Le scommesse al ribasso sul debito e sulle azioni di quattro case automobilistiche europee sono in crescita alla luce della minaccia cinese. Gli hedge fund, spiega il Financial Times, stanno mettendo sotto pressione Stellantis, Volkswagen, Bmw e Mercedes-Benz rafforzando le posizioni corte sul debito a lunga scadenza e perpetuo. In particolare, scrive il quotidiano finanziario inglese, le obbligazioni dei primi due gruppi sono tra le più vendute allo scoperto in Europa.
Le pressioni sono figlie della sempre maggiore presenza nel mercato dei concorrenti cinesi, a una domanda in Europa che continua a restare sotto i livelli delle vendite pre-Covid e ai dazi statunitensi: tre fattori che, evidentemente, vengono considerati minacce di lungo periodo per l’industria automobilistica europea. Oltre il 18% del bond Stellantis da 800 milioni di euro in scadenza nel 2035 – secondo il Ft – risultava in prestito al 12 giugno, indicatore usato come indice delle vendite allo scoperto. A gennaio era intorno al 14 per cento. La pressione riguarda anche le azioni: gli investitori scommettono contro il 5,8 per cento del flottante di Stellantis, rispetto all’1 per cento di fine dicembre.
Secondo i dati dell’associazione europea dei costruttori (Acea) i costruttori cinesi hanno raggiunto una quota di mercato dell’8,5 per cento in Europa nei primi quattro mesi del 2026. La crescita è esponenziale, tanto che proprio Stellantis e Volkswagen, insieme a Renault, hanno chiesto l’introduzione di obiettivi “Made in Ue” per premiare i produttori che mantengono almeno il 70% della produzione all’interno dei 27 Paesi Ue. Alcuni analisti hanno sostenuto al Financial Times che crescono i timori di un calo strutturale della redditività delle case europee a causa dei vantaggi dei concorrenti cinesi su batterie e software.
ANIASA chiede al Governo di rinviare le nuove norme IPT: rischio burocrazia, contenziosi e freno agli investimenti.
La nuova disciplina sull’Imposta Provinciale di Trascrizione rischia di aprire un fronte di incertezza per il settore del noleggio veicoli, proprio mentre la mobilità italiana avrebbe bisogno di investimenti, rinnovo del parco e regole più semplici. È il punto sollevato da ANIASA, l’associazione di Confindustria che rappresenta i servizi di mobilità, in una lettera inviata al Governo per chiedere il rinvio dell’entrata in vigore della norma e l’apertura di un tavolo istituzionale.
La questione riguarda le modifiche introdotte dal DL Fiscale in materia di IPT, un tributo che pesa direttamente sulle immatricolazioni e quindi sulle scelte operative delle società di noleggio. Secondo ANIASA, il nuovo impianto normativo introduce criteri di territorialità poco chiari, con il rischio di generare contenziosi tra operatori e amministrazioni locali. Il problema non è il pagamento dell’imposta, che le aziende continueranno a versare integralmente, ma l’individuazione dell’ente territoriale competente alla riscossione.
Al centro della critica c’è il riferimento alla “gestione ordinaria in via principale” dell’attività. Una formula che, applicata a un settore organizzato su scala nazionale, rischia di diventare difficilmente gestibile. Le società di noleggio operano infatti attraverso sedi amministrative, filiali, aeroporti, stazioni ferroviarie, reti territoriali e piattaforme logistiche distribuite in più aree del Paese. Stabilire quale provincia abbia diritto a incassare l’imposta può diventare complesso, soprattutto per flotte che circolano e vengono utilizzate in territori diversi da quelli di immatricolazione o gestione amministrativa.
Il nodo è industriale prima ancora che fiscale. Il noleggio a lungo termine e il rent-a-car sono oggi una parte strutturale del mercato automotive italiano. Le flotte aziendali alimentano una quota rilevante delle immatricolazioni, sostengono il ricambio del parco veicoli e contribuiscono alla diffusione di auto più recenti, efficienti e tecnologicamente aggiornate. Qualsiasi aumento di incertezza regolatoria può rallentare decisioni di acquisto, piani di rinnovo e investimenti in veicoli elettrici, ibridi o a basse emissioni.
ANIASA segnala anche un possibile effetto amministrativo a catena. La norma, così come formulata, potrebbe alimentare controversie non solo tra imprese e amministrazioni, ma anche tra gli stessi enti territoriali. Il rischio è che più amministrazioni rivendichino competenza sullo stesso gettito, senza un meccanismo automatico di compensazione. In un settore basato su volumi elevati, tempi rapidi e gestione centralizzata delle flotte, anche un’incertezza procedurale può tradursi in costi, ritardi e maggiore esposizione legale.
Il tema tocca anche il rapporto tra fiscalità locale e mobilità reale. Secondo l’associazione, le nuove regole non risolverebbero il problema della concentrazione delle immatricolazioni in alcune aree del Paese, ma si limiterebbero a spostarlo da alcune province ad altre. Il risultato potrebbe essere una redistribuzione non necessariamente coerente con i territori nei quali i veicoli circolano davvero, utilizzano infrastrutture pubbliche e contribuiscono alla domanda di mobilità.
Per il mercato, il rischio è che la fiscalità diventi un ulteriore elemento di freno in una fase già complessa. Il settore automotive è alle prese con transizione energetica, calo della domanda privata, prezzi elevati, incertezza sugli incentivi e pressione sui margini. Le società di noleggio rappresentano per le case auto un canale fondamentale, perché consentono di pianificare volumi, introdurre nuovi modelli e accelerare la rotazione dei veicoli. Se il quadro fiscale diventa meno prevedibile, anche la strategia commerciale dei costruttori può risentirne.
Particolare attenzione viene richiamata sul noleggio a breve termine, comparto strettamente collegato al turismo. Ogni anno il rent-a-car genera circa 3,5 milioni di contratti legati a finalità turistiche, contribuendo agli spostamenti dei visitatori e alla raggiungibilità delle destinazioni. In un Paese come l’Italia, dove il turismo è una componente centrale dell’economia, eventuali complicazioni amministrative sul comparto possono avere effetti che vanno oltre l’automotive, toccando aeroporti, città d’arte, località costiere e territori meno serviti dal trasporto pubblico.
La richiesta di ANIASA al Governo è quindi duplice: rinviare l’entrata in vigore della disciplina e avviare un confronto istituzionale per individuare un sistema più stabile. L’associazione sostiene da oltre dieci anni una soluzione alternativa: la centralizzazione della riscossione dei tributi dovuti dalle società di noleggio, con successiva redistribuzione tra Regioni e Province sulla base di criteri oggettivi. Un modello che, secondo ANIASA, avrebbe il vantaggio di ridurre il contenzioso e garantire maggiore equilibrio tra territori.
Il confronto con altri Paesi europei è uno degli argomenti richiamati dall’associazione. In Francia e Germania esistono sistemi di compensazione interterritoriale pensati per evitare distorsioni e conflitti tra amministrazioni locali. Per l’Italia, l’adozione di un meccanismo simile potrebbe rappresentare una soluzione più coerente con l’evoluzione del mercato della mobilità, sempre meno legato a confini amministrativi rigidi e sempre più organizzato attraverso piattaforme nazionali.
La partita, dunque, non riguarda soltanto l’IPT. Riguarda la capacità del Paese di costruire regole compatibili con un settore che sta cambiando rapidamente. La mobilità a noleggio è ormai parte della filiera automotive, del turismo, della mobilità aziendale e della transizione ecologica. Per questo, secondo ANIASA, una norma percepita come incerta rischia di produrre l’effetto opposto rispetto alla semplificazione: più burocrazia, più contenziosi e minore capacità di investimento.
Scheda
Tema: nuove norme su IPT per il settore noleggio veicoli Associazione: ANIASA, aderente a Confindustria Destinatari della lettera: Presidenza del Consiglio e ministeri competenti Norma contestata: modifiche del DL Fiscale sull’Imposta Provinciale di Trascrizione Criticità principale: incertezza sul criterio della “gestione ordinaria in via principale” Rischi indicati: burocrazia, contenziosi, incertezza amministrativa fino a cinque anni Settori coinvolti: noleggio a lungo termine, rent-a-car, turismo, flotte aziendali Dato chiave: circa 3,5 milioni di contratti rent-a-car turistici ogni anno Richiesta: rinvio dell’entrata in vigore e tavolo istituzionale Proposta ANIASA: riscossione centralizzata e redistribuzione tra enti territoriali