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Culla vuota, futuro incerto: Roma smette di fare figli, i numeri parlano chiaro

Se a Tor Bella Monaca si registra la natalità più alta, il Centro storico è un fanalino di coda. Nel 2025 sono stati registrati all’anagrafe 15961 nuovi nati: oltre mille in meno rispetto all’anno precedente. L’anno scorso, poi, nella Capitale si è registrato un tasso di natalità di circa 5,7 nascite ogni mille abitanti. Ben al di sotto dell’ultimo dato nazionale, del 2024, di 6,3. Il Municipio VI ha il numero maggiore di nascite, seguito dal V. Se queste sono le statistiche, poi, anche a Roma, molte donne ricorrono al Social Freezing, cioè il congelamento dei propri ovuli in giovane età.

Oltre l’orologio biologico: il potere di scegliere quando essere madri

Single, o per esigenze di carriera, programmano una gravidanza a data da destinarsi, facendo estrarre e conservare, congelandole, le proprie cellule riproduttive femminili, da conservare inalterate nel tempo e da utilizzare in futuro. Molte donne rimandano, arrivando tardi all’idea di avere un bambino e i dati parlano chiaro. Infatti l’Italia è il Paese che in Europa ha l’età media più alta di donne con il primo figlio.

La scienza incontra l’autonomia femminile

Il Italia il Social Freezing è una pratica legale, ma non coperto dal Servizio Sanitario Nazionale, se è richiesta solo per motivi personali o sociali. Eseguibile in molte cliniche specializzate in Procreazione Medicalmente Assistita-PMA-è una pratica sempre più diffusa anche nella Capitale, il processo dura dalle 2 alle 3 settimane e si articola in 4 fasi, una visita e valutazione, stimolazione ovarica con farmaci ormonali, prelievo di ovociti e congelamento in azoto liquido a -196° C tramite un processo che ne preserva intatte le caratteristiche. L’età consigliata va dai 30 ai 35 anni e i costi variano tra i 2500 e i 4000 euro, ai quali va aggiunto il costo annuo per il mantenimento in crioconservazione. Sulla base dell’attività dei centri romani e dell’aumento delle richieste registrate sino al 2025, gli esperti ritengono che il numero delle donne che ogni anno ricorrono al congelamento degli ovociti nel Lazio sia nell’ordine di alcune centinaia, non ancora delle migliaia. Ma è una stima dedotta dall’attività dei centri e non un dato ufficiale certificato.

Il domani nel ghiaccio: speranze, paure e consapevolezza della maternità rimandata

Dal punto di vista psicologico, se questa pratica dona serenità alle donne, potrebbe dare l’illusione di una garanzia di gravidanza, quando, invece, le percentuali di successo dipendono da tanti fattori. Può, infatti, capitare che gli ovuli congelati restino inutilizzati perché la donna sceglie, poi di non avere figli, o concepisce naturalmente, o cambia le prospettive della sua vita.

Il labirinto delle adozioni

Alla fine resta un dubbio: con tutte le case famiglia, gli orfanotrofi e le associazioni che accolgono i bambini senza genitori, perché non agevolare le pratiche di affido e di adozione? La maternità non equivale solo al concepimento naturale di un figlio, ma alla sua crescita. E voi, cosa ne pensate?

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Roma, Soulé può finanziare l’attacco: nel mirino di Gasperini ci sono Greenwood e Tel

Matias Soulé può lasciare la Roma per finanziare un nuovo colpo offensivo. Greenwood è il nome più costoso, Tel quello più giovane e difficile da strappare. La cessione dell’argentino può generare plusvalenza e dare ossigeno al bilancio giallorosso.

Soulé-Roma, l’argentino è sul mercato: servono 35-40 milioni

La Roma valuta il futuro di Matias Soulé. Il club lo ha preso dalla Juventus nel 2024 e oggi può trasformarlo in una cessione utile per rifare l’attacco. Quotidiano Sportivo ha scritto che l’argentino è verso l’addio e che Greenwood viene considerato il possibile sostituto.

Transfermarkt valuta Soulé circa 35 milioni di euro e ricorda che il contratto è in scadenza al 30 giugno 2029.

La Roma non può svendere. Una cessione tra 35 e 40 milioni permetterebbe di incassare liquidità e registrare una plusvalenza, al netto della quota residua a bilancio legata all’acquisto dalla Juventus. Le ricostruzioni estere parlano di costo iniziale vicino ai 30 milioni e valore attuale intorno ai 40, cifra che darebbe margine contabile e spazio per muoversi su un attaccante già pronto. Per Soulé si parla di un’offerta da parte del Borussia Dortmund che potrebbe soddisfare le richieste giallorosse.

Calciomercato Roma: Greenwood costa tanto, Tel intriga ma il Tottenham comanda

Greenwood è il nome che scalda di più nella Capitale. Transfermarkt assegna all’inglese un valore di 55 milioni di euro. Il giocatore, poi, è legato al Marsiglia fino al 30 giugno 2029.

È un affare caro. Per avvicinare il club francese servirebbe una proposta pesante, probabilmente non lontana dalla valutazione del giocatore. Su un contratto quinquennale, un cartellino da 50 milioni genererebbe un ammortamento da 10 milioni l’anno. Con l’ingaggio lordo, il costo annuale potrebbe salire in modo sensibile.

La trattativa per Tel è invece molto diversa. Il francese ha 21 anni, gioca nel Tottenham, ha contratto fino al 2031 e Transfermarkt lo valuta 22 milioni. Il prezzo reale però può essere più alto. Il Guardian ha ricordato che nel 2025 il passaggio definitivo di Tel al Tottenham dal Bayern Monaco era costato circa 35 milioni di euro, dopo un prestito oneroso da 10 milioni.

Per la Roma sarebbe un investimento di prospettiva, non un saldo. Il Tottenham non ha urgenza di venderlo e il contratto lungo dà forza agli Spurs.

Detto questo, Gasperini ha bisogno di attaccanti che corrano, attacchino lo spazio e reggano ritmo alto. Greenwood darebbe tiro, strappo, gol. Tel porterebbe profondità, età e margine. Soulé è il sacrificio che può aprire la porta del mercato. Il bilancio infatti decide quanto si può sognare. Una vendita a 40 milioni può finanziare parte dell’assalto a Greenwood oppure una proposta più sostenibile per Tel. Senza quell’incasso, la Roma dovrebbe costruire l’operazione con prestiti, obblighi e bonus, lasciando meno libertà al mercato. Per la difesa l’obiettivo è Lucumì del Bologna, ma anche il colombiano costa caro.

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Successo di Massimo Gentili al Premio” Donne d’amore”

ROMA - Riconoscimento di prestigio per il tenore cecinese Massimo Gentili, protagonista dell’edizione 2026 del Premio “Donne d’Amore”, cerimonia che si è svolta nella suggestiva Sala della Protomoteca in Campidoglio. Gentili si è aggiudicato il premio nella sezione Videoclip grazie a “Meravigliosamente”, un progetto artistico che unisce qualità musicale e forte impatto visivo. Il brano è firmato da Paolo Marioni, noto per le collaborazioni con Andrea Bocelli, ed Continue Reading

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I centri commerciali sono le nuove piazze della socialità romana

A Roma i centri commerciali non sono più soltanto luoghi dove si va a comprare qualcosa: sono diventati spazi dove si va a stare. È un cambiamento silenzioso, quasi sotterraneo, ma evidente a chiunque osservi con attenzione i flussi, i ritmi, le nuove abitudini dei romani. La città eterna, con i suoi quartieri che si allungano e si sfilacciano, ha trovato nei mall una sorta di rifugio urbano, un luogo dove il tempo scorre in modo diverso, più controllato, più morbido, più prevedibile.

Passeggiando dentro Porta di Roma, ad esempio, si percepisce subito che la logica del “vado, compro, torno a casa” è ormai superata. Le persone non attraversano gli spazi: li abitano. Si fermano nelle piazze interne, si siedono ai tavolini, lavorano con il portatile, aspettano i figli che escono dal cinema, partecipano a un evento, guardano un’esibizione improvvisata. È come se il centro commerciale avesse assorbito una parte della vita pubblica che altrove fatica a trovare un contenitore adeguato.

Il fenomeno è ancora più evidente al Romaest, dove la presenza di palestre, centri medici, coworking e servizi alla persona ha trasformato il mall in un micro‑quartiere coperto. Qui non si viene solo per acquistare, ma per fare una visita, allenarsi, studiare, incontrare qualcuno.

Un ecosistema che si autoalimenta

È un ecosistema che si autoalimenta: più servizi ci sono, più tempo si trascorre; più tempo si trascorre, più il centro commerciale diventa un punto di riferimento quotidiano. E così, senza proclami, i mall romani hanno iniziato a somigliare “terzi luoghi”, quei luoghi informali e sociali che non sono né la casa (il primo posto) né il luogo di lavoro (il secondo posto). Sono quindi spazi dove le persone si riuniscono per socializzare, condividere idee e creare legami sociali significativi

Il cibo, poi, è diventato il vero collante di questa nuova identità. Le food court non sono più aree di passaggio, ma piazze gastronomiche dove si sperimenta, si assaggia, si socializza. Al Maximo, ad esempio, la ristorazione è ormai il cuore pulsante: cucine aperte, format internazionali, street food curato, eventi culinari che attirano pubblico anche quando i negozi sono meno affollati. Il cibo trattiene, racconta, crea atmosfera. È un linguaggio universale che trasforma il centro commerciale in un luogo di esperienza, non di semplice consumo.

Il ruolo di piattaforme digitali

Ma la vera rivoluzione, quella meno visibile, è tecnologica. I centri commerciali romani stanno diventando piattaforme digitali: app, programmi fedeltà, mappe interattive, sistemi di analisi dei flussi. Il click & collect, il servizio che permette ai clienti di acquistare prodotti online e ritirarli presso un punto vendita fisico è solo la punta dell’iceberg .Dietro c’è un lavoro di integrazione tra fisico e digitale che rende il mall un ambiente intelligente, capace di conoscere i propri visitatori, anticiparne i movimenti, personalizzare offerte e percorsi. È un modo nuovo di intendere lo spazio commerciale: non più un contenitore, ma un organismo che apprende.

E poi c’è la dimensione emotiva, forse la più sorprendente. In una città dove spesso gli spazi pubblici sono trascurati, dove la manutenzione è incerta e la sicurezza percepita è fragile, i centri commerciali offrono un senso di protezione. Famiglie con bambini, adolescenti che cercano un luogo dove stare insieme, anziani che vogliono camminare al coperto: tutti trovano nei mall un ambiente ordinato, pulito, prevedibile. È un paradosso tutto romano: per vivere la città, molti scelgono un luogo che città non è, ma che ne riproduce alcune funzioni in forma più controllata.

Nuove infrastrutture sociali

Questa nuova vita dei centri commerciali non è un ritorno agli anni d’oro del retail, ma un’evoluzione. I mall romani stanno diventando infrastrutture sociali, culturali, relazionali. Luoghi dove si intrecciano bisogni diversi: consumo, tempo libero, cura, lavoro, socialità. E mentre Roma fatica a reinventare i propri spazi pubblici, i centri commerciali lo fanno al suo posto, con una rapidità che sorprende.

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Triste primato: Roma butta via 700 milioni di euro di cibo all’anno, mentre 250mila persone faticano a mettere insieme un pasto

Nella Capitale finiscono nella spazzatura circa 260mila tonnellate di alimenti ogni anno. Uno spreco enorme, valutato attorno ai 700 milioni di euro, che contrasta con la condizione di oltre 250mila persone alle prese con difficoltà alimentari. Il dibattito torna al centro dell’attenzione tra recupero delle eccedenze, educazione al consumo e nuove strategie contro gli sprechi.

Il paradosso della Capitale: cibo nei rifiuti e famiglie in difficoltà

Roma si trova davanti a una contraddizione difficile da ignorare. Da una parte tonnellate di alimenti ancora consumabili che ogni giorno finiscono nei cassonetti; dall’altra migliaia di persone costrette a fare i conti con una spesa sempre più cara e con pasti tutt’altro che garantiti.

Le stime parlano di circa 260mila tonnellate di cibo gettate ogni anno nella Capitale. Tradotto in termini economici significa oltre 700 milioni di euro che si trasformano in rifiuti anziché in valore. Un dato che assume un peso ancora maggiore se confrontato con la situazione di circa 250mila cittadini che vivono condizioni di insicurezza alimentare.

Uno spreco che nasce soprattutto nelle abitazioni

A sorprendere è soprattutto l’origine del fenomeno. La quota più consistente non arriva da supermercati o ristoranti, ma direttamente dalle case dei romani. Acquisti impulsivi, offerte che spingono a comprare più del necessario, cattiva conservazione degli alimenti e confusione tra data di scadenza e termine minimo di conservazione contribuiscono a riempire i sacchi dell’umido. Pane, frutta, verdura, latticini e avanzi dei pasti sono tra i prodotti che più frequentemente finiscono nella pattumiera. Una perdita che pesa non soltanto sull’ambiente ma anche sui bilanci familiari, già messi sotto pressione dall’aumento del costo della vita.

Recuperare le eccedenze per trasformare il problema in risorsa

Il tema è tornato al centro del confronto promosso da CNA Roma e Slow Food Roma, che hanno rilanciato la necessità di rafforzare il recupero delle eccedenze alimentari a dieci anni dall’introduzione della Legge Gadda.

L’obiettivo è rendere più semplice e veloce la donazione degli alimenti invenduti da parte di ristoranti, mense, mercati, aziende agroalimentari e grande distribuzione. Una rete più efficiente potrebbe infatti trasformare migliaia di pasti destinati ai rifiuti in un sostegno concreto per chi si trova in difficoltà.

Sfida economica, sociale e ambientale

Il problema non riguarda soltanto Roma. In tutta l’Unione Europea lo spreco alimentare genera costi superiori ai 130 miliardi di euro l’anno. Tuttavia nella Capitale il fenomeno assume una dimensione particolare, considerando la presenza di milioni di turisti, una vastissima rete di ristorazione e una domanda crescente di assistenza sociale.

La sfida è chiara: ridurre gli sprechi e aumentare il recupero. Per riuscirci serviranno meno burocrazia, più educazione alimentare e una collaborazione stabile tra istituzioni, imprese e terzo settore. Perché il vero paradosso romano è tutto racchiuso in una domanda semplice: come può una città che butta ogni giorno centinaia di tonnellate di cibo accettare che migliaia di persone non abbiano un pasto sicuro?

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Il 20 Giugno i monumenti si illuminano con il colore dell’energia

M’illumino D’Arancio

Torna a Roma l’appuntamento organizzato da FSHD Italia APS insieme alla UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e al Gruppo FSHD dell’Associazione Italiana di Miologia, in occasione della Giornata Mondiale della FSHD. Molti edifici simbolici si illumineranno di arancione, colore identitario che richiama luce, speranza ed energia, come, nella Capitale, il Colosseo, Palazzo Montecitorio e Palazzo Madama.

Il Convegno Nazionale e la presenza del Prof. Enzo Ricci, Direttore scientifico di FSHD Italia e responsabile del Centro FSHD del Policlinico Gemelli di Roma

All’UNA Hotels Decò — Sala Campidoglio (140 posti)-Via Giovanni Amendola – 57 Roma, adiacente alla Stazione Termini, Il programma è costruito con sessioni dedicate alla rigenerazione muscolare, con la partecipazione di alcuni dei massimi esperti mondiali, al benessere psicofisico dei pazienti, ai trial clinici in corso e all’accesso dei pazienti alle future terapie: temi di particolare rilevanza in questa fase, in cui i farmaci in fase di ricerca e sviluppo per la FSHD sono molto numerosi e la prospettiva di terapie approvate si fa sempre più concreta. Nel corso dell’appuntamento, il Prof. Enzo Ricci, Direttore scientifico di FSHD Italia e responsabile del Centro FSHD del Policlinico Gemelli di Roma, presenterà il PDTA FSHD sviluppato dalla Regione Lazio come modello di riferimento per le altre regioni italiane. Le istituzioni saranno presenti con i saluti della Presidente dell’Assemblea Capitolina, Svetlana Celli, e con la moderazione della sessione istituzionale da parte della Sen. Prof.ssa Paola Binetti, neuropsichiatra e voce autorevole sui diritti delle persone con disabilità.  Il convegno è aperto a pazienti, caregiver, medici, ricercatori e istituzioni, con partecipazione gratuita, in presenza o in streaming sul canale youtube .

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Tre sere in jazz trasformano una piazza in un grande salotto a cielo aperto: accadrà al Rive Gauche Festival

Roma si prepara a vivere un lungo weekend all’insegna delle note, dell’incontro e della cultura condivisa. Dal 19 al 21 giugno, infatti, Piazza Perin del Vaga, nel quartiere Flaminio, si trasformerà in un elegante palcoscenico all’aperto grazie alla prima edizione del Rive Gauche Jazz Festival, una manifestazione che punta a portare il jazz fuori dai teatri e dentro la vita quotidiana della città.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra La Maison Rive Gauche, Etablino Caffè Due Fontane e la Istituzione Universitaria dei Concerti, con il sostegno di Roma Capitale e del Municipio II. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: fare della musica un’occasione di partecipazione e valorizzazione urbana, coinvolgendo non solo il Flaminio ma anche i quartieri limitrofi come Parioli, Fleming, Vigna Clara, Corso Francia, Balduina e Prati.

Tre sere in jazz trasformano una piazza in un grande salotto a cielo aperto: accadrà al Rive Gauche Festival

Tre concerti per raccontare il jazz di oggi

Ad aprire il festival, venerdì 19 giugno, sarà il Ross Quintet guidato dal chitarrista Rosario Moricca. Una formazione giovane e premiata che mescola composizioni originali, tradizione jazzistica e ricerca contemporanea, rappresentando una delle realtà emergenti più interessanti della scena nazionale. Sabato 20 giugno toccherà all’Antonio Floris Quartet. Il progetto del chitarrista sardo propone un repertorio raffinato, costruito su melodie evocative e suggestioni letterarie. Un percorso artistico maturato negli anni e culminato con la pubblicazione dell’album Errori di Deprogrammazione.

La Festa della Musica parla cubano

Il gran finale coinciderà con la Festa della Musica del 21 giugno. Protagonista sarà il pianista cubano Ernesto Oliva, che porterà a Roma il recital De regreso a la Aldea. Un viaggio tra ritmi popolari, memoria e identità, dove la tradizione musicale cubana incontra il jazz e la musica colta in una narrazione intensa e coinvolgente.

“Porta una sedia”: l’invito che fa la differenza

Tra gli aspetti più originali dell’evento c’è l’iniziativa “Porta una sedia”. Oltre ai posti predisposti dagli organizzatori, i residenti saranno invitati a portare da casa una sedia per contribuire simbolicamente alla costruzione di uno spazio comune. Un gesto semplice che trasforma il pubblico da spettatore a protagonista.

In un’estate romana ricca di grandi eventi, il Rive Gauche Jazz Festival sceglie così una strada diversa: meno effetti speciali e più relazioni umane. Tre serate gratuite in cui una piazza diventa un salotto, la musica un linguaggio universale e il quartiere una comunità che si ritrova sotto le stelle.

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