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NASA Astronauts to Answer Questions from New Jersey Students

NASA astronauts Jessica Meir is pictured in the foreground wearing a black and white striped t-shirt. Her hair is curly and pulled up at the top of her head. She has a tablet in her lap and mittens on her hands as she faces the camera smiling. NASA astronaut Chris Williams is behind her wearing a black t-shirt and khaki pants, he has a tablet strapped to this upper leg. He is touching a white cube that sits in the middle of the space craft, while looking forward and smiling. The two astronauts are collecting frozen research samples while living and working aboard the International Space Station.
NASA astronauts Jessica Meir and Chris Williams collect frozen research samples while living and working aboard the International Space Station.
Credit: ESA/Sophie Adenot

Students in New Jersey will hear from NASA astronauts Chris Williams and Jessica Meir as they answer prerecorded STEM questions while aboard the International Space Station.

The Earth-to-space call will begin at 12:05 p.m. EDT, Thursday, June 18, and will stream live on the agency’s Learn With NASA YouTube channel.

This event is hosted by Newton Public Schools in Newton, New Jersey, for students in grades K-12 and members of the community. This unique opportunity aims to deepen understanding of space exploration and enhance awareness of STEM careers.

Media interested in covering the event must RSVP no later than 5 p.m. EDT, Wednesday, June 17, to Dr. Joseph Piccirillo at: 973-383-7392, x4229 or jpiccirillo@newtonnj.org.

For more than 25 years, astronauts have continuously lived and worked aboard the space station, testing technologies, performing science, and developing skills needed to explore farther from Earth. Astronauts communicate with NASA’s Mission Control Center in Houston 24 hours a day through SCaN’s (Space Communications and Navigation) Near Space Network.

Research and technology investigations taking place aboard the space station benefit people on Earth and lay the groundwork for other agency deep space missions. As part of NASA’s Artemis program, the agency will send astronauts to the Moon to prepare for future human exploration of Mars, inspiring the world through discovery in a new Golden Age of innovation and exploration.

For more information on NASA in-flight calls, visit:

https://www.nasa.gov/stemonstation

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NASA Astronauts to Answer Questions from New Jersey Students

NASA astronauts Jessica Meir is pictured in the foreground wearing a black and white striped t-shirt. Her hair is curly and pulled up at the top of her head. She has a tablet in her lap and mittens on her hands as she faces the camera smiling. NASA astronaut Chris Williams is behind her wearing a black t-shirt and khaki pants, he has a tablet strapped to this upper leg. He is touching a white cube that sits in the middle of the space craft, while looking forward and smiling. The two astronauts are collecting frozen research samples while living and working aboard the International Space Station.
NASA astronauts Jessica Meir and Chris Williams collect frozen research samples while living and working aboard the International Space Station.
Credit: ESA/Sophie Adenot

Students in New Jersey will hear from NASA astronauts Chris Williams and Jessica Meir as they answer prerecorded STEM questions while aboard the International Space Station.

The Earth-to-space call will begin at 12:05 p.m. EDT, Thursday, June 18, and will stream live on the agency’s Learn With NASA YouTube channel.

This event is hosted by Newton Public Schools in Newton, New Jersey, for students in grades K-12 and members of the community. This unique opportunity aims to deepen understanding of space exploration and enhance awareness of STEM careers.

Media interested in covering the event must RSVP no later than 5 p.m. EDT, Wednesday, June 17, to Dr. Joseph Piccirillo at: 973-383-7392, x4229 or jpiccirillo@newtonnj.org.

For more than 25 years, astronauts have continuously lived and worked aboard the space station, testing technologies, performing science, and developing skills needed to explore farther from Earth. Astronauts communicate with NASA’s Mission Control Center in Houston 24 hours a day through SCaN’s (Space Communications and Navigation) Near Space Network.

Research and technology investigations taking place aboard the space station benefit people on Earth and lay the groundwork for other agency deep space missions. As part of NASA’s Artemis program, the agency will send astronauts to the Moon to prepare for future human exploration of Mars, inspiring the world through discovery in a new Golden Age of innovation and exploration.

For more information on NASA in-flight calls, visit:

https://www.nasa.gov/stemonstation

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La riforma Crosetto della Difesa: una “riserva permanente” per la  guerra

Per settimane il dibattito pubblico si è fermato alla domanda sbagliata: il governo vuole reintrodurre la leva obbligatoria? La risposta è no. Ma è proprio questa risposta che rischia di nascondere ciò che sta davvero accadendo.

I due disegni di legge del ministro Crosetto e i cui testi hanno cominciato a circolare – quello sulla riforma dello strumento militare e quello sul rafforzamento della capacità di difesa nazionale – non riportano l’Italia al Novecento della coscrizione universale. Disegnano qualcosa di diverso: la costruzione di uno Stato sempre più predisposto a fare della guerra una certezza.

Queste riforme, per l’approvazione delle quali Crosetto si appella anche all’opposizione nel nome di una “unità nazionale” comune, non arrivano nel vuoto.

Sono il completamento sul piano interno della scelta politica compiuta dal governo italiano in sede europea e atlantica: adesione alla nuova stagione del riarmo continentale promossa dalla Commissione europea, sostegno all’aumento della spesa militare e disponibilità ad allinearsi all’obiettivo del 5% del PIL in ambito NATO, presentato come nuovo standard strategico e sostenuto con forza dall’amministrazione Trump.

Prima il riarmo. Poi il problema conseguente: chi utilizzerà quell’apparato? Le due riforme provano a rispondere esattamente a questa domanda. La prima costruisce una nuova architettura della forza.

Non si torna alla leva obbligatoria ma si supera il modello dell’esercito professionale puro. Accanto alle forze permanenti nasce una struttura multilivello: riserva operativa, riserva territoriale, riserva specialistica.

Il passaggio è enorme e non solo dal punto di vista numerico.

Il governo si attribuisce la possibilità di superare la filosofia della legge Di Paola del 2012 e di aumentare gli organici entro il 2033 con oltre 42 mila militari aggiuntivi tra Forze armate, sanità militare e Arma dei Carabinieri.

È una vera inversione storica. Ma il punto più innovativo – e più problematico – è il modo in cui si costruisce consenso materiale attorno alla funzione militare.

La riserva non viene pensata come semplice disponibilità civica: viene strutturata come nuova forma incentivata di partecipazione militare.

Ai riservisti vengono riconosciuti strumenti economici e occupazionali molto consistenti:
130 euro netti per ogni giornata addestrativa, premio annuale di 1.300 euro per il completamento dei richiami, aspettativa garantita sul posto di lavoro, decontribuzione totale per il datore di lavoro e tutela contro effetti occupazionali successivi al richiamo.

Non è una misura neutrale.

Si costruisce un ecosistema di convenienza economica attorno alla disponibilità all’impiego militare.

È l’idea della warfare society: non una società militarizzata solo attraverso gli armamenti, ma attraverso incentivi, organizzazione del lavoro, formazione e cultura pubblica.

In questo quadro si inserisce anche un fenomeno che osserviamo da tempo e che merita una discussione pubblica più seria: la crescente presenza delle Forze Armate nella scuola e nell’università.

Orientamento, accordi, attività formative, percorsi con istituti e atenei, reclutamento specialistico nelle discipline scientifiche e tecnologiche: si consolida un rapporto sempre più stretto tra sistema educativo e apparato militare. Il punto non è negare il ruolo delle Forze Armate nelle istituzioni democratiche. Il punto è evitare che la formazione pubblica diventi progressivamente un segmento della filiera del reclutamento.

La seconda riforma completa il quadro.

Rafforza il vertice interforze, amplia il dominio cyber, accelera le procedure amministrative, consolida il legame tra Difesa e industria. Ma soprattutto introduce in modo organico i sistemi autonomi e senza equipaggio. Droni, piattaforme remote, mezzi autonomi entrano stabilmente nell’architettura normativa italiana.

Qui emerge una lacuna politica enorme.

Non compare alcun riferimento esplicito al principio del controllo umano significativo sull’uso della forza e manca qualsiasi richiamo al dibattito internazionale sui LAWS – i sistemi d’arma autonomi letali. Il rischio è evidente: abbassare il costo politico della decisione militare, aumentare la distanza tra chi decide e chi subisce la violenza, rendere più ordinario il ricorso alla forza.

Parallelamente si prevedono deroghe ambientali, maggiore autonomia negoziale per la Difesa, estensione delle capacità operative nel cyberspazio anche in tempo di pace.

Tutto questo produce un effetto politico preciso: spostare il baricentro dal controllo democratico alla capacità di risposta permanente.

Naturalmente il mondo è cambiato. La guerra in Ucraina, le tensioni globali, il confronto strategico internazionale impongono domande nuove.

Ma proprio per questo la sicurezza non può essere lasciata alla sola risposta militare. Se si ritiene necessario costruire resilienza nazionale, perché gli stessi incentivi economici, previdenziali e organizzativi non vengono destinati anche alla difesa civile? Perché non investire nella protezione civile, nella mediazione dei conflitti, nella resilienza territoriale, nella sicurezza climatica, nella cybersicurezza civile, nel servizio civile universale?

Un’altra difesa è possibile.

Per questo il movimento europeo contro ha manifestato il 14 giugno a Bruxelles per chiedere che l’Europa torni a investire nella pace e nella sicurezza comune fondata sui diritti e non sulla corsa agli armamenti. Ed è per questo che continua la raccolta firme per la legge di iniziativa popolare sulla difesa civile non armata e nonviolenta. Perché la domanda decisiva non è quante riserve mobilitare. La domanda è che idea di sicurezza vogliamo costruire per il futuro dell’Italia e dell’Europa.

L'articolo La riforma Crosetto della Difesa: una “riserva permanente” per la  guerra sembra essere il primo su Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro.

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La Costituzione non affida la difesa della Patria alle sole armi

nell’ultimo numero di Sette (il settimanale di approfondimento del Corriere della Sera) Antonio Polito invita a leggere bene la Costituzione della Repubblica Italiana. È un buon consiglio: peccato che il suo editoriale ne offra una lettura piena di errori, con passaggi e sottolineature superficiali e fallaci già da tempo smentiti da eminenti giuristi (e dalle prese di posizione delle organizzazioni facendo parte del movimento per la Pace, in particolare la nostra Rete Italiana Pace e Disarmo). E, come spesso accade, senza alcun contraddittorio. Mi permetto dunque una replica, sperando possa trovare spazio.

Nel suo approccio, Polito sceglie di valorizzare la seconda parte dell’Articolo 11 della Costituzione, richiamando le «limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni», per utilizzarlo come copertura di qualsiasi atto militare e di ogni tipo di presenza armata. È una lettura davvero superficiale e fuorviante. Perché quelle ipotetiche e previste limitazioni di sovranità di altri Stati (sempre e comunque da considerare un fallimento, perché limitano la libertà dei popoli) hanno certo bisogno anche della forza, ma non della violenza distruttrice della guerra. Che lo stesso Articolo 11 chiaramente ripudia poche righe sopra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, dandoci quindi una prospettiva e una strada diversa per dirimere i conflitti e le tensioni politiche. Di più: tali limitazioni di sovranità vanno esercitate sempre di concerto fra tutti gli Stati, nell’ambito delle Nazioni Unite, e non si può quindi considerare quelle frasi come un “lasciapassare” utile ad per assecondare avventura belliche o militariste, e tantomeno per alimentare guerre in giro per il mondo. Mettere ONU, NATO e Unione Europea sullo stesso piano, come fa Polito, è già di per sé un salto logico che la Carta fondata della nostra Repubblica non prevede e autorizza.

Ma l’errore più marchiano, e più mistificatorio, riguarda l’Articolo 52. Polito si aggrappa all’aggettivo «sacro» e conclude che i militari che sfilano il 2 giugno «adempiono un dovere verso la Repubblica». Certo, ma non sono solo loro ad adempiere a quel dovere! Infatti Polito bellamente ignora (o non conosce, e non è un caso che lo faccia in assenza di confronto) ciò che quell’Articolo davvero dice: la difesa della Patria è di certo un sacro dovere del cittadino, ma in nessun punto si afferma che debba essere esercitata in forma militare e armata. Ciò che afferma Polito, credendo di prendere in fallo le organizzazioni per la Pace e il Disarmo, è invece esattamente il contrario di quanto la Corte costituzionale ha stabilito da quasi sessant’anni. Già con la sentenza n. 53 del 1967 infatti venne riconosciuto al concetto di difesa della Patria un significato più ampio della sola articolazione militare. E successivamente, con la storica sentenza n. 164 del 1985 (quella che la nostra campagna «Un’altra difesa è possibile» richiama come fondamento) la stessa Corte ha sancito la pari dignità tra servizio civile e servizio militare, affermando che il dovere di difendere la Patria può essere adempiuto anche attraverso «adeguati comportamenti di impegno sociale non armato», e che il Servizio sostitutivo Civile non costituisce affatto una deroga a quel dovere. Un punto chiaro e cruciale poi ribadito con le sentenze n. 228 del 2004 e n. 119 del 2015, con quest’ultima che ha esteso la difesa non armata della patria perfino agli stranieri regolarmente soggiornanti.

Da quelle pronunce, che sono state rese possibili dalle lotte nonviolente degli obiettori di coscienza, ha come già segnalato avuto origine il Servizio Civile alternativo a quello militare, riconosciuto come difesa della Patria a tutti gli effetti, il cui lascito è oggi quello del Servizio Civile universale. Non è dunque vero che l’Articolo 52 mette al centro le Forze Armate, che pure restano solo una parte di quanto previsto dai padri e dalle madri costituenti. Le stesse Forze Armate che non possono nemmeno essere considerate il fulcro delle celebrazioni della Repubblica che si svolgono il 2 giugno, esistendo già altre ricorrenze dedicate sia a loro nel complesso sia alle singole armi. 

Quanto ai droni ucraini evocati da Polito come prova che la Carta «prevede il caso di dover usare le armi», sono solo un provocatorio e infondato rovesciamento di quello che i Costituenti vollero scongiurare: usare la guerra altrui per normalizzare la guerra come strumento. 

Il problema vero, che Polito ignora e che i media non raccontano, è che oggi non esiste un luogo istituzionale dove assolvere in forma non armata al dovere costituzionale di difesa della patria. È ciò che chiediamo con la già citata campagna «Un’altra difesa è possibile» (promossa da Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci!) che ha messo sul tavolo una proposta di legge di iniziativa popolare per un Dipartimento della Difesa Civile, non armata e nonviolenta. Perché la Patria si difende anche così: con i Corpi civili di pace, in sinergia con le strutture dello Stato che proteggono la vita delle persone… non costruendo armi né immaginando di rispondere con la forza a un fantomatico attacco esterno, ma proteggendo ogni giorno la vita, la dignità e i diritti di tutti. È la prospettiva di Pace positiva che i costituenti ci hanno lasciato in eredità, quando hanno deciso di ripudiare la guerra dopo le distruzioni del secondo conflitto mondiale. 

CLICCA QUI PER FIRMARE LA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PER UN’ALTRA DIFESA POSSIBILE

E qui cade l’argomento più polemico e fallace di Polito, secondo cui l’alternativa alle Forze Armate e al non uso delle armi sarebbe restare imbelli a subire. È falso. Le organizzazioni della società civile e le proposte di Corpi civili di pace che avanziamo vogliono proprio entrare nei conflitti e in azione di protezione delle persone (come già facciamo in tanti luoghi di guerra). Ma in maniera trasformativa e di protezione vera, non distruttiva di altre vite. Non è inerzia: è un’altra forma di intervento, attiva e coraggiosa, che protegge senza uccidere. Non pè colpa nostra se qualcuno ha ancora un approccio retrogrado, incapace addirittura di immaginarla…

Sconcerta che Sette e il Corriere della Sera ospitino una posizione tanto rozza e disinformata addirittura su fatti e sentenze vecchie di decenni. Sarebbe opportuno dare spazio anche alle prospettive di Pace e nonviolenza, che sono letture fedeli di ciò che la Costituzione dice, come conferma la stessa giurisprudenza costituzionale. Leggiamola bene davvero, la Carta: scopriremo che la difesa della Patria non coincide affatto con le sole armi e che gli unici ad “avere paura” sono coloro che ancora non accettano di dare spazio concreto alle alternative di intervento nonviolento nei conflitti (perché ciò metterebbe in dubbio quella strumentale giustificazione del riarmo come “unica opzione possibile e naturale” che tanto avvantaggia gli interessi del complesso militare-industriale-finanziario. E che, lo dimostrano gli ultimi decenni di aumento di guerre parallelo ad aumento delle spese militari, non sono in grado di garantirci nemmeno la sicurezza, figuriamoci la Pace…

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Puntata speciale: Accordo USA-Iran – con Gianmarco Landi



Trump chiude un accordo con l’Iran e rimprovera pubblicamente Netanyahu. Litigio tattico o divergenze autentiche? Ne parliamo in questa puntata speciale con Gianmarco Landi, da sempre fautore della tesi che sostiene come Trump non abbia in realtà nessuna simpatia per il presidente di Israele

NEUTRALITÀ dell’ITALIA, per la pace e contro la guerra.
FIRMA ORA – https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500011

L'articolo Puntata speciale: Accordo USA-Iran – con Gianmarco Landi proviene da Visione TV.

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NASA Astronaut Anil Menon Available for Prelaunch Virtual Interviews

NASA astronaut and International Space Station Expedition 74/75 flight engineer Anil Menon poses for a portrait at NASA's Johnson Space Center in Houston.
NASA astronaut and International Space Station Expedition 74/75 flight engineer Anil Menon poses for a portrait at NASA’s Johnson Space Center in Houston.
NASA/James Blair

NASA astronaut Anil Menon will be available for limited media interviews beginning at 9 a.m. EDT Monday, June 22, to discuss his upcoming mission to the International Space Station as part of Expeditions 74/75.

The virtual interviews will take place from the Gagarin Cosmonaut Training Center in Star City, Russia, and will stream live on the agency’s YouTube channel.

Media interested in participating must submit a request to the newsroom at NASA’s Johnson Space Center in Houston no later than 5 p.m. Wednesday, June 17, by emailing jsccommu@mail.nasa.gov. A copy of NASA’s media accreditation policy is online.

Menon is scheduled to launch to the space station Tuesday, July 14, from the Baikonur Cosmodrome in Kazakhstan aboard the Roscosmos Soyuz MS-29 spacecraft with Roscosmos cosmonauts Pyotr Dubrov and Anna Kikina. The trio will spend about eight months aboard the orbiting laboratory before returning to Earth in spring 2027.

During his expedition, Menon will conduct scientific investigations and technology demonstrations to help humans prepare for future exploration missions to the Moon and Mars, and to provide benefits on Earth. Among the hundreds of experiments planned during his mission, he will participate in studies to better understand astronaut vein structure, blood flow, and blood composition in microgravity. He also will test producing intravenous fluids using the space station’s potable water.

The Soyuz MS-29 mission will be his first spaceflight after he was selected as part of NASA’s 2021 astronaut class. A native of Minneapolis, Menon is an emergency medicine physician, mechanical engineer, and colonel in the United States Space Force. He also has served as an expedition flight surgeon supporting the agency’s crew members aboard the space station.

For more than 25 years, people have lived and worked continuously aboard the International Space Station, advancing scientific knowledge and making research breakthroughs not possible on Earth. The space station helps NASA understand and overcome the challenges of human spaceflight, expand commercial opportunities in low Earth orbit, and build on the foundation for long-duration missions to the Moon, as part of the Artemis program, and to Mars.

To learn more about International Space Station research, operations, and its crews, visit: 

https://www.nasa.gov/station

-end- 

Jimi Russell  
Headquarters, Washington 
202-358-1100 
james.j.russell@nasa.gov

Anna Schneider / Mary Pfister
Johnson Space Center, Houston
281-483-5111
anna.c.schneider@nasa.gov / mary.m.pfister@nasa.gov

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NASA Astronaut Anil Menon Available for Prelaunch Virtual Interviews

NASA astronaut and International Space Station Expedition 74/75 flight engineer Anil Menon poses for a portrait at NASA's Johnson Space Center in Houston.
NASA astronaut and International Space Station Expedition 74/75 flight engineer Anil Menon poses for a portrait at NASA’s Johnson Space Center in Houston.
NASA/James Blair

NASA astronaut Anil Menon will be available for limited media interviews beginning at 9 a.m. EDT Monday, June 22, to discuss his upcoming mission to the International Space Station as part of Expeditions 74/75.

The virtual interviews will take place from the Gagarin Cosmonaut Training Center in Star City, Russia, and will stream live on the agency’s YouTube channel.

Media interested in participating must submit a request to the newsroom at NASA’s Johnson Space Center in Houston no later than 5 p.m. Wednesday, June 17, by emailing jsccommu@mail.nasa.gov. A copy of NASA’s media accreditation policy is online.

Menon is scheduled to launch to the space station Tuesday, July 14, from the Baikonur Cosmodrome in Kazakhstan aboard the Roscosmos Soyuz MS-29 spacecraft with Roscosmos cosmonauts Pyotr Dubrov and Anna Kikina. The trio will spend about eight months aboard the orbiting laboratory before returning to Earth in spring 2027.

During his expedition, Menon will conduct scientific investigations and technology demonstrations to help humans prepare for future exploration missions to the Moon and Mars, and to provide benefits on Earth. Among the hundreds of experiments planned during his mission, he will participate in studies to better understand astronaut vein structure, blood flow, and blood composition in microgravity. He also will test producing intravenous fluids using the space station’s potable water.

The Soyuz MS-29 mission will be his first spaceflight after he was selected as part of NASA’s 2021 astronaut class. A native of Minneapolis, Menon is an emergency medicine physician, mechanical engineer, and colonel in the United States Space Force. He also has served as an expedition flight surgeon supporting the agency’s crew members aboard the space station.

For more than 25 years, people have lived and worked continuously aboard the International Space Station, advancing scientific knowledge and making research breakthroughs not possible on Earth. The space station helps NASA understand and overcome the challenges of human spaceflight, expand commercial opportunities in low Earth orbit, and build on the foundation for long-duration missions to the Moon, as part of the Artemis program, and to Mars.

To learn more about International Space Station research, operations, and its crews, visit: 

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Jimi Russell  
Headquarters, Washington 
202-358-1100 
james.j.russell@nasa.gov

Anna Schneider / Mary Pfister
Johnson Space Center, Houston
281-483-5111
anna.c.schneider@nasa.gov / mary.m.pfister@nasa.gov

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I media israeliani criticano aspramente l’accordo tra Iran e Stati Uniti, definendolo una grave concessione a Teheran.

I  media israeliani criticano l’accordo di Trump con l’Iran, sostenendo che Washington abbia concesso importanti agevolazioni a Teheran ponendo fine alle operazioni militari su più fronti.

I media israeliani hanno criticato aspramente l’accordo raggiunto tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e l’Iran , sostenendo che Washington ha concesso significative agevolazioni a Teheran ottenendo ben poco in cambio.

Secondo i24NEWS , l’accordo riflette una situazione in cui “Trump sta dando molto agli iraniani senza ottenere nulla in cambio”, in un contesto di crescenti preoccupazioni negli ambienti politici e mediatici israeliani circa le implicazioni dell’accordo per il regime.

 Nel frattempo, il Canale 14 israeliano ha espresso un giudizio ancora più severo, descrivendo la condotta di Trump come “talmente pessima da risultare persino inspiegabile”, a testimonianza della crescente frustrazione tra i commentatori israeliani per la gestione dei negoziati da parte di Washington.

Washington ha  riconosciuto  a Teheran importanti concessioni.

Le critiche giungono mentre in Israele si intensifica il dibattito sull’entità della sua influenza sulle principali decisioni strategiche e di sicurezza che coinvolgono gli Stati Uniti.

Le recenti discussioni si sono concentrate sempre più sulla gestione della crisi da parte del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, nonché sul ruolo dominante di Washington nel determinarne l’esito. Analisti e commentatori si sono chiesti se gli interessi israeliani siano stati adeguatamente rappresentati negli accordi finali raggiunti tra Stati Uniti e Iran.

Le disposizioni sul cessate il fuoco in Libano alimentano le polemiche.

Le polemiche si sono intensificate in seguito alle prime notizie secondo cui l’accordo prevede la cessazione definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti, Libano compreso.

Ora queste disposizioni sono alla base dell’accordo tra Iran e Stati Uniti, scatenando una forte opposizione tra i funzionari e i commentatori israeliani, i quali hanno ripetutamente respinto gli accordi che limiterebbero l’aggressione militare contro il Libano .

Prima dell’annuncio del memorandum d’intesa, i24NEWS  aveva riferito che i ministri del governo israeliano erano frustrati dai tentativi falliti di separare i fronti iraniano e libanese. 

Ora bisogna riconoscere il collegamento diretto tra i fronti”, ha affermato l’emittente.

Fonte: Al Mayadeen

Traduzione: Luciano Lago

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