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Marco Rossi. Vincere! Ma vinceremo? Livorno in stato di guerra (giugno 1940)

Marco Rossi: Vincere! Ma vinceremo? Livorno in stato di guerra (giugno 1940) BFS edizioni 2026

Talvolta le pubblicazioni storiche vestono fin dal titolo un abito severo ed accigliato. Questo lavoro di Marco Rossi fa eccezione, come molti dei suoi libri, evidenziando il gusto dell’autore per lo sberleffo popolare: “Vincere! Ma vinceremo?” è infatti la scritta vergata da un operaio “in un luogo non meno simbolico, la ritirata dello stabilimento ANIC” di Livorno, pochi mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia.

Così come è presente un’attitudine “cinematografica” alla scrittura, quando con perizia storica si raccontano i giorni convulsi prima dell’entrata in guerra dell’Italia, con i quotidiani locali che sostengono “in tono abbastanza fatalistico” la posizione belligerante, pur senza evocare le conseguenze terribili di quella scelta, le attese cariche d’ansia dei livornesi consapevoli della vulnerabilità del territorio cittadino alle incursioni aeree e affatto fiduciosi nella contraerea, fino all’annuncio di Mussolini salutato dalle aggressioni contro i negozi degli antifascisti.

Dopo i primi bombardamenti francesi – preludio dei ben più devastanti anglo-americani del 1943-44 – molti livornesi sfollano nelle campagne, dopo aver provato sulla propria pelle “la predisposizione dei rifugi antiaerei negli scantinati”.

La ricerca di Marco Rossi è accurata e circostanziata e rettifica anche alcuni errori storici, sia nella cronologia degli attacchi del 1940 sia sull’attribuzione dei bombardamenti.

Colpisce l’utilizzo, da parte dell’aviazione francese, del nome del poeta e scrittore Jules Verne per il celebre Farman 223-4, l’avion corsaire che avrebbe bombardato Livorno nella notte tra il 15 e il 16 giugno: sebbene tale denominazione risalisse all’originario impiego civile dell’aereo, poi militarizzato, la memoria non può non tornare alle due unità francesi operative nel 1999 in Kosovo, chiamate Baudelaire e Rimbaud. Un’aberrazione criminale e dura a morire.

Marco Rossi affida a Nicola Labanca le conclusioni sulla fallimentare storia tecnica della contraerea di Mussolini, che in fondo non rappresenta nient’altro che “la storia generale di un regime che parla e affretta la guerra senza prepararvisi, anteponendo l’ideologia, la politica e il partito alla razionalità delle esigenze della guerra”.

Scorrendo gli interessanti inserti fotografici sulle voragini e le distruzioni della città labronica, incontriamo una delle pagine storiche più sinistre e dense di orrore della catastrofe bellica in esame: l’apertura dei campi di concentramento italiani per gli uomini e le donne che, senza alcuna imputazione, erano ritenute persone “pericolose nelle contingenze belliche”. Si trattava in molti casi di una doppia schedatura: una gran parte era infatti già schedata nell’Elenco delle persone da arrestare in determinate circostanze, quando le Questure locali applicavano il fermo preventivo in coincidenza di ricorrenze proibite come il Primo Maggio, la Comune di Parigi o la Rivoluzione Russa, o in occasione di manifestazioni di regime o di visite in città di membri del governo.

Un’ossessione anch’essa dura a morire, quella del campo, che in questo caso prevedeva, oltre agli ancora oggi banditi rom e sinti, oppositori politici e “asociali” in 51 strutture di diversa tipologia, per lo più “edifici dismessi e talvolta fatiscenti” sparsi per la penisola.

Ben evidenzia Marco Rossi che, diversamente dallo strumento del confino di polizia, l’internamento civile non prevedeva la possibilità – sebbene solo formale – di fare ricorso alla Commissione di appello. Questo ulteriore avvitamento repressivo non era giustificato dalla pericolosità reale del fronte antifascista nel 1940, privo di armi e di risorse economiche, mentre può essere letto “in funzione di quel consenso totalitario a cui aspirava il regime nel momento in cui imponeva costi umani di vittime e scelte impopolari dettate dall’economia di guerra”.

Nel giugno dello stesso anno, assieme ai primi gruppi di “politici” internati, inizia anche l’internamento degli ebrei livornesi schedati già come sovversivi o genericamente antifascisti o avversi al nazismo. Rossi ricorda come il primo atto della politica antisemita fu il Censimento degli ebrei del 1938: degna di nota è la sollecitazione del Ministero degli Interni di perseguire tutti gli appartenenti alla “razza ebraica”, anche qualora fossero atei o professanti altre religioni. Nel 1940 Mussolini impone che vengano costruiti campi di concentramento “anche per gli ebrei, in caso di guerra”, sebbene l’integrazione delle comunità ebraiche nel tessuto militare, quando non nello stesso partito fascista, costituì un concreto impedimento alla sollecitudine governativa, quindi ci si limitò in questa fase a deportare nei campi soltanto gli ebrei “sovversivi” e antifascisti.

In tre anni – dal 1940 al 1943 – sono una settantina le ebree e gli ebrei livornesi internati, prima che sotto la Repubblica di Salò abbiano inizio i rastrellamenti nazi-fascisti e le infami deportazioni di massa verso i lager.

A corredo di questa intensa narrazione storica che si dipana in un solo anno, troviamo nel testo due interessanti appendici: l’elenco dei sovversivi livornesi internati nel giugno 1940; la carriera istituzionale del poliziotto Marcello Guida, che servirà sicuramente ai lettori più giovani per scoprire quanto resistente è il filo storico che lega le catastrofi del passato remoto a quelle del passato recente, così come quello delle scelte sovversive del passato a quelle del presente. Difficile non leggere tra le righe di questo terribile 1940 l’eco delle stragi attuali, con il loro carico di disumanità e la richiesta gridata di essere comprese e combattute.

MaGù

 

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Sicurezza al Parterre, interviene il Prefetto

Livorno, 17 giugno 2026 – Numerosi e gravi episodi di violenza contro i minori nel parco pubblico prospicente il centro denominato Parterre, frequentato da minori con le loro famiglie. L’allarme è altissimo dopo gli ultimi eventi nell’ultimo mese, un ragazzino di 11 anni preso a sassate e rapinato della bici da un tunisino poi arrestato, una bimba di 12 anni della comunità bengalese minacciata di morte e invitata ad indossare il burqa e l’ultimo episodio, il più grave e davvero sconcertante, lo scorso 12 giugno, in cui un ragazzino di 15 anni è stato accerchiato da un gruppo di tre o quattro persone che gli hanno coperto la faccia con la maglietta, lo hanno picchiato e rotto lo zigomo, per rubargli il cellulare, il portafoglio con cinque euro e persino le scarpe. Per questo crescente grado di insicurezza è intervenuto il prefetto Giancarlo Dionisi, promettendo più controlli al Parterre e nelle zone limitrofe, durante il vertice convocato appositamente nei giorni scorsi: “La rapina avvenuta ai danni del giovane – si le nella nota del Prefetto – rappresenta soltanto l’ultimo e più grave episodio di una serie di fatti che hanno progressivamente alimentato un crescente senso di insicurezza tra i cittadini. Negli ultimi mesi, infatti, sono stati segnalati episodi di aggressione, intimidazione e prevaricazione nei confronti di minori e giovani frequentatori del parco, compreso il furto di una bici a danno di alcuni ragazzi e comportamenti intimidatori nei confronti di una giovane donna di origine straniera, alla quale sarebbe stato imposto di adeguarsi a comportamenti incompatibili con i principi di libertà e convivenza che caratterizzano il nostro ordinamento. La brutale aggressione al quindicenne costituisce un salto di qualità che non può essere sottovalutato. Non siamo più di fronte a semplici episodi di degrado urbano, ma a comportamenti violenti e intimidatori che incidono direttamente sulla libertà delle persone, in particolare dei più giovani. È mia intenzione riportare pienamente condizioni di sicurezza, legalità e serenità all’interno del Parco Pertini e nelle aree circostanti. Le forze di polizia sono state chiamate a intensificare ulteriormente la loro presenza e la loro azione di prevenzione e repressione. Chi pensa di poter intimidire, aggredire o imporre con la violenza le proprie regole ai cittadini troverà una risposta immediata e determinata da parte delle istituzioni. L’obiettivo è individuare i responsabili di questi episodi, assicurarli alla giustizia e consegnarli agli organi inquirenti per le valutazioni e le determinazioni di competenza dell’autorità giudiziaria. Nessuno deve pensare che possano esistere zone franche o spazi sottratti alle regole della civile convivenza. Sul Parco Pertini intendiamo dare un segnale chiaro e visibile. La violenta rapina ai danni del quindicenne rappresenta l’ennesimo episodio di una sequenza di fatti che non possono più essere considerati isolati. L’obiettivo è restituire quel parco alle famiglie, ai ragazzi e a tutti i cittadini perbene che hanno diritto di viverlo in sicurezza e serenità».

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Manuale tecnico per sopravvivere alla Movida

C’è una sottile ipocrisia nel mercato immobiliare del centro di Livorno. Ti vendono la “vibrante atmosfera dei fossi” o la “centralità modaiola dell’Attias”, ma si dimenticano di dirti che da giovedì a domenica il tuo salotto diventerà la cassa di risonanza di tre cocktail bar e di cinquecento ragazzi che urlano in vernacolo stretto fino alle tre del mattino.

Il risultato? Appartamenti bellissimi che restano sfitti o proprietari esasperati che svendono pur di scappare nei quartieri dormitori della periferia. Eppure, nel 2026, la soluzione esiste ed è puramente ingegneristica. Isolare acusticamente un immobile in queste zone non è una spesa: è l’investimento speculativo più redditizio del momento.

1. La Finestra “Bunker”: Vetrate a controllo fonometrico

Inutile girarci intorno: il 70% del rumore entra dagli infissi. I vecchi infissi in legno con vetro singolo dei palazzi d’epoca della Venezia sono come fogli di carta velina contro le frequenze della movida.

La Soluzione Tecnica: Nel 2026 non basta più il “doppio vetro”. Serve un infisso a taglio termico e acustico certificato ad almeno 46 dB (decibel) di abbattimento. La configurazione ideale prevede vetri stratificati asimmetrici con all’interno pellicole di PVB acustico (es. 44.1 acustico – camera con gas Argon – 33.1).

Il Dettaglio Killer: I cassonetti delle avvolgibili (soprattutto in zona Attias). Se non isolate termicamente e acusticamente il cassonetto con pannelli ad alta densità, è come lasciare la finestra aperta di dieci centimetri.

2. Le Pareti “Massa-Molla-Massa”: Tagliare i ponti acustici

Se all’Attias il problema sono i locali commerciali al piano terra che sparano musica, il rumore non passa solo dall’aria, ma si propaga per via strutturale attraverso le pareti e i solai.

La Soluzione Tecnica: Contropareti in cartongesso acustico accoppiate a membrane polimeriche ad alta densità e lana di roccia. Lo spessore sacrificato è minimo (circa 7-8 cm), ma l’abbattimento supera i 50 dB. Per i soffitti, l’uso di pendini antivibranti evita che le vibrazioni dei bassi della discoteca sottostante si trasformino in un terremoto acustico in camera da letto.

3. VMC (Ventilazione Meccanica Controllata): L’ossigeno senza il rumore

Il grande paradosso dell’estate livornese: se apri la finestra per rinfrescare muori di rumore; se la chiudi muori di caldo (o di soffocamento).

La Soluzione Tecnica: Un impianto di VMC puntuale o canalizzata con silenziatore acustico. Questo sistema ricambia l’aria costantemente, filtrandola e mantenendo la casa fresca e ossigenata, senza mai dover aprire le finestre sulla strada rumorosa.

La Valutazione dell’Incremento di Valore Post-Intervento

Direttore, facciamo parlare i periti immobiliari del 2026. Quanto vale una casa “insonorizzata a regola d’arte” rispetto a una “colabrodo acustico” nelle zone calde?

Prendiamo un bilocale di 60 mq in Venezia (es. Scali del Refugio) o all’Attias.

Stato dell’Immobile Valore al mq (Giugno 2026) Tempo Medio di Vendita Canone Mensile Affitto
Non Isolato (Infissi vecchi, rumore percepito > 55 dB) ~1.650 €/mq 120 giorni (Molti rifiuti post-visita serale) 600 € / mese (Target basso/studenti)
Blindato Acusticamente (Infissi 46dB, VMC, rumore < 30 dB) 2.150 €/mq Fatto l’intervento, venduto in 30 giorni 950 € / mese (Target Nomadi Digitali / Manager)
Incremento Netto +30% sul valore dell’asset 🚀 Tempi tagliati del 75% 💰 +58% sulla rendita mensile

La Certificazione che Sbaraglia la Concorrenza

Direttore, il vero colpo di genio dell’investitore scaltro nel 2026 non è solo fare i lavori, ma certificarli.

Oggi gli acquirenti premium che cercano in Venezia sono diffidenti. Quando visitano la casa di giorno, c’è il sole e il silenzio dei fossi. Ma sanno che la notte la musica cambia.

Il venditore professionista ingaggia un tecnico abilitato in acustica ambientale e fa eseguire un collaudo fonometrico in opera di notte, rilasciando una certificazione scritta del livello di decibel interni a finestre chiuse.

Presentare quella carta sul tavolo delle trattative in un’agenzia di via Grande, mentre l’acquirente esita per paura della movida, equivale a fare scacco matto. Il cliente firma, paga il 20% in più rispetto all’appartamento a fianco e ringrazia pure per avergli salvato il sonno.

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