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Puntata speciale: Accordo USA-Iran – con Gianmarco Landi



Trump chiude un accordo con l’Iran e rimprovera pubblicamente Netanyahu. Litigio tattico o divergenze autentiche? Ne parliamo in questa puntata speciale con Gianmarco Landi, da sempre fautore della tesi che sostiene come Trump non abbia in realtà nessuna simpatia per il presidente di Israele

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La nuova costituzione nordcoreana e i rapporti con il Sud

La Corea del Nord, a maggio di quest’anno, ha modificato la propria Costituzione, ristrutturandone numerosi articoli e preamboli. L’intento, secondo quanto riportato dai siti d’informazione della Corea del Sud, sarebbe quello di definire, a livello legislativo e simbolico, i numerosi cambiamenti avvenuti nel contesto nazionale e internazionale, concernenti, in tal senso, l’abbandono della riunificazione tra le due Coree e la centralizzazione del potere da parte di Kim Jong-un negli organi dello Stato e sulle forze nucleari. Inoltre, le recenti variazioni apportate al testo fondamentale indicano la volontà del regime di dipingersi come un’entità statuale normale, eliminando le profonde influenze ideologiche e agiografiche presenti in molti passaggi; a ciò si aggiunge una precisa (ma non esaustiva) enunciazione dei confini nazionali.

I cambiamenti apportati

Andando più in profondità, sono stati circa quindici gli elementi soggetti a cambiamento, modifica o cancellazione. Dal punto di vista simbolico, rilevante è stato il depennamento dei contributi e del ruolo che ebbero Kim Il-sung e Kim Jong-il nella costruzione dello Stato e dei suoi principi politico-ideologici nella prima parte del preambolo. Un’azione concepita, verosimilmente, per consolidare la figura di Kim Jong-un, ora dotato di un culto della personalità e di una produzione concettuale propri, e abolire al contempo le forti profusioni agiografiche presenti nel testo costituzionale. Un’attività simile è stata condotta anche nella seconda parte dell’introduzione, ove sono scomparsi i riferimenti alla “metà settentrionale” della penisola coreana, alla “completa vittoria del socialismo” e ai “tre principi di riunificazione della patria”.

Guardando invece al tema della nomenclatura e del territorio, all’articolo 1 è stata inserita una nuova clausola che specifica il nome dello Stato, ovvero Repubblica Popolare Democratica di Corea, mentre il precedente contenuto è stato integrato nel preambolo del nuovo testo costituzionale. A ciò segue l’articolo 2, riguardante la nuova clausola sui confini nazionali, così ora stabiliti: “a nord con la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa e a sud con la Repubblica di Corea, nonché il mare territoriale e lo spazio aereo stabiliti sulla base di esso”. La mancanza di chiarimenti sullo spazio aereo e marittimo ha dato adito ad alcune ipotesi, tra cui l’intenzione, da parte di Pyongyang, d’impiegare la Northern Limit Line (NLL), confine marittimo de facto tra le due Coree imposto dall’armistizio di Panmunjom e mai riconosciuto dal regime nordcoreano, come possibile futura zona di confronto e ostilità verso Seul.

Per ciò che concerne invece gli organi dello Stato, l’articolo 89 prevede ora il controllo esclusivo delle forze nucleari da parte della Presidente della Commissione per gli Affari di Stato e la possibilità di delegarne l’uso a un organo di comando statale. La stessa Presidenza avrebbe poi nuovi poteri, tra cui la sospensione, la nomina o la rimozione di figure o quadri apicali dello Stato (compresi il Primo Ministro e il Presidente del Parlamento), nonché l’esercizio del diritto di veto e la destituzione dei deputati. Infine, la nuova Costituzione include la priorità della modernizzazione e della scientifizzazione dell’industria della difesa nazionale e la cancellazione di espressioni facenti riferimento alla “gratuità” delle cure mediche, alla libertà “dallo sfruttamento e dall’oppressione”, nonché all’abolizione della tassazione e al non riconoscimento della disoccupazione.

Il nuovo corso degli eventi

La costituzione appena redatta determina, in virtù delle sue modifiche, un netto cambiamento nel modo in cui Pyongyang vede sé stessa e il mondo che la circonda.

Per quanto riguarda la leadership, Kim Jong-un ha nei fatti cementificato la propria figura all’interno del regime e del partito, transitando il paese verso una condizione nella quale, più che il riferimento alle precedenti generazioni, si vuole identificare nell’attuale leader l’odierno stato di sviluppo e ammodernamento del paese, tanto dal punto di vista economico quanto da quello militare e diplomatico. La cancellazione dei riferimenti al padre e al nonno nel testo costituzionale, pertanto, risponde non solo all’esigenza della Corea del Nord di identificare il nuovo corso che il paese ha intrapreso sotto la guida dell’attuale Kim, ma anche a quella della sua normalizzazione. Non più, quindi, una costituzione “socialista e kimilsungista-kimjongilista”, bensì una costituzione essenzialmente nazionale, riflettente il mutamento della percezione che il regime ha e vuole dare di sé: un paese forte e dialogante con le principali potenze, siano esse Stati Uniti, Cina o Russia.

In riferimento, invece, alla questione territoriale, i temi d’interesse sono principalmente due: la riunificazione e i rapporti con la Corea del Sud. Alla luce dell’articolo 2 e di parte del preambolo, senza tuttavia dimenticare le numerose dichiarazioni precedenti, la Corea del Nord ha completamente epurato dal proprio impianto costituzionale ogni riferimento a politiche di “riunificazione della patria”, in virtù di un necessario allineamento con il quadro di riferimento e la prassi attuali, con Pyongyang in netta opposizione a Seul rispetto a nuove proposte di interlocuzione. Ciò nonostante l’ampia disponibilità al dialogo dell’amministrazione Lee rispetto al precedente governo Yoon. L’abbandono della riunificazione risponderebbe tanto a una logica di realpolitik, considerando le difficoltà economiche, politiche e sociali legate all’integrazione di due sistemi estremamente differenti tra loro, con non poche incognite, quanto allo stato attuale della Corea del Nord, caratterizzato dall’applicazione di riforme economiche che, nonostante alcune problematiche, stanno avendo successo, dall’alleanza con la Russia e dalla conseguente crescita economica derivante dall’interscambio con Mosca, senza dimenticare i numerosi fondi illeciti ottenuti attraverso attività cybercriminali. In tale contesto, il riferimento alla “grande unità nazionale”, rappresentativo di uno stato delle cose ormai mutato all’interno e attorno alla penisola coreana, è forse apparso anacronistico.

In relazione al tema nucleare, fattore certamente di rilievo nel dialogo intercoreano, la recente riforma costituzionale, più che alla clausola di “controllo esclusivo” da parte della Commissione per gli Affari di Stato, riguarda la possibilità di delegare l’utilizzo delle armi nucleari ad altri organi di comando statali. L’articolo 89 faceva precedentemente riferimento a un’eventuale possibilità di delega dell’utilizzo delle forze nucleari all’omonimo comando, nell’eventualità che la presidenza della Commissione per gli Affari di Stato fosse colpita per prima dagli eventi bellici in quanto supremo  organo esecutivo dello Stato. La modifica andrebbe così non solo a potenziare le capacità di difesa in caso di conflitto, soprattutto in presenza di attacchi immediati miranti alla decapitazione della leadership, ma anche a rafforzare la resilienza delle stesse forze nucleari. Anche in caso di loro abbattimento, come descritto, il compito relativo all’utilizzo delle armi di distruzione di massa passerebbe infatti ad altri enti facenti parte dell’esercito.

Quali risposte da Seul?

Per rispondere a tali nuove sfide, anche Seul pare aver modificato, seppur solo in parte, il suo approccio verso il Nord. L’attuale governo ha predisposto, per tramite del Ministero dell’Unificazione, un insieme di politiche miranti all’implementazione di principi, strategie e iniziative volte alla “coesistenza pacifica” tra Corea del Sud e Corea del Nord, declinando la riunificazione in favore di un rapporto di coabitazione statuale. Tale framework vedrebbe la ripresa e l’istituzionalizzazione dei rapporti intercoreani, la creazione di una base economica condivisa tra Pyongyang e Seul e la denuclearizzazione della penisola. Obbiettivi, questi, che devono però seguire alcuni principi cardine, tra cui: il rispetto per il sistema nordcoreano, evitare l’unificazione tramite assorbimento del Nord da parte del Sud, la non attuazione di atti ostili verso la Corea del Nord.

Intenti che, a loro volta, andrebbero espletati verso iniziative chiave come il risolvimento delle questioni umanitarie causate dalla partizione, una maggiore informazione e partecipazione pubblica sul tema e una più ampia operazione in tema di collaborazione, scambio e mutui benefici derivati da questi ultimi. In concreto, ciò ha significato per la Corea del Sud ridurre le proprie attività di propaganda verso il Nord tramite lo spegnimento degli altoparlanti lungo il 38° parallelo e il tentativo di vietare ai cittadini sudcoreani d’inviare palloni aerostatici oltreconfine contenenti manifesti contro il regime kimista (proposta respinta dalla corte costituzionale); l’utilizzo di un linguaggio più moderato nei confronti del Nord; la volontà di continuare a spingere per il ripristino di progetti di cooperazione, quali il Tumen River Project, il Gaesong Industrial Complex o l’istituzione di cosiddette Peace Economic Special Zone nelle aree interne alla zona demilitarizzata.

Proposte che, però, continuano a trovare il no di Pyongyang. Kim Yo-jong, sorella di Kim Jong-un e Direttrice del dipartimento degli affari generali di partito, sebbene abbia più volte elogiato l’atteggiamento “franco e di larghe vedute” della presidenza Lee, ha confermato come il regime nordcoreano sia intento nella prosecuzione della dottrina dei “due Stati ostili”, osservando inoltre come alla diminuzione delle tensioni non corrisponda un cambio di passo verso la riconciliazione.

Una situazione che, per la Corea del Sud, si fa sempre più complessa. I cambiamenti apportati alla costituzione, oltre a confermare il cambio di paradigma nei rapporti intercoreani, vanno a inscrivere nella legge fondamentale nordcoreana una situazione descritta come di “coesistenza ostile”, diametralmente opposta alla posizione sudcoreana, andando a codificare uno stato di compresenza conflittuale a lungo termine tra due Stati sovrani, se non anche permanente. Allo stesso tempo, l’assenza di formulazione esplicitamente ostili (nella costituzione Seul non è mai effettivamente citata come “Stato ostile”) non escluderebbe l’apertura di un dialogo tra le controparti, sebbene Pyongyang abbia più volte fatto uso della carta diplomatica per ottenere profitto da momentanee fasi di distensione. In tale contesto, inoltre, il supporto economico garantito da Mosca e la più recente visita di Xi Jinping nella capitale nordcoreana, con l’obiettivo di aumentare l’interscambio e il sostegno economico, scientifico e di difesa tra i due paesi, hanno permesso alla Corea del Nord di registrare una crescita economica considerevole per gli standard del paese, trasformando al contempo Kim Jong-un in un attore geopoliticamente rilevante nella regione dell’Asia nordorientale. Scenario che per la Casa Blu significa vedere ridotto il proprio spazio di manovra nel dialogo con il Nord, con il rischio di far decidere ad altre potenze il futuro assetto di una penisola sempre più divisa.

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Irán y Trump confirman el Acuerdo de Paz: «Ya está finalizado. Se anunciará el fin inmediato y definitivo de la guerra y las operaciones militares»

El texto del memorando de entendimiento entre Irán y EE.UU. «ya está finalizado» y la firma oficial tendrá lugar el viernes en Suiza, confirmó el viceministro de Asuntos Jurídicos e Internacionales de la Cancillería de la República Islámica, Kazem Gharibabadi.

El alto cargo detalló que, según lo acordado, «a partir de esta noche se anunciará el fin inmediato y definitivo de la guerra y las operaciones militares en varios frentes, incluido el Líbano», informa Tasnim.

Asimismo, subrayó que el memorando de entendimiento no fue solo producto de la diplomacia, sino que también se debe a los logros militares de la República Islámica. «Se debe a la sangre pura de los mártires que derramamos al enfrentar a los enemigos del régimen. Se debe a la firmeza del pueblo y a su presencia diaria en las plazas y calles en apoyo del régimen y las Fuerzas Armadas, y en la lucha contra los enemigos», manifestó.

Al mismo tiempo, enfatizó que el documento «no implica confiar en el enemigo» y fue redactado «con desconfianza», por lo que Teherán supervisará el cumplimiento de los compromisos de EE.UU.

El viceministro también reveló que Irán ha incluido todas sus posiciones importantes en el borrador del acuerdo y, tras la firma oficial, se publicará el texto.

«La autoridad militar y las amenazas recibidas contribuyeron a la finalización del texto y al avance de algunos de los puntos clave para su conclusión», dijo, añadiendo que la delegación iraní no aprobó el memorando hasta que incluyeron sus últimos puntos y demandas en el texto. Sin embargo, advirtió que las fuerzas de la República Islámica «siempre estarán listas para actuar y hacer frente a las conspiraciones del enemigo».

Por su parte, el presidente de Estados Unidos, Donald Trump, anunció este domingo que el acuerdo con Irán se ha completado y que ahora el estrecho de Ormuz está abierto nuevamente.

«El acuerdo con la República Islámica de Irán ya es un hecho. ¡Felicidades a todos!», escribió el mandatario en Truth Social, a la vez que autorizó «plenamente la apertura sin restricciones del estrecho de Ormuz» y el «levantamiento inmediato del bloqueo naval de Estados Unidos».

Trump finalizó haciendo un llamado a la comunidad internacional: «Barcos del mundo, pongan en marcha sus motores. ¡Que fluya el petróleo!».

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«Se ha alcanzado el Acuerdo de Paz entre los EE.UU. e Irán»: se firmaría en Suiza el 19 de junio

El primer ministro de Pakistán, Shehbaz Sharif, declaró la madrugada de este lunes que, tras intensas negociaciones, Irán e EE.UU. han alcanzado un acuerdo de paz, declarando «el cese inmediato y definitivo de las operaciones militares en todos los frentes, incluido el Líbano».

«Tras intensas conversaciones, nos complace anunciar que se ha alcanzado el Acuerdo de Paz entre los Estados Unidos de América y la República Islámica de Irán. Ambas partes han declarado la terminación inmediata y permanente de las operaciones militares en todos los frentes, incluido el Líbano», expresó Sharif.

«La ceremonia oficial de firma tendrá lugar el viernes 19 de junio en Suiza. Agradecemos a los Estados Unidos de América y a la República Islámica de Irán su compromiso con la búsqueda de una solución diplomática al conflicto», agregó.

El primer ministro pakistaní añadió: «Asimismo, expresamos nuestro sincero agradecimiento a nuestros hermanos en esta labor de mediación, al gran liderazgo del Estado de Qatar, por su apoyo para alcanzar este acuerdo. Agradezco especialmente al liderazgo visionario del Reino de Arabia Saudita y de la República de Turquía sus inmensas contribuciones en este sentido. Con el acuerdo ya firmado, los mediadores facilitarán una serie de reuniones esta semana. Estas conversaciones previas a la implementación sentarán las bases para las conversaciones técnicas y la ceremonia oficial de firma».

 

Following intensive talks, we are pleased to announce that the Peace Deal between the United States of America and Islamic Republic of Iran has been REACHED. Both sides have declared the immediate and permanent termination of military operations on all fronts, including in…

— Shehbaz Sharif (@CMShehbaz) June 14, 2026

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