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“La Cina non si Usa” di Fabio Massimo Parenti

Oggi, per la rubrica Cose Preziose, vi segnaliamo l’ultimo libro di Fabio Massimo Parenti, dal titolo “La Cina non si Usa” edito da Dedalo, per la collana curata da Luciano Canfora.

La Cina non si Usa è un gioco di parole che, tuttavia, riflette una realtà. La Cina ha detto (può dire) basta all’umiliazione e al bullismo subìto da gran parte del cosiddetto occidente. Non è mai esistito il miracolo cinese. Volontà, lavoro, sacrifici di un popolo intero hanno consentito alla Cina di tornare al centro del mondo, conquistare indipendenza materiale e richiedere coesistenza tra pari e non più catene e subordinazione.

Il libretto rosso di Parenti, tanto denso quanto breve e scorrevole, induce a mettere in discussione il nostro modo di guardare la Cina, gli Usa e, più in generale, il mondo. Invitando il lettore a uscire dagli schemi abituali con cui l’Occidente interpreta l’ascesa cinese, Parenti ricorda che non possiamo più continuare a giudicare Pechino come se dovesse necessariamente diventare una copia di Washington. La Cina non vuole diventare come gli Usa e non ha alcuna propensione e interesse al dominio. Parenti lo spiega in termini storici, non ideologici. Attraverso un confronto che attraversa storia, filosofia, economia e relazioni internazionali, il libro mette a confronto due diverse visioni dell’uomo, della società e del potere. Da una parte l’idea occidentale fondata sulla competizione e sulla ricerca del dominio; dall’altra una tradizione politica che pone al centro armonia, stabilità e continuità. Il paradigma del dominio statunitense è figlio del famigerato homo homini lupus e del si vis pacem, para abellum. Quello dell’armonia cinese si rifà ad altri concetti: alla benevolenza umana (rén), alla forza che risiede nell’equilibrio (dào), al rispetto reciproco. “Non è soltanto una differenza di sistemi politici o modelli economici, quanto piuttosto una diversa idea di essere umano”, scrive Parenti. Non si tratta di idealizzare la Cina né di demonizzare l’Occidente. Al contrario, il merito del libro è quello di sfuggire alle tifoserie e di offrire strumenti per comprendere una realtà troppo spesso raccontata attraverso pregiudizi, slogan e categorie inadeguate. Troppo schiacciata sul presente e poco storicizzata. Ci sono delle diversità abissali tra Cina e Occidente, a partire da una evidente divergenza storico-culturale, fino ad arrivare a differenti concezioni dell’ordine politico, della libertà e del rapporto tra individuo e comunità. Parenti delinea quindi le due grandi traiettorie storiche che rispondono a logiche opposte. “Il presente come storia” è un’espressione ricorrente che viene utilizzata per sostenere che il futuro, in occidente, ci sia precluso. Almeno fino a quando non ritroveremo lucidità sul presente e sapremo per esempio riconoscere che le tendenze attuali verso un confitto sempre più esteso abbiano radici lontane. Superare l’analfabetismo sul presente, riacquistando lucidità e profondità storica, ci aprirebbe delle nuove finestre per poter immaginare il futuro. In un mondo in cui saremmo popoli sullo stesso piano degli altri.

In un’epoca segnata dalla fine dell’ordine internazionale nato dopo la Guerra Fredda, dall’emergere di nuovi poli di potere e dalla crescente difficoltà dell’Europa nel trovare una propria collocazione strategica, La Cina non si Usa propone una riflessione originale e controcorrente: il futuro come risultato dell’incontro, della competizione e della possibile convivenza tra civiltà differenti, e non più come la semplice estensione del modello occidentale.

Un libro utile per capire meglio la Cina, noi stessi e il mondo che sta prendendo forma davanti ai nostri occhi.

Buona lettura!

 

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L'articolo “La Cina non si Usa” di Fabio Massimo Parenti proviene da Il Blog di Beppe Grillo.

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