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Fratelli Graviano: Brancaccio, le stragi del 1993 e i segreti di Cosa Nostra

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Due boss che hanno insanguinato l'Italia intera. I fratelli Graviano — Giuseppe detto "Madre Natura" e Filippo detto "U' Siccu" — hanno guidato il mandamento di Brancaccio nel periodo più feroce di Cosa Nostra, ordinando stragi, omicidi eccellenti e terrorizzando Palermo per anni.

Sotto la loro regia maturarono le stragi del 1993: le bombe di Via dei Georgofili a Firenze, Via Palestro a Milano, San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma. Prima ancora, nel settembre del 1993, fu assassinato Don Pino Puglisi, il parroco che si opponeva alla mafia con le sole armi del Vangelo. Arrestati nel 1994, i Graviano sono tuttora al 41-bis — ma la loro storia non è chiusa.

Cosa trovi in questo video:
✔️ L'ascesa dei fratelli Graviano al controllo del mandamento di Brancaccio a Palermo
✔️ L'omicidio di Don Pino Puglisi: il prete di Brancaccio che sfidò la mafia con il Vangelo
✔️ Le stragi del 1993: le bombe di Firenze, Milano e Roma e il ruolo dei Graviano
✔️ L'arresto a Milano nel gennaio-febbraio 1994 e le condanne all'ergastolo
✔️ Il 41-bis e trent'anni di carcere: cosa sapevano che nessuno ha ancora detto
✔️ Le dichiarazioni esplosive di Giuseppe Graviano nei tribunali italiani: nomi, incontri, trattative

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#ItaliaMistero #MisteriItaliani #DocumentariItaliani #FiGraviano #GiuseppeGraviano #StrageDelBorsellino #DonPinoPuglisi #CosaNostra #Brancaccio #StrageMafia1993

AVVERTENZA
• Questo video è frutto di ricerca giornalistica e utilizza solo fonti pubbliche e accessibili.
• Alcune immagini o brevi spezzoni video sono riprodotti per finalità di cronaca, critica, commento o informazione ai sensi dell'art. 70 LDA.
• Le ricostruzioni hanno esclusivamente scopo divulgativo.
• Non vengono promossi comportamenti contrari alla legge.
• Questo contenuto NON costituisce pubblicità né contiene contenuti sponsorizzati.
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Hackers Used Meta’s AI Support Bot to Seize Instagram Accounts

The Instagram accounts for the Obama White House and the Chief Master Sergeant of the U.S. Space Force were briefly defaced with pro-Iranian images and messages over the weekend, after instructions began circulating on Telegram showing how to trick Meta’s “AI support assistant” bot into resetting account passwords.

A screenshot from a video released on Telegram claiming to show how Meta’s AI customer support bot could be tricked into resetting a target’s password.

On May 31, word began to spread on several Telegram instant message channels that Meta’s AI bot would happily add an email address to an existing account as part of the bot’s standard password reset flow.

A video released on Telegram by pro-Iran hackers claimed to document a remarkably simple exploit that appears to have involved using a VPN connection with an IP address that is in or near the target’s usual hometown, requesting a password reset for the account, and then choosing to chat with Meta’s AI support assistant. From there, the video shows the attacker told the bot to link the account in question to a new email address, after which the bot dutifully sent that address a one-time code that allowed a password reset.

The Telegram account that posted the video also linked to screenshots of pro-Iran images, videos and messages that defaced the hacked Instagram accounts, saying hackers had used the exploit to hijack a number of valuable (read: short) Instagram account names that allegedly have a resale value of more than a half million dollars.

Meta has not responded to requests for comment on the video’s claims, but Meta’s Andy Stone said on Twitter/X that the issue had been resolved and that they were securing impacted accounts. The security blog thecybersecguru.com reports that Meta pushed an emergency patch over the weekend, and clarified that no back end database was breached.

“Instagram has notoriously poor human support infrastructure,” Cybersecguru wrote. “Recovering a locked account – especially a high-value one can take weeks of back-and-forth with an automated ticketing system. Meta’s solution was to deploy a conversational AI layer to handle common recovery workflows: relinking a lost email address, triggering a password reset, verifying account ownership. The assistant, presumably, was supposed to reduce friction for legitimate users stuck in account-access hell.”

Ian Goldin, a threat researcher at Lumen’s Black Lotus Labs, said we’re entering unchartered security territory as more large online platforms start allowing AI chatbots to handle sensitive account recovery requests. Just like human customer support employees can be social engineered into providing unauthorized access to someone’s account, AI bots are equally eager to help and vulnerable to persuasion and trickery, he said.

“AI chatbots create interesting new attack surface, and we’re likely going to see a lot more of these kinds of attacks,” Goldin said.

Securing your various online accounts means taking full advantage of the most secure form of multi-factor authentication (MFA) offered (such as a passkey or security key). In this case, even using the least robust form of MFA that Instagram offers — a one-time code sent via SMS — likely would have blocked the exploit: The hackers who released the video on Telegram said their exploit failed to work against any accounts that had MFA enabled.

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Notte DIFFICILE circondati da UBRIACHI 😵 succede anche questo ⚡️

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#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1152: Arriviamo tardi in un luogo che desideravamo raggiungere quando veniamo fermati da dei locali che ci sconsigliano di fermarci qui. Troppi ubriachi la notte e può diventare pericoloso. Meglio spostarsi. Tuttavia farlo non sarà semplice perché effettivamente la zona sembra piena di resti di potenziali luoghi di ritrovo di alcolizzati

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Aviano, 6 giugno: contro le guerre, il riarmo, le testate nucleari

Un fermo NO alla guerra e a ogni escalation militare si alzerà, con voce unica, sabato 6 giugno davanti alla base USAF di Aviano. Sarà una grande manifestazione nazionale, unitaria e nonviolenta promossa da Anpi, CGIl, Tavolo della Pace, Centro Balducci  e molti altri, a cui come Movimento Nonviolento- Centro territoriale di Pordenone abbiamo  collaborato [...]

L'articolo Aviano, 6 giugno: contro le guerre, il riarmo, le testate nucleari proviene da Movimento Nonviolento.

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Guerra in Ucraina, le bugie sui caduti non bastano

IL LIMITE IGNOTO La propaganda sui numeri: : oltre 600mila morti tra russi e ucraini. (Sabato Angieri, da il manifesto)

La guerra in Ucraina si è trasformata da tempo in un tritacarne, ma per avere un’idea di quanto sia costata in termini di vite umane non ci si può affidare ai dati dei belligeranti. Se considerassimo affidabili i dati ucraini sulle perdite russe, tra morti e feriti inabili al combattimento, saremmo ben oltre il milione e 300mila uomini. Quasi specularmente il ministero della Difesa di Mosca quantifica in 1,5 milioni gli ucraini morti o feriti gravi. Tuttavia, pur non avendo cifre ufficiali, esistono report basati su elenchi di nomi verificati che portano le vittime militari complessive a oltre 600mila uomini.

PER PIÙ DI TRE ANNI i media occidentali hanno aperto le notizie del giorno sull’Ucraina citando le cifre fornite dal ministero della Difesa di Kiev sui caduti russi e azzardando le teorie più apocalittiche sulle sorti dei reparti di Mosca. Le quali, in parte, traggono spunto da un assunto impresso su tutti i manuali di teoria militare: chi attacca subisce perdite molto più alte di chi difende, in un rapporto di circa 3 a 1. Siccome la guerra dei russi è stata tutta offensiva, è scontato e quasi certamente vero che gli uomini di Vladimir Putin alla fine avranno un bilancio complessivo molto più alto della controparte.

QUESTA SETTIMANA Anne Keast-Butler, direttrice della Gchq, l’agenzia di intelligence britannica che si occupa di cyberattacchi ha dichiarato che «quasi 500mila soldati russi sono morti dall’inizio della guerra», ma si tratta di stime su dati classificati. Non come quelli che compongono il report che Mediazona (uno dei principali media dell’opposizione del Cremlino) ha compilato e aggiorna costantemente in collaborazione con Meduza (altro media d’opposizione russo) e la versione russa della Bbc. Al 22 maggio 2026 è stata trovata conferma di 221.206 soldati russi caduti in Ucraina dall’inizio dell’invasione. Di questi 7.147 sono ufficiali. Il dato, considerato il più affidabile al momento, è costruito basandosi sugli annunci delle famiglie sui social network, sui funerali, le comunicazioni funebri, gli elenchi ufficiali (laddove disponibili o in qualche modo scoperti) dell’amministrazione civile e militare. Si legge nella premessa: «abbiamo elaborato una stima basata sulla mortalità maschile in eccesso, utilizzando i dati del Registro nazionale delle successioni. Questo metodo statistico, messo a punto in collaborazione con Meduza, contribuisce a ovviare ai limiti derivanti dal fare affidamento esclusivamente sui decessi riportati dai media» e porta la cifra complessiva stimata a 352mila caduti. Non si tengono in considerazione i feriti, che secondo tutti i rapporti internazionali ammontano a diverse centinaia di migliaia.

IL RAPPORTO consegna uno schema evidente dell’evoluzione del conflitto: «nei primi sei mesi di guerra, quando i combattimenti erano condotti dall’esercito regolare, la fascia d’età compresa tra i 21 e i 23 anni registrava il maggior numero di vittime». Successivamente, con il reclutamento forzato dei carcerati, l’afflusso costante di volontari e l’arrivo dei richiamati delle classi precedenti, si arriva a più di 120mila morti confermati tra i 30 e i 45 anni. Questi numeri ci dicono che la guerra è cambiata: dall’ “operazione militare speciale” dei professionisti delle armi, alla carne da cannone reclutata nelle regioni più lontane e mandata a fare numero. Infatti i morti complessivi sono saliti progressivamente settimana dopo settimana, fino a quintuplicare – in media – nel 2025 rispetto al 2022.

ANCHE LA PROVENIENZA dei defunti è emblematica: le regioni che hanno dato più uomini sono le più remote (e in molti casi povere) con in testa la Baschiria (9473) e il Tatarstan (8408). Tuttavia, dell’intera parte occidentale della Federazione, la regione di Mosca è quella che ha pagato il tributo di sangue più alto (5799, ma su 13 milioni di residenti).

VOLODYMYR ZELENSKY hs fornito per la prima volta delle cifre sui caduti ucraini all’inizio di quest’anno: 55mila. Qualsiasi fonte che non sia il governo di Kiev sostiene che tale cifra non sia aderente alla realtà. Secondo il progetto Ua losses, che sta compilando un report simile a quello di Mediazona ma con meno mezzi e collaborazioni, ad oggi siamo ad almeno 91.559 morti confermati, 95.165 dispersi e 4.454 prigionieri. Stupisce – e questa è una specificità ucraina – che in molti casi le autorità militari preferiscano utilizzare l’etichetta “disperso” invece che dichiarare il decesso di un soldato. Tale pratica, come abbiamo più volte raccontato, porta all’esasperazione le famiglie. Meno specifici i dati del centro studi Usa Csis: tra i 100 e i 140mila caduti e quasi 500mila feriti. Mentre la Bbc parla di 200mila caduti.

I DATI SUI CIVILI, al contrario, sono quasi univoci. Gli ucraini uccisi dai bombardamenti russi sono almeno 16mila e 48mila i feriti (dati Onu). Mentre per quelli russi non si hanno stime esatte anche perché al momento i numeri sono esigui e limitati alla seconda metà del 2025 e al ’26, ovvero da quando i droni ucraini hanno iniziato a colpire regolarmente le regioni a ridosso della frontiera.

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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 6.1 - FIGHT CLUB

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Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
Vuoi inviarci le clip della TUA DASHCAM? Guarda come fare su https://bit.ly/inviavideo
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Hai domande o curiosità? COMMENTA sotto al video oppure CONTATTACI https://bit.ly/contattabdoi
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This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
Do you want to send us the clips of YOUR DASHCAM? See how on https://bit.ly/inviavideo
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Do you have any questions or curiosities? COMMENT below the video or CONTACT US https://bit.ly/contattabdoi

#baddriversofitaly #dashcam #compilation
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2 giugno: celebriamo gli 80 anni della Costituzione italiana 

2 giugno: celebriamo gli 80 anni della Costituzione italiana. Lavoro, diritti, uguaglianza, decentramento, minoranze, indipendenza stato e chiesa, uguaglianza religioni, tutela dell'ambiente biodiversità e ecosistemi, diritto internazionale, ripudio della guerra: sono questi i principi fondamentali su cui si basa la nostra Repubblica. Tra questi non troviamo le armi e nemmeno chi le benedice. E allora [...]

L'articolo 2 giugno: celebriamo gli 80 anni della Costituzione italiana  proviene da Movimento Nonviolento.

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IT Security Guru picks for Infosecurity Europe 2026

With Infosecurity Europe kicking off tomorrow, many of us will be fine tuning our schedules and prepping for the festivities to kick off. The Gurus have been busy collecting a selection of unmissable events to help you plan your trip and ensure you get the most out of your visit. 

Here’s a selection of ones we think you’ll enjoy:

Tuesday Talks

Joanna Mendez, Former CIA Chief of Disguise and author 

The Deception Playbook: Inside the Mind of a CIA Spy

Keynote Stage 

Tuesday, 2nd June @ 10:10 – 10:50 

This keynote explores how the principles of espionage, deception and psychological manipulation underpin many of today’s most effective cyber-attacks. Drawing on her experience as the CIA’s former Chief of Disguise, Jonna Mendez shares compelling real-world lessons on trust, influence and human vulnerability, offering security leaders a fresh perspective on social engineering risks and organisational resilience.

 

Darren Guccione, CEO and Co-Founder, Keeper Security: 

Super-Identities at Machine Speed: Securing the Rise of AI Agents

Cyber Strategies Stage 

Tuesday, 2nd June @10:00 – 10:25

This session explores the growing security risks posed by AI agents as they become increasingly autonomous within enterprise environments. You’ll learn why traditional identity and access controls are no longer sufficient, and gain practical guidance on securing AI agents through least-privilege access, continuous monitoring and governance frameworks that support emerging UK and EU regulations.

 

Nico Hulkenberg, F1 Driver, Audi Revolut F1 Team and Lisa Forte, Partner at Red Goat Cyber Security 

In the Driver’s Seat with Nico Hulkenberg 

Keynote Stage 

12:25-12:45

With around 250 Grand Prix races in his career, Nico Hülkenberg is one of the most experienced drivers in the industry. In cyber security we often draw parallels with the Formula 1 world, as both operate with speed, data, risk and teamwork at extremely high stakes. Join Lisa Forte and Nico as they take to the stage, for this racy unmissable conversation.

 

Mayur Upadhyaya, CEO and Co-founder, APIContext:

Resilience at Machine Speed 

Resilience and Cyber Risk Theatre

Tuesday, 2nd June @ 12:45 – 13:15

This session examines how organisations can improve resilience in increasingly automated, machine-to-machine environments where service failures are often difficult to detect. You’ll learn how to identify modern monitoring blind spots across APIs and third-party services, and how continuous external verification can help spot issues early before they affect customers or business operations. 

 

Matthew Brady, Black Duck: 

Reporting Active Exploits in 24 Hours: Are You Ready for the CRA?

Resilience and Cyber Risk Theatre

Tuesday, 2nd June @ 15:00 – 15:30

This session focuses on how organisations can prepare their vulnerability management and AppSec processes for the Cyber Resilience Act’s strict reporting requirements. Attendees will gain practical insights into the operational, technical and workflow changes needed to detect, verify and report actively exploited vulnerabilities quickly, while improving cross-team collaboration, automation and compliance readiness.

 

Tim Ward, CEO and Co-founder, Redflags, and Daniela Waugh, Head of Information Security, S&W Group:

Intelligent Behaviour Change in the Age of AI

Case Studies Stage

Tuesday, 2nd June @ 14:15 – 14:45

This case study session explores how organisations can drive meaningful, long-term security behaviour change by understanding and influencing how people make decisions in the workplace. You’ll learn practical approaches to reducing human risk, fostering a stronger security culture, and using insights from employee interactions with AI tools to identify emerging risks and shape effective governance strategies.

 

Filigran and Centrica Plc 

From Scattered Insights to Actionable Intelligence: Breaking Team Silos and Turning Indicator Noise to Signal Using AI

Case Studies Stage 

Tuesday, 2nd June @14:40 – 15:05 

This session explores how organisations can make cyber threat intelligence more effective by breaking down security silos and improving the quality of threat data. Through a real-world case study from Centrica, you’ll learn how AI-enhanced intelligence workflows and automated feedback mechanisms can help prioritise threats more effectively, reduce noise, and create a more proactive, intelligence-led security operation.

 

Wednesday Talks

Meera Tamboli, DFIR Analyst at AVEVA

What 500+ Mentoring Calls Taught Me About Confidence in Cybersecurity

Community@Infosec

Wednesday 3rd June, 10:00 – 10:30

This session explores the personal and professional challenges many people face when building a career in cybersecurity, including imposter syndrome, burnout and fear of failure. Through insights gained from mentoring hundreds of cyber professionals, attendees will learn why community, authenticity and support are critical to building confidence, resilience and long-term success in the industry. 

 

Rik Ferguson, Vice President Security Intelligence, Forescout

“Quantum is still far off, we can wait – can’t we?”

Keynote Stage

Wednesday, 3rd June 2026  @ 11:00 – 11:45

This session explains why post-quantum cryptography (PQC) is a migration challenge that organisations need to address today, rather than a future problem to worry about when quantum computers arrive. You’ll learn how long technology refresh cycles can create hidden risks, what steps should be taken now to avoid crypto-agility issues, and how leading industries are preparing for the transition to quantum-safe security.

 

The Cyber Agony Aunts 

The Resiliency Quad: Integrated Framework for Sustaining Human Performance

Community@Infosec

Wednesday, 3rd June @ 13:30 – 14:00

This session introduces the Resiliency Quad, a framework for building sustainable performance through a balanced approach to physical, emotional, technological and developmental resilience. Attendees will gain practical insights into how strengthening these interconnected areas can improve wellbeing, adaptability and long-term effectiveness in both personal and professional settings.

 

Women in Cyber 10 Year Celebrations! 

This year Infosec marks a decade of the Women in Cybersecurity programme with sessions designed to inspire, empower and drive real change. The sessions will explore how women are redefining success in their cybersecurity careers and what’s shifted over the past 10 years. They’ll also highlight how allyship and diverse teams now play a crucial role in strengthening cyber operations. With practical insights, forward looking discussion and a special keynote speaker, this milestone year offers a powerful look at how far the industry has come and what’s next.

 

Cyber Fest 2025 Cyber House Party (Sold Out) | The Fox, Excel | 3rd June | 17:30 – 23:30pm

Cyber House Party is the industry’s biggest fundraising bash, plus you get to hear colleagues, peers, connections show off their DJing skills. Always a blast! AND they’re raising money for the NSPCC. 

 

Thursday Talks

Yemurai Rabvukwa, Senior Cybersecurity Associate and Cyber Careers Influencer, Individual Contributor

Navigating the Imposter Monster as a Cyber Professional

Community@Infosec

Thursday, 4th June 2026 @ 10:00 – 10:30

This keynote explores how cybersecurity professionals can overcome self-doubt by reframing imposter syndrome as the Imposter Monster. Attendees will learn a practical framework for building confidence, managing uncertainty and developing a healthier mindset for personal and professional growth.

 

Peter Coroneos, Founder of Cybermindz 

Human Capability Risk in Cybersecurity: When Defender Burnout Becomes a Control Opportunity

Keynote Stage

Thursday, 4th June 2026 @ 11:00 – 11:35

This session explores the often-overlooked link between human performance and cyber resilience, highlighting how stress, burnout, poor sleep and uncertainty can directly affect the effectiveness of security operations. Attendees will learn how to treat workforce wellbeing as an operational risk factor, using measurable performance data and governance frameworks to strengthen decision-making, improve resilience and maintain the long-term effectiveness of cyber defence teams. 

 

Mo Patel / Phil McGowan, Huntress:

Ditch the Hype on Zero Trust: Take Practical and Actionable Steps to Improve Your Security Posture Today

Deep Dive Stage

Thursday, 4th June 2026 @ 12:30 – 13:15

This session cuts through the hype around Zero Trust, explaining why it is a security strategy rather than a product. You’ll gain a clearer understanding of the core principles behind Zero Trust, how they address modern security challenges, and what organisations should focus on when building a practical Zero Trust architecture based on continuous verification and least-privilege access. 

 

Nasser Arif, Cybersecurity Manager at NHS 

Life Outside of Cyber 

Community@Infosec

Thursday, 4th June 2026 @ 13:30 – 14:00

This session shares the career journey and insights of an award-winning NHS Cyber Security Manager who progressed from volunteer to leading security across multiple NHS Trusts. Attendees will gain perspectives on building positive security cultures, making cybersecurity more accessible and inclusive, and balancing technical expertise with the human side of security. 

 

That’s our take on the hottest line up at Infosec this year, if you do see us at any of the above, say hello!

 

 

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Now You See It; Now You Don't

Remember the old days when you could buy software and they gave you a permanent copy of the files on a shrink-wrapped CD? It was primitive, but at least you knew what you were getting, and you could rest assured that your new purchase would remain in your cupboard until you or one of your heirs decided to throw it away. The new service-based Internet was sold to the public as a convenience, but under the surface, it made consumer decisions even more complicated and challenged our assumptions about what it even means to "buy" or "own."

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In the news: Fedora 44 Gaming Ready; Manjaro 26.1 Preview; Microsoft Issues…

In the news: Fedora 44 Gaming Ready; Manjaro 26.1 Preview; Microsoft Issues Warning About Linux Vulnerability; Is AI Coming to Your Ubuntu Desktop?; Framework Laptop 13 Pro Competes with the Best; Latest CachyOS Features Supercharged Kernel; Kernel 7.0 Is a Bit More Rusty; and France Says "Au Revoir" to Microsoft.

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Pretty in Pink

This image of Westerlund 2 features Chandra X-ray Observatory data (pink) and James Webb infrared data (red, orange, green, cyan, and blue).

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Gu Songfen, pioneering designer of Chinese supersonic fighter jets, dies at 96

Aerodynamics expert Gu Songfen has died at 96. He was the chief designer of China’s J-8 fighter jet family – the first home-grown supersonic fighter jet to counter US high-altitude reconnaissance aircraft. Gu was an academician of the Chinese Academy of Sciences and the Chinese Academy of Engineering as well as a researcher at the Aviation Industry Corporation of China (AVIC). He died in Beijing on Sunday night, according to a statement from AVIC. A farewell ceremony is scheduled for Saturday in...

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Perché il mercato italiano non è pronto per avere troppe varietà di infiorescenze

Negli ultimi mesi sembra di aver perso il conto delle nuove varietà di cannabis medica in arrivo in Italia. Proprio durante Cosmofarma Exhibition (Bologna, 8-10 maggio 2026), un’altra novità: Farmalabor ha annunciato la prossima disponibilità di 2 nuove infiorescenze importate dalla Germania, una al 22% di THC e una al 27% di THC. Quest’ultima, numeri …
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Nine in Ten Security Leaders Concerned About AI-Generated Code Risks as Salt Security Launches New Governance Tool

The rapid adoption of AI coding assistants is creating a new governance challenge for enterprise security teams, according to research released by Salt Security, which found that nine in ten security leaders are concerned about the security risks associated with AI-generated code. The research, AI Coding Assistants and the New Security Challenge, surveyed 100 IT security leaders across the UK and US and highlights the growing tension between software development speed and security oversight.

According to the study, 67% of organisations now report widespread adoption of AI coding assistants across development teams, reflecting how deeply AI has become embedded in modern software engineering practices. However, governance frameworks have struggled to keep pace. While organisations increasingly rely on AI to accelerate development, 38% still depend primarily on manual reviews to assess AI-generated code, a process many security leaders believe is becoming unsustainable.

Among respondents, 29% identified insecure coding patterns as the biggest risk introduced by AI assistants, while 15% cited concerns about generated code failing to align with internal security policies.

The findings mirror wider industry concerns about the quality and security of machine-generated software. According to figures cited by Salt Security, AI coding assistants now generate nearly half of all code written on platforms such as GitHub, while independent research has found that a significant proportion of AI-generated code contains known vulnerabilities.

“AI coding assistants are fundamentally changing how software is built, but governance has not kept pace,” said Roey Eliyahu, CEO and co-founder of Salt Security.

“Most organisations recognise the risks, but many are still trying to manage AI-generated code using security processes designed for a pre-AI world. That approach does not scale. Security leaders need visibility, consistency and embedded governance across the AI-assisted development lifecycle before code volumes become unmanageable.”

The research also revealed that larger enterprises face greater operational complexity as AI adoption grows. Organisations with more than 500 employees were significantly more likely to report challenges around governance consistency, developer overreliance on AI-generated outputs and policy enforcement across distributed development teams.

The findings coincide with the launch of Salt Code, a new addition to the company’s Agentic Security Platform designed to enforce security policies directly within AI coding assistants such as Claude Code, GitHub Copilot, Cursor, Gemini CLI and Codex. Salt Code is designed to move security controls earlier in the software development lifecycle. Rather than relying solely on traditional security testing tools after code has been written, Salt Code applies organisational security policies during code generation itself.

At the heart of the platform is Salt’s Posture Governance Engine, which allows organisations to define security and compliance requirements once and enforce them consistently across code creation, deployment and runtime environments. The platform includes pre-built policy packs covering frameworks such as the OWASP API Top 10, MCP Security Top 10, LLM Security Top 10 and OpenAPI/Swagger compliance.

According to Salt Security, the approach is intended to address what it describes as “security drift”, or the gradual divergence between organisational policies and actual development practices that can occur as AI-generated code volumes increase.

“AI is writing code faster than organisations can govern it, whether that AI is Claude, Gemini, Copilot, or the next tool a developer downloads tomorrow,” Eliyahu said.

“For the first time, security policy travels with the code itself, from the first prompt through every stage of the pipeline and into runtime. Organisations no longer have to choose between the speed AI enables and the security their business requires.”

Industry analysts have argued that governance will become increasingly important as AI-generated code forms a growing share of enterprise software. Salt’s research suggests that organisations are already recognising the challenge, with security leaders expressing concerns that manual review processes are struggling to scale alongside AI-assisted development.

“I regularly point organisations toward Salt because the full Agentic Security Graph is genuinely differentiating. Salt Code is the piece that ties it together,” said Christopher M. Steffen, CISSP, CISA, CCZ, VP of Research, Information Security, Risk and Compliance Management, Enterprise Management Associates. “With code-level context layered onto runtime behaviour, Salt is building a multi-dimensional defence for agentic systems rather than another single-point tool. That is the direction this market needs to move.”

The company is encouraging organisations to focus on improving visibility into AI-generated code, reducing dependence on manual review, standardising secure development practices and treating AI coding assistants as part of the wider software supply chain.

As enterprises continue to embrace AI-assisted development, the findings suggest that the next phase of adoption may be defined less by productivity gains and more by how effectively organisations can govern and secure the code these systems produce.

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Framapetition Error 500

Bonjour à tous,

Avec mon association, nous souhaitons mettre une pétition en ligne. Nous avons fait un “test” en signant nous-même une fois mais, une fois que nous avons cliqué sur le bouton “signer”, une page d’erreur 500 s’affiche et, dans la finalité, la signature n’est pas comptabilisée.

J’ai cru comprendre que cette erreur est déjà arrivée et je voulais savoir comment les autres internautes l’ont résolue ?

Si jamais il y a besoin de changer de site, quelle alternative conseillez-vous ?

En vous souhaitant une bonne journée !!

3 messages - 2 participant(e)s

Lire le sujet en entier

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Can Taiwanese opposition leader pull off balancing act during US trip?

Taiwan’s main opposition leader is due to arrive in the United States late on Monday for a politically sensitive two-week visit expected to attract close scrutiny in Beijing, Taipei and Washington. The Kuomintang delegation, led by the party’s chairwoman Cheng Li-wun, will land on Monday evening local time in San Francisco, where she will visit Taiwanese-American communities and think tanks. She will also travel to Boston and New York before visiting Washington for meetings with political...

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Riparo un Amplificatore ROLAND MICRO CUBE + BONUS Radioascolto #roland #amplifier #guitar #repair

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Fate una DONAZIONE AL CANALE ED ALLA GATTINA!!! https://tinyurl.com/asbesto

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Il video parte con della demenza durante il radioascolto in auto.

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"Qui non devi riprendere": Minacciati dalla gang dei braccialetti i Carabinieri chiamano rinforzi

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Siamo andati a documentare il degrado e l'illegalità in una delle zone più presidiate di Roma: Piazza San Pietro. Ma la situazione ci è sfuggita di mano quasi subito. ⚠️👇

Ci siamo trovati faccia a faccia con la "gang dei braccialetti": non semplici venditori ambulanti, ma una vera e propria organizzazione strutturata militarmente che controlla il territorio. Non hanno paura di nessuno, nemmeno delle forze dell'ordine. Quando hanno visto la telecamera, hanno provato a bloccarci con intimidazioni e minacce, rivendicando il diritto di "lavorare".

Ma come funziona la loro truffa?
La tecnica è sempre la stessa: ti agganciano regalando un gadget e, appena lo prendi in mano, scatta la trappola. Ti pressano, alzano la posta e pretendono banconote, non semplici spiccioli. Molti di loro sono clandestini, già colpiti da decreti di espulsione, pronti a usare la forza (come dimostrano i frequenti regolamenti di conti interni).

La situazione è diventata così tesa che i due Carabinieri presenti in piazza hanno dovuto chiedere rinforzi e scortarci fuori per garantire la nostra incolumità. Una realtà assurda e intollerabile nel cuore di Roma, sotto gli occhi di milioni di turisti.

Lascia un commento: hai mai assistito a scene del genere? 👇
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Le ulteriori risultanze nella condanna Stasi (Parte 2)

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📄 DOSSIER COMPLETO + DOCUMENTI:
https://darksideitalia.it/dossier/anatomia-condanna-stasi/

Questo è il sesto capitolo del dossier sulla condanna Stasi (Parte 2).

La puntata si apre con uno degli indizi richiamati nella sentenza: le ormai note scarpe Frau numero 42, mai ritrovate ma considerate parte del quadro accusatorio.

Da qui passiamo alle cosiddette “ulteriori risultanze”, elementi che non rientrano nell’elenco dei sette indizi principali ma che contribuiscono comunque alla formazione del giudizio.

In questa prima parte ci occupiamo del tema dei presunti graffi sul braccio di Alberto Stasi.

Sette anni dopo l’omicidio, alcuni carabinieri riferiscono di aver notato segni sull’avambraccio dell’imputato il giorno stesso del delitto. Ma quei graffi esistevano davvero? Perché non furono fotografati, verbalizzati o segnalati nell’immediatezza? E come si sono evolute nel tempo le dichiarazioni dei protagonisti di questa vicenda?

Nel video analizziamo:

👉 l’indizio delle scarpe Frau n. 42
👉 la deposizione del brigadiere Pennini
👉 la questione dei presunti graffi
👉 le successive modifiche delle dichiarazioni
👉 il ruolo attribuito a questo elemento nel processo
👉 le contraddizioni emerse negli anni

Nella prossima puntata completeremo l’analisi delle ulteriori risultanze affrontando il tema del DNA subungueale e del movente.

Nuovi capitoli ogni lunedì.

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Re: OpenWebRx, Airspy r2, Raspberry Pi 4

I have recently switched to using an Intel NUC i5.
When compared to the price of a new R-Pi 5, there was no contest and the performance is much better.  The NUC is around twice the physical size of a cased R-Pi and about half the price of a R-Pi5 4Gb.
A good used NUC i5 (or i3) can be had on the famous auction site for not too much money.
If you shop wisely, you can get one with 4 or 8Gb RAM and a 120Gb SSD, most are without a PSU, but a suitable laptop PSU will work fine (they will run from 12v - 19v).
I struck lucky and got a 'barebones' NUC5i5 for under £20 (20GBP) delivered as I had a suitable 4Gb stick of RAM, 120Gb SSD and PSU from a dead laptop - winner!

Nigel, G4ZAL
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La nuova Toyota RAV4 sfiora i 20 km/l: dentro Quattroruote di giugno - VIDEO

Quattroruote di giugno 2026, già disponibile in Digital Edition e in edicola dal 2 giugno, dedica la copertina alla prova della nuova Toyota RAV4: il sesto atto di una delle SUV più apprezzate al mondo riduce la potenza per migliorare ciò che già era al top, i consumi. Inoltre, è più grintosa e pratica di prima.L'editoriale parla del ribaltamento del rapporto tra Europa e Cina nell'industria auto: da semplici "apprendisti", i costruttori del Dragone sono diventati partner e riferimento tecnologico. Tra alleanze, joint venture e scambi di know-how, l'Europa cerca di recuperare velocità e competitività, ma la vera sfida sarà trasformare questa fase in apprendimento reale e non solo in una soluzione temporanea. Per chiudere, un'intervista esclusiva a Kimi Antonelli, l'enfant prodige della Formula 1: dietro quella visiera che sfreccia a 350 all'ora c'è un ragazzo umile, con un sorriso contagioso e la testa sulle spalle. L'abbiamo incontrato a Misano, fresco di consegna della sua nuova Mercedes. Prove su strada Toyota RAV4 La nuova Toyota RAV4, sesto capitolo di un best seller da oltre 15 milioni di unità dal 1994, nella versione full hybrid GR Sport AWD-i mette in evidenza un pacchetto molto equilibrato.A partire dai consumi, che migliorano ancora: nei test certificati del Centro prove la media è di 19,4 km/l, contro i 15,6 del modello 2019. Il powertrain, rivisto e con circa 30 cavalli in meno (185 per la trazione anteriore e 194 per la AWD-i), non penalizza però le prestazioni.Sul piano pratico resta uno dei punti di riferimento della categoria, mentre il salto tecnologico è affidato all'architettura Arene, base di infotainment e ADAS destinati ad aggiornarsi nel tempo tramite OTA. Renault Twingo  La quarta generazione della Renault Twingo nasce da un progetto globale: ideata e disegnata in Francia, prodotta in Slovenia e sviluppata con il contributo di partner tecnici cinesi. La Techno costa 21.100 euro.Tra i punti chiave, lo sviluppo rapidissimo - appena 21 mesi - e un design che richiama l'eredità rétro dopo Renault 5 e Renault 4. Non manca la versatilità tipica del modello, con sedute posteriori scorrevoli e abbattibili e uno sfruttamento intelligente degli spazi in 3,79 metri.Alla guida è agile e sincera: resta piacevole anche se un po' rigida sullo sconnesso e più rumorosa alle velocità sostenute. In città percorre 10,4 km/kWh e raggiunge fino a 321 km di autonomia con la batteria da 27,5 kWh. Jeep Compass La nuova Jeep Compass cresce nelle dimensioni esterne e nello spazio interno, soprattutto per il bagagliaio, guadagnando presenza su strada.Il motore d'ingresso è il tre cilindri 1.2 hybrid da 145 CV, ma i risultati sorprendono: le prestazioni migliorano e i consumi scendono, con una media di 15,8 km/l contro i 13,2 precedenti, mentre in città si sale fino a 16,7 km/l.Solo nelle riprese a pieno carico emerge qualche limite, ma nel complesso la Compass convince per confort, insonorizzazione e frenata. Meno agile nel misto stretto, senza compromettere la sicurezza. Audi RS 5 Avant L'Audi RS 5 Avant fa discutere per il peso, circa 24 quintali, ma alla guida emerge come un limite più percepito che reale.Nonostante i 575 kg in più rispetto alla RS 4 Avant, è più veloce sullo 0-100 (3,3 secondi), frena meglio ed è più efficace in pista. Il lavoro su assetto, carreggiate e trazione integrale con torque vectoring consente una guida molto precisa, con un comportamento che ricorda quello di una trazione posteriore. Peugeot 308 full hybrid vs Volkswagen Golf 2.0 TDI Il confronto oppone la Volkswagen Golf 2.0 TDI da 150 CV alla Peugeot 308 full hybrid da 145 CV.L'ibrida primeggia in città, mentre il diesel mantiene un vantaggio nei percorsi extraurbani e autostradali, pur penalizzato oggi dal costo del gasolio. L'analisi si completa con i dati sui costi di gestione, assicurazione e valore residuo dopo quattro anni.  4R Reloaded: Range Rover Sport La Range Rover Sport, nata nel 2005, continua a rappresentare un punto di riferimento. Oggi, nella versione SV Black da 635 CV, scatta da 0 a 100 km/h in 4,2 secondi e raggiunge i 291,7 km/h, mantenendo un equilibrio raro tra prestazioni elevate e capacità off-road. Riviste da vicino: Mini Countryman JCW La Mini Countryman pesa sempre di più nelle vendite del marchio, arrivando a rappresentare quasi una Mini su due in Italia. La versione C da 170 CV offre buone prestazioni e consumi intorno ai 15 km/l.Positiva la tenuta del valore e la qualità generale, anche se alcuni interventi fai da te risultano poco agevoli. Primo contatto Questo mese abbiamo guidato la Cupra Raval: la nuova spagnola prende il nome dal quartiere più ribelle di Barcellona ed è una piccola elettrica in grado di unire gli opposti: cattiva fra le curve, lussuosa nell'abitacolo. E nella versione VZ, "rende" ancora di più. Anteprime e Autonotizie In arrivo una nuova Hyundai Bayon, completamente ripensata rispetto all'attuale generazione: cambieranno non solo il design, ma anche il posizionamento, con un'integrazione più chiara all'interno della futura gamma ibrida del marchio. Un'evoluzione che riflette l'esigenza di rendere sempre più coerente l'offerta nei segmenti più strategici.Tra le anteprime spicca anche la futura Smart ForTwo, riletta in chiave contemporanea a partire dal prototipo visto al Salone di Pechino. Un appuntamento che, insieme a quello di Shanghai, si conferma il centro nevralgico dell'auto globale: sempre più spesso è qui che i costruttori, europei compresi, svelano modelli destinati non solo alla Cina ma anche ad altri mercati.Dalle analisi delle novità emerse nel salone cinese si colgono chiaramente le principali direttrici di sviluppo, a partire dalla crescita dell'offerta elettrificata e dal rafforzamento nei segmenti urbani e compatti. In particolare, si prepara una vera ondata di SUV compatte, con modelli in arrivo come la nuova Nissan Juke, la Skoda Epiq e la Genesis GV60 Magma, ciascuna con un'identità ben definita.Non manca lo spazio per l'auto da sogno, con la Lamborghini Fenomeno Roadster, né per l'anticipazione del futuro, rappresentata dalla concept firmata BMW per una coupé Alpina con motore V8 non elettrificato. A completare il quadro, un focus sull'idrogeno come possibile alternativa alle elettriche, un approfondimento sulla futura Volkswagen GTI elettrica e una retrospettiva sui colori che hanno segnato la storia dell'automobile. Attualità e Inchieste Nonostante una fase di parziale discesa, i prezzi dei carburanti restano elevati, soprattutto se confrontati con il periodo pre-conflitto e, in particolare, lungo le tratte autostradali. In vista delle partenze estive torna quindi centrale il tema del risparmio di carburante: andare più piano fa davvero risparmiare?Per rispondere non ci siamo fermati alla teoria. Oltre ai dati raccolti in condizioni controllate dal Centro prove, abbiamo replicato uno scenario reale lungo la Milano-Roma, una delle arterie più trafficate d'Italia. Due vetture identiche, stessa configurazione, ma velocità diverse: una a 130 km/h e una a 110. Il risultato consente di valutare non solo i consumi reali, ma anche il compromesso tra tempo di viaggio e spesa, considerando variabili come pressione degli pneumatici e carico.Accanto ai consumi, un'altra indagine mette in luce un fenomeno in crescita: la difficoltà nel conseguire la patente di guida. Nel 2025 il 29,3% dei candidati non ha superato l'esame. Un dato che riflette un cambiamento più ampio: tra i giovani aumenta la quota di chi rimanda o rinuncia, segnale di un rapporto con l'auto che evolve.Sul fronte della sicurezza stradale, resta critica la convivenza tra utenti: oltre 200 ciclisti perdono la vita ogni anno. Un tema che richiama la necessità di un nuovo equilibrio tra mobilità diverse, attraverso infrastrutture adeguate e un cambio culturale.Infine, un fenomeno meno evidente ma in forte crescita: i furti di rame dalle colonnine di ricarica. Non più episodi isolati, ma attività sempre più organizzate, con impatti concreti sulla diffusione delle infrastrutture per la mobilità elettrica. Come richiedere allegati e dossierChi è abbonato a Quattroruote può richiedere gli allegati e i dossier inviando un'email a uf.vendite@edidomus.it, oppure telefonando al numero 02.56568800 (da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 18).
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Abbiamo guidato la Polestar 5: 884 CV e un'anima da GT - VIDEO

Era il 2020 quando Polestar ha presentato la Concept Precept, pronta per il Salone di Ginevra poi cancellato per la pandemia. Non una semplice concept car, ma un vero e proprio manifesto: un "precetto", appunto. Una dichiarazione d'intenti sul futuro della Casa di Göteborg tra sostenibilità, tecnologia e prestazioni elettriche. Ci sono voluti sei anni, ma oggi quella concept è realtà.  Da Göteborg a Dakar Il nostro primo contatto con la Polestar 5 è avvenuto durante una delle tappe del viaggio organizzato dalla Casa svedese per accompagnare la nuova GT elettrica da Göteborg fino a Dakar. Un tour lungo migliaia di chilometri, pensato non solo come operazione di comunicazione, ma anche per dimostrare la vocazione da grande viaggiatrice della 5. Noi abbiamo avuto modo di guidarla sulle strade spagnole. L'identikit della Polestar 5 Parliamo di una berlina-coupé quattro porte lunga 5,08 metri e larga 2,01. Dimensioni impegnative, ma dissimulate dalla linea filante e pulita. La piattaforma su cui nasce è totalmente nuova: si chiama PPA (Polestar Performance Architecture), ed è costruita interamente in alluminio incollato. L'architettura è a 800 Volt e supporta ricariche in corrente continua fino a 350 kW. In condizioni ideali significa passare dal 10 all'80% in circa 22 minuti. La batteria ha una capacità di 112 kWh utilizzabili ed è integrata nel pianale: per questo modello Polestar dichiara un'autonomia nel ciclo Wltp di 674 km per la Dual Motor e 558 km per la Performance, differenza dovuta al fatto che - all'occorrenza - la prima può staccare uno dei due motori. Interessante il lavoro svolto dagli ingegneri svedesi su telaio e dinamica: la distribuzione dei pesi è perfettamente bilanciata, 50:50 tra anteriore e posteriore. Le sospensioni adottano uno schema multilink su entrambi gli assi, e la Performance monta ammortizzatori semi-attivi magnetoreologici. Numeri importanti anche per la potenza: la Dual Motor vanta 748 CV, mentre la Performance arriva a 884 CV e 1.050 Nm di coppia. Tradotto: 0-100 km/h in 3,5 secondi. L'esperienza a bordo di Polestar 5 La prima cosa che si nota entrando nell'abitacolo è la quantità di luce che filtra. Nonostante la linea da coupé e l'assenza del lunotto, il tetto panoramico da 2 mq sopra la testa degli occupanti rende l'ambiente arioso, soprattutto con gli interni chiari dell'esemplare in prova. Poi arriva il classico minimalismo scandinavo: pulito, ordinato, quasi zen, con un'ottima qualità percepita. I sedili Recaro sono avvolgenti ma non scomodi: sono riscaldati, ventilati, massaggianti e dotati di qualsiasi regolazione possibile e immaginabile. Davanti al guidatore troviamo un cruscotto digitale da 9", chiaro e leggibile, mentre l'infotainment da 14,5" richiede un po' di apprendistato. Non esistono tasti fisici, salvo la manopola sul bracciolo centrale. Nessun comando fisicoPraticamente tutte le funzioni dell'auto passano dal display centrale verticale: il sistema, basato su Android Automotive, è rapido, fluido e ben integrato, ma alcune funzioni richiedono troppi passaggi (ma per questo viene in aiuto l'integrazione dei comandi vocali con Gemini AI). Qualche critica anche al volante: i comandi non sono retroilluminati e cambiano funzione in base al menu selezionato. Una soluzione moderna sulla carta, ma poco intuitiva nell'utilizzo quotidiano. C'è tanto spazio, ma la praticità...Qualche perplessità anche sull'aspetto pratico: gli spazi per riporre gli oggetti sono pochi, non molto capienti e manca persino il classico cassetto lato passeggero. Scelte che stridono a bordo di un'auto che nasce come grande viaggiatrice. Molto bene, invece, lo spazio per chi siede dietro: i passeggeri della seconda fila hanno a disposizione parecchi centimetri per le gambe e anche quelli per la testa sono adeguati, nonostante la linea del tetto, grazie alla possibilità di reclinare i sedili. I 365 litri del bagagliaio non impressionano, considerando le dimensioni esterne dell'auto, ma vengono compensati in parte dai 52 litri del doppio fondo e dagli ulteriori 52 del frunk. Come va su strada la Polestar 5 Metto il selettore della marcia in Drive e comincio a macinare chilometri, direzione Siviglia. Emerge subito l'attenzione all'aerodinamica e all'insonorizzazione: doppi vetri, coda tronca e un Cx di 0,24 contribuiscono a creare un ambiente acusticamente ben isolato anche a velocità autostradali. Come sulla 4, anche qui manca il lunotto, sostituito da una telecamera che proietta le immagini nello specchietto centrale: una soluzione esteticamente interessante, ma che richiede qualche chilometro di adattamento. L'aspetto che meno mi ha convinto è l'ottica della telecamera, che restituisce immagini molto "zoomate". Noto invece con piacere che la Casa svedese ha rinunciato a qualsivoglia sound generator o artifizio che simula il motore: la 5 rimane silenziosa, raffinata e coerente con la propria impostazione da granturismo elettrica. Dinamica di guida a puntoAumentando il ritmo emerge il buon lavoro fatto sul telaio: il peso c'è, inevitabilmente, ma viene gestito in maniera sorprendentemente efficace. Gli ammortizzatori semi-attivi magnetoreologici della Performance svolgono un ottimo lavoro: il sistema legge continuamente fondo stradale, trasferimenti di carico e input del guidatore, variando la risposta degli ammortizzatori praticamente in tempo reale. Il risultato è una vettura che riesce a mantenere un ottimo controllo dei movimenti di cassa. La 5 appoggia decisa, compensa bene gli spostamenti di carico e digerisce bene anche i cambi di direzione, considerando la sua mole. Carattere da granturismoConvince anche lo sterzo: non è asettico, il carico volante è ben calibrato e ha una buona progressività. Nei settaggi più sportivi tende a irrigidirsi un po' troppo e il ritorno potrebbe essere più naturale, ma il feeling generale resta positivo, soprattutto considerando i pneumatici anteriori da 255 mm. Tirando le somme, la 5 non vuole essere né una supercar elettrica travestita da berlina, né una sportiva ultra-comunicativa per fare il tempo sul giro: sono materie che non le competono. Il suo ruolo è di granturismo capace di macinare chilometri senza stancare, strizzando l'occhio al piacere di guida. Prezzi e allestimenti di Polestar 5 La Polestar 5 arriverà sul mercato in due varianti: quella d'ingresso è la Dual Motor, forte di 748 CV ed equipaggiata con ammortizzatori passivi classici. Al vertice della gamma troviamo invece la Performance da 884 CV e 1.050 Nm di coppia: oltre alla maggiore potenza, porta in dote gli ammortizzatori semi-attivi magnetoreologici e una diversa ripartizione della coppia tra i due assali. Entrambe condividono la stessa architettura a 800 Volt, così come la batteria da 112 kWh (103 netti). Polestar 5 Dual Motor: 119.800 euro Polestar 5 Performance: 144.800 euro
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Il corpo calcolato

O zempic è il nome commerciale di un farmaco capace di intervenire sui meccanismi della fame e della sazietà. Rallenta lo svuotamento dello stomaco e attenua l’appetito, inducendo a mangiare meno e portando, nel tempo, alla perdita di peso. Nato per il trattamento del diabete di tipo 2, è diventato in pochi anni l’esempio più noto di una nuova classe di farmaci dimagranti, che spostano il controllo del peso dal piano della volontà individuale a quello della regolazione farmacologica. A prima vista questo spostamento alleggerisce la pressione sul singolo, poiché non gli si chiede più di “mangiare meno e muoversi di più”. E tuttavia, sotto questa trasformazione rimane inalterato il modo in cui guardiamo i corpi grandi: corpi sbagliati, sgradevoli, da correggere e da riportare a una norma. Il corpo grasso viene letto ancora una volta come una responsabilità individuale e, prima ancora, come una colpa.

Se è vero che l’obesità è stata accertata come fattore di rischio per molte patologie, è anche vero che nel discorso pubblico si tende spesso a trasformare questa correlazione in un giudizio, non solo estetico ma anche morale, sul corpo e sulla persona. La grassofobia agisce su tre dimensioni: il pregiudizio, ovvero l’idea che i corpi grandi valgano meno, lo stigma, ovvero l’attribuzione di qualità negative alle persone grasse (ingorde, pigre, trasandate), e infine la discriminazione, cioè l’insieme delle barriere e dei comportamenti che tendono a tagliare fuori le persone grasse dalla vita sociale e lavorativa.

Questa dinamica non si distribuisce però in modo uniforme. Negli ultimi anni, soprattutto nei contesti di attivismo anglofono legati al movimento fat acceptance, si sono diffuse categorie informali come mid-size, small fat, mid fat, super fat e infinifat, utilizzate per descrivere differenze interne a ciò che viene spesso trattato come un gruppo omogeneo. Si tratta di etichette non scientifiche, nate per rendere visibile un dato empirico: la grassofobia tende a intensificarsi con l’aumentare della taglia. Chi occupa posizioni più vicine ai modelli corporei socialmente accettati può ancora abitare e attraversare, con qualche attrito, spazi e pratiche pensati per corpi standard; man mano che ci si allontana da questi parametri lo stigma si fa più esplicito e le barriere più escludenti.

Chi è vittima di atteggiamenti grassofobici ha maggiori probabilità di rimandare visite e controlli, di ricevere diagnosi tardive o trattamenti meno adeguati, e più in generale di sviluppare un rapporto problematico con il sistema sanitario. 
Anche senza passare in rassegna i dati che documentano ostacoli e trattamenti peggiori nell’accesso a lavoro, scuola e cure, basta guardare agli oggetti più ordinari per vedere come questa logica si traduca nella pratica: sedili di aerei e lettini di ospedale troppo stretti per ospitare certi corpi, brand di abbigliamento che prevedono solo alcune taglie, bilance non tarate su corpi più pesanti. Qui la grassofobia non passa da un giudizio esplicito ma è inscritta in un progetto che decide silenziosamente quali corpi sono previsti e quali no.

Un’analisi pubblicata sull’International Journal of Obesity nel 2025, basata su oltre un milione di risposte raccolte nel tempo, mostra che atteggiamenti negativi verso le persone obese sono diffusi anche tra i medici e gli operatori sanitari, e in alcuni casi risultano persino più marcati tra chi ha un ruolo diretto nella diagnosi e nel trattamento. Questi atteggiamenti non si presentano necessariamente come ostilità aperta; più spesso prendono la forma di associazioni automatiche legate all’idea che il peso sia una questione di volontà, che il corpo grasso indichi scarso controllo o scarsa adesione alle raccomandazioni mediche.

È un tipo di sguardo che tende a semplificare e che può influenzare il modo in cui si interpreta un sintomo o si costruisce un percorso di cura. Le persone che ne sono vittima hanno maggiori probabilità di rimandare visite e controlli, di ricevere diagnosi tardive o trattamenti meno adeguati, e più in generale di sviluppare un rapporto problematico con il sistema sanitario. Secondo alcune ricostruzioni teoriche l’obesità si sarebbe affermata come categoria clinica all’interno di una cornice grassofobica, che a sua volta affonda le sue radici in una storia ben più lunga, legata al colonialismo e alla morale protestante. Ma per comprenderlo occorre fare un passo indietro.

L’epidemia di obesità
Alla fine degli anni Novanta, un articolo sul Journal of the American Medical Association (JAMA) segnò un punto di svolta nel modo in cui parliamo di corpi grassi. Mettendo in fila i dati raccolti tra il 1991 e il 1998, un gruppo di ricercatori dei Centers for Disease Control aveva registrato un aumento significativo della quota di adulti obesi negli Stati Uniti, dal 12 al 17,9% in soli sette anni, con una crescita in tutti gli Stati, in entrambi i sessi e in quasi tutti i gruppi di età. Il fenomeno non era descritto come una semplice tendenza, ma come un’“epidemia di obesità”.

Nello stigma nei confronti dell’obesità delle narrazioni patologizzanti, la responsabilità veniva scaricata sui singoli e sulle famiglie, secondo una logica che ignorava i determinanti sociali, economici e ambientali delle scelte individuali.
Questa connotazione di allarme e urgenza diventò centrale nella campagna mediatica successiva, anche attraverso la diffusione di grafici che mostravano la progressione del fenomeno anno per anno, come se si stesse seguendo l’evoluzione di un contagio. “Epidemia di obesità” divenne una formula sempre più accreditata, utilizzata come base scientifica per la “guerra all’obesità” che ne conseguì: a partire dagli anni Duemila si diffusero linee guida che fissavano soglie numeriche di “peso sano”, interventi sulle mense e sui programmi di attività fisica nelle scuole, normative più stringenti sulla produzione di bevande zuccherate e sulle pubblicità di junk food.

In diversi Paesi anglofoni circolavano spot che facevano leva sulla paura del futuro e su una struttura narrativa del tipo “what if”: in un video della campagna Strong4Life, per esempio, si ripercorre a ritroso la vita di un uomo colpito da infarto, risalendo fino all’infanzia. Man mano che il racconto procede, ogni passaggio viene associato a gesti come il consumo di bevande zuccherate o la visione prolungata di programmi televisivi, suggerendo che la condizione finale sia il risultato diretto e cumulativo delle scelte fatte nel corso della vita, spesso dentro lo spazio domestico e familiare. In questo genere di narrazioni la responsabilità veniva scaricata sui singoli e sulle famiglie, secondo una logica che ignorava i determinanti sociali, economici e ambientali delle scelte individuali, ovvero tutto ciò che rende difficile cambiare abitudini: lavoro precario, marginalità sociale, costo elevato del cibo più sano, città progettate per le auto, stress cronico.

Al di là dell’intenzione comunicativa, questi spot veicolavano un’equazione che oggi ci sembra quasi ovvia, quella tra il corpo magro e il corpo sano, ma che un tempo era impensabile. Per buona parte del Novecento le principali preoccupazioni sanitarie erano state la malnutrizione, le carenze vitaminiche, le malattie infettive che attecchivano su corpi troppo gracili. All’epoca si riteneva che qualche chilo in più potesse fornire un piccolo margine di protezione e la magrezza era considerata un segnale di malattia e decadenza sociale.

Col passare dei decenni, polmoniti e tubercolosi arretrarono progressivamente grazie al miglioramento delle condizioni igieniche e abitative e allo sviluppo di vaccini e antibiotici. Nello stesso tempo, l’aumento della popolazione anziana e i cambiamenti nello stile di vita (primi fra tutti l’alimentazione industriale e la crescente sedentarietà) spostarono l’attenzione verso le patologie non trasmissibili come l’infarto, l’ictus e il diabete di tipo 2, con lo studio dei relativi fattori di rischio. I medici cominciarono a monitorare le persone per anni, a confrontare nel tempo parametri come il peso, la pressione e la glicemia, a notare che chi pesa di più, in media, si ammala prima di certe malattie croniche. Tra gli anni Settanta e Ottanta il grasso diventò a tutti gli effetti un campanello d’allarme e un problema di salute pubblica, soprattutto nei Paesi anglofoni.

Chi ha un corpo più vicino ai modelli socialmente accettati può ancora abitare e attraversare, con qualche attrito, spazi e pratiche pensati per corpi standard; man mano che ci si allontana da questi parametri lo stigma si fa più esplicito e le barriere più escludenti.
All’inizio degli anni Novanta l’Organizzazione mondiale della sanità si trovò davanti a un problema molto pratico: in ogni Paese si usavano soglie diverse per decidere chi è in sovrappeso e chi no, con risultati difficili da confrontare. Si scelse allora di eleggere a criterio ufficiale l’indice di massa corporea (BMI, Body Mass Index), un indicatore dato dal rapporto tra peso e altezza al quadrato. Sulla base di questo criterio, si suddivideva la popolazione in quattro fasce principali: sotto una certa soglia numerica si parla di sottopeso, in un intervallo intermedio di normopeso, oltre di sovrappeso e ancora oltre di obesità.

Nel 1998 gli Stati Uniti si allinearono a queste soglie e abbassarono il limite tra normopeso e sovrappeso. Così, dall’oggi al domani, milioni di persone che il giorno prima erano considerate nella norma diventarono, per definizione, in sovrappeso. Quando, l’anno dopo, l’articolo del JAMA parlerà di “diffusione dell’epidemia di obesità”, troverà quindi un vocabolario, degli strumenti di misura e un immaginario già pronti ad accogliere quella metafora.

Il BMI: che cosa misura davvero
In origine il BMI non nasce nel campo della medicina e non serve a stabilire se una persona sia sana o malata. Il criterio era stato introdotto nell’Ottocento dal matematico e statistico belga Adolphe Quetelet e poi preso in prestito dalle compagnie assicurative, che lo usavano per calcolare, su grandi numeri, la probabilità di morte associata a determinate caratteristiche fisiche, come il rapporto tra peso e altezza, così da fissare il prezzo delle polizze. Chi si discostava da certi intervalli di peso veniva considerato più costoso da assicurare. Il BMI aveva quindi una finalità statistica e descrittiva, non una finalità clinica. È solo in un secondo momento che questo parametro è stato ripreso dalla medicina per fissare “soglie di normalità”, trasformando una correlazione statistica in un criterio di salute individuale.

Questo slittamento rappresenta un punto decisivo, perché cambia completamente il senso dello strumento: una probabilità statistica più alta in un ampio gruppo di popolazione non significa che qualsiasi persona con un BMI alto morirà prima o sia destinata a una cattiva salute. Il BMI, da solo, non distingue tra muscolo e adipe e non dice nulla su pressione sanguigna, glicemia, livelli di infiammazione, capacità cardiorespiratoria o presenza di malattie. Una persona classificata come “sovrappeso” può avere esami del sangue perfettamente nella norma, fare attività fisica regolare e non avere alcun segnale clinico di malattia. Allo stesso tempo, una persona con un BMI “normale” può avere il diabete o altri problemi di salute. Questo perché l’indicatore non considera il funzionamento dell’organismo, ma esprime solo un rapporto matematico. È proprio in questo passaggio, da criterio statistico a misura di normalità, che il BMI smette di essere solo uno strumento tecnico e diventa parte di un più ampio sistema di valori e significati culturali sul corpo.

L’indice di massa corporea (BMI) in origine aveva una finalità statistica e descrittiva, non clinica. Solo in un secondo momento è stato ripreso per fissare delle “soglie di normalità”, trasformando una correlazione statistica in un criterio di salute individuale.
Oggi la valutazione dell’obesità non si basa più esclusivamente sul BMI, che resta uno strumento di primo screening ma viene considerato insufficiente da solo. Uno dei suoi limiti principali è il fatto di essere tarato su popolazioni molto specifiche, prevalentemente europee. Già nel 2004 un gruppo di esperti convocato dall’Organizzazione mondiale della sanità ha mostrato che, in molti Paesi asiatici, il rischio di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari aumenta a valori di BMI più bassi rispetto alle popolazioni europee, portando alla luce la necessità di proporre soglie differenziate. Nella pratica clinica attuale si adotta (o si dovrebbe adottare) un approccio multifattoriale all’obesità che integra altri indicatori, ad esempio la distribuzione del grasso corporeo e una serie di parametri (fisiologici, come la pressione arteriosa, e metabolici, come la glicemia e il profilo lipidico) che servono a stimare l’impatto reale sulla salute.

La letteratura scientifica recente, inoltre, distingue sempre più chiaramente tra obesità come condizione clinica, quando comporta già un danno funzionale o metabolico, e obesità come fattore di rischio, cioè una condizione che aumenta la probabilità di sviluppare determinate patologie nel tempo senza implicare necessariamente la presenza di malattia in atto. Questa doppia lettura rende il concetto molto più elastico e meno lineare di quanto suggerisca l’uso quotidiano del termine.

La costruzione culturale del sapere medico
Il fatto che la medicina, all’inizio, abbia incorporato il BMI in maniera piuttosto frettolosa e acritica può essere letto come l’esito di un contesto storico-culturale in cui il corpo grasso era già caricato di significati negativi, e in cui queste valutazioni hanno progressivamente colonizzato anche i saperi scientifici. Nel libro Fat Phobia (2022), la sociologa Sabrina Strings presenta l’adozione del BMI da parte della medicina come l’effetto di una genealogia in cui si intrecciano razzismo, religione e gerarchie sociali. Il suo lavoro è spesso citato nei dibattiti contemporanei su body positivity, grassofobia e medicalizzazione del peso, perché mette in discussione l’idea che il discorso medico sul corpo sia neutrale o puramente tecnico.

Nello sguardo coloniale il corpo nero, in particolare quello femminile, viene progressivamente associato all’idea di ingordigia e sensualità incontrollata, mentre per contrasto il corpo bianco viene associato all’idea di misura, controllo e sobrietà.
Un primo elemento di questa storia è la tratta transatlantica degli schiavi, che tra il Sedicesimo e il Diciannovesimo secolo ha visto la deportazione coatta dall’Africa verso le Americhe, di milioni di persone, impiegate poi nelle piantagioni di zucchero, tabacco e cotone e in altre tipologie di lavoro forzato. Per rendere moralmente e politicamente accettabile la tratta degli schiavi era necessario costruire una differenza oggettiva radicale tra chi schiavizzava e chi veniva schiavizzato, in modo da presentare gli schiavi come persone naturalmente inadatte alla libertà e già predisposte, per loro stessa indole, a essere governate. Nasce così il razzismo scientifico: nello sguardo coloniale il corpo nero, e in particolare quello femminile nero, viene progressivamente associato all’idea di ingordigia e sensualità incontrollata, mentre il corpo bianco viene associato per contrasto all’idea di misura, controllo e sobrietà.

Parallelamente, questa contrapposizione viene sostenuta anche dalla diffusione, tra Europa settentrionale e Nord America, della cultura protestante e di una morale religiosa sempre più attenta al controllo del corpo. Nella morale protestante la frugalità e il dominio sugli appetiti diventano una forma di disciplina quotidiana e insieme un segno visibile di virtù e vicinanza allo stato di grazia, mentre il grasso tradisce un’anima dominata dall’eccesso (“gluttonynella letteratura storica e teologica anglofona), spiritualmente povera, lontana da Dio. È dall’incrocio di queste due linee che emerge l’idea che il corpo magro e bianco sia l’unico corpo legittimo, moralmente superiore e “adatto” a rappresentare la nazione. Un’idea che attraversa anche la cultura iconografica e visuale, come testimoniano le raffigurazioni realizzate tra Ottocento e Novecento, che propongono un’immagine esuberante e ipersessualizzata della fisicità femminile nera.

Secondo Strings, dunque, la scelta del BMI come indice dello stato di salute è figlia di secoli di rappresentazioni non neutrali del corpo. Figure citate nel libro, come quella del medico George Cheyne, che racconta la propria “conversione” a una dieta quasi ascetica a base di latte, semi, pane e frutta, ci permettono di riconoscere una certa “parentela”, seppur lontana, con la moderna diet culture: dimagrire non è solo una questione di salute, ma molto più spesso è una questione di status.

Oggi impera una cultura per cui il corpo “riuscito” è quello che elimina o nasconde ogni traccia di sforzo e di fatica: deve comunicare uno stile di vita e una posizione sociale più che raccontare una storia e un processo.
Dentro uno scenario che trasforma il peso corporeo in un segnale di status e valore personale si inserisce, probabilmente, anche il successo di farmaci come Ozempic. Il controllo del peso, oggi, non passa più soltanto dalla disciplina individuale, ma da una scorciatoia che agisce direttamente sui meccanismi biologici, garantendo una gratificazione rapida. Questo spostamento si colloca in una cultura in cui il corpo “riuscito” è quello che elimina o nasconde ogni traccia di sforzo e di fatica: il corpo deve comunicare uno stile di vita e una posizione sociale più che raccontare una storia e un processo. Anche quando la fatica viene rappresentata (basti pensare ai tanti gym content che popolano Instagram e TikTok) non compare quasi mai nella sua forma “grezza” (con tutto ciò che comporta: disordine, sudore, affanno, scompostezza), ma in una forma estetizzata, levigata e controllata.

Il passaggio dal primato della volontà alla regolazione farmacologica del corpo, comunque, non rompe la struttura precedente ma la riorganizza. Intanto perché agisce sul corpo così come si presenta, lasciando intatte le condizioni socioeconomiche che possono averlo plasmato: i ritmi di lavoro che rendono difficile una gestione regolare dei pasti, la struttura dei prezzi che penalizza il cibo fresco a favore di quello industriale, le città disegnate intorno alla mobilità automobilistica, la riduzione progressiva del tempo non assorbito da lavoro e spostamenti, contesti di vita iperstimolanti che favoriscono una relazione impulsiva con il cibo.

E poi perché il corpo magro, adesso più tecnicamente raggiungibile, resta l’orizzonte desiderabile. La differenza principale si sposta sul piano dell’accesso, con nuove forme di esclusione (chi può permettersi il “corpo Ozempic” e chi no) e una rinnovata ossessione per la magrezza come capitale estetico e sociale.

L'articolo Il corpo calcolato proviene da Il Tascabile.

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Khrys’presso du lundi 1er juin 2026

Comme chaque lundi, un coup d’œil dans le rétroviseur pour découvrir les informations que vous avez peut-être ratées la semaine dernière.


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Les articles, commentaires et autres images qui composent ces « Khrys’presso » n’engagent que moi (Khrys).

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In Cina e Asia –

In Cina e Asia – cina usa

I titoli di oggi:

Shangri-La Dialogue: Usa e Cina moderano i toni rispetto al 2025
Gli Usa rafforzano i controlli sui chip AI
Cina, espulsa reporter del NYT. Ritorsione degli Usa su giornalista della Xinhua
Cina, nominata la nuova presidente del principale regolatore finanziario del paese
Cina, condannato a 24 anni l'ex abate del Tempio di Shaolin
Myanmar, Min Aung Hlaing in India per la sua prima visita estera da presidente

L'articolo In Cina e Asia – proviene da China Files.

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How has China’s year-long law enforcement campaign changed local governance?

Beijing has revealed the sweeping scale of a year-long campaign targeting irregular law enforcement against businesses as the country intensified its efforts to discipline local bureaucracies and improve governance. The Information Office of the State Council, China’s cabinet, said in a press briefing on May 21 that the campaign uncovered more than 66,000 problematic administrative law enforcement cases and helped companies to recover 30.7 billion yuan (US$4.5 billion). Authorities said more...

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Cina, Africa e il restringimento dello spazio di Taiwan  

Cina, Africa e il restringimento dello spazio di Taiwan   taiwan africa

Negli scorsi due mesi, tre episodi avvenuti in Africa hanno sottolineato l’attuale posizione di Taiwan nel panorama geopolitico e, più in particolare, l'influenza indiretta della Repubblica Popolare Cinese (RPC) sul processo decisionale dei paesi africani coinvolti. 

L'articolo Cina, Africa e il restringimento dello spazio di Taiwan   proviene da China Files.

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Por qué Irán gana su guerra asimétrica frente a dos potencias nucleares superiores EEUU/Israel – Por Alfredo Jalife Rahme

Por Alfredo Jalife Rahme

El libro del 2005 Cómo los débiles ganan las guerras: teoría del conflicto asimétrico (https://bit.ly/43BOReX), del académico de la Universidad de Chicago y anterior analista de inteligencia militar Ivan Arreguin-Toft, parece constituir el manual de cabecera del agredido gobierno iraní por la superpotencia nuclear EEUU y la mediana potencia nuclear Israel –que goza de la deliberada complicidad del filosionista argentino Rafael Grossi, desacreditado director de la Agencia Internacional de Energía Atómica, quien hace la vista gorda ante los arsenales clandestinos de Netanyahu, quien evade la inspección de la ONU y su firma del Tratado de No Proliferación que EEUU exige en forma asimétrica e inicua a Irán.

En el siglo V a.C., los omnipotentes enviados atenienses –en el célebre Diálogo de los Melios narrado por Tucídides en la Guerra del Peloponeso (https://bit.ly/4akW7j4)– exigieron la capitulación de la isla Melos con la formulación del hiperrealismo político: “Los fuertes hacen lo que pueden y los débiles sufren lo que deben”.

Netanyahu y Trump, ¡2 mil 455 años después! conminaron la misma capitulación perentoria a los iraníes.

En su notable libro Arreguin-Toft arguye en forma persuasiva que las “guerras asimétricas” dependen de la interacción entre las estrategias respectivas del fuerte y el débil, más que del poder material crudo y rudo.

A juicio de Arreguin-Toft, cuando el fuerte y el débil usan estrategias similares suele vencer el primero, mientras que cuando utilizan estrategias opuestas aumentan las probabilidades de una victoria del débil, ya que el endeble vence cuando trastoca la superioridad del fuerte en su propia desventaja política, lo cual implementó al pie de la letra la República Islámica de Irán: “La probabilidad de victoria o derrota en conflictos asimétricos depende de la interacción de las estrategias que usan los actores débiles y fuertes”, ya que “cuando los actores emplean enfoques estratégicos opuestos, los débiles tienen muchas más probabilidades de vencer”.

Arreguin-Toft analiza 197 conflictos asimétricos y alega que los fuertes ganan hasta 75% de los casos en general (cuando los débiles combaten frontalmente contra los fuertes), mientras que, desde la Segunda Guerra Mundial, los débiles logran triunfos mayores a 50% cuando optan por tácticas opuestas (https://bit.ly/4uJZ9FY).Se centra en varios ejemplos desde 1800 que llevan agua a su molino y que van desde la guerra de Vietnam hasta Afganistán, pero que, a mi juicio, hoy no son extrapolables.

El débil gana guerras no porque sea más poderoso, sino porque logra que el poder del fuerte sea políticamente disfuncional, estratégicamente costoso y vulnerable a la atrición.

Dicho de otra forma, la metástasis del impacto geoeconómico/geofinanciero del cierre del estrecho de Ormuz atrapó a EEUU y, por extensión, en su fase declinante a Occidente –según el notable libro La derrota de Occidente (https://bit.ly/4fS6rmd) del galo Emmanuel Todd de hace 2 años–, como bien señaló el presidente Xi frente a su visitante Trump, quien sólo atinó a asentar sin dejar de inculpar de la decadencia de EEUU al binomio Obama/Biden.

Después del derrocamiento espurio del primer ministro soberanista iraní Mohammad Mossadegh (https://bit.ly/4u6J3oy), hace 75 años, pasando por la nacionalista revolución islámica hace 47 años, propongo el teorema más holístico de cuatro puntos diacrónicos: 1.- La singular resiliencia, que no masoquismo malentendido, del martirologio del chiísmo que se condensa en el “síndrome Karbala (https://bit.ly/4a0ZPye); 2.- Sus indetectables misiles hipersónicos que no detentan EEUU ni Israel; 3.- La genial jugada estratégica del cierre del estrecho de Ormuz: yugular geoeconómica/geofinanciera de Trump; y 4.- Su prodigiosa educación científica pública con los primeros sitiales del ranking STEM (Ciencia, Tecnología, Ingeniería y Matemáticas). Amén.

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L'Editoriale di giugno

Trasparenza
Alessio Sacchi, IZ4EFN

Il mondo di oggi ci spinge a considerare la trasparenza non soltanto come una dimensione fisica misurabile – la capacità di lasciar passare la luce – ma anche come un valore etico, culturale e tecnico. Con l’avvento delle tecnologie digitali, degli algoritmi, dei sistemi di intelligenza artificiale e delle infrastrutture dei dati, cresce infatti l’esigenza di comprenderne i processi decisionali, i flussi informativi e la chiarezza delle informazioni.

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Diploma "Marconi Supporters" 2026

Diploma ”Marconi Supporters” 2026

”MARCONI SUPPORTERS” è un diploma radioamatoriale internazionale organizzato dalla Sezione A.R.I. di Fidenza, con il patrocinio della Fondazione Guglielmo Marconi.

Scopo di questo diploma è l’approfondimento storico - biografico di alcune delle persone chiave che, per quanto ancora oggi forse non molto note al grande pubblico, ebbero un ruolo fondamentale nella crescita personale ed affettiva, scolastica e culturale, accademica, scientifica ed infine imprenditoriale di Guglielmo Marconi.

Il diploma dedica ogni mese dell’anno 2026 al nome di una specifica persona “supporter” di Marconi, ed il nominativo speciale della stazione commemorativa abbinata a ciascun mese incorpora un acronimo del nome di questa persona.

Per il regolamento completo cliccare QUI

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