Modalità di lettura

Christillin, il Foglio e la falsa polemica sull’Egitto islamico

Soltanto un imbecille o una persona in malafede potrebbe credere sul serio che la presidente del più importante Museo Egizio al di fuori dell’Egitto sia convinta che l’antico popolo dei faraoni fosse devoto ad Allah. Eppure l’uno e l’altro di questi profili è emerso in gran copia alla luce abbagliante (nel senso che spesso amplifica gli abbagli) dei social, a seguito di un corsivo, che vorrebbe essere ironico ma non è, pubblicato sul Foglio da Maurizio Crippa. Non conoscendolo, eviterò di ascriverlo all’una o all’altra delle due categorie, lasciando il giudizio ai lettori.

Dunque costui, reso doveroso omaggio alla consunta stereotipizzazione di Evelina Christillin (di lei si tratta) come persona dell’alta società sabauda ospite abituale dei salotti televisivi (il che già contribuisce a predisporre negativamente un certo uditorio), non si perita di attribuirle «una enormità», e cioè di aver detto (giovedì scorso a Piazzapulita) «che il suo museo è “di area islamica”». E subito il corsivista scioglie le briglie alla sua (presunta) ironia: «Tremila anni di faraoni e piramidi, Antonio e Cleopatra e la Stele di Rosetta, le mummie e gli ideogrammi e il Libro dei Morti, poi persino i cristiani, e i copti. Ma niente, per lei l’Egitto è soltanto “area islamica».

Ironia presunta, ma demagogicamente sufficiente a scatenare l’esercito livoroso, schiumante invidia sociale e presuntuosa ignoranza, dei pidocchi da tastiera che hanno sciorinato il consueto repertorio di irrisione, denigrazione e veri e propri insulti (irriferibili: chi fosse interessato può agevolmente farsene un’idea digitando su Google “Christillin area islamica”).

In effetti in televisione Evelina Christillin, partendo da un altro tema, a un certo punto ha affermato, con estrema cautela, sottolineata da due percepibilissimi punti interrogativi: «Io a Torino amministro un museo che è – possiamo dirlo? – di area islamica?». Un’uscita infelice, va detto: non in sé, ma in considerazione dei prevedibili travisamenti a cui sarebbe potuta andare incontro, ove faziosamente decontestualizzata. Che appunto è l’operazione condotta dall’autore del corsivo, non nuovo (chissà cosa gli avranno fatto) a scagliare le sue frecce spuntate sul museo torinese: due mesi fa aveva ironizzato (a modo suo, s’intende) sul direttore Christian Greco – che in un’intervista col Corriere della Sera esortava a non parlare più di mummie ma, più rispettosamente, di resti umani – insinuando la domanda retorica «il politicamente corretto più fuori moda è arrivato persino nell’egittologia?» (e qui, come nelle situation comedy più sgangherate, dovrebbero partire le risate registrate).

Dunque, come ha operato Crippa, che ritornato serio stigmatizza gravemente «la falsificazione culturale sulla nostra storia»? Semplicemente, falsificando. Isolando l’affermazione sulla «area islamica» dal seguito del discorso di Christillin, che – sebbene esperta, e per un breve periodo pure docente universitaria, di storia moderna – dopo quattordici anni alla presidenza del Museo Egizio, gli ultimi dodici dei quali trascorsi al fianco di un’autorità egittologica indiscussa quale è Christian Greco, non potrebbe essere così tonta da non distinguere gli antichi Egizi dagli egiziani d’oggi, islamici e non.

Disclosure: confesso, io sono notoriamente amico di Evelina Christillin, ma non è in quanto amico che scrivo queste righe, e neppure in sua difesa, perché non ne ha bisogno, bensì in difesa del buon senso e del buon gusto: davvero potrebbe pensare una “enormità” come quella che le è stata attribuita una persona che sotto la sua gestione, in tandem con Greco, ha portato un museo vecchio e polveroso a polverizzare record su record di visitatori (stabilmente oltre il milione ogni anno), collocandosi come punto di riferimento mondiale nella disciplina?

Nel seguito (non riportato) del suo intervento, Christillin spiegava che il Museo Egizio, nell’ottica di quell’inclusione tanto ostica a certe orecchie, si è preoccupato di formare delle donne arabe poi assunte come guide (per i visitatori arabofoni): donne, ha sottolineato, «fiere delle loro cultura, della loro identità e del loro Paese». La cultura materiale custodita nel Museo Egizio, ha detto più volte il direttore Greco, non è italiana ma appartiene all’umanità, e mantiene un forte legame con la terra da cui proviene. Una terra che oggi, a differenza di cinquemila-quattromila-tremila-duemila anni fa, è islamica, ma nondimeno è gelosa del suo passato preislamico. Del resto anche noi italiani, che oggi siamo nominalmente in maggioranza cristiani e cattolici, rivendichiamo le nostre radici classiche, romane e greche, senza per ciò credere negli dèi dell’Olimpo. In questo senso andava inteso il riferimento all’area islamica: troppo difficile? Ma no, l’aveva capito benissimo anche Crippa. Solo che…

L'articolo Christillin, il Foglio e la falsa polemica sull’Egitto islamico proviene da Linkiesta.it.

  •  
❌