Gli ammassi stellari sono sistemi dinamici estremamente complessi e affascinanti. Cosa li rende così complicati? Innanzitutto, l’evoluzione sia dinamica sia fisica delle loro stelle. Stelle di massa diversa hanno tempi di vita differenti: quelle più massicce possono terminare la propria evoluzione esplodendo come supernove, mentre quelle di piccola massa stanno ancora evolvendo verso la “maturità” della sequenza principale. Inoltre, le stelle si muovono rapidamente all’interno dell’ammasso scambiando energia, precipitando verso il centro o “evaporando” man mano che si allontanano. A complicare il quadro interviene l’interazione tra gli ammassi e il loro ambiente circostante: altri ammassi stellari, nebulose e l’intera Via Lattea con il suo potenziale gravitazionale.
Distribuzione delle stelle di Westerlund 1 analizzate nello studio in uscita su A&A. Nel grafico si distinguono quelle ancora legate all’ammasso e quelle non legate, nonché la direzione di espansione e del moto di Westerlund 1, su un’immagine in medio infrarosso ottenuta dal satellite Wise. Le linee mostrano la configurazione del potenziale gravitazionale della Via Lattea. Crediti: L. Prisinzano et al., A&A, 2026
Tutto questo lascia impronte indelebili nella configurazione spaziale e dinamica che osserviamo oggi negli ammassi. Impronte che in questi anni siamo in grado di analizzare con grande precisione grazie al satellite Gaia dell’Agenzia spaziale europea. Il catalogo di osservazioni di Gaia contiene infatti informazioni accurate sulla posizione e sulla dinamica delle stelle, integrate da dati spettroscopici che permettono di risalire alla natura delle stelle. Analizzati con cura, i dati di Gaia permettono di ottenere un quadro completo della struttura e della dinamica degli ammassi e delle singole stelle che li compongono.
Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Loredana Prisinzano dell’Inaf di Palermo ha analizzato i dati di Gaia relativi alle stelle nella regione del superammasso Westerlund 1, oggetto del progetto Ewocs, guidato da Mario Guarcello. I ricercatori hanno isolato un campione di 559 stelle dell’ammasso con massa superiore a sette masse solari.
Queste stelle formano due gruppi cinematici distinti: 421 stelle sono ancora gravitazionalmente legate al nucleo dell’ammasso, mentre 103 se ne stanno allontanando (tra cui 14 “walk-away stars” con una velocità di allontanamento maggiore delle altre). I due gruppi si muovono con velocità diverse: la dispersione delle loro velocità è di circa 5 km/s per il primo gruppo e di 10-14 km/s per il secondo.
Loredana Prisinzano (Inaf Oa Palermo), prima autrice dello studio in uscita su A&A
L’espansione dell’ammasso è asimmetrica, come già dimostrato in altri studi pubblicati di recente. Tuttavia, l’analisi dei dati di Gaia ha permesso di stabilire che la regione esterna di Westerlund 1 è allungata in direzione perpendicolare al piano della Via Lattea, subendo una distorsione probabilmente causata dalle forze mareali della nostra galassia. Inoltre, il suo tempo di espansione cinematica (2.08 milioni di anni) corrisponde al momento in cui Westerlund 1 ha attraversato il piano galattico (2.1 milioni di anni fa). Tra i diversi fattori che potrebbero spiegare tale evoluzione dinamica, questa coincidenza temporale suggerisce una possibile conseguenza dell’interazione avvenuta circa due milioni di anni fa tra Westerlund 1 e la materia (stelle e nebulose) che popola il piano della Via Lattea.
«Questo studio è la dimostrazione lampante di come il satellite Gaia sia una vera e propria “macchina da guerra” per lo studio dei moti propri stellari», dice Prisinzano, «e Westerlund 1 ne rappresenta un banco di prova estremo. Situato a oltre 13mila anni luce di distanza e pesantemente oscurato dalle polveri interstellari, è un oggetto per il quale le parallassi misurate da Gaia presentano incertezze troppo elevate per fornire distanze precise. Tuttavia, la qualità dei moti propri rimane impressionante. È proprio grazie a queste piccolissime incertezze nei movimenti trasversali delle stelle che abbiamo potuto identificare i membri dell’ammasso e condurre un’analisi cinematica estremamente accurata. Questo ci ha permesso di svelare non solo le complesse dinamiche di espansione e distorsione di questo superammasso, ma anche di trovare prove evidenti di un processo di dissoluzione in atto».
L’inclusione delle persone con disabilità passa attraverso l’offerta di percorsi di autonomia, che siano opportunità lavorative o legate allo sport. Due mondi che si incontrano e si integrano, diventando modelli di vita per chi, la propria fragilità, la mette in campo per disegnare nuovi percorsi di vita. Mondi che hanno bisogno di avere gli strumenti necessari per operare, per esempio confrontandosi con la politica.
È questo che è successo nei giorni scorsi a Palermo, in occasione della visita della ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli: due giorni trascorsi a incontrare diverse realtà nelle loro sedi operative, ma anche per raccontare alla città come si possono mettere al centro le persone, i loro diritti, le loro capacità e il loro protagonismo nella società. Rispondendo anche a chi chiede di valorizzare maggiormente la dimensione della partecipazione.
«Il diritto di tutti alla piena partecipazione è la sfida anche dal punto di vista della disabilità, se non vogliamo categorizzare e differenziare. Io ho sempre parlato di tutte le persone con disabilità», ha detto la ministra Locatelli. «Per esempio nel documento finale della dichiarazione del G7 su inclusione e disabilità, il primo e al momento l’unico al mondo, che si è svolto proprio grazie all’Italia, noi ministri abbiamo affermato che dobbiamo portare avanti il diritto di tutti alla vita civile, sociale, politica, culturale, sportiva, relazionale, affettiva dei nostri Paesi».
Due giorni, quelli palermitani, durante i quali a parlare sono stati i diretti interessati, raccontando le loro fatiche, ma anche quei progressi spesso impercettibili che generano la gioia di chi sa bene quanto sia arduo conquistarli.
Il problema non è la disabilità. Il problema è un mondo progettato come se le persone con disabilità non esistessero. Parte da qui l’inchiesta di VITA magazine di giugno, un numero che scardina il principio dell’inclusione alla ricerca di una convivenza possibile. DISABILITÀ, L’INCLUSIONE NON BASTA
Si legge “SporT21”, ma non è solo attività sportiva
Sbaglia profondamente chi pensa che SporT21 Sicilia sia un’associazione che pone al centro dei percorsi di autonomia solo l’attività sportiva: lo sport è centrale, come si evince fin dal nome, ma proprio questa è una di quelle realtà convinte che l’inclusione si faccia a 360 gradi. Nata come associazione sportiva, oggi SporT21 Sicilia rivolge la sua attenzione alle persone con disabilità, impegnandosi in tutte le attività che coinvolgono la loro vita, per un’indipendenza che sia veramente totale.
«Siamo nati nel 2017 per portare i ragazzi a fare sport», afferma il presidente di SporT21 Sicilia, Giampiero Gliubizzi. «Abbiamo cominciato la nostra attività affiliandoci a diverse federazioni, prima quelle del Coni, poi quelle paralimpiche del Cip – Comitato Italiano Paralimpico. Nel 2019 abbiamo avviato anche dei percorsi sociali per tutti i nostri ragazzi, che sono in maggioranza persone con sindrome di Down. Non è, infatti, un caso che il nostro nome rimandi alla Trisomia 21. Lo sport ci aiuta a superare le barriere, ad andare oltre i nostri limiti. Attualmente l’associazione opera sia nel settore sportivo con due federazioni paralimpiche, la Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali e la Federazione Italiana Paralimpica Calciobalilla. Proprio l’anno scorso abbiamo avviato quest’ultima affiliazione, dando modo ai ragazzi con disabilità intellettiva relazionale di praticare anche questa attività. Con la Fisdir, invece, facciamo judo e nuoto, attività competitive agonistiche a tutti gli effetti che portano i ragazzi a gareggiare ad alti livelli, anche se sempre commisurati alle loro attitudini. Ogni piccolo passo in più per noi è un punto in più che i ragazzi acquisiscono».
Nella birra la possibilità di inserimenti lavorativi e di inclusione
«Abbiamo poi avviato un percorso di inclusione attraverso la birra T21», aggiunge Gliubizzi, «un prodotto nato grazie a un bando vinto nel 2020 con l’assessorato regionale alla Famiglia e alle Politiche sociali. Il progetto prevedeva la conoscenza e trasformazione di prodotti siciliani e noi abbiamo scelto la birra. Abbiamo fatto un anno di percorso di tirocinio con cinque birrifici in tutta la Sicilia e alla fine del quale quello con il quale abbiamo proseguito un rapporto di lavoro è il birrificio Bruno Ribadi di Terrasini, in provincia di Palermo, che ci ha consentito di ampliare la conoscenza di questo mondo. Produciamo una birra senza glutine, quindi adatta anche ai celiaci».
Non solo la qualità delle birre è molto alta, ma anche il lavoro che c’è dietro è sicuramente di qualità e premia tutta l’associazione
Giampiero Gliubizzi, presidente di SporT21 Sicilia
Da lì, è nato un altro progetto, “Beer-Up – Da Mastri a Maestri”, «che ci ha consentito di trasferire le competenze dei nostri ragazzi ad altre analoghe associazioni del territorio siciliano, con un nuovo indirizzo sociale collegato anche all’inserimento lavorativo nella ristorazione. Non è stato e non è facile perché, per fare inclusione, ci vuole tutto un contesto. L’azienda disponibile, la disponibilità delle famiglie, quella degli operatori. Sinergie che non sempre si incrociano. Oggi siamo orgogliosi perché da circa 4-5 anni proprio la ministra Locatelli ci invita spesso alle grandi manifestazioni promosse dal ministero, ritenendo che il nostro progetto abbia una valenza sociale molto forte.In effetti, non solo la qualità delle birre è molto alta, ma anche il lavoro che sta dietro è sicuramente di qualità e premia tutta l’associazione. I ragazzi, poi, lavorano anche per etichettare le bottiglie e inscatolarle: attività che devono essere necessariamente poco pericolose, ma che danno grandi soddisfazioni. Ce lo rimandano ogni giorni i sorrisi di Francesco, Simona, Giorgia e Giulio, solo alcuni dei 15 ragazzi impegnati nell’attività. La loro gioia ci riempie i cuori. Puntiamo, però, sempre più in alto. Il nostro prossimo obiettivo è aprire un pub, trasferendo queste nostre capacità all’interno di una cooperativa, di un ente perché non possiamo farlo da soli. Sarebbe il naturale completamento di un percorso».
Il nostro prossimo obiettivo è aprire un pub, trasferendo le nostre capacità all’interno di una cooperativa. Sarebbe il naturale completamento di un percorso
Giampiero Gliubizzi, presidente di SporT21 Sicilia
Le famiglie sole davanti al dopo di noi
Gliubizzi è padre di un uomo con sindrome di Down, di 35 anni. «Il primo figlio, nessun problema durante tutta la gravidanza, all’ecografia non si era mai notato niente. Non ci sono dubbi che la nascita di un ragazzo con la sindrome di Down sconvolga tutta la famiglia. Inoltre, 35 anni fa le conoscenze sula trisomia 21 erano diverse: ci dicevano che nostro figlio non sarebbe vissuto a lungo o che comunque non avrebbe avuto alcun tipo di autonomia. Una tristezza enorme. Inevitabilmente ti dai da fare, come fanno tutti i genitori che hanno figli con disabilità. Lavoriamo e cerchiamo di trovare la strada per garantire autonomia ai nostri ragazzi. A volte ci riusciamo, altre volte non ci riusciamo. Molto dipende dal contesto in cui viviamo e senza dubbio al Nord la realtà è ben diversa dalla nostra. Qui in Sicilia i progetti che riguardano il “dopo di noi” sono ancora molto indietro. Creare il vestito che possa adattarsi a ogni singolo ragazzo comporta molte difficoltà, che ogni famiglia spesso si ritrova ad affrontare da sola».
Lo sport che cambia la vita
Simbolo del capoluogo siciliano per celebrare la fedeltà della città alla Repubblica Romana, l’aquila si moltiplica e diventa forza comune per raccontare il percorso de “Le Aquile di Palermo“, società sportiva fondata da genitori e ragazzi con distrofia muscolare. L’hockey in carrozzina elettrica è diventato per loro un importante strumento di integrazione sociale.
«Quando scendiamo in campo dimentichiamo tutto», dice Marina Lionetti, il capitano della squadra, in carrozzina per un’artrite reaumatoide non curata. «Non vediamo l’ora di ritrovarci insieme sulle nostre carrozzine a dimostrare quanto lo sport possa dare un altro colore alla vita. Corrisponde al vero quando si dice che “il viaggio è più importante della meta” perché per noi i momenti più belli sono quelli in cui viaggiamo insieme sul pulmino o quando ci ritroviamo negli spogliatoi a scherzare e dirci di tutto». Tecnicamente, lei, è «multitasking»: «Sono il capitano, ma all’occorrenza faccio anche il portiere, l’attaccante, il difensore. Nessuno sta mai ferma nel ruolo. Essere squadra è differente da fare squadra».
Le Aquile di Palermo porta avanti anche battaglie per la tutela dei diritti civili delle persone disabili. Il suo presidente, Salvatore Di Giglia, è anche coordinatore dell’Ente Tutela Disabilità (in passato Ufficio Nazionale del Garante della Persona Disabile, c’è stato un cambio di nome quando nel 2024 è stata istituita la figura del Garante Nazionale per i diritti delle Persone con disabilità, ndr) un ente di Terzo settore che punta proprio sui diritti: «I nostri ragazzi hanno una forza che difficilmente trovi in altre persone. Le loro sono vittorie sulla vita, anche se poi certamente portano a casa coppe e medaglie».
«Io ho 60 anni e non mi sono mai fermata». aggiunge il capitano della squadra. «Sono per natura una sportiva, ho sempre fatto nuoto, scherma, judo, dimostrando, anche quando il mio principale mezzo di locomozione è diventata la carrozzina, che non ci sono barriere, se lo vuoi. Certo, non tutti riescono ad avere un atteggiamento positivo e propositivo, ma da noi si fa di tutto per non dare spazio a quella voglia di rinchiudersi in casa e non avere più rapporti col mondo che ogni tanto fa capolino. Quando arriviamo sul campo, così, le nostre vittorie hanno un sapore unico».
Partecipazione, non inclusione: le parole che aiutano a capire meglio
«Non dico che la parola inclusione non mi piaccia o non vada usata, ma nel mio percorso preferisco parlare di come i ragazzi possano superare le difficoltà attraverso il senso di partecipazione». Nicoletta Mazzola, pedagogista specializzata in psicopatologia dei disturbi specifici dell’apprendimento, è presidente del Centro didattico “Il Giardino dei Talenti“: anche un doposcuola può essere strumento per offrire ai ragazzi l’opportunità di scoprire i propri talenti. In questa realtà non si fanno solo i compiti e l’assistenza allo studio: ci sono anche attività specialistiche di logopedia e neuromotricità, il tutto sempre e comunque in alleanza con le famiglie che seguono i loro figli, senza delegare agli operatori.
Nicoletta Mazzola con il figlio Vincenzo
Non a caso il ministro Locatelli ha voluto conoscere quanta forza ed energia c’è nel progetto “Officine Blu, progetto di vita”, un percorso nato per accompagnare adolescenti e giovani adulti verso una maggiore autonomia, attraverso esperienze concrete, relazioni, partecipazione e valorizzazione delle proprie capacità. Vincenzo, in arte Vicio DJ, si è esibito davanti ad Alessandra Locatelli, nel corso di una serata piena di contenuti, ma anche di tanta leggerezza, come quella che sanno dare ragazzi come lui quando sono amati profondamente. «Tutto questo ci fa guardare al futuro dei nostri figli, parlando di opportunità e dell’importanza di costruire percorsi che mettono al centro la persona, i suoi desideri, i suoi talenti e le sue aspirazioni. Mio figlio Vincenzo ne è la dimostrazione. Il suo percorso di autonomia ha lavorato molto sulle sue abilità, tirando fuori il meglio di lui, per esempio la musica, ma anche la cucina, un’abilità che aveva sviluppato ma che ancora non aveva consolidato. Ora riesce a fare anche da solo. Ha sempre saputo cosa vuole fare nella vita ed è il mio orgoglio. La sua storia è stimolante anche per gli altri ragazzi».
«Amo lavorare alla consolle e proporre la musica che mi piace», esordisce Vincenzo. «Mi piace stare anche ai fornelli, per esempio so fare molto bene la pasta col tonno e credo che piaccia. Quello che vorrei veramente? Una ragazza. La vorrei “coccolosa”. E vorrei andare a vivere insieme a lei».
Nella sera del 20 febbraio 2018 il leader palermitano di Forza Nuova viene aggredito in pieno centro. Nel giro di pochissimi minuti l’aggressione viene rivendicata da qualcuno che ci tiene sia a restare anonimo che ad attribuire le responsabilità agli antifascisti palermitani. Manco il tempo di dirlo che ovviamente scattano perquisizioni, fermi, reazioni esagitate sui social, richieste di condanna ecc.
Certo però che a guardarla bene questa storia é strana. Ma strana proprio…
( post in aggiornamento – ultimo aggiornamento 2018-02-26 21:02)
IL LUOGO E L’ORA
Martedì 20 Febbraio 2018. Palermo centro. Via Dante, tra piazza Lolli e piazza Virgilio. A pochissima distanza dalla sede di FN in via Villa Florio, dalla sede di CasaPound in Cortile Barcellona e dal negozio di tatuaggi in via Marconi appartenente allo stesso Ursino. Siamo dunque in una zona della città che Ursino e gli altri membri di Forza Nuova frequentano abitualmente. Viale principale del quartiere, marciapiedi su ambo i lati. Il luogo dell’aggressione é ad una ventina di metri dalla fermata dell’autobus dove ne passa uno ogni 20 minuti. Ci sono negozi aperti, gente che passa, decine di telecamere in tutta la zona. Una telecamera é proprio sopra al portone davanti al quale si é svolta l’aggressione. Ci sono forze dell’ordine in servizio nella zona. E’una via centrale, trafficata e frequentata: per niente adatta per un’aggressione del genere poiché troppi elementi giocano contro.
MASSIMO URSINO
Massimiliano (“Massimo”) Ursino, quarantenne, é il leader palermitano di Forza Nuova e titolare di un negozio di tatuaggi. E’ di corporatura massiccia, si addestra abitualmente a boxe e negli anni passati ha già dimostrato di essere uno capace a combattere. Nel giugno 2005 assieme ad altri due, aggrediva in via Candelai un uomo originario della Nigeria ed uno originario di Siracusa. Nel 2006 assieme ad altri due militanti di FN ha picchiato due uomini del Bangladesh dopo averli rapinati. Nel 2008 Spedisce a diversi giornali dei pacchi contenenti bambole sporcate con sangue ed interiora di animali per una campagna antiabortista di FN Sembra inoltre sia stato arrestato anche nel 2011 per un aggressione avvenuta nel 2009 in cui 15 persone avrebbero malmenato con dei bastoni cinque ragazzi originari del Pakistan. Successivamente ha preso parte alle “ronde per la difesa popolare“.
ANTEFATTI
Nel 2017 qualcuno ha tentato di dare fuoco alla porta d’ingresso del negozio di tatuaggi di Ursino.
Il 24 febbraio si svolgerà in diverse città italiane la manifestazione Mai più fascismi – Mai più razzismiche segue a brevissima distanza quella di Macerata. Lo stesso giorno sempre a Palermo é atteso in città un comizio di Roberto Fiore, leader di FN. Diverse associazioni antifasciste ne chiedono l’annullamento.
Qualche giorno prima del 20 febbraio qualcuno sembra tenti nuovamente di dar fuoco al negozio di Ursino (?)
Nel pomeriggio del giorno dell’aggressione FN aveva inviato un comunicato in risposta alla richiesta di annullamento del comizio chiesto delle associazioni antifasciste. Nel comunicato FN denuncia un aumento della tensione.
MOVIMENTI FASCISTI ED ANTIFASCISTI A PALERMO ED IN SICILIA
A Palermo i movimenti fascisti sono di fatto minoritari ed hanno uno spazio d’azione limitato perché fortemente contrastato dalle associazioni antifasciste. A riprova di ciò anche la mappa delle aggressioni fasciste redatta da Infoantifa Ecn riporta solo un’unico evento di aggressione fascista, avvenuto ad Enna quattro giorni prima. Le tensioni tra fascisti ed antifascisti di Palermo risultano tutto sommato minime se paragonate con altre realtà italiane.
GLI AGGRESSORI
Desumendo da testimonianze riportate dai giornali ed il video (vedi sotto), gli aggressori erano tra un minimo di cinque ed un massimo di otto, compresa una ragazza che ha filmato almeno parte della scena. Vestiti con abiti scuri (felpe nere?), sciarpe scure attorno al viso, cappelli di lana, jeans e sneakers.
18:5x (?) Ursino viene aggredito all’uscita del supermercato, ancora col sacchetto della spesa in mano.
Una testimone presente durante i fatti ha descritto sette-otto persone di cui due intente a bloccare la testa di Ursino, una a riprendere la scena (la ragazza) e le altre a dargli calci.
Una ragazza presente sul luogo urla contro gli aggressori. La testimone cerca di attirare l’attenzione degli altri passanti suonando il clacson della propria macchina. Negli immediati paraggi c’é una guardia giurata. Con diverse persone che assistono alla scena, gli aggressori si guardano un po in giro e decidono di allontanarsi a passo veloce in direzione del Politeama.
19:xx Ursino si rialza, si siede sul marciapiede e dice alla testimone “mi stavano seguendo da un po”. Alcuni passanti portano dell’acqua. Qualcuno allerta i soccorsi.
19:xx Viene inviata a diversi giornali una mail contenente un breve filmato di una colluttazione ed un testo di rivendicazione
19:26 PalermoToday é la prima testata giornalistica a dare notizia di quanto avvenuto con questo articolo. L’articolo contiene la rivendicazione e dice che Ursino é già stato trasportato all’ospedale Civico.
xx:xx Roberto Fiore é a Roma negli studi Rai per registrare un intervento concordato precedentemente e che andrà in onda in tarda serata a Porta a porta. Il suo intervento si incentra sui fatti di Palermo.
23:30 A Roma una trentina di militanti di FN tenta di irrompere negli studi di La7 per intervenire in diretta.
23:40 Su RaiUno va in onda Porta a porta con l’intervento di Roberto Fiore registrato poche ore prima. (clip parziale)
Insomma: nell’arco di pochissimi minuti Ursino viene immobilizzato, pestato, filmato, soccorso e portato all’ospedale. Sempre nel giro di pochissimi minuti gli assalitori si allontanano, scrivono la rivendicazione (o perlomeno fanno l’ultimo editing su un testo preparato in precedenza), scaricato il video (e, si dovrebbe presumere, controllato per assicurarsi non mostrasse troppo), inviati per mail alle redazioni. Le redazioni, PalermoToday in primis, a loro volta leggono, verificano (anche qui si dovrebbe presumere che perlomeno una telefonata sia stata fatta, giusto per assicurarsi che mail e video fossero effettivamente ciò che dicevano di essere) scrivono e pubblicano gli articoli. Tutto questo poco prima che a Roma Roberto Fiore inizi a registrare il suo intervento per “Porta a porta”. Considerando almeno cinque minuti di pestaggio, tutto quel che ne é seguito, dalla fuga degli assalitori alla pubblicazione del primo articolo, dovrebbe essere avvenuto in meno di 26 minuti. Tempi plausibili ma decisamente stretti.
LE MODALITA’
L’aggressione ha la modalità dell’agguato squadrista organizzato e premeditato: vittima assalita da diverse persone che la malmenano ed umiliano pubblicamente
Dalle cinque alle otto persone devono essersi aggirate per via Dante per avvicinarsi ad Ursino. Se fossero state tutte a viso coperto avrebbero certo destato sospetti e dunque si può presumere che almeno la fase dell’avvicinamento si sia svolta a volto scoperto per cui potrebbero esser riconosciuti da passanti ed immortalati dalle videocamere che si trovano nella via. Allo stesso modo anche nella fase di allontanamento é probabile si siano mossi a volto scoperto.
Va osservato che per agire così in centro città, immobilizzare in pochissimi istanti ed a mani nude una persona robusta ed abituata a lottare come Ursino, picchiarla ed andarsene via certi di non essere visti, ripresi o identificati é necessario un gruppo di persone dal sangue freddo e pronte allo scontro fisico.
Da uno come Ursino ci si aspetterebbe che ad un attacco fisico reagisca tirando calci e pugni ai suoi assalitori e dunque si presume che questi abbiano riportato anch’essi qualche contusione.
Dalle testimonianze non si parla di alcun tipo di arma o oggetto usato nell’aggressione. Se gli assalitori han agito a mani nude ci si può dunque chiedere se almeno alcuni di questi avessero già una qualche esperienza di lotta tale da poter atterrare un tipo corpulento e ben capace di darle di ritorno. Magari persone che frequentano palestre di lotta?
I partecipanti di una simile aggressione organizzata, considerando gli alti rischi dell’operare in pieno centro ed esser riconosciuti, si presuppone abbiano pensato già in fase di pianificazione dell’assalto di procurarsi degli alibi decenti.
Forza Nuova Palermo dichiara “sappiamo chi é stato, adesso guerra sia” e che non farà “nessuna denuncia contro uomini a volto coperto”, il che suona ben strano in quanto la denuncia parte d’ufficio per questo tipo di reato.
Appare assai più curioso curioso se si tien pure conto che il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, non é nuovo a ricevere denuncie per violenza (ben 240 in cinque anni) ed a sua volta non ci pensa su due olte a muoversi legalmente contro chicchessia per ogni qual genere di motivo.
UNA STRANA RIVENDICAZIONE
Il testo viene riportato editato da diverse testate:
“A pochi giorni dall’arrivo in città di Roberto Fiore atteso in città per un comizio in conclusione della campagna elettorale, Massimo Ursino, uomo di spicco e dirigente nazionale del partito Forza Nuova, è stato colpito in modo esemplare mentre passeggiava per le vie del centro. E’ stato bloccato, immobilizzato e legato con del nastro adesivo, poi lasciato a terra senza possibilita’ di fuggire. Chi afferma che esista una “minaccia fascista”, a Palermo come in tutta la Sicilia, dovrà ricredersi”.
“Questi uomini di poco conto appartenenti a formazioni neofasciste, che fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonchè la costruzione della loro identità forte e battagliera, si sgretolano in men che non si dica sotto i colpi ben assestati dell’antifascismo. Infatti non sono in grado di difendere se stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico nella nostra città! I fatti avvenuti oggi sono la dimostrazione del fatto che sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore di lottare per bloccarlo e schiacciarlo, a partire da questi protagonisti del forzanovismo, guerrieri a parole, violenti nelle immagini che evocano forse, ma incapaci di proteggere la propria incolumità e di conquistare qualsiasi forma di potere politico. Palermo è antifascista nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive. A Palermo non c’è spazio per il fascismo”.
Innanzitutto colpisce la mancanza di una sigla di rivendicazione, il che riporta immediatamente alla memoria altre misteriose azioni violente avvenute in Italia negli anni passati. Dopodiché sono diversi gli elementi che non suonano per niente come espressioni di qualcuno che dovrebbe appartenente al mondo antifascista.
Il tono machista: colpito in modo esemplare / dovrà ricredersi / uomini di poco conto / si sgretolano in men che non si dica / i colpi ben assestati dall’antifascismo /
Le incertezze grammaticali: fare di razzismo e discriminazioni la costruzione dell’identità / che evocano, forse /
Il pensiero guerriero: non sono in grado di difendere se stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico nella nostra città! / fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonchè la costruzione della loro identità forte e battagliera /
(Il testo descrive come un male l’uso di razzismo e discriminazioni nella costruzione di un’identità. Si badi bene: non critica il fatto che un’identità venga “costruita” al pari di un “manifesto politico”. In sostanza chi scrive dichiara di considerare normale il costruire artificiosamente un manifesto politico che sia al tempo stesso elemento identitario; semmai critica ciò che é stato usato per costruirlo ma non l’identificazione del manifesto stesso come identità costruita. Non é possibile immaginare un’affermazione maggiormente di destra)
Tic linguistici tipicamente fascisti: protagonisti del forzanovismo / violenti nelle immagini che evocano, forse /
(Forzanovismo é un termine che si usa perlopiù negli ambienti di destra e tra le forze armate, ma é estremamente raro vederlo usato così, in abbinamento a “protagonismo”, in ambienti antifascisti. Il richiamo ad “immagini che evocano” lasciato irrisolto se non per una “violenza” che viene sbeffeggiata con quel “forse” sono entrambi forti indicatori di pensiero di destra.
Alternanza grande/piccolo: “sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore / Palermo è antifascista nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive”
(Prima dice che in città c’é QUALCUNO che ha la forza di combattere i fascisti e poi dice che TUTTA la città é antifascista nelle pratiche e nella quotidianità. L’alternanza grande/piccolo é un altro elemento ricorrente nella narrativa fascista)
IL VIDEO CHE NON MOSTRA GRANCHE’
Il video dura 43 secondi. La risoluzione é estremamente scarsa e le immagini sono assai confuse. Inquadratura mossa, buio serale, abbigliamenti scuri rendono ancor più arduo capire i dettagli (la versione qui proposta é stata leggermente schiarita rispetto all’originale per renderlo più comprensibile). S’intuisce che v’é un uomo a terra circondato da altri che gli sono sopra. L’uomo urla ma dal suono sembra abbia la bocca bloccata da qualcosa (si saprà poi dai giornali trattarsi di nastro adesivo da pacchi).
Una voce femminile, probabilmente appartenente a chi sta filmando, sembra rivolgersi a dei passanti con cui interagisce ma che non udiamo. Dice: “Hehe, Dai che lo conosciamo! Non é successo niente” “A posto, niente, é uno scherzo” come per rassicurarli.
Poi si sente una voce maschile che sembra essere di uno degli aggressori rivolto all’uomo a terra: “Dici che cercavi a’mmé? A’mmé [inintelleggibile. presumibilmente “che mi cercavi”]”
A distanza qualcuno sembra parlare agli aggressori. L’unica voce intelleggibile é una voce femminile che urla con forza “coglioni!”.
Uno degli aggressori dice “Dai, dai, su” rivolto all’aggredito o ai complici.
Dopodiché il filmato termina bruscamente.
Il filmato in sostanza mostra l’immobilizzazione di Ursino ed i suoi lamenti. Per tutta la durata si sente il rumore di nastro adesivo e le urla smorzate dell’uomo a terra. Gli aggressori attivi sembrerebbero essere 5, considerando solo quelli inquadrati, a cui va aggiunto chi filma ed eventuali altri non intenti ad immobilizzare Ursino e dunque non inquadrati.
LE PROVE (?)
Nelle perquisizioni effettuate la sera stessa la polizia dichiara di aver rinvenuto delle mazze (che però non sembra abbiano a che vedere con l’aggressione), degli “indumenti sospetti” (ma non si capisce bene in che senso siano “sospetti”)
Diversi quotidiani hanno riportato che le riprese delle videocamere di sorveglianza sono state fondamentali per identificare gli aggressori. Tuttavia l’avvocato dei ragazzi fermati dirà che i suoi assistiti sono stati “identificati” dal video inviato ai giornali (e ciò risulta alquanto improbabile.) e da riprese delle telecamere di sorveglianza che a loro volta risulterebbero di difficile lettura: “I frame estratti dalla riprese delle videocamere della zona non sono chiari. Sono bui e ripresi dall’alto e non è per nulla chiaro chi ritraggano. Comunque nomineremo un perito per farli visionare”
L’EMAIL
Video e rivendicazione sono stati mandati alle redazioni via email. E’dunque lecito supporre venga svolta un’indagine per identificare il dispositivo da cui é stata inviata.
IL GIORNO SUCCESSIVO
Massimo Ursino viene dimesso in mattinata (se ne da notizia già alle 7:40). I giornali dicono con una prognosi di 20 giorni (solo il giorno dopo sarà reso noto che si tratta di un’esagerazione: in realtà le ferite di Ursino sono talmente lievi che dall’ospedale viene rimandato al medico curante che gli consiglia cinque giorni di riposo).
I media interrogano Giorgio Martinico, portavoce del centro sociale Anomalia, il quale esprime alcuni dubbi e dichiara“Non conosciamo ancora l’esito dei fermi. Pare si voglia pescare un po’ nel mucchio per dare subito delle risposte. Ma vogliamo chiarire fin da subito che chiunque siano i ragazzi fermati avranno il nostro sostegno, anche legale”.
Codraro e Mancuso sono militanti dei centri sociali. Gravitano da anni attorno agli spazi occupati della città: Anomalia, che da cinque anni vive all’interno del quartiere Borgo Vecchio in uno spazio comunale; l’Ex Karcere, in via san Basilio (a metà tra Via Maqueda e via Roma, all’Olivella) in quella che era una scuola abbandonata; lo studentato Malarazza, vale a dire l’ex istituto per sordomuti in via Cavour, proprio a fianco della prefettura. Da ieri le bacheche FB degli attivisti e dei simpatizzanti sono un continuo appello: «Libertà per gli antifascisti. Carlo e Gianmarco liberi».
Carlo è un attivista per la questione abitativa in città mentre Gianmarco fa parte dello studentato occupato Malarazza ed è impegnato nella politica universitaria. Entrambi hanno già precedenti giudiziari. Mancuso è a processo, insieme ad altri 123 attivisti No Muos, per le manifestazioni contro la base militare americana di Niscemi. Mentre Codraro è stato arrestato nel 2015 per una manifestazione contro Casapound che si era tenuta a Cremona. Anche in quel caso era scattata la solidarietà in città, con parecchie scritte sui muri che chiedevano «Gianmarco libero». Codraro è stato poi assolto.
LA NARRAZIONE MEDIATICA
Come già visto i primi articoli arrivano la sera stessa già a pochissimi minuti dal fatto, ma é soprattutto il giorno successivo che esplode la “furia mediatica”. I quotidiani si scatenano fra descrizioni granguignolesche che riprendono il “massacrato sette contro uno” postato da Fiore sulla propria bacheca Facebook. Si va dal “lasciato esanime in un lago di sangue” del Corriere della Sera al “Gli hanno spaccato la testa” di Libero, all’agiografia vittimista di Ursino da parte de Il Giornale, all’isolamento delle opinioni più caute e dubbiose da parte di Repubblica.
I media mainstream si limitano a riportare ciò che viene loro comunicato senza mai porre dubbi sulla narrazione degli eventi; non s’interrogano sulle stranezze dell’aggressione né su quelle della “rivendicazione” priva di sigle e dal testo quantomeno sospetto, ma anzi, come visto ci mettono anche una certa dose di fantasia nell’esagerare le condizioni di Ursino. Pure la “prognosi di 20 giorni” viene riportata subito come un qualcosa di certo. Nessuno s’interroga sull’assenza di foto di Ursino (assenza che permette di descriverne liberamente le condizioni). Non c’é nessuno che fotografi Ursino all’uscita dall’ospedale (ma al contrario, non manca il video che mostra i ragazzi fermati). Nessuno pone questioni sulla rapidità con cui la polizia sarebbe giunta ad identificare le persone fermate e su quali siano le prove a loro carico. Nessuno si chiede perché viene subito annunciato da Forza Nuova che non denuncerà l’aggressione.
Come prevedibile da destra si scatenano accuse generiche contro antifascisti, centri sociali, la Boldrini ecc. A sinistra le reazioni vanno dalla condanna del gesto allo scherno per “il picchiatore che per una volta é nella parte di quello che le prende”.
I politici mediaticamente più noti di qualsiasi schieramento condannano subito l’aggressione senza mai mettere in dubbio la narrazione dei fatti, ossia dando per già confermato che gli aggressori appartengano effettivamente all’area antifascista così come indicato dalla “rivendicazione” e dai fermi di polizia.
Sui grandi media, le affermazioni di chi critica tale narrazione vengono riportate freddamente, isolate, a volte con una vaga vena ironica o di sdegno.
L’attenzione mediatica sul caso é già scemata: la narrazione dei fatti é oramai data e sia media che social si concentrano già su altre notizie.
22 FEBBRAIO La procura fa sapere che disporrà perizie antropometriche per confermare il ruolo dei fermati, così come una perizia fonica per identificare la voce della ragazza che parla nel video.
23 FEBBRAIO L’avvocato Bisagna informa che il referto medico di Ursino non parla di 20 giorni di prognosi, ma bensì di soli 5 giorni di riposo.
23 FEBBRAIO Il procuratore Ennio Petrigni chiede la convalida del fermo di Codraro e Mancuso che, interrogati separatamente, su consiglio dell’avvocato, non rilasciano alcuna dichiarazione. Il gip Roberto Riggio deciderà entro il giorno successivo.
23 FEBBRAIO L’avvocato Bisagna fa leva sul fatto che non vi sono indizi di colpevolezza e sull’accusa di tentato omicidio ritenuta errata.
23 FEBBRAIO Sempre Bisagna contesta l’identificazione di Codraro e Mancuso che sarebbe avvenuta attraverso il video inviato ai quotidiani, il che risulta alquanto improbabile.
23 FEBBRAIO In un documento diffuso alla stampa Forza Nuova comunica che si costituirà parte civile nel processo.
24 FEBBRAIO In mattinata il già convalida il fermo di Codraro e Mancuso. I due lasciano il carcere ma con la misura cautelare dell’obbligo di dimora in provincia di Palermo: dovranno presentarsi alla polizia giudiziaria tre volte a settimana. Il reato viene derubricato da tentato omicidio a lesioni aggravate.
24 FEBBRAIO Nel pomeriggio anche a Palermo si svolgono sia la manifestazione nazionale Mai più fascismi – Mai più razzismi che la conferenza di Roberto Fiore. Se la prima vede una partecipazione stimata tra le duemila e le cinquemila persone, i circa 200 presenti alla conferenza della seconda ripiegano dalla piazza alla sala convegni di un albergo. A differenza di altre piazze in cui la polizia ha caricato i manifestanti, a Palermo non é avvenuto alcunché di eclatante.
24 FEBBRAIO Alla conferenza di Fiore é presente pure Ursino. I giornalisti presenti hanno modo di fotografarlo. Presenta sul viso segni evidenti dell’aggressione.
26 FEBBRAIO In una nota stampa il centro sociale Anomalia informa che tra i propri frequentatori v’é Erik Ursino, figlio di Massimo, dichiarando. A riprova di ciò sono allegate due foto che mostrano Erik Ursino in corteo ad una manifestazione ed in posa assieme ad altri ragazzi del centro sociale, accanto a Mancuso. In giornata Forza Nuova risponde con una propria nota stampa in cui Erik Ursino risponde negando di aver mai militato con centri sociali e specifica di aver avuto contatti con questi solo per essersi esibito all’interno di essi col proprio gruppo musicale, aggiungendo che la foto in corteo riguarda una manifestazione apolitica e quella all’interno del centro é relativa proprio ad una sua esibizione musicale.
26 FEBBRAIO Carlo Mancuso viene intervistato da PalermoToday, in cui dichiara:
“Sono un comunista indipendentista che combatte per l’uguaglianza e la giustizia sociale della Sicilia e del mondo intero, non immaginate che gioia mi regalate nel chiudermi dentro le carceri italiane. Ci vediamo tra qualche giorno all’Anomalia Borgovecchio, tranquilli che tornerò a ripetervelo all’infinito. Aviemu i coirna ruri”
“Come sapete io e Giammarco siamo stati scarcerati e quell’accusa piagnona e surreale è caduta nel baratro delle barzellette in questi anni montate contro di noi. Purtroppo siamo stati messi in isolamento e adesso non ho fratelli in carcere, ospiti dello stato e giovani sotto le grinfie di uno stato straniero da salutare. Però ho gente da ringraziare, gente che non ho potuto incontrare a colloquio in questa passeggiata di tre giorni, gente che però mi ha riscaldato le notti e mi ha dato forza. Come diceva una canzone, in galera il calore delle lotte é arrivato. Per cui ringrazio i miei compagni e le mie compagne per il supporto e per il sostegno, li ringrazio per quello che in questi giorni continuano a fare, per quello che faremo, perché senza di loro cosa sarei?”
“Ringrazio il mio quartiere, il Borgo Vecchio, per il sostegno datomi col coraggio che contraddistingue la comunità borghitana e con l’affetto che un quartiere popolare sa regalare. Non faccio nomi in questi giorni difficili per non fomentare gli infami, vi porto tutti nel cuore. Un ringraziamento da ateo, che in fondo non fa male, ciu fazzu puru a Matri Sant’Anna! Ringrazio i fratelli della Curva Nord Inferiore che nonostante i giorni difficili, mi sono vicini. Siamo ultras, cresciuti nelle tempeste e abituati a navigarci. La repressione non ci ferma, così come non ci impensieriscono le infamie e certi pagliacci di cui Palermo è piena”
Parlando dell’assessore comunale Giuseppe Mattina dice: “Per quello che ha detto su di me e gli prometto che presto lo farò ricredere, magari occupandogli l’assessorato. Purtroppo non potrò seguire alcune iniziative per un paio di settimane, ma t’inquitjamu u stissu Assessò. Ringrazio la mia famiglia per la comprensione, la forza e a tratti l’orgoglio che mi hanno dedicato. Sono un militante politico e non uno scafazzato. Loro lo sanno e niente li convincerà del contrario. Ringrazio pure gli inquirenti vari, chi mi denuncia, la digos, gli sbirri, i magistrati e tutto il circo”.
OSSERVAZIONI LOGICHE E DUBBI
– Ad ogni azione violenta corrisponde l’intervento della polizia.
– Ad ogni azione violenta contro un soggetto fascista, nella maggior parte dei casi l’intervento della polizia sarà automaticamente rivolto all’area antifascista.
– Ad ogni azione violenta contro un soggetto fascista corrisponderà una reazione mediatica di simpatia per la vittima dell’azione.
– Una generica rivendicazione “antifascista” di un’azione violenta contro un soggetto fascista avrà come solo ed unico effetto quello di fornire un solido elemento mediatico ed investigativo per consolidare l’astio contro l’antifascismo tout-court ed escludere dall’intervento della polizia altre possibili strade.
– L’assenza di sigle da una rivendicazione “antifascista” permette maggior libertà di movimento delle indagini all’interno dell’area antifascista stessa così come permette di indirizzare dove si preferisce l’astio mediatico contro gli stessi antifascisti.
Se c’é una cosa che accomuna tutte le aggressioni alla persona di stampo politico e organizzate é l’assoluta attenzione a mantenere le motivazioni politiche separate dall’atto violento.
Quando invece si preme affinché il significato politico venga riconosciuto si tratta di azioni di propaganda atta ad ottenere appoggio e simpatia e per questo é necessario che l’azione mediatica a cui legare il proprio marchio sia positiva.
Ecco che rivendicare politicamente un atto di violenza squadrista che sotto ogni punto di vista risulterà ignobile ed indifendibile in maniera bipartisan risulta assai strano. Che senso ha?
Chi può avere interesse nel compiere un’azione ignobile il cui unico effetto é quello di ritorcersi contro i movimenti antifascisti?
V’é il sospetto é che lelogiche di questa aggressione siano in realtà molto diverse da quelle che i suoi attuatori han voluto fossero narrate e che media e forze dell’ordine han seguito senza riserve.