Modalità di lettura

Biennale, Venezia guarda a Oriente con “The Spirits of Maritime Crossing 2026”

Biennale, Venezia guarda a Oriente con “The Spirits of Maritime Crossing 2026”

VENEZIA (ITALPRESS) – Tra le calli e i canali di Venezia, prende forma uno dei progetti più significativi dedicati al dialogo artistico tra Europa e Sud-est asiatico. “The Spirits of Maritime Crossing 2026”, evento collaterale della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, è aperto al pubblico fino al 2 agosto presso Palazzo Rocca Contarini Corfù e propone una riflessione intensa sui temi della migrazione, della memoria, della spiritualità e delle connessioni culturali che attraversano i mari e il tempo. Promossa dalla Bangkok Art Biennale Foundation e curata da Apinan Poshyananda, Chief Executive e Artistic Director della Bangkok Art Biennale, la mostra riunisce venti artisti provenienti dalla Thailandia, dal Sud-est asiatico, dall’Europa e da altri contesti internazionali. Attraverso performance, film, installazioni, scultura, pittura, ceramica, ricamo e pratiche partecipative, il progetto indaga le rotte marittime come luoghi di passaggio e trasformazione, ma anche come archivi di storie, credenze e memorie condivise. La mostra prosegue il percorso avviato nel 2024 e consolida ulteriormente il ruolo della Thailandia come protagonista di una crescente diplomazia culturale internazionale. Tra gli artisti presenti figurano nomi di rilievo come Marina Abramovic, Amanda Coogan, Pichet Klunchun, Mutmee Pimdao Panichsamai, Aleksandar Timotic, Arahmaiani, Martha Atienza e Ong Kian Peng, insieme a una nuova generazione di autori che affrontano questioni legate all’identità, alla spiritualità, all’ecologia e alla trasformazione sociale.

mgg/gtr (fonte video: Bangkok Art Biennale)

  •  

“L’annegamento resta una delle principali cause di morte accidentale nel mondo, eppure è un dramma che si può prevenire”: parla la principessa Charlène di Monaco

Prima al Bagno Flora per le lezioni di sicurezza in acqua a 100 bambini con Stéphanie Barneix, ambasciatrice della Fondazione e campionessa di salvataggio acquatico, poi la traversata benefica ‘The Crossing’ del 19 giugno con 225 chilometri di mare in water bike. Trasferta a Viareggio per la principessa Charlène di Monaco, moglie del principe Alberto II.

La principessa è stata campionessa di nuoto per il Sud Africa ai Giochi di Sydney (2000), poi tre Ori alla Coppa del mondo (2002). Attualmente ricopre la carica di vicepresidente del Comitato olimpico monegasco, presidente della Federazione rugby a Monaco.

L’annegamento resta una delle principali cause di morte accidentale nel mondo, eppure è un dramma che si può prevenire. – ha denunciato – E i bambini sono i più vulnerabili a questo rischio, una realtà che mi ha sempre molto preoccupata e toccata. E ho voluto portare assieme a Viareggio The Crossing e il nostro water safety day perché non voglio parlare solo alle élite dei grandi campioni, ma ai bambini, alle famiglie, alle comunità perché comprendano che imparare a nuotare e la sicurezza in acqua possono salvare la vita. Sono già più di due milioni i bimbi nel mondo che hanno seguito i nostri corsi“.

“Lo sport e l’acqua sono sempre stati il mio linguaggio, – ha dichiarato – sono il modo che ho di esprimermi, di parlare alla gente. E lo sport e l’acqua sono in ultima analisi lo strumento col quale possiamo ispirare il cambiamento. The Crossing è nato da quella convinzione. Volevo immaginare qualcosa che non fosse solo una gara, un evento, ma una presa di posizione. Quando ti spingi col tuo corpo ad attraversare il mare, quando trascorri ore e ore nell’immensità del mare guidato solo dalla linea dell’orizzonte sviluppi una relazione con la natura che nessuna lezione, nessuna conferenza può eguagliare. Quell’esperienza ha il potere di trasformare la consapevolezza in azione”.

L'articolo “L’annegamento resta una delle principali cause di morte accidentale nel mondo, eppure è un dramma che si può prevenire”: parla la principessa Charlène di Monaco proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Acquisti online, dal 19 giugno sarà più facile annullare un ordine: cosa cambia per consumatori e aziende

Cambiare idea dopo un acquisto online diventerà più semplice. Da venerdì 19 giugno entrano infatti in vigore nuove regole che impongono ai venditori di rendere più immediato l’esercizio del diritto di recesso per chi compra sul web.

La novità nasce dal recepimento di una direttiva europea e introduce nel Codice del consumo nuovi obblighi per le piattaforme di vendita online. Non cambia il diritto di ripensamento già previsto dalla legge, che nella maggior parte dei casi continua a poter essere esercitato entro 14 giorni dall’acquisto, ma cambia il modo in cui il consumatore potrà comunicarlo.

In concreto, chi acquista un prodotto o un servizio attraverso un sito internet o un’app dovrà poter avviare la procedura di recesso direttamente online, attraverso una funzione facilmente individuabile e accessibile. L’obiettivo è evitare percorsi complicati, moduli difficili da trovare o procedure che scoraggiano chi desidera annullare un acquisto.

Le nuove disposizioni riguardano un ampio numero di attività commerciali: dai marketplace alle piattaforme che offrono abbonamenti, dai professionisti che vendono consulenze online fino ai piccoli e-commerce che commercializzano prodotti fisici. In sostanza, se il contratto viene concluso digitalmente, anche la possibilità di recedere dovrà essere gestita con strumenti digitali.

Per i consumatori resta invariato il termine ordinario di 14 giorni per esercitare il diritto di recesso nei casi previsti dal Codice del consumo. La differenza è che la comunicazione dovrà poter avvenire in modo più diretto, trasparente e tracciabile rispetto a quanto accade oggi su molti siti.

Continuano invece a valere alcune eccezioni già previste dalla normativa. È il caso, ad esempio, di determinati contenuti digitali: un ebook scaricato, un film acquistato e fruito immediatamente o altri prodotti digitali utilizzati subito dopo l’acquisto possono non essere coperti dal diritto di ripensamento nei casi stabiliti dalla legge.

Le nuove regole sono state introdotte in Italia attraverso il decreto legislativo 209 del 31 dicembre 2025 e si applicheranno ai contratti conclusi a partire dal 19 giugno 2026.

L'articolo Acquisti online, dal 19 giugno sarà più facile annullare un ordine: cosa cambia per consumatori e aziende proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

La principessa di Norvegia Mette-Marit sottoposta al trapianto di polmoni: “L’evoluzione della sua malattia polmonare è grave”

Mette-Marit è stata sottoposta all’intervento che aspettava: il trapianto di polmoni al quale aveva appeso le sue speranze di vita.
La principessa di Norvegia, dal 2018, è affetta da una grave forma di fibrosi polmonare progressiva e questo intervento era l’unico modo per cercare di garantirle un’aspettativa di vita che andasse oltre il breve periodo, quello che i medici avevano stimato in massimo uno o due anni.

La casa reale di Oslo ha diramato un comunicato per confermare la notizia dell’intervento per il quale Mette-Marit era in lista d’attesa da qualche tempo.
Negli ultimi mesi, infatti, le sue condizioni erano progressivamente peggiorate e il suo stato di salute era apparso così precario da non poter essere più nascosto.
In aprile, la principessa si era mostrata in pubblico con uno strumento collegato attraverso cannule nasali per permetterle di ricevere l’ossigeno e respirare durante un impegno ufficiale della casa reale, che la vedeva impegnata a ricevere gli atleti che avevano gareggiato alle olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Poco dopo, a metà maggio, un’altra apparizione pubblica aveva nuovamente mostrato le sue fragili condizioni di salute e la sua debolezza, di pari passo con la sua determinazione a non derogare dagli impegni della corona.

La principessa, oggi 52enne, ha sposato il principe ereditario Haakon nel 2001, dopo un passato piuttosto burrascoso e una relazione, non semplice, con un uomo con precedenti per droga che le ha dato il suo primo figlio, Marius Borg Hoiby. Il ragazzo, oggi 29enne, il 15 giugno è stato condannato a quattro anni di carcere per stupro e violenze dal tribunale di Oslo, ma i suoi legali hanno annunciato che faranno ricorso.
Questo processo e le rivelazioni uscite dall’aula durante i dibattimenti hanno gettato un’ombra indelebile sulla reputazione di una casata che ha già dovuto fare i conti con il passato della principessa.

Nel marzo di quest’anno, schiacciata dai contenuti emersi dopo la pubblicazione degli Epstein Files, era stata lei stessa a finire sotto la lente del giudizio dei sudditi, consegnandosi alle telecamere della tv nazionale NRK per scusarsi e pentirsi di aver conosciuto e frequentato Jeffrey Epstein e spiegando di “essere stata manipolata” da un uomo del quale non conoscevi sufficientemente i trascorsi.
La sua voce, quel giorno, era spezzata dal dolore e dalla malattia, ma, anche in quella circostanza, Mette-Marit non si è sottratta al suo dovere offrendosi al giudizio del suo popolo.

Oggi, ad alleviare un passato recente fatto di scandali e forti preoccupazioni per la sua salute, in costante declino, la principessa ha potuto sottoporsi alle cure necessarie per le quali era stata posta in lista d’attesa. “L’intervento è riuscito” ha dichiarato la casa reale in una nota diffusa mercoledì. “L’evoluzione della malattia polmonare della principessa ereditaria è grave. Dopo una valutazione medica approfondita, è stata inserita nella lista dei pazienti in attesa di trapianto di polmone. Il trapianto è stato un successo”. Con queste parole il primario dell’ospedale nazionale di Oslo, Arnt Fiane, ha confermato le sue condizioni.

L'articolo La principessa di Norvegia Mette-Marit sottoposta al trapianto di polmoni: “L’evoluzione della sua malattia polmonare è grave” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Acqua, Barrile “Servono modelli nuovi per la fase post Pnrr”

Acqua, Barrile

ROMA (ITALPRESS) – “Sicuramente c’è un tema di governance sugli ostacoli agli investimenti del settore idrico, perché il Paese si caratterizza per una governance istituzionale multilivello e multiministeriale, ma anche per una governance operativa ancora molto frammentata, sebbene siano stati fatti grandi passi avanti nell’industrializzazione del servizio. Laddove il servizio è industrializzato, infatti, riusciamo ad avere performance di investimento estremamente significative. Il secondo ostacolo riguarda le risorse: il PNRR ha rappresentato un volano decisivo per innalzare il livello degli investimenti pro capite nel Paese ai livelli europei. La preoccupazione è che si possa tornare indietro, con una parabola che rischia di deflettere. Per questo, tra qualche giorno, alla nostra assemblea pubblica ci concentreremo proprio sul post-PNRR, per proporre al Paese e agli stakeholder modelli che, senza richiedere nuove risorse a fondo perduto – oggi difficilmente disponibili – mettano in campo strumenti finanziari e garanzie per assicurare e rafforzare il percorso degli investimenti”. Lo ha detto Annamaria Barrile, direttore generale di Utilitalia, intervenuta all’Acqua Summit 2026, l’appuntamento promosso dal Sole 24 Ore dedicato alle sfide legate alla gestione della risorsa idrica in Italia ed Europa.

xc7/sat/gtr

  •  

È morto Carlo Ginzburg: addio allo storico italiano più celebrato al mondo, teorico della microstoria

Era considerato uno degli storici italiani più apprezzati al mondo, il più celebrato. Aveva 87 anni Carlo Ginzburg, storico, conosciuto per i suoi studi soprattutto della microstoria, apprezzato anche al di fuori degli ambienti accademici per l’approccio e lo stile che avevano contribuito a influenzare un’intera disciplina. Aveva, pochi mesi fa, firmato un documento che respingeva ogni disegno di legge che equiparasse le critiche allo Stato di Israele a espressioni di antisemitismo, alla luce delle operazioni militari nella Striscia di Gaza, in Libano e in Iran.

Ginzburg ha contribuito a plasmare un nuovo approccio allo studio della storia, integrava nel suo metodo anche antropologia ed etnologia, filologia e teologia, letteratura e storia dell’arte. Aveva indagato il rapporto di forza, e quindi di subalternità, tra la cultura dominante e quelle delle classi più popolari. I suoi libri erano stati tradotti in una trentina di libri. La sua corrente di studi era stata chiamata “Microstorie”. Aveva spiegato in un’intervista a La Lettura del Corriere della Sera, il suo tentativo di “cercare di leggere i documenti contro le intenzioni di chi li ha prodotti”.

Carlo Ginzburg era figlio degli intellettuali Leone Ginzburg e Natalia Ginzburg. Era nato a Torino nel 1939, aveva studiato alla Normale di Pisa e al Warburg Institute di Londra. Era professore emerito di Storia delle Culture Europee alla Scuola Normale di Pisa, aveva insegnato anche alle università di Bologna e in quelle di Harvard, Yale, Princeton e California (UCLA) negli Stati Uniti. Ricordava le brutali persecuzioni nazifasciste contro gli ebrei durante la II Guerra Mondiale, si proclamava ateo. Aveva abbandonato Einaudi dopo l’acquisizione da parte di Silvio Berlusconi, era passato a Feltrinelli, Adelphi e Quodlibet.

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Adelphi Edizioni (@adelphiedizioni)

Aveva scovato nell’Archivio arcivescovile di Udine il culto pagano, e giudicato eretico dall’Inquisizione, dei “benandanti” in Friuli che avrebbe ispirato il suo primo libro pubblicato nel 1966. Aveva 24 anni e quell’opera divenne un piccolo classico. Aveva continuato a occuparsi di eresia anche in Il formaggio e i vermi nel 1976, sulla vicenda del mugnaio Domenico Scandella detto “Menocchio”, processato due volte e messo a morte dall’Inquisizione. Si era immerso nei sabba infernali in Storia Notturna, pubblicato nel 1989. Altre opere fondamentali: Miti emblemi spie, Occhiacci di legno, Il filo e le tracce, Indagini su Piero. Il ‘Battesimo’, il ciclo di Arezzo, La ‘Flagellazione’ di Urbino.

E nel 1991 aveva analizzato in Il giudice e lo storico il processo per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, uno degli episodi più drammatici e controversi nella storia della Repubblica durante i cosiddetti Anni di Piombo. Gli ultimi anni li aveva dedicati allo studio della storia del pensiero politico. Era stato insignito di 19 lauree honoris causa, era membro di diverse accademie. “Penso che quando si scrive si debbano evitare due cibi: l’aria fritta e la minestra riscaldata”, aveva detto in quella stessa intervista a Il Corriere della Sera.

  •  

Pupo: “Farò l’esame di maturità a 70 anni, ma dico no alle spintarelle nonostante gli amici ministri. La notte prima? Farò l’amore”

C’è un altro vip tra i maturandi di quest’anno. A 70 anni Pupo si mette in gioco per il diploma al liceo delle Scienze umane, indirizzo economico sociale. “Mi piacciono le sfide. – ha dichiarato a Il Corriere della Sera – E poi vorrei fare un regalo al mio babbo che non c’è più e alla mia mamma che se n’è andata un mese fa. Ci tenevano tanto. Lui era postino, aveva fatto la quinta elementare, sognava il figlio laureato, mi voleva avvocato. A 16 anni lasciai la scuola. Feci un anno di Ragioneria e fui rimandato in tre materie. Passai allo Scientifico”.

E oggi la storia sembra un’altra: “Mi sono messo sotto. Ho fatto per due volte due anni in uno. Non vanto una cultura raffinata, però sono appassionato di filosofia, letteratura, arte. Ho un’infarinatura di tutto. Ho frequentato un istituto privato di Arezzo, lezioni singole una o due volte alla settimana. E come tutti i privatisti ho dovuto sostenere un esame preliminare. Il risultato finale? Mi contento di 80”.

Nessuna ansia: “Sono tranquillissimo. Non l’ho mai avuta nemmeno per un concerto al Madison Square Garden. Sono un giocatore d’azzardo, sono nato freddo. La notte prima degli esami che farò? Quello che più mi rilassa: l’amore”.

E nessuna raccomandazione: “No. E sì che ho tanti amici ministri, volendo (ride, ndr) Non mi piace. Tanti colleghi hanno ricevuto la laurea honoris causa, potrei trovarmi anche io un’università disponibile, però così non vale”.

L'articolo Pupo: “Farò l’esame di maturità a 70 anni, ma dico no alle spintarelle nonostante gli amici ministri. La notte prima? Farò l’amore” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Wout Van Aert ha un’infezione al gomito: costretto a saltare il Tour de France

Una caduta in allenamento, una ferita che continua a fare male, il ritiro dal Tour Auvergne-Rhône-Alpes e ora la notizia più dura: Wout Van Aert non parteciperà al prossimo Tour de France. Tutto per colpa di un’infezione al gomito. È una batosta per il Team Visma-Lease a Bike, che perde il vincitore della ParigiRoubaix, una pedina fondamentale per supportare Jonas Vingegaard nel suo sogno di completare la doppietta Giro-Tour, sfidando il dominatore delle ultime due edizioni, Tadej Pogacar.

Il 31enne ciclista belga venerdì si era ritirato prima della partenza della sesta tappa del Tour Auvergne-Rhône-Alpes, l’ex Giro del Delfinato, dopo aver vinto la quinta frazione. Già lì era emerso come Van Aert avesse sviluppato un’infezione al gomito durante la corsa, per una ferita che si era provocato cadendo in allenamento. In questi giorni, il gomito è stato nuovamente medicato e il belga ha passato perfino una notte in ospedale, sotto osservazione. Non è bastato per permettergli di essere al via del Tour de France 2026, che scatta da Barcellona il prossimo 4 luglio.

“È ovviamente una grande delusione. Il Tour de France è uno dei miei obiettivi principali ogni anno. Purtroppo, una caduta durante l’allenamento ha mandato all’aria i miei piani, e l’infortunio al gomito si è aggravato e non è ancora guarito a sufficienza”, ha commentato Van Aert, che ha preso la decisione insieme allo staff medico e ai preparatori atletici del Team Visma. “Insieme alla squadra, abbiamo concluso che partire per il Tour in forma smagliante non è fattibile. Ora mi concentrerò completamente sul mio recupero, in modo da poter tornare al mio miglior livello più avanti nella stagione”, ha spiegato il belga.

Per Vingegaard è davvero una pessima notizia. Van Aert ha spesso avuto un ruolo cruciale nelle tattiche della Visma, sia durante i Tour vinti dal danese sia nel Giro conquistato nel 2025 da Simon Yates. Nel frattempo, invece, il rivale Pogacar si ritrova come gregario un Isaac Del Toro uscito in forma smagliante proprio dal Tour Auvergne-Rhône-Alpes, dove ha vinto le ultime due tappe conquistato anche la classifica generale.

L'articolo Wout Van Aert ha un’infezione al gomito: costretto a saltare il Tour de France proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Malta, ministro esteri “Accordo Usa-Iran opportunità per tutto il Medio Oriente”

Malta, ministro esteri “Accordo Usa-Iran opportunità per tutto il Medio Oriente”

LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – Malta ha accolto con favore l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran che ha posto fine alle ostilità tra i due Paesi e consentito la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri Chris Fearne ha espresso sostegno a quella che ha definito una riuscita diplomatica, sottolineando come l’intesa sia di fondamentale importanza per la stabilità della regione.

“Malta riconosce che questa rappresenta un’opportunità per ottenere, anziché un’escalation delle guerre, un’escalation della pace in tutto il Medio Oriente”, ha dichiarato. Il capo della diplomazia maltese ha inoltre sollecitato l’Unione europea ad assumere un ruolo più incisivo nel processo di costruzione dello Stato palestinese, evidenziando la necessità di sostenere le riforme in corso all’interno dell’Autorità Palestinese per garantire una stabilità a lungo termine.

Nel frattempo, Fearne ha richiamato l’attenzione sulla presenza della cosiddetta “flotta ombra” russa nel Mediterraneo, affermando che affrontare il problema delle navi non regolamentate è essenziale per la sicurezza degli Stati membri dell’Ue che si affacciano sul bacino mediterraneo. Ha tuttavia precisato che un eventuale divieto marittimo su vasta scala richiederebbe una cooperazione internazionale più ampia, in particolare con i Paesi del G7.

– Foto Ministero degli Affari Esteri Malta –

(ITALPRESS).

  •  

AVELLINO, SALVATI CINQUE CUCCIOLI METICCI

Cinque cuccioli meticci salvati dai carabinieri nell’Avellinese. Li hanno trovati ai margini della carreggiata abbandonati all’interno di uno scatolone: impauriti ed affamati, cinque cuccioli di razza meticcia sono stati recuperati e salvati dai carabinieri a Sturno, in provincia di Avellino, nel corso di un servizio di pattugliamento del territorio. Sono stati presi in custodia e rifocillati prima di essere affidati ad un’associazione che assiste gli animali abbandonati. (Foto di repertorio)

The post AVELLINO, SALVATI CINQUE CUCCIOLI METICCI appeared first on nelcuore.org.

  •  

Da Trenitalia un nuovo Intercity dedicato a “Toy Story 5”

Da Trenitalia un nuovo Intercity dedicato a “Toy Story 5”

ROMA (ITALPRESS) – Toy Story 5 viaggia con Intercity. Una grafica speciale dedicata al film di animazione di Disney e Pixar, in uscita nelle sale italiane, ha fatto il suo ingresso nella stazione di Roma Termini per trasformare il viaggio dei più piccoli e delle loro famiglie in un’avventura in compagnia di Woody, Buzz e Jessie. Alla presentazione del treno hanno preso parte anche le voci italiane dei protagonisti, tra cui Katia Follesa, Federico Basso, Ilaria Stagni, Gianluca Gazzoli e Sal Da Vinci.
f07/fsc/azn/gsl

  •  

Patrimonio da 80 miliardi per il fondo sovrano libico

Patrimonio da 80 miliardi per il fondo sovrano libico

TRIPOLI (LIBIA) (ITALPRESS) – Il Libyan Investment Authority (LIA) ha reso noto che il proprio patrimonio totale ammonta a circa 80 miliardi di dollari, di cui 51,8 miliardi gestiti direttamente e 28,2 miliardi di attività indirette. Secondo i dati ufficiali diffusi dall’ente, la liquidità non investita è di 9,2 miliardi, mentre i depositi a termine rappresentano 25,2 miliardi e gli investimenti azionari 11,5 miliardi. I fondi comuni di investimento sono pari a 1,6 miliardi. Nel primo trimestre del 2026 il fondo ha registrato un rendimento di 307,7 milioni di dollari, con una crescita dell’1,7% rispetto a fine 2025. Le valutazioni si basano su dati di mercato 2026 e su ultimo aggiornamento 2019.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

  •  

Leadership responsabile ai tempi dell’IA al centro del Business Ethics Summit

Leadership responsabile ai tempi dell’IA al centro del Business Ethics Summit

ROMA (ITALPRESS) – In un contesto caratterizzato dall’accelerazione tecnologica e dall’impatto crescente dell’intelligenza artificiale sui processi economici e sociali, diventa fondamentale promuovere una riflessione sul ruolo dell’etica come componente strategica della leadership, comprendere come governare tecnologie sempre più potenti e pervasive, orientandone lo sviluppo verso obiettivi di crescita sostenibile, benessere collettivo e prosperità condivisa. Sono gli obiettivi della quarta edizione del Business Ethics Summit, promosso da Core con il coordinamento accademico del Boston College. Main partner Lenovo.
xb1/f04/fsc/gtr/mrv

  •  

A Marina di Grosseto il Water Camp per 43 ragazzi tra sport e inclusione

A Marina di Grosseto il Water Camp per 43 ragazzi tra sport e inclusione

MARINA DI GROSSETO (ITALPRESS) – Due giorni tra mare, sport e inclusione sociale per contrastare la povertà educativa e offrire nuove opportunità di crescita. A Marina di Grosseto si è svolto il Water Camp promosso da Save the Children e Ferrero, attraverso il progetto Kinder Joy of Moving, con la partecipazione di 43 tra bambini e adolescenti. Guidati dalla campionessa olimpica Alessandra Sensini, i ragazzi hanno potuto vivere un’esperienza a stretto contatto con il mare, cimentandosi in attività di vela, surf e altre discipline acquatiche, affiancate da giochi e percorsi educativi basati sul metodo Joy of Moving.

mgg/azn/sat/gtr

  •  

All’Onu la mostra “I Giusti nello Sport”, quando atleti difendono diritti umani

All'Onu la mostra “I Giusti nello Sport”, quando atleti difendono diritti umani

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Dal ciclista che salvò centinaia di ebrei durante la Shoah alla nuotatrice siriana diventata simbolo della tragedia dei rifugiati. Al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite è stata inaugurata martedì sera la mostra “I Giusti nello Sport”, promossa dalla Fondazione Gariwo in collaborazione con la Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Onu.
L’esposizione racconta le storie di uomini e donne che hanno utilizzato lo sport non solo come strumento di competizione, ma come mezzo per difendere la dignità umana, i diritti fondamentali e la libertà. In occasione dell’inaugurazione abbiamo intervistato il presidente della Fondazione Gariwo, Gabriele Nissim, che ha illustrato il significato più profondo dell’esposizione.

sat/gsl
(video di Stefano Vaccara)

  •  

VIETNAM, POLIZIA RECUPERA QUASI 400 GATTI DESTINATI ALLA MACELLAZIONE

In Vietnam, quasi 400 gatti vivi, molti dei quali rubati ai loro custodi, sono stati salvati a Ho Chi Minh City durante un’operazione di polizia che ha smantellato una rete criminale dedita al traffico di carne di gatto nel paese. Lo zoo di Saigon ha diffuso le foto dei gatti salvati durante il blitz della scorsa settimana, che ha portato all’arresto di nove persone che hanno confessato di aver intrappolato centinaia di gatti negli ultimi tre anni, secondo un rapporto della polizia di Ho Chi Minh City. Giovedì scorso, le forze dell’ordine hanno fatto irruzione in un parcheggio della città, dove hanno trovato 45 gabbie contenenti i 400 gatti vivi, oltre a quattro scatole contenenti altri 80 gatti morti conservati nel ghiaccio. Secondo le indagini preliminari, almeno due volte a settimana la banda vendeva un lotto di gatti a circa 2,80 dollari al chilogrammo, dopodiché gli animali sarebbero stati trasportati in varie località del paese. Nel frattempo, lo zoo di Saigon pubblica quotidianamente su Facebook le foto degli animali salvati, molti dei quali sono sotto la sua cura, per aiutarli a ricongiungersi con i proprietari. L’ong Humane World for Animals ha fatto sapere che 40 gatti sono già stati reclamati dai loro proprietari e circa 260 rimangono sotto la custodia della polizia, tra cui diversi nati dopo il salvataggio e alcune femmine gravide.

(Foto Humane World for Animals Viet Nam)

The post VIETNAM, POLIZIA RECUPERA QUASI 400 GATTI DESTINATI ALLA MACELLAZIONE appeared first on nelcuore.org.

  •  

Sorelle scomparse, il falso allarme e la presunta complicità della madre. La pista del “luogo segreto”

Sono passati ormai dieci giorni dalla scomparsa di Alisya e Sarah, le due sorelline di 16 e 12 anni che hanno fatto perdere le proprie tracce. Sparite nella notte tra sabato e domenica dalla comunità in cui vivevano all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo. Gli inquirenti non escludono nessuna pista ma col passare del tempo, dopo aver scandagliato anche tutta la zona senza aver trovato segni del passaggio delle ragazze, la pista più accreditata è diventata quella della fuga volontaria. Il fidanzato di Alycia si è fatto sfuggire qualcosa parlando con gli inquirenti. Si tratta di un ragazzo 18enne egiziano che fino a pochi mesi fa era stato ospite della struttura di accoglienza di Civitella-Alfedena.

Il ragazzo è stato ascoltato nuovamente dai carabinieri nella stazione di Villetta Barrea. Il giovane, secondo quanto si è appreso, sostiene che le due si troverebbero in “un luogo segretoinsieme ad un loro parente. Nella loro cameretta, infatti, sarebbero stati trovati biglietti in codice e dagli armadi sarebbero spariti anche vestiti, trucchi ed effetti personali delle ragazze. Elementi che farebbero pensare alla fuga volontaria, ma con l’aiuto di qualcuno. Visto che le ragazze si sono allontanate in piena notte da una struttura immersa nel verde e abitata da orsi e lupi. Elemento che aveva sottolineato lo stesso fidanzato di Alisya: “Avevano paura, non si sarebbero mai allontanate da sole“. Ora si cerca di risalire a questo presunto parente, le ragazze potrebbero addirittura non trovarsi neanche più in Abruzzo, le ricerche si stanno allargando anche al Molise. Il sospetto è che ci sia la madre dietro a questa fuga organizzata. Lei infatti aveva scritto alle figlie che “avrebbe fatto di tutto per riprendersele”.

L'articolo Sorelle scomparse, il falso allarme e la presunta complicità della madre. La pista del “luogo segreto” proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Triste primato: Roma butta via 700 milioni di euro di cibo all’anno, mentre 250mila persone faticano a mettere insieme un pasto

Nella Capitale finiscono nella spazzatura circa 260mila tonnellate di alimenti ogni anno. Uno spreco enorme, valutato attorno ai 700 milioni di euro, che contrasta con la condizione di oltre 250mila persone alle prese con difficoltà alimentari. Il dibattito torna al centro dell’attenzione tra recupero delle eccedenze, educazione al consumo e nuove strategie contro gli sprechi.

Il paradosso della Capitale: cibo nei rifiuti e famiglie in difficoltà

Roma si trova davanti a una contraddizione difficile da ignorare. Da una parte tonnellate di alimenti ancora consumabili che ogni giorno finiscono nei cassonetti; dall’altra migliaia di persone costrette a fare i conti con una spesa sempre più cara e con pasti tutt’altro che garantiti.

Le stime parlano di circa 260mila tonnellate di cibo gettate ogni anno nella Capitale. Tradotto in termini economici significa oltre 700 milioni di euro che si trasformano in rifiuti anziché in valore. Un dato che assume un peso ancora maggiore se confrontato con la situazione di circa 250mila cittadini che vivono condizioni di insicurezza alimentare.

Uno spreco che nasce soprattutto nelle abitazioni

A sorprendere è soprattutto l’origine del fenomeno. La quota più consistente non arriva da supermercati o ristoranti, ma direttamente dalle case dei romani. Acquisti impulsivi, offerte che spingono a comprare più del necessario, cattiva conservazione degli alimenti e confusione tra data di scadenza e termine minimo di conservazione contribuiscono a riempire i sacchi dell’umido. Pane, frutta, verdura, latticini e avanzi dei pasti sono tra i prodotti che più frequentemente finiscono nella pattumiera. Una perdita che pesa non soltanto sull’ambiente ma anche sui bilanci familiari, già messi sotto pressione dall’aumento del costo della vita.

Recuperare le eccedenze per trasformare il problema in risorsa

Il tema è tornato al centro del confronto promosso da CNA Roma e Slow Food Roma, che hanno rilanciato la necessità di rafforzare il recupero delle eccedenze alimentari a dieci anni dall’introduzione della Legge Gadda.

L’obiettivo è rendere più semplice e veloce la donazione degli alimenti invenduti da parte di ristoranti, mense, mercati, aziende agroalimentari e grande distribuzione. Una rete più efficiente potrebbe infatti trasformare migliaia di pasti destinati ai rifiuti in un sostegno concreto per chi si trova in difficoltà.

Sfida economica, sociale e ambientale

Il problema non riguarda soltanto Roma. In tutta l’Unione Europea lo spreco alimentare genera costi superiori ai 130 miliardi di euro l’anno. Tuttavia nella Capitale il fenomeno assume una dimensione particolare, considerando la presenza di milioni di turisti, una vastissima rete di ristorazione e una domanda crescente di assistenza sociale.

La sfida è chiara: ridurre gli sprechi e aumentare il recupero. Per riuscirci serviranno meno burocrazia, più educazione alimentare e una collaborazione stabile tra istituzioni, imprese e terzo settore. Perché il vero paradosso romano è tutto racchiuso in una domanda semplice: come può una città che butta ogni giorno centinaia di tonnellate di cibo accettare che migliaia di persone non abbiano un pasto sicuro?

L'articolo Triste primato: Roma butta via 700 milioni di euro di cibo all’anno, mentre 250mila persone faticano a mettere insieme un pasto proviene da Affaritaliani.it.

  •  

“Ronnie Wood non può avere la porta di casa rosa, deve essere nera”: la battaglia legale del chitarrista dei Rolling Stones con il comune di Londra

Non importa che tu abbia 79 anni e sia una stella mai tramontata del rock, non importa che tu ti chiami Ronnie Wood, la porta di casa tua non può essere “rosa”.
Questo succede a Londra dove il comune di Westminster, nella elegante zona a nord detta Maida Vale, non lontana dalla famosa Little Venice, ha stabilito che il chitarrista dei Rolling Stones debba ridipingere il portoncino di ingresso di casa sua perchè quel bel rosa acceso scelto è “incongruo” e “danneggia l’aspetto e l’interesse architettonico di quelle proprietà”.

L’ultimatum, infatti, non è stato recapitato solo alla stella della band britannica, ma anche ai suoi vicini di casa che, colti da estro e magari dal desiderio di contrastare le grigie giornate londinesi, avevano scelto di colorare le porte d’ingresso delle loro case a schiera con toni brillanti.
Una fonte vicina all’artista ha detto al Daily Mail che “il comune non vuole che le porte siano dipinte di colori diversi. Le vogliono tutte nere”.
E non importa neppure che Ronnie Wood abbia sborsato quasi 8 milioni di euro per comprare quella casa, con la porta rosa.
Lui e la sua famiglia, le due gemelle di 10 anni avute dall’ultima moglie, la produttrice teatrale Sally Humphreys sposata nel 2012, avevano deciso di regalarsi quel colore mantenendo il cancello che circoscrive la proprietà nero, sperando sì di aggirare le resistenze del comune.
Poi, sempre stando a quanto rivelato dalla fonte anonima, qualcuno ha “scattato una foto” della famigerata porta dichiarando che “non si può avere quel colore”. E’ stato a quel punto che Ron Wood ha fatto ricorso al council di Westminster per tenere il punto, ma ricevendo in tutta risposta un no secco: “Non puoi avere quel colore – dipingila di nero”.

“E’ fastidioso” ha commentato la fonte. Ovviamente la zona, considerati i prezzi delle case al metro quadro, è popolata di super ricchi e, non a caso, una dei vicini di casa dell’artista è Angela Allen, che si è guadagnata un Bafta, premio del cinema britannico, e anche lei ha ammesso di essere stata una delle prime ad avere ricevuto l’ordine di ridipingere la porta d’ingresso di casa sua per attenersi alle regole comunali.
Se si fosse rifiutata di farlo si sarebbe vista recapitare una multa di 35.000 euro. La sua porta era blu e così è stata per cinque anni, in attesa di ricevere la notifica dell’amministrazione con il parere dei tecnici in merito alla richiesta di lasciarla tal quale.
Insomma, in una sfilza di richiesta di colori, gran parte del vicinato ha avuto problemi con le scelte cromatiche del comune e, alla fine, ha dovuto arrendersi rinunciando alla libera espressione dell’estro.

Paint it black! #RollingStones‘ Ronnie Wood told to replace pink door #RonnieWood https://t.co/L2eSLvymOi

— MarieFranceRemillard (@MFRemillard) June 13, 2026

L'articolo “Ronnie Wood non può avere la porta di casa rosa, deve essere nera”: la battaglia legale del chitarrista dei Rolling Stones con il comune di Londra proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Era un amico, speravo di non trovarlo. L’acqua limpidissima ci ha permesso di vederne il corpo”: parla il sub che ha recuperato Gianluca Benedetti alle Maldive

Tra coloro che hanno portato al recupero dei cinque sub morti nella grotta di Devana Kandu, alle Maldive, c’è anche Diego Zantedeschi, 50 anni, subacqueo italiano ed ex sommozzatore della Protezione civile. È stato lui a individuare il corpo di Gianluca Benedetti, capobarca della Duke of York e primo dei cinque dispersi a essere ritrovato. Una scoperta decisiva, perché ha consentito ai soccorritori di localizzare anche gli altri quattro sub. Per Zantedeschi la tragedia ha avuto anche una dimensione personale: Benedetti era infatti un suo amico e collega.

“Lavoravamo a stretto contatto ormai da due anni. Ero nel porto di Malé quando ci hanno avvisato che Gianluca con il suo gruppo non si trovava più, quindi io e Rashid (Mohamed, ndr), l’altro divemaster maldiviano, ci siamo organizzati e siamo andati sul luogo della scomparsa. Una volta lì, abbiamo supposto che potessero essere nella grotta”, ha raccontato Zantedeschi a Fanpage.

Il sub conosceva già quel sistema di cavità ma, precisa, “ero entrato solo nella prima camera, quella principale, che è talmente grande da permettere l’ingresso della luce e a volte non c’è neanche bisogno della torcia”. Questa volta, però, la decisione è stata quella di proseguire oltre: “L’acqua limpidissima ci ha permesso di vedere il corpo di Gianluca“.

Un ritrovamento doloroso: “Speravo di non trovarlo perché sarebbe rimasta la labile speranza di trovarlo in superficie, mentre se lo avessi trovato in grotta dopo sei ore per forza non poteva essere vivo”. Proprio quella scoperta, però, ha ristretto il campo delle ricerche, che si sono poi concentrate all’interno della cavità.

Il 50enne spiega di essere sceso con attrezzature diverse da quelle utilizzate da Benedetti e dagli altri sub e, a proposito delle ricostruzioni secondo cui il corpo del capobarca si trovasse lontano dagli altri quattro, chiarisce: “Era più vicino all’uscita, però si trovava comunque nella seconda camera e non era neanche vicino all’uscita della seconda camera: era dalla parte opposta. Anche lui aveva la bombola completamente vuota. Niente può dare adito al fatto che stesse uscendo. Gli altri quattro erano all’interno del cunicolo che conduce all’ipotetica terza camera, e lì non si vedeva oltre i 2-3 metri”.

L'articolo “Era un amico, speravo di non trovarlo. L’acqua limpidissima ci ha permesso di vederne il corpo”: parla il sub che ha recuperato Gianluca Benedetti alle Maldive proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Omicidio in strada a Napoli: Antonio Mauro ucciso nell’agguato a pochi passi da casa

Si chiamavo Antonio Mauro e aveva 48 anni l’uomo ucciso a colpi di pistola nella serata di ieri a Napoli. Sull’omicidio indaga la Polizia, che sta acquisendo testimonianze ed eventuali immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza attivi nella zona. Non è escluso il regolamento di conti tra clan di camorra. Quello appena fuori dal centro di Napoli non è stato l’unico episodio di sangue: ieri sera, a San Giovanni a Teduccio, tre persone sono rimaste ferite in maniera lieve in una sorta di stesa.

La vittima sarebbe stata freddata in strada, nei pressi della sua abitazione, in via Cesare Rosaroll dai colpi di arma da fuoco esplosi da uno scooter in arrivo. Almeno sei i colpi, uno quello che ha ferito la vittima mortalmente. Il 48enne si sarebbe accorto del pericolo e si sarebbe dato alla fuga, senza riuscire a sfuggire ai colpi fatali. Secondo le ricostruzioni, l’uomo era riuscito a sfuggire a un altro agguato nel 2007.

“I clan camorristici mostrano una grande attenzione anche nei confronti dei Comuni – ha dichiarato ieri il prefetto di Napoli, Michele di Bari – Nell’anno in corso, come Prefettura abbiamo avviato un’attività di monitoraggio in circa dieci comuni. Attualmente sono sciolte per infiltrazioni camorristiche, ai sensi dell’articolo 143 del testo unico sugli enti locali, le amministrazioni di Poggiomarino, Torre Annunziata e Marano di Napoli”.

Sempre ieri, i Carabinieri della Compagnia di Napoli Poggioreale hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di altri due indagati, entrambi italiani di 30 e 24 anni, ritenuti gravemente indiziati del reato di porto e detenzione illegale di arma comune da sparo, con l’aggravante del metodo mafioso per il solo 24enne riferita all’appartenenza al clan De Micco, operativo nel quartiere Ponticelli dell’area Est di Napoli, per l’omicidio di Fabio Ascione. Il 20enne venne ucciso per errore lo scorso 7 aprile nel quartiere di Ponticelli.

  •  

Parla “la signora delle tracce” della Maturità: “Sono anni che puntualmente si prevede una traccia sull’IA, il tototema mi fa sorridere. Ecco come scegliamo le tracce”

È “la custode dei temi” o, parafrasando alla lontana Tolkien, “la signora delle tracce”. La 63enne storica dell’arte Flaminia Giorda è colei che ogni anno ad aprile, da quando nel 2020 guida il Servizio ispettivo e la Struttura tecnica degli esami di Stato, conosce le tracce dei temi che tra poche ore gli studenti si troveranno davanti all’esame di maturità. Massima riservatezza, domande dei parenti e amici virtatissime, insomma niente spoiler per almeno 50 giorni. A custodire il segreto assieme a lei è il ministro dell’istruzione, in questo caso e da tre anni è Giuseppe Valditara. “Le tracce sono state “dematerializzate” da anni, con l’avvento del cosiddetto “plico telematico”, introdotto nel 2012”, ha spiegato la funzionaria del ministero a Repubblica.

“Al ministro ne vengono presentate molte possibili per ciascuna tipologia. Le leggiamo insieme, ne discutiamo, e la scelta finale spetta a lui”. Giorda spiega che Valditara è molto sensibile al fatto che “la varietà dei temi è importante: occorre che le tracce tocchino ambiti differenti, propongano possibilità di espressione diverse”. Curioso, peraltro, che esiste un archivio dove sono custodite tracce passate valutate e poi cestinate; ma è sul giochino del “totema” che ogni anno rispunta puntuale che Giorda se la ride sotto i baffi: “Spesso è legato agli anniversari, che sono spunti troppo scontati, o è ripetitivo: ad esempio, sono anni che puntualmente si prevede una traccia sull’IA, in qualche anno naturalmente c’è stata, ma certo non si può riproporre in ogni esame. Per le tracce di analisi del testo letterario, poi, si ripetono sempre gli stessi nomi… A volte il tototema mi fa sorridere: qualcuno prevede che esca un brano di letteratura di un autore che nemmeno si studia l’ultimo anno, come Foscolo, e che quindi non potrebbe mai essere scelto”.

Così tra un docente che cerca di circuirla con galanteria per estorcerle informazioni sulle tracce, l’orgoglio di aver suggerito nel recente passato una traccia sul potere della musica ispirata a Oliver Sacks e un lavoro mastodontico sulla selezione e la raffinazione finale dei temi ecco arrivare la mattina degli esami: “Ragazzi il più è fatto”, chiosa. “Secondo me adesso bisogna seguire la propria ispirazione, leggere articoli di giornale e brani di letteratura che piacciono e interessano. In generale, è ovvio che per imparare a scrivere bene occorre leggere cose ben scritte; ed esercitarsi molto a esprimere il proprio pensiero, sviluppare il gusto della parola precisa, della frase efficace”.

L'articolo Parla “la signora delle tracce” della Maturità: “Sono anni che puntualmente si prevede una traccia sull’IA, il tototema mi fa sorridere. Ecco come scegliamo le tracce” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Banchiere multimilionario discendente da stirpe reale arrestato nove anni dopo aver spinto una donna sotto un autobus: colpo di scena nel caso “Putney Pusher”

Un uomo di 44 anni, banchiere multimilionario discendente da stirpe reale, è stato arrestato in relazione al caso noto come “Putney Pusher”, a distanza di nove anni dall’aggressione che aveva scosso l’opinione pubblica. La vittima era stata deliberatamente spinta contro un autobus in corsa, rischiando conseguenze gravissime. Solo il pronto intervento dell’autista, che con una manovra repentina era riuscito a sterzare evitando l’impatto, le aveva salvato la vita. L’arresto rappresenta una svolta significativa in una vicenda rimasta irrisolta per quasi un decennio.

Come rivela il Daily Mail, il sospettato è stato fermato il 15 giugno nella sua casa da 1,4 milioni di sterline a ovest di Londra. Direttore in una banca privata, il presunto colpevole è un ex ufficiale dell’esercito britannico decorato che ha servito in diversi conflitti mondiali.

“L’arresto è legato a un incidente avvenuto il 5 maggio 2017, – ha affermato la polizia alla stampa – quando una donna è stata spinta sulla traiettoria di un autobus sul Putney Bridge. Le indagini sono in corso”.

Il drammatico filmato delle telecamere di sicurezza dell’incidente è stato visualizzato milioni di volte online. Le immagini mostrano il runner che passa accanto a un altro uomo sul ponte, prima di spingere la donna a terra. Quasi quattro mesi dopo l’incidente, la Polizia Metropolitana aveva diffuso le immagini delle telecamere di sicurezza di un uomo riprese dall’interno dell’autobus, nel tentativo di identificare il sospetto. La polizia ha chiuso le indagini nel giugno 2018, ammettendo di aver esaurito tutte le piste investigative.

L'articolo Banchiere multimilionario discendente da stirpe reale arrestato nove anni dopo aver spinto una donna sotto un autobus: colpo di scena nel caso “Putney Pusher” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Come Camillo Ruini ha influito sulla vita politica in Italia: è morto il cardinale, il più longevo presidente CEI della storia

Amato e seguito dai conservatori, avversato se non detestato dai progressisti: protagonista indiscusso, anche se spesso divisivo, della vita politica oltre che religiosa dell’Italia dalla Seconda Repubblica a pochissimi anni fa. È morto a 95 anni il cardinale e arcivescovo Camillo Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) dal 1991 al 2007, ex cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma. Le sue posizioni politiche, spesso dirette e disinvolte, portarono alla coniazione di un neologismo specifico: ruinismo. Ruini soffriva da tempo di problemi di salute legati alle funzionalità renali. Le sue condizioni si erano aggravate nelle ultime settimane. Aveva formulato la sua idea dei cosiddetti “valori non negoziabili”. Ad annunciare il decesso, il cardinale vicario Baldassare Reina e dal Consiglio episcopale.

Ruini era nato a Sassuolo, in provincia di Modena, nel 1931. Divenne sacerdote nel 1954, a 23 anni. “Avevo avvertito che Dio stava al centro della realtà. E allora ho pensato che la via più ovvia per metterlo al centro della mia vita fosse dedicarmi a Lui, per così dire, anche professionalmente”. Teologo di formazione, si laureò alla Pontificia Università Gregoriana, aveva insegnato filosofia nei licei. Venne ordinato vescovo ausiliare di Reggio Emilia-Guastalla nel 1983. Papa Giovanni Paolo II lo nominò cardinale nel 1991, lo stesso anno in cui divenne presidente della CEI dopo esserne stato per cinque anni Segretario Generale. Sarebbe diventato il più longevo della storia, alla presidenza per 16 anni durante i quali la Conferenza divenne l’organo di riferimento per i cattolici impegnati nella vita politica italiana.

Ruini si oppose più o meno direttamente ai governi di Romano Prodi tra il 1996 e il 1998 e tra il 2006 e il 2008, in particolare entrò in conflitto con il centrosinistra su temi etici e sui diritti civili tra fecondazione assistita, fine vita, aborto e unioni civili. Da cardinale vicario di Roma, negò i funerali religiosi in chiesa a Piergiorgio Welby, considerando l’interruzione del trattamento sanitario alla stregua del suicidio. Si oppose direttamente alla campagna referendaria promossa dai Radicali sulla procreazione assistita nel 2005: la CEI promosse l’astensionismo contribuendo al non raggiungimento del quorum.

Fu lo stesso Prodi a definire, in più di un’occasione, Ruini come il più strenuo esponente dell’opposizione ai suoi governi. Ne aveva comunque celebrato il matrimonio. La CEI si avvicinò così alle posizioni del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi, con il quale ebbe un rapporto privilegiato. “Mi resi subito conto che il suo stile di vita aveva aspetti problematici. Ma la sua azione politica mi è apparsa decisiva per fermare il comunismo, per introdurre il bipolarismo in Italia e per resistere all’ondata di laicismo che già allora minacciava valori non negoziabili per la Chiesa”, aveva risposto a un’intervista de Il Corriere della Sera.

Ruini è stato, tra le altre cose, Presidente del Comitato della CEI per il Progetto culturale, Presidente della Commissione Internazionale per Medjugorje, Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense, relatore alla prima Assemblea del Sinodo dei Vescovi del 1991, membro del Comitato per il Giubileo del 2000 e Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Ha pubblicato libri, saggi, ricerche. A Roma, negli anni del suo vicariato, vennero costruite oltre 50 nuove chiese, soprattutto nelle periferie. “Tutto il resto non può sostituire questo fatto fondamentale”, commentava rispetto al principale problema della società attuale, a suo avviso: la crisi demografica.

Ruini aveva sofferto un infarto che nel luglio 2024 lo aveva costretto a un ricovero d’urgenza al Policlinico Universitario Agostino Gemelli. Nel 2025 soffrì invece un attacco renale. “Ci raccogliamo in preghiera e affidiamo alla misericordia del Padre il Cardinale Camillo Ruini – le parole del cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI – che il Signore ha chiamato a sé. Lo ricordiamo con riconoscenza per la vita spesa al servizio del Vangelo, della Chiesa di Roma e della Conferenza Episcopale Italiana”. Colpita e addolorata dalla scomparsa, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è detta onorata di aver conosciuto personalmente Ruini: “È stata una delle menti più lucide della società italiana e mi auguro che la sua eredità spirituale, culturale e umana possa essere raccolta come merita, per generare nuovi e generosi frutti”.

  •  

CACCIA, PAPA LEONE XIV: “QUESTIONE DI GRANDE RILEVANZA SOCIALE E MORALE”

“È con emozione e gratitudine che abbiamo accolto la risposta del Papa alla nostra nota di preoccupazione circa il disegno di legge 1552 sulla caccia. Le parole del Pontefice, sagge e motivanti, siano di ispirazione anche per le forze responsabili della maggioranza parlamentare”.

Lo dichiara la Lipu-BirdLife Italia in merito alla nota che Papa Leone XIV ha fatto seguire alla lettera che da Assisi, riunita in Assemblea, la Lipu aveva inviato al Pontefice.

“Il disegno di legge 1552 in discussione al Senato della Repubblica – aveva scritto la Lipu – se approvato, aumenterà la pressione venatoria con un impatto negativo e potente sulla biodiversità e in particolare sugli uccelli selvatici, già sofferenti per via della perdita di habitat, dei cambiamenti climatici e di vari altri problemi ambientali, rappresentando un fattore devastante e un motivo di forte e diffusa preoccupazione”.

“Sarebbe di inestimabile valore, Santità – concludeva la Lipu – pur sapendola impegnata in altre e grandi questioni, spirituali e sociali, una Sua parola, un Suo pensiero di pace e attenzione rivolto alla natura e a chi ha la responsabilità di proteggerla”.

Con grande sollecitudine il Papa ha risposto alla Lipu, per tramite della Segreteria di Stato, con parole sentite e tutt’altro che di circostanza. Pur sottolineando l’indiscutibile terzietà della Santa Sede rispetto alle “tematiche legislative degli Stati”, Papa Leone ha definito il tema “una questione di grande rilevanza sociale e morale”, esprimendo “apprezzamento per la sensibilità e l’opera” svolta nei riguardi della natura e “pregando affinché siano esauditi i legittimi desideri della Lipu”.
Il Papa ha inoltre assicurato che la Santa Sede non mancherà di promuovere “il rispetto e la tutela del creato, dono incomparabile di Dio, sia con il Magistero del Sommo Pontefice sia con gli interventi degli Osservatori permanenti presso i vari Organismi internazionali”.

“Ricevere la lettera di Papa Leone XIV – dichiara il presidente della Lipu-BirdLife Italia Alessandro Polinori – è stata un’emozione potente e una grande sorpresa, anche rispetto alla sollecitudine con cui il Papa ha risposto, pochissimi giorni dopo la nostra nota. La saggezza e la delicatezza delle parole del Pontefice, tali da sconsigliare ogni facile strumentalizzazione, mostrano la sensibilità di Leone XIV per la tutela della natura, che ci motiva ancora di più e ci spinge ad andare avanti anche, nello specifico, per fermare questo cattivissimo disegno di legge”.

“Crediamo che le parole di Papa Leone XIV – conclude Polinori – nell’anno dell’ottocentesimo della morte di San Francesco, non possano non ispirare chiunque abbia a cuore le sorti della natura e in special modo quelle componenti più responsabili e sensibili della maggioranza parlamentare, che ad oggi non sono riuscite ad esprimersi ma che, lo sappiamo bene, vivono la questione con notevole sofferenza. Ebbene, il momento per pronunciarsi, per dissociarsi dal più grande attacco alla natura e contrastarlo attivamente, è infine arrivato”.

The post CACCIA, PAPA LEONE XIV: “QUESTIONE DI GRANDE RILEVANZA SOCIALE E MORALE” appeared first on nelcuore.org.

  •  

“Ho un tumore alla prostata aggressivo”: Jeremy Clarkson lo ha annunciato in televisione. Le condizioni di salute del conduttore e pilota automobilistico

Jeremy Clarkson, il celebre conduttore televisivo, giornalista e appassionato di automobili, ha pubblicamente rivelato di aver ricevuto una diagnosi di cancro alla prostata in forma aggressiva.

Il presentatore britannico, che ha compiuto 66 anni l’11 aprile scorso, ha scelto di condividere questa notizia con il suo pubblico attraverso gli episodi conclusivi della quinta stagione del suo programma “Clarkson’s Farm”, confermando di essere a conoscenza della malattia dallo scorso mese di maggio..

Il tumore è stato individuato in una fase molto precoce a seguito di una visita medica e di una biopsia, che ne hanno confermato l’aggressività. Clarkson si è sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione parziale della prostata, il 10% della quale risultava interessata dalla neoplasia. Nelle prossime settimane dovrà sottoporsi a un ulteriore intervento chirurgico. Di recente, il conduttore è stato fotografato in ospedale in seguito a una terapia che non avrebbe dato gli esiti sperati.

Clarkson ha conosciuto la popolarità televisiva con lo show automobilistico della BBC “Top Gear” che ha co-condotto dal 2002 al 2015 insieme a Richard Hammond e James May. Dopo l’addio alla BBC, il trio ha firmato con Amazon Prime Video per lo show “The Grand Tour”, andato in onda dal 2016 al 2025. Poi è arrivata “La fattoria di Clarkson (Clarkson’s Farm)” dal 2021 che documenta la caotica vita da agricoltore nella sua tenuta nei Cotswolds. Dal 2018 è il presentatore ufficiale della versione originale britannica di “Chi vuol essere milionario?”.

L'articolo “Ho un tumore alla prostata aggressivo”: Jeremy Clarkson lo ha annunciato in televisione. Le condizioni di salute del conduttore e pilota automobilistico proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Sei stato risucchiato in pochi giorni e la velocità di questo addio ci ha ridotto il cuore in brandelli”: il dolore di Francesca Barra per la morte del papà

Lutto per Francesca Barra. La giornalista, scrittrice e conduttrice ha annunciato sui social la morte del padre, Francesco Michele Barra, scomparso all’età di 79 anni. Nato a Castrovillari, Barra era un commercialista e aveva avuto anche un’esperienza in Parlamento. La Basilicata, terra che aveva scelto come casa, era diventata negli anni il centro della sua vita personale e professionale.

“Addio, papà. Te ne sei andato nel modo in cui un grande uomo lascia la terra: circondato dalle persone che ama e che ti considerano l’uomo più determinante nelle loro esistenze”, scrive Barra, ricordando anche la madre, i fratelli e gli otto nipoti.

La giornalista racconta il dolore per una perdita arrivata in modo improvviso. “Sei stato risucchiato in pochi giorni come non avrei mai potuto immaginare, e la velocità di questo addio ci ha ridotto il cuore in brandelli“, confessa. Nel suo ricordo trovano spazio immagini intime della loro quotidianità: i papaveri raccolti insieme durante l’infanzia, le gite per fotografare i paesaggi della Basilicata, le favole inventate per le nipoti e le spremute preparate ogni mattina. Piccoli gesti che, nelle sue parole, diventano il simbolo di una presenza costante e rassicurante.

“Eri così gentile, papà. Talmente gentile che a volte mi chiedevo come ci riuscissi”, scrive ancora, soffermandosi su quella che considera la sua qualità più preziosa. “Chi ti aveva insegnato l’arte più rara di tutte: fare sentire le persone amate, ogni giorno, senza risparmio?”.

Il post si conclude con parole colme di dolore ma anche consapevolezza: “Niente sarà più come prima. Non salterò più nel buio certa di trovare la tua presa ad aspettarmi. Eri un uomo capace di migliorare le nostre vite. Ho conosciuto l’ultimo uomo migliore del mondo. E, grazie a Dio, era anche mio padre”.

L'articolo “Sei stato risucchiato in pochi giorni e la velocità di questo addio ci ha ridotto il cuore in brandelli”: il dolore di Francesca Barra per la morte del papà proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Hanno usato mia sorella, lo dimostra il fatto che quando è arrivata c’erano i fotografi”, “Triste accusare una ragazza innocente”: la guerra tra Brooklyn Beckham e i genitori David e Victoria continua

Mentre David Beckham riceveva la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame circondato dalla moglie Victoria e da tre dei quattro figli, il grande assente continuava a far parlare di sé. E oggi Brooklyn Beckham, primogenito dell’ex campione inglese e della ex Spice Girl, è tornato ad attaccare pubblicamente la famiglia accusando i genitori di aver trasformato la sorella minore Harper in uno strumento della guerra che da mesi divide il clan più famoso del Regno Unito.

La nuova polemica nasce da alcune fotografie pubblicate dalla stampa britannica che mostrano Harper, 14 anni, mentre consegna una lettera alla casa di Los Angeles dove Brooklyn vive con la moglie Nicola Peltz. Secondo la ricostruzione riportata dal Telegraph e da Page Six, la ragazza avrebbe tentato di incontrare il fratello senza riuscirci.

Poche ore dopo, però, fonti vicine a Brooklyn hanno insinuato che la visita non fosse affatto spontanea ma una sorta di operazione mediatica organizzata dai genitori. Secondo un portavoce, “che i fotografi fossero già sul posto quando la lettera è stata consegnata dice tutto”.

La replica dell’entourage dei Beckham non si è fatta attendere. Fonti vicine alla famiglia, citate dal Telegraph, hanno definito le accuse “incredibilmente tristi”, sostenendo che Harper non avrebbe avuto alcun ruolo in una presunta operazione mediatica. “È davvero triste che una simile accusa venga rivolta a una ragazza innocente che sente disperatamente la mancanza del fratello”, hanno dichiarato. Le stesse fonti hanno aggiunto che “non c’era alcun bisogno di dire nulla” e che insinuare una messa in scena sarebbe “davvero inutile”.

L'articolo “Hanno usato mia sorella, lo dimostra il fatto che quando è arrivata c’erano i fotografi”, “Triste accusare una ragazza innocente”: la guerra tra Brooklyn Beckham e i genitori David e Victoria continua proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Manuel Agnelli si fa male al braccio destro e rinuncia al concerto “S.O.S. Palestina 2” di Piero Pelù: “Io e gli Afterhours non potremo esserci” – IL VIDEO

Tutto esaurito sabato 20 giugno all’Anfiteatro delle Cascine Ernesto De Pascale di Firenze per “S.O.S. Palestina 2“, il grande concerto-evento voluto da Piero Pelù per aiutare Medici Senza Frontiere nel lavoro che la ONG svolge per aiutare le vittime del genocidio. Tra i protagonisti sul palco mancheranno gli Afterhours e c’è un motivo.

Manuel Agnelli si è fatto male e con un video condiviso sui social ha spiegato il perché del forfait: “Ciao ragazzi, questo per dirvi che purtroppo io e gli Afterhours non potremo esserci il 20 di giugno a Firenze per il concerto per la Palestina per raccogliere fondi per Medici senza frontiere”.

E ancora: “Non potremo esserci perché mi sono infortunato, quindi purtroppo non ci sarò. È molto importante però partecipare, noi aderiamo il 100% a questa iniziativa di Piero Pelù. Ci siamo già stati a Firenze a settembre per la stessa cosa ed è stato molto importante, molto potente e anche molto divertente. Quindi vi invitiamo a partecipare, vi invitiamo a far sentire la vostra voce e vi abbracciamo forte”.

Dunque restano confermati per l’evento: Antonella Bundu, Brunori SAS, Clet, Dario Salvetti, Enzo Iacchetti, Fast Animals and Slow Kids, Giancane, Giorgio Canali & RossoFuoco, Giulio Cavalli, Laika, Litfiba, Maria Elena Delia, Moni Ovadia, Peppe Voltarelli, Poeti Palestinesi, Riccardo Noury (Amnesty International), Sanitari per Gaza, Saverio Tommasi, Superluna, Tre Allegri Ragazzi Morti e Willie Peyote.

L'articolo Manuel Agnelli si fa male al braccio destro e rinuncia al concerto “S.O.S. Palestina 2” di Piero Pelù: “Io e gli Afterhours non potremo esserci” – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Nessuno era incaricato dei controlli finali”: il team ammette l’errore che ha portato alla morte della 21enne con il bungee jumping. Il post “premonitore”, la fuga e la GoPro scomparsa

L’assenza totale di un protocollo di sicurezza, un’attività condotta in maniera completamente abusiva e il sospetto inquinamento delle prove sulla scena della tragedia. Si aggrava la posizione degli istruttori coinvolti nella morte di Maria Eduarda Rodrigues de Freitas, la ragazza di 21 anni precipitata sabato scorso dal Ponte dello Scheletro (Ponte do Esqueleto) a Limeira, nello Stato di San Paolo. Come riportato dal “New York Times”, che ha visionato i rapporti della Polizia Civile brasiliana, l’indagine ha portato all’arresto di tre uomini legati alla società organizzatrice. Dagli interrogatori è emersa la piena ammissione delle negligenze che hanno portato gli operatori a lanciare la giovane nel vuoto da un’altezza di quasi 30 metri senza averle agganciato la corda salvavita.

L’ammissione di colpa: “Nessun addetto ai controlli finali”

I video diffusi in rete mostrano la dinamica esatta dell’incidente: la vittima, seppur equipaggiata con casco e imbracatura, è stata sollevata dagli operatori dell’azienda “Entre Cordas” sopra le loro teste in posizione “superman” e spinta dallo strapiombo, mentre i moschettoni della sua imbracatura erano vuoti e la corda giaceva a terra. Messo alle strette dagli investigatori, uno degli organizzatori ha formalmente ammesso l’errore fatale, spiegando che all’interno del gruppo di lavoro non esisteva alcuna figura specificamente incaricata dei controlli finali prima del salto. La verifica dell’attrezzatura, ha dichiarato l’uomo, veniva svolta “collettivamente” dal personale presente in modo del tutto informale. Una disorganizzazione che non ha lasciato scampo alla ventunenne: all’arrivo delle forze dell’ordine, un’infermiera presente sul posto stava già tentando le manovre di rianimazione, ma la polizia non ha potuto far altro che constatare l’assenza di segni vitali.

Il tentato inquinamento delle prove: la fuga e la GoPro scomparsa

Il rapporto visionato dal “New York Times” evidenzia dettagli inquietanti sui minuti successivi alla tragedia. Dopo essere stati inizialmente interrogati dalla polizia giunta sul ponte, due dei tre istruttori arrestati hanno tentato la fuga allontanandosi dalla scena del crimine, per poi essere rintracciati e fermati poco dopo dalle autorità. Sull’indagine pende inoltre il giallo di una prova fondamentale misteriosamente sparita. La Polizia ha confermato che Maria Eduarda, al momento del salto, indossava una piccola videocamera in stile GoPro per riprendere l’esperienza in prima persona. Tuttavia, gli agenti non sono riusciti a ritrovarla né sul corpo né nell’area dell’impatto. Interrogati in merito, gli istruttori hanno dichiarato di non sapere dove si trovi il dispositivo.

Attività abusiva e l’ultimo post sui social

A confermare il quadro di totale illegalità è intervenuto il Ministero della Gestione e dell’Innovazione nei Servizi Pubblici del Brasile, il quale ha certificato che la società “Entre Cordas” non disponeva di alcuna autorizzazione per condurre attività di salto dal viadotto in disuso. Il quotidiano statunitense precisa inoltre la natura dell’attività: si trattava di “rope jumping”, una disciplina simile al bungee jumping ma che utilizza una fune meno flessibile progettata per far oscillare il saltatore verso l’esterno una volta tesa. A rendere la tragedia ancora più drammatica sono i contenuti pubblicati dalla vittima sui social network poco prima di morire. La giovane, sepolta domenica scorsa, aveva condiviso fotografie del ponte alternando entusiasmo e timore. In uno dei post aveva inquadrato un cartello di avvertimento sul rischio di morte presente sul viadotto, mentre in un’altra storia su Instagram aveva ironizzato sul salto imminente: “Chi è stato il pazzo che mi ha lasciato saltare da un ponte?”. I nuovi sviluppi investigativi hanno riacceso il dibattito nazionale in Brasile sull’urgenza di regolamentare severamente i protocolli di sicurezza per gli sport estremi.

L'articolo “Nessuno era incaricato dei controlli finali”: il team ammette l’errore che ha portato alla morte della 21enne con il bungee jumping. Il post “premonitore”, la fuga e la GoPro scomparsa proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Meteo, caldo infernale in arrivo: picchi fino a 39°. Ecco dove non si respirerà

Meteo fine settimana: l’Anticiclone Africano Cerberus porterà un’ondata di calore “mitologica” con un aumento anche di 9° rispetto alla media del periodo

Un’imponente massa d’aria subtropicale, in risalita dall’Algeria, è pronta ad espandersi verso nord arrivando incredibilmente a lambire la Danimarca: si tratta dell’Anticiclone Africano “Cerberus” che riprende il nome del mitologico cane a tre teste, custode dei Bollenti Inferi della Divina Commedia. Per l’Italia, questo si tradurrà nell’arrivo di una severa e lunghissima ondata di calore con i termometri che toccheranno i 39°C anche nelle grandi città della Pianura Padana.

Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che assisteremo ad un drammatico aumento delle temperature nell’arco di soli quattro giorni: le massime passeranno dagli attuali 30-32°C a picchi di 37-39°C, spingendosi fino a 9°C oltre la media del periodo.

A partire da venerdì e ancora di più sabato, tra le città più calde troveremo Bologna e Firenze con 39°C, Roma con 38 e Milano con 36. Dopo una fine di maggio rovente, anche il mese di giugno farà dunque sul serio. Lo zero termico schizzerà in alto fino alla quota eccezionale di 4400 metri e diversi record mensili di calore saranno a serio rischio crollo.

Non aumenteranno solo le massime, ma si registrerà un’impennata preoccupante anche delle temperature minime notturne, soprattutto dopo il weekend: entreremo nel regime delle cosiddette “notti super tropicali”, ovvero nottate in cui il termometro non scende mai al di sotto dei 25°C.

A Milano, ad esempio, si prevedono notti sudate e insonni, con la colonnina di mercurio che potrebbe non scendere mai sotto i 27-28°C! Si tratta di valori tipici dei climi tropicali, che rappresentano una criticità severa per il riposo e un forte stress termico per il nostro organismo.

Il problema principale di questa configurazione atmosferica sarà la persistenza: “Cerberus” avrà un suo primo apice bollente in concomitanza con l’inizio dell’Estate astronomica, ma non si esaurirà il 21 giugno. L’intera terza decade del mese rimarrà sotto il dominio nordafricano, con condizioni via via sempre più afose e opprimenti. Le ultime elaborazioni concedono solo la speranza di un piccolo e temporaneo break temporalesco verso metà della prossima settimana.

Se per i vacanzieri che si troveranno al mare o in montagna si prospetta un periodo eccellente per scappare dalla calura cittadina, per chi resta nei centri urbani l’imperativo è la prudenza. È fondamentale prepararsi e consultare regolarmente il bollettino sulle Ondate di Calore del Ministero della Salute: nei prossimi giorni, purtroppo, il rischio “bollino rosso” sarà molto elevato.

Meteo fine settimana nel dettaglio

  • Mercoledì 17. Al Nord: sole e caldo in aumento, qualche temporale in montagna. Al Centro: temporali di calore sui rilievi, sole e caldo altrove. Al Sud: soleggiato e caldo.
  • Giovedì 18. Al Nord: sole e caldo in aumento, qualche temporale in montagna. Al Centro: soleggiato, qualche temporale in montagna. Al Sud: soleggiato.
  • Venerdì 19. Al Nord: temporali al Nord-Ovest, variabile altrove. Al Centro: soleggiato, caldo a 37°C in Toscana. Al Sud: soleggiato e caldo. 
  • Tendenza: alta pressione subtropicale Cerberus in ulteriore rinforzo con massime fino a 39°C e notti tropicali e super tropicali; forte disagio fisiologico per il caldo e l’umidità.

CLICCA QUI PER ALTRI AGGIORNAMENTI SUL METEO

L'articolo Meteo, caldo infernale in arrivo: picchi fino a 39°. Ecco dove non si respirerà proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Garlasco, Taccia: “Nella villetta solo una è la firma del killer”. Donna bionda in bici e i 21 secondi di Sempio

Il delitto di Garlasco è un caso irrisolto ormai da quasi 19 anni. Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi è stata brutalmente uccisa ma su questo efferato omicidio non c’è certezza su nulla. Soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi giudiziari, Alberto Stasi, l’unico condannato in via definitiva a 16 anni è stato scarcerato. Per il fidanzato di Chiara si va verso la revisione del processo, ma servono nuove prove per fare in modo che questo possa avvenire. Ma a distanza di così tanto tempo dal delitto e nonostante le nuove tecnologie che permettono di scoprire dettagli sfuggiti, resta comunque un compito difficile ribaltare il quadro. Gli inquirenti sono convinti che il colpevole dell’omicidio sia Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara. Ma i suoi legali credono, attraverso le perizie presentate in Procura, di poter dimostrare l’innocenza del loro assistito.

Nel mirino della difesa vi sono, oltre ai soliloqui in macchina, l’impronta 33 lasciata sul muro delle scale che conducono alla cantina, ma soprattutto le impronte delle scarpe, quelle 25 orme sparse per la casa e appartenenti a una scarpa Frau numero 42. Angela Taccia ribadisce il concetto in tv a Storie Italiane: “L’unica vera firma dell’assassino“. Secondo la legale di Sempio, sarebbe opportuno chiarire prima la riconducibilità di tali tracce e solo successivamente affrontare eventuali valutazioni sulla personalità dell’indagato. Il riferimento è alla perizia psichiatrica chiesta dalla Procura su Sempio. Anche l’altro legale Cataliotti insiste sulle impronte delle scarpe: “Le impronte delle scarpe lo salveranno” e “non si andrà a processo”. I legali sono certi che il numero di scarpe non sia compatibile con quello di Sempio (che porta un 44) e ha una pianta del piede molto larga, “incompatibile con quelle tracce”.

Ma i pm insistono anche su un altro elemento, per la Procura di Pavia, infatti, Sempio avrebbe mentito anche sulle telefonate fatte a Chiara nei giorni che precedono il delitto. Ci si concentra in particolare, non tanto sulle due chiamate di 2 e 8 secondi del 7 agosto, quanto più su quella telefonata del giorno dopo durata 21 secondi. La terza in due giorni per chiedere ancora notizie di Marco Poggi che era in montagna. I pm però non hanno elementi per dimostrare con certezza cosa si siano detti Andrea e Chiara, visto che quelle registrazioni non ci sono. A complicare le cose, poi, è spuntato anche un nuovo testimone. L’uomo ha rotto il silenzio dopo quasi 19 anni, sostenendo di non aver parlato prima in quanto minacciato. “Mi hanno suonato il campanello di casa dicendomi di farmi i fatti miei, che io di Garlasco non ne devo sapere niente”. Ecco che cosa sostiene di aver visto: “Ero in attesa di un appuntamento di lavoro fissato per le 10, stavo passeggiando e ho visto una donna con i capelli biondi in bicicletta“. Poi aggiunge: “Sono certo al 100%, ho dei flash talmente forti in mente che non me li si può cambiare”. La donna, secondo il testimone si trovava proprio nei pressi della villetta dei Poggi.

L'articolo Garlasco, Taccia: “Nella villetta solo una è la firma del killer”. Donna bionda in bici e i 21 secondi di Sempio proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Chi era il cardinale Camillo Ruini, il 95enne storico presidente della Cei e “i valori non negoziabili”

Nella tarda serata di ieri è morto il cardinale Camillo Ruini, storico Presidente della Cei. Aveva 95 anni. Ne ha dato conferma all’AGI il portavoce della diocesi di Roma, padre Giulio Albanese. Camillo Ruini è stato una delle figure più influenti della Chiesa cattolica italiana tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila. Teologo di formazione e pastore di lungo corso, ha occupato un ruolo centrale nel periodo dello straordinario pontificato di San Giovanni Paolo II, contribuendo in modo decisivo a ridefinire la presenza pubblica dei cattolici nella società italiana. Camillo Ruini nasce a Sassuolo (provincia di Modena) nel 1931. Dopo gli studi nel seminario diocesano, prosegue la formazione teologica a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana, dove si laurea in filosofia e teologia. Viene ordinato sacerdote nel 1954 e inizia un intenso percorso accademico e pastorale, che lo porta all’insegnamento di filosofia e teologia nei seminari. Negli anni della maturità ecclesiale entra nel corpo episcopale e viene nominato vescovo ausiliare di Reggio Emilia nel 1983. Successivamente assume incarichi di crescente rilievo fino alla nomina nel 1986 a segretario della Conferenza Episcopale Italiana di cui assumerà la presidenza nel 1991, incarico che ricoprirà per oltre un decennio, diventando anche vicario generale del Papa per la diocesi di Roma.

La sua affermazione all’interno dell’episcopato avviene già negli anni della maturità pastorale, quando si distingue come giovane vescovo ausiliare a Reggio Emilia. In quella fase emerge per capacità organizzativa e visione ecclesiale, tanto da essere coinvolto nella preparazione del Convegno ecclesiale di Loreto del 1985. Quel passaggio viene spesso ricordato come un momento chiave per il rilancio del protagonismo dei cattolici italiani nel mondo sociale e culturale, in sintonia con l’indirizzo pastorale di Giovanni Paolo II. Negli anni successivi Ruini diventa presidente della Conferenza Episcopale Italiana, assumendo un ruolo che va oltre la dimensione strettamente ecclesiastica. La sua leadership si caratterizza per una forte attenzione alla presenza pubblica della Chiesa, soprattutto sui temi etici e antropologici. In questo contesto elabora e promuove con forza l’idea dei cosiddetti “valori non negoziabili”, riferiti in particolare alla difesa della vita, della famiglia e della libertà educativa. Parallelamente, il suo rapporto con la politica italiana si sviluppa in modo complesso. Pur non identificandosi con la tradizione della Democrazia Cristiana, che riteneva ormai conclusa nella sua funzione storica, Ruini sostiene la necessità di una presenza culturale dei cattolici nella vita pubblica, autonoma e non coincidente con un unico partito.

Tuttavia, il suo nome è rimasto spesso associato a una stagione precisa della Chiesa italiana, tanto da essere talvolta richiamato — anche in modo semplificato o riduttivo — come riferimento di posizioni conservatrici. Una lettura che non sempre coglie la complessità del suo percorso, segnato anche da capacità di mediazione e da una forte intelligenza istituzionale. Nel complesso, la parabola di Ruini rappresenta una fase decisiva della storia recente della Chiesa in Italia: un periodo in cui il cattolicesimo ha cercato nuove forme di presenza pubblica dopo la fine dell’unità politica della Democrazia Cristiana e dentro un sistema politico profondamente mutato.

L'articolo Chi era il cardinale Camillo Ruini, il 95enne storico presidente della Cei e “i valori non negoziabili” proviene da Affaritaliani.it.

  •  
❌