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Regno Unito, Politico: “Burnham ha scambiato messaggi con una finta capo staff di Trump”

Andy Burnham ha avuto uno scambio di messaggi con qualcuno che si spacciava per uno dei più stretti collaboratori di Donald Trump. Il nuovo premier britannico, riferisce Politico citando quattro funzionari che hanno accettato di parlare in cambio della garanzia dell’anonimato, ha comunicato con una persona che si spacciava per Susie Wiles, capo di gabinetto della Casa Bianca, prima di insospettirsi e rendersi conto che il contatto era falso, hanno affermato i funzionari.

“Non rilasciamo commenti su questioni di sicurezza nazionale”, ha replicato Downing Street. Una persona informata sulle comunicazioni ha affermato che sono stati scambiati “alcuni messaggi” dopo l’insediamento, ma ha insistito sul fatto che fossero “privi di significato“. Non è chiaro cosa sia stato discusso nello scambio con Burnham, né quando siano stati inviati i messaggi. Burnham è diventato Primo Ministro il 20 luglio, succedendo a Keir Starmer dopo aver vinto le elezioni suppletive di Makerfield il 18 giugno.

L’ambasciata britannica a Washington, hanno rivelato ancora le fonti di Politico, ha comunque sollevato la questione con la Casa Bianca, che si è rifiutata di commentare. Lo scorso anno, l’amministrazione Trump e l’Fbi avevano avviato un’indagine dopo che qualcuno aveva inviato messaggi e fatto telefonate ad alcuni senatori, governatori e dirigenti d’azienda statunitensi dicendo di essere il capo dello staff di del presidente. Wiles – secondo il Wall Street Journal – aveva confidato ai suoi collaboratori che i suoi contatti sul cellulare erano stati hackerati.

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Netanyahu non cede dopo l’incontro con Kushner. “Piano di pace? Prima il disarmo di Hamas”. Ok Usa ad attacchi mirati a Gaza

Benjamin Netanyahu non può cedere sul piano di pace per Gaza prima delle elezioni di ottobre nonostante le diverse pressioni alle quali è sottoposto. Da una parte, deve tenere il passo degli alleati estremisti di governo sulle promesse da fare alla popolazione convinta che l’attentato del 7 ottobre 2023 rappresenti l’occasione perfetta per una definitiva occupazione dei Territori palestinesi, del Libano e della Siria. Dall’altra ha gli Stati Uniti che, nonostante il pieno sostegno garantito fino a ora, ha necessità di portare a casa risultati in termini diplomatici, ossia almeno un avanzamento del processo di pace, in vista delle elezioni di midterm. Per questo in Israele è arrivato Jared Kushner, insieme a una delegazione di Washington. A lui, sfruttando le profonde relazioni che il genero vanta nello Stato ebraico, Trump ha chiesto di convincere il primo ministro ad assecondare le necessità della Casa Bianca. Obiettivo da rimandare, al momento, dato che Tel Aviv fa resistenza in vista delle elezioni di ottobre.

Kushner, d’altra parte, non è nella posizione di arrivare allo scontro con lo Stato ebraico, visti gli strettissimi rapporti tra la sua famiglia, di origine ebraica, grande sostenitrice di Netanyahu e finanziatrice di vari progetti di colonizzazione della Cisgiordania, e le élite sioniste. Il tentativo è stato fatto, dato che prima di arrivare in Israele il fidato consigliere del presidente americano e i funzionari al suo seguito hanno tenuto un summit con i vertici di Hamas in Egitto per capire quali spiragli possano aprirsi per tentare di realizzare la fase 2 del piano di pace promosso dal Board of Peace. Pur consapevoli che le maggiori resistenze vengono esercitate proprio dal governo di Netanyahu: è stato il premier, pochi giorni fa, a cambiare posizione sul ritiro dalla Striscia di Gaza, quando ha preteso che questo non avvenisse parallelamente al disarmo completo di Hamas, ma solo al termine di questo processo. E oggi lo ha ribadito con una nota al termine dell’incontro durato 4 ore: “Il primo ministro e il Board of Peace hanno avuto discussioni approfondite e costruttive – si legge in una nota – È stato concordato di istituire due gruppi di lavoro, uno sul disarmo e la smilitarizzazione di Gaza, che sia Israele sia il Board of Peace ritengono debba essere completato rapidamente prima di qualsiasi ricostruzione a Gaza, e un secondo gruppo di lavoro che si concentrerà sui servizi igienico-sanitari, sull’acqua potabile e su altre questioni di salute pubblica per la popolazione di Gaza che hanno un impatto anche sulla popolazione israeliana”. Riguardo al disarmo, fa sapere Afp, le parti sono d’accordo che dovrà avvenire sotto la supervisione di un “generale americano”. Netanyahu e Kushner hanno “concordato che il primo passo verso la demilitarizzazione della Striscia sarà la consegna delle armi da parte di Hamas, che dovranno essere dismesse sotto la supervisione di un generale statunitense”. Netanyahu ha inoltre ribadito che Israele non ritirerà le proprie truppe da Gaza fino a quando questo passaggio non sarà completato. Anzi, ha strappato un’altra concessione su Gaza: continuare gli attacchi mirati sulla Striscia di Gaza.

Eppure Trump, nella mattinata di lunedì, a Fox News aveva ribadito che Israele “non dovrebbe colpire Gaza“, dato che Hamas “ha accettato di posare le armi”. E aveva poi lanciato un messaggio criptico in vista del voto in Israele, dicendo di volersi tenere fuori dalla campagna elettorale ma, allo stesso tempo, che potrebbe dare il proprio endorsement a uno dei candidati. E non è detto che questo sia Netanyahu. Hamas è consapevole che le posizioni del governo israeliano e dell’amministrazione americana non coincidono perfettamente e cerca di inserirsi in queste fratture. Così, il portavoce del partito armato palestinese, Hazem Qassem, ha lanciato un nuovo appello a Trump, riconoscendo il suo “impegno per un cessate il fuoco“, perché continui a “fare pressione sul governo di occupazione affinché rispetti gli accordi raggiunti per l’attuazione della seconda fase del piano di pace di Trump per la Striscia di Gaza”.

Il ministro per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, continua a soffiare sul fuoco del terrorismo israeliano affermando che andrebbero uccisi almeno 30-40 palestinesi a Gaza ogni notte. È in questo clima che gli Usa chiedono a Netanyahu una svolta moderata. Ma lui stesso, rivela la Cnn, lo ha chiarito: prima delle elezioni sarebbe un problema. Più netta la lettura di Ynet, secondo cui “la parte israeliana ha chiarito durante l’incontro che non verrà concesso nulla che possa spianare la strada a uno Stato palestinese”. La fonte israeliana interpellata ha aggiunto che “c’era la percezione iniziale che il Board of Peace volesse iniziare con delle ‘zone pilota’, ma ora non se ne parla più così. Hamas deve dimostrare impegno nella distruzione delle armi, va accertato che non consegni armi non funzionanti. Gli americani sono determinati a continuare il Piano, per Netanyahu la prova sta nell’effettiva consegna delle armi da parte di Hamas”.

Vista la portata dell’incontro, insieme a Kushner erano presenti all’incontro anche l’Alto rappresentante del Board of Peace per Gaza, Nikolay Mladenov e l’ex premier britannico Tony Blair, mentre per la controparte israeliana hanno partecipato anche David Zini, il capo dello Shin Bet, e Shlomi Binder, il capo dell’intelligence militare. Ma una delegazione, non è stato specificato se la stessa, vuole recarsi anche a Qusra, mentre è ancora in corso l’assedio dei coloni, sotto la protezione delle Forze di Difesa israeliane, alle famiglie del villaggio da giorni senza acqua ed elettricità, come riporta Channel 12. La tv ha spiegato che funzionari statunitensi hanno chiesto alla Difesa israeliana di unirsi a loro nel villaggio a sud di Nablus per spiegare cosa sta succedendo lì e come intendono affrontare il crescente fenomeno della violenza dei coloni ebrei. Una presa di posizione, dopo quella dell’ambasciatore Usa in Israele, Mike Huckabee, che ha definito i coloni “terroristi israeliani“, che rompe con l’atteggiamento di supporto mostrato invece dall’esecutivo Netanyahu. Nessun rischio, però, che Washington e Tel Aviv arrivino a uno scontro pubblico: da entrambe le parti è stata ribadita l’intenzione di scendere a patti rimanendo i principali alleati l’uno dell’altro.

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I tagli del Doge di Musk colpiscono pescatori e agricoltori

All’inizio dello scorso anno, il progetto Doge di Elon Musk ha smantellato il personale e i bilanci della Noaa e del Servizio meteorologico nazionale. Ciò ha lasciato le flotte pescherecce, gli agricoltori e le compagnie assicurative americane esposti alle conseguenze.

Quando Brian Ritchie porta la sua barca da pesca charter di 53 piedi nelle acque fredde e mosse del Cook Inlet, vicino a Homer, in Alaska, con a bordo una dozzina o più di pescatori che sperano di catturare l’halibut del Pacifico, presta particolare attenzione alle condizioni meteorologiche. Questo perché una stazione automatizzata del Servizio Meteorologico Nazionale, che forniva bollettini dettagliati sui venti locali, è fuori servizio e non tornerà operativa almeno fino a novembre.

“È una stagione lunga e siamo già a metà anno senza sapere come si comporta il vento in una zona dell’insenatura dove peschiamo spesso”, ha detto Ritchie. “È una cosa piuttosto importante, soprattutto per la pesca charter. Perché alle persone che accompagno piace guardare ‘The Deadliest Catch’, ma non amano viverla in prima persona”.

Il problema della stazione meteorologica di Ritchie, che finora non ha causato alcun disastro, non è un caso isolato. A livello nazionale, i lanci di palloni sonda sono diminuiti, riducendo la quantità di dati su temperatura, pressione atmosferica, umidità, velocità e direzione del vento che alimentano i modelli di previsione meteorologica, le previsioni meteorologiche per gli incendi e la navigazione e supportano il settore dell’aviazione. Al largo delle coste statunitensi, il numero di boe che misurano le condizioni del mare è inferiore rispetto al 2024. Mentre gli incendi boschivi imperversano negli Stati occidentali, c’è una carenza di meteorologi specializzati in grado di fornire dati meteorologici dettagliati che aiutino le comunità e i vigili del fuoco a prendere decisioni tattiche salvavita, hanno riferito a Forbes fonti informate sulla questione. Un programma ventennale che misura i ghiacci artici è stato appena interrotto, e i piani per i satelliti meteorologici di nuova generazione destinati a sostituire due satelliti fondamentali che potrebbero iniziare a non funzionare più all’inizio degli anni ’30 sono stati sospesi.

L’economia statunitense si basa sul sistema di monitoraggio ambientale del Paese

Ecco cosa succede quando il governo smantella il vasto sistema di monitoraggio ambientale del Paese. Costruita nel corso di decenni, la vasta rete della Noaa, composta da satelliti, palloni sonda, boe, stazioni radar e scienziati, è alla base di gran parte dell’economia statunitense. I pescatori la utilizzano per decidere se le acque sono sicure per la navigazione. Gli agricoltori la utilizzano per stabilire quando seminare e raccogliere. Le compagnie aeree la utilizzano per pianificare le rotte dei voli. Le compagnie assicurative e i riassicuratori la utilizzano per valutare il rischio di perdite derivanti da eventi di grande portata come uragani, incendi e incidenti su larga scala. Le aziende di servizi pubblici, le imprese edili e i funzionari dei servizi di emergenza la utilizzano per gestire le reti elettriche, proteggere le infrastrutture e salvaguardare la vita delle persone.

“A volte i suoi effetti sono un po’ più diffusi, a meno che non si sia direttamente impiegati in quei settori”, ha affermato Costa Samaras, direttore dello Scott Institute for Energy Innovation della Carnegie Mellon University, che ha fornito consulenza all’amministrazione Biden sul potenziamento delle infrastrutture in vista del riscaldamento climatico. “Ci sono anche domande semplici come: ‘La mia strada si allagherà? Si sta avvicinando un uragano? Sono al sicuro dai tornado?’. Si tratta di effetti molto tangibili che le persone in tutto il Paese tendono a comprendere”. Fino al 6% del Pil statunitense è influenzato dalle condizioni meteorologiche, per un valore che raggiunge i 1,34 trilioni di dollari all’anno.

I sistemi della Noaa raramente mettevano in mostra il proprio valore. Funzionavano e basta — finché non smettevano di farlo. Ora i guasti si stanno verificando in sordina: una stazione meteorologica fuori uso, un pallone sonda disperso, una mappa non aggiornata, un sito web sul clima alla volta.

Il programma di Elon Musk ha tagliato posti di lavoro, bilanci e programmi

In decine di interviste con dipendenti attuali ed ex dipendenti della Noaa e con rappresentanti dei settori che dipendono dai suoi dati, Forbes ha scoperto che, man mano che le informazioni ambientali degli Stati Uniti vengono a mancare pezzo per pezzo, aumentano i rischi per la vita e i beni, mentre si impongono nuovi costi alle imprese e ai consumatori. I sistemi e i tagli ad essi apportati possono sembrare oscuri; il conto da pagare, invece, non lo sarà affatto.

La causa principale è il programma Doge di Elon Musk, che all’inizio del 2025 ha operato tagli drastici a posti di lavoro, bilanci e programmi in una sorta di “Nozze Rosse” che ha travolto tutte le agenzie federali. Alla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), che ospita il Servizio Meteorologico Nazionale (NWS) ed è responsabile della fornitura di informazioni cruciali sui modelli meteorologici e climatici, tutto è iniziato con un taglio del 10% al bilancio e l’eliminazione di circa il 17% del personale, per un totale di circa 2.500 persone. Peggio ancora, tra coloro che se ne sono andati c’erano diverse centinaia di ricercatori veterani della Noaa e del NWS che hanno accettato accordi di pensionamento anticipato.

“Doge ha fatto a pezzi l’agenzia”, ha affermato Craig McLean, ricercatore di carriera della Noaa ed ex capo scienziato che è andato in pensione nel 2022 dopo oltre 40 anni di servizio. “In tutta la Noaa, entro aprile dello scorso anno erano andati persi complessivamente 27.000 anni di esperienza“.

Trump vuole ridurre ulteriormente il bilancio

Il Congresso ha impedito tagli più drastici, ma l’amministrazione Trump sta cercando di ottenere un’ulteriore riduzione del 27% nell’anno fiscale 2027, con l’obiettivo di ridurre il bilancio da 6,17 miliardi di dollari a circa 4,4 miliardi a partire da quest’anno, una mossa che secondo i critici causerebbe danni ancora più estesi.

“Ancora più dannosa è la sospensione, non dei servizi futuri, ma dei prodotti informativi che stanno diventando obsoleti su tutta la linea”, ha affermato Stephen Volz, un fisico che a giugno è andato in pensione dopo aver ricoperto il ruolo di vicedirettore presso la Noaa. “È qui che si vedono queste mille piccole ferite causate dall’ignoranza in materia di informazioni”.

Il Servizio Meteorologico Nazionale sta reintegrando il personale, assumendo 321 meteorologi, idrologi, tecnici elettronici e scienziati fisici dalla fine dello scorso anno, ha dichiarato il portavoce Christopher Vaccaro. Non ha fornito dettagli sull’organico complessivo della Noaa. Inoltre, tutti i 122 uffici locali di previsioni meteorologiche del NWS dispongono di personale sufficiente per garantire operazioni di previsione 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ha affermato Vaccaro.
Rachel Hager, della Noaa Fisheries, ha dichiarato che l’agenzia non discute di “questioni relative al personale o alla gestione interna” e che sta ottimizzando le risorse disponibili. “Forse nessun altro ente federale favorisce un’attività economica e commerciale maggiore della Noaa e delle sue fonti di dati”.

La stazione meteorologica malfunzionante di Homer, in Alaska, è solo un esempio di come i dati raccolti dalla Noaa siano alla base non solo delle app meteo, ma anche delle rotte marittime, dei modelli assicurativi e delle decisioni relative alle colture. Questi dati influenzano le scelte progettuali di architetti, costruttori di strade e ingegneri comunali, e attivano gli allarmi in caso di calamità. Le condizioni meteorologiche incidono fino al 6% del Pil statunitense, per un valore che raggiunge i 1,34 trilioni di dollari all’anno. Nel 2024 il Servizio Meteorologico Nazionale ha stimato di aver generato un valore di 73 dollari per i contribuenti per ogni dollaro investito al suo interno.

Il Servizio Metereologico Nazionale raccoglie dati per alimentare i modelli di previsione meteorologica

“Forse nessun altro ente federale favorisce un’attività economica e commerciale maggiore di quella della Noaa e delle sue fonti di dati”, ha dichiarato al Congresso nel 2025 Frank Nutter, ex presidente della Reinsurance Association of America (RAA) – l’industria finanziaria che sostiene le compagnie assicurative – mentre faceva pressione per ripristinare i finanziamenti alla Noaa che il Doge intendeva tagliare.
Ecco perché la Noaa fa parte del Dipartimento del Commercio. “Il tempo influisce sostanzialmente su due terzi della nostra economia in un modo o nell’altro”, ha affermato John Morales, ex meteorologo del NWS e fondatore della società di consulenza ClimaData Corp. “E al giorno d’oggi ci sono più cose a rischio. Questo è certamente un fattore che contribuisce all’aumento dei disastri da miliardi di dollari”.

Fattori quali la riduzione del numero di palloni sonda, delle boe oceaniche e l’incertezza sul futuro dei satelliti meteorologici tengono alcune industrie con il fiato sospeso. “Le osservazioni sui rischi naturali e l’accesso ai dati sono responsabilità federali fondamentali e una capacità nazionale cruciale al servizio di ogni americano”, ha affermato Karalee Morell, vicepresidente esecutivo e consulente legale generale della RAA. Morell è particolarmente preoccupata per la carenza di personale e per l’impatto che questa sta avendo sulla capacità della Noaa di raccogliere i dati che alimentano i modelli di previsione meteorologica e le previsioni essenziali per settori quali l’edilizia, il settore immobiliare, l’aviazione e quello assicurativo, che contribuiscono ogni anno con centinaia di miliardi di dollari al Pil degli Stati Uniti.

Il taglio del personale al Noaa impatta sulla vita delle persone

I meteorologi sono già stati colti di sorpresa. Nel Kansas centrale, nessuno aveva previsto i due tornado che hanno colpito la regione la scorsa primavera, apparentemente a causa della carenza di personale. Le lacune nella copertura dei palloni sonda, anch’esse legate alla riduzione del personale della Noaa, hanno portato a previsioni meno accurate sull’intensità e sulla traiettoria del tifone Halong nell’Alaska occidentale lo scorso ottobre. La modellizzazione di Alan Gerard, ex meteorologo del NWS, mostra un calo dell’accuratezza del modello meteorologico globale del NWS tra il 2024 e il 2025.

Sulla scia dell’uragano Doge, le lamentele provenienti da associazioni di categoria e dagli Stati hanno portato a iniziative bipartisan volte a recuperare fondi per la Noaa. Ad esempio, dopo le inondazioni mortali avvenute in Texas la scorsa estate, il NWS è stato autorizzato ad assumere 450 dipendenti, ma sembra averne assunti solo circa 275 fino alla fine di giugno. La maggior parte di questi ha meno esperienza rispetto al personale che ha accettato l’offerta di esodo volontario lo scorso anno, ha affermato Margaret Cooney, esperta di politiche energetiche e climatiche presso il Center for American Progress, un think tank di orientamento progressista.

“Sono entrati in questa stagione di eventi meteorologici estremi con ben 300 dipendenti in meno e con una conoscenza istituzionale ridotta rispetto a quella che avevano prima dell’uragano Doge”, ha affermato. “E con meno risorse e personale, i dipendenti attuali sono oberati di lavoro e privi degli strumenti necessari per svolgere con successo e in modo costante il proprio lavoro”.

Oggi, ai ricercatori della Noaa spesso non viene concesso di recarsi presso i siti di misurazione a lungo termine – come quella stazione meteorologica a Homer, in Alaska – per effettuare operazioni di calibrazione e manutenzione, secondo quanto riferito da un membro del personale della Noaa che ha chiesto di rimanere anonimo.
Negli ultimi 18 mesi, i siti di dati della Noaa, tra cui Climate.gov, “Billion Dollar Weather and Climate Disasters”, “Radar Next” e i set di dati regionali sul clima e sull’ambiente marino, sono stati disattivati (sebbene parte della ricerca venga portata avanti da volontari esterni su siti web non governativi).

“L’ultimo anno è stato un vero e proprio giro sulle montagne russe”, ha affermato Chad Berginnis, direttore esecutivo dell’Association of State Floodplain Managers. La sua organizzazione si affida ai dati della Noaa per orientare la progettazione di infrastrutture quali canali di scolo, fognature e canali di drenaggio in grado di resistere a piogge intense e inondazioni. A seguito dei tagli al personale, i rapporti sullo stato di avanzamento di un aggiornamento fondamentale di tale database, noto come Atlas-15, si sono interrotti per mesi, sebbene ora il progetto sia tornato in carreggiata.

Allo stesso modo, i satelliti meteorologici, la cui progettazione richiede anni, sono funzionanti, ma al momento non sono in corso aggiornamenti futuri, ha affermato Volz, ex vicedirettore della Noaa. “I programmi satellitari richiedono molto tempo per essere realizzati. Si tratta di sistemi spaziali generazionali – aggiornamenti a blocchi che si effettuano ogni 10-20 anni. E siamo circa a metà, forse a due terzi del percorso di implementazione a blocchi per i satelliti in orbita terrestre bassa”, ha detto. Ma la pianificazione delle sostituzioni si è interrotta la scorsa primavera, dopo l’arrivo del team Doge, e “la mia più grande preoccupazione è che non saranno pronti… quando sarà necessario, nel 2032“, ha detto Volz.

Non tutti stanno subendo interruzioni. Carolyn Olson, che coltiva mais, soia, grano ed erba medica biologici a Cottonwood, nel Minnesota, ed è vicepresidente del Minnesota Farmers Bureau, ha affermato che le previsioni a 10 giorni del NWS su cui fa affidamento per stabilire quando seminare non sono state influenzate dai tagli al bilancio o al personale. E la stazione del NWS di Sioux Falls, nel South Dakota, che le produce, “ha persino subito un importante potenziamento del radar quest’estate”, ha aggiunto. “Forse sono più fortunata di altri in altre zone”, ha detto Olson, che si definisce un’appassionata di meteorologia, è stata addestrata dal NWS come osservatrice di tempeste e fornisce dati giornalieri sulle precipitazioni dalla sua fattoria alla rete CoCoRaHS della Noaa.

Ulteriori tagli

Nonostante il valore della Noaa per l’economia, l’amministrazione Trump intende estendere i tagli al bilancio e al personale del Doge. Prima di ricoprire il suo attuale ruolo di direttore dell’Ufficio di gestione e bilancio, Russell Vought è stato l’artefice del Progetto 2025, una controversa raccolta di proposte per il secondo mandato di Trump di cui ha negato di essere a conoscenza durante la campagna elettorale, ma a cui ha ampiamente aderito una volta diventato presidente.

La Noaa “dovrebbe essere smantellata e molte delle sue funzioni eliminate, trasferite ad altre agenzie, privatizzate o poste sotto il controllo degli Stati e dei territori”, ha dichiarato. Ciò non è avvenuto sotto Musk, ma Vought continua a insistere in tal senso nella richiesta di bilancio per il 2027 che ha presentato al Congresso ad aprile.
La proposta, che mira a tagliare il bilancio della Noaa di 1,6 miliardi di dollari aumentando al contempo la spesa per la difesa da 500 miliardi a 1,5 trilioni di dollari nell’anno fiscale 2027, porrebbe fine a quelli che Vought definisce “i programmi della Green New Scam alla Noaa”, come le sovvenzioni per l’istruzione che “hanno costantemente finanziato iniziative volte a radicalizzare gli studenti contro i mercati, promuovere la DEI e diffondere allarmismo ambientale infondato”.
“Abbiamo dovuto dedicare tempo extra a aggirare la parola ‘clima’ ” per eludere l’orientamento anti-scienza del clima dell’amministrazione.

Il rifiuto della scienza del clima da parte dell’amministrazione ha costretto il personale rimanente della Noaa a superare ostacoli linguistici. “Abbiamo dovuto dedicare più tempo a trovare alternative alla parola ‘clima’”, secondo commenti anonimi di membri del personale condivisi con Forbes. Nella ricerca di finanziamenti per la ricerca, ad esempio, ciò significa sostituire la parola “clima” con “ecosistemi in evoluzione” o “cambiamenti stagionali”, secondo persone informate sulla questione.

“Stiamo cercando di svolgere lo stesso tipo di lavoro sul clima (anche se con meno persone), ma dobbiamo muoverci con estrema cautela per non dare nell’occhio”, ha affermato una persona.
Questa ostilità nei confronti delle iniziative climatiche ha colpito anche progetti che non hanno nulla a che vedere con la scienza del clima. Bill Dewey, portavoce dell’azienda di acquacoltura Taylor Seafood, che gestisce anche un proprio allevamento di molluschi al largo della costa dello Stato di Washington, afferma che il suo allevamento faceva parte di un progetto finanziato dalla Noaa per la raccolta di alghe e il loro trasferimento nei campi terrestri al fine di migliorare il suolo.

“Ma poiché il titolo del progetto era ‘Blue Carbon to Green Fields’ (Dal carbonio blu ai campi verdi), è stato cancellato dall’amministrazione”, ha affermato. La sovvenzione della Noaa, pari a 5 milioni di dollari, destinata a uno studio che avrebbe dovuto essere condotto dall’Università di Washington, aveva lo scopo di determinare se le alghe fossero benefiche per le colture agricole. È stata parzialmente ripristinata, ma senza finanziamenti per la ricerca scientifica.

“Mi daranno un po’ di soldi per raccogliere le mie alghe e fornirle ad alcuni agricoltori”, ha detto Dewey. “Speriamo di poter condurre qualche ricerca per capire se effettivamente ne derivi un beneficio o meno”.
Le difficoltà della Noaa stanno avendo ripercussioni anche sulla Taylor Seafood, che vende ogni anno per 80 milioni di dollari di ostriche, vongole, cozze allevati al largo delle coste dello Stato di Washington. Dewey ha affermato che la ricerca della Noaa sull’acidificazione degli oceani, che danneggia il suo raccolto, probabilmente ha salvato l’azienda, fondata 136 anni fa, nel 2009. Ma ora un nuovo piano di ricerca sul ripristino degli habitat presentato da Taylor alla Noaa non sta procedendo con la rapidità sperata, apparentemente a causa della riduzione delle risorse scientifiche dell’agenzia.
“Siamo frustrati dal ritmo con cui procedono le cose”, ha detto.

Senza Noaa, gli Stati devono pagare società private di dati

La proposta di Vought di smantellare la Noaa si basa in parte sul suo desiderio che le funzioni dell’agenzia vengano privatizzate. I responsabili della gestione delle pianure alluvionali come Berginnis, così come gli ingegneri civili e gli urbanisti, temono che ciò aumenterebbe i costi e porterebbe a dati inaffidabili.
Le città e gli Stati dovrebbero iniziare a pagare società private di dati per informazioni che in precedenza erano finanziate dalle tasse federali, ha affermato Marsha Anderson Bomar, presidente dell’American Society of Civil Engineers e ingegnere di lunga data per la città di Atlanta e la sua agenzia dei trasporti. Sia lei che Berginnis temono inoltre che le società private non siano così trasparenti riguardo alla loro metodologia come la Noaa, rendendo i dati meno affidabili.

“Quanto sei sicura che dispongano degli esperti in grado di garantire che i dati siano corretti, nel formato giusto, accurati, verificati e convalidati? Tutte quelle cose di cui si preoccupano gli ingegneri”, ha dichiarato a Forbes. “Perché se utilizzo una fonte di dati di cui non ho la certezza che sia stata convalidata, potrei sbagliare di grosso. Basta un piccolo errore in un calcolo iniziale perché qualcosa vada completamente storto“.

Musk e Vought potrebbero non apprezzare il lavoro della Noaa, ma mantenere l’ampiezza del suo operato è una priorità in numerosi settori. “La raccolta di dati di base non è affascinante, quindi non cattura l’attenzione o l’interesse del pubblico, ma vi garantisco che è fondamentale non solo per i nostri sforzi di riduzione dei rischi, ma credo anche per il nostro stesso successo come nazione”, ha affermato Berginnis, responsabile delle pianure alluvionali.
Disporre di dati e conoscenze scientifiche validi e solidi ci permette di elaborare programmi, politiche e tutto ciò che ne consegue. Se si elimina quella base, sono molto, molto preoccupato per la direzione che potremmo prendere”.

L’articolo I tagli del Doge di Musk colpiscono pescatori e agricoltori è tratto da Forbes Italia.

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Colombia, finisce l’era del dialogo: De La Espriella “arruola” i militari e dichiara guerra ai narcos

“La fase del dialogo è completamente esaurita“. Dalla città di Cali, in una Valle del Cauca dilaniata dal conflitto armato, Abelardo De La Espriella chiude le trattative di pace in corso dal 2016 tra Stato e gruppi armati e promette di “sconfiggere senza tregua il narcoterrorismo e le organizzazioni criminali” che a suo avviso “minacciano la Colombia”. Poi, sulla falsariga del modello salvadoregno, il presidente conferma la costruzione di “mega carceri” per coloro che “rappresentano una maggiore minaccia per la sicurezza del Paese”. El Tigre volta così le spalle alla classe politica e tende la mano alle Forze dell’ordine assicurando “garanzie politiche” affinché “non siano condannate” dalla legge a causa dell'”compimento del loro dovere”. “Questo governo vi proteggerà come va fatto con gli eroi della Colombia”, ribadisce De La Espriella rivolgendosi a militari e agenti di polizia, che hanno l’ordine di “combattere tutte le strutture criminali”.

La reazione militare, tanto temuta dai progressisti, è servita e conta sul sostegno delle forze conservatrici. “Oggi la Colombia recupera la propria autorità e il rispetto le forze militari”, commenta la senatrice Maria Fernanda Cabal (Centro democratico). Della stessa opinione la governatrice della Valle del Cauca, Dilian Francisca Toro, che plaude la priorità data dal nuovo governo alla sicurezza della regione. “Tuttavia – ammonisce – abbiamo bisogno che gli investimenti sul sociale vadano di pari passo con le truppe”. Ma non sarà possibile, visto l’imminente “congelamento della spesa pubblica” che sarà imposto via decreto.

La cerimonia ufficiale di insediamento si è tenuta all’Università di Cali, ma il discorso relativo al piano securitario è stato pronunciato presso il Cantón militar Pichincha, sede della Terza brigata di Cali, alla presenza di cinquecento militari. Il tutto direttamente sorvegliato dall’amministrazione Trump, che ha inviato un B-2 Spirit a sorvolare la città in coordinamento con le Forze aeree locali. L’operazione è stata un primo banco di prova della futura integrazione militare Bogotà-Washington sotto il cappello della coalizione Shield of Americas. Il Dipartimento di Stato ha inoltre stanziato un miliardo di dollari in favore del nuovo alleato come “parte di un pacchetto di sicurezza” iniziale.

Per Washington, i punti chiave dell’alleanza sono la lotta alle “spietate organizzazioni narcoterroriste e criminali” e un’agenda di “crescita economica” che apre a ulteriori investimenti Usa nel Paese. In programma anche “aiuti umanitari” e iniziative di “cooperazione bilaterale in materia di energia nucleare” a scopi “civili e pacifici”. Ma i gruppi armati non si fanno intimidire dal ritorno dello zio Sam e alzano la posta in gioco. “La superbia dell’estrema destra che oggi assume il potere non farà che approfondire la guerra nei territori – si legge in un comunicato diffuso dall’Ejército de liberación nacional (Eln) -. Risponderemo con la stessa violenza armata che verrà applicata nei nostri confronti”.

Anche le dissidenze Farc, contrarie al dialogo di pace, attraverso il loro Stato maggiore centrale, assicurano che le loro unità “non si piegheranno dinanzi a un governo che cerca la via militare”. E rivendicano: “Il controllo delle cordigliere resterà nelle mani del popolo in armi”. Avvisaglie della futura escalation si sono verificate prima e durante l’insediamento, con la presenza di cilindri sospetti sparsi nelle vie del Cauca e droni manipolati dalle guerriglie, oltre al sequestro di un bus carico di 420 chili di nitrato di ammonio che era pronto a esplodere a Cali. Cresce la tensione anche al confine est, quello con il Venezuela, dove il 1° agosto è esplosa un’autobomba davanti a un comando di polizia a Cúcuta. Il malcontento si estende anche ad alcuni settori della popolazione, in particolar modo i sostenitori del Pacto Histórico, che nelle strade di Cali contestavano la linea dura del nuovo governo.

La tensione è cresciuta dopo che il presidente uscente Gustavo Petro ha denunciato una “frode elettorale massiccia e algoritmica” perpetrata attraverso l’azienda israeliana BlackCore e l’agenzia di Intelligence Black Cube, legata al Mossad. I brogli, secondo alcuni orchestrati dalla ditta Thomas Greg & Sons e da altri privati, avrebbero inciso su oltre mille seggi equivalenti a circa 7 milioni di voti. L’ex presidente ha persino presentato una domanda di nullità elettorale, ammessa dalla Sezione quinta del Consiglio di Stato colombiano, che però si limita a chiedere un’audizione giudiziaria sulle elezioni.

Nello stesso tempo, l’ex candidato presidenziale Iván Cepeda ha nominato un gabinetto parallelo a quello di De La Espriella con la finalità di “contrastare” le decisioni del governo di estrema destra con “solidi argomenti” affinché “nulla di ciò che è stato raggiunto” durante l’unico governo progressista del Paese “vada perduto”. Sottovoce, anche la destra moderata, memore del fallimento del Plan Colombia e delle sue vittime, si dice preoccupata a causa della svolta militare.

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