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Enel: a Montecitorio il confronto tra università e istituzioni per la cooperazione Italia-Africa nella transizione energetica

Enel, Piano Mattei: a Montecitorio un ponte accademico tra Italia e Africa sulla transizione energetica

Enel: a Montecitorio il confronto tra università e istituzioni per la cooperazione Italia-Africa nella transizione energetica

Si è tenuto oggi a Palazzo Montecitorio, nella Sala della Regina, l’incontro promosso dalla Fondazione Centro Studi Enel su “Italia-Africa: Collaborazione e sviluppo di competenze e capacità locali”, nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa. Un evento che ha riunito per la prima volta intorno a un tavolo i rappresentanti delle istituzioni, parlamentari, i rettori delle principali università italiane e partner accademici africani, con un obiettivo preciso: dare forma a una piattaforma stabile di cooperazione tra i due continenti, capace di integrare ricerca, formazione e sviluppo delle competenze sulla transizione energetica.

Ad aprire i lavori, i saluti istituzionali del Presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana e del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, mentre Nicolò Mardegan, Consigliere della Fondazione Centro Studi Enel e Head of External Relations di Enel, ha evidenziato il ruolo strategico della formazione come infrastruttura dello sviluppo sostenibile. Il momento centrale della mattinata ha riguardato la presentazione dei risultati preliminari della mappatura condotta da Fondazione Centro Studi Enel sulle iniziative di formazione italiane in Africa, dati illustrati da Giulia Genuardi, Direttore Fondazione Centro Studi Enel, e da Anna Veronica Gianasso, Dirigente della Struttura di Missione per l’attuazione del Piano Mattei per l’Africa.

Per la prima volta, università e istituzioni hanno messo a fattor comune i propri dati per costruire una lettura organica di ciò che esiste. I progetti sono stati analizzati secondo quattro categorie principali – formazione, didattica, ricerca e partnership – e i dati sono stati forniti dalle università Bocconi, Luiss, Politecnico di Milano e Politecnico di Torino, integrati con informazioni pubbliche provenienti dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione, dall’Università Campus Bio-Medico di Roma e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La mappatura evidenzia un ecosistema attivo e radicato, caratterizzato da competenze complementari e da una crescente tendenza verso programmi strutturati e pluriennali. Un sistema che fino a oggi non aveva mai avuto una visione d’insieme. Non si tratta, dunque, di aggiungere nuovi progetti a quelli esistenti, ma di passare dalla logica del singolo intervento alla costruzione di un’infrastruttura permanente della conoscenza. 

Dietro questa ambizione c’è un percorso già avviato. Enel Foundation opera in Africa da diversi anni e, a partire dal 2014, ha formato oltre 5.000 persone attraverso i propri programmi di formazione nel continente. Tra questi, la creazione di tre hub in Marocco, dove nel 2024 è stato istituito il Centro Polifunzionale per la Formazione e la Ricerca sulla Transizione Energetica in Africa, cui si sono affiancati, nel 2025, due ulteriori hub in Kenya e Sudafrica.

Ciascun hub offre percorsi di formazione manageriale, tecnico professionale e programmi di mentorship per startup attive nel settore delle energie rinnovabili, oltre a iniziative dedicate ai giovani – come Open Global Power e wAttboost, realizzato in collaborazione con RES4Africa, Strathmore University e con il contributo di IRENA – e programmi specificamente rivolti alla partecipazione femminile nel settore energetico, come le iniziative Women in Energy.

Un’esperienza distribuita su un ampio spettro di Paesi e geografie del continente, che ha dimostrato concretamente come la cooperazione sia efficace quando valorizza e rafforza le capacità locali. I prossimi passi già delineati prevedono il consolidamento di un gruppo di lavoro con Fondazione Centro Studi Enel come hub di coordinamento, il rafforzamento del database informativo, il miglioramento della granularità dei dati e l’evoluzione della mappatura verso un sistema di monitoraggio dinamico capace di integrare impatti, attività e relazioni nel tempo, con la definizione di indicatori chiave condivisi.

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