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Aymen Hussein, storia dell’attaccante che gli Usa non volevano far entrare: il papà ucciso da Al-Qaeda, il fratello rapito e mai ritrovato. È già un eroe nazionale

Nel Mondiale delle lacrime o addirittura delle non esultanze, Aymen Hussein si è distinto anche in questo. E non è solo per il suo gol di testa, l’unico dell’Iraq nella partita difficilissima contro la Norvegia di un Haaland sempre più travolgente (è finita 4-1, abbastanza da pronostico). E non è per quell’esultanza così calda da abbracciare non solo i suoi compagni, ma di fatto una Nazione intera. È per quanto quel gol significhi per lui. Lui, Hussein, che le tragedie vere le ha vissute. Di quelle che segnano per sempre.

La sua carriera sembra semplice da raccontare: ha 30 anni, gioca nell’Al-Karma (arrivata quinta quest’anno nella Super League irachena), non ha giocato sempre in Iraq ed è una punta con discreto senso del gol (9 quest’anno in 18 partite). Per cui, vederlo segnare di testa con un bello stacco non è nemmeno una grossa sorpresa. Ma è tutto quello che si nasconde dietro a far rabbrividire. Quando aveva 12 anni, la prima tragedia: il papà viene ucciso da AlQaeda. Pochi anni dopo, nel 2014, il fratello maggiore viene rapito e mai più ritrovato. Era un poliziotto, quindi a libro paga del governo Abadi, in guerra contro l’Isis. “Sono scampato al terrorismo, non so se mi ricapiterà sulla strada. Ma mi ritengo un uomo fortunato”, aveva avuto modo di dire. E ora, esulta.

Dita al cielo, un grido non rabbioso, ma felice. E poco importa che la sconfitta sia stata pesante: la sua è la seconda rete in assoluto nella storia dell’Iraq ai Mondiali, che la sua nazionale è tornata a giocare dopo 40 anni. La rete decisiva per accedere ai gironi? Di Aymen, chiaro, nello spareggio contro la Bolivia. Un gol che lo ha fatto quasi diventare un eroe nazionale e che lo aiuta a far emergere la sua storia, dopo il gol – altrettanto storico – segnato alle Olimpiadi del 2024 contro l’Argentina.

Tornando al presente, anche Aymen ha vissuto tutte le contraddizioni del mondiale marchiato Trump, tra problemi di visto e stop alla frontiera: ha rischiato di non poter partecipare all’edizione, perché dopo sette ore di interrogatorio, ancora il lasciapassare per entrare sul suolo americano non gli veniva dato. Alla fine ce l’ha fatta, ha segnato, ha perso ma ha esultato. Senza lacrime, senza commozione. Ma con la sensazione che quella rete permetterà ancora di raccontare la sua storia. Che è, purtroppo, quella di molti nel suo Paese.

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Mondiali 2026, Mbappé manda un messaggio a tutti: doppietta al Senegal. La Francia fa paura

La Francia parte con una vittoria, ma non senza brividi. Contro un buon Senegal, i Bleus cambiano passo nella ripresa e vincono 3-1 con la doppietta di Mbappé e il gol di Barcola. Il capitano francese entra ancora di più nella storia dei Mondiali.

Olise al centro cambia la ripresa, poi Mbappé chiude i conti con una prodezza da lontano

La Francia comincia il suo Mondiale con una vittoria netta . Il 3-1 al Senegal mette subito i Bleus in una posizione forte, ma consegna a Didier Deschamps anche una partita piena di correzioni da fare. Nel primo tempo la Francia ha sofferto, nella ripresa ha accelerato, nel finale il Senegal ha riaperto per qualche minuto una gara che sembrava già chiusa.

A prendersi la scena è ancora Kylian Mbappé. Due gol, il primo per sbloccare la partita, il secondo da lontano per spegnere la reazione senegalese. Con questa doppietta il capitano francese sale a 14 reti nella storia dei Mondiali e aggancia Gerd Müller. Davanti restano Ronaldo a quota 15 e Miroslav Klose a 16 e, dopo stanotte, anche Leo Messi.

La Francia ha iniziato male. Nel primo tempo ha faticato a uscire pulita, ha perso diversi palloni e ha lasciato campo al Senegal, aggressivo nelle pressioni e rapido nelle ripartenze. Nicolas Jackson ha colpito un palo che avrebbe potuto cambiare la partita, Ismaila Sarr ha trovato troppo spazio sulla destra e Sadio Mané ha messo in difficoltà la retroguardia francese tatticamente. Il problema dei Bleus era soprattutto nella distribuzione degli spazi. Il 4-2-3-1 di partenza non ha funzionato. Dembélé si allargava senza legare con Mbappé, Rabiot saliva troppo nella zona offensiva, Tchouameni restava spesso isolato e sulle fasce Olise e Doué non riuscivano a incidere. Il Senegal non ha dominato, ma ha costretto la Francia a giocare una partita scomoda, costringendola ad errori tecnici e uscite lente.

Deschamps ha sistemato la squadra nella ripresa. Olise è stato portato in posizione più centrale, Dembélé è finito a destra e Rabiot ha smesso di occupare la trequarti con troppa frequenza. La Francia ha trovato subito più ordine. Il Senegal ha perso metri e per oltre mezz’ora non è più riuscito ad arrivare con continuità dalle parti di Maignan. Il vantaggio nasce proprio dalla nuova posizione di Olise, bravo a trovare il filtrante per il taglio di Mbappé. Il portiere Mendy ha tenuto in piedi il Senegal per lunghi tratti, ma non ha potuto evitare il gol dell’1-0. Poco dopo è arrivato anche il raddoppio di Barcola, servito da una verticalizzazione di Rabiot e freddo davanti alla porta. La Francia ha abbassato attenzione e ritmo, ha perso qualche pallone di troppo e il Senegal ha riaperto la gara con Ibrahim Mbaye, classe 2008 del Psg. Una rete che ha dato energia agli africani e ha riportato qualche tensione nella difesa francese. Mbappé ha cancellato subito il rischio remuntada con un destro dalla distanza. Un gol bellissimo, per esecuzione e scelta del momento.

Il Senegal esce senza punti, ma resta in corsa per la qualificazione. Ha messo in difficoltà la Francia nel primo tempo, ha creato occasioni e ha trovato il gol nel finale. I Bleus partono con tre punti e con un Mbappé già decisivo, ma Deschamps dovrà correggere errori in uscita, distrazioni difensive e cali di concentrazione.

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Mondiali 2026, Lionel Andrés Messi: il Dio del calcio non smette mai di incantare

Messi apre il suo sesto Mondiale con una tripletta e trascina l’Argentina al 3-0 sull’Algeria. A Kansas City aggancia Klose a quota 16 gol nella storia del torneo, festeggia la partita numero 200 con la Seleccion e poi si commuove: “Ho passato dei giorni difficili”.

Tripletta all’Algeria, 200 presenze con l’Argentina e aggancio a Klose a quota 16 gol nei mondiali

Lionel Andrés Messi. Non serve dire molto altro, basta nominarlo. Eppure chi ama il calcio non smette mai di stupirsi davanti a lui. Al sesto Mondiale, dopo aver portato un popolo intero alla gloria quattro anni fa, ricomincia così: come nessuno pensava, come nessuno immaginava, come quasi nessuno credeva fosse ancora possibile. Quasi 39 anni, la “vacanza in MLS” secondo qualcuno, e invece la Pulce ha ricordato a tutti che certi limiti umani, nel calcio, possono ancora sfiorare qualcosa di divino. Lionel Andrés Messi è una storia eterna. Una storia che vorremmo non finisse mai.

Messi ha scelto il modo più suo per ricordare al mondo che il calcio non ha ancora finito di passare dai suoi piedi. Alla prima partita del suo sesto Mondiale, a quasi 39 anni, ha segnato tre gol all’Algeria e ha lanciato l’Argentina campione in carica con un 3-0 netto a Kansas City. È stata una serata da archivio storico. Messi ha raggiunto Miroslav Klose a quota 16 gol nella classifica dei migliori marcatori di sempre ai Mondiali, ha firmato la sua prima tripletta nel torneo e ha trasformato la presenza numero 200 con l’Albiceleste in un’altra pagina della sua leggenda.

Il primo gol è arrivato al 17’, dopo un movimento da regista e finalizzatore insieme. Messi si è abbassato, ha indicato la strada e poi ha sfruttato il pallone verticale di Rodrigo De Paul. Nella giocata ha pesato anche l’incertezza di Luca Zidane, portiere dell’Algeria e figlio di Zinedine Zidane, presente in tribuna. Poi è iniziato lo show. Nella ripresa, dopo una respinta non pulita di Luca Zidane su un tiro di Mac Allister, la Pulce ha chiuso il conto da pochi passi. Al 76’ ha completato la tripletta con un tiro angolato. L’Argentina ha preso i primi tre punti del gruppo J e ha mandato subito un messaggio alle rivali.

Messi è diventato il primo giocatore nella storia dei Mondiali ad aver giocato almeno un minuto in sei edizioni: 2006, 2010, 2014, 2018, 2022 e 2026. Con la partita contro l’Algeria è salito a 27 presenze mondiali, rafforzando il primato già conquistato dopo aver superato Lothar Matthäus. Con la tripletta ha raggiunto quota 120 gol con l’Argentina. A 38 anni e 357 giorni, ha superato Roger Milla ed è diventato il giocatore più anziano di sempre a segnare più di un gol nella stessa partita di un Mondiale. Vent’anni dopo il suo primo gol iridato, il 16 giugno 2006 contro la Serbia, ha riscritto ancora la classifica.

Dopo il primo gol, Messi ha pianto. Nel post partita ha spiegato il motivo: “La verità è che, per una questione che con lo sport non c’entra niente, ho passato dei giorni difficili, complicati. Però voglio ringraziare tutta la delegazione, tutti i miei compagni perché mi sono stati sempre accanto, dandomi molta forza per farmi stare bene”.

Dentro quel pianto c’era tutto Leo. C’erano la pressione dell’ultimo grande ballo, il peso emotivo di un Mondiale giocato da campione in carica e la consapevolezza di essere ancora, vent’anni dopo, il centro tecnico e sentimentale dell’Argentina. Messi ha parlato anche del rapporto con il gruppo e del modo in cui sta vivendo questa fase della carriera: “Tutto quello che sto vivendo ora è fantastico. Ho avuto la fortuna di realizzare tutti i miei sogni e l’ho fatto a livello di gruppo, che mi ha portato a un livello più alto di quello che avrei potuto ottenere a livello individuale. Mi godo un gruppo fantastico che mi fa sentire bene, mi diverto ancora sul campo come ho sempre amato fare. Onestamente, tutto quello che ho vissuto è molto più di quanto avrei mai potuto immaginare da bambino. A me piace competere, dare il massimo: se potrò continuare a farlo e starò bene, continuerò a farlo. Il calcio mi piace, è la passione che ho da quando sono bambino e quando mi sento bene do il massimo. In questi giorni stiamo guardando la serie su Rafa Nadal e mi identifico molto in lui: credo che in questo siamo simili”. Sul record di Klose, però, resta fedele al suo modo di stare nella storia. Messi ha detto: “È un onore stare lì per quello che significa. Però per me sono statistiche: in quella classifica ci sono anche Ronaldo e Mbappé, che di goal nella sua prima partita ne ha segnati due. Sono statistiche per me, ovviamente è un lusso poter competere con loro ma sono solo statistiche. Ronaldo per me è stato il più grande goleador e non è primo. È una statistica”.

Il duello a distanza con Kylian Mbappé è già partito. Il francese ha segnato due gol contro il Senegal, Messi ha risposto con tre all’Algeria. Il Mondiale è appena iniziato, ma il richiamo al Qatar è inevitabile: l’Argentina difende il titolo, la Francia resta una delle rivali più attese e la sfida tra generazioni è già entrata nel racconto del torneo.

Anche Lionel Scaloni si è arreso all’evidenza: “Leo è inspiegabile per quello che fa. Ma lo fa da 20 anni”. Una frase semplice, quasi disarmata, per descrivere un giocatore che continua a sembrare fuori scala anche quando tutto dovrebbe suggerire il contrario.

La partita dell’Argentina non è stata perfetta in ogni momento. Dopo il vantaggio, la squadra ha gestito, ha concesso qualcosa e ha lasciato spazio a qualche iniziativa dell’Algeria. Chaibi ha provato a scuotere la nazionale africana, ma i suoi tiri non hanno davvero messo in crisi Dibu Martinez, recuperato dall’infortunio al dito. Scaloni ha mosso la squadra nella ripresa. Montiel ha lasciato il posto a Molina, Almada a Nico Gonzalez, Lautaro Martinez a Julian Alvarez. La struttura è rimasta quella di un’Argentina solida, capace di aspettare il momento giusto per colpire. E quando il momento è arrivato, Messi ha fatto quello che fa da una vita. C’è stato anche un episodio che avrebbe potuto cambiare la partita. Al 31’, dopo il primo gol, Messi è intervenuto duro da dietro su Aissa Mandi. Un fallo rischioso, con il piede tra polpaccio e tendine d’Achille del difensore algerino. L’arbitro non ha estratto nemmeno il giallo. Il pericolo è passato e la serata della Pulce è proseguita verso il record.

Il pubblico ha seguito tutto come se fosse un concerto. Sugli spalti di Kansas City c’erano circa 69mila spettatori, con una presenza argentina molto forte. In Missouri si parlava di circa 20mila tifosi arrivati per vedere ancora una volta il loro capitano, il giocatore che dopo Diego Armando Maradona è riuscito a ridare all’Argentina un’altra forma di culto calcistico. Ora l’Argentina guarda alle prossime partite del gruppo J. Dopo l’esordio con l’Algeria, la Seleccion affronterà l’Austria lunedì 22 giugno alle 19, poi la Giordania nella notte tra sabato 27 e domenica 28 giugno alle 4.

L’Argentina, si gode il suo capitano. Il calcio si gode il suo Dio. Il pallone si gode il suo migliore amico.

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“Ho passato dei momenti difficili. Non c’entrava il calcio. Quello che sto vivendo ora è la ciliegina sulla torta”: le lacrime di Messi

Dove eravamo rimasti: dalla doppietta nella finale di Qatar 2022, alla tripletta con cui ha aperto l’edizione 2026. Leo Messi sempre più nella storia del calcio, a 39 anni trascina l’Argentina alla vittoria contro l’Algeria con tre gol uno più bello dell’altro. Messi ha così segnato 16 gol nelle sue sei presenze complessive ai Mondiali, un record, e sembra inevitabile che il primato eguagliato di Klose venga battuto nelle prossime settimane. La tripletta è stata la 61esima della carriera di Messi, l’undicesima con la maglia della nazionale e la prima ai Mondiali.

Un Messi emozionato che non ha nascosto le lacrime dopo aver segnato il primo gol: “Ho passato dei momenti difficili. Non c’entrava il calcio. E quelle emozioni erano dovute a quello. Ringrazio i miei compagni di squadra, lo staff tecnico e la delegazione per il supporto che mi hanno dato”, ha detto dopo la partita. “Sono molto felice di aver vissuto tutto quello che ho passato. Quello che sto vivendo ora è la ciliegina sulla torta”, ha detto Messi che è andato a segno anche nella quinta partita consecutiva disputata ai Mondiali. “Sono molto felice e grato per questo gruppo meraviglioso. Mi diverto tantissimo”, ha aggiunto.

La presenza di Messi contro l’Algeria è stata la 200esima della sua carriera in nazionale, iniziata nel 2005 all’età di 18 anni. Gli unici giocatori con più presenze sono il portoghese Cristiano Ronaldo, che disputerà la sua 229esima partita mercoledì, e Bader al-Mutawa, con 202 presenze con il Kuwait. La Pulce ha avuto a che fare con un lieve infortunio al bicipite femorale con l’Inter Miami, che lo ha rallentato nel periodo di preparazione ai Mondiali. “Questo è il mio sesto Mondiale e mi sento ancora in ottima forma“, ha dichiarato Messi. “Fortunatamente sto bene e oggi siamo riusciti a vincere una partita difficile. È importante iniziare il torneo con una vittoria alla prima partita, perché non è mai facile in un Mondiale”, ha concluso.

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In ricordo di Visconte Grisi. Un compagno dalle grandi qualità umane e dalla grande capacità di lavoro

Il 29 maggio 2026 è morto Visconte Grisi. Sapevo che aveva gravi problemi di salute, nondimeno è la morte di un compagno e di un amico di cui sentirò, e non sarò il solo, la mancanza.

In questo caso l’ho definito compagno ed amico ponendo sullo stesso piano i due termini perché mi sarebbe difficile definire una priorità nel nostro rapporto, una relazione personale per un verso e la condivisione di un percorso di studio, di ricerca, di elaborazione dall’altro.

D’altro canto Visconte Grisi, anche se si caratterizzava per una certa semplicità di tratto, era innegabilmente una persona complessa, con una grande varietà di interessi e con la capacità di tenere una rete decisamente vasta di relazioni. Scorrendo alcuni dei necrologi che sono circolati in rete colpisce il fatto che vi siano quelli dell’USI, del SICobas, della CUB e, nel contempo, quelli del circolo Pietro Gori, della redazione di Umanità Nova e dei Proletari Comunisti e cito solo quelli che mi vengono in mente per dare un’idea della vastità delle sue relazioni.

Molto schematicamente credo basti ricordare che era nato a Cutro, vicino a Crotone, il 2 aprile 1944, che il padre era un medico e che quella del medico era un po’ la professione di famiglia, che lui stesso è stato quasi obbligato a proseguire, che nella prima giovinezza ha vissuto in collegio, e che come molte persone della sua e nostra generazione il suo processo di politicizzazione corrisponde con un certo anticipo al ciclo di lotte del ’68.

Alla fine degli anni ’60 Visconte sceglie un percorso politico assolutamente diverso di quello di chi scrive e che pure porterà nel corso degli anni ’70 ad incontrarsi; aderisce infatti al PCML, uno dei tanti gruppi maoisti che si sviluppano in quel periodo. A quanto mi racconterà – sorridendo – dilapiderà l’eredità che gli spettava per sostenere questo gruppo e ne vivrà la traiettoria sino alla sua abbastanza rapida dissoluzione.

L’ambito in cui ci incontrammo, e non mi riferisco solo a me stesso, fu quello, abbastanza particolare, definito come area dell’autonomia milanese, una complessa rete di collettivi di fabbrica e di territorio in cui nacque una reciproca simpatia ed attenzione che, se si fosse partiti dalle posizioni politiche generali, sarebbe stata assai improbabile. Visconte svilupperà una relazione con i collettivi autonomi operai dell’OM, della Siemens, in particolare dell’Unidal e di altre aziende. È interessante notare che il rapporto fu favorito da un radicale classismo di questi collettivi, che erano totalmente estranei alle derive negriane e/o partitiste che caratterizzavano diversi settori dell’area dell’autonomia. Per citare lo stesso Visconte, ci avvicinava un approccio empirista, l’interesse per i caratteri effettivi del conflitto sociale e del dominio capitalista, il legame con una rete di militanti di base. Al centro di quest’incontro c’era, appunto, l’opzione classista e il rifiuto delle derive avanguardiste e lottarmatiste che portarono allo sfascio dell’area dell’autonomia.

Chiarita, spero, l’importanza del modo di porsi e della qualità umana di Visconte Grisi, credo vada chiarito che queste caratteristiche spiegano solo in parte la nostra relazione. Me ne rendo pienamente conto proprio ripensando all’attività di Visconte e provando a mettere in ordine i suoi scritti o, meglio, non riuscendo nell’impresa di raccogliere tutti i suoi scritti. Mi sono infatti reso conto della massa di materiali che ha prodotto sulla medicina, sia dal punto di vista dell’inchiesta che da quello dello sviluppo scientifico, sull’evoluzione dell’economia capitalistica, sulla guerra e sul modificarsi dello scenario politico a livello mondiale, sull’inchiesta – sia sulle lotte a livello aziendale che sui movimenti – e su molti altri argomenti.

Un lavoro imponente che richiederebbe, a mio avviso, una sistemazione ed una pubblicazione, non solo e non tanto come riconoscimento di una vicenda politica ed umana di un compagno importante, ma anche e soprattutto come contributo a un lavoro collettivo di costruzione di una teoria critica dell’esistente.

È in momenti come questi che ci si rende conto di quanti temi sarebbe stato possibile ed importante sviluppare e di come, almeno per quanto mi riguarda, il predominio dell’attività militante immediata ha sottratto tempo ed energie ad un approfondimento che sarebbe stato utile ed opportuno.

Un aspetto singolare, almeno per come l’ho percepito io, del rapporto di Visconte con il mondo libertario, è il fatto che, con ogni evidenza, lui ne è stato attratto in maniera se vogliamo abbastanza casuale, trovandosi a suo agio con un gruppo di compagni e di compagne, ma è altresì evidente il fatto che, quasi insensibilmente, abbia maturato una sensibilità libertaria a cui è arrivato non con giovanile irruenza, ma a partire da un’esperienza molto solida, sia sul piano della militanza che su quello degli studi.

Parte significativa della relazione che abbiamo avuto è stata la collaborazione prima a “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” e poi, contemporaneamente, ad Umanità Nova. Basta leggere i suoi articoli per rendersi conto che dietro ad ognuno di essi vi era una riflessione e lo studio delle questioni di cui scriveva, oltre che la costruzione di un rapporto di confronto con i collettivi redazionali dei due giornali.

Mi scuso se mi ripeto, ma credo che sarebbe importante la pubblicazione di una raccolta la più vasta possibile dei suoi scritti nei tempi più brevi possibili.

Cosimo Scarinzi

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ANBI, sospesa l’irrigazione nel delta del Po: l’ingressione marina supera le barriere antisale

ANBI, Giornata Mondiale contro desertificazione e siccità: sospesa l’irrigazione nel delta del Po per l’ingressione marina che supera le barriere antisale

Da un paio di giorni, al rilevamento di Pontelagoscuro nel Ferrarese, la portata del fiume Po è inferiore alla soglia critica di 450 metri cubi al secondo, oltre la quale anche le barriere antisale perdono efficacia nel contenimento del cuneo salino. Conseguentemente il Consorzio di bonifica Delta del Po comunica di dover limitare o sospendere parzialmente le derivazioni irrigue e le prese d’acqua nei tratti più esposti al fenomeno lungo i rami del Grande Fiume nel proprio comprensorio. L’intrusione marina, infatti, ha già raggiunto distanze significative nell’entroterra, superando i limiti di tollerabilità per l’uso irriguo, giacchè l’impiego di acque con elevati livelli di salinità comporta un alto rischio di contaminazione dei suoli e danni irreversibili alle colture.

Sta accadendo quanto da tempo paventato a causa del diverso manifestarsi degli eventi atmosferici, dell’insufficiente manto nevoso in quota e dell’anticipato caldo estivo con le correlate necessità colturali“, commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). “Il timore è che quanto si sta registrando in Polesine sia prologo ad una situazione d’emergenza idrica, interessante l’importante areale dell’agroalimentare nell’Italia Settentrionale, già colpito dalla grande siccità del 2022; da allora tale fenomeno è costato annualmente 4 miliardi di euro all’economia del sistema Paese.”

La differenza rispetto a quattro anni fa è la finora buona condizione idrica dei grandi laghi, che stanno però rapidamente scendendo sotto il livello medio“, aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI. “Questo conferma, però, la determinante importanza di dare concretezza al Piano Nazionale Invasi Multifunzionali, da noi proposto con Coldiretti per aumentare la capacità di trattenere acqua sul territorio, aumentando la resilienza delle comunità. L’insufficiente numero di bacini ha quest’anno lasciato scorrere una grande quantità d’acqua, che ora rimpiangiamo”.

In una lettera alle Organizzazioni Professionali Agricole, il Consorzio di bonifica Delta del Po chiede di sensibilizzare le aziende associate, affinché adottino tutte le misure di emergenza possibili, tra cui: modificare i turni irrigui, adattandoli alle limitazioni dovute dalla contingente situazione; privilegiare, ove possibile, metodi di irrigazione localizzata e ad alta efficienza; monitorare costantemente la disponibilità d’acqua nelle prese più vicine. Il personale tecnico ed operativo dell’ente consortile sta monitorando l’evoluzione del fenomeno. ANBI, unitamente all’hub europeo Radarmeteo/Hypermeteo, presenterà in conferenza stampa, lunedì 22 Giugno prossimo nella propria sede a Roma, i dati del consolidamento di nuovi scenari climatici sull’Italia.

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“Abbiamo visto un serpente velenoso durante l’allenamento. Se ti morde, devi andare in ospedale. Stiamo cercando di essere prudenti”: paura Germania, la denuncia di Kimmich

Il caldo, le lunghe distanze, il fuso orario e ora anche i serpenti. Già, i rettili stanno diventando la grande paura delle Nazionali europee impegnate nei Mondiali di calcio negli Usa. L’ultima denuncia arriva dalla Germania, che si trova in ritiro nel lussuoso centro sportivo di Wake Forest University, nel WinstonSalem. Il capitano della squadra, Joshua Kimmich, ha denunciato in conferenza stampa che lui e i suoi compagni di squadra hanno avvistato un serpente velenoso nel corso dell’allenamento.

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Non è il primo caso. La Svizzera a San Diego si allena su un campo adiacente a una cosiddetta “snake area”, dove è diffusa anche la presenza dei serpenti a sonagli. Un caso simile riguarda anche la Norvegia di Haaland, vittoriosa all’esordio contro l’Iraq, che si trova in ritiro a Greensboro, nella Carolina del Nord: nella zona sono molto diffusi i serpenti Copperhead, che se disturbati possono diventare molto pericolosi.

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Anche il serpente incontrato dalla Nazionale tedesca avrebbe potuto diventare un pericolo: “Ieri abbiamo visto un serpente durante l’allenamento e ci hanno detto che era velenoso“, ha raccontato Kimmich alla stampa. Manifestando tutte le sue preoccupazioni: “Quindi, se vieni morso, devi andare in ospedale. Non penso che si muoia, ma è sicuramente pericoloso. Se calpesti un animale di questo genere, le cose possono finire molto male…

La Germania di Nagelsmann in campo ha vinto all’esordio contro Curaçao con un netto 7 a 1: sabato sera è attesa a una sfida molto più complessa, contro la Costa d’Avorio, reduce da una pesante vittoria contro l’Ecuador. Ma al momento l’apprensione dei tedeschi più che su Yan Diomande sembra concentrata sui serpenti velenosi: “In Germania, ho l’impressione che non ci siano così tanti animali pericolosi. Stiamo cercando però di mantenere le distanze ed essere prudenti“, ha concluso Kimmich.

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Blue Marina Awards: a Marina Capo d’Orlando la resilienza climatica entra nell’agenda strategica

Per anni i marina sono stati considerati principalmente infrastrutture dedicate all’ormeggio e ai servizi per la nautica da diporto. Oggi quella definizione appare sempre più riduttiva. La crescente pressione esercitata dai cambiamenti climatici, unita alla necessità di accelerare la transizione verso modelli di sviluppo sostenibili, sta trasformando i porti turistici in asset strategici per la competitività delle destinazioni costiere e per la crescita della Blue Economy.

È in questo contesto che si inserisce la terza tappa della quinta edizione dei Blue Marina Awards, in programma il 23 giugno presso Marina Capo d’Orlando. Un appuntamento che porta al centro del dibattito una questione destinata a diventare sempre più determinante per il settore: come costruire marina più resilienti, sicuri e sostenibili in uno scenario caratterizzato da fenomeni climatici estremi sempre più frequenti e impattanti.

L’iniziativa, sviluppata insieme ad Assonat-Confcommercio, Associazione Nazionale Approdi e Porti Turistici, con Rina in qualità di partner tecnico ed ente terzo di verifica, prosegue così il percorso nazionale che mira a valorizzare l’evoluzione della portualità turistica italiana verso modelli gestionali più avanzati e orientati al lungo periodo.

Il cambiamento climatico come tema di governance

Il cambiamento climatico non rappresenta più soltanto una questione ambientale. Per le infrastrutture portuali turistiche è ormai una variabile di governance, gestione del rischio e pianificazione strategica.

L’aumento dell’intensità delle mareggiate, l’esposizione crescente delle coste a eventi meteorologici estremi, le criticità legate agli allagamenti e la necessità di garantire continuità operativa impongono infatti una revisione dei modelli tradizionali di gestione. In questo scenario, la capacità di prevenire, monitorare e mitigare i rischi diventa un elemento essenziale per preservare il valore economico delle infrastrutture e la loro attrattività sul mercato.

La tappa di Marina Capo d’Orlando nasce proprio per affrontare questa trasformazione, proponendo una riflessione che supera la dimensione emergenziale e guarda alla resilienza come leva di sviluppo e competitività.

Da infrastrutture nautiche a piattaforme della Blue Economy

Negli ultimi anni il ruolo dei marina si è progressivamente ampliato. Oltre a ospitare imbarcazioni e servizi dedicati alla nautica, i porti turistici sono diventati nodi economici capaci di generare valore per interi territori, favorendo investimenti, occupazione qualificata, sviluppo turistico e integrazione con le filiere locali.

Questa evoluzione ha reso ancora più evidente la necessità di dotarsi di strumenti capaci di garantire sicurezza, efficienza e sostenibilità. La resilienza climatica diventa così un fattore abilitante per la crescita, non un semplice costo operativo.

Un marina capace di adattarsi alle nuove sfide ambientali è infatti anche una struttura più affidabile, attrattiva e competitiva, in grado di rispondere alle aspettative di armatori, operatori economici, investitori e istituzioni.

La sostenibilità come vantaggio competitivo

Se la resilienza rappresenta una priorità, la sostenibilità costituisce il quadro entro cui questa trasformazione prende forma.

Per questo il confronto di Marina Capo d’Orlando non si limiterà agli scenari di rischio, ma analizzerà anche le azioni concrete che consentono ai marina di ridurre il proprio impatto ambientale e migliorare le proprie performance operative.

Monitoraggio della qualità delle acque, efficienza energetica, sistemi di smart metering, riduzione della carbon footprint, gestione responsabile di rifiuti e reflui, utilizzo di prodotti e processi a minore impatto ambientale: sono tutti elementi che stanno assumendo un peso crescente nella valutazione delle infrastrutture portuali turistiche.

La sostenibilità, in questo senso, non è più soltanto un tema reputazionale. Diventa una componente misurabile della qualità gestionale e un indicatore sempre più rilevante della capacità di un marina di generare valore nel tempo.

L’approccio dei Blue Marina Awards

Giunti alla quinta edizione, i Blue Marina Awards rappresentano oggi uno dei principali osservatori sull’evoluzione della portualità turistica italiana.

Il percorso di valutazione si basa su 44 indicatori tecnici verificati da Rina e articolati in sei aree strategiche che comprendono sostenibilità ambientale, energia e clima, innovazione e digitalizzazione, turismo e territorio, inclusività e accessibilità, sicurezza e gestione del rischio.

L’obiettivo è accompagnare i marina in un percorso di crescita che favorisca non soltanto il miglioramento delle infrastrutture, ma anche l’affermazione di una nuova cultura manageriale della portualità turistica, sempre più orientata alla misurazione delle performance e alla creazione di valore condiviso.

La Sicilia laboratorio del Mediterraneo

La scelta di Marina Capo d’Orlando assume un significato che va oltre la singola tappa.

Le aree costiere del Mediterraneo sono infatti considerate tra le più esposte agli effetti del cambiamento climatico e rappresentano uno dei contesti più interessanti per sperimentare nuove strategie di adattamento e resilienza.

In questo quadro, la Sicilia si configura come un laboratorio naturale nel quale testare soluzioni innovative capaci di coniugare sviluppo economico, tutela ambientale e competitività territoriale. Una sfida che riguarda non soltanto la nautica, ma più in generale il futuro delle economie costiere.

La resilienza come nuovo indicatore di valore

“Il tema non è più se il cambiamento climatico riguardi la portualità turistica, ma quanto rapidamente i marina sapranno attrezzarsi per affrontarlo”, afferma Walter Vassallo, fondatore dei Blue Marina Awards. “I porti turistici non sono semplici luoghi di ormeggio: sono infrastrutture complesse, esposte, connesse ai territori e sempre più centrali nella creazione di valore per la Blue Economy”.

È proprio questa prospettiva a rendere l’appuntamento del 23 giugno particolarmente rilevante. La resilienza non è più soltanto una misura di protezione. Sta diventando un indicatore di valore economico, qualità gestionale e capacità competitiva.

Per la portualità turistica italiana, la sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa consapevolezza in investimenti, innovazione e modelli operativi capaci di coniugare crescita e sostenibilità. Perché il futuro dei marina passerà sempre più dalla loro capacità di adattarsi a un contesto che cambia e di trasformare il rischio in opportunità.

L’articolo Blue Marina Awards: a Marina Capo d’Orlando la resilienza climatica entra nell’agenda strategica è tratto da Forbes Italia.

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La classifica delle 30 migliori aziende italiane per leadership e fiducia

Hilton, Bending Spoons e Cisco: sono queste le prime tre posizioni della classifica Great Place to Work Italia individua le 30 realtà che si distinguono per affidabilità ed efficacia della leadership. La prima edizione del ranking Best Workplaces For Trusted Leadership 2026, analizzando i feedback di oltre 81mila collaboratori di 126 aziende. Nelle organizzazioni premiate, l’indicatore sulla qualità del management raggiunge l’85%, registrando uno scarto di 43 punti percentuali rispetto alla media della norma italiana, ferma al 42%.

Le migliori grandi aziende in Italia con oltre 500 dipendenti

Nella categoria delle grandi aziende con oltre 500 collaboratori, il vertice della classifica italiana per la qualità della leadership è occupato quindi da Hilton. La società del settore alberghiero fonda il proprio modello sulla gestione delle persone, e come spiegato da David Kelly, senior vice president Continental Europe, l’obiettivo del management non è solo il perseguimento dei risultati, ma la creazione di un ambiente basato su fiducia, opportunità e ascolto per stimolare la crescita del personale.

Al secondo posto si posiziona Bending Spoons, attiva nel settore dell’information technology. Il ceo Luca Ferrari indica come pilastri aziendali la meritocrazia, la trasparenza radicale e la massima assunzione di responsabilità, dove i collaboratori operano con ampia autonomia e affrontano obiettivi ambiziosi supportati da standard di eccellenza. Il terzo gradino del podio è occupato da Cisco, specializzata nelle tecnologie di rete e nelle piattaforme software per la connessione e la collaborazione.

Completano il ranking: AbbVie (biotecnologie e farmaceutica), TP (servizi professionali), ConTe.it (servizi finanziari e assicurazioni), Micron Technology (manifattura e produzione), Esprinet (IT), Open Fiber (telecomunicazioni), Verisure (servizi professionali), Mondelez (manifattura e produzione), Unox (manifattura e produzione), Salesforce (IT), Kiabi (retail) e Agos (servizi finanziari e assicurazioni). 

Modelli di leadership nelle medie imprese

Nella categoria delle medie imprese, con un organico compreso tra i 150 e i 499 collaboratori, la prima posizione della classifica è occupata da Jet Hr. La startup specializzata in ambito hr tech punta sull’automazione per semplificare la gestione del personale. Il ceo e co-fondatore Marco Ogliengo sottolinea che l’azienda contrasta la burocrazia interna attraverso una trasparenza totale e un approccio organizzativo orizzontale, elementi che considerano fondamentali per responsabilizzare i dipendenti e stimolarne la partecipazione.

Al secondo posto si colloca Fenix Pharma, società cooperativa attiva nella distribuzione di prodotti farmaceutici e presidi medici. Come evidenziato dal ceo Salvatore Manfredi, il modello di gestione della cooperativa nasce da un’esperienza di ristrutturazione aziendale vissuta in prima persona dai fondatori.

Questo percorso ha portato a mettere al centro la stabilità e la fiducia nelle risorse umane, adottando processi decisionali rapidi e una costante condivisione strategica tipica del tessuto delle Pmi italiane. Il terzo gradino del podio è presidiato da Quantyca, società di consulenza It focalizzata sul data management e gli analytics avanzati.

Completano la classifica: adesso.it (IT), Issima (energia), Aton Società Benefit (IT), Prestiter (servizi finanziari e assicurazioni), Olympus (biotecnologie e farmaceutica), Octopus Energy (energia), Continental (manifattura e produzione), Cofidis Group (servizi finanziari e assicurazioni), MetLife (servizi finanziari e assicurazioni), ServiceNow (IT), Sector Alarm Italy (servizi professionali) e Agile Lab (IT).

L’articolo La classifica delle 30 migliori aziende italiane per leadership e fiducia è tratto da Forbes Italia.

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Treni in ritardo. Riflessioni sulla servitù volontaria

Un mesetto fa è scoppiato un piccolo caso politico che, probabilmente molti hanno già dimenticato. Eppure merita attenzione, perché racconta molto bene il clima del nostro tempo.
Tutto nasce da una campagna pubblicitaria di Italia Viva comparsa nelle grandi stazioni ferroviarie italiane, in particolare Roma Termini e Milano Centrale. I manifesti utilizzavano una grafica volutamente ispirata ai manifesti del Ventennio fascista e giocavano sul celebre slogan nostalgico “Quando c’era lui”. Solo che qui il bersaglio era Giorgia Meloni.
Uno dei cartelloni recitava: “Quando c’era lei i treni arrivavano in ritardo”.
Un altro: “Quando c’era lei l’Italia era meno sicura”.
Il tono era chiaramente provocatorio, ironico, costruito per attirare attenzione e polemiche. Operazione discutibile? Probabilmente sì. Ma assolutamente dentro il normale conflitto propagandistico di una campagna politica.
La vicenda però prende una piega interessante quando emerge che
Grandi Stazioni Retail — la società che gestisce gli spazi pubblicitari nelle principali stazioni ferroviarie — avrebbe chiesto modifiche alla campagna per autorizzarne il rinnovo. Italia Viva parla immediatamente di censura e tira in ballo addirittura gli articoli 21 e 68 della Costituzione.
Naturalmente, nel giro di poche ore, arrivano smentite, precisazioni, retroscena, “fonti vicine”, ministeri che negano pressioni, società che rivendicano autonomia, partiti che gridano allo scandalo e giornali che si inseguono nella ricostruzione dei fatti.
Fin qui siamo dentro il consueto teatrino della politica italiana.
Ma la parte davvero interessante è un’altra.
Perché questa storia ci riporta improvvisamente a un testo del Cinquecento: il
Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie. La domanda che si poneva La Boétie era semplice e terribile: come fa il potere a reggere così stabilmente, anche quando è odiato?
La sua risposta era che i governi non vivono soltanto di forza o repressione. Vivono soprattutto grazie alla collaborazione spontanea di una moltitudine di persone che, per convenienza, abitudine, paura o semplice conformismo, finiscono per servire il potere senza nemmeno bisogno di ordini espliciti.
Ed è esattamente il meccanismo che sembra intravedersi oggi.
Non c’è il gerarca che telefona ordinando di strappare i manifesti. Non c’è il prefetto che manda la polizia. Non c’è il ministero della propaganda. C’è qualcosa di molto più moderno. Ci sono dirigenti prudenti, apparati che “interpretano il clima”, società partecipate che vogliono evitare fastidi, uffici comunicazione che preferiscono prevenire problemi, funzionari che diventano, come si dice, “più realisti della regina”.
Ed è qui che la vicenda diventa quasi comica. Perché i manifesti volevano insinuare l’idea di una deriva autoritaria. E il sistema, nel tentativo di gestire la situazione, finisce per reagire esattamente nel modo che conferma quella narrazione. Se fosse una sceneggiatura cinematografica qualcuno direbbe che è troppo didascalica per essere credibile.
Naturalmente non è necessario simpatizzare per Renzi o per Italia Viva per cogliere il problema. La questione non è la qualità della campagna pubblicitaria. La questione è la rapidità con cui, dentro strutture pubbliche o semi-pubbliche, si attiva il riflesso della normalizzazione preventiva.
È questo il punto moderno della servitù volontaria.
Il potere contemporaneo spesso non ha nemmeno bisogno di censurare apertamente. Gli basta essere percepito. Gli basta suggerire un’atmosfera. Gli basta lasciare intuire quale sia il confine del fastidio tollerabile. Il resto lo fanno da soli funzionari, manager, intermediari, amministratori, responsabili marketing e professionisti della prudenza.
La Boétie lo aveva capito cinque secoli fa: la servitù più efficace è quella che non ha bisogno di essere imposta.
E allora forse la morale finale di questa piccola storia ferroviaria è semplice. I treni magari continueranno ad arrivare in ritardo. Ma la servitù volontaria, quella, in Italia riesce ancora a essere perfettamente puntuale.

Totò Caggese

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I fenomeni irrompono al Mondiale: Messi a 39 anni firma una storica tripletta. A Mbappé risponde Haaland | Risultati e nuove classifiche

I fenomeni hanno fatto irruzione nel Mondiale. Nella serata e poi nella notte italiana sono arrivati i primi squilli delle stelle più attese della competizione: Lionel Messi, Kylian Mbappé ed Erling Haaland hanno trascinato le rispettive nazionali all’esordio, lasciando subito il segno. A prendersi la scena è stato soprattutto il fuoriclasse argentino, a 39 anni (li compirà il prossimo 24 giugno) autore di una storica tripletta contro l’Algeria che gli ha permesso di agganciare Miroslav Klose in cima alla classifica dei migliori marcatori di sempre della Coppa del Mondo.

Mondiali 2026, la classifica dei gironi aggiornata
Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta

Mondiali, cosa è successo nella notte

All’Arrowhead Stadium di Kansas City, l’Argentina campione del mondo ha superato l’Algeria per 3-0 grazie a una serata da leggenda del numero 10. Messi ha aperto le marcature al 17’ su assist di Rodrigo De Paul, ha raddoppiato al 60’ sfruttando una ribattuta favorevole e ha completato la sua prima tripletta mondiale al 76’. Un’impresa che arriva esattamente vent’anni dopo il suo esordio iridato e che lo porta a quota 16 reti nei Mondiali, eguagliando il record di Klose.

Mondiali 2026, i gironi e il nuovo regolamento
Calendario Mondiali: date e orari, dove vedere le partite in tv
L’albo d’oro dei Mondiali

Al termine della partita Messi si è lasciato andare all’emozione: “Mi rende molto felice aver vissuto tutto ciò che mi è capitato nella vita. Quello che sto vivendo ora è la ciliegina sulla torta. Sono molto felice e grato per questo gruppo meraviglioso. Mi sto godendo ogni momento”. Elogi anche da parte di De Paul: “Avere Leo è un vantaggio per il modo in cui guida il gruppo e lo trascina in avanti. Per quello che rappresenta”. Ancora più sintetico il ct Lionel Scaloni: “Non ho parole per Leo. Cosa posso dire? È incredibile”.

Nel Gruppo I ha vinto anche la Francia, che nella serata italiana di martedì ha battuto il Senegal per 3-1. Dopo un primo tempo bloccato, a rompere l’equilibrio è stato Mbappé al 66’. Barcola ha firmato il raddoppio all’82’, poi nel recupero sono arrivati il gol senegalese di Mbaye e la seconda rete personale di Mbappé – con uno splendido tiro da fuori – che ha chiuso definitivamente i conti. I Bleus raggiungono così quota tre punti.

In vetta al girone insieme alla Francia c’è anche la Norvegia, trascinata da un altro dei protagonisti più attesi del torneo. Erling Haaland ha firmato una doppietta nel 4-1 contro l’Iraq, segnando al 29’ e al 43’ del primo tempo. In mezzo era arrivato il momentaneo pareggio di Hussein, ma nella ripresa Ostigard e il gol nel recupero che ha fissato il punteggio sul 4-1 hanno completato la festa degli scandinavi, tornati a giocare un Mondiale per la prima volta dal 1998.

Nel Gruppo J, infine, successo per l’Austria, che ha superato la Giordania per 3-1. A segno Schmid nel primo tempo, poi il pareggio di Olwan. Nel finale l’autogol di Al Arab ha riportato avanti gli austriaci, prima del rigore trasformato da Arnautovic nei minuti di recupero.

Mondiali, i risultati delle partite di oggi

Argentina-Algeria 3-0 (Messi 17’, 60’, 76’)

Francia-Senegal 3-1 (nel st 21’ Mbappé, 37’ Barcola, 50’ Mbaye, 51’ Mbappé)

Norvegia-Iraq 4-1 (nel pt 29’ e 43’ Haaland, 39’ Hussein; nel st 31’ Ostigard, 47’ gol che fissa il 4-1)

Austria-Giordania 3-1 (nel pt 21’ Schmid; nel st 5’ Olwan, 31’ aut. Al Arab, 45’+ rig. Arnautovic)

Mondiali, la nuova classifica dei gironi

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Mondiali 2026, le partite di oggi: Ronaldo e Inghilterra in campo. Orari e dove vederle in tv e streaming

Il 17 giugno per i Mondiali 2026 scendono in campo Portogallo-RD Congo e Inghilterra-Croazia, le due partite più attese della giornata per il pubblico italiano. DAZN trasmette tutte le gare del torneo, mentre Rai1 manda in chiaro la Nazionale dei tre leoni alle 22 con streaming su RaiPlay.

Mondiali 2026, le partite di oggi: orari e dove vederle in tv e streaming

Oggi 17 giugno i Mondiali 2026 chiudono la prima turnazione della fase a gironi con partite distribuite tra Stati Uniti e Canada.

Portogallo-RD Congo si gioca alle 19 italiane allo Houston Stadium,. La partita sarà visibile su DAZN, che trasmette tutte le 104 gare dei Mondiali 2026.

Alle 22 tocca a Inghilterra-Croazia, all’AT&T Stadium di Arlington, vicino Dallas. Potrete seguire la partita in chiaro su Rai1, con streaming gratuito su RaiPlay. La partita sarà disponibile anche su DAZN.

Ronaldo contro il Congo, Kane contro Modric

Portogallo-RD Congo è la partita del ritorno mondiale degli africani e la sesta partecipazione alla Coppa del Mondo per Cristiano Ronaldo. Tuttosport ricorda che la RD Congo mancava dal Mondiale dal 1974, mentre il Portogallo riparte da una rosa piena di talento, oltre a CR7 ci sono infatti anche Bruno Fernandes, Leao, Trincao e Joao Felix tra le opzioni offensive.

Le quote danno nettamente avanti il Portogallo. SportyTrader segnala il successo portoghese intorno a 1,28-1,30, il pareggio tra 5,00 e 5,50 e la vittoria della RD Congo tra 9,75 e 11,00.

Inghilterra-Croazia ha un profumo diverso. È una sfida da fase a eliminazione già dentro il girone. Gli inglesi ritrovano la squadra che li eliminò nella semifinale mondiale del 2018, mentre la Croazia resta legata al carisma di Luka Modric e alla sua capacità di addormentare o accendere una gara in pochi passaggi.

Sul mercato quote, Lottomatica propone Inghilterra vincente a 1,73, pareggio a 3,65 e Croazia a 5,00. SportyTrader indica una probabilità del 52,81% per la vittoria inglese e una quota di 1,75 su Sportbet.

Quote variabili, da verificare prima dell’eventuale giocata. Il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica.

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“Il calcio non appartiene a un gruppo ristretto di Paesi”: la lettera di 14 Nazionali contro Ceferin, che ha criticato i Mondiali

Il Mondiale di calcio 2026 è appena cominciato, ma c’è già chi ne ha avuto abbastanza. E non si tratta di una personalità qualsiasi. A finire al centro della tempesta è stato Aleksander Ceferin, presidente UEFA, protagonista di una polemica che sta facendo molto discutere. Tutto è partito da Lubiana, la sua città natale. Durante una conferenza dal titolo “Più di un gioco”, Ceferin ha espresso dubbi sull’allargamento della Coppa del Mondo da 32 a 48 squadre, una novità storica introdotta proprio in questa edizione per volontà del suo rivale Gianni Infantino, presidente FIFA.

Secondo quanto riportato dal quotidiano sloveno Delo, il numero uno della UEFA ha definito questa espansione “un errore“, sostenendo che il nuovo format produce anche “partite senza interesse”. Parole che da quattordici Paesi partecipanti sono state percepite come una grave offesa. E infatti la risposta è arrivata rapidamente, compatta e soprattutto dura. Le federazioni di Capo Verde, Curacao, Giordania, Uzbekistan, Repubblica Democratica del Congo e Haiti, affiancate da Algeria, Tunisia, Marocco, Egitto, Ghana, Senegal, Costa d’Avorio e Sudafrica, hanno diffuso un comunicato congiunto che va ben oltre la difesa del nuovo format. “Per i nostri Paesi non esiste una partita di Coppa del Mondo che non sia importante”, scrivono le federazioni.

Parole che raccontano due visioni opposte del torneo. Da una parte chi teme che l’allargamento possa diluire la qualità tecnica della competizione e far scemare l’interesse. Dall’altra, chi vede nella nuova formula un’opportunità storica per nazioni che per decenni sono rimaste ai margini del grande calcio. Per Capo Verde, Curacao, Giordania e Uzbekistan, la partecipazione ai Mondiali rappresenta infatti la realizzazione di un sogno inseguito da generazioni. Per Congo e Haiti significa invece il ritorno sulla scena più prestigiosa del calcio mondiale dopo assenze lunghissime.

Dietro queste qualificazioni, sottolineano le federazioni, ci sono anni di investimenti, sacrifici e lavoro. “Il calcio non appartiene a un gruppo ristretto di nazioni”, scrivono i firmatari. Una frase indirizzata direttamente ai vertici del calcio europeo e che riporta al centro una questione fondamentale: chi ha il diritto di decidere cosa è interessante e cosa non lo è in una Coppa del Mondo? Per milioni di tifosi africani, caraibici o asiatici, una sfida tra nazionali emergenti può avere un valore emotivo enorme, indipendentemente dal richiamo commerciale o dalla qualità tecnica percepita in Europa.

È proprio questo il punto sollevato dalle federazioni ribelli: ogni squadra presente al Mondiale si è qualificata sul campo e ogni partita rappresenta il culmine di un percorso sportivo e umano. Per questo, mentre il torneo entra nel vivo, la polemica aperta da Ceferin porta alla luce uno dei temi più profondi di questa edizione: il confronto tra un calcio sempre più globale e chi continua a guardarlo attraverso una prospettiva tradizionalmente eurocentrica.

Il mondiale extralarge di Gianni Infantino, che ha portato a un aumento del 50% delle squadre, ha come motivazioni soldi e potere. Non certo aiutare le piccole realtà calcistiche. Il formato a 48 ha permesso di qualificarsi a tante nazioni che altrimenti il mondiale avrebbero solo potuto sognarlo (anche perché la distribuzione dei nuovi posti era piuttosto sbilanciata a sfavore dell’Europa) e sono gli stessi piccoli Paesi che votano nel congresso Fifa e costituiscono il consenso del presidente FIFA. Allo stesso tempo, però, il campo sta dimostrando che il baricentro del pallone non tende più solo verso l’Europa. Il Giappone ha risposto colpo su colpo all’Olanda. Il Belgio ha faticato con l’Egitto e, soprattutto, la Spagna si è scontrata contro il muro eretto da Vozinha, pareggiando con Capo Verde. Non tutte le partite sono inutili.

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Argentina - Algeria 3-0: la sintesi della partita

Netta vittoria dell'Argentina sull'Algeria. Protagonisti Lionel Messi, Lautaro Martínez e Ángel Di María, autori di una prestazione dominante che garantisce tre punti fondamentali alla selezione sudamericana

© RaiNews

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Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta: Messi fa tripletta e record. Mbappé e Haaland lo inseguono

Tutti a caccia del nuovo record. I Mondiali 2026, la prima edizione a 48 squadre, offrono agli attaccanti la grande occasione per segnare più gol. C’è un match in più, i sedicesimi di finale. Ci sono soprattutto molte più squadre materasso nei gironi. Chissà se qualcuno riuscirà a superare Just Fontaine, l’attaccante francese che in Svezia nel 1958 riuscì a segnare 13 reti in sole sei partite: ancora oggi detiene il primato di maggior gol segnati in una singola edizione dei Mondiali.

Mondiali 2026, la classifica dei gironi aggiornata
Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta

Intanto il duello tra Leo Messi e Kylian Mbappé riguarda il record all-time. Con la tripletta all’esordio contro l’Algeria, Messi ha agganciato Miroslav Klose a quota 16 gol. È il primato di sempre. Mbappé ha distrutto il Senegal con una doppietta ed è distante appena una rete.

Nel frattempo, ha fatto la sua irruzione al Mondiale anche Erling Haaland: doppietta alla prima di sempre con la sua Norvegia. La caccia al primato di gol è appena iniziata. Ma i fenomeni hanno già iniziato a darsi battaglia.

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L’albo d’oro dei Mondiali

La classifica marcatori LIVE dei Mondiali 2026

1) Leo Messi (Argentina)

3 gol

Argentina’s Lionel Messi (10) celebrates after scoring a goal during the World Cup Group J soccer match between Argentina and Algeria in Kansas City, Mo., Tuesday, June 16, 2026. (AP Photo/Ed Zurga)

2) Kylian Mbappé (Francia)

2 gol

France’s Kylian Mbappe celebrates after scoring the opening goal of his team during the World Cup Group I soccer match between France and Senegal in East Rutherford, N.J., near New York, Tuesday, June 16, 2026. (AP Photo/Frank Franklin II)

2) Erling Haaland (Norvegia)

2 gol

Norway’s Erling Haaland (9) smiles as he leaves the pitch at the end of the World Cup Group I soccer match between Iraq and Norway in Foxborough, Mass., near Boston, Tuesday, June 16, 2026. (AP Photo/Charles Krupa)

2) Folarin Balogun (Stati Uniti)

2 gol

United States’ Folarin Balogun celebrates scoring his side’s second goal against Paraguay during a World Cup Group D soccer match in Inglewood, Calif., near Los Angeles, Friday, June 12, 2026. (AP Photo/Marcio J. Sanchez)

2) Kai Havertz (Germania)

2 gol

Germany’s Kai Havertz (7) celebrates a goal during the World Cup Group E soccer match between Germany and Curacao in Houston, Sunday, June 14, 2026. (AP Photo/Eric Smith)

2) Yasin Ayari (Svezia)

2 gol

Sweden’s Yasin Ayari (18) celebrates after scoring his team’s fifth goal during the World Cup Group F soccer match between Sweden and Tunisia in Guadalupe, near Monterrey, Mexico, Sunday, June 14, 2026. (AP Photo/Matias Delacroix)

2) Elijah Henry Just (Nuova Zelanda)

2 gol

New Zealand’s Elijah Just (11) celebrates after scoring a goal during the World Cup Group G soccer match between Iran and New Zealand in Inglewood, Calif., near Los Angeles, Monday, June 15, 2026. (AP Photo/Andre Penner)

3) Leo Ostigard (Norvegia)

1 gol

3) Romano Schmid (Austria)

1 gol

3) Marko Arnautovic (Austria)

1 gol

3) Ali Olwan (Giordania)

1 gol

3) Ayman Hussein (Iraq)

1 gol

3) Bradley Barcola (Francia)

1 gol

3) Ibrahim Mbaye (Senegal)

1 gol

3) Abdulelah Al Amri (Arabia Saudita)

1 gol

3) Maximiliano Araujo (Uruguay)

1 gol

3) Ramin Rezaien (Iran)

1 gol

3) Mohammad Mohebi (Iran)

1 gol

3) Mattias Svanberg (Svezia)

1 gol

3) Aleksander Isak (Svezia)

1 gol

3) Viktor Gyokeres (Svezia)

1 gol

3) Omar Rekik (Tunisia)

1 gol

3) Amad Diallo (Costa d’Avorio)

1 gol

3) Virgil Van Dijk (Olanda)

1 gol

3) Crysencio Summerville (Olanda)

1 gol

3) Keito Nakamura (Giappone)

1 gol

3) Daichi Kamada (Giappone)

1 gol

3) Livano Comenencia (Curaçao)

1 gol

3) Nathaniel Brown (Germania)

1 gol

3) Deniz Undav (Germania)

1 gol

3) Jamal Musiala (Germania)

1 gol

3) Felix Nmecha (Germania)

1 gol

3) Nico Schlotterbeck (Germania)

1 gol

3) Nestory Irankunda (Australia)

1 gol

3) Connor Metcalfe (Australia)

1 gol

3) John McGinn (Scozia)

1 gol

3) Vinicius Jr- (Brasile)

1 gol

3) Ismael Saibari (Marocco)

1 gol

3) Boualem Khoukhi (Qatar)

1 gol

3) Breel Embolo (Svizzera)

1 gol

3) Giovanni Reyna – Stati Uniti

1 gol

3) Mauricio – Paraguay

1 gol

3) Cyle Larin – Canada

1 gol

Canada’s Cyle Larin (9) celebrates after scoring his sides first goal of the game in the second half of the World Cup Group B soccer match between Canada and Bosnia, Friday, June 12, 2026, in Toronto. ( (AP Photo/Sam Balkansky)

3) Jovo Lukic – Bosnia Erzegovina

1 gol

3) Hyun-Gyu Oh – Corea del sud

1 gol

3) In-Beom Hwang – Corea del sud

1 gol

3) Julian Quinones – Messico

1 gol

Mexico’s Julian Quinones (16) celebrates scoring their opening goal against South Africa during the World Cup Group A soccer match between Mexico and South Africa in Mexico City, Thursday, June 11, 2026. (AP Photo/Eduardo Verdugo)

3) Raul Jimenez – Messico

1 gol

3) Ladislav Krejci – Repubblica Ceca

1 gol

Czechia’s Ladislav Krejci reacts after scoring against South Korea in Zapopan, near Guadalajara, Mexico, Thursday, June 11, 2026. (AP Photo/Dolores Ochoa)

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Mondiali, la nuova classifica dei gironi: Francia e Norvegia, che duello per il primo posto

La strada verso il MetLife Stadium del New Jersey è iniziata: il 19 luglio verrà incoronato il Paese vincitore della Coppa del Mondo 2026. Partono 48 squadre, per la prima volta in un Mondiale, divise in 12 gironi: 72 partite per eliminare appena 16 Nazionali. Tutte le altre passano ai sedicesimi di finale: le prime due di ciascun gruppo, più le otto migliori terze. Ecco le classifiche dei gruppi aggiornate.

Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta
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Mondiali, la nuova classifica aggiornata oggi

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Il nuovo regolamento dei gironi

In caso di arrivo a pari punti all’interno dello stesso girone, la FIFA applicherà nell’ordine i seguenti criteri per stabilire la classifica finale:

  • Maggiore differenza reti complessiva;
  • Maggior numero di gol segnati;
  • Punti ottenuti negli scontri diretti;
  • Migliore differenza reti negli scontri diretti;
  • Maggior numero di gol segnati negli scontri diretti;
  • Classifica fair play (conteggio delle sanzioni e dei cartellini);
  • Sorteggio finale a opera della FIFA.

Per quanto riguarda le migliori terze, ci sarà una classifica a parte, composta appunto dalle 12 terze classificate. I criteri che si applicheranno per decretare le otto qualificate sono:

  • Maggior numero di punti ottenuti in tutte le partite del girone;
  • Differenza reti risultante da tutte le partite del girone;
  • Maggior numero di gol segnati in tutte le partite del girone;
  • Punteggio di condotta di squadra più alto (giocatori e dirigenti) relativo al numero di cartellini gialli e rossi ricevuti in tutte le partite del girone;
  • Sorteggio finale a opera della FIFA

Mondiali 2026, tutti i gironi

Gruppo A: Messico, Sudafrica, Corea del Sud, Repubblica Ceca
Gruppo B: Canada, Bosnia ed Erzegovina, Qatar, Svizzera
Gruppo C: Brasile, Marocco, Haiti, Scozia
Gruppo D: Stati Uniti, Paraguay, Australia, Turchia
Gruppo E: Germania, Costa d’Avorio, Ecuador, Curaçao
Gruppo F: Olanda, Giappone, Svezia, Tunisia
Gruppo G: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda
Gruppo H: Spagna, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay
Gruppo I: Francia, Senegal, Iraq, Norvegia
Gruppo J: Argentina, Algeria, Austria, Giordania
Gruppo K: Portogallo, RD Congo, Uzbekistan, Colombia
Gruppo L: Inghilterra, Croazia, Ghana, Panama

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Mondiali 2026, le partite di oggi: c’è Inghilterra-Croazia. In campo anche il Portogallo e l’Uzbekistan di Cannavaro | Orari e dove vederle in tv

La prima tornata di partite dei Mondiali 2026 volge al termine: oggi scendono in campo anche il gruppo K e il gruppo L, per completare il quadro dei match d’esordio. La sfida di cartello è indubbiamente quella tra Inghilterra e Croazia. La sfida tra due big europee, in programma nella serata italiana e visibile anche in chiaro sulla Rai, svelerà la compattezza e gli equilibri della squadra di Tuchel, una delle candidate alla vittoria finale. Ma dirà anche come sta la Croazia dei “vecchietti”, da Modric a Perisic, che quattro anni fa conquistò il terzo posto in Qatar.

Mondiali 2026, la classifica dei gironi aggiornata
Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta

Prima però tocca a un’altra europea candidata a fare strada: il Portogallo di Cristiano Ronaldo e di Vitinha, ad oggi forse il miglior centrocampista al mondo. L’esordio è di quelli soft, contro la Repubblica Democratica del Congo. Nello stesso girone ci sono anche l’Uzbekistan di Cannavaro e la Colombia, che si affrontano a Città del Messico nella notte italiana.

Mondiali 2026, i gironi e il nuovo regolamento
Calendario Mondiali: date e orari, dove vedere le partite in tv
L’albo d’oro dei Mondiali

Prima invece scenderanno in campo Ghana e Panama, inserite nel girone con Inghilterra e Croazia. Gli africani sono i favoriti contro la Nazionale del centroamerica, che sembra destinata a recitare il ruolo di comparsa. Anche se questo Mondiale sta insegnando che le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

Mondiali 2026, le partite di oggi: 17 e 18 giugno

Portogallo-DR Congo (girone K)
Orario: 19:00
Houston: NRG Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN

Inghilterra-Croazia (girone L)
Orario: 22:00
Dallas: AT&T Stadium, Arlington
Dove vedere in tv e streaming: DAZN, Rai 1 e RaiPlay

Ghana-Panama (girone L)
Orario: 01:00 (notte tra il 17 e il 18 giugno)
Toronto: BMO Field
Dove vedere in tv e streaming: DAZN

Uzbekistan-Colombia (girone K)
Orario: 04:00
Città del Messico: Estadio Banorte
Dove vedere in tv e streaming: DAZN

Dove vedere i Mondiali: Dazn e Rai

Tutte le partite del Mondiale di calcio 2026 sono trasmesse in Italia in diretta streaming su DAZN, con l’abbonamento. Ma 35 partite vengono trasmesse anche in chiaro: sono disponibili in diretta televisiva sui canali Rai e in streaming sulla piattaforma RaiPlay.

Per quanto riguarda le partite del 17 e 18 giugno, la sfida tra Inghilterra-Croazia di mercoledì sera si vede sia su Dazn, ma anche in chiaro su Rai1 e in streaming su RaiPlay. Gli altri match invece sono visibili in esclusiva sulla piattaforma streaming.

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Iraq-Norvegia 1-4, la sintesi della partita

La Norvegia travolge l'Iraq per 4-1 nel segno di Erling Haaland: al suo esordio assoluto in un Mondiale, l'attaccante timbra subito una doppietta letale, intervallata dal momentaneo pareggio di Hussein

© RaiNews

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Mondiali 2026, Messi ne fa tre e l’Argentina vola. Doppietta Haaland nel poker della Norvegia

L’Argentina ha battuto 3-0 l’Algeria ai Mondiali. Protagonista indiscusso della partita è stato Lionel Messi con una tripletta che ha eguagliato il record di gol in Coppa del Mondo finora appartenuto esclusivamente a Miroslav Klose. La Norvegia ha battuto l’Iraq 4-1 ai Mondiali, nella partita del gruppo 1. Protagonista della partita è stato Erling Haaland, che ha realizzato una doppietta decisiva nel primo tempo, annullando il pareggio realizzato da Hussein. Nel secondo tempo sono arrivati una rete di Leo Ostigard e un autogol di Hussein a sigillare la partita in favore della Norvegia.

L’attaccante iraniano Mehdi Torabi ha ottenuto un visto per gli Stati Uniti che gli permetterà di giocare ai Mondiali. Torabi, in panchina nella partita d’esordio finita con un pareggio contro la Nuova Zelanda, aveva ottenuto un solo permesso d’ingresso negli Usa. “Grazie agli sforzi della Federazione calcistica e del coordinamento con la Fifa, è stato rilasciato oggi un nuovo visto per ingressi multipli”, ha dichiarato un dirigente della squadra.

Torabi “non avrà problemi a restare con la nazionale iraniana nelle prossime partite e potrà viaggiare con la squadra”. L’ultima partita del girone dell’Iran sarà contro l’Egitto a Seattle il 26 giugno. La concessione dei visti ai giocatori iraniani ha risentito della guerra tra Stati Uniti e Iran. La squadra di Teheran fa base a Tijuana, in Messico. Le autorità statunitensi hanno negato completamente i visti a oltre una dozzina di membri dello staff, impedendo loro di raggiungere i campi di calcio.

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