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La Presidenza irlandese del Consiglio dell’UE offre l’opportunità di rafforzare la leadership europea nell’idrogeno

Dublino ospita un dialogo politico sul futuro dell’idrogeno in Irlanda e nell’Unione europea con il Ministro Timmy Dooley

In vista dell’inizio della Presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea, previsto per il 1° luglio, rappresentanti irlandesi ed europei delle istituzioni, della ricerca, dell’industria e del settore energetico si sono riuniti a Dublino per discutere il ruolo delle tecnologie dell’idrogeno e delle celle a combustibile nel rafforzare la competitività dell’Europa, la sicurezza energetica e la transizione verso un’energia pulita.

Il confronto si svolge in un momento cruciale per l’Europa. Mentre l’Unione europea si prepara ai negoziati sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) e al futuro Programma quadro per la ricerca e l’innovazione, le decisioni che saranno assunte nei prossimi mesi determineranno la capacità dell’Europa di mantenere la propria leadership tecnologica, la competitività industriale e l’autonomia strategica nelle filiere dell’idrogeno e delle tecnologie pulite per il prossimo decennio.

L’iniziativa è pienamente coerente con le priorità della Presidenza irlandese in materia di competitività, sicurezza energetica e sviluppo industriale sostenibile e contribuisce al più ampio dibattito europeo sul futuro dei partenariati per la ricerca e l’innovazione e sul loro ruolo nell’accelerare la diffusione delle tecnologie strategiche a zero emissioni nette.

Timmy Dooley, Ministro di Stato presso il Dipartimento irlandese per il Clima, l’Energia e l’Ambiente, ha dichiarato: “La Presidenza irlandese dell’UE arriva in un momento decisivo per la transizione energetica europea. Questo dialogo rappresenta un’opportunità per rafforzare il confronto tra istituzioni, industria e mondo della ricerca sul contributo che l’idrogeno può offrire alla competitività, all’innovazione e alla sicurezza energetica in Irlanda e nell’Unione europea. Una delle priorità della Presidenza irlandese sarà il Quadro finanziario pluriennale dell’UE, che contribuirà a garantire risorse adeguate agli Stati membri per la ricerca, lo sviluppo e la realizzazione delle infrastrutture per le energie rinnovabili necessarie a conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione”.

Luigi Crema, Presidente di Hydrogen Europe Research, ha affermato: “L’idrogeno è molto più di un vettore energetico. È una prova della capacità dell’Europa di trasformare l’eccellenza scientifica in leadership industriale. Per rimanere competitiva a livello globale, l’Europa deve continuare a investire nella ricerca e nell’innovazione, accelerando al contempo il passaggio dai risultati ottenuti nei laboratori alla loro applicazione industriale. Ciò richiederà una maggiore coordinazione lungo tutta la catena del valore e una visione di lungo periodo capace di collegare lo sviluppo tecnologico alla creazione di nuovi mercati. I futuri partenariati europei saranno essenziali per allineare ricerca, industria e politiche pubbliche attorno a un’agenda condivisa per la competitività”.

Paul McCormack, amministratore delegato e membro fondatore del consiglio di amministrazione di Hydrogen Ireland, ha dichiarato: “La strategia irlandese per l’idrogeno sta passando dalla fase delle ambizioni a quella dell’attuazione. Progetti come la Hydrogen Valley SH2AMROCK a Galway e la valle transfrontaliera HYBERNIA dimostrano che l’idrogeno pulito non è più una prospettiva futura, ma una realtà già in costruzione. I poli di produzione e rifornimento distribuiti sul territorio irlandese mostrano come l’idrogeno rinnovabile possa sostenere la decarbonizzazione, lo sviluppo industriale e la sicurezza energetica, confermando la capacità dell’Irlanda di produrre idrogeno rinnovabile su larga scala e di diventare un esportatore netto. In vista della Presidenza dell’UE, l’Irlanda ha l’opportunità di rafforzare la leadership europea nel settore accelerando i progetti strategici, intensificando le collaborazioni scientifiche e sostenendo lo sviluppo di filiere resilienti e competitive. Servono ora politiche chiare e orientate alla creazione del mercato, comprese misure a sostegno delle infrastrutture iniziali, certezze regolatorie e segnali di investimento in grado di mobilitare capitali privati e consentire il passaggio dai progetti pilota alla scala commerciale”.

Brian Mullins, Direttore del Programma Idrogeno di Gas Networks Ireland, ha dichiarato: “Gas Networks Ireland è impegnata a svolgere un ruolo di primo piano nello sviluppo dell’economia dell’idrogeno in Irlanda, in linea con gli obiettivi della Strategia nazionale sull’idrogeno. La nostra visione è quella di realizzare una rete del gas a emissioni nette zero, alimentata esclusivamente da gas rinnovabili. L’idrogeno verde rappresenta una grande opportunità per valorizzare le risorse rinnovabili dell’Irlanda, rafforzare la sicurezza energetica sia nazionale sia europea e sostenere la decarbonizzazione dell’industria. Per cogliere appieno questa opportunità sarà necessario un impegno coordinato tra ricerca, industria e istituzioni, accompagnato da investimenti in innovazione e infrastrutture. Gas Networks Ireland continuerà a collaborare con il Governo e con tutti gli stakeholder per trasformare questa ambizione in realtà”.

L’Irlanda eserciterà la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea dal 1° luglio al 31 dicembre 2026. Il dialogo si inserisce nel contesto dei negoziati sul prossimo bilancio dell’UE, il cui accordo è atteso nel 2026 e che definirà la capacità dell’Europa di investire nella ricerca, nell’innovazione e nelle tecnologie strategiche pulite nel prossimo decennio.

Ricerca e innovazione determinanti per la leadership europea nell’idrogeno

I partecipanti hanno sottolineato che la leadership europea nell’idrogeno non può basarsi esclusivamente su singoli progetti. Il raggiungimento della scala industriale richiederà un maggiore allineamento tra organizzazioni di ricerca, industria, Stati membri e istituzioni europee. Un ecosistema coordinato dell’innovazione, capace di accompagnare l’intero percorso dalla ricerca al mercato, è stato individuato come uno dei principali fattori di successo per la competitività futura dell’Europa.

L’Irlanda in una posizione favorevole per contribuire alle ambizioni europee sull’idrogeno

Nel corso del confronto è stato evidenziato il grande potenziale delle risorse eoliche offshore irlandesi e la possibilità per il Paese di diventare produttore ed esportatore netto di idrogeno rinnovabile. I partecipanti hanno inoltre osservato che la piena attuazione della Strategia nazionale sull’idrogeno richiederà continui investimenti in infrastrutture, competenze, innovazione e sviluppo del mercato.

Dalla ricerca alla diffusione commerciale

Gli stakeholder hanno sottolineato la necessità di accelerare il passaggio dai progetti pilota e dalle attività dimostrative alla diffusione commerciale delle tecnologie. Ciò richiede quadri di investimento più chiari, un rafforzamento delle partnership industriali e il sostegno alle infrastrutture strategiche necessarie alla creazione di un mercato europeo dell’idrogeno efficiente e competitivo.

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Il bilancio europeo resta prigioniero del calcolo tra contributi versati e finanziamenti ricevuti

Con il nego-box, i ministri ciprioti Makis Keravnos e Marilena Raouna hanno raggiunto il risultato massimo di mettere tutti d’accordo sull’espressione manzoniana: «questo bilancio non s’ha da fare!». Non s’ha da fare per i cosiddetti frugali, guidati dalla Germania, che frugale non lo è più dopo aver rotto il tabù del rigore finanziario sancito dalla Legge fondamentale e aver deciso di investire somme ragguardevoli per creare l’esercito più forte del mondo, dopo gli anni oscuri della ministra della Difesa Ursula von der Leyen.

Non s’ha da fare per i paesi beneficiari netti, che dovrebbero essere almeno sedici, ma che sommano i veri beneficiari netti e anche contributori netti sulla carta, come l’Italia, che verserebbe nelle casse dell’Unione europea più euro di quanti ne dovrebbe ricevere, se non si calcolassero gli euro del Pnrr e gli euro che giungono all’economia italiana dai programmi a gestione diretta e, soprattutto, dal valore aggiunto del mercato unico europeo.

In questo spirito, vale la pena ricordare che, da oltre cinquant’anni, in Italia si calcola la partecipazione italiana al bilancio europeo solo sul rapporto contabile fra il nostro contributo – comprendendo euro che nostri non sono: i dazi, una quota dell’Iva, i prelievi agricoli, i dazi sull’isoglucosio… – e quello che riceviamo con la Pac e la coesione, incorrendo in errori gravi come quello dell’allora ministro degli Esteri Renato Ruggiero, che si adeguò allo slogan di Margaret Thatcher «I want my money back», o le più recenti e improvvide minacce di Matteo Renzi e Matteo Salvini di non pagare più i contributi al bilancio europeo.

Non s’ha da fare per le regioni, che rischiano di farsi sfilare dalle casse regionali il controllo dei fondi di coesione, o per le ricche organizzazioni agricole, che manifestano a Bruxelles alla guida di moderni trattori inquinanti, che costano dieci volte più delle vituperate macchine elettriche o ibride.

Non dovrebbe farsi per la Commissione europea, non certo per la modesta riduzione del 2 per cento della sua già modesta proposta del 16 luglio 2025, ma per i tagli non orizzontali, mirati a colpire le spese innovative in materia di competitività e nei partenariati strategici.

Non s’ha da fare per le conseguenze finanziarie dei sei rapporti depositati fra il 2024 e il 2025 sui tavoli delle istituzioni europee, a cominciare da quello di Mario Draghi sulla competitività, e per i calcoli fatti dalla Bce e da importanti think tank.

Non s’ha da fare per le attese delle cittadine e dei cittadini europei, che capiscono sempre di più il valore aggiunto di beni a dimensione europea garantiti da un bilancio federale, fondato sui tre metodi su cui scrisse l’economista Richard Musgrave: l’allocazione, la stabilizzazione e la redistribuzione.

Come si fa, seriamente, a dichiarare, senza incorrere in affermazioni obiettivamente ridicole, che non si può aumentare il bilancio europeo, pari a poco più dell’1 per cento del Rnl dei 27, perché gli Stati membri sono chiamati a rispettare, a casa loro, il rigore finanziario per bilanci che superano il 40 per cento del Pil di ogni paese?

Noi siamo profondamente convinti che la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e i due relatori sul Mff, a nome della maggioranza dell’Assemblea, Siegfried Mureșan e Carla Tavares, dovrebbero annunciare manzonianamente, domani in conferenza stampa: «questo bilancio non s’ha da fare!».

Essi devono esigere dalla Commissione europea – che risponde al voto di fiducia e alla censura dell’Assemblea – di rivedere drasticamente il progetto del 16 luglio 2025, ispirandosi alla lettera aperta inviata dal Movimento europeo al Parlamento europeo, affinché: sia coerente con le conseguenze finanziarie dei sei rapporti presentati nel 2024 e nel 2025 e con i calcoli della Bce; garantisca beni pubblici europei; sia fondato sulla quadrupla condizionalità del rispetto dello stato di diritto, delle transizioni ecologica e digitale e della sostenibilità sociale delle politiche europee; sostituisca gradualmente, ma integralmente, i contributi nazionali con risorse proprie basate su una politica fiscale equa e redistributiva; scada alla fine del 2032, e cioè dopo cinque anni dalla sua entrata in vigore.

Essi devono annunciare contemporaneamente la proposta di voler promuovere urgenti e straordinarie «assise interparlamentari», sul modello di quelle che si svolsero a Roma nel novembre 1990, e sulla base dei principi democratici no taxation without representation e no representation without taxation. Solo così, un bilancio europeo s’ha da fare!

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