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La destra dopo la destra: l’operazione Vannacci e la nuova fascistizzazione

La destra dopo la destra è ormai processo costituente e avanguardia quotidiana di un rinnovato processo di fascistizzazione. Sdoganate dapprima le parole (remigrazione, feccia, camerati, me ne frego, il femminicidio non può costituire una fattispecie aggravata di omicidio, per dirne solo alcuni di queste parole e pensieri ascoltati durante l’assemblea costituente del partito del generale Vannacci) ora si tratta di provare la connessione sentimentale con il pezzo di società pronto a coagularsi intorno a questo militare duro e puro dalle idee chiarissime: via gli immigrati a qualunque costo, anche deportandoli, ordine e pulizia sessuale nella società, allestimento di un ministero per validare l’assimilazione degli stranieri alla civiltà italiana.

Negli ultimi vent’anni lo spostamento a destra degli equilibri politici segue i grandi fenomeni migratori e si connette ai grandi eventi della politica internazionale. Per prima si sposta a destra la Francia, qualche anno dopo la Germania, in mezzo i Paesi baltici e quelli scandinavi. Ora tocca all’Italia verificare il successo della destra un po’ barbarica, nuda e cruda.

Fu Silvio Berlusconi, con la sua discesa in campo, a sdoganare il Movimento sociale di Gianfranco Fini che il Cavaliere propose come candidato a sindaco di Roma. La destra costuituzionale da allora entra a pieno titolo nell’alleanza seppur con una funzione più ancillare, di appendice. Forza Italia deve tenere a bada la Lega di Bossi che è un movimento già corposo, raccoglie milioni di voti al nord e compete direttamente con B. La fiamma finiana è solo la terza gamba dell’alleanza. Il declino berlusconiano, più di vent’anni ininterrotti di leadership, producono nel centrodestra la prima ricollocazione strategica. Non è più il centro liberale, l’anima laica e quell’odore tardo democristiano a indicare la strada, organizzare la sfida con il centrosinistra. Fini ha perso la guerra con il Cavaliere, il suo partito – Alleanza nazionale – è allo sbando. Giorgia Meloni si mette in proprio mentre la stella leghista splende grazie alla disinvoltura con la quale Matteo Salvini cambia le fattezze del suo movimento, avvicinandolo a un profilo più nettamente xenofogo e nazionale.

La fine del grillismo e il fallimento del governo tecnocratico di Draghi riportano il centrodestra al governo ma con un nuovo assetto interno. È la destra che guida e comanda, è Giorgia Meloni la premier, leader indiscussa della coalizione.

Salvini per far fronte al successo meloniano sterza ancora di più a destra e ingaggia il generale Vannacci per tenere salva dalle onde la propria barca. I fatti di queste settimane spiegano la manovra disperata e perdente di Salvini ma provano la forza, la vitalità e la proiezione verso una destra ancora più a destra di Vannacci.

Futuro nazionale è l’operazione Vannacci, cioè una selezione politica che prova a sintonizzarsi sempre più a destra, nell’infinito mare di una nuova fascistizzazione.

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Banco Bpm e Canottieri Napoli insieme tra sport e inclusione con “Tutti in Campo”

Banco Bpm e Canottieri Napoli insieme tra sport e inclusione con “Tutti in Campo”

NAPOLI (ITALPRESS) – Una bella mattinata all’insegna di sport e condivisione al Circolo Canottieri Napoli dove si è tenuta la manifestazione conclusiva dell’edizione 2025-2026 del progetto “Tutti in Campo”, programma di promozione dell’inclusione e del benessere giovanile attraverso il triathlon. Un’iniziativa fortemente sostenuta da Banco Bpm, eccellenza del sistema bancario nazionale e internazionale, e finalizzata a creare un gruppo di sportivi “senza barriere”: giovani e non di ogni estrazione, con disabilità o meno, tecnici, dirigenti e genitori si sono uniti per cimentarsi in una disciplina completa e complessa che mette insieme nuoto, bici e corsa.

I risultati sportivi ottenuti sono eccellenti ma, ancor più importante, i benefici riscontrati in termini di benessere individuale e di gruppo: è una nuova frontiera della aggregazione sociale, che ha lo sport come mezzo e l’integrazione come fine. Hanno partecipato a “Tutti in Campo” 15 ragazzi e 6 tecnici, per complessive 4.000 ore di lezione. Coinvolto anche un atleta master ipovedente, Roberto Bellotti, che, il 24 maggio scorso, ha concluso l’Aquathlon Napoli con il supporto di due accompagnatori nella corsa (3 km) e in acqua (750 mt).

L’intera iniziativa è stata presentata nel Salone De Gaudio del sodalizio giallorosso, al Molosiglio, nel corso di un incontro al quale hanno preso parte, tra gli altri, il presidente della Canottieri, Giancarlo Bracale, con i due vice Roberto Imperatrice e Renato Notarangelo, i consiglieri al triathlon Alessandro Fattore e Claudio Calveri, il Ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, la presidentessa del Consiglio comunale di Napoli, Enza Amato, e alcuni testimonial d’eccezione come i campioni dello sport napoletano Sandro Cuomo, Patrizio Oliva, Carlo Silipo e Valerio Cuomo. Intervenuto con un videomessaggio pure il presidente nazionale dell’Ussi, Gianfranco Coppola.

“Questo posto evoca la mia infanzia, la mia adolescenza, la mia gioventù. Grazie al presidente Bracale oggi il circolo è una casa aperta agli atleti” dice il Ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, che, anche in un momento delicato dal punto di vista finanziario, sostiene in maniera convinta l’iniziativa promossa in tandem con la Canottieri.

“Ancora combatto, dopo aver resistito l’anno scorso a un attacco da parte di una grande banca italiana, che abbiamo vinto con molto orgoglio – afferma -. Quest’anno – spiega – siamo impegnati in un’altra grande operazione, nella quale, dall’altra parte, vediamo un colosso che è 7-8 volte più grande di noi. Questo è lo spirito dello sport, non arrendersi, continuare a dare il meglio, cercare di fare il possibile. Poi sappiamo che non c’è solo il merito sportivo, ma contano anche i mezzi che si hanno a disposizione. Le banche vivono di territorio, vivono di famiglie, vivono di imprese, vivono di risparmio e di finanziamenti. Noi cercheremo di fare il nostro” chiosa Castagna.

“Tutti in Campo ci vede insieme, uniti per un obiettivo da raggiungere con la massima apertura nei confronti dei ragazzi che vogliono partecipare – sottolinea invece Alessandro Fattore, consigliere con delega al Triathlon della Canottieri Napoli -. In questo progetto ognuno ha un ruolo, dai tecnici ai dirigenti, dai genitori ai ragazzi, ciascuno per le proprie competenze, per raggiungere insieme gli obiettivi. Siamo pronti a proseguire con al nostro fianco Banco Bpm, che crede in questa iniziativa e ci ha consentito di metterla in pratica, e le istituzioni che ci affiancano, come è già accaduto in occasione della gara di aquathlon dello scorso 24 maggio, inserita nel programma di Napoli Capitale Europea dello Sport 2026″.

– Foto xc9/Italpress –

(ITALPRESS).

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Si ritrova con 3 milioni sul conto e una Rolls-Royce: il premio del Qatar a Goualem Khoukhi per il gol ai Mondiali

Essere “eroi per un giorno” è una frase tanto trita che, ormai, ha quasi perso di significato. Però per il Qatar, Goualem Khoukhi eroe è diventato davvero. Gli è servito (più che bastato, perché al Mondiale segnare non è mai una cosa scontata) il gol alla Svizzera per farsi notare. Una rete storica: in pieno recupero, con la squadra di Lopetegui sotto di 1-0 che raggiunge un pareggio. E l’esultanza di tutto il gruppo a fine partita ha reso bene l’idea di quello che si vuole intendere. Ecco, Khoukhi, con quella marcatura di testa, risultato di un atteggiamento davvero mai arrendevole di tutta la sua squadra, ha reso un servizio così importante all’immagine del paese che il Fondo d’invesimento Qatariota (il Qia) ha deciso di premiarlo. E quando si muove quel Fondo, il premio non è mai da poco.

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Cifra monstre

Khoukhi si è visto recapitare 3 milioni di dollari subito sul suo conto. Più una macchina: una Rolls-Royce Phantom del valore di 550mila dollari. È quanto riporta Bein Sports, facendo riferimento direttamente a quanto annunciato proprio dal Qia. Davvero niente male per il difensore dell’Al-Sadd che fu di Roberto Mancini, il quale è peraltro sempre più vicino a diventare il nuovo-vecchio Ct della Nazionale italiana.

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Il classe ‘90 (che ha segnato anche un gol in campionato, ma con in panchina Sergio Alegre, allenatore ad interim del club) ha in qualche modo mostrato a tutto il mondo i progressi del calcio qatariota in questi ultimi anni ed è per questo che è stato deciso di conferirgli un bonus di questo valore.

Bonus che, a dirla tutta, non è nemmeno troppo una novità per i paesi che vogliono provare a emergere nel calcio. Spesso infatti i giocatori delle nazionali minori hanno ricevuto ricchi bonus a seguito di traguardi storici. E per il movimento qatariota il gol al mondiale e il punto raggiunto hanno un valore simbolico molto alto. È stato quantificato.

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L’assessore Guidesi presenta il “Pacchetto Innovazione” da 255 milioni

L’assessore Guidesi presenta il “Pacchetto Innovazione” da 255 milioni

MILANO (ITALPRESS) – Regione Lombardia rafforza il proprio ruolo di guida della politica industriale europea e sceglie di farlo confermando un intervento strutturale da 255 milioni di euro che segna un cambio di paradigma: dall’agevolazione degli strumenti alla costruzione di un vero modello industriale territoriale. Il ‘Pacchetto Innovazione’, presentato a Palazzo Lombardia dall’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, non è un insieme di misure, ma una strategia organica che definisce la direzione della politica industriale lombarda dei prossimi anni: innovazione, capitale, produzione e territori come unico ecosistema competitivo. Si tratta di un insieme di strumenti, alcuni riproposti ed altri aggiornati, che negli ultimi anni sono stati in grado di generare valore aggiunto sul territorio e moltiplicatore grazie ad interventi delle aziende.

“Quello che abbiamo voluto presentare oggi è un pacchetto completo che riguarda l’innovazione, ma che riguarda soprattutto strumenti innovativi, per cui la regione che si mette disposizione a supporto dell’innovazione anche attraverso degli strumenti estremamente innovativi – ha dichiarato GuidesiAlcuni casi sono stati presentati per la prima volta da Regione Lombardia e stanno avendo un buon successo, segno anche che c’è la mentalità da parte del sistema economico produttivo lombardo ad essere accompagnati anche in maniera innovativa secondo le contingenze che insomma che man mano ci sono”,

Secondo l’assessore, “l’anticipo dei tempi è dettato dal fatto di avere idee – e gli imprenditori le hanno – ma anche di fare in modo che quelle idee vengano concretizzate attraverso un ecosistema, quindi un ambiente ideale per fare impresa. Questi sono strumenti che vanno in quella direzione. Il pacchetto è rivolto a tutte le piccole e medie impresa a seconda degli strumenti, evidentemente ci sono dei criteri che riguardano la settorialità dal punto di vista delle scelte tecnologiche e a volte sono un po’ più generaliste rispetto alla possibilità, per esempio, di quotarsi in borsa”.

Il cuore politico e strategico del pacchetto è rappresentato dalle Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS): il nuovo modello con cui Regione Lombardia ridefinisce la politica industriale territoriale. Le ZIS non sono uno strumento aggiuntivo, ma la scelta di fondo: spostare il baricentro della politica industriale dai singoli bandi ai territori come ecosistemi produttivi integrati. Imprese, università, ricerca, ITS e formazione diventano un’unica infrastruttura di sviluppo. Già nella prima fase sono arrivate quattro candidature nelle aree di: meccatronica e diagnostica; intelligenza artificiale; agroindustria; biomedicale e biomeccanica applicata alla riabilitazione. Il Pacchetto Innovazione si inserisce in una strategia più ampia: rafforzare la capacità dell’Europa di competere sul piano industriale globale attraverso territori forti, autonomi e innovativi.

“La Lombardia è già oggi uno dei principali poli industriali d’Europa. La nostra responsabilità politica è trasformare questa forza in una infrastruttura stabile di sviluppo europeo. Con questo pacchetto e con le ZIS non stiamo adattando il sistema: lo stiamo ridisegnando”, ha concluso Guidesi.

– Foto Regione Lombardia –

(ITALPRESS).

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“Marco Fassoni Accetti è il nuovo indagato per la scomparsa di Emanuela Orlandi, faceva parte di una rete dedita all’adescamento di adolescenti”: la svolta nelle nuove indagini della Procura di Roma

“Marco Fassoni Accetti è il nuovo indagato per la scomparsa di Emanuela Orlandi”: a scriverlo è il quotidiano Repubblica. Mentre si attendono conferme ufficiali, il controverso fotografo romano sarebbe “nel mirino della Procura di Roma” che da tre anni ha riaperto le indagini sulla cittadina vaticana misteriosamente sparita a Roma il 22 giugno del 1983. Nell’ambito di questa inchiesta, la terza su Emanuela Orlandi, ricordiamo che c’è già una persona iscritta nel registro degli indagati, Laura Casagrande.

Le indagini della Procura di Roma

“Accetti è di nuovo indagato per quella scomparsa (di Emanuela, ndr). Il sospetto è che il fotografo romano possa aver fatto parte di una rete di adulti dedita all’adescamento di adolescenti da mettere a disposizione di terzi”, scrive Repubblica. In questa prospettiva sembra quindi prendere forza, rispetto al rapimento della Vatican Girl, la pista della pedofilia già emersa in passato. Rapitore, telefonista, carceriere: per anni Accetti, oggi 70enne, si è attribuito più ruoli nella vicenda di Emanuela Orlandi e anche in quella di Mirella Gregori, che è stata associata alla Orlandi, all’epoca dei fatti (in seguito ai comunicati di fantomatici rapitori). I magistrati già nel 2013, hanno archiviato le sue dichiarazioni definite dagli inquirenti una “sceneggiatura fantasiosa”. In quella occasione, Accetti si autoaccusò davanti ai pm di essere stato il rapitore sia di Emanuela che di Mirella e fu bollato come inattendibile. Ma adesso le cose sembrano cambiate, forse proprio in seguito alla lunga audizione di Accetti davanti alla commissione di inchiesta Orlandi-Gregori. E alcuni casi di scomparsa che hanno segnato la Roma degli anni ’80 potrebbero essere riletti dai magistrati in una nuova prospettiva. “Il ruolo di Accetti continua a essere valutato con estrema cautela dagli investigatori ma oggi si colloca in un quadro più ampio e differente. Quello che i pm stanno verificando non riguarda più solo l’attendibilità delle sue auto accuse”
(fonte: Repubblica). “I carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci stanno ascoltando molti testimoni già sentiti all’epoca e cercandone di nuovi (…)I magistrati stanno inoltre raccogliendo dichiarazioni di uomini e donne che all’epoca erano adolescenti e che oggi raccontano di aver conosciuto il fotografo attraverso la promessa di shooting. L’obiettivo è capire se li accompagnasse in abitazioni private o li introducesse a persone sconosciute” (fonte: Repubblica).

Le novità dell’inchiesta e il caso Garramon

Sempre secondo quanto riporta Repubblica, la novità più evidente delle nuove indagini romane riguarda gli accertamenti su Accetti estesi anche alla scomparsa di Mirella Gregori e ad altri misteri romani di quegli anni. “Il vero punto di rottura dell’indagine coordinata dal pm Stefano D’Arma porta all’Eur, alla Pineta di Castel Porziano e alla morte di un ragazzino di 13 anni, Josè Garramon” fonte: Repubblica). La morte di Garramon risale allo stesso periodo delle misteriose scomparse di Emanuela e Mirella (20 dicembre 1983) ed è stato l’’unico crimine per cui Accetti è stato condannato in via definitiva, per il reato di omicidio colposo e omissione di soccorso. A travolgere il corpo del ragazzino, figlio di un diplomatico uruguaiano, fu proprio Accetti a bordo del suo furgone Ford Transit. Resta un punto oscuro e inspiegabile tuttavia come il bambino, che si era allontanato da casa per andare dal barbiere all’Eur, fosse riuscito ad arrivare quel giorno da solo e al buio in una pineta a 20 chilometri da casa. Chi lo portò a Castel Porziano quel giorno e perché? Ed è proprio alla luce di queste mai risolte incongruenze che i magistrati romani potrebbero voler indagare, per risalire a un ruolo di Accetti nel contesto romano di quegli anni, andando ben oltre l’aura di mitomane depistatore che ha avvolto la sua persona in questi 43 anni.

L’amerikano e Katty Skerl

Secondo quanto riporta Repubblica, i Carabinieri stanno cercando di fare chiarezza anche sulle telefonate dell’Amerikano, l’uomo dall’accento straniero che telefonò a casa di Emanuela Orlandi dell’estate del 1983, identificandosi come il rapitore della ragazza. Accetti, lo ricordiamo, si è autoaccusato anche di essere l’Amerikano. Scopo delle nuove indagini è “stabilire se dietro quelle voci alterate e quelle missive possa esserci stata la mano o la voce di Accetti”, scrive Repubblica. Le autoaccuse di Marco Accetti non si sono limitate ai casi Orlandi e Gregori ma hanno coinvolto anche un altro cold case romano: l’omicidio irrisoolto di Katty Skerl. La 17enne fu ritrovata strangolata in una vigna a Grottaferrata nel gennaio 1984. Nel 2013, Accetti srisse sul suo blog che la bara della ragazza era stata trafugata dal cimitero del Verano e collegò il macabro furto al caso di Emanuela Orlandi. Le sue dichiarazioni caddero nel vuoto ma nel 2022, la Procura dispose l’apertura del loculo che fu ritrovato in effetti vuoto: la bara di Katty era stata realmente rubata. Alla commissione parlamentare d’inchiesta Orlandi-Gregori che lo ha audito per ben sette ore, Accetti ha anche consegnato un lunghissimo memoriale. Dopo 43 anni forse è davvero arrivato il momento di vagliare tutte le confessioni e i racconti di Accetti per chiarire se abbia avuto ruolo in queste oscure vicende, o se sia stato solo un depistatore di professione.

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Sig.ra Maryam Rajavi: La Resistenza iraniana accoglie con favore qualsiasi intesa per porre fine alla guerra e alle sofferenze del popolo iraniano

Sig.ra Maryam Rajavi: La Resistenza iraniana accoglie con favore qualsiasi intesa per porre fine alla guerra e alle sofferenze del popolo iraniano

La Sig.ra Maryam Rajavi, Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), ha dichiarato: la Resistenza iraniana, che da quasi cinque decenni persegue la libertà e la pace, accoglie con favore qualsiasi intesa volta a porre fine alla guerra e alle sofferenze del popolo iraniano. In Iran, nessuno – ad eccezione dei residui dei mullah e dello Shah – ha mai voluto né vuole la guerra.

Lo sforzo per produrre armi nucleari, il bellicismo e l’ingerenza nei Paesi della regione fanno parte della strategia di sopravvivenza del dittatore religioso che governa l’Iran, e non vi rinuncerà finché ne sarà in grado. La guerra è lo scudo di questo regime contro le insurrezioni popolari, mentre la pace e un cessate il fuoco sono, come disse Khomeini, come un “veleno” per esso. Il rovesciamento del regime è responsabilità del popolo iraniano e della sua Resistenza organizzata.

La Sig.ra Rajavi ha aggiunto: ribadisco ancora una volta che qualsiasi accordo internazionale per porre fine alla guerra deve includere la fine delle esecuzioni dei prigionieri politici e delle uccisioni dei manifestanti.

Segreteriato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI)
14 giugno 2026

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“Dottor AI”: oltre il 70% degli italiani usa l’intelligenza artificiale per cercare informazioni sulla salute.

“Dottor AI”: oltre il 70% degli italiani usa l’intelligenza artificiale per cercare informazioni sulla salute.

La fiducia sanitaria è sempre più ibrida

Il sondaggio promosso da Cerba HealthCare Italia fotografa un fenomeno ormai diffuso: l’AI viene utilizzata soprattutto per interpretare sintomi, esami e referti. Marco Daturi: «L’AI non sostituirà il medico, ma sta già cambiando il modo in cui le persone si informano sulla salute. La sfida per le realtà sanitarie è presidiare questo nuovo spazio con informazioni corrette, autorevoli e comprensibili, evitando che le risposte generate dall’intelligenza artificiale siano alimentate da fonti incomplete, imprecise o non qualificate»

 

L’intelligenza artificiale fa ormai parte del rapporto quotidiano degli italiani con la salute. Oltre 7 persone su 10 dichiarano infatti di utilizzare almeno occasionalmente strumenti basati sull’AI per cercare informazioni sanitarie: il 43,9% lo fa direttamente, il 21,6% in modo saltuario e un ulteriore 7% utilizza le risposte AI integrate nei motori di ricerca. Un trend che è destinato a rafforzarsi in futuro, visto che a trainare l’utilizzo dell’AI in ambito sanitario è la fascia under 50, dove gli utilizzatori almeno occasionali sfiorano l’89%. Oltre 2 italiani su 3, inoltre, pensano che in futuro utilizzeranno di più l’AI per temi sanitari, mentre le posizioni di totale chiusura risultano minoritarie (solo l’11,5% esclude questa possibilità).

È quanto emerge dal sondaggio “Dottor AI – Come gli italiani usano l’intelligenza artificiale in tema di salute”, promosso da Cerba HealthCare Italia su un campione rappresentativo di 1.000 cittadini italiani.

Commenta Marco Daturi, Chief Marketing Officer: «La porta d’ingresso alla salute non è più solo lo studio medico: sempre più spesso è una domanda fatta a un’intelligenza artificiale. Per questo la sfida non è fermare il cambiamento, ma portare qualità, autorevolezza e responsabilità dentro questo nuovo spazio informativo. Dopo Google, la nuova frontiera della fiducia sanitaria passa dalle risposte generate dall’intelligenza artificiale. Per anni abbiamo lavorato sulla SEO per aiutare le persone a trovare contenuti affidabili sui motori di ricerca. Oggi dobbiamo fare un passo in più: lavorare sulla GEO, cioè ottimizzare la presenza e la citabilità da parte delle AI generative, in modo che anche le risposte generate dall’intelligenza artificiale siano alimentate da fonti corrette, chiare e autorevoli. La vera domanda, dunque, non è se le persone useranno l’AI per la salute: lo stanno già facendo. La domanda è chi alimenterà quelle risposte, e noi ci saremo».

 

Più nel dettaglio, dalle risposte raccolte emerge che le principali motivazioni che spingono gli utenti a consultare l’AI riguardano la comprensione dei sintomi e dei disturbi (39% delle menzioni) e l’interpretazione di esami o referti (30%), che insieme rappresentano circa sette utilizzi su dieci. Più distanziate risultano invece le ricerche relative a farmaci e terapie o alla valutazione dell’opportunità di rivolgersi a un medico. Tra i più giovani prevale la ricerca di spiegazioni immediate sui sintomi, mentre dopo i 50 anni cresce il ricorso all’AI per leggere referti ed esami clinici.

Il rapporto con questi strumenti appare caratterizzato anche da un livello di fiducia elevato: tra chi utilizza l’AI per temi di salute, il 57% dichiara di fidarsi abbastanza delle informazioni ricevute e oltre il 41% afferma di fidarsene molto. La diffidenza risulta residuale e si concentra soprattutto tra chi non utilizza mai questi strumenti. In particolare, tra i non utilizzatori, circa sette persone su dieci indicano proprio la mancanza di fiducia come principale motivo del rifiuto.

L’indagine evidenzia inoltre una forte componente emotiva associata all’utilizzo dell’AI sanitaria. Oltre l’81% degli utenti dichiara di essersi sentito rassicurato spesso dalle risposte ricevute, mentre un ulteriore 18% riferisce che ciò accade almeno qualche volta. Allo stesso tempo, circa un terzo afferma di essersi preoccupato almeno occasionalmente dopo aver consultato questi strumenti, segnale di un rapporto che non è solo informativo ma anche, appunto, emotivo.

 

La ricerca ha poi indagato un altro tema che diventa cruciale quando le AI entrano nel campo dell’informazione sanitaria: quello della mediazione clinica.

Le risposte evidenziano che al consulto con il “Dottor AI” non segue quasi mai un confronto con il proprio medico: solo il 2,6% degli utilizzatori dichiara di aver verificato con un professionista sanitario le informazioni ricevute tramite l’AI, dato che suggerisce come questi strumenti vengano vissuti prevalentemente come un supporto autonomo e personale, mentre la distanza tra salute digitale e sistema sanitario resta ampia.

L’AI sanitaria viene percepita come utile da 7 intervistati su 10, e quasi il 58% dichiara che probabilmente si fiderebbe di più dell’AI se questa fosse integrata o supervisionata da medici reali. Allo stesso tempo, la maggioranza degli italiani non ritiene realistico uno scenario di sostituzione del medico con l’intelligenza artificiale: oltre il 70% esclude o non considera probabile questa ipotesi. Tuttavia, quasi tre persone su dieci riconoscono almeno un rischio potenziale.

Infine, al netto di marcate differenze generazionali, è ormai assodato che per la maggioranza degli italiani (58%) la salute non passa più da una sola fonte, ma da un insieme di strumenti, persone e canali informativi. Nessun intervistato indica l’intelligenza artificiale come unica fonte autorevole in ambito sanitario, ma la sua presenza è ormai un dato di fatto, ed è destinata a crescere.

«Leggo questi dati come il segnale di un cambiamento profondo nel comportamento delle persone – conclude Daturi –. L’intelligenza artificiale è già diventata un nuovo punto di contatto tra cittadini e salute: non sostituisce il medico, ma entra prima, durante e dopo il rapporto con il sistema sanitario. Per questo le aziende della salute non possono più limitarsi a comunicare online: devono essere presenti, autorevoli e comprensibili anche negli ecosistemi informativi generati dall’AI».

 

 

Cerba HealthCare Italia – Parte di un gruppo internazionale dedicato alla diagnostica ambulatoriale e alle analisi cliniche presente in 90 nazioni, Cerba HealthCare Italia è specializzata nei settori dei laboratori analisi, medicina dello sport, medicina del lavoro, radiologia, poliambulatori e service lab. Nel nostro Paese conta oltre 2.000 addetti, più di 400 tra centri medici e di prelievo, 31 laboratori. Ogni anno esegue più di 25 milioni di esami e offre i suoi servizi a oltre 5 milioni di pazienti. www.cerbahealthcare.it

 

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Il Brand Journalism ridefinisce i media: a Parma torna Ufficio Stampa LAB

Il Brand Journalism ridefinisce i media: a Parma
torna Ufficio Stampa LAB con un’edizione estiva
per formare i nuovi professionisti dell’informazione

Dal 24 al 26 luglio 2026, la città ducale ospita il laboratorio intensivo ideato da Francesca Caggiati.
Oltre alla formazione tecnica, il LAB apre le porte a percorsi annuali per diventare addetti stampa
e biennali retribuiti per l’accesso all’Ordine dei Giornalisti come Pubblicisti.

 

 

In un ecosistema della comunicazione in continuo mutamento, dove i confini tra informazione, marketing e narrazione si fanno sempre più fluidi, il ruolo dell’addetto stampa evolve radicalmente. Di questa metamorfosi si è parlato di recente con la giornalista Francesca Caggiati, fondatrice di Ufficio Stampa LAB, che ha svelato i dettagli della prossima Summer Edition di Parma, in programma dal 24 al 26 luglio 2026.

L’evoluzione da filtro a stratega

“Oggi l’addetto stampa non è più un mero intermediario, ma uno stratega multicanale e un creatore di contenuti”, ha sottolineato Caggiati. La sfida attuale è il Brand journalism: le aziende diventano editori, raccontando storie e valori attraverso narrazioni tipicamente giornalistiche per costruire un legame emotivo con il pubblico e anche il rapporto tra ufficio stampa e media negli anni è cambiato.

L’evento di Parma: 24, 25 e 26 luglio

La Summer Edition si terrà il 24 e 25 luglio, con due giornate di full immersion dedicate a scrittura persuasiva, gestione e strumenti dell’ufficio stampa che oggi coinvolgono anche l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Il laboratorio è pratico fin dal primo giorno, ma il 26 luglio sarà il momento dell’Extra LAB: una giornata verticale dedicata ad approfondimenti operativi per vivere sul campo nel complesso panorama delle media relations.

Carriera e possibilità di richiedere l’iscrizione come Giornalisti Pubblicisti

I percorsi dell’edizione 2026 – tutti a numero chiuso – offrono una continuità formativa e professionale che il LAB garantisce. Attraverso il laboratorio, infatti, si accede a due percorsi strutturati:

Percorso annuale: focalizzato sull’acquisizione di tutte le competenze tecniche per diventare addetto stampa professionista.
Percorso biennale: una formula innovativa dove formazione e attività retribuita viaggiano in parallelo. Al termine del biennio di collaborazione documentata e pagata, i partecipanti avranno maturato i requisiti necessari per richiedere l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti come Pubblicista.
A chi è rivolto Ufficio Stampa LAB

Per giornalisti che vogliono affiancare l’attività di addetti stampa, per chi lavora all’interno di uffici marketing e comunicazione e vuole skillarsi sulle tecniche operative di ufficio stampa e media relations, chi ambisce a diventare giornalista pubblicista o semplicemente cerca un lavoro dinamico, flessibile e con grandi soddisfazioni personali e professionali, anche come percorso di inserimento o reinserimento lavorativo.

“Offriamo una vera palestra di vita e lavoro che immette figure specializzate direttamente nel mercato, garantendo la deontologia professionale e la crescita economica”.

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A ROMA IL TERZO FESTIVAL DELL’UMANO TUTTO INTERO.

DOMANI A ROMA IL TERZO FESTIVAL DELL’UMANO TUTTO INTERO. MENORELLO (SUI TETTI): “DALLA PARTE DELLE CREATURE, PER POTER DIRE, PROPRIO OGGI, NEL CAMBIO D’EPOCA E SEGUENDO FRANCESCO D’ASSISI, BENVENUTA, SORELLA VITA!”

 

Dieci panel come i dieci passi di San Francesco: con Parolin, Mantovano, Tajani, Valditara, Cavani, Versace, Giorgetti, Avati, A.Meloni, Zuppi, Abodi, Zecchi.

 

ROMA, 15 giugno 2026 – “Porremo il grande tema se sia possibile, proprio a noi nel 2026, un’amicizia con la vita e la realtà come é stata quella letizia di Francesco d’Assisi, che ci stupisce sempre di più. Ed essere dalla parte delle creature cambia tutti gli aspetti dell’umano: dallo stupore per i giovani, che saranno i protagonisti del festival, fino a co-condurre i panel, a proposte concrete ai decisori politici, dai conflitti nel reale e con il reale agli scenari internazionali, dalle fragilità e dalla cura dei più deboli e dei più piccoli alle prospettive di pienezza per ciascuno, in qualsiasi situazione sia”.

 

Così il presidente del network Ditelo Sui Tetti, avv. Domenico Menorello, introduce il terzo “Festival dell’Umano Tutto Intero”, fortunato appuntamento promosso a Roma dal 2024 dal network di cento associazioni “Ditelo Sui tetti”, che quest’anno coincide con la ricorrenza degli ottocento anni dalla morte di San Francesco, patrono d’Italia e d’Europa (1226- 2026). La traccia scelta per l’edizione 2026 è “Ben venga, mia sorella Vita”.

 

Per due giorni, dal 16 al 17 giugno, il Pio Sodalizio dei Piceni ospiterà una sorta di inedito “pellegrinaggio” attorno ai luoghi esistenziali di Francesco d’Assis, attraversandoli con dieci passi tutti declinati nell’attualità. Sono infatti dieci i panel, animati non come “convegni” ma con il pullulare di esempi reali e appunti di giudizio, grazie a cento fra relatori, esponenti del mondo istituzionale, politico, religioso ed artistico, accomunati dal desiderio di rovesciare il paradigma del disincanto per raccontare le varie forme dell’uomo che, come San Francesco, impara a far illuminare nostra sorella vita dalla povertà del cuore.

 

Tra gli ospiti da segnalare Card. Pietro Parolin, Mons. Zuppi, Mons. Renzo Pegoraro, Card. Mario Grech, Fr. Francesco Ielpo (custode Terra Santa), Pupi Avati, Antonio Polito, Liliana Cavani, Davide Rondoni, Alfredo Mantovano Antonio Tajani, Giancarlo Giorgetti, Giuseppe Valditara, Arianna Meloni, Eugenia Roccella, Francesco Paolo Sisto, Lucia Albano, Maria Teresa Bellucci, Orazio Schillaci, Alessandra Locatelli, Daniela Fumarola, Paola Binetti, Antonio Baldassarre, Giovanni Orsina, Francesco Caringella, Matteo Halissey, Stefania Craxi, Domenico Airoma, Salvatore Abbruzzese, Paola Frassinetti, Andrea Abodi, Stefano Zecchi, Suor Anna Monia Alfieri, Giusy Versace.

 

“Abbiamo immaginato un festival che si snoderà in dieci passi, ordinati in cinque luoghi esistenziali di Francesco narrati con più linguaggi: «la giovinezza, il conflitto, le fragilità, l’essere figli, il centuplo» – spiega Menorello – Abbiamo l’obiettivo di calcare quei passi e quei luoghi di San Francesco, per sperare che anche per noi la realtà si faccia promessa di pienezza, non baratro sul nulla. Vogliamo porci alcune domande: la realtà è divenuta nemica della persona? È più comodo fuggirla? Siamo condannati ad avviare una guerra o nutriamo ancora la speranza di poter chiamare fratello e sorella ogni cosa e soprattutto ogni vita, a partire dalla sorella vita del poverello di Assisi? Nostra intenzione – aggiunge – è ripercorrere esistenzialmente i passi e i luoghi di Francesco nelle due fasi della sua vita, dalla apparente superficialità giovanile alla nuova era dell’amicizia con la sua vita e il suo reale.

 

Questa sorta di pellegrinaggio esistenziale, che animeremo nei due giorni del festival, vuole puntare a farci alzare lo sguardo anche verso un orizzonte di possibili scelte pubbliche. Infatti, ogni sessione concluderà chiedendo ai decisori alcune riforme e alcuni contenuti precisi. Seguiremo Francesco fino al suo segreto, che, nella fraternità e nella ricerca della verità, è l’incontro con il Fatto cristiano, perché come ha scritto Papa Leone XIV chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio precisamente nella bellezza della creazione, in tante forme in cui Dio ha voluto mettere la Sua impronta, in tutto quello che siamo noi, soprattutto come figli e figlie di Dio, creature fatte a Sua immagine”.

 

Il festival con il contributo fondamentale tra gli altri di Enel, Gruppo FS, Aeroporti 2023, Terna, trae ispirazione dall’opera di Davide Rondoni, “La ferita, la letizia. Faccia a faccia con San Francesco, poeta di Dio e del mondo”, Fazi editore, 2026; le fonti sono tratte anche da Augustine Thompson, Francesco d’Assisi, una nuova biografia, Itaca, 2012 . I frame video saranno tratti dal film capolavoro ‘Francesco’ di Liliana Cavani (1989). E proprio Liliana Cavani sarà protagonista assieme a Davide Rondoni (Presidente Comitato VIII centenario morte di San Francesco) di un inedito e particolarissimo “duetto”, intitolato “Commossi da San Francesco”.

 

All’interno del Festival dell’Umano tutto intero in programma al Pio Sodalizio dei Piceni di Roma, la sera del 17 giugno si svolgerà lo spettacolo “Per una giovane Italia”, basato sul manifesto scritto da Davide Rondoni che racconta e inquadra l’intero progetto. I giovani hanno un solo grande problema: gli adulti. Specialmente gli adulti che non vogliono rinunciare a rendite di posizione e che non comunicano energia propositiva e speranza. Con gli interventi di Lorenza Fruci giornalista, conduzione di Fanny Cadeo, Angela Sara Ciafardoni – scrittrice, Arianna Balestrieri – danzatrice, Asia Vaudo – poetessa, Flaminia Colella – poetessa, Massimo Villani – attore, Susanna Reppucci – cantautrice.

 

La serata “Per una giovane Italia”, realizzata con il sostegno di Enel, vuole raccontare una prospettiva: quella di un’Italia per vecchi che non è l’Italia che desideriamo, perché sono molto spesso dei giovani a muovere le energie migliori nel Paese. Francesco e i suoi frati erano dei ragazzi, Dante era un ragazzo quando iniziò a scrivere la Commedia, Marconi a 21 anni mosse i suoi primi esperimenti, e per i secoli si devono a tanti ragazzi e ragazze italiani passi in avanti in tutti i campi: dalla scienza alla letteratura, dall’impresa economica alla politica. L’avvio della serata con la brass band, che introdurrà il format Per una giovane Italia, sarà alle ore 20.45.

 

Oltre alla tappa romana, il progetto verrà presentato anche a FERRARA – 28 maggio; MONTE SAN MARTINO (MC) – 4 luglio; MONTALTO DELLE MARCHE (AP) – 24 luglio; CAORLE (VE) – 12 agosto; RIMINI – 23 agosto, Meeting per l’amicizia fra i popoli; ASCOLI PICENO – 25 agosto.

 

 

 

IL PROGRAMMA:

 

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Manfredonia, dodicenni tra alcol e sostanze: la vera emergenza è educativa, non soltanto sociale

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda attenzione rispetto ai fatti riportati dalla stampa in merito alla presenza di giovanissimi, alcuni dei quali di appena dodici e tredici anni, coinvolti in episodi di consumo di bevande alcoliche e sostanze stupefacenti in diversi spazi pubblici della città di Manfredonia.

La cronaca restituisce immagini che, se considerate nella loro dimensione più immediata, rischiano di alimentare esclusivamente sentimenti di allarme sociale. È invece necessario compiere uno sforzo interpretativo più ampio, capace di leggere tali comportamenti come manifestazioni di un disagio che si struttura progressivamente all’interno delle trasformazioni culturali, relazionali ed educative che attraversano la società contemporanea.

L’ingresso sempre più precoce degli adolescenti in esperienze di trasgressione non costituisce soltanto una violazione di norme giuridiche o sociali; esso segnala una crescente difficoltà dei giovani a riconoscere limiti condivisi, ad attribuire significato alle regole e a costruire un rapporto equilibrato con la libertà. Quando il bisogno di appartenenza trova risposta prevalentemente nel gruppo dei pari, in assenza di autorevoli riferimenti educativi, il rischio è che la ricerca di identità venga affidata a pratiche di imitazione, sfida o esposizione a comportamenti che promettono riconoscimento immediato, ma producono isolamento e vulnerabilità.

L’età dei protagonisti impone una riflessione ancora più rigorosa. Dodici o tredici anni rappresentano una fase evolutiva nella quale la personalità è ancora in piena formazione e la costruzione dell’identità richiede la presenza di adulti capaci di esercitare una funzione educativa fondata sulla vicinanza, sulla coerenza e sulla responsabilità. L’assenza di tali riferimenti genera spesso una condizione di smarrimento nella quale il confine tra autonomia e abbandono diviene progressivamente indistinto.

Per questa ragione, il dibattito pubblico non dovrebbe limitarsi alla ricerca di responsabilità individuali. Interrogarsi esclusivamente sul comportamento dei genitori o dei ragazzi rischia di offrire una rappresentazione parziale del fenomeno. Occorre, piuttosto, interrogare la qualità complessiva del patto educativo che lega famiglia, scuola, istituzioni, associazionismo, servizi territoriali e comunità locale.

Una società educa non soltanto attraverso le parole, ma mediante l’organizzazione dei propri spazi, dei propri tempi e delle relazioni che rende possibili. Quartieri privi di presìdi culturali, aree urbane lasciate al degrado, luoghi di aggregazione non accompagnati da figure educative competenti e una progressiva rarefazione delle occasioni di partecipazione favoriscono l’affermarsi di forme di socializzazione costruite attorno al consumo, alla ricerca dell’eccesso e alla deresponsabilizzazione.

Non meno significativa appare la questione relativa alla vendita di bevande alcoliche ai minori. Se la normativa vigente individua con chiarezza obblighi e divieti, la loro concreta efficacia dipende dalla capacità delle istituzioni di garantirne il rispetto attraverso controlli costanti e da una diffusa cultura della legalità condivisa dagli operatori economici. La tutela dei minori non può essere affidata esclusivamente alla sanzione, ma richiede una responsabilità etica che precede quella giuridica.

In questo scenario la scuola assume una funzione che trascende la trasmissione dei saperi disciplinari. Essa rappresenta uno dei pochi luoghi nei quali è ancora possibile promuovere un’autentica educazione alla convivenza democratica, sviluppare il pensiero critico, consolidare competenze emotive e relazionali e restituire valore all’esperienza del limite come condizione necessaria per l’esercizio della libertà. L’educazione ai diritti umani trova qui la propria più concreta espressione: non nell’enunciazione astratta dei principi, ma nella costruzione quotidiana di contesti nei quali ciascun giovane possa sentirsi riconosciuto, ascoltato e responsabilizzato.

È altresì opportuno riflettere sul linguaggio utilizzato nel dibattito pubblico. Definire i ragazzi coinvolti attraverso categorie stigmatizzanti rischia di consolidare processi di esclusione proprio nel momento in cui sarebbe necessario costruire percorsi di ricomposizione del legame sociale. Nessun adolescente può essere identificato con il proprio comportamento problematico. Ogni condotta costituisce piuttosto un messaggio che domanda di essere interpretato, senza indulgere in giustificazioni, ma evitando letture semplificatrici.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che quanto accaduto a Manfredonia rappresenti l’occasione per promuovere un’azione condivisa tra amministrazione comunale, istituzioni scolastiche, Azienda Sanitaria Locale, servizi sociali, forze dell’ordine, magistratura minorile, realtà del Terzo Settore e rappresentanze delle famiglie, finalizzata alla costruzione di un Piano territoriale permanente per la prevenzione del disagio adolescenziale.

La prevenzione autentica nasce infatti dalla capacità di una comunità di riconoscere tempestivamente le fragilità prima che esse assumano forme patologiche o devianti. Investire nell’educazione, nella prossimità sociale, nella qualità delle relazioni e nella partecipazione giovanile significa tutelare non soltanto il presente dei nostri ragazzi, ma la tenuta democratica della società futura.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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KRIFI WAG: esce RED CARPET VOL. 2, un disco controcorrente tra ricerca, identità e resistenza artistica

Ci sono dischi che nascono per stare dentro il proprio tempo. E poi ci sono quelli che provano a metterlo in discussione.
Red Carpet Vol. 2, nuovo album dei Krifi Wag, appartiene senza esitazioni alla seconda categoria.

Più che un semplice capitolo conclusivo, questo lavoro è il punto di arrivo – e allo stesso tempo di ripartenza – di un percorso iniziato anni fa, fatto di intuizioni, deviazioni, resistenza e visione. Un disco che completa la “saga” di Red Carpet, ma soprattutto ne espande il significato, trasformandola in qualcosa di più profondo: una dichiarazione artistica, prima ancora che musicale.

“È stato un processo intenso,” racconta la band, “un viaggio devoto e inevitabile alla ricerca di sé stessi, come cuore pulsante della vita e del tormento attraverso la musica.”
E in effetti, ascoltando il disco, questa tensione si percepisce chiaramente: ogni brano sembra portare con sé un’identità precisa, un grido personale che prende forma in arrangiamenti armoniosi, raffinati e diretti allo stesso tempo.

Il tratto distintivo dei Krifi Wag resta quell’equilibrio raro tra disciplina compositiva e slancio emotivo. Le loro radici affondano in un’idea quasi “tradizionale” della scrittura – dove ogni passaggio ha un peso specifico – ma il risultato è tutt’altro che conservativo: performance fluide, organiche, vive, che definiscono un suono riconoscibile e in continua trasformazione.

Non è un caso che, all’interno della tracklist, trovi spazio una collaborazione che per la band ha il sapore di un sogno realizzato: la partecipazione di Ben Koller, batterista dei Converge, presenza che aggiunge ulteriore intensità e profondità a un disco già ricco di sfumature. Non un semplice featuring, ma un punto di contatto reale tra influenze e identità.

Ma Red Carpet Vol. 2 non è solo musica. È anche una presa di posizione.

“In un’epoca in cui tutto sembra portare verso un’omologazione mascherata da libertà,” spiegano i Krifi Wag, “sentiamo il bisogno di difendere la possibilità di esplorare, di deviare, di costruire qualcosa che non sia immediatamente approvato.”
Ed è proprio qui che il disco trova la sua forza più autentica: nella volontà di non adattarsi, di non semplificarsi, di non rinunciare alla complessità.

Il percorso che ha portato a questo risultato non è stato lineare. Avversità, rallentamenti, momenti di crisi: elementi che avrebbero potuto compromettere il progetto, ma che invece ne hanno rafforzato le fondamenta. “Abbiamo sempre resistito,” raccontano, “perché c’è qualcosa in noi che ci spinge a cercare qualità e idee preziose in quello che facciamo. E questo, per noi, vale tutto.”

Prodotto dagli stessi Krifi Wag, registrato da Gianluca Zanin presso Artigian Studio e finalizzato da Eleven Mastering, il disco rappresenta anche una sintesi tecnica e artistica del loro percorso. Il tutto pubblicato da Grazil Records, con un comparto visivo – tra artwork e video – curato direttamente da Simone Bastianello e dalla band, a conferma di una visione totale e coerente.

Red Carpet Vol. 2 è un disco che non chiede scorciatoie, ma attenzione.
Non cerca consenso immediato, ma risonanza nel tempo.

E proprio per questo, forse, è destinato a restare.

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Dalla commedia con Franca Tragni e Aldo “Ape” Piazza, alla musica elettronica di Johann Merrich: al via la prima settimana “Sul Naviglio…”

Dalla commedia con Franca Tragni e Aldo “Ape” Piazza, alla musica elettronica e sperimentale di Johann Merrich: prende il via la prima  

settimana della rassegna “Sul Naviglio…estate 2026”

 

 

Parma, 13.06.2026 – Aprirà con la travolgente e insolita “coppia” formata da Franca Tragni e Aldo “Ape” Piazza, il programma estivo della rassegna “Sul Naviglio…”, giunta alla sua nona edizione e realizzata dall’associazione L.O.F.T., in collaborazione con Centro Giovani Casa nel Parco, Officine ON/OFF, Ècole, Amici della Biblioteca di San Leonardo, Progetti&Teatro, associazione Ermo Colle e con il sostegno di Comune di Parma, Fondazione Cariparma, Chiesi Farmaceutici, Cooperativa Sociale Proges, Oiki, Sipi, Regione Emilia Romagna. L’appuntamento sarà nel cortile all’aperto di Officine ON/OFF, in Strada Naviglio Alto 4/1, presso il verdeggiante Parco del Naviglio, nell’area del quartiere San Leonardo che accoglie, da tradizione, l’edizione estiva della rassegna, tra le più amate e seguite in città.

La serata inaugurale, martedì 16 giugno, alle ore 21.30, sarà, dunque, all’insegna del teatro con lo spettacolo “Una di troppo – due anime invisibili, come l’inchiostro simpatico”, commedia scritta e interpretata da Franca Tragni e Aldo “Ape” Piazza, con la collaborazione artistica di Mauro Corbelli, tecnica e luci di Erika Borella e suoni di Francesco Oppici. In scena da un lato ritroviamo il personaggio di Tecla Sozzi, anziana “signorina” apparentemente abitudinaria, sagace, sarcastica, solitaria e curiosa, dall’altro la prorompente Ape Regina, drag queen brillante, caotica, piena di paillettes e drammi, appena sfrattata e con un passato complicato alle spalle. Costrette a condividere lo stesso appartamento per un progetto di recupero sociale, le due protagoniste daranno il via a un susseguirsi di scontri comici, momenti teneri e rivelazioni inaspettate, ritrovandosi a fare i conti con le proprie ferite e i propri pregiudizi.

Fitto il programma di mercoledì 17 giugno, con eventi pomeridiani e serali. Alle 17.45 il primo degli appuntamenti dedicati all’infanzia: “Astolfo – vita da lupo” una narrazione per bambini a partire dai 4 anni, dove l’attrice Francesca Grisenti, accompagnata alla fisarmonica da Nicholas Forlani, racconterà, attraverso la storia di un lupo molto speciale, che la bellezza e la ricchezza stanno proprio nella diversità. Perché i lupi non sono tutti uguali! Ogni lupo, infatti, ha le sue passioni e c’è anche chi, come lupo Astolfo, adora annusare fiori. Sempre mercoledì alle 20.45 torna in scena l’esilarante Tecla Sozzi, questa volta da sola, chiamata ad inaugurare, nel suo stile strampalato inconfondibile, un ciclo d’incontri a tema. S’inizia con “la Cucina” ma cosa combinerà Tecla fra i fornelli? Alle 21.30 la rassegna ospiterà, invece, lo spettacolo teatrale “Memori”, vincitore del bando Cura 2023 e del Premio Speciale Ermo Colle 2025. Gli attori e autori Nicola Lorusso e Giulio Macrì porteranno in scena il racconto di due anime disperse, alla disperata ricerca della propria identità. Due uomini che frugano nel passato, che provano a rimanere saldamente aggrappati alla convinzione che la vita non sia soltanto una mera sequela di insignificanti vicende e coincidenze, ma piuttosto una trama di eventi culminanti in un piano sublime. Un viaggio che ha in sé sogno, realtà, dolcezza e nostalgia.

La musica elettronica sarà poi protagonista, giovedì 18 giugno con “Suoni sul Naviglio…” a cura della compositrice Patrizia Mattioli. Tra gli appuntamenti più attesi per gli appassionati di questo genere musicale alle ore 19.00 la presentazione del libro “Altri suoni. Storia nascosta della musica elettronica” della musicista Johann Merrich, autorevole ricercatrice indipendente in ambito musicale, sperimentale e sonoro, che, in collaborazione con il graphic designer Eeviac, eseguirà anche una speciale sessione di ascolto di 30 minuti con brani elettroacustici ed elettronici di autori e autrici citati nel libro. Johann Merrich da lungo tempo affianca il suo lavoro di musicista a quello di ricercatrice e divulgatrice, andando a scavare negli archivi sepolti della storia musicale per far riaffiorare storie dimenticate ma fondamentali. Il libro rappresenta un viaggio verso nuove geografie, alla scoperta di una prospettiva originale sugli esperimenti sonori più avventurosi del Novecento. In serata, alle 21.30, si terrà, poi, il concerto “L’impero della luce”, progetto musicale di Merrich ed Eeviac dedicato all’organizzazione dei suoni e a composizioni sperimentali in tempo reale, messe in relazione con i campi elettromagnetici prodotti da oggetti di uso quotidiano; a concludere la serata sarà, infine, la performance musicale “Calliope sounds memory concert” con musiche di scena eseguite dal vivo da Patrizia Mattioli e voice memory di Loredana Scianna: un viaggio musicale nello spazio/tempo per celebrare la memoria sonora del mito di Calliope.

Il programma della prima settimana si chiuderà venerdì 19 giugno con un doppio appuntamento. Alle ore 18.45, ritorna il tradizionale ciclo di conversazioni letterarie e poetiche “Versi sul Naviglio” a cura del poeta e attore Adriano Engelbrecht. Questo primo incontro, incentrato sulla poesia e sulle più recenti novità editoriali, verrà moderato dalla critica letteraria Silvia Manzi che dialogherà insieme a Engelbrecht e ai poeti Elisa Barbieri e Giancarlo Baroni. Alle 21.30, invece, il palco allestito nel cortile di Officine ON/OFF si trasformerà in un vero e proprio cinema all’aperto con la proiezione del film “C’è ancora domani”, opera prima alla regia di Paola Cortellesi (anche interprete insieme a Valerio Mastandrea) che ha ottenuto il plauso del pubblico e della critica (premiato come Film dell’anno ai Nastri d’argento del 2024 e ottenendo ben 19 candidature ai David di Donatello). La pellicola inaugurerà il ciclo di serate cinematografiche a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca di San Leonardo, presentato per celebrare gli 80 anni della Repubblica Italiana e del suffragio universale con l’estensione del voto alle donne.

 

 

Tutti gli appuntamenti sono ad INGRESSO GRATUITO con offerta libera (non si accettano prenotazioni per gli eventi in programma)

Direzione organizzativa a cura di L.O.F.T. APS

Direzione tecnica a cura di Erika Borella, con la collaborazione di Donatello Galloni ed Elisabetta Saltari.

Per maggiori informazioni contattare il cell. 3534426167.

In caso di maltempo verranno fornite tempestive informazioni sull’eventuale luogo al chiuso dove rappresentare l’evento in programma.

L’entrata agli eventi è presso il cortile di Officine ON/OFF, in Strada Naviglio Alto 4/1, dove sarà anche attivo un servizio ristoro gestito da Bar Glenda.

 

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Premio Truth 2026, grande successo per la II Edizione: a Pozzuoli celebrate le Eccellenze del Made in Italy Agroalimentare

Premio Truth 2026, grande successo per la II Edizione: a Pozzuoli celebrate le Eccellenze del Made in Italy Agroalimentare

Una serata di cultura, impresa e territorio dedicata a chi sta costruendo il futuro del cibo italiano

POZZUOLI – Una celebrazione delle eccellenze italiane, delle imprese virtuose e delle storie che raccontano il valore del nostro Paese. È questo lo spirito della seconda edizione del Premio Truth – “Il Cibo Protagonista del Cambiamento”, andata in scena nella prestigiosa cornice del Truth Restaurant&Events di Pozzuoli.

Un appuntamento che ha riunito istituzioni, imprenditori, professionisti, mondo accademico e rappresentanti della cultura, con l’obiettivo di valorizzare il sistema agroalimentare italiano attraverso i temi dell’innovazione, della sostenibilità, della ricerca e della tutela delle identità territoriali.

La serata è stata condotta dalle presentatrici Paola Mercurio e Magda Mancuso, che hanno accompagnato il pubblico lungo il percorso della manifestazione, dando voce ai protagonisti e alle storie delle aziende premiate.

Paola Mercurio ha aperto al cerimonia delle premiazioni chiamato sul palco la proprietaria del Truth e CEO Founder di Truth Event Dorotea Ragucci, anima e promotrice del Premio, che ha dato il via ufficiale alla serata insieme alla Prof.ssa Anna Maria Colao, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico del Premio, Professore Ordinario di Endocrinologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, titolare della Cattedra UNESCO “Educazione alla Salute e Sviluppo Sostenibile” e Vice Presidente del Consiglio Superiore di Sanità.

La Prof.ssa Colao ha sottolineato il ruolo centrale del cibo come elemento di salute, cultura, ricerca e sviluppo sostenibile, confermando la visione scientifica e culturale alla base del progetto.

La manifestazione porta la firma di Alfredo Mariani Art Director dell’iniziativa, ideatore di un percorso capace di unire comunicazione, impresa e valorizzazione delle eccellenze italiane, con la perfetta direzione artistica della struttura affidata a Fabio Ragucci.

Il preserata è stato condotto da Magda Mancuso, mentre la serata è stata impreziosita dalle atmosfere musicali dell’Arturo Caccavale Swing Quintet, che ha accompagnato gli ospiti con eleganza e raffinatezza.

Le Aziende premiate e i protagonisti della seconda edizione

Sul palco del Premio Truth sono state celebrate importanti realtà del panorama agroalimentare italiano, premiate per il loro impegno nella qualità, nell’innovazione e nella valorizzazione dei territori.

Quest’anno premiate:

GranTerre (Emilia Romagna), uno dei principali gruppi dell’agroalimentare italiano, il riconoscimento è stato ritirato dal Dott. Alberto Tarallo, a consegnare il premio il Magnifico Rettore dell’Università AUGE, Prof. Avv. Giuseppe Catapano, che subito dopo la premiazione ha voluto coinvolgere sul palco Sua Eccellenza Ernest Ndabashinze, Ambasciatore del Burundi in Italia, insieme alla diplomatica Fiume Giallo Imperatore, in un momento dedicato al dialogo internazionale e alla collaborazione tra culture.

Sanpellegrino ( Lombardia gruppo Nestlè) leader indiscusso nel mondo. Premiata  dal Prof. Avv. Gennaro Famiglietti, Presidente dell’Istituto di Cultura Meridionale, Console Generale della Bulgaria e Segretario Generale del Corpo Consolare e Diplomatico di Napoli, ritirato dal responsabile Sud Italia Nicola Ferrucci

 

Biffi FORMEC ( Emilia Romagna) ha ritirato il premio il responsabile aziendale Danilo Agliano, premiato da Dario Duro, Fiduciario AMIRA Napoli – Associazione Maître Italiani Ristoranti e Alberghi.

Granata 1936  (Campania) il riconoscimento è stato ritirato dal responsabile aziendale Raffaele Abbate, premiato da Lady Chef Alessandra Baruzzi, Coordinatrice Nazionale del compartimento Federazione Italiana Cuochi.

La Fiammante ( Campania) ha ritirato il premio Giuseppe Urciuolo, premiato dall’attrice Rosa Miranda.

Stuzzicante ( Campania) il riconoscimento è stato ritirato dal CEO Catello Sorrentino, premiato dal regista cinematografico Rosario Errico, vincitore del Globo d’Oro e nomination agli Oscar.

Dorella – Oleificio Candela ( Campania) ha ritirato il premio il responsabile Giorgio Tramontano, premiato dal giornalista Diego Paura, responsabile della redazione Cultura e Spettacolo del ROMA.

O Sole ‘e Napule ( Campania) il premio è stato ritirato da Daniele Calabria, consegnato dall’ Avv. Ivana Petrone per la Fondazione E. Novation che ha portato i saluti del Presidente Massimo Lucidi da Washington.

Enodelta ( Campania) ha ritirato il riconoscimento il fondatore Antonio Caputo, premiato da Pasquale Brillante, Maestro dei Vini per AMIRA Campania.

Dorotea Ragucci: “Guardiamo già alla terza edizione”

Al termine della serata, Dorotea Ragucci, CEO Founder Truth Event e ideatrice del progetto insieme al team del Premio in particolare Attilio Mattiacci Direttore Generale Sunset Cash-Food&Beverage  e allo staff del Truth con il direttore Gianni Aiello, ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno contribuito al successo della seconda edizione:

“Sono profondamente grata a tutti coloro che hanno reso possibile questa seconda edizione del Premio Truth. Questo risultato nasce dalla collaborazione, dalla passione e dalla volontà di raccontare un’Italia che ogni giorno lavora, innova e difende le proprie eccellenze. Il cibo è cultura, identità e futuro. Da questa energia ripartiamo già guardando alla terza edizione, con l’obiettivo di ampliare ancora di più il nostro sguardo verso il futuro del Made in Italy, sostenendo chi continua a creare valore attraverso qualità, ricerca e visione.”

La seconda edizione del Premio Truth ha così confermato la propria vocazione: raccontare quelle realtà che trasformano ogni giorno il cambiamento in opportunità, attraverso innovazione, sostenibilità, sicurezza alimentare e capacità imprenditoriale.

Un viaggio dentro il cuore produttivo dell’Italia, dove il cibo non è soltanto una risorsa economica, ma cultura, identità e patrimonio da custodire e innovare.

“Il Cibo Protagonista del Cambiamento” si conferma una visione concreta del futuro: un futuro costruito da persone, aziende e territori capaci di rappresentare il meglio del Made in Italy.

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LO-FAI, IL PODCAST CHE NON VA DI FRETTA

LO-FAI, IL PODCAST CHE NON VA DI FRETTA
Da oggi, 15 giugno, è disponibile su Spotify e YouTube la nuova puntata del podcast a cura di Cristopher Bacco dello Studio2 di Padova
Ospite: Veronica Marchi
ASCOLTA IL PODCAST SU SPOTIFY
http://GUARDA IL PODCAST SU YOUTUBE
 

Da oggi, lunedì 15 giugno, è disponibile su Spotify e YouTube la decima puntata di LO-FAI, il podcast ideato e condotto dal produttore e tecnico del suono Cristopher Bacco che ogni 15 del mese ospita allo Studio2 di Padova alcuni protagonisti della scena musicale italiana, chiamati a raccontarsi restituendo al pubblico una dimensione intima, autentica e irripetibile. Tra i primi appuntamenti del podcast figurano Bobby Solo, Dellera, Fabio Cinti, Jury Magliolo, Alessandro Ragazzo, Ulisse Schiavo, Gaia Morelli,Fabrizio Nikki Lavoro, Pit Coccato ed Ernesto Marciante.

 

L’ospite della puntata del 15 giugno è Veronica Marchi, cantautrice e produttrice veronese. Attiva dal vivo dal 1997, nel corso della sua carriera ha collaborato con artisti e personalità come Niccolò Fabi, Patrizia Laquidara, Natalino Balasso e Andrea Mirò, sviluppando una scrittura capace di muoversi tra pop e indie folk senza rinunciare a eleganza e autenticità. Nel 2016 partecipa alla decima edizione di X Factor nella squadra di Manuel Agnelli, mentre nel 2020 fonda Maieutica Dischi, etichetta indipendente dedicata alla valorizzazione della musica realizzata da donne.

 

Dopo quattro album in studio e numerosi concerti in Italia e all’estero, nell’ottobre 2025 pubblica “Bianca”, un disco dedicato a Bianca D’Aponte che raccoglie storie di fragilità umane e della consapevolezza che nasce dall’accettarle. Dal concerto evento “Vorrei tornare bambina”, andato in scena al Teatro Camploy di Verona insieme a ospiti come Andrea Mirò ed Eva Pevarello, nasce l’EP “Vorrei tornare bambina – Live @ Teatro Camploy”, pubblicato l’8 maggio 2026 e il video del brano “Anni 90”, tratto da Bianca.

 

Nel corso dell’episodio l’artista dialoga con Cristopher Bacco e propone un live acustico registrato in presa diretta, restituendo la propria visione della musica tra scrittura, esperienza e ricerca di autenticità.

 

LO-FAI è il podcast che sceglie di non andare di fretta. Questo format nasce come presa di posizione contro la frenesia del consumo musicale contemporaneo e la frammentazione dell’ascolto. Ogni episodio, ambientato in un set minimal in bianco e nero, è una conversazione autentica, registrata in presa diretta e accompagnata da un live acustico senza correzioni o artifici.

 

Le performance sono registrate su una musicassetta la quale, una volta firmata dall’artista ospite, viene messa all’asta su eBay. Il ricavato viene interamente devoluto alla Terapia Intensiva Neonatale di Padova tramite la Fondazione Salus Pueri.
CRISTOPHER BACCO

Cristopher Bacco è un produttore e tecnico del suono con oltre 15 anni di esperienza. Ha fondato Studio 2, che dal 2012 al 2015 è stato anche un live club, ospitando live numerosi artisti, tra cui Morgan, Niccolò Fabi, Zen Circus, Le Vibrazioni, Afterhours, Fast Animals and Slow Kids e Bassi Maestro. Dal 2015 si dedica esclusivamente alla produzione discografica, cambiando sede e specializzandosi nella realizzazione di produzioni di alto livello, collaborando con artisti tra audio e video come Alberto Bof, Fabio Cinti, The Winstons, Lombroso, Susana Baca, The Cyborgs, Omar Pedrini, Bobby Solo e Nikki. Ha portato il suo lavoro in studi di fama mondiale, tra cui gli Abbey Road. Nel 2021 crea M.V.A. Productions Srl, realtà dedicata alla produzione multimediale di alto livello, che lo porta a collaborare con Chora Media, WTLK e Mediaset in progetti audio-video professionali.

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Telemedicina in farmacia nel Lazio: da oggi Holter cardiaco e pressorio diventano servizi stabili del SSN

Telemedicina in farmacia nel Lazio: da oggi Holter cardiaco e pressorio diventano servizi stabili del SSN

Superata la fase sperimentale, tutte le farmacie convenzionate del Lazio possono aderire al nuovo regime. Nessun limite di prestazioni per singola farmacia, e rimborsi SSN per holter cardiaco e holter pressorio.

MedEA affianca gli esercizi con piattaforma di refertazione e dispositivi medici certificati, Centro di Refertazione Accreditato e supporto operativo all’avvio del servizio

 

Un Holter cardiaco o pressorio potrà essere eseguito in farmacia, vicino casa, all’interno del percorso del Servizio Sanitario Nazionale. Da lunedì 15 giugno 2026, la Regione Lazio porta a regime la telemedicina in farmacia: Holter cardiaco e Holter pressorio diventano prestazioni rimborsate dal SSN ed eseguibili nelle farmacie convenzionate del territorio regionale.

Il passaggio è sancito dalla Delibera Regionale n. 353 del 14 maggio 2026, dalla Legge 199 del 30 dicembre 2025 e dal Protocollo Federfarma Lazio 018/L del 9 giugno 2026. Si conclude così la fase sperimentale e si apre una nuova fase strutturale della farmacia dei servizi, in cui la farmacia diventa sempre più un presidio sanitario di prossimità capace di offrire prestazioni diagnostiche integrate nella rete territoriale.

La novità è significativa sia per i cittadini sia per le farmacie. I pazienti potranno accedere a esami cardiologici di monitoraggio in modo più semplice, capillare e vicino al proprio domicilio. Le farmacie, invece, potranno attivare un servizio ad alto valore sanitario, contribuendo alla presa in carico territoriale e alla riduzione della pressione sulle strutture sanitarie tradizionali.

Rispetto alla sperimentazione, il cambiamento è sostanziale. In precedenza il servizio era riservato a farmacie selezionate e prevedeva un tetto prefissato di prestazioni per ciascun esercizio. Da oggi, invece, l’adesione è aperta a tutte le farmacie convenzionate del Lazio e non è previsto alcun limite di prestazioni per singola farmacia. Il budget è regionale, unico e condiviso: le quote disponibili saranno assegnate in base all’ordine di adesione. Non c’è quindi il limite per singola farmacia ma il limite è dato dall’esaurimento del budget annuale.

Le prestazioni rimborsate dal SSN

Le prestazioni rimborsate dal SSN sono l’Holter cardiaco delle 24 ore, codice 89.50, con rimborso per la farmacia pari a 61,95 euro, e l’Holter pressorio delle 24 ore, codice 89.61.1, con rimborso pari a 41,30 euro. L’ECG non è previsto al momento nell’ambito di questo avvio operativo.

Il percorso del paziente

Percorso del paziente

  1. Prescrizione medica
    • Il paziente riceve una ricetta SSN dematerializzata dal:

(Medico di Medicina Generale (MMG)/ Pediatra di Libera Scelta (PLS)/ Specialista cardiologo)

  1. Accesso in farmacia
    • Il paziente si presenta in farmacia con la prescrizione.
    • Il farmacista raccoglie:
      • Informativa privacy
      • Consenso al trattamento dei dati personali
      • Consenso informato alla prestazione sanitaria
  2. Registrazione della prestazione
    • Il farmacista registra gli estremi della ricetta nel sistema ReCUP prima dell’esecuzione dell’esame.
  3. Esecuzione dell’esame
    • Applicazione del dispositivo per:
      • Holter cardiaco
      • Holter pressorio
    • Consegna delle istruzioni sulle attività consentite durante il monitoraggio.
    • Programmazione dell’appuntamento per la rimozione del dispositivo.
  4. Una volta concluso il monitoraggio:
      • Il farmacista rimuove il dispositivo e invia telematicamente i dati raccolti
      • Alla piattaforma di telerefertazione e quindi al Centro di Refertazione accreditato SSN (Esempio di Provider accreditato MedEA telemedicina)
  5. Refertazione e consegna
    • Il referto viene elaborato dal Centro di Refertazione.
    • Il paziente riceve il referto:
      • In busta chiusa o in formato digitale tramite la piattaforma (es. MedEA telemedicina)

 

L’intero percorso è pienamente integrato nel circuito del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

 

MedEA a supporto delle farmacie

In questo scenario, MedEA Telemedicina S.r.l., si propone come partner di telemedicina per le farmacie del Lazio. Come Centro di refertazione Accreditato con la Regione Lazio, mette a disposizione una soluzione completa per l’attivazione e la gestione del servizio, offrendo una piattaforma di telerefertazione certificati e dispositivi medici innovativi per Holter Cardiaco e Holter pressorio. MedEA dispone inoltre delle certificazioni ISO 9001, ISO 13485 e ISO 27001, a garanzia della qualità dei processi, della conformità nella gestione dei dispositivi medici e della sicurezza delle informazioni. Il servizio è inoltre supportato da validazione scientifica.

“L’ingresso stabile della telemedicina in farmacia nel SSN del Lazio rappresenta un passaggio concreto verso una sanità più vicina, accessibile e capillare”, dichiara Vincenzo Telesca CEO MedEA “Le farmacie diventano sempre più presidi territoriali capaci di offrire servizi diagnostici qualificati, mentre la tecnologia consente di collegare in modo sicuro cittadino, farmacista e specialista. MedEA è pronta ad accompagnare le farmacie in questo percorso, garantendo come Centro Erogatore Accreditato il più elevato standard qualitativo in ambito diagnostico per la Farmacia ma soprattutto per il Paziente

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“Impermanenza”, il nuovo disco di VARANASI pubblicato da Overdub Recordings.

Dal 16 giugno 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato cd “Impermanenza”, il nuovo disco di VARANASI pubblicato da Overdub Recordings.

“Impermanenza” è un lavoro che si muove tra le coordinate sonore del post-punk, dello shoegaze, della psichedelia e del dream pop, alternando brani compatti, diretti e intensi ad altri dalle atmosfere sospese e stratificate. Rispetto al precedente “Cattedrali per principianti”, il disco si presenta più inquieto e cupo, ma anche più corposo, attraversato da momenti di distensione sognante e malinconica.

Il concept prende forma a partire da un’antica idea buddhista: l’impermanenza, intesa come mutamento incessante che attraversa ogni esistenza. Come ricorda la storia di Saigyō, il “demone dell’impermanenza” colpisce senza distinzione, separando ciò che sembra destinato a durare. A questa visione si affianca l’eco delle parole di Yukio Mishima che, ripensando alla Seconda guerra mondiale, descriveva la realtà come fragile e provvisoria, come se ogni cosa potesse dissolversi in un istante.

Le canzoni si muovono proprio in questo spazio instabile: i testi evocano immagini di mondi che tremano come fiamme, ombre o sogni, figure inquiete e visioni in cui la consapevolezza della caducità convive con il desiderio di attraversare fino in fondo ciò che resta.

Spiega la band a proposito del nuovo lavoro discografico: “L’antico motivo buddhista dell’impermanenza, il mutamento incessante. Tutti i mondi sono simili a una fiamma oscillante: sono simili a un’ombra, a un’eco, a un sogno, a una creazione magica. Si agisce consci della vanità, attratti dal vortice del nulla. Tra la decomposizione dell’anima e la tentazione di esistere, tra l’assoluto e l’illusione. Per sempre o per niente. Attraverso la guerra vista da lontano, attraverso l’assedio del presente. Guardiamo le stelle e non abbiamo più paura, attraverso gli esordi bruceranno le nostre ferite”.

“IMPERMANENZA” TRACKLIST

Impermanenza
L’effetto che fa
La tentazione di esistere
Per sempre
L’assedio
Gli esordi
La decomposizione dell’anima
Canto di quiete e di tempesta
Solaris
Ragazzo in fiamme

Biografia

Varanasi nasce nel 2019, dopo la conclusione del percorso decennale dei Japan Suicide, con l’esigenza di costruire un progetto più coerente e in lingua italiana. Tra post-punk, shoegaze e psichedelia, la band attraversa sonorità cupe e malinconiche, mantenendo una tensione costante tra impatto e introspezione. Dall’EP omonimo fino all’album Cattedrali per principianti, il suono si muove tra trasformazione e continuità, dando forma a una nuova identità.

La band è composta da: Matteo Luciani (basso), Leonardo Mori (tastiere), Stefano Bellerba (voce e chitarra), Saverio Paiella (chitarra), Matteo Bussotti (batteria).

Anticipato dal singolo “Per sempre”, “Impermanenza” è il nuovo album di Varanasi pubblicato da Overdub Recordings disponibile in digitale e in formato cd dal 16 giugno 2026.

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The Best Rework of Remember Music: Marco Fratty e Magibest propongono il meglio di dance, disco e house… e fanno ballare il mondo

The Best Rework of Remember Music: Marco Fratty e Magibest propongono il meglio di dance, disco e house e fanno ballare il mondo

 

Marco Fratty e Magibest hanno pubblicato in tutto il mondo “The Best Rework of Remember Music“, un album che è un vero “best of” di ciò che abbiamo ballato dagli anni ’70 – ’80 ad oggi. La label è Audio Recordings  (una delle tante diverse realtà musicali curate da Fratty) ed il sound è decisamente coinvolgente e scatenato. Ecco perché i risultati non sorprendono: sui diversi siti e portali (Spotify, Tidal, YouTube, etc), tra visualizzazioni e stream siamo oltre il milione, numeri davvero importanti per un album / compilation italiano che però guarda al mondo… E lo fa ballare.

 

“The Best Rework of Remember Music” è un progetto che sta riscuotendo un successo straordinario. Quando DJ di tutto il mondo suonano queste tracce in console, l’energia è tangibile: i brani riescono a coinvolgere un pubblico assolutamente trasversale. È una selezione che unisce le generazioni, capace di far ballare sia i più giovani sia i meno giovani. Dal punto di vista professionale, per DJ questo album si sta rivelando uno strumento di lavoro utilissimo e versatile, perfetto per accendere qualsiasi pista. E ovviamente, è perfetto, anche da ballare in ogni altra situazione… anche se non si mixa per professione. 

 

In “The Best Rework of Remember Music”, tra dance, disco e house, alternando ascoltando brani come “Dreams”, “Time” e  “Sensation”,  stare fermi è davvero difficile. «Le hit che abbiamo ballato per decenni e che non saranno mai dimenticate, per la qualità assoluta della musica di quel periodo», spiegano Marco Fratty e Magibest, che sono amici da decenni. «Oggi forse fare musica, con l’AI e mille supporti tecnologici, è troppo facile, per questo escono mille tracce, alcune pure carine… ma di successi veri ce ne sono pochi. La mia “Great Funky”, un brano che ho realizzato qualche tempo fa con Alex Time, senz’altro è tra questi», continua Fratty, che con  gli F.P.I. Project e mille altri progetti attivi ancora oggi, ha davvero fatto la storia della musica da ballo italiana nel mondo. 

 

In “The Best Rework of Remember Music” del passato musicale resta solo la sostanza artistica. Il groove sembra quello del passato, ma in realtà non lo è. Grazie al lavoro di Fratty e Magibest, il sound diventa attuale e irresistibile, anche se continua a guardare, giustamente, al passato. Il ritmo resta eterno. 

 

The Best Rework of Remember Music by Marco Fratty e Magibest su Spotify e su YouTube

 

 https://open.spotify.com/intl-it/album/3nQchyruKn94301tXPP2Hf

 

https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_nz9ihogQ1kMLhG1AP1WkM5wTjcgLVgSio

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Macondo Festival porta in scena “Animali umani. Un monologo su tutti noi” di e con Mercadini

Macondo Festival porta in scena “Animali umani. Un monologo su tutti noi” di e con Mercadini

Lo spettacolo chiude l’anteprima ma apre la kermesse culturale di Francavilla al Mare

Giovedì 18 giugno alle ore 21:00 l’Auditorium Sirena di Francavilla al Mare (Ch) ospita “Animali umani. Un monologo su tutti noi” il nuovo spettacolo scritto e interpretato dal narratore e divulgatore Roberto Mercadini, tra le voci più originali del teatro di narrazione contemporaneo.

Lo spettacolo, chiude l’anteprima della manifestazione per lasciare spazio alla tre giorni di Macondo Festival che ci sarà 19, 20 e 21 giugno: possibile grazie all’impegno della Sindaca Luisa Russo e dell’Assessora alla Cultura Cristina Rapino in collaborazione con la Scuola Macondo di Pescara e la direzione artistica di Peppe Millanta, si da ufficialmente il via alla decima edizione dell’evento culturale tanto atteso dell’estate francavillese.

Che cos’è l’essere umano? Un animale politico, come scriveva Aristotele. Un animale dotato di ragione. L’unico che parla, secondo Dante. Ma anche una creatura feroce, una “scimmia nuda”, un essere che continuamente tenta di superare i limiti della propria natura. Partendo da queste definizioni – filosofiche, scientifiche, poetiche – Mercadini costruisce una narrazione affascinante, a tratti ironica, sull’epopea dell’Homo sapiens.

Animali umani attraversa i millenni della nostra storia soffermandosi su ciò che ci rende unici e, allo stesso tempo, profondamente simili alle altre forme di vita: le società, dalla dimensione del branco agli Stati; la guerra, dalle mani nude agli ordigni nucleari; il fuoco, il cibo, i culti, il linguaggio. Una panoramica, a tratti vertiginosa a tratti comica, che invita il pubblico a interrogarsi su cosa davvero ci distingua – o ci accomuni – agli scimpanzé, alle formiche, ai virus e a ogni altra parte della Natura.

Con il suo stile inconfondibile, tra passione divulgativa e humour, Roberto Mercadini accompagna gli spettatori in un viaggio sorprendente dentro l’identità umana.

Biografia

Roberto Mercadini (Cesena, 1978), è autore e interprete dei suoi monologhi

teatrali, oltre che scrittore. Nei suoi testi, sia teatrali che in forma di libro, fa convivere l’intento artistico con la divulgazione, solitamente storica, scientifica o letteraria. Fra i suoi spettacoli teatrali, rappresentati in tutt’Italia: “Dante. più nobile è il volgare”, “Moby Dick – sebbene molti abbiano tentato”, “Fuoco nero su fuoco bianco – monologo tentacolare sulla Bibba”, “Little Boy – storia incredibile e vera della bomba atomica”, “Animali umani – un monologo su tutti noi”: quest’ultimo è una riflessione su Homo sapiens che spazia dalla scienza alla letteratura antica. Anche i suoi libri, tradotti in diverse lingue, uniscono narrazione e saggistica. Ricordiamo in particolare: “Bomba atomica”, “L’’ingegno e le tenebre. Leonardo e Michelangelo, due geni rivali nel cuore oscuro del rinascimento” e “Io dico l’universo. La rivoluzione scientifica e Galileo: lo sconosciuto che sconvolse il mondo” tutti editi da Rizzoli. Da gennaio 2023 è ospite della trasmissione “Splendida cornice” condotta da Geppi Cucciari in onda su Rai 3. È attivo sul web, in particolare su YouTube, dove conta oltre 200.000 iscritti. Nell’estate del 2026, insieme alla cantautrice Emma Nolde, porta in giro per l’Italia lo spettacolo “Tu che ti senti ai fianchi l’uragano: canzoni e poesie in dialogo”.

E’ possibile acquistare il biglietto su https://www.ciaotickets.com/it/biglietti/anteprima-macondo-festival-animali-umani-un-monologo-su-tutti-noi-francavilla

Per informazioni: direzionemacondofestival@gmail.com,

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Gramsci  alla Fiera Più Libri Più Liberi  avrebbe firmato il modulo sull”antifascismo?

Gramsci  alla Fiera Più Libri Più Liberi  avrebbe firmato il modulo sull”antifascismo?

Credo proprio di no. Avrebbe usato l’arma dell’ironia sulle sinistre del nostro tempo

 

Pierfranco Bruni

 

 

Se ci fosse oggi Antonio Gramsci cosa penserebbe della farsa della sottoscrizione di antifascismo per partecipare come editore alla Fiera di Più Libri più Liberi di Roma?Immaginiamolo. Antonio Gramsci entra a Più libri più liberi. Non con la tessera del Partito, ma con i Quaderni sotto il braccio. Zoppica, sì. Ma il pensiero, quello, non zoppica mai. Si ferma davanti al banco delle firme. Legge: “Dichiara di essere antifascista”. Sorride. Di quel sorriso sardo, tagliente, che è già una glossa a margine della Storia.

 

Dunque cosa avrebbe detto? Avrebbe detto, forse, che la cultura muore due volte: quando la si imbavaglia e quando la si imbalsama. La prima è dittatura. La seconda è retorica. E tra le due, Gramsci, che del carcere fece cultura, avrebbe scelto la terza via: l’ironia. Perché l’ironia è l’arma di chi non ha cannoni, ma ha concetti. Di chi sa che una firma imposta è già una resa, anche se la firma è sulla parola “libertà” o meglio falsa libertà. Gramsci ha passato la vita a spiegare che l’egemonia non si decreta. Si costruisce. È direzione intellettuale e morale, non dichiarazione giurata. È il lento lavoro della talpa, non il timbro del notaio. Trasformare l’antifascismo in autocertificazione significa non aver capito nulla dei Quaderni, chiaramente per li ha letti e capiti. Significa confondere il consenso con il consenso informato, la battaglia delle idee

con la fila allo sportello.

 

Lui, che scriveva che “la cultura è organizzazione, disciplina del proprio io interiore”, avrebbe guardato quel foglio e avrebbe mormorato: “Ecco l’analfabetismo degli istruiti”. Perché l’antifascismo, per Gramsci, non era etichetta da appuntare al petto. Era metodo. Era capacità di leggere il mondo, di smontare il senso comune, di farsi Stato senza diventare statale.  Chiedere a un editore di firmare di essere antifascista è come chiedere a un filosofo di firmare di essere intelligente. Se lo firmi, dimostri che non lo sei. Gramsci avrebbe firmato? Forse sì. Ma sotto, con la sua grafia minuta, avrebbe aggiunto: “Firmo perché sono in carcere. Voi perché siete liberi, perché firmate?”. La polemica ha fatto scadere il tono della Fiera. E Gramsci, che del tono fece questione politica, lo avrebbe notato subito. Perché il tono è egemonia. È la musica che sta sotto le parole. Quando la cultura alza la voce, smette di convincere. Quando chiede patenti, smette di educare.

 

Più libri più liberi era nata come spazio franco dove il piccolo editore poteva esistere accanto al colosso, dove l’idea eretica aveva la stessa sedia dell’idea ortodossa. Metterci il gabbiotto del pedaggio etico significa trasformare l’isola in dogana. E Gramsci, che sulle isole – Ustica, poi il carcere – costruì biblioteche, sapeva che la dogana è il luogo dove le idee muoiono: vengono aperte, controllate, tassate. L’ironia feroce è questa: per difendere l’antifascismo, si usa la grammatica del fascismo. L’obbligo, il giuramento, l’esclusione. Gramsci avrebbe citato Machiavelli: “Gli uomini dimenticano più facilmente la morte del padre che la perdita del patrimonio”. Noi abbiamo dimenticato più facilmente il metodo del fascismo che i suoi simboli. E così lo replichiamo, con le migliori intenzioni, su carta intestata.

 

Nei Quaderni l’editore non c’è. Ma c’è l’intellettuale organico, colui che organizza la cultura, che salda il blocco storico. L’editore, oggi, è il suo pronipote laico. Non deve giurare sulla Costituzione: deve farla vivere. E la fa vivere pubblicando anche ciò che lo indigna, perché “dire la verità è sempre rivoluzionario”, ma la verità non ha timbro.  Gramsci avrebbe difeso l’editore che pubblica un libro sgradevole più dell’editore che firma un foglio gradito. Perché il primo rischia il mercato, il secondo rischia nulla. E senza rischio, diceva, non c’è egemonia. C’è solo conformismo. Quel conformismo che lui chiamava “il più grande nemico della rivoluzione”. Oggi lo chiamerebbe “il più grande nemico della Fiera”.

 

Alla fine, forse, Gramsci avrebbe firmato. Ma non il modulo. Avrebbe firmato una nota a margine, come faceva nei Quaderni:

“Io sono antifascista perché penso. Se smetto di pensare, firmate pure per me. Ma sappiate che quel giorno avrete firmato la mia condanna, non la mia adesione”. E se ne sarebbe andato, zoppicando, tra gli stand. A cercare un libro non allineato. Perché sapeva che la libertà non sta nel dichiararla. Sta nel praticarla. Anche, e soprattutto, quando nessuno ti guarda. Anche, e soprattutto, quando firmare sarebbe più comodo.

 

La cultura, per Gramsci, era “conoscere sé stessi”. La Fiera, oggi, sembra averlo dimenticato. Ha chiesto agli altri di dichiararsi, per non dover dichiarare a sé stessa la propria paura. E la paura, diceva sempre lui, “è il vero analfabetismo”. Il resto è modulo. È anticultura. È l’ala che diventa timbro.  E Gramsci, delle ali, se ne intendeva. Anche dal carcere. Ma Gramsci conosceva. Aveva un pensiero. Condivisibile o meno. Ma il pensiero c’era.  I libri li aveva abitati e scritti.  Studiava e soprattutto capiva. E oggi? Si affonda. Si chiedono firme, sottoscrizioni e giuramenti. Per cosa? Per una una storia che è finita dal 1945.  Si sono superati tutti i limiti del ridicolo.

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Parla Antonello De Pierro, Fellini, Mario Russo e la difesa della bellezza come diritto inalienabile

Parla Antonello De Pierro, Fellini, Mario Russo e la difesa della bellezza come diritto inalienabile

Il presidente dell’Italia dei Diritti-De Pierro racconta il suo profondo legame con Adriana Russo e la necessità di preservare l’immaginario onirico del grande cinema italiano tra le mura storiche di via Margutta.

Roma, 15 giugno2026A margine del vernissage dedicato a Fellini in via Margutta, in un’atmosfera densa di suggestioni felliniane e avvolti dalle opere di Mario Russo, abbiamo incontrato Antonello De Pierro. Il giornalista e presidente del movimento politico Italia dei Diritti – De Pierro, con la sua consueta verve intellettuale e la passione civile che lo contraddistingue, ci ha concesso una lunga riflessione sul significato profondo di questo evento, spaziando dal valore dell’arte alla difesa dei diritti culturali, senza tralasciare i risvolti umani del suo legame con i protagonisti della serata.

Presidente De Pierro, La ritroviamo qui nella storica Galleria Area Contesa ArteDesign, in una via Margutta che sembra tornata ai fasti della Dolce Vita. Cosa prova nel vedere questo tributo così sentito a Federico Fellini e Mario Russo?

“Provo un’emozione profonda, oserei dire viscerale. Essere qui stasera, in via Margutta, non è solo un atto di presenza mondana, ma un pellegrinaggio nel cuore pulsante della creatività italiana. Questo vicolo è intriso della memoria di Federico Fellini e Giulietta Masina; camminare su questi sampietrini significa calpestare la stessa terra che ha nutrito i sogni di uno dei più grandi geni del Novecento. Vedere le opere di Mario Russo esposte qui, grazie alla dedizione delle sorelle Zurlo e alla passione di mia sorella d’elezione Adriana Russo, è la chiusura di un cerchio perfetto. Mario Russo non era solo un pittore straordinario, era un uomo che sapeva catturare l’onirico e renderlo tangibile. La sua amicizia con Fellini non era un semplice sodalizio professionale, ma una sintonia di anime che oggi rivive in queste tele.”

Lei è qui accompagnato da Rita Belpasso, figura chiave del Suo movimento per Guidonia Montecelio. Quanto è importante per l’Italia dei Diritti essere presente in contesti dove l’arte e la legalità si incontrano, vista anche la presenza del questore di Roma?

“La presenza del questore, il dottor Roberto Massucci, che ringrazio per la squisita sensibilità, dimostra che la cultura è un presidio di legalità. Con me c’è Rita Belpasso, che oltre a essere un’astrologa e pittrice di grande talento, è la nostra vice responsabile per Guidonia Montecelio dell’Italia dei Diritti-De Pierro. Il messaggio dell’Italia dei Diritti è chiaro: il diritto alla bellezza e alla cultura è fondamentale. Rita incarna perfettamente questa doppia anima: la competenza tecnica e la sensibilità artistica. Noi non facciamo politica nel senso stretto e burocratico del termine; noi promuoviamo l’identità italiana. Vedere Rita dialogare con gli altri artisti presenti conferma che il nostro movimento è un laboratorio di idee dove l’arte è il motore del cambiamento sociale.”

Parliamo del Suo legame con Adriana Russo. La stampa ha spesso sottolineato la vostra profonda amicizia. Come descriverebbe il vostro rapporto in una serata così importante per lei?

“Adriana è una donna straordinaria, un’attrice di immenso talento ma, soprattutto, un’anima nobile. La nostra amicizia è antica, solida, fatta di stima reciproca e di battaglie condivise. Vederla stasera così emozionata, con quel foulard bordeaux e quel cappello coordinato che richiamano un’eleganza d’altri tempi, mi riempie di orgoglio. Lei porta sulle spalle un’eredità pesante e bellissima: quella di suo padre Mario. In ogni sua parola, in ogni gesto come madrina di questa ottava edizione delle Notti Felliniane, si avverte il desiderio di onorare non solo un genitore, ma un intero modo di intendere il cinema e l’arte. Siamo legati da un filo invisibile ma d’acciaio. Sostenere Adriana in questa mostra, che lei ha voluto con tanta forza per ricordare il legame tra suo padre e Fellini, per me non è un invito, è un dovere del cuore.”

L’evento ha toccato corde emotive altissime, come la chiamata da Hollywood del Conte Federico Wardal. Qual è la Sua riflessione su questa memoria che scavalca l’oceano?

“È stato un momento di una potenza narrativa incredibile. Vedere il Conte Wardal commuoversi in videochiamata mentre scorrevano i fotogrammi di lui e Federico da giovani ci ha ricordato che il cinema è immortalità. Francesco Caruso Litrico ha avuto un’intuizione magistrale nel creare questo ponte con Hollywood. Fellini non appartiene solo a Roma o a Rimini, appartiene al mondo. Eppure, il fatto che Wardal abbia voluto salutare proprio questa galleria, proprio queste opere di Mario Russo, ci dice che il ‘cuore’ della memoria resta qui, in via Margutta. Anche il questore è rimasto rapito dalle spiegazioni del principe Alfio Borghese; questo dimostra che davanti alla bellezza rinasciamo tutti come spettatori incantati.”

Lei ha avuto modo di salutare molti ospiti illustri stasera. Che aria si respira in questa collettiva?

“Si respira l’aria della rinascita. Vedere una parata di nomi così eterogenea, penso alla forza scenica di Francesca Stajano Briganti o alla raffinatezza di Eleonora Altamore, è la prova che l’arte è il collante della società. E poi c’è il tocco di colore di personaggi come Frank Amore o Massimo Bomba, che rendono Roma quella città magica che Fellini ha amato. Ho guardato con attenzione l’opera che ritrae Marina Ripa di Meana, amica storica di Mario Russo, accanto ad Andrea Ripa di Meana: è come se ogni quadro fosse un portale che ci riporta a una stagione irripetibile.”

Presidente, concludiamo con una nota sul tema della mostra: “Circo: sogno, magia e nostalgia”. In un mondo così pragmatico, abbiamo ancora bisogno dei pagliacci e delle ballerine di Fellini?

“Ne abbiamo più bisogno che mai. Il circo di Fellini non è divertimento vacuo; è la metafora della vita, con le sue cadute, le sue risate amare e la sua eterna nostalgia. Come ha ricordato Giuseppe Gambi cantando magistralmente ‘Anema e Core’, c’è un bisogno di sentimento puro. L’Italia dei Diritti si batte affinché non venga mai meno il diritto al sogno. Ringrazio le sorelle Zurlo per aver reso la Sala Modigliani e l’intera galleria un porto sicuro per questo sogno. Finché ci saranno artisti come Mario Russo, madrine come Adriana e persone che credono nel valore della memoria, Fellini non smetterà mai di dirci che ‘nulla si sa, tutto si immagina’. E io, insieme a Rita Belpasso e a tutto il mio movimento, continuerò a immaginare un’Italia dove la cultura sia la prima voce del bilancio dello Stato.”

Un’ultima battuta sulla degustazione dei prodotti della Tuscia che ha allietato la serata…

“Un tocco di eccellenza. L’azienda agricola ‘Le 3 Montagne’ di Luigi De Caprio ci ha ricordato che anche l’enogastronomia è arte, specialmente quando rispetta la terra con metodi biodinamici. È stato il perfetto corredo sensoriale a una serata che ha nutrito lo spirito e, infine, anche il palato. Un plauso a Fabio Maggiore che con i suoi scatti sta rendendo eterno ogni istante della serata. Dell’evento non dimenticherò mai quando sono rimasto per lungo tempo ad ammirare con Adriana una delle opere di suo padre: c’è un riflesso di luce, in quel dipinto, che mi ricorda la luce negli occhi di Fellini quando immaginava la sua Roma.”

 

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Alberto Stasi e Jean Valjean: il difficile ritorno alla libertà

Alberto Stasi e Jean Valjean: il difficile ritorno alla libertà

La scarcerazione di una persona che ha trascorso anni in carcere da innocente rappresenta sempre un momento complesso, carico di significati giuridici, umani e sociali. In questo senso, pur appartenendo a mondi profondamente diversi, la vicenda di Alberto Stasi e quella di Jean Valjean, il protagonista del romanzo I Miserabili di Victor Hugo, offrono uno spunto di riflessione sul rapporto tra libertà riconquistata e giudizio della società.

Naturalmente le differenze sono enormi. Jean Valjean è un personaggio letterario dell’Ottocento francese, condannato per il furto di un pane e successivamente perseguitato da un sistema penale che Hugo descrive come severo e disumano. Alberto Stasi è invece una figura reale, protagonista di uno dei casi giudiziari più discussi della cronaca italiana contemporanea. Le loro storie non sono sovrapponibili né per contesto né per contenuti.

Esiste però un punto di contatto simbolico: il momento in cui il carcere si apre e la persona peraltro sempre innocente come Stasi si trova di fronte alla necessità di ricostruire la propria esistenza. Per Jean Valjean la libertà non coincide immediatamente con la reintegrazione. Una volta uscito dal carcere, scopre che il peso del passato continua a seguirlo ovunque. La diffidenza degli altri, il marchio dell’ex detenuto e l’impossibilità di essere giudicato per ciò che è diventato rappresentano ostacoli quasi insormontabili.

Anche nelle vicende contemporanee ad alta esposizione mediatica, la scarcerazione non segna necessariamente la fine della pena sociale. Quando un caso ha occupato per anni le prime pagine dei giornali e il dibattito televisivo, l’attenzione dell’opinione pubblica può continuare ben oltre il termine della detenzione. La persona torna libera sul piano giuridico, ma resta spesso oggetto di discussione, interpretazioni e giudizi.

Victor Hugo aveva compreso con straordinaria lucidità questo meccanismo. Nei Miserabili il vero conflitto non è soltanto tra il detenuto e la legge, ma tra l’individuo e lo sguardo della collettività. Jean Valjean riesce a cambiare la propria vita, ma deve continuamente confrontarsi con un’identità che gli altri sembrano voler fissare per sempre nel suo passato.

La riflessione che emerge è attuale ancora oggi: una società moderna deve certamente garantire l’accertamento delle responsabilità e l’esecuzione delle pene previste dalla legge, ma deve anche interrogarsi sul significato del reinserimento. Se la libertà ritrovata non è accompagnata dalla possibilità concreta di costruire un nuovo percorso, il rischio è che la pena continui a esistere in forme diverse, al di fuori delle mura del carcere. Con la vicenda di Alberto Stasi “I Miserabili” sono erano fuori dal carcere.

Per questo la figura di Jean Valjean conserva una forza universale. La sua storia non offre risposte semplici, ma pone una domanda essenziale: quando una persona esce di prigione, la società è davvero pronta a riconoscerle la possibilità di una nuova vita? È una questione che attraversa la letteratura, il diritto e la cronaca, e che continua a interrogare la coscienza collettiva ben oltre il singolo caso. Alberto Stasi invece ha subito il carcere da innocente e questo fatto dovra’ fare la differenza sul resto della sua vita da vivere.(con l’ausilio dell’AI)

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Us Space Forces Korea rafforza la deterrenza spaziale

Us Space Forces Korea rafforza la deterrenza spaziale

ROMA (ITALPRESS/ECONOMIADELLOSPAZIO) – L’integrazione delle capacità spaziali sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella postura di deterrenza degli Stati Uniti nell’Indo-Pacifico. In questo contesto, US Space Forces Korea ha avviato una nuova fase della propria attività operativa con il passaggio di comando dal Colonnello John D. Patrick al Colonnello Dorian C. Hatcher, avvenuto presso la base aerea di Osan in Corea del Sud. La cerimonia è stata presieduta dal Generale di Brigata Brian Denaro, comandante di US Space Forces Indo-Pacific, che ha sottolineato il valore strategico delle alleanze regionali nel crescente utilizzo dello spazio a supporto delle operazioni militari congiunte. Nel corso della cerimonia, Denaro ha evidenziato come la rete di alleanze e partnership degli Stati Uniti rappresenti uno dei principali vantaggi strategici nell’Indo-Pacifico.

“La rete di alleanze e partnership degli Stati Uniti rappresenta un enorme vantaggio asimmetrico nell’Indo-Pacifico – ha affermato Denaro -. L’alleanza tra Stati Uniti e Corea del Sud rimane una delle più forti al mondo perché si basa su interessi condivisi, interoperabilità, fiducia e prontezza operativa. E, sempre più spesso, tale alleanza viene rafforzata attraverso operazioni spaziali integrate”. Il riferimento alle operazioni spaziali integrate riflette una trasformazione più ampia delle architetture di sicurezza regionali, nelle quali le capacità spaziali vengono sempre più incorporate nella pianificazione militare, nella sorveglianza, nelle comunicazioni e nel comando e controllo delle forze congiunte.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Dati biometrici per la polizia e Palantir italiane: la strategia IA del governo Meloni

intelligenza artificiale

L’uso dell’intelligenza artificiale sarà sotto il diretto controllo di Palazzo Chigi, tramite quattro diversi soggetti di nomina governativa che da adesso cominceranno a passare alla fase operativa. La legge 132 del 2025 è il vanto “europeista” di Giorgia Meloni e in particolare di Alessio Butti, sottosegretario all’Innovazione Digitale e meloniano di ferro: è la prima normativa di un Paese europeo che implementa l’AI Act di Bruxelles. Adesso, con una serie di decreti, inizia a delinearsi cosa intende il centrodestra per “strategia” sulla tecnologia più potente in circolazione. Prima di tutto, nel nuovo Comitato di Coordinamento sull’Intelligenza Artificiale alle dipendenze di Butti, oltre a un funzionario della Presidenza del Consiglio entreranno rappresentanti del ministero del Made in Italy, dell’Università e soprattutto della Difesa, il cui interesse per i sistemi di raccolta e calcolo dati a scopo militare è ovviamente primario.

Quattro organi governativi

A guidarlo sarà ancora il professor Gianluigi Greco, presidente dell’Associazione Italiana per l’IA, assieme a Andrea Lenzi del Centro Nazionale Ricerche. Confermato anche frate Paolo Benanti, docente alla Gregoriana e consulente di papa Leone XIV, che contemporaneamente è a capo della Commissione AI per l’Informazione, sotto giurisdizione di un altro sottosegretario, quello all’editoria Alberto Barachini (Forza Italia). La legge individua i supporti diretti alle politiche algoritmiche in due agenzie: l’Agenzia per l’Italia Digitale e l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. La prima, creata dal governo Monti, ha come direttore generale Mario Nobile, che dirigeva le infrastrutture informatiche e statistiche del ministero dei Trasporti. La seconda, istituita nel 2021, è diretta da Andrea Quacivi, fino al 2023 amministratore di Sogei, società informatica del ministero dell’Economia.

Sovraffollamento di agenzie

Insomma, come è consuetudine in Italia, c’è un certo sovraffollamento di autorità preposte a regolamentare e governare il prodotto principe del «tecno-capitalismo», giusto per citare il ceo di OpenAI, Sam Altman. Non tutte a spese del contribuente (la Commissione Benanti lavora a titolo gratuito), ma comunque obbedienti a una logica di spacchettamento di competenze che non si vede perché non riunire in un’unica realtà. Magari, come l’anno scorso suggeriva fra le righe la Rete per i Diritti Umani Digitali (Amnesty International Italia, The Good Lobby, Period Think Tank, Hermes Center, Privacy Network ecc), non affiliandola al governo di turno in carica, ma dando vita a un’authority terza, sottratta ai cambi di colore a Palazzo Chigi con spoil system annesso. Ma evidentemente la Meloni ha preferito lasciare intatto l’attuale quadro, venutosi a determinare negli anni per accumulo. La ragione è scontata: più istituzioni, più posti da distribuire. 

Screening biometrico

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si compiace intanto di un reato nuovo di zecca contro chi progetta algoritmi che possano mettere in pericolo l’incolumità personale o la sicurezza dello Stato. Intento encomiabile, dati i possibilissimi abusi nell’eventuale impiego di modelli matematici da parte di forze di polizia e intelligence. Rischio avvertibile anche nell’altra novità di segno giudiziario: per la prima volta si stabilisce che la magistratura potrà ricorrere allo screening dei dati biometrici. Ma solo «in casi eccezionali e minacce gravi» e con il sì del gip, si è affrettato a dire il collega dell’Interno, Matteo Piantedosi. Senza specificare quali, però. Presumibilmente, reati di anti-terrorismo o indagini su latitanti. È una delle applicazioni più delicate dell’impostazione, detta «antropocentrica», richiamata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ha evocato la «sintonia con l’ultima enciclica» del pontefice. «Al centro non c’è la macchina ma la persona», ha sottolineato, aggiungendo che «le decisioni finali rimangono sempre dell’essere umano» e «non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa o di “grande fratello” generalizzato», e sono vietate altresì «grande banche dati biometriche». Resta che bisognerà vedere che fine faranno, comunque, i dati raccolti.

E gli accordi con Israele?

I buoni propositi, com’è noto, hanno il difetto di scontrarsi con la realtà. All’articolo 23 della legge si autorizzano investimenti, tramite il Fondo di Sostegno al Venture Capital e la Cassa Depositi e Prestiti Capital, a «PMI innovative e startup nelle fasi seed, early stage e scale-up, attive nei settori AI, cybersicurezza e tecnologie abilitanti come quantum, telecomunicazioni, 5G, edge computing, web3 e architetture open», si legge sul sito del Dipartimento Innovazione Digitale. «Una parte» delle risorse, continua la nota, «potrà sostenere anche imprese di dimensioni maggiori, considerate potenziali “campioni nazionali” tecnologici». Quali saranno questi «campioni», e se saranno in tutto o in parte «nazionali», lo si vedrà. Uno dei colossi con forte presenza nella penisola, per esempio, è STMicroelectronics, che è italo-francese. Senza contare gli accordi del 2023 proprio sulla cybersecurity fra la semi-partecipata statale Leonardo e l’Autorità per l’innovazione israeliana.

Budget limitato

Chi teme una gestione opaca o premiante per “manine” poco raccomandabili può consolarsi, per ora, con l’ammontare, non esattamente esorbitante, del budget messo a disposizione: 1 miliardo di euro. Decisamente poco se paragonato, giusto per fare due confronti, con i 22 miliardi della Gran Bretagna e i 10 miliardi della Francia. Naturalmente, con questi chiari di luna, di un’azienda di Stato che sviluppi una modellistica di intelligenza artificiale pubblica non si concepisce neppure l’idea. In questo, del resto, in buona – o meglio: cattiva – compagnia con il capofila tecnologico del blocco occidentale: quegli Stati Uniti che, non c’è neanche bisogno di dirlo, a internalizzare non ci pensano proprio, preferendo come d’abitudine foraggiare i privati. Un nome su tutti: Palantir. Ecco, quali saranno le nostre Palantir, ammesso e assolutamente non concesso che il paragone regga? Ai chatbot dei prossimi anni l’ardua risposta.

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