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Ecuador. L’ombra della Cia sugli attacchi alle imbarcazioni al largo delle Galápagos

di Giuseppe Gagliano –

Un peschereccio scomparso con otto uomini a bordo, altre imbarcazioni attaccate da piccoli velivoli senza pilota e pescatori catturati e trasferiti in El Salvador alimentano gli interrogativi su una possibile operazione clandestina statunitense nelle acque al largo delle Galápagos. Secondo un’inchiesta del Washington Post, dietro alcuni degli episodi potrebbe esserci un programma segreto della Cia collegato alla nuova strategia americana contro il narcotraffico.
L’Agenzia non ha confermato l’esistenza dell’operazione, mentre le autorità militari statunitensi hanno negato di conoscere gli episodi e il governo salvadoregno non ha fornito chiarimenti. A sollevare ulteriori interrogativi sono però i movimenti di un aereo statunitense da sorveglianza denominato Fenix 701 e il trasferimento di alcuni pescatori verso El Salvador.
Non sono state rese pubbliche prove che dimostrino il coinvolgimento degli equipaggi colpiti nel traffico di cocaina. I superstiti sostengono di essere stati impegnati esclusivamente nella pesca. Se questa ricostruzione fosse confermata, gli attacchi assumerebbero una rilevanza particolare anche sotto il profilo del diritto internazionale, soprattutto qualora fossero avvenuti all’interno della zona economica esclusiva dell’Ecuador.
L’amministrazione Trump avrebbe sviluppato due strumenti paralleli nella lotta al narcotraffico. Il primo è rappresentato dalla campagna militare dichiarata contro le imbarcazioni sospettate di trasportare droga nei Caraibi e nel Pacifico orientale. Il secondo sarebbe invece un programma clandestino affidato alla Cia, dopo che nell’ottobre 2025 il presidente avrebbe concesso all’Agenzia nuovi poteri contro le organizzazioni criminali transnazionali, compresa la possibilità di utilizzare la forza letale.
L’impiego di piccoli velivoli senza pilota permetterebbe di colpire le imbarcazioni senza esporre direttamente personale americano, mentre gli aerei da sorveglianza potrebbero individuare e seguire gli obiettivi prima dell’intervento di unità incaricate di recuperare eventuali superstiti. Una strategia che presenta tuttavia un rischio elevato di coinvolgere pescatori estranei al narcotraffico, soprattutto in un’area marittima caratterizzata dalla presenza di numerose piccole imbarcazioni e da sistemi di identificazione spesso insufficienti.
Particolare attenzione viene riservata all’aeroporto salvadoregno di Ilopango, dove sarebbe stato osservato Fenix 701. Lo scalo fu utilizzato negli anni Ottanta nell’ambito delle operazioni statunitensi legate al conflitto contro il governo sandinista del Nicaragua e oggi potrebbe nuovamente avere una funzione logistica. La stretta collaborazione tra Washington e il presidente Nayib Bukele rende inoltre El Salvador un possibile punto di appoggio per attività di sorveglianza, trasferimento dei prigionieri e raccolta di informazioni.
Le acque delle Galápagos hanno un’importanza strategica perché si trovano lungo alcune delle rotte utilizzate per trasferire la cocaina dalle aree di produzione sudamericane verso il Messico e gli Stati Uniti. In questo sistema anche imbarcazioni normalmente destinate alla pesca possono essere utilizzate per fornire carburante, viveri e assistenza logistica ai trafficanti, rendendo particolarmente difficile distinguere le attività criminali da quelle legali.
La vicenda solleva infine una questione di sovranità. Qualora venisse confermato che la Cia ha condotto operazioni armate nella zona economica esclusiva ecuadoriana senza il consenso di Quito, la strategia statunitense segnerebbe un ulteriore passaggio dalla tradizionale attività di contrasto al narcotraffico verso un modello militare fondato sull’individuazione e sull’eliminazione degli obiettivi.
La classificazione dei narcotrafficanti come soggetti assimilabili a combattenti rischia infatti di trasferire alla guerra alla droga strumenti sviluppati dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre nella lotta al terrorismo. Il caso degli otto uomini della Fiorella, scomparsi nel Pacifico senza che siano state rese pubbliche accuse o prove sul loro eventuale coinvolgimento nel narcotraffico, potrebbe diventare uno dei casi più controversi di questa nuova strategia americana.

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