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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 6.4 - BACK TO BACK

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Studiare i movimenti sociali in tempi difficili come i nostri

Che cosa sono i movimenti sociali? Sono attori normali nella politica e nella società nei periodi di calma o sono attori straordinari nei periodi di forte tensione? Naturalmente, sono entrambe le cose, poiché tendono ad adattarsi alle circostanze: ricorrono a strategie organizzative più o meno radicate nella loro base sociale, a repertori di lotta più o meno dirompenti, e a identità più o meno radicali. A volte vengono sconfitti e a volte riemergono; a volte si adattano alla normalità e a volte la sfidano.

Inoltre, le due temporalità possono interagire nello stesso periodo storico. Concetti come cicli e ondate di lotte hanno da tempo indicato i modi in cui le proteste convergono nel tempo. Momenti di svolta, eventi trasformativi, proteste dense di avvenimenti sono concetti che indicano come i movimenti sociali non solo si adattino alle opportunità politiche e alle risorse disponibili, ma mettano in moto cambiamenti che producono nuove opportunità e risorse.

Empiricamente, inoltre, mentre i movimenti alternano visibilità e latenza, le memorie e l’eredità delle lotte passano da una fase intensa all’altra; nei periodi di stasi, il quadro di riferimento per pensare i conflitti, le reti organizzative, i repertori di mobilitazione vengono ricordati, alimentati e trasmessi da una generazione all’altra di attivisti.

La ricerca sui movimenti sociali è stata stimolata da momenti di conflitti intensi—come le mobilitazioni anticoloniali degli anni ’50, i cicli di protesta del ’68, compresa la ripresa della lotta di classe, le nuove proteste femministe per i diritti riproduttivi negli anni ’70, la solidarietà internazionale contro l’apartheid in Sudafrica e contro le guerre imperialiste negli anni ’80, ma anche, e con un ritmo accelerato, il movimento per la giustizia globale negli anni 2000, la Primavera Araba e le proteste contro l’austerità negli anni 2010, e le proteste per una Palestina libera e contro il genocidio israeliano negli anni 2020. Inoltre, ogni paese ha le proprie storie di intensificazione delle mobilitazioni dal basso — come, ad esempio, momenti di radicalizzazione come la violenza politica e la repressione, o gli episodi di democratizzazione che hanno trasformato la società e la politica.

Tuttavia, gli studi sui movimenti sociali si sono sviluppati in una fase “fordista” e hanno guardato soprattutto alle condizioni di “normalità”. Come ha osservato William Sewell, il fordismo ha fornito le basi per il positivismo nell’analisi dei movimenti sociali – soprattutto negli Stati Uniti – con l’assunto dell’universalismo, dell’empirismo metodologico e di una presunta neutralità priva di valori. Ciò che il positivismo aveva tralasciato, e che doveva essere reintrodotto, era la contestualizzazione di concetti e teorie, la loro storicizzazione. In contrapposizione alla ricerca di leggi generali, è emersa la necessità di considerare la congiuntura e l’azione.

Riflettendo su queste tendenze generali, il mio contributo allo studio dei movimenti sociali è stato guidato da alcuni punti di riferimento che trovo particolarmente utili per affrontare tempi difficili e intensi, caratterizzati da policrisi, snodi critici, cambiamenti di paradigma, rivolte e resistenze.

Gli elementi principali dell’approccio dinamico che ho utilizzato possono essere sintetizzati come segue:

  1. a) la dimensione processuale, in quanto radicata in una storia complessa
  2. b) la dimensione relazionale, che guarda agli attori nelle loro interazioni
  3. c) la dimensione della costruzione, considerando che i soggetti agiscono sulla base della propria valutazione del contesto esterno e del proprio ruolo in esso.

Nell’affrontare momenti di trasformazioni rapide e profonde, ho trovato la ricerca di solidi meccanismi causali (come li definivano McAdam, Tarrow e Tilly) più congeniale alla mia sensibilità storica “weberiana”, orientata alla comprensione piuttosto che alla ricerca di correlazioni e causalità volte a spiegare, o addirittura a prevedere. Così, nella ricerca sulla violenza politica o sui processi di democratizzazione, in tempi di pandemia o di genocidio, ho riflettuto sui meccanismi relazionali, cognitivi e affettivi che possono portare a cambiamenti nelle strutture politiche e sociali e al consolidamento delle relazioni in un processo di rotture, scosse e sedimentazione (…).

In sintesi, sono cresciuta insieme all’espansione degli studi sui movimenti sociali, contribuendo ai loro successi così come alle controversie, al loro consolidamento, alle sfide. Queste sono state molte, ma affrontate con spirito aperto grazie a ciò che possiamo definire eclettismo teorico e pluralismo metodologico. Ciò non significa che il campo d ricerca fosse privo di conflitti interni, selettività e pregiudizi – come qualsiasi altro settore – ma è rimasto aperto grazie alle continue evoluzioni dell’oggetto stesso su cui concentravamo la nostra attenzione, che ha portato nel mondo accademico nuove generazioni di studiosi con interessi e gusti specifici.

Sono rimasta molto legata agli studi sui movimenti sociali, per diverse ragioni. Innanzi tutto, la maggior parte dei ricercatori in questo campo è mossa da un sincero interesse a migliorare il mondo. Le esperienze di impegno sociale e politico sono state spesso criticate dagli studiosi più mainstream, ma ho scoperto che si sono rivelate molto fruttuose nello sviluppo del quadro cognitivo e nel miglioramento del clima tra gli studiosi del settore. In un momento in cui la “neutralità” viene predicata come requisito del valore scientifico, è fondamentale rivendicare, con Michael Burawoy, il valore di una visione critica della scienza che affronti problemi sociali che non sono affatto “apolitici”,

Inoltre, le vicende politiche hanno imposto una costante innovazione teorica con una propensione agli scambi reciproci tra approcci diversi. Gli studiosi dei movimenti hanno provenienze differenziate –  dalla sociologia delle organizzazioni allo studio delle interazioni simboliche, dalla teoria sociologica alle scienze politiche – e hanno costruito un bagaglio di concetti e ipotesi di ricerca combinando spunti provenienti da diversi campi del sapere. Questa tendenza si è ampliata nel tempo, dalla sociologia alle scienze politiche, estendendosi fino a includere la geografia, la storia, l’antropologia, la teoria normativa, il diritto e (persino) l’economia, man mano che ogni nuova ondata di conflitti politici portava nuove generazioni nella ricerca sui movimenti sociali.

L'articolo Studiare i movimenti sociali in tempi difficili come i nostri sembra essere il primo su Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro.

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Tonnellate di rifiuti urbani raccolti e trattati Marzo 2026

 

RIFIUTI URBANI TRATTATI Marzo 2026 TOTALE ANNO 2026
Carta e cartoni 746,30 2.274,15
Imballaggi in vetro 416,77 1.223,03
Multimateriale Leggero 696,24 1.950,57
Legno e ingombranti 507,91 1.331,09
Frazione organica e compostabili 1.483,17 4.168,26
RAEE 59,65 176,41
Altre RD 207,32 601,03
Macerie 109,62 271,54
Rifiuto indifferenziato 2.494,35 7.499,96
Totale tonnellate 6.721,32 19.496,04
Efficienza % raccolta differenziata 62,89% 61,53%
Variaz. efficienza % RD su anno 2025 +0,6% -1,37%

 

L'articolo Tonnellate di rifiuti urbani raccolti e trattati Marzo 2026 proviene da Aamps Livorno.

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Archipellisation solarpunk

Framasoft, UPLOAD et solarpunk

Depuis 2024, Framasoft participe à l’animation d’ateliers d’écriture solarpunk à l’Université de Technologie de Compiègne pour imaginer un monde low-tech en 2042 autour de la future UPLOAD de Compiègne.

"Ancom or Ansyndie Solarpunk flag" by @Starwall@radical.town is licensed under CC BY-SA 4.0.

L’action se déroule sur le territoire de la Commune Libre de Compiègne, et plus précisément dans le cadre de l’Upload, l’Université Populaire Libre Ouverte Accessible et Décentralisée, une fédération internationale de lieux autonomes, destinés à la formation et à la recherche, confrontés aux défis d’un monde en effondrement économique et technologique, soumis à des crises écologiques et des conflits internationaux, mais ouverts à l’invention de nouveaux modes de vivre ensemble et de nouveaux rapports aux autres vivants et non-vivants. (voir notre annonce en 2024).

Pendant une semaine, des élèves ingénieurs s’adonnent à l’écriture de fiction pour penser un autre rapport à la technologie, avec des pratiques pédagogiques originales pour elleux dans leur formation, issues de l’éducation populaire, comme le débat mouvant ou l’arpentage (proposé autour de pizzas ou de lasagnes pour les appâter). Ils finissent par faire lecture d’un extrait de leur travail en direct à la radio Graf’hit.

Contenu de la semaine de cours sous licence libre CC BY SA sur librecours.net

Une partie des textes est retravaillé chemin faisant / a posteriori et est publié sur https://punkardie.fr/upload/ également sous licence CC BY SA.

Un premier recueil de textes basé sur ces productions (placées sous licence libre) est d’ailleurs en préparation en partenariat avec C&F édition, nous vous en reparlerons prochainement.

Et Archipel dans tout ça ?

Vue satellite de l’archipel de la mer Égée, avec le logo de la conférence Archipel en haut à gauche

Aller écouter l’annonce enregistrée et diffusée sur la radio Graf’Hitt

Et ce mois de juillet, toujours dans le cadre du partenariat avec l’UTC, Framasoft participera à la conférence Archipel à Compiègne, à l’UTC, du 6 au 9 juillet.

Archipel est une communauté de recherche francophone transdisciplinaire sur les enjeux de l’Anthropocène (limites planétaires, risques systémiques, leviers d’action) au sein de laquelle des rencontres et conférences sont organisées accueillant symposiums de recherche et ateliers. SI le programme vous semble impressionnant, il s’agit néanmoins d’un événement ouvert à toutes et tous, absolument pas réservé aux universitaires, chercheurs ou chercheuses.

Dans ce cadre, Framasoft, participera à un atelier autour de l’économie sociale et solidaire le mercredi 8 et co-animera un atelier d’écriture solarpunk le jeudi 9 juillet, qui présentera le genre solarpunk et l’univers UPLOAD. Comme les étudiants et étudiantes, les participants seront invité·es à plancher à leur tour sur des contributions afin d’imaginer un futur désirable, autour de thématiques proposées.

Le programme de la conférence Archipel : https://archipel.scenari-community.org/programme/co/0_programme.html

 

Pour pouvoir participer :

Il est obligatoire de s’inscrire en tant que participant·e à la conférence :

https://archipel.scenari-community.org/organisation/

(au plus tard le 12 juin ! )

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Ricevo un REGALO, e controllo un SACCHETTO Pieno Di KIT ELETTRONICI ELSEKIT #electronics #vintage

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Un video di COSE VARIE. Prima faccio un giro nel CALHORROR della zona industriale. Poi ricevo un pacchetto: mi e' stato fatto un REGALINO!
E quindi lo UNBOXO.
Poi procedo a verificare una serie di KIT della ELSEKIT che vorrei usare per divertimento e, forse, per futuri video sull'elettronica...

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Transizione verde: parola a chi lavora  

I lavoratori dell’automotive non chiedono di fermare la transizione ecologica. Chiedono invece formazione, investimenti, tutela del reddito e una politica industriale capace di governarla. È questo il messaggio che emerge dalla nuova puntata di “A qualcuno piace verde”, il podcast dell’Alleanza Clima Lavoro curato da Massimo Alberti, dedicata al punto di vista di chi vive ogni giorno il cambiamento nei luoghi di lavoro.

Da anni il dibattito pubblico sulla crisi dell’automotive europeo e italiano è accompagnato da una narrazione ricorrente: la transizione ecologica sarebbe la principale minaccia per il lavoro e per il futuro del settore. L’elettrificazione viene spesso descritta come una scelta imposta dall’alto, osteggiata da chi lavora e destinata a produrre chiusure di fabbriche e perdita di occupazione.

Ma è davvero così?

Per rispondere a questa domanda, la puntata parte dalle testimonianze raccolte a Bologna in occasione del convegno nazionale dell’Alleanza Clima Lavoro “Mobilità sostenibile al lavoro”, svoltosi il 14 e 15 maggio. Dalle voci di lavoratrici e lavoratori di aziende come Bonfiglioli, Caterpillar e Berco emergono preoccupazioni per il futuro occupazionale e per le trasformazioni in corso, ma anche la consapevolezza che il cambiamento tecnologico sia già una realtà e che ignorarlo significherebbe aggravare ulteriormente la crisi del settore.

Nella puntata queste testimonianze vengono messe a confronto con i risultati del rapporto “L’auto in transizione. Il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori del settore in Italia”, realizzato dall’Alleanza Clima Lavoro su un campione rappresentativo di 501 addette e addetti dell’intera filiera automobilistica italiana: operai/e, impiegati/e, quadri e dirigenti, dalla componentistica alla produzione, fino alla vendita e al post-vendita.

Il rapporto restituisce un’immagine molto diversa da quella troppo spesso proposta nel confronto politico e mediatico. Il primo elemento che emerge è che la transizione non appartiene al futuro, ma è già realtà: secondo le persone intervistate, quattro aziende su cinque risultano oggi coinvolte, in forme diverse, nei processi di trasformazione industriale legati alla mobilità elettrica e sostenibile. Il tema, quindi, non è più se la transizione debba avvenire oppure no.

La vera questione riguarda il modo in cui questo cambiamento viene concretamente governato. Le lavoratrici e i lavoratori del comparto esprimono una forte richiesta di politiche pubbliche per accompagnare la trasformazione. Il 60% giudica inefficaci le misure messe in campo in Italia a sostegno del settore. E si registra una distanza crescente tra la velocità con cui cambiano tecnologie, mercati e processi produttivi e la capacità delle istituzioni di offrire strumenti adeguati per affrontare questa fase.

Un secondo tema centrale riguarda le competenze. Oltre il 90% delle persone coinvolte nel sondaggio riconosce che il settore sta attraversando trasformazioni che richiedono nuove professionalità. Eppure meno del 40% ritiene di possedere pienamente le competenze necessarie per affrontarle. Tecnologie elettriche, digitalizzazione, ricerca e sviluppo, intelligenza artificiale: sono queste le aree considerate più importanti per il futuro dell’automotive.

La formazione rappresenta quindi uno snodo decisivo. Tuttavia il quadro che emerge dall’indagine è tutt’altro che rassicurante. Meno del 60% dei lavoratori ha partecipato ad attività formative negli ultimi tre anni e circa uno su quattro segnala la totale assenza di opportunità di aggiornamento professionale. Una situazione che rischia di ampliare ulteriormente il divario tra esigenze produttive e competenze disponibili.

La ricerca mostra inoltre come la transizione si inserisca in un contesto segnato da forti difficoltà industriali e occupazionali. Cassa integrazione, contratti di solidarietà, delocalizzazioni, esternalizzazioni e uscite incentivate rappresentano esperienze diffuse tra le persone intervistate. Segno che molte criticità del settore precedono la diffusione dell’auto elettrica e affondano le loro radici in problemi e ritardi strutturali dell’industria italiana ed europea.

Il messaggio del sondaggio dell’Alleanza Clima Lavoro è chiaro. Le lavoratrici e i lavoratori dell’automotive italiano non chiedono di fermare il cambiamento: chiedono piuttosto di governarlo in modo adeguato. Due persone su tre ritengono infatti necessario guidare la transizione attraverso investimenti, formazione, sostegno al reddito nei periodi di riconversione e maggiore coinvolgimento dei lavoratori nei processi decisionali.

È questa la prospettiva della giusta transizione che l’Alleanza Clima Lavoro sostiene da sempre: coniugare decarbonizzazione, innovazione industriale, qualità del lavoro e tutela sociale. Perché la vera alternativa non è tra ambiente e occupazione, ma tra una transizione subita e una transizione governata.

In un dibattito pubblico spesso dominato dagli slogan, il sondaggio dell’Alleanza Clima Lavoro restituisce la parola a chi la transizione la vive ogni giorno nei luoghi di lavoro. E il messaggio che arriva dalle fabbriche è chiaro: il cambiamento non va fermato, va governato.

Ascolta la tredicesima puntata del podcast!

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Cosa aspettarsi dalla continua chiusura di Hormuz

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Ormai sono tre mesi di chiusura continua dello stretto, nonostante la propaganda ogni tanto racconti che le navi, in realtà, passano. Che cosa ci dobbiamo aspettare?

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Serbia: Intervista con Klasna Solidarnost

Pubblichiamo un estratto dall’intervista al gruppo anarchico serbo Klasna Solidarnost (KS) realizzata per Radio Libertaire, la radio della Federazione Anarchica Francofona (FA) con sede a Parigi, nel corso del Congresso dell’IFA che si è tenuto ad Atene lo scorso aprile, e a cui il gruppo di Belgrado ha partecipato come osservatore, chiedendo di aderire all’Internazionale. Per conoscere l’attività di KS potete consultare il sito klasol.org o il canale instagram @klasnasolidarnost. Di seguito il testo dell’intervista, condotta da Ouzo, del gruppo FA di Marsiglia, con due compagnx di KS.

Ouzo (FA): […] Potreste innanzitutto introdurre la vostra organizzazione?

KS1: Grazie per questa opportunità. Alcune rapide note sulla storia della nostra organizzazione. Klasn Solidarnost, che significa Solidarietà di Classe, è di base a Belgrado, capitale della Serbia. È stata fondata 10 anni fa. È la prima e, fino ad ora, unica organizzazione politica anarchica in Serbia.  Il nostro scopo è creare ed espandere una federazione con altri gruppi in altre città della Serbia. Siamo coinvolti in numerose lotte. La Serbia è uno dei paesi post-socialisti sottoposti ad una transizione incontrollata al capitalismo, con privatizzazioni che hanno lasciato devastata la classe lavoratrice. Centinaia di migliaia di persone hanno perso il proprio lavoro, la propria salute – molti di essi hanno perso la propria vita. Siamo su posizioni fermamente antimperialiste e anticapitaliste. La nostra opposizione alla NATO è un elemento chiave delle nostre attività. La nostra società ha fatto esperienza dei bombardamenti imperialisti della NATO. Avevo 7 anni quando hanno bombardato Belgrado. Abbiamo ricordi che ora la maggior parte delle persone in Europa vede solo nei reels sulle guerre in Medio Oriente: stai giocando fuori nel parco quando senti le sirene dei bombardamenti aerei, e corri a nasconderti nei rifugi. Per marcare l’anniversario dei  bombardamenti NATO, abbiamo appeso  uno striscione DIY su un ponte dell’autostrada, visibile da migliaia di macchine. Alcuni dei nostri membri sono fondatori e partecipanti del movimento per la Palestina in Serbia, così come in quello degli Antifascisti di Belgrado, costituito sei anni fa con lo scopo di contrastare la crescita del fascismo, ma anche di diffondere le idee dell’antifascismo e renderle più attrattive per le giovani generazioni!

KS2: KS è attiva per decostruire il mondo in cui viviamo, per distruggerlo, ma anche per costruirne uno nuovo. Molti nostri compagni hanno fondato i sindacati studenteschi orizzontali, coinvolti molti anni fa nel movimento contro gli sgomberi forzati. Ci sono state decine di azioni di successo in difesa delle famiglie minacciate di sgombero. C’è anche l’iniziativa per la mensa di solidarietà (tre volte la settimana, autogestita e autofinanziata). Molte persone che non sono politicizzate, persone ordinarie, fanno in realtà cose anarchiche, possiamo dire, partecipando a organizzazioni orizzontali basate sul mutuo appoggio e che non cooperano con le istituzioni, lo stato, partiti politici o ONG.

Riguardo alle iniziative studentesche: molti anarchici hanno partecipato ai movimenti del 2006, 2009, 2011 e 2014. In Serbia c’è un Parlamento degli Studenti che dovrebbe organizzare la vita degli studenti, ma in realtà è una istituzione che non ha altro proposito se non reclutare futuri politici. Negli ultimi due decenni, in particolare all’Università di Filosofia di Belgrado, ci sono state occupazioni e assemblee degli studenti. Sono anarchici nelle loro pratiche; ciascuno ha il diritto di parlare e di votare. È vietato parlare della propria organizzazione politica. Anche l’occupazione è azione diretta. Questo è qualcosa che ha influenzato la struttura del movimento che è emerso nel 2024.

Ouzo (FA): Grazie compagni. […] Chiedo ai compagni studenti che sono scesi in strada nelle rivolte a partire dal 2023 di condividere le loro esperienze di lotta con noi, le loro pratiche di autorganizzazione, ma anche le strutture della società capitalista che oppongono loro resistenza? […]

KS1: Quei blocchi stradali e quelle occupazioni delle università, che sono andati avanti per quasi un anno, hanno costituito uno dei movimenti più imponenti in Serbia. Ma perché? Credo che la risposta risieda nei metodi di organizzazione e di processo decisionale. Fin dall’inizio del movimento si è trattato di assemblee di democrazia diretta. Ci siamo ispirati all’esperienza dell’occupazione studentesca del Cookbook a Zagabria nel 2009. Sono stati distribuiti libri e volantini.

Nel 2023, la popolazione si ribellò contro il crimine di Stato che aveva provocato la strage di 16 persone nel crollo della stazione ferroviaria di Novi Sad. Di solito, quando si verificano crimini di Stato, le ONG e i partiti di opposizione si appropriano della lotta e la gente non è motivata a partecipare. Ma questa volta fu davvero una mobilitazione di massa. In quanto anarchici, il nostro ruolo non è quello di guidare il movimento, ma di discutere con la gente quali siano le strategie migliori. Crediamo che le persone si libereranno da sole. La prassi cambierà le loro menti.

Ma sfortunatamente, gli anarchici non erano abbastanza organizzati per essere presenti in tutte le università, e l’ideologia dominante ha prevalso. I politici dell’opposizione e le ONG opportuniste hanno cooptato le richieste degli studenti verso una richiesta di elezioni parlamentari. Ci sono, tuttavia, contraddizioni che devono essere evidenziate: queste assemblee chiedono elezioni e lo Stato di diritto, mentre si auto-organizzano in modo anarchico.

Le parti positive e progressiste del movimento esistono ancora. Ad esempio, nel caso in cui gli studenti hanno invitato i non studenti a organizzarsi allo stesso modo attraverso le assemblee di quartiere, gli zborovi. Questi gruppi esistono ancora oggi. Sono loro a portare avanti le azioni più avanzate. Ad esempio, gli scontri con la polizia. La gente ha sempre odiato la polizia, ma era solita dire che dovevamo essere pacifici. Ma dopo la violenza della polizia, queste persone hanno capito che la polizia non è nostra amica e che l’unica via è scontrarsi con la polizia. Le assemblee hanno anche organizzato proteste contro la gentrificazione, contro gli enormi progetti di sviluppo del governo (come il piano di costruire un acquario al posto di un parco). C’è stata anche una manifestazione antifa congiunta con gli studenti.

KS2: Sono testimone dei movimenti studenteschi da dieci anni. Dieci anni fa riguardavano solo il Dipartimento di Filosofia; ora coinvolgono l’intera università. Allora protestavamo contro la privatizzazione dell’università; le rivendicazioni erano di carattere sociale e anticapitalista, e miravano a rendere l’istruzione accessibile alla classe operaia. Ora queste occupazioni sono motivate dalla situazione politica del paese e sostenute da tutti i cittadini. Naturalmente le rivendicazioni sono liberali. Ma cosa possiamo aspettarci in un mondo in cui il pensiero neoliberista è così dominante? È normale che le persone credano di poter migliorare la propria vita utilizzando gli strumenti del sistema che conoscono. Ma penso che la prassi delle occupazioni stia cambiando le mentalità. È un processo; non possiamo vincere oggi, ma è un processo che ci porterà nella giusta direzione.

Ouzo (FA): Grazie per queste informazioni, compagni. Infine, riguardo alla vostra presenza al congresso dell’IFA: come vi sentite qui? Quali sono le vostre prospettive anarchiche sull’adesione all’IFA?

KS1: Innanzitutto, una breve storia che ci ha portato dove siamo oggi. Ciò è avvenuto grazie alla nostra collaborazione con l’APO (Αναρχική Πολιτική Οργάνωση, Ομοσπονδία Συλλογικοτήτων, Organizzazione Politica Anarchica, Federazione dei collettivi, federazione greca nell’IFA), che è l’organizzatrice del congresso. Abbiamo già collaborato con loro in numerose occasioni, tra le quali vorremmo sottolineare due importanti eventi in presenza a cui i nostri compagni sono stati invitati come ospiti. La prima la scorsa estate qui ad Atene per il festival dell’APO. E in ottobre a Salonicco al festival libertario organizzato anch’esso dall’APO. In quelle occasioni abbiamo partecipato a una sessione in cui abbiamo discusso del ruolo degli anarchici nella lotta di classe. Nel contesto degli omicidi di Stato in Grecia e in Serbia, in cui abbiamo individuato un filo conduttore comune a queste due tragedie.

Per quanto riguarda il congresso, parlo a titolo personale per quanto riguarda le mie impressioni, ma sono quasi certo che i miei compagni le condividano. Siamo più che onorati dell’opportunità di essere stati invitati come ospiti/osservatori partecipanti. Nel nostro discorso di apertura, abbiamo espresso il nostro fermo desiderio di aderire all’IFA. Questo perché il nostro principio fondamentale è la cooperazione anarchica internazionalista. Io stesso mi sento realizzato in un luogo come questo, dove ci sono persone provenienti da tutto il mondo, con culture diverse, storie diverse, etnie diverse, generi diversi e lingue diverse, eppure abbiamo tutti l’obiettivo comune di costruire un mondo nuovo e migliore, libero dallo sfruttamento capitalista.

KS2: Anch’io sono sempre felice di incontrare persone con cui condivido le mie convinzioni. Penso che sia davvero importante. In primo luogo, perché è quello che fanno i capitalisti e chi detiene il potere: lavorano insieme contro di noi. Noi dobbiamo fare lo stesso. Non possiamo cambiare il mondo se non ci colleghiamo a livello internazionale. In realtà mi sento molto commosso. Perché, come anarchico, a volte mi sento un utopista, che lotta per qualcosa di impossibile, ma quando incontro persone da tutto il mondo che la pensano come me, che lavorano e fanno cose anarchiche, mi sento più motivato e più coraggioso nel continuare. Ora che il mondo è alle prese con guerre e genocidi, è assolutamente essenziale essere internazionalisti. I meccanismi sono gli stessi; dobbiamo condividere le nostre strategie e le nostre diverse esperienze di lotta.

Ouzo (FA): Grazie, compagni. Parlo a titolo personale, ma so che questo sentimento è condiviso dalla Fédération Anarchiste. È un onore condividere e stringere un legame con voi e la vostra organizzazione. Siete i benvenuti in Francia. Volete dire qualche parola di chiusura?

KS: Merci, compagni, il piacere è reciproco. Per quanto riguarda lo slogan, credo che lo usiate anche in Francia: Ko seje bedu, žanje bes – Chi semina miseria, raccoglie la rivolta!

Ouzo, Federazione Anarchica Francofona, Marsiglia, Gruppo Oaï

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Problème de couleurs des évenements dans Framagenda

Bonjour,

Je suis un utilisateur récent de Framagenda.
Je fonctionne beaucoup avec un code couleur pour repérer en un coup d’oeil les types de RDV dans ma journée.
Depuis la MAJ, ces couleurs sont toutes passées en transparence par défaut (donc couleurs fades et parfois indiférenciables). De plus, mes évenements passés sont encore plus transparents (quasi blanc). Y a t il un paramètre dans mon appli à modifier que je n’aurais pas trouvé afin de repasser cela comme avant ?

Sinon, si je n’ai pas la main sur cela, comment le remonter aux dev ?

Merci à vous =)

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Al centrosinistra serve un’idea di futuro

L’Europa e l’Italia si trovano in una condizione di smarrimento economico e politico. Sono schiacciate tra due grandi potenze che stanno ridisegnando gli equilibri globali: gli Stati Uniti, impegnati a riportare sotto la propria influenza economica tutte le aree considerate strategiche, e la Cina, che ha costruito un sistema produttivo capace di controllare materie prime, produzione industriale e leadership tecnologica dentro una struttura economica straordinariamente resiliente. In questo nuovo equilibrio internazionale, l’Europa rischia di diventare marginale, e con essa l’Italia. Questo smarrimento deve rapidamente trasformarsi in un progetto capace di collocare l’Europa dentro il nuovo duopolio globale, evitando che il continente venga progressivamente escluso dal potere economico reale. Gli effetti interni di questa marginalizzazione sarebbero gravi: minore crescita, salari più bassi, perdita di capacità industriale e crescente irrilevanza politica.

Per questa ragione il centrosinistra dovrebbe utilizzare il tempo disponibile per costruire un programma economico all’altezza della fase storica, non una sommatoria di provvedimenti o l’ennesimo catalogo elettorale. Serve un orizzonte di politica economica e sociale sufficientemente coraggioso. Senza ambizione, Italia ed Europa sono destinate ai margini.

Il ruolo dell’Europa

Il punto di partenza è l’Europa. Qualunque strategia nazionale seria deve partire dall’Europa. La competizione economica si organizza ormai tra grandi aree continentali. Nessun singolo Stato europeo possiede da solo la massa critica necessaria per competere con Stati Uniti e Cina: solo attraverso politiche europee più solide gli Stati nazionali possono tornare ad avere una funzione strategica. Serve innanzitutto un bilancio europeo autonomo, finanziato da risorse proprie, non inferiore al 5 per cento del Pil dell’Unione. Questa dimensione è appena sufficiente per immaginare un vero bilancio pubblico funzionale: uno strumento capace di utilizzare spesa pubblica, investimenti e, quando necessario, debito comune come leve di politica economica, industriale e anticiclica. Senza questa dimensione fiscale, il Parlamento europeo continuerà a non avere una piena legittimazione e l’euro resterà una moneta strutturalmente fragile.

La moneta unica può ambire a diventare una vera valuta internazionale soltanto se sostenuta da una politica fiscale comune. Una patrimoniale europea rappresenterebbe uno strumento credibile per rafforzare l’autonomia fiscale dell’Unione, da accompagnare a un mercato dei capitali integrato e regolato da istituzioni indipendenti. Di conseguenza, la BCE dovrebbe assumere un profilo più simile alla Federal Reserve, guardando all’inflazione così come all’occupazione. Solo un’Europa economicamente autonoma può costruire una politica estera autonoma, recuperando la diplomazia, una delle grandi invenzioni politiche europee.

Ricostruire il fisco italiano

Dentro questo quadro europeo, gli Stati devono mantenere una propria autonomia fiscale, ma in modo coerente e coordinato. I tributi si sono sempre adattati ai modi di produzione e agli assetti patrimoniali emergenti dall’evoluzione economica della società. Per l’Italia il punto è semplice: tutti i redditi devono concorrere al finanziamento della spesa pubblica sulla base della capacità contributiva e il sistema fiscale deve tornare a essere realmente progressivo. Il modello di riferimento dovrebbe essere la CIT (Comprehensive Income Tax), caratterizzata da una base imponibile formata da un reddito definito nel modo più ampio, così da includere tutte le entrate del contribuente, fra cui anche le plusvalenze. Negli ultimi anni il sistema tributario italiano è stato progressivamente svuotato nei suoi presupposti fondamentali attraverso aliquote sostitutive, agevolazioni settoriali e frammentazione delle basi imponibili. Il risultato è un sistema meno equo, meno trasparente e meno efficiente. Una riforma fiscale seria dovrebbe ricostruire universalità, progressività e coerenza. Ciò significa riportare a tassazione ordinaria quote crescenti di reddito oggi sottratte alla progressività, razionalizzare le tax expenditures, contrastare l’erosione delle basi imponibili e ridurre l’uso di strumenti fiscali costruiti per singole categorie. Meglio abbandonare le bandierine fiscali: il fisco o è coerente oppure non funziona.

Riformare la spesa pubblica.

Alla riforma fiscale deve accompagnarsi una riforma profonda della spesa pubblica. L’Italia gestisce ogni anno circa 1.300 miliardi di euro di spesa pubblica: una massa enorme di risorse che troppo spesso viene amministrata attraverso una moltiplicazione di strumenti frammentati che inseguono gli eventi economici invece di governarli. Ogni crisi produce una nuova misura; ogni emergenza genera un nuovo incentivo. Ogni governo aggiunge nuovi strumenti senza eliminare quelli precedenti. Non è così che si governa la spesa pubblica. Serve una grande riforma che riporti ordine nelle priorità e concentri le risorse sulle missioni fondamentali dello Stato: beni pubblici, beni di merito, investimenti ad alta esternalità positiva e protezione sociale.

Politica industriale e innovazione. La transizione energetica, tecnologica e industriale europea richiede anche una strategia nazionale coerente. L’Italia dovrebbe utilizzare la ricerca pubblica come leva di industrializzazione e contribuire al riposizionamento del proprio sistema produttivo. Il compito dello Stato non è sostituirsi al mercato, ma orientare il cambiamento tecnologico e anticipare la domanda di beni e servizi ad alto contenuto innovativo. In altre parole: cambiare il motore della macchina senza fermarla.

Occorre evitare di sostenere la domanda effettiva senza avere la capacità tecnica di soddisfarla: l’effetto sarebbe importare la parte più nobile e tecnologica degli investimenti.

Riequilibrare il rapporto tra capitale e lavoro

L’ultimo nodo riguarda il rapporto di forza tra capitale e lavoro. Negli ultimi anni si è consolidata una logica fondata su sussidi distribuiti alternativamente alle imprese e ai lavoratori, producendo una deriva verso un fisco sempre più categoriale. Questa strada va abbandonata. Serve innanzitutto un salario minimo definito per legge e costruito insieme alle parti sociali. Allo stesso tempo è necessario affrontare la frammentazione della contrattazione nazionale. Oggi esistono oltre mille contratti collettivi. Il problema non riguarda soltanto i cosiddetti contratti pirata, che interessano una quota limitata di lavoratori. Molti contratti coprono platee troppo ristrette e impediscono al lavoro di esercitare un reale potere contrattuale nei confronti del capitale.

Accorpare i contratti significa rafforzare il lavoro. Anche le tipologie contrattuali in ingresso nel mercato del lavoro devono essere drasticamente ridotte. Quattro o cinque forme contrattuali sono più che sufficienti. Un mercato del lavoro moderno non può essere costruito sulla precarietà permanente.

Il centrosinistra ha davanti una scelta semplice: governare il declino o provare a cambiare traiettoria.

Questo articolo è stato pubblicato da Domani il 2 giugno 2026

 

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F3D (web) dans framalab?

Salut Frama!

J’ai rencontré des personnes de framasoft à ow2con hier et on a essayé de trouver des opportunités de collaboration.
Je suis mainteneur d’un viewer 3d universelle (F3D) et on s’est demandé de la pertinence d’un héberger une version sur Framalab.

Voici notre viewer: Web viewer | F3D

Plus d’info sur le projet: GitHub - f3d-app/f3d: Fast and minimalist 3D viewer. · GitHub

Est-ce que ça vous intéresserait de déployer cela ?

N’hésitez pas si vous avez la moindre question!

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