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Council of Europe hacked in ShinyHunters' PeopleSoft heist

ShinyHunters claims to have breached the Council of Europe and stolen more than 297 GB of data after exploiting a zero-day flaw in Oracle PeopleSoft and abusing that hole to hack more than 100 organizations. According to a post on the extortion crew’s data-leak site, the 429,000 pilfered files contain HR and payroll records, payslips, purchase-order records, CVs, and employees’ salary, banking, tax, and medical records. A Council of Europe spokesperson told The Register that it is “currently investigating the matter and assessing the situation,” but declined to comment further. A spokesperson for the cybercrime group told us that the Council is yet another victim of the Oracle PeopleSoft heist. Oracle has yet to respond to The Register’s inquiries, and it's unclear if the vulnerability, tracked as CVE-2026-35273, has been patched. ShinyHunters previously told us that the gang exploited the CVE to compromise more than 100 organizations across 300 vulnerable instances, and that these victims included the University of Nottingham. Last week, the crims listed the UK uni on their leak site, then dumped data belonging to around 454,600 current and former students, including personal and academic records. Meanwhile, a Google threat report published late last week noted malicious activity, “consistent with the exploitation of CVE-2026-35273,” between May 27 and June 9, and said that its incident responders notified more than 100 global orgs “whose IP addresses correlated with potentially vulnerable endpoints." Most of these are US-based organizations, and 68 percent operated within the higher education sector. This latest heist follows another ShinyHunters intrusion targeting data belonging to university and K-12 students, teachers, and staff. In mid-May, ed-tech giant Instructure said it “reached an agreement” - this is corporate-speak for “paid the ransom demand” - with the data theft and extortion crew after ShinyHunters breached its Canvas digital learning platform and accessed data tied to 275 million students, teachers, and staff. In March, ShinyHunters claimed it stole data from K-12 software provider Infinite Campus as part of a broader wave of Salesforce-related intrusions. The ed tech company did not pay up, and the group subsequently published data they claim was stolen from Infinite Campus, including 137,000 individuals’ email addresses along with names, phone numbers, physical addresses and support tickets. Infinite Campus, in its data breach notification, said that the leaked files largely consisted of “names and contact information for school staff" and that “the majority is directory information commonly found on school websites.” ®

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“Marco Fassoni Accetti è il nuovo indagato per la scomparsa di Emanuela Orlandi, faceva parte di una rete dedita all’adescamento di adolescenti”: la svolta nelle nuove indagini della Procura di Roma

“Marco Fassoni Accetti è il nuovo indagato per la scomparsa di Emanuela Orlandi”: a scriverlo è il quotidiano Repubblica. Mentre si attendono conferme ufficiali, il controverso fotografo romano sarebbe “nel mirino della Procura di Roma” che da tre anni ha riaperto le indagini sulla cittadina vaticana misteriosamente sparita a Roma il 22 giugno del 1983. Nell’ambito di questa inchiesta, la terza su Emanuela Orlandi, ricordiamo che c’è già una persona iscritta nel registro degli indagati, Laura Casagrande.

Le indagini della Procura di Roma

“Accetti è di nuovo indagato per quella scomparsa (di Emanuela, ndr). Il sospetto è che il fotografo romano possa aver fatto parte di una rete di adulti dedita all’adescamento di adolescenti da mettere a disposizione di terzi”, scrive Repubblica. In questa prospettiva sembra quindi prendere forza, rispetto al rapimento della Vatican Girl, la pista della pedofilia già emersa in passato. Rapitore, telefonista, carceriere: per anni Accetti, oggi 70enne, si è attribuito più ruoli nella vicenda di Emanuela Orlandi e anche in quella di Mirella Gregori, che è stata associata alla Orlandi, all’epoca dei fatti (in seguito ai comunicati di fantomatici rapitori). I magistrati già nel 2013, hanno archiviato le sue dichiarazioni definite dagli inquirenti una “sceneggiatura fantasiosa”. In quella occasione, Accetti si autoaccusò davanti ai pm di essere stato il rapitore sia di Emanuela che di Mirella e fu bollato come inattendibile. Ma adesso le cose sembrano cambiate, forse proprio in seguito alla lunga audizione di Accetti davanti alla commissione di inchiesta Orlandi-Gregori. E alcuni casi di scomparsa che hanno segnato la Roma degli anni ’80 potrebbero essere riletti dai magistrati in una nuova prospettiva. “Il ruolo di Accetti continua a essere valutato con estrema cautela dagli investigatori ma oggi si colloca in un quadro più ampio e differente. Quello che i pm stanno verificando non riguarda più solo l’attendibilità delle sue auto accuse”
(fonte: Repubblica). “I carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci stanno ascoltando molti testimoni già sentiti all’epoca e cercandone di nuovi (…)I magistrati stanno inoltre raccogliendo dichiarazioni di uomini e donne che all’epoca erano adolescenti e che oggi raccontano di aver conosciuto il fotografo attraverso la promessa di shooting. L’obiettivo è capire se li accompagnasse in abitazioni private o li introducesse a persone sconosciute” (fonte: Repubblica).

Le novità dell’inchiesta e il caso Garramon

Sempre secondo quanto riporta Repubblica, la novità più evidente delle nuove indagini romane riguarda gli accertamenti su Accetti estesi anche alla scomparsa di Mirella Gregori e ad altri misteri romani di quegli anni. “Il vero punto di rottura dell’indagine coordinata dal pm Stefano D’Arma porta all’Eur, alla Pineta di Castel Porziano e alla morte di un ragazzino di 13 anni, Josè Garramon” fonte: Repubblica). La morte di Garramon risale allo stesso periodo delle misteriose scomparse di Emanuela e Mirella (20 dicembre 1983) ed è stato l’’unico crimine per cui Accetti è stato condannato in via definitiva, per il reato di omicidio colposo e omissione di soccorso. A travolgere il corpo del ragazzino, figlio di un diplomatico uruguaiano, fu proprio Accetti a bordo del suo furgone Ford Transit. Resta un punto oscuro e inspiegabile tuttavia come il bambino, che si era allontanato da casa per andare dal barbiere all’Eur, fosse riuscito ad arrivare quel giorno da solo e al buio in una pineta a 20 chilometri da casa. Chi lo portò a Castel Porziano quel giorno e perché? Ed è proprio alla luce di queste mai risolte incongruenze che i magistrati romani potrebbero voler indagare, per risalire a un ruolo di Accetti nel contesto romano di quegli anni, andando ben oltre l’aura di mitomane depistatore che ha avvolto la sua persona in questi 43 anni.

L’amerikano e Katty Skerl

Secondo quanto riporta Repubblica, i Carabinieri stanno cercando di fare chiarezza anche sulle telefonate dell’Amerikano, l’uomo dall’accento straniero che telefonò a casa di Emanuela Orlandi dell’estate del 1983, identificandosi come il rapitore della ragazza. Accetti, lo ricordiamo, si è autoaccusato anche di essere l’Amerikano. Scopo delle nuove indagini è “stabilire se dietro quelle voci alterate e quelle missive possa esserci stata la mano o la voce di Accetti”, scrive Repubblica. Le autoaccuse di Marco Accetti non si sono limitate ai casi Orlandi e Gregori ma hanno coinvolto anche un altro cold case romano: l’omicidio irrisoolto di Katty Skerl. La 17enne fu ritrovata strangolata in una vigna a Grottaferrata nel gennaio 1984. Nel 2013, Accetti srisse sul suo blog che la bara della ragazza era stata trafugata dal cimitero del Verano e collegò il macabro furto al caso di Emanuela Orlandi. Le sue dichiarazioni caddero nel vuoto ma nel 2022, la Procura dispose l’apertura del loculo che fu ritrovato in effetti vuoto: la bara di Katty era stata realmente rubata. Alla commissione parlamentare d’inchiesta Orlandi-Gregori che lo ha audito per ben sette ore, Accetti ha anche consegnato un lunghissimo memoriale. Dopo 43 anni forse è davvero arrivato il momento di vagliare tutte le confessioni e i racconti di Accetti per chiarire se abbia avuto ruolo in queste oscure vicende, o se sia stato solo un depistatore di professione.

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