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Abbinare Twitter e Mastodon

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Sbrigativamente si può dire che Mastodon é un’alternativa a Twitter, ma utilizzare l’uno non significa affatto dover abbandonare l’altro: anzi!

In modo molto semplice é possibile far convivere i due strumenti ottenendo vantaggi da entrambi!

Abbiamo già visto cos’é Mastodon e che dialoga con diverse piattaforme molto diverse fra loro (solo per citarne alcune: Peertube, Pixelfed, Friendica, Hubzilla, Nextcloud, che sono a loro volta paragonabili a YouTube, Instagram, Facebook, Dropbox e iCloud), le quali, assieme, formano una sorta di mega-rete chiamata Fediverso.

Attualmente Mastodon é la piattaforma di maggior successo del Fediverso; nel momento in cui questo articolo viene scritto ha circa 2.175.000 utenti e cresce al ritmo di 18.000 a settimana.

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Numeri ottimi, ma molto distanti da quelli dei social commerciali. Twitter ad esempio ha circa 335 milioni di utenti attivi (a luglio 2018).

Non é un mistero che chi utilizza una certa piattaforma può decidere di passare ad un altra se solo questa presenta caratteristiche migliori o assenti in quella che già conosce.

 

UN DIVERSO PARADIGMA

Qui incontriamo una difficoltà: Mastodon presenta sì delle caratteristiche che su Twitter sono inedite (il livello di privacy dei messaggi, il Content Warning) ma presenta soprattutto un cambio di paradigma nel rapporto coi social che spesso spiazza chi vi si approccia.

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Capire che Mastodon non é UN social, ma un conglomerato di comunità diversissime che decidono volontariamente se interagire tra di loro e come, é un concetto talmente distante dall’immagine di social a cui si é abituati da non esser facilmente capito.

Altro concetto che risulta di non immediata comprensione sono ad esempio le potenzialità di poter creare il proprio server Mastodon con le proprie regole (vorresti un social su cui é vietato parlare di politica e religione? Nessun problema: si può creare un’Istanza Mastodon che abbia questo divieto tra le sue policy e raccogliere utenti che hanno lo stesso approccio)

Si ha difficoltà a capire che un’Istanza é sia un server che una comunità.

Di altrettanta difficile comprensione é che possono crearsi delle reti di Istanze Mastodon completamente scollegate fra loro (Ci sono Istanze piene di nazisti che dialogano solamente fra di loro e che non hanno alcun contatto con Istanze antifasciste).

Non si tratta di cose difficili da capire di per sé, ma risultano difficili a chi conosce solo i più noti social network commerciali centralizzati e non é mai stato esposto all’idea di reti dal funzionamento del tutto diverso. E’un po come il caso della persona che fa sempre lo stesso tragitto e dopo anni gli vien rivelato che a breve distanza esiste un percorso alternativo di cui non aveva mai nemmeno sospettato l’esistenza.

A volte si descrive Mastodon come uno strumento atto a creare comunità chiuse nelle loro filter bubble, senza capire che un’Istanza può avere diversi livelli di apertura e chiusura alle altre: una Istanza/comunità sana, interessata a comunicare apertamente con chiunque che ha tra i suoi princìpi anche dei “no” come ad esempio razzismo e sessismo é cosa diversa da chi vive in una filter bubble.

Al tempo stesso, vi sono alcuni meccanismi di Mastodon che in parte necessitano oggettivamente di qualche miglioramento ed in parte ha senso che risultino un po’ macchinosi, proprio in base alle sue peculiarità (ad esempio la ricerca di utenti su Istanze diverse o l’assenza di trend topic).

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UN’INTERAZIONE PIÚ UMANA

Queste differenze di approccio ai rapporti via social sono certamente interessanti: le caratteristiche di Mastodon tendono a premiare le interazioni umane (l’argomento più discusso su un’Istanza é quello di cui messaggiano tutti e non quello che appare su una classifica di trend topic gonfiata da bot e troll; l’ordine dei messaggi é quello cronologico reale e non viene alterato da algoritmi; si interagisce dialogando; la gamification é ridotta in modo drammatico) pur introducendo alcuni strumenti tipici della comunicazione elettronica (stelline, retweet/boost ecc.).

Si può invece notare che chi proviene da piattaforme commerciali tende spesso a sentire come una mancanza proprio le caratteristiche che rendono la comunicazione meno umana (rincorsa all’hashtag, trend topic, contatori, retweet con commento ecc.)

É sempre illuminante osservare come spesso sulla propria Istanza Mastodon nessuno abbia alcun interesse verso un argomento frivolo che, su Twitter, occupa magari tutti i tweet della giornata.

Qui la cosa può farsi straniante: chi si approccia a Mastodon continuando a ragionare in termini di gamification (ottenere tanti like! centinaia di retweet! inventare una battuta di successo!) probabilmente non ne trarrà molto gradimento perché come abbiam visto su Mastodon tutto é studiato per minimizzare questo tipo di interazione “meccanica”.

Tutto dipende dalla qualità della comunità/Istanza: più gli utenti collaborano a “creare comunità” sulla propria Istanza e meglio questa funziona. Se l’Istanza/comunità é solo un punto d’incontro casuale tra utenti privi di un progetto/idea/interesse comune, allora Mastodon sarà solo un “Twitter un pò diverso”, ma se al contrario v’é un approccio propositivo e di comunità, ecco che le caratteristiche strutturali di Mastodon riveleranno immediatamente tutte le loro potenzialità.

Per esempio, un’Istanza comunitaria può decidere assieme le policy, chi bannare o semplicemente silenziare, come finanziare il server, le attività in comune, quali strumenti aggiungere/personalizzare, come gestire la moderazione…

 

“MA SONO TUTTI DALL’ALTRA PARTE”

Una difficoltà che tocca diversi strumenti informatici alternativi a quelli più diffusi e commerciali é quello dell’omnipresenza di questi ultimi. Se sei su Twitter, insomma, ci pensi due volte a passare ad una piattaforma in cui non troverai i tuoi contatti/follower/amici. Al di là del fatto che ci sono ottimi motivi per mollare a piè pari le piattaforme delle Big Tech Companies, é comprensibile che non tutti siano disposti a fare di punto in bianco un “grande salto”, vuoi per timore, vuoi per oggettiva riduzione dei contatti.

Esistono tuttavia diversi strumenti per far convivere Mastodon e Twitter ottenendo il meglio da entrambi e permettendo una transazione soft!

 

CROSSPOST CON MASTO.DONTE

Masto.donte é un crossposter, ossia uno strumento che permette di sincronizzare il proprio account Twitter col proprio account Mastodon.

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Il funzionamento é semplice: ci si logga con entrambi gli account e lo si imposta come si preferisce! Le opzioni a disposizione sono diverse, ad esempio lo si può impostare perché i post su Mastodon vengano replicati su Twitter ma non da Twitter verso Mastodon, o il contrario, oppure ancora lo si può impostare perché funzioni in entrambi i sensi. Qui ognuno é libero di sperimentare la formula che preferisce.

Ci sono alcuni limiti (le risposte ad altri utenti non possono essere crosspostate ed i boost su Mastodon non vengono twittati) ma i propri post originali possono viaggiare sempre in entrambe le direzioni.

Ci sono anche alcuny bypass: é possibile far sì che messaggi contenenti una certa parola (o un certo hashtag) non vengano mai crosspostati.

(Per i più smanettoni: questo é il repository dell’App, se volete contribuire a migliorarla o modificarla)

 

CROSSPOST CON IFTTT

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IFTTT contiene diversi Applet in grado di crosspostare messaggi da una piattaforma all’altra. Gli Applet sono diversi e conviene provarli direttamente.

 

ACTIVITYPUB.ACTOR

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ActivityPub.Actor é uno strumento ancora in lavorazione (questo il profilo del suo sviluppatore) che si propone di sincronizzare gli account di diverse piattaforme commerciali centralizzate con ActivityPub, il protocollo di comunicazione condiviso dalle piattaforme del Fediverso e dunque anche da Mastodon.

La piattaforma su cui maggiormente viene sperimentato é proprio Twitter, ma tra quelle che gli sviluppatori dicono di voler considerare in futuro vediamo anche Facebook, Instagram, Reddit ecc.

In sostanza ActivityPub.Actor porterebbe i contenuti di questi social nel Fediverso e viceversa, fungendo grossomodo come uno dei bridge già osservati riguardo a Matrix.

Pur essendo uno strumento non ancora funzionante ha già fatto discutere un po’ all’interno del Fediverso, riguardo l’opportunità di accogliere potenzialmente una valanga di contenuti non originali con i quali probabilmente non sarebbe possibile interagire.

 

I VANTAGGI DEL CROSSPOSTING

Uno dei primi vantaggi del crossposting ce l’ha ben presente chi, per un motivo o per l’altro, é stato silenziato/sospeso/bannato da Twitter.

BYPASSARE I BAN DI TWITTER Crosspostando con Mastodon, nel caso di una sospensione si può continuare a comunicare su Mastodon e la propria pagina pubblica di Mastodon con tutti i propri messaggi, rimarrà comunque visibile. Volendo, puoi collegare temporaneamente il tuo account Mastodon ad un account temporaneo di Twitter.

500 CARATTERI Scrivendo su Mastodon puoi avere fino a 500 caratteri (alcune Istanze anche di più). Crosspostando, Twitter mosterà i primi 280 caratteri e per leggere il resto aggiunge il link web al post Mastodon.

THREAD MULTIPLI Un post crosspostato può generare una discussione su Twitter con un certo tono ed una discussione enormemente diversa su Mastodon. A volte il risultato può essere stupefacente!

BACKUP Avere i tuoi post archiviati su un diverso server può essere un modo di backuparli! 😉

Il crossposting può essere visto male nel Fediverso se viene usato in modo unidirezionale e senza interazione. Per intenderci: se stai sempre su Twitter, crossposti su Mastodon ma poi su Mastodon non vieni mai, non interagisci, non rispondi, beh, la cosa é vista molto male perché anche se sei una persona in carne e ossa, così facendo nel Fediverso ti comporteresti come un BOT e certe Istanze potrebbero silenziarti o bannarti.

Tieni conto che per etichetta, nel Fediverso, i BOT si dichiarano per quel che sono. Un account che funge da BOT per un sito postando in automatico i suoi contenuti può svolgere un servizio comodo ma é giusto che gli utenti sappiano che si tratta di un “utente meccanico” cosicché possano agire di conseguenza.

Account di utenti reali che però agiscono solo come BOT sono invece un qualcosa di assai irritante, anche perché spesso collegati ad operazioni di trolling. Se vuoi solo che i tuoi contenuti girino nel Fediverso senza interagire non c’é problema, a patto che ciò sia detto esplicitamente. Nelle preferenze del tuo account Mastodon c’é una casella da spuntare in cui indichi che il tuo account é un BOT e, per maggior chiarezza, non sarebbe male lo segnalassi anche nel nome utente e/o nella bio. Volendo, esiste anche un’Istanza apposita: https://botsin.space/ creata proprio per ospitare solamente account BOT. Così come ogni cosa nel Fediverso, ogni Istanza sceglie come rapportarsi con Botsin Space: chi la blocca, chi la silenzia e chi interagisce senza problemi.

 

CERCHI CHE SI ALLARGANO

Le prime comunità su una piattaforma digitale sono solitamente le comunità degli sviluppatori. Hacker, programmatori e appassionati di tecnologia che si divertono a smanettare su strumenti nuovi, migliorarli, ecc.

In una seconda fase la piattaforma si popola delle prime comunità per cui la piattaforma é stata pensata. Mastodon però da un lato non é pensato per una qualche comunità specifica (per fare un esempio: il social Gab ha delle policy che permettono alle comunità neonaziste di utilizzarla liberamente e dunque si é popolata proprio di neonazisti, alt/right ecc) e dall’altro il suo sviluppatore ha imposto una chiara policy antifascista sul suo server, mastodon.social. Di conseguenza le prime comunità ad aver popolato Mastodon e creato le proprie Istanze hanno avuto una forte componente antifascista.

Una grossa fetta di utenti ed Istanze poi é andata a formarsi grazie agli esuli di Twitter: chi non poteva o voleva interagire rispettandone le policy (utenti giapponesi, appassionati di anime e manga che, per differenze culturali, non potevano interagire su Twitter) comunità che su sui social generalisti perdono più tempo a difendersi da molestie e trollaggio e che han creato le proprie Istanze Mastodon dove han trovato casa (comunità LGBTQ, Furry, ecc).

Col tempo poi sono arrivati anche i nazi ed i fondamentalisti cristiani, che si son fatti le proprie Istanze indipendenti, così come sono arrivati appassionati di erotismo e pornografia transfughi da Tumblr. Ci sono pure Istanze sex-work friendly.

La struttura stessa di Mastodon fa sì che ogni utente e comunità possa scegliere se e come interagire con le altre. Mastodon dunque non é UN social di antifascisti, furry, nazi, sex-worker, anarchici e tecnoilluminati ma un calderone pieno di comunità diversissime che interagiscono o s’ignorano in modi assai variegati, creando reti complesse adatte alle singole comunità.

In questo momento stanno nascendo diverse Istanze dedicate a mestieri specifici come Istanze per avvocati ed educatori. Al tempo stesso stanno nascendo Istanze specifiche per una certa regione.

 

MASTODON IN ITALIA

In Italia le Istanze stanno nascendo nell’ambito di collettivi autonomi, circoli anarchici e centri sociali legati alle città d’origine:

Bologna: https://mastodon.bida.im
Jesi: https://snapj.saja.freemyip.com
Milano: https://nebbia.lab61.org
Torino: https://mastodon.cisti.org

Non mancano alcune Istanze  personali (cioé create solo per ospitare il loro proprietario o poco più) ed un’Istanza generalista attualmente popolata solo da bot commerciali.

Molti utenti italiani tuttavia sono registrati su mastodon.social o in altre Istanze, perlopiù tedesche o francesi, come ad esempio l’assai cosmopolita mastodon.partecipa.

 

PRIMI PASSI E CONVIVENZA CON TWITTER

Cresce dunque l’interesse per lo strumento ed al tempo stesso si affronta la titubanza di chi s’approccia a Mastodon avendo alle spalle solo l’esperienza dei social commerciali ed ha dunque bisogno di un’introduzione ed un avvicinamento lento. Far convivere le due piattaforme con l’uso di un crossposter é probabilmente una formula che in questo senso può aiutare.

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2+2=5 (La muraglia cinese che divide la Louisiana dall’Arizona)

2+2=5

Due più due fa cinque. Bisogna accettarlo: E’COSI’ PERCHE’ LO DICONO TUTTI.

Non importa essersi informati, aver seguito centinaia di lezioni, imparato a memoria le tabelline, ottenuto una laurea in matematica: se ti trovi di fronte due o più persone che sostengono che 2+2=5 tu, che sostieni faccia 4, sei un povero sfigato bastiancontrario in minoranza che “non capisce”.

O peggio: se anziché limitarti a sostenere che “due più due fa quattro e non cinque” hai l’ardire di indicare prove materiali a tuo favore (schemi delle tabelline, testi di matematica ecc), con ogni probabilità verrai tacciato d’esser [ noioso / pesante / arrogante / antipatico / stressante / fondamentalista / troppo rigido ].

ATTENZIONE: qui non si parla di divergenze d’opinioni ma di pura e semplice negazione di fatti.

OPINIONI VS. DESCRIZIONI DELLA REALTA’

Se Gianni sostiene che “il Gran Canyon é più bello della muraglia cinese” e Pinotto che “la muraglia cinese é più bella del Gran Canyon” si tratta di una divergenza d’opinioni, ossia considerazioni personali non misurabili e prive di valore oggettivo.

Se Gianni invece sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” non ci troveremmo più di fronte ad un’opinione personale ma ad una descrizione della realtà che pertanto può esser misurata in gradi di veridicità a seconda della sua maggior o minor capacità di rappresentare coerentemente la realtà conosciuta.

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A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’

Se Gianni sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona“, per dimostrare che la muraglia cinese sta in Cina potresti mostrare fotografie, guide di viaggio, atlanti, documentari, testimonianze di amici cinesi, libri di storia. Ma tutto ciò potrebbe essere inutile.

Non per colpa dei tuoi atlanti o delle tue fotografie. Non per colpa del tuo amico cinese o delle tue guide di viaggio. Ma per colpa di Gianni stesso. Si perché fondamentalmente A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’. Non cerca riscontri oggettivi alle proprie credenze. Non mette in discussione le proprie convinzioni.

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Gianni é talmente abituato a stare nella sua prigione di convinzioni (anche se non é detto ci si trovi poi così comodo) che  la difenderà a spada tratta, percependo come un attacco qualunque cosa potesse anche solo potenzialmente intaccarla. Perché Gianni ha paura ad uscire da quella prigione che conosce benissimo ed in cui sa come muoversi. Ecco che quindi Gianni bollerà tutte le prove in grado di distruggere la sua convinzioni  come “roba noiosa da leggere, poco interessante, di parte e magari anche falsa”.

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Brooks, dopo aver passato l’intera vita in carcere, alla notizia della sua scarcerazione tenta di uccidere un altro detenuto per prolungare la sua stessa prigionia (Le ali della libertà)

UN CRIMINE

Se la stupidità é una condizione sfortunata e pericolosa e l’ignoranza é una condizione risolvibile, la negazione della conoscenza é certamente un crimine.

Negando di affrontare l’evidenza, quindi, Gianni commette un crimine di cui é il solo responsabile.

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COLPA DI GIANNI E DI CHI LO NUTRE

Pur non discolpando Gianni é comunque innegabile che la sua negazione della realtà derivi ANCHE all’humus culturale in cui é immerso. Perché vi sono anche molti altri “Gianni” a cui fa comodo che Gianni stesso resti com’é e fanno di tutto per alimentarlo e stimolarlo con cibi adatti a mantenerlo così.

Come un alcolizzato che fin da giovane é stato spinto a preferire i liquori in base al maggior tasso alcolico e non in base ad un gusto addestrato da corsi da sommelier, a Gianni é sempre e solo stato insegnato a descrivere/descriversi grossolanamente la realtà; più con la pancia che attraverso analisi logica e riscontri oggettivi.

A ciò hanno contribuito l’ambiente in cui é cresciuto, la famiglia in cui ha vissuto, gli amici che si é scelto, gli insegnanti che più l’hanno coinvolto, le cose che ha letto e sentito.

Se Gianni non ha una propensione personale a documentarsi e l’ambiente in cui é cresciuto lo ha abituato a leggere poco e/o a leggere male sarà sicuramente molto più a suo agio nella fruizione di testi che rispondono con semplicità alla sua pancia. Si troverà più a suo agio coi brevi servizi di Striscia la Notizia e con gli schiamazzi populisti che con la lettura di OpenData come dati Istat ed Eurostat o con testi troppo articolati e complessi.

Se poi Gianni si trova in un ambiente particolarmente avverso ai valori di precisione, merito, ricerca, dialogo ed analisi come l’Italia attuale (NB: non che all’estero sia tutto meglio, ma qui gli italici modelli di riferimento stan facendo danni a livelli diversissimi e in tutti i campi) una certa colpa va addossata pure all’humus di cultura popolare italiana.

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HUMUS CULTURAL-POPOLARE ITALIANO

Nell’Italia che legge poco e principalmente i libri acquistabili al supermercato, con almeno un terzo della popolazione dichiarata analfabeta funzionale, in cui l’istruzione scolastica fornisce una preparazione scarsa (rapporto OCSE 2014), con una copertura internet arretrata e conseguente alto analfabetismo digitale, in cui la gente legge più riviste settimanali che quotidiani, e s’informa principalmente attraverso Tv e Social Network, appare chiaro quante difficoltà può trovare il nostro Gianni.

Viste le premesse non stupisce il fatto che il dialogo nazionale vada avanti a colpi di emergenze emotive. Con la spinta degli introiti da grandi numeri e la scusante esteriore della simpatia si é lasciato sempre più spazio ad un tipo di comunicazione eccessiva, semplicistica ed inaccurata.

PROPAGANDA AUTORIGENERANTE

Ogni giorno escono a ritmi frenetici migliaia di articoli, post, commenti, tweet e servizi formanti un flusso mastodontico che investe la persona, la quale ormai si percepisce sempre meno figura che deve cercare le informazioni utili, e più utente raggiunto dalle notizie.

La mole di notizie che investono la persona la obbligano ad impiegare il suo tempo in un’operazione di rapidissima e frenetica scrematura quantitativa dei dati. Per ogni articolo letto per intero sono stati scartati decine e decine di titoli e foto che tuttavia, passando davanti agli occhi della persona vengono letti ed assorbiti.

A causa del gran numero e la rapidità con cui questi brandelli d’informazione passano sotto gli occhi di tutti, DI FATTO l’immaginario popolare viene plasmato più facilmente da immagini come questa che da argomenti che illustrano la realtà scientifica dei fatti (ossia che i migranti che giungono in Italia sono più sani degli italiani stessi):

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(bufala priva di fondamento)


Allarmi di questo tipo vengono lanciati continuamente sui social network per esser visualizzati, rigirati, riportati, riscritti, copiati, rilanciati e, qualora ottenessero un certo successo, fatti proprio da blogger, giornalisti e politici che, per ottenere visibilità/visualizzazioni/consenso rilanceranno con maggior forza.

Il nostro Gianni, dopo aver esser stato raggiunto qualche decina o centinaia di volte da notizie simili avrà sicuramente assorbito il meme “gli immigrati portano l’ebola” e non andrà ad informarsi oltre: se ha già pregiudizi verso gli immigrati avrà già fatto sua quest’idea. Poco importa che sia tutta una balla e la realtà sia esattamente l’opposto (ossia che gli immigrati, più che portare malattie si ammalano quando arrivano in Italia).

Oltre alle bufale vere e proprie circolano allo stesso modo mezze verità, letture parziali dei fatti, esagerazioni gargantuesche ed ipersemplificazioni in un deleterio mix in cui un servizio al telegiornale può parlare di uno scambio di tweet tra un politico ed una soubrette a proposito di un’allarme-bufala lanciato da un blog che ha citato una frase falsa attribuita alla moglie del direttore del telegiornale, scatenando schiere di tifosi da smartphone che si lanciano in battaglie a suon di tweet, post e like a favore o contro la notizia. L’informazione diventa intrattenimento-spettacolo e le diverse opinioni vengono irregimentate in tifo da stadio. La natura stessa dei social network tende a premiare proprio quest’ultimo aspetto, livellando i dialoghi al minimo comun denominatore (tu tiri pietra – io lancio sasso) rendendolo DI FATTO il modo moderno di “dialogare”.

TUTTO QUESTO SENZA MAI VERIFICARE LA VERIDICITÀ’ DELLE AFFERMAZIONI LETTE E SOSTENUTE

La mancata distinzione tra informazione ed intrattenimento crea di fatto una forma di propaganda autorigenerante in cui sono le stesse persone suggestionate ad alimentare unilateralmente ciò che li ha suggestionati riproponendolo e rinnovandolo, distruggendo la distinzione fatta ad inizio di questo articolo, tra opinione e descrizione della realtà.

Ecco come negli ultimi anni il chiacchiericcio del momento é stato preso in ostaggio dai diversi Frame (sempre nuovi perché lo storytelling deve sempre essere fresco e affascinante):

“pericolo lavavetri”, “imprenditori suicidi”, “boom stupri”, “mandiamo a casa la casta”, “Berlusconi innocente”, “Toghe rosse”, “scandalo auto blu”, “Corona incarcerato per una foto”, “i clandestini ci stanno invadendo”, “questo governo non é stato votato”, “ridateci i nostri marò”, “L’Europa ci comanda” oltre a decine e decine di “rivelazioni” mai fatte, “ricerche” irreperibili. Il tutto utilizzando perlopiù un linguaggio urlato a volte cartoonesco,  ma sempre attento più alla forma accattivante che all’attendibilità del contenuto.

Il risultato é l’aver impantanato ogni dialogo nazionale in uno sciocco chiacchiericcio monopolizzato da meme che sostituiscono la realtà dei fatti e che all’orecchio di chi si é preso la briga di documentarsi suonano assurde come  “La muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” o “due più due fa cinque”. Ma guai a negarle! Se ci provassi verresti subito tacciato di essere via via noioso / poco interessante / di parte / arrogante / radical chic / il solito sessantottino / uno dei centri sociali / fascista / anarchico / marziano.

Non c’é che adattarsi. Prendere una pastiglia omeopatica, farsi fare un massaggio shiatsu, chattare su Facebook a proposito di quel post letto di sfuggita e mi ha indignato tanto per poi andare in centro (stando ovviamente lontano tutti i negri per non prender malattie) a comprare quel nuovo prodotto “bio” che tutti dicono faccia benissimo. Ma prima dovrò prelevare dei contanti alla mia banca che sarà certo in mano a degli ebrei.

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