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Revox B225: Lettore CD, Precisione Svizzera, Zero Difetti - Riparazione per audiofili incazzati

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Timeline:
00:00 - Introduzione e analisi delle condizioni del Revox B225
01:29 - Primo test di accensione e problemi al display
03:17 - Verifica del laser e del sistema di messa a fuoco
03:46 - Analisi termica: componenti che surriscaldano (IC2)
05:45 - Smontaggio della meccanica Philips CDM0 e test bobine
06:46 - Sostituzione del transistor BD136 in corto
07:12 - Test di funzionamento: la lente torna a muoversi
08:27 - Regolazione dell'altezza del motore (Service Manual)
08:58 - Recupero di un secondo Revox "rottame" per pezzi di ricambio
11:58 - Pulizia e restauro estetico (scambio frontalini e tasti)
13:10 - Scambio della scheda audio e primo ascolto riuscito
13:51 - Taratura fine: misura potenza laser e segnale RF
14:23 - Regolazione della messa a fuoco con oscilloscopio
16:57 - Restauro lampadine originali con vernice specifica
18:22 - Risoluzione errori di lettura e boost tensione laser
20:12 - Analisi finale del secondo apparecchio e conclusioni
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#revox #lettorecd #riparazione #informatica #musica #mvvblog #audio #audiophile #audiofilo
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Installation sur serveur UnRaid

Bonjour à toustes !

Dans une logique de dégafamisation de ma vie numérique, je me suis lancé avec très très peu de connaissances dans la mise en place d’un serveur à la maison à partir de matériaux de récupération.

J’ai donc installé UnRaid sur un vieux MacMini que j’ai réparé. Jusqu’ici, j’ai pu virer Google Drive en mettant en place un serveur Seafile mais maintenant j’aurai besoin de remplacer Google Forms que j’utilise beaucoup pour ma gestion administrative familiale et mon suivi de santé.

En farfouillant, je vois qu’on peut installer Yakforms sur un serveur personnel mais comme je suis très débutant et que je découvre UnRaid, j’aimerai savoir si des personnes ici savent si on peut installer Yakforms sans avoir de version docker, ou comment en créer une pour pouvoir l’installer sur mon serveur ?

Je vous remercie pour votre aide !

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Can Mark Carney’s US-China juggling act keep Canada’s ‘primary relationship’ intact?

When China’s Foreign Minister Wang Yi arrived in Canada late last month to consolidate a new economic partnership, Prime Minister Mark Carney was in New York pitching for more than US$1 trillion in investment. “The timing was almost certainly deliberate,” said Alejandro Reyes, a professor of politics and a senior fellow at the Centre on Contemporary China and the World at the University of Hong Kong. “It signals to Washington that engagement with Beijing does not come at the expense of the...

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TV AUTOVOX: TIMELAPSE di recupero componenti ASMR, Ma Mi Si Sfascia IL SALDATORE!!! #ASMR #relaxing

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Questo AUTOVOX e' privo di speranza.
Il cinescopio e' ESAURITO, e' alimentato a 9 VOLT ed e' prossimo alla morte.
Il mobile e' in pessime condizioni, mancano manopole e parti interne.
Ho bisogno di spazio nel lab, quindi e' inutile conservarlo.
Ho provato a regalarlo in giro ma in zona non c'e' nessuno, spedirlo costa uno sfacelo e per le condizioni in cui versa, non ne vale la pena.

Dopo aver fatto un po' di esperimenti di alta tensione, decido di smontarlo per recuperare componentistica. Nel fare cosi', MI SI SFASCIA IL SALDATORE!!!

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Framaforms: traduction du button "soumettre"

Bonjour,

nous essayons d’utiliser framaforms pour une classe en Allemagne.

Mais le button “soumettre” reste en Francais.

J’ai regardé sur https://weblate.framasoft.org, et la langue allemande est traduite à 100%.

Est-ce que le label “soumettre” est en dur en Francais?

Je suis pret à contribuer si c’est utile.

Yann

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Liberi di sparare ai ladri, con l'Istituto Liberale

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Perché bisognerebbe essere liberi di vivere in un appartamento da un metro quadrato, senza che sia lo Stato a stabilire qual è la dimensione minima di casa nostra? Perché i liberali, più che liberali, in Italia sono dei disadattati?

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Chinese medical team arrives in DR Congo to help fight Ebola, ‘filling US void’

A Chinese team of medical experts has arrived in the Democratic Republic of Congo for a three-month frontline mission to contain an expanding Ebola outbreak across a mining region with extensive Beijing-backed mineral investments. The five-member team of specialists in epidemiology, clinical medicine, research and traditional Chinese medicine arrived in the capital Kinshasa on Tuesday. According to China’s National Health Commission, the experts will work with local authorities to strengthen...

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La gestione delle crisi geopolitiche: il ruolo della leadership e della cultura d’intelligence

La catena di eventi che si snoda a partire dalla guerra tra Russia e Ucraina, passando attraverso i tragici fatti del 7 ottobre 2023 con l’attacco di Hamas ad Israele, per arrivare allo scontro tra gli Stati Uniti e l’Iran, nato dal contenzioso sul programma atomico e sfociato nel blocco del corridoio energetico dello stretto di Hormuz, ha evidenziato la fragilità dei tradizionali modelli di previsione strategica.

Questo perché le analisi delle sempre più frequenti crisi sistemiche globali, si sono sempre concentrate maggiormente solo su variabili quantitative, quali i flussi logistici, i budget militari o le asimmetrie tecnologiche, trascurando, invece, le visioni qualitative della complessità ed il conseguente fondamentale assunto, ovvero “more is different”, il “tutto è maggiore della somma delle singole parti”. 

Dunque, possiamo dire che l’attuale instabile scenario mondiale sta riportando al centro del dibattito due fattori da troppo tempo sottovalutati, quali la:

  • leadership e la sua capacità di governare l’incertezza;
  • cultura d’intelligence, intesa non solo come mero oggetto di sicurezza, ma come imprescindibile disciplina della conoscenza strategica.

Per comprendere l’importanza di questi due elementi gestionali delle crisi, è necessario abbandonare la visione, per così dire, lineare della politica internazionale ed analizzare i teatri geopolitici attraverso la lente della teoria dei sistemi complessi.

Oltre la linearità, l’orlo del caos e i sistemi adattativi complessi

Questo approccio, si rende necessario perché una crisi geopolitica odierna, in una società contemporanea fluida, veloce, poliedrica, non è un problema complicato risolvibile scomponendone i singoli aspetti in forme sempre più elementari, magari grazie ad un algoritmo sequenziale, ma è, a tutti gli effetti, l’affrontare la realtà di un sistema adattativo complesso, costituito da una miriade di reti instabili di attori statuali e non, in continua interazione ed auto-organizzazione tra loro, dove le azioni di un singolo elemento generano effetti non lineari ed imprevedibili ex-ante, sull’intero scacchiere planetario. 

In questo contesto dominato dall’incertezza e dall’imprevedibilità, il modello classico di leadership verticale e d’intelligence burocratico è destinato a sicuro fallimento. 

Il futuro di una governance strategica lungimirante, quindi, deve collocarsi in una zona intermedia che potremmo definire con un concetto caro agli scienziati dei sistemi complessi, come “orlo del caos”, per evitare che troppo ordine e rigidità decisionale conducano alla paralisi del sistema, così come l’assenza di direzione porti alla disintegrazione del contesto. 

Infatti, in questa cornice di perenne instabilità, il leader geopolitico moderno non è colui che pretende di prevedere e pianificare l’imprevedibile, ma colui che accetta la complessità e sviluppa una spiccata capacità di lettura dei segnali deboli, per navigarla in tempo reale. 

Così parimenti, l’operato generato dalla cultura d’intelligence deve assumere un ruolo cardine, diventando lo strumento primario per decodificare le guerre asimmetriche, le manovre finanziarie occulte che accompagnano e presagiscono i conflitti globali, per garantire la resilienza dello Stato e degli asset strategici nazionali, dotando sia il decisore politico che quello privato di moderni sistemi di anticipazione del futuro.

Geostatisti, ridondanza e lungimiranza progettuale

Quindi, per entrare ancora di più nel dettaglio delle considerazioni finora esposte, occorre sottolineare che la prima dote di una leadership performante nell’ambito delle perigliose acque della scena internazionale, consiste nella capacità di saper promuovere la ridondanza e la flessibilità strategica, con una visione del futuro progettuale di lungo periodo, superando così l’esasperazione dell’efficienza immediata e del consenso a breve termine, che tanto indebolisce le democrazie occidentali. 

Spetta ai cosiddetti “geostatisti”, così come definiti dall’economista Paolo Savona, ossia di persone capaci di vedere lontano, al di là dell’oggi e delle loro nazioni e di saper costruire assetti internazionali che prevengano le crisi economiche e propizino lo sviluppo dell’intero Pianeta.

Le scelte di un buon geostatista, infatti, devono essere ispirate ad una sana realpolitik, ma l’itinerario della sua azione deve essere altrettanto chiaro sulla traccia della ragione dei molti, come pretende la democrazia e non dei pochi, come inevitabilmente accade negli autoritarismi.

Dunque, esattamente come i grandi attori industriali hanno dovuto reintrodurre margini di sicurezza per proteggere la propria catena del valore dalle turbolenze geopolitiche, un’avveduta leadership politica deve saper costruire strutture istituzionali resilienti, capaci di assorbire shock imprevisti, senza collassare.

Logiche oloniche e reti decisionali molecolari

In secondo luogo, deve tenere a mente la necessità di muoversi secondo logiche oloniche, alla stregua di un sistema organizzato in grado di prendere decisioni ed attuarle, interagendo con gli altri elementi del sistema su base negoziale, dal momento che le crisi odierne – energetiche, cibernetiche, asimmetriche, militari, informative – si sviluppano in modo molecolare.

Il concetto di olone, infatti, definisce un’entità che è simultaneamente un tutto autonomo nel proprio ambito operativo e la frazione inscindibile di un disegno superiore ed in un sistema adattativo complesso, al quale paragoniamo una crisi internazionale globale, l’approccio olonico permette di superare la rigidità delle gerarchie tradizionali senza cadere nell’anarchia decisionale, coniugando il ‘massimo dell’autonomia locale con la massima coerenza strategica globale.

Per affrontare con successo le turbolenze globali, un leader saggio non deve accentrare ogni singola decisione all’interno di una rigida burocrazia piramidale, ma deve, invece, saper coordinare tutta una serie di nodi autonomi e specializzati – diplomazia, forze armate, intelligence, attori economici – in maniera tale da preservare l’agilità operativa economica e tattica, facendo agire tutte le componenti in modo sinergico, verso un obiettivo comune. 

Parimenti la cultura d’intelligence deve essere in grado di garantire la resilienza dello Stato dotando il decisore politico di moderni sistemi di anticipazione del futuro, in quanto nel mare pericoloso del complesso quadro geopolitico internazionale, anticipare non significa meramente profetizzare linearmente un singolo scenario, bensì mappare tutte le gamme dei futuri possibili, attraverso l’analisi dei segnali deboli e lo sviluppo di modelli predittivi dinamici. 

L’avvento dell’Intelligenza Artificiale e la centralità del fattore umano

Attualmente a questo fine, dunque, ci troviamo di fronte all’avvento dell’intelligenza artificiale che offre ai decisori strumenti informativi senza precedenti, capaci di elaborare miliardi di dati al secondo, offrendo una mole infinita d’informazioni, estendendo i conflitti in dimensioni sempre più vaste e multifattoriali. 

In questo ambito quindi, sia la leadership che la cultura d’intelligence devono attribuire la centralità assoluta del loro agire al fattore umano, fungendo entrambe da “sensore di confine”, mappando le interconnessioni e decodificando le minacce, in modo tale da attribuire la sintesi finale e le scelte morali agli esseri umani reali. 

Infatti, nessun algoritmo o IA può sostituire l’intuizione geopolitica, il giudizio etico e la sensibilità interpretativa che scaturiscono da una leadership e da apparati d’intelligence in cui l’elemento umano è ancora prevalente, poiché se le macchine eccellono nel calcolare le probabilità all’interno di schemi predefiniti, solo gli uomini possiedono la plasticità cognitiva necessaria per decidere “sull’orlo del caos”, per trasformare l’informazione in visione e la visione in azione sovrana, convertendo così il disordine globale in un’opportunità di resilienza e stabilità per l’intero sistema delle relazioni internazionali. 

In conclusione è bene rammentare, ad ognuno di noi, che non si può comprimere il futuro o semplificarlo in illusioni di previsione, si possono solo costruire scenari affinché esso non ci trovi impreparati e, come la storia insegna, raggiungere lo sviluppo non significa garantirsi un futuro radioso, perché bisogna saperselo mantenere.

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Prima diventa virale, poi viene prodotto

Un costume da bagno da 15 dollari compare online, diventa virale sui social, viene salvato, cercato e commentato e a quel punto parte la produzione. La sequenza è questa, e racconta uno dei cambiamenti più profondi della moda globale: prima il desiderio diventa visibile, poi la fabbrica si mette in moto.

Il modello che sta emergendo in Cina non funziona più solo come il fast fashion tradizionale, quello che produce enormi quantità di capi in anticipo e poi li spinge sul mercato, ora il meccanismo è più rapido e più reattivo, un capo esplode sui social, i dati mostrano che il pubblico lo vuole, i produttori realizzano i primi lotti, le piattaforme misurano le vendite e la produzione cresce solo se il prodotto continua a funzionare.

Uno dei luoghi simbolo di questa trasformazione è Xingcheng, una città costiera del Liaoning, nel nord est della Cina, ha meno di 500.000 abitanti ed è diventata una delle capitali mondiali dei costumi da bagno. Secondo Xinhua, produce circa 170 milioni di pezzi all’anno, cioè un costume da bagno su quattro venduto nel mondo. China Daily stima il valore della filiera locale in circa 15 miliardi di yuan, pari a 2,13 miliardi di dollari. La forza di Xingcheng non sta in una sola megafabbrica, sta in una rete, perchè nel suo territorio convivono aziende strutturate, laboratori più piccoli, fornitori, modellisti, confezionatori, venditori online e operatori della logistica. People’s Daily parla di oltre 1.300 produttori e di circa un terzo della popolazione locale coinvolta nella produzione o nelle attività collegate ai costumi da bagno. Il sistema nasce negli anni Ottanta da laboratori familiari e piccole attività locali. All’inizio erano case trasformate in punti di cucito, macchine domestiche, produzione semplice per il mercato turistico. In quarant’anni quel modello si è trasformato in un distretto industriale collegato alle piattaforme globali. Xinhua indicava già nel 2019 oltre 35.000 imprese e-commerce legate ai costumi da bagno nell’area di Huludao, con esportazioni in più di 140 Paesi attraverso piattaforme come AliExpress e Amazon.

Per molto tempo la moda ha funzionato partendo dall’offerta, i marchi progettavano, producevano, distribuivano e poi aspettavano la risposta del pubblico,  ora, in questi distretti, il segnale arriva prima dal mercato. Un video virale può diventare un’indicazione commerciale, una ricerca improvvisa può attivare un produttore, un aumento dei click può trasformarsi in un primo lotto. E questo rende la produzione molto diversa dal fast fashion classico, è una moda quindi reattiva, quasi in tempo reale, produce meno alla cieca e misura di più, che parte da quantità contenute, osserva la risposta e aumenta se il prodotto vende. La fabbrica diventa un sistema distribuito senza alcuno spreco.

La fabbrica segue l’algoritmo, legge il comportamento del pubblico e reagisce.

Questa capacità riduce in parte il rischio dei magazzini pieni di capi invenduti, perché la produzione può partire da segnali reali. Allo stesso tempo accelera ancora di più il ciclo del consumo. Un capo nasce online, viene desiderato, copiato, prodotto, venduto e sostituito in tempi brevissimi.

La storia di Xingcheng è quindi una nuova fase della produzione globale, simbolo di un’economia che non aspetta più le stagioni, né i cataloghi  né le collezioni, aspetta che qualcosa esploda online.

L'articolo Prima diventa virale, poi viene prodotto proviene da Il Blog di Beppe Grillo.

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La pipì che diventa fertilizzante

La pipì è una delle risorse più sprecate delle nostre città, la produciamo continuamente e la mandiamo negli scarichi usando acqua pulita per eliminarla. Dentro quel liquido, però, ci sono azoto, fosforo e potassio, gli stessi nutrienti che servono alle piante per crescere e che l’agricoltura acquista sotto forma di fertilizzanti.

Alla sede dell’Agenzia Spaziale Europea di Parigi questa risorsa viene recuperata. Quando il personale va in bagno, l’urina viene separata alla fonte, prima di essere diluita con l’acqua di scarico, e viene inviata attraverso tubature dedicate a un piccolo impianto di trattamento nel seminterrato dell’edificio. I servizi igienici sembrano bagni normali, ma funzionano in modo diverso; raccolgono il liquido separatamente e lo portano in un sistema che filtra, concentra e sanifica l’urina. Il processo rimuove microinquinanti come residui di farmaci e antibiotici, recupera i nutrienti utili alla crescita delle piante e pastorizza il liquido a 90 gradi, eliminando virus e altri patogeni. Alla fine restano acqua distillata, che può essere riutilizzata nel sistema di lavaggio, e un fertilizzante liquido chiamato Aurin.

Dietro questa tecnologia c’è VunaNexus, una startup svizzera che lavora sul recupero dei nutrienti dall’urina umana. Il suo fertilizzante è approvato in Svizzera e in Francia per l’uso su tutte le piante, viene venduto ad agricoltori, giardinieri e privati, ed è già in fase di test in città come Parigi, Losanna e Zurigo. Per anni un’idea del genere è stata considerata quasi eccentrica, ma oggi lo scenario è cambiato, la guerra, l’aumento dei prezzi dell’energia e le tensioni sulle rotte commerciali hanno mostrato quanto il mercato dei fertilizzanti sia fragile. Gran parte della produzione dipende da gas fossile, materie prime importate e filiere lunghe; quando questi equilibri saltano, aumenta il costo del cibo e cresce il rischio per i paesi più poveri.

Separare l’urina alla fonte rende il trattamento molto più semplice. È lo stesso principio che usiamo quando ricicliamo batterie, metalli o componenti elettronici. Una materia ricca di elementi utili viene raccolta prima che si mescoli con tutto il resto. In questo modo diventa più facile recuperarla e trasformarla in qualcosa di nuovo. Il sistema VunaNexus è già installato in diversi grandi edifici commerciali e residenziali, tra cui una grande banca privata svizzera a Ginevra. Oggi ricicla circa 3 milioni di litri di urina all’anno. La tecnologia sarà utilizzata anche in un nuovo ecoquartiere di Parigi, destinato a diventare uno dei più grandi progetti europei di questo tipo.

Secondo VunaNexus, se tutta l’urina prodotta in Europa venisse recuperata, potrebbe coprire circa il 30% del fabbisogno di azoto. Una quota significativa, capace di ridurre la dipendenza dai fertilizzanti sintetici, alleggerire i depuratori e rendere le città più resilienti.

Ma il nodo principale resta il costo: nei piccoli impianti produrre azoto dall’urina è ancora molto più caro rispetto ai fertilizzanti industriali. Per rendere il sistema competitivo servono impianti più grandi, una raccolta più efficiente e un riconoscimento economico del servizio ambientale svolto. Recuperare urina significa anche trattare meglio le acque reflue, ridurre l’inquinamento e chiudere un ciclo che oggi resta aperto.

Il progetto originario si chiamava Vuna, sigla di Valorisation of Urine Nutrients in Africa, e in isiZulu significa “raccolto”. Più di dieci anni fa, nell’area di Durban, in Sudafrica, furono installati oltre 80.000 bagni secchi capaci di separare l’urina. Il fertilizzante prodotto venne testato anche sulle colture di mais, dimostrando che il sistema funzionava. La difficoltà maggiore era logistica, perché raccogliere, trasportare e trattare grandi quantità di urina richiedeva costi troppo alti. Oggi a Durban ricercatori e organizzazioni locali stanno riprendendo quel lavoro, cercando sistemi più semplici per raccogliere urina da orinatoi pubblici e trasformarla in fertilizzante per gli agricoltori della zona. L’idea è creare un circuito locale, dove una sostanza considerata scarto urbano diventa nutrimento per i campi, infrastruttura sanitaria e possibile lavoro.

La pipì è sempre stata trattata come un rifiuto da far sparire in fretta. In realtà contiene una parte della fertilità che sottraiamo ai campi e poi ricompriamo sotto forma di prodotti industriali. Recuperarla significa guardare diversamente il metabolismo delle città. Il futuro dell’economia circolare passa anche da qui. Da un bagno, una tubatura, un piccolo impianto nel seminterrato, da qualcosa insomma che abbiamo sempre considerato uno scarico e che può tornare a essere una risorsa.

L'articolo La pipì che diventa fertilizzante proviene da Il Blog di Beppe Grillo.

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