Le borse europee chiudono deboli, attesa per la decisione della Fed


© RaiNews


© RaiNews
Bocciato su tutta, o quasi, la linea. E i “professori” che lo hanno giudicato sono di quelli che lasciano il segno. “Il presidente Trump ha perso questa guerra”: l’accordo con l’Iran è il “benvenuto ma porta con sé delle verità dure”. Lo afferma il board editoriale del New York Times, sottolineando che gli Stati Uniti emergono dal conflitto “indeboliti militarmente, diplomaticamente ed economicamente e ne pagheranno le conseguenze strategiche per anni”.
I dettagli dell’accordo non sono ancora chiari ma Donald Trump sembra aver ottenuto “ben poco. Per lui è un ridimensionamento umiliante”. Come “punizione” per le sue colpe, Trump ha “accettato un accordo di pace che il mondo intero riconosce come una sconfitta per lui. È un passo indietro anche per l’America”, ha messo in evidenza il board. Anche il board editoriale del Wall Street Journal, che ha sempre difeso l’azione del presidente americano contro Teheran, critica l’accordo raggiunto. “È innegabile che Trump stia facendo marcia indietro sui suoi obiettivi principali” perché “la pressione politica interna è cresciuta e portare a termine l’impresa comporterebbe rischi militari maggiori”, ha messo in evidenza il quotidiano Usa prevedendo che il cessate il fuoco di 60 giorni verrà rinnovato, “probabilmente molte volte”. Il rischio maggiore è che Trump consideri l’accordo come una partnership di fatto con il regime iraniano. Come Obama, potrebbe chiudere un occhio sulle violazioni pur di concludere un accordo definitivo o preservarlo una volta firmato. “A farne le spese sarebbero gli iraniani, che Trump aveva promesso di aiutare”, ha aggiunto il board editoriale del Wsj invitando il Congresso americano a esaminare qualsiasi accordo definitivo con l’Iran e respingerlo qualora dovesse sostenere il regime. Non meno severo è Jeremy Bowen nel suo articolo per www.bbc.com.
Rimarca Bowen: “La guerra è stata, finora, il peggior errore di politica estera del presidente Donald Trump. Rende più difficile per gli Stati Uniti scoraggiare i propri nemici. Ha danneggiato le alleanze con le monarchie arabe produttrici di petrolio del Golfo, il cui modello economico, basato su isole di stabilità nella turbolenza del Medio Oriente, richiederà anni per essere ripristinato. In privato, i loro funzionari parlano già di diversificare le alleanze e della necessità di trovare il modo di convivere con l’Iran, il loro vicino d’oltremare. La Cina avrà osservato con attenzione mentre gli Stati Uniti consumavano scorte di armi difficili da rimpiazzare e si scontravano con i limiti del proprio potere. L’accordo, a meno di ulteriori intoppi dell’ultimo minuto, pone fine a una guerra basata su un’errata valutazione da parte di America e Israele della forza del loro nemico a Teheran. Ciò susciterà un enorme sospiro di sollievo tra tutti coloro le cui vite sono state sconvolte dalla guerra, a cominciare dai civili in prima linea. […] Questa vicenda si è rivelata un duro colpo per tutti i soggetti coinvolti. Il popolo iraniano, al quale Trump aveva promesso una visione di libertà il 28 febbraio, è ancora governato da un regime spietato che a gennaio ha ucciso migliaia di suoi concittadini che protestavano per le strade. Gli Stati Uniti conservano un enorme potere economico e militare. Ma la decisione impulsiva di Trump di entrare in guerra contro l’Iran appare come l’azione di una superpotenza che lotta per mantenere il proprio dominio in un mondo in continua evoluzione”. Una sconfitta bruciante che il tycoon condivide con il suo ex sodale di Tel Aviv: Benjamin Netanyauh. “Il fiasco iraniano è il più grande fallimento di Netanyahu dal 7 ottobre”. Il titolo di apertura del quotidiano progressista di Tel Aviv lo sintetizza con rara efficacia.


© RaiNews


© RaiNews


© RaiNews


© RaiNews


© RaiNews