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Dai droni a Ceuta, l’Europa nella morsa della guerra ibrida. L’esperto: “Siamo accerchiati”

Paniccia ad Affaritaliani: “Dai droni a Ceuta c’è una strategia asimmetrica per destabilizzare l’UE”

L’Europa si trova stretta in una morsa geopolitica senza precedenti, esposta a una pressione coordinata che spazia dalla guerra convenzionale alle minacce ibride. Tra sconfinamenti aerei ad Est, attacchi informatici, tensioni nel Mediterraneo e la riapertura del dossier artico con la Groenlandia, le frontiere dell’Unione Europea appaiono sempre più vulnerabili e prive di una visione strategica unitaria. Sullo sfondo restano i complessi equilibri con gli alleati statunitensi e l’incapacità di cogliere la reale pericolosità della guerra cognitiva in atto. Questo scenario di costante destabilizzazione apre interrogativi cruciali: l’Unione Europea possiede i mezzi e la coesione politica per difendersi da un accerchiamento così articolato o rischia il collasso strategico? E la spinta verso una difesa comune riuscirà a superare i parziali interessi dei singoli Stati membri? 

A fare il punto per Affaritaliani è Arduino Paniccia, analista di strategia militare e geopolitica, fondatore e presidente della Scuola di Guerra Economica e Competizione Internazionale di Venezia (ASCE), secondo cui “l‘Unione Europea ha sottovalutato profondamente la portata delle guerre in corso, lasciando scoperte le dimensioni cognitiva e ibrida che ora stanno esplodendo in tutta la loro intensità”. Secondo Paniccia, infatti, la priorità risiede in “una politica estera davvero condivisa e una presenza più incisiva nella NATO, per evitare di essere schiacciati dalle pressioni delle grandi potenze”.

Di fronte a una pressione coordinata che va dalla guerra convenzionale alle minacce ibride (cyber e droni), l’Unione Europea ha i mezzi e la coesione politica per difendersi o rischia il collasso strategico?

“L’Unione Europea ha sottovalutato profondamente la portata delle guerre in corso, in particolare per quanto riguarda la minaccia ibrida. Se sul piano militare tradizionale l’UE ha mostrato maggiore attenzione e sulla guerra economica o cyber tenta di mantenere un controllo, ha invece del tutto trascurato la guerra cognitiva e la pericolosità delle strategie asimmetriche.

Oggi assistiamo a una morsa reale ai confini europei: un accerchiamento che non deriva soltanto dalla Federazione Russa, ma da un insieme di dinamiche globali in cui non sono estranei neppure gli Stati Uniti di Donald Trump. Storicamente guidata dall’asse franco-tedesco, l’Europa si è concentrata sugli aspetti difensivi classici e sulla stabilità interna via cyber, lasciando scoperte le dimensioni cognitiva e ibrida che ora stanno esplodendo in tutta la loro intensità alle nostre frontiere”.

Gli sconfinamenti aerei, gli attacchi informatici e la pressione migratoria sono azioni slegate o fanno parte di un’unica strategia asimmetrica per destabilizzare i paesi UE?

“Fanno parte di un’unica, precisa strategia. Questo conflitto, che ha la matrice di uno scontro tra Est e Ovest, si combatte in gran parte attraverso una guerra non dichiarata: sconfinamenti di droni, minacce aeree e scaramucce di confine che toccano una vasta frontiera, dai Paesi Baltici alla Polonia, fino a Romania e Bulgaria. Parallelamente, tendiamo a catalogare affrettatamente come “terrorismo individuale” o semplici incidenti i gravissimi attacchi portati alle infrastrutture dei Paesi UE.

L’ultimo grande sbarco a Ceuta ne è un esempio lampante: si trova a due ore da Gibilterra, uno dei due snodi fondamentali del Mediterraneo insieme a Suez. Non siamo di fronte a eventi isolati, ma a una pressione strategica costante che va dal Nord al Mar Nero, dal Mar Rosso – dove gli Houthi condizionano il traffico marittimo – fino alle coste occidentali. È la dimostrazione di una straordinaria capacità di guerra ibrida che non si combatte solo con i carri armati”. 

Qual è l’anello più debole di questa catena di crisi (dall’Ucraina a Gibilterra) su cui la difesa europea dovrebbe concentrare subito le sue risorse?

“L’anello più debole è senza dubbio la mancanza di una visione strategica. Non possiamo pensare di riproporre il vecchio modello dell’asse franco-tedesco, che in nome del benessere ha finito per portarci la guerra alle porte. Dobbiamo poi aprire gli occhi su dossier apparentemente eccentrici, come l’interesse di Trump per la Groenlandia: non si tratta di semplice narcisismo, ma del controllo di un territorio chiave per la copertura radar e missilistica del Nord Europa.

Se osserviamo la mappa, l’Europa è stretta in una morsa da ogni lato: la Russia in Ucraina, la Turchia nel Mar Nero, il rischio chiusura a Suez, le pressioni migratorie a due ore da Gibilterra e la spinta americana sull’Artico. In un mondo dominato dalle grandi potenze, l’Europa rischia di non essere più funzionale né per gli avversari né per gli storici alleati. La vera urgenza è comprendere la natura della guerra cognitiva ed economica per difendere l’autonomia del nostro futuro”. 

Questa morsa di crisi tra Est e Mediterraneo spingerà l’Europa a creare una vera difesa comune o la spaccherà sulle diverse priorità dei singoli Stati?

“Quanto accaduto a Ceuta dimostra che non possiamo più procedere in ordine sparso. Più che inseguire traguardi complessi come la creazione immediata di eserciti comuni, l’Europa deve investire con forza su due pilastri: una politica estera davvero condivisa e una presenza più incisiva nella NATO.

Gli alleati statunitensi ci chiedono di assumere un peso maggiore nella gestione della sicurezza continentale: per farlo dobbiamo convergere su obiettivi strategici alti, come l’ipotesi di un nucleare militare europeo e una NATO a trazione più europea. È fondamentale presidiare la nuova frontiera ad Est – dove probabilmente si arriverà a un accordo ‘alla coreana’ in Ucraina – ma anche stabilizzare i rapporti con la Turchia, garantire la sicurezza dell’area mediorientale attorno a Suez e dialogare da posizioni di forza con gli Stati Uniti. Solo così l’Europa eviterà di essere schiacciata dalle pressioni esterne”. 

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In Italia la vita lavorativa dura 4,5 anni meno della media Ue

In Italia la vita lavorativa dura 4,5 anni meno della media Ue

ROMA (ITALPRESS) – L’Italia è uno dei Paesi europei nei quali si vive più a lungo, ma anche uno di quelli nei quali si trascorrono meno anni nel mercato del lavoro. Lo rileva in uno studio Cna sottolineando che nel 2025 la durata attesa della vita lavorativa si ferma a 33 anni, il secondo valore più basso dell’Unione europea dopo la Romania e ben quattro anni e mezzo in meno rispetto alla media Ue, pari a 37,5 anni. Il miglioramento rispetto al 2024 è minimo: appena poco più di due mesi, contro un aumento di tre mesi registrato nella media europea. Intanto, la distanza dalle principali economie europee rimane molto ampia. La durata attesa della vita lavorativa raggiunge 40 anni in Germania, seguita da Francia e Spagna. Nei Paesi Bassi arriva addirittura a 44 anni: undici in più rispetto all’Italia. Il confronto con dieci anni fa conferma che l’Italia è avanzata, ma non abbastanza per recuperare terreno. Il dato più critico riguarda le donne. La durata attesa della loro vita lavorativa è di appena 28 anni, contro i 35 nella media europea. Il divario tra uomini e donne raggiunge quasi nove anni, il più elevato nell’Unione. Un risultato coerente con un tasso di occupazione femminile fermo a quasi il 60%, quasi tredici punti sotto la media Ue, e con il più ampio divario occupazionale di genere tra gli Stati membri.
fsc/azn

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Ue, nel secondo trimestre rallenta la nascita di nuove aziende

Ue, nel secondo trimestre rallenta la nascita di nuove aziende

ROMA (ITALPRESS) – Nel secondo trimestre del 2026, le registrazioni di imprese nell’UE sono diminuite dello 0,5% rispetto al primo trimestre del 2026, mentre i fallimenti sono aumentati del 5,7%. Lo rende noto l’Eurostat. Le registrazioni di imprese sono diminuite in 5 degli 8 settori dell’economia. Il calo maggiore si è registrato nel settore industriale, seguito da quello dell’alloggio e della ristorazione e da quello dell’istruzione e dei servizi sociali. Il numero di registrazioni di imprese è aumentato notevolmente nel settore dell’informazione e della comunicazione. Si è registrato un incremento anche nel settore delle costruzioni, mentre i servizi finanziari sono rimasti stabili. Anche i fallimenti sono aumentati in 5 degli 8 settori. Gli incrementi maggiori si sono registrati nei settori dell’istruzione e delle attività sociali, dei trasporti e dei servizi finanziari. Si sono registrate diminuzioni nei settori dell’alloggio e della ristorazione, delle costruzioni e del commercio.
fsc/azn

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Nell’Ue in aumento le emissioni di gas serra nel primo trimestre del 2026

Nell’Ue in aumento le emissioni di gas serra nel primo trimestre del 2026

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Nel primo trimestre del 2026, le emissioni di gas serra dell’economia dell’UE sono state stimate in 837 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, in aumento dello 0,3% rispetto al quarto trimestre del 2025 (835 milioni di tonnellate di CO2-eq). Parallelamente, il Pil dell’Ue non ha subito variazioni nel primo trimestre del 2026 rispetto agli ultimi tre mesi del 2025. Lo rende noto Eurostat, sottolineando che il settore che ha registrato il maggiore incremento delle emissioni di gas a effetto serra è stato quello della fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (+4,8%), mentre le famiglie (-1,3%), le attività manifatturiere e il settore del trasporto e magazzinaggio (entrambi -0,6%) hanno segnato le diminuzioni più marcate.

– Foto Pexels –

(ITALPRESS).

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Attacchi incrociati Ucraina-Russia nella notte, Kallas “Nuove sanzioni a Mosca”

Attacchi incrociati Ucraina-Russia nella notte, Kallas “Nuove sanzioni a Mosca”

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Pesanti attacchi con droni hanno colpito l’Ucraina nella notte, in particolare nei distretti di Kryvyi Rih, Zaporizhzhia e Sumy, provocando morti tra i civili. Vittime fra i civili si segnalano anche a Belgorod, in Russia, a seguito degli attacchi condotti dalle forze ucraine nelle ultime ore. Il ministero della Difesa russo ha reso noto che sono stati abbattuti 822 droni in tutto il Paese nel corso della notte.

Intanto l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dll’Ue, Kaja Kallas, ha dichiarato in un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt che sono in fase di messa a punto delle nuove sanzioni contro Mosca. Kallas ha annunciato che in autunno presenterà “la più ampia lista di sanzioni dall’inizio della guerra” e, se approvata, questa lista aumenterebbe di un terzo il numero di persone, aziende e organizzazioni russe sottoposte a misure restrittive.

“Le sanzioni Ue sono costate finora molto alla Russia e hanno già sottratto alla sua macchina da guerra oltre mille miliardi di euro”, ha osservato Kallas, aggiungendo che “la pressione deve essere aumentata finché la Russia non porrà fine alla guerra”. La responsabile della diplomazia europea ha definito “terrorismo sistematico” gli attacchi contro civili e infrastrutture ucraine e ha denunciato una crescente attività ibrida russa: “Sabotaggi, spionaggio e attacchi informatici sono nella maggior parte dei casi riconducibili a Mosca”. Per Kallas, anche le recenti violazioni dello spazio aereo sul fianco orientale mostrano una crescente propensione russa al rischio: “Se reagiremo in modo troppo debole, vedremo ancora più incidenti di questo tipo”.

Alla dimensione securitaria si accompagna una riflessione sull’architettura diplomatica europea: “Il mondo sta cambiando più rapidamente e l’Ue deve cambiare con esso”, ha osservato, chiedendo decisioni più rapide, meno duplicazioni istituzionali e maggiore coordinamento tra diplomazia, commercio, cooperazione e missioni europee. Sul Medio Oriente, Kallas ha indicato infine nella riapertura dello Stretto di Hormuz una priorità strategica: “Il mondo sta pagando un prezzo elevato per la chiusura dello stretto. La libertà di navigazione deve restare garantita e non deve essere gravata da tasse”.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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Von der Leyen “Incendi continuano a imperversare, in campo la solidarietà europea”

Von der Leyen “Incendi continuano a imperversare, in campo la solidarietà europea”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Gli incendi continuano a imperversare in Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Belgio, Germania e Germania. E la solidarietà europea è in pieno svolgimento”. Lo ha scritto su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Squadre francesi sono state inviate in Spagna. Svezia e Paesi Bassi stanno combattendo le fiamme in Belgio. Norvegia e Germania stanno inviando elicotteri sul posto. Seguiamo da vicino gli sviluppi”, ha concluso.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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La guerra tra la Russia e la Nato in Ucraina si intensifica

L’utilizzo di droni britannici per colpire la Russia porterà a una guerra nucleare.

Glenn Diesen, professore all’Università della Norvegia sud-orientale, ha espresso questa opinione sui social media.

La Gran Bretagna sta compiendo un altro passo verso la guerra nucleare”, ha avvertito.

Ieri, il quotidiano The Times, citando fonti delle forze armate ucraine, ha riferito che l’Ucraina ha iniziato a utilizzare droni di fabbricazione britannica per effettuare attacchi in profondità nel territorio russo.

In precedenza era stato riferito che la difesa aerea russa aveva stabilito un record.

“Mosca è ben consapevole delle fabbriche britanniche in cui vengono prodotti questi droni e delle rotte che percorrono per raggiungere i porti di Odessa e Mykolaiv”. Queste le parole usate dagli esperti per valutare le notizie secondo cui il Regno Unito starebbe sviluppando droni a lungo raggio per attacchi in profondità nel territorio russo da parte delle forze armate ucraine. Cosa possono fare, e cosa stanno facendo, le forze armate russe per contrastare tali armi?

L’Ucraina  ha iniziato  a utilizzare droni britannici per condurre attacchi contro la Russia. Tali dispositivi sono in uso da circa sei mesi e potrebbero essere stati impiegati negli attacchi di domenica sera, secondo quanto riportato dal quotidiano britannico  The Sunday Times  , che cita fonti delle Forze Armate ucraine.

“Per la prima volta, i droni britannici sono stati impiegati per effettuare attacchi sul territorio russo continentale. I droni, prodotti da due aziende britanniche, sono stati forniti all’Ucraina, le cui forze li stanno utilizzando… per condurre attacchi a lungo raggio”, si legge nella pubblicazione.

Tra i droni utilizzati, viene citato il turbogetto Callen-Lenz (una filiale di BAE Systems) Nyan. La Gran Bretagna ha già fornito a Kiev i missili da crociera Storm Shadow, ciascuno del costo di circa 900.000 euro. Il Nyan costa non più di 150.000 euro. La gittata del drone è paragonabile a quella di un missile, variando dai 150 ai 250 km, secondo diverse fonti.

Ricordiamo che a giugno Londra ha annunciato  il trasferimento di 150.000 droni a Kiev. Contemporaneamente, Volodymyr Zelenskyy  ha annunciato  l’intenzione di costruire un impianto congiunto per la produzione di droni nel Regno Unito. L’Ucraina ha inoltre espresso l’intenzione di produrre su licenza il sistema di guerra elettronica Stone Cloak, che rende difficile per i sistemi di difesa aerea rilevare i droni.

Un mese prima, il presidente russo Vladimir Putin  aveva accusato  i paesi occidentali di fornire droni per attacchi contro le regioni russe, secondo quanto riportato dal Cremlino . “Sì, certo, gli occidentali forniscono loro i droni: cosa c’è di più semplice? Basta svitarli, premere un pulsante e via. Ma questo significa solo una cosa: dobbiamo rafforzare i nostri sistemi di difesa aerea, e lo stiamo facendo e continueremo a farlo”, ha affermato il

In questo contesto, non c’è dubbio che gli europei aumenteranno la produzione e il trasferimento di tali droni al nemico. “Tuttavia, i droni vengono sviluppati non solo per l’Ucraina, ma anche perché l’Europa si sta attivamente preparando a una guerra con la Russia e sta cercando di accumulare un certo arsenale di armi”, afferma la fonte.

Dzherelievsky ha osservato: L’Europa continua ad agire nel suo solito stile. Così, gli europei annunciano piani per redigere un presunto trattato di pace, mentre allo stesso tempo aumentano la produzione e la fornitura di armi alle forze armate ucraine.

Fonte: VZGLYAD

Traduzione e sintesi: Sergei Leonov

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