Tanti segni più per questo inizio di stagione estiva per l’intrattenimento day time della Rai e di Rai1 in particolare. La rete ammiraglia della televisione pubblica ha issato le bandiere dell’estate nella sua folta programmazione e i dati le stanno sorridendo. Ma facciamo parlare i numeri, che alla fine della fiera sono quelli che contano, soprattutto per la rete ammiraglia che è quella che deve far guadagnare il pane e pagare cosi gli stipendi dei dipendenti della tv di Stato, come illustri dirigenti Rai del passato hanno confessato dopo essere andati in pensione.
Andiamo in rigoroso ordine cronologico partendo dalle ore 6 del mattino con Unomattina news, al momento ancora presidiato dall’ottima coppia formata da Maria Soave e Tiberio Timperi. Questa trasmissione che apre il palinsesto del day time della prima rete Rai ha ottenuto in questo mese di giugno una media di 617.000 telespettatori ed il 16,7% di share, in crescita di quasi 3 punti rispetto al medesimo periodo dell’anno passato, in cui era in onda l’edizione estesa del Tg1 mattina.
Nella fascia occupata da Unomattina e Storie italiane, attualmente condotti ancora da Massimiliano Ossini, Daniela Ferolla ed Eleonora Daniele, Rai1 ottiene in questo primo scorcio di giugno una media del 19,1% di share e 882.000 telespettatori in crescita di 3 punti rispetto allo scorso anno quando era in onda l’edizione estesa di Unomattina estate. Weekly poi che occupa la fascia del mattino nel fine settimana di Rai1 passa dal 18,2% di share dello scorso anno, all’attuale 20,4%.
Buone notizie anche per Camper osteria Italia che in questa nuova versione ottiene una media di 1.671.000 telespettatori ed il 17,9% di share, battendo se stesso, facendo crescere anche il Tg1 delle 13:30 che segue di un punto. Nella scorsa stagione il programma condotto da Peppone otteneva il 17% di share.
Bene anche per La volta buona e La volta buona special di Caterina Balivo che fanno crescere questa fascia di Rai1 rispetto al giugno 2025 di un punto di share e circa 100.000 teste. Da segnalare poi il clamoroso dato della Volta buona Special che nel suo rimontaggio supera di ben 4 punti Ritorno a Las Sabinas che andava in onda lo scorso anno in quella fascia. Anche la Vita in diretta di Alberto Matano cresce rispetto allo scorso anno, esattamente nella prima parte di un ora denominata “Presentazione” sale di un punto sfiorando il 20%, rispetto al 19% dello scorso anno, con una piccola flessione nell’ordine dello 0,2% di share nel rimanente periodo di messa in onda, fascia questa che quest’anno ha visto un incremento degli ascolti grazie alla cura Gianluigi Nuzzi.
Chiudiamo con l’ottimo dato di Reazione a catena di Pino Insegno che ottiene nella sua durata totale in questo inizio di giugno una media del 23,8% di share e 2.525.000 telespettatori, in crescita dell’1,7% di share rispetto allo scorso anno.
Sebbene il numero di casi d’uso nel nostro Paese sia ancora molto basso, le previsioni di tutti gli esperti dicono che gli agenti AI diventeranno i veri “operati” dell’automazione dei processi in azienda. Il problema è che chi dovrà gestirne la sicurezza non ha ancora l’esperienza necessaria per farsi un quadro chiaro di come questi […]
I ghiacciai non sono soltanto riserve d’acqua, ma ospitano anche una biodiversità animale ancora in larga parte sconosciuta che la rapida fusione dei ghiacciai rischia di cancellare prima ancora che sia stata pienamente studiata. È quanto emerge – riporta LaPresse – da uno studio internazionale guidato da ricercatori dell’Università statale di Milano, in collaborazione con il Museo delle scienze di Trento, che fornisce la prima sintesi globale delle conoscenze sugli animali degli ambienti glaciali e mette in evidenza quanto questa fauna sia oggi esposta agli effetti del ritiro dei ghiacciai. Pubblicata sulla rivista scientifica Pnas e basata su un ampio database globale, l’analisi mostra che, nonostante ghiacciai e calotte polari coprano circa il 10 per cento della superficie terrestre, la biodiversità animale che ospitano è ancora poco conosciuta. Gli autori definiscono quindi gli ambienti glaciali veri e propri ‘darkspots’ della biodiversità, in cui si ritiene possano esserci ancora molte specie da scoprire. Attraverso una revisione sistematica della letteratura scientifica e dei dati disponibili, basata sull’analisi di 2.695 articoli, i ricercatori hanno documentato almeno 152 specie animali legate a ghiacciai e calotte polari, appartenenti a 14 classi diverse. Tra i gruppi più rappresentati figurano rotiferi, collemboli e tardigradi, piccoli organismi capaci di adattarsi a condizioni ambientali estreme.Il dato più significativo riguarda però 73 specie segnalate esclusivamente in habitat glaciali: i cosiddetti ‘glacier specialists’, che dipendono strettamente dalla presenza del ghiaccio e risultano quindi particolarmente vulnerabili alla sua scomparsa. Per valutarne l’esposizione al cambiamento climatico, i ricercatori hanno incrociato la loro distribuzione attuale con diversi scenari futuri di ritiro dei ghiacciai. I risultati indicano un declino drastico: anche in uno scenario di riscaldamento molto limitato, entro il 2100 tre specie perderebbero completamente il loro habitat: i collemboli Desoria calderonis e Vertagopus fradustaensis e il tardigrado Adropion afroglaciali, mentre altre 12 specie ne perderebbero oltre il 90 per cento.
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Una nuova serie di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, lanciata da Meta lunedì, consentirà agli utenti di utilizzare Facebook come motore di ricerca e strumento per la generazione di contenuti. Secondo un analista di Morgan Stanley, se il progetto dovesse affermarsi su larga scala potrebbe generare oltre 10 miliardi di dollari di ricavi annui per Meta.
Fatti principali
Meta ha lanciato lunedì “AI Mode” all’interno della funzione di ricerca di Facebook. Il nuovo strumento risponderà alle query degli utenti utilizzando Meta AI e fornirà risposte basate sui contenuti pubblici presenti nei Gruppi e nei Reels, invece di mostrare un elenco “generico” di risultati di ricerca, ha spiegato l’azienda.
Lo strumento è alimentato da Muse Spark, il modello di intelligenza artificiale presentato da Meta ad aprile e primo importante modello sviluppato da Meta Superintelligence Labs, la divisione guidata dall’ex amministratore delegato di Scale AI, Alexandr Wang.
Secondo Brian Nowak, analista di Morgan Stanley, se il nuovo strumento riuscisse a trattenere 1 miliardo di utenti — circa un terzo degli utenti attivi mensili di Facebook a livello globale — e a monetizzare anche solo il 10% delle query giornaliere, potrebbe facilmente generare oltre 10 miliardi di dollari di ricavi annuali per Meta.
L’aggiornamento annunciato lunedì include anche nuove funzionalità di modifica di foto e video assistite dall’intelligenza artificiale, tra cui modelli per collage con ritaglio automatico, effetti di transizione video e preset fotografici che consentono agli utenti di modificare abiti, capelli e accessori nelle immagini.
Le azioni Meta sono salite di quasi il 5%, avvicinandosi ai 595 dollari alle 14:45 (ora della costa orientale degli Stati Uniti) di lunedì, anche se il titolo resta in calo di circa l’8% dall’inizio dell’anno.
Cosa non sappiamo
Non è ancora chiaro in che modo Meta AI Mode selezioni e utilizzi le fonti per generare i risultati di ricerca. L’azienda afferma che il sistema “fornirà risposte basate su ciò che le persone stanno dicendo pubblicamente nelle nostre applicazioni, come Gruppi e Reels”, ma non spiega nel dettaglio come l’algoritmo attribuisca peso alle diverse fonti né come intenda contrastare la disinformazione, un problema che da anni interessa Facebook. Forbes ha contattato Meta per ottenere ulteriori chiarimenti.
Contesto
Meta integra da anni il proprio assistente Meta AI all’interno di Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger. Tuttavia, il lancio di lunedì rappresenta la prima volta in cui l’azienda propone l’intelligenza artificiale come sostituto diretto della barra di ricerca di Facebook, entrando così in competizione più diretta con Google.
Già nell’ottobre 2024 era emerso che Meta stava lavorando allo sviluppo di un proprio motore di ricerca, ma è la prima volta che questo progetto viene messo a disposizione degli utenti comuni di Facebook. Nel più ampio panorama dell’intelligenza artificiale, Meta ha perso terreno rispetto ai concorrenti dopo il deludente risultato della famiglia di modelli Llama 4, che ha portato l’azienda ad abbandonare in larga misura la propria strategia AI open source.
Successivamente Meta ha investito 14,3 miliardi di dollari in Scale AI — operazione che ha incluso il reclutamento di Wang — e ha lanciato Muse Spark, il proprio sistema di intelligenza artificiale proprietario e a codice chiuso. Nonostante gli ingenti investimenti nell’AI, il sentiment degli investitori nei confronti di Meta è rimasto relativamente debole. Secondo Nowak, però, il nuovo strumento di ricerca basato sull’intelligenza artificiale potrebbe contribuire a invertire questa tendenza.