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Esploriamo la TURCHIA nascosta... Il viaggio cambia ancora! Giro del mondo in camper 4x4

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#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1145: Ed eccoci arrivare in Cappadocia. Qui la Turchia cambia nuovamente ed iniziamo non solo ad esplorare ciò che c'è in superficie, ma anche cosa c'è sotto terra e dentro le montagne. Tutto ciò che vedremo è davvero indimenticabile.

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Rise Goes to Washington

“Rise,” the Artemis II zero gravity indicator, is seen sitting on the dais as the Artemis II astronauts speak with congressional staff, Tuesday, May 12, 2026, in Washington.

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THE POOTER - I Farted, Then Stole Her Motorized Cart! | Farting at Walmart w/ Jack Vale

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THE POOTER is back at Walmart and this time things got out of hand. While pranking shoppers with fart sounds, I spotted a girl riding a motorized cart through the candy aisle. When she wasn't looking, I hopped on and took off. We watched her search the entire store for it. Plus tons of hilarious reactions from unsuspecting Walmart shoppers!

GET YOUR POOTER: https://thepooter.com
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TikTok: https://tiktok.com/@jackvale
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The Original Pooter is the #1 viral prank toy in the world. It's a hand operated fart noise maker that creates the most realistic sounds you've ever heard. Nearly 1 million sold worldwide. Made in the USA.

#prank #walmart #funny #farting #thepooter #jackvale #walmartprank #fartprank #comedy #reactions
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Presentazione del libro di Andrea Bagnato «Terra infecta: Disease and the Italian Landscape»

Terra Infecta di Andrea Bagnato (Mack, 2026) è una controstoria dei paesaggi urbani e rurali italiani. Ricostruisce la distruzione delle zone umide venete, le politiche di «risanamento» urbano e spostamenti di popolazione a Napoli e Materia, e il periodo del confinamento in Lombardia durante la pandemia di Covid. Il libro è al tempo stesso una critica dell'igiene come dispositivo di controllo e una raccolta di momenti rivelatori di comunità, guarigione e resistenza.

Il 27 aprile 2026 Bagnato ha presentato Terra Infecta alla libreria Modo Infoshop di Bologna, affiancato da Chiara Davino, architetta e ricercatrice all'Università di Bologna, e Wu Ming 1. Buon ascolto.

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AOTEC è partner internazionale di APMAT2026

APMAT26 rafforza il dialogo tra operatori indipendenti a livello europeo. Tra i protagonisti dell’evento nazionale di Assoprovider ci sarà anche AOTEC, l’associazione spagnola degli operatori locali TLC, punto di riferimento nel panorama europeo delle reti indipendenti. AOTEC riunisce imprese che, come molti associati Assoprovider, portano connettività, fibra, servizi digitali e innovazione nei territori, spesso dove […]

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Tenda è sponsor di APMAT2026

APMAT26 amplia il confronto tra operatori e produttori di tecnologia. Tra gli sponsor dell’evento nazionale di Assoprovider ci sarà anche Tenda, realtà internazionale specializzata nello sviluppo e nella distribuzione di soluzioni per il networking. L’azienda propone un’offerta completa che include router Wi-Fi, sistemi mesh, switch, gateway, soluzioni per reti business ed enterprise wireless, CPE, base […]

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ALEA Soluciones è sponsor di APMAT2026

APMAT26 rafforza il suo respiro internazionale. Tra gli sponsor dell’evento nazionale di Assoprovider ci sarà anche ALEA Soluciones, realtà spagnola specializzata nello sviluppo di soluzioni tecnologiche per operatori TLC, con una lunga esperienza a supporto di ISP, WISP e operatori locali. La presenza di ALEA contribuirà ad arricchire il confronto tra operatori indipendenti italiani ed […]

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SICE Telecom è sponsor di APMAT2026

APMAT26 continua il suo percorso insieme alle realtà che negli anni hanno accompagnato la crescita della community degli operatori di prossimità. Tra gli sponsor dell’edizione 2026 ci sarà anche SICE Telecom, azienda storica del settore TLC specializzata in soluzioni wireless, ponti radio, infrastrutture per WISP e ISP e distribuzione di tecnologie per reti professionali. Da […]

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Vayu: sponsor APMAT 2026

APMAT26 continua a costruire connessioni tra operatori, tecnologie e visioni europee. Tra gli sponsor dell’edizione 2026 ci sarà anche Vayu, realtà italiana specializzata nello sviluppo di software e servizi di consulenza per ISP e WISP, con soluzioni dedicate agli operatori wired e wireless. Un’azienda che negli anni ha sviluppato un approccio fortemente orientato alle esigenze […]

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On. Enzo Amich ad APMAT26: infrastrutture digitali, territori e sovranità tecnologica

APMAT26 ospiterà l’intervento dell’On. Enzo Amich, Deputato della Repubblica, membro della IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati e Presidente dell’Intergruppo parlamentare “Sostenibilità Digitale e Sovranità Tecnologica”. La sua partecipazione assume per Assoprovider un valore particolarmente significativo, perché rafforza un dialogo istituzionale aperto da tempo sui temi delle telecomunicazioni, delle infrastrutture digitali […]

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Gonzalo Elguezabal Ayala ad APMAT26: il confronto europeo con AOTEC

APMAT26 ospiterà l’intervento di Gonzalo Elguezabal Ayala, rappresentante di AOTEC, l’associazione spagnola degli operatori locali di telecomunicazioni. La presenza di AOTEC rappresenta uno dei passaggi più significativi dell’edizione 2026: per la prima volta, il confronto promosso da Assoprovider si apre in modo strutturato al dialogo con una realtà associativa europea molto vicina all’esperienza degli Operatori […]

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José Carlos Oya Ortega ad APMAT26: l’esperienza di 7Play nel mercato telco spagnolo

APMAT26 ospiterà l’intervento di José Carlos Oya Ortega, CEO di 7Play, che porterà all’evento la propria esperienza diretta come Operatore di Prossimità nel mercato spagnolo delle telecomunicazioni. La sua presenza rappresenta un’occasione importante per rafforzare il confronto tra operatori italiani e spagnoli, mettendo al centro esperienze concrete, modelli di crescita, strategie commerciali e sfide operative […]

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Pere Antentas Costa ad APMAT26: l’esperienza di Rede Aberta per le reti territoriali europee

APMAT26 ospiterà l’intervento di Pere Antentas Costa, CEO di Rede Aberta, una delle realtà più interessanti del panorama spagnolo delle telecomunicazioni territoriali. La sua presenza arricchirà il confronto internazionale dell’evento, offrendo agli Operatori di Prossimità italiani l’opportunità di conoscere da vicino un modello di sviluppo fondato su fibra ottica, accesso aperto, copertura delle aree rurali […]

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Antonio Prado ad APMAT26: competenze tecniche al servizio degli Operatori di Prossimità

APMAT26 vedrà la partecipazione di Antonio Prado, Consulente Tecnico di Assoprovider e figura di riferimento nel panorama italiano delle reti e delle infrastrutture Internet. Dottore di ricerca in Computer Science, con un Master universitario di II livello in Innovazione nella Pubblica Amministrazione, Antonio Prado è ricercatore esterno presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di […]

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Livio Morina, Presidente PeeringDB, ad APMAT26

APMAT26 ospiterà l’intervento di Livio Morina, Presidente di PeeringDB e professionista con una lunga esperienza nel mondo delle reti, dell’interconnessione e delle infrastrutture Internet. La sua presenza porterà all’evento un contributo tecnico di grande valore su temi molto concreti per gli Operatori di Prossimità: AS Number, peering, interconnessione, aggiornamento dei dati di rete, visibilità internazionale […]

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Fuga da Big Tech

YouTube, Facebook, Instagram, TikTok: sono le piattaforme social più utilizzate dagli italiani. Social media, e non social network, visto che – come sottolinea Kenobit nel suo nuovo saggio “Assalto alle piattaforme” (Agenzia X) – l’obiettivo è tenerci agganciati a consumare passivamente contenuti multimediali, invece che mobilitarci per creare rete.

App come queste sono infatti caratterizzate dall’apparente gratuità e da un algoritmo esplicitamente progettato per generare dipendenza, stimolando uno scrolling destinato a non finire mai. Lo stesso Aza Raskin, il designer che nel 2006 ha ideato lo scrolling infinito (cioè il caricamento continuo e automatico di nuovi contenuti durante lo scorrimento, senza un punto di arresto naturale), a distanza di 20 anni si è dichiarato pentito della sua invenzione. Inoltre queste piattaforme intrappolano gli utenti in modo che non clicchino su link che rimandano a siti esterni, inibendo così l’uscita dalle piattaforme.

“Il gioco è sempre lo stesso”, scrive Kenobit. “Visto che il profitto delle piattaforme è direttamente proporzionale al tempo che gli dedichiamo, i loro meccanismi sono studiati scientificamente per aumentarlo il più possibile. Produciamo valore quando creiamo contenuti, ma anche quando li consumiamo”.

Per un utente che non cerca altro che intrattenimento, luoghi del genere sembrano l’Eldorado. E invece si tratta, antropologicamente parlando, di veri e propri non luoghi: spazi in cui non si creano connessioni, ma che si attraversano di passaggio per andare da un contenuto a un altro senza che resti all’utente alcun valore aggiunto.

“Se non stai pagando per il prodotto, il prodotto sei tu”, verrebbe da dire, riprendendo le parole rese celebri dal film “The social dilemma”. Ed ecco una delle frasi che Kenobit punta a decostruire nel suo saggio: su queste piattaforme persino chi paga – le aziende e le attività che versano una quota per occupare spazi pubblicitari – è a sua volta un prodotto, perché genera ulteriori dati che le piattaforme raccolgono e sfruttano per arricchirsi vendendoli.

Ma cosa – o meglio chi – sono queste piattaforme? Tra quelle citate, si possono raggruppare Facebook e Instagram (e WhatsApp), del gruppo Meta fondato da Mark Zuckerberg. C’è poi YouTube, proprietà come Google della holding Alphabet Inc., di cui i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, sono ancora i maggiori azionisti e membri del consiglio di amministrazione, detenendo di fatto il controllo dell’azienda, pur non essendo più amministratori delegati.

Meta ha registrato un fatturato di 164,5 miliardi di dollari per l’intero anno 2024, segnando una crescita del 22% rispetto al 2023. Alphabet Inc. ha registrato ricavi annuali record, superando i 400 miliardi di dollari nel 2025, grazie alla crescita della pubblicità. C’è di più: entrambi i colossi hanno espliciti legami con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e sono nella lista BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) per il loro coinvolgimento nel genocidio in Palestina.

Ma se sono così poco etiche perché è tanto difficile abbandonare queste piattaforme? Probabilmente, perché non tutto ciò che avviene sui social è nocivo. Quante amicizie, progetti, idee, iniziative non sarebbero nate o diventate così note se non fosse stato per i social? Kenobit fa l’esempio delle mobilitazioni per la Palestina realizzate dal 7 ottobre 2023 in poi, in cui i social, nonostante le varie dinamiche di shadow ban – cioè di oscuramento della tematica, costringendo talvolta a utilizzare caratteri speciali per parlarne (per esempio scrivendo G4z4 invece di Gaza) – hanno avuto un ruolo fondamentale. Il ruolo dei social è stato centrale anche nella formazione di grandi movimenti di protesta come Fridays For Future, con la nascita di nuclei di attivisti in ogni parte del mondo, o Black Lives Matter, con la condivisione di massa del video della morte di George Floyd e la propagazione delle sue ultime parole “I can’t breathe”.

Il problema è che, sui social, in breve tempo si passa oltre: nuovi contenuti, nuovi trend, nuove cose a cui prestare attenzione, togliendo forza al desiderio e all’urgenza di convergenza e di organizzazione. Tra i limiti dell’attivismo online c’è infatti la necessità di sottostare alle logiche algoritmiche delle piattaforme, con Meta che al contempo blocca la possibilità di promuovere post dal contenuto a sfondo politico o sociale e ne limita anche la diffusione organica, tramite l’impostazione che permette di non visualizzare contenuti politici tra quelli suggeriti nel proprio feed.

Fare attivismo sui social significa inoltre rischiare di scivolare, talvolta senza rendersene nemmeno conto, in quello che viene definito slacktivism, o attivismo da poltrona, cioè un tipo di attivismo che si limita alla condivisione di contenuti sui propri canali, senza che questo gesto si concretizzi in nulla di più radicale o d’impatto.

Inoltre, perché il proprio attivismo cambi le cose, l’obiettivo dev’essere quello di costruire comunità. Appoggiarsi alle piattaforme mainstream significa invece, come scrive Kenobit, “costruire a casa d’altri”, lasciando in mano loro il destino del nostro attivismo ed esponendosi al rischio che post, profili e gruppi vengano cancellati in qualsiasi momento, quasi senza possibilità di replica. “Queste piattaforme non sono democratiche”, scrive sempre Kenobit. Chi crea contenuti rischia, tra l’altro, di diventare schiavo dei numeri, piegandosi a trattare di temi non controversi o divisivi in modo da raggiungere il maggior numero di persone possibili – talvolta finendo per capitalizzare le lotte sponsorizzando prodotti che con queste hanno qualche punto di contatto (magliette, tote bag o oggetti figli, per esempio, del greenwashing). Così facendo, l’attivismo diventa un lavoro da influencer più che da potenziali leader politici.

È possibile cambiare piattaforme?

“Abbiamo davanti una lotta impari, contro un nemico ben fortificato, con risorse economiche e tecnologiche senza precedenti nella storia dell’umanità”, prosegue Kenobit nel saggio. “Non lo prenderemo mai per sfinimento, né possiamo sperare di batterlo sul suo stesso terreno. Le piattaforme possiedono tutto, incluso il campo di battaglia, e se anche riuscissimo a metterle in difficoltà in casa loro potrebbero semplicemente cambiare le regole del gioco. Per lo stesso motivo, anche se usare alcuni dei loro strumenti può avere dei meriti strategici, non possiamo sperare di cambiarle dall’interno. Non può esserci riformismo in una dittatura. La disparità è evidente anche sul fronte della comunicazione, perché le piattaforme, controllando la dimensione digitale, proiettano un’influenza tangibile sul reale”.

Nonostante questa posizione, Kenobit è abilissimo nel fornire alternative valide a ciascuno dei problemi legati alle piattaforme, spiegando con parole comprensibili a tutti che cosa si può fare e perché dovremmo farlo. Per esempio, la proposta di passare al Fediverso come alternativa ai social media mainstream è legata all’eticità dell’utilizzo di un software open source, ovvero il cui codice è consultabile e utilizzabile praticamente da chiunque, invece che chiuso, proprietario e i cui meccanismi sono noti solo a pochi eletti.

Come si legge in “Assalto alle piattaforme” (disponibile gratuitamente anche come audiolibro):

Il software libero si basa su una filosofia completamente diversa. Come suggerisce il nome, è pensato per tutelare la nostra libertà. Nello specifico, quattro libertà:

  • ⁠  ⁠la libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo;
  • ⁠  ⁠la libertà di studiare come funziona il programma e di modificarlo in base alle proprie necessità;
  • ⁠  ⁠la libertà di ridistribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo;
  • ⁠ ⁠la libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio.

Kenobit elenca molti motivi per cui preferire i social del Fediverso a quelli ancora mainstream: tra questi, l’assenza di un algoritmo che determina che cosa mostrare a chi a favore di un feed che rispetta l’ordine cronologico delle pubblicazioni, garantendo a tutti di non perdersi nulla e di dare a ogni contenuto la giusta dignità e diffusione. “L’assenza di pubblicità vanifica la necessità di un algoritmo che seleziona al posto nostro cosa mostrarci”.

Va da sé che è impossibile che il passaggio dai social mainstream al Fediverso sia rapido e collettivo. Per questo, una valida soluzione intermedia consiste nel mantenere i propri profili sui social tradizionali, ma smettendo gradualmente di postare contenuti e utilizzandoli soprattutto, come da tempo fa Kenobit, per sponsorizzare il passaggio ad altre piattaforme.

Più cooperazione e meno competizione

Il controllo che Big Tech può esercitare va però ben oltre le singole piattaforme. Durante una presentazione del libro che si è svolta a Torino, a Radio Blackout, l’11 febbraio 2026, è nato un dibattito sul possesso delle dorsali internet (backbone): infrastrutture fisiche ad altissima capacità, composte da cavi sottomarini in fibra ottica posati sui fondali oceanici. Trasportano oltre il 99% del traffico dati mondiale tra continenti, connettendo reti locali e garantendo la velocità della connessione web.

Già questo aspetto pone un importante problema, perché, anche utilizzando piattaforme alternative a quelle mainstream, ci si continuerebbe ad appoggiare a questo sistema, che resta in buona parte in mano a colossi privati. Le dorsali sono infatti gestite da un consorzio di grandi aziende di telecomunicazioni internazionali, colossi tecnologici (Google, Meta, Amazon, Microsoft) e, in parte, da governi.

In risposta a questa osservazione, Kenobit ha suggerito di cercare il sito di Antennine, che punta a costruire reti comunitarie. Citando il loro blog, “le reti comunitarie sono infrastrutture locali di telecomunicazione create da gruppi di persone (una comunità) per connettersi a Internet e fornire servizi di comunicazione digitale. Sono costruite e gestite come un bene comune, cioè una risorsa prodotta e mantenuta collettivamente, piuttosto che detenuta privatamente, come alternativa alle grandi reti commerciali o statali e ai fornitori di servizi Internet”. Sul sito di Antennine sono presenti le istruzioni per contattare gli organizzatori del progetto e unirsi alla rete. È solo un inizio, che rappresenta però un baluardo di resistenza per ricordarsi che costruire delle alternative è possibile.

Altri esempi internazionali di gestione comunitaria e democratica dell’accesso a internet sono Guifi.net, nata in Catalogna nel 2004 e che punta a costruire una rete dal basso in modo da connettere aree rurali portando la connessione internet laddove non arrivano gli operatori commerciali tradizionali, e Freifunk, nata a Berlino, che ha come obiettivo quello di fornire una rete internet libera e accessibile a tutti.

Un altro tema critico riguarda le conoscenze necessarie per poter usare – o anche solo entrare in contatto – con le piattaforme alternative. È necessaria in primis un’alfabetizzazione digitale, non scontata in un contesto in cui solo il 46% degli italiani possiede competenze di base in quest’ambito, ma anche una coscienza politica tale da problematizzare le piattaforme, oltre a contatti che tramite il passaparola permettano di accedere ad alternative come il Fediverso.

Per fare effettivamente la differenza, c’è insomma prima di tutto bisogno di fare massa critica, scegliere che direzione prendere e costruirla insieme. Come scrive Kenobit, “abbiamo un’occasione imperdibile per rivendicare una dimensione digitale fondata sulla cooperazione invece che sulla competizione”.

L'articolo Fuga da Big Tech proviene da Guerre di Rete.

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Arriva a Milano SOMO – Fiera dedicata interamente al Modernariato

SOMO

Solo Modernariato

23 – 24 maggio 2026

Superstudio Più, Milano

Gli spazi del Superstudio Più ospitano l’unica fiera in Italia dedicata esclusivamente al modernariato,
per un viaggio tra estetica, storia e sostenibilità.

Dopo il successo delle precedenti edizioni, SOMO (Solo Modernariato) compie il grande salto e arriva a Milano. L’appuntamento è per il fine settimana del 23 e il 24 maggio 2026 in Via Tortona 27, cuore pulsante della Milano Design Week, all’interno degli spazi del Superstudio Più.

L’approdo a Milano segna la maturità di SOMO. La scelta della sede non è casuale, portare il modernariato puro in Via Tortona significa infatti rimettere la storia del design al centro del dibattito contemporaneo.

SOMO non è una semplice mostra – mercato, ma è un percorso immersivo nella storia dello stile che evidenzia il meglio di un’epoca che ha ridefinito l’estetica globale.

Tutti i tesori del XX secolo saranno messi in vendita da oltre 70 espositori d’eccellenza provenienti da tutta la penisola, come Curiosità d’altri Tempi, Otomana, Sessantotto, Artime, Officina 84, Stov, Creazioni D’interni per citarne alcuni, che offriranno al pubblico una panoramica unica sulla produzione che va dal secondo dopoguerra agli eclettici anni Ottanta.

In un mondo dominato dal consumo rapido e “usa e getta”, SOMO propone un’inversione di rotta: l’acquisto consapevole. Il modernariato, infatti, è l’antitesi dello spreco: comprare design del XX secolo significa scegliere oggetti dal valore culturale crescente, capaci di unire estetica, utilità e creatività. È l’incontro perfetto tra il fascino del passato e il gusto attuale, dove l’identità dell’oggetto diventa protagonista dell’arredamento.

Ogni pezzo che sarà possibile trovare a SOMO è infatti un frammento di storia pronto a iniziare una nuova vita. Oggetti nati da una fattura artigianale d’altri tempi, progettati per durare, spesso ritenuti significativi in quanto testimonianza dell’evoluzione del design e per questo ancora oggi riscontrano particolare interesse sul mercato dell’arredamento e dell’oggettistica.

Dalla poltrona d’autore, protagonista delle pellicole che hanno fatto la storia del cinema, ai complementi d’arredo capaci di trasformare radicalmente l’identità di un ambiente domestico, ogni oggetto è scelto per la sua capacità di raccontare una storia.

Gli espositori presenti offriranno una vasta gamma di pezzi iconici nati dalla visione dei grandi maestri del design mondiale. Tra le proposte spiccano l’illuminazione d’avanguardia di Artemide, le sedute intramontabili di Luigi Caccia Dominioni, il rigore architettonico degli arredi di Franco Albini e pezzi che nascono dalle visioni rivoluzionarie di Joe Colombo, Le Corbusier e Charles & Ray Eames.

Un tributo non solo ai designer, ma anche ai brand italiani che hanno trasformato idee visionarie in simboli globali, riscrivendo la storia della qualità manifatturiera.

Che si tratti di illuminazione, mobili o piccoli complementi d’arredo, SOMO si propone come il nuovo punto di riferimento per chi cerca l’autenticità in un mercato sempre più standardizzato.

L’alto profilo curatoriale, inoltre, si fonde con una proposta accessibile, capace di emozionare tanto il collezionista esperto quanto il giovane appassionato alla ricerca del suo primo “pezzo vero”.

La storia di SOMO

SOMO prende vita nel 2024 vicino a Bergamo, presso lo Spazio Fase (uno dei simboli più affascinanti di archeologia industriale del territorio), partendo da una profonda riflessione sul panorama del collezionismo attuale: per troppo tempo il modernariato è rimasto confinato in angoli di mercatini generalisti o fiere eterogenee e mai valorizzato come unicità. Il progetto nasce per colmare questo vuoto.

SOMO non è una semplice fiera, ma un’operazione culturale volta a valorizzare ogni singolo pezzo come opera d’arte, creando un’esperienza espositiva senza precedenti che mette in risalto l’identità stilistica e la storia di ogni arredo.

Per informazioni

SOMO – Solo Modernariato

23-24 maggio 2026

Superstudio più

Via Tortona, 27 – 20144, Milano

www.solomodernariato.com

fierasomo@gmail.com

Tel. 3518568819

Instagram @somo_designmarketitaly

Facebook https://www.facebook.com/somodesignmarket    

Ingresso
8,50 euro
Link per acquistare i biglietti
https://qromo.it/q/?t=kvwymc4g


Orari
Sabato: 10 – 19
Domenica: 10 – 18

L'articolo Arriva a Milano SOMO – Fiera dedicata interamente al Modernariato proviene da InfoMilano.news.

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FARTING OUTSIDE WALMART LIVE!!

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Patch Tuesday, May 2026 Edition

Artificial intelligence platforms may be just as susceptible to social engineering as human beings, but they are proving remarkably good at finding security vulnerabilities in human-made computer code. That reality is on full display this month with some of the more widely-used software makers — including Apple, Google, Microsoft, Mozilla and Oracle — fixing near record volumes of security bugs, and/or quickening the tempo of their patch releases.

As it does on the second Tuesday of every month, Microsoft today released software updates to address at least 118 security vulnerabilities in its various Windows operating systems and other products. Remarkably, this is the first Patch Tuesday in nearly two years that Microsoft is not shipping any fixes to deal with emergency zero-day flaws that are already being exploited. Nor have any of the flaws fixed today been previously disclosed (potentially giving attackers a heads up in how to exploit the weakness).

Sixteen of the vulnerabilities earned Microsoft’s most-dire “critical” label, meaning malware or miscreants could abuse these bugs to seize remote control over a vulnerable Windows device with little or no help from the user. Rapid7 has done much of the heavy lifting in identifying some of the more concerning critical weaknesses this month, including:

  • CVE-2026-41089: A critical stack-based buffer overflow in Windows Netlogon that offers an attacker SYSTEM privileges on the domain controller. No privileges or user interaction are required, and attack complexity is low. Patches are available for all versions of Windows Server from 2012 onwards.
  • CVE-2026-41096: A critical RCE in the Windows DNS client implementation worthy of attention despite Microsoft assessing exploitation as less likely.
  • CVE-2026-41103: A critical elevation of privilege vulnerability that allows an unauthorized attacker to impersonate an existing user by presenting forged credentials, thus bypassing Entra ID. Microsoft expects that exploitation is more likely.

May’s Patch Tuesday is a welcome respite from April, which saw Microsoft fix a near-record 167 security flaws. Microsoft was among a few dozen tech giants given access to a “Project Glasswing,” a much-hyped AI capability developed by Anthropic that appears quite effective at unearthing security vulnerabilities in code.

Apple, another early participant in Project Glasswing, typically fixes an average of 20 vulnerabilities each time it ships a security update for iOS devices, said Chris Goettl, vice president of product management at Ivanti. On May 11, Apple shipped updates to address at least 52 vulnerabilities and backported the changes all the way to iPhone 6s and iOS 15.

Last month, Mozilla released Firefox 150, which resolved a whopping 271 vulnerabilities that were reportedly discovered during the Glasswing evaluation.

“Since Firefox 150.0.0 released, they have been on a more aggressive weekly cadence for security updates including the release of Firefox 150.0.3 on May Patch Tuesday resolving between three to five CVEs in each release,” Goettl said.

The software giant Oracle likewise recently increased its patch pace in response to their work with Glasswing. In its most recent quarterly patch update, Oracle addressed at least 450 flaws, including more than 300 fixes for remotely exploitable, unauthenticated flaws. But at the end of April, Oracle announced it was switching to a monthly update cycle for critical security issues.

On May 8, Google started rolling out updates to its Chrome browser that fixed an astonishing 127 security flaws (up from just 30 the previous month). Chrome automagically downloads available security updates, but installing them requires fully restarting the browser.

If you encounter any weirdness applying the updates from Microsoft or any other vendor mentioned here, feel free to sound off in the comments below. Meantime, if you haven’t backed up your data and/or drive lately, doing that before updating is generally sound advice. For a more granular look at the Microsoft updates released today, checkout this inventory by the SANS Internet Storm Center.

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