DriveSurge Hijacks Thousands of Sites for ClickFix, FakeUpdate Attacks
Carl Richell, il CEO di System76, ha postato su X una anteprima dell'effetto di COSMIC Frosted Glass, un nuovo effetto per COSMIC Desktop che introduce una trasparenza che ricorda per un certo verso l'effetto Aero introdotto con Windows Vista.
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Clement Lefebvre, patron di Linux Mint, nel suo consueto post mensile, ha annunciato alcune interessanti novità sullo sviluppo di Cinnamon e di Nemo, il file manager della distro.
L'articolo Linux Mint: Nemo diventa più veloce e arriva una nuova app per gli screenshots proviene da Marco's Box.
Il browser Vivaldi compie un passo importante con il rilascio della versione 8.0 desktop, definita dagli sviluppatori come il più grande redesign mai realizzato nella storia del progetto. L’aggiornamento introduce una nuova interfaccia chiamata “Unified”, layout predefiniti per diversi stili di utilizzo e numerose ottimizzazioni dedicate a produttività, personalizzazione e performance. Secondo il CEO e […]
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Mozilla ha annunciato il rilascio della versione 151.0 del browser Firefox, la quale introduce una serie di aggiornamenti significativi riguardanti l'interfaccia utente, i meccanismi di tutela della privacy e svariate ottimizzazioni prestazionali, con un occhio di riguardo a macOS.
L'articolo Firefox 151.0: Aggiornamenti relativi alla privacy, all’interfaccia utente e miglioramenti per macOS proviene da Marco's Box.
Il CD e CS hanno deciso la data per l’annuale Assemblea Generale Ordinaria dei Soci, con l’esposizione di quanto è accaduto nell’anno passato e nei mesi di quello in corso.
L’AGO 2026 si terrà in data 21/06/2026 alle ore 09:00, presso il Circolo ARCI a Stagno, via Curiel, 21.
o Support new "altbridging" workaround in ipmi-sensors.
o Fix exploitable buffer overflows in the following ipmi-oem
commands:
- ipmi-oem dell get-active-directory-config
- ipmi-oem fujitsu get-sel-entry-long-text
https://ftp.gnu.o ... pmi-1.6.18.tar.gz

Am Wochenende vom 6. und 7. Juni 2026 veranstaltet die ARI-Sektion Fidenza die zwölfte Ausgabe der technisch-kulturellen Veranstaltung «Elettra Back On Air».
Die Aktivierung erfolgt mit Unterstützung der Fondazione Guglielmo Marconi direkt von der Villa Griffone in Pontecchio Marconi (Bologna).
Ziel dieses Events ist es, die historische Bedeutung der Yacht «Elettra» international zu würdigen. Das Schiff diente Guglielmo Marconi als schwimmendes Labor, auf dem er fundamentale Experimente zur Funktechnik und zu Mikrowellen durchführte.
Während des gesamten Wochenendes betreiben Funkamateure von ARI Fidenza eine Station in unmittelbarer Nähe des im Museum aufbewahrten Originalkiels der Yacht.
Damit wird die «Stimme» der Elettra symbolisch wiederbelebt, und Funkamateure weltweit erhalten die Gelegenheit, die historische Marconistation zu kontaktieren. Die Aktivierung findet im Rahmen des internationalen «Museum Ships Weekend Event» statt, das jährlich am ersten Juni-Wochenende hunderte von Museumsschiffen weltweit auf den Bändern aktiviert.
Die Funkverbindungen werden unter dem marconianischen Sonderrufzeichen der Station abgewickelt. Weitere Details zum Betrieb und den Log-Abfragen gibt es auf der offiziellen Website von ARI Fidenza.
Published: HB9HGH 2026-06-02 18:40:33
Mediawiki offre la possibilità di inserire formule Tex nelle nostre pagine creando dinamicamente immagini PNG per noi..
Questa pagina vuole richiamare i pacchetti e i principali passi da seguire per far funzionare Tex con MediaWiki in una macchina Slackware. Alla fine presenterò alcune problematiche nell'installzione.
Ghostscript è già incluso in Slackware (ap/ghostscript e ap/ghostscript-fonts-std) ma se siamo in un server minimale potresti avere bisogno di installarlo.
Questa libreria la troviamo all'interno del pacchetto x/fontconfig. E' richesta da ImageMagick.
wget http://www.imagemagick.org/download/ImageMagick-6.7.6-5.tar.bz2
tar xvfj ImageMagick-6.7.6-5.tar.bz2
cd ImageMagick-6.7.6-5
chown -R root:root .
./configure \
--without-x \
--with-png \
--with-freetype \
--with-dps \
--with-gslib
make
make install
ldconfig
Provare a digitare, dalla linea di comando
/usr/local/bin/convert logo: logo.gif
Se viene generato il file PNG tutto funziona come si deve.
wget http://caml.inria.fr/pub/distrib/ocaml-3.12/ocaml-3.12.0.tar.bz2 tar xjf ocaml-3.12.0.tar.bz2 cd ocaml-3.12.0 chown -R root:root . ./configure make make install
Download: http://sourceforge.net/projects/dvipng/
Prerequisiti:
PATH=$PATH:/usr/share/texmf/bin/ export PATH
Ricordare di salvare ciò anche nel profile.
Per evitare problemi nel link di kpathsea configurare come segue
./configure LDFLAGS='-L/usr/share/texmf/lib/' CPPFLAGS='-I/usr/share/texmf/include/' make make install
Senza AMS* alcune formule saranno rese correttamente mentre altre no. Il pacchetto tetex di Slackware contiene già AMS, comunque, nel caso non ce l'avessi:
cd /usr/share/texmf wget ftp://ftp.ams.org/pub/tex/amslatex.zip wget ftp://ftp.ams.org/pub/tex/amsrefs/amsrefs.zip unzip amslatex.zip unzip amsrefs.zip
dovresti trovarlo in /usr/share/texmf/tex/latex/amsmath/amsmath.sty
Cambiare directory dove è installato mediawiki, editare LocalSettings.php e decommentare questo:
$wgUseTeX = true;
cd /path/to/htdocs/mediawiki/math
Prima di compilare, per evitare un parse error, usare il PATH assoluto ovunque all'interno di math/render.ml in questo modo:
let cmd_dvips tmpprefix = "/usr/share/texmf/bin/dvips -q -R -E " ^ tmpprefix ^ ".dvi -f >" ^ tmpprefix ^ ".ps" let cmd_latex tmpprefix = "/usr/share/texmf/bin/latex " ^ tmpprefix ^ ".tex >/dev/null" (* Putting -transparent white in converts arguments will sort-of give you transperancy *) let cmd_convert tmpprefix finalpath = "/usr/local/bin/convert -quality 100 -density 120 " ^ tmpprefix ^ ".ps " ^ finalpath ^ " >/dev/null 2>/tmp/wiki_convert_error" (* Putting -bg Transparent in dvipng's arguments will give full-alpha transparency *) (* Note that IE have problems with such PNGs and need an additional javascript snippet *) (* Putting -bg transparent in dvipng's arguments will give binary transparency *) let cmd_dvipng tmpprefix finalpath backcolor = "/usr/local/bin/dvipng -bg \'" ^ backcolor ^ "\' -gamma 1.5 -D 120 -T tight --strict " ^ tmpprefix ^ ".dvi -o " ^ finalpath ^ " >/dev/null 2>/tmp/wiki_dvipng_error"
Ora compiliamo
make
Provare a mettere dentro una pagina wiki qualcosa come
0
e cerchiamo di vedere cosa succede. Questo è il messaggio di errore più frequente:
Failed to parse (PNG conversion failed; check for correct installation of latex, dvips, gs, and convert)
Controlliamo se gli eseguibili sono nel path:
# ls -lH `which gs` `which latex` `which dvips` `which convert` -rwxr-xr-x 1 root root 5977916 2008-12-05 23:36 /usr/bin/gs* -rwxr-xr-x 1 root root 23410 2010-11-21 15:22 /usr/local/bin/convert* -rwxr-xr-x 1 root root 209308 2007-06-28 04:51 /usr/share/texmf/bin/dvips* -rwxr-xr-x 1 root root 1010984 2007-06-28 04:51 /usr/share/texmf/bin/latex*
Abilitiamo il log degli errori. Inserire una linea come questa in LocalSettings.php
$wgDebugLogFile = "/tmp/wiki.log";
Apriamo questo file e cerchiamo una riga come questa ;
TeX: ./math/texvc '/path/to/htdocs/mediawiki/images/tmp' '/path/to/htdocs/mediawiki/images/tmp' '0' 'UTF-8' 'transparent' TeX output: Ccfcd208495d565ef66e7dff9f98764da0 0 ---
Cerchiamo ora di eseguire il comando texvc dalla linea di comando come utente apache:
cd math sudo -u apache ./texvc '../images/tmp' '../images/tmp' '0' 'UTF-8' 'transparent'
a controlliamo il PNG nella cartella images/tmp. Se si ottiene ancora un parse error, si ricontrolli il path assoluto in math/render.ml, e si ricompili. E si rileggano le referenze indicate.
Ecco come ho installato mod_tls (ftpes) e mod_sftp in proftpd. I miei tentativi di farli convivere in due demoni separati sono tutti falliti, giacchè ho registrato errori nel trasferimento che sono spariti solo quando ho provato a caricare mod_tls o mod_sftp a turno.
Questi i miei test sulla velocità (per la verità un po' frettolosi). ftpes sembra un pochino più veloce in modalità upload:
ftpes
upload: circa 22.4 K/s
download: più di 800 K/s
sftp
upload circa 18.2 K/s
download: più di 800 K/s
./configure \
--prefix=/usr/local \
--without-pam --disable-auth-pam \
--enable-openssl \
--with-modules=mod_ratio:mod_readme:mod_sftp:mod_tls
ftpes.conf# common stuff goes here
Include /usr/local/etc/proftpd/proftpd.conf
<IfModule mod_tls.c>
TLSEngine on
PassivePorts 49152 65535
#MasqueradeAddress 012.345.678.901 # se il server e' dietro un firewall
TLSLog /var/log/proftpd/tls.log
TLSProtocol SSLv23
# Require protection on the control channel, but reject protection of the data channel
TLSRequired ctrl+!data
TLSRSACertificateFile /usr/local/etc/ssl/certs/proftpd.pem
TLSRSACertificateKeyFile /usr/local/etc/ssl/certs/proftpd.pem
TLSVerifyClient off
TLSRenegotiate none
</IfModule>
sftp.conf# common stuff
Include /usr/local/etc/proftpd/proftpd.conf
<IfModule mod_sftp.c>
SFTPEngine on
SFTPLog /var/log/proftpd/sftp.log
Port 22
SFTPHostKey /etc/ssh/ssh_host_rsa_key
SFTPHostKey /etc/ssh/ssh_host_dsa_key
SFTPCompression delayed
MaxLoginAttempts 6
</IfModule>
Infine avviare il demone richiamando il file di configurazione desiderato:
/usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/ftpes.conf # se si vuole ftpes /usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/sftp.conf # se si preferisce sftp
Non avviarli mai insieme.
proftpd.confServerType standalone
UseReverseDNS off
DeferWelcome off
Port 21
Umask 022
MaxInstances 30
User ftp
Group ftp
SystemLog /var/log/proftpd/proftpd.log
TransferLog /var/log/proftpd/xferlog
<Global>
<Directory /*>
AllowOverwrite on
</Directory>
</Global>
<VirtualHost 123.456.789.123>
ServerName "ProFTPD"
DefaultRoot ~/www
DefaultServer on
</VirtualHost>
#!/bin/sh
#
# /etc/rc.d/rc.proftpd
#
start() {
/usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/ftpes.conf
#-n -d 20 for backup
# /usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/sftp.conf
echo "Server started."
}
stop() {
/bin/killall proftpd
echo "Server stopped."
}
restart() {
stop
sleep 3
start
#/bin/killall -HUP proftpd
echo "Server restarted."
}
case "$1" in
'start')
start
;;
'stop')
stop
;;
'restart')
restart
;;
*)
echo "usage $0 start|stop|restart"
esac
Il progetto Pigeonhole fornisce il supporto Sieve a livello di plugin per il Local Delivery Agent (LDA) di Dovecot e anche per suo servizio LMTP. Il plugin è un interprete Sieve che filtra i messaggi in arrivo usando uno script scritto in linguaggio Sieve. Lo script Sieve è fornito dall'utente e, con il suo utilizzo, l'utente può personalizzare come i messaggi in arrivo sono trattati. I messaggi possono essere spediti a una cartella specifica, reindirizzati, rispediti al mittente, scartati, etc.
Il Server Dovecot Managesieve è un servizio per gestire la collezione di script Sieve dell'utente.
Se vuoi supportare i filtri per le email, devi gestire le Sieve rules per mezzo del server dovecot-pigeonhole. Quando crei un filtro con la tua webmail o il tuo client di posta, stai scrivendo uno script in linguaggio Sieve per personalizzare il modo in cui i tuoi messaggi saranno recapitati, vale a dire se saranno inoltrati a qualcun altro, scartati o salvati in delle cartelle particolari. Ma per fare questo Dovecot deve agire anche come un Local Delivery Agent al posto di vpopmail/vdelivermail, ovvero deve essere Dovecot a salvare i messaggi nella tua cartella Maildir. Questa guida cercherà di spiegare come raggiungere questo obiettivo.
spamhaus da connessioni fatte con DNS pubblico.- DKIM: added ERROR_FD=2 in control/filterargs to send error output of qmail-dkim in stderr when acting as a qmail-remote filter (Andreas Gerstlauer)qmail-dkim error reporting when signing outgoing messages (Andreas Gerstlauer)helodnscheck.cpp: qmail dir determined dinamicallyqmHandle: Add -x and -X parametr for remove email by To/Cc/Bcc (by Stetinac)qmail-spp greylisting plugin to solve a compilation break on rocky 8 (tx Shailendra Shukla)vpopmaild doesn't work when SHA-512 passwords have been enabled on vpopmail (--disable-sha512-passwords). All SQL queries have been updated.libev are now installed in /usr/local/include/libev (was /usr/local/include) to avoid conflicts with libevent (they both have an event.h header file). vusaged configure command was adjusted accordingly.--enable-sqmail-cdbsimscan now defines the maximum size of messages to be passed to spamassassin via control/simsizelimit filevpopmail e nuovo plugin qmailforward per Roundcube che vanno a risolvere diverse problematiche. Maggiori informazioni nella pagina dedicata..Debian, dove python2 non è presente (grazie a Gabriel Torres)convert-multilog program. In case you decide to stick with the original timestamp, then use the original convert-multilog. (diff)ExtractText notes have been revised and corrected by Gabriel Torrescmd_learn and the multi_driver driversqmailadmin: added the ezmlm-idx 7 compatibility patchDKIMKEY=/var/qmail/control/domainkeys/%/default" from the qmail rc config file, as DKIMKEY is actually ignored by dk-filter, which will look for the key in that location by default. Use DKIMSIGN instead to define yor domainkey location (thanks to Steffen for the hint)dovecot: the user query on the auth is now able to manage pop3/imap/webmail vpopmail limits (thanks to Arturo Blanco)vQadmin: combined patch released (more info inside the patch itself)qmail-remote.c that was causing the sending of an additional ehlo greeting (thanks to Cristoph Grover)qmailadmin: added a patch to log auth failures (thanks to Tony)fail2ban: added a filter against qmailadmin log failuresqmailadmin: added a patch to check for the password strenghtextra.h to record the Message-ID in the qmail-send's log (thanks to Simone for the hint). Look here for details.simscan has been improved with the jms patch. The work dir is mounted as a ramdisk nowfail2ban: qmail-smtp.conf filter updated to look for GREETDELAY linesdovecot because of security reasons (more info here)dovecot upgraded to v. 2.2.14dovecot-pigeonhole recompileddovecot upgraded to v. 2.2.14.rc1dovecot-pigeonhole upgraded to v. 0.4.3/usr/local/dovecot/etc/sieve/roundcube upgraded to v. 1.0.3.roundcube-auth filter to fail2banroundcube upgraded to v. 1.0.2. Fixed some errors in the relative page, as sometime the $config variable was still $rcmail_config as in the past, and all the config files are now merged into config.inc.php (thanks to Otto)clamav upgraded to v. 0.98.3roundcube upgraded to v. 1.0.1ezmlm-idx upgraded to v. 7.2.2qmailadmin recompiled against ezmlm-idx-7.2.2ezmlm-idx upgraded to v. 7.2.0ezmlm-idx, getting the program to be compliant with the Yahoo DMARC Policy Change. You have to recompile qmailadmin against ezmlm as well.qmail-maxrcpt patch, which allows you to set a limit on how many recipients are specifiedroundcube upgraded to v. 1.0.0qmail-smtpd-liberal-lf patch, which allows qmail-smtpd to accept messages that are terminated with a single \n instead of the required \r\n sequence. This should avoid some "read failed" reject.dovecot: upgraded to v. 2.1.10dovecot: upgraded to v. 2.1.9dovecot: upgraded to v. 2.1.6qmail-tap added to my combined patchdovecot: upgraded to v. 2.1.1auth_socket_path variable inside 10-mail.confdovecot: upgraded to v. 2.1.0dovecot-pigeonhole: upgraded to v.0.3.0esmtp-size patch added to my combined patchdoublebounce-trim patchRoundcube: updated to v. 0.7.1. All plugins have been updated to latest version as well.dnsbl.sorbs.org is not on my RBL examples anymore, as it proved to be a bad list. It's rejecting gmail's IPs and also confusing the IP of my own server as dynamic.update_tmprsadh to chown the .pem files to vpopmail to avoid hang-ups during the smtp conversation on port 587 caused by permission problems. qmail-remote.c which was not going into tls on authentication (thanks to Krzysztof Gajdemski)force-tls now quits if the starttls command is not provided when required (thanks to Jacekalex)Dovecot: upgraded to v. 2.0.15dovecot-pigeonhole: upgraded to v . 0.2.4RoundCube: upgraded to v. 0.6. All plugins have been updated to latest versionRoundCube: upgraded to v. 0.5.4 (security fix)force-tls patch allows the management of STARTTLS and CRAM-MD5 variables in the run file, so that there's no need to recompile each time anymore.qmail-inject-null-sender" patch by Stéphane Cottin, which addresses a bug on qmail-injectdovecot was updated to allow maildir++ (thanks to Nicolas) on files 90-quota.conf and 20-imap.confqmail on 64b platforms has been fixedrblsmtpd. Added a page about the greetdelay patch.ext-todo and big-todo patches, which adress the "silly qmail syndrome" on big servers.Spamassassin: updated to v. 3.3.2Roundcube: updated to v. 0.5.3 (2 important bug fixes)Dovecot: added a page concerning the purging of expired emails from Trash/JunkRoundCube: updated to v. 0.5.2. Updated almost all roundcube's plugin to latest version.qmail-rblchk---------
Questa pagina concerne il setup di alcuni filtri di rete che aiutano spamassassin a decidere cosa fare di un dato messaggio. Abilitando questi filtri, insieme al sistema di apprendimento bayesiano, migliorerà drasticamente le prestazioni di spamassassin nella lotta allo spamming.
vpopmaild del plugin password è nuovamente funzionante, ora che il problema è stato sistemato dal lato vpopmail (versione 5.6.7 in poi).
Le SURBL sono liste di siti web che appaiono nel corpo della posta indesiderata. Diversamente dalla maggior parte delle liste non sono liste di indirizzi IP.
I siti web che appaiono nei messaggi di posta indesiderata tendono ad essere più stabili rispetto agli indirizzi IP in rapido cambiamento dei botnet che sono soliti inviare la maggior parte di questi messaggi. Le liste di IP come zen.spamhaus.org possono essere usate in un primo stadio di filtraggio per aiutare a identificare da circa l'80% al 90% dei messaggi di posta indesiderata. Le liste SURBL possono contribuire a eliminare il restante 75% della posta indesiderata in un successivo stadio di filtraggio. Usate insieme alle liste di IP (RBL), le SURBL risultano un metodo molto efficace per identificare fino al 95% della posta indesiderata.
Rsync is a fast and extraordinarily versatile file copying tool. It can copy locally, to/from another host over any remote shell, or to/from a remote rsync daemon.
It offers a large number of options that control every aspect of its behavior and permit very flexible specification of the set of files to be copied. It is famous for its delta-transfer algorithm, which reduces the amount of data sent over the network by sending only the differences between the source files and the existing files in the destination. Rsync is widely used for backups and mirroring and as an improved copy command for everyday use.
Rsync finds files that need to be transferred using a "quick check" algorithm (by default) that looks for files that have changed in size or in last-modified time.
Any changes in the other preserved attributes (as requested by options) are made on the destination file directly when the quick check indicates that the file's data does not need to be updated.
I will show shortly how to:
Before we start, I'll call "local" the computer where the files have to be copied and "remote" the computer where those files are stored and where you have to listen for ssh connections.
To secure our data, we'll use rsync via a remote ssh connection, so there's no need to start rsync as a daemon, but sshd must be configured to accept connections without password and rsa-key authentication must be enabled in your /etc/ssh/sshd_config file:
PermitRootLogin without-password PubkeyAuthentication yes AllowUsers root
Here "root" is the only user who is allowed to connect via ssh. So the user "root" will be used at the ssh level and should not be confused with "rsync-user", which will be used to log-in to the rsync "module", site1 in the following example.
Log-in as "root" and create the config file /etc/rsync.conf.
# common stuff
motd file = /etc/rsyncd_motd
# the following in case you want to test rsync as daemon
log file = /var/log/rsyncd.log
pid file = /var/run/rsyncd.pid
lock file = /var/run/rsyncd.lock
[site1]
# this is the path of the files to backup
path = /home/ssh-user/path/where/site1/files/live
comment = site1 files
uid = root
gid = root
read only = yes
list = yes
auth users = rsync-user
secrets file = /root/rsyncd.scrt
# we don't have super user access
use chroot = false
[site2]
[....site2 stuff....]
uid and gid are the userID and the groupID under which file transfers will take place.
Before the transfer will start, you have to authenticate rsync with "auth user". Create the secret file ~/rsync.scrt which holds the user:password couples:
rsync-user:password rsync-user2:password2
Remove the 'r' flag to other users:
chmod o-r ~/rsync.scrt
Since we want to backup our files by means of a script and a cronjob, it's important that the remote ssh connection will not prompt for any password. We can achieve this by exchanging a ssh-key between client and server.
Create the private and public keys:
root@localhost:~# ssh-keygen Generating public/private rsa key pair. Enter file in which to save the key (/root/.ssh/id_rsa_remoteHost): Enter passphrase (empty for no passphrase): Enter same passphrase again: Your identification has been saved in /root/.ssh/id_rsa_remoteHost. Your public key has been saved in /root/.ssh/id_rsa_remoteHost.pub. The key fingerprint is: a0:53:33:c5:d1:ea:4c:e2:a1:98:d9:ba:b0:e8:5f:90 root@localhost The key's randomart image is: +--[ RSA 2048]----+ | o++o | | o. . | | . .. | | .oo. | | E.O .S | | * * | |. . o . | |.o. . . | |+.oo | +-----------------+
Now you have to append the public key id_rsa_remoteHost.pub to the remote server's ~/.ssh/authorized_keys file. ssh-copy-id is a program which can do this for you:
root@localhost:~# ssh-copy-id -i ~/.ssh/id_rsa_remoteHost -p 12345 root@remoteHost
You will be prompted to enter the root password in order to copy the key.
Now test that the connection is allowed with no password:
root@localhost:~# ssh -p 12345 -l root -i /root/.ssh/id_rsa_remoteHost <remoteHost> Last login: Mon Sep 2 16:04:57 2013 from localhost Linux 2.6.32.10-vs2.3.0.36.29.2-smp. root@remotehost:~#
You can disable the access with password for the user root in your /etc/ssh/sshd_config:
PermitRootLogin prohibit-password
Now we are ready to create our backup shell-script as /usr/local/bin/rsync_backup.sh:
#!/bin/sh
/usr/bin/rsync \
-avz --exclude "*~" --delete-after \
-e "ssh -p 12345 -l root -i /root/.ssh/id_rsa_remoteHost" \
--password-file /root/remoteHost_rsync_pwd \
rsync-user1@::site1 \
/local/destination/path
Remember to give the flag +x to that file:
chmod +x /usr/local/bin/rsync_backup.sh
The password file /root/remoteHost_rsync_pwd holds the password of the rsync connection; in this way our shell-script will not receive a password prompt when it connects. It should be stored in a safe place and priviledges must be given only to the root user. It will contain just the password string.
Maybe the line
-avz --exclude "*~" \
deserves some description, but you are invited to refer to the man page for more details.
If you are wondering if the above method of using rsync is suitable for the vpopmail maildirs as well, the answer is yes, but with some adjustments. This is what I have in my backup scripts:
rsync -a \
--stats --delete-after --delete-excluded --numeric-ids --partial \
--exclude=Maildir/tmp/ \
--exclude=Maildir/*/tmp/ \
--exclude=dovecot* \
--exclude=*.lock \
--exclude=*.lock.* \
--exclude=/cache/ \
--exclude=*.qmail \
--exclude=*.qmails \
-e "ssh -i /root/.ssh/id_ed25519 -o StrictHostKeyChecking=no" \
root@${MAIL_IP}:/home/vpopmail/domains/ /home/backup/backup-domains/ \
>> "$LOGFILE" 2>&1
As you can see, I'm excluding the dovecot indexes and all the Maildirs' tmp dirs. This avoids transferring constantly changing temporary or volatile data, reduce the risk of inconsistencies if the backup is restored to a server with a different version of dovecot and improve synchronization performance by avoiding large amounts of non-critical files.
--stats prints statistics of the transfer in the log file.
--delete-after deletes files on the destination server only after the transfer is complete. If the transfer is interrupted midway, you don't immediately lose files on the backup.
--delete-excluded deletes from the backup everything that is no longer included in the sync, even if you had voluntarily excluded it.
--numeric-ids forces rsync to use numeric UIDs and GIDs instead of user and group names. This avoids problems if users on the backup server have different names than on the source server.
--partial Allows partially transferred files to be kept if the transfer is interrupted. With --partial, the file remains, and rsync can resume where it left off next time, saving time and bandwidth.
You can have a quick connection to the remote Host if you setup a ~/.ssh/config file as follow
Host MyHost HostName remoteHost.net User ssh-user Port 12345 IdentityFile ~/.ssh/id_rsa_remoteHost
and connecting as
> ssh MyHost Enter passphrase for key '/home/ssh-user/.ssh/id_rsa_remoteHost': Last login: Mon Sep 2 16:04:57 2013 from localhost Linux 2.6.32.10-vs2.3.0.36.29.2-smp. ssh-user@remotehost:~#
At this point it is convenient to disable root remote access setting /etc/ssh/sshd_config as follow:
PermitRootLogin without-password AllowUsers ssh-user PubkeyAuthentication yes
MariaDB uses asynchronous replication based on binary logs (binlog). Master (source) writes changes to the binary log, slave (replica) reads the binlog from the master and replays events locally. Replication is one-way by default (master to slave).
Configure MariaDB by editing /etc/my.cnf.d/mariadb-server.cnf
[mysqld] server-id=1 log_bin=binlog binlog_format=ROW
bind-address = 0.0.0.0
bind-address = 0.0.0.0 assures that the server is accessible from the outnet. Check with netstat
netstat -plunt|grep 3306
tcp 0 0 0.0.0.0:3306 0.0.0.0:* LISTEN 417359/mariadbd
Restart MariaDB, then check the binary log file name and the binary log position:
MariaDB [(none)]> SHOW MASTER STATUS;
+---------------+----------+--------------+------------------+
| File | Position | Binlog_Do_DB | Binlog_Ignore_DB |
+---------------+----------+--------------+------------------+
| binlog.000001 | 14446 | | |
+---------------+----------+--------------+------------------+
1 row in set (0.000 sec)
Create the user for the replication from the slave:
CREATE USER 'replica'@'SlaveIP%' IDENTIFIED BY 'password'; GRANT REPLICATION SLAVE ON *.* TO 'replica'@'SlaveIP'; FLUSH PRIVILEGES;
Dump the databases you want to backup (vpopmail, roundcubemail and spamassassin in my example):
mysqldump -u root -p --databases vpopmail roundcubemail spamassassin --single-transaction --master-data=2 > dump.sql
Prepare the server by editing /etc/my.cnf.d/mariadb-server.cnf. Assign a unique id:
# replica server-id=2 # unique id log_bin=binlog # to revert master - slave read_only=ON # cannot alter the database # databases to replicate (it will read only these db from log) replicate-do-db=vpopmail replicate-do-db=roundcubemail replicate-do-db=spamassassin
Log into MariaDB, stop the current slave (if it exists) and drop the databases to be cloned;
STOP SLAVE; RESET SLAVE ALL;
DROP DATABASE IF EXISTS vpopmail;
DROP DATABASE IF EXISTS spamassassin;
DROP DATABASE IF EXISTS roundcubemail;
Use scp to copy the dump you have done earlier (here I am connecting via secure key):
scp -i '/root/.ssh/ed25519' root@MasterIP:/root/dump.sql .
Import the dump:
mysql -u root -p < dump.sql
Open the dump.sql file and identify the line holding the log file and the log position:
-- CHANGE MASTER TO MASTER_LOG_FILE='binlog.000001', MASTER_LOG_POS=65327;
The same thing can be achieved by using grep
grep "CHANGE MASTER TO" dump.sql -- CHANGE MASTER TO MASTER_LOG_FILE='binlog.000001', MASTER_LOG_POS=65327;
Enter the slave server and configure the master:
CHANGE MASTER TO MASTER_HOST='MasterIP', MASTER_USER='replica', MASTER_PASSWORD='replicaPWD', MASTER_LOG_FILE='binlog.000001', MASTER_LOG_POS=65327;
Then start the slave on MariaDB and verify its status:
MariaDB [(none)]> START SLAVE;
Query OK, 0 rows affected (0.000 sec)
MariaDB [(none)]> SHOW SLAVE STATUS\G
*************************** 1. row ***************************
Slave_IO_State: Waiting for master to send event
Master_Host: MasterIP
Master_User: replica
Master_Port: 3306
Connect_Retry: 60
Master_Log_File: binlog.000001
Read_Master_Log_Pos: 719355
Relay_Log_File: mariadb-relay-bin.000003
Relay_Log_Pos: 357109
Relay_Master_Log_File: binlog.000001
Slave_IO_Running: Yes
Slave_SQL_Running: Yes
Replicate_Do_DB:
Replicate_Ignore_DB:
Replicate_Do_Table:
Replicate_Ignore_Table:
Replicate_Wild_Do_Table:
Replicate_Wild_Ignore_Table:
Last_Errno: 0
Last_Error:
Skip_Counter: 0
Exec_Master_Log_Pos: 719355
Relay_Log_Space: 357420
Until_Condition: None
Until_Log_File:
Until_Log_Pos: 0
Master_SSL_Allowed: No
Master_SSL_CA_File:
Master_SSL_CA_Path:
Master_SSL_Cert:
Master_SSL_Cipher:
Master_SSL_Key:
Seconds_Behind_Master: 0
Master_SSL_Verify_Server_Cert: No
Last_IO_Errno: 0
Last_IO_Error:
Last_SQL_Errno: 0
Last_SQL_Error:
Replicate_Ignore_Server_Ids:
Master_Server_Id: 1
Master_SSL_Crl:
Master_SSL_Crlpath:
Using_Gtid: No
Gtid_IO_Pos:
Replicate_Do_Domain_Ids:
Replicate_Ignore_Domain_Ids:
Parallel_Mode: optimistic
SQL_Delay: 0
SQL_Remaining_Delay: NULL
Slave_SQL_Running_State: Slave has read all relay log; waiting for more updates
Slave_DDL_Groups: 0
Slave_Non_Transactional_Groups: 90
Slave_Transactional_Groups: 980
Replicate_Rewrite_DB:
1 row in set (0.000 sec)
If Slave_IO_Running: Yes and Slave_SQL_Running: Yes it's ok. Seconds_Behind_Master inform us if the server is aligned.
You can insert data into Master and check if they are replicated no Slave.
Connect to mariadb from command line and check the slave status and that the slave is synced with master (Seconds_Behind_Master: 0):
SHOW SLAVE STATUS\G
Check that:
Slave_IO_Running: Yes Slave_SQL_Running: Yes Seconds_Behind_Master: 0
If slave is perfectly synced with master stop the replica
STOP SLAVE; RESET SLAVE ALL;
Set the mariadb server writable
SET GLOBAL read_only=OFF;
Exit from MariaDB command line and modify the config file so that read_only is commented out.
[mysqld] # replica server-id=2 log_bin=binlog #read_only=ON replicate-do-db=vpopmail replicate-do-db=roundcubemail
Restart the server. Now the database server is in production.
Solr è un server di indicizzazione basato su Apache Lucene. Dovecot communica con esso attraverso delle query HTTP/XML. Il server di indicizzazione consente di fare ricerche di testo in modo veloce nelle mail, compreso il corpo dei messaggi.
SOLR_OPTS="$SOLR_OPTS -Dsolr.config.lib.enabled=true" in solr.in.shDovecot ha recentemente rilasciato i file schema aggiornati alla versione 9, alternativi a quelli che si trovano quiPrima di ogni cosa controllare che la propria versione di java sia almeno la 11.
Scaricare Solr:
SOLR_VER=9.10.1
wget https://www.apache.org/dyn/closer.lua/solr/solr/${SOLR_VER}/solr-${SOLR_VER}.tgz?action=download -O solr-${SOLR_VER}.tgz
Arrestare quindi il server Solr e lanciare l'aggiornamento con le opzioni -f (aggiornamento) e -n (non lanciare do not start the server when finished) options:
tar xzf solr-${SOLR_VER}.tgz solr-${SOLR_VER}/bin/install_solr_service.sh --strip-components=2
sudo bash ./install_solr_service.sh solr-${SOLR_VER}.tgz -f -n
Gli utenti Slackware invece dovranno procedere diversamente:
wget https://notes.sagredo.eu/files/qmail/solr/install_solr_slackware.sh
chmod +x install_solr_slackware.sh
./install_solr_slackware.sh solr-${SOLR_VER}.tgz -f -n
Scaricare e installare il nuovo schema e il file di configurazione per Dovecot
cd /var/solr/data/dovecot/conf rm -f schema.xml managed-schema.xml solrconfig.xml wget https://raw.githubusercontent.com/dovecot/core/refs/heads/main/doc/solr-schema-9.xml -O schema.xml wget https://raw.githubusercontent.com/dovecot/core/refs/heads/main/doc/solr-config-9.xml -O solrconfig.xml chown solr:solr solrconfig.xml schema.xml
Il nuovo file di configurazione sostituisce LRUCache con CaffeineCache e cambia la locazione delle librerie .jar (diff).
Riconfigurare il proprio /etc/default/solr.in.sh file, dato che molte opzioni sono cambiate radicalmente, quindi riavviare Solr.
Dobbiamo abilitare le librerie di configurazione come descritto qui per risolvere un errore che compare dalla versione 9.8.0 quando con lo scjema di Dovecot. Aggiungere questa riga al file /etc/default/solr.in.sh:
SOLR_OPTS="$SOLR_OPTS -Dsolr.config.lib.enabled=true"
Infine aggiornare gli indici (editare lo script apposito per inserire la propria password di Dovecot)
wget https://notes.sagredo.eu/files/qmail/solr/solr_rescan_index.sh chmod +x solr_rescan_index.sh chown root:root solr_rescan_index.sh chmod o-wrx solr_rescan_index.sh ./solr_rescan_index.sh Stopping Dovecot . <?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <response> <lst name="responseHeader"> <int name="status">0</int> <int name="QTime">20</int> </lst> </response> Starting Dovecot.
Lo script non deve restituire errori (status=0). Se invece si ottengono degli errori è necessario ricontrollare le autorizzazioni di sicurezza e le credenziali dell'utente dovecot di Solr.
fehQlibs-30Le fehQlibs sono librerie C aggiuntive sviluppate da Erwin Hoffmann. Sono un prerequisito di ucspi-tcp6 e di ucspi-ssl.
Installare come segue in /usr/local:
FEQLIBS_VER=30
cd /usr/local
wget https://www.fehcom.de/ipnet/fehQlibs/fehQlibs-${FEQLIBS_VER}.tgz
tar xzf fehQlibs-${FEQLIBS_VER}.tgz
chown -R root:root fehQlibs-${FEQLIBS_VER}
cd fehQlibs-${FEQLIBS_VER}
Cambiare la cartella di installazione modificando il file conf-build come segue
LIBDIR=/usr/local/lib HDRDIR=/usr/local/include
Compilare e installare
make -C src
make -C src shared
make -C src install
cd ..
rm qlibs
ln -s fehQlibs-${FEQLIBS_VER} qlibs
Le qlibs dovranno essere trovate al momento della compilazione di ucspi-tcp6, quindi dobbiamo aggiungerle al file /etc/ld.so.conf:
echo "/usr/local/qlibs" >> /etc/ld.so.conf ldconfig
In genere nei sistemi Unix si può lanciare questo comando per ottenere lo stesso risultato e linkare le librerie qlib:
ldconfig -m /usr/local/qlibs
TxRep was designed as an enhanced replacement of the AutoWhitelist plugin. TxRep, just like AWL, tracks scores of messages previously received, and adjusts the current message score, either by boosting messages from senders who send ham or penalizing senders who have sent spam previously. This not only treats some senders as if they were whitelisted but also treats spammers as if they were blacklisted. Each message from a particular sender adjusts the historical total score which can change them from a spammer if they send non-spam messages. Senders who are considered non-spammers can become treated as spammers if they send messages which appear to be spam. Simpler told TxRep is a score averaging system. It keeps track of the historical average of a sender, and pushes any subsequent mail towards that average.
The Bayesian classifier in Spamassassin tries to identify spam by looking at what are called tokens; words or short character sequences that are commonly found in spam or ham. If I've handed 100 messages to sa-learn that have the phrase penis enlargement and told it that those are all spam, when the 101st message comes in with the words penis and enlargment, the Bayesian classifier will be pretty sure that the new message is spam and will increase the spam score of that message.
In pratica Bayes è un classificatore statistico: guarda i token (parole, header, URL, ecc.) e calcola la probabilità che il messaggio sia spam senza interessarsi di chi manda, ma solo del contenuto.
Invece TxRep tiene traccia della reputazione del mittente (indirizzo email + IP).
ucspi-tcp6 è una derivaziorne del programma di Daniel Bernsteins ucspi-tcp 0.88, che aggiunge, tra le altre cose, le funzionalità ipv6 al programma originale ucspi-tcp. tcpserver e tcpclient sono strumenti di facile utilizzo dalla linea di comando per costruire applicazioni client-server TCP.
A partire dalla versione 1.13.05 è richiesto il pacchetto mandoc sia per ucspi-tcp6 che per ucspi-ssl. Gli utenti Slackware possono trovare il pacchetto su slackbuild.org.
ucspi-tcp6TCP6_VER=1.13.07
cd /var/qmail/
wget https://www.fehcom.de/ipnet/ucspi-tcp6/ucspi-tcp6-${TCP6_VER}.tgz
tar xzf ucspi-tcp6-${TCP6_VER}.tgz
cd net/ucspi-tcp6/ucspi-tcp6-${TCP6_VER}/
./package/install
L'utilizzo di tcpserver, per quanto riguarda l'IPv4, è del tutto simile a quello del programma originale di Bernstein.
In caso di upgrade di ucspi-tcp6 è necessario uccidere i processi tcpserver e riavviare qmail (qmailctl sarà installato dopo):
qmailctl reboot
sslserver, sslclient, e sslhandle sono strumenti da utilizzare dalla linea di comando per costruire applicazioni SSL client-server.
sslserver ascolta connessioni su IPv6 e/o IPv4, e lancia un programma per ogni connessione accettata. L'ambiente del programma include variabili che mantengono l'host name locale e remoto, l'indirizzo IP, e i numeri di porta.
sslclient richiede una connessione o a tramite IPv6 o IPv4 TCP sockets, e lancia un programma. L'ambiente del programma environment include le stesse variabili di sslserver.
Mediante sslserver è possibile accettare connessioni sicure per spedire la posta attraverso la porta 465 previa autenticazione.
Abbiamo già installato le fehQlibs, che sono delle librerie C supplementari necessarie anche per ucspi-ssl.
A partire dalla versione 1.13.05 è richiesto il pacchetto mandoc sia per ucspi-tcp6 che per ucspi-ssl. Gli utenti Slackware possono trovare il pacchetto su slackbuild.org.
UCSPISSL_VER=0.13.07
cd /var/qmail
wget https://www.fehcom.de/ipnet/ucspi-ssl/ucspi-ssl-${UCSPISSL_VER}.tgz
tar xzf ucspi-ssl-${UCSPISSL_VER}.tgz
cd host/superscript.com/net/ucspi-ssl-${UCSPISSL_VER}
./package/install
La configurazione degli script supervise per qmail-smtps è all'interno della pagina riguardante la configurazione.
Am Dienstag, 26. Mai 2026 fand die 5. EMC-Level 1 Videokonferenz 2026 statt.
Urs HB9BKT informierte über die ENAMS 2 Lieferung und deren Stromversorgung im Feld-Einsatz. Er informierte über die Detailplanung von der EMV-Tagung am 13.06.2026 in Aarau.
Martin HB9GYF erläuterte seine Aktivitäten als EMC-Content-Zulieferer für die neue USKA-Web-Seite, welche z.Zt. durch Andreas HB9BLA bereitgestellt wird.
Es erfolgten Informationen über den BAKOM-Leitfaden Amateurfunk, Smart-Meter, rechtliche Situation bei der Störungsbehebung und Organisation durch das BAKOM, Hinweis über ENAMS 2 Vorträge an der Ham-Radio sowie eine Vernehmlassung «Zusammenstellung von gesetzlichen EMC-Grundlagen und BAKOM-Vorschriften» durch das EMC-Gremium.
Die gezeigten Unterlagen und das Protokoll findet Ihr unter diesem Link.
Die nächste EMC-Videokonferenz findet am Dienstag, 25. August 2026 um 2015 HBT statt. Eine entsprechende Einladung folgt.
Martin HB9GYF
Published: HB9HGH 2026-06-02 18:29:20

Astronauts Sophie Adenot of ESA (European Space Agency) and Jack Hathaway of NASA, both Expedition 74 flight engineers, look out a window in the cupola, monitoring the automated approach and docking of the SpaceX Dragon cargo spacecraft to the International Space Station on May 17, 2026. The orbital outpost was soaring 259 miles above the Indian Ocean just west of the Maldives at the time of this photograph.
See the cupola and other parts of the space station in our guided tour.
Image credit: ESA/Sophie Adenot
Astronauts Sophie Adenot of ESA (European Space Agency) and Jack Hathaway of NASA, both Expedition 74 flight engineers, look out a window in the cupola, monitoring the automated approach and docking of the SpaceX Dragon cargo spacecraft to the International Space Station on May 17, 2026. The orbital outpost was soaring 259 miles above the Indian Ocean just west of the Maldives at the time of this photograph.
See the cupola and other parts of the space station in our guided tour.
Image credit: ESA/Sophie Adenot
La settimana tra il 16 e il 23 maggio ha visto la città di Modena trasformarsi in un terreno di scontro aperto tra il fango del razzismo di Stato e la risposta militante, autorganizzata e antifascista.
Sabato 16 maggio: la tragedia e l’attivazione della macchina reazionaria
Tutto ha inizio sabato 16 maggio. All’interno dello Spazio Sociale Libera è in corso un’assemblea per discutere l’autodifesa comunitaria contro i nuovi decreti sicurezza e la svolta autoritaria del governo Meloni. All’improvviso, la riunione viene interrotta da una notizia drammatica: un’auto a forte velocità ha travolto otto persone che stavano camminando in pieno centro, in una zona pedonale frequentata quotidianamente da ognuno di noi.
La macchina dello sciacallaggio razzista e securitario si attiva istantaneamente, non appena viene resa nota l’identità del guidatore: Salim El Koudri, trentunenne nato in Italia da genitori marocchini.
I professionisti dell’odio xenofobo si fiondano sulla tragedia per strumentalizzarla. Personaggi come Roberto Vannacci e Roberto Fiore piombano immediatamente a Modena per tenere comizi improvvisati, cercando di trasformare un dramma legato al disagio o alla fatalità in un manifesto d’odio permanente.
Questo odio xenofobo, viscerale e calcolato, non è un’anomalia: è lo strumento con cui il potere divide gli sfruttati, indicando un finto nemico per nascondere i veri responsabili della miseria sociale. Contro questa violenza verbale e antropologica, che deumanizza l’individuo in base alla sua origine, non chiediamo le ipocrite “politiche di inclusione” della sinistra istituzionale. L’inclusione di Stato è solo un’assimilazione forzata nelle logiche del capitale, un modo per rendere tollerabile lo sfruttamento purché normato. Noi non vogliamo essere inclusi in questo sistema violento; vogliamo distruggerlo attraverso la solidarietà internazionalista.
I giorni successivi: la caccia alle streghe e le intimidazioni all’avvocato
Nei giorni successivi al 16 maggio, il clima in città si fa ancora più pesante. La rabbia sociale viene scientificamente deviata dai media borghesi e dai fascisti contro un unico capro espiatorio. In questo scenario di caccia alle streghe si inseriscono le pesanti pressioni e le tutele negate alla difesa legale.
L’avvocato di Salim El Koudri, che è anche lo storico legale dello Spazio Sociale Libera, diventa il bersaglio di una campagna diffamatoria e intimidatoria senza precedenti. Non si è trattato solo di attacchi sui giornali o sui social, ma di vere e proprie pressioni politiche e minacce velate volte a isolare il legale e a colpire, attraverso di lui, l’intero tessuto politico della Modena antifascista e libertaria. Un tentativo di linciaggio che dimostra come, per lo Stato e i suoi servi, il “diritto alla difesa” sia solo un paravento ipocrita, pronto a saltare non appena un caso tocca gli interessi della propaganda razzista e dell’ordine costituito.
Di fronte a questa provocazione reazionaria, la parte autoorganizzata e antifascista della città non è rimasta a guardare, rispondendo subito con la mobilitazione, un presidio immediato e la costruzione della piazza successiva.
Sabato 23 maggio: la risposta della Modena complice e solidale
Il culmine della mobilitazione si è raggiunto sabato 23 maggio, quando le strade di Modena sono state attraversate da un corteo antifascista determinato, autogestito e partecipato. Centinaia di compagne, compagni, realtà studentesche, del sindacalismo di base e singole individualità si sono date appuntamento per respingere l’odio neofascista e le logiche securitarie dello Stato che lo spalleggiano.
A differenza di chi si limita alla sterile retorica delle celebrazioni istituzionali, la piazza ha voluto ricordare che l’antifascismo a Modena ha radici profonde, che affondano nella storica e mai sopita tradizione anarchica del territorio. Dalle barricate del passato alle lotte operaie, Modena ricorda i suoi figli libertari che hanno sempre combattuto il fascismo non in nome di una legalità borghese, ma per l’emancipazione totale delle oppresse e degli oppressi.
“La risposta della Modena complice e solidale è stata chiara,” dichiarano le realtà libertarie e antifasciste promotrici. “Il fascismo e l’odio xenofobo non si combattono delegando alle istituzioni, firmando patti per l’inclusione o difendendo carte costituzionali troppo spesso tradite dal potere. Si combattono con l’organizzazione dal basso, la vigilanza militante, il mutuo soccorso e l’azione diretta nelle strade. Di fronte alla violenza strutturale di chi propone confini, espulsioni e gabbie, noi rispondiamo con il rifiuto di ogni autorità.”
La mobilitazione si è svolta in un clima di forte compattezza e fermezza, dimostrando che la memoria della resistenza anarchica e comunarda non è un cimelio da museo, ma uno strumento vivo per bloccare ogni rigurgito nostalgico e autoritario.
Nessuno spazio al fascismo, al razzismo, ai loro servitori e a chi usa l’intimidazione per tappare la bocca ai compagni. La lotta continua nelle strade, ogni giorno.
Colby Lia. USI Modena
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After backlash from the Linux community, California may be backing off on its promise to force all operating systems to verify age, but one platform may still have to comply.
Bonjour,
Je viens de créer un formulaire pour que les associations puissent faire un diagnostic de leur santé sociale et je voudrais qu’elles puissent accéder à leur résultat. Malheureusement, quand elles cliquent sur le lien reçu par mail pour y accéder, le message “accès refusé” apparaît. Est-ce qu’il faut avoir un compte framasoft pour pouvoir y accéder ? Ou bien y a-t-il un paramétrage que je dois modifier quelque part, pour qu’elles puissent y accéder librement ?
J’espère de tout cœur que c’est la 2ème option …
D’avance, merci à toutes et tous pour votre aide et vos réponses,
Nelly
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Il risultato delle elezioni comunali di Venezia ha occupato per alcuni giorni i canali di informazione.
La vittoria del candidato del centro destra Simone Venturini è giunta inaspettata, dopo una serie di tornate elettorali in cui i partiti che hanno sostenuto il candidato sconfitto del centro sinistra, Andrea Martella, avevano superato la coalizione avversaria.
Alle elezioni europee del 2024 PD, AVS e M5S raggiungevano circa il 45%, contro il 40% complessivo del centro destra; alle regionali del 2025 le due coalizioni si sono trovate alla pari, con un leggerissimo vantaggio per il centro sinistra; infine il referendum sulla giustizia ha visto a Venezia prevalere il NO, con un’affluenza record sia in termini percentuali, sia in valori assoluti.
Le ultime elezioni comunali hanno visto la coalizione a sostegno di Andrea Martella aumentare ancora i consensi in termini assoluti, ottenendo 43.294 voti rispetto ai 40.915 delle regionali, non riuscendo però ad intercettare i voti degli elettori che sono tornati a votare.
Le spiegazioni che sono circolate si infrangono contro i dati di fatto.
L’idea che il PD abbia perso consensi a causa dell’accordo con la comunità bengalese a proposito della moschea da costruire in Terraferma si scontra con l’aumento dei voti al PD, passato dai 21.440 delle regionali ai 26.444 delle ultime comunali. Così pure attribuire la sconfitta al Movimento 5 Stelle si scontra col fatto che anche quest’ultimo ha visto aumentare i consensi rispetto alle regionali.
Anche attribuire la sconfitta alla scelta di un “politico” estraneo alla “società civile”, oppure all’uso delle reti social sono spiegazioni che lasciano il tempo che trovano, visto che i numeri ci parlano di una sconfitta del centro sinistra maturata grazie alla partecipazione di una fetta di elettorato che non aveva partecipato né alle europee del 2024 né alle regionali del 2025, una fetta di elettorato che non è stata mobilitata dai meme o da paure irrazionali, ma da un’organizzazione profondamente radicata sia nei sestieri del capoluogo sia nei quartieri e nei paesi di Terraferma; un’organizzazione che ha lanciato un progetto politico a partire dalla scelta del candidato del centro destra.
Il nuovo sindaco di Venezia, Simone Venturini, è il più giovane sindaco della città lagunare. È stato eletto da una coalizione di centro destra ed è un politico di lungo corso. Come ci informa Wikipedia, ha una formazione in diritto pubblico e diritto amministrativo ed inizia la sua carriera elettorale candidandosi alle elezioni comunali del 2010 nella lista dell’Unione di Centro a sostegno del candidato di centrosinistra Giorgio Orsoni, venendo eletto consigliere comunale all’età di 22 anni e diventando anche capogruppo. Alle elezioni europee del 2014 viene candidato per la lista Nuovo Centrodestra – Unione di Centro, ottenendo 8949 preferenze, ma senza risultare eletto. Nelle comunali del 2015 si candida con la lista Brugnaro nella coalizione di centrodestra, venendo eletto con 957 preferenze ed è nominato lo stesso anno dal neo-sindaco come assessore alla coesione sociale, al lavoro, alle infrastrutture e allo sviluppo economico della giunta comunale. Viene rieletto per un terzo mandato in consiglio comunale nelle elezioni comunali del 2020, riconfermando anche la stessa carica di assessore, a cui si aggiungono le deleghe al turismo e alle politiche della residenza.
Si tratta evidentemente di una rottura nella continuità: oltre che dalla scadenza dei due mandati, la giunta Brugnaro è stata al centro di polemiche politiche e di vicende giudiziarie. Il nuovo sindaco ha una storia personale che lo colloca in un’area politica fortemente segnata dall’influenza clericale, come dimostrano le candidature con l’UDC e il Nuovo Centro, ma altrettanto chiaramente orientata verso il centro destra e organico alla precedente amministrazione. Le deleghe ricevute come assessore da Venturini (coesione sociale, turismo e politiche di residenza) lo portano ad incrociare gli interessi e le politiche della Curia veneziana.
Non ho certo gli strumenti per individuare le cause dei fenomeni su cui si scornano commentatori più esperti di me, ma mi permetto di avanzare l’ipotesi che dietro l’elezione di Venturini ci sia un impegno non comune del Patriarcato di Venezia, impegno che ha dato un carattere meno fascista alla coalizione del nuovo sindaco, operazione favorita anche dal fatto che la presidente del consiglio non si è esposta andando a Venezia a sostenere il candidato del centro destra. Del resto, il risultato politico ottenuto dalla Chiesa all’inizio della giunta Brugnaro, con il ritiro dagli asili nido e dalle scuole dell’infanzia comunali dei libri contenenti fiabe che mostravano nuclei familiari omogenitoriali ha avuto risonanza mondiale, e non si può rischiare di gettare tutto alle ortiche permettendo che sia eletto sindaco un candidato come Martella che non si è nemmeno sposato in chiesa!
Nell’omelia tenuta il 24 maggio, primo giorno delle elezioni, il Patriarca di Venezia ha affermato che “la contrapposizione tra Babele (dove c’è un’unica lingua che diventa incomprensibile) e la Pentecoste (dove i molti e diversi linguaggi sono compresi) è il cuore del mistero dell’unità.
A Babele l’orgoglio umano tenta di costruire l’unità imponendo un’unica lingua e un’unica organizzazione. Il risultato è la confusione, l’incomprensione e la dispersione. A Gerusalemme e nella Pentecoste lo Spirito Santo scende e unisce gli uomini. Non cancella le diversità, ma le valorizza: parlando lingue diverse, tutti si comprendono nell’unico messaggio di Cristo. È l’unione nell’amore e nella differenza.”
La Chiesa è abituata a parlare per allusioni, allegorie, minacce velate che sono difficilmente interpretabili, comunque mi sembra possibile interpretare il riferimento di Babele alla coalizione che rifiuta l’egemonia dello Spirito Santo, mentre nella coalizione di centro destra è ravvisabile la Gerusalemme in cui, pur nella diversità, le varie componenti si comprendono grazie al messaggio di Cristo. Va da sé che l’interprete autentico, sia dello Spirito Santo che del messaggio di Cristo, è la Chiesa cattolica.
Se questa interpretazione è realistica, è meglio gettare alle ortiche ogni illusione su un presunto ruolo progressista della Chiesa: la gerarchia cattolica, come ogni gerarchia religiosa, si conferma custode gelosa della tradizione, sia in campo religioso che in campo sociale e, nonostante le prediche accattivanti, non può che militare nel campo della conservazione e della reazione. Dalla vicenda di Venezia si possono anche trarre indicazioni per le prossime elezioni: se il campo largo vuole governare, deve adattare il suo programma al magistero del vicario di Pietro, che si può riassumere nella raccomandazione alle classi sfruttate di garantire ai privilegiati il paradiso in terra, in cambio, un domani, del paradiso in cielo. Siamo sempre alla politica dei due tempi!
Tiziano Antonelli
L'articolo C’è chi vede e provvede. Elezioni amministrative a Venezia proviene da .

Ronald S. Lauder, presidente del Congreso Judío Mundial, declaró en la Conferencia del Jerusalem Post del 1 de junio de 2026 que Israel debe crear una «agencia gubernamental para combatir las mentiras y falsedades difundidas por fuerzas antisemitas en todo el mundo». «Si leen la prensa convencional», dijo Lauder, «se preguntarán cómo el único Estado judío se ha convertido en la nación más odiada del planeta. Esto se debe a que a diario nos bombardean con mentiras, tergiversaciones flagrantes y pura malicia. La simpatía por Israel está en su punto más bajo».
“Por muy bueno que [Israel] sea militarmente, así de malo es en relaciones públicas, y está perdiendo la guerra de la información en la era de la política mediática», se lamentó. «No somos impotentes, también tenemos miles de millones de dólares. Pero ninguno de nosotros va donde debería ir par atacar a nuestros enemigos (…) Estas mentiras no son menos peligrosas que los cohetes», se quejó.
«Todo el mundo lleva un ordenador en el bolsillo con las calumnias más viles que se propagarán por todo el mundo y circularán al instante. Israel no puede permitirse el lujo de ignorar sus relaciones públicas. Ningún país puede sobrevivir sin ellas. Por alguna razón, Israel es ajeno a esto. Israel no puede permitirse seguir ignorándolo. No puede permitirse aislarse aún más. A partir de hoy, Israel debe dedicar gran parte de sus recursos a esta batalla», agregó el referente sionista.
«Israel debería usar sus excelentes servicios de inteligencia en esta lucha, el Mossad y Shin Bet deben entrar en acción y deben saber de dónde vienen estas mentiras. Simplemente tiene sentido usarlos en esta lucha, y debería ser una lucha diaria», pidió Lauder.
«Cuando Israel sea atacado con mentiras, debe contraatacar con el doble de fuerza. Su respuesta debe ser furiosa. Debe contraatacar a cada hora de cada día”, reclamó el líder sionista.
Lauder sostuvo además que Israel debería crear una importante agencia gubernamental con un nuevo director: «No un nombramiento político, sino alguien que domine las relaciones públicas y la información a la perfección. Los judíos de la diáspora deberían colaborar con Israel en esta lucha de relaciones públicas. Porque, al final, no se tratará solo de proteger al Estado judío. Entiendo que luchamos contra un odio ancestral, pero eso no significa que debamos permitir que nuestros enemigos nos definan.

Hi,
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A fine maggio la Casa Bianca ha diffuso il nuovo United States Counterterrorism Strategy 2026, il documento con cui l’amministrazione statunitense definisce priorità, obiettivi e strumenti della propria politica di contrasto al terrorismo. Non è una nota tecnica per addetti ai lavori. È il testo con cui Washington dichiara quali minacce considera prioritarie e quale idea di sicurezza intende affermare dentro e fuori i propri confini.
Sono sedici pagine dense di indicazioni operative e di visione politica. Si parla di cartelli della droga, jihadismo internazionale, controllo delle frontiere, cyber-operazioni, Medio Oriente e America Latina. Ma dentro questo testo compare anche qualcosa che merita particolare attenzione, perché riguarda direttamente il terreno del conflitto politico e sociale.
Tra le principali minacce terroristiche contro gli Stati Uniti vengono infatti indicati anche i “Violent Left-Wing Extremists, including Anarchists and Anti-Fascists”. Il documento si sofferma sul tema in modo esplicito, indicando, tra le priorità strategiche, l’identificazione e la neutralizzazione di gruppi politici definiti anti-americani, radicalmente pro-transgender e anarchici.
Vale la pena soffermarsi su queste righe. Non si tratta di una dichiarazione estemporanea né di uno slogan da comizio. Si tratta di un documento ufficiale di sicurezza nazionale. Ed è proprio questo a renderlo politicamente rilevante.
Perché quando una potenza come gli Stati Uniti inserisce esplicitamente anarchici e antifascisti dentro il perimetro della lotta al terrorismo non siamo soltanto di fronte a una scelta lessicale. Siamo davanti a un segnale politico preciso, che parla agli apparati di intelligence, alle forze di polizia, agli alleati internazionali e ai governi occidentali. Un segnale che si colloca dentro un clima più ampio, in cui il dissenso sociale e politico viene trattato sempre più spesso come una questione di ordine pubblico e sicurezza.
Quando il nemico politico diventa una questione di sicurezza
La storia dello Stato moderno è anche la storia della costruzione del “nemico interno”. Cambiano i tempi, i governi, i nomi. Ma il meccanismo ritorna. Di volta in volta è stato il sovversivo, il bolscevico, lo straniero indesiderabile, l’anarchico, il terrorista. Figure diverse, ricondotte però a una stessa funzione politica: indicare chi viene percepito come estraneo all’ordine e presentarlo come minaccia collettiva.
Negli ultimi venticinque anni questo processo si è concentrato soprattutto attorno alla parola “terrorismo”. Dopo l’11 settembre quella categoria ha assunto un peso enorme nel lessico politico e giuridico occidentale. In suo nome sono state approvate leggi speciali, ampliati i poteri di sorveglianza, rafforzati gli apparati di intelligence. Misure nate come eccezionali sono diventate ordinarie.
Oggi quel paradigma sembra allargarsi ancora.
Nel documento della Casa Bianca non si parla soltanto di reti jihadiste o organizzazioni armate transnazionali. Compare qualcosa di ulteriore: il conflitto sociale entra esplicitamente nel linguaggio della sicurezza nazionale. L’anarchismo, l’antifascismo militante e più in generale la radicalità politica vengono nominati come elementi di una minaccia da monitorare e neutralizzare.
Non è soltanto un passaggio lessicale. È un passaggio politico.
Quando il dissenso viene letto attraverso la categoria della sicurezza smette di essere percepito come espressione di conflitto sociale o opposizione politica e viene ricollocato dentro il campo dell’emergenza. Non più avversario politico, ma possibile fattore di destabilizzazione.
Ed è proprio qui che il confine si fa sottile. Dove finisce la repressione di comportamenti violenti e dove comincia la gestione securitaria del dissenso? È una domanda che riguarda gli Stati Uniti, ma parla molto da vicino anche all’Europa di oggi.
Dall’America all’Europa: lessici diversi, stessa direzione
Sarebbe troppo semplice immaginare un passaggio diretto dagli Stati Uniti all’Europa. I contesti politici sono diversi, come diverse sono le tradizioni giuridiche e istituzionali. Eppure, osservando il quadro complessivo, una tendenza comune emerge con chiarezza.
Negli Stati Uniti il linguaggio è quello della counterterrorism strategy. In Europa il vocabolario cambia: sicurezza pubblica, controllo delle frontiere, ordine urbano, contrasto all’estremismo. Le parole sono diverse, ma spesso la direzione politica appare la stessa.
Il dissenso sociale e politico viene trattato sempre meno come parte fisiologica del conflitto democratico e sempre più come questione di sicurezza. Mobilitazioni, picchetti, occupazioni e proteste vengono sottratti al terreno del confronto politico per essere ricondotti a quello dell’ordine pubblico o dell’emergenza.
Il conflitto smette così di essere letto per ciò che esprime — una frattura sociale, una rivendicazione, un bisogno — e viene tradotto nel linguaggio del rischio da contenere.
È in questo slittamento che il conflitto viene progressivamente depoliticizzato. Non lo si affronta più sul terreno sociale o politico, ma attraverso il diritto penale, gli apparati di polizia, la sorveglianza preventiva.
Il risultato è che ciò che dovrebbe aprire uno spazio di discussione viene sempre più spesso trattato come un problema di sicurezza. E il dissenso, da espressione di conflitto, diventa fattore di disordine e oggetto di controllo.
Il caso italiano
In Italia questo processo non nasce oggi. Ha radici profonde, ma negli ultimi anni ha trovato nuova accelerazione e nuova legittimazione politica.
Il lessico dei cosiddetti “decreti sicurezza” ha spostato progressivamente il baricentro del discorso pubblico: ciò che un tempo veniva letto sul terreno sociale o politico viene sempre più spesso tradotto in termini di sicurezza, ordine pubblico, emergenza. Il conflitto finisce così per essere raccontato non per ciò che esprime — rivendicazione, opposizione, resistenza — ma per il disturbo che produce rispetto all’ordine esistente.
Non riguarda un solo movimento. Il fenomeno è più ampio e coinvolge realtà molto diverse tra loro: migrazioni, occupazioni abitative, conflitti territoriali, picchetti operai, mobilitazioni ecologiste, reti di solidarietà.
Il punto non è soltanto l’inasprimento delle sanzioni o la repressione di singoli comportamenti. C’è qualcosa di più profondo: la costruzione di una cultura politica dell’ordine in cui chi interrompe la normalità sociale viene facilmente trasformato in problema di sicurezza.
Così il dissenso smette di apparire come espressione di un conflitto reale e viene raccontato come minaccia collettiva. Non più voce scomoda nello spazio pubblico, ma elemento da contenere, isolare, prevenire. Ed è in questo slittamento — spesso graduale, quasi impercettibile — che si misura uno dei cambiamenti politici più evidenti di questi anni.
Una convergenza politica che viene da lontano
Sarebbe eccessivo parlare di una regia unica. Ma è difficile non vedere, tra Stati Uniti ed Europa, una convergenza politica e culturale sempre più evidente.
Cambiano i governi, i sistemi istituzionali, i lessici. Ma il quadro generale presenta tratti comuni. La sicurezza diventa terreno privilegiato della costruzione del consenso. L’ordine viene contrapposto al conflitto, la stabilità al dissenso, il controllo alla libertà di movimento e di organizzazione. Tutto ciò che eccede il perimetro della normalità governabile tende a essere ricondotto al linguaggio della minaccia.
Su questo terreno la destra contemporanea ha costruito una parte importante della propria egemonia. Promette protezione, ma spesso produce controllo. Invoca sicurezza, ma finisce per restringere lo spazio del conflitto legittimo e allargare quello della sorveglianza. Non reprime soltanto comportamenti: ridefinisce ciò che può essere percepito come pericoloso.
Per il movimento anarchico tutto questo ha qualcosa di profondamente familiare.
Negli Stati Uniti la criminalizzazione dell’anarchismo non è una novità. La storia americana l’ha già conosciuta: dopo Haymarket, durante le Palmer Raids del 1919-1920, nel clima politico e giudiziario che accompagnò il processo e l’esecuzione di Sacco e Vanzetti. Ogni volta il meccanismo si ripresenta con forme diverse ma secondo una dinamica riconoscibile: si costruisce un’emergenza, si rafforzano gli strumenti repressivi, si amplia il perimetro del bersaglio.
E quel perimetro raramente resta confinato ai primi colpiti.
È questa la lezione che la storia continua a consegnarci. Quando il dissenso viene trasformato in questione di sicurezza non è in gioco soltanto il destino di una minoranza politica. Si restringe, poco alla volta, lo spazio di libertà di tutte e tutti.
Per questo leggere oggi con attenzione un documento come lo United States Counterterrorism Strategy 2026 non significa soffermarsi su un dettaglio della politica americana. Significa osservare una tendenza più ampia del nostro presente. Perché ciò che oggi viene nominato come minaccia può diventare domani il confine della libertà di tutte e tutti.
Totò Caggese
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Io canto l’equilibrio del moto perpetuo
Io canto la vita che si muove silente
Io sussurro nell’aria in cui circolo e nuoto
Io mi avvito per strade, seguo tutta la gente
E fra tutta la gente porto il genio fecondo
Dell’ingegneria che sconfigge la fretta
Senza strepito o fumi che inquinino il mondo
Lode eterna, signori, per la mia bicicletta.
Lode eterna al pedale, al manubrio, alla ruota
Al fanale di dietro, alla dinamo avanti
Al campanellino, alla sua unica nota
Alla voce argentina che vi squilla l’attenti.
State attenti che questo è il vero progresso
Ed è il nesso che lega una tecnologia
Che senza ridurre il mondo ad un cesso
Ti moltiplica la tua stessa energia.
“La rivoluzione – compagni – arriverà in bicicletta”
Suola e pedale
Questo è il vero ideale.
Senza fretta – compagno – boicotta il motore
Senza fare rumore
Calpesta il potere.
Occhio al ginocchio
È lo stinco che stendo.
La rivoluzione sta già pedalando!
Il vibrante mormorio della ruota dentata
Dente a dente si insinua, dente a dente incatena
La catena trattiene l’energia liberata
E la libra veloce, precisa e serena
E la bicicletta – metaforicamente –
Simboleggia una vita che non sia foglia al vento
Ma passione e pensiero, sia corpo e sia mente
In cui si resta in piedi finché c’è movimento.
Circolare a tutti i movimentisti
Lettera aperta a chi vive lottando:
Ciclicamente, internazionalisti
Unitevi in ogni parte del mondo!
Non avrete da perder le vostre catene
Ma da stenderle fra le due ruote in tensione
Libertari, anarco-ciclisti conviene
Arrivarci a pedali alla rivoluzione!
“La rivoluzione – compagni – arriverà in
bicicletta!”
La salita ora è pesa
Verrà la discesa!
Senza fare rumore boicotta il motore
Senza fare rumore
Calpesta il potere.
Occhio al ginocchio
È lo stinco che stendo
La rivoluzione sta già pedalando!
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Kara Meredith can tell you the exact day her life turned upside down: Aug. 23, 2025.
She was at her home in Fort Gibson, Oklahoma, caring for her 5-week-old son, when one of her daughters ran to tell her there was water all over the bathroom floor. Her husband, Mitch Meredith, wasn’t worried — until he saw the dark liquid bubbling up around the base of the bathtub. Mitch and his relatives worked all night trying to contain it. It was near dawn when his uncle said, “This is oil.”
The United States is the largest oil and gas producer in the world. All of that drilling produces hundreds of billions of gallons of toxic wastewater each year. For decades, energy companies have disposed of that briny fluid by shooting it back underground using high-pressure injection wells. But across Oklahoma, the fluid is spreading uncontrollably belowground, blasting out of old, unplugged wells, polluting land and contaminating drinking water.
In a new documentary from The Frontier and ProPublica, reporter Nick Bowlin investigates a scourge of oil field wastewater seeping into the lives of Oklahomans, about half of whom live within a mile of an oil and gas operation.
His reporting takes him to the headquarters of the Oklahoma Corporation Commission, the state agency tasked with regulating oil and gas. The agency told Bowlin that it is committed to “doing the right thing, holding operators accountable, protecting Oklahoma and its resources, and providing fair and balanced regulation.” But as Bowlin continues to dig, he discovers he is far from the first one to raise the alarm about what’s happening in Oklahoma.
Watch the documentary here.
We’ve reported on oil and gas pollution contaminating drinking water, killing cattle and damaging property. We need your help to show how this affects people across the state.
The post Toxic Ground: How Oil Field Pollution Is Threatening Oklahoma appeared first on ProPublica.

di Francesco Locantore
Il 2 giugno si celebra l’ottantesimo anniversario della Repubblica, con la consueta parata militare in via dei Fori Imperiali a Roma. Una celebrazione che oggi più che mai mistifica il significato storico di quel Referendum popolare che il 2 giugno del 1946 rovesciò la monarchia, complice del fascismo.
Un primo fattore che ha portato a quel risultato è stato l’esito vittorioso della lotta popolare di Resistenza contro il nazifascismo, che aveva messo fine, il 25 aprile dell’anno precedente, ad un regime antidemocratico, maschilista, razzista e repressivo durato oltre venti anni.
Oggi a festeggiare il 2 giugno saranno figure istituzionali la cui storia politica è in continuità con il fascismo e non solo per ragioni nominalistiche o simboliche, o per i busti di Mussolini ostentati in televisione dal presidente del Senato. Il Governo delle destre guidato da Giorgia Meloni ha promosso negli ultimi quattro anni, con l’introduzione di ben quattro pacchetti “sicurezza”, provvedimenti repressivi delle lotte sociali e sindacali, la compressione dei diritti delle persone migranti, l’emanazione di nuove linee guida per le scuole caratterizzate dal suprematismo occidentale, bianco e cristiano, la legittimazione della violenza degli stupratori con il ddl Buongiorno, ha cercato di limitare l’autonomia e indipendenza della Magistratura (progetto scongiurato ancora una volta grazie ad un referendum popolare) e in queste settimane sta provando ad imporre una riforma della legge elettorale sul modello della legge Acerbo del 1923, introducendo un premio di maggioranza che andrebbe a comprimere ancora più di quanto è stato già fatto la rappresentatività del Parlamento.
Il secondo fattore che nel 1946 probabilmente ha fatto maturare le coscienze in senso antimonarchico è stato il desiderio di pace, dopo anni di coinvolgimento dell’Italia nelle imprese coloniali e nella seconda guerra mondiale.
Oggi la parata militare del 2 giugno risulta ancora più funesta per via dei venti di guerra che spirano nel mondo e del ruolo nefasto che ha assunto l’Italia al fianco dei suoi alleati imperialisti. La guerra in Ucraina, scatenata dall’imperialismo russo, è stata colta al balzo dalle potenze europee e dalla NATO come scusa per giustificare un enorme aumento delle spese militari (aumento che peraltro era già in atto da alcuni anni), mentre da oltre 4 anni si continuano a mietere centinaia di migliaia di vittime. La retorica dell’unione tra i popoli in Europa per costruire la pace e la solidarietà, già traballante per via delle politiche di respingimento sistematico dei migranti, ha presto lasciato il campo alla retorica militarista, alla necessità di comprimere ulteriormente le spese sociali per aumentare quelle per la difesa.
Intanto il governo Meloni si guarda bene dal criticare l’imperialismo del suo alleato negli Stati Uniti, con una presidenza Trump che sta imponendo gli interessi di quel Paese in tutto il mondo in spregio del diritto internazionale e della convivenza pacifica. Si pensi al rapimento di Maduro in Venezuela, alle minacce di annessione della Groenlandia, al blocco economico e alle minacce di invasione di Cuba. L’attacco all’Iran ha scatenato una guerra con conseguenze drammatiche per la popolazione locale, ma con effetti economici per tutta la popolazione mondiale, ivi comprese le classi popolari in Italia che stanno già subendo l’inflazione dovuta all’aumento dei prezzi delle fonti energetiche, in un’economia ancora fortemente dipendente dal petrolio (anzi l’obiettivo già raggiunto dalle destre in Europa è stato quello di rinviare sine die la necessaria transizione energetica alle fonti rinnovabili ed ecocompatibili).
Infine la disumanità dell’imperialismo è evidente in Palestina, dove la prepotenza dello Stato sionista di Israele è arrivata a compiere un genocidio, con il beneplacito delle democrazie occidentali. A chi ha provato ad opporsi all’apartheid e allo sterminio pianificato dei palestinesi provando a rompere il blocco navale e terrestre degli aiuti, vale a dire ai militanti della Global Sumud Flotilla, è stato riservato un trattamento disumano, comprensivo di torture ed umiliazioni, che rimanda a quello ancor più feroce che viene impartito ai Palestinesi. Il Governo italiano, insieme agli europei, ha fatto il gesto di indignarsi contro il video fatto girare dallo stesso ministro Ben-Gvir, ma poi continua a intrattenere relazioni di collaborazione economica e militare con Israele, rendendosi complice di un crimine storico contro l’umanità, paragonabile a quello che il fascismo e il nazismo hanno perpetrato contro gli ebrei prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.
Nel referendum e nelle elezioni dell’Assemblea costituente del 1946 si sono manifestate con forza le istanze di classe delle lavoratrici e dei lavoratori, che esprimendosi contro il fascismo e la monarchia avevano in mente di cacciare i padroni, quelli che sfruttavano operai e contadini, protetti dallo Stato di polizia, dallo sciopero considerato un reato penale, quelli che continuavano tranquilli a vivere nel lusso mentre la popolazione era affamata dalla crisi economica mondiale, dall’autarchia e dalla necessità di finanziare l’apparato bellico.
Oggi il Governo delle destre precetta i lavoratori e le lavoratrici in sciopero, tutela e finanzia in ogni modo i padroni persino nel decreto primo maggio, non fa nulla per far rispettare e rafforzare le norme sulla sicurezza nonostante ci sia una media di tre omicidi sul lavoro al giorno, ha in progetto di introdurre la flat tax, per far pagare ancora meno a chi ha di più, rifiuta ogni idea di tassazione dei grandi patrimoni, realizza l’autonomia differenziata delle Regioni per poter meglio privatizzare i servizi pubblici e per lasciare a loro stesse le Regioni più povere, riforma le scuole asservendo gli istituti tecnici e professionali alle esigenze di avvio precoce al lavoro delle imprese private, rifiuta di introdurre un salario minimo che sia in grado di assicurare a chi lavora un’esistenza libera e dignitosa. Oggi come allora le destre sono al servizio dei padroni, di un capitalismo che non genera più sviluppo e crescita economica, ma che riscopre vecchie modalità di sfruttamento e nuove modalità di devastazione ambientale, che utilizza la ricerca e l’innovazione tecnologica per fini privati e contro il bene comune, che licenzia lavoratrici e lavoratori anziché riconvertire le produzioni dannose e inquinanti, come ha dimostrato la lotta dei lavoratori ex GKN e il loro progetto di fabbrica socialmente integrata.
A ottant’anni di distanza bisogna riconoscere che le istituzioni repubblicane hanno ampiamente tradito le aspirazioni di pace, di libertà e di giustizia sociale che avevano animato le masse in quella stagione. Tocca oggi ad altri raccogliere quelle aspirazioni. Contro le monarchie dei moderni re, i capitalisti che finanziano e fomentano le guerre tra i popoli, il movimento No Kings sta provando a realizzare le convergenze dei movimenti sociali, ambientalisti, democratici, transfemministi, antimilitaristi. Prima e dopo il 2 giugno sono state realizzate e messe in cantiere numerose iniziative contro la guerra e per la giustizia sociale e climatica, a cui Sinistra Anticapitalista sta dando il suo contributo. Anche a livello internazionale nelle prossime settimane ci saranno importanti iniziative. La prima sarà la manifestazione Welfare not Warfare a Bruxelles il 14 giugno, contro i progetti di riarmo dei Paesi della UE, organizzata dalla rete Stop Rearm Europe. Negli stessi giorni, dal 13 al 17 giugno a Ginevra è stato organizzato il controvertice per contestare la riunione del G7 a Evian. Il 4 luglio parteciperemo alla manifestazione contro la NATO a Istanbul, in occasione del vertice imperialista che si svolgerà in Turchia.
Infine ci stiamo preparando ad accogliere i nostri ospiti nazionali e internazionali in occasione della terza edizione dell’Università ecosocialista d’estate: “Intelligenze Anticapitaliste”, in cui discuteremo e approfondiremo le tematiche poste dai movimenti e proveremo ad avanzare le prospettive di lotta dell’autunno per cacciare il governo delle destre e per rafforzare il progetto rivoluzionario di costruzione di una società ecosocialista.



Civilización, tecnología y Cristianismo
Por Cristian Taborda
“Será la intervención de los cristianos la que evitará que la civilización tecnológica dé lugar a una oligarquía tecnocrática”.
–Augusto del Noce.
En otro tiempo, posiblemente, la encíclica Magnífica humanitas hubiera sido acusada de modernista -seguramente habrá quien así la intérprete-, por atender un asunto “mundano” como la tecnología y la inteligencia artificial, pero cuando la iglesia se debate entre “la restauración y el cisma”, como describe Juan Manuel de Prada, atender los asuntos del presente retomando a la Doctrina Social de la Iglesia y la tradición, en un mundo de irreligiosidad natural, de cristianismo laico o del “eclipse de lo sacro”, como decía del Noce, que sea León XIV quien condene el nuevo liberalismo digital, como otrora su predecesor León XIII, condenara al liberalismo político y la Masonería en la encíclica Libertas praestantissimum, es un mensaje al mundo, a la cristiandad y a la oligarquía tech.
¿Por qué ocuparse del avance de la IA y la tecnología? Quizás porque sea el mayor avance del Anticristo. La victoria del liberalismo absoluto en el mundo terrenal buscando asaltar el cielo como paradójicamente proponía Lenin con el comunismo. Probablemente, el asalto al cielo que proponen los tecno oligarcas termine más parecido al asalto a las tullerías de Sillicon Valley. El triunfo del ateísmo ha sido total en el avance de la tecnología que se presenta como neutral, desprovista de moral. De hecho son el racionalismo, la técnica y el cálculo los que desataron la maquinaria de guerra durante mediados del siglo pasado, que ahora suelta sus demonios bajo la lógica de algoritmos y automatización, dando paso al totalitarismo y la decadencia europea que perdió los principios sobre los que se fundó: la religión, la democracia y las verdades universales. Augusto del Noce decía que el totalitarismo vence cuando se elimina la fe, la esperanza y la solidaridad cualidades esencialmente humanas, que hacen a la dignidad del Ser humano, algo desprovisto de cualquier “inteligencia” artificial.
Es el catolicismo hoy el único poder universal que logró cabalgar la modernidad y ser la única alternativa a la civilización tecnológica. No como un antagonismo, como lo fue el marxismo o su degradación, sino como una superación. Aunque para el Anticristo la nueva encíclica sea vista como un nuevo manifiesto comunista por su nivel de agitación. La civilización tecnológica, indefectiblemente liberal y atea, no tiene otro destino que la unidad del mundo mediante la técnica, como lo advirtió Carl Schmitt, un nuevo totalitarismo global post ideológico, tecnocrático y transhumanista. El transhumanismo woke, disfrazado de derechos de minorías, teoría de género, diversidad e inclusión como el transhumanismo libertario disfrazado de derechos individuales, teoría económica, eficiencia e innovación son solo dos medios para un mismo fin: el posthumanismo y el gobierno de la técnica sobre el hombre. Tecnología y transhumanismo van de la mano. La negación del hombre o la muerte del hombre como declarara Foucault. Es negada y amenazada la humanidad y la religiosidad, por eso la respuesta de la Iglesia Católica. Citando nuevamente al filósofo italiano: “la civilización tecnológica se presenta como una nueva civilización, por eso el culto a lo «nuevo» con su correspondiente espíritu de destrucción”.
La respuesta de la Iglesia a la civilización tecnológica con su pretensión de nueva babel restaura la mystica en un mundo de cristianismo laico. Es una respuesta metafísica al aceleracionismo tecnológico que carece de misterio. Como planteaba Heidegger: la técnica moderna es desvelamiento, ahí radica su ateísmo radical, su apocalipsis. Mientras la catolicidad celebra el misterio: el ser humano, imagen del Dios trino.
Este cachetazo metafísico a la soberbia tecnocrática de un grupo de millonarios que se creen semidioses hizo ruido porque además atiende el problema real: la carencia de humanidad y sensibilidad de la inteligencia artificial. La defensa de la dignidad del Ser humano y el valor del trabajo como libertad frente a un proyecto que se presenta como prescindible de la raza humana y del trabajo del hombre. El regreso de la Doctrina Social de la Iglesia a la discusión sobre el trabajo y ante esta nueva revolución plantea la defensa de los principios básicos para cualquier convivencia humana en armonía: la defensa del bien común, no del mal menor; la justicia social, no la injusticia (causa de todas las revoluciones como planteaba Aristoteles); la solidaridad, no el egoísmo. Son los fundamentos de la civilización occidental cristiana.
La técnica no es anti humana, al contrario, es una proyección del hombre, pero sí puede serlo su aplicación y sus intereses de fondo en manos de un grupo de oligarcas que creen que el hombre puede ser Dios o crear el cielo en la tierra como tantas otras veces lo han intentado otras revoluciones generando contrariamente el infierno en la tierra con sus revolucionarios en la guillotina o instalando regímenes totalitarios de exterminio y aniquilación.
Como buen san agustiniano León XIV vuelve a poner en orden jerárquico los valores «dispositio plurium secundum inferius et superius», lo inferior depende de lo superior. La Inteligencia artificial no puede sobreponerse al hombre, como el hombre no puede sobreponerse a Dios. Una herramienta no puede ser superior al trabajador. Es el orden jerárquico de las cosas. No es un llamado a un nuevo ludismo, ni al negacionismo tecnológico, sino a la armonía entre el hombre y la tecnología, a mantener viva la tradición y sus valores, una alternativa a la civilización tecnológica, a la dignificación del hombre hecho a imagen y semejanza de Dios, no de Sillicon Valley.

Hello and welcome to my May 2026 free software activities report. A lot's been going on in my life offline so I took a bit of a hiatus from doing these reports, but I've had a fairly productive month of May so I thought it'd be nice to do another one for this month.
ffs package for
GNU Emacs on GNU ELPA. Many thanks to Protesilaos for rounds of
code review and feedback for improving and polishing the package
in preparation for submission to GNU ELPA.Somebody wants you to give them money
error due to the anti-bot challenge being served with a HTTP 402
(Payment Required) response. So I landed a patch 12eec781ed6 to
no longer do that. Thanks to Emacs comaintainer Sean Whitton
for reviewing and approving my proposed patch.<input type="submit">
HTML buttons, <button> elements were not tab-stoppable, leading
to poorer usability and accessibility. So I landed a patch
ec3d662de0b to fix that. Thanks to Emacs comaintainer Eli
Zaretskii for reviewing, providing feedback, and accepting my
proposed change.indicate-buffer-boundaries
and my convenience configuration macros.I've begun the work toward updating the Jami package in Debian unstable again, which means I need to package new releases of its direct and indirect dependencies. For OpenDHT, I need to update RESTinio, and to do that I first need to package expected-lite and sobjectizer for Debian:
I've been working on packaging both and hope to have them uploaded to the archive in the next days and weeks.
That's it for this month's report.
Take care, and so long for now.