Attacco ucraino a Mosca: drone colpisce la raffineria, vola via il tetto di un serbatoio
© RaiNews
© RaiNews
© RaiNews
NEUTRALITÀ dell’ITALIA, per la pace e contro la guerra.
FIRMA ORA – https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500011
L'articolo Gli americani pronti a lasciare le basi USA in Europa – Dietro il Sipario – Talk Show proviene da Visione TV.

Nella notte tra il 17 e il 18 giugno, Mosca è stata investita dal più massiccio attacco aereo ucraino dall’inizio della guerra. Le autorità cittadine hanno dichiarato che la difesa antiaerea ha abbattuto 194 velivoli nemici, ma molti altri hanno raggiunto un bersaglio. Prima di questo, l’attacco più violento era stato registrato l’11 marzo e si era parlato di 74 droni abbattuti. L’11 maggio, inoltre, l’antiaerea russa aveva intercettato 120 droni che si dirigevano verso la capitale. L’escalation è evidente. Come è chiaro che, se il centro urbano di Mosca resta relativamente protetto, altrettanto non si può dire per i grandi impianti industriali e le infrastrutture della regione circostante. L’aeroporto di Sheremetyevo, il principale del Paese, è stato precipitosamente evacuato e i passeggeri già a bordo degli aerei, come quelli in attesa nei terminal, sono stati evacuati verso i rifugi e 500 voli annullati o rinviati. Per la seconda volta in una settimana gli ucraini hanno colpito la grande raffineria di petrolio di Kapotnja, dove si sono subito sviluppati grandi incendi: le immagini dei roghi all’alba sono in effetti piuttosto impressionanti.
Gli ucraini hanno così drammaticamente riproposto il dilemma militare che la Russia non riesce, e forse non può, risolvere: puoi proteggere tanto ma non tutto. Qualche bersaglio importante verrà comunque colpito, soprattutto nel perimetro di una struttura energetica amplissima e sparsa come quella russa. E infatti ormai avviene quasi tutti i giorni. Poco conta che nelle stesse ore i russi abbiano colpito per l’ennesima volta Kiev e i suoi dintorni. Le azioni ucraine hanno un impatto mediatico molto maggiore: la narrazione generale, largamente abusiva ma anche largamente seguita, è quella di Davide contro Golia, con Davide ovviamente più simpatico. E non è un caso se Volodymyr Zelensky, come sempre molto abile, definisce questi attacchi “le sanzioni ucraine” verso la Russia. Ma anche l’effetto è molto diverso. Perché gli ucraini da più di quattro anni hanno la guerra in casa, sul terreno e nei cieli, a causa dell’invasione russa, e purtroppo per loro sanno bene che cosa voglia dire. Mentre i russi, questa era la strategia politica ormai fallita del Cremlino, dovevano sentire il rombo della guerra lontano, molto lontano, quasi impercettibile. E se le bombe cadono su Mosca (Kapotnja non è regione, è un quartiere della capitale, se pure periferico) e su altri grossi centri, è chiaro che qualcosa non funziona. Se il ministero della Difesa deve diramare un comunicato in cui afferma di aver intercettato circa 1.000 droni ucraini in 24 ore, è chiaro che c’è un problema. E che questo 2026 sia l’anno più duro da quando Vladimir Putin ha deciso di invadere l’Ucraina, non è scoperta di oggi, tanto meno per i lettori di InsideOver.
Il “problema”, per continuare a chiamarlo così, si manifesta in molti modi, molti più sotterranei ma non meno efficaci. L’aumento delle accise su una vasta gamma di prodotti di tecnologia domestica. L’aumento dell’Iva. L’aumento delle tasse. E, per venire più direttamente agli ultimi eventi a Mosca, l’aumento del prezzo della benzina. Nella settimana dal 9 al 15 giugno, secondo i dati Rosstat, i prezzi della benzina presso le stazioni di servizio russe sono aumentati in media dello 0,95%. Nelle ultime due settimane, poi, i prezzi alla pompa sono aumentati dell’1,93%, il doppio rispetto all’intero mese di maggio (0,85%). In totale, il prezzo della benzina in Russia cresce da 5 settimane consecutive, una performance negativa che non si era mai registrata dal 2022. E che ha investito in pratica tutto il Paese: il prezzo della benzina è cresciuto in 78 degli 89 soggetti (46 regioni, 24 Repubbliche, 9 Territori, 4 Circondari autonomi, 3 Città federali come Mosca, San Pietroburgo e Sebastopoli e 1 Regione autonoma) della Federazione.
La spiegazione ufficiale di solito è racchiusa nella frase “interventi di manutenzione non programmati nelle raffinerie” che, tradotto dal politichese della propaganda, vuol dire: riparazioni dei danni nelle raffinerie più importanti colpite dai droni, come quelle di Tatneft a Nizhnekamsk, quella di Rosneft a Kuybishev, quella di Lukoil a Volgograd e, appunto, quella di Mosca. Oltre al danno indiretto (la diminuzione della produzione) ci sono quelli indiretti. Per esempio la necessità di trasportare i carburanti verso i punti colpiti o dove essi maggiormente scarseggiano, cosa che contribuisce all’aumento dei prezzi e alla crisi generale. Per non parlare dei problemi con il gasolio, tema che colpisce molto gli agricoltori del Sud della Russia. Oppure la difficoltà a procurare i pezzi di ricambio per gli impianti petroliferi a causa delle sanzioni occidentali.
Da qui a immaginare un prossimo crollo della Russia, o un improvviso calo delle intenzione belliche di Putin, ancora ce ne corre. Non è un caso, infatti, se tutti, da Zelensky a Trump agli europei, intimano al Cremlino di trattare. Se pensassero che la vittoria è vicina non lo farebbero, ovvio. Anche perché poi, sul terreno, succedono molte altre cose. Per esempio che sia in grossa crisi la difesa di Kostantyvika, la città-fortezza dove si combatte da quasi un anno. Che i russi abbiano appena occupato il villaggio di Rai-Aleksandrivka, postazione militare e snodo logistico strategico della resistenza ucraina. Che sia avvenuto un ennesimo scambio di salme di soldati caduti al fronte e che i russi ne abbiano restituite 522 e gli ucraini solo 33. E che le autorità europee stiano pensando di ridurre l’accoglienza ai rifugiati ucraini proprio perché Zelensky possa mandare più uomini al fronte. Ma non v’è dubbio che un evento apparentemente secondario come l’aumento del prezzo della benzina riveli, nella struttura del potere e della società russi, crepe insidiose che il Cremlino avrebbe preferito nascondere.
L'articolo Russia: perché il prezzo della benzina ci parla del Cremlino e dei suoi problemi proviene da InsideOver.
Una raffica di droni sui cieli di Mosca. Poi i boati. L’Ucraina ha sferrato un massiccio attacco su tutta la Russia, 555 droni secondo le stime, e tra i bersagli più colpiti c’è la capitale della Federazione. Fiamme e nubi nere e dense coprono l’orizzonte in direzione della raffineria di petrolio che si trova alle porte della città. Le persone sono scese in strada, anche perché alcuni dei velivoli senza pilota dell’esercito ucraino hanno preso di mira pure edifici civili. Si tratta del più potente attacco su Mosca dall’inizio della guerra e avviene proprio nei giorni in cui sia a Bruxelles che a Kiev si è parlato della possibile apertura di un negoziato diretto tra le parti per mettere fine alla guerra. “Questi bombardamenti non favoriscono un incontro tra Putin e Zelensky“, ha avvertito il Cremlino che, però, nelle stesse ore aveva ordinato un pesante attacco missilistico sulla capitale ucraina.
L'articolo Droni su Mosca, le esplosioni e le fiamme: le immagini del raid ucraino sulla capitale russa proviene da Il Fatto Quotidiano.


© RaiNews
© RaiNews
Repubblica loda l’iniziativa di Costa, presidente del Consiglio Europeo, pronto a trattare con Putin, mentre il Corriere continua a mentire sulla Russia. Il Fatto pubblica la notizia riguardante l’imminente Congresso straordinario di DSP
NEUTRALITÀ dell’ITALIA, per la pace e contro la guerra.
FIRMA ORA – https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500011
L'articolo Costa, in arte “Pelè”, pronto a trattare con Putin – Il Controcanto – Rassegna stampa 18 giugno 2026 proviene da Visione TV.


© RaiNews
Nella notte del 18 giugno, le forze russe hanno colpito diversi obiettivi in territori controllati dal nemico. Il maggior numero di attacchi è stato registrato nelle regioni di Sumy, Poltava e Kiev, inclusa la stessa Kiev.
Oltre ai droni di tipo “Geranium”, sono stati utilizzati anche missili del complesso operativo-tattico “Iskander-M”.
Sono stati registrati atterraggi di aerei nella zona di Fastiv, così come nella capitale ucraina. Durante la notte, a Kiev e dintorni, a seguito di questi atterraggi e dell’attivazione anomala di sistemi da parte delle truppe ucraine, si sono verificati almeno otto incendi, lasciando parte della città senza elettricità.
Diversi attacchi sono stati confermati a Poltava. Lì, come a Kiev, sono stati effettuati attacchi con missili Geranium e Iskander. Secondo gli ultimi rapporti, i principali obiettivi erano strutture di addestramento per droni, depositi di equipaggiamento delle Forze Armate ucraine e infrastrutture energetiche. Sono stati segnalati blackout.
Obiettivi a Sumy sono stati colpiti. A giudicare dalle immagini, i missili hanno colpito infrastrutture di trasporto, tra cui un’area di sosta per camion nel capoluogo regionale. Ricordiamo che il giorno prima il ministro della Difesa ucraino Fedorov aveva
minacciato la Crimea con “l’inferno” e con la promessa di “trasformare una penisola in un’isola”.
Una risposta ovvia per un funzionario ucraino di questo tipo sarebbe quella di trasformare la capitale dell’Ucraina, o almeno il suo distretto governativo, in un'”isola” senza elettricità e rifornimenti.
Mosca , 17 giugno 2026, ore 16:22 — Agenzia di stampa R
Fonte: Top War
Traduzione: Luciano Lago


© RaiNews


© RaiNews


© RaiNews


© RaiNews