Regolamento rimpatri, si spacca la maggioranza Ursula: in Parlamento Ue passa la stretta con i voti dell’estrema destra
L’ennesima virata a destra di una “maggioranza Ursula” che sull’immigrazione non esiste. A pochi giorni dall’entrata in vigore del Patto per le migrazioni e l’asilo il Parlamento europeo in plenaria approva il regolamento rimpatri che va a sostituire la precedente direttiva Ue. Un via libera dall’Eurocamera che arriva grazie al sostegno che i Popolari hanno ottenuto dai gruppi di estrema destra come l’Ecr, i Conservatori di cui fa parte Fratelli d’Italia, ma anche i Patrioti, “famiglia politica” della Lega, e persino dall’Europa delle nazioni sovrane (Esn), il gruppo del partito dell’estrema destra tedesca di Alternative für Deutschland.
Quella che sulla carta è la maggioranza a sostegno della presidente della Commissione Ursula von der Leyen si spacca: 418 i voti a favore e 218 i contrari, con i “no” che sono arrivati dai Socialisti e parte dei liberali di Renew, gruppi che fanno parte tecnicamente della “maggioranza Ursula”, oltre che dai Verdi e dal gruppo della Sinistra.
“Accogliamo con favore il voto del Parlamento europeo sul regolamento relativo ai rimpatri. Un passo importante per mettere ordine nella nostra casa europea”, ha commentato su X il commissario europeo alla Migrazione, Magnus Brunner, che vede così approvato anche dalla plenaria del Parlamento l’accordo già promosso lo scorso primo giugno nel Consiglio europeo.
Chi festeggia è certamente Giorgia Meloni, che ottiene una chiara vittoria politica con l’esecutivo europeo di cui non fa parte che si piega alle proposte dell’estrema destra sul tema dei rimpatri e dell’immigrazione. “Difendere i confini, ridurre drasticamente gli sbarchi, combattere i trafficanti di essere umani, rimpatriare subito chi non ha titolo a stare da noi: avevamo promesso agli italiani che avremmo cambiato l’Europa e lo abbiamo fatto con coraggio, pazienza, determinazione”, è la rivendicazione della premier italiana.
Col nuovo regolamento, che si aggiunge al nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo, l’Europa alza muri di fronte ai migranti. Il risultato principale del voto odierno è che i Paesi membri dell’Ue avranno la possibilità di istituire i cosiddetti “return hub” in Paesi terzi, considerati sicuri, ossia centri di detenzione fuori dal territorio dell’Unione con cui esistono accordi. Si tratta, in buona sostanza, del “modello Albania” del governo Meloni con i due centri creati a Gjader e Shengjin. Inoltre col nuovo regolamento in attesa del rimpatrio le persone potranno essere detenute se non collaborano, se c’è un rischio di fuga o costituiscono un rischio per la sicurezza: il periodo di detenzione è stato esteso e può arrivare fino a 30 mesi, oltre due anni. Cambiano anche spazi e tempi per i ricorsi, che attualmente vede le espulsioni sospese automaticamente in caso di appello alla magistratura: il regolamento approvato oggi elimina la tutela automatica lasciando la decisione ai tribunali caso per caso. Altro punto controverso riguarda la possibilità di effettuare perquisizioni nei confronti di cittadini di Paesi terzi anche in abitazioni private o in altri locali pertinenti, che possono anche essere le sedi di associazioni o chiese: un metodo che ricorda quello dell’ICE negli Stati Uniti.

