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Fed, prima prova per Warsh. La decisione è già prezzata, ma le dichiarazioni no

La Fed deluderà Trump? Il commento

Si prevede che la Federal Reserve (Fed) mantenga invariati i tassi di riferimento nell’intervallo obiettivo del 3,50%-3,75%. L’elemento di sorpresa principale dovrebbe provenire dalla prima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC) e dalla conferenza stampa di Kevin Warsh in qualità di presidente della Fed.

A prima vista, l’economia statunitense non sembra giustificare un ciclo di allentamento. Gli indicatori congiunturali indicano una crescita del PIL intorno al 3,3% nel trimestre in corso, suggerendo una possibile riaccelerazione dell’attività economica. Nel frattempo, l’inflazione complessiva si attesta al 4,2% su base annua, mentre l’inflazione di fondo è al 2,9% su base annua. Inoltre, sono passati più di cinque anni dall’ultima volta che l’inflazione ha raggiunto o è scesa al di sotto dell’obiettivo del 2% fissato dalla Fed. Il mercato del lavoro rimane resiliente, con una crescita dell’occupazione che negli ultimi tre mesi ha registrato una media di quasi 190.000 posti di lavoro al mese. Inoltre, l’indice ISM dei servizi si sta avvicinando a 55,4, un livello storicamente associato a periodi di solida espansione economica.

Eppure la crescita statunitense poggia sempre più su basi ristrette: gli investimenti nel settore tecnologico e l’ascesa dei mercati azionari (quest’ultima è un riflesso della corsa all’intelligenza artificiale). I due fattori sono strettamente interconnessi ed entrambi rimangono vulnerabili a rendimenti obbligazionari elevati (o in aumento), sia attraverso un aumento del costo del capitale sia attraverso pressioni sulle valutazioni azionarie già elevate.

In questo contesto, la prospettiva della riapertura dello Stretto di Hormuz giunge in un momento opportuno (sebbene dall’inizio del conflitto sia stato affermato più di 15 volte in altrettante settimane che sarebbe stato riaperto a breve). Infatti, i prezzi del petrolio sono scesi di 44 dollari al barile (-35%) dall’ultima riunione del FOMC di aprile. Ciò offre un gradito sollievo, poiché i rischi legati all’energia hanno aumentato significativamente l’incertezza sull’inflazione. Inoltre, gli effetti indiretti sull’inflazione rimangono motivo di preoccupazione data la forza della domanda interna, e sia le indagini sull’inflazione tra le imprese che quelle tra le famiglie indicano un aumento delle aspettative di inflazione.

Alla luce di quanto sopra, dovrebbe prevalere lo status quo. I mercati si sono in gran parte adeguati a questa realtà. Dall’inizio del conflitto con l’Iran, le aspettative di tagli dei tassi sono state drasticamente ridimensionate. Gli investitori sono ora divisi quasi equamente tra la prospettiva di un ulteriore inasprimento e quella di un allentamento della politica monetaria, scontando di fatto una Fed stabile fino alla fine dell’anno. Con una crescita del PIL nominale attestata intorno al 6%, un simile esito potrebbe essere considerato, a ben vedere, accomodante. Il nuovo presidente della Fed si è dimostrato un critico schietto sia delle indicazioni prospettiche (forward guidance) che del «dot plot». Ciononostante, quest’ultimo dovrebbe assumere un tono meno accomodante, con la mediana delle proiezioni dei membri del FOMC che attualmente prevede un solo taglio dei tassi nel 2026 e due ulteriori tagli entro la fine del 2027.

In questo contesto, la conferenza stampa potrebbe rivestire maggiore importanza rispetto alla decisione di politica monetaria in sé. Al di là delle opinioni di Kevin Warsh sull’intelligenza artificiale, la produttività e il mercato del lavoro, gli investitori cercheranno indizi per capire se il nuovo presidente della Fed rimarrà ancorato alla sua storica linea da falco o si trasformerà in una colomba di stampo machiavellico nominata da Trump.

In questo scenario, il livello dei rendimenti statunitensi a lungo termine rimane piuttosto sconcertante. Nonostante la robusta crescita economica, l’inflazione persistente, gli ingenti disavanzi di bilancio e la perdurante incertezza sulla credibilità del prossimo presidente della Fed, i rendimenti dei titoli del Tesoro a 10 anni continuano ad apparire sorprendentemente contenuti.

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Auto, gli hedge fund scommettono contro Stellantis, Volkswagen e altri due costruttori Ue per l’invasione cinese

Le scommesse al ribasso sul debito e sulle azioni di quattro case automobilistiche europee sono in crescita alla luce della minaccia cinese. Gli hedge fund, spiega il Financial Times, stanno mettendo sotto pressione Stellantis, Volkswagen, Bmw e Mercedes-Benz rafforzando le posizioni corte sul debito a lunga scadenza e perpetuo. In particolare, scrive il quotidiano finanziario inglese, le obbligazioni dei primi due gruppi sono tra le più vendute allo scoperto in Europa.

Le pressioni sono figlie della sempre maggiore presenza nel mercato dei concorrenti cinesi, a una domanda in Europa che continua a restare sotto i livelli delle vendite pre-Covid e ai dazi statunitensi: tre fattori che, evidentemente, vengono considerati minacce di lungo periodo per l’industria automobilistica europea. Oltre il 18% del bond Stellantis da 800 milioni di euro in scadenza nel 2035 – secondo il Ft – risultava in prestito al 12 giugno, indicatore usato come indice delle vendite allo scoperto. A gennaio era intorno al 14 per cento. La pressione riguarda anche le azioni: gli investitori scommettono contro il 5,8 per cento del flottante di Stellantis, rispetto all’1 per cento di fine dicembre.

Secondo i dati dell’associazione europea dei costruttori (Acea) i costruttori cinesi hanno raggiunto una quota di mercato dell’8,5 per cento in Europa nei primi quattro mesi del 2026. La crescita è esponenziale, tanto che proprio Stellantis e Volkswagen, insieme a Renault, hanno chiesto l’introduzione di obiettivi “Made in Ue” per premiare i produttori che mantengono almeno il 70% della produzione all’interno dei 27 Paesi Ue. Alcuni analisti hanno sostenuto al Financial Times che crescono i timori di un calo strutturale della redditività delle case europee a causa dei vantaggi dei concorrenti cinesi su batterie e software.

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Focus ESG – Episodio 79

Focus ESG - Episodio 79

MILANO (ITALPRESS) – Nel nuovo episodio di Focus ESG dell’agenzia Italpress si parla dell’impatto dell’intelligenza artificiale e degli umanoidi sul futuro del lavoro, della società e della sostenibilità sociale. Il giornalista Marco Marelli si confronta con la professoressa Monica Billio, dell’Università Ca’ Foscari e coordinatrice del Centro di competenza TranspArEEnS, e con Alberto Pirelli, presidente della Fondazione Sodalitas. Dal parallelismo con la rivoluzione industriale di Ford emerge una trasformazione altrettanto dirompente, ma molto più rapida, che richiede nuove forme di governance, regole, trasparenza e supervisione umana. Al centro del confronto anche il ruolo delle imprese, chiamate a investire in welfare, formazione, competenze e inclusione per evitare nuove fratture sociali e digitali, con un focus sulle PMI. La sfida è cogliere le opportunità dell’innovazione senza rinunciare alla centralità dell’essere umano, alla responsabilità sociale e al valore del lavoro.

fsc/gsl

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Dove va il mondo con l’IA. I tre dubbi di Goldman Sachs

L’Intelligenza Artificiale avanza. E anche in fretta. Il mondo ha imparato a conoscerla, passo dopo passo, gli investimenti piovono un po’ da tutte le parti, ma resta il grande dilemma di fondo: che ne sarà di milioni di posti di lavoro? Un tema su cui si sono concentrati gli economisti di Goldman Sachs, in particolare Marco Argenti, che per la banca d’affari americana è chief information officer. “Negli ultimi anni, l’Intelligenza Artificiale è passata dall’essere abbastanza brava nei compiti semplici e pessima in quelli complessi a essere eccellente nei compiti semplici e abbastanza brava in quelli complessi, il che significa che può effettivamente rivelarsi molto utile nella vita reale”, premette l’esperto in un report.

“Ciò crea un problema evidente sia per le aziende che per i lavoratori: significa che molte delle competenze che abbiamo impiegato una carriera a sviluppare potrebbero presto essere svolte da agenti basati sull’IA. Data l’incertezza su ciò che riserva il futuro, è naturale che le persone cerchino un terreno familiare su cui poggiare i piedi e si aggrappino alle loro abitudini più consolidate. Poiché la nostra esperienza e competenza sono spesso ciò che ci ha permesso di fare carriera nei nostri settori, può essere terrificante immaginare una realtà in cui tutto ciò scompaia dall’oggi al domani”.

Eppure, non tutte le professioni subiranno lo stesso tipo di trasformazione, né con le stesse tempistiche. “È tempo di essere curiosi, di avere una mentalità aperta e di essere disposti a lasciar andare anche le abitudini professionali di maggior successo, mantenendo al contempo le qualità umane che non cambieranno, come il tuo istinto, il tuo giudizio e i tuoi valori”, chiarisce Argenti. Poi c’è l’altra questione, quella energetica. L’Intelligenza Artificiale non è gratis, esige grosse quantità di energia. E anche questo è, almeno in potenza, un problema. Un esempio.

“Si prevede che la domanda di energia elettrica dei data center statunitensi salirà da 31 gigawatt (GW) nel 2025 a 41 GW nel 2026 e a 66 GW l’anno successivo (ipotizzando un tasso di utilizzo della capacità del 70%). Si stima che la capacità totale dei data center statunitensi raggiunga circa 95 GW entro la fine del 2027, più che raddoppiando i livelli registrati alla fine dello scorso anno. E, ancora, si prevede che la quota dei data center sul fabbisogno energetico estivo di picco totale degli Stati Uniti passerà dal 4,1% nel 2025 all’8,5% nel 2027”.

Tuttavia, “non tutta la capacità prevista sarà disponibile nei tempi previsti. Storicamente, solo circa il 72% dei data center la cui attivazione era prevista entro i quattro trimestri successivi è effettivamente entrato in funzione in tempo. E tenendo conto delle strozzature nella catena di approvvigionamento, della carenza di manodopera e dei ritardi nell’ottenimento delle autorizzazioni, si prevede che circa il 60% della capacità prevista per il prossimo anno si concretizzerà, con una percentuale che scenderà a circa il 50% per i progetti previsti tra due anni”. Non è finita. Il mercato privato non può e non deve tirarsi indietro dinnanzi alla veloce avanzata dell’Intelligenza Artificiale.

Per questo “dovrebbero assumere un ruolo crescente nel finanziamento dei data center. Con gli hyperscaler (fornitore di servizi di cloud computing su scala globale, ndr) che prevedono di spendere oltre cinque trilioni di dollari entro il 2030 in Intelligenza Artificiale e data center, il finanziamento tramite i mercati privati diventerà sempre più importante come fonte di capitale. I fondi infrastrutturali privati, in particolare, hanno raccolto per l’IA la cifra record di 221 miliardi di dollari nel 2025, mentre la dimensione media dei fondi è balzata a 1,8 miliardi di dollari”.

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Pensione in Albania senza tasse, quanto si guadagna e chi rischia controlli dal Fisco italiano

I pensionati italiani del settore privato possono incassare la prestazione al lordo se trasferiscono davvero la residenza fiscale in Albania. Per gli ex dipendenti pubblici, invece, la tassazione italiana resta. Tirana applica un’aliquota dello 0% sui redditi da pensione percepiti da cittadini stranieri residenti fiscalmente nel Paese. La misura riguarda chi sposta lì la propria vita per oltre metà dell’anno e rispetta le regole previste dalla Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Albania.

Pensione in Albania: assegno al lordo, ma la regola vale solo per i privati

La differenza tra pensionati privati e pubblici cambia tutto. Chi ha lavorato in aziende private, come commerciante, artigiano, professionista o iscritto a casse autonome può rientrare nell’articolo 18 della Convenzione. In quel caso, se la residenza fiscale viene trasferita in Albania, la pensione viene tassata solo nel Paese di residenza. Con aliquota zero, l’assegno arriva senza Irpef italiana.

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QuiFinanza ha fatto alcune stime sui guadagni con alcune simulazioni. Su una pensione lorda annua da 22mila euro, il risparmio può arrivare a circa 5.060 euro l’anno, pari a circa 420 euro al mese. Con 35mila euro lordi annui, il vantaggio sale a circa 8.890 euro, cioè circa 740 euro al mese. Con 60mila euro lordi annui, la differenza può toccare circa 18.440 euro l’anno.

Per gli ex dipendenti statali, insegnanti, militari, dipendenti di ministeri o enti locali, il percorso cambia. L’articolo 19 della Convenzione lascia la tassazione allo Stato che paga la pensione, quindi l’Italia. Chi rientra in questa categoria non ottiene l’azzeramento dell’Irpef solo trasferendosi a Tirana, Durazzo, Valona o Saranda.

Pensione in Albania e residenza fiscale: i controlli non guardano solo i documenti

Il trasferimento non può restare sulla carta. Bisogna vivere in Albania per oltre metà dell’anno, iscriversi all’Aire, spostare il centro degli interessi personali ed economici e presentare all’Inps la domanda di detassazione con il modello EP-I/1, vidimato dalle autorità fiscali albanesi.

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QuiFinanza segnala anche gli elementi che possono far scattare contestazioni. Una casa in Italia sempre disponibile, consumi domestici costanti, medico di base mantenuto e famiglia rimasta stabilmente nel Comune italiano possono indebolire la posizione del contribuente. Il Fisco può ricostruire la presenza effettiva attraverso registri di frontiera, documenti, utenze e legami familiari.

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Il percorso amministrativo richiede un alloggio stabile in Albania, permesso di soggiorno, documenti tradotti e una copertura sanitaria privata. L’iscrizione all’Aire va formalizzata entro 90 giorni dal trasferimento tramite il portale Fast It del Ministero degli Esteri.

Il vantaggio fiscale esiste, ma riguarda chi trasferisce davvero la propria vita. Chi pensa di ottenere la pensione lorda restando di fatto in Italia rischia accertamenti retroattivi, recupero delle imposte e sanzioni.

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Assegno unico universale dell’Inps, nel primo quadrimestre del 2026 erogati 6,6 miliardi

Assegno unico universale dell’Inps, nel primo quadrimestre del 2026 erogati 6,6 miliardi

ROMA (ITALPRESS) – Nel primo quadrimestre del 2026 sono stati erogati alle famiglie assegni per 6,6 miliardi di euro, che si aggiungono ai 19,8 miliardi del 2025. Sono i dati contenuti nell’aggiornamento dell’Osservatorio Statistico sull’Assegno Unico Universale (AUU) pubblicato oggi dall’Inps con riferimento al periodo gennaio 2025 – aprile 2026. Sono 6.038.598 i nuclei familiari che hanno ricevuto l’assegno nel 2026, per un totale di 9.522.852 figli: l’importo medio per figlio a marzo 2026, comprensivo delle maggiorazioni applicabili si attesta su 173 €, e va da 59 euro per chi non presenta ISEE o supera la soglia massima (che per il 2026 è pari a 46.582,71 euro), a 227 euro per la classe di ISEE minima (17.468,51 euro per il 2026).

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Da Trenitalia un nuovo Intercity dedicato a “Toy Story 5”

Da Trenitalia un nuovo Intercity dedicato a “Toy Story 5”

ROMA (ITALPRESS) – Toy Story 5 viaggia con Intercity. Una grafica speciale dedicata al film di animazione di Disney e Pixar, in uscita nelle sale italiane, ha fatto il suo ingresso nella stazione di Roma Termini per trasformare il viaggio dei più piccoli e delle loro famiglie in un’avventura in compagnia di Woody, Buzz e Jessie. Alla presentazione del treno hanno preso parte anche le voci italiane dei protagonisti, tra cui Katia Follesa, Federico Basso, Ilaria Stagni, Gianluca Gazzoli e Sal Da Vinci.
f07/fsc/azn/gsl

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Leadership responsabile ai tempi dell’IA al centro del Business Ethics Summit

Leadership responsabile ai tempi dell’IA al centro del Business Ethics Summit

ROMA (ITALPRESS) – In un contesto caratterizzato dall’accelerazione tecnologica e dall’impatto crescente dell’intelligenza artificiale sui processi economici e sociali, diventa fondamentale promuovere una riflessione sul ruolo dell’etica come componente strategica della leadership, comprendere come governare tecnologie sempre più potenti e pervasive, orientandone lo sviluppo verso obiettivi di crescita sostenibile, benessere collettivo e prosperità condivisa. Sono gli obiettivi della quarta edizione del Business Ethics Summit, promosso da Core con il coordinamento accademico del Boston College. Main partner Lenovo.
xb1/f04/fsc/gtr/mrv

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Non di solo passato vive il turismo. Cosa serve all’Italia secondo Airbnb

Immune dalle tensioni internazionali, piuttosto resiliente agli shock e all’inflazione, il turismo è una specie di vaccino contro il declino e la decrescita. L’Italia, un po’ per il suo patrimonio artistico e culturale unico al mondo, un po’ per i suoi paesaggi da secoli nell’immaginario collettivo, unitamente a una cucina invidiata in tutto il globo, è forse il Paese che ha più da guadagnarci da una corretta e sana gestione dei flussi turistici (nel primo trimestre 2026, in piena crisi in Medio Oriente, arrivi e presenze sono risultate in crescita rispetto al medesimo periodo del 2025 rispettivamente del 4,2% e del 7,5%). Ma senza una politica attenta e lungimirante, persino questo immenso capitale rischia di dare poco frutto. Ed è qui che entra in gioco il dialogo tra imprese e istituzioni, per fare più e meglio. Con le prime chiamate a dare un aiuto concreto all’economia, laddove non sempre la politica fa centro. Per esempio, non garantendo una sufficiente ricettività in grado di soddisfare una domanda in costante crescita.

Potere del turismo

Airbnb e Teha Group (Ambrosetti) hanno presentato a Villa Gregoriana, che si affaccia sulla gola ai margini della quale sorge Tivoli, il primo Osservatorio sul turismo diffuso in Italia. Il quadro che emerge è che l’Italia detiene un patrimonio culturale diffuso, localizzato prevalentemente nei piccoli comuni, ma storicamente limitato da una capacità ricettiva insufficiente. In questo contesto Airbnb e l’ospitalità in casa svolgono una funzione di infrastruttura di accesso, ampliando l’offerta dove gli hotel sono assenti, attivando spesa, occupazione e reddito locale e contribuendo a rendere visibili territori che altrimenti resterebbero esclusi dai flussi turistici.

L’analisi presentata tra le rovine del Tempio della Sibilla dimostra come nel 2025 Airbnb ha generato 836 milioni di euro di impatto economico complessivo nei piccoli comuni italiani valorizzando il potenziale turistico delle comunità locali e dei piccoli borghi di cui l’Italia è disseminata.

Lo studio rappresenta la valutazione più completa finora realizzata di come l’home-sharing stia ridisegnando la geografia turistica italiana, portando crescita economica nel cuore di migliaia di borghi, piccoli centri e di siti culturali del Paese. Tutto ampiamente dibattuto nel corso dell’incontro di Tivoli dal titolo Turismo diffuso: distribuire i flussi, moltiplicare il lavoro e occasione per annunciare una donazione di 1,5 milioni di euro in tre anni all’Associazione nazionale comuni italiani. Risorse che confluiranno in un fondo dedicato allo sviluppo turistico e alla valorizzazione del patrimonio rurale dei piccoli e medi comuni, con l’obiettivo di supportare piccole imprese e attività locali, comunità e organizzazioni di cittadinanza attiva, nonché associazioni culturali e di tutela del patrimonio artistico-culturale nella costruzione di un’offerta turistica sempre più sostenibile, qualificata e competitiva.

Un patrimonio unico ma vulnerabile

Eppure, c’è un collo di bottiglia anche per un Paese così ricco di meraviglie. Se è vero infatti che l’Italia detiene il maggior numero di siti del patrimonio mondiale Unesco al mondo (61 distribuiti in 330 comuni) nonostante questa straordinaria varietà di attrattori, il turismo italiano continua a concentrarsi in un numero limitato di destinazioni. I primi 20 comuni attraggono infatti il 32% di tutti i visitatori nazionali, mentre l’80% delle province si divide appena il 36% dei flussi turistici. A ciò si aggiunge una stagionalità particolarmente accentuata, con un indice di picco superiore del 10% rispetto alla media europea, segnale di un sistema che continua a registrare forti pressioni nelle destinazioni più note e un significativo sottoutilizzo di gran parte del territorio.

Questo squilibrio appare ancora più evidente se si osserva dove si concentra il patrimonio culturale e turistico del Paese. I piccoli comuni, definiti come quelli con meno di 30 mila abitanti, rappresentano il 96% dei quasi 8 mila comuni italiani e ospitano oltre la metà della popolazione nazionale. Secondo l’osservatorio Teha, basato sui dati della piattaforma Airbnb e sulle statistiche ufficiali italiane, proprio in questi territori si trova una quota rilevante delle eccellenze italiane: l’80% dei comuni collegati ai siti Unesco, il 64% dei musei, il 67% dei parchi archeologici e il 73% dei ristoranti stellati Michelin si trovano infatti nei piccoli centri. La presenza di questo patrimonio diffuso si scontra però, come accennato, con un limite strutturale: la carenza di offerta ricettiva.

E dunque, solo la metà dei piccoli comuni dispone di almeno un hotel, contro il 96% dei centri di maggiori dimensioni. In questo contesto Airbnb svolge un ruolo di integrazione dell’offerta turistica, essendo l’extra alberghiero l’unica forma di ospitalità presente nel 75% dei piccoli comuni italiani, pari a circa 5.700 comunità. In circa un terzo di questi territori rappresenta inoltre l’unica soluzione di alloggio disponibile. L’impatto di questa presenza emerge con particolare evidenza nelle località che custodiscono attrazioni turistiche di eccellenza. Non è tutto. In 688 comunità che ospitano siti Unesco, borghi storici, musei, parchi archeologici o ristoranti stellati, un alloggio Airbnb costituisce l’unica possibilità di pernottamento per i visitatori. Senza questa disponibilità ricettiva, molte di queste destinazioni resterebbero di fatto escluse dal turismo con pernottamento, limitando la propria capacità di attrarre visitatori e di generare ricadute economiche sul territorio.

Nel nome dell’economia locale

Nel solo 2025 Airbnb ha consentito circa 250 mila pernottamenti e oltre 60 mila arrivi in queste comunità, di cui 50 mila provenienti dall’estero. Si tratta di un flusso turistico internazionale che raggiunge territori spesso al di fuori dei circuiti tradizionali, contribuendo a rendere accessibile quella parte di Italia meno conosciuta ma più autentica. Considerando che l’80% dei siti Unesco italiani si trova in piccoli comuni, la disponibilità di un’offerta ricettiva diffusa rappresenta un fattore determinante per evitare che una parte significativa del patrimonio nazionale rimanga ai margini dei grandi flussi turistici internazionali.

Per le comunità e i loro residenti, gli effetti economici sono poi concreti e misurabili. Gli ospiti Airbnb nei piccoli comuni hanno generato 346 milioni di euro di spesa diretta nel 2025, di cui 143 milioni nel settore della ristorazione, 100 milioni nello shopping e 61 milioni nei trasporti. Attraverso gli effetti moltiplicatori, questa spesa diretta ha attivato un totale di 836 milioni di euro di produzione economica. L’occupazione sostenuta dall’attività turistica ha raggiunto circa 4.600 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno ed emerge un effetto indiretto significativo: per ogni occupato direttamente sostenuto dall’attività, se ne attivano quasi altri 0,9 nell’indotto. In un momento in cui i salari reali italiani sono calati di circa l’1%, ospitare su Airbnb ha rappresentato un’integrazione al reddito concreta e crescente contro l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie. Insomma, per i viaggiatori, Airbnb non costituisce semplicemente un’alternativa all’hotel: rende accessibili territori che altrimenti resterebbero esclusi dall’esperienza di soggiorno.

“I dati che abbiamo raccolto raccontano una storia convincente sul ruolo strutturale che piattaforme come Airbnb possono svolgere nel riequilibrare l’economia turistica italiana,” ha spiegato Emiliano Briante, partner di Teha Group. “L’impatto economico di 836 milioni di euro non è solo un numero di titolo: riflette un effetto moltiplicatore che raggiunge ristoranti, artigiani, trasporti locali e piccole imprese in migliaia di comuni. La nostra analisi mostra che dove Airbnb cresce, lo spopolamento rallenta, i valori immobiliari si stabilizzano e i redditi locali aumentano. Questi sono effetti sistemici che la politica turistica tradizionale ha faticato a conseguire da sola.”

Al fianco dei comuni

Il senso e la cifra del contributo che può dare Airbnb alla ricettività locale è stata data da Matteo Sarzana, che della società è country manager per l’Italia. “L’Italia possiede il patrimonio culturale più ricco del mondo, e merita di essere vissuta appieno: non solo a Roma, Firenze o Venezia, ma nelle migliaia di comunità straordinarie che rendono questo Paese unico. Questo rapporto conferma ciò in cui abbiamo sempre creduto: che il turismo, se ben distribuito, è uno degli strumenti più potenti per lo sviluppo locale. Il nostro supporto pluriennale ad Anci è un passo concreto in questa direzione, e il nostro impegno è continuare a investire in un turismo sostenibile e diffuso, sostenendo gli host nelle piccole comunità e offrendo ai viaggiatori l’accesso all’Italia autentica.”

Dal versante degli enti locali è stato proprio il presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, a sottolineare l’importanza della collaborazione tra istituzioni e imprese. “I piccoli comuni e le aree interne sono la spina dorsale dell’Italia, ma affrontano una sfida continua contro lo spopolamento. I dati dimostrano che il turismo diffuso è un potente strumento di sviluppo: dove la ricettività tradizionale manca, l’home-sharing può trasformare il nostro patrimonio storico in economia reale, creando lavoro e contrastando l’abbandono dei territori. La donazione da parte di Airbnb è un segnale importante di collaborazione istituzionale e un aiuto concreto utile a sostenere comunità e micro-imprese locali, con l’obiettivo di fare dei borghi non solo mete da proteggere, ma luoghi vivi in cui investire e tornare ad abitare.”

Anche la politica era presente a Villa Gregoriana, rappresentata per l’occasione dal deputato di Fratelli d’Italia ed ex manager del settore alberghiero, Gianluca Caramanna. “Oggi c’è un turismo post Covid, che vanta pernottamenti più lunghi, soprattutto da parte dei turisti stranieri. Questo governo sta lavorando molto per il turismo, nel Paese abbiamo cammini bellissimi, che attraversano quattro o cinque regioni. Faccio un esempio su tutti, abbiamo rimesso in piedi la via Lauretana, queste sono operazioni mirate, abbiamo esattamente bisogno di operazioni di questo genere”. Secondo Valentina Reino, responsabile relazioni istituzionali di Airbnb per il Sud Europa, infine, “un viaggiatore straniero difficilmente conosce un piccolo borgo. La piattaforma, dunque, offre di far conoscere luoghi finora sconosciuti a molti viaggiatori. Si tratta di un vero e proprio traino”.

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Engineering, accordi con Accenture per cessione Alfahealth e Industries eXcellence

Engineering, accordi con Accenture per cessione Alfahealth e Industries eXcellence

ROMA (ITALPRESS) – Il Gruppo Engineering ha sottoscritto due accordi vincolanti con Accenture per la cessione dell’intero capitale sociale di Alfahealth S.p.A., che opera nella trasformazione della sanità italiana, e del Gruppo Industries eXcellence, attivo nello sviluppo e nella realizzazione di soluzioni digitali per i settori industriali, con principale focus negli USA e in alcuni mercati europei. I due asset rappresentano complessivamente circa il 18% dei ricavi consolidati e il 25% dell’EBITDA Adjusted del Gruppo Engineering nel 2025.
“Queste operazioni rappresentano un passo significativo nel percorso di trasformazione strategica in corso, volto a rafforzare il focus di Engineering sui propri segmenti core e ad accelerare ulteriormente l’offerta AI in forte crescita”, si legge in una nota.
“Gli accordi rappresentano un passo importante nel percorso di rifocalizzazione del business di Engineering: accelerare sull’AI, riacquistare nuovi gradi di libertà strategica nei segmenti a più alta crescita anche attraverso la riduzione della leva finanziaria, investire nelle principali piattaforme proprietarie e rafforzarci nei segmenti tecnologici e industriali più attrattivi, per consolidare un vantaggio competitivo sostenibile per i nostri clienti”, afferma Aldo Bisio, CEO del Gruppo Engineering.
Le operazioni sono soggette alle consuete condizioni sospensive, tra cui, a titolo esemplificativo, le autorizzazioni Antitrust e Golden Power, e si prevede che si concludano nel quarto trimestre del corrente esercizio.
I proventi netti della cessione, interamente su base cassa, “rafforzeranno la struttura patrimoniale del Gruppo, offrendo maggiore flessibilità per proseguire nel percorso di trasformazione strategica in corso – sottolinea Engineering -. A seguito dei positivi risultati finanziari registrati negli ultimi trimestri, il Gruppo prosegue nella direzione intrapresa, puntando sul rafforzamento di un modello industriale incentrato su mix di business a maggior valore e sul ruolo centrale della GenAI (Intelligenza Artificiale Generativa). In questo quadro si inserisce il recente lancio di IS-IA (Italy’s Sovereign Intelligence Architecture), architettura modulare che si fonda sull’LLM (Large Language Model) proprietario EngGPT 2 per offrire a Pubbliche Amministrazioni e aziende un’Intelligenza Artificiale sovrana: governabile, efficiente, aperta e in grado di integrarsi con altri modelli generalisti”.
Engineering è stata assistita da Rothschild & Co, Banca IMI, Morgan Stanley & Co. International plc ed Equita quali advisor finanziari, e da Legance – Avvocati Associati e Ropes & Gray Studio Legale quali advisor legali.

– Foto ufficio stampa Engineering –

(ITALPRESS).

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Alfano nuovo segretario generale Assidipost-Federmanager, Palmieri presidente

Alfano nuovo segretario generale Assidipost-Federmanager, Palmieri presidente

ROMA (ITALPRESS) – Si sono concluse a Roma due intense giornate di confronto, approfondimento e partecipazione che hanno visto protagonisti i dirigenti, i quadri apicali e i pensionati di Poste Italiane iscritti ad Assidipost-Federmanager.
I lavori si sono aperti il 12 giugno con il convegno “Intelligenza Artificiale e Futuro del Lavoro: per una nuova architettura etica dell’impresa”, promosso da Assidipost-Federmanager nell’ambito del percorso di avvicinamento al VII Congresso Nazionale dell’Associazione.
L’iniziativa ha riunito autorevoli rappresentanti del mondo accademico, manageriale e istituzionale per riflettere sulle implicazioni economiche, sociali ed etiche dell’Intelligenza Artificiale e sul ruolo che dirigenti e imprese saranno chiamati a svolgere nella gestione della trasformazione digitale.
Nel corso del dibattito è emersa una consapevolezza condivisa: l’Intelligenza Artificiale sta accelerando una profonda trasformazione dei modelli di apprendimento, ma la vera sfida non è tecnologica. E’ organizzativa, culturale e manageriale.
Assidipost-Federmanager in una nota “desidera ringraziare tutti i relatori che hanno contribuito alla qualità del confronto con competenza, passione e generosità: Don Vito Impellizzeri, Oreste Pollicino, Alessandra Michelini, Francesca Boccia, Giuseppe Ragusa, nonchè il moderatore Giuseppe De Filippi. Un particolare ringraziamento va inoltre a Marco Sacconi, Lorenzo Urbano, Valter Quercioli, Daniele Damele e ad Antonio Amato per il loro contributo ai lavori”.
La seconda giornata è stata dedicata al VII Congresso Nazionale di Assidipost-Federmanager, momento centrale della vita associativa durante il quale sono stati rinnovati gli organi statutari e definite le linee di indirizzo che guideranno l’Associazione nei prossimi anni.
Il Congresso ha eletto per acclamazione Alessandro Alfano quale nuovo Segretario Generale dell’Associazione.
Nel suo discorso di insediamento, Alfano ha richiamato “il forte mandato ricevuto dagli associati”, sottolineando come “l’elevata partecipazione al voto rappresenti non soltanto un dato associativo, ma un segnale concreto di fiducia, coinvolgimento e desiderio di partecipazione alla vita dell’Associazione. Questo Congresso segna un inizio, non una conclusione. In un contesto caratterizzato da profonde trasformazioni tecnologiche, organizzative e sociali, Assidipost-Federmanager continuerà a investire nella formazione, nella rappresentanza e nella partecipazione, affinchè i dirigenti e i quadri apicali di Poste Italiane possano essere protagonisti del cambiamento e non semplici spettatori. Costruiremo una nuova architettura etica dell’impresa non come slogan, ma come pratica quotidiana”.
Il Congresso ha inoltre proceduto al rinnovo degli organi associativi.
Sono stati eletti: Presidente Tommasa Tiziana Palmieri. Segretario Generale Alessandro Antonio Alfano.
Consiglio Direttivo: Nicola Sotira, Francesca Sabetta, Raffaele Marra, Maria Paola Lombardi, Rocco Mammoliti, Stefano Formica, Cristiano Cocciarficco, Pietro Salemi, Lorenzo Urbano, Giacomo Scibelli, Salvatore Cocchiaro, Giorgio Pulino.
Collegio dei Revisori dei Conti: Presidente Giovanna Giuseppina Anelli; Componenti: Cinzia Cerilli, Anna Luciani.
Collegio dei Probiviri: Presidente Maria Pratesi; Componenti: Luca Toremba, Edoardo Risolo.
“I lavori congressuali si sono conclusi con il rinnovato impegno dell’Associazione a rafforzare il proprio ruolo di rappresentanza e di proposta nei confronti di Poste Italiane e delle istituzioni, continuando a promuovere la valorizzazione delle competenze manageriali, il dialogo intergenerazionale e la partecipazione attiva degli associati – conclude la nota -. Assidipost-Federmanager guarda al futuro con fiducia, forte della propria storia e della volontà di affrontare le sfide della trasformazione economica, sociale e tecnologica con responsabilità, competenza e spirito di servizio, nella consapevolezza che il valore dell’Associazione risiede nelle persone che ne fanno parte e nel contributo che queste continuano a offrire al Paese e all’impresa”.

– Foto Assidipost-Federmanager –

(ITALPRESS).

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Editoria in crisi, ma L’Espresso accelera: web e social spingono il rilancio e fanno crescere i ricavi. Tutti i numeri

Significativo miglioramento dei numeri de L’Espresso Media, la casa editrice che edita l’omonimo settimanale e controllata dall’imprenditore Donato Ammaturo tramite Ludoil Energy. Il bilancio del 2025, infatti, s’è chiuso sì in perdita per 837mila euro, ma il passivo è decisamente calato rispetto a quello di oltre 2,7 milioni del precedente esercizio.

Tutto merito dei ricavi editoriali che anno su anno sono saliti da 4,7 milioni ad oltre 6 milioni, in controtendenza rispetto al settore ma anche rispetto all’ultimo triennio dell’azienda. A ciò vanno sommati i contributi pubblici sotto forma di credito d’imposta e così il valore della produzione è balzato ad oltre 7,4 milioni. Tutto ciò ha portato l’azienda di Ammaturo a registrare per la prima volta un ebitda positivo per 335mila euro, margine che invece l’anno prima aveva avuto un segno negativo per oltre 1,7 milioni.

I risultati del 2025, dice la relazione sulla gestione, sono frutto della nuova strategia aziendale basato sul rilancio del web e dei social media con massicci investimenti sul digitale oltre all’ampliamento del perimetro redazionale, trainato dallo sviluppo de “Le guide dell’Espresso”.

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Lucchini potrà aumentare la produzione di acciaio del 25% senza valutazione di impatto ambientale: perché?

La Lucchini RS Holding, approvando in questi giorni il bilancio 2025, ha reso noti i risultati positivi del Gruppo, che ha registrato ricavi pari a 583,1 milioni di euro e un utile di 52,6 milioni di euro. Il patrimonio netto è salito a 631 milioni di euro, confermando la solidità patrimoniale e finanziaria dell’azienda. Gli organici hanno raggiunto quota 2.298 dipendenti, di cui 836 nelle controllate estere. L’azienda ha inoltre portato gli infortuni sul lavoro ben al di sotto della media nazionale del settore.

L’impegno di Lucchini RS per l’economia circolare si è tradotto nell’attività dell’impianto di Montichiari (BS), che consente di recuperare e valorizzare sottoprodotti dell’acciaieria destinati all’edilizia e alle infrastrutture stradali. La Divisione Ferroviaria ha registrato una solida crescita grazie soprattutto delle società estere del Gruppo. Anche il comparto dei forgiati e dei fusi ha beneficiato dell’entrata in funzione, nel 2024, della nuova pressa da 7.000 tonnellate, che ha consentito alla forgia di Lovere di aumentare il peso dei lingotti utilizzati e di ampliare la gamma dimensionale dei prodotti offerti. Lucchini è inoltre leader europeo nella lavorazione e distribuzione di lamiere inossidabili ad alto spessore.

Il 2026 rappresenta un anno simbolico per il Gruppo, che celebra il 170esimo anniversario della fondazione dello storico stabilimento di Lovere, ma anche un anno strategico. La Provincia di Bergamo ha infatti aggiornato l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dello stabilimento di Lovere per, come si legge in un comunicato dell’azienda, “favorire un utilizzo più flessibile e razionale degli impianti”.

In realtà, grazie a questa autorizzazione, ottenuta senza il ricorso alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), Lucchini RS potrà aumentare la produzione di acciaio da 250.000 a 310.000 tonnellate annue, con un incremento di circa il 25%.

I controlli fanno parte della normale vita di un’impresa. Un’acciaieria di interesse nazionale rappresenta comunque una potenziale fonte di impatto per la salute pubblica, soprattutto quando è collocata in prossimità di edifici e abitazioni, come avviene tra Lovere e Castro. La VIA non sarebbe stata un atto d’accusa nei confronti dell’azienda, bensì uno strumento di trasparenza e garanzia per tutti.

Alla luce dei risultati economici e delle prospettive di mercato, Lucchini RS è oggi l’unico produttore italiano di ruote ferroviarie forgiate e uno dei pochissimi a livello mondiale. Lo stabilimento di Lovere dispone dell’intera filiera produttiva dell’acciaio — acciaieria, fonderia, fucinatura e lavorazioni meccaniche — e produce componenti essenziali per il settore ferroviario, quali ruote, assili e sale montate destinati all’alta velocità, al trasporto regionale, alle metropolitane e ai treni merci.

Proprio in ragione di questo ruolo strategico e internazionale, l’azienda avrebbe potuto richiedere volontariamente una procedura di VIA. Se è convinta che l’aumento della produzione non comporti alcun impatto significativo, non si comprende perché temere una valutazione indipendente. Qualora emergessero criticità, ciò non significherebbe mettere in discussione l’attività produttiva, ma individuare eventuali problemi e affrontarli con gli strumenti più adeguati.

Considerata la solidità economica del Gruppo, eventuali interventi di mitigazione ambientale e ulteriori monitoraggi potrebbero essere sostenuti senza compromettere né l’occupazione né la competitività aziendale. Questi due adempimenti non sono in contraddizione con l’occupazione, non sono fatti per chiudere l’azienda, ma adempimenti per aprirla, modificarla e nel caso migliorare l’impatto.

Essendo un’acciaieria elettrica, con fonderia e forgia integrate, le emissioni complessive reali sono comunque rilevanti e andrebbero monitorate.

Pur non essendo stata ritenuta necessaria la VIA, un incremento della produzione di acciaio del 25% giustifica quantomeno l’avvio di una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) indipendente, affinché lavoratori, cittadini e amministrazioni possano conoscere preventivamente gli effetti dell’aumento delle emissioni industriali, del traffico indotto e delle ricadute ambientali sulla salute pubblica.

I futuri incrementi di produttività consentirebbero di sostenere agevolmente i costi di queste valutazioni. Un’azienda strategica come Lucchini RS non può inoltre permettersi di dipendere esclusivamente dal trasporto su strada. È sufficiente ricordare come la frana che interessò la viabilità nel 2024 abbia bloccato per circa un mese l’attività produttiva e creato notevoli disagi anche ai cittadini di Lovere.

Non va dimenticato che, in passato, le chiatte lacustri trasportavano le ruote ferroviarie tra Lovere e Paratico, dove venivano inoltrate sulla rete ferroviaria nazionale. Oggi non è più possibile trasferire i camion su ferrovia attraverso il molo di Paratico, ormai urbanizzato, ma sarebbe comunque possibile utilizzare il trasporto via lago fino alla periferia di Costa Volpino (località Pizzo), riducendo il traffico pesante nel centro abitato e limitando i rischi derivanti da eventuali nuovi cedimenti della viabilità stradale.

Sorprende che un’analisi costi-benefici di questa soluzione non sia stata quantomeno presa in considerazione. In fondo, si tratterebbe per Lucchini RS di destinare una piccola parte dei benefici derivanti dal futuro aumento della produttività ai bisogni della comunità locale: molto più, e molto meglio, della modesta compensazione economica (triennale) di 210mila euro prevista dal protocollo d’intesa sottoscritto tra l’azienda e i Comuni di Lovere e Castro. Sviluppo e tutela ambientale posso correre assieme ma non così.

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Il capitalismo bancario di sorveglianza produce guerre e povertà

Partiamo dal postulato, cardine del nostro ragionamento, che il potere abbia sempre e comunque due nemici, uno interno e l’altro esterno. Il “sistema anglo-Ue” ha identificato mediaticamente ed imprenditorialmete la Russia come nemico esterno. Parimenti il nemico interno del potere siamo tutti noi i normali. Ecco che il potere ha due fronti bellici, e conta di mantenere aperto sempiternamente il confronto. Ma chi è il potere anglo-Ue? Soprattutto chi ne incarna la dirigenza ed i valvassori nei feudi europei? Noi normali cittadini abbiamo la risposta a portata di mano: il nostro oppressore si chiama capitalismo fiscale e bancario di sorveglianza. Si dibatte del “capitalismo di sorveglianza” da prima della pandemia, ormai anche i muri possono rispondere su quanto la “povertà sostenibile” sia un modo per controllare le masse, per escluderle dai cicli produttivi, dai benefici delle ricchezze come dal partecipare all’ormai risicato ascensore sociale. Del resto l’umanità ha conosciuto l’abolizione di schiavitù e servitù della gleba nel lasso temporale medio degli ultimi duecento anni; ben poca cosa rispetto ai tanti millenni che hanno consentito il sorgere d’imperi, la creazione d’enormi ricchezze grazie allo sfruttamento dei molti ad opera di pochi. Oggi, che l’operatore umano viene un po’ in tutti i campi sostituito dai robot, dall’intelligenza artificiale, dal computer, succede che il potere non intenda dividere con i popoli le ricchezze create grazie alla tecnologia. In un primo momento il potere aveva paventato che la tecnologia avrebbe fornito a tutti delle opportunità illimitate. Dopo la pandemia è diventato imperativo dei pochi contenere demograficamente i molti, limitarne appetiti ed ambizioni: per non dividere ricchezza e potere come risorse alimentari che potrebbero scarseggiare. Così la tecnologia è venuta incontro al neocapitalismo di sorveglianza, promettendo che il tre per cento degli uomini possa ancora tenere a bada i popoli.

Guerra del potere al popolo

Come da antica tradizione speculativa si ricorrerà all’esempio, all’aneddoto utile a dimostrare come gira il mondo, come il potere fronteggi le ambizioni dei popoli: per motivi giudiziari (evitare querele) verranno omessi i nomi degli attori e quanto serva ad identificarli, consci che in sede di conciliazione e di costituzione di parte civile possa essere preteso un risarcimento (e solo per averli nominati) proporzionato al loro patrimonio professionale, etico, morale, al censo, ai loro beni (il Mercante di Venezia è sempre attuale).
Partiamo da presupposto che, il potere finanziario pretenda dagli attuali corpi intermedi venga favorita la concentrazione di ricchezza: ovvero politiche economiche e sociali che mirino a far sì che la ricchezza si accumuli nelle mani di un numero ristretto di individui o gruppi, contrastando con norme europee e poi leggi nazionali che venga equamente distribuita nella società. Questo per esempio avviene con politiche fiscali che favoriscano i più ricchi, permettendo la chiusura delle attività che per incapienza non riescono a mettersi a norma europea. O deregolamentando settori in cui solo le grandi imprese possono accumulare profitti: come quello energetico e telefonico, dove il cosiddetto “mercato libero” ha favorito le multinazionali che a loro piacimento mettono mani a tariffe e prezzi. Oppure le politiche creditizie che limitano l’accesso delle fasce sottocapitalizzate alle opportunità, negando loro prestiti e mutui, negando loro l’opportunità d’aprire un laboratorio o un commercio che possa restituire negli anni alla banca capitale e interessi.

L’imprenditore il dottor Pangloss

Qualcuno ce la fa, e con tanti sacrifici ed intelligenza riesce negli anni a costruire varie realtà produttive. E’ il caso dell’amico imprenditore che lo scrivente non sentiva da qualche anno, che in questi giorni s’è fatto vivo. “Qual buon vento!?”. Il tipo di rimando “perdonami ma ho avuto una vita convulsa…troppi impegni”. La domanda su come vadano le aziende viene spontanea, ma la risposta è deviante: “Guarda le aziende vanno bene, nonostante i tempi, ma ti telefono per un consiglio. La mia crescita economico-imprenditoriale è ormai evidente…l’hanno notata dirigenti di banca, concorrenza e, soprattutto, salotti di potere”. Colto da grande curiosità interrompo a gamba tesa: “non dirmi che s’è fatta viva l’Agenzia delle Entrate”. La risposta è secca: “Certo che no! Sono totalmente in regola, pago i migliori commercialisti e tributaristi di Milano. Altro è il problema, forse una mia eccessiva preoccupazione. Mi hanno avvicinato ambienti di potere – sottolinea l’imprenditore – gente ben più in alto della politica. Mi ha voluto incontrare una persona del potere economico, e per chiedermi se gradissi essere suo ospite. Quindi mi ha invitato nella sua villa a pochi passi dalla Svizzera per una serata con imprenditori, banchieri, importanti professori universitari e gente del jet set degli affari. Sto partecipando da qualche mese alle loro serate: ascolto e parlo lo stretto necessario, un sorriso, un ‘buona serata!’, un brindisi. Ogni volta ospitano conferenze di esperti internazionali di banche, economia, finanza, tecnologie, normative europee. Durante un incontro, un importante docente, ospite fisso del World Economic Forum, ha spiegato come la povertà dei popoli si riveli comunque il migliore strumento di controllo, che da anni gli esperti del ‘capitalismo di sorveglianza’ valutano come il potere possa meglio imporre le regole, quindi far accettare socialmente i vari sistemi d’esclusione”. Si risponde all’amico che da sempre il potere ha sbarrato la porta della ricchezza ai popoli, che comunque entrare a corte è sempre stato arduo.
L’imprenditore ci tiene a precisare che “da giovane laureato ero dalla parte di chi subisce le regole del potere, non sono nato ricco; ho studiato e lavorato tanto, oggi cerco di aiutare i giovani o i miei dipendenti in difficoltà. Sono rimasto sconvolto – confessa l’imprenditore – quando ho scoperto, e non ti posso fare i nomi per telefono, come in conciliaboli esclusivi certa gente importante consigli al potere la povertà come strumento di controllo; e sono gli stessi professoroni che rilasciano interviste o scrivono libri su come sconfiggere la povertà e promuovere una società più equa proponendo modelli di sviluppo inclusivo e sostenibile in cui non credono nemmeno loro, e per rendersi credibili ammantano il predicozzo col racconto sul rispetto dei diritti umani e sulla partecipazione di tutti”. Evviva caro amico, sei entrato nel novero dei papabili invitati ai conciliaboli internazionali. L’imprenditore, uomo intelligente, s’è così reso conto che necessiti sorridere, fingere, salutare tutti e, soprattutto non esporsi. Nemmeno noi ci esponiamo, ed omettiamo nomi, luogi, circostanze: e chi vuol capire capisca.
Perché puntare il dito contro qualcuno ci procurerebbe solo un nuovo processo. Negli ultimi vent’anni anche l’uomo di strada, l’italiano medio, ha pian pianino compreso che oggi come ieri la povertà e il controllo dei popoli rimangono temi interconnessi: studiati dalle dinamiche di potere chiamate ad amministrare disuguaglianze sociali ed economiche perché non vengano turbati gli equilibri nazionali, europei, mondiali. Il genuino imprenditore di prima generazione ha così toccato con mano come la povertà ancora si riveli strumento di controllo, utile a limitare le opportunità, l’autonomia umana, la partecipazione politica di individui e gruppi.

 L’italiano subisce e medita

Ma veniamo ad altri esempi. La direttiva europea Bolkestein prometteva la semplificazione di gran parte delle procedure amministrative, soprattutto di evitare discriminazioni basate sulla nazionalità di chi apre imprese in un paese dell’Ue. Oggi la Bolkestein ha di fatto portato al fallimento gran parte delle imprese familiari che gestivano lidi balneabili, spazi a mercati ambulanti ed una miriade di attività commerciali soprattutto nei grandi centri urbani. Situazione similare l’ha vissuta una quindicina d’anni fa la Grecia, e prima che calasse la Bolkestein, subendo il fallimento di gran parte delle attività private e poi l’acquisizione da parte di soggetti esteri di isole, alberghi, porti, aeroporti, spiagge, noli: oggi ai greci è rimasto l’interno della terra ferma, Atene e dintorni, tutte le attività ed i patrimoni immobiliari sono transitati attraverso immobiliari e società controllate da banche tedesche, olandesi, inglesi. “E’ il mercato bellezza!” affermerebbero i seguaci di Monti e Draghi.
Per brevità di racconto vi portiamo un esempio vicino Roma. Vi invitiamo a recarvi ad osservare il lido di Ostia: noterete che gran parte degli stabilimenti sono oggi sequestrati, che in alcuni casi viene impedito l’accesso al mare, che in quelli liberi s’assiste ad una guerra tra poveri che operano la “tentata vendita” di caffè, bibite e panini. Ovviamente interviene la polizia locale (ma anche il Commissariato e la Guardia di Finanza) che provvede al fermo dei tanti emuli di “Café Express” (quello di Loy e Manfredi) che operano la “tentata vendita” con rissa. Indagando si scopre che gli arrestati sono soprattutto italiani, che prima di fare gli ambulanti abusivi erano regolari dipendeti di lidi e bar: dopo le chiusure si sono dati al “crimine”. Chissà se questa gente tornerà ad un  lavoro onesto quando tedeschi, francesi, olandesi e inglesi metteranno le mai sui vari lidi. Del resto per decenni abbiamo letto ogni male sulle terme di Ischia, poi ogni bene da quando i più importanti bagni vengono gestiti da una società tedesca (amministrata dal cugino di Agela Merkel).
Le strutture di potere, e relativi sistemi di controllo, possono perpetuare ed esacerbare la povertà, creando circoli viziosi: guerre tra poveri, fallimenti a catena, panico fiscale. Così coloro che detengono il potere economico possono usare la povertà per esercitare il controllo sugli altri. Lo fanno creando dipendenze e obblighi, o influenzando le scelte sugli acquisti. Limitano soprattutto la capacità dei popoli di opporsi a politiche o decisioni: infatti se negli anni ’60 era naturale scendere in piazza contro la guerra, oggi la gente pavidamente cerca di non parlar male dei conflitti temendo dispiacere al potere. Oggi la privazione di libertà è evidente nelle tante paure che intristiscono la vita dei cittadini. Timori che rendono l’uomo maggiormente vulnerabile alla povertà, allo sfruttamento lavorativo, all’accettare condizioni di lavoro precarie e illegali solo per sopravvivere. All’amico imprenditore, che guardingo accetta inviti ai conciliabili di potere, è stato detto che dal suo salotto andranno a Davos, al prossimo WEF. Proprio quel vertice internazionale dove una ventina d’anni fa venivano organizzati i primi panel sulla riduzione della platea dei fruitori di beni e servizi (la gente insomma) per salvare l’ambiente, il pianeta. In pratica il potere sta dando segnali alla politica perché le persone in povertà vengano sempre più escluse da servizi, opportunità, processi decisionali. Il circolo vizioso che crea emarginazione e svantaggio permette al potere di vestirsi di filantropia, di commuoversi in abiti eleganti dinnanzi alle sempre più nutrite file, dinnanzi a Caritas, Sant’Egidio, parrocchie e volontariati vari. Il fatto che sia stata ricostruita una forte vulnerabilità delle persone permette al potere di giocare legalmente, in punta di diritto, la carta della sottomissione dell’umanità. In Europa l’essere umano lo si può definire più o meno totalmente libero dal 1807 (in Francia dalla Rivoluzione), data in cui i contadini tedeschi vennero dichiarati liberi: la loro libertà di movimento veniva sancita dall’abolizione della servitù obbligatoria, e l’editto recitava “con il giorno di San Martino 1810 cessa ogni dipendenza”. Nell’Inghilterra la cosa continuava ancora per qualche anno, i lord ci tenevano a sottolineare che “La condizione del servo della gleba è dura, ma molto migliore di quella dello schiavo che è come un animale da lavoro, un utensile”. Nella civilissima Gran Bretagna la “servitù della gleba” di fatto terminava pochi anni prima che nella Russia zarista: a difesa delle garanzie che forniva la “servitù”, qualche lord ebbe anche a rimarcare che, se il signore finiva in rovina, i servi non avrebbero subito alcun nocumento, il nuovo padrone avrebbe provveduto a vitto, vestiario e alloggio. Pare davvero strano che nella nostra epoca si debba ritornare a mettere in guardia contro la schiavitù: lo si fa per destare l’attenzione di chi nelle aule parlamentari dovrebbe maggiormente badare alla protezione sociale dei più vulnerabili.

Le nostre catene

I potenti della terra chiedono alla politica, e con voce sempre più forte, di favorire la concentrazione di ricchezza attraverso politiche fiscali che premino i redditi più alti o le grandi aziende: per esempio con la riduzione delle tasse sui redditi da capitale e sui profitti aziendali. Questo significa che le politiche economiche e sociali mirano a far sì che la ricchezza si accumuli principalmente nelle mani di un numero ristretto di individui o gruppi. Gli incontri riservati che Bill Gates, Elon Musk, Jeff Bezos, George Soros e altri tengono con presidenti e vertici Ue hanno lo scopo di ottenere la riduzione di normative e controlli nel settore finanziario o in altri settori economici: per consentire alle grandi imprese e ai ricchi di operare con maggiore libertà, accumulando dividendi, quindi profitti. Da qui le grandi difficoltà che incontrano i governi nel varare politiche di sostegno alle piccole e medie imprese, che incarnerebbero le opportunità di crescita economica per tutti noi. Ne deriva che, tacere e ascoltare è l’unico consiglio utile per il neofita del salotto d’accesso al potere. Lì probabilmente decidono chi portare in alto e chi gettare nella polvere. La gente lo sa, lo immagina, lo pensa, ma nella scarsità di risorse prevale la rassegnazione…la povertà come robusto guinzaglio che tenga a bada l’escluso.

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