dicen defender a la mujer solamente cuando la mujer aparece en un lugar cómodo para defenderla. No es solamente que el poder haya decidido no resolverlo: es que el resto de nosotros, ocupados en sostenernos a nosotros mismos sobre un piso que también tiembla, dejamos de tener ojos para el que cae. Ahí, exactamente ahí, se consuma la blasfemia cotidiana: hemos resuelto, en el altar silencioso de nuestra propia comodidad, que el esfuerzo que le negamos al animal por compasión sea, sin que nadie lo firme ni lo vote, el único destino posible para nuestros semejantes.
(1) Fuente: DGEyC (GCBA) 1980-2010; INDEC / RENABAP 2010 y 2022. Los dos tramos usan criterios de medición distintos y no son directamente comparables entre sí.
USB Toscana aderisce e partecipa al corteo regionale del 26 settembre a Firenze, indetto per la difesa del territorio da guerra, speculazione e sionismo. La Toscana è uno snodo cruciale per un Occidente sempre più frammentato dal punto di vista del progetto politico ma sempre più coinvolto nel sistema guerra. Camp Darby e Coltano, la nuova pista dell'aeroporto di Firenze, i porti di Livorno e Piombino, la base NATO di Firenze sud, il parco agrofotovoltaico di Roccastrada e quello della Valdera, il passaggio di proprietà delle acciaierie Lucchini: sono tutti interventi ad alto impatto sul territorio e legati a fondi israeliani e ucraini. La Regione Toscana garantisce l'agibilità a questi progetti, funzionali alla guerra e sostenuti dagli stessi attori che portano avanti il genocidio in Palestina: NATO, Stati Uniti ed entità sionista. In questo quadro si colloca il console onorario di "Israele" Marco Carrai, presidente di Toscana Aeroporti e consigliere nel CDA delle ex acciaierie Lucchini, figura di raccordo tra la politica regionale e gli investitori legati all'entità sionista.
Il conto lo paghiamo noi. Salari bassissimi, prezzi e bollette in crescita, gasolio alle stelle, scuole e ospedali in sofferenza, leggi sempre più repressive, territori devastati sul piano sociale e ambientale. Il carovita che colpisce le masse popolari nasce da un modo di produzione in crisi, che cerca di risolvere la sua stessa crisi scaricando i costi su chi lavora. Da un lato taglia i servizi e comprime i salari, dall'altro sposta risorse enormi verso la spesa militare e l'economia di guerra. Sono due facce della stessa risposta alla crisi, e per questo la lotta contro la guerra e quella contro il carovita vanno tenute insieme.
È qui che si definisce il ruolo del nostro sindacato. USB si organizza nei luoghi di lavoro, dove la macchina bellica funziona grazie al lavoro di chi trasporta, carica, costruisce, amministra e insegna. Da lì si può intervenire sul meccanismo che tenta di valorizzare il lavoro. Portiamo la questione della guerra dentro le rivendicazioni quotidiane, perché un sindacato che difende il salario e tace su chi drena le risorse verso gli armamenti difende male anche il salario.
Chiediamo a lavoratrici, lavoratori, studenti e cittadini di mobilitarsi in tutta la Toscana per rompere la catena della guerra e togliere la maschera a una giunta regionale che si presenta come pacifista e di sinistra, ma che partecipa alla militarizzazione e alla devastazione del territorio.
Non è la prima mobilitazione e non sarà l'ultima. Il 30 ottobre abbiamo già in programma lo sciopero internazionale dei porti. Uno sciopero contro la guerra, la militarizzazione dell'intera società e per il lavoro dignitoso. L'azione di sciopero del 30 ottobre non si esaurirà nello specifico delle rivendicazioni dei portuali ma, a partire da queste, rilancerà l'opposizione di classe di lavoratrici, lavoratori e studenti contro guerra e carovita.
Come sempre, serve una risposta compatta ai venti di guerra che soffiano sempre più forte anche sul nostro territorio. Come sempre, serve organizzarsi e continuare a costruire un progetto generale e una strategia antimilitarista e antibellicista per difendere l'ambiente e il lavoro.
Nearly half of Taiwanese lack confidence that Washington will continue military aid and arms sales to the island, a new survey shows.
The results of the poll were released on Monday, ahead of this week’s summit between US President Donald Trump and Chinese leader Xi Jinping.
The poll by Taiwan-based United Daily News found 47 per cent were not confident the United States would continue providing military assistance and selling weapons to Taiwan, slightly exceeding the 44 per cent who remained...
Durante la Quarta tappa della Malossi Racing Accademy ho fatto la mia caduta più disastrosa dell'anno e ho distrutto uno scooter... Scusa Malossi per i danni ingenti 😞
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Roma, Tor Sapienza: un quartiere ridotto a una vera e propria polveriera.
In via Cesare Tallone, gli abitanti sono costretti a convivere ogni giorno con una situazione fuori controllo: lo scheletro di un enorme stabile abbandonato è diventato rifugio per decine di sbandati e criminali, trasformandosi in una "terra di nessuno" dove l'illegalità regna sovrana e le forze dell'ordine riescono a intervenire solo in assetto antisommossa.
Siamo andati sul posto per ascoltare il comitato di quartiere: residenti che, al di là di ogni colore politico o provenienza, si battono pacificamente per difendere le proprie famiglie, vincere la paura e denunciare un degrado che va avanti da troppi anni.
Quando abbiamo provato ad avvicinarci allo stabile per documentare le condizioni della struttura, la risposta è stata immediata: minacce, insulti e un fitto lancio di bottiglie. Persino la pattuglia di polizia presente sul posto non ha potuto fare altro che presidiare a distanza, evidenziando i limiti operativi di fronte a un'area trasformata in una fortezza illegale.
Un mostro di cemento tra urla notturne, spaccio e continue violenze, nel silenzio delle istituzioni.
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Qin Weizhong, former mayor of the southern technology hub of Shenzhen, is under investigation for corruption, the country’s top watchdog has confirmed.
According to a statement by the Central Commission for Discipline Inspection on Monday, Qin is “suspected of grave disciplinary and law violations and is currently undergoing review”, which usually means a corruption probe.
Qin was appointed deputy party secretary and mayor of Shenzhen in May 2021.
On August 24 this year, those positions were...
Siamo ancora qui, nel bel mezzo della solita, infinita diatriba esistenziale: il glutine fa bene o fa male?Non serve sterminare intere colonie di topi in laboratorio per comprendere una verità lapalissiana: il glutine non fa bene. Punto.E prima che iniziate a tirare fuori le vostre tessere dell'AIC, no, non mi riferisco soltanto ai celiaci. Parlo ...continua a leggere "Il glutine infiamma il cervello"
After more than 20 years on MySQL, the NTP Pool is moving its primary
database1 to PostgreSQL. The beta site switches over first, this
weekend.
Postgres has been the default open source database for years now. It
works better with the Go tools the newer code is built on, and it’s
easier to run on our Kubernetes clusters.
The conversion leaned heavily on LLMs and AI coding agents. Most of the
work was in the website, which has by far the most legacy code and the
most varied ways of talking to the database. Other parts, like the
monitoring code, needed much less work.
Quest’anno si sono celebrati gli ottant’anni della Repubblica italiana. Oltre alle iniziative organizzate per il 2 giugno scorso abbiamo pensato di proporre un approfondimento attraverso un corso di formazione per docenti – aperto a tutta la cittadinanza – dedicato alle famiglie politiche, ai partiti e alle figure più rappresentative della prima fase di vita della società italiana, dal dopoguerra ai primi anni Novanta.
Benché la quasi totalità delle strutture che hanno regolato quel capitolo di vita pubblica – e non solo – della nazione sia oggi scomparsa, ci è parso fondamentale cercare di capire che cosa sono state, cosa hanno rappresentato e quali suggestioni possono suggerire per il futuro. Lo faremo attraverso alcuni tra i libri più aggiornati della storiografia nazionale, con l’aiuto dei loro autori, di qualificati docenti universitari, ricercatori e protagonisti di quelle vicende. Lo scopo non è certo quello di rifugiarsi nel passato, ma di comprenderlo al fine di tentare di decifrare – almeno in parte – la società odierna e i dubbi che ci pone quotidianamente.
– GLI INCONTRI
9 Ottobre, ore 17.00 / L’idea di Repubblica
Lessico della Repubblica. Dal Risorgimento all’integrazione europea, diretto da Maurizio Ridolfi, il Mulino, 2026
Dicembre / Il cattolicesimo
Alcide De Gasperi. La cultura di un politico cattolico, di Jacopo Cellini, Carocci, 2025
Febbraio / Il socialismo
Malgrado tutto dobbiamo farcela: i socialisti e lo Shock of the Global, di Jacopo Perazzoli, Biblion, 2024
Marzo / Il comunismo
Donne comuniste nell’Italia del Novecento. Partito, società, identità di genere, a cura di Fiammetta Balestracci, Viella, 2025
Aprile / L’ azionismo
Ferruccio Parri. Dalla genesi dell’antifascismo alla guida del governo, di Andrea Ricciardi, Biblion, 2023
– SEDE
Edificio dell’Orologio – Sede ISTORECO (Piazza Luigi Orlando, Livorno)
– ORARIO
Tutti gli incontri si terranno indicativamente alle ore 17.00. Nel corso dei mesi sarà pubblicata, per ciascun appuntamento, un’apposita locandina con la data, l’orario definitivo e i nomi dei relatori.
– ATTESTATO
ISTORECO ETS è parte della Rete degli istituti associati all’Istituto Nazionale “Ferruccio Parri” (già INSMLI), riconosciuto agenzia di formazione accreditata presso il MIM. Sarà rilasciato ai richiedenti un attestato di partecipazione, che potrà essere richiesto attraverso la piattaforma SOFIA
The Communist Party has set a date for its most important political gathering this autumn, the news coming shortly before Beijing confirmed Chinese President Xi Jinping’s state visit to the US.
The fifth plenary session of the party’s 20th Central Committee will be held from October 26 to October 29, according to official news agency Xinhua on Monday.
The meeting of political elites is likely to be the most important gathering ahead of next autumn’s national party congress, a five-yearly event...
Thich Nhat Hanh: impermanenza, non-sé e vacuità.Perché nulla nasce e nulla muore?Il buddhismo come esperienza dell’interdipendenza. 🎬 PREMIERE📅 Data: 22/09/2026🕰️ Ora: ore 14:00🔗https://youtu.be/H8aeqHXWtXY Un chicco di riso non è mai soltanto un chicco di riso. A partire da questa immagine, Thich Nhat Hanh ci conduce al cuore di una delle intuizioni più radicali del buddhismo: […]
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Timeline:
00:00 - Intro
02:45 - Riparazione del flat cable
07:32 - Prova di registrazione bestemmiata
09:30 - Sostituzione cinghia
11:23 - Acquisto due S-VHS su eBay
12:18 - Unboxing e primi test
15:25 - Prendi Ebay Prendi!
15:40 - Diagnosi meccanica ed elettronica
18:10 - Scambio schede tra i due S-VHS
20:47 - Ricostruzione piste corrose
21:40 - Primo successo con i nastri S-VHS
22:31 - Trapianto della meccanica
24:37 - Test finale di registrazione
25:27 - I nastri del 1989 ritrovati
26:44 - Tanti saluti a sòreta
27:05 - Quark
28:40 - ERROR
#diy #funny #timecapsule #vhs #retro #fix #mvvblog
Arresto di un ladro da parte dei Carabinieri in borghese, avevano individuato una coppia di personaggi già conosciuti alle forze dell’ordine, attraverso una attività di pedinamento sono riusciti a cogliere in flagrante un furto di un telefono ai danni di un ragazzo in gita a Roma, una volta recuperato il telefono lo hanno restituito al proprietario
This is to announce gzip-1.15, a stable release.
Special thanks to Paul Eggert for his indefatigable support.
There have been 119 commits by 5 people in the 75 weeks since 1.14.
See the NEWS below for a brief summary.
Thanks to everyone who has contributed!
The following people contributed changes to this release:
Bruno Haible (2)
Collin Funk (2)
Jim Meyering (24)
Mark Adler (3)
Paul Eggert (88)
Jim
[on behalf of the gzip maintainers]
==================================================================
Here is the GNU gzip home page:
https://gnu.org/s/gzip/
Here are the compressed sources:
https://ftp.gnu.org/gnu/gzip/gzip-1.15.tar.gz (1.2MB)
https://ftp.gnu.org/gnu/gzip/gzip-1.15.tar.xz (792KB)
https://ftp.gnu.org/gnu/gzip/gzip-1.15.zip (1.5MB)
Here are the GPG detached signatures:
https://ftp.gnu.org/gnu/gzip/gzip-1.15.tar.gz.sig
https://ftp.gnu.org/gnu/gzip/gzip-1.15.tar.xz.sig
https://ftp.gnu.org/gnu/gzip/gzip-1.15.zip.sig
Use a mirror for higher download bandwidth:
https://www.gnu.org/order/ftp.html
Verify the base64 SHA256 checksum with 'cksum -a sha256 --check'
from coreutils-9.2 or OpenBSD's cksum since 2007.
Verify the base64 SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 --check'
from coreutils-9.8.
Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact. First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball. Then, run a command like this:
If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.
or run this command from a git-cloned gzip directory:
git shortlog v1.14..v1.15
This release was bootstrapped with the following tools:
Autoconf 2.73.1-b400b
Automake 1.19
Gnulib 2026-09-04 331c8d065a8a753de71f084f068473ccd5e4c34a
NEWS
* Noteworthy changes in release 1.15 (2026-09-20) [stable]
** Bug fixes
gzip no longer can mistakenly remove the wrong file if some other
process simultaneously renames a gzip destination's ancestor.
[bug present since the beginning]
gzip -d no longer rejects PKZIP signatures, local header, and data
descriptors. These can appear in well-formed streamed zip files.
[bug present since the beginning]
gzip diagnostics now quote file names containing unusual characters.
[bug present since the beginning]
A use of uninitialized memory on some malformed inputs has been fixed.
[bug present since the beginning]
A buffer overflow has been fixed when decompressing an .lzh file
after decompressing a .Z file.
[bug present since the beginning]
When decompressing an .lzh file, the output is no longer corrupted
when an internal bit buffer is not properly cleared.
[bug present since the beginning]
When decompressing an .lzh file after another .lzh file, the output is
no longer corrupted by the previous file's decoding table.
[bug present since the beginning]
gzip --synchronous no longer fails to synchronize unreadable parent
directories on platforms like GNU/Linux that have O_PATH, or to
synchronize any parent directories on platforms like FreeBSD that
have O_SEARCH but not O_PATH.
[bug introduced in gzip-1.7]
On old-fashioned or limited platforms lacking mktemp, gzexe, zdiff
and znew no longer have a race when creating a temporary file.
[bug present since the beginning]
** Changes in behavior
gzip no longer insists on the "C" locale; instead, it follows the
typical practice of using the locale specified by the environment.
This change, which is needed for file name quoting, can affect the
format of floating-point numbers output by gzip's -l and -v options.
Diagnostics are still in English, though.
gzip -l now reports "-Inf%" instead of "0.0%" for the infinite
compression ratio of an empty file.
znew's -P option is now ignored, with a warning. It was present
only to improve performance, and its implementation had too many
bugs to be worth supporting.
** Platforms no longer supported
The following platforms (or earlier) are no longer supported because
their old multibyte libraries do not work well enough: FreeBSD 4.11
(2005), HP-UX 11.00 (1997), Minix 3.1.8 (2010), MS-Windows 8.1
(2013) via mingw without UCRT.
Zhang Dongdong has been fielding ever more requests for legal advice from jittery entrepreneurs, nervous government officials or their desperate relatives.
They usually do not tell him the whole story, and sometimes say it happened “to a friend”, but most want to know the same thing: what to do when they are targeted by China’s corruption busters.
“Some had received a tip-off that they were being investigated, some got a call from disciplinary inspectors asking them to cooperate, but in most of...
I'm very pleased to announce the release of a new version of GNU PSPP. PSPP is a program for statistical analysis of sampled data. It is a free replacement for the proprietary program SPSS.
Changes from 2.1.1 to 2.1.2:
Translation updates.
Bug fixes.
Please send PSPP bug reports to bug-gnu-pspp@gnu.org.
#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1195: Rigore, prudenza o la voglia irrefrenabile di scoprire cosa c'è dietro la prossima cresta?
In questo episodio ci spingiamo nel cuore selvaggio dell'Islanda affrontando la F26, una delle piste sterrate più estreme e spettacolari del Paese. Tra colline di terra lavica, canyon mozzafiato, guadi impegnativi e il meteo islandese che non fa sconti, ogni chilometro è una sfida continua tra il rispetto del mezzo e la voglia di esplorare.
Dal deserto di pietra fino ai panorami epici a due passi dai grandi ghiacciai come il Vatnajökull: salite a bordo con noi!
⏱️ Capitoli del video:
00:00 - L'attacco della F26 e la scelta giusta
02:15 - Tra fango, pioggia e colline laviche
05:30 - Il canyon e la cascata spettacolare nascosta tra le colonne di basalto
10:45 - Si sale di quota: panorami estremi e vista sui ghiacciai
14:20 - I primi veri guadi della giornata
18:30 - Arrivo al campo e panoramica sul mezzo
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BRICIOLE FEST - Il primo festival transfemminista a Siena
Siena - Polo San Niccolò (22/10), Spazio Livi (23/10) - Via Roma, 56 (Siena) (giovedì, 22 ottobre 09:00)
Siamo una collettiva transfemminista nata nel 2023 dall'esigenza di costruire uno spazio sicuro di confronto, cura, socialità ed organizzazione. Dalla nascita della F.R.O.G. abbiamo sempre cercato di portare la pratica transfemminista, queer e antispecista negli spazi cittadini ed universitari, consapevoli che tutto questo non sarebbe mai stato possibile senza la creazione di una rete. Confronto dopo confronto, ci ha insegnato sempre di più quanto un deserto sociale in città possa voler dire maggiori opportunità di immaginare e costruire collettivamente qualcosa di diverso, qualcosa per tuttə e in cui tuttə hanno la responsabilità di mantenerlo safer.
Per questo abbiamo voluto creare il BRICIOLE FEST, un momento in cui conoscerci, stare insieme e ri-conoscerci nelle nostre identità multiple, non conformi e dissidenti. Il programma, che pubblicheremo a breve, sarà ricco di arte, banchette di autoproduzioni dal basso, presentazioni di libri, workshop, musica e tanto altro! Intanto possiamo già darvi le info più necessarie: ◾ GIOVEDÌ 22/10 (Polo San Niccolò) - dalle 9:00 alle 19:00 ◾ VENERDÌ 23/10 (Spazio Livi) - dalle 16:00 alle 02:00 (circa)
Seguiranno aggiornamenti, e vi aspettiamo numerose a Siena! 🐜✨🐜
Projects will address local cybersecurity workforce needs and will offer practical learning opportunities including internships, apprenticeships and hands-on projects.
In a rare development, Taiwanese Labour Minister Hung Sun-han is expected to travel to Nanjing on Sunday, becoming the first cabinet-level official under William Lai Ching-te’s administration to visit mainland China.
Hung will attend an Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec) ministerial meeting on Monday to discuss employment, vocational training, social security and the impact of artificial intelligence on jobs.
Hung will be the most senior Taiwanese official to visit the mainland for Apec...
The Fedora Project has officially released Fedora Linux 45 Beta, giving users an early look at the technologies expected to form the foundation of the final Fedora 45 release. The beta became available on September 15, 2026, after Fedora's Quality team approved Release Candidate 1.3 for publication.
Fedora 45 Beta brings significant changes throughout the operating system, including Python 3.15, GCC 16.2, glibc 2.44, GNU Binutils 2.47, Go 1.27, LLVM 23, Podman 6, stricter RPM signature verification, improved DNF5 protections, a new userspace virtual console, standardized desktop secret storage, and substantial installer improvements.
The release is available across Fedora Workstation, KDE Plasma Desktop, Server, Cloud, IoT, Atomic Desktops, Spins, and Labs, although a few prerelease images are excluded.
Fedora 45 Beta Is Now Available
Fedora Linux 45 Beta represents the final major public testing milestone before Fedora 45 reaches stable status.
Fedora describes its beta releases as code-complete previews that closely represent what users should expect from the final version. Development isn't finished, however, and bugs or incomplete migrations can still be discovered during real-world testing.
Fedora 45 Beta is currently available in several major editions:
Fedora Workstation 45 Beta
Fedora KDE Plasma Desktop 45 Beta
Fedora Server 45 Beta
Fedora Cloud 45 Beta
Fedora IoT 45 Beta
Fedora Atomic Desktops
Fedora Spins
Fedora Labs
Existing Fedora installations can also be upgraded to the beta using Fedora's DNF system-upgrade process.
Fedora's official Workstation download page confirms Beta 1.3 images for both x86_64 and AArch64 systems.
A New Virtual Console with kmscon
One of Fedora 45's more unusual system-level changes is the replacement of the traditional in-kernel console with kmscon.
Fedora describes kmscon as a modern userspace virtual terminal implementation that provides smoother rendering, better internationalization and font handling, improved visual integration, and security improvements compared with the older console infrastructure.
This affects the virtual terminals users encounter outside their normal graphical desktop session.
Most desktop users spend relatively little time interacting directly with these consoles, but they remain important for troubleshooting, system administration, servers, recovery operations, and systems running without a graphical environment.
Moving that functionality into userspace also gives Fedora more flexibility for future development instead of relying entirely on the legacy kernel console implementation.
Nessun ordine sociale viene mai distrutto prima che si siano sviluppate tutte le forze produttive per le quali esso è sufficiente, e i nuovi rapporti di produzione, superiori ai precedenti, non sostituiscono mai quelli più vecchi prima che le condizioni materiali della loro esistenza siano maturate nell’ambito della vecchia società. L’umanità si pone quindi inevitabilmente solo quei compiti che è in grado di risolvere, poiché un esame più attento mostrerà sempre che il problema stesso sorge solo quando le condizioni materiali per la sua soluzione sono già presenti o almeno in via di formazione
(Karl Marx, Contributo alla critica dell’economia politica, Prefazione, 1859).
1. L’impatto che l’Intelligenza artificiale avrà sulle nostre società è oggetto di discussione da diversi punti di vista. Qui vogliamo indagare sul cambiamento del valore che merci e servizi subiranno con la sua sempre più ampia diffusione e il prevedibile impatto sui rapporti sociali.
Partiamo dalla teoria del valore-lavoro che vede il valore di una merce (materiale o immateriale) nella quantità di lavoro umano incorporato (al di là dei problemi di conversione dei valori in prezzi).
L’ampio uso della gigantesca mole di dati accumulati e disponibile dall’IA, fa sì che vengano utilizzate e messe a profitto (al mero costo informatico) anche le ore di lavoro (produttivo, ma anche non produttivo) precedentemente prodotte nelle forme più disparate. Questo lavoro umano come può essere valutato? Esso viene appropriato dal capitale, anche se non viene pagato, sebbene vi siano dei costi di estrazione. L’assimilazione più immediata è quella alle risorse naturali che diventano una rendita per il capitale.
Marx (III Libro del Capitale e Teorie Del Plusvalore) distingue la rendita assoluta dalla rendita differenziale. La prima è quella che si genera perché esiste il monopolio della proprietà privata su certi fattori di produzione (per es. il possesso della terra coltivabile), la seconda è quella che nasce dal fatto che tali fattori hanno una redditività maggiore o minore (per es., diversa fertilità dei terreni). Marx distingue due tipi di rendita differenziale, la rendita differenziale I, derivante dalla diversa redditività di diversi lotti, e la rendita differenziale II, nascente da successivi investimenti di capitale nel medesimo lotto. Al momento ciò che viene messo a profitto non è tanto l’uso dell’AI (che potremmo assimilare alla rendita assoluta derivante dal mero possesso), quanto quei servizi di AI più performanti che vengono offerti a pagamento e quindi assimilabili alla rendita differenziale, in cui la redditività maggiore deriva non da una diversa “fertilità” della banca dati (che Marx chiamerebbe rendita differenziale I), ma dalla rendita differenziale II, nascente da successivi investimenti di capitale nel medesimo terreno.
D’altronde:
«Ogni “miglioramento” diminuisce il prezzo delle merci, [dei] mezzi di sussistenza. Il salario ossia il valore del lavoro, quindi, aumenta e diminuisce in proporzione inversa allo sviluppo della forza produttiva del lavoro, in quanto quest’ultima produca beni di prima necessità che entrano nel consumo medio della classe operaia. Il saggio del plusvalore (del profitto) diminuisce o aumenta, quindi, in rapporto diretto a come si sviluppa la forza produttiva del lavoro, perché questo sviluppo abbassa o eleva il salario.» (Marx, Teorie Del Plusvalore, Parte II).
Se ora l’AI è destinata a far aumentare a dismisura la produttività del lavoro, possiamo assistere a un’esplosione dei profitti e a un crollo dei salari.
2. Gli elementi fondamentali del processo produttivo, per come sono presentati da S. Bodrunov (Noonomia, P. 1, c. I, sez. 1.2), possono essere studiati nei rapporti e nelle contraddizioni che generano. Questi sono sì i pilastri fondamentali del processo produttivo, la cui caratterizzazione ne dipende, ma ne sono anche oggetto, in quanto ne vengono influenzati a loro volta.
La prima distinzione che si può individuare di questi quattro elementi è quella della loro genesi e del loro fine; se il lavoro umano e le materie prime sono generate esternamente dal processo produttivo, se sono cioè presupposti a questo, la stessa cosa non si può dire per le tecnologie e l’organizzazione della produzione, che invece ne sono i primi frutti.
In generale si può dire che le tecnologie e l’organizzazione del lavoro sono le caratteristiche del soggetto che vive il processo produttivo, sono caratteristiche della società che ne è influenzata o che le adopera, sono cioè frutti dell’astuzia della ragione. Il lavoro umano e le materie prime sono invece l’oggetto immediato del processo produttivo, la base materiale dalla quale questo scaturisce.
Pertanto, l’organizzazione del lavoro è la risposta dell’uomo al problema, posto dal processo produttivo, di come ottenere il massimo risultato dal lavoro umano potenziale disponibile. Così le tecnologie sono la risposta dell’uomo al problema, di simile origine, di come ottenere il massimo risultato dalle materie prime potenziali disponibili. Sono due problemi di ottimizzazione. Delle materie prime e del lavoro umano potenziali, perché il massimo del lavoro umano, che potrebbe confluire nel processo produttivo, considerato rispetto agli uomini totali che lo potrebbero generare, non è detto che sia raggiunto; la stessa cosa vale per le materie prime.
3. Il sistema di produzione capitalista ha attraversato nella sua storia numerosissime crisi; senza però mai esserne stato definitivamente travolto, ha saputo superarle sempre, anche rispetto agli assetti particolari che, sorti in situazioni di altrettanto fermento consolidatisi in anni più quieti, sono infine collassati a causa delle contraddizioni dalle quali erano emersi. Queste crisi sono conseguenze di dinamiche interne al sistema economico, ma presto hanno ricadute in altre sfere.
L’aspetto che primo tra tutti ne è influenzato è senz’altro quello sociale, cioè l’organizzazione del lavoro. Sono da considerarsi parte dell’organizzazione del lavoro anche tutti quei processi che mirano a riprodurre il lavoro umano o a disporne in quantità adeguata a quella richiesta e sostenibile dal sistema produttivo. Storicamente gli sviluppi di queste contraddizioni sono molteplici e generalmente sfociano in violenza politica volta ad evitare che il sistema economico subisca dei mutamenti strutturali, questa vi è accompagnata però da una buona dose di riforme, necessarie alla razionalizzazione del processo produttivo e al superamento della crisi. Un esempio di questo fenomeno è il fordismo, indagato già sotto questo aspetto da A. Gramsci nei suoi Quaderni del Carcere. Chiaramente a questa soluzione vi è un limite: per mantenere la situazione invariata, occorre sempre ricercare equilibrio tra le classi sociali, che ovviamente avvantaggerà la classe borghese, ma che persuaderà le altre classi a non ingaggiare una lotta per la conquista dei mezzi di produzione.
Una seconda sfera nella quale sono osservabili dei mutamenti è quella dei rapporti internazionali tra gli Stati, dalla necessità di distruggere parte del sistema produttivo esistente e di aprire nuovi mercati sorge l’imperialismo. Questa soluzione deve però scontrarsi ad oggi con dei limiti di natura tecnica, la guerra convenzionale ha ridotto drasticamente la sua portata, per via della capacità distruttiva delle armi cresciuta a dismisura che, in caso di utilizzo, non permetterebbero il raggiungimento sicuro dei risultati sperati. Ad oggi si impiegano dunque sistemi misti, i cui effetti risultano però trascurabili in molti casi, che non possono assorbire la totalità delle contraddizioni generate sul piano economico.
4. Lo sviluppo della tecnica appare quindi come l’ultima spiaggia ed è quello che l’AI dovrebbe incarnare. Generare, a parità di risorse impiegate, risultati maggiori, può essere la soluzione del problema.
Va sottolineato che qualunque mutamento in una delle sfere sopra elencate ha effetti su tutte le altre e su sé stessa, perciò, in questo contesto, si può affermare di essere entrati nella fase dei sistemi di produzione in cui l’organizzazione del lavoro si occupa prioritariamente dello sviluppo delle tecnologie.
Gli enormi progressi tecnologici che si sono raggiunti negli ultimi anni possono far pensare che il sapere sociale generale si innalzerà ad un ritmo sempre più elevato, lasciando a galla solo chi sarà in grado di rimanere al passo. Questo fenomeno apre al rischio di un accentramento dei capitali spaventoso e alla necessità di far partire una corsa allo sviluppo scientifico su scala mondiale, che genererà enormi sconquassi in ogni campo. Inoltre la necessità di impiego di forza lavoro sarà ridotta al minimo, se nel medio periodo si potrà vedere una tendenza maggiore all’impiego di forza lavoro specializzata questo potrebbe non perpetuarsi nel lungo periodo ed anzi si potrebbero raggiungere tassi di disoccupazione elevatissimi. Infatti, se le rivoluzioni industriali precedenti sono state capaci di assorbire nei nuovi settori produttivi tutta la manodopera espulsa da quelli vecchi e in dismissione, questo sembra del tutto precluso con la rivoluzione dell’AI. La diffusione sempre più capillare agirà come una droga che risolve il problema immediato e ne crea uno ancora più grande nell’immediato futuro.
Ciò ci porta a un’altra considerazione marxiana, ossia la caduta tendenziale del tasso di profitto, conseguenti alle crisi economiche, come le crisi di sovrapproduzione, la distruzione delle forze produttive e l’immane scontro tra i capitali a livello internazionale. Un’astrazione scientifica che si ripropone nella società capitalistica – in forme e modi odierni – ma nella sostanza del tutto simile a quella descritta da Marx. Si badi bene qui che si parla di caduta del saggio, ossia della percentuale, non della caduta assoluta, quindi non sono i profitti a diminuire, ma la loro redditività, ossia la quantità relativa di profitti rispetto all’enorme massa di capitali che è stata finora accumulata. Inoltre la caduta è tendenziale; ciò non implica in alcun modo la previsione di un crollo inevitabile, come hanno preconizzato le degenerazioni meccanicistiche e opportunistiche della II Internazionale socialdemocratica dopo la morte di Engels, proprio per togliere dall’ordine del giorno la rivoluzione proletaria.
Il capitalismo si dibatterà ancora una volta tra l’incudine di dover contrastare la caduta del saggio di profitto a fronte di una massa di capitali (soprattutto speculativi e fittizi) che richiedono voracemente sempre più profitti assoluti, e la necessità di distribuire reddito che possa acquistare produzioni sempre più vaste. Il gioco dei rapporti ineguali a livello internazionale che ha per secoli estratto beni dal Sud del mondo e consentito le società benestanti del Nord sembra al tramonto. Sia per la saldatura dei Paesi intorno ai BRICS, sia per la rivoluzione tecnologica che il Sud, con in testa la Cina, sta compiendo uscendo dalla trappola delle produzioni a basso contenuto di valore aggiunto. D’altro lato nel Nord la voracità dell’assorbimento dei profitti ancora al di fuori di esso limita fortemente la capacità redistributiva che finora ha retto il patto sociale tra le classi nel Nord.
Una società in cui l’organizzazione del lavoro, la creatività, l’innovazione di prodotto più ancora che di processo saranno il discrimine tra vivere o soccombere dovrà necessariamente cambiare il paradigma dei rapporti di produzione.
Non ci si aspetta che questo possa avvenire senza sconquassi, come tutte le fine delle società pregresse, ma mai come oggi l’umanità potrà porsi concretamente il problema di riunificare la socializzazione della produzione e la socializzazione dei mezzi di produzione.
UC Berkeley engineers and managers watch as the COSI (Compton Spectrometer and Imager) detector assembly is slowly raised from a table in this July 8, 2026, image.
A formal peace deal between Beijing and Taipei should be signed to build trust before discussions on post-reunification political arrangements, a prominent Taiwanese political scientist has argued at a security conference in Beijing.
Chang Ya-chung, who heads the Taiwan-based Sun Yat-sen School advocacy group, said the “one country, two systems” formula, which has been applied to Hong Kong and Macau, had so far failed to resonate in Taiwanese society.
“If reunification means that one side, with...
centro studi libertari / archivio g. pinelli 1976-2026 - mezzo secolo d'anarchia
Care e cari,
come vi avevamo preannunciato qualche newsletter fa, a ottobre compiamo mezzo secolo, che vogliamo festeggiare insieme alla casa editrice elèuthera ‒ che ne compie 40 ‒ con una grande festa che si terrà il 3 ottobre a Milano dalle ore 15 alle ore 22. La giornata sarà caratterizzata da reading, musica, talk e brindisi, ma non mancheranno anche due mostre, un tour in archivio (che potete prenotare qui), tanti libri e una serigrafia live a cura di Muralestremo. Vi aspettiamo quindi da Scomodo in Via Jean Jaurès 22 (a 50 metri dalla nostra sede).
Dopo l'annuncio della festa, che vi chiediamo di condividere con quante e quanti possano essere interessati, passiamo alle ultime notizie dal nostro scantinato: per festeggiare i 40 anni di elèuthera abbiamo caricato sul nostro canale youtube il video completo Un'idea esagerata di libertà prodotto nel 2011 per i 25 anni della casa editrice. Proseguiamo con la segnalazione di un importante seminario dedicato a Colin Ward che si terrà a Venezia il 23 e il 24 ottobre, potete approfondire più in basso il programma e scaricare e diffondere il volantino. La newsletter prosegue con la pubblicazione dell'opuscolo da noi prodotto per l'incontro della FICEDL tenutosi lo scorso fine settimana (cogliamo qui l’occasione per ringraziare tutti i partecipanti e le partecipanti, l’incontro è andato molto bene ed è stata una grande occasione di confronto, di costruzione e rafforzamento della rete internazionale degli archivi e dei centri di documentazione). Nell’opuscolo, tra le altre cose, proponiamo dei temi di ricerca collettiva che speriamo possano catturare il vostro interesse. Concludiamo la newsletter con una nuova cover story questa volta dedicata alla maestra, poetessa e anarchica Virgilia D'Andrea.
Come sempre, non potremmo continuare a fare ciò che facciamo senza il vostro contributo, e dunque... SOSTENETECI!
Angolo serigrafia a cura di Muralestremo – Porta una maglietta, una felpa, una toppa o qualsiasi cosa tu voglia serigrafare e… serigrafala!
h. 15.00 Tour del Centro studi libertari / Archivio G. Pinelli In occasione dei 50 anni di attività del Centro studi libertari / Archivio G. Pinelli si ripercorreranno le origini e la storia di questo progetto collettivo con una visita ai locali dell’archivio alla scoperta dei suoi fondi, della sua biblioteca ed emeroteca e delle sue collezioni di poster e di molti altri materiali.
h. 16.30 – 19.30 Fare comunità, un altro mondo è possibile.
Tre momenti di confronto a partire dal catalogo elèuthera per riflettere insieme sull’importanza di fare comunità oggi. Intervento introduttivo a cura di Scomodo.
h. 16.30 Le minoranze agenti, un omaggio a Goffredo Fofi
Intervento di Vittorio Giacopini. Intervallo musicale a cura di Alessandro Spoldi.
h. 17.30 Educare alla libertà
Intervento di Francesco Codello. Intervallo musicale a cura di Alessandro Spoldi.
h. 18.30 Comunità dal basso e autodeterminazione collettiva
Intervento di Stefano Boni. Intervallo musicale a cura di Alessandro Spoldi.
h. 20.00
Brindisi collettivo e intervento su convivialità e anarchia di Andrea Perin.
Cena a cura del ristorante di Scomodo.
h. 21.00 – 22.00 Anarchist Playlist
Percorso musicale a cura di Andrea Morandi. Alla console Pablito el Drito.
Elèuthera è una casa editrice indipendente nata a Milano nel 1986 che rivolge la propria attenzione a quanto si muove nella cultura libertaria internazionale. Pubblica soprattutto saggistica, occupandosi in particolare di antropologia del quotidiano, del rapporto individuo/società e uomo/ambiente, della critica al principio gerarchico nelle sue varie manifestazioni.
Ambiente costruito e autonomia Autonomy in built environment
23-24 Ottobre/ 23-24 October - Venezia / Venice
Iuav – Ca’ Tron – Calle del Tentor 1957 - Secondo piano / Hall/Sala B2 second floor
L’eredità libertaria di Colin Ward in Italia e nel Regno Unito. Reti di affinità, culture urbanistiche, città socievoli, autonomia, partecipazione degli abitanti nella pianificazione e nell’architettura.
Colin Ward’s libertarian legacy in Italy and the UK. Affinity network, planning cultures, sociable cities, autonomy, dweller control in planning and architecture.
Fotografia proveniente dal Fondo Luciano Farinelli/ L’Internazionale ritrae uno gruppo di lavoratori orgogliosi di appartenere all’Unione Vinicola RSP. Photograph from the Luciano Farinelli Collection /L’Internazionale depicts a group of workers proud to belong to the RSP Wine Workers’ Union.
MEZZO SECOLO DI ANARCHIA HALF A CENTURY OF ANARCHY
ED ELÈUTHERA NE COMPIE QUARANTA! AND ELÈUTHERA TURNS FORTY!
PROGRAMMA DELLA FESTA PARTY SCHEDULE
PROPOSTE DI RICERCA COLLETTIVA COLLECTIVE RESEARCH PROPOSALS Le osterie come luogo di libertà e sovversione Taverns, saloons and pubs as places of freedom and subversion I mestieri dell’anarchia The Trades of Anarchy Un’intervista a Vicente Martí da valorizzare e rendere pubblica An Interview with Vicente Martí to Be Preserved and Made Public Miloud Naili, un anarchico cabilo vissuto tra Algeria, Francia e Italia Miloud Naili, a Kabyle anarchist who lived in Algeria, France and Italy
MEMORIA, POTERE E ARCHIVI MILITANTI MEMORY, POWER, AND MOVEMENT ARCHIVES
Cover story Virgilia D'Andrea, maestra, poetessa, anarchica
di Robert D’Attilio
L'ultimo libro di Virgilia D'Andrea, Torce nella notte, esce dalla tipografia letteralmente poche ore prima della sua morte, avvenuta all'incirca sessant'anni fa, l'11 maggio 1933. La foto commemorativa che viene inserita nel libro mostra una donna non comune dai capelli neri e dallo sguardo intenso, occhi luminosi che sotto una massa di capelli scuri scrutano in profondità. La foto dà l'impressione di un carattere forte, plasmato da eventi drammatici, un'impressione confermata dalle vicende della sua vita.
Dal 2023 è possibile destinare al Centro Studi Libertari Giuseppe Pinelli il "5 x mille" in quanto associazione di promozione sociale.
Per devolvere il cinque per mille è necessario compilare il modulo 730, il CU oppure il Modello Unico e firmare nel riquadro “Sostegno degli enti del terzo settore iscritti nel RUNTS…” e indicare il codice fiscale 97030450155. Anche chi non è obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi può scegliere di devolvere il cinque per mille presentando l’apposita scheda allegata al CU.
Farlo non costa nulla, in quanto se non si esprime una scelta la quota rimane allo Stato. Per noi si tratta invece di un contributo importante, come gli altri canali di donazione, per portare avanti le nostre attività di conservazione e di ricerca in maniera indipendente. I fondi vengono infatti utilizzati, tra le altre cose, per riordinare e rendere fruibili i nostri fondi archivistici, per l'acquisione e la catalogazione dei libri della biblioteca, per avviare nuovi progetti di archivio digitale o mantenere e migliorare quelli esistenti (come "Pinelli: una storia", "Venezia '84" o "Le voci dell'anarchia"), per finanziare le nostre attività editoriali come la pubblicazione del Bollettino, dei Quaderni, e così via.
sezione: “Sostegno degli enti del terzo settore iscritti al RUNTS”
Oggi parliamo di parameter fuzzing nel Web, una classica tecnica utilizzata per scoprire comportamenti nascosti nelle pagine web.
Questo è l'episodio nove della serie "Cybersecurity per principanti", offerto gratis per tutti su YouTube. La serie è portata avanti dal progetto Esadecimale, che nasce per offrire il migliore spazio di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano. Per provare con mano le challenge mostrate nella serie potete iscrivervi in piattaforma:
Viale Palmiro Togliatti, una delle arterie principali che collega i quadranti più popolosi di Roma, è ormai al centro di una crisi sociale e urbana senza precedenti. Tra degrado visibile, microcriminalità e totale abbandono istituzionale, la quotidianità dei residenti storici è diventata insostenibile.
Tracce evidenti di illegalità a ogni incrocio, cantieri infiniti mai portati a termine e un senso d'insicurezza costante: la sera ci si barrica in casa sperando nella quiete, la mattina si esce con il timore di imbattersi in soggetti alterati e violenti. Un viaggio lungo una sola strada che racchiude tutti i problemi irrisolti della periferia romana.
Cosa ne pensate della situazione? Lasciate un commento con la vostra testimonianza.
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Venerdì 25 settembre 2026 Milano si guarda dall’alto: una speciale experience tra panorama, atmosfera e glamour nel cuore della Fashion Week.
Durante la settimana più glamour dell’anno, Milano cambia ritmo, si veste di stile e diventa il punto d’incontro internazionale di moda, creatività e nuove tendenze.
Venerdì 25 settembre 2026, nel pieno della Milano Fashion Week, arriva un appuntamento pensato per vivere la città da una prospettiva completamente diversa: una salita sulla Torre Branca accompagnata da un esclusivo aperitivo, sospesi sopra lo skyline milanese.
Un’esperienza suggestiva nel cuore di Parco Sempione, a pochi passi dal Castello Sforzesco e dalla Triennale Milano, all’interno di uno dei luoghi più iconici e sorprendenti della città.
MILANO COME NON L’AVETE MAI VISTA Progettata da Gio Ponti e Cesare Chiodi e inaugurata nel 1933 in occasione della V Triennale, la Torre Branca è uno dei simboli dell’architettura milanese del Novecento. Con i suoi 108,6 metri di altezza, domina Parco Sempione e regala dalla sommità una prospettiva straordinaria sulla città. Un moderno ascensore conduce al belvedere in meno di un minuto e, quando la visibilità lo permette, lo sguardo può spingersi oltre il profilo di Milano fino alla pianura lombarda, alle Alpi e agli Appennini. Ed è proprio qui che, in occasione della Fashion Week, la semplice visita si trasforma in una vera Milan Experience.
FASHION WEEK ABOVE MILAN La serata di venerdì 25 settembre unirà il fascino della salita sulla Torre Branca al piacere di un aperitivo esclusivo, creando un momento da vivere e condividere durante una delle settimane più attese dell’anno. Prima l’emozione dell’ascesa. Poi Milano che lentamente si apre sotto gli occhi, con il Castello Sforzesco, Parco Sempione e lo skyline contemporaneo a disegnare un panorama unico. Infine l’aperitivo, per celebrare la Fashion Week in un’atmosfera elegante e fuori dall’ordinario.
Un appuntamento pensato non semplicemente come un aperitivo, ma come un’esperienza: Milano vista dall’alto nel momento in cui Milano è al centro del mondo della moda. La Milano Fashion Week Primavera/Estate 2027, in programma dal 22 al 28 settembre 2026, porta infatti in città oltre 200 appuntamenti tra sfilate, presentazioni ed eventi, trasformando Milano in un grande palcoscenico internazionale dedicato a moda, design e creatività.
UNA SERA SOPRA LA CITTÀ La Torre Branca diventa così il luogo ideale per concedersi una parentesi speciale nel vortice della Fashion Week: un punto privilegiato dal quale osservare Milano e lasciarsi conquistare dalla sua atmosfera.
Sento sempre più persone, uomini ma anche donne, che hanno problemi nella minzione.Il sistema escretorio umano è l’insieme di organi responsabili della filtrazione del sangue, della produzione e, alla fine, dell'espulsione dell'urina.È costituito da due reni, dai canali escretori (i calici, la pelvi renale e l'uretere), dalla vescica (dove l'urina viene immagazzinata prima di uscire) ...continua a leggere "Apparato urinario: il senso biologico"
Non siamo soltanto stanchi: siamo diventati incapaci di fermarci.Quando il dolore diventa un problema da eliminare, che cosa perdiamo?Per Han, una società senza negatività rischia di trasformare la vita in semplice sopravvivenza. La società contemporanea ci chiede continuamente di funzionare, produrre e migliorarci. Ma che cosa accade quando anche il dolore diventa qualcosa da eliminare? […]
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The rollout ceremony for NASA’s first space shuttle, OV-101, coincided with Constitution Day of the nation’s bicentennial on Sept.17, 1976. Although the orbiter was originally planned to be named Constitution, Star Trek fans successfully convinced President Gerald Ford to name it Enterprise after the series’ fictional starship.
Immagine in evidenza rielaborata con Intelligenza Artificiale
Una nave portacontainer arriva in porto e si ferma sotto una fila di gru portuali alte quanto un palazzo. Le loro braccia si allungano sopra il ponte, agganciano uno dei container impilati a bordo e lo spostano a terra. È una coreografia che si ripete migliaia di volte al giorno in ogni grande porto del mondo, con una precisione crescente e tempi sempre più ridotti. Da operazioni simili dipende buona parte del commercio mondiale e del suo ritmo.
A prima vista, una gru portuale (in gergo: ship-to-shore) sembra soprattutto una grande struttura meccanica, quasi un residuato industriale: acciaio, motori, cavi e carrucole costruiti per sollevare decine di tonnellate. La verità è che le gru installate nei grandi porti contemporanei sono ormai inserite all’interno di ecosistemi digitali molto complessi, piene come sono di sensori che controllano posizione, velocità e oscillazione dei container; software che coordinano i movimenti; strumenti per comunicare con gli altri dispositivi del porto e delle navi, ecc.
La trasformazione di strumenti meccanici in dispositivi digitali non riguarda peraltro solo le gru, ma i porti nel loro complesso. Negli ultimi decenni i terminal si sono riempiti di sistemi informatici che assegnano gli spazi ai container, coordinano camion e treni, gestiscono gli ingressi in banchina, registrano i movimenti delle merci e stabiliscono in quale ordine una nave debba essere caricata o scaricata. Nei terminal più automatizzati, parte delle operazioni che un tempo richiedevano centinaia di persone viene oggi eseguita o coordinata da software, sensori e veicoli autonomi. E i progressi di intelligenza artificiale – in termini soprattutto di computer vision, IoT/sensori, digital twin e veicoli autonomi – promettono di rendere la tendenza ancora più evidente in futuro.
Tanta efficienza è necessaria perché nei porti il tempo costa più che altrove. Una nave ferma anziché in viaggio consuma enormi risorse finanziarie. Una colonna di tir in coda perché c’è stato un errore nell’assegnazione di uno slot di carico è un danno che si ripercuote a cascata su migliaia di altri trasporti. Per questo conoscere con precisione e rapidità dove si trova un container, quanto spazio rimane su un cargo, in quale ordine vanno caricate o scaricate le stive è un fattore fondamentale per ridurre tempi e costi e aumentare l’efficienza logistica.
Più efficiente diventa la logistica, più facile ed economico risulta l’organizzazione di catene produttive distribuite su migliaia di chilometri, ovvero la struttura industriale alla base del sistema produttivo contemporaneo. La digitalizzazione dei porti è, in altre parole, uno degli sviluppi tecnologici che hanno permesso alla globalizzazione di funzionare con l’enorme fluidità ed efficienza raggiunta negli ultimi decenni.
Questa stessa trasformazione ha però prodotto altre conseguenze: un porto più digitalizzato è efficiente, ma è anche più vulnerabile ad attacchi informatici e ad altri generi di sabotaggio tecnologico. Ed è così che, di recente, anche i macchinari portuali hanno iniziato a diventare una questione cyber e geopolitica.
Il problematico dominio di ZPMC
Il caso più evidente è quello delle gru prodotte da Shanghai Zhenhua Heavy Industries Company, meglio nota come ZPMC. L’azienda cinese è diventata negli ultimi trent’anni il principale produttore mondiale di gru portuali e le sue macchine sono oggi presenti nei terminal di decine di paesi. Negli Stati Uniti, in particolare, ZPMC è arrivata a occupare una posizione dominante tra le gru portuali installate nei porti commerciali.
Per molto tempo questo dato ha interessato solo gli addetti ai lavori. ZPMC era semplicemente un’azienda che vendeva macchinari grandi, costosi e difficili da produrre a clienti che avevano bisogno di movimentare un numero crescente di carichi nel minor tempo possibile. La sua espansione era, prima di tutto, una storia industriale: quella di un’azienda che, come molte altre realtà cinesi, era riuscita a conquistare un settore altamente specializzato grazie alla capacità produttiva, ai prezzi competitivi e alla possibilità (pure questa logistica) di consegnare in tutto il mondo delle gru già quasi completamente assemblate.
Poi sono arrivati gli anni Venti ed è mutato il contesto politico. Negli Stati Uniti del post-Covid la crescente competizione con la Cina ha trasformato progressivamente alcune dipendenze industriali in problemi di sicurezza nazionale. È accaduto con i semiconduttori, con le apparecchiature per le telecomunicazioni, con le batterie, con una lunga serie di tecnologie e materie prime considerate critiche.
E alla fine è arrivato anche il turno delle gru. Macchinari che fino a pochi anni prima venivano raccontati soprattutto come moltiplicatori di efficienza hanno cominciato a essere descritti col vocabolario del rischio. Ci si è iniziati per esempio a domandare come fosse possibile che un componente industriale prodotto da un’azienda cinese, contenente hardware e software provenienti da una filiera internazionale, non solo fosse finito in ogni molo d’America (quelle ZPMC rappresentano quasi l’80% delle gru portuali presenti negli Stati Uniti), ma avesse libero accesso ad alcune delle reti infrastrutturali più importanti dell’economia USA.
Normali gru o spie cyber?
Nel febbraio del 2024, l’amministrazione Biden è così intervenuta sulla cybersecurity dei porti statunitensi, dedicando particolare attenzione proprio alle gru ship-to-shore prodotte in Cina. Il timore era che sistemi di comunicazione, accessi remoti o altre componenti digitali potessero essere sfruttati per raccogliere informazioni o, in uno scenario più grave, interferire con le operazioni portuali. Nacque così sui media l’espressione “gru-spia”, che evocava l’immagine di queste enormi mantidi d’acciaio cinesi affacciate sui porti americani, le quali, oltre a spostare container, avrebbero potuto rappresentare una specie di cavallo di Troia digitale.
Era un’immagine potente, ma anche una semplificazione della realtà politica dietro il fenomeno. Il problema delle gru ZPMC non si limita alla eventuale, presunta, e tutta da dimostrare, volontà cinese di sabotare la logistica americana o mondiale. Il problema delle gru ZPMC ha a che fare con il difficilissimo ripensamento di un sistema industriale internazionale che per decenni ha ricercato l’efficienza estrema, ma che, negli ultimi anni, è diventato politicamente sempre più spaventato da se stesso. E questo genera alcuni paradossi.
Il primo paradosso è che una gru ZPMC non è, in realtà, interamente cinese. Come molti oggetti industriali complessi del nostro tempo, è il risultato di una catena di fornitura internazionale. Al suo interno contiene motori, sensori e componenti prodotti da aziende europee, giapponesi o americane, assemblati in Cina e infine installati in un porto dall’altra parte del mondo. Una filiera così stratificata è una caratteristica normale dell’industria contemporanea, ma rende molto difficile stabilire dove cominci e dove finisca il rischio associato a una determinata tecnologia.
Eliminare una gru cinese da un porto americano, per esempio, non significa necessariamente eliminare tutti i componenti critici cinesi dall’infrastruttura del porto. Allo stesso modo, sostituire una gru cinese con una macchina europea o giapponese non solo costa di più, ma non garantisce necessariamente che questa non utilizzi a sua volta componenti o subfornitori cinesi in qualche punto della sua supply chain (che è la ragione per cui la burocrazia del protezionismo è una delle questioni tecnicamente più complesse al mondo).
Nel caso di una gru portuale, poi, la questione si complica ulteriormente perché il prodotto non termina ai confini della macchina. Una volta installata, la gru viene collegata all’ecosistema digitale del terminal. Deve comunicare con altri sistemi, essere aggiornata, diagnosticata, riparata. Le configurazioni variano da porto a porto e alcune macchine possono essere controllate, programmate o assistite da remoto.
Nel corso delle indagini condotte nel 2023 e nel 2024 dal Congresso USA furono trovati modem cellulari installati su alcune gru ZPMC o all’interno delle infrastrutture di rete che le servivano. In alcuni casi, secondo le commissioni parlamentari che condussero l’indagine, quegli apparati non erano esplicitamente previsti dai contratti stipulati dai porti. ZPMC aveva inoltre richiesto in diverse occasioni accesso remoto alle proprie gru, ufficialmente per attività di diagnostica e manutenzione.
Nessuna di queste caratteristiche, presa isolatamente, è la cosiddetta “smoking gun”. D’altra parte, un modem può avere una funzione perfettamente legittima e l’accesso da remoto, quando possibile, è comune nella manutenzione delle apparecchiature industriali, visti i grossi risparmi che permette. Il problema è che la stessa funzione che permette a un ingegnere di diagnosticare un guasto a distanza può, se progettata o configurata (magari intenzionalmente) male, trasformarsi in un punto di accesso per qualcun altro.
Le indagini statunitensi hanno quindi mostrato vulnerabilità e possibilità di accesso, ma non hanno dimostrato che Pechino abbia effettivamente utilizzato le gru ZPMC per spiare o sabotare i porti statunitensi. Nel rapporto sulle minacce informatiche al sistema marittimo pubblicato nel 2025, la Coast Guard precisava che i propri specialisti non avevano osservato attività malevole sulle o attraverso le gru, pur ritenendo che le vulnerabilità individuate le rendessero possibili.
È una distinzione importante: una vulnerabilità informatica può essere una falla tecnica, ma non indica inequivocabilmente la volontà di arrecare un danno. Una backdoor deliberatamente inserita da un produttore è invece qualcosa di diverso, perché implica intenzionalità. Dimostrare infine che l’eventuale backdoor individuata sia stata effettivamente utilizzata da uno Stato per attività di spionaggio richiede un ulteriore salto probatorio.
Il paradosso della globalizzazione
Ed è qui che rischio informatico effettivo e percezione del rischio geopolitico (con tutti i pregiudizi che essa comporta) finiscono per sovrapporsi. Un governo che si occupa della sicurezza di infrastrutture essenziali non può soltanto domandarsi se qualcuno abbia già sfruttato una vulnerabilità o se esista per errore o per dolo, ma deve soprattutto chiedersi, e a maggior ragione nel caso di un porto, se qualcuno potrebbe usarla in futuro e con quali effetti. Bloccare un grande terminal significa infatti rallentare l’arrivo di generi alimentari, di farmaci, di componenti industriale e, in caso di conflitti, di materiale destinato alle forze armate. La vulnerabilità di un porto può avere conseguenze che si propagano nell’entroterra per migliaia di chilometri.
Ma proprio perché il ragionamento riguarda non ciò che accade o è accaduto ma ciò che potrebbe accadere, diventa difficile stabilire quale sia un livello di rischio accettabile. Se fosse necessario eliminare da qualunque infrastruttura critica ogni tecnologia potenzialmente vulnerabile, o riconducibile a un avversario politico, bisognerebbe ricostruire interamente le catene di fornitura mondiali.
Il problema è che le dipendenze tecnologiche – nei porti o nei data center – non nascono per caso e soprattutto non scompaiono rapidamente. ZPMC ha conquistato il mercato perché per decenni ha fatto esattamente ciò che il sistema economico globale chiedeva ai suoi fornitori: produrre su larga scala, contenere i costi, aumentare l’efficienza e consegnare in tutto il mondo.
ZPMC ha conquistato e dominato il settore per anni perché era un produttore capace non soltanto di costruire enormi gru, ma anche di assemblarle, trasportarle via mare e installarle direttamente nei terminal, offrendo ai propri clienti un vantaggio economico e di efficienza molto concreto. Per un porto che deve aumentare rapidamente la propria capacità, la provenienza geografica dei macchinari è stata per molto tempo una questione secondaria rispetto al prezzo, ai tempi di consegna e alle prestazioni.
Per trent’anni aziende e governi hanno costruito le loro supply chain partendo dall’idea che contasse solo l’efficienza: se un’azienda era in grado di produrre una gru migliore o più economica, aveva senso acquistarla. Se assemblare un prodotto dall’altra parte del mondo consentiva di abbassarne il prezzo, era razionale organizzare la produzione in quel modo. E la possibilità di spostare merci rapidamente, e con costi relativamente bassi, rendeva tutto questo molto conveniente. La posizione di quasi monopolio del settore raggiunta da ZPMC non è dunque un’anomalia della globalizzazione. Al contrario, è la dimostrazione del suo successo.
La vicenda delle “gru-spia” cinesi ci mostra quindi cosa succede quando la stessa logica che si è esaltata per anni viene filtrata attraverso un paradigma politico diverso e un clima di scarsa fiducia internazionale. La globalizzazione aveva entusiasticamente costruito la propria efficienza sulla convinzione che l’interdipendenza fosse soprattutto una risorsa. La competizione geopolitica contemporanea dà invece priorità all’ipotesi opposta: che ogni interdipendenza sia anche, almeno potenzialmente, una vulnerabilità. E così facendo non sta mettendo in discussione soltanto gli effetti della globalizzazione (chi dipende da chi, dove vengono prodotti i beni o chi controlla determinate tecnologie), ma anche gli strumenti materiali con cui la globalizzazione stessa funziona.
Versione integrale dell’intervento del Vicesegretario Generale Matteo Di Cocco al III Forum Antifascista di Mosca tenutosi a Maggio 2026.
IL FASCISMO NON È UN INCIDENTE — È LA RISPOSTA VIOLENTA DEL CAPITALISMO
Il Fascismo non è un incidente della storia. Non è una deviazione, non è un’anomalia. È il frutto avvelenato della degenerazione sistemica del capitalismo che, quando entra in crisi o si sente minacciato dai movimenti popolari e operai, reagisce con ferocia, togliendo la propria maschera della democrazia per mostrare il volto violento. Quello della violenza di classe.
Come insegnato da Antonio Gramsci, la pavidità dei partiti operai — egemonizzati dalle correnti riformiste, incapaci di una visione ideologica corretta — è stata la prima causa della sconfitta del movimento operaio italiano di fronte alla marea nera.
Non possiamo ripetere quegli errori. Non possiamo più permetterci quella codardia, sperando di strappare qualche simpatia qua e là nel campo socialdemocratico (se non peggio).
Questo perché (e ne abbiamo le prove giorno dopo giorno) il fascismo in occidente sopravvive e continua a riprodursi perché negli ultimi trent’anni l’ideologia e la modalità d’azione dei comunisti è stata smantellata e deligittimata, pezzo dopo pezzo da chi in una folle rincorsa ai richiami delle élite finanziarie ha abbracciato il neoliberismo dando vita ad una pseudo sinistra, incarnata in fine da chi a Bruxelles, nel Consiglio Europeo ha avuto il coraggio di equiparare il nazismo ed il comunismo, distruggendo nel frattempo lo stato sociale e continuando a sostenere il regime neo nazista di Kiev.
In Italia, come nel resto dell’Europa abbiamo sempre più la prova che la forma più avanzata di fascismo non ha più la camicia nera addosso, ma hanno i vessilli di chi ha tradito la classe operaia invece di difenderla. Questo tradimento è un sintomo, di una malattia più ampia.
Una malattia che si chiama fascismo moderno.
TERRORISMO COME CATEGORIA POLITICA
Il terrorismo, come il fascismo non è un fenomeno autonomo che cade dal cielo ed in questo ci rifacciamo proprio a quanto dichiarato dal Presidium del Comitato Centrale del KPRF nel giugno del 2024:
“Per sconfiggere il terrorismo, è necessario superare il capitalismo, unire la società sugli ideali della giustizia, e quindi del socialismo. L’esperienza sovietica ci dà un grande esempio di come la società può unirsi, forgiare una forte armatura della sicurezza nazionale e vergognare il nemico più cinico e crudele” (https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html) [1]”
Il nostro Partito condivide in pieno questa lettura, le radici del terrorismo in epoca contemporanea sempre più affonda le radici nella povertà, nella diseguaglianza, nei conflitti militari fomentati dall’imperialismo per il controllo delle risorse o per la gestione delle proprie sfere di influenza a livello geopolitico fino alla frammentazione sociale prodotta coscienziosamente dal capitalismo neoliberista.
Possiamo definire il terrorismo come un fenomeno con tre facce, per quanto riguarda l’analisi politica contemporanea.
C’è il terrorismo come atto criminale di massa contro civili innocenti
C’è il terrorismo di Stato, organizzato da chi attacca popolazioni civili e finanzia organizzazioni e milizie paramilitari che organizzano stragi o colpi di Stato
Infine, c’è l’uso strumentale della categoria “terrorismo” utilizzata come arma ideologica per attaccare chi si oppone alle manovre imperialiste, per reprimere i movimenti popolari legittimando le aggressioni militari.
Qui ci poniamo una domanda: chi è il vero terrorista? Chi difende un popolo e la propria identità nazionale dall’aggressione di un governo fascista o quello stesso governo che attacca quei popoli? Noi sicuramente sappiamo da che parte stare.
[1] Dal servizio stampa del Comitato Centrale del KPRF 24 Giugno 2024 https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html
L’UCRAINA E IL NODO DEL CONFLITTO
Se parliamo di strutture imperialiste e terroriste in occidente non possiamo evitare di parlare della NATO che con la sua continua aggressione imperialista con il allargamento ad est violando non solo gli accordi del 1991, ma qualsivoglia briciolo di buonsenso, hanno trasformato l’Ucraina in un avamposto anti-russo. Per questo il Partito Comunista (Italia) condanna nettamente il sostegno dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America a tutti quei settori che hanno egemonizzato il potere di Kiev dal colpo di Stato del 2014 in poi.
Fin da Euromaidan, l’obiettivo non è stato minimamente quello di mettere al centro la volontà del popolo ucraino, ma quello di accerchiare ed indebolire la Russia accerchiandola e cercando di distruggere qualsiasi forma di opposizione all’egemonia del dollaro e della finanza anglosassone, distruggendo quel filo rosso che unisce i popoli russi ed ucraini da ben prima che nascesse la NATO o che gli Stati Uniti d’America fossero un pensiero di Franlink o Jefferson.
Come è ben documentato, il regime di Kiev ha trasformato l’Ucraina nel primo stato terrorista d’Europa permettendo l’uso di metodi deliberatamente terroristici come gli attacchi ad infrastrutture civili, sabotaggi e addirittura uso di missili forniti dall’Occidente contro le popolazioni residenti nelle regioni del Donbass.
Se ci fossero dubbi, questo non è il comportamento di una democrazia, questo non è il comportamento di uno stato aggredito (come molti in Italia ed Europa definiscono l’Ucraina) ma questo è puro e semplice terrorismo di Stato, armato e finanziato dall’imperialismo occidentale.
L’Ucraina non è più una nazione, ma un asset strategico militare in mano a potenze straniere.
Le sanzioni contro la Russia si sono ritorte contro l’Europa stessa.
La NATO ogni giorno di più viene umiliata.
I popoli del Donbass si sono ribellati ed hanno preso le armi per difendere la propria autodeterminazione.
Oggi la Russia insieme alla Cina Socialista ed a tutte quelle nazioni che vogliono uscire dal giogo imperialista hanno l’opportunità di costruire un fronte per la pace e la sovranità economica e politica dei popoli.
Dobbiamo purtroppo constatare che in questo momento in Italia non ci sono le condizioni minime per attuare una politica di questo tipo, poiché la nostra nazione è da anni ormai retrocessa al rango di colonia.
Nostro l’ardito compito far risaltare le contraddizioni del sistema e sfruttarle per riportare anche in Italia il protagonismo della politica sull’economia e del popolo sull’imperialismo.
IL NEOLIBERISMO È IN GUERRA PERMANENTE
Cari compagni, dobbiamo essere chiari su un punto: non siamo di fronte a una crisi passeggera o ad un’anomalia che verrà risolta con qualche aggiustamento diplomatico.
Ci troviamo di fronte ad una crisi strutturale del capitalismo, che cerca la sua via d’uscita — come sempre nella storia — attraverso l’unico metodo che conosce: la guerra, la militarizzazione delle società e la distruzione dei diritti sociali conquistati dai lavoratori nel Novecento.
L’Unione Europea si è rivelata per quello che i comunisti hanno sempre denunciato: un apparato tecnico e burocratico al servizio del complesso militare del capitale.
Euro, Unione Europea e NATO non difendono la democrazia ma ne sono la diretta negazione.
Lo vediamo nelle politiche di austerità che negli anni hanno colpito i popoli europei, lo vediamo nella continua promozione di uno spirito anticomunista anche a livello istituzionale, non solo falsificando la storia, ma spergiurando sulle tombe di chi ha sacrificato la propria vita 81 anni fa per liberare il continente dal dominio nazifascista.
L’aumento smisurato delle spese militari sacrificando sanità, istruzione e pensioni sono il segnale di un’opera di distruzione della società per piegarla alla volontà delle élite economiche e militari utilizzando l’invenzione di una fantomatica minaccia russa come alibi per accelerare il processo di smantellamento di ogni residuo di Stato sociale.
Visto il continuo attacco dell’Unione Europea al suo stesso popolo, vista la continua ricerca di un nemico per militarizzare e spaventare gli europei convincendoli della giustezza di una futura guerra … possiamo definire la stessa Unione Europea come un’entità terroristica?
LA RISPOSTA COMUNISTA
La risposta comunista non può essere né nazionalista né semplicemente pacifista.
Deve essere internazionalista e di classe.
Se vogliamo essere all’altezza del compito che la storia ci sta ponendo dobbiamo riunire tutti coloro che rifiutano il controllo imperialista, chi è a favore della sovranità de popoli ed contro l’ingerenza straniera.
Dobbiamo combattere tutti quei piani di riarmo che sono propedeutici a future aggressioni e conflitti, dobbiamo far si che tutte le componenti sociali dei nostri rispettivi stati difendano lo Stato Sociale e smascherino le pseudosinistra neoliberista, finto socialdemocratiche e tutti coloro che hanno tradito i loro popoli.
Nel nostro paese, il Partito Comunista (Italia) porta avanti questa battaglia senza compromessi. Non partecipiamo al gioco delle alleanze con il centro-sinistra atlantista. Non sosteniamo le missioni militare all’estero o l’invio di armi in Ucraina, siamo contro la NATO e contro l’Unione Europea del capitale.
Per questo il nostro compito non deve fermarsi solo a tutti coloro che si riconoscono nella nostra ideologia, ma dobbiamo essere capaci di egemonizzare quei movimenti di massa spontanei che altrimenti sarebbero fini a loro stessi: come ci hanno insegnato Lenin e Gramsci serve un partito, una direzione politica ed una visione ideologica chiara.
VERSO LA VITTORIA
Compagni, permettetemi di chiudere con una riflessione che porto anche a nome del Segretario Generale Alberto Lombardo. Siamo qui a Mosca, capitale dell’Unione Sovietica che ha resistito all’invasione nazifascista ed ha liberato il continente dal pericolo nero al costo della vita di oltre venti milioni dei suoi figli.
L’Armata Rossa a Stalingrado non ha fermato la macchina militare nazifascista solo per l’Unione Sovietica, ma lo ha fatto per la libertà di tutto il mondo, fu la vittoria del socialismo sul fascismo, la vittoria del popolo sulla barbaria capitalista.
Lo abbiamo già detto lo scorso anno, per rispetto e onore del popolo sovietico Volvograd non deve essere Stalingrado pochi giorni dell’anno, ma deve tornare ad essere Stalingrado tutto l’anno!
Proprio su quell’esempio eroico noi siamo chiamati ad un’altra battaglia, sotto forme diverse contro nemici che oggi hanno giacche e cravatte. Invece dei carri armati usano canali di informazione, fondi di investimento e le banche centrali per manipolare la vita delle persone e la loro percezione della realtà.
Ma la sostanza non cambia: il capitalismo quando è in crisi torna a mostrare il suo volto di violenza, di guerra e di terrorismo contro i popoli.
Non so quando arriverà la Vittoria. Ma so che, quando arriverà, voglio che ci sia anche il mio ed il contributo del mio Partito. Ma questa battaglia l’abbiamo già vinta una volta, 81 anni fa e non ce lo hanno mai perdonato. Facciamolo accadere ancora una volta
Slava Stalingrad! Vperëd k pobede!
(Avanti verso la vittoria!)
English Version
THE COMMUNIST PARTY — ITALY
III International Forum — Moscow, May 2026
Terrorism and Imperialism: Two Faces of the Same System
First of all, allow me to convey greetings to you from the General Secretary, comrade Alberto Lombardo, and from the entire Central Committee of the Communist Party (Italy).
We thank the KPRF – Communist Party of the Russian Federation for organizing this Forum and for allowing us to bring the voices of those in Italy who fight every day against imperialism, war, and fascism in its many contemporary forms.
FASCISM IS NOT AN ACCIDENT — IT IS CAPITALISM’S VIOLENT RESPONSE
Fascism is not an accident of history. It is not a deviation, it is not an anomaly. It is the poisonous fruit of the systemic degeneration of capitalism, which, when it enters into crisis or feels threatened by popular and workers’ movements, reacts ferociously, removing its democratic mask to reveal its violent face. That of class violence.
As Antonio Gramsci taught, the cowardice of workers’ parties—dominated by reformist currents, incapable of a correct ideological vision—was the primary cause of the defeat of the Italian workers’ movement in the face of the oil slick.
We can’t repeat those mistakes. We can no longer afford that cowardice, hoping to gain some sympathy here and there in the social democratic camp (or worse).
This is because (and we have proof of this day after day) fascism in the West survives and continues to reproduce itself because over the last thirty years the ideology and mode of action of the communists have been dismantled and delegitimized, piece by piece, by those who, in a mad pursuit of the calls of the financial elite, have embraced neoliberalism, giving birth to a pseudo-left, ultimately embodied by those in Brussels, in the European Council, who had the courage to equate Nazism and Communism, meanwhile destroying the welfare state and continuing to support the neo-Nazi regime in Kiev.
In Italy, as in the rest of Europe, we have growing evidence that the most advanced form of fascism no longer wears black shirts, but instead carries the banners of those who betrayed the working class instead of defending it. This betrayal is a symptom of a broader disease.
A disease called modern fascism.
TERRORISM AS A POLITICAL CATEGORY
Terrorism, like fascism, is not an autonomous phenomenon that falls from the sky and in this we refer precisely to what was declared by the Presidium of the Central Committee of the KPRF in June 2024:
“To defeat terrorism, it is necessary to overcome capitalism, to unite society around the ideals of justice, and therefore of socialism. The Soviet experience gives us a great example of how society can unite, forge a strong armor of national security, and shame the most cynical and cruel enemy.”https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html) ”
Our Party fully shares this view: the roots of terrorism in contemporary times are increasingly rooted in poverty, inequality, military conflicts fomented by imperialism for the control of resources or the management of its own spheres of influence at the geopolitical level, up to the social fragmentation consciously produced by neoliberal capitalism.
We can define terrorism as a three-faceted phenomenon, as far as contemporary political analysis is concerned.
• There is terrorism as a mass criminal act against innocent civilians
• There is state terrorism, organized by those who attack civilian populations and finance paramilitary organizations and militias that organize massacres or coups d’état
• Finally, there is the instrumental use of the category “terrorism” employed as an ideological weapon to attack those who oppose imperialist maneuvers, to repress popular movements by legitimizing military aggression.
Here we ask ourselves a question: who is the real terrorist? Those who defend a people and their national identity from the aggression of a fascist government, or the very government that attacks those people? We certainly know which side we’re on.
UKRAINE AND THE CRUCIAL ISSUE
When we talk about imperialist and terrorist structures in the West, we cannot avoid mentioning NATO, which, with its ongoing imperialist aggression and eastern enlargement—violating not only the 1991 agreements but every shred of common sense—has transformed Ukraine into an anti-Russian outpost. For this reason, the Communist Party (Italy) strongly condemns the European Union and the United States’ support for all those sectors that have dominated Kiev’s power since the 2014 coup.
Since Euromaidan, the goal has not been to put the will of the Ukrainian people at the center, but to encircle and weaken Russia by encircling it and trying to destroy any form of opposition to the hegemony of the dollar and Anglo-Saxon finance, destroying the common thread that has united the Russian and Ukrainian peoples since well before NATO was born or the United States of America was even a thought of Franklin or Jefferson.
As is well documented, the Kiev regime has transformed Ukraine into Europe’s first terrorist state by allowing the use of deliberate terrorist methods such as attacks on civilian infrastructure, sabotage, and even the use of Western-supplied missiles against populations living in the Donbass regions.
If there were any doubt, this is not the behavior of a democracy, this is not the behavior of an attacked state (as many in Italy and Europe define Ukraine) but this is pure and simple state terrorism, armed and financed by Western imperialism.
Ukraine is no longer a nation, but a strategic military asset in the hands of foreign powers.
Sanctions against Russia have backfired on Europe itself.
NATO is being humiliated more and more every day.
The people of Donbass rebelled and took up arms to defend their self-determination.
Today, Russia, together with Socialist China and all those nations that wish to escape from the imperialist yoke, have the opportunity to build a front for peace and the economic and political sovereignty of the peoples.
Unfortunately, we must note that at this time in Italy the minimum conditions for implementing a policy of this type do not exist, since our nation has been relegated to the rank of a colony for years now.
Ours is the daring task of highlighting the contradictions of the system and exploiting them to restore, in Italy too, the role of politics over the economy and of the people over imperialism.
NEOLIBERALISM IS AT PERMANENT WAR
Dear comrades, we must be clear on one point: we are not facing a temporary crisis or an anomaly that will be resolved with some diplomatic adjustments.
We are facing a structural crisis of capitalism, which seeks its way out—as always throughout history—through the only method it knows: war, the militarization of societies, and the destruction of the social rights won by workers in the twentieth century.
The European Union has revealed itself to be what the communists have always denounced: a technical and bureaucratic apparatus at the service of capital’s military complex.
The Euro, the European Union and NATO do not defend democracy but are its direct negation.
We see it in the austerity policies that have affected the peoples of Europe over the years, we see it in the continued promotion of an anti-communist spirit even at the institutional level, not only by falsifying history, but by perjuring themselves on the graves of those who sacrificed their lives 81 years ago to liberate the continent from Nazi-Fascist rule.
The disproportionate increase in military spending, sacrificing healthcare, education, and pensions, signals a drive to destroy society, bending it to the will of the economic and military elites. The invention of a phantom Russian threat serves as an excuse to accelerate the dismantling of every vestige of the welfare state.
Given the European Union’s ongoing attack on its own people, given its constant search for an enemy to militarize and frighten Europeans into believing a future war is justified… can we define the European Union itself as a terrorist entity?
THE COMMUNIST RESPONSE
The communist response can be neither nationalist nor simply pacifist.
It must be internationalist and class-based.
If we want to live up to the task that history is placing before us, we must unite all those who reject imperialist control, those who are in favor of the sovereignty of peoples and those who are against foreign interference.
We must fight all those rearmament plans that pave the way for future aggression and conflict. We must ensure that all social groups in our respective countries defend the Welfare State and expose the neoliberal pseudo-left, fake social democrats, and all those who have betrayed their peoples.
In our country, the Communist Party (Italy) is fighting this battle uncompromisingly. We do not participate in the game of alliances with the Atlanticist center-left. We do not support military missions abroad or the shipment of weapons to Ukraine; we are against NATO and the European Union of capital.
For this reason, our task must not be limited to those who identify with our ideology, but we must be capable of hegemonizing those spontaneous mass movements that would otherwise be ends in themselves: as Lenin and Gramsci taught us, we need a party, a political leadership, and a clear ideological vision.
TOWARDS VICTORY
Comrades, allow me to close with a reflection I also offer on behalf of Secretary General Alberto Lombardo. We are here in Moscow, the capital of the Soviet Union, which resisted the Nazi-Fascist invasion and freed the continent from the dark peril at the cost of the lives of over twenty million of its sons.
The Red Army at Stalingrad did not stop the Nazi-fascist military machine just for the Soviet Union, but it did so for the freedom of the entire world. It was the victory of socialism over fascism, the victory of the people over capitalist barbarism.
We said it last year: out of respect and honor for the Soviet people, Volgograd must not be Stalingrad for a few days a year, but must return to being Stalingrad all year round!
Precisely on the basis of that heroic example, we are called to another battle, in a different form, against enemies who today wear suits and ties. Instead of tanks, they use information channels, investment funds, and central banks to manipulate people’s lives and their perception of reality.
But the substance does not change: when capitalism is in crisis, it returns to show its face of violence, war, and terrorism against people.
I don’t know when Victory will come. But I know that, when it does, I want my contribution and that of my Party to be there too.
But we already won this battle once, 81 years ago, and they never forgave us.
Let’s make it happen one more time
Slava Stalingradu! Vperëd k pobede!
(Onward to victory!)
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Domenica 20 settembre 2026 Milano ospita un evento speciale in cui la passione per le auto e le moto d’epoca incontra un messaggio sociale di fondamentale importanza: dire NO alla violenza sulle donne e far conoscere sempre di più il 1522, il numero nazionale antiviolenza e stalking.
Si chiama “1522 – Motori in marcia contro la violenza sulle donne” l’iniziativa che porterà sulle strade della Città metropolitana di Milano decine di vetture e motociclette storiche, unite da un particolare che rende questo raduno diverso da qualsiasi altro: tutti i mezzi porteranno lo stesso numero, 1522.
Non un numero di gara, quindi, ma un messaggio da ricordare.
1522: QUATTRO NUMERI CHE POSSONO FARE LA DIFFERENZA Il vero protagonista della giornata sarà infatti il 1522, il servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità. Il numero è gratuito e attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, da rete fissa e mobile. Operatrici specializzate accolgono le richieste di aiuto e sostegno delle donne vittime di violenza e stalking, offrendo informazioni e orientamento verso centri antiviolenza, case rifugio e servizi presenti sul territorio. Il servizio garantisce anonimato ed è disponibile anche attraverso la chat del sito ufficiale 1522.eu.
L’obiettivo dell’evento milanese è quindi semplice ma potentissimo: portare il numero 1522 fuori dalle campagne istituzionali e farlo circolare fisicamente per la città, trasformando le auto storiche in ambasciatrici di un messaggio contro la violenza.
LE AUTO STORICHE ATTRAVERSANO MILANO La manifestazione partirà la mattina dal Museo Fratelli Cozzi di Legnano, per poi muoversi in corteo verso Milano. Auto e moto d’epoca attraverseranno il territorio metropolitano mostrando il bollo 1522 e raggiungeranno nel corso della giornata Milano e l’area di Cascina Merlata. Tra i mezzi sono annunciate anche alcune vetture storiche dell’Autocentro di Milano della Polizia di Stato. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Città metropolitana di Milano, Museo Fratelli Cozzi, UpTown Milano, Scuderia Sant Ambroeus e Raduno della Domenica Auto Storiche di Milano, insieme agli altri partner aderenti al progetto.
L’ARRIVO IN CASCINA: AUTO, PERSONE E UN UNICO MESSAGGIO La parte conclusiva della manifestazione si svolgerà nell’area di via Pier Paolo Pasolini 3 a Milano, nella cornice di Cascina Merlata/UpTown, dove si trova anche Cascina Corten. Dalle 14:30 il momento conclusivo sarà aperto anche al pubblico, con la possibilità di vedere da vicino le vetture e le moto storiche e partecipare a una giornata che vuole trasformare una passione tradizionalmente legata al mondo dei motori in uno strumento di sensibilizzazione sociale. E non è casuale nemmeno l’orario scelto per il momento simbolicamente più importante della manifestazione.
ALLE ORE 15:22 MILANO SI FERMA PER UN MESSAGGIO Alle 15:22, richiamando volutamente le quattro cifre del numero antiviolenza, è previsto uno dei momenti più suggestivi della giornata. Un drone riprenderà dall’alto le auto e le moto storiche e le persone presenti, che contribuiranno a comporre simbolicamente la scritta: 1522 Un’immagine pensata per essere condivisa e diffusa, affinché quelle quattro cifre possano raggiungere il maggior numero possibile di persone. Perché conoscere il 1522 può significare sapere a chi rivolgersi nel momento in cui se ne ha bisogno.
UNA PASSIONE CHE DIVENTA SOLIDARIETÀ L’iniziativa avrà anche una componente concreta di solidarietà. Le donazioni raccolte attraverso l’iscrizione degli equipaggi sono destinate alla Fondazione Una Nessuna Centomila, impegnata nel contrasto alla violenza di genere. Il raduno diventa così molto più di una semplice esposizione di splendide automobili del passato. È un modo per utilizzare la forza comunicativa del mondo dei motori per parlare di un problema profondamente attuale.
Domenica 20 settembre a Milano i motori faranno rumore per rompere un silenzio ancora più importante. E il numero da portare a casa, questa volta, non sarà quello di una vettura. Sarà il 1522.
1522 – NUMERO ANTIVIOLENZA E STALKING Gratuito Attivo 24 ore su 24, 365 giorni all’anno Disponibile anche tramite chat Per chiedere aiuto, sostegno o anche semplicemente un consiglio.
La conferma del blocco dell’area a caldo dello stabilimento ex ILVA di Taranto segna un punto di non ritorno nella drammatica vicenda del polo siderurgico.
Per decenni, il capitale industriale e i governi borghesi hanno imposto alla classe lavoratrice e alla cittadinanza un ricatto inaccettabile: barattare la salute e il diritto alla vita con un salario di sussistenza.
Oggi quell’impalcatura ideologica crolla sotto il peso delle sue stesse contraddizioni.
Come denunciato dai Lavoratori Metalmeccanici Organizzati (LMO) – Sindacato Generale di Classe di Taranto, non c’è più spazio per sussidi a fondo perduto o soluzioni di facciata utili solo a tenere in vita un modello industriale capitalistico.
I padroni e i sindacati CGIL, CISL, UIL e USB hanno alimentato una spaccatura artificiale nel fronte di classe, mettendo gli operai della fabbrica contro le famiglie dei quartieri inquinati attraverso il terrore della disoccupazione.
Questa logica ‘divide et impera’ va respinta: la classe operaia non deve più essere usata come scudo per difendere i profitti dei privati o i fallimenti delle gestioni commissariali.
La vera alternativa di classe risiede nella bonifica delle aree con l’ impiego dei lavoratori e nell’attuazione del “Piano Taranto” elaborato dai comitati cittadini e da LMO -SGC, che hanno sostenuto una strenua lotta contro le politiche disfattiste di tutti i governi, di destra e di sinistra, che hanno portato la morte tra i lavoratori e i cittadini.
Le bonifiche non sono una spesa passiva a carico dello Stato, ma l’ossatura di un piano straordinario di lavoro stabile, sicuro e qualificato.
Utilizzare le competenze delle tute blu per bonificare i suoli, decontaminare le falde e risanare la città significa convertire un sito di nocività in un cantiere di ricostruzione sociale.
Il Partito Comunista sostiene con forza la linea del sindacato di base LMO nella richiesta immediata di un tavolo di trattativa istituzionale fondato su interventi vincolanti:
• Mappatura integrale e garanzia occupazionale: Censimento trasparente di tutti i lavoratori dell’ex ILVA, del subappalto e dell’intero indotto, garantendo il posto di lavoro a ciascun addetto.
• Tutela della salute e diritti previdenziali: Riconoscimento immediato dell’esposizione all’amianto, della gravosità delle mansioni e attivazione dei prepensionamenti per chi ha sacrificato la salute in fabbrica.
• Giustizia sociale e risarcimenti: Pieno ristoro dei danni fisici e sanitari subiti dagli operai e dalla popolazione locale.
• Pianificazione e riconversione pubblica: Avvio immediato delle bonifiche e di un piano industriale statale riconvertito sui reali bisogni della collettività.
La vertenza dei metalmeccanici di Taranto non è una vertenza locale, ma uno snodo centrale della lotta generale del movimento operaio contro il capitale.
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La solitudine non è sempre isolamento: può diventare il luogo nel quale impariamo a incontrare noi stessi.Thomas Merton ci conduce dentro il paradosso dell’esistenza: abbiamo bisogno degli altri, ma dobbiamo anche imparare a stare soli.Una lezione su solitudine, interiorità, libertà, amore e silenzio, tra Agostino, Pascal, Kierkegaard e Buber. 🎬 Premiere [Per Studenti attivi e […]
Le cose ora vanno in modo leggermente diverso a seconda che il servizio HBL sia abilitato o meno (lo è solo per gli account a pagamento).
Entrare nella cartella 4.0.0+ e lanciare il test per confermare che la nostra chiave sia valida anche per HBL (il chè non significa che sia pure abilitata):
sh hbltest.sh
Please input your DQS key: xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Looking up test record for HBL... done
Your DQS key xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx is enabled for HBL
You can copy sh_hbl.cf and sh_hbl_scores.cf if you want HBL enabled
Ora è necessario modificare alcuni dei file di configurazione con il contenuto esatto della chiave (sostituire xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx con il contenuto della chiave):
sed -i -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh.cf
sed -i -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh_hbl.cf
Se si sta usando FreeBSD, i comandi cambiano leggermente:
sed -i "" -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh.cf
sed -i "" -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh_hbl.cf
Se non si ha HBL abilitato, è sufficiente copiare i due file seguenti nella cartella di configurazione:
Ora abilitare HBL modificando il file /etc/mail/spamassassin/v342.pre. E' necessario localizzare la riga:
loadplugin Mail::SpamAssassin::Plugin::HashBL
ed eventualmente rimuovere il cancelletto # iniziale.
Riavviare SpamAssassin:
spamdctl restart
Testare il setup in questo modo:
spamassassin --lint
se non si ottiene nulla come output allora il test è andato bene.
Testare il filtro
Andare alla pagina https://blt.spamhaus.com/ e inserire un indirizzo email valido. Quindi aggiungere la chiave DQS e lanciare i test:
Si otterrà un risultato del genere:
Qui HBL è disabilitato, mentre i messaggi con i test DBL e ZRD hanno apparentemente fallito. Assicurarsi che invece i messaggi con il test DBL e ZRD siano stati bloccati da SpamAssassin controllando la cartella spam::
Content analysis details: (19.5 points, 5.0 required)
pts rule name description
---- ---------------------- --------------------------------------------------
0.7 SPF_HELO_SOFTFAIL SPF: HELO does not match SPF record (softfail)
-0.0 BAYES_20 BODY: Bayes spam probability is 5 to 20%
[score: 0.0573]
0.0 DMARC_MISSING Missing DMARC policy
2.8 TXREP TXREP: Score normalizing based on sender's reputation
8.0 SH_DBL_HEADERS A domain found in headers (mail from, reply-to etc..)
is listed in DBL
[dbl-dqs.blt.spamhaus.net]
8.0 SH_DBL_BODY The domain of an email address found in body is listed in
DBL
[dbl-dqs.blt.spamhaus.net]
Content analysis details: (12.1 points, 5.0 required)
pts rule name description
---- ---------------------- --------------------------------------------------
-0.0 SPF_HELO_PASS SPF: HELO matches SPF record
8.0 SH_HELO_ZRD_VERY_FRESH The domain used in the HELO string is listed
in ZRD and the domain age is between 0 and 4
hours
[zrd-dqs.blt.spamhaus.net]
-0.0 BAYES_20 BODY: Bayes spam probability is 5 to 20%
[score: 0.1579]
1.0 FORGED_SPF_HELO No description available.
0.4 KHOP_HELO_FCRDNS Relay HELO differs from its IP's reverse DNS
0.0 DMARC_MISSING Missing DMARC policy
2.7 TXREP TXREP: Score normalizing based on sender's reputation
#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1194: Vogliamo visitare l’Islanda passando dalle retrovie: strade secondarie, percorsi senza indicazioni, parcheggi gratuiti dove esistono solo quelli a pagamento e luoghi dove arrivano pochissime persone.
Il problema è che, quando lasci la strada principale, non sai mai dove finirai.
Potremmo trovare posti incredibili completamente lontani dal turismo… oppure imboccare semplicemente delle strade sbagliate.
Con il nostro camion 4x4 Valentino attraversiamo guadi, percorriamo piste sempre più remote e cerchiamo un modo diverso per scoprire l’Islanda.
E alla fine arriviamo in alcuni dei paesaggi più incredibili di questo viaggio.
Questa è l’Islanda vista dalle retrovie.
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A new article by Jacob Bachmeyer and Richard Stallman
to answer the question, What's Wrong with GitHub?
has been published at https://www.gnu.o ... -with-github.html
Software developers, the GNU Project urges you to avoid
hosting your repositories on GitHub. This is to avoid
being on the receiving end of harmful practices, and
avoid leading others to be victims too. This article
focuses on a few of GitHub's worst problems, and the
wrongs and harm they can do.
Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)
Derek Abramson, Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory chief engineer, left, communicates with the Edwards Air Force Base air traffic control tower for approval to fly the Alta-X drone near NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, on Thursday, Aug. 27, 2026. Justin Link, small uncrewed aircraft pilot, second from left, and laboratory chief pilot Justin Hall await flight clearance. Researchers at NASA’s Johnson Space Center in Houston developed the advanced guidance and navigation system known as the Safe and Precise Landing – Integrated Capabilities Evolution (SPLICE) experiment, which is installed on the Alta-X. SPLICE will help spacecraft land precisely and detect and avoid potential hazards, which is critical for NASA missions to the Moon and to Mars.
NASA/Ryan Kline
Long before they helped shape NASA’s future aerospace breakthroughs, Derek Abramson, Justin Hall, and Justin Link were in their garages and homes building radio‑controlled aircraft, testing new ideas, and flying their creations at hobby events. That early passion now fuels the work of NASA’s Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory at the agency’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California.
At NASA Armstrong’s subscale flight lab, the team turns that lifelong enthusiasm into mission-focused innovation. The laboratory supports research that ranges from advanced navigation systems for future landings on the Moon and Mars to emerging aeronautics concepts that need quick, low-cost evaluation. NASA’s small, remotely piloted and autonomous aircraft allow engineers to explore ideas that could be difficult, risky or expensive to test at full scale.
Skilled team
Abramson, Hall, and Link play key roles in that work. Abramson serves as the laboratory’s chief engineer. Hall is the chief pilot. Link is a drone pilot. Together, they integrate emerging aerospace technologies with the lab’s subscale aircraft fleet and, when needed, design and build aircraft or flight experiments to evaluate new concepts.
Derek Abramson, chief engineer at the Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, is shown with his Kalt Cyclone radio-controlled helicopter in the mid-1980s. Abramson loved flying this aircraft as a child, and he has been an aviation enthusiast for as long as he can remember.
Derek Abramson
Abramson’s expertise, built through service in the U.S. Navy and the aerospace industry, centers on technical oversight, management, and system design. Hall is known for creative approaches to problem solving and uses practical methods to address technical challenges and maintain flight safety. Link specializes in designing and fabricating research vehicles and draws on extensive hands-on experience to understand what works, and what does not, in flight.
On weekends, the team often tinkers in their garages or hangars building radio-control aircraft, researching hobby trends, or exploring new technologies. You might see them flying their creations at hobby events or attending trade shows. Their passion for flight brought Abramson, Hall, and Link together years before they one-by-one joined NASA more than a decade ago, though each discovered that spark in a different way.
Early influences
Abramson’s interest began as a child with rubber-band powered stick and tissue aircraft and radio-controlled models. His early aviation pursuits led to his first solo flight while in high school and a pilot’s license. In the Navy, he worked on multiple aircraft, including EA-6B and the F-18, as an avionics technician. As an engineer, he supported the B-1 and CV-22 Osprey aircraft flight tests. As an intern at NASA Armstrong, he used his operational and engineering experience on remotely piloted and autonomous aircraft.
Hall’s interest grew after seeing historic aircraft including the Mach 3 SR-71 fly over his elementary school playground and watching Space Shuttle Challenger land from above his dad’s shoulders. He has built and flown model and remotely piloted aircraft for as long as he can remember. His reputation flying radio-controlled hobby aircraft at fly-ins and trade events led to an offer to fly subscale aircraft at NASA.
Justin Hall, chief pilot at the Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, stands in front of a radio-controlled aircraft with his dad, David Hall, in August 2020. David Hall built the Gee Bee aircraft years earlier but was unable to fly it due to his health. He asked his son to fly the aircraft so he could see it in the air, which Justin did the day of this photo. Shortly afterward, David Hall passed away.
Justin Hall
Justin link, drone pilot at the Dale Reed Subscale Flight Research Laboratory at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, and his dad, Don Link, hold a Firebird radio-controlled aircraft on the day of its first flight in September 2023. It was a project they worked on together. Don Link reduced the dimensions of the original larger-scale model aircraft and drew the plans, while Justin Link manufactured composite molds and built the aircraft from scratch.
Justin Link
Link was five years old when he built balsa-wood aircraft with his dad and flew them in a field near their home. As he grew older, his hobby expanded to include radio-controlled cars, boats, helicopters, and aircraft. Aviation runs deep in Link’s family. His great grandfather served in the U.S. Army Air Corps, his grandfathers served in the U.S. Air Force, and his dad was an Air Force avionics technician. Link raced sailplanes, competed with scaled warbird aircraft, and was encouraged by family and friends to pursue an aviation profession. He has worked with large drones for more than 11 years, focusing on research and development, composite materials, and specialized fabrication methods.
Together, the team applies its experience and knowledge in rapid design, fabrication, integration and flight testing to bring new ideas to flight. Their work continues to support NASA’s missions across aeronautics, science, and exploration.
The consumer data broker Radaris.com has long had a reputation for ignoring requests to remove personal information from its vast empire of people-search services online. That reputation caught up with the company recently in a lawsuit alleging Radaris violated a New Jersey privacy law that provides for hefty fines against data brokers that publish personal information on state law enforcement officials. In the face of repeated stonewalling and prevarication by attorneys for Radaris, the judge in the case ordered that radaris.com and more than a dozen other data broker domains be transferred to the plaintiffs.
The radaris.com website, prior to the domain transfer to Atlas.
In February 2024, Radaris was sued by Atlas Data Privacy Corp, a company that has been pursuing data brokers alleged to be violating a New Jersey statute called Daniel’s Law. The statute allows state law enforcement officials, government personnel, judges and their families to have their information completely removed from commercial data brokers and people-search services, and provides for fines of $1,000 per violation against companies that ignore removal requests.
Less than a month after Atlas sued Radaris, KrebsOnSecurity published a deep dive into the Radaris co-founders — Igor and Dmitry Lubarsky (also spelled Lybarsky) — Russian-born brothers living in Massachusetts who operate a dizzying array of people-search companies as well as a number of Russian language dating services and affiliate programs.
Attorneys for the Lubarsky brothers threatened to sue for defamation if the story wasn’t removed and an apology issued. Their attorney asserted that our reporting was wildly inaccurate, and that the true owners of the company were Ukrainians living in Ukraine.
The Lubarsky brothers Dmitry or “Dan” (left) and Gary/Igor.
KrebsOnSecurity doubled down and showed how the Lubarsky brothers built and operated Radaris and other data broker companies using a fictitious CEO’s name. Our follow-up story noted that Radaris’s attorney — a lawyer with the Boston Law Group named Val Gurvits — admitted his clients had invented the CEO pseudonym “Gary Norden,” and that Radaris also had issued multiple press releases over the years that quoted the fake CEO while seeking money from potential investors.
Attorneys for Radaris waited until the last minute to appear in court and contest what was all but certain to be a default judgment in favor of the plaintiffs, and then told the court that Atlas had failed to serve the real owners and operators of Radaris and several of its sister data broker companies.
Atlas re-filed the lawsuit in June 2025, this time dramatically expanding the number of Radaris family data brokers accused of violating Daniel’s Law. Matt Adkisson, president and CEO of Atlas, said Radaris turned to a tried-and-true playbook: Delaying in court until the last possible minute, and playing shell games with Radaris’s true country of origin and the individuals listed as owners and operators of these sites.
“We refer to this period as their island-hopping phase. Privacy policies changed constantly, and new entities kept appearing from places like the Marshall Islands, the British Virgin Islands, and Seychelles,” Adkisson told KrebsOnSecurity. “Behind the scenes, it felt like a shell game. Defense lawyers told the court that certain entities merely operated the domains and were the proper parties to sue. But by the time a judgment neared, those entities would be discarded and new entities would appear. Meanwhile, the lawyers claimed the other entities that actually owned the domains should not be held responsible.”
Adkisson said when the defendants updated their terms of service to state that Radaris was suddenly managed by a company in the Marshall Islands, Atlas hired an investigator in that country and soon learned the brand new entity that Radaris claimed was managing the company didn’t even exist yet.
Mr. Gurvits stepped forward as Radaris’s attorney in a class action lawsuit the company temporarily lost in 2017 because it never contested the claim in court. When the plaintiffs told the judge they couldn’t collect on the $7.5 million default judgment, the court ordered the domain registry Verisign to transfer the radaris.com domain name to the plaintiffs.
Mr. Gurvits appealed that verdict, arguing the lawsuit hadn’t named the actual owners of the Radaris domain name — a Cyprus company called Bitseller Expert Limited — and thus taking the domain away would be a violation of their due process rights.
The judge in the 2017 case ruled in Radaris’ favor — halting the domain transfer — and told the plaintiffs they could refile their complaint. Soon after, the operator of Radaris changed from Bitseller to Andtop Company, an entity formed (PDF) in the Marshall Islands in Oct. 2020. The plaintiffs never re-filed their lawsuit.
A mind map of various entities tied to Radaris and the company’s co-founders. Click to enlarge.
“That seemed to be their modus operandi,” said Raj Parikh, a partner at PEM Law in New Jersey who handles most of the Daniel’s Law litigation for Atlas. “In the past, they won by attrition. Plaintiffs’ attorneys tired of the procedural games and just gave up. That strategy worked for a decade, and it probably would have worked in this case too, since any financial recovery from foreign actors will be difficult. But we were acutely aware of the threat this website posed to law enforcement officers and other public officials in New Jersey, and decided early on to commit whatever time and resources were necessary to remove that threat.”
On August 26, the judge in the New Jersey case found the defendants were given multiple chances to appear and defend the claims against them but had failed to do so. Mr. Gurvits declined to comment on the case, saying it had been assigned to another attorney, a Mr. Victor Worms. In response to questions, Mr. Worms asserted the New Jersey court transferred Radaris.com to Atlas as part of a default judgment against Radaris.com, which is not a legal entity.
“We have made a motion to vacate that default judgment on the grounds that it is void since a non-entity has no legal capacity to sue or be sued,” Worms replied. “We also intend to pursue all appropriate appeals because we believe the transfer of Radaris.com amounts to a forfeiture in violation of various constitutional principles.”
While radaris.com still comes up prominently in results when searching online for U.S. residents by name, the domain no longer sells detailed personal dossiers on millions of Americans. Its homepage now displays a notice from Atlas, as well as links to our previous reporting on Radaris.
EMAIL CONFIRMATIONS
Atlas told KrebsOnSecurity that it has obtained more than 10,000 emails and documents in the course of litigation, and that those messages confirm our previous reporting on the owners and operators of Radaris and its myriad companies.
Atlas said the emails clearly establish that the nominal legal vehicles — Radaris America, Inc.; Bitseller Expert Limited; Digital Orbit Corp; Core Solutions Group Inc; Lucky Solutions Inc; Virtura Corp; Veripages Inc.; Nuform Solutions Inc.; Growth Data Advisors Inc.; Property Experts, Inc — are all administered by the same three or four people from the same mailboxes, share one bank or payment card set, and are all managed from one virtual office address.
“The corpus establishes, with documentary evidence generated independently by banks, payment processors, hosting providers, registrars, software-as-a-service vendors and the operators’ own systems, that radaris.com and at least twenty-five other people-search websites are one operation run by a small Boston-area group whose administrative, financial and technical functions sit on the difive.com mail domain and its successors (centerex.com, scienteco.com, eprofit.com, realmo.com, pub360.com),” reads a summary shared by Atlas.
Atlas said the emails show Radaris.com earns approximately $42,000 a month, while Veripages.com earns around $45,000 monthly via its partnership with the Lifetime Value Company, a marketing and advertising firm whose brands include PeopleLooker, PeopleSmart, NumberGuru, and Bumper, a car history site.
According to Atlas, the emails also showed the Radaris family of websites earns as much as $25,000 each month from their partnership with Onerep, a company that claims to help people remove their information from people-search sites. In March 2024, KrebsOnSecurity revealed how the Belarusian founder of Onerep had launched and operated dozens of people-search sites over the years and was continuing to operate one of them (Nuwber), effectively spreading the disease and selling the cure.
The domain radaris.com now redirects to this notice from Atlas about the court-ordered domain transfer.
All told, the New Jersey court has so far transferred 14 domain names from the Radaris family of companies to Atlas. Radaris.com now redirects to a notice of the court-ordered domain transfer.
THE ROAD AHEAD
The Radaris family of companies is still potentially facing fines of $1,000 per alleged violation of Daniel’s Law. For the time being, however, Daniel’s Law is facing a constitutional challenge from virtually all of the 150 other consumer data broker firms being sued by Atlas.
The data broker industry responded by having at least 70 of the Atlas lawsuits moved to federal court, challenging the New Jersey statute as overly broad and a violation of the First Amendment. The U.S. Court of Appeals for the Third Circuit has not yet issued a decision on the constitutional challenge, but either way the case is widely expected to be appealed all the way to the U.S. Supreme Court.
Meanwhile, at least 14 other states have now passed laws modeled after the New Jersey statute, with more states considering similar measures. However, West Virginia’s Daniel’s Law was ruled facially unconstitutional under the First Amendment by a federal district court in August 2025.
Justin Sherman is a privacy expert and author of the forthcoming book “The Middlemen,” which examines how the data broker industry powers modern surveillance. Sherman said federal lawmakers have long faced intense lobbying by the technology industry against more restrictive U.S. data privacy laws, but that many powerful industries are now working against passing comprehensive data privacy legislation.
“These days at the federal level, add in the intense amount of lobbying against these laws from social media companies, big tech, cryptocurrency firms, and now AI proponents in the mix who claim that limiting their data scraping is somehow going to collapse the whole U.S. economy under Chinese rule,” he said.
Sherman said people-search companies will continue to thrive unless and until Congress enacts meaningful consumer privacy and data protection laws that are relevant to life in the 21st century. That’s because virtually all state privacy laws exempt records that might be considered “public” or “government” documents, including voting registries, property filings, marriage certificates, motor vehicle records, criminal records, court documents, death records, professional licenses, bankruptcy filings, and more.
At least 25 states have passed or implemented laws requiring age verification for residents seeking to access adult content online, but there is no federal law that limits how the companies that are scanning everyone’s drivers license can use, share or keep the data provided. Had such restrictions been enshrined in law, we may have avoided the recent breach at IDScan.net, which exposed the drivers license information on more than 153 million Americans when the records were briefly turned into a point-and-click identity theft service on the dark web.
“The average person can look at Daniel’s Law and have a perfectly normal reaction, which is that everyone should be covered, not just police and judges,” Sherman said. “But we don’t need more wake-up calls. We’ve had eight million wake-up calls already on the need for better privacy laws. The lack of comprehensive federal privacy law is not for a lack of knowledge, and anyone claiming otherwise is either not reading the news or kidding themselves.”
The Thunderbird team has officially released Thunderbird 156, bringing another round of new features, security improvements, authentication enhancements, and reliability fixes to the popular open-source email client. Released on September 15, 2026, the update is available for Linux alongside Windows and macOS.
Thunderbird 156 is not a dramatic redesign of the desktop mail client. Instead, it concentrates on improving areas that matter to everyday users and system administrators, including OAuth authentication, OpenPGP, POP3, IMAP, Exchange Web Services, SMTP, attachments, calendars, enterprise policies, and security.
For Linux users in particular, the release delivers several fixes affecting common mail protocols and account configurations while retaining support for Linux environments using GTK+ 3.14 or newer.
Thunderbird 156 Arrives on Linux
Thunderbird 156 follows version 154, which arrived in August with features including optional system tray operation and Microsoft Graph support for Microsoft 365.
Version 156 continues the project's monthly release cycle with a more targeted collection of authentication, security, compatibility, and reliability improvements.
According to Thunderbird's official release notes, version 156 requires:
Linux: GTK+ 3.14 or newer
Windows: Windows 10 or newer
macOS: macOS 10.15 or newer
Thunderbird 156 was officially released on September 15.
Linux distribution availability will vary because distributions can package Thunderbird according to their own schedules. Users receiving Thunderbird through another packaging channel may therefore see version 156 at a different time.
Custom OAuth Support Expands
One of the most significant areas of development in Thunderbird 156 is OAuth authentication.
Thunderbird now supports custom OAuth configurations containing an issuer ID and client secret for IMAP and POP3 accounts. Custom OAuth support has also been extended specifically to POP3.
OAuth has become increasingly important as email providers move away from conventional username-and-password authentication toward token-based authentication.
For Thunderbird, broader custom OAuth support means users and organizations have greater flexibility when connecting the client to mail services that don't fit Thunderbird's predefined provider configurations.
This can be particularly useful in enterprise environments, self-hosted infrastructure, and organizations operating their own identity systems.
Exchange Custom OAuth Setup Fixed
Exchange users receive an important related correction.
Da 25 anni il gusto prende colore grazie a voi. Si farà festa con un evento speciale al Bobino Milano.
Venticinque anni di gusto, colore e passione meritano di essere festeggiati come si deve. Il Massimo del Gelato celebra l’importante traguardo del suo 25° anniversario con un evento speciale, in programma giovedì 24 settembre 2026, a partire dalle ore 18:30, presso il Bobino Milano in Piazzale Stazione Genova, 4.
L’evento nasce come un momento di ringraziamento dedicato a tutti coloro che, nel corso degli anni, hanno scelto Il Massimo del Gelato come punto di riferimento in città. Per l’occasione, nella terrazza dello storico locale “Bobino” a Milano verrà allestito uno spazio dedicato: qui i partecipanti non solo potranno riscattare il proprio gelato in omaggio, ma avranno anche la possibilità di accompagnare l’esperienza con un piacevole aperitivo, con flute e un buffet pensato per l’occasione.
Il programma della serata: Un gelato in omaggio per tutti i partecipanti registrati; Un photobooth per immortalare la serata e portare a casa un ricordo dell’ evento; Musica e sorprese pensati per rendere la serata ancora più coinvolgente. Un piacevole aperitivo da godersi nella terrazza del locale. Questi 25 anni rappresentano molto più di un semplice anniversario: sono il risultato della fiducia e dell’affetto delle persone che hanno scelto Il Massimo del Gelato ogni giorno. Con questo evento Massimo e Alessio Travani vogliono dire semplicemente grazie e condividere insieme un nuovo, dolcissimo capitolo della loro storia.
Il Massimo Del Gelato
Via Lodovico Castelvetro 18, Milano IG: massimodelgelato
Quattro giornate dedicate al grande schermo con un prezzo davvero speciale.
Da lunedì 21 a giovedì 24 settembre 2026 torna Cinema in Festa, l’iniziativa che consente di assistere ai film in programmazione nelle sale aderenti acquistando il biglietto a soli 3,50 euro.
L’appuntamento coincide con l’avvio della nuova stagione cinematografica e coinvolge numerosi cinema di Milano e dell’hinterland. La promozione non riguarda soltanto alcuni titoli selezionati: il prezzo agevolato viene applicato ai film della normale programmazione delle sale partecipanti, comprese le produzioni internazionali.
Quattro giorni di cinema a soli 3,50 euro
Nato nel 2022 dalla collaborazione tra ANEC e ANICA, Cinema in Festa è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura e con la collaborazione dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello. Il progetto prevede ogni anno due appuntamenti, tradizionalmente organizzati nei mesi di giugno e settembre. L’edizione di settembre 2026 rappresenta l’ultimo appuntamento del progetto quinquennale, che arriva quest’anno alla sua conclusione. Dal 21 al 24 settembre sarà quindi possibile scegliere tra i film proposti dalle sale aderenti e acquistare il biglietto al prezzo di 3,50 euro per ogni spettacolo. In caso di acquisto online, le singole strutture potrebbero applicare eventuali costi aggiuntivi legati alla prevendita.
I cinema aderenti a Milano Anche a Milano Cinema in Festa coinvolge numerose realtà, dai grandi multisala alle sale indipendenti, fino ad alcuni dei cinema storici più conosciuti della città.
Tra le strutture che hanno partecipato all’edizione di giugno e che figurano tra quelle coinvolte nell’iniziativa milanese troviamo Anteo Palazzo del Cinema, Anteo CityLife, Arcobaleno Filmcenter, Ariosto Spaziocinema, Beltrade, Centrale Multisala, Cinelandia Milano Certosa, Cineteca Milano Arlecchino, Cineteca Milano MIC, Colosseo Multisala, Ducale Multisala, Eliseo Multisala, Il Cinemino, Martinitt Cinema Teatro, Mexico, Notorious Cinemas Gloria, Notorious Cinemas Merlata Bloom, Orfeo Multisala, Palestrina, Plinius e UCI Cinemas Bicocca.
Per l’edizione di settembre è comunque opportuno controllare preventivamente la programmazione e verificare l’effettiva partecipazione del singolo cinema prima di procedere con l’acquisto, poiché l’adesione viene definita autonomamente da ciascuna struttura. L’iniziativa si estende inoltre all’hinterland milanese, con cinema presenti, tra gli altri, ad Assago, Bellinzago Lombardo, Cerro Maggiore, Cesano Boscone, Cinisello Balsamo, Cologno Monzese, Gorgonzola, Legnano, Magenta, Melzo, Paderno Dugnano, Pioltello, Rho, Rozzano, San Donato Milanese, San Giuliano Milanese e Sesto San Giovanni.
Quali film rientrano nella promozione Uno degli aspetti più interessanti di Cinema in Festa è proprio la possibilità di scegliere liberamente tra i titoli della normale programmazione delle sale partecipanti. Il biglietto promozionale non è quindi riservato a un genere specifico né a una selezione limitata di pellicole. L’appuntamento di settembre cade inoltre in un periodo particolarmente ricco per gli appassionati di cinema, grazie all’arrivo delle nuove uscite della stagione autunnale e di diversi titoli internazionali attesi sul grande schermo. Per scoprire quali film saranno disponibili e individuare il cinema aderente più comodo è possibile consultare il programma ufficiale di Cinema in Festa, dove vengono pubblicate le sale partecipanti e le relative proiezioni.
NASA astronaut Randy Bresnik (left) and ESA (European Space Agency) astronaut Luca Parmitano view progress on the solid rocket booster integration in High Bay 3 inside the Vehicle Assembly Building at NASA's Kennedy Space Center in Florida on Wednesday, Sept. 2, 2026.
Nominations for Seat 9 on the ICANN Board of Directors may be submitted until Tuesday, 15 December. The selected person will serve a three-year term starting in November 2027.
Nominations for Seat 9 on the ICANN Board of Directors may be submitted until Tuesday, 15 December. The selected person will serve a three-year term starting in November 2027.
The XI edition of GNUHealthCon will take place in Gran Canaria, Spain, this December 18th, and you are invited!
Celebrating 20 years of Freedom and Equity in Healthcare
This edition is special for us because we will be celebrating the 20th anniversary of the first GNU Solidario mission that took place in Santiago del Estero, Argentina in October 2006. That remote rural school, the teachers, the children and their families generated a profound inspirational impact on me, so deep that since then I have dedicated most of my life to the field Social Medicine. GNU Health is both a result of that experience, and the main channel to deliver freedom and dignity around the globe.
In this edition, besides the technical and social talks, we will have the space to commemorate these 20 years. During these two decades we have gone through many things. We have many happy stories to share, but we also have sad ones, that made us learn and be more resilient. Stories of people from countries around the world that have conformed this wonderful community around GNU Solidario. Stories and experiences that have made GNU Health the leading Free/Libre Health and Hospital Information System.
I want to personally invite all of you who has been part of this beautiful journey: The GNU community; hospitals and health institutions around the world that use GNU Health; sister projects (Tryton, Orthanc,..); national and regional governments that have adopted GNU Health; sponsors; the open science and academic communities; developers and core team members… you are all part of the success of the project and we have to celebrate this edition together.
Pre-conference party
GHCON2026 will be on Friday, December 18th in Gran Canaria. The night before we will have the pre-conference party. Most probably, the event will be in a hotel in the mountains, and the idea is to arrive to the hotel on Thursday 17th. We will update in our official Mastodon account. (look for #GHCon2026 hashtag)
BOSTON, Massachusetts, USA (Monday, September 14, 2026), — The Free Software Foundation (FSF) announced today that GNU Boot is its latest fiscally sponsored project. GNU Boot is a libre, ethical replacement for the nonfree BIOS or UEFI, which is software found in virtually all personal computers in the world today.
#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1193: Rimaniamo bloccati per circa 48 all'Askja, potremmo dire che ci è andata bene rispetto alla volta precedente in cui eravamo rimasti bloccati dalla neve per 5 giorni. Si provano sensazioni davvero particolari in queste occasioni, un po' ci si sente impotenti e cosi minuscoli di fronte alla natura, dall'altra se ne apprezza la bellezza anche quando le condizioni diventano estreme.
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Nel 1946 Lucky Luciano lascia gli Stati Uniti e viene espulso verso l’Italia. Dietro la sua liberazione, però, resta una delle vicende più discusse della storia della mafia americana: il rapporto tra Luciano, le autorità statunitensi e la collaborazione della criminalità organizzata durante la Seconda guerra mondiale.
In questo documentario ricostruiamo gli ultimi anni americani di Luciano, il suo rilascio dal carcere, il controverso legame con lo sbarco alleato in Sicilia, la deportazione in Italia e il tentativo di tornare al centro degli affari di Cosa Nostra.
La storia conduce fino a L’Avana, dove nel 1946 alcuni dei più importanti esponenti della mafia americana si riuniscono mentre Luciano cerca di ristabilire la propria influenza oltreoceano. Un incontro passato alla storia come la Conferenza dell’Avana.
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📌 IN QUESTO DOCUMENTARIO
✔ Lucky Luciano e la collaborazione con le autorità americane
✔ Il ruolo della mafia durante la Seconda guerra mondiale
✔ Il controverso rapporto con lo sbarco alleato in Sicilia
✔ La liberazione di Luciano nel 1946
✔ L'espulsione dagli Stati Uniti e il ritorno in Italia
✔ Il tentativo di rientrare negli affari americani
✔ Il viaggio a Cuba
✔ La Conferenza dell’Avana del 1946
✔ I rapporti con i grandi boss di Cosa Nostra americana
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🎬 ITALIA MISTERO
Documentari e approfondimenti sulla storia della criminalità organizzata, della mafia, dei grandi misteri italiani e delle vicende che hanno segnato il Novecento.
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This is to announce coreutils-9.12, a stable release.
Notable changes include:
env supports a new --env0-from=FILE option to support
full persistence and restoration of the environment.
This also supports e.g. filtering like:
env -i --env0-from=<( env -0 | sed -z ... )
Commands now have safer terminal output,
avoiding confusing output or corrupted terminal state.
Commands that traverse directories no longer
fail merely if files are being removed in parallel.
ptx has improved robustness, avoiding potential infinite loops.
tee fixes robustness issues introduced in the previous release,
where it could go into an infinite loop or incorrectly error
in the presence of short writes.
stty is more accepting of variations in requested speed.
sort(1) will now better use available memory
and parallel operation when reading from pipes.
There have also been many bug fixes and other changes
as summarized in the NEWS below.
There have been 288 commits by 16 people in the 21 weeks since 9.11.
Thanks to everyone who has contributed!
Arun Bhattacharya (1) Leonid Evdokimov (1)
Ayesha Shafique (1) Mateusz Nosek (1)
Bruno Haible (5) Max Downey Twiss (1)
Collin Funk (98) Paul Eggert (12)
Guanqiang Han (1) Pádraig Brady (118)
H. Peter Anvin (1) Sylvestre Ledru (33)
Ismail Ramzi (1) aizu-m (2)
Iván Ezequiel Rodriguez (2) oech3 (11)
Pádraig [on behalf of the coreutils maintainers]
==================================================================
Here is the GNU coreutils home page:
https://gnu.org/s/coreutils/
Here are the compressed sources:
https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.12.tar.gz (16MB)
https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.12.tar.xz (6.4MB)
Here are the GPG detached signatures:
https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.12.tar.gz.sig
https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.12.tar.xz.sig
Use a mirror for higher download bandwidth:
https://www.gnu.org/order/ftp.html
Verify the base64 SHA256 checksum with 'cksum -a sha256 --check'
from coreutils-9.2 or OpenBSD's cksum since 2007.
Verify the base64 SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 --check'
from coreutils-9.8.
Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact. First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball. Then, run a command like this:
If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.
or run this command from a git-cloned coreutils directory:
git shortlog v9.11..v9.12
This release was bootstrapped with the following tools:
Autoconf 2.73.16-0a513
Automake 1.18.1
Gnulib 2026-09-07 106e9b2384d08a1696fcbd40cbab52237943f208
Bison 3.8.2
NEWS
* Noteworthy changes in release 9.12 (2026-09-14) [stable]
** Bug fixes
'chcon', 'chgrp', 'chmod', 'chown', 'du', 'ls' which traverse hierarchies with
-R, no longer fail merely because files may be being removed in parallel.
[This bug was present in "the beginning".]
'comm - -' no longer closes standard input twice. Previously it would
mistakenly exit with a nonzero status.
[This bug was present in "the beginning".]
'cp', 'install', and 'mv' now fall back to a standard copy
if a --reflink=auto clone fails due to EDQUOT, ENOMEM, or ENOSPC.
E.g., with XFS, a clone can exhaust metadata space in an allocation
group, while a standard copy works.
[bug introduced in coreutils-9.2]
'cut -d' with multiple multi-byte delimiter options specified
will correctly match the last delimiter specified.
[bug introduced with multi-byte support in coreutils-9.11]
'date -d '1-2-3' "+%_D"' no longer propagates flags like _ and - to the year
component of the %D date specifier, keeping consistent component formatting.
[bug introduced in coreutils-8.31]
'du --max-depth=N' now exits with a nonzero exit status and an error message
if N is negative. Previously it behaved as if N were zero.
[bug introduced in coreutils-9.4]
'factor' avoids a buffer over-read (CWE-126) for certain values.
[bug introduced in coreutils-9.8]
'head' and 'tail' now quote names in file headers when needed.
[This bug was present in "the beginning".]
'ls --color' no longer reads freed memory when LS_COLORS sets "ln=target"
and later becomes unparsable, e.g., LS_COLORS='ln=target:x'.
[This bug was present in "the beginning".]
'mv' now warns when copying extended attributes fails with ENOTSUP, e.g., when
moving files to a file system that does not support them.
[bug introduced in coreutils-7.3]
'numfmt', 'printf', and 'seq' on Solaris, no longer output an extraneous e+00
when using a large precision like "%.5119f".
[This bug was present in "the beginning".]
'pinky -l' no longer no longer prints output in the incorrect order when
standard output is fully buffered, e.g., when redirected to a file.
[bug introduced in coreutils-9.10]
'pr' now exits gracefully upon exceeding internal accounting limits,
like when processing large tab stops.
[This bug was present in "the beginning".]
'ptx -G' no longer loops forever when the output width is smaller than
twice the gap size, as with 'ptx -G -w4', or when a long reference
leaves that little room, as with 'ptx -G -r'.
[This bug was present in "the beginning".]
'ptx -W' no longer loops forever with a word regular expression that can
match the empty string, like: echo ab | ptx -W 'a*'.
[This bug was present in "the beginning".]
'shred' no longer blocks when opening a FIFO that has no readers.
[This bug was present in "the beginning".]
'stty' no longer fails when the system uses speed encodings that
are variations of the requested speed.
[bug introduced in coreutils-9.8]
'tee' no longer loops infinitely after writing all output if a write call sets
errno to EAGAIN.
[bug introduced in coreutils-9.11]
'tee' no longer treats short writes as errors.
[bug introduced in coreutils-9.11]
'test' no longer treats '-a' and '-o' as operators when given as strings to a
binary operator. E.g., 'test -a -a -a' exits successfully instead of exiting
with an error.
[This bug was present in "the beginning".]
'truncate --reference=R' no longer hangs when R is a FIFO with no readers.
[bug introduced in coreutils-8.17]
'unexpand -t' no longer overflows a heap buffer, for tab values > SIZE_MAX/16,
or with multi-byte blank characters longer than the tab value.
[bugs introduced in coreutils-9.11]
'uniq -w' no longer overruns the read buffer in multibyte locales.
[bug introduced in coreutils-9.5]
'wc' no longer reads past the end of a lookup table in legacy multibyte
locales like SHIFT-JIS where a single byte can decode to a wide character.
[bug introduced in coreutils-9.5]
Messages from Gnulib are no longer mistranslated in non-English locales.
[bug introduced in coreutils-9.6]
** New Features
'env' now supports --env0-from=FILE to read NUL-delimited environment entries
from a file. With -i, entries are preserved exactly, allowing full
round-tripping of environments containing duplicate or nonstandard entries.
'stat' and 'tail' now know about the "failfs" and "nullfs" file system types.
stat -f -c%T now reports the file system type,
and tail -f uses inotify for these file systems.
uname adds the -A,--all-labeled option to label all output, one item per line.
** Changes in behavior
'env' and 'printenv' now quote printed environment variables honoring the
QUOTING_STYLE environment variable, defaulting to shell-escape style. This
avoids printing arbitrary data to the terminal and allows the output to be
sourced by a POSIX shell.
'ls' -w,--width no longer includes '\n' in the width of a line.
I.e., the width or $COLUMNS is interpreted to be an _inclusive_ maximum.
'stat' now uses shell quoting when required, to more robustly escape
file names. Previously it only quoted file names with the %N format.
The default quoting honors the QUOTING_STYLE env variable (like %N).
Also %Qn is a newly supported format combination to quote file names,
leaving the existing %n format for when quoting is not desired.
** Improvements
When built with the configure option '--with-wtmpdb', invocations of
'who /var/log/wtmp' and 'users /var/log/wtmp' use the wtmpdb database
instead of the file /var/log/wtmp. This makes them Y2038-safe.
'cut -w' operates more efficiently when extracting the start of a line
in multi-byte locales, giving 4x more throughput with typical input.
'df', 'du', 'ls', 'od', 'pr', and 'sort' now escape invalid arguments in error
messages for options expecting an integer.
'env -0, and 'printenv -0' now explicitly set binary mode on output
so that no CRLF translation is done e.g., on windows.
'install -C' will now avoid updating file metadata when the destination
already has the appropriate ownership and permissions.
'basename', 'dirname', 'du', 'readlink', and 'realpath' now quote output in
shell-escape style when standard output is a terminal. The QUOTING_STYLE
environment variable can be used to adjust or disable the quoting.
'ls -m' now quotes files names containing commas when appropriate,
so users can better distinguish separating commas.
'ls' now replaces newlines in file names if ambiguous with separators.
Previously newlines were protected only when outputting to a terminal.
'sort' will now better use available memory and parallel operation
when reading from unknown sized inputs like pipes.
'uniq -c' now operates up to 2.5x times faster on systems with unlocked stdio
functions.
** Build-related
'logname' now builds, where getlogin() is replaced (e.g. with musl),
and systemd libs are being used, by linking the required libraries.
The multi-call binary built with configure --enable-single-binary is reduced
in size by around 10KB through the more efficient reuse of the 'test' code
by '[', and the 'true' code by 'false'.
configure no longer accepts the --with-linux-crypto option, which allowed
cksum, md5sum, and sha*sum to use the Linux AF_ALG API. This API will be
deprecated in Linux 7.2 and is less performant than OpenSSL.
The configure option '--enable-systemd' is renamed to '--with-systemd'.
The option '--enable-systemd' was a misnomer and is now deprecated.
The 'sort' binary now uses the UAPI Group's .note.dlopen ELF note
to indicate its dependency on libcrypto.