Modalità di lettura

La lettera di Domenico Papalia agli studenti: “Studiate, lottate per Platì, non si può parlare del bene senza parlare del male”

Il 29 maggio scorso, Nessuno tocchi Caino ha animato una giornata di incontri in Calabria per tenere viva l’attenzione su Domenico Papalia, mezzo secolo di “vita” in carcere, il “fine pena mai” e il “fine vita” che potrebbe essere prossimo a causa di un grave male che ha invaso il suo corpo. La mattina, a Reggio Calabria, si è svolta una conferenza stampa al Circolo Tennis “Rocco Polimeni”, la sera, a Platì, un’assemblea nella sala del consiglio comunale. Non si vedeva da anni tanta partecipazione al Comune di Platì, abitato negli ultimi decenni solo da commissari prefettizi per i continui decreti di scioglimento per mafia. Certo, c’era il vissuto di Domenico Papalia. C’era l’amore della sua famiglia e della sua comunità. Ma c’è da considerare anche la storia dell’antimafia che soprattutto in Calabria e in particolare a Plati ha fatto e continua a causare – nella sua lotta senza quartiere ai comportamenti antisociali e criminali – gravi danni sociali e rovine familiari. La partecipazione nella sala del consiglio comunale (onore al giovane Sindaco!) aveva connotati popolari di resistenza e desiderio di liberazione. È intervenuto anche lo scrittore Ilario Ammendolia che dall’assemblea di Platì ha tratto spunto per un suo articolo. In un certo modo, da recluso condannato all’ergastolo, all’Assemblea ha partecipato pure Domenico Papalia. Da diversi anni egli “incontra” gli studenti delle scuole medie del suo paese, racconta loro la sua esperienza negativa e li invita a impegnarsi nello studio, a rispettare le leggi e le istituzioni. Ha elaborato una sorta di Decalogo che ogni anno invia ai ragazzi delle scuole insieme agli auguri di Natale. Pubblichiamo la lettera di Natale di due anni fa che tramite la dirigente scolastica ha inviato agli studenti della Scuola Media De Amicis di Platì. “Se anche un solo ragazzo, sentendo le Sue accorate parole, starà lontano dalla devianza e seguirà la retta via, potremo affermare di aver raggiunto un grande successo”, gli ha risposto la Preside. S.D.

Innanzitutto mi presento: sono Domenico Papalia, di Platì, “esiliato” dal consorzio civile ormai da circa cinquant’anni a seguito di quella che ritengo un’ingiusta condanna all’ergastolo. Nonostante la mia forzata assenza, sono molto legato al mio paese, soffro per il degrado in cui si trova e desidero ardentemente che i ragazzi studino e, un domani, si occupino di Platì come merita, migliorandolo con atti positivi. Sono stato condannato innocentemente, ma riconosco che nella mia giovinezza non ho avuto una vita regolare e corretta. Tuttavia, in un Paese civile questo non dovrebbe giustificare una condanna a morte, perché tale considero l’ergastolo. La mia esperienza negativa mi porta ancora una volta a invitare i ragazzi della sua scuola a studiare e a stare lontani da certi ambienti devianti: è da ragazzi che si comincia, ed è così che poi si rovina l’esistenza. In questi giorni ho letto sulla Gazzetta del Sud una notizia che mi ha molto indignato, per un gesto ignobile e incivile. A Lei, come Preside, e a tutte le istituzioni, scolastiche e non, va la mia più sincera considerazione. Mi riferisco all’atto vandalico dell’allagamento della scuola media, gesto dannoso per Platì, che da anni cerca di liberarsi da un’etichetta negativa e conquistare un riscatto di civiltà. Immagino che possa essere stato un gesto di qualche ragazzo per evitare una lezione; se così fosse, inviterei il responsabile a farsi avanti, ad ammettere l’errore, a ravvedersi e a chiedere scusa. Ammettere il proprio errore aiuta a crescere ed è un vero gesto di civiltà. Platì non deve ripiombare nella gogna, né dare strumenti ai suoi detrattori per sfogare i propri istinti denigratori e parlare male del paese. Per questo prego i ragazzi di essere esempi positivi, di collaborare perché Platì esca da questa fama negativa. I ragazzi sono gli uomini di domani: spetta a loro studiare, rispettare le istituzioni e impegnarsi per un autentico progresso di civiltà.

Rinnovo a Lei, Preside, tutta la mia solidarietà. Sono convinto che si sia trattato di una bravata e non di un gesto diretto contro la sua persona. Voglio sperare che il responsabile, o i responsabili, si rendano conto dell’errore e chiedano scusa a nome di tutti i cittadini onesti. La prego di leggere questa mia lettera ai ragazzi, ai quali rivolgo un cordiale saluto. Li invito a studiare e a diventare cittadini onesti e produttori di cultura, un domani, per il loro paese. Desidero riproporre un decalogo che anni fa scrissi a un suo predecessore, il prof. Fortunato Suraci. Prima, però, per suo tramite, vorrei fare gli auguri ai ragazzi, pregandoli di studiare ed essere rispettosi delle istituzioni e dell’educazione civica e morale. Con questi principi saranno certamente uomini migliori, capaci di far uscire Platì dal degrado sociale in cui versa attualmente. Questo invito viene da una persona che, come me, è da circa cinquant’anni priva della libertà e soggetta a ogni tipo di sofferenza, e che riconosce come gli errori di gioventù lo abbiano condotto alla sofferenza del carcere, soprattutto per ciò che non ha commesso. Da decenni ho riconosciuto gli errori laddove veramente ho sbagliato. Oggi sono una persona diversa, ma le istituzioni non valutano ciò che sono adesso, bensì ciò che ero cinquant’anni fa, nonostante un mostro di cancro mi stia lentamente uccidendo. Perciò il mio appello ai ragazzi della sua scuola nasce dal profondo dell’animo: si impegnino a studiare e a rispettare le istituzioni, per essere un domani uomini migliori e lottare per il benessere e la civiltà di Platì, che a me manca tanto.

Mi rivolgo a loro parlando del Bene come valore. Il bene e il male sono consustanziali: non si può parlare dell’uno senza citare l’altro. Il male è un cancro che si nutre di cattiveria, brutalità, violenza e indifferenza. Il bene, invece, va di pari passo con il rispetto, la dignità, la pace, l’armonia, la bontà d’animo. Il bene racchiude la Bellezza in tutte le sue dimensioni. Nella scala dei valori il bene supremo è, credo, quello dell’Amore, soprattutto l’amore disinteressato: amare il prossimo senza aspettarsi nulla in cambio. Il bene è la fonte principale di tutte le virtù. Se l’amore è un atto puro che sgorga spontaneamente dal cuore, la virtù non viene dalla natura, ma è un’arte: saperla coltivare e saperne fare tesoro. Sappiate, ragazzi, che il Bene si manifesta nel modo più alto nella crescita costante ed etica. Voi crescerete: quando vi sentirete felici nell’ascoltare e nel sostenere gli altri, senza aspettarvi nessuna ricompensa; quando non userete maschere diverse in base alle persone che incontrate e alle situazioni che vivrete, ma resterete coerenti con voi stessi in tutte le circostanze; quando affronterete l’autunno che perde le foglie per strada, continuando però a guardare fissi alla primavera; quando, guardando una rosa, terrete conto anche delle spine, ma avrete negli occhi soprattutto la pienezza della sua bellezza; quando, davanti a uno sguardo ostile, risponderete con indulgenza, pazienza e tolleranza, e non con l’offesa; quando constaterete che la sofferenza dei vostri padri testimonia che la bellezza della vita non consiste nell’AVERE, come molti illusi pensano, ma nell’ESSERE, nella catarsi dell’anima che eccelle nella sofferenza, poiché la pena rende cristallina la sensibilità dell’uomo, lo eleva e lo porta ad acquisire una maturità e una consapevolezza altrimenti irraggiungibili; quando vi renderete conto che la Virtù vi dà molto di più di quanto vi tolga la (s)fortuna; quando scoprirete che si smette di crescere, imparare e migliorare soltanto nell’ultimo istante della vita: solo allora sarete uomini saggi, carissimi ragazzi.

  •  

F1, capolavoro di Hamilton: vince a Barcellona, è il primo successo in Ferrari. Fuori Antonelli | Ordine d’arrivo e nuova classifica

Lewis Hamilton vince il gran premio di Spagna a Barcellona al Montmelò e ottiene il suo primo successo con la Ferrari dopo un anno e mezzo. “Oggi ci siamo messi dietro una Mercedes“, riferendosi ad Antonelli, “domani ce ne mettiamo dietro un’altra”, aveva detto il pilota britannico della Ferrari dopo il secondo tempo in qualifica di sabato. Detto, fatto. Una strategia perfetta quella della Ferrari – con un po’ di fortuna quando nella seconda metà di gara è arrivata una virtual safety car per l’incidente di Alonso – che ha permesso a Hamilton di star davanti alla Mercedes di Russell, che ha chiuso al secondo posto, e alla McLaren di Norris, terzo. Out invece l’italiano Kimi Antonelli, che a tre giri dalla fine – quando era secondo – ha avuto un problema e si è fermato.

Le lacrime di Hamilton: “Sono 106 vittorie in carriera, ma questa ha qualcosa di unico”
L’analisi della gara: così ha vinto Hamilton

Hamilton – alla sua 106esima vittoria in carriera – non trionfava dal gran premio del Belgio nel 2024. “Devo dire grazie a tutti alla Ferrari. Avevo iniziato con un sogno e poi ho passato un anno orribile ma non ho mai mollato. Sono 106 vittorie in carriera per me e sono tutte speciali ma questa ha qualcosa di unico. Da piccolo sognavo la Ferrari e di vincere un giorno con questa macchina e oggi quel giorno è arrivato”, ha dichiarato il britannico dopo il successo.

Se la virtual safety car ha avvantaggiato Lewis Hamilton, ancora tanta sfortuna per Charles Leclerc. Il monegasco si è prima fermato un giro prima della virtual safety car (perdendo un grosso vantaggio), poi ha poi avuto un problema come Antonelli negli ultimi giri e si è ritirato. Un momento da incubo per Leclerc, che dopo l’incidente a Montecarlo si ritira anche in Spagna. Tornando a Hamilton, era una vittoria che il britannico sentiva quasi nell’aria nelle ultime settimane, quando anche nelle dichiarazioni è stato molto più clemente verso la Ferrari rispetto al passato. Poi – con la virtual safety car e il primo posto lì a portata di mano – è arrivato “The Hammer time“, ovvero quel momento in cui Hamilton – sotto pressione e in lotta per la vittoria – riesce a dare il meglio di sé. Da lì è diventato imprendibile.

F1 Gp Spagna, l’ordine d’arrivo

visualization

F1 Gp Spagna, la classifica

visualization

L'articolo F1, capolavoro di Hamilton: vince a Barcellona, è il primo successo in Ferrari. Fuori Antonelli | Ordine d’arrivo e nuova classifica proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

La scusa del caldo per vendere spazi pubblicitari: le pause per bere ai Mondiali valgono fino a 9 milioni di dollari. Scoppia la polemica

C’è un aspetto che in questi primi giorni di Mondiali sta facendo tanto discutere negli Stati Uniti e non solo: le nuove pause obbligatorie per bere (hydration break) introdotte a partire da questa edizione della Coppa del Mondo. Ufficialmente servono a tutelare la salute dei giocatori, ma molti hanno fatto notare come questi rappresentino soprattutto un’occasione commerciale. Il motivo? Durano tre minuti e le tv – in quello spazio – ne approfittano per lanciare pubblicità che valgono milioni e milioni di dollari. Michael Johnson, analista per S&P Global, ha dichiarato – come riporta La Gazzetta dello Sport – che ogni spazio pubblicitario “può raggiungere prezzi da Super Bowl, tra i 7 e i 9 milioni di dollari”.

La polemica è esplosa durante la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica. Al 24esimo minuto di gioco, con una temperatura di circa 23 gradi a Città del Messico (temperatura nella media per l’estate messicana), l’arbitro ha fermato l’incontro per consentire ai calciatori di bere. Una sosta di tre minuti che, nelle trasmissioni televisive statunitensi, si è immediatamente trasformata in uno spazio pubblicitario dedicato agli sponsor del torneo.

Secondo diversi giornalisti internazionali, il problema non è tanto l’esistenza delle pause in condizioni climatiche estreme, quanto la decisione della FIFA di renderle obbligatorie in tutte le 104 partite della Coppa del Mondo. Anche quando le temperature non sono in realtà così alte. Una scelta senza precedenti che – come sostiene anche il quotidiano The Independent, interrompe il ritmo del gioco e offre alle emittenti televisive nuove finestre pubblicitarie. L’effetto si è percepito immediatamente allo stadio Azteca. Dopo un avvio intenso e dai ritmi alti – anche divertente -, lo stop ha spezzato il ritmo della gara. I tifosi lasciavano i propri posti per qualche minuto, la musica alta interrompeva il clima agonistico presente fino a quel momento e i maxischermi proponevano contenuti d’intrattenimento in attesa della ripresa del gioco. In piena atmosfera Nba, per intenderci.

Motivo per cui in tanti nel mondo del calcio ritengono che queste soste abbiano senso soltanto in presenza di temperature particolarmente elevate. Tra loro anche il commissario tecnico degli Stati Uniti, Mauricio Pochettino, che ha dichiarato di considerarle inutili quando le condizioni climatiche sono normali: “Non mi piace. Mi piace solo in condizioni estreme“. Sulla stessa linea anche altri commissari tecnici, come Didier Deschamps: “Cambia completamente il calcio, magari una squadra va benissimo e tre minuti fanno perdere il ritmo”.

Infatti c’è anche chi decide di “boicottare” queste pause, come il giornalista Alejandro Berry di Telemundo (tv in lingua spagnola negli Usa), che si è rivolto così agli ascoltatori: “Noi non mandiamo in onda spot pubblicitari durante la pausa per idratarci. Unitevi a noi per godervi il football senza interruzioni”. Carli Lloyd, ex campionessa di calcio, non ha risparmiato critiche: “La detesto”. L’interruzione, s’intende.

Dietro la decisione della FIFA, secondo l’analisi pubblicata da The Independent, ci sarebbero soprattutto ragioni economiche. Le pause trasformano infatti ogni partita in una sorta di evento suddiviso in quattro segmenti (in pieno stile basket, dove tra time-out e i quattro quarti, le interruzioni sono tantissime), aumentando sensibilmente il numero degli spazi pubblicitari disponibili. Considerando che il Mondiale 2026 prevede un numero record di gare, il valore commerciale di queste interruzioni potrebbe raggiungere cifre enormi per broadcaster e sponsor.

La questione si inserisce in un dibattito più ampio sulla crescente commercializzazione del calcio. Il Mondiale del Nord America è già il più ricco della storia e, secondo la FIFA, genererà ricavi superiori ai 10 miliardi di sterline. Per questo motivo la discussione è destinata a proseguire anche oltre il torneo. Se il sistema di “hydration break” verrà confermato, le pause per bere potrebbero diventare una presenza fissa nei grandi eventi internazionali. Anche se – scrive The Independent – “non è chiaro perché qualcuno abbia bisogno di tre minuti per bere un sorso d’acqua”.

L'articolo La scusa del caldo per vendere spazi pubblicitari: le pause per bere ai Mondiali valgono fino a 9 milioni di dollari. Scoppia la polemica proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌