Oroscopo 16 ottobre 2026: Ariete, l’amore ha bisogno di pazienza, Capricono al top, bene Leone e Vergine Ariete, voto 5. In amore serviranno pazienza e ascolto per evitare che piccoli malintesi si trasformino in tensione più profonda. Sul lavoro procedere con prudenza e tenere sotto controllo le spese. Toro, voto 6. La complicità affettiva e …
Brussels is open to developing a powerful new trade weapon that could contain a kill switch that would quickly eject Chinese companies from the EU market, the bloc’s national leaders were told during a top-level meeting in the Belgian capital on Thursday.
There was broad support among the 27 members for such a tool, first laid out in a French-German joint paper last week, with European Commission President Ursula von der Leyen signalling that her trade team could get to work on developing it,...
Brussels is open to developing a powerful new trade weapon that could contain a kill switch that would quickly eject Chinese companies from the EU market, the bloc’s national leaders were told during a top-level meeting in the Belgian capital on Thursday.
There was broad support among the 27 members for such a tool, first laid out in a French-German joint paper last week, with European Commission President Ursula von der Leyen signalling that her trade team could get to work on developing it,...
Livorno 15 ottobre 2026 In merito alle dichiarazioni diffuse agli organi d’informazione dal consigliere regionale Diego Petrucci a margine dell’audizione della Direttrice generale Maria Letizia Casani in Commissione Sanità, si ritiene opportuno precisare quanto segue. 1) “Alla Toscana nord ovest arrivano quasi 3 miliardi di euro, ma i servizi continuano a non …
Livorno 15 ottobre 2026 Aviolancio delle Bandiere di Guerra dei Reparti della “Folgore” Con due velivoli della 46ª Brigata Aerea, l’attività ad Altopascio per l’84° Anniversario di El Alamein Nell’ambito delle celebrazioni dell’84° Anniversario della Battaglia di El Alamein, si è svolto, presso la zona lancio “Nella” di Altopascio (LU), l’aviolancio delle Bandiere di …
Il Pentagono punta a investire altri 50 miliardi di dollari per accelerare la produzione di massa dei droni militari. La richiesta, avanzata dal segretario alla Difesa Pete Hegseth durante l’Ausa annual meeting di Washington, punta a sostenere un obiettivo ambizioso. Rendere disponibili centinaia di migliaia di sistemi autonomi e arrivare, negli anni successivi, a produzioni nell’ordine dei milioni. Una prospettiva che mostra come gli Stati Uniti intendano attribuire alla capacità industriale un peso crescente nella costruzione della propria superiorità militare.
La nuova dimensione della massa
La diffusione dei droni sta modificando il modo in cui gli eserciti valutano il rapporto tra costo ed efficacia delle capacità militari. Accanto alle piattaforme avanzate, destinate a operare per decenni, cresce l’importanza di sistemi relativamente economici, prodotti rapidamente e impiegabili anche in missioni ad alto rischio. Per Washington, disporne in grandi quantità significa poter sostenere operazioni prolungate senza dipendere esclusivamente da mezzi costosi e difficili da sostituire.
La quantità diventa così una componente della superiorità tecnologica. Un drone sofisticato conserva il proprio valore, ma la possibilità di schierare numerosi sistemi meno complessi offre ulteriori opzioni operative. Questa impostazione richiede una capacità produttiva in grado di rifornire continuamente le Forze armate, facendo dei ritmi industriali un elemento sempre più importante della pianificazione militare.
Industria e organizzazione militare
La richiesta di Hegseth si inserisce in una strategia più ampia. La proposta di bilancio della Difesa per il 2027 prevede già 53,6 miliardi di dollari per il programma Drone dominance, che comprende sia l’acquisizione di sistemi senza equipaggio sia lo sviluppo di capacità per contrastarli. I nuovi finanziamenti, ancora subordinati all’approvazione del Congresso, dovrebbero sostenere ulteriormente questa trasformazione.
Il cambiamento interessa anche l’organizzazione militare. Con Project agincourt e il futuro Autonomous warfare command, il Pentagono intende accelerare l’introduzione delle nuove tecnologie nelle unità operative. L’obiettivo è ridurre la distanza tra sviluppo industriale e impiego sul campo, coinvolgendo anche produttori esterni alla tradizionale industria della difesa. La capacità di innovare rapidamente assume così un’importanza paragonabile a quella di produrre su larga scala.
Dagli investimenti alle capacità
Produrre milioni di droni richiede tuttavia molto più delle risorse finanziarie. Occorrono filiere in grado di garantire volumi elevati a costi sostenibili, senza compromettere l’affidabilità dei sistemi. Il programma americano per circa 340mila piccoli droni, con obiettivi di progressiva riduzione del prezzo unitario, mostra come Washington stia cercando di creare le condizioni economiche necessarie per una produzione continuativa.
È su questo terreno che l’ambizione americana dovrà tradursi in risultati. La disponibilità di grandi quantità di sistemi autonomi può ampliare le capacità delle Forze armate, ma il loro valore dipenderà dall’effettiva integrazione nelle operazioni. La produzione industriale diventa quindi parte integrante della capacità di sostenere un conflitto, mentre la velocità con cui i nuovi sistemi possono essere realizzati e sostituiti assume un’importanza crescente rispetto alle sole prestazioni delle singole piattaforme.
Marciana Marina (Isola d’Elba, Livorno) 15 ottobre 2026 Intensificato l’impegno dei Carabinieri della Compagnia di Portoferraio nell’attività di prevenzione dei reati verso le fasce deboli in linea con le disposizioni del Comando Provinciale di Livorno. Il connubio costante di informazione della popolazione unito all’azione costante di polizia giudiziaria tesa al contrasto dell’odioso fenomeno restituisce risultati …
Dall’intelligenza artificiale alla protezione delle infrastrutture digitali, fino alla sicurezza delle filiere produttive. A Cybertech Europe 2026, il 13 e 14 ottobre alla Nuvola di Roma, grandi gruppi internazionali, imprese specializzate e startup hanno portato esperienze e soluzioni differenti, offrendo uno spaccato delle trasformazioni che attraversano il settore. Con Leonardo nel ruolo di main partner, la manifestazione ha messo in evidenza le opportunità dell’innovazione tecnologica, tra sistemi da aggiornare, nuove minacce e risorse limitate. Airpress ha incontrato alcune delle realtà presenti alla fiera, dalle grandi multinazionali alle aziende emergenti, per comprendere quali siano oggi le priorità del settore su cui l’industria sta investendo per rispondere a minacce sempre più rapide e articolate.
Oltre la tecnologia, il problema dei processi
Molte delle vulnerabilità sfruttate dagli attaccanti sono già conosciute. Eppure, continuano a rappresentare un problema per le organizzazioni, soprattutto quando tecnologie e processi non riescono a evolvere con la stessa velocità delle minacce. Lo spiega Dolman Aradori, vice president e head of Cybersecurity di NTT DATA Italia, secondo cui “l’elemento principale spesso dal punto di vista tecnologico è proprio l’aggiornamento”. A complicare il quadro interviene l’organizzazione interna. “Ancora oggi spesso si lavora con silos separati, diversi processi, ognuno guarda il proprio pezzo”, osserva Aradori. La risposta richiede quindi un maggiore coordinamento, accompagnato dall’integrazione tra le tecnologie dei grandi fornitori e le soluzioni innovative sviluppate anche dalle startup.
Un perimetro di sicurezza sempre più ampio
L’intelligenza artificiale sta modificando il modo in cui le aziende costruiscono le proprie difese. L’arrivo dei sistemi agentici, capaci di compiere operazioni in autonomia, impone di proteggere anche le decisioni e gli accessi delle macchine. “Sicurezza e networking non sono più due cose separate”, spiega Renzo Ghizzoni, country leader Sales security di Cisco Italia. La strategia passa dall’integrazione della protezione direttamente nelle reti e nelle applicazioni, limitando le possibilità di movimento di eventuali attaccanti. Ma la diffusione delle nuove tecnologie non procede ovunque allo stesso ritmo. Se nelle grandi organizzazioni l’introduzione dell’IA è generalmente più controllata, nelle Pmi rimane “molto più frammentata e molto meno governata”. Una differenza che, secondo Ghizzoni, richiede soluzioni accessibili e un’offerta più strutturata.
La velocità della risposta
Il tempo è diventato un fattore determinante nella difesa informatica. Luca Nilo Livrieri, senior director, Sales engineering southern Europe di CrowdStrike, richiama un dato particolarmente significativo. “L’ultimo tempo mappato di breakout time di un attaccante abbiamo visto un record di 27 secondi”. Un intervallo che riduce drasticamente le possibilità di intervento e spinge verso l’automazione delle operazioni di sicurezza. I Soc agentici consentono infatti di affidare all’IA parte delle attività di rilevamento, investigazione e contenimento delle minacce. L’obiettivo è raggiungere una risposta “a velocità macchina”, mantenendo però il controllo sulle decisioni più delicate. “Secondo noi si dovrebbe avere un umano soprattutto nelle fasi più critiche”, precisa Livrieri. Il risultato è un diverso impiego degli specialisti, che possono concentrarsi sulla supervisione e sulla gestione degli incidenti più complessi.
La sicurezza come responsabilità condivisa
La protezione delle grandi organizzazioni dipende anche dalla capacità dei loro fornitori di adottare misure adeguate. È su questa interdipendenza che si concentra ResilientX Security, startup nata nel 2022 e oggi operativa a Torino, specializzata nella conformità alle normative europee e nella sicurezza delle catene di fornitura. “Servono soluzioni molto più collaborative tra il cliente e il fornitore”, spiega il ceo Jim Biniyaz. Le imprese più piccole dispongono spesso di risorse limitate, mentre un incidente che coinvolge un fornitore può avere conseguenze sull’intera organizzazione cliente. Per questo è necessario lavorare con le grandi aziende offrendo strumenti anche alle Pmi della loro filiera. “Aiutando la loro catena, i loro fornitori, andiamo ad aiutare i nostri clienti”, osserva Biniyaz. Un approccio che lega la sicurezza delle singole imprese alla resilienza complessiva del sistema produttivo.
Quando il rischio diventa una questione economica
Un altro ostacolo riguarda la difficoltà delle imprese nel comprendere quanto possa costare un incidente informatico. Secure Future Group, società italiana guidata da Lorenzo Roberto Mazzei, ha sviluppato una piattaforma per quantificare le possibili perdite economiche derivanti dalle minacce cyber. “Quasi sempre la quantificazione del rischio economico è al massimo quella della multa”, osserva Mazzei, evidenziando come spesso vengano trascurati i costi legati all’interruzione delle attività e al ripristino dei sistemi. Il problema assume un peso particolare nelle aziende di medie dimensioni, dove perdite inferiori in termini assoluti possono incidere maggiormente sulla capacità di ripresa. Tradurre il rischio in un valore economico permette così di avvicinare il linguaggio dei responsabili della sicurezza a quello del management, rendendo più consapevoli le decisioni sugli investimenti.
Dalle tecnologie sviluppate dai grandi gruppi alle soluzioni delle realtà emergenti, Cybertech Europe restituisce l’immagine di un settore nel quale la capacità di innovare deve confrontarsi con quella di rendere le difese concretamente applicabili. Perché proteggere un’organizzazione significa anche conoscere le proprie vulnerabilità e coordinare le risposte da dover prendere.
Livorno 15 ottobre 2026 L’Associazione Diabetici Area Livornese (Adal) ha donato alla Diabetologia dell’ospedale di Livorno un holter pressorio del valore di oltre 2.200 euro. Il dispositivo permette di monitorare la pressione arteriosa nelle 24 ore, contribuendo al percorso diagnostico e assistenziale dei pazienti e migliorando il comfort durante l’esecuzione dell’esame. “Ringraziamo Adal che, …
Livorno 16 ottobre 2026 Dal confronto con studenti e personale tecnico-amministrativo la richiesta di una collaborazione stabile con le amministrazioni locali. Il 1° novembre alle 17 un momento di condivisione del Mascagni con la comunità cittadina. La situazione finanziaria del Conservatorio Statale di Musica “Pietro Mascagni” di Livorno e le prospettive del rapporto con le istituzioni …
Livorno 15 ottobre 2026 Si chiude con risultati di prestigio il fine settimana internazionale del Fides Livorno, protagonista sulle pedane di Tashkent, Lima e Orlando, con medaglie nelle prove di Coppa del Mondo Under 20 e nel circuito americano. A Tashkent, in Uzbekistan, Andrea Tribuno ha conquistato la medaglia di bronzo nella prova a squadre …
Stagno (Collesalvetti, Livorno) 15 ottobre 2026 Dopo i lavori di Anas torna percorribile l’infrastruttura lungo l’Aurelia. La sindaca Sara Paoli: «Un cantiere che ha creato disagi, ma che ci rende tutti più sicuri». Entro fine anno previsto l’intervento sul ponte del Fosso Imperiale. È stata riaperta al traffico la viabilità sul ponte del canale …
Da Yamaha Tracer 9 a BMW F 900 XR, da Triumph Tiger Sport 800 a Honda CB1000GT, fino alla Benelli TRK 902 Stradale: le crossover stradali da 17" che sfidano la nuova Kawasaki
Online il primo episodio della serie firmata Honda che racconta la nascita della naked V3 con compressore elettrico: tra sogni, errori e voglia di sfida, ecco lo spirito di chi la sta portando verso la produzione
Il nuovo Codice della Strada punta a rendere necessarie protezioni per mani e schiena su autostrade e tangenziali, per piloti e passeggeri. Restano da definire le caratteristiche tecniche, mentre l’Europa corre già
Livorno 15 ottobre 2026 Federalismo fiscale, ricorso della Toscana alla Consulta; Bezzini e Lorenzetti (Pd): “Il Governo scarica il peso delle sue decisioni sulle Regioni. Le risorse per il trasporto pubblico locale non si toccano” “Il Governo Meloni continua a portare avanti scelte sulle spalle delle Regioni, degli enti locali e dei cittadini. Il decreto …
15 ottobre 2026 “Non è mai troppo tardi per leggere un buon libro” Rubrica di recensioni, a cura dello scrittore e traduttore Maurizio Grasso. Non sono sempre necessariamente recensioni di libri appena usciti, ma di “buoni libri”. Recensioni – Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “Il genere del suono” di Anne Carson Di Nobel per la …
The EU’s surprise deal with China on hybrid cars last week was supposed to ease the pressure on Beijing. Instead, Brussels is preparing to intensify its crackdown on Chinese trade practices, emboldened by the discovery that its threats are finally delivering results.
Now, those driving trade policy for the bloc believe they have landed on a two-track formula. Intensive dialogue is seen to have yielded results and will continue.
But so too will the European Union’s efforts to counter what they...
The EU’s surprise deal with China on hybrid cars last week was supposed to ease the pressure on Beijing. Instead, Brussels is preparing to intensify its crackdown on Chinese trade practices, emboldened by the discovery that its threats are finally delivering results.
Now, those driving trade policy for the bloc believe they have landed on a two-track formula. Intensive dialogue is seen to have yielded results and will continue.
But so too will the European Union’s efforts to counter what they...
The interior of Rules, a British mainstay in the Covent Garden neighborhood of London. In the centuries since it opened, the restaurant has served London’s wealthy and wordy, its royals and its regulars.
The interior of Rules, a British mainstay in the Covent Garden neighborhood of London. In the centuries since it opened, the restaurant has served London’s wealthy and wordy, its royals and its regulars.
Livorno 15 ottobre 2026 Il materiale trovato su alcune spiagge toscane (tra San Vincenzo e Follonica) a settembre è costituito da ammassi di piantine tipiche delle acque interne, le lenticchie d’acqua, che sono stati trasportati dalle correnti marine È stata chiarita l’origine dei granuli bianchi avvistati nelle scorse settimane su diverse spiagge della costa toscana, in …
Livorno 15 ottobre 2026 “Il problema del disegno di legge Locatelli è prima di tutto culturale: il valore della cura viene ricondotto a una misura di contrasto alla povertà destinata a una platea estremamente ristretta. Chi assiste una persona cara deve essere riconosciuto nel suo ruolo, nei suoi bisogni e nei suoi diritti, senza …
Livorno 15 ottobre 2026 Un’occasione di confronto sulle attività dell’istituzione universitaria livornese e sulle possibili prospettive di collaborazione con il sistema produttivo territoriale Si è svolto lunedì 12 ottobre, nella sede del Conservatorio Statale di Musica “Pietro Mascagni” di Livorno, un incontro tra il Presidente del Conservatorio, Emanuele Rossi ed il presidente Giovanni Laviosa e il direttore Eugenio Fiore della delegazione di …
Livorno 15 ottobre 2026 L’intervento dell’assessore al Lavoro del Comune di Livorno Uno degli elementi più innovativi del programma di governo con il quale il sindaco Luca Salvetti è stato rieletto per il secondo mandato amministrativo riguarda proprio il tema del lavoro, della sua qualità e della sua centralità nelle politiche di sviluppo …
Oroscopo 15 ottobre 2026: Leone protagonista. Toro serve dolcezza, Acquario attento al lavoro Ariete, voto 6. Una sfida professionale richiede prontezza e pazienza. In amore tornano complicità e occasioni intriganti, mentre le finanze chiedono prudenza. Toro, voto 5. Nei sentimenti serviranno ascolto e dolcezza per superare qualche distanza e ritrovare l’intesa. Sul lavoro affrontate gli …
Livorno 14 ottobre 2026 È stato inaugurato nel giardino sul retro dell’ottavo padiglione dell’ospedale di Livorno il nuovo orto didattico per imparare a conoscere il cibo, riscoprire il valore della stagionalità e promuovere abitudini alimentari sane e consapevoli. Lo spazio è stato realizzato nell’ambito del progetto “Semina, cucina, gusta: la salute è servita!”, promosso dall’Unità operativa Educazione …
Machine-learning-enabled atomistic simulations, spectroscopy, electrochemical data and quantum-chemical calculations reveal previously unstudied multi-lithium-ion complexes without bound anions, improving understanding of lithium-ion-battery functionality at the atomic level.
A globally representative sample of 25 countries and territories indicates that conservation areas cover 26.81% of the land, much closer to the 30% by 2030 target than officially reported.
The mechanical properties of medium-entropy alloys at 20 K show a plateau in tensile yield strength and fracture toughness as a function of temperature, with no apparent ductile-to-brittle transition.
RFdiffusion methods are used to de novo design proteins with water-activating zinc-based active sites adjacent to a peptide substrate binding pocket, yielding highly active, programmable proteases with potential applications in therapeutics, biotechnology and bioremediation.
Wave coarsening in active elastic media is a phenomenon in which vibrations spontaneously increase in wavelength, period and amplitude before forming a globally synchronized time crystal.
The AI framework probabilistic bias correction is shown to correct weather forecast errors 2 to 6 weeks ahead and boost forecast skill, making it promising for improved extreme-weather prediction.
Livoreno 14 ottobre 2026 Furto con destrezza ai danni di un anziano: arrestata dalla Polizia di Stato La Polizia di Stato di Livorno, nella giornata del 7 ottobre ha proceduto all’arresto di una giovane donna in seguito al tentato furto con destrezza perpetrato ai danni di un anziano. La donna, dopo aver avvicinato la vittima …
Machine-learning-enabled atomistic simulations, spectroscopy, electrochemical data and quantum-chemical calculations reveal previously unstudied multi-lithium-ion complexes without bound anions, improving understanding of lithium-ion-battery functionality at the atomic level.
A globally representative sample of 25 countries and territories indicates that conservation areas cover 26.81% of the land, much closer to the 30% by 2030 target than officially reported.
The mechanical properties of medium-entropy alloys at 20 K show a plateau in tensile yield strength and fracture toughness as a function of temperature, with no apparent ductile-to-brittle transition.
RFdiffusion methods are used to de novo design proteins with water-activating zinc-based active sites adjacent to a peptide substrate binding pocket, yielding highly active, programmable proteases with potential applications in therapeutics, biotechnology and bioremediation.
Wave coarsening in active elastic media is a phenomenon in which vibrations spontaneously increase in wavelength, period and amplitude before forming a globally synchronized time crystal.
The AI framework probabilistic bias correction is shown to correct weather forecast errors 2 to 6 weeks ahead and boost forecast skill, making it promising for improved extreme-weather prediction.
Stagno (Collesalvetti, Livorno) 14 ottobre 2026 Da giovedì 15 ottobre torna percorribile il ponte lungo la statale Aurelia, dopo i lavori di miglioramento sismico e adeguamento funzionale. Entro fine anno partiranno anche gli interventi sul ponte del canale Imperiale. STAGNO — Riapre al traffico giovedì 15 ottobre il nuovo ponte sul canale Scolmatore, lungo …
Leaders of the EU’s 27 member states will instruct Brussels to “urgently” come up with new weapons to counter the imbalances they believe are caused by China’s economic policies, at a meeting in the Belgian capital on Thursday.
The instruction – part of a draft statement being negotiated ahead of this week’s European Council summit – comes after the European Union and China reached a surprise deal in Beijing last week that will cap the number of Chinese hybrid cars imported to the bloc at...
Leaders of the EU’s 27 member states will instruct Brussels to “urgently” come up with new weapons to counter the imbalances they believe are caused by China’s economic policies, at a meeting in the Belgian capital on Thursday.
The instruction – part of a draft statement being negotiated ahead of this week’s European Council summit – comes after the European Union and China reached a surprise deal in Beijing last week that will cap the number of Chinese hybrid cars imported to the bloc at...
Quando si parla di cannabis, i nomi più conosciuti sono THC, CBD, CBG e CBC. Nella pianta fresca, però, questi cannabinoidi non sono presenti principalmente nella forma con cui vengono normalmente indicati. La cannabis produce soprattutto le loro forme acide: THCA, CBDA, CBGA e CBCA. La differenza non è soltanto terminologica: si tratta di molecole …
The AI-enabled operation used spoofed emails, fake government documents, and the creation of a local organization to target schools in Peru and Ecuador, among other efforts.
Si ispira alla YZF 750R rosa di metà anni ’90. Per l’Italia non c’è nulla di confermato. Il comunicato europeo dice solo che le date di consegna e prezzi variano da Paese a Paese e rimanda ai distributori nazionali
Livorno 14 ottobre 2026 I carabinieri della Stazione di Livorno Porto hanno denunciato in stato di libertà una 50enne livornese, pregiudicata, con l’accusa di rapina commessa ai danni di un anziano del posto. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, che hanno avviato le indagini subito dopo avere ricevuto la segnalazione di reato dell’anziana vittima. Quest’ultimo …
Il salone cinese cresce di importanza ogni anno e anticipa sempre più spesso quello che arriverà poi a EICMA: ecco perché oggi è un appuntamento che non si può più ignorare
Beijing has warned Taiwanese people against acting “two-faced” on the issue of “Taiwan independence” after television host Kevin Tsai Kang-yong attended a campaign rally for a Taipei mayoral candidate labelled a separatist by Beijing.
The episode underscores the political risks facing Taiwanese entertainers working on both sides of the Taiwan Strait.
“No individual or force may act as a ‘two-faced person’ – reaping the benefits of the mainland’s development while simultaneously colluding with...
Beijing has warned Taiwanese people against acting “two-faced” on the issue of “Taiwan independence” after television host Kevin Tsai Kang-yong attended a campaign rally for a Taipei mayoral candidate labelled a separatist by Beijing.
The episode underscores the political risks facing Taiwanese entertainers working on both sides of the Taiwan Strait.
“No individual or force may act as a ‘two-faced person’ – reaping the benefits of the mainland’s development while simultaneously colluding with...
Livorno, 13 ottobre 2026 L’Amministrazione Comunale di Livorno intende raccogliere proposte progettuali per la rigenerazione, la riqualificazione, l’ammodernamento e la successiva gestione dell’impianto sportivo comunale “Vincenzi”, situato in via Carlo Bernheimer n. 16, in zona Montenero. L’obiettivo è quello di recuperare pienamente la funzionalità e la sicurezza della struttura, trasformandola in un punto di riferimento …
Livorno 14 ottobre 2026 Dal diploma festeggiato nel luglio del 1969 a una nuova giornata insieme a Stagno: sedici ex compagni di classe si sono ritrovati per ricordare gli anni della scuola e un’amicizia mai perduta. Ci sono amicizie che il tempo non riesce a cancellare. Quelle nate tra i banchi di scuola, condividendo lezioni, …
A bipartisan group of 12 senators called on the president to drop his decision to ease sanctions on Russia’s exports of diesel fuel, saying the deal would help Moscow continue the war in Ukraine.
The letter, led by Senator Richard Blumenthal, Democrat of Connecticut, came just weeks after Congress overwhelmingly approved legislation intended to increase economic pressure on Moscow and its allies.
Il 9 ottobre Donald Trump ha annunciato che la Russia immetterà sul mercato oltre 300.000 tonnellate di gasolio, seguite da 500.000 a novembre e da un milione nei mesi successivi; poche ore dopo l’Office of Foreign Assets Control del Tesoro ha rilasciato una licenza generale valida fino al 7 aprile 2027. La decisione è giunta tre settimane dopo la firma del Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act, che consente dazi del 100% sui principali acquirenti di idrocarburi russi, e mentre a Miami gli inviati americani discutevano con ucraini ed europei le condizioni per chiudere la guerra.
La lettura più immediata, quella di un avvicinamento strategico fra Washington e Mosca, è anche la meno solida. La domanda utile è un’altra: che cosa rivela la licenza sul modo in cui l’amministrazione americana ordina i propri interessi, e quali conseguenze ne derivano per un’Europa che sulle sanzioni ha costruito la propria risposta all’aggressione russa. La tesi qui sostenuta è che il gasolio non segnala un’alleanza nuova, ma la subordinazione delle sanzioni alla politica dei prezzi in una fase di emergenza energetica: un precedente che le cancellerie europee non possono archiviare come episodico.
Uno shock di offerta, non un rovesciamento di alleanze
Il contesto spiega più delle intenzioni. Dagli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, a febbraio, lo Stretto di Hormuz è in larga parte chiuso. Da luglio, inoltre, Mosca ha vietato quasi tutte le esportazioni di gasolio dopo che i droni ucraini avevano fermato una quota rilevante della sua capacità di raffinazione. Ne è derivata una crisi del distillato medio: a settembre il prezzo medio del diesel negli Stati Uniti ha toccato il record di 6,52 dollari al gallone, più del doppio rispetto a un anno prima, e il G7 ha concordato il rilascio di 100 milioni di barili di scorte d’emergenza. A meno di un mese dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, il costo del carburante è diventato un problema di politica interna prima ancora che di politica estera.
Letta in questa chiave, la licenza è anzitutto uno strumento di gestione del mercato, e la sua efficacia è dubbia. Con i fattori di conversione standard, le 300.000 tonnellate iniziali equivalgono a circa 2,2 milioni di barili, poco più di un giorno di esportazioni americane di gasolio verso l’Europa, che a luglio avevano toccato 1,7 milioni di barili al giorno. È poi incerto che la Russia possa consegnarle: nel terzo trimestre le sue esportazioni di gasolio sono crollate a 190.000 barili al giorno, contro gli 850.000 del primo, e per la prima volta il Paese ha dovuto importarne. Un ex dirigente dell’Agenzia internazionale dell’energia, citato da Al Jazeera, dubita che Mosca possa onorare le forniture senza sottrarle al mercato interno.
Il dato politico più rilevante è la contraddizione interna all’amministrazione. Il 18 settembre Trump ha firmato una legge che inasprisce le sanzioni contro Mosca; il 9 ottobre il Tesoro ne ha attenuato l’effetto con un atto amministrativo. Non è un’incoerenza casuale: le sanzioni restano lo strumento di pressione per eccellenza, ma vengono sospese quando il loro costo ricade sul consumatore americano. Per Washington la sanzione è diventata reversibile a condizioni che nulla hanno a che vedere con la condotta russa in Ucraina, ed è questo, più del gasolio, il segnale che il Cremlino registra.
Che cosa ottiene Mosca senza concedere nulla
Il guadagno economico russo è per ora più potenziale che reale, perché dipende da volumi che la Russia fatica a produrre. Il guadagno politico è invece immediato. Mosca aveva posto la condizione in modo esplicito: il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov aveva legato la ripresa delle esportazioni alla rimozione delle sanzioni occidentali. La licenza accoglie quella condizione senza una contropartita pubblica: nessun cessate il fuoco, nessuna sospensione degli attacchi alla rete elettrica ucraina, nessun meccanismo di verifica.
La sequenza si inserisce in un disegno più ampio. Secondo Reuters, l’inviato speciale Jared Kushner e Kirill Dmitriev, consigliere di Putin, hanno discusso nelle ultime settimane l’ingresso di un investitore americano nei gasdotti Nord Stream e la cessione delle attività estere di Lukoil, accompagnata dalla rimozione delle relative sanzioni. La Casa Bianca ha negato colloqui recenti sul Nord Stream e Berlino ha ricordato che la riapertura richiederebbe un’autorizzazione che non intende concedere. Le trattative sono esplorative, ma indicano che la leva energetica è diventata moneta negoziale nel dialogo fra Washington e Mosca, gestita da canali personali più che istituzionali.
Kyiv ne ha colto subito le implicazioni. Zelensky ha definito la licenza una decisione debole di partner forti e ha subordinato la sospensione degli attacchi alle raffinerie alla fine dei bombardamenti russi sulle infrastrutture energetiche ucraine, provocando la reazione del Presidente Trump che ha dichinato come sia giunto il momento per l’Ucraina di cambiare presidente. La richiesta di risparmiare le raffinerie, che Trump gli aveva rivolto già a settembre, mostra il punto: le operazioni ucraine diventano un costo da comprimerequando incidono sui prezzi globali, benché siano una delle poche leve di Kyiv sull’economia di guerra russa.
Esiste peraltro una lettura alternativa che va soppesata. Gli incentivi economici sono uno strumento diplomatico legittimo, e una pressione priva di prospettive negoziali rischia di prolungare la guerra senza migliorarne l’esito. L’erosione, del resto, non è soltanto americana: già a maggio il Regno Unito ha esentato con una licenza generale il gasolio e il carburante per aviazione raffinati da greggio russo in Paesi terzi. L’argomento regge però solo se la concessione è legata a risultati verificabili. Al 10 ottobre nessuna fonte pubblica indica che lo sia, e un allentamento incondizionato abbassa il prezzo che Mosca dovrà pagare per ottenere il successivo.
L’Europa davanti a una garanzia negoziabile
Per le capitali europee il problema non è il gasolio, che il quadro sanzionatorio dell’Unione fondato sul Regolamento (UE) n. 833/2014 continua a escludere, ma ciò che la licenza rivela sull’alleato. La NATO poggia sulla presunzione che le due sponde dell’Atlantico condividano la stessa gerarchia delle minacce. Se Washington è disposta a sospendere la pressione su Mosca per contenere i prezzi interni, la convergenza diventa condizionale: non scompare, ma dipende dal ciclo economico ed elettorale americano. La questione non è se l’alleanza sia finita, ma se l’Europa possa continuare a pianificare la propria sicurezza assumendo che le priorità di Washington coincidano con le sue.
La risposta europea è avviata, ma incompleta. Secondo il primo rapporto annuale sulla prontezza della difesa, accolto dai ministri il 28 settembre, gli Stati membri hanno speso nel 2025 418 miliardi di euro, circa il 2,2% del PILdell’Unione, ma restano lacune significative proprio dove la dipendenza dagli Stati Uniti è maggiore. Berlino accelera: Merz a Kiev ha impegnato un miliardo di euro per droni intercettori e produzione congiunta di armamenti a lungo raggio. La spesa nazionale, tuttavia, non equivale a capacità europea, e la coesione politica è già sotto pressione, come mostra la posizione slovacca nell’Alleanza.
In questo quadro la proposta di Mark Carney offre un criterio più che un modello. A Davos, a gennaio, il primo ministro canadese aveva parlato di una rottura dell’ordine internazionale e invitato le medie potenze a cooperare per ridurre le dipendenze; il 17 settembre, al Parlamento europeo, ha proposto una partnership con l’Unione su minerali critici, industria della difesa, intelligenza artificiale e sicurezza energetica, escludendo di voler creare un terzo blocco. Il Canada è l’unico Paese extraeuropeo ammesso al fondo da 150 miliardi per gli acquisti comuni di difesa, e il giorno prima Ursula von der Leyen aveva prospettato per Ottawa una forma di associazione all’Unione. La logica è quella della copertura strategica: moltiplicare i partner affidabili senza rompere con Washington. Il limite è altrettanto chiaro: una rete di medie potenze riduce le vulnerabilità industriali ed energetiche, ma non sostituisce la deterrenza nucleare, l’intelligence strategica e la logistica americane.
Per l’Italia la questione è concreta. Il Paese dipende dalle rotte marittime del Mediterraneo allargato per l’approvvigionamento energetico e contribuisce alla deterrenza atlantica con capacità che il dibattito interno fatica a rafforzare, come segnala la frenata del governo sul potenziamento delle Forze armate. Roma ha dunque interesse a un regime sanzionatorio europeo autonomo e stabile, che non oscilli con i prezzi alla pompa americani, e a una partecipazione piena ai programmi comuni di acquisizione, compresi quelli aperti al Canada.
L’indicatore da osservare non è la durata della licenza, ma la sua funzione. Se resterà una misura emergenziale, legata alla chiusura di Hormuz e destinata a decadere con la normalizzazione dei flussi, il gasolio sarà ricordato come un episodio di politica dei prezzi. Se invece aprirà una serie di allentamenti senza contropartite, dal Nord Stream alle attività di Lukoil, segnalerà che per Washington la pressione su Mosca è negoziabile in sé. In entrambi i casi l’Europa ha già ricevuto l’informazione decisiva: la tenuta delle sanzioni dipende ormai dalle sue scelte, e la credibilità della sua deterrenza dalla velocità con cui trasformerà la spesa in capacità.
In September, the Jaecoo 7 – a budget SUV from China’s Chery Automobile – made headlines when it shifted more than 10,000 units to become Britain’s bestselling car.
Christened the “Temu Range Rover” online, a nod to the cheap goods available on the Chinese online marketplace and the luxury 4X4 made by Jaguar Land Rover that it resembles, its success showed British drivers’ new-found taste for cut-price Chinese cars.
Overall, 23 per cent of new cars bought in Britain last month were Chinese...
Taiwanese leader William Lai Ching-te has welcomed talks between Washington and Beijing aimed at reducing the risk of conflict.
Lai’s annual Double Tenth address on Saturday, marking the anniversary of the foundation of the Republic of China, Taiwan’s official name, also called for democracies to work together to safeguard regional peace and for the Taiwanese people’s right to exist to be respected.
He also warned that mainland China was trying to put pressure on the island to change the status...
Recent interactions involving the US and Taiwan are not expected to derail the current momentum in relations between Washington and mainland China, according to diplomatic analysts.
Beijing was taking a pragmatic approach to navigating the complexities of the Taiwan issue, they said, but the fate of a US$14 billion arms package for the island remained a key concern.
During President Xi Jinping’s recent visit to the United States, Xi urged his hosts to “adhere to the correct position of opposing...
Welcome to another gangbuster year for strategic M&A activity in cyber, with 117 deals announced in the latest quarter. What's different: Many of the buyers are not your typical cybersecurity firms.
Photo illustration by Shoshana Gordon/ProPublica. Source images: Danny Johnston/AP, Douglas Rissing via iStock, Air Force Maj. David Brown and Marine Corps Lance Cpl. Isaac Garza.
Among a cadre of Wall Street executives brought into the Pentagon during President Donald Trump’s second term, George K. Kollitides II has emerged as a powerbroker with a broad mandate to improve procurement of weapons and critical minerals.
The longtime partner at the private equity firm Alvarez & Marsal Capital has framed his tour of duty in government as a service to the country. But the work he’s leading has also been a boon to his old friends in the private sector, government procurement records show.
In April, months after Kollitides had started work at the Pentagon, he was listed on a securities filing as continuing to work for his old company as a senior adviser. Two months later, the Defense Department finalized a $281 million no-bid consulting contract with an affiliate firm, Alvarez & Marsal Federal, to advise Kollitides’ new Pentagon office, the records show.
That contract, large for consulting work even by Defense Department standards, is the second in a pair of deals that since December have awarded almost $350 million in military spending to the firm — about five times more than Alvarez & Marsal entities had received from all U.S. agencies combined in the two decades before Trump returned to office, according to federal spending data. Both of those contracts have been for work connected to Pentagon offices where Kollitides is the head or has a senior role.
The deals remain shrouded in secrecy, records show, because they were signed under an unusual contracting method the Defense Department uses to fund experimental weapons — work A&M has never claimed to do. They have begun to send unprecedented sums of taxpayer money to a company that boasts helping government agencies create a “customer-centric culture” and that is deeply intertwined with the private equity firm where Kollitides was a partner for almost 10 years. The two partner firms tag-team investment deals and share back-office support, company documents and federal filings show.
Kollitides was still working with A&M Capital when the deals were signed. It’s unclear if he will benefit financially from the windfall of military spending on A&M consulting. His employment at the Pentagon is under a special classification that allows him to keep his financial disclosures confidential.
Ethics experts said it’s generally illegal for executive branch officials to play a role in awarding contracts that would have a direct impact on their own finances, unless they were granted a waiver.
“It looks way too cozy to be legitimate. I think taxpayers should be appalled,” said Virginia Canter, a former federal government ethics lawyer. “There are a million consulting firms in D.C. and New York. Why would you sole source this contract? They’re not sending replacement parts for a ship that is sinking.”
After ProPublica sent questions to the Pentagon, Kollitides and both A&M entities early this week, A&M Capital said Kollitides had just stopped working there days earlier.
In a statement, A&M Capital said it is a “separately capitalized and separately managed firm from the Alvarez & Marsal consulting business” and its “management and employees have no involvement in the day-to-day operations of the consulting business, and vice versa.” The firm said that none of Kollitides’ work for it related to the “defense industry, the Department of War or Mr. Kollitides’ government service.”
The Alvarez & Marsal consulting business did not answer any of ProPublica’s questions, including how it became aware of the possibility that it could seek the $281 million no-bid contract and what services it is providing to Kollitides’ Pentagon team. The Wall Street Journal on Thursday reported the existence of some of the Alvarez & Marsal contracting.
“We are proud to serve clients across all industries, and all levels of government,” the company said in a statement. “The common denominator is always the same: we help solve difficult problems.”
“It looks way too cozy to be legitimate. I think taxpayers should be appalled.”
Virginia Canter, former federal government ethics lawyer
Kollitides did not respond to questions about whether he played a role in A&M securing contracts to work for his office, but a Pentagon spokesperson replied for the department and on Kollitides’ behalf saying they both followed all applicable rules.
“The Department of War maintains a rigorous, multi-layered ethics framework that includes financial disclosure reviews, divestitures where appropriate, and screening to prevent conflicts of interest,” Deputy Pentagon Press Secretary Jacob Bliss wrote in an email. Kollitides, he added, “is in full compliance with all ethical laws and regulations. Any claims otherwise are false.”
There is widespread bipartisan agreement that the Pentagon’s procurement systems are in need of radical reform and private-sector know-how could help the country better secure supply lines and accelerate the development of new weapons to ensure the military is prepared to fight future wars.
But current and former defense officials say the massive spending for connected consultants is a reflection of a changed Defense Department under Trump. They say a clubby and politicized culture has taken hold in a wing of the Pentagon controlled by Kollitides and other former Wall Street executives recruited by Steve Feinberg, the billionaire private-equity titan who is now the deputy defense secretary. It’s an operation, they say, that favors people and companies that have close ties to the administration.
This year, ProPublica reported that the Office of Strategic Capital, a unit at the Pentagon that Kollitides helps lead, granted a small North Carolina startup linked to Donald Trump Jr. a $620 million loan after a top aide to the president intervened on the company’s behalf. A group of Democratic lawmakers accused the office of “a staggering level of corruption and influence peddling.”
ProPublica also reported that the same Pentagon unit was considering a loan to Unusual Machines, a second company connected to the president’s son. A defense official told ProPublica recently that the unit is now in the late stages of a $220 million loan for the Florida drone parts maker, where Trump Jr. sits on the advisory board and was granted a stake.
The Pentagon did not respond to a question about the advancing loan process for Unusual Machines and if Trump Jr.’s connections were playing a part. After the earlier loan to a Trump-connected company, the Pentagon said “no company receives preferential treatment” and “political connections play absolutely no role in the Department’s funding decisions.” Pentagon Press Secretary Kingsley Wilson pushed back on criticism, saying the Defense Department is conducting extensive due diligence on potential lending.
That Pentagon lending unit was launched during the Biden administration with an open application process for interested companies. Current and former officials and people who have interacted with the office say Kollitides and other leaders now rely more on their own personal networks to choose companies to fund — as well as the consultants to vet those deals.
Multiple Pentagon Hats
That reliance on personal networks is how Kollitides got to the Pentagon.
Feinberg first hired Kollitides more than two decades ago.
Then a rising private-equity star who had graduated from Columbia Business School, Kollitides moved up the ranks at Cerberus, Feinberg’s firm, taking the reins of its aerospace, defense and government groups. In 2012, Kollitides took on an especially sensitive and more public job for the private-equity giant. Kollitides was named chief executive of a Cerberus company combining Remington, the nation’s oldest gun maker, with more than a dozen other firearms and parts companies, eliminating hundreds of jobs from New York to Georgia to Montana.
After three years with the Cerberus-owned gunmaker, Kollitides left and became a partner at Alvarez & Marsal Capital, an offshoot of A&M consulting, whose co-founder also had long-standing business ties to Feinberg.
George K. Kollitides II, left, attends a philanthropic gala held to honor him in 2010, when he was managing director at Cerberus.Amber De Vos/Patrick McMullan Archive via Getty Images
Some former business associates said they were not surprised that Kollitides jumped at the chance to rejoin Feinberg at the Pentagon. The two share a love for firearms and defense industry investments. They have also both described their work addressing the military’s most vexing supply chain issues as a patriotic calling.
“Americans need us at the Pentagon and our civilians and our contractors to do better,” Feinberg said last year. “We can’t fail, we can’t make excuses, we must succeed.”
On social media, Kollitides has shown the kind of partisanship long taboo in the Pentagon but now fostered in its ranks by Trump and Secretary of Defense Pete Hegseth. Kollitides has decried the “Democrat Party,” warned of the ills of socialism and posted that “the government cannot give to anybody anything that the government does not first take from somebody else.”
Over the last year, Feinberg has continued to heap responsibility on Kollitides: naming him his co-chief of staff and senior adviser; vice chairman of the Office of Strategic Capital’s investment committee; and director of two other new offices, the Economic Defense Unit and the Business Operators for National Defense, or BOND — the office with the $281 million no-bid contract.
His employment status allowing him to hold any of those roles at the Pentagon is somewhat of a mystery.
Unlike Feinberg, who was confirmed to his post by the Senate, Kollitides was reportedly first brought onto the federal government last year as a special government employee, or SGE, a designation that allows someone to work in government for no more than 130 days a year. Kollitides seemingly exceeded that cap several months ago.
Steve Feinberg, right, confers with an aide prior to testifying before the Senate Armed Services Committee at his 2025 confirmation hearing for the role of deputy defense secretary.Win McNamee/Getty Images
But in the Pentagon’s email system, Kollitides’ name now carries an abbreviation signifying he has been designated an HQE, or highly qualified expert. His employment classification, which the Pentagon confirmed, is designed to hire people who bring “enlightened thinking and innovation” to Defense Department roles that can last up to six years.
That distinction brings a unique benefit for Kollitides. Financial disclosures filed by HQEs are generally confidential, while those of high-ranking SGEs are often subject to release once a person fills a government role for more than 60 days. It’s unclear if Pentagon ethics officials granted Kollitides a waiver to keep any disclosures confidential.
(ProPublica requested Kollitides’ financial disclosure forms in August, but the Pentagon has not yet responded.)
Kollitides’ continued tie to Alvarez & Marsal Capital surfaced in April in a securities filing by a second company with which the defense official was taking a leadership post.
Days after Feinberg named him the head of BOND, granting Kollitides deep visibility into weapons production rates of U.S. military contractors, Kollitides took a seat on the board of D. Boral Acquisition I, an offshore shell company whose affiliate D. Boral Capital has partnered with defense-related businesses. The Guardian and Bloomberg Government previously reported on the filing, and Bloomberg reported that Kollitides stepped down from the position at the end of September.
Kollitides’ biography in the filing described his current roles at the Pentagon, then added that “he is also a Senior Advisor” to Alvarez & Marsal Capital and that he previously was a partner and co-head of one the firm’s funds.
A securities filing reveals that Kollitides continued working for Alvarez & Marsal Capital even after starting work at the Defense Department.Screenshot and highlighting by ProPublica
The A&M entity that Kollitides is described as still advising in the filing is essentially the private-equity partner of the sprawling Alvarez & Marsal firm that includes A&M Federal, which is now providing consulting services for his offices at the Pentagon.
Though the private-equity and consulting businesses are distinct, they work together, share back-office staff for human resources and tech support, and have overlapping ownership, according to company documents. The private-equity arm describes itself as having a “strategic relationship” with the consulting side of A&M. The firm boosts its investment decision-making by working with the consulting firm’s thousands of employees around the globe to assess particular companies. And after the fund takes a stake in a company, it deploys the consulting arm’s employees to improve that firm’s operations and make the company more valuable.
In other words, the fund’s success hinges on the consulting firm’s.
Whether Kollitides violated government ethics rules hinges on details that he and the Pentagon have declined to provide.
A Defense Department official told ProPublica that Kollitides “does not and has never had” any investments or financial relations with A&M consulting. The official said Kollitides is also “recused on any conflicted matters related to A&M Capital,” which could be referring to Defense Department decisions related to companies A&M Capital has a financial stake in.
Ethics experts said that without a written waiver, executive branch officials are generally barred from participating in decisions, such as the awarding of a contract, that would have a direct impact on their financial interests. That law, the experts said, could apply even if the official doesn’t have a stake in a company but just draws a salary — the rationale being that they’ve improved the odds that the company will be able to continue paying them.
The Pentagon official did not answer specific questions about whether Kollitides was being compensated by A&M Capital when the contracts were signed, if he played any role in the contract decision-making process or if he sought or received an exemption to do so.
A “Blank Sheet of Paper” Contract
A&M’s first contract with the Pentagon was signed in December, months after Kollitides joined the government. That $67.6 million deal was awarded to Alvarez & Marsal Federal through a Defense Department entity focused on efforts to strengthen the nation’s industrial base.
The full scope of work that A&M provided is unclear. But documents reviewed by ProPublica show that by late last year, the firm had begun helping to vet possible loan deals for the Office of Strategic Capital, the lending unit then run in part by Kollitides.
Like that first contract, the larger, $281 million deal that followed to advise Kollitides’ BOND office came in the form of what is called an OTA, or other transaction agreement, which allows agencies to bypass regular federal contracting rules on public disclosure and oversight.
Congress first authorized the Defense Department to use the contracting method in the 1980s to fund breakthrough technologies without publicly disclosing much about the work. The Pentagon has increasingly turned to OTA contracts over the last decade to quickly fund a broader range of one-time costs, including prototype weapons and urgent production needs, even as government auditors have lamented OTAs as a “blank sheet of paper” arrangement with little oversight or accountability.
Still, experts said an OTA contract for consulting work was extraordinary. That’s because consulting is one of the simplest services the military can buy, and it has a long history of doing so through competitive bidding. Firms often publish the hourly costs for their associates, managers and other work before solicitations are posted.
But like black-box OTA contracts for secret weapons systems, the funding mechanism has hidden from public view details of what taxpayers are getting for the money.
The sheer size of the A&M contract stunned experts.
At $281,089,206.65, the consulting contract is among the largest OTAs funded through the Defense Department’s main support division in the last decade, including for top secret semiconductor projects and underwater drones, records show.
The Pentagon has said little about the impact of BOND since Hegseth claimed in February that the new entity would revolutionize military purchasing.
The defense secretary said that under the program, the military would embed former corporate executives, or, as he put it, “elite, private-sector patriots” to help optimize and accelerate the manufacturing of critical munitions. Hegseth said he thought the exercise would help the Pentagon increase resiliency in supply chains. The “era of managed decline is over,” he said.
In private recruitment materials for those executives, as well as for candidates to fill posts in other Kollitides-run units, the stakes and the mission for BOND were described in even starker terms: Neoliberalism and trade deals have left the U.S. as a country that “can no longer manufacture ships, munitions or planes in a timely manner.”
The recruiting materials cast the job of fixing that systemic problem as part-time work: “Recently retired Fortune 100 executives spend five days per month solving public- and private-sector operational challenges,” read pages viewed by ProPublica.
Two people familiar with A&M’s work for BOND said the firm’s consultants have accompanied former executives on trips to review work at major defense contractors such as Lockheed, Boeing, RTX and BAE Systems. BAE acknowledged a visit by BOND representatives but declined to comment further. Lockheed, Boeing, RTX and other companies contacted by ProPublica did not respond to requests for comment.
Contracting experts said that A&M is likely not guaranteed the full amount, and that contracts like these typically span several years, but records show A&M has already been paid about $31 million.
Not everyone, however, is welcome to participate.
One former military officer who worked in the defense industry told ProPublica he was contacted by an outside recruiter for Kollitides’ new BOND office. The recruiter, he said, told him that all applicants would be asked who they voted for.
The former military officer, who spoke on the condition of anonymity because he feared retribution, said he expressed discomfort with that line of questioning. He received an email shortly after from the recruiter telling him he was no longer under consideration. The Pentagon did not respond to a question about the officer’s account.
“Getting more effective and efficient is not a political question,” the former officer said.
The European Union and China have “reached an understanding” that will cut Chinese hybrid car shipments to the bloc by “more than a half”, in a temporary salve to trade tensions that have threatened to boil over into a full-blown trade war.
Speaking after marathon trade talks in Beijing, EU trade chief Maros Sefcovic said the deal would see China slash its hybrid car exports “by several million cars” over a four-year period.
“This is the first time that China has accepted to moderate its exports...
Last year, many of America’s largest health insurers vowed to reduce their use of prior authorization — the extra layer of approval insurers require before covering a medical expense. The industry’s pledge came after massive backlash to the process from patients, providers and politicians. ProPublica’s reporting has found it can delay or outright deny patients’ critical medical care.
Data as of last year shows the industry is still relying heavily on the approval process. Now, ProPublica is looking into the ways that insurers’ continued use of prior authorization is impacting patients. We need your help to figure out if prior authorization is still leading to delayed or missed treatments, tests, medical equipment or medication.
If you are covered by a plan through Medicaid, Medicare, Children’s Health Insurance Program, or the Affordable Care Act marketplace — and have had a prior authorization request delayed or denied — we want to hear from you. Your experiences help us better understand the real-life stakes of prior authorization. (For this investigation, we’re not seeking responses from people with insurance through their employer at this time.)
We’re also interested in hearing from people whose jobs provide insight into the inner workings of prior authorization, including medical providers and their staff, along with insurance company employees and regulators.
Our team may not be able to respond to everyone personally, but we will read everything you submit. We appreciate you sharing your story, and we take your privacy seriously. We are gathering these stories for the purposes of our reporting and will contact you if we wish to publish any part of your story. We will not publish anything you send us without asking for additional consent.
The first cybercriminal to ever make the FBI's "10 Most Wanted Fugitives" list allegedly infused Tren de Aragua's violent criminal operations with cash.
Oltre trent’anni di servizio nella Guardia di Finanza, nessuna precedente sanzione disciplinare e poi, nel giro di pochi mesi, la perdita del grado e del lavoro. È la vicenda di un appuntato scelto qualifica speciale in servizio nell’area di Malpensa, risultato positivo al THC dopo aver raccontato di aver utilizzato prodotti a base di cannabis …
In 2019, President Xi Jinping became the first Chinese leader to publicly call for the exploration of detailed proposals for governing Taiwan after reunification.
Seven years later, the first proposals from a handful of the mainland’s leading research institutes have either been finalised or are nearing completion, the South China Morning Post has learned.
Rather than setting out a single fixed model, scholars involved in those studies told the SCMP there should be different scenarios based on...
One company told customers to power down its data-protection platform during a nine-hour window, while the other remained mum on reported attacks prior to releasing a patch for its product.
Negli Stati Uniti la cannabis è legale per gli adulti in un numero crescente di Stati, eppure tra gli adolescenti il consumo non aumenta: diminuisce. Per anni chi si opponeva alle riforme ha previsto che un mercato regolamentato avrebbe spinto i più giovani verso la sostanza e invece l’andamento nazionale racconta un’altra storia, opposta a …
L’intelligenza artificiale crea valore quando entra nei processi aziendali con obiettivi, dati, KPI e responsabilità chiare. Dalle attività ripetitive alle decisioni supportate dai dati, ecco come trasformare l’AI da semplice strumento a leva operativa.
Quando si parla di canapa nei materiali compositi, il punto non è costruire oggetti “interamente di canapa”, ma capire quanto una fibra vegetale possa sostituire rinforzi sintetici mantenendo prestazioni meccaniche adeguate, o addirittura migliorandole. Uno studio pubblicato nel Journal of Materials Engineering and Performance ha analizzato proprio questa possibilità attraverso laminati sottili ibridi realizzati con …
A formal peace deal between Beijing and Taipei should be signed to build trust before discussions on post-reunification political arrangements, a prominent Taiwanese political scientist has argued at a security conference in Beijing.
Chang Ya-chung, who heads the Taiwan-based Sun Yat-sen School advocacy group, said the “one country, two systems” formula, which has been applied to Hong Kong and Macau, had so far failed to resonate in Taiwanese society.
“If reunification means that one side, with...
Internet Society Italia (Società Internet), di cui GARR è socio e sostenitore, ha espresso forte preoccupazione per la disattivazione del dominio autistici.org da parte del Public Interest Registry (PIR).
In the third part of our IRR landscape series, we use traffic measurements from AMS-IX and DE-CIX to assess which parts of the IRR landscape can safely be replaced with RPKI. Third-party ROUTE(6) objects can largely be phased out, while third-party AS-SETs remain essential for BGP filter generation.
Il motto è stato coniato. Ed è molto suggestivo e ambizioso. La sua traduzione operativa, beh, questo è tutt’altro discorso. Molto, molto complicato. “Un’Europa più forte in una Nato più forte”. È il motto contenuto nella dichiarazione finale approvata dai 32 ambasciatori alleati e, a ben vedere, il senso del vertice di Ankara sta tutto qui. Tener fede alle promesse dell’anno scorso, far vedere agli Usa e a Donald Trump che il vecchio mondo sta davvero aprendo i cordoni della borsa, tracciando percorsi “credibili” verso il famoso 5% di Pil in difesa.
Il segretario generale Mark Rutte (e gli sherpa) hanno fatto il possibile per costruire un summit (l’ennesimo) a prova di Trump. Ma l’apprensione è palpabile perché se il tycoon deraglierà si potrà entrare in una fase che alcuni, alla Nato, non esitano a definire “pericolosa”. Oggi in una Ankara super blindata – centinaia i manifestanti anti-vertice arrestati – prima dell’arrivo dei leader, si terrà un gigantesco forum dell’industria della difesa transatlantica in cui verranno annunciati contratti, intese e cooperazioni per miliardi e miliardi: è uno degli spettacoli pirotecnici organizzati per stuzzicare l’immaginazione di Trump. Poi c’è la cena al palazzo presidenziale del Sultano, Recep Tayyip Erdoğan. Lì i 32 capi di Stato e di Governo alleati saranno soli – senza ambasciatori o consiglieri – con mogli (o mariti) e gli ospiti, tra cui ad esempio Volodymyr Zelensky.
In parallelo, le cene dei ministri degli Esteri e della Difesa, dove sono stati invitati, rispettivamente, i Paesi del Golfo e i partner asiatici (Giappone, Corea, Australia e Nuova Zelanda). Mercoledì sarà la volta del vertice vero e proprio: un giro di tavolo del Consiglio Atlantico da 2-3 ore massimo, proprio per limitare il più possibile i rischi. Ecco, si capirà allora perché c’è chi vorrebbe abolire la ricorrenza annuale (gli Usa in primis ma non solo) e dunque l’edizione del 2027 prevista a Tirana è in bilico anche perché l’Albania è tra i Paesi che non è ancora al 2%. Il Paese candidato a egemone del nuovo corso della Nato 2.0 è senz’altro la Germania, che intende arrivare al 3,5% della difesa ‘core’ già nel 2029, con uno sforzo di bilancio mostruoso: nessuno, in Europa, ha una potenza di fuoco economica simile. Varsavia, pur con le debite proporzioni, è l’altro astro nascente della sicurezza continentale, che affianca i leader tradizionali, Francia e Gran Bretagna.
In questo quadro, l’incognita resta The Donald. «Putin vuole finire la guerra in Ucraina, lo vuole fortemente», proclama Trump nello Studio Ovale, nel giorno dell’ennesima strage di civili uccisi nei bombardamenti russi. «Anche Zelensky lo vuole, ne parleremo al vertice della Nato», ha aggiunto. “Tre settimane fa ho detto al presidente Xi che gli Stati Uniti hanno l’esercito più potente del mondo e non ha avuto nulla da obiettare”, ha fatto sapere il tycoon, riferendo del colloquio con il presidente cinese. A prendere la parola è anche il “cameriere” del tycoon a Bruxelles, al secolo Mark Rutte, segretario generale della Nato. Gli Usa non stanno «spaccando» la Nato, assicura Rutte nel corso della conferenza stampa prevertice, rispondendo ad una domanda sull’attacco di Hegseth alla scorsa ministeriale difesa. «Avere una revisione della postura e delle forze è una mossa saggia, sarà in consultazione con gli alleati, non c’è da preoccuparsi», ha aggiunto. Se lo dice lui…
Ad Ankara si disserta, in Ucraina si continua a morire. È di almeno 20 morti il bilancio degli attacchi russi della scorsa notte sull’Ucraina, che hanno preso di mira la capitale Kiev e la sua regione. Lo riferiscono le autorità locali, precisando che 14 persone sono morte a Kiev e altre 6 nella sua regione. L’aeronautica militare ucraina ha riferito che la Russia ha lanciato durante la notte 351 droni e 68 missili, prendendo di mira principalmente Kiev, e ha precisato che tutti i 29 missili balistici hanno colpito i loro obiettivi, sottolineando l’urgente necessità di un maggiore sostegno in materia di difesa. «Per intercettare i missili balistici, abbiamo bisogno dei mezzi per l’intercettazione», ha affermato il portavoce dell’aeronautica militare, Yurii Ihnat, parlando alla tv nazionale. «I russi stanno certamente sfruttando il fatto che ora vi sia una grave carenza di missili intercettori, sia in Ucraina che nel mondo», ha aggiunto.
In questo scenario devastato, Volodymyr Zelensky ha esortato i suoi alleati a prendere «decisioni forti» al vertice Nato «È di fondamentale importanza che il mondo, in primis gli Stati Uniti e i nostri partner europei, escano dal vertice Nato di Ankara con decisioni forti a sostegno della nostra difesa aerea», ha dichiarato il presidente ucraino sui suoi canali social. «Finché i missili Patriot rimarranno nelle scorte dei nostri alleati, la Russia è solo incoraggiata a continuare a `squarciare´ gli edifici residenziali. Stati Uniti e Europa hanno abbastanza forza per fermare questo terrore». La forza ce l’hanno. Quello che scarseggia è la volontà politica di esercitarla. E non solo a Washington. È il 1.594° giorno di guerra in Ucraina, ma Trump assicura: la fine della guerra è più vicina di quanto si crede. Sullo sfondo, il clamore dei missili che piovono su Kiev.
GARR apre due nuove opportunità di lavoro a Roma per rafforzare i suoi team tecnici: sono aperte le selezioni per NOC Specialist e per DevOps e IT Automation Engineer, entrambe con contratto a tempo indeterminato.
“Io venni educato sulla base di tre lingue morte – l’ebraico, l’aramaico e lo yiddish (che alcuni non considerano affatto una lingua) – e di una cultura che si sviluppò in Babilonia: il Talmud. Lo ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti
Google sta lavorando a un cambiamento importante nel funzionamento interno di Android. L’azienda ha annunciato l’introduzione della tecnologia AutoFDO nel kernel del sistema operativo, con l’obiettivo di migliorare prestazioni ed efficienza energetica degli smartphone.
Anche se i miglioramenti numerici sembrano piccoli, l’ottimizzazione riguarda il livello più profondo del sistema, quello che gestisce processore, memoria e comunicazione tra hardware e software.
Android impara dalle tue abitudini
Tradizionalmente Android utilizza un compilatore che ottimizza il sistema operativo basandosi su ipotesi generiche su come verrà utilizzato il dispositivo. Con AutoFDO il processo cambia completamente.
Il sistema analizza come le persone utilizzano realmente il telefono. Gli ingegneri di Google eseguono le app più popolari e studiano quali parti del sistema vengono usate più frequentemente. Successivamente ricompilano il kernel affinché queste operazioni vengano eseguite nel modo più efficiente possibile.
In pratica, Android viene “allenato” a dare priorità alle attività che gli utenti svolgono più spesso: aprire applicazioni, passare da un’app all’altra o eseguire funzioni di sistema.
Il risultato è un sistema operativo più ottimizzato per l’uso reale, piuttosto che per scenari teorici.
Piccoli numeri, grande impatto
Nei primi test interni, Google ha registrato miglioramenti concreti. Le applicazioni si aprono circa il 4,3% più velocemente quando vengono lanciate da zero, mentre l’avvio del dispositivo può risultare circa il 2,1% più rapido.
A prima vista queste percentuali possono sembrare modeste, ma quando riguardano il kernel – il cuore del sistema operativo – possono influenzare l’intera esperienza d’uso. Il kernel gestisce infatti una parte enorme delle operazioni del telefono e rappresenta circa il 40% dell’utilizzo della CPU nei dispositivi Android.
Ottimizzare questo livello significa rendere tutto il sistema più reattivo: interfaccia più fluida, passaggi tra app più rapidi e minore lavoro per il processore.
Un altro vantaggio riguarda la batteria. Se il processore lavora meno per eseguire le stesse operazioni, il consumo energetico può diminuire e contribuire a una maggiore autonomia dello smartphone.
Google ha confermato che AutoFDO verrà integrato nei kernel utilizzati da Android 15, Android 16 e dalle versioni future del sistema operativo. In teoria questo significa che molti dispositivi, dai modelli economici ai flagship, potrebbero beneficiare di un’esperienza leggermente più veloce senza bisogno di hardware più potente. Insomma, per entry-level e mid-range sarà una piccola rivoluzione: Android viaggerà alla velocità della luce anche sugli smartphone meno sofisticati.
Dopo tre anni di assenza nel segmento dei notebook a marchio proprio, Xiaomi prepara il ritorno con il nuovo Xiaomi Book Pro 14, un portatile ultraleggero pensato per coniugare design premium, peso ridotto e prestazioni elevate grazie ai più recenti processori Intel Core Ultra. Il dispositivo è stato anticipato da alcune immagini teaser in vista del lancio ufficiale in Cina.
Design ultraleggero
Il nuovo Xiaomi Book Pro 14 punta molto su materiali avanzati e una costruzione raffinata. Il laptop utilizza un corpo unibody in lega di magnesio pressofusa, abbinato a una scocca inferiore in fibra di carbonio ad alta resistenza. Questa combinazione consente di ottenere un telaio robusto ma estremamente leggero.
Secondo l’azienda, anche la struttura interna della tastiera è stata rivista con una piastra di supporto in lega di titanio più leggera, scelta progettuale che contribuisce ulteriormente alla riduzione del peso complessivo. Il risultato è sorprendente: il notebook pesa solo 1,08 kg, rendendolo uno dei portatili da 14 pollici più leggeri della sua categoria.
Dal punto di vista estetico, Xiaomi ha optato per un design minimalista e sottile con finitura metallica uniforme. Il dispositivo sarà disponibile in tre colorazioni: Soft Fog Blue, White ed Elegant Gray. L’aspetto generale è pulito e moderno, con linee sottili che ricordano l’approccio stilistico già visto negli ultimi ultrabook premium.
Prestazioni con Intel Core Ultra
Sul fronte hardware, il laptop sarà equipaggiato con il nuovo processore Intel Core Ultra X7 358H, una soluzione ad alte prestazioni con architettura a 16 core organizzati in configurazione 4 + 8 + 4. Il chip può raggiungere frequenze fino a 4,8 GHz, integra 18 MB di cache L3 e una GPU integrata Intel Radiant B390, pensata per migliorare le capacità grafiche e l’elaborazione AI.
Per mantenere stabile il rendimento del processore, Xiaomi ha integrato un sistema di raffreddamento avanzato con camera di vapore da 10.000 mm², accompagnata da una ventola silenziosa ad alta velocità e da un sistema di flusso d’aria tridimensionale. L’azienda afferma che questa soluzione consente al notebook di sostenere fino a 50 W di potenza continuativa, un dato rilevante per un dispositivo così sottile.
Secondo indiscrezioni precedenti, il portatile potrebbe essere disponibile anche con il processore Intel Core Ultra 5 325, costruito con il processo produttivo 18A di Intel. Questo chip utilizza una configurazione 8 core (4P + 4LPE) con 8 thread e può raggiungere velocità fino a 4,5 GHz.
Per quanto riguarda memoria e archiviazione, Xiaomi dovrebbe offrire configurazioni con 24 GB di RAM e SSD da 1 TB, oltre a una variante più avanzata con 32 GB di RAM e lo stesso storage da 1 TB. Il display sarà un pannello da 14 pollici, coerente con la filosofia ultrabook della serie. Il debutto è atteso in Cina nelle prossime settimane, ma nulla esclude che possa arrivare anche sul mercato internazionale.
Xiaomi è in fermento: recentemente ha presentato il suo robot aspirapolvere più potente di sempre. Mentre è entrato nei radar dei leaker un misterioso top di gamma dalle prestazioni ‘ultra’. Quando arriva?
Il mercato degli smartphone sta affrontando un forte aumento dei costi dei componenti, in particolare della memoria. Con i prezzi della RAM in crescita – un singolo gigabyte di DDR5 può arrivare a costare tra 13 e 18 dollari – molti produttori stanno riducendo alcune specifiche per mantenere margini di profitto sostenibili.
Secondo nuove indiscrezioni, però, almeno un produttore potrebbe prendere la strada opposta e lanciare uno smartphone estremamente potente, con alcune delle tecnologie più avanzate disponibili nel settore mobile.
Le informazioni arrivano dal noto leaker Digital Chat Station, che su Weibo ha suggerito l’esistenza di un dispositivo in fase di test con caratteristiche hardware di altissimo livello.
Specifiche da record
Secondo il leak, il dispositivo potrebbe integrare 16 GB di RAM LPDDR6, uno standard di memoria di nuova generazione che dovrebbe offrire velocità più elevate e maggiore efficienza energetica rispetto alle attuali LPDDR5 e LPDDR5X.
A questo si aggiungerebbe uno spazio di archiviazione estremamente generoso: 1 TB di memoria UFS 5.0, tecnologia che promette prestazioni nettamente superiori alle attuali UFS 4.0 utilizzate nei flagship moderni.
Il cuore del dispositivo sarebbe il futuro chip di punta di Qualcomm, indicato nel leak come Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro (successore dell’attuale chip top). Questo processore dovrebbe rappresentare una nuova evoluzione della piattaforma Snapdragon di fascia alta, progettata per offrire prestazioni elevate sia in ambito gaming sia nelle applicazioni basate su intelligenza artificiale.
Se queste specifiche venissero confermate, il dispositivo potrebbe diventare uno degli smartphone più potenti mai realizzati.
Possibile candidato: Xiaomi 18 Ultra?
Il leak non menziona esplicitamente quale azienda stia sviluppando questo smartphone, ma diversi commentatori ritengono che il candidato più probabile sia il futuro Xiaomi 18 Ultra, il prossimo modello di punta della gamma di Xiaomi atteso per fine 2026 o inizio 2027.
La serie Ultra di Xiaomi è infatti spesso utilizzata come vetrina tecnologica per introdurre componenti di ultima generazione, soprattutto nel comparto fotografico e nelle prestazioni hardware.
Considerato che la crisi dei prezzi delle memorie sta portando molti produttori a giocare al risparmio, una bestia da 16GB+1TB (RAM LPDDR6 e storage UFS 5.0) potrebbe fare decisamente la differenza.
Una grave vulnerabilità scoperta nei processori di MediaTek potrebbe mettere a rischio milioni di smartphone Android. I ricercatori del team di sicurezza Ledger Donjon hanno dimostrato come sia possibile accedere ai dati protetti di alcuni dispositivi in meno di un minuto, senza nemmeno avviare il sistema operativo.
L’exploit è stato mostrato utilizzando il CMF Phone 1 di Nothing, uno smartphone basato su chip MediaTek. Collegando il telefono a un computer, i ricercatori sono riusciti a compromettere il sistema di sicurezza del dispositivo in circa 45 secondi.
Secondo quanto spiegato dal CTO di Ledger, Charles Guillemet, l’attacco permette di recuperare il PIN del dispositivo, decifrare l’archiviazione interna e persino estrarre le chiavi di recupero dei portafogli di criptovalute memorizzati nello smartphone.
Attacco senza avviare Android
Il problema riguarda l’architettura di sicurezza utilizzata in molti smartphone con chip MediaTek che integrano l’ambiente protetto sviluppato da Trustonic, noto come Trusted Execution Environment (TEE).
Questo ambiente è progettato per isolare dati sensibili come PIN, credenziali e chiavi crittografiche dal resto del sistema. Tuttavia, secondo i ricercatori, l’implementazione presente su alcuni dispositivi consente un attacco diretto al livello hardware.
Una volta collegato lo smartphone a un computer, l’exploit può recuperare automaticamente il codice PIN e accedere allo storage criptato del dispositivo. Tra i dati più sensibili che possono essere estratti ci sono anche le seed phrase, ovvero le chiavi principali che consentono di recuperare un portafoglio di criptovalute.
Queste informazioni rappresentano un obiettivo particolarmente prezioso per eventuali attaccanti, poiché permettono il controllo completo dei fondi associati ai wallet digitali.
Secondo Guillemet, il problema evidenzia una differenza fondamentale tra i chip generici e le soluzioni di sicurezza dedicate. “I chip general-purpose sono progettati per la comodità, mentre i Secure Element sono progettati per proteggere le chiavi crittografiche”, ha spiegato.
Patch già distribuite ai produttori
La vulnerabilità è stata registrata con il codice CVE-2026-20435. Il team Donjon ha seguito la procedura di divulgazione responsabile e ha segnalato il problema a MediaTek prima della pubblicazione dei risultati.
Il produttore di chip ha confermato di aver distribuito una correzione ai produttori di smartphone il 5 gennaio 2026. Questo significa che gli aggiornamenti di sicurezza dovrebbero essere rilasciati attraverso le patch software dei singoli produttori.
I processori MediaTek sono utilizzati in milioni di dispositivi Android, inclusi modelli di marchi come OPPO, vivo, OnePlus e Samsung. Non è ancora chiaro se la vulnerabilità sia stata sfruttata attivamente da criminali informatici.
Apple ha distribuito nuovi aggiornamenti software destinati agli iPhone e iPad più datati che non possono installare le versioni più recenti del sistema operativo. Si tratta di iOS 15.8.7 e iOS 16.7.15, aggiornamenti pensati principalmente per correggere vulnerabilità di sicurezza e bug critici.
Le nuove versioni arrivano per mantenere protetti milioni di dispositivi ancora in uso ma esclusi dagli aggiornamenti principali di iOS.
Aggiornamenti per iPhone più vecchi
Gli aggiornamenti riguardano diversi modelli storici della linea iPhone. In particolare, iOS 16.7.15 è stato rilasciato per dispositivi che non possono aggiornarsi a iOS 17, tra cui iPhone X, iPhone 8 e iPhone 8 Plus, lanciati nel 2017.
Per i modelli ancora più vecchi è disponibile invece iOS 15.8.7, destinato a smartphone come iPhone SE, iPhone 7 e iPhone 6s, che non supportano iOS 16.
Anche alcuni iPad ricevono aggiornamenti simili. Tra questi ci sono il iPad, l’iPad Pro e l’iPad Pro. Per modelli come iPad Air 2 e iPad mini 4 è invece previsto l’aggiornamento iPadOS 15.8.7.
Questi update non introducono nuove funzionalità, ma includono correzioni di sicurezza importanti che Apple raccomanda di installare immediatamente.
Il rischio malware
Uno dei motivi dietro questi aggiornamenti potrebbe essere la scoperta di un nuovo exploit kit chiamato Coruna, individuato dal Google Threat Intelligence Group. Questo kit di attacco è progettato per sfruttare vulnerabilità presenti in varie versioni di iOS, comprese quelle rilasciate tra il 2019 e il 2023.
Il metodo di attacco è relativamente semplice: basta visitare un sito web infetto, spesso camuffato da piattaforma di criptovalute o da sito di scommesse. Il malware identifica il modello di iPhone e la versione del sistema operativo per scegliere l’exploit più efficace.
Una volta installato, il software può cercare informazioni sensibili sul dispositivo. Tra le sue capacità c’è l’analisi di messaggi e documenti alla ricerca di parole chiave come “conto bancario”, ma anche la scansione delle immagini tramite tecnologia OCR per leggere il testo contenuto nelle foto.
In questo modo gli hacker possono individuare credenziali bancarie, password o altri dati personali e tentare di accedere ai conti online delle vittime.
Per difendersi da attacchi avanzati, Apple ha introdotto anche la modalità Lockdown, una funzione di sicurezza estrema che limita alcune funzioni del dispositivo per ridurre le superfici di attacco.
Per installare gli aggiornamenti è sufficiente andare in Impostazioni > Generali > Aggiornamento Software e seguire le istruzioni.
Dopo anni di indiscrezioni, il primo iPhone pieghevole di Apple continua a prendere forma. Nuovi dettagli rivelano come l’azienda stia ripensando l’esperienza di iOS per adattarla a un dispositivo con schermo pieghevole, con un’interfaccia che ricorda quella degli iPad e importanti cambiamenti nel design delle fotocamere. Il dispositivo potrebbe rappresentare il progetto più innovativo della linea iPhone degli ultimi anni.
iOS ripensato
Secondo le ultime indiscrezioni, Apple non porterà semplicemente iPadOS sul nuovo telefono pieghevole. L’azienda starebbe invece modificando direttamente iOS per sfruttare al meglio il grande display interno.
L’idea è trasformare l’esperienza del foldable in qualcosa di simile a un iPad quando il dispositivo è aperto. Le applicazioni iOS verranno aggiornate con layout più ampi e barre laterali, una soluzione già tipica delle app su tablet. Questa interfaccia comparirà solo sullo schermo interno del dispositivo.
Quando invece il telefono è chiuso e si utilizza il display esterno, le app continueranno a funzionare come su un iPhone tradizionale. In altre parole, il dispositivo offrirà due esperienze diverse a seconda della modalità d’uso.
Apple introdurrà anche il multitasking con app affiancate, permettendo di utilizzare due applicazioni contemporaneamente sul grande schermo interno. Tuttavia l’azienda non adotterà il sistema multitasking più complesso presente sugli iPad. L’obiettivo sembra essere un equilibrio tra produttività e semplicità, mantenendo l’esperienza iPhone immediata e intuitiva.
Il design del primo iPhone pieghevole includerà alcune scelte tecniche molto precise. Apple avrebbe inizialmente testato una fotocamera sotto il display per lo schermo interno, ma la qualità fotografica non avrebbe soddisfatto gli standard dell’azienda.
Per questo motivo si sarebbe optato per una fotocamera frontale con foro nel display (punch-hole), una soluzione già adottata su molti smartphone pieghevoli, ma mai vista prima su un device Apple. Anche lo schermo esterno avrà un foro per la camera frontale. Nonostante la scomparsa del classico ritaglio, l’interfaccia continuerà a utilizzare un’area dinamica simile alla Dynamic Island per notifiche e controlli rapidi.
Sul retro il dispositivo dovrebbe integrare solo due fotocamere, con un modulo più sottile che ricorda quello visto su modelli più minimalisti della linea iPhone.
Un’altra novità riguarda l’autenticazione biometrica. A causa dello chassis estremamente sottile, Apple avrebbe deciso di rinunciare al Face ID. Al suo posto tornerà il sensore Touch ID integrato nel pulsante laterale.
Piega quasi invisibile
Uno dei motivi per cui Apple ha impiegato così tanto tempo prima di entrare nel mercato dei pieghevoli riguarda la durabilità e la piega del display. L’azienda avrebbe voluto eliminare completamente il segno centrale dello schermo, ma questo obiettivo non sarebbe stato ancora raggiunto.
Secondo le ultime informazioni, però, il nuovo pannello pieghevole utilizzerà una tecnologia molto avanzata con una piega più piatta e meno visibile rispetto a molti foldable cinesi (Samsung ci ha già dato un assaggio). Il risultato dovrebbe offrire un’esperienza migliore soprattutto per la visione di film e video.
Il dispositivo utilizzerà inoltre una cerniera particolarmente resistente, progettata per garantire una lunga durata nel tempo anche dopo migliaia di aperture. Prezzo? Si parla di minimo 2.000 euro
Xiaomi amplia ulteriormente il proprio ecosistema smart home con il lancio del nuovo robot aspirapolvere di punta, il Mi Robot 6 Max. Il dispositivo debutta in Cina come il modello più potente mai realizzato nella piattaforma domestica Mijia, introducendo una combinazione di potenza di aspirazione estremamente elevata, navigazione basata su intelligenza artificiale e soluzioni robotiche avanzate per migliorare la pulizia negli ambienti domestici.
Il robot è progettato per offrire una copertura più completa delle superfici domestiche, grazie a un sistema hardware che include bracci robotici per la pulizia dei bordi e “gambe” robotiche capaci di superare ostacoli. A questo si aggiunge una piattaforma di visione artificiale che permette al dispositivo di riconoscere oggetti e sporco con grande precisione.
Potenza avanzata
Il nuovo robot aspirapolvere Xiaomi raggiunge una potenza di aspirazione massima di 35.000 Pa, uno dei valori più elevati nel mercato dei robot domestici. Questa potenza viene combinata con un sistema di lavaggio in tempo reale che permette di aspirare, lavare e raschiare il pavimento simultaneamente.
Per mantenere il mop sempre pulito durante il funzionamento, Xiaomi ha integrato un sistema con 16 micro-fori che rilascia continuamente acqua per lavare il panno durante la pulizia. Il robot integra inoltre un sistema anti-groviglio progettato per ridurre la manutenzione, con una spazzola principale dotata di tecnologia di taglio dei capelli e spazzole laterali anti-aggrovigliamento.
Una delle innovazioni più evidenti riguarda il sistema di pulizia dei bordi. Il dispositivo utilizza tre bracci robotici dedicati che consentono di raggiungere angoli difficili, bordi delle pareti e aree attorno alle gambe dei mobili o dei tavoli.
Il robot è inoltre dotato di gambe robotiche bioniche che gli permettono di superare ostacoli fino a 6 centimetri di altezza e di entrare in spazi bassi fino a 9,3 centimetri, migliorando notevolmente la capacità di movimento rispetto ai modelli tradizionali.
Intelligenza artificiale e smart home
Il sistema di navigazione si basa su una piattaforma di visione artificiale con tripla fotocamera che consente un evitamento panoramico degli ostacoli in tempo reale. Il robot è in grado di riconoscere fino a 280 tipi di oggetti e 47 tipi di sporco diversi, inclusi piccoli elementi domestici come cavi per auricolari di appena 3 millimetri.
Grazie a queste capacità, il dispositivo può adattare automaticamente le strategie di pulizia, evitando collisioni e migliorando l’efficienza nelle diverse stanze.
Il robot si integra completamente con l’app Mi Home e supporta il controllo vocale tramite l’assistente intelligente XiaoAI. Tra le funzioni aggiuntive è presente anche una telecamera integrata che consente di monitorare gli animali domestici e perfino effettuare videochiamate da remoto attraverso l’assistente vocale.
Il dispositivo supporta inoltre la piattaforma di connessione intelligente Xiaomi Surge Smart Connect, che permette di coordinare il robot con altri dispositivi della casa connessa.
Durante la Game Developers Conference 2026, Microsoft ha delineato il futuro dello sviluppo videoludico su PC e console, annunciando una strategia sempre più integrata tra Windows e l’ecosistema Xbox. L’azienda vuole trasformare Windows 11 nella piattaforma centrale per la prossima generazione di videogiochi, rendendo PC e console parte dello stesso ambiente tecnologico.
Uno dei punti chiave dell’annuncio riguarda la nuova modalità Xbox Mode, una versione a schermo intero dell’interfaccia Xbox che sarà disponibile su tutti i dispositivi Windows 11 a partire da aprile. Questa modalità è pensata per offrire un’esperienza simile a quella delle console anche su PC e rappresenta uno degli elementi che anticipano la prossima generazione di console Xbox, attualmente in sviluppo con il nome in codice Helix.
Un ecosistema unificato
Al centro della strategia Microsoft c’è il Game Development Kit unificato, noto come Game Development Kit (GDK). Questo strumento consente agli sviluppatori di creare giochi per PC che risultano automaticamente compatibili anche con la futura generazione Xbox.
Secondo Microsoft, l’obiettivo è semplificare lo sviluppo multipiattaforma: se uno studio realizza un gioco per Windows, il titolo sarà già pronto per funzionare anche sulla prossima console Xbox. Il GDK garantisce inoltre compatibilità con le console attuali come Xbox Series X e Xbox Series S, assicurando continuità tra le diverse generazioni hardware.
In questo modo PC e console condividono la stessa infrastruttura tecnologica, riducendo tempi e costi di sviluppo e permettendo agli studi di pubblicare i propri giochi su entrambe le piattaforme con meno lavoro.
Nuove tecnologie per i giochi
Microsoft ha annunciato anche importanti aggiornamenti per l’ecosistema grafico basato su DirectX. Tra le novità c’è l’integrazione più profonda delle tecnologie di machine learning nei motori grafici.
L’azienda ha spiegato che verrà introdotto il supporto all’algebra lineare nel linguaggio shader HLSL, consentendo agli sviluppatori di sfruttare operazioni di intelligenza artificiale direttamente all’interno degli shader. “Stiamo introducendo nuove capacità che rendono più semplice portare tecniche neurali nelle pipeline grafiche”, ha dichiarato Microsoft, spiegando che queste funzioni permetteranno operazioni ML accelerate direttamente dall’hardware.
Tra le novità c’è anche la disponibilità generalizzata della tecnologia Advanced Shader Delivery, che consente di gestire e distribuire gli shader in modo più efficiente. Questo sistema permette di ridurre i problemi di stuttering durante il primo avvio dei giochi e di migliorare la stabilità delle prestazioni.
Altri miglioramenti riguardano DirectStorage, tecnologia pensata per ridurre i tempi di caricamento dei giochi. Microsoft ha annunciato il supporto alla compressione Zstandard e un nuovo strumento chiamato Game Asset Conditioning Library, che migliora l’efficienza nella gestione degli asset.
Secondo la strategia dell’azienda, la prossima generazione di Xbox sarà in grado di eseguire sia giochi per console sia titoli PC, probabilmente basandosi su una versione di Windows con Xbox Mode attiva di default. Qualcosa di simile l’abbiamo già visto sulle Xbox ROG Ally. Nel frattempo, vi ricordiamo che nel 2027 arriveranno i primi dev kit per Project Helix.
L’Xbox Mode per Windows 11 sta per arrivare: ecco cosa cambia è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Valve si trova al centro di una nuova controversia legale negli Stati Uniti legata alle loot box, i contenitori virtuali acquistabili nei videogiochi che offrono ricompense casuali. Dopo una maxi causa da circa 900 milioni di dollari nel Regno Unito contro la piattaforma Steam, la società deve ora affrontare un’altra azione legale negli Stati Uniti avviata dall’ufficio del procuratore generale di New York guidato da Letitia James.
Secondo l’accusa, alcune meccaniche presenti nei videogiochi più popolari della piattaforma incoraggerebbero forme di gioco d’azzardo tra i giocatori più giovani. L’indagine si concentra in particolare sui sistemi di casse virtuali presenti in titoli come Counter-Strike 2, Dota 2 e Team Fortress 2.
Le accuse sulle loot box
Le autorità sostengono che le loot box permettono di pagare per aprire contenitori virtuali con ricompense casuali, creando una dinamica simile al gioco d’azzardo. Secondo l’accusa, questo sistema “consente il gioco d’azzardo inducendo gli utenti a pagare per la possibilità di ottenere un oggetto virtuale raro di valore significativo”.
In alcuni casi, infatti, gli oggetti cosmetici ottenuti – come skin per armi – possono essere rivenduti nel mercato interno della piattaforma o tramite siti terzi, generando potenzialmente profitti reali per i giocatori. Un’azione legale simile è stata avviata anche dallo studio legale Hagens Berman, che sostiene che queste meccaniche possano essere particolarmente problematiche per i giocatori più giovani.
La difesa di Valve
Valve ha risposto pubblicamente alle accuse attraverso una lettera pubblicata su Steam, spiegando di non ritenere che le proprie loot box violino le leggi sul gioco d’azzardo nello stato di New York. “Non crediamo che sia così e siamo rimasti delusi nel vedere questa accusa dopo aver lavorato per anni per spiegare come funzionano i nostri oggetti virtuali e le mystery box”, ha dichiarato l’azienda.
Secondo Valve, il sistema delle “casse casuali” non sarebbe diverso da prodotti fisici come pacchetti di carte collezionabili o “blind box”, che offrono anch’essi la possibilità di trovare oggetti rari o di valore.
La società sottolinea inoltre che gli oggetti ottenuti non forniscono vantaggi competitivi nei giochi e rimangono esclusivamente elementi cosmetici.
Valve ha anche ricordato di aver combattuto attivamente i siti esterni che utilizzano oggetti dei propri giochi per attività di gioco d’azzardo, affermando di aver ordinato più volte la chiusura di piattaforme di scommesse basate sulle skin di Counter-Strike. Nel frattempo, Valve deve affrontare anche una sfida dal tenore ben diverso: la crisi dei prezzi delle RAM sta facendo slittare i piani per il rilascio dell’attesa console Steam Machine.
Il Task Scheduler è da anni uno degli strumenti più potenti integrati in Windows 11 e nelle versioni precedenti del sistema operativo. Permette di automatizzare operazioni come l’avvio di programmi, script o attività di manutenzione del sistema. Nonostante la sua affidabilità, però, l’interfaccia basata su vecchie componenti MMC è rimasta praticamente invariata nel tempo, risultando oggi visivamente datata e poco intuitiva per molti utenti.
A colmare questo divario ci ha pensato uno sviluppatore indipendente con FluentTaskScheduler, un progetto open source che reinterpreta completamente l’esperienza di gestione delle attività programmate. Il software non sostituisce il motore originale di Windows, ma lo utilizza attraverso le API esistenti, offrendo però un’interfaccia moderna e più facile da usare. Se siete interessati, lo potete scaricare da qui.
L’applicazione è stata sviluppata con WinUI 3 tramite Windows App SDK e sfrutta la piattaforma .NET 8. Il risultato è un’interfaccia basata sul linguaggio Fluent Design, perfettamente allineata allo stile grafico delle applicazioni moderne di Windows.
Dashboard moderna e controllo completo
Uno dei principali limiti dello strumento integrato in Windows è la scarsa visibilità delle attività in esecuzione e della cronologia. In molti casi gli utenti devono navigare tra diverse finestre e menu per monitorare le operazioni pianificate.
FluentTaskScheduler introduce invece una dashboard centrale che mostra in tempo reale l’attività del sistema. Qui è possibile visualizzare lo storico delle operazioni, cercare attività specifiche, eseguire azioni in batch e importare o esportare configurazioni.
Il processo di creazione delle attività mantiene tutte le funzionalità del sistema originale ma con un flusso più pulito. Gli utenti possono configurare trigger basati sul tempo – come esecuzioni giornaliere, settimanali o mensili – oppure su eventi di sistema come l’avvio del computer, il login dell’utente o eventi specifici registrati nel sistema. Sono disponibili anche opzioni avanzate come ritardi casuali, date di scadenza e arresto automatico delle attività.
Automazione avanzata
Per gli scenari più complessi, FluentTaskScheduler include controlli avanzati per l’affidabilità e la ripetizione delle attività. È possibile impostare cicli di esecuzione programmati, riavviare automaticamente un’attività in caso di errore o definire il comportamento quando vengono attivate più istanze contemporaneamente.
Una delle funzioni più interessanti è la Script Library, che permette di archiviare script PowerShell centralizzati e riutilizzarli in più attività senza duplicare il codice. Questo approccio semplifica la gestione delle automazioni e rende più pulita l’organizzazione degli script.
Il software include anche integrazione con il sistema operativo, come notifiche toast, supporto alla System Tray e possibilità di eseguire attività con privilegi elevati o con account specifici.
Per gli utenti avanzati è disponibile anche un’interfaccia a riga di comando che consente di gestire le attività da script o da prompt, rendendo lo strumento utile anche per ambienti professionali.
Microsoft ha iniziato a delineare concretamente la prossima generazione di console Xbox. Durante la Game Developers Conference 2026, l’azienda ha confermato che i primi kit di sviluppo del nuovo sistema, conosciuto internamente con il nome in codice Project Helix, verranno inviati agli studi di videogiochi a partire dal 2027.
L’annuncio è stato fatto da Jason Ronald, vicepresidente della divisione Next Generation Xbox. Secondo quanto riferito, gli sviluppatori riceveranno versioni preliminari della console per iniziare a creare e ottimizzare i titoli destinati alla nuova piattaforma.
Ronald non ha specificato nel dettaglio cosa includeranno queste versioni “alpha”, ma nel contesto della conferenza dedicata agli sviluppatori è molto probabile che si tratti dei classici devkit, hardware preliminari che permettono agli studi di lavorare sui giochi prima del lancio ufficiale della console.
Hardware avanzato con chip AMD
Il nuovo sistema sarà basato su un system-on-a-chip personalizzato sviluppato insieme ad AMD, progettato per supportare tecnologie grafiche di nuova generazione. Tra queste spicca il path tracing, una forma avanzata di rendering che simula la luce in modo estremamente realistico.
Secondo Microsoft, la nuova architettura porterà un enorme salto prestazionale nel ray tracing. Ronald ha spiegato che la console offrirà “un salto di un ordine di grandezza nelle prestazioni e nelle capacità del ray tracing”, permettendo mondi di gioco più realistici e dinamici.
Tra le tecnologie previste figurano anche ray regeneration, pensata per migliorare la qualità degli effetti di illuminazione, e soluzioni di frame generation multi-frame insieme a tecniche di upscaling basate su machine learning.
Queste innovazioni indicano che Microsoft e AMD stanno lavorando su tecnologie simili a quelle sviluppate anche per la prossima generazione di console rivali.
Xbox e PC sempre più vicini
Un’ipoteca Xbox Next-Gen immaginata dall’intelligenza artificiale
Uno degli aspetti più interessanti della futura console riguarda l’integrazione con il mondo PC. Microsoft ha ribadito che il nuovo hardware sarà in grado di eseguire sia giochi per console Xbox sia titoli PC.
Questo approccio rafforza la strategia dell’azienda di unificare l’ecosistema gaming tra console e computer basati su Windows. In pratica, gli sviluppatori potranno progettare giochi con una base tecnica comune, riducendo le differenze tra le due piattaforme.
Secondo Ronald, il nuovo hardware “integra l’intelligenza direttamente nella pipeline grafica e di calcolo, offrendo miglioramenti significativi in efficienza, scala e ambizione visiva”. Nel frattempo, forse in vista della nuova console ibrida, Sony ha già fatto sapere che non intende pubblicare più esclusive PlayStation su Windows.
La startup americana di guida autonoma Nuro ha avviato i primi test dei propri veicoli sulle strade di Tokyo, uno degli ambienti urbani più complessi al mondo per la mobilità autonoma. L’azienda, sostenuta da colossi tecnologici e industriali come NVIDIA, Toyota e Uber, utilizzerà inizialmente solo pochi veicoli per questa fase sperimentale.
Come previsto dalla normativa giapponese, i test verranno effettuati con conducenti di sicurezza al volante pronti a intervenire in caso di necessità. L’obiettivo è raccogliere dati reali in uno dei contesti di guida più impegnativi per l’intelligenza artificiale.
Tokyo come banco di prova
Le strade della capitale giapponese offre una vera sfida per i sistemi di guida autonoma. Tra carreggiate strette, traffico intenso, intersezioni complesse e guida sul lato sinistro della strada, Tokyo mette alla prova qualsiasi tecnologia di guida automatizzata.
Secondo il CEO di Nuro, Andrew Chapin, testare i veicoli in un ambiente così complesso è fondamentale per migliorare l’affidabilità dei sistemi. “Testare le capacità del sistema di autonomia in un mercato così interessante e con complessità internazionali è una vera prova di stress per capire di cosa è capace la tecnologia”, ha dichiarato.
L’obiettivo finale della società è raggiungere il livello 4 di autonomia, una categoria in cui il veicolo può guidare completamente da solo in condizioni specifiche senza intervento umano.
La corsa globale ai robotaxi
Nuro non è l’unica azienda a sperimentare veicoli autonomi in Giappone. Anche Waymo, la divisione di guida autonoma di Alphabet, sta conducendo test a Tokyo in collaborazione con l’operatore taxi Nihon Kotsu e con l’app di mobilità giapponese GO Taxi.
Waymo è attiva nel paese dal 2025 e lavora a stretto contatto con Toyota per sviluppare tecnologie di guida autonoma adattate alle città giapponesi.
Nel frattempo, Nuro sta preparando un’espansione più ampia del proprio ecosistema di mobilità autonoma. L’azienda ha già annunciato una collaborazione con Uber e con il produttore di auto elettriche Lucid Motors per lanciare un servizio di robotaxi a San Francisco.
Secondo i piani, Uber punta a distribuire fino a 100.000 veicoli autonomi, tra cui circa 20.000 robotaxi sviluppati con Lucid e Nuro, con un rollout che dovrebbe iniziare nel 2027.
Google ha annunciato una nuova funzionalità per il proprio store digitale Google Play che permetterà agli utenti di provare alcuni giochi a pagamento gratuitamente prima di acquistarli. La funzione, chiamata Game Trials, è già in fase di distribuzione su alcuni titoli mobile e arriverà presto anche su Google Play Games for PC.
L’obiettivo è offrire ai giocatori la possibilità di testare un gioco completo per un periodo limitato di tempo, riducendo il rischio di acquistare un titolo che potrebbe non piacere.
Come funzionano i Game Trials
Nei giochi supportati comparirà un nuovo pulsante “Prova” nella pagina dello store. Una volta avviata la prova, gli utenti potranno giocare gratuitamente per un periodo definito prima di decidere se acquistare il titolo.
Nel materiale di esempio mostrato da Google, il gioco horror survival Dredge offre 60 minuti di gameplay gratuito. Al termine del periodo di prova, il giocatore può scegliere se acquistare il gioco completo oppure rimuoverlo dal dispositivo. Questa soluzione offre un approccio simile alle demo classiche dei videogiochi, ma integrato direttamente nello store digitale e senza richiedere download separati o versioni dedicate.
Più giochi indie e strumenti AI
Oltre ai Game Trials, Google ha annunciato che nei prossimi mesi arriveranno nuovi giochi indie a pagamento su Google Play, tra cui Moonlight Peaks, Sledding Game e Low-Budget Repairs.
L’azienda ha inoltre creato una nuova sezione dello store dedicata ai giochi ottimizzati per PC Windows, che funzionano tramite la piattaforma Google Play Games su computer. Gli utenti potranno aggiungere questi titoli alla lista dei desideri e ricevere notifiche quando saranno disponibili o in sconto.
Tra le novità più tecnologiche spicca anche il lancio di Play Games Sidekick, un overlay per Android basato sull’intelligenza artificiale Gemini. Questo assistente può mostrare suggerimenti, informazioni e strumenti utili direttamente durante il gameplay senza dover uscire dal gioco o effettuare ricerche online.
Per chi preferisce confrontarsi con altri giocatori invece che con un assistente AI, Google ha introdotto anche la funzione Community Posts, che consente agli utenti di leggere e pubblicare consigli e discussioni nelle pagine dei giochi sul Play Store.
Apple si prepara a introdurre una nuova strategia di lancio per i suoi smartphone a partire dal prossimo anno, ma le indiscrezioni sull’iPhone 18 Pro e sull’iPhone 18 Pro Max suggeriscono che la generazione in uscita quest’anno potrebbe rappresentare uno degli aggiornamenti meno rilevanti degli ultimi anni.
Secondo le anticipazioni, Apple lancerà quest’anno i modelli Pro insieme al primo iPhone pieghevole, mentre i modelli base della serie iPhone 18 e il successore di iPhone Air arriveranno soltanto all’inizio dell’anno successivo, nello stesso periodo dei nuovi smartphone della linea Samsung Galaxy S.
Nonostante le aspettative iniziali, molte delle innovazioni previste per i modelli Pro sembrano essere state rinviate, lasciando spazio a novità piuttosto modeste e deludenti.
iPhone 17 Pro vs iPhone 18 Pro: cosa cambia?
Uno degli aggiornamenti più attesi riguardava una riduzione delle dimensioni della Dynamic Island, l’area interattiva introdotta da Apple per integrare sensori e notifiche nella parte superiore dello schermo. Le indiscrezioni iniziali indicavano che Apple stesse lavorando a una soluzione per spostare il sistema Face ID sotto il display, lasciando visibile solo la fotocamera frontale. Questo avrebbe permesso di ridurre sensibilmente la Dynamic Island.
Tuttavia, secondo le informazioni più recenti, questa tecnologia non sarà pronta per l’iPhone 18 Pro. Di conseguenza, la Dynamic Island rimarrà sostanzialmente delle stesse dimensioni viste sugli attuali modelli, come l’iPhone 17 Pro.
Questo rinvio potrebbe avere implicazioni anche per i piani futuri dell’azienda. Apple starebbe infatti lavorando a un modello speciale per il ventesimo anniversario dell’iPhone, previsto per il 2027, con uno schermo completamente edge-to-edge senza alcun foro o notch visibile. Se fosse vero, sarebbe quello lo smartphone da “avere a tutti i costi”. A maggior ragione, risparmiare i soldi quest’anno potrebbe avere ancora più senso.
Design quasi identico
Oltre alla mancata evoluzione della Dynamic Island, anche il design generale dei nuovi modelli Pro dovrebbe rimanere molto simile alla generazione precedente.
Secondo i report più recenti, l’iPhone 18 Pro e l’iPhone 18 Pro Max conserveranno la stessa struttura e lo stesso grande modulo fotografico sul retro introdotto negli ultimi anni. Ci potrebbero essere solo piccoli miglioramenti estetici, come variazioni nella finitura del vetro posteriore o nel contrasto dei materiali. In pratica, per molti utenti potrebbe essere difficile distinguere visivamente un iPhone 18 Pro da un iPhone 17 Pro Max.
La buona notizia è che il keynote di settembre non sarà comunque privo di sorprese: nonostante una linea ‘Pro’ sottotono, questo sarà l’anno in cui vedremo finalmente il primo smartphone pieghevole di Apple.
Il miliardario Elon Musk conduce uno stile di vita sorprendentemente minimalista e spartano anche nella sua casa vicino alla base di lancio di SpaceX in Texas. A raccontarlo è stata sua madre in un post sui social.
La casa vicino a Starbase
Elon Musk, l’imprenditore alla guida di Tesla, SpaceX e della piattaforma X, sarebbe abituato a vivere con pochissimi comfort domestici. A rivelarlo è stata sua madre Maye Musk in un post pubblicato sui social. La donna ha raccontato di aver visitato la casa del figlio a Boca Chica, nel sud del Texas, vicino al sito di lancio di Starbase. Secondo la descrizione, l’abitazione appare estremamente spartana.
“Non c’è cibo nel frigorifero”, ha scritto Maye Musk. “Il garage dove ho dormito è sulla destra”. Ha poi aggiunto un dettaglio curioso sulla vita quotidiana del miliardario: “Nella doccia c’è solo un asciugamano, quindi ho lasciato il mio a Elon. Per me andava bene”.
La casa in cui vive Musk è una semplice abitazione con tre camere da letto dal valore di circa 45.000 dollari, come lo stesso imprenditore aveva raccontato in un’intervista podcast nel 2022.
Uno stile di vita minimalista
Non è la prima volta che emergono dettagli sulla vita spartana del fondatore di SpaceX. Negli anni Musk ha spesso dichiarato di dormire direttamente negli uffici o negli stabilimenti delle sue aziende quando il lavoro lo richiede.
In un post pubblicato a maggio sulla piattaforma X, l’imprenditore ha scritto: “Torno a lavorare 24 ore su 24 e a dormire nelle sale conferenze, nelle sale server o nelle fabbriche”.
Maye Musk ha spiegato che per lei queste condizioni non rappresentano un problema. Ha raccontato infatti che durante l’infanzia trascorse settimane nel deserto del Kalahari senza poter fare la doccia a causa della mancanza d’acqua. “I miei genitori credo mi abbiano preparata per questo tipo di lusso”, ha commentato ironicamente.
Nel corso degli anni Musk ha attirato l’attenzione anche per altre abitudini poco convenzionali: dormire su divani o materassi improvvisati durante i periodi di lavoro intenso e andare a letto molto tardi, spesso intorno alle tre del mattino. Secondo stime recenti, Musk rimane la persona più ricca al mondo con un patrimonio di circa 664 miliardi di dollari.
Sorpresa, forse OPPO ha battuto sia Samsung che Apple sui tempi. OPPO ha, infatti, svelato le tecnologie alla base del nuovo Find N6, un dispositivo che punta a ridurre drasticamente la piega centrale dei display pieghevoli grazie a una nuova cerniera in titanio e a un vetro flessibile avanzato.
Nuova cerniera in titanio
OPPO ha presentato le principali innovazioni tecnologiche del nuovo OPPO Find N6 durante una conferenza dedicata alle tecnologie per display pieghevoli. L’obiettivo dichiarato è creare l’esperienza di utilizzo più vicina possibile a uno schermo completamente piatto, riducendo al minimo la piega visibile tipica dei foldable.
Il dispositivo utilizza una nuova generazione di cerniera chiamata “titanium alloy dome hinge”. A differenza dei tradizionali sistemi a tre assi, il nuovo design impiega una struttura biomimetica simmetrica a quattro assi realizzata tramite tecnologia di stampa 3D polimerica a livello di chip.
Grazie a questa architettura, OPPO afferma di aver ridotto l’ondulazione della superficie della cerniera da 0,18 mm a 0,1 mm. Questo miglioramento consente allo schermo di mantenere una maggiore uniformità nella zona di piegatura e rende più fluida l’apertura e la chiusura del dispositivo.
L’obiettivo è ottenere quello che l’azienda definisce un’esperienza “zero-feel crease”, ovvero una piega quasi impercettibile durante l’uso quotidiano.
Vetro flessibile più resistente
Oltre alla nuova cerniera, OPPO ha introdotto anche una tecnologia chiamata Dome Memory Glass. Si tratta di un nuovo tipo di vetro flessibile progettato per mantenere la superficie del display più piatta anche dopo numerosi cicli di piegatura.
Secondo l’azienda, questo materiale è oltre tre volte più resistente rispetto ai vetri flessibili utilizzati nei foldable tradizionali. Il vetro è inoltre in grado di recuperare il 99,9% della sua forma originale dopo essere stato piegato.
Il dispositivo ha superato test di resistenza fino a 600.000 cicli di apertura e chiusura e ha ottenuto la certificazione di TÜV Rheinland per le prestazioni della piega del display.
Con queste innovazioni, OPPO punta a stabilire un nuovo riferimento nel settore degli smartphone pieghevoli, avvicinando sempre di più questa categoria a un vero display continuo simile a un tablet quando il dispositivo è completamente aperto. Oltre a tutto ciò, sappiamo anche che avrà una scheda tecnica davvero formidabile.
OPPO Find N6, la piega è invisibile: battute Samsung e Apple? è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Meta continua a rafforzare la propria strategia sull’intelligenza artificiale con l’acquisizione di Moltbook, una piattaforma sperimentale simile a Reddit progettata per permettere agli agenti AI di interagire tra loro.
Un social network per agenti AI
Meta Platforms ha acquisito Moltbook, un insolito social network dedicato agli agenti di intelligenza artificiale. I termini economici dell’operazione non sono stati resi pubblici. I fondatori della piattaforma, Matt Schlicht e Ben Parr, entreranno a far parte di Meta Superintelligence Labs (MSL), il nuovo centro di ricerca della società dedicato allo sviluppo di sistemi avanzati di AI.
Secondo un portavoce di Meta, l’integrazione del team potrebbe aprire nuove opportunità nel campo degli agenti digitali autonomi.
“L’ingresso del team Moltbook in MSL apre nuovi modi per gli agenti AI di lavorare per persone e aziende”, ha dichiarato l’azienda. “Il loro approccio nel collegare agenti attraverso una directory sempre attiva rappresenta un passo innovativo in uno spazio in rapido sviluppo”.
La chiusura dell’accordo è prevista nei prossimi giorni. Nel frattempo, gli utenti di Moltbook dovrebbero poter continuare a utilizzare la piattaforma normalmente.
Nato da un bot
La storia di Moltbook è particolarmente insolita. Il social network è nato utilizzando OpenClaw, uno strumento che consente di creare rapidamente agenti AI capaci di interagire con decine di applicazioni diverse.
Schlicht ha utilizzato la piattaforma per sviluppare un bot chiamato Clawd Clawderberg e gli ha chiesto di creare un social network per agenti artificiali. Da questa richiesta è nata Moltbook.
Il nome stesso della piattaforma è una parodia di Facebook, mentre il nome del bot è un evidente riferimento al CEO di Meta Mark Zuckerberg. In modo quasi ironico, questo esperimento ha finito per portare il suo creatore a lavorare proprio per l’azienda a cui si ispira.
Nonostante il carattere sperimentale e quasi satirico del progetto, Moltbook ha attirato attenzione nel settore dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, alcuni osservatori hanno sottolineato che era relativamente semplice per utenti umani fingere di essere agenti AI e pubblicare contenuti sulla piattaforma. Proprio per questo motivo, molti commentatori sono anche scettici sul reale valore di Moltbook. Insomma, il sospetto sollevato da più parti è che si tratti più di una trovata di marketing, che di un vero prodigio a metà tra fantascienza e distopia. Evidentemente, Meta ha visto nell’azienda qualcosa che è sfuggito ai più.
La piattaforma video di Google supera i colossi tradizionali dell’intrattenimento. Con oltre 60 miliardi di dollari di ricavi annuali, YouTube si afferma come la più grande azienda dei media globale.
Ricavi record nel 2025
Nel 2025 YouTube ha raggiunto un traguardo storico: diventare la più grande società media del mondo per fatturato. La piattaforma, controllata da Alphabet Inc., ha superato i 60 miliardi di dollari di ricavi annuali, arrivando secondo le stime della società di analisi MoffettNathanson a circa 62 miliardi.
Questo risultato le consente di superare il business di The Walt Disney Company (tenendo solo in considerazione i media), che nello stesso periodo ha generato circa 60,9 miliardi di dollari, escludendo il settore delle esperienze e dei parchi a tema.
Secondo gli analisti, la piattaforma è ormai una potenza economica senza precedenti nel settore dei contenuti digitali. Il suo valore stimato oscilla tra i 500 e i 560 miliardi di dollari, ben al di sopra dei competitor tradizionali. Il rivale più vicino è Netflix, con una capitalizzazione di mercato di circa 409 miliardi.
La crescita è trainata soprattutto dalla pubblicità: solo nel quarto trimestre del 2025 i ricavi pubblicitari hanno raggiunto 11,4 miliardi di dollari, portando il totale annuale oltre i 40 miliardi.
Creatori e abbonamenti
Oltre alla pubblicità, YouTube ha costruito un gigantesco ecosistema di abbonamenti. Tra i servizi più importanti ci sono YouTube Premium, YouTube Music e YouTube TV, oltre alla distribuzione di contenuti sportivi come NFL Sunday Ticket.
YouTube TV, in particolare, ha raggiunto circa 10 milioni di abbonati e potrebbe presto superare i tradizionali operatori di pay-TV statunitensi come Comcast e Charter Communications nei prossimi anni.
Un altro elemento chiave della crescita è l’economia dei creator. La piattaforma ha pagato più di 100 miliardi di dollari complessivi a creatori, aziende musicali e partner media.ù
Il CEO di YouTube Neal Mohan ha spiegato il significato di questa cifra: “Ci sono due cose fondamentali che facciamo per i creator: li aiutiamo a costruire un pubblico e a connettersi con i fan ovunque si trovino nel mondo, e li aiutiamo a costruire vere attività economiche. Questo è ciò che rappresentano quei 100 miliardi di dollari”.
Gli analisti ritengono che la crescita continuerà nei prossimi anni grazie alla scala globale della piattaforma e ai nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale, che permetteranno ai creator di produrre contenuti più rapidamente e con costi inferiori.
Le risposte di ChatGPT diventano più interattive. OpenAI ha annunciato una nuova funzione che introduce nuove grafiche dinamiche per spiegare concetti scientifici e matematici direttamente nella chat.
Immagini dinamiche per studiare
OpenAI ha iniziato il rollout delle nuove risposte interattive all’interno di ChatGPT pensate per rendere l’apprendimento più intuitivo. Quando gli utenti chiedono spiegazioni su determinati concetti di matematica o fisica, il chatbot può ora generare grafici e visualizzazioni dinamiche che illustrano le formule in tempo reale.
Tra gli argomenti supportati figurano il teorema di Pitagora, la legge di Coulomb e molte altre nozioni. Le nuove immagini non sono statiche: gli utenti possono modificare le variabili dell’equazione e osservare immediatamente come cambiano i risultati.
Questo approccio consente di esplorare i concetti scientifici in modo interattivo, simulando di fatto un laboratorio digitale. Lo studente può intervenire direttamente sulla formula, cambiare valori e comprendere più facilmente il rapporto tra le grandezze coinvolte.
Secondo OpenAI, la funzione supporta già oltre 70 concetti scientifici e matematici, con ulteriori argomenti che verranno aggiunti nei prossimi aggiornamenti.
La nuova funzione segue il lancio della modalità di apprendimento “Study Mode”, introdotta da OpenAI la scorsa estate proprio per rispondere all’uso crescente dei chatbot da parte degli studenti durante lo studio. Questa modalità guida l’utente verso la soluzione attraverso suggerimenti e domande, invece di fornire immediatamente la risposta finale.
OpenAI vede queste novità come il primo passo verso un ecosistema educativo sempre più avanzato basato sull’intelligenza artificiale.
L’intelligenza artificiale di Google continua a integrarsi nel browser più usato al mondo. Dopo il debutto negli Stati Uniti, le funzioni basate su Gemini in Chrome iniziano ad arrivare anche in altri paesi.
AI direttamente nel browser
Google ha annunciato l’espansione delle funzionalità basate su Gemini all’interno di Google Chrome, portando l’assistente AI integrato nel browser anche in nuovi mercati. Dopo il lancio iniziale negli Stati Uniti, il sistema è ora disponibile per gli utenti in Canada, India e Nuova Zelanda.
L’aggiornamento introduce anche il supporto a oltre 50 lingue aggiuntive. Tra queste figurano francese, gujarati, hindi e spagnolo, ampliando significativamente la platea di utenti che possono interagire con il chatbot direttamente dal browser.
Per utilizzare Gemini in Chrome basta cliccare sull’icona a forma di scintilla posizionata nell’angolo in alto a destra dell’interfaccia. Questo pulsante apre una barra laterale dedicata all’intelligenza artificiale, introdotta da Google a gennaio. Da qui è possibile conversare con il chatbot senza dover cambiare scheda o interrompere la navigazione.
Secondo Google, l’obiettivo è rendere l’assistenza AI parte integrante dell’esperienza di navigazione quotidiana, permettendo agli utenti di chiedere informazioni, generare contenuti o cercare risposte mentre consultano qualsiasi pagina web.
L’assistente integrato non si limita alle semplici chat testuali, ovviamente. Dalla stessa barra laterale è possibile accedere anche al generatore di immagini sviluppato internamente da Google, cioè Nano Banana, oltre a diverse integrazioni con l’ecosistema dell’azienda.
Gemini in Chrome può infatti collegarsi a servizi come Gmail, Google Maps, Google Calendar e YouTube. In questo modo l’intelligenza artificiale può aiutare gli utenti a gestire email, pianificare appuntamenti o trovare contenuti video direttamente dal browser.
Google ha chiarito che il rollout globale non è ancora completo. L’azienda prevede di portare Gemini integrato in Chrome in molti altri paesi e lingue nel corso del 2026, ampliando progressivamente la disponibilità della funzione. Insomma, è solo questione di tempo prima che arrivi anche in Italia.
Epic Games cambia il valore della valuta virtuale di Fortnite. Dal 19 marzo i pacchetti di V-Bucks offriranno meno monete allo stesso prezzo, aumentando di fatto il costo degli acquisti nel gioco.
Meno V-Bucks, stessi prezzi
I giocatori di Fortnite dovranno fare i conti con un aumento del costo reale degli acquisti in-game. Epic Games ha annunciato che dal 19 marzo cambierà il tasso di conversione dei V-Bucks, la valuta digitale utilizzata per comprare skin, emote e altri contenuti cosmetici. Il prezzo dei pacchetti in dollari resterà formalmente lo stesso, ma il numero di V-Bucks ricevuti sarà inferiore rispetto al passato.
Il pacchetto da 8,99 euro, ad esempio, passerà da 1.000 a 800 V-Bucks. Quello da 22,99 euro scenderà da 2.800 a 2.400 V-Bucks, mentre il bundle da 36,99 euro offrirà 4.500 V-Bucks invece dei precedenti 5.000. Anche il pacchetto più grande subirà un taglio: a 89,99 euro i giocatori riceveranno 12.500 V-Bucks invece dei 13.500 attuali.
La modifica incide direttamente sul prezzo reale delle skin e degli oggetti cosmetici, spesso acquistati in modo impulsivo dagli utenti. Sebbene i prezzi degli oggetti nel negozio di gioco non cambino, il minor numero di V-Bucks acquistabili allo stesso costo significa che ogni contenuto diventa, di fatto, più caro.
A cambiare sarà anche l’“Exact Amount Pack”, il pacchetto che permette di acquistare esattamente i V-Bucks necessari per completare un acquisto specifico. In questo caso il prezzo raddoppierà: circa 0,99 dollari per 50 V-Bucks, contro i circa 0,50 dollari precedenti.
Impatto su pass e abbonamenti
Anche Epic, l’azienda di Fortnite, lavora ad un suo app store alternativo per iPhone
Le modifiche alla valuta virtuale avranno effetti anche sui vari pass stagionali e sugli abbonamenti presenti nel gioco. Il Battle Pass standard costerà ora 800 V-Bucks e garantirà lo stesso numero di V-Bucks come ricompensa, mentre in precedenza il prezzo era fissato a 1.000.
Anche altri pass subiranno cambiamenti. L’OG Pass, legato alla modalità nostalgica del gioco, scenderà da 1.000 a 800 V-Bucks. I Music Pass e Lego Pass, invece, passeranno da 1.400 a 1.200 V-Bucks.
La revisione coinvolge perfino l’abbonamento mensile Fortnite Crew: il bonus mensile di valuta virtuale verrà ridotto da 1.000 a 800 V-Bucks. In pratica, anche gli abbonati riceveranno meno monete digitali a parità di costo.
Epic Games ha spiegato che la decisione è legata all’aumento dei costi operativi del gioco. L’azienda ha dichiarato che “il costo di gestire Fortnite è aumentato molto”, sottolineando che l’aggiornamento dei prezzi serve a sostenere l’infrastruttura e lo sviluppo continuo del titolo.
Un nuovo rapporto dell’ispettore generale della NASA rivela tensioni tra l’agenzia spaziale e SpaceX. L’oggetto della contesa? I controlli manuali del lander lunare destinato a portare gli astronauti americani sulla Luna. La NASA vorrebbe che gli astronauti possano prendere il controllo del lander in caso di necessità, mentre SpaceX vorrebbe fare quasi esclusivo affidamento sulla guida autonoma della navicella.
Il documento analizza lo stato dei contratti del programma Human Landing System, il progetto che dovrà portare gli astronauti sulla superficie della Luna entro questo decennio.
Avere solo controlli autonomi è un azzardo?
Il rapporto dell’ispettore generale di NASA mette sotto la lente i contratti assegnati a SpaceX e Blue Origin per lo sviluppo dei lander lunari del programma Human Landing System. Questi veicoli sono fondamentali per il ritorno degli astronauti sulla Luna previsto dalle missioni Artemis program.
Secondo il documento, l’approccio a prezzo fisso adottato dall’agenzia si sta dimostrando efficace nel contenere i costi e nel favorire la collaborazione con l’industria spaziale privata.
Il rapporto afferma infatti: “Abbiamo riscontrato che l’approccio contrattuale dell’Agenzia è stato efficace nel controllare i costi e ha fornito al programma HLS visibilità sullo sviluppo dei lander da parte di SpaceX e Blue Origin”.
Nonostante i risultati positivi sul piano economico, resta aperta una questione tecnica importante: il grado di controllo manuale che gli astronauti dovrebbero avere durante la discesa verso la superficie lunare con il lander basato su Starship. Nel rapporto si legge chiaramente: “Esiste un disaccordo tra NASA e SpaceX sul fatto che l’attuale approccio proposto dal fornitore per l’atterraggio soddisfi l’intento del requisito di controllo manuale dell’Agenzia”.
L’agenzia ritiene che il controllo umano rappresenti una componente essenziale per la sicurezza dell’equipaggio, mentre il progetto di SpaceX punta su un livello di automazione molto più elevato.
Le lezioni dell’Apollo
La richiesta della NASA deriva anche dall’esperienza delle missioni lunari del passato. Durante tutte le missioni con equipaggio del programma Apollo, gli astronauti utilizzarono sistemi di controllo manuale come metodo di backup per completare l’atterraggio.
Certo, ovviamente all’epoca il software di bordo era molto meno avanzato rispetto ai sistemi moderni, ma la possibilità di intervenire manualmente si rivelò fondamentale per garantire il successo delle missioni.
Il confronto tra NASA e SpaceX ricorda quanto avvenuto anni fa durante lo sviluppo della capsula SpaceX Dragon 2, utilizzata per trasportare astronauti verso la International Space Station. Inizialmente SpaceX voleva affidarsi esclusivamente a controlli touchscreen, ma l’agenzia spaziale chiese sistemi che permettessero agli astronauti di pilotare il veicolo in modo più diretto.
Il compromesso finale consentì agli astronauti di controllare manualmente la navicella attraverso comandi integrati nei touchscreen.
Nel caso dello Starship lunare, però, la situazione è più complessa. Il rapporto sottolinea che il veicolo non possiede ancora lo stesso livello di esperienza operativa accumulato dalla capsula Dragon nelle missioni verso la stazione spaziale.
“Starship non avrà lo stesso livello di esperienza di volo nell’ambiente operativo reale per le missioni lunari con equipaggio”, afferma il documento.
Il problema potrebbe diventare critico nelle prossime fasi del progetto, quando NASA e SpaceX dovranno superare la cosiddetta Critical Design Review. Se non verrà trovato un compromesso, l’atterraggio potrebbe essere affidato esclusivamente ai sistemi automatici.
Il rapporto rivela inoltre che prima delle missioni con astronauti sono previste dimostrazioni senza equipaggio sia per SpaceX sia per Blue Origin. Questi test però non includeranno sistemi completi di supporto vitale, airlock o altri elementi necessari per le missioni umane, lasciando aperte ancora molte incognite.
La NASA e SpaceX litigano sui controlli manuali di Starship è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Il confine tra auto elettrica e auto a benzina potrebbe presto diventare quasi invisibile. Il produttore cinese BYD ha presentato la seconda generazione della sua piattaforma Blade Battery insieme al nuovo sistema di ricarica Flash, promettendo tempi di “rifornimento” mai visti prima nel settore EV. Con questa tecnologia, ricaricare un’auto elettrica potrebbe richiedere pochi minuti, avvicinandosi sempre di più alla rapidità di un pieno di carburante tradizionale.
La presentazione è avvenuta durante l’evento Disruptive Technology organizzato dall’azienda, dove BYD ha illustrato i progressi che potrebbero cambiare radicalmente la percezione dell’autonomia e dei tempi di ricarica delle vetture elettriche.
Ricarica ultrarapida
Il cuore dell’annuncio è il nuovo sistema Flash Charging, progettato per ridurre drasticamente i tempi di ricarica. Secondo l’azienda, il sistema è in grado di portare la batteria dal 10% al 70% in soli cinque minuti e dal 10% al 97% in appena nove minuti quando la temperatura è quella ambiente.
Le prestazioni rimangono notevoli anche in condizioni climatiche estreme. A temperature molto rigide, fino a -30 °C, la batteria può passare dal 20% al 97% in circa dodici minuti, un dato che potrebbe ridurre drasticamente uno dei principali limiti delle auto elettriche nei Paesi più freddi.
Il CEO di BYD, Wang Chuanfu, ha spiegato il motivo per cui la ricarica consigliata si ferma al 97%. “Caricare fino al 97% è raccomandato perché il restante tre percento è meglio lasciarlo ai guadagni della frenata rigenerativa”, ha dichiarato, sottolineando come la gestione intelligente dell’energia sia parte integrante del sistema.
Questa strategia consente di massimizzare l’efficienza del veicolo durante la guida, sfruttando il recupero di energia nelle fasi di decelerazione.
Autonomia oltre 1.000 km
Un altro punto forte della nuova piattaforma Blade di seconda generazione è l’autonomia. BYD afferma che il sistema può raggiungere fino a 1.006 chilometri di percorrenza secondo lo standard cinese CLTC.
Il salto rispetto alla generazione precedente è significativo: la prima versione della Blade Battery si fermava a circa 600 chilometri di autonomia.
Va però considerato che lo standard CLTC è generalmente più ottimistico rispetto ad altri sistemi di misurazione. Convertendo i dati nel ciclo EPA utilizzato negli Stati Uniti, i 1.006 km dichiarati diventano circa 706 km. Anche con questa conversione più realistica, si tratta comunque di un’autonomia ampiamente sufficiente per la maggior parte degli automobilisti.
Apple ha appena chiuso una settimana di ‘fuoco’, annunciando un ricchissimo pacchetto di novità. Ma l’arrivo dei nuovi modelli ha avuto un effetto immediato: ben 15 prodotti sono stati rimossi dal catalogo ufficiale. Il ricambio è particolarmente ampio e riguarda iPhone, iPad, Mac e monitor professionali, con dispositivi che vanno da modelli lanciati pochi mesi fa fino a prodotti storici presenti dal 2019.
Solo questa settimana sono stati presentati circa dieci nuovi dispositivi, costringendo l’azienda a snellire la gamma. Come spesso accade con Apple, l’obiettivo è rendere più semplice la scelta per i consumatori e indirizzare gli acquisti verso i modelli più recenti.
Mac e iPad sostituiti
Gran parte dei prodotti eliminati dal listino sono stati semplicemente sostituiti dalle nuove generazioni. Tra questi figurano gli iPad Air con chip M3, sia nella versione da 11 pollici sia in quella da 13 pollici, ora rimpiazzati dai modelli aggiornati con processore M4.
Lo stesso vale per i MacBook Air con chip M4 da 13 e 15 pollici, che lasciano spazio ai nuovi MacBook Air equipaggiati con il chip M5. Anche diversi MacBook Pro della generazione precedente sono stati rimossi, inclusi i modelli da 14 e 16 pollici con chip M4 Pro e M4 Max.
La decisione più sorprendente riguarda però il MacBook Pro con chip M5 e 512 GB di storage, lanciato appena lo scorso ottobre. La variante base è stata eliminata dopo meno di sei mesi, sostituita da un nuovo modello con 1 TB di archiviazione come configurazione minima. A prima vista potrebbe sembrare un miglioramento, e lo è, ma non è gratis: ora il MacBook Pro ha un prezzo d’ingresso molto più alto.
Addio a due display iconici
Tra i prodotti dismessi figurano anche due display professionali molto noti nella gamma Apple. Il primo è lo Studio Display del 2022 con chip A13 Bionic, che viene sostituito da una versione aggiornata. Ancora più significativo è l’addio al Pro Display XDR, introdotto nel 2019 e per anni punto di riferimento per il segmento dei monitor professionali della casa di Cupertino. Con la sua uscita di scena vengono ritirati anche due accessori dedicati: il Pro Stand e l’adattatore VESA progettato per lo stesso monitor.
Il Pro Display XDR lascia ora il posto al nuovo Studio Display XDR, che rappresenta la nuova proposta premium per creativi, professionisti del video e fotografi.
Nonostante la rimozione dal catalogo ufficiale, questi prodotti non diventano immediatamente obsoleti. Quando Apple “discontinua” un dispositivo significa semplicemente che smette di venderlo attraverso i propri canali ufficiali. Gli utenti continueranno comunque a ricevere aggiornamenti software, assistenza e riparazioni per diversi anni.
La vera fase di obsolescenza arriva molto più tardi, quando i dispositivi vengono classificati come “vintage” o “obsoleti”, generalmente cinque o sette anni dopo l’uscita dal catalogo. Solo in quel momento la disponibilità di pezzi di ricambio e l’assistenza iniziano a ridursi.
Nel frattempo molti di questi prodotti continueranno a essere venduti da rivenditori terzi. E la buona notizia è proprio questa, perché già da queste ore è possibile trovarli con sconti importanti.
Secondo le ultime indiscrezioni riportate dal giornalista Mark Gurman di Bloomberg, l’azienda di Cupertino sta esplorando l’uso della stampa 3D dell’alluminio per rendere più efficiente la produzione di iPhone e Apple Watch.
La nuova tecnologia potrebbe trasformare soprattutto la realizzazione delle scocche degli Apple Watch e dei telai degli iPhone. L’obiettivo sarebbe semplificare i processi produttivi, ridurre gli sprechi di materiale e, potenzialmente, abbassare i costi di produzione.
Produzione più efficiente
La stampa 3D non è completamente nuova per Apple. L’azienda ha già iniziato a utilizzarla in alcune componenti dei dispositivi più recenti. Ad esempio, Apple Watch Ultra 3 e Apple Watch Series 11 integrano parti realizzate con titanio stampato in 3D e completamente riciclato.
La tecnologia è stata impiegata anche nell’iPhone Air, dove Apple ha utilizzato un processo di stampa 3D per creare la porta USB-C in titanio. Questo componente è stato presentato come più sottile, più resistente e allo stesso tempo più sostenibile dal punto di vista ambientale.
Ora Apple starebbe studiando un passaggio simile anche per l’alluminio, materiale ampiamente utilizzato nei suoi dispositivi. Le scocche di iPhone e Apple Watch potrebbero quindi essere prodotte con tecniche additive anziché con i tradizionali metodi di lavorazione e fresatura.
Secondo le indiscrezioni, questo permetterebbe di ridurre i passaggi nella catena produttiva e limitare la quantità di materiale scartato durante la lavorazione.
Prezzi più bassi in futuro?
Se Apple riuscisse a implementare con successo la stampa 3D dell’alluminio su larga scala, l’impatto potrebbe andare oltre la sola efficienza produttiva. Ridurre i costi di produzione potrebbe infatti tradursi in prezzi più competitivi per alcuni prodotti.
Un esempio recente di questa strategia è il MacBook Neo appena annunciato. Apple ha introdotto un nuovo processo produttivo che riduce la quantità di alluminio utilizzata nella scocca del laptop, contribuendo a raggiungere un prezzo di partenza di 699 euro per il nuovo modello entry-level.
La stessa filosofia potrebbe essere applicata in futuro anche agli iPhone, rendendo più accessibili alcune varianti senza compromettere la qualità dei materiali.
Nel frattempo, secondo Gurman, Apple starebbe preparando anche un aggiornamento estetico per altri prodotti della gamma. In particolare, il prossimo iMac previsto per la fine dell’anno potrebbe arrivare con una palette di colori rinnovata, seguendo la strategia già vista con i dispositivi più recenti dell’azienda.
Il Professor Prokar Dasgupta, chirurgo presso The London Clinic di Harley Street, ha eseguito una prostatectomia su Paul Buxton, paziente di 62 anni ricoverato al St Bernard’s Hospital di Gibilterra, controllando da remoto un sistema robotico a oltre 2400 chilometri di distanza. L’intervento segna un primato per il Regno Unito nella telechirurgia robotica transcontinentale.
Come funziona il sistema
La procedura si è svolta grazie al sistema chirurgico robotico Toumai, che ha permesso a Dasgupta di manovrare quattro bracci robotici e una telecamera 3D ad alta definizione direttamente da una consolle nel centro di Londra. La latenza registrata tra i movimenti del chirurgo e la risposta del robot è stata di soli 60 millisecondi, un margine sufficientemente ridotto da rendere l’operazione percepibile quasi in tempo reale.
Un team locale a Gibilterra era comunque presente in sala operatoria come misura di sicurezza, pronto a intervenire in caso di interruzione della connessione. L’intervento si è concluso senza complicazioni. Buxton, che vive a Gibilterra da quarant’anni, ha potuto sottoporsi all’operazione senza dover affrontare un lungo viaggio verso Londra o Madrid. Secondo quanto riportato, il paziente ha dichiarato di sentirsi «pienamente in forma» già a pochi giorni dall’intervento.
La telechirurgia è già qui
Questo successo britannico è l’ennesima conferma di come il mondo della medicina si stia avvicinando sempre di più alla telechirurgia. Stiamo progressivamente uscendo dal terreno della sperimentazione, per arrivare all’applicazione clinica su larga scala.
Il primo esempio storico risale al 2001 con la cosiddetta “Operazione Lindbergh”, quando chirurghi a New York rimossero la colecisti di un paziente a Strasburgo. Più di recente, nel 2024, una procedura transcontinentale ha collegato Roma e Pechino, mentre operazioni a distanza sulla prostata con lo stesso sistema Toumai sono state condotte anche in Africa. Se la tecnologia dovesse dimostrarsi sufficientemente affidabile su larga scala, potrebbe consentire agli specialisti di operare pazienti in aree remote senza costringerli a lunghi trasferimenti o a lunghe attese. Restano tuttavia aperti nodi rilevanti legati alle infrastrutture di rete, ai protocolli di sicurezza, alla regolamentazione e ai costi, che impediscono per ora una diffusione sistematica di questo tipo di interventi.
Nel 2022 la NASA ha compiuto uno degli esperimenti più audaci della storia dell’esplorazione spaziale: schiantare deliberatamente una sonda contro un asteroide. Oggi nuovi studi dimostrano che quell’impatto non ha solo modificato l’orbita del piccolo corpo celeste colpito, ma ha persino alterato il movimento dell’intero sistema asteroidale attorno al Sole.
Secondo i ricercatori del Jet Propulsion Laboratory della NASA, è la prima volta che un oggetto costruito dall’uomo modifica in modo misurabile la traiettoria di un corpo celeste nel Sistema Solare. Il risultato rafforza le speranze degli scienziati che in futuro simili tecniche possano essere utilizzate per difendere la Terra da potenziali asteroidi pericolosi.
L’impatto della missione DART
La missione Double Asteroid Redirection Test, nota come DART, aveva un obiettivo preciso: verificare se una sonda lanciata ad alta velocità potesse deviare la traiettoria di un asteroide. Il bersaglio scelto era Dimorphos, un piccolo “moonlet” largo circa 170 metri che orbita attorno all’asteroide più grande Didymos.
Il sistema non rappresenta alcuna minaccia per la Terra, ma è stato selezionato proprio perché ideale per testare tecnologie di difesa planetaria. Subito dopo l’impatto, gli scienziati avevano già confermato il successo dell’esperimento. Le prime analisi avevano mostrato che la collisione aveva accorciato l’orbita di Dimorphos attorno a Didymos.
Uno studio successivo pubblicato nel 2024 ha quantificato meglio l’effetto: il periodo orbitale di Dimorphos è stato ridotto di circa 33 minuti, mentre la sua traiettoria si è avvicinata a Didymos di circa 36 metri rispetto alla posizione precedente.
Cambiato anche il moto attorno al Sole
La scoperta più recente è ancora più sorprendente. Gli scienziati hanno scoperto che l’impatto non ha influenzato soltanto il piccolo Dimorphos, ma ha alterato il movimento dell’intero sistema binario composto da Didymos e Dimorphos.
I due asteroidi orbitano attorno al Sole ogni circa 770 giorni. Dopo l’impatto della sonda DART, la loro velocità orbitale è cambiata di circa 11,7 micrometri al secondo, equivalenti a circa 4 centimetri all’ora. Si tratta di una variazione estremamente piccola, ma nel contesto astronomico può avere effetti enormi nel lungo periodo.
Come ha spiegato Rahil Makadia, autore principale dello studio, “nel tempo, un cambiamento così piccolo nel movimento di un asteroide può fare la differenza tra un oggetto pericoloso che colpisce il nostro pianeta o lo manca completamente”.
Il risultato rappresenta un passo fondamentale nella ricerca di strategie per la difesa planetaria. Dimostra infatti che la deviazione cinetica, ovvero colpire un asteroide con una sonda ad alta velocità, può essere una tecnica efficace per modificare la traiettoria di un corpo celeste. Con missioni future e osservazioni più precise, gli scienziati sperano di perfezionare questa tecnologia.
Valve raffredda le aspettative di chi attendeva nuovi dispositivi legati all’ecosistema Steam. Nel suo riepilogo annuale dedicato al 2025, l’azienda ha aggiornato lo stato dei suoi progetti hardware — tra cui Steam Machine, Steam Controller e Steam Frame — lasciando intendere che il debutto potrebbe non avvenire nel 2026 come sperato.
Lancio sempre più incerto
Nel post di revisione annuale, Valve ha spiegato che le difficoltà nella catena di approvvigionamento continuano a pesare sul calendario di sviluppo dei nuovi dispositivi. L’azienda ha fatto sapere che spera ancora di riuscire a lanciare i prodotti nel 2026, ma senza fornire una finestra precisa.
La formulazione utilizzata nel blog aziendale appare infatti molto più prudente rispetto alle dichiarazioni dei mesi precedenti. Valve ha scritto: «Speriamo di iniziare le spedizione nel 2026, ma come abbiamo condiviso recentemente, la carenza di memoria e storage ha creato delle sfide inedite». La società ha aggiunto che condividerà ulteriori informazioni «quando finalizzeremo i nostri piani».
Il cambio di tono è significativo. A febbraio l’azienda parlava ancora della possibilità di spedire i tre dispositivi nella prima metà dell’anno, sottolineando che l’obiettivo non era cambiato. Ora invece il riferimento a una generica speranza di lancio nel 2026 lascia spazio anche a un possibile rinvio oltre l’anno.
Carenza di componenti
Il problema principale resta la crisi globale dei componenti hardware, in particolare per quanto riguarda memoria e storage. Negli ultimi mesi diverse aziende del settore hanno segnalato difficoltà simili, con impatti diretti sui costi di produzione e sui tempi di lancio dei nuovi dispositivi.
A febbraio HP aveva spiegato che la memoria RAM rappresenta ormai circa un terzo del costo complessivo di un PC. Gli analisti del settore ritengono che la carenza di RAM possa modificare in modo significativo il mercato informatico, costringendo molti produttori ad aumentare i prezzi dei dispositivi.
Valve non è nuova a queste difficoltà. Anche la disponibilità di Steam Deck è stata limitata proprio a causa delle problematiche nel reperire memoria. In questo contesto, reperire componenti sufficienti per una nuova linea di hardware potrebbe risultare ancora più complesso.
Xiaomi accelera nel campo della robotica industriale. Il CEO Lei Jun ha annunciato che i robot umanoidi sviluppati dall’azienda hanno iniziato le prime operazioni di prova all’interno della fabbrica automobilistica del gruppo, segnando un passo importante nella strategia tecnologica del colosso cinese.
Secondo il dirigente, l’obiettivo è arrivare a distribuire un numero significativo di robot nelle linee produttive dell’azienda entro i prossimi cinque anni, integrandoli progressivamente nei processi industriali. Il produttore cinese potrebbe così battere sul tempo Optimus, l’analogo progetto di Tesla.
Test nelle linee produttive
L’annuncio è arrivato tramite un post sui social media in cui Lei Jun ha spiegato che la divisione robotica dell’azienda ha compiuto importanti progressi grazie al modello di base chiamato Xiaomi-Robotics-0. Si tratta di un sistema di intelligenza artificiale basato su un’architettura VLA, acronimo di vision-language-action, progettata per consentire ai robot di comprendere l’ambiente, interpretare istruzioni e compiere azioni autonome.
Il CEO ha dichiarato: «I robot umanoidi Xiaomi hanno iniziato operazioni di prova nella nostra fabbrica automobilistica». Il dirigente ha aggiunto che «puntiamo a distribuirne grandi quantità nelle linee produttive entro i prossimi cinque anni».
Grazie all’integrazione tra percezione multimodale e tecniche di apprendimento tramite rinforzo, i robot sono già in grado di svolgere alcune attività pratiche nella catena di montaggio. Tra queste rientrano il caricamento di dadi autofilettanti nelle stazioni di assemblaggio e il trasporto di casse di materiali all’interno degli stabilimenti.
Strategia tra robotica e AI
Secondo Lei Jun, le prestazioni dei robot stanno migliorando progressivamente. Indicatori chiave come il tempo medio tra i guasti e il tasso di successo nell’esecuzione di singole attività sono in crescita costante, segnale che la tecnologia sta raggiungendo livelli sempre più affidabili per l’uso industriale.
L’azienda sta inoltre ampliando i test in ulteriori stazioni produttive, con l’obiettivo di validare l’impiego dei robot in un numero maggiore di scenari operativi.
L’iniziativa si inserisce nella strategia più ampia di Xiaomi, che negli ultimi anni ha iniziato a espandersi oltre il tradizionale business degli smartphone. Il gruppo sta infatti investendo in nuovi settori come le auto elettriche, la robotica avanzata e l’intelligenza artificiale.
Google espande le capacità creative di NotebookLM con una nuova funzione che punta a trasformare il modo in cui gli utenti esplorano e comprendono i contenuti. Si chiama Cinematic Video Overviews ed è l’evoluzione delle precedenti panoramiche video generate dall’intelligenza artificiale.
NotebookLM si era già dimostrato straordinariamente abile nella capacità di creare podcast artificiali – con conduttori coinvolgenti e dotati di voce realistica – partendo da semplici testi o file PDF.
Il nuovo strumento promette di creare video più immersivi e visivamente ricchi, superando il formato basato su semplici slide narrate per offrire animazioni fluide e una narrazione strutturata automaticamente dall’AI.
Video generati dall’AI
La novità sfrutta una combinazione di diversi modelli di intelligenza artificiale sviluppati da Google. Tra questi ci sono Gemini 3, Nano Banana Pro e Veo 3, che lavorano insieme per generare video completi a partire dalle fonti caricate dall’utente.
Secondo Google, il sistema utilizza l’AI per analizzare i contenuti e trasformarli in una vera e propria narrazione visiva. Il modello Gemini assume il ruolo di “regista creativo”, prendendo decisioni su struttura, stile e ritmo del video.
L’azienda spiega: «Gemini ora agisce come un direttore creativo, prendendo centinaia di decisioni strutturali e stilistiche per raccontare al meglio la storia usando le tue fonti». Il sistema è inoltre in grado di rivedere e perfezionare autonomamente il proprio lavoro per garantire coerenza visiva e narrativa.
Il risultato sono video generati automaticamente con animazioni dinamiche, scene ricche di dettagli e un formato più cinematografico rispetto alle precedenti versioni.
Disponibilità e accesso
La nuova funzione è disponibile da oggi in lingua inglese per gli utenti abbonati al piano Google AI Ultra con età superiore ai 18 anni. L’accesso è previsto sia tramite web sia attraverso dispositivi mobili.
L’introduzione dei Cinematic Video Overviews rappresenta un ulteriore passo nella strategia di Google di integrare strumenti avanzati di generazione multimediale nei propri prodotti basati sull’intelligenza artificiale.
NotebookLM, inizialmente concepito come assistente di ricerca e studio, sta progressivamente evolvendo in una piattaforma capace di trasformare documenti, appunti e fonti di studio in contenuti multimediali complessi.
Le intelligenze artificiali sono abilissime nell’individuare vulnerabilità critiche di software e app. Un lavoro che ai ricercatori richiederebbe mesi di lavoro, ma che le AI possono svolgere molto rapidamente. E’ una risorsa preziosissima per il mondo della sicurezza informatica… ma anche per gli hacker malintenzionati.
Un nuovo esperimento condotto da Anthropic in collaborazione con Mozilla dimostra che i modelli AI più avanzati sono ormai in grado di individuare vulnerabilità critiche in software complessi in tempi estremamente ridotti.
Durante il progetto, il modello Claude Opus 4.6 ha scoperto 22 vulnerabilità nel browser Firefox in sole due settimane, di cui 14 classificate come ad alta gravità. Il risultato rappresenta quasi un quinto di tutte le vulnerabilità critiche corrette nel browser nel corso del 2025.
Vulnerabilità scoperte dall’AI
Secondo i ricercatori, l’AI ha analizzato migliaia di file di codice del browser individuando errori di sicurezza potenzialmente sfruttabili dagli hacker. In totale sono stati esaminati quasi 6.000 file C++, generando 112 segnalazioni di bug uniche.
Uno dei primi problemi individuati è stato scoperto dopo appena venti minuti di analisi. Claude ha identificato una vulnerabilità di tipo “Use After Free”, una falla nella gestione della memoria che può permettere a un attaccante di sovrascrivere dati con codice malevolo.
I ricercatori hanno verificato il bug in una macchina virtuale con l’ultima versione di Firefox prima di segnalarlo ufficialmente al sistema Bugzilla di Mozilla. Insieme alla segnalazione è stata fornita anche una possibile patch generata dallo stesso modello AI.
Nel frattempo il sistema aveva già individuato decine di altri crash potenzialmente legati a vulnerabilità. Alla fine del progetto, molte delle falle scoperte sono state corrette nella versione Firefox 148, mentre le restanti saranno risolte nei prossimi aggiornamenti.
Tra difesa e rischi
Il team di ricerca ha anche voluto capire se l’AI fosse in grado non solo di trovare vulnerabilità, ma anche di sfruttarle per creare veri attacchi informatici. Qualcosa per cui le AI stanno venendo sfruttate sempre più frequentemente dagli hacker di tutto il mondo.
Per questo motivo Claude è stato incaricato di sviluppare exploit a partire dai bug individuati. L’obiettivo era dimostrare un attacco reale leggendo e scrivendo file su un sistema bersaglio, come farebbe un hacker.
Dopo centinaia di tentativi e circa 4.000 dollari di credito API utilizzato nei test, il modello è riuscito a trasformare le vulnerabilità in exploit funzionanti solo in due casi. Questo suggerisce che l’AI è molto più efficace nel trovare bug che nel sfruttarli per attacchi completi. Gli exploit sviluppati funzionavano inoltre soltanto in un ambiente di test semplificato, privo di alcune delle protezioni avanzate presenti nei browser moderni, come il sandboxing.
Nonostante questi limiti, gli esperti sottolineano che il risultato dimostra un punto cruciale: l’intelligenza artificiale potrebbe diventare uno strumento potentissimo sia per i difensori sia per gli attaccanti.
OpenAI sta lavorando a diverse novità per l’app Android di ChatGPT che potrebbero cambiare in modo significativo l’esperienza d’uso. Un’analisi del codice dell’ultima versione dell’app, la 1.2026.062, ha rivelato alcune funzionalità ancora in sviluppo che includono un nuovo sistema di memoria dell’app, miglioramenti nell’editing delle immagini e modifiche all’interfaccia.
Le funzioni non sono ancora attive pubblicamente, ma il loro sviluppo suggerisce che OpenAI stia sperimentando nuove soluzioni per rendere ChatGPT più integrato nell’uso quotidiano su smartphone.
Memoria dell’app e continuità
Una delle novità più interessanti riguarda un nuovo tipo di memoria interna dell’app. ChatGPT possiede già una funzione che permette di ricordare informazioni da conversazioni precedenti, ma la nuova funzione sembra avere un obiettivo diverso.
Gli sviluppatori stanno lavorando a una memoria di stato dell’app, capace di ricordare esattamente cosa stava facendo l’utente prima di interrompere la sessione. Questo significa che anche dopo aver chiuso forzatamente l’app o dopo aver utilizzato altre applicazioni, ChatGPT potrebbe riportare l’utente direttamente al punto in cui aveva interrotto.
Si tratta di un cambiamento pensato soprattutto per chi utilizza l’assistente AI mentre passa continuamente da un’app all’altra, migliorando la continuità del lavoro e riducendo il rischio di perdere il contesto di una conversazione o di un’attività in corso.
Nuovo editor immagini e profilo
Via Android Authority
Le modifiche più evidenti riguardano l’interfaccia di editing delle immagini. Attualmente il processo parte da un prompt testuale che chiede all’utente di descrivere le modifiche da applicare, mentre gli strumenti avanzati sono accessibili tramite un pulsante laterale.
Nel nuovo design in fase di sviluppo, invece, tutto potrebbe partire da un pulsante “Edit”. Dopo averlo premuto comparirebbe il prompt per le modifiche, ma al posto del vecchio sistema di strumenti sarebbe disponibile una serie di scorciatoie dirette.
Via Android Authority
Tra queste compaiono strumenti come l’annotazione sull’immagine, una funzione di selezione e l’opzione Resize, che permette di cambiare rapidamente il formato dell’immagine scegliendo diversi rapporti di aspetto. In ogni caso, la modifica selezionata viene poi elaborata da ChatGPT tramite AI.
Anche la sezione profilo potrebbe ricevere nuove opzioni. Oltre ai dati personali già salvabili nell’app, è stato individuato un nuovo spazio chiamato “Fun facts”, probabilmente pensato per permettere all’AI di conoscere meglio l’utente.
Tra le novità compare anche un pulsante “Generate bio”, che dovrebbe consentire a ChatGPT di creare automaticamente una breve biografia basata sulle informazioni dell’utente. Infine, un piccolo cambiamento riguarda la barra laterale dell’app: invece di aprirsi parzialmente sopra la schermata attiva, la nuova versione potrebbe utilizzare un menu a schermo intero.
Gli Stati Uniti compiono un passo significativo verso una nuova generazione di energia nucleare. La Nuclear Regulatory Commission (NRC) ha autorizzato TerraPower a costruire un nuovo reattore nello Stato del Wyoming, vicino a una vecchia centrale a carbone.
Si tratta della prima autorizzazione rilasciata dalla NRC per la costruzione di un nuovo reattore nucleare negli ultimi dieci anni, un segnale che il settore sta vivendo una nuova fase di sviluppo, spinta anche dalla crescente domanda energetica dei data center e dell’intelligenza artificiale.
Il progetto Natrium
TerraPower, startup fondata nel 2015 da Bill Gates e sostenuta anche da investitori tecnologici come Nvidia, ha sviluppato il reattore Natrium in collaborazione con GE Vernova Hitachi.
L’impianto avrà una capacità di 345 megawatt, una potenza inferiore rispetto alle grandi centrali nucleari tradizionali ma comunque superiore a molti progetti di piccoli reattori modulari (SMR) sviluppati da altre aziende.
La caratteristica più innovativa del Natrium riguarda il sistema di raffreddamento. Mentre la maggior parte dei reattori costruiti negli ultimi cinquant’anni utilizza acqua, questo impianto impiega sodio fuso come liquido refrigerante.
Secondo TerraPower, questa scelta potrebbe aumentare la sicurezza e migliorare l’efficienza del sistema. È inoltre la prima volta da oltre quarant’anni che la NRC approva un reattore commerciale non raffreddato ad acqua.
Energia flessibile per rinnovabili
Un altro elemento distintivo del progetto riguarda il modo in cui il reattore gestisce la produzione di energia. Il sistema utilizza grandi serbatoi isolati per immagazzinare il sodio fuso caldo. In questo modo il reattore può continuare a funzionare a pieno regime anche quando la domanda elettrica è bassa.
Il calore accumulato viene poi utilizzato per produrre energia quando necessario, compensando eventuali cali nella produzione di fonti rinnovabili come eolico e solare. Poiché le centrali nucleari funzionano in modo più efficiente quando operano vicino alla piena capacità, questo sistema di accumulo termico potrebbe ridurre i costi di generazione e rendere il nucleare più competitivo.
Il ritorno dell’interesse per il nucleare
L’approvazione della NRC arriva in un momento in cui l’interesse per l’energia nucleare sta crescendo nuovamente, soprattutto tra le aziende tecnologiche. L’esplosione della domanda di elettricità per data center e infrastrutture di intelligenza artificiale sta spingendo governi e aziende a cercare nuove fonti di energia stabile e a basse emissioni.
Negli ultimi mesi gli investitori hanno riversato oltre un miliardo di dollari nelle startup nucleari, mentre TerraPower ha raccolto complessivamente 1,7 miliardi di dollari, inclusi 650 milioni in un round chiuso a giugno.