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Un mese all’inferno. Autistici/Inventati

Abbiamo già raccontato quanto è accaduto a partire dal 26 agosto scorso al Collettivo Autistici/Inventati (vedi UN n.24 e n.25) e in questo articolo aggiorniamo agli ultimi sviluppi quella storia.

In seguito allo spegnimento dei server gestiti da A/I si è verificata una cosa facilmente prevedibile: migliaia di compagn* in Italia e in tutto il mondo hanno dovuto cercarsi un nuovo indirizzo di posta elettronica che avesse almeno qualcuna delle caratteristiche offerte da quelli che avevano usato fino al 18 settembre. I pochi server gestiti da gruppi di attivist* sono stati presi d’assalto dalle richieste e molt* hanno dovuto ripiegare su e-mail gestite da servizi commerciali che promettono una comunicazione elettronica più sicura.

Il vuoto più grande e meno colmabile è stata la chiusura della piattaforma noblogs.org che da venti anni permetteva la creazione e la gestione di siti a singole persone, collettivi, gruppi di attivisti e attiviste impegnati nella lotta per il cambiamento sociale. Un danno enorme, difficilmente calcolabile e che probabilmente non verrà riparato presto.

In uno dei suoi comunicati, il Collettivo A/I aveva scritto: “Ora mollate il pc, uscite, lottate, abbracciatevi e non perdete il sorriso. Perché noi ci fermiamo. Ma la resistenza e le idee no. Restiamo umani.”.

E il 25 settembre a Firenze e a Roma alcune centinaia di persone hanno auto-organizzato due iniziative in solidarietà e sostegno ad A/I. A Firenze quella che doveva essere una manifestazione statica si è trasformata in un corteo che dall’Ambasciata statunitense è arrivato davanti alla Prefettura.

Anche se si è trattato di iniziative non certo oceaniche il segnale è stato chiaro: l’attivismo digitale non basta ed è necessario uscire dalle “bolle” nelle quali sono confinate anche le posizioni più radicali. In questo momento si stanno organizzando altri momenti pubblici allo scopo di continuare a mantenere alta l’attenzione su questa vicenda.

Dopo lo scioglimento del Collettivo A/I, anche la collegata “Associazione AI ODV” ha iniziato la procedura per la sua chiusura, un percorso reso più complicato dalla decisione di “Banca Etica” di bloccarne il conto corrente. Il primo appuntamento è fissato per il 22 ottobre prossimo, quando a Pisa inizierà la discussione sul ricorso urgente presentato per chiedere la riattivazione del conto dell’Associazione. Come già scritto, ma è necessario sottolinearlo, il comportamento dell’Istituto bancario ha costretto chi gestiva AI ODV in una situazione paradossale. Per sciogliersi, l’Associazione deve devolvere il suo patrimonio a un altro ente senza scopo di lucro, cosa che non è possibile fare stante il blocco del conto.

Paradossi burocratici a parte, sempre restando nel campo istituzionale, le numerose interpellanze e interrogazioni presentate sia al Parlamento italiano che a quello europeo sono, per il momento, ancora in attesa e, se non sono prevedibili i tempi, è più facile prevedere che le risposte non saranno che aria fritta, visto che i problemi che il caso di A/I ha sollevato sono molto, ma molto più grandi di un piccolo collettivo. Si tratta infatti di mettere in discussione il potere di alcuni stati di gestire in modo privato la rete Internet e di avere il quasi completo monopolio di alcuni dei principali canali di funzionamento delle transazioni finanziarie mondiali. Due argomenti che saranno ritenuti in questo momento storico di secondaria importanza, tenuto conto dello scenario attuale, tra guerre in corso e immaginate, problemi di approvvigionamento energetico e crisi economiche.

Sempre in questo campo va segnalata la supplica presentata il primo ottobre da Banca Etica e firmata da altre 14 associazioni alla Commissione Europea e al Governo italiano, anche a sostegno di alcune delle interrogazioni presentate da alcuni parlamentari.

Va anche segnalato l’intervento di un solito noto (a volte ritornano) che ha proposto di “costruire un’alleanza tra “democratici e ribelli”, dove tutti stanno alla pari. Chi fa una banca e chi è accusato di essere, come capita a noi di Mediterranea, una “minaccia alla sicurezza nazionale”. O coloro che sono accusati di essere “terroristi globali” come Autistici/Inventati.” Un personaggio che non ha perso le cattive abitudini visto che ha provato a mettere il suo berretto persino sulle due iniziative citate più sopra: “E già questo percorso di lotta e iniziativa politica che comincia oggi con gli appuntamenti di Roma e Firenze, indica uno spazio sociale e politico sul quale dispiegare le nostre pratiche. Quello europeo.”. Bene, adesso che “abbiamo la linea” possiamo dormire tutti sonni più tranquilli.

Tra i più recenti interventi pubblicati sul caso A/I spicca sicuramente quello della Presidentessa e CEO della “Internet Society” che ha preso le difese del “PIR”, il Registro che ha chiuso il dominio autistici.org, in quanto ha obbedito alla legge ma ha poi ribadito la difesa di “una crittografia forte e comunicazioni private sicure.” Di “politiche che proteggano l’architettura aperta di Internet” e delle “comunità che lavorano per espandere la connettività resiliente.”. In altre parole il lavoro che faceva A/I.

Illusioni democratiche a parte, chi è interessato davvero a un cambiamento sociale dovrà, come sempre, fare affidamento sulle sue forze e sul metodo basato sull’autogestione e sull’azione diretta senza deleghe.

Una strada sicuramente più difficile da percorrere.

Per chi non conosce l’inglese, nell’immagine, che a mio parere è tra i meme di solidarietà migliori che sono stati pubblicati sulla vicenda di A/I, c’è scritto: “Sta bruciando l’Amazzonia sbagliata. Si sta sciogliendo il ghiaccio sbagliato. L’AI sbagliata è stata designata come terrorismo.” I riferimenti sono chiaramente al noto sito di e-commerce, alla famigerata milizia anti-immigrati e all’Intelligenza Artificiale. È stato fatto da “CrimethInc”. In fondo l’indirizzo del sito sul quale reperire maggiori informazioni e aggiornamenti sulla storia di A/I.

Pepsy

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Noi restiamo là. Pinelli: un omicidio di stato

Mi piacerebbe sapere cosa dirà il 18 novembre prossimo al Politeama di Genova Mario Calabresi sul tema ‘Terrore e diritti – Anni Settanta’ in compagnia di Benedetta Tobagi, Sara Poma e Marco Damilano. Ma dato che non abito a Genova e non ho alcuna intenzione di pagare il biglietto per entrare mi dovrò accontentare dei resoconti del Secolo XIX.

Quello che so è quello che è emerso nella recente polemica sorta dalle sue dichiarazioni nei confronti di Adriano Sofri, fatte nel corso della trasmissione televisiva ‘La confessione’ condotta da Peter Gomez.

Durante la trasmissione, Calabresi aveva detto “Non ci siamo mai parlati con Adriano Sofri, ma prima della fine della sua vita sarebbe bello e prezioso verso di noi se, anziché barricarsi come ha fatto per tanto tempo dietro a mille distinguo, dicesse una parola di verità”, cioè in poche parole rendesse non solo confessione piena dell’omicidio che a suo tempo gli venne accollato, quello del padre, avvenuto a Milano il 17 maggio 1972, ma magari raccontasse un qualcosa di più utile a seppellire definitivamente la memoria di quegli anni, ridotti ad un ammasso di sangue.

Ovviamente non si è fatta attendere la replica dell’ex-leader di Lotta Continua, condannato in via definitiva a 22 anni di carcere come mandante dell’assassinio (pena interamente scontata e conclusa nel 2012). Attraverso una lettera aperta, Sofri ha respinto con decisione la sollecitazione di Calabresi, ribadendo perentoriamente la propria estraneità ai fatti: “Io dico che sono innocente, e che il tormentato itinerario giudiziario che abbiamo attraversato è stato dolosamente ingiusto.” Nel contempo Sofri afferma di avere più volte espresso direttamente a Gemma Capra, la vedova del commissario, “dispiacere per i modi dell’accanita campagna di Lotta Continua contro Luigi Calabresi, assumendomene la responsabilità piena (…). Io ero dalla parte di Pino Pinelli, e sono rimasto là.”

Non ho, confesso, simpatia per molte posizioni espresse attualmente da Sofri – e nemmeno della riduzione del suo giornale di allora a propagatore d’astio piuttosto che di stimolatore di verità, considerando che solo la virulenta campagna condotta dalle colonne di LC costrinse Calabresi a denunciarne il direttore, Pio Baldelli, e a sostenere un processo che gli si rivolse contro almeno fino all’opportunistica sospensione – ma debbo riconoscergli una coerenza di fondo, espressa in articoli, saggi, libri, riguardo la vicenda dell’assassinio del nostro compagno Giuseppe Pinelli. In effetti Adriano è “rimasto là”, così come ci siamo rimasti noi nel continuare a denunciare questo omicidio di Stato, avvenuto nella stanza al quarto piano della Questura di Milano, alla presenza di uomini dell’Ufficio politico capitanati dal commissario Luigi Calabresi e da quelli dell’Ufficio Affari Riservati diretti da Federico Umberto D’Amato nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969. Il giudice D’Ambrosio con la sua ordinanza – con la quale nel 1975 derubricò la causa della morte di Pino ad un malore che lo avrebbe spinto incredibilmente al di là della balaustra della finestra – escluse la presenza del commissario da quella stanza dimenticandosi di interrogare l’unico testimone civile (cioè non appartenente a polizia, CC, ecc.) presente nel corridoio, quel Pasquale Valitutti che ha sempre negato di aver visto uscire il commissario da quella stanza. Ma non solo, un bel libro denuncia, scritto qualche anno fa, da Gabriele Fuga ed Enrico Maltini (edito da Zero in Condotta e poi riproposto, ampliato, da Colibrì) ha messo in luce un fatto di cui nessuno ha mai parlato, né dentro né fuori la Questura: la presenza di uomini dei servizi venuti appositamente da Roma per condurre le indagini nella direzione voluta, la criminalizzazione degli anarchici e, conseguentemente, l’avvio della svolta autoritaria contro il movimento di contestazione giovanile e operaia. E anche di questo nessuno, né dentro né fuori il Tribunale, se n’è mai fatto carico.

Sarebbe interessante se nell’incontro al Politeama di Genova venissero delle parole di verità ‘vera’; sul palco ci sono giornalist* di fama e di spessore, studios* del periodo, vorranno andare a fondo delle cose o rimarranno a coltivare il loro orticello di ‘buoni’ sentimenti fasulli?

Mario Calabresi ha già scelto da che parte stare (non avevo dubbi): la memoria condivisa di quegli anni deve passare dalla manipolazione, quando non dall’oblio, dei fatti, dall’abiura e dalla dissociazione, mai dal riconoscimento delle responsabilità e delle conseguenze di un sistema basato sull’oppressione e sullo sfruttamento. E allora io resto là.

Massimo Varengo

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Bilancio n. 28

ENTRATE 

PAGAMENTO COPIE 

VOLTERRA Spazio Libertario Pietro Gori €40,00; CARRARA Tipografia €50,00; STOCCOLMA Foreningen Bokhandeln €20,00

Totale €110,00

ABBONAMENTI 

SORRENTO D.Calderaro (pdf) €25,00; MONTREAL M.Vitali Rosati (cartaceo) €90,00; CERRINA MONFERRATO M.Pinna (cartaceo) €35,00; MARINO S.Zielinsky (cartaceo) €35,00; ROMA R.Caneba (cartaceo+gadget) €65,00; TORINO R.Gallocchio (pdf) €25,00; ROBECCO SUL NAVIGLIO L.Sala (cartaceo) €55,00; slp M.Ceccato (pdf) €25,00

Totale €355,00

ABBONAMENTI SOSTENITORI 

BIELLA B.Saiu €80,00; AREZZO F.Bartolini €80,00

Totale €160,00 

SOTTOSCRIZIONI 

BIELLA B.Saiu €20,00; slp estero M.Vitali Rosati €10,00; AREZZO F.Bartolini €20,00
NAPOLI M.DiDomenico €10,00; CARRARA S.Corsini - in ricordo di Mauro Franchini €50,00

Totale €110,00 

TOTALE ENTRATE €735,00

USCITE 

Stampa n. 27 -€611,00
Spedizione n. 27 -€386,34
testate rosse nn 27-28-29 -€335,40
Carta -€3.035,46
Spese tecniche ottobre 2026 -€24,16
Fattura fedex luglio 2026 -€380,76

TOTALE USCITE -€4.773,12 

saldo n. 28  -€4.038,12
saldo precedente €6.007,53

SALDO FINALE €1.969,41

IN CASSA AL 23/09/2026 €2.510,50

Da Pagare 

Stampa n. 28 -€611,00
Spedizione n. 28 -€386,34

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A volte ritornano. Opporsi alla ripresa del nucleare

In questo mondo di ladri e ciarlatani, i governanti italiani non possono permettersi il lusso di non essere alti rappresentanti, nella prima categoria, ma anche della seconda! Così, come nei più famosi film dell’orrore, quelli che sembravano definitivamente sepolti da anni, escono dalle loro tombe con un nuovo vestito, ma con l’inconfondibile nefasto lezzo di sempre. Escono dalla tomba idee fasciste di patria e razza, e, per non sbagliarsi, riaffiorano anche tecnologie bocciate da 40 anni per mezzo di ben 2 referendum. Parlo del nucleare.

I ciarlatani parlano di crisi energetica, del petrolio che non abbiamo, per cui dobbiamo assolutamente stringere accordi con governi a dir poco criminali; parlano del gas da comprare a tutti costi, di terre rare e poi – ciliegina sulla torta – della recente guerra innescata da Stati Uniti e Israele con l’attacco all’Iran e il conseguente blocco dello stretto di Hormuz. In questo contesto, caratterizzato dalla retorica di giornalisti prezzolati e di politici, si ritira fuori il nucleare.

Queste chiacchiere nascondono una realtà ancora peggiore. Prima di tutto chiariamo che la politica energetica in Italia, ma anche le scelte politiche dei governanti italici e il posizionamento delle truppe italiane nei vari paesi del mondo, è dominata dagli interessi finanziari dell’ENI, la multinazionale nostrana, la compagnia energetica integrata in decine di paesi, che abbraccia tutti i settori, compreso quello della transizione energetica, della ricerca chimica e dello sviluppo di tecnologie innovative. Il governo italiano non fa nessuna scelta senza il suo beneplacito, in particolar modo oggi che la geografia mondiale sta cambiando radicalmente, e che le guerre sono solo l’aspetto più tremendo e spettacolare dello sfruttamento dei territori e non solo.

A questo va aggiunto che il boom dell’intelligenza artificiale, in tutti i campi, compreso quello militare, richiede molta energia. Si pensi che, secondo quanto indicano le proiezioni, entro la fine del decennio i data center per L’IA arriveranno ad assorbire circa 945 terawattora all’anno, una cifra che eguaglia l’intero fabbisogno energetico di una nazione fortemente industrializzata, come il Giappone.

In Italia le attuali forniture energetiche sono oggi appena sufficienti al fabbisogno nazionale.

Dovendo necessariamente limitare le emissioni di anidride carbonica dunque si deve eliminare o almeno diminuire l’uso di combustibile fossile, e in maniera folle ci si è rivolti al nucleare.

Questa scelta nasce da una parte dall’immenso spreco energetico in atto, imposto da questo sistema capitalista, dall’altro dal limite dettato inevitabilmente dalla strategia politica adottata anche per le rinnovabili, quella di non utilizzare le case e gli edifici esistenti, ma, per mantenere il monopolio e la proprietà dell’energia, si preferisce installare immensi campi eolici e fotovoltaici, finanziati per altro anche da chi propone il nucleare, perché il business deve essere in tutti i settori.

Ancora tu…ma non dovevamo vederci più?

Il Parlamento il 23 settembre 2026 ha approvato la legge delega al Governo in materia di energia nucleare. Tutto questo anche se c’erano già stati ben 2 referendum che avevano detto no al nucleare.

Quando in tempi non sospetti noi anarchici sostenevamo che il referendum non era la panacea di tutti i mali, che dietro questo strumento, apparentemente di democrazia diretta, si poteva effettuare una truffa, indubbiamente avevamo ragione! Vediamo perché.

Una delle cose fondamentali della Costituzione era, ed è, la sovranità del Parlamento; secondo il principio della democrazia parlamentare, il Parlamento mantiene il potere di legiferare su qualsiasi materia non vietata dalla Costituzione, approvando nuove norme e cornici di regole (come le recenti leggi delega sulla fissione sostenibile).

I referendum sul nucleare, in entrambe le occasioni, erano referendum abrogativi, regolati dall’Articolo 75 della Costituzione italiana. D’altronde in Italia i referendum possono essere solo abrogativi – qui sta l’inganno! – sono cioè uno strumento che permette ai cittadini solo di cancellare leggi esistenti, non di scriverne di nuove o di inserire divieti assoluti in Costituzione.

I tre quesiti del 1987

Nel Referendum del 1987 nessuno dei quesiti chiedeva esplicitamente “Volete vietare il nucleare?”

I cittadini furono chiamati a cancellare i meccanismi normativi che ne facilitavano lo sviluppo.

Il primo quesito, relativo alla localizzazione, abrogò la norma che permetteva allo Stato (tramite il CIPE) di decidere dove costruire le centrali. Il secondo quesito, relativo ai contributi, abolì i compensi finanziari previsti per i Comuni e le Regioni che accettavano di ospitare centrali o impianti nucleari sul proprio territorio. Il terzo quesito, relativo all’estero, vietò all’ENEL di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e gestione di centrali nucleari fuori dall’Italia.

Ovviamente chi era andato a votare, intendeva semplicemente dire se era o no favorevole al nucleare, ed effettivamente in un primo momento il referendum funzionò, con un effetto immediato: la chiusura delle centrali allora attive e il blocco del programma energetico nazionale.

Ma questo cadavere riemerse dalla terra in cui era sepolto all’epoca del quarto governo Berlusconi, che inserì nuove norme nel 2008 e nel 2009.

Così, per fermare il morto vivente, nel 2011 si ricorse ad un nuovo referendum. Il quesito del 2011 cercò di essere più specifico, andò a colpire direttamente la nuova strategia, chiese e ottenne l’abrogazione delle nuove disposizioni che permettevano la localizzazione, la progettazione e la costruzione di nuovi impianti per la produzione di energia elettrica nucleare sul territorio nazionale.

Sembrava la volta buona! Ma la terra sotto il cadavere è ora di nuovo in movimento, alla faccia di chi va, in buona fede, a votare ai referendum. Così lo zombie nucleare ritorna… una storia infinita!

Parafrasando Battisti potremmo dire: “ma non dovevamo vederci più?”

In realtà i referendum del 1987 e del 2011 hanno esaurito i loro effetti nel momento stesso in cui hanno cancellato i testi di legge a cui si riferivano, ma non costituiscono un vincolo perpetuo.

Un referendum abrogativo elimina un testo di legge specifico, lasciando un “vuoto” che i governi successivi non possono colmare subito riproponendo la stessa identica norma (il che violerebbe la volontà popolare nel breve termine) ma che può essere ridiscusso anni dopo.

Certamente non c’è ancora nessuna autorizzazione immediata, il testo non autorizza la costruzione di nuovi impianti nucleari, ma conferisce al governo la delega per fare ciò.

L’esecutivo ha tempo un anno per scrivere i decreti attuativi e definire una disciplina organica sull’intero ciclo di vita dell’energia nucleare. Secondo il governo il ritorno dell’energia atomica sarà nella prima metà degli anni 2030, cosa peraltro impossibile.

Ovviamente non avremmo nulla da eccepire se la tecnologia scoprisse nuove fonti di energia pulita a basso costo, ma al di là delle menzogne dei ciarlatani, la scienza in questi anni non ha sviluppato né centrali nucleari a fusione, né sa come risolvere l’annoso problema delle micidiali scorie radioattive, né tanto meno ha dato sicurezza in caso di incidente nucleare. Insomma, il nucleare è tutto tranne che pulito!

Per riesumare il morto, anche se è in via di putrefazione, niente viene detto sul fatto che al momento non c’è soluzione al problema delle scorie radioattive, scorie che, non dimentichiamolo, hanno una durata di pericolosità che può durare fino a centinaia di migliaia di anni!

E così si sorvola sulla sicurezza.

Tutte le centrali nucleari attualmente sono a fissione

Allo stato attuale delle conoscenze, senza eccezione alcuna, tutte le centrali nucleari sono a fissione.

E quindi, siano di nuova o di vecchia generazione, tutte producono micidiali scorie radioattive!

Ma ecco che altri morti tornano, bussano alla porta, e questa volta sono concreti.

Circa il 99% del combustibile esaurito e delle scorie radioattive prodotte dalle vecchie centrali nucleari italiane si trova attualmente stoccato all’estero, in particolare in Francia e nel Regno Unito. Queste scorie devono tornare, ma il governo italiano, non sapendo minimamente dove metterle in sicurezza, ha prorogato l’accordo con la Francia per mantenere le scorie nei depositi d’oltralpe fino al 2040 (con un rinvio di circa 15 anni rispetto alla scadenza iniziale fissata per il 2025). Questi rifiuti andranno ad aggiungersi agli attuali circa 33.766 metri cubi di rifiuti radioattivi custoditi in depositi temporanei in attesa di essere trasferiti in luoghi più sicuri non ancora identificati. Veramente vogliamo produrre altre scorie?

La quarta generazione di nucleare non c’è

Il morto vivente riesumato viene proposto con un nuovo vestito, ma il vestito non è ancora stato fatto! Sto parlando delle nuove centrali nucleari, piccoli reattori modulari, al massimo da 300 MW, che dovrebbero essere costruiti e assemblati in fabbrica e poi trasportati sul sito pronti a entrare in funzione. Attualmente i primi e unici piccoli reattori modulari (SMR, Small Modular Reactors) realmente operativi nel mondo si trovano in Russia e in Cina e sono in via sperimentale!

Propagandate come la manna caduta dal cielo, le SMR non esistono in nessun paese occidentale, perché la tecnologia è ancora in via di sviluppo commerciale.

I reattori modulari diventano possibili solo se si costruiscono i moduli in serie. I vantaggi economici della produzione in serie si ottengono solo se viene costruita una grande quantità di unità, un traguardo non garantito e dai costi iniziali molto alti.

Queste centrali sono più piccole e per ottenere la stessa energia delle altre bisogna costruirne molte di più, conseguentemente sono necessari più siti e avremo più scorie nucleari da smaltire. Aggiungiamo a questo che, nel malaugurato caso di un conflitto bellico (ovviamente, fatti i dovuti scongiuri! ma di questi tempi purtroppo non sarebbe impossibile), ogni centrale è un obiettivo strategico da colpire, conseguentemente il territorio va militarizzato anche per organizzare un eventuale evacuazione in caso di incidenti.

Sappiamo bene che gli speculatori cercheranno di iniziare i lavori il prima possibile; intorno al nucleare girano interessi ingenti, economici e militari. Sappiamo che se lo riterranno necessario potranno accelerare anche il percorso, anche se non certamente nei tempi annunciati dal governo, che l’ha sparata alta!

Il nucleare civile è anche estremamente legato al nucleare bellico, che oggi è addirittura auspicato come elemento di deterrenza militare, e certamente questa riproposizione del nucleare è figlia diretta del clima bellico e prebellico che si respira.

Nucleare fa rima con militare. I programmi militari traggono vantaggio dagli immensi investimenti economici statali destinati all’energia civile e viceversa, anche perché il combustibile per le centrali e il materiale fissile per le bombe (uranio – 235 o plutonio) derivano dallo stesso processo iniziale di separazione e arricchimento delle bombe. Alcuni reattori civili servono anche a produrre elementi chiave per gli arsenali atomici, come il tritio. Infine, non dimentichiamo che la ricerca scientifica, i tecnici specializzati, i laboratori e i reattori alimentano contemporaneamente sia il settore energetico sia quello della difesa e anche dell’attacco militare.

Insomma, la piazza ci attende prima dell’invasione dei morti. Per non essere anche noi zombie.

Salvatore Corvaio

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Sondaggi politici elettorali: chi vogliono gli italiani come Presidente della Repubblica, l’identikit e i partiti nell’ultima indagine

Quale profilo, quali caratteristiche dovrebbe avere il prossimo Presidente della Repubblica? Quale provenienza politica dovrebbe vantare nel curriculum? Sicuramente non dovrà essere una figura divisiva per gli italiani intervistati nel sondaggio SWG dopo che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha letteralmente aperto la campagna per il Quirinale verso il 2029 mentre già è aperta quella per le politiche in programma nel 2027 e si discute della legge elettorale che sarà impiegata l’anno prossimo.

Prima caratteristica, dunque, per il 56% degli italiani, è che il futuro Capo dello Stato non dovrà essere una figura divisiva. Per il 54% dovrebbe vantare prestigio internazionale, per il 32% dovrebbe vantare una lunga esperienza politica. E in pole position, nel toto-nomi, spicca il nome dell’ex Presidente del Consiglio Mario Draghi, con il 48% degli italiani che lo trovano adeguato. Seguono l’attuale premier Meloni (38%), Pierluigi Bersani (35%), Paolo Gentiloni (28%). In fondo alle preferenze il quotatissimo Pier Ferdinando Casini (25%) e Romano Prodi (24%).

Per il 32% degli italiani non avrà importanza lo schieramento politico del nuovo Presidente della Repubblica, l’importante è che sia una figura adatta alla carica. Per il 22% dovrebbe provenire dal centrodestra, per 13% dovrebbe essere un politico mai schierato né da una parte né dall’altra, per appena il 12% dovrebbe arrivare dal centrosinistra, per l’11% dovrebbe essere una figura esterna alla politica.

 

Mario Draghi è ritenuto il futuro Presidente della Repubblica più adeguato (48%). Seguono Giorgia Meloni (38%) e Pier Luigi Bersani (35%) pic.twitter.com/WFQjJsfkXc

— SWG (@swg_research) July 7, 2026


A richiamare l’attenzione negli orientamenti di voto rilevati per il TgLa7 il segno di crescita che riguarda Futuro Nazionale, in salita dello 0,4%, fino al 6%. Sempre in vantaggio sulla Lega scavalcata che pure guadagna uno 0,2%, il Carroccio è al 5,6%. Segno negativo invece sia per la Presidente Meloni, con Fratelli d’Italia che scivola al 27,1%, che per la segretaria Elly Schlein, Partito Democratico al 21,5%, che per l’ex premier Giuseppe Conte, Movimento 5 Stelle al 13,1%.

Seguono Forza Italia e Alleanza Verdi Sinistra, in lieve risalita al 7,4% e al 6,5%. Azione di Carlo Calenda è al 3,4%, Italia Viva al 2,5%, +Europa all’1,4%, Noi Moderati all’1,1% Stabili in fondo al listone Sud Chiama Nord all’1% e Avanti – PSI all’1%. Alla generica voce “altro partito” il 2,4%. Non si esprime il 27% degli intervistati, a conferma degli alti tassi di astensionismo nell’elettorato italiano a ogni appuntamento alle urne.

 

Intenzioni di voto SWG per @TgLa7 pic.twitter.com/BtHPRg9PRS

— SWG (@swg_research) July 6, 2026

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Ritrovata morta a 59 anni in casa, si indaga per omicidio: interrogato il figlio della vittima

Si propende per la pista dell’omicidio a Sanremo, dove una donna di circa 59 anni è stata trovata morta nella serata di ieri. Sul corpo della donna i segni delle violenze: in particolare sul collo e sui polsi. Potrebbe esser stata strangolata. Al vaglio degli inquirenti anche la posizione del figlio della vittima. Accertamenti in corso, in corso le indagini condotte dai Carabinieri coordinati dalla Procura di Imperia.

L’omicidio si sarebbe consumato in un’abitazione in via Hope. Il cadavere della donna è stato scoperto intorno alle 22:00, quando i Vigili del Fuoco sono intervenuti sul posto su richiesta del figlio ventenne della vittima. Aveva riferito di non riuscire più a entrare in casa, la porta dell’appartamento era chiusa dall’interno e i pompieri sono entrati passando da un balcone e aprendo dall’interno.

Il figlio avrebbe raccontato agli investigatori di essere uscito di casa intorno alle 19:15 per andare a mangiare una pizza. Fonti della Procura di Imperia hanno confermato all’AdnKronos che il figlio sarà interrogato in mattinata dal pm Enrico Cinnella Della Porta, che coordina le indagini affidate ai Carabinieri. Stando ai primi accertamenti medico-legali, la morte risalirebbe ad almeno tre ore prima del ritrovamento. Il padre si trovava fuori casa.

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USA fuori dai Mondiali, nella partita del caso Balogun il Belgio dilaga ed esulta con la Trump Dance: “Ribalta questo”

A niente è servito tutto il polverone, il caso più clamoroso scoppiato ai Mondiali di calcio in corso tra USA, Canada e Messico, sollevato soltanto incidentalmente dal campo quanto piuttosto dalla Casa Bianca: da Donald Trump che in spregio a ogni pudore e formalità aveva telefonato alla FIFA per chiedere conto dell’espulsione del capocannoniere statunitense Folarin Balogun. E la FIFA aveva eseguito: squalifica sospesa all’attaccante americano per un anno, abile e arruolabile per gli ottavi di finale. E Belgio esterrefatto, UEFA all’attacco, ogni appassionato sconvolto, anche in Italia tra l’altro nei giorni dello scontro frontale con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. 4 a 1 è finita ieri sera a favore dei Diables Rouges. Con Folarin in campo. USA fuori.

Poche ore prima della partita, dalla Casa Bianca, Trump aveva ammesso di aver telefonato alla FIFA per il cartellino rosso rimediato da Balogun per un intervento involontario ma pericoloso e scomposto nella partita contro la Bosnia Erzegovina. “Ho visto la partita, e capisco davvero bene lo sport. Quello non era un fallo; non era nemmeno un’infrazione. Erano due ragazzi che correvano a tutta velocità e che sono capitati a sbattere l’uno contro l’altro. Non puoi prendere il tuo piede e posizionarlo correttamente sul piede di qualcun altro. Questo arbitro è un po’ sospetto: se controlli il suo passato, non voglio dirlo perché non mi piace creare controversie, ma è molto sospetto”.

Anche Gianni Infantino, il presidente della FIFA, ieri aveva respinto le polemiche e aveva spiegato che ogni decisione presa dagli organi giudiziari della FIFA sono indipendenti, che “la loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio”, che parla abitualmente con Trump e con altri Capi di Stato, funzionari governativi e stakeholder e che “quello che faccio sempre, però, è rispettare quelle decisioni e l’autonomia degli organi che le prendono. Che ci piaccia personalmente una decisione o no è irrilevante. Il rispetto per le istituzioni indipendenti e il rispetto della legge sono ciò che protegge l’integrità delle nostre competizioni e la credibilità della FIFA in ogni momento”. Aveva confermato la telefonata ma negato che abbia influito in qualche modo sulla decisione di sospendere la squalifica dell’attaccante.

 

 

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La FIFA aveva così respinto il ricorso del Belgio, giudicato “inammissibile” in quanto la Nazionale “non è parte del procedimento e, pertanto, non ha titolo per impugnare la decisione” proprio mentre Trump spiegava e argomentava le ragioni della sua telefonata, ammettendo tra le altre cose che non conosceva il significato di un cartellino rosso nel gioco del calcio. “Non sapevo cosa significasse, non pensavo significasse molto. Poi ho iniziato a sentire che non può giocare nella prossima partita, almeno nella prossima partita. Quando prendono il tuo miglior giocatore e dicono che non puoi giocare è molto ingiusto. Un conto è penalizzare qualcuno per la partita, ma come fai a penalizzare per una partita che non è ancora stata giocata? È molto ingiusto. Quindi, sì, ho chiesto una revisione alla FIFA. Ho parlato con un uomo molto rispettato, per cui il livello di rispetto è aumentato di dieci volte”.

Alcuni avevano lanciato un appello all’allenatore degli USA, Mauricio Pochettino, affinché non schierasse Balogun che, nella notte italiana, alla fine ha giocato e non ha brillato. È stato giudicato come uno dei peggiori in campo. Due gol e un assist per Charles De Ketelaere, terzo gol di Hans Vanaen, nei minuti di recupero il quarto gol di Romelu Lukaku, attaccante del Napoli, ex Inter e Roma, che ha esultato con la “Trump Dance”. L’unico gol degli USA è stato segnato da Malik Tillman. “Ribalta questo”, ha postato l’account ufficiale del Belgio che ai quarti di finale giocherà contro la Spagna, il 10 luglio al Los Angeles Stadium, in California. Con l’uscita degli Stati Uniti tutte le nazionali dei Paesi organizzatori sono fuori dai Mondiali.

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