Modalità di lettura

Iran, Trump annuncia la firma dell’accordo da remoto. Israele bombarda il Libano, ira del tycoon: “Bibi non ha giudizio”

La firma dell’accordo e l’ira di Trump contro Bibi

L’accordo tra Stati Uniti e Iran “sarà firmato oggi elettronicamente e dopo una settimana di persona, da qualche parte in Europa“. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump, parlando con Trey Yingst di Fox News. ox News ha confermato la furia di Trump contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu per gli attacchi di Israele in Libano, mettendolo in guardia dal “non condurre ulteriori attacchi contro Hezbollah in modo da non impedire l’avanzamento dell’accordo” di pace. “Perché Bibi ha fatto questo dannato (turpiloquio) attacco? – ha detto, secondo quanto riporta Axios- Non potevo crederci. Un’ora prima era atteso che firmassimo l’accordo. Mi ha fatto infuriare (turpiloquio). Glielo farò sapere. Non alcun (turpiloquio) giudizio: glielo farò sapere”, ha aggiunto Trump

Trump ha detto che avrebbe chiesto “all’Iran di non rispondere con il lancio di missili verso Israele con questo accordo all’orizzonte che dovrebbe essere firmato in serata“. Il tycoon ha raccontato poi che gli attacchi fatti a metà della scorsa settimana, quando gli Usa stavano martellando molte di quelle posizioni iraniane, abbiano spinto gli iraniani a redersi nuovamente al tavolo delle trattative. “Ero nella Situation Room e gli iraniani mi chiamarono per chiedermi di fermare i bombardamenti”, ha aggiunto il tycoon nel resoconto di Fox News, secondo cui il presidente ha riferito di aver attribuito a quel preciso momento la capacità di “spostare l’equazione, in modo da convincere gli iraniani “a fare concessioni”.

Iran, il Consiglio supremo: “Risposta imminente al raid israeliano su Beirut”

 Il massimo organo di sicurezza nazionale iraniano ha avvertito che una risposta è “imminente” dopo l’attacco israeliano contro Hezbollah, alleato di Teheran, nella periferia meridionale di Beirut. “La risposta dei combattenti dell’Islam è imminente”, ha dichiarato il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale in un comunicato stampa. “Il Libano è la nostra vita e la violazione delle linee rosse della Repubblica Islamica non sarà tollerata”.

LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE ESTERI

L'articolo Iran, Trump annuncia la firma dell’accordo da remoto. Israele bombarda il Libano, ira del tycoon: “Bibi non ha giudizio” proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Mitch McConnell Is Hospitalized, His Spokesman Says

No details were given about the 84-year-old former majority leader’s condition, but he has had a string of health issues in recent years.

© Haiyun Jiang/The New York Times

Senator Mitch McConnell on Capitol Hill last month. He was also hospitalized in February after experiencing flulike symptoms.
  •  

La paura fa 90, gradi!

Trump minaccia l’uso dell’atomica contro gli alleati

Scatta mezzogiorno di fuoco nello scacchiere internazionale e ad impugnare la pistola per primi sono ancora loro, gli Americani. È Trump ad incarnare perfettamente il ruolo del cowboy infallibile, pronto ad avere la meglio su qualsiasi nemico. Tutti noi occidentali questo lo sappiamo bene, cresciuti a Spaghetti e Western, nelle propaggini dell’Impero, siamo stati allevati almeno da cinquant’anni con questa sbobba hollywooddiana.

Ma il riferimento non è solo quello nei confronti di continue filmografie dedicate a diffondere l’American way of life, con modelli culturali plasmati ad immagine e somiglianza del perfetto uomo qualunque, ignorante, ma con i bicipiti robusti e i jeans, pronto a far eplodere un’intera civiltà in nome della libertà. Il riferimento è sopratutto verso quella silenziosa e più subdola manipolazione mediatica, che ancora oggi attenua e mitiga gli effetti e la gravità delle due bombe atomiche sganciate, a sangue freddo, nel cuore di due megapolopoli giapponesi nell’agosto del ’45, ormai a guerra finita.

Quale risonanza ha sortito l’effetto di quella spregiudicata azione di estrema violenza e crudeltà? Ben poca cosa! Eppure in un batter di ciglia Little boy quell’ordigno diabolico, di una potenza devastante, ha annientato le vite di migliaia di civili. Ma il giudizio storico resta flebile, quell’accaduto non è entrato nel nostro immaginario comune, condannato nell’archivio delle peggiori atrocità della storia.

 

Trump minaccia atomica
La fabbrica del mito: Come l’immaginario di Hollywood oscura e manipola la memoria delle tragedie storiche.

 

Non ci suscita così tanto scalpore, anzi siamo portati quasi a giustificarlo, quel crimine dell’umanità (se mai sia stato definito tale) non ci evoca quello sdegno che invece scuote le coscienze di ognuno di noi al pari di altri eventi, di spregievole natura, ma di portata infinitamente minore. Mi riferisco ad esempio all’immagine della bambina in piazza Tienanmen, all’abbattimento del muro di Berlino, all’attentato dell’11 settembre, di cui tutti i media mainstream ne ripetono come un mantra l’abominio.

Ma rispetto alle due bombe atomiche sganciate dagli Stati Uniti, abbiamo ragguaggli alla memoria che condannino ad imperitura memoria l’efferatezza di quel gesto? No, neppure in Giappone. Anche qui infatti, lo scorso anno, la Presidente del consiglio Sanae Takaichi ha ricordato l’evento omettendo casualmente di citarne i carnefici, come se l’ordigno fosse esploso da solo. Noi occidentali, o meglio, noi tutti che viviamo sotto l’egida di Hollywood, siamo stati deresponsabilizzati da quell’accaduto, giacché, quando ne sentiamo parlare, crediamo che gli Americani lo possano utilizzare a loro piacimento quando e come vogliono. Non abbiamo nessuna riserva mentale sul fatto che gli Stati Uniti possano farlo in violazione di qualunque principio etico o istituzionale.

Ebbene, Trump ha giocato abilmente proprio su questo assunto. La sua minaccia velata, da far invidia anche ad Al Pacino, non ha spaventato tanto gli Iraniani, i quali convivono da settimane, se non anni, con il terrore di essere schiacciati brutalmente da qualsiasi strumento del male, da due due pistoleri armati fino ai denti e senza scrupoli…Ha spaventato noi, sudditi dell’Impero con la coda tra le gambe.

E così tutti un po’ sovreccitatiti e con la pelle d’oca ci siamo coricati a letto incerti sull’uso dell’atomica durante la notte, per poi svegliarci la mattina più sollevati dal nulla di fatto, e così al primo caffè sentirci dire: eh per forza si sono arresi, altrimenti Trump l’avrebbe utilizzata la Bomba! Eppure gli unici a non temere sono stati proprio gli Iraniani, che hanno perseguito la loro posizione. Perché, se di tutta questa storia si procede a tentoni come in una partita di poker tra i tavoli di un Saloon, ancora una volta, sugli ”alleati”, Hollywood ha vinto ancora.

L'articolo La paura fa 90, gradi! proviene da Visione TV.

  •  

Telefonata di auguri tra Zelensky e Trump: per il compleanno del presidente Usa si parla di negoziati

Dialogo telefonico tra Kiev e Washington: Zelensky e Trump si confrontano su diplomazia e negoziati

Il capo di Stato ucraino Volodymyr Zelensky ha intrattenuto un colloquio telefonico con l’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, per esprimergli gli auguri di buon compleanno e affrontare il tema delle trattative. La notizia è stata diffusa dall’ufficio presidenziale di Kiev. Il confronto tra i due leader si è protratto per non meno di mezz’ora. 

Dmytro Lytvyn, consulente per la comunicazione del presidente ucraino, ha commentato che si è trattato di “una conversazione piuttosto significativa su argomenti che spaziavano dagli auguri di compleanno alla diplomazia e alla guerra/pace“, secondo quanto riportato dagli organi di stampa locali.

LEGGI LE NOTIZIE DEL CANALE ESTERI

L'articolo Telefonata di auguri tra Zelensky e Trump: per il compleanno del presidente Usa si parla di negoziati proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Trump sente Putin e Zelensky nel giorno del suo 80esimo compleanno: ha chiesto la fine della guerra in Ucraina

Prima gli auguri di Benjamin Netanyahu, poi due telefonate: una con Volodymyr Zelensky, un’altra con Vladimir Putin. Nel giorno del suo 80esimo compleanno, Donald Trump ha chiesto la fine della guerra in Ucraina, come riferisce il consigliere di Putin Ushakov. Il tycoon ha infatti prima sentito il presidente ucraino, poi quello russo. Con Putin una telefonata durata 55 minuti, come riporta la Tass. Per quanto riguarda la chiamata con Zelensky, invece, Dmytro Lytvyn, consigliere del presidente dell’Ucraina per le comunicazioni, ha affermato che si è trattato di “una conversazione piuttosto significativa su argomenti che spaziavano dagli auguri di compleanno alla diplomazia e alla guerra/pace”. A riferirlo sono anche i media ucraini.

Successivamente Trump ha anche postato su Truth, parlando anche della guerra in Iran: “L’attacco di questa mattina a Beirut non sarebbe dovuto accadere, soprattutto in un giorno così speciale, quando siamo così vicini a un accordo di pace con l’Iran”, ha scritto poi Donald Trump su Truth. “Israele ha il diritto di difendersi dalle minacce, ma l’attacco a cui ha risposto era di portata limitata e insignificante, nessuno è rimasto ferito o ucciso, e non dovrebbe interrompere questo importante processo – ha proseguito il presidente degli Stati Uniti -. Siamo molto vicini a un accordo che porterà la pace nella regione, Libano compreso, e tutte le parti dovrebbero desistere. Non dovrebbero esserci più attacchi da parte di Israele in Libano, ma non dovrebbero esserci nemmeno più attacchi da parte di altre fazioni, incluso Hezbollah, contro Israele. Questo potrebbe essere l’inizio di una pace lunga e meravigliosa: non roviniamola!”, ha concluso Trump.

L'articolo Trump sente Putin e Zelensky nel giorno del suo 80esimo compleanno: ha chiesto la fine della guerra in Ucraina proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Trump, 80 anni sotto i riflettori

Compie oggi 80 anni il presidente americano Donald Trump: dalla dinasty immobiliare alla carriera in tv alla politica

© RaiNews

  •  

Évian e Ginevra, scontri tra manifestanti e polizia alla vigilia del G7. Con la cena di lavoro dei leader inizia il summit in Francia

Scontri sono scoppiati oggi alla vigilia del vertice di Evian tra manifestanti anti-G7 e polizia nei pressi della sede delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera. Secondo quanto riportato dall’Afp, i manifestanti hanno lanciato bottiglie, pietre, pezzi di cemento e petardi contro la polizia che ha risposto con gas lacrimogeni. Diversi edifici sono stati presi di mira, tra cui gli uffici di PricewaterhouseCoopers e la sede dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU). Gli scontri arrivano in una vigilia caratterizzata da cittadine deserte, animate quasi unicamente dalle divise della gendarmerie, per l’occasione griffate con il logo del G7. Posti di blocco, lungo tutto il percorso che da Ginevra (aeroporto di arrivo per delegazioni e cronisti stranieri) conduce sulle rive del Lago Lemano. Évian-les-Bains è pronta ad accogliere i leader delle principali economie occidentali in un clima di massima sicurezza.

La località francese affacciata sul Lago è blindata per l’apertura del vertice del G7, mentre a Ginevra, a pochi chilometri dal confine e poco distante dalla sede dei lavori, le manifestazioni di protesta erano annunciate. Temendo possibili scontri, nella città Svizzera molte vetrine dei negozi sono state coperte con barriere di legno. Il summit prende ufficialmente il via con una cena di lavoro in programma alle 19.30, intitolata “Affrontare insieme le grandi sfide internazionali”: all’Evian Resort arriveranno i capi di Stato e di governo dei Paesi membri del G7 insieme ai rispettivi consorti, accolti dal presidente francese.

Tre giorni di lavori, incontri bilaterali e sessioni dedicate alle principali crisi internazionali e alle sfide economiche globali: questo il programma del summit, in programma fino al 17 giugno sotto la presidenza francese di Emmanuel Macron. Martedì 16 giugno entrerà nel vivo il confronto politico. La mattinata si aprirà con una sessione di lavoro sulla sicurezza dell’Ucraina e dell’Europa, seguita da una colazione di lavoro dedicata alle crisi e alla stabilità in Medio Oriente. Nel pomeriggio faranno il loro ingresso a Evian anche i rappresentanti dei cinque Paesi partner invitati dalla Francia (Brasile, India, Corea del Sud, Kenya ed Egitto) che parteciperanno alla sessione dedicata ai nuovi partenariati internazionali e al rilancio della solidarietà globale. La giornata si concluderà con il tradizionale appuntamento di rappresentanza: il pranzo di gala offerto da Macron e dalla première dame Brigitte in onore dei capi delegazione e dei loro consorti. Mercoledì 17 giugno sarà invece dedicato ai temi economici e tecnologici. I leader discuteranno delle misure per rilanciare una crescita economica “equilibrata, condivisa e sostenibile”, uno dei pilastri della presidenza francese del G7. A seguire, una colazione di lavoro vedrà al centro l’intelligenza artificiale e le condizioni per una sua diffusione “sicura, rapida ed efficace”. La chiusura del vertice è prevista nel primo pomeriggio. Alle 15, il presidente Macron terrà la conferenza stampa finale.

La speranza di molti è che questo G7 possa diventare quello della pace in Medio Oriente, con gli europei che già guardano allo sminamento dello Stretto di Hormuz come mano tesa a Donald Trump che sarà accolto con tutti gli onori dal presidente Macron, che in extremis ha strappato al tycoon l’impegno a una cena tutta franco-americana nei sontuosi saloni della Reggia di Versailles.

La morte di un gendarme che stava completando i lavori di messa in sicurezza di Evian e dintorni, cominciati oltre un anno fa, ha funestato la vigilia, le prove generali della “bolla” che racchiuderà e proteggerà i leader riuniti, dal loro arrivo all’aeroporto di Ginevra, fino alla permanenza blindata nel Resort dove si svolgerà il vertice. Sono 16.000 i poliziotti, gendarmi e militari schierati, con imbarcazioni, moto, droni, polizia a cavallo e squadre cinofile. Emmanuelle Dubée, prefetto dell’Alta Savoia, ha parlato di schieramento eccezionale per far fronte “ai rischi di un contesto internazionale estremamente teso“, al “rischio terrorismo che resta alto in Francia” e a quello di “sabotaggio o cyberattacco”. Oltre a quello dell’ordine pubblico, che domani sarà messo alla prova dalle manifestazioni di dissenso previste a Ginevra. Si tratterà, per chi ha ancora negli occhi i gravi incidenti e i danni per le violenze durante il G8 di Evian del 2003, di far dimenticare quell’esperienza.

I leader saranno comunque protetti da ogni minaccia esterna nell’Hotel Royal, che già accolse i loro predecessori 23 anni fa, che fa parte del più vasto e blindatissimo Resort. Fortemente voluta da Macron, la cena di mercoledì sera con Trump sarà un omaggio della Francia ai 250 anni dell’Indipendenza americana, proprio in quella Reggia di Versailles considerata “luogo sacro all’amicizia franco-americana” perché proprio lì – ricorda l’Eliseo – “fu firmato nel 1783 il trattato che sanciva l’indipendenza degli Stati Uniti“. Dall’Eliseo trapela che Trump, prima di cena, visiterà la Reggia, in particolare il Salone degli Specchi. La serata sarà allietata da uno spettacolo di luci e fontane nel giardino, oltre che da fuochi d’artificio. Il giorno prima, martedì, a Evian, si potrebbe concretizzare l’altro momento attesissimo costruito pazientemente da Macron, l’incontro di Trump con Volodymyr Zelensky. I due parteciperanno ad una riunione di lavoro, mentre al momento non è confermato un bilaterale formale tra i due, in un clima che vede Macron alla ricerca di un’unanimità dei Volenterosi non sempre scontata. Trump incontrerà ad Evian anche il premier indiano Narendra Modi, e i leader di Qatar, Emirati arabi ed Egitto mentre non ci sarà il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

L'articolo Évian e Ginevra, scontri tra manifestanti e polizia alla vigilia del G7. Con la cena di lavoro dei leader inizia il summit in Francia proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Gli auguri di Netanyahu a Trump per i suoi 80 anni: “Guida gli Stati Uniti verso un futuro di pace attraverso la forza”

“Buon compleanno signor presidente, buon compleanno Donald”. Così il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto gli auguri al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per il suo 80esimo compleanno con un messaggio pubblicato su X. “Quest’anno il tuo compleanno arriva in un momento propizio“, ha scritto Netanyahu, ricordando i 250 anni dalla fondazione degli Stati Uniti, definiti “una grande nazione costruita sulla libertà e sulla fede”. Il premier israeliano ha quindi augurato a Trump “forza ed energia” nel guidare gli Stati Uniti “verso un luminoso futuro di pace attraverso la forza“, auspicando al tempo stesso un ulteriore rafforzamento dell’alleanza tra Washington e Tel Aviv. “Continuiamo a portare le relazioni Usa-Israele a livelli sempre più alti”, ha affermato Netanyahu.

Un messaggio arrivato proprio mentre l’accordo tra Usa e Iran rischia di saltare dopo il raid delle Israel Defense Forces sul quartiere di Dahiyeh, a Beirut, che ha causato almeno 3 morti e 15 feriti. Intorno alle 14 italiane infatti il capo negoziatore e presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha affermato in un post su X che l’attacco ai sobborghi meridionali di Beirut “ha dimostrato ancora una volta che gli Stati Uniti non sono disposti o non sono in grado di rispettare i propri impegni“, accusando Washington di aver dato a Israele il “via libera”. Così ”non si ottengono vantaggi. Il gioco del poliziotto buono e poliziotto cattivo è passato di moda. Se non avete né la volontà né la capacità di adempiere ai vostri impegni, non è possibile parlare di proseguire lungo questa strada”, ha affermato.

L'articolo Gli auguri di Netanyahu a Trump per i suoi 80 anni: “Guida gli Stati Uniti verso un futuro di pace attraverso la forza” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Israel Strikes Beirut Outskirts as Fighting With Hezbollah Escalates

The attacks complicated an already delicate moment as President Trump and Iran appeared to be edging toward finalizing a framework peace agreement.

© Daniel Berehulak/The New York Times

The site of an Israeli strike in Beirut’s southern outskirts on Sunday. Lebanese health authorities said three people were killed and 16 injured.
  •  

Trump festeggia 80 anni alla Casa Bianca con un maxi evento di arti marziali: sullo sfondo la pace con l’Iran e i sondaggi in calo

È tutto pronto alla Casa Bianca, dove questa notte Donald Trump festeggerà il suo 80esimo compleanno con un evento senza precedenti. Il cuore della celebrazione è l’Ufc Freedom 250: combattimenti in una gabbia sul prato sud della residenza presidenziale. Sette incontri di arti marziali miste, oltre 4mila spettatori e 60 milioni di dollari spesi per l’organizzazione dell’evento. Formalmente lo spettacolo rientra nelle celebrazioni per i 250 anni dall’indipendenza americana, ma sovrapponendosi con il compleanno del presidente si è trasformato in uno show personale.

L’evento alla Casa Bianca diventerà il primo evento sportivo professionistico in assoluto ad essere ospitato nella residenza presidenziale degli Stati Uniti. Le oltre 4mila persone ospitate nel prato sud potranno accedere solo tramite invito ufficiale, mentre altre 85mila saranno presenti a poche centinaia di metri, sull’Ellipse e nell’area del National Mall, per seguire lo spettacolo sui maxischermi. Nei giorni scorsi lo studio legale Public Integrity Project ha intentato una causa per bloccare l’evento definito da loro “profondamente corrotto”.

Lo spettacolo è però riuscito a resistere: bisognerà vedere se reggerà anche contro il meteo. La pioggia prevista questa sera su Washington potrebbe smorzare l’enfasi degli scontri, tutti all’aperto: i combattimenti infatti si svolgeranno nella “Claw“, una struttura metallica alta 28 metri e di 600 tonnellate. Tutto inizierà alle 20.00 ora locale (24.00 ora italiana) ma il main event sarà l’incontro tra il peso leggero georgiano-spagnolo Ilia Topuria e l’americano Justin Gaethje. Sarà trasmesso in esclusiva su Paramount+, piattaforma gestita dall’amico di Trump, David Ellison, nonostante l’anno scorso, come riporta Bbc, l’Ufc abbia siglato un accordo da 7,7 miliardi di dollari con il servizio di streaming concorrente di Netflix.

L’evento evoca il modello “panem et circenses” dell’antica Roma: grandi spettacoli per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle difficoltà politiche ed economiche del Paese. Gli Stati Uniti in effetti si avvicinano alla grande serata in una fase particolarmente complessa. Innanzitutto Washington è impegnata in delicati negoziati con l’Iran per cercare di mettere fine al conflitto in corso: sembra che le due parti non siano mai state così vicine alla firma, pare digitale, ma l’incertezza rimane alta. Trump è poi alla prese con le divisioni interne e un disperato bisogno di mantenere alto il gradimento nei sondaggi in vista delle elezioni di metà mandato a novembre. A questo si è aggiunto nelle ultime ore anche un duro colpo per l’orgoglio del tycoon, perché, in ottemperanza all’ordine di un tribunale, il Kennedy Center di Washington è tornato a essere intitolato solo ed esclusivamente a John Fitzgerald. L’edificio, da cui è stata rimossa la scritta con il nome di Trump a caratteri cubitali, era stato dedicato anche al presidente in carica appena sei mesi fa.

Negli Stati Uniti, proprio in occasione della festa, si è riaperto anche il tema sulla salute di Trump. A 80 anni, è già il presidente eletto in età più avanzata nella storia americana, superando Joe Biden, a cui il tycoon aveva rivolto aspre critiche in campagna elettorale, e non solo, proprio per la sua anzianità. Alcuni sondaggi, come riporta Associated Press, mostrano dubbi crescenti sulla lucidità mentale e sulla tenuta fisica del 47esimo presidente Usa. Tutte accuse che la Casa Bianca ha respinto citando i recenti controlli medici a cui il festeggiato si è sottoposto nelle scorse settimane: “eccellente salute”, sarebbe l’esito delle visite. Il confronto con il suo predecessore dem però rimane inevitabile, non solo sulla condizione fisica, ma anche sul modo di festeggiare. Biden aveva infatti celebrato i suoi 80 anni nel 2022 con un brunch privato in famiglia, lontano dai riflettori.

L'articolo Trump festeggia 80 anni alla Casa Bianca con un maxi evento di arti marziali: sullo sfondo la pace con l’Iran e i sondaggi in calo proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

The G7 Summit Is Dogged by Chaos and Divided by Trump

Group of 7 meetings once embodied the effort to sustain the global diplomatic order. This year’s gathering, starting on Monday, symbolizes its fragmentation.

© Kenny Holston/The New York Times

Leaders of the Group of 7 nations at a summit in Kananaskis, Canada, last year.
  •  

Terminata la rimozione del nome di Donald Trump dalla facciata del Kennedy Center di Washington

Il nome di Donald Trump è sparito. Il Kennedy Center di Washington torna a essere intitolato solo ed esclusivamente a John Fitzgerald, il 35esimo presidente degli Stati Uniti d’America assassinato il 22 novembre del 1963 a Dallas. Un duro colpo da incassare per il tycoon proprio il giorno del suo 80esimo compleanno.

Gli operai hanno rimosso completamente la scritta a caratteri cubitali con il nome del presidente Trump, che era stata applicata sull’edificio meno di sei mesi fa, in ottemperanza all’ordine del tribunale di annullare il cambio di denominazione. Un giudice aveva accolto la richiesta del Kennedy Center di ottenere più tempo per rimuovere in via definitiva il nome di Trump, concedendo alla struttura fino a mezzogiorno di sabato, dopo che l’organizzazione non aveva rispettato la scadenza delle 23:59 di venerdì. La proroga di 12 ore era stata concessa dopo che i legali del Dipartimento di Giustizia, in rappresentanza del centro, avevano riferito venerdì sera che, malgrado i lavori fossero in corso, i temporali abbattutisi sull’area di Washington avevano causato dei ritardi. Un telo bianco continua a coprire l’impalcatura costruita per consentire agli operai di rimuovere il nome di Trump.

Video thumbnail

Nella sua sentenza, in cui ha stabilito che solo il Congresso può apportare modifiche al nome del Kennedy Center, il giudice Christopher Cooper ha anche impedito all’amministrazione di chiudere la struttura culturale e artistica per i lavori di ristrutturazione che avrebbero dovuto iniziare a luglio e durare due anni. Inutile, al momento, è stato il ricorso presentato dai legali di Trump e dello stesso Kennedy Center (il suo consiglio di amministrazione è composto quasi interamente da fedelissimi del presidente). “Togliere le lettere sarebbe uno spreco di denaro se poi il giudice dovesse ordinare di rimetterle”, si legge nell’appello. Dal canto suo, Donald Trump ha fatto sapere – dopo una serie di messaggi contro il giudice – che, senza il pieno controllo sugli affari del centro, “non aveva alcun interesse a continuare quel che potrebbe essere un viaggio senza speranza verso un ‘NEVER NEVER LAND‘”.

L'articolo Terminata la rimozione del nome di Donald Trump dalla facciata del Kennedy Center di Washington proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

The G7 Summit Is Dogged by Chaos and Divided by Trump

Group of 7 meetings once embodied the effort to sustain the global diplomatic order. This year’s gathering, starting on Monday, symbolizes its fragmentation.

© Kenny Holston/The New York Times

Leaders of the Group of 7 nations at a summit in Kananaskis, Canada, last year.
  •  

Come abbiamo privatizzato anche dio: Trump e Netanyahu profeti blasfemi in nome del divino

Dio non esiste. Però noi siamo il suo popolo eletto.
(W. Allen)

Viviamo l’epoca dell’accaparramento intensivo. E generalizzato. L’imperativo-guida è: prendere. E possedere. Ogni cosa. Compreso Dio. Afferrare tanto i beni materiali quanto quelli spirituali. Vale per la ricchezza, mai come ora concentrata nelle mani di pochi, vale per le coscienze rese preda della politica ridotta a propaganda manipolante, come per il predominio dei più forti sui più deboli. C’è una intima corrispondenza fra Elon Musk, che infarcisce la bassa atmosfera di satelliti per le comunicazioni e l’IA controllata dai super ricchi. E la guerra, che viene sempre scatenata per prendere qualcosa. Questo parossismo del possesso investe pure Dio. Egli non è più l’Assoluto (absolutus, “sciolto da vincoli”), diventa invece un valore d’uso e, come tale, subordinato e sottoposto all’utilizzo che l’uomo intende farne. L’idea del divino, come entità trascendente, nasce nella mente umana in conseguenza del thàuma (la “meraviglia” dei greci), lo “stupore” angoscioso provocato dalla finitudine e dalla morte.

Da lì tutti i miti che creano gli dei, la cui onnipotenza si mostra con tratti simili a quelli umani (dagli innamoramenti alla violenza, dalla gelosia alla vendetta). La creazione del Dio unico è originata da dinamiche analoghe. L’immaginazione del Dio onnipotente, che crea il mondo e “getta” l’uomo nel mondo, che dà adito alla salvezza dopo la morte. Non a caso nella tradizione Dio è concepito in sembianze antropomorfe: è emblematico il Dio dal volto umano, un vegliardo vigoroso con barba e capelli fluenti, rappresentato da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina. La privatizzazione di Dio è una costante lungo la storia. Dal Deus vult (“Dio lo vuole!”) durante le Crociate, alle guerre di religione, al Gott mit uns (“Dio con noi”) inciso sui cinturoni delle SS. Ma oggi si è dinanzi a un salto di qualità nel processo volto a privatizzare il divino.
Dio è invocato dai governi a sostegno delle proprie politiche. Dio è divenuto ancoraggio di Stato. Non è evidente, questo, in Iran e Afghanistan? Non è evidente quando Trump si fa riprendere, nello studio ovale della Casa Bianca, circondato da esagitati evangelici, che gli impongono le mani come a garantirgli la protezione dell’Altissimo? E non è evidente in Israele, trasformatosi a sua volta in Stato teocratico?

Stefano Levi Della Torre, una delle menti più brillanti della diaspora ebraica, ripubblicando il suo libro Dio (Bollati Boringhieri, 2026) l’ha integrato con un interessante capitolo intitolato “Il concetto di Dio dopo Gaza”. Scrive fra l’altro: “La contesa prolungata col fondamentalismo islamista ha alimentato l’ascesa dal fondamentalismo ebraico in Israele, e viceversa”. E rileva: “Un Dio nazionale è quanto di più blasfemo, pagano e idolatrico si possa augurare all’idea di Dio”. L’Eretz Israel (il “grande Israele”) è l’obiettivo strategico derivante dall’affermazione biblica di Dio che “dona” la terra promessa al popolo ebraico. Da lì l’aberrazione del genocidio contro i palestinesi, che vanno sterminati in quanto abitanti abusivi di quella terra. Essi sono il nuovo Amalek. La privatizzazione di Dio – il suo accaparramento – mostra che egli vuole ciò che l’uomo vuole, e viceversa. Ciò che lo Stato vuole, e viceversa. È il rinnegamento più radicale dell’idea di Dio come entità suprema equanime. La sua “onnipotenza” resa evanescente dalla potenza umana, che la incorpora. Così abbassato, l’Altissimo non è più religione, diventa ideologia. Con il potere onniavvolgente della tecnica, l’uomo contemporaneo determina l’immanenza di Dio nelle proprie scelte, nelle proprie azioni e nel mondo, in misura radicalmente maggiore rispetto al passato. Dunque: “Dio è morto!”, come sosteneva Nietzsche? No, sopravvive trasposto nella privatizzazione dentro gli animi. Per cui non esiste il “superuomo”, ma, semplicemente, l’uomo. Con le sue bassezze e la sua potenziale grandezza, se decide di elevarsi oltre le proprie miserie.

  •  

Germany and Japan Are Rearming Again, 80 Years After World War II

After becoming allies to disastrous effect in the 1940s, Berlin and Tokyo are finding new reasons to team up — including rebuilding their militaries.

© Pool photo by David Mareuil

Shinjiro Koizumi, Japan’s defense minister, and his German counterpart, Boris Pistorius, at a naval base in Yokosuka, Japan, in March. The countries have been building up their militaries.
  •  

Germany and Japan Are Rearming Again, 80 Years After World War II

After becoming allies to disastrous effect in the 1940s, Berlin and Tokyo are finding new reasons to team up — including rebuilding their militaries.

© Pool photo by David Mareuil

Shinjiro Koizumi, Japan’s defense minister, and his German counterpart, Boris Pistorius, at a naval base in Yokosuka, Japan, in March. The countries have been building up their militaries.
  •  

Germany and Japan Are Rearming Again, 80 Years After World War II

After becoming allies to disastrous effect in the 1940s, Berlin and Tokyo are finding new reasons to team up — including rebuilding their militaries.

© Pool photo by David Mareuil

Shinjiro Koizumi, Japan’s defense minister, and his German counterpart, Boris Pistorius, at a naval base in Yokosuka, Japan, in March. The countries have been building up their militaries.
  •  

Trump Again Picks Personal Lawyer for a Top Job, as U.S. Attorney in Manhattan

James M. McDonald, a veteran former federal prosecutor and regulator, has more recently been part of President Trump’s legal team, appealing his criminal conviction.

© John Taggart for The New York Times

James M. McDonald is a litigation partner at Sullivan & Cromwell, the law firm handling President Trump’s appeal of his criminal conviction in a Manhattan state court.
  •  

At the Kennedy Center, a Name Change Shrouded in Uncertainty

President Trump’s name was removed from the arts institution’s facade overnight on Saturday. Many questions remain, including whether or not it stays off.

© Rahmat Gul/Ap Photo/Rahmat Gul

The Kennedy Center certified on Saturday that President Trump’s name had been removed from the building, but did not give a clear answer on when the tarps would be removed.
  •  
❌