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Nadia Terranova: «Torre Faro, dove i mari s’incontrano e la letteratura dialoga con loro»

Su VITA magazine ne abbiamo elencati cento, ma ognuno di noi ne conserva almeno uno nell’anima. Li abbiamo chiamati “paesi-persona”, sono quei luoghi che mettono al centro l’umano e nelle relazioni custodiscono il loro bene più prezioso. Abbiamo chiesto a una serie di interlocutori di raccontarci ognuno il proprio posto del cuore: ne è uscito un itinerario sentimentale fatto di ecosistemi da proteggere, in cui vivere incontri indelebili e a cui riservare la versione più autentica di sé.

Ritornare lì dove la scrittura chiama, trattiene, riconduce. Nadia Terranova è nata in Sicilia, sullo Stretto di Messina, «in quell’estrema punta nord-orientale in cui s’incontrano il Mar Ionio e il Mar Tirreno». Poi la vita, gli incontri, le parole l’hanno portata a Roma. Oggi si appresta a tornare in quello che definisce il suo «posto letterario del cuore».

«La mia scrittura ha sempre scelto lo Stretto»

«Quando ho iniziato a scrivere i miei libri non avevo immaginato che il paesaggio, il mio paesaggio, avrebbe avuto un ruolo così importante», dice. «All’inizio lo scenario sembrava quasi uno sfondo, qualcosa di neutro. Poi, lentamente, mi sono accorta che la costa siciliana, con lo Stretto di Messina e tutte le vicende mitiche legate al mare, entravano nella storia, diventavano parte della narrazione, fino a intrecciarsi profondamente con i personaggi. Quel paesaggio non era più soltanto un’ambientazione: aveva una voce propria, custodiva memorie, leggende e un senso del tempo. A un certo punto ho avuto la sensazione che non fossi stata io a scegliere quel luogo, ma che fosse stata la scrittura stessa a sceglierlo. Come se fosse inseparabile dai miei libri e dal mio modo di osservare il mondo».

Sullo Stretto, l’autrice de Gli anni al contrarioQuello che so di te e Trema la notte ha vissuto fino ai 25 anni. «L’ho amato come si amano le cose che si danno per scontate. Il mio posto, le mie persone, la mia terra e i miei mari. Era lo spazio in cui mi era capitato di vivere, lo amavo e criticavo, lo lodavo ma non lo sceglievo».

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NELL’ITALIA DEI PAESI-PERSONA

Ora si rende conto di non aver mai tagliato le radici da quel lembo di terra. «Sono tornata spesso in Sicilia per i miei libri: festival, incontri con i lettori, presentazioni. Ma non mi sono mai sentita come chi rientra ogni tanto, in modo provvisorio e intermittente. Il legame con lo Stretto è rimasto vivo perché è lì che si è formata la mia identità adulta, personale e professionale. In fondo, tutto quello che sono diventata è nato da quel paesaggio». Dopo quasi 20 anni a Roma, tornerà a viverci: «È stata una scelta condivisa con la mia famiglia: nostra figlia è ancora piccola, mio marito (che è palermitano, nda) ha scelto insieme a me lo Stretto, e anche il lavoro ci ha accompagnati in questa direzione».

Libertà e felicità

Una città come Messina si può definire “paese-persona”? «È una città a misura d’uomo, il mare è a dieci minuti a piedi dal centro storico, una normalità che altrove è molto più difficile da trovare. Palermo resta vicina, ci si può andare quando serve, ma il nostro baricentro lo abbiamo scelto qui, sullo Stretto. Sento che sto scegliendo per la prima volta il luogo che da sempre mi ha scelta».

Quello a cui Terranova pensa è un posto molto più piccino di una città intera: «È Torre Faro, il borgo all’estremità nord-orientale di Messina. Qui la Sicilia sembra assottigliarsi fino quasi a toccare la Calabria. È il punto in cui la costa ionica si ricongiunge con quella tirrenica e dove i due mari si incontrano nello Stretto. Davanti c’è Capo Peloro, l’ultimo lembo di terra dell’isola: un panorama che cambia continuamente con le correnti, con la luce e con il vento. È questo il mio posto».

Torre Faro è il borgo all’estremità nord-orientale di Messina. Qui la Sicilia sembra assottigliarsi fino quasi a toccare la Calabria. Davanti c’è Capo Peloro, l’ultimo lembo di terra dell’isola: un panorama che cambia continuamente con le correnti, con la luce e con il vento. È questo il mio posto

Nadia Terranova, scrittrice

A rendere ancora più speciale questo angolo di Sicilia è la sua forza letteraria. «Qui è ambientato il mondo raccontato da Stefano D’Arrigo in Horcynus Orca, uno dei grandi romanzi del Novecento. Non ho mai conosciuto l’autore, ma quel libro mi ha accompagnato a lungo. L’ho letto all’università e ha cambiato il mio modo di guardare il mare. Oggi, su quella spiaggia, esiste un parco letterario dedicato a D’Arrigo: ogni volta che ci torno ho la sensazione che letteratura e paesaggio continuino a dialogare».

Che cosa si aspetta la scrittrice da questo ritorno è racchiuso in due parole: libertà e felicità. «Vorrei costruire una vita più lenta, più creativa, meno inghiottita dai ritmi delle grandi città».

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In apertura, Nadia Terranova a Torre Faro (fotografia di Sandro Messina)

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