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Il Palazzo Rosso

di Camillo Acquilino

Per tanti genovesi, e non solo per loro, il Palazzo Rosso è lo storico edificio situato nella Strada Nuova (odierna via Garibaldi), splendida dimora dei Brignole Sale un tempo, sede museale ai giorni nostri.

Per noi ragazzi di Genova PP invece il Palazzo Rosso è indubbiamente il grande edificio rivestito di lastre di travertino, rosso appunto, che si trova al limite nord ovest del piazzale della stazione. Il suo nome ufficiale è Fabbricato Servizi Accessori della stazione, ma se vi dovesse capitare di doverlo nominare a Genova PP chiamatelo anche voi Palazzo Rosso.

Ho dovuto iniziare a conoscere quel fabbricato partendo, con molta umiltà, dalle sue fondamenta. Era il settembre del 1982 quando, vincitore del bando di concorso esterno per Capo Tecnico in prova, sono stato assunto dalla Azienda Autonoma FS e inquadrato come responsabile dell’OCA.

OCA?? Officina Carica Accumulatori, mi hanno spiegato dopo aver accolto la mia promessa di fedeltà allo Stato e prima di accompagnarmi nell’inquietante percorso che mi ha portato in un piccolo ufficio situato nelle fondamenta del palazzo.

La mia inquietudine derivava da quei grandi locali interrati semibui, popolati da un gran numero di persone che da quel momento avrei dovuto guidare nel loro lavoro, ma che ora mi guardavano come si guarda un pivello da schernire. Improvvisamente mi sono imbattuto nella consapevolezza della mia assoluta ignoranza in ciò che mi chiedeva il nuovo lavoro, un’attività che si basava su di un vastissimo impianto normativo di impostazione statale, pieno zeppo di acronimi (concetto nuovo per me in quel momento) come OCA infatti.

Uscivo, per scelta, da una interessante esperienza di lavoro in un centro studi di tecnica navale dove, io giovane perito industriale con specializzazione in meccanica, mi ero prodigato per cinque anni a diventare un costruttore navale. Era un lavoro impegnativo e interessante dicevo, che però non mi ha mai concesso di vivere una reale indipendenza operativa, semmai mi ha quasi sempre fatto provare la sgradevole sensazione di avere costantemente il fiato sul collo di qualche superiore.

Quando invece sono arrivato nel primo ufficio che mi ha assegnato le FS, il superiore che aveva accolto la mia promessa formale di fedeltà allo Stato anticipandomi che, se avessi chiuso con successo il periodo di prova di un anno, avrei dovuto perfezionarla con un giuramento, ha ribadito che da quel momento io ero il responsabile di quella officina e dell’operato di chi ci lavorava e si è congedato.

Iniziava l’autunno del 1982 e si era conclusa forse l’ultima ondata di reclutamento in FS mediante concorso pubblico, processo di selezione organizzato per il 1980, ma che era stato rimandato a causa del disastroso terremoto che si era verificato in Irpinia.

Le maestranze dell’OCA occupavano forse il livello più basso della manovalanza in ferrovia. Gli addetti al rifornimento accumulatori alle vetture per viaggiatori lavoravano in coppia e dovevano trasbordare, in posizioni spesso scomode, delle batterie che pesavano 90 kg ciascuna. Molti di loro avevano vinto il concorso pubblico nelle regioni meridionali e vivevano a Genova, spesso in condizioni di precarietà, aspettando un agognato trasferimento in avvicinamento alla famiglia rimasta al sud. Non era un ambiente facile da gestire per un novellino come me. In quel mondo sotterraneo ero suggestionato anche da alcuni nomi propri che non avevo mai sentito nella vita “normale” come Elmo, Adelchi, Efisio….

In ufficio ero affiancato da uno “Scritturale” che mi introduceva nel mondo dei regolamenti. I nostri erano classificati con la sigla TV (Trazione e Veicoli). Esistevano poi quelli M del Movimento, IE degli Impianti Elettrici, L dei Lavori ….

L’officina era costituita da un grande salone dove erano installati i banchi di carica degli accumulatori IEA/IEAU  (Impianto Elettrico Autonomo / Impianto Elettrico Autonomo Unificato) da 140 Ah, da una cabina elettrica, dove erano ancora custoditi dei raddrizzatori trifase a vapore di mercurio e da due officine, una attrezzata per la riparazione degli accumulatori e l’altra per la riparazione dei carrelli da trasporto.

I raddrizzatori a vapori di mercurio non erano più in uso in quella officina, ma io li ho visti ancora operativi e sfiammeggianti nella consorella di Brignole. Uno di quegli oggetti è però diventato uno dei primi miei problemi da risolvere come neo assunto. Un famoso ex Dirigente delle FS, l’Ing. Finzi, mi aveva fatto ordinare di inviarne uno alla Scuola Impianti Elettrici Ferroviari (SIEF) di Rivarolo. Era destinato a una vetrina espositiva dove credo che si trovi ancora oggi. Si trattava di un oggetto pesante e fragilissimo ed era custodito in una vecchia struttura di supporto che assomigliava a un pollaio per le galline. Io dovevo valutare se quella struttura fosse sufficientemente robusta per garantire il trasporto sicuro di quell’ampolla, contenente una discreta quantità di mercurio, fino al SIEF.

L’OCA era collegata a un sottopassaggio di servizio munito dei montacarichi necessari a trasferire i carrelli con le batterie al piano dei marciapiedi della stazione. Questo sottopassaggio era utilizzato anche dagli addetti al servizio postale, dalla cooperativa portabagagli e dagli operatori del servizio di carico scarico dei vagoni bagagliaio. Inoltre costituiva una comoda via di accesso al Palazzo Rosso ed era preferita da molti che vi erano impiegati.  Sono testimone del fatto che in quel mondo sotterraneo si muovessero molte più persone addette ai lavori di quante oggi sono impiegate in tutta la stazione.

Il processo di carica degli accumulatori libera idrogeno e, in determinate concentrazioni può rendere esplosiva l’aria circostante. Per questo motivo la sala di carica aveva delle finestre a soffitto poste al livello del marciapiede della stazione. Così il fabbricato non aveva il piano terra, ma un piano ammezzato dove, fra gli altri, si trovava l’ufficio che avrei occupato con il mio primo avanzamento di carriera: CT PV GEPP (Capo Tecnico turnista del Posto Verifica di Genova Piazza Principe). Anche in questa nuova collocazione, nonostante fossero trascorsi un paio di anni dalla mia assunzione, mi trovavo nella condizione del pivello del gruppo con la differenza che il mondo dei verificatori di allora, anch’esso difficile da gestire, era tutto particolare e meriterebbe uno o più racconti per poterlo descrivere adeguatamente. Per curiosità aggiungo solo che i nostri vicini di piano vivevano in un’ala segregata del palazzo dove si diceva che già avessero l’aria condizionata. Un termine, che a me pare appartenere al modernariato, li classificava come “Elettrocontabili”, probabilmente si occupavano della perforazione delle schede di input degli elaboratori IBM. Fonti sedicenti informate riferivano cha avessero anche una cucina e che fossero capaci di prepararsi una mensa prelibata.

Con un altro passo in carriera sono arrivato al primo piano del Palazzo Rosso, nel sacro ufficio del Capo Impianto dove alcuni anni prima avevo prestato il giuramento di fedeltà allo Stato Italiano. Qui i nostri vicini di piano erano gli addetti al Collaudo del Materiale Rotabile, altro ambito lavorativo piuttosto defilato rispetto alle attività della circolazione dei treni.

Nell’ufficio del Capo Impianto, il Titolare come si dice nella lingua delle FS, ricoprivo il ruolo del suo assistente tecnico diretto. Ai tempi della mia assunzione quel posto era occupato da un custode storico dell’Impianto, tanto da meritarsi il soprannome di “U Frattun”. Quel signore allora mi incuteva un certo timore e anche un senso di tristezza dato che lo vedevo invecchiare in quell’ufficio come eterno secondo dei vari Titolari che nel frattempo si erano avvicendati.

Da quella mia nuova posizione non immaginavo quindi di poter assistere a un evento innovativo per le FS, ma per mia fortuna il Titolare al quale ero stato affiancato si poteva considerare giovane per quei tempi e giovanile era anche per l’apertura, quasi sportiva, con la quale si approcciava alle novità tecnologiche. Quell’uomo, che annovero fra i migliori insegnanti di mestiere che mi è capitato di incontrare, si chiama Pasquale. Egli, nel settore della verifica tecnica dei veicoli, era anche molto esperto delle modalità di assicurazione del carico sui carri.

L’evento a cui accennavo è stato l’arrivo dei Personal Computer nelle sedi periferiche delle FS. In un pomeriggio del 1991 ero solo in ufficio quando è arrivato un corriere per la consegna di alcuni scatoloni e mi ha detto che contenevano gli elementi di un computer Olivetti 286 (PC, monitor a tubo catodico, tastiera e stampante ad aghi per modulo continuo). Conoscendo l’inerzia del mondo FS e dando credito alle voci secondo le quali quella fornitura non mirava tanto a dare un aiuto al lavoro dei ferrovieri, quanto a costituire un appoggio di stato all’AD della Olivetti, azienda in quegli anni in grosse difficoltà, stavo già pensando di dover trovare un posto nel magazzino per quelle scatole, in attesa dell’attivazione di quella nuova macchina che chissà quando sarebbe avvenuta.  Proprio in quel momento è arrivato Pasquale il quale, dopo aver appreso del contenuto di quegli ingombranti imballaggi, con gioia mi ha detto: “Lo montiamo?” .

Windows non esisteva e si lavorava direttamente dal prompt del DOS. Contagiato dall’entusiasmo di Pasquale ho iniziato subito a “picchiarmi” con quel nuovo strumento di lavoro, ma devo riconoscere che il vero specialista in dBASE III e Clipper era lui.

Successivamente Pasquale è stato trasferito al quinto piano del Palazzo Rosso, sede dell’Ufficio Materiale e Trazione di Genova. Lui era stato promosso Capo del Reparto Veicoli e io, che nel frattempo avevo lavorato  alla manutenzione delle carrozze per viaggiatori, l’ho raggiunto per tornare a essere il suo assistente. Proprio in virtù dell’utilizzo dei PC in quel periodo, in due riuscivamo a svolgere una mole di lavoro davvero eccezionale.

Il posto di Pasquale è poi passato a Maurizio, un altro mio grande maestro di mestiere. Maurizio non amava particolarmente i PC, ma era molto attento alla normativa che regolava il nostro settore ferroviario e alla conoscenza diretta delle particolarità tecniche delle carrozze viaggiatori e dei carri merci. Un suo “pallino” tecnico/normativo riguardava l’impianto del freno continuo automatico dei treni. Oltre alle capacità professionali era dotato di uno stile ammirevole; quando si doveva confrontare in controversie burrascose, riusciva a mantenere un profilo corretto e signorile. Con lui sento di aver completato la mia formazione professionale.

Per descrivere l’ambiente del 5° piano del Palazzo Rosso, sede dell’Ufficio Materiale e Trazione di Genova che rappresentava il centro di coordinamento per la Liguria delle attività di manutenzione dei rotabili, di verifica dei veicoli e del personale di condotta (macchinisti), vi accenno a un personaggio ancora oggi molto noto per la sua competenza professionale, con il quale sono stato vicino di ufficio. Occupavamo due stanze contigue, molto ampie e che, dato che erano affacciate sul lato sud del fabbricato, beneficiavano di una bella visuale sul piazzale della stazione, sul Ponte dei Mille e sul bacino portuale fino alla Calata Sanità e la Lanterna.

Armando, questo è il suo nome, aveva istruito moltissimi dei macchinisti genovesi ed era considerato da tutti loro come una persona molto preparata, corretta e affidabile. Quando mi è capitato di incontrare dei colleghi fiorentini che si occupavano della stesura dei regolamenti nazionali per i macchinisti, immancabilmente mi sono sentito dire: “Noi si ragiona, si discute, si scrive e poi si manda il tutto ad Armando: se per lui va bene noi si è a posto”.

Però, come in tante realtà lavorative, esisteva un conflitto di fondo fra chi produceva (da noi sui binari o nelle officine) e chi invece dirigeva le operazioni dagli uffici di sede centrale. Allusioni reciproche collocavano lavativi e incapaci nel campo avversario, quando invece capacità e voglia di lavorare, come pure le situazioni opposte, erano ovviamente presenti e distribuite nei due campi.

Un giorno ho visto arrivare una baldanzosa comitiva dagli impianti operativi, forse convocata per un confronto di tipo sindacale. Uno di quelli che guidavano il gruppo ha scorto Armando che stava lavorando alla propria scrivania proprio accanto alla finestra, postazione che oramai occupava da diversi mesi. Fermandosi in modo plateale, tanto da essere visto e udito da tutto il suo seguito, quello ha salutato così: “Armandu, te l’han deta n’a scrivania cun n’a bella vista!” Prima di dare la risposta, Armando ha sollevato lo sguardo dal testo che stava studiando e, dopo essersi voltato verso la finestra, ha ammesso: “Ti se che ti è propriu raxiun. Nu gh’eiva mai fetu caxu”.

Un altro giorno sotto quella stessa finestra una locomotiva E656 sostava in testa a un treno pronto in partenza dal binario 18 quando è arrivato dal mare il fronte di un forte temporale. Lo scroscio d’acqua è stato così intenso che dal ginocchio del pantografo anteriore, che si trovava in posizione abbassata, si è innescato un arco elettrico verso il tetto della cabina. La scarica è durata diversi secondi e ha provocato la salita di una colonna di fumo verso il cielo, già nero di per se stesso, rendendo uno spettacolo tetro e infernale. In molti ci siamo affacciati dalle finestre nonostante l’imperversare della burrasca. La tregua è arrivata quando sono intervenuti i dispositivi di sicurezza del sistema di alimentazione della linea aerea che staccato l’alimentazione. Nel silenzio ritrovato si è inserito il vociare dei soliti commenti inutili. Solo Armando si era accorto che l’altro pantografo era ancora alzato toccando il filo di contatto e, prevedendo il prossimo tentativo automatico di re inserimento della remota cabina di alimentazione, ha iniziato a urlare verso il macchinista: “Tira giù! Tira giù!”.

L’alimentazione a 3.000 V è infatti ritornata provocando un secondo arco elettrico che ha costretto il macchinista a una fuga precipitosa. Si è poi saputo che lui in effetti aveva comandato l’abbassamento del pantografo, forse in seguito dell’incitazione di Armando, ma che l’operazione non si era compiuta perché lo strisciante si era saldato al filo di contatto.

Ho imparato molto nel percorso attraverso i vari piani del Palazzo Rosso, soprattutto quando ho incontrato persone come Pasquale, Maurizio e Armando. Se posso riassumere qui il loro insegnamento, mi sento di dire che a guardare sono tutti capaci, ma pochi sanno anche vedere.

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Incendio Vicopisano, Comune Pisa, inquinanti sotto limiti legge

Incendio Vicopisano, Comune Pisa, inquinanti sotto limiti legge

Lo afferma in una nota l’assessore all’ambiente Elena Del Rosso che stamani ha partecipato alla riunione convocata dalla Regione Toscana dedicata alla gestione della fase post emergenziale dell’incendio all’azienda Delca di Lugnano, dove è bruciato un capannone con circa 2500 tonnellate di rifiuti plastici.

“Ci tengo a rassicurare i cittadini, con la massima trasparenza ma con fermezza nel voler smentire notizie allarmistiche prive di fondamento: Arpat ha confermato che le rilevazioni effettuate continuano a evidenziare valori di Pm10, Pm2,5 e degli altri parametri monitorati ampiamente al di sotto dei limiti di legge, senza criticità rilevate per il territorio comunale di Pisa” ha dichiarato l’assessora. All’incontro erano presenti i sindaci dell’area interessata all’incendio, l’Arpat e l’Asl Toscana Nord Ovest.

“Invitiamo tutti – aggiunge Del Rosso – ad affidarsi alle comunicazioni ufficiali delle istituzioni e degli enti preposti ai controlli ambientali. In questa fase serve rigore, responsabilità e attenzione ai dati oggettivi. La tutela della salute pubblica resta la nostra priorità assoluta e continueremo a seguire con la massima attenzione ogni sviluppo della situazione e prendere decisioni sulla base dei dati scientifici forniti dagli organismi tecnici competenti”. Resta in vigore l’ordinanza comunale che dispone, in via precauzionale, di lavare accuratamente con abbondante acqua corrente tutta la frutta e la verdura coltivata all’aperto sul territorio comunale prima del consumo e di prestare attenzione agli animali da affezione e da cortile, evitando che ingeriscano cibo o acqua potenzialmente esposti alla ricaduta di ceneri o fumi e proteggendo adeguatamente le relative scorte.

Proseguono comunque i commenti e le reazioni. Per la Cgil Pisana “ora si apre una fase decisiva: accertare con chiarezza le cause dell’incendio e garantire la massima trasparenza sui dati relativi agli impatti ambientali e sanitari, per questo chiediamo che Arpat e Asl rendano disponibili in modo tempestivo i risultati dei monitoraggi e dei campionamenti effettuati su aria, terreni, vegetazione e colture”. Per i lavoratori della Delca Energy, aggiunge il sindacato, “chiediamo l’attivazione immediata degli ammortizzatori sociali e la piena salvaguardia dei posti di lavoro e del reddito”. Infine, secondo il sindacato “l’episodio riapre una questione più generale relativa al sistema di gestione dei rifiuti in Toscana, il quale non può essere derogato al settore privato e alla logica del profitto”.

“Pur comprendendo la necessità di misure cautelative, auspichiamo che i provvedimenti siano costantemente aggiornati sulla base delle evidenze disponibili e calibrati in modo da consentire, ove possibile e in condizioni di sicurezza, la prosecuzione delle attività”, la richiesta invece di Confcommercio di Pisa. “Abbiamo scritto – spiega l’associaizone – al prefetto e ai sindaci di Vicopisano, Cascina e Calcinaia dove le ordinanze di misure cautelative sono ancora in vigore, chiedendo i necessari chiarimenti in merito alle ricadute sulla salute e sulla salubrità dell’ambiente, nonché informazioni puntuali sulla durata e sull’eventuale estensione delle ordinanze adottate”.
Sul fronte della politica Matteo Bagnoli, capogruppo Comunità e territori provincia di Pisa, rende noto di aver “protocollato una richiesta per l’istituzione di una commissione speciale temporanea del Consiglio provinciale di Pisa affinché si faccia piena luce sulle conseguenze dell’incendio” e “si apra finalmente una riflessione seria sul sistema impiantistico dei rifiuti presente nel nostro territorio”. “La provincia di Pisa – rileva – ospita una concentrazione di impianti per il trattamento, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti tra le più rilevanti della Toscana. È doveroso domandarsi se questo carico ambientale sia proporzionato rispetto ad altri territori e se siano state adottate tutte le misure necessarie per garantire sicurezza e tutela delle comunità locali”.
Il consigliere regionale di Fdi Diego Petrucci e quello comunale di Vicopisano Gianmatteo Giorgi chiedono invece che “la Regione coinvolga il ministero dell’Ambiente nella valutazione dei rischi. La cittadinanza è preoccupata e pretende risposte”. “Per prima cosa occorre capire cosa hanno respirato i cittadini e se ci siano state contaminazioni. Sappiamo che Arpat e Asl stanno procedendo con le analisi ma c’è da dire che le prime comunicazioni dell’Agenzia regionale sono arrivate troppo tardi: a quasi 24 ore dallo scoppio dell’incendio”. “Su quest’incendio – sottolinea poi Pterucci – ho trovato un lampante disinteressamento della Regione Toscana tanto che né l’assessore Barontini né il presidente Giani hanno riferito in Consiglio regionale sulla vicenda nonostante che l’assessore avesse dato la parola di farlo”

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Remigrazione: Bundu multata per il presidio antifascista in piazza Europa (Prato) il 6 e 7 marzo scorso

Remigrazione: Bundu multata per il presidio antifascista in piazza Europa (Prato)  il 6 e 7 marzo scorso

La contestazione è la violazione dell’articolo 18, commi 1 e 3, del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, così come modificato dall’articolo 9 del decreto-legge 24 febbraio 2026 n. 23, il cosiddetto “decreto sicurezza”. La sanzione per Bundu  va da 1.000 a 10.000 euro e sarà quantificata dal Prefetto di Prato.

Bundu ha potuto leggere la PEC solo ieri: il suo telefono è finito in mare durante il sequestro della Global Sumud Flotilla in acque internazionali da parte delle forze armate israeliane, e per settimane è rimasta priva degli strumenti per comunicare.

Il 7 marzo a Prato  (nel giorno in cui si ricorda quanto accaduto nel  1944: dopo gli scioperi operai contro l’occupazione nazista e i collaborazionisti fascisti, 133 cittadini pratesi furono rastrellati e deportati nei campi di concentramento di Mauthausen ed Ebensee):  il comitato “Remigrazione e Riconquista” aveva scelto di portare in piazza Europa, su appello nazionale, le proprie parole d’ordine sulla deportazione degli stranieri e sulla “remigrazione”. In risposta  lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, sindacato, associazioni e forze politiche presidiarono  lo spazio pubblico perché in quella piazza, in quel giorno, non si celebrasse “l’apologia di ciò che ottant’anni prima aveva riempito i vagoni diretti ai lager”.

Il verbale contesta a Bundu di aver contribuito al montaggio di una tenda, di aver preso pubblicamente la parola nel corso di una conferenza stampa e di aver diffuso sui propri profili social l’invito al presidio. “Le si addebita, in sostanza, di aver fatto politica e antifascismo alla luce del sole. Non ci risulta che difendere la memoria di una deportazione e contrastare un raduno neofascista costituisca un pericolo per l’ordine pubblico: ci risulta semmai il contrario”afferma in un comunicato Toscana Rossa. .

“Il profilo giuridico merita attenzione, perché è qui che si misura l’arbitrio. L’articolo 18 del TULPS è una norma del 1926, consolidata nel testo unico fascista del 1931. La Corte costituzionale lo ha colpito a più riprese: con la sentenza n. 27 del 1958, con la n. 90 del 1970 e con la n. 11 del 1979. Proprio quest’ultima ha dichiarato costituzionalmente illegittimo il punto che equiparava i promotori della riunione a chi semplicemente vi prende la parola. Contestare ad Antonella Bundu di aver “preso la parola” significa fondare un provvedimento punitivo su una norma che la Corte costituzionale ha cancellato dall’ordinamento mezzo secolo fa” prosegue il comunicato.

Che prosegue ” il decreto sicurezza viene presentato come una depenalizzazione, perché trasforma il reato di omesso preavviso, prima punito con l’arresto, in illecito amministrativo. Ma la sanzione pecuniaria introdotta (fino a 10.000 euro per l’omesso preavviso e fino a 12.000 per l’inosservanza delle prescrizioni) è ben più afflittiva della vecchia ammenda. Si toglie il timbro penale e si moltiplica per dieci il costo economico del dissenso. È una depenalizzazione di facciata che colpisce il portafoglio per scoraggiare la piazza”.

La notifica a Bundu si aggiunge alle sanzioni già recapitate al Sudd Cobas per lo stesso presidio: a ciascuna delle sindacaliste e dei sindacalisti colpiti sono state contestate tre violazioni per omesso preavviso, fino a 10.000 euro, e due per non aver obbedito all’ordine di scioglimento, fino a 20.000 euro.

È uno dei primi utilizzi in Toscana del nuovo decreto sicurezza “e non è un caso- conclude il comunicato-  che colpisca chi organizza il conflitto sindacale e l’antifascismo militante. Lo stesso strumento, denuncia il sindacato, viene usato anche per punire chi sciopera: un attacco a 360 gradi alle libertà democratiche e al diritto di sciopero.

Non è una vicenda solo pratese. A Firenze la Prefettura ha già notificato verbali con sanzioni fino a 10.000 euro a chi, il 28 marzo, aveva espresso contrarietà all’apertura della sede di Futuro Nazionale in piazza Tanucci.

“Quello che è in gioco non è la regolarità di un preavviso, ma la libertà di riunione garantita dagli articoli 17 e 21 della Costituzione. Il decreto sicurezza si inserisce in una più ampia operazione di disciplinamento sociale: criminalizzare il dissenso, spaventare chi organizza il conflitto, alzare il prezzo della partecipazione politica fino a renderla un lusso. È la grammatica del capitalismo di guerra, che disinveste da salari e servizi pubblici per riversare risorse nel riarmo e ha bisogno di una società irreggimentata e silenziosa”.

Sinistra Progetto Comune e SUDD Cobas non si fanno ovviamente spaventare e anzi si impegneranno con tutte le altre realtà colpite per costruire una risposta ampia diffusa, che porti alla cancellazione di queste norme, oltre che all’annullamento delle sanzioni”.

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Turismo, Funaro: ‘nelle future autorizzazioni per affitti brevi l’intento è favorire i piccoli proprietari’

Turismo, Funaro: ‘nelle future autorizzazioni  per affitti brevi l’intento è favorire i piccoli proprietari’

“Alcune persone utilizzano la seconda casa anche per integrare il reddito. Io preferisco favorire loro rispetto ai grandi gruppi di investimento, perché i grandi gruppi di investimento non ne hanno bisogno”  ha dichiarato Funaro.

Dopo la vittoria al Tar contro i ricorsi sul regolamento comunale che  imponeva lo stop alle nuove aperture di BB in Area Unesco, e dopo il nuovo regolamento che ha esteso i limiti ad un’ulteriore parte del territorio comunale, la sindaca do Firenze Sara Funaro  è tornata sul tema  preannunciando che “quando finirà la moratoria” per la regolamentazione degli affitti brevi in base alla norma della Regione Toscana,  ovvero “quando andremo a dare le nuove autorizzazioni” l’obiettivo è “cercare di favorire i piccoli proprietari”.

Funaro, che è anche delegata nazionale Anci per le politiche abitative, è intervenuta oggi  all’assemblea regionale toscana di Unione nazionale inquilini ambiente e territorio (Uniat) oggi a Firenze presso la sede della Uil Toscana.

“Sappiamo benissimo – ha proseguito la sindaca – che questo è un tema delicato e che spesso alcune persone utilizzano la seconda casa anche per integrare il reddito. Io preferisco favorire loro rispetto ai grandi gruppi di investimento, perché i grandi gruppi di investimento non ne hanno bisogno: il piccolo proprietario invece deve avere l’attenzione che un’amministrazione deve dare, per cui stiamo cercando di tenere un equilibrio. C’è chi dice che sono tutte case della nonna: non è vero, perché noi siamo pieni di realtà che vengono da fuori e comprano, fanno man bassa di appartamenti per poi rimetterli sul mercato degli affitti brevi”.

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