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“Il patrimonio dei miliardari dell’energia è aumentato di 300 milioni al giorno con la guerra in Iran”: il rapporto Oxfam

Se la crisi economica globale sta spingendo in povertà oltre 30 milioni di persone, c’è chi con guerre ed emergenze geopolitiche accresce la propria ricchezza. È il caso dei miliardari del settore energetico dei paesi del G7: il loro patrimonio aggregato è cresciuto di 23,5 miliardi di dollari nei primi due mesi e mezzo del conflitto avviato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. In pratica il loro patrimonio è cresciuto di più 300 milioni di dollari al giorno. È quanto evidenzia l’ultimo rapporto Oxfam, in occasione dell’apertura del summit di Evian, in Francia.

L’analisi della confederazione internazionale di organizzazioni no profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, rileva che dal 2020 i miliardari di tutto il mondo hanno incrementato la propria ricchezza di quasi 10.000 miliardi di dollari. In particolare, i paesi del G7 (Usa, Canada, Giappone, Regno Unito, Francia, Germania e Italia) hanno tagliato 48 miliardi di aiuti allo sviluppo per i Paesi più poveri del mondo tra il 2024 e il 2025, una cifra che i miliardari del G7 “hanno intascato” in soli 9 giorni.

L’impennata dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari, si legge nel dossier, sta mettendo in ginocchio le famiglie in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito già martoriati da anni di turbolenze economiche, crisi del debito e shock climatici. Secondo il rapporto, anche le tre maggiori aziende mondiali di fertilizzanti dovrebbero vedere i propri profitti aumentare del 23%, ossia di ben 928 milioni di dollari, rispetto a quanto si poteva prevedere prima dell’inizio della guerra all’Iran.

“I conflitti in corso stanno devastando interi paesi, spezzando decine di migliaia di vite e rischiano di spingere in povertà oltre 30 milioni di persone, eppure per alcuni sono straordinariamente redditizi“, ha dichiarato Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia. “I leader dei Paesi G7 non stanno facendo nulla per aiutare i Paesi più poveri e colpiti dalla crisi. Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone e Regno Unito devono smettere di usare la posizione di Trump come scusa per non agire. Il ‘G6‘, anche senza gli Stati Uniti, ha un’enorme influenza sia a livello economico che diplomatico che sta scegliendo di non esercitare“. Per Oxfam è necessario e non più prorogabile un aumento della tassazione dei profitti in eccesso accompagnato da un’imposta sui patrimoni dei super-ricchi, dalla sospensione del debito per i paesi più poveri e da maggiori aiuti allo sviluppo.

“Per garantire la presenza del Presidente Trump a questo vertice, Macron ha accettato di escludere dall’agenda temi quali la crisi climatica o la disuguaglianza globale su cui servirebbero risposte condivise e coordinate. – conclude Petrelli– Sono state cancellate dall’agenda del vertice parole come ‘genere‘ o ‘clima’ per compiacere Washington con buona pace degli altri paesi, tutto questo avrà conseguenze disastrose. Il G6 non può dichiararsi impotente abdicando al suo ruolo e alla sua responsabilità politica e morale. Possono cancellare il debito, tassare gli extra profitti e i grandi patrimoni. Possono promuovere una nuova emissione di Diritti Speciali di Prelievo, fornire maggiori aiuti, a partire da quelli umanitari. Rifiutarsi di agire per compiacere gli Stati Uniti non è diplomazia, ma codardia e accelererà solo lo scivolamento del G6 verso l’irrilevanza globale“.

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Accordo Usa-Iran, la reazione dei mercati: volano le Borse europee, in calo il prezzo di petrolio e gas

Le Borse dimostrano di credere all’accordo tra Usa e Iran. All’indomani dell’annuncio di Donald Trump, i mercati europei corrono in avvio di seduta. Il motivo è chiaro: con la riapertura dello stretto di Hormuz si intravedono segnali di ripresa degli approvvigionamenti energetici. Uno scenario che ha portato anche al ribasso delle quotazioni di petrolio e gas. Lo Stoxx 600, l’indice azionario delle seicento maggiori società quotate, sale dello 0,9%, ai massimi da fine febbraio. Avvio brillante per Francoforte e Parigi. Bene anche Piazza Affari, che apre in netto rialzo: primo indice milanese, Ftse Mib, guadagna l’1,4% a 52.219 punti. Dopo i primi scambi volano Stellantis e Ferrari. Bene anche Buzzi e Cucinelli.

L’apertura positiva delle Borse europee segue alla chiusura in forte rialzo dei listini asiatici. Balzo di Tokyo che chiude in rialzo del 4,99%, ancora meglio fa Seul: +5,2%. Positive anche tutte le alrte: Hong Kong, Shanghai, Shenzhen e Mumbai. Segno appunto che sui mercati è già tornato un clima positivo, mentre si attenuano le preoccupazioni per le interruzioni dell’approvvigionamento energetico.

In questo senso, sono in netto calo petrolio e gas.Il petrolio Brent, punto di riferimento in Europa, è sceso questa mattina del 3,74% a 83,59 dollari al barile. Il Wti, riferimento in Usa, è in calo del 4,02% a 80,86 dollari al barile. Avvio in calo anche per il prezzo del gas: ad Amsterdam le quotazioni registrano una flessione del 5,9% a 44,09 euro al megawattora.

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Btp Italia Sì: al via il collocamento del nuovo titolo di Stato. Rendimento minimo all’1,6 per cento

Parte oggi il collocamento del nuovo Btp Italia Sì, il nuovo titolo di Stato indicizzato all’inflazione per i piccoli risparmiatori con cui il Mef punta a consolidare la quota di famiglie e home trading nel finanziare il debito pubblico.
L’emissione, della durata di cinque anni, offre un rendimento reale annuo minimo garantito dell’1,6%, cui si aggiunge la rivalutazione legata all’andamento dei prezzi, oltre a un premio fedeltà dello 0,6% del capitale sottoscritto per chi acquista il titolo nei giorni del collocamento e lo mantiene fino alla scadenza e alla tassazione agevolata al 12,5% prevista per tutti i titoli di Stato.

Si potrà accedere al nuovo titolo di Stato dal 15 giugno e fino a venerdì 19 giugno alle ore 13, salvo chiusura anticipata. Per il calcolo del valore complessivo delle cedole a questo tasso minimo, garantito anche in caso di deflazione, dovrà quindi essere sommato il tasso di inflazione nazionale nel periodo di riferimento. Il Btp Italia Sì – con godimento 23 giugno 2026 e scadenza 23 giugno 2031 – prevede cedole semestrali legate al tasso di inflazione nazionale, oltre a un premio finale extra dello 0,6% sul capitale sottoscritto riservato a coloro che lo acquistano nei giorni di emissione e lo detengono fino a scadenza. Al termine del collocamento il tasso minimo garantito potrà essere confermato o rivisto al rialzo, in base alle condizioni di mercato. La sottoscrizione del Btp Italia Sì è riservata ai soli risparmiatori individuali e affini. Non sono previsti tetti o riparti, quindi tutte le domande pervenute nel periodo di collocamento saranno interamente soddisfatte. Il codice Isin del titolo necessario per identificarlo e acquistarlo durante il periodo di collocamento è IT0005713539.

Il Mef ricorda che è possibile comprare Btp Italia Sì, oltre che in banca o all’ufficio postale, anche online mediante il proprio home-banking (con funzione di trading abilitata). L’emissione avrà luogo sul Mot (Mercato telematico delle obbligazioni e titoli di Stato di Borsa italiana) attraverso Intesa Sanpaolo e UniCredit (dealer dell’operazione), e Banca Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm (co-dealer dell’operazione). Il Btp Italia Sì viene acquistato a partire da un minimo di 1.000 euro durante i giorni del collocamento e potrà essere ceduto interamente o in parte prima della sua scadenza, senza vincoli e alle condizioni di mercato, sempre per lotti minimi da 1.000 euro nominali. Il capitale nominale sottoscritto è garantito a scadenza.

Il pacchetto nasce per invogliare la platea di ‘risparmiatori individuali e affini’ a restare fedeli ai Btp, ora che l’inflazione elevata causata dallo shock energetico in Medio Oriente rende meno convenienti i vecchi titoli. Le cedole, anziché essere calcolate sul capitale rivalutato per l’inflazione, semplicemente aggiungono al tasso minimo l’inflazione calcolata dall’indice Nic. Nel concreto, se l’inflazione (calcolata dall’indice Foi) fosse del 2%, le cedole semestrali sarebbero dell’1,8%: un tasso ottenuto sommando all’1,6% l’inflazione, per arrivare a un 3,6% annuo da dividere in due semestri. Per un raffronto con il mercato, il Btp Italia Giugno 2032, cedola 1,85% rende un tasso reale di circa l’1,44%. Le sottoscrizioni potrebbero beneficiare anche della recente scadenza per oltre sette miliardi di euro, di un Btp Italia a maggio.

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