Carta d'identità cartacea: addio alla scadenza del 3 agosto, scadrà alla data prevista


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Di mestiere cerco di spiegare le cose che credo di sapere. Spesso per accorgermi che, mentre lo faccio, non le so pienamente neppure io. Questa tendenza risale a quando mi accorsi, da studente, di capire veramente poco delle lezioni che mi venivano inflitte. Tanto da sentirmi inadeguato allo studio. Poi mi accorsi che anche i miei compagni di scuola capivano poco, ma diligentemente ripetevano quel che avrebbero dovuto apprendere, senza averlo compreso.
Mi trovai allora d’accordo col Manzoni: il latinorum dell’Azzeccagarbugli è una forma di intimidazione dell’ascoltatore ignaro da parte di chi usa un linguaggio forbito e tecnico. L’ignaro si vergogna di non aver capito e quindi accetta la superiorità intellettuale di chi lo intimidisce. L’apice di questa pratica la ritroviamo in Amici Miei, con Ugo Tognazzi che “fa la supercazzola”, una pratica in cui era già stato maestro Ettore Petrolini.
La supercazzola è entrata nei dizionari ed è presente anche in Wikipedia. Cercandola per divertimento ho trovato anche il riferimento ad un mio antico articolo sul Secolo XIX dove introduco una parola derivata: la semisupercazzola. La supercazzola non significa niente. Mentre la semisupercazzola significa eccome, ed è analoga al latinorum, che usa il latino per intimidire, mentre la semisupercazzola usa il linguaggio tecnico. A lezione sfidavo gli studenti ad individuare le semisupercazzole: durante le lezioni introdurrò concetti che, secondo me, non sarete in grado di capire. Voi dovete capire di non star capendo e mi dovete interrompere, chiedendomi di chiarire.
Facevo le mie semisupercazzole e nessuno mi interrompeva: prendevano appunti scrivendo diligentemente quello che l’oracolo enunciava. Dopo un po’ mi fermavo e chiedevo: chi ha capito quello che ho detto cinque minuti fa? Siete in grado di spiegarmelo? Ci volevano settimane per spingerli a far domande. Alla domanda: ma quante volte siete stati esposti alle semisupercazzole? La risposta era invariabilmente: infinite volte. La scuola insegna a dare risposte, non a fare domande.
Basta pensare alla formula più famosa del mondo: E=mc². La troviamo sulle magliette, nei fumetti, tutti la riconoscono come una genialata. L’energia equivale alla massa moltiplicata per la velocità della luce al quadrato. Perché la velocità della luce? perché al quadrato? Un mio amico fisico mi ha detto: ma non è possibile… poi ha fatto l’esperimento e ha scoperto che nessuno la sa spiegare, a parte i fisici. Ha cercato di spiegarmela ma mi sono perso dopo pochi passaggi. Non ho le basi per capirlo. Come probabilmente lui non ha le basi per capire che non è vero che l’ontogenesi ricapitoli la filogenesi. Anche se in un quarto d’ora sono certo di riuscire a farglielo capire. Solo che sono in pochi ad accettare un quarto d’ora di spiegazioni.
Così, chi cerca di spiegare le scienze naturali di solito non usa la semisupercazzola, ma spesso si ferma a nozioni superficiali che generano meraviglia senza portare a consapevolezza, come ho spiegato mille volte nel dire che i copepodi sono gli animali più importanti per il funzionamento degli ecosistemi planetari. Spiegare i copepodi richiede tempo, e poi non sono scenografici come una balena o una barriera corallina. Così nessuno li conosce. Insomma, i naturalisti di solito raccontano storielle carine, arrendendosi alle banalità e dando la sensazione che le cose di cui si occupano siano di importanza marginale.
I rappresentanti di altre discipline usano linguaggi astrusi, enunciati con grande determinazione. Non sono supercazzole, sono semisupercazzole. E di solito promettono mirabilie. Dal progetto genoma che risolve tutti i problemi del mondo vivente, al bosone che finalmente ci dice che c’è una particella che dà la massa alle altre particelle: la particella di Dio. Nessuno capisce veramente gran che, ma sono in pochi a dire: io non ho capito, me lo spieghi meglio? Maurizio Crozza a prendere in giro prima Antonino Zichichi e poi Carlo Rovelli, senza però scalfire l’autorevolezza di questi divulgatori. Non parliamo dei filosofi. Ho comprato Labirinto Filosofico di Massimo Cacciari e mi sono perso dopo le prime pagine, a conferma di quanto sia azzeccato il titolo. Colpa mia, non sono sufficientemente ferrato in quella materia.
Ma se mi chiedono di spiegare a tutti la medusa immortale non mi metto a parlare di transdifferenziamento come se il concetto fosse noto a tutti: in presenza di stress subletali le cellule di Turritopsis si dedifferenziano e poi si ridifferenziano in altri tipi cellulari, invertendo l’ontogenesi per transdifferenziamento.
Quando la notizia della medusa immortale fece irruzione nei media fui persino intervistato in diretta da Emilio Fede che, bontà sua, mi diede un minuto e mezzo per spiegare la cosa nel TG4. Feci una semisemisupercazzola, inevitabilmente, lasciandolo nella convinzione che io sapessi come si fa l’elisir di lunga vita ma che non lo volessi rivelare. Ma né io né i miei colleghi arrivammo a vendere il segreto dell’immortalità, anche se avremmo potuto benissimo farlo. Dicendo che, con opportuni finanziamenti, tra 30 anni avremmo risolto il problema dell’invecchiamento. E, se fossimo rimasti in vita, dopo 30 anni avremmo detto che in 30 anni lo avremmo risolto, e non si morirà più. Dopotutto è quello che fanno quelli che ci promettono la fusione nucleare.
Alla gente piacciono le supercazzole e anche le semisupercazzole. Se cerchi di spiegare le cose in modo comprensibile e non fai promesse mirabolanti sei meno rispettato. Alla fine, anche nelle scienze, il marketing è importantissimo. Nessuno sa che strada faccia l’acqua per diventare plin plin, ma quell’acqua vende bene.
L'articolo La scuola insegna a dare risposte, non a far domande: il linguaggio tecnico delle semisupercazzole intimidisce proviene da Il Fatto Quotidiano.