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“Sei un cialtrone”, “E tu dedicati a San Marino”: parole grosse in cda Rai tra Roberto Sergio e Antonio Marano. Sullo sfondo nomine e nuovi palinsesti: a Ore14 arriva Sottile al posto di Infante

Gli insulti e parolacce nel verbale della seduta non sono stati riportati per decenza. Sono volate però parole grosse nell’ultima riunione del cda Rai tra il direttore generale Roberto Sergio e il presidente facente funzione Antonio Marano, quest’ultimo critico verso il piano immobiliare e il documento di bilancio. Il primo, ex democristiano, poi in quota Fratelli d’Italia e infine considerato vicino alla Lega, partito di riferimento pure dell’ex direttore di Rai2. “Sei un cialtrone“, avrebbe urlato l’ex ad Sergio. “E tu dedicati a San Marino“, la replica di Marano. Un retroscena raccontato dal quotidiano “Repubblica”.

Nella Rai versione meloniana il clima è ormai tesissimo anche all’interno della stessa maggioranza, malumori che faranno da sfondo ai nuovi incontri, previsti oggi e domani, per visionare i prossimi palinsesti e varare un nuovo pacchetto di nomine. Antonio Preziosi, quota Forza Italia, resterà alla guida del Tg2 per volontà di Antonio Tajani mentre Giuseppe Carboni, già ex direttore del Tg1 stimato dai 5 Stelle, lascerà la poltrona della direzione di Rai Parlamento alla sua vice Francesca De Martino. Con l’ennesimo passaggio di una direzione da un nome in quota opposizione a una dirigente apprezzata da Fratelli d’Italia, fedelissima del capo degli Approfondimenti Paolo Corsini. Resteranno ancora al loro posto l’ad Paolo Del Brocco (Rai Cinema) e Sergio Santo (Rai Com).

Sarà Salvo Sottile a condurre la prossima stagione “Ore 14” e “Ore 14 di Sera“. È l’Adnkronos a indicare il nome del successore di Milo Infante, passato a Mediaset dopo ventitré anni, a poche ora dal Cda Rai che varerà i palinsesti della prossima stagione. Un vorticoso giro di conduttori “sempre tutti interni all’area di centrodestra”, fa sapere Repubblica. Sottile, già conduttore di titoli di cronaca, saluterà “Far West“, programma in onda in prime time su Rai3 dove potrebbe arrivare Antonino Monteleone.

L’ex iena è reduce dal flop di “L’altra Italia ” e dai tiepidi ascolti di “Linea di Confine”, ha debuttato lunedì scorso con Adele Grossi alla conduzione di “Filorosso” in prima serata su Rai3 ottenendo il 3,5% di share. Risultati che hanno suscitato la reazione immediata del Movimento 5 Stelle: “Come ha detto qualche giorno fa l’amministratore delegato della Rai, con TeleMeloni ‘Rai3 non è più la rete dell’ideologia’. Giusto, è la rete dei flop distrutta da FdI. Lunedì la trasmissione ‘Filorosso’ guidata da Antonino Monteleone ha fatto sprofondare gli ascolti al 3.4%, nonostante partisse da un traino di oltre l’8%. Ma il confronto è impietoso anche con la trasmissione successiva e soprattutto con quelle sugli altri canali: Monteleone ha fatto meno ascolti della replica de ‘La torre di Babele su La7 ed è stata addirittura tallonata da ‘Prima o poi mi sposo’ su Tv8. Una debacle assoluta, e dire che c’era un parterre ‘di prestigio’ che annoverava anche l’immancabile compagno di flop a spese degli italiani Tommaso Cerno”, le parole di Dolores Bevilacqua, esponente pentastellata in commissione di Vigilanza Rai. La deputata pentastellata contesta la scelta di puntare ancora su Monteleone nonostante i precedenti risultati deludenti e attribuisce la sua conferma alla vicinanza con Fratelli d’Italia. Quindi attacca i vertici Rai, accusandoli di gestire l’azienda con logiche politiche e di danneggiare il servizio pubblico.

Sul fronte palinsesti Roberto Inciocchi, anche lui stimato da Fratelli d’Italia, potrebbe salutare “Agorà” per condurre un nuovo talk politico su Rai2 in onda forse al mercoledì sera. Per la conduzione del programma informativo del mattino su Rai3 sarebbe in corso una sfida a due tra Annalisa Bruchi e Manuela Moreno.

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Al Meyer una tecnologia rivoluzionaria per i test cutanei sulle allergie

Al Meyer una tecnologia rivoluzionaria per i test cutanei sulle allergie

All’ospedale pediatrico Meyer di Firenze è entrata in uso una nuova tecnologia per i prick test, ovvero i test utilizzati per rilevare le allergie a livello cutaneo.

Si tratta, spiega l’Aou, “di una tecnologia innovativa che consente di effettuare il test nei bambini in modo automatico, analizzando contemporaneamente i principali allergeni”: “Ottimi i risultati” dei primi mesi di utilizzo del nuovo strumento al Meyer“, primo “centro in Italia ad averlo”. Tradizionalmente i prick test vengono eseguiti mettendo a contatto la cute, dopo averla punta con una piccolissima lancetta, con l’allergene che si intende testare, per monitorare la reazione. Grazie alla nuova tecnologia, invece, il bambino avvicina il braccio a una specie di ‘tunnel di plastica’ e, in pochi secondi, le lancette imbevute di allergene si appoggiano sul braccio in modo da eseguire tutti i test nello stesso momento. La macchina consente di testare simultaneamente fino a 12 differenti allergeni comportando, si spiega, “numerosi vantaggi. Innanzitutto riduce notevolmente il disagio dell’esecuzione del prick test: sia quello percepito, sia quello atteso per le volte successive in cui il paziente dovrà ripeterlo. Infine, consente di ottimizzare i tempi e, fornisce risultati standardizzati, anche grazie all’utilizzo di intelligenza artificiale, e non dipendenti da fattori ‘operatore-dipendenti’ come possono essere le strategie di esecuzione e quelle di lettura, rendendo in questo modo il processo più rapido e accurato”.

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Ferrari e il paradosso dell’elettrico: perché la Luce ha fatto crollare la reputazione del Cavallino

Per anni Ferrari è stata considerata uno dei casi più solidi del capitalismo italiano. Un marchio capace di crescere senza perdere esclusività, aumentare i ricavi senza sacrificare i margini e innovare senza allontanarsi dalla propria identità. Eppure è bastata una presentazione per mettere in discussione questo equilibrio.

Il 25 maggio scorso, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il Cavallino Rampante ha svelato Luce, la prima Ferrari completamente elettrica della sua storia. Un modello destinato a segnare l’ingresso definitivo di Maranello nell’era della mobilità a zero emissioni. Ma quello che avrebbe dovuto rappresentare un momento di svolta si è trasformato in uno dei casi reputazionali più interessanti dell’anno.

Secondo l’AI Reputation Index (Airi), l’indicatore sviluppato da Cogit AI per Forbes Italia, Ferrari ha perso 15,8 punti reputazionali in appena 72 ore, passando da 84,1 a 68,3 punti. Una flessione che ha coinciso con una brusca reazione dei mercati finanziari e con un acceso dibattito tra appassionati, investitori e osservatori del settore.

Il momento più delicato arriva dopo anni da record

Il dato sorprende soprattutto perché arriva in una fase di straordinaria forza per Ferrari. A febbraio 2026 il gruppo aveva archiviato un 2025 record con 7,15 miliardi di euro di ricavi e 2,11 miliardi di euro di Ebit. Pochi mesi dopo, il 5 maggio, l’azienda aveva raggiunto il proprio massimo storico nell’AI Reputation Index con 84,5 punti, sostenuta da un margine operativo del 29,7%, un brand value stimato in 15,4 miliardi di dollari e un portafoglio ordini esteso fino al 2027. In altre parole, Ferrari affrontava il debutto della sua prima elettrica da una posizione di forza, sia finanziaria sia reputazionale.

La Luce nasce con caratteristiche tecniche che la collocano ai vertici del segmento premium: 1.050 cavalli, architettura a 800 volt, autonomia superiore a 530 chilometri, accelerazione da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi e un prezzo di partenza di 550 mila euro. A firmarne il design sono Jony Ive e Marc Newson, due nomi celebri nel mondo del design industriale e già protagonisti di alcuni dei prodotti tecnologici più iconici degli ultimi decenni. Eppure, nelle ore successive alla presentazione, il dibattito si è spostato rapidamente dalla tecnologia all’identità.

La reazione dei mercati e dei social

Il 26 maggio il titolo Ferrari, quotato a Wall Street con il ticker Race, ha perso il 7,5% in una sola seduta, arrivando a cancellare circa 2,39 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Parallelamente si è acceso il confronto online. Secondo l’analisi di Cogit AI, a 72 ore dal lancio il 52% delle conversazioni sul tema aveva una connotazione negativa, contro il 21% positiva e il 27% neutrale. Non si tratta di una contestazione legata alle prestazioni del veicolo. Al contrario, molti osservatori riconoscono alla Luce contenuti tecnologici di assoluto livello. A generare la frattura è stato piuttosto il significato simbolico dell’operazione.

Per una parte della community storica, Ferrari non è soltanto un costruttore di automobili. È il rumore di un motore termico, una tradizione sportiva, un immaginario costruito nel corso di oltre settant’anni. L’ingresso nell’elettrico è stato interpretato da alcuni come una naturale evoluzione, da altri come una rottura con il passato.

Il paradosso della reputazione

L’aspetto più interessante emerge osservando nel dettaglio le componenti dell’AI Reputation Index. La dimensione più colpita è quella relativa al sentiment digitale e alla risonanza social, che passa da 79 a 41 punti. Anche la componente legata alla percezione del brand e del suo heritage registra una contrazione significativa, scendendo da 91 a 74 punti. Allo stesso tempo, però, cresce in modo deciso l’indicatore che misura innovazione e capacità di affrontare il futuro, che sale da 72 a 83 punti.

È il paradosso che rende il caso Ferrari particolarmente interessante: lo stesso evento che ha indebolito il rapporto con una parte della base storica ha rafforzato la percezione del marchio presso chi guarda alla leadership tecnologica, alla sostenibilità e alle prospettive di lungo periodo. Ferrari perde consenso in una parte del proprio pubblico tradizionale ma guadagna credibilità presso segmenti diversi di investitori e consumatori.

Una nuova classifica del lusso automotive

Le conseguenze si riflettono anche nella graduatoria reputazionale del settore. Secondo il ranking Airi di giugno 2026, Ferrari è scivolata dal primo al quarto posto tra i marchi del lusso automobilistico. Davanti al Cavallino si trovano oggi Rolls-Royce con 80,2 punti, Porsche con 78 e Bentley con 74. Ferrari si ferma a 68,3 punti, seguita da Lamborghini, McLaren e Aston Martin.

Il dato non racconta però tutta la storia. Se si osserva la sola componente heritage, Ferrari continua infatti a occupare la prima posizione con 91 punti, davanti agli 88 di Rolls-Royce. Anche il valore economico del marchio rimane il più elevato del segmento. Questo suggerisce che il capitale reputazionale costruito negli anni non sia stato eroso in modo strutturale, ma stia attraversando una fase di ridefinizione.

L’Italia non è la Cina

Un altro elemento che emerge dall’analisi riguarda le differenze tra mercati. Le reazioni più critiche sono arrivate proprio nei Paesi dove il legame storico con Ferrari è più forte, a partire dall’Italia e dal Regno Unito. Negli Stati Uniti il dibattito è stato più polarizzato, mentre in Germania e Giappone ha prevalso un atteggiamento attendista.

La Cina rappresenta invece il caso più interessante. Qui la risposta è risultata prevalentemente positiva. In un mercato abituato alla diffusione di veicoli elettrici premium e meno legato alla tradizione motoristica europea, la Luce è stata percepita soprattutto come un prodotto innovativo e coerente con l’evoluzione del segmento luxury. È una differenza che potrebbe avere implicazioni rilevanti per la strategia internazionale del marchio. Dove l’heritage pesa maggiormente, la transizione viene vissuta come una perdita. Dove prevale la dimensione tecnologica, viene letta come un’opportunità.

La sfida dei prossimi mesi

Per Ferrari il tema non è più dimostrare di saper costruire un’eccellente auto elettrica. I dati suggeriscono che questo obiettivo sia già stato raggiunto. La vera sfida sarà integrare l’innovazione all’interno della narrazione del marchio senza compromettere quel patrimonio simbolico che ha reso il Cavallino uno dei brand più desiderati al mondo.

Secondo le simulazioni elaborate da Cogit AI, il marchio potrebbe recuperare terreno nei prossimi dodici mesi e tornare sopra quota 80 punti reputazionali. Molto dipenderà dalla capacità di trasformare la Luce da simbolo di rottura a nuova espressione della tradizione Ferrari.

L’articolo Ferrari e il paradosso dell’elettrico: perché la Luce ha fatto crollare la reputazione del Cavallino è tratto da Forbes Italia.

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