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Riscaldamento globale: una nuova analisi rivela un cambiamento inatteso

Dal 2015 il riscaldamento climatico ha messo il turbo secondo diverse analisi e ipotesi sul suo sviluppo. Ci sono analisi recenti che però dicono di guardare anche ai decenni precedenti per capire la situazione di oggi. C’è un riscaldamento globale in accelerazione ma non è un fenomeno di oggi, i conti dovevamo iniziare a farli già nel passato. Uno studio è stato pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, è stato condotto dal climatologo Stefan Rahmstorf e dallo statistico Grant Foster.

Sono loro a evidenziare il 2015 come anno di rottura sul clima, da lì è aumentata la velocità del riscaldamento. Negli ultimi 10 anni, il ritmo Celsius è salito a 0,35 gradi rispetto agli 0,2 degli anni Settanta. C’è anche questa informazione: la curva di aumento delle temperature non è più lineare ma mostra delle inclinazioni verso l’alto. Questo indica non solo un riscaldamento più veloce e continuativo, ma con picchi improvvisi.

I ricercatori hanno utilizzato cinque grandi dataset climatici internazionali per le loro analisi. Nell’elenco troviamo NASA, National Oceanic and Atmospheric Administration, il Copernicus Climate Change Service, che è europeo. Alcune fluttuazioni naturali sono state eliminate per comprendere meglio le tendenze globali del clima, togliendo quindi delle alterazioni temporali. El Niño, ad esempio, eruzioni vulcaniche e attività cicliche del Sole come tempeste radioattive e macchie. I due scienziati della ricerca hanno motivato queste esclusioni e fornito dichiarazioni sui risultati ottenuti.

fluttuazioni naturali causate da El Niño, dalle eruzioni vulcaniche e dal ciclo solare

Il gas serra è il vero problema del riscaldamento globale, più inquinanti finiscono nelle nuvole e più la radiazione solare impatta negativamente sulle temperature

Foster ad esempio parla di rumore statistico da distinguere dalla tendenza reale del riscaldamento: “Il punto cruciale è che sottraiamo queste fluttuazioni naturali note dai dati di misurazione, in modo che il ‘rumore’ casuale diminuisca e il segnale del riscaldamento a lungo termine diventi più chiaro“. Rahmstorf aggiunge: “Per la prima volta, possiamo dimostrare una forte e statisticamente significativa accelerazione del riscaldamento globale dopo il 2015“.

Le cause precise di questa accelerazione non sono ancora completamente chiarite. Si rileva però una diminuzione dell’inquinamento atmosferico, forse frutto delle campagne anti emissioni cittadine e comunque di una minima attenzione al problema della qualità dell’aria. A impattare sulla radiazione solare troviamo fuliggini inquinanti anidride solforosa, che finiscono nelle formazioni delle nubi. Il gas serra è quindi al centro delle osservazioni: se ci sono stati in questi anni anche minimi miglioramenti su questi, bisogna lavorare per renderli globali e incisivi.

Riscaldamento globale: una nuova analisi rivela un cambiamento inatteso è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

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Cometa 3I/ATLAS: una missione è pronta a riscrivere la storia dell’esplorazione

A luglio del 2025, dal Cile con il telescopio spaziale Atlas (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System) si scopre la cometa nota come 3I/ATLAS. Il corpo celeste avvistato dista 4,5 anni luce dal Sole. Ha una traiettoria iperbolica, con questa caratteristica è il terzo corpo interstellare ad essere scoperto, per questo ha come designazione il numero 3I. Ad ottobre 2025 si scopre un fenomeno: con il perielio si è riscaldato e ha attivato una chioma e una coda di gas e polvere.

Il perielio è il momento della traiettoria più vicina al Sole. Com’è fatta questa cometa così vicina alla Terra? Gli scienziati hanno scoperto acqua, anidride carbonica e cianuro. Questa consistenza arricchisce le prove della presenza di acqua su altri pianeti arrivando da impatti o dall’attraversamento di corpi celesti. 3I/ATLAS non sorprende gli scienziati, dicono infatti che ha tutti i tratti tipici di comete che attraversano il Sistema Solare, lo chiamano tutti un visitatore temporaneo.

immagine della cometa 3IATLAS

Velocità e altre caratteristiche di 3I/ATLAS e informazioni sulle missioni ipotizzate e in progettazione per il 2035, SpaceX è coinvolta nel nella costruzione del razzo di futuro lancio

Un tempo però di cui approfittare per accumulare conoscenze sulle comete ma soprattutto sul suo arrivo e ritorno verso lo spazio interstellare. 3I/ATLAS potrà essere seguita anche più lontano, visto che i telescopi di oggi consentono l’osservazione di pianeti e corpi celesti in altri sistemi stellari. La sua traiettoria viene seguita con interesse.

La velocità della cometa è forte, le misurazioni sono: oltre 60 km/s (216.000 km/h o 134.000 mph). Segue un percorso definito retrogrado perché nella direzione opposta all’orbita dei pianeti. Si parla di una missione rendez-vous per 3I/ATLAS con Rosetta. La sua velocità equivale alla cometa 67/P, nella sua orbita si entrò nel 2014.

Con le sonde si possono raggiungere da vicino le comete anche dove è impossibile. 3I/ATLAS, per questo, è una vera sfida. Tra velocità e direzione opposta, raggiungerla non sarà semplice, una difficoltà già annunciata quando ancora si trovava vicino a Giove, nella sua orbita. Gli scienziati comunque ci stanno lavorando; si prospetta un lancio di sonda lontanissimo verso il 2035 con un modello superiore di SpaceX Starship Block 3.

Cometa 3I/ATLAS: una missione è pronta a riscrivere la storia dell’esplorazione è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

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La missione DART della NASA ha cambiato l’orbita di un asteroide attorno al Sole

Nel 2022 la NASA ha compiuto uno degli esperimenti più audaci della storia dell’esplorazione spaziale: schiantare deliberatamente una sonda contro un asteroide. Oggi nuovi studi dimostrano che quell’impatto non ha solo modificato l’orbita del piccolo corpo celeste colpito, ma ha persino alterato il movimento dell’intero sistema asteroidale attorno al Sole.

Secondo i ricercatori del Jet Propulsion Laboratory della NASA, è la prima volta che un oggetto costruito dall’uomo modifica in modo misurabile la traiettoria di un corpo celeste nel Sistema Solare. Il risultato rafforza le speranze degli scienziati che in futuro simili tecniche possano essere utilizzate per difendere la Terra da potenziali asteroidi pericolosi.

L’impatto della missione DART

La missione Double Asteroid Redirection Test, nota come DART, aveva un obiettivo preciso: verificare se una sonda lanciata ad alta velocità potesse deviare la traiettoria di un asteroide. Il bersaglio scelto era Dimorphos, un piccolo “moonlet” largo circa 170 metri che orbita attorno all’asteroide più grande Didymos.

Il sistema non rappresenta alcuna minaccia per la Terra, ma è stato selezionato proprio perché ideale per testare tecnologie di difesa planetaria. Subito dopo l’impatto, gli scienziati avevano già confermato il successo dell’esperimento. Le prime analisi avevano mostrato che la collisione aveva accorciato l’orbita di Dimorphos attorno a Didymos.

Uno studio successivo pubblicato nel 2024 ha quantificato meglio l’effetto: il periodo orbitale di Dimorphos è stato ridotto di circa 33 minuti, mentre la sua traiettoria si è avvicinata a Didymos di circa 36 metri rispetto alla posizione precedente.

Cambiato anche il moto attorno al Sole

La scoperta più recente è ancora più sorprendente. Gli scienziati hanno scoperto che l’impatto non ha influenzato soltanto il piccolo Dimorphos, ma ha alterato il movimento dell’intero sistema binario composto da Didymos e Dimorphos.

I due asteroidi orbitano attorno al Sole ogni circa 770 giorni. Dopo l’impatto della sonda DART, la loro velocità orbitale è cambiata di circa 11,7 micrometri al secondo, equivalenti a circa 4 centimetri all’ora. Si tratta di una variazione estremamente piccola, ma nel contesto astronomico può avere effetti enormi nel lungo periodo.

Come ha spiegato Rahil Makadia, autore principale dello studio, “nel tempo, un cambiamento così piccolo nel movimento di un asteroide può fare la differenza tra un oggetto pericoloso che colpisce il nostro pianeta o lo manca completamente”.

Il risultato rappresenta un passo fondamentale nella ricerca di strategie per la difesa planetaria. Dimostra infatti che la deviazione cinetica, ovvero colpire un asteroide con una sonda ad alta velocità, può essere una tecnica efficace per modificare la traiettoria di un corpo celeste. Con missioni future e osservazioni più precise, gli scienziati sperano di perfezionare questa tecnologia.

La missione DART della NASA ha cambiato l’orbita di un asteroide attorno al Sole è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella

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Stanchezza al mattino: il sonno potrebbe essere il primo segnale di un problema nascosto

C’è una filosofia anche del lavoro e dello studio che è flessibile nei confronti della stanchezza di primo mattino, quella che fa avere sonno anche dopo la classica dormita di otto ore a notte. Si abbraccia la possibilità della diversità energetica, fisica, di resistenza, di fasce giornaliere dove si è produttivi e no.

Quella che stiamo per raccontarvi non è però una filosofia ma le parole di un cardiologo che ha monitorato il cuore per capire il senso di sonno mattutino. Sono i riflessi della bradicardia, la condizione naturale di frequenza molto bassa del cuore nel corso della notte. Quindi, anche il cuore abbassa le energie per il riposo mentre intanto lavorano con costanza ed energia cellule e altri organi.

svegliarsi stanchi

Il cardiologo Himanshi Gupta fa notare che un problema ritenuto comune è in realtà un vero sintomo nel sintomo da segnalare al proprio medico, leggiamo le sue parole e i dati del suo studio

Himanshi Gupta è specialista in cardiologia nel Manipal Hospital di Jaipur. È lui che ha studiato gli effetti della bradicardia sulle persone che si sentono stanche di giorno appena svegli. La diminuzione della frequenza cardiaca è una condizione normale, succede che in alcune persone il livello diventa troppo basso. Questo comporta un non adeguato flusso sanguigno verso gli organi vitali, incluso il cervello. Da qui nasce la sensazione di spossatezza dopo anche un’intera notte di sonno profondo.

Il cuore normalmente batte meno di 60 volte al minuto durante il sonno, una risposta fisiologica naturale quando il corpo è a riposo. Ma se la frequenza cardiaca scende troppo, gli organi e il cervello potrebbero non ricevere un flusso sanguigno adeguato. Questo può mettere il corpo sotto stress e portare a sintomi come affaticamento, vertigini o debolezza anche dopo aver dormito a sufficienza“. Una bradicardia esagerata ha dietro molti fattori: stress, cambiamenti cardiaci, tiroide, squilibri elettrolitici, apnea notturna.

La stanchezza mattutina è il primo sintomo della bradicardia esagerata e dei problemi elencati. Si può benissimo parlare di un sintomo nel sintomo: stanchezza causata da bradicardia, questa conseguenza (sintomo) dei problemi segnalati. La stanchezza mattutina dopo il riposo va segnalata al medico che potrebbe richiedere analisi più approfondite. Monitorate durante il giorno altri segnali come stanchezza che continua, confusione mentale, apatia e difficoltà a concentrarsi.

Stanchezza al mattino: il sonno potrebbe essere il primo segnale di un problema nascosto è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

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Cancro, nuovi batteri ingegnerizzati aprono scenari sorprendenti

L’Università di Waterloo studia batteri che mangiano il cancro per attaccare tumori interni. Stati oncologici profondi che intaccano organi e funzioni vitali, diventando così anche difficili da trattare. Se non possono essere colpiti con chemio e radioterapie, arrivano nuove formulazioni farmacologiche graduali. I batteri in grado di mangiare il cancro sono al momento un trattamento sperimentale; per diventare clinico dovranno rispettare dei passaggi che prevedono test animali e poi umani, fino all’approvazione ufficiale.

Il nuovo approccio ha sfruttato i tumori solidi per sviluppare la nuova cura. Questi stati oncologici sono resistenti e presentano nuclei densi e con poco ossigeno, spesso completamente assente. Questa caratteristica li rende difficili da raggiungere con le cure tradizionali, compresi i trattamenti immunologici. Succede che alcuni pazienti possono trattare il tumore nella parte superficiale, invece le cellule più profonde sopravvivono creando continue recidive anche laddove è stato tolto.

cancro

La creazione del Clostridium sporogenes ingegnerizzato, l’evoluzione di semplici microbi che non amano l’ossigeno in qualcosa di più resistente per abbattere i tumori profondi interni

Le spore batteriche riescono a sopravvivere dove non c’è ossigeno, possono essere introdotte nell’organismo e dirette verso il nucleo del tumore. Lì troveranno nutrienti abbondanti e lo aggrediranno. Il team che ha generato questi batteri ingegnerizzati è composto da diversi specialisti.

Il dottor Marc Aucoin insegna ingegneria chimica e ha spiegato bene come si muovono i nuovi batteri. Sfruttano le condizioni interne del tumore, proliferano come i microbi alla ricerca di nutrienti, il tessuto tumorale viene gradualmente scomposto dall’interno. Il cancro con le comuni terapie viene attaccato dall’esterno, i batteri invece ribaltano la situazione, partono dal nucleo più forte e vanno verso la parte più debole.

I batteri riescono ad entrare dove ci sono cellule più resistenti anche per la mancanza di flusso sanguigno condizionato dall’ossigeno. Il batterio in questione si chiama Clostridium sporogenes, presente nel suolo vive dove non c’è ossigeno. Questa sua caratteristica è anche una sfida per gli scienziati, infatti anche dove trovano piccole quantità di ossigeno muoiono e la terapia si interrompe. Questo limite è stato superato modificando la loro genetica, per questo si parla di microbi ingegnerizzati. Presentano una minima tolleranza all’ossigeno e possono agire dall’interno fino all’esterno dei tumori profondi portando a termine la terapia.

Cancro, nuovi batteri ingegnerizzati aprono scenari sorprendenti è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

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