Modalità di lettura

Sistema planetario modellato da una nana bruna

Individuando un singolo e rarissimo evento di “mono-transito” nei dati del satellite Tess della Nasa, un team internazionale guidato dall’European Southern Observatory (Eso), a cui partecipa anche l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), ha portato alla luce un sistema planetario che sfida le nostre conoscenze sui meccanismi di formazione planetaria. All’origine della scoperta c’è la nana bruna massiccia Toi-201 c, cioè una stella mancata con una massa a cavallo tra i pianeti giganti e le stelle di piccola massa, che, nonostante la sua orbita fortemente ellittica, ha permesso la formazione di un sistema multi-pianeta in una zona ristretta all’interno della sua orbita. Si tratta di uno scenario nuovo e inaspettato.

Rappresentazione artistica ravvicinata del sistema Toi-201. In primo piano è raffigurata la massiccia nana bruna Toi-201 c, seguita dal gioviano moderatamente caldo Toi-201 b (soggetto a forti variazioni gravitazionali), dalla super-Terra Toi-201 d e dalla stella. Crediti: Inaf / IA Gemini

Lo studio, pubblicato oggi sulla rivista Nature, vede una forte impronta italiana; tra i primi firmatari figura infatti Luca Naponiello, ricercatore all’Inaf di Torino e secondo autore del paper, assieme ai colleghi Aldo Bonomo e Alessandro Sozzetti. La collaborazione, inoltre, ha coinvolto anche ricercatori delle Università di Milano e di Roma Tor Vergata.

Toi-201 c ha una massa che lo colloca quasi al limite superiore “classico” che separa i pianeti giganti dalle nane brune, fissato convenzionalmente a 13 masse gioviane, ed è un oggetto molto singolare sotto diversi aspetti. In primo luogo, «è l’oggetto transitante con il periodo orbitale più lungo di cui sia nota la massa», come sottolinea lo stesso Naponiello, pari a circa 2881 giorni, equivalenti a poco meno di otto anni. «A causa della grande distanza dalla stella, la probabilità che un simile oggetto passi esattamente davanti al disco stellare, visto dalla Terra, è molto bassa».

Ma la novità emersa da questo studio è che gli altri due “inquilini” ospitati all’interno del sistema sono entrambi transitanti e disposti su piani orbitali perfettamente allineati e complanari rispetto alla nana bruna: una super-Terra rocciosa (Toi-201 d) con un periodo di appena 5,8 giorni e un gioviano moderatamente caldo gassoso (Toi-201 b) situato su un’orbita intermedia di circa 53 giorni. La nana bruna Toi-201 c, infatti, ha un’orbita molto ellittica(eccentricità 0,622) e questo, unito alla sua grande massa, causa una forte perturbazione gravitazionale che rende dinamicamente instabili tutte le regioni a distanze superiori a quella Sole-Marte.

Gli astronomi lo definiscono un sistema ristretto: pur non impedendo la loro formazione, «la presenza della nana bruna su un’orbita così ellittica ha costretto i pianeti a formarsi e sopravvivere occupando esclusivamente i confini più interni e caldi del disco primordiale. Inoltre, i dati mostrano che al passaggio ravvicinato della nana bruna, il gioviano subisce forti e repentine variazioni sul tempo di transito, a testimonianza di una serrata e vigorosa interazione dinamica in corso tra i due giganti», evidenzia il ricercatore.

Il risultato è stato reso possibile combinando i transiti fotometrici dallo spazio con una massiccia campagna di monitoraggio spettroscopico da terra. Ai dati della letteratura scientifica si sono aggiunte nuove misurazioni della velocità radiale ottenute con spettrografi dell’Eso come Feros e Plato Spec.

«Questa scoperta aggiunge un tassello fondamentale alla comprensione di come nascano i pianeti, anche in compagnia di oggetti massicci in orbite esterne, perfino molto eccentriche. Essa sfida i modelli teorici che prevedono generalmente la formazione dei gioviani nelle regioni più esterne, oltre la linea di condensazione dell’acqua, a circa 2-3 unità astronomiche, con successiva migrazione verso la stella», sottolinea Aldo Bonomo dell’Inaf di Torino.

Gli oggetti con periodi così lunghi scoperti in transito si contano sulle dita di una mano, e Toi-201 d è in assoluto il primo ad avere una massa confermata grazie a precise misurazioni della velocità radiale. In secondo luogo, si tratta «del primo corpo celeste che potrà essere caratterizzato contemporaneamente attraverso quattro metodi diversi, ovvero i transiti fotometrici, le variazioni dei tempi di transito, le velocità radiali e, non appena saranno pubblicati i dati della release Gaia DR4, l’astrometria spaziale. Con il quarto rilascio dei dati di Gaia potremo inoltre ricostruire l’orbita 3D della nana bruna», conclude Alessandro Sozzetti, direttore dell’Inaf di Torino.

Per saperne di più:

 

  •  

Stella ingorda tradita dal litio

Nello spazio i crimini perfetti non esistono. Persino una stella può lasciare indizi. È il caso di Toi-5882, una stella simile al Sole che, secondo un nuovo studio pubblicato questa settimana su The Astrophysical Journal, avrebbe inghiottito uno dei suoi pianeti lasciando una traccia chimica che i ricercatori sono riusciti a decifrare.

Il gruppo guidato da Brooke Kotten dell’Università del Michigan, negli Stati Uniti, ritiene infatti di aver individuato uno dei rari casi in cui un pianeta viene inghiottito dalla propria stella. La prova non arriva da immagini dirette dell’evento – troppo rapido per essere osservato mentre accade – ma dall’analisi dello spettro della luce stellare, che ha rivelato un’anomalia significativa: una quantità di litio molto superiore a quella attesa.

Rappresentazione artistica di una stella che inghiotte un pianeta. Le linee blu tracciano il percorso del pianeta mentre spiraleggia verso la stella fino a collidere con essa (il pianeta è visibile solo parzialmente mentre si schianta sul lato sinistro della stella). Crediti immagine: Nasa, Esa, Csa, Ralf Crawford (Stsci)

«Siamo ciò che mangiamo, giusto? Sappiamo che nel materiale planetario c’è molto più litio rispetto alle stelle», spiega Kotten, prima autrice dello studio. «Quindi, se una stella ingloba un pianeta, finisce per arricchirsi di litio». Gli astronomi definiscono questo fenomeno “inghiottimento” (engulfment). Si tratta di un processo sorprendentemente rapido su scala cosmica, che può concludersi nel giro di settimane, o addirittura giorni. Proprio per questa brevità è quasi impossibile osservarlo in tempo reale, motivo per cui è fondamentale ricorrere a metodi indiretti per ricostruire questi eventi a posteriori attraverso le tracce lasciate nel sistema stellare.

Secondo le stime riportate nello studio, il pianeta inghiottito avrebbe avuto una massa compresa tra alcune masse terrestri e quella di Nettuno. Questa conclusione deriva dalla quantità di litio rilevata nella stella: più un pianeta è massiccio, maggiore è la quantità di materiale ricco di litio che può trasferire alla sua atmosfera stellare durante l’inghiottimento. Per verificare che il segnale fosse realmente anomalo, i ricercatori hanno confrontato Toi-5882 con un campione di 62 stelle simili per età, massa e temperatura. In tutte le analisi, il risultato è rimasto coerente, la stella si colloca entro il tre per cento delle stelle più ricche di litio del campione esaminato: un’indicazione compatibile con la presenza di un pianeta di massa compresa, appunto, tra quella della Terra e quella di Nettuno.

Ma il caso potrebbe non essere così semplice. A differenza di quanto accadrà al nostro Sole tra circa cinque miliardi di anni, quando entrerà nella fase di gigante rossa e si gonfierà fino inglobare Mercurio, Venere e forse la Terra, Toi-5882 non è ancora giunta a uno stadio evolutivo in cui possa essersi espansa al punto da spiegare la distruzione del pianeta. Il team ha quindi ipotizzato la presenza di un possibile “complice”: una nana bruna, un oggetto troppo massiccio per essere un pianeta e troppo piccolo per innescare la fusione stellare. Con una massa superiore a venti volte quella di Giove, questo corpo celeste, orbitando attorno alla stella “incriminata”, potrebbe aver destabilizzato il sistema, spingendo il pianeta in una lenta spirale  che si è conclusa con la sua distruzione. Si tratta tuttavia, come spiega lo studio, di un’ipotesi ancora da verificare.

Questa scoperta suggerisce che Toi-5882 stia attraversando una fase di forte interazione con il proprio sistema planetario, in cui almeno un pianeta è stato distrutto e assorbito dalla stella. Per i ricercatori, questi eventi rappresentano una finestra preziosa su processi astrofisici altrimenti invisibili. «È ciò che rende questo campo di ricerca così entusiasmante: stiamo davvero risolvendo un mistero», conclude Kotten, «Non possiamo osservare il “crimine” mentre avviene, quindi dobbiamo lavorare con tutti gli indizi per capire cosa è successo».

Per saperne di più:

 

  •  

Lo chiamavano lo “Spiderman dello Yemen”: muore a 30 anni precipitando nel cratere di un vulcano durante una scalata

Per migliaia di utenti sui social era lo “Spiderman dello Yemen”. Nei video che pubblicava online compariva spesso sospeso nel vuoto, aggrappato a pareti rocciose quasi verticali, intento a sfidare gravità e paura in alcuni dei luoghi più impervi del Paese. Una reputazione costruita scalata dopo scalata e che gli aveva permesso di conquistare una discreta popolarità online. Quella stessa passione per le imprese estreme si è però trasformata in tragedia. Al-Qaqa Ibn Antar, scalatore yemenita di 30 anni, è morto dopo essere precipitato mentre tentava di risalire le pareti del cratere vulcanico di Hardah Dam, nella provincia meridionale di Dhale, nello Yemen.

L’incidente risale a venerdì scorso, ma la notizia si è diffusa sui social e sui media internazionali soltanto nelle ultime ore, anche per la circolazione di un breve filmato che mostrerebbe gli istanti precedenti alla caduta. Nel video, della durata di pochi secondi, si vede l’uomo arrampicarsi lungo una parete particolarmente ripida del cratere prima di perdere l’appiglio e precipitare nel vuoto.

Secondo le informazioni diffuse dalle autorità locali, Antar stava affrontando la scalata senza attrezzature di sicurezza. Una circostanza che ha riacceso il dibattito sui rischi legati alle imprese estreme documentate sui social, dove spesso il confine tra sfida personale, spettacolo e ricerca di visibilità diventa sempre più sottile.

Il difficile recupero nel cratere

Il recupero del corpo si è rivelato particolarmente complesso. Le squadre della Protezione Civile yemenita hanno dovuto operare all’interno del cratere, a circa 30 metri di profondità, in condizioni descritte come estremamente difficili. Le immagini diffuse dalle autorità mostrano i soccorritori impegnati a calarsi lungo le pareti rocciose con corde e attrezzature da arrampicata per raggiungere il punto dell’impatto.

Hardah Dam, conosciuto anche come Haradhat, è uno dei siti naturali più particolari dello Yemen. Si tratta di un antico cratere vulcanico caratterizzato da pareti rocciose molto ripide e da un lago sulfureo situato sul fondo. Un luogo affascinante ma anche estremamente insidioso, soprattutto per chi decide di affrontarlo senza adeguate protezioni.

La fama sui social

Negli anni Al-Qaqa Ibn Antar aveva costruito la propria notorietà proprio documentando questo tipo di imprese. I suoi profili social erano pieni di video girati tra montagne, canyon e pareti rocciose, spesso affrontati in condizioni che molti utenti definivano al limite. Dopo l’incidente, l’Autorità di Protezione Civile ha colto l’occasione per lanciare un appello agli appassionati di arrampicata e sport estremi, invitandoli a rispettare le procedure di sicurezza e a utilizzare sempre dispositivi di protezione adeguati.

L'articolo Lo chiamavano lo “Spiderman dello Yemen”: muore a 30 anni precipitando nel cratere di un vulcano durante una scalata proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Mia Zottoli Montanaro conquista la corona di Miss Mondo Italia: la tarantina volerà alla finale mondiale

È Mia Zottoli Montanaro la nuova Miss Mondo Italia 2026. La giovane tarantina è stata incoronata durante la finale nazionale del concorso, ospitata all’Ecoresort Le Sirené di Gallipoli, e sarà lei a rappresentare l’Italia alla prossima finale internazionale di Miss World. Ventun anni, con un passato da atleta e radici familiari argentine, Mia Zottoli Montanaro ha conquistato la giuria e il pubblico al termine di un percorso che ha unito bellezza, personalità e capacità di rappresentare il territorio.

Nata e cresciuta a Taranto, la nuova reginetta conserva un forte legame con la Puglia, ma anche con la storia della propria famiglia. Un intreccio di culture che accompagna il suo percorso personale e che ora arriverà sul palcoscenico mondiale. La vittoria, racconta la neo Miss, rappresenta molto più di un traguardo estetico. Ha definito l’esperienza nel concorso come “un’esperienza unica di crescita personale e umana”, e ha sottolineato quanto il percorso vissuto negli ultimi mesi abbia contribuito alla sua maturazione.

Prima della fascia, il campo: lo sport che ha formato Mia

Prima del mondo delle passerelle, Mia ha conosciuto quello dello sport. Per sei anni è stata pallavolista, arrivando fino al campionato di Serie B2 con il Castellaneta. Un’esperienza che considera fondamentale per la formazione del suo carattere: “Lo sport è stato decisivo durante la mia crescita personale. Mi ha insegnato la disciplina e il rispetto per se stessi e per gli altri”, ha spiegato.

Moda, famiglia e sogni internazionali: la nuova vita della Miss

Oggi il suo percorso professionale è legato anche alla comunicazione e alla pubblicità, in particolare come volto per progetti nel settore del make-up. Accanto alla moda, tra le sue passioni restano il mare e l’attenzione per i dettagli, elementi che sente vicini alla sua identità.

Mia si descrive come una persona solare, determinata e precisa, con un forte legame con la famiglia, che considera una presenza fondamentale nel suo percorso, e con il fidanzato Pierluigi, che racconta come una figura capace di sostenerla e consigliarla. Dopo la vittoria nazionale, il prossimo appuntamento sarà quello internazionale: Mia Zottoli Montanaro porterà il tricolore alla competizione di Miss World, dove incontrerà candidate provenienti da tutto il mondo.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Miss Mondo Italia (@missmondoitalia)

L'articolo Mia Zottoli Montanaro conquista la corona di Miss Mondo Italia: la tarantina volerà alla finale mondiale proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Guasto sull’Alta velocità, sospesa la linea tra Milano e Piacenza

Guasto sull’Alta velocità

La linea dell’Alta velocità tra Milano Rogoredo e Piacenza è sospesa dalle 10.20 di questa mattina per verifiche tecniche sulla linea elettrica. Un’interruzione che sta provocando diverse cancellazioni di treni e i ritardi fino a due ore.

A quanto si apprende da Infomobilità di Trenitalia, alcuni treni dell’Alta velocità sono “instradati sulla linea convenzionale e possono registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 120 minuti e subire cancellazioni”. Al momento sono sei i treni cancellati mentre sono venti quelli direttamente coinvolti con un maggior tempo di percorrenza.

L'articolo Guasto sull’Alta velocità, sospesa la linea tra Milano e Piacenza proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Sebastiani (Lumsa) “Non dovremmo parlare di Africa, ma di più Afriche”

Sebastiani (Lumsa)

PALERMO (ITALPRESS) – “Questo incontro fa seguito a un’altra manifestazione organizzata qui a Palermo lo scorso dicembre. Il titolo di quell’incontro era ‘Lavorare in Africa non è un’impresa’, a sottolineare quanto sia importante il lavoro di piccole e medie imprese nell’allargare gli orizzonti verso questo grande continente: non dovremmo parlare di Africa, ma di più Afriche. Dal punto di vista economico dobbiamo imparare a cogliere tutti quei fermenti e opportunità in parallelo sia con la grande crescita della popolazione africana, che nei prossimi 20-30 anni continuerà ad aumentare, sia con la necessità di rispondere alla grande sete di educazione del continente. Noi abbiamo molto chiaro un asse su cui lavorare, che riguarda proprio educazione, formazione, competenze, lavoro e crescita: l’obiettivo di tutti noi è appunto la crescita, che rappresenta non la soluzione di tutti i problemi ma l’attenuazione di molti di essi quali sofferenza alimentare, ambiente, sicurezza, stabilità dei paesi e stabilità internazionale”. Lo ha detto l’ambasciatore e direttore del Lumsa University Africa Center, Pietro Sebastiani, a margine del convegno ‘Africa Atlantica: spazio di futuro e vettore di cooperazione euro-africana’, organizzato dal Consolato generale del Regno del Marocco a Palermo in collaborazione con l’ateneo.

xd8/pc/mca1

  •  

Cina, grazie alle nuove tecnologie il deserto si trasforma in terreno agricolo

Cina, grazie alle nuove tecnologie il deserto si trasforma in terreno agricolo

Dalle sabbie del deserto ai campi di grano. Ai margini del deserto cinese del Taklimakan, gli agricoltori coltivano grano invernale usando sistemi di irrigazione avanzati e l’acqua proveniente dallo scioglimento delle nevi di montagna, trasformando terre ostili in terreni coltivabili. (XINHUA/ITALPRESS)
mec/lcr (Fonte video: Xinhua)

  •  

Riso Made in Italy sotto pressione, la filiera chiede interventi urgenti

Riso Made in Italy sotto pressione, la filiera chiede interventi urgenti

ROMA (ITALPRESS) – È allarme per la risicoltura italiana. Il settore sta vivendo una crisi sempre più profonda, con prezzi in forte calo e costi di produzione in aumento che mettono a rischio il futuro di migliaia di aziende agricole.
A lanciare l’allarme è l’Ente Nazionale Risi, secondo cui le quotazioni nelle principali piazze di riferimento, come Vercelli, Novara e Mortara, hanno raggiunto livelli non più sostenibili. A essere colpiti sono tutti i comparti, dai risi di qualità come Carnaroli e Vialone Nano fino alle varietà più esposte alla concorrenza internazionale.
A pesare sono anche i rincari dei costi produttivi, aumentati di oltre il 50% per fertilizzanti, carburanti e agrofarmaci, mentre il prezzo del risone è oggi circa la metà rispetto ai livelli registrati nel biennio 2022-2023.
Secondo l’Ente Risi, il rischio è una riduzione delle superfici coltivate, con conseguenze non solo economiche ma anche ambientali: le risaie sono infatti fondamentali per l’equilibrio idrogeologico e la biodiversità della Pianura Padana.
La richiesta è quella di un piano strategico per garantire contratti equi e una giusta remunerazione agli agricoltori. “Agricoltura e industria devono lavorare insieme – sottolinea l’Ente – per salvare un patrimonio unico al mondo”.

gsl

  •  

Dieta Mediterranea promossa dagli italiani, ma la spesa pesa sul carrello

Dieta Mediterranea promossa dagli italiani, ma la spesa pesa sul carrello

ROMA (ITALPRESS) – La Dieta Mediterranea continua a essere considerata un simbolo di salute e longevità. Secondo una nuova indagine realizzata da Altroconsumo per Iias, l’Istituto italiano alimenti surgelati, l’84% degli italiani dichiara di seguirla in modo abbastanza coerente, confermando il ruolo centrale di questo modello alimentare nelle abitudini quotidiane. Ma non mancano le difficoltà. Tra chi non riesce a seguirla pienamente, oltre la metà, il 54%, indica come principale ostacolo il costo degli alimenti considerati fondamentali, mentre il 45% segnala la mancanza di tempo per preparare i pasti.
Dalla ricerca emerge anche una buona consapevolezza sui principi della Dieta Mediterranea: l’85% degli intervistati sa che il pesce dovrebbe essere consumato almeno due o tre volte alla settimana, mentre il 76% riconosce l’importanza delle cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura.
L’indagine è stata presentata durante l’incontro “Benessere Sottozero”, dove si è discusso anche del ruolo degli alimenti surgelati come possibile alleato per mantenere un’alimentazione equilibrata, pratica e accessibile, senza rinunciare alla qualità e ai valori della tradizione mediterranea.

gsl

  •  

“Quale ragazzo dovrebbe trascorrere l’estate lottando per la propria vita?”: 17enne si graffia mentre gioca al parco acquatico e contrae il batterio mangia carne, è in gravi condizioni

Doveva essere una normale giornata estiva trascorsa in acqua con gli amici. Invece, nel giro di pochi giorni, il diciassettenne Joziah Thompson si è ritrovato a combattere per la vita in un letto d’ospedale dopo aver contratto una rara infezione causata dal batterio mangia carne. La vicenda arriva dalla Florida ed è stata raccontata dal New York Post. Secondo quanto riferito dalla famiglia, il ragazzo aveva riportato una piccola abrasione a una gamba mentre nuotava in un parco di Niceville. Due giorni più tardi, però, la situazione è precipitata: la gamba si è gonfiata rapidamente e i medici hanno scoperto che l’adolescente era stato colpito da un’infezione causata dal Vibrio vulnificus, un batterio che può provocare gravissime lesioni ai tessuti.

Joziah è stato sottoposto a diversi interventi chirurgici d’urgenza per rimuovere il tessuto danneggiato e oggi sta seguendo una terapia antibiotica intensiva. Il percorso di recupero, tuttavia, è ancora lungo: secondo quanto raccontato dai familiari, i medici continuano a monitorare possibili complicazioni e non escludono ulteriori conseguenze. «È stato tutto travolgente. Stiamo cercando soltanto di assicurarci che stia bene», ha dichiarato la madre Tirzah Thompson all’emittente Fox10. «Quale ragazzo dovrebbe trascorrere l’estate lottando per la propria vita?».

Il Vibrio vulnificus vive naturalmente nelle acque costiere calde, soprattutto nelle aree dove si incontrano acqua dolce e acqua salata. Sebbene i casi siano relativamente rari — negli Stati Uniti se ne registrano tra 100 e 200 all’anno — l’infezione può diventare estremamente pericolosa se il batterio entra nell’organismo attraverso una ferita aperta o raggiunge il sangue.

Secondo le autorità sanitarie della Florida, lo scorso anno nello Stato sono stati registrati 33 casi e cinque decessi. Il batterio può essere contratto anche attraverso il consumo di molluschi crudi o poco cotti, in particolare ostriche. Nel frattempo la famiglia ha avviato una raccolta fondi per affrontare le spese mediche e chiede maggiori controlli sulle acque pubbliche. «Vorrei che esistesse un sistema capace di segnalare i livelli di batteri presenti nei luoghi in cui le persone fanno il bagno», ha spiegato la madre. «Non voglio che accada ad altri ragazzi».

L'articolo “Quale ragazzo dovrebbe trascorrere l’estate lottando per la propria vita?”: 17enne si graffia mentre gioca al parco acquatico e contrae il batterio mangia carne, è in gravi condizioni proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Il presidente egiziano Al-Sisi incontra Trump al G7 di Evian, focus sulle crisi regionali

Il presidente egiziano Al-Sisi incontra Trump al G7 di Evian, focus sulle crisi regionali

EVIAN (FRANCIA) (ITALPRESS) – Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha incontrato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a margine del vertice del G7 a Evian. Secondo la Presidenza egiziana, il colloquio ha riguardato le relazioni bilaterali tra i due Paesi. Al-Sisi ha ribadito l’impegno dell’Egitto a rafforzare il partenariato strategico con Washington in vari settori, mentre Trump ha confermato la volontà di consolidare ulteriormente le relazioni.

L’incontro ha affrontato anche le principali questioni regionali, dove Al-Sisi ha elogiato gli sforzi americani per raggiungere un’intesa con l’Iran, sottolineando l’importanza di trasformarla in un passo verso la fine delle tensioni in Medio Oriente, e confermando la disponibilità dell’Egitto a sostenere gli sforzi di stabilizzazione. I due leader hanno inoltre discusso della questione palestinese, con il presidente egiziano che ha ribadito la necessità di una soluzione politica per garantire una pace duratura, oltre all’impegno del Cairo a lavorare con Washington per l’attuazione del piano di pace per Gaza.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

  •  

Malta, Abela annuncia l’estensione dei test genetici per la FIV

Malta, Abela annuncia l’estensione dei test genetici per la FIV

LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – Il primo ministro maltese Robert Abela ha annunciato l’intenzione di ampliare i test genetici preimpianto sugli embrioni destinati alla fecondazione in vitro (FIV), estendendoli ad altre 16 malattie rare. La decisione amplia una procedura introdotta nel 2022, che all’epoca aveva suscitato forti critiche da parte della Chiesa cattolica e dei movimenti contrari all’aborto.

Attualmente la normativa consente di effettuare i test per nove malattie monogeniche, tra cui la malattia di Huntington, la Tay-Sachs, l’atrofia muscolare spinale e la sindrome di Walker-Warburg. Nonostante la disponibilità della procedura, il suo utilizzo è rimasto limitato: nei primi diciotto mesi sono state presentate soltanto sei richieste. Abela ha spiegato che le nuove patologie ammesse saranno malattie rare mortali o responsabili di gravi condizioni di salute e sofferenze, senza però precisare quali saranno incluse nell’elenco.

Il premier ha inoltre ricordato che, allo stato attuale, le coppie che necessitano di test per malattie non contemplate dalla normativa sono costrette a recarsi all’estero. L’estensione prevista punta a offrire maggiori possibilità alle famiglie esposte al rischio di trasmettere gravi malattie genetiche e a limitare il ricorso a cure e servizi specialistici fuori dal Paese.

– Foto DOI –

(ITALPRESS).

  •  

“Resto in Sicilia”, Tranchina “E’ un importante manifesto alla restanza”

PALERMO (ITALPRESS) – “L’evento di oggi è un importante manifesto alla restanza, perché fin troppo spesso si parla di partire per sempre. Come CNA Sicilia nel raggruppamento dei Giovani Imprenditori stiamo creando una vera e propria proposta per far sì che dalle scuole e poi dalle università si crei il matching con le imprese. Il tutto ha la finalità di far conoscere ai giovani le realtà del nostro territorio e il loro valore, spesso incompreso”. Queste le parole di Davide Tranchina, Presidente CNA Sicilia Giovani Imprenditori intervenuto a margine del convegno “Resto in Sicilia. Giovani, imprese, territorio”, tenutosi presso la Camera di Commercio di Palermo ed Enna.

xi6/pc/mca1

  •  

Alla Lumsa di Palermo un convegno sulla cooperazione euro-africana e sul ruolo del Marocco / Video

Alla Lumsa di Palermo un convegno sulla cooperazione euro-africana e sul ruolo del Marocco / Video

PALERMO (ITALPRESS) – Un appuntamento non solo per fare un punto sui risultati raggiunti nella costruzione di un legame tra i due continenti, ma anche per ribadire l’importanza delle aree mediterranea e atlantica nel consolidamento di tale legame e studiare nuove strategie di cooperazione: questo il proposito di ‘Africa Atlantica: spazio di futuro e vettore di cooperazione euro-africana’, organizzato dal Consolato generale del Regno del Marocco a Palermo in collaborazione con l’Università Lumsa e con il Lumsa University Africa Center. L’incontro si è tenuto nella sede palermitana dell’ateneo, in via Parlatore: presenti tra gli altri l’ambasciatore e direttore del Lumsa University Africa Center Pietro Sebastiani, la console generale del Marocco Maryem Nassif, il professore ordinario di Economia e Gestione delle imprese presso la Lumsa Giovanni Battista Dagnino, l’ambasciatore del Regno del Marocco a Roma Youssef Balla (in collegamento video), l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo e l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Scarpinato.2

L’iniziativa si colloca in una fase storica in cui il partenariato euromediterraneo assume un valore sempre più strategico. Tanti gli assi lungo i quali si stanno ridefinendo i rapporti tra i due continenti: dialogo politico, integrazione economica, stabilità regionale, commercio, investimenti, transizione energetica, migrazione, sicurezza e sviluppo sostenibile. L’appuntamento si innesta inoltre come momento di confronto tra più mondi: quello accademico, quello diplomatico e quello istituzionale, con l’obiettivo di approfondire le dinamiche emergenti dell’Africa atlantica e individuare nuove forme di cooperazione.
Sotto quest’ultimo aspetto un ruolo centrale è giocato tanto dal Marocco quanto dall’Italia, paesi che possono vantare una posizione geografica strategica nella costruzione di un legame sempre più saldo tra Africa ed Europa. Il Marocco ha consolidato una visione basata su cooperazione, solidarietà attiva e iniziative di co-sviluppo (tra cui l’apertura dello spazio atlantico ai Paesi del Sahel); dal canto suo l’Italia, attraverso il piano Mattei, ha messo a terra un modello di collaborazione paritaria tra i due continenti, basandosi su progetti concreti e condivisi. In questo senso il ruolo dell’Africa atlantica può essere decisivo per favorire sviluppo e cooperazione.

“Questo incontro fa seguito a un’altra manifestazione organizzata qui a Palermo lo scorso dicembre – racconta Sebastiani, – Il titolo di quell’incontro era ‘Lavorare in Africa non è un’impresa’, a sottolineare quanto sia importante il lavoro di piccole e medie imprese nell’allargare gli orizzonti verso questo grande continente: non dovremmo parlare di Africa, ma di più Afriche. Dal punto di vista economico dobbiamo imparare a cogliere tutti quei fermenti e opportunità in parallelo sia con la grande crescita della popolazione africana, che nei prossimi 20-30 anni continuerà ad aumentare, sia con la necessità di rispondere alla grande sete di educazione del continente. Noi abbiamo molto chiaro un asse su cui lavorare, che riguarda proprio educazione, formazione, competenze, lavoro e crescita: l’obiettivo di tutti noi è appunto la crescita, che rappresenta non la soluzione di tutti i problemi ma l’attenuazione di molti di essi quali sofferenza alimentare, ambiente, sicurezza, stabilità dei paesi e stabilità internazionale”.

L’appuntamento odierno, spiega Dagnino, coincide con “la prima volta che organizziamo alla Lumsa un incontro con il consolato del Marocco per parlare dell’Africa e in particolare dell’area mediterranea e atlantica: questo costituisce un’apertura sul presente, ma anche sul futuro. Il Marocco ha già piattaforme logistiche ed energetiche importanti che stanno diventando fondamentali per lo sviluppo di un pezzo di Africa di notevole rilievo, parliamo quasi del 50% del Pil del continente: all’Africa non serve un aiuto dall’Europa in termini di elemosina o carità, questo deve essere soprattutto un momento di interscambio e costruzione di un futuro insieme. Dobbiamo sfatare questo mito di un’Africa che ha bisogno e di un’Unione europea che cala gli aiuti dall’alto e collaborare per raggiungere traguardi comuni: serve una cooperazione nuova, basata su un’asimmetria dal punto di vista degli intendimenti e degli obiettivi e un’asimmetria dal punto di vista delle competenze”.

Il Marocco, sottolinea Nassif, “ha una posizione strategica nell’Atlantico in quanto vettore di cooperazione: esso ha un ruolo strategico di cooperazione attiva, è l’affaccio verso l’Africa e soprattutto verso i paesi del Sahel come avviene ad esempio con il porto di Dakhla, che offre un affaccio verso i paesi africani. Il Marocco ha una posizione centrale e strategica: fa da ponte tra i paesi del Mediterraneo e quelli dell’Africa, la sua natura strategica ne fa un partner importante di cooperazione”.

Le fa eco l’intervento di Balla, secondo il quale “quest’iniziativa si inserisce pienamente negli sforzi diplomatici del Marocco per valorizzare la cooperazione tra continenti in favore del futuro dell’Africa: l’obiettivo è far conoscere l’impegno concreto e sincero del Marocco come autentico motore di sviluppo del continente africano, con un ruolo sempre più centrale nel Mediterraneo”. Quando si parla di Africa, afferma Tamajo, “pensiamo spesso alle difficoltà, invece bisogna guardare a questo continente in termini di crescita, sviluppo, collaborazione. Lì nei prossimi anni si giocheranno sfide importanti sul piano sia economico che energetico: la Sicilia può e deve assumere un ruolo da protagonista, in qualità di ponte tra Europa, Mediterraneo e Africa; al di là della posizione strategica bisogna cercare relazioni importanti, favorire scambi, costruire occasioni concrete di sviluppo. Il mio assessorato ha lavorato per organizzare missioni commerciali che permettessero di aggredire nuovi mercati, ma anche per rendere la Sicilia più competitiva e attrattiva dal punto di vista commerciale: il futuro della nostra terra dipende dalla capacità di fare impresa, soprattutto dei giovani”.

Per Scarpinato “il dialogo tra Europa e Africa è al centro delle agende politiche ormai da anni: la Sicilia nella sua storia è stata attraversata da tantissimi popoli, che hanno contribuito a costruirne un’identità. Il tema che trattiamo oggi, la cooperazione tra Europa e Africa, ribadisce la centralità della Sicilia in un contesto non solo mediterraneo ma globale: non è un legame basato solo tra economia e infrastrutture, ma sulla valorizzazione del patrimonio culturale. Appuntamenti come questo stimolano la comunicazione tra paesi e aiutano la Sicilia a relazionarsi su processi e percorsi da costruire: al dialogo si aggiunge l’ascolto sulle problematiche e la ricerca di soluzioni insieme”.

– foto xd8/Italpress –

(ITALPRESS).

  •  

CLIMA, CRESCE LA “STANCHEZZA PSICOLOGICA” VERSO LE MINACCE GLOBALI

Cresce tra i cittadini europei, e in particolare tra i giovani, una forma di stanchezza psicologica (“war fatigue” e “climate fatigue”) verso le grandi minacce globali. Di conseguenza, si registra un netto calo della preoccupazione per il cambiamento climatico, che in Italia è passata dall’82% del 2022 al 70% del 2025. La quotidianità spinge l’opinione pubblica a rimettere al primo posto i bisogni materiali immediati, come il potere d’acquisto, l’inflazione, la povertà e la tenuta della sanità pubblica. È la fotografia del Terzo Barometro Eco-Sociale, intitolato “La triplice sfida: sicurezza sociale, ambientale e civile”, curato dal Professor Maurizio Ferrera dell’Università Statale di Milano per Percorsi di secondo Welfare e promosso da Fondazione Lottomatica su dati comparati dell’istituto di ricerca YouGov. Dall’indagine emerge un forte rifiuto dei cittadini a sacrificare la spesa sociale per finanziare le transizioni: il 49,7% degli italiani è contrario a dare priorità all’ambiente se questo comporta tagli alle tutele, e ben il 62,8% antepone il welfare aziendale e statale agli investimenti militari. Per superare l’immobilità, il rapporto propone una strategia basata sul concetto di “prontezza” (preparedness) evocato dalla Ue, articolata in quattro agende: eco-sociale, clima e sicurezza umana, resilienza civile delle infrastrutture critiche e competitività economica, quest’ultima necessaria a generare le risorse per evitare tagli sociali. Il rapporto lancia infine un monito sulla comunicazione pubblica: l’approccio istituzionale deve evitare allarmismi che generano rifiuto, come il “kit di sopravvivenza” della Commissione UE, giudicato troppo ansiogeno dal 50% degli italiani. Spetta ora alla classe politica guidare il processo con responsabilità, bilanciando sensibilizzazione e rassicurazione.

The post CLIMA, CRESCE LA “STANCHEZZA PSICOLOGICA” VERSO LE MINACCE GLOBALI appeared first on nelcuore.org.

  •  

“Sono passati dieci giorni da quando Ashley è uscita per un’escursione e non è più tornata”: 30enne scompare durante un ritiro yoga in Costa Rica

Da oltre due settimane non si hanno notizie di Ashley Phillips, una trentenne californiana scomparsa durante un soggiorno in Costa Rica. La 30enne è sparita mentre si trovava in un centro immerso nella foresta pluviale e dedicato a yoga e benessere. Della giovane non si hanno più notizie dal 2 giugno, quando era uscita per raggiungere una cascata nei pressi della struttura.

Ora, mentre le ricerche proseguono, emerge una nuova pista. Secondo quanto riportato dal New York Post, le autorità costaricane avrebbero detto al padre della donna, Jeffrey Phillips, di ritenere plausibile che la figlia sia rimasta coinvolta in un incidente legato all’acqua.

Ashley si trovava nella valle di Diamanté, una zona della Costa Rica nota per la vegetazione tropicale e le cascate. Nei giorni della sua scomparsa l’area è stata colpita da forti precipitazioni, frane e improvvise inondazioni causate dal maltempo. Il padre della trentenne ha condiviso anche un video che mostra la forza delle correnti nei pressi di una cascata situata a poca distanza dal luogo frequentato abitualmente dalla figlia.

Le condizioni meteorologiche hanno complicato fin dall’inizio le operazioni di ricerca. La tempesta tropicale Cristina ha infatti provocato piogge intense e allagamenti, costringendo in alcuni momenti a rallentare o sospendere le attività sul campo. Nelle settimane successive alla scomparsa non sono mancate ipotesi contrastanti. La famiglia aveva raccontato di aver ricevuto inizialmente informazioni che facevano pensare anche alla possibilità di un reato, ma successivamente gli investigatori hanno precisato di non avere elementi sufficienti per sostenere questa ricostruzione.

Secondo il padre, Ashley soggiornava in una zona particolarmente isolata, dove “i servizi di emergenza sarebbero stati limitati”. L’ultimo contatto tra i due risale a poco prima della sparizione. Jeffrey Phillips ha raccontato che la figlia appariva serena e gli aveva parlato di un piccolo ananas che stava crescendo vicino alla struttura in cui soggiornava.

Nel frattempo la famiglia continua a chiedere aiuto e risposte. Nell’ultimo aggiornamento pubblicato sulla raccolta fondi avviata per sostenere le ricerche si legge: “Oggi sono passati dieci giorni da quando Ashley è uscita per un’escursione e non è più tornata”. I familiari hanno poi ringraziato i volontari impegnati nelle ricerche e chiesto di continuare a pregare “per Ashley, per la sua famiglia e per trovare pace, forza e una risposta a questa vicenda”.

L'articolo “Sono passati dieci giorni da quando Ashley è uscita per un’escursione e non è più tornata”: 30enne scompare durante un ritiro yoga in Costa Rica proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“L’annegamento resta una delle principali cause di morte accidentale nel mondo, eppure è un dramma che si può prevenire”: parla la principessa Charlène di Monaco

Prima al Bagno Flora per le lezioni di sicurezza in acqua a 100 bambini con Stéphanie Barneix, ambasciatrice della Fondazione e campionessa di salvataggio acquatico, poi la traversata benefica ‘The Crossing’ del 19 giugno con 225 chilometri di mare in water bike. Trasferta a Viareggio per la principessa Charlène di Monaco, moglie del principe Alberto II.

La principessa è stata campionessa di nuoto per il Sud Africa ai Giochi di Sydney (2000), poi tre Ori alla Coppa del mondo (2002). Attualmente ricopre la carica di vicepresidente del Comitato olimpico monegasco, presidente della Federazione rugby a Monaco.

L’annegamento resta una delle principali cause di morte accidentale nel mondo, eppure è un dramma che si può prevenire. – ha denunciato – E i bambini sono i più vulnerabili a questo rischio, una realtà che mi ha sempre molto preoccupata e toccata. E ho voluto portare assieme a Viareggio The Crossing e il nostro water safety day perché non voglio parlare solo alle élite dei grandi campioni, ma ai bambini, alle famiglie, alle comunità perché comprendano che imparare a nuotare e la sicurezza in acqua possono salvare la vita. Sono già più di due milioni i bimbi nel mondo che hanno seguito i nostri corsi“.

“Lo sport e l’acqua sono sempre stati il mio linguaggio, – ha dichiarato – sono il modo che ho di esprimermi, di parlare alla gente. E lo sport e l’acqua sono in ultima analisi lo strumento col quale possiamo ispirare il cambiamento. The Crossing è nato da quella convinzione. Volevo immaginare qualcosa che non fosse solo una gara, un evento, ma una presa di posizione. Quando ti spingi col tuo corpo ad attraversare il mare, quando trascorri ore e ore nell’immensità del mare guidato solo dalla linea dell’orizzonte sviluppi una relazione con la natura che nessuna lezione, nessuna conferenza può eguagliare. Quell’esperienza ha il potere di trasformare la consapevolezza in azione”.

L'articolo “L’annegamento resta una delle principali cause di morte accidentale nel mondo, eppure è un dramma che si può prevenire”: parla la principessa Charlène di Monaco proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Acquisti online, dal 19 giugno sarà più facile annullare un ordine: cosa cambia per consumatori e aziende

Cambiare idea dopo un acquisto online diventerà più semplice. Da venerdì 19 giugno entrano infatti in vigore nuove regole che impongono ai venditori di rendere più immediato l’esercizio del diritto di recesso per chi compra sul web.

La novità nasce dal recepimento di una direttiva europea e introduce nel Codice del consumo nuovi obblighi per le piattaforme di vendita online. Non cambia il diritto di ripensamento già previsto dalla legge, che nella maggior parte dei casi continua a poter essere esercitato entro 14 giorni dall’acquisto, ma cambia il modo in cui il consumatore potrà comunicarlo.

In concreto, chi acquista un prodotto o un servizio attraverso un sito internet o un’app dovrà poter avviare la procedura di recesso direttamente online, attraverso una funzione facilmente individuabile e accessibile. L’obiettivo è evitare percorsi complicati, moduli difficili da trovare o procedure che scoraggiano chi desidera annullare un acquisto.

Le nuove disposizioni riguardano un ampio numero di attività commerciali: dai marketplace alle piattaforme che offrono abbonamenti, dai professionisti che vendono consulenze online fino ai piccoli e-commerce che commercializzano prodotti fisici. In sostanza, se il contratto viene concluso digitalmente, anche la possibilità di recedere dovrà essere gestita con strumenti digitali.

Per i consumatori resta invariato il termine ordinario di 14 giorni per esercitare il diritto di recesso nei casi previsti dal Codice del consumo. La differenza è che la comunicazione dovrà poter avvenire in modo più diretto, trasparente e tracciabile rispetto a quanto accade oggi su molti siti.

Continuano invece a valere alcune eccezioni già previste dalla normativa. È il caso, ad esempio, di determinati contenuti digitali: un ebook scaricato, un film acquistato e fruito immediatamente o altri prodotti digitali utilizzati subito dopo l’acquisto possono non essere coperti dal diritto di ripensamento nei casi stabiliti dalla legge.

Le nuove regole sono state introdotte in Italia attraverso il decreto legislativo 209 del 31 dicembre 2025 e si applicheranno ai contratti conclusi a partire dal 19 giugno 2026.

L'articolo Acquisti online, dal 19 giugno sarà più facile annullare un ordine: cosa cambia per consumatori e aziende proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

La principessa di Norvegia Mette-Marit sottoposta al trapianto di polmoni: “L’evoluzione della sua malattia polmonare è grave”

Mette-Marit è stata sottoposta all’intervento che aspettava: il trapianto di polmoni al quale aveva appeso le sue speranze di vita.
La principessa di Norvegia, dal 2018, è affetta da una grave forma di fibrosi polmonare progressiva e questo intervento era l’unico modo per cercare di garantirle un’aspettativa di vita che andasse oltre il breve periodo, quello che i medici avevano stimato in massimo uno o due anni.

La casa reale di Oslo ha diramato un comunicato per confermare la notizia dell’intervento per il quale Mette-Marit era in lista d’attesa da qualche tempo.
Negli ultimi mesi, infatti, le sue condizioni erano progressivamente peggiorate e il suo stato di salute era apparso così precario da non poter essere più nascosto.
In aprile, la principessa si era mostrata in pubblico con uno strumento collegato attraverso cannule nasali per permetterle di ricevere l’ossigeno e respirare durante un impegno ufficiale della casa reale, che la vedeva impegnata a ricevere gli atleti che avevano gareggiato alle olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Poco dopo, a metà maggio, un’altra apparizione pubblica aveva nuovamente mostrato le sue fragili condizioni di salute e la sua debolezza, di pari passo con la sua determinazione a non derogare dagli impegni della corona.

La principessa, oggi 52enne, ha sposato il principe ereditario Haakon nel 2001, dopo un passato piuttosto burrascoso e una relazione, non semplice, con un uomo con precedenti per droga che le ha dato il suo primo figlio, Marius Borg Hoiby. Il ragazzo, oggi 29enne, il 15 giugno è stato condannato a quattro anni di carcere per stupro e violenze dal tribunale di Oslo, ma i suoi legali hanno annunciato che faranno ricorso.
Questo processo e le rivelazioni uscite dall’aula durante i dibattimenti hanno gettato un’ombra indelebile sulla reputazione di una casata che ha già dovuto fare i conti con il passato della principessa.

Nel marzo di quest’anno, schiacciata dai contenuti emersi dopo la pubblicazione degli Epstein Files, era stata lei stessa a finire sotto la lente del giudizio dei sudditi, consegnandosi alle telecamere della tv nazionale NRK per scusarsi e pentirsi di aver conosciuto e frequentato Jeffrey Epstein e spiegando di “essere stata manipolata” da un uomo del quale non conoscevi sufficientemente i trascorsi.
La sua voce, quel giorno, era spezzata dal dolore e dalla malattia, ma, anche in quella circostanza, Mette-Marit non si è sottratta al suo dovere offrendosi al giudizio del suo popolo.

Oggi, ad alleviare un passato recente fatto di scandali e forti preoccupazioni per la sua salute, in costante declino, la principessa ha potuto sottoporsi alle cure necessarie per le quali era stata posta in lista d’attesa. “L’intervento è riuscito” ha dichiarato la casa reale in una nota diffusa mercoledì. “L’evoluzione della malattia polmonare della principessa ereditaria è grave. Dopo una valutazione medica approfondita, è stata inserita nella lista dei pazienti in attesa di trapianto di polmone. Il trapianto è stato un successo”. Con queste parole il primario dell’ospedale nazionale di Oslo, Arnt Fiane, ha confermato le sue condizioni.

L'articolo La principessa di Norvegia Mette-Marit sottoposta al trapianto di polmoni: “L’evoluzione della sua malattia polmonare è grave” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

È morto Carlo Ginzburg: addio allo storico italiano più celebrato al mondo, teorico della microstoria

Era considerato uno degli storici italiani più apprezzati al mondo, il più celebrato. Aveva 87 anni Carlo Ginzburg, storico, conosciuto per i suoi studi soprattutto della microstoria, apprezzato anche al di fuori degli ambienti accademici per l’approccio e lo stile che avevano contribuito a influenzare un’intera disciplina. Aveva, pochi mesi fa, firmato un documento che respingeva ogni disegno di legge che equiparasse le critiche allo Stato di Israele a espressioni di antisemitismo, alla luce delle operazioni militari nella Striscia di Gaza, in Libano e in Iran.

Ginzburg ha contribuito a plasmare un nuovo approccio allo studio della storia, integrava nel suo metodo anche antropologia ed etnologia, filologia e teologia, letteratura e storia dell’arte. Aveva indagato il rapporto di forza, e quindi di subalternità, tra la cultura dominante e quelle delle classi più popolari. I suoi libri erano stati tradotti in una trentina di libri. La sua corrente di studi era stata chiamata “Microstorie”. Aveva spiegato in un’intervista a La Lettura del Corriere della Sera, il suo tentativo di “cercare di leggere i documenti contro le intenzioni di chi li ha prodotti”.

Carlo Ginzburg era figlio degli intellettuali Leone Ginzburg e Natalia Ginzburg. Era nato a Torino nel 1939, aveva studiato alla Normale di Pisa e al Warburg Institute di Londra. Era professore emerito di Storia delle Culture Europee alla Scuola Normale di Pisa, aveva insegnato anche alle università di Bologna e in quelle di Harvard, Yale, Princeton e California (UCLA) negli Stati Uniti. Ricordava le brutali persecuzioni nazifasciste contro gli ebrei durante la II Guerra Mondiale, si proclamava ateo. Aveva abbandonato Einaudi dopo l’acquisizione da parte di Silvio Berlusconi, era passato a Feltrinelli, Adelphi e Quodlibet.

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Adelphi Edizioni (@adelphiedizioni)

Aveva scovato nell’Archivio arcivescovile di Udine il culto pagano, e giudicato eretico dall’Inquisizione, dei “benandanti” in Friuli che avrebbe ispirato il suo primo libro pubblicato nel 1966. Aveva 24 anni e quell’opera divenne un piccolo classico. Aveva continuato a occuparsi di eresia anche in Il formaggio e i vermi nel 1976, sulla vicenda del mugnaio Domenico Scandella detto “Menocchio”, processato due volte e messo a morte dall’Inquisizione. Si era immerso nei sabba infernali in Storia Notturna, pubblicato nel 1989. Altre opere fondamentali: Miti emblemi spie, Occhiacci di legno, Il filo e le tracce, Indagini su Piero. Il ‘Battesimo’, il ciclo di Arezzo, La ‘Flagellazione’ di Urbino.

E nel 1991 aveva analizzato in Il giudice e lo storico il processo per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, uno degli episodi più drammatici e controversi nella storia della Repubblica durante i cosiddetti Anni di Piombo. Gli ultimi anni li aveva dedicati allo studio della storia del pensiero politico. Era stato insignito di 19 lauree honoris causa, era membro di diverse accademie. “Penso che quando si scrive si debbano evitare due cibi: l’aria fritta e la minestra riscaldata”, aveva detto in quella stessa intervista a Il Corriere della Sera.

  •  

Pupo: “Farò l’esame di maturità a 70 anni, ma dico no alle spintarelle nonostante gli amici ministri. La notte prima? Farò l’amore”

C’è un altro vip tra i maturandi di quest’anno. A 70 anni Pupo si mette in gioco per il diploma al liceo delle Scienze umane, indirizzo economico sociale. “Mi piacciono le sfide. – ha dichiarato a Il Corriere della Sera – E poi vorrei fare un regalo al mio babbo che non c’è più e alla mia mamma che se n’è andata un mese fa. Ci tenevano tanto. Lui era postino, aveva fatto la quinta elementare, sognava il figlio laureato, mi voleva avvocato. A 16 anni lasciai la scuola. Feci un anno di Ragioneria e fui rimandato in tre materie. Passai allo Scientifico”.

E oggi la storia sembra un’altra: “Mi sono messo sotto. Ho fatto per due volte due anni in uno. Non vanto una cultura raffinata, però sono appassionato di filosofia, letteratura, arte. Ho un’infarinatura di tutto. Ho frequentato un istituto privato di Arezzo, lezioni singole una o due volte alla settimana. E come tutti i privatisti ho dovuto sostenere un esame preliminare. Il risultato finale? Mi contento di 80”.

Nessuna ansia: “Sono tranquillissimo. Non l’ho mai avuta nemmeno per un concerto al Madison Square Garden. Sono un giocatore d’azzardo, sono nato freddo. La notte prima degli esami che farò? Quello che più mi rilassa: l’amore”.

E nessuna raccomandazione: “No. E sì che ho tanti amici ministri, volendo (ride, ndr) Non mi piace. Tanti colleghi hanno ricevuto la laurea honoris causa, potrei trovarmi anche io un’università disponibile, però così non vale”.

L'articolo Pupo: “Farò l’esame di maturità a 70 anni, ma dico no alle spintarelle nonostante gli amici ministri. La notte prima? Farò l’amore” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Wout Van Aert ha un’infezione al gomito: costretto a saltare il Tour de France

Una caduta in allenamento, una ferita che continua a fare male, il ritiro dal Tour Auvergne-Rhône-Alpes e ora la notizia più dura: Wout Van Aert non parteciperà al prossimo Tour de France. Tutto per colpa di un’infezione al gomito. È una batosta per il Team Visma-Lease a Bike, che perde il vincitore della ParigiRoubaix, una pedina fondamentale per supportare Jonas Vingegaard nel suo sogno di completare la doppietta Giro-Tour, sfidando il dominatore delle ultime due edizioni, Tadej Pogacar.

Il 31enne ciclista belga venerdì si era ritirato prima della partenza della sesta tappa del Tour Auvergne-Rhône-Alpes, l’ex Giro del Delfinato, dopo aver vinto la quinta frazione. Già lì era emerso come Van Aert avesse sviluppato un’infezione al gomito durante la corsa, per una ferita che si era provocato cadendo in allenamento. In questi giorni, il gomito è stato nuovamente medicato e il belga ha passato perfino una notte in ospedale, sotto osservazione. Non è bastato per permettergli di essere al via del Tour de France 2026, che scatta da Barcellona il prossimo 4 luglio.

“È ovviamente una grande delusione. Il Tour de France è uno dei miei obiettivi principali ogni anno. Purtroppo, una caduta durante l’allenamento ha mandato all’aria i miei piani, e l’infortunio al gomito si è aggravato e non è ancora guarito a sufficienza”, ha commentato Van Aert, che ha preso la decisione insieme allo staff medico e ai preparatori atletici del Team Visma. “Insieme alla squadra, abbiamo concluso che partire per il Tour in forma smagliante non è fattibile. Ora mi concentrerò completamente sul mio recupero, in modo da poter tornare al mio miglior livello più avanti nella stagione”, ha spiegato il belga.

Per Vingegaard è davvero una pessima notizia. Van Aert ha spesso avuto un ruolo cruciale nelle tattiche della Visma, sia durante i Tour vinti dal danese sia nel Giro conquistato nel 2025 da Simon Yates. Nel frattempo, invece, il rivale Pogacar si ritrova come gregario un Isaac Del Toro uscito in forma smagliante proprio dal Tour Auvergne-Rhône-Alpes, dove ha vinto le ultime due tappe conquistato anche la classifica generale.

L'articolo Wout Van Aert ha un’infezione al gomito: costretto a saltare il Tour de France proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

AVELLINO, SALVATI CINQUE CUCCIOLI METICCI

Cinque cuccioli meticci salvati dai carabinieri nell’Avellinese. Li hanno trovati ai margini della carreggiata abbandonati all’interno di uno scatolone: impauriti ed affamati, cinque cuccioli di razza meticcia sono stati recuperati e salvati dai carabinieri a Sturno, in provincia di Avellino, nel corso di un servizio di pattugliamento del territorio. Sono stati presi in custodia e rifocillati prima di essere affidati ad un’associazione che assiste gli animali abbandonati. (Foto di repertorio)

The post AVELLINO, SALVATI CINQUE CUCCIOLI METICCI appeared first on nelcuore.org.

  •  

VIETNAM, POLIZIA RECUPERA QUASI 400 GATTI DESTINATI ALLA MACELLAZIONE

In Vietnam, quasi 400 gatti vivi, molti dei quali rubati ai loro custodi, sono stati salvati a Ho Chi Minh City durante un’operazione di polizia che ha smantellato una rete criminale dedita al traffico di carne di gatto nel paese. Lo zoo di Saigon ha diffuso le foto dei gatti salvati durante il blitz della scorsa settimana, che ha portato all’arresto di nove persone che hanno confessato di aver intrappolato centinaia di gatti negli ultimi tre anni, secondo un rapporto della polizia di Ho Chi Minh City. Giovedì scorso, le forze dell’ordine hanno fatto irruzione in un parcheggio della città, dove hanno trovato 45 gabbie contenenti i 400 gatti vivi, oltre a quattro scatole contenenti altri 80 gatti morti conservati nel ghiaccio. Secondo le indagini preliminari, almeno due volte a settimana la banda vendeva un lotto di gatti a circa 2,80 dollari al chilogrammo, dopodiché gli animali sarebbero stati trasportati in varie località del paese. Nel frattempo, lo zoo di Saigon pubblica quotidianamente su Facebook le foto degli animali salvati, molti dei quali sono sotto la sua cura, per aiutarli a ricongiungersi con i proprietari. L’ong Humane World for Animals ha fatto sapere che 40 gatti sono già stati reclamati dai loro proprietari e circa 260 rimangono sotto la custodia della polizia, tra cui diversi nati dopo il salvataggio e alcune femmine gravide.

(Foto Humane World for Animals Viet Nam)

The post VIETNAM, POLIZIA RECUPERA QUASI 400 GATTI DESTINATI ALLA MACELLAZIONE appeared first on nelcuore.org.

  •  

Sorelle scomparse, il falso allarme e la presunta complicità della madre. La pista del “luogo segreto”

Sono passati ormai dieci giorni dalla scomparsa di Alisya e Sarah, le due sorelline di 16 e 12 anni che hanno fatto perdere le proprie tracce. Sparite nella notte tra sabato e domenica dalla comunità in cui vivevano all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo. Gli inquirenti non escludono nessuna pista ma col passare del tempo, dopo aver scandagliato anche tutta la zona senza aver trovato segni del passaggio delle ragazze, la pista più accreditata è diventata quella della fuga volontaria. Il fidanzato di Alycia si è fatto sfuggire qualcosa parlando con gli inquirenti. Si tratta di un ragazzo 18enne egiziano che fino a pochi mesi fa era stato ospite della struttura di accoglienza di Civitella-Alfedena.

Il ragazzo è stato ascoltato nuovamente dai carabinieri nella stazione di Villetta Barrea. Il giovane, secondo quanto si è appreso, sostiene che le due si troverebbero in “un luogo segretoinsieme ad un loro parente. Nella loro cameretta, infatti, sarebbero stati trovati biglietti in codice e dagli armadi sarebbero spariti anche vestiti, trucchi ed effetti personali delle ragazze. Elementi che farebbero pensare alla fuga volontaria, ma con l’aiuto di qualcuno. Visto che le ragazze si sono allontanate in piena notte da una struttura immersa nel verde e abitata da orsi e lupi. Elemento che aveva sottolineato lo stesso fidanzato di Alisya: “Avevano paura, non si sarebbero mai allontanate da sole“. Ora si cerca di risalire a questo presunto parente, le ragazze potrebbero addirittura non trovarsi neanche più in Abruzzo, le ricerche si stanno allargando anche al Molise. Il sospetto è che ci sia la madre dietro a questa fuga organizzata. Lei infatti aveva scritto alle figlie che “avrebbe fatto di tutto per riprendersele”.

L'articolo Sorelle scomparse, il falso allarme e la presunta complicità della madre. La pista del “luogo segreto” proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Triste primato: Roma butta via 700 milioni di euro di cibo all’anno, mentre 250mila persone faticano a mettere insieme un pasto

Nella Capitale finiscono nella spazzatura circa 260mila tonnellate di alimenti ogni anno. Uno spreco enorme, valutato attorno ai 700 milioni di euro, che contrasta con la condizione di oltre 250mila persone alle prese con difficoltà alimentari. Il dibattito torna al centro dell’attenzione tra recupero delle eccedenze, educazione al consumo e nuove strategie contro gli sprechi.

Il paradosso della Capitale: cibo nei rifiuti e famiglie in difficoltà

Roma si trova davanti a una contraddizione difficile da ignorare. Da una parte tonnellate di alimenti ancora consumabili che ogni giorno finiscono nei cassonetti; dall’altra migliaia di persone costrette a fare i conti con una spesa sempre più cara e con pasti tutt’altro che garantiti.

Le stime parlano di circa 260mila tonnellate di cibo gettate ogni anno nella Capitale. Tradotto in termini economici significa oltre 700 milioni di euro che si trasformano in rifiuti anziché in valore. Un dato che assume un peso ancora maggiore se confrontato con la situazione di circa 250mila cittadini che vivono condizioni di insicurezza alimentare.

Uno spreco che nasce soprattutto nelle abitazioni

A sorprendere è soprattutto l’origine del fenomeno. La quota più consistente non arriva da supermercati o ristoranti, ma direttamente dalle case dei romani. Acquisti impulsivi, offerte che spingono a comprare più del necessario, cattiva conservazione degli alimenti e confusione tra data di scadenza e termine minimo di conservazione contribuiscono a riempire i sacchi dell’umido. Pane, frutta, verdura, latticini e avanzi dei pasti sono tra i prodotti che più frequentemente finiscono nella pattumiera. Una perdita che pesa non soltanto sull’ambiente ma anche sui bilanci familiari, già messi sotto pressione dall’aumento del costo della vita.

Recuperare le eccedenze per trasformare il problema in risorsa

Il tema è tornato al centro del confronto promosso da CNA Roma e Slow Food Roma, che hanno rilanciato la necessità di rafforzare il recupero delle eccedenze alimentari a dieci anni dall’introduzione della Legge Gadda.

L’obiettivo è rendere più semplice e veloce la donazione degli alimenti invenduti da parte di ristoranti, mense, mercati, aziende agroalimentari e grande distribuzione. Una rete più efficiente potrebbe infatti trasformare migliaia di pasti destinati ai rifiuti in un sostegno concreto per chi si trova in difficoltà.

Sfida economica, sociale e ambientale

Il problema non riguarda soltanto Roma. In tutta l’Unione Europea lo spreco alimentare genera costi superiori ai 130 miliardi di euro l’anno. Tuttavia nella Capitale il fenomeno assume una dimensione particolare, considerando la presenza di milioni di turisti, una vastissima rete di ristorazione e una domanda crescente di assistenza sociale.

La sfida è chiara: ridurre gli sprechi e aumentare il recupero. Per riuscirci serviranno meno burocrazia, più educazione alimentare e una collaborazione stabile tra istituzioni, imprese e terzo settore. Perché il vero paradosso romano è tutto racchiuso in una domanda semplice: come può una città che butta ogni giorno centinaia di tonnellate di cibo accettare che migliaia di persone non abbiano un pasto sicuro?

L'articolo Triste primato: Roma butta via 700 milioni di euro di cibo all’anno, mentre 250mila persone faticano a mettere insieme un pasto proviene da Affaritaliani.it.

  •  

“Ronnie Wood non può avere la porta di casa rosa, deve essere nera”: la battaglia legale del chitarrista dei Rolling Stones con il comune di Londra

Non importa che tu abbia 79 anni e sia una stella mai tramontata del rock, non importa che tu ti chiami Ronnie Wood, la porta di casa tua non può essere “rosa”.
Questo succede a Londra dove il comune di Westminster, nella elegante zona a nord detta Maida Vale, non lontana dalla famosa Little Venice, ha stabilito che il chitarrista dei Rolling Stones debba ridipingere il portoncino di ingresso di casa sua perchè quel bel rosa acceso scelto è “incongruo” e “danneggia l’aspetto e l’interesse architettonico di quelle proprietà”.

L’ultimatum, infatti, non è stato recapitato solo alla stella della band britannica, ma anche ai suoi vicini di casa che, colti da estro e magari dal desiderio di contrastare le grigie giornate londinesi, avevano scelto di colorare le porte d’ingresso delle loro case a schiera con toni brillanti.
Una fonte vicina all’artista ha detto al Daily Mail che “il comune non vuole che le porte siano dipinte di colori diversi. Le vogliono tutte nere”.
E non importa neppure che Ronnie Wood abbia sborsato quasi 8 milioni di euro per comprare quella casa, con la porta rosa.
Lui e la sua famiglia, le due gemelle di 10 anni avute dall’ultima moglie, la produttrice teatrale Sally Humphreys sposata nel 2012, avevano deciso di regalarsi quel colore mantenendo il cancello che circoscrive la proprietà nero, sperando sì di aggirare le resistenze del comune.
Poi, sempre stando a quanto rivelato dalla fonte anonima, qualcuno ha “scattato una foto” della famigerata porta dichiarando che “non si può avere quel colore”. E’ stato a quel punto che Ron Wood ha fatto ricorso al council di Westminster per tenere il punto, ma ricevendo in tutta risposta un no secco: “Non puoi avere quel colore – dipingila di nero”.

“E’ fastidioso” ha commentato la fonte. Ovviamente la zona, considerati i prezzi delle case al metro quadro, è popolata di super ricchi e, non a caso, una dei vicini di casa dell’artista è Angela Allen, che si è guadagnata un Bafta, premio del cinema britannico, e anche lei ha ammesso di essere stata una delle prime ad avere ricevuto l’ordine di ridipingere la porta d’ingresso di casa sua per attenersi alle regole comunali.
Se si fosse rifiutata di farlo si sarebbe vista recapitare una multa di 35.000 euro. La sua porta era blu e così è stata per cinque anni, in attesa di ricevere la notifica dell’amministrazione con il parere dei tecnici in merito alla richiesta di lasciarla tal quale.
Insomma, in una sfilza di richiesta di colori, gran parte del vicinato ha avuto problemi con le scelte cromatiche del comune e, alla fine, ha dovuto arrendersi rinunciando alla libera espressione dell’estro.

Paint it black! #RollingStones‘ Ronnie Wood told to replace pink door #RonnieWood https://t.co/L2eSLvymOi

— MarieFranceRemillard (@MFRemillard) June 13, 2026

L'articolo “Ronnie Wood non può avere la porta di casa rosa, deve essere nera”: la battaglia legale del chitarrista dei Rolling Stones con il comune di Londra proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Era un amico, speravo di non trovarlo. L’acqua limpidissima ci ha permesso di vederne il corpo”: parla il sub che ha recuperato Gianluca Benedetti alle Maldive

Tra coloro che hanno portato al recupero dei cinque sub morti nella grotta di Devana Kandu, alle Maldive, c’è anche Diego Zantedeschi, 50 anni, subacqueo italiano ed ex sommozzatore della Protezione civile. È stato lui a individuare il corpo di Gianluca Benedetti, capobarca della Duke of York e primo dei cinque dispersi a essere ritrovato. Una scoperta decisiva, perché ha consentito ai soccorritori di localizzare anche gli altri quattro sub. Per Zantedeschi la tragedia ha avuto anche una dimensione personale: Benedetti era infatti un suo amico e collega.

“Lavoravamo a stretto contatto ormai da due anni. Ero nel porto di Malé quando ci hanno avvisato che Gianluca con il suo gruppo non si trovava più, quindi io e Rashid (Mohamed, ndr), l’altro divemaster maldiviano, ci siamo organizzati e siamo andati sul luogo della scomparsa. Una volta lì, abbiamo supposto che potessero essere nella grotta”, ha raccontato Zantedeschi a Fanpage.

Il sub conosceva già quel sistema di cavità ma, precisa, “ero entrato solo nella prima camera, quella principale, che è talmente grande da permettere l’ingresso della luce e a volte non c’è neanche bisogno della torcia”. Questa volta, però, la decisione è stata quella di proseguire oltre: “L’acqua limpidissima ci ha permesso di vedere il corpo di Gianluca“.

Un ritrovamento doloroso: “Speravo di non trovarlo perché sarebbe rimasta la labile speranza di trovarlo in superficie, mentre se lo avessi trovato in grotta dopo sei ore per forza non poteva essere vivo”. Proprio quella scoperta, però, ha ristretto il campo delle ricerche, che si sono poi concentrate all’interno della cavità.

Il 50enne spiega di essere sceso con attrezzature diverse da quelle utilizzate da Benedetti e dagli altri sub e, a proposito delle ricostruzioni secondo cui il corpo del capobarca si trovasse lontano dagli altri quattro, chiarisce: “Era più vicino all’uscita, però si trovava comunque nella seconda camera e non era neanche vicino all’uscita della seconda camera: era dalla parte opposta. Anche lui aveva la bombola completamente vuota. Niente può dare adito al fatto che stesse uscendo. Gli altri quattro erano all’interno del cunicolo che conduce all’ipotetica terza camera, e lì non si vedeva oltre i 2-3 metri”.

L'articolo “Era un amico, speravo di non trovarlo. L’acqua limpidissima ci ha permesso di vederne il corpo”: parla il sub che ha recuperato Gianluca Benedetti alle Maldive proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Omicidio in strada a Napoli: Antonio Mauro ucciso nell’agguato a pochi passi da casa

Si chiamavo Antonio Mauro e aveva 48 anni l’uomo ucciso a colpi di pistola nella serata di ieri a Napoli. Sull’omicidio indaga la Polizia, che sta acquisendo testimonianze ed eventuali immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza attivi nella zona. Non è escluso il regolamento di conti tra clan di camorra. Quello appena fuori dal centro di Napoli non è stato l’unico episodio di sangue: ieri sera, a San Giovanni a Teduccio, tre persone sono rimaste ferite in maniera lieve in una sorta di stesa.

La vittima sarebbe stata freddata in strada, nei pressi della sua abitazione, in via Cesare Rosaroll dai colpi di arma da fuoco esplosi da uno scooter in arrivo. Almeno sei i colpi, uno quello che ha ferito la vittima mortalmente. Il 48enne si sarebbe accorto del pericolo e si sarebbe dato alla fuga, senza riuscire a sfuggire ai colpi fatali. Secondo le ricostruzioni, l’uomo era riuscito a sfuggire a un altro agguato nel 2007.

“I clan camorristici mostrano una grande attenzione anche nei confronti dei Comuni – ha dichiarato ieri il prefetto di Napoli, Michele di Bari – Nell’anno in corso, come Prefettura abbiamo avviato un’attività di monitoraggio in circa dieci comuni. Attualmente sono sciolte per infiltrazioni camorristiche, ai sensi dell’articolo 143 del testo unico sugli enti locali, le amministrazioni di Poggiomarino, Torre Annunziata e Marano di Napoli”.

Sempre ieri, i Carabinieri della Compagnia di Napoli Poggioreale hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di altri due indagati, entrambi italiani di 30 e 24 anni, ritenuti gravemente indiziati del reato di porto e detenzione illegale di arma comune da sparo, con l’aggravante del metodo mafioso per il solo 24enne riferita all’appartenenza al clan De Micco, operativo nel quartiere Ponticelli dell’area Est di Napoli, per l’omicidio di Fabio Ascione. Il 20enne venne ucciso per errore lo scorso 7 aprile nel quartiere di Ponticelli.

  •  

Parla “la signora delle tracce” della Maturità: “Sono anni che puntualmente si prevede una traccia sull’IA, il tototema mi fa sorridere. Ecco come scegliamo le tracce”

È “la custode dei temi” o, parafrasando alla lontana Tolkien, “la signora delle tracce”. La 63enne storica dell’arte Flaminia Giorda è colei che ogni anno ad aprile, da quando nel 2020 guida il Servizio ispettivo e la Struttura tecnica degli esami di Stato, conosce le tracce dei temi che tra poche ore gli studenti si troveranno davanti all’esame di maturità. Massima riservatezza, domande dei parenti e amici virtatissime, insomma niente spoiler per almeno 50 giorni. A custodire il segreto assieme a lei è il ministro dell’istruzione, in questo caso e da tre anni è Giuseppe Valditara. “Le tracce sono state “dematerializzate” da anni, con l’avvento del cosiddetto “plico telematico”, introdotto nel 2012”, ha spiegato la funzionaria del ministero a Repubblica.

“Al ministro ne vengono presentate molte possibili per ciascuna tipologia. Le leggiamo insieme, ne discutiamo, e la scelta finale spetta a lui”. Giorda spiega che Valditara è molto sensibile al fatto che “la varietà dei temi è importante: occorre che le tracce tocchino ambiti differenti, propongano possibilità di espressione diverse”. Curioso, peraltro, che esiste un archivio dove sono custodite tracce passate valutate e poi cestinate; ma è sul giochino del “totema” che ogni anno rispunta puntuale che Giorda se la ride sotto i baffi: “Spesso è legato agli anniversari, che sono spunti troppo scontati, o è ripetitivo: ad esempio, sono anni che puntualmente si prevede una traccia sull’IA, in qualche anno naturalmente c’è stata, ma certo non si può riproporre in ogni esame. Per le tracce di analisi del testo letterario, poi, si ripetono sempre gli stessi nomi… A volte il tototema mi fa sorridere: qualcuno prevede che esca un brano di letteratura di un autore che nemmeno si studia l’ultimo anno, come Foscolo, e che quindi non potrebbe mai essere scelto”.

Così tra un docente che cerca di circuirla con galanteria per estorcerle informazioni sulle tracce, l’orgoglio di aver suggerito nel recente passato una traccia sul potere della musica ispirata a Oliver Sacks e un lavoro mastodontico sulla selezione e la raffinazione finale dei temi ecco arrivare la mattina degli esami: “Ragazzi il più è fatto”, chiosa. “Secondo me adesso bisogna seguire la propria ispirazione, leggere articoli di giornale e brani di letteratura che piacciono e interessano. In generale, è ovvio che per imparare a scrivere bene occorre leggere cose ben scritte; ed esercitarsi molto a esprimere il proprio pensiero, sviluppare il gusto della parola precisa, della frase efficace”.

L'articolo Parla “la signora delle tracce” della Maturità: “Sono anni che puntualmente si prevede una traccia sull’IA, il tototema mi fa sorridere. Ecco come scegliamo le tracce” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Banchiere multimilionario discendente da stirpe reale arrestato nove anni dopo aver spinto una donna sotto un autobus: colpo di scena nel caso “Putney Pusher”

Un uomo di 44 anni, banchiere multimilionario discendente da stirpe reale, è stato arrestato in relazione al caso noto come “Putney Pusher”, a distanza di nove anni dall’aggressione che aveva scosso l’opinione pubblica. La vittima era stata deliberatamente spinta contro un autobus in corsa, rischiando conseguenze gravissime. Solo il pronto intervento dell’autista, che con una manovra repentina era riuscito a sterzare evitando l’impatto, le aveva salvato la vita. L’arresto rappresenta una svolta significativa in una vicenda rimasta irrisolta per quasi un decennio.

Come rivela il Daily Mail, il sospettato è stato fermato il 15 giugno nella sua casa da 1,4 milioni di sterline a ovest di Londra. Direttore in una banca privata, il presunto colpevole è un ex ufficiale dell’esercito britannico decorato che ha servito in diversi conflitti mondiali.

“L’arresto è legato a un incidente avvenuto il 5 maggio 2017, – ha affermato la polizia alla stampa – quando una donna è stata spinta sulla traiettoria di un autobus sul Putney Bridge. Le indagini sono in corso”.

Il drammatico filmato delle telecamere di sicurezza dell’incidente è stato visualizzato milioni di volte online. Le immagini mostrano il runner che passa accanto a un altro uomo sul ponte, prima di spingere la donna a terra. Quasi quattro mesi dopo l’incidente, la Polizia Metropolitana aveva diffuso le immagini delle telecamere di sicurezza di un uomo riprese dall’interno dell’autobus, nel tentativo di identificare il sospetto. La polizia ha chiuso le indagini nel giugno 2018, ammettendo di aver esaurito tutte le piste investigative.

L'articolo Banchiere multimilionario discendente da stirpe reale arrestato nove anni dopo aver spinto una donna sotto un autobus: colpo di scena nel caso “Putney Pusher” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Come Camillo Ruini ha influito sulla vita politica in Italia: è morto il cardinale, il più longevo presidente CEI della storia

Amato e seguito dai conservatori, avversato se non detestato dai progressisti: protagonista indiscusso, anche se spesso divisivo, della vita politica oltre che religiosa dell’Italia dalla Seconda Repubblica a pochissimi anni fa. È morto a 95 anni il cardinale e arcivescovo Camillo Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) dal 1991 al 2007, ex cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma. Le sue posizioni politiche, spesso dirette e disinvolte, portarono alla coniazione di un neologismo specifico: ruinismo. Ruini soffriva da tempo di problemi di salute legati alle funzionalità renali. Le sue condizioni si erano aggravate nelle ultime settimane. Aveva formulato la sua idea dei cosiddetti “valori non negoziabili”. Ad annunciare il decesso, il cardinale vicario Baldassare Reina e dal Consiglio episcopale.

Ruini era nato a Sassuolo, in provincia di Modena, nel 1931. Divenne sacerdote nel 1954, a 23 anni. “Avevo avvertito che Dio stava al centro della realtà. E allora ho pensato che la via più ovvia per metterlo al centro della mia vita fosse dedicarmi a Lui, per così dire, anche professionalmente”. Teologo di formazione, si laureò alla Pontificia Università Gregoriana, aveva insegnato filosofia nei licei. Venne ordinato vescovo ausiliare di Reggio Emilia-Guastalla nel 1983. Papa Giovanni Paolo II lo nominò cardinale nel 1991, lo stesso anno in cui divenne presidente della CEI dopo esserne stato per cinque anni Segretario Generale. Sarebbe diventato il più longevo della storia, alla presidenza per 16 anni durante i quali la Conferenza divenne l’organo di riferimento per i cattolici impegnati nella vita politica italiana.

Ruini si oppose più o meno direttamente ai governi di Romano Prodi tra il 1996 e il 1998 e tra il 2006 e il 2008, in particolare entrò in conflitto con il centrosinistra su temi etici e sui diritti civili tra fecondazione assistita, fine vita, aborto e unioni civili. Da cardinale vicario di Roma, negò i funerali religiosi in chiesa a Piergiorgio Welby, considerando l’interruzione del trattamento sanitario alla stregua del suicidio. Si oppose direttamente alla campagna referendaria promossa dai Radicali sulla procreazione assistita nel 2005: la CEI promosse l’astensionismo contribuendo al non raggiungimento del quorum.

Fu lo stesso Prodi a definire, in più di un’occasione, Ruini come il più strenuo esponente dell’opposizione ai suoi governi. Ne aveva comunque celebrato il matrimonio. La CEI si avvicinò così alle posizioni del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi, con il quale ebbe un rapporto privilegiato. “Mi resi subito conto che il suo stile di vita aveva aspetti problematici. Ma la sua azione politica mi è apparsa decisiva per fermare il comunismo, per introdurre il bipolarismo in Italia e per resistere all’ondata di laicismo che già allora minacciava valori non negoziabili per la Chiesa”, aveva risposto a un’intervista de Il Corriere della Sera.

Ruini è stato, tra le altre cose, Presidente del Comitato della CEI per il Progetto culturale, Presidente della Commissione Internazionale per Medjugorje, Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense, relatore alla prima Assemblea del Sinodo dei Vescovi del 1991, membro del Comitato per il Giubileo del 2000 e Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Ha pubblicato libri, saggi, ricerche. A Roma, negli anni del suo vicariato, vennero costruite oltre 50 nuove chiese, soprattutto nelle periferie. “Tutto il resto non può sostituire questo fatto fondamentale”, commentava rispetto al principale problema della società attuale, a suo avviso: la crisi demografica.

Ruini aveva sofferto un infarto che nel luglio 2024 lo aveva costretto a un ricovero d’urgenza al Policlinico Universitario Agostino Gemelli. Nel 2025 soffrì invece un attacco renale. “Ci raccogliamo in preghiera e affidiamo alla misericordia del Padre il Cardinale Camillo Ruini – le parole del cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI – che il Signore ha chiamato a sé. Lo ricordiamo con riconoscenza per la vita spesa al servizio del Vangelo, della Chiesa di Roma e della Conferenza Episcopale Italiana”. Colpita e addolorata dalla scomparsa, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è detta onorata di aver conosciuto personalmente Ruini: “È stata una delle menti più lucide della società italiana e mi auguro che la sua eredità spirituale, culturale e umana possa essere raccolta come merita, per generare nuovi e generosi frutti”.

  •  

CACCIA, PAPA LEONE XIV: “QUESTIONE DI GRANDE RILEVANZA SOCIALE E MORALE”

“È con emozione e gratitudine che abbiamo accolto la risposta del Papa alla nostra nota di preoccupazione circa il disegno di legge 1552 sulla caccia. Le parole del Pontefice, sagge e motivanti, siano di ispirazione anche per le forze responsabili della maggioranza parlamentare”.

Lo dichiara la Lipu-BirdLife Italia in merito alla nota che Papa Leone XIV ha fatto seguire alla lettera che da Assisi, riunita in Assemblea, la Lipu aveva inviato al Pontefice.

“Il disegno di legge 1552 in discussione al Senato della Repubblica – aveva scritto la Lipu – se approvato, aumenterà la pressione venatoria con un impatto negativo e potente sulla biodiversità e in particolare sugli uccelli selvatici, già sofferenti per via della perdita di habitat, dei cambiamenti climatici e di vari altri problemi ambientali, rappresentando un fattore devastante e un motivo di forte e diffusa preoccupazione”.

“Sarebbe di inestimabile valore, Santità – concludeva la Lipu – pur sapendola impegnata in altre e grandi questioni, spirituali e sociali, una Sua parola, un Suo pensiero di pace e attenzione rivolto alla natura e a chi ha la responsabilità di proteggerla”.

Con grande sollecitudine il Papa ha risposto alla Lipu, per tramite della Segreteria di Stato, con parole sentite e tutt’altro che di circostanza. Pur sottolineando l’indiscutibile terzietà della Santa Sede rispetto alle “tematiche legislative degli Stati”, Papa Leone ha definito il tema “una questione di grande rilevanza sociale e morale”, esprimendo “apprezzamento per la sensibilità e l’opera” svolta nei riguardi della natura e “pregando affinché siano esauditi i legittimi desideri della Lipu”.
Il Papa ha inoltre assicurato che la Santa Sede non mancherà di promuovere “il rispetto e la tutela del creato, dono incomparabile di Dio, sia con il Magistero del Sommo Pontefice sia con gli interventi degli Osservatori permanenti presso i vari Organismi internazionali”.

“Ricevere la lettera di Papa Leone XIV – dichiara il presidente della Lipu-BirdLife Italia Alessandro Polinori – è stata un’emozione potente e una grande sorpresa, anche rispetto alla sollecitudine con cui il Papa ha risposto, pochissimi giorni dopo la nostra nota. La saggezza e la delicatezza delle parole del Pontefice, tali da sconsigliare ogni facile strumentalizzazione, mostrano la sensibilità di Leone XIV per la tutela della natura, che ci motiva ancora di più e ci spinge ad andare avanti anche, nello specifico, per fermare questo cattivissimo disegno di legge”.

“Crediamo che le parole di Papa Leone XIV – conclude Polinori – nell’anno dell’ottocentesimo della morte di San Francesco, non possano non ispirare chiunque abbia a cuore le sorti della natura e in special modo quelle componenti più responsabili e sensibili della maggioranza parlamentare, che ad oggi non sono riuscite ad esprimersi ma che, lo sappiamo bene, vivono la questione con notevole sofferenza. Ebbene, il momento per pronunciarsi, per dissociarsi dal più grande attacco alla natura e contrastarlo attivamente, è infine arrivato”.

The post CACCIA, PAPA LEONE XIV: “QUESTIONE DI GRANDE RILEVANZA SOCIALE E MORALE” appeared first on nelcuore.org.

  •  

“Ho un tumore alla prostata aggressivo”: Jeremy Clarkson lo ha annunciato in televisione. Le condizioni di salute del conduttore e pilota automobilistico

Jeremy Clarkson, il celebre conduttore televisivo, giornalista e appassionato di automobili, ha pubblicamente rivelato di aver ricevuto una diagnosi di cancro alla prostata in forma aggressiva.

Il presentatore britannico, che ha compiuto 66 anni l’11 aprile scorso, ha scelto di condividere questa notizia con il suo pubblico attraverso gli episodi conclusivi della quinta stagione del suo programma “Clarkson’s Farm”, confermando di essere a conoscenza della malattia dallo scorso mese di maggio..

Il tumore è stato individuato in una fase molto precoce a seguito di una visita medica e di una biopsia, che ne hanno confermato l’aggressività. Clarkson si è sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione parziale della prostata, il 10% della quale risultava interessata dalla neoplasia. Nelle prossime settimane dovrà sottoporsi a un ulteriore intervento chirurgico. Di recente, il conduttore è stato fotografato in ospedale in seguito a una terapia che non avrebbe dato gli esiti sperati.

Clarkson ha conosciuto la popolarità televisiva con lo show automobilistico della BBC “Top Gear” che ha co-condotto dal 2002 al 2015 insieme a Richard Hammond e James May. Dopo l’addio alla BBC, il trio ha firmato con Amazon Prime Video per lo show “The Grand Tour”, andato in onda dal 2016 al 2025. Poi è arrivata “La fattoria di Clarkson (Clarkson’s Farm)” dal 2021 che documenta la caotica vita da agricoltore nella sua tenuta nei Cotswolds. Dal 2018 è il presentatore ufficiale della versione originale britannica di “Chi vuol essere milionario?”.

L'articolo “Ho un tumore alla prostata aggressivo”: Jeremy Clarkson lo ha annunciato in televisione. Le condizioni di salute del conduttore e pilota automobilistico proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Sei stato risucchiato in pochi giorni e la velocità di questo addio ci ha ridotto il cuore in brandelli”: il dolore di Francesca Barra per la morte del papà

Lutto per Francesca Barra. La giornalista, scrittrice e conduttrice ha annunciato sui social la morte del padre, Francesco Michele Barra, scomparso all’età di 79 anni. Nato a Castrovillari, Barra era un commercialista e aveva avuto anche un’esperienza in Parlamento. La Basilicata, terra che aveva scelto come casa, era diventata negli anni il centro della sua vita personale e professionale.

“Addio, papà. Te ne sei andato nel modo in cui un grande uomo lascia la terra: circondato dalle persone che ama e che ti considerano l’uomo più determinante nelle loro esistenze”, scrive Barra, ricordando anche la madre, i fratelli e gli otto nipoti.

La giornalista racconta il dolore per una perdita arrivata in modo improvviso. “Sei stato risucchiato in pochi giorni come non avrei mai potuto immaginare, e la velocità di questo addio ci ha ridotto il cuore in brandelli“, confessa. Nel suo ricordo trovano spazio immagini intime della loro quotidianità: i papaveri raccolti insieme durante l’infanzia, le gite per fotografare i paesaggi della Basilicata, le favole inventate per le nipoti e le spremute preparate ogni mattina. Piccoli gesti che, nelle sue parole, diventano il simbolo di una presenza costante e rassicurante.

“Eri così gentile, papà. Talmente gentile che a volte mi chiedevo come ci riuscissi”, scrive ancora, soffermandosi su quella che considera la sua qualità più preziosa. “Chi ti aveva insegnato l’arte più rara di tutte: fare sentire le persone amate, ogni giorno, senza risparmio?”.

Il post si conclude con parole colme di dolore ma anche consapevolezza: “Niente sarà più come prima. Non salterò più nel buio certa di trovare la tua presa ad aspettarmi. Eri un uomo capace di migliorare le nostre vite. Ho conosciuto l’ultimo uomo migliore del mondo. E, grazie a Dio, era anche mio padre”.

L'articolo “Sei stato risucchiato in pochi giorni e la velocità di questo addio ci ha ridotto il cuore in brandelli”: il dolore di Francesca Barra per la morte del papà proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Hanno usato mia sorella, lo dimostra il fatto che quando è arrivata c’erano i fotografi”, “Triste accusare una ragazza innocente”: la guerra tra Brooklyn Beckham e i genitori David e Victoria continua

Mentre David Beckham riceveva la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame circondato dalla moglie Victoria e da tre dei quattro figli, il grande assente continuava a far parlare di sé. E oggi Brooklyn Beckham, primogenito dell’ex campione inglese e della ex Spice Girl, è tornato ad attaccare pubblicamente la famiglia accusando i genitori di aver trasformato la sorella minore Harper in uno strumento della guerra che da mesi divide il clan più famoso del Regno Unito.

La nuova polemica nasce da alcune fotografie pubblicate dalla stampa britannica che mostrano Harper, 14 anni, mentre consegna una lettera alla casa di Los Angeles dove Brooklyn vive con la moglie Nicola Peltz. Secondo la ricostruzione riportata dal Telegraph e da Page Six, la ragazza avrebbe tentato di incontrare il fratello senza riuscirci.

Poche ore dopo, però, fonti vicine a Brooklyn hanno insinuato che la visita non fosse affatto spontanea ma una sorta di operazione mediatica organizzata dai genitori. Secondo un portavoce, “che i fotografi fossero già sul posto quando la lettera è stata consegnata dice tutto”.

La replica dell’entourage dei Beckham non si è fatta attendere. Fonti vicine alla famiglia, citate dal Telegraph, hanno definito le accuse “incredibilmente tristi”, sostenendo che Harper non avrebbe avuto alcun ruolo in una presunta operazione mediatica. “È davvero triste che una simile accusa venga rivolta a una ragazza innocente che sente disperatamente la mancanza del fratello”, hanno dichiarato. Le stesse fonti hanno aggiunto che “non c’era alcun bisogno di dire nulla” e che insinuare una messa in scena sarebbe “davvero inutile”.

L'articolo “Hanno usato mia sorella, lo dimostra il fatto che quando è arrivata c’erano i fotografi”, “Triste accusare una ragazza innocente”: la guerra tra Brooklyn Beckham e i genitori David e Victoria continua proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Manuel Agnelli si fa male al braccio destro e rinuncia al concerto “S.O.S. Palestina 2” di Piero Pelù: “Io e gli Afterhours non potremo esserci” – IL VIDEO

Tutto esaurito sabato 20 giugno all’Anfiteatro delle Cascine Ernesto De Pascale di Firenze per “S.O.S. Palestina 2“, il grande concerto-evento voluto da Piero Pelù per aiutare Medici Senza Frontiere nel lavoro che la ONG svolge per aiutare le vittime del genocidio. Tra i protagonisti sul palco mancheranno gli Afterhours e c’è un motivo.

Manuel Agnelli si è fatto male e con un video condiviso sui social ha spiegato il perché del forfait: “Ciao ragazzi, questo per dirvi che purtroppo io e gli Afterhours non potremo esserci il 20 di giugno a Firenze per il concerto per la Palestina per raccogliere fondi per Medici senza frontiere”.

E ancora: “Non potremo esserci perché mi sono infortunato, quindi purtroppo non ci sarò. È molto importante però partecipare, noi aderiamo il 100% a questa iniziativa di Piero Pelù. Ci siamo già stati a Firenze a settembre per la stessa cosa ed è stato molto importante, molto potente e anche molto divertente. Quindi vi invitiamo a partecipare, vi invitiamo a far sentire la vostra voce e vi abbracciamo forte”.

Dunque restano confermati per l’evento: Antonella Bundu, Brunori SAS, Clet, Dario Salvetti, Enzo Iacchetti, Fast Animals and Slow Kids, Giancane, Giorgio Canali & RossoFuoco, Giulio Cavalli, Laika, Litfiba, Maria Elena Delia, Moni Ovadia, Peppe Voltarelli, Poeti Palestinesi, Riccardo Noury (Amnesty International), Sanitari per Gaza, Saverio Tommasi, Superluna, Tre Allegri Ragazzi Morti e Willie Peyote.

L'articolo Manuel Agnelli si fa male al braccio destro e rinuncia al concerto “S.O.S. Palestina 2” di Piero Pelù: “Io e gli Afterhours non potremo esserci” – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Nessuno era incaricato dei controlli finali”: il team ammette l’errore che ha portato alla morte della 21enne con il bungee jumping. Il post “premonitore”, la fuga e la GoPro scomparsa

L’assenza totale di un protocollo di sicurezza, un’attività condotta in maniera completamente abusiva e il sospetto inquinamento delle prove sulla scena della tragedia. Si aggrava la posizione degli istruttori coinvolti nella morte di Maria Eduarda Rodrigues de Freitas, la ragazza di 21 anni precipitata sabato scorso dal Ponte dello Scheletro (Ponte do Esqueleto) a Limeira, nello Stato di San Paolo. Come riportato dal “New York Times”, che ha visionato i rapporti della Polizia Civile brasiliana, l’indagine ha portato all’arresto di tre uomini legati alla società organizzatrice. Dagli interrogatori è emersa la piena ammissione delle negligenze che hanno portato gli operatori a lanciare la giovane nel vuoto da un’altezza di quasi 30 metri senza averle agganciato la corda salvavita.

L’ammissione di colpa: “Nessun addetto ai controlli finali”

I video diffusi in rete mostrano la dinamica esatta dell’incidente: la vittima, seppur equipaggiata con casco e imbracatura, è stata sollevata dagli operatori dell’azienda “Entre Cordas” sopra le loro teste in posizione “superman” e spinta dallo strapiombo, mentre i moschettoni della sua imbracatura erano vuoti e la corda giaceva a terra. Messo alle strette dagli investigatori, uno degli organizzatori ha formalmente ammesso l’errore fatale, spiegando che all’interno del gruppo di lavoro non esisteva alcuna figura specificamente incaricata dei controlli finali prima del salto. La verifica dell’attrezzatura, ha dichiarato l’uomo, veniva svolta “collettivamente” dal personale presente in modo del tutto informale. Una disorganizzazione che non ha lasciato scampo alla ventunenne: all’arrivo delle forze dell’ordine, un’infermiera presente sul posto stava già tentando le manovre di rianimazione, ma la polizia non ha potuto far altro che constatare l’assenza di segni vitali.

Il tentato inquinamento delle prove: la fuga e la GoPro scomparsa

Il rapporto visionato dal “New York Times” evidenzia dettagli inquietanti sui minuti successivi alla tragedia. Dopo essere stati inizialmente interrogati dalla polizia giunta sul ponte, due dei tre istruttori arrestati hanno tentato la fuga allontanandosi dalla scena del crimine, per poi essere rintracciati e fermati poco dopo dalle autorità. Sull’indagine pende inoltre il giallo di una prova fondamentale misteriosamente sparita. La Polizia ha confermato che Maria Eduarda, al momento del salto, indossava una piccola videocamera in stile GoPro per riprendere l’esperienza in prima persona. Tuttavia, gli agenti non sono riusciti a ritrovarla né sul corpo né nell’area dell’impatto. Interrogati in merito, gli istruttori hanno dichiarato di non sapere dove si trovi il dispositivo.

Attività abusiva e l’ultimo post sui social

A confermare il quadro di totale illegalità è intervenuto il Ministero della Gestione e dell’Innovazione nei Servizi Pubblici del Brasile, il quale ha certificato che la società “Entre Cordas” non disponeva di alcuna autorizzazione per condurre attività di salto dal viadotto in disuso. Il quotidiano statunitense precisa inoltre la natura dell’attività: si trattava di “rope jumping”, una disciplina simile al bungee jumping ma che utilizza una fune meno flessibile progettata per far oscillare il saltatore verso l’esterno una volta tesa. A rendere la tragedia ancora più drammatica sono i contenuti pubblicati dalla vittima sui social network poco prima di morire. La giovane, sepolta domenica scorsa, aveva condiviso fotografie del ponte alternando entusiasmo e timore. In uno dei post aveva inquadrato un cartello di avvertimento sul rischio di morte presente sul viadotto, mentre in un’altra storia su Instagram aveva ironizzato sul salto imminente: “Chi è stato il pazzo che mi ha lasciato saltare da un ponte?”. I nuovi sviluppi investigativi hanno riacceso il dibattito nazionale in Brasile sull’urgenza di regolamentare severamente i protocolli di sicurezza per gli sport estremi.

L'articolo “Nessuno era incaricato dei controlli finali”: il team ammette l’errore che ha portato alla morte della 21enne con il bungee jumping. Il post “premonitore”, la fuga e la GoPro scomparsa proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Meteo, caldo infernale in arrivo: picchi fino a 39°. Ecco dove non si respirerà

Meteo fine settimana: l’Anticiclone Africano Cerberus porterà un’ondata di calore “mitologica” con un aumento anche di 9° rispetto alla media del periodo

Un’imponente massa d’aria subtropicale, in risalita dall’Algeria, è pronta ad espandersi verso nord arrivando incredibilmente a lambire la Danimarca: si tratta dell’Anticiclone Africano “Cerberus” che riprende il nome del mitologico cane a tre teste, custode dei Bollenti Inferi della Divina Commedia. Per l’Italia, questo si tradurrà nell’arrivo di una severa e lunghissima ondata di calore con i termometri che toccheranno i 39°C anche nelle grandi città della Pianura Padana.

Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che assisteremo ad un drammatico aumento delle temperature nell’arco di soli quattro giorni: le massime passeranno dagli attuali 30-32°C a picchi di 37-39°C, spingendosi fino a 9°C oltre la media del periodo.

A partire da venerdì e ancora di più sabato, tra le città più calde troveremo Bologna e Firenze con 39°C, Roma con 38 e Milano con 36. Dopo una fine di maggio rovente, anche il mese di giugno farà dunque sul serio. Lo zero termico schizzerà in alto fino alla quota eccezionale di 4400 metri e diversi record mensili di calore saranno a serio rischio crollo.

Non aumenteranno solo le massime, ma si registrerà un’impennata preoccupante anche delle temperature minime notturne, soprattutto dopo il weekend: entreremo nel regime delle cosiddette “notti super tropicali”, ovvero nottate in cui il termometro non scende mai al di sotto dei 25°C.

A Milano, ad esempio, si prevedono notti sudate e insonni, con la colonnina di mercurio che potrebbe non scendere mai sotto i 27-28°C! Si tratta di valori tipici dei climi tropicali, che rappresentano una criticità severa per il riposo e un forte stress termico per il nostro organismo.

Il problema principale di questa configurazione atmosferica sarà la persistenza: “Cerberus” avrà un suo primo apice bollente in concomitanza con l’inizio dell’Estate astronomica, ma non si esaurirà il 21 giugno. L’intera terza decade del mese rimarrà sotto il dominio nordafricano, con condizioni via via sempre più afose e opprimenti. Le ultime elaborazioni concedono solo la speranza di un piccolo e temporaneo break temporalesco verso metà della prossima settimana.

Se per i vacanzieri che si troveranno al mare o in montagna si prospetta un periodo eccellente per scappare dalla calura cittadina, per chi resta nei centri urbani l’imperativo è la prudenza. È fondamentale prepararsi e consultare regolarmente il bollettino sulle Ondate di Calore del Ministero della Salute: nei prossimi giorni, purtroppo, il rischio “bollino rosso” sarà molto elevato.

Meteo fine settimana nel dettaglio

  • Mercoledì 17. Al Nord: sole e caldo in aumento, qualche temporale in montagna. Al Centro: temporali di calore sui rilievi, sole e caldo altrove. Al Sud: soleggiato e caldo.
  • Giovedì 18. Al Nord: sole e caldo in aumento, qualche temporale in montagna. Al Centro: soleggiato, qualche temporale in montagna. Al Sud: soleggiato.
  • Venerdì 19. Al Nord: temporali al Nord-Ovest, variabile altrove. Al Centro: soleggiato, caldo a 37°C in Toscana. Al Sud: soleggiato e caldo. 
  • Tendenza: alta pressione subtropicale Cerberus in ulteriore rinforzo con massime fino a 39°C e notti tropicali e super tropicali; forte disagio fisiologico per il caldo e l’umidità.

CLICCA QUI PER ALTRI AGGIORNAMENTI SUL METEO

L'articolo Meteo, caldo infernale in arrivo: picchi fino a 39°. Ecco dove non si respirerà proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Garlasco, Taccia: “Nella villetta solo una è la firma del killer”. Donna bionda in bici e i 21 secondi di Sempio

Il delitto di Garlasco è un caso irrisolto ormai da quasi 19 anni. Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi è stata brutalmente uccisa ma su questo efferato omicidio non c’è certezza su nulla. Soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi giudiziari, Alberto Stasi, l’unico condannato in via definitiva a 16 anni è stato scarcerato. Per il fidanzato di Chiara si va verso la revisione del processo, ma servono nuove prove per fare in modo che questo possa avvenire. Ma a distanza di così tanto tempo dal delitto e nonostante le nuove tecnologie che permettono di scoprire dettagli sfuggiti, resta comunque un compito difficile ribaltare il quadro. Gli inquirenti sono convinti che il colpevole dell’omicidio sia Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara. Ma i suoi legali credono, attraverso le perizie presentate in Procura, di poter dimostrare l’innocenza del loro assistito.

Nel mirino della difesa vi sono, oltre ai soliloqui in macchina, l’impronta 33 lasciata sul muro delle scale che conducono alla cantina, ma soprattutto le impronte delle scarpe, quelle 25 orme sparse per la casa e appartenenti a una scarpa Frau numero 42. Angela Taccia ribadisce il concetto in tv a Storie Italiane: “L’unica vera firma dell’assassino“. Secondo la legale di Sempio, sarebbe opportuno chiarire prima la riconducibilità di tali tracce e solo successivamente affrontare eventuali valutazioni sulla personalità dell’indagato. Il riferimento è alla perizia psichiatrica chiesta dalla Procura su Sempio. Anche l’altro legale Cataliotti insiste sulle impronte delle scarpe: “Le impronte delle scarpe lo salveranno” e “non si andrà a processo”. I legali sono certi che il numero di scarpe non sia compatibile con quello di Sempio (che porta un 44) e ha una pianta del piede molto larga, “incompatibile con quelle tracce”.

Ma i pm insistono anche su un altro elemento, per la Procura di Pavia, infatti, Sempio avrebbe mentito anche sulle telefonate fatte a Chiara nei giorni che precedono il delitto. Ci si concentra in particolare, non tanto sulle due chiamate di 2 e 8 secondi del 7 agosto, quanto più su quella telefonata del giorno dopo durata 21 secondi. La terza in due giorni per chiedere ancora notizie di Marco Poggi che era in montagna. I pm però non hanno elementi per dimostrare con certezza cosa si siano detti Andrea e Chiara, visto che quelle registrazioni non ci sono. A complicare le cose, poi, è spuntato anche un nuovo testimone. L’uomo ha rotto il silenzio dopo quasi 19 anni, sostenendo di non aver parlato prima in quanto minacciato. “Mi hanno suonato il campanello di casa dicendomi di farmi i fatti miei, che io di Garlasco non ne devo sapere niente”. Ecco che cosa sostiene di aver visto: “Ero in attesa di un appuntamento di lavoro fissato per le 10, stavo passeggiando e ho visto una donna con i capelli biondi in bicicletta“. Poi aggiunge: “Sono certo al 100%, ho dei flash talmente forti in mente che non me li si può cambiare”. La donna, secondo il testimone si trovava proprio nei pressi della villetta dei Poggi.

L'articolo Garlasco, Taccia: “Nella villetta solo una è la firma del killer”. Donna bionda in bici e i 21 secondi di Sempio proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Chi era il cardinale Camillo Ruini, il 95enne storico presidente della Cei e “i valori non negoziabili”

Nella tarda serata di ieri è morto il cardinale Camillo Ruini, storico Presidente della Cei. Aveva 95 anni. Ne ha dato conferma all’AGI il portavoce della diocesi di Roma, padre Giulio Albanese. Camillo Ruini è stato una delle figure più influenti della Chiesa cattolica italiana tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila. Teologo di formazione e pastore di lungo corso, ha occupato un ruolo centrale nel periodo dello straordinario pontificato di San Giovanni Paolo II, contribuendo in modo decisivo a ridefinire la presenza pubblica dei cattolici nella società italiana. Camillo Ruini nasce a Sassuolo (provincia di Modena) nel 1931. Dopo gli studi nel seminario diocesano, prosegue la formazione teologica a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana, dove si laurea in filosofia e teologia. Viene ordinato sacerdote nel 1954 e inizia un intenso percorso accademico e pastorale, che lo porta all’insegnamento di filosofia e teologia nei seminari. Negli anni della maturità ecclesiale entra nel corpo episcopale e viene nominato vescovo ausiliare di Reggio Emilia nel 1983. Successivamente assume incarichi di crescente rilievo fino alla nomina nel 1986 a segretario della Conferenza Episcopale Italiana di cui assumerà la presidenza nel 1991, incarico che ricoprirà per oltre un decennio, diventando anche vicario generale del Papa per la diocesi di Roma.

La sua affermazione all’interno dell’episcopato avviene già negli anni della maturità pastorale, quando si distingue come giovane vescovo ausiliare a Reggio Emilia. In quella fase emerge per capacità organizzativa e visione ecclesiale, tanto da essere coinvolto nella preparazione del Convegno ecclesiale di Loreto del 1985. Quel passaggio viene spesso ricordato come un momento chiave per il rilancio del protagonismo dei cattolici italiani nel mondo sociale e culturale, in sintonia con l’indirizzo pastorale di Giovanni Paolo II. Negli anni successivi Ruini diventa presidente della Conferenza Episcopale Italiana, assumendo un ruolo che va oltre la dimensione strettamente ecclesiastica. La sua leadership si caratterizza per una forte attenzione alla presenza pubblica della Chiesa, soprattutto sui temi etici e antropologici. In questo contesto elabora e promuove con forza l’idea dei cosiddetti “valori non negoziabili”, riferiti in particolare alla difesa della vita, della famiglia e della libertà educativa. Parallelamente, il suo rapporto con la politica italiana si sviluppa in modo complesso. Pur non identificandosi con la tradizione della Democrazia Cristiana, che riteneva ormai conclusa nella sua funzione storica, Ruini sostiene la necessità di una presenza culturale dei cattolici nella vita pubblica, autonoma e non coincidente con un unico partito.

Tuttavia, il suo nome è rimasto spesso associato a una stagione precisa della Chiesa italiana, tanto da essere talvolta richiamato — anche in modo semplificato o riduttivo — come riferimento di posizioni conservatrici. Una lettura che non sempre coglie la complessità del suo percorso, segnato anche da capacità di mediazione e da una forte intelligenza istituzionale. Nel complesso, la parabola di Ruini rappresenta una fase decisiva della storia recente della Chiesa in Italia: un periodo in cui il cattolicesimo ha cercato nuove forme di presenza pubblica dopo la fine dell’unità politica della Democrazia Cristiana e dentro un sistema politico profondamente mutato.

L'articolo Chi era il cardinale Camillo Ruini, il 95enne storico presidente della Cei e “i valori non negoziabili” proviene da Affaritaliani.it.

  •  
❌