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S.O.S. PALESTINA.2 SOLD OUT

S.O.S. PALESTINA.2 SOLD OUT

Sabato 20 giugno l’Anfiteatro delle Cascine Ernesto De Pascale di Firenze ospiterà: S.O.S. PALESTINA.2 il grande concerto voluto da Piero Pelù per aiutare Medici Senza Frontiere nel prezioso lavoro che la ONG svolge per aiutare le vittime del genocidio. Protagonisti sul palco: Antonella Bundu, Brunori SAS, Clet, Dario Salvetti, Enzo Iacchetti, Fast Animals and Slow Kids, Giancane, Giorgio Canali & RossoFuoco, Giulio Cavalli, Laika, Litfiba, Maria Elena Delia, Moni Ovadia, Peppe Voltarelli, Poeti Palestinesi, Riccardo Noury (Amnesty International), Sanitari per Gaza, Saverio Tommasi, Superluna, Tre Allegri Ragazzi Morti, Willie Peyote. Presentano Giustina Terenzi e Chiara Brilli (Controradio). L’evento è già SOLD OUT

Sabato 20 giugno 2026 l’Anfiteatro delle Cascine Ernesto De Pascale di Firenze ospiterà “SOS Palestina.2”, il grande concerto ideato e promosso da Piero Pelù per sostenere Medici Senza Frontiere nel lavoro di assistenza alla popolazione palestinese. L’evento è già sold out. Apertura porte ore 18:30, inizio concerto ore 20:00. Tutti gli artisti coinvolti hanno accolto con convinzione l’invito del cantautore fiorentino, da sempre impegnato nelle battaglie per sostenere i diritti degli ultimi, dei dimenticati.

Questo il cast definitivo, aggiornato con gli ultimi nomi annunciati: Antonella Bundu, Brunori SAS, Clet, Dario Salvetti, Enzo Iacchetti, Fast Animals and Slow Kids, Giancane, Giorgio Canali & RossoFuoco, Giulio Cavalli, Laika, Litfiba, Maria Elena Delia, Moni Ovadia, Peppe Voltarelli, Poeti Palestinesi, Riccardo Noury (Amnesty International), Sanitari x Gaza, Saverio Tommasi, Superluna, Tre Allegri Ragazzi Morti e Willie Peyote.

Non mancheranno gli interventi di attivisti e artisti del mondo delle arti visive che arriveranno a sostenere la causa umanitaria come Riccardo Noury di Amnesty InternationalAntonella Bundu (già consigliera comunale a Firenze e attivista per i diritti umani)Dario Salvetti (l’operaio e figura di riferimento del Collettivo di fabbrica ex Gkn di Campi Bisenzio), Laika (street artist e attivista romana che durante l’esibizione dei Litfiba realizzerà un’opera dal vivo che sarà successivamente battuta all’asta per sostenere la raccolta fondi destinata a Medici Senza Frontiere)Clet (l’artista francese di fama internazionale), Maria Elena Delia (referente nazionale della Global SumudFlotilla). 

Durante la serata, il palco di Firenze si collegherà con quello napoletano di LIFE FOR GAZA – PEOPLE FOR PEACE, l’evento che si terrà sempre il 20 giugno nella città partenopea dove musicisti, attori, artisti e ospiti del mondo della cultura, dell’attivismo e della società civile si incontreranno per una serata pubblica contro il genocidio e contro ogni guerra.

Un ringraziamento speciale per il rinnovato supporto e collaborazione alla realizzazione dell’evento va a: ZEROCALCARE (che anche quest’anno ha curato la grafica dell’evento), Le Nozze di Figaro (nella persona di Alessandro Bellucci), Controradio, la Direzione di Fondazione Accademia dei Perseveranti e del Teatrodante Carlo Monni di Campi Bisenzio, Doc Servizi, Cooperativa dieci oltre ovviamente a TEG (Valentina Parigi) management di Piero Pelù e About (Jessica Gaibotti) per la comunicazione.

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“Le mie due anime, quella musicale e quella sportiva, sono affascinate dal concetto di Milano-Sanremo”: Linus presenta Milano Music Week 2026

È stata presentata oggi, 16 giugno, al Museo del Novecento a Milano la decima edizione della Milano Music Week 2026 che si terrà dal 16 al 22 novembre. Linus, che proprio quest’anno taglia il traguardo dei 50 anni di carriera, è stato nominato direttore artistico della manifestazione dedicata alla musica che ogni anno anima la città con concerti, dj set, presentazioni di dischi e libri, workshop, showcase, e molti altri appuntamenti diffusi su tutto il territorio.

La Milano Music Week l’ho vista crescere in questi anni – ha spiegato Linus -. Quando Sacchi (l’assessore alla Cultura, ndr) mi ha chiesto di dare una mano mi sono chiesto se fossi la persona giusta, ma ho capito che questa manifestazione ha fondamenta molto solide. Forse servirà aggiungere un po’ di colore“. Per il nuovo direttore artistico la sfida sarà rendere l’evento “ancora più visibile” in un periodo dell’anno “non semplice per la musica“.

Poi ha aggiunto: “La prima cosa che mi piacerebbe fare è mettere in dialogo il passato e il presente, facendo reinterpretare agli artisti della Milano musicale di oggi le canzoni che hanno raccontato questa città. Mi affascina l’idea di creare un ponte tra generazioni diverse, mostrando come la musica sappia attraversare il tempo e rinnovarsi continuamente. Le mie due anime, quella musicale e quella sportiva, sono poi affascinate dal concetto di Milano-Sanremo: un flusso di idee, talenti ed energia che parte dalla nostra città e arriva fino al Festival”.

Tra i temi dell’edizione 2026 ci sono il cinquantesimo anniversario della disco music e del punk, due fenomeni che, secondo Linus, hanno segnato profondamente la cultura musicale contemporanea. Cuore della manifestazione sarà la Fabbrica del Vapore, individuata come nuova casa della Milano Music Week 2026. Ogni tema sarà protagonista di una serie di appuntamenti in tutte le sue declinazioni: conferenze, videopodcast, live, dj set, incontri, workshop, party e molto altro.

“La decima edizione della Milano Music Week rappresenta un traguardo importante per una manifestazione che negli anni è diventata un punto di riferimento strategico per la musica e per tutta la sua filiera – dichiarano Assoconcerti, Assomusica, Fimi Federazione Industria Musicale Italiana, Nuovo IMAIE Nuovo Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori e SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, promotori della Milano Music Week – Milano si conferma ancora una volta il luogo in cui artisti, professionisti, imprese e pubblico possono incontrarsi, confrontarsi e immaginare insieme il futuro della musica. Siamo particolarmente felici di accogliere Linus alla direzione artistica di questa edizione speciale: la sua esperienza, la sua visione e il suo profondo legame con la città rappresentano un valore importante per il futuro della manifestazione”.

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Non si canta per cantare. Note a margine di una polemica sull’arte “impegnata”

“Provo sempre un certo imbarazzo quando leggo che un uomo di spettacolo, con una visibilità pubblica, vuole schierarsi in maniera netta e apodittica su questioni internazionali (guerre, ecc.) perché tutto il mondo che ci sta intorno va analizzato con cura. Il proclama buttato giù da un palco o anche scritto in un appello mi lascia abbastanza indifferente. Gli artisti che vogliono sensibilizzare il loro pubblico… ma perché? Non sono abbastanza sensibili per conto loro? C’è bisogno che Bruce Springsteen gli dica di essere contro l’amministrazione Trump? Non credo: è un ruolo che non mi sento di condividere”.

Sono parole pronunciate da Francesco De Gregori il 26 maggio scorso, nel corso di una conferenza stampa di presentazione di un ciclo di concerti. Il tono era, fino a quel momento, abbastanza disteso ma anche amareggiato: “saranno dieci anni che non sento più l’ispirazione ribollire dentro di me, la cosa mi dispiace ma non ne faccio un dramma”.
Un altro giornalista ha insistito sul tema dell’impegno, De Gregori piccato ha rincarato la dose: “Sensibilizzo mio malgrado attraverso le canzoni che scrivo, non con quello che dico. Non mi sento superiore a nessuno per poter insegnare che posizione prendere su Gaza o Israele o su l’Iran. Ho le idee confuse anche io (…) il mio pensiero non è totalitario, non voglio né dare né prendere lezioni da nessuno, soprattutto da un cantante o da un uomo di cinema: che titoli ha?”.

Il 13 gennaio del 1898 sul giornale francese Aurore apparve un lungo editoriale dal titolo J’Accuse…! Lo firmava uno scrittore considerato il più importante romanziere in attività, Émile Zola. Si apriva, con quell’articolo, uno dei più famosi casi della cultura moderna, volto a contestare violentemente la condanna ingiusta di un militare francese e, più in generale, un diffuso pregiudizio antisemita, un pregiudizio dal quale la stessa sinistra non era avulsa (a dirla tutta neppure i libertari). Ciò che però rendeva davvero memorabile ed esplosivo quell’articolo – oltre ovviamente alle argomentazioni ineccepibili ed al titolo geniale che rovesciava il concetto di accusa dal condannato ai suoi giudici – era proprio che fosse firmato da un artista e non da un giornalista, un avvocato, un uomo politico… insomma, non da uno specialista. C’erano stati certo notevoli precedenti, antichi come la società, di poeti, musicisti, pittori che avevano preso posizione in merito a questioni che non riguardavano strettamente il loro campo. Però in questo caso il mezzo di larga e rapida diffusione, la notorietà ed il carisma di Zola resero quella vicenda un punto di svolta: nasceva con quell’articolo la figura dell’intellettuale impegnato. Zola andò incontro a guai importanti: processo, condanna, esilio… e qualcuno sostiene che persino la sua tragica morte (avvelenato dal monossido di carbonio in una stanza chiusa) non sia né accidentale né slegata da quella vicenda.

La figura dell’artista impegnato, consapevole, del “compagno di strada” o dell’”utile idiota” (due definizioni invalse in ambito marxista-leninista) è senz’altro stata un asse portante di quella dicotomia che fa danzare assieme la politica della cultura con la cultura della politica. Nel novecento le forme di cultura di massa: letteratura popolare, fumetto, cinema e canzone hanno interagito sovente con la diffusione delle idee sociali, anzi a dirla tutta alcuni militanti si sono interessati di queste forme di comunicazione proprio perché particolarmente adatte a diffondere rapidamente dal basso idee e storie controcorrente. L’anarchismo, in particolare, è ben rappresentato dalle sue canzoni, al punto che uno degli organizzatori, militanti e rivoluzionari più famosi e amati della sua storia – Pietro Gori – è anche uno dei suoi massimi cantori: caso direi unico. La canzone è un mezzo di propaganda duttile e di immediato utilizzo, può essere improvvisata su un evento e cantata in poche ore, si impara rapidamente ed ogni ascoltatore può farsene a sua volta tramite. È particolarmente sfuggente alla censura: come fai ad imbavagliare tutta una folla che intona in coro un canto?

Figlia ibrida della scrittura poetica, della composizione musicale e del canto, la canzone – fra le forme della comunicazione popolare di larga diffusione – pur essendo stata protagonista dell’industria del disco e dell’intrattenimento di massa, ha conservato nel fondo una vocazione orale, trasmettendosi al di fuori di ogni controllo ed a dispetto di ogni commercio. Credo sia per queste ragioni che la canzone impegnata, la canzone di tematica sociale, la canzone politica sia la forma d’arte più legata alla storia del movimento operaio e rivoluzionario… anzi, potremmo dire che in molti casi taluni militanti si sono fatti cantori per propagare idee. Non ci vuole troppa preparazione o troppo talento per imparare quattro accordi di chitarra e raccontare in versi più o meno storti una rivolta… e non è affatto detto che questi quattro accordi e questa urgenza non generino una canzone bella altrettanto o ancor più di quelle scritte da professionisti del genere. La canzone sociale ha avuto anche i suoi eroi ed i suoi martiri come Joe Hill e Victor Jara.

Quando negli anni sessanta è sorto anche in Italia un fenomeno piuttosto diffuso di canzone d’autore, con musicisti-poeti che si facevano interpreti dei loro stessi canti, e quando negli anni settanta questo fenomeno è diventato preponderante, è stato del tutto ovvio che molti di essi – appartenendo ad una generazione per cui la partecipazione politica era centrale – portassero avanti, ognuno con la propria indole, questa fusione di poesia ed impegno. Talvolta magari anche schernendosi dal doversi assumere il peso del mondo e dei suoi disagi in ogni verso: non è un delitto di lesa coscienza di classe scrivere una canzone d’amore. Edoardo Bennato ha – potremmo dire – scritto il manifesto di questo chiamarsi fuori dall’obbligo dell’impegno con brani come Sono solo canzonette o Cantautore. Buffa contraddizione: più ci si vuol sottrarre alla strumentalizzazione, più si rischia di finire ostaggio del qualunquismo, che dei pensieri politici è uno dei più rigidi e reazionari. “A canzoni non si fan rivoluzioni” potrà sgolarsi a ripetere Guccini, ma si potrà anche notare come, dalla presa della Bastiglia in poi, non esiste grande rivoluzione e spesso anche piccola rivolta che non abbia prodotto i suoi canti. A mio gusto i più bei canti, i più necessari.

Francesco De Gregori è un cantautore di straordinario talento e longevità, nato artisticamente nel Folk studio, un locale romano fortemente caratterizzato dai simboli della sinistra rivoluzionaria (pare che lì ogni serata iniziasse al suono dell’Internazionale). Giovane chitarrista di quel monumento del canto sociale (ed anarchico in particolare) che fu Caterina Bueno, alla quale anni dopo ha dedicato la bellissima Caterina. Conoscitore ed amante del repertorio popolare e di lotta, al punto di essere tornato nella maturità su quel repertorio con un disco ed una tournée di grande successo Il fischio del vapore in duo con Giovanna Marini. Ha anche disseminato le sue canzoni di ogni tempo di riferimenti abbastanza trasparenti alle lotte sociali, all’emigrazione, alle guerre: L’abbigliamento di un fuochista, Generale, Pablo, L’impiccato… e quella frase di sapore quasi brechtiano: Tu da che parte stai? / stai dalla parte di chi ruba nei supermercati / o di chi li ha costruiti, rubando? scritta in un’epoca nella quale il disimpegno era diventato la norma.

D’altronde De Gregori è stato anche un propugnatore accanito del diritto all’ambiguità del linguaggio, alla sua scarsa trasparenza, ad una tetragona indipendenza dell’artista da ogni condizionamento. Questa convinzione lo ha portato ad essere la vittima di uno degli episodi più famigerati della storia della canzone italiana: il 2 aprile 1976, nel corso di un concerto a Milano, fu prelevato da un gruppo di militanti dell’autonomia operaia dal suo camerino e (pare anche sotto la minaccia di una pistola) costretto a subire un processo popolare sul palco, nel quale lo si accusava di essersi arricchito (il disco Rimmel dell’anno precedente era stato un enorme successo), di non scrivere canzoni abbastanza militanti e lo si invitava al suicidio (addirittura!). Quella fu senz’altro un’azione molto stupida e grezza, per fortuna finita senza drammi. Ma anche uno strano miscuglio di brutalità e di fiducia nelle possibilità dell’arte. Persone ingenuamente convinte che le canzoni potessero influenzare la storia, inceppare il potere, fermare le guerre, sospendere le condanne a morte. Oggi invece sappiamo che è tutto inutile e possiamo cantare tutto ciò che vogliamo, tanto nessuno ne sarà disturbato: anche le canzoni di rivolta più belle si perdono in un rumore di fondo inconsistente e caduco. Secondo me, in fondo in fondo, anche de Gregori, nonostante il processo, si divertiva più prima.

Alessio Lega

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“Sentitevi liberi di essere chi siete e di affrontare con estrema serenità il vostro percorso personale e il coming out”: il ritorno della Lollipop con “Say”

Marcella Ovani, Marta Falcone e Veronica Rubino tornano nella formazione delle Lollipop, a oltre vent’anni dalla nascita del gruppo a “Popstars”, nei primi anni 2000. Il singolo si intitola “Say Now” – scritto direttamente dal trio e prodotto da Wlady, già firma di “Maria Salvador” e “Disco Paradise”- un messaggio legato alla libertà, al coming out, alla verità personale e alle cose da dire prima che sia troppo tardi.

“Sentitevi liberi di essere chi siete e di affrontare con estrema serenità il vostro percorso personale e il coming out – afferma il trio -. Non abbiate paura di splendere nella vostra verità; per noi questo ritorno è un atto di coraggio e di amore verso noi stesse e il nostro pubblico”.

“Say Now” nasce dalla necessità di non lasciare che il silenzio decida al posto delle persone. Il brano esplora tutto ciò che rimane irrisolto quando una verità viene taciuta troppo a lungo: parole continuamente rinviate, sentimenti tenuti in sospeso, fino a giungere a una collisione inevitabile in cui il silenzio cessa di essere un’opzione. Perché tacere, a quel punto, diventa un atto di omissione nei confronti di sé stessi, prima ancora che degli altri.

Nel corso degli anni, il gruppo è sempre stato vicino alla comunità LGBTQ+. Nel 2018, ad esempio, le Lollipop sono state ospiti a Napoli in occasione del party ufficiale del Mediterranean Pride of Naples. La scelta di affrontare oggi temi come il coming out e la libertà di essere sé stessi rappresenta il naturale prolungamento di quel rapporto, una coerenza artistica e umana che si è consolidata nel tempo.

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Parco della Musica di Milano 2026: 2 concerti cancellati e 2 riprogrammati. L’AD Sabatini: “Ci hanno messo al pari di un palazzo o di un ospedale” – Le modalità di rimborso

Al Parco della Musica di Milano 2026 i concerti di A Day To Remember e Garbage sono stati riprogrammati rispettivamente presso il Fabrique e l’Alcatraz di Milano. The Flaming Lips e TLC/Redman sono stati cancellati. Ma la rassegna è confermata con i 19 spettacoli in cartellone.

Gualtiero Sabatini, Amministratore Delegato di Grande Stazione S.r.l. con un lungo comunicato ha cercato di fare chiarezza: “La rassegna di Parco della Musica di Milano 2026 è confermata. Prosegue regolarmente con il suo calendario di 19 concerti, nello stesso luogo e con la stessa esperienza per il pubblico. Fanno eccezione quattro appuntamenti. I concerti di The Flaming Lips e TLC/Redman sono purtroppo cancellati. Gli show di A Day To Remember e Garbage sono stati riprogrammati rispettivamente presso il Fabrique e l’Alcatraz di Milano, nelle stesse date già comunicate al pubblico. Il primo pensiero va a chi quei concerti li aspettava da mesi. Sappiamo cosa significa, e ci dispiace sinceramente. Proprio per il rispetto che dobbiamo al nostro pubblico, vogliamo spiegare con chiarezza cosa è accaduto”.

Poi entra nel dettagli: “Le cause non sono state di natura organizzativa, produttiva o di pubblica sicurezza, ambiti sui quali abbiamo lavorato per mesi con la massima diligenza. All’origine c’è stato un atto preciso: la dirigente dell’Area Servizi Tecnici del Comune di Segrate ha assimilato un’attività di spettacolo dal vivo, temporanea, stagionale e interamente smontabile, al regime previsto per gli insediamenti stabili, al pari di un palazzo o di un ospedale. Una lettura profondamente errata sotto il profilo tecnico e giuridico, che non trova riscontro né nei precedenti né nella prassi nazionale, e che ha reso impossibile mantenere la configurazione originaria della rassegna.

“Vale la pena ricordare alcuni fatti. – ha continuato l’AD – La rassegna si svolge in una venue storica del panorama eventistico nazionale, attiva dal 1969 e dedicata a fiere, concorsi ed eventi. Nella sua prima edizione, Parco della Musica di Milano ha ricevuto il patrocinio dello stesso Comune di Segrate. Le istituzioni erano state informate già a fine 2024 della stagione 2026 e di quelle successive, e per mesi abbiamo dichiarato, formalmente e ripetutamente, la nostra disponibilità a un confronto tecnico con l’ufficio competente. Un confronto che, nei fatti, non c’è mai stato”.

E ancora: “Porre regole chiare a chi organizza eventi è giusto e doveroso. Trasformare un’autorizzazione in un percorso a ostacoli, mentre per mesi si chiede invano un tavolo di confronto, è un’altra cosa. Ci saremmo aspettati un dialogo, non un muro. Ma la vicenda non finisce qui: saranno le sedi competenti a fare chiarezza, e siamo certi delle nostre ragioni. Ci tuteleremo in tutte le sedi opportune, anche per il grave danno economico subìto. Quel che più conta, però, è che la rassegna si svolgerà regolarmente”.

“La vicenda è ormai alle spalle. Abbiamo individuato una soluzione – ha continuato – che ha consentito di salvare l’intera rassegna, fatta eccezione per i due show cancellati e i due riprogrammati in altre venue milanesi. È bastata una riconfigurazione amministrativa per ricondurre l’area sotto la giurisdizione del Comune di Milano. Per il pubblico non cambia nulla: stesso luogo, stessa esperienza. I 19 concerti in programma si terranno regolarmente”.

Infine: “Gli show li abbiamo annunciati noi, i biglietti ve li abbiamo venduti noi, e la responsabilità verso di voi ce la prendiamo noi. Ci dispiace per i due concerti che vengono meno, e lavoreremo perché una cosa simile non accada più. Ma vi diamo una certezza: ci vediamo sotto palco quest’estate».

Carlo Parodi, Presidente di Assomusica ha aggiunto: “Le regole, nel nostro settore, sono una garanzia per tutti: vanno però applicate con competenza e buon senso. Lo diciamo a maggior ragione parlando di una realtà importante come Grande Stazione e Parco della Musica, che professionalità e affidabilità le ha sempre dimostrate sul campo”

«Il Comitato Vivere Novegro, che ha sempre visto nei concerti di Parco della Musica una concreta opportunità di sviluppo per l’intero quartiere, si interroga oggi sui prossimi sviluppi e sulle opportunità che rischiano di allontanarsi da Novegro”, ha affermato la presidenza del Comitato Vivere Novegro.

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Il traghetto Genova-Olbia diventa una crociera-raduno di fan diretti al concerto Vasco Rossi: canti, balli, trenini e cori a squarciagola. Ecco cos’è successo – IL VIDEO

Chi c’era testimonia che è stato un evento nell’evento. Un raduno vero e proprio di qualche centinaio di fan sulla nave Gnv partita da Genova alle 19 del 12 giugno e arrivata a Olbia alle 7.45 di sabato 13. Per Vasco Rossi questo ed altro. Il rocker il 12 e 13 giugno scorso ha tenuto due concerti all’Olbia Arena. Appuntamenti irrinunciabili non solo per i fan sardi dell’artista, ma anche per chi dal Nord si è organizzato per partecipare all’immancabile rito collettivo, che si rinnova da anni.

E così Vasco unisce gli animi non solo sui prati e nelle grandi arene, ma anche sui pontili delle navi, dove si sono dati appuntamento, senza nemmeno avvisarsi tra loro, i fan del Blasco. È stata “Albachiara” canticchiata e diffusa nelle casse stereo nell’Area Bar della nave ad “accendere” gli animi. Nel giro di pochi istanti tutti si sono spontaneamente uniti in canti, balli e trenini sulle canzoni più famose e indimenticabili. Un modo per “scaldare” l’ugola in vista del live: da “Lunedì” a “Siamo soli”, da “Se ti potessi dire” a “Vita spericolata” e ancora “Non l’hai mica capito” fino a “Vivere”. In sottofondo tra un canto e l’altro l’immancabile coro “Oleeee oleeee ole oleeeee. Vasco. Vasco!”. Scene di pura festa e di aggregazione, immortalati dai telefonini dei passaggeri ‘estranei’ al gruppo e diretti alle località sarde di mare, ma divertiti nell’assistere ai fan ‘stropicciati’ ed euforici.

Il rocker ha radunato in Sardegna in due giorni oltre 70mila fan. Un ritorno gradito a 43 anni dalla sua unica esibizione davanti a Tavolara che risale ai tempi di “Bollicine”. In Gallura Vasco è arrivato con la terza doppietta di concerti dopo Rimini e Ferrara. Anche all’Olbia Arena Vasco ha proposto perle come “(Per quello che ho da fare) Faccio il militare” e “Domani sì, adesso no” che apriva il tour del 1985 di “Cosa Succede in città” ed è stata eseguita per la prima volta dal vivo proprio in Sardegna, ad Assemini.

E ancora “La noia”, ”Canzone”, “Siamo soli”, che in versione live uniscono tutte le “generazioni di sconvolti”. Tra i classici “Vita spericolata”, scritta proprio in Sardegna. Naturalmente il gran finale è ”Albachiara” sotto i fuochi d’artificio. Il rocker ha salutato con affetto la platea: “Siamo arrivati alla fine… Ma ogni fine è sempre un nuovo inizio. Vi voglio bene. Olbiaaaa!!!! È stato splendido!!! Siete arrivati da tutte le parti della Sardegna per queste due notti di Festa. Abbiamo fatto esplodere di gioia e di rock questa terra meravigliosa per due serate consecutive e abbiamo infiammato l’Olbia Arena per 70.000 cuori! Grazie Olbia! Grazie Sardegna! Evvivaaa!!!””.

E i fan, molti dei quali senza quasi più voce, hanno replicato cori e canti anche nel viaggio di ritorno Olbia-Genova. Febbre da Vasco.

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“C’era una banana che era uguale al mio cane. Anche gli agrumi assomigliano agli occhi, all’iride. Quando vedo queste somiglianze smatto”: così Angelina Mango

“Secondo me un po’ tutto può essere spiegato con la frutta”. Parola di Angelina Mango, che nel podcast di Alessandro Cattelan “Supernova” ha raccontato di una sua curiosa teoria.

“Se tu guardi l’interno di una banana è una faccia sorridente, triste o arrabbiata, ha un’espressione. – ha detto la cantante – C’era una banana che l’altro giorno era uguale al mio cane. Anche gli agrumi, per esempio, assomigliano moltissimo agli occhi, all’iride. Quando vedo queste somiglianze smatto“.

La cantante ha pubblicato il 12 giugno il nuovo singolo con Marco Mengoni “Canto d’amore”: “Non avrebbe avuto senso per me fare musica senza dire cose vere, e parlare di quanto fosse tutto pazzesco, quando non lo era per me. E (l’album) caramé è questo. Credo ripaghi sempre il fatto che ci sia qualcosa di vero, anche sofferto, ma vero”.

E ancora: “Quello che voglio è fare musica. Nel tour di marzo, per esempio, ho completamente escluso tutto ciò che riguardasse vestiti, fitting, trucco e parrucco… Volevo togliere tutta quella parte, andare lì e fare musica, ma non perché tutto il resto sia sbagliato. Adesso piano piano sto cercando di recuperare e riprendere anche quella parte”.

“La persona che sono diventata dopo un anno e mezzo ha delle cose in più da dire, delle cose che ha imparato. – ha concluso – Mi sono presa il mio tempo e adesso mi sento molto diversa, forse in meglio. Sono un po’ più tranquilla. Per me la priorità è sempre stare centrati con se stessi. Per un attimo ho avuto paura che tutti si scordassero di me, ma questo timore è passato subito. Anche se si fossero dimenticati, mi piace ripresentarmi con questo disco e con la persona che sono adesso”.

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Breve guida ai migliori festival musicali italiani di questa estate

Elettronica, indie, jazz, pop e ricerca sonora si intrecciano in eventi che trasformano parchi, siti archeologici e paesaggi naturali in palcoscenici a cielo aperto. 

Color Fest – Lamezia Terme (Calabria)
Dall’11 al 13 agosto
Si svolge sulla Riviera dei Tramonti, lungo il lungomare Falcone e Borsellino di Lamezia Terme. Nato come festival indipendente, è diventato uno dei principali appuntamenti del sud Italia per chi segue la nuova musica italiana e internazionale. La vicinanza al mare e la programmazione trasversale sono i suoi elementi distintivi.

AMA Music Festival – Romano d’Ezzelino (Veneto)
1 luglio – 31 agosto
Ospitato nell’area di Villa Negri, ai piedi del Monte Grappa, il festival propone concerti distribuiti lungo tutta l’estate. La line-up spazia tra rock, pop, rap ed elettronica, con una forte attenzione alla sostenibilità ambientale.

Nextones – Val d’Ossola (Piemonte)
Dal 16 al 19 luglio
Un festival dedicato all’incontro tra musica elettronica, arti digitali e architettura. Si svolge tra cave di marmo e spazi industriali recuperati delle Alpi piemontesi, in un contesto unico nel panorama europeo.

FestiValle – Agrigento (Sicilia)
Dal 7 al 10 agosto
La manifestazione anima la Valle dei Templi con concerti, performance e incontri culturali. L’utilizzo di uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo rappresenta la sua principale peculiarità.

Locus Festival – Puglia
Dal 18 giugno – 2 settembre
Il festival si sviluppa in più location tra Bari, Ostuni, Locorotondo, Fasano e Minervino Murge. Da oltre vent’anni unisce grandi nomi internazionali e artisti italiani in alcuni dei luoghi più rappresentativi della Valle d’Itria.

Kappa FuturFestival – Torino
Dal 3 al 5 luglio
Ospitato nel Parco Dora, ex area industriale riconvertita in spazio urbano, Kappa FuturFestival è uno dei maggiori festival europei dedicati alla musica elettronica, che ogni anno richiama pubblico da tutto il mondo.

Jazz:Re:Found – Monferrato (Piemonte)
Dal 27 al 30 agosto
Nato dal jazz contemporaneo, oggi esplora elettronica, soul, hip hop e club culture. Il contesto collinare del Monferrato è parte integrante dell’esperienza del festival.

Flowers Festival – Collegno (Piemonte)
Dal 23 giugno al 18 luglio
Si svolge nel Parco della Certosa Reale di Collegno, alle porte di Torino. La programmazione alterna artisti mainstream, indipendenti e internazionali in uno dei principali appuntamenti estivi del nord Italia.

Lucca Summer Festival – Lucca (Toscana)
Dal 24 giugno al 29 luglio
Le piazze del centro storico e l’area delle Mura ospitano una delle rassegne più note del Paese, che da oltre vent’anni richiama alcune delle principali star della musica mondiale.

Opera Festival – Sicilia
Dal 20 al 23 agosto
Una manifestazione che valorizza siti storici e monumentali dell’isola attraverso concerti e produzioni artistiche. L’incontro tra patrimonio culturale e spettacolo dal vivo costituisce il cuore del progetto.

Panorama Festival – Puglia
Dal 14 al 16 agosto
Un evento dedicato alla musica elettronica e alla cultura contemporanea. Punta sull’esperienza immersiva e sulla valorizzazione del paesaggio costiero pugliese.

Polifonic Festival – Valle d’Itria (Puglia)
Dal 22 al 26 luglio
Uno dei festival elettronici italiani più riconosciuti all’estero, dove house, techno e live set convivono con una forte attenzione all’estetica, alla gastronomia e al territorio.

Poplar Festival – Trento
Dal 10 al 13 settembre
Nato in ambito universitario, è diventato un osservatorio privilegiato sulle nuove tendenze della musica italiana e internazionale. Si distingue per la forte presenza di un pubblico under 30.

Rift – Valle d’Aosta
Dal 4 luglio
Un festival multidisciplinare che porta musica elettronica, arte e performance in ambienti alpini. L’esperienza è costruita attorno al rapporto tra paesaggio naturale e ricerca sonora.

VIVA! Festival – Valle d’Itria (Puglia)
Dal 31 luglio al 2 agosto
Tra i festival che hanno contribuito alla crescita della scena elettronica pugliese con concerti e dj set che si svolgono in masserie e spazi immersi nella campagna della Valle d’Itria, creando un forte legame con il territorio.

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